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IV Anno del progetto

“Scrittura creativa� 2009/2010

Mescolando i Pensieri e giocando con le Parole, realizziamo Poesie.

ISIS Gioberti Via della Paglia, 50 Coordinatrice Anna Contessini


La scuola è come un prato verde, se lo guardi da lontano ha un bel colore verde uniforme, ma se ti avvicini e cominci a camminarci in mezzo puoi vedere i fiori, le piantine diverse, i cespugli, gli animaletti, a sentire i profumi, la vita. Ecco, leggere questa raccolta di scritti creativi, assaggiare le tante ricette del concorso di cucina, applaudire i giovani attori del Malato immaginario è una gioia grande che fa scorgere da vicino nel prato verde della scuola fiori profumati, piante rigogliose, tenere foglioline. In questa raccolta vi rivedo crescere, ritrovo le vostre difficoltà, la bellezza della vostra età. Abbiamo deciso di curare una stampa di questi vostri scritti perché la possiate conservare per ricordare, quando sarete delle piante rigogliose piene di frutti, il bel prato verde fiorito in cui siete cresciuti. Il Preside


Ecco una parola io sono: una parola che significa a volte nulla a volte un infinito. Kahlil Gibran da “Prose & Poems” Certo è molto pretenzioso iniziare con dei versi del poeta libanese Gibran, per un piccolo e artigianale “quaderno” di scrittura creativa fatto dagli studenti del Gioberti, ma noi “voliamo alto”. Tante volte, per incitarli a scrivere, ho detto loro proprio qualcosa di simile a questa poesia, e dunque mi pare adeguata metterla ad inizio del nostro volumetto. Chi pensa che siamo fuori di testa o che ci siamo montati la testa, ha ragione. Ma la scuola, come la vita, è fatta anche di slanci epici, di idee eccentriche, di sogni, poesie, fantasie, ricordi, e non solo di sforzi, sfiducia e insoddisfazione. Ecco una parola io sono …….Forza, non abbiate paura. Non temete di avere poco da dire. Provate, impegnatevi, scrivete e riflettete, oppure buttate giù di getto quel che vi viene in mente. Spiegate i vostri dolori, descrivete le inquietudini, gli amori, le amicizie, raccontate le delusioni che già avete avuto alla vostra età, esprimete quel che vi sentite dentro e che magari vorreste dire ma non osate. Non abbiate timore dei vostri impeti, dei vostri sentimenti, prendete decisioni, rischiate di mettervi in gioco, magari sbaglierete, ma almeno avete provato. Non siate mai tiepidi! Quello che poi leggeremo, statene certi, sarà ben più interessante di quel che ora potete pensare. Perché lo scrivere dà gioia, anche in chi l’ha eseguito per “dovere”, anche in chi l’ha fatto senza entusiasmo iniziale, o si credeva privo di idee, di spunti, di fantasia. Tutti poi hanno trovato la loro strada e la loro ispirazione tra le parole. Sulla spinta di un poeta letto in classe, sull’onda di un verso di una canzone, colpiti da un fatto di cronaca, da un evento scolastico, da interessi personali, tutti alla fine sono stati soddisfatti del loro lavoro. E questo era lo scopo comune. Nel mondo frivolo e superficiale che viene proposto oggi anche ai giovani, è entusiasmante scoprire come gli studenti si siano impegnati in modo autonomo, ognuno con le proprie capacità di fantasia e di riflessione, per creare qualcosa, correggerla, rivederla, limarla. Lavoro e silenzio, idee e parole, dizionario e sinonimi, Rimbaud e trasgressione, immigrati e Rosarno, stalking e violenza. Avete un grande qualità rara, care ragazze e ragazzi, quella di saper commuovere. Avete saputo tramutare in parole scritte i vostri pensieri e le vostre emozioni, uscendo vittoriosi da questa sfida. Bravi! Cominciare con il poeta Gibran vi spetta di diritto. Anna Contessini


Per sole voci Rivedo con i miei alunni un film di qualche anno fa. “La finestra di fronte” di Ozpetek, storia intrecciata di un doppio spaesamento, di un anziano pasticciere sopravvissuto allo sterminio nazista e di una giovane donna che ha perso il senso dei propri passi. Il pasticciere, cui il dolore ha rubato la memoria, mescola con sapienza i più semplici ingredienti di cucina come fossero doni preziosi. Perfino il gusto dell'acqua è importante alla riuscita. Nulla è scontato. Contro l'orrore illogico della deportazione e della morte schiera il profumo quotidiano delle torte sfornate...piccoli capolavori, opere compiute di vista, odore, sapore. La bellezza, la vita che non rinuncia. Piccole opere compiute, che servono a tracciare il senso di un passaggio. Penso così a questa raccolta, che miscela le parole che non hanno rinunciato. Sono le voci dei ragazzi, insieme serbano il mistero di ogni coro. In particolare vorrei segnalare i due racconti delle alunne della IV Igea, che hanno partecipato al concorso letterario “Storie del tuo presente”, della Fondazione Bellonci, diretta da Tullio De Mauro. Uno di questi, “Viaggio intorno alla tendopoli di San Pio delle Camere”, è stato tra i venti racconti selezionati per la pubblicazione, anche l'altro comunque ha vinto. Racconti e parole che hanno vinto su chi rinuncia. Quando leggo un libro i personaggi mi abitano sempre per qualche periodo. Intesso con loro dialoghi interiori. Interlocutori fantasma che mi prestano esperienze che non ho vissuto e parole che non sempre trovo. Per concludere chiederò in prestito a Paloma, dodicenne geniale e rompiscatole dell'”Eleganza del riccio”, una pagina del suo diario del movimento del mondo: Ieri pomeriggio c'era il coro della scuola.(...) siamo arrivati in palestra, bene o male ci siamo tutti sistemati, mi sono dovuta sorbire davanti, dietro, di fianco, di sopra (sulle gradinate) delle conversazioni idiote in stereofonia (telefonino, moda, chi sta con chi, telefonino, i prof che fanno schifo, telefonino, la serata da Cannelle), e poi tra le acclamazioni sono entrati i coristi (…) è sceso il silenzio, ed ecco l'attacco. Ogni volta è un miracolo. Tutta questa gente, tutte le preoccupazioni, tutti gli odi e i desideri, tutti i turbamenti, tutto l'anno scolastico con le sue volgarità, gli avvenimenti più o meno importanti, i prof, gli alunni così diversi, tutta questa vita in cui ci trasciniamo fatta di grida, lacrime, risate, lotte, rotture, speranze deluse e possibilità inaspettate: tutto questo scompare quando i coristi si mettono a cantare. Il corso della vita è sommerso dal canto, d'improvviso c'è una sensazione di fratellanza, di profonda solidarietà, persino d'amore, e le brutture quotidiane si stemperano in una comunione perfetta. (...) Quando il coro s'interrompe tutti quanti, con i volti illuminati, applaudono i coristi raggianti. E' così bello. In fondo, mi chiedo se il vero movimento del mondo non sia proprio il canto. Per questa raccolta di voci diverse, ringraziamo la sapiente mescolatrice Anna Contessini, e il preside, prof. Raimondo Bolletta, e tutti coloro che non temono di sporcarsi le mani nel caos ordinato della cucina. Donatella Meo


2 A Professionale

Sulle ali della nostra fantasia‌


Amico mio Emanuela Fiori Il vero amico è sempre al tuo fianco non critica, non giudica, non pretende, non tradisce. Il vero amico ti sta accanto nei momenti difficili. Il vero amico ci sarà sempre, quando stai male, quando ti spezzeranno il cuore, quando sei triste e quando sei felice. Il vero amico sa dire Tutto in una sola parola “Ti voglio bene”….. Ed è per questo che sono qui per dirti anch’io “Ti voglio bene” amico mio

La delusione Domitilla Silvestri & Giulia Turco Quando una persona deluso ti ha, il tuo insieme di emozioni Resta qua. La rabbia…un gran male ti fa. Ciò che avevi costruito, per sempre è sparito. E dentro di te, non puoi cancellare ciò che ti ha stordito. È devastante sentirsi ingannati, è come se non si fosse mai nati. Ti dici che ti fidavi, che su di lei contavi. Poi ti rendi conto che anche da una delusione può uscire una rivoluzione. La vita continua, tra amarezze e turbamenti, dopo ci saranno affetti e cambiamenti.


Giù e di nuovo su Barbara Fanti A volte arriva troppo in fretta il momento in cui cadiamo per la prima volta, e ci facciamo male, molto male. E ci sentiamo persi. E ci sentiamo soli. Tutti i nostri sogni si frantumano perché costruiti su fondamenta fragili e si trasformano in illusioni. Poi però all’improvviso dopo una lunga risalita, arriva sempre una roccia sicura su cui mettere i piedi e da dove poter riprendere lo slancio. Ricominciare, questa volta più forti e consapevoli che accanto a noi troveremo sempre chi ci aiuterà a rialzarci.

L’amore Barbara Fanti L’amore che può provare una ragazza di 15 anni è quello che pensi sia per sempre, che sia la tua favola, quello da ricordare, come il primo solo, unico e vero. Quello da sognare la notte, da stringere forte forte al cuscino e da richiudere in una canzone. Quello da far battere il cuore a mille per un semplice sguardo da far venire i brividi quando ti sfiora, da dimenticare perché ti ha solo illuso, da perdonare per poi ricominciare ad amare. Un amore da fuggire via lontano, da passare ore e ore sotto il portone, aspettando lui.

La mia rinascita Marta Larghi Quando credevo che fosse la fine, quando non riuscivo più a sorridere, quando non credevo più nell’amore, sei arrivato tu ! Così bello, così solare, così semplicemente tu. Mi sono sentita rinascere, sulla mia bocca è tornato il sorriso e il mio cuore ha ricominciato a sperare, a battere più forte di prima. Spero che queste sensazioni, questa gioia, non svaniscano mai!


La discriminazione dei cristiani nel mondo Mark Lorenz Alaras Una notizia che è molto difficile trovare sui giornali riguarda la discriminazione dei cristiani nel mondo, soprattutto nei paesi a maggioranza musulmana. Ad esempio, nel Marocco hanno svolto attività di proselitismo religioso nella regione dell’Atlas. Il Ministero degli Interni marocchino ha annunciato che queste espulsioni si inquadrano nella lotta contro i tentativi di propaganda del Vangelo, mirante a scuotere la fede dei musulmani in conformità con le norme in vigore sulla preservazione dei valori religiosi e spirituali del regno. Altro esempio lo si trova in Bangladesh, dove hanno istituito la campagna Anticristiana, o in Cina ove si arresta e si tortura…..Non è che stiano più tranquilli i vescovi e missionari nei paesi del sud-est Asiatico come la Malesia e l’Indonesia. Si attaccano le chiese cristiane in Sudan, per esempio, dal 1984 sono stati uccisi 1,5 milioni di cristiani e la situazione è anche peggiore nello Yemen, nell’Iran, in Iraq, e in Arabia Saudita perché in questi paesi i cristiani che vengono sospettati di convertire i musulmani, sono condannati a morte. Si arrestano e si usa violenza verso chi pratica la fede cristiana in pubblico, è vietato per esempio, anche portare il rosario o la Bibbia. Non riesco a capire perché i musulmani che in molte parti del mondo sono rispettati e per loro si creano anche le moschee, non debbano poi rispettare le altre religioni nei paesi musulmani. La mia domanda è: ”dov’è la libertà di religione? perché esiste ancora questa discriminazione? quando finirà la divisione tra i popoli in nome di un “Dio”?

Il basket è poesia Daniele De Maina Vedere il palazzetto pieno di persone, entrare in campo con il pallone. Tifosi che aspettano la vittoria, la squadra del cuore darà loro gloria! Il “ciaff” della retina ha un suono bello, come il rumore delle scarpe sul parquet, anche quello. All’ultimo secondo quella tripla segnare e la vittoria alla tua squadra regalare! Su “alley-oop” fare una schiacciata, creare poi una bella stoppata. La folla in visibilio urla, s’agita, è affannata. Il basket è poesia, poesia in movimento.


Le meravigliose stelle Mark Lorenz Alaras Guardo verso il cielo di notte e ammiro la bellezza delle stelle: sono brillanti e costanti. Illuminano il cielo e riempiono i nostri cuori di meraviglia. Quando una si spegne un’altra prende il suo posto. Sono eterne. Dovunque si trovano le stelle. Guidano l’uomo dall’alto sopra la terra. Sembrano proprio vicine, ci sembra di toccarle. Trasportano i nostri sogni e i desideri della nostra vita. Anche quando il cielo è più scuro, un piccolo faro di luce brilla sul muro. Ancora un richiamo che Dio ci fa. La vita va avanti, c’è un Al di là. Grazie Dio per queste stelle Fanno, nella vita, le cose più belle.

La mia amica Ana-Maria Achitei La mia amica si chiama Roxana, ha 17 anni e abita in Romania. Ci siamo conosciute a scuola quando avevamo 13 anni. Da allora piano piano siamo diventate buone amiche. Abbiamo studiato insieme per due anni, in seconda e terza media. Volevamo andare tutte e due allo stesso liceo, però alla fine della terza mia madre mi ha portata qui in Italia, così ci siamo separate. Roxana è una persona affettuosa e sensibile, però anche forte. Non ci vediamo da quasi due anni ma ci sentiamo lo stesso vicine, parliamo spesso su “messenger” e ci ricordiamo del tempo trascorso insieme. Vorrei tanto che lei fosse qui per condividere tutte le mie emozioni. Ci vogliamo bene e spero che presto ci rincontreremo per rivivere dei bei momenti come prima della nostra separazione.


Conferenza sulla giornata della Donna Priscilla Zarfati “Festa della donna”, la giornata dell’ 8 marzo. Oggi, 8 marzo, siamo andati con la scuola e con le Professoresse Meo e Contessini, alla “Casa internazionale delle donne”. Era la prima volta che sentivo parlare di questo luogo, di grande importanza storica e che ha vissuto tanti eventi importanti, anche se credo che negli anni, questo valore si sia un po’ perso. Per me questa festa va ricordata perché molte donne hanno lottato e continuano a lottare per i loro diritti, anche se per le nuove generazioni tutte queste conquiste sono quasi normali e si danno per acquisite. Oggi io ho 17 anni, mi ritrovo con molte libertà e a volte do per scontato tutto quel che ho, ma non è così per tante altre ragazze che vivono in paesi dove invece non si gode di pace, di diritti umani, di libertà. L’altra volta ho sentito parlare di donne che ancora subiscono soprusi e violenze legate solo al fatto di essere di sesso femminile, e quindi sottomesse e da meno degli uomini. Dovremmo pensare a queste donne che lottano tutti i giorni per loro vita, dignità e diritti umani. Ripenso a quello che sono io oggi, libera di innamorarmi di chi voglio, libera di decidere sulla mia vita sentimentale, affettiva e sessuale, libera di scegliere ciò che sarà del mio futuro e soprattutto con chi condividerla, libera nella decisione di lavorare, di far figli, di stare sola o con un compagno. Felice di come deciderò di vivere la mia vita, io, oggi 8 marzo, rifletto su quante possibilità ho di percorrere in piena autonomia il mio cammino futuro. Ci penso perché questa giornata mi fa tornare alla mente che la mia libertà è anche il frutto di tante ingiustizie, ribellioni e vittorie che donne a me sconosciute hanno vissute prima. E allora insieme alle mimose voglio anche dare simbolicamente il mio ringraziamento a loro, e sentirle unite a me in un grande abbraccio, tutto al femminile.

Tu Jessica Funghi Sono cambiata, la mia vita è cambiata, sono cambiata da cinque mesi circa, forse anche di più. Sono cambiata da quando ho conosciuto te amore mio. Ci siamo conosciuti in primavera. Poi le prime conversazioni, le frasi dolci che mi dicevi e che mi dici amore. A maggio è stato il nostro primo bacio. Ero, e sono ancora completamente pazza per te. Solo qualche mese fa, chi l’ avrebbe mai detto? Come avrei mai potuto immaginare che provavo certe cose per te? Che al solo pensiero di vederti, il cuore iniziasse a battere forte? Mi è bastato un attimo per dimenticarmi di tutto e tutti. Ho voglia di volare con te. Ti prego non strapparmi mai le ali, non impedirmi di volare ancora con te.


L’estate Carole Ebora L’estate è il sole che brilla. L’estate è il canto dei grilli. L’estate è quando i bambini giocano ai birilli L’estate è quando il vento ti sfoglia i capelli. L’estate è quando gli adulti sono in ufficio a guadagnare, ma guardano il sole e continuano a sognare. L’estate è quando il sudore cola giù dal tuo viso. L’estate è per tutti, si gioca e ti dà un sorriso.

L’amicizia Marta Larghi L’amico è quello che anche se non lo vedi, c’è. Pure se lo tratti male, lui resta con te. L’amico ti vuole per quello che sei: “Accetto i tuoi sbagli e tu accetta i miei”. Contro tutti, difenderti lui sa. E se la gente torto ti dà, Lui mai ti abbandonerà. Il vero amico con te sa restare, anche se tutto il mondo ti vuole schiacciare.

Il silenzio,io Giulia Turco Il silenzio è un momento estremamente rumoroso. Dove ascoltare te stesso, in un giorno ventoso. Senza paura che gli altri colgano il tuo pensiero chiassoso.

Ciao Giulia Turco Averti accanto a me… ormai mi ci ero abituata. Con poche parole però, tu mi hai rifiutata. Poche e dolorose, per sempre non le scorderò. Come mai di te mi dimenticherò. Tutto ciò a cui tenevo, eri tu per me, ora che te ne sei andato, niente più c’è. Grazie per le emozioni che mi hai regalato. Oggi non vivo perché il vuoto mi hai lasciato.


La storia di Carole Ebora Mirko Mercatelli Da dove vieni? Dalle Filippine. Da quanto tempo sei qui in Italia? Da quasi due anni. È stato difficile per te lasciare il tuo paese? Si, è stato molto difficile, perché mi mancano molto i miei parenti, soprattutto mia nonna. Come ti sei sentita appena arrivata in Italia? Ero molto triste e non riuscivo a pensare ad altro che al mio paese. Avevo tanta voglia di ritornarci. Adesso vorresti ancora ritornare nel tuo paese? Si, anche se però so che sarebbe difficile lasciare gli amici che ormai ho qui in Italia. Prima hai detto che ti mancavano i tuoi parenti appena arrivata, soprattutto tua nonna, perché lei in particolare? Perché da quando sono nata ho vissuto con lei, che mi ha sempre dato tanto affetto. È stata lei che ti ha cresciuta? Si, lei si è presa cura di me da quando sono nata. Non saprei vivere senza di lei, è la mia ispirazione, è la persona più importante della mia vita. Io la penso molto anche se stiamo così lontane. Insomma le vuoi molto bene, ma che mi dici dei tuoi genitori? Non ho un buon rapporto con i miei genitori. Soprattutto con mia madre. Lei mi rimprovera spesso, parla sempre dei miei errori del passato, e io mi ritrovo ogni volta con i miei sbagli commessi buttatimi addosso. Che errori hai fatto? Non voglio dire niente su questo argomento per me doloroso, mo vergogno dei tanti errori. D’accordo, comunque puoi dirmi perché sei venuta qui in Italia? Per gli errori che ho fatto nelle Filippine ma mi vergogno a dirlo. Ok, grazie per aver risposto alle mie domande. Se un giorno dovessi trovare la forza per rivelare i tuoi segreti saresti disponibile a raccontarceli? Quando non me ne vergognerò più, allora dirò i miei sbagli e mi libererò di un peso. Grazie e alla prossima intervista. Di niente, mi è piaciuto molto rispondere alle tue domande, anche perché mi ha dato modo di riflettere sul mio passato che so di poter dimenticare, prima o poi. So anche che mi devo abituare a pensarci con più serenità e con maggior distacco. Stare con voi amici, a scuola, parlarne anche senza troppi particolari, io so che mi può fare del bene. Grazie a te, all’intervista, a questo “libro di scrittura creativa” che mi ha….costretta a raccontare qualcosa di me. Ciao.


La nostra amicizia Barbara Fanti La nostra amicizia Scorre via come una goccia d’acqua Su un vetro appannato di una macchina E io sono al suo interno. Cerco di prenderla Ma l’unica cosa che posso fare È guardarla scivolare giù Sempre più velocemente. La nostra amicizia si riempie Di infiniti silenzi. Non quelli di una volta Nei quali c’era comprensione Delle nostre anime Senza dire una sola parola. Tra noi ora ci sono infiniti vuoti Alimentati dal dubbio dei nostri occhi Nel guardarci. Ora quando con gli occhi ci cerchiamo, tra noi c’è incertezza, non ci capiamo. Vite non più in sintonia. Tutto ciò mi strugge. Mi corrode l’anima che vola via. Il nostro ricordo d’amore fugge.

Il liceo... Barbara Fanti Posso assicurare che è un altro mondo. Non avrei mai immaginato fosse così, che potesse essere un cielo tanto sconosciuto, che potesse insegnare a vivere, che potesse regalarmi i momenti più belli della mia adolescenza. Paura per un’interrogazione, per un compito, sorriso a 360° per un 7, mettersi alla prova con se stessi continuamente, la campanella che tutti aspettano che suoni con ansia, la ricreazione che inizia troppo tardi e finisce troppo presto, l’ora di “buco” trascorsa a parlare della partita della sera prima, di quella professoressa che in fondo in fondo è buona come il pane. Ogni giorno una novità e una nuova scusa per non fare lezione. Non avrei mai pensato che sarei diventata così avida di vita. Il Liceo... la sensazione di poter affrontare qualunque cosa, qualsiasi sfida il destino ti riservi, di essere in grado di volare alto, di avere la forza di rivoluzionare e cambiare il mondo intero. Ho 15 anni e non ho paura di guardare oltre l’orizzonte, non ho paura dell’avventura, non ho paura di scoprire. Sono libera. Libera di sognare e costruire, libera di mettermi a confronto con la realtà, a volte troppo dura, ma che posso superare. Alla mia età!


Torna da me... Alison Rescica Torna da me. Perché te ne sei andato? Perché via da me ti hanno portato? Ti avrei saputo dare tutto l’amore, torna da me. Tanta felicità avevo in cuore per te. Tu sei il mio angelo. Per sempre lo rimarrai. Torna da me, il mio amore avrai. Non ti ho mai visto, né mai ti ho parlato, ma mi manchi perché ti ho sempre amato. Darei la vita per farti qui tornare. Mai mi scorderò di te, che volevo amare. Per sempre resterai dentro al mio pensiero, Per me tu sarai stella lucente nel mio cielo nero. Da lassù la mia guida tu sei diventato, ti voglio tanto bene oh fratellino mio, mai nato.

L’amicizia Martina Di Marzio Tutti parlano dell’amicizia, di quanto sia essenziale, di quanto renda felici le persone, ma a volte le amicizie potrebbero finire e tutto quello che si era vissuto prima con quelle persone non conta più niente. Tutti i momenti passati insieme, le risate, i pianti di gioia, non hanno più significato e sono solo ombre lontane. Chi un tempo credevi amico, ti volta le spalle e, ad un tratto, pensa solo a se stesso. Adesso ho capito che le persone cambiano e che con il passare del tempo non si preoccupano più dei tuoi sentimenti. Certe esperienze ci mutano, ma soprattutto ci fanno crescere. Non sempre è tutto “rose e fiori” e non bisogna fidarsi facilmente di tutte le persone : questo almeno l’ho imparato! Ora ho accanto gente fantastica di cui mi posso fidare ciecamente, perché loro nel momento del bisogno c’erano; perché mi hanno sempre fatto tornare il sorriso anche se tutto andava male; perché non mi hanno mai giudicata e mi hanno sempre accettata per quello che sono. Per me farebbero di tutto pur di vedermi sorridere. Sono loro i veri amici: quelli che ci sono sempre stati, che ci sono e che ci saranno sempre!


L’amore e la distanza Sara Comitogianni & Martina Carafelli Sono tornata qui, dove un anno fa, tra sguardi e sorrisi ci siamo conosciuti. E proprio quando sembrava che ti avessi dimenticato, mi hai mandato quel messaggio. Quella sera non sapevo se essere felice o triste per la paura di soffrire di nuovo. Per la seconda volta, ingenuamente, ho voluto fidarmi di te. Tra una risata e una litigata, non mi ero resa conto che l’estate era finita. Non avevo avuto nemmeno il tempo di pensare. Stavo facendo la cosa giusta o sbagliata? Era arrivato il giorno della partenza e tu mi sembravi più dolce del solito. Avrei voluto restare lì con te, ma non era possibile. Ognuno doveva tornare alla vita di sempre. Ma io non ce la facevo più. Una settimana dopo ho sentito squillare il telefono, eri tu, eri a Roma, non ci credevo. Abbiamo passato tre giorni insieme. Ma non eri più come prima. Adesso eri distaccato, freddo e nervoso. Non riuscivo a capire il perché di quel comportamento. Alla fine hai deciso di parlarmi. La distanza era troppa per te. Non potevi continuare la nostra storia, ma sapevi che per me non era la stessa cosa perché la distanza può evitare uno sguardo tra due persone ma non un amore come era il mio.

Pensieri Metropolitani Martina Carafelli & Sara Comitogianni Roma. Metro A. Fermata Cornelia. Sulla scala mobile per poco non cadiamo. Un Signore corre freneticamente per non perdere la metro. Ci pintona. Tutto come al solito passiamo i Tornelli. Siamo sulla banchina ad aspettare il treno. Il tabellone s’illumina. Indicazione: «Treno in arrivo.» Eccolo. Le porte si aprono. Tutto è normale. Entriamo. Non c’è posto a sedere. Parliamo e una Signora sta leggendo un libro “Orgoglio e Pregiudizio”. La guardiamo. Fermata Termini. La Signora chiude il libro. È troppo tardi. Tutto è come sempre. Le porte si chiudono e lei non è scesa, va nel panico. Fermata Manzoni. Entra un ragazzo, ha un mazzo di rose in mano. Sorprese lo guardiamo. Sembra felice. Tutto normale. Immaginiamo la sua bella serata. Fermata San Giovanni. Una Signora tre vagoni più avanti sta urlando, parla da sola. Tutto come al solito. Dice cose senza senso. È una vita, questa, senza senso. Finalmente la voce registrata gracchia “Re di Roma, uscita lato destro”. Tutto uguale a sempre. Sospiro di sollievo. Usciamo in fretta. Eccolo là, il ragazzo con le rose rosse. Incuriosite, lo seguiamo con lo sguardo. Tutto normale. Stasera, la sua sera avrà un senso. Tutto normale. Un senso vietato? Un senso unico? Ora dà le rose al suo amico del cuore. Tutto regolare. La metro riparte sferragliando. Tutto come al solito.

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Ridere (da J. Prévert) Alison Rescica & Martina Di Marzio Siamo quelle che siamo, siamo fatte così. Se abbiamo voglia di ridere, ridiamo come matte. Già, ridiamo come matte. Che ve ne importa a voi. Nella vita forse è questo quello che serve, gioire senza pensare ai dubbi, ridere sembrando pazze. E quelle risate che talvolta possono essere così banali, hanno invece anche la forza di far tornare il sorriso a chi ti ama e vive di quei sorrisi.

Ti voglio bene Maria Antonietta Umbro & Jessica Funghi Ti voglio bene non solo per quello che sei, ma per quello che sono io quando sto con te. Ti voglio bene non solo per quello che hai fatto di te stessa, ma per quello che stai facendo di me. Ti voglio bene perché tu mi hai fatto bene, più di quanto abbia fatto qualsiasi persona, e più di quando abbia fatto qualsiasi destino. L’ hai fatto senza un tocco, senza una parola, senza un cenno. L’ hai fatto essendo te stessa. Forse è questo essere una vera amica.


Vorrei dirti che… Maria Antonietta Umbro Vorrei dirti che, attraverso i tuoi occhi ho guardato all’interno di me ed ho scoperto quanto sia bello essere innamorati. Mi sono persa in essi senza riuscire a fuggire alla loro forte presa, catturata da uno sguardo così intenso da rispecchiare la mia trasparenza. Vorrei dirti che, sfiorando le tue mani sono entrata nel mio paradiso ideale, provando l’ebbrezza del tuo sguardo. Un’altra dimensione in cui un dolce tepore mi ha riscaldato il cuore. Vorrei dirti che, osservando i tuoi movimenti, sentendo la tua voce sono stata travolta dall’amore. Quando ti penso, ti vedo, ti sento vicino mi sento inferiore, provo la sensazione di non essere la persona adatta a te. Mi chiedo molto spesso se tu sia mai stato talmente innamorato di qualcuno da arrivare a sacrificare qualcosa a te caro. Mi hai mai amata? Tutto il tempo che abbiamo passato assieme ha mai acceso qualcosa dentro il tuo cuore? A me tutto questo è accaduto e non mi so ancora spiegare il perchè, ma ci sono troppe insidie da superare prima di poter arrivare al tuo cuore. Questo lo so. Vorrei dirti che, se un giorno riuscirò ad arrivare nel profondo della tua anima, riuscirò a vedere la parte oscura dentro di te. Userò tutta la forza del mio amore per distruggerla e cacciarla via, così finalmente ti purificherò. Con le ali dell’amore placherò i demoni che risiedono in te e li trasformerò in angeli solo per vedere il sorriso sul tuo volto.

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Tratto dalla conferenza “Noi e la Pace”: La storia di Frank Blen Shawel Nella nostra scuola abbiamo un progetto chiamato “Noi e la Pace” in cui parliamo dei problemi della nostra società come la violenza sulle donne, il razzismo, la mafia, ecc… Ad ottobre del 2009 è venuto a scuola un signore di nome Frank, nato in Cameroun, a raccontarci la sua storia. Eravamo in tanti, c’era chi ascoltava con molta attenzione e chi volava fare subito delle domande. Io mi sono seduta in prima fila perché ero molto interessata. Frank ci ha parlato di cose tristi e che ha vissuto lui in prima persona. Cinque anni fa è stato costretto a scappare del suo paese dove lavorava come giornalista. Stava indagando su alcuni imbrogli in politica e aveva scoperto che c’erano delle scorrettezze per far restare al potere il governo che già comandava. Questa sua inchiesta lo porta ad essere incarcerato e dove poi venne torturato. Quando raccontava la sua storia, era molto emozionato. Poi fortunatamente è riuscito a scappare ed è arrivato in Italia; si è nascosto nella stiva dell’aereo. Una volta in Italia era un clandestino, ma ha chiesto asilo politico e dopo alcuni anni è riuscito a portare in Italia anche la moglie. Questa storia mi ha colpito molto perché anch’io ho lasciato il mio paese e capisco cosa vuol dire arrivare in un paese in cui non conosci nessuno e dove tutti ti fanno sentire diverso, usando parole offensive e sguardi maligni. Queste persone non capiscono che chi lascia il proprio paese è triste e solo. Non condivido la nuova legge sull’immigrazione perché introduce il reato di immigrazione clandestina e mette in carcere tutti quelli che non hanno la fortuna di vivere in un paese ricco. Così facendo lo stato italiano non aiuta le persone, ma mettono ancora più in difficoltà. Ho molta paura che l’Italia stia diventando un paese razzista.

Amiche... Barbara Fanti Le mie amiche. Le mie splendide amiche. Le mie compagne con cui affrontare tutto. E tra una litigata e l’altra, che rafforza il nostro rapporto, l’amore entra a far parte della nostra vita. Il liceo che spalanca la porta del nostro cuore, il motorino che è il desiderio lontano che noi possiamo avere, una cioccolata calda al bar, un gelato anche in… corsa contro il tempo, per non perdere l’autobus, che sembra scappare anche lui da questa città. Ci ritroviamo poi sempre insieme. Credo che l’amicizia quella vera, possa resistere anche per tutta la vita. Quella che è disposta a combattere contro il mondo, contro il destino, contro la realtà poi tra due persone cementa il loro rapporto. Quella amicizia libera e spontanea, semplice e curiosa, veloce e stupenda, incredibile e magnifica. Adoro le mie amiche, perché sono ognuna diversa dall’altra, ognuna ha qualcosa che manca a me ed io spero d’aver qualcosa da poter dare loro.


Intervista a Blen Shawel di Daniele… Daniele De Maina & Blen Shawel Daniele: Da quanto sei in Italia? Blen: Da quattro anni circa. Daniele: Come ti sei trovata appena arrivata? Blen: Appena sono arrivata avevo problemi con

la lingua ed ero molto triste perché avevo lasciato un pezzo di cuore nel mio paese in Etiopia. Daniele: Quanto ci hai messo ad abituarti al nostro ritmo di vita, ai nostri usi? Blen: Ci ho messo un bel po’ ad abituarmi. Però alle medie ho conosciuto persone fantastiche che mi hanno aiutato molto, anche con la lingua. Daniele: Con chi sei qui in Italia? Blen: Con i miei cari, che sono per me le persone più importanti della mia vita, cioè mia madre e mia sorella. Daniele: Come ti trovi qui al “Gioberti”? Blen: Mi trovo benissimo, ho conosciuto tanta gente e tante persone per me molto interessanti. Daniele: Perché hai scelto il “Gioberti”? Blen: Perché mi piace viaggiare e mi piacerebbe aprire una mia agenzia di viaggi. Daniele: Sei fidanzata? Blen: No, per adesso sto bene così. Daniele: Sei felice di aver conosciuto la tua classe, i tuoi insegnanti e me? Blen: Si, sono molto contenta e credo che tu abbia un futuro da giornalista. Daniele: Ti ringrazio di averci concesso un po’ del tuo tempo. Blen: Figurati…..Sai, sono molto occupata con i giornalisti ultimamente, ma mi ha fatto ugualmente molto piacere concederti un’intervista. “Noi dive” spesso ci facciamo pubblicità concedendo le nostre dichiarazioni a voi reporter….Bye bye my darling! A presto!

“L’infanzia rubata” Silvestri Domitilla e Funghi Jessica Dieci milioni di sogni infranti. Dieci milioni…è l’enorme numero di bambini a cui è stata rubata l’infanzia. Tra di loro c’è chi non gioca più, chi non parla più, chi non ride più, chi ha paura anche di un solo sguardo, o di una mano che si muove, magari per una carezza… Questo è il tema che è stato trattato durante una conferenza del progetto “Noi e la Pace” della professoressa Contessini, quella del 19 novembre 2009, quando sono venute le operatrici dell’Associazione ECPAT, che hanno dato la loro testimonianza e ci hanno “incatenato” alle poltroncine dell’Aula Magna con i loro resoconti di violenza, sfruttamento e abusi. È stata una riunione forte e in alcuni momenti drammatica. Sapere ciò che milioni di bambini in tutto il mondo subiscono ci ha fatto riflettere su


delle realtà che pur conosciute “alla lontana” ci si sono invece presentate da vicino, in tutta la loro drammaticità, crudezza e intensità. Le operatrici hanno fatto domande e noi abbiamo risposto, accorgendoci che ne sapevamo ben poco. Poi è stato il nostro turno, e allora, spinti anche dalle nostre professoresse, abbiamo chiesto tante cose che magari avevano destato il nostro interesse o cose che (almeno per noi) erano terribili anche solo da pensare. Da questa Conferenza abbiamo tratto degli insegnamenti. Il primo riguarda il fatto di “non dimenticare”. Ormai sappiamo. Ormai abbiamo conosciuto cosa vuol dire “Turismo sessuale”. Tutti noi siamo costretti a non perdere il ricordo di quello che abbiamo sentito, o almeno dobbiamo essere consapevoli che questa è una realtà che possiamo contribuire a cambiare. Ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa.

“Incontri durante le ore di lezione…..” Priscilla Zarfati Al di là dell'insegnamento delle differenti materie, io ho sempre creduto che la scuola avrebbe dovuto darmi la possibilità di fermarmi un po’ sull’attualità, di potermi informare sul mondo, sulle sue realtà non sempre “piacevoli” e su tutte quelle notizie che di certo noi ragazzi non siamo soliti metterci a leggere, per pigrizia, per noia, per fretta. Da quando sono al “Gioberti” per fortuna ho scoperto che questa mia “idea” qui si realizzava. Fin dall’anno scorso in cui ero in 1^, ho avuto la possibilità di partecipare a tante Conferenze del progetto “Noi e la Pace” . Queste riunioni, fatte durante la mattina e purtroppo solo per un’ora o due, mi hanno consentito di verificare da vicino quanto siano pesanti le storie dei nostri immigrati, dei bambini vittime di tratta, della violenza domestica, e di infinite realtà che nei seminari della “proffa” Contessini sono analizzate. L’anno scorso, siccome ero in 1^, la mia insegnante ha pensato di farci partecipare solo ad un paio di Conferenze, diceva che non eravamo abbastanza “impegnati” per fare una ricerca o un Dossier, e dunque senza un lungo lavoro precedente lei non ci faceva andare. Invece quest’anno scolastico, in seconda classe(evviva!), abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a molti più incontri. Alcuni interessanti e avvincenti, altri invece molto tristi anche soltanto da “sentire”. Il 28 gennaio 2010 abbiamo partecipato al seminario con l’associazione “Differenza donna” sulla prostituzione coatta e le sue conseguenze drammatiche, che troppo spesso oggi nella nostra società vengono ignorate perché sui giornali si dà spazio solo a ciò che al pubblico “piace”. Invece la prostituzione è un problema sociale, come ci hanno detto gli operatori intervenuti, di cui occuparsi seriamente ed a fondo. In questo dramma sono coinvolte molte donne, che vengono costrette a passare la propria vita in modo “indegno” solo per riuscire a sopravvivere giorno per giorno. Si tratta della “moderna schiavitù”, cioè la tratta degli esseri umani. Questo è un problema che non possiamo ignorare, soprattutto noi ragazzi, perché ha un altro aspetto, ben più drammatico che riguarda i minori. Nel mondo ci sono milioni di bambini e bambine sfruttati, violati, prostituiti, e trafficati. Tutto ciò è gestito da organizzazioni mafiose ben radicate in ogni continente e con agganci comunicanti per poter “esportare” vittime innocenti senza sottostare ad alcuna legge.


Da questa Conferenza io personalmente ne ho tratto una grande informazione, se non altro anche sulla terminologia, perché ora uso parole che magari prima erano vuote di senso per me o di significato sbagliato. Ho anche apprezzato molto che siano stati dibattuti temi così “crudi”, perché secondo me queste problematiche vanno discusse e non dobbiamo chiudere gli occhi ma renderci conto in che mondo viviamo. Questa conferenza è stata molto “energica” e un po’ ci ha “smosso”. Sapere che milioni di persone e di bambini vivono o appena appena sopravvivono in condizioni atroci, è stato un vero pugno allo stomaco. Queste esseri umani vanno aiutati e non “ammazzati con l’indifferenza” che c’è nella società d’oggi. Penso che anche giovani come noi, possono iniziare semplicemente con un progetto scolastico come “Noi e la Pace”, a vedere realtà che nel mondo esistono, sono radicate, sono drammatiche, ma anche molto difficili da combattere perché in mano a organizzazioni mafiose. Ho imparato, in queste Conferenze, che devo vivere la mia quotidianità non dimenticandomi degli altri.


4 A IGEA

Riflessioni, immagini e idee sparse


Mille splendidi soli Erika Fameli Mille splendidi soli è il secondo romanzo dello scrittore Khaled Hosseini, conosciuto per aver scritto Il cacciatore di aquiloni, romanzo che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Mille splendidi soli racconta la storia di due donne: Mariam e Leila. Mariam vive con sua madre isolata da tutti perché è una “harami”, una bastarda, nata dalla relazione tra suo padre, un ricco signore di Herat, e la sua serva. Il giorno del suo 15esimo compleanno la madre di Mariam si uccide e lei è costretta a sposare Rashid, un calzolaio di Kabul. Dopo diversi aborti per Mariam inizia l’inferno: il marito la disprezza, è violento e lei soffre come non mai. Laila è nata a Kabul, i suoi due fratelli maggiori sono morto un una missione contro i comunisti e la persona a lei più vicina è Tariq, un ragazzino di due anni più grande con cui è cresciuta e di cui si innamora. Con l’arrivo dei mujahidin ha inizio l’inferno di bombe e morte che separerà i due ragazzi. All’età di 14 e 16 anni i due giovani rivelano i sentimenti che provano l’uno per l’altro e fanno l’amore. Il mattino seguente una bomba fa saltare in aria la casa di Tariq. Un’altra bombe cade sulla casa di Laila, che viene però salvata da Rashid, che vuole sposarla. Laila accetta perché scopre di essere incinta di Tariq. Laila dà alla luce Aziza, la figlia di Tariq, e Rashid diventa freddo e crudo, portando le due donne ad essere complici, così Mariam diventa un’amica e una madre per Laila, conoscendo un affetto vero dopo una vita di sofferenza. Con la seconda gravidanza Laila dà alla luce un maschio: Zalmai. Qualche anno dopo Tariq torna a Kabul e, trovata Laila, le racconta di come sia riuscito a sopravvivere. Rashid viene a saperlo e tenta di uccidere Laila, così Mariam lo colpisce a morte per difenderla. Mariam, mossa dall’amore per Laila e per i bambini decide di confessare l’omicidio, e viene condannata a morte e fucilata nello stadio cittadino. Laila e Tariq si rifugiano in Pakistan, per poi tornare a Kabul alla notizia che i talebani sono stati sconfitti. Durante il viaggio Laila rintraccia il figlio del maestro di Mariam, che le consegna un scatola contenente l’eredità di Mariam e una lettera con cui suo padre si scusava per non essere stato un buon genitore. Con l’eredità Laila aiuta un orfanotrofio e ne diventa insegnante. Il libro si conclude con la notizia che Laila è di nuovo incinta e che se sarà femmina, la chiamerà Mariam. Mille splendidi soli secondo me è un libro che apre il cuore. Fa pensare e commuovere per il modo in cui sono trattate le donne in Afghanistan, considerate solo un mezzo per partorire figli, possibilmente maschi. Leggendo questo libro ho riflettuto, e ho capito che noi occidentali siamo fortunate, perché lì le donne sono costrette a sopportare situazioni che a noi non sembrano possibili. La storia di Mariam e Laila vuole dare una speranza a tutte quelle donne obbligate a stare all’ombra, ad essere maltrattate. Serve per dire loro che a volte la vita offre anche qualcosa di buono, come lo scoprire affetto in persone sconosciute, che con un sorriso ti scaldano il cuore, come è successo a Mariam guardando Aziza, oppure di come le cose a volte prendano una piega inaspettata, come nel caso del ritorno di Tariq, venuto a riprendersi quell’amore che non lo ha mai abbandonato. Questo libro è stupendo a mio parere, e il fatto che finisca con la morte di Mariam lascia un senso di amarezza difficile da spiegare, ma che fa riflettere.


Insegna che la vita delle persone che amiamo a volte ci sta più a cuore della nostra stessa esistenza. Il sacrificio di Mariam, servito a far vivere a Laila e alla sua famiglia quella vita che a lei è stata sempre negata, è la caratteristica di questa donna forte e determinata. Prima diffidente e chiusa nei confronti di tutti, Mariam scopre poi di essere affezionata a quelle persone, al punto che preferisce morire piuttosto che negar loro la possibilità di essere felici. Quando ho finito di leggere questo libro ho riflettuto per alcuni minuti, guardando con lo sguardo assenta la copertina dai colori caldi. Mi sono chiesta come faccia una donna a vivere così, considerata poco più di un animale, in situazioni dove se non dà alla luce un figlio maschio è vista come una macchina difettosa. Credo che questa storia faccia aprire gli occhi su com’è la situazione per migliaia di donne, anche se c’è una sorta di lieto dine: Laila e Tariq siano riusciti a costruire con i loro bambini un avita semplice e felice, ma soprattutto, la cosa che mi ha lasciato un senso dolce in bocca in mezzo a tutto l’amaro che viene descritto, è l’ultima frase: “Perché, se sarà una bambina, Laila ha già scelto il nome”. Secondo me questa frase è stupenda perché lascia un senso di continuità, per me indica la volontà di Laila di non lasciar morire l’anima di Mariam, ma di farla riviere in sua figlia, che lei considera un po’ anche figlia di Mariam, in quanto se non fosse per lei, forse questo bimbo non ci sarebbe mai stato. Una persona vivrà per sempre nei ricordi di chi ha amato e protetto. La vita è ingiusta perché Mariam non meritava di morire come un’assassina, ma in quel mondo così lontano da noi non è concepibile che una donna prenda questa posizione rispetto al marito! Il ricordo di Mariam vivrà nel nome della bambina che Laila porta in grembo, come segno della volontà di non dimenticare cosa avvenne nella casa di Rashid per non permettere che riaccada di nuovo.

Un amico all’altro Roberta Cesari Vedi, dice un amico all’altro, come salta e corre quello là, se vede che non c’ha niente da fa’, noi ortre ar tempo che dovemo passà, seduti su’sta panchina, altro che sartà, perché co’ la pensione che pijamo, non c’è da scherzà ce resta poco pè magnà.


Occhi Roberta Cesari Sono stanca i tuoi occhi color cielo di guardare, sono stanca sempre a te e ai tuoi occhi di pensare. Mi portano lontano i tuoi occhi vivaci Mi fai volare in un universo pieno di baci. I tuoi occhi fanno sognare e quando ti vengo incontro mi sembra di ballare.

Ho paura Roberta Cesari Ho paura di impegnarmi seriamente, di volergli bene, di affezionarmi troppo a lui. Forse addirittura d’innamorarmi ammettendo che io sia capace di un sentimento tanto forte. La paura mi ha paralizzata Resto sempre come bloccata ed è per questo che mi sono creata una vita tutta sognata, una vita solitaria.

“Nonni” Roberta Cesari Ci avete cresciuto e ascoltato. Ci avete insegnato i valori della vita. Ci avete subito voluto bene. Siete parte di noi. Ma soprattutto ci avete amato. Grazie nonni. Vi voglio bene


Racconto del viaggio in Polonia Paolo Profili Durante quest'ultima estate sono stato in Polonia per trascorrere una vacanza in compagnia di mia zia. Questo viaggio è stato molto particolare, perché sono accadute per me….” due prime volte”. La prima è che ho viaggiato in aereo e la seconda è che ho viaggiato da solo: i miei precedenti viaggi, infatti, li ho attuati con i miei genitori o con la macchina. Sono partito il 23 luglio dall'Aeroporto di Fiumicino e quel giorno lo ricordo molto bene. Prima del mio primo decollo mi sentivo un po' agitato, ma lo nascondevo cercando di essere tranquillo. Ogni volta in cui pensavo al decollo il cuore mi batteva sempre più forte. L'aereo era alle 15:30. Sono arrivato in aeroporto con il treno dalla stazione Ostiense accompagnato da mamma molto tempo prima. Come potete ben immaginare, i piloti e le hostess non parlavano italiano, ma solo polacco o inglese. Prima di partire, lo speaker, con il mimo della hostess, ci faceva capire come dovevamo comportarci in caso di emergenza. Il momento del decollo era vicinissimo. All'improvviso sento una sensazione come qualcuno che spinge da dietro e l'aereo aumenta sempre di velocità, fino al momento del distacco. In quel secondo ho avuto un giramento di testa e poi la quiete. L'aereo si era staccato dal suolo e stava salendo di quota, sempre più. Durante il decollo, dal finestrino vedevo Ostia con la spiaggia, il mare e gli ombrelloni. Poi solo mare. Osservavo per la prima volta il fascino del paesaggio dall'alto, le case rimpicciolite, la terra colorata in pezzi dall'agricoltura, le montagne talmente piccole che sembravano puntini. Il fascino del cielo è straordinario e le nuvole pareva di toccarle. Ad un certo punto, vedo un territorio completamente pianeggiante e comincio a pensare che potremmo essere in Polonia. Piano piano il momento dell'atterraggio si avvicina. L'ambiente si ingrandisce e aspetto con fiducia il momento in cui l'aereo si poggia sulla pista per l'atterraggio. È fatta. Il viaggio è andato bene e con 2 ore e mezza di volo mi trovo in Polonia, dopo un'assenza di qualche anno. Il caldo è tremendo, peggio di Roma. Ho una certa fame e mia zia, che è venuta all'aeroporto, mi offre una specie di dolce a base di cioccolato. Giunta la sera andiamo a casa per poter passare la prima notte polacca in serenità. Nel periodo del mio soggiorno in Polonia ho conosciuto molti amici e molti luoghi. Czestochowa, con il suo santuario della Madonna Nera che è la molto venerata. Accanto vi è un museo che attira la mia attenzione. Noto un piccolo particolare: tra gli oggetti messi in mostra c'è un rosario fatto di pane da un prigioniero ad Auschwitz. Vedo anche dei manifesti che hanno fatto la storia: i manifesti di Solidarnosc. Mi dirigo in altri musei e i miei amici mi fanno notare una grossa penna: non una qualsiasi ma quella che, impugnata da Lech Walesa ha fatto crollare il comunismo. Poi sono stato a Danzica (Gdansk) e là ho visitato il porto con un traghetto. L'acqua è sporchissima e il porto è pieno di fabbriche che costruiscono e assemblano navi di grande portata. Ho visto poi un luogo molto importante dal punto di vista storico la Westerplatte, dove i soldati polacchi furono accerchiati da quelli tedeschi e qui incominciò la seconda guerra mondiale. Un giorno siamo andati a Elblag. Una curiosità: in questa città c'è una statua che per avere fortuna e magari la speranza di un nuovo ritorno, i viaggiatori devono strofinarle il naso. Io l'ho fatto. Non si sa mai. Sono ripartito per Roma dopo 3 settimane. Sono molto soddisfatto del viaggio che ho fatto. Ho conosciuto meglio Varsavia e ho visitato


città che non conoscevo. Ho potuto conoscere nuovi amici, ma soprattutto ho allargato le mie conoscenze nel mondo È vero che viaggiare aiuta a conoscere se stessi e gli altri. Con i viaggi si impara la storia e la geografia da “vicino” e non solo sui libri.

Amici Eleonora Olivieri Amici.... sono coloro che fanno parte dell’universo del mio cuore, sono stelle, angeli, luci, colori, a volte anche dei buchi neri ma sempre amici sono! Chi entra nel mio cuore mai ne esce chi ne è uscito ha lasciato un grande vuoto, una voragine vuota nel mio cuore! Ma dentro di me c’è la luce... la luce chiara dell’affetto di tanti come voi. Se guardo bene tra le stelle, potrò scorgere dei volti, sono loro, siete voi sono gli amici che ho nel cuore.

Amore Eleonora Olivieri L’amore è una parola grossa. Quando l’ho provato mi ha dato una gran scossa questa emozione non riuscivo a controllare, è una specie di calamita che fa sobbalzare. L’amore fa soffrire, ci si sente anche male per colpa di questo sentimento, così forte e letale che è impossibile da fermare. Ma io mi butto, lo voglio provare.


Ti voglio bene Erika Fameli Alcune canzoni sembra parlino di te come fossi tu l’autore di quei versi, ti raccontano meglio di quanto tu potresti fare e ti fanno vibrare l’anima con una melodia che non potrebbe essere più giusta. Una canzone può riportarti in luoghi lontani che credevi di non ricordare più e quando la mente preme “play”, che tu lo voglia o no, davanti agli occhi iniziano a susseguirsi le immagini della tua vita. Quando le note di “Ti voglio bene” sono risuonate alla radio sono tornata indietro di tanti anni. Il volume serviva da sottofondo alle chiacchiere tra me e Aurora, ma appena la musica è partita quelle note mi hanno colpito con la forza di un ciclone e un vento fortissimo si è scatenato dentro di me riportandomi al periodo che ha fatto di me la persona che sono ora. “…sono quello che ascoltavi quello che sempre consola, sono quello che chiamavi se piangevi ogni sera…”

Queste parole mi hanno riportato alla mia adolescenza, a quando mi sono ritrovata ad affrontare una solitudine cui non ero pronta. La forza di quei versi così maledettamente “azzeccati” mi ha fatto pensare a come mi sono sentita quando intorno a me si è creato il vuoto, ed ero stata io a crearlo pensando che non avrei avuto bisogno d’altro oltre a quello che avevo già. Sono tornata all’estate che ci aveva unite, a quella sensazione di completezza che provavo perché tutto ciò di cui avevo bisogno era con me. Quando Arianna, la mia migliore amica, mi ha voltato le spalle mi sono ritrovata sola in un mondo dove non c’era nessuno. Da qualche tempo frequentava altre persone ma non mi preoccupavo perché la nostra amicizia aveva sempre avuto alti e bassi. Poi tutto è cambiato. Non si faceva più sentire, ad ogni parola, ad ogni mio gesto, vedevo un muro. Ho provato a parlarle ma non mi ascoltava, diceva che non era cambiato niente, e che le persone hanno bisogno di staccarsi dal passato. “..dici che non ho più tempo per parlare, ma se solo bisbigliando te lo chiedo, tu sarcastico ti tiri sempre indietro..” Erano proprio queste le parole che usava, diceva che lo sport mi portava via

troppo tempo e lei si sentiva trascurata, e aveva cercato quell’amicizia che secondo lei non le davo più in altre persone. Scappava da ogni chiarimento perché per lei non c’era nulla da chiarire, tutto era limpido e non c’era un motivo per cui improvvisamente il nostro rapporto era andato a rotoli. Mi sentivo vuota senza quell’amicizia che mi riempiva le giornate, persa senza quegli sguardi complici che senza una parola facevano dei discorsi immensi, inutile al pensiero che per lei non ero più niente. “..in 4/4 ti racconto disilluso e non contento, l’allegria e la magia che hai rovinato..”

A scuola era orribile, niente era abbastanza divertente da strapparmi un sorriso, a casa era ancora peggio, con il muro colorato dalle foto che parlavano di noi, dei giorni dove ci bastava stare insieme per essere felici. Tutto mi ricordava quel rapporto che era il centro della mia vita da sempre, che non mi aveva mai lasciato e che credevo non l’avrebbe mai fatto.


“..E rassicurarmi di starmi vicino, poi chiacchierare al telefono da solo..”

E come faceva male quella cornetta che dava sempre occupato, un silenzio assordante che mi riempiva la testa, una porta chiusa davanti agli occhi, il ricordo di quelle telefonate infinite, di quei pomeriggi fatti per noi. Tutte le parole, le sensazioni, mi erano così lontane che sembrava le avesse vissute qualcun altro, e lo specchio sulla scrivania mi diceva che quegli occhi spenti, quella bocca che non sapeva più ridere e quel viso triste non avrebbero mai potuto provare qualcosa di così grande e immenso come era stata l’amicizia tra noi. “…è che ti sono debitore di emozioni, è che al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla tua pelle come ho fatto io con te…”

Di quante emozioni le sono debitrice non lo so, e la cosa che faceva più male era riviverle tutte, una per una, ogni sera prima di addormentarmi mi passavano davanti agli occhi, alla ricerca di un perché che non c’era. Rivedevo quelle immagini e mi vedevo svanire per lasciare il posto a qualcun altro. “…e per quanto non sopporti più il tuo odore, mi fa male dedicarti il mio rancore…”

Non riuscivo a non volerle bene, la giustificavo. Qualche frammento di quel sentimento è ancora nel mio cuore, chiuso in una scatola che conserva il ricordo di quella felicità. Poi sono andata avanti, e non mi credevo capace di volere ancora bene, fin quando non mi sono risvegliata dal sonno del dolore. Una mattina ho scoperto dentro di me una nuova lucidità, la voglia di non abbattermi, di non buttarmi giù, e la vita è tornata a scorrermi dentro. Non piangevo, non mi disperavo più per una persona che aveva perso ogni interesse nei miei confronti. Mi sono fatta forza e sono andata a scuola. Ho riso, ho riso tanto quel giorno e mi sono lasciata aiutare da persone che non credevo ci tenessero così a me. Non avevo raccontato ad Aurora di Arianna perché, crescendo, ho imparato a lasciarmi le brutte esperienze alle spalle, ad andare avanti. Così mia figlia mi ha chiesto perché mi fossi commossa, e le ho raccontato tutto. Mi ha chiesto come fossi riuscita ad andare avanti, e le ho detto che accanto a me ho avuto persone speciali, che sono presenti anche adesso, che non mi hanno abbandonato. Non avrei mai immaginato che dalla fine dell’amicizia che per me era la più importante sarebbe potuto nascere qualcosa di buono, e mi sbagliavo di grosso. Così, percorrendo le strade trafficate di Roma, io e mia figlia abbiamo parlato come mai prima d’allora. A 17 anni anche io ero come lei, sognavo l’amore, volevo divertirmi e non pensare a niente, e la fine di quel rapporto a senso unico, mi ha fatto capire che era arrivato il momento di cominciare a vivere come dicevo io, di essere di nuovo la protagonista della mia vita. È come se Arianna, lasciandomi sola, mi avesse fatto aprire gli occhi su una nuova realtà, rivelando la vera me. Da quando non siamo più amiche i miei sogni si sono avverati, e ho trovato quell’amore che sognavo, ho vissuto appieno gli anni dell’adolescenza, belli, pazzi, senza problemi, con preoccupazioni che a ripensarci ora fanno spuntare un sorriso, quelli che non tornano più e che mi hanno reso la persona che sono. Non ho mai sofferto tanto per la fine di un’amicizia come per quella con Arianna, ma allo stesso tempo non sono mai stata più felice come nel periodo che ne è seguito. Ho sofferto e ne sono uscita ferita, ma ho ripreso in mano la mia vita e mi sono


lasciata alle spalle tutti i giorni passati con lei. Non avrei potuto fare una cosa più giusta. Nella mia vita credo che tutto sia dipeso da quella scelta di non lasciarmi andare al dolore per qualcosa che non c’era più, di non disperarmi per chi rideva delle mie lacrime. E sono rinata, ho vissuto. E rifarei tutto. Quando siamo arrivate a casa Filippo mi ha salutata e vedendo i miei occhi rossi mi ha chiesto cosa fosse successo. Gli ho detto di quella canzone che mi aveva riportato indietro di 28 anni, quella canzone che conosceva così bene, che mi legava ad un periodo buio, di cui lui era la luce alla fine del tunnel. La conosceva bene quella storia, perché dalla sua fine c’è stato il nostro inizio. Mi ha guardata e poi ha sorriso, e prendendomi per mano mi ha detto: “se non fosse andata così non ti avrei conosciuta”. E tutto il dolore si è dileguato con quella frase. Ho sorriso, e guardandolo negli occhi ho rivisto tutto quello che avevamo costruito insieme, la nostra casa, con i giochi di Federica, i poster di Aurora e la musica di Marco, e mi sono detta che dalla fine di quell’amicizia è nato tutto quello per cui vivo. Mi sono guardata dentro e ho visto che non soffrivo più, che avevo smesso di farlo da tanto tempo e che quei ricordi mi facevano scendere una lacrima solo perché so che se non fosse andata così, non avrei mai avuto tutte le cose che ora mi rendono la persona più felice del mondo.

Viaggio intorno alla tendopoli di San Pio delle Camere Eleonora Salandrino Ricordo ancora il primo giorno, ero emozionata, tesa e con tanti interrogativi che giravano nella mia testa. Lo ricordo oggi come fosse accaduto ieri: appena scesa dalla macchina mi sono vista davanti una platea di tende blu, con persone rintanate dentro e i bambini che girovagavano per trovare un modo di ammazzare il tempo. Don Antonio, il prete della tendopoli, ci è venuto incontro e ci ha fatto un po’ da "guida turistica”. Dopo, siamo entrati nella nostra tenda di animatori, abbiamo messo in ordine di qua e di là e siamo andati subito in giro ad attirare l’attenzione dei bambini. Le domande che assillavano la mia mente si riproducevano nella realtà; ero combattuta su come mi dovevo rapportare con loro che avevano subito un trauma che probabilmente gli rimarrà impresso per tutta la vita, non sapevo come muovermi, ma soprattutto non sapevo se fossi all’altezza del compito che mi era stato affidato. I bambini erano disorientati e, invece di farsi forza tra di loro, si facevano guerra per un giocattolo, per un giro in più o in meno fatto in altalena, e non mancavano parolacce e mani l’una contro l’altra, per ottenere ciò che volevano. Guardando ciò, ho messo da parte le mie paure e ho iniziato subito improvvisando con delle marionette di pinocchio, per proseguire con degli origami. Giocare non era però sufficiente, allora abbiamo fissato delle vere e proprie regole, basilari per una serena convivenza. Da quel momento le cose sono andate meglio. Una semplice carezza fatta con affetto, una semplice storia che li faceva immergere in un mondo fantastico, per dimenticare o provare a dimenticare la realtà; una semplice presa in braccio che li faceva girare come se fossero su un aeroplano e li faceva sentire importanti e al centro dei tuoi pensieri. Da lì si è istaurato un rapporto, un legame così


forte da sentire la mancanza gli uni degli altri. Loro ci aspettavano ansiosi e pieni di gioia per iniziare con noi una nuova avventura ogni volta. Ricostruendo questo puzzle mi viene in mente un tassello fondamentale. Un giorno, cercando tra le varie attrezzature, giochi e fogli messi tutti alla rinfusa, abbiamo trovato dei colori a tempera e dei cartoncini colorati. Una volta presi i cartelloni abbiamo iniziato a lavorare tutti insieme usando i vari colori. In questo modo i bambini sono riusciti ad esprimere la loro personalità, le emozioni di quel momento così particolare e stretti uno vicino all’altro hanno immerso le mani nei colori come per lasciare una loro impronta, come per dire “io c’ero”. Tra loro c’era Matteo, un bambino scalmanato e ribelle con il mondo intero. Aveva occhi grandi e scuri con i quali ci sfidava. Così aggressivo e prepotente non riusciva ad integrarsi con gli altri, eppure in quella situazione, facendo un gioco di squadra, siamo riusciti a strappargli un sorriso e a renderlo partecipe. Il giorno seguente, con la pioggia e il mal tempo, questo bambino ci aspettava ansiosamente per regalarci una gigantografia di un personaggio dei cartoni animati che lui aveva disegnato per noi. Forse tutti quei dispetti erano dovuti ad una non accettazione dell’accaduto ed alla coscienza che noi, come gli altri volontari che erano stati fino ad allora al campo, saremmo scomparsi da lì a pochi giorni. Mi viene in mente anche un vecchietto che veniva sempre a giocare con noi a carte per far scorrere quelle giornate lunghe e noiose. Lui, mentre giocavamo, mi raccontava della sua famiglia, della sua casa che non c’è più e dei suoi figli e nipoti che vivono nei dintorni. C’era un dialogo affettuoso tra noi, come tra nonno e nipote. Mi faceva delle domande, su di me, su dove abitavo, su come si chiamavano i miei familiari e da dove venivano e abbiamo capito di avere alcune cose in comune. In tutto questo, per regalargli una briciola di felicità, lo lasciavo spesso vincere nelle nostre partite. Sfogliando questo album nella mia mente, mi salta agli occhi l’immagine iniziale di questa avventura. Durante il viaggio d’arrivo siamo passati davanti città deserte come Onna, tutta ricoperta di macerie e di storie sofferenti alle spalle, man mano che il viaggio proseguiva le mie aspettative si modificavano: pensavo di trovare ancora tendopoli non organizzate e strade ricoperte da rovine, invece, arrivata alla meta, mi sono ricreduta. La situazione organizzativa era migliore di quanto pensassi, nonostante ciò ho potuto sentire il disagio e lo sconforto delle persone: avevano perso la loro casa ed erano costrette a rimanere tutto il giorno nelle tendopoli. Era assurdo vedere come la loro vita fosse cambiata da un momento all’altro, gente che aveva sempre lavorato ora si trovava lì, stravolta, senza sapere cosa fare, senza punti di riferimento e priva delle certezze che tutti noi crediamo di avere. Respiravo, come loro, la precarietà di quei giorni. La terra ci tremava sotto i piedi ed io non me ne accorgevo. La gente mi raccontava che ogni notte sentiva le numerose e ripetute scosse che duravano pochissimi secondi ma mettevano paura e terrore che si ripetesse ciò che era successo la fatidica notte. Una notte, apparentemente comune e uguale alle altre, ma caratterizzata da una forza potente della natura, le certezze crollano insieme alle mura di casa, ai pavimenti che si muovono e tu non sai cosa fare, vuoi mettere in salvo i tuoi cari ma rimani intrappolata, rumore, movimento, caos, gente che chiede aiuto e poi…… il niente. Tutto distrutto, persone sotto le macerie e i soccorsi che pian piano intervenivano. Il disagio era ed è la normalità, la quotidianità dove si mettono a confronto tutti i giorni. Ormai, quello che per noi può


essere ovvio ( avere una casa, un posto di lavoro, divertimenti e una città più sicura) per loro è un sogno, un desiderio, una speranza che comunque non riesce e non riuscirà mai a colmare quel dolore, quella instabilità interiore che li ha segnati in profondità, cicatrice che l’amore e la solidarietà possono aiutare a rimarginarsi. Quei giorni da animatori erano volati via come il vento ed era arrivato il momento di salutarci. Guardando quei volti sofferenti, eravamo coscienti che un’ esperienza così intensa non ci ricapiterà. Quei giorni li porto incisi in me, con la riflessione costante sul senso della vita, bene prezioso che non bisognerebbe mai dare per scontato. (Questo racconto, ha partecipato al concorso “Facciamo un libro” della Fondazione Bellonci risultando uno dei dieci vincitori).


La classe IV A IGEA prova a rifare Jacques Prévert

La danza Di Jessica Filippi La danza è il mio sogno La danza mi ruota intorno Per me è tutto ciò Che anche da grande avrò Mai il mio sogno finirà La danza di me si impadronirà Questa è la mia strada Non voglio che nient’altro accada La danza visione attiva La danza perché io viva

Poesia Di Carlla Motoi Io e lui eravamo una cosa sola Io e lui respiravamo a piena gola Tra me e lui mai sarà finita Anche se la vita spesso è una salita Tra me e lui mai sarebbe cominciata Se non avessi seguito la mia visione incantata Sapevo che era impossibile da realizzare Ma sapevo che era la mia realtà da concretizzare


P Di Eleonora Salandrino Ho preso la chitarra in mano Ho iniziato a suonare Per il mondo provo a dimenticare E ho visto te Con i tuoi occhi scuri e profondi Con un sorriso pieno di gioia Ho continuato a suonare Pensando alle cose insieme da realizzare Ho continuato a suonare Un flash agli occhi mi è balzato Io e te in cucina, un buon pranzo cucinato Ho continuato a suonare e non ho più pensato Ho iniziato a sentire la tua voce bella Ho continuato a suonare la melodia sempre quella Ho ricordato una delle nostre conversazioni In cui ridevamo con mille emozioni Mi sono alzata, la chitarra ho appoggiata Alla finestra mi sono avvicinata Fuori pioveva Ogni goccia che scendeva rappresentava me Con la mia difficoltà a dirti quanto ti amo. Ho ripreso la chitarra e ho continuato a suonare Insieme un nostro futuro mi immagino di sognare

Colpire Di Ermiyas Girma Oggi era l’incontro Ed io ero pronto Mi sono caricato Tutti mi hanno guardato Sul ring sono salito Il mio avversario è impaurito Io sto tranquillo Saltello come un grillo Il mio pugno gli lancio Poi lui mi dà un gancio Mi concentro lo colpisco Quel che accade non capisco Ho già vinto non lo sapevo Al mio pugno non credevo


La frase Di Vanessa Morosi Finalmente la porta si apre Era tanto che ti aspettavo Aspettavo una tua frase Sei arrivato bello e sicuro Ma capisco che qualcosa non va L’atmosfera d’un tempo è cambiata Respiro aria pesante e diversa Aspettavo una tua frase Seduto accanto a me Mi parli con gli occhi Occhi tristi e che si gonfiano di pianto Ho paura di ciò che mi dirai Ho paura di quel che sentirò Aspettavo una tua frase Ad un tratto l’hai detta La tua parola mi congela il cuore E riesce a far nascere un grande dolore Mi sento morire Sta tutto per finire Mi alzo e guardo i tuoi occhi Per l’ultima volta voglio che tu mi tocchi Fingendo un piccolo sorriso Me ne vado con l’immagine del tuo viso

Cammino con le mani in tasca Paolo Profili Cammino con le mani in tasca ed ammiro il paesaggio ascoltando i rumori della natura respiro aria pura, e ne traggo vantaggio. Cammino con le mani in tasca e sento la musica passeggio per la strada curiosando, non so dove io vada.


Cammino con le mani in tasca Eleonora Salandrino Con un sole che spaccava le pietre, passeggiavo tra le strade del mio paese. Pensando e sognando la magia del futuro, con le mani in tasca mi sentivo più al sicuro. Camminavo, mi spostavo, e tanta gente incontravo Con i pugni chiusi la vergogna non respiravo, e le emozioni io imprigionavo.

Cammino con le mani in tasca Erika Fameli Cammino con le mani in tasca, i piedi che si inseguono l’un l’altro, disegnando strade senza direzione e gli occhi che scrutano il cielo, come in cerca di qualcosa. In questo momento fatto per me, una brezza leggera mi riporta alla mente immagini lontane e vecchi interrogativi tornano da me, facendo passare un’ombra sul mio viso. Cammino con le mie in tasca, e l’andatura di chi, guardando il mare, non sa se sarà limpido o in tempesta, poi d’un tratto mi fermo e guardo il sole. E’ sempre lì, che rinasce ogni giorno, il punto fermo su cui poter contare. E di nuovo spunta un sorriso, mentre i piedi riprendono il loro disegno senza senso

Cammino con le mani in tasca Lavinia Brama E’ una splendida giornata di Aprile. Mi ritrovo sul lungomare a camminare, pensando che l’estate sta per arrivare. Soltanto due mesi, poi si inizierà al mare ad andare. A fare tardi con gli amici la serata ad alzarsi a mattina già iniziata. Soprattutto i viaggi potrò fare, tre mesi di svago, feste, e riposare.


Vedere nuova gente, città d’arte visitare Mi rendo conto che solo due mesi mancano però, ma sono sempre quelli che più a lungo aspetterò. Mi infilo le mani in tasca. Ce la devo fare. Tener duro due mesi e poi potrò volare…..

Pensando a “Ma Bohème” di Arthur Rimbaud Lavinia Brama Arthur Rimbaud ha avuto una vita difficile e complicata, cominciando dal rapporto che aveva con la sua famiglia. In “Ma Bohème” Rimbaud racconta quel periodo della sua vita, e lo fa così bene nella poesia che anche se non lo dice lo si capisce. Ci fa immaginare che non è ricco, e che la poesia è l’unica a dargli la forza per andare avanti. Per me, il verso più sentito di “Ma Bohème” è proprio quando elogia l’arte poetica ed in un certo senso la ringrazia. Poi, in un altro verso, racconta che l’”Orsa Maggiore” è il suo tetto. Cioè che Rimbaud aveva la sua casa per strada e dormiva all’aperto sotto le stelle. Per me vivere così come viveva Rimbaud è una vera fonte d’inspirazione. Secondo me solo chi vive così può percepire delle sensazioni forti e fantasiose, che le persone comuni non possono neanche immaginare e la gente qualunque non ne saprà mai niente.

Cammino con le mani in tasca Eleonora Olivieri Cammino con le mani in tasca. Guardo la gente, davanti a me. Il sole illumina il mio viso, immagino il mare e te. In questo momento, fatto di attimi passati, mi ritornano in mente i vecchi tempi andati, l’ombra di una nuvola mi copre il viso. Ascolto la solita melodia e mi sale il riso. Cammino con le mani in tasca, che cosa c’è… I miei occhi guardano il sole e intanto ti immagino accanto a me. Poi d’un tratto mi fermo e penso a te. Ecco ti rivedo, fermo lì, che spunti tra una nuvola e l’altra, ma sei sempre qui.. Mi ritorna il sorriso, non sto più in tensione, riprendo il cammino, senza direzione.


Pensando alla “ Mia Bohéme” di Rimbaud Eleonora Salandrino Il poeta vaga, per le strade, arrabbiato per quello che la vita gli ha riservato, pensando alle cose e agli affetti che avrebbe potuto avere e che invece non gli sono stati regalati dalla vita. Però guarda intorno la bellezza della natura, le stelle e la rugiada che lo portano in un mondo fantastico e per un po’ gli fanno dimenticare la sua triste condizione. Solo la poesia, per Rimbaud, riesce a colmare il vuoto e la malinconia che la vita gli ha procurato, anche se la realtà riemerge sempre.

Il cammino Valerio Gregori Cammino, uno stile personale un passo nei tuoi pensieri un movimento che ti descrive. Le mani in tasca per rilassarmi I pugni fuori per arrabbiarmi. Cammino osservando il mondo, cercando di dare senso a ogni cosa. Cammino per stare bene con me stesso Cammino restando fermo.

Ma Bohème di Rimbaud Valerio Gregori Rimbaud cammina con i pungi nelle tasche come segno di rabbia e come per chiudersi in se stesso. Con il suo cappotto che gli sta quasi appiccicato addosso per il tanto tempo che ce l’ha. Le tasche dei suoi pantaloni hanno dei buchi, segno di povertà, e lui, come Pollicino che sparge sassolini per ricordare la strada, semina rime sotto il cielo stellato, seduto sul ciglio della strada, assaporando i rumori della notte come un vino rigoroso. Durante le tenebre, in mezzo alle ombre, tira i lacci delle scarpe come se fossero delle corde di una lira, creando un contrasto tra povertà e ricchezza. Perché se è vero che Rimbaud è povero materialmente, è però ricco grazie alla sua poesia. A me questo poema è piaciuto molto. Inoltre anche la vita di Rimbaud mi ha impressionato. Ho apprezzato parecchio quando nella poesia il poeta dice che si ritrova nella notte sotto le stelle a spargere rime, come unica ricchezza che lo tiene in vita. Questo mi fa pensare che nella nostra vita dobbiamo sempre avere un motivo per andare avanti, dobbiamo essere capaci di trovare in noi quella ricchezza che Rimbaud ha saputo trovare e che per lui è stata fondamentale. Dobbiamo saperci non legare soltanto alla ricchezza materiale, ma come ci insegna il poeta francese, scavare nelle nostre passioni per rintracciare qualcosa di vero, di valido..


“Pensiero dolce” Ermiyas Girma Me ne andavo con le mani in tasca. Perché tutte le persone che amo, se ne vanno via? Non l’ho certo chiesto io! Voglio solo un po’ d’amore, voglio continuare a sognare un futuro, senza incertezze voglio regalarti tanti sorrisi, ma adesso ho solo lacrime ed un pensiero dolce, ma pieno di dolore.

“Cammino con le mani in tasca” Jessica Filippi Mentre camminavo con le mani in tasca, sogno le tue, calde, sul mio viso. All’improvviso un pensiero triste mi attanaglia. Ricordi del passato. Una canzone che mi torna in mente. Sul mio viso scivola una lacrima di dolore

“Cammino con le mani in tasca” Vanessa Morosi In questo giorno così buio mi ritrovo qui seduto in questo vicolo ormai deserto dove neppure un bagliore brilla in questo momento. Dimenticato già da tempo dal mondo intero, riprendo il mio lungo sentiero lasciandomi cadere nel malinconico silenzio di un doloroso pensiero camminando con le mani in tasca, vaghe idee sorgono dalla mia anima facendo così cadere una lacrima.


“Cammino con le mani in tasca” Alessandra Nicoletti Cammino con le mani in tasca, la testa vuota, per una via a me così conosciuta, vado lì dove mi porta il cuore. Mi ritrovo solo, avvolto nel silenzio dei miei pensieri. Tra le ombre della sera, soltanto il vento soffia tra gli alberi. Immobile, in quel luogo da me conosciuto, ascolto il mio cuore. I ricordi di una vita riaffiorano si fanno spazio tra mille pensieri. Cammino con le mani in tasca. Sulla via del ritorno. Lasciandomi dietro il passato pronto a creare in me nuovi ricordi

“Cammino con le mani in tasca” Simone Portulano C’era un uomo molto buono, se ne andava, camminando, per la strada fischiettando. Col suo cappotto tutto nero, e il suo viso alquanto fiero camminava a ciel sereno e senza freno! E il suo vizio delle mani sempre in tasca ce l’aveva. Si rilassava, diceva. Con la sua aria calma e pacata, per la strada se ne andava, con le mani in tasca se ne stava e alla sua vita ripensava, perché fiero e con umore, le sue tasche con calore, scaldavano il suo cuore nella triste Singapore.


“Cammino con le mani in tasca” Federico Senni Camminando in questo tempo in un cielo così spento mi sentivo tanto stanco, con le mani in tasca andavo. Era un giorno un po’ intristito, mi sentivo assai avvilito, ma con la forza del mio cuore tenevo alto il mio umore. Nel mio giorno prediletto in cui penso un po’ a me stesso, camminando per le strade allontanai da me il mio male.

Commento a “Ma Bohéme” Federico Senni Questa poesia ci racconta di come il poeta sia rimasto isolato dal mondo che lo circonda e, con l’aiuto della sua sola ispirazione poetica, ricordando il suo amaro passato, riesce però ancora a vivere e a fare delle poesie. Il poeta vive nella solitudine e per farci capire che è anche in povertà ci descrive con ogni particolare, il suo abbigliamento, che è sgualcito, misero e rattoppato. Durante il suo cammino Rimbaud si paragona a Pollicino perché mentre questo personaggio utilizza pezzi di pane da spargere per terra sulla strada del ritorno, il poeta invece snocciola versi e si riposa sotto l’Orsa Maggiore, cioè dorme all’aperto, sotto le stelle lucenti. Seduto sul marciapiede, ascolta il rumore delle sere di questo buon settembre che lo inebria come un buon bicchiere di vino forte. Alla fine si ritrova circondato da ombre fantastiche e tira a sé i lacci delle scarpe per portarsele vicino al cuore, quasi a simboleggiare un fantastico strumento musicale, una specie di lira, di cui lui suona le corde.

Attualità Francesca Pizzi Rosarno, Calabria Italia e sottolineo Italia perché le scene che si sono viste qui appartengono più ad altri luoghi che alla nostra penisola. Questa brutta storia, è iniziata con quegli italiani che hanno sparato con una pistola ad aria compressa ad un uomo di colore. Subito gli extracomunitari sono scesi in strada armati, incendiando anche auto e cassonetti, rivendicando i loro diritti anche se in modo sbagliato. Questi extracomunitari, probabilmente quasi tutti venuti dall’Africa, lavorano nelle campagne e vivono in baracche senza acqua, né luce né riscaldamento.


Subito la polizia è intervenuta per sedare la rivolta dei braccianti. Anche molti abitanti di Rosarno sono scesi in strada venendo allo scontro con gli africani. Per fortuna tutto sta tornando alla normalità da due giorni, ma con la calma si è capito che in questo momento sulla rivolta c’è l’ombra dell’ ‘ndrangheta.

Infatti alcuni tra gli italiani arrestati sono membri di questa organizzazione criminale. A conferma di ciò, durante una manifestazione, è apparso uno striscione con la scritta “Speriamo che un giorno potremo dire c’era una volta la mafia” che è stato subito bloccato da una parte del corteo.

La mia opinione su tutto l’accaduto è che questa rivolta si sarebbe potuta evitare se si fosse intervenuto a tempo debito, ma purtroppo conveniva a qualcuno dare una paga da fame a queste persone, sfruttarli ed esasperarli. Comunque, da una parte, capisco anche le persone del posto che non vogliono questi “accampamenti” perché molte volte portano, purtroppo, altra criminalità oltre a quella che già c’è in Calabria e ciò è senz’altro un motivo ulteriore di disagio, per tutti. Vorrei finire dicendo che mi auguro che questi episodi di violenza non si verifichino più e che in Italia siano sconfitte le mafie e che ci possa essere più integrazione. L’Italia non ha nel suo cuore uno spirito razzista e quando io vedo certe immagini o leggo di certe leggi che vorrebbero discriminare gli immigrati, allora penso che ciò non sia giusto perché noi uomini siamo uguali, tutti. Aldilà del colore della nostra pelle.

Senza titolo Michela De Rossi Puoi camminare o correre per un solo obiettivo non puoi cedere se davvero questo ti rende felice, bisogna continuare sempre con la testa sulle spalle e lo sguardo fermo, piangere se ti è d’aiuto ma non lasciarti andare se l’obiettivo è sempre lottare, vincere, amare.

Fanciulla Rafaela Brotto E' mattino. Tra gli alberi intravedi spiragli di luce, ed ammiri l'alba nascente, col sole desideroso di mostrarsi in tutto il suo vigore. Il cielo sembra accoglierti, le gocce di rugiada tra le foglie attirano l'attenzione. Si ode indistintamente lo scorrere liquido di un ruscello. Sotto ai piedi percepisci l'umido della terra, e le tue mani tastano il ruvido di nobili alberi. Ovunque in questa immensa foresta, trovi maestosi alberi, dalla chioma ampia e dalla corteccia ruvida. I larici, sono così belli e possenti! Le foglie colore dell'autunno, come il tuo cuore. Nel turbinio del vento si cela la forza del silenzio, come preghiere mai udite, come lamenti incomprensibili. Fanciulla, corri per guarire le ferite marchiate sul tuo


petto e chiudi gli occhi, mentre la brezza intreccia le tue chiome. I larici sembrano correre in armonia assieme a te, paiono danzare. Fanciulla melodiosa, una musica coinvolge la tua mente, assorbe il tuo essere. Combatti forse per negare questo potere? No, t'abbandoni a quella melodia e fai di lei il tuo lato amabile. Incontri quel sublime ruscello, che ti chiama per nome. Fanciulla, ti diletti a nuotare spoglia delle tue vesti in quest'acqua trasparente, cristallina. Questa ampia cascata ti abbraccia con il suo liquido, ti stringe a sé come se tu fossi cristallo inestimabile. Esci dall’acqua perché non trovi quel che ardentemente cerchi. Fanciulla, raccogli le tue vesti posate sulla pietra spoglia e ti dirigi verso le grandi e sontuose montagne, ricche di miti e segreti. Brami d'incontrare l'amore che ti fu rubato dai tempi in cui eri bambina. Quel passato che ancora grida dentro il tuo cuore, s'imprigiona ogni giorni di più, alimentandosi delle scarse forze. I tuoi occhi vedono una radura. Qui troneggia, fra bassi cespugli, una grande quercia, attraente e grandiosa. Quella creatura ha smesso di contare le sue primavere e tu l'ammiri, girando attorno a lei, mentre ti accoglie coi suoi gesti affettuosi. Fanciulla, siedi in silenzio ai suoi piedi. S'allungano i tuoi respiri mentre ti liberi da prigioni immaginarie, che per anni nella vita ti impedirono di catturare gioie, come quella di tradire le regole, sotto una quercia.

Acqua Maria Parascandolo Oh splendor divino, che nel tuo chiaror oscuri tutto il resto. Tu che splendi di luce inondi con i tuoi raggi il paesaggio mesto. Ti specchi nell’acqua del lago, con vastità di colori, più chiare e pure del resto. Uno sprazzo di luna filtra nei fili d’erba, illuminando i canterini con il loro tono soave. Dinanzi al lago profondo, una donna candida e col volto assai perfetto incide nell’acqua del lago, fin a smarrirsi dentro. Quasi fossero un tutt’uno.


Ferirti Giulia Giuliani e Valeria Petao Un sorriso vale più di un bel discorso, la vita è un viale in cui noi abbiamo corso. La tua lacrima tante cose mi ha fatto capire, adesso so quanto è brutto farti soffrire. Amica mia, per te avrei dato la vita, so che invece senza scuse ti ho ferita.

Mille violini Rafaela Brotto Mille violini che la brezza fa vibrare. Tra foglie e tempesta un urlo strozzato: il tuo cuore che non sopporta più dolore. Rumore liquido che passa per le strade come questa pioggia insistente. Timidamente un briciolo di luce sfiora le nubi cariche di rabbia. Il mondo ti odia. Tu odi il mondo. Sospiri, agitazione, battiti frenetici, veleno che scorre nelle tue vere. Abbandonarsi forse? Incessantemente gocce di pioggia salata cadono sul tuo corpo. Non temi la morte. I violini suonano ancora, e tu li accarezzi dolcemente. Perire, forse per odio o per amore? Ronzio di parole mai dette, confusione. E le idee annegano in un mare di frasi. Passa il vento, il tempo, il senso. Di quei violini suonati dal vento l'ultimo bacio mia dolce bambina brucia sul viso come gocce di limone l'eroico coraggio di un feroce addio ma sono lacrime mentre piove. Lascia passare le nubi, la pioggia, l’addio. E quando tra sole e terra tu sarai, rammenta il tuo sogno. Odora il fruscio del vento, e assapora il tocco della vita. Mentre perforano la tua pelle, tu aggrappati alla corda del silenzio e perirai in pace.


La mia “Stampella” Zulmira De Conceiçao L’amicizia è un sentimento di cui non possiamo fare a meno. Quasi tutti abbiamo un amico su cui possiamo contare. Anche io ho un’amica. Fragile come una rosa, dolce come il miele. Grande compagna per me! Come il bambino dentro l’embrione della madre. Più di una sorella, su di lei posso contare e raccontare le mie cose Mi dà consigli, Quando sto male lei sta lì con le sue spalle forti, ed io mi ci appoggio. E’ la mia “stampella”.

Ogni giorno Zulmira De Conceiçao Ogni giorno è diverso Prendo la mia strada E vado per le strada che mi porta verso me stessa So che i giorni non sono gli stessi Però io vado avanti e seguo il mio cammino.

Grande Zulmira De Conceiçao T’amo come l’altezza del cielo Come la profondità del mare Come lo scorrere gradevole della pioggia sulla pelle Come il vento forte, perché il mio amor per te è grande come la Terra.

Essere Zulmira De Conceiçao Se io fosse il mare affiorerei fra le onde per bagnare il tuo corpo. Se io fosse il sole risplenderei tutti i giorni per riscaldare il tuo cuore. Se io fosse la tempesta ti tempesterei perché così farei battere forte il tuo sentimento.


Per me… Zulmira De Conceiçao Per me l’amore è un dono, è un sentimento infinito, è vivere per vivere, amare per amare, è sentirsi liberi di volare. L’amore non ha spiegazioni né confini né opposizione, ma è lasciarsi andare ad emozioni. L’amore è il presente e il futuro, fa male, ma in fondo è sicuro.

Il mare Nicole Ciafré La spuma bianca bagna le coste coste bianche, gialle e nere. Ognuna diversa, ma allo stesso tempo simili. Acque chiare. Svelano misteri, tesori e storie. E il crepuscolo si tinge di arancio che fa sognare. Il mare prima crea poi distrugge e poi riceve. Il mare…..il posto dove un amore può nascere.

Eccolo lì Maria Parascandolo Eccolo lì seduto sui giardini sotto casa, con la birra e le chiavi in mano. Guarda il mondo con occhi vitrei non sapendo cosa trovare nel prossimo. Oh potessi almeno parlargli, io ma... Ahimè non ci riesco.


18 anni nella tradizione della festa filippina Nicole Ciafré

Sabato 3 ottobre è stato un giorno molto speciale, la nostra amica Jaclyn ha compiuto 18 anni e ci ha invitati alla sua festa. È tradizione nelle Filippine che quando si compiono 18 anni i partecipanti si mettano tutti in jeans e maglietta bianca. Siamo arrivati alle 16:30 nel luogo prestabilito dove c’erano già tre nostre amiche vestite proprio come noi. Nel frattempo abbiamo conosciuto altri ragazzi e ragazze filippini. Alcuni vengono anche a scuola con noi. Dopo è arrivata Jaclyn, la festeggiata. Era vestita con un bellissimo abito verde acqua e un copri spalle rosa. Abbiamo scoperto che è una tradizione nelle Filippine che al compimento del diciottesimo anno si regalino 18 rose bianche consegnate da 18 ragazzi. Dopo, tutti i suoi amici, hanno cantato una canzone per lei e sono entrati in scena diversi gruppi di ballerini hip-hop, una coppia che danzava ritmi latini e balli americani, tutti erano bravissimi. In seguito Alessia ed io insieme ad altre 16 ragazze abbiamo portato, come tradizione, 18 torte a Jaclyn e Carol. Poi una nostra amica le ha dedicato una canzone, mentre intanto si apriva l’abbondante e succulento banchetto, con cibi di tradizione filippina. Poi è partita subito la discoteca, la musica, le danze, con gruppi di filippini che hanno allietato la serata. È stata una festa molto interessante e ci ha fatto capire la tradizione del popolo filippino e ci ha offerto la possibilità non solo di divertirci ma anche d’immaginarci in un...”nuovo mondo” .

La mia nuova scuola Gianluca Drago Il mio anno è iniziato in modo diverso dal solito. Ho cambiato scuola a inizio anno e sono arrivato all’Istituto Professionale Gioberti in un classe già formata da tre anni. Inutile dire che la tensione non poteva essere poca, loro si conoscevano già da tempo mente io non conoscevo nessuno. Il primo giorno me lo ricordo benissimo come fosse ieri. Era giovedì e in prima ora ero salito con la bidella mentre loro stavano parlando, in classe, tranquillamente aspettando la campanella. Quando sono entrato si sono girati tutti verso di me. Io me ne sono stato lì e me li guardavo uno ad uno come per capire che tipi fossero. Poi sono entrato salutandoli e mentre lori mi si presentavano, cercavo di memorizzare tutti i loro nomi sapendo che tanto, nel giro di due minuti, me li sarei dimenticati quasi tutti. Ho visto un posto libero in fondo all’aula e mi ci sono messo, sperando di non sembrare troppo nervoso. Il mo nuovo vicino di banco mi si presenta subito: “ Piacere Giordano”-ed io di rimando- “ Piacere Gianluca”. Mentre questo nuovo “amico” mi spiegava come funzionava la scuola e la classe, arriva il prof. Si siede , mi nota, mi chiede da dove ero spuntato e mi presenta la classe mentre fa l’appello. Più me li guardavo più mi sembravano strani. Era tutta l’atmosfera strana, diversa, amichevole, quasi quasi sembrava che i miei coetanei stessero bene “lì”….. C’era un dialogo con il professore che io non mi riuscivo a spiegare. Da me, dal mio vecchio Istituto, nessuno si sarebbe rivolto ad un professore con quella naturalezza, quasi fosse di casa.


Gli facevano le battute e, cosa ancor più strana, lui le faceva a loro. Io continuavo a guardarmeli e ascoltavo incredulo. Mai avrei potuto immaginarmi una tale serena armonia. Eh sì che quel docente, e non diciamo se uomo o donna, non è certo “tenero” né fa sconti a nessuno! Con il seguire dei giorni e delle lezioni mi accorsi che comunque il dialogo c’era non solo con quell’insegnante ma anche con tutti gli altri. Qui ho “scovato” degli insegnanti che si interessano se uno sta male o ha dei problemi, di qualunque genere, anche extra scolastici; io, i miei compagni possiamo raccontare le nostre esperienze personali e loro, i Proff. con la “P” maiuscola, provano sempre a darti una mano, ti danno retta appena possono. Da me invece potevi anche andare a fuoco e a nessun professore importava niente; a loro interessava solo fare lezione. Con la classe non ho avuto alcun problema, anche loro erano diversi dai miei excompagni. Qui non andranno sempre d’amore e d’accordo, ma almeno si parlano, sono tutti coesi tra loro quando bisogna prendere una decisione per la classe, se qualcuno ha un problema si interessano tutti.... insomma sono una vera classe. Sono un gruppo più o meno affiatato, ma sanno cos’è la solidarietà, la bontà d’animo, la vera amicizia. Qui si possono anche avere idee diverse, ma non sei trattato male, non c’è bullismo, né razzismo, tutti hanno diritto di avere le proprie idee, opinioni, modi di fare. Da me si stava divisi in gruppetti e ognuno stava con il suo. Non ci parlavamo molto tra di noi e sicuramente non eravamo così uniti. In parole povere, mi si è aperto un nuovo mondo. L’indirizzo scolastico che ho scelto è interessante, pieno di materie per me nuove, a cui si aggiungono delle conferenze piacevoli ed educative sulla pace. Vogliamo sempre parteciparvi noi, di solito, non tanto perché “saltiamo” qualche ora, ma perché è un’esperienza mai fatta prima, con delle persone che vengono da lontano e ci raccontano tutto di loro, dei loro traumi, delle difficoltà della vita. Penso che anche per questo qui loro, i miei compagni, sono così. Sono stati abituati a sentire gli altri, a non avere ostilità o odio verso chi è “diverso”, anche per colore di pelle. Ormai credo di essermi ambientato abbastanza bene nella classe. Ci sono anche molti ragazzi non italiani ed è bello sentire le storie e modi di fare più disparati di ognuno di loro. Mi hanno anche spostato di banco dicendo che parlavo troppo ( ma non è vero!!!) mettendomi vicino a Valerio, il più “casinaro” della classe. Naturalmente mi hanno promesso dei crediti extra se resisto fino alla fine dell’anno. Sinceramente mi trovo molto a mio agio e resto dell’idea di aver fatto un’ottima scelta nel venire qui. Mi ritengo fortunato, non solo per aver trovato questa classe e questa scuola, ma anche perché ho dei prof. in gamba, e poi ognuno di loro ha delle caratteristiche così personali che sono sicuro mi arricchiranno. Sono anche soddisfatto della Presidenza, il Preside non è rigido ed inavvicinabile, ma nei corridoi sorride e fa battute. Credo che questa scuola sia UN SOGNO.


Dolente Sara Hedhli & Alessia Gallozzi Seduta sulla sabbia guardo il mare e le onde ogni goccia equivale ad una lacrima una goccia di sangue trasparente del mio cuore infranto.

Da dimenticare Maria Parascandolo, Alessia Gallozzi & Sara Hedhli Con il cuore in mano e la penna scrivo senza fine il tuo nome per non dimenticarlo alzo lo sguardo dal mio mondo e fisso la schiuma delle onde che si infrange violenta sugli scogli. Ricopre il tuo nome e lo cancella. Come hai fatto tu con il mo cuore.

Tema di Attualità Michela De Rossi Attualità, attualità, attualità, beh non ne so davvero niente, non seguo i telegiornali, non leggo il giornale la mattina e non uso internet a scopo informativo. Mi disinteresso di quello che succede nel mondo, il mondo non si è mai preoccupato di come sto io. Ho smesso di interessarmi alla vita parecchio tempo fa quando mi sono resa conto che puoi essere buono, e gentile, ma la gente non si ricorderà mai di queste cose. Appena fai una cosa sbagliata, gli altri ti si scagliano contro e te la fanno pagare. Il mondo non regala niente e tutti sono pronti a giudicare, a criticare, a puntare il dito contro. Ho tratto le mie conseguenze da questa realtà ed è che nella vita siamo tutti soli. Chiunque di noi è solo. Deboli, forti, timidi, estroversi, ricchi, poveri, giovani e vecchi. Siamo tutti soli! Appena uno di noi pensa di potersi appoggiare a qualcuno, ecco che gli avvenimenti gli vanno contro. C’è chi pensa davvero che esista qualcuno che possa amare l’altro per quello che è, ma la realtà è diversa ! A nessuno, tu, vai bene ogni giorno, per tutti i giorni, sempre per come sei. Nessuno ti accetta così come sei. Ci dobbiamo mascherare per poter piacere agli altri! È un mondo egoista il nostro. È per questo che ora sto scrivendo dei miei “stupidi” problemi. Tanto


è sempre la stessa storia. Anche con la politica, le leggi fanno schifo, i reati sono tanti e chi più sta in alto più ne fa, ma a pagare non sono mai i criminali, o i colpevoli. A pagare, sono sempre i più deboli, i meno “protetti”, noi, io, una come me. Sono le vittime le vere persone che sempre ci rimettono, loro si che pagano, pagano tutta la vita come se si fossero venduti l’anima del diavolo. E nessuno gliela restituisce. Nessuno restituisce la vita alle vittime di una strage, di una guerra, o di un omicidio, nessuno restituisce la dignità e i sogni a ragazze stuprate, bimbi rapiti. È un mondo egoista il nostro. Vivo in un mondo che mi ripugna. I veri assassini, i ladri, gli stupratori, gli omicidi, non pagano mai. Perché questo è un mondo prepotente, dove vince il più cattivo, il più egoista, ed oggi voglio sentirmi egoista anche io. Sto male e dei fatti di cronaca che riguardano le cosa all’infuori di me, non me ne importa assolutamente niente. Voglio gridare a tutti il mio dolore ed il mio malessere. Voglio sentirmi per un po’ “ cattiva” ed egoista come il mondo che mi circonda. Lo so, non risolverò la mia tristezza, ma almeno non mi metterò, per oggi, la forzata maschera del sorriso a tutti i costi, della gentilezza finta, dell’ipocrisia. Accettatemi così. Sono anche così.

Questa è la filastrocca della 3° A… Angelica Vendittelli e Francesca Pizzi Questa è la filastrocca della III A Che tanta voglia di studiare non ha… Iniziamo con Carlo che ad ogni lezione fa un ritardo. Poi c’è Giordano che se porta un libro è già un fatto strano. Poi c’è Francesca che trova la scuola una pesantezza, al contrario di Alessia, che per lei è tutta una festa. E’ la volta delle Filippine, che con i loro errori sono sempre più carine. A rallegrare le giornate c’è Rafaela con i suoi passi da brasileira, e Fabiana con la sua musica napoletana… A seguirla c’è Michela che quest’anno si fa mora ed è molto più carina. E Gianluca, il nuovo arrivato? Dirà «ma in che classe so’ capitato?» Poi c’è Andrea il più vero romanista, al contrario di Danilo Che la Lazio non perde di vista. Per non parlare di Angelica, la più tifosa interista. Per ogni dubbio e cortesia ci pensano sempre Nicole e Maria. A vagare sempre in giro per i piani ci sono Hedhli e Giuliani. C’era anche Silvia che un giorno se n’è andata e non è più tornata… Poi troviamo Valeria, che della classe sembra la più seria. Purtroppo per Zulmira non troviamo nessuna rima e Invece Pastore è semplice: manca a tutte le ore. Infine c’è Valerio, il gran chiacchierone, che interrompe ad ogni lezione.


Ah professò… Andrea Moriconi Sono tanti e pure belli i prof di questa classe e sono rispettati. C’è il preside, che è gentile con tutti. E poi Contessini, che ce fa sempre studià. Manobianca: i capelli bianchi gli stanno a spuntà. Stefanovic: è il mejo de Roma Arnofi: ce mancava solo lei! Cioffi: la mitica modella della classe Savino: che c’è sta sempre pe’ tutti Dante: il magnifico poeta de’ romani Di Giovambattista: il mitico che ce fa sognà Silvana: sta sempre nascosta Luciana: è sempre la migliore Finisco così, Diciamo a Contessini quel che abbiamo creato con tanto amore!

Ferirti Giulia Giuliani e Valeria Petao Un sorriso vale più di un bel discorso, la vita è un viale in cui noi abbiamo corso. La tua lacrima tante cose mi ha fatto capire, adesso so quanto è brutto farti soffrire. Amica mia, per te avrei dato la vita, so che invece senza scuse ti ho ferita.

“Conferenze. Per capire meglio e sempre di più. Non per non fare lezione!” Rafaela Brotto e Alessia Gallozzi Il 24 marzo, la “Robert F. Kennedy Foundation of Europe” ha tenuto per la seconda volta nella nostra scuola, una Conferenza nell’ambito del progetto “Noi e la Pace” che ormai noi seguiamo da tre anni. L’argomento trattava dei danni ambientali causati dalle industrie internazionali e soprattutto, legato a ciò, la Fondazione Kennedy ha messo in risalto i soprusi e la mancanza di rispetto per i diritti umani che tutte queste violazioni trascinano con sé. La responsabile, la Dott.ssa Valentina Pagliai, ci ha parlato di come queste industrie, per avere un profitto maggiore, si installino nei paesi più poveri distruggendo così l’ambiente e la cultura del luogo. Molto spesso sfruttano le persone rinchiudendole in


riserve o cacciandole via con la forza, impediscono loro di scegliere liberamente come vivere, dove e quale lavoro fare. Una delle vicende che ci ha più colpito è stata quella dell’Ecuador, dove per colpa dell’industria petrolifera Texaco sono stati rilevati gravi danni ambientali e ingenti perdite umane. Ci hanno poi parlato di un giovane di Burma che si è opposto alla grossa compagnia Unocal, denunciando torture ed uccisioni fatte dai poliziotti locali per salvaguardare l’oleodotto Unocal, noi tutti ci siamo immedesimati nella sua storia. Davanti a così crude violenze non si può rimanere “freddi spettatori”. Thiago, il collaboratore brasiliano della Fondazione Kennedy, è stato esauriente nel rispondere alle nostre domande. La prof.ssa Contessini aveva chiesto ad alcuni di noi che sono brasiliani, di porgli domande in portoghese. Questo è stato un bel momento, ed anche lui ne è rimasto contento. Si vede che nella nostra scuola tutte le minoranze sono rispettate e messe in luce. Questo concetto noi l’abbiamo imparato da quando siamo al “Gioberti”. Io ne vado orgogliosa. Ritengo molto formativo il fatto di poter avere, ciascuno di noi, un proprio spazio. Ognuno di noi sa che non è discriminato per le sue origini, la sua etnia, il suo colore, la sua lingua o la sua religione. Thiago ci ha spiegato con chiarezza (io poi traducevo) l’importanza di difendere la foresta amazzonica, che è diventata patrimonio dell’umanità e che costituisce il polmone della Terra. Questo incontro è stato particolarmente gratificante per noi anche perché ci è stato distribuito il manuale “Speak truth to the Power” tratto dal libro di Kerry Kennedy (la figlia di Robert F. Kennedy) che raccoglie le esperienze, le storie, i dialoghi per la drammatizzazione dei “defender” (persone che hanno dedicato la loro vita alla difesa dei diritti umani). La conferenza questa volta è stata diversa da tutte le altre del progetto “Noi e la Pace” non solo per il prezioso dono del libro, che veramente usiamo anche in altri contesti e che ci è utile nelle ricerche, ma anche perché c’era la telecamera che ci riprendeva. Ci hanno fatto domande riguardo l’argomento trattato e hanno voluto sapere la nostra opinione sul dibattito e sul progetto della pace che si svolge da noi. Inoltre con la Fondazione Kennedy abbiamo avuto la possibilità di immedesimarci, attraverso i copioni contenuti alla fine del manuale, sia nei “defenders”, che nelle vittime e negli aggressori. Questa parte del seminario, svolta purtroppo solo da alcuni di noi perché i ruoli non erano troppo numerosi, ci ha dato molta emozione. Abbiamo chiesto alla nostra prof. di poter ripetere l’esperienza anche in futuro. “Vedremo…..” ci ha detto. Sappiamo che è il suo sì! Con la Fondazione Kennedy e con gli operatori, noi avevamo già fatto conoscenza nella nostra prima conferenza che riguardava la violenza domestica. Qui era invitato a parlare il Maggiore dei Carabinieri il Comandante Ranalletta che conosciamo già dall’anno scorso e che ci mette sempre a nostro agio. Lui ormai è “dei nostri”. Anche il Preside Bolletta e la Contessini lo salutano come un caro amico e noi lo sentiamo tale. Lui poi usa sempre parole semplici, anche per spiegare idee difficili o esperienze particolarmente dure. Si vede che gli piace stare nella nostra scuola. Noi pensiamo che sarebbe stato un bravo insegnante. E’ sveglio, sa parlare, e anche se è un carabiniere, serio, di alto rango, con la divisa e con altri carabinieri che lo accompagnano sempre, fa battute molto divertenti e non ci annoia mai. Ha tenuto da noi numerose conferenze, trattando argomenti attuali e che ci riguardano da vicino. La più spettacolare di tutte però, per la simpatia e il gran


divertimento che ne è derivato, è stata la conferenza con le unità cinofile, nell’ambito della prevenzione alle droghe. Qui Ranalletta, come anche l’anno scorso, ha superato se stesso, ha fatto venire due carabinieri che svolgono questo difficile compito e poi, in palestra, li abbiamo visti all’opera con il cane lupo addetto alla ricerca delle sostanze nocive. Tutti noi eravamo emozionati e stupiti dalla bravura del cane, dell’ammaestratore e del carabiniere che ci spiegava come si addestrano gli animali e tante altre cose. A questo punto io e la mia classe 3 A OIT ci sentiamo proprio di ringraziare di cuore tutte queste bravissime persone che perdono il loro tempo per venire da noi. Capisco perché la nostra insegnante ci tiene a farci assistere e partecipare: ogni volta è un pezzetto di mondo nuovo e di realtà sconosciuta che ci si rivela.

Non esistono parole Giulia Giuliani e Valeria Petao Non esistono parole lucenti come il sole per parlarti del mio amore, che mi stringe forte il cuore. Prendimi la mano. Portami lontano. Insieme ci fermeremo, per il nostro amore combatteremo. La nostra vita ci unirà, speranza che voglio non morirà.

Scrittura creativa 2010  

La scrittura creativa di studenti del Gioberti

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