Skip to main content

Razionali 2026

Page 1


SCHEDA SESSIONE 1 – ECOSISTEMA DELLA GOVERNANCE SANITARIA

Diabete: perché la governance sanitaria è la chiave per affrontare la sfida delle cronicità

Il diabete è una delle principali sfide sanitarie del nostro tempo. Non è una malattia che può essere gestita con interventi sporadici, ma una condizione cronica che accompagna la persona lungo tutto l’arco della vita e che richiede per questo un sistema di cura organizzato, continuativo e ben coordinato.

Per questo motivo il tema della governance sanitaria – cioè il modo in cui istituzioni, servizi e professionisti collaborano tra loro – diventa decisivo. È a questo livello che si stabiliscono le regole dell’organizzazione dell’assistenza, si programmano le risorse e si costruiscono i percorsi di cura.

Una malattia che richiede un sistema di assistenza integrata

Per gestire adeguatamente il diabete è necessario un modello sanitario capace di integrare specialisti, medicina generale e servizi territoriali. Senza coordinamento tra questi livelli si creano duplicazioni, vuoti assistenziali e diseguaglianze tra territori. Il risultato è un aumento dei costi e, soprattutto, un peggioramento degli esiti per i pazienti.

La gestione efficace del diabete richiede infatti:

● diagnosi precoce;

● monitoraggio costante nel tempo;

● educazione terapeutica;

● prevenzione delle complicanze;

● continuità dell’assistenza tra ospedale e territorio.

Il punto di forza dell’Italia: la rete diabetologica

Il nostro Paese può contare su una rete specialistica diabetologica tra le più sviluppate in Europa, costruita nel tempo grazie al lavoro delle società scientifiche, dei professionisti e delle istituzioni.

Questa rete rappresenta una vera e propria infrastruttura clinica nazionale, che ha contribuito alla qualità delle cure, alla ricerca scientifica e alla formazione degli operatori sanitari. La sfida attuale è riuscire ad integrare pienamente questa rete con la medicina generale e con le cure primarie, evitando modelli paralleli che rischiano di frammentare l’assistenza.

Verso un modello nazionale per la gestione delle cronicità

Per affrontare il diabete in modo efficace è necessario adottare un Chronic Care Model nazionale, basato su alcuni principi chiave:

● centralità della persona e continuità assistenziale;

● integrazione tra specialisti e medici di medicina generale;

● lavoro in team multidisciplinari (infermieri, dietisti, psicologi, educatori);

● utilizzo dei dati per monitorare qualità ed esiti delle cure;

● responsabilità condivisa tra tutti i livelli dell’assistenza.

Secondo questo modello, il diabetologo resta il riferimento clinico per i casi più complessi e per l’innovazione terapeutica, mentre la medicina generale e i servizi territoriali garantiscono la presa in carico continuativa e la prossimità ai pazienti.

L’opportunità del PNRR

La Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) offre un’occasione unica per rafforzare la medicina territoriale. Strutture come Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali possono diventare nodi fondamentali della rete di cura del diabete, se inserite in un progetto organizzativo coerente e integrato.

Il diabete come banco di prova della cronicità per il Servizio Sanitario Nazionale

Costruire un modello nazionale di gestione del diabete significa fare molto di più che migliorare l’assistenza per una singola malattia.

Significa creare un modello di riferimento per tutte le patologie croniche, in grado di coniugare innovazione clinica, prossimità territoriale, sostenibilità economica ed equità di accesso alle cure.

La capacità del Servizio Sanitario Nazionale di affrontare questa sfida sarà uno degli indicatori più importanti della sua tenuta nei prossimi anni. Il diabete può diventare, infatti, il laboratorio dove sperimentare la sanità del futuro.

STATI GENERALI SUL DIABETE 2026

Scheda di approfondimento Sessione 2 - Ecosistema Digitale

Dalla misurazione alla decisione: il passaggio che manca nella sanità digitale

Ogni giorno le persone con diabete generano una quantità di dati senza precedenti. I sensori glicemici registrano valori minuto per minuto, le app monitorano l’aderenza terapeutica, le penne intelligenti tracciano le dosi di insulina. Il problema non è più raccogliere informazioni ma farle arrivare dove servono.

Gran parte di questi dati resta infatti confinata nei cloud delle aziende, nelle piattaforme proprietarie o negli smartphone dei pazienti. Solo raramente entra in modo strutturato nelle cartelle cliniche informatizzate e, quindi, nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE).

È qui che si gioca la vera partita dell’ecosistema digitale: trasformare il dato prodotto in dato clinicamente utilizzabile, capace di orientare decisioni e generare di valore per il sistema.

Prevenire, monitorare, personalizzare: la rivoluzione dei dati

La trasformazione digitale sta spingendo la sanità verso un modello proattivo, particolarmente strategico nella gestione delle malattie croniche, come il diabete, che rappresentano una delle principali sfide per la sostenibilità dei sistemi sanitari. Oggi sono disponibili oltre 325mila App sanitarie, molte dedicate alla gestione delle cronicità, che permettono il monitoraggio in tempo reale, favoriscono l’autogestione e riducono il rischio di complicanze. La digitalizzazione diventa così una leva strategica per prevenzione, follow-up e personalizzazione della cura, grazie a un ecosistema che integra diverse componenti:

• Intelligenza Artificiale (IA): algoritmi e modelli predittivi permettono di stratificare il rischio e anticipare complicanze – come quelle renali o cardiovascolari – supportando scelte terapeutiche più mirate. Le simulazioni “what if” consentono inoltre di valutare scenari alternativi e ottimizzare le risorse.

• Wearable e sensori: dispositivi come sensori glicemici, penne intelligenti e smartwatch raccolgono dati clinici in tempo reale (glicemia, attività fisica, aderenza terapeutica), generando informazioni continue e longitudinali.

• Terapie digitali (Digital Therapeutics – DTx): a differenza dei wearable, non si limitano a misurare parametri, ma erogano veri e propri interventi terapeutici attraverso software validati clinicamente. L’algoritmo rappresenta il “principio attivo”, mentre app, assistenti virtuali e sistemi di reminder ne costituiscono l’interfaccia. Le DTx supportano educazione terapeutica, titolazione insulinica e aderenza ai trattamenti.

• Digital twin: gemelli digitali del paziente che, grazie ai dati longitudinali e all’IA, simulano l’evoluzione della malattia e la risposta ai diversi trattamenti, rendendo possibile una medicina realmente predittiva e personalizzata.

Esperienze pilota e criticità

In alcune regioni italiane sono già attive sperimentazioni di integrazione tra monitoraggi in continuo e sistemi sanitari digitali. Tuttavia, il quadro nazionale resta disomogeneo e il percorso verso un ecosistema pienamente interoperabile incontra ancora diversi ostacoli:

• piattaforme tecnologiche complesse e non sempre interoperabili;

• difficoltà di integrazione tra sistemi informatici locali;

• livelli disomogenei di digital literacy tra professionisti e pazienti;

• necessità di ripensare modelli organizzativi e tempi clinici dedicati alla gestione digitale;

• questioni di privacy e regolamentazione, in particolare per i dati generati dai wearable, che restano formalmente del paziente ma spesso transitano su piattaforme proprietarie.

Il rischio è che i dati restino “in stand-by”: raccolti e archiviati nel cloud, ma non pienamente utilizzabili all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

Dal dato all’azione clinica

Il valore dell’innovazione emerge quando il dato diventa supporto concreto alla decisione clinica. Se integrati nelle cartelle informatizzate, i modelli predittivi possono segnalare precocemente il rischio di sviluppare una complicanza e suggerire interventi terapeutici mirati. I digital twin permettono di simulare scenari alternativi prima di applicarli nella pratica reale.

In questa prospettiva, i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali evolvono verso modelli digitali, dinamici e personalizzati, fondati sulle informazioni generate direttamente dal paziente.

La prospettiva

Il passaggio cruciale resta uno: garantire che i dati prodotti dai pazienti confluiscano stabilmente nelle cartelle cliniche e che queste alimentino il FSE in modo strutturato e interoperabile. Solo completando questo percorso l’innovazione tecnologica potrà tradursi in qualità della cura, appropriatezza terapeutica e sostenibilità del SSN.

Il futuro della diabetologia italiana non dipende quindi solo dalla quantità di dati prodotti, ma dalla capacità di integrarli nel cuore del sistema clinico: quando questo accade, la medicina predittiva diventa realtà e la personalizzazione della cura smette di essere una promessa per diventare pratica quotidiana.

SCHEDA SESSIONE 3 – ECOSISTEMA DELLA SALUTE (L’approccio One Health e il peso dei determinanti sociali)

Diabete e ambiente: perché la salute si costruisce anche fuori dagli ospedali

Il diabete non è soltanto una malattia da curare negli ambulatori. È il risultato di un intreccio complesso di fattori che riguardano stili di vita, ambiente, condizioni sociali ed economiche. Per questo oggi gli esperti parlano sempre più spesso di “ecosistema della salute”: un insieme di elementi che influenzano il benessere delle persone, ben prima della formulazione della diagnosi. Negli ultimi decenni la crescita del diabete è stata alimentata da trasformazioni profonde della società: sedentarietà, alimentazione squilibrata, urbanizzazione poco attenta alla mobilità attiva, inquinamento, ridotto accesso agli spazi verdi e diseguaglianze socio-economiche

Questi fattori non colpiscono tutti allo stesso modo. Le persone che vivono nei contesti più fragili – con minori opportunità educative, minore accesso ai servizi sanitari e ambienti meno favorevoli alla salute –presentano un rischio più elevato di sviluppare la malattia. In questo senso il diabete, come l’obesità, diventano anche specchio delle diseguaglianze sociali.

Approccio One Health: salute umana, ambiente e comunità

Per affrontare questa complessità, la sanità pubblica internazionale propone il modello One Health, che considera la salute come il risultato dell’equilibrio tra tre dimensioni interconnesse:

● salute delle persone

● salute degli ecosistemi

● salute delle comunità

Applicato al diabete, questo approccio significa andare oltre l’assistenza clinica e integrare le politiche sanitarie con quelle ambientali, urbanistiche, educative e sociali.

Contrastare il diabete richiede azioni coordinate su più fronti:

● città più salutari, con piste ciclabili, percorsi pedonali sicuri, spazi verdi e riduzione dell’inquinamento

● educazione alimentare nelle scuole, per promuovere fin dall’infanzia una maggiore consapevolezza nutrizionale

● programmi accessibili di attività fisica, per favorire stili di vita attivi

● politiche sociali che riducano le diseguaglianze e migliorino l’accesso al cibo sano e ai servizi di prevenzione

● screening e diagnosi precoce, per individuare tempestivamente le persone a rischio

Le evidenze scientifiche sono chiare: investire in prevenzione significa ridurre complicanze, ospedalizzazioni e costi sanitari nel lungo periodo

Il ruolo delle città e delle comunità

Comuni ed enti locali hanno un ruolo cruciale nella costruzione di ambienti favorevoli alla salute. Le politiche urbane – dalla mobilità alla pianificazione degli spazi pubblici – possono incidere direttamente sugli stili di vita delle persone. Accanto alle istituzioni, anche scuole, associazioni sportive, terzo settore e imprese possono contribuire a diffondere una cultura della prevenzione e a promuovere comportamenti salutari.

Una sfida che riguarda tutto il Paese

Affrontare il diabete oggi significa costruire un’alleanza tra sanità, ambiente, scuola, urbanistica e politiche sociali. Solo attraverso una collaborazione stabile tra istituzioni e comunità sarà possibile ridurre le diseguaglianze e promuovere una salute più equa e sostenibile. In questa prospettiva il diabete diventa qualcosa di più di una malattia: un indicatore della capacità del Paese di creare ambienti sani, città vivibili e una cultura diffusa della prevenzione.

STATI GENERALI SUL DIABETE 2026

Scheda di approfondimento Sessione 4 - Ecosistema della Ricerca e dell’Innovazione

Benvenuti nella golden hour della diabetologia

Considerato da sempre emblema della cronicità e fulcro del dibattito sull’organizzazione dell’assistenza, oggi il diabete si scopre protagonista di una nuova storia fatta di ricerca, innovazione e sguardo al futuro.

Diabete come sinonimo di innovazione

Diabete tipo 2: terapie che cambiano il decorso della malattia

La trasformazione ha riguardato innanzitutto la comprensione della fisiopatologia del diabete, con una nuova attenzione alle complicanze cardiorenali ed epatiche. Oggi le terapie non si limitano più al solo controllo dell’iperglicemia, che resta sempre fondamentale, ma agiscono sull’intero sistema cardio-nefro-epatometabolico.

Uno degli aspetti più affascinanti è sicuramente la possibilità di indurre la remissione del diabete in alcuni pazienti tramite la terapia farmacologica. Un obiettivo impensabile fino a pochi anni fa. L’innovazione è, quindi, “potenza”, “timing” e di impatto globale: oggi intervenire prima e meglio può significare cambiare la storia naturale della malattia.

Diabete tipo 1: dalla gestione alla prevenzione (e oltre)

Chi convive con questa patologia affronta ogni giorno un carico gestionale enorme: tante azioni da mettere in campo quotidianamente per riprodurre ciò che fisiologicamente fanno pancreas e cellule beta. L’obiettivo storico della terapia del diabete tipo 1 è sempre stato mimare la secrezione naturale di insulina e oggi siamo molto più vicini a questo obiettivo

L’evoluzione dei microinfusori ha portato ai sistemi “closed loop” che, grazie ad algoritmi avanzati, automatizzano l’erogazione di insulina.

Ma l’innovazione va oltre la gestione. Oggi è possibile identificare precocemente i soggetti a rischio di sviluppare il diabete tipo 1 e intervenire con terapie immunologiche in grado di ritardarne l’esordio clinico. Lo screening non è più solo diagnosi anticipata: è prevenzione attiva.

Un ulteriore passo avanti è arrivato con un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine 1, che ha riportato l’impianto di cellule beta modificate capaci di eludere il sistema immunitario, evitando così la necessità di immunosoppressione cronica. Le cellule impiantate hanno prodotto insulina, aprendo la strada a una prospettiva finora solo teorica: una possibile terapia “curativa”. Il percorso è ancora lungo, ma la direzione è tracciata.

Il ruolo chiave delle società scientifiche

In questa rivoluzione copernicana che sta interessando tanto il diabete tipo 2 quanto il tipo 1, le società scientifiche assumono un ruolo strategico su tre livelli:

1. Promozione della ricerca – La ricerca italiana in diabetologia è riconosciuta a livello internazionale per qualità e produttività. Le società scientifiche possono rafforzare questo patrimonio sostenendo i ricercatori e favorendo sinergie.

1 Per-Ola Carlsson et al, Survival of Transplanted Allogeneic Beta Cells with No Immunosuppression, New England Journal of Medicine (2025). DOI: 10.1056/NEJMoa2503822

2. Formazione e diffusione dell’innovazione – Le nuove terapie e tecnologie devono diventare patrimonio comune di tutti i diabetologi italiani. L’innovazione non può creare disuguaglianze tra centri: lo standard di cura deve essere accessibile ovunque.

3. Dialogo con le istituzioni – Il rapporto con la politica sanitaria è decisivo. Normative specifiche e aggiornate su obesità, screening del diabete tipo 1 e accesso alle tecnologie possono tradurre l’innovazione in diritti concreti per i pazienti.

Industria e accesso equo

Gran parte dell’innovazione nasce dalla collaborazione con l’industria farmaceutica e biomedicale, in un’alleanza che deve essere trasparente e centrata sul beneficio del paziente. Senza questa sinergia, molte delle attuali terapie non sarebbero disponibili.

Resta centrale il tema dell’equità: terapie, tecnologie e nuovi device devono essere garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, superando le differenze regionali.

Una speranza straordinaria per i pazienti

Ci muoviamo verso approcci terapeutici sempre più personalizzati, capaci di integrare farmaci innovativi, algoritmi digitali, interventi immunologici e medicina rigenerativa.

Siamo in un momento storico di opportunità senza precedenti. É la golden hour della diabetologia: ricerca, tecnologia, industria, società scientifiche e istituzioni convergono in un ecosistema che alimenta una speranza concreta per le persone con diabete.

Non è solo un’evoluzione scientifica. È un cambio di paradigma. E, ancora una volta, il diabete si conferma apripista di una nuova stagione della medicina delle cronicità.

Razionali 2026 by URBESMAGAZINE - Issuu