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Daniele Belotti

Prefazione di Glenn Stromberg


Dedicato alla memoria dei tanti, troppi, amici che oggi non sono pi첫 tra noi, in curva Nord, portati via da un destino crudele


P r efa z io ne

U

na curva, una fede. Io non sapevo che cosa volesse dire una curva, calcisticamente parlando, prima di

venire in Italia e a Bergamo.

Adesso invece lo so benissimo. So che cosa vuol dire curva e, in particolare, Curva Nord: un insieme di persone che vogliono un bene immenso a una squadra e a una città, che si sentono fieri di loro, che dedicano tempo, sentimento e denaro per l’Atalanta e per Bergamo.Vorrei sempre vedere la Nord come nella semifinale di Coppa delle Coppe col Malines nel 1988, o come nel 1992 in occasione della mia ultima partita a Bergamo contro il Torino in campionato. Per me sono due ricordi indelebili. La partita col Malines è indimenticabile per il tifo corretto e sportivo, per l’atmosfera che c’era quella sera: è stata la più grande emozione che abbia mai provato in uno stadio, una sensazione incredibile e molto positiva. Indimenticabile anche l’atmosfera in occasione della mia ultima gara al Comunale: una curva tutta per me, mi sembrava davvero di sognare. Durante i miei otto anni all’Atalanta con i tifosi ho anche avuto delle divergenze, come accade in tutte le famiglie, ma quel giorno ho capito che per voi la persona e il giocatore Glenn Stromberg sono stati importanti. Non so se me lo meritavo, ma credo che quello che voi mi avete voluto far sapere sia stato qualcosa di particolarmente positivo per me. Vi ringrazio ancora per quel giorno. È un ricordo che dentro di me vale quanto i campionati e le coppe europee che ho vinto altrove. Voglio vedervi sempre così, uniti, positivi e orgogliosi della nostra Atalanta.

Grazie CAPITANO GLENN


In tr od uz io ne

U

n amore. Anzi, un folle amore. È questo che prova Bergamo per l’Atalanta e in questo ardente rapporto il fuoco della passione è proprio la curva Nord.

Una curva che per la Dea dà tutto, talvolta anche in eccesso, come avviene quando l’amore è troppo grande. Da quel 12 dicembre 1971, quando quei temerari sette giovanissimi decisero di dare una svolta al modo di seguire ed incitare l’Atalanta facendo così nascere i Commandos, la mentalità ultras ha preso sempre più piede a Bergamo, tanto da fare della Nord una delle curve più rispettate e ammirate d’Italia. Quanti sono i ragazzi che sono passati nel cuore del tifo atalantino in questi 33 anni? Venti, trenta, quarantamila? Chi lo può dire, di certo una cosa è certa: la Nord ha rappresentato e rappresenta tutt’ora il punto di maggiore aggregazione dei giovani della nostra provincia (escludendo strutture storiche come gli oratori). Non c’è altra realtà che riesca a far ritrovare, l’uno accanto all’altro, adolescenti e padri di famiglia, disoccupati e professionisti, poveri e benestanti, laureati e ragazzi che non hanno neanche finito la scuola dell’obbligo, militanti di sinistra e di destra. Tutti sotto un’unica bandiera, quella nerazzurra, con l’orgoglio, forte, di essere bergamaschi. Sicuramente della Nord e dei suoi supporters si è parlato molto, troppo, in senso negativo, enfatizzandone gli aspetti violenti, tanto da arrivare a definire Bergamo come “la capitale della violenza”. Sì, è vero, non si può certo dire che gli ultrà nerazzurri siano degli angioletti, ma ciò non significa che siano dei delinquenti. Anzi, nella curva atalantina, non ci sono disadattati o emarginati, come più volte si è detto e scritto, bensì normalissimi ragazzi che lavorano (tanto!), studiano, e che vivono la loro fede per la Dea in modo intenso, smisurato. Certo, questo è un aspetto difficile da comprendere per chi non conosce la mentalità ultrà, ma va anche detto che l’ammirazione che gli ultrà bergamaschi si sono conquistati sul campo nasce proprio dal loro rigido rispetto di quel codice non scritto che “regola” il mondo delle curve e che in primo luogo vieta l’uso di coltelli. Ed infatti, in tanti anni, mai gli atalantini sono balzati “agli onori” della cronaca nera per aver accoltellato un tifoso rivale. Questo libro non ha la pretesa di essere la storia ufficiale della Nord, ma semplicemente vuole raccontare le tante storie della curva, facendo rivivere un po’ di nostalgia a chi quei momenti li ha vissuti, e facendo conoscere, ai più giovani, come si è evoluto il modo di essere ultrà dell’Atalanta in questi ultimi trenta, e più, anni. E per facilitare la lettura, spero veramente non noiosa di queste tante pagine, il libro

riporta quasi mille fotografie, molte delle quali inedite e frutto di una ricerca durata due anni. Non mi resta che augurare a tutti una buona lettura, sperando di essere stato il più obiettivo e preciso possibile. Prima, però, un ringraziamento particolare a Glenn Stromberg, per aver subito dato la sua disponibilità a scrivere la prefazione di questo libro. Con la Dea nel cuore…


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CAMPIONATO 1971/72 Di nuovo in serie A, è salvezza tranquilla

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l campionato 1971/72 fa registrare il ritorno dell’Atalanta in serie A dopo due anni di purgatorio in B. I nerazzurri ci erano arrivati dopo gli spareggi con il Bari e il Catanzaro che avevano concluso, insieme all’Atalanta, la stagione tutte al secondo posto a un solo punto di distacco dalla capolista. Negli scontri diretti la squadra bergamasca, allenata da Giulio Corsini, era uscita R I S U LTAT I A R vittoriosa conquistandosi così la INTER ATALANTA 2-0 0-1 promozione nella massima serie ATALANTA CAGLIARI 2-1 0-2 (con il Bari la vittoria era arrivata JUVENTUS ATALANTA 1-0 0-0 a tavolino per l’invasione di ATALANTA FIORENTINA 3-1 0-2 MANTOVA ATALANTA 1-0 0-2 campo dei tifosi pugliesi). ATALANTA L.R.VICENZA 1-3 0-1 Il nuovo campionato riconferma SAMPDORIA ATALANTA 1-0 0-0 la formazione che ha riportato la ATALANTA VARESE 1-0 1-0 società bergamasca in serie A: VERONA ATALANTA 1-2 0-0 sono pochi gli innesti, ma tra ATALANTA CATANZARO 1-0 1-1 questi si deve segnalare l’arrivo a ATALANTA TORINO 0-0 0-1 ROMA ATALANTA 1-0 1-1 Bergamo di Ottavio Bianchi, ATALANTA BOLOGNA 0-0 1-1 strappato al Napoli. MILAN ATALANTA 1-0 1-0 Con un’età media di quasi 24 NAPOLI ATALANTA 2-1 1-3 anni la squadra nerazzurra è la compagine più giovane della serie A e conta tra le sue fila promesse del calibro di Giovanni Vavassori (sì, proprio il mitico Vava), Adelio Moro, Giuseppe Doldi e Sergio Magistrelli, il bomber. Proprio questi quattro giocatori vengono convocati, per la prima volta, il 10 novembre, nella nazionale under 21 per la partita contro la Francia che si disputa al Comunale di Bergamo. In casa, davanti al proprio pubblico Magistrelli gioca una partita memorabile infilando tre volte la rete avversaria: è lui il trascinatore del match. Il risultato finale sarà

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3 a 1 per gli azzurrini. Una bella soddisfazione per i giocatori atalantini che verranno riconfermati e convocati ancora con la maglia dell’under 21 per le partite di qualificazione della prima fase del campionato europeo. La stagione per l’Atalanta, invece, si apre con lo scontro a Milano con i campioni d’Italia in carica dell’Inter. Non poteva partire peggio visto che Mazzola e Boninsegna rimandano a casa la squadra di Corsini con due gol. Un risultato netto. La domenica successiva è la volta dell’esordio in casa: il pubblico bergamasco accoglie con entusiasmo la squadra. L’Atalanta si rifà battendo nientemeno che il Cagliari di Gigi Riva, la squadra che aveva vinto lo scudetto nella stagione 1969/70. Riva, il terrore di tutte le difese, non risparmia nemmeno la porta di Rigamonti, ma stavolta a chiudere l’incontro ci pensano Moro e Magistrelli. Per l’Atalanta sono i primi due punti in serie A. Quel pomeriggio al Comunale l’Atalanta vince anche al botteghino: è record d’incasso con 217 milioni di lire. I biglietti sono tutti esauriti e sugli spalti sono in venticinquemila per il debutto casalingo dell’Atalanta. Una stagione partita alla grande visto che la promozione aveva già fatto registrare il record di abbonati, oltre 9600. Un segnale, però, è evidente: lo stadio ormai non riesce più a contenere tutti i tifosi. Il mese successivo, esattamente il 19 ottobre, si dà il via ai lavori per il completamento della curva Nord (fino ad


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I quattro giovani atalantini (da sin.) Magistrelli, Doldi, Vavassori e Moro con la maglia della nazionale under 21

annulla la rete per fuorigioco. A quel punto accade l’imprevedibile: su pressione dei giocatori milanisti il direttore di gara va a consultare il guardialinee e decide di convalidare il gol. I giocatori nerazzurri insorgono e se la prendono con l’arbiallora lo spicchio verso la tribuna coperta era una tro. Il girone di ritorno inizia con una bella vittotribunetta di pochi gradini in legno). Con questo ria sull’Inter al Comunale. Il marcatore della parintervento il Comunale avrà una capienza mag- tita è Adelio Moro mentre il salvatore è il portiere Rigamonti che nel finale para l’imposgiore e sarà in grado di ospitare cinCLASSIFICA sibile su due tiri di Facchetti e Boninquemila spettatori in più. segna. Solo qualche giorno dopo, Nell’ambito degli stessi lavori verrà JUVENTUS 43 Rigamonti è protagonista di uno spacostruito anche il tunnel per i gioMILAN 42 TORINO 42 ventoso incidente stradale. Il 7 febcatori verso gli spogliatoi, con l’inCAGLIARI 39 braio, alla vigilia della partita con il gresso dalla curva Nord (prima i INTER 36 Cagliari, il portiere dell’Atalanta, a borgiocatori entravano in campo dalla FIORENTINA 36 do della sua Fulvia Coupè, perde il tribuna centrale). ROMA 35 NAPOLI 28 controllo e si scontra frontalmente con L’autunno non porta bene all’AtaSAMPDORIA 28 un’altra vettura. lanta. Se in casa la squadra di CorATALANTA 26 Le sue condizioni appaiono subito sini mantiene il passo, in trasferta è BOLOGNA 25 preoccupanti: trasportato in ospedale un disastro. L.R. VICENZA 23 VERONA 22 dovrà subire anche un’operazione. Se E ci si mette anche il Vicenza, fanaMANTOVA 21 la caverà con una prognosi di quaranlino di coda del campionato, che, CATANZARO 21 ta giorni, ma intanto il suo campionaaddirittura, vince a Bergamo. VARESE 13 to è finito. Prende il suo posto Pianta. Insomma, un novembre nero. Cambia musica invece a dicembre: l’Atalanta si Il campionato dell’Atalanta procede tra alti e bassblocca battendo in casa il Varese. Ma la vera rea- si, ma a cinque giornate dalla fine, la squadra è zione si vede il 12 dicembre al Bentegodi contro il quasi al sicuro. La squadra di Corsini finisce la staVerona. I bergamaschi battono i gialloblu con una gione in casa contro il Napoli. doppietta di Leonardi dopo essere passati in svan- Ed è festa grande a Bergamo: i tifosi invadono il taggio per un autogol di Vavassori. Il 1971 si chiu- campo da gioco con le bandiere nerazzurre per de a 11 punti, con un distacco di cinque punti dal- dare la caccia alle maglie dei giocatori. Il campionato 1971/72 si chiude con la Juventus la zona retrocessione. Nelle ultime partite del girone di andata avviene campione d’Italia davanti a Milan e Torino, le sue un curioso episodio “da moviola” come si direb- dirette inseguitrici, distanziate di un punto e con be oggi. È la partita Milan-Atalanta: per i rossone- l’Atalanta che conquista la salvezza confermandori segna Sogliano ma l’arbitro, un certo Mascali, si la migliore delle squadre provinciali.

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12/12/71 - Verona-Atalanta - Gli atalantini in festa al Bentegodi; nella foto si riconoscono Mamo, Lucio, Fulvio, Carlo, Claudio, Dario e Mauri che poco dopo, sul pullman del ritorno, daranno vita ai Commandos

Nascono i Commandos

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il 1971, l’anno del ritorno nella massima serie. A Bergamo torna così l’entusiasmo e il campionato 1971/72 fa registrare il record di abbonati, oltre 9600. Intanto in un angolo della città, tra le vie Masone e Matris Domini, nasce la leggenda dei Commandos. I fondatori sono un gruppetto di ragazzi tra i 16 e 18 anni che si ritrova praticamente tutti i giorni davanti alla fontana delle poste centrali di via Locatelli o nella vicina latteria in via Matris Domini. È la tipica compagnia di giovani. Abitano tutti in città, e nel pomeriggio dopo la scuola o il lavoro, hanno il loro appuntamento fisso proprio al muretto della fontana. Le loro giornate scorrono via veloci tra due tiri al pallone, una “vasca” sul Sentierone, i soliti discorsi da ragazzi con i loro sogni, le speranze di una generazione che si affaccia agli anni Settanta con l’entusiasmo di chi è convinto di lasciare il segno. E poi c’è la musica, imperversano i Beatles, ma anche complessi nostrani come i Dik Dik e i Camaleonti, canzoni che diventavano la colonna sonora delle feste organizzate per rimorchiare le ragazze. Ma la vera passione che li unisce è l’Atalanta. Seduti al tavolo della latteria del Jim, il

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“vecchio” del gruppo, sfogliando le pagine de L’Eco di Bergamo, si parla sempre del campionato, dei giocatori, della partita appena disputata e di quella della domenica seguente. Se lo ricorda bene Geo che, fra l’altro, è stato l’ultimo presidente della storia dei Commandos: «Eravamo una compagnia di ragazzi - racconta - tifosi sfegatati dell’Atalanta. Molti di noi erano cresciuti insieme perché abitavamo nello stesso quartiere. Altri, che poi sono entrati nel gruppo, li abbiamo conosciuti allo stadio o sui pullman del club Amici durante le trasferte. La nostra è stata un’amicizia nata nel segno di una passione comune, quella per l’Atalanta». La domenica pomeriggio l’appuntamento fisso è allo stadio, in curva Sud. Qualche volta seguono la squadra anche in trasferta con i pullman organizzati dal club Amici dell’Atalanta. Ed è proprio in una di queste domeniche lontane dal Brumana che nasce l’idea di fondare un gruppo proprio, il primo gruppo organizzato di tifosi nerazzurri. «Da noi a Bergamo spiega Geo - il tifo vero, come lo intendiamo oggi, era inesistente. Se si guardavano gli spalti dello stadio si vedevano soltanto tanti cappelli e cappotti. C’era ogni tanto qualche bandierina, ma niente di più. Durante le trasferte invece potevamo vedere come erano organizzati nelle altre città i tifosi dei grandi club dell’epo-


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9/1/72 - Atalanta-Bologna - Sulla recinzione della Sud debutta lo striscione dei Commandos; nella foto un’azione da gol di Magistrelli

ca come il Milan, l’Inter, il Torino, la Fiorentina o la Sampdoria. Ne siamo rimasti affascinati e nello stesso tempo incuriositi. La voglia di creare un gruppo nostro è nata sul loro esempio». E così, il 12 dicembre 71, durante una trasferta delle tante, sette ragazzi della compagnia, Lucio Bazzana, PierMauro “Mamo” Rovetta, Claudio Savoldelli, Maurizio Carsana, Carlo Agazzi, Fulvio Bresciani e Dario Malacarne, decidono di creare il primo gruppo organizzato di tifosi nerazzurri. Si trovano tutti sul pullman del club Amici di ritorno dalla trasferta a Verona. Quel giorno l’Atalanta, con al seguito oltre duecento bergamaschi, ha appena espugnato il Bentegodi per 2 a 1 con una doppietta di Leonardi e un autogol di Vavassori conquistando la sua prima vittoria esterna stagionale. La decisione di fondare i Commandos viene presa quella domenica sera, sull’onda dell’entusiasmo per la bella vittoria in riva all’Adige, sull’autostrada Milano-Venezia durante il ritorno a Bergamo. Tra un’idea e l’altra su come organizzare in modo costante lo sventolio delle quattro bandiere e gli sporadici cori di incitamento che si alzavano fino ad allora dagli spalti del Comunale, nasce, ovviamente, l’amletico dubbio su che nome dare al neonato gruppo. «Le proposte - ricorda Mamo - furono diverse, Brigata, Fossa, Fedelissimi, ma alla fine ci trovammo tutti

d’accordo sul chiamarci Atalanta Commandos. Nella scelta del nome non ci fu nessun significato particolare, men che meno politico; ci piaceva e basta». «Dare il nome Commandos ad un club - fu scritto, nel ’75, in uno dei primissimi numeri del giornalino del gruppo - era ed è per noi, un certo modo per distinguere in due parti la massa dei tifosi: da una parte il “tifo organizzato”, dall’altra il pubblico che assiste in silenzio, senza incitare la propria squadra, quando poi non la fischia». Una delle prime iniziative del gruppo è quella di dotarsi dello striscione da portare allo stadio, al Brumana come in trasferta, con il nome del club. A confezionarlo, con la sua macchina da cucire, ci pensa la signora Gambirasio, mamma di due ragazze della compagnia. Sei metri di lunghezza, metà nero e metà blu, con la scritta bianca, a caratteri molto semplici, “Atalanta Commandos”. Da notare il particolare di quella sorta di virgolette sulla scritta Atalanta, sul cui significato nessuno è riuscito a ricordarne la motivazione. Lo striscione fa il suo esordio allo sta-

12/12/71 Verona-Atalanta Su un pullman degli Amici, al ritorno dalla trasferta nascono i Commandos

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18/1/72 - Milan-Atalanta - Lo striscione dei Commandos, a San Siro, nel suo esordio in trasferta

dio, per la prima volta, il 9 gennaio 72 in occasione della partita Atalanta-Bologna. Attaccato in curva Sud, sulla recinzione del campo dietro la porta, segna così il battesimo ufficiale del nuovo gruppo. Un debutto non molto felice, visto che non solo l’Atalanta non va oltre ad un pareggio a reti inviolate, non riuscendo così a sbloccare il digiuno di gol che persegue da ben 354 minuti, ma in più il tifo dei rossoblu spesso ha la meglio come riportano le cronache della partita: «Il Bologna degli acciaccati (diversi giocatori felsinei erano infortunati) - commentava L’Eco di Bergamo nel resoconto dell’incontro - ha avuto egualmente il suo seguito a Bergamo e non è stato raro sentire l’incitamento all’indirizzo dei petroniani, un incitamento che è andato aumentando, col passare dei minuti, quando il pareggio andava facendosi sempre più a portata di mano». La domenica successiva, 16 gennaio, lo striscione dei Commandos è esposto per la prima volta lontano dal Comunale; l’Atalanta gioca a San Siro contro il Milan e oltre cinquecento bergamaschi, appostati nel secondo anello al centro con lo striscione appeso sulla balconata, fanno sentire tutto il loro incitamento, ma purtroppo i nerazzurri sono sconfitti da Rivera e compagni per uno a zero.

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I Commandos si presentano e aprono la prima sede

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n quei primi mesi dell’anno, è il 1972, i ritmi diventano frenetici. I ragazzi, elettrizzati dalla decisione presa quella sera di dicembre, si danno da fare su più fronti per costituire un vero e proprio gruppo dotato di una precisa organizzazione. I Commandos innanzitutto aderiscono al Centro Coordinamento clubs Amici dell’Atalanta e si presentano ufficialmente già il 19 dicembre 71, ad una sola settimana dalla fondazione, in occasione della 2^ Assemblea Triennale del club Amici, nel gremitissimo Teatro Alle Grazie, in viale Papa Giovanni. Con gli Amici i rapporti, in seguito, saranno spesso piuttosto critici, tanto che i presagi si vedono già alla ufficializzazione dei Commandos. Tre anni dopo, infatti, sul giornalino del gruppo, l’articolo relativo alla terza assemblea generale si conclude con una punta polemica nei confronti degli altri clubs ufficiali nerazzurri: «Tre anni fa scrivevano - quando all’ultima assemblea il nostro leader Lucio pronunciò il nome del nostro club, allora con pochi giorni di vita, tutti i presenti scoppiarono in una risata fragorosa. Cari signori, perché non ridete anche adesso?». Dopo il passo dell’ufficializzazione del gruppo tra i sodalizi dei tifosi atalantini, i ragazzi


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30/1/72 - Atalanta-Inter - L’entusiasmo dei Commandos al primo incontro casalingo con una grande

dei Commandos si mobilitano per trovare al più presto una vera e propria sede (fino a quel momento i ritrovi erano all’aperto o alla solita latteria del Jim) per legittimare ancor di più la fondazione del club per avere un punto di riferimento sempre disponibile. In poco tempo riescono ad affittare, a 150 mila lire l’anno (!), un piccolo locale fronte strada, trovato dal Claudio Savoldelli, al civico 28 di via San Tomaso. «È stata la nostra prima sede storica - spiega Geo erano due piccole stanze ricavate da un vecchio negozio. L’avevamo addobbata tutta con bandiere dell’Atalanta, poster della squadra e poi, non contenti avevamo anche colorato le piastrelle di nerazzurro; l’appuntamento fisso era il giovedì per la riunione ufficiale del gruppo e poi la domenica prima della partita: da via San Tomaso andavamo tutti allo stadio in corteo con le nostre bandiere e i tamburi. Ma ci ritrovavamo anche durante la settimana per raccogliere le iscrizioni e organizzare le domeniche. Il sabato pomeriggio invece la utilizzavamo per le feste. Del resto eravamo dei ragazzini: era un’occasione d’oro per invitare le ragazze. Si mettevano soprattutto i lenti per ballare con loro, insomma, per un giorno, la sede diventava anche una sorta di balera». Quello delle festicciole del sabato è un particolare che ricorda anche la Gegia in un articolo pubblicato sul giornalino nel maggio ’78: «Ho conosciuto

i Commandos nel lontano 1974 - si leggeva - per una banale coincidenza, infatti, ero giunta a una delle loro “feste” tramite l’invito di una certa Franchina che era una delle ragazze che in quel periodo frequentava la loro sede. Mentre ci incamminavamo verso la vecchia sede di via San Tomaso, la mia amica mi raccontava che allo stadio i Commandos erano considerati dai più giovani non solo come degli “star” tra i tifosi dell’Atalanta, ma anche come ragazzi moderni desiderosi di divertirsi. Finalmente arrivammo in sede e devo riconoscere che la prima impressione non fu molto positiva; la stanza era piuttosto buia quindi non ero in grado di distinguere alcun viso, diversi ragazzi e ragazze ballavano, altri discutevano tra di loro. Non mi sono mai sentita così a disagio, mi riuscivano tutti antipatici e ricordo che anche se con altro termine, li ho definiti “fighetti” desiderosi di uscire dalla noia. L’unica cosa che desideravo era che quella festa finisse al più presto. Me ne stavo seduta quando verso sera è arrivato il Lucio, l’ormai intramontabile capellone del club; forse solo allora ho cominciato a divertirmi. Mi era sembrato subito diverso, più semplice anche se solo ora riconosco che il mio giudizio verso gli altri è stato avventato, infatti sono tutti tra i miei migliori amici». Sabato a parte, però, il resto della settimana viene dedicato alle attività del gruppo, tra cui, fondamentale, la campagna tesseramento che alla prima stagione raggiunge quota cinquanta iscritti (costo

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21/5/72 - Atalanta-Milan - Tra i Commandos aumentano anche le bandiere


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2/4/72 - Atalanta-Verona - I Commandos cominciano ad attirare numerosi ragazzi

della tessera 500 lire). Come ogni buon club, anche i Commandos si dotano di uno statuto, una sorta di regolamento interno con i principi fondamentali del gruppo e le regole che tutti gli iscritti devono seguire. Con lo statuto vengono assegnati gli incarichi e divisi i compiti: primo presidente è nominato Jim, il più anziano, nonché proprietario della latteria di via Matris Domini dove i ragazzi si trovavano tutti i pomeriggi; il vice è Mamo e Claudio Savoldelli è il segretario. A quel punto “l’associazione dei tifosi” era costituita. «Avevamo voluto dare da subito un’impostazione ben precisa al gruppo - rammenta Jim - con le regole da seguire e con la divisione dei compiti. Nello statuto era contenuta anche la mentalità dei Commandos: la nostra filosofia era quella di seguire sempre la squadra, anche in trasferta, e sostenerla dal primo all’ultimo minuto. E poi c’era il discorso della violenza che era assolutamente bandita. Chi non seguiva questa regola veniva espulso dal gruppo. Per tenere sotto controllo i ragazzi alcuni di noi facevano i vigilantes in curva per evitare che facessero casino».

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Lo Statuto dei Commandos

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i costituisce a Bergamo il 12 dicembre 1971 un club denominato Atalanta Commandos con lo scopo di sostenere la squadra del cuore - l’Atalanta - e in secondo luogo di organizzare manifestazioni sportive». Così recita l’articolo 1 dello Statuto dei Commandos approvato il 20 dicembre 73. La filosofia del club fondato dai giovanissimi supporters atalantini è concentrata tutta nei quattro commi dell’articolo 2 dove si enuncia lo spirito di responsabilità collettiva nel prendere le decisioni e la distanza presa da ogni corrente o partito politico giustificata dal fatto che per i Commandos questo gruppo ha carattere “assolutamente sportivo”. Si sottolinea anche che il club non ha fini di lucro ed è improntato alla pacifica convivenza. Un aspetto che lo statuto contempla esplicitamente è il carattere sociale del gruppo. Così è scritto in un articolo uscito sul giornalino dei Commandos cinque anni più tardi, in occasione


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Febbraio ‘72 - Foto di gruppo nella prima sede in via San Tomaso.

dell’anniversario della nascita del club, dove si ricordavano, e si riaffermavano, le ragioni che avevano spinto dei ragazzi ad unirsi nel nome dell’Atalanta. «Il club ha una forza sociale - scrivevano - una forza di attrazione sui giovani e un carattere di apertura e democraticità… Il club dà a tutti quanti sono uniti dalla comune passione nerazzurra l’occasione per incontrarsi, conoscersi e capirsi anche al di là della contingente partecipazione alla partita: il club non è un ente astratto, ma nasconde sotto lo striscione i cuori e i cervelli di persone che si battono per un fine comune, senza interessi particolaristici. E sotto questo punto di vista il club ha una funzione profondamente educativa e formativa perché insegna ad accettare il punto di vista degli altri ed esprimere il proprio senza polemiche né ripicche e consente un contatto umano sempre nuovo ma mai superficiale». Per dichiararsi iscritti è sufficiente la tessera vidimata per la stagione in corso e, cosa importante, sono considerati simboli ufficiali lo stendardo con la scritta “Atalanta Commandos” e tutto il

materiale propagandistico di produzione propria. Possono diventare soci, è scritto a chiare lettere nell’articolo 3, «tutte quelle persone che accettano gli obblighi dello Statuto». Ma il gruppo si riserva, per così dire, di accettare il socio secondo un suo giudizio insindacabile. Tra i suoi componenti il club annovera oltre ai soci ordinari anche quelli onorari, un riconoscimento che può conferire soltanto l’assemblea ordinaria dei soci su proposta del consiglio direttivo. In sostanza il “fortunato” ha diritto a tutte le agevolazioni riservate ai soci senza pagare la quota di iscrizione. Ma gli iscritti hanno anche dei doveri ben precisi, come quello di difendere il buon nome del club, oltre al diritto di poter frequentare la sede. Tra le limitazioni, invece, anche nell’articolo 5 viene riportato l’obbligo di non mostrare tendenze politiche «nel corso delle manifestazioni, allo stadio e alle riunioni del club». In sostanza i Commandos nascono come gruppo apolitico e apartitico tanto da vietare, attraverso lo Statuto, a qual-

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28/5/72 Atalanta-Napoli Ecco come L’Eco descrive l’invasione pacifica dell’ultima di campionato

siasi iscritto di fare propaganda politica. In modo particolare allo stadio, il che significa niente bandiere o striscioni inneggianti a simboli che non fossero quelli dell’Atalanta. Come già accennato, gli organi interni sono l’assemblea generale dei soci e il consiglio direttivo. La prima è composta da tutti gli iscritti al club e viene convocata una volta all’anno (in occasione del bilancio), salvo convocazioni straordinarie. Presieduta dal presidente del club delibera a maggioranza dei presenti: ogni iscritto ha diritto ad un voto. Ma quali sono gli argomenti trattati dall’assemblea generale? I temi sono innumerevoli: si va dalla decisione di cambiare la sede, ai problemi di carattere economico, alla discussione sulla posizione da occupare allo stadio solo per citarne alcuni tra i più dibattuti. Come in ogni associazione che si rispetti l’assemblea ha anche il compito di nominare i membri del consiglio direttivo, l’organo decisionale del gruppo. Salta all’occhio una stranezza contenuta nello Statuto e cioè che il numero dei componenti è indefinito: i ragazzi non hanno voluto indicare un numero preciso lasciando così la possibilità a tutti di proporre la candidatura e sperare di venire eletti. La carica, comunque, è della durata di un anno. I Commandos hanno inserito nel capitolo “Organi del gruppo” anche il “Notiziario Atalanta Commandos” l’organo di informazione dei soci del club: il giornalino, così recita l’articolo 27, può trattare tutti gli argomenti che risultano nei fini dello Statuto, ma assolutamente «non deve offendere le convinzioni morali, politiche e religiose dei lettori». Insomma si tratta di un giornale di informa-

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29/3/72 - La prima uscita dei Commandos su L’Eco di Bergamo

zione del club molto rigoroso, soggetto sempre al giudizio del consiglio direttivo, dove vengono riportate e discusse tutte le questioni interne del club. Tuttavia i Commandos non pongono alcuna limitazione alla libertà d’opinione dei soci: tutti infatti possono collaborare alla stesura del giornale con propri articoli. Un altro organo del gruppo è la rappresentativa di calcio, la squadra amatoriale dei Commandos. «I colori sociali della squadra - riporta l’articolo 34 dello Statuto - il cui nome ufficiale è “R.C. Atalanta Commandos” sono: maglia azzurra con bordi neri, calzettoni neri con risvolto nerazzurro e calzoncini neri» (molto utilizzata è però anche la maglia arancione). A questa si aggiunge il Gruppo podistico definito dallo statuto “l’organo rappresentativo di massa del Club” che partecipa alle gare non competitive, tra cui la celeberrima “100 km del Passatore” (Faenza-Firenze).

La vera anima dei Commandos però emerge soltanto negli ultimi articoli del regolamento del gruppo: l’articolo 36 illustra chiaramente cosa significa essere un membro dei Commandos. La mentalità del gruppo, per l’iscritto, deve diventare parte integrante della sua vita tanto che le norme Statuto devono venire rispettate scrupolosamente da ogni componente del club. E non solo nelle riunioni ufficiali dei Commandos ma anche «entro le mura dello stadio, in casa come in trasferta, e nelle zone limitrofe nel raggio di un chilometro da esse». Questo vuol dire niente episodi di violenza dentro e fuori lo stadio, nessun simbolo politico ma soltanto cori, incitamenti e striscioni per l’Atalanta. Per chi trasgredisce c’è sempre l’articolo 38, l’ultima norma dello statuto, che prevede il richiamo, la diffida o l’espulsione dal club contro chi viola i principi contenuti nello Statuto.

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CAMPIONATO 1972/73 Quel maledetto autogol di Vianello…

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Atalanta riparte dalla serie A, ma il sogno della permanenza nel massimo campionato dura ben poco. La stagione 1972/73 si preannuncia deludente per i nerazzurri che rimediano la più pesante sconfitta della loro storia contro il Milan di Nereo Rocco (che però verrà “punito” dalla Juventus che l’ultima giornata gli strapperà uno scudetto che sembrava già cucito sulle maglie rossonere) e ritornano in serie B dopo un rocambolesco finale di camR I S U LTAT I A R pionato. La squadra del resto CAGLIARI ATALANTA 0-0 0-0 non gira, ma soprattutto non ATALANTA NAPOLI 0-0 0-1 segna. MILAN ATALANTA 9-3 1-1 Nel calciomercato estivo dalATALANTA VERONA 0-1 1-1 l’Atalanta se ne sono andati SAMPDORIA ATALANTA 0-0 2-0 ATALANTA TORINO 1-0 1-2 giocatori del calibro di Moro, BOLOGNA ATALANTA 1-0 0-1 Doldi e Magistrelli, finiti in ATALANTA LAZIO 1-1 1-2 blocco all’Inter, mentre da ATALANTA INTER 0-0 0-0 Milano sono arrivati PellizzaROMA ATALANTA 2-0 0-1 ro e Ghio. TERNANA ATALANTA 0-0 0-0 ATALANTA PALERMO 1-0 2-1 Vavassori passa al Napoli per JUVENTUS ATALANTA 0-0 2-0 150 milioni di lire, mentre ATALANTA FIORENTINA 1-1 0-4 Leoncini finisce al Mantova. L.R. VICENZA ATALANTA 1-1 1-0 Della vecchia guardia rimangono: Bianchi, Divina, Maggioni, Pianta, Pirola, Sacco e Savoia. L’Atalanta, poi, acquista Vernacchia dall’Empoli, giocatore che si rivelerà una promessa mancata, il centrocampista Carelli e il centravanti Musiello. Sul fronte societario c’è la riconferma del presidente Achille Bortolotti. Miro Radici rimane vice presidente e Sergio Nessi consigliere delegato. Unica nota positiva del campionato è l’affermazione a livello nazionale di un giovane tornitore di Cernu-

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sco sul Naviglio, che gioca da libero, promosso dalle giovanili in prima squadra da Giulio Corsini: stiamo parlando dell’indimenticato Gaetano Scirea, cresciuto nel vivaio nerazzurro, affermatosi campione con la Juve e con la Nazionale con la quale vinse il Mondiale nell’82, e poi scomparso in un tragico incidente stradale il 3 settembre 89. La stagione all’Atalanta diventa per lui un vero e proprio trampolino di lancio che lo catapulterà, ancora giovane, alla Juventus dove diventerà un indiscusso campione, uno dei più grandi liberi della storia del calcio. La prima occasione di mettersi in luce per Scirea gli viene offerta nella prima partita di campionato: l’Atalanta gioca fuori casa contro il Cagliari di Gigi Riva, Nenè e Domenghini e rimedia uno 0-0 dignitoso. A fare la differenza è proprio il reparto difensivo che regge bene contro il temibile bomber cagliaritano. Scirea gioca anche nella partita successiva con il Napoli perché sostituisce Savoia infortunato: il risultato finale è ancora 0-0. Corsini si dice soddisfatto del suo reparto difensivo e del centrocampo. Il problema è l’attacco. Se ne accorgerà la domenica successiva contro il Milan a San Siro: una giornata assolutamente catastrofica che vedrà la squadra nerazzurra soccombere sotto una valanga di reti. La sconfitta è umiliante: 9-3. Chi finisce sotto accusa è proprio Savoia che si è ripreso il suo posto da titolare a scapito di Scirea. La critica non glielo perdona. La prima vittoria a Bergamo arriva contro il Torino. Il gol è di Musiello, un esordiente di 18 anni, che infi-


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21/5/73 - Atalanta-Vicenza - La disperazione dei giocatori atalantini dopo l’autogol di Vianello che costa la retrocessione in B

Ma nelle giornate successive la squadra di Corsini si la di testa il portiere granata a sei minuti dalla fine. perde: prima la sconfitta al Comunale ad opera della Diventa l’idolo della tifoseria, i titoli dei giornali Sampdoria, e poi quella con il Torino. Vince però con sono tutti per lui, si parla di giovane promessa ma il Bologna e, soprattutto, contro la Roma che, tra l’alsarà soltanto un fuoco di paglia. La sfida contro i gratro, naviga in piena zona retrocessione alle spalle delnata però passerà alla storia per un clamoroso errore l’Atalanta. Queste gare regalano un po’ di sicurezza dell’arbitro Lattanzi. Al 75’ fischia la fine dell’inconalla squadra bergamasca, tanto che anche la stampa tro, con ben quindici minuti d’anticipo! locale è convinta che l’Atalanta si salverà. I giocatori si dirigono verso gli spogliatoi ma la panDel resto basta guardare la classifica a tre giornate china dell’Atalanta si dirige verso l’arbitro. Accortosi dalla fine: Palermo e Ternana sono dell’errore fa riprendere la gara. L’AtaCLASSIFICA spacciate, il Vicenza è a quota 19, la lanta continua la sua marcia a singhiozSampdoria ha 20 punti, la Roma 22, il zo perché prima perde a Bologna, ma JUVENTUS 45 MILAN 44 Verona 23 e poi ci sono Atalanta e riesce a strappare due importanti paregLAZIO 43 Napoli a 24. Non c’è ancora la mategi con la Lazio e l’Inter che penalizzano FIORENTINA 37 matica ma i bergamaschi si sentono proprio la squadra bergamasca. INTER 37 sicuri. Arriva però la Juve che a Bergamo La domenica successiva si va tutti a TORINO 31 BOLOGNA 31 segna due gol e vince. Roma contro la squadra del mago HerCAGLIARI 29 Mancano ancora due partite con la Fiorera che proprio la vigilia butta lì un NAPOLI 28 rentina e il Vicenza che non sembrano pronostico: vincerà la Roma due a zero. VERONA 26 preoccupare i bergamaschi. Purtroppo per i bergamaschi, ci azzecca ROMA 24 SAMPDORIA 24 La sconfitta con i viola è pesante e ricacin pieno. L.R. VICENZA 24 cia l’Atalanta nell’incubo retrocessione. Nel girone d’andata, che l’Atalanta conATALANTA 24 Già perché nel frattempo le altre vincoclude a 13 punti, da segnalare il paregPALERMO 17 no e così alla vigilia dell’ultima di camgio a Torino contro i campioni d’Italia TERNANA 16 pionato la situazione è questa: Atalandella Juventus e la caldissima partita con ta, Roma, Verona 24 punti, Sampdoria e Vicenza 22 la Fiorentina dove protagonista della gara sarà l’arbipunti. Una di loro andrà in B. Atalanta e Vicenza si tro Michelotti che regalerà un rigore ai viola, scategioca il 20 maggio: il Comunale è gremito ma la befnando le furiose proteste del pubblico orobico. Per fa è in agguato. L’Atalanta regala la vittoria al Vicenza fortuna all’ultimo secondo della partita Vianello con un autogol di Vianello che sorprende Pianta. pareggia ed evita il peggio. A quel punto i bergamaschi, che hanno gli stessi punIl girone di ritorno inizia bene per l’Atalanta che, ti della Roma, Samp e del Vicenza retrocedono per la come prima cosa, strappa un dignitoso pareggio con peggior differenza reti. il Milan dopo la clamorosa sconfitta dell’andata.

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Nella foto in basso la curva Nord come si presentava prima dell’ampliamento (un’immagine di fine anni ’60 con Dell’Angelo tra i dirigenti Previtali e Leidi) e nella foto a fianco durante i lavori (Atalanta-Mantova del 27/2/72)

Dalla Sud alla Nord: il cuore del tifo neroblu cambia curva

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a stagione 1972/73, la seconda in serie A dopo la promozione agli spareggi di Bologna del ’71, non parte certo bene per i tifosi atalantini. Alla terza di campionato, il 7 ottobre, i nerazzurri subiscono la più pesante sconfitta della loro quasi centenaria storia: 9 a 3 a San Siro contro il Milan! Un passivo che per anni i tifosi milanisti, ad ogni incontro contro l’Atalanta, ricorderanno scandendo in coro i numeri da uno a nove. Nel frattempo i Commandos continuano la loro attività, anche se, perso l’euforico entusiasmo dei primi momenti e complici pure gli scarsi risultati della squadra dell’allenatore Giulio Corsini, gli iscritti a fine stagione risulteranno praticamente dimezzati, toccando la misera quota di 28 soci. È importante ricordare che ci stiamo riferendo alla preistoria del tifo ultras, quindi non devono assolutamente sorprendere, in negativo, queste cifre, soprattutto se paragonate alle migliaia di ultrà bergamaschi degli anni seguenti. Nonostante i tesserati si siano ridotti,

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allo stadio i Commandos iniziano a raccogliere intorno a loro un numero sempre crescente di giovani e non fanno mai mancare il loro incitamento, neanche in trasferte proibitive come Cagliari, Roma, Napoli e Terni. Se per gli incontri più lontani da Bergamo i viaggi vengono effettuati in tre o quattro in auto o in treno, per le destinazioni più vicine i Commandos si avvalgono delle carovane di pullman organizzate dal club Amici. «Tra noi ci si metteva d’accordo - spiega Jim perché si andasse tutti a prenotare il posto il primo giorno di apertura delle iscrizioni, in modo da ritrovarci poi sullo stesso bus, solitamente il numero 1». Al Comunale, intanto, si registrano i primi incidenti sulle tribune, anche se non si può certo affermare che la violenza da parte dei tifosi atalantini sia una novità, visto che si hanno tracce di zuffe e scazzottate fin dagli anni venti nelle sfide con la Trevigliese e le squadre milanesi. Emblematico, in tal senso, è quanto riportato da Renato Ravanelli nel libro “Atalanta 80”: «Nel campionato 1923/24 i tifosi scrivono una delle loro prime pagine nere dopo una vittoria del Saronno per 1 a 0 alla Clementina (il vecchio campo da gioco; l’attuale Brumana risale infatti al 1928). Ritenendo, al solito, l’arbitro colpevole del misfatto, un gruppo di scalmanati lo insegue con la bava alla bocca per l’ira e il fiatone. Infatti il direttore di gara è raggiunto solo alla stazione di Treviglio: e giù botte da orbi. Fiocca così la prima squalifica ufficiale del campo. Il bis, tra l’altro, si fa attendere solamente un anno; stavolta i tifosi nerazzurri se la prendono con i supporters del Como. E pensare che sul campo la squadra lariana era stata sconfitta 2 a 0! A tavolino il risultato viene capovolto a favore dei comaschi e l’Atalanta si ritrova all’ultimo


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1972/73 - I Commandos cambiano curva per il cartellone delle Terme di Trescore che impedisce l’esposizione dello striscione

posto alla pari con Trevigliese e Canottieri Lecco». Tornando alle intemperanze del campionato 1972/73 i primi episodi si registrano il 3 dicembre 72 in occasione dell’incontro casalingo con l’Inter; in un movimentato dopopartita, infatti, alcuni tifosi bergamaschi se la prendono, all’uscita degli spogliatoi, con gli interisti Corso e Boninsegna. L’auto del Mariolino nazionale quasi viene rovesciata, mentre quella del centravanti subisce notevoli danni alla carrozzeria; Bonimba reagisce vivacemente nei riguardi dei contestatori e solo grazie all’intervento della polizia può ripartire per Milano con la vettura ammaccata. Un mese dopo, il 7 gennaio, al Comunale è di scena la Fiorentina; al 73’ a causa di un rigore concesso ai viola dall’arbitro Michelotti, uno dei fischietti più discussi del periodo, dalle tribune arriva in campo una pioggia di bottigliette e di altri oggetti. Con la Sampdoria, il 4 marzo, invece la battaglia scoppia in curva Nord, dove in due riprese, poco prima dell’inizio della partita e poi nell’intervallo, atalantini e doriani vengono alle mani. La peggio tocca ai liguri con un trentaquattrenne finito all’ospedale per una bottigliata in testa e il suo amico che gli era accanto svenuto per lo spavento. Anche nel dopopartita gli animi restano caldi: la sconfitta per 2 a 0 rimediata dai nerazzurri provo-

ca la pesante contestazione dei bergamaschi e a farne le spese è Carlo Pirola, difensore dell’Atalanta, che viene aggredito ad insulti da parte di un gruppetto di tifosi incazzati. Anche negli altri stadi del resto il clima si surriscalda spesso sulle tribune, tanto che a Torino, con i granata, i Commandos perdono lo striscione! (vedi pagine seguenti) Una data storica per la tifoseria atalantina è il 18 marzo 73 e al Comunale si gioca Atalanta-Bologna: è la domenica in cui i Commandos si trasferiscono in curva Nord, dando così inizio alla leggenda di una delle curve più importanti del panorama ultrà italiano ed europeo. Alle origini dello spostamento due motivi: il primo, il costo del biglietto che in curva Nord è più economico di circa il 20% rispetto a quello della Sud (nelle partite normali, in Nord si paga 2000 lire mentre in Sud 2400). Ma perché questa differenza di prezzo? «Il motivo di questo sconto in curva Nord - spiega l’ex segretario dell’Atalanta Giacomo Randazzo - era dovuto al fatto che la visuale era disturbata dal sole, mentre la

4/7/73 Atalanta-Sampdoria Scoppiano i primi incidenti con i tifosi avversari

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18/3/73 - Atalanta-Bologna - In una panoramica della Nord è visibile la nuova postazione dei Commandos

18/3/73 At a la nt a -B ol ogna I prezzi dei biglietti dei vari settori del Comunale; come si può notare la Nord è più economica della Sud

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Sud era all’ombra; questa tariffa ridotta era ormai una tradizione consolidata che eliminammo solo nel 76 quando uniformammo i prezzi delle due curve». Il secondo motivo, ma non per questo meno importante, è il famigerato cartellone pubblicitario “Terme di Trescore”, posto in curva Sud a ridosso della gradinata, che impedisce l’esposizione in balconata dello striscione; gli ultras vivono per il proprio striscione, che è il simbolo e la bandiera del gruppo, quindi l’impossibilità di poterlo attaccare proprio sulla balconata da cui si fa il tifo è una condizione insopportabile. E così, con il boom degli striscioni dei vari club, al Comunale scoppia anche la questione dei cartelloni pubblicitari che si protrarrà per qualche anno (ma di questo argomento ne parliamo più avanti). La Nord, in particolare la balconata vicina alla tribuna coperta, infatti ha ancora degli spazi non occupati dalla pubblicità ed inoltre, si può, come dichiarato dai Commandos a L’Eco di Bergamo, «far sentire l’appassionato incitamento ai giocatori nerazzurri sin dall’ingresso in campo» considerato che l’accesso degli spogliatoi è proprio sotto la

Nord (è questa la motivazione ufficiale dello spostamento). Nella “nuova” curva il tifo cresce sia in quantità che in qualità, migliorando nell’organizzazione con bandiere sempre più grandi (quella del Lucio è gigantesca) e striscioni più elaborati. Ma è in occasione della incredibile e sciagurata ultima di campionato in casa con il Vicenza (20 maggio) che si registra la più grossa novità nel modo di incitare: per la prima volta, infatti, compaiono tra i Commandos i tamburi. Una svolta storica, tra i primissimi in Italia, nello stile del tifo che però, purtroppo, non porta fortuna visto che l’Atalanta, sconfitta per 1 a 0, conosce la più assurda ed inaspettata retrocessione della sua storia. I tamburi li procura, alla vigilia della sfida salvezza con i biancorossi, il povero Fulvio Bresciani (scomparso in un tragico incidente nel ’75 a soli 21 anni) che impegnando la propria chitarra e con l’aggiunta di una faticosa colletta tra i soci più attivi, acquista dal principale negozio di strumenti musicali in città, il Ghisleri, una batteria di seconda mano completa anche di piatti. Ma la delusione e la rabbia per la tragica sconfitta con il Vicenza sono troppo forti e provocano la dura contestazione della tifoseria tanto da obbligare i giocatori nerazzurri a lasciare lo stadio da una porta secondaria.


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20/5/73 - Atalanta-Vicenza - Grande tifo dei Commandos per lo “spareggio” salvezza con il Vicenza

Lo striscione perso a Torino

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e lo Statuto dei Commandos proibiva agli iscritti di rendersi protagonisti di azioni di violenza è anche vero che qualche scazzottata allo stadio ogni tanto era inevitabile. È passata alla storia quella dell’11 marzo 73 al vecchio stadio Comunale di Torino. L’Atalanta gioca contro la squadra granata. È il Torino di Pulici e Sala che quella domenica sconfigge 2 a 1 i nerazzurri. L’Atalanta va subito in vantaggio nei primi minuti della partita con Carelli, ma viene raggiunta e superata dal Toro. In quattro minuti prima pareggia Pulici e poi il gol partita di Rampanti. “Una sconfitta che si poteva evitare” titolava l’Eco di Bergamo nella cronaca del lunedì. «I nerazzurri hanno giocato meglio - giudicava Elio Corbani rispetto alla disastrosa prova con la Samp, ma hanno sciupato buone occasioni in fase di realizzazione». E poi: «La soddisfazione purtroppo manca o è comunque largamente attenuata, proprio perché c’è in tutti la consapevolezza di aver subito una sconfitta immeritata, comunque evitabile. L’Atalanta di oggi non è sicuramente apparsa inferiore al Torino». Questa la cronaca della partita. Ma facciamo un passo indietro.

È domenica: i Commandos si apprestano ad affrontare la trasferta di Torino con il loro solito entusiasmo muniti di sciarpe, magliette e del loro mitico striscione. I tifosi bergamaschi occupano la curva Filadelfia, quella dei sostenitori della Juventus: davanti a loro la curva Maratona dei tifosi del Torino. Sembra una partita come tante con cori, sfottò e bandiere. Ma durante l’incontro gli Ultras granata, con un’incursione inaspettata nel settore degli

20/ 5/73 Ata la nta -Vicenz a Per la prima volta fanno la loro comparsa i tamburi

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18/3/73 - Atalanta-Bologna - I Commandos fuori dall’hotel San Marco festeggiano, insieme al club Amici di Nembro, la vittoria con i rossoblu, ma anche la prima uscita del nuovo striscione

ospiti, approfittando di un attimo di distrazione dei bergamaschi, da sotto, riescono a strappare lo striscione dei Commandos appeso in balconata e se lo portano in curva come un trofeo di guerra. Al termine dell’incontro lo striscione verrà bruciato dai granata sotto gli occhi di sette temerari Commandos che si erano spinti fin dentro la Maratona per riprenderselo. Di questo episodio, a distanza di anni, ci sono diverse versioni tra cui quella di Carlo Agazzi raccontata in un articolo del giornalino nel 1978: «È con vero piacere - esordiva - e con tanta nostalgia che vi narro la vicenda che ci avuti protagonisti cinque anni fa al Comunale di Torino. Quella resterà sempre una giornata indimenticabile. Infatti a quei pochi e vecchi Commandos ne capitarono di tutti i colori». «Avevo 17 anni - continuava Carlo - il club era già stato fondato ed allora come adesso seguivamo la squadra in trasferta e data l’esuberanza e l’incoscienza, ogni viaggio era un’avventura. La partita iniziò molto bene per l’Atalanta, infatti Carelli dopo pochi minuti dal fischio d’inizio segnò il gol del provvisorio vantaggio; ma per nostra sfortuna Rampanti e Pulici ribaltarono la situazione a favore dei granata. L’incontro si risolse con la sconfitta dell’Atalanta ma non fu questa la causa del nostro principale dispiacere. Accadde infatti che verso la fine del secondo tempo il nostro vec-

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chio glorioso striscione cadde nelle mani dei famigerati (anche allora erano famosi) Ultras granata che se ne impossessarono anche furbescamente a scapito della nostra buona fede ed anche di tanta, tanta ingenuità. Sorpresa sgomento e rabbia quando ce ne accorgemmo!». E così Lucio, Mamo, Carlo, Jolly, Claudio, Geo e Dario, decidono di andare a riprenderselo. «Eravamo decisi a riprendercelo e allora finì che quei sette Commandos partirono decisi a tutto. E successe di tutto. I carabinieri ci negarono il loro aiuto, ma non ci dammo per vinti, fu facile raggiungere la curva granata e lì iniziò una furibonda rissa. Che botte! Ma tutto fu vano: lo striscione non venne recuperato, l’unica consolazione fu, una volta tanto anche per noi, di averle suonate di santa ragione!». Ha inizio da quell’episodio la rivalità con i tifosi del Toro che sfocerà, anni dopo, in veri e propri scontri. Cinque anni dopo saranno proprio i tifosi atalantini a restituire ai granata “il favore”, e con gli interessi. Dopo quella partita, però, era necessario preparare un nuovo striscione. A realizzarlo ci pensa il Lucio che, per accelerare le operazioni, la domenica successiva ci sarebbe stato di scena al Comunale il Bologna, non esita a restare a casa in malattia una settimana per imbastire, con l’aiuto


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18/3/73 - At al a nt a -B ol ogna - Una data importante: i Commandos sono per la prima volta in Nord e debutta anche il nuovo striscione

della madre, il nuovo stendardo. Il secondo striscione della storia dei Commandos, rispetto al primo, presenta però una novità: accanto alla scritta “Commandos” compaiono due simboli costituiti da un pugno e una mano che indica la “V” di vittoria. La scelta non piace a tutti e all’interno del gruppo nascono i primi dissapori: il pugno, allora simbolo dei gruppi estremisti di sinistra, è al centro delle contestazioni della maggioranza dei fondatori. Era un simbolo ideologico che non poteva essere accettato visto che il gruppo si era definito, fin dalla sua costituzione, apolitico. Alla fine la linea presa dai Commandos è una via di mezzo: il pugno, tra l’altro della

mano destra, sarebbe rimasto sullo striscione ma non come immagine politica. Il pugno con la “V”, è stata questa poi la linea del gruppo, stavano a significare semplicemente un generico “uniti si vince” senza allusioni a nessun partito. A distanza di anni è il Mamo, uno dei fondatori, che spiega come è andata la storia: «Quel pugno aveva provocato molte discussioni. Ero stato io, insieme ad altri, a volerlo. Avevamo idee di sinistra e avremmo voluto dare questa impronta anche ai Commandos. Non tutti però erano d’accordo. La maggioranza vedeva nel pugno soltanto un simbolo di unione. E visto che la “V” stava per vittoria, si optò per il motto “uniti si vince” e si chiuse la polemica».

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CAMPIONATO 1973/74

Via Corsini, arriva Heriberto Herrera

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n campionato deludente, nonostante le aspettative della vigilia. L’Atalanta, partita per risalire subito in serie A, chiude la stagione solo all’undicesimo posto. E in serie B ci resterà a lungo. I nerazzurri infatti risaliranno nella massima serie soltanto nel 1977. Una permanenza che nessuno immaginava così lunga. Alla base degli scarsi risultati di questo campionato bisogna annotare una campagna acquisti fallimentare e il cambio dell’allenatore. R I S U LTAT I A R La società stessa nel mercaCOMO ATALANTA 1-0 1-0 to estivo decide di rinnovaATALANTA NOVARA 0-1 0-1 re in toto la squadra per TARANTO ATALANTA 0-0 0-1 renderla più competitiva. E AREZZO ATALANTA 0-1 0-0 infatti gli acquisti dell’anATALANTA VARESE 2-1 1-0 no precedente che avevano TERNANA ATALANTA 1-0 1-0 ATALANTA ASCOLI 1-1 1-1 deluso nel corso della staATALANTA REGGINA 0-0 0-1 gione passata vengono tutPALERMO ATALANTA 0-0 1-1 ti ceduti, Giuliano MusielATALANTA BRESCIA 1-0 0-1 lo e Raffaello Vernacchia in PERUGIA ATALANTA 0-0 0-1 primis. Lasciano Bergamo ATALANTA CATANZARO 0-0 0-0 CATANIA ATALANTA 1-0 0-1 anche Ottavio Bianchi, ATALANTA BRINDISI 0-0 1-2 Giovanni Sacco, Giancarlo REGGIANA ATALANTA 1-0 0-3 Savoia, Alberto Carelli, ATALANTA SPAL 0-0 1-3 Antonio Maggioni e Pietro PARMA ATALANTA 1-1 1-1 Pianta. Il presidente AchilATALANTA AVELLINO 1-0 1-2 le Bortolotti richiama inveBARI ATALANTA 0-2 1-2 ce Gianfranco Leoncini, suo vecchio pallino, ed inoltre acquista il portiere Renato Cipollini, il mediano Giorgo Vignando, il terzino Mario Manera ed il centravanti Fabio Bonci che, insieme a Sergio Pellizzaro e Giovanni Pirola, dovrebbe, nelle speranze dei tifosi, essere una macchina da gol (non a caso uno dei cori più in

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voga all’inizio della stagione al Comunale è proprio “Bonci, Pirola, Pellizzaro olè”). Già alla prima di campionato, a Como, le speranze dei tifosi si scontrano con la dura realtà di una sconfitta (10) rimediata con una prestazione molto incerta che ha mostrato evidenti carenze di gioco. I limiti della squadra si evidenziano ancor di più nel debutto casalingo, quando il Novara fa il bottino pieno al Comunale. Due partite, zero punti. La situazione migliora nelle due seguenti gare, entrambe fuori casa. Il pareggio a Taranto e la vittoria ad Arezzo (gol di Gattelli) riportano fiducia nell’ambiente. Con il Varese sono altri due punti, seguono poi la sconfitta per 1 a 0 a Terni ed il pareggio interno con l’Ascoli. A questo punto, si sono giocate solo sette giornate, giunge la sorpresa: viene esonerato l’allenatore Giulio Corsini ed al suo posto arriva Heriberto Herrera, un nome importante, già sulla panchina della Juventus. Una scelta che divide la tifoseria. Con il tecnico paraguayano in panchina la situazione non cambia, anzi peggiora. Nella gestione Herrera fioccano un sacco di pareggi (alla fine saranno ben dodici, di cui otto a reti inviolate) mentre le vittorie sono otto, tutte per 1 a 0. Uniche eccezioni il 3 a 0 in casa con la Reggiana e il 2 a 1, all’ultima giornata con il Bari. Con i biancorossi pugliesi l’Atalanta ottiene il massimo punteggio: all’andata, causa una invasione di campo dei sostenitori locali, Gaetano Scirea e compagni si portano a casa un 0-2 a tavolino.


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In primo piano l’allenatore Giulio Corsini: viene esonerato dopo sole sette giornate

so momento vissuto dodici mesi prima dall’Atalanta quando, a tre giornate dalla fine, la salvezza sembrava ormai al sicuro. Alla fine andrà tutto Sotto accusa finisce soprattutto il reparto offensi- bene, se così si può dire. I nerazzurri chiudono vo. Se si escludono le retrocesse Reggina, Bari e all’undicesimo posto: la risalita in Serie A per queCatania, l’Atalanta risulta la squadra con il minor st’anno è rinviata. numero di reti fatte. Sono solo ventiquattro A fronte di una stagione davvero incolore per la (altrettante i gol subiti), tanto che il capocanno- squadra nerazzurra c’è un episodio curioso da niere risulta essere Fabio Bonci con cinque reti, segnalare, la prima partita senz’auto. È il 3 dicemseguito da Emanuele Gattelli e Sergio Pellizzaro bre 73 e la crisi del petrolio impone agli italiani di con quattro a testa. lasciare a casa l’adorata macchina: sono le conseTra le poche soddisfazioni per i tifosi, la vittoria in guenze della crisi economica che ha colpito l’Itacasa del Varese, squadra dominatrice lia all’inizio degli anni Settanta. E del campionato, è sicuramente quelCLASSIFICA così, per assistere all’incontro con il la più importante. Brescia, i tifosi nerazzurri si trasforVARESE 51 Il gol di Manera e una prestazione mano in veri e propri sportivi e si ASCOLI 51 TERNANA 50 determinata in difesa, soprattutto recano al Brumana, chi a piedi e chi COMO 46 nella ripresa, regalano la seconda vitin bicicletta, attraversando le strade PARMA 39 toria esterna della stagione ottenuta della città insolitamente deserte e TARANTO 39 sul campo (va aggiunta quella di Bari silenziose. Una descrizione dell’atPALERMO 39 NOVARA 38 a tavolino). Mancano poche giornate mosfera insolita che regna nei dinSPAL 38 alla fine e la squadra di Herrera cerca torni dello stadio la fornisce l’Eco di AREZZO 37 con il Parma, nel penultimo incontro Bergamo: «Già poco dopo mezzogiorno ATALANTA 36 casalingo del campionato, a tre giorcolonne di tifosi nerazzurri si sono BRESCIA 36 CATANZARO 35 nate dalla fine, il punto della mateincamminati tranquillamente verso viaAVELLINO 35 matica salvezza. Sì, proprio la salvezle Giulio Cesare: altri, più tardi, hanno PERUGIA 34 za in serie B. C’è da dire che la situadovuto allungare il passo per arrivare in REGGIANA 34 zione non è così grave come sembra tempo per l’inizio dell’incontro. Va detto BRINDISI 34 REGGINA 34 o come la dipinge la stampa locale, che chi si è servito dell’autobus non ha BARI 28 ma è impossibile dimenticare lo sciavuto da lamentarsi in quanto il servizio CATANIA 26 volone dell’anno precedente. Tutti è risultato ottimo. Ci sembrava, mentre hanno paura e prima di dichiararsi sicuri preferi- si stava avvicinando l’inizio del derby lombardo della scono attendere il verdetto della matematica. Del serie B, di vedere una grande marcia non competitiva resto la situazione non può che riportare allo stes- e parallelamente, uno dei tanti raduni cicloturistici».

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20/10/73 - Arezzo-Atalanta Lo striscione dei Panthers in evidenza allo stadio di Arezzo

Ottobre ‘73 Foto di gruppo dei Panthers di Dalmine

I Commandos non sono più soli; in curva Nord spuntano i Panthers

della tifoseria (la tribuna, infatti, saluta l’ingresso in campo di Herrera con un lungo applauso), né da L’Eco di Bergamo che riduce «la tanto temuta contestazione ad un paio di episodietti che si segnalano più che altro per il loro aspetto… umoristico», si manifesta con uno sciopero del tifo durante il primo tempo (striscioni compresi) condito da fischi all’indirizzo del neo allenatore e da rudimentali striscioni di carta inneggiati a Giulio Corsini. Intanto il consenso per questo nuovo modo appassionato di sostenere la squadra, affascina sempre di più i giovani tifosi atalantini tanto che non solo i tesserati dei Commandos salgono a quota 62, ma addirittura cominciano a nascere nuovi gruppi.

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opo l’incredibile retrocessione, l’Atalanta riparte dalla serie B confermando in panchina Giulio Corsini che, però, viene esonerato già alla settima giornata. Al suo posto viene chiamato Heriberto Herrera. Tra i tifosi più caldi il cambio d’allenatore non viene gradito (Corsini, bergamasco doc, è considerato una bandiera dell’Atalanta) e al debutto del tecnico paraguayano al Comunale, il 18 novembre contro la Reggina (0 a 0 il risultato) scatta la prima contestazione organizzata della storia della Nord. Niente di particolarmente eclatante, ma che comunque dà un segnale che, anche in curva, si possono prendere delle posizioni ben chiare. La protesta, per altro non condivisa né da gran parte

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18/11/73 Atalanta-Reggina - La contestazione a Herrera con gli striscioni inneggianti a Corsini


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24/3/74 - Ascoli-Atalanta - Foto di gruppo degli atalantini ad Ascoli, una delle prime lunghe trasferte in pullman

Ad affiancare gli scatenati Commandos, infatti, arrivano in curva Nord i Panthers, fondati il 3 settembre 73 e costituiti da una quarantina di giovani della zona di Dalmine. Il nuovo club, che ha sede presso il Bar Cinzia di Dalmine non fa mancare il proprio striscione anche in molte trasferte alle quali partecipa, almeno alle più accessibili, con una ventina di soci sotto la guida del presidente Giulio Maffioletti (i Panthers faranno registrare la loro presenza in curva per cinque-sei anni, fino al campionato 1978/79). I giovani ultrà atalantini sono carichi di entusiasmo: il tifo, ancora elementare nei cori, è guidato dal mitico Lucio e da Roberto Filetti, il responsabile dei tamburi, meglio conosciuto come Palmer (il soprannome, tanto per chiarire, deriva da Carl Palmer, il più grande percussionista del periodo). «Ad ogni riunione - spiega il Palmer - raccomandavamo di picchiare forte, ma piano, per evitare di rompere le pelli dei tamburi che fra l’altro costavano parecchio». «C’è da dire - continua il Palmer - che il rullante e il muto (è un altro tamburo che compone la batteria) non erano attaccati alla balconata come avviene oggi, bensì erano sistemati sugli scalini addirittura con il loro treppiede». «Per quanto riguarda i cori, invece - precisa il Jolly - non erano continui come adesso, ma si facevano diverse pause tra un canto e l’altro». Pur in una stagione dalle scarse soddisfazioni, i tifosi della Nord, in particolare i Commandos, non mancano mai di seguire, anche lontano dal Comunale, la squadra (portano lo striscione anche ad Avellino, 10 giugno) e talvolta rischiano

anche lo scontro come ad esempio ad Ascoli (24 marzo), dove, in una delle prime trasferte a lungo raggio organizzate in pullman, la trentina di ultrà bergamaschi non ha avuto un’accoglienza molto ospitale, assalita con sputi e insulti dai tifosi marchigiani. Le intemperanze, d’altronde, cominciano a connotare molte partite del campionato italiano; a Bari, ad esempio, l’incontro con l’Atalanta, dopo il precedente allo spareggio di Bologna del ’71, viene sospeso, addirittura al 34’ del primo tempo, a causa di una nuova invasione di campo dei tifosi biancorossi imbufaliti per un rigore non concesso dall’arbitro Martinelli di Catanzaro per un presunto fallo di Percassi su Casarsa a cui fa immediatamente seguito il vantaggio dei nerazzurri con un gol di Gattelli. Al termine degli incidenti, che non hanno coinvolto i pochissimi supporters atalantini al seguito, si contano diciotto tifosi baresi feriti, sei fermati e venti poliziotti contusi.

24/3/74 Ascoli -At al ant a I bergamaschi all’interno dello stadio Del Duca (“simpatico” l’ascolano a sin. che fa le corna)

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10/2/74 - Atalanta-Como - I Commandos in azione; sul finire del campionato la società vieta l’uso dei tamburi

Scoppia la grana dei tamburi

I 10/6/74 Ave ll ino-At a la nta Lo striscione dei Commandos non manca neanche allo stadio Partenio

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l loro debutto risale al 20 maggio 73 in occasione della sciagurata partita casalinga con il Vicenza che ha segnato la rocambolesca retrocessione in B dell’Atalanta. Da allora hanno accompagnato costantemente il tifo della curva Nord, creando però forti malumori tra gli spettatori degli altri settori per il loro continuo frastuono. Ad un solo anno dalla loro prima apparizione al Comunale, i tamburi dei Commandos finiscono già nell’occhio del ciclone. A sferrare l’attacco contro “l’incessante rollio” proveniente dalla curva Nord è il club Amici nella sua rubrica settimanale su L’Eco di Bergamo. Il 15 maggio 74, infatti, per tutelare la società dalle multe provocate proprio dai tamburi (può sembrare assurdo, ma nei primi anni ’70 secondo la Lega Calcio l’utilizzo di trombe a batteria e strumenti a percussione da parte del pubblico reca danno agli avversari) il Centro Coordinamento, dopo l’ennesi-

ma ammenda da parte della Lega Calcio di 800 mila lire, «invita i Commandos a lasciare a casa i tamburi, limitandosi ad esprimere a voce il loro incitamento alla squadra». «Il nostro - continuavano gli Amici - non vuole essere né un rimprovero né una imposizione, ma un invito a collaborare con la società che non può permettersi il lusso di versare alla Lega sottoforma di multa il 30 per cento dell’incasso netto, come è avvenuto per l’ultima gara casalinga». Dopo ampia discussione interna, il direttivo dei Commandos decide a malincuore di rinunciare ai tamburi e per questo sacrificio l’Atalanta non lesina ringraziamenti. Con una lettera firmata dal consigliere delegato Enzo Sensi (da sempre disponibile interlocutore con la tifoseria più appassionata tanto da diventare, qualche anno dopo, egli stesso socio dei Commandos), pubblicata la settimana successiva nella consueta rubrica degli Amici su L’Eco, «la società ringrazia in modo sincero e sentito il club dei Commandos per la sensibilità e l’ulteriore prova di attaccamento ai nostri colori palesate in occasione della partita con la Reggiana. Sappiamo benissimo cosa significa per Lucio Bazzana e compagni rinunciare ai tamburi e alle trombe e appunto per questo il loro incitamento vocale vale enormemente. Ancora grazie e cordiali saluti». Non poter arroventare le pelli dei rullanti e delle gran casse per gente come il Palmer e Mauri-


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1978/79 Un’immagine della Nord per evidenziare quanti tamburi vengono utilizzati; si è arrivati addirittura ad usarne 35 tra Commandos, Brigate e Sbandati

15/5/ 74 - Ecco il primo “invito” del Club Amici a non portare al Comunale i tamburi pubblicato su L’Eco di Bergamo

zio Morea (il vicecapo tamburi), non è certo facile. Dopo quasi tre mesi di astinenza nella stagione 1974/75, infatti, l’1 dicembre 74, alla 3^ Assemblea triennale del club Amici, al Teatro alle Grazie, prende la parola, come portavoce dei Commandos, l’emozionatissimo Renzo “Dedo” Zanini (delegato ai rapporti con il Centro Coordinamento). E tra gli applausi delle ultime file (tutti Commandos!) chiede di poter riportare allo stadio i tamburi. Inaspettata la risposta del dottor Sensi, asceso in quel periodo alla carica di presidente dell’Atalanta per le temporanee dimissioni di

Achille Bortolotti: «Oggi andate pure allo stadio con i tamburi e speriamo che portino buono. Non ci interessa la multa; io come voi, sono innanzitutto un amico dell’Atalanta e voglio che essa torni alla vittoria. Pertanto se il sostegno dei tamburi servirà ad aiutare Marchetti e compagni ben vengano le multe». E in sala, in particolare nelle solite ultime file, scoppia il tripudio! La tregua dura fino alla seconda giornata del campionato successivo (1975/76), quando, il 5 ottobre 75, i Commandos, sulle ali dell’entusiasmo per la vittoria casalinga con il Catanzaro, seguono l’Atalanta nella trasferta di Vicenza portandosi anche rullanti e grancasse. La società si becca l’ennesima multa (100 mila lire) e dal club Amici iniziano ad arrivare una serie di avvisi di lasciare a casa i tamburi per le successive partite casalinghe. Lucio, Palmer e compagni stavolta non mollano e, così, la società interviene convincendo il club Amici a pubblicare, dopo la partita con la Ternana (e l’ennesima multa, questa volta 170 mila lire) nella sua rubrica un altro duro attacco ai Commandos e ai Superstar (di questo gruppo ne parleremo più avanti visto che rappresenta una delle radici da cui nasceranno le Brigate Neroazzurre) dal titolo “Basta con i tamburi!” a cui ne fa seguito un altro, ancora più pesante, quindi-

23/10/ 75 Il secondo avvertimento degli Amici per i tamburi

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29/9/73 - Com o-Ata la nta - Migliaia di bergamaschi seguono la squadra in riva al Lario per la prima di campionato

L’Eco e leader indiscusso del club Amici. Comincia il dialogo, poi la bagarre e alla fine le acque si placano, ma l’atmosfera resta comunque tesa. Per risolvere la grana dei tamburi sarà necessario un altro incontro, a distanza di un mese, questa volta nella sede dei Commandos, con Sensi e Randazzo. «Il dottor Sensi (passato alla vicepresidenza dopo il “ritorno” di Bortolotti) - è riportato nel resoconto della riunione - dapprima ha sottolineato l’importanza del tifo organizzato ed ha elogiato in modo particolare i Commandos che, sono parole sue, “lo svolgono in modo encomiabile”. Quanto ai tamburi, il segretario Randazzo ha riconosciuto l’enorme fascino che essi esercitano in modo particolare sui bambini (ed ha citato il caso personale di suo figlio), spettatori potenziali di domani e quindi ha sottolineato il vantaggio economico che ne potrebbe derivare alla società. D’altra parte ha ribadito che le multe hanno una notevole incidenza sul bilancio societario e che bisogna evitarle assolutamente. Si è così giunti all’accordo di portare i tamburi allo stadio, ma di suonarli moderatamente e ad intermittenza; il responsabile, Palmer, si è impegnato in tal senso e d’altra parte il dottor Sensi ha detto di aver compiuto dei passi presso la Lega perché i tamburi non siano considerati rumori di disturbo». Da quell’incontro i tamburi diventano una presenza fissa in curva Nord tanto da raggiungere numeri altissimi. Si pensi che nel campionato 1979/80 si arriverà a contarne, tra Commandos e Brigate, addirittura trentacinque 7/11/75 - Non c’è due senza tre: ecco il terzo minaccioso ultimatum pubblicato su L’Eco tutti attaccati in balconata! ci giorni dopo, prima della gara casalinga del 9 novembre contro l’Avellino, titolato “Allo stadio senza i tamburi”. La reazione dei Commandos non si fa attendere. Nella partita con gli irpini in curva Nord non si vedono né tamburi né bandiere per protesta non tanto nei riguardi della società, bensì contro il club Amici, che tra l’altro, alcuni giorni dopo, quasi come presa in giro, ringrazia tutti pubblicamente, in particolare i Commandos, anche a nome della società «per la dimostrazione di maturità sportiva offerta» dai sostenitori nerazzurri della curva Nord. La tensione è alta e a questo punto il segretario generale dell’Atalanta Giacomo Randazzo convoca il Jim, presidente dei Commandos, per un incontro chiarificatore con un rappresentante del Centro Coordinamento. Alla riunione, a sorpresa, si presenta anche Elio Corbani, allora come oggi potentissimo giornalista de

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1974 - Un’immagine della squadra dei Commandos

Non solo spettatori: i Commandos si danno anche al calcio giocato e alle camminate

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li ultrà della Nord non risparmiano mai energie la domenica sugli spalti ed è per questo che, forse, le loro avventure calcistiche, inteso con il pallone fra i piedi, non hanno mai dato dei grandi risultati. I Commandos, infatti, fin dai primi anni hanno una squadra che colleziona quasi solo sconfitte. Le partite si svolgono soprattutto in città, al campo Carnovali, contro rappresentative di aziende e di altri club atalantini. Sono i tempi in cui vanno di moda le mitiche “Tepa”, le scarpe da ginnastica e da calcio con la “V” bianca sul dorso, e le magliette da calcio sono quelle modello “strozzacollo”, nel senso che il girocollo è talmente stretto da strozzarti. Lucio & compagni indossano, fin dalle prime uscite, una divisa dalla maglia arancione e pantaloncini bianchi, colori che cambieranno solo dopo una lunga serie di sconfitte. Poi si opterà per i più amichevoli colori nerazzurri (maglia azzurra

con doppia banda orizzontale sul lato sinistro, sul modello della vecchia maglia del Monza, e lo stemma del club sul petto); ma neanche con il neroblu i risultati cambiano molto. Epiche sono le sfide, nella seconda metà degli anni ’70, tra i gruppi della Nord. Spulciando tra le cronache del giornalino dei Commandos spunta, a metà novembre ‘76, una partita contro gli Ultras. La premessa, nell’articolo, fa già intuire il risultato dell’incontro: «Premettiamo innanzitutto - si leggeva - che le partite da noi disputate amichevolmente non mirano minimamente al risultato, ma a consentire ai soci più attivi nel club di cimentarsi nello sport dei loro beniamini». Insomma, una scusa bella e buona per giustificare la pesante sconfitta (9-3) dovuta, secondo il “cronista”, allo spietato opportunismo degli Ultras che avrebbero sfruttato con un sacco di tiri alti la statura “napoleonica” del portiere, per l’occasione il piccolo grande Jim. Ma è con le Brigate Neroazzurre che i Commandos tirano fuori le palle. Sarà che hanno alle spalle una sonora bastonata per 16 a 2, oppure per celebrare degnamente il settimo anniversario del-

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1974 - I Commandos impegnati nel torneo di Valtesse

Ma gg io ‘77 - La squadra degli Sbandati, dominatrice del 2^ Torneo alla memoria di Fulvio Bresciani

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la fondazione del gruppo (la partita si disputa infatti il 12 dicembre 78), sta di fatto che le maglie arancioni si riscattano e la spuntano sulle Bna per 7 a 6 dopo una combattutissima partita. Oltre alle gare saltuarie, i gruppi di tifosi hanno l’opportunità di sfidarsi tra loro in occasione del Torneo Sprint organizzato dal club Rinascita di Ponte San Pietro. La formula della competizione è particolare: svolgimento del torneo in una sola giornata, con una serie di partite consecutive da tempi ridotti. Squadra dominatrice del torneo si rivela quella degli Sbandati vincitrice di due edizioni, nel ‘75 e nel ’76. La squadra del club di Petosino conferma la sua netta superiorità anche nel Trofeo Fulvio Bresciani, il torneo organizzato dai Commandos in memoria del


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1975 - Un’altra fotografia del team dei Commandos

giovane socio fondatore tragicamente scomparso nell’estate del ’75. Dal ’76 al ’78 hanno così luogo sul campo dell’oratorio di Carnovali tre edizioni della competizione riservata esclusivamente ai club atalantini. Otto le squadre partecipanti (i Commandos si limitano solo all’organizzazione), la prima edizione viene vinta dal Bar Luciano di Urgnano, mentre nelle due seguenti sono ancora gli Sbandati a spuntarla sul club 4 Torri e l’anno successivo sul club Borgo Palazzo. L’euforia dei tifosi della Nord, però, è talmente esagerata che non riescono ad accontentarsi di disputare partite di calcio “normali” e tornei tradizionali; ecco quindi che nell’81 gli Sbandati, probabilmente dopo un’allegra bevuta in compagnia, ideano e organizzano una 24 ore di calcio a cui partecipano diversi tifosi nerazzurri in particolare della curva Nord. Tornando ai Commandos, va precisato che nella loro attività non c’è solo il calcio. Infatti, oltre a seguire numerosi, dopo gli incontri casalinghi dell’Atalanta, con tanto di tamburi al seguito al Palazzetto dello sport l’Alpe, la squadra cittadina di basket, sulla spinta della travolgente passione del Lucio per la corsa, nel ’75 organizza-

no, in una pausa del campionato, la “Caminada nerazzurra”, una marcia non competitiva a cui partecipano ben 330 podisti.

1976 - Il gruppo sportivo del principale gruppo della Nord sul campo dell’oratorio di Nembro

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CAMPIONATO 1974/75 Un anno no: si dimette Bortolotti, esonerato Herrera

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n campionato segnato dalla sfortuna. L’Atalanta nella stagione 1974/75 non solo subisce sconfitte sul campo, ma persino tra le mura di casa propria: una crisi a livello dirigenziale porta alle dimissioni del presidente, e, come se non bastasse, all’esonero dell’allenatore e ad una serie di squalifiche ai giocatori. Si parla di mancanza di temperaR I S U LTAT I A R mento da parte della squadra, di ATALANTA VERONA 1-2 0-1 carenze tattiche, di ingenuità PALERMO ATALANTA 1-1 0-0 difensiva, ma anche di errori di ATALANTA ALESSANDRIA 1-0 1-1 mentalità e, all’inizio, anche di REGGIANA ATALANTA 1-1 1-2 mancata intesa tra giocatori e il ATALANTA BRINDISI 1-0 1-2 tecnico Heriberto Herrera. La AVELLINO ATALANTA 1-0 1-2 TARANTO ATALANTA 1-0 0-1 decisione di non mettere in forATALANTA AREZZO 0-0 1-1 mazione la punta Alberto RizzaCATANZARO ATALANTA 1-0 0-1 ti costa infatti l’esonero del ATALANTA COMO 1-0 0-1 mister, giunto tra l’altro dopo le GENOA ATALANTA 1-0 1-0 dimissioni di Achille Bortolotti e NOVARA ATALANTA 1-1 0-1 la nomina di presidente di Enzo ATALANTA BRESCIA 0-0 0-1 ATALANTA PARMA 3-1 2-1 Sensi. A sole sette giornate dall’iPERUGIA ATALANTA 3-0 1-2 nizio del campionato di serie B i ATALANTA FOGGIA 3-1 1-3 nerazzurri navigano già in cattiSPAL ATALANTA 1-0 1-3 ve acque. Sebbene la gara interna ATALANTA SAMBENED. 1-0 1-1 con il Brindisi avesse fatto ben PESCARA ATALANTA 1-1 2-2 sperare (2-0), le successive due trasferte ad Avellino (2-0) prima e a Taranto poi (1-0) mettono in mostra tutti i limiti di una squadra che in fase d’attacco dimostra serie difficoltà nel concretizzare. Gli stessi Rizzati e Giuliano Musiello risultano tutt’altro che in una situazione di buona forma e la difesa pare fare acqua da tutte le parti. Ma, a fare la differenza, difficile non

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ammetterlo, è il centrocampo con quel Tonino Rocca, soprannominato “Furia” dai tifosi della Nord, che arriva a Bergamo solo a novembre ed esordisce in serie B nella sfida contro il Taranto. Catanzaro saluta l’esordio del nuovo allenatore Angelo Piccioli ma purtroppo la sconfitta è ancora in agguato (1-0), sebbene in quella gara si avvertano cenni di ripresa da parte dei nostri. Dopo nove giornate la situazione non sembra essere cambiata, con un solo punto raccolto nelle ultime quattro partite, mentre Verona e Perugia guidano la classifica con altre sei squadre alle spalle distaccate di pochi punti. Due partite dopo a Marassi contro il Genoa, l’Atalanta subisce l’ennesima batosta (1-0), ma guadagna fortunatamente almeno un pareggio, tra l’altro meritatissimo, la domenica successiva in casa del Novara (1-1), grazie ad una rete di Rizzati. È questo l’anno che vede la partenza del giovane Gaetano Scirea per la Juve, per quanto inizialmente il club bianconero avesse dato ad intendere che il giocatore sarebbe potuto rimanere a Bergamo ancora per una stagione, e l’arrivo di Gian Pietro Marchetti, che si alterna a Giorgio Mastropasqua nel ruolo di libero. Alla dodicesima giornata l’Atalanta accoglie in casa il Brescia, in un derby che non vede nessun gol gonfiare le reti delle rispettive porte (nella sfida di ritorno invece avranno la meglio le rondinelle, 1-0). La classifica a questo punto mostra i nerazzurri sotto di sei punti rispetto alla terza in graduatoria (il Perugia nel frattempo continua a fare la parte del leone, tallonato da


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Capocannoniere dell’Atalanta con 8 reti è l’estroso Augusto Scala

casa il Palermo, allora terzo in classifica), l’AtaVerona, Novara e Brescia) e come se non bastasse lanta viene sconfitta per una rete a zero, subendo perde via via per infortuni vari giocatori come il dodicesimo gol su punizione. La trasferta sucMarchetti e Gattelli (lo stopper Antonio Percassi cessiva ad Alessandria (1-1) fa guadagnare un si rivelerà a fine campionato l’unico giocatore a punto prezioso ai nerazzurri, grazie all’unico tiro disputare tutte le partite). La sfortuna sembra proin porta dell’incontro, ma dimostra anche i limiti prio perseguitare i nerazzurri che nel frattempo di carattere di una squadra incapace accumulano anche una serie di squadi reagire dopo aver subito il gol lifiche. Insomma nulla in questo CLASSIFICA avversario. campionato sembra davvero girare PERUGIA 49 E la classifica parla sempre più chiaper il verso giusto. COMO 46 VERONA 45 ro: pochi punti di vantaggio dalla terGià a metà stagione sfumano le speCATANZARO 45 z’ultima ma, a differenza delle dirette ranze di una possibile promozione PALERMO 43 concorrenti che inseguono la salvezin A: le zone alte della classifica ATALANTA 39 za, l’Atalanta non fa gioco, gol e rimangono solo un lontano miragGENOA 38 FOGGIA 38 soprattutto fa fatica a vincere in tragio. Sono questi i momenti delle BRESCIA 37 sferta. Il girone di ritorno riporta in polemiche in cui i giocatori vengono PESCARA 36 casa nerazzurra anche i buoni risultaaccusati di essere schiavi di una menSAMBENED. 36 ti: le vittorie su Reggiana (2-1), Aveltalità individualistica e per questo si NOVARA 35 SPAL 35 lino (2-1), ma non solo. Contro il consiglia a mister Piccioli di cominBRINDISI 35 Perugia, e in occasione delle festività ciare ad immettere nella squadra linTARANTO 35 pasquali, l’Atalanta riesce a fare ai fa nuova, ragazzi della Primavera. AVELLINO 34 suoi tifosi un bel regalo. Quel succesSebbene misuratissime nel numero, REGGIANA 34 ALESSANDRIA 34 so (2-1) viene guadagnato sotto questo campionato regala comunque AREZZO 33 un’acqua scrosciante e un freddo qualche soddisfazione vera ai suoi PARMA 30 pungente. tifosi, come in occasione delle sfide Dopo la sconfitta rimediata a Foggia (3-1), segue contro il Parma e il Foggia, entrambe vinte per 3la vittoria per tre a uno sulla Spal, il pareggio in 1. In certe occasioni la squadra dimostra quindi trasferta contro la Sambenedettese (1-1) e quello di possedere carattere, come del resto accade in casa all’ultima partita della stagione contro il anche a Palermo e a Reggio Emilia, dove rimonta Pescara (2-2). il gol di svantaggio. Ma la discontinuità è di casa L’Atalanta chiude il campionato 1974/75 conquinerazzurra. E infatti contro il Verona, alla ventesistando il sesto posto in classifica. ma giornata (la domenica prima di accogliere in

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29/9/74 - Ata la nta -Ve ro na - Dopo il vantaggio dell’Atalanta scoppiano gli incidenti in Nord tra bergamaschi e veronesi

I veronesi in curva Nord, che botte!

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er gli ultrà bergamaschi la nuova stagione si presenta subito calda; il 29 settembre 74, prima di campionato, al Comunale arriva il Verona e scoppiano i tafferugli.

29/9/ 74 - At al ant a-Ve rona Le Brigate Gialloblu “sbagliano” curva e si mettono al centro della Nord

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Per la prima volta una tifoseria avversaria viene allo scontro con gli atalantini proprio nel tempio del tifo nerazzurro (il precedente con i doriani era accaduto prima dello spostamento in Nord da parte dei supporters orobici più caldi): cinquecento sostenitori gialloblu, infatti, in tempi in cui i settori riservati agli ospiti sono ben lungi da venire, prendono posto al centro della Nord prima ancora dell’ingresso dei tifosi bergamaschi. Cominciano ad entrare in curva gli atalantini che non ci stanno a vedersi scippato il loro settore e inizia la reazione, ma i numeri sono ancora nettamente a favore dei veronesi, tra l’altro dotati anche di tre tamburi. Quando, però, l’Atalanta passa in vantaggio i bergamaschi passano al contrattacco. Scoppia la rissa e come riportava L’Eco «a più riprese si scorgono movimenti sussultori sulle gradinate di curva: volano botte e “volano” anche tifosi». Nella ripresa il Verona pareggia e poi passa in vantaggio scatenando nuovamente i tafferugli, sedati stavolta dall’intervento delle forze dell’ordine che requisiscono, scriveva il giornalista de L’Eco, anche «alcuni nodosi rami che avrebbero potuto diventare pericolosi nelle mani di esagitati».


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29/9/74 - At al a nt a -Ve rona - Un’altra fase degli scontri tra nerazzurri e gialloblu

È probabile, comunque, che i veronesi non fossero al corrente del cambio di curva da parte dei supporters atalantini (l’ultimo precedente al Comunale tra le due squadre risaliva infatti al 29 ottobre 72) visto che in quei tempi le informazioni sul mondo ultrà non erano certo diffuse come oggi. Intanto i Commandos sono sempre più l’asse portante della Nord e, nonostante i gravi problemi finanziari e la forzata assenza (militare!) di soci fondatori come Lucio, Mamo e Fulvio, continua la crescita dei tesserati che raggiungono quota 131; il gruppo, inoltre, visto l’inaspettato sfratto dai locali di via San Tomaso, trova anche una sede nuova, sempre nei pressi dello stadio, in uno scantinato in Borgo Santa Caterina. Ma le principali novità della stagione 1974/75 sono la vendita dei primi distintivi, sia adesivi che in stoffa, con il logo del club (importante perché rappresentano il debutto per la tifoseria nerazzurra dei gadgets; il prezzo è di 200 lire per gli adesivi e di 500 lire per le toppe), ma soprattutto la distribuzione in curva del giornalino intitolato, semplicemente, “Atalanta Commandos”. È pro-

prio grazie al notiziario che i vertici del gruppo cercano di diffondere la nuova mentalità del tifoso ultras: già nei primi numeri, infatti, si leggono numerosi articoli atti a spronare il pubblico ad incitare la squadra invece di restare passivo o peggio fischiarla e contestarla al minimo errore. Emblematico quanto scriveva Maurizio: «Il mio sogno? Vedere la curva Nord tutta nerazzurra; sarebbe una cosa meravigliosa assistere ad una partita tra decine e decine di bandiere e sentire centinaia di persone che affollano le gradinate, gridare, almeno una volta tutte assieme, “Forza Atalanta”». «È vero - continuava - che l’attuale classifica non stimola e non invoglia la gente a incoraggiare i nerazzurri in campo, ma è altrettanto vero che incitandoli con fischi e imprechi contribuisce solo a peggiorare le cose. Carissimi tifosi, da oggi dimenticate per un paio

29/9/74 Ata l ant a-Ve rona Continuano i tafferugli e i veronesi ritirano gli striscioni

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29/9/74 At a la nt a -Verona Il settore dei Commandos prima dell’inizio della partita

1974/75 Il primo adesivo della Nord con il logo dei Commandos

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d’ore di essere avvocati, geometri, ragionieri ecc. e provate ad unirvi a noi e vedrete che se la squadra vincerà la soddisfazione sarà molto più bella». Se da una parte i toni degli articoli fanno presa tra i più giovani, dall’altra, invece, si inasprisce la spaccatura tra la Nord (a dir la verità solo una parte) e il resto del Comunale; è proprio in questo periodo, infatti, che iniziano i cori di insulti verso i settori più “silenziosi”, in particolare la coperta, tanto che non è raro che dalla curva si alzi un “tribuna, tribuna vaffanculo”. E così, mentre i Commandos con la loro trascinante mentalità gettano le basi per l’affermarsi di una grande curva ultras, all’interno del Centro Coordinamento i rapporti sono costantemente all’insegna della diffidenza reciproca: ai continui solleciti a contribuire al tifo allo stadio, dal club Amici si persevera, invece, a limitarsi alle cene con i giocatori, oltre che a considerare i tifosi della curva solo come degli esaltati scalmanati.

La Nord, quindi, prosegue la sua vorticosa crescita; da un anno ai Commandos si sono affiancati i Panthers e ora inoltre fanno il loro ingresso in curva anche gli Sbandati e gli Ultras-Fossa Nerazzurra, due gruppi che daranno un grosso impulso, sia in casa che lontano da Bergamo, al tifo atalantino.

1974/75 - Continuano a crescere i tesserati dei Commandos che arrivano a quota 131


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21/4/75 - Com o-Ata la nta Atalantini allo stadio lariano; si noti lo striscione dei Fantom, gruppo originario degli Ultras

Da Valtesse all’Immacolata, ecco gli Ultras-Fossa

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a mentalità ultras continua a spopolare tra i giovani atalantini ed infatti con l’inizio di questo campionato spunta in curva Nord un nuovo importante gruppo, gli Ultras-Fossa. «Siamo nati dalla fusione di due compagnie - spiega Gianni Coppola, uno dei fondatori -: la prima composta da ragazzi che frequentavano l’oratorio dell’Immacolata (a Bergamo nella zona di via San Bernadino e via Don Luigi Palazzolo), la seconda fatta da un gruppo di giovani di Valtesse». Ovviamente l’amicizia tra le due compagnie nasce allo stadio, in curva, visto che tutti si trovano ad incitare l’Atalanta nel settore dei Commandos, anche se, però, non partecipano alla vita del principale club della Nord. «Andavamo in mezzo ai Commandos ricorda Coppola - perché all’intervallo il Palmer, il Lucio e il Morea, i capi del tifo, ci lasciavano suonare i tamburi. Poi, invece, avevamo deciso, per così dire, di metterci in proprio spostandoci quindi al centro della curva con il nostro striscione Ultras».

A capo delle due compagnie ci sono Giorgio Camozzi, del gruppo dell’Immacolata e Stefano Fantoni, da Valtesse. «L’anno prima con mio cugino Roberto Mauri e una decina di ragazzini dei quartieri della zona dello stadio - rammenta Fantoni - avevamo dato vita agli Atalanta Fantom; poi, visto che un amico tira l’altro, il gruppo si era allargato e con l’unione della compagnia del Camozzi cambiammo denominazione scegliendo, appunto, il nome Ultras». «A dire la verità - continua il leader del gruppo di Valtesse - noi eravamo gli Ultras e quelli dell’Immacolata, invece, La Fossa Nerazzurra: per questo la denominazione esatta è Ultras-Fossa». «Per il nome del gruppo - spiega Coppola - ci siamo ispirati ai milanisti della Fossa dei Leoni». «Noi, invece, - precisa Fantoni avevamo un po’ copiato gli Ultras del Toro».

1975/76 La maglietta degli Ultras-Fossa

1975 Il primo adesivo degli Ultras

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31/10/76 - At al a nt a -Ave l lino - Uno scorcio della balconata degli Ultras nel 1976; sono loro a introdurre nella Nord la moda del basco blu e della mimetica

1976 Un altro adesivo degli Ultras-Fossa

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La sede del club è la taverna della casa del Fantoni, in via Pescaria 39, opportunamente addobbata di tutto ciò che è nerazzurro. Allo stadio, sempre per evidenziare la doppia anima del nuovo gruppo, in balconata viene attaccato lo striscione Ultras mentre sulla recinzione del campo viene esposto quello de La Fossa Nerazzurra. «Per quanto riguarda il tifo - spiega Fantoni - cercavamo di coordinarci con i Commandos, anche se noi, però, non disdegnavamo i cori e gli insulti agli avversari che, invece, il Lucio e compagni cantavano pochissimo». Con l’avvento degli Ultras si diffonde in curva anche la moda della mimetica e del basco blu nell’abbigliamento dei giovani supporters atalantini. «Compravamo le mimetiche - ricorda Coppola - allo spaccio militare di via Pignolo, poi sul retro ci disegnavamo la scritta Ultras quindi ognuno di noi la personalizza-

va con toppe e adesivi. Prima della partita, inoltre, ci trovavamo tutti nella nostra sede di via Pescaria dove ci “vestivamo” per poi andare al Comunale con gli striscioni e i tamburi». Già, i tamburi, elemento base del tifo dei gruppi ultrà; gli Ultras-Fossa ne hanno una decina: «Una batteria ce l’aveva regalata mio padre - dice Gianni Coppola - un paio di tamburi li aveva portati il Giorgio Camozzi, un altro paio li avevamo presi all’oratorio di San Giorgio e altri ce li avevano dati i tifosi dell’Alpe, la squadra di pallacanestro cittadina». L’organizzazione del gruppo, a differenza dei Commandos, risulta essere molto più leggera, visto anche l’età media dei componenti che va dai 14 ai 18 anni, nonostante il numero elevato, fin dall’inizio, dei tesserati. Nel campionato 1976/77 gli iscritti arrivano a quota 120. Nelle riunioni, che si tengono il venerdì sera, si decidono le coreografie della domenica successiva. «Una delle più simpatiche - ricorda il leader degli Ultras - l’abbiamo fatta con il Vicenza, quando andammo a prendere chissà dove un water di porcellana, ovviamente bianco, che poi rivestimmo a strisce rosse con del nastro isolante, quindi lo espo-


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19/6/77 - At al a nt a -Ri mi ni - Una sciarpata degli Ultras

nemmo in balconata; un’altra, invece, più macabra la preparammo per i comaschi quando facemmo una bara di legno azzurra con la croce bianca. Erano gli anni in cui andava di moda sfottere gli avversari con croci e bare!». Il primo striscione, come si può vedere dalle fotografie, è molto semplice con la scritta Ultras su sfondo metà nero e metà blu a bande verticali; successivamente, grazie a Giorgio Camozzi, viene cambiato con uno più elaborato con tanto di teschio e saette al centro. Per le trasferte, nei primi tempi, gli Ultras si avvalgono delle carovane organizzate dagli Amici (con i quali sui pullman non mancano i contrasti e le discussioni per il divieto di cantare e fare casino durante il viaggio) e dai Commandos vista l’impossibilità di organizzarne di proprie. Successivamente, dal ‘76, grazie al fidanzato della sorella del Fantoni, che di lavoro fa proprio l’autista di pullman, gli Ultras riescono a recarsi in trasferta con un mezzo proprio «Non solo facevamo un nostro autobus - spiegano - ma riuscivamo a far pagare meno degli altri club, visto che l’autista era gratis. Si partiva dall’inizio di via Pescaria, dove c’è la chiesa di Valtesse, e sulla corriera, come i Commandos, allestivamo un servizio ristoro che poi costituiva

anche la principale entrata del gruppo». La mentalità degli Ultras-Fossa, pur non essendo di stampo pacifista come i Commandos, non prevede lo scontro come obiettivo primario, ma comunque

31/ 10/76 - Ata l ant a-Ave ll ino - Una panoramica sul tifo degli Ultras con il loro primo striscione

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23/10/ 77 - At al ant a-Nap ol i - Ultras in azione con lo striscione inaugurato alla fine del campionato precedente

non comporta nemmeno sanzioni disciplinari nei confronti di quei soci che si rendono protagonisti di incidenti o che portano allo stadio oggetti contundenti e razzi. La filosofia di cui si fa portatore questo gruppo è quella di una maggiore libertà d’azione dei propri iscritti (non c’è infatti alcuno statuto) ed è per questo che numerosi soci dei Commandos passano nel gruppo del Fantoni e del Camozzi, come ad esempio Domenico Di Fiore, detto “Candeggina” e Gennaro Morea. Una più decisa spinta verso lo scontro gli Ultras la imprimono in occasione della partita al Comunale con il Pescara il 30 gennaio 76. «Dopo la gara racconta Coppola - mentre tornavamo nella nostra sede, dovemmo attraversare via Marzabotto dove erano stati fatti parcheggiare i numerosi pullman che avevano portato a Bergamo ben quattromila tifosi biancazzurri. A quel punto, trovandoci quasi in una forca caudina fummo aggrediti dagli abruzzesi e da quell’episodio i più “caldi” del gruppo, quasi per vendetta, si lanciarono nel cercare lo scontro con gli avversari».

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Nonostante la crescente propensione per gli incidenti da parte del gruppo, gli Ultras alla fine del novembre ‘77 si affiliano al Centro Coordinamento. «Volevamo dare ai nostri soci - spiega Fantoni - una certa veste di ufficialità, visto che eravamo sempre considerati un club un po’ allo sbando; non volevamo farci vedere sempre staccati dal resto della tifoseria - continua - del resto eravamo ancora dei ragazzini poco più che diciottenni». A partire dal campionato 1977/78 gli Ultras subiscono pesantemente l’influenza delle Brigate Neroazzurre, gruppo in grande espansione, tanto da venirne praticamente assorbiti ed infatti il club di via Pescaria si scioglie alla fine di marzo ’79, dopo quatto anni e mezzo di presenza sugli spalti della Nord. «Noi eravamo un gruppo di amici un po’ goliardi - afferma Fantoni -; le Brigate, invece, rappresentavano qualcosa di più estremo e in quell’epoca in cui gli scontri negli stadi diventano sempre più frequenti non ebbero difficoltà a fare proseliti tra i giovani ultrà bergamaschi».


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25/9/77 - At al a nt a -Laz i o - Tantissime le mimetiche nel settore Brigate-Ultras

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19/1/ 76 - At al ant a-Ta rant o - Il primo striscione degli Sbandati di Petosino nella posizione che terranno fino al 1994

1975 Il primo adesivo degli Sbandati, con fiasco e caraffa ben in vista

Gli Sbandati, tutto vino e Atalanta

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uidati dal fiasco. Potrebbe essere questo lo slogan degli Sbandati, visto che nel loro logo, anziché i simboli duri e violenti in voga nelle curve del periodo, come teschi, chiavi inglesi, pugni o leoni se non pantere e tigri, ci mettono una caraffa e, appunto, un fiasco di vino. E proprio per la loro sviscerata passione per ogni tipo di nettare d’uva, consumato ad ettolitri, raccolgono molte simpatie in curva Nord. Questo gruppo nasce nell’agosto del ’74 da una compagnia di Petosino, in cui molti sono dipendenti dell’Ospedale Maggiore. Presidente e leader del club è Marco Tengattini; nel primo anno i soci sono circa settanta di cui una ventina presenti anche in molte trasferte. A differenza degli altri gruppi della Nord, gli Sbandati hanno un’età media più alta: Tengattini ha già 38 anni, gli altri, tra cui Giampietro “Giampy” Zambelli, Fiorenzo Parietti e Luigi Bresciani, sono tra i 23 e i 25 anni, «Il nostro club - ricorda Tengattini - non aveva una struttura gerarchica ben definita, non per niente c’eravamo dati il nome Sbandati, ovvero senza regole, così alla buona. Al nostro interno, infatti, avevamo solo le cariche di presidente e di segretario». Punto di ritrovo è il bar Scotti di Petosino, dove oltre alle iniziative per sostenere l’Atalanta, si fanno delle gran 1974 - La prima tessera degli Sbandati; ovviamente non poteva mancare ol butigliù bevute, tanto che negli anni

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seguenti era diventato un classico tra gli ultrà della Nord, qualche sera della settimana, “’ndà a bif di Sbandati”, ovvero andare a Petusì a sgolarsi brocche di buon rosso. Tanto per chiarire ulteriormente la filosofia di questo gruppo, basta leggere il loro stringato statuto (solo otto articoli), che all’ultimo punto prevede: «In caso di liquidazione del club il capitale non verrà ripartito tra i soci, ma servirà per l’ultima ed indimenticabile bevuta». Il primo rudimentale striscione, cucito dalla consorte del Tengattini, fa la sua apparizione in curva all’inizio del campionato 1974/75. «Mia moglie spiega ancora il leader degli Sbandati - aveva preparato anche i primi bandieroni che sventolavamo allo stadio con di aste de fèr, i tübi di idraulici; e che discussioni quando in trasferta i carabinieri non volevano farcele portare dentro allo stadio (!)». Gli Sbandati prendono posizione nella balconata a destra di quella attuale delle Bna e da lì non si muoveranno fino al loro scioglimento. «In curva rammentano Fiorenzo Parietti e Alessandro Burini - per il tifo portavamo bandieroni, tamburi e i “grìi” (i grilli, ovvero grossi marchingegni di legno che


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10/ 6/84 - At a la nta -Sa mb e ned et t es e - Sbandati in azione nella festa per la promozione in serie A

facendoli ruotare provocano un assordante suono, simile, appunto al cicalio dei grilli), finché poi, come per le aste di ferro delle bandiere, non ce li hanno più fatti entrare». Il finanziamento del gruppo arriva dal tesseramento (mille lire il costo annuale) e dalla vendita del materiale: sciarpe, magliette, adesivi e spille, tutti, immancabilmente con il fiasco di vino simbolo del club. Merita una citazione particolare il fatto che gli Sbandati sono l’unico gruppo, nei trenta anni di storia del tifo organizzato nerazzurro, che ha prodotto, nella seconda metà degli anni ’80, una maglietta “Uniti nella Nord” menzionando tutti i gruppi esistenti allora. Gruppo del tutto autonomo, gli Sbandati non aderiscono al club Amici fino al ’77 (e quando si affiliano restano sempre su posizioni critiche nei confronti del direttivo del Centro Coordinamento) non condividendone l’organizzazione amministrativa-burocratica. «Non ci piaceva essere guidati - precisa Tengattini - e non volevamo adeguarci alle regole del centro coordinamento; era un associazione troppo burocratica, tanto che un paio di volte, in occasione dell’Assemblea generale degli Amici, alla Casa del Giovane, avevamo avuto anche animate discussioni». Intransigenti, come tutti gli altri gruppi della Nord, nei rapporti con la società («Non abbiamo mai chiesto niente, né biglietti, né abbonamenti scontati, né tanto meno contributi per le trasferte» affer-

1981 - Un “complicato” striscione di contestazione al presidente e ad alcuni giornalisti, con qualche “piccolo” errore di ortografia

mano), tengono invece stretti rapporti con i Commandos con i quali vanno spesso in trasferta. Più tesi, per contro, i rapporti con le Brigate Neroazzurre; all’origine dei contrasti sono i vari gemellaggi instaurati dalle Bna con gli ultrà della Doria, della Juve e poi nei primi anni ’80 con i romanisti ed i viola. «Noi volevamo tifare solo Atalanta - ribadisce Giampy mentre ogni tanto nella nostra curva, tra le Brigate, c’erano anche tifosi e sciarpe di altre squadre; per noi, che consideravamo la Nord un tempio sacro del tifo atalantino era Gli sbandati realizzano l’unica maglietta un autentico sacrilegio. Per questo con il nome di tutti i gruppi della Nord

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1977 - Foto di gruppo in trasferta

1975 Una cena del club

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motivo - continua - abbiamo avuto pesanti discussioni con le Bna. La nostra linea guida era “Atalanta e basta”». Se i Commandos diffondono la loro mentalità attraverso il notiziario, non meno incisivi, in curva, sono i volantini degli Sbandati. «Ne abbiamo stampati diversi su fogli di tutti i colori, anche rosa raccontano - alcuni anche un po’ poetici, ed uno di questi era stato oggetto di una pesante polemica da parte di un giovane giornalista, direttore di un velenoso settimanale, Il Sentierone, che, evidenziando alcuni errori di grammatica contenuti nel volantino, ci aveva definiti un “manipolo di analfabeti”, “ignoranti come sassi”, “in gamba nelle discussioni-risse da caffè”. Ah, quel giovane giornalista era Vittorio Feltri». La caratteristica filosofia degli Sbandati ha la sua

massima espressione, però, nelle trasferte: «Fin dai primi tempi - rievoca Tengattini - abbiamo organizzato dei pullman nostri, senza mai avvalerci delle carovane del club Amici; i nostri programmi di viaggio prevedevano, ovviamente, la partita, ma prima anche una gran mangiata di piatti tipici del posto, ma soprattutto una gran bevuta dei vini locali! Per questo - continua il leader storico degli Sbandati - siamo sempre riusciti a portare in giro per l’Italia, fino a Roma però, anche persone non particolarmente tifose, ma che volevano solo farsi una gita. Erano certo altri tempi: allora in trasferta si potevano ancora visitare le città prima di andare allo stadio, dopo ovviamente un’abbondante sosta in trattoria. Da qualche anno, invece, questo non è più possibile. E sui pullman si cantava, “armati” di chitarre, fisarmonica, ettolitri di vino e quintali di salame». Il Tengattini si lascia andare agli aneddoti: «Come non ricordare quella volta a Udine, quando prima della partita siamo entrati in un bar e abbiamo chiesto uno spazio per tutta la comitiva, una cinquantina di persone. Dopo averci fatto accomodare in un bellissimo pergolato all’esterno, il gestore ci chiese cosa volevamo da bere. La nostra immediata risposta? Un paio di damigiane di vino (ovvero 108 litri!!)! Dopo un attimo, un po’ lungo per la verità, di smarrimento il simpatico barista ci portò le due damigiane di rosso ordinate con tanto di cannette per cicià fò ol vì e di scödèle; quando an sé ‘ndacc a stadio ma lassàt ‘n dré doma ü pér de lìter!». Forse è per questo che gli Sbandati si fanno fregare (senza accorgesene!) lo striscione appeso in cima alla curva (vedi stagione 1984/85).


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G iu gno ‘81 Anche i Commandos alla 24 ore di calcio

Gi u gno ‘81 La squadra delle Brigate alla 24 ore di calcio

Ma il gruppo di Petosino non è solo spettatore di calcio; gli Sbandati, infatti, con la loro squadra dominano per tutti gli anni ’70 nei vari tornei tra i tifosi atalantini. Il torneo Sprint organizzato dal club Rinascita Nerazzurra di Ponte San Pietro, il “Fulvio Bresciani” dei Commandos, quelli dei club Amici di Nembro e Alzano per finire alle prime due edizioni della competizione “in memoria degli amici scomparsi” delle Brigate Neroazzurre, vedono il team degli Sbandati primeggiare quasi incontrastato su tutti gli avversari. «Qual’era il nostro segreto? Semplice - ammettono - all’intervallo di ogni partita anziché il the caldo ci portavamo dietro qualche fiasco di vino, ovviamente, e poi anche un po’ di sigari per dare fiato ai polmoni. Per le partite d’inverno, invece, non mancava mai il vin brulè». Ma il fiore all’occhiello del settore “agonistico” degli Sbandati è sicuramente l’organizzazione della 24 ore di calcio; nel giugno ’81, sul campo della Virtus Petosino, Tengattini e soci danno vita ad una delle prime manifestazioni di questo genere in Italia riservate a squadre di undici giocatori. Al via, con un’organizzazione attenta che prevede anche un servizio bar notturno (inutile però chiedere bevande analcoliche!), sedici formazioni di vari gruppi della tifoseria nerazzurra, suddivise in due maxi squadre da otto compagini ciascuna. Ospite d’onore per il calcio d’inizio, il ruspante centravanti dell’Atalanta Lele Messina. E dopo 24 ore di incontri continui la sfiancante sfida termina sul punteggio di 39 pari! Tornando al Comunale, col passare dei campionati gli Sbandati saranno sempre lì, con il loro striscione (appeso a destra di quello delle Briga-

te), nello stesso posto in curva fino al ’94, quando, dopo vent’anni di gloriosa fedeltà alla Dea, decidono di appendere il fiasco neroblu al chiodo e sciolgono il club, non prima, però, di aver ottemperato all’articolo 8 dello Statuto, liquidando così la cassa del gruppo nell’ultima indimenticabile bevuta.

Gi ug no ‘81 - Il tabellone con il risultato finale della prima storica 24 ore di calcio

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10/6/74 Ave ll ino-At a la nta Il Lucio con suo fratello Fabrizio e Roby Caprini in trasferta ad Avellino

Il mito del Lucio e dei suoi bandieroni 1975 Una vignetta del Lucio sul giornalino dei Commandos

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ocio fondatore e anima dei Commandos, Lucio Bazzana, per tutti semplicemente “il Lucio”, è stato il primo vero leader della curva Nord. Lui era il capo del tifo, lui aveva la bandiera più grande, lui era quello che neanche sotto militare, non si sa come, ha perso una partita dell’Atalanta, lui era il recordman delle trasferte (tanto per dare un’idea, a soli 21 anni al termine del campionato 1975/76 era arrivato a quota 89), insomma il Lucio, fin da giovanissimo era l’idolo dei novelli ultrà atalantini. Ma per descrivere meglio chi era il primo capo della Nord, riproponiamo un articolo scritto dal bravissimo redattore Marco Pacati sul giornalino dei Commandos del 10 aprile 77. «L’idea di dedicare questo articolo al nostro presidente mi è venuta da un episodio riferitomi da Dedo, l’amministratore del Club, al ritorno della trasferta di Modena. Raccontava dell’entusiastica ammirazione di un ragazzino, un soldo di

cacio diremmo con espressione di altri tempi, incontrato per caso dal barbiere, per “il Lucio”. “Il Lucio ha un bandierone grande così, i capelli lunghi, lunghi e porta sempre la maglietta dell’Atalanta, piena di buchi, e sotto non ha niente…”. In effetti il fascino che la personalità prorompente del capo esercita sui ragazzini e non solo su di loro, è incredibile e forse lui stesso non ne è del tutto consapevole; il Lucio è ormai una istituzione, una bandiera del tifo bergamasco: non c’è chi non lo conosca, qualunque settori occupi allo stadio. La sua voce tonante, la sua energia dirompente che ha sconsigliato i più prudenti dallo stargli vicino durante gli incontri dell’Atalanta, ne hanno fatto un simbolo per tutti i tifosi nerazzurri; il suo anticonformismo, talora portato all’eccesso, ha contribuito a formare un personaggio difficilmente eguagliabile. Né si creda che i suoi atteggiamenti corrispondano a un cliché, a un ruolo prefissato: il Lucio è così perché è il Lucio. Il suo attaccamento alla squadra raggiunge livelli incredibili, non tanto e non solo per i suoi viaggi allucinanti verso le mete più lontane o per il suo tifo caldissimo e talora rabbioso, ma per tanti particolari per certi versi assurdi e che pure contribuiscono a creare quell’alone di simpatia a cui nemmeno io sono estraneo: la tensione pre-partita che lo costringe a pranzare alle dieci di mattina, la meticolosa cura in tutto ciò che fa per i colori nerazzurri (dalla rigida puntualità alle assemblee, al perfezionismo che si impone nella compilazione dei disegni per il giornalino), l’amore quasi viscerale per lo striscione e il club sono aspetti


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1975 - Il Lucio nel suo tipico abbigliamento da stadio

1975 - Tutta la grinta del primo leader della Nord

che fanno oscillare chi li esamina tra l’incredulità e la tenerezza. Il Lucio è una persona tutt’altro che facile: il suo anticonformismo (ammesso che questa parola abbia un senso) deriva da una scelta precisa, magari non sempre razionale, ma profondamente esistenziale; il suo abbigliamento (jeans super usati e pieni di toppe, scarpe sportive e maglietta o golf più l’intramontabile giaccone di fustagno marrone, compagno di tanti e tanti inverni), i suoi gusti (non mangia assolutamente carne, ma solo pesce o una strana pietanza che lui chiama “strachì rüstit” e che consiste in una mozzarella fatta sciogliere nel burro), il suo modo di esprimersi (una specie di pudore tutto bergamasco gli impedisce di abbandonare quel suo tono impacciato e spesso goffo, nonostante abbia le idee assai chiare e non gli manchi certo la capacità di esprimerle), tutto insomma concorre a chiarire il perché della sua popolarità. È spesso intransigente, non si perdona nulla, ma non lo perdona nemmeno agli altri e ciò gli ha attirato talvolta dei malumori: e questo, ne sono certo, gli dispiace e pur tuttavia non ne può fare a meno per quella specie di proposito, che potremo chiamare coerenza, che il Lucio non abbandona mai, e alla quale tiene più di ogni altra cosa. Disprezza il denaro, dice e lo dimostra in ogni anche minima occasione, con quelle sue tasche sempre piene (si fa per dire…) di banconote stropicciate come biglietti del tram usati; esige all’interno del club una precisione talora burocratica a scapito, secondo alcuni, del rapporto spontaneo e amichevole, ma si batte anche per una struttura veramente democratica che

ponga tutti sullo stesso piano, anche a costo di scontentare o ignorare chi si riterrebbe in diritto di un trattamento di privilegio. E forse in certe cose è un uomo d’altri tempi, come lui stesso dice: eppure è forse proprio per quei risvolti un po’ da pioniere del tifo, a un livello di genuino trasporto, senza secondi fini, che il Lucio rappresenta qualcosa che ancora non è morto e non deve morire. Né si creda che il suo aspetto scatenato sia sinonimo di violenza, fisica o morale: è anzi per certi versi un moderato. Insomma, il Lucio è colui che si scatena sui piatti delle batterie sfasciandoli con irrisoria facilità, ma è anche colui che con estrema serietà conduce le assemblee del giovedì magari ricorrendo alle sue spaventose urla per obbligare i presenti ad ascoltare la lettura del verbale, è colui che balbetta col suo vocione qualche impacciata parola nelle occasioni di rito, ma anche colui che con precisione da certosino collabora con Margie agli stupendi disegni del giornalino, è colui che brontola se in assemblea c’è casino, ma si infuria quando nessuno parla. E ce ne sarebbe ancora per molto, ma non è il caso. Un personaggio contraddittorio? Forse, ma non per questo meno vivo, umano ed operante all’interno dell’affascinante mondo del nostro club. Che volete di più? Il Lucio è il Lucio e se non vi basta provate ad avvicinarlo e a conoscerlo meglio: la parole sono insufficienti».

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17/11/74 Ata la nta -Arez zo Esce il primo numero del giornalino Atalanta Commandos; nella foto la copertina e l’articolo di presentazione a pag. 1

Con il giornalino i Commandos diffondono la nuova mentalità ultras

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novembre 74, al Comunale è di scena per l’ottava giornata di campionato l’Arezzo. Una partita anonima, probabilmente non degna da essere ricordata dalla tifoseria se non fosse che per la prima in curva Nord viene distribuito il notiziario dei Commandos, denominato, appunto, “Atalanta Commandos”. Certo, il giornalino (o meglio la fanzine come vengono definiti oggi i fogli informativi dei gruppi ultrà) è molto artigianale e spartano: sei pagine ciclostilate solo su un lato, battute a macchina con i titoli scritti a mano, ma nonostante questo il contenuto rappresenta la coscienza del vero tifoso atalantino. «Anche se un po’ in ritardo - iniziava così la presentazione sul primo numero - ecco che appare il tanto richiesto giornalino del club Atalanta Commandos! È parecchio tempo che l’idea di questo opuscolo balenava

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nelle nostre teste e finalmente ci siamo decisi. Abbiamo cercato, secondo le nostre possibilità che sono modeste, in quanto “Atalanta Commandos” viene distribuito gratuitamente (poco dopo la distribuzione diverrà a offerta libera, proprio come avviene ai giorni nostri con la fanzine dei Supporters “Sostieni la curva”) e vive grazie ai contributi del nostro presidente Jim Cuminetti e dei componenti il consiglio direttivo, di realizzare una rivista moderna ed aperta a tutti i problemi inerenti l’Atalanta e il club, col principale scopo di diffondere ed incrementare questo club molto caro a noi ed a una sempre più vasta schiera di giovani». «Affronteremo tutti i problemi riguardanti il tifo bergamasco - continuava la presentazione - con i resoconti, magari anche monotoni, delle gare dell’Atalanta e le statistiche della serie B. Se sarà il caso saremo anche aggressivi e polemici: una critica costruttiva, con lo scopo di indicare nuove soluzioni e nuovi indirizzi».


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La copertina del giornalino 75/76 e 1976/ 77 dei campionati 197

L’iniziativa parte da Claudio Savoldelli che, unitamente a Maurizio Carsana, si occupa di preparare ad ogni incontro casalingo il numero stampato poi, con un vecchio ciclostile a mano, in cinquanta copie! Nel campionato successivo Marco Pacati, il professore del gruppo, subentra come “direttore responsabile” alla coppia Claudio & Mau ed inoltre viene sostituita la stampatrice con un’altra sempre ultraobsoleta, ma almeno automatica e la tiratura incrementata a centoventi copie. Migliora anche la copertina, aumentano le pagine (da un minimo di otto ad un massimo di quindici con fogli ora stampati su entrambe le facciate) e vengono pubblicati anche disegni e vignette. Nella stagione 1976/77 la tiratura aumenta a centocinquanta copie che diventano duecentottanta nel 1977/78 (con punte di cinquecento

nelle partite di cartello) e oltre quattrocento nei campionati 1978/79 e 1979/80 anno in cui il notiziario Atalanta Commandos chiude i battenti dopo sei anni e ben novantotto numeri! Dopo tre annate di validissima “direzione”, Pacati, causa naja, lascia la redazione in mano a Fabio Fenili, il quale, anch’egli introduce sensibili miglioramenti come la stampa bicolore, le nuove copertine e più spazio ai disegni. Molto gettonate tra i lettori sono le ricche statistiche sulle partite e i giocatori dell’Atalanta (rubrica curata a lungo dallo specialista Sandro Gamba) ed il celeberrimo “Commandos quiz” che dal terzo anno in poi ha appassionato i tifosi della Nord; la formula è semplicissima e consiste nel rispondere, compilando un tagliando da consegnare o spedire alla sede dei Commandos, ad una serie fissa di domande-pronostico come “Quale sarà il risultato della prossima partita in casa dell’Atalanta?”, “Chi realizzerà la prima rete atalantina?” (ovviamente è valida anche la risposta “nessuno”), “Chi dirigerà l’incontro?”, “In quale periodo sarà segnata la prima rete dell’incontro (1°, 2°, 3°, 4°, 5° o 6° quarto d’ora)?” e ultima “Quale giocatore atalantino indosserà la maglia n. 13?”. Ogni settimana viene stilata una classifica prov-

1977/78 La copertina diventa nerazzurra

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1979/80 La copertina diventa fotografica

1978/79 Un altro restiling del giornalino

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visoria assegnando ad ogni risposta esatta un determinato punteggio e alla fine del campionato il primo classificato vince un abbonamento di curva Nord per la stagione successiva. Ma come nasce il giornalino? Il martedì sera precedente ogni incontro casalingo, presso la sede del club avviene la consegna degli articoli al “direttore”, che poi vengono discussi e valutati anche per eventuali correzioni. Segue poi l’impaginazione e la lunga operazione di battitura degli articoli sulle matrici (sottili fogli di carta speciale ove i tasti della macchina da scrivere imprimono i caratteri forando la carta: attraverso questi fori passerà l’inchiostro); i disegni, invece, vengono consegnati già incisi sulle matrici dai vignettisti incaricati, cioè il Lucio e sua sorella Margie, ai quali subentrano negli anni successivi Fabio “Fabo” Scola e Stefano “Gulli-

ver” Riva. Il giovedì e il venerdì sera e tutto il sabato è dedicato alla stampa (storico tipografo è il Liscio, alias Claudio Pievani) e alla graffettatura delle pagine. In un articolo del giornalino che descrive le modalità di preparazione del bollettino stesso Marco Aiossa, meglio conosciuto come “Aio” scriveva: «Per poter realizzare un notiziario sempre migliore e il più illustrato possibile bisogna lavorare molto con i colori, il che significa dedicare una notevole quantità di tempo per preparare il colore scelto, pulire i rulli, mettere la matrice, far sì che tutto sia a posto e poi via con la stampa. Ogni tanto poi c’è una macchia, per cui bisogna fermarsi per pulire, oppure la macchina fa le bizze e a questi si aggiungono altri inconvenienti che possono capitare. Poi, finita una pagina, bisogna farne un’altra, per cui si cambiano la matrice e il colore e si ricomincia tutto da capo. Il sabato mattina e pomeriggio si stampano invece gli articoli, che sono meno impegnativi dei disegni, in quanto ci sono minori difficoltà sia per le macchie sia per i colori che sono solamente due (nero e azzurro). Infine - continuava l’Aio - terminata la stampa, mentre il Liscio va a casa a farsi il meritato bagnetto, gli altri concludono il lavoro impaginando i vari fogli e graffettando poi il tutto». L’ atto finale, la domenica con gli addetti alla distribuzione che prima della partita vanno in su e giù per la curva a “vendere” il notiziario (le virgolette sono doverose, visto che l’offerta è libera e l’incasso decisamente esiguo: 14 mila lire di media a partita nel campionato 1976/77, 50 mila nella stagione 1978/79).


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8/ 6/75 Ata la nta -Pe scara Un gruppo di Commandos doc

La nuova sede dei Commandos

È

il 1975 quando i Commandos decidono di cambiare sede. L’avvenimento coincide con la prima vera crisi del club: «La mancanza di fondi - scrivevano i Commandos sul giornalino la necessità di trovare una nuova sede, da quella di via San Tomaso il club eravamo stati sfrattati in maniera più che incivile, hanno un po’ incrinato la solidità del nostro club». I ragazzi iniziano un’affannosa ricerca per trovare una nuova sistemazione al club dopo essere stati privati dei locali di San Tomaso al civico 28. Finalmente, grazie a Giovanni “Jolly” Grazioli, il gruppo riesce a trovare la nuova sede in Borgo Santa Caterina, al civico 22, a due passi dallo stadio. La notizia viene riportata con toni entusiastici sul notiziario: «Finalmente è stata trovata la nuova sede!!!». Il locale, tutto da risistemare, non è altro che un ex laboratorio di falegnameria che si trova in uno seminterrato con vista, a filo d’erba (!), sul campo di calcio dell’Excelsior. L’affitto? Addirittura meno oneroso del precedente: 140 mila lire annue, che però aumenterà tre anni dopo a 200 mila lire. «Era una topaia - racconta Geo - tutta da sistemare. E poi mi ricordo che c’era un’umidità pazzesca. In ogni caso non ci siamo scoraggiati, muniti di calce, pennello e rotoli di moquette l’abbiamo messa a posto e arredata; anche in Santa Caterina non mancava il divano, però le mitiche festicciole del sabato pomeriggio erano state abolite». L’opera volonterosa dei Commandos però non è sufficiente per rimettere a nuovo gli spazi della

sede che versavano in condizioni davvero disastrose e così il presidente Jim decide di contattare due muratori (140 mila lire la spesa). Nel corso degli anni, comunque, i locali saranno oggetto di numerose sistemazioni e manutenzioni per i continui allagamenti come, ad esempio, nell’estate ’77. «Quando si pensava di dover sostenere solo qualche piccolo lavoro di miglioramento - scrivevano i Commandos sul giornalino - a fine luglio, invece, è arrivata anche l’inondazione. I locali della sede, trasformatisi per l’occasione in un pantano fangoso, hanno impegnato per più giorni i soliti volenterosi nell’opera di sgombero e di pulitura. La moquette ha dovuto essere rimossa, lavata ed applicata di nuovo, lavoro quest’ultimo ancora in fase di attuazione perché nonostante l’ammollo ed il lavaggio a freddo la moquette ha subito un inaspettato processo di restringimento che ci costringe ad una paziente ricostruzione tipo collage…». Ma non ci sono solo le “inondazioni” a flagellare l’ex falegnameria; l’umidità, infatti, è talmente vorace che non si riesce nemmeno ad imbiancare le pareti, per cui si adotta una soluzione drastica: pannelli di compensato fissati ai muri! E poi, con la stampa del giornalino, i locali di Santa Caterina si trasformano anche in una rudimentale tipografia, con inchiostri da tutte le parti e, per la gioia dei polmoni degli addetti alla preparazione del notiziario, tremende folate di solventi e diluenti.

12/12/75 La nuova sede viene dedicata alla memoria del socio fondatore Fulvio Bresciani scomparso pochi mesi prima

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CAMPIONATO 1975/76 Torna Achille Bortolotti, ma la squadra arranca

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l campionato 1975/76 si rivela un’altra stagione di passaggio, fatta di continui alti e bassi. Le prestazioni estive non sono certo esaltanti: in quattro partite di Coppa Italia la squadra nerazzurra ha riportato infatti tre sconfitte e, a fronte dei tre gol realizzati, ne ha subiti ben sette. Anche questo campionato vede alternarsi due mister sulla panchina nerazzurra: Cadè lascia infatti il posto all’allenatore R I S U LTAT I A R in seconda Leoncini dopo ATALANTA CATANZARO 1-0 0-1 aver perso a Taranto alla L.R. VICENZA ATALANTA 1-1 0-1 quart’ultima giornata dalla SAMBENED. ATALANTA 1-0 0-0 fine. Achille Bortolotti è torATALANTA TERNANA 2-0 0-1 nato nel frattempo alla guida CATANIA ATALANTA 1-0 0-1 della società (con Enzo Sensi VARESE ATALANTA 1-0 0-1 ATALANTA AVELLINO 1-0 0-2 come suo vice). GENOA ATALANTA 3-1 1-0 Come per la stagione preceATALANTA NOVARA 1-1 0-2 dente, la sfortuna si accanisce PESCARA ATALANTA 0-0 0-2 sul club orobico, sia dal punATALANTA FOGGIA 0-0 0-1 to di vista dei ripetuti inforBRESCIA ATALANTA 1-0 1-1 tuni, da Marmo (arrivato dal ATALANTA MODENA 1-1 0-1 ATALANTA REGGIANA 0-0 1-1 Novara in cambio del prestiSPAL ATALANTA 0-0 0-0 to di Rocca e Lugnan) a DiviATALANTA TARANTO 1-0 0-1 na, da Pircher a Chiarenza PALERMO ATALANTA 0-0 0-2 (giunto a Bergamo solo a BRINDISI ATALANTA 1-1 0-3 novembre quando Musiello ATALANTA PIACENZA 1-0 2-1 approda ad Avellino) a Mastropasqua, sia per la difficoltà di realizzare gol da parte degli attaccanti neroblu. Il calendario propone il Catanzaro come primo avversario casalingo del campionato e regala subito la prima vittoria (1-0), in una partita giocata soprattutto a centrocampo dai vari Scala, Vernacchia, Marchetti e Mongardi.

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Dopo il pareggio in casa del Vicenza (1-1) e il passo falso di San Benedetto (1-0), l’Atalanta vince al Comunale contro la Ternana: rientrano per questa sfida anche Marmo e Vernacchia. Seguono due trasferte e due sconfitte consecutive a Catania (1-0) e a Varese (1-0). Tre, a questo punto, le sconfitte stagionali e le analogie con il campionato dell’anno prima saltano all’occhio: i due punti in casa arrivano, fuori neanche l’ombra. Qualcuno battezza gli uomini di Cadè squadra double-face perché lontana dal Comunale (e quindi dallo sguardo di buona parte dei suoi tifosi) non dimostra la determinazione di cui invece è padrona all’interno delle mura domestiche. E i fatti continuano a dimostrare questa teoria: vittoria sull’Avellino a Bergamo (1-0), sconfitta dal Genoa a Marassi (3-1). E poi al Comunale arriva la quarta in classifica, il Novara, ed è pareggio (1-1), così come anche nella trasferta successiva contro il Pescara (0-0). Ma i due punti che a questo punto servono per risalire la china arrivano, ancora una volta in casa, contro il Foggia (1-0). Sempre di due punti, ma persi, si parla a proposito del derby vinto la domenica dopo dai bresciani. Prima della vittoria sul Taranto, si susseguono i tre pareggi con Modena (al secondo posto con 15 punti) e Reggiana (condivide con l’Atalanta la medesima posizione in classifica, a sei punti dalla capolista) in casa e contro la Spal


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Gianpietro Marchetti, per diversi anni capitano dell’Atalanta

in trasferta. L’Atalanta chiude il girone d’andata con la vittoria sul Piacenza. Dopo la sconfitta con cui l’Atalanta apre la brano impantanarsi definitivamente nelle sabbie seconda parte del campionato a Catanzaro (1-0), mobili: perdono a Foggia e a Modena, pareggiaal Comunale conquista contro il Vicenza due no con Brescia, Reggiana, Spal e vengono sconpunti preziosissimi (era dal 1967 che i veneti fitti nuovamente a Taranto. Siamo a tre giornate dalla fine e l’Atalanta arranca sul non perdevano a Bergamo). Scala e CLASSIFICA fondo classifica. Vernacchia sembrano aver ritrovato Serve una scossa, e a pensarci è lo la via del gol e del bel gioco. GENOA 45 CATANZARO 45 stesso Cadè che, dopo la sconfitta Nel frattempo si infortunano CabriFOGGIA 45 rimediata in Puglia, lascia il posto a ni e Russo e, considerato che anche VARESE 43 Leoncini. Tre partite: Palermo, BrinChiarenza non è in piena forma e BRESCIA 43 disi, Piacenza. Tre vittorie. L’Atalanta che Marmo è fuori per squalifica, lo NOVARA 41 SPAL 40 è salva. Si chiude così un campiona0-0 riportato con la Sambenedettese MODENA 39 to che celebra la promozione in A, non delude nessuno. AVELLINO 38 con uguale punteggio di Genoa, FogDopo la batosta contro la Ternana ATALANTA 38 gia e Catanzaro. Le tre “prime della (1-0), le speranze di reinserimento PALERMO 38 TARANTO 38 classe” hanno confermato le previnel gruppo di squadre in lotta per la SAMBENED. 38 sioni della vigilia che le vedevano promozione sono ridotte al miniPESCARA 38 come le favorite alla promozione. mo. Dopo due vittorie consecutive TERNANA 37 Per le retrocessioni stesso discorso: ai danni di Catania e Varese, l’AvelL.R. VICENZA 35 CATANIA 35 prima ancora dell’inizio dei primi lino, il Genoa (nonostante il rientro PIACENZA 32 90 minuti di gioco Reggiana, Brindidi Scala) e il Novara fermano la corBRINDISI 27 si e Piacenza erano state indicate sa dell’Atalanta. I nerazzurri ritrovaREGGIANA 24 come le squadre con meno probabino i due punti contro il Pescara (ha 28 punti, uno solo in più dell’Atalanta e nelle lità di riuscita nel campionato di B. ultime cinque partite ne ha incamerato solo I nerazzurri chiudono la stagione a pari merito uno), nonostante le assenze in campo per infor- con altre sei squadre di centro classifica. tunio di Vernacchia, Percassi e dei lungodegenti Un finale tutto sommato decoroso, considerato l’andamento, spesso drammatico, di questo camMastropasqua e Pircher. A questo punto del campionato i nerazzurri sem- pionato.

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30/9/75 Vi ce nz a -At al ant a I Commandos organizzano il primo pullman in proprio; partenza da piazza della Libertà

Pullman propri, magliette, record d’iscritti: i Commandos sono in continua ascesa

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1976 Arrivano le mitiche magliette arancioni dei Commandos

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a nuova stagione inizia con un vuoto incolmabile tra i Commandos: durante l’estate, a luglio, è scomparso in un incidente stradale alla giovane età di 21 anni Fulvio Bresciani, uno dei sette ragazzi che in quel indimenticabile 12 dicembre 71 fondarono il club, ma anche colui che non esitò un attimo, alla vigilia della decisiva partita contro il Vicenza alla fine del disgraziato campionato 1972/73, ad impegnare la sua chitarra per poter comprare i primi tamburi da portare in curva. Purtroppo Fulvio sarà il primo di una lunga serie di amici della Nord che vedremo, col passare degli anni, lasciarci troppo presto colpiti da un destino crudele. Il campionato si apre subito con una grossa novità: infatti, dopo tre anni di trasferte a bordo delle carovane del club Amici, ora i Commandos si mettono in proprio e dalla seconda di campionato (la prima era stata in casa con il Catanzaro) organizzano un proprio pullman; e che pullman, visto che sul notiziario nell’annunciare la trasferta non ci si risparmia nella pubblicità: «il viaggio sarà effettuato con pullman gran turismo dotato di poltrone ribaltabili, tv, radio, servizio

bar». E sì, non manca neanche il servizio ristoro; ad occuparsene, ovviamente, il Jim, di professione lattaio, che mette a disposizione degli affamati Commandos in viaggio un’enorme quantità di panini, patatine, merendine e bibite. «Al sabato notte - ricorda il Jim - con il paziente aiuto di mia moglie preparavo circa trecento (!) panini imbottiti che poi si vendevano sulla corriera”. “Erano tanti per una cinquantina di persone? Mah, io so solo che quando arrivavamo a Bergamo, non ce n’erano più!». Gettonatissima, tra le bibite, ancor più della birra (la più in voga è la Forst), la mitica gassosa Tinti, un autentico concentrato di anidride carbonica dagli effetti “esplosivi”: non è raro sentire, infatti, in particolare dagli ultimi posti in fondo al pullman, quelli riservati ai più casinisti, rutti talmente potenti da far tremare i vetri dei finestrini. Grazie ad un accordo con la ditta di autotrasporti Algeri i Commandos riescono, fra l’altro, ad offrire i costi delle trasferte nettamente più convenienti rispetto a quelli applicati dal Centro Coordinamento e questa concorrenza crea un po’ di rivalità con il club Amici. E anche dove non arriva il pullman, i tifosi della Nord in auto o in treno non fanno mai mancare la loro presenza al seguito della squadra in ogni stadio d’Italia. In questa stagione i Commandos arrivano anche a Palermo, ma non solo visto che il Lucio, Jerry, Faby, Mamo, Jolly, Marco ed altri sono presenti anche in altre trasferte proibitive al Sud come Avellino, Catanzaro, Catania. Il club, grazie alle nuove attività come i pullman


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1975/76 La Nord è ancora vuota, ma non il settore dei Commandos, sempre i primi ad entrare allo stadio

Roby Caprini e Simo in versione modelli per pubblicizzare, sul giornalino dei Commandos, le nuove magliette arancioni

delle trasferte, cresce notevolmente in questo campionato tanto da raggiungere, nonostante l’andamento deludente della squadra, la quota record di 169 iscritti. Ma non è una crescita solo quantitativa: fanno la loro comparsa le prime mitiche magliette arancioni dei Commandos, riservate, però, ai soli soci ad un prezzo di quattromila lire. La ragione della scelta del colore viene svelata da Geo: «Il motivo era molto semplice. Volevamo essere vistosi e con l’arancione, era poco ma sicuro, ci avrebbero visti tutti allo stadio. Era un modo per differenziarci ed essere individuati come gruppo». «Eravamo andati addirittura a Genova per farle fare ricorda Mamo - anche perché volevamo qualcosa di veramente particolare come il logo del club in vellutino blu in rilievo». E il tifo? Gli ultrà della Nord continuano nella loro battaglia per avere uno stadio caldo, ma la risposta degli altri settori è ancora molto fredda. «Il tifo a Bergamo - scriveva Jerry sul giornalino - è ancora in fase di evoluzione, perché se non fosse per quei pochi scalmanati in curva, lo stadio sembrerebbe più un cimitero che un campo di calcio e questo abbatterebbe in modo sconcertante i giocatori. A detta di molti giornalisti - continuava - il pubblico è uno dei più freddi d’Italia, non per il mancato inci-

tamento alla squadra (succede anche in altri stadi) ma perché infligge ad essa un grave danno morale, continuando a fischiarla impietosamente, nei momenti critici della gara, quando sarebbe invece umanamente più giusto darle la carica. Il tifoso bergamasco ”vecchia maniera” è abituato ad andare allo stadio per vedere giocare la squadra in un clima disteso, infischiandosene dell’incitamento, stan-

28/3/76 Ave l lino -At al ant a Atalantini presenti anche al Partenio

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20/6/76 - Pia ce nz a-At a la nt a - Con la squadra a metà classifica, scarso il seguito per questa tranquilla ultima di campionato

16/5/76 Re gg ia na-At a la nta Trasferta in massa a Reggio Emilia grazie anche al costo ridotto, 500 lire, del viaggio

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dosene magari un’ora e mezza a rosicchiarsi le unghie, lesinando gli applausi». Nonostante la diffidenza che li circonda, tra gli ultrà non mancano certo l’entusiasmo e la determinazione. «La vecchia mentalità del tifoso deve cambiare e tutto dipende da noi, giovani della curva Nord - esortava Jerry - perché se continueremo ad incitare la squadra con grande vigore, può darsi che

anche i buongustai si accorgeranno dell’errore che hanno commesso per molto tempo e se non avranno il fiato per gridare “Atalanta”, almeno si asterranno dai fischi. A noi Commandos piacerebbe molto avere un pubblico che faccia la parte del dodicesimo giocatore; ma questo per ora è solo un sogno anche se noi continuiamo a far vedere a quei tifosi muti che la curva sta crescendo in una mentalità diversa, sperando che qualcuno segua il nostro esempio». Le frequenti deludenti prestazioni della squadra, però riescono ad esasperare anche gli ultrà neroblu, tanto che all’ennesima squallida prova di Marchetti e compagni, nella partita interna con la Reggiana (4 gennaio 76), anche dalla Nord non si risparmiano i fischi. Nel mirino finisce la società che da anni continua a promettere alla vigilia del campionato la promozione in serie A, illudendo così la tifoseria. A farne le spese le auto di alcuni dirigenti dell’Atalanta prese a calci all’uscita degli spogliatoi. Intanto all’interno dei Commandos si assiste ad un avvicendamento alla presidenza: si dimette, per alcuni screzi all’interno del Consiglio Direttivo, il Jim e lo sostituisce il Lucio.


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1976/ 77 - A forza di coprire il cartellone del Centro Lombardo Sport gli Ultras riescono a “sfrattare” il tabellone pubblicitario

Via i cartelli pubblicitari dalla Nord; spazio agli striscioni!

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l rapporto tra gli ultrà atalantini e i cartelloni pubblicitari del Comunale è sempre stato a dir poco “infuocato”. Non a caso i Commandos, nel marzo ’73 avevano abbandonato la curva Sud, trasferendosi in Nord per il famigerato pannello “Terme di Trescore” che impediva l’esposizione in balconata dello striscione. Con la progressiva diffusione dei club, soprattutto nella Nord, e della mentalità ultrà che considera lo striscione come l’emblema primo del gruppo, gli spazi all’interno del Brumana diventano sempre più insufficienti per esporre i vari stendardi neroazzurri. Le balconate del Comunale, infatti, sono quasi completamente occupate da giganteschi cartelloni di reclame, tra l’altro rigorosamente difesi dalla società e dalla concessionaria della pubblicità che, attraverso anche il club Amici, non mancano di richiamare i gruppi che osano coprirli. Inequivocabile, in tal senso, quanto scritto su L’Eco, nella rubrica del Centro Coordinamento: «Chi ha pagato - si leggeva - per esporre la propria pubblicità allo stadio ha il pieno diritto che questa pubblicità rimanga esposta». «Sarà bene tenere presente - proseguiva l’articolo - che gli introiti pubblicitari tornano anche a vantaggio della società,

quindi il giorno in cui le varie aziende, vedendosi i cartelli coperti dagli striscioni dovessero disdire i loro contratti pubblicitari, danneggerebbero anche l’Atalanta». Non la pensano certamente così alcuni ragazzi della Nord che al termine dell’incontro con l’Avellino (9 novembre 75) cercano di fare un falò del pannello del Centro Lombardo Sport scatenando, poi, nei giorni seguenti l’indignazione degli Amici. «Eh sì, a trent’anni di distanza possiamo dirlo - ammette divertito Gianni Coppola -: siamo stati noi degli Ultras; nella riunione del venerdì avevamo deciso che non appena finita la partita lo avremmo dovuto incendiare. Invece, non era ancora finito il primo tempo e già bruciava; alcuni, anche all’interno del gruppo, ci tirarono dietro un sacco di porconi, altri, per contro, ci fecero un sacco di complimenti visto che ne avevano pieni i coglioni di tutti quei cartelloni pubblicitari». Sarà stato anche un episodio riprovevole, come lo definisce L’Eco, sta di fatto, però, che immediatamente la società e il club Amici corrono ai ripari convocando un’affollata riunione dalla quale, «dopo una dis-

15/2/72 Come si può vedere da curiosa breve de L’Eco, lo spazio per gli striscioni era già un problema nei primi anni ‘70

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1972/ 73 - Il famigerato cartellone delle Terme di Trescore in curva Sud quando i Commandos non si erano ancora trasferiti in Nord

9/11/75 La condanna del club Amici per il tentato incendio del cartellone pubblicitario

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cussione piuttosto animata» è prevalso a stragrande maggioranza di concordare a tavolino la disposizione degli striscioni riservando poi lo spazio libero dalla pubblicità ad un determinato club. In pratica, come affermano i Commandos, «c’è stato solo un gran casino alla sede de L’Eco senza trovare alcuna soluzione effettiva» senza contare che nell’assemblea «siamo stati addirittura accusati - denunciava Mamo in un articolo del giornalino - di fare striscioni troppo grandi e ci è stato addirittura proposto di ridurne la lunghezza!». Che la riunione al club Amici non fosse servita a niente, lo dimostra il fatto che il campionato successivo il problema si ripresenta ancora più evidente ed infatti i Commandos sono promotori di una serie di incontri tra i vari gruppi della Nord per sollecitare l’Atalanta e la Pubblilancio, concessionaria della pubblicità al Comunale, a spostare la reclame dalle balconate alla parte superiore della curva. I più accaniti in questa battaglia si dimostrano ancora una volta gli Ultras che, in pratica, con la loro orgogliosa ostinazione ad attaccare lo striscione sopra il pannello del Centro Lombardo Sport, obbligano il malcapitato Ardizzone, il responsabile della pubblicità allo stadio, a rimuovere dalla Nord l’ormai invisibile cartellone del negozio sportivo posto al centro della curva. E quello oscurato dallo striscione degli Ultras è il primo della serie dei pannelli “sfrattati” e spostati sopra la curva, anche se ci vorrà ancora qualche anno però, per spogliare completamente la Nord da tutta la pubblicità.

Quanto sono tesi i rapporti con il club Amici

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e è pur vero che i Commandos fin dalla loro nascita hanno fatto parte del Centro Coordinamento, di certo non si può dire che i loro rapporti all’interno del club Amici siano sempre stati molto sereni. Del resto, le premesse, come già ricordato nei capitoli precedenti, non sono positive già all’Assemblea Generale degli Amici del 21 dicembre 71, quando a pochi giorni dalla costituzione del primo gruppo ultras neroblu, il Lucio, annunciando la formazione dei Commandos, è accolto da una fragorosa e sarcastica risata da tutta la platea. La profonda differenza di mentalità si evidenzia fin da subito: da un lato i Commandos (e successivamente gli altri gruppi della Nord), appunto, portatori di passione, esaltazione, colore e calore per l’Atalanta, dall’altro gli Amici, ovvero compostezza e freddezza nel tifo. Le critiche dei giovani ultrà bergamaschi verso il modo di gestire il Centro Coordinamento non si fanno certo attendere: dallo scarso numero di striscioni esposti allo stadio, al sostegno alla squadra con… i tornei di briscola e le cene con i giocatori sono molti i punti su cui non si va d’accordo. Nonostante tutto, però, il prestigio del club Amici e la volontà di assicurare l’unità della tifoseria fanno sì che i Commandos restino comunque all’interno del principale e più vecchio sodalizio della tifoseria neroazzurra. Nel novembre ‘75, però, si arriva veramente ad un passo dalla scissione. All’origine della grave frattura è, come già riferito nelle pagi-


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28/3/76 - Avel li no-At a la nt a - I Commandos vanno ovunque: un’altra foto ricordo con lo striscione all’esterno dello stadio Partenio

ne precedenti, la questione dei tamburi. Il pesante attacco che il club Amici sferra nei riguardi dei Commandos attraverso richiami ufficiali e minacce su L’Eco non va giù a buona parte degli ultrà della Nord. All’interno della sede di Borgo Santa Caterina si scatena per la prima volta il dibattito se restare o meno all’interno del Centro Coordinamento: il risultato è che il presidente (Jim) e il delegato dei Commandos in seno al consiglio direttivo degli Amici (Dedo) rassegnano le dimissioni dai rispettivi incarichi poiché «non se la sentono più di esporsi in prima persona per sostenere oltretutto una politica che essi non condividono, politica che secondo loro è un po’ temeraria o addirittura ambigua». In pratica non hanno retto alle molteplici critiche che, per l’annosa questione dei tamburi, vengono addossate ai Commandos, definiti per questo come teppisti, pazzi ed esaltati. La polemica assume toni aspri: «Prima la questione dei tamburi, ora quella dei cartelloni pubblicitari; queste sono prove che noi Commandos - si leggeva sul notiziario del gruppo ultrà della Nord - non siamo visti di buon occhio dalle altre persone, forse perché in questi ultimi tempi siamo stati troppo in vista e altri clubs sono un po’ scomparsi dietro di noi. Ma quello che ci dà fastidio - insisteva l’articolo del Mamo - è che le critiche provengono da clubs che allo stadio non si vedono neppure». Visto il serio pericolo di una rottura irreparabile nella tifoseria bergamasca, interviene la società che, grazie alla

mediazione del segretario Giacomo Randazzo e del vicepresidente Enzo Sensi, riesce a far rientrare la polemica. Secondo round: dopo una fase in cui, nel ‘76 si da vita ad un comitato dei gruppi della Nord, insieme agli Ultras-Fossa e alla Rinascita Neroazzurra, allargato successivamente anche agli Sbandati e agli Eagles (ne parleremo nei capitoli seguenti), i Commandos si ripresentano decisi a dare una svolta all’Assemblea Generale del club Amici del dicembre ‘77.

1975/76 Una carovana degli Amici; anche sui prezzi delle trasferte non mancano le polemiche dei Commandos

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1976/77 - Ata la nta -Le cce - La nascita delle Brigate aumenta la spaccatura tra la Nord e il club Amici

Al Teatro delle Grazie, Lucio e compagni presentano, in un clima di profonda diffidenza e fastidio nei loro confronti, una serie di mozioni tra cui l’allargamento del consiglio direttivo (che risulterebbe così composto da un rappresentante de L’Eco, uno dell’Atalanta B.C., uno dei soci individuali e dieci delle varie sezioni eletti con criteri territoriali), la convocazione dell’Assemblea Generale a cadenza annuale anziché triennale e la richiesta per lo spostamento di tutti i cartelloni pubblicitari dalla curva Nord. Ebbene, le proposte dei Commandos non vengono neanche messe in votazione, con motivazioni di vario genere, ma comunque poco convincenti. È soprattutto il Lucio il più incazzato di questo atteggiamento, tanto che nel marzo ‘78, all’Assemblea Generale Organizzativa dei Commandos presenta la richiesta di uscire dal Centro Coordinamento. La votazione sulla proposta “secessionista” finisce in parità ed è solo per il voto del presidente (carica assunta nel frattempo dal Jerry) che all’interno della sede di Borgo Santa Caterina si decide di restare ancora in seno al Centro Coordinamento. Il Jerry motiva la sua scelta affermando che «il club Amici è indispensabile con le sue ottanta sezioni e i

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suoi tremila iscritti; noi ci saremmo di sicuro autolesionati: avremmo perso la stima di tanti, avremmo permesso alla gente di criticarci e di rinnegarci, avremmo dato l’opportunità al club Amici stesso di distruggerci come e quando voleva, anche se non lo avrebbe mai fatto, perché ci stima e ci rispetta come pochi». «E poi - aggiungeva - non è neanche così scadente come lo si descrive; sono dell’avviso che nel suo interno la voglia di fare c’è e la forza e la possibilità anche, manca solo qualcuno tra i clubs che lo spinga e lo invogli». La scissione, però, è solo rimandata: la svolta storica si registra il 18 novembre 79 quando, in occasione dell’Assemblea Generale annuale, i soci dei Commandos a larga maggioranza decidono di non iscrivere più il club al Centro Coordinamento. A supporto di questa storica decisione vengono addotti «l’incapacità organizzativa degli Amici, la mancanza di iniziative, l’emarginazione delle sezioni, soprattutto nei confronti dei gruppi della Nord, le continue prese in giro per non aver mai preso in considerazione le proposte dei Commandos alle assemblee generali». Questa rottura segna in modo definitivo la divisione tra i gruppi della Nord e il club Amici, che quindi perde ogni tipo di rapporto con il tifo organizzato della curva.


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28/3/ 76 Avel li no-At al ant a Ecco su che treni si viaggiava nelle lunghe trasferte al Sud; nella foto da sin. Faby, Marco Pacati, Lucio e Jerry

Palermo, la trasferta più lunga: 52 ore di treno

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l 25 gennaio 76, il calendario prevede per la Dea l’incontro alla Favorita di Palermo. Al seguito ci sono solo cinque Commandos. «Lunedì - scrivevano sul giornalino nel resoconto della trasferta -, sono le undici e mezza di sera, Mamo cincischia con una cartina d’Italia con le distanze chilometriche; gli è vicino il Lucio che incuriosito osserva. Il dito corre veloce su Palermo: 1.624 km! I due si guardano negli occhi e in quell’istante nasce contemporaneamente nei due cervelli un’idea: Mamo rompendo il silenzio domanda “An và a Palermo?”. “An và, an và!” è la risposta del Lucio. Intanto alla scena assistono incuriositi anche Faby e Jerry; il primo, quasi scherzando dice: “Tè, i è dré a progetà de ‘ndà a Palermo” rivolto all’altro; poche parole tra di noi e subito nasce l’intesa: Palermo è nell’aria. Di corsa alla stazione ad informarsi quanto sarebbe costato un viaggio in treno: 29 mila lire comprese le cuccette; è fatta, temevamo molto di più. Finalmente arriva il sabato, con la partenza fissata alle 7,15 di mattina da Bergamo. A chi ci avesse visto quella mattina alla stazione apparivamo proprio come dei meridionali che emigrano: borse cariche di panini, bibite, sacchetti in plastica contenenti anch’essi viveri; in quattro avevamo circa cinquanta panini, senza contare il resto, arance, brioches, noccioline, patatine, caramelle, insomma una latteria ambulante… Dopo un “breve” giorno di viaggio si arriva alle otto di mattina a Palermo. Intanto il nostro amico Claudio Savoldelli, in servizio di leva proprio nel capoluogo

siculo, è costretto alla fuga dalla caserma per poter uscire con noi. Arriviamo in tribuna entrando dagli spogliatoi accompagnati da un dirigente dell’Atalanta. Un coro di fischi e urla ci accompagna quando, timorosi, tiriamo fuori lo striscione per poter scattare delle foto; per prudenza decidiamo di rinunciare ad appenderlo, decisione che si rivela azzeccata, poiché nel giro di mezz’ora la tribuna coperta si riempie all’inverosimile. La bolgia è enorme, si può sentire chiaramente il clima che anima gli stadi del Sud. Assistiamo alla partita tranquilli, non ci passa minimamente per la testa di urlare “Forza Atalanta”; la gente che abbiamo intorno ci guarda già di malocchio a causa delle sciarpe nerazzurre che malgrado tutto ci ostiniamo a portare. Il più tranquillo è Claudio: in divisa militare passa pressoché inosservato. La partita è squallida, malgrado tutto ad ogni piccola occasione i palermitani vicini si voltano verso di noi rivolgendoci frasi indecifrabili (perché nessuno di noi riesce a comprendere il loro dialetto). Non vediamo l’ora che l’incontro finisca, speriamo dentro di noi, forse contro la nostra volontà, che l’Atalanta non segni: non so come ne saremmo usciti altrimenti. Alla fine usciamo timorosi con le sciarpe sotto i cappotti o nelle borse: molti ci dicono di stare attenti perché da quelle parti sono un po’ matti. Per fortuna otteniamo un passaggio sul pullman della squadra ed insieme ai giocatori torniamo felici in centro città. Lasciati i giocatori e salutato Claudio, inizia la monotonia del viaggio in treno fino a quando, dopo 52 ore complessive di treno, arriviamo a casa alle 7 del lunedì sera tra gli increduli pendolari bergamaschi che pensano: “Ma chi éi chi macc lé?”».

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CAMPIONATO 1976/77 Arrivano Titta Rota ed Ezio gol: è serie A

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itta Rota, dopo l’esperienza alla Cremonese, approda sulla panchina nerazzurra. Ezio-gol (l’attaccante Bertuzzo acquistato dal Brescia) sigla dodici reti. Pizzaballa para l’impossibile. E l’Atalanta, dopo quattro campionati consecutivi in serie B, conquista la tanto sospirata promozione in A. Il programma che il club orobico si dà già a partire dall’estate non può che essere quello di puntare alla massima serie, una sorta di “questione d’onore” per tutta la società. Se poi i fatti sul campo avessero dimostrato il R I S U LTAT I A R contrario, l’obiettivo sarebbe TARANTO ATALANTA 1-1 0-2 rimasto comunque quello di ATALANTA MONZA 1-0 1-1 raggiungere una posizione in TERNANA ATALANTA 3-1 0-2 classifica migliore rispetto a ATALANTA VARESE 2-4 0-0 quella dell’anno precedente. BRESCIA ATALANTA 1-2 0-2 Rota sin dal giorno della sua ATALANTA AVELLINO 1-0 0-1 presentazione alla stampa, CAGLIARI ATALANTA 3-2 0-2 ATALANTA MODENA 1-0 1-0 sostiene di voler dare a questa CATANIA ATALANTA 1-1 1-3 Atalanta un po’ del suo caratATALANTA ASCOLI 2-0 0-0 tere, cercando di dare il NOVARA ATALANTA 1-0 1-4 meglio in ogni gara. E i fatti, ATALANTA COMO 1-0 0-0 con il tempo, gli daranno SAMBENED. ATALANTA 0-0 0-0 ragione. PALERMO ATALANTA 1-0 0-1 ATALANTA SPAL 0-0 1-1 Il nuovo allenatore costruisce ATALANTA L.R. VICENZA 2-1 0-1 da subito una squadra dalle LECCE ATALANTA 2-0 1-3 basi solide, la cui forza sta ATALANTA PESCARA 2-1 0-0 soprattutto a centrocampo RIMINI ATALANTA 0-0 0-2 dove si vedono finalmente giocatori che sanno imporsi e far valer il fatto loro: Tonino Rocca, Battista Festa, Lucio Mongardi, Roberto Tavola. Le punte quindi si sentono le spalle coperte e guadagnano in potenza e velocità per la manovra offensiva, con Pierino Fanna che

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costituisce il punto di appoggio di Vincenzo Chiarenza ed Ezio Bertuzzo. Il campionato 1976/77 comincia lontano da Bergamo. È sul campo del Taranto, in quello stadio che amplifica il tifo e intimorisce gli avversari, che l’Atalanta è chiamata alla sua prima prova di carattere. Dopo il pareggio in Puglia (1-1) e la vittoria in casa sul Monza (1-0), arrivano le sconfitte a Terni (3-1, con due autoreti, un rigore e un gol di Bertuzzo da metà campo) e al Comunale contro il Varese (2-4). L’euforia della vittoria a Brescia nel derby viene subito risucchiata, nel trascorrere di poche settimane, in casa del Cagliari: i sardi siglano il terzo gol (su rigore) a sette minuti dalla fine. Ma il girone d’andata ha in serbo per il popolo nerazzurro ancora non poche sorprese negative. Le batoste arrivano infatti da Novara (1-0), Palermo (1-0) e Lecce (2-0) Rota interviene apportando modifiche tattiche. Mister Titta in realtà, a campionato concluso, dirà che di “svolte”, per quanto riguardava la disposizione in campo della squadra, se ne erano rese necessarie con il procedere della stagione almeno tre o quattro. A centrocampo apporta correzioni che riguardano il ruolo di Festa e Mongardi e in difesa inserisce un libero difensivo. Le ultime due partite del girone d’andata e le prime cinque di quello di ritorno danno subito ragione al tecnico nerazzurro regalandogli una


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serie positiva lunga sette partite (quattro vittorie e tre pareggi) a consacrazione della bontà delle sue scelte. In casa dell’Avellino l’Atalanta perde per una rete a zero, ma i fatti dimostreDa rilevare anche le grandi prestazioranno che si è trattato solo di un CLASSIFICA ni, e alcune decisamente superiori brutto scivolone. Con il Cagliari si L.R. VICENZA 51 alle aspettative, di giocatori, sopratvede infatti una bellissima Atalanta PESCARA 49 tutto giovani, come Tavola, Fanna, (grazie anche alla doppietta di ATALANTA 49 Mei, oltre ai già citati Bertuzzo e RocMastropasqua), a Modena si deve a CAGLIARI 49 ca in quanto a continuità dimostrata Piga la rete della vittoria e con il MONZA 48 COMO 41 nel gioco. Catania i nerazzurri trionfano con un LECCE 39 Alla conclusione dell’ultima giornata 3-1 firmato Rocca e Fanna. VARESE 38 il Vicenza, che ha siglato ben undici Dopo lo 0-0 di Ascoli, i bergamaschi TARANTO 37 gol su rigore in questo campionato, regalano ai loro tifosi un indimentiASCOLI 37 SAMBENED. 37 guida la classifica di serie B con 51 cabile 4-1 contro il Novara, un 1-0 RIMINI 33 punti. Seguono a 49: Atalanta, Pescasul Palermo ma vengono beffati in PALERMO 33 ra e Cagliari. casa del Vicenza con un gol, tra l’altro MODENA 32 L’Atalanta conquista la promozione non regolare per un presunto fallo di AVELLINO 32 BRESCIA 32 battendo i sardi nello spareggio di mano. Arrivano quindi le vittorie di TERNANA 32 Genova (con le reti di Rocca e Scala) Lecce (3-1) e di Rimini (2-0) e lo 0-0 SPAL 31 e pareggiando a Bologna con il contro il Pescara. In Abruzzo, al CATANIA 31 Pescara. I nerazzurri chiudono il penultimo turno della stagione, la NOVARA 29 campionato con il maggior numero squadra rischia moltissimo ma si dimostra all’altezza della situazione dimostrando- di vittorie (19), di punti conquistati (35) e di reti realizzate in casa (34, poche invece, solo 10, quelsi capace di un gioco davvero brillante. Porta a casa un preziosissimo punto che le per- le siglate in trasferta), oltre che con il minor mette di rimanere in corsa per lo sprint finale. Tra numero di reti subite in trasferta (17). Pizzaballa, le partite più belle di questo campionato vanno che dopo l’infortunio a Cipollini aveva esordito annoverate quelle contro il Monza, il Pescara, il contro la Spal, si rivela il miglior portiere della serie B. Vicenza e il Cagliari.

Ezio Bertuzzo, diventa subito l’idolo della Nord che lo ribattezza Ezio-gol

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1976/77 I Commandos si spostano al centro della curva insieme agli Ultras-Fossa

In trasferta in migliaia al seguito di un’Atalanta entusiasmante

C 10/4/77 At al a nt a -Ca ta nia La Nord sotto l’acqua; da notare lo spazio dei tifosi senza ombrelli (l’ombrello, si ricorda, non fa parte del corredo del vero ultrà)

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ome ogni inizio di stagione anche questo quarto campionato in serie B parte tra le speranze di promozione degli atalantini. La Nord è in fermento: per organizzare al migliore dei modi il tifo Commandos, Ultras-Fossa e Rinascita Nerazzurra, dopo una serie di riunioni, in occasione dell’incontro casalingo con l’Avellino (31 ottobre 76) decidono di «raggruppare i vari iscritti e simpatizzanti al centro della curva e di istituire un servizio d’ordine che garantisca la piena efficienza organizzativa». È sicuramente una novità importante, perché per la prima volta i vari gruppi della Nord si mettono intorno a un tavolo per cercare l’unità e il coordinamento del tifo. Cosa che comporta, per altro,

parecchi problemi, «tra i quali - scrivevano i Commandos nel loro giornalino - la disposizione dei tamburi che hanno dovuto essere collocati su tre file sovrapposte di gradini, in quanto il cartellone pubblicitario, posto sulla balconata, ne disperde ed attutisce i suoni. Tutto questo - continuava l’articolo - ha creato non poche difficoltà ai percussionisti che si sono trovati sacrificati in spazi ristretti a dover suonare e sorreggere gli strumenti che attirano nella zona una grande quantità di giovanissimi». «Per le bandiere - si spiegava ancora - invece non si è riusciti a trovare una disposizione migliore perché quelle grandi necessitano di molto spazio per cui è indispensabile riservare loro la posizione dinnanzi al parapetto a scapito di quelle piccole che, arretrate, corrono il rischio di venire coperte». Ma il giudizio complessivo è positivo e «l’incitamento prodotto efficace». Se da un lato l’unità dei gruppi in curva facilita il tifo, dall’altra all’interno dei Commandos scoppia il dibattito tra pro e contro a questa soluzione. In particolare per i contrari alla nuova posizione al centro della curva «viene messa in discussione l’autonomia del club in quanto nell’assembramento al centro della Nord non possono essere applicate appieno tutte le regole dello Statuto ed inoltre si pregiudica il tesseramento, unica vera entrata nella cassa del gruppo». Per capire meglio la portata, nel campionato 1976/77, del tifo ultrà neroazzurro, basta citare un’altra obiezione allo spostamento dei Commandos dalla loro posizione originaria sul lato destro della Nord; alcuni sostengono, infatti, che «il distacco dei vari clubs può produrre un incitamento altrettanto efficace e più continuo, perché alternato fra un gruppo e l’altro ed inoltre per vedere la tanto auspicata “curva neroazzurra” è essenziale


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1976/ 77 - Un’altra immagine del tifo unito nella Nord

uno sviluppo del tifo in senso orizzontale e non raggruppato in una striscia verticale, tra l’altro limitata». Ecco perché i Commandos, per confermare definitivamente il “trasloco” al centro della curva, indicono un referendum tra i propri 94 iscritti: a larga maggioranza, 42 a 22 vincono i favorevoli alla nuova posizione centrale. Intanto il fenomeno ultrà cresce sensibilmente in quel di Bergamo; i gruppi della Nord, in particolare i Commandos e gli Ultras-Fossa, assumono anche un’importante funzione sociale, di forte aggregazione in particolare tra i più giovani. Pur tra mille pecche, i clubs del tifo organizzato consentono a centinaia di ragazzi, uniti dalla comune passione per l’Atalanta, di incontrarsi, stare insieme, impegnarsi, in un periodo di profonde divisioni di classe e di forti tensioni politiche, senza alcuna distinzione di appartenenza economico-sociale o di bandiera partitica. E pur di fare proseliti tra i giovani bergamaschi, gli ultrà atalantini ricorrono anche alla radio; grazie all’amicizia (e alla necessità di fare audience) con il proprietario della neonata Radio Bergamo International, il Palmer e il Dedo danno vita ad un programma dedicato all’Atalanta e in particolare al tifo della Nord. «Le trasmissioni - ricorda il Palmer - andavano in onda il venerdì dalle 18 alle 19 e la domenica dalle 20 alle 22, quando non c’erano le trasferte. Devo dire - continua l’ex capotamburi che la trasmissione non era male ed infatti ricevevamo un sacco di telefonate di ascoltatori che ci facevano le domande in trasmissione». L’iniziativa radiofonica va avanti per qualche mese, poi, causa la cessione della proprietà della Radio, il Palmer e il Dedo

sono costretti, anche se poco più che debuttanti nel mondo dei dj, ad appendere… il microfono al chiodo. Ma il campionato 1976/77 passa alla storia come la stagione delle grandi trasferte in massa dei tifosi atalantini. Grazie all’entusiasmo generato dai brillanti risultati della squadra di Titta Rota, da Bergamo si muovono al seguito di Bertuzzo e compagni migliaia di tifosi. Il 24 ottobre 76, cinquemila supporters neroblu invadono Brescia, il 5 dicembre sono duemila cinquecento i bergamaschi che seguono la squadra a Novara; il 6 febbraio 77 a Rimini si contano duemila atalantini che diventano cinquemila, quindici giorni dopo, nell’angusto e vecchio stadio Sada di Monza. L’esodo continua a crescere: oltre 4000 a Varese (6 marzo) per arrivare poi, il 2 maggio, agli oltre ottomila di Como e per finire ai tredicimila degli spareggi di Genova, che rappresentano il più numeroso seguito della quasi centenaria storia neroblu. Ma non ci sono solo le trasferte oceaniche in cui i bergamaschi dominano. In altre occasioni, invece, non tutto fila liscio come ad esempio ad Ascoli (17 aprile), quando «dopo continui minacce verbali durante la partita da parte dei tifosi bianconeri si leggeva sul giornalino dei Commandos - all’uscita, nel tragitto verso il pullman, veniamo fatti oggetto di insulti, ci danno perfino dei ladri, e sputi. In questa baraonda, nonostante ci fossimo accordati di restare tutti uniti, Jerry, Elisabetta e Sanvito perdono contatto con il resto del gruppo e per di più quest’ultimo ha anche lo striscione. Ad un certo punto un gruppetto di ascolani aggredisce alle spalle il Sanvito per rubare lo striscione; interviene il Jerry in difesa, ma gli

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21/5/77 Spa l-At a la nta Uno scorcio degli oltre 1000 atalantini presenti a Ferrara

7/5/77 Ata la nta -Como Ottomila bergamaschi invadono il capoluogo lariano

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ultrà bianconeri hanno la meglio, si impadroniscono del simbolo dei Commandos e scappano. Ad inseguirli il Jerry che, urlando, richiama l’attenzione degli altri bergamaschi; in un attimo il Lucio e altri sei o sette partono alla carica riuscendo a bloccare poco dopo gli ascolani. Ne segue una rissa nella quale i nostri riescono a riprendersi lo striscione e a rientrare subito al pullman». A scatenare l’attacco dei supporters marchigiani, come noto schierati politicamente a destra, contribuisce sicuramente il fatto di aver considerato il pugno dello striscione dei Commandos come un simbolo politico di sinistra, anziché come sinonimo di unità. A Ferrara (21 maggio), invece, dove la matrice politica non c’entra, il livello dello scontro si alza. «Al termine della partita - ricorda il Palmer - un gruppetto della Fossa Estense si era avvicinato al pullman dei Commandos e un ultrà biancazzurro, con la mimetica indosso, come del resto era di moda allora e lanciarazzi in pugno era arrivato sulla porta posteriore dell’autobus. A quel punto - continua il Palmer - non ci pensai un attimo e tirai fuori anch’io la lanciarazzi puntandogliela in faccia e gridandogli “Vediamo chi spara per primo”; non sparò nessuno dei due, ma il

ferrarese pensò bene di togliere il disturbo. Intanto però, ricordo che il Filippucci, uno dei soci più moderati del club, dalla paura si era buttato sotto il sedile!». Anche l’ultima trasferta del campionato, che vede l’Atalanta impegnata nel decisivo scontro diretto con il Pescara non è certo tranquilla. Il clima in riva all’Adriatico è torrido, in tutti i sensi. Bandiere biancazzurre ad ogni angolo della città accolgono i quasi cinquecento bergamaschi al seguito (otto pullman sono degli Amici, targati, per precauzione, Milano) che, però, rinunciano ad esporre bandiere e striscioni neroazzurri. Se questo, al giorno d’oggi, può essere visto come un comportamento non certo temerario, bisogna, infatti, rammentare che i tifosi ospiti allora erano mischiati in mezzo ai locali. Ed infatti, al termine dell’incontro si verificano degli incidenti in cui viene accoltellato, all’esterno dello stadio Adriatico, un ventitreenne bergamasco, uno dei pochi che, senza paura, indossava una maglietta neroazzurra. Tornando, invece, al Comunale vanno segnalati gli incidenti in occasione della partita con la Sambenedettese (8 maggio), in cui gli ultrà della Nord, infuriati per il comportamento provocatorio di alcuni giocatori rossoblu, prima prendono a sassate il pullman dei tifosi ospiti, poi quello della squadra marchigiana. Circostanza curiosa: «Gli sconsiderati - riportava il cronista de L’Eco - hanno approfittato del fatto che le forze dell’ordine erano state chiamate al carcere di Sant’Agata per agire pressoché indisturbati». Va precisato, infatti, che dalla vecchia casa circondariale di Città Alta, tre detenuti avevano tentato l’evasione prendendo in ostaggio due agenti per oltre tre ore.


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19/6/77 At a la nt a -Ri mi ni Le squadre entrano in campo tra l’entusiasmo del pubblico bergamasco

19/6/77 - At al a nt a -Ri mi ni - La Nord saluta l’ingresso dei giocatori con un tripudio di bandiere neroblu

Finale al cardiopalma: è spareggio con Cagliari e Pescara

I

l 19 giugno 77 verrà ricordato come una delle giornate più da cardiopalma della storia neroazzurra. È l’ultima giornata di campionato e i trentamila bergamaschi che gremiscono in ogni ordine di posti il Comunale sudano freddo, nonostante un sole torrido ha fatto salire la temperatura a quasi trenta gradi. L’Atalanta, infatti, per salire in serie A, non solo deve battere il Rimini, ma deve sperare nei risultati negativi di Monza, Pescara e Cagliari. I tifosi neroazzurri, sono quindi con gli occhi sul campo, le orecchie sulle radioline e il cuore in terapia intensiva! Il colpo d’occhio è eccezionale: lo stadio è un tripudio di bandiere e di coriandoli, mentre in campo, sotto la Nord, un grande “Grazie Atalanta” in legno compensato a testimoniare il brillante campionato disputato da Bertuzzo e compagni, come da anni non si vedeva sotto Città Alta. Ore 17 - all’ingresso dei giocatori dalla curva si

leva un bellissimo spettacolo di fumogeni arancioni, come fino ad allora non si era mai visto. Tutto il Comunale esplode in un boato: “Serie A, serie A” e finalmente anche dalla tribuna e dalla gradinata si segue con il battito di mani il tifo possente dei Commandos, delle Brigate e degli Ultras. Ore 17,15 - primo attacco al cuore dei tifosi neroazzurri; il Pescara è passato in vantaggio a Ferrara con la Spal per un autorete degli estensi ed un minuto dopo raddoppia. E intanto l’Atalanta non riesce a superare il portiere riminese Recchi. Ore 17,32 - notizia da infarto, il Cagliari è in vantaggio per ora i neroazzurri restano in B. Ore 17,34 - una boccata d’ossigeno; il Modena ha segnato contro il Monza, ma al Comunale, purtroppo Recchi continua a fare miracoli. Ore 17,42 - che botta; il Pescara conduce 3-0. Ore 18,06 - la speranza dopo il terrore; proprio così, visto che Gusto Scala si fa parare il rigore concesso per atterramento di Mei, ma sulla respinta piomba Ezio Gol che segna. Il Comunale esplode, la Nord è in orgasmo: l’Atalanta, a questo punto, è agli spareggi. Ore 18,12 - Ezio Bertuzzo, sempre più idolo della curva, raddoppia e per fortuna si respira. Ore 18,13 - le radioline diventano un micidiale strumento di tortura: da Modena arriva la notizia

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19/6/ 77 - At al ant a-Ri mi ni - Anche nei tesissimi minuti finali la Nord continua ad incitare

19/6/77 At al ant a-Ri mi ni Trepidazione al Comunale; il segretario Randazzo (al centro tra Marco Piga e il vicepresidente Enzo Sensi) ascolta alla radio i risultati di Cagliari, Pescara e Monza

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che il Monza ha pareggiato. Ore 18,28 - mentre il Pescara in casa della Spal fa quattro, a Cagliari i rossoblu conducono per 2 a 1. Così, si va agli spareggi in quattro: Atalanta, Monza, Pescara e Cagliari. Ore 18,30 - un boato Sant’Elia l’Ascoli ha pareggiato. Si leva ancora più forte il coro “Si va, si va, si va in serie A”! Ore 18,35 - al reparto di cardiologia dell’ospedale Maggiore scatta l’allarme rosso, mentre il Comunale si “gela”: il centravanti del Cagliari Piras sta per calciare il rigore della serie A; tutti gli atalantini hanno l’orecchio incollato alla radio: tiro, parato! Dalla Nord alla tribuna centrale non c’è tifoso che non salta in piedi urlando di gioia. Ore 18,40 - gli infarti non si contano più: il Modena sta vincendo, il Monza è tagliato fuori dal giro promozione e l’Atalanta è in serie A, ma mancano ancora cinque minuti al novantesimo! Ore 18,41 - i bergamaschi implorano pietà per questa terrificante tortura a onde radio: il Cagliari, infatti, è tornato in vantaggio e così in un indimenticabile palpitante pomeriggio l’Atalanta accede agli spareggi.

19/6/ 77 - At al ant a-Ri mini L’esultanza della Nord per il gol di Ezio Bertuzzo


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29/6/77 Spa reg gi o Ca gl ia ri -At al ant a Una panoramica degli 80 pullman degli Amici; è la più grande trasferta della storia atalantina

Gli spareggi a Genova: 13.000 bergamaschi invadono Marassi!

È

in un nuvoloso mercoledì di fine giugno, che ha luogo la più grande trasferta della storia della tifoseria atalantina: oltre tredicimila bergamaschi, con ogni mezzo, invadono lo stadio Marassi di Genova, teatro dello spareggio per la promozione, per spingere la squadra di Titta Rota verso la serie A. Di fronte, un ostacolo difficile: il Cagliari della terribile coppia d’attacco Piras - Virdis. Nei giorni che anticipano l’importantissima sfida, Bergamo viene travolta da un’euforia generalizzata; un’atmosfera di spasmodica attesa per la serie A coinvolge non solo gli atalantini più sfegatati, ma tutta la cittadinanza. Una simile atmosfera forse si è respirata solo un’altra volta negli ultimi trent’anni di Atalanta: prima della semifinale di Coppa delle Coppe con il Malines, ovvero undici anni dopo la cavalcata verso la serie A del campionato 1976/77. Il contagio da “febbre nerazzurra” ormai si diffonde ovunque: all’ultimo allenamento svolto al Comunale prima di partire per la Liguria, la squadra è salutata addirittura da duemila tifosi euforici. La mobilitazione per seguire l’Atalanta a Marassi è incredibile visto che, in pratica, vengono requisiti tutti i pullman disponibili in bergamasca. Ogni gruppo della Nord organizza il suo e tutti sono strapieni, con gente costretta addirittura a farsi il viaggio in piedi o seduta nel corridoio. Ma questa non è una trasferta solo per gli ultrà: la sede del club Amici è presa d’assalto, la domenica

precedente, sono già stati riempiti quarantatre pullman che diventano, dopo una disperata ricerca di autobus disponibili, ben settantadue al lunedì sera e, dopo l’ennesima caccia di corriere libere, addirittura ottanta alla vigilia dello spareggio. Finalmente arriva il giorno tanto atteso. Da tutta la provincia partono pullman con bandiere neroblu ai finestrini; i Commandos da piazza della Libertà, gli Ultras da via Pescaria, le Brigate dal piazzale della Malpensata, gli Sbandati da Petosino e poi le comitive degli Amici con quattro mezzi da Nembro, due da Calusco ed uno da Alzano, Parre, Brembilla, Vall’Alta, Cisano, dall’Ospedale Maggiore e dalle Poste, oltre, ovviamente, agli ottanta dal piazzale della Sab. Solo per far uscire dalla città la lunga colonna di autobus (si parla di circa sei, sette km. di lunghezza), alla fine, c’è voluta quasi un’ora, paralizzando il traffico di viale papa Giovanni e via Paleocapa. Ed è così che sull’autostrada Milano-Genova è un susseguirsi di auto, pullman e moto targate Bg strombazzanti e con le sciarpe nerazzurre al vento. A fare da apripista all’esodo neroblu in Liguria ci pensano le Brigate Neroazzurre: «Per paura di non arrivare in tempo - racconta Beppe Maestri - avevamo fissato il ritrovo addirittura alle 8 di mattina!

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29/6/ 77 - Spa reg gi o Ca gl ia ri -At al ant a - Oltre 4000 atalantini partono con la carovana del Club Amici

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29/6/77 S pa r e g g i o Ca gl ia ri -Ata l ant a Caldissimo il tifo della curva neroazzurra

L’entusiasmo era talmente alto che, oltre ad inaugurare le nostre prime magliette, quelle bianche con la scritta a semicerchio Brigate Neroazzurre e il teschio al centro, attaccammo il nostro striscione, lungo venti metri, sui finestrini; ma non è finita, perché il nostro programma di viaggio prevedeva alle ore 10 l’assalto alla sede della Fossa dei Grifoni. Peccato che, però, nessuno di noi sapeva dove fosse e così ci mettemmo a girare, invano, per Genova a cercarla. Da notare che in questa pazza trasferta si era aggregato perfino Mirko Panattoni (il ragazzo di Città Alta rapito nel ’74) opportunamente sorvegliato». Allo stadio Marassi i bergamaschi si collocano in curva Sud, dove trovano anche l’appoggio dei gemellati doriani (l’argomento “gemellaggi” è affrontato in un capitolo a parte nelle pagine seguenti), mentre i diecimila cagliaritani riempiono la curva Nord, sostenuti anche dalla tifoseria

genoana. Sia per la supremazia sul campo che per il tifo tra bergamaschi e cagliaritani la gara è molto combattuta; già nel primo tempo i cori dei supporters neroazzurri si dimostrano più vivaci e continui, ma è nel secondo tempo, trascinati dall’entusiasmo per il micidiale uno due di Tonino Rocca (al 53’) e Gusto Scala (all’56’), che gli atalantini dilagano. La Nord dello stadio genovese si rianima solo al 75’ quando Lamagni accorcia le distanze, ma la Sud continua a spingere la squadra del magico Titta verso la Serie A. Al triplice fischio finale esplode la gioia neroblu: tutti i giocatori ed il mister festeggiano sotto la curva occupata dai bergamaschi, lanciando le maglie ai tifosi ormai già in totale delirio! E intanto a Bergamo e nei paesi della provincia, così come nella Sud di Marassi, la gioia è incontenibile per una promozione che tutta la tifoseria aspettava ormai da quattro anni; anche dagli atalantini che non sono andati a Genova, la partita è stata vissuta con ansia attraverso le radiocronache (in

29/6/77 Spa reg gi o Ca gl ia ri -Ata l ant a Un’altra splendida immagine della curva bergamasca

29/6/77 Spa reg gi o Ca gl ia ri -Ata l ant a Uno scorcio dei 13000 atalantini a Genova

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29/6/ 77 - Spa reg gi o Ca gl ia ri -At al ant a - La Sud di Marassi stracolma di bergamaschi


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29/6/77 - Sp are gg io Cag li ar i-At a la nta - Zoom sulla prima fila dei Commandos

29/6/77 Spa reg gio Cag li ar i-At a la nta È serie A: i giocatori festeggiano sotto la curva

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televisione era in programma solo la sintesi registrata in seconda serata), nei bar, nelle case, negli uffici e nei negozi, tranne in quelli che erano rimasti chiusi con un eloquente cartello alla saracinesca “Chiuso per la serie A”. A promozione avvenuta, lungo le vie del centro cominciano impressionanti caroselli di auto con bandiere neroblu sventolate a più non posso che coinvolge tutti, anche i bergamaschi non tifosi, stravolgendo una normale giornata di lavoro. Al rientro in città da Genova delle migliaia di tifosi atalantini, il casino lungo viale Giovanni XXIII, Porta Nuova, piazza Vittorio Veneto e il Sentierone si fa ancora più

intenso e i più euforici, nonostante la temperatura piuttosto fredda e la pioggia incessante, non rinunciano a farsi il tour delle fontane, prima un bagno nella fontana di piazzale Marconi, poi in Porta Nuova per finire poi in quella del Donizetti tra i cigni un po’ impauriti. Unici a non partecipare ai festeggiamenti di massa in centro quelli delle Brigate Neroazzurre: «Eravamo talmente fuori di testa per la gioia - ricorda ridendo ancor oggi Marco Sonzogni - che l’autista completamente ubriaco anziché uscire a Bergamo, imboccò una delle uscite di Milano, senza che nessuno di noi, fra l’altro, se ne accorgesse non prima di essere scesi dal pullman pronti per buttarci nella fontana di Porta Nuova. Purtroppo non c’era nessuna fontana e chissà dove c’eravamo persi; sta di fatto che a Bergamo arrivammo solo alle 2 di notte, quando ormai i festeggiamenti si erano già esauriti. Però il bagno, anche se da soli, tra i cigni della fontana del Donizetti lo facemmo lo stesso». Da Titta Rota arriva la conferma di quanto il pubblico atalantino sia stato importante: «Dedichiamo questa vittoria agli sportivi bergamaschi che per tutto


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2/7/ 77 Spa reg gi o Pe sca ra-Ata la nta Anche se ormai inutile, sono oltre 5000 i bergamaschi nel secondo spareggio a Bologna

29/6/77 S pa r e g g i o Ca gl ia ri -At al ant a Ezio gol e capitan Marchetti salutano la curva in delirio

29/6/77 - Sp are gg io Cag li ar i-At a la nt a Al termine della partita scoppia l’entusiasmo anche a Bergamo

il campionato, ma ancor di più oggi, hanno dimostrato un attaccamento alla squadra decisamente encomiabile». E nonostante la promozione già acquisita, felici e tranquilli, sono ben cinquemila i bergamaschi

che, la domenica successiva seguono Bertuzzo e compagni nel secondo spareggio a Bologna contro il Pescara. Sotto un sole cocente, con il Dall’Ara occupato da circa ventimila abruzzesi, la partita finisce con un modesto 0 a 0, quanto basta ai biancazzurri per seguire l’Atalanta in serie A e abbandonare nel purgatorio della B il Cagliari di Virdis e Piras.

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21/1/76 L’inaugurazione della sede del club Superstar di via Carnovali, da cui nasceranno le Brigate Neroazzurre

E in un garage di Carnovali nascono le Brigate Neroazzurre Ma rz o ‘76 Un gruppetto di giovanissimi tifosi della Milfer Carnovali in trasferta; da sin. Marco Sonzogni, Beppe e Paolo Maestri

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iamo nel popolare quartiere di Carnovali, a due passi dal casello autostradale, là dove le case si affacciano sui prati della periferia e dove, oggi, invece, sorgono decine di capannoni artigianali. In un garage di via Caldara, una compagnia di una trentina di ragazzi tra i 14 e i 16 anni si ritrova quotidianamente per trascorrere del tempo insieme all’insegna del divertimento, dell’esuberanza e delle passioni comuni, prima fra tutte l’Atalanta. «La nostra compagnia - racconta Beppe Maestri - era la più numerosa della zona, tanto che avevamo un ritrovo tutto nostro che avevamo chiamato “l’inferno”, ma che non era altro che il garage del Marco Sonzogni. Erano gli anni 1974/75 e per la maggior parte di noi l’appuntamento fisso domenicale era allo stadio, in curva Nord, in mezzo ai Commandos». Se al Comunale il riferimento è il gruppo del Lucio e soci, a cui però quasi nessuno si tessera, nel quartiere la compagnia di giovani tifosi neroblu frequenta il club Atalanta Superstar, affiliato al Centro Coordinamento, che ha sede presso il bar Mikado, poi diventato bar Michele, all’angolo tra via Carnovali e via Carpinoni. «Eravamo stati proprio noi ragazzini a suggerire il nome Superstar al presidente e factotum Gianni Maffioletti, ol salümér del quartér» precisa Marco Sonzogni e così il gruppo, orgoglioso di questa denominazione, prepara

un piccolo striscione “Atalanta Superstar” che viene attaccato ogni tanto in curva Nord. Ma Carnovali, negli anni ’70, balza agli onori della cronaca sportiva soprattutto per la vertiginosa ascesa della squadra parrocchiale di pallacanestro. La mitica Milfer, infatti, in breve tempo con una promozione dietro l’altra sale dagli anonimi campionati provinciali fino alla C2, conquistando così le simpatie e le attenzioni di tantissimi appassionati bergamaschi. Ma cosa c’entra il basket con la nascita delle Brigate Neroazzurre? C’entra, e non poco, perché la compagnia di Carnovali il sabato lo dedica sempre al seguito appunto della Milfer. In pratica il fine settimana della compagnia dell’”inferno” é interamente basato sul tifo: dalla tribuna della palestra dell’Istituto Professionale Pesenti al sabato sera, alla curva Nord del Comunale la domenica pomeriggio, comprese, ovviamente, le trasferte sia dell’una che dell’altra. «Seguivamo la Milfer con la compagnia al completo in tutte le trasferte - ricorda Beppe Maestri - e non eravamo certo tranquilli visto che facevamo sempre un casino bestiale con bandiere e tamburi ed ogni tanto ci scappava anche qualche rissa, dove, va detto, ci facevamo sempre rispettare. Ed è proprio nei vari palazzetti in giro per la Lombardia che prendemmo coscienza della nostra forza e della nostra compattezza, tanto che riuscimmo a coinvolgere anche altri ragazzi conosciuti allo stadio in questa passione per la Milfer». Arriviamo così all’autunno ’76, quando, forti di questa unità di gruppo, alcuni ragazzi della com-


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17/10/76 - At a la nta -Vare se - Si noti in basso a destra lo striscione Atalanta Superstar, nucleo base delle costituenti Brigate Neroazzurre

pagnia di Carnovali, tra cui Beppe e Paolo Maestri, Marco Sonzogni, Stefano Sana, Maurizio Bonomi, Marco Orlandi, Fulvio Agazzi, Marcello e Mario Ghisleni, “Pito”, Caldara, Roby Finco, tutti soci del club Atalanta Superstar, decidono di darsi un’entità non solo alla Milfer, ma anche in curva Nord. Prima scelta da fare, ovviamente con varie discussioni nel garage “inferno” di via Caldara, il nome da dare al nuovo gruppo. «Volevamo un nome diverso, qualcosa che desse l’idea di un gruppo deciso e determinato - spiega Marco Sonzogni -. Ci piaceva, sull’esempio degli ascolani, Settembre Neroazzurro (ad Ascoli c’era e c’è tutt’ora il Settembre Bianconero), ma poi fummo tutti concordi, dopo aver visto il lungo striscione delle Brigate Gialloblu del Verona e dopo aver visto gli ultrà scaligeri in azione due anni prima, proprio in curva Nord, nell’optare per Brigate Neroazzurre». Seconda decisione da prendere: come fare lo striscione. «Volevamo farlo uguale a quello dei veronesi afferma Beppe Maestri - anche se il problema principale era la mancanza pressoché totale di soldi, ma comunque eravamo decisi a tutto pur di portare il nome di questo nuovo gruppo negli stadi di tutta Italia. Per raggiungere la somma necessaria per pagare la stoffa, non guardammo in faccia a nessuno, nemmeno al parroco del quartiere: infatti tutte le sere andavamo al deposito della parrocchia dove veniva ammassata la carta da macero che il prete vendeva agli straccivendoli per raccogliere un po’ di fondi per l’oratorio e, dopo aver smontato la porta del magazzino, tranquillamente “prelevavamo” tutta quella che riuscivamo a portar via e il giorno dopo la vendevamo al Mandarino, o strassér del quartér. Lo chiamavamo Mandarino,

perché era un pugliese. C’è da aggiungere che il parroco non ci “forniva” solo la carta, ma anche le bottiglie vuote di Coca Cola del bar dell’oratorio che ci fruttavano, rese al salumiere di via Carnovali, 50 lire l’una. In pratica si può dire che il primo striscione delle Brigate ci è stato gentilmente “offerto” dall’allora parroco della chiesa del Sacro Cuore di via Carpinoni». Nonostante i numerosi raid notturni al deposito e al bar dell’oratorio, i soldi sono ancora scarsi (si tenga presente che l’unico della compagnia che lavora è il Beppe Maestri; gli altri sono studenti o disoccupati). «Mia madre - continua Paolo Maestri - aveva trovato una pezza nera di una ventina di metri in offerta dal Taschini (un negozio di stoffe e merceria in largo Cinque Vie): anche se era d’occasione ci sembrava ancora un po’ cara, ma lei ci disse: “Ardì s-cècc che chèsta l’è bèla, v’è dürerà trènt’agn!” ed in effetti la mamma aveva ragione, visto che lo striscione c’è ancora». «Per l’azzurro, però, non avevamo più una lira ed allora riciclammo il teschio blu di una bandiera della Milfer (i colori sociali erano gialloblu) per poi fare la scritta bianca» precisa Sonzogni. «Ma che fatica tagliare le parole - ricordano i fratelli Maestri -: le lettere erano di plastica e a nostra madre era venuta addirittura la flebite a forza di tirare il telo plastificato e tagliare tutta la scritta». Una volta imbastito, lo striscione viene cucito tutto a mano, in casa e gratis, dalla signora Stazzioli di via Caldara. Ecco, quindi, che dopo oltre tre mesi tra raccolta fondi e cucitura, finalmente il 27 febbraio 77 in occasione della partita Atalanta-Ternana, il nuo-

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Ma rz o ‘77 Lo striscione delle Brigate Neroazzurre prima versione

Set t em b re ‘77 - L’abituale ritrovo la domenica mattina della compagnia di Città Alta al “Baretì” in piazzetta S. Pancrazio

Ma gg io ‘77 Le Brigate realizzano il primo adesivo; con lo stesso disegno ci saranno anche la maglietta e l’anno successivo la felpa

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vo striscione delle Brigate Neroazzurre debutta in curva Nord, attaccato alla recinzione sotto il settore degli Ultras. La posizione non è casuale visto che nel momento in cui la compagnia di Carnovali decide di costituire le Bn (l’attuale sigla Bna sarà adottata solo dal 1980) si sposta dal settore dei Commandos a quello degli Ultras. «Per la precisione - spiega Roby Finco - il distacco dal settore del Lucio e compagni avviene quando scrivemmo su un muro fuori dalla curva Sud “Commandos cagasotto”; del club dalle maglie arancioni, infatti, non condividevamo l’eccessiva moderatezza. Noi volevamo un po’ più di casino, più grinta, più brio e in questo, del resto, neanche gli Ultras ci soddisfacevano. Lo dimostra il fatto che quando alcuni degli Ultras vennero a vedere la Milfer rimasero colpiti dal nostro modo di fare il tifo e passarono con noi». Le Brigate, quindi, iniziano velocemente a fare proseliti, anche perché non si caratterizzano politicamente («Anche se quelli erano tempi di forte con-

trapposizione ideologica, a noi la politica non interessava particolarmente; prima c’era l’Atalanta ed è per questo che nel nostro gruppo si ritrovarono senza problemi simpatizzanti di destra e di sinistra» precisano i fondatori delle Bn) e così si arriva anche alla prima trasferta organizzata in proprio. È il 2 maggio, la squadra di Titta Rota, in piena corsa promozione, è di scena a Como ed in riva al Lario si riversa una gigantesca ondata di bergamaschi: oltre ottomila con bandiere e striscioni, tra cui, per la prima volta anche quello delle Brigate. «Eravamo talmente per aria - racconta divertito Beppe Maestri - che quella domenica fissammo il ritrovo in fondo alla stretta via Carpinoni; il risultato fu che il pullman restò “incastrato” e ci mise più di mezz’ora con un’infinita di manovre in retromarcia per uscire da quell’imbuto. Da quella volta, vista l’esperienza, la partenza delle trasferte venne spostata al piazzale della Malpensata». Tra gli affiliati della prima ora, un apporto importante per la crescita del gruppo, lo offre sicuramente la compagnia di Città Alta, con Adriano Piazzalunga, Michele Bagattini, Antonietta, ol Türà, Roby Cugini ed altri (l’ingresso ufficiale dei “cittaltini” nelle Brigate avviene con lo spareggio di Genova) che già dal campionato 1977/78 prendono in mano le redini dell’ultimo nato tra i gruppi della Nord. Da qui in avanti per le Brigate inizia una ascesa continua che le porterà in breve tempo a diventare uno dei club ultrà più ammirati e rispettati di tutta Italia.


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1976/77 Con la nascita delle Bna si diffonde la mentalità dello scontro

“Oggetti contundenti” o da difesa? È polemica in curva

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nche a Bergamo, come in altre realtà più grandi (vedi Milano, Torino e Genova), cominciano a fare la loro comparsa tra gli ultrà i cosiddetti “oggetti contundenti”, ovvero lanciarazzi, catene, chiavi inglesi, spranghe e bastoni. La nuova tendenza del tifo organizzato (ci sono anche i primi mortaretti e razzi lanciati in campo a far discutere), in questa fase di passaggio tra la mentalità dei primi anni ’70 e l’inesorabile avanzata, all’interno delle curve italiane, della logica della violenza e dello scontro con gli avversari, rappresenta fonte di un forte dibattito tra i vari gruppi della Nord. Da una parte i Commandos, fedeli alla linea non violenta e dall’altra i gruppi più recenti come gli Ultras e le Brigate, portatori di una mentalità più trasgressiva e decisa. Ma è soprattutto all’interno dei Commandos che questo dibattito si sviluppa nei toni più vivaci. «La discussione del problema - si leggeva sul giornalino del club di Borgo Santa Caterina -, ha messo a confronto le opinioni dei vari soci alcune delle quali diametralmente opposte; c’è stato chi ha affermato di lasciare a discrezione dell’iscritto la facoltà di portare o meno detti oggetti allo stadio e chi ha proposto la necessità di una campagna di persuasione affinché questi attrezzi non vengano portati sugli spalti, senza che però la cosa venga proibita. Altri - continuava

l’articolo - si sono detti decisamente contrari in quanto è inconcepibile che dei tifosi si rechino allo stadio prevenuti, anche perché senza provocazione da parte nostra non si verificano incidenti di sorta. A tale proposito ricordiamo che l’Assemblea Generale dei soci del 17 ottobre 76 aveva approvato una mozione del Lucio Bazzana con la quale i soci sono tenuti nel modo più assoluto a non accettare provocazioni verbali, lasciando a discrezione individuale l’intervento, solo nel caso di contrasti che procurino danni alle persone o ai materiali di proprietà dei tifosi o ne mettano a repentaglio l’incolumità». Ma il punto più contrastato all’interno dei Commandos è la decisione che prevede «nei confronti del socio che si reca allo stadio con oggetti di offesa dapprima la diffida e in caso di comportamenti ripetuti l’espulsione dal club». Questa rigida presa di posizione dei Commandos porta ad una serie di dimissioni dal club tra cui quelle eccellenti del Jolly, del “Candeggina” e del Gennaro Morea e poco dopo anche del Palmer che vanno ad infoltire le file degli Ultras e delle Brigate Neroazzurre. La nuova mentalità favorevole allo scontro trova molti consensi tra gli ultrà più giovani come dimostra il successo dei nuovi gruppi della Nord come gli Ultras e le Brigate; un’altra testimonianza viene dalla lettera, pubblicata sul giornalino dei Commandos il 13 marzo 77, scritta da un giovanissimo Gianluigi Pressiani, che qualche anno dopo sarà più conosciuto come “Gigi Rosso”, uno

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dei personaggi di primo piano della storia della curva bergamasca. «Non penso che nessuno di noi atalantini - scriveva colui che sette anni dopo fonderà i Wild Kaos voglia andare allo stadio con la sola ferma intenzione di picchiare, quindi i corpi contundenti servono solo come eventuale strumento di difesa. Non trovo giusto - proseguiva il Gigi Rosso - che non si debbano accettare provocazioni e rispondendo fisicamente solo se si è danneggiati: si ponga quindi il caso che si ven-

1976/77 È soprattutto nei Commandos che il confronto tra favorevoli e contrari agli “oggetti contundenti” è più acceso

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ga danneggiati da persone che minacciano con oggetti contundenti, come si risponde? Con i soli pugni? Forse quando si affronteranno trasferte come quelle al Sud dove il tifo è più agguerrito cambieranno idea anche i più pacifisti». La profonda divisione di mentalità all’interno della curva è quindi motivo di un profondo travaglio all’interno dei Commandos, tanto che, a seguito delle polemiche dimissioni del Lucio (da sempre contrario alla violenza) come presidente del club, si arriva ad un passo dallo scioglimento del primo gruppo ultrà della Nord: eventualità subito scongiurata, anche se, proprio da questa difficoltà di mantenere una linea di condotta pacifica all’interno di una situazione generale di violenza crescente all’interno degli stadi inizia l’inesorabile declino del glorioso club delle magliette arancioni.

A Lecce in treno, per tornare poi con un auto “quasi” rubata

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e si escludono le trasferte in Sardegna e in Sicilia, quella di Lecce è la meta più lontana da Bergamo in questo campionato. Ed infatti sono solo in cinque a cimentarsi il 23 gennaio 1977 in questo ennesimo tour de force in treno: l’immancabile Lucio, Mauri Morea, Jerry, Marco Pacati e Luze. «Dopo ben tredici ore di viaggio - scriveva il Jerry sul giornalino - alle 9,30 ci troviamo nel capoluogo salentino, dove andiamo a cercare l’hotel President, l’albergo in cui sono alloggiati Bertuzzo e compagni. Appena dentro alla hall ci sentiamo spaesati; il lusso e la bellezza sono le prime cose che ci colpiscono, poi udiamo una frase in bergamasco che solo il Battista Pezzotta, detto il Baffo (da non confondersi con l’altro Baffo, Palafreni, tutt’ora presente dopo quasi trent’anni in curva Nord), il titolare del famoso Autosalone Atalantino (aveva sede in via Battisti a due passi dal Palazzetto dello Sport), può dire: “Ardei ché i macc che indarà a cà col me màchinù!”. In un primo tempo, conoscendolo abbastanza, non diamo peso alle sue parole e sedendoci sulle poltrone dell’ingresso cominciamo a parlare del più e del meno con vari giocatori neroazzurri. Il Baffo, intanto, con l’inseparabile sigaretta in bocca, continua a stuzzicarci e pregarci di tornare a Bergamo in auto e dopo vari tentativi, accettiamo l’offerta, lasciandogli così la possibilità di rientrare in aereo con la squadra. Allo stadio, un complesso nuovo, bello salvo per la tribuna coperta che non c’è, sotto una pioggia incessante assistiamo ad una squallida sconfitta per 2 a 0. Salutiamo Marco e Luze che avevano già prenotato i posti sul treno del ritorno e usciamo di corsa dallo stadio per trovarci all’appuntamento all’auto del Baffo, con cui andiamo all’aeroporto di Brindisi. Nel tragitto il morale è un po’ a terra, ma l’allegria del Battista serve a riportarci il sorriso. L’abitacolo è invaso dal fumo e la pioggia condiziona il viaggio tanto che continuiamo a sbagliare strada, ma comunque riusciamo ad arrivare in tempo all’aeroporto. Subito hanno inizio le difficoltà: il volo è in forse per il maltempo e quindi dobbiamo aspettare perché se l’aereo non partisse il Baffo ritornerebbe con noi a Bergamo. Finalmente verso le 18,30 arriva la conferma del volo e perciò possiamo affrontare la lunga risalita al Nord. Ol màchinù del Baffo è piuttosto ingombrante, è una Opel Kadett 2000, e non essendo pratici di una vettura simile, lasciamo guidare Mauri, che nota bene è senza patente. Usciamo da Brindisi ed al volante si mette il Lucio che, trovato il coraggio, comincia già a prender confidenza con il mezzo dopo pochi chilometri e da allora si assiste ad una serie di sorpassi a non finire. Ascoltando le varie radio locali, maciniamo km. su km. e verso le 3 di notte, nelle vicinanze di Cesena, con il “capellone” sempre alla guida, ci supera una


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pattuglia della Stradale che con la paletta ci intima di fermarci. Sto ancora dormendo - raccontava il Jerry quando la voce del Lucio mi fa sobbalzare: “Jerry vieni davanti subito, ci ha fermato la Polizia…”. “Non posso - gli rispondo - sono senza scarpe” ed allora il Lucio, che non ha con sé né patente né documenti, con coraggio scende per chiedere le cause del fermo. Gli agenti gli chiedono, ovviamente, la patente e qui cominciano i guai: il Lucio ammette di essere senza documenti, mentre il Mauri in tasca ha solo una tessera di quando non aveva nemmeno dieci anni, con tanto di foto irriconoscibile. L’unico in regola sono io, ma sono senza scarpe! Gli agenti ormai più che sospettosi, ci fanno aprire il portabagagli e tra i nostri risolini perquisiscono le borse, trovando però solo alimenti e un certo odorino di taleggio e gorgonzola (vero Mauri?). Non è finita: sempre più insospettiti, i poliziotti ci chiedono il libretto dell’auto. Panico! Tra noi tre scorre un pensiero comune: “Ma questa macchina li avrà i documenti?”. Ormai sull’orlo del collasso, dopo un’affannosa ricerca in tutte le tasche e cassetti vari del màchinù del Baffo, tiriamo un sospiro di sollievo, li abbiamo trovati! Un veloce controllo degli agenti e, ormai non più sospettosi, ma convinti di aver beccato tre poco di buono ci

rispondono: “Scusate, ma questa non è un po’ grossa per essere una Mini Minor?”. Il Baffo aveva colpito ancora: nella Kadett ci aveva messo il libretto di una Mini! Stiamo immaginando a come possono stringere le manette ai polsi, quando finalmente riusciamo a trovare i documenti del màchinù. Altro sospiro di sollievo, e il poliziotto ci chiede “Chi di voi è il signor Battista Pezzotta?” Eccoci di nuovo nella merda, alle 3,30 di mattina! A questo punto, disperati, iniziamo la lunga spiegazione: l’Atalanta, il treno, l’hotel di lusso, il Baffo nella hall, il diluvio allo stadio di Lecce, la sconfitta per 2 a 0, l’introvabile aeroporto di Brindisi, il ritardo del volo, ol machinù del Battista, l’Autosalone Atalantino… Dopo questo fitto lavoro ai fianchi i due agenti, sfiniti da tutte ste storie, mollano la presa e ci lasciano ripartire senza nemmeno una multa, con la sola raccomandazione di cambiare la luce della targa! (Ecco perché ci hanno fermato!) Allegri per averla scampata e per aver tirato matto gli agenti, riprendiamo la marcia e avvolti nella nebbia arriviamo a Bergamo alle 7 di mattina con il Lucio ancora alla guida. La sua impresa è stata sbalorditiva: ha guidato per oltre dodici ore! Ma se l’avessimo saputo prima, il Baffo non se ne tornava certo in aereo…».

1976/77 I Commandos, in questo campionato sono presenti a tutte le partite

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CAMPIONATO 1977/78 L’Atalanta sfiora la Uefa ed espugna San Siro

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n campionato tutto sommato positivo per la squadra di Titta Rota che, addirittura, sfiora la qualificazione in Coppa Uefa. L’Atalanta si schiera al via di questo campionato con un solo obiettivo: raggiungere la salvezza. A Bergamo arrivano Luigi Manueli, Alberto Cavasin, Giacomo Libera e Angelo Paina e ritornano il Vava (dopo l’esperienza di Napoli e il lungo infortunio che l’ha R I S U LTAT I A R obbligato ad un fermo di ATALANTA PERUGIA 1-1 1-1 quasi due anni) e Luciano BOLOGNA ATALANTA 0-0 0-0 ATALANTA LAZIO 1-1 2-0 Bodini. Nel frattempo FanVERONA ATALANTA 1-2 0-1 na viene acquistato dalla ATALANTA NAPOLI 1-1 2-2 Juve e Bertuzzo dal CeseATALANTA L.R.VICENZA 2-4 2-2 na. Ma la permanenza di JUVENTUS ATALANTA 1-1 2-0 Ezio-gol in Romagna dura ATALANTA GENOA 1-1 1-0 INTER ATALANTA 1-0 1-0 solo fino ad ottobre, quanATALANTA FIORENTINA 0-0 2-2 do cioè il presidente BorPESCARA ATALANTA 0-0 0-2 tolotti lo richiama, spinto ATALANTA MILAN 1-1 1-0 da una “sollevazione FOGGIA ATALANTA 1-0 2-1 popolare”, alla sua corte ATALANTA TORINO 0-0 2-3 sborsando una cifra che ROMA ATALANTA 3-1 1-0 molti, e soprattutto a fronte della non brillante stagione che il bomber poi disputerà, definiscono davvero spropositata. Sempre dal Cesena, ma in estate, viene riscattata la comproprietà di Hubert Pircher. L’autunno vede anche la partenza dei due gemelli Marco e Mario Piga, preceduti da quelle di Vincenzo Chiarenza per Avellino, di Lucio Mongardi che torna a Parma e di Renato Cipollini che passa all’Inter. Nella partita d’esordio al Comunale, il pareggio contro il Perugia è vissuto in un clima incande-

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scente per il discusso arbitraggio di Rosario Lo Bello. La prima partita in trasferta, contro il Bologna, termina sullo 0-0: da segnalare comunque una traversa di Paina e un tiro di Libera respinto sulla linea di porta da un difensore rossoblu. Finisce in pareggio anche la sfida contro la Lazio (ad andare in vantaggio per prima l’Atalanta con un gol di Libera). La prima vittoria arriva in casa del Verona: 2-1 grazie alle reti di Manueli e Tavola. Bodini para nuovamente un rigore e quest’Atalanta, ancora imbattuta dopo quattro partite dall’inizio del campionato, qualcuno la comincia a chiamar già la “squadra-rivelazione dell’anno” (in classifica, al secondo posto, tiene compagnia alla Juve). Il 23 ottobre arriva il Napoli (1-1) e Tavola regala un gol prodezza ai tifosi. Dopo il ritorno di Bertuzzo a Bergamo (a farne le spese nella formazione titolare è Paina) arriva la prima sconfitta: il Vicenza batte i nerazzurri al Comunale con un sonoro 4-2. A Torino contro la Juve Rota sostituisce Bertuzzo con Paina e Bodini con Pizzaballa. L’Atalanta, che dal 77’ è costretta per le espulsioni di Mastropasqua e Vavassori a giocare con nove uomini, resiste all’assalto della Signora e porta a casa un punto preziosissimo (1-1). Sette giorni dopo al Comunale è il Genoa che per primo si porta in vantaggio ma a cinque minuti dalla fine Libera segna il pareggio (1-1). Dopo la sconfitta di Milano contro l’Inter (1-0), l’Atalanta pareggia in casa con la Fiorentina (0-0). Con uno 0-0 termina anche la sfida di Pescara, ma la domenica dopo al Comunale arriva un altro gigante: il Milan. Bertuzzo risponde al gol di Rivera con una bomba su punizione:


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Roberto Tavola, è lui l’autore del gol della storica vittoria a San Siro contro il Milan

sferta (sui 20 complessivi), l’Atalanta raggiunge così l’ottavo posto in classifica. Contro l’Inter al 1-1. Ma a Foggia, sette giorni dopo, l’Atalanta cade Comunale a nulla serve neppure il rigore parato (1-0). Contro il Torino non è il risultato, ancora da Pizzaballa: i nerazzurri di Milano la spuntano uno 0-0, a fare scalpore ma i disordini che si veri- per 1 a 0. La sfida contro la Fiorentina ha poi del ficano dentro e fuori lo stadio. Un’altra sconfitta è paradossale: a 22 minuti dalla fine i nerazzurri in agguato: la Roma schiaccia per tre reti ad una vincono, grazie ai gol di Bertuzzo e Scala. In soli (Mastropasqua) i nerazzurri. sette minuti i viola rimontano lo svantaggio e la Il girone di ritorno si apre con il pareggio di Peru- gara si chiude in pareggio (2-2). Sempre Scala, gia (1-1), cui segue quello di Bolodopo che Festa gli ha aperto la strada gna, che conferma lo stesso risultato siglando l’1-0, è autore anche della CLASSIFICA dell’andata (0-0). Le polemiche sulrete contro il Pescara. Arriva il 16 JUVENTUS 44 l’inconcludenza dell’attacco nerazaprile 78: una data indimenticabile L.R. VICENZA 39 zurro si fanno sempre più aspre. per i tifosi nerazzurri che hanno assiTORINO 39 Ezio-gol ha perso la vena realizzatristito alla sconfitta sul campo di San MILAN 37 INTER 36 ce che lo contraddistingueva e nessuSiro del Milan. NAPOLI 30 no riesce a rimpiazzarlo in questo Dopo trentacinque anni, Tavola con PERUGIA 30 ruolo. La doppietta di Scala siglata ai la sua incornata realizza un sogno e i ROMA 28 danni della Lazio la domenica sucnerazzurri raggiungono i 27 punti: ATALANTA 27 VERONA 26 cessiva comincia a mettere a tacere le sono salvi (li seguono in classifica LAZIO 26 male lingue. ben otto squadre). La partita casalinBOLOGNA 26 La prima vittoria al Comunale in ga contro il Foggia viene segnata da FIORENTINA 25 questa stagione arriva il 19 febbraio un infortunio anomalo. A farsi male GENOA 25 FOGGIA 25 in occasione della partita contro il infatti al 15’ minuto di gioco è l’arbiPESCARA 17 Verona: 1-0 realizzato da Pircher. tro Luigi Agnolin. Partita sospesa. Spetta invece a Paina raddrizzare il Sarà il Foggia ad avere la meglio sui risultato di Napoli dopo il vantaggio guadagnato nerazzurri quando la partita viene recuperata al alla mezz’ora di gioco dai partenopei, cui segui- mercoledì (2-1: con due autoreti dei nostri ed un ranno ancora un gol per parte. Quattro gol e l’en- rigore segnato da Scala). Anche il Toro bastona i nesimo pareggio si vedono anche nella partita nerazzurri alla penultima giornata: 3-2 e la Roma successiva giocata in casa del Vicenza (Pircher, segue a ruota (1-0). Tre sconfitte consecutive che Scala, rigore di Rossi e autorete di Mei). Se la Juve non danno ragione di un campionato glorioso. rifila due gol ai nerazzurri, Manueli risponde in Ma oltre a splendidi ricordi, rimane il primato per casa del Genoa siglando una rete che vale due i punti conquistati in trasferta (15 contro i 12 racipunti. Realizzando questo dodicesimo gol in tra- molati al Comunale).

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1977/78 Il tifo nella Nord si divide nuovamente; al centro restano solo gli Ultras Fossa e le Brigate Neroazzurre, gruppo in forte ascesa

Un inizio col botto: assedio a Lo Bello e squalifica del campo

1977/78 I Commandos tornano alla loro posizione originaria sulla destra della curva

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a nuova stagione per i tifosi della Nord parte subito con il botto. Il 12 settembre 77, prima di campionato, al Comunale è di scena il Perugia; arbitro dell’incontro Rosario Lo Bello. Al 68’ il figlio del più famoso Concetto regala un rigore ai biancorossi (che Bodini para), poi, un

minuto dopo, ne nega uno clamoroso ai nerazzurri. Mentre Marchetti e compagni stanno protestando, gli umbri in contropiede pareggiano. Sugli spalti scoppia il finimondo. «Doveva essere la festa dell’Atalanta che faceva ritorno in serie A - scriveva l’Eco di Bergamo - ed invece tutto si è concluso con un finale a tinte gialle: alcune centinaia di scalmanati hanno in pratica assediato gli spogliatoi sino alle 19,30. La partita era da poco terminata e dalla curva Nord una trentina di tifosi si è accalcata di fronte alla rete di recinzione con l’intento di sfondarla e di raggiungere il sottopassaggio». E quando nella rete si apre effettivamente un varco (grazie anche a provvidenziali tenaglie) intervengono in modo massiccio i carabinieri. «Ributtati nella curva Nord - spiegava l’articolo del quotidiano di viale Giovanni XXIII - i tifosi si sono appostati ai due cancelli d’accesso agli spogliatoi. Prima erano un migliaio, poi man mano le file si sono assottigliate, sino a lasciare sul campo solamente i più accesi. Le azioni si svolgevano quindi su due fronti: nei pressi del cancello Sud e del cancello Nord». Anche la Mercedes del vicepresidente del Perugia fa una brutta fine: quattro gomme sgonfiate, parabrezza scheggiati e ammaccature varie alla carrozzeria mentre l’arbitro lascia il Comunale a bordo di una Campagnola dei carabinieri. Le conseguenze di questi incidenti sono durissi-


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31/12/77 At al ant a-Mil an Grandissimo entusiasmo in curva Nord per l’incontro con i rossoneri

me: il campo dell’Atalanta viene squalificato per un turno (poi revocata per il ricorso della società neroblu) e sugli ultrà della Nord, definiti “i soliti teppisti” si scatenano la stampa locale e il club Amici. «La squalifica del campo - denunciava il Centro Coordinamento nella sua rubrica su L’Eco - è un insulto che Bergamo sportiva non meritava, ma è un insulto provocato da gente che non ha nulla a che fare con lo sport. Molti sostengono che fra questi sedicenti tifosi ci siano gli Amici dell’Atalanta. Noi rispondiamo con un no grosso come una casa e precisiamo ancora una volta che questi gruppi non sono mai stati iscritti al Centro Coordinamento». Ancora più duro Gian Gavino Sulas su La Notte: «Ma chi sono questi ultras? Selvaggi esponenti di un tifo calcistico che niente ha a che fare con il calcio? Respinti dal club Amici, emarginati in un settore della curva Nord, non sono tifosi, non vogliono bene all’Atalanta, cercano in ogni occasione di pescare nel torbido e vanno alla partita solo per creare il caos». Con articoli di questo genere è ovvio che i supporters della Nord vengano messi al bando dall’opinione pubblica orobica, tanto che i Commandos si trovano, dopo la partita con il Perugia, senza pullman per le trasferte poiché nessuna ditta è disposta più a noleggiarglieli (ci vorranno due mesi per ritrovare un autobus in affitto). Intanto con l’inizio della stagione i Commandos ritornano alla postazione originaria sul lato destro della Nord, soprattutto per mantenere una propria identità che al centro della curva, insieme agli Ultras e alle emergenti Brigate, sarebbe stata minacciata. Nonostante questo distacco, Lucio e soci si fanno promotori di un maggior coordinamento tra i vari gruppi della Nord.

A fine settembre inizia così una serie di riunioni quindicinali, denominate “Vertice dei 4”, a cui partecipano appunto i principali quattro gruppi della curva, Commandos, Ultras, Brigate Neroazzurre e Sbandati. «I dibattiti - riportava il giornalino dei Commandos - pur svolgendosi in un clima di caos causa la sede non del tutto appropriata (le Bn hanno sinora rifiutato di incontrarsi nella sede di un club affiliato al Centro Coordinamento) - da segnalare però che proprio in questo periodo, come riportato nelle pagine precedenti gli Ultras si affiliano al club Amici - come affollati bar, hanno evidenziato un bisogno comune di tutti i rispettivi rappresentanti di mettere da parte qualsiasi remora pur di dare un senso di validità ad un’iniziativa che se non altro ha il pregio di abbattere quella barriera di incomprensioni ed equivoci che portano ben presto al contrasto. Fra le proposte messe in atto, da evidenziare quella che secondo cui ogni club è responsabile del proprio settore di curva; ciò per evitare il ripetersi degli incidenti avvenuti in occasione dell’incontro con il Perugia». A tal proposito viene anche proposta l’istituzione di un servizio d’ordine, composto da almeno cinque incaricati per gruppo, con il preciso compito di intervenire in caso di intemperanze, ma pur trovando un consenso comune nel “Vertice dei 4” quest’idea non verrà mai messa in pratica effettivamente. Tra le iniziative adottate, curiosa se vista dai giorni nostri, è «l’applicazione sui muri esterni dello stadio di cartelli indicanti la curva riservata ai

1977/78 Un’altra panoramica del settore delle Brigate e degli Ultras

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20/11/77 - Ata la nta -Geno a - Panoramica della Nord all’ingresso delle squadre; si noti la bara rossoblu nel settore Bna-Ultras

1977/78 Gli Atalanta Eagles di Camerata Cornello nascono il 20 maggio 77 e danno il loro contributo in curva Nord per un paio d’anni

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curva Nord prima di sciogliersi all’inizio degli tifosi ospiti onde evitare incidenti all’inanni ottanta. terno del Comunale i cui riflessi Al di là dell’insuccesso delle riunioni congiunte, negativi ricadrebbero esclusivala Nord comincia ad assumere un peso importanmente sulla società». tissimo e molto influente nell’ambiente atalantiQueste riunioni tra i no. La prova è data dal ritorno definitivo di Ezio gruppi ultrà delBertuzzo riacquistato a furor di popolo al mercala Nord però non to di ottobre, dopo essere finito a fine luglio al durano molto; dopo Bologna e poi girato al Cesena. «Sono stato di parosoli due mesi i Commandos la nel riportare Ezio-gol a Bergamo e l’ho fatto anche decidono di porre fine a questa iniziativa «dopo aver ulteriormente esaminato i risultati nulli di queste consultazioni, che, se un’indicazione l’hanno data, è stata quella di vederci ulteriormente contestati dai nuovi “eroi” del tifo di casa». Più avanti, a fine marzo, il “Vertice dei 4” riprenderà ma senza la partecipazione delle Brigate Neroazzurre, sostituite dagli Eagles di Camerata Cornello. La novità è appunto rappresentata dal nuovo club del paesino della Val Brembana, costituitosi il 20 maggio 77 e che, per un paio d’anni, con la sua cinquantina di 26/10/ 77 - Bertuzzo torna all’Atalanta dopo le continue pressioni della Nord; nelsoci darà un valido contributo in la foto lo striscione agli spareggi di Bologna


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5/2/78 - At al ant a-Bo lo gna - Anche con i bolognesi scoppiano degli incidenti nel dopopartita

per i tifosi della curva Nord» dichiarava il presidente Achille Bortolotti. Ed infatti fin dallo spareggio di Bologna, dove fu esposto lo striscione “Achille dopo la A regalaci Ezio”, gli ultrà neroblu avevano iniziato una campagna di pressione nei confronti della società, perché tenesse l’idolo della Nord, con scritte sui muri della città e cori allo stadio (un gruppo di una trentina delle Bn arriva perfino ad andare a Brescia a vedere una partita di Coppa Italia tra le Rondinelle e il Cesena solo per incitare Bertuzzo). In casa delle Brigate si registra, come già accennato nelle pagine precedenti, il progressivo passaggio di consegne tra il gruppo originario di via Carnovali e la compagnia di Città Alta, come dimostra anche il “trasloco” del punto di ritrovo che passa dal Bar Michele di via Carpinoni al laboratorio di erboristeria (!) del Roby Cugini in piazza San Pancrazio in Città Alta dove tra una moltitudine di erbe medicinali, si tengono le riunioni e si prepara il materiale per il tifo della domenica. Anche il luogo di partenza dei pullman per le trasferte viene cambiato: dal piazzale della Malpensata si passa a piazza Sant’Anna, in virtù anche della preziosissima collaborazione con il club di Borgo Palazzo, in particolare con la “sciura” Anna, titolare della macelleria del quartiere, con cui ci si “allea” per riuscire a riempire l’autobus. La sconfitta interna con il Vicenza per 4 a 2 e il contestato arbitraggio del genovese Claudio Pieri

provoca, alla sesta giornata d’andata (30 ottobre), la violenta reazione degli ultrà bergamaschi. Oltre duemila atalantini assediano il cancello Sud degli spogliatoi, altri mille sono a quello Nord e così la terna arbitrale è costretta a lasciare lo stadio nascosta sul pullman dell’Atalanta. Nel frattempo un gruppo di ultras neroazzurri assaliva, in Via Marzabotto, un autobus di tifosi vicentini devastandolo. Dopo due trasferte con oltre mille tifosi al seguito, a Verona e Torino con la Juventus, il 20 novembre per l’incontro con il Genoa arrivano al Comunale circa millecinquecento supporters rossoblu. Il tifo è scatenato da entrambe le parti. «I genoani erano venuti a Bergamo decisi a cercare lo

5/ 3/78 Vi ce nza -At al a nt a Buono il seguito di bergamaschi nelle trasferte al Nord; nella foto i 1000 atalantini al Menti

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12/3/ 78 - At al ant a-Ju ve ntu s - Prezzi troppo alti, scatta la contestazione della Nord

26/3/78 At al ant a-Int er I Commandos cambiano ancora postazione: vanno al centro della curva con gli Eagles

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scontro - ricorda il Palmer - per via del nostro gemellaggio con i doriani, ma hanno trovato pane per i loro denti. Pur essendo allora una delle tifoserie più temute, quelli della Fossa dei Grifoni le avevano prese sia fuori dallo stadio che in via Camozzi all’angolo di via Pignolo e poi ancora alla stazione dove li avevamo inseguiti fin dentro al sottopasso». I bergamaschi cominciano quindi a farsi conoscere dalle altre tifoserie. La domenica successiva, sulle onde dell’entusiasmo per la buona posizione di classifica (settimo posto con otto punti), Marchetti e compagni sono seguiti nella partita con l’Inter a San Siro da ben cinquemila atalantini.

Ma Bergamo, come si vedrà nelle pagine seguenti, balza di prepotenza all’attenzione della cronaca nazionale il 15 gennaio 78 quando in curva Sud scoppiano dei violentissimi scontri tra gli ultrà neroazzurri e quelli del Toro. Tre settimane dopo, il 5 febbraio, la replica con i bolognesi. «Il gruppo dei tifosi emiliani (circa 150 persone) - scriveva L’Eco - al termine della partita si stava dirigendo verso i pullman parcheggiati lungo la circonvallazione al Monterosso, quando veniva a contatto con un gruppo di bergamaschi. Dal corpo a corpo a farne le spese erano quattro sostenitori rossoblu che dovevano essere medicati all’infermeria dello stadio». Da segnalare che per la prima volta al Comunale la polizia mette in atto le perquisizioni agli ingressi arrivando a sequestrare una decina di mazze. Qualche domenica dopo, il 12 marzo, quando a Bergamo c’è il match clou con la Juventus, Commandos, Ultras, Sbandati e Eagles decidono di protestare contro il vertiginoso aumento del prezzo del biglietto delle curve salito da 2200 a 5000 lire. In curva Nord, quindi, ci si astiene dall’esporre striscioni e bandiere e dal suonare tamburi, ma a questo “sciopero” non aderiscono le Brigate che preferiscono, invece, esporre lo striscione e sostenere la squadra. Sulla recinzione della Nord viene attaccato uno striscione (fatto con fogli di carta!) “L’Atalanta è di tutti - 5000 non da tutti”. Intanto si arriva alla nona giornata di ritorno. È il 26 marzo, al Comunale è di scena l’Inter e i Commandos cambiano nuovamente postazio-


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7/5/ 78 - At al ant a-Rom a - Un primo piano della balconata dei Commandos e degli Eagles

7/5/ 78 - At al ant a-Rom a - Nonostante il peso (!), Titta Rota viene portato in trionfo dai tifosi

veva ai quotidiani locali il “Vertice dei 4” - non portano alcun risultato concreto per quanto riguarda il teppismo organizzato allo stadio, mentre danneggiano seriamente l’attività dei gruppi che da sempre sostengono la squadra in modo corretto. Per questo si chiede alla società e alla questura di permettere l’ingresso delle aste delle bandiere, indispensabili per sventolare».

7/ 5/78 Ata l ant a-Rom a È l’ultima di campionato: ci si prepara per la pacifica invasione di campo

ne: dalla balconata sul lato destro della curva, si spostano al centro insieme agli Eagles. L’esplosione di violenza negli stadi italiani non poteva non comportare conseguenze ed è così che anche al Comunale le forze dell’ordine, dopo gli incidenti con i granata, iniziano a perquisire gli spettatori della Nord. Quello che oggi è una normalità allora suscitò non poco clamore, e proteste. «Ormai è arrivato il momento - commentava Elio Corbani su L’Eco a margine degli scontri con il Toro - di effettuare anche a Bergamo, come in parecchi altri stadi d’Italia, un’attenta vigilanza esterna prima della gara, anche la perquisizione, sissignori, la perquisizione ali ingressi dello stadio. Le mazze, le spranghe, le catene, le pistole, i bastoni, le bombe molotov devono essere requisite prima (!) non a fatti avvenuti, altrimenti si chiudono le stalle quando i buoi sono già scappati». Tra gli ultrà atalantini questi provvedimenti non vengono presi molto bene: «Le perquisizioni - scri-

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15/1/ 78 - At al ant a-Tori no - Gli Ultras Granata in curva Sud prima della partita

Arriva il Toro, gli atalantini invadono la Sud e scoppia il finimondo a suon di razzi, bastoni e spranghe

È

15/1/78 At al ant a-To ri no Gli incidenti con i granata hanno grande eco su tutti i mass media, locali e nazionali; nella foto la copertina del mensile Forza Atalanta

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il 15 gennaio 78 e le immagini del Comunale di Bergamo vengono trasmesse in tutti i telegiornali della sera: sono le riprese televisive dei violentissimi scontri tra gli ultrà dell’Atalanta e gli Ultras del Toro. Otto feriti medicati in ospedale (quattro per parte), sei contusi tra le forze dell’ordine, un giovane torinese, trovato in possesso di una pistola scacciacani, fermato e poi rilasciato, cinque lanciarazzi sequestrate assieme ad una bomba molotov e a qualche decina di mazze di legno e spranghe di ferro. È questo il bilancio degli incidenti tra bergamaschi e granata. Ma andiamo con ordine. Alle 11 i primi tre pullman torinesi scaricano sul piazzale della Sud un gruppo di ultras granata che non perdono tempo e cominciano a fare scritte sui muri dello stadio e

delle vie limitrofe. L’atteggiamento dei tifosi del Toro è decisamente aggressivo tanto che dalle bombolette spray, passano subito alle spranghe e ai bastoni. A farne le spese un gruppetto di Commandos che si sta recando allo stadio con tanto di tamburi. «Usciti dalla sede di Borgo Santa Caterina si raccontava sul giornalino - verso le 11,30 ci avviamo tranquilli verso lo stadio; ad un certo punto, sul piazzale della gradinata, ci vediamo piombare addosso una trentina di granata bastardi armati di bastoni e spranghe di ferro. Alcuni scappano (tra noi ci sono anche dei bambini), mentre altri vengono presi di sorpresa e cominciano a girare randellate». Ne escono malconci soprattutto Faby e Johnny costretti a farsi medicare in ospedale per le ferite riportate. Gli scontri continuano all’interno dello stadio. A mezz’ora dall’inizio della partita dal settore in curva Sud occupato da circa quattrocento granata partono i primi razzi in direzione del campo di gioco; intorno al 30’ del primo tempo, in occasione del rigore per l’Atalanta, però, la mira passa dalla pista di atletica del Comunale ai bergamaschi seduti a ridosso della gradinata creando un fuggi fuggi tra il tranquillo pubblico atalantino della curva Sud. Quando Tonino Rocca sbaglia il tiro dagli undici metri tra gli ultras del Toro si placano gli animi, ma nell’ultimo quarto d’ora di partita, quando vengono aperti tutti i cancelli del-


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lo stadio (anche quelli interni tra un settore e l’altro), scatta la vendetta dei bergamaschi. «Dalla Nord - ricorda il Palmer - ci piombammo tutti di corsa verso la Sud attraversando la gradinata. Saremo stati almeno cinquecento e in testa al gruppone c’erano addirittura i più rappresentativi dei Commandos, come il Lucio, Carlo e il Mamo, decisi, facendo uno strappo al loro statuto, a vendicare l’aggressione subita al mattino che aveva portato Faby e Johnny all’ospedale». Scoppia quindi una vera e propria guerriglia: gli atalantini bombardati ad altezza d’uomo dai razzi sparati dai torinesi, dal parterre della gradinata rispondono al fuoco con altri razzi. Inizia la carica in curva Sud e gli ultrà della Nord, con il supporto degli esasperati atalantini della Sud, danno inizio ad una vera e propria caccia al granata. «A questo punto - scriveva L’Eco - sugli spalti si verificano diversi pestaggi; le forze dell’ordine, che si trovavano all’interno del campo di gioco, tentano di intervenire, ma sono bloccate dai cancelli chiusi. Intanto la partita termina - proseguiva l’articolo -, ma in curva Sud continuano i pestaggi e si notano i primi feriti: le ambulanze portano al pronto soccorso due perso-

ne colpite da mortaretti, altre vengono successivamente trasferite all’ospedale per ferite di vario genere riportate nel corso degli incidenti. Le forze dell’ordine lanciano alcuni candelotti lacrimogeni verso la curva Sud che man mano si va svuotando». Gli ultras del Toro, probabilmente non aspettandosi una simile reazione da parte neroazzurra, si nascondono chi tra la massa degli spettatori della curva, chi, invece, nei bagni. Altri, ancora, guadagnano l’uscita per rifugiarsi nel cortile degli spogliatoi. Chi non riesce a farla franca, anche all’esterno del Comunale viene malmenato dai bergamaschi. «Un tifoso torinese di 21 anni - riportava L’Eco - viene trovato con una pistola scacciacani; un vigile urbano lo disarma, poi contro il giovane si scatena la furia della folla: intervengono i carabinieri che lo sottraggono al pestaggio, ma si trovano di fronte la reazione dei tifosi neroblu che non gradiscono l’intervento degli agenti. Il cerchio si stringe intorno alle forze dell’ordine che sparano alcuni lacrimogeni». Solo verso le 18,30 i granata lasciano Bergamo, dopo che la stazione ferroviaria era stata presidiata da decine di agenti di polizia e carabinieri.

15/1/78 Ata l ant a-To ri no Un’altra fotografia degli scontri a suon di bastoni e razzi in curva Sud

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15/1/ 78 - At al ant a-To ri no - Una serie di immagini dei violentissimi scontri con i torinisti

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31/12/77 - At a la nta -Mi la n - Bandiere doriane in curva Nord

2/6/80 At a la nt a -Sam pd or ia Ultima di campionato: al termine della partita le Bna invadono pacificamente il campo e vanno a salutare gli amici doriani in curva Sud

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Non solo nemici; è gemellaggio con doriani e juventini

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l tema dei gemellaggi in curva Nord ha sempre portato ad un acceso dibattito tra favorevoli e contrari, fin dai tempi della prima amicizia con un’altra tifoseria, quella della Sampdoria. Il rapporto con i blucerchiati nasce in occasione

di due partite giocate dai genovesi a Bergamo, in campo neutro, a seguito della squalifica dello stadio di Marassi. Siamo nel gennaio ‘76 e l’opportunità di vedere all’opera una tifoseria affermata come quella doriana, i giovani ultrà bergamaschi non se la vogliono certo perdere. In queste due domeniche (l’Atalanta fra l’altro gioca in trasferte proibitive come Palermo e Brindisi) alcuni importanti esponenti degli Ultras prendono contatto con i leaders della tifoseria blucerchiata, che per di più ha l’onore di occupare, come squadra di casa, la curva Nord del Comunale. Tra i più convinti promotori di questo gemellaggio vi sono Efrem Ebli, Gennaro Morea, Roberto e Paolo Rainieri, ma soprattutto il Candeggina; quest’ultimo, infatti, rimane talmente influenzato da questo rapporto che da allora comincerà a parlare con accento genovese, intercalando, al posto degli orobici “pòta” o “figa”, tutta una serie infinita di ligurissimi “belin”. Intercalari a parte, il gemellaggio con i doriani si consolida in particolare un anno dopo quando, in occasione dello spareggio a Marassi con il Cagliari, numerosissimi tifosi blucerchiati si mischiano ai tredicimila bergamaschi che hanno invaso Genova, anche in risposta al sostegno garantito dai genoani ai rossoblu sardi.


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1/4/ 79 - At al ant a-Int er - Nella Nord viene esposto lo striscione dei Fighters Juventus (vedi in alto)

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal conseguente bellicoso rapporto con i grifoni che, forse più per l’amicizia con i doriani che per motivi propri, vedono i bergamaschi come il fumo negli occhi. Non a caso con la risalita dell’Atalanta in serie A, alla prima occasione di potersi rincontrare dopo lo spareggio con il Cagliari che ha sancito definitivamente il gemellaggio con i doriani, i genoani arrivano a Bergamo decisi a farla pagare agli ultrà nerazzurri. Come già riportato precedentemente, il 20 novembre 77, millecinquecento sostenitori rossoblu sbarcano al Comunale e al termine della partita scoppiano gli incidenti con i liguri a farne le spese. E da questi scontri seguirà poi, per alcuni anni, una serie di “confronti” tra le due tifoserie. Per una pura combinazione il 20 novembre 77 rappresenta un po’ l’inizio del gemellaggio anche con gli juventini. «Quando, il 6 novembre, andammo a Torino per la partita con la Madama - afferma il Palmer - mentre eravamo in curva Maratona fummo avvicinati da alcuni ultras granata che ci chiesero

di cantare “Juve merda”. Per noi, appena saliti dalla B, era la prima trasferta contro una grande squadra e anche se eravamo ancora un po’ acerbi di personalità, rifiutammo quella richiesta. Alla fine dell’incontro, così, ci fu uno scambio di sciarpe con alcuni tifosi bianconeri, ma di certo non potevamo immaginare che una delegazione della curva Filadelfia venisse, a sorpresa, a Bergamo nella partita successiva, appunto il 20 novembre (il 13 il campionato era sospeso per la nazionale). Infatti, la domenica mattina verso le 8 mi chiamò il titolare del Bar Michele, perché erano appena arrivati una decina di ragazzi che cercavano i responsabili delle Brigate: erano, appunto, dei Fighters e della Fossa dei Campioni. Tra di loro c’erano Beppe Rossi, Gianni Marchetti, Umberto Napolitani e Caiola. Volevano sapere come era andata con i granata e, in qualche modo, ringraziarci per come ci eravamo comportati due settimane prima in curva Maratona. Sta di fatto che portammo il gruppo di juventini con noi in curva Nord e anche fuori, nel dopopartita con i genoani». Ma in curva Nord la politica dei gemellaggi, in particolare quello con la Juve, non trova unanimi

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8/4/79 Ju ve ntu s-At a la nta Atalantini e juventini fanno insieme il giro di campo allo stadio Comunale di Torino

consensi. A fare da contraltare alle Brigate, gruppo promotore delle amicizie con bianconeri e blucerchiati, ci sono gli Sbandati, tenacemente attaccati al motto “Atalanta e basta”, mentre più ambigua è la posizione dei Commandos: nel gennaio ‘78, come scrivono sul loro giornalino, infatti, si dichiarano «non favorevoli ai gemellaggi, anche per evitare assurde alleanze che comportano di conseguenza ostilità programmate con tifosi di altre squadre». Un anno dopo, in occasione della partita di andata tra Atalanta e Juve disputata al Brumana, confermano la loro contrarietà fischiando il giro di campo delle Bn e dei Fighters, ma poi, al ritorno (8 aprile 79) partecipano, insieme alle Brigate, alla sfilata sulla pista dello stadio torinese con le bandiere neroblu e bianconere. Una giornata molto particolare che vale la pena riportare così come descritta sul notiziario dei Commandos: «Dopo aver concordato in settimana l’appuntamento con due amici juventini, ci portano allo stadio e nel frattempo arrivano i dieci delle Briga-

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te, tra cui Gianci, Antonietta, Pluto e Cugini, che ci parlano in modo entusiasta dei due giorni trascorsi a Torino, visto che, infatti, erano partiti al sabato. La notte avevano dormito in un albergo interamente spesati, a pranzo la domenica erano stati ospiti nella sede dello Juventus Club Torino con tutti i rappresentanti della tifoseria bianconera. Ci regalano i biglietti di curva ed entriamo in Filadelfia, mentre in campo si avviano quattro rappresentanti delle Bn, due dei Commandos, cinque dei Fighters e cinque della Fossa dei Campioni, il tutto corredato da bandieroni bianconeri e neroazzurri. Noi prendiamo posizione in curva in mezzo ai Fighters e quando le squadre entrano in campo, la Filadelfia è tutta imbandierata di bianconeroazzurro e dopo un coro “Juve, Juve”, un “Forza Atalanta” si alza dalla stessa curva, intonata più dai bianconeri che da noi, che fra l’altro, non saremo stati più di una cinquantina. Nonostante la comprensibile gioia per i gol (3!) segnati, i tifosi di casa, o almeno quelli che ci circondavano, quasi se la prendono per la situazione sfavorevole all’Atalanta. Dopo il raddoppio juventino, la curva resta muta fino al termine, quando, al rientro negli spogliatoi si alza il coro “Resterete in serie A”». L’amicizia con gli juventini comincia ad incrinarsi ben presto a seguito del comportamento di alcuni bianconeri che frequentano gli ultrà bergamaschi; in particolare alcuni Fighters arrivano addirittura a rubare in casa degli atalantini che li ospitano! Il gemellaggio, quindi, non si rompe per fatti calcistici o per scelte di gruppo, bensì per questioni personali.


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1979 La Nord del Genoa alla fine degli anni ’70

Le trasferte proibite: Toro e Genoa

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e è vero che a Bergamo gli Ultras granata e la Fossa dei Grifoni non la passavano certo liscia, è pur vero che alla fine degli anni ’70 per i bergamaschi Torino, col Toro, e Genova, con il Genoa, rappresentano due trasferte praticamente impossibili. Troppi i rischi, allora, alimentati, oltre che dall’accoglienza riservata loro ai piedi di Città Alta, anche dai gemellaggi con gli juventini e i doriani. Per farsene un’idea basta leggere i resoconti sul giornalino dei Commandos delle partite allo stadio Marassi e al Comunale torinese. «Gli incidenti accaduti a Bergamo - spiegava Fabio - dopo l’incontro con il Genoa tra bergamaschi e genoani hanno spinto la maggioranza della tifoseria neroazzurra a non effettuare questo viaggio poiché quelli della Fossa dei Grifoni non ci avrebbero sicuramente accolto nei migliore dei modi. Ed infatti a Genova i bergamaschi al seguito non sono più di cento e non si può certo dire che l’Atalanta abbia potuto contare sul nostro incitamento. Parcheggiato il pullman nel centro della città, sui muri leggiamo scritte inequivocabili come “19 marzo: atalantino attento, piazza della Vittoria (la più famosa di Genova) sarà la seconda piazza della Loggia” e “Berremo sangue atalantino”. Le vie che portano allo stadio sono ricolme di tifosi genoani; non si scorge nessun bergamasco con qualche vessillo neroazzurro. Evidentemente quei pochi atalantini giunti a Genova hanno ritenuto opportuno lasciare sciarpe e bandiere a casa o sul pullman come abbiamo fatto noi. All’interno dello stadio, in curva Sud (noi siamo in gradinata) una sparuta minoranza di sampdoriani alternano incitamenti per l’Atalanta a slogan offensivi

verso i genoani, i quali poco dopo, anche con l’aiuto di qualcuno che ha aperto i cancelli, si dirigono nella curva Sud causando qualche tafferuglio. Risultato: sulla croce di legno issata in mezzo alla Fossa dei Grifoni, oltre a brandelli di bandiere neroblu, appaiono anche sciarpe blucerchiate; ma comunque il tifo rossoblu è stato piuttosto scarso. Al termine della partita nei pressi dello stadio notiamo diverse auto targate Bg con i vetri infranti. Arrivati al parcheggio vediamo già numerosi ultrà genoani che si aggirano intorno ai vari pullman senza però individuare il nostro, provvidenzialmente con targa tedesca. Restiamo in attesa, seduti sulle panchine del vicino giardino, che i grifoni si allontanino dal parcheggio, cosa che avviene solo verso le 18». Dopo Genova, il calendario riserva la trasferta con il Toro alla penultima di campionato. Nessun pullman: i pochi bergamaschi al seguito si affidano al treno o alle macchine, alcune delle quali, come scriveva Oscar sul notiziario dei Commandos «vengono sfasciate da un gruppo di un centinaio di ultras del Toro»; ma i tifosi granata non disdegnano anche le “trappole” per individuare gli atalantini come quando «da una 500 targata To, tre giovani passando accanto a noi era partito il grido “Alè Atalanta” per vedere se istintivamente qualcuno di noi abbozzava un saluto» oppure quando un gruppo di ultras del Toro, mimetizzati, in curva Filadelfia si mette a tifare per l’Atalanta per vedere se qualche bergamasco esce allo scoperto. E di fatti due atalantini si fanno vedere e sono l’Antonietta e la Giuliana, due ragazze delle Brigate, che comunque vengono rispettate dai granata.

1977 La curva Maratona negli anni ’70, dominata dagli Ultras Granata

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CAMPIONATO 1978/79 L’attacco non segna; si torna in B

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a permanenza in serie A dura poco. In questa stagione stregata, infatti, si precipita in B per differenza reti. E dire che le premesse non erano male. In estate arrivano a Bergamo Salvatore Garritano dalla Ternana, Cesare Prandelli e Giancarlo Finardi dalla Cremonese, Domenico Marocchino (in prestito dalla Juve) e viene inoltre acquistato dall’Udinese il giovane Carlo Osti. Luciano Bodini conquisterà il ruolo da titolare. R I S U LTAT I A R Anche in questo campioCATANZARO ATALANTA 0-0 2-0 nato il problema dell’atATALANTA TORINO 0-1 0-3 tacco poco prolifico rimaLAZIO ATALANTA 1-1 0-0 ne, non a caso Garritano a ATALANTA MILAN 1-3 1-1 fine stagione risulta il NAPOLI ATALANTA 2-0 1-2 bomber ufficiale della ATALANTA PERUGIA 0-2 0-2 squadra orobica, ma con VERONA ATALANTA 1-1 0-1 sole tre reti. ATALANTA BOLOGNA 0-0 0-1 INTER ATALANTA 2-2 1-0 Dopo il pareggio in casa ATALANTA JUVENTUS 0-1 0-3 del Catanzaro (0-0), la ASCOLI ATALANTA 1-0 2-3 sconfitta subita dal Torino ATALANTA FIORENTINA 0-0 1-0 (1-0) e l’1-1 con la Lazio AVELLINO ATALANTA 0-0 0-0 (1-1), l’Atalanta perde ATALANTA ROMA 2-0 2-2 contro Milan (3-1), NapoL.R.VICENZA ATALANTA 1-1 0-2 li (2-0) e la prima in classifica Perugia (2-0). Seguono tre pareggi, l’1-1 con il Verona, lo 0-0 con il Bologna e il 2-2 con l’Inter (dopo tre minuti di gioco i nerazzurri sono già in vantaggio grazie ad una rete di Garritano, cui segue la doppietta di Altobelli e il pareggio di Festa) e nuovamente due sconfitte: prima al Comunale contro la Juve per una sfortunata autorete di Marchetti (0-1) e poi ad Ascoli (1-0). L’Atalanta, dopo dieci giornate ha racimolato solo

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cinque punti. La partita casalinga contro la Fiorentina segna l’esordio della giovane ala destra Domenico Marocchino. La prima vittoria (e l’unica interna di tutto il girone d’andata) arriva alla quattordicesima giornata della stagione contro la Roma (2-0: Marocchino realizza il suo primo gol in serie A e Rocca firma il raddoppio). A Vicenza i nerazzurri conquistano un punto prezioso, ma il ritorno inizia con una dura sconfitta interna per mano del Catanzaro (0-2). Ancora più amaro è il boccone da mandar giù sette giorni dopo: contro il Torino i bergamaschi incassano la bellezza di tre gol. Seguono due pareggi consecutivi; in casa contro la Lazio (0-0) e poi a San Siro con la squadra che a fine stagione si farà cucire lo scudetto sulla casacca: il Milan (1-1 grazie alla rete pareggio siglata da Tavola). Sarà il 2-1 guadagnato sul Napoli a far tirare un sospiro di sollievo al popolo nerazzurro. Si tratta della seconda vittoria del campionato grazie alle reti di Scala e poi di Pircher che piegano i partenopei. E alla sesta giornata del girone di ritorno avviene il fattaccio di Perugia: dopo l’autorete di Osti, Bodini viene colpito da un sasso. L’Atalanta chiede la vittoria a tavolino, ma le viene negata: secondo il guardalinee il lancio sarebbe partito da “mano bergamasca”. I nerazzurri arrancano sul fondo classifica: sono terz’ultimi. Nonostante la vittoria in casa sul Verona (1-0, gol di Festa su punizione), la squadra a Bologna pare perdere la testa: Mei viene espulso, Vavassori arri-


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Il ventunenne mediano Cesare Prandelli viene acquistato dalla Cremonese

l’Avellino. Saranno proprio gli irpini gli avversari va alle mani con il vicepresidente rossoblu seduto che affrontano i nerazzurri dopo l’exploit contro in panchina e Titta Rota rischia lo scontro fisico la Fiorentina. Ma lo scontro diretto, che alla sua con l’allenatore emiliano Cervellati. La partita si vigilia era stato considerato l’occasione d’oro per chiude sull’uno a zero in favore dei padroni di l’aggancio e la fuga, si conclude con uno 0-0 che a poco porta se non a peggiorare la situazione e ad casa. Sette giorni dopo a Bergamo arriva l’Inter e la gara allontanare il raggiungimento della salvezza. finisce con l’ennesima sconfitta (0-1). Difficil- L’Atalanta va all’Olimpico consapevole di non poter fallire. mente i tifosi atalantini dimenticheInizialmente le cose non si mettono ranno il ko subito la settimana sucCLASSIFICA bene a causa di una sfortunata autocessiva a Torino in casa della Juve e MILAN 44 rete di Vavassori, cui Bertuzzo ci metsoprattutto la tripletta messa a segno PERUGIA 41 te una pezza raggiungendo il paregda Virdis (3-0). JUVENTUS 37 INTER 36 gio e Prandelli riesce anche a portare La classifica parla sempre più chiaro: TORINO 36 in vantaggio la squadra. “Ce l’abbial’Atalanta, a cinque giornate dalla NAPOLI 32 mo fatta” pensa il popolo nerazzurfine, ha 16 miseri punti. Solo il VeroFIORENTINA 32 ro a fronte del risultato guadagnato na è messo peggio e il Bologna disLAZIO 29 CATANZARO 28 sul campo ma soprattutto della positacca i bergamaschi di tre lunghezze. ASCOLI 26 zione in classifica così raggiunta: 23 Arriva a Bergamo l’Ascoli e i nerazAVELLINO 26 punti a pari merito con Bologna e zurri danno prova del loro orgoglio ROMA 26 Vicenza. Ma la Roma pareggia e le mettendo a segno ben tre reti (TavoBOLOGNA 24 L.R. VICENZA 24 speranze di riscatto dei nerazzurri la, Pircher e Bertuzzo) contro le due ATALANTA 24 vanno in frantumi. realizzate dagli avversari. VERONA 15 La situazione è preoccupante: l’AtaLa buona gara giocata in casa sembra dare la carica giusta per affrontare la successiva sfi- lanta in casa contro il Vicenza deve realizzare da lontana dal Comunale: a Firenze l’Atalanta rea- almeno due gol e il Bologna deve essere battuto lizza così la sua prima vittoria esterna grazie ad un dal Perugia. Solo per effetto della differenza reti capolavoro di Scala (0-1). E finalmente la classifi- l’Atalanta può salvarsi. ca lascia spazio anche alla speranza: tutte le diret- Gli uomini di Titta Rota mantengono la promessa te concorrenti per la salvezza alla quart’ultima e battono per due reti a zero i veneti grazie ad una doppietta di Mastropasqua. Il Perugia no: pareggia giornata della stagione infatti perdono. L’Atalanta raggiunge i 20 punti, sopra di uno (2-2) con i rossoblu. L’Atalanta deve accettare il rimane il Bologna e di due la Roma, il Vicenza e suo triste destino: retrocedere in serie B.

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1/4/79 At al ant a-Int er Per cercare di fare un tifo più caldo in questa disperata lotta per la salvezza, i Commandos si spostano a lato delle Brigate

L’escalation d’incidenti porta ai primi divieti in curva: la questura proibisce le aste per le bandiere

A

Set t em b re ‘78 La società prima installa due settori di distinti per curva, poi, per le proteste della tifoseria, li dimezza; nella foto: decine di tifosi della Nord mentre scavalcano la barriera

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ll’avvio della stagione, fin dalle amichevoli estive, ai tifosi della Nord viene riservata una sgradita sorpresa: la curva è stata praticamente dimezzata con la creazione, alle due estremità, dei nuovi settori distinti (la stessa suddivisione viene realizzata anche in curva Sud). Questa modifica alla struttura dello stadio da parte dell’Atalanta scatena le proteste del “Vertice dei 4”, appoggiato nella contestazione anche dal club Amici. «Nell’amichevole d’agosto con la Juventus - scrivevano in un comunicato congiunto Commandos,

Ultras, Sbandati ed Eagles - le curve traboccavano di tifosi (c’erano solo ventimila spettatori allo stadio), mentre i distinti erano semivuoti. Sarebbe opportuno che qualche dirigente neroazzurro si mettesse a (non) vedere la partita accanto ad una di queste recinzioni; certamente il cosiddetto progettista, che non è di certo una cima, non ha mai assistito ad un incontro pigiato contro le sbarre: per vedere solo una fetta del campo non è necessario andare in curva, basta appostarsi sulle Mura provvisti di cannocchiale». «I club della Nord - aggiungevano - esprimono quindi apertamente la loro disapprovazione per questa iniziativa che ritengono intrapresa arbitrariamente perché non discussa preventivamente con le varie organizzazioni di tifosi, con le quali si sarebbe potuto arrivare ad una soluzione che non danneggiasse nessuno». Dopo neanche venti giorni, prima dell’incontro casalingo con il Milan, la protesta dei gruppi della Nord, appoggiata anche dal club Amici, viene accolta dalla dirigenza dell’Atalanta che provvede, così, ad eliminare i settori dei distinti, sia in curva Nord che in Sud, posti a ridosso della gradinata scoperta. L’influenza degli ultrà neroblu si evidenzia anche in occasione della partita al Comunale con la Juventus (3 dicembre); memori della protesta dell’anno prima, infatti, Bortolotti e Randazzo si guardano bene dall’aumentare il prezzo del biglietto di curva. Se nel campionato 1977/78 il costo di un tagliando di Nord e Sud era schizzato a ben cinquemila lire, ora, invece, resta fermo alle consuete 2200 lire; per questo incontro di cartello, a lievitare, ma in modo contenuto, sono invece gli altri settori del Comunale. Distinti a parte, l’avvio del campionato, come descritto nelle pagine seguenti, è subito caldissi-


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8/4/ 79 - At al ant a-Asco li - Un’altra immagine della Nord unita

mo, visto che a distanza di dieci mesi, l’8 ottobre alla seconda giornata, va in onda la replica degli incidenti con i tifosi del Toro, seguiti, quindici giorni dopo, da altre intemperanze, però molto più lievi, con i milanisti che, tra l’altro, bruciano lo striscione di un club atalantino (il 2 Ponti della Malpensata) appeso in curva Sud. Dopo alcune trasferte tranquille, vedi Roma con la Lazio (un pullman al seguito), Napoli (cinque temerari con una Ford Diesel 2000 messa a disposizione dal mitico “Baffo” Pezzotta, titolare dell’Autosalone Atalantino) e perfino Verona, alla nona giornata (26 novembre) mille bergamaschi seguono il Vava e compagni a Milano contro l’Inter. I tifosi atalantini si posizionano nel secondo anello, sulla gradinata di fronte al tabellone e qui, visto che alla fine degli anni ’70 a San Siro va di moda, sia tra i milanisti che gli interisti, fare il giro dei popolari per cercare lo scontro con le tifoserie ospiti, mezz’ora prima dell’inizio della partita ricevono la visita di un gruppo dei Boys San. Già alla prima provocazione, uno striscione con una grande B, i bergamaschi reagiscono e scoppia la rissa, poi sedata dall’intervento delle forze dell’ordine che resteranno a separare le due fazioni per tutto l’incontro (cosa scontata oggi, ma rara in quegli anni). Il secondo round con i “bauscia” si svolge al termine della partita all’uscita dallo stadio con gli interisti armati di spranghe e bastoni; nei parcheggi, poi, i Boys devastano numerose auto targate Bg e con una sassaiola il pullman

degli Eagles. Anche se la squadra arranca, il seguito della Nord in trasferta non manca; oltre ai mille euforici che occupano la curva Nord dello stadio Menti di Vicenza (21 gennaio 79), meritano una citazione particolare i tre “eroi” (il solito Lucio, Stefano Riva e il GianMarino) che a bordo di una vecchia Fiat 500, in pieno inverno, tra un banco di nebbia e l’altro sbarcano ad Avellino (7 gennaio). In casa, dopo i violenti scontri con i granata e le scaramucce con i milanisti, fila tutto liscio fino al 28 gennaio 79 quando, al termine della partita con il Catanzaro, all’esterno del Comunale scatta una caccia al calabrese; a provocare questa reazione da parte degli ultrà neroblu è il comportamento tenuto dai supporters giallorossi durante la

29/4/79 Ata l ant a-Ave ll ino Grande tifo per tentare la salvezza

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13/5/79 - Ata l ant a-L. R. Vi ce nz a - Foto di gruppo prima della partita con alcuni gemellati juventini (Coso Lungo e Kalandra) e romanisti (Pucci)

25/3/79 Bo log na-At a la nta Bergamaschi al Dall’Ara; al termine dell’incontro si registra una sassaiola ai pullman dei tifosi neroazzurri

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partita, quando più volte avevano aggredito gli spettatori bergamaschi della curva Sud. Il bilancio degli incidenti è di cinque feriti e otto denunciati (cinque calabresi e tre bergamaschi). All’interno della Nord, intanto, continuano le riunioni del “Vertice dei 4”; sul tavolo c’è il problema del prolungato divieto d’introduzione allo stadio delle aste per le bandiere. In un incontro tenutosi in questura alla fine di marzo (le Brigate non aderiscono perché contrarie a che la riunione si tenesse negli uffici della polizia), i rappresentanti della tifoseria organizzata neroblu riescono ad ottenere, previa indicazione di un responsabile per club, il permesso per portare in curva tre aste per gruppo! Anche se i rapporti tra le Brigate e i Commandos

e gli Sbandati non sono idilliaci (alle Bn viene contestato l’atteggiamento ostruzionistico nei riguardi del “Vertice dei 4”, ma soprattutto la scarsa considerazione nei riguardi degli altri gruppi della Nord da loro definiti “cagasotto”), vista la situazione d’emergenza in cui versa la squadra di Titta Rota, si decide di comune accordo di unire gli sforzi per ottenere un tifo più incisivo. Ecco quindi che, dopo un tentativo (che oggi, si può proprio definire comico) di coordinare le diverse balconate con delle radio ricetrasmittenti (probabilmente quelle giocattolo!), il 1 aprile, quando al Comunale arriva l’Inter, i Commandos si spostano al centro della curva, affianco alle Brigate che, nel frattempo hanno cominciato a ritrovarsi, oltre che nel laboratorio d’erboristeria di via Gombito, anche sugli scalini di Porta Nuova. Dopo l’episodio del sasso di Perugia che porta nuovamente al centro dell’attenzione dei massmedia nazionali gli ultrà bergamaschi (vedi le pagine seguenti), vanno segnalati gli scontri a Bologna (25 marzo), all’esterno del Dall’Ara, dove i supporters rossoblu danneggiano a sassate un paio di pullman e la pesante retata della polizia in occasione di Atalanta-Inter giocata il 1 aprile. In un massiccio controllo preventivo vengono, infatti, fermati sedici tifosi, in maggioranza interisti, per porto abusivo di arma impropria (vengono sequestrate grosse chiavi inglesi, catene, coltelli, pistole lanciarazzi, bastoni) e altri quattro (tre


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13/5/79 - At al a nt a -L.R. Vice nza È l’ultima spiaggia: la Nord spinge Vavassori e compagni alla vittoria per 2 a 0, ma non basta per restare in A

13/5/ 79 At al ant a-L.R. Vi ce nza Nonostante la retrocessione la Nord invoca a gran voce a Titta Rota di restare

milanesi e un bergamasco) finiscono in via Gleno. Altri fermi nel dopopartita: tredici atalantini, facenti parte di un grosso gruppo sceso in stazione a “cercare” gli interisti, vengono denunciati dalle forze dell’ordine anch’essi per porto abusivo di arma impropria. Ma il dopopartita di AtalantaInter merita di essere citato soprattutto per il furto dello striscione dei Boys Inter. «Era quasi finito l’incontro - ricorda il Gigi Rosso quando, in un “commando” di cinque o sei uscimmo dalla Nord per dirigerci verso la Sud; sul piazzale della gradinata vedemmo subito un gruppetto di interisti, saranno stati quattro o cinque, con un grosso borsone. Arrivammo allo scontro: poca roba però, un paio di calci e pugni, ma fu sufficiente per sottrarre loro lo striscione. E così recuperammo non solo un “trofeo”, ma anche uno stendardo neroblu da poter riciclare e utilizzare in curva Nord! E difatti lo utilizzammo moltissime volte, fino alla fine del campionato 1981/82, quando, durante la festa per la promozione in serie B, lo striscione dei Boys sparì

misteriosamente e non se ne seppe più nulla». Sul finale del campionato le speranze di acciuffare la salvezza portano alla quart’ultima giornata un buon seguito di atalantini a Firenze, dove tra l’altro Bertuzzo e compagni vincono con un gol di Gusto Scala, ma all’ultima partita, in casa con il Vicenza (13 maggio), davanti a venticinquemila spettatori, nonostante la vittoria per 2 a 0, l’Atalanta scende in serie B per differenza reti; il tutto senza contestazioni da parte della Nord (anzi, la curva chiede a gran voce all’allenatore Titta Rota di restare): troppo forte il dolore per questa retrocessione che tutti avevano sperato fino all’ultimo di poter evitare.

Ma ggi o ‘79 Dopo la retrocessione le Brigate con un manifesto chiedono alla società una squadra per poter tornare in A

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8 ottobre 78, va in scena la seconda battaglia con i granata

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l sorteggio del calendario gioca un brutto scherzo alla tranquillità della domenica calcistica di Bergamo fin dal debutto casalingo: a distanza di soli nove mesi dai gravi incidenti del 15 gennaio con il Torino, ecco, appunto, che i granata, alla seconda giornata, inaugurano la stagione 1978/79 al Comunale. Le preoccupazioni della vigilia sono talmente forti che le dirigenze di Atalanta e Torino si fanno promotrici di un incontro tra le tifoserie. Il mercoledì sera precedente alla partita, infatti, vengono invitati a cena all’hotel Moderno i rappresentanti dei rispettivi centri di coordinamento, ma soprattutto le delegazioni dei gruppi ultrà della Maratona e della Nord. «Alla cena - ricorda il Palmer - c’erano il segretario del Torino Bonetto e per l’Atalanta il vicepresidente Enzo Sensi e il segretario Giacomo Randazzo; per la Nord erano stati invitati i rappresentanti dei Commandos, degli Ultras, degli Sbandati. Noi delle Brigate, oltre a me c’erano Pluto,

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Marco Sonzogni, Roby Finco, Turani e Stefano Sana, avevamo voluto indossare la felpa bianca del gruppo proprio per rimarcare la nostra orgogliosa appartenenza. A metà della serata fecero il loro ingresso nel ristorante quattro ultrà del Toro, tra cui, se non ricordo male, Margaro, il Barabba e lo Strega». «Dopo i rituali discorsi letti da Sensi e Bonetto, in cui si invitava a mettere da parte i rancori tra neroblu e granata in modo da poter tranquillizzare il clima della partita continua il Palmer - a noi e agli ultras del Toro ci chiesero di assicurarli che non ci sarebbero stati scontri. Sia noi che Barabba, rispondemmo che non potevamo garantire per gli altri. Da notare, comunque, che a fine serata il saluto tra noi e i granata non fu proprio cordiale: dopo un minaccioso scambio di battute (“veniamo a Bergamo per bruciare la città”, risposta “vi stiamo aspettando”) noi ci rifiutammo di stringere la mano ai granata; era evidente, quindi, che le premesse, nonostante i buoni propositi delle due società, erano già ben chiare». Ed infatti fin dal mattino la tensione intorno al Comunale è altissima. «Addirittura, in attesa dei granata, piantonavamo il viale Giulio Cesare con il binocolo tenendoci in contatto con delle pseudoradio ricetrasmittenti, che naturalmente non funzionavano» spiega il Palmer. Al termine della partita, i primi tafferugli scoppiano sul piazzale della Sud e deve intervenire la cele-


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4/ 10/78 - Hot e l Mo de rno Una foto esclusiva della “cena della pace” tra atalantini e torinisti; si notino di spalle sulla sinistra, con la felpa bianca, i rappresentanti delle Bna, di fronte a loro gli ultras granata, sullo sfondo Geo e Jerry dei Commandos e in piedi a destra il segretario dell’Atalanta Randazzo

re; ma è nel tragitto per la stazione e poi in piazzale Marconi che si registrano gli incidenti più gravi. A farne le spese un gruppo di un’ottantina di ultras del Toro. «Gruppetti di giovani - scriveva L’Eco - molti dei quali col volto coperto da sciarpe, compivano scorribande contro i torinesi, colpendoli con pugni e calci». La situazione alla stazione ferroviaria si fa critica. «In fondo al viale Giovanni XXIII - rammenta ancora il Palmer - ci saranno stati oltre cinquecento ultrà bergamaschi talmente scatenati che per cercare di allontanarli un agente si mise a sparare alcune raffiche di mitra in aria. C’è da aggiungere che tra gli atalantini si erano mischiati anche dei noti esponenti di Prima Linea che volevano approfittare del casino con i granata per creare tensione con le forze dell’ordine». Che ci fossero degli infiltrati tra i supporters neroazzurri è confermato da quanto avvenuto a seguito della carica della celere per liberare il viale fino all’incrocio con via Paleocapa. Un gruppo di giovani, infatti, dirigendosi verso Porta Nuova demolisce prima la vetrina della torrefazione Juba

e poi quella del negozio d’abbigliamento “Tomato” (tra l’altro di proprietà dell’ex atalantino Antonio Percassi); successivamente, lo stesso gruppo, in via XX Settembre, infrange la vetrina di un altro negozio di moda, “Tappo”, rubando anche numerosi capi di vestiario. Inseguiti dalle volanti, sei ragazzi (tre minorenni) vengono bloccati, in un cortile a fondo chiuso in via Sant’Alessandro, ancora con della merce sottratta e nella notte vengono trasferiti in carcere. «La polizia mi rintracciò in via Carnovali - prosegue il Palmer - e mi portò in questura la sera stessa verso le 23 con l’accusa di devastazione, saccheggio e blocco stradale, dopodiché, fui condotto in via Gleno, dove rimasi fino al sabato successivo. Più volte, durante gli interrogatori, mi chiesero di denunciare quelli di Prima Linea, di cui uno di spicco figurava tra gli arrestati (e tra l’altro fu quello che rimase in galera più a lungo, circa quaranta giorni), ma rifiutai sempre, anche perché temevo per le conseguenze una volta uscito dal carcere; questa era gente che non scherzava di certo (infatti, appena uscito, mi vennero a cercare per sapere cosa avessi detto). Il punto è che io con la questione del furto non c’entravo assolutamente niente, come fu poi confermato al processo, tenutosi purtroppo solo dieci anni dopo, dove fui assolto per non aver commesso il fatto; quelli del furto dei vestiti erano tutti ragazzi che l’Atalanta forse l’avevano vista qualche volta in televisione». Va segnalato che la settimana di carcere patita dal Palmer rappresenta una delle più lunghe detenzioni inflitte ad un ultrà atalantino per episodi legati a violenze da stadio.

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11/3/79 Pe ru gi a-At a la nta Lo striscione delle Brigate esposto per una foto ricordo in piazza IV Novembre a Perugia

Il famigerato sasso di Perugia; “sono stati i perugini!”, ma nella Nord, sottovoce, si dice che...

È 11/3/79 Pe ru g ia -At al ant a Bodini a terra; i giocatori atalantini indicano il punto da dove è partito il sasso

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l’11 marzo 79, ventunesima giornata del campionato; l’Atalanta è di scena al Renato Curi di Perugia in un delicatissimo incontro testacoda, visto che i biancorossi viaggiano addirittura al secondo posto in classifica, alle spalle del Milan, mentre i neroazzurri arrancano in piena zona retrocessione. Da Bergamo un centinaio i tifosi (un pullman del club Amici e uno delle Brigate) seguono Vava e compagni, piazzandosi nella minuscola curva Sud dello stadio perugino, sotto il lungo striscione nero delle Bna. Al 15’ del primo tempo il fattaccio: su un tiro di Dal Fiume, il terzino atalantino Carlo Osti devia con la faccia il pallone alle spalle di Bodini; il difensore, oltre alla beffa dell’autorete, subisce il danno della pallonata e resta a terra dolorante. Mentre il massaggiatore Cividini e il medico Cavalli, tra il tripudio in campo e sulle tribune per il vantaggio degli umbri, assistono l’atalantino infortunato, dalla curva Sud, alle spalle della porta, piovono alcuni oggetti in campo e un sasso

colpisce il portiere Bodini alla testa, costringendolo ad uscire dal terreno di gioco e a farsi curare addirittura in ospedale. E qui scoppia il giallo. Da un lato i perugini che sostengono che il sasso sia stato lanciato dal gruppo di tifosi bergamaschi posti sotto lo striscione delle Brigate; dall’altro, gli atalantini (tifosi e società) che, invece, puntano l’indice contro i sostenitori umbri. La domenica sera lo striscione delle Brigate fa il giro di tutti i telegiornali e sia la Rai che la maggior parte dei quotidiani sportivi ha già sentenziato la colpevolezza dei bergamaschi (anche perché una sconfitta a tavolino del Perugia segnerebbe la fine anticipata del campionato con la fuga definitiva del Milan), tanto che la reazione dei tifosi atalantini non si fa attendere. Nella rubrica del club Amici, su L’Eco, viene pubblicato un duro articolo, “Protestiamo con la Rai-Tv”, che inizia con un «protestiamo nei confronti della Rai-Tv, protestiamo per i commenti di parte che sono stati realizzati domenica sia durante gli interventi radiofonici, sia durante le riprese filmate» e si conclude con un duro commento: «Noi come cittadini che paghiamo il canone, che lo sovvenzioniamo attraverso il canone la televisione, protestiamo chiedendo giustizia». Nel frattempo fioccano le prese di posizione da parte degli atalantini; oltre alle diverse testimonianze di alcuni bergamaschi presenti al Renato Curi, sia le Brigate che i Commandos danno la loro opinione ufficiale in due comunicati ai giornali. «Noi giovani delle Brigate Neroazzurre - scrivevano ieri ci siamo recati a Perugia al seguito della squadra, come nostro solito fare, per incitare i giocatori in lotta per la salvezza. Ribadiamo che i mille chilometri fatti


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11/3/79 Pe ru gi a-Ata la nta Il gruppo di atalantini appena arrivati al Renato Curi; lo striscione verrà poi spostato sotto i tabelloni pubblicitari

per vedere la squadra del cuore sono stati fatti per portare incitamento e nient’altro. Denunciamo quindi tutti coloro che ancora una volta vogliono far passare il nostro gruppo come una congrega di teppisti e delinquenti comuni e aggiungiamo, come già sostenuto ieri alle forze dell’ordine perugine, che il sasso è stato scagliato distintamente da quella parte di curva Sud occupata da tifosi biancorossi, tant’è che subito dopo il lancio, quando siamo accorsi verso di loro, abbiamo visto gente dileguarsi fra il pubblico. Altra dimostrazione della nostra completa estraneità ai fatti è data dalla traiettoria del sasso, che ha colpito Bodini, questo infatti è arrivato diagonalmente da sinistra mentre noi eravamo perpendicolari e leggermente a destra della porta. Ringraziando sottolineiamo che le Brigate Neroazzurre in trasferta hanno sempre sostenuto la squadra e hanno subito danni, vedi Milano con Milan e Inter, senza arrecarne». Dello stesso tenore il comunicato dei Commandos: «Nel corso di un approfondito dibattito abbiamo potuto constatare l’assoluta estraneità delle Brigate Neroazzurre e di quanti erano appostati all’altezza del relativo striscione per quanto riguarda l’incidente occorso a Bodini. La nostra convinzione deriva dalla certezza che il portiere non potesse essere colpito dal suddetto gruppo, in rapporto alla traiettoria e al luogo in cui è andato a cadere il sasso; perciò, indipendentemente da quanto deciderà il giudice sportivo, vogliamo scagionare le Brigate Neroazzurre da qualsiasi responsabilità con la stessa fermezza di cui abbiamo fatto uso in altre occasioni per denunciarne l’operato». Gli effetti della campagna antiAtalanta da parte dei mass-media dà i suoi frutti; dieci giorni dopo il fattaccio, il 21 marzo, il giudice sportivo Barbè conferma la vittoria per 2 a 0 e in più infligge alla

società neroazzurra un milione di multa. Determinante per la scandalosa sentenza è il rapporto dell’arbitro Paparesta (padre di Gianluca, attuale fischietto internazionale) e di fatti i bergamaschi questo sgarro non glielo perdoneranno mai: ogni qualvolta la giacchetta nera barese metterà piede al Comunale saranno fischi a non finire. Del resto questo verdetto della disciplinare sarà decisivo a fine campionato per la retrocessione in serie B. Fin qui i fatti ufficiali; ma c’è anche un’altra versione che circola, sottovoce, tra gli ultrà bergamaschi, secondo cui a tirare il sasso sarebbe stato un ragazzo delle Brigate abitante in Borgo Palazzo o un gemellato juventino, posto al suo fianco, al seguito, con le Bna, nella trasferta umbra. A distanza di venticinque anni un testimone diretto di quell’episodio, infatti, conferma: «Ero affianco a loro; dopo il gol del Perugia vidi i due raccogliere dei sassi e tirarli in campo, ma non so dire quale delle due pietre abbia colpito Bodini, ma comunque il sasso era partito da lì» . Insomma, dopo tanti anni, il giallo resta…

11/3/79 Pe ru gi a-Ata la nta Lo striscione delle Brigate e sullo sfondo il gruppetto di tifosi atalantini

11/3/79 Pe ru gi a-Ata la nta Ultrà atalantini mentre discutono con dei poliziotti subito dopo il fattaccio

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CAMPIONATO 1979/80 È solo nono posto; Achille lascia al figlio Cesare

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a stagione 1979/80 si rivela davvero deludente, oltre che per certi versi incredibilmente contraddittoria. La squadra parte per riconquistare la massima serie ma in realtà chiude il campionato al nono posto con 38 punti. Come per ogni società retrocessa, la serie B vuole dire anche fare i conti con il bilancio, cedere i propri gioielli e promuovere il lancio dei giovani. Lasciano Bergamo per altri lidi Luciano Bodini, Vincenzo Chiarenza, Gianpietro R I S U LTAT I A R Marchetti, Giorgio Mastropasqua, BARI ATALANTA 1-0 0-0 Domenico Marocchino, Carlo ATALANTA CESENA 2-2 1-2 Osti, Angelo Paina, Claudio PranL.R.VICENZA ATALANTA 1-1 0-1 delli e Roberto Tavola (e Gigi PizPISTOIESE ATALANTA 0-1 0-0 ATALANTA SAMBENED. 2-0 0-1 zaballa appende le scarpe al chioVERONA ATALANTA 1-1 0-1 do), mentre vi fanno capolino, ATALANTA TERNANA 3-1 0-1 oltre ai portieri Maurizio Memo e ATALANTA PALERMO 0-0 1-1 Giancarlo Alessandrelli, altri giocaBRESCIA ATALANTA 2-1 1-0 tori come Filippo Reali, Maurizio ATALANTA PARMA 1-0 0-0 Schincaglia e Massimo Storgato e GENOA ATALANTA 1-0 0-2 ATALANTA COMO 0-0 0-1 ritorna anche Fulvio Bonomi. MONZA ATALANTA 0-1 1-3 Mister Rota per risolvere i problemi ATALANTA LECCE 2-1 0-0 di centrocampo punta invece sin PISA ATALANTA 1-0 0-0 dall’inizio delle fasi di pre-campioATALANTA SPAL 0-1 1-1 nato sul diciassettenne Valter ATALANTA TARANTO 0-0 0-0 Mostosi. Al termine di questa staSAMPDORIA ATALANTA 1-1 1-1 ATALANTA MATERA 0-1 2-0 gione, che si chiude sfiorando la retrocessione in C, Titta Rota lascia l’Atalanta e Achille Bortolotti chiude la sua esperienza decennale in qualità di presidente del club nerazzurro. A succedergli sarà il figlio Cesare. A peggiorare la non facile situazione di partenza, rimasta orfana di titolari importanti per la formazione nerazzurra, si aggiunge il nuovo infortunio occorso a Garritano. Dopo l’incidente di Cremona, la pun-

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ta nerazzurra si fa male nuovamente contro l’Inter nella gara conclusiva di Coppa Italia. Successivamente alla sconfitta rimediata a Bari (1-0), i nerazzurri debuttano in casa con il Cesena (2-2) e poi chiudono in pareggio anche la sfida in trasferta contro il Vicenza (1-1). In questa prima fase di campionato il tecnico atalantino punta sull’avanzamento di Reali a centrocampo, sull’inserimento di Filisetti in difesa e di Memo in porta. Bertuzzo gioca in posizione di punta avanzata affiancato a rotazione da Mostosi, Zambetti o Schincaglia. Dopo la vittoria, la prima di questa stagione, di Pistoia (0-1), l’Atalanta schiaccia la Sambenedettese al Comunale (2-0), sfiora il successo a Verona (1-1) e vince nuovamente in casa con la Ternana (3-1). La settimana successiva al pareggio riportato contro il Palermo (0-0), i nerazzurri subiscono a Brescia la loro prima sconfitta in campionato (2-1). La gara contro il Parma regala invece due punti preziosi ai nerazzurri. La partita più deludente in questa fase della stagione arriva però sul campo del Genoa (2-0). La squadra è messa sotto accusa, soprattutto per quanto riguarda le lacune che in fase offensiva dimostra di possedere. I nerazzurri alle critiche rispondono con i fatti: dopo il pareggio in casa contro il Como (00), in cui comunque danno prova di una buona prestazione, l’Atalanta conquista la vittoria sul campo del Monza (0-1). Purtroppo è in questa partita che Festa rimedia un brutto infortunio ed anche Mostosi esce dal campo piuttosto acciaccato. La concomitanza di queste due assenze obbligate, inducono Titta Rota a immettere Finardi a centrocampo. L’Atalanta vince fortunosamente la partita contro il Lecce (2-1) e Gar-


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ritano al suo rientro saluta il pubblico casalingo proprio regalandogli un gol. Segue la sconfitta di Pisa (10), in cui lo stesso Garritano rimedia saper fare bel gioco e di riuscire a sfiorare l’espulsione ad una manciata di CLASSIFICA il gol, colpendo anche un palo. Proprio secondi dal fischio finale. COMO 48 in quest’ultima partita esordisce Percassi, L’Atalanta, forse appesantita dal duro PISTOIESE 46 poi riconfermato da Rota nelle gare suclavoro cui è stata sottoposta durante la BRESCIA 45 cessive. Questo non sarà l’unico cambiapausa natalizia, perde in casa contro CESENA 43 mento che il mister orobico apporta alla la Spal (0-1) e pareggia la domenica L.R.VICENZA 42 MONZA 42 formazione della squadra: Rota dice dopo, sempre in casa, contro il TaranSAMPDORIA 41 infatti “basta” ad una squadra eccessivato (0-0). Sette giorni dopo a Genova SPAL 39 mente sbilanciata in avanti e inserisce contro la Sampdoria rientra GarritaATALANTA 38 anche un difensore in più (Filisetti o Storno, segna, ma i nerazzurri si fanno PALERMO 38 GENOA 38 gato). Dopo il pareggio rimediato in casa rimontare. A chiusura del girone d’anBARI 38 del Palermo (1-1), arriva la sconfitta di data l’Atalanta ospita in casa il Matera: VERONA 37 Brescia (1-0), al seguito della quale si pari bergamaschi perdono per uno a zero PISA 36 la anche di un possibile esonero di Rota, su punizione e insieme alla gara perLECCE 36 TARANTO 35 voce però poi mai effettivamente conferdono anche il centravanti, nuovamenSAMBENED 34 mata dai fatti. In realtà, escluso lo scivote infortunato. La seconda parte del TERNANA 31 lone contro le rondinelle, la squadra bercampionato si apre con il buon paregPARMA 27 gamasca trova continuità ed equilibrio. gio conquistato contro il Bari (0-0) e MATERA 26 Da Parma i nerazzurri tornano dopo aver la sfortunata sconfitta rimediata sul campo del Cesena (2-1). Nella sfida successiva all’A- conquistato un punto (0-0), mentre al Comunale talanta tocca affrontare al Comunale il Vicenza (1-0) riescono a centrare la rete del Genoa per ben due vole poi va a Pistoia dove avrebbe potuto portare a casa te lasciando inviolata la propria. A Como invece l’Adue punti se Finardi non avesse sbagliato a tirare il talanta perde immeritatamente (1-0), molti, troppi, calcio di rigore (0-0). In casa della Sambenedettese i gli errori commessi dall’arbitro Mattei nella direzione nerazzurri subiscono la sconfitta mentre al gol di Sca- di questa gara. Dopo l’esaltante vittoria di Monza (1la contro il Verona si deve il merito dell’uscita vitto- 3), i nerazzurri riportano cinque pareggi (Lecce, Pisa, riosa dei bergamaschi dal campo. La sconfitta della Spal, Taranto e Sampdoria) e chiudono il campionagara successiva contro la Ternana arriva invece in con- to con una splendida vittoria (2-0) in casa del Matetropiede (0-1), nonostante l’Atalanta dimostri di ra.

Battista “Cico” Festa, nonostante i suoi 36 anni è il baluardo del centrocampo nerazzurro

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1979/80 I Commandos cambiano ancora postazione: non più a lato delle Brigate, ma più a sinistra, con gli Eagles

1979/80 La prima sciarpa delle Brigate; non possono sfuggire l’errore nel nome (Nerazzurre anziché Neroazzurre) e l’accento su te. Ma l’è stess…

I Commandos escono dal Centro Coordinamento e in curva si uniscono alle Brigate

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23/9/79 Atalanta-Cesena Ecco come si presenta la Nord nella prima partita casalinga del campionato

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a batosta della retrocessione si fa sentire subito nella tifoseria ed infatti alla chiusura della campagna abbonamenti il numero degli abbonati è praticamente dimezzato. Se nel campionato precedente le tessere staccate erano state 8481, ora si sono fermate solo a quota 5750. Un vistoso calo che non interessa solo gli atalantini più tiepidi, ma anche la parte più calda della tifoseria come ad esempio i Commandos che, in questo campionato, vanno incontro ad una crisi ormai irreversibile. Nonostante il calo di entusiasmo, in curva le Brigate continuano a crescere arrivando

anche ad assorbire gli Ultras, scioltisi a marzo della stagione precedente, assumendo così il ruolo di gruppo leader della Nord. A seguito di questa crescita vertiginosa, le Bn spostano il loro ritrovo al Bar Stadio che mette loro a disposizione una saletta nel retro del locale. Tra le varie iniziative messe in cantiere dalle Brigate, va segnalata, anche se con un po’ di ilarità, la prima sciarpa personalizzata da un gruppo ultrà atalantino; l’aspetto un po’ comico (va detto!) è che la sciarpa contiene ben due errori madornali: su un lato è addirittura sbagliato il nome del gruppo (“Brigate Nerazzurre” anziché “Neroazzurre”) e dall’altro, nella scritta “Sempre con te Atalanta” è scappato un accento di troppo su “te”. Ma tant’è, nella Nord a sviste di questo tipo non si fa neanche caso ed infatti la sciarpa delle Bn ha un largo successo. Innanzi tutto alla ripresa della stagione il panorama della Nord vede un nuovo spostamento (il sesto in otto anni) dei Commandos ritornati, dopo l’esperienza al centro della curva, a lato delle Brigate, nella balconata sulla sinistra insieme agli Eagles. «Se dal punto di vista estetico ed acustico - spiegava Gulliver (alias Stefano Riva) sul notiziario dei Commandos - la cosa sembrava perfetta, in realtà sono sorti dei piccoli problemi che, sommati, hanno influito


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1979/80 - Le Brigate continuano la loro forte ascesa

sulla decisione di spostarsi nuovamente nella precedente postazione: grossa scomodità derivante dal pianerottolo aggiungeva - adiacente la barriera, il tifo che non ha permesso di superare gli inconvenienti già registrati precedentemente, il pericolo di intenzioni poco pacifiche del gruppo dirigente delle Bn e, ultima cosa (forse un po’ egoistica) il pericolo di risucchio del nostro gruppo da parte delle stesse Bn, come già capitato agli Ultras». Del resto la Nord è in una fase cruciale di profondo cambiamento, un cambiamento in un certo modo temuto dai Commandos: dalla mentalità di stampo pacifista del club di Borgo Santa Caterina, il mondo ultrà bergamasco, infatti, si sta progressivamente spostando verso la linea più dura ed estrema portata avanti dalle Brigate. «Non analizzare - scriveva proprio il Lucio sul giornalino - il “fenomeno” Brigate, ovvero il più grosso complesso di tifo allo stadio da due anni a questa parte, sarebbe un grosso errore perché, al di là delle critiche che possono essere loro mosse, le Bn rappresentano per molti giovani un polo di attrazione importante e per noi un serio banco di confronto con un diverso modo di concepire il tifo per l’Atalanta, seppure nella pratica orientati alla stessa maniera. Intanto - proseguiva il primo leader della Nord - la loro attività si svolge soltanto in funzione della partita domenicale, il loro supporto si basa su un’organizzazione accurata (disponibilità ampia di fumogeni, installazione accurata di striscioni e tamburi nella prima mattinata della domenica, ecc.). È chiaro a questo punto che avendo esemplificato il

discorso “tifo” le Bn, che per le trasferte si avvalgono della collaborazione organizzativa di un club di sportivi “seduti” e non essendo alle prese con vendite di giornalini vari (come capita a noi), abbiano a loro disposizione la possibilità di essere solo tifosi e quindi liberi di richiamare l’attenzione in misura maggiore che non noi». Nel frattempo le trasferte vedono sempre un buon seguito di atalantini. A Vicenza (30 settembre), come riportano Luciano e Fusto in un articolo sul notiziario dei Commandos, si verificano i primi tafferugli della stagione: «Al termine della partita nei pressi della stazione, dove erano stati parcheggiati i pullman, un gruppo di facinorosi vicentini si fa avanti con chissà quali intenzioni velleitarie. Grazie all’esperienza acquisita in tante trasferte (vedi Bologna, Firenze ecc.) decidiamo di scendere tutti dall’autobus cercando di difenderlo e di difenderci. A quel punto arrivano anche le Bn. E a quella vista i vicentini scappano inseguiti dai tifosi bergamaschi».

1979/80 Una panoramica della Nord nel periodo degli striscioni “censurati”

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30/9/79 - Vicenza-Atalanta - Le Bna, alcuni con “disegni da indiano” pitturati in viso, in posa di gruppo a Vicenza

12/11/79 - Brescia-Atalanta - Un gruppetto delle Brigate al Rigamonti quando andare a Brescia era una trasferta “normale”

21/10/79 Verona-Atalanta Atalantini nella curva Nord del Bentegodi

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Dopo sole tre settimane l’Atalanta torna in Veneto, a Verona, una trasferta tradizionalmente ostica per i bergamaschi per via della profonda rivalità con le Brigate Gialloblu. La tensione della vigilia però non trova conferme al Bentegodi; nonostante in settimana girasse la voce insistente, come riportava Marco sul giornalino, secondo cui «Pompa, capo indiscusso degli Ultras della Fiorentina, aveva telefonato a Bergamo dicendo di stare attenti perché secondo lui a Verona ci sarebbero stati una cinquantina di Boys dell’Inter pronti ad accogliere a bastonate i bergamaschi», nella città scaligera non succede alcunché tra gli oltre cinquecento atalantini e gli ultras gialloblu. Dopo la tragica morte di Vincenzo Paparelli, il tifoso laziale ucciso da un razzo durante il derby all’Olimpico, le curve di tutta Italia sono sottoposte ad un rigidissimo controllo (vedi capitoli seguenti). La prima forte repressione del mondo ultrà però non riesce a frenare l’escalation di violenza negli stadi. A Genova, ad esempio, i genoani, come nelle pre-

cedenti occasioni, nell’incontro con l’Atalanta (25 novembre) si lanciano in una carica in curva Sud, dove, però, stavolta, i bergamaschi, circa duecento, cominciano a mostrarsi senza paura. Infatti, riportano i Commandos nel loro resoconto della trasferta, «un paio di genoani della Fossa dei Grifoni si sono trovati davanti gli Sbandati che li hanno malmenati come se fossero sacchi da pugilato». All’esterno dello stadio di Marassi, invece, i grifoni con una sassaiola devastano uno dei tre pullman del club Amici. Alla dodicesima giornata (9 dicembre), quella che dovrebbe essere una tranquilla trasferta a Monza, invece, riserva ai bergamaschi al seguito una sorpresa. «Finita la partita, mentre ci dirigevamo verso la stazione in corteo festanti per la vittoria contro i biancorossi - ricorda Sandro - all’altezza del ponte sulla ferrovia, con nostro grande stupore, ci trovammo di fronte una quarantina di Boys dell’Inter, alcuni dei quali con il coltello in pugno. Erano venuti lì apposta, forse per vendicare il furto del loro striscione dell’anno prima, uscendo con largo anticipo da San Siro dove l’Inter aveva appena giocato con il Perugia. Non ci pensammo due volte e partimmo alla carica: volevano farci una sorpresa loro e invece gliela facemmo noi, visto che probabilmente non ci aspettavano né così tanti, né così decisi. Il risultato è che furono costretti a scappare, e noi dietro ad inseguirli fino al vicino parco, dopo averne prese non poche». All’Arena Garibaldi di Pisa (23 dicembre), invece, le Brigate incappano in una megacazzata, dimenti-


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3/12/79 Pisa-Atalanta I cento atalantini presenti all’Arena Garibaldi espongono uno striscione anche in campo che poi verrà dimenticato!

cando, all’interno del campo lo striscione “L’Atalanta è una fede”. «Dopo il gol della vittoria all’81’ del Pisa, - spiega Leo - l’ambiente cominciava ad essere piuttosto teso; noi non eravamo più di cento e ormai a fine partita arrivarono nella nostra curva alcuni ultrà di casa. Ci fu qualche tafferuglio, ma niente di particolarmente pesante, poi nell’uscire alla svelta per evitare l’arrivo in massa di altri pisani quello striscione, che era stato attaccato in campo, per un malinteso interno al gruppo, nessuno si prese la briga di staccarlo e quindi i toscani se lo ritrovarono in mano. Una volta arrivati ai pullman ci si accorse della cazzata fatta e il Germano Foglieni tornò indietro a riprenderlo». Tra le partite al Comunale merita una menzione il derby con il Brescia, quando, alla nona giornata di ritorno (30 marzo), la vittoria delle Rondinelle scatena la rabbia dei bergamaschi. «La partita ha avuto un seguito sul treno che riportava a casa circa cinquecento tifosi biancazzurri - riportava L’Eco -; l’esultanza di quest’ultimi non è stata gradita dai bergamaschi che si trovavano sul treno Bergamo-Brescia. Subito dopo la partenza dalla stazione cittadina, sono incominciate le discussioni poi trascese a vie di fatto tra i più scalmanati. Il convoglio è stato quindi fermato per consentire l’intervento delle forze dell’ordine, dopodiché è ripartito con un’ora di ritardo». Tornando alla situazione in curva Nord va registrato che l’Assemblea Generale Ordinaria dei Commandos, il 18 novembre, a larga maggioranza, decide l’uscita del club dal Centro Coordinamento, mentre un’altra assemblea, questa volta Straordinaria, il 13 gennaio 80 decide l’ennesimo spostamento (è il settimo!) del club di Borgo Santa Caterina; questa volta i Commandos tornano al centro della Nord per unirsi alle Brigate. Come al solito il dibat-

tito interno tra i favorevoli e i contrari all’ennesimo “trasloco” è vivace. «Purtroppo - si leggeva sul giornalino -, nonostante la nostra buona volontà, il tifo allo stadio è veramente scadente, in particolare quello del nostro club è in condizioni disastrose, per non dire inesistente. Ecco dunque che alcuni soci, tra cui Aio, Carlo e Fabio Scola, hanno proposto un’unione con le Brigate Neroazzurre per migliorare l’incitamento. È giusto riconoscere infatti, che, nonostante non raggiunga livelli eccezionali, il tifo delle Bn è superiore al nostro quindi unendoci potremmo sicuramente dare un contributo, anche se modesto, al miglioramento dei cori. Il motivo quindi di questo ennesimo spostamento, appoggiato tra l’altro dalle stesse Bn, sarebbe quindi di farsì che i Commandos ritornino a fare il tifo, cioè una delle cose fondamentali per cui sono nati. Gli oppositori di questa tesi sono Geo, presidente del club, e Stefano Riva, che sostengono che il tifo allo stadio lo dovrebbero costruire i Commandos senza abbassarsi a richiedere l’aiuto delle Bn, la cui unione vorrebbe dire rinnegare ciò che il club ha fatto finora e cioè la sua autonomia in curva, la sua politica di non violenza, dando così ragione alle Brigate che assorbirebbero e coinvolgerebbero nei casini anche i soci dei Commandos stessi». Il debutto al centro della curva avviene il 27 gennaio: buono il tifo («quei 25 minuti del secondo tempo durante i quali non si è smesso un attimo di incitare la squadra, ne sono la prova più concreta ed evidente»

9/1/80 Nasce l’A.t.A. (Associazione tifosi Atalantini) che riunisce i club Commandos, Eagles e Sbandati

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14/1/79 - Atalanta-Roma - Bna e Cucs in posa con lo striscione degli Ultrà Roma sotto la curva Sud del Comunale

scriveva l’Aio), ma disgraziata la partita con l’Atalanta che esce sconfitta in casa addirittura dal Matera per 1 a 0. Oltre allo spostamento in curva, caricati da nuovo entusiasmo, viene costituita il 9 gennaio 80 l’A.t.A. (Associazione Tifosi Atalantini) che altro non è che la nuova denominazione del “Vertice dei 4”, ora però ridotto a tre, Commandos, Eagles e Sbandati. Intanto la rottura tra la Nord e gli altri settori, in particolare la tribuna coperta, è sempre più profonda. «Ora per far sì che tutto il pubblico inciti la squadra - scriveva Fabio nel resoconto di Atalanta-Vicenza del 17 febbraio - lo devi offendere e, se possibile, lanciargli gavettoni d’acqua (in pieno inverno!). Eh sì, solo dopo un simile trattamento la tribuna ha smesso di fischiare i giocatori neroazzurri. Si vede che il coro “pubblico di merda” e “tribuna, tribuna vaffanculo” colpisce nel loro intimo i signorotti critici e la reazione è stata positiva, ma prima di passare alle offese avevamo cercato di smuoverli con un caloroso coro “incitate”». Ma anche i rapporti con i giornalisti, per altro sempre piuttosto tesi, peggiorano ulteriormente; a dimostrazione della considerazione degli ultrà neroblu per i cronisti e i commentatori dei massmedia orobici basta leggere un ironico annuncio di auguri pubblicato sul giornalino dei Commandos: «Il “collega” Giancarlo Gnecchi (uno che neanche oggi è molto amato dalla curva) è rimasto ferito in un incidente stradale in via Borgo Santa Caterina (caso davvero insolito); un’automobile con una manovra “aggirante ed eclatante” è piombata contro la vettura guidata dal nostro “amico”, a cui è mancato quel “quid” per evitare lo scontro. Allo sfortunato giornalista auguriamo una lentissima ma totale guarigione (così per un po’ di tempo non racconterà più cazzate)».

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La morte del laziale Paparelli: il “ricercato” Tzigano dei Cucs si rifugia dai gemellati atalantini

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omenica 28 ottobre 79, ore 13,30, stadio Olimpico di Roma; poco prima dell’inizio del derby tra Lazio e Roma, un razzo per segnalazioni nautiche sparato dalla Sud giallorossa colpisce in pieno volto un tifoso laziale seduto in curva Nord. Vincenzo Paparelli, 33 anni, sposato con due figli muore poco dopo durante il trasporto all’ospedale Santo Spirito. «Dalla Sud - scrive Maurizio Martucci nel libro “Nobiltà Ultras” sulla storia del tifo laziale - una scia nera sibillante parte nei pressi dello striscione “Club Somalia” verso la curva Nord, ma una traiettoria cambiata dal vento fa slittare il mortaio sopra il tabellone. Poi un altro “fischio”. Parabola diversa. Va fuori lo stesso. Infine un terzo, percorso 150/160 metri nell’aria… “Ho visto arrivare un razzo dalla Sud con la scia nera, lunghissima, filava veloce, credevo che andasse in alto come gli altri, ma all’improvviso è arrivato verso di noi. Istintivamente mi sono scansato e in quell’istante mi è arrivato del sangue in faccia”, racconta rabbrividito un reduce dell’atroce domenica, quanto un razzo va ad infilarsi proprio nella testa di un tifoso della curva Nord. “Quell’uomo aveva un panino tra le mani e lo stava mangiando; poi la moglie ha cominciato ad urlare e lui, rosso di sangue, iniziò a rotolarsi mentre tutti scappavano”». Questo episodio, che costituisce il secondo caso di morte di un tifoso (il primo si era registrato nel 1963 in una partita tra Salernitana e Potenza), dà il via al primo vero e proprio giro di vite nei con-


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1978/79 Romanisti e juventini a Bergamo con alcuni rappresentanti delle Brigate

fronti delle curve di tutta Italia. Intanto nelle ore seguenti il tragico derby capitolino, gli investigatori individuano nel ventenne ultrà giallorosso Giovanni Fiorillo, detto “Tzigano”, la mano che ha premuto il grilletto della pistola lanciarazzi. Scatta il mandato d’arresto, ma Tzigano si rende irreperibile. «Chi conosce il mondo ultrà - si legge ancora sul libro laziale - vocifera che sia andato a nascondersi a Pescara o a Torino o a Bergamo, dove i tifosi romanisti hanno stretto rapporti di amicizia con le tifoserie locali». Del resto anche su L’Eco di Bergamo, mercoledì 31

Aprile 1979 - Atalantini e romanisti a Roma; tra di essi si riconosce anche Tzigano, il terzo in basso a destra con il maglione marrone

ottobre, si dà notizia che Fiorillo frequentava spesso la nostra città: «Il 15 maggio 78 - riportava il quotidiano orobico - era stato fermato sul Sentierone da agenti della questura e considerato che il giovane romano, che era in compagnia di un sedicenne anch’egli romano, scappato di casa qualche settimana prima, era nella nostra città senza una ragione plausibile, senza lavoro e senza una fissa dimora e visto che aveva precedenti per furto, veniva munito del foglio di via obbligatorio e diffidato dal fare ritorno a Bergamo per tre anni». I sospetti di una fuga in terra bergamasca da parte dello Tzigano non sono privi di fondamento. Fiorillo, infatti, scappato dalla capitale già la domenica sera, arriva a Bergamo il lunedì, dove trova aiuto da alcuni amici atalantini che lo conducono prima in una baita in Val Seriana, poi in Val Cavallina. Nella nostra provincia rimane nascosto per circa una decina di giorni. La massiccia “caccia all’uomo” intrapresa dalla polizia, le voci della sua presenza nella bergamasca che cominciavano pericolosamente a diffondersi, inducono Fiorillo a farsi portare da amici atalantini in Svizzera dove resta latitante per oltre un anno prima di costituirsi agli investigatori roma-

1978/79 L’adesivo delle Bna sez. Roma

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30/9/84 Atalanta-Roma Una fase degli scontri in curva Sud tra atalantini e romanisti; il gemellaggio inizia a rompersi

ni. Per la cronaca, Fiorillo viene condannato a sei anni e dieci mesi di carcere, ne sconterà solo un paio e morrà, probabilmente per overdose, nel marzo ‘93 all’età di 34 anni. Tzigano, quindi, era spesso a Bergamo per via del gemellaggio che si era venuta a creare da circa un anno tra le Brigate Neroazzurre e il Commando Ultrà Curva Sud. «Come è nato il rapporto con i Cucs? Semplicemente per corrispondenza - spiega Francesca Breda - ; alla fine degli anni ’70 era gettonatissima sul Guerin Sportivo la rubrica degli annunci dei tifosi e in un periodo di grande entusiasmo e crescita del mondo ultrà gli scambi di adesivi, foto e lettere tra i tifosi di tutt’Italia erano fittissimi. Con i romani, con i quali alcuni di noi tenevano una corrispondenza, si passò velocemente

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dalle lettere alle visite reciproche in occasioni di partite e incontri estivi facendo così nascere, a partire dal 1978, un’amicizia molto stretta tra i responsabili dei Cucs e delle Brigate». Personaggi come Geppo, Cuccu, Pucci e appunto Tzigano tra il 1978 e il 1983 a Bergamo sono quasi di casa e addirittura viene costituita una specie di sezione romana delle Brigate con tanto di adesivo. Il gemellaggio si rompe, però, nel 1984, quando l’Atalanta, tornata in serie A, affronta i giallorossi al Comunale. È il 30 settembre, terza di campionato, e in curva Sud gli ultrà romanisti, nonostante il gemellaggio, danno vita ad alcuni tafferugli con gli spettatori bergamaschi. La cosa non viene assolutamente gradita dalle Bna e in particolare dai Wka; a metà secondo tempo, infatti, un gruppo di atalantini della Nord raggiunge la Sud e attacca i giallorossi scatenando una furiosa rissa che continua poi anche in via Codussi, dove sono parcheggiati i pullman dei romanisti. «Quando scoppiarono gli incidenti - racconta Francesca - alcuni di noi che avevano i rapporti con i romanisti, come Gianci e Pluto, cercarono di calmare gli animi, in primis degli atalantini, al fine di salvare la profonda amicizia che legava le due tifoserie. Quando al ritorno andammo all’Olimpico (10 febbraio 85) nel dopopartita fummo bersagliati da una sassaiola degli ultrà giallorossi, ma anziché cercare di fermarla, come avevamo fatto noi, i vertici dei Cucs, soprattutto Vittorio, uno dei loro capi con cui c’era una fortissima amicizia personale, era là in prima fila ad attaccarci». Da quel voltafaccia con i romani è iniziato un odio profondo, che continua ancora oggi, che ha generato negli anni violenti scontri sia al Comunale che all’Olimpico.


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18/11/79 - Atalanta-Parma Vietato lo striscione “Brigate”, in balconata fa la sua mostra “L’Atalanta è una fede”

Scatta una dura repressione nelle curve italiane; e a Bergamo è ancora più dura

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a tragica morte di Vincenzo Paparelli scatena immediatamente un durissimo giro di vite da parte del Ministero degli Interni in tutti gli stadi italiani. Per gli ultrà è la prima pesante repressione: via tutti gli striscioni di gruppi con denominazioni «che costituiscano di per sé diretto o indiretto incitamento alla violenza (es. Brigate, Commandos, Fossa, Ultras ecc.)», oltre che a quelli che «per il loro contenuto costituiscano motivo di ingiuria e di provocazione agli avversari e agli ufficiali di gara o di offesa alla morale». Non sono solo gli striscioni nel mirino: viene stabilito, infatti, anche il «divieto di usare sugli spalti tamburi, trombe elettriche o altri strumenti che determinano rumori assordanti e che costituiscono molestia per gli spettatori e per gli atleti in campo e di introdurre allo stadio razzi, bengala, mortaretti, fumogeni e tutti i corpi contundenti». In pratica sono consentiti solo

«gli striscioni e le bandiere (ma senza aste!) che portino il nome dei clubs con la sola indicazione della sede o di nomi di sportivi famosi». Un provvedimento molto restrittivo che se da un lato, a Bergamo, trova il consenso da parte de L’Eco (il 4 novembre, primo incontro del dopo Paparelli, nella cronaca di Atalanta-Palermo il quotidiano di viale Giovanni XXIII titola «Finalmente senza razzi, né striscioni né tamburi»), scatena le proteste dei gruppi della Nord costretti a sostituire i propri striscioni: le Brigate optano inizial-

1980 Visto il prolungarsi del divieto viene preparato un nuovo striscione per la balconata delle Brigate

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10/3/80 - Atalanta-Verona - Tornano i tamburi allo stadio

7/4/80 Parma-Atalanta Bergamaschi al Tardini: non in tutti gli stadi vige ancora il divieto per gli striscioni “violenti”

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mente per uno con scritto “L’Atalanta è una fede”, poi per un Boys fregato agli interisti e successivamente per il nuovo “Vinci per noi”; gli Sbandati ne confezionano uno con “Atalanta club Petosino”, mentre i Commandos puntano semplicemente a lasciare esposto la metà con la scritta Atalanta. «È giusto che ci siano le perquisizioni - scrivevano i Commandos sul loro notiziario - però queste devono essere eseguite con una certa logica, per cui è inutile che si sequestrino le aste per le bandiere o, udite, udite, il nastro isolante, mentre le pistole lan-

ciarazzi e le spranghe passano comodamente. È giusto sequestrare gli striscioni provocatori (“Devi morire”, “bastardi” ecc.), ma non è giusto sequestrare gli striscioni Commandos, Ultras, Brigate, Eagles, Sbandati ecc., nomi che vengono adottati solo per distinguersi dagli scazzati della curva Sud e della gradinata, ma che non hanno nulla di provocatorio. Infine è giusto che allo stadio non vengano portati razzi, petardi, mortaretti e tutti quegli artifizi che possono causare danno alle persone, ma è assolutamente assurdo vietare l’uso dei tamburi che non provocano certo violenza». Un mese dopo (Atalanta-Como, 2 dicembre) Lucio e compagni ci riprovano. «Dopo aver fatto entrare furtivamente lo striscione in curva - riportavano sul giornalino - l’abbiamo attaccato in balconata coprendo, comunque, la parola Commandos, ma lasciando ben visibili, invece, il pugno e la mano con le dita a V che, come ormai tutti sanno, significano “uniti si vince” e che non hanno niente a che fare né con la politica (la mano è la destra e non la sinistra), né tantomeno incitano violenza. Ebbene, ad un certo punto arriva un funzionario di polizia che ci intima di togliere il pugno altrimenti il povero Lucio sarebbe finito in via Gleno». Questa linea dura, però, non è applicata allo stes-


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2/12/79 - Atalanta-Como - La seconda alternativa allo striscione Brigate è quello fregato ai Boys Inter

so modo in tutta Italia; la stessa domenica in cui ai Commandos viene fatto coprire il loro striscione, a Perugia ricompaiono i tamburi e in tantissimi altri stadi (tra cui ad esempio Torino, sponda granata) si rivedono anche esposti i nomi dei vari gruppi “fuorilegge” come Ultras, Fossa e Brigate. Ma i Commandos non demordono e il 13 gennaio 80, in Atalanta-Taranto, lanciano la sfida alla questura e alla società esponendo per intero tutto lo striscione. Anche se l’”affronto” comporta un serio richiamo da parte del vicequestore Orlando, contribuisce ad ammorbidire la linea dura delle forze dell’ordine. Pochi giorni dopo, infatti, alla vigilia di Atalanta-Matera (che segna anche lo spostamento dei Commandos al centro della curva, affianco delle Brigate) in un incontro tenutosi in questura con i dirigenti dell’Atalanta Randazzo e Sensi e i rappresentanti dei vari gruppi della Nord, il dottor Orlando autorizza l’ingresso allo stadio di tre tamburi per ogni club, ovvero dodici tamburi in totale, previa comunicazione di un responsabile per gruppo, individuati in Gianci per le Bn, Spalla per i Commandos, Marco Tengattini per gli Sbandati e Felice Camozzi per gli Eagles. «Dodici tamburi non sono certo l’ideale (in tutto sarebbero cir-

ca 35), ma per ora accontentiamoci» commentava l’Aio sul notiziario AC. Ma nel mirino della questura non ci sono solo striscioni e tamburi, ma anche tutto il materiale prodotto dai vari gruppi. «Durante il cosiddetto “periodo di censura” dopo la morte di Paparelli - ricorda Francesca - all’interno delle Brigate discutevamo molto sul tipo di disegni e scritte da mettere su adesivi e magliette; visto il divieto della questura c’era chi voleva utilizzare anche simboli vietati e chi, invece, lo riteneva troppo rischioso. Un dibattito accesissimo ad esempio si scatenò sull’adesivo con un indiano con il coltello: alla fine, tra favorevoli e contrari, fu stampato riuscendo a nasconderlo ai rigidi controlli della “censura”». Mentre in quasi tutti gli stadi italiani gli striscioni incriminati tornano già dall’inizio del 1980, al Comunale bisognerà aspettare l’inizio del campionato successivo per rivedere, e neanche sempre, i nomi delle Brigate, degli Sbandati e dei Commandos esposti in curva Nord.

1979/80 Nelle Brigate, stante i divieti della questura si apre un acceso dibattito su che simboli usare nel materiale; uno degli adesivi più discussi

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23/2/81 - Verona-Atalanta - Una delle ultime apparizioni dello striscione dei Commandos

La crisi dei Commandos, l’ascesa delle Brigate

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er capire meglio la profonda trasformazione in atto in curva Nord a cavallo degli anni ’80, che vede l’ascesa vertiginosa delle Brigate e l’inarrestabile declino dei Commandos, è utile leggere l’analisi pubblicata dal Lucio sul giornalino. «Le Bn non possiedono alcuna struttura interna, pur possedendo tanto di capitani e gregari; sono quasi completamente sburocratizzati, ciò che consente loro di agire pressoché liberamente, ovvero di non avere passaggi obbligati da affrontare per cui ogni socio si fa club e ne gestisce l’attività a seconda del suo modo di pensare. In pratica ognuno all’interno del gruppo agisce come meglio gli pare. Questo essere “slegati” gli uni dagli altri crea una sorta di necessità nel ricercare spontaneamente momenti di solidarietà che si manifestano poi nel gridare insieme (per l’Atalanta, la Juve o la Doria, non ha molta importanza), nell’andare a menare i tifosi ospiti, oppure nel coltivare i vari gemellaggi.

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Come si vede sono ben lungi dal “leccare” le Bn: nei loro confronti mi sono limitato ad analizzare la fisionomia che era e resta se non nuova (chissà quali altri esempi vengono da Torino, Genova, Roma) indiscutibilmente diversa. Non vedo fino a che punto si possa dire che i Commandos siano estranei al modo di essere delle Brigate: tutti sanno che a proposito della burocrazia e dei casini nel nostro gruppo si sono sempre avute numerose polemiche. Ora dopo una perenne intransigenza nei confronti della linea libertaria che le Bn rappresentano concretamente, è stata accettata nei fatti anche da noi questa logica. Con l’ultimo, ennesimo, spostamento in curva si sono innanzitutto scavalcate, ma non risolte, le divergenze tra i due gruppi, favoriti in questo dalla consapevolezza più o meno inconscia tra noi che “comunque siamo considerati teppisti”. Del resto anche “pezzi grossi” come Carlo e Liscio, non nutrono certo antipatie verso coloro che tengono determinati comportamenti ed anzi, in certi casi, ne auspicano a chiare lettere l’intervento o comunque non ne disapprovano le gesta.


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1979/80 Le Bna crescono e diventano il gruppo leader della Nord

E ancora la loro influenza ha condizionato un poco tutto il club che a sua volta ha cominciato a distinguere tra casini allo stadio e incidenti fuori, giudicando i primi censurabili e i secondi del tutto inevitabili. La domanda che mi pongo oggi è questa: esiste una terza via percorribile tra il perbenismo sclerotico del club Amici e l’esaltazione qualunquista delle Brigate? Io dico che non possiamo ridurci a livello di quei club che vivono solo sulla carta e di cui si sa dell’esistenza solo in occasione di cene con i giocatori. Quindi o si esce al più presto da questa situazione d’emergenza oppure è molto meglio chiudere bottega. Ecco quindi le mie proposte: riforma dello statuto per renderlo più aderente alle esigenze e alle intenzioni dei soci; non accettazione di imposizione di sorta, da qualsiasi parte provengano, purché non siano realisticamente ovvie; precedenza assoluta all’attività del tifo; incremento sostanzioso della disponibilità economica (non si può disdire una trasferta a Como per mancanza di fondi); continua messa in discussione delle posizioni assunte dal club». Nonostante le analisi e le proposte del Lucio e i disperati tentativi di coinvolgere tutti quei soci che non partecipano attivamente alla vita del gruppo mediante convocazioni personali per capire cosa pensano del club, i Commandos piombano in un coma irreversibile: il notiziario, il fiore all’occhiello del gruppo, vede la luce per l’ultima volta, l’1 giugno 80, nella partita conclusiva della stagione, mentre lo striscione resiste facendo

ancora qualche apparizione, in alcune vicine trasferte, nei due campionati successivi. I Commandos vengono ufficialmente sciolti il 14 ottobre 82.

30/9/79 - L.R. Vicenza - Atalanta - Commandos e Brigate allo stadio Menti

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CAMPIONATO 1980/81 Un anno infernale: per la prima volta è serie C

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iocare un buon campionato di serie B che vede, tra l’altro, due grandi come il Milan e la Lazio, retrocesse per lo scandalo scommesse: questo l’obiettivo principale annunciato dal presidente Cesare Bortolotti alla vigilia della partenza. La stessa campagna acquisti dei bergamaschi non denota alcuna velleità di promozione caratterizzata com’è da soli tre movimenti per così dire degni di nota: oltre alla cessione di Garritano, si R I S U LTAT I A R segnala infatti l’arrivo dei ATALANTA TARANTO 0-0 1-0 PALERMO ATALANTA 1-1 1-1 due attaccanti, Lele MessiATALANTA VERONA 1-0 0-1 na e Carlo De Bernardi, VARESE ATALANTA 1-0 0-0 oltre che di un giovane ATALANTA CATANIA 3-1 1-1 difensore, Andrea ManLAZIO ATALANTA 2-0 1-1 dorlini. Nella partita inauATALANTA LECCE 2-0 0-1 FOGGIA ATALANTA 1-0 0-2 gurale il pubblico orobico ATALANTA MILAN 1-3 0-1 deve accontentarsi di uno ATALANTA PISA 1-0 1-2 zero a zero con il Taranto, RIMINI ATALANTA 1-1 2-1 quindi, dopo il pareggio ATALANTA SAMPDORIA 1-3 0-0 (1-1) di Palermo, con il PESCARA ATALANTA 0-1 2-0 ATALANTA MONZA 0-2 2-3 Verona arriva la prima vitL.R.VICENZA ATALANTA 0-0 1-2 toria (1-0). Passa una settiBARI ATALANTA 1-0 0-1 mana e l’Atalanta rimedia ATALANTA SPAL 1-1 1-1 una sconfitta per una rete GENOA ATALANTA 2-0 2-1 a zero a Varese, ne passano ATALANTA CESENA 0-0 0-2 due e finalmente la squadra bergamasca regala emozioni travolgendo, sotto gli occhi del pubblico di casa, il Catania. Si tratta di un meritato 3-1. La domenica successiva la Lazio vince due a zero contro i nerazzurri ma la gara lascia molto amaro in bocca perché segnata da una serie di circostan-

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ze sfortunate subite della Dea: oltre al gol irregolare (il primo) segnato dai biancazzurri, rimane ai più la delusione per un rigore negato ai bergamaschi (e invece concesso agli avversari) e l’espulsione per proteste (ad un minuto dalla fine) di Scala. Con il Milan, l’Atalanta incassa tre reti. Il gol della bandiera atalantina giunge al 71’grazie a Messina. Alla decima giornata l’Atalanta esce vittoriosa dalla sfida contro il Pisa (1-0). All’1-1 in casa del Rimini e la brutta sconfitta casalinga contro la Sampdoria (1-3), l’Atalanta reagisce conquistando la sua prima vittoria esterna sul campo del Pescara grazie ad una rete messa a segno da De Bernardi. Finalmente in questa gara i nerazzurri dimostrano di saper difendere un vantaggio conquistato, riuscendo a rendersi anche successivamente pericolosi in contropiede. Ma, a soli sette giorni di distanza, arriva la sconfitta contro il Monza (0-2) e l’illusione, che i primi due punti conquistati lontano da casa avessero rilanciato la squadra, svanisce dopo soli 90 minuti. Il 22 dicembre l’Atalanta va a far visita al Vicenza; pur facendo risultato (0-0) non brilla nel gioco. Le vacanze di Natale arrivano proprio quando l’Atalanta pare non riuscire a trovare continuità di rendimento. I limiti a livello tattico, tecnico e anche agonistico sono più che evidenti. Ma Bortolotti è fiducioso e, ribadendo che per


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questo campionato non c’erano già in partenza fitte e ancora sei pareggi. In partite come quelle ambizioni di promozione, si dice convinto che la contro Verona (1-0), Lecce (1-0) e Varese (0-0), i squadra risolverà presto i suoi problemi. Dopo la problemi dei nerazzurri sono a dir poco lampansosta natalizia, i nerazzurri affrontano un Bari ti: l’incapacità a finalizzare e le poche rapidità, fantasia e potenza sono i più evireduce da due sconfitte e vengono denti limiti di un’Atalanta davvero battuti (1-0). I risultati continuano CLASSIFICA sempre più impietosamente “pasticad essere deludenti e l’Atalanta finiMILAN 50 ciona”. Il 17 maggio persino il Monsce per arrancare sul fondo della clasGENOA 48 za, che fino a quel momento non sifica (a poco vale infatti il punticino CESENA 48 LAZIO 46 aveva mai vinto in casa, travolge i conquistato contro la Spal). Ecco che SAMPDORIA 43 nerazzurri per 3-2: la situazione arriva quindi l’esonero di Bruno BolPESCARA 41 comincia ad apparire irrecuperabile. chi. A sostituirlo sulla panchina PISA 39 nerazzurra torna Giulio Corsini, una Anche questa partita è caratterizzata BARI 37 RIMINI 36 vecchia conoscenza. da incidenti e l’arbitro è costretto FOGGIA 36 Il girone d’andata viene chiuso con lo addirittura a sospendere il gioco per LECCE 36 zero a zero contro il Cesena. tre minuti. SPAL 35 Al giro di boa si tirano le somme; il La situazione della squadra è talCATANIA 35 PALERMO 34 bilancio appare a dir poco disarmanmente sconfortante che neppure la VARESE 34 te: l’Atalanta è l’unica squadra del vittoria contro il Vicenza (2-1) VERONA 34 campionato cadetto ad aver subito riesce a regalare entusiasmo. VICENZA 33 tre sconfitte interne sulle otto comMancano solo cinque partite alla TARANTO 30 ATALANTA 30 plessive e ad aver conquistato solo sei fine del campionato e l’incubo della MONZA 25 pareggi. Il tabellino dei gol regala un retrocessione attanaglia tifosi e verdetto non meno impietoso: con società. 13 gol all’attivo, i nerazzurri detengono l’attacco E la certezza matematica non tarda ad arrivare; è meno prolifico (sono riusciti infatti a realizzare il 14 giugno 1981, la sconfitta con il Genoa (2-1) solo tre reti in trasferta). apre per l’Atalanta la più amara parentesi della E il girone di ritorno non va meglio: nove scon- sua storia: la serie C.

Per rafforzare la difesa, dall’Ascoli viene acquistato il ventenne Andrea Mandorlini che, però, resterà a Bergamo solo un anno

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14/9/80 - Atalanta-Taranto - Inizia il campionato: in Nord fa bella mostra il lunghissimo striscione “Forza magica Atalanta la Nord è con te” che verrà ultimato qualche mese dopo con l’aggiunta iniziale “Dai nostri cuori un solo grido:”

anno più nero della storia dell’Atalanta per gli ultrà della Nord inizia proprio male vista l’impossibilità di poter riportare al Comunale gli striscioni con i nomi “proibiti” dei vari grup-

Ma l’aspetto più colorato di questa stagione è sicuramente rappresentato dal lunghissimo striscione che addobba tutta la recinzione della curva con un “Forza magica Atalanta la Nord è con te” a caratteri cubitali. A dire il vero il primo pezzo di striscione (“Forza magica Atalanta”) aveva già fatto la sua apparizione nel campionato precedente, ma durante l’estate viene allungato con la scritta “la Nord è con te”

pi (solo più avanti nel corso della stagione questo divieto verrà abrogato). La situazione in curva vede la continua crescita delle Brigate (che, tra l’altro decidono di cambiare la sigla da Bn a Bna), la presenza ormai del solo striscione (e neanche tutte le domeniche) dei Commandos e la conferma del gruppetto degli Sbandati (degli Eagles non c’è più traccia a livello di tifo organizzato).

a cui si aggiungerà qualche mese dopo anche la frase iniziale “Dai nostri cuori un solo grido:”. In totale ben 84 metri di striscione che ancor oggi, dopo oltre vent’anni, colora la recinzione della Nord e che nei primi anni ’80 rappresenta uno dei più lunghi d’Italia. «Striscioni e bandiere - racconta Francesca - li facevamo tutti in casa, soprattutto dal Gigi Rosso; la parti-

La Nord si colora con uno striscione da 84 metri, ma anche la tifoseria arranca

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1982/83 Lo striscione di 84 m. nella sua ultima versione

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1979/80 - Un’immagine del lungo striscione sulla recinzione della curva, quando era ancora ridotto al solo “Forza magica Atalanta”

colarità di quello di 84 metri è che era stato fatto ben Alla fine degli incidenti si contano due sottouffidue volte: per riuscire a far combaciare i pezzi aggiun- ciali della questura feriti, un diciottenne di via ti, eravamo stati costretti a riportare anche sul lato Borgo Palazzo arrestato per resistenza a pubblico opposto la scritta “Forza Atalanta la Nord è con te”. ufficiale e altri sei bergamaschi denunciati, tutti Un lavoraccio costato un sacco di serate e nottate alla minorenni, tra cui una ragazza. macchina da cucire». Passando dagli striscioni agli incidenti, va detto che nonostante i controlli sempre più rigidi e le dure misure di repressione messe in atto a seguito della morte del tifoso laziale Vincenzo Paparelli, (avvenuta, come abbiamo visto nelle pagine precedenti, nell’ottobre ‘79), dopo alcuni mesi di tranquillità, il 29 settembre 80 le cronache tornano a trattare di intemperanze al Comunale. A Bergamo è di scena il Verona e, come tradizione vuole, la forte rivalità tra le due tifoseria porta ad un dopopartita piuttosto acceso; un folto gruppo di ultrà atalantini carica sul piazzale della Sud le 9/11/80 - Atalanta-Milan - Pubblico delle grandi occasioni al Comunale nonostante la pioggia per l’arrivo della grande decaduta Brigate Gialloblu.

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29/9/80 Atalanta-Verona Una sequenza degli scontri tra atalantini e veronesi sul piazzale della curva Sud

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21/12/80 Vicenza-Atalanta Oltre 1000 bergamaschi seguono l’Atalanta in terra berica

21/12/80 Vicenza-Atalanta Foto ricordo di un gruppo delle Brigate allo stadio Menti

Dopo un Atalanta-Milan caratterizzato solo da qualche discussione tra tifosi, oltre che da una sorta di “caccia al bagarino” che porterà Bergamo ad essere anche negli anni successivi una piazza molto rischiosa per chi intende speculare sul prezzo dei biglietti, il 16 novembre al Brumana arriva il Pisa. Memori dell’accoglienza dell’anno precedente, le Bna non si lasciano scappare l’occasione di ritornargliela, con gli interessi, ai neroblu toscani. Un pullman di tifosi pisani parcheggiato in via Marzabotto, al termine della partita viene preso a sassate e a bastonate; interviene la polizia e arresta otto bergamaschi e due genovesi, tifosi doriani. Va aggiunto, inoltre, che prima della partita le forze dell’ordine nei rituali controlli agli ingressi della Nord, avevano sequestrato dei fumogeni nascosti all’interno di alcuni tamburi. Per protesta, allora, i gruppi ultrà atalantini non avevano esposto i propri striscioni e nemmeno suonato gran casse e rullanti. Per spiegare quanto accaduto le Brigate distribuiscono nella partita casalinga successiva un volantino dal titolo “Non siamo teppisti, non siamo delinquenti, ma siamo tifosi sempre presenti!!”. «Per la prima volta dalla nostra esistenza - spiegavano le Bna - abbiamo deciso di non dare l’apporto corale (che è quello che ci contraddistingue da tutti gli altri settori) alla squadra per protestare contro la decisione delle forze dell’ordine di fermare due organizzatori del tifo in quando addosso ad altri ragazzi erano stati trovati fumogeni e torce (che non sono bombe ma solo oggetti che fanno fumo e colore). Questo è solamente l’ultimo di una lunga serie di episodi che hanno visto la criminalizzazione del nostro

gruppo da parte delle forze dell’ordine. La nostra protesta è rivolta principalmente alla società che in tutti questi anni nulla ha fatto per aiutare (non finanziariamente) la riuscita folkloristica (es. con il Milan) del nostro tifo. La protesta con il Pisa è stata solamente l’inizio di una forma di lotta che intendiamo proseguire fin che non ci verranno garantiti alcuni oggetti basilari quali tamburi, sciarpe, striscioni, adesivi, fumogeni (che ripetiamo non sono bombe o razzi), per la riuscita del nostro

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15/3/81 - Atalanta-Lazio - Le Brigate impegnate nell’altra partita con una grande decaduta, la Lazio

tifo folkloristico, senza dover incorrere in assurdi fermi e riconoscimenti, considerando il fatto che da tempo ormai anche noi ci siamo responsabilizzati per evitare multe alla società. Noi delle Bna ribadiamo ad alta voce che siamo stanchi di questa società menefreghista, ma più forte ancora gridiamo che saremo sempre al fianco dei giocatori come sempre abbiamo fatto e sempre faremo se ci verrà data la possibilità. Infine non possiamo tacere su quello che è avvenuto a fine partita con il Pisa (offuscando anche la nostra giusta protesta), condannando vivamente coloro i quali appartenenti al nostro gruppo hanno deciso di partecipare a quegli episodi di violenza che come sempre avviene in questi casi hanno coinvolto persone estranee agli incidenti; purtroppo questa gente non ha capito che le nostre proteste sono rivolte a un tifo migliore e sempre più folkloristico, perché è questa la nostra vera meta da raggiungere». I deludentissimi risultati della squadra non contribuiscono certo alla crescita dei gruppi della Nord, ma nonostante questo il seguito in alcune trasferte risulta consistente; come ad esempio a Vicenza (21 dicembre) quando alcune centinaia

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di atalantini fanno un tifo caldissimo che portano Rocca e compagni a strappare un difficile pareggio. Ma se al Menti i bergamaschi al seguito sono in buon numero, non si può dire altrettanto un mese dopo, il 18 gennaio 81, nella trasferta con il Genoa. «Alla partenza, alle 7 di mattina, in stazione ci ritrovammo solo in otto - si ricorda nel libro uscito per il ventennale delle Brigate - e decidemmo così di prendere il treno successivo per aspettare eventuali ritardatari che difatti arrivarono in sette! Il gruppo così si era ingrossato sino a quindici, ma durò poco visto che appena prima di partire gli ultimi arrivati decisero di tornarsene a casa, dopo aver preso atto dell’esiguo numero di partecipanti alla trasferta. Sul treno per Genova la tensione cominciò a salire per la preoccupazione di quello che ci aspettava a destinazione: la Fossa dei Grifoni con un odio marcato nei nostri confronti. Decidemmo allora di scioglierci in singoli per non dare nell’occhio in caso di ultrà genoani ad attenderci; fortunatamente, invece, trovammo solo alcuni nostri amici doriani e con loro decidemmo di attendere l’ora del-


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14/6/81 - Atalanta-Genoa - Un grande tifo della Nord non basta per salvare la squadra dalla retrocessione in C. È forse la più brutta pagina della storia nerazzurra

la partita al mare. Nei pressi dello stadio, sentimmo dei cori e vedemmo un gruppo della Fossa con tamburi, bandiere e striscioni e visto il nostro esiguo numero riuscimmo ad imboscarci e ad entrare, dopo una breve corsa per sfuggire ad alcuni genoani, in curva Sud, dove incontrammo alcuni dei nostri senza lo striscione Brigate, ma muniti, come noi, delle sole sciarpe. A fine partita ci incamminammo verso la stazione in modo separato, ritornando così a Bergamo con un’altra sconfitta sulle spalle, ma coscienti di avere almeno salvato il motto “Comunque vada, sempre presenti!”». Con il prosieguo sempre più umiliante del campionato, anche le presenze di pubblico si riducono tanto da arrivare a soli 4260 paganti (più 5786 abbonati) nell’incontro casalingo con il Varese. La stagione da bassifondi di classifica quindi si ripercuote in modo pesante anche sugli ultrà della Nord, alle prese con un periodo di deludente stanca, anche se va registrata, proprio in questo campionato la nascita da parte di cinque/sei ragazzi, tra cui Cesare Rosani, Andrea Cortesi e il Casè, dei Vigilantes Atalanta, un gruppo che però, nonostante raggiunga circa una settantina di tesserati, dura lo spazio di pochi mesi, sciogliendosi

già alla fine della stagione. A rianimare la tifoseria neroblu sono ancora i genoani nella penultima partita del campionato; il 14 giugno al Comunale è di scena la partita della vita: salvezza per l’Atalanta o promozione per il Genoa. In curva Sud circa tremila rossoblu spingono Onofri e compagni verso una vittoria (2 a 1 il risultato finale) che vale praticamente la serie A. Dall’altra parte, invece, la Nord, con un sostegno quasi commovente non riesce ad evitare la sconfitta e con essa la più pesante delle retrocessioni della storia atalantina: per la prima volta si cade nell’inferno della serie C. E l’amarezza è talmente profonda che gli ultrà bergamaschi non hanno neanche la forza di abbozzare una contestazione.

1980/81 Un adesivo dei Vigilantes, un gruppo che nasce e muore nell’arco di questo campionato

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CAMPIONATO 1981/82 L’inferno dura solo un anno. Si torna in serie B

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Atalanta riparte dalla C guidata dall’ex nerazzurro Ottavio Bianchi. Dei giocatori della stagione precedente restano: De Bernardi, Filisetti, Bertuzzo, ma soprattutto capitan Vavassori, che pur di vestire ancora la maglia neroblu rinuncia ad ingaggi di squadre di A e B. Arrivano i bergamaschi Eugenio Perico, Lino Mutti e Giorgio Magnocavallo (pugliese di nascita, ma cresciuto a Verdellino), e con loro MariR I S U LTAT I A R no Magrin, Claudio Foscarini, ATALANTA TREVISO 1-0 2-1 Giancarlo Snidaro, il portiere FORLI’ ATALANTA 1-1 1-3 Mirko Benevelli, Domenico ATALANTA MONZA 0-0 0-0 Moro e Gian Paolo Rossi. SANREMESE ATALANTA 0-2 0-1 Questa Atalanta non ha scelte: ATALANTA FANO 1-0 1-1 deve arrivare prima o seconTRIESTINA ATALANTA 1-1 1-3 ATALANTA S.ANGELO L. 2-0 0-0 da. E questa Atalanta non PARMA ATALANTA 0-0 0-1 deluderà le aspettative. ATALANTA EMPOLI 1-0 2-2 Il debutto al Comunale arriva MODENA ATALANTA 1-1 1-1 domenica 20 settembre alla TRENTO ATALANTA 1-0 0-0 prima partita di campionato ATALANTA ALESSANDRIA 2-0 0-0 con il Treviso. I nerazzurri PIACENZA ATALANTA 1-1 0-2 ATALANTA PADOVA 4-0 1-0 vincono 1-0 su rigore (Mutti). ATALANTA L.R.VICENZA 2-0 2-2 Contro il Forlì (1-1), Bianchi MANTOVA ATALANTA 0-0 0-1 sostituisce Mostosi con Moro: ATALANTA RHODENESE 3-0 0-1 i bergamaschi vanno per primi in vantaggio (gol di Mutti, ancora grazie ad un penalty) ma vengono raggiunti a soli tre minuti di distanza. Sette giorni dopo la partita interna contro il Monza (0-0), l’Atalanta raggiunge la sua prima vittoria esterna in casa della Sanremese: due a zero grazie alle reti di De Bernardi e Moro. In Liguria l’Atalanta scende in campo con le maglie giallorosse: i colori di Bergamo le portano fortuna.

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La domenica successiva arriva in terra orobica il Fano. Una brutta partita che termina con la vittoria dell’Atalanta per uno a zero (terzo gol di Mutti su rigore). Anche nella sfida in casa della Triestina in campo non si assiste a continuità di gioco, se non per i primi 45 minuti (1-1, gol di Magnocavallo). La settima giornata di campionato si gioca al Comunale contro il Sant’Angelo Lodigiano: una doppietta di Mutti regala la vittoria ai bergamaschi (2-0). Dopo che il Parma riesce a fermare l’Atalanta sullo 0-0, i nerazzurri battono al Comunale l’Empoli con un gol siglato al novantesimo su punizione ancora da Mutti. Due punti, questi, che permettono ai bergamaschi di tornare soli in cima alla classifica, scavalcando Monza, Padova, Vicenza e Modena. Nella nebbia impenetrabile di Modena la partita termina sull’1-1: due rigori uno per parte e per i nostri è ancora Mutti a non perdonare dal dischetto. L’Atalanta crolla sul campo di Trento e perde la sua imbattibilità: 1-0 per i padroni di casa che riescono ad infilare in contropiede gli ospiti orobici. I nerazzurri non tardano a farsi perdonare dai loro tifosi offrendo loro al Comunale contro l’Alessandria una bella partita e un più che apprezzabile 2-0 (gol di Mutti e Magnocavallo). Per Natale l’Atalanta regala ai suoi tifosi una


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Lino Mutti, bomber della squadra con 16 reti, festeggiato dopo un gol da De Bernardi (n. 11) e Madonna

goleada, schiacciando il Padova con un perentorio 4-0 (Magrin, due reti di De Bernardi e Magnocavallo). Da segnalare in questa partita la profes- La classifica vede l’Atalanta sola in testa a 44 punsionalità di capitan Vavassori, che, sebbene colpi- ti, seguita dai 43 del Monza e dai 42 del Modena). Ma è ancora prematuro cantar vitto dall’atroce perdita del padre sepolto toria. L’Atalanta a tre giornate dalla il giorno prima della sfida contro i CLASSIFICA fine vince a Padova (0-1 gol di veneti, ha voluto scendere in campo lo ATALANTA 49 Moro) proprio nel giorno in cui il stesso, disputando un match davvero MONZA 47 Modena perde a Trieste e il Monza impeccabile. L.R.VICENZA 46 MODENA 46 a Parma non riesce ad andare oltre Anche nel nuovo anno la squadra di TRIESTINA 40 lo 0-0. I nerazzurri a Vicenza (2-2) Bianchi raccoglie punti in continuazioPADOVA 40 giocano una delle più belle partite ne; in trasferta pareggi a Mantova (0-0), FANO 33 del campionato e lo fanno anche Monza (0-0), Fano (1-1), Sant’Angelo TRENTO 32 PARMA 31 per Giuseppe Bortolotti, fratello Lodigiano (0-0), Empoli (2-2) e vittoTREVISO 31 del presidente venuto a mancare ria a Treviso (1-2). In casa vittorie con FORLI’ 30 improvvisamente il giorno prima. L.R. Vicenza (2-0), Rhodense (3-0), PIACENZA 30 Dopo aver subito la prima rete, Forlì (3-1), Sanremese (1-0), Triestina SANREMESE 30 EMPOLI 29 pareggiano e passano in vantaggio (3-1) e Parma (1-0). RHODENSE 28 con una doppietta di Ezio-gol. Si arriva, quindi, al big-match al MANTOVA 27 Il 23 maggio 1982, sedicesima di Comunale con il Modena; a mezz’ora ALESSANDRIA 25 campionato, al Comunale è la giordalla fine, i nerazzurri perdono per S. ANGELO L. 18 nata della festa, dei cori, insomma uno a zero. Al 90° Magnocavallo viene atterrato in area: rigore realizzato da Mutti. Nelle è la giornata della sospirata promozione. Il golsfide contro il Trento e l’Alessandria i nerazzurri vittoria di Moro ai danni del Mantova arriva dopo 51 lunghissimi minuti di gioco. vengono invece fermati sullo 0-0. Il match contro il Piacenza segna il ritorno al gol L’Atalanta è matematicamente in serie B, poco di Bertuzzo, inserito dopo l’infortunio capitato a importa quindi della sconfitta rimediata sette De Bernardi (i nerazzurri nella sfida contro gli giorni dopo contro la Rhodense. emiliani erano andati subito in vantaggio con Il campionato è finito, i nerazzurri hanno centrato l’obiettivo. un’incornata di Mutti).

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11/10/81 Atalanta-Monza La serie C fa crollare gli spettatori: con i brianzoli la presenza di spettatori al Comunale, Nord compresa, è proprio ridotta

Serie C, ma le Bna ad Alessandria “rivivono” una giornata da A con granata e genoani

L 20/12/81 Atalanta-Padova Le Brigate espongono uno striscione di solidarietà a capitan Vava che ha appena perso il padre

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a retrocessione in serie C è un colpo durissimo anche per la fede dei tifosi più caldi, tanto che al termine della campagna abbonamenti non si raggiungono neanche le duemila tessere (gli abbonati sono solo 1965). Di questo pesante calo di spettatori ne risente anche la Nord, visto che al debutto casalingo con il Treviso al Comunale risultano presenti solo 6500 spettatori. Le prospettive, quindi, non sono buone, soprattutto se si considera che le Brigate Neroazzurre finora avevano vissuto un continuo crescendo. Si aggiun-

ga, poi, che il calendario già alla seconda trasferta porta i nerazzurri a immergersi totalmente nella triste e piccola realtà della serie C fatta, oltre che di nobili decadute, di campetti con tribunette di legno: il 4 ottobre 81 l’Atalanta, infatti, è di scena a Sanremo, dove tra l’altro sfoggia nuovamente la divisa giallorosa, e non sono più di cinquanta i bergamaschi che la seguono in riviera. Ma la squadra nerazzurra, in C è un’attrazione e dovunque richiama il pubblico delle grandi occasioni come ad esempio a Parma (8 novembre, 7500 spettatori) e a Modena (22 novembre, 10000 spettatori) e allo stesso modo la presenza dei temibili e famigerati ultrà bergamaschi rappresenta un’occasione unica per certe tifoserie minori di mettersi in mostra. Ecco, quindi, che proprio a Modena si registrano i primi scontri della stagione con i supporters gialloblu che, al termine dell’incontro e favoriti da una fitta nebbia, prendono a sassate i cinque pullman di atalantini parcheggiati nel piazzale della stazione. I risultati positivi della squadra di Ottavio Bianchi, comunque, servono a dare subito entusiasmo alla tifoseria neroblu che, infatti, comincia a tornare sempre più numerosa al Comunale. Dopo il “deserto” con il Treviso, il pubblico sale a ottomila spettatori di media, per arrivare, poi


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20/12/81 Atalanta-Padova Torna il grande pubblico e la Nord si rianima

alla quattordicesima giornata (22 dicembre), per la partitissima con il Padova, ad oltre 16500 spettatori. «Finalmente si rivede la grande folla - evidenziava L’Eco di Bergamo - il pubblico delle grandi occasioni. Il folclore, al solito, è affidato alla Nord, dove sembra di essere tornati indietro, quanto ad “atmosfera” almeno di un paio d’anni minimo. L’incitamento si fa caldissimo all’inizio della partita: che tifo!». La Nord, insomma, è tornata in gran forma e la debordante vittoria per 4 a 0 di capitan Vava e compagni sui padovani trasforma la curva in un catino di entusiasmo. È in questa occasione che per la prima volta gli ultrà iniziano ad invocare la promozione con possenti e continui cori “Serie B, serie B”; ma, questa partita, va ricordata anche perché viene introdotta una nuova moda che caratterizzerà la Nord per almeno tre anni: è l’usanza di far passare di mano in mano lungo tutta la curva dei grandi bandieroni con l’effetto, in pratica, di vederli quasi “camminare” da destra verso sinistra e viceversa sulle teste degli spettatori. Un’immagine che colpisce molto anche Renato Ravanelli che nel suo resoconto su L’Eco scriveva: «Mai visto. Assai suggestivo, fantastico! Un esperto di scenografia non avrebbe saputo fare di meglio. È uno spettacolo nello spettacolo questa enorme bandiera che quasi passeggia sulle teste dei tifosi». L’entusiasmo per le vittorie della squadra porta anche ad incrementare nuovamente il seguito in trasferta; a Monza, ad esempio, il 7 febbraio sono

oltre cinquemila i bergamaschi che si accalcano uno sopra l’altro nell’angusto e vetusto stadio Sada. Sono molti meno, circa un centinaio, invece gli atalantini che il 21 febbraio, affrontano la più lunga trasferta della stagione, Fano, in provincia di Pesaro. Le Brigate la prendono anche come una gita, tanto che la partenza viene fissata addirittura alla mezzanotte del sabato per potersi godere una mattinata al mare, ma la giornata freddissima riesce a far desistere anche i più temerari, che si erano portati dietro il costume da bagno, dalla pazza idea di farsi una nuotata nelle acque gelide dell’Adriatico. Tutt’altro clima, invece, si respira allo stadio dove gli animi si riscaldano parecchio; sul finire della gara, infatti, nella tribunetta dietro la porta in cui sono stati confinati i bergamaschi, scoppia una rissa con i tifosi locali che dura circa un quarto d’ora. La trasferta seguente porta i nerazzurri in un altro campetto di paese: a Sant’Angelo Lodigiano “stadio” tutto esaurito con tremila spettatori, di cui la metà bergamaschi. Ma il fondo, in fatto di strutture e spalti, lo si tocca ad Empoli, dove la

20/12/81 Atalanta-Padova Il tifo caldissimo delle Brigate

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28/3/82 Empoli-Atalanta Neanche nel famigerato campetto dell’oratorio di Empoli manca lo striscione delle Brigate

29/11/81 Trento-Atalanta Un gruppo delle Brigate per le vie del centro di Trento

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partita viene fatta giocare non nello stadio (temporaneamente inagibile perché il terreno di gioco sarebbe stato infestato da strane lumachine, anche se per i più questo trasloco è sembrato solo un maldestro tentativo di mettere in difficoltà i giocatori nerazzurri), ma in un campetto di borgata, completamente in terra battuta, al cospetto di circa mille cinquecento spettatori, tra cui cento atalantini, assiepati a non più di un metro dalle linee laterali. Intanto, però, a Trieste il 28 febbraio gli ultrà alabardati avevano cercato di rubare lo striscione “Ragazze curva Nord”: «Avevamo attaccato lo striscione in alto - spiega Franco -, perché non c’era spazio altrove; era il periodo, infatti, in cui, anche nelle trasferte in pochi, si portavano in giro un sacco di striscioni. Durante la partita ci accorgemmo che qualcuno aveva staccato lo stendardo delle ragazze e in un attimo piombammo all’esterno nell’antistadio, riuscendo a raggiungere immediatamente i due triestini autori del blitz; uno si beccò una cinghiata in faccia, quindi mollarono subito il loro “trofeo”». Il campionato si avvici-

27/9/81 - Forlì-Atalanta In serie C si va in trasferta in stadi mai visti prima

na alla volata finale e Vava e compagni il 4 aprile affrontano al Comunale, in un decisivo scontro diretto per la promozione, il Modena ed è record d’incasso assoluto per la serie C con oltre 22000 spettatori («duemila circa gli emiliani bene mimetizzati - scirveva L’Eco - in quanto non si notano bandiere con i colori gialloblu»). La rivalità con i modenesi è particolarmente sentita dagli ultrà bergamaschi e così, dopo anni di assenza, tornano in curva i simboli funebri con i colori degli avversari: nel settore delle Bna, infatti, viene esposta una bara gialloblu. Il tifo è caldissimo: la Nord si colora di pon pon di carta bianca e rosa ed incita a più non posso anche quando il Modena passa in vantaggio. Perfino i dirigenti e i giornalisti emiliani fanno gli elogi al calore della tifoseria orobica. Il 25 aprile l’Atalanta va ad Alessandria; una trasferta, in teoria tranquilla, che, invece, si rivela ad alto rischio incidenti per la preannunciata presenza, insieme ai grigi, di esponenti della Fossa dei Grifoni e degli Ultras del Toro.


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4/4/82 - Atalanta-Modena - Tutto esaurito per lo scontro al vertice con i canarini

La giornata è raccontata nel libro del ventennale delle Bna: «Si parte alle 10,30 - si legge - siamo in tre pullman con tanta voglia di partecipare a questa trasferta perché ad Alessandria sappiamo di trovare granata e genoani ad attenderci in modo minaccioso, ma le prime minacce arrivano dalla strada: dopo pochi chilometri uno dei tre mezzi è costretto a fermarsi per lo scoppio di una gomma. Cambiata la ruota si prosegue, ma fatta poca strada un altro scoppio: la ruota di scorta era peggio della prima e a questo punto non rimane che l’autostop (in cinquanta!) e tra quanti ci rifiutano un passaggio c’è anche la carovana del club Amici (bella solidarietà…). Nonostante gli intoppi riusciamo a raggiungere Alessandria anche se a partita già iniziata. L’incontro è ricco di emozioni (tra l’altro si registra il ritorno dopo una lunga assenza del mitico Ezio-gol), ma l’attenzione di tutti era per l’uscita dove sapevamo esserci alcuni ultrà granata e genoani, che, tra l’altro, avevano anche esposto i loro striscioni nella curva dei tifosi grigi. A fine partita, infatti, siamo noi con una carica spontanea a dirigerci verso la loro curva e qui dopo alcuni tafferugli i grifoni,

Katanga e Carmagnola vengono portati via dalla polizia “per le cure del caso”. Dopo alcuni battibecchi con le forze dell’ordine riusciamo a partire sparsi alcuni sugli altri due pullman, altri su un po’ di auto». Il ritorno di Bertuzzo, che poi risulterà fondamentale nella fase finale del campionato, è ovviamente accolto con grande entusiasmo dalla Nord. Un affetto che Ezio-gol ha sempre ricambiato come dimostra anche la toccante dedica per la sua prima rete dopo la lunga assenza dai campi di gioco; è il 2 maggio, al Comunale è di turno il Piacenza

e l’Atalanta vince per 2 a 0 (gol di Mutti e raddoppio appunto di Bertuzzo) e al termine dell’incontro il mitico bomber neroblu dichiara: «Questo gol, nella speranza che non resti solo il primo, lo vorrei dedicare alla squadra, un po’ anche a me stesso per non essermi mai dato per vinto, ma soprattutto lo dedi-

10/1/82 Mantova-Atalanta Un’altra novità per la tifoseria della Nord: Mantova

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25/4/82 - Alessandria-Atalanta - Come previsto alla vigilia ad Alessandria ci sono anche gli ultrà del Toro e del Genoa ad aspettare i bergamaschi

6/5/82 - Vicenza-Atalanta - Il pareggio 2 a 2 con la doppietta di Ezio gol scatena l’entusiasmo dei bergamaschi

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co a quel tifoso della Nord del quale non sentiremo più il tifo». Il riferimento è al povero Gino, un ragazzo delle Bna tragicamente scomparso qualche giorno prima, che la curva ha voluto ricordare con una corona di fiori bianchi appoggiata sulla recinzione del campo, sotto la balconata delle Brigate. Il campionato fila via alla grande, con la squadra di Bianchi sempre stabile in testa alla classifica accompagnata da un pubblico sempre più numeroso anche nelle ultime trasferte. Il 9 maggio a Padova oltre duemila bergamaschi salutano una vittoria fondamentale per la promozione, mentre una settimana dopo, a Vicenza, sono oltre tremila gli atalantini che portano in trionfo un grandissimo Eziogol autore di una splendida doppietta. La partita, molto attesa, è caratterizzata anche da alcuni incidenti sul finire del primo tempo. «Gruppi di tifosi bergamaschi - riportava L’Eco - con altri vicentini hanno dato vita ad una serie di tafferugli sulle gradinate. A seguito di questi incidenti, compreso anche l’abbattimento di una rete metallica di recinzione, è intervenuta la polizia. Alcuni tifosi si sono dovuti far medicare all’ospedale».


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23/5/82 - Atalanta-Mantova - È grande festa al Comunale per la promozione in serie B

23 maggio 82, finisce l’incubo, si ritorna in B. E che festa al Comunale!

in campo delle squadre. Esplode un coro possente: serie B!, serie B! La voce dello speaker è nettamente coperta. Ancora: serie B!, serie B! Quasi un’ossessione, mai questa serie è stata invocata… Tamburi, ancora tamburi. Sotto la curva campeg-

23/5/82 Atalanta-Mantova Un’altra immaginine della spettacolare fumogenata delle Brigate

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la penultima di campionato e una vittoria contro il Mantova rappresenterebbe la matematica promozione in serie B. L’attesa è altissima in città; al Comunale, nonostante la pioggia, accorrono in circa ventimila e le Brigate fanno le cose in grande, come raccontava L’Eco nella cronaca della giornata: «Ore 15,45, la Nord è uno spettacolo: fumi gialli, rossi, verdi, bagliori, migliaia e migliaia di coriandoli, stelle filanti, decine di bandiere nerazzurre. Una festa di colori. Applausi a pioggia. Nel cielo si libera un grappolo di palloncini. Sotto, attaccato, c’è una grande C. Simbolismo elementare: vattene via, vola via, di te non ne vogliamo più sentir parlare. Un autentico boato saluta l’entrata

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23/5/82 - Atalanta-Mantova - Zoom sul settore delle Bna

gia una grande B in legno compensato e una scritta luminosa “Grazie Atalanta”. In tribuna scoperta uno dei tanti striscioni dà il “bentornato in B” e ringrazia “questa meravigliosa Atalanta”. Partiti. Tra gli applausi. L’Atalanta sembra un po’ frastornata da tanto entusiasmo: in effetti, se togli il Vava ed Ezio-gol, mai i nerazzurri han partecipato a simili feste. Il Mantova è tutto chiuso nella sua metà campo, spesso nella sua area. La Nord è sempre un canto. È l’euforia. Quasi quasi adesso la B non basta più; si canta: “Forza Atalanta, torneremo in serie A”. Adesso suonano anche le trombe, l’eco mi sa che arriva in Città Alta, a stupire i turisti forestieri. E il Mantova si difende con i denti e col pallone in tribuna… La pioggia cade fittissima, ma non spegne l’entusiasmo. È un

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tifo “vero”, “nostrano”: non è stato ancora scandito uno slogan contro gli avversari; il Mantova, paradossalmente, non esiste c’è solo l’Atalanta, A-ta-lan-ta, Ata-lan-ta. È un grido, il grido. La Nord è sempre un coro, adesso, è la ripresa, nell’area biancorossa si susseguono le mischie, l’Atalanta è in forcing. Ed ecco il gol! Domenico Moro è soffocato dagli abbracci, corre sotto la Nord a ricevere l’ideale abbraccio di tutto il pubblico, pubblico che è all’impiedi, le braccia al cielo. Si aggiorna il coro: “Siam tornati, siam tornati, siam tornati in serie B!”. Persino il cielo saluto il gol con un tuono squassante. Si scatena un furioso temporale, l’entusiasmo ha una pausa, ma la stessa partita è stracca, oggi vada pure a quel paese il gioco, l’importante è vincere.


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30/5/82 - Rhodense-Atalanta - Ormai in serie B, a Rho continua la festa

Che festa! Da raccontare un dì ai nipotini. Io quel giorno c’ero e vi assicuro che è stato splendido. Una sbronza di felicità. Del pubblico, degli atalantini. Sui quali, mentre rientrano negli spogliatoi scende l’ultimo coro: “Grazie ragazzi, grazie ragazzi”». E la settimana successiva la festa continua nel minuscolo stadio di Rho, dove, sebbene la squadra di Bianchi esco sconfitta per 1 a 0, i tifosi bergamaschi danno vita ad una pacifica invasione del terreno di gioco per salutare per l’ultima volta nella stagione Vava e compagni.

Mancano dieci minuti alla promozione. Meno cinque. Lo speaker invita il pubblico a non invadere il campo, anche i giocatori hanno programmato una loro festa. Meno tre. Meno uno. Applausi, applausi, applausi. È finita! L’Atalanta è in B, l’Atalanta ha vinto il campionato! Due tifosi entrano in campo con una grande bandiera, tutti i giocatori fanno gruppo e compiono il giro dello stadio sulla pista d’atletica. È un momento storico (piccola storia, se vuoi). Un momento magico, stupendo, meraviglioso.

30/5/82 - Rhodense-Atalanta - Un panoramica del settore degli atalantini; quello di Rho è uno degli stadi più piccoli in cui l’Atalanta ha giocato negli ultimi 40 anni

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CAMPIONATO 1982/83 Debutta un fuoriclasse: Roberto Donadoni

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opo il ritorno in B, la stagione 1982/83 si rivela di transizione, con la squadra stabile a metà classifica. In estate all’Atalanta di Ottavio Bianchi erano arrivati Andrea Agostinelli e i bergamaschi Maurizio Codogno e l’ormai trentacinquenne Beppe Savoldi (disputerà in questo campionato solo nove gare realizzando un’unica rete), mentre a novembre se era andaR I S U LTAT I A R to Vavassori, destinazione ATALANTA PISTOIESE 1-0 0-0 Cagliari. Nella partita inaugurale BOLOGNA ATALANTA 0-1 0-3 contro la Pistoiese (1-0), invece, ATALANTA BARI 1-0 0-0 si registra l’esordio da professioAREZZO ATALANTA 1-0 1-1 nista del giovane bergamasco ATALANTA CATANIA 0-1 0-0 Roberto Donadoni. CAMPOBASSO ATALANTA 1-0 1-2 Il club nerazzurro nel campionaATALANTA CAVESE 2-1 0-1 CREMONESE ATALANTA 3-1 1-1 to 1982/83 non dispone dei fonATALANTA SAMBENED. 0-0 0-0 di necessari per potenziare l’orATALANTA COMO 0-0 0-1 ganico della squadra, sebbene REGGIANA ATALANTA 0-0 1-5 Bianchi a luglio avesse chiesto ai ATALANTA VARESE 0-0 0-0 dirigenti orobici rinforzi “autenMONZA ATALANTA 1-0 0-0 ATALANTA PERUGIA 0-0 1-1 tici” per far fronte ai problemi FOGGIA ATALANTA 2-1 0-1 della squadra. Il tecnico allora ATALANTA LAZIO 1-1 1-2 aveva avanzato la richiesta di PALERMO ATALANTA 3-0 0-2 ottenere un marcatore esperto, ATALANTA MILAN 2-2 0-1 un agile centrocampista e una LECCE ATALANTA 1-1 0-2 punta di valore. In realtà questi sostegni non arrivarono mai, ma furono invece scoperti strada facendo in giocatori come Pacione e Donadoni. La sfortuna inoltre ci mise del suo, facendo venir meno alla squadra l’apporto di uomini importanti come Magnocavallo e Moro. In pochi quindi alla vigilia di questo campionato avrebbero scommesso su un’Atalanta capace di

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terminare la stagione, come poi è stato, conquistando un ottavo posto in classifica di tutto rispetto. Ma andiamo per ordine. Alla prima trasferta di campionato i nerazzurri espugnano Bologna (1-0) e sette giorni dopo conquistano altri due punti ai danni del Bari (1-0). La prima sconfitta dei bergamaschi arriva invece alla quarta giornata di campionato e a firmarla è l’Arezzo. Dopo la sconfitta per 1 a 0 rimediata in Toscana, viene messo sotto processo il centrocampo nerazzurro: l’accusa è di mancare soprattutto dal punto di vista della grinta. Il Catania conquista poi la sua terza vittoria esterna consecutiva (1-0) proprio sul campo del Comunale. Una punizione bomba stende l’Atalanta e porta via così anche l’imbattibilità casalinga fino a qui custodita dai nerazzurri. A Campobasso (1-0, autorete di Bruno) i nerazzurri si rendono purtroppo protagonisti del terzo scivolone consecutivo, anche se, ad onor del vero, un pareggio avrebbe reso maggiore giustizia al risultato di questa partita. Dopo la vittoria sulla Cavese (2-1), l’Atalanta subisce a Cremona una gran brutta batosta, la partita si chiude infatti sul risultato di 3 a 1 per i padroni di casa. Seguono quattro partite consecutive concluse a reti inviolate (Sambenedettese, Como, Reggiana e Varese), quindi una sconfitta a Monza (1-0), un altro 0-0 a Perugia e un nuovo passo fal-


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Debutta una giovane promessa di Cisano Bergamasco: è Roberto Donadoni. Diventerà un grandissimo campione

mollare. L’obiettivo è quello di arrivare il prima so a Foggia (2-1). La Dea apre il nuovo anno possibile a quota 35-37 punti affrontando a Bergamo la Lazio (1-1), cui segue la Un importante passo verso il consesfida in trasferta contro il Palermo CLASSIFICA guimento dell’ambito traguardo pre(3-0). Finisce invece sul 2-2 la parfissato, l’Atalanta lo fa in occasione titissima contro il Milan. Ad andare MILAN 54 LAZIO 46 della sfida contro la Reggiana in cui in vantaggio per primi e a raddopCATANIA 45 trafigge i granata per 5-1. “Il più bel piare anche sono proprio i nerazCREMONESE 45 gol della mia vita”, così Mutti comzurri (con Pacione e Magrin). BareCOMO 45 menta la sua rete del 2-0. Difficile darsi accorcia le distanze su rigore e CAVESE 42 MONZA 38 gli torto, una conclusione su girata da Damiani nel finale trova il gol del ATALANTA 37 annoverare tra i capolavori calcistici. pareggio. SAMBENED. 37 I nerazzurri raggiungono in anticipo Lasciata alle spalle la sfida contro i VARESE 37 (29 maggio 83) la certezza matematica rossoneri, i bergamaschi giocano PERUGIA 36 AREZZO 36 della salvezza nella gara casalinga condue partite consecutive in trasferta CAMPOBASSO 36 tro il Palermo (2-0) grazie ad una pre(a Lecce prima e a Pistoia poi) finiPISTOIESE 34 stazione di indubbio valore agonistico te entrambe in pareggio. PALERMO 34 e tecnico. I nerazzurri si rendono protagonisti LECCE 34 REGGIANA 32 Dopo la non facile fase iniziale di di una grande prestazione in occaBOLOGNA 32 ambientamento nella serie cadetta, gli sione della sfida interna contro il FOGGIA 30 uomini di Bianchi hanno quindi Bologna: finalmente una larga vitBARI 30 dimostrato di aver saputo superare toria (3-0). Dopo tre pareggi conseegregiamente l’impatto con la serie B. cutivi, nella sesta di ritorno, l’Atalanta contro il L’Atalanta chiude in bellezza anche l’ultima partiCampobasso raggiunge la vittoria solo all’ 86’. ta del campionato: due a zero contro il Lecce. Al La Cavese torna il “ben servito” ricevuto dai bertermine della partita la società ringrazia Ottavio gamaschi (1-0) nella sfida d’andata e anche il Bianchi per il buon lavoro svolto nei due anni di Como (1-0) rallenta il cammino nerazzurro. permanenza a Bergamo e annuncia il nome del A nove giornate dalla fine, la classifica vede quinnuovo allenatore: sarà Nedo Sonetti a guidare i di i nerazzurri ancora in una “zona minata”: nesnerazzurri nella stagione 1983/84. suna diretta concorrente per la salvezza sembra

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1982/83 Oltre ai fumogeni e alle torce spesso per fare coreografia si utilizzano gli estintori

A Campobasso e Foggia, le prime trasferte in pullman al Sud

I 1982/83 Un’altra immagine di una micidiale fumogenata all’anidride carbonica con l’uso di estintori!

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l ritorno in serie B riporta entusiasmo e carica a tutto l’ambiente della Nord, in particolare alle Brigate che all’inizio di questo campionato rappresentano l’unico gruppo ultrà nerazzurro (Sbandati esclusi). Le coreografie diventano ogni domenica più ricercate e così anche a Bergamo si fanno sempre più uso di rotoli di carta igienica, da calcolatrice e pon pon di carta recuperati a sacchi dagli straccivendoli. Ovviamente non mancano torce e fumogeni a cui talvolta si aggiungono addirittura degli estintori, con il risultato, a parte i polmoni “devastati” dall’anidride carbonica, di ritrovarsi con gli abiti e i capelli tutti impolverati di bianco. Le torce, in particolare, sono quelle, lunghissime, in dotazione sui treni, motivo per cui sono frequentissimi i raid notturni sui vagoni in parcheggio alla stazione. Un’altra novità coreografica sono i grandi bandieroni che vengono passati di mano in mano; l’effetto è spettacolare: sembra quasi che questi drappi neroblu camminino sulle teste degli spettatori da un lato all’altro della curva. In questa evoluzione organizzativa le Brigate si danno

anche una nuova base operativa: le riunioni ora si tengono tutti i giovedì al Circolo Ricreativo Lavoratori di Torre Boldone (gestito dai genitori del Beppe Ciöfa, uno del gruppo), lo stesso che quasi vent’anni dopo diventerà famoso per essere il “covo” dei Supporters. Il clima si scalda subito e già alla prima trasferta a Bologna (19 settembre 82) non mancano i tafferugli: «Mentre tornavamo al pullman - racconta Gigi Rosso - passammo, apposta, sotto la loro curva; volevamo provocarli e così, in una quarantina, caricammo decisi proprio agli ingressi della curva Costa». Tensioni si registrano anche alla quinta giornata (10 ottobre), quando la prima sconfitta interna con il Catania, provoca la furiosa reazione della Nord. Nel mirino finisce la terna arbitrale, rea di non concesso un paio di rigori. «A fine partita riportava L’Eco - alcune centinaia di tifosi hanno tenuto impegnati carabinieri e polizia. L’arbitro Altobelli è stato il bersaglio preciso, per fortuna solo sonoro, di questi facinorosi che hanno gridato il suo nome accompagnato da contumelia irripetibili. Qualche teppista ha cercato di rovesciare le transenne che delimitano il passaggio verso gli spogliatoi, mentre una fitta sassaiola è caduta sulle forze dell’ordine che erano schierate nei pressi del cancello principale. Ci sono poi stati momenti di grande tensione quando carabinieri e polizia sono intervenuti di forza mentre sul piazzale iniziavano le prime intemperanze dei più esagitati. Gli animi si sono calmati solo molto dopo la partita. I più accesi fra i contestatori ad oltranza hanno ritmato frasi ingiuriose contro la Lega Nazionale, contro l’arbitro e contro i poliziotti, tacciati di “meridionalismo” (molto frequente allora era il coro “Terroni, terro-


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1982/83 - Per le coreografie spesso si utilizzano i pon pon con la carta da macero

ni ci state sui coglioni”)». La settimana seguente il calendario porta l’Atalanta a Campobasso e le Brigate organizzano la prima trasferta in pullman al Sud. Fino ad allora, infatti, il seguito nelle trasferte meridionali si era limitato a pochi temerari, solitamente quattro-cinque, in macchina o in treno. Stavolta le Bna riescono a trasformare un “evento” per pochi, in un viaggio di gruppo (partenza a mezzanotte e 30 da piazza Sant’Anna, costo del viaggio 25 mila lire). Spiace notare come, nonostante la vistosa presenza della quarantina di bergamaschi nello stadio di Campobasso, L’Eco non riporti una riga sugli ultrà neroazzurri. E dire che mai se ne erano visti così tanti al Sud; questa “censura” forse si spiega col fatto che gli inviati del quotidiano di viale Papa Giovanni sono Elio Corbani e Giancarlo Gnecchi (che tra l’altro, negli incidenti del dopo Atalanta-Catania, era stato nuovamente contestato da parte di un gruppo di tifosi della Nord), entrambi, ieri come oggi, poco in sintonia con il “popolo” della curva. In più c’è da aggiun-

gere il velenoso commento che il club Amici aveva scritto, nella sua rubrica del giovedì su L’Eco, nel presentare l’imminente trasferta molisana: «La squadra - riportava il pezzo del Centro Coordinamento - saprà farsi valere come prima, a partire da Campobasso dove i suoi sostenitori veri non ci saranno, ma le saranno ugualmente vicini con il pensiero». Come non poteva essere altrimenti, la frase «i suoi sostenitori veri non ci saranno» non va certo giù alle Brigate che nella successiva partita casalinga con la Cavese (24 ottobre) proclamano uno sciopero

1982/83 Si lancia la moda dei bandieroni passati di mano in mano lungo tutta la curva Nord

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16/1/83 - Atalanta-Milan - Tutto esaurito e grande tifo per la partita più attesa della stagione

31/10/82 Cremonese-Atalanta Uno dopo l’altro una ventina di bergamaschi vengono fermati dai carabinieri e condotti negli spogliatoi attraversando il campo; una scena mai vista!

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del tifo. «Le Bna - si leggeva nel volantino «Tutto è precipitato quando Frutti ha realizzato il distribuito allo stadio prima della gara - a secondo gol cremonese - riportava la cronaca della seguito della campagna di diffamazione in partita -. I tifosi bergamaschi sistemati alle spalle del atto da parte del Centro Coordinamento e del- portiere Benevelli hanno iniziato un lancio di bastoni la stampa cittadina, oggi non daranno l’ap- in campo. I più esagitati hanno cercato di rovesciare porto corale per incitare la squadra anche se alcuni tabelloni pubblicitari che erano appoggiati alla questa sta attraversando un momento molto rete di recinzione, poi hanno compiuto il gesto vandadelicato. Consci dell’importanza che le Briga- lico che più di tutti ha fatto irritare il pubblico. È state hanno nella curva Nord, si è deciso di to distrutto uno striscione del club cremonese Dragone attuare questa forma di protesta per risponde- e hanno piegato un’asta che fungeva da pennone sul re alle accuse rivolteci non tenendo conto di quale c’era la bandiera nazionale. A questo punto il quello che le Brigate hanno fatto e continua- servizio d’ordine predisposto dai carabinieri ha iniziano a fare per l’Atalanta». Il volantino, dopo to un intervento deciso che ha portato al fermo di aver evidenziato come i prezzi praticati diversi atalantini. Così si è assistito, dalla metà del dagli Amici per le trasferte fossero sempre secondo tempo, alla sfilata di alcuni giovani che, scorpiù alti di quelli delle Bna, proseguiva con la replica alla frase incriminata: «Il club Amici ha pubblicato sull’Eco che i “veri tifosi” non vanno a Campobasso poiché solo le Brigate hanno organizzato la trasferta al Sud per tenere alti i colori della squadra. Pensiamo che i veri tifosi siano quelli che seguono la squadra anche nei momenti difficili». Secca la conclusione: «Club Amici tocca a te oggi tifare! Fai vedere a tutti quanto poco sai fare!». La trasferta successiva (31 ottobre) si rivela ancora ad alta tensione. A Cremona, infatti, gli 31/10/82 - Cremonese-Atalanta - Nella curva ospiti gli atalantini fanno ultrà atalantini si scatenano. letteralmente a pezzi lo striscione di un club grigiorossi


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tati dai carabinieri, hanno percorso i bordi del campo sino al sottopassaggio che porta agli spogliatoi sonoramente fischiati da tutto il pubblico locale. A fine partita erano una ventina i bergamaschi fermati dalle forze dell’ordine». Quello della “sfilata” in campo degli ultrà arrestati (da notare che l’ingresso degli spogliatoi nello stadio Zini è posto sotto la tribuna centrale) rappresenta un episodio unico nel suo genere, impensabile al giorno d’oggi, che non si ripeterà più negli anni seguenti. Alla vigilia delle feste natalizie, è il 19 dicembre, l’Atalanta è di scena a Foggia e le Bna affrontano la seconda trasferta organizzata al Sud. E ancora più lontano di Campobasso. «Eravamo un gruppo molto affiatato - ricorda il Baffo - e molto casinista, tanto che in quella trasferta ad ogni autogrill non mancammo di lasciare qualche scritta su di un po’ di muri. A Vasto, però, fummo beccati dalla stradale che ci portò tutti in questura per denunciarci per “imbrattamento di luogo privato”. Appena arrivati a Foggia il nostro pullman venne bersagliato da un continuo lancio di sassi da parte di bambini; stessa sorte ci spettò all’interno dello stadio quando esponemmo il nostro striscione: dal pubblico rossonero ci piovve addosso di tutto, compresa una bomba carta, ma noi resistemmo per oltre mezz’ora prima di togliere lo striscione, ma dopo una ventina di minuti lo riattaccammo nuovamente e non lo staccammo più. E così guadagnammo anche il rispetto dei foggiani, visto che loro stessi ci dissero che eravamo stati la prima tifoseria settentrionale

a presentarsi nel loro stadio con tanto di striscione». A Foggia, però, non ci sono solo sassi; all’ex idolo della Nord Tonino Rocca (passato nelle file rossonere), infatti, le Brigate donano un mazzo di fiori che il mitico “Furia” ricambia gridando ai tifosi bergamaschi un sincero “Siete grandi!”. A metà gennaio, è il 16, al Comunale si gioca la partita più attesa della stagione: arriva il Milan, la grande decaduta, con la Lazio, nella serie cadetta. Stadio esaurito, incasso record (280 milioni di lire) e gran tifo della Nord che poi a fine partita esplode in un possente coro “ladri, ladri” per il rigore insistente assegnato dall’arbitro Menicucci ai rossoneri che consente a Franco Baresi di accorciare le distanze (all’80’ Damiani fisserà il risultato sul 2 a 2). Le preoccupazioni della vigilia per il verificarsi di possibili incidenti non si rivelano per niente azzardate; la giornata, infatti, è costellata da una serie di intemperanze sia durante l’incontro, con scontri tra tifosi in più punti dello stadio, che al termine, quando i tafferugli si spostano lungo il percorso per la stazione. I milanisti, non smentiscono la loro fama e fanno abbondante uso di lame e coltelli: il bilancio finale riporta di cinque bergamaschi e un milanista finiti all’ospedale, di cui quattro per ferite da armi da taglio, e tre arrestati, due rossoneri e un atalantino. All’undicesima giornata di ritorno (18 aprile) la squadra regala alla tifoseria atalantina una delle poche soddisfazioni della stagione: con uno spet-

28/3/83 Atalanta-Cremonese Sono gli anni in cui quello con i grigiorossi è forse il derby più sentito

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15/5/83 - Atalanta-Foggia- La Nord contesta l’allenatore Bianchi ed invoca il ritorno di Titta Rota

22/5/83 Lazio-Atalanta Alla fine del campionato, delusi, non sono più di 50 i temerari bergamaschi al seguito all’Olimpico

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tacolare 5 a 1 travolge la malcapitata Reggiana e per l’occasione la Nord lancia un nuovo coro, senza parole, seguendo le note della sigla “Amico è” del quiz televisivo di Mike Bongiorno “Superflash”. Sarà per l’entusiasmo della dilagante vittoria o per il motivo coinvolgente del nuovo coro, sta di fatto che tutto lo stadio accompagna, con un battito di mani, la versione di “Amico è” delle Bna

(alla base senza parole saranno poi aggiunte le parole che terminano con il boato “Non ci fermerete certo voi, bastardi” che ancora oggi si sentono di frequente in tutti gli stadi italiani). Ma come già detto la cinquina rifilata agli emiliani, resta un caso isolato; dopo una partenza promettente, infatti, nel girone di ritorno la squadra delude profondamente attestandosi tra l’undicesimo e il dodicesimo posto, quindi nella seconda metà della classifica. Troppo poco per una tifoseria che cullava sogni di promozione. Sul banco degli imputati finisce l’allenatore Ottavio Bianchi e, anche se mai con toni accesi, la contestazione si manifesta nella partita interna con il Foggia (15 maggio) quando la Nord, con lo striscione “Bianchi vattene, Titta torna”, invoca il siluramento del burbero mister bresciano e il ritorno del focoso tecnico bergamasco Titta Rota. Una contestazione che però spacca il fronte della tifoseria, tanto che nella penultima partita al Comunale, il 30 maggio con il Palermo, in gradinata un club degli Amici espone uno striscione a favore dell’allenatore in carica. Alla scritta “Bianchi portaci in A”, la Nord replica con il coro “Terroni, terroni” indirizzato proprio ai tifosi della gradinata, visto che il tecnico bresciano, secondo


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22/5/83 - Lazio-Atalanta - Gli atalantini, pur se circondati da alcune centinaia di laziali, non faranno un passo indietro

le voci di mercato, viene già dato sulla panchina del Napoli. Le ultime due trasferte della stagione non sono certo tranquille: il 22 maggio a Roma con la Lazio, gli ultrà della Nord al seguito, causa la delusione per gli scarsi risultati della squadra, non sono più di cinquanta e si trovano, nella curva Sud dell’Olimpico, addirittura accerchiati da alcune centinaia di laziali, ma nonostante un fitto lancio di oggetti nessun bergamasco fa un passo indietro. Il 5 giugno, invece, gli atalantini sono costretti ad assistere alla festa per la promozione del Milan a San Siro dove tutto è pronto per salutare il ritorno in serie A dei rossoneri. Questo clima di esuberanza e di felicità, però non coinvolge gli ultrà neroblu che, seppur in numero ridotto, rispondono un po’ incazzati. «Nonostante il clima da addio al campionato - riportava l’agenzia Ansa - sugli spalti ci sono stati momenti di tensione tra gli opposti schieramenti. Ad un certo momento gruppetti di ultras milanisti avvicinatisi al settore dove erano raccolti gli atalantini sono stati messi in fuga da esagitati che brandivano manganelli giganteschi. Sono intervenuti poliziotti e carabinieri per disporre un “cordone sanitario” tra i contendenti». Il deludente campionato si conclude con la

vittoria casalinga sul Lecce per 2 a 0, la consueta invasione di campo e con l’annuncio della sostituzione alla guida della squadra di Ottavio Bianchi con il toscano Nedo Sonetti; ma prima di chiudere la stagione la Nord, con uno striscione, lancia un messaggio molto chiaro alla società: “Bortolotti, l’Atalanta è dei bergamaschi, portala in A per i bergamaschi!”.

12/6/83 Atalanta-Lecce Ultima di campionato; dalla Nord un messaggio alla società: “Bortolotti, l’Atalanta è dei bergamaschi, portala in A per i bergamaschi!”.

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21/11/82 - Reggiana-Atalanta - I bergamaschi presenti al vecchio stadio Mirabello

In trasferta è l’anno delle Vespe… smontate!

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a fama acquisita in questi ultimi anni dagli ultrà neroblu, porta molte tifoserie di serie B a cercare la provocazione con gli atalantini; i supporters della Nord, quindi, in tutte le trasferte, anche quelle all’apparenza più tranquille, non possono permettersi di abbassare il livello di guardia. Le sassaiole ai pullman targati Bg, diventano così molto frequenti, quasi fosse un gioco da bri-

21/11/82 Reggiana-Atalanta Ecco il titolo del “drammatico” articolo sulla choccante avventura vissuta dai due reggiani

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vidi da parte di tifoserie minori. E di brividi due ultrà della Reggiana devono averne provati proprio tanti nel dopopartita che ha visto l’Atalanta affrontare, il 21 novembre, la squadra granata allo stadio Mirabello di Reggio Emilia. «Eravamo appena entrati in autostrada - ricorda il Baffo - quando da un cavalcavia ci lanciarono alcuni sassi che spaccarono dei finestrini del nostro pullman. Ovviamente ci

fermammo subito avendo visto, sul ponte, due ragazzi che risalivano di corsa su una Vespa e ci lanciammo all’inseguimento a piedi». A leggere la cronaca dell’episodio riportata da La Gazzetta di Reggio pare quasi la trama di un film di Dario Argento. Ecco i fatti, ovviamente secondo la versione “horror”, ma sarebbe meglio definirla tragicomica, raccontati dal quotidiano emiliano. «Hanno rischiato di essere linciati da un gruppo di ultras dell’Atalanta inferocito - attaccava l’articolo -. Inseguiti si sono salvati rifugiandosi nel sottotetto di una casa colonica. È questa l’avventura allucinante vissuta da due diciassettenni di Castelnovo Sotto che domenica pomeriggio stavano ritornando a casa dopo aver assistito alla partita Reggiana-Atalanta; un’esperienza choccante, drammatica, che li ha coinvolti senza che si possa individuare nel loro comportamento la minima scintilla per scatenare una reazione tanto violenta e selvaggia (e invece i due tifosi granata avevano voluto scherzare col fuoco lanciando i sassi ai pullman bergamaschi)». «Eravamo sulla strada che costeggia l’autostrada - raccontavano al giornalista i due reggiani - quando abbiamo visto della gente a piedi vicino ad un pullman fermo sulla corsia d’emergenza. Il vetro posteriore era andato in frantumi perché dal vicino cavalcavia un gruppo di ultras della Reggiana aveva lanciato dei sas-


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1982/83 - La fama degli ultrà atalantini si diffonde e così anche per le tifoserie minori affrontare i bergamaschi diventa uno stimolante “gioco da brividi”

si. Quella gente ha cominciato a tirarci addosso delle bottiglie e dei sassi credendoci ultras («e invece facevano proprio parte del gruppo che ci aveva fatto la sassaiola» ricorda il Baffo). In un attimo hanno fracassato la rete metallica che divide l’autostrada e sono corsi verso di noi urlando. A quel punto non sapevamo più cosa fare; indietro non potevamo tornare perché c’erano gli altri che avevano scavalcato alcuni metri prima. Abbiamo deciso di imboccare un ponticello perché vedevamo un paio di case, ma purtroppo c’era del fango e la Vespa si è impantanata. («fu smontata pezzo per pezzo poco dopo!» precisa il Baffo). Non andavamo più avanti e quelli si avvicinavano. Allora siamo scesi e ci siamo messi a correre verso una di quelle due case dove avevamo visto una luce. Correvamo a più non posso. Siamo arrivati a quella casa e abbiamo urlato che ci aprissero; è venuto alla porta un ragazzo e gli abbiamo spiegato in due parole che c’era gente che ci inseguiva e che voleva ucciderci (come si vede il filone horror è ben evidente). Ci hanno fatto entrare e abbiamo chiuso la porta con il catenaccio. Dalla finestra li abbiamo visti arrivare: erano una quarantina con delle facce stravolte. Hanno cominciato a battere contro la porta; in un attimo hanno accerchiato la casa cercando un’entrata. Il ragazzo allora ci ha nascosto in soffitta. Avevamo una paura maledetta, anche perché poco dopo la porta ha ceduto e quelli sono volati in casa. Gridavano “guarda di là, guarda là” ed altre parole incomprensibili in bergamasco e intanto si sentiva un frastuono incredibile. Stefano (uno dei due reggiani) è svenuto; siamo rimasti una mezz’ora in solaio, immobili, finchè gli atalantini non hanno deci-

so di andarsene lasciando la casa a soqquadro. E Stefano, quando è rinvenuto ha avuto la brutta sorpresa di vedere la sua Vespa fatta letteralmente a pezzi». A completare il quadro tragicomico di questa trasferta si aggiunge un altro particolare: «Mentre in corteo ci dirigevamo allo stadio - rammenta Pierluigi Salvi - avevamo notato che, sebbene ci fosse il sole, un sacco di tifosi della Reggiana indossava un ridicolo cappello impermeabile; ovviamente noi non perdemmo l’occasione, lungo tutto il tragitto dal parcheggio allo stadio, di prenderli per i fondelli. Quando però passammo sotto un viale alberato capimmo il perché di quello strano copricapo: quelle piante erano abituale meta di enormi stormi di uccelli che ci sottoposero ad un autentico bombardamento di cagate! Una volta entrati in curva ci trovammo tutti veramente coperti di sterco». Insomma, «an sera töi pié de mèrda de osèl», sintetizza in modo chiaro il Baffo (mai fu più azzeccato il proverbio “ride bene chi ride ultimo”). Dalle Vespe emiliane a quelle marchigiane. Qualche mese dopo, è la vigilia di Pasqua (sabato 3 aprile), l’Atalanta va a San Benedetto del Tronto. «Visto il periodo pasquale e l’inizio della primavera rammenta il Baffo - eravamo partiti con l’intenzione di farci un bagno nel mare; quando arrivammo in spiaggia, però anziché un caldo sole primaverile trovammo un freddo polare». E il clima ostile si respira anche all’interno del vecchio e, questo sì, “caldissimo” stadio Ballarin. Se durante la partita gli insulti e le minacce nei confronti dei tifosi bergamaschi scaldano l’ambiente, nel dopopartita gli ultrà rossoblu, in corrispondenza di un sottopasso ferroviario nei pressi

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30/1/83 - Pistoiese-Atalanta - Una torciata delle Brigate a Pistoia

8/5/83 Perugia-Atalanta Tra le varie trasferte gli atalantini ritornano per la prima volta al Renato Curi dopo il fattaccio del sasso del 1979

dello stadio, danno vita ad una fitta sassaiola ai pullman orobici; stop improvviso degli autobus, giù tutti ed inseguimento dei sambenedettesi. Due di loro, risalgono di corsa sulla Vespa, ma, ahimè lo scooter è un po’ ingolfato e non parte. Gli sfortunati tifosi della Samb vengono così raggiunti e “battezzati” (uno viene conciato proprio male e la polizia nei giorni seguenti interroga in questura a Bergamo alcuni atalantini presenti a San Benedetto arrivando poi a denunciarne tre),

mentre alla messa a punto della Vespa provvedono gli esperti “meccanici” distintisi a Reggio Emilia che, però, dopo averla sezionata pezzo per pezzo, si “dimenticano” di rimontarla. I sambenedet-

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tesi, comunque riescono a rompere alcuni finestrini del pullman cosicché durante il ritorno, più che su un autobus sembra di essere alla Findus: un freddo cane! Ma non è finita: in un autogrill in Romagna, dove ci si è fermati per “riparare” con un po’ di cellophane i finestrini rotti, il Baffo e il Morettone vengono “indotti in tentazione” dall’autista del pullman. «Nel giardino dell’area di servizio - ricorda ridendo il Baffo - faceva bella mostra di sé una statua del Passatore; sarà stata circa due metri e mezzo di altezza! L’autista prese da parte me e ol Moretù e ci fece una proposta proprio allettante: “Ve dó trèntaméla lire se bötì dét la stàtüa in del baöl del püllman e me la porta a cà”. Io e ol Moretù ci guardammo e un secondo dopo eravamo già lì a scuotere con forza la scultura finchè, in quattro e quattr’otto ce la ritrovammo in mano. Il bello di caricarla, anche se a un po’ a fatica perché era troppo lunga (avevamo tirato su anche le bacchette di sostegno infilate nel terreno), ed ecco che arriva una volante della Stradale. Richiudemmo di corsa il bagagliaio e quando i due poliziotti, insospettiti forse dal nostro fare un po’ trafelato, ci chiesero cosa stavamo facendo, noi con placida indifferenza rispondemmo “Niente perché?”. “E quei piedi di chi sono?” fu la secca replica degli agenti! Eh sì, erano rimasti fuori i piedi del Passatore! Scaricata la statua e svanite le trentamila lire ci beccammo anche una denuncia!».


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2/1/83 - Atalanta-Lazio - In curva Nord debutta lo striscione dell’Armata; è la sedicesima giornata d’andata

Dalle Brigate si stacca l’Armata

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allo scioglimento dei Commandos e degli Eagles, la Nord aveva visto la presenza, oltre agli Sbandati, delle sole Brigate Neroazzurre; un’egemonia, quella delle Bna, che in questo campionato viene rotta dalla nascita dell’Armata. A dare vita a questo nuovo gruppo, che si colloca al centro della curva, sono alcuni ragazzi fuoriusciti proprio dalle Brigate, in particolare i fratelli, Carlo e Lino Salerno. «I motivi che ci portarono a staccarci dalle Bna - ricorda Lino Salerno - furono diversi: oltre ad una questione di difficili rapporti personali con alcuni leaders delle Brigate, ci fu anche una causa politica. Noi volevamo dare una forte impronta di sinistra e non a caso nei nostri striscioni mettemmo ben in evidenza la stella rossa in mezzo; nelle Bna, invece alcuni volevano tenere la matrice ideologica in secondo piano». Ma a generare il distacco del nuovo gruppo non è solo l’esaltazione della componente politica: «Inizialmente - spiega Lino - noi volevamo solo un po’ di autonomia gestionale, a cominciare dal fare un nostro striscione e del nostro materiale, pur rimanendo sempre

25/4/83 - Varese-Atalanta Un gruppo dell’Armata in posa sull’autostrada per Varese

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12/6/83 - Atalanta-Lecce - In campo, per l’invasione di fine campionato, con lo striscione

25/4/83 - Varese-Atalanta - Armata in corteo verso lo stadio di Varese

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21/4/84 - Pistoiese-Atalanta - Zoom sul gruppo dell’Armata; nella foto si riconoscono anche lo Yoghi (con il cappello di pelle) e ol Brignolot (in basso sotto la sciarpa), due amici scomparsi entrambi nel 2003

all’interno delle Bna, ma trovammo molte opposizioni nei vertici delle Brigate; a quel punto ci mettemmo insieme in una trentina, tra cui alcuni ragazzi di Bergamo città, come Antonio Gavazzeni, detto “Pantera”, il “Ciucci” Colucci e il Ciccarelli, che tra l’altro non erano interessati a questioni politiche, e della Bassa, come il “Papèt” e alcuni nostri amici di Verdello». Subito dopo la scissione, avvenuta alla fine del girone d’andata del campionato, si procede alla realizzazione degli striscioni: ne vengono confezionati, ovviamente tutti a mano, tre, uno con la scritta “Armata” di colore giallo, un altro identico ma con le lettere bianche ed uno a base nera e scritta azzurra (quest’ultimo sarà utilizzato pochissimo). Ad occuparsi della cucitura ci pensano la mamma dei fratelli Salerno e Manuela Civera. Il debutto ufficiale dello striscione avviene il 2 gennaio 83 in occasione di Atalanta-Lazio. Dopo gli striscioni si dà il via alla produzione del materiale che vede raffigurare, su sciarpe, foulards e adesivi, quasi sempre la stella rossa e il Che Guevara. L’Armata, per la prima volta nella storia dei gruppi

ultras atalantini, sceglie di non dotarsi di tamburi: «Il nostro modello era quello inglese - precisa il Pantera - quindi optammo per rinunciare ai tamburi; preferivamo fare un tifo nuovo che a Bergamo non si era mai visto». «Anche sul fronte dei gemellaggi - continua Lino - la visione con le Bna era molto differente: noi,

infatti, eravamo assolutamente contrari all’amicizia con i romani». Nonostante la scissione e i difficili rapporti con alcuni capi delle Brigate, Salerno e soci non rompono del tutto i ponti con il gruppo trainante della Nord, tanto che per le trasferte si avvalgono dei pullman organizzati dalle Bna. L’Armata si scioglie poi nel maggio ’84, dando vita, insieme agli Stoned e all’Island Collective, ai Wild Kaos Atalanta, un gruppo che segnerà la storia della realtà ultrà bergamasca, e non solo.

1982/83 Il primo adesivo dell’Armata; in evidenza, al centro, la figura del Che Guevara a rimarcare la matrice politica del gruppo

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CAMPIONATO 1983/84 La grande cavalcata verso la serie A

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l suo primo anno sulla panchina nerazzurra Nedo Sonetti, il grintoso allenatore toscano, centra, non solo lo storico obiettivo della promozione, ma raccoglie anche altre grandissime soddisfazioni come il primato in classifica, il record di risultati utili consecutivi (24, eguagliato il primato di Torino stagione 1959/60 e Foggia campionato 1963/64), l’imbattibilità interna e la classifica capocannonieri vinta R I S U LTAT I A R da Marco Pacione con 15 reti. CAGLIARI ATALANTA 1-0 0-0 Tra le novità della stagione, la ATALANTA CAVESE 1-0 1-1 più importante è l’arrivo a BergaCATANZARO ATALANTA 0-3 1-2 mo dal Como del libero Roberto ATALANTA CESENA 1-1 1-0 Soldà, un giocatore che, a fine LECCE ATALANTA 1-0 1-1 campionato, risulterà uno dei ATALANTA AREZZO 1-1 0-0 più positivi. La partenza, però, è CREMONESE ATALANTA 2-0 0-1 ATALANTA PESCARA 1-1 0-0 subito in salita: sconfitta a COMO ATALANTA 0-0 1-1 Cagliari (1-0), poi due vittorie ATALANTA PADOVA 2-1 1-1 consecutive, in casa con la CaveEMPOLI ATALANTA 0-0 0-1 se (1-0) e a Catanzaro (0-3) a cui ATALANTA PISTOIESE 4-0 1-1 fanno seguito tre pareggi interni ATALANTA PALERMO 1-0 0-2 per 1-1 (Cesena, Arezzo e PescaMONZA ATALANTA 1-1 0-3 PERUGIA ATALANTA 1-1 2-5 ra), intervallati da due sconfitte ATALANTA TRIESTINA 1-1 2-1 esterne a Lecce (1-0) e Cremona VARESE ATALANTA 0-2 1-3 (2-0). ATALANTA CAMPOBASSO 1-0 1-2 Dopo nove giornate la Dea ha SAMBENED. ATALANTA 1-1 2-4 solo 8 punti ed è dodicesima in classifica. La società, vista la situazione, interviene nel mercato di novembre. Vengono ceduti il difensore Daniele Filisetti, alla Lazio, il centrocampista Claudio Foscarini e la punta Maurizio Sandri, entrambi al Campania. A rinforzare la squadra arrivano, in difesa, Mimmo Gentile (dal Genoa), in mediana, Enrico Vella

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(dalla Lazio) e in attacco Sauro Fattori (dalla Fiorentina). Con i nuovi innesti, inizia la marcia trionfale della squadra di Sonetti. Dopo i pareggi con il Pescara (1-1) e a Como (0-0), torna, finalmente, anche la vittoria e a farne le spese è il Padova, sconfitto al Comunale per 2-1, a cui fa seguito, nella successiva in casa, un rotondo 4-0 a spese della malcapitata Pistoiese. Al rullino di marcia positivo si aggiunge poco dopo, anche la vittoria fuori casa a Varese (0-2). Al termine del girone d’andata l’Atalanta è prepotentemente salita al terzo posto con 23 punti. A dominare il torneo, insieme ai bergamaschi, ci sono Como e Cremonese, ovvero la cosiddetta Lega Lombarda come viene ribattezzato il trio che sta schiacciando tutte le concorrenti. Il ritorno prosegue alla grande; dopo i due pareggi con il Cagliari (0-0) e a Cava dei Tirreni (1-1), con il Catanzaro Magrin e compagni, tra le furiose proteste dei calabresi per un rigore assegnato alla Dea, guadagnano i due punti (2-1), bissati, la settimana successiva anche a Cesena, dove Benevelli, sul punteggio di 0-1, para un penalty al 90’. A marzo il calendario prevede un autentico tour de force per i nerazzurri, con tre scontri diretti consecutivi in cui si decide la promozione. Si inizia in casa con la Cremonese: in uno stadio tutto


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La festa per la serie A: Sonetti portato in trionfo dai suoi giocatori

esaurito, Lino Mutti regala la vittoria (1-0) e il Sotto i colpi micidiali degli uomini di Sonetti finisecondo posto in classifica. scono così prima il Monza, quindi il Perugia, La domenica seguente a Pescara: gli sconfitti al Comunale rispettivamente abruzzesi, quarti in graduatoria, per 3 a 0 (doppietta di Magrin, gol di CLASSIFICA sperano nel gran salto, ma non vanPacione) e 5 a 2 (tre reti Pacione, due ATALANTA 49 no oltre allo 0-0. Si torna al ComuMagrin). La stagione è ormai alle batCOMO 48 nale, ospite la capolista Como: alla tute finali: anche a Trieste, la Dea fa CREMONESE 45 punizione capolavoro di Magrin, bottino pieno con un gol ancora di LECCE 42 rispondono prima dell’intervallo i Pacione e un’autorete (De Falco per gli PADOVA 40 AREZZO 40 lariani con un gol di Gibellini; nelalabardati riesce solo a ridurre lo scarCAMPOBASSO 40 la ripresa, il pari va bene a tutti e la to), quindi, con il Varese in casa, alla PERUGIA 38 partita si addormenta in una noioterzultima giornata di campionato, TRIESTINA 38 sa melina. con la secca vittoria per 3-1 si assicura VARESE 37 CAGLIARI 36 Il record di imbattibilità si avvicina. la matematica promozione. Di PacioPESCARA 36 Con il pareggio a Padova (1-1), la ne, Donadoni e Vella i gol che valgono CESENA 35 vittoria interna con l’Empoli (1-0) e la serie A. Se la sconfitta per 2-1 a SAMBENED. 35 l’1 a 1 di Pistoia, nella successiva Campobasso non fa ormai più testo, MONZA 35 EMPOLI 35 trasferta di Palermo c’è la possibiliinvece nell’ultima di campionato, con PALERMO 34 tà di scrivere il nome dell’Atalanta la Sambenedettese, la determinazione PISTOIESE 34 nella storia della serie cadetta, ma il è molto forte: obiettivi sono il primato CAVESE 33 record non viene superato; alla in classifica e il titolo di bomber della CATANZARO 30 Favorita, i bergamaschi perdono serie B per Marco Pacione. per 2-0 a seguito di un indecisione del portiere Il 4 a 2 rifilato ai marchigiani, grazie ad una dopBenevelli e ad un rigore al 91’ per un fallo di mani pietta del centravanti nerazzurro e alle reti di Agoin area. stinelli e Fattori, consente di raggiungere entramLa battuta d’arresto con i siciliani, viene subito be i risultati. Primato in classifica e vittoria anche assorbita a suon di goleade. tra i migliori marcatori del torneo.

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6/11/83 Como-Atalanta Una bella immagine panoramica degli atalantini presenti al Sinigallia

La Nord cresce: grande tifo e presenze ovunque, anche a Palermo

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23/10/83 Cremonese-Atalanta Alta tensione allo stadio Zini: per calmare i bergamaschi interviene persino Lino Mutti

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l via del nuovo campionato l’entusiasmo nel popolo neroblu è molto alto, come dimostrano gli oltre ventimila spettatori al primo incontro casalingo contro la Cavese (18 settembre 83). L’entusiasmo, con il passare delle giornate cresce e talvolta travalica: a Cremona, ad esempio, alla settima giornata (23 ottobre), gli ultrà della Nord non accettano di buon grado la sconfitta per 2 a 0 e, come nella precedente stagione, esplode la rabbia. In particolare, come riportava L’Eco, «quando Paolinelli supera Benevelli in uscita si scate-

na il finimondo; da una parte i tifosi cremonesi che esultano, sul fronte opposto alcuni sconsiderati che lanciano oggetti in campo. Uno colpisce il portiere». Per calmare gli animi dei supporters atalantini è costretto ad intervenire direttamente il bomber Lino Mutti. Passata la batosta grigiorossa, la squadra comincia ad ingranare e di conseguenza anche il seguito aumenta. Alla sedicesima giornata, l’Atalanta festeggia il nuovo anno (si gioca proprio l’1 gennaio 84) se non con una vittoria contro la Triestina (1 a 1 il risultato), almeno con un nuovo record d’incasso: oltre 164 milioni di lire per circa 25 mila spettatori. È proprio quello dell’altissima affluenza al Comunale uno dei dati più positivi della stagione: a Bergamo si registra non solo il primato di pubblico con una media di circa 17500 spettatori a partita, ma anche l’incremento più considerevole rispetto alla stagione precedente. La tifoseria, soprattutto la Nord, vive quindi un momento d’euforia, anche se i controlli da parte delle forze dell’ordine continuano ad essere molto rigidi, come dimostra il sequestro, prima dell’attesissima partita interna con il Campobasso (15 gennaio), di una ventina di fumogeni «nascosti nei posti più disparati» almeno secondo i giornali locali. L’entusiasmo contagia un po’ tutti; dopo la vittoria con i molisani, il Comunale comincia ad essere un po’ stretto ed allora il patron Achille Bortolotti si lancia in una promessa un po’ azzardata: realizzare a proprie spese uno stadio da 50 mila posti! Del resto in questo campionato il pubblico atalantino sta assumendo un ruolo fondamentale di trascinatore, come confermano sia il presidente


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20/2/84 - Cesena-Atalanta - La polizia interviene per arginare il tentativo di invasione dei bergamaschi

Cesare Bortolotti («Quando sono sceso in campo per assistere al riscaldamento mi si è accapponata la pelle a vedere la Nord; ero commosso. Quel pubblico esultante ha toccato anche la squadra; ci ha dato lo slancio») che il direttore sportivo Franco Previtali («Mai visto tanto entusiasmo intorno all’Atalanta; mi sembrava di essere su un campo del Sud. Senza quel pubblico la squadra probabilmente non avrebbe trovato la forza per lottare sino all’ultimo»). Si arriva al 22 gennaio, quando il calendario, all’ultima giornata d’andata, porta l’Atalanta a far visita alla Sambenedettese. Come l’anno prima, la tensione allo stadio Ballarin. Al termine dell’incontro non manca la solita sassaiola ai pullman bergamaschi (stavolta, però, non c’è nessuna Vespa da “smontare”). Ma in riva all’Adriatico l’accoglienza non è ostile solo per gli ultrà neroblu; anche i giornalisti orobici, la vedono brutta. «Mai avevamo vissuto un pomeriggio così cruento in tribuna stampa - raccontava un impaurito GianCarlo Gnecchi -. Stavamo scrivendo sulla nostra macchina da scrivere portatile in assoluto silenzio quando un giornalista locale ha letto il commento che segnalava l’irregolarità del giocatore rossoblu (nell’azione del pareggio sambenedettese c’era un evidente fallo di mano). Non l’avessimo mai fatto! Ha iniziato ad insultarci, a cercare di gettare a terra la portatile, picchiando sulle nostre mani ed inveendo contro tutti i bergamaschi. L’amico Corbani ha dovuto terminare la radiocronaca per “Radio Alta” protetto dal collega Ghisleni ed alla fine un altro cronista locale gli ha quasi tolto il micro-

fono per sputare improperi verso i colori nerazzurri». La settimana dopo (29 gennaio) al Comunale arriva il Cagliari dell’ex Giovanni Vavassori a cui la Nord riserva un saluto molto caloroso: «Non pensavo di potermi emozionare - dichiarava il Vava ai giornalisti - invece debbo confessare che quando ho salito la scaletta e mi sono trovato di fronte al pubblico, mi è venuto un groppo alla gola. Poi il signor Randazzo mi ha informato che i tifosi della curva Nord mi volevano salutare e ho sentito tanta gente che mi applaudiva. È stato bellissimo: di questa giornata serberò un ricordo fin che campo». Altra trasferta calda si rivela Cesena (20 febbraio): in Romagna, infatti, per un inesistente rigore concesso, sul punteggio di 1-0 per l’Atalanta, ai bianconeri all’ultimo minuto, i bergamaschi al segui-

20/2/84 Cesena-Atalanta Un primo piano della curva ospiti mentre gli atalantini stanno per scavalcare la recinzione

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18/3/84 - Atalanta-Cremonese - Stadio esaurito e grandissimo tifo per il derby da serie A con i grigiorossi

25/03/84 Pescara-Atalanta Foto di gruppo lungo l’Autostrada per i pochi (17) partecipanti alla trasferta

to, circa cinquecento, si surriscaldano e tentano di demolire la recinzione del terreno di gioco; la rabbia si trasforma in delirio, quando Benevelli para il penalty, ma la sostanza non cambia e gli atalantini vogliono entrare in campo, stavolta per festeggiare i giocatori nerazzurri. Per bloccare gli scatenati ultrà bergamaschi sono costrette ad intervenire le forze dell’ordine.

La copertina dell’inno dell’Atalanta cantato da Marino Magrin

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La cosiddetta Lega Lombarda, ovvero il trio Cremonese, Atalanta e Como, continua a dominare il campionato, motivo per cui quando alla settima di ritorno (18 marzo) a Bergamo giungono i grigiorossi allenati da Emiliano Mondonico, l’atmosfera si fa incandescente. Oltre 30 mila spettatori, di cui solo un migliaio cremonesi, al gol di Lino Mutti si mettono tutti a gridare “Serie A, serie A”, tra-

scinando così la squadra ad una vittoria fondamentale per la lotta alla promozione. Gli elogi per gli pubblico atalantino si sprecano: da Nedo Sonetti a Lino Mutti e Andrea Agostinelli tutti esaltano il calore del tifo neroblu, ma anche un promettente ventenne cremonese, Gianluca Vialli, rimane colpito dal clima del Comunale: «Voi qui avete un pubblico formidabile - affermava nel dopopartita il giovane bomber grigiorosso - Mondonico si è lamentato in settimana per il comportamento dei nostri tifosi ed ha ragione: dovrebbero venire qui a vedere come si sostiene una squadra». L’accesa rivalità tra le due tifoserie si fa sentire: ripetuti, infatti, sono i tentativi di carica, frenati dalla celere, degli atalantini verso i cremonesi in particolare nel dopopartita nei pressi della stazione. La settimana seguente l’Atalanta è di scena a Pescara. «Questa trasferta - ricorda Franco - fu molto travagliata all’interno delle Bna; alcuni capi del gruppo, infatti, ritenendola troppo rischiosa dopo i fatti del ‘77, non volevano organizzare il pullman. Altri, invece, soprattutto il Tino di Nembro, volevano andarci a tutti i costi e furono loro ad raccogliere le adesioni e a prenotare l’autobus: eravamo solo in diciassette, a cui poi si aggiunse un’altra quindicina che aveva partecipato a Roma ad una manifestazione sindacale. E alla fine della partita uscimmo facendoci largo a stangate».


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Il veto per il pullman di Pescara va ricordato, perché rappresenta un ulteriore elemento di malcontento all’interno delle Bna, malcontento che, come vedremo poi, porterà poco dopo ad importanti scissioni dal gruppo. Il 31 marzo, in casa, è la volta del Como; nei giorni precedenti si scatena la caccia al biglietto e così, come previsto, il Comunale si avvicina al tutto esaurito. La Nord si colora di migliaia di pon-pon di carta, mentre dagli altoparlanti all’ingresso delle squadre in campo echeggiano per la prima volta le note del nuovo inno dell’Atalanta; cantante d’eccezione è Marino Magrin a cui fa da coro uno stadio intero (da notare che per alcune settimane il 45 giri “Forza Atalanta” è il disco più venduto in città e provincia). La partita, però, delude, finendo in un pareggio per 1 a 1 che a molti sembra quasi concordato; e il malumore dei tifosi, nonostante il secondo posto in classifica, si fa sentire al termine della partita con dei sonori fischi che piovono dalle tribune. Smaltita subito la minicontestazione, la squadra di Sonetti torna a viaggiare a mille sulle ali del focoso entusiasmo della Nord; sarà proprio per il troppo calore degli ultrà neroblu, o forse più semplicemente per un mozzicone di sigaretta, sta di

fatto che in occasione di Atalanta-Empoli (15 aprile) si rischia grosso nel settore delle Brigate. In curva, infatti, intorno alla mezz’ora del primo tempo, scoppia un pericolosissimo incendio favorito dai mucchi di rotolini e pon pon di carta rimasti sugli spalti dopo la coreografia iniziale. Appena si alzano le fiamme, scatta un fuggi fuggi, ma senza però sconfinare in scene di panico; del resto sono gli stessi ragazzi delle Bna che riescono, con l’ausilio di una canna dell’acqua, a spegnere l’incendio. Trascinati dal record di risultati utili consecutivi una ventina di ragazzi delle Bna partono in treno alla volta di Palermo (29 aprile). «Dopo aver fatto visita all’albergo della squadra - racconta Franco - ci sistemarono in gradinata in parte ai tifosi di casa i quali, a fine partita si fecero minacciosi. Affianco a noi, per combinazione, c’erano due strani tipi, sembravano due picciotti mafiosi, che invece erano due carabinieri di Catania in servizio all’antidroga, dichiaratisi anche simpatizzanti atalantini, che ci diedero una mano ad uscire dalla Favorita. A dire la verità più che una mano ci diedero una pistola, nel senso che per fronteggiare alcuni supporters rosanero con il coltello in pugno che volevano i nostri striscioni (che fra l’altro non avevamo avuto il coraggio di esporre in quel casino, visto che poco prima della partita

15/4/84 Atalanta-Empoli Gli ultrà delle Bna impegnati a spegnere il fuoco divampato per un mozzicone di sigaretta

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20/5/84 - Triestina-Atalanta - Sono oltre 2000 i bergamaschi allo stadio Grezar; nella foto una fase degli scontri con le forze dell’ordine

eravamo stati testimoni di una lite con serramanico alla mano tra due palermitani per un posto “rubato” appena sotto di noi) non esitarono ad estrarre l’arma

29/4/84 - Palermo-Atalanta - 52 ore di treno, ma anche in Sicilia le Bna (nella foto insieme ai giocatori Codogno, Pacione e Agostinelli) non mancano

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d’ordinanza. Una avventura davvero allucinante». Dopo aver eguagliato lo storico record di ventiquattro risultati utili consecutivi, verso la fine di maggio la serie A è ormai ad un passo. Per la trasferta di Trieste (20 maggio) partono così oltre duemila bergamaschi. La partita è molto sentita dai supporters nerazzurri: già un’ora prima dell’inizio dal settore atalantino partono una serie di insulti verso i giuliani (“Slavi, slavi”, “Zingari” ecc.) che fanno intervenire addirittura il vicesindaco della città, che, per calmare gli animi, fa comunicare allo speaker dello stadio che Trieste dava il benvenuto ai sostenitori ospiti. Gli effetti del benaugurate annuncio durano solo pochi minuti: in curva Sud, infatti, gli ultrà neroblu sono scatenati e devono intervenire i carabinieri per dividerli dai tifosi alabardati. La Dea, con i gol di Pacione, riesce a portare a casa altri due difficilissimi punti e al termine della partita i tifosi bergamaschi ormai in orgasmo festeggiano la vittoria con una pacifica invasione di campo. Le intemperanze proseguono poi anche all’esterno del vecchio stadio Grezar dove hanno la peggio alcuni triestini costretti a ricorrere alle cure dei medici dell’ospedale.


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27/5/84 - Atalanta-Varese - Grande attesa al Comunale per la partita che, in caso di vittoria, significherebbe la matematica promozione in A

I grandi festeggiamenti per la promozione

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il 27 maggio, terzultima di campionato, l’avversario di turno al Comunale è il Varese; una vittoria per l’Atalanta significherebbe la matematica promozione. L’attesa, quindi, è spasmodica tra la tifoseria che, dopo cinque anni non vede l’ora di riassaporare l’ebbrezza della serie A. La pioggia battente non riesce a raffreddare l’entusiasmo dei supporters bergamaschi, tanto che le Brigate in un volantino distribuito allo stadio annunciano una grande coreografia con 30 mila bandierine nell’ultima in casa. Già prima dell’inizio dell’incontro una ventina di tifosi fa il giro del campo con un lunghissimo striscione su cui sono riportati un grande “Grazie” e i nomi dell’allenatore e di tutti i giocatori, anche se la promozione non è ancora certa. Ma non passano che soli tre minuti di gioco e l’Atalanta passa in vantaggio e praticamente la serie A diventa quasi certezza: a segnare ci pensa il bomber Marco Pacione che, però, nell’azione del gol si infortuna ed è costretto ad uscire accompagnato dall’ovazione di tutta la Nord che gli dedica il coro “Lode a te Marco Pacione”. Nonostante il raddoppio di Magrin, il Varese non demorde ed accorcia le distanze facendo così tremare il pubblico bergamasco almeno fino alla mezz’ora della ripresa quando un grandissimo Donadoni fissa il punteggio sul 3 a 1. «Si alza il coro possente “Siam tornati, siam tornati, siam tornati in serie A” - annotava Renato Ravanelli su

L’Eco - lo stadio è tutto un applauso. “Serie A, serie A”. Cori e canti. L’arbitro fischia la fine e gli atalantini si raggruppano al centro del campo e portano in trionfo il sor Nedo. Poi, abbracciati, sgranati, le braccia al cielo, fanno il giro dello stadio. Applausi e commozione. Felicità. Dalla Nord si lanciano in campo una cinquantina di tifosissimi con un bandierone nerazzurro, una grande A bianca e un cuore rosso passione. E molti giocatori restano in mutande». Dal Comunale la gioia dei bergamaschi si trasferisce per le vie del centro città. La pioggia batte insistente, la temperatura non è certo delle più gradevoli, ma tutto ciò non impedisce ai più temerari, in un contesto di caroselli di auto, e cortei imbandierati, di farsi un bagno nella fontana davanti alla stazione. Dalla festa spontanea a quella organizzata. Appagati dalla promozione acquisita, Magrin e compa-

27/5/84 Atalanta-Varese I tifosi della Nord festeggiano sul campo la serie A, insieme a Enrico Vella

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10/6/84 - Atalanta-Sambenedettese Uno zoom sul settore delle Brigate

10/6/84 - Atalanta-Sambenedettese Per celebrare il ritorno in A, le Bna distribuiscono circa 30.000 bandierine di carta

gni escono sconfitti dalla trasferta di Campobasso, ma, ovviamente, il passo falso in Molise non incrina in alcun modo l’enorme entusiasmo che accompagna l’attesa per la grande festa al Comunale nell’ultima di campionato con la Sambenedettese (10 giugno). Tutta la tifoseria è in fermento: 15 mila bandierine nerazzurre offerte dalla Radici al club Amici, cinquemila palloncini colorati, una decina di bande musicali della provincia, perfino una medaglia in bronzo e argento fatta coniare dalla società a ricordo di questa storica promozione. E la Nord? Da tre mesi il cuore del tifo neroblu è impegnato ad organizzare questo avvenimento preparando 30 mila bandierine di cartoncino e scenografie ad effetto. Le Brigate, addirittura, si lanciano in una campagna di “investimento a lungo termine” distribuendo diecimila bandierine tra il venerdì e il sabato precedenti la partita ai bambini delle scuole elementari di città e provincia: anche nel tifo le nuove leve vanno coltivate presto! Scatta così la caccia al biglietto: alla sede del club Amici in quattro

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giorni vengono venduti oltre 14 mila tagliandi; il tutto esaurito è assicurato. Finalmente arriva il giorno tanto atteso: fin dalle 8 di mattina i ragazzi delle Bna sono già al lavoro per addobbare lo stadio con una cornice di bandierine sulla recinzione, collocare una grande scritta in polistirolo “Grazie Atalanta” posta sotto la Nord, gonfiare qualche centinaio di palloncini neroblu e preparare gli striscioni con i nomi di tutti i giocatori. Cancelli aperti alle 14,30, due ore prima del fischio d’inizio, ed in soli dieci minuti in curva Nord non ci entra più neanche uno spillo. Ben presto tutto il Comunale si riempie in ogni ordine di posti e al tempo stesso si colora di una miriade di bandiere, bandierine e bandieroni neroblu. Per “riempire” la lunga attesa, iniziano a sfilare in campo alcune bande musicali e gruppi di majorettes (non essendo un libro vietato ai minori non si possono riportare i cori cantati dagli accaldati e arrapati ultrà atalantini). Alle 16,10 colpo di scena in gradinata: appare, srotolato sulle teste di migliaia di spettatori, un bandierone di settanta metri con la scritta “Bentornata in serie A” firmato L’Eco di Bergamo e club Amici dell’Atalanta; alle 16,20, invece, lo stadio esplode: entrano in campo, accompagnati da un nugo-


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10/6/84 - Atalanta-Sambenedettese - Centinaia di bandiere neroblu colorano la Nord e tutto il Comunale

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10/6/84 - Atalanta-Sambenedettese - Anche in gradinata spuntano bandieroni: ecco quello preparato ad hoc dal club Amici

10/6/84 - Atalanta-Sambenedettese La serie B ormai è un ricordo

10/6/84 - Atalanta-Sambenedettese - Anche i figli dei giocatori partecipano alla festa di promozione

10/6/84 - Atalanta-Sambenedettese - Lo striscione aereo delle Bna sorvola il Comunale in festa

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10/6/84 - Atalanta-Sambenedettese - Giro di campo di Magrin e compagni con un grande bandierone delle Bna

lo di bambini, per lo più i figli dei giocatori, i ragazzi di Nedo Sonetti che vanno a ricambiare lo straordinario affetto del pubblico bergamasco lanciando verso gli spalti dei mazzi di fiori. Alle 16,25 si sale definitivamente in paradiso quando Magrin e compagni salutano, dal centro del campo, la grande B, preparata dalle Bna, che se ne va verso il cielo trascinata da un grappolo di palloncini azzurri. Inizia la partita e il tripudio continua, alimentato, ma non ce ne era certo bisogno, da ben quattro gol, di cui una doppietta di Marco Pacione che gli consente di diventare il capocannoniere della serie cadetta. E verso la fine, tutti con il naso all’insù a vedere il passaggio di un aereo con un lunghissimo striscione “Ora e sempre in serie A - Bna” (800 mila lire il costo volo e striscione compreso); a dire la verità il pilota avrebbe dovuto lanciare anche dei volantini sopra il Comunale, ma ai 30mila spettatori presenti allo stadio non arriva neanche un foglio di carta: non si saprà mai dove questo “brillante” cavaliere dell’aria aveva sganciato il suo carico. Poi al termine della partita, prende il via la grande festa in campo (l’invito a non invadere il terreno di gioco, ha

funzionato): giro d’onore dei giocatori con un enorme bandierone con una A gigantesca, anch’esso preparato dalle Brigate, tra il tripudio di bandiere e applausi sugli spalti. Dallo stadio la festa, poi, si sposta nelle vie del centro, dove sfilano prima le bande musicali e le majorettes, quindi le migliaia di tifosi festanti con le bandiere neroblu al vento. Il tutto, con gli immancabili caroselli di auto, fino a tarda serata.

10/6/84 Atalanta-Sambenedettese Nel dopopartita i tifosi sfilano per le vie della città con striscioni e bandiere

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14/5/84 Atalanta-Perugia Per la prima volta in Nord compare il nome Wild Kaos (sulla bandiera inglese)

Stoned, Armata, Island Collective: così nascono i Wild Kaos

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20/5/84 Triestina-Atalanta Nella loro prima trasferta i Wka organizzano tre pullman; nella foto gli striscioni dell’Armata, degli Stoned e dell’Island Collective uno accanto all’altro

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opo lo scioglimento dei Commandos al termine della stagione 1979/80, fino al gennaio ‘83 le redini della Nord sono in mano, escludendo gli Sbandati, unicamente dalle Brigate. Con la nascita, come riportato nelle pagine precedenti, dell’Armata, invece, si apre una nuova era per il tifo atalantino che modificherà profondamente la geografia della curva. L’Armata, infatti, dà il via ad una serie di scissioni all’interno delle Bna, in particolare quella degli Stoned e dell’Island Collective, dall’unione dei quali nascono, alla fine del campionato 1983/84 i Wild Kaos, un gruppo e un nome che segnerà, negli anni seguenti, la storia del mondo ultrà italiano. Va detto, però, che gli Island Collective terranno sul proprio striscione la sigla Bna fino al

maggio ‘84, quando poi la sostituiranno con Wka. «Eravamo tutti ragazzi usciti dalle Brigate - racconta il Gigi Rosso - gli Island Collective raccoglievano gente dell’Isola e della Bassa, mentre noi degli Stoned eravamo semplicemente un gruppo di amici, una compagnia tra cui, oltre al sottoscritto, vi facevano parte lo Svizzero, il Beppe Ciöfa, Fulvio Beretta e altri. Il motivo che ci aveva spinto a staccarci dalle Bna, è che per noi non facevano abbastanza casino, pensavano solo a fare coreografie. Uno degli episodi che alimentò molto il malcontento che covava all’interno delle Brigate e che, quindi, diede una spinta sulla scelta di staccarsi, fu in occasione della partita interna con il Milan nel campionato 1982/83: mentre i milanisti accoltellavano cinque bergamaschi, i capi delle Brigate avevano pensato solo a fare i pon-pon di carta. Una cosa che non accettammo e difatti da quel giorno decidemmo di non essere più delle Bna». Nel gennaio ‘83, quindi, il cuore del tifo atalantino è piuttosto in fermento: nella partita con la Lazio, come detto, (2 gennaio), debutta lo striscione dell’Armata, mentre quindici giorni dopo, a seguito degli incidenti con il Milan, di fatto prende corpo l’idea di costituire i due nuovi gruppi degli Stoned e dell’Island Collective. Entrambi con una stessa filosofia: «Ce ne fregava poco delle coreografie e tanto, invece, di far casino, perché, allora, si poteva farlo». Partendo da queste basi comuni, un anno dopo, nella seconda metà di maggio ‘84, Stoned, Island e Armata si danno appuntamento presso un salone a Nembro per dare vita ad un nuovo gruppo da far nascere dalla fusione delle tre entità della Nord. «In quell’incontro - spiega il Gigi Rosso - fissammo come primo punto il nome da dare al nuovo


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10/6/84 - Atalanta-Sambenedettese - Zoom sui Wka durante la grande festa per la promozione

gruppo; sul tavolo c’erano Stoned, ma per primi ci opponemmo proprio noi degli Stoned, perché non ritenevamo giusto prevaricare sugli altri due gruppi, Action Directe, un nome che si richiamava esplicitamente al gruppo terrorista armato francese, e Revolt Collective, ovvero Collettivo della Rivolta, proposto dagli Island, e poi Wild Kaos. Scartato Action Directe, perché era decisamente troppo forte, e Revolt Collective, la cui sigla sarebbe stata Rca, come la casa discografica e quindi un po’ ridicola per un gruppo ultras, optammo perciò per Wild Kaos. L’idea di questo nome nacque prendendo spunto dagli ultras di basket di Pavia che si chiamavano Mucchio Selvaggio, che noi, visto che non volevamo copiare, rielaborammo nella traduzione inglese (molto di moda all’epoca) di Confusione Selvaggia, ovvero Wild Muss, ma era un termine troppo difficile da comprendere per chi non conosce molto bene l’inglese. Poi, durante una discussione tra pochi, a casa mia, la mia ex moglie suggerì “ma perché non scegliete Wild Kaos”? Il nome piacque subito e di fatti lo portammo avanti». Lo striscione viene preparato dal Gigi Rosso: «Una vera e propria novità anche grafica - dice -: era il primo a sfondo nero e scritte blu, mentre solitamente erano a base neroblu e lettere bianche; neanche gli interisti ne avevano uno così. Per dare più visibilità alla scritta, poi, applicammo un bordino giallo alle lettere e il risultato grafico non fu proprio niente male. Il logo del gruppo, invece, era la fusione dei simboli dell’Armata (la stella rossa), degli Stoned (il bambulè) e degli Island (la bandiera rasta)». Il nome Wild Kaos fa la sua prima apparizione, su una piccola bandiera inglese, il 14 maggio 84 in occasione di Atalanta-Perugia: «Eravamo una tren-

tina circa - rammenta il Gigi Rosso - e ci mettemmo nella parte alta della Nord, sopra l’Armata, in modo da distinguerci proprio dagli altri gruppi e ad un certo punto facemmo partire un coro secco “we are, we are Stoned” che fece girare verso di noi tutta la curva. Da qui seguì poi la riunione di Nembro dove fondammo le tre realtà extra Brigate». Messe le basi per il nuovo gruppo ed individuato nel bar Nicolino di Ponteranica il punto di ritrovo settimanale, la prima iniziativa è, pochi giorni dopo, l’organizzazione della trasferta di Trieste (20 maggio), che vede la nuova entità degli ultrà atalantini riempire ben tre pullman, ma lo striscione non compare ancora. Bisogna, infatti, attendere altri sette giorni per vedere il debutto dello stendardo, appeso nella balconata centrale, al posto dell’Armata, dei Wild Kaos: è il 27 maggio e l’Atalanta ha la possibilità, in casa con il Varese, di conquistare la matematica promozione in serie A. «Come Wka precisa il Gigi Rosso - comunque abbiamo sempre fatto riferimento al 1983 come anno di fondazione, perché, sebbene il debutto ufficiale dei Kaos risalga alla partita con il Varese, il punto di partenza è considerato quello degli Stoned e degli altri gruppi che nacquero, appunto, nel 1983».

27/5/84 Atalanta-Varese Debutto sotto la pioggia per lo striscione dei Wild Kaos, nella sua prima versione senza bordi gialli

10/6/84 Atalanta-Sambenedettese I Wka festeggiano in Porta Nuova la serie A

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CAMPIONATO 1984/85 Arriva Stromberg, è record di punti in serie A

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Atalanta neo promossa ritorna tra le sedici elette del calcio italiano e lo fa in uno stadio che, durante l’estate, viene ampliato: si elimina la pista di atletica per realizzarvi, sia nelle curve che nelle tribune, dei parterre in tubolari che portano il Comunale ad una capienza di oltre 45 mila spettatori. I nerazzurri, nell’anno dello scudetto del Verona, si confermano squadra rivelazione del campionato grazie ad un gioco che ha messo in difficoltà R I S U LTAT I A R più di una grande squadra e ad un ATALANTA INTER 1-1 0-1 rendimento che si è assestato su alti JUVENTUS ATALANTA 5-1 1-1 livelli per quasi tutta la stagione. ATALANTA ROMA 0-0 1-1 Merito di Nedo Sonetti che ha FIORENTINA ATALANTA 5-0 2-2 puntato tutto sul collettivo contiATALANTA CREMONESE 1-0 0-0 ASCOLI ATALANTA 0-0 0-0 nuando il bel lavoro iniziato in ATALANTA NAPOLI 1-0 0-1 serie B nel quale spiccano giocatori UDINESE ATALANTA 2-0 1-0 come il neoacquisto svedese Glenn ATALANTA LAZIO 1-0 1-1 Stromberg ed il bergamasco RoberATALANTA AVELLINO 3-3 1-1 to Donadoni, confermatosi autenCOMO ATALANTA 0-0 0-1 MILAN ATALANTA 2-2 0-1 tico fuoriclasse anche in serie A. ATALANTA TORINO 0-0 0-0 E i risultati, non c’è che dire, si VERONA ATALANTA 1-1 1-1 sono visti. Ventotto punti in camATALANTA SAMPDORIA 0-0 0-3 pionato, è record, fanno davvero onore ai bergamaschi che si sono avvicinati per la prima volta anche ad un grande traguardo: la coppa Uefa. L’inizio non è certo promettente con un secco 5-1 subito, alla seconda giornata, in casa della Juventus. Se nulla hanno potuto contro Platini e compagni, i bergamaschi si sono ripresi la rivincita addirittura contro la squadra di Diego Armando Maradona. È il 28 ottobre quando il Napoli allenato da Rino Marchesi arriva a Bergamo. Uno a zero per l’Atalanta il risultato che però non rende giustizia ai neraz-

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zurri che sembravano indiavolati. La loro è stata una prestazione superlativa: si è vista infatti un’Atalanta aggressiva, scattante e sicura con tutti i suoi giocatori in gran forma. Il Maradona della giornata è stato Soldà che ha infilato Castellini con una punizione bomba. Ma non si può dimenticare Osti, marcatore del Pibe de oro, e tutto il centrocampo nerazzurro che ha reso inoffensivo il numero dieci del Napoli. Altra giornata da ricordare è quella della rimonta a San Siro sul Milan, passato in vantaggio con Battistini e Virdis e raggiunto nel secondo tempo dai gol di Stromberg e Gentile. L’Atalanta nel primo tempo subisce il gioco milanista impeccabile in ogni zona del campo. Nella ripresa a cambiare volto alla partita ci pensa Roberto Donadoni, ispiratore del centrocampo atalantino. Ma tutta la squadra si trasforma nel secondo tempo, basta guardare l’azione della prima rete propiziata da Agostinelli e Magrin che lanciano Stromberg autore di un gran gol. Alla diciassettesima giornata ci casca anche la Juve: a Bergamo insomma le grandi proprio non riescono a passare. Il sabato grande nevicata, ma la domenica il campo è perfetto. Si gioca. Finisce 1-1 ma in campo si vede un’Atalanta molto diversa da quella di Torino; va addirittura in vantaggio con Magrin che segna da posizione impossibile con un tiro che parte addirittura dalla bandierina del corner. Per i bianconeri invece è Briaschi il marcatore della giornata. Un punto a testa, ma stavolta a festeggiare è l’Atalanta. Un altro pareggio sofferto è stato quello della diciannovesima giornata contro la Fiorentina. Al Comunale i bergamaschi non sono riusciti a vendi-


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Con la promozione in A, il vecchio Comunale (foto in alto) viene ampliato con dei nuovi parterre al posto della pista di atletica (in basso)

care la batosta di Firenze (altra trasferta disastrosa delle prime giornate dopo quella di Torino, anche in quell’occasione i nerazzurri presero cinque gol), ma sono comunque riusciti a mantenere l’imbattibilità casalinga grazie alla rete provvidenziale di Pacione al 72’ e alla deviazione miracolosa di Piotti, nel finale, su una bomba dai 30 metri di Massaro. E pensare che era CLASSIFICA stata proprio l’Atalanta ad andare in VERONA 43 vantaggio con un calcio piazzato di TORINO 39 Magrin prima di subire il gioco INTER 38 avversario e le reti del brasiliano SAMPDORIA 37 Socrates e di Monelli. MILAN 36 JUVENTUS 36 Intanto però i nerazzurri, forti dei ROMA 34 loro dodici pareggi, si ritagliano un NAPOLI 33 posto dignitoso in campionato, a FIORENTINA 29 metà classifica a soli due punti dalla ATALANTA 28 COMO 25 Fiorentina e quattro dalla Juve. UDINESE 25 In testa il Verona a 28 punti seguito AVELLINO 25 da Inter (27) e Torino (25). I bergaASCOLI 22 maschi continuano la loro marcia LAZIO 15 CREMONESE 15 verso l’alto e, dopo aver fermato Inter e Roma, raggiungono il culmidi punti in serie A, mentre i veronesi ne alla ventisettesima giornata, che regala la salvez- festeggiano proprio a Bergamo la conquista del triza con tre giornate di anticipo, con una grande pre- colore. stazione che travolge il Milan. Da segnalare che in questo campionato la squadra Una vittoria di misura (1-0), ma prestigiosa, firma- di Sonetti sbarca anche in Europa disputando la ta da una punizione magistrale di Marino Magrin Mitropa Cup contro squadrette come l’Iskra di che ha mandato in delirio i tifosi bergamaschi. Bugojno (Jugoslavia), lo Spartakus di Bekescsaba La stagione 1984/85 si conclude per l’Atalanta alla (Ungheria) e il Banik di Ostrava (Cecoslovacchia). penultima giornata con l’arrivo a Bergamo del Vero- Una competizione che l’Atalanta non prende sul na. L’1-1 fa felici tutti: l’Atalanta, che ha giocato un serio e difatti si classifica solo al secondo posto che buon primo tempo imponendo il suo ritmo e il non le consente di accedere alle finali. gioco agli avversari, stabilisce il suo nuovo primato

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30/9/84 Atalanta-Roma Un’immmagine ravvicinata dei tafferugli in curva Sud

30/9/84 Atalanta-Roma Un gruppo di atalantini irrompe in curva Sud in mezzo ai romani; è la fine del gemellaggio

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Per gli ultrà bergamaschi ormai non ci sono più trasferte impossibili

L’

entusiasmante cavalcata della stagione precedente, il ritorno in serie A, la possibilità di potere vedere da vicino i più grandi fuoriclasse del mondo (da Marandona a Platini, da Rumenigge a Zico ecc.), e l’arrivo dei primi stranieri all’Atalanta, in particolare Glenn Stromberg, accolto, in una calda mattinata di luglio, da oltre duemila tifosi, fanno toccare il nuovo record di abbonamenti: sono ben 17731 i bergamaschi che prenotano un posto al Comunale per tutto il campionato. La partenza è subito alla grande: il 16 settembre, arriva a Bergamo l’Inter e i bergamaschi

rispondono in massa; viene frantumato il record di pubblico segnando il tutto esaurito con 45 mila spettatori. In futuro, causa continue riduzioni di capienza per questioni di sicurezza e agibilità dell’impianto, non si raggiungerà mai più una simile capienza (oggi, infatti, il Comunale è omologato per 26500 posti). Tifo caldissimo da parte della Nord, con autentici boati per salutare il debutto di Glenn Stromberg, ma anche clima “bollente” all’esterno dello stadio. Gli incidenti si verificano sia prima che dopo la partita. «Verso le 13,45, - scriveva l’Ansa - all’arrivo di due pullman interisti, c’è stato uno scontro sul piazzale davanti allo stadio fra tifosi delle opposte fazioni. Sono volati alcuni sassi ed uno di questi ha colpito ad una mano, ferendolo lievemente, il vice questore dott. Papalia, che era in servizio nella zona. Le intemperanze sono proseguite poi nel dopo gara, quando il treno di tifosi interisti, è stato colpito da una sassaiola subito dopo la partenza a circa 300 metri dalla stazione ferroviaria. Durante una grossa operazione di prevenzione, disposta dalla questura di Bergamo, sono stati sequestrati durante i controlli ai supporters interisti alla stazione ferroviaria numerosi coltelli e corpi contundenti (quattro milanesi sono state denunciati)». Dopo l’Inter la seconda in casa vede l’arrivo della Roma (30 settembre); con i giallorossi c’è uno stretto legame che va avanti da diversi anni, ma stavolta il clima è un po’ più teso del solito. Già alla vigilia si percepisce che qualcosa potrebbe succedere; e di fatti qualcosa accade, tanto che


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24/9/84 - Juventus-Atalanta - Dopo sei anni si ritorna in trasferta in serie A; sono oltre 2000 i bergamaschi al seguito al vecchio Comunale di Torino

proprio in questa occasione il rapporto, gemellaggio per qualcuno, solo amicizia per altri, si rompe. Sulle motivazioni che portano gli atalantini a farla finita con i Cucs ci sono diverse versioni. La prima indica nel comportamento tenuto da alcuni romanisti, che si erano resi protagonisti addirittura di furti nelle case di gemellati atalantini che li ospitavano, la causa principale. E la goccia che fa traboccare il vaso, comunque, è l’ennesimo tentativo di furto che degli ultrà giallorossi mettono in atto proprio la mattina prima della partita in un paio di villette per rubare. «L’ultimo tentativo di furto da parte di alcuni romani - spiega il Baffo - l’avevamo considerato come l’ennesima offesa alla nostra amicizia, quindi, nel secondo tempo, ormai esasperati decidemmo di dare una lezione agli ultrà giallorossi. Un gruppetto di noi piombò così in mezzo ai Cucs e dopo qualche animata discussione si passò alle mani; la rissa scoppiò furibonda aprendo un largo vuoto sulle gradinate». Per altri, come Leo, Franco ed Eros, invece, «anche se i Kaos contestavano in modo deciso il rapporto con i romani, la vera rottura partì dall’interno delle Brigate, perché alcuni di noi che erano contrari fecero casino, prima con gli insulti e poi a suon di legnate in curva Sud». «Durante gli scontri - aggiunge Leo - ai romani fu sottratto lo striscione “La Vecchia Guardia” che poi, al termine della partita, fu restituito a Enzo Aliotta che, nel frattempo, grazie ai suoi buoni rapporti con noi, era venuto in Nord a “trattare”».

Ormai il gemellaggio era definitivamente rotto e ad aumentare ancor di più la frattura contribuisce, nel dopopartita, la carica degli atalantini ai Cucs lungo il tragitto verso i loro pullman. In trasferta la squadra di Sonetti desta molte preoccupazioni; dopo il 5 a 1 subito a Torino dalla Juve, due settimane dopo, a Firenze, nella porta di Benevelli finisce un’altra cinquina. Prima ancora della fine della partita, i cinquecento bergamaschi che hanno seguito Magrin e compagni in riva all’Arno, danno vita ad una contestazione con cori contro il presidente Bortolotti. E dire che la giornata era iniziata all’insegna dell’amicizia con un giro di campo insieme ai tifosi viola; un gesto che di fatto segnava l’inizio di un legame (tra gli ultrà atalantini il termine gemellaggio è sempre oggetto di lunghe e animate discussioni) con la curva Fiesole. «Non era un gemellaggio vero e proprio - spiega Leo -, era un’amicizia che aveva avuto i primi accenni nel 1978/79 per via della comune rivalità con i genoani, e che poi, all’inizio del campionato 1984/85 venne rilanciata sfruttando anche un contatto che avevo a livello personale da circa un anno con un ragazzo delle Brigate Viola, amicizia che poi si era allargata ad altri che erano stati coinvolti, e che venne sancita con il giro di campo insieme in occasione della prima partita tra Atalanta e Fiorentina che si disputò, appunto, il 21 settembre». Se nel match casalingo con la Cremonese (14 ottobre), si registra nei pressi della stazione una

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11/11/84 Udinese-Atalanta Alcune fasi dell’incursione nella curva friulana da parte degli ultrà bergamaschi per recuperare lo striscione degli Sbandati

11/11/84 Udinese-Atalanta Il settore occupato dai bergamaschi; si noti in alto a sinistra lo striscione degli Sbandati che, durante il secondo tempo, verrà trafugato di nascosto dagli udinesi

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solo una breve sassaiola contro i duecento supporters grigiorossi giunti a Bergamo, ad Udine (11 novembre), invece, i bergamaschi compiono una vera e propria incursione nella curva di casa. «Durante il secondo tempo - racconta Pluto - ci accorgemmo che lo striscione degli Sbandati, attaccato in cima alla curva, era sparito; trascorso qualche minuto lo striscione rubato riapparve, esposto come “trofeo di guerra”, nel settore degli ultrà di casa. Non ci pensammo due volte: quando mancavano circa quindici minuti alla fine della partita una trentina di noi uscì dallo stadio e puntò dritto verso la curva friulana. Entrammo nella Nord di corsa, decisi, e subito nel mezzo degli ultrà bianconeri ci fu un fuggi-fuggi e si aprì un vuoto proprio al centro della curva. Non ci fu praticamente quasi neanche un contatto fisico, gli udi-

nesi erano scappati. Lo striscione degli Sbandati, invece, era ancora lì sugli scalini; ce lo riprendemmo, insieme ad un tamburo come omaggio, e ritornammo tranquillamente in curva Sud». L’incursione bergamasca, ovviamente, trova spazio (limitato) su Il Messaggero Veneto, il principale quotidiano friulano: «C’è stato un po’ di trambusto quando un gruppo di tifosi bianconeri ha strappato uno striscione bergamasco. Allora è partito subito un plotoncino, diretto verso la curva Nord. È intervenuta in tempo la polizia (all’interno della curva), presente con reparti ingenti che ha bloccato tre giovani atalantini procedendo alla loro identificazione». Sono molto ricche le cronache dei fatti a margine della gara interna con l’Avellino (25 novembre). Una partita incredibile: in vantaggio per 3 a 0, a venti minuti dal termine gli irpini prima accorciano le distanze al 68’, poi al 75’ beneficiano di un rigore inesistente. Arbitro dell’incontro è quel Rosario Lo Bello che l’ultima volta che aveva arbitrato al Comunale, era l’11 settembre 77, se ne era dovuto andare nascosto in una campagnola dei carabinieri; stavolta la fa ancora più grossa e infatti lascia Bergamo a bordo di un cellulare della polizia. La rabbia degli ultrà neroblu scoppia, quindi, dopo il rigore assegnato all’Avellino ed aumenta quando, sette minuti dopo (all’82’), Colombo segna il tre pari. Mentre i giocatori disputano gli ultimi minuti di gara, dalla Nord un gruppo di atalantini cerca di invadere il campo scuotendo violentemente la rete di recinzione. In questo frangente accade, sotto gli occhi di migliaia di persone, una delle scene più impressionanti che si siano mai viste al Comunale; mentre cerca di arrampicarsi sulla rete metallica che


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6/1/85 - Verona-Atalanta - Nonostante il freddo polare (-5°) al Bentegodi ci sono quasi 5000 atalantini

separa dal terreno di gioco, il Jack, un noto tifoso della Nord, perde l’equilibrio e resta attaccato alla recinzione (allora era a maglie a forma di rombi) solo con il dito indice della mano sinistra che però non regge al peso del giovane e si stacca di netto. Mentre il Jack viene soccorso da altri spettatori, un volontario della Croce Rossa provvedeva al recupero del dito staccatosi, ma i tentativi da parte dei medici dei Riuniti di riattaccare l’arto si rivelavano inutili. Intanto, al termine della partita, la violenta contestazione si sposta all’esterno dove un gruppo di circa duecento tifosi, costringe la terna arbitrale a restare chiusa negli spogliatoi per più di un’ora, prima di lasciare il Comunale su un cellulare della polizia. Nel frattempo un auto della Rai veniva prima rovesciata e poi addirittura capovolta mentre sul piazzale della Sud gli scontri con le forze dell’ordine continueranno per circa due ore. Quando le tifoserie di Atalanta e Toro si affrontano, neanche lo spirito di pace che porta con sé il Natale riesce a placare gli animi; ed infatti, nonostante siamo alla antivigilia della festa più sentita dell’anno e sebbene le Bna abbiamo preannunciato con un volantino di voler “violentare” i tifosi granata unicamente con un tifo eccezionale, gli incidenti non mancano. Anche se di tono minore rispetto al passato (la questura di Bergamo aveva predisposto una gigantesca operazione di controllo), i tafferugli, dopo un tentativo di carica da parte di ultrà bergamaschi al corteo avversario nei pressi del palazzetto dello sport, scoppiano sul treno nel viaggio di ritorno.

«Alla stazione ferroviaria di Verdello - riportavano le cronache - i cinquecento tifosi granata, provocati da un gruppo di atalantini che era alla stazione, sono scesi dal treno e hanno cominciato a raccogliere pietre dalla massicciata ferroviaria scagliandole contro il fabbricato della stazione. Hanno sfasciato sei vetrate, oltre alle vetrine di due bar sulla piazza antistante. Nel bilancio delle forze dell’ordine figurano dieci torinisti denunciati, un tifoso granata arrestato per porto abusivo di un coltello e il rinvenimento alla stazione di Bergamo di venti mazze ferrate e venti spranghe abbandonate precipitosamente dagli ultrà del Toro». La squadra gira bene e alla fine del girone d’andata, alla penultima giornata, Magrin e compagni fanno visita al sorprende Verona di Osvaldo Bagnoli, capolista del campionato.

25/11/84 Atalanta-Avellino Durante l’assedio all’arbitro Lo Bello, un’auto della Rai viene capottata

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10/2/85 Roma-Atalanta Il gruppo di un centinaio di atalantini arroccato nella parte alta della curva Nord dell’Olimpico

10/2/85 Roma-Atalanta Il gruppetto di bergamaschi si fa notare, nell’enorme stadio Olimpico, con una torciata

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Nonostante il freddo polare che fa piombare la colonnina di mercurio a -5° al Bentegodi la presenza bergamasca è veramente massiccia: sono infatti circa cinquemila gli atalantini giunti in riva all’Adige a bordo di una quarantina di pullman e di centinaia di auto. È un inverno gelido, siamo al 6 gennaio. Una settimana dopo a Bergamo, con la Sampdoria, la temperatura non sale (ancora -5°) e addirittura il 27 gennaio a freddo e gelo si aggiunge un’abbondante nevicata che mette a rischio la partitissima con la Juventus. Decine di tifosi si mobilitano e tra sabato e domenica mattina riescono a spalare in tempo i 40 cm. di manto bianco che avevano ricoperto campo e gradinate. Dal freddo di Bergamo, si passa al “caldo” clima di Roma; è il 10 febbraio e per la prima volta dopo

la rottura del gemellaggio si va in casa dei giallorossi. L’attesa di capire come si comporteranno i Cucs è molto forte, anche perché nel frattempo coloro che avevano costruito il gemellaggio avevano cercato di ricucire la ferita tra le due tifoserie. Da Bergamo partono in un centinaio. Già durante la partita, la curiosità di vedere l’atteggiamento che avrebbe tenuto la Sud dell’Olimpico viene soddisfatta: i frequenti cori ostili contro gli atalantini fanno da presagio agli scontri del dopo partita quando i romanisti fanno partire una sassaiola al corteo dei supporters nerazzurri. Ma ciò che amareggia e fa incazzare ancora di più, soprattutto i responsabili delle Brigate, è che in prima fila ad attaccare i bergamaschi ci sono proprio i rappresentanti dei Cucs con cui c’era stato un forte legame e con i quali si era cercato di rinsaldare il gemellaggio. «Secondo quanto riferito da alcuni spettatori - scriveva Il Messaggero di Roma - i giovani sostenitori atalantini, fatti oggetto a un lancio di arance, hanno impugnato bastoni e catene mentre la polizia affrontava i tifosi romanisti; il bilancio: un ultrà giallorosso colpito alla testa da una bottiglia, un agente di polizia ferito da un sasso e un diciassettenne romano arrestato per aver lanciato pietre ad una volante». Anche la trasferta seguente, a Cremona (24 febbraio) fa registrare qualche scintilla durante l’in-


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8/4/85 - Atalanta-Milan - Dopo settimane di lavoro, finalmente si inaugura il bandierone della Nord

tervallo quando nella curva ospiti, gremita di bergamaschi, la celere interviene, per ignoti motivi, con una carica, fermando poi undici tifosi neroblu. I positivi risultati della squadra di Sonetti, intanto, caricano ulteriormente i tifosi della Nord. In questo clima di entusiasmo le Brigate decidono di fare qualcosa di sensazionale: è il periodo in cui negli stadi italiani vanno di moda i grandi bandieroni copricurva, come ad esempio quelli dei doriani, dei granata, dei veronesi, degli ascolani. Bandieroni che hanno costi altissimi e che la maggior parte, o forse tutte, le tifoserie hanno risolto facendoseli sponsorizzare. A Bergamo, invece, nessuno pensa a mettere il marchio di una qualsiasi ditta sul nome della Nord, ma il sogno di vedere tutta la curva a strisce neroblu è troppo forte. «Facemmo diverse riunioni al bar Valente in via Pitentino che, dopo la separazione dell’Armata, era diventato il ritrovo delle Bna - spiegano Eros e Leo -. A costo di grossi sacrifici sia organizzativi che economici ci lanciammo nell’impresa di realizzare la più grande bandiera mai vista al Comunale; distribuimmo diversi pezzi da cucire un po’ qua e là, poi concentrammo le operazioni di assemblaggio finale nel laboratorio tessile dello zio dello Stroppa a Gorlago». La prima versione del bandierone, che non comprende i parterre, viene così inaugurata, tra l’emozione generale, dopo settimane di lavoro e una spesa di sola stoffa di oltre quattro milioni di lire, il 28 aprile in occasione della partitissima con il Milan. È un vero successo anche se già alla prima uscita emergono grosse difficoltà nel coordinare lo “srotolamento” e di fatti si apre un taglio pittu-

sto lungo (per restare, purtroppo, in tema di “tagli”, a fine partita i milanisti accoltellano al fianco un ventunenne di Carobbio degli Angeli che ha rischiato di perdere un rene). Pochi mesi dopo gli strappi e perfino una grossa bruciatura per un tentativo di incendio durante un concerto allo stadio, impresa facile visto che il bandierone era ammassato in un magazzino sotto la Nord, ma aperto sul soffitto, costringono i ragazzi delle Bna ad un importante intervento di riparazione. «Considerato che già dovevamo metterci abbondantemente mano - racconta Eros - decidemmo di raddoppiarlo in larghezza in modo da coprire anche i parterre, arrivando così ad una misura di tredici metri per 118. Come per il primo pezzo, facemmo cucire i vari pezzi a diverse persone, per poi unire il tutto nel garage del Roby Pessina».

24/2/85 Cremonese-Atalanta I celerini, senza un motivo apparente, scatenano una carica nella curva atalantina durante l’intervallo

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5/5/85 - Torino-Atalanta - I bergamaschi in curva Filadelfia: ormai anche il tabù granata è sfatato

5/5/85 Torino-Atalanta Per la prima volta gli ultrà atalantini si presentano decisi in casa del Toro

Il ritorno in serie A, inoltre, permette di poter riaffrontare, dopo cinque anni, tifoserie notoriamente ostiche, ma stavolta in modo più sfrontato, soprattutto in trasferta. Stadi che un tempo erano tabù per i bergamaschi, come il Comunale di Torino, sponda granata, ora, invece, vengono visti come occasione di rivincita. E questa opportunità capita, il 5 maggio, terzultima giornata del campionato. «Eravamo veramente decisi - ricorda il Baffo - eravamo circa trecento e avevamo portato numerose aste arancioni pronti a caricare i granata. La polizia era in 5/5/85 - Torino-Atalanta - Una trasferta “preparata”: decine le aste arancioni portate al seguito

agitazione per questa partita a fortissimo rischio incidenti ed infatti ci bloccò per circa un’ora e mezza al casello dell’autostrada così entrammo in curva Filadelfia addirittura al ventesimo del primo tempo». E dei momenti di tensione in effetti si registrano al termine dell’incontro quando, come riportava l’Ansa, «un torinese di 58 anni, veniva raggiunto al volto da una bottiglia lanciata da un passeggero di un pullman di tifosi bergamaschi. A seguito di questo episodio gli occupanti dell’autobus venivano tutti identificati dalla polizia».

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12/5/85 - Atalanta-Verona - Coreografia della Nord per l’ultima partita interna, che assegnerà lo scudetto ai gialloblu

Diecimila veronesi a Bergamo per festeggiare lo scudetto

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e la penultima di campionato per l’Atalanta non riveste particolare importanza se non l’obiettivo di stabilire il nuovo record di punti in serie A, per il Verona la partita al Comunale è semplicemente storica: può segnare, infatti, la conquista del primo scudetto della storia gialloblu. E a Bergamo dal Veneto calano in oltre diecimila. Come si può immaginare la tensione è altissima fin dalla tarda mattinata. «Incidenti e scontri riportavano le cronache - si sono verificati fra tifosi delle due fazioni: venticinque persone sono rimaste contuse, escoriate o ferite leggermente. Una ventina di automobili con targa Verona hanno subito danni ai finestrini e ai vetri, quattro pullman di tifosi veronesi sono stati colpiti a sassate. Un’auto bergamasca ha inavvertitamente investito in via Codussi un gruppo di tifosi veronesi: ma non ci sono stati feriti. Incidenti sono avvenuti prima, durante e dopo la partita. In mattinata già dieci persone si erano fatte medicare al pronto soccorso per lievi lesioni alla testa o per stato confusionale. Poi ci sono stati i tafferugli dopo il gol del pareggio atalantino, in curva Sud (scontri tra veronesi e bergamaschi e successiva decisa carica della celere) con quattordici contusi, e gli incidenti fuori dallo stadio. Fra i feriti del dopopartita figurano un bergamasco di 35 anni colpito alla testa da una bottigliata e un vigile urbano raggiunto da un colpo di spranga vibrato da un tifoso veronese». Alcuni gior-

nali, come al solito, ne approfittano per strumentalizzare i fatti enfatizzando al massimo la cronaca degli avvenimenti con notizie false. In particolare il Corriere dello Sport, con il suo inviato Fabio Monti, brilla in questa speciale classifica di demenza giornalistica. A leggere l’articolo del quotidiano romano riguardo agli incidenti, sembra addirittura che Bergamo sia stata messa a ferro e fuoco; parla infatti di «novanta feriti, di cui tre gravi» moltiplicando così per tre i dati ufficiali (che comprendono anche coloro che si sono fatti medicare perché ubriachi fradici o per semplici malori) e segnala qualcosa come «un centinaio di auto veronesi distrutte sotto un fitto lancio di lattine di Coca Cola» (mah ...). Non è finita, perché il Monti nel suo articolo riferisce anche di «furibonde risse nel pieno centro città dove i sostenitori gialloblu sono stati aggrediti e selvaggiamente picchiati» arrivando perfino a descrivere Bergamo come «una città sconvolta per otto ore da episodi di guerriglia urbana”. Insomma agli incidenti, veri, il Corriere dello Sport ci ha messo un po’ di condimento…

12/5/85 Atalanta-Verona Una fase degli scontri tra ultrà veronesi e atalantini della curva Sud

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28/4/85 Atalanta-Milan Alla penultima di campionato debuttano con il loro striscione, sulla balconata alla sinistra dei Kaos, i Ragazzi della Nord

A fine stagione debuttano “I Ragazzi della Nord”

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1984/85 Uno dei primi adesivi dei Ragazzi della Nord

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opo la costituzione dei Wild Kaos il panorama della Nord vede la presenza dei due gruppi portanti, Brigate e Wka, e degli Sbandati. In questo quadro si inserisce alla fine del campionato una novità: alla penultima partita casalinga, il 28 aprile con il Milan, debutta, oltre al grande bandierone che copre tutta la curva, anche il piccolo striscione degli Rdn, ovvero i Ragazzi della Nord. «È stata un’idea di mio fratello Dante - ricorda Gianmarino Botta, uno dei fondatori con un passato anche nei Commandos - a cui io ho aderito anche

perché avevo avuto dei problemi di rapporti all’interno delle Brigate, gruppo a cui appartenevo. La nostra intenzione era di fare un gruppetto più che altro di amici; all’iniziativa aderirono subito il Gigi “Lucertola”, il Lazzaroni e la Luisa, che poi, fra l’altro cinque anni dopo diventerà mia moglie. Con l’avvio del campionato seguente, riuscimmo a trovare nuovi aderenti tra cui lo “Spalla” (anche lui ex Commandos), suo fratello Angelo e i fratelli Mario e Paolo Mazzoleni, quelli che oggi arbitrano in serie A e in serie C». Come postazione allo stadio i Ragazzi della Nord vanno ad occupare la balconata alla destra (guardando la curva dal campo) dei Kaos. «Si trattò quasi di un’occupazione - rammenta Gianmarino - perché in quel posto attaccava lo striscione il club Amici di Cisano. Le prime volte ci furono animate discussioni, tanto che una volta ci mancò poco che venissi alle mani con il Giulio Panza, uno dei responsabili del club di Cisano, poi grazie anche all’appoggio delle Brigate riuscimmo a raggiungere un accordo».


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8/12/85 - Atalanta-Udinese - Gli Rdn si organizzano: eccoli con la loro prima sciarpa

La soluzione viene trovata lasciando attaccato lo striscione degli Rdn in balconata, mentre quello di Cisano viene steso davanti e un po’ più in basso, tirato con delle corde tra un parterre e l’altro. Il gruppo si organizza e già dalle prime partite della nuova stagione riesce a dotarsi di tre tamburi; con i primi soldi ricavati dalla vendita di sciarpe e adesivi, che gli Rdn iniziano subito a produrre, infatti ne vengono acquistati due usati, mentre il terzo, quello marrone, «l’avevamo fregato agli udinesi nel corso dell’incursione che avevamo fatto nella loro curva per riprendere lo striscione degli Sbandati», precisa Gianmarino. Per quanto riguarda le trasferte, invece, i Ragazzi si avvalgono dei pullman delle Brigate non avendo i numeri per organizzarne uno proprio. «Durante le riunioni - spiega Gigi Lucertola - che tenevamo in un bar di via Suardi, si decideva il materiale, studiando le bozze degli adesivi e delle sciarpe, oltre a eventuali iniziative da tenere in curva la domenica, ma soprattutto era l’occasione per restare tra amici e parlare di Atalanta». Il gruppo si mantiene sta-

bile fino alla fine del campionato 1987/88, quando, nonostante l’entusiasmante cavalcata in Europa e la promozione in serie A, gli Rdn decidono di sciogliersi.

22/11/87 - Atalanta-Padova - Tra gli Rdn anche i giovanissimi fratelli Paolo e Mario Mazzoleni (nella foto con i giubbini verdi): da ultrà ad arbitri di serie C (Paolo) e A (Mario)

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CAMPIONATO 1985/86 Che vittorie a Verona e a San Siro con l’Inter!

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a squadra di Sonetti centra una salvezza tranquilla e arriva ad un passo dalla zona Uefa. È questo il risultato di una stagione iniziata con un organico rinnovato. Lo svedese Lars Larsson viene scaricato dopo un campionato deludente e se torna al Malmoe. Intanto proprio in questa stagione entra in vigore lo svincolo totale dei giocatori. Una legge che avrà effetti devastanti sul calcio e che consentirà ai calciatori, o R I S U LTAT I A R meglio ai loro procuratori, di ATALANTA ROMA 1-2 0-4 trattare direttamente con le ATALANTA INTER 2-1 3-1 società. Risultato: gli ingaggi NAPOLI ATALANTA 1-0 0-0 vanno alle stelle, mentre alcune ATALANTA PISA 1-2 1-1 JUVENTUS ATALANTA 2-0 0-0 società rischiano il fallimento. ATALANTA LECCE 3-1 1-2 Tra queste il Palermo, escluso SAMPDORIA ATALANTA 0-0 1-2 dal campionato di B, e, caso più ATALANTA FIORENTINA 0-0 0-0 clamoroso, il Milan che però alla COMO ATALANTA 0-2 1-1 fine si salva. BARI ATALANTA 0-0 0-0 In questa nuova realtà l’Atalanta, ATALANTA VERONA 0-0 3-0 AVELLINO ATALANTA 1-0 0-2 alle prese con il calciomercato, si ATALANTA UDINESE 1-1 0-1 muove con prudenza. Se ne vanTORINO ATALANTA 0-0 2-2 no alla Juve Marco Pacione e ATALANTA MILAN 1-1 1-1 Roberto Soldà (lasciato per un anno ancora a Bergamo in prestito) in cambio di Cesare Prandelli e Bruno Limido. Lascia la Dea anche Andrea Agostinelli, mentre arrivano Aldo Cantarutti dall’Ascoli e Fulvio Simonini dalla Virescit, nel frattempo salita in C1. Bortolotti punta anche al brasiliano della Roma Cerezo, ma il presidente giallorosso Dino Viola beffa i dirigenti nerazzurri e alla fine non se ne fa niente. Arriva anche Johannes Peters dal Genoa mentre resta Roberto Donadoni che firma per tre anni. I bergamaschi iniziano fiduciosi la stagione,

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ma la prima di campionato è un disastro: la Roma viene a Bergamo e vince 2-1. Viola in tribuna si prende i fischi dei tifosi che non hanno dimenticato l’affare Cerezo. L’Atalanta si rifà la domenica successiva battendo nientemeno che l’Inter di Rummenigge. Segnano Cantarutti e Peters con un gol da manuale. È delirio per il trentunenne olandese. A riportare i tifosi bergamaschi sulla terra ci pensa invece Maradona che trascina il Napoli alla vittoria. Sonetti è scontento della squadra e annuncia una mezza rivoluzione. Non fa però i conti con una Juve che corre come un treno e che realizza cinque vittorie consecutive: la quinta è proprio quella sull’Atalanta. A questo punto ci vuole qualcuno che tiri fuori da questa brutta situazione la squadra. Risposta: Roberto Donadoni da Cisano Bergamasco. Guidati dal loro fantasista i nerazzurri infilano una striscia positiva che si arresta però ad Avellino dove giocano la loro peggior partita del campionato. Manca l’aggressività, la difesa tiene bene, ma l’attacco non segna. La prima parte della stagione si chiude con l’Atalanta a 13 punti e un po’ di malcontento generale. Si riparte e arriva subito l’occasione del rilancio ai danni dell’Inter. A San Siro va in scena la prestazione più bella dell’Atalanta di quest’anno. Vincerà 3-1 con doppietta di Simonini (tra l’altro il suo è il gol 1100 dell’Atalanta in serie A) e rete su rigo-


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Il “piccolo” grande Fulvio Simonini rifila una doppietta all’Inter a San Siro ed entra nella leggenda

re di Soldà. Solo nel finale Rummenigge segna il che dopo ogni gol va a festeggiare sotto la curva gol della bandiera. Si continua e ritorna Marado- degli ultrà atalantini. Ma c’è un altro protagonista na, ma stavolta Osti, aiutato da tutta la squadra, lo ed è Donadoni sempre più prezioso nell’Atalanta ferma: 0-0 il risultato grazie anche a Garella che come nell’Under 21. Le grandi squadre si sono para l’impossibile. Stesso risultato anche con la accorte di lui e sono iniziati i tormentoni: dove Juve che ha appena vinto a Tokio la coppa Inter- andrà “ol Donadù”? Alla Juve? Alla Roma? Al continentale: come l’anno precedente una nevica- Milan? Per ora l’Atalanta se lo tiene ben stretto. ta mette a rischio l’incontro con i bianconeri, ma Altra vittoria importante è quella sull’Avellino con un 2-0 firmato Stromberg, è la sua prigli spalatori lavoreranno tutta la ma doppietta italiana. Ma bisogna CLASSIFICA notte per far giocare le due squadre guardare anche la classifica: l’Atalanta la domenica pomeriggio. JUVENTUS 45 si è tolta dalla zona retrocessione e si L’Atalanta gioca bene ma non riesce ROMA 41 trova addirittura a due punti dalla NAPOLI 39 ad andare più in là del pareggio con FIORENTINA 33 zona Uefa. Ma non ce la farà a staccai neo campioni del mondo. TORINO 33 re il biglietto per l’Europa: sulla sua Intanto la corsa salvezza si fa semINTER 32 strada trova l’Udinese che la batte e il pre più rischiosa per l’Atalanta che è MILAN 31 Torino che la costringe al pareggio. ATALANTA 29 quintultima alla pari con il Como. COMO 29 Il campionato si ferma il 27 aprile per La svolta arriva con la Sampdoria a VERONA 28 consentire alla Nazionale la preparaBergamo: finalmente l’Atalanta SAMPDORIA 27 zione ai Mondiali del Messico. L’Atariesce a sfatare il tabù del ComunaAVELLINO 27 lanta riesce comunque a battere il UDINESE 25 le e a vincere contro una delle squaPISA 23 record dell’anno precedente chiudendre che l’avevano sempre fatta sofBARI 22 do il campionato a 29 punti. Per la frire. Artefice del successo, Marino LECCE 16 cronaca lo scudetto ritornerà sulle Magrin che in dieci minuti con due reti piega i liguri. La stagione procede con piccoli maglie bianconere grazie anche ad un clamoroso passi e qualche acuto. Tra i più belli senza dubbio scivolone della Roma che la penultima giornata quello di Verona contro i campioni d’Italia in cari- perde 3-2 con il Lecce fanalino di coda della clasca. L’Atalanta vince 3-0: risultato inappellabile rag- sifica. La Juve spietata batte il Milan a Torino e giunto grazie alla tripletta fantastica di Cantarutti mette le mani sul ventunesimo tricolore.

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3/1185 Como-Atalanta 5000 atalantini invadono Como; nella foto, le Bna in corteo verso lo stadio Senigalia

Per la cessione di Donadoni scatta la contestazione alla società

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er i tifosi atalantini non c’è neanche il tempo di riprendersi dalla pausa estiva che subito il calendario del campionato presenta al Comunale una delle partite più sentite della stagione: a Bergamo, infatti, l’8 settembre 85 arriva la Roma che, a distanza di un anno dalla rottura del gemellaggio, è diventata una delle squadre più odiate in curva Nord. La questura, per cercare di arginare i numerosi incidenti che sempre più spesso “scaldano” le partite interne dell’Atalanta, corre ai ripari vietando il parcheggio delle auto nei piazzali antistanti la curva Nord e la curva Sud in modo sia da permettere un deflusso degli spettatori più veloce, che di tenere più facilmente sotto controllo tutta la zona. Il divieto di sosta intorno al Comunale, in una partita a rischio come quella con la Roma dà i suoi effetti. Salvo una carica della celere in viale Giulio Cesare ad un gruppo di atalantini che stava “puntando” al corteo dei romanisti (vengono fermati ed identificati diciassette ultrà nerazzurri), non si registrano particolari incidenti. Prima della partita, però, la polizia aveva trovato, nascosti in alcune vie adiacenti lo stadio, dodici sacchi della spazzatura pieni di sassi e cubetti di porfido e aveva bloccato un diciassettenne romano, in possesso di un coltello. Se alla prima giornata il calendario offriva la Roma, alla seconda partita casalinga l’atmosfera

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non cambia. Il 16 settembre, infatti, arrivano gli interisti. Sia prima che dopo la partita non si verificano intemperanze, anche perché va registrata la presenza di ben quattrocento agenti di celere e carabinieri che impediscono alle due tifoserie di venire a contatto. Nel bilancio della giornata, però si annotano due interisti denunciati perché trovati in possesso di un coltello e una decina di fermati (cinque per parte) per accertamenti. Alla terza partita al Comunale (29 settembre) spunta un’altra novità: viene stabilito il divieto di vendere alcolici allo stadio. A mandare fuori di testa (in senso negativo!) i tifosi bergamaschi ci pensano però Magrin e compagni che con il Pisa disputano l’ennesima squallida prestazione ed escono sconfitti per 2 a 1. Quella con i toscani è così la terza sconfitta in quattro giornate e in curva Nord si fa spazio la contestazione ai giocatori e al presidente a cui è dedicato lo striscione “Bortolotti ripara ad ottobre gli errori di luglio” con evidente riferimento alla campagna acquisti estiva. La squadra, dopo la sconfitta di Torino con la Juve, inizia a riprendersi e con essa anche l’entusiasmo della tifoseria. Il 3 novembre sono ben cinquemila i bergamaschi che seguono l’Atalanta a Como spingendola, con un calorosissimo tifo, alla prima vittoria esterna della stagione. Come vuole la tradizione, anche in questo campionato la sfida con il Verona porta con sé un’altissima tensione tra le due tifoserie. Quando arrivano i supporters gialloblu a Bergamo (24 novembre) gli ultrà atalantini si fanno


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9/2/86 - Atalanta-Juventus - Uno straordinario effetto in curva Nord: il bandierone gonfiato dal vento si trasforma in un gigantesco tunnel neroblu

notare. «I primi incidenti - scrivevano i quotidiani cittadini - si verificavano verso le 13 nei pressi dello stadio dove, per scongiurare i tafferugli tra le due opposte fazioni, le forze dell’ordine compivano alcune cariche di alleggerimento e alcuni fermi sia da una parte che dall’altra. Altri scontri - continuava la cronaca tra tifosi si registravano alla fine della partita sia nelle adiacenze del Comunale che in altre zone della città, perfino sul Sentierone dove erano costretti ad intervenire anche i vigili urbani. L’episodio più grave si verificava mentre ingenti forze di polizia e carabinieri stavano scortando ai pullman parcheggiati in via Codussi il corteo di circa ottocento veronesi; improvvisamente, nei pressi del palazzetto dello sport un folto gruppo di ultrà neroblu faceva partire una fitta sassaiola». Da una tradizione all’altra. Tre settimane dopo, è il 15 dicembre, l’Atalanta affronta fuori casa il Toro. La profonda rivalità con i granata viene fuori nel dopopartita quando, in corso Agnelli, atalantini e torinisti si affrontano a viso aperto; il contatto c’è, anche se breve per l’intervento della polizia. La sequenza di incidenti in questa stagione è lunghissima e non si ferma neanche in prossimità del Natale. Il 22 dicembre, infatti, con l’arrivo a Bergamo dei milanisti si allunga l’elenco dei denunciati e dei feriti; durante il percorso dalla stazione allo stadio vengono fermati e portati in questura sei rossoneri e quattro nerazzurri, mentre, a seguito di alcuni tafferugli nella zona dello stadio, quindici persone sono costrette a farsi medicare al pronto soccorso dello stadio e un giovane di Mozzo viene trasportato all’Ospedale perché colpito in

testa da una bottiglia. Al termine della gara, ancora tentativi di carica da parte degli ultrà della Nord al corteo milanista ed in questa occasione due giovani bergamaschi vengono bloccati e denunciati a piede libero. Dopo la gioia per aver espugnato San Siro in casa dell’Inter addirittura per 3 a 1 (storica doppietta di Fulvio Simonini), gioia assaporata in diretta da circa duemila atalantini presenti allo stadio Meazza (12 gennaio 86), l’entusiasmo intorno alla squadra cresce come dimostrano le quasi quarantamila presenze al Comunale in occasione della sfida con un’altra grande, la Juve (10 febbraio). All’ingresso dei giocatori in campo la Nord offre uno spettacolo mai visto prima: quando viene sro-

9/2/86 Atalanta-Juventus Un particolare del “tunnel della Nord”: da brividi alzare gli occhi e vedere un cielo nerazzurro

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16/3/86 - Atalanta-Bari - Primi accenni di contestazione alla società per la cessione di Donadoni

9/2/86 Atalanta-Juventus Due ultrà della Nord sotto la Sud a mostrare agli juventini un coniglio bianconero

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tolato l’enorme bandierone che copre tutta la curva, il vento gelido che scende dalla Maresana gonfia il serpentone neroblu fino a creare una sorta di galleria. Visto dall’esterno, come si può ammirare nelle foto, lo scenario è eccezionale, ma per chi sta sotto a questo incredibile e lunghissimo “tunnel”

nerazzurro, è veramente da brividi. Bandierone a parte, con la gara con i bianconeri tornano anche i movimentati dopopartita; sul finire dell’incontro un gruppo di ultrà atalantini entra in curva Sud e scoppiano i tafferugli. Rimangono feriti, colpiti da un lancio di oggetti, due juventini, mentre durante il percorso verso i parcheggi dei pullman i supporters neroblu cercano più volte di venire a contatto con i rivali bianconeri. Diversi tifosi sono accompagnati in questura (tre vengono denunciati); a questi vanno aggiunti anche un coniglio bianco e i suoi due “proprietari”, due giovani atalantini, che, dopo averlo dipinto a strisce nere, lo avevano fatto entrare in campo, prima della partita, con al collo una sciarpa juventina. I due bergamaschi e il loro coniglio, fermati sul terreno di gioco dalle forze dell’ordine, poi sono stati costretti ad assistere all’incontro per radio da una stanza degli uffici della questura. Intanto la squadra si è ormai ripresa dalla partenza difficile e continua a regalare soddisfazioni alla tifoseria bergamasca; la quale, però, comincia a preoccuparsi, viste le insistenti voci di cessione di Donadoni e quella già stabilita di Soldà. Ecco che nella seconda parte del campionato inizia una nuova contestazione alla società, rea di


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6/4/86 - Atalanta-Avellino - Esplode la contestazione in curva Nord contro la società accusata di voler smantellare la squadra cedendo i giocatori più forti

non cercare il salto di qualità verso obiettivi più ambiti, come la Uefa. I primi segnali si vedono in occasione di Atalanta-Como (9 marzo), quando al Comunale si vedono due striscioni, uno in Nord, “Resta con noi magico Donadoni”, ed un altro in gradinata, “Bortolotti occhio, Donadoni è nostro”. Quindici giorni dopo, nella partita interna con il Bari, la contestazione continua con gli striscioni “Bortolotti attento tanto prendi tanto spendi” e “Juve, compra Bortolotti” esposti nel settore delle Brigate per poi diventare decisamente più dura nella gara con l’Avellino (6 aprile) quando i gruppi della Nord, attaccano con cori e striscioni non solo la società, ma anche la stampa locale e il club Amici. In un volantino distribuito prima dell’incontro, Bna, Wka, Sbandati e Rdn, oltre ad invitare il presidente ad un incontro faccia a faccia, dopo la partita, fuori dalla tribuna, «per chiarire a noi “meloni” e a tutti i tifosi nerazzurri il futuro dell’Atalanta» sollecitano la società «a costruire per il prossimo anno una squadra competitiva che punti a qualcosa di più della solita salvezza». «Non chiediamo al presidente - continuava il volan-

tino - di spendere dieci miliardi, gli chiediamo di non cedere i giocatori validi rifiutando le tentazioni degli squadroni: basta con gli scambi fra grandi giocatori e semplici speranze». Nel mirino della Nord ci finiscono anche i giornalisti bergamaschi accusati di menzionare la curva «solo quando causa le multe» e il club Amici a cui si ribatte alle continue critiche nei confronti della Nord denunciando che «mentre i nostri soldi si vedono ogni domenica dove vengono spesi (carta, bandierone, coreografie ecc.), i vostri si… intuiscono al giovedì

16/3/86 - Atalanta-Avellino I gruppi della Nord distribuiscono un volantino in cui spiegano i motivi della protesta

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3/4/86 - Udinese-Atalanta - In curva Sud scoppiano dei tafferugli tra atalantini e carabinieri

3/4/86 Udinese-Atalanta Un’altra immagine degli incidenti nel settore ospiti; tre bergamaschi vengono arrestati

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(giorno della rubrica su L’Eco) con i risultati delle varie gare (briscola, scopa, boccette ecc.)». La contestazione (che il solito Gnecchi sbeffeggia definendola “mini”), comunque, coglie nel segno: se da un lato il presidente Cesare Bortolotti si dichiara «pronto, anzi prontissimo a parlare con i tifosi della Nord, ma non in piazza, e solo con una delegazione», il patron Achille, invece, prende il toro per le corna e accetta il confronto. E così un’ora dopo il termine della gara, all’esterno della tribuna, incontra gli ultrà e, sotto gli occhi vigili delle forze dell’ordine, spiega le proprie ragioni e ascolta quelle dei sostenitori. Un colloquio franco, ma da veri amanti dell’Ata-

lanta, lo definisce chi vi ha partecipato (per la cronaca il “vertice” tra il presidente Cesare e la delegazione della Nord non avrà mai luogo). Ci si avvia verso la fine del campionato, ma prima di mettere in archivio anche questa stagione non mancano le occasioni per la tifoseria bergamasca di balzare agli onori della cronaca. Ad Udine (13 aprile), infatti, i trecento atalantini presenti allo stadio Friuli, memori anche dello scherzetto dello striscione fregato l’anno prima, per tutta la partita provocano i tifosi locali, quindi, nel secondo tempo scatenano una furibonda rissa con i carabinieri nella curva ospiti e, all’esterno, vengono alle mani con dei sostenitori bianconeri (tre atalantini vengono arrestati). E dire che la trasferta in Friuli era iniziata veramente bene, all’insegna del “Bacco, tabacco e Venere”. Se il vino e fumo, anche in quantità industriali, non erano una novità, sul fronte “Venere”, invece, era praticamente stata sempre calma piatta. Alla partenza per Udine, stavolta, si presenta anche una ragazza che il Pidio e il Paolino, dopo averla incontrata per strada in centro alle cinque di mattina, avevano invitato a venire a vedere l’Atalanta. L’atmosfera è la solita di una normale trasferta e niente fa presagire quello che sarebbe poi successo sulla corriera. «Erano passati pochi chilometri - racconta un testimone che preferisce restare anonimo per evitare gravi ripercussioni… coniugali - quando questa giovane “Raggio di Luna”, come la ribattezzò subito il


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20/4/86 - Atalanta-Torino - Ultrà bergamaschi cercano di caricare il gruppo di tifosi granata in viale Giulio Cesare

mitico Ciclamino, forse coinvolta dall’allegra compagnia o forse perché sentiva la primavera, cominciò ad allietare il viaggio con esuberanti “prestazioni musicali”, soprattutto di strumenti a fiato. Sul pullman erano tutti estasiati, o forse sarebbe meglio dire eccitati, da queste suadenti note, anche perché, tra cori da stadio, ma anche sussurri e grida, l’intraprendente Raggio di Luna fece proprio un concerto completo, suonando oltre dieci “strumenti” diversi tra “flauti” e “pifferi”, grandi e piccoli…». Non parliamo dell’invidia che questa piacevole atmosfera creò sugli altri due autobus delle Bna: «Quando il pullman orgia ci sorpassò - sogna ancora Franco - restammo tutti senza parole vedendo questa ragazza, tutta sorridente e con le tette di fuori (e una mano che spuntava da sotto a tenergliele), salutarci dal finestrino! Mai visto una cosa simile». Una settimana dopo, con il Toro (20 aprile), ultima partita al Comunale, al termine del match, in più riprese (sul viale Giulio Cesa-

re, in viale Giovanni XXIII e alla stazione ferroviaria) i bergamaschi cercano di caricare gli acerrimi rivali granata. E dire che la gara era stata preceduta da una festa, organizzata dal club Amici, con il lancio di paracadutisti e la distribuzione di diecimila bandierine di carta.

6/4/8 - Atalanta-Avellino - Nel mirino della contestazione finiscono presidente, stampa locale e club Amici

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5/11/86 - Roma-Atalanta - Il corteo, deciso e compatto, dei bergamaschi punta verso la curva Sud dell’Olimpico

In trasferta sempre più decisi: a Roma e a Verona sotto le loro curve!

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5/1/86 Roma-Atalanta Sono circa 250 i bergamaschi arrivati a Roma

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l secondo anno di serie A, rappresenta un po’ la prova del nove per gli ultrà della curva Nord. Tra le trasferte più sentite ci sono sicuramente Roma e Verona. La prima, perché rappresenta il ritorno all’Olimpico dopo la definitiva rottura del gemellaggio (l’anno precedente c’erano stati ancora dei tentativi per ricucire i rapporti), mentre la seconda, perché ci sono da “vendicare” i casini

provocati, nell’ultima stagione, dall’arrivo al Comunale di diecimila veneti in occasione dello scudetto gialloblu conquistato a Bergamo. Il 5 gennaio, prima giornata di ritorno, l’Atalanta va a Roma. «Da Bergamo partimmo in quattro pullman - spiega il Baffo - all’arrivo nella capitale, per un errore di strada, attraversammo tutta la città; parcheggiati gli autobus nei pressi della Farnesina, ci avviammo, con un corteo compatto “armato” di numerose grosse aste “mimetizzate” da piccole bandierine neroblu, verso lo stadio. In fondo al viale, intanto, cominciammo a vedere numerosi ultrà giallorossi che erano lì ad aspettarci». «A questo punto - precisa Leo - un gruppetto di una ventina di romani cercò di attirarci verso la curva Nord; mentre stavamo partendo alla carica riuscimmo a vedere sul lato opposto, quindi verso la curva Sud un gruppo più consistente dei Cucs. A questo punto puntammo decisi proprio su quest’ultimi che, probabilmente, non si aspettavano una reazione così decisa da parte nostra, tant’è che si misero a scappare e noi dietro ad inseguirli fino sotto la loro curva».


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5/1/86 Roma-Atalanta Panoramica sul gruppo di atalantini sistemato nella parte alta della curva Nord dell’Olimpico

5/1/86 Roma-Atalanta Alcuni ultrĂ bergamaschi, cinghia in mano, partono alla carica

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23/3/86 - Verona-Atalanta - L’arrivo degli atalantini a Verona

23/3/86 Verona-Atalanta Zoom sul corteo neroblu

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«Loro - spiegano Eros e Franco - pensavano che noi saremmo andati verso la Nord in modo da imbottigliarci prendendoci alle spalle, ma invece li facemmo scappare proprio sotto la Sud». «Una volta sotto la loro curva - rammenta il Baffo arrivò la celere, rinforzata da una decina di poliziotti a cavallo, per bloccarci; un funzionario della questura non fece a tempo di dire “Ragazzi, tranquilli, che vi portiamo dentro lo stadio” che alcuni di noi, iniziarono subito a lanciare dei petardi proprio tra le gambe dei cavalli! Un casino! Gli animali cominciarono ad agitarsi e ad impennarsi (ci mancò poco che due poliziotti non vennero disarcionati), ma subito dopo i poliziotti iniziarono a prenderci a legnate schiacciandoci contro le biglietterie. Quindi ci fecero entrare allo stadio di corsa a suon di manganellate». In questa fase vengono fermati ed identificati dodici ultrà, sei per parte. All’interno dell’Olimpico, i bergamaschi (a cui non viene permesso dalla polizia di esporre

gli striscioni) posizionati nella parte alta della curva Nord («Quando entrammo - precisa Oliviero - il settore che volevamo occupare, quello con il muretto alle spalle, per evitare sorprese, era già pieno di romani; lo liberammo in un minuto») vengono presi di mira da un continuo lancio di oggetti da parte dei tifosi giallorossi. «Per tutta la partita - scriveva Il Messaggero di Roma - gli atalantini sono stati rumorosi. Al terzo gol della Roma hanno iniziato un fitto lancio di arance, ma anche di lattine e bottiglie di bevande». La tensione sale ulteriormente quando, a cinque minuti dal termine, il portiere atalantino Malizia si infortuna seriamente e dai tifosi romani si alza il coro “Devi morire, devi morire”. Esasperati, gli ultrà atalantini, cinghie in mano, partono alla carica: in curva Nord si apre un vuoto enorme. Intervengono celere e carabinieri per fermare, a manganellate, gli imbufaliti supporters orobici che vengono trattenuti all’interno dell’Olimpico per oltre un’ora. L’esuberanza tra gli ultrà della Nord, in questo periodo, però è davvero incontenibile; il 23 marzo è infatti in programma l’altra trasferta molto sentita, Verona. In settimana, le riunioni alla birreria di Treviolo (il ritrovo delle Bna), si fanno molto concitate: c’è da preparare nel migliore dei


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23/3/86 - Verona-Atalanta - Il messaggio degli ultrà bergamaschi è chiaro, ma i veronesi non si vedono

modi lo “sbarco” in riva all’Adige e di fatti la par- dare anche gli altri che, allora, vennero contro di noi e tenza dei pullman viene fissata con largo anticipo, di fatti li vedevamo in lontananza avvicinarsi. In praalle 10 di mattina. «Eravamo sei pullman delle Bri- tica noi caricavamo loro e loro stavano caricando noi; gate - racconta il Baffo - e una volta arrivati nei pres- quando, però, fummo a poche decine di metri ecco la si dello stadio e parcheggiati i pullman ci dirigemmo sorpresa: dall’altra parte non c’erano le Brigate Gialloverso il Bentegodi tutti in corteo. Ad aprire il gruppone blu, ma quelle Neroazzurre! atalantino, dove spiccavano numerose aste arancioni, c’era lo striscione “Siamo qui solo per voi”. Percorremmo il tragitto dai pullman allo stadio compatti e decisi, con continui cori contro i veronesi; eravamo pronti a tutto e infatti puntammo direttamente alla curva Sud, la curva gialloblu! Sarà stato mezzogiorno, ma di ultrà veronesi non ce ne 23/3/86 - Verona-Atalanta - Gli ultrà atalantini arrivano perfino sotto la curva Sud del Bentegodi, tempio del tifo gialloblu erano tanti in giro e quei pochi, sfortunati, non se la passarono certo bene. Quando ci trovammo di fronte i celerini, caricammo anche loro per poi fermarci nel piazzale della curva Sud; a quel punto, però, fummo accerchiati da circa duecento poliziotti e lì girarono un sacco di manganellate! Che legnate». Anche i Wka, giunti in Veneto in treno, non sono da meno: «Quando arrivammo al Bentegodi - raccontano, ridendo, Gigi Rosso e Bibi - sen- A quel punto non restò che mandarci, reciprocamente, timmo provenire dal piazzale della curva Sud dei cori, a dà vià ol kül; poi arrivò la celere a caricarci, stavolquindi ci mettemmo a correre in quella direzione con- ta tutti insieme. L’è vègnì fò ü rebèlot: mutùrì in tèra, vinti di trovarvi i veronesi; ovviamente ci sentirono gri- barachì ribaltacc, perfino öna pòrcheta sbàtida ‘naria».

23/3/86 Verona-Atalanta A “liberare” la Sud, invece dei veronesi, interviene con una pesante carica la celere; si notino, nella foto, le persone a terra e la bancarella ribaltata

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23/3/86 - Verona-Atalanta - Aldo-gol festeggia la storica tripletta lanciando la maglia in curva 23/3/86 Verona-Atalanta Cantarutti, dovendo rimanere in campo, è costretto a farsi restituire la maglia dai tifosi

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Il clima è molto teso e a lasciarci le penne, o meglio le lamiere, è una Renault 5 turbo targata Bg, posteggiata poco distante dal Bentegodi, che prende fuoco incendiata da un gruppo di ultrà veronesi. Ad altre auto di atalantini, invece, va un po’ meglio, visto che se la cavano con qualche

gomma bucata. Il bilancio, a fine giornata, registra anche un poliziotto ferito e cinque bergamaschi fermati dalle forze dell’ordine, ma soprattutto una delle più entusiasmanti vittorie esterne dell’Atalanta; la squadra di Sonetti, infatti, si impone sul campo dei campioni d’Italia per 3 a 0 con la storica tripletta di Aldo Cantarutti. I mille atalantini sono letteralmente in orgasmo e quando, all’80’, il possente Aldo-gol festeggia la terza rete proprio sotto il settore ospiti lanciando la maglia ai tifosi, allora la curva bergamasca esplode. La curiosità di questo episodio sta nel fatto che Cantarutti, che tra l’altro si becca anche un’ammonizione per l’eccessiva euforia nei festeggiamenti, deve restare in campo, quindi avviene che si debba far restituire la maglia dai tifosi atalantini. «Da quando ero bambino - dichiarò il bomber nerazzurro nelle interviste del dopopartita - sognavo di lanciare la maglia in tribuna. Per me a quel punto la partita era finita e volevo firmarla con quel gesto e tornarmene sotto la doccia. Lo avevo gridato al mister. Poi alla fine della gara l’ho rilanciata in curva ai nostri ragazzi perché nel successo di oggi ci stanno pure loro!».


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Al primo raduno ultras, a Cosenza, l’incontro con i ternani

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o stretto legame che unisce la curva Nord, in particolare le Brigate, ai ternani nasce nel luglio ‘85, in occasione del primo raduno ultras organizzato a Cosenza, dal noto padre Fedele, un frate molto vicino alla curva cosentina. «A questo appuntamento che si tenne a Paola - racconta Oliviero - eravamo in tre a rappresentare Bergamo, io, il Roby Pessina e l’Italo. Oltre a noi e ai ternani, c’erano i genoani, napoletani e varie tifoserie di serie C. Il raduno durò tre giorni e proprio durante queste giornate facemmo amicizia con i due rappresentanti degli ultrà rossoverdi, Gianni e Pelè, con i quali ci trovammo subito molto in sintonia. Da lì è iniziato un rapporto molto stretto (già poche settimane dopo li ospitai per qualche giorno a casa mia) che poi si è allargato ad altri a cominciare dalla prima volta che andammo in una quindicina a Terni in occasione di Ternana-Giulianova, campionato di C2». «Durante quella partita ci fu un episodio particolare - ricorda Biagio Buonomo - a parte il fatto che pur essendo la nostra prima volta allo stadio Liberati, gli amici ternani ci permisero di salire in balconata ed in pratica fummo noi a guidare il tifo rossoverde, adattando le nostre canzoni alla Ternana, fummo noi che, vista il momentaneo svantaggio dei rossoverdi, consigliammo ai Freak Brothers di scendere dalla loro tradizionale postazione al terzo anello, al primo per essere più vicini alle “Fere”. Tanto per far capire l’ammirazione che avevano nei nostri confronti, non ci pensarono due volte e durante il secondo tempo scesero in massa nel primo anello; la Ternana poi pareggiò e da lì non si mossero più neanche negli anni seguenti». Fin dalla prima

visita delle Bna a Terni l’accoglienza riservata ai bergamaschi è sempre stata eccezionale. «Quando arrivavamo era una festa - affermano Oliviero e Claudio Galimberdi più noto come “Bocia” - ci trattavano tutti benissimo, anche i semplici cittadini. E poi le bevute e le scorpacciate allo Scardone”, vero e proprio bunker ultrà, sulle colline ternane a scolarci litri di vino e mangiare casereccio, oppure i giri per la città, per Villa Glori, per Borgorivo, a Cesi». Nel ’92, per festeggiare la storica promozione delle Fere in serie B, da Bergamo si muovono in una cinquantina che i Freak si preoccupano di ospitare mettendo a disposizione addirittura un albergo in centro città. Non sempre tutto fila liscio però in Umbria «Quando andammo a vedere Gubbio-Ternana - precisa, divertito, Biagio - io e il povero Ciccio, infatti, fummo preventivamente arrestati dai carabinieri con l’accusa di essere bergamaschi, quindi potenzialmente molto pericolosi. Anche in altre occasioni, in particolare in trasferta demmo una mano agli amici ternani, come ad esempio in occasione di un derby a Perugia e a Chieti per una sfida spareggio». Anche da parte rossoverde le visite a Bergamo non mancano; non si possono non menzionare, infatti, alcuni derby con i bresciani, su tutti quello del campionato 1986/87, con i ternani al fianco dei bergamaschi a caricare in curva Sud, e poi, ancora, la storica semifinale in Coppa delle Coppe con il Malines, quando da Terni arrivano, in maniera “massiccia”, in una trentina a tifare Atalanta, con i loro striscioni rossoverdi attaccati in gradinata. A questo gemellaggio, però, se da parte delle Brigate viene sostenuto alla grande, realizzando anche striscioni e bandiere rossoverdineroazzurre, da parte dei Wka è faticosamente tollerato, ma senza degenerare in scontri aperti.

1992 - Terni Atalantini e ternani in una foto ricordo al mitico Scardone

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CAMPIONATO 1986/87 Che paradosso: si va in B, ma anche in Europa

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Atalanta chiude con la retrocessione una stagione definita da più parti fallimentare: i nerazzurri nel campionato 1986/87 sono stati capaci di vanificare gli sforzi compiuti nelle tre precedenti esaltanti annate. In molti hanno criticato soprattutto la campagna acquisti effettuata dalla società e l’incapacità del tecnico Sonetti di sfruttare appieno il potenziale R I S U LTAT I A R degli uomini a sua disposizione. SAMPDORIA ATALANTA 1-0 0-1 E dire che alla vigilia del campioATALANTA ROMA 0-1 2-4 nato nell’ambiente nerazzurro si MILAN ATALANTA 2-1 2-1 parlava anche di Coppa Uefa e di ATALANTA EMPOLI 1-0 0-0 ATALANTA ASCOLI 0-0 1-2 Coppa delle Coppe, previsione NAPOLI ATALANTA 2-2 1-0 questa del presidente Bortolotti ATALANTA TORINO 0-2 0-0 che si rivelerà azzeccata. VERONA ATALANTA 2-1 0-1 Una serie interminabile di errori ATALANTA COMO 0-0 1-2 (ma anche una buona dose di JUVENTUS ATALANTA 2-0 0-0 sfortuna, vedi gli infortuni capiATALANTA BRESCIA 1-0 0-1 UDINESE ATALANTA 1-0 2-4 tati a Gentile e ad Osti e i ben 14 ATALANTA AVELLINO 1-1 1-2 pali colpiti), in cui i pochi giocaINTER ATALANTA 1-0 0-1 tori che possono realmente chiaATALANTA FIORENTINA 2-0 0-1 marsi fuori quali non autentici responsabili di un tale sfacelo sono solo capitan Magrin, impeccabile per buona parte del campionato, e il giovane Bonacina. In una stagione disgraziata, ci sono comunque anche momenti positivi. Una grande Atalanta per esempio è quella che ferma al San Paolo il Napoli di Maradona (2-2) alla sesta gara di campionato. Anziché puntare ad alzare le barricate, Magrin e compagni attaccano. Il primo gol del Napoli arriva con Volpecina, su un’azione diretta da Maradona, al ventesimo minuto di gioco. Dieci

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minuti dopo è la grinta nerazzurra ad avere la meglio: Cantarutti firma il pareggio. Nella ripresa arriva il rigore del 2-1 per i partenopei ma l’Atalanta non ci sta a perdere e Incocciati agguanta il pari. Altra ottima prestazione degli uomini di Sonetti è quella che vede sconfiggere il Brescia, alla undicesima d’andata, per 1 a 0 al Comunale. L’anno nuovo viene aperto con la sconfitta rimediata dalla Dea sul campo dell’Inter (1-0). Gli uomini di Sonetti non riescono a resistere all’impeto dei milanesi e si fanno schiacciare nella loro area di rigore. Arretrano in maniera eccessiva persino le punte, pare infatti che Incocciati e Stromberg si ritrovino a giocare da difensori. Il gol di Fanna arriva al 17’ dopo un lodevole fraseggio con Rummenigge. La squadra bergamasca dopo i primi 45 minuti di gioco si ripresenta in campo con Bonacina al posto di Boldini, mossa questa che permette di dare maggior equilibrio alla disposizione in campo di tutti gli undici giocatori ed a placcare meglio le iniziative offensive dell’Inter. L’Atalanta della ripresa, con l’avanzamento dei due attaccanti, presenta un altro volto rispetto a quello cui San Siro ha assistito fino a questo momento. Ma, complice anche la mala sorte, il risultato non si blocca. Grandi, grandissimi anche i nerazzurri visti al Comunale in occasione della gara contro il Milan (1-2). Certo non per il risultato, che falliscono puntualmente, ma per la prestazione di qualità dimostrata ed anche per grinta e determinazione (doppietta di Virdis e Magrin su rigore). Ma l’Ata-


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lanta più bella di questo campionato è CLASSIFICA ancora quella che si vede giocare contro i NAPOLI 42 partenopei (0-1). I nerazzurri aggrediscoJUVENTUS 39 no il Napoli, lo sottomettono nella sua INTER 38 area di rigore, riescono a mettere in diffiVERONA 36 coltà l’intero reparto difensivo. Peccato MILAN 35 SAMPDORIA 35 che però agli avversari basti una sola azioROMA 33 ne offensiva per vincere la partita e che ai AVELLINO 30 nerazzurri rimanga l’amarezza che questi COMO 26 finale di stagione quella rabbia due punti sono stati persi per l’autorete di FIORENTINA 26 TORINO 26 che, anche se solo per i 90 minuMagrin. ASCOLI 24 ti di gioco finali, fa scordare le La Dea conquista il pareggio con la Juve EMPOLI 23 gravi carenze e gli innumerevoli (0-0) e riesce a tirare finalmente un sospiBRESCIA 22 errori commessi in un intero ro di sollievo, ma lascia a Brescia (1-0) le ATALANTA 21 UDINESE 15 campionato. sue speranze di salvezza benché la vittoSi chiude un ciclo. L’Atalanta ria in casa contro l’Inter (1-0), alla ventinovesima partita di campionato, riaccenda l’otti- scende in serie B. Anche se con la profonda amamismo degli animi nerazzurri. La fortuna in que- rezza della retrocessione, la squadra affronta le sta partita finalmente è tornata a farsi vedere fasi finali della Coppa Italia. Magrin e compagni, anche in casa orobica: Ferri corregge nella propria infatti, superati, nelle settimane precedenti, la rete la palla calciata da Incocciati. Una bella Ata- Casertana negli ottavi e il Parma nei quarti, affronlanta davvero capace di tener testa ad un temibile tano in semifinale la Cremonese che riescono ad eliminare con un 2 a 0 a Bergamo e uno 0 a 0 nel avversario che nulla le ha regalato fino alla fine. Per aggiudicarsi la salvezza (o almeno lo spareggio ritorno. con l’Empoli) l’Atalanta avrebbe dovuto vincere Si va quindi in finale contro i neocampioni d’Itanell’ultima giornata sul campo della Fiorentina. A lia del Napoli; una sfida impari ed il 3 a 0 dell’anpochi secondi dal fischio finale invece i viola infi- data al San Paolo toglie le già scarse speranze berlano di contropiede la porta nerazzurra. Peccato gamasche. La squadra di Maradona, infatti bissa il davvero, considerato la generosa prestazione dei successo al Comunale con una vittoria per 1 a 0. bergamaschi che sfiorano il gol con un palo e Al Napoli va la Coppa, ma l’Atalanta accede alla costringono il portiere Landucci ad effettuare pre- Coppa delle Coppe, visto che i partenopei vincendo lo scudetto disputeranno la Coppa dei Camgevoli salvataggi. I nerazzurri dimostrano di aver trovato solo nel pioni.

Marino Magrin è uno dei pochi a salvarsi da una stagione negativa; al suo attivo 7 reti, ma anche 7 pali

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7/9/86 - Brescia-Atalanta (Coppa Italia) - Non è ancora iniziato il campionato che scoppiano i primi incidenti già in Coppa Italia allo stadio Rigamonti; nella foto la torciata degli atalantini

Una vigilia già tesa; vertice in prefettura con ultrà e autorità, ma che casino…

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a stagione si apre con un vistoso calo di abbonati (30 per cento in meno, per una quota di 9180 tessere sottoscritte), anche se al raduno, il 20 luglio, a salutare la squadra in partenza per il ritiro di Roncegno si presentano al Comunale in un migliaio, che diventano addirittura tremila al primo allenamento a Zingonia il 17 agosto. Il debutto al Comunale è tutto speciale: il sorteggio della Coppa Italia, infatti, ha messo nello stesso girone l’Atalanta e la Virescit e così il 24 agosto si gioca il derby tutto orobico (è il terzo dopo i due disputati nella Coppa Italia 1981/82) davanti ad oltre diciassettemila spettatori (2-1 per i nerazzurri il risultato finale). L’antipasto di campionato non offre solo la stracittadina, ma anche un altro derby, molto più sentito dagli ultrà della Nord: quello con il Brescia. È così che il 7 settembre 86 inizia anche la stagione

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della curva: al Rigamonti, infatti, prima della partita non mancano gli scontri. «Prima della partita scriveva L’Eco - gruppetti di giovani tifosi bresciani, dopo che i rivali erano già entrati nella curva sud, hanno dato luogo ad una fitta sassaiola contro i pullman bergamaschi e molte auto targate Bg». Scatta la reazione degli atalantini e nel dopopartita si verificano alcuni tafferugli fra le opposte fazioni con conseguenti cariche della celere che opera anche due arresti tra gli ultrà neroblu. Sarà per i presagi visti a Brescia o per la prima di campionato al Comunale che vede l’arrivo della Roma, sta di fatto che in prefettura lo stato di agitazione è palese. Qualche giorno prima dell’esordio casalingo con i giallorossi, partita temutissima visti i precedenti, il prefetto dottor Barile ha la bella idea di organizzare un supervertice tra le forze dell’ordine, l’Atalanta e i tifosi. Nell’austero salone del palazzo di via Tasso si trovano così seduti al tavolo una lunga serie di pezzi da novanta; ci sono, oltre al “padrone di casa”, il sostituto procuratore della Repubblica, dottor Mafferri, il responsabile della polfer dottor Zagari,


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21/9/86 - Atalanta-Roma - I romanisti scappano dalla Sud inseguiti dagli ultrà bergamaschi

il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Natali, quelli della guardia di finanza colonnello Bizzarri e della polizia stradale dottor Palustri, il commissario capo della questura dottor Cargnelli, il vicequestore dottor Papalia e il comandante dei vigili urbani colonnello Giuliani. Per l’Atalanta sono presenti il vicepresidente Sensi, il consigliere Capelli, il segretario Randazzo e l’addetto stampa Bucarelli ed infine per il club Amici, il presidente dottor Mondini e il consigliere cavalier Rizzoli e per la curva Nord Oliviero Manenti e Roby Pessina. Dopo un sermone del prefetto sui valori dello sport e del calcio in particolare, ognuno dei presenti illustra le proprie iniziative. Ecco quindi che l’Atalanta «sensibilizzerà in maniera ferma i giocatori a mantenere atteggiamenti idonei, bandendo cioè qualsiasi gesto o forma di esasperazione che possa contagiare in modo negativo il pubblico», le forze dell’ordine si dichiarano pronte ad intervenire con tempestività, la polfer annuncia il pugno di ferro contro i teppisti sui treni, mentre il magistrato lancia un appello: «Aiutateci ad identificare i veri responsabili e l’inqualificabile fenomeno finirà». Ormai il giro degli interventi è quasi completo, mancano solo i rappresentanti della curva Nord. Silenzio. Tutti guardano i due ultrà. Mentre nell’aria riecheggiano ancora le parole del sostituto procuratore e il prefetto si sta già pregustando la soddisfazione di annunciare pubblicamente che è riuscito, con un’abile azione diplomatica, a disin-

nescare la violenza allo stadio di Bergamo, ecco che Oliviero con tutta tranquillità afferma: «Bisogna picchiare, per dimostrare chi è il più forte». Nell’austero salone prefettizio scoppia il finimondo. Su tutti il più incazzato è il dottor Mafferri che, con toni incandescenti, lancia un monito ai due tifosi della Nord: «Visto che voi siete i teorizzatori della violenza, e ce lo confermate ora, prenderemo i provvedimenti del caso; non si può tollerare che una città venga posta in stato di assedio per una partita di calcio».

21/9/86 Atalanta-Roma Mentre prefettura e comune distribuiscono volantini di “pace”, dalla Nord parte la sfida ai romani

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21/9/86 - Atalanta-Roma - Il corteo dei giallorossi con gli atalantini che, dal piazzale, si preparano alla carica

La copertina del 45 giri dedicato all’Atalanta da Roby Facchinetti

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A questo punto il prefetto, per non far fallire del tutto il supervertice, lancia la brillante idea di stampare dei “volantini di pace” prima della partita con la Roma. E di volantini, in effetti, ne vengono stampati dal Comune di Bergamo circa cinquemila copie distribuite, oltre che agli ingressi del Comunale, anche al casello autostradale e alla stazione ferroviaria. A dire il vero i messaggi di fratellanza come «Gli sportivi di Bergamo salutano gli amici di Roma» oppure «Forza Roma! Forza Atalanta! Vinca il migliore, vinca il più fortunato, ma soprattutto vinca lo sport!» che si possono leggere sui foglietti distribuiti ai tifosi evidentemente non fanno molta presa sugli ultrà. E nemmeno le massime di saggezza come «il calcio è passione universale, è entusiasmo, è gioventù! È una cosa bellissima che deve rimanere tale. Facciamo il tifo per le nostre squadre con entusiasmo, ma senza ricorrere al confronto fisico che si pone al di fuori dell’evento sportivo» ottengono gli effetti sperati. Addirittura un “commando” di atalantini cerca di giocare l’effetto sorpresa e va addirittura in stazione Centrale, la domenica mattina, ad aspettare l’arrivo dei romanisti. «Eravamo un bel gruppo, misto tra Kaos e Brigate ricorda il Bibi -, ma facemmo un po’ di confusione perché un paio di noi se la presero con un ragazzo che si beccò due sberle, perché avevano scambiato la sciar-

pa giallorossa che portava al collo per una sciarpa della Roma, ma invece era della Ferrari, visto che nel pomeriggio c’era in programma il Gran Premio di Monza! I romanisti, quelli veri, invece, non riuscimmo a vederli». Il bilancio della partita, infatti, è di tre fermati, due romani e un diciassettenne di Azzano San Paolo, una decina di tifosi obbligati a trascorrere il pomeriggio in questura, diverso materiale contundente sequestrato e una carica dei bergamaschi in curva Sud che costringe i circa 350 sostenitori giallorossi ad una precipitosa fuga all’esterno del Comunale al termine della partita. Le sanzioni sono pesanti: il romanista trovato in possesso di un coltello viene condannato a due mesi di arresto e rispedito in riva al Tevere con il divieto di non ritornare, per qualsiasi motivo, a Bergamo per tre anni; una sentenza molto severa visto che fino ad allora ad un tifoso non era mai stato applicato un foglio di via. Non è da meno la condanna del minorenne bergamasco a cui può essere assegnata la “medaglia” come “apripista” dei diffidati della curva Nord; gli uffici della Uigos, infatti, per la prima volta propongono al giudice di obbligare l’imputato a firmare in questura durante le partite dell’Atalanta. Intanto, però, l’Atalanta ha un nuovo inno; in un Teatro Sociale gremito da un migliaio di persone (ma altrettante sono assiepate all’esterno), con in platea tutta la squadra di Nedo Sonetti, Roby Facchinetti, leader dei Pooh e noto tifoso nerazzurro, il 19 settembre, presenta il brano “Atalanta Azzurra” che gli atalantini portano subito in vetta alle hit-parade dei dischi più venduti in città.


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1/12/86 - Atalanta-Brescia - I bresciani ripiegano velocemente lo striscione del Commando Ultrà su cui ol Sàrnech aveva messo le mani

E Bergamo, per i giornali nazionali, diventa la “capitale della violenza”

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l campionato prosegue. Il 19 ottobre l’Atalanta è di scena a Napoli ed al termine dell’incontro un gruppo di partenopei si lancia in una sassaiola contro i cinquanta bergamaschi scesi in Campania; i due gruppi arrivano anche ad un breve contatto diretto, ma a farne le spese è soprattutto il pullman degli atalantini che si trova tutti i finestrini distrutti. Con l’autobus inutilizzabile gli ultrà nerazzurri sono costretti a restare bloccati oltre tre ore davanti al commissariato di Fuorigrotta prima che si riesca a trovare un automezzo sostitutivo per il rientro a casa. Alla furibonda battaglia in curva Nord con i carabinieri durante Atalanta-Torino del 26 ottobre (vedi prossimo capitolo), fa seguito, una settimana dopo, la trasferta a Verona. Al termine della gara i gialloblu scatenano una sassaiola contro il numeroso corteo bergamasco e solo un imponente servizio d’ordine evita che le due tifoserie vengano a contatto. A fine giornata si contano quattro arrestati e dieci fermati tutti veronesi. Intanto sta diventando sempre più profonda la rivalità con i “cugini” bresciani; agli incidenti in Coppa Italia allo stadio Rigamonti, gli ultras biancazzurri rispondono, durante il tragitto dalla stazione verso lo stadio, con una serie di vandalismi alle auto in sosta nella zona del Comunale. È l’1 dicembre e circa duemila bresciani (1300 in treno) seguono le rondinelle nella vicina trasferta.

Gli scontri più gravi, però si verificano nel dopopartita; ad anticiparli, a dieci minuti dal termine della gara, c’è l’incursione di un gruppo di atalantini in curva Sud che dà origine a dei tafferugli sugli spalti, poi sedati dalle forze dell’ordine. «A dire la verità - precisa Danilo - non fu un gruppo a lanciarsi contro i bresciani, bensì uno solo, il Marco di Sarnico, che, con un azione da autentico kamikaze, puntò subito allo striscione del Commando Ultrà attaccato nei parterre. Lui, che abitava proprio a confine con la provincia bresciana, i biancazzurri non li sopportava e così, probabilmente accecato da questa rivalità esasperata, si buttò in questa specie di blitz. Risultato fu che gli saltarono addosso in una decina e rimediando la frattura del setto nasale e venti giorni di prognosi». «Eravamo partiti in tanti dalla Nord - spiegano Oliviero e Biagio -, poi in fondo alla gradinata ci fermammo per raggruppare tutti, ma ol Sàrnech, che era davanti, non se ne accorse o non gliene fregò niente, ed entrò nella Sud da solo. I bresciani stavano piegando lo striscione e lui ci mise le mani sopra, anche perché gli ultrà biancoblu, presi di sorpresa e temendo un attacco in massa arretrarono. Poi quando videro che il Marco era da solo gli saltarono addosso. Fu tutta una questione di attimi: subito dopo entrammo noi, saremmo stati non più di dieci però, e a legnate riuscimmo e portare via ol Sàrnech. Poi i bresciani si chiusero dentro in curva per impedire una nostra nuova, e stavolta massiccia, carica». «Durante il percorso verso la stazione - scriveva L’Eco - è stato necessario fare ricorso ai lacrimogeni in viale Giulio Cesare per tenere lontane frange di bergamaschi che cercavano il contatto con gli avversari; in via Mar-

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4/1/87 - Inter-Atalanta - Gli atalantini puntano alla curva Nord interista; nella foto la celere divide le due fazioni

tiri di Cefalonia, invece, un gruppetto di bresciani ha distrutto le vetrine di un bar. Successivamente - proseguiva la cronaca - mentre la polizia interveniva all’esterno della stazione per allontanare gli atalantini in attesa dei sostenitori biancazzurri, all’interno i bresciani, prima davano origine ad alcuni vandalismi che portavano all’arresto di due giovani, poi, al momento della partenza del treno, dai finestrini dei vagoni sca-

15/12/86 Udinese-Atalanta “Ci salveremo l’ha detto Nedo Sonetti” è il coro base della contestazione della Nord che caratterizzerà tutto il girone di ritorno

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tenavano una violenta sassaiola che mandava in frantumi quindici vetrate della stazione e feriva due passeggeri in attesa sulla banchina». Lungo i binari in territorio bergamasco gli atalantini tendono diverse “imboscate”; la prima al cavalcavia di Boccaleone, a poche centinaia di metri dalla stazione, dove la polizia sorprende un gruppo di ultrà neroblu, poi ad Albano Sant’Alessandro e successivamente a Chiuduno dove il convoglio dei bresciani viene preso a sassate. Questi ennesimi incidenti, per di più a poco distanza dai tafferugli di Atalanta-Torino, portano Bergamo ad essere bollata come una città di teppisti, tanto che alcuni giornali nazionali arrivano a definirla “la capitale della violenza”. Un’immagine che l’amministrazione comunale non può tollerare ed

infatti, all’indomani dei tafferugli con i bresciani, la giunta del sindaco Giorgio Zaccarelli prende posizione stigmatizzando e condannando fermamente gli atti violenza «inqualificabili, insensati e immotivati». Se sulle tribune la stagione 1986/87 si sta rivelando una delle più tese della storia nerazzurra, anche sul campo la situazione è tormentata; la squadra, un po’ per sfortuna, un po’ per mancanza di gioco, stenta a racimolare punti, ma nonostante la precaria posizione di classifica, mister Sonetti non abbandona mai il suo ottimismo. Dopo l’ennesima sconfitta, nel dopopartita di Udine (15 dicembre), il tecnico toscano fa una promessa, che sarà il leit motive di tutto il girone di ritorno “Ci salveremo!”. Una frase, con il coro “Ci salveremo, l’ha detto Nedo Sonetti…”, che sarà il ritornello fino all’ultima partita di campionato, della contestazione dei tifosi della Nord. Il 1987 si apre subito all’insegna dello scontro. È il 4 gennaio e l’Atalanta è ospite dell’Inter. «Eravamo un gruppo di circa duecento - rammenta Franco piuttosto incazzati; quando arrivammo a San Siro, senza esitazioni cercammo i Boys, così, anziché salire come da prassi nel secondo anello in curva Sud, imboccammo una rampa che ci avrebbe portato sul rettilineo. Una volta sbucati sugli spalti puntammo decisi alla curva Nord, scontrandoci quindi con gli ultrà interisti proprio all’inizio della loro curva, poi arrivò la celere a dividere le due fazioni».


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1/2/87 - Roma-Atalanta - I 350 bergamaschi arroccati nella Nord dell’Olimpico. Intorno a loro il vuoto

Il mese di febbraio inizia con un’altra trasferta molto sentita, Roma. «Ogni campionato ha la sua trasferta vera, quella che viene preparata per settimane creando così un fortissimo clima di attesa - spiega il Baffo -. Per la stagione 1986/87 la trasferta vera fu Roma. Avevamo riempito sette pullman, un pulmino e quattro macchine: un numero mai raggiunto fino ad allora per una viaggio così lungo. E tutto lo stadio ci accolse, come al solito, con il coro “Bergamasco figlio di puttana”». La partita a rischio, resa ancora più tesa dalle minacce della vigilia, inducono la questura romana a raddoppiare il numero di agenti in servizio normalmente all’Olimpico. Questo, però, non evita che la giornata trascorra tranquil8/3/87 - Atalanta-Napoli I risultati scarsi scatenano la contestazione contro la società

Dopo la Roma, il calendario prevede l’arrivo a Bergamo del Milan, quindi un’altra partita calda. Questa volta, però, tutto fila liscio; un’unica nota, per lo più curiosa, è rappresentata da tre ragazzi non molto furbi (e infatti facilmente fermati dalla polizia), che da un terrazzo di via Camozzi si mettono a bersagliare di monetine il corteo dei tifosi rossoneri. Meno tranquilla del previsto si rivela invece Ascoli (1 marzo), dove durante l’intervallo la celere, senza particolari motivi, fa partire una violenta carica contro i sostenitori bergamaschi sistemati nella curva Nord dello stadio Del Duca. Con una squadra sull’orlo della retrocessione la contestazione esplode in occasione della partita interna con il Napoli (8 marzo). La Nord, non solo opta per uno sciopero del tifo, ma fa capire tutto il suo malumore con due grandi striscioni; il primo prende di mira

1/3/87 Ascoli-Atalanta La celere carica gli atalantini nella curva Nord dello stadio Del Duca

la; gli scontri avvengono sia in curva Nord, dove un gruppo di romanisti arriva perfino a sparare contro gli atalantini un razzo ad altezza d’uomo che colpisce al casco un celerino, sia all’esterno, nella zona della Farnesina, tra ultrà giallorossi e polizia, scontri che costringono le forze dell’ordine a trattenere i bergamaschi per oltre due ore all’interno dello stadio.

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1/2/87 - Roma-Atalanta Una serie di immagini ravvicinate delle intemperanze nel settore dei bergamaschi

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29/3/87 - Como-Atalanta - Per cause fortuite in mezzo agli atalantini scoppia un incendio un attimo prima del gol del Como; l’arbitro pensa al dolo e all’Atalanta viene squalificato il campo (sanzione poi revocata)

l’allenatore “Nedo, la primavera è vicina, la A è lontana”, mentre il secondo punta il dito contro il presidente “Bortolotti, i tuoi errori valgono la B. Vattene!”. Ma alla contestazione non sfugge nessuno, nemmeno Stromberg che, insieme ad Incocciati è uno dei giocatori più criticati dal pubblico. Un clima di protesta che si respira anche nell’incontro successivo al Comunale (22 marzo) quando contro il Verona le Bna distribuiscono un volantino in cui si esortano i tifosi a disertare lo stadio per protestare contro la società colpevole «di aver smantellato la squadra prendendoci in giro con false promesse, vendendo così i giocatori determinanti (Soldà, Donadoni, Simonini, Piovanelli)». Le Brigate non usano mezzi termini e nel loro comunicato scrivono: «Non incitiamo chi non ci merita e tanto meno non arricchiamo chi con i nostri soldi ingrassa». La Nord è spoglia di striscioni, ma è tutt’altro che vuota; l’invito a disertare la curva, infatti, non trova molti consensi, tant’è che solo per pochi minuti e molto a fatica le Brigate riescono a tenere sgombro lo spicchio del proprio settore. Tra una contestazione e l’altra, la trasferta con il Toro (15 marzo) è caratterizzata ancora una volta da alcuni tafferugli; atalantini e granata vengono alle mani prima della partita, mentre al termine della gara un pullman navetta che trasporta una sessantina di bergamaschi alla stazione di Porta Nuova viene preso a sassate da un gruppo di ultrà torinisti a cui i bergamaschi rispondono con lanci di bottiglie e oggetti dai finestrini. Bilancio degli incidenti: l’autobus danneggiato, con tutti i suoi occupanti, viene condotto in questura dove tutti gli atalantini sono identificati, interrogati e denunciati. Ed anche perquisiti; e che perquisizio-

ni; come raccontano, tra le risate, Eros e Nadia: «Ad un tratto vedemmo scendere dalle scale del piano di sopra, dove a turno venivamo portati per l’identificazione, ol Gioàn e ol Mariulì (attenzione, i nomi, per dignità, onore virile e solidarietà maschile sono di pura fantasia); entrambi avevano un’aria molto affranta e abbattuta, ma ol Gioàn, in particolare, era anche bianco cadaverico in viso. Ovviamente gli chiedemmo subito “Cósa i tà facc, Gioàn?”, “Negót, negót” rispose quasi sottovoce tenendo lo sguardo per terra. A quel punto, in modo spontaneo e pacioso, ol Mariulì, che gli era affianco fece però emergere la cruda e dura (!) verità: “E cósa saral pò - esclamò -. A s’ pöl anche dìl che ‘n gh’à metìt ü dit in del kül!”. Tradotto, perquisizione corporale col guanto!». Che sia un’annata negativa e sfortunata lo dimostra quanto accade a Como il 29 marzo; un incendio fortuito che scoppia intorno al 15’ del primo tempo nel settore dei bergamaschi viene scambia-

22/3/87 Atalanta-Verona Il settore delle Bna tenuto sgombro, a fatica, per contestare la società e l’allenatore

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12/4/87 - Brescia-Atalanta - La curva Sud del Rigamonti invasa dai sostenitori nerazzurri

12/4/87 Brescia-Atalanta Al termine della partita i carabinieri caricano gli atalantini in curva Sud; le manganellate continueranno poi lungo il tragitto per la stazione

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to, dal giudice sportivo (in base al referto dell’arbitro D’Elia) per un gravissimo atto di vandalismo che infatti viene punito con la squalifica del campo dell’Atalanta. La società, invece, grazie alle immagini televisive riesce a dimostrare che il fuoco non era un gesto di teppismo conseguente al gol del Como passato in vantaggio al 17’, bensì si era già sviluppato precedentemente a causa, probabilmente, di un mozzicone di sigaretta gettato su una grande quantità di carta utilizzata all’ingresso delle squadre come coreografia. La squalifica, viene così revocata. Si arriva così, il 12 aprile, allo scontro diretto per la salvezza con il Brescia; un derby che si prean-

nuncia quindi infuocato, sia sul campo che fuori. Sull’onda della minaccia “A Brèsa an spaca sö töt”, la Nord si mobilita ed alla partenza dalla stazione ferroviaria si ritrovano davvero in tanti: oltre duemilacinquecento, tutti ultrà, che riempiono all’inverosimile i vagoni del treno. Il corteo che poi si sviluppa per le vie del capoluogo bresciano è impressionante e difatti di ultrà avversari non se ne vedono, nonostante che per raggiungere lo stadio Rigamonti si debbano percorrere oltre sei chilometri mettendoci quasi un’ora e mezza! Gran tifo sugli spalti, ma allo stesso tempo grande delusione per la sconfitta che dà una spallata decisiva a Magrin e compagni verso la serie B. La tensione per l’1 a 0 subito si evidenzia già al termine della partita quando si verificano degli scontri in curva con i carabinieri e poi durante il lungo percorso verso la stazione con ripetute cariche da parte delle forze dell’ordine. Sotto un violento temporale, le estremità del corteo, infatti, sono continuamente bersagliate dalle manganellate delle centinaia di agenti dell’imponente servizio d’ordine messo in campo per questo derby.


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12/4/87 - Brescia-Atalanta - Un paio di immagini dell’imponente corteo di ultrà bergamaschi per le vie di Brescia

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26/10/86 - Atalanta-Torino - La grande scritta “Venceremos” in curva Nord; la coreografia, fatta di decine di rotoli di carta colorata, non riesce però alla perfezione

26/10/86, carabinieri in Nord ed è battaglia

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la settima giornata d’andata quando, il 26 ottobre, al Comunale si disputa la temutissima partita Atalanta-Torino. Sebbene la gara fosse a rischio, prima del fischio d’inizio non si registrano particolari fatti di cronaca, salvo qualche scaramuccia tra i duecento granata al seguito e le forze dell’ordine all’arrivo in stazione. Anche la coreografia, preparata dalle Brigate, che prevede di srotolare lungo tutta la curva tante strisce di carta colorata in modo da far apparire una grande scritta “Venceremos” (il risultato però non è dei migliori tanto che alcune lettere non si riescono a decifrare), sembra far preannunciare una domenica tranquilla. E invece, poco dopo in curva Nord scoppia il finimondo: verso la metà del primo tempo, un plotoncino di carabinieri entra in curva prendendo a manganellate con il calcio della carabina un ragazzo. Il tutto avviene proprio sotto gli occhi di migliaia di spettatori. La reazione da parte degli ultrà nerazzurri è immediata: a decine scendono di corsa dai parterre e dagli spalti a fronteggiare i militi; volano calci, pugni, bastonate, in un attimo la Nord diventa un campo di battaglia. «Si cercava di guardare la partita - commentava L’Eco - ma non si poteva fare a meno di osservare quanto stava accadendo in curva». E in effetti lo scontro è molto duro; arrivano a rinforzo altri carabinieri. Gli atalantini fanno muro e costringono gli agenti ad

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arretrare fino poi a dover abbandonare in fretta e furia la curva. Gli scontri proseguono poi, anche se con minore entità, nel dopogara quando le forze dell’ordine, per impedire a gruppi di bergamaschi di raggiungere i sostenitori del Toro, intervengono più volte con cariche e lancio di lacrimogeni. A fine giornata si contano cinque atalantini arrestati (uno proprio in relazione agli incidenti in curva Nord, gli altri per le sassaiole all’esterno), tre feriti tra i bergamaschi, due tra i granata e un carabiniere. Dai telegiornali della sera ai quotidiani nazionali, è tutto un attacco alla curva Nord, agli atalantini, a tutta Bergamo. Tra i più duri nel giudicare quanto avvenuto al Comunale è, a sorpresa, proprio uno dei giocatori più esperti di Nedo Sonetti, Eugenio Perico. In un’intervista su L’Eco il difensore di Curno non usa mezzi termini: «Questi ragazzi - sosteneva Perico riferendosi agli ultrà neroblu - hanno nulla dentro; identificano il loro ruolo in questi modelli comportamentali esasperati, probabilmente perché questa identità non costa sacrifici o impegni particolari. Rivedendo in televisione quelle scene mi vergognavo di essere bergamasco. Io condanno - aggiungeva - quei trecento che si accaniscono contro i carabinieri, ma come non condannare quei duemila che sono fianco a fianco con questi istigatori di violenze e non muovono un dito? Il fatto è che sotto questi trecento ragazzi c’è del marcio e che si scatenano perché bene o male in curva Nord si sentono protetti. Ma ciò che non tollero di più è che si ergano ad immagine di Bergamo e del tifoso atalantino; sono solo motivo di disonore per l’Atalanta e la nostra città».


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26/10/86 - Atalanta-Torino Due carabinieri aggrediscono un tifoso; è la scena iniziale che fa scatenare il finimondo in curva Nord

26/10/86 - Atalanta-Torino Inizia la reazione degli ultrà

26/10/86 - Atalanta-Torino Ai due carabinieri se ne aggiungono altri di rinforzo

26/10/86 - Atalanta-Torino Il plotone di carabinieri è costretto alla difesa

26/10/86 - Atalanta-Torino - In curva sono rimasti solo quattro carabinieri; il resto del plotone è arretrato

26/10/86 - Atalanta-Torino Una vista dei carabinieri asserragliati sotto la curva

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10/5/87 Atalanta-Inter Le Bna espongono lo striscione dei Boys San

L’ultima spiaggia: in 6000 a Firenze

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9/11/86 Atalanta-Como La dura risposta delle Bna alle accuse di Eugenio Perico

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A queste parole, le Brigate risponderanno, nella successiva partita interna con il Como (9 novembre) esponendo uno striscione altrettanto duro: “Perico, l’Eco della tua arroganza merita una sola risposta: infame!!”. Intanto, però, le conseguenze degli scontri con i carabinieri si fanno pesanti; il sostituto procuratore della Repubblica Mario Conte usa il pugno di ferro e dei cinque arrestati, il quindicenne resterà al carcere minorile Beccaria quattro giorni, tre, invece, lasceranno via Gleno solo al venerdì successivo, mentre l’ultimo, un ventenne di Bergamo, accusato di resistenza e violenza alla forza pubblica passerà in cella ben dieci giorni, ancor oggi una delle più lunghe detenzioni scontate da un ultrà atalantino. Il pugno di ferro della questura, però, non ferma gli ultrà della Nord che tre mesi dopo mettono in scena la replica. Durante la partita con la Sampdoria (16 gennaio 87) un plotone di carabinieri entra in curva per fermare un lancio di oggetti e di tutta risposta viene ricacciato fuori a bastonate e cinghiate in pochissimi attimi dalla porta dei distinti.

uando ormai le sorti del campionato parevano già segnate per l’Atalanta, una serie di risultati concomitanti (sconfitte interne di Brescia ed Empoli ed inattesa vittoria dei bergamaschi in casa con l’Inter), a novanta minuti dal termine della stagione si riapre la possibilità di una insperata salvezza. L’Atalanta gioca a Firenze contro una Fiorentina ormai tranquilla, mentre l’Empoli va a Como e il Brescia a Torino con la Juve. In caso di sconfitta delle due dirette con concorrenti e di vittoria di Magrin e compagni, per i bergamaschi sarebbe salvezza. Dopo una lunga serie di delusioni e contestazioni, all’ultima settimana del campionato tutta Bergamo viene colpita da una contagiosa febbre nerazzurra; l’entusiasmo di potercela fare sale man mano che la partita con i viola si avvicina. Anche la società si lancia e Cesare Bortolotti offre ben tremila biglietti dello stadio gratis: «Noi facciamo questo - dichiarava il presidente atalantino - perché riteniamo che in un momento tanto delicato la squadra meriti di essere sostenuta dal suo pubblico. Lo facciamo anche nella certezza che, comunque vadano le cose, la gente venga solo per incitare l’Atalanta, dimostrando tutta la sua sportività e la sportività di tutti i bergamaschi». «È vero che c’erano stati i biglietti gratis - precisa il Salvi - ma i gruppi della Nord non li avevano accettati». Sul fronte tifosi ci si mobilita; Wild Kaos e Brigate (che nel frattempo nell’ultima partita interna con l’Inter avevano srotolato in curva Nord uno striscione dei Boys San trafugato dal negozio di Mila-


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17/5/87 - Fiorentina-Atalanta - Una panoramica della curva Ferrovia occupata da oltre 6000 bergamaschi

no del Pierino Brundu, il principale fornitore di materiale delle tifoserie lombarde, dove era in riparazione) organizzano una quindicina di pullman altri sessanta (35 dal piazzale degli Alpini, il resto dalla provincia) li riempie il club Amici, il tutto tra mille difficoltà nel reperire autobus vista la concomitanza del raduno degli alpini a Trento. A questi si aggiungono centinaia di automobili cosicché in curva Ferrovia si ritrovano circa seimila bergamaschi. Con i fiorentini il clima alla vigilia è di reciproca stima; non lo si può definire un gemellaggio vero e proprio, ma comunque i rapporti sono improntati all’amicizia e al rispetto ed infatti, nonostante la posta in palio e la fortissima tensione tra i supporters nerazzurri, prima della partita non si verificano incidenti. Anche dentro lo stadio i cori dei bergamaschi sono solo proAtalanta. Piove a dirotto, ma il clima allo stadio Franchi è caldissimo, soprattutto in curva Ferrovia. «Il tifo dei bergamaschi - annotava L’Eco - si fa sentire sempre più sino a superare nettamente quello degli avversari». I seimila sostenitori nerazzurri hanno un occhio fisso sul campo e un altro, invece, puntato al tabellone; dopo sei minuti il primo boato: la Juve è passata in vantaggio contro il Brescia. “Resteremo in serie A” cantano a squarciagola i bergamaschi, ma soli due minuti dopo la prima delusione: i bresciani hanno pareggiato. Il tifo orobico è continuo e prevalente, «quasi commovente - lo definiva il giornalista Alberto Porfidia - sembra che la squadra giochi in casa». La curva Ferrovia esplode ancora al 22’: il tabellone ha appena annunciato che la

Juve è ripassata in vantaggio. Alla fine del primo tempo, però, le rondinelle pareggiano nuovamente. Secondo tempo, ancora 45 minuti di speranza e i tifosi bergamaschi ci danno dentro al massimo. In campo Magrin e compagni, spinti dai cori incessanti dei seimila supporters nerazzurri, schiacciano sull’acceleratore; intanto al 21’ della ripresa si rompe il tacito “patto di non belligeranza” con i tifosi fiorentini: sul tabellone appare che l’Empoli è passato in vantaggio a Como e dalla curva Fiesole si alza il coro “Serie B, serie B” contro gli atalantini. Dalla Ferrovia partono, di risposta, insulti e minacce contro i viola; il novantesimo, però, si avvicina: i tifosi nerazzurri continuano ad incitare Magrin e compagni, ma quando al 83’ prima l’ennesimo palo colpito dal capitano, poi in sequenza una clamorosa parata di Landucci su tiro di Compagno e un salvataggio sulla linea di Oriali, dimostrano che la porta viola è stregata, allora su tutto il popolo atalantino piomba addosso la consapevolezza di un’amara retrocessione in serie B. Il tutto tra l’inaspettato tripudio della curva Fiesole e di alcune centinaia di ultrà viola che entrano in campo per l’invasione finale e cercano di arrivare sotto la curva ospite, ma vengono fermati dai carabinieri. Stessa situazione anche in Ferrovia, dove numerosi bergamaschi, visto l’atteggiamento dei toscani, cercano di scavalcare la recinzione e di entrare sul terreno di gioco, costringendo le forze dell’ordine ad intervenire; ne nascono alcuni tafferugli. All’esterno alcuni pullman bergamaschi vengono fatti oggetto di una sassaiola: numerosi atalantini

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17/5/87 - Fiorentina-Atalanta - Calorosissimo fino alla fine il tifo dei 6000 bergamaschi, ma non basterà per restare in serie A

7/5/87 Fiorentina-Atalanta Torciata atalantina sotto una pioggia battente

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scendono direttamente dagli autobus e ne nascono degli scontri, altri, invece, rispondono con il lancio di bottiglie e oggetti vari dai finestrini delle corriere. Da qui in poi, la rivalità con i viola diventerà molto accesa. Ma la stagione, con la rabbia per la retrocessione in corpo, non è ancora finita; c’è infatti da disputare la semifinale di Coppa Italia e l’eventuale finale. E in finale l’Atalanta ci va proprio, dopo aver superato la Cremonese. Nonostante ci sia la possibilità di mettere in bacheca un’altra Coppa Italia dopo ventiquattro anni dall’ultimo (e unico) trofeo conquistato dai nerazzurri, l’entusiasmo tra i tifosi stenta proprio a decollare; un po’

per l’amarezza della retrocessione e un po’ perché le speranze di vittoria, contro i neocampioni d’Italia del Napoli, sono veramente minime, sta di fatto che sono solo tre i sostenitori nerazzurri che, il 7 giugno, affrontano la trasferta nell’andata di finale al San Paolo (Salvi, Franco Civera e la “guida” locale Gianni Coppola). Una situazione impensabile, ma che rivela come il campionato appena concluso sia stato veramente pesante per tutti gli atalantini, in particolare per gli ultrà della Nord. E non arrivano a diecimila i bergamaschi che si presentano ai botteghini del Comunale il 13 giugno per la finale di ritorno (tremila i napoletani, per un totale di quasi tredicimila spettatori). Per gli ultrà della Nord è l’occasione per contestare apertamente la squadra, ma anche per tributare un caloroso “saluto” all’odiato Napoli di Maradona che, difatti, a partita conclusa, riesce a compiere solo metà giro del campo con la Coppa al cielo, perché dalla curva atalantina “piove” di tutto, tanto che giocatori e terna arbitrale sono costretti a rientrare negli spogliatoi attraverso l’ingresso sotto la tribuna centrale. All’esterno, poi, si verificano altri disordini con numerosi tafferugli nelle vie intorno allo stadio e cariche della polizia che porteranno all’arresto di un quarantaduenne bergamasco e al fermo di un diciassettenne anch’egli atalantino.


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15/3/87 - Torino-Atalanta - Il gruppo di atalantini in curva Filadelfia al Comunale di Torino

A Torino 62 atalantini finiscono davanti al giudice e alle telecamere di “Un giorno in pretura”

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l caso che aveva visto, il 15 marzo a Torino, un gruppo di sessantadue atalantini condotti in questura e denunciati per aver danneggiato il pullman navetta che li stava riportando alla stazione ferroviaria, si sviluppa con un’insolita velocità per i tempi biblici dei tribunali italiani. Dopo soli otto mesi (10 novembre), infatti, compaiono, accusati di danneggiamento aggravato, davanti al pretore Giuseppe Casalbore tutti gli ultrà neroblu che si trovavano sul pullman coinvolto nella sassaiola. Alla presenza delle telecamere del programma “Un giorno in pretura” (la trasmissione andrà in onda su Rai Tre il 18 aprile 88, proprio alla vigilia della storica semifinale con il Malines) in due udienze si susseguono gli interrogatori dei fermati e dei testimoni. Il clima in aula è teso: il pretore, forse condizionato dalla ripresa televisiva, recita la parte del duro con atteggiamenti chiaramente indisponenti e prevenuti nei confronti degli ata-

lantini. Nonostante che prima dell’inizio dell’udienza, l’azienda municipale trasporti fosse stata risarcita del danno (1.100.000 lire) e avesse quindi rinunciato a costituirsi parte civile, fin dall’appello degli imputati si capisce che non tira una buona aria per gli atalantini. Per ridurre le spese legali, sia le Brigate che i Kaos hanno preso ciascuno un avvocato “in comitiva”, quindi, non tutti, essendosi affidati ai responsabili del proprio gruppo, sono a conoscenza del nome del difensore di fiducia. Ne deriva che alcuni tifosi, già alla semplice domanda di indicare il proprio avvocato, vanno nel pallone, indisponendo il già indisposto pretore. E difatti il dottor Casalbore se la prende, in modo esageratamente fiscale, anche con alcuni legali (gli avvocati sono ben otto, visto che alcuni indagati si sono arrangiati autonomamente) rei di non aver indossato la toga. L’unica concessione del pretore è quella di evitare di rinchiudere nella gabbia dell’aula gli imputati, se non altro perché in sessantadue non ci starebbero neanche uno sopra l’altro. A dire il vero gli imputati sono sessantatre, perché oltre ai bergamaschi c’è anche un granata arrestato mentre lanciava i sassi al pullman degli atalan-

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10/11/87 Pretura di Torino Un’inquadratura dell’aula gremita di “imputati” atalantini

10/11/87 Pretura di Torino Un’altra immagine del processo ai 62 tifosi bergamaschi

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tini. E non si può certo dire che l’ultrà del Toro si trovi a suo agio circondato da tutti questi sostenitori nerazzurri. Unica nota positiva di questa lugubre atmosfera, è la giovane pubblico ministero, Emilia Rossi, che non solo riesce ad affascinare imputati e avvocati, maschi, ma anche il regista del programma che, infatti, le dedica frequenti primi piani. Tornando al processo, durante gli interrogatori il pretore insiste nel tenere un atteggiamento strafottente nei confronti degli imputati ed in particolare infierisce sui ragazzi in più evidente difficoltà e imbarazzo (mitica la replica spontanea del Bri-

vio ai dubbi del pretore sul fatto che non avesse visto niente perché intento a ripararsi: «Sono muratore, no manovale, anzi muratore, e so che i sassi fanno male!»). La deposizione dei tifosi e dei testimoni va avanti per due udienze al termine delle quali tutti i sessantadue passeggeri del pullman confermano la stessa versione, ovvero che sono stati obbligati a salire a forza sugli autobus dalla polizia e che sono stati bersagliati da una fitta sassaiola da parte dei granata e quindi, essendosi abbassati per ripararsi, nessuno è riuscito a vedere niente in merito ai vandalismi verificatisi all’interno del mezzo. Da notare che a confermare questa versione contribuiscono anche un anziano tifoso di Milano, venuto a Torino solo per vedersi una partita, l’autista del pullman e il poliziotto alla guida di un blindato della celere appostato sul piazzale del Comunale e questo irrita ancor di più il giudice che assume così un atteggiamento ancora più stizzito. Al termine delle due udienze il “punteggio” è quindi di sessantacinque a uno, dove quell’uno è il rapporto dei fatti redatto dal commissario di polizia Aliquò; per cercare di “sminare” anche l’unica versione che accusa gli atalantini, gli avvocati, quindi,


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10/11/87 Pretura di Torino Una fase dell’udienza ripresa dal programma televisivo “Un giorno in pretura”

chiedono di convocare in aula, facendolo arrivare appositamente da Bormio, dove è in servizio, proprio il commissario Aliquò. E questa mossa, però, si rivelerà un boomerang. La deposizione del commissario, infatti, è un’autentica enfasi monotematica contro i tifosi bergamaschi. «Percorsi pochissimi metri - iniziava la deposizione dell’Aliquò - venne divelto da dentro un cristallo e poi, nel breve tragitto da piazza San Gabriele a corso Sebastopoli, sembrava che quell’autobus fosse addirittura per esplodere!». (leggasi esplodere, e poi si vada a vedere il risarcimento danni quantificato in un solo milione di lire). Altra perla: «Dal pullman partì un lancio di sassi che ruppero tre, quattro lunotti di autovetture, mentre continuava questa esplosione dell’autobus con pezzi di arredo interno scagliati fuori con violenza; ho visto anche sedili del bus che partivano (!!), tutto usciva fuori dal pullman». Ed ecco l’”illuminata” deduzione da Sherlock Holmes: «Quando arrivammo in questura, una volta scesi tutti, sul pullman trovai due grosse pietre poste sotto uno dei sedili della fila sinistra dell’autobus; è vero che qualche sasso fu scagliato dai tifosi del Torino, è inutile negarlo (!), ma se quelle due pietre se fossero state tirate dall’esterno si sarebbero dovute trovare, logicamente (sic!), non sotto i sedili del lato sinistro, ma di quello destro». Addirittura, di fronte alle obiezioni degli avvocati secondo cui le pietre potrebbero essersi spostate lungo il tragitto il “brillante” commissario arrivava a ribadire «che è difficile che si fossero spostate perché c’erano troppi piedi» (e provare a

pensare che qualcuno avesse potuto dare un calcio ai due sassi, magari quando stava scendendo dal pullman? Beh, non si può pretendere troppo…). A rafforzare ulteriormente la posizione difensiva degli ultrà, arrivano, inaspettate, anche le conclusioni dell’affascinante pm che richiede l’assoluzione per insufficienza di prove, perché non è possibile individuare con certezza gli autori effettivi dei danneggiamenti. Tutto ciò non basta a far pendere la bilancia a favore dei sostenitori orobici: il pretore Casalbore, infatti, il 28 novembre pronuncia, tenendo le mani in tasca (!), la sentenza: tre atalantini vengono condannati a nove mesi di reclusione, cinquantatre a otto mesi con i benefici di legge, mentre uno, il tifoso granata, a due mesi con la condizionale; sei, invece, vengono assolti per non aver commesso il fatto. Una sentenza davvero scandalosa (un avvocato della difesa fa giustamente presente che se fossero stati tutti e sessantadue a devastare il pullman forse non sarebbero rimaste neanche le ruote) o meglio esemplare (è evidente che la presenza delle telecamere ha influito notevolmente) che il pretore giustifica con la responsabilità concorsuale degli imputati. Secondo il magistrato la semplice presenza di una persona, può far sì che l’autore di un vandalismo si senta protetto e quindi anche gli altri devono risponderne. Peccato, che il dottor Casalbore avesse dimenticato che su quei pullman i tifosi atalantini non c’erano saliti per scelta, ma perché caricati a forza dalla polizia!

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CAMPIONATO 1987/88 Sull’onda europea, è di nuovo serie A

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na stagione indimenticabile, con l’immediato ritorno in serie A e la splendida avventura europea in Coppa delle Coppe. La rivoluzione messa in atto dopo la funesta retrocessione con Nedo Sonetti porta subito i frutti sperati. Oltre al tecnico erano stati sostituiti il preparatore atletico perfino il medico sociale l’accompagnatore. Al mercato estivo erano stati ceduti Trevor Francis, Beppe Incocciati, Bruno Limido a cui si era aggiunto, a R I S U LTAT I A R novembre, anche Luigino ATALANTA TRIESTINA 1-1 0-0 TARANTO ATALANTA 0-0 1-2 Pasciullo. Sul fronte acquisti, ATALANTA BARI 0-0 1-1 invece, era arrivato dall’Inter il PARMA ATALANTA 2-1 1-2 bomber bergamasco Oliviero ATALANTA SAMBENED. 4-1 0-0 Garlini e, dal Vicenza, l’accopLECCE ATALANTA 1-1 0-0 piata di centrocampisti Eligio AREZZO ATALANTA 1-1 1-3 Nicolini e Daniele Fortunato; ATALANTA MODENA 2-0 1-1 LAZIO ATALANTA 1-0 1-1 poi, nel mercato d’autunno, ATALANTA BARLETTA 3-0 1-1 giungono a Bergamo anche il ATALANTA PADOVA 0-0 1-1 mediano Ivano Bonetti (dalla UDINESE ATALANTA 0-3 3-3 Juve) e il terzino Andrea SalvaPIACENZA ATALANTA 1-3 1-2 dori (dall’Empoli). Per guidare ATALANTA GENOA 1-0 2-0 CREMONESE ATALANTA 1-1 3-0 la squadra Bortolotti si era affiATALANTA BRESCIA 1-0 1-1 dato ad un giovane tecnico di BOLOGNA ATALANTA 4-0 1-1 Rivolta d’Adda, con esperienze a ATALANTA CATANZARO 4-0 0-2 Cremona e Como: Emiliano MESSINA ATALANTA 2-2 0-1 Mondonico. La partenza è difficile: le prime tre gare, al Comunale con Triestina e Bari e fuori casa a Taranto, sono tre pareggi, mentre alla quarta giornata, a Parma, la squadra incappa nella sua prima sconfitta. Il gioco penoso e i risultati scarsissimi portano già alle prime contestazioni, tanto che, dopo la debacle del Tardini, si parla perfino di un possibi-

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le esonero del Mondo. La riscossa, però, è immediata; con la Sambenedettese la vittoria è netta (41), a cui fanno seguito due pareggi esterni (a Lecce 1-1 ed Arezzo 1-1), quindi un’altra vittoria al Comunale contro il Modena (2-0). La striscia positiva si interrompe all’Olimpico, dove un autogol di Rossi consente alla Lazio di fare bottino pieno. L’Atalanta riparte alla grande mettendo sotto con una doppietta di Garlini e un gol di Cantarutti il Barletta, quindi pareggia 0-0, ancora in casa, con il Padova. La svolta della stagione avviene a dicembre: tre vittorie sonanti consecutive, ad Udine (0-3), Piacenza (1-3 con storica tripletta di Oli-gol) e in casa con il Genoa (1-0) portano la Dea in testa alla classifica. Nei due derby lombardi che seguono, Stromberg e compagni rimediano un pareggio (1-1 a Cremona) e una vittoria (1-0 con il Brescia). Dallo scontro diretto con il Bologna, alla diciassettesima giornata, la Dea esce con le ossa rotte e quattro gol sul groppone, che, però, restituisce la domenica successiva al Catanzaro. Da questa vittoria, la marcia prosegue decisa e, nonostante la mente sia proiettata alla Coppa delle Coppe, la squadra del Mondo infila ben sedici risultati utili consecutivi (sette vittorie e nove pareggi), prima di incappare in una bastonata a Cremona (3-0). A tre giornate dal termine, la Dea è al secondo posto, alla pari con il Lecce, a 44 punti; davanti c’è il Bologna a 48, dietro, invece, la Lazio e il Catanzaro a 42 e la Cremonese a 40. Il seguente pareggio interno con i rossoblu emiliani (per altro già promossi), ma soprattutto la sconfitta per 2-0 nello scontro diretto con il


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Emiliano Mondonico al suo primo anno sulla panchina nerazzurra centra la storica semifinale in Coppa delle Coppe e la promozione in A

Catanzaro, mettono a rischio una promozione tempo in vantaggio per 1 a 0 (Nicolini su rigore) che si pensava fosse ormai cosa fatta. A scongiura- poi, al 79’, Cantarutti raddoppia. L’attesissima re drammi ci pensa il solito Garlini che regala, nel- rivincita è un’autentica sofferenza, causa l’assalto l’ultima giornata, la vittoria al Comunale con il veemente dei portoghesi. Piotti, con un paio di Messina. La stagione 1987/88, però, verrà sempre prodezze, resiste fino al 66’ quando è costretto a ricordata, più che per l’immediato ritorno in serie capitolare per un tiro di Houtman. All’81’, però, A, per la fantastica cavalcata in Copuna travolgente azione in contropiede CLASSIFICA pa delle Coppe. di Cantarutti porta al pareggio e all’inL’avvio, sulla carta molto agevole, è credibile qualificazione alla semifinaBOLOGNA 51 con i dilettanti gallesi del Merthyr le. L’Atalanta, rimasta l’unica squadra LECCE 49 LAZIO 47 Tydfil. L’andata si gioca nel minuitaliana nelle coppe europee, si gioca ATALANTA 47 scolo stadio della cittadina mineral’accesso alla finalissima con i belgi del CATANZARO 46 ria. In svantaggio al 34’ per un’auMalines. Andata in Belgio: già al 7’ i CREMONESE 41 torete di Icardi, la squadra del Mongiallorossi passano in vantaggio con BARI 41 BRESCIA 39 do riesce a pareggiare con Progna, l’israeliano Ohana; un minuto dopo, PADOVA 39 ma è lo stesso Progna, a sette minuperò, Stromberg pareggia. Dopo una UDINESE 38 ti dal termine, a provocare l’autogol clamorosa occasione fallita da NicoliPARMA 38 che fissa il risultato sul 2-1. Il ritorni, a soli otto minuti dal termine una MESSINA 35 PIACENZA 33 no al Comunale, l’Atalanta si ritrocannonata di Den Boer fissa il puntegGENOA 32 va e liquida in quattro minuti (16’ e gio sul 2 a 1. Ritorno al Comunale: SAMBENED. 32 20’) i simpatici gallesi con due Stromberg va vicino al gol con un colTARANTO 32 splendidi gol di Garlini e Cantarutpo di testa, poi, al 39’ per un fallo di BARLETTA 31 MODENA 30 ti. Agli ottavi i nerazzurri si trovano mano, l’arbitro russo Butenko concede TRIESTINA 28 di fronte i greci dell’Ofi Creta. L’anun rigore all’Atalanta. Tiro e gol di GarAREZZO 26 data si gioca, in campo neutro, a lini. Secondo tempo: al 57’ Rutjes Salonicco; incassato un gol al 17’, resiste poi agli indovina il gol della vita con un tiro al volo dal attacchi dei bianconeri limitando i danni. A Ber- limite e pareggia; dopo un clamoroso fallo in area gamo la rinvicita è molto combattuta. Segna Nico- su Stromberg che il direttore di gara sposta di un lini al 22’, Piotti si supera in un intervento a fine metro abbondante fuori, il sogno dei bergamaschi primo tempo, quindi, nella ripresa, Garlini realiz- è interrotto all’80’ da un gran tiro di Emmers che za il gol della qualificazione. si insacca alle spalle di Piotti. Il Malines è in finaL’Atalanta accede ai quarti. Avversario di turno è il le con l’Ajax (i belgi poi vinceranno la Coppa). temibile Sporting Lisbona. La prima si gioca a Ber- L’Atalanta entra comunque nella storia: mai una gamo; Stromberg e compagni chiudono il primo squadra di serie B aveva fatto tanto in Europa.

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8/11/87 Lazio-Atalanta Il gruppo di bergamaschi all’Olimpico; sotto alcuni laziali vengono allontanati dalla celere

Il campionato non è la Coppa, ma l’entusiasmo è alto lo stesso

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a brutta retrocessione della stagione precedente lascia segni evidenti a cominciare dal numero degli abbonati che si dimezzano (le tessere sono 5582); in questo clima di sfiducia, il campionato, per la squadra, non inizia nel migliore dei modi: tre pareggi in tre partite e già al secondo incontro casalingo (27 settembre 87), ospite il Bari, dalla Nord parte la prima contestazione con cori contro la squadra. Ma il malumore dura poco; il pubblico, infatti, si riconcilia con la squadra prima in Coppa con l’Ofi Creta (5 novembre) e poi, definitivamente, il 22 novembre quando Stromberg e compagni nonostante il pareggio interno a reti inviolate con il Padova, sono incitati dal primo all’ultimo minuto dalla Nord. E dai giocatori è una sequela di elogi ai tifosi, a cui si uniscono anche gli ex Benevelli e Simonini, a cui gli ultrà neroblu dedicano un caloroso saluto. Quindici giorni prima, però, si erano verificati i primi tafferugli della stagione. L’8 novembre, infatti, i centocinquanta atalantini scesi a Roma per la partita con la Lazio erano stati attaccati, all’interno della curva Sud, da un gruppo di circa duecento ultrà biancazzurri; carica che era stata fermata preventivamente dalla celere. Ma la trasferta romana aveva riservato ben altre sorprese nel dopopartita; mentre i due pullman delle Bna percorrevano il raccordo anulare, infatti, da due

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ponti consecutivi partiva un lancio di sassi da parte di ultras laziali. “Non c’è due senza tre” avevano pensato gli atalantini e così appena prima di un terzo cavalcavia venivano bloccati gli autobus e scendevano tutti in massa per stanare eventuali “cecchini” biancazzurri, dei quali però non c’era traccia. Alcune decine di bergamaschi invadevano così pericolosamente due corsie dell’autostrada, fatto che allarmava numerosi automobilisti che quindi al vicino casello informavano la polizia stradale. Alla seguente sosta nel vicino autogrill di Fiano Romano, dove erano stati parcheggiati un pulmino e un paio di auto, gli atalantini si lasciavano andare anche ad alcuni furti. Pochi minuti dopo arrivavano alcune volanti che fermavano tutti gli occupanti accompagnandoli al comando della stradale. Il terzo pullman, quello dei Kaos, invece, veniva bloccato più avanti, ad Orvieto, e anche per la trentina di occupanti identificazione nella locale questura. Per tutti, sia a Fiano Romano che ad Orvieto, il fermo da parte della polizia durava alcune ore e solo verso mezzanotte gli autobus potevano ripartire alla volta di Bergamo. La vicenda, comunque, ha un seguito tre anni dopo, quando l’8 febbraio 91, vengono processati alla pretura di Roma, sezione distaccata di Castel nuovo di Porto, i 133 atalantini bloccati nel dopopartita con la Lazio, con l’accusa di «essersi, in concorso tra loro, al fine di trarne profitto, impossessati di merce varia per un valore di un milione e duecentomila lire in danno dell’autogrill Pavesi di Fiano Romano». Prima del processo gli ultrà denunciati decidono,


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15/5/88 - Genoa-Atalanta - Un migliaio di bergamaschi in corteo dalla stazione verso lo stadio Marassi

su consiglio degli avvocati (uno per le Bna ed uno per i Kaos, 50 mila lire la spesa per ogni imputato), di versare diecimila lire a testa come risarcimento danni. All’udienza gli atalantini, che non si sono presentati in pretura delegando a rappresentarli solo i legali, vengono tutti assolti per non aver commesso il fatto, non essendo possibile identificare la ristretta minoranza che si era effettivamente resa responsabile del reato. I primi incidenti in casa, invece, si registrano con l’arrivo a Bergamo del Genoa il 13 dicembre: i trecento sostenitori rossoblu, una volta parcheggiati i pullman in via Codussi, lungo il tragitto verso lo stadio vengono caricati da un folto gruppo di atalantini, respinti poi dalla celere. Il nuovo anno, solare, inizia con il botto; al Comunale, infatti, il 3 gennaio è di scena il derby con il Brescia e, nonostante le straordinarie misure di sicurezza messe in atto dalla questura (tra l’altro anche il divieto di sosta sul piazzale della stazione), gli atalantini cercano più volte, sia prima che dopo la partita, lo scontro con i millecinquecento ultrà biancazzurri giunti a Bergamo. Non si arriva mai allo scontro diretto, ma si verificano solo delle sassaiole al piazzale della Sud, in viale Giulio Cesare, in via Suardi e ancora in piazzale Marconi. La settimana seguente tornando dalla trasferta di Bologna un gruppo di atalantini si scontra con degli ultrà rossoblu in un autogrill prima di Modena, poi per tre mesi fila tutto tranquillo fino a quando, il 10 aprile, arrivano al Comunale i laziali. Tra gli atalantini c’è la voglia di ritornare l’accoglienza ricevuta all’Olimpico. All’invito di Irriducibili e Eagles di invadere Bergamo («Tutti a Bergamo, non puoi mancare. Rispondiamo alle provocazioni ata-

lantine invadendo la città. No violenza gratis» questo il testo del messaggio diffuso nei giorni precedenti la partita nella capitale) rispondono in circa quattrocento: una trasferta molto curata tanto da giungere a Bergamo ancor prima delle 10 di mattina. Il “blitz” laziale non trova però impreparati i bergamaschi che, pur mancando ben cinque ore all’inizio della partita, si presentano sul piazzale della curva Sud in buon numero. La tensione tra i due schieramenti, scriveva L’Eco «ha reso necessario un’apertura anticipata dei cancelli in modo da sistemare subito sugli spalti i romani». «Mentre i laziali erano chiusi, da soli, all’interno dello stadio - afferma il Bocia - scavalcarono la rete e, attraversato il campo, strapparono lo striscione “Venceremos” attaccato sulla recinzione della Nord». Al termine della gara gli atalantini danno vita a diversi tentativi di carica ai tifosi biancazzurri che rispondono con lanci di oggetti e sassi. Dodici laziali e cinque bergamaschi vengono fermati e accompagnati in questura.

24/4/88 Padova-Atalanta Torce e fumogeni degli atalantini nel vecchio stadio Appiani

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29/5/88 - Brescia-Atalanta - La prima trasferta in moto della curva Nord: tre ore per arrivare a Brescia

29/5/88 - Brescia-Atalanta - La carovana di moto e motorini alla partenza dal piazzale dello stadio

29/5/88 Brescia-Atalanta Uno striscione per sfottere i “cugini”

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Facendo un passo indietro, merita una particolare menzione la trasferta di Messina, all’ultima giornata di andata (24 gennaio). «Eravamo solo in nove - spiega il Salvi - io, Giorgio Pandolfi, il Ciccio, l’Opalì, Oliviero, Bruno, il Marco di Sarnico, il Conte e il Paolo di Loreto; facemmo il viaggio in treno e allo stadio ci sistemammo in tribuna coperta. Alla fine della partita, anche per l’insperato pareggio raggiunto dall’Atalanta, i tifosi locali erano piuttosto incazzati e un gruppo di messinesi puntò verso di noi. L’Oliviero non ci pensò un attimo e si lanciò contro, ma nel frattempo intervennero i celerini a respingere i sostenitori siciliani. La cosa anomala è che i poliziotti per prevenire altri casini, ci portarono addirittura negli spogliatoi direttamente dall’ingresso del campo, quindi ci trasferirono all’imbarco del traghetto a bordo di un cellulare». Il 24 aprile, quattro giorni dopo l’amara semifinale con il Malines, oltre duemila sostenitori nerazzurri seguono Stromberg e compagni nel vecchio stadio Appiani di Padova; una gara tutto sommato tranquilla con un pareggio per 1 a 1, ma ciò non evita che durante il deflusso degli spettatori scoppi una grossa rissa. «All’uscita - ricorda Massimo - per

raggiungere i nostri pullman ci trovammo a passare sotto la curva degli ultras di casa e a quel punto qualche padovano cercò di caricarci. La nostra reazione fu decisa; i primi padovani che arrivarono a tiro se la videro brutta, gli altri scapparono dentro la propria curva e noi dietro di loro ad inseguirli. Una volta entrati nel loro settore regolammo i conti anche con altri, senza però toccare lo striscione degli Hell’s Angels Ghetto. Evidentemente eravamo troppo impegnati…». La squadra del Mondo continua a dare soddisfazioni e la costante posizione in piena zona promozione non fa che aumentare l’entusiasmo per un’annata di per sé già storica. In questo quadro si presenta la trasferta con il Genoa (15 maggio) che vede la partecipazione di oltre mille bergamaschi. I gruppi della Nord organizzano il viaggio con un treno di linea che prevede il cambio a Milano Centrale; qui gli atalantini trovano oltre duemila milanisti in procinto di partire per Como (dove vanno a festeggiare la conquista dello scudetto). Volano insulti e sassi, ma la polizia riesce ad evitare il contatto diretto tra le due tifoserie. Dagli scontri di Milano alla sassaiola di Genova. Nel capoluogo ligure, infatti, i genoani danno vita, nei pressi dello stadio Marassi, ad un lancio di pietre nei confronti del corteo degli atalantini sia prima che dopo la partita. La settimana seguente, sia per la rivalità storica che per la rabbia per la secca sconfitta interna per 3 a 0, al termine della partita con la Cremonese gli ultrà nerazzurri cercano più volte di caricare i tifosi grigiorossi costringendo la polizia a fare uso di lacrimogeni e sette giorni dopo (29 maggio) il calendario prevede un altro derby, stavolta al Rigamonti di Brescia. E la Nord ne inventa una nuova:


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a Brescia si va tutti in moto e motorino! Sul piazzale del Comunale, oltre ad alcuni pullman e a numerose auto, alle 11 di mattina si presentano anche trecento moto a cui un altro centinaio, proveniente dalla Bassa, si aggrega a Palosco. «La velocità media non superava i 30 kmh - rammenta Massimo - anche perché la maggior parte dei mezzi erano dei Ciao e quasi tutti portavano due persone quindi il corteo andava veramente piano. Ricordo che ci mettemmo circa tre ore per percorrere i cinquanta km. che separano Bergamo a Brescia, ma nonostante questo l’entusiasmo era a mille. Oltrepassato l’Oglio, ad ogni paese attraversato la tensione aumentava; battibecchi a Palazzolo, Coccaglio, Ospitaletto per poi arrivare a Mompiano dove gli ultrà biancazzurri erano lì ad aspettarci. Non accadde nulla sia per la presenza massiccia di polizia, ma anche perché il corteo di oltre quattrocento moto faceva veramente impressione. Ne sanno qualcosa quei temerari bresciani che al termine della partita sfidarono la sorte lanciando alcuni sassi al gruppone degli atalantini su due ruote. In un attimo si staccarono dal corteo tre moto e, con un po’ di fuoristrada in un prato, raggiunsero in un battibaleno lo sventurato gruppetto biancazzurro. Una lezione e poi veloce rientro nel corteo per un lunghissimo giro imposto dalla polizia per evitare l’attraversamento della città. E sulla strada del ritorno ancora qualche tafferuglio a Erbusco e Capriolo, ma soprattutto molti furono costretti, a causa di guasti e forature, ad abbandonare il proprio mezzo per strada, cercando così un passaggio su un’altra moto». Da segnalare che i bergamaschi presenti al Rigamonti sono circa tremila e che due atalantini vengono arrestati prima della partita per “porto abusivo di oggetti ad offendere” mentre altri tre sono denunciati per detenzione di piccole quanti-

tà di hascisc. Clima teso anche il 6 giugno quando al Comunale si disputa il big-match con il Bologna. Per questo atteso scontro diretto le Bna distribuiscono in curva Nord cinquemila cartoncini neroblu con stampata una A gialla, realizzando così una spettacolare coreografia. Ma la partita con i rossoblu accende sempre profonde rivalità tra le due tifoserie. Ed infatti, «durante gli ultimi della partita - riportavano le cronache - gruppi di ultrà atalantini hanno cercato di entrare in curva Sud costringendo la polizia ad intervenire per disperdere i tifosi. Già prima dell’inizio della gara i carabinieri avevano effettuato alcune cariche di alleggerimento nei confronti di un centinaio di tifosi bergamaschi intenzionati a scontrarsi con quelli bolognesi». Il campionato è ormai alle battute finali e la squadra di Mondonico, quarta in classifica, è tallonata dal Catanzaro con cui si gioca l’ultimo posto per accedere in serie A. E il calendario fa un brutto scherzo: alla penultima giornata l’Atalanta deve proprio scendere in Calabria contro i giallorossi per un drammatico scontro diretto. Al seguito ci sono solo trentotto bergamaschi, undici Bna e ventisette Kaos, ma nonostante il numero ridotto avevamo viaggiato con due treni differenti. «Gli atalantini, che esponevano uno striscione nerazzurro con una A in grande evidenza - scriveva L’Eco -, vengono accolti col grido “Polentoni fora…” e quando intonano l’urlo “Torneremo, torneremo in serie A” sono coperti da una pioggia di insulti e fischi”. «Al ritorno - ricorda il Bocia - nel tragitto tra lo stadio e la stazione ci fu una sassaiola dietro l’altra; ci tiravano i sassi, noi scendavamo dal pullman, loro scappavano, noi risalivamo, così almeno cinque o sei volte con i tre agenti di scorta chiusi in macchina a sghignazzare».

6/6/88 Atalanta-Bologna Per lo scontro diretto con la capolista la Nord prepara una coreografia con 5000 cartoncini raffiguranti una A

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19/6/88 - Atalanta-Messina - Una panoramica della Nord in festa

19 giugno 1988: si torna in A!

A

questo punto per la promozione mancano solo due punti da conquistare, nell’ultima partita del campionato (19 giugno), contro l’ormai salvo Messina. Se la squadra allenata dal “professor” Scoglio dorme sonni tranquilli in classifica, non si può dire altrettanto per la notte prima della partita con l’A-

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talanta. A tenere svegli i giocatori siciliani, infatti, ci pensa un folto gruppo di tifosi nerazzurri che, verso le due della domenica mattina, a bordo di una ventina di automobili si piazza sotto le finestre dell’hotel Continental di Osio Sotto a cantare e strombazzare a più non posso fino all’intervento di una pattuglia di carabinieri che, con opera di persuasione, riesce a convincere il “commando di disturbo” ad allontanarsi. Al Comunale, e non


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poteva essere altrimenti, si contano quasi trentamila spettatori. Per la seconda volta in due mesi (precedentemente c’era stata la semifinale di Coppa delle Coppe di cui si parla nelle pagine seguenti) la febbre nerazzurra contagia tutta la città: il club Amici distribuisce cinquemila foulard nerazzurri, ed altrettanto fanno i gruppi della curva che preparano ancora qualche migliaio di bandierine sul modello di quelle realizzate con il Malines. La

Nord è un’autentica bolgia che trascina tutti i settori dello stadio. Di questa caldissima atmosfera resta colpito anche mister Scoglio che, nelle interviste del dopogara, affermava: «Il pubblico bergamasco mi ha impressionato: meraviglioso, tonante, fantasioso, unico! Quella “ola” ad anello completo mai in Italia avevo avuto la possibilità di ammirare». «Tra un canto e l’altro - si leggeva sul principale quotidiano cittadino - al momento dell’ingresso in

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19/6/88 - Atalanta-Messina Un’immagine della Nord colorata da migliaia di bandierine

19/6/88 Atalanta-Messina Cortei e caroselli di auto imbandierate in tutto il centro per festeggiare la promozione in serie A

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campo dei giocatori, tutto lo stadio era uno sventolio di bandiere, bandierine, foulard e drappi nerazzurri; dalla curva Nord si alzavano in cielo palloncini colorati che trasportavano una gigantesca A rigorosamente nerazzurra. Cori continui fino a metà ripresa, quando sugli spalti si decideva di cominciare i festeggiamenti veri e propri. Al 63’ l’ola coinvolgeva tutto lo stadio, tribuna compresa, ed il risultato era splendido. Di seguito un’emozionante sventolio di bandiere, poi lo scandire dei nomi di tutti i giocatori, dedicato dalla curva alla squadra, ed intorno alla mezz’ora cominciava l’invasione pacifica del campo. Pochi minuti e mezza curva Nord aveva scavalcato la recinzione del terreno di gioco, assiepandosi a bordocampo. Al 43’ l’arbitro, pur tollerante, interveniva per invitare i tifosi a restare per lo meno

oltre la linea bianca, ma al 45’ il signor Sguizzato, dopo aver fischiato una punizione, commetteva l’errore di raccogliere il pallone con le mani facendo pensare tutti che fosse finita la partita. Scattava immediatamente la caccia alle magliette, ma il direttore di gara faceva segno che bisognava giocare ancora. Stromberg e compagni, aiutati dalla forze dell’ordine, cercavano di allontanare i tifosi e dopo un paio di minuti ci si ritrovava con il campo sgomberato e due giocatori del Messina decisamente malconci. Schillaci non aveva la maglia, Susic era rimasto in mutande. Gli ospiti si avviavano allora agli spogliatoi e l’arbitro li assecondava con il triplice fischio finale che ridava modo ai tifosi di precipitarsi sul terreno di gioco». Per tutti è un trionfo, in particolare per il Mondo che, infatti, rientra negli spogliatoi a torso nudo con la schiena rossa a forza delle pacche ricevute. Il tecnico di Rivolta d’Adda, nella conferenza stampa, ha parole di elogio per la tifoseria: «Abbiamo vissuto per un anno intero in mezzo alle sofferenze, allo stress, ai colpi dell’imponderabile. Ma la gente bergamasca ha sempre vissuto, lottato, vinto attraverso la sofferenza. Una promozione voluta però, promessa al nostro meraviglioso pubblico ed alla fine conquistata». E dopo la partita, i festeggiamenti proseguono fino a tarda sera lungo le vie della città, coinvolgendo con caroselli festanti e bandiere ovunque, anche signori di mezza età che passeggiavano per il centro.


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16/9/87 - Merthyr Tydfil-Atalanta Un’immagine ravvicinata dei tifosi atalantini

16 settembre 1987: inizia l’avventura in Europa. Prima tappa il Galles

L’

attesissimo debutto nell’avventura europea va in scena dalla piccola cittadina gallese di Merthyr Tydfil; 45 mila abitanti, in una zona mineraria, la squadra locale è composta tutta da dilettanti, motivo per cui, quando al sorteggio dell’Uefa l’Atalanta era stata abbinata al primo turno ai vincitori della Coppa del Galles si era tirato un sospiro di sollievo. Se dal punto di vista tecnico la partita sulla carta non presentava particolari problemi, per i tifosi la trasferta non era certo agevole. Appena diffusa la notizia che il debutto europeo sarebbe stato a Merthyr Tydfil la battuta più frequente tra gli atalantini era stata “ma ‘ndo casso l’è chel pais lé?” e giù tutti a tirar fuori l’atlante per cercare sulla cartina il minuscolo puntino della cittadina gallese. La voglia di vivere l’emozione della Coppa, però, è troppo forte anche se la distanza è sicuramente proibitiva. I tifosi, quindi, si organizzano: le Brigate (a cui si aggregano anche gli Sbandati) optano per il pullman, i Wild Kaos per il treno e il club Amici per l’aereo (costo di quest’ultimo, 300 mila lire). In Galles, intanto, l’attesa non è meno spasmodica; anche per loro, infatti, si tratta del debutto europeo, quindi, come lo definisce il presidente del Merthyr, John Reddy, «è un avvenimento storico».

Ma questa partita è importante anche per altri due motivi: innanzitutto perché mai una squadra italiana di serie B aveva disputato una competizione europea così importante, secondo perché dopo la tragedia dell’Heysel è la prima volta che una squadra italiana gioca sul suolo del Regno Unito e per questo in Galles si teme l’arrivo di alcuni hooligans dalla vicina Liverpool. A Merthyr Tydfil fervono dunque i preparativi, tanto che il piccolo stadio, il Penydarren Park, viene appositamente rimodernato con una spesa di mezzo miliardo di lire e portato ad una capienza di ottomila posti. A Bergamo, invece, ci si prepara per la lunga trasferta. Le Brigate raccolgono quarantuno iscritti, undici sono i Kaos e 185 gli Amici. La partenza del pullman è fissata alle sei del martedì mattina. L’autobus è veramente extralusso, con tanto di servizi igienici (“stanza” in cui il Salvi verrà rinchiuso, dal solito buontempone del Baffo, per quasi un’ora), per un costo di 120 mila lire a testa. Il viaggio fila via liscio, ma lento; unico contrattempo si verifica quando, a notte fonda, la comitiva “dimentica” l’Alex di Albegno in un autogrill in mezzo alla Francia (fortunatamente il “ritardatario” riesce a raggiungere il pullman qualche decina di chilometri più avanti grazie ad un provvidenziale passaggio di un camionista calabrese).

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16/9/87 - Merthyr Tydfil-Atalanta Panoramica del settore ospiti del piccolo stadio Penydarren Park

16/9/87 - Merthyr Tydfil-Atalanta Le Bna, posano davanti all’hotel della squadra, a Cardiff, insieme a Mondonico

I chilometri scorrono via uno dietro l’altro (ma sono davvero tanti e non finiscono mai), e finalmente, dopo quasi ventiquattro ore di viaggio e un ferreo controllo alla dogana, il gruppo delle Bna sbarca a Dover, in Inghilterra. Non si può negare che l’emozione della “prima volta” al seguito all’estero è tanta. Ma sul suolo inglese iniziano i primi, piccoli, ma critici problemi; un esempio: appena usciti dal porto di Dover si rischia già la rissa, perché uno della comitiva, sceso dal pullman, nell’attraversare la strada rischia di essere investito da un auto. Volano i porconi all’indirizzo dell’automobilista, accusato di andare contromano, finchè qualcuno del gruppo, non esclama un provvidenziale «A là, ‘gnorant, ta èdet mia che ché i va ‘n màchina a l’incontrare?!», facendo così notare che

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in Inghilterra si guida tenendo la destra e non la sinistra. Altre quattro ore di viaggio, in totale sono ben ventotto, ed i quarantuno temerari atalantini raggiungono Cardiff, capitale del Galles, dove si verifica un episodio mortificante. «Mentre ci dirigevamo verso il centro città - racconta Giorgio - incontrammo per strada alcuni giocatori dell’Atalanta che non ci degnarono neanche di un saluto. Per fortuna, poco dopo, quando ci presentammo davanti all’hotel della squadra, fummo accolti calorosamente da Prandelli, Cantarutti e Garlini e dal neoallenatore Emiliano Mondonico e fu soprattutto quest’ultimo che si intrattenne con noi per oltre un’ora parlando dell’ambiente nerazzurro e della necessità di tenere dei buoni rapporti tra squadra e curva. Insomma, il Mondo, con cui si poteva tranquillamente parlare in bergamasco, ci conquistò subito». Nel pomeriggio gli ultrà si trasferiscono nella vicina Merthyr Tydfil dove sono accolti con molta cordialità; striscioni di benvenuto in lingua gallese (“Italiani croeso”) per le strade, manifesti della partita sui muri, vetrine addobbate, tutto fa riferimento allo storico match di Coppa. Addirittura la comunità di emigranti parmigiani, circa 150 persone, che vivono nella cittadina mineraria, per una settimana ha organizzato una serie di iniziative come gare di gelato, di spaghetti, di danza e una partita di calcio tra italiani e gallesi. Il tutto per fare festa. Per contro, invece, allo stadio la polizia britannica si dimostra molto fiscale con rigidi controlli; addirittura per accedere al settore ospiti gli atalantini devono attraversare una specie di corridoio di rete metallica. A pochissimi minuti dal fischio di ini-


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16/9/87 - Merthyr Tydfil-Atalanta - La diretta televisiva è l’occasione anche per mandare un messaggio agli odiati romani

zio fanno il loro ingresso al Penydarren Park anche i 185 bergamaschi del charter degli Amici. Il pesante ritardo è dovuto ad ignoti fattori riscontrati alla partenza da Orio al Serio, ma già nei giorni precedenti il volo era stato messo a rischio perché da Cardiff, per “generici motivi tecnici”, non era arrivata l’autorizzazione per l’atterraggio. Per sbrogliare la situazione era intervenuto persino il senatore bergamasco Gilberto Bonalumi, all’epoca sottosegretario agli Esteri. I circa 250 atalantini presenti surclassano nettamente nel tifo i sostenitori locali, tanto che, in occasione del pareggio nerazzurro, le telecamere non esitano a zoommare sul settore ospiti. Gli atalantini fanno così il loro debutto in eurovisione e come prima immagine del tifo orobico in Europa, sul teleschermo compare un primo piano del Moretù mentre, in piedi su una balconata, fa il gesto dell’ombrello seguito da un chiaro invito “ad attaccarsi al cazzo…”. Un esordio non certo elegante, ma comunque molto efficace. Al termine della partita, la polizia non

vede l’ora di imbarcare gli atalantini ed infatti chi sul pullman, chi col treno, e chi in aereo, sta di fatto che tutti vengono “invitati” a ripartire il più presto possibile. Altre ventotto ore e al venerdì all’alba si è di nuovo a Bergamo. E ai piedi di Città Alta, quindici giorni dopo (30 settembre), anche se si tratta dell’esordio europeo al Comunale per l’Atalanta sugli spalti si registrano molti vuoti; non sono più di diecimila i bergamaschi presenti al Brumana (quasi duecento i gallesi) che comunque si gustano la vittoria per 2 a 0 ed il conseguente passaggio del turno.

16/9/87 Merthyr Tydfil-Atalanta I Kaos, giunti a Merthyr Tydfil in treno, all’interno del piccolo stadio della cittadina gallese

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2/11/87 - Ofi Creta-Atalanta - I sette ultrà della Nord, zaino in spalla, durante il lungo viaggio in treno verso la Grecia

A Salonicco, in sette in treno attraverso tutta la Jugoslavia

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assata la pratica gallese, al secondo turno il sorteggio riserva agli uomini di Mondonico l’ostica squadra greca dell’Ofi Creta. Tra gli ultrà della Nord si fantastica subito di un lunghissimo viaggio via nave fino a Iraklion (il capoluogo dell’isola di Creta), ma, invece, il campo del team isolano è squalificato, motivo per cui l’Ofi opta per Salonicco come campo neutro. Immediatamente si studiano le possibilità per come affrontare questa impegnativa trasferta: in auto, via Brindisi, o in treno attraverso tutta la Jugoslavia? Le difficoltà e i tempi lunghissimi necessari per il viaggio fanno una selezione spietata tra la tifoseria: sono infatti solo sette gli atalantini al seguito, visto che neanche il club Amici riesce ad allestire un volo charter. La scelta ricade sul massacrante viaggio in treno, che diventa ancora più lungo, perché la comitiva deve entrare in Jugoslavia facendo un tortuoso giro dall’Austria visto che nessuno ha il passapor-

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to (necessario per superare la frontiera dall’Italia, ma non dall’Austria). Robi Pessina, Bruno, lo Scaini, Giorgio Pandolfi, il Fabio di Verona, l’Opalì e Franco Civera, questi i sette temerari (tutti delle Bna) a cui viene affidato il compito di tenere alta la bandiera bergamasca a Salonicco, partono alle 20,30 della domenica sera (la partita si gioca il mercoledì pomeriggio!). Dopo aver cambiato prima a Brescia, poi a Venezia quindi, utilizzando la già citata “scappatoia” austriaca, a Villach, al mattino seguente arrivano a Lubiana e, dopo ore di attesa, salgono su un treno, proveniente dalla Germania e diretto in Grecia, completamente pieno di emigranti macedoni e montenegrini. «Ci trovammo ad attraversare tutta la Jugoslavia facendo tutto il viaggio in piedi - ricorda Franco - in questi vagoni strapieni di slavi: un incubo durato circa venti ore, dal primo pomeriggio del lunedì a Lubiana fino al martedì mattino quando arrivammo a Salonicco. Nella città greca andammo in albergo a dormire, quindi, dopo la partita, che vedemmo in tribuna, preferimmo rifiutare l’offerta di un passaggio aereo (gratis) fattaci dall’Atalanta. Noi abbiamo sempre fatto della coerenza e dell’autonomia dalla società uno dei nostri punti cardine e visto che nel campionato precedente avevamo contestato i dirigenti atalantini non ci parve il caso di accettare l’invito a viaggiare insieme a loro. Fu così che


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2/11/87 fi Creta-Atalanta A passeggio per le vie di Salonicco in attesa della partita

2/11/87 Ofi Creta-Atalanta Anche se solo in 7, non mancano gli striscioni atalantini

tornammo a Bergamo, ancora in treno, dove arrivammo solo al sabato mattina». Quindici giorni dopo, è il 2 novembre, si disputa il ritorno al Comunale davanti a quindicimila spettatori (un centinaio i greci). La partita si gioca, tra le proteste della società e dei tifosi, alle 14,30 per ordine della Rai che, tra l’altro relega la trasmissione della gara sul terzo canale che in molte zone della provincia non si riceve scatenando così, ulteriormente, le rimostranze dei bergamaschi. Non ci sono coreografie particolari, ma il tifo della Nord è comunque sempre alle stelle, sull’onda dell’arrembaggio che Stromberg e compagni lanciano verso la porta avversaria per ribaltare l’1 a 0 dell’andata. A dare manforte alle Bna ci sono anche i neoacquisti atalantini Ivano Bonetti e Andrea Salvadori che assistono alla partita proprio nel cuore della Nord («In curva, in mezzo alla gente - dichiarava Salvadori ai giornalisti al termine dell’incontro - la partita si vive meglio, quasi come ad essere in campo; certo in tribuna si sta più comodi, ma solo in curva si possono fare certe cose e trattenersi in una partita del genere non è facile»). Il gol di Nicolini nel primo tempo e il raddoppio di Garlini nella ripresa esaltano ancor di più il pubblico che, però, nei minuti finali palpita per l’assedio dei greci alla porta di Piotti. La tensione poi

esplode in un boato liberatorio al fischio finale dell’arbitro e le telecamere della Rai si soffermano su alcuni ultrà della Nord aggrappati e festanti in cima alla alta rete di protezione del campo (una moda del tempo). L’Atalanta, per la prima volta nella sua storia, è tra le otto reginette della Coppa delle Coppe. E Bergamo inizia a sognare.

2/11/87 Ofi Creta-Atalanta 40 ore di viaggio, per lo più in piedi, e finalmente al martedì pomeriggio, l’arrivo a Salonicco

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2/3/88 Atalanta-Sporting Lisbona La Nord illuminata da decine di torce per questa storico quarto di finale

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Nei quarti con lo Sporting e Bergamo entra nella storia

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uperato il turno con l’Ofi Creta in città non si parla d’altro che del sorteggio dei quarti di finale della Coppa delle Coppe. C’è chi sogna un viaggio al circolo polare artico con i finlandesi del Rovaniemi, e chi invece vorrebbe vedere la “partita del secolo” con l’Ajax e altri che preferirebbero una trasferta a portata di mano per organizzare un vero e proprio esodo e quindi sperano nell’Olympique Marsiglia o nello Young Boys di Berna. Dall’urna, invece, spunta una vecchia conoscenza dell’Atalanta, lo Sporting Lisbona, ovvero la squadra che nella Coppa delle Coppe del ’63 eliminò i nerazzurri al primo turno nella loro unica partecipazione europea. I pronostici non sono certo a favore di Stromberg e compagni, ma nonostante questo il 2 marzo 88, alla partita d’andata, al Comunale accorrono oltre venticinquemila atalantini e un centinaio di portoghesi (inteso come provenienti da Lisbona e non come scrocconi, ovviamente!). Il colpo d’occhio della Nord è sicuramente buono: i cori iniziano già un’ora prima dell’inizio della partita e all’ingresso delle squadre in campo, la curva si accende con decine di torce che illuminano una grande scritta in polistirolo, alzata nel settore delle Bna, “Siamo con voi”. E nel secondo tempo, ancora luci in curva Nord, ma questa volta sono migliaia di scintilline che offrono un’immagine spettacolare del cuore del tifo atalantino in questa notte storica; e di fatti, il match d’andata con lo Sporting diventa indimen-

ticabile con un 2 a 0 che comincia a rendere reale quello che, alla vigilia, nessuno aveva osato nemmeno sognare: la semifinale di Coppa delle Coppe! Carichi di tanto entusiasmo anche gli oltre duemila chilometri che separano Bergamo da Lisbona non spaventano più. Brigate e Kaos si mobilitano per organizzare la trasferta in pullman! Due giorni ad andare, altrettanti per tornare! E in più a questo già massacrante tour, un gruppo di indomiti ultrà neroblu ci aggiunge anche la trasferta di San Benedetto del Tronto, quindi altri mille chilometri, che si disputa la domenica prima. In pratica un viaggio lungo Bergamo-San Bendetto-Bergamo-Lisbona-Bergamo, il tutto in sei giorni! Allo stadio Alvalade, a contrastare il tifo degli oltre settantamila supporters biancoverdi, c’è un tenace e rumoroso manipolo di circa quattrocento bergamaschi giunti nella capitale portoghese con ogni mezzo: oltre ai due pullman dei gruppi della Nord, alcuni sono arrivati in aereo e altri ancora


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2/3/88 - Atalanta-Sporting Lisbona Primo piano sulle Bna

in auto. Tutti sono sistemati in uno spicchio laterale della tribuna e nonostante lo stadio sia un’autentica torcida biancoverde, il tifo degli atalantini è incessante. «Innanzi tutto - rammenta il Salvi - riuscimmo a contenere il prezzo del viaggio a 120 mila lire, come in Galles, per cercare di portare più gente possibile; partenza il lunedì mattina alle 3, viaggio fino a sera quindi sosta a dormire, in un albergo di puttane, a Llerida. Non tutti, però: il Paolino e il Bocia, allora quattordicenne, infatti, sia all’andata che al ritorno, trovarono più confortevole il bagagliaio del pullman». Dopo altre venti ore di viaggio massacrante, al mercoledì mattina alle 4 le Bna arrivano a Lisbona. «Gli autisti - spiega ancora il Salvi - volevano scaricarci fuori dallo stadio in piena notte, al che, dopo aver tranquillamente detto loro “se i era mia macc”, ci facemmo portare all’hotel della squadra». Fu così che, di prima mattina, tra lo sconcerto del personale del-

l’albergo, inizia un andirivieni dai bagni del lussuosissimo Sheraton, presi d’assalto dalla comitiva delle Bna anche per lavarsi i piedi!. Intanto, quando alle 22 ora italiana l’arbitro tedesco Kirschen fischia l’inizio della partita, per le strade di Bergamo non si vede anima viva. Tutti incollati al televisore a casa, al bar (come ha fatto lo squalificato Garlini, che assiste trepidante all’eroica impresa dei suoi compagni da un bar di

16/3/88 Sporting Lisbona-Atalanta Wka in posa per la foto ricordo da Lisbona

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16/3/88 - Sporting Lisbona-Atalanta Dopo ben quaranta ore di viaggio in pullman gli ultrà atalantini fanno visita alla squadra all’hotel Sheraton

16/3/88 Sporting Lisbona-Atalanta I Kaos all’ingresso dell’hotel della squadra a Lisbona

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zanotte, il silenzio assoluto che regna per le vie della città è rotto da un boato che esce dalle finestre delle case e pochi minuti dopo, quello che era un deserto si popola di migliaia di tifosi in delirio. Mentre i fortunati che hanno potuto vivere in diretta questa immensa gioia a Lisbona, nel dopopartita prendono d’assalto l’hotel Sheraton dove è alloggiata la squadra, ai piedi di Città Alta ragazzi, ragazze, bambini e anziani, sono in tantissimi che si danno appuntamento, a notte fonda, “armati” di bandiere e trombe per festeggiare sul viale Giovanni XXIII, in Porta Nuova, sul Sentierone. Durante i festeggiamenti, però, una volante della polizia viene assalita proprio sotto i propilei di Porta Nuova; un episodio che non ha molta enfasi (i giornali ad esempio non ne parlano), ma che nei giorni seguenti avrà conseguenze pesante con il fermo e la detenzione per cinque giorni di un

Stezzano) o al cinema Conca Verde (dove si ritrovano in trecento). La tensione è veramente alle stelle: da difendere c’è il 2 a 0 dell’andata e quando al 66’ lo Sporting si porta in vantaggio, le coronarie degli atalantini iniziano un pericoloso “fuorigiri”. Ad evitare un’epidemia di infarti ci pensa Aldo Cantarutti che con una storica galoppata di cinquanta metri, all’81’, riesce ad infilare il portiere dello Sporting e a regalare, a soli nove minuti dal termine, la certezza della qualificazione. «Dopo il gol, l’Aldo, è venuto a festeggiare sotto di noi - ricorda Giorgio - da brividi!». Se all’Alvalade scende il gelo, a Bergamo invece esplode un boato collettivo: ed è così che 16/3/88 - Sporting Lisbona-Atalanta - Un gruppo di bergamaschi in attesa all’improvviso, è quasi mez- di entrare allo stadio Alvalade


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16/3/88 - Sporting Lisbona-Atalanta – Nove minuti al termine, Cantarutti segna il gol che vale la semifinale. I tifosi al seguito impazziscono di gioia

ragazzo di Treviolo accusato, per errore, di essere l’autore principale dell’aggressione agli agenti nella notte di Lisbona. Tornando a Bergamo, la seconda parte della festa ha luogo all’ora di pranzo della mattina seguente. Sono le 13 di giovedì 17 marzo e circa duemila tifosi ancora in estasi per una notte passata insonne a sognare ad occhi aperti, sono lì a guardare in cielo: tutti stanno aspettando l’aereo che deve riportare ad Orio al Serio gli eroi di Lisbona. Mai si era vista tanta gente all’aeroporto cittadino, che in effetti fatica a reggere l’urto. Nell’attesa i cori si sprecano, ma quando dal cancello della dogana escono i primi giocatori, con il Mondo in testa, è l’apoteosi. Per Cantarutti e compagni, il tragitto che li porta sul piazzale dove li attende il pullman è un’autentica prova di coraggio: devono superare centinaia di vorticose pacche sulle spalle e soffocanti abbracci da parte dei duemila tifosi ancora in evidente stato di ipereccitazione. Ma mai, un simile girone dantesco è stato più felice ed emozionante specialmente per l’Aldo-gol, il più acclamato, che dichiarava: «Sapevamo che da Bergamo ci seguivano

con il cuore e anche allo stadio di Lisbona abbiamo sentito il tifo dei tanti sostenitori che ci hanno seguito in trasferta, però questa accoglienza non l’avevamo

16/3/88 - Sporting Lisbona-Atalanta - Il settore occupato dai 500 atalantini presenti allo stadio Alvalade

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16/3/88 Sporting Lisbona-Atalanta Aldo Cantarutti a fine partita lancia la maglia ai bergamaschi ubriachi di felicità

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immaginata. Bergamo è una città abbastanza tranquilla, una città che ha soprattutto il culto del lavoro, vedere questa folla ci ha emozionato». Nel frattempo, però, i temerari ultrà della Nord stanno rientrando in pullman. «Al ritorno ce la prendemmo comoda, - sghignazza Franco - facendo soste a Madrid e a Barcellona, oltre alla notte passata a dormire nei pressi di Saragozza; ma durante la tappa nella città catalana subimmo un furto sul pullman, cosa che ci fece incazzare un casino; l’Opalì, allora, si mise a dare del “cavrones” ad un ragazzo che passava in motorino, il quale, fermatosi e impugnata la catena rispose con altri insulti in spa-

gnolo. Fu un attimo: scoppiò la lite e il risultato fu che arrivò subito la polizia che fermò e poi rilasciò proprio l’Opalì e il Felice». Anche i Kaos però hanno un ritorno un po’ movimentato: «Quando eravamo fermi a Madrid, dopo aver mangiato a pranzo - racconta il Bibi - ne approfittammo per andare allo stadio dell’Atletico, dove stavano facendo allenamento Futre e compagni; noi eravamo ancora innaria per la partita della sera prima, tant’è che ci mettemmo a saltare, alcuni anche a piedi nudi, su delle panche di legno distruggendone diverse con i due dobermann della polizia che i diventavano matti».


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17/3/88 Aeroporto Orio al Serio Duemila atalantini attendono l’arrivo della squadra

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6/4/88 Malines-Atalanta Zoom sugli atalantini al seguito in Belgio

La ”febbre” Atalanta contagia tutti: in tremila a Malines!

D 6/4/88 Malines-Atalanta Attimi di tensione tra gli atalantini e la gendarmerie belga all’esterno dello stadio (da notare il cimitero sullo sfondo)

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opo l’accesso alle semifinali di Coppa delle Coppe, unica rappresentante italiana, per di più di serie B, rimasta in gioco nelle competizioni europee, l’epidemia neroblu ormai è incontenibile e contagia tutta Bergamo. La primavera sta per sbocciare, ma ai piedi di Città Alta, sembra di essere in piena estate tanto si sente il calore della gente bergamasca, atalantini e non, intorno alla squadra. Dall’urna dell’Uefa è spuntata una squadra belga alla sua prima esperienza internazionale, il Malines; le altre due semifinaliste sono il glorioso Ajax e l’altrettanto prestigioso Olym-

pique Marsiglia. All’Atalanta, invece, è spettata la più “piccola” delle tre avversarie, bandiera di una cittadina di 70 mila abitanti posta al centro del Belgio, al confine tra Fiandre e Vallonia e, non a caso, la denominazione della compagine è anche, o meglio prima di tutto, in fiammingo, ovvero Mechelen. L’andata si gioca fuori casa mercoledì 6 aprile. A Bergamo l’attesa per la trasferta è fortissima; i mille chilometri di distanza per raggiungere la piccola cittadina nei pressi di Bruxelles, non spaventano nessuno ed infatti i tremila biglietti disponibili del settore ospiti dello stadio del Malines (17 mila spettatori la capienza complessiva) si esauriscono in un paio di giorni. Si mobilitano i gruppi della Nord che organizzano cinque pullman (tre le Bna e due i Wka) e il club Amici che riesce a riempire dieci autobus; ad attenderli, allo stadio, ci saranno anche alcune centinaia dei settemila emigranti bergamaschi che vivono in Belgio, oltre i duecento tifosi che hanno utilizzato il volo charter organizzato dal centro Coordinamento. «Come Brigate - rievoca Eros - facemmo tre pullman, di cui uno era quello mitico dell’Italmar, la ditta dello “zio”; tanto per capirci era l’autobus che usavamo da anni, quello con il riscaldamento che non andava quasi mai e quello con i finestrini in plexiglass, perché lo


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6/4/88 Malines-Atalanta Altri particolari ravvicinati del settore gremito dai supporters nerazzurri

zio, stanco di dover cambiare i cristalli continuamente rotti dalle sassaiole, li aveva sostituiti un po’ alla volta con fogli appunto in plexiglass antiurto. Nella trasferta belga, proprio al pullman dello zio ne capitò una dietro l’altra: all’andata, grazie al Corrado Coan, il nostro abilissimo “navigatore” con tanto di cartina alla mano, ci perdemmo dalle parti di Zurigo; al ritorno, invece, riuscimmo a fare una terna di imprevisti, ovvero foratura all’esterno dello stadio di Malines, rottura della cinghia a Metz, quindi altro guasto al motore in Svizzera. In pratica a Bergamo arrivammo alle 20 del giovedì sera, ventidue ore dopo la fine della partita». «La serie di guasti al pullman dello zio - interviene il Salvi - però non deve sorprendere; infatti era lo stesso autobus con cui una volta tornammo da Cesena come se fossimo in barca a vela, ovvero piegati su un lato perché si erano spaccati gli ammortizzatori, e lo stesso con cui, per andare ad Arezzo, facemmo la Cisa tutta con il freno motore perché i freni non funzionavano, senza citare le volte che, d’inverno, di notte, si formava, il ghiaccio sui vetri, pardon plexiglass, all’interno (!), e nóter, che an barbelàa de frècc, a coprirci con coperte e striscioni. Le riparazioni? Sì, lo zio era un

esperto meccanico, peccato che usasse solo nastro adesivo e silicone!». All’arrivo a Malines non si registrano episodi particolari, anche perché, il centro della piccola cittadina risulta ormai “conquistato” dalle truppe neroblu. Unica annotazione la meritano, oltre ai cinque atalantini fermati a Bruxelles (sulla Gran Place) da una rigidissima gendarmerie perché erano truccati in viso di nerazzurro (!), gli accenni di scontro, nel pomeriggio, con la polizia belga all’esterno dello stadio, dove si erano radunati alcune

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6/4/88 - Malines-Atalanta Torce e bandiere neroblu nello stadio di Malines

ne addette al servizio d’ordine, contro le sedici che normalmente impiega per un match di campionato. All’interno dello stadio, il tifo che si alza dal settore degli atalantini (uno spicchio della gradinata coperta, sullo stesso lato del gruppo più caldo, definirli ultras è eccessivo, dei sostenitori locali) è veramente potente: ai continui e costanti cori bergamaschi, fa eco il tifo accesissimo del palazzetto dello sport di Bergamo dove si sono dati appuntamento, per assistere alla partita sul maxischermo, in duemila armati di bandiere, sciarpe e striscioni nerazzurri. Chi al palazzetto, chi al bar, chi a casa, sta di fatto che per due ore Bergamo sembra una città fantasma! Vie completamente deserte, come mai si era visto fino ad allora. E mai l’Atalanta aveva riscosso una così alta audience: sono oltre dieci milioni, infatti, i telespettatori che si sintonizzano su Rai Uno. E la sconfitta per 2 a 1 aumenta ancor di più tra i tifosi bergamaschi le speranze di poter agguantare la finale nella partita di ritorno, facendo così schizzare la febbre neroblu a temperature da 6/4/88 - Malines-Atalanta - Una panoramica dei 3000 bergamaschi “ricovero d’urgenza”!

centinaia di atalantini in attesa di entrare nel loro settore: in questi frangenti, cinque ultrà neroblu vengono fermati (e rilasciati un paio d’ore dopo) perché un po’ troppo alticci scatenando le proteste vivaci dei bergamaschi presenti. Del resto la fermezza della polizia locale non sorprende, visto che il ricordo della tragedia dello stadio Heysel di quattro anni prima pesa ancora tantissimo sulla coscienza delle autorità belghe. Sarà per questo, quindi, che per Malines-Atalanta la “gendarmerie”’ ha predisposto circa 250 perso-

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20/4/88 Atalanta-Malines Cancelli aperti dalle 17,15 e per tre ore, in campo e sugli spalti, c’è tantissimo colore; ecco il serpentone neroblu con il Giopì e la Margì

20 aprile 1988: svanisce il sogno europeo, ma la serata è comunque indimenticabile

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opo la sconfitta di misura in Belgio, tutta la città vive due settimane di fibrillazione. Tutti attendono la gara di ritorno, perché il 20 aprile per l’Atalanta potrebbero davvero spalancarsi le porte della leggenda. Immediatamente si scatena la caccia al biglietto: già al primo giorno di prevendita davanti al palazzo de L’Eco di Bergamo deve intervenire la polizia per regolare l’afflusso delle migliaia di tifosi che si accalcano all’esterno della sede del club Amici per acquistare il prezioso tagliando. Ad otto giorni dalla partita il Comunale registra già il tutto esaurito (mai in passato si era verificata una situazione simile): 38 mila biglietti venduti (millecinquecento riservati ai supporters del Malines), ovvero la massima capienza omologata dall’Uefa per il vecchio Brumana. Intanto la febbre nerazzurra sta raggiungendo temperature “da cavallo”; manifesti del club Amici affissi in tutta la provincia, vetrine dei negozi addobbate con i colori della Dea, ambulanti che, al mercato della Malpensata, applicano lo “sconto Atalanta”, i tifosi della Nord in fermento a preparare una coreografia spettacolare: insomma per strada, al lavoro, a scuola, al bar non si fa altro che parlare della semifinale di Coppa. Addirittura, le Bna, per preparare qualcosa come 30 mila bandierine neroblu (da distribuire in ogni settore dello stadio a mille lire, come puro costo vivo) rinunciano a seguire Stromberg e compagni

nella trasferta di Barletta. Tutte le sere, per quasi un mese, nel garage di via San Tomaso, i ragazzi delle Brigate si danno un gran daffare ad infilare migliaia di astine alle bandiere fatte confezionare a casa di decine di tifosi coinvolgendo in questa impresa anche mamme, sorelle, fidanzate, nonne, e parentele varie, munite di macchina da cucire. Fino all’ultimo gli ultrà della Nord fanno i salti mortali per preparare la coreografia, ma il sacrificio, soprattutto delle Bna, viene ampiamente ripagato il fatidico giorno della semifinale: l’effetto di vedere il Comunale, già tre ore prima dell’inizio della partita, completamente colorato di bandierine neroblu è veramente da “pel de poia”. Anche i giocatori, al momento di fare la tradizionale “passeggiata” sul campo prima della gara, rimangono impressionati da tanto calore. La lunga attesa per il pubblico, i cancelli sono stati aperti alle 17,15 e in un attimo gli spalti si sono esauriti, non risulta pesante, anzi. La fanfara della Garibaldina, le pon pon girls prese “a prestito” dai Lions, la squadra orobica di football americano, un serpentone neroblu, accompagnato dal Giopì e dalla Margì, da cui spuntano un gruppo di sedici tra ragazzi e ragazze che lanciano fiori agli spettatori, il dirigibile innalzato dal club Amici con la

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20/4/88 - Atalanta-Malines - Bandiere e luci colorano e illuminano la Nord

20/4/88 Atalanta-Malines A caricare ancor di più il pubblico ci sono anche le pon-pon girls prese in “prestito” dai Lions

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scritta illuminata “Forza Atalanta”, tutto per caricare ancor di più, ma non ce ne è di certo bisogno, il pubblico del Comunale che, di fatti, per tutta l’attesa non fanno altro che cantare, sventolare bandiere, e fare la “ola” di messicana memoria (di moda dopo averla vista, appunto, ai mondiali del Messico del ’86).

All’annuncio delle formazioni il boato che esplode al nome di ogni giocatore atalantino è qualcosa di incredibile: 38 mila bergamaschi, dalla Nord alla tribuna, a cui sono venuti a dare una mano anche alcuni ultras da Terni, La Spezia, perfino Cosenza, in questa specie di rivincita della provincia sui grandi squadroni, scaricano tutta la loro tensione in undici “olè” che rimbombano, nella città deserta, fino in Città Alta. Ore 20,30, finalmente entrano le squadre in campo: la Nord, di colpo, si accende di rosso fuoco illuminata da centinaia di torce, mentre tutto il Comunale è un unico sventolio di bandiere neroblu. Dal settore delle Brigate, non manca un ironico riferimento agli odiati romani ed ecco che viene esposto uno striscione “Romani, cucù, guardateci in tv”, accompagnato più volte dalla colonna sonora di questa semifinale, ovvero il coro “Solo noi, solo noi, in Europa soltanto noi!”. Ore 21,09: traversone di Icardi e il difensore giallorosso Emmers, in area, colpisce il pallone con un braccio; per l’arbitro russo Butenko è rigore. In un clima incandescente sul dischetto va Oliviero Garlini che segna. Il Comunale esplode, e stavolta, il boato si sente ben oltre Città Alta! Durante l’intervallo, il pensiero di tutti i tifosi è già a Strasburgo, ma c’è da giocare ancora un tempo; sull’onda dell’entusiasmo, la Nord si veste a


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festa e all’inizio della ripresa sfodera il suo gigantesco bandierone. Ore 21,42: lo stopper belga Rutjes con un gran tiro al volo di sinistro in mezza rovesciata, trafigge imparabilmente Piotti. Il Comunale raggela, ma, appena passata la botta, riparte ad incitare i ragazzi di Mondonico verso una qualificazione ancora possibile. Ore 22,05: finisce il sogno! All’80’, dopo che sette minuti prima l’arbitro non aveva concesso un rigore gigantesco per un fallo in area su Stromberg, il Malines raddoppia con un’azione in contropiede di Emmers. Nonostante la profonda delusione (non sono pochi i bergamaschi sugli spalti che si lasciano andare alle lacrime e tra questi anche il presidente Cesare Bortolotti), dalla Nord si alza, possente, anche se qualcuno è ancora con il groppo in gola, il coro “Grazie ragazzi”. Un coro commovente, a testimoniare, veramente, che tutta Bergamo, grazie a Stromberg, Cantarutti, Garlini e a tutti gli altri, aveva vissuto qualcosa di leggendario, a cui non era abituata; un coro, che tutto lo stadio accompagna con un caloroso applauso. E così, dopo il sogno si ritorna alla realtà, ad un più tradizionale, ma non meno importante, “Torneremo in serie A” che saluta la squadra al termine della partita. Una serata, comunque indimenti-

cabile, che la tifoseria atalantina e tutta Bergamo, con una passione e una fede sviscerale per la Dea, hanno contribuito a rendere ancora più leggendaria, come confermato da tutti i giornali e dalle parole di ringraziamento per il pubblico sia dai giocatori, che dal Mondo («Semplicemente meraviglioso. È per loro che abbiamo dentro amarezza per essere usciti dalla coppa; meritavano appieno la gioia di salire fino a Strasburgo»), sia dal presidente (in un comunicato, il giorno dopo, scriveva «Ai nostri tifosi va un grazie di cuore per l’incitamento e il sostegno morale dato alla squadra e per quello spettacolo civile e composto offerto a milioni di italiani che ci hanno seguito con simpatia»), che da giornalisti nazionali («I tifosi bergamaschi hanno suggellato la sfida perduta con una magnifica dimostrazione di attaccamento alla loro squadra sfortunata, sostenendola fino in fondo» è uno dei tanti commenti). Per dovere di cronaca, un mese dopo, il Malines, battendo a Strasburgo per 1 a 0 l’Ajax, si aggiudicherà la Coppa delle Coppe.

20/4/88 Atalanta-Malines In curva Nord non poteva mancare un riferimento ironico ai rivali romani

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20/4/88 - Atalanta-Malines - La spettacolare torciata della Nord che accoglie l’ingresso delle squadre in campo

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Giugno ‘91 - Il presidente Antonio Percassi premia i vincitori della quarta edizione

Giugno ‘90 Una fase della premiazione al campo Primavera di Seriate

Al via il torneo in memoria degli amici scomparsi

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ull’onda dell’entusiasmo per l’emozionante cavalcata europea, le Bna danno vita, alla fine di maggio, alla prima edizione del torneo di calcio dedicato agli Amici Scomparsi. Questa competizione, nata appunto con l’idea di ricordare quei ragazzi della Nord che non ci sono più, vede la partecipazione di sedici squadre di ultrà atalantini, in rappresentanza delle varie sezioni e compagnie. Sede della prima edizione del torneo è il campo di calcio a sette del quartiere Primavera a Seriate. Per circa venti giorni il campetto viene “invaso” da decine di spettatori che, ovviamente, da buoni curvaioli, non fanno mancare il loro caloroso tifo. A dominare la prima edizione ci

pensano gli Sbandati di Petosino, una squadra che, come riportato nei capitoli precedenti, aveva già vinto i tornei organizzati alla fine degli anni ’70 dai Commandos e dai clubs Amici. Il torneo di anno in anno cresce sia in termini di pubblico (alle finali si raggiungono anche gli ottocento spettatori) che di organizzazione; alle premiazioni, a cui vengono invitati i parenti dei ragazzi scomparsi, infatti, non mancano personaggi illustri come il grande idolo della Nord Aldo Cantarutti, intervenuto nell’edizione 1990, oppure il presidente Antonio Percassi ed il mister Emiliano Mondonico, ospiti d’eccezione, insieme all’affascinante Siria Magri, alla finale del 1991. A colorare le giornate conclusive della competizione vengono previste anche divertenti sfide come quelle tra gli over 100 kg. (una squadra da dieci giocatori che alla bilancia fa spiccare l’ago ad

Giugno ‘91 - Prima della finalissima la squadra degli Over 100 kg. e de Le intoccabili Bna danno vita ad una divertentissima sfida

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Giugno ‘96 Una panoramica del campo dell’oratorio di Redona addobbato per la serata finale

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oltre 1300 kg.) e le Bna Donne o le accesissime sfide tra squadre femminili. Pur essendo un torneo finalizzato principalmente a ricordare i tanti, purtroppo sempre di più, amici che hanno lasciato un vuoto incolmabile in curva, la voglia di conquistare il trofeo non manca. Anzi. Se si escludono alcune squadre un po’ “innaria” e folcloristiche, dalle divise e dai nomi più strampalati (per citarne solo qualcuno “An gha oia”, “Personaggi da neuro”, “Strina pipete”, ecc.) nelle altre l’agonismo la fa da padrona, tanto che talvolta scoppiano accese polemiche. Il tema più discusso, ogni anno, è il regolamento che in teoria riserverebbe la possibilità di giocare ai soli habituè della Nord, ma invece molte squadre risultano imbottite da giocatori non tifosi, magari anche tesserati Fgci o Csi. E così, nei primi anni, fioccano le contestazioni: frasi come “ma chi l’è chèl lé?!” o “cosa i ghe entra con la cürva?” riferite a giocatori mai visti al seguito della Dea, infatti si sentono spesso sulle tribune (e al tavolo dell’organizzazione) del torneo. La competizione, al di là delle parentesi polemiche, funge anche da piacevole punto di ritrovo per circa un mese, dopo la fine del campionato, per gli ultrà atalantini. Tornando alle varie edizioni, per dei lavori di sistemazione, la manifestazione, nel 1992, trasloca al campo dell’oratorio di Redona, dove aumentano, viste le numerose richieste di adesione, le squadre partecipanti. Il numero delle compagini sale così a venti, poi ventidue, ventiquattro fino a ventotto. La sedicesima edizione, quella del 2003, registra tre importanti novità: prima di tutto il campo,

To r n D ’ O R O eo B 1988 SBAND NA ATI PE 1989 TOSIN SBAND O ATI PE 1990 TO TORR RED TO SINO 1991 RRE B TESTE OLDON COCE Ö 1992 E S BALOR DI SER 1993 IATE CHI DE visto che, ancora per dei lavori di LONGU 1994 E BNA S ELVINO L 1995 ristrutturazione, il torneo trasloSIAMO PERSI 1996 ca dal tradizionale impianto SCANZ SIAMO O PERSI 1997 SCANZ dell’oratorio di Redona al cenBNA M O ONTER 1998 OSSO BNA S tro sportivo di Albano Sant’AELVINO 1999 S IA MO PE lessandro. 2000 RSI SC SIAMO ANZO PERSI 2001 Seconda modifica, i compoSCANZ SIAMO O P ERSI S 2002 nenti delle squadre: dopo C SERIAT E 1907 ANZO 2003 quindici edizioni riservate a N.D.C. squadre a sette, vista anche la dimensione del campo, si sperimenta la variante a nove giocatori. Terza novità, il numero dei partecipanti: nel 2002, infatti, sono ben trenta le squadre iscritte, suddivise in sei gironi da cinque a cui poi, le prime due e le migliori quattro terze accedono alle fasi ad eliminazione diretta. Se negli anni sono cambiate formule e campi di gioco, ovunque, a Seriate, Redona o ad Albano Sant’Alessandro, il successo di pubblico e partecipazione della manifestazione delle Brigate, invece, è sempre rimasto costante su livelli di altissimo gradimento.

Giugno ‘96 Al centro del campo vengono premiate le squadre partecipanti e, con un mazzo di fiori ai parenti, vengono ricordati gli amici scomparsi

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CAMPIONATO 1988/89 Che stagione: sesto posto! Si torna in Europa

L’

Atalanta della stagione 1988/89 conquista un posticino in Europa. Sì, i nerazzurri terminano in maniera esaltante il campionato aggiudicandosi il sesto posto in classifica (con ben 36 punti), un obiettivo colorato di grandi imprese e ricordi memorabili, ma soprattutto segnato dal raggiungimento di un traguardo storico: la qualificazione in Coppa Uefa. Un successo davvero strepitoso R I S U LTAT I A R per quella provincialissima AtaNAPOLI ATALANTA 1-0 1-1 lanta che nella sua storia è semATALANTA VERONA 2-2 0-1 pre stata obbligata ad inseguire, TORINO ATALANTA 1-1 0-1 lottare, spesso anche arrancare ATALANTA BOLOGNA 2-0 1-1 sul fondo classifica, insomma a FIORENTINA ATALANTA 1-1 1-0 MILAN ATALANTA 1-2 2-1 giocare per la salvezza. E ancora ATALANTA PESCARA 0-0 1-1 di più se si considera il fatto che LAZIO ATALANTA 0-1 1-3 la squadra del Mondo è una neoATALANTA PISA 1-0 1-0 promossa. CESENA ATALANTA 0-0 1-5 A proiettare l’Atalanta ai vertici ATALANTA COMO 1-1 0-1 della classifica sono anche i SAMPDORIA ATALANTA 1-1 0-1 ATALANTA ASCOLI 1-0 1-3 quattordici risultati utili conseJUVENTUS ATALANTA 0-1 0-0 cutivi raggiunti grazie ad un soliATALANTA INTER 1-1 2-4 do centrocampo in cui i vari ValLECCE ATALANTA 2-1 0-0 ter Bonacina, Daniele Fortunato ATALANTA ROMA 2-2 1-2 ed Eligio Nicolini, senza dimenticare i grandi Glenn Stromberg e Robert Prytz, danno un apporto notevole. Arrivano in questa stagione il brasiliano Evair, lo svedese Prytz, il portiere Fabrizio Ferron, ma anche due nuovi marcatori come Renzo Contratto e Claudio Vertova. A novembre, invece, ritornano a Bergamo “Mindo” Madonna e Gianfranco Serioli. L’esordio in campionato si celebra al San Paolo:

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nonostante i partenopei vincano grazie ad un gol irregolare (Maradona aveva toccato di mano la palla prima che la stessa entrasse in rete), i nerazzurri danno prova di un bel gioco e di non essere arrendevoli nonostante si fronteggino con avversari di tutto rispetto come i vice campioni d’Italia. Evair festeggia il suo esordio al Comunale con un gol contro il Verona: è subito tripudio e l’attaccante brasiliano entra a pieno titolo nei cuori dei tifosi bergamaschi (2-2). Dopo il pareggio anche contro il Torino (1-1), l’Atalanta conquista una bella vittoria sotto gli occhi del suo pubblico schiacciando per due reti a zero il Bologna. Indimenticabile è la vittoria a San Siro ai danni dei campioni d’Italia del Milan. Al 90’ Bonacina segna di testa: i nerazzurri battono i rossoneri a tempo ormai scaduto, dopo l’autorete di Baresi e il pareggio trovato con Rijkaard. Un’Atalanta capace di fare la grande con le grandi insomma. A tal proposito basti solo ricordare gli importanti risultati conseguiti, oltre che contro il Milan, con giganti come Juve (0-1), Roma (2-2) e Lazio (0-1). Brutto invece lo scivolone di Lecce (2-1), che interrompe la serie positiva a quattordici risultati utili consecutivi. Il girone di ritorno dei nerazzurri si apre con il pareggio casalingo (1-1) contro il Napoli. Maradona con un colpo di testa infila Piotti, ma Nicolini su rigore riacciuffa la partita. Riconquistato il


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Dal Brasile arriva il nuovo centravanti, Paulinho Evair, che diventa subito un idolo della Nord

risultato, l’atteggiamento di Mondonico si fa deci- l’inizio regala il vantaggio: l’Atalanta va negli sposamente più cauto e il Napoli non si rende prota- gliatoi a fine primo tempo con i due punti in tasca. Ma la ripresa ribalta, per certi gonista di nessuna altra azione CLASSIFICA versi in modo incomprensibile, il seriamente pericolosa. risultato. Dopo il pareggio dal dischetSe la vittoria conquistata contro la INTER 58 NAPOLI 47 to siglato da Matthaeus, l’arbitro Sampdoria (1-0) a sei giornate dalMILAN 46 Sguizzato ne concede un altro. Ferron, la fine del campionato fa vedere ai JUVENTUS 43 grandissimo, lo respinge. Al gol di nerazzurri sempre più abbordabile SAMPDORIA 39 Serena, l’Atalanta risponde con quello l’ammissione alle coppe europee, il ATALANTA 36 FIORENTINA 34 di Madonna. Ma all’Inter viene concespareggio (0-0) contro il Lecce al ROMA 34 so un terzo rigore, Serena va nuovaComunale alla penultima giornata LECCE 31 mente in rete, dopo l’espulsione per sancisce ufficialmente il raggiungiLAZIO 29 proteste di Fortunato (cui seguirà quelmento dell’ambito traguardo. C’è VERONA 29 ASCOLI 29 la di Nicolini). Brehme realizza il da dire però che il periodo di CESENA 29 quarto gol interista e la gara si chiude “sbandamento” dell’Atalanta, che BOLOGNA 29 sul 4-2. Come già anticipato, la gara precedentemente si era prolungato TORINO 27 interna contro il Lecce finisce sullo 0-0 per qualche settimana (si pensi PESCARA 27 PISA 23 e l’Atalanta porta così a quattro punti il infatti alle tre sconfitte consecutive COMO 22 suo vantaggio sulla Roma (fermata nelle trasferte di Como, Ascoli e Milano contro l’Inter) inizialmente aveva fatto invece sullo 0-0 a Verona), anch’essa in corsa per la qualificazione alle coppe. temere il peggio. Ma facciamo un passo indietro. Il 4 giugno arriva Il campionato si chiude con la sconfitta dell’Oa Bergamo la Juve: la classifica vede i nerazzurri limpico contro la Roma. Ad andare in vantaggio distaccati dagli uomini di Zoff di sole tre lunghez- per prima è l’Atalanta su rigore (Madonna), ma ze. Poche azioni degne di nota per una partita dal Giannini e Voeller ribaltano il risultato (2-1). Ma di questo capitombolo poco importa a Mondonipareggio annunciato (0-0). Sette giorni dopo la Dea va a fare visita all’Inter co, ai suoi uomini e a tutti i tifosi, reduci da un (che la classifica ha già celebrato campione d’Ita- campionato straordinario che inaspettatamente lia da due settimane). Nicolini a pochi minuti dal- profuma anche di Europa.

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16/10/88 - Atalanta-Verona - Bna e Wka in campo prima della partita con uno striscione rivolto alla curva e alla squadra

Scintille in curva Nord: tensioni e scontri tra Bna e Wka

L

a promozione in serie A e la leggendaria avventura europea galvanizzano la tifoseria che, nonostante le costanti lamentele per lo stato di degrado del vecchio stadio Comunale, fanno raggiungere quota 8762 alla campagna abbonamenti.

A creare ancora più entusiasmo intorno alla squadra del Mondo ci pensa anche la campagna acquisti, in particolare per il secondo straniero. Per una quindicina di giorni, a inizio settembre, i tifosi sognano il colpaccio visto che Bortolotti e Previtali hanno puntato dritto all’ex pallone d’oro Igor Belanov, fuoriclasse sovietico della Dinamo di Kiev, ma il muro di Berlino non è ancora caduto e così il trasferimento all’estero

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dei giocatori russi è vincolato al parere della Sovrintendersport, l’ente del Cremlino che gestisce lo sport nazionale. Per cercare di sbloccare la situazione il presidente e il segretario Randazzo riescono ad ottenere addirittura un incontro con il ministro allo sport russo, ma non c’è niente da fare. A pochi giorni dall’inizio del campionato, ecco che arriva la notizia: l’Atalanta ha acquistato dal Guaranì, l’attacante brasiliano Evair; ad attenderlo, davanti alla sede della società, nonostante due ore di ritardo, si ritrovano (16 settembre) in cinquecento, lasciando senza parole il timido bomber carioca. Sul fronte della Nord, invece, la nuova stagione inizia con le scintille; la tensione che covava da tempo tra Brigate e Kaos esplode a metà settembre («Alla base per lo più c’erano dei contrasti personali spiega Eros - tra i leaders dei due gruppi, una situazione che condizionava e automaticamente coinvolgeva pesantemente un po’ tutti»). Ad innescare la miccia è una rissa scoppiata, al bar Piper di Borgo Santa Caterina, ritrovo delle Brigate, sabato 17 settembre, quando un gruppetto dei Kaos viene alle mani con alcuni delle Bna. Uno sgarro che ai vertici delle Brigate non va giù ed ecco il giorno dopo scatta la vendetta: alcuni delle Bna ricambiano la “visita” e le suonano ad un paio di Wka al loro bar, il circolo Arci alla Grumellina. Si arriva così al regolamento di conti definitivo: alla solita riunione delle Bna del martedì sera nella stanza-garage di via San Tomaso si presenta il Baffo, allora nei Kaos, che, con tono minaccioso, lancia la sfida: «Adèss basta, me la tea fò! Alle 23 sul piazzale del cimitero di Gorle».


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A Gorle, dove si reca una “vedetta” in perlustrazione, però, sta girando una pattuglia dei carabinieri, quindi l’”appuntamento” viene spostato sul piazzale dello stadio. E difatti, quasi ad un segnale prestabilito, una cinquantina per parte, con cinghie e bastoni, se le danno di santa ragione. Lo scontro è pesante anche se piuttosto breve, perché quasi immediatamente si sente il suono delle sirene delle volanti, chiamate dagli impauriti residenti dei palazzi intorno. Una battaglia finita in parità che, fra l’altro, non ha, al contrario delle previsioni, alcuno strascico il giorno seguente nella partita di Coppa Italia a Monza. Restando proprio in ambito Coppa Italia, le gare estive si erano già dimostrate piuttosto turbolente: con il Verona (31 agosto), al Comunale, i bergamaschi avevano aggredito il piccolo gruppetto di ultrà gialloblu giunti a Bergamo e la polizia aveva fermato sei atalantini, mentre al rientro dalla trasferta di Vicenza (3 settembre) alcuni supporters nerazzurri si erano lasciati andare ad un deprecabile furto di caramelle, biscotti e patatine in un autogrill nei pressi di Soave. Risultato: un pullman intero, all’arrivo al casello di Bergamo, veniva condotto in questura e tutti i suoi passeggeri identificati. Dopo la movimentata anteprima di Coppa Italia, al debutto in campionato (9 ottobre), la musica non cambia; l’Atalanta è di scena a Napoli e il centinaio di bergamaschi al seguito, deve rispondere più volte ad un fitto lancio di oggetti all’interno dello stadio San Paolo. Il clima, quindi, è già teso e allora, in vista del temutissimo incontro casalingo con il Verona (16

ottobre) prefettura e questura decidono alcuni provvedimenti di ordine pubblico; in particolare, per le partite al Comunale, viene definitivamente stabilito il divieto di sosta nei piazzali della curva Sud e della gradinata, in modo da permettere un più facile deflusso degli spettatori in caso di incidenti. Sarà per il piazzale completamente sgombro o per altri motivi, sta di fatto che forse per la prima volta non si verificano tafferugli con i veronesi. Da segnalare, invece, l’applauditissimo striscione che una ventina tra Kaos e Brigate (in una fase di riappacificamento) distendono in campo prima della partita: “Noi e voi uniti per una magica Atalanta”. Un messaggio di compattezza rivolto sia alla curva stessa che ai giocatori. E neanche il 23 ottobre a Torino con il Toro ci sono fatti particolari da annotare, così come il 20 novembre, quando gli atalantini festeggiano una storica vittoria a San Siro con i campioni d’Italia del Milan per 2 a 1; da sottolineare che, nei giorni precedenti, la società rossonera aveva inviato a Bergamo solo cinquecento biglietti, a fronte dei cinquemila richiesti, con in più l’obbligo di venderli secondo precise norme: per ciascun acquirente nome, cognome e indirizzo, perché il Milan voleva schedare i tifosi ospiti allo scopo di evitare incidenti. La particolarità di questa disposizione è che all’esterno di San Siro si potevano acquistare tranquillamente dai bagarini i biglietti della curva ospiti! I cantieri negli stadi di Italia 90, portano a soluzioni anomale per gli ospiti: così capita che ad esempio a Firenze (13 novembre) gli atalantini vengano sistemati addirittura in tribuna coperta! Ma il comportamento dei bergamaschi, in casa dei

13/11/88 Fiorentina-Atalanta Gli ultrà bergamaschi vengono sistemati addirittura in tribuna coperta a causa dei lavori di ristrutturazione dello stadio per Italia 90

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4/12/88 - Lazio-Atalanta Anche se in pochi, gli atalantini al loro arrivo all’Olimpico si scontrano con i laziali

viola, resta da curva: scontri si verificano sia prima (i Wka arrivano nel capoluogo toscano in treno già alle 7 di mattina!) che dopo l’incontro. Prima nel bar davanti alla tribuna, dopo il corteo delle Bna (giunte in pullman) è fatto oggetto da una fitta sassaiola. Il 4 dicembre, invece, si verifica una delle pagine più nere della storia ultrà della Nord: l’Atalanta va a Roma, con la Lazio, e al suo seguito ci sono due pullman di tifosi, uno dei Wka e uno delle Bna, che come al solito viaggiano separati. L’autobus delle Brigate, in piena notte si ferma all’autogrill Secchia Ovest nei pressi di Modena; scendono in pochi, la maggior parte dorme, un po’ persa, sul pullman. Nella stessa area di servizio erano già fermi, ma nessuno li aveva notati, altri due autobus di ultrà interisti in viaggio verso Pescara. Un paio di bergamaschi, entrati nel locale, non si accorgono che il gruppo di tifosi con la sciarpa neroblu al collo non è di atalantini, ma di milanesi, mentre dall’altra parte vengono riconosciuti

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e malmenati. Intuito che nel piazzale c’era un mezzo di atalantini, i Boys dell’Inter puntano verso il pullman orobico: «Ci presero di sorpresa ricorda Fabio di Verona, uno storico ultrà atalantino - perché la maggior parte di noi stava dormendo; quando vedemmo arrivare gli interisti scendemmo solo in sei o sette, ma i Boys, tra cui anche noti capi, tenevano ben in vista i coltelli, quindi i rischi di farsi avanti erano notevoli, visto che solo due mesi prima gli stessi avevano ucciso un ascolano. Uno di loro, poi con un estintore riuscì a rompere il parabrezza del pullman e subito dopo tutti gli interisti tornarono di corsa sui loro mezzi, che fra l’altro stavano ripartendo». «Dopo questa pessima figura - sbotta Franco - ci fu una profonda discussione all’interno delle Brigate, anche perché la trasferta con la Lazio era stata affrontata senza la giusta mentalità». «Ci trovammo noi giovani a dover assumerci la responsabilità di continuare - precisa il Bocia - visto che i vecchi non erano più attivi. Dovevamo riguadagnare dignità e compattezza. Già nella trasferta seguente, a Cesena, ad esempio facemmo solo tre pullman, ma tutti di gente selezionata: niente ragazzini e nemmeno donne. La giusta tensione e il bagno di umiltà a seguito dell’episodio dell’autogrill, però, non durarono molto e ben presto si tornò nuovamente ad abbassare pericolosamente la guardia». Se i ragazzi delle Bna sono costretti a rientrare a Bergamo in treno, vista l’impossibilità di trovare un altro pullman che li potesse portare a Roma, i Kaos, invece, già di prima mattina, con il loro


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11/12/88 - Atalanta-Pisa - I Wka srotolano il bandierone sottratto agli Warriors Pisa

autobus, sono fuori dall’Olimpico. «Appena arrivati - racconta il Bibi - nascondemmo delle aste e dei bastoni nelle siepi intorno alla cosiddetta “palla”, la scultura all’esterno dello stadio; sapevamo che i laziali sarebbero arrivati e così non appena si avvicinarono tirammo fuori le “sorprese” che avevamo messo in mezzo ai cespugli e partimmo alla carica. Gli ultrà biancazzurri probabilmente non si aspettavano una nostra reazione così decisa e, dopo alcune stangate li inseguimmo lungo quasi tutto il vialone». Quando arriva il Pisa al Comunale (11 dicembre), in Nord spunta una sorpresa: da un borsone viene srotolato un bandierone a scacchi neroblu. Sebbene i colori siano in sintonia con l’”ambiente” circostante, il simbolo raffigurato al centro del grande stendardo non è familiare: “clamoroso al Cibali”, diceva qualcuno alla radio tanti anni fa, il bandierone è degli Warriors Pisa! «Quel bandierone - spiega un capo dei Wka - l’avevamo preso in occasione di Cremonese-Pisa, ultima partita del campionato di serie B 1986/87, che eravamo andati a vedere visto che la A era già finita; per i pisani quell’incontro era decisivo per la promozione e di fatti allo Zini c’erano oltre seimila toscani. Anche se dobbiamo ammettere che oggi non la si può considerare una grande azione da ultras, allora facemmo un blitz, in mezzo a migliaia di pisani, nella curva ospiti e al termine della partita portammo via un grosso zaino militare che conteneva, appunto, questo bandierone

di quasi trenta metri di lunghezza». Il campionato fila via ricco di soddisfazioni per i colori nerazzurri; la tifoseria ricambia i risultati ottenuti dalla squadra del Mondo con una buona presenza sugli spalti. La prova è la partita interna con il Como che si disputa sabato 31 dicembre, ultimo dell’anno. Il Comunale, nonostante, appunto, i preparativi per il Capodanno, lo shopping del fine settimana, la fitta nebbia che nei giorni precedenti aveva avvolto tutta la provincia e la “cinese” che aveva costretto a letto ben quattro bergamaschi su dieci, è gremito da circa 25 mila spettatori. Questa grande affluenza, però, evidenzia le precarie condizioni dello stadio Comunale, ormai troppo vecchio e troppo piccolo per questa Atalanta che viaggia stabilmente in zona Uefa. La Nord, quindi, parte all’attacco dell’Amministrazione Comunale al grido di “vogliamo lo stadio nuovo”. Il primo accenno, oltre ai numerosi cori, lo si registra il 15 gennaio 89, quando, nell’incontro casalingo con l’Ascoli, in curva viene esposto lo striscione “Sindaco sei comodo? Noi no!”. L’euforia per la vittoria in casa della Juve (22 gen-

7/6/87 Cremonese-Pisa Il bandierone dei pisani a Cremona; è l’ultima volta che verrà esposto. Al termine della partita verrà “prelevato” da un gruppo di atalantini

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22/1/89 - Juve-Atalanta - Tremila bergamaschi si godono una storica vittoria in casa dei bianconeri

1988/89 Il grande campionato dei nerazzurri ha reso troppo piccolo il Comunale; nella foto lo striscione esposto in Atalanta-Sampdoria (21/5/89)

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naio) salutata da tremila euforici bergamaschi, contribuisce ad aumentare ulteriormente la polemica per lo stadio nuovo; nel big-match con l’Inter (29 gennaio), infatti, lungo tutto il perimetro del campo vengono attaccati diversi striscioni del tipo “Comune svegliati! È ora!”, “Anno nuovo, stadio nuovo”, “Ma dove andiamo se nella curva non ci stiamo?”, “Saltellare, saltellare e lo stadio cade”, “Paghiamo per vedere”. Ma la gara con l’Inter non è solo caratterizzata dalla contestazione alla giunta di Palazzo Frizzoni: sia prima che dopo la partita, infatti, scoppiano gravi incidenti tra le due opposte fazioni. «I primi scontri isolati - batteva l’Ansa - si verificano già in mattinata con l’arrivo delle “avanguardie” interiste in macchina, mentre nel dopopartita più volte, lungo il tragitto dallo stadio alla stazione, gli ultrà bergamaschi attaccano il corteo di circa duemila tifosi milanesi, obbligando la celere a continue cariche di alleggerimento. Alcuni tifosi atalantini hanno invece contestato il giornalista televisivo Giampiero Galeazzi, colpendo con calci la sua auto mentre andava allo stadio; non avevano gradito i pareri espressi recentemente da Galeazzi sul calcio di provincia rispetto al calcio

metropolitano» (secondo il “bisteccone”, il campionato doveva essere fatto solo dalle grandi; in questo periodo è frequente sentire al Comunale il coro “Galeazzi vaffanculo”). Ma l’episodio più grave avviene verso le 16,40 all’altezza della caserma Montelungo: un gruppo di una quarantina di ultrà interisti, staccatosi dal corteo, incrocia una decina di atalantini con i quali viene alle mani, ma non solo. Come è solito uso dei Boys, anche questa volta spuntano i coltelli e un ventitreenne di Stezzano viene ferito gravemente con due fendenti al torace, uno dei quali a pochi centimetri dal cuore. «Gli interisti immediatamente scappano - riportavano le cronache e le testimonianze dirette - ma proprio in bocca ad un plotone della celere appostato nella zona del Palazzetto dello Sport, che li blocca; in questura finiscono in quarantadue, tra cui quattro vengono arrestati e condotti in via Gleno con l’accusa di tentato omicidio (tra questi anche il capo dei Boys, già indagato per l’accoltellamento, avvenuto all’esterno di San Siro nell’83, di un tifoso dell’Austria Vienna). Nel frattempo, il giovane di Stezzano, a cui era stata asportata la milza, riceveva la visita in ospedale di Evair e dei dirigenti della società Giacomo Randazzo e Maurizio Bucarelli». La tensione resta alta anche nella seguente partita casalinga; è il 12 febbraio e a Bergamo arriva la Roma. Come è tradizione con le squadre romane, i primi incidenti si registrano già alle 10 di mattina con un tentativo di carica da parte degli atalantini. «Per


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26/2/89 Verona-Atalanta Durante la partita scatta la dura, quanto immotivata carica della celere nel settore occupato dai bergamaschi

noi - ricorda Massimo - era diventata un’abitudine aspettare fuori dallo stadio romanisti e laziali, ma anche i napoletani, fin dal mattino alle 9; sapevamo che loro prendevano quasi sempre il treno di mezzanotte per Milano, arrivando quindi, dopo il cambio in Centrale, verso le 9,30 a Bergamo. Alcune volte, addirittura, avevamo una “vedetta” alla stazione di Treviglio che, telefonando al bar, ci informava sull’arrivo e sul numero dei tifosi avversari. E sul piazzale della Sud, di solito, ci ritrovavamo in un centinaio circa, tutti molto decisi». Nella “norma” anche il dopopartita con ripetuti lanci di oggetti al corteo degli ultrà giallorossi, circa duecento, fin davanti alla stazione ferroviaria, controcariche della celere e soliti arresti (questa volta quattro bergamaschi e un romano). Ma ad alimentare ulteriormente la rabbia dei tifosi atalantini, questa volta ci pensano anche i romani stessi, protagonisti di un episodio sconcertante: in occasione del minuto di silenzio dedicato alle vittime della tragedia aerea delle Azzorre, costata la vita a 137 italiani tra cui venti bergamaschi, nel settore ospiti, anziché tenere un atteggiamento rispettoso, si esulta mimando addirittura l’aereoplanino. Per tutta risposta, al termine del minuto di raccoglimento, i tifosi giallorossi vengono “bombardati” di monetine e accendini da parte degli atalantini della curva Sud. Dopo la Roma, al Comunale è il turno del Napoli, ovvero un’altra partita a rischio; se prima della gara non ci sono particolari annotazioni da fare riguardo alle tifoserie, durante il secondo tempo, invece, i sostenitori partenopei si rendono protagonisti, come riportava L’Eco di Bergamo «di un fitto e continuo lancio di bottiglie piene, sassi, calci-

nacci, panini (!), lattine, monete che hanno colpito diversi spettatori indifesi seduti in tribuna coperta». Proprio a seguito di questo episodio, dopo quello analogo con i romanisti, viene fissata una rete di protezione tra la tribuna coperta e il settore ospiti. Ma anche in curva Nord non si disdegna il “tiro al bersaglio”: sui giocatori, infatti, all’uscita dal campo nel primo tempo, piove di tutto, arance, monete, accendini e perfino una radiolina. Ed è proprio sulla radio portatile che si scatena la rissa tra i giocatori: «Un giocatore atalantino - riportava l’Ansa - è stato il più veloce a lanciarla lontano dagli occhi dell’arbitro (che si era già infilato nel sottopassaggio per gli spogliatoi); il napoletano Carannante, però, si è accorto del gesto dell’avversario e ha cercato di recuperare “l’oggetto galeotto”, scatenando così una mezza rissa proprio sotto la curva Nord». Questo episodio è un po’ il prologo di quanto accadrà un anno dopo con la famosa sceneggiata napoletana per la moneta di Alemao. Dopogara nel segno della tradizione: corteo di napoletani verso la stazione e gruppi di bergamaschi che cercano la carica con conseguente intervento delle forze dell’ordine. Ma la partita con il Napoli va ricordata anche per la visita di Evair in curva: prima della gara, infatti, il bomber brasiliano, approfittando di una squalifica, entra direttamente nella Nord accolto da un boato di entusiasmo e da un nugolo di ragazzi che lo sommergono di sciarpe e pacche sulle spalle. Dai napoletani ai veronesi, la musica non cambia e sono ancora incidenti; questa volta, buona parte della responsabilità però ricade sulla celere che viene accusata dai tifosi bergamaschi di aver caricato senza alcun motivo.

26/2/89 Verona-Atalanta Il corteo degli ultrà atalantini giunti a Verona con un treno speciale

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11/3/89 Bologna-Atalanta L’intervento della celere contro i bergamaschi

11/3/89 Bologna-Atalanta Scambio di oggetti e torce tra atalantini e bolognesi

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È il 26 febbraio e l’Atalanta gioca al Bentegodi con un seguito di oltre settecento tifosi a bordo di due treni speciali. All’arrivo in serata a Bergamo, un gruppo di ultrà neroblu si presenta alla redazione de L’Eco per denunciare il trattamento riservato loro dalle forze dell’ordine. «Al momento del gol del Verona - raccontavano i sostenitori atalantini - è iniziato uno scambio di monetine fra i bergamaschi assiepati in curva e alcuni tifosi veronesi seduti in un settore attiguo. La polizia è intervenuta immediatamente con una decisa carica con manganellate in abbondanza; un intervento, quello della celere, inutile visto che non stava accadendo nulla di particolarmente grave. I “maltrattamenti”, poi, sono proseguiti anche lungo il ritorno alla stazione, dove i treni sono ripartiti con oltre quaranta minuti di ritardo». La versione degli ultrà, del resto viene confermata anche da altri tifosi presenti al Bentegodi e viene anche sostenuta da L’Eco di Bergamo, che il giorno seguente pubblica un altro articolo al riguardo in cui si legge che «pur comprendendo il duro lavoro cui sono sottoposti in questi casi i poliziotti e pur considerando che spesso i tifosi in generale (dunque non solo i bergamaschi) vanno un po’ guardati a vista perché spesso hanno dato la dimostrazione di non essere

in grado di autodisciplinarsi, non è neppure possibile fare di un erba un fascio. In particolare sarebbe opportuno tenere presente che si ha a che fare anche con semplici appassionati con la sola colpa di essere montati su un treno speciale». Il 6 marzo si ritorna al Comunale, ospite il Toro. Ancora una partita ad alta tensione. Ma se si esclude un lancio di oggetti in curva Sud (verso la tribuna la rete di protezione, al suo debutto, funziona egregiamente) da parte degli ultrà granata, interrotto poi da una decisa carica dei carabinieri, non si registrano particolari fatti di cronaca. Qualcosa di più si verifica invece sia il 13 marzo a Bologna, dove i bergamaschi, dal loro settore, danno vita ad un fitto lancio di oggetti e torce verso i supporters rossoblu provocando così l’intervento della celere, che il 19 marzo al termine di Atalanta-Fiorentina, quando gruppi di atalantini cercano il contatto (e per poco non ci riescono) con i tifosi viola, prima dell’arrivo delle forze dell’ordine a dividere le due tifoserie rivali. Sarà forse per l’aria di primavera che si comincia a sentire, o per gli ettolitri di vino sgolati prima della partita, o per chissà quale altro motivo, sta di fatto, comunque, che per la scenografia all’ingresso in campo delle squadre, la Nord si colora di fumogeni viola (!), mentre i fiorentini optano per l’azzurro. Mah?! Le voci di mercato, intanto, continuano a dare il Mondo in partenza da Bergamo, meta Torino, sponda granata, o Firenze; gli ultrà atalantini già dalla partita con il Toro hanno cominciato a lanciare segnali d’affetto verso il tecnico di Rivolta d’Adda con frequenti cori del tipo “Resta con noi,


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14/5/89 Como-Atalanta Tre ore per raggiungere Como; ecco una sosta con una vista dei 600 motorini al seguito

14/5/89 Como-Atalanta Lungo la Briantea si sviluppa il rumoroso corteo su due ruote degli ultrà della Nord

magico Mondo”, ma le continue notizie riportate dai giornali sul futuro dell’allenatore spingono i tifosi della Nord a chiedere un faccia a faccia proprio con il diretto interessato. Si è appena conclusa Atalanta-Milan (1 aprile) e nel silenzio del piazzale degli spogliatoi (ormai pullman, auto, giornalisti vari, se ne sono già andati) una delegazione della curva incontra il Mondo per avere garanzie sul suo futuro ancora in nerazzurro. La successiva partita casalinga vede ospite la Lazio (16 aprile) e, ovviamente, non può mancare il “saluto”, sia “benvenuto” che di arrivederci, da parte dei sostenitori atalantini. «Gruppi di ultrà bergamaschi, prima e dopo la partita - riportavano le cronache - hanno cercato di avvicinarsi ai tifosi laziali (circa 350) giunti in treno e scortati dalla polizia fino allo stadio e quindi ricondotti in stazione». All’arrivo degli ultrà biancoazzurri, infatti, nei pressi dello stadio si scatena un folto gruppo di atalantini che lancia la carica contro i rivali costringendo le forze dell’ordine a ricorrere ai lacrimogeni, scena che si ripeterà poi anche nel dopogara. Passata la trasferta di Pisa (30 aprile), dove si sono

registrati alcuni sporadici tafferugli all’esterno dell’Arena Garibaldi che hanno visto gli ultrà toscani andare a cercare gruppetti di bergamaschi giunti in riva all’Arno in auto (il bandierone rubato evidentemente è una ferita ancora aperta), per la partita a Como le Bna, dopo il successo dell’anno prima a Brescia, puntano ancora su “moto, motorini e motocarri”. È il 14 maggio e in viale Giulio Cesare si ritrovano, alle 11 (!), oltre seicento veicoli rombanti, visto che tra Ciao e Vespe quelli “truccati” sono la stragrande maggioranza. Sfilata in centro città e poi tutti sulla Briantea, ovviamente a passo d’uomo, con la piacevole sorpresa di essere accolti a Cisano, paese di “frontiera” a ridosso dell’Adda, da numerosi tifosi del locale club atalantino muniti di bandiere, trombe e striscioni di benvenuto al corteo motorizzato.

14/5/89 Como-Atalanta Una fase degli scontri con la celere scoppiati durante la partita nel settore degli atalantini

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21/5/89 Atalanta-Sampdoria Dai Kaos parte il grido “Doria, Doria vaffanculo” e in curva Nord scoppia la rissa tra Wka e Bna

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L’arrivo in riva al Lario, dopo quasi tre ore di viaggio, è salutato da un lungo strombazzare, nella speranza, però vana, che qualche ultrà biancazzurro si presenti a “vedere” i bergamaschi. Sicuramente più movimentati sono, invece, l’intervallo e il secondo tempo della partita caratterizzati da alcuni tafferugli tra atalantini e polizia scoppiati all’interno della curva ospiti. La classifica è sempre più positiva: alla ventinovesima giornata (21 maggio) la squadra di Mondonico è quinta in classifica e al Comunale, quando arriva la Sampdoria di Vialli e Mancini, si respira aria d’Europa (e di contestazione per lo stadio decadente). Ma in curva Nord non tutto fila liscio; le tensioni tra Brigate e Kaos, rimaste sempre a covare sotto la cenere, in occasione dell’arrivo dei blucerchiati riesplodono scatenando, durante il primo tempo, una furiosa rissa proprio al centro della curva. A rinfocolare gli atriti tra i due gruppi

è la diversa considerazione sul rapporto con i doriani: per le Bna meritano rispetto, in virtù dell’antica amicizia, per i Wka, invece, sono da considerare dei nemici e come tali vanno insultati e attaccati. E così mentre dal settore dei Kaos si alza il coro “Doria, Doria vaffanculo”, dalle Brigate parte un gruppetto per “chiedere spiegazioni”; quello che ne nasce, come detto, è ben visibile nelle fotografie in queste pagine. Quando il 4 giugno al Comunale si presenta la Juve (quartultima di campionato) la storica quota Uefa è lì ad un passo, motivo per cui la partita è un inno alla melina (il pareggio sta bene ad entrambe), che ovviamente i trentamila sugli spalti non gradiscono e lo fanno anche sentire con qualche fischio che la Nord però cerca di coprire con l’incitamento a Stromberg e compagni. Del resto, l’accesso in Uefa è un traguardo storico, se si considera, ancor di più, che l’Atalanta è una neopromossa; gli ultrà atalantini questo lo sanno benissimo, tant’è che questa attesa partita è festeggiata con una spettacolare fumogenata blu, verde e giallo e da un nuovo coinvolgente coro, che diventerà negli anni seguenti una moda: si tratta del “Tutti avanti, tutti indietro, tutti a destra, tutti a sinistra” che spesso, più che coinvolgente, diventa travolgente, nel senso letterale del termine. Basta chiedere alle centinaia di ragazzi in curva che si sono ritrovati stesi sui gradini “sepolti” da decine di altri tifosi.


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18/6/89 - Atalanta-Lecce - È un giorno storico: per la prima volta l’Atalanta si qualifica in Coppa Uefa

18 giugno 89, per la prima volta in Uefa

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ltima partita in casa, è il 18 giugno, ospite il Lecce; all’Atalanta manca solo un punto per la matematica qualificazione in Coppa Uefa, un traguardo storico, che riporterebbe Bergamo in Europa. Per questo attesissimo appuntamento la tifoseria nerazzurra è in fermento: il club Amici rispolvera i paracadutisti e così, un’ora prima dell’inizio della partita cinque funamboli del cielo atterranno, avvolti da bandiere neroblu, sul prato del Comunale quasi già esaurito. «Lo spettacolo folkloristico - scriveva L’Eco - non conosce tregua. Dopo la sfilata della fanfara della “Garibaldina” di Leffe, dal centro del campo vengono lanciati in orbita grappoli di pallon-

cini neri e azzurri recanti ciascuno il nome dei conquistatori dell’Uefa, in chiusura quello del condottiero Emiliano Mondonico. Ammirevole soprattutto la Nord (complimenti vivissimi) nello scandire di volta in volta il cognome dei beniamini intervallato dai cori “Atalanta portaci in Europa”, “Grazie ragazzi”, “Ora e sempre magica Atalanta” e chi ne ha più ne metta. E nel momento in cui atalantini e leccesi sbucano dal

18/6/89 Atalanta-Lecce La Nord ringrazia così i giocatori per lo splendido campionato

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“serpentone”, sempre la Nord fa partire fumogeni nerazzurri (ti pareva…) che arricchiscono la già fantasmagorica atmosfera». A colorare ancora di più il cuore del tifo orobico ci pensano centinaia di palloncini gialli che formano, nel settore delle Brigate, la scritta “Uefa”, oltre ad un bandierone, preparato dai Kaos, raffigurante una scheda elettorale con una croce sul simbolo dell’Atalanta e lo slogan “Meglio l’Atalanta in Europa” (una bella metafora, visto che la festa per la qualificazione in Europa ricade proprio nel giorno delle votazioni europee). All’inizio della ripresa, inoltre, ancora le Bna tirano fuori delle bandiere a due aste ognuna con il nome di un giocatore.

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25/6/89 - Roma-Atalanta L’arrivo delle Bna alla stazione di Roma


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25/6/89 - Roma-Atalanta - Duecento bergamaschi seguono l’Atalanta allo stadio Flaminio nell’ultima di campionato

25/6/89 - Roma-Atalanta Due immagini della carica della celere ai bergamaschi

La grande festa sugli spalti, continua poi al termine della gara che, pur essendo all’insegna del pareggio annunciato e priva di emozioni, non spegne lo strabocchevole entusiasmo dei bergamaschi. I gruppi della Nord organizzano lo spettacolo finale: dopo aver bloccato l’invasione del terreno di gioco dei soliti divoratori di maglie, i giocatori, tra il tripudio generale, salutano il pubblico con un giro d’onore del campo sventolando, ognuno, una bandiera neroblu. Tripudio che si trasferisce poco dopo per le vie del centro con cortei festosi, tuffi nella fontana di Porta Nuova, ma anche con alcuni atti vandalici ad auto targate Roma, la cui carrozzeria si è ritrovata qualche impronta pedestre sulle fiancate. E a proposito di Roma, è proprio nella capitale che il 25 giugno si gioca l’ultima di campionato; al seguito, ancora freschi d’Europa, si contano, sugli spalti dello stadio Flaminio (l’Olimpico è in ristrutturazione in vista dei mondiali), circa duecento bergamaschi con i Kaos che sfoggiano una vistosa maglietta gialla, realizzata per l’occasione,

con la scritta rossa “Atalanta is magic, Roma is tragic”. Ovviamente, a Roma non poteva mancare il solito trattamento speciale da parte della celere: e difatti, durante la partita, si assiste alle solite cariche contro i bergamaschi e alle solite legnate.

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CAMPIONATO 1989/90 La gioia per la Uefa, il dolore per Bortolotti

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n’altra stagione da incorniciare! I ragazzi di Emiliano Mondonico riescono, infatti, a centrare nuovamente la qualificazione in coppa Uefa piazzandosi al settimo posto. L’inizio, però, non era stato dei migliori con l’eliminazione già al primo turno della coppa Uefa da parte dei russi dello Spartak Mosca, con un pareggio al Comunale per 0-0 e la sconfitta nella capitale sovietica per 2-0, a cui hanno R I S U LTAT I A R fatto seguito diverse battute ATALANTA VERONA 1-0 1-1 d’arresto come alla seconda LECCE ATALANTA 2-1 1-2 giornata a Lecce (2-1), quindi al ATALANTA MILAN 0-1 1-3 Comunale con il Milan (0-1), a ROMA ATALANTA 4-1 0-3 Roma (4-1) e a Marassi con la ATALANTA CREMONESE 2-0 1-1 Sampdoria (1-0). SAMPDORIA ATALANTA 1-0 2-2 ATALANTA CESENA 1-0 0-0 Alla sesta giornata, quindi, i JUVENTUS ATALANTA 0-1 2-1 nerazzurri hanno solo quattro ATALANTA ASCOLI 1-0 1-1 punti frutto delle vittorie interATALANTA BOLOGNA 0-0 0-0 ne con il Verona (1-0) e la CreLAZIO ATALANTA 1-2 0-4 monese (2-0). ATALANTA BARI 0-0 0-4 E dire che sul mercato estivo il ATALANTA INTER 2-1 2-7 NAPOLI ATALANTA 3-1 2-0* presidente Bortolotti aveva punATALANTA UDINESE 1-0 0-0 tato a rafforzare l’attacco preleGENOA ATALANTA 2-2 0-1 vando dal Verona un grande ATALANTA FIORENTINA 0-0 1-4 nome, il ventitreenne argentino *Vittoria a tavolino Claudio Paul Caniggia. A centrocampo, partito per Verona Prytz, era arrivato da Cesena il roccioso Roberto Bordin. Poi, con la vittoria con il Cesena (1-0), la Dea riesce a riprendersi stupendamente infilando sette risultati utili consecutivi che fruttano ben dodici punti sui quattordici disponibili. Tra le vittorie più entusiasmanti spiccano sicuramente quelle a Torino con la Juve (0-1, gol di

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Caniggia), al Flaminio con la Lazio (1-2, doppietta di Evair) e in casa con l’Inter (2-1, Stromberg e Madonna) e a fine novembre qualcuno parla addirittura di scudetto! La seguente battuta d’arresto a Napoli (3-1) e i pareggi con Fiorentina (0-0) e Verona (1-1), riportano l’ambiente nerazzurro con i piedi per terra. Alla vittoria interna con il Lecce alla seconda di ritorno (2-1), fa seguito la secca sconfitta a San Siro con il Milan (3-1), prontamente riscattata dall’altrettanto sonora bastonata rifilata, tra le mura amiche, alla Roma (3-0) con un Caniggia scatenato e autore di una prestazione incontenibile. All’inizio di febbraio la parentesi nera della Coppa Italia, quando il Milan campione del mondo, elimina ai quarti l’Atalanta con un vergognoso episodio di antisportività (a due minuti dal termine anziché restituire il pallone calciato fuori da Stromberg per permettere i soccorsi ad un giocatore rossonero infortunatosi, Massaro lancia in mezzo all’area dove il redivivo Borgonovo viene atterrato in aerea da Barcella e Baresi trasforma tra lo sconcerto dei nerazzurri e le furiose proteste del pubblico bergamasco, il dubbio rigore concesso dall’arbitro). Coppa Italia a parte, il cammino della formazione del Mondo riprende con quattro pareggi (in


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casa con Sampdoria 2-2 e Bologna 0-0, in trasfer- ordinaria amministrazione; a riempire le cronata a Cesena 0-0 ed Ascoli 1-1) e una sconfitta che, e tante (!), ci pensa il centrocampista bianinterna per mano della Juve (2-1). cazzurro Alemao che al 32’ del secondo tempo, La fase finale della stagione registra un vistoso dopo essere stato colpito sotto la Nord da una calo di Stromberg e compagni. Se si moneta da 100 lire, si trasforma in esclude la splendida vittoria al attore esibendosi nel “Malato immaCLASSIFICA Comunale con la Lazio per 4 a 0 ginario”. NAPOLI 51 (doppietta di Caniggia, rigore reaI napoletani ne approfittano subito, MILAN 49 lizzato da Madonna e rete di testa portando il brasiliano all’ospedale e INTER 44 JUVENTUS 44 di Bresciani), nelle ultime sei giorchiedendo la vittoria a tavolino. Che, SAMPDORIA 43 nate la Dea racimola solo tre punti, puntuale, arriva poi tre giorni dopo. ROMA 41 incassando ben diciassette reti (due A salvare la brillante stagione e la posiATALANTA 35 però sono solo virtuali per un 2-0 a zione Uefa, arrivano i tre punti fondaBOLOGNA 34 LAZIO 31 tavolino) contro le quattro realizmentali per conquistare il settimo BARI 31 zate. Dopo la quaterna rifilata alla posto grazie al pareggio ad Udine (0GENOA 29 Lazio, l’Atalanta viene ripagata del0) e alla vittoria in casa con il Genoa FIORENTINA 28 la stessa moneta a Bari, dove viene (1-0), poi a Firenze, i viola sull’orlo CESENA 28 LECCE 28 sconfitta proprio per 4 a 0 dai biandella B vengono graziati dai nerazzurri UDINESE 27 corossi. che escono sconfitti per 4-1. VERONA 25 La settimana seguente il passivo, A fine campionato, dopo tre anni CREMONESE 23 addirittura, quasi raddoppia: a San memorabili, Emiliano Mondonico ASCOLI 21 Siro con l’Inter i nerazzurri vanno lascia Bergamo per andare a sedersi incontro da un’autentica Caporetto, uscendo con sulla panchina del Toro; ma la perdita più grave ben sette gol sul groppone (7-2). Tutti si aspetta- arriva alla vigilia dei mondiali quando il presino la riscossa, la domenica successiva, in casa dente Cesare Bortolotti rimane vittima di un inciospite un Napoli in piena corsa scudetto. E inve- dente stradale a Predore, a due passi dalla sua ce la partita è sottotono, per i portieri c’è solo casa di Sarnico.

A fine stagione, a giugno, per un tragico incidente scompare il presidente Cesare Bortolotti

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12/9/89 - Atalanta-Spartak Mosca - Una spettacolare torciata in curva Nord per il debutto in coppa Uefa

Debutto in Uefa: i bergamaschi arrivano anche a Mosca

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a nuova stagione inizia subito con i tifosi in fermento; il sorteggio, infatti, ha designato come avversaria dell’Atalanta nel suo debutto in coppa Uefa lo Spartak Mosca. Una trasferta difficile, sia per i costi, che per la distanza, per non parlare della burocrazia, considerato che, sebbene in piena “Perestroika” di Gorbaciov, siamo ancora nell’Unione Sovietica, con tutte le sue restrizioni ai turisti stranieri. Per la prima volta, quindi, anche gli ultrà devono optare per l’aereo; le opportunità sono tre: un tour di una settimana, con partenza da Pisa e visita anche a Leningrado (ora San Pietroburgo), oppure un giro di quattro giorni o, ancora, il charter insieme alla squadra con due giorni di soggiorno nella capitale russa. I costi sono proibitivi: un milione ottocentomila lire il primo, un milione e mezzo il secondo, un milione e centomila lire il terzo. Ma tant’è, per l’Atalanta un sacrificio si può sempre fare e così per la trasferta sovietica si iscrivono in circa cinquecento, di cui, oltre la metà, sul volo charter della squadra. La rappresentanza della Nord, stavolta, è ridotta e per di più divisa tra il

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viaggio di una settimana, su cui hanno trovato posto una decina delle Bna, e quello della squadra scelto, invece, da una trentina tra Kaos e Brigate. Dopo lo scialbo 0-0 dell’andata al Comunale, le speranze di poter superare il turno non sono poche e così, lunedì 25 settembre all’ora di pranzo, all’aereoporto di Orio al Serio, alla partenza del volo per Mosca, l’entusiasmo si tocca con mano. Tre ore e mezza di volo, più due ore in avanti di fuso orario, ed ecco che in tarda serata la comitiva atalantina arriva nella capitale russa e si divide: la squadra e i giornalisti (una quarantina) nel gigantesco hotel Kosmos (1500 camere) in centro città, i tifosi in una motonave-albergo ormeggiata, in periferia, sul fiume Moscova. Il tempo di lasciare i bagagli in cabina, pardon camera, e, anche se ormai a notte fonda, i bergamaschi non si vogliono perdere una passeggiata notturna in una deserta Piazza Rossa. Il giorno seguente tutti a fare i turisti, ad acquistare “racketa” (gli orologi dell’esercito russo di moda in Italia alla fine degli anni ’80), matrjoske e a cambiare, al mercato nero, i dollari in cambio di rubli; con il rischio, come capitato a quattro tifosi e ad un dirigente dell’Atalanta, di essere pizzicati dalla polizia e condotti, senza tanti complimenti, al comando. I più arditi, oltre agli orologi e alle bambole di legno, cercano un altro tipo di bambole, quelle in carne e ossa (più carne che ossa!) e, infatti, non sono pochi quelli che, memori di voci di popolo e di film di Carlo Verdone, si sono riempiti la valigia di calze di nailon e profumi. La realtà, però, gela subito i sogni di questi “cacciatori”; le prede, bellissime, ci sono, ma collants e acque di colonia


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27/9/89 Spartak Mosca-Atalanta Il primo gruppo di atalantini presenti allo stadio Lenin di Mosca

non servono a niente: la perestroika ha portato anche qui il profumo dei dollari. O ci sono i bigliettoni verdi, e tanti, oppure è meglio fare una doccia gelata per raffredare i bollenti spiriti (qualcuno delle Bna, però nella settimana trascorsa in Russia, senza né calze, né profumi si è addirittura portato a casa una moglie!). Ma a Mosca gli atalantini ci sono andati ovviamente per la partita; allo stadio Lenin, gremito da oltre sessantacinquemila spettatori, i bergamaschi si ritrovano divisi in due gruppi, uno di fronte all’altro, nelle due gradinate centrali.

Striscioni, sciarpe, qualche coro, gli ultrà nerazzurri cercano, nonostante in numero ridotto e per di più divisi in due settori, di farsi vedere e sentire nell’immenso stadio moscovita. Altrettanto fanno i quattrocento atalantini che affollano il cinema Conca Verde a Longuelo, dove la partita viene trasmessa su maxischermo. Il match non va per il meglio, la sconfitta per 1 a 0 comporta l’eliminazione dalla Coppa Uefa, ma nonostante questo i tifosi al seguito con il charter, accolgono la squadra, al suo arrivo all’aeroporto di Mosca, con un caloroso applauso.

27/9/89 Spartak Mosca-Atalanta Il secondo gruppo di bergamaschi sistemato sulla tribuna opposta

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5/11/89 Lazio-Atalanta Allo stadio Flaminio ci sono solo le Bna; i Kaos, dopo gli scontri al mattino con i laziali, sono finiti in questura

“L’Atalanta decolla, il Comunale crolla”: i tifosi protestano. Vogliono lo stadio nuovo

P 17/1/90 Milan-Atalanta Come è tradizione, a San Siro non mancano gli scontri tra atalantini e forze dell’ordine

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assata la “sbronza” di vodka russa, il campionato regala subito una grande soddisfazione agli oltre duemila atalantini giunti a Torino, grazie alla storica vittoria per 1 a 0 in casa della Juve (8 ottobre). Un mese dopo (5 novembre) il secondo exploit in trasferta viene accompagnato dai primi incidenti della stagione. L’Atalanta gioca allo stadio Flaminio di Roma (l’Olimpico è ancora un cantiere in vista dei mondiali) contro la Lazio. Come al solito Kaos e Brigate viaggiano separati: i primi in treno, i secondi in pullman. I primi ad arrivare a Roma sono i Wka, circa una

trentina, che già alle 10 di mattina sono all’esterno dello stadio Flaminio. Sono decisi, cercano lo scontro e difatti si sistemano proprio sotto la curva Nord, la curva degli Irriducibili. «Eravamo fuori dallo stadio - ricorda il Bibi - quando ad un tratto spuntò un gruppo di laziali che dalla collinetta lanciava sassi; quando si avvicinarono, alcuni con il coltello in mano, partimmo alla carica con cinghie e bastoni; il contatto fu deciso, poi loro si misero a scappare e noi per un po’ dietro ad inseguirli. Poi arrivò la celere che ci prese tutti, ci portò in questura e dopo averci identificati ci imbarcò sul primo treno per Milano». Durante la partita, invece, la battaglia si scatena in curva Nord tra ultrà laziali e forze dell’ordine, con tanto di tentativo di invasione, carica della celere in mezzo alla curva biancazzurra e campo squalificato. Il 26 novembre al Comunale è di scena l’Inter con i cui tifosi ci sono un po’ di conti in sospeso; la tensione c’è e si sente, ma l’ingente presenza di agenti ferma sul nascere qualsiasi tentativo di contatto. Il bilancio della giornata, comunque, registra ben diciotto denunciati per oltraggio e lancio di monetine, sedici dei quali interisti. Sebbene siano passati i tempi in cui si preferiva evitare certe trasferte, al San Paolo di Napoli, il 3 dicembre, nel settore ospiti non c’è neanche un bergamasco. Ma di questo episodio sconcertante viene riferito in uno speci-


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21/1/90 Atalanta-Roma Sono centinaia gli ultrà neroblu che si accalcano in curva Sud contro il settore dei romanisti

fico capitolo nelle pagine seguenti. Le tre trasferte seguenti, Genoa (17 dicembre), Verona (7 gennaio 90) e Milan (mercoledì 17 gennaio) non smentiscono la tradizione e fanno registrare alcuni scontri isolati nei pressi dello stadio Marassi, una sassaiola, in mezzo alla nebbia, nel piazzale del Bentegodi da parte degli ultrà gialloblu e alcuni tafferugli con la celere sulle gradinate di San Siro. In casa, dopo una serie di partite tranquille, l’ambiente di riscalda nuovamente con l’arrivo della Roma (21 gennaio). Il copione si ripete: sassaiola all’arrivo dei supporters giallorossi, tentativo di carica al corteo romanista all’uscita, controcarica della celere, lancio di lacrimogeni, il tutto con cinque feriti (tre bergamaschi e due romani) e quattro fermati (tutti atalantini). Ma in questa partita gli incidenti, nei commenti del giorno dopo sui giornali nazionali, soprattutto sulla Gazzetta dello Sport, vengono quasi in secondo piano rispetto allo striscione esposto in curva Nord prima dell’inizio della partita che prendeva di mira, pesantemente, Lionello Manfredonia, il centrocampista giallorosso che, poco tempo prima, era stato colpito da un infarto. Lo striscione “Lionello peccato, all’inferno non sei andato”, pur se esposto per poco nel settore dei Kaos, non passa inosservato e da lì scatta il putiferio giornalistico. In occasione delle partite con la Roma, inoltre, si verifica anche un altro fenomeno: la “migrazione” di qualche centinaio di ultrà

della Nord in curva Sud; una “moda”, nata dall’acerrima rivalità con i capitolini, che caratterizzerà per qualche anno le sfide tra giallorossi e nerazzurri al Comunale. Il gruppo, strategicamente appostato a ridosso del settore ospiti, per tutta la partita continua a provocare con cori, gesti e lanci di accendini e monetine i romanisti, gruppo che poi, nel finale dell’incontro, viene rinforzato da altre centinaia di ultrà neroblu provenienti dalla curva Nord. Passano tre giorni e scoppia un altro casino, ma stavolta l’Atalanta e i suoi tifosi sono completamente dalla parte della ragione. Al Comunale è ospite il Milan, campione del mondo, per i quarti di Coppa Italia. In uno stadio che, nonostante il giorno feriale e l’ora pomeridiana, offre un buon colpo d’occhio, i nerazzurri stanno conducendo per 1 a 0 (gol di Bresciani), vittoria che consentirebbe l’accesso alle semifinali. Ma al 42’ del secondo tempo succede il fattaccio: Massaro dalla sini-

21/1/90 Atalanta-Roma Lo striscione “Lionello peccato, all’inferno non sei andato” riferito all’infarto di Manfredonia scatena una forte polemica sui giornali

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4/2/90 - Atalanta-Sampdoria - Lo splendido striscione dedicato a Stromberg dopo il furto subito dal Milan in Coppa Italia

18/2/90 Atalanta-Juventus L’artigianale volantino distribuito per pubblicizzare la protesta per lo stadio nuovo

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stra crossa per Borgonovo che si lancia in spaccata senza però raggiungere la sfera, restando poi dolorante a terra. La palla, intanto, arriva a Stromberg, il quale, visto l’infortunio del centravanti rossonero, in segno di far-play, calcia volontariamente il pallone in fallo laterale. Alla ripresa del gioco, tutti si aspettano la restituzione del pallone; gli atalantini sono fermi. E invece Rijkaard rimette con le mani a Massaro che, anziché buttarla fuori, scodella al centro dove il redivivo Borgonovo, con uno scatto, sorprende Barcella che lo strattona (non vistosamente!) per la maglia. Per l’arbitro Pezzella è rigore! Il Comunale, dopo un attimo di sconcerto, esplode di rabbia; in tutto lo stadio si leva il coro “ladri, ladri”. In campo, i milanisti, in particolare Massaro, Rjikaard e Borgonovo vengono presi di mira dagli atalantini. Con una tensione alle stelle, Franco Baresi va sul dischetto del rigore; molti, comunque, sperano in un gesto di lealtà sportiva, con un tiro volutamente fuori e invece il capitano rossonero senza alcuna dignità insacca nell’angolino alla sinistra di Ferron. Il coro “ladri, ladri” diventa un boato! Sacchi si scusa, dopo, davanti ai giornalisti; Galliani difende Massaro; Massaro si dice con la coscienza a posto; Baresi si dichiara un professionista serio; Borgonovo fa il finto tonto, ma intanto l’Atalanta se l’è presa in quel posto.

All’esterno, i tifosi, non riescono a digerire questo furto e a stento la polizia riesce a contenerli quando il pullman del Milan lascia il Comunale. Nei giorni seguenti la polemica, sui giornali, resta altissima. Nella successiva partita interna, il 4 febbraio, sesta di ritorno, ospite la Sampdoria, la Nord espone uno degli striscioni più belli e apprezzati che si siano mai visti al Comunale; il riferimento è ancora al fattaccio di Coppa Italia e le Brigate dedicano a Stromberg, per l’occasione seduto in tribuna per infortunio, un eloquente “Meglio uomini… che campioni!!! Glenn sei unico” che riscuote applausi a scena aperta da tutto lo stadio. L’Atalanta vola e il pubblico risponde: con la Juve (18 febbraio) si registra il tutto esaurito (36 mila spettatori) e il nuovo record d’incasso (786 milioni di lire). Ovviamente siamo lontani dai 45 mila spettatori del 16 settembre 84, quando, ospite l’Inter, si inaugurava lo stadio appena ristrutturato. Le continue limitazioni della capienza per motivi di sicurezza e omologazione del vecchio Brumana, da tempo cominciano ad essere indigeste ai tifosi. Dopo le prime contestazioni con vari striscioni dell’anno precedente, la Nord lancia una vera e propria campagna per lo stadio nuovo. Già prima della partita con i bianconeri, il settore delle Brigate per protesta viene (con grandissima difficoltà) “transennato” fino all’ingresso delle squadre in campo e riempito di striscioni in polemica con il Comune. Due settimane dopo, in occasione dell’incontro casalingo con il Bologna (5 marzo), le Bna promuovo una petizione in tutti i settori del Comunale che porta a raccogliere oltre undicimila firme


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18/2/90 - Atalanta-Juventus - Per 10 minuti il settore delle Bna viene lasciato vuoto per protesta contro il Comune che non si decide a costruire il nuovo stadio

Forse il corteo per svegliare la giunta comunale dà una carica in più alla Nord, o forse i laziali sono già di per sé un buono stimolo, comunque quando il giorno dopo arrivano a Bergamo i biancazzurri romani, il benvenuto è, come al solito, “caloroso”. I quattrocento laziali, infatti, vengono accolti, già al mattino, da una sassaiola e da un tentativo di carica da parte di un folto gruppo di bergamaschi che li attendono nella zona dello stadio. I tafferugli si verificano anche durante il primo tempo in curva Sud e nel dopopartita con diverse cariche di alleggerimento della celere. A fine giornata si 10/3/90 - Bergamo - Due immagini del corteo per lo stadio nuovo contano sedici a favore dello stadio nuovo, quindi, sabato pome- denunciati, di cui tredici atalantini e riggio 10 marzo, alla vigilia della gara con la dieci contusi (cinque per parte). Lazio, circa quattrocento ultrà atalantini sfilano Dall’entusiasmo con tanto di ola per lungo le vie del centro, dalla stazione a Palazzo le quattro “pere” rifilate alla Lazio, si passa, invece, in due settimane all’uFrizzoni, al grido “Stadio nuovo e subito!”.

10/3/90 Bergamo Uno spartano volantino per la manifestazione a favore dello stadio nuovo

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18/3/90 Bari-Atalanta Brutta giornata per i bergamaschi presenti al vecchio stadio Delle Vittorie: assistono ad una sonora sconfitta per 4-0

29/4/90 Fiorentina-Atalanta Oltre 700 bergamaschi, tra cui molti con una maglietta con una grossa B viola, festeggiano la fine del campionato e l’accesso alla Uefa

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miliazione per le altrettante quattro, pere, beccate a Bari (18 marzo), che costringono i cento atalantini presenti al vecchio stadio Della Vittoria a tornarsene a casa un po’ mortificati, quindi alle pesantissime sette, purtroppo sempre pere, incassate la domenica dopo a San Siro dall’Inter. La sconcertante sconfitta per 7 a 2, provoca un po’ di tensione e rabbia nel settore dei bergamaschi che obbliga la celere ad intervenire a ripristinare la calma. Dopo il fattaccio della moneta da 100 lire al napoletano Alemao (vedi pagine seguenti), il campionato non registra fatti particolari. Nell’ultima in casa, infatti, anche se vede l’arrivo di alcune centinaia di genoani, si verifica solo qualche sporadico tafferuglio isolato, complice anche un diluvio scoppiato al termine dell’incontro che contribuisce a raffreddare gli animi. A Firenze (29 aprile), ultima partita della stagione, oltre settecento bergamaschi, molti dei quali

25/3/90 - Inter-Atalanta - L’Atalanta perde per 7-2 e tra i bergamaschi monta la rabbia; interviene la polizia

sfoggiano una maglietta bianca con una vistosissima B color viola (ovvio il riferimento alla Fiorentina sull’orlo della retrocessione), festeggiano con i giocatori, che lanciano loro le maglie, lo splendido campionato che ha portato l’Atalanta nuovamente in Europa (qualificazione ottenuta successivamente grazie alla vittoria del Milan in Coppa Campioni). Ma quella in riva all’Arno non è solo l’occasione per celebrare il ritorno in Uefa, ma anche per salutare Emiliano Mondonico, passato sulla panchina del Torino. Prima di lasciare Bergamo, però, il Mondo rilascia una lunghissima intervista a L’Eco in cui sottolinea il suo unico rammarico nel periodo atalantino: non aver pacificato la curva. «L’unico rammarico - affermava il Mondo - che mi è rimasto è quello di non essere riuscito ad avere visto questa curva unita. Avrei voluto che almeno una volta questo si verificasse, ma non è stato possibile. Ho il cruccio di non essere riuscito a mettere d’accordo queste due situazioni, che farebbero dell’Atalanta e della sua curva, una cosa incredibile». «Io ho parlato di Atalanta ultras continuava il tecnico di Rivolta d’Adda - e magari qualcuno si è scandalizzato, quando io dicevo che questa Atalanta riusciva a vincere, quando si comportava da ultras contro gli avversari. Perciò mi è difficile pensare agli ultras in maniera negativa. Un ultras si porta dietro determinate esperienze, soprattutto ha bisogno di qualcosa in cui credere. È chiaro che intorno a questo qualcosa, sfoga tutto il suo amore, il suo istinto, la sua passione, che a volte può uscire dai binari, ma che però è vera, non è certamente costruita».


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A Napoli: 27 ore di viaggio per niente… La scandalosa vicenda del rimpatrio di cento atalantini

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uattordicesima giornata d’andata; il calendario riserva una delle trasferte più lunghe e ostiche del campionato: Napoli. Una trasferta che registra un episodio sconcertante da parte delle forze dell’ordine partenopee, unico fino ad allora nel suo genere. Ecco i fatti, come riportato in un comunicato delle Brigate. «Domenica 3 dicembre, in occasione della partita Napoli-Atalanta, sono partiti da Bergamo due pullman con centoventi tifosi del nostro gruppo, più un’altra cinquantina in treno appartenenti ai Wka. Dei nostri due autobus, uno, a causa di un guasto risultato poi irreparabile, ha dovuto interrompere il viaggio nei pressi di Verona e quindi solo un mezzo con a bordo sessanta atalantini, è giunto a Cassino, dove si era stabilito di parcheggiarli (onde evitare possibili danneggiamenti) per proseguire con il treno per Napoli delle 9,11. Una volta partita la comitiva, la polizia locale imponeva agli autisti di non allontanarsi dal pullman, sottolineando che i tifosi nerazzurri sarebbero stati rispediti a Cassino nel giro di un paio d’ore. Arrivati nel capoluogo campano, siamo stati accolti da un plotone di celere che ci ha “convogliati” e rinchiusi in una sala d’aspetto simile ad uno gabbia di zoo, per la gioia dei passanti incuriositi (in una sala attigua erano già stato sistemato il gruppo dei Kaos). Dopo circa mezz’ora di attesa, un ispettore di polizia ci informava che il prezzo del biglietto del settore ospiti dello stadio San Paolo costava, come già sapevamo, 30 mila lire e quindi abbiamo subito rac-

colto la somma necessaria. Mostrati i soldi al funzionario di polizia, ci siamo sentiti dire che gli stessi biglietti prima riservati ai tifosi ospiti erano ora esauriti e di conseguenza saremmo stati rispediti con il primo treno per Cassino. Dopo le nostre insistenti richieste siamo riusciti a convincere un ispettore di polizia a mettersi in contatto con il segretario dell’Atalanta Randazzo (con il quale eravamo d’accordo che, in caso di problemi, l’avremmo interpellato) la cui risposta, secondo il medesimo funzionario, sarebbe stata la totale indifferenza nei nostri confronti: tutto questo sempre secondo il dirigente della questura, perché quanto riferitoci è poi risultato falso. In seguito siamo stati caricati di forza sul treno per Cassino delle ore 12,35, mentre i Kaos sul primo per Milano, ed inoltre ci è stato impedito bruscamente di scattare delle foto sotto il cartello della stazione di Napoli con i soldi per i biglietti in mano, cosa che parte del gruppo è riuscita ad effettuare a Cassino. Da sottolineare il fatto che sei ragazzi delle Bna, giunti alla stazione di Napoli successivamente, con i biglietti da ritirare e pagare direttamente al signor Randazzo, sono stati “cortesemente” invitati a salire sul nostro stesso treno; a nulla è valso ogni tentativo di spiegazione. Secondo noi, il fatto che gli autisti del nostro pullman alle 10 di mattina fossero stati obbligati ad attendere il nostro anticipato rientro, testimonia il fatto che tutto ciò era premeditato, anche perché non si erano verificati scontri tra opposte fazioni di tifosi tali da giustificare un rientro forzato per motivi di ordine pubblico». In questa disgraziata trasferta oltre al danno di non aver potuto assistere alla partita, c’è anche la beffa di essere stati bollati, dai media, come dei “portoghesi”; lungo il viaggio di rientro, infatti, Enrico Ameri, nella radiocronaca a “Tutto il calcio minuto per minuto” (“forzatamente” ascoltata sul pull-

3/12/89 Napoli-Atalanta Dopo il “forzato rientro” il gruppo delle Bna posa per una foto con i soldi in mano alla stazione di Cassino

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10/12/89 - Atalanta-Udinese - “Ragazzi, noi con i soldi c’eravamo, ma Napoli è razzista” è lo striscione di risposta al “rimpatrio” della settimana prima

man) racconta, dopo aver steso elogi alla polizia, di un centinaio di atalantini bloccati ai cancelli del San Paolo perché pretendevano di entrare senza biglietto e per questo rispediti al mittente. Sull’autobus la rabbia è palpabile. L’Ansa è ancora più vergognosa: secondo la nota d’agenzia «i bergamaschi si erano rifiutati di acquistare i biglietti sostenendo che li avrebbero forniti loro i dirigenti dell’Atalanta». In attesa di poter fornire l’autentica versione dei fatti, da un’autogrill viene contattata la redazione de L’Eco di Bergamo a cui viene spiegato velocemente la vicenda e difatti il principale quotidiano orobico in un articolo di contorno alla partita titola “Dal San Paolo poche emozioni in diretta e quella strana storia dei tifosi rimpatriati” liquidando la questione, però, in sole tre righe. I tifosi della Nord, il giorno seguente, passano al contrattacco; una delegazione delle Bna si presenta nelle redazioni de L’Eco e di Bergamo Oggi per raccontare la propria versione dei fatti, che i due quotidiani cittadini pubblicano al martedì. Dell’abuso subito a Napoli se ne parla al lunedì sera anche a TuttoAtalanta su BergamoTv , dove però un ospite della trasmissione, l’avvocato Franco Vittoni, si lascia andare a considerazioni non molto piacevoli per i tifosi della Nord, mettendo in discussione la credibilità della loro versione. Nella seguente partita in casa con l’Udinese, in curva Nord viene esposto uno striscione con scritto “Noi con i soldi c’eravamo, ma Napoli è razzista”, oltre ad uno non molto tenero contro Vittoni. Ma non solo: tre rappresentanti delle Brigate ottengono, nel dopopartita, di poter fornire in sala stampa ai giornalisti presenti la verità sul vicenda napoletana che viene così ripresa per l’ennesima volta.

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Alemao e le 100 lire da un quintale…

È

l’8 aprile e a Bergamo si presenta la capolista Napoli di Maradona, arbitro dell’incontro Luigi Agnolin. Stadio pieno, qualche carica delle forze dell’ordine prima e dopo, in stazione, per arginare gli ultrà neroblu, cori vari, da “colerosi” a terroni, contro i partenopei, ma niente di più. Salvo, però, una moneta da 100 lire che dalla Nord, al 32’ del secondo tempo, sul punteggio di 0-0, colpisce alla testa il centrocampista brasiliano Alemao. E qui inizia la sceneggiata napoletana. Neanche fosse stato un masso da un quintale di peso, il centrocampista azzurro stramazza al suolo, quindi viene soccorso dal massaggiatore Carmando che gli intima di restare a terra. Scopo, neanche troppo velato, è quello di raccattare una vittoria a tavolino. Alemao, infatti, dopo essere rientrato negli spogliatoi trotterellando, si immedesima nella parte del “malato immaginario” e si fa trasportare in barella in ospedale dove, nonostante le allarmate dichiarazioni di Ferlaino sulle condizioni di salute del giocatore, il primario di neuro-chirurgia dei Riuniti, professor Cassinari, smaschera la sceneggiata napoletana diagnosticando una semplice “leggera escoriazione”. All’indomani, sui giornali e in televisione, si incendia la polemica. Il Napoli, non aspettava altro, tramite il suo direttore generale Luciano Moggi (!), presenta il ricorso per ottenere il 2-0 a tavolino, trovando uno scatenato alleato in Aldo Biscardi e nel suo demenziale “Processo del lune-


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8/4/90 - Atalanta-Napoli Alemao accasciato dopo essere stato “colpito” dalla monetina e mentre sta per essere caricato in ambulanza

dì”, allora in onda su Rai Tre. Con un parterre di invitati milanisti, bolognesi (si tratta anche di un caso in Milan-Bologna), ma soprattutto napoletani (tre, tra giocatori e giornalisti), Bergamo, l’Atalanta e i suoi tifosi vengono letteralmente messi al rogo. Addirittura, un eccitatissimo Biscardi presenta il suo “scub” (leggi scoop in biscardese): con il suo moviolone individua il cecchino che avrebbe colpito Alemao. La moneta, secondo il giornalista molisano, sarebbe stata lanciata con una fionda gigantesca da un tifoso sistemato nei parterre della tribuna coperta. A contorno di questa assurda macchinazione ci sono poi le dichiarazioni degli ospiti, soprattutto quelle del capostruttura di Rai uno, Giancarlo Governi, che, in trasmissione, bolla l’Atalanta come «una piccola società, ma che ha al suo seguito i più grandi teppisti d’Italia» aggiungendo poi che «i teppisti ci stanno dappertutto, ma a Bergamo, ragazzi…». La reazione ai piedi di Città Alta non si fa attendere; a parte smontare l’assurda teoria del cecchino, dimostrando, dalle immagini, che si trattava semplicemente di un giornale arrotolato e non di certo di una fionda, Cesare Bortolotti, interpellato dai giornali locali, usa parole durissime: «Non credo che Bergamo possa sentirsi declassata o sentirsi in stato di inferiorità per una trasmissione simile e per i

personaggi che hanno parlato. Bergamo è una città che non può essere minimamente toccata da certa gente. Piuttosto è come è stata condotta quella trasmissione che ci ha fatto uscire dai gangheri. Sono certo che Tele Ischia sarebbe stata più imparziale rispetto alla terza rete. E guardate che si tratta di un’emittente di Stato e sono certo che i bergamaschi pagano tutti i canoni, mentre a Napoli di certo molti meno: è stata una vergogna!». La scandalosa trasmissione del “Processo del lunedì” finisce anche in Parlamento; in un esposto, infatti, l’onorevole Mirko Tremaglia richiede l’intervento della Commissione di vigilanza sulla Rai, perché durante la punta-

ta sarebbe andata in onda «un’organizzata aggressione all’Atalanta e, peggio, in una illecita, vergognosa, azione di interferenza nei confronti della magistratura sportiva». Due giorni dopo arriva la scontata sentenza: 2-0 per il Napoli e 30 milioni di lire di multa all’Atalanta. Grazie proprio a questa vittoria a tavolino i partenopei vinceranno il loro secondo scudetto. Ma che vergogna!

8/4/90 Atalanta-Napoli Scoppia la polemica sulla sceneggiata napoletana di Alemao

8/4/90 Atalanta-Napoli l Processo del lunedì di Biscardi attacca pesantemente Bergamo e l’Atalanta con calunnie e invenzioni; Bortolotti reagisce in modo deciso

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CAMPIONATO 1990/91 Finisce l’era Bortolotti, Percassi è il nuovo presidente

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una stagione che inizia tra il dolore e il ricordo di Cesare Bortolotti. Questa disgrazia porta il vecchio Achille a rivestire quel ruolo lasciato dieci anni prima al figlio. Partito mister Mondonico, sulla panchina nerazzurra arriva Pierluigi Frosio. Al mercato estivo il general manager Franco Previtali fa solo qualche ritocco acquistando Carletto Perrone, Tebaldo Bigliardi e Sergio Porrini. Tra le cessioni più rileR I S U LTAT I A R vanti invece si segnalano quelle ATALANTA BARI 2-0 1-4 di Armando Madonna e Claudio JUVENTUS ATALANTA 1-1 0-0 Vertova (a novembre alla Lazio) ATALANTA CAGLIARI 2-1 1-1 e Costanzio Barcella (al Cesena). FIORENTINA ATALANTA 3-1 1-2 Cesare Prandelli decide invece di ATALANTA INTER 1-1 1-3 abbandonare l’attività agonistica SAMPDORIA ATALANTA 4-1 1-1 LECCE ATALANTA 0-0 1-2 per dedicarsi al settore giovanile ATALANTA MILAN 0-2 1-0 dell’Atalanta. LAZIO ATALANTA 2-2 1-4 L’avventura nerazzurra comincia ATALANTA PISA 1-0 2-0 bene sia in Italia che in Europa. BOLOGNA ATALANTA 1-1 0-4 In campionato i nerazzurri nelle ATALANTA NAPOLI 0-0 0-2 prime cinque giornate conquiPARMA ATALANTA 1-0 0-0 ATALANTA ROMA 2-2 1-2 stano due vittorie casalinghe ATALANTA CESENA 3-0 1-0 (Bari e Cagliari), due preziosi GENOA ATALANTA 2-0 0-0 pareggi (Juve ed Inter) ed una ATALANTA TORINO 0-1 0-0 sola sconfitta in casa della Fiorentina (3-1). Ma poi arriva il tracollo. L’andata termina con una sconfitta interna con il Torino, ed il ritorno inizia ancora peggio con una batosta per 4-1 a Bari. Nel frattempo, agli inizi di novembre, Achille Bortolotti aveva ceduto il suo pacchetto azionario ad Antonio Percassi che era diventato così il nuovo presidente dell’Atalanta (Miro Radici resta comunque l’azionista di maggioranza). Spetta proprio

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all’ex giocatore nerazzurro, dopo la sconfitta di Bari, prendere la non facile decisione (a soli tre mesi dall’inizio del suo mandato) di esonerare il tecnico brianzolo Frosio. Al suo posto arriva Bruno Giorgi e l’Atalanta ritrova gradatamente un suo equilibrio. Contro la Fiorentina, la Dea la spunta per 2 a 1, mentre contro l’Inter la sconfitta è secca: 3-1. Dalla ventiquattresima alla ventottesima partita l’Atalanta realizza uno storico record conquistando ben cinque vittorie consecutive. Raggiunta infatti la salvezza matematica, gli uomini di Giorgi paiono però spegnersi. Tra le vittorie più belle merita particolare menzione quella guadagnata a San Siro sul Milan di Sacchi. Il gol arriva al 50’: cross di Caniggia e palla messa in rete da Evair. I nerazzurri giocano la più bella partita dell’anno mentre i rossoneri con questa amara sconfitta devono dire addio all’obiettivo scudetto. A soli sette giorni di distanza i bergamaschi si rendono assoluti protagonisti di un’altra partita memorabile, quella giocata contro la Lazio. La gara viene disputata, per squalifica del campo nerazzurro, al Dall’Ara ed è 4 a 1 ai danni dei biancazzurri, poker replicato poco dopo al Comunale contro il Bologna. I nerazzurri conquistano così il loro quinto successo consecutivo, un nuovo record assoluto in serie A per la società orobica. Ecco i nomi degli autori di questa goleada: doppietta di Pasciullo, Perrone ed Evair. Il Bologna appare da subito in balia dei bergamaschi, meritatamente applauditi a lungo al termine della gara. I nerazzurri, grazie a questa vittoria, conquistano


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il settimo posto in classifica con 30 punti. Zvominir Boban e Davor Suker. In un clima L’ultima partita casalinga del campionato 1990/91 pesante sia per i gravi incidenti dell’andata al viene giocata dall’Atalanta contro il Genoa. Comunale che per i venti di guerra che spirano in Alla vigilia ci sono tutti i buoni propositi per con- Croazia, la Dea riesce con due pareggi (0-0 a Berquistare la dodicesima vittoria stagionale. gamo, 1-1 a Zagabria) a superare il primo turno. Bonacina colpisce di potenza un Più facile, invece, l’accoppiata dei sedipalo ma purtroppo i nerazzurri non cesimi: agli uomini di Frosio spetta il CLASSIFICA riescono a trovare la via del gol e i Fenerbahce Istanbul; turno apparenteSAMPDORIA 51 liguri, dal canto loro, si difendono mente facile ed infatti i nerazzurri si MILAN 46 in maniera impeccabile (0-0). Il sbarazzano dei turchi con due vittorie, INTER 46 GENOA 40 Torino (terzo in classifica a pari 0-1 fuori casa e un secco 4-1 al ritorno TORINO 38 merito con il Parma a 38 punti) al Comunale. PARMA 38 ospita l’ultima gara stagionale della Agli ottavi il sorteggio è decisamente JUVENTUS 37 Dea. meno benevolo con l’Atalanta: dall’urNAPOLI 37 ROMA 36 Le due squadre non offrono un na Uefa esce il blasonato Colonia. ATALANTA 35 grande spettacolo al pubblico del All’andata in Germania, Bonacina e LAZIO 35 Delle Alpi, offendono poco e i porcompagni strappano un prezioso 1-1 FIORENTINA 31 tieri possono permettersi di rimache capitalizzano al meglio al ritorno BARI 29 CAGLIARI 29 nere a braccia conserte per quasi con una vittoria per 2-0. LECCE 25 l’intera durata della partita. Purtroppo, ai quarti ai bergamaschi PISA 22 Nonostante il poco esaltante finale tocca l’avversario più temibile, l’Inter CESENA 19 di campionato, i nerazzurri conqui(che tra l’altro vincerà il trofeo battenBOLOGNA 18 stano la decima posizione in classido in finale la Roma), in un anomalo fica con 35 punti. derby europeo. I nerazzurri, nonostante siano A distinguersi maggiormente in questa stagione anche penalizzati da pesanti infortuni (Stromsono Caniggia (autore di 10 reti), Perrone e anco- berg, Nicolini, Bonacina ed Evair), riescono a non ra una volta Ferron. subire reti all’andata al Comunale (0-0), ma a San I nerazzurri si confermano grandi protagonisti del Siro, quindici giorni dopo, incassano un 2 a 0 che panorama calcistico nazionale. Ma anche in Euro- mette fine all’avventura in Uefa. pa si tolgono delle grosse soddisfazioni; la galop- L’Atalanta alla fine della stagione saluta la partenpata in Coppa Uefa, infatti, arriva fino ai quarti di za di un grande giocatore: Walter Bonacina, dopo finale. cinque stagioni in nerazzurro, approda alla Roma. L’avventura continentale inizia con la sfida con la I nerazzurri danno appuntamento al loro pubblitemibile Dinamo Zagabria degli astri nascenti co per la quarta stagione consecutiva in serie A.

Il 3 novembre 90 Achille Bortolotti cede la società ad Antonio Percassi

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16/9/90 Juventus-Atalanta Gli ultrà bergamaschi “battezzano” in campionato, a suon di legnate, il nuovissimo stadio Delle Alpi

16/9/90 Juventus-Atalanta Nella curva ospiti scoppiano violenti incidenti che costringono un celerino ad una repentina “fuga” in campo

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Un anno “caldissimo” con incidenti a raffica: la Nord è definita “la vergogna di Bergamo”

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opo l’esaltante ultimo campionato, la nuova stagione parte all’insegna del grande dolore per la tragica scomparsa, avvenuta a giugno, del presidente Cesare Bortolotti. Un lutto che colpisce profondamente tutti i tifosi atalantini; la Nord, alla prima casalinga, ospite il Bari (9 settembre 90), dedica un sincero coro “Cesare, Cesare” accolto da tutto lo stadio con un caloroso e prolungato applauso che fa venire le lacrime agli occhi a papà Achille, tornato al Comunale dopo ben dieci anni in cui aveva preferito seguire le sorti della squadra da casa. Smaltita la sbornia dei Mondiali, i nuovissimi stadi sparsi per tutta Italia vengono messi alla prova campionato. Capita così che alla prima trasferta (16 settembre) in casa della Juve, gli atalantini facciano il collaudo allo sfavillante Delle Alpi. Se l’impianto è riuscito a passare indenne dall’orda di hooligans inglesi e tedeschi, non avviene altrettanto con gli ultrà bergamaschi che fanno emergere vistosi limiti di sicurezza. I sostenitori nerazzurri, infatti, sistemati nel primo anello in curva Nord, danno vita, sia prima che durante la partita, ad un fitto lancio di oggetti, tra cui anche numerosi seggiolini, con gli juventini del secondo anello. Incidenti che spingono le forze dell’ordine ad intervenire tra i sostenitori nerazzurri, ma così

facendo aumentano ancor di più i disordini ed un paio di agenti la vedono brutta: uno addirittura scappa in campo scavalcando la rete di recinzione. Rete che, con le sue maglie larghissime, sembra fatta apposta per farsi un’arrampicata, devono aver pensato i due bergamaschi che, approfittando del casino scoppiato in curva e incuranti dei numerosi carabinieri appostati in campo a sorvegliare il settore atalantino, “invadono” la pista d’atletica per festeggiare Evair (l’autore del gol) per poi tornarsene tranquillamente in curva. Un fatto, questo, che, oltre agli incidenti, genera una vivace polemica in televisione (in primis il solito “Processo del lunedì”) e sui giornali sulla sicurezza del nuovo impianto torinese, con i sindacati di polizia, da un lato, a denunciare l’inadeguatezza della struttura e, dall’altro, la proprietà, la società Acqua Marcia, e il Comune di Torino a ribadire che lo stadio va bene così come è (emblematica una frase dell’assessore comunale Lorenzo Matteoli: «L’impianto è perfettamente idoneo e la conferma viene dal fatto che il 4 luglio scorso ha ospitato Inghilterra-Germania, una gara pericolosissima sotto il profilo dell’ordine pubblico e non è successo niente»). Reduci dalla temutissima trasferta di Zagabria (vedi pagine seguenti), gli atalantini si ritrovano a Bergamo gli interisti (7 ottobre) a cui dedicano un “benvenuto” non troppo amichevole; tentativi di aggressione sia prima, ma soprattutto al termine della gara, costringono le forze dell’ordine a ripetute cariche e all’utilizzo di una ventina di lacrimogeni contro gli atalantini. Smaltita senza problemi, pur se in pochi, la lunga trasferta di Lecce (4 novembre), dopo i milanesi nerazzurri gli ultrà bergamaschi riservano un ana-


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9/12/90 - Atalanta-Napoli - La Nord con centinaia di bandiere tricolori

logo trattamento anche ai “bauscia” di sponda rossonera. Sono anni in cui il viale Giulio Cesare è continuo teatro di cariche e sassaiole e puntuali, nel dopopartita con il Milan (11 novembre), scoppiano i tafferugli tra atalantini e plotoni di celere: per oltre un’ora dai tifosi volano lattine, sassi, bottiglie e perfino cartelli stradali, a cui la polizia risponde non risparmiando sui lacrimogeni. Un’altra partita notoriamente molto calda è quella con il Napoli (9 dicembre), e non a caso l’Associazione Italiana Napoli Club, rinuncia alla trasferta per i troppi rischi (al Comunale si presenteranno comunque un migliaio di tifosi azzurri, tra ultrà e napoletani “trapiantati” al Nord). Da notare che da qualche giorno a Bergamo opera una troupe della Rai per seguire i “terribili” tifosi dell’Atalanta protagonisti, insieme a romanisti, interisti e fiorentini di una puntata del programma-inchiesta di Sergio Zavoli “Pianeta Giovani”. Le telecamere della Rai, per la prima volta, entrano in curva Nord (dove per “accogliere” i napoletani sono stati distribuite centinaia di bandiere tricolori), ma già nei giorni precedenti avevano filmano i preparativi per la partita di coppa con il

Colonia e ancor prima avevano seguito gli ultrà neroblu nella trasferta di Bologna. Si arriva alla vigilia dell’ultimo dell’anno; a Bergamo sbarcano, al seguito della Roma, circa duecento ultrà giallorossi. Il copione, ancora una volta, è il solito: tentativi di carica da parte dei bergamaschi e risposta all’esterno dello stadio delle forze dell’ordine con quattro fermati (due per parte), ma stavolta nessun ferito. Anche il nuovo anno inizia subito con degli incidenti; è il 13 gennaio 91, quando, sotto un terribile diluvio, i bergamaschi seguono la squadra a Genova contro il Genoa e a Marassi, nonostante la partita venga rinviata al

4/11/90 Lecce-Atalanta Una trentina gli atalantini scesi fino a Lecce

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20/1/91 - Atalanta-Torino - Siamo in piena guerra del Golfo e gli ultrà della Nord “invitano” Saddam a bombardare Roma; uno striscione che scatena una accesa polemica sui giornali

giorno successivo per l’impraticabilità del campo, si registrano tre arresti per lancio di oggetti tra i supporters atalantini. Pure nell’ultima d’andata, in casa con il Torino, in piena guerra del Golfo (20 gennaio 91), la musica non cambia: sassaiole, cariche, lacrimogeni tutto come da prassi. Ma stavolta gli incidenti passano in secondo piano: a far parlare sono due episodi che vedono protagonista la curva Nord. Il primo: all’ingresso delle squadre dal settore delle Brigate si alza uno striscione inequivocabile “Saddam bombarda Roma”. Il secondo: lo speaker non fa a tempo ad annunciare che la partita sarà preceduta da un minuto di silenzio per il conflitto in Kuwait e per onorare la memoria del presidente della Roma Dino Viola (scomparso alcuni giorni prima) che dalla Nord si leva una bordata di fischi condita da frequenti cori “Roma merda” che continuano per tutto i sessanta secondi di raccoglimento. Il giorno dopo le reprimende sui giornali si sprecano: L’Eco va giù pesante scrivendo che «questi tristi personaggi (gli ultrà atalantini) devono sapere che Bergamo si vergogna di loro», il presidente Percassi, invece, si dichiara pronto a collaborare con la magistratura o la polizia nel caso volessero un aiuto per identificare gli autori di certi gesti, mentre il sindaco Galiz-

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zi è ancora più sprezzante quando afferma che «l’unico strumento è quello di individuare i responsabili e impedire loro l’ingresso allo stadio vita natural durante. Purtroppo Bergamo è lo stadio d’Italia con i cori più volgari: la gente che li intona rappresenta la faccia peggiore di tutta la provincia». A questi si accoda anche il club Amici: «La curva Nord va ripulita da questi sedicenti sostenitori, che in effetti sostenitori non sono, ma sono nella realtà degli autentici denigratori della squadra e della società» tuona nella sua rubrica del giovedì sul quotidiano di viale Giovanni XXIII. Passano pochi giorni e il 29 gennaio la società esonera l’allenatore Frosio sostituendolo con Bruno Giorni. Un provvedimento accolto non molto bene dalla tifoseria come dimostra, nella successiva partita interna con la Juve (3 febbraio), lo striscione di saluto al mister silurato (“Frosio grazie e buona fortuna”), ma soprattutto quelli di polemica verso i giocatori, come “Genoa-Torino-Bari insegnano: così è serie B” e “Fuori l’orgoglio nerazzurro”. A contorno della partita con i bianconeri, ancora una volta ci sono cariche e lacrimogeni nel dopopartita all’esterno dello stadio con sette denunciati. La settimana seguente il calendario riserva la trasferta più lunga della stagione; per la prima volta


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dalla nascita di Brigate e Kaos gli ultrà nerazzurri sbarcano a Cagliari. La novità stimola ben centocinquanta bergamaschi ad affrontare il pesante viaggio (in treno fino a Civitavecchia e poi in traghetto). «Come Kaos per l’occasione facemmo anche una sciarpa ricordo “10/2/91 Cagliari-Atalanta - Io c’ero” - racconta l’Hurrà - poi quando arrivammo al Sant’Elia si presentò da noi un gruppo dei Furiosi, con a capo Albino, per testimoniarci il loro rispetto nei nostri confronti. Da lì, in seguito, iniziò una stretta amicizia tra il gruppo ultrà sardo e i Wka, tanto che in alcune occasioni, come ad esempio nella finale di Coppa Italia con la Fiorentina, il loro striscione fu attaccato in curva Nord». Al Comunale intanto non passa domenica che non si verifichino intemperanze. Il 17 febbraio è la volta della Fiorentina e dalla Nord si scatena un fitto lancio di oggetti in campo; ad accendere la miccia degli ultrà bergamaschi, già di per sé molto infiammabile, sono alcune contestate decisioni dell’arbitro romano Longhi. L’Atalanta, in vantaggio con un gol di Evair, viene raggiunta al 64’ su rigore dai viola, quindi il direttore di gara non solo non concede un evidente penalty, proprio sotto la Nord, ai nerazzurri, ma ammonisce per simulazione il bomber brasiliano. Il pubblico esplode (la partita del resto è fondamentale per la salvezza) e dalla curva parte un fitto lancio di monetine, accendini, palle di neve ghiacciata, arance e perfino bottiglie di vetro. Il portiere fiorentino Mareggini viene colpito da un pezzo di ghiaccio e resta a terra. Si rialza, è l’84’, e la gara continua in un autentica bolgia («Negli ultimi dieci minuti - dichiarava il giocatore viola Fiondella alla stampa - non si poteva proprio giocare al calcio,

nella nostra area. Si doveva guardare in alto anche quando il pallone era per terra, perché arrivava proprio di tutto sulle nostre teste»), poi Perrone al 90’ nel concitato forcing finale agguanta la vittoria. Un gol contestato per un presunto fuorigioco, ma che l’arbitro, forse anche per il “clima” circostante si guarda bene dall’annullare. L’incandescente animosità della tifoseria neroblu provoca, oltre ad una maximulta di venti milioni di lire e la diffida del campo (ci si aspettava la squalifica), anche una reazione ufficiale da parte di Antonio Percassi. «Chi vive di Atalanta e vive di curva Nord ci deve assolutamente aiutare - spiegava il presidente - perché in caso contrario fa il male dell’Atalanta. E un modo per aiutarci e anche per far sì che in curva Nord certe cose proprio non succedano, isolando in modo radicale chi si permette di perdere la misura e compiere certe follie. Il mio è un tentativo per evitare la criminalizzazione di tutto un settore; quelli che vanno in curva Nord non sono tutti delinquenti». Per dare un’idea della fama di cui gode la tifoseria atalantina in Italia, basta citare il grottesco episodio di Atalanta-Sampdoria (3 marzo) quando è bastata una semplice telefonata alla sala stampa dello stadio da parte di un fantomatico funzionario della questura che riferiva, in modo dettagliato di scontri tra tifosi all’esterno dello stadio e alla stazione, per far uscire un immediato lancio di agenzia pubblicato poi, il lunedì, da diversi giornali nazionali. Peccato però che delle cariche della celere, dei dodici bergamaschi arrestati, dei tre doriani feriti (tutti con nome e cognome) non fosse vero niente. Non sono inventati, invece, l’accendino che sfiora l’arbitro Baldas e il sassolino che colpisce

10/2/91 Cagliari-Atalanta Sono una cinquantina i bergamaschi presenti al Sant’Elia

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14/4/91 Napoli-Atalanta Bna e Wka al San Paolo; all’uscita saranno duramente caricati senza alcun motivo dalla celere

un guardalinee che costano alla società, dopo la diffida per gli incidenti con la Fiorentina, la squalifica del campo. La pesante sanzione viene scontata il 24 marzo, in occasione della partita interna con la Lazio, che si gioca a Bologna. La gara è a rischio; la tifoseria si mobilita e arriva ad organizzare un treno speciale, utilizzato da Bna e Wka, e venticinque pullman, riempiti dal club Amici. Alcuni momenti di tensione si verificano alla fine della gara quando, per

24/3/91 - Atalanta-Lazio - Squalificato il Comunale, si gioca a Bologna e nonostante si sia su campo neutro non mancano gli scontri con la celere intervenuta per fermare una pacifica invasione finale

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14/4/91 - Napoli-Atalanta Un centinaio di atalantini in corteo mentre arrivano al San Paolo

festeggiare la straripante vittoria di Stromberg e compagni per 4-1, un folto gruppo di sostenitori nerazzurri cerca di “invadere” il campo a caccia di magliette scontrandosi così con la polizia. Sulla sponda laziale, invece, gli incidenti con la forze dell’ordine sono più pesanti, in particolare all’esterno dello stadio, e portano al fermo di 37 ultrà biancazzurri. La primavera porta bene alla squadra di Giorgi che infatti conquista ben cinque vittorie di fila. All’ultima, con il Bologna (7 aprile) con un sonoro 4-0, assiste in tribuna anche uno spettatore d’eccellenza: si tratta di Andreas Moeller, fuoriclasse dell’Entraicht Francoforte, sceso a Bergamo per definire i dettagli di quello che sarebbe il colpo grosso del mercato nerazzurro; un tira e molla che prima alimenta i sogni dei sostenitori atalantini (non mancano i cori per il centrocampista tedesco al suo arrivo al Comunale), poi, quando la trattativa sfuma per il dietrofront del nazionale germanico, si trasformeranno in fischi quando Moeller


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19/5/91 - Atalanta-Genoa - Alcuni Kaos entrano in curva Sud per caricare i genoani; intervengono i carabinieri

tornerà al Brumana con la maglia della Juventus. Napoli (14 aprile), invece, si rivela la solita trasferta ostica, dove la polizia si dimostra ancora una volta prevenuta nei confronti dei bergamaschi; se nello scorso campionato, come riportato nelle pagine precedenti, le forze dell’ordine erano arrivate addirittura a rispedire a casa gli atalantini non appena scesi dal treno, in questa occasione ai cento orobici riservano un trattamento speciale: al termine della gara, poco distante dal San Paolo, senza alcun motivo, i celerini che scortano il gruppo di sostenitori nerazzurri partono alla carica manganellando a più non posso. La stagione, messa in carreggiata dalla gestione Giorgi, si chiude in casa con il Genoa il 19 maggio, una partita che segna anche l’addio da Bergamo di Evair, calorosamente salutato dalla Nord con applausi, fiori, cori e un paio di sinceri striscioni (“Comunque vada, grazie lo stesso” ed “Evair per sempre”). La chiusura, e non poteva essere altrimenti visto il clima di tutto il campionato, è ancora all’insegna della violenza. Prima della partita, un folto gruppo di ultrà nerazzurri in attesa dell’arrivo del cor-

teo della Fossa dei Grifoni, all’esterno degli spogliatoi prende a sassate il pullman della squadra rossoblu mandando in frantumi il parabrezza e ferendo l’autista e il massaggiatore. Poi un gruppo dei Wka entra, ancora prima dell’inizio dell’incontro, con le cinghie in mano in curva Sud per cercare il contatto con i genoani e si scontra con alcuni carabinieri. Alla fine della gara, durante la pacifica invasione di campo, alcuni supporters bergamaschi ne approfittano per rifilare qualche “cartone” ad alcuni giocatori genoani, mentre all’esterno del Comunale gli autobus dei tifosi liguri, giunti in oltre cinquemila a Bergamo, vengono presi a sassate anche in pieno centro città. E per l’ennesima volta i giornali nazionali non lesinano condanne feroci, come ad esempio il Giornale che definiva l’assalto al pullman del Genoa «un atto di teppismo delinquenziale» per poi calcare ancora di più la mano sottolineando come «ancora una volta Bergamo è salita alla ribalta della cronaca sportiva per la sua violenza. Un primato che certo non le fa onore. Non fa onore alla città, alla società, alla squadra che ci hanno sempre regalato palpiti di grande sportività e bel calcio. Che vergogna!».

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19/9/90 Atalanta-Dinamo Zagabria Nelle grandi occasioni il bandierone della Nord non manca mai

19/9/90 Atalanta-Dinamo Zagabria Prima della partita i croati scatenano gravi incidenti a cui fa seguito la reazione dei bergamaschi

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Coppa Uefa, arrivano i croati: è una giornata di violenza

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Atalanta, per il secondo anno consecutivo, ha l’onore di disputare la Coppa Uefa. Per i tifosi, questa competizione rappresenta un forte stimolo di novità e di entusiasmo, con trasferte lunghissime e confronti con tifoserie mai viste prima. Il primo turno riserva a Stromberg e compagni la tosta Dinamo Zagabria; i croati (allora ancora sotto la Federazione Jugoslava), vantano al loro seguito una tifoseria di tutto rispetto, i Bad Blue Boys, che qualche mese prima era balzata alla cronaca di tutta Europa per una gigantesca invasione di campo in occasione della partita con la Stella Rossa di Belgrado, rivale storica, non solo sportiva, ma anche etnica. La questione etnica non è infatti di secondo piano: un mese prima, in pieno boom turistico, erano scoppiati nell’entroterra dalmata i primi scontri tra croati e serbi della Kraijna, prime scintille di una situazione esplosiva che porterà poi alla disintegrazione della Jugoslavia e alla guerra nei Balcani. In questo quadro non proprio allegro, il 19 settembre giungono a Bergamo, a bordo di venticinque pullman, circa millecinquecento ultrà croati; molti sono completamente ubriachi. Sono le 15,30 quando i primi incidenti scoppiano

in un bar di Borgo Santa Caterina, preso d’assalto da un gruppetto di sette-otto slavi, quindi in altri due bar della zona e in una coltelleria di via Pitentino. Ma l’epicentro della violenza è il piazzale della curva Sud, dove, a partire dalle 16, i Bad Blue Boys iniziano un’autentica guerriglia contro le forze dell’ordine con un fitto e continuo lancio di bottiglie, sassi, petardi e lattine. Gli ultrà atalantini, intanto, iniziano ad organizzarsi arrivando al contatto con gli scatenati croati. In questa prima fase restano feriti otto persone, tra cui un negoziante di piazzale Goisis colpito in volto da una biglia di metallo e uno slavo con un occhio maciullato (da cui perderà la vista). L’atmosfera intorno al Comunale è veramente molto tesa; inizia la partita e il clima sembra un po’ placarsi, ma è soltanto un’illusione visto che all’inizio del secondo tempo dal settore ospiti inizia una vera e propria pioggia di decine di torce e petardi in campo che obbliga l’arbitro a sospendere la gara per diversi minuti. Non cambia il copione nel dopopartita, ma stavolta sono gli atalantini a scatenare la bagarre e così fino a tarda sera (la partita era iniziata alle 18) nella zona dello stadio si sentono sirene e lacrimogeni. Il bilancio conclusivo della giornata registra quattordici tifosi medicati in ospedale, otto agenti feriti, una lista interminabile di contusi, ventuno denunciati (cinque croati e sedici bergamaschi), due slavi arrestati e rimpatriati, danni a bar e negozi, 162 bottiglie di whisky, tre pistole lanciarazzi, altrettanti revolver giocattolo, due asce, numerosi coltelli, spranghe e bastoni, zappe e due vanghe sequestrate dalla polizia.


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ll’indomani dell’ondata barbarica arrivata dalla Jugoslavia, i timori che avvolgono la partita di ritorno con la Dinamo (3 ottobre) sono molto alti nella tifoseria bergamasca. Inutile nasconderlo, il vecchio Comunale ne aveva viste proprio di tutti i colori, ma forse mai come con i Bad Blue Boys. A creare ancora più tensione per questa trasferta ci pensano i giornali che, oltre a riportare le prime notizie di violenti scontri tra serbi e croati, creano allarmismo come ad esempio Tuttosport che commentava paventando un tragico bis dell’Heysel: «Non me ne frega niente del risultato di Zagabria - scriveva Maurizio Crosetti spero solo che non ci sia violenza per l’autentica follia dei “cattivi ragazzi blu” pieni di alcool».

affermava il comunicato del centro Coordinamento - i supporters jugoslavi hanno tenuto a Bergamo un atteggiamento violento totalmente immotivato anche per l’assoluta mancanza di precedenti che potessero dar luogo a qualche ritorsione. Ci chiediamo quindi cosa potrà succedere a Zagabria quando probabilmente qualcuno cercherà di vendicare i torti presunti o reali subiti a Bergamo. Da qui la nostra decisione di sospendere tutto». Per un club Amici che alza bandiera bianca, c’è una curva Nord in totale eccitazione che si prepara alla grande ad una storica trasferta. È un passa

In questo clima di pseudo terrore il club Amici, già il giorno dopo la partita d’andata, sospende la carovana per Zagabria: «Non ce la sentiamo di sottoporre i nostri sostenitori ai pericoli di questa trasferta -

parola continuo che attraversa, paese per paese, tutta la provincia: l’ordine è perentorio, “Tutti decisi a Zagabria!”. «Quando tra amici o al lavoro qualcuno di noi diceva che sarebbe andato in Croazia

Che trasferta: a Zagabria come al fronte

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3/10/90 Dinamo Zagabria-Atalanta Tutti con l’elmetto da cantiere

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3/10/90 - Dinamo Zagabria-Atalanta - Elmetti e aste arancioni: ecco come si presentano al loro arrivo alla stazione di Zagabria i 400 bergamaschi

- racconta Alex - la risposta era sempre la stessa: “Ta sarè mia mat?!”. Mai avevamo vissuto una simile attesa». Per dare un’ulteriore quadro della situazione, basta dare una scorsa ai titoli di alcuni importanti quotidiani nazionali alla vigilia della gara di ritorno; se il Giornale titola con un poco distensivo “L’Atalanta al fronte di Zagabria”, il Corriere

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dello Sport spara un funereo “L’Atalanta va all’inferno”, mentre il Corriere della Sera annuncia addirittura “Una Zagabria in stato d’assedio”. Ovviamente tutto questo fa selezione anche tra gli ultrà atalantini: il martedì in tarda serata, alla stazione di Bergamo (il viaggio, di oltre quindici ore, è in treno) si ritrovano in circa quattrocento, un


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numero forse non elevatissimo, ma la “qualità” e la decisione di tutti i partecipanti è di quelle che si è vista in pochissime altre occasioni. Nei giorni precedenti Bna e Wka avevano dato fondo ad un notevole sforzo organizzativo ed economico: centinaia di petardi “magnum”, decine di torce, aste arancioni in abbondanza, perfino quattrocento

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3/10/90 - Dinamo Zagabria-Atalanta - Una panoramica del settore occupato dagli atalantini

3/10/90 Dinamo Zagabria-Atalanta Stadio sotto assedio con oltre 1500 agenti e addirittura mezzi blindati in campo

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elmetti da cantiere di colore blu, opportunamente “mimetizzati” con una striscia nera di vernice spray per farli “sembrare” dei cappellini. La tensione è talmente alta che i primi accenni di scontro si verificano addirittura a Treviglio quando degli agenti della Polfer intervengono per sequestrare alcune aste. «All’arrivo nella capitale croata - ricorda Massimo appena scendemmo dal treno formammo subito un cor-

stadio ci furono sassaiole da parte degli ultrà della Dinamo, mentre, invece, una volta giunti nel nostro settore le perquisizioni furono rigorosissime. Ad alcuni la milicija fece addirittura spogliare i pantaloni, lì davanti a tutti, ad altri le scarpe sequestrando così numerose torce. Nonostante questo, riuscimmo lo stesso ad imboscare un sacco di “candelotti” e di petardi, nei modi più svariati, come ad esempio fece il Gianni Coppola che riuscì ad introdurre una manciata di magnum nascondendoli in bocca! Per gli elmetti, invece, nessun problema, mentre le aste arancioni, anche se avevano una minibandierina, ci furono ritirate».

teo compatto, pronto ad affrontare i Bad Blue Boys. Usciti dalla stazione, a parte tre ragazzini che ci lanciarono contro un paio di bottigliette di vetro non vedemmo nessuno, salvo alcuni agenti della “Milicija” in tenuta antisommossa che ci scortarono sui pullman navetta per lo stadio. Né durante il tragitto, né allo

Ai bergamaschi (oltre a quelli in treno, ve ne sono anche duecento in tribuna giunti con il volo della squadra e con un charter) per ragioni di sicurezza, viene riservata tutta una curva, mentre a garantire che tutto fili per il meglio sono impegnati oltre millecinquecento agenti, a cui se ne aggiungono altri centocinquanta della “Sokol” la temutissima


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3/10/90 - Dinamo Zagabria-Atalanta - Decine di torce e di razzi vengono accesi all’inizio del secondo tempo

polizia privata nota per la sua durezza, ed anche un paio di blindati con cannone idrante che fanno bella mostra di sé sulla pista d’atletica, proprio sotto le due curve. Dal punto di vista coreografico, ad una vistosa torciata all’ingresso delle squadre in campo da parte dei Bad Blue Boys, gli ultrà nerazzurri rispondono, al 10’ del secondo tempo con un fittissimo lancio di petardi e torce che costringe lo speaker ad intervenire due volte, in un italiano stentato, invitando «i tifosi dell’Atalanta a non gettare oggetti e razzi in campo». I quattrocento ultrà bergamaschi allo stadio Maksimir sono scatenati: tifo altissimo per tutti i novanta minuti e poi alla fine grande gioia per un pareggio che vale il passaggio del tur-

no. Così come il prepartita, anche nel dopogara non succede nulla, salvo che gli atalantini sono costretti a restare nello stadio per un paio d’ore, ma l’attesa non crea nessun problema visto che la partenza del treno è prevista solo per le 24.

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24/10/90 Fenerbahce-Atalanta Il gruppo di bergamaschi al seguito nella trasferta di Istanbul

“Atalanta, benvenuta all’inferno del Fenerbahce”

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7/11/90 Atalanta-Fenerbahce Torciata della Nord nella gara di ritorno con i turchi

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iquidata la pratica Dinamo Zagabria, il sorteggio fa piombare la squadra di Frosio in un altro ambiente molto caldo: Istanbul, in Turchia, in casa del Fenerbahce. L’andata si disputa il 24 ottobre in riva al Bosforo; una trasferta lunghissima che vede un seguito di un centinaio di tifosi a bordo del charter della squadra. Partenza martedì mattina e rientro subito dopo la partita. Altri cinque temerari, invece, al cielo preferiscono la terra e così arrivano nell’antica Costantinopoli con un camper dopo due giorni di viaggio attraverso la Jugoslavia e la Bulgaria. Il mercoledì sera, davanti ad oltre 40 mila spettatori, stadio esaurito, il gruppetto di sostenitori

nerazzurri si arrocca in un angolo della tribuna mentre tutt’intorno è un autentico inferno. Già da mezzogiorno, quindi con sette ore d’anticipo, ai cancelli dello stadio Inonu (prestato dal Besiktas, poiché quello del Fenerbahce non solo non dispone dell’impianto di illuminazione, ma si trova sulla sponda asiatica di Istanbul, mentre le gare Uefa si possono disputare solo in territorio europeo) si accalcano migliaia di tifosi gialloblu, motivo per cui le gradinate si riempiono in un batter d’occhio. Lo stadio già due, tre ore dall’inizio è una bolgia e quando i giocatori atalantini, intorno alle 17, entrano, in borghese, sul campo di gioco i 40 mila turchi esplodono in una selva di fischi e di urla incredibili. Un’atmosfera che l’inviato dell’Ansa descrive come «un inferno di dolore, un mal d’orecchi: il tifo è stato solo rumore, rumore allo stato puro, assordante. Peggio che in certe discoteche, dove dovresti entrare con la cera nelle orecchie». E ancora torce e bengala accesi qua e là sugli spalti. Ma questi turchi, comunque il tifo non hanno capito ancora bene come si fa, visto che per oltre due ore prima della partita sono scatenati, poi quando la gara inizia i cori calano vistosamente fino quasi a raggelarsi quando Bonacina porta in vantaggio la Dea. Nonostante questo gran casino la pattuglia orobica non registra alcun problema, a differenza della squadra che, invece, viene praticamente rinchiusa negli spogliatoi, dopo essere arrivata allo stadio senza scorta in mezzo ai sostenitori locali, fino a pochi minuti dal fischio d’inizio. E neanche la vittoria della squadra di Frosio provoca particolari reazioni nei confronti dei cento supporters atalantini sistemati in tribuna in mezzo ai tifosi turchi.


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28/11/90 - Colonia-Atalanta - Nel gelo di Colonia gli oltre 1000 bergamaschi al seguito scaldano lo stadio

Nel gelo di Colonia, il calore di mille bergamaschi scalda la serata

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Atalanta avanza in Coppa Uefa e agli ottavi si trova di fronte una squadra di tutto rispetto: il Colonia. Trasferta, quindi, più agevole rispetto alla “terribile” Zagabria e alla lontana Istanbul, la metropoli tedesca accoglie, per la partita d’andata (28 novembre), oltre mille bergamaschi al seguito. Nel bellissimo stadio ci sono molti spazi vuoti (gli spettatori sono solo venticinquemila su una capienza di oltre sessantamila posti) e in un clima polare il calore dei sostenitori atalantini si fa sentire parecchio, sovrastando il debole incitamento dei tifosi di casa. Poco prima della partita gli hoolingans locali cercano rogne all’esterno del settore ospiti, dove i bergamaschi, aste e cinghie alla mano, si dimostrano non certo teneri sia nei loro confronti che dei poliziotti (e annessi rott-wailer) intervenuti per sedare la rissa. I tafferugli proseguono anche all’interno dello sta-

dio: tra gli atalantini, sistemati nel settore basso della curva, e i fans del Colonia appostati nel secondo anello, parte un fitto botta e risposta a suon di monete, accendini, rotolini di carta e torce. Il tifo orobico, come già accennato, è notevole e addirittura diventa ancora più forte in occasione del gol del pareggio di Bordin. A fine gara sia il presidente Percassi che l’allenatore Frosio hanno parole d’elogio per i mille atalantini arrivati a Colonia. «Voglio sottolineare - dichiarava il tecnico brianzolo - una volta ancora lo splendido comportamento dei bergamaschi. Sono saliti fino a Colonia con ogni mezzo e sono stati vicinissimi alla squadra dall’inizio alla fine. Non hanno atteso di vedere come andava la

12/12/03 Atalanta-Colonia Dalla Nord un grido: “Giocate col cuore”

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28/11/90 - Colonia-Atalanta - Prima dell’incontro scoppiano dei tafferugli tra hooligans tedeschi e ultrà atalantini

28/11/90 - Colonia-Atalanta - Negli scontri fanno la loro parte anche dei cavalli e un massiccio rott-wailer della polizia tedesca che nella foto si vede mentre azzanna un hooligans

partita per incitarci, lo hanno fatto da soli sin dal primo minuto di gioco e già dalla fase di riscaldamento. Sono stati straordinari e spero che la squadra abbia regalato loro una soddisfazione degna del loro affetto». Una soddisfazione ancor più grande per la tifoseria neroblu arriva mercoledì 12 dicembre in occasione della gara di ritorno al Comunale. Ancora temperatura da freezer, oltre ventimila spettatori, curva Nord esaurita già un’ora e mezza prima della partita, e in tutta questa cornice Stromberg e compagni riescono a battere i tedeschi per 1 a 0 (gol di Nicolini) superando così il turno e accedendo ai quarti. Ed in una serata così importante per la storia atalantina, gli ultrà della Nord fanno la loro parte; all’ingresso dei giocatori, dagli spalti della curva si alza una gigantesca scritta, con le lettere singole a

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modello bandiera a due aste, “Giocate col cuore”, illuminata da una spettacolare torciata. Il tifo è trascinante per tutto l’incontro e spesso riesce a coinvolgere tutto lo stadio. A scaldare i ventimila spettatori ci pensa, involontariamente, anche l’Ardizzone, lo speaker del Comunale; a metà del primo tempo, gli altoparlanti annunciano un “comunicato di servizio”: «Il proprietario dell’auto Opel di colore blu targata Roma F 451739 è pregato di spostarla immediatamente». Neanche fosse stato un capoultrà che dalla balconata lancia il coro, l’Ardizzone fa scatenare tutto il pubblico bergamasco: appena pronuncia “Roma” dagli spalti del Comunale piove una bordata incredibile di fischi a cui fa seguito un “Chi non salta è un romano” che coinvolge ogni settore dello stadio. E il tutto in diretta televisiva.


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6/3/91 Atalanta-Inter Quarti di Coppa Uefa: la pioggia blocca la coreografia; si noti sulla destra il bandierone rifrangente con la Dea realizzato per l’occasione

Per il derby europeo gli ultrà atalantini bloccano tutta Milano

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onostante lo storico traguardo dei quarti di Coppa Uefa, a Bergamo, può sembrare un paradosso, la sfida tutta lombarda con l’Inter per accedere alle semifinali non riesce a ricreare l’atmosfera vissuta nella primavera ’88 con la Coppa delle Coppe. Sarà perché l’Inter di Trapattoni è nettamente favorita dai pronostici (tant’è che poi vincerà anche il trofeo battendo in finale la Roma), o per l’anomalia di una sfida europea con una trasferta di soli 50 km., o ancora per la serie di infortuni che ha dimezzato la squadra di Giorgi, sta di fatto che l’attesa non è così spasmodica come ci si sarebbe aspettato per un simile evento. Mercoledì 6 marzo, comunque, al Comunale, nonostante la pioggia, accorrono in oltre ventiduemila, cinquemila dei quali arrivano da Milano. Per l’occasione la Nord sfoggia, montata sui pali in cima alla curva, una scintillante bandiera con il logo della Dea in materiale rifrangente, la stessa che ancor oggi viene esposta a mò di tetto tra i parterre sotto la balconata delle Bna. Se da un lato la serata piovosa frena il tifo degli ultrà bergamaschi, dall’altro, invece, non ne raffredda le bellicose intenzioni riguardo ai rivali interisti e così al termine dell’incontro le forze dell’ordine

sono costrette ad intervenire con alcune cariche di alleggerimento e a sparare vari lacrimogeni per arginare i supporters orobici. Quello che si verifica all’andata è niente a confronto di quanto succede al ritorno (21 marzo). La trasferta, in curva Nord, è molto sentita e difatti la partenza è fissata molto presto, con il treno delle 15,30. Alla stazione si contano circa ottocento ultrà. La tensione è molto alta: all’arrivo a Milano, per evitare la scorta di celerini che attende in Centrale, con una sorta di blitz tutto il gruppone scende a Lambrate, dirigendosi autonomamente al metrò. Nei sottopassi rimbomba il coro “Siamo tutti figli di Saddam Hussein”, molto in voga tra gli atalantini soprattutto in occasione di trasferte “calde”, che spaventa ulteriormente i milanesi in attesa della metropolitana. «I primi allarmi che hanno mobilitato centinaia di poliziotti e carabinieri - scriveva Il Giorno - sono scattati poco dopo le 16,30 in varie zone della città. Le stazioni di Lambrate e di Garibaldi sono state teatro dei primi scontri. Carrozze imbrattate dagli spray, vetri infranti, cartelloni pubblicitari divelti con i passeggeri in fuga per timore di rimanere coinvolti negli incidenti. Poi l’orda vandalica si è abbattuta sulle fermate intermedie dalla metropolitana verde. A “Gioia” (una fermata del metrò) dai vagoni occupati dagli atalantini sono partiti anche razzi luminosi. La tensione è cresciuta fino a consigliare

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21/3/91 Inter-Atalanta Prima della gara si registrano violenti tafferugli tra ultrà bergamaschi e forze dell’ordine

al conducente del convoglio di chiudere le porte e sospendere il servizio. Ma chi fra i facinorosi era riuscito a guadagnare la porta ha poi azionato il freno a mano e l’intera linea ne ha subito i contraccolpi». Un trasferimento allucinante, che addirittura riesce, per il blocco del metrò, a paralizzare, in un’ora di punta tutta Milano. Dal metrò allo stadio, la musica non cambia. Dopo uno scontro con le forze dell’ordine nei pressi di San Siro, una volta sistemati all’interno del Meazza, gli atalantini si scatenano nuovamente travolgendo i poliziotti e i carabinieri posti a sorvegliare e separare il settore ospiti. L’intervento di un massiccio contingente di rinforzo provoca la carica della celere e nel primo anello della curva Sud volano manganellate a raffica.

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Durante il secondo tempo, ormai sul 2-0 per l’Inter, dal settore orobico parte una pioggia di torce in campo e contro i tifosi interisti, mentre a fine gara scoppiano ancora dei tafferugli con la polizia. «Alcuni interisti - riportava Il Giornale - dal secondo anello hanno incominciato a lanciare bottigliette e seggiolini di plastica contro i bergamaschi, i quali, nell’impossibilità di reagire, se la sono presa con le forze dell’ordine, rilanciando contro gli uomini in divisa gli oggetti con cui erano stati “bombardati” dai tifosi rivali. A questo punto è partita una serie di cariche da parte che ha convinto anche i più tenaci a sospendere ogni tipo di ostilità». In questa situazione di tensione alcuni giornalisti arrivano, come è troppo spesso loro abitudine, a pompare a dismisura la notizia per gettare ancora più fango nei confronti degli ultrà bergamaschi. Merita, a tal riguardo, riportare alcuni brani di un articolo pubblicato su Il Giorno a firma Marco Camberti (uno pseudonimo dietro al quale si cela il “coraggioso” giornalista, che non ha neanche il pudore di firmarsi con il proprio nome): «Gli ultras bergamaschi - illuminava i lettori il “brillante” inviato - intervistati in televisione da Sergio Zavoli, hanno mostrato di sè stessi il ritratto che tutti si aspettavano: brutti, sporchi e cattivi. Ma sono proprio così, come l’opinione pubblica benpensante li dipinge? Noi diciamo di sì. Per rispondere li abbiamo seguiti da vicino, sul treno che li portava a Milano per la trasfer-


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ta di Coppa contro l’Inter. Non siamo né psicologi, né sociologi e quella che segue vuole essere semplicemente la cronaca, breve ma fedele (sic), senza nulla di inventato o ingigantito (un tocco di alta… ipocrisia) di quel viaggio. Gli ultras viaggiano gratis - continuava l’articolo -, non hanno biglietto, ma in compenso sono fornitissimi di bottiglie di birra, da cui attingono in abbondanza, abbinando a ogni sorsata un sonorissimo rutto. Una

volta saliti in treno, subito compaiono le “canne” e nei vagoni si forma in pochi minuti una densissima nuvola di fumo. Durante il viaggio, oltre a sballare (attenzione, ecco il colpo da maestro del falso), alcuni arrivano a masturbarsi pubblicamente. Non esiste nessuna forma di controllo, il treno è terra di nessuno. Gli agenti della Polfer sono solo una decina: ”Se solo proviamo a dire qualcosa, confessano, rischiamo di prenderle. Sono peggio delle bestie”. Fra gli altri passeggeri le emozioni spaziano dalla rabbia alla paura; un’anziana signori sull’orlo di una crisi di nervi inizia a piangere: il suo viaggio verso la Riviera è iniziato nel peggiore dei modi (altra invenzione)». Peccato che l’”eroico” inviato non abbia considerato che non si stava trattando di una trasferta a Roma, Napoli o Zagabria, della durata di molte ore, ma di un viaggio a Milano, ovvero 50 minuti di treno! Un tempo, probabilmente, neanche sufficiente per ubriacarsi, sballare e magari anche masturbarsi.

21/3/91 Inter-Atalanta Durante il secondo tempo dal settore atalantino piovono in campo decine di torce

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CAMPIONATO 1991/92 Forte in trasferta, un disastro in casa

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n piazzamento più che dignitoso, il decimo posto in classifica, è accompagnato però dalla delusione per non aver bissato la qualificazione in coppa Uefa soprattutto per i troppi passi falsi interni. A pregiudicare, infatti, l’ambito traguardo sono stati determinanti le cinque sconfitte subite al Comunale (Milan, Cagliari, Parma, Roma e Torino) che hanno rappresentato per R I S U LTAT I A R i nerazzurri il peggior rendimenNAPOLI ATALANTA 1-0 1-1 to interno nei campionati di ATALANTA ASCOLI 1-1 0-1 serie A degli ultimi quarant’anni. LAZIO ATALANTA 1-1 0-1 Per contro, invece, le maggiori ATALANTA JUVENTUS 0-0 1-2 soddisfazioni arrivano lontano CREMONESE ATALANTA 1-2 1-1 da Bergamo, con ben sei vittorie ATALANTA MILAN 0-2 1-3 SAMPDORIA ATALANTA 0-2 0-0 (con Cremonese, Sampdoria, ATALANTA CAGLIARI 0-1 0-0 Genoa, Foggia, Bari e Verona) e GENOA ATALANTA 0-2 0-1 altrettanti pareggi. ATALANTA FIORENTINA 1-0 0-3 All’inizio della stagione la squaFOGGIA ATALANTA 2-3 4-4 dra aveva subito importanti ATALANTA PARMA 0-1 0-0 ritocchi; confermato sulla panROMA ATALANTA 1-1 1-0 BARI ATALANTA 0-0 1-2 china Bruno Giorgi, al posto di ATALANTA VERONA 0-0 3-1 Evair, rientrato in Brasile perché TORINO ATALANTA 1-1 3-1 affranto dalla sudade, era arrivaATALANTA INTER 1-0 0-0 to un altro attaccante carioca, Bianchezi detto Careca (da non confondere con l’omonimo più famoso del Napoli). Gli altri movimenti di mercato avevano riguardato le cessioni di Valter Bonacina (alla Roma), Renzo Contratto (all’Udinese) e Domenico Progna (al Bari) e gli acquisti dei difensori Carlo Cornacchia e Mauro Valentini dal Cagliari, del centrocampista Giuseppe Minaudo (dall’Ancona) e del libero Stefano Sottili (dal Barletta).

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La partenza è subito sfortunata, con la sconfitta a Napoli rimediata solo al 90’ per una punizione di Zola. Dopo aver iniziato ad ingranare gioco e risultati, i pareggi interni con Ascoli e Juve e poi in casa della Lazio, fanno da preludio alla prima di un poker di vittorie esterne. Alla quinta giornata l’Atalanta fa bottino pieno a Cremona (1-2), poi sbanca due volte Marassi, sia da sponda blucerchiata (0-2) che rossoblu (ancora per 0-2) ed infine centra la quarta vittoria esterna di fila in casa del Foggia (2-3). Nel frattempo, però, al Comunale è carestia totale di punti, per le sconfitte incassate per mano del Milan e del Cagliari. Per godere della prima vittoria casalinga bisogna attendere la decima giornata e a farne le spese è la Fiorentina, messa sotto da un gol di Caniggia su assist di Careca. Alla vittoria di Foggia, segue un’altra sconfitta interna, stavolta con il Parma (0-1), prima di sbarcare all’Olimpico per strappare un pareggio per 1-1 con la Roma: in dieci per oltre un’ora (espulsione di Nicolini), Stromberg e compagni riescono a rimontare un’autorete di Porrini con un gol di Piovanelli al 10’ della ripresa. Dopo Roma, seguono altri tre pareggi, in casa col Verona (0-0) e in trasferta a Bari (0-0) e Torino (1-1), quindi la carica a tutto l’ambiente la riaccende la vittoria per 1 a 0 con l’Inter e il pareggio per 1 a 1 ancora a Bergamo con il Napoli; con i partenopei i nerazzurri dominano, ma ottengono


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solo un punto con un rigore segnato da BiancheDopo tre anni fantastici, Caniggia zi. Sconfitti ad Ascoli (1-0), gli uomini di Giorgi si lascia l’Atalanta; rifanno con la Lazio dell’ex Soldà grazie ad una a lui è stato dedicato rete di Stromberg a metà secondo tempo. Inizia uno dei cori più famosi poi un periodo negativo: se si esclude la vittoria della Nord, il “Caniggia vola” con il Genoa (e i pareggi con Sampdoria e Cagliari), sono sicuramente pesanti le “bastonate” subite in casa della Juve (2-1), del un tiro rasoterra, regala la vittoria ai Milan (3-1 con tripletta di Van CLASSIFICA giallorossi. Nelle ultime quattro gare Basten dopo che Bianchezi aveva MILAN 56 della stagione l’Atalanta ottiene una portato in vantaggio i bergamaschi) JUVENTUS 48 vittoria interna con il Bari (2-1) ed e della Fiorentina (3-0). Ma pesano TORINO 43 un’esterna con il Verona (1-3), quindi, anche i pareggi interni con la CreNAPOLI 42 in occasione della grande festa per monese e il Foggia: il primo (1-1), ROMA 40 SAMPDORIA 38 l’addio al calcio di Glenn Stromberg perché dopo una partita incolore, al PARMA 38 nella gara con il Torino, il risultato è 92’ Ferron si fa trafiggere addirittuINTER 37 un pessimo 1-3, parzialmente rimediara da un colpo di testa del suo colFOGGIA 35 to la domenica successiva dal pareggio lega Rampulla, salito alla disperata LAZIO 34 ATALANTA 34 (0-0) a San Siro con l’Inter. in area avversaria. FIORENTINA 32 Lo strano comportamento degli uomiCon i rossoneri pugliesi, invece, il CAGLIARI 29 ni di Giorgi (forte fuori, debole in pubblico assiste ad una partita alluGENOA 29 casa), è dovuto essenzialmente al fatto cinante: in vantaggio per 1-4 a venBARI 22 VERONA 21 che la squadra ha vissuto troppo sulle ti minuti dalla fine, la Dea riesce a CREMONESE 20 individualità, che trovano maggiore compiere un’incredibile rimonta ASCOLI 14 possibilità di successo in trasferta dove con una storica tripletta del difensore Cornacchia. Se a Cagliari c’è da registrare, si possono sfruttare spazi più ampi. oltre al pareggio per 0-0, l’esordio in serie A della Questo andamento altalenante non viene gradito giovane promessa Chicco Pisani, nella gara inter- dalla dirigenza che, già dal primo giorno dopo la na con la Roma non basta un rigore parato da Fer- fine del campionato, annuncia il nuovo mister: ron per ottenere punti, perché al 73’ Voeller, con Marcello Lippi.

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8/9/91 Atalanta-Ascoli Comunale chiuso per lavori, la prima di campionato si gioca a Monza che oltre 1000 atalantini raggiungono in moto e motorino

Contestazioni, ma anche grandi trasferte: a Foggia in quattrocento

L 1/9/91 Napoli-Atalanta Il gruppo di tifosi bergamaschi viene “parcheggiato” in questura prima della partita

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a nuova stagione inizia, per i tifosi atalantini, con due novità; la prima è la nomina, all’interno della dinamica e moderna gestione Percassi, di una figura nuova nel quadro dirigenziale della società: il responsabile dei rapporti con la tifoseria. Ad assolvere questo incarico (non certo facile per quanto riguarda i rapporti con i gruppi della Nord) viene chiamato Franco Papi, il quale riuscirà a superare la diffidenza degli ultrà neroblu dimostrandosi sempre molto disponibile verso la curva. La seconda novità, la più importante, è la ristrutturazione dello stadio Comunale; dopo il primo

intervento, che aveva eliminato nell’estate del ’84 la pista di atletica, ora si interviene ancora sul vecchio Brumana. In soli cento giorni, lavorando giorno e notte durante l’estate (Ferragosto compreso), viene coperta e rifatta la gradinata, sostituita la recinzione metallica con dei pannelli in cristallo antisfondamento, consolidate le curve, installato il maxischermo, il tutto per una spesa di circa dieci miliardi di vecchie lire. Un evento salutato con grande enfasi sia dai giornali locali (L’Eco dedica in occasione dell’inaugurazione ben cinque pagine) che dai tifosi che possono ammirare il nuovo Comunale alla seconda partita casalinga, il 22 settembre, quando a Bergamo arriva la Juventus. Spalti esauriti, oltre trentamila spettatori tutti soddisfatti del nuovo volto del vecchio Brumana, un po’ meno della partita che, invece, finisce a reti inviolate. Se all’interno lo stadio è nuovo, all’esterno l’atmosfera non è cambiata: carica dei supporters atalantini, risposta con lacrimogeni e manganelli della celere. La temporanea inagibilità del Comunale, aveva costretto precedentemente i nerazzurri a chiedere ospitalità, per il debutto casalingo (alla prima giornata a Napoli, il seguito era stato di un’ottantina di tifosi), a Monza; ospite l’Ascoli (8 settembre), nella cittadina brianzola si erano riversati oltre diecimila atalantini, rimasti poi imbottigliati, al termine della gara, nel traffico vista anche la concomitanza del Gran Premio di Formula Uno che aveva richiamato circa trecentomila appassionati nel vicino autodromo. Sicuramente più furbi gli ultrà della Nord che per l’occasione avevano rispolverato la trasferta in “moto, motorini e motocarri”: un migliaio, di mezzi avevano forma-


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17/11/91 - Atalanta-Fiorentina - Grandi lettere per un grande giocatore: “200 grazie Glenn”

va), impegnato per diversi giorni; il risultato viene apprezzato da tutti, anche dal presidente Percassi che, prima della partita, viene personalmente in curva a vederli e a complimentarsi con i due artisti. La fama di tifoseria piuttosto turbolenta degli atalantini è ormai un dato di fatto; basta leggere il Secolo XIX di Genova in occasione della partita a Marassi tra Genoa e Atalanta (10 novembre): «Erano temutissimi - scriveva il quotidiano ligure - tanto da mobilitare centinaia di uomini in tra agenti e carabinieri per controllarli dal loro arrivo sino alla partenza. E gli ottocento tifosi atalantini scesi a Genova per seguire la loro squadra ancora una volta non hanno mancato al ruolo di protagonisti di una domenica di intolleranza lanciando diversi bengala dal parterre, dove erano sistemati, verso i tifosi rossoblu assiepati nella gradinata Sud». Leader della squadra e idolo dei tifosi, insieme al grande Claudio Caniggia, è sicuramente Glenn Stromberg a cui la Nord dedica, prima di Atalanta-Fiorentina (17 novembre), una coreografia tutta per lui in occasione della sua duecentesima presenza con la maglia della Dea; lungo l’intero arco della curva impera una gigantesca scritta con lettere di oltre tre metri “200 grazie Glenn”, esposta mentre due emozionate ragazze delle Bna, in 6/10/91 - Atalanta-Milan - Si “inaugurano” i primi murales sotto la campo, donano al campione svedese Nord; nella foto la Dea realizzata dall’Alex di Ponteranica to un lunghissimo corteo imbandierato attraversando le strade della Brianza intasate da colonne di automobili. Con l’arrivo a Bergamo del Milan (6 ottobre) si registrano i primi veri incidenti della stagione. «Comunque vada la partita - esordiva L’Eco -, qualunque sia il risultato, la città sembra costretta a vivere, ogni volta che l’Atalanta gioca in casa, momenti di tensione, per molti, anche di paura». Per disperdere alcune centinaia di ultrà atalantini, le forze dell’ordine non lesinano sui lacrimogeni tanto che in un’ora ne sparano ben 75. La gara con i rossoneri merita una citazione particolare perché fanno il loro debutto i primi murales dipinti sotto la Nord. L’iniziativa, portata avanti dalle Bna, ha visto l’Alex di Ponteranica, autore di tre grandi grafitti (il quarto è opera di Emi, un writers esterno alla cur-

17/11/91 Atalanta-Fiorentina Stromberg viene premiato dalla Nord per la sua partita numero 200 in nerazzurro

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24/11/91 Foggia-Atalanta Sono quasi 400 i bergamaschi al seguito in questa lunga trasferta in Puglia

9/12/91 Roma-Atalanta Come da tradizione all’Olimpico, i bergamaschi vengono presi a manganellate dalla celere

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una targa con fiori e sciarpa neroblu, il tutto tra potentissimi cori per il biondo capitano cantati da tutta la Nord. Una dimostrazione d’affetto che porta Stromberg a dichiarare, nel dopopartita, che «ormai la mia casa è qui, da voi, il mio futuro è bergamasco e non lascerò mai più Bergamo» e di fatti è stato di parola. In questo periodo per le trasferte si utilizzano molto le ferrovie, organizzando spesso treni speciali, tra cui uno storico è sicuramente quello di Foggia (24 novembre). Una trasferta molto “pompata” nei giorni precedenti dai vari gruppi e nonostante la lunghezza del viaggio la sera del sabato, alla stazione di Bergamo, si presentano quasi quattrocento atalantini. Mai si era contato su di un seguito così numeroso per una trasferta nel profondo Sud. Si diceva del fatto che la partita con

i rossoneri pugliesi fosse stata “pompata” con un fitto passaparola tra le varie compagnie e gruppi di tifosi: il risultato è che i quattrocento partecipanti si portano come “bagaglio” qualcosa come duemila litri tra vino, birra e alcolici. Non che prima fosse mai mancato qualsiasi liquido a base etilica, ma in questa occasione si raggiungono quantità mai viste. Addirittura, per dare un’idea, il Vomito e il Tanica (il soprannome gli verrà dato proprio in questa occasione) si portano appresso due taniche da quindici litri ciascuna: occupato, in esclusiva, un intero scompartimento i due se ne resteranno per tutto il viaggio con il loro prezioso carico sottobraccio, seduti tranquillamente a succhiare vino con una cannetta, mentre ad ogni stazione attraversata, da Brescia in poi, nel silenzio della notte (sia all’andata che al ritorno), si sente riecheggiare un ululato: “Terùuu, terùuuu”. Gli effetti dell’inondazione etilica non tardano certo ad affiorare: qualcuno apre un estintore impolverando tutto un vagone e, per far capire il livello di “presenza”, mentale, della comitiva, basti citare che per tutta notte, le decine di persone che passano nel corridoio imbiancato ripetono, tutte, la stessa frase: «S-cècc, la fiocàt, figa». Archiviata con una vittoria per 2-3 l’enologica trasferta di Foggia, il 2 dicembre ai parmensi viene riservata una sassaiola al termine della partita nella quale rimane ferito alla testa un funzionario della questura, mentre nella seguente trasferta a Roma con i giallorossi, durante il secondo tempo i circa duecento bergamaschi vengono duramente caricati dalla celere all’interno della curva Nord. Il nuovo anno inizia con un’opaca prestazione in casa contro il Verona (5 gennaio 92) che provoca


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26/1/92 - Atalanta-Napoli - Uno striscione ironico verso i napoletani accompagna il lancio di banane al portiere partenopeo

la contestazione, con bordate di fischi, da parte del pubblico, ma i giocatori si riscattano la settimana successiva pareggiando al Delle Alpi con il Toro, dove si verificano anche dei tafferugli tra tifosi con lancio di seggiolini e razzi tra bergamaschi e granata. La partita con il Napoli (26 gennaio) è sempre una di quelle più sentite dalla tifoseria orobica; sono questi gli anni in cui sugli spalti del Comunale, soprattutto in curva Nord, in occasione dell’arrivo dei partenopei e delle due romane si vedono numerose bandiere e sciarpe biancorosse della Lega Lombarda, cosa che fa inviperire non poco i tifosi avversari. Per dare un’ulteriore dimostrazione di della scarsa considerazione dei bergamaschi verso i rivali napoletani, in curva Nord si gioca sull’ironia e così all’inizio del secondo tempo, dopo aver esposto, nel settore delle Bna, lo striscione “Oggi sfamiamo il terzo mondo”, il portiere azzurro Galli viene “bombardato” da un lancio di decine di banane! «Nonostante i rigidissimi controlli della questura nelle partite con i napoletani, racconta Massimo - eravamo riusciti ad imboscare nei giorni precedenti un paio di cartoni di banane; peccato, però, che quando le distribuimmo in curva, molti anziché lanciarle in campo se le mangiarono!». Dalle banane alle sassate il passo è breve, visto che nel dopopartita non mancano le solite cariche e lungo il viale Giulio Cesare con conseguente sparo di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine. La situazione si ripete quindici giorni dopo, è il 9 febbraio, quando arriva a Bergamo la Lazio: qualche tafferuglio con la celere movimenta la giornata prima, durante e dopo la gara, ma l’incontro con i biancazzurri è segnato, soprattutto, dal cla-

moroso annuncio, alla vigilia del match, che Stromberg si ritirerà a fine stagione. Una decisione che sorprende un po’ tutta la tifoseria, visto che lo svedese, da otto anni a Bergamo, ha solo 32 anni. «Voglio farlo - spiegava il capitano ai giornalisti - mentre mi sento ancora nel pieno delle mie possibilità di giocatore». Il 23 febbraio va in onda uno degli episodi più assurdi che si siano mai visti al Comunale: l’Atalanta sta conducendo per uno a zero con la Cremonese, ma il gioco dei nerazzurri lascia veramente a desiderare tanto che dagli spalti i fischi non mancano. Nei minuti di recupero, i grigiorossi in attacco usufruiscono di una punizione dalla destra: cross in mezzo all’area e sul pallone piomba come un falco nientedimeno che Rampulla, il portiere, che segna di testa! Ad un primo istante di incredulità fa seguito una forte contestazione da parte del pubblico bergamasco; contestazione che si sposta all’esterno degli spogliatoi con frequenti cori contro i giocatori. Interviene Percassi che affronta a viso aperto i tifosi, rispondendo con calma, per una ventina di minuti, alle richieste degli ultrà. «Questa gente ha pienamente ragione di arrabbiarsi dichiarava il presidente all’inviato de L’Eco -, paga un biglietto per assistere ad uno spettacolo e assiste invece ad una prestazione indecorosa. Questa è gente che soffre quando la nostra squadra non riesce a vincere; loro sono innamorati di questi colori e mal digeriscono che taluni giocatori diano l’impressione di non impegnarsi a fondo». La ridicola prestazione con la Cremonese porta gli ultrà della Nord a tenere un atteggiamento critico nei confronti della squadra, come dimostra lo stri-

26/1/92 Atalanta-Napoli Decine di banane in campo: ecco come viene accolto il portiere Galli all’inizio del secondo tempo

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15/3/92 Cagliari-Atalanta Un centinaio di atalantini al seguito al Sant’Elia di Cagliari

1/3/92 Milan-Atalanta Per tutta la partita gli ultrà neroblu espongono uno striscione polemico nei confronti dei giocatori

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scione “Onorate la maglia che portate” esposto la settimana seguente a San Siro nella sfida con il Milan. Anche se talvolta lo spettacolo offerto dagli uomini di Giorgi è piuttosto deludente, la società, sotto la gestione Percassi, cura molto l’immagine e il marketing e così, dopo aver lanciato alcune iniziative innovative come gli inviti alle scuole, gli incontri fra giocatori e studenti, in occasione della partita interna con la Sampdoria, che ricade l’8 marzo, festa della donna, l’Atalanta promuove il biglietto d’ingresso per le rappresentanti del gentil sesso a sole mille lire. Un’iniziativa che riscuote un grande successo: per la gioia dei tanti uomini, sono oltre cinquemila, infatti, le donne presenti sugli spalti del Comunale. Per il secondo anno consecutivo la presenza dei tifosi atalantini a Cagliari (15 marzo) è buona: al Sant’Elia, accolti con molto rispetto dai Furiosi, si contano un centinaio di ultrà della Nord che assistono al debutto in serie A di una giovanissima promessa del vivaio nerazzurro: quel diciassettenne, minuto e veloce è Federico Pisani. Da segnalare che, prima dell’imbarco a Civitavecchia i bergamaschi trovano anche il tempo di scatenare una rissa con un gruppo di romani sul lungomare della cittadina laziale. Dopo quella con la Cremonese con il gol di

Rampulla, la partita più incredibile dell’anno si disputa il 12 aprile con il Foggia. Il clima è molto teso: la Nord, irritata dalle prestazioni altalenanti e senza grinta della squadra, organizza una forte contestazione. Sciopero del tifo e striscioni pesanti lungo tutta la curva: “Solo gli sfattoni non hanno ambizioni”, “Chi non ci tiene se ne vada”, “Nuovi stimoli? Falqui”, “Meglio la C che una squadra così”, “Il nostro orgoglio offeso dal vostro portafoglio”, “Ripagate il nostro amore” sono solo alcuni degli slogan esposti. In una simile atmosfera, condita da frequenti cori “andate a lavorare”, si aggiunge che alla metà del secondo tempo l’Atalanta sta perdendo addirittura per 4 a 1. La contestazione dilaga, coinvolgendo tutto il pubblico, mentre dalla Nord inizia a piovere in campo ogni tipo di oggetto. A questo punto avviene il miracolo: in pochi minuti, Cornacchia realizza una tripletta che consente ai nerazzurri di pareggiare. Ma la contestazione lascia il segno tra i giocatori della Dea: «Così plateale è ingiustificabile» sostiene Stromberg; gli fa eco Careca («Una protesta simile non è ammissibile; siamo una provinciale, siamo partiti per salvarci, abbiamo raggiunto il traguardo con due mesi di anticipo: incredibile davvero»), mentre è ancor più duro Caniggia: «Questa volta il pubblico non l’ho proprio capito; invece di sostenerci più passavano i minuti e più fischiavano. Sono proprio deluso». Dopo un lungo periodo di sostanziale tranquillità sul versante incidenti, l’arrivo della Roma a Bergamo (26 aprile) riaccende gli animi degli ultrà orobici che, prima dell’incontro, danno vita ad una serie di sassaiole all’arrivo dei duecento romanisti al seguito. Controcarica della celere e due bergamaschi vengono arrestati.


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17/5/92 - Atalanta-Torino - Stromberg entra in campo accolto da una spettacolare coreografia tutta per lui

The Stromberg’s day: una festa indimenticabile

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tto anni a Bergamo, sempre da leader, accolto con entusiasmo, poi criticato, infine amato come forse mai nessun altro atalantino prima (e dopo) di lui. È Glenn Stromberg, il capitano, il giocatore simbolo della squadra che, da grande uomo, a 32 anni nel pieno della sua carriera, rifiutando grosse offerte, decide di lasciare il mondo del calcio, a testa alta. Da quell’annuncio alla vigilia della partita con la Lazio che aveva sbigottito tutta la tifoseria, la macchina organizzativa della Nord si mette in moto per dare il giusto e meritato saluto al grande svedese. Mesi di lavoro, serate e notti passate tra stoffe e

pitture, maxicollette in curva (totale raccolto oltre sette milioni di lire) tutto per realizzare una coreografia unica, tutta per Stromberg, in occasione dell’ultima partita in casa, il 17 maggio, ospite il Toro di Mondonico. Il campionato non ha più niente da offrire (i nerazzurri sono salvi, i granata già in Uefa), quindi l’attenzione è unicamente per la festa d’addio al capitano. Una festa, del resto, preannunciata da tempo, top secret però la scenografia, e per questo molto attesa, anche per via di alcuni articoli sulla stampa locale di enfasi per questo avvenimento. La società fa la sua parte fissando, per questa partita, dei prezzi popolari in modo da favorire il massimo afflusso di pubblico. Alla vigilia mancano solo da definire pochi dettagli, quando arriva l’imprevisto: Stromberg è a letto con 39 di febbre. «Contattammo subito la società

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17/5/92 - Atalanta-Torino - Tutto il Comunale è colorato di gialloblu in onore del capitano svedese

- ricorda Leo - per assicurarci che Glenn, anche se non per giocare, scendesse almeno in campo. Ci dissero che ci teneva tantissimo, ma non stava in piedi e quindi sarebbe arrivato, forse, solo per la fine della partita. Il nostro morale crollò: mesi di lavoro e il festeggiato non ci sarebbe neanche stato. Insistemmo tantissimo chiedendo che venisse almeno all’inizio per salutare il suo pubblico dal campo». Tutti fanno il tifo per Stromberg e perfino l’allenatore granata Mondonico fa chiaramente capire che più che alla partita e ai due punti che garantirebbero il terzo posto al Toro, è interessato a tributare l’omaggio che merita allo svedese. Le speranze dei tifosi, grazie anche ad un corposa dose di antibiotici, vengono esaudite e già sul giornale, la domenica mattina, si ha la certezza che il capitano sarà al Comunale. Nel frattempo, però, i ragazzi della Nord sono già al lavoro, allo stadio, per preparare la grande

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coreografia. Appuntamento alle 8 di mattina per sistemare le diecimila bandierine in curva Nord, i diecimila palloncini nella Sud e nei distinti Nord e i novemila cartoncini nelle tribune centrali. In circa quattro ore, una cinquantina di ragazzi predispone il tutto, in particolare, piantina alla mano, disegna la grande scritta “Grazie Glenn” che si formerà in tribuna e in gradinata; per il Comunale, una coreografia composta di questo tipo rappresenta un’esperienza nuova. Si arriva quindi, in un entusiasmo travolgente che avvolge tutto lo stadio, al momento tanto atteso: come da istruzioni, a comando, un attimo prima dell’ingresso delle squadre in campo, la Nord si trasforma in una gigantesca bandiera gialloblu svedese, mentre la scritta “Grazie” (in tribuna) “Glenn” (in gradinata), anch’essa gialloblu, accoglie la trionfale entrata del capitano, in tuta bianca, che anticipa quella dei ventidue giocatori.


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17/5/92 - Atalanta-Torino - Ecco il bandierone srotolato all’inizio della ripresa dalle Bna

Non appena il festeggiato spunta dal tunnel degli spogliatoi tutto il Comunale esplode in un potentissimo coro “Stromberg, Stromberg”. Due minuti, questo è il tempo in cui Glenn rimane al centro del campo a salutare, visibilmente commosso, i ventimila che affollano il Brumana. «Non mi sarei mai aspettato una festa così bella dichiarava il capitano al termine della gara -; non mi vergogno di confessare che mi sono emozionato tantissimo. I tifosi bergamaschi sono sempre nel mio cuore». Ed infatti la coreografia preparata dai ragazzi della Nord non si era limitata solo al primo tempo: all’inizio della ripresa, non appena una nube neroblu di fumogeni si alza nel cielo, nel settore delle Brigate, appare un gigantesco bandierone (preparato di notte con la tecnica dell’immagine ingrandita con un proiettore) con una caricatura di Stromberg, ribattezzato per l’occasione “StromBerghem”. La partita scorre senza quasi interesse, anche perché l’Atalanta perde per 3 a 1; alla fine nemmeno la sconfitta e gli inviti a non invadere il campo da parte di Bna e Wka riescono a fermare l’entusiasmo di centinaia di atalantini che, infatti, scavalcano la recinzione. Visto che Stromberg, che era rimasto per tutta la gara a bordo campo, “scappa” negli spogliatoi, i tifosi della Nord concentrano le loro attenzioni sul “Mondo”, l’attuale allenatore

17/5/92 - Atalanta-Torino - Il Mondo portato in trionfo dai suoi ex tifosi

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17/5/92 - Atalanta-Torino - La Nord per onorare al meglio il grande campione si trasforma in un’enorme bandiera svedese

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Curva Nord

Gradinata

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Curva Sud

26/5/92 - Trofeo Bortolotti - È l’ultima volta che Stromberg veste la maglia della Dea: quando esce dal campo, tutto il Comunale si illumina con centinaia di torce

del Toro, che viene letteralmente portato in trionfo. Una scena incredibile, soprattutto se si considera che quella con i granata era anche l’ultima volta di Giorgi sulla panchina nerazzurra. Ma tant’è, i ricordi per gli splendidi risultati ottenuti con il tecnico di Rivolta d’Adda sono ancora vivi tra i supporters neroblu, da qui si spiega il trionfo per Mondonico: «Cosa ho provato? - rispondeva il mister granata ai giornalisti - Gioia? Piacere? Cosa altro? Mi vien da dire che è stato commovente e che tutto viene da quel legame profondo che mi tiene unito a questa gente e a questo stadio. E chissà che chi deve giudicare si renda conto che anche la curva Nord prova dei sentimenti e sarebbe davvero bello riuscire a valorizzarli degnamente, com’è possibile fare se questi ragazzi li si prende per il verso giusto». L’ultima partita della stagione è però il Trofeo Bortolotti, un triangolare, alla sua prima edizione, per ricordare la memoria dell’ex presidente Cesare. Si gioca, in diretta tv, martedì 26 maggio con compagini di assoluto primo piano come Juventus e Borussia Dormund. È una serata molto speciale visto che, oltre alla commemorazione per il secondo anniversario della scomparsa del giovane presidente atalantino, è l’ultima volta che Stromberg veste la maglia nerazzurra (è anche l’addio di Giorgi da Bergamo, ma per lui c’è solo

uno striscione, in gradinata, “Grazie Giorgi... buona fortuna”). Una serata emozionante, fin dall’inizio con il “vecchio” Achille che abbraccia il capitano al centro del campo mentre nel cielo si levano, sollevati da grappoli di palloncini gialloblu due grandi striscioni con la scritta “Grazie Glenn” (una coreografia preparata dalla società). Così come da brividi il momento in cui Stromberg, al 30’ della gara con la Juve, lascia definitivamente il terreno di gioco lasciando il posto al giovanissimo Paolo Montero. Un addio al calcio che il Comunale festeggia con centinaia di torce che “incendiano” tutti i settori dello stadio, quindi, il capitano esce dal campo salendo le scale della tribuna centrale per regalare al patron Achille la sua maglia, un commovente gesto in memoria del figlio Cesare. E prima di alzare la coppa di vincitrice del Torneo, Stromberg, che nel frattempo, dopo la doccia, si era seduto su una panchina a bordo campo, acclamato a gran voce dalla Nord fa un regalo agli ultrà neroblu: entra in curva salutato da un nugolo di ragazzi e ragazze che lo travolgono d’affetto e di pacche sulle spalle! È questo l’ultimo atto di una storia fantastica durata otto anni. Ma da Bergamo, lo svedese, non andrà più via.

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Aprile ‘91 In Nord debutta lo striscione dei Fellows

16/2/92 - Juve-Atalanta Lo striscione dei Fellows nella sua seconda versione in mostra al Delle Alpi di Torino

Boom gruppi in curva Nord: nascono Nomadi, Fellows, Wilker e Bèrghem Blues

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1992/93 La copertina della fanzine “Su la testa”; uscirà per 12 numeri

ai come in questo campionato la geografia della curva Nord subisce così tanti cambiamenti; il fenomeno ultras, ormai, coinvolge migliaia di ragazzi. L’Atalanta da anni regala soddisfazioni importanti ai suoi tifosi e portare la sciarpa al collo delle Bna o dei Wka a scuola, al lavoro, nelle “vasche” sul Sentierone, insomma tutti i giorni e non solo la domenica, è diventata una moda tra i giovani: è per dire a tutti “sono fiero di essere bergamasco e uno della Nord”. In questo quadro di grande partecipazione, nel cuore del tifo neroblu si assiste, nell’arco di pochi mesi, alla costituzione di ben quattro nuovi gruppi, i Fellows, i Wilker, i Bèrghem Blues e i Nomadi, ognuno con una storia e delle motivazioni ed proprie.

I Fellows Un gruppo che riuscisse a frapporsi come cuscinetto tra Kaos e Brigate, ponendosi, anche fisicamente (la posizione è al centro della curva), tra i due principali sodalizi della Nord: questo l’intento che porta alla costituzione, nell’aprile ’91 dei Fellows. «Eravamo un buon numero - ricorda il Baffo - circa centocinquanta, ed anche ben organizzati; le prime riunioni le tenevamo all’Arci di Redona, successivamente ci spostammo a Nese, in un altro circolo, quindi anche dal famoso Piero, il bar dietro il san-

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1991/92 Un adesivo dei Fellows: è evidente la forte matrice politica del gruppo

tuario di Santa Caterina. E va detto che partimmo anche bene, con tanto di cassa e materiale». A dare vita a questa nuova entità della Nord, oltre al Baffo, ci sono diversi esponenti della vecchia guardia delle Bna, come Felice, Opalì, Ubi, Tino, Kociss, Alfredo, Umberto, Biagio, tutti intenzionati a dare una nuova carica alla curva. «Abbiamo cercato di organizzarci in modo da creare intorno alla squadra quell’entusiasmo che negli ultimi anni si era un po’ affievolito - dichiaravano in un’intervista ad Atalanta Mese nel ’93 -. Non ci interessa andare allo stadio - continuavano - per creare confusione, allo stesso tempo però vogliamo essere rispettati. Alcuni soci del nostro gruppo vanno in curva da tantissimi anni ed è grazie alla loro esperienza di tifosi che il nostro gruppo di compagni deve crescere consapevole delle proprie responsabilità. Non è giusto che quando succede qualche disordine siano sempre le stesse persone ad andarci di mezzo. I Fellows vogliono essere un’alternativa, un modo nuovo di andare allo stadio». Oltre alla produzione del materiale, il nuovo gruppo, col passare del tempo, si consolida e organizza anche le trasferte in proprio, alcune anche totalmente pagate dalla cassa, come ad esempio Cagliari. Collante del gruppo è sicuramente anche una marcata matrice politica di sinistra, già chia-


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19/4/92 - Parma-Atalanta - Foto di gruppo dei Wilker per la prima trasferta in proprio

ramente evidenziata dal nome stesso Fellows che, tradotto letteralmente, significa “compagni”. «I rapporti con le Bna restarono sempre positivi - precisa il Baffo -, con i Bèrghem Blues addirittura facemmo metà campionato uniti, tanto da realizzare del materiale comune (ad es. la sciarpa United Atalanta), mentre con i Kaos c’era un po’ più di diffidenza». Alla sesta giornata del campionato 1992/93, in occasione di Atalanta-Torino (11 ottobre), i Fellows danno vita alla prima fanzine della Nord dai tempi del vecchio giornalino dei Commandos. “Su la testa”, questo è il titolo, è un ciclostilato di otto-dieci pagine, distribuito gratuitamente in numero di copie però limitato (circa duecento), scritto un po’ a mano e in parte a macchina che, oltre ad occuparsi di Atalanta e di curva, prevede anche spazi “non solo stadio” dedicati alla musica e alla politica. Su quest’ultimo aspetto, non mancano le critiche all’interno della curva, tanto che già sul secondo numero la redazione scriveva: «Vogliamo ringraziare tutti quelli che già dal primo numero non ci hanno risparmiato critiche. A chi lo considera un giornalino politico vorremo dire solamente che se parlare di solidarietà è far politica, allora questo è sicuramente il più politico dei giornalini». La fanzine esce però solo per dodici numeri, fino al febbraio ’93. L’esperienza dei Fellows dura circa un paio d’anni, fino allo scioglimento del gruppo avvenuto dopo la trasferta di Cagliari (28 febbraio 93): «C’era un po’ di malumore all’interno - spiega il Baffo - nessuno voleva più sobbarcarsi l’onere di portare avanti il tutto; inoltre la linea era diventata un po’ troppo politicizzata e questo ci aveva attirato molte critiche dall’esterno».

I Wilker Un gruppo di amici, tra cui Massimo Suardi, Igor Di Palma, Massimo Tironi, Tiberio Mazzoleni, Virgilio Gamba, Massimo Iorio, Fabio Gherardi ed altri, tutti di una compagnia con ritrovo fisso in via XX Settembre, nel cuore della città, ha una passione in comune: l’Atalanta e la curva Nord. «Alcuni di noi si mettevano in mezzo alle Brigate, altri ai Kaos - racconta Massimo Suardi -; visto che eravamo una compagnia molto affiatata, nell’estate del ’91 decidemmo di dare vita ad un nostro gruppo totalmente staccato dai due storici. Già nelle ultime partite del campionato precedente - continua - avevamo cominciato a trovarci in curva tutti insieme, e da lì nacque appunto l’idea di metterci in proprio». Alla base della scissione ci sono vari motivi: «Dei Kaos non condividevamo l’eccessiva esasperazione del casino - spiega ancora Massi -: in trasferta ogni volta si doveva partire per andare a fare bordello a tutti i costi e per noi questa mentalità era effettivamente un po’ troppo». «Nelle Brigate invece - afferma Igor - erano troppo inquadrati; ti obbligavano a cantare sempre e ti rompevano i coglioni se osavi comprare il materia-

19/4/92 Parma-Atalanta Wilker in corteo verso lo stadio Tardini

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1991/92 La balconata dei Wilker alla loro prima stagione

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le di qualche altro gruppo». «Non va sottovalutato l’aspetto politico - aggiunge Massi - visto che le Bna erano schierate a sinistra, mentre noi volevamo restare apolitici (da noi, infatti, si aggregarono sia gente filocomunista che simpatizzanti leghisti) e poi ci stuzzicava l’idea di metterci alla prova per vedere fino a dove potevamo arrivare». Il nome Wilker, già di per sé originale, deriva dalla moda, molto diffusa nel periodo, di indossare il bomber (il giubbino dell’aereonautica militare statunitense) e viene preferito ad un più classico “Black and blue warriors”; come simbolo viene scelto il bulldog «solo perché ci piaceva e senza particolari significati alle spalle» sottolinea Massimo Tironi. Prima iniziativa dei Wilker è la realizzazione, nell’agosto ’91, dello striscione, quello che ancor oggi viene esposto al Comunale: tela blu, con la scritta pitturata, il tutto pagato con una colletta tra i ragazzi del neonato gruppo. Allo stesso tempo Massi, Igor e compagni si lanciano nella produzione del materiale per finanziare l’acquisto, in primis, di un secondo striscione in pvc e al primo colpo fanno il botto con una maglietta venduta in circa quattrocento pezzi. «Richiamava la divisa dell’allenamento - spiega Igor - con la Dea stampata davanti, mentre sulle spalle c’era la scritta Wilker Bèrghem sotto il profilo di Città Alta e il muso duro del bulldog». Inizialmente all’interno della curva i Wilker prendono posto nella balconata alla destra dei Wka, quella che era stata fino all’88 degli Rdn, poi, a partire dal campionato 1992/93, si spostano al centro, tra i Kaos e le Brigate, aggregando in particolare ragazzi di Bergamo e hinterland. «Nei primi

tempi - ricorda Igor - tenevamo le riunioni settimanali al martedì al circolo ricreativo degli Alpini di Seriate, successivamente ci spostammo alla Birraccia di Boccalone, quindi, negli ultimi due anni di attività effettiva, terminata nel 1998, il punto di ritrovo fu al Circolino di Città Alta». Qualche problema all’interno della Nord, il gruppo con l’effige del bulldog ce l’ha soprattutto per via della vendita del materiale, una “concorrenza” poco tollerata dalle Bna, tanto che non sono rare le discussioni tra i responsabili dei due gruppi. Ma il banchetto dei Wilker finisce anche nel mirino della Digos; in occasione dell’arrivo del Napoli, nel campionato 1992/93, viene realizzata una maglietta con l’immagine del Vesuvio in eruzione e la scritta “A ghi de brüsà töcc” che la polizia però vieta di vendere, perché troppo offensiva verso i partenopei. «Non ci perdemmo d’animo - raccontano - e allora ognuno di noi entrò allo stadio indossando, sotto il giubbino, sette-otto magliette; in questo modo riuscimmo a portarne dentro un centinaio che andarono letteralmente a ruba in un quarto d’ora, nonostante ci mettemmo a venderle non sul banchetto controllato a vista dagli agenti in borghese, ma girando per la curva». In trasferta i Wilker si aggregano un po’ ai Fellows e un po’ ai Kaos, ma in alcune non troppo proibitive riescono ad riempire un proprio pullman, come ad esempio a Parma nel 1991/92; poi l’impegno attivo nel tifo viene progressivamente abbandonato, lasciando, a partire dalla stagione 1998/99, come testimone l’esposizione in Nord del solo striscione. Striscione che ancor oggi fa mostra di sé sull’ultima balconata verso la gradinata.


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23/11/97 Empoli-Atalanta I Nomadi in posa sul passo della Cisa durante il viaggio per Empoli

I Nomadi È il 5 gennaio 92, siamo ancora in pieno periodo festivo, al Comunale è ospite il Verona e tra gli striscioni attaccati sui pali nella parte alta della Nord fa la sua comparsa uno tutto nuovo, quello dei Nomadi. «Era quello che aveva la dicitura Arzago sotto la bandiera britannica che campeggiava al centro - spiega Vincenzo, uno dei fondatori del gruppo - visto che eravamo un gruppo di amici proprio di Arzago d’Adda. La nostra era la tipica compagnia di paese; insieme al Perec, Leo, Ivo ed altri ragazzi più o meno ventenni, andavamo sempre in curva Nord, in alto, alla sinistra dei Kaos, in pratica sopra gli Rdn. Successivamente, visto che al gruppo si erano aggregati anche ragazzi di altre zone della provincia, togliemmo Arzago ed inoltre sostituimmo l’Union Jack con la figura di Augusto dei Nomadi. Il nome del gruppo, infatti, deriva dal fatto che nel nostro paese c’era appunto un attivo fans club dello storico complesso, inoltre con questa denominazione volevamo evidenziare la nostra intenzione di seguire l’Atalanta ovunque». Dopo un anno trascorso, nella parte alta della curva, i Nomadi, che nel frattempo si allargano coinvolgendo una dozzina di giovani dell’Isola, in particolare di Bottanuco e Suisio (in particolare ol Mantüà, il Paganelli, il Barcella, ol Sotra, ecc.) che portavano in giro lo striscione “Sconvolts”,

scendono nella balconata che occupano ancora oggi. «Quella era una zona piuttosto contesa - racconta ancora Vincenzo - visto che dopo lo scioglimento dei Ragazzi della Nord, appena prima di noi era stata occupata dai Wilker, poi spostatisi al centro tra le Bna e i Wka. Per un breve periodo, in virtù dell’unione con gli Sconvolts, portammo in giro lo striscione Nomadi sconvolti, ma poi preferimmo ritornare alla denominazione originaria. Stesso discorso per le riunioni: dal bar Centrale di Arzago, ci spostammo al bar Ceo di Lurano, appunto per agevolare i ragazzi di Bergamo e dell’Isola, poi, però, ritornammo al nostro bar tradizionale, tanto che, col tempo, trasformammo la saletta in un covo con foto e murales sull’Atalanta e la Nord alle pareti». Nella stagione 1996/97 il gruppo fa un grosso salto di qualità, grazie all’ingresso di gente nuova e tra l’altro molto attiva come ol Pulù de Treï, che consente di realizzare un nuovo striscione (poi

5/1/92 Atalanta-Verona Sui pali della Nord debutta, nella sua prima versione, lo striscione dei Nomadi

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1999 - Frankfurt I Nomadi in visita ai loro amici tedeschi in una foto sul fiume Reno; alle spalle i grattacieli del centro di Francoforte

1991/92 Il primo adesivo dei Nomadi

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distrutto, nel marzo 01, dai celerini in una carica internet ufficiale (fatto raro tra i gruppi della allo stadio Bentegodi di Verona), ma soprattutto Nord) e di una mini fanzine (un foglio A4 fotodi organizzare i primi pullman per le trasferte; copiato) intitolato “Urlo Nomade”, pubblicata una curiosità: l’autobus dei Nomadi nei però solo per cinque numeri nella stagione primi tempi aveva una “doppia parten- 1999/00, c’è la forte amicizia che li lega dal za”, prima da Bergamo poi da Arzago. dicembre ’99 agli ultras dell’Eintracht Frankfurt. «Al piazzale dello stadio - ricordano - «Li avevamo conosciuti in occasione della trasferta delsi trovavano i ragazzi della città e del- la Dea a Treviso - precisa Vincenzo -; i ragazzi tedel’Isola, mentre ad Arzago salivano schi erano lì perché erano andati presso una ditta trequelli della Bassa; in pratica ci tocca- vigiana per ordinare del materiale del loro gruppo e ne va partire un’ora prima rispetto agli approfittarono per vedere la partita». altri». «La nostra filosofia - precisa Da una conoscenza volante, seguì poi uno scamMassimù - era ed è ancor oggi total- bio di corrispondenza che portò un gruppo di mente apolitica, per questo siamo sempre ultrà di Francoforte a venire al seguente derby con riusciti ad andare d’accordo con tutti gli il Brescia; da lì, poi, le visite reciproche si sono fataltri gruppi, anche quando la rivalità tra Bna e te più frequenti. Wka era molto forte. Ad esempio, nei primi tempi quando non avevamo ancora i numeri per fare un nostro pullman, in trasferta ci aggregavamo sia con i Kaos di Treviglio che con le Brigate». Fin dalla fondazione, anche se il numero degli aderenti è ridotto, il gruppo si dota di sciarpe, magliette e felpe personalizzate, che solo molti anni più tardi verranno venduti al banchettino sotto la curva. «Il primo materiale - rammenta Vincenzo - lo facevamo in tiratura limitata, non più di cinquanta pezzi, solo per noi». Tra le particolarità dei Nomadi, 7/5/95 - Cesena-Atalanta - La figura di Augusto campeggia al centro nella oltre alla realizzazione di un sito seconda versione dello striscione dei Nomadi


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Luglio ‘91 Bressanone Foto di gruppo dei Berghem Blues al ritiro estivo dell’Atalanta

I Berghem Blues

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na delle zone della provincia dove la Nord ha sempre trovato un seguito tra i più ampi è sicuramente la bassa orientale, in particolare nei paesi di Ghisalba, Martinengo e Romano di Lombardia. In questi comuni le Brigate hanno potuto contare, fin dagli anni ‘80 su sezioni molto attive e numerose ed è proprio su queste basi che nell’estate del ’91 un gruppo di ragazzi dà vita ai Berghem Blues. «Tra i fondatori - ricorda Chicco Coria, uno dei primi a partecipare alla fondazione del nuovo gruppo - c’erano tutti ragazzi dell’area compresa tra da Cologno al Serio e Romano, in particolare il Beppone, ol Gaglià, Giacomo Merla, Fabri, Caio, il Recanati». «Perché abbiamo scelto un nome così particolare? Beh continua Chicco - di proposte ce ne erano diverse sul tavolo, da quelle con nomi e sigle più decise e rivoluzionarie ad altre più “moderate”. Alla fine la scelta è caduta su quello suggerito dal Bepù, perché dava l’idea di qualcosa che unisse, come può essere la musica e il blues in particolare». Punto di ritrovo e base operativa viene stabilita la birreria Mary Roses di Martinengo, da dove viene anche fissata la partenza delle trasferte. Obiettivo dei Berghem Blues, come dichiaravano in un’intervista ad Atalanta Mese nel 1992, è proprio quello di riuscire a coordinare ed aggregare questa zona della provincia, in modo da poter aumentare il numero dei partecipanti sia alle partite in casa che in trasferta. «Se prima eravamo in pochi a seguire la squadra - precisavano sul mensile nerazzurro - adesso siamo decisamente di più. Già nel primo periodo della nostra costituzione possiamo contare su di un’ottantina di aderenti; il fatto di organizzare tutto a Martinengo senza doverci

spostare a Bergamo è per noi un notevole vantaggio. Prima in trasferta si era non più di tre o quattro persone, adesso, invece, organizziamo addirittura un pullman intero». La nascita dei Berghem Blues, a distanza di soli tre mesi dalla costituzione dei Fellows, cambia ulteriormente la geografia della Nord; staccatisi anch’essi dalle Brigate, inizialmente i rapporti con la Bna sono un po’ tesi, visto che nel principale gruppo della Nord questa ennesima frattura, nonostante i buoni propositi organizzativi nella Bassa, non viene vista di buon occhio da tutti. Ma i dissapori con le Brigate passano ben presto, tanto che il Mary Roses viene frequentato spesso dagli stessi responsabili delle Bna. «Con i Wka invece - precisa Chicco - c’era più diffidenza, i rapporti erano più staccati». Ma il gruppo con cui i Berghem Blues legano maggiormente è quello dei Fellows; oltre a fare numerose trasferte insieme i due club, caso rarissimo nella storia della Nord, preparano del materiale insieme. Dagli adesivi alla sciarpa, il motto diventa United Atalanta a rimarcare proprio la forte unità tra i due gruppi. Per quanto riguarda gli striscioni, ne viene realizzato un primo in stoffa con le parole bianche con bordo rosso, quindi, qualche mese dopo, ne viene commissionato un secondo, questa volta in pvc, di base bianca con le lettere nere e blu. L’esperienza dei Berghem Blues dura circa tre anni per poi fondersi nuovamente nelle Brigate, dopo essere stati presenti praticamente in tutte le trasferte.

17/5/92 Atalanta-Torino Lo striscione plastificato del gruppo della Bassa esposto in curva Nord durante lo Stromberg’s day

1991/92 Un adesivo dei Berghem Blues e dei Fellows

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CAMPIONATO 1992/93 La Uefa sfuma per un solo punto

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l nuovo mister nerazzurro Marcello Lippi, vengono messi a disposizione per affrontare la stagione 1992/93 dieci nuovi giocatori: Roberto Rambaudi, Davide Pinato, Oscar Magoni, Stefano De Agostini, Maurizio Ganz, Maurizio Codispoti (ma solo da fine ottobre), l’uruguagio Paolo Montero, l’argentino Leo Rodriguez, il colombiano Ivan Rene Valenciano e il brasiliano, ex Napoli, Alemao. Sul fronte R I S U LTAT I A R partenze, oltre all’addio al calcio ATALANTA PARMA 2-1 0-0 di Stromberg, spicca la cessione JUVENTUS ATALANTA 4-1 1-2 di Caniggia, per ben 13 miliardi MILAN ATALANTA 2-0 1-1 di vecchie lire, alla Roma. ATALANTA CAGLIARI 2-1 1-2 In questa stagione i nerazzurri INTER ATALANTA 1-0 1-1 ATALANTA TORINO 0-0 1-1 sotto gli occhi del loro pubblico LAZIO ATALANTA 3-0 2-2 conquistano grandi risultati e si ATALANTA NAPOLI 3-2 0-1 rendono protagonisti di esemATALANTA FOGGIA 2-1 0-1 plari imprese, riuscendo anche a PESCARA ATALANTA 2-0 1-2 conservare l’imbattibilità per ATALANTA UDINESE 2-0 2-1 ben otto mesi. SAMPDORIA ATALANTA 2-3 2-1 ATALANTA BRESCIA 1-1 0-2 Peccato però non facciano tesoFIORENTINA ATALANTA 0-1 1-2 ro del bottino accumulato in ATALANTA ROMA 3-1 2-2 casa una volta superati i confini GENOA ATALANTA 1-0 2-1 orobici perché puntualmente in ATALANTA ANCONA 2-1 2-0 trasferta rimediano sconfitte su sconfitte. La squadra comunque dimostra di funzionare: dal tridente d’attacco (Rambaudi-GanzPerrone), al centrocampo (Bordin-De AgostiniMinaudo) fino ad arrivare alla difesa (Ferron-Porrini-Montero). Si tratta senza dubbio di un gruppo competitivo. Il campionato comincia con una vittoria casalinga conquistata contro il Parma (2-1), cui però segue il capitombolo di Torino.

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La Juve batte infatti gli uomini di Lippi per 4-1. Sette giorni dopo la Dea gioca nuovamente fuori casa e ad ospitarla sul campo di San Siro questa volta è il Milan (2-0). Seguono la vittoria sul Cagliari (2-1), le sconfitte esterne contro l’Inter (1-0) e la Lazio (3-0) e il pareggio casalingo contro il Torino (0-0). Dopo sette giornate dal via del campionato i nerazzurri quindi, con i loro cinque punti, occupano il quart’ultimo posto in classifica. Il ribaltone si avrà da novembre in poi con l’esplosione della squadra allenata dal tecnico viareggino e in particolare con gli exploit regalati da Perrone. Dopo le due vittorie consecutive, ai danni di Napoli (3-2) e Foggia (2-1), l’Atalanta viene sconfitta a Pescara (2-0), ma la settimana successiva vince con l’Udinese (2-0) e a Genova con la Sampdoria (2-3). L’arrivo del 1993 viene festeggiato con una vittoria a Firenze (0-1, gol di Perrone). Questo successo (il secondo fuori casa), che all’allenatore viola Radice costa l’esonero, porta i nerazzurri ad aggiudicarsi il terzo posto in classifica, posizione confermata dai risultati utili successivi, che le permettono di chiudere il girone d’andata sul podio con 20 punti (16 dei quali conquistati al Comunale). Contro la Roma la Dea vince per tre reti ad una; sette giorni dopo, invece, i nerazzurri sottomettono l’Ancona per 2-1, mentre in trasferta continuano ad essere poco prolifici: a Genova, con il Genoa, perdono infatti per 1-0.


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Alla guida della squadra arriva Marcello Lippi, ma a Bergamo resterà solo un anno

Dopo il giro di boa, l’Atalanta si aggiudica il primo pareggio in trasferta contro il Parma (0-0), la magica vittoria sulla Juve (2-1) e l’1-1 con il Milan. La sconfitta di Cagliari (1-2) è purtroppo segnata da un episodio spiacevole: Bigliardi quanto infatti la Dea giochi quasi esclusivamente uscendo dal campo al momento della sostituzio- nella metà campo degli ospiti, purtroppo la porne getta a terra sdegnato la fascia da capitano. ta difesa da Spagnulo sembra stregata, la palla Questo gesto gli costa i gradi; a sostituirlo nel nonostante i ripetuti tentativi non entra. La gara ruolo da leader dalla settimana successiva è Ale- finisce sul risultato di 1-2. Dopo la doppietta submao. L’Atalanta del girone di ritorita dai nerazzurri, Bordin accorcia le no dopo poche partite piomba daldistanze. L’Atalanta chiude il campioCLASSIFICA la terza alla nona posizione in clasnato 1992/93 con la vittoria per 2-0 MILAN 50 sifica, ma fortunatamente riesce a sull’Ancona ma con l’amarezza che la INTER 46 risalire senza troppi sforzi. Dopo i sconfitta di sette giorni prima gli ha PARMA 41 pareggi con Inter (1-1), Lazio (2-2) precluso la possibilità di accedere JUVENTUS 39 LAZIO 38 e Torino (0-0), seguono le sconfitte all’Europa. A 36 punti, i nerazzurri CAGLIARI 37 di Napoli (1-0) e Foggia (1-0). concludono la stagione con un settiSAMPDORIA 36 Il 2-2 (gol di Rambaudi e Ganz) mo posto in classifica. ATALANTA 36 con la Lazio porta i nerazzurri a Ganz ha realizzato 14 reti che gli hanTORINO 35 ROMA 33 riguadagnarsi il terzo posto in clasno permesso anche di guadagnarsi un NAPOLI 32 sifica. Dopo le due vittorie consecuposto in nazionale e Perrone non è FOGGIA 32 tive contro Pescara (2-1) e Udinese stato da meno in quanto a rendimenGENOA 31 (1-2), prima la Sampdoria (1-2, che to benché le reti messe a segno siano UDINESE 30 BRESCIA 30 vince in contropiede allo scadere) e state solo 5. FIORENTINA 30 poi il Brescia (2-0) fermano la corNon sarà Lippi a guidare l’Atalanta per ANCONA 19 sa dei nerazzurri. la stagione successiva. La notizia del PESCARA 17 Per gli incidenti verificatesi durante prossimo divorzio con la società oroil derby al Rigamonti l’Atalanta deve giocare la sfi- bica si diffonde già all’inizio di aprile. Il calcio da contro il Genoa sul campo neutro di Bologna. proposto dal mister toscano non ha trovato larghi Per poter accedere alla “zona Uefa” i nerazzurri consensi tra il pubblico bergamasco. non possono far altro che vincere. Purtroppo i Percassi vuole il gioco a zona, gol e spettacolo. fatti deludono, e di gran lunga, le aspettative. Per Per questo ha chiamato alla sua corte Guidolin.

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20/9/92 Milan-Atalanta A pochi minuti dalla fine dell’incontro nel settore dei bergamaschi, all’improvviso, scoppiano dei duri scontri con la celere

Tensione alle stelle con le forze dell’ordine

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soli due giorni dal via del campionato, quando nella mente dei tifosi atalantini ci sono ancora le immagini e le emozioni dell’addio al calcio di Glenn Stromberg, arriva un fulmine a ciel sereno: l’Atalanta ha preso Alemao. Sì, proprio quell’Alemao protagonista due anni prima, con la maglia del Napoli, dello squallido episodio della monetina; è evidente come questo arrivo non sia gradito da tutti, anche se al primo allenamento del brasiliano a Zingonia si presentano un migliaio di tifosi. Alemao lo sa che non gode della fiducia incondizionata e, infatti, subito chiarisce: «L’episodio della monetina? Ho obbedito da professionista, ma adesso basta, siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo lavorare per portare lontano questa Atalanta». Alemao a parte, la tifoseria risponde abbastanza bene alla campagna abbonamenti (9426 tessere) invogliata anche dalla stimolante scommessa lan-

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ciata dal presidente Percassi: nel caso non si raggiungesse quota 35 punti, per l’anno successivo, al rinnovo, l’abbonato avrebbe beneficiato di uno sconto del 10 per cento sul prezzo della tessera. Dopo la vittoria, al debutto in campionato, in casa con il Parma , alla prima trasferta, a Torino con la Juventus (13 settembre 92), la Dea può contare su di un seguito di oltre cinquemila bergamaschi. Se al Delle Alpi fila tutto liscio (a parte il risultato), non si può dire altrettanto della settimana seguente; a San Siro la squadra di Lippi sta perdendo per 2 a 0 contro i campioni d’Italia del Milan quando, sul finire dell’incontro, nel settore ospiti scoppia il finimondo. «Lanci di oggetti tra i tifosi delle due squadre - riportava l’Ansa - poi lo scontro fisico con ripetute cariche delle forze dell’ordine e violenti corpo a corpo: quattro minuti di violenza al termine di una partita durante la quale i tifosi non avevano dato segno di particolare insofferenza al di là di reciproci slogan offensivi. A generare gli scontri, in base ad una prima ricostruzione, sarebbe stato il lancio di oggetti dal secondo anello da parte di tifosi milanisti nel settore sottostante dove erano radunati i bergamaschi che rispondono lanciando seggiolini, monete e altri oggetti contro i rossoneri». A questo punto interviene in modo deciso la celere, che carica da una delle uscite, ma si trova subito una inaspettata, quanto determinata, resistenza da parte degli ultrà bergamaschi, i quali, anziché indietreggiare avanzano. Quello che accade per alcuni minuti all’imbocco dell’uscita 25 lascia a bocca aperta tutto lo stadio; un corpo a corpo durissimo tra decine di atalantini che si accalcano, uno sopra l’altro, per cercare di essere in prima fila, e un plotone di poliziotti: calci e pugni dagli


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20/9/92 Milan-Atalanta Decine di atalantini si scagliano in un violento corpo a corpo contro i poliziotti

ultrà, manganellate a raffica dai celerini. Utilizzando una terminologia da battaglia, non appena gli ultrà mollano l’”assedio” e le forze dell’ordine guadagnano terreno, un celerino viene preso per la camicia da un noto tifoso della Nord e trascinato giù per vari gradini, al che i poliziotti decidono di arretrare e attestarsi in difesa della porta 25. Le immagini degli scontri di San Siro rimbalzano in televisione da un canale all’altro nei programmi sportivi; in particolare al “Processo del lunedì” (come al solito) la violenza degli atalantini diventa l’argomento principale, ma tra i vari ospiti, stavolta, a sorpresa, il grande Gianni Brera difende gli ultrà neroblu: «Dal piano superiore gettavano oggetti sui bergamaschi - commentava il popolare Gioàn - i quali sono un popolo di lottatori e si sono fatti vedere; se la sono presa con i poliziotti, rappresentanti dello Stato, perché difendevano i milanisti». Sulla causa degli incidenti, però, la versione ufficiale (si parla di aggressione da parte degli atalantini) è ben diversa da quella dei sostenitori nerazzurri. «La celere - racconta il Bocia - aveva bloccato le uscite e impediva alla gente di uscire prima della fine della partita; ad un certo punto lanciò una carica molto dura che provocò così la reazione sdegnata e decisa degli ultrà, saliti in massa dalla balconata. Che legnate! Un paio di agenti furono addirittura trascinati per le gambe. Eravamo scatenati, perché quella volta avevano proprio esagerato. Ecco perchè la domenica dopo, in casa con il Cagliari, in Nord esponemmo degli striscioni contro la polizia». Intanto la repressione si fa pesante, anche perché la questura milanese l’ha presa proprio male; di mezzo c’è una radioricetrasmittente che un funzionario della Digos ha perso durante gli scontri.

«Per quella fottuta ricetrasmittente - spiega il Bocia fecero un sacco di perquisizioni a casa (tra cui la mia) e controllarono per un sacco di domeniche gli ingressi della Nord. Ci misero addirittura un anno per trovare il ragazzo che, dai filmati, avevano individuato; si trattava di un francese della sezione di Cannes dei Wka». Dopo i fatti di San Siro, sfiga vuole che la trasferta successiva sia ancora a Milano, con l’Inter (4 ottobre). La tensione con le forze dell’ordine è altissima con centinaia di agenti che non permettono agli atalantini neppure di occupare la balconata, ma per il resto non succede nulla. Quando l’Atalanta vince a Marassi con la Sampdoria (6 dicembre) da parte blucerchiata i fischi e

27/9/92 Atalanta-Cagliari Striscioni in curva Nord per denunciare il comportamento tenuto dalla celere a San Siro la settimana precedente

4/10/92 - Inter-Atalanta - Dopo gli incidenti nella partita con il Milan, a San Siro i controlli per i bergamaschi sono rigidissimi

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21/3/93 Atalanta-Lazio La tensione con la celere è altissima; dopo gli incidenti con l’Inter, la Nord manifesta (pacificamente) contro la polizia sul piazzale della Sud

28/2/93 Cagliari-Atalanta Sono oltre 100 gli atalantini sugli spalti dello stadio Sant’Elia

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gli insulti verso i tifosi e i giocatori (in particolare Maurizio Ganz) nerazzurri sono davvero tanti a dimostrazione che il vecchio gemellaggio è ormai un ricordo. Da qualche tempo la tensione nei derby con i bresciani ha continuato a salire di anno in anno; nella partita (13 dicembre) in cui si ricorda il patron Achille Bortolotti, scomparso pochi giorni prima, la profonda rivalità tra le due tifoserie sfocia in una serie di cariche della polizia sia all’interno dello stadio, contro i bresciani perché durante il minuto di silenzio lanciano torce e oggetti verso i bergamaschi seduti in curva Sud, che all’esterno per fermare gli ultrà neroblu. La squadra viaggia a gonfie vele. A fine andata, addirittura, è sola al terzo posto, dietro le due milanesi, e questo alimenta l’entusiasmo nella tifoseria, anche se la tensione con le forze dell’ordine, già alta dopo i fatti di San Siro, raggiunge livelli di guardia a seguito della morte di Celestino Colombi nel dopopartita con la Roma in casa (vedi pagine seguenti). La splendida vittoria interna con la Juve (7 febbraio), davanti a trentamila spettatori, fa risuonare al Comunale, dopo la delusione per la Uefa sfiorata nel campionato precedente, il coro “Atalanta portaci in Europa”. Se tra le mura amiche la squadra di Lippi miete punti a raffica, fuori casa, invece, la figuracce non mancano, come ad esempio a Cagliari (28 feb-

braio), quando la Dea rimedia una secca sconfitta per 2 a 1. Ovvia la delusione per il centinaio di bergamaschi al seguito, a cui rivolge le proprie scuse Antonio Percassi: «Mi dispiace soprattutto per i nostri tifosi venuti fino qui - dichiarava il presidente nel dopopartita ai giornalisti - non meritavano di vedere un’Atalanta così brutta». Si diceva della forte tensione con la polizia, tensione che esplode, violenta, dopo la partita interna con l’Inter (7 marzo). Quando ormai i tifosi interisti se ne erano già andati, all’altezza del chiosco-bar sul piazzale della gradinata, abituale ritrovo del dopopartita per molti ultrà della Nord, la polizia interviene in modo deciso in risposta ad alcuni cori (nella versione ufficiale si parla invece di una sassaiola). Sul piazzale ci sono circa duecento atalantini che, dopo le prime manganellate, reagiscono mettendo in fuga gli agenti e assalendo anche un pulmino della polizia che quasi viene rovesciato. La situazione viene arginata, poi, con un fitto lancio di lacrimogeni. Come scriveva L’Eco «appare verosimile che gli incidenti scoppiati nel dopopartita siano lo strascico di quanto avvenuto il 10 gennaio al termine dell’incontro con la Roma, allorché un invalido, Celestino Colombi, morì per la paura proprio durante una carica della polizia. In sostanza gli ultrà ritennero che i celerini fossero stati in qualche modo responsabili dell’accaduto, facendo uso più del necessario dei manganelli. Può darsi, quindi, che gli incidenti con l’Inter, inspiegabili in base all’andamento dell’incontro e visto anche il comportamento dentro lo stadio di entrambe le tifoserie, siano motivati da quell’antefatto». Il 21 marzo arriva al Comunale la Lazio, precedu-


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7/3/93 Atalanta-Inter La celere carica duramente un gruppo di ultrĂ atalantini che se ne stanno tranquillamente al bar

7/3/93 Atalanta-Inter La fuga dei celerini

7/3/93 - Atalanta-Inter La reazione degli atalantini è decisa e gli agenti sono costretti ad arretrare velocemente

7/3/93 - Atalanta-Inter Una camionetta della polizia viene assalita dai tifosi inferociti

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6/6/93 Ancona-Atalanta Ultima di campionato: la delusione per aver perso la Uefa per un solo punto colpisce la tifoseria; sono solo un centinaio gli atalantini al seguito

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ta alla vigilia da alcune dichiarazioni su alcuni quotidiani nazionali del suo bomber, il bergamasco Beppe Signori. «A Bergamo mi vogliono bene in pochi - aveva dichiarato l’attaccante di Villa di Serio - ho qualche amico, ma coloro a cui sono antipatico sono davvero tantissimi: una situazione che non capisco, è perfino imbarazzante essere odiati nella propria terra», quindi aveva aggiunto un poco simpatico «odio la nebbia» e l’accusa, tra le righe, ai suoi conterranei di essere razzisti. In sostanza: a Bergamo sono razzisti e c’è solo la nebbia. Le esternazioni di Signori non vengono certo prese bene dai sostenitori atalantini: «Per certe sue dichiarazioni - riportavano le cronache della gara impietosamente quelli della Nord lo hanno accolto al grido “sei un terrone!”; lo hanno poi a lungo fischiato (e non solo quelli della Nord) ad ogni tocco di palla, poi insultato, soprattutto quando è andato a tirare i calci d’angolo sotto la Nord e prima di calciare il rigore, quindi lo hanno atteso fuori dagli spogliatoi per un’ulteriore razione di invettive». Anche negli anni seguenti il goleador di Villa di Serio sarà sempre sommerso di fischi ogni qualvolta affronterà l’Atalanta, sia in casa che in trasferta. Tornando ai difficili rapporti con la questura, nel dopopartita con la Lazio va in scena, sul piazzale della Sud, anche un sit-in di protesta dei tifosi atalantini contro il persistente abuso da parte dei celerini, come accaduto quindici giorni prima con l’Inter. Intanto i rapporti tra la società e l’allenatore si irrigidiscono a tal punto che alla vigilia della partita con il Pescara (10 aprile) Lippi annuncia che a fine stagione lascerà Bergamo, toccato dalla scarsa fiducia di cui gode da parte del presidente Percassi dopo una serie di quattro pareggi e tre sconfitte.

La tifoseria però non prende le parti né dell’uno né dell’altro; solo uno striscione, nella parte alta della Nord (“Lippi resta con noi”) invita l’allenatore a non lasciare la panchina nerazzurra. I fischi e gli insulti ricevuti all’andata a Marassi dai tifosi doriani non erano stati molto graditi e al ritorno (25 aprile) ne fa le spese un pullman di supporters blucerchiati preso a sassate mentre, prima della partita, percorre viale Giulio Cesare. I violentissimi scontri al Rigamonti di Brescia (vedi pagine seguenti), comportano la squalifica per due turni del campo e ancora una volta la sede prescelta (o meglio, disponibile) è Bologna; nella partita con il Genoa (30 maggio) come nel 1981, si decidono le sorti per entrambe le squadre: una vittoria nerazzurra aprirebbe all’Atalanta le porte dell’Europa, mentre per i rossoblu si spalancherebbe il baratro della B. Ecco perché la società mette a disposizione degli abbonati, attraverso il club Amici, dei pullman e un treno speciale gratis. Al Dall’Ara si presentano così circa ottomila bergamaschi a bordo, oltre che di centinaia di auto e del treno speciale, di una cinquantina di corriere. «Gli atalantini hanno occupato la curva Nord - scriveva L’Eco - di fronte i liguri (non più di tremila). Tifo corretto sugli spalti per novanta minuti. Ammirevole l’incitamento dei tifosi nerazzurri, ma ad esultare alla fine sono i sostenitori rossoblu». Nell’ultima di campionato, ad Ancona (6 giugno), Ganz e compagni superano gli ormai già retrocessi biancorossi, raggiungono quota 36 punti consentendo così al presidente Percassi di vincere la sua scommessa, ma per un solo punto perdono l’Uefa a vantaggio del Cagliari.


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24/1/93 - Atalanta-Ancona - In curva Nord vengono esposti striscioni fortemente polemici sulla morte di Celestino Colombi

“10/1/93 Noi non dimentichiamo”

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l 10 gennaio 93 è una data che è tristemente ricordata da tutti gli ultrà atalantini: nel dopo partita di Atalanta-Roma, sul piazzale della gradinata muore, colpito da un infarto durante una carica della celere, un invalido quarantunenne di Nembro, Celestino Colombi, che casualmente si trova di passaggio nella zona dello stadio. Fatale la paura nel vedersi piombare addosso un plotone di poliziotti, manganelli alla mano: troppo per uno già provato fisicamente. Come al solito la sfida con i giallorossi è ad alto rischio di incidenti e di fatti nel dopogara scoppiano i tafferugli. Prima, al loro arrivo alle 9,30, i 250 romanisti al seguito erano stati trattenuti a Treviglio, quindi, in tarda mattinata trasferiti con dei pullman al Comunale. Tornando agli incidenti, i responsabili, secondo la questura, sarebbero ultras «non appartenenti ai gruppi organizzati della Nord». Una presa di posizione della polizia sorprendente, motivata, probabilmente, dalla discesa in campo, a favore della tifoseria, della società («I tifosi bergamaschi purtroppo hanno una reputazione poco lusinghiera - dichiarava Mimmo Gentile, direttore generale dell’Atalanta - ma questa volta non c’entrano affatto, ci sentiamo in dovere di schierarci dalla loro parte»). La voce dei gruppi della Nord non si fa attendere e già in serata una dozzina di esponenti della Nord si reca in questura per denunciare il comportamento della celere di Padova: «Stavamo bevendo birra al nostro punto di ritrovo (il chioscobar del “Gianni Fò”) - affermavano ai giornalisti uscendo dagli uffici della polizia - l’Atalanta aveva

vinto e i romanisti se ne erano già andati. Non facevamo nulla di male, ma la celere, come è successo altre volte, voleva che ce ne andassimo. Poi ci ha manganellato duramente». La polemica, nei giorni seguenti, si accende ulteriormente; gli ultrà diffondono un volantino in cui si denuncia «un vero abuso di potere sicuramente premeditato e ben riuscito», avvertendo «che tutto era annunciato, noi lo avevamo gridato con forza, era nell’aria. È con rabbia che annunciamo tutto questo. È morto un uomo, che poi hanno ucciso altre cento volte, sputtanando la sua vita, il suo passato e cercando di coprire i responsabili: la polizia per poi promettere che la stampa, la polizia, possono mentire, ma noi la verità la conosciamo bene e niente ci fermerà! Vogliamo giustizia!». Pesante la replica dei sindacati di polizia Siulp e Sap: «La nostra voce - scrivevano in un comunicato stampa - deve zittire i millantatori e i parolai che stanno imperversando, annidati nelle varie curve e curvette, forti e sicuri delle dichiarazioni agghiaccianti e faziose del direttore generale Gentile, che a più riprese ha difeso i “nostri tifosi” estraniandoli con quattro parole da quanto accaduto. Evidentemente il signor Gentile non ha cognizione dei numerosi feriti tra le forze dell’ordine». Ancora più duro il commento sui tifosi nerazzurri definiti «delinquenti, pavidi e piagnucolosi negli uffi-

17/1/93 In quasi tutti gli stadi d’Italia viene esposto lo striscione “10/1/93 la morte è uguale per tutti”; ecco il comunicato circolato, via fax, tra le varie tifoserie

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9/1/94 - Atalanta-Torino - Ad ogni anniversario della morte di Celestino Colombi in curva Nord verrà esposto lo striscione “10/1/93 noi non dimentichiamo”

ci di polizia, guerrieri e rivoluzionari nei loro covi», ma anche sui dirigenti della questura di Bergamo, rei, secondo i sindacati, «di non aver preso una posizione per i fatti accaduti dopo la partita per non urtare la suscettibilità sia della tifoseria che della società atalantina e che produce solo mortificazione tra i poliziotti esponendoli a venti di guerriglia». La domenica seguente, grazie ad un efficacissimo passaparola, in tantissimi stadi d’Italia va in scena, per la prima volta, una protesta congiunta da parte dei gruppi ultrà: dalla Nord di Roma (da cui è partita l’iniziativa), a Firenze, dai milanisti ai bresciani, passando per romanisti, genoani solo per citare qualche tifoseria, ovunque le curve si spogliano dei propri colori, lasciando spazio ad un unico striscione, “La morte è uguale per tutti”, per denunciare il silenzio e l’impunibilità di cui godo-

9/1/94 - Atalanta-Torino - Un altro striscione di denuncia in occasione del primo anniversario dei tragici fatti del 10/1/93

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no le forze dell’ordine quando sono responsabili di gravi atti come la morte di Colombi o quella, qualche anno prima, di Stefano Furlan a Trieste. Un comunicato fa il giro, via fax, delle varie tifoserie: «Il calcio industria - scrivevano “i tifosi organizzati” aderenti all’iniziativa - non può morire; troppe persone “importanti” siedono al suo banchetto, bisogna difenderlo dai “teppisti”… Per questo si mobilitano eserciti che ogni domenica abusano senza ormai più controllo. Ma se il morto l’avessero fatto i tifosi? Prime pagine piene, magari per coprire tangentopoli, colpevoli trovati in un batter d’occhio (veri o presunti, importa poco), scandali e tavole rotonde all’insegna del moralismo. Per questo oggi togliamo i nostri striscioni, al di là delle rivalità che vi hanno fatto sempre parlare». Questa vicenda, però, a Bergamo, anziché unire la curva, la divide ulteriormente: i Kaos, infatti, nella trasferta di Genova con la Sampdoria, proprio quando in tutta Italia vengono “ammainati” gli striscioni dei vari gruppi, espongono normalmente il proprio, non condividendo l’iniziativa delle Bna. A parte l’episodio di Marassi, lo striscione “10/1/93 noi non dimentichiamo”, diventerà un simbolo contro ogni tipo di abuso e verrà esposto per tutto il campionato, oltre che in occasione degli anniversari a seguire di questo tragico avvenimento.


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9/5/93 Brescia-Atalanta Due tifosi bresciani, in campo per premiare Ganz, mischiandosi in mezzo al personale di servizio, strappano lo striscione delle Brigate

Il derby più infuocato

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l 9 maggio va in onda una delle partite più violente nei trent’anni di storia ultrà atalantina. È la tredicesima giornata di ritorno e l’Atalanta va a Brescia per un derby che entrambe le tifoserie da qualche anno lo hanno fatto diventare sempre più infuocato. I gruppi della Nord, approfittando del clima primaverile, decidono di affrontare la trasferta nuovamente su due ruote: sono oltre cinquecento le moto e i motorini che, formando un lunghissimo serpentone, attraversano l’Oglio, venendo accolte, già a Coccaglio, da una sassaiola che però non provoca alcun danno. All’arrivo a Brescia la polizia, a differenza della volta precedente, blocca il corteo nel piazzale del mercato ortofrutticolo, trasportando, poi, gli ottocento ultrà neroblu allo stadio con dei bus navetta. Sia al controllo al parcheggio, che all’arrivo al Rigamonti la tensione con le forze dell’ordine è palpabile, ed infatti

esplode poco dopo, all’interno dello stadio. Ad innescare la miccia è il furto dello striscione delle Brigate, attaccato in campo, da parte di un paio di ultrà bresciani che erano entrati poco prima sul terreno di gioco per premiare l’ex Maurizio Ganz. I due, senza dare nell’occhio, mischiandosi tra fotografi e personale di servizio, con un blitz strappano lo striscione delle Bna e raggiungono di corsa la curva Nord. Dopo un attimo di comprensibile sbandamento, in curva Sud scoppiano i primi tafferugli con la celere che cerca di bloccare un tentativo di invasione in massa da parte dei bergamaschi. Gli scontri con i poliziotti vanno avanti a più riprese

9/5/93 Brescia-Atalanta Circa 800 ultrà bergamaschi raggiungono Brescia con moto e motorini

per buona parte del primo tempo. Poi, nell’intervallo, ecco la “vendetta”: alcuni ultrà nerazzurri scavalcano la recinzione e quattro di questi si fiondano verso la Nord strappando due striscioni (un bandierone rumeno e uno stendardo biancoblu) attaccati a ridosso della curva. Con il “bottino” in mano i bergamaschi rientrano nella propria trincea inseguiti da una decina di bresciani che, nel

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9/5/93 Brescia-Atalanta La reazione dei supporters atalantini è immediata e durissima: la celere fatica a lungo per arginare il tentativo di invasione di campo

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frattempo avevano anch’essi scavalcato la recinzione per difendersi dal blitz orobico. È a questo punto che, all’altezza del centrocampo, sulla pista di atletica, avviene il contatto tra bergamaschi e bresciani. Volano botte da orbi: un giovane atalantino resta a terra e subito viene colpito a calci da ben sei ultrà biancoblu, il tutto sotto gli occhi esterrefatti di migliaia di spettatori. Dalla curva orobica entrano in campo un’altra ventina di supporters che però vengono bloccati dalla polizia che a fatica riporta l’ordine sul terreno di gioco. Cosa che, invece, non avviene nella curva bergamasca dove, anche nel secondo tempo, continuano gli scontri con la celere e il lancio di oggetti in campo. Verso la fine dell’incontro la polizia interviene duramente sparando una serie di lacrimogeni in mezzo agli spalti occupati dai tifosi bergamaschi: la curva si svuota pericolosamente, la gente si accalca verso le uscite, con il respiro affannato intriso dell’acre fumo dei lacrimogeni. Gli scontri, poi, continuano all’esterno con varie cariche delle forze dell’ordine sia contro i tifosi locali che gli atalantini. Per dare un’idea di quanto accaduto, bastano le parole, riportate dai giornali, di un funzionario della questura bresciana: «Abbiamo avuto paura della ferocia dimostrata dagli ultras bergamaschi». Il bilancio della giornata registra venti

feriti (dieci atalantini, tre bresciani, sette agenti), altri cinquanta contusi, cinque arrestati (quattro bergamaschi) e sette fermati (tre i nerazzurri). All’indomani su Bergamo e sui tifosi nerazzurri si scatena una pioggia di critiche, condanne e censure e il presidente Percassi minaccia di dimettersi. Il Comunale viene squalificato per due turni, mentre il Rigamonti per uno solo, ed anche le condanne e le diffide per numerosi sostenitori neroblu sono molto pesanti. A completare il quadro, nei giorni seguenti decine di ragazzi che avevano seguito la Dea a Brescia a bordo di una moto targata (gli scooter non hanno ancora la targa) si

vedranno recapitare a casa una pesante multa per guida senza casco, in molti casi senza alcun fondamento, inoltre al proprietario del furgone utilizzato come “servizio scopa” per recuperare i mezzi rimasti in panne, oltre ad una sanzione di 600 mila lire per trasporto di persone sul cassone, verrà sequestrato il camion per tre mesi.


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9/5/93 - Brescia-Atalanta Durante l’intervallo alcuni ultrà atalantini riescono ad entrare in campo e si fiondano verso la curva bresciani

9/5/93 - Brescia-Atalanta Per uno striscione rubato dai bresciani, sono due quelli fregati dai bergamaschi

9/5/93 - Brescia-Atalanta - Entrano in campo alcuni ultrĂ biancoblu che si avventano, in sei contro un bergamasco rimasto a terra

9/5/93 - Brescia-Atalanta - Gli scontri tra atalantini e poliziotti continuano anche nel secondo tempo, fino a quando non vengono sparati dei lacrimogeni in mezzo alla folla che provocano la fuga dagli spalti

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9/5/93 Brescia-Atalanta Ancora un’immagine dei violentissimi scontri con i celerini

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Il furto di notte

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l furto dello striscione da parte dei bresciani spiega il Bocia - ha evidenziato il momento critico che le Bna stavano vivendo già da qualche anno. Mancavano personaggi di spessore, la vecchia guardia aveva mollato e il ricambio generazionale era minimo. Insomma, mancava l’esperienza; ad esempio, al Rigamonti fu commesso un errore gravissimo, quando fu attaccato lo striscione delle Brigate non al centro della curva, ma sul campo e a ridosso del corner. Una cazzata colossale». In curva Nord più d’uno avanza l’idea di sciogliere il gruppo, mentre altri sostengono che per una decisione così importante dovevano essere coinvolti anche coloro che le Bna le avevano fondate e le avevano portate avanti negli anni ’80. A questo punto, ancor più che in occasione del fatto dell’e-

stintore, nelle Brigate avviene un energico ricambio generazionale nei suoi vertici. Le redini del gruppo passano alle nuove leve, in particolare il Bocia, Rudy Cadei, Ivan, Caio, Michelone, Cento, Cristian, Gigi de San Pòl. «Dopo Brescia - spiega ancora il Bocia - la trasferta successiva era Roma. Presentarci all’Olimpico dopo la bastonata del Rigamonti non fu certo facile; nonostante la situazione davvero critica tra le diffide in corso, gli arresti di Brescia e il morale a terra, riuscimmo a tirar su quindici persone, quindi noleggiammo due camper. I Wka, invece, avevano un pullman». Con la ripresa del campionato, grazie anche all’intervento di alcuni vecchi, come l’Oliviero, la nuova guardia getta le basi per rifondare il gruppo rilanciandolo. Un’impresa ardua, visto anche lo scarso entusiasmo per l’andamento della squadra coinciso a fine stagione, con una retrocessione. Tra le iniziative che i giovani mettono in cantiere


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11/12/95 Atalanta-Cesena Ai gemellati dei bresciani viene mostrato lo striscione dei Warriors, uno di quelli trafugati allo stadio Rigamonti

c’è anche la vendetta contro i bresciani per lo striscione rubato. «L’azione forte, diretta - spiega il Bocia - in quel periodo non eravamo in grado di farla. Non potevamo essere solo noi nuove leve ad affrontare una simile situazione; un eventuale raid a Brescia, ad esempio nel bar degli ultrà biancazzurri, doveva essere supportato da tutti, anche dalla vecchia guardia. Numericamente non c’eravamo ancora e, ovviamente, questa era un’azione che spettava esclusivamente alle Bna e a nessun altro». Per diverso tempo, comunque, un gruppetto delle Brigate si dà un gran da fare. «Siamo stati diverse volte in sopralluogo a Brescia - afferma un protagonista di allora -, al loro bar, in curva Nord, abbiamo visto dove abitavano i capi, li avevamo perfino seguiti al rientro dalle trasferte per vedere chi teneva gli striscioni, poi avevamo soprasseduto per rispetto verso il codice ultras. Allora, verso novembre, puntammo allo sgabuzzino degli ultras all’interno dello stadio Rigamonti. Dopo l’ennesimo sopralluogo, quando ci eravamo decisi, ci bloccò la presenza fissa di un volante della polizia proprio a due passi dalla Nord. Solo dopo venimmo a sapere che era la scorta dell’allora segretario del Ppi Mino Martinazzoli, che abitava proprio a Mompiano. Fummo quindi costretti a rinviare il tutto. Quando poi, in primavera, eravamo pronti a riprovarci, con sorpresa venimmo a sapere che qualcuno ci aveva preceduti e aveva trafugato alcuni striscioni dal magazzino dei supporters biancoblu. Ci avevano anticipati, ma a Bergamo nessuno sapeva niente». Per mesi, gli insospettabili autori del raid non fan-

no trapelare niente, anche perché si diceva che gli ultrà bresciani avessero presentato una denuncia per furto contro ignoti. Solo a dicembre, in occasione della partita al Comunale con il Cesena, quando appare in curva lo striscione dei Warriors Brescia si scopre che gli stendardi biancoblu erano finiti in mano bergamasca. «All’inizio di aprile ‘94 - ricorda uno degli autori del blitz - facemmo questa incursione senza neanche pensarci troppo; eravamo in quattro, tra cui una ragazza con cui il palo doveva far finta di essersi imboscato proprio davanti ai cancelli della Nord del Rigamonti. Ci mettemmo oltre un’ora, intorno alle tre di notte, e armati di un piede di porco forzammo la porta del ripostiglio, quindi portammo via lo striscione dei Warriors e quello della Vecchia Guardia. Prendemmo anche quello plastificato del Commando Ultrà Curva Nord, ma era troppo pesante e non riuscimmo a lanciarlo al di là della recinzione. Nessuno sapeva niente prima e nessuno seppe qualcosa dopo. Finchè non tirammo fuori il primo striscione, a dicembre, per mostrarlo ai loro gemellati cesenati. Il secondo, Vecchia Guardia, lo sbattemmo in faccia direttamente ai bresciani nel 1997 in occasione del derby al Comunale».

5/10/97 Atalanta-Brescia Lo striscione bresciano della Vecchia Guardia esposto in curva Nord

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CAMPIONATO 1993/94 Una retrocessione indegna; a Percassi subentra Ruggeri

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ome anticipato alla fine della stagione precedente, l’Atalanta decide di girare pagina e di votarsi al gioco a zona di Guidolin. Molti i movimenti che animano il calcio mercato nerazzurro: partono Sergio Porrini (pagato dalla Juve ben undici miliardi delle vecchie lire!), Stefano De Agostini, Roberto Bordin, Luigino Pasciullo e il deludente colombiano Ivan Valenciano. Approdano invece Cristiano ScaR I S U LTAT I A R polo, ma soprattutto dal MarsiATALANTA CAGLIARI 5-2 1-1 glia l’atteso Franck Sauzèe e TORINO ATALANTA 2-1 2-2 rientra alla base anche Pierluigi ATALANTA REGGIANA 2-1 0-3 Orlandini. L’Atalanta esordisce MILAN ATALANTA 2-0 1-0 con la vittoria contro il Cagliari ATALANTA CREMONESE 0-0 0-2 ROMA ATALANTA 2-1 1-1 per 5-2, ma ad una sola settimaATALANTA SAMPDORIA 1-4 1-3 na di distanza viene sconfitta JUVENTUS ATALANTA 2-1 3-1 dal Torino (2-1) quindi conquiATALANTA FOGGIA 1-1 1-1 sta la vittoria con la Reggiana 2LECCE ATALANTA 5-1 4-3 1. Dopo questo promettente ATALANTA PIACENZA 0-0 0-4 avvio, seguono solo sconfitte ATALANTA PARMA 0-2 1-2 UDINESE ATALANTA 0-0 1-1 (Milan 2-0, Roma 2-1, SampdoATALANTA LAZIO 1-1 1-3 ria in casa 1-4, Juve 2-1) e paregNAPOLI LAZIO 4-0 1-1 gi (Cremonese 1-1 e Foggia 1-1), ATALANTA GENOA 2-1 1-2 che pregiudicano pesantemente INTER ATALANTA 1-2 1-2 la classifica. Alla decima giornata è già scontro salvezza con il Lecce. I pugliesi navigano in acque ancora più agitate di quelle nerazzurre: dopo nove partite infatti i salentini hanno conquistato solo due punti. Ma i tifosi che hanno seguito la Dea in trasferta a fine partita pensano tutti di aver vissuto per 90 minuti in un incubo: l’Atalanta perde per 5-1 (Montero si fa anche espellere). L’esonero di Guidolin per Percassi diventa ormai

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una decisione inevitabile. La squadra viene affidata a Cesare Prandelli, “prelevato” dalle giovanili, ma è senza il patentino per allenare in A, quindi gli viene affiancato Andrea Valdinoci. Ma i cambiamenti in casa nerazzurra non finiscono qui: a causa di problemi con i vertici della società, Alemao viene messo fuori rosa, Bigliardi è ceduto in prestito al Palermo, mentre il diciottenne Alessio Tacchinardi viene inserito in prima squadra. Contro il Piacenza purtroppo il risultato non si schioda dallo 0-0. Arrivano poi rincalzi dal mercato: Boselli rientra dal Ravenna, Assennato dal Palermo, Ambrosio dal Pisa; Sgrò, Poggi, De Paola e Saurini vengono acquistati dalle rispettive squadre di appartenenza (Fiorenzuola, Venezia e Lazio). Le batoste per i nerazzurri sono ancora in agguato, come in casa con il Parma (0-2) e a Napoli (4-0) e solo alla tredicesima giornata arriva il primo punto esterno grazie al pareggio a Udine, a cui fa seguito l’ennesimo in casa (1-1 con la Lazio). Sauzèe si ferma per la pubalgia e rientra Alemao. La fortuna sembra finalmente riprendere sotto braccio i nerazzurri. Nelle quattro partite successive l’Atalanta riesce a conquistare sei punti: vittorie sul Genoa (2-1) e quella memorabile di San Siro contro l’Inter (1-2, gol di Magoni e Orlandini) e due pareggi consecutivi, a Cagliari (1-1) e con il Torino (2-2). La partita successiva contro la Reggiana costituisce quindi l’occasione ideale per consolidare quanto costruito nell’ultimo mese di lavoro e dare nuove e più consistenti speranze ai tifosi per


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le sorti della squadra. E invece no, gli emiliani schiacciano clamorosamente i nerazzurri infliggendo loro tre gol. La serie nera continua con la partite. Il bilancio del primo giocatore francese sconfitta interna con il Milan (0-1), quella ester- nella storia dell’Atalanta (annunciato al suo arrina a Cremona (2-0), parentesi con il pareggio al vo come il salvatore della patria) è molto deluComunale con la Roma (1-1), e ancora altra dente: un solo gol segnato in 16 partite giocate e bastonata interna la Sampdoria (3-1). Finché si purtroppo anche la responsabilità di aver siglaarriva al cambio ai vertici della società. to… un’autorete. Nelle ultime partite in squadra Poco dopo la metà di febbraio il presidente Anto- trovano invece spazio giovani come Domenico nio Percassi cede la sua quota a Miro Radici il Morfeo (realizza tre gol) e Thomas Locatelli. L’Aquale la gira a Ivan Ruggeri, già talanta retrocede in modo indegno. vicepresidente nella gestione BorUn’annata tragica segnata da errori, CLASSIFICA tolotti. Il neo numero uno nerazincomprensioni e anche dall’accanirsi MILAN 50 zurro cerca di mettere toppe là della sfortuna. I giocatori si prendono JUVENTUS 47 dove riesce. Nella società torna a spazi e libertà eccessive, arrivando SAMPDORIA 44 collaborare Giacomo Randazzo in persino a contestare le scelte del tecniLAZIO 44 PARMA 41 qualità direttore generale. La Juve co. Rimane l’amarezza di spiacevoli NAPOLI 36 piega i bergamaschi per 3-1, e subiepisodi come quello dell’abbandono ROMA 35 to dopo a Foggia (1-1) arriva il gradel campo d’allenamento da parte di TORINO 34 ve infortunio di Ganz (rottura del Montero dopo aver subito un richiaFOGGIA 33 CREMONESE 32 legamento crociato anteriore del mo da Prandelli alla vigilia della parGENOA 32 ginocchio destro). tita contro la Roma. CAGLIARI 32 L’attaccante nerazzurro rimarrà Ma i problemi hanno interessato INTER 31 lontano dai campi di gioco per ben anche il rapporto tra gli stessi giocatoREGGIANA 31 PIACENZA 30 dieci mesi, costretto anche a partiri, alcuni dei quali pare addirittura UDINESE 28 re alla volta del Colorado al fine di siano arrivati quasi alle mani. Uno ATALANTA 21 sottoporsi ad un delicato intervenspogliatoio già irrimediabilmente LECCE 11 to chirurgico. lacerato, in cui poco avrebbe potuto Da questo momento in poi i nerazzurri rimedia- fare Prandelli per ricucire strappi già troppo prono cinque sconfitte, due pareggi ed una sola vit- fondi al suo arrivo. toria (nell’ultima partita di campionato contro Un’annata strana, segnata anche dal primo silenl’Inter). Franck Sauzèe se ne torna a Marsiglia zio stampa della storia nerazzurra, arrivato dopo quando al campionato mancano ancora sette la sconfitta per 0-2 contro la Cremonese.

Debutta in prima squadra un altro grande talento del vivaio, Domenico Morfeo

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29/8/93 Atalanta-Cagliari La stagione inizia in campo neutro a Bologna per la squalifica del Comunale dopo gli incidenti di Brescia

Una contestazione durata 27 giornate!

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l nuovo campionato non poteva partire meglio: dopo un’esaltante serie di vittorie estive contro squadre prestigiose quali il Celtic Glasgow, il Nottingam Forest e il Marsiglia nel Trofeo Bortolotti, la prima giornata (29 agosto) regala agli ottomila bergamaschi accorsi sul neutro di Bologna, per via della squalifica del campo per gli incidenti di Brescia dello scorso mese di maggio, un perentorio 5 a 2 al Cagliari. Una vittoria che si dimostra ben presto un fuoco di paglia tanto che, già alla settima giornata (3 ottobre 93), dopo la sonora sconfitta interna con la Sampdoria per 4-1, cominciano i

31/10/93 - Lecce-Atalanta - Una settantina di bergamaschi segue la Dea fino a Lecce; tra gli ultrà è presente anche il presidente Percassi (nella foto lo si nota seduto in basso a sinistra)

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primi mugugni di una stagione che sarà caratterizzata da una lunghissima contestazione da parte della Nord. Va ancora peggio un mese dopo, a Lecce (31ottobre), dove i settanta temerari bergamaschi presenti allo stadio di via del Mare sono testimoni del tracollo della squadra di Guidolin, che perde per 5 a 1. Insieme a loro, nel settore ospiti, assiste alla disfatta, almeno fino al terzo gol, il presidente Percassi che all’indomani, oltre ad esonerare Guidolin, sostituito dal tandem Prandelli-Valdinoci, ha parole di scuse verso i tifosi: «Chiedo loro scusa, è il minimo - dichiarava il presidente - mi dispiace sono in debito con loro». La settimana seguente la Dea è di scena al Comunale contro il Piacenza e la Nord difende Guidolin e attacca i giocatori, in particolare Montero, fischiatissimo; inequivocabili gli striscioni esposti in curva (si va da un moderato “Guidolin grazie lo stesso” a quelli più incazzati come “Guidolin, hai pagato per quattro codardi” oppure “Vergogna, Guidolin non lo meritate”), ma ancor più esplicito è l’assedio fuori dagli spogliatoi che obbliga la squadra a restare all’interno dello stadio per circa due ore, quando per liberare la zona interviene la celere con i lacrimogeni Per far capire meglio il clima di esasperazione che si respira tra la tifoseria nerazzurra, basta vedere quanto accade agli ottavi di Coppa Italia, mercoledì 30 novembre, quando a Bergamo arriva il Torino. Al Comunale non ci sono neanche tremila spettatori, ma questo non impedisce agli ultrà atalantini di dare vita ad una nuova, dura contestazione; Ganz e compagni chiudono il primo tempo sotto già per 3 a 0, quindi, nella ripresa, dalla curva per due volte vengono lanciate numerose torce


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7/11/93 Atalanta-Piacenza La Nord difende Guidolin e attacca i giocatori

che fanno sospendere per alcuni minuti la partita ed inoltre viene sfondato un cristallo della recinzione del campo. Nel dopo partita, all’esterno, la rabbia degli atalantini si scatena sulle forze dell’ordine fatte oggetto di varie sassaiole. Il bilancio finale è di sette agenti e tre ultrà contusi. Non passano che quattro giorni, che tra squadra e pubblico pare possa tornare il sereno; l’Atalanta, con una prestazione finalmente grintosa supera al Comunale la Lazio, grazie anche al sostegno caloroso della Nord, aspetto rimarcato anche sia da Valdinoci («I tifosi sono stati eccezionali; hanno capito il momento particolare che stavamo attraversando, dopo il gol laziale ci hanno spronato verso il pareggio. Il nostro ringraziamento è totale ed alla fine vedere tutto lo stadio applaudirci ci ha fatto enormemente piacere») che da Percassi che, nonostante uno striscione l’avesse invitato ad andarsene, definisce il comportamento della tifoseria «fantastico nel sostenere i nerazzurri». Tifosi che, ovviamente, non hanno risparmiato un trattamento speciale al laziale, di Villa di Serio, Beppe Signori; per lui fischi a tonnellate e, come riporta L’Eco, «un boato, d’approvazione, dalla curva Nord quando Minando lo ha falciato all’inizio del match». Ma la “pace” nell’ambiente atalantino, purtroppo dura molto poco; il 20 dicembre al Comunale basta che il Genoa passi in vantaggio dopo soli 10 minuti di gara per scatenare le proteste dei tifosi della Nord che iniziano così a lanciare oggetti di ogni tipo sul terreno di gioco (rimangono feriti tre poliziotti in servizio a bordo campo) e a infrangere, ancora, un vetro della recinzione. Un’altra tregua nella contestazione si registra il 2 gennaio, in occasione della sbalorditiva vittoria a

San Siro contro l’Inter che i Ganz e compagni festeggiano tutti insieme lanciando le maglie ai duemila bergamaschi giunti a Milano. Se la partita a Cagliari in posticipo serale (9 gennaio) va ricordata come il debutto dell’Atalanta nell’infausto sistema delle pay-tv e del “calcio spezzatino”, e quella, in casa, con il Toro (16 gennaio) per la solita sassaiola nel dopogara sul piazzale della Sud, la gara con il Milan (30 gennaio) registra ancora una volta l’uso di coltelli da parte degli ultrà rossoneri. Un ventenne di Palosco, infatti,

viene ferito al torace da una coltellata, mentre il corteo dei settecento milanisti a più riprese è fatto oggetto di sassaiole da parte dei bergamaschi. La classifica intanto continua ad essere sempre più critica e la contestazione non accenna a placarsi. A Cremona (6 febbraio) gli atalantini al seguito invocano la squadra Primavera e se la prendono con Percassi; la settimana seguente al Comunale, ospite la Roma, in Nord salta nuovamente un vetro della recinzione gravemente danneggiato utilizzando un tombino di ferro divelto dal selciato della curva. Con la Juve (27 febbraio) ancora un fitto lancio di

4/12/93 Atalanta-Lazio La Nord contesta il presidente Percassi

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2/4/94 Atalanta-Udinese È il giorno della matematica retrocessione: la Nord è in sciopero, il settore delle Bna vuoto.

1/5/94 Atalanta-Inter Ultima di campionato e ultimo striscione di contestazione

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oggetti in campo iniziato subito dopo il pareggio dei bianconeri e proseguito anche all’esterno nel dopopartita; con il Lecce (14 marzo) dopo l’ennesima sconfitta, un gruppo di supporters nerazzurri prende a bottigliate il pullman della squadra all’uscita degli spogliatoi. A Piacenza (20 marzo) per il pesante 4-0 subito, Valdinoci si sfoga: «L’unica cosa che sono venuto a fare in sala stampa - dichiarava l’allenatore al termine della partita - sono le scuse ai nostri tifosi; a quei pochi che, nonostante tutto, hanno avuto fiducia in noi e ci hanno seguiti, chiedo sinceramente scusa. Meriterebbero più rispetto, ma anche oggi non abbiamo saputo darglielo; la nostra è stata una prestazione indegna, vergognosa». A Parma, nell’anticipo del venerdì sera (25 marzo), ai pochi fedelissimi al seguito non resta che l’ironia ed espongono lo striscione polemico “Forza ragazzi, fateci ridere”, mentre in casa con l’Udinese (2 aprile) la matematica retrocessione viene “salutata” con uno sciopero del tifo, il settore delle Bna vuoto, e la Nord, in silenzio, “addobbata” di striscioni di protesta come “Noi soffriamo e spendiamo, voi guadagnate e ve ne fregate”, “Vergogna”, “Torneremo grandi ma senza di voi”, “Buona Pasqua, Bastardi”, “Noi una partita, voi un campionato: assenti”. Emblematico il volantino distribuito dalle Brigate per invitare tutti a disertare per una domenica la Nord: «Questi veri professionisti del calcio (?) - scrivevano riferendosi ai giocatori

nerazzurri - hanno portato la nostra magica Atalanta in serie B, senza dignità, senza orgoglio per la maglia che indossano (speriamo ancora per poco), con prestazioni vergognose, nemmeno degne di uno spettacolo offerto tra scapoli e ammogliati; un esempio di tutto questo campionato, le partite con il Lecce. Non hanno mai avuto rispetto - continuava il volantino - per i colori nerazzurri, del pubblico atalantino e in special modo della curva Nord che con grande coraggio e orgoglio li ha sempre seguiti ed incitati, fino all’ultimo minuto nella speranza di un finale migliore. Secondo noi non esiste peggior umiliazione, per loro, di vedere quella parte dello stadio vuota, dove da sempre nasce l’incitamento migliore. Oggi lo stare fuori dalla Nord ha solo un valore morale». Prima di salutare la serie A, i tifosi bergamaschi non perdono l’occasione per lasciare un ricordo ai rivali napoletani; è il 16 aprile, quando un paio di pullman di ultrà azzurri arrivano, scortati, verso le 13 sul piazzale della Sud. Un gruppo di bergamaschi avanza convinto; dall’altra parte, alcuni partenopei riescono ad aggirare il cordone di polizia. A questo punto gli atalantini caricano: calci, pugni, cinghiate, lo scontro tra le due opposte fazioni è deciso, finchè poi non interviene la celere a dividere le parti, facendo arretrare i nerazzurri e riportando nel gruppo gli azzurri. Il campionato si chiude il 1 maggio in casa con l’Inter, all’insegna ancora della contestazione, ma ormai con un tono rassegnato (emblematico lo striscione con le “comiche” sconfitte della stagione e il ringraziamento ai giocatori, “Grazie Bastardi”); gli unici che vengono salvati sono i due allenatori, Prandelli e Valdinoci, salutati calorosamente con fiori e applausi dalla curva Nord.


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16/4/94 Atalanta-Napoli All’arrivo sul piazzale della Sud di due pullman di ultrà napoletani, un gruppo di atalantini parte alla carica; ecco alcune fasi degli scontri

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CAMPIONATO 1994/95 Il Mondo e Ganz riportano la Dea in A

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orna il Mondo e subito centra il ritorno in serie A. La brutta retrocessione della stagione precedente porta il neopresidente Ruggeri a mettere mano all’assetto societario; rientrano all’Atalanta, nei ranghi rispettivamente di direttore generale e responsabile tecnico, Giacomo Randazzo e Franco Previtali, mentre si chiude il rapporto con Mimmo Gentile e Gianpiero Vitali. Anche l’organico dei giocatori R I S U LTAT I A R subisce un vero e proprio repuliCHIEVO ATALANTA 1-1 2-3 sti; partono De Paola, Poggi, ATALANTA ASCOLI 1-0 1-0 Sauzée, Alemao, Rambaudi, COMO ATALANTA 0-0 0-3 Minaundo, Perrone, Codispoti, ATALANTA VENEZIA 0-3 3-2 Sgrò e Orlandini. ATALANTA LECCE 1-1 1-0 Ritornano, invece, Valter BonaciACIREALE ATALANTA 2-0 0-1 ANCONA ATALANTA 4-2 0-0 na e Tebaldo Bigliardi. In un ATALANTA PESCARA 3-0 4-5 campionato con la novità dei tre PERUGIA ATALANTA 0-0 2-2 punti per la vittoria, la squadra ATALANTA VICENZA 0-0 0-4 di Mondonico parte malissimo, UDINESE ATALANTA 1-1 0-2 nonostante sia tra le favorite del ATALANTA VERONA 0-1 0-0 torneo, tanto che dopo sedici FIDELISANDRIA ATALANTA 0-0 1-2 ATALANTA CESENA 1-1 2-1 turni ha solo 17 punti ed è sediLUCCHESE ATALANTA 1-1 0-1 cesima in classifica, quindi a ATALANTA PIACENZA 0-0 5-1 rischio retrocessione. PALERMO ATALANTA 0-1 0-2 Nella prima parte della stagione, ATALANTA COSENZA 1-0 1-1 come già detto, i nerazzurri stenSALERNITANA ATALANTA 1-1 1-2 tano a trovare gioco e risultati. A rendere critica la classifica pesano soprattutto le sconfitte interne con il Venezia (0-3) e il Verona (0-1), a cui si aggiungono quelle esterne ad Acireale (2-0, con due espulsioni tra i bergamaschi) e Ancona (4-2). A parte le due uniche vittorie in casa con l’Ascoli (1-0) e il Pescara (un 3-0 d’orgoglio dopo la prima dura contestazione al rien-

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tro dalla trasferta-batosta di Ancona), la Dea non va oltre ad una lunga serie di pareggi sia esterni (a Verona con il Chievo 1-1, a Como 0-0, a Perugia 0-0, ad Udine 1-1, ad Andria 0-0, a Lucca 11) che al Comunale (Lecce 1-1, Vicenza 0-0, Cesena 1-1, Piacenza 0-0). Sotto accusa, in questa prima parte della stagione, finisce soprattutto l’attacco. La forzata assenza per infortunio di Maurizio Ganz è sicuramente determinante, anche perché né Saurini, né Rodriguez e nemmeno Vecchiola e Rotella riescono a garantire una efficace azione offensiva. In questo clima di profonda sfiducia, a gennaio, la vittoria interna con il Cosenza di Zaccheroni (1-0), ma soprattutto i pareggi a Salerno (1-1) e la vittoria, tre giorni dopo, nel recupero di Palermo (0-1, la partita era stata sospesa due settimane prima per impraticabilità di campo) segnano la svolta della stagione. La formazione del Mondo inizia ad ingranare e, addirittura, riesce ad infilare ben sette vittorie consecutive, record storico per i nerazzurri. Determinante è il rientro in attacco di Maurizio Ganz che, fin dal suo ritorno in campo con il Chievo (vittoria per 3-2), con una doppietta contribuisce a ridare fiducia e speranza a tutto l’ambiente atalantino. Dopo la matricola veneta, l’Atalanta fa risultato pieno ad Ascoli (0-1), poi in casa con il Como (3-0), a Venezia, dove viene


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vendicata la tripletta subita all’andata con un sonante 2-3, a Lecce (0-1, con un eurogol di neo, i bergamaschi disputano una gara eccezioGanz) e in casa con l’Acireale, dopo un autentico nale: il risultato 1-5 si commenta da solo! assedio premiato solo al 90’ con un gol di Scapo- La doppietta di Ganz e le reti di Pisani, Bonacina lo. Dopo questo straordinario filotto di 21 punti e Valentini stendono la capolista forte di giocatoin sette partite, in casa nerazzurra ri come il giovane Pippo Inzaghi e CLASSIFICA si respira aria di serie A. Ma, quanMassimo Taibi tra i pali. do nessuno se l’aspettava, ritorna, Mancano sole tre giornate alla fine e PIACENZA 71 UDINESE 70 improvvisa la crisi. la corsa per la promozione si fa serraVICENZA 68 Nelle seguenti quattro partite, il ta: Atalanta, Vicenza e Salernitana si ATALANTA 66 bottino è di soli due punti, frutto giocano gli ultimi due posti in palio SALERNITANA 61 dei pareggi casalinghi con l’Ancona per la serie A, tenuto conto che PiaANCONA 58 PERUGIA 54 (0-0) e il Perugia (2-2). In mezzo, cenza e Udinese sono ormai già proCESENA 51 però, ci sono le sonore sconfitte mosse. La vittoria interna con il PalerVENEZIA 50 esterne a Pescara (5-4) e Vicenza mo (2-0) e il pareggio a Cosenza (1VERONA 48 (4-0); al Menti, i nerazzurri, oltre 1), fanno dell’ultima di campionato, PESCARA 46 PALERMO 44 alla quaterna incassata, si portano in casa con la Salernitana, un vero e CHIEVO 44 a casa anche le espulsioni di Ganz, proprio spareggio. In caso di vittoria, i FIDELIS ANDRIA 44 Boselli e dell’allenatore Mondonigranata supererebbero i nerazzurri. COSENZA 42 co. Passato l’ennesimo momento Tensione altissima alla vigilia, poi in LUCCHESE 42 ACIREALE 41 critico, la squadra si riprende batcampo, la formazione del Mondo ASCOLI 34 tendo in casa l’Udinese (2-0), la legittima il quarto posto in classifica COMO 33 Fidelis Andria (2-1) e la Lucchese superando i campani per 2-1, grazie ai LECCE 24 (1-0), pareggiando a Verona (0-0) gol ancora di Ganz, a cui replicano al ed espugnando Cesena (1-2). Ma la vittoria più 28’ del secondo tempo i granata, e di Valentini a pesante del campionato, è sicuramente quella di sette minuti dal termine. Piacenza. Decisivo anche Ferron con tre parate da fuoriclasAl Galleana, alla quindicesima di ritorno, al se. E così, il purgatorio della B è durato un solo cospetto della dominatrice incontrastata del tor- anno.

Maurizio Ganz, con le sue 14 reti in 20 partite è l’autentico trascinatore dei nerazzurri

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24/8/94 Swindon Town-Atalanta Debutto dell’Atalanta nel torneo Anglo-Italiano; nella cittadina a 150 ad est di Londra arrivano anche 13 ultrà bergamaschi

Sette vittorie di fila riportano l’entusiasmo nella tifoseria

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opo la bruttissima retrocessione l’ambiente non è certo sereno anche se il ritorno di Emiliano Mondonico, su cui la società ha basato rilancio e immagine, offre una sicura garanzia di pace con la tifoseria. Anche la campagna abbonamenti, ovviamente, paga la delusione della stagione precedente: i tesserati, infatti, scendono dai 14 mila del 1993/94 ai novemila di questo campionato. La curiosa novità della stagione è la partecipazione dell’Atalanta al torneo Anglo-Italiano, una competizione

15/11/94 - Wolverhampton Wanderers-Atalanta Durante il viaggio, tappa a Londra e foto ricordo in Atalanta Street, nel quartiere di Fulham

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di secondo piano a cui aderiscono squadre provinciali (come Lecce, Cesena, Ascoli, Sheffield, Derby County, Stoke City ecc.). Il debutto “inglese” della squadra di Mondonico avviene il 25 agosto 94 a Swindon, cittadina a 150 km. ad ovest di Londra. Sfruttando ancora i rimasugli delle ferie d’agosto, un manipolo di temerari delle Bna affronta la lunghissima trasferta. E si vede anche la vittoria dei nerazzurri (vittoria che comunque non servirà per accedere alle finali, ma la cosa non creerà alcun rammarico, anzi). «Eravamo in tredici, a bordo di quattro macchine afferma Rudy Tironi - e ci mettemmo due giorni per

arrivare in Inghilterra. Per i pernottamenti niente alberghi, preferimmo, visto anche il clima estivo, puntare sui campeggi. A Londra ne trovammo uno con delle tende militari e brandine a castello». La seconda avventura britannica ha luogo tre mesi dopo, martedì 15 novembre. La Dea gioca a Wolverhampton, cittadina nel sobborgo di Londra, ed anche in questa trasferta i supporters bergamaschi sono presenti.


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25/9/94 - Atalanta-Venezia - Scoppiano i primi incidenti della stagione: gli atalantini si presentano in massa davanti ai veneziani

Al seguito, infatti, sono in sei (Andrea Venturi, Roby Pessina, Caio, Cristian Bono, ol Pipa e Sara Mazzoleni) a bordo di un camper a cui si aggiungono un’altra ventina di tifosi giunti per lo più in aereo con la squadra. Lunghissimo il viaggio: partenza la domenica sera e rientro il giovedì. Passando alle gare importanti, quelle del campionato, la prima partita è a Verona (4 settembre) con la matricola Chievo; al Bentegodi arrivano oltre duemila atalantini che, forse memori delle gloriose battaglie, in quello stadio, con gli ultrà gialloblu di sponda Hellas, scaricano sulla pista di atletica, dopo il pareggio dei clivensi, qualche decina di seggiolini. Dopo la burrascosa stagione precedente, costellata da contestazioni e incidenti, il clima tra gli ultrà della Nord è sicuramente più tranquillo, ma non abbastanza per impedire una fiammata contro il Venezia, alla seconda in casa (25 settembre): la secca sconfitta per 3 a 0 e una torcia lanciata dai supporters lagunari in curva Sud, infiammano gli animi degli atalantini che, a fine incontro, vanno a cercare il contatto con i supporters veneziani sistemati nei distinti. Per arginare la carica dei bergamaschi, la celere, bersagliata da una sassaiola (nove agenti fanno ricorso alle cure del pronto soccorso) non esita a sparare diversi lacrimogeni. «Ci eravamo messi fuori dagli spogliatoi facendo finta di contestare la squadra - ricorda il Bocia - ma in

realtà volevamo dare una lezione ai veneziani, perché una tifoseria così scarsa non poteva permettersi di avere simili atteggiamenti a Bergamo. La polizia non riuscì a capire e così come i lagunari uscirono dal settore ospiti li caricammo facendoli scappare di corsa all’interno dello stadio. I carabinieri a quel punto ci caricarono fino in via Marzabotto, dove però reagimmo e ci fu un duro scontro». Oltre al Chievo, l’altra matricola è l’Acireale e se fino a pochi mesi prima si “calcavano” spalti di stadi prestigiosi come San Siro, l’Olimpico e il Delle Alpi, ora la dimensione cadetta porta i tifosi nerazzurri in realtà come la cittadina siciliana e il suo piccolo impianto. Stimolati anche da questa “avventura”, sono una

9/10/94 Acireale-Atalanta Lunga ed inedita trasferta siciliana per una quarantina di ultrà della Nord

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18/12/94 - Lucchese-Atalanta - Dopo il rigore per i rossoneri, gli atalantini cercano di invadere il campo e si scontrano con alcuni agenti

quarantina i bergamaschi che, il 9 ottobre, affrontano questa lunghissima trasferta da cui, ancora una volta, si torna a casa delusi per l’ennesima sconfitta. Una settimana dopo altra trasferta e altra sconfitta, questa volta ad Ancona. Durante il viaggio verso il capoluogo marchigiano, un pullman dei Wka, all’autogrill di Santerno, in Romagna, incrocia un gruppo di ultrà del Venezia diretto a Pescara. «Secondo i primi accertamenti della Polstrada riportava l’Ansa - alcuni atalantini avrebbero mandato in pezzi i vetri di un finestrino del pullman veneziano ferendo, non gravemente, un tifoso che è ripartito con gli altri poco dopo la partenza dei bergamaschi». I tifosi bergamaschi vengono quindi condotti in questura, identificati e rispediti a Bergamo (tre diffidati: i Wka con uno striscione esposto in casa la settimana seguente accusano gli ultrà veneziani di aver fatto “gli infamoni”). L’ennesima pesante sconfitta esaspera gli ultrà atalantini; al centro della contestazione è soprattutto Montero. «Decidemmo di aspettare la squadra direttamente al rientro a Bergamo - afferma il Bocia -; non facemmo neanche una sosta pur di arrivare prima dei giocatori al Comunale e difatti arrivammo prima di loro. Mentre li aspettavamo, qualcuno entrò nel piazzale degli spogliatoi e una Bmw prese fuoco». L’auto in questione è del team manager della società Mau-

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rizio Bucarelli, ma è evidente che viene scambiata per quella di un giocatore (molto probabilmente Montero) a cui era diretta la pesante azione intimidatoria. Tre giorni dopo, tutta la squadra (escluso Montero) si presenta di sua iniziativa al circolino (l’Arci di Redona, ritrovo delle Brigate) per un confronto con la curva. «Fu una riunione molto tesa - spiega il Bocia - con anche un accenno di rissa con Bigliardi, poi sedata da Bonacina con un perentorio “L’è mei che tà fe sito!” rivolto al difensore calabrese. A fare da portavoce per la squadra erano Ferron, Fortunato e, ovviamente il Cina». La scossa serve, tanto che la partita seguente i nerazzurri schiantano il Pescara con un rotondo 3 a 0. Ma è solo un fuoco di paglia. La tensione sale pericolosamente, alimentata anche dagli incidenti scoppiati con l’arrivo al Comunale dell’Hellas Verona (27 novembre). I supporters nerazzurri, a fine gara, attaccano il corteo degli ottocento veronesi obbligando le forze dell’ordine a mettere nuovamente mano ai lacrimogeni. Ad alimentare la rabbia dei bergamaschi contribuisce anche l’ennesima sconfitta che fa piombare l’Atalanta ad un passo dalla serie C. La critica situazione di classifica, comunque, non fa esplodere ancora alcuna contestazione (la stima e la fiducia in Mondonico sono sempre alte), anzi, la settimana seguente lo zoccolo duro di una cin-


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quantina di ragazzi della Nord sbarca, nell’anticipo del sabato sera, ad Andria, in provincia di Bari. Un’altra trasferta inedita per l’Atalanta è Lucca (18 dicembre) e anche qui i bergamaschi lasciano il segno; in una partita molto combattuta, subito dopo il rigore con cui i rossoneri pareggiano il vantaggio atalantino «i tifosi bergamaschi - scrivevano i giornali - sono piombati giù dalla curva tentando l’invasione di campo sfondando un cancello. Solo l’intervento di carabinieri e polizia (poi è stato il presidente Maestrelli a presidiare la zona) ha impedito ai facinorosi di entrare sul terreno. Al termine dell’incontro teppisti lucchesi hanno atteso i pullman dei sostenitori nerazzurri al passaggio da via Barbantini e hanno iniziato a lanciare sassi e pietre contro gli automezzi. Alcuni ultrà bergamaschi hanno cercato di scendere dai pullman e a loro volta hanno scagliato oggetti dai finestrini. A quel punto le forze dell’ordine sono state costrette a lanciare alcuni lacrimogeni». Ma siamo sicuri che tutta questa eccitazione da parte dei bergamaschi al seguito fosse dipesa dal rigore assegnato alla Lucchese e non da quanto successo su un pullman delle Bna durante il viaggio? «L’andata infatti fu un po’ movimentata - racconta il Baffo - grazie alla piacevole esuberanza di una simpaticissima e generosa ragazza ancora vergine di trasferte; forse perché coinvolta dall’euforia generale, o forse perché alla ricerca di quell’affetto, di coccole e carezze che il suo presunto moroso, tra l’altro pre-

sente anch’egli sul pullman, probabilmente non le dispensava a sufficienza, sta di fatto che Elisa (il nome è di fantasia) portò una ventata di piacere, allegria ed eccitazione a tutta la comitiva, in particolare a cinque fortunati ragazzi per i quali sono convinto che credano ancor oggi che l’Atalanta a Lucca abbia vinto, talmente erano contenti quando scesero dall’autobus». Per dovere di cronaca, il presunto rapporto con il suo fidanzato finisce, causa “gelosia”, proprio in quella giornata, mentre i piacevoli regali della dinamica Elisa agli ultrà atalantini continueranno saltuariamente non più in trasferta, ma durante qualche partita casalinga, nei vari anfratti della Nord.

3/12/94 Fidelis Andria-Atalanta Lo stadio di Andria è un’altra novità per i tifosi bergamaschi

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22/1/95 Salernitana-Atalanta Cinquanta nerazzurri seguono Ganz e compagni all’Arechi di Salerno

8/1/95 Palermo-Atalanta Una cinquantina di bergamaschi segue la Dea fino a Palermo, ma la partita viene sospesa per impraticabilità di campo

La prima trasferta del 1995 è anche la più lunga visto che l’Atalanta gioca a Palermo (8 gennaio). Al seguito partono una cinquantina di ragazzi delle Brigate che, affrontate le oltre 24 ore di treno, trovano nel capoluogo siciliano freddo, pioggia e anche un po’ di neve. Una situazione irreale, neanche si fosse andati mille chilometri a Nord

25/1/95 - Palermo-Atalanta - Anche per il recupero, di mercoledì, la presenza bergamasca alla Favorita è assicurata

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anziché a Sud. Ma la sfiga in questa trasferta non è ancora finita: dopo un primo tempo giocato in una palude, la ripresa non inizia neanche; l’arbitro sospende la gara per impraticabilità di campo e alla comitiva orobica non resta altro che lasciare la gelida Palermo e rifarsi altre 24 ore di viaggio per tornare al “caldo” di Bergamo. Ancora più scalognati i venti dei Kaos scesi in Sicilia in pullman; a seguito di una serie di guasti all’autobus arrivano alla Favorita con un larghissimo ritardo, proprio durante l’intervallo, quindi in tempo per vedere l’arbitro sospendere l’incontro. La partita con i rosanero viene recuperata mercoledì 25 gennaio. La Dea la domenica precedente era stata ospite della Salernitana ed allo stadio Arechi, dove la presenza nerazzurra aveva potuto contare sempre sullo zoccolo duro di una cinquantina di tifosi; a Salerno dopo la gara restano in sette che, anziché rientrare a Bergamo, proseguono verso Sud: meta Palermo per il recupero infrasettimanale. Alla Favorita la mini pattuglia bergamasca, rinforzata da altri cinque ragazzi in servizio di leva in Sicilia, viene sistemata in tribuna. L’Atalanta vince per uno a zero e alla fine i tifosi locali si scatenano in una violenta contestazione alla propria squadra. Sfiga vuole (ci risiamo), che l’assedio agli spogliatoi si concentri proprio sotto la tribuna dove sono sistemati i supporters atalantini che, quindi, sono costretti dalle forze dell’ordine a restare all’interno dello stadio per un paio d’ore, finchè poi non vengono accompagnati alla stazione addirittura a bordo di un pullman della polizia pieno di agenti! La squadra del Mondo ha ingranato la quinta, tanto che a Venezia (26 febbraio), davanti ad oltre


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14/4/95 - Atalanta-Udinese - È polemica: la partita, prevista in anticipo serale al Venerdì Santo, viene anticipata alle 18 su pressione perfino del Vaticano; la Nord non la prende bene

duemila bergamaschi in festa (è anche carnevale!) centra proprio la quinta vittoria consecutiva che vale il quarto posto in classifica. Di fronte a questa incredibile serie di successi, l’entusiasmo nella tifoseria orobica aumenta a dismisura ed alla settima vittoria di fila, in casa con l’Acireale (12 marzo), che segna un super-record nella storia nerazzurra, il Comunale esplode al gol della vittoria arrivato solo al 90’, dopo aver sostenuto con un tifo incessante l’assalto a Forte Apache per tutta la partita. Neanche le pesanti sconfitte a Pescara (54) e Vicenza (4-0) che interrompono bruscamente la serie d’oro e nemmeno la vivace polemica scatenata da L’Eco prima e addirittura dall’Osservatore Romano poi, che accusano la Lega Calcio di voler profanare il Venerdì Santo facendo giocare l’anticipo tra Atalanta-Udinese (14 aprile) proprio in concomitanza con le Vie Crucis (dopo le fortissime pressioni del mondo clericale la partita viene anticipata dalle 20,30 alle 18 tra le ironiche proteste della Nord che espone uno striscione “Alle 20,30 tutti al bar”), riescono a raffreddare il calore intorno alla squadra del Mondo. Lo dimostrano i quattromila sostenitori nerazzurri presenti, il 7 maggio, a Cesena in uno stadio dove i tifosi locali non sono molti di più dei bergamaschi. Ma sono ancor di più gli atalantini che seguono Ganz e compagni il 21 maggio a Piacenza: al Galleana il settore ospiti esplode di felicità per una

cinquina rifilata ai biancorossi, per altro già promossi, che vale un piede in serie A. La seguente vittoria con il Palermo, accompagnata da un grandissimo tifo (ma anche dalla caduta da una balconata di Marcello, ragazzo conosciutissimo in curva, che riporta, lui che ha già problemi motori, varie fratture alle gambe e un trauma toracico) spinge gli ultrà della Nord a richiedere un treno speciale per l’ultima, decisiva trasferta a Cosenza (4 giugno). Anche se il convoglio speciale non arriva, in Calabria sono centocinquanta i bergamaschi al seguito.

4/6/95 Cosenza-Atalanta Per l’ultima trasferta sono tanti i bergamaschi che scendono fino in Calabria

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11/6/95 - Atalanta-Salernitana - Bandiere e la gigantografia del Mondo nel settore delle Bna all’inizio del secondo tempo

“Spareggio” con la Salernitana: vittoria, promozione, festa ed incidenti

L’

attesa per la sfida finale con la Salernitana (11 giugno), in pratica uno spareggio per la serie A, coinvolge tutta la città. Già al martedì le curve sono esaurite anche perché la società nerazzurra ha favorito l’affluenza mantenendo i prezzi, ribassati nonostante la forte richiesta. «In questo momento non ci interessa l’incasso ma la promozione affermava il presidente Ruggeri -. Ci siamo impegnati per venire incontro alla passione e all’entusiasmo che i nostri sostenitori hanno sempre dimostrato anche quando, alla fine di questo girone di andata, eravamo in zona retrocessione. Non potevamo tradirli ora per una manciata di milioni. Per questo abbiamo dato il nostro assenso anche per la diretta TV a Salerno senza chiedere alcun compenso. La cosa ci ha consentito di non inviare troppi biglietti nel centro campano». Dai giocatori, dall’allenatore, dalla società, tutti

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esaltano il ruolo del pubblico contribuendo così a caricare ancor di più la tifoseria neroblu. Non che ce ne fosse bisogno, visto che in curva Nord i preparativi fervono; le Bna sono al lavoro per allestire una coreografia ad effetto. Domenica 11 giugno, ore 16,30: piove, il Comunale è pieno come un uovo, in curva Sud sono stipati circa quattromila salernitani; la pioggia rovina un po’ la scenografia preparata dagli ultrà nerazzurri: all’ingresso delle squadre, dalla Nord scendono, srotolate sulle teste di migliaia di tifosi, decine di strisce neroblu. Il tifo è caldissimo («Ho rivisto un gran pubblico - disse a fine gara il Mondo - con tanta voglia di far festa come nella serata con il Malines»), non mancano, ovviamente, gli insulti tra le due tifoserie, anche perché prima della partita c’erano stati vari tafferugli in particolare una sassaiola a quattro pullman di sostenitori granata in cui alcuni salernitani rimanevano feriti. Tornando alla partita, ecco cosa scriveva Renato Ravanelli su L’Eco: «Che tifo, con la febbre a quaranta e più. A-ta-lan-ta, A-ta-lan-ta. Un coro infinito. Un


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nome urlato cento, mille volte. Da ventiseimila gole. Possente. Gli altri quattromila dello stadio urlavano Sa-ler-no, Sa-ler-no; ma non veniva bene come A-talan-ta, A-ta-lan-ta. Un coro da brividi. E un battimani interminabile. Per un giocatore in campo deve essere una di quelle esperienze che se glielo chiedi ti risponde: non ci sono parole per descriverlo. Soprattutto non ci sono parole per descrivere il boato atalantino al gol di Ganz: devono averlo udito anche a Dalmine. E su per le valli. Emozioni incancellabili. “Noi ci crediamo” cantava la Nord. E giù brividi lungo la schiena». Nella ripresa esce il sole e dal settore delle Brigate spuntano decine di bandiere a due aste insieme a un’infinità di bandiere neroblu e ad un grande ritratto con la caricatura di Mondonico. E la figura del Baffo di Rivolta d’Adda nel secondo tempo accompagna l’agognata vittoria con il Comunale che esplode letteralmente all’83 quando Valentini incorna di testa e segna il gol che vale la serie A. Al termine i giocatori, tra l’euforia del pubblico bergamasco (e qualche torcia lanciata dagli ultrà atalantini in mezzo ai tifosi salernitani), fanno il giro del campo ognuno con un bandiera nerazzurra, prima che la festa si sposti lungo le vie del centro con gli spontanei tradizionali caroselli di auto e le sbandierate in Porta Nuova. Di umore completamente diverso i supporters campani, trattenuti per oltre un’ora all’interno della curva Sud, visto che all’esterno un folto gruppo di bergamaschi voleva festeggiare la serie

A facendo la festa ai tifosi rivali, costringendo la polizia a compiere alcune cariche di alleggerimento. «Poco prima delle 20 - riportava l’Ansa - i tifosi della Salernitana, che la polizia ha scortato a piedi dallo stadio fino alla stazione ferroviaria, sono ripartiti. Durante il percorso alcuni sostenitori della squadra campana si sono abbandonati a gesti di teppismo ai danni di numerose auto in sosta e delle vetrine di cinque negozi in via Baioni. L’esplosione vandalica dei sostenitori granata era già iniziata prima all’interno dello stadio, dove erano stati completamente distrutti i servizi igienici della curva Sud, provocando danni per oltre 50 milioni di lire».

11/6/95 Atalanta-Salernitana Un gruppo delle Brigate festeggia la serie A, all’esterno dello stadio

11/6/95 - Atalanta-Salernitana - Coreografia a strisce in curva Nord sotto una pioggia battente

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29/1/95 Genova Una fase del raduno ultras con l’omaggio sul luogo della morte di “Spagna”

“Basta lame, basta infami”

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omenica 29 gennaio 95: a Genova, nei pressi dello stadio Marassi, prima della partita Genoa-Milan un tifoso rossonero uccide con una coltellata un giovane ultrà rossoblu, Vincenzo Spagnolo, conosciuto tra i Grifoni semplicemente come “Spagna”. La notizia si diffonde all’interno dello stadio e la gara, in un clima tesissimo con incidenti, ripetuti cori “Assassini” diretti ai milanisti, viene sospesa, mentre gli scontri, violentissimi, proseguono all’esterno fino a tarda sera. Questo tragico episodio fa emergere la necessità impellente di dar vita ad un dibattito all’interno del mondo ultrà italiano. Promotori proprio gli ultrà genoani, insieme ai doriani, viene organizzato per la domenica successiva, approfittando del fatto che il campionato è stato sospeso per dare un segnale forte contro la violenza negli stadi, un raduno delle curve italiane. Il 5 febbraio, quindi, dopo un fitto passaparola tra le varie tifoserie, circa trecento ultrà in rappresentanza di 38 squadre di A, B e C (assenti milanisti, juventini e torinisti) si ritrovano a Genova presso

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la sala Garibaldi. Gli interventi sono numerosi, ma incentrati soprattutto su tre punti: il cordoglio a Vincenzo Spagnolo, contro l’uso dei coltelli, la repressione del mondo ultrà. Se i segnali di rispetto e di partecipazione per la morte del giovane genoano arrivano anche dalle


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5/2/95 - Ascoli-Atalanta - Al Del Duca gli atalantini (un centinaio al seguito) espongono per la prima volta lo striscione “Basta lame, basta infami”

tifoserie più storicamente nemiche dei grifoni, dando così un forte segno di maturità, il perno del dibattito è comunque incentrato sulla questione dei coltelli. Dalla discussione emerge, e in questo senso è fortissima la spinta della delegazione atalantina, da sempre portatrice di una rigida mentalità ultrà, la necessità di mettere al bando e dire basta a questa infamia. L’uso dei coltelli non ha mai avuto nulla a che fare con i veri ultrà. «Dopo ore di discussione - si legge nel sito di Supertifo - ne scaturisce un comunicato scarno e crudo, ispirato dagli ultrà bergamaschi e dalla loro mentalità ruvida e conservatrice, dal titolo “basta lame, basta infami”. Una regola che avrebbe dovuto cambiare le “modalità” dello scontro tra i gruppi, ma che negli anni successivi saranno raramente osservate dalla nuova generazione, più sbandata e poco incline a sottostare a gerarchie e codici di comportamenti, anche etici, che si erano consolidati nei gruppi ultras sino agli inizi degli anni ‘90». «Partecipammo al raduno in una quarantina delle Bna - ricorda il Bocia - e fummo gli unici a presentare un documento scritto che lesse, dal palco, il Paolo di Loreto. Io, invece, intervenni per criticare quei “capi ultras” che ormai avevano abbandonato la base (ad esempio viaggiando in trasferta in aereo, anziché in treno o pullman) lasciandola così priva di mentalità e di una

guida». «L’ennesimo assurdo agguato - attaccava il comunicato - ci fa dire basta. Basta con questi che ultrà non sono che cercano a spese del mondo ultrà di fare notizia, di diventare grandi ignorando il male fatto. Basta con la moda dei 20 contro 2 o 3 o di molotov e coltelli. Ultrà, ci aspetta un altro periodo durissimo, la polizia ora ha carta bianca, gli unici che davvero ci rimetteranno saremo noi che con questi vili comportamenti non abbiamo nulla da spartire. Ora se vivere ultrà è davvero un modo di vivere, tiriamo fuori le palle. Se altre volte ci siamo girati, pensando che in fondo erano problemi altrui, ora gridiamo basta. L’alternativa non c’è? Ci troveremo tra poliziotti che aspettano solo di vederci finiti e questi luridi infami fregandosene di tutto e di tutti continueranno con i loro agguati dove non serve nemmeno essere coraggiosi. Uniamoci contro chi vuole far morire tutto il mondo ultrà, un mondo libero e vero pur con tutte le sue contraddizioni». E dalla domenica successiva, quello slogan “Basta lame, basta infami”, viene esposto in quasi tutte le curve d’Italia; gli atalantini sono tra i più convinti a sostenere questa linea, e così, a cominciare dalla trasferta di Ascoli e per tutto il campionato, lo striscione con il motto del raduno ultras di Genova sarà attaccato sia in curva Nord che in trasferta.

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CAMPIONATO 1995/96 Esplodono Morfeo e Vieri; è finale in Coppa Italia

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l ritorno in serie A regala tante speranze di ripetere gli splendidi campionati di inizio anni ’90, ma anche molte delusioni. Comunque l’Atalanta riesce a salvarsi abbastanza tranquillamente, ma soprattutto centra la finale di Coppa Italia. Con l’ingresso in società del giovane Nicola Radici in qualità di direttore sportivo, nel mercato estivo arrivano, dal Venezia, il promettente ventiduenne Cristian Vieri (inizialmente in R I S U LTAT I A R comproprietà, poi subito riscatATALANTA PARMA 1-1 0-2 tato totalmente appena viste le ROMA ATALANTA 0-1 1-2 sue potenzialità), dal Bari, SanATALANTA NAPOLI 1-3 0-2 dro Tovalieri, detto “il Cobra” MILAN ATALANTA 3-0 1-0 per la sua velocità in area avverATALANTA PIACENZA 2-0 2-2 saria, dal Brescia, Fabio Gallo, un ATALANTA INTER 1-1 0-1 centrocampista regista, torna CREMONESE ATALANTA 1-1 1-1 ATALANTA UDINESE 0-0 0-3 Marco Sgrò, quindi, per rinforzaBARI ATALANTA 1-3 2-1 re la difesa, vengono acquistati ATALANTA SAMPDORIA 3-2 3-2 Oscar Herrera (dal Cagliari), TORINO ATALANTA 0-1 0-1 Gianluca Luppi (dalla FiorentiATALANTA VICENZA 3-1 0-1 na) ed Antonio Paganin (dall’InCAGLIARI ATALANTA 2-0 0-3 ATALANTA FIORENTINA 1-3 0-1 ter). Sul fronte cessioni, si regiLAZIO ATALANTA 5-1 3-1 strano le partenze di Maurizio ATALANTA JUVENTUS 0-1 0-1 Ganz (all’Inter), Billy Bigliardi, PADOVA ATALANTA 3-2 0-3 che va a chiudere la sua carriera a Leffe, Oscar Magoni (al Genoa), Sebastiano Vecchiola e Giampaolo Saurini. L’infortunio di Montero (fermo per otto giornate), spinge mister Mondonico a lanciare, con successo, l’ennesimo giovane del vivaio, in questo caso è il difensore di Zogno Marco Zanchi. La partenza a razzo, con il pareggio interno con il Parma (1-1), ma soprattutto la vittoria all’Olimpico con la Roma (0-1), fa sperare tutta la tifoseria in

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un’altra stagione esaltante, ma a far tornare tutti con i piedi per terra ci pensano le due sconfitte con un modesto Napoli (al Comunale, 1-3) e il Milan a San Siro (3-0). Sotto accusa in particolare il centrocampo con il regista Fortunato non adeguatamente sorretto sulle fasce da Herrera, troppo lento, e Luppi. A tenere in piedi la baracca ci pensa però il guerriero Bonacina. Dalla quinta giornata, inizia, con la vittoria interna sul Piacenza (2-0), una serie positiva di otto domeniche. I pareggi con Inter (1-1), Cremonese (1-1) e Udinese (0-0), ma soprattutto le quattro vittorie di fila con Bari (1-3), Sampdoria (3-2), Torino (0-1) e Vicenza (3-1), portano la Dea a scalare la classifica fino al terzo posto, nonostante la prolungata assenza di Vieri che, nelle prime quattro giornate, aveva già realizzato tre reti. Alla fase di grande soddisfazioni, segue, improvviso, un altro periodo di calo preoccupante. A cavallo tra dicembre e gennaio sul groppone della squadra del Mondo pesano ben sei sconfitte, una dietro l’altra. Fiorentina (1-3), Lazio (5-1), Juventus (0-1), Padova (3-2) e Parma (2-0) spingono i nerazzurri dalla zona Uefa a quella retrocessione. Il problema principale, ancora una volta, è la mancanza di gioco sulle ali. Se al centro del campo il trio Gallo, Sgrò e Fortunato garantisce un certo equilibrio, sulle fasce, invece, il tecnico di Rivolta non riesce a trovare la soluzione ideale e quindi anche l’attacco, vista la prolungata assenza di Vieri, ne risente pesantemente. Nella seconda giornata di ritorno, la partita in casa con la Roma diventa così quasi un’ultima spiaggia, in particolare per il morale di tutto l’ambiente. Il


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Bobo Vieri, autore di 7 gol in 19 partite, è un’autentica rivelazione; dopo un solo anno in nerazzurro a fine stagione passa alla Juve

rientro di Vieri e la grande vena di Morfeo e Pisani feo con 11 gol, Vieri con 7, Tovalieri con 6, Pisani (autore di un gol spettacolare) consentono a Bona- con 4, Herrera e Fortunato con 2 e Sgrò con 1. cina e compagni di superare la crisi con un 2 a 1 Ma le soddisfazioni più grosse per i nerazzurri arrisui giallorossi di Carletto Mazzone. vano non tanto dal campionato, quanto dalla Anche la prima parte del girone di ritorno non è Coppa Italia. Superate le fasi eliminatorie ai danni molto favorevole: in sette giornate, dalla terza alla della Cremonese, agli ottavi Bonacina e compagni nona, l’Atalanta raccoglie solo due punti grazie ai riescono ad eliminare addirittura la Juve grazie ad pareggi a Piacenza (2-2) e in casa con la Cremone- un gol capolavoro di Fabio Gallo, quindi, ai quarse (1-1); per il resto sono solo battute d’arresto, ti, a lasciarci le penne è il Cagliari sconfitto con un con Napoli (2-0), Milan (0-1), Inter (1-0), Udine- 4-2 (con il campo spalato dalla neve solo grazie ai se (3-0) e Bari (1-2). tifosi della Nord) a ribaltare l’1 a 0 del Sant’Elia. A ridare un po’ di ossigeno ai nerazUna partita tesa con i sardi che, sotto di zurri, contribuiscono le vittorie a due reti, al 32’ della ripresa agguantano CLASSIFICA Genova con la Sampdoria (uno il pareggio, ma poi, in cinque minuti MILAN 73 spettacolare 2-3) e in casa col Toro (al 34’ e al 37’) prima Pisani, quindi JUVENTUS 65 (1-0) e col Cagliari (3-0). Tovalieri regalano la vittoria ai nerazLAZIO 59 Con la Fiorentina, invece, oltre alla zurri. FIORENTINA 59 ROMA 58 sconfitta per 1-0 va registrato l’enneLa semifinale si disputa con il Bologna: PARMA 58 simo infortunio per Vieri: un’assennel ritorno il 2-0 con una doppietta di INTER 54 za pesante, perché il bomber di PraVieri, consente l’accesso in finale. A SAMPDORIA 52 to era riuscito con i suoi gol (ne reacontendersi il trofeo c’è la Fiorentina di VICENZA 49 CAGLIARI 41 lizzerà sette in totale a fine campioGabriel Batistuta e Rui Costa. UDINESE 41 nato) a risollevare la squadra. Anche se i pronostici sono tutti per la NAPOLI 41 Con la Lazio, prima (un pesante 1-3 squadra di Cecchi Gori, una delle ATALANTA 39 in casa), e la Juve, poi (1-0 al Delle cosiddette “sette sorelle” del campioPIACENZA 37 BARI 32 Alpi), la formazione del Mondo nato, dopo il risicato passivo per 1 a 0 TORINO 29 non pregiudica la sua posizione, subito al Franchi, con il gol del bomber CREMONESE 27 visto che ormai in fondo alla classiargentino, le speranze di riconquistare PADOVA 24 fica i giochi sono già fatti con Padoventitre anni dopo la Coppa Italia sono va, Cremonese, Torino e Bari già retrocesse. molto alte. Purtroppo, i viola, nella gara di ritorno La salvezza viene legittimata ulteriormente all’ulti- a Bergamo, mettono in campo tutta la loro forza, ma giornata con la vittoria, secca, contro il fanali- che ha consentito loro di concludere il campionano di coda Padova, travolto per 3 a 0. A fine sta- to al quarto posto, e con un secco 1 a 2 spengono gione, sul tabellino dei cannonieri si contano Mor- definitivamente le speranze dei nerazzurri.

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7/9/95 Atalanta-Napoli Centinaia di ultrà dalla Nord, a fine partita, si spostano in Sud, sotto il settore dei napoletani, dando luogo ad un fittissimo lancio di oggetti e monete

Tanti gli incidenti, ma in Nord ci si improvvisa anche spalatori di neve

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26/11/95 Torino-Atalanta Al Delle Alpi va in scena il “Mondo day” con cori e striscioni da ambo le parti inneggianti al tecnico di Rivolta d’Adda

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el campionato 1995/96 spetta proprio alla tifoseria atalantina fare da apripista negli incidenti da stadio. I primi tafferugli della stagione si verificano infatti al Comunale alla quarta giornata, ospite il Napoli (17 settembre 95). Prima della fine dell’incontro, con l’Atalanta ormai sconfitta per 1-3, dalla Nord si riversano in centinaia in curva Sud a ridosso dei distinti. Un fittissimo lancio di monete e oggetti di ogni genere, svuota praticamente tutto il settore ospiti, prima dell’intervento della celere contro i bergamaschi. Gli scontri continuano poco dopo anche all’esterno. Un napoletano viene aggredito all’altezza della gradinata, così come quattro vigili urbani intervenuti per sedare la rissa; poi si scatena una sassaiola verso le forze dell’ordine e il corteo dei tifosi biancazzurri. In totale dodici persone rimangono contuse e medicate al pronto soccorso: sei atalantini, altrettanti napoletani, quattro vigili urba-

ni e sei agenti. Danneggiate anche due auto della polizia municipale e una della questura. Due i fermati, entrambi bergamaschi. Un mese dopo, il 15 ottobre, si replica; nel dopopartita con l’Inter, all’altezza del palazzetto dello sport, un gruppo di atalantini scatena una sassaiola contro due autobus diretti alla stazione con a bordo gli interisti; interviene quindi la celere con una serie di cariche e di lanci di lacrimogeni. Dalla tranquillità assoluta della gara con la Sampdoria al Comunale (19 novembre), in un clima privo di incidenti e di cori ostili, si passa, la settimana seguente, al cosiddetto “Mondo day”: allo stadio Delle Alpi, infatti, sia dalla sua ex curva del Toro che da quella atalantina si levano diversi cori d’affetto all’indirizzo del tecnico di Rivolta d’Adda. In particolare la Maratona srotola numerosi striscioni come “Emiliano due anni son passati, ma di te non ci siam scordati”, “Mondo solo tu per noi”, “Nel cuore granata un Mondo d’amore senza fine”, “Grazie Emiliano”, a cui i bergamaschi rispondono con la gigantografia con la caricatura del Baffo di Rivolta e vari cori proMondonico. Ad aumentare l’ammirazione per l’allenatore della Dea, sia da parte della curva nerazzurra che da parte di quella granata, aveva sicuramente contribuito anche lo sfogo che il Mondo aveva avuto in occasione della partita di Coppa Italia Atalanta-Juve. Era il 25 ottobre e davanti ad un Comunale quasi esaurito i nerazzurri superavano per 1-0 i bianconeri ai tempi supplemen-


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tari con uno storico gol di Fabio Gallo al 118’. A quel punto, rivolgendosi verso la tribuna d’onore, Mondonico gridava “Bastardi a casa”! Una frase che oltre a mille polemiche e un deferimento alla Commissione disciplinare, gli portava, però, anche ulteriore ammirazione da parte della Maratona e della Nord. Per restare nell’ambito della Coppa Italia è singolare quanto accade in occasione dei quarti di finale, quando a Bergamo arriva il Cagliari. Se al Sant’Elia, il 29 novembre, il manipolo di bergamaschi al seguito aveva trovato una serata fresca, e dieci giorni dopo, in campionato, il sole aveva consolato per la sconfitta i cinquanta atalantini scesi nuovamente in Sardegna, nella gara di ritorno di Coppa, il 14 dicembre, il Comunale è una ghiacciaia con una coltre di neve caduta per tutto il pomeriggio. Mancano solo poche decine di minuti al fischio d’inizio e il terreno di gioco è ancora abbondantemente imbiancato: «Ad un’ora dall’avvio della gara - scriveva Marco Sanfilippo su L’Eco - non era stato tolto nemmeno un telone e la neve rivestiva ancora una superficie pari a circa il 40 per cento del campo. La quindicina di spalatori mobilitata non prometteva di concludere il lavoro in tempo; a questo punto, su ordine del cavalier Randazzo, sono stati aperti i cancelli che separano il pubblico dal terreno di gioco e un centinaio di supporters nerazzurri è entrato per dare il suo concreto

contributo all’opera di rimozione della neve. Quando mancava mezz’ora era stato tolto quasi un terzo dei teloni e la neve era presente esclusivamente in un’area di rigore. Con un rapidità ed efficienza la neve residua è stata accumulata ai margini del rettangolo verde, quindi i sostenitori della Nord che hanno indossato i panni dei volontari, sono rientrati in curva, gremita in ogni ordine di posto nonostante la serata inclemente. La loro coreografia, le bandiere e i fumogeni, sono risaltati sulla candida neve e il loro incitamento ha trascinato l’Atalanta ad una qualificazione che sembrava insperata ad un quarto d’ora dall’epilogo». La partita, infatti, regala emozioni a raffica con la

9/12/95 Cagliari-Atalanta Due traferte al Sant’Elia in dieci giorni; nella foto i bergamaschi al seguito nella gara di campionato

Dea in vantaggio per 2 a 0 alla fine del primo tempo, poi raggiunta al 77’ e quindi eliminata (all’andata il Cagliari aveva vinto 1-0), poi lo scatto d’orgoglio ed in tre minuti, al 79’ e all’82’, agguanta la qualificazione con le reti di Pisani e Tovalieri che fanno esplodere il Comunale. Al termine gli elogi sono per la squadra, ma anche per la Nord: «Siamo contenti - affermava il Mondo - per questa gente

29/11/95 Cagliari-Atalanta (Coppa Italia) Una quindicina di tifosi nerazzurri segue la squadra fino in Sardegna anche in Coppa Italia

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14/12/95 Atalanta-Cagliari (Coppa Italia) In una serata gelida, dopo aver spalato il campo dalla neve, la Nord “scalda” tutto il Comunale

che ci ha permesso di giocare la partita e di vivere questa grande serata. Loro in un quarto d’ora hanno ribaltato il campo per liberarlo dalla neve, noi in un quarto d’ora abbiamo ribaltato il risultato e ci siamo guadagnati la semifinale». Dalla prova esaltante con i sardi alla sconfitta interna con la Fiorentina (17 dicembre); ancora carichi di entusiasmo per la vittoria con i rossoblu, gli ultrà della Nord,

prima festeggiano le 200 partite di Fabrizio Ferron con la maglia nerazzurra, poi alla fine, nonostante il pesante 1-3, tributano a Bonacina e compagni un sincero applauso. Tutt’altro trattamento, invece, riservano ai numerosi sostenitori viola giunti a Bergamo con una ventina di pullman: solita carica sul piazzale della Sud e solita risposta della polizia a suon di lacrimogeni. Le accese polemiche seguite agli ottavi di Coppa Italia con la Juve, si riaccendono alla vigilia della sfida al Comunale con i bianconeri, penultima giornata di andata (7 gennaio 96). Sui quotidiani sportivi, partendo da quel “Bastardi a casa” urlato dal Mondo al gol di Gallo, per tutta la settimana è un continuo velenoso botta e risposta tra il tecnico di Rivolta e Marcello Lippi. Ad aumentare ulteriormente la tensione per questa partita, c’è anche il terzo anniversario della morte di Celestino Colombi, ricordato, come

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sempre, con dieci minuti di silenzio del tifo. Come ci si poteva aspettare, nella gara con la Juve non fila tutto liscio: oltre alla “normale” sassaiola con le forze dell’ordine che ha caratterizzato il dopopartita e nella quale si è ferito anche un cane poliziotto, anche in tribuna centrale si sono vissuti attimi di agitazione quando «alcuni signori rigorosamente in loden denunciava L’Eco di Bergamo - hanno inscenato un’incivile gazzarra, costringendo Bettega ad andarsene anzitempo, coprendolo di ingiurie, monete, accendini, palline di carta e persino un’ombrellata». Un altro, ennesimo, dopo partita di tafferugli si registra con la Roma (28 gennaio): sassaiola sul piazzale della Sud con sette agenti feriti, un romanista e due bergamaschi medicati, due atalantini arrestati, altri tre denunciati insieme a due giallorossi e un auto della polizia municipale danneggiata. E in più, a stadio ormai vuoto, con i soli giallorossi trattenuti nel settore ospiti, un gruppo di bergamaschi entra in curva Sud, dove si trovava un gruppo di ultrà romanisti. Volano calci, pugni, cinghiate: un romano resta a terra, mentre altri che si erano fatti avanti, fanno dietro front e ripiegano di corsa nel proprio settore. Per quanto riguarda il comportamento all’interno dello stadio, i tifosi della Nord, si erano guadagnati persino gli elogi del presidente Ruggeri perché, nonostante lo svantaggio che stava aprendo lo spettro della settima sconfitta consecutiva, non era mai


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28/1/96 - Atalanta-Roma Quando lo stadio è ormai vuoto, un gruppo di atalantini entra in curva Sud scontrandosi con alcuni romani che poi ripiegano di corsa nel proprio settore

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14/2/96 Bologna-Atalanta (Coppa Italia) Una fase degli scontri allo stadio Dall’Ara con la celere

14/2/96 Bologna-Atalanta (Coppa Italia) Numerosi i bergamaschi al seguito nei quarti di Coppa Italia a Bologna

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mancato il sostegno della curva: «È una vittoria dichiarava Ruggeri - che dedico senza mezzi termini al pubblico. Sostenere che anche con la Roma i tifosi sono stati stupendi è il minimo. Quali altri supporters con sei sconfitte sulla gobba e sullo 0-1 non avrebbero contestato tutto e tutti? Quelli atalantini no e il loro incessante sostegno ha così contribuito all’auspicata metamorfosi». Se la sconfitta interna con il Milan (11 febbraio) dà il via ad un altro dopopartita caldo con un’altra serie di scontri con le forze dell’ordine, ancor più gravi sono gli incidenti nel ritorno della semifinale di Coppa Italia con il Bologna (27 febbraio): sia prima che dopo l’incontro, dove la Nord ha guidato, con un tifo caldissimo e un grandioso spettacolo pirotecnico, Vieri e compagni alla vittoria, gruppi di ultrà bergamaschi danno vita ad una serie di cariche al corteo dei sostenitori bolognesi, scontrandosi però con la celere di scorta. Teatro degli scontri è la zona del palazzetto dello sport e l’incrocio tra viale Giulio Cesa-

re e Borgo Santa Caterina dove rimangono feriti da sassi e bottiglie dieci agenti, danneggiati due mezzi della polizia e arrestati due atalantini. Già all’andata (14 febbraio), del resto, si erano verificati dei tafferugli con la celere all’interno dello stadio Dall’Ara, nel settore ospiti gremito da circa un migliaio di atalantini. Due mesi di calma apparente, senza particolari note di cronaca, poi, il 28 aprile, l’arrivo a Bergamo dei laziali, riaccende gli animi. Un pullman di ultrà biancazzurri si presenta senza scorta sul piazzale della Sud verso le 13,30; dal chiosco-edicola e dal bar Lorenz di viale Giulio Cesare, abituali ritrovi prepartita dei supporters della Nord, una quarantina di bergamaschi piomba in direzione del autobus targato Roma dal quale sono scesi i laziali. Si arriva allo scontro, breve, ma deciso, prima dell’intervento della celere (due romani restano feriti), mentre al termine dell’incontro si registrano le consuete cariche di alleggerimento e il lancio di lacrimogeni da parte di polizia e carabinieri contro gli atalantini. Lazio vuol dire anche Beppe Signori, ovvero il giocatore più odiato dalla Nord che, infatti, gli riserva per l’ennesima volta un trattamento speciale: fischi ad ogni tocco di palla («A memoria d’uomo - parole di Renato Ravanelli su L’Eco - non si ricorda una “fischiata” così intensa come quella che ha preceduto il rigore del 2 a 1: assordante»), ma anche monetine tanto che un pezzo da 200 lire lo colpisce alla testa proprio sotto la curva neroblu. Il campionato, raggiunta la salvezza, perde d’interesse, con le attenzioni concentrate invece sulla finale di Coppa Italia con la Fiorentina.


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2/5/96 Fiorentina-Atalanta (finale Coppa Italia) Oltre 3000 bergamaschi sostengono a gran voce la squadra del Mondo

In finale in Coppa Italia con i viola: scontri sia a Firenze che a Bergamo

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a finale di Coppa Italia con la Fiorentina, a differenza di quella del 1987 con il Napoli dove il risultato era già segnato, crea molta attesa nella tifoseria. La gara d’andata si gioca a Firenze il 2 maggio. Da Bergamo si muovono circa tremila atalantini. Il settore ospiti dell’Artemio Franchi strabocca di bergamaschi. Oltre 1200 ultrà della Nord arrivano nel capoluogo toscano con un treno speciale. La tensione è alta e di fatti poco prima dell’arrivo alla stazione Campo di Marte viene tirato il freno d’emergenza. «Circa quattrocento supporters nerazzurri - riportavano i giornali - hanno abbandonato il convoglio e, dopo aver scavalcato una cancellata lungo la ferrovia, si sono riversati senza scorta lungo il viale dei Mille. Nel corso del loro passaggio si sono registrati scontri con la tifoseria viola e anche danneggiamenti a tre auto e a dei vetri di due appartamenti. Distrutto anche un motorino che i bergamaschi avrebbero lanciato più volte contro un muro (“era stato abbandonato da due ultras viola con le cinghie in mano” precisa il Bocia). La polizia per riportare la calma è stata costretta a sparare alcuni lacrimogeni». «La trasferta - spiega il Bocia - era stata preparata veramente bene. Qualche giorno prima, addirittura,

eravamo andati a Firenze a fare un sopralluogo: giunti in macchina fino a Prato, avevamo preso il treno per il capoluogo e, ad un chilometro circa dalla stazione di Campo Marte avevamo tirato il freno d’emergenza per fare una “prova”. Ma già quindici giorni prima, durante la gara di campionato con i viola, eravamo usciti dal nostro settore con largo anticipo per studiare bene la zona in vista della finale di Coppa Italia». Durante la partita il tifo è caldissimo da entrambe le parti, poi, al termine dell’incontro «la celere ha lanciato, all’interno dello stadio, altri lacrimogeni perché gli atalantini avevano cominciato a forzare i

2/5/96 Fiorentina-Atalanta (finale Coppa Italia) Una panoramica del settore ospiti dell’Artemio Franchi gremito da atalantini

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18/5/96 - Atalanta-Fiorentina (finale Coppa Italia) - Una splendida panoramica della Nord colorata da migliaia di bandierine

18/5/96 - Atalanta-Fiorentina (finale Coppa Italia) - All’inizio della ripresa, la curva si illumina con una potentissima torciata

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cancelli (poi divelti) del settore ospiti per uscire». I tafferugli continuano alla stazione: «A causa del continuo azionamento del freno d’emergenza, il convoglio diretto a Bergamo è partito con due ore di ritardo, e nel frattempo ignoti hanno compiuto alcuni vandalismi alle carrozze tra cui anche una porta di un bagno scardinata e buttata fuori dal finestrino». La provocazione dei bergamaschi, scesi dal treno senza scorta ed avanzati verso lo stadio caricando i supporters viola, non viene presa molto bene in curva Fiesole. Da Firenze, per la gara di ritorno (18 maggio), arrivano in tremila e al termine della partita, danno vita ad una serie di gravi atti di teppismo sia all’interno dello stadio, dove vengono distrutti i bagni e


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incendiato un magazzino attrezzi posto sotto la Sud, che all’esterno. Lungo il percorso verso la stazione i viola lasciano una scia di vetrine rotte, auto danneggiate, cartelli stradali divelti provocando danni per oltre 200 milioni di lire. Ovviamente ad alimentare la tensione ci pensano anche gli ultrà atalantini che a più riprese partono alla carica del corteo viola, scontrandosi con la polizia. Sul piazzale della Sud, al palazzetto, in via San Giovanni e alla stazione avvengono gli incidenti più pesanti. A scaldare gli animi degli atalantini contribuisce sicuramente anche la sconfitta per 1 a 2 che regala la Coppa Italia ai viola. La finale, comunque, era iniziata con un prologo spettacolare da parte della Nord. Oltre alle migliaia di bandierine bianconeroblu che colorano la curva, all’ingresso delle squadre in campo, un grandissimo telo neroblu con il profilo di Città Alta in giallo, viene alzato, a mò di sipario, sulla alta rete di protezione dietro la porta e, allo stesso tempo, viene

srotolato il bandierone che va così a coprire tutta la Nord. Nella ripresa un’altra coreografia: una potentissima torciata illumina le migliaia di drappi in carta rinfrangente distribuiti dalle Bna e le centinaia di sagome della Coppa Italia che colorano il settore dei Kaos. Purtroppo il grande sforzo dei gruppi della Nord non basta per conquistare l’ambito trofeo che avrebbe spalancato per l’ennesima volta le porte dell’Europa alla squadra di Mondonico.

8/5/96 Atalanta-Fiorentina (finale Coppa Italia) Zoom sulla curva Nord imbandierata

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18/5/96 - Atalanta-Fiorentina (finale Coppa Italia) - La spettacolare coreografia allestita dai gruppi della Nord per la finale di Coppa Italia

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CAMPIONATO 1996/97 Inzaghi e Pinato da record!

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na stagione tra alti e bassi che comunque offre grandi soddisfazioni, come la salvezza tranquilla, la vittoria con il bomber Pippo Inzaghi della classifica dei capocannonieri ed il record di imbattibilità per Davide Pinato. All’inizio del campionato il Mondo si era ritrovato una formazione tutta da scoprire e per di più senza tre pedine fondamentali quali Bobo Vieri, ceduto alla Juve per soli 7 miliardi, PaoR I S U LTAT I A R lo Montero, anch’egli finito alla CAGLIARI ATALANTA 2-0 1-4 corte di Agnelli, e Fabrizio FerATALANTA FIORENTINA 2-2 0-0 ron, passato dopo ben 253 parVICENZA ATALANTA 4-1 1-3 tite in nerazzurro a difendere la ATALANTA INTER 1-1 0-2 porta della Sampdoria. PERUGIA ATALANTA 3-1 2-2 Sul fronte acquisti, arrivano a SAMPDORIA ATALANTA 2-0 0-4 ATALANTA LAZIO 2-1 2-3 Bergamo Pippo Inzaghi, giovane MILAN ATALANTA 1-1 2-0 centravanti prelevato in comATALANTA UDINESE 1-0 0-2 proprietà dal Parma, il difensore BOLOGNA ATALANTA 3-1 1-1 serbo Zoran Mirkovic, Massimo ATALANTA NAPOLI 2-2 1-0 Carrera (dalla Juve), Gigi LentiPARMA ATALANTA 0-0 2-1 ni (in prestito dal Milan), StefaATALANTA PIACENZA 4-0 1-3 ROMA ATALANTA 0-2 4-0 no Rossini (dal Piacenza), ATALANTA VERONA 1-0 1-1 Andrea Sottil (dalla Fiorentina), JUVENTUS ATALANTA 0-0 1-1 lo svedese Joakim Persson, l’uruATALANTA REGGIANA 1-0 3-0 guayano Federico Magallanes e il portiere Davide Micillo. L’avvio è disastroso. Dopo sei giornate l’Atalanta è ultima in classifica con due soli punti, frutto di due pareggi, in casa con la Fiorentina (2-2) e con l’Inter (1-1). Per il resto sono solo sconfitte: a Cagliari (2-0), Vicenza (4-1), Perugia (3-1) e a Genova con la Sampdoria (2-0). Alla settima di campionato arriva la prima vittoria. Al Comunale è ospite la Lazio di Beppe

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Signori e i nerazzurri sfoderano una gran prestazione, su tutti il ritrovato Gigi Lentini autore anche di un gol (risultato finale è 2-1). La squadra del Mondo comincia ad ingranare: alla vittoria con i laziali seguono il pareggio con il deludente Milan (1-1) e la seconda vittoria stagionale a spese dell’Udinese (1-0). Con i bianconeri tra i pali diventa titolare, e lo sarà fino a fine stagione, Davide Pinato. Superata la batosta al Dall’Ara con il Bologna (3-1), l’Atalanta, forte della spinta offensiva del trio delle meraviglie, Morfeo-Inzaghi-Lentini, con la regia degli “architetti” Gallo e Sgrò infila una serie positiva di ben dieci risultati utili consecutivi. Al pareggio interno per 2 a 2 con il Napoli, ne segue un altro, a reti inviolate, a Parma, quindi in casa con il Piacenza addirittura una quaterna stende i biancorossi. All’Olimpico, con la Roma, la Dea regala una delle più belle giornate della stagione con la seconda vittoria in due anni in casa dei giallorossi (0-2). Dopo la pausa natalizia fioccano altri punti: vittoria, a tempo scaduto con un gol di Magallanes appena entrato, con il Verona (1-0), splendido pareggio al Delle Alpi con la Juve (0-0), nuova vittoria con la Reggiana (1-0) che chiude il girone d’andata. Intanto, in questa inarrestabile ascesa dei nerazzurri si delinea un record storico per i campiona-


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ti di A dell’Atalanta: lo agguanta Pinato conservando l’inviolabilità della sua porta per ben 651 vezza. Da questo momento la formazione del minuti; inviolabilità che cade alla prima di ritor- Mondo ha un calo vistoso. no, in casa con il Cagliari: la partita finisce con Forse perché già appagati, i nerazzurri incassano una spettacolare vittoria per 4 a 1, ma la rete del ben sei sconfitte in otto partite (in trasferta, a rossoblu Minotti mette fine al record di Pinato Roma con la Lazio 3-2, a Udine 2-0, a che, tra l’altro, non è neanche in Piacenza 3-1; in casa con Milan 0-2, CLASSIFICA campo, causa un infortunio, sostiParma 1-2, Roma 0-4), rimediando tuito da Micillo. JUVENTUS 65 punti solo con il Bologna (1-1) e con PARMA 63 Dopo la soddisfazione per il paregil Napoli (vittoria esterna per 0-1). I INTER 59 gio di Firenze (0-0), con il riennerazzurri si riprendono al Bentegodi, LAZIO 55 trante portierone che para un rigodove pareggiano con il Verona ormai UDINESE 54 re di Batistuta, il dramma: il 12 febSAMPDORIA 53 retrocesso, quindi, quando mancano BOLOGNA 49 braio, per un incidente stradale, solo due partite alla fine del torneo, VICENZA 47 scompare il giovane Chicco Pisani un altro pareggio, in casa (1-1) con la FIORENTINA 45 insieme alla sua fidanzata Ale Juve, assicura la matematica salvezza ATALANTA 44 Midali. Tutta Bergamo è incredula MILAN 43 (e lo scudetto ai bianconeri). ROMA 41 di fronte a questa tragedia, ma la L’ultima di campionato, in trasferta NAPOLI 41 squadra vuole onorare il ricordo contro la retrocessa Reggiana, ha un PIACENZA 37 del numero 14 nerazzurro con una significato particolare; la squadra gioCAGLIARI 37 vittoria, il giorno dopo i funerali, a PERUGIA 37 ca esclusivamente per Inzaghi, arrivaVERONA 27 danno del Vicenza che, infatti, subto ad un passo dalla storia: essere il REGGIANA 19 isce un secco 3-1. Bonacina e comprimo atalantino a vincere la classifica pagni però risentono molto di questo lutto e nel- dei capocannonieri. la seguente partita, a San Siro con l’Inter, appaio- E allo stadio Giglio, Superpippo non fallisce l’ono scarichi ed incassano un 2-0. Il pareggio con il biettivo: la doppietta con i granata lo porta a ben Perugia(2-2) e la sonante vittoria con la Sampdo- 24 reti (in 33 partite) che gli consentono di ria (4-0), con tripletta di Inzaghi) praticamente diventare il bomber della serie A, e regala all’Ataassicurano, ad undici giornate dalla fine, la sal- lanta il decimo posto in classifica.

Pippo Inzaghi, con le sue 24 reti vince, primo atalantino nella storia, la classifica dei capocannonieri di serie A

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9/9/96 - Cagliari-Atalanta - Prima di campionato ed è già la trasferta più lunga; al Sant’Elia sono una cinquantina gli atalantini presenti

Per la Nord, decimata dalle diffide, sono anni di transizione

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1996/97 Un adesivo delle Bna per festeggiare il ventennale di fondazione del gruppo

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a Nord già da un paio d’anni vive un difficile momento di transizione. La costante divisione tra Kaos e Brigate, il ricambio generazionale che fatica ad emergere, ma soprattutto la pesante repressione che ha decimato i gruppi ultrà, costituiscono una forte limitazione alla crescita della curva. In un’intervista a Supertifo, le Bna, proprio in occasione del loro ventennale di fondazione, infatti, non nascondono le loro difficoltà: «Oggi sono certamente cambiate tante cose, ma in questi anni abbiamo cercato di mantenere una vecchia mentalità. Il gruppo delle Brigate viene fuori da un periodo travagliato, con la curva spaesata. Si è parlato anche dell’ipotesi di uno scioglimento di fronte a questa situazione di stallo. Lo striscione delle Bna era sempre lì, come facciata, ma alle spalle c’erano dei problemi concreti. Un calo cha ha pesato in modo negativo sulla curva, invitandoci a riflettere, a non mollare, a curare maggiormente il “vivaio” dei giovani, a far capire cosa significhi appartenere alle Brigate. Vogliamo combattere per la nostra identità, in un momento sconsolante come quello attuale, dove gli ultras sono visti come il male». La volontà di non mollare è comunque molto for-

te e in curva le idee su come rilanciare la Nord sono ben chiare. «C’è una buona fetta di giovani in gamba - dichiaravano i responsabili delle Bna all’inviato di Supertifo - che ci ha seguito e ha capito i valori basilari del gruppo, continuando a non avere capi, continuando ad andare allo stadio in un certo modo, secondo un’impostazione ultras. Molte curve sono diventate incontrollabili perché non si è saputo tenere a bada i più giovani. Dobbiamo inserire le nuove leve e farle diventare una parte vitale del gruppo». Con un precampionato caratterizzato dai violenti scontri nel torneo estivo di Trento con il Verona (1 agosto), la stagione vera e propria inizia, già alla prima giornata, con la trasferta più lunga. Pronti e via e la meta è subito Cagliari (9 settembre 96). Anche per la partenza “a freddo”, che non ha permesso un’efficace organizzazione, al Sant’Elia si presentano non più di una cinquantina di atalantini. Il campionato comincia ad avviarsi verso il dominio delle pay-tv, ma non tutti la prendono bene come dimostra l’atteggiamento del Mondo che, infastidito dalla presenza ingombrante di una telecamera, manda a quel paese un operatore di Tele +. Il debutto casalingo è sicuramente ad alta tensione; dopo l’incandescente finale di Coppa Italia, la Fiorentina torna al Comunale (16 settembre), ma stavolta a prevenire incidenti e tafferugli ci sono centinaia di agenti che, addirittura, per un ulteriore sicurezza, fanno entrare allo stadio i tifosi viola a partita già iniziata. Sia prima che dopo, comunque, non si registrano violenze. La squadra stenta ad ingranare, ma la Nord resta


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15/12/96 - Atalanta-Piacenza - Le Bna festeggiano, rispolverando i vecchi striscioni, i vent’anni di vita

sempre vicina agli uomini del Mondo. Un comportamento che viene elogiato anche dal presidente Ruggeri, quando, da ultimi in classifica, la Dea riesce a battere la Lazio (27 ottobre) grazie anche alla spinta di un incessante tifo da parte della curva. Tuttavia, ogni tanto, la pazienza dei supporters atalantini si esaurisce, soprattutto davanti a prestazioni debosciati; come in occasione della gara, al Comunale, con l’Udinese (17 novembre), quando anche un idolo come Domenico Morfeo viene contestato e fischiato da buona parte del pubblico, ma non dalla Nord che, infatti, il fantasista non perde l’occasione per ringraziare. Il 15 dicembre la partita con il Piacenza vede le Brigate festeg-

giare, in modo semplice rispolverando i vecchi striscioni (primo fra tutti il primo, quello mitico nero), il ventennale di fondazione. Nei mesi successivi, però, le Bna daranno alle stampe un pregevole libro fotografico sui loro primi vent’anni di storia. Con l’arrivo del Verona, invece, si apre il nuovo anno, è il 5 gennaio 97, ed anche la serie di incidenti. L’insperata vittoria al 90’ con un gol dell’uruguayano Magallanes, non basta a placare la tensione degli ultrà orobici che, infatti, nel dopopartita scatenano una sassaiola contro le forze dell’ordine e raggiungono anche alcuni tifosi gialloblu con i quali volano randellate. In questo casino, ne fanno le spese anche un auto della Rai e alcune vetture di polizia e carabinieri prese a sassate. Così come all’andata a Bergamo, anche il ritorno con la Fiorentina (2 febbraio), a Firenze, in posticipo serale, non fa registrare episodi degni di cronaca, se non per la denuncia “per atti osceni” ai danni 2/2/97 - Fiorentina-Atalanta - I 200 bergamaschi al seguito di un ventitreenne bergamasco reo

1996/97 La copertina del libro realizzato delle Brigate per celebrare i primi vent’anni di storia

nel posticipo serale all’Artemio Franchi

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9/4/97 Atalanta-Sampdoria Sia la Nord che i doriani espongono striscioni di incoraggiamento a Luca, l’ultrà caduto dalla balconata

2/3/97 Atalanta-Perugia Grande festa per le 200 panchine nerazzurre del Mondo

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di essersi calato, sulle gradinate dell’Artemio Franchi, i pantaloni per mostrare ai tifosi viola il loro vero volto. Intanto la repressione si fa sempre più pesante, inasprita dalle nuove disposizioni del governo, con il cosiddetto “Decalogo Veltroni”. Nella partita con il Perugia (2 marzo) in curva Nord si vivono momenti drammatici; dopo aver festeggiato con tantissime bandiere le duecento panchine nerazzurre di Emiliano Mondonico, all’intervallo, nel settore dei Kaos, accade l’imprevedibile. Luca Spreafico, uno dei personaggi più conosciuti della curva, per un’accidentale spinta cade dalla balconata battendo violentemente il capo. Un volo di quasi cinque metri. Insieme a lui perde l’equilibrio anche lo Zenone che, forte dei

suoi novanta kg, precipita proprio addosso a Luca che, così, subisce una botta ancora più violenta della precedente. Mentre Zenone si rialza dolorante, immediatamente tutti si accorgono delle gravissime condizioni di Luca; trasferito agli Ospedali Riuniti viene sottoposto ad un lunghissimo intervento chirurgico per rimuovere un ematoma alla testa. Il giovane ultrà resta in coma per giorni, poi fortunatamente se la caverà anche se i postumi di quella brutta caduta resteranno ancora. La solidarietà tra i tifosi in queste occasioni non manca mai ed infatti, oltre ad una lunga “processione” di amici in visita all’ospedale, a Luca viene dedicato, la settimana successiva in occasione della partita al Comunale con la Sampdoria, lo striscione, appeso in curva Nord, “Luca dai che ce la fai”. Ma altrettanto fanno i doriani che espongono un eloquente “Luca a presto in balconata”. Quindici giorni dopo è la volta del Milan (23 marzo). Il dopopartita, come prassi, vede gli ultrà atalantini cercare il contatto con i rivali; questa volta si assiste ad una nuova tattica di “attacco”: per la sassaiola ai pullman che porta-


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no i rossoneri alla stazione, i tifosi bergamaschi si concentrano lungo via San Tomaso e Borgo Santa Caterina pronti ad aspettare al varco dell’incrocio con via Battisti gli autobus milanisti. Nella pioggia di sassi e bottiglie viene distrutto il parabrezza di un blindato dei carabinieri e quattordici ultrà nerazzurri vengono fermati e denunciati. L’ultima in casa porta al Comunale addirittura la Juventus (venerdì 23 maggio). I bianconeri, proprio a Bergamo e con una giornata d’anticipo conquistano il loro ventiquattresimo scudetto. Oltre agli juventini fanno festa anche gli atalantini, che portano in trionfo Pippo Inzaghi, ad un passo dal conquistare il titolo di capocannoniere. A 90 minuti dal termine della stagione SuperPippo dichiarava: «Voglio vincere la classifica dei bomber per dedicarla a Federico Pisani». Tornando ai festeggiamenti, dopo un campionato entusiasmante non poteva mancare la classica pacifica invasione di campo. I tifosi, però, entrano sul terreno di gioco quando mancano ancora quattro minuti. Il solito assalto alle maglie dei giocatori, ma l’arbitro comunica che intende arrivare al 90’. Dalla tribuna, dove è relegato perché squalificato, piomba sul campo l’allenatore Mondonico che, insieme al segretario Randazzo, riesce a convincere gli “invasori” ad uscire dal rettangolo verde. Per i bianconeri la festa continua nel dopopartita in centro città

dove sfilano lungo viale Giovanni XXIII e Porta Nuova con le bandiere fuori dai finestrini delle auto. Uno spettacolo che, però, numerosi bergamaschi di fede nerazzurra non gradiscono. «I caroselli di auto sono durati solo una decina di minuti - riportavano i giornali locali -. Chiunque transitava in macchina da Porta Nuova, sventolando una bandiera juventina, veniva fatto segno a insulti e ad aggressioni con le auto colpite a calci e pugni. E così è andata avanti per qualche tempo, con i vessilli bianconeri date alle fiamme, sino a che, forse sparsasi la voce di quanto accadeva in centro, i caroselli di auto dei tifosi juventini si sono bruscamente interrotti».

23/3/97 Atalanta-Milan La carica degli atalantini all’incrocio tra via San Tomaso e via Cesare Battisti

23/3/97 - Atalanta-Milan - Un altro striscione inneggiante al Mondo e alla Uefa, un traguardo purtroppo solo sfiorato

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si riempie di striscioni e messaggi perper onorare il ricordo di Chicco Pisani Alessandra Midali 16/2/97 - Atalanta-Vicenza - La Nord con un lunghissimo striscione saluta l’ultima volta Chicco Pisani e la esua Ale

“Chicco e Ale per sempre nel cuore”

È

Federico Pisani e la sua Alessandra in un momento felice

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la notte di Carnevale, sono appena passate le 2 del 12 febbraio. Chicco Pisani, ventiduenne attaccante della Dea, la sua fidanzata Alessandra Midali e una coppia di amici stanno tornando da Campione d’Italia dove hanno passato la serata di festa. All’altezza dello svincolo tra l’autostrada dei Laghi e l’A4, alle porte di Milano, la Bmw guidata dal giovane atalantino sbanda, forse per l’eccessiva velocità, esce di strada e si schianta contro un pilone del cavalcavia. L’impatto è violentissimo. L’auto si accartoccia su di sé, quasi fosse un foglio di stagnola. Dentro due corpi giacciono ormai senza vita; sono proprio Chicco e Ale che occupavano i posti anteriori. I due amici, posti sui sedili posteriori, invece riportano solo ferite leggere. Poche ore dopo, fin dal primo mattino, la notizia si diffonde in città, rendendo ancora più fredda questa giornata d’inverno ai piedi di Città Alta. Chicco Pisani, infatti, era un giocatore molto amato dal pubblico atalantino. Giovane, sguizzante,

entusiasmava i tifosi per le sue serpentine e per il suo modo di fare sbarazzino. Toscano di Capannori, in provincia di Lucca, era arrivato a Bergamo giovanissimo, a soli quindici anni facendo tutta la trafila delle giovanili, tra cui la mitica “banda Prandelli”, per poi debuttare in serie A con Giorgi, non ancora diciottenne. E a Bergamo aveva conosciuto, passeggiando sul Sentierone, Alessandra Midali, una dolcissima ragazza di Città Alta che poi diventerà la sua fidanzata. Tutto l’ambiente atalantino è stravolto; all’allenamento a Zingonia, alle 9,30, è Mondonico che raduna la squadra negli spogliatoi per dare la triste notizia. Le porte del Centro Bortolotti si chiudono a sguardi indiscreti. Fortunato, il capitano, non trattiene le lacrime, altrettanto fanno altri compagni del povero Chicco. La società, nel frattempo, non chiede alla Lega di rinviare la partita con il Vicenza: «Scendere in campo domenica - spiegava il segretario Randazzo - sarà il modo migliore per onorare la memoria di Pisani». Sabato mattina la città si stringe intorno ai due feretri per dare l’ultimo, estremo, saluto. La Cattedrale è strapiena, così come tutta Piazza Vecchia. Tanti i giovani con la sciarpa neroblu al collo, ma altrettanti i signori con i capelli grigi, i tifosi della gradinata e della tribuna. Sono almeno tremila che in religioso silenzio aspettano sul sagrato della chiesa e in piazza di salutare per l’ultima volta i due fidanzatini. Con loro, mischiati nella folla, anche famosi calciatori come Vieri, Tacchinardi, Ganz, Ferron, oltre alla rosa al gran completo dell’Atalanta e a


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15/2/97 Bergamo Sono oltre 3000 le persone che affollano Piazza Vecchia per dare il loro ultimo saluto a Chicco ed Ale

numerosissime autorità. Ma il saluto vero, i tifosi, lo riservano allo stadio, il giorno seguente, nella partita con il Vicenza. Al Comunale si respira un’aria triste, anche se è una bellissima giornata di sole. Il minuto di silenzio, in cui tutto il pubblico applaude, sembra interminabile tanta è la commozione. Sugli spalti tantissimi messaggi d’affetto per il povero Chicco. Un lunghissimo striscione “Il cielo sembrerà più piccolo con te che dribbli e corri tra le nuvole! Ciao Chicco… Ciao Ale!” avvolge la Nord. E poi, ancora, “Ciao Chicco, salutaci le stelle” e “In campo con voi, in curva con noi” e decine di altri “Ciao Chicco”, “14”, “Chicco sempre con noi” a cui si aggiunge anche un “Onore a Pisani” esposto dai vicentini. Strano il destino: l’Atalanta va in

vantaggio proprio con un gol di Paolo Foglio su assist di Domenico Morfeo, ovvero i due più cari amici di Pisani. Paolo e Domenico corrono sotto la Nord a rendere omaggio alla maglia numero 14 esposta dietro la porta. Dieci minuti dopo raddoppia Inzaghi e anche SuperPippo corre a baciare uno striscione dedicato a Chicco. E da quel giorno, la maglia numero 14 non verrà vestita più da nessun giocatore e resterà per sempre nel cuore di tutti i tifosi nerazzurri.

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CAMPIONATO 1997/98 Una squadra senza grinta: è retrocessione

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ell’anno che festeggia il novantesimo di fondazione della società, tutto va male, a cominciare dalla campagna acquisti per finire con la retrocessione in serie B. Nel mercato estivo, infatti, la società perde, in un solo colpo, il trio delle meraviglie che aveva esaltato i tifosi nel campionato appena concluso. Pippo Inzaghi viene riscattato dal Parma che poi lo gira alla Juve; Gigi Lentini, torna al Milan che lo traR I S U LTAT I A R sferisce al Toro, mentre DomeniATALANTA BOLOGNA 4-2 0-0 co Morfeo viene ceduto, per fare PARMA ATALANTA 2-2 0-0 cassa, alla Fiorentina. ATALANTA SAMPDORIA 0-2 0-2 A sostituirli vengono chiamati NAPOLI ATALANTA 0-1 0-1 Nicola Caccia, proveniente dal ATALANTA BRESCIA 0-1 2-2 Napoli e Cristiano Lucarelli, LAZIO ATALANTA 0-2 0-0 ATALANTA VICENZA 1-3 0-1 ariete del Padova. Tra gli altri ATALANTA INTER 1-2 0-4 movimenti da segnalare, se ne va EMPOLI ATALANTA 1-0 0-1 il portiere Micillo (alla Reggina) ATALANTA LECCE 0-0 1-1 ed arriva Alberto Fontana (dal ROMA ATALANTA 3-0 1-0 Bari), inoltre rientra Cristian ATALANTA MILAN 1-2 0-3 Zenoni e vengono acquistati lo FIORENTINA ATALANTA 5-0 0-1 ATALANTA PIACENZA 2-2 0-3 jugoslavo Ljubisa Dundjerski e BARI ATALANTA 0-0 0-2 lo sloveno Robert Englaro. ATALANTA UDINESE 1-1 0-1 La fase iniziale della stagione è JUVENTUS ATALANTA 3-1 1-1 comunque promettente; alla prima di campionato, la formazione del Mondo rifila addirittura una quaterna al Bologna (4-2) tra cui un gol di Lucarelli che fa sognare i tifosi. Il sogno, del resto, è legittimo visto che la domenica seguente il bomber livornese realizza una doppietta che consente di strappare un pareggio al Tardini di Parma (2-2). La sconfitta interna con la Sampdoria (0-2) non preoccupa più di tanto, considerata la successiva

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vittoria esterna con il Napoli (0-1), mentre quella con il Brescia al Comunale (0-1) rappresenta più una delusione per il valore morale che ha il derby con le rondinelle che per la classifica; il passo falso con i biancazzurri è infatti rimediato nuovamente con una vittoria fuori casa, stavolta all’Olimpico con la Lazio (0-2). La situazione comincia a farsi più preoccupante, invece, quando arrivano altre due batoste casalinghe, prima con il Vicenza (1-3), poi con l’Inter (1-2). Con i veneti la partita è oltretutto molto nervosa e a farne le spese è capitan Bonacina, espulso per una rissa alla fine del primo tempo, mentre le squadre stanno rientrando negli spogliatoi. Con la squadra di Ronaldo, invece, la Dea disputa una buona gara, ma è veramente sfortunata, con tre pali colpiti e un gol, quello decisivo, subito a tre minuti dal termine. Segue una fase molto critica, in cui monta anche la contestazione del pubblico; la sconfitta ad Empoli (1-0), il pareggio a reti inviolate con il Lecce che, tra l’altro, fa scattare il silenzio stampa da parte della squadra, il pesante 3-0 subito all’Olimpico dalla Roma, l’ennesimo passo falso interno per mano del Milan (1-2), che anticipa la cinquina di Firenze (5-0), fanno piombare l’Atalanta in fondo alla classifica. I tre pareggi con Piacenza (2-2), Bari (0-0) e Udinese (1-1), non sono un gran chè, ma almeno smuovono la classifica, prima della sconfitta con la Juve fuori casa (3-1) che chiude il girone d’andata. La classifica è impietosa: i nerazzurri sono terz’ultimi con 14 punti; dietro di loro solo il Lec-


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ce con 11 e il Napoli con 6. Dopo la prima parte de l’ultimo quarto d’ora di gioco addirittura in del campionato si iniziano a tirare le somme: sot- nove. Se da un lato la vittoria con l’Empoli (1-0) e to accusa soprattutto la coppia d’attacco Caccia il pareggio a Lecce (1-1) alimentano ancora qual(che comincia anche a fare i capricci lamentando- che speranza, la battuta d’arresto casalinga con la si di non trovarsi bene a Bergamo, una città che Roma all’undicesima di ritorno rappresenta un definisce triste) e Lucarelli, ma anche la mancan- passo decisivo verso la B. Nonostante ci sia tutta la za di grinta e determinazione di tutta la squadra; partita per rimontare lo svantaggio (il gol dei gialgli unici che riescono a salvarsi dall’insufficienza lorossi è al 3’), non riesce a combinare alcunché piena sono Sgrò e l’indomito Bonacina. con una reazione priva di carattere. Il ritorno inizia con due pareggi, entrambi per 0 a La situazione peggiora ulteriormente la settimana 0: il primo al Dall’Ara con il Boloseguente con il 3 a 0 incassato dal CLASSIFICA gna di Roberto Baggio, il secondo al Milan a San Siro, ma la vittoria con la Comunale con il Parma, gara, queFiorentina (1-0) e la concomitanza di JUVENTUS 74 INTER 69 st’ultima, in cui la formazione del alcuni risultati negativi delle dirette UDINESE 64 Mondo meritava molto di più e che concorrenti fanno riaccendere il lumiROMA 59 riesce a riaccendere le speranze di cino della salvezza. A quattro giornate FIORENTINA 57 salvezza. dal termine del torneo, la gara di PiaPARMA 57 LAZIO 56 La sconfitta a Genova con la Sampcenza diventa una sorta di spareggio. BOLOGNA 48 doria (2-0) avvicina nuovamente il Ma quella che doveva essere l’occasioSAMPDORIA 48 baratro della B, ma i tre punti conne della riscossa, si rivela un incubo MILAN 44 quistati con il malcapitato Napoli con i nerazzurri travolti dagli emiliani BARI 38 EMPOLI 37 (1-0) e i pareggi di Brescia (2-2) e in per 3-0. A nulla serve la vittoria per 2 a PIACENZA 37 casa con la Lazio (0-0) servono a 0 con il Bari, visto che alla penultima VICENZA 36 ridare ossigeno. giornata la sconfitta di Udine (1-0) in BRESCIA 35 Le due sconfitte consecutive con il pratica taglia definitavemente le gamATALANTA 32 LECCE 26 Vicenza (1-0) e a San Siro con l’Inbe a tutti. NAPOLI 14 ter (4-0) piegano il morale. Di fronSolo un miracolo, vittoria con la Juve te a Ronaldo e compagni, la Dea va ed improbabili sconfitte di Piacenza e letteralmente in barca trafitta quattro volte nel Brescia, avrebbe salvato i nerazzurri. giro di 25 minuti dopo che già alla fine del primo E invece con i bianconeri già campioni d’Italia tempo Rustico, il marcatore del Fenomeno, era non si va oltre ad pareggio (1-1) in una partita stato espulso per somma di ammonizioni; stessa interrotta più volte dalla violenta contestazione sorte anche per Dundjerski e così l’Atalanta chiu- della curva Nord.

Marco Sgrò, è uno dei pochi a raggiungere la sufficienza in questa brutta stagione

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14/9/97 Parma-Atalanta Al Tardini i bergamaschi protestano per il vergognoso costo del biglietto di curva: 35000 lire!

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“Tutti colpevoli, tutti in silenzio”. La contestazione si fa dura

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opo due stagioni ricche di soddisfazioni, il terzo campionato di A con Mondonico parte ancora all’insegna del grande entusiasmo. Addirittura per la presentazione della squadra e per dare il via alle celebrazioni per i novant’anni di fondazione, viene organizzato un concerto del complesso dei Nomadi. La sera di sabato 12 luglio al Comunale si presentano oltre diecimila persone ad acclamare, oltre agli eredi di Augusto Daolio, i giocatori vecchi e nuovi e il Mondo, che tra l’altro raccoglie ampi consensi cantando “Io vagabondo”. Dalle note, in musica, della presentazione, a quelle, sul campo, del campionato. Alla prima, in casa, sono ben quattro, secche, suonate al Bologna (7 settembre, 4-0) a cui fa seguito il pareggio per 2-2 a Parma (14 settembre). Proprio al Tardini il nuovo bomber nerazzurro, Cristiano Lucarelli, che ha la gravosa responsabilità di far dimenticare Pippo Inzaghi, ha parole di elogio per i tifosi bergamaschi: «Sul secondo gol ho fatto il giro del campo per andare a salutare i nostri tifosi - dichiarava il giovane attaccante livornese - per festeggiare con loro. Ma è giusto, se lo meritano perché da quando sono arrivato mi stanno coccolando e in qualche modo devo pur ricambiare il loro affetto». Ma a Parma i tifosi orobici si trovano l’amara sorpresa di dover pagare ben 35 mila lire il biglietto della curva. Un fatto che denunciano con lo striscione “Vogliamo prezzi popolari. Vergogna” che

poi espongono anche in altre partite, visto che anche a Bergamo (così come in molti altri stadi) il costo dell’ingresso in curva è salito a 30 mila lire. Il calendario riserva già alla quinta giornata il derby con il Brescia. È il 5 ottobre e si gioca a Bergamo. La partita è ad altissimo rischio e la questura si mobilita con oltre cinquecento agenti e due elicotteri. Già al mattino le prime avvisaglie che il pomeriggio sarebbe stato molto caldo. Il presidente del Brescia Gino Corioni viene aggredito mentre, alla guida della sua auto, sta percorrendo viale Giulio Cesare. La vettura viene danneggiata, mentre per il patron bresciano solo un forte spavento. Va peggio, invece, ad un giornalista Mediaset, Franco Ligas, che nei pressi dello stadio rimedia due pugni da un paio di bergamaschi, e ad un auto della polizia presa a sassate. Ma questo è solo l’antipasto. Nel dopopartita, infatti, scoppia il finimondo. Centinaia di ultrà neroblu cercano di raggiungere la curva Sud riversandosi su viale Giulio Cesare e su via Lazzaretto, dando così vita ad un’autentica guerriglia con le forze dell’ordine che va avanti per ore. Lanci di sassi, lattine, bottiglie, una bomba carta che ferisce cinque agenti, una “campana” del vetro ribaltata (da cui vengono rimediate centinaia di bottigliette), un’altra della carta data alle fiamme, un’autopompa dei pompieri, intervenuta per spegnere l’incendio, spogliata di tutte le attrezzature, numerose auto danneggiate (due della polizia), sfondati i cristalli di portinerie di alcuni palazzi della zona, decine di lacrimogeni sparati dalla celere e dai carabinieri. Da parte loro, i bresciani distruggono i bagni all’interno del loro settore e danneg-


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5/10/97 Atalanta-Brescia Al termine del derby scoppiano violenti scontri all’esterno dello stadio tra atalantini e forze dell’ordine

giano i pullman navetta per la stazione. La battaglia va avanti per oltre due ore. «Il pullman con la squadra del Brescia - riportavano le cronache - ha potuto lasciare il Comunale soltanto alle 20, mentre gli ultimi quattrocento tifosi bresciani dei milletrecento arrivati a Bergamo, sono rimasti chiusi nel settore ospiti fino alle 20,30». Il giorno dopo, su tutti i mass-media, si scatena una furiosa polemica. Gli ultrà atalantini vengono messi al “rogo” con parole durissime. L’Eco di Bergamo titola “La nostra vergogna”, il prefetto Anna Maria Cancellieri sostiene che «la città una cosa del genere non la merita», il segretario dell’Atalanta Giacomo Randazzo ribadisce che «la società nerazzurra è vittima di questa situazione», ma è il sindaco Guido Vicentini che la spara più grossa: «Siamo costretti a considerare la possibilità di chiudere lo stadio per un mese». Anche dal punto di vista giudiziario il bilancio è pesante: ai tredici arrestati si aggiungono circa centoventi diffidati.

Le esternazioni del primo cittadino infiammano ancor di più la già surriscaldata polemica. Le forze politiche e, allo stesso modo, l’opinione pubblica si divide tra favorevoli e contrari alla chiusura del Comunale. Alla demenziale proposta del sindaco, la curva Nord risponde pochi giorni dopo, in occasione della partita di Coppa Italia con il Bologna (15 ottobre) con una serie di cori contro Vicentini e con lo striscione “Sindaco, società, stampa, questura: vergogna!” Dopo le pesanti accuse agli ultrà bergamaschi, la Nord reagisce, nella seguente partita interna, con lo sciopero del tifo. Con il Vicenza (2 novembre), infatti, in curva viene attaccato un solo striscione:

2/11/97 Atalanta-Vicenza La tensione è altissima: la Nord contro tutti, società, questura, stampa, sindaco; per due volte la partita è interrotta per un lancio di torce in campo

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21/12/97 Fiorentina-Atalanta Pochi in trasferta (le diffide e gli scarsi risultati pesano) e con il solo striscione “Tutti colpevoli, tutti in silenzio”

“Tutti colpevoli, tutti in silenzio”. La tensione è ancora altissima e si vede. Al 20’ della ripresa, infatti, al terzo gol dei biancorossi (risultato finale è di 1-3) gli ultrà bergamaschi sfogano la loro rabbia facendo sospendere brevemente la partita per due volte con il lancio di alcune torce in campo. Tensione e malumori continuano a crescere. Con il Lecce (30 novembre) si verifica un episodio che segna un’importante svolta, negativa, della stagione: dopo sette anni passati sulla panchina nerazzurra, per la prima volta Emiliano Mondonico viene fischiato. Il pretesto è la sostituzione di Zanini con Caccia, una scelta poco gradita dal pubblico. E in uno sta-

29/1/98 In un’intervista su La Gazzetta dello Sport, il presidente Ruggeri definisce gli ultrà neroblu un “branco di caproni”

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dio dove perdura lo sciopero del tifo, al termine di uno scialbo 0 a 0, dagli spalti piovono solo fischi e insulti a tutta la compagine atalantina. Nella seguente partita interna, la Nord concede una tregua e così con il Milan (14 dicembre) torna a tifare e, addirittura, ad inneggiare a Nicola Caccia, uno dei giocatori nel mirino dei tifosi atalantini.La tregua, però, dura proprio lo spazio di altre due sconfitte, la prima proprio con i rossoneri, la seconda, per 5 a 0, a Firenze. Il 6 gennaio, infatti, una trentina di Kaos, approfittando anche del giorno di festa, piomba a Zingonia per contestare duramente la squadra, ma soprattutto l’alle-

natore. «A tranquillizzarli - scriveva L’Eco - non è servito neppure un lunghissimo colloquio (almeno un’ora) con il presidente Ruggeri. Così a fine allenamento ecco urla, cori e slogan, la maggior parte dei quali da leggere come un invito a cambiare aria al tecnico. Passato dal cuore della curva al ruolo di bersaglio delle invettive degli ultrà». Intorno alla questione Mondo sì, Mondo no, la frattura tra Wka e Bna diventa ancora più profonda. Se i Kaos non perdono occasione per attaccare il tecnico di Rivolta, dall’altra le Brigate continuano invece a testimoniargli fiducia e scelgono come obiettivo della contestazione la società, presidente Ruggeri in primis. La sconfitta in Coppa Italia con il Parma (22 gennaio) fa esplodere nuovamente la rabbia agli ultrà neroblu. Durante l’incontro, a partire già dai primi minuti, sia dalla curva, ma anche dai parterre della tribuna, piovono sul rettangolo di gioco monete, bottiglie di acqua minerale, bottigliette mignon, accendini, torce, arance e perfino pigne (!) che colpiscono ripetutamente guardalinee e quarto uomo. Al termine della gara, invece, all’esterno dello stadio alle monete si sostituiscono i sassi per attaccare le forze dell’ordine. In viale Giulio Cesare gli ultrà, che puntano al piazzale della Sud e al cancello degli spogliatoi, vengono fronteggiati da polizia e carabinieri. Le due campane della carta e del vetro vengono ribaltate e incendiate, stessa sorte capita ad una Panda dei vigili urbani, mentre un paio di cabine


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1/2/98 Bologna-Atalanta Ecco la risposta della Nord all’attacco di Ruggeri

del telefono e una pensilina dell’Atb sono distrutte. Anche l’auto di Ruggeri viene danneggiata. Il bilancio degli incidenti è di una quarantina di fermati (dodici denunciati e una trentina di diffidati), che porta a ben 140 il numero degli atalantini con il divieto di frequentare gli stadi. Il campo, già diffidato, viene così squalificato per un turno (la partita di campionato ancora con il Parma si gioca l’8 febbraio a Cremona davanti a circa seimila atalantini). Ancora una volta i commenti contro la Nord sono molto duri. La Gazzetta scriveva: «Bergamo, insieme alla sua vicina Brescia, ogni giorno di partite è tartassata dagli ultras che mettono in pericolo l’incolumità dei tifosi che vorrebbero solo vedere la partita, creano seri danno allo stadio e fuori, incendiano macchine, spaccano vetrine. Da qualche tempo, non si fermano qui: si avventurano anche in attacchi premeditati alle forze dell’ordine. Il giudice Salamone ha persino intenzione di aprire un’inchiesta per scoprire se c’è qualche forza occulta a muovere questi teppisti, mentre il prefetto di Bergamo Annamaria Cancellieri ha proposto di vietare le partite al Comunale in notturna». Ancora più severo il presidente Ruggeri che, in un’intervista alla “rosea”, non usa mezzi termini e definisce gli ultrà atalantini «un branco di caproni». A Bologna (1 febbraio), arriva la risposta della curva; i pochi bergamaschi al seguito (segno della profonda delusione che regna nella tifoseria nerazzurra), privi di bandiere e degli striscioni dei gruppi, espongono uno stendardo a caratteri cubitali “Ruggeri capobranco”. In un campionato dove gli episodi di violenza negli stadi continuano a crescere, ai primi di febbraio, il governo sforna una nuova serie di pesan-

ti provvedimenti repressivi contro gli ultrà come l’inasprimento delle pene per cui per il lancio di oggetti contundenti si passa da tre mesi a tre anni di carcere, la possibilità di imporre l’obbligo di firma in questura per un ultrà già denunciato o condannato e il rafforzamento delle sanzioni a carico delle società che continuano ad avere rapporti con i gruppi organizzati. Il 15 febbraio, in occasione della partita con il Napoli, al Comunale viene ricordato il primo anniversario della morte di Chicco Pisani con numerosi striscioni e con una vittoria. La Nord, nel frattempo, interrompe lo sciopero e con un gran tifo sostiene la squadra fino alla fine, mentre all’esterno dello stadio, sia prima che dopo la gara, cerca il contatto con il centinaio di napoletani giunti a Bergamo scontrandosi però con la celere. Dopo i gravi incidenti dell’andata, la vigilia della trasferta a Brescia (22 febbraio) è molto agitata. Da un lato i club Amici non solo rinunciano ad organizzare la carovana di pullman, ma addirittu-

22/2/98 Brescia-Atalanta Un’immagine dei 1500 ultrà bergamaschi al Rigamonti

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26/4/98 Piacenza-Atalanta Basta una fiammella di salvezza per smuovere un seguito di migliaia di tifosi, presenti in massa al Galleana; ma anche l’ultima speranza svanisce

ra invitano i tifosi atalantini a non seguire la squadra al Rigamonti e per questo non effettuano nemmeno la prevendita dei biglietti. Dall’altro, le due prefetture si mobilitano mettendo in campo un super servizio d’ordine con centinaia di agenti, unità cinofile e due elicotteri. Nonostante questa situazione, i sostenitori orobici si presentano numerosi, oltre mille cinquecento, in casa dei rivali d’oltre Oglio. Incidenti si verificano sia prima che dopo la partita tra tifosi e forze dell’ordine. A Brescia sono i supporters biancoblu a scatenare una violenta sassaiola contro la celere, mentre gli atalantini, invece, danno vita ad un pesante tafferuglio con la celere addirittura all’arrivo a Bergamo. «Poco prima della stazione - spiegavano i giornali locali - qualcuno ha tirato il freno d’emergenza provocando l’arresto del treno. Ne hanno approfittato gruppi di ultras che hanno raccolto sassi dalla massicciata incominciando a tirarli contro gli agenti della scorta e le forze dell’ordine che li attendevano sul piazzale Marconi. Poliziotti e carabinieri hanno cercato immediatamente di bloccare i più scalmanati respingendoli con il lancio di vari lacrimogeni. L’oscurità ha favorito alcuni gruppetti che sono riusciti ad aggirare il cordone di polizia. A questo punto alcuni ultras diretti verso il centro hanno lanciato dei blocchetti di porfido spaccando una vetrina degli uffici della Spm e un’altra dell’agenzia viaggi Ovet, prima di disperdersi in direzione di Porta Nuova». Non passa neanche un mese che nella trasferta a Milano con l’Inter (14 marzo) si verificano ancora degli scontri con le forze dell’ordine nuovamente al rientro alla stazione di Bergamo, dove

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vengono fermati una decina di atalantini accusati di aver danneggiato un vagone. Poco prima, allo stadio San Siro, l’Atalanta era incappata in una batosta per 4 a 0; in una giornata così nera, l’unico boato alzatosi dal settore dei tifosi bergamaschi è stato quando Rustico ha steso come una trebbiatrice il Fenomeno Ronaldo (fallo che però è costato l’espulsione per doppia ammonizione al coriaceo difensore atalantino). Alla ventottesima giornata l’ennesima sconfitta interna con la Roma (5 aprile) fa perdere quasi ogni speranza di salvezza. La partita finisce 0-1 e la squadra rientra negli spogliatoi sommersa da fischi e insulti. Stesso trattamento anche per il presidente Ruggeri. La fiammella della speranza si rianima quindici giorni dopo con la vittoria sulla Fiorentina e una serie di risultati negativi delle dirette concorrenti per la salvezza. Il pubblico ritorna a dare la carica con un grande sostegno fatto anche di speranzosi cori “Resteremo, resteremo in serie A”. I sogni di salvezza dei tifosi vengono però definitivamente infranti, la settimana seguente, nello scontro diretto con il Piacenza (26 aprile). Al Galleana si presentano oltre tremila bergamaschi fiduciosi di vedere gli uomini del Mondo battersi fino all’ultimo per una vittoria che significherebbe la permanenza in serie A. E invece la Dea se ne torna a casa con tre gol (a zero) sul groppone e la serie B ormai inevitabile. Gli ultrà al seguito ormai si lasciano guidare dalla rabbia. Vengono distrutti i bagni della curva sud e “bombardate” le due tribune con ogni tipo di oggetto, comprese piastrelle e pezzi di lavandino.


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Atalanta-Juve: partita sospesa in mondovisione

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maggio, ultima di campionato. Le speranze di salvezza sono aggrappate ad un miracolo: serve una vittoria contro la Juve, già campione d’Italia, e contemporaneamente la sconfitta del Piacenza a Lecce. Già prima della partita, in curva Nord, si respira un’aria strana, quasi una voglia di regolare definitivamente i conti con squadra e società. Però ci sono anche i fiori e gli applausi per l’ex Pippo Inzaghi e gli striscioni dedicati al Mondo (“Merce rara la gratidune. Grazie Mondonico” e “ “Un anno sbagliato non cancella un grande passato” entrambi a firma Bna), alla sua ultima partita sulla panchina nerazzurra. Al 40’ la prima batosta. Il tabellone è impietoso: ha segnato il Piacenza. Nel recupero del primo tempo però anche l’Atalanta, con Caccia, si porta in vantaggio. Secondo tempo: il raddoppio del Piacenza e il pareggio della Juve al 69’ tolgono il freno alla contestazione già annunciata. Dal 73’ in campo arriva di tutto. Decine di torce, monete, arance, bottiglie costringono l’arbitro a sospendere l’incontro che,

tra l’altro, è trasmesso in mondovisione. La situazione è veramente esplosiva. Dalla Nord si alzano minacciosi cori “Invasione, invasione”, anche perché, utilizzando un tombino come ariete, un “plotone di sabotatori” sta sfondando un cristallo della recinzione. Si assiste ad una specie di staffetta: il pesante chiusino di ghisa passa di mano in mano e a turno viene lanciato violentemente contro il vetro. Ogni colpo è accompagnato dagli “olè” cantati da tutta la curva. La rabbia, ormai, ha contagiato migliaia di atalantini. Sulle facce dei poliziotti, posti dietro la porta difesa da Peruzzi, si legge una profonda preoccupazione. Il cristallo si spacca. E poi un altro e un altro ancora. Ad un certo punto i celerini “bombardati” da ogni tipo di oggetto, “invadono” il campo e la partita viene sospesa. Decine di agenti si schierano al limite dell’area a formare una barriera come in un calcio di punizione. Una scena mai vista al Comunale e che fa il giro del mondo. Dalla Nord qualcuno riesce anche ad entrare sul terreno di gioco e si impadronisce di una canna d’acqua. La scena diventa tragicomica. Il tubo di plastica si trasforma in un trofeo di guerra, da conquistare a tutti i costi per gli ultrà, da difendere strenuamente per i poliziotti. Inizia così una

16/5/98 Atalanta-Juventus Ultima di campionato esplode la rabbia della Nord

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16/5/98 - Atalanta-Juventus - I cristalli della curva vengono giù, uno dopo l’altro, usando un tombino

Nord, dopo alcuni intensi attimi, gli ultrà hanno la meglio. E soddisfatti si accaparrano l’ambito “bottino” di guerra. La polizia spara i lacrimogeni in curva. L’aria si fa irrespirabile anche in campo, dove i giocatori, nel frattempo, si sono allontanati dalla zona più rischiosa. La partita rimane sospesa per 13 minuti e alla fine squadre e arbitro rientrano negli spogliatoi attraverso dal cancello posto sotto la tribuna. Le ripercussioni sono pesantissime. Un tifoso arrestato (resterà in carcere una settimana) e cinquanta diffidati che vanno a sommarsi ai centoquaranta che avevano già l’obbligo di firmare in questura tutte le domeniche. E a rendere ancora più triste e disgraziato questo anno, neanche una settimana dopo la fine del campionato, mentre è in svolgimento il torneo delle Bna “In memoria degli amici scomparsi”, tutto il mondo ultrà nerazzurro è scosso dalla scomparsa di uno dei ragazzi più conosciuti in curva Nord, Ivan Carlessi. 16/5/98 - Atalanta-Juventus - Le forze dell’ordine entrano in campo e bloccano la partita improvvisata gara di tiro alla fune. Una decina di tifosi tirano come matti dall’interno della curva, all’altra estremità, invece, altrettanti celerini non sono disposti a mollare la presa. Per una canna d’acqua! E grazie anche al travolgente tifo della

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CAMPIONATO 1998/99 Dopo il Mondo, Lino Mutti: è sesto posto

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Atalanta, guidata dal nuovo tecnico Lino Mutti, non riesce, per un soffio, a tornare subito in serie A sebbene avesse cominciato il campionato di serie B con grandi ambizioni. È questo l’anno che segna l’approdo a Bergamo di Cristiano Doni (rilevato dal Brescia) e di Sebastiano Siviglia (dal Verona). Rientrano inoltre per fine prestito dal Chievo Luciano Zauri, dall’Alzano R I S U LTAT I A R Damiano Zenoni e dal Carpi Stefano Lorenzi. Dopo la parATALANTA GENOA 1-0 1-2 CHIEVO ATALANTA 2-0 1-1 tenza per Salerno di Vincenzo PESCARA ATALANTA 1-0 0-4 Chianese (la sua intenzione di ATALANTA TERNANA 1-0 1-1 non voler più rimanere a BergaNAPOLI ATALANTA 0-0 1-1 mo diventa eclatante quando, ATALANTA RAVENNA 1-1 0-0 una volta in ritiro con il resto ATALANTA CESENA 0-0 0-0 BRESCIA ATALANTA 1-1 1-1 del gruppo, decide di non alleATALANTA LUCCHESE 1-0 2-2 narsi) e Magallanes, arrivano a VERONA ATALANTA 1-0 2-3 Bergamo due nuovi attaccanti: ATALANTA COSENZA 3-0 2-2 Giacomo Banchelli (dalla RegTORINO ATALANTA 2-1 0-1 giana) e Michele Cossato (dal CREMONESE ATALANTA 1-3 0-3 Venezia). Le due punte sono ATALANTA REGGINA 2-1 0-0 REGGIANA ATALANTA 0-0 0-0 state chiamate per potenziare ATALANTA LECCE 2-1 0-0 l’attacco nerazzurro (in realtà i F.ANDRIA ATALANTA 0-1 0-0 due bomber in questo campioATALANTA TREVISO 2-2 1-1 nato segneranno però solo due MONZA ATALANTA 1-2 0-2 reti ciascuno). Questi i movimenti di mercato a fronte di risorse da investire che, come si sa, dopo una retrocessione sono sempre esigue, sebbene la buona riuscita dell’operazione che ha portato Zoran Mirkovic alla Juve (unita alla comproprietà di Pierre Regonesi) abbia contribuito in maniera considerevole a rimpinguare le casse della società orobica. Ma i

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cambiamenti della fase di pre-campionato interessano anche i piani dirigenziali: Emiliano Mascetti viene nominato infatti nuovo direttore sportivo. I nerazzurri all’esordio di campionato sconfiggono il Genoa (1-0), ma, purtroppo, la compagine orobica si rivela ben presto fragile soprattutto dal punto di vista tattico. A dimostrarlo le sconfitte subite a Verona per due reti a zero e quella contro il Pescara (1-0). I bergamaschi tornano a vincere alla quarta giornata di campionato nella sfida casalinga contro la Ternana (1-0). A questo punto del torneo comincia il periodo in cui l’Atalanta si comporta “bene” lontano da Bergamo, ma non altrettanto riesce a fare sotto gli sguardi del suo pubblico. A Napoli rimedia uno 0-0, risultato che si ripete due settimane dopo a Cesena, mentre a sette giorni di distanza la partita con il Brescia termina sul risultato di 1-1. La vittoria torna a farsi vedere in casa nerazzurra contro la Lucchese (1-0). Gli uomini di Mutti, dopo lo scivolone di Verona (1-0), si riscattano la settimana successiva al Comunale contro il Cosenza (3-0). A Cremona l’Atalanta vince 3-1 e sette giorni dopo pareggia con la Reggiana (0-0). Bravi i nerazzurri si dimostrano anche nelle gare immediatamente successive: conquistano un punto ai danni del Treviso (2-2), sconfiggono poi Reggina (2-1), Lecce (2-1), Andria (0-1) e Monza (1-2). Al giro di boa l’Atalanta si presenta quindi, per la prima volta in questo campionato, al quarto posto in classifica. Se il girone di ritorno si apre subito con una bruciante sconfitta (per 2-1 a Genova) segue poi una serie positi-


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va lunga ben diciotto partite. Dopo la vittoria per i gol di Banchelli e Cossato, ma quattro reti a zero sul Pescara, sono sette i pareg- è stato il criticatissimo Nicola gi consecutivi che i nerazzurri conquistano Caccia a mettere a segno invece (Chievo, Ternana, Napoli, Ravenna, Cesena, Bre- ben 18 reti (mentre Cristiano scia e Lucchese) domenica dopo domenica. Doni, impiegato come trequarSeguono tre vittorie casalinghe consecutive tista, ne realizza in tutto otto). (Verona, Torino e Cremonese) e il pareggio di Il giocatore con il maggior numero di presenze Cosenza (2-2). Le cose finalmente sembrano in campo si rivela Massimo Carrera (37 in tutto mettersi bene e infatti a sei giornaed una rete segnata), seguito da FonCLASSIFICA te dalla fine i nerazzurri si trovano tana (35), Caccia e Gallo (34). Bravo al terzo posto in classifica. Ma le si rivela da subito Zauri nel “ruolo” di VERONA 66 TORINO 65 delusioni non tardano ancora una jolly a centrocampo, così, altrettanto, REGGINA 64 volta ad arrivare. fanno bella figura altri giovani del LECCE 64 Il campionato 1998/99 viene chiuvivaio come Corrado Colombo e i PESCARA 63 so dalla Dea con una serie di noiogemelli Cristian e Damiano Zenoni. ATALANTA 61 BRESCIA 56 si pareggi a reti inviolate in quatNonostante le ottime potenzialità, la TREVISO 56 tro diverse occasioni (Reggina, squadra non ha mai proposto una NAPOLI 51 Reggiana, Lecce e Andria). Dopo continuità di gioco offensivo davvero RAVENNA 51 l’1-1 contro di Treviso, nell’ultima convincente. CHIEVO 48 GENOA 46 giornata, i nerazzurri battono 2-0 La troppa prudenza dell’allenatore, CESENA 45 il Monza. eccessivamente impegnato a non perMONZA 45 Il nuovo allenatore Mutti fallisce dere (per questo non sarà riconfermaTERNANA 45 quindi la sua missione. L’Atalanta, to alla guida della squadra), e i COSENZA 43 REGGIANA 41 grande favorita, non è stata pronumerosi infortuni occorsi ai giocaFIDELIS ANDRIA 40 mossa in serie A come invece si tori (vedi quello sopraggiunto alla LUCCHESE 37 auspicava. A sorpresa i nerazzurri quattordicesima giornata a Rossini) CREMONESE 20 tradiscono i pronostici conquihanno messo la parola fine ad un stando con 61 punti un sesto posto in classifica sogno in cui i tifosi avevano creduto davvero. La (preceduta da Verona, Torino, Reggina, Lecce e serie A sfuma per soli tre punti. Pescara). Una vera delusione. La fine di questo campionato è anche segnato L’unica consolazione rimane l’essersi conquista- dall’addio ai colori nerazzurri di Walter Bonacita il titolo di miglior difesa del campionato (con na. Il giocatore bergamasco passa al Monza soli 27 gol subiti) e con meno sconfitte (cinque). dopo undici stagioni disputate con la casacca Dopo la partenza in sordina, tutti avevano atteso della Dea.

Il Cina, capitano e guerriero dell’Atalanta, lascia i colori nerazzurri dopo undici campionati in cui ha vestito la maglia della Dea

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27/9/98 Atalanta-Ternana Striscioni di amicizia in curva Nord per l’arrivo dei ternani al Comunale

La repressione si fa pesante; fioccano decine di diffide

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Luglio ‘98 Al raduno della squadra, gli ultrà neroblu si presentano indossando una maglietta contro il presidente

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a dura contestazione del campionato precedente continua anche in quella nuova. Emblematica la situazione in cui si svolge la presentazione della squadra; dai diecimila tifosi estasiati da un Mondonico in versione cantante e dal concerto dei Nomadi, alla trentina di incazzati atalantini che a forza di insulti al presidente ribadiscono che la retrocessione non è stata ancora digerita. Per far capire ulteriormente l’atmosfera, quasi tutti indossano una maglietta con la scritta “Ruggeri vattene”. Per Lino Mutti, invece, c’è spazio anche per qualche applauso. Nel debutto in casa si registrano già i primi incidenti. Con il Genoa (5 settembre) il nuovo questore Salvatore Presenti lancia un segnale chiaro al mondo ultrà bergamasco e non; in un sol colpo, infatti, vengono fermati e diffidati per un anno ben 130 genoani rei di aver compiuto dei danni su un paio di pullman navetta che dallo stadio li stanno riportando alla stazione ferroviaria.

«Non era mai accaduto - riportavano i giornali - non solo a Bergamo, ma in tutta Italia che un così alto numero di tifosi fosse denunciato e poi interdetto ad andare allo stadio. Fino ad oggi erano proprio gli atalantini a detenere il record di diffidati, con 115 ultrà costretti a passare la domenica lontani dalle partite. Ma sono bastati 10 minuti di follia dei supporters del Genoa per superare il record orobico». Tutt’altra atmosfera si respira invece con l’arrivo al Comunale della Ternana (27 settembre). Il gemellaggio tra Freak e Bna è ribadito con applausi reciproci tra le due curve e striscioni rossoverdi-neroblu come quello che ricorda dei cari amici scomparsi (“Zuzza, Ivan, Laurent nei nostri cuori”), oppure un altro che ricorda come l’amicizia vada


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3/11/98 - Brescia-Atalanta - Per motivi di ordine pubblico la partita si gioca al martedì pomeriggio; la presenza di bergamaschi è ridotta a circa 400 ultrà

oltre il risultato (“Amici sempre, comunque vada”). Già ad ottobre (11 e 18), però, il clima nell’ambiente atalantino ritorna teso. Due scialbi pareggi interni con il Ravenna ed il Cesena scatenano la prima contestazione della stagione da parte della Nord che sommerge i giocatori nerazzurri con bordate di fischi. In questa situazione non proprio sereno si presenta, con mille timori di incidenti, il derby con il Brescia al Rigamonti. La partita cade in concomitanza con la festa del 1 novembre e la vicinanza dello stadio di Mompiano al cimitero cittadino getta nel panico le prefetture e le questure delle due città. Il rischio che scoppino violenti tafferugli che possano coinvolgere anche i visitatori del camposanto spinge le autorità a rimandare “per motivi di ordine pubblico” la partita al martedì successivo alle ore 14,30. La decisione viene comunicata addirittura al venerdì pomeriggio, a sole 48 ore dalla gara. Si arriva, quindi, al martedì. Nonostante il giorno feriale e la scarsa affluenza di pubblico, la presenza di forze dell’ordine è impressionante: oltre quattrocento agenti, per altrettanti sup-

porters atalantini, spengono le forti tensioni tra le due tifoserie e sia prima che nel dopo gara non si registrano incidenti di rilievo. Nell’incontro al Delle Alpi con il Toro (28 novembre), l’attenzione degli ultrà neroblu è concentrata più sull’ex Mondonico che sui granata. Ancora una volta la Nord si spacca: da un lato le Bna che espongono uno striscione di saluto al tecnico di Rivolta (“Ciao Mondo” si legge), dall’altra i Kaos,

3/11/98 Brescia-Atalanta I giocatori al termine della gara lanciano le maglie in curva

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28/11/98 - Torino-Atalanta - La prima contro il Mondo spacca ancora la tifoseria: le Bna lo salutano, mentre i Wka lo attaccano con pesanti striscioni

gara se ne sta con le braccia dietro la schiena, in silenzio (anche in occasione dei due gol granata) e al fischio finale di corsa nello spogliatoio senza rilasciare, poi nel dopogara, alcuna dichiarazione». Galvanizzati da un momento positivo, anche nelle trasferte più lunghe gli striscioni della Nord ci sono sempre, come ad esempio ad Andria (10 gennaio) dove la cinquantina di bergamaschi scesi in Puglia se ne ritorna con la soddisfazione di aver visto una vittoria. Nella partita con il Pescara (14 febbraio) a Bergamo si ricorda anche il secondo anniversario della morte di Federico Pisani e della sua Alessandra. Una coreografia di palloncini e tanti striscioni esposti in curva Nord, fanno da cornice a questa giornata, mentre la settimana seguente, a Terni, vanno in scena nuovamente i reciproci attestati di stima e amicizia tra le due tifoserie. L’arrivo del Napoli al Comunale (28 febbraio), come al solito, è accompagnato da forti tensioni. E gli incidenti non mancano. L’episodio più grave si verifica intorno a mezzogiorno in via 10/1/99 - Fidelis Andria-Atalanta - Gli atalantini scesi in Puglia non sono molti, Goisis, nei pressi dello stadio. una cinquantina, ma si fanno comunque sentire e la Dea conquista anche una vittoria strenui contestatori dell’ex allenatore e lo dimostrano con due eloquenti stendardi. Il primo, pesante, “Mondo cane”, il secondo meno offensivo, ma più graffiante, “Meglio in B che con un mister così”. Dalla parte opposta, invece, la Maratona lancia continui attestati di affetto verso il tecnico granata con cori e striscioni proMondonico. E lui, l’ex idolo della Nord, come la prende? «In modo impassibile - scriveva L’Eco - Per tutta la

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21/2/99 - Ternana-Atalanta - Clima di amicizia allo stadio Liberati tra le due tifoserie

Tre giovani partenopei vengono aggrediti ed uno di essi, Michele Allocca, viene colpito da una bottiglia all’occhio sinistro. Ricoverato d’urgenza ai Riuniti, il tifoso azzurro, napoletano di nascita, ma residente a Ferrara, perde l’occhio. In serata viene arrestato, con l’accusa di lesioni gravissime, un ventiquattrenne di Gorle, ma già il giorno seguente, con un gesto di grandissimo coraggio e responsabilità, si presenta in questura un ragazzo dei Kaos, l’Hurrà, per confessare che la bottiglia che ha colpito il tifoso napoletano l’aveva lanciata lui. Il ventiquattrenne di Gorle viene così scarcerato, ma in compenso 24 ore dopo altri quattro ultrà della Nord vengono denunciati. Nei mesi seguenti si svolgerà un processo lungo e difficile, che vedrà poi condannato in primo grado l’Hurrà a ben cinque anni e quattro mesi (pena ridotta in appello a due anni e otto mesi), mentre gli altri imputati verranno assolti per mancanza di prove. Se all’andata era filato tutto liscio, anche per il posticipo al martedì pomeriggio, al ritorno la musica è un po’ più “vivace”. L’arrivo a Bergamo dei bresciani (28 marzo), infatti, scalda un pomeriggio di inizio primavera. «Una città in stato d’assedio sin dalla tarda mattinata - riportava il principale quotidiano orobico - ripetute cariche delle forze dell’ordine fuori dallo stadio per fermare gli ultrà atalantini che cercavano di scontrarsi con i tifosi bresciani, lancio di lacrimogeni. E ancora, un treno distrutto dalla tifoseria biancazzurra, due agenti di polizia contusi, cinque carabinieri feriti negli scontri, sedici bergamaschi denunciati, due arrestati, un operatore Rai contuso da un pugno, un altro rimosto ferito mentre scendeva dal treno dei supporters bresciani dopo aver ripreso le devastazioni all’interno del

convoglio. È questo il bilancio del derby». Efficace anche il racconto degli scontri nel dopopartita. «Le 18 sono passate da pochi minuti, quando alcune centinaia di tifosi bergamaschi si avviano lungo viale Giulio Cesare per raggiungere il settore riservato ai sostenitori bresciani. La situazione i pochi minuti precipita. Cominciano i lanci di oggetti (compreso un tombino) da parte dei tifosi, sempre più intensi. Le forze dell’ordine si oppongono con i lacrimogeni: alla fine della guerriglia ne avranno sparati almeno venti». Da parte loro, i novecento bresciani al seguito, nel viaggio di ritorno, distruggono quattro vagoni del treno. Il pomeriggio di fuoco, scatena, ancora una volta, accese polemiche nei confronti degli ultrà atalantini. Sindaco, assessori, prefetto, residenti e commercianti della zona dello stadio e perfino il vescovo, tutti hanno parole di condanna per la curva Nord. E il questore minaccia: «All’inizio del

28/3/99 Atalanta-Brescia Un classico striscione dedicato ai rivali bresciani

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13/6/99 Atalanta-Monza All’ultima giornata, la delusione per la promozione mancata, scatena la contestazione della Nord

campionato avevamo lanciato ai tifosi una proposta di dialogo che, evidentemente, non è stata recepita. Allora avevamo detto: “mano tesa, ma dura”. Adesso non ci resta che il pugno duro: utilizzeremo tutti gli strumenti, sia penali che amministrativi, che la legge ci consente. Non ci sarà più alcun atto di clemenza». E di fatti scattano subito una ventina di diffide, oltre ai sedici denunciati. Il pugno di ferro del questore Presenti porta ad un’ulteriore militarizzazione della domenica al Comunale. Se con il Verona (11 aprile) l’ingente presenza di agenti frena le possibili intemperanze, quindici giorni dopo, invece, l’arrivo del Toro sfocia in tafferugli. «Quando giungono sul piazzale della Sud, alcuni pullman hanno le porte spalancate, forzate dagli occupanti l’autobus, e gli ultras granata si

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riversano sul piazzale sorprendendo polizia e carabinieri. I blindati della celere non hanno ancora completato lo schieramento e sulla destra c’è un ampio varco. All’angolo con viale Giulio Cesare un gruppetto di bergamaschi: le due fazioni entrano in contatto. Volano calci e pugni poi arrivano le forze dell’ordine a separare i contendenti». All’interno dello stadio, poco dopo, si assiste nuovamente alla spaccatura tra pro e contro Mondonico. Per l’ex allenatore ci sono gli striscioni positivi delle Bna (“Un anno passato non cancella un grande passato. Grazie Mondo”), ma anche fischi da parte di una buona fetta della Nord. Le ultime, pessime, prestazioni di Bonacina e compagni, a fine stagione fanno sfumare le ambizioni di promozione della squadra di Lino Mutti. La rabbia della Nord scoppia una prima volta nel dopogara con l’Andria (30 maggio) quando alcune centinaia di supporters nerazzurri cercano di sfondare i cancelli degli spogliatoi obbligando la squadra a restare chiusa all’interno del Comunale per oltre due ore. All’ultima interna, con il Monza (13 giugno), la contestazione diventa ancora più dura, con lancio di oggetti in campo, un tentativo di invasione con un cristallo di recinzione sfondato usando pali di cartelli stradali, un fitto tiro al bersaglio verso poliziotti e carabinieri e il settore delle Bna lasciato polemicamente vuoto. Frequenti anche i cori contro Ruggeri che, dalle colonne de L’Eco, risponde attaccando la tifoseria più calda: «Certa gente meriterebbe la terza categoria, altro che serie A».


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01/08/96 - Verona-Atalanta (Torneo estivo a Trento) - Durante gli scontri con i veronesi a Trento, la Nord dà i primi segnali di una ritrovata unità; nella foto lo striscione esposto al Comunale nella partita di campionato con i gialloblu

Dell’Atalanta Supporters, la svolta: mentalità, unità, responsabilità e apolitica

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on la costituzione dei Supporters si apre una nuova svolta, molto marcata, nella linea guida della curva. Una nuova mentalità, più responsabile, apolitica, che darà un forte rilancio alla Nord. «Le basi dei Supporters - spiega il Bocia - vanno fatte risalire al campionato 1995/96 quando nelle Brigate prese piede l’idea di un’entità un po’ diversa, la Nuova Guardia a cui facevano parte, oltre al sottoscritto, l’Ivan, Pelè, Danilo, il Ciccio, Michelone, Gaglià, Gigi de San Pol, solo per citare alcuni nomi. Volevamo portare, soprattutto in trasferta, più serietà, intesa come una ricerca dello scontro leale, un principio alla base della mentalità ultras. Per noi serietà voleva dire, ad esempio, non arrivare all’ultimo momento nelle città avversarie, perché per strada, agli autogrill, ci si attardava a bere un Campari o a fare cazzate. In quel periodo c’era ancora un po’ di tensione all’interno delle Bna, per via della visione diversa della curva tra i “vecchi” e le nuove leve. Per noi più giovani, infatti, era importante unire la Nord, per esse-

re più forti nello scontro con le tifoserie rivali. Volevamo andare al di là dei gruppi interni, visto che poi, durante le cariche, quello che contava era il colore della sciarpa e non il nome del gruppo che c’era stampato sopra. Alcuni “vecchi”, però, non accettavano ancora questa visione globale della Nord, non riuscendo a superare lo steccato del proprio gruppo, Bna e Wka che fosse”. Dopo gli scontri di Firenze nella finale di Coppa Italia, nei quali proprio la Nuova Guardia si trova in prima fila, nella gara di ritorno alcune diffide mirate decimano il gruppo proprio nella sua iniziale fase di crescita; crescita che aveva imboccato il binario giusto, al di sopra dei gruppi storici, tanto che aveva assunto anche la sigla di GT, ovvero Gruppo Trasversale. Tra le prime iniziative, va segnalata la realizzazione delle felpe “diabolik” (quelle con collo molto alto a coprire, in caso di necessità, anche il viso) una novità assoluta in Italia, tanto che vengono subito adottate anche da molti altri gruppi ultrà. Dopo la finale con i viola, anche nell’estate seguente si registra un altro passo importante di compattezza e unità. «Fu in occasione del torneo di Trento (1 agosto) - precisa Claudio “Bocia” Galimberti - quando ci scontrammo in modo deciso con i veronesi. Un contatto leale, da veri ultras, che portò

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19/12/98 Reggiana-Atalanta Per la trasferta allo stadio Giglio i Supporters organizzano il loro primo, selezionato, pullman

però al fermo di due di noi da parte delle forze dell’ordine. Per evitare che la situazione, già tesa, degenerasse, la polizia preferì rilasciare i due bergamaschi, a condizione, però, che tornassero tutti a Bergamo. A quel punto, dopo una consultazione tra i vari gruppi, in virtù del fatto che nello scontro con i gialloblu, cercato da noi, si era fatta una buona figura, tutti staccarono i propri striscioni e uscirono dallo stadio tranquillamente. Un’azione, finalmente, unità e compatta». Le diffide, dopo la parentesi estiva, si fanno sentire, rallentando il lavoro di unità che si stava portando avanti e creando un clima di tensione anche all’interno della curva. Lo zoccolo duro della Nuova Guardia, ancora comun-

5/10/97 Atalanta-Brescia Le pesantissime diffide, oltre 130, decimano la Nuova Guardia, ritardando ancora l’azione di unità della Nord

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que legato alle Bna, per un acuirsi delle incomprensioni con alcuni vertici delle Brigate, si stacca in modo più marcato, trovando però l’appoggio, importante, di alcuni importanti storici esponenti della Nord, molti dei quali ritornano ad essere attivi proprio sull’entusiasmo di questa nuova mentalità crescente. «Eravamo sempre più convinti - continua il Bocia - della necessità di unire le forze all’interno del panorama ultrà neroblu, all’insegna della mentalità che aveva guidato i gruppi ultras atalantini nei loro primi anni: amicizia, solidarietà, coinvolgimento di tutta la curva e di tutta la città. Con una base ideale seria e decisa,

anche negli scontri saremmo stati più numerosi e compatti». Con la scadenza delle diffide per gli scontri della finale con la Fiorentina, all’avvio della stagione 1997/98 alcuni tra i ragazzi più carismatici della Nord ritornano in balconata, delineando così il proseguimento dell’azione della Nuova Guardia. Che, però, ha una nuova battuta d’arresto già alla quinta giornata di campionato, in occasione del derby con il Brescia. «Le diffide dopo gli incidenti - racconta ancora il Bocia - furono pesantissime, addirittura oltre centotrenta, tra cui tantissimi del nostro gruppo. C’è da dire che la partita con i bresciani era attesissima visto che rappresentava la prima occasione che si presentava dal famoso furto dello striscione al Rigamonti». La pesante mazzata della questura decima la Nord che va così incontro ad una stagione difficilissima, peggiorata, poi dagli scarsissimi risultati della squadra. «Tutto l’ambiente subì una forte disgregazione - prosegue Claudio nella quale prese spazio una forte connotazione politica, troppo forte, sull’onda della nascita dei primi centri sociali a Bergamo. Fino ad allora la politica, che del resto molti di noi praticavano, era rimasta fuori dalla curva, poi, invece, in questo periodo entra marcatamente nella Nord, creando così anche litigi all’interno. Ad esempio non ci fu mai una decisione di curva di esporre la grande bandiera con il Che Guevara, ma solo singole persone. Con la politica aumentò così la spaccatura tra Bna e Wka. Dovevamo tornare alla mentalità dei vecchi gruppi della Nord che ci avevano insegnato ad amare, prima di tutto e sopra tutto, l’Atalanta, con dei principi ultras, basati sullo scontro, l’a-


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27/1/99 Fiorentina-Atalanta (Coppa Italia) È il “battesimo” sul campo dei Supporters che cercano, e trovano, lo scontro con i viola; si notino le prime “artigianali” due aste “Supporters” e “Prima, durante, dopo”

micizia, l’unità, quindi senza politica, di nessun tipo. La politica è una cosa seria, per questo non va mischiata con il calcio e il tifo». Se fino a questo momento i ragazzi della Nuova Guardia continuano, pur tra mille punti di vista differenti, a sentirsi ancora parte delle Bna, la tragica scomparsa dell’Ivan, nel maggio ’98, segna un punto di svolta definitivo. «La sua scomparsa aveva colpito tutti - precisa il Bocia - e al tempo stesso aveva fatto capire a tanti che quell’amicizia, a cui lui teneva tantissimo, che legava il gruppo non c’era più, finita in mille pezzi da continui litigi. Da lì capimmo che, come un matrimonio non è sempre eterno e può finire anche in un divorzio, allo stesso modo anche un ultras sia sempre per forza all’interno del medesimo gruppo». Ecco, allora, che insieme a gente proveniente dai Kaos, con cui prima negli anni indietro spesso si era litigato, come il Trap, ol Frigè, Angelo di Bolgare, Piana, Sesti, i ragazzi della Nuova Guardia danno vita, all’inizio del campionato 1998/99, ai Supporters. «Già al torneo delle Bna qualche mese prima, a maggio - precisa il Bocia - avevano costituito una squadra nuova, composta proprio da ragazzi misti, un po’ Bna e un po’ Wka, denominata “Prima, durante, dopo”. Divisa da gioco, una maglietta nera con il logo della Dea in blu e la scritta Atalanta Supporters». Sulla scelta di queste due denominazioni, la spiegazione è semplice. “Prima, durante, dopo…” nasce dalla consuetudine dei giornalisti sportivi di

riportare la notizia di incidenti con la formula “Incidenti prima, durante e dopo la partita”, a simboleggiare, quindi, il concetto dell’importanza dello scontro nella mentalità ultras. Supporters, invece, è un nome chiaro, sinonimo di tifosi, quindi di aggregazione. «Essendo il nome Ultras Atalanta già utilizzato da un gruppo di studenti a cui non volevamo mancare di rispetto - chiarisce Galimberti - e visto che, tra l’altro, non volevamo copiare gli Ultras Brescia, optammo appunto per Supporters, o meglio “dell’Atalanta Supporters”, per dare l’idea di una tifoseria nel suo complesso e non di un singolo gruppo». Il debutto della nuova entità della Nord avviene in occasione della trasferta di Reggio Emilia (19 dicembre 98), quando viene organizzato il primo, selezionato, pullman. Unici ministriscioni al seguito, un “Prima, durante, dopo” e un “Supporters 1907” entrambe a due aste. Il battesimo sul campo del gruppo, però, avviene in Coppa Italia a Firenze quando, dopo aver eluso i controlli della polizia uscendo al casello precedente a quello solito per lo stadio, il pullman dei Supporters arriva allo scontro diret-

Maggio ‘98 In occasione del torneo di calcio delle Bna viene realizzata la prima maglietta con la denominazione Atalanta Supporters

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2/4/00 Atalanta-Brescia Fa il suo debutto al centro della Nord lo striscione “A guardia di una fede”

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to con i viola. In casa, invece, per rafforzare il concetto di unità si posizionano proprio nella balconata centrale, a riempire il vuoto tra Bna e Wka. Con la stagione 1999/00 (dopo l’ennesima diffida di un anno che colpisce i vertici del gruppo a seguito degli scontri in Atalanta-Napoli del 28 febbraio 99), i Supporters, con la loro nuova mentalità, acquistano ben presto grandi consensi e aumentano a vista d’occhio le adesioni. Anche le riunioni al covo di Torre Boldone (il bar Big Ben, già ritrovo delle Bna ad inizio anni ottanta sono sempre più affollate). E con il Brescia (2 aprile) fa il suo esordio anche il grande striscione “A guardia di una fede” posto in alto al centro della curva («Fatto tutto a mano dice orgoglioso il Bocia -: le lettere le avevo ritagliate io su disegno dell’Alex di Ponteranica e poi avevamo fatto cucire il tutto da un artigiano»): una frase, anche questa, di unità e non di gruppi divisi. L’esplosione dei Supporters, a cui aderiscono ben presto molte figure storiche della Nord, tra cui il Baffo, i fratelli Mafia, il Barba di Villa d’Adda, lo Svizzero, Salvi, Civera, Oliviero, Giorgio viene ribadita subito dalla coreografia allestita in Atalanta-Cesena (ultima di campionato) e dall’orga-

26/8/00 - Atalanta-Reggina (Coppa Italia) In curva viene distribuito il “manifesto programmatico” dei Supporters: politica, gemellaggi, responsabilità, la svolta è ufficiale


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nizzazione della festa in piazza per la promozione che delineano come il nuovo gruppo abbia preso in mano le redini della curva. E a rimarcare ancora di più la leadership del “gruppo” (le virgolette sono doverose visto che i Supporters hanno sempre rifiutato l’etichetta di gruppo) guidato dal Bocia all’interno della Nord, all’inizio della stagione 2000/01 viene distribuito un volantino in cui vengono ribaditi i punti cardine della nuova mentalità: no alla politica («In curva deve essere eliminata totalmente; viviamo in una curva dove vi sono 6000 persone di qualsiasi stato sociale, dottori, avvocati, disoccupati, operai, bambini, nonni, ma tutti lì solo per una sola passione, tifare la squadra della propria città. Il nostro significato vuole essere solo Bergamo, Atalanta, Ultras»), basta con i gemellaggi («Non vogliamo più parlare di gemellaggi, bensì di rispetto»), più responsabilità personale («Incidenti: altro che fare solo casino, qui c’è gente che si caga letteralmente addosso appena viene presa e infama chiunque pur di farla franca; lo diciamo con fermezza che ognuno deve smetterla di fare il gradasso, ma prendersi le proprie responsabilità d’innanzi al problema principale quale l’arresto»). È il vero inizio della svolta.

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CAMPIONATO 1999/00 Con i giovani del Vava si vola in A

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Atatanta della stagione 1999/00 conquista la sua nona promozione in serie A proponendo il miglior calcio della cadetteria. Giovanni Vavassori, dopo nove stagioni come allenatore del vivaio nerazzurro e a pochi mesi dalla vittoria con la Primavera del titolo italiano, viene chiamato a guidare la prima squadra. Tra i giocatori partenti alla vigilia del campionato si segnalano i nomi, oltre a quello R I S U LTAT I A R di Walter Bonacina (che approda al Monza), di Andrea Sottil COSENZA ATALANTA 0-1 1-1 ATALANTA TREVISO 3-2 1-2 (passato all’Udinese) e di Nicola RAVENNA ATALANTA 1-3 0-1 Zanini (ceduto al Pescara). ATALANTA NAPOLI 1-0 0-1 Gli ingaggi estivi degni di nota TERNANA ATALANTA 1-1 2-1 risultano invece quelli di Marco ATALANTA PESCARA 3-1 1-0 “Nippo” Nappi e quello del SAMPDORIA ATALANTA 1-0 3-3 grande Claudio Caniggia, che fa ATALANTA PISTOIESE 3-1 0-0 MONZA ATALANTA 1-0 1-3 così ritorno a Bergamo dopo setBRESCIA ATALANTA 0-0 1-1 te anni. Rientra pure Cesare ATALANTA SALERNITANA 2-0 1-0 Natali dal prestito al Lecco. A VICENZA ATALANTA 5-3 0-1 livello dirigenziale, il finale della ATALANTA GENOA 1-0 1-2 stagione sarà invece caratterizzaATALANTA CHIEVO 0-1 1-1 EMPOLI ATALANTA 0-0 1-1 to dalla cessione delle quote ATALANTA ALZANOVIRESCIT 1-0 0-0 societarie da parte di Miro RadiFERMANA ATALANTA 1-0 0-4 ci a Ivan Ruggeri. ATALANTA SAVOIA 4-1 2-1 I nerazzurri nell’indimenticabile CESENA ATALANTA 1-1 1-1 ed esaltante stagione 1999/00 dimostrano di saper “progettare sul campo”, tanto in fase d’attacco quanto in quella di difesa e di offrire al tempo stesso un gioco divertente, un vero spettacolo che la Bergamo calcistica fino ad ora aveva conosciuto raramente. Un assaggio del bel gioco portato dal 4-4-2 proposto dal mister di Arcene, si vede già nelle ami-

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chevoli estive. E all’esordio ufficiale in campionato, i nerazzurri dimostrano di non voler deludere le aspettative espugnando Cosenza (1-0) prima e registrando poi, nelle cinque gare successive, ben quattro vittorie (Treviso, Ravenna, Napoli e Pescara) ed un pareggio (Ternana). Come inizio non è male davvero. La prima sconfitta stagionale arriva invece sul campo della Sampdoria (1-0) alla settima giornata. I nerazzurri nel corso del girone d’andata vengono superati anche da Monza (1-0), Vicenza (5-3), Chievo (0-1) e Fermana (1-0). Se a Brescia pareggiano con uno 0-0 (partita questa in cui Caniggia si infortuna; l’argentino rientrerà solo a gennaio), vincono invece in casa con la Pistoiese (3-1), la Salernitana (2-0) e il Genoa (1-0). Tra le vittorie più larghe di questa prima metà di campionato va ricordata quella conquistata al Comunale ai danni del Savoia (4-1), mentre tra le soddisfazioni più grandi doveroso è annoverare il gol di Nappi siglato nello storico derby con l’Alzano Virescit. Il girone di ritorno vede l’Atalanta ripartire un po’ in affanno, perdendo tre partite su cinque, a Treviso (2-1), a Napoli (1-0) ed anche in casa contro la Ternana (1-2). I punti arrivano solo dal pareggio interno con il Cosenza (1-1) e dalla risicata vittoria, ancora in casa, con il Ravenna (0-1). Dopo cinque mesi di digiuno di vittorie esterne, gli uomini di Vavassori decidono infine di dare un taglio al “grigiore” del recente passato vincendo a Pescara (0-1) e, pochi giorni dopo, pareggiando


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con la Sampdoria (3-3). Da qui comincia quindi Zauri e per alcune partite Stelo sprint verso la promozione e l’approdo alla fano Lorenzi. massima serie. Inoltre ha lanciato Massimo Dopo il pareggio di Pistoia (0-0), l’Atalanta vince Donati a centrocampo e Fauinfatti contro Monza (3-1), Salernitana (0-1), sto Rossini in attacco. Vicenza (1-0) e pareggia con il Brescia (1-1). La E i numeri del resto parlano prima sconfitta dopo questa serie positiva arriva chiaro: come già accaduto l’anno prima, i nerazinvece per mano del Genoa (2-1). zurri vantano la miglior difesa del CLASSIFICA Da questo momento in poi del campionato (con 34 gol subiti), si campionato, i nerazzurri conquirivelano la seconda squadra che ha VICENZA 67 stano tre pareggi, di cui due casavinto di più (ben 17 volte) e, dopo il ATALANTA 63 BRESCIA 63 linghi (contro Empoli e Cesena) ed Brescia, anche quella che ha perso NAPOLI 63 uno in trasferta (Chievo) e due vitmeno (in tutto solo nove volte). SAMPDORIA 62 torie. A rimanere travolte dall’imMa sono due i veri grandi protagonisti GENOA 57 peto nerazzurro sono Fermana di questa esaltante stagione: Cristiano SALERNITANA 52 TREVISO 51 (0-4) e Savoia (1-2). Doni e Nicola Caccia. EMPOLI 51 La stagione si chiude con la gara Mentre il primo conquista non solo i TERNANA 49 casalinga contro il Cesena, finita cuori dei tifosi, ma anche il ruolo di RAVENNA 48 sul risultato di 1-1. leader sul campo (segnando pure ben COSENZA 48 PESCARA 47 I punti finali conquistati sono 63, 14 reti), l’attaccante napoletano lascia MONZA 47 con 53 gol all’attivo, che valgono il Bergamo a fine stagione circondato CHIEVO 47 secondo posto in classifica, dietro dalle critiche perché accusato di eccesPISTOIESE 45 al Vicenza (67) e alla pari di Naposivo individualismo in campo. CESENA 45 ALZANO V. 42 li e Brescia. Indubbia però rimane la qualità del SAVOIA 29 A conclusione del primo anno da contributo del bomber di Cisterna alla FERMANA 29 mister della prima squadra a Vavascausa nerazzurra. sori vanno indubbiamente riconosciuti numerosi Nelle tre stagioni disputate all’Atalanta ha messo meriti, e non solo per il coraggio dimostrato nel a segno infatti ben 40 gol, di cui 16 proprio nella proporre un calcio moderno e divertente, ma stagione 1999/00. anche per aver saputo valorizzare i giovani del L’amaro in bocca invece rimane per il ritorno purvivaio. troppo infelice di Caniggia, rientrato a Bergamo Il tecnico orobico ha utilizzato infatti come tito- reduce da due stagioni di inattività e penalizzato lari i gemelli Cristian e Damiano Zenoni, Luciano dall’infortunio di Brescia.

Il Vava, dalla panchina della Primavera alla prima squadra: al debutto centra subito la serie A

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27/9/99 Ternana-Atalanta Bandiere neroblu-rossoverdi sventolano allo stadio Liberati

Con Caniggia torna anche l’entusiasmo tra i tifosi

14/8/99 Bergamo Nonostante sia la vigilia di Ferragosto, ad accogliere il ritorno di Caniggia ci sono almeno 300 tifosi

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piena estate, vigilia di Ferragosto. Sabato 14 agosto, Bergamo è praticamente deserta: nelle strade e nelle piazze della città i passanti si contano sulle dita di una mano. Trovare una saracinesca aperta è come vincere alla caccia al tesoro. In questa situazione irreale, il silenzio che avvolge anche Porta Nuova è rotto da un boato che proviene dalla piccola via San Francesco d’Assisi, sul

retro del Credito Bergamasco. Tra le vie del centro rimbomba lo storico coro “Caniggia vola, elimina l’Italia e portaci in Europa, col sachelì de coca”. A sorpresa, infatti, l’indimenticato “figlio del vento” è tornato a Bergamo («Questa è casa mia» dice subito Caniggia) per rivestire, dopo sette anni, la maglia della Dea. Ad accoglierlo, alla sua presentazione, appunto alla sede del Creberg, ci sono oltre trecento tifosi in delirio. Erano anni che non si vedeva una simile accoglienza per un neoacquisto dell’Atalanta. E la sera di Ferragosto, per il debutto della squadra guidata dal neoallenatore Giovanni Vavassori, al Comunale accorrono in settemila per la prima di Coppa Italia con la Cremonese. Quando il “puntero luminoso” entra in campo, in borghese, poco prima dell’inizio della gara, annunciato dallo speaker che urla “Sportivi è tornato Claudio Paul Caniggia”, la Nord esplode. Ancora più forte è il boato che accompagna un mese dopo il debutto del grande attaccante nella sfida, ancora di Coppa Italia, con la Pistoiese. Dopo due anni di inattività, Caniggia tra dribbling, colpi di tacco, tiri in porta e un gol, manda letteralmente in visibilio i seimila accorsi al Comunale unicamente per lui. Nonostante il regalo ai tifosi, un’operazione di marketing per smorzare la contestazione alla società e per dare una spinta alla campagna abbonamenti (ne vengono sottoscritti ottomila, con un’impennata proprio dopo il ritorno dell’argentino), i rapporti tra Ivan Ruggeri e la curva continuano ad essere tesi. Per tutta la prima parte del campionato, i cori e gli striscioni contro il presidente sono frequenti, motivo per cui, a fine novembre il patron nerazzurro, assume una posi-


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zione difensiva e dichiara: «Mi accusano di sfruttare l’Atalanta, ma io non faccio il presidente per soldi, basta guardare i bilanci. Sono invece amareggiato per il trattamento che mi viene riservato e anche perché chi può dissociarsi non lo fa. Ora mi attribuiscono colpe che non ho, come quella di non aver difeso una certa frangia di tifosi dopo gli incidenti di Brescia di un anno fa. Io non ho il potere per decidere di dare o togliere le diffide. È vero che tempo fa ci siamo costituiti parte civile contro certi tifosi, ma chiunque lo avrebbe fatto dopo avere subito i danni in casa propria. In seguito quelle denunce sono state ritirate, ma se i procedimenti sono andati avanti è perché esistono delle leggi. Mi accusano di averli offesi perché ho usato il termine “caproni”. Quel “caproni” era rivolto solo a chi mi aveva sfasciato la macchina, non alla curva. Non voglio essere gratificato, ma solo lasciato in pace». Intanto la squadra del Vava viaggia a gonfie vele, grazie anche al sostegno ritrovato della Nord, fin dalle prime battute della stagione. Con il Napoli (20 settembre), il calore del pubblico bergamasco è determinante per spingere capitan Carrera e compagni alla vittoria. Un contributo importante riconosciuto sia dai giocatori («Eravamo stanchi affermava Caccia - e ci serviva l’apporto dei nostri sostenitori che sono stati fantastici») che da Ruggeri («Dagli spalti si è sentito un incessante sostegno e per i giocatori si è trattato di un aiuto inestimabile»). Altre parole di elogio si leggono, una settimana dopo, sui giornali all’indomani della vittoria a Terni. Tema conduttore, lo storico gemellaggio tra le due tifoserie che, anche in questa occasione, viene ribadito da cene e gran bevute (al sabato sera), bandiere neroblurossoverdi, magliette stampate appositamente con gli emblemi delle Bna e dei

Freak, cori di saluto da una curva e dall’altra. Ed in più, a suggellare questa grande amicizia, ci si mette anche un matrimonio, autentico, tra un atalantino e una tifosa della curva Est del Liberati. Proprio qualche giorno prima della partita tra le due squadre, a Narni, alla presenza di una folta rappresentanza di ultrà nerazzurri e rossoverdi, si erano detti il fatidico “sì” Roberta e il “Gomma”. Prodigi di un gemellaggio. La Dea continua a regalare soddisfazioni e il rapporto tra squadra e curva si consolida ulteriormente; viene accantonato lo striscione che invita Ruggeri ad andarsene e nella partita con la Pistoiese (24 ottobre) per la prima volta la Nord inneggia al Vava, dando così vita ad un feeling che andrà sempre più aumentando, anche quando il tecnico di Arcene, nel 2003, verrà esonerato. Se a Monza (31 ottobre), nonostante al Brianteo il seguito sia di almeno quattromila bergamaschi, tra cui circa quattrocento delle Bna in motorino, Carrera e compagni incappano in una brutta sconfitta per 1 a 0, la settimana seguente nel derby con il Brescia portano a casa un meritato pareggio in

7/11/99 Brescia-Atalanta Il massiccio corteo di bergamaschi mentre si dirige verso lo stadio Rigamonti

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14/12/99 - Milan-Atalanta (Coppa Italia) - A San Siro ci sono solo 9000 spettatori; la metà sono atalantini

una gara che, sebbene i timori della vigilia e la consistente presenza di bergamaschi al Rigamonti, non registra particolari incidenti salvo una scaramuccia con le forze dell’ordine durante il corteo verso lo stadio. Tra le soddisfazioni più esaltanti di questo primo scorcio di stagione va sicuramente annoverata la vittoria negli ottavi di Coppa Italia con il Milan. Il 2 dicembre, davanti a ventimila spettatori, al Comunale la Dea compie un’impresa storica; sotto di due gol, nel secondo tempo accorcia Caccia, quindi, all’88’ pareggia, facendo esplodere lo stadio, Nippo Nappi, che poi, al 91’ compie il miracolo fissando il risultato sul 3 a 2 con un incredibile tiro al volo. Il popolo neroblu è al settimo cielo. Altrettanto il funambolico attaccante nerazzurro protagonista anche di alcuni show: dopo il gol del pareggio si fionda sotto la Nord e lancia la maglia in curva, tanto sotto ne ha un’altra (!), mentre alla fine rientra negli spogliatoi in mutande. Le speranze di una storica qualificazione ai danni dei rossoneri, però svaniscono nel match di ritorno a San Siro (14 dicembre). Sugli spalti ci sono circa novemila spettatori, di cui poco meno della metà bergamaschi. La Dea, quindi, gioca quasi in casa, ma il Milan domina nettamente ed elimina i nerazzurri con un secco 3 a 0. Ma per una sera più che a San Siro, sembrava di essere al Comunale. Esaurita la parentesi di Coppa Italia, il campionato, alla vigilia di Natale (19 dicembre), riserva un

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appuntamento storico: al Comunale si disputa il primo derby orobico di serie B. In un’atmosfera di festa sugli spalti, senza alcun coro “contro”, si trovano di fronte l’Atalanta e la matricola Alzano Virescit. Diciottomila spettatori e 1 a 0 per Carrera e compagni. Il nuovo millennio, invece, non inizia bene per la Dea. Il 7 gennaio, sul campo della Fermana, i nerazzurri escono sconfitti, tra la delusione dei trecento bergamaschi scesi nelle Marche, in quella che doveva essere la classica passeggiata della prima della classe con l’ultima in classifica, mentre, quindici giorni dopo, a Cesena quattro atalantini vengono fermati perché trovati in possesso, in auto, di alcuni bastoni. A febbraio la squadra del Vava attraversa una fase negativa che porta i tifosi prima a fischiare, come durante la risicata vittoria con il Ravenna (14 febbraio), quindi a contestare apertamente all’esterno degli spogliatoi dopo la sconfitta interna con la Ternana (27 febbraio). «Dopo aver assediato il cancello d’uscita - riportavano le cronache - gli ultrà chiedevano un colloquio con l’allenatore e il capitano. Quindi Vavassori e Carrera raggiungevano il piazzale dove, per circa tre quarti d’ora, andava in scena il botta e risposta tra le parti. Le prime battute erano caratterizzate da un po’ di tensione. Gli argomenti del faccia a faccia spaziavano su tutti i problemi di questa fase in casa nerazzurra: i tifosi chiedevano al Vava le ragioni di questo periodo nega-


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13/3/00 Atalanta-Sampdoria Per un rigore negato all’Atalanta, dagli spalti piove in campo di tutto, perfino ü bidù de la römeta con tanto di carrello! E Nappi si trasforma in spazzino…

tivo, perché insista su un Caccia non al meglio della forma, perchè gli attaccanti non segnano più, se la società abbia davvero intenzione di salire nella massima serie. A Carrera, invece, gli ultrà sollecitavano il massimo impegno. Alla fine la frattura si ricompone, tanto che il Vava e il capitano se andavano tra gli incitamenti dei tifosi». Il 13 marzo, in posticipo al lunedì sera, al Comunale si gioca uno scontro diretto che vale la serie A. Ospite la Sampdoria, seconda in classifica. La Nord, gremita in ogni ordine di posti, è caldissima. Al 30’ del secondo tempo, però, l’Atalanta sta perdendo per 1 a 3, ma Carrera e compagni non mollano. Gli ultimi minuti sono un autentico assedio. Il Comunale è una bolgia. Per un fallo di mani non visto dall’arbitro in aerea doriana, dalla Nord piove in campo di tutto, perfino un carrello con un bidone di rifiuti (!) che costringe Nippo Nappi a prestarsi come spazzino. Con la spinta

rabbiosa del pubblico, all’87’ accorcia le distanze Pinardi, quindi, al 93’ l’insperato pareggio di Rossini fa letteralmente esplodere lo stadio. Ma quella con la Sampdoria è una serata molto tesa anche all’esterno. All’inizio della partita, la celere carica un gruppo di tifosi che stavano cercando di sfondare un cancello della Nord, provocando così la dura reazione anche degli ultrà all’interno della curva. Per tutto il primo tempo, nell’antistadio si assiste ad un violento corpo a corpo, con la polizia che spara anche dei lacrimogeni, tre dei quali finiscono addirittura in campo, proprio mentre la partita è in corso. L’atmosfera si calma, ma tra gli ultrà cova la voglia di vendetta. Voglia che si scatena al termine della gara, quando alcune centinaia di giovani scaricano sulle forze dell’ordine ogni tipo di oggetto, con gli agenti che rispondono con cariche di alleggerimento e lacrimogeni. Il bilancio degli scontri è di quattro arrestati, undici fermati e due atalantini e quattordici poliziotti contusi. Il giorno dopo si accende la polemica, ma stavolta, nell’occhio del ciclone ci finisce proprio la celere. «Una ragazza di Presezzo - scriveva L’Eco - colpita da un lacrimogeno alla testa, dopo essere stata medicata in ospedale, ha sporto denuncia contro le forze dell’ordine. Tantissime anche le telefonate di protesta e le email arrivati al nostro giornale: “È una cosa inaudita

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9/4/00 Salernitana-Atalanta Buona la presenza nerazzurra a Salerno (un centinaio di ultrà), anche se L’Eco, in un commento poi rettificato, la sottovaluta

4/6/00 Savoia-Atalanta Quasi 400 bergamaschi al seguito in questo scontro decisivo per la promozione e non mancano i tafferugli con la celere

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- ha polemizzato un tifoso -. C’erano migliaia di persone in gabbia tempestate di lacrimogeni. Il fuggifuggi degli spettatori, la calca sulle scale, l’ammassarsi ai cancelli, hanno creato situazioni a rischio. Per quale motivo la celere, per fermare gli ultrà inferociti fuori dallo stadio, sono andati a colpire le migliaia di tifosi che se ne stavano tranquilli in curva a vedersi la partita?». Imbarazzata e imbarazzante la risposta del questore Presenti: «Un solo lacrimogeno è finito in curva: ciò si è verificato perché polizia e carabinieri sono intervenuti per disperdere alcune centinaia di scalmanati che stavano assaltando uno dei cancelli d’ingresso». L’imbarazzo sta nel fatto che, come possono confermare diciassettemila testimoni, i lacrimogeni in curva e in campo erano molti di più di uno. Dopo i violenti scontri che caratterizzano il derby con il Brescia, un centinaio di ultrà neroblu sbarca a Salerno (9 aprile) spingendo la squadra del Vava alla vittoria. Ma in un articolo di colore su

L’Eco del giorno seguente la presenza dei supporters atalantini viene sminuita: «A Salerno - scriveva Renato Ravanelli - si sono fatti sentire praticamente solo i tifosi campani; vista comunque sventolare, prima del via, una bandiera nerazzurra». Nel lungo viaggio di ritorno, sul treno da Milano a Bergamo, dopo aver acquistato il quotidiano orobico in stazione Centrale, il velenoso commento non sfugge al drappello di tifosi nerazzurri scesi in Campania. All’arrivo in mattinata a Bergamo, un’incazzata delegazione di ultrà piomba nella redazione de L’Eco per protestare. Ad ascoltarli e a dare loro ragione c’è Ildo Serantoni e il giorno dopo nelle pagine dello sport si rimedia alla gaffe con un pezzo tutto dedicato ai sostenitori della Nord presenti allo stadio Arechi. “2000 km, ma ne valeva la pena”, è il titolo dell’articolo che poi precisa come «a Salerno, pur soverchiata sul piano numerico, la tifoseria atalantina si è fatta sentire per tutta la partita, con un incitamento costante e rumoroso. E alla fine i giocatori nerazzurri sono andati sotto la tribuna a ringraziare apertamente i supporters per il prezioso sostegno ricevuto». Allo sprint finale per la promozione, la squadra del Vava incappa in un paio di battute d’arresto, con gli scialbi pareggi a Verona con il Chievo e nel derby con l’Alzano Virescit, non gradite dal pubblico che, infatti, lo fa sentire a suon di fischi. Alla serie A manca davvero poco; nell’ultima trasferta della stagione, con il Savoia, a Torre Annunziata (4 giugno) si presentano quasi quattrocento bergamaschi che hanno la gioia di assaporare una vittoria che vale un intero campionato, ma anche, durante la partita, qualche manganellata da parte dei celerini in alcuni attimi di tensione.


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2/4/00 - Atalanta-Brescia - Una fase dei violenti incidenti scoppiati nel dopopartita all’esterno dello stadio

Ennesimo derby infuocato: 80 diffidati, 46 agenti feriti

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uindici giorni dopo gli scontri nel posticipo con la Sampdoria, Bergamo vive un’altra giornata a rischio. Al Comunale, il 2 aprile, si gioca il derby con il Brescia. Una partita anticipata dalle minacce del questore («Useremo il pugno di ferro contro chi sgarra») che, inoltre, per tenere a bada le due tifoserie va giù duro e mette in campo ben settecento agenti e due elicotteri. Lo scontro al vertice della serie B richiama ventimila spettatori; millecinquecento i bresciani. Atmosfera tesa, come si addice a questo derby, che viene surriscaldata ancor di più dall’arbitro Braschi. La Dea sta vincendo per 1 a 0, quando a cinque minuti dal termine usufruisce di un rigore. «Caccia - riportavano le cronache - si assumeva l’incarico del tiro e l’esecuzione, palla da una parte e portiere dall’altra, era a dir poco perfetta. Lo stadio non aveva ancora finito di far ribollire la sua gioia, che Braschi indicava nuovamente il dischetto per la ripetizione (secondo lui qualche giocatore era entrato in area troppo presto). Questa volta, però, Caccia si faceva parare il tiro da Castellani. E proprio sul capovolgimento di fronte, Damiano Zenoni si allungava su Aurelio lanciato in area: per Braschi era rigore. Tiro di Hubner e il Brescia, all’87’ pareggiava».

Scoppia la rabbia dei tifosi che all’esterno del Comunale danno vita ad una violenta guerriglia con le forze dell’ordine. «In viale Giulio Cesare - scrivevano i quotidiani locali - almeno quattrocento giovani, armati di bastoni e sassi, che tentano di sfondare il cordone di polizia e carabinieri appostati in piazzale Goisis. Gli agenti rispondono con cariche e lacrimogeni, gli ultrà indietreggiano, risalgono la salita verso la Reggiani, poi contrattaccano. Un altro centinaio di facinorosi ingaggia la battaglia del versante sud di viale Giulio Cesare: anche qui carica fino a piazzale

Oberdan dove i tifosi si disperdono. Mentre fuori imperversa la battaglia, all’interno dello stadio anche i bresciani, bloccati nel loro settore per motivi di ordine pubblico, cominciano ad agitarsi. Una quarantina di ultrà biancazzurri scavalca la recinzione ed entra in campo; in Nord più di centocinquanta giovani sfondano la porta d’ingresso e invadono il terreno di gioco. Si arriva al contatto tra le due fazioni, poi arrivano i rinforzi alla quindicina di agenti rimasti in campo e i facinorosi vengono dispersi». Intanto all’esterno gli scontri tra atalantini e forze dell’ordine terminano solo alle 18,30; l’a-

2/4/00 Atalanta-Brescia Gli scontri del derby trovano molta risonanza sui giornali; ecco il titolo a tutta pagina de L’Eco di Bergamo di lunedì (il bilancio di feriti e fermati è solo parziale)

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2/4/00 Atalanta-Brescia Quando lo stadio è ormai vuoto, un gruppo di bresciani entra in campo imitato da decine di ultrà atalantini che scavalcano la recinzione della Nord

sfalto è ormai un tappeto di pietre, bulloni, lattine, spranghe, vetri di bottiglia, cartelli stradali divelti. Le prime avvisaglie di tensione si erano, comunque, già evidenziate al mattino con agguati al treno dei bresciani a Grumello del Monte, Chiuduno e Montello. Poi, sul piazzale della Sud, alcuni bergamaschi tentano di avvicinarsi, ma vengono bloccati dalla polizia; i bresciani reagiscono e le forze dell’ordine risolvono il tutto con alcune cariche di alleggerimento e il lancio di lacrimogeni. Da segnalare

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che, sul finire dell’incontro, accolto come un divo da un boato di consenso, fa il suo ingresso in curva Nord un maialino con tanto di sciarpa biancazzurra che, poi, viene gettato, dolcemente, in campo tra il tripudio degli atalantini, prima di essere placcato da un inserviente e “portato” negli spogliatoi. Il bilancio di questa infuocata domenica è pesante: ventisei poliziotti, venti carabinieri e cinque tifosi feriti, otto arrestati, diciotto denunciati e ottanta diffidati, tutti di sponda nerazzurra, tranne un milanista gemellato dei bresciani.


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12/6/00 - Atalanta-Cesena - Una panoramica della Nord nell’ultima, decisiva, partita della stagione

La grande festa in piazza

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na promozione in serie A è un avvenimento storico per una tifoseria e quindi merita di essere festeggiato in modo indimenticabile, coinvolgendo tutta la città con un grande spettacolo di musica e Atalanta da tenersi in pieno centro, in piazza Vittorio Veneto. Con l’idea fissa di mettere in cantiere la più grande festa che si sia mai vista a Bergamo (e forse la prima del genere in Italia organizzata direttamente dagli ultrà), viene convocata un’apposita riunione dei gruppi della Nord, una sera all’aperto, fuori dalla curva, dove il Bocia illustra la proposta Le incognite sono tante: l’incertezza della promozione (mancano ancora tre partite) e gli altissimi costi di organizzazione sono le principali. Per la prima, si gioca d’azzardo, prevedendo la kermesse addirittura la sera stessa dopo l’ultima gara con il Cesena; per la copertura delle spese, invece, si punta agli sponsor. Su quest’ultimo punto il dibattito, come previsto, si anima, visto che la Nord non aveva mai accettato prima contributi esterni per le sue tante iniziative.

Ma questa è una manifestazione che va al di fuori della curva, un avvenimento unico, storico, che coinvolge tutta la città, motivo per cui si decide a maggioranza di fare un’eccezione alla questione sponsorizzazione, evitando però di chiedere soldi alla società. Tutti i gruppi, quindi, aderiscono, salvo il direttivo delle Brigate che, pur senza fare polemica, decide di non partecipare all’iniziativa. A questo punto si mette in moto la macchina organizzativa. Punto primo, i permessi. Il rischio di radunare dieci, quindicimila tifosi in centro città, con la possibilità che la festa degeneri in episodi di vandalismo è alta e le titubanze incontrate in comune e in questura sono tante. Con un po’ di insistenza e garantendo che non ci sarebbero stati incidenti (che rischio!), le autorizzazioni arrivano, così pure l’impegno, da parte del questore, di tenere gli agenti di polizia ad almeno

12/6/00 Atalanta-Cesena Uno zoom sulla coreografia di 5000 cartoncini con la A

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12/6/00 Atalanta-Cesena Caniggia ha già annunciato la sua partenza da Bergamo; il suo ritorno non ha dato grandi risultati, ma l’affetto della Nord è sempre altissimo

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trecento metri per evitare provocazioni inutili. Per quanto riguarda i costi, il preventivo della manifestazione è di circa 50 milioni di lire, tra palco, impianto audio, maxischermo e fuochi d’artificio. Una cifra considerevole, ma che grazie agli sponsor dell’Atalanta (Creberg e Somet in primis, poi ColorFer e Lazzarini) e ad altre grosse aziende bergamasche (Lactis, Olfez, Pandini, Imetec), opportunamente “convinte” da importanti commercialisti e tifosi (vedi Giorgio Jannone, Franco Tentorio e Italo Lucchini), il budget di spesa viene coperto. Grazie alla collaborazione della Gianni Sommariva Pubblicità, invece, viene realizzata una gigantografia della Nord da utilizzarsi come fondale del palco. La propaganda viene garantita da due pagine intere di pubblicità offerte dai due quotidiani cittadini. Tutto è pronto per la grande festa, manca solo un punto per la promozione. E sì, come si è detto, nell’organizzare la serata si è giocato d’azzardo, visto che per raggiungere la serie A è necessario almeno un pareggio nella sfida in casa con il Cesena. Una formalità, farebbe pensare la posizione di bassa classifica dei romagnoli, ma il pallone è rotondo e le sorprese sono sempre possibili. Tuttavia la voglia di festeggiare a caldo, subito dopo

la conquista della promozione, è troppo forte e il rischio vale la candela. Si parte. Sabato e domenica (alcuni sono costretti a rinunciare perfino ad andare allo stadio) per montare il grande palco e per provare gli impianti audio, poi, superato il brivido del vantaggio parziale del Cesena con il pareggio di Nappi, al fischio finale piazza Vittorio Veneto è pronta ad accogliere le migliaia di atalantini in delirio. La festa dovrebbe iniziare ufficialmente alle 21, ma già un’ora prima la piazza è talmente piena che si dà un anticipo con la Rufus Band, sul palco per “scaldare” (ovviamente non ce ne è bisogno) il pubblico. Intanto le austere finestre della Banca Popolare, con l’avvallo del presidente Emilio Zanetti in persona, si colorano degli striscioni dei gruppi della Nord, mentre la Torre dei Caduti è illuminata da un fascio di luce che disegna il simbolo dell’Atalanta: una cosa inimmaginabile! Per una sera, la curva coinvolge veramente tutta la città. È la festa di tutta Bergamo. «C’è di tutto - scriveva Dino Nikpalj su L’Eco - giovani, tantissimi, e intere famiglie: bambini sulle spalle vestiti di nerazzurro impegnati a capire perché papà e mamma saltano, cantano e sono così felici». Alle 21, il via alla scaletta; presentatori, emoziona-


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11/6/00 Bergamo Una fase dei preparativi della grande festa

tissimi nonostante la loro grande esperienza di conduttori, Marco Bucarelli ed Elisa Persico, anime della più seguita trasmissione televisiva nerazzurra, “TuttoAtalanta”, su Bergamo Tv. Iniziano a sfilare gli ospiti sul palco: agli artisti bergamaschi che hanno composto una canzone per la Dea si alternano i grandi campioni che hanno vestito la maglia nerazzurra dalla storica promozione con Titta Rota (1976/77) in poi. Parte il cantastorie bergamasco Luciano Ravasio, poi ecco le bandiere atalantine degli anni ’70: «Andena, Mei, Mastropasqua, Finardi, Pircher, sono nomi riportava ancora L’Eco - che agli over 30 fanno salire il cuore in gola. Quando poi via telefono arriva pure Ezio-gol Bertuzzo e il megaschermo spara la figurina Panini doc, datata 1977/78 c’è il rischio di farsi scappare qualche lacrimuccia». Avanti con gli ospiti. Sale sul palco il mitico Peter Barcella che con il suo “Nòter de Bèrghem” in versione rap aveva sbancato le hit-parade nostrane all’inizio degli anni ’90; dopo di lui, i protagonisti della storica promozione con Nedo Sonetti. Marino Magrin, canta il famoso inno “Forza Atalanta” con un coro d’eccezione, Enrico Vella, Giorgio Magnocavallo, Eugenio Perico, Fulvio Simonini,

12/6/00 Bergamo Alla vigilia della grande festa, i quotidiani locali dedicano, gratuitamente, un’intera pagina di pubblicità alla manifestazione organizzata dalla curva Nord

Lele Messina. «La gente aumenta ancora - raccontava Nikpalj - ormai da piazza Vittorio Veneto a Porta Nuova è un mare nerazzurro. E a ogni annuncio dal palco, un boato: “Barcella, Rossi, Garlini” e sul megascrenn appaiono anche i tratti inconfondibili di Glenn Stromberg. Questa volta viene giù la piazza. Lui c’è in collegamento telefonico dagli Europei: dice qualcosa, sicuramente ringrazia, ma il coro del popolo atalantino è più forte di lui. Poco più tardi è la volta del bomber triste, Paulinho Evair, direttamente dal Brasile e lo spettacolo si ripete». Tocca poi a Roby Facchinetti, l’ospite d’eccezione della serata, che canta il suo “Atalanta azzurra”, oltre ad alcuni pezzi mitici del repertorio dei Pooh. «Alle 22,50 la piazza si ferma - continuava la cronaca della serata -: sul palco salgono i genitori di Chicco Pisani. Uno striscione con il suo 14 è lì, sotto il palco. L’abbraccio più forte della piazza è per loro, per un pezzo di storia dell’Atalanta che non c’è più. Ma che resta sempre, nel nome della curva, nei cuori dei tifosi». La pioggia non ferma l’apoteosi. Alle 23,10, accolta dalle note di “We are the champions” e anticipata un’allucinante, quanto pericolosa, “incursione” di Sebastiano Siviglia e Fabio Rustico con la jeep di quest’ultimo in mezzo alla folla (!), arriva la squadra al gran completo. Uno ad uno i protagonisti della promozione salgono sul palco salutati da autentici boati. E tutti a saltare sfottendo i cugini bresciani, a ballare e a cantare a squarciagola, con il burbero Vava che si trasforma addirittura in ultrà per lanciare i cori a tutta la piazza. E alle 23,30, tutta Bergamo viene illuminata dagli spettacolari fuochi d’artificio sparati da Città Alta! Una serata veramente indimenticabile, che i gior-

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12/6/00 Grandi titoli per la serie A e la festa dei tifosi

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nali locali, all’indomani, celebrano con parole di entusiasmo per la curva Nord per tutti i tifosi. L’Eco di Bergamo dedica quattro pagine a colori alla festa e titola a nove colonne in prima pagina “L’Atalanta e i suoi tifosi in serie A”, così come Il Giornale di Bergamo parla di “Tifosi da serie A”. Elogi agli ultrà neroblu arrivano anche dalle auto-

rità cittadine e il questore Salvatore Presenti, addirittura, annuncia una specie di amnistia per i 152 atalantini ancora sotto diffida.


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CAMPIONATO 2000/01 Alla quinta giornata Dea capolista!

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a seconda stagione con il Vava in panchina è assolutamente una delle più entusiasmanti della ultra novantennale storia nerazzurra. Il record di punti e lo stupendo settimo posto sono però rovinati da un finale di campionato sottotono e dalla brutta vicenda scommesse. Facendo un passo indietro, ad inizio stagione, la società, dopo il ritorno in serie A, aveva potenziato la squadra con alcune imporR I S U LTAT I A R tanti operazioni di mercato. In ATALANTA LAZIO 2-2 0-0 attacco, partiti Nicola Caccia (al VICENZA ATALANTA 1-2 1-1 Piacenza) e svincolato Claudio BARI ATALANTA 0-2 0-0 Caniggia (va nel Dundee in ScoATALANTA VERONA 3-0 1-2 zia), arriva il promettentissimo MILAN ATALANTA 3-3 1-1 Nicola Ventola (in prestito dalATALANTA BRESCIA 2-0 3-0 l’Inter) e ritorna l’esperto MauriNAPOLI ATALANTA 0-0 1-1 ATALANTA LECCE 1-0 2-0 zio Ganz (dal Milan), mentre in PARMA ATALANTA 2-0 1-0 difesa si fa affidamento a MassiATALANTA PERUGIA 0-0 2-2 mo Paganin, rilevato dal BoloBOLOGNA ATALANTA 0-1 2-2 gna. L’altra grossa novità è che, ATALANTA INTER 0-1 0-3 dopo sole cinque giornate, causa ATALANTA ROMA 0-2 0-1 REGGINA ATALANTA 1-0 1-1 il contemporaneo infortunio di ATALANTA FIORENTINA 0-0 1-1 Alberto Fontana (ceduto a UDINESE ATALANTA 2-4 1-0 novembre al Napoli) e Davide ATALANTA JUVENTUS 2-1 1-2 Pinato, a difendere la porta nerazzurra, il Vava chiama il terzo portiere, Ivan Pelizzoli, vent’anni di Curno. E da quel momento diventerà il titolare inamovibile. La partenza della squadra del Vava è veramente incredibile. Nei primi cento giorni la Dea, non solo è imbattuta, ma conquista pure la vetta della classifica. Dall’esordio casalingo con i campioni d’Italia della Lazio finito con un pareggio stretto ai nerazzurri (2-2), seguono due vittorie esterne, a

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Vicenza (1-2) e Bari (0-2), quindi il 3 a 0 interno con il Verona regala all’Atalanta, per la seconda volta nella sua storia, il primato. A San Siro, con il Milan, la banda del Vava disputa una partita memorabile; alla fine del primo tempo conduce per 1 a 3, poi viene rimontata, ma il pareggio per 3-3 è spettacolare. L’imbattibilità finisce alla nona giornata in casa del Parma (2-0), ma in modo assolutamente immeritato. Nelle otto giornate precedenti, la Dea aveva conquistato cinque vittorie (oltre a quelle già citate vanno aggiunte Brescia per 2-0 e Lecce per 1-0) e tre pareggi (oltre a quelli con Lazio e Milan, va aggiunto quello a Napoli per 0-0), che le avevano garantito il secondo posto in classifica a due punti dalla Roma capolista. Le partite che seguono vedono i nerazzurri perdere un po’ lo smalto iniziale: se il mezzo passo falso con il pareggio interno con il Perugia (0-0) è recuperato subito dopo con la vittoria a Bologna (0-1), dall’ultima partita prima di Natale a metà gennaio, subisce tre sconfitte consecutive, due in casa (Inter 0-1 e Roma 0-2) e una in trasferta (a Reggio Calabria 1-0). A questo punto arrivano due rinforzi per il centrocampo: Daniele Berretta (dal Cagliari) e Domenico Morfeo (dalla Fiorentina) che ritorna così a Bergamo, in prestito, dopo quattro anni. E il Fenomeno al suo esordio fa i numeri: con una doppietta sbanca Udine, poi la Dea riesce a mettere sotto anche la Juve (2-1), quindi pareggia all’Olimpico con la Lazio (0-0). Segue poi un calo fisico (due punti in tre partite, pareggi in casa con Vicenza e Bari, sconfitta a


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Verona), che viene superato, prima con un pareg- la Reggina (1-1) e da quelli longio interno con il Milan (1-1), quindi con due tani da Bergamo con il Perugia importanti vittorie esterne: sul neutro di Reggio (2-2) e la Fiorentina (1-1). Emilia con il Brescia (storico lo 0-3 finale) e a Lec- Durante il girone di ritorno, ce (0-2). In mezzo ci sta anche il pareggio al quindi, Doni e compagni non Comunale con il Napoli (0-0). I tre punti raccolti sono mai riusciti a fare bottino in Salento portano l’Atalanta a quota 40 punti, pieno al Comunale. L’Atalanta conquistando così la salvezza con nove turni d’an- termina così la stagione al settimo posto, a cinque ticipo sulla fine del campionato. punti dall’Uefa e con sette di vantaggio sulla quarQuando tutti pensavano ad un possibile traguar- t’ultima in classifica. do Uefa (prima ancora si sognava l’avventura in Un campionato esaltante, che ha fatto rivivere alla Champions League), nelle ultime tifoseria emozioni come da anni non gare la squadra si blocca. A turbare si vivevano a Bergamo, ma che, per CLASSIFICA l’ambiente ci sono anche le concome è finito ha lasciato anche un po’ ROMA 75 danne, arrivate a fine marzo, di Galdi amaro in bocca per il mancato traJUVENTUS 73 lo, Siviglia e Zauri: i tre vengono guardo europeo. LAZIO 69 squalificati a un anno per illecito Va detto che la squadra del Vava ha PARMA 56 INTER 51 sportivo. L’accusa è di aver organizregalato anche ben quattro esordi nelMILAN 49 zato una combine con alcuni giocala nazionale maggiore. Infatti, a vestire ATALANTA 44 tori della Pistoiese per condizionala maglia azzurra, Trapattoni chiama BRESCIA 44 re il risultato della partita di ritorno prima Cristian e Damiano Zenoni FIORENTINA 43 BOLOGNA 43 di Coppa Italia al fine di favorire (che diventano così i primi gemelli PERUGIA 42 delle vincite alle scommesse. nella storia del calcio italiano ad esseUDINESE 38 A questo si è aggiunta una serie di re convocati contemporaneamente per LECCE 37 infortuni, un crollo nella condiziouna gara in nazionale), poi Luciano VERONA 37 REGGINA 37 ne fisica e un vistoso calo di rendiZauri ed infine Cristiano Doni, una VICENZA 36 mento di Morfeo. La conseguenza è convocazione, la sua, già nell’aria da NAPOLI 36 stata una impensabile battuta d’artempo, ma rinviata per via del suo BARI 20 resto nelle ultime nove gare della deferimento per il caso scommesse. Ai stagione, nelle quali la Dea ha rimediato solo 4 quattro atalantini agli ordini del Trap, vanno punti. Sconfitta in casa dal Parma (0-1) e dall’U- aggiunti, in questa stagione, anche i quattro deldinese (0-1) e in trasferta dall’Inter (3-0), dalla l’under 21 di Claudio Gentile, ovvero Ivan PelizRoma (1-0) e dalla Juventus (2-1), gli unici punti zoli, Gianpaolo Bellini, Alex Pinardi e Massimo arrivano dai pareggi interni con il Bologna (2-2) e Donati.

Ivan Pelizzoli da terzo portiere, diventa titolare inamovibile e conquista anche la maglia azzurra dell’under 21

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1/11/00 Atalanta-Verona A seguito del deferimento di tre giocatori nerazzurri per un presunto illecito sportivo, le Bna fanno capire chiaramente il loro pensiero, ma il tifo non manca comunque

Le grandi trasferte: in 7000 a Milano, in 1000 a Roma

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12/9/00 Torre Boldone Per la prima volta dopo anni viene organizzata una riunione globale della curva; nella foto l’annuncio sul volantino dei Supporters

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a promozione con il Vava riporta grande euforia tra la tifoseria bergamasca, in un periodo in cui la curva sta vivendo una fase di profondo cambiamento. A metà settembre, infatti, ha luogo una riunione storica tra tutti i gruppi della Nord. A promuoverla sono i Supporters. È un martedì sera (12 settembre), il campionato non è ancora iniziato a causa della concomitanza con le Olimpiadi di Sydney (inizierà solo l’1 ottobre), e alla sala del Centro Diurno di Torre Boldone si ritrovano oltre duecento ultrà della Nord. All’ordine del giorno ci sono alcuni importanti punti che riguardano la linea e la mentalità da portare avanti in curva (vedi anche capitolo “Supporters” a pag. 385). «Era la prima volta che ci si trovava tutti quanti ad una riunione globale della curva - spiega Luca, uno degli attuali trascinatori delle Brigate - tanto che molti non si conoscevano neanche. La mia prima impressione - continua - però non fu molto buona, ma devo ammettere che, con il passare degli anni, la linea che era stata portata avanti in quella assemblea si è

rivelata la migliore. Per la prima volta, ci siamo accorti che il portare bandiere diverse da quelle nerazzurre, soprattutto politiche, non stava bene a tutti; fino ad allora, però, questa questione non era mai emersa e quindi nessuno si era fatto problemi a sventolare una bandiera rossa o del Che. Per la prima volta, proprio in quella riunione, mi ero trovato in netto disaccordo con gente della mia stessa curva, ma al tempo stesso, ci si era resi conto che nella Nord c’è tanta gente, indifferentemente di questo o quel gruppo, che comunque cerca di vederla allo stesso modo e si trova unita sull’Atalanta». All’interno della Nord si apre così una fase di profondo dibattito. «Come Bna - prosegue Luca - ci rendemmo conto che riguardo a diverse nostre posizioni, iniziative o modi di essere, buona parte della curva non era d’accordo e quindi non volevamo andare avanti a litigare, o quanto meno ad ignorarsi. Erano altre le cose che si volevano portare avanti, dall’organizzazione di tutta la curva, alla mentalità». Le premesse alla vigilia del campionato sono ottime; l’eliminazione della Roma in Coppa Italia (22 settembre), grazie ad una doppietta di Ganz che saluta nel migliore dei modi il suo ritorno a Bergamo, fa vivere al Comunale una serata di gran tifo e lancia lo sprint finale alla campagna abbonamenti che riesce così a superare, con ben 1500 tessere staccate negli ultimi quattro giorni, quota dodicimila. Da registrare che delle 12135 sottoscrizioni, oltre la metà, 6277 sono di curva Nord, lasciando per le partite solo ottocento biglietti a disposizione. E questo costituirà, come vedremo nel corso della stagione, un grosso problema. Il


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5/11/00 - Milan-Atalanta - Indimenticabile trasferta: la Dea si presenta a San Siro da capolista e con al seguito 7000 bergamaschi

debutto in campionato è entusiasmante; al Comunale arrivano niente poco di meno che i campioni d’Italia della Lazio. In uno stadio quasi esaurito e con un tifo straordinario, Carrera e compagni conquistano un 2 a 2 che va perfino stretto. Ma gli elogi, oltre che per i ragazzi del Vava, sono anche per la Nord; Doni («Il pubblico è stato determinante»), Ganz («Non abbiamo mai mollato e i tifosi ci hanno aiutato in modo decisivo, sostenendoci senza fermarsi mai»), ma anche gli inviati dei giornali romani (Bertolani del Corriere dello Sport: «Ho visto un tifo caldissimo; è proprio vero che Bergamo è una piazza speciale, sembrava di essere in uno stadio “caldo” del Sud»), tutti sono rimasti entusiasti della bolgia al vecchio Brumana. Che fosse un anno di profondi cambiamenti lo si era già visto ad inizio stagione, ma sicuramente un altro evidente segno di novità si registra, come è spiegato nelle pagine seguenti, in occasione della trasferta di Bari (22 ottobre). La squadra va gonfie vele e in città la febbre atalantina contagia un po’ tutti. Quando tutto sembra andare per il meglio arriva una doccia gelata sull’ambiente nerazzurro: tre giocatori, Doni, Banchelli e Siviglia, il 30 ottobre, vengono deferiti dalla Commissione Disciplinare per illecito sportivo. Secondo l’accusa avrebbero organizzato una com-

bine nella gara di Coppa Italia con la Pistoiese per consentire vincite alle scommesse. Due giorni dopo l’Atalanta scende in campo al Comunale contro il Verona. Tra i tifosi prevale la presunzione di innocenza e se si esclude lo striscione, per altro doveroso, esposto dalle Bna (“Guai a chi ci ha venduto”), sia la Nord che il resto del pubblico quasi ignorano la vicenda giudiziaria ed incitano a gran voce Doni e compagni. Giocatori (uno per tutti Cristian Zenoni: «I tifosi sono dalla nostra parte e rappresentano l’arma in più della squadra»), presidente, giornalisti (“Un grande gruppo sostenuto da un grande pubblico” titolava L’Eco), tutti elogiano la Nord per il suo comportamento (ci sono comunque alcune scaramucce a fine gara all’esterno dello stadio con la polizia impegnata a fermare gruppi di bergamaschi a caccia di veronesi). E con la vittoria con i gialloblu, la Dea balza, per la seconda volta nella sua ultranovantennale storia (il precedente risale al campionato 1964/65), al comando della serie A. La città sogna e le imprese dei ragazzini del Vava diventano l’argomento più discusso nei bar, a scuola, sul lavoro. L’Atalanta si presenta quindi a San Siro con il Milan (5 novembre) addirittura da capolista e con un seguito da prima della classe: sono oltre settemila i bergamaschi che invadono il

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12/11/00 - Atalanta-Brescia - Derby senza particolari coreografie, ma come sempre ricco di tensioni

Meazza. «All’una del pomeriggio - scriveva Ildo Serantoni nella cronaca de L’Eco - l’ingresso autostradale della città è off-limits. C’è una colonna gigantesca che arriva fino al semaforo di via Carnovali: nove auto su dieci sono dirette a San Siro, cariche di tifosi atalantini che espongono drappi e sciarpe nerazzurri». Il tifo orobico, esaltato anche dal sorprendente 1 a 3 alla fine del primo tempo, è incredibile! Al termine, comunque, quando all’interno dello stadio sono rimasti solo i sostenitori orobici, scoppiano alcuni incidenti con le forze dell’ordine, ree di trattenere per troppo tempo all’interno di San Siro i bergamaschi. All’arrivo a Bergamo dei bresciani (12 novembre) lo schieramento di polizia è impressionante: sono oltre seicento gli agenti impegnati. Mille e cinquecento i supporters biancoblu al seguito. Salvo un grosso striscione “Bresà sunì”, la Nord non prepara alcuna coreografia particolare, ma comunque spinge con un gran tifo la formazione del Vava alla vittoria. Nel dopogara, le forze dell’ordine, anche se presenti in gran numero, faticano ad arginare gli atalantini: «Ci vorranno quasi due ore e cinque cariche con un fitto lancio di lacrimogeni - riportavano le cronache - per disperdere oltre mille ultrà nerazzurri asserragliati in viale Giulio Cesare e nelle vie del quartiere Finardi e nonostante questo grosso sforzo, al Monterosso la colonna di bus bresciani viene fatta oggetto di una sassaiola». Prima di salire sui treni sono gli ultrà delle rondinelle a far casino mettendo a ferro e fuoco la stazione con lanci di pietre contro polizia e carabinieri che mandano numerose vetrate in frantumi. Il bilancio è pesante: quaranta minorenni bergamaschi e tre bresciani fermati e diffidati, tredici agenti e die-

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ci tifosi contusi. Dai consueti scontri del derby dell’Oglio, la settimana seguente si passa ad un’altra gara a rischio, Napoli. La trasferta al San Paolo, per i cento nerazzurri al seguito, stavolta però si rivela piuttosto tranquilla, caratterizzata più dal debutto sulla panchina partenopea dell’ex Emiliano Mondonico (subentrato all’esonerato Zeman) e da qualche ridicolo striscione in curva A contro gli atalantini (“Bergamasco bestia da soma”), che dalle emozioni sul campo o fuori. Oltre al campionato, anche in Coppa Italia i nerazzurri avanzano decisi. Ai quarti di finale, però, il sorteggio ripropone ancora il Milan (28 novembre). Un osso duro, ma nonostante il pronostico sfavorevole, nella gara d’andata, il seguito da Bergamo è notevole: sono oltre 4000 i bergamaschi che trasformano un San Siro quasi deserto in una succursale della curva Nord del Comunale. Il tifo potente degli orobici però non basta e la Dea incassa la prima sconfitta stagionale, un 4 a 2 che in pratica segna già l’eliminazione. Il nuovo anno inizia subito a toni alti. Ospite la Roma (7 gennaio), al termine della partita il rituale è secondo la tradizione: sassaiola ai pullman giallorossi, stavolta sulla circonvallazione all’altezza dell’Itg Quarenghi, a cui si aggiunge l’aggressione a due militari (un finanziere e un sottoufficiale di marina), tifosi romanisti, nei pressi dello stadio. Nella seguente partita casalinga, l’atmosfera è ancora elettrica; l’arrivo dei fiorentini (21 gennaio) accende gli animi sia prima che dopo la gara. Prima sono i quattrocento supporters viola giunti a Bergamo in treno a rendersi protagonisti di alcuni episodi di violenza, in particolare l’ag-


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4/3/01 Verona-Atalanta Nella curva atalantina, a pochi minuti dal termine, la celere carica duramente e senza motivo ed inoltre strappa lo striscione dei Nomadi; scoppia la polemica

gressione ad un autista del pullman navetta per lo stadio che costa a tutti i sessanta occupanti dell’autobus una “sosta” in questura ed una conseguente diffida per un anno; nel dopopartita, invece, sono gli ultrà atalantini che cercano di raggiungere la curva Sud, ma vengono fermati dalle forze dell’ordine con le quali, per oltre un’ora, ingaggiano una battaglia a colpi di sassi, da una parte, e lacrimogeni, dall’altra. I brillanti risultati conseguiti dai babies del Vava continuano a far crescere l’entusiasmo nella tifoseria. Una prova? In occasione del big-match al Comunale con la Juve (in anticipo serale sabato 3 febbraio) già al martedì pomeriggio i biglietti sono esauriti. «In 34 anni di attività del club Amici scriveva L’Eco - non era mai accaduto che nel giro di un solo pomeriggio tutti i tagliandi d’ingresso venissero venduti. Nemmeno, tanto per intenderci, la settimana che precedette l’attesissima semifinale con il Malines». Del resto l’attesa dei sostenitori nerazzurri non va delusa: una partita spettacolare ed un tifo eccezionale spingono la Dea alla vittoria per 2 a 1 contro i blasonati rivali. Si diceva, ad inizio capitolo, del problema creato dalla mancanza di biglietti di Nord, visto che disponibili ce ne sono solo ottocento; un problema che viene anche sfruttato da alcune centinaia di ragazzini che domenicalmente, un po’ per gioco, un po’ per moda, si sono presi l’abitudine di sfondare i cancelli della curva o di scavalcare la recinzione dell’antistadio per entrare senza pagare. Un atteggiamento, questo, che i vertici ultrà non tollerano, come si evidenzia nel volantino distribuito prima dell’incontro con il Milan (10 marzo) nel quale, dopo aver premesso che «la Nord è il vero

cuore del tifo nerazzurro, con migliaia di ragazzi e ragazze che vivono per l’Atalanta, dando tutto di sè stessi per sostenere i colori nerazzurri», si avvertiva che «la Nord non ha bisogno di qualche “portoghese” che viene in curva solo per seguire una moda, ma che dell’Atalanta non gliene frega un cazzo! Questi se ne vadano pure in discoteca!». Questa forte presa di posizione, era nata dagli incidenti di Atalanta-Bari (24 febbraio), quando nell’antistadio della curva si erano verificati prolungati tafferugli con la celere, intervenuta per bloccare l’ingresso ai “portoghesi” (da segnalare che una quarantina di “scrocconi” vengono diffidati dalla questura), ma soprattutto da quanto era emerso successivamente: contattati i diffidati uno ad uno per cercare di dare loro una mano dal punto di vista legale, i responsabili della curva erano rimasti a bocca aperta dalle loro risposte: «Io ed miei amici non sapevamo cosa fare il sabato sera», «Ci vengo solo un paio di volte l’anno», «Mio figlio non è neanche atalantino» (afferma una madre al telefono), sono solo alcune delle risposte più sconcertanti della maggior parte dei “portoghesi” diffidati. La forte tensione tra ultrà neroblu e polizia, generatasi dagli scontri durante l’incontro con il Bari, è forse all’origine della violenta quanto inutile carica delle forze dell’ordine contro i bergamaschi al seguito nella trasferta di Verona (4 marzo). «Quando mancavano pochi minuti al

2000/01 In questa stagione si moltiplicano i “portoghesi” in curva (nella foto decine di ragazzi mentre scavalcano la recinzione), ma la Nord con un volantino ne prende le distanze

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termine - riportavano le agenzie di stampa - un reparto della celere che stazionava nei corridoi della curva Nord, si sarebbe avviato verso l’uscita per posizionarsi sul piazzale in attesa dell’uscita dei tifosi: improvvisamente gli ultimi agenti della fila sarebbero stati aggrediti ad alcune decine di ultrà atalantini armati di cinghie». La versione ufficiale diramata dalla questura scontra, però, con le testimonianze dei milletrecento bergamaschi presenti al Bentegodi, come riportava nella sua cronaca L’Eco: «Molti tifosi hanno telefonato in redazione per riferire

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che i poliziotti avrebbero compiuto la carica senza alcuna ragione apparente, ma solo per fare allontanare coloro che essendo quasi finita la partita, si stavano avviando all’uscita senza attendere il permesso della polizia. Probabilmente è stato proprio questo il motivo all’origine dell’aggressione. Ma c’è anche un’altra versione continuava l’articolo - secondo cui a scatenare la carica delle forze dell’ordine sia stato un battibecco tra un agente della celere e un giovane in stato di ebbrezza. Tra i due sarebbe volata qualche parola di troppo:


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20/3/01 Brescia-Atalanta Storica vittoria sul neutro di Reggio Emilia; al lunedì (!), oltre 1000 bergamaschi si godono un secco 0-3 ai danni dei “cugini”

alcuni ultrà sarebbero arrivati in soccorso del compagno e da qui il parapiglia, culminata in una carica che molti (anche non ultrà) hanno definito immotivata e comunque eccessiva». Le scene che si vedono nel settore dei bergamaschi sono davvero allucinanti. Manganellate a raffica contro gente che sta arretrando pericolosamente ammassata una sopra l’altra, graduati che tentano di strappare gli striscioni esposti in balconata e un plotone di agenti che fa a brandelli lo stendardo dei Nomadi appeso sulla balaustra sopra ad un’u-

scita. Nei giorni seguenti sui giornali locali scoppia la polemica sul comportamento tenuto dai celerini di Padova: da un lato alcuni tifosi presentano denunce ed esposti contro i poliziotti, dall’altro la questura preannuncia altre diffide. La settimana seguente il clima in curva Nord è veramente teso; nell’anticipo del sabato sera arriva il Milan, ma l’attenzione è posta sulla possibile vendetta degli ultrà orobici per i fatti di Verona. Nessuno in curva, però, si fa prendere la mano; da parte sua, il questore cerca di sminare la situazione esplosiva “sostituendo” ai cancelli della curva Nord la celere con i carabinieri. Durante la serata, comunque, non mancano i tafferugli: in alcune sassaiole rimangono feriti un milanista e un carabiniere. Il 20 marzo è il momento del derby con il Brescia. Situazione molto particolare, per via del giorno, lunedì pomeriggio, e del luogo, Reggio Emilia in campo neutro per la squalifica del Rigamonti, in cui si gioca la partita. La trasferta viene preparata con cura, visto che il tragitto per raggiungere la città emiliana potrebbe riservare qualche pericoloso incrocio con i bresciani agli autogrill. La polizia, per evitare rischi, presidia non solo lo stadio Giglio, ma tutto il percorso che, comunque, le due tifoserie devono differenziare. Nonostante questo qualche contatto tra alcune auto avviene sull’autostrada, in particolare in colonna al casello. «Fu una delle prime volte in cui fu organizzata una carovana unica - racconta Luca delle Bna - con partenza di tutti i pullman della Nord insieme dallo stadio». Se sugli spalti la partita finisce in parità, con un migliaio di ultrà per parte, e senza incidenti, sul campo la strepitosa vittoria per 0 a 3 rifilata ai

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8/4/01 Lecce-Atalanta Una vittoria importante; i giocatori lanciano le maglie ai 200 tifosi al seguito

“cugini” rappresenta per gli atalantini una delle più grosse soddisfazioni degli ultimi anni. Non c’è neanche il tempo di assaporare il gusto della vittoria con le rondinelle che sulla testa della Dea, ma ancor di più sul morale e sulla dignità di tutti i suoi tifosi, cade una tegola gigantesca: per il caso di Atalanta-Pistoiese, la Commissione Disciplinare condanna ad un anno di squalifica Luciano Zauri, Fabio Gallo e Sebastiano Siviglia

31/3/01 - Zingonia - Dopo la squalifica per illecito di Gallo, Siviglia e Zauri, una folta delegazione della Nord va a colloquio con la squadra: toni civili, ma parole durissime

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(stesso trattamento anche per i pistoiesi Aglietti ed Allegri), a sei mesi Giacomo Banchelli, mentre assolve Cristiano Doni. Se da un lato la sentenza ha molti lati oscuri e sia la società che i giocatori parlano di giustizia sportiva scandalosa, dall’altro i tifosi della Nord non la prendono bene. Sabato pomeriggio (31 marzo), il giorno dopo la condanna ai quattro nerazzurri e alla vigilia della gara con il Napoli, al centro di Zingonia una folta rappresentanza di ultrà chiede di parlare a tutta la squadra. Sulla recinzione del campo d’allenamento uno striscione: “Avete offeso il nostro orgoglio - La curva”. I toni sono pacati, ma le parole sono durissime. Portavoce del gruppo il Bocia («La maglia va onorata e noi, che viviamo per quei colori, vogliamo andare in giro a testa alta. Sia chiaro - aveva detto - preferiamo andare in B o in C da onesti, che restare in A da venduti»), mentre da parte della squadra parlano il mister e Carrera che prendono le difese dei compagni condannati. Da tutti gli altri sguardi bassi, salvo Siviglia che, stizzito, replica e quasi le prende… Il giorno seguente, al Comunale, la Nord risponde con un gran tifo, ma prima del match si verificano anche degli scontri. «Verso le 13 - annotavano le cronache - alcuni napoletani sono entrati in curva Sud, approfittando di una porta del settore distinti dimenticata aperta da uno degli addetti dello stadio,


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13/5/01 Roma-Atalanta Mai così tanti all’Olimpico: sono un migliaio gli atalantini al seguito

dirigendosi minacciosamente verso gli atalantini sistemati in Sud. A quel punto un gruppo di ultrà della Nord interviene scontrandosi con i carabinieri mobilitatisi nel frattempo. In quei pochi attimi di tafferugli tre militari sono rimasti feriti». Passata in modo molto positivo la lunga trasferta di Lecce (8 aprile), con l’imprevisto incontro alla stazione Centrale con i milanisti in partenza per Napoli che genera una sassaiola da parte dei rossoneri a cui i centoventi bergamaschi al seguito rispondono mettendo in fuga i rivali, e la soddisfazione per la sesta vittoria esterna della stagione, nel prepartita con il Parma (14 aprile) un pullman di sostenitori emiliani viene preso a sassate (ma non solo, visto che contro la corriera viene lanciato anche il telaio di una vecchia bicicletta!) in via Baioni, mentre la gara interna con il Bologna (29 aprile) è caratterizzata, per l’ennesima volta, dai fischi e gli insulti a Beppe Signori. Il seguito in questa stagione, grazie non solo ai risultati della squadra del Vava, ma anche la ritrovata compattezza della Nord, raggiunge livelli da record. Per la trasferta all’Olimpico, ad esempio, s