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Un Classico per te

Pippi Calzelunghe

C’era, alla periferia della minuscola città, un vecchio giardino in rovina; nel giardino c’era una vecchia casa e nella casa abitava Pippi Calzelunghe. Aveva nove anni e abitava lì tutta sola. Era stato proprio il padre di Pippi a comprare quella vecchia casa molti anni prima. Ma poi gli era capitata quella stupida cosa di volare in mare e Pippi, in attesa di vederlo ricomparire, decise di stabilirsi a Villa Villacolle. Quello era infatti il nome della casa. Pippi ricorda bene che era una bella sera d’estate quando disse addio all’equipaggio della nave di suo padre: i marinai le volevano un gran bene, e un gran bene voleva a loro Pippi. Dalla nave prese per sé due cose: una scimmietta che si chiamava Signor Nilsson - regalatale dal suo papà - e una grossa valigia piena di monete d’oro. Vicino a Villa Villacolle c’erano un altro giardino e un’altra casa. In quella casa abitavano un papà e una mamma con i loro due graziosi bambini, un maschio e una femmina. Il ragazzo si chiamava Tommy e la bambina Annika. Non che Tommy e Annika non giocassero bene insieme nel loro giardino, ma spesso avevano provato il desiderio di un compagno di giochi, così aggrappati allo steccato si dicevano: – È assurdo che nessuno si trasferisca in quella casa! Qualcuno dovrebbe andarci ad abitare, qualcuno con dei bambini. Un giorno, mentre pensavano a cosa fare e se c’era speranza di divertirsi o se sarebbe stata una di quelle giornate disgraziate in cui non s’inventa nulla, proprio allora il cancello di Villa

PIPPI CALZELUNGHE

Anno di pubblicazione: 1945

Villacolle si aprì e ne uscì una ragazzina. Era la più curiosa bambina che mai Tommy e Annika avessero visto: era Pippi Calzelunghe che iniziava la sua passeggiata mattutina.

I suoi capelli color carota erano stretti in due treccioline, ritte in fuori; il naso pareva una patatina ed era tutto spruzzato di lentiggini. E sotto il naso si apriva una bocca decisamente grande, con due file di denti bianchissimi e forti. Il suo vestito era originalissimo: Pippi se l’era cucito da sola. Veramente la sua idea sarebbe stata di farlo blu, ma poi, non bastandole la stoffa, ci aveva applicato qua e là delle toppe rosse. Un paio di calze lunghe, una marrone e l’altra nera, le coprivano le gambe magre. E non bisogna dimenticare le sue scarpe nere, lunghe esattamente il doppio dei piedi: gliele aveva comprate il suo papà nel

Sud America, grandi così perché i piedi di Pippi potessero crescervi a loro agio e lei non ne aveva mai volute altre. Ma ciò che fece sbalordire Tommy e Annika fu la scimmia, che sedeva tranquillamente su una spalla della bambina sconosciuta.

Imperturbabile, Pippi proseguì per la sua strada; camminava con un piede sul marciapiede e l’altro nel rigagnolo. Finché fu possibile, Tommy e Annika la seguirono con lo sguardo, ed ecco, dopo un attimo, la videro ritornare camminando a ritroso

da A. Lindgren, Pippi Calzelunghe, Salani

Curiosità sull’autrice

Astrid Anna Emilia Ericsson, conosciuta come Astrid Lindgren, è stata una scrittrice di libri per bambini e ragazzi molto famosa. È nata in Svezia e ha trascorso la sua infanzia nella fattoria di famiglia, in un clima sereno e spensierato, fonte di ispirazione per molti suoi libri.

Lavoro sul lessico

Indica con una X il sinonimo di ciascuna parola colorata nel testo.

• imperturbabile: impressionabile tranquilla preoccupata

• rigagnolo: fogna rivolo ruscello

• a ritroso: a saltelli lentamente all’indietro

Un Classico per te

Dottor Jekyll e signor Hyde

Quella sera ritornai a casa a tarda ora. Mi svegliai il giorno dopo nel mio letto, provando delle strane sensazioni. Per quanto mi guardassi intorno e riconoscessi i bei mobili e le ampie proporzioni della mia stanza da letto, qualcosa continuava a dirmi che non ero là dove credevo di essere, che non mi ero svegliato nella mia confortevole casa, la casa del rispettabile dottor Jekyll, bensì nella stanzetta squallida e misera dove avevo l’abitudine di dormire quando mi trasformavo nella mostruosa persona di Edward Hyde. Sorrisi della mia apprensione, poi iniziai pigramente a guardarmi intorno. Ero ancora intento nella mia analisi quando, in un momento di maggior attenzione, lo sguardo mi cadde su una mano. Ora, le mani di Henry Jekyll sono mani tipicamente da medico, sia nella forma sia nelle dimensioni: grandi, ferme, chiare e ben fatte. La mano che vedevo con sufficiente chiarezza in quel momento, alla luce di un mattino londinese, chiusa a metà sul lenzuolo, era invece di un pallore tetro e fittamente ricoperta di peli scuri. Era la mano di Edward Hyde. Devo essere rimasto a fissarla per un buon mezzo minuto, prima che il terrore mi si risvegliasse nel petto, improvviso e violento come il suono dei piatti in un’orchestra. E, saltato giù dal letto, mi precipitai davanti allo specchio. Ciò che vi vidi riflesso mi gelò il sangue. Sì, ero andato a letto Henry Jekyll e mi ero svegliato Edward Hyde. Come si poteva spiegare? E poi, ancora più terrorizzato: come potevo porvi rimedio?

Era mattina inoltrata: i domestici erano ormai in piedi: tutte le mie pozioni si trovavano nel laboratorio, che era nella parte opposta della casa.

Cominciai a ragionare sulle possibilità e sulle conseguenze della mia doppia esistenza. Quella parte di me a cui avevo il potere di dar corpo ultimamente era stata molto nutrita e si era irrobustita: mi era quasi sembrato che Edward Hyde fosse diventato più alto, come se, quando assumevo la sua forma, sentissi aumentare il flusso del sangue che circolava in me. E cominciai a intuire il pericolo che, se tutto ciò fosse durato a lungo, il carattere di Edward Hyde sarebbe diventato definitivamente il mio.

L’effetto della pozione non era stato sempre regolare. Una volta non aveva dato alcun risultato, e da allora, in più di un’occasione, ero stato costretto a raddoppiare la dose, una volta persino a triplicarla.

Ora però, dopo quanto era accaduto quel mattino, dovevo constatare che, mentre all’inizio era difficile sbarazzarsi del corpo di Jekyll, negli ultimi tempi la difficoltà era stata piuttosto quella contraria. Dunque ogni indizio sembrava dimostrare che stavo lentamente perdendo il controllo di me stesso, identificandomi a poco a poco con la seconda e peggiore persona di Hyde.

LO STRANO CASO

DEL DOTTOR JEKYLL

E DEL SIGNOR HYDE

Anno di pubblicazione: 1886

Curiosità sull’autore

Robert Louis Stevenson è nato in Scozia e, oltre a essere stato un grande scrittore, nella vita fu anche un appassionato viaggiatore. Da bambino una malattia lo costrinse in casa per molto tempo e, grazie alle storie che gli leggeva un’infermiera, iniziò ad appassionarsi al mondo della letteratura.

da R.L. Stevenson, Lo strano caso del dottorJekyll e del signor Hyde, Piemme junior

Lavoro sul lessico

Indica con una X i sinonimi di tetro.

scuro luminoso affascinante cupo malinconico sereno triste accigliato

Nel testo, constatare significa: contare verificare procedere mantenere

Un Classico per te

Il giardino segreto

Mary si vestì in fretta e furia, fece colazione senza alcun capriccio e uscì. L’aria era cambiata, come annunciasse la primavera.

Salutò Martha e avanzò dritta verso i giardini dove sperava di trovare il suo amico pettirosso.

Un frullare d’ali richiamò l’attenzione della bambina.

Il pettirosso la stava chiamando a suo modo.

– Oh, eccolo! Chissà se le piantine si stanno risvegliando anche nel suo giardino – disse Mary.

Mary se ne andò pensierosa. Costeggiò il lungo muro oltre il quale s’intravedevano le cime di alberi irraggiungibili, celati da un alto recinto ricoperto d’edera, dove s’apriva una porta ormai perduta. Sentì pigolare e ritrovò l’uccellino che saltellava su un’aiuola.

Il passerotto saltellò sopra una zolla. Mary lo seguì piano piano con la mano, per non spaventarlo. Notò che il terriccio era stato un poco smosso, forse da un cane alle prese con una talpa. Con grande sorpresa, si accorse di un qualcosa semisepolto nel terriccio. Sembrava un anello di ottone arrugginito.

Il pettirosso si librò in volo, lasciando a Mary lo spazio per afferrare l’oggetto. Lo raccolse: era una vecchia chiave.

Doveva essere rimasta sepolta per moltissimo tempo, date le condizioni. Un lampo le attraversò la mente.

– Forse... è stata seppellita dieci anni fa. Forse... è la chiave del giardino!

Il pensiero del giardino e della porta andata perduta divenne per Mary un chiodo fisso. Percorse infinite volte i muraglioni ricoperti d’edera che si stagliavano lungo i viali, ma non ci fu verso di trovare l’uscio nascosto.

Desiderava con tutto il cuore penetrare in quel posto proibito.

IL GIARDINO

SEGRETO

Anno di pubblicazione: 1910

– Mi hai fatto ritrovare questa – bisbigliò all’uccellino, battendo colpetti sul fianco del cappotto, – adesso dovresti proprio mostrarmi dov’è nascosta la porta.

L’uccellino si librò in volo e andò a posarsi su un ramoscello d’edera, di quelli che facevano da cordolo al muraglione.

Mary socchiuse gli occhi e sentì una folata di vento accarezzarle il volto. Quando li riaprì, s’accorse che il vento stava scuotendo i lunghi rami d’edera, mai potati, appesi al muraglione. Una folata ancor più grossa li sollevò come avrebbe fatto con un pesante tendaggio. Mary si precipitò ad afferrarli. Aveva visto qualcosa lì sotto.

Allungò la mano e afferrò una sporgenza che sembrava un pomello. Tastò meglio e capì che, nascosta dalle foglie, c’era la maniglia di una porta.

L’edera era molto fitta e formava una specie di sipario.

Mary sentiva il cuore galoppare nel petto. Si voltò per vedere se passava qualcuno nel vialetto, poi si fece forza e sollevò l’intreccio di edera oscillante. Estrasse la chiave dalla tasca e la infilò nella serratura sotto il pomello. Nascosta quasi del tutto sotto la cortina verde, dovette usare entrambe le mani per far girare la chiave, finché sentì lo scatto. Fece un bel respiro e spinse la porta. Adagio, indurita, la porta si aprì.

Mary scivolò nello spiraglio e richiuse subito la porta alle spalle. Ancora con la schiena appoggiata, si guardò attorno, ansimante per l’eccitazione.

Era entrata nel giardino segreto.

F. Hodgson Burnett, Il giardino segreto, Raffaello

Curiosità sull’autrice

Frances Hodgson Burnett fu un’autrice inglese emigrata negli Stati Uniti, nota per romanzi come Il piccolo Lord, La piccola principessa e Il giardino segreto, che le valsero un successo mondiale e le permisero di lottare affinché le venissero riconosciuti i diritti d’autore, stabilendo un precedente in Gran Bretagna.

Lavoro sul lessico

Riscrivi le frasi sul quaderno sostituendo le parole sottolineate con altre di significato simile.

• Un frullare d’ali richiamò l’attenzione della bambina.

• Intravedevano le cime di alberi irraggiungibili, celati da un altro recinto.

• L’uccellino si librò in volo.

• La serratura era nascosta da una cortina verde.

• Mary si guardò attorno ansimante per l’eccitazione.

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