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ISSN: 2038-0895

Per PENSARE, PROGETTARE e COSTRUIRE SOSTENIBILE

N. 78 I Anno XIV I MARZO/APRILE 2019 I Bimestrale

Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010

STORIA E TECNOLOGIA PER L’M9 DI MESTRE

WATER MANAGEMENT REPORT L’acqua, un bene prezioso ma insufficiente PROGETTAZIONE Edificio per uffici certificato Passivhaus DENTRO L’OBIETTIVO Dubai: oltre lo Zero Energy

Organo ufficiale

KLIMAHOUSE 2019: VIDEO La sostenibilità è la chiave per vivere bene

BIM2BEM La modellazione energetica nella progettazione integrata


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CHI PROGETTA DI SUPERARE I PROPRI LIMITI necessita di un partner all’altezza che lo segua in ogni situazione. Chi progetta con la massima qualità deve trovare un partner animato dalla stessa ambizione. Un partner che convinca con l’eccellenza dei suoi sistemi di tubazioni per acqua sanitaria, riscaldamento e gas, capace di non perdere mai di vista i piccoli dettagli, nemmeno nelle sfide più impegnative. Un partner come Viega, che può affiancare il cliente in tanti modi: direttamente in cantiere, attraverso il Centro Servizi o durante uno dei suoi seminari. Viega. Connected in quality.

viega.it/Chi-siamo


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CHI PROGETTA DI SUPERARE I PROPRI LIMITI necessita di un partner all’altezza che lo segua in ogni situazione. Chi progetta con la massima qualità deve trovare un partner animato dalla stessa ambizione. Un partner che convinca con l’eccellenza dei suoi sistemi di tubazioni per acqua sanitaria, riscaldamento e gas, capace di non perdere mai di vista i piccoli dettagli, nemmeno nelle sfide più impegnative. Un partner come Viega, che può affiancare il cliente in tanti modi: direttamente in cantiere, attraverso il Centro Servizi o durante uno dei suoi seminari. Viega. Connected in quality.

viega.it/Chi-siamo


Chimica e defangazione a servizio dell’impianto Semplici accorgimenti per migliorarne l’efficienza KIT545345 - KIT545346 • La combinazione di prodotti specifici con il defangatore magnetico è indispensabile per mantenere efficienti gli impianti domestici di riscaldamento nuovi ed esistenti • Il defangatore completo di valvole a sfera e magnete raccoglie e trattiene le impurità

• C3 CLEANER. Rimuove fango, calcare e detriti ed agisce fin dalla prima ora • C1 INHIBITOR. Protegge a lungo termine da corrosioni e incrostazioni ed è compatibile con qualsiasi materiale

La centrale termica: il cuore dell’intero impianto 11/15 Marzo 2019 Francoforte Ti aspettiamo presso la Hall 9.1 - Stand A42 www.caleffi.com


BIMESTRALE Organo ufficiale di:

Comitato consultivo Carla Tomasi (Finco) Angelo Artale (Finco) Giorgio Albonetti (Quine) Marco Zani (Quine) Comitato scientifico Antonio Arienti (Aif) Alfio Bonaventura (Aifil) Cesare Boffa (Fire) Gianfranco Borsatti (Anfus) Sergio Fabio Brivio (Finco) Francesco Burrelli (Anaci) Paolo Cannavò (Fecc) Mauro Vincenzo Cannizzo (Apce) Riccardo Casini (Unicmi) Davide Castagnoli (Anacs) Innocenzo Cipolletta (Aifi) Italo Cipolloni (Anisig) Daniela Dal Col (Anna) Gianluca De Giovanni (Assofrigoristi)

Caterina Epis (Fondazione Promozione Acciaio) Nicola Antonio Fornarelli (Acmi) Fabio Gasparini (Assites) Potito Genova (Assobon) Gabriella Gherardi (Aises) Donatella Guzzoni (Sismic) Iginio Lentini (Union) Giuseppe Lupi (Aipaa) Antonio Maisto (Assoverde) Carlo Miana (Assoroccia) Laura Michelini (Anfit) Fabio Montagnoli (Pile) Francesco Morabito (Assografene) Daria Pasini (Archeoimprese) Paolo Pastorello (Restauratori Senza Frontiere) Marco Patruno (Fisa) Massimo Poggio (Fias) Carmine Ricciolino (Aiz) Walter Righini (Fiper) Marcello Rossetti (Aicap) Kristian Schneider (Ari) Angelo Sticchi Damiani (Aci) Daniele Succio (Anipa) Paolo Taglioli (Assoidroelettrica) Eleonora Testani (Ancsa) Bruno Ulivi (Ait)

Fondata da Andrea Notarbartolo Direttore responsabile Marco Zani Redazione Alessandro Giraudi, Silvia Martellosio, Vanessa Martina, Federica Orsini, Eleonora Panzeri redazione.casaeclima@quine.it

Pubblicità Quine Srl 20141 Milano - Via G. Spadolini, 7 - Italy Tel. +39 02 864105 - Fax +39 02 70057190 - dircom@quine.it Traffico, Abbonamenti, Diffusione Rosaria Maiocchi Editore Quine srl - www.quine.it Presidente Giorgio Albonetti Amministratore Delegato Marco Zani Direzione, Redazione e Amministrazione 20141 Milano - Via G. Spadolini, 7 - Italy Tel. +39 02 864105 - Fax +39 02 70057190 e-mail: redazione@quine.it Servizio abbonamenti Quine srl, 20141 Milano – Via G. Spadolini, 7 – Italy Tel. +39 02 864105 – Fax +39 02 70057190 e-mail: abbonamenti@quine.it Gli abbonamenti decorrono dal primo fascicolo raggiungibile. Costo copia singola: euro 2,30 Stampa Aziende Grafiche Printing Srl – Peschiera Borromeo (MI) Casa&Clima è stampata su carta certificata Chlorine Free Iscrizione al Tribunale di Milano N.170 del 7 marzo 2006. Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010 Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 12191

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4 EDITORIALE

PROGETTAZIONE

6 NOVITÀ PRODOTTI

28 Nelle Marche edificio

12 TECH

per uffici certificato Passivhaus

MADE EXPO 2019

a cura di Deborah Annolino

16 Rafforzare connessioni e qualità per rilanciare l’edilizia a cura della redazione

KLIMAHOUSE 2019

34 La sostenibilità

20 Climatizzazione

Associato Anes Aderente

IN COPERTINA w w w. c a s a e c l i m a . c o m

ISSN: 2038-0895

Per PENSARE, PROGETTARE e COSTRUIRE SOSTENIBILE

N. 78 I Anno XIV I MARZO/APRILE 2019 I Bimestrale

STORIA E TECNOLOGIA PER L’M9 DI MESTRE

PROGETTAZIONE Edificio per uffici certificato Passivhaus

è la chiave per vivere bene

DENTRO L’OBIETTIVO Dubai: oltre lo Zero Energy

KLIMAHOUSE 2019: VIDEO La sostenibilità è la chiave per vivere bene

BIM2BEM La modellazione energetica nella progettazione integrata

Organo ufficiale

di Silvia Martellosio

IN AZIENDA

28

WATER MANAGEMENT REPORT L’acqua, un bene prezioso ma insufficiente

SERVIZIO A PAGINA

DENTRO L’OBIETTIVO

tutta Made in Italy a cura di Federica Orsini

WATER MANAGEMENT REPORT

40 Storia e tecnologia.

Le due anime del Museo del ’900 di Mestre a cura della redazione

22 L’acqua, un bene

Zero Energy

60 Ri-costruire nel

SPECIALE BIM2BEM

di Mauro Bonotto e Marco Filippi

a cura della redazione

WORK IN PROGRESS

di Davide Gigli

50 Dubai: oltre lo

prezioso ma insufficiente

40

costruito: barriere architettoniche

65 La modellazione

energetica nella progettazione integrata di Patrizia Ricci

Responsabilità Tutto il materiale pubblicato dalla rivista (articoli e loro traduzioni, nonché immagini e illustrazioni) non può essere riprodotto da terzi senza espressa autorizzazione dell’Editore. Manoscritti, testi, foto e altri materiali inviati alla redazione, anche se non pubblicati, non verranno restituiti. Tutti i marchi sono registrati. INFORMATIVA AI SENSI DEL D.LGS 196/2003 Si rende noto che i dati in nostro possesso liberamente ottenuti per poter e ettuare i servizi relativi a spedizioni, abbonamenti e similari, sono utilizzati secondo quanto previsto dal D.Legs.196/2003. Titolare del trattamento è Quine srl, via G. Spadolini 7, 20141 Milano (info@quine.it). Si comunica inoltre che i dati personali sono contenuti presso la nostra sede in apposita banca dati di cui è responsabile Quine srl e cui è possibile rivolgersi per l’eventuale esercizio dei diritti previsti dal D.Legs 196/2003.

© Quine srl - Milano

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MARZO/APRILE 2019

Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010

Grafica e Impaginazione Grupo Asís Hanno collaborato a questo numero Deborah Annolino, Mauro Bonotto, Claudio Calastri, Marco Filippi, Davide Gigli, Patrizia Ricci

IN QUESTO NUMERO

CASE HISTORY

72 Riqualificazione con

caldaie di alta potenza a cura di Federica Orsini

ARCHEOIMPRESE

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74 Archeologia 2.0, nuove tecnologie a servizio di Claudio Calastri


EDITORIALE

Ritenuta dell’8% su detrazioni fiscali: ormai solo cassa sulla pelle delle imprese

ANGELO ARTALE, Direttore Generale Finco

Finco chiede di eliminare la ritenuta d’acconto sui bonifici bancari per le spese che accedono ai bonus edilizi o almeno ripristinare il previgente 4%

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on l’introduzione della fatturazione elettronica viene meno la motivazione di controllo dell’attuale ritenuta dell’8% applicata dalle banche sui bonifici che riconoscono le detrazioni fiscali per l’efficienza energetica. Tale misura – a questo punto – crea solo pesanti ripercussioni finanziarie sulle imprese, generando una situazione di credito permanente nei confronti dell’Erario. Il condivisibile Ordine del giorno numero 9/1550/71, a firma dei Deputati Angelucci, Benigni, Giacomoni, Mandelli, Nevi, Martino, Bignami, Baratto, Cattaneo, Occhiuto, Prestigiacomo, D’Attis, D’Ettore, Cannizzaro, Pella, Paolo Russo, Barelli, Porchietto, Fiorini, Squeri, Carrara, Della Frera e Polidori, chiarisce molto bene che l’aliquota dell’8% sui ricavi, in settori economici che - sulla base dei dati degli studi del settore - dimostrano una redditività del 10% (se va bene – aggiungiamo noi), implica di fatto

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chiedere l’anticipazione dell’80% del reddito realizzato.

che operano sul nostro territorio possono eludere questo obbligo.

Un abuso – non sapremmo come altro definirlo – che peraltro genera asimmetrie di trattamento tra operatori italiani e stranieri privi di personalità giuridica e fiscale in Italia: solo i primi, infatti, sono tenuti al versamento della ritenuta, mentre gli operatori stranieri

Tale ordine del giorno chiedeva di riportare tale ritenuta al regime precedente del 4%. Purtroppo è stato respinto. Ciò è molto grave poiché, da un lato dimostra l’insensibilità verso miriadi di piccole imprese e, dall’altro, poca conoscenza del mercato.


NOVITÀ PRODOTTI

Condizionatore intelligente con rilevatore di presenza Tra le novità di Haier Condizionatori troviamo il modello FLEXIS, disponibile in due varianti nel colore e nelle taglie: 2,5kW - 3,5kW - 4,2kW - 5,0kW - 7,1kW per i modelli monosplit e 2,0kW - 2,5kW - 3,5kW - 5,0kW - 7,1kW per i modelli multisplit. La tecnologia Supermarch offre una duplice opportunità all’installatore: da una parte permette di offrire soluzioni più adattabili alle esigenze del cliente finale, dall’altra evita che vi sia un sovraccarico di magazzino, ovvero di costi gestione e mantenimento. L’uso di ventilatori DC Inverter e l’ottimizzazione del design diminuiscono il livello di rumorosità delle unità interne. Con l’impostazione Silenziosità si raggiunge il livello di soli 16*dB(A). Il sensore Eco Sensor rileva automaticamente la presenza di persone, permettendo un maggiore risparmio energetico. Se non sono presenti persone nella stanza, il condizionatore attiva la modalità Eco entro 20 minuti, regolando automaticamente l’impostazione della temperatura. Questa funzione, inoltre, garantisce un flusso d’aria confortevole con monitoraggio delle condizioni ambientali in tempo reale. Un plus interessante – sia per gli installatori che per i professionisti del settore – è la facilità di installazione, dovuta sia alla clip di sostegno dell’unità interna, che aumenta lo spazio di lavoro del 48%, sia al pannello removibile che incrementa lo spazio operativo per accedere facilmente all’area tubazioni e connessioni elettriche. Grazie al sistema Wi-Fi il modello potrà essere impostato anche durante l’assenza dell’utente. Attraverso uno smartphone, un tablet o un pc dotati di connessione internet sarà possibile impostare il condizionatore a distanza. Scaricando l’apposita applicazione da App Store o Google Play e dopo una breve configurazione dei propri condizionatori, sarà possibile controllare il proprio climatizzatore con un semplice click. * [riferimento unità interna da 2,5kW]

www.haiercondizionatori.it

Termocamera per condizioni di luce intensa e sfavorevole FLIR Systems ha presentato FLIR T840, una nuova termocamera della famiglia ad alte prestazioni T-Series. La T840 ad alta risoluzione è dotata di un display più luminoso e un oculare integrato per aiutare aziende elettriche, responsabili di impianti e altri operatori termografici a individuare e diagnosticare i componenti guasti in qualsiasi condizione di illuminazione, evitando costose interruzioni del servizio e fermi dell’impianto. Caratterizzata dal vincente design della piattaforma di termocamere FLIR T-Series, la T840 presenta un corpo ergonomico, un touchscreen LCD dai colori brillanti e un oculare che ne agevola l’uso in qualsiasi condizione di luce. La termocamera a risoluzione 464x348 incorpora la tecnologia FLIR Vision Processing™ avanzata, che include la tecnologia brevettata MSX® per il miglioramento delle immagini, UltraMax® e algoritmi di filtraggio adattivo proprietari per garantire una maggiore accuratezza della misura e una nitidezza dell’immagine migliorata, dimezzando il rumore digitale dei modelli precedenti. La T840 può essere inoltre dotata di ottica a 6 gradi opzionale, che consente di acquisire misurazioni di temperatura accurate di oggetti distanti e di piccole dimensioni, come i connettori sulle linee di distribuzione aeree. L’integrazione di strumenti di misura avanzati come 1-Touch Level/Span e il preciso autofocus laser-assistito, un’esclusiva dei nuovi modelli FLIR T-Series, consentono di individuare rapidamente i problemi e facilitano le decisioni critiche. Il blocco ottico orientabile a 180° e il design ergonomico della T840 contribuiscono a ridurre l’affaticamento nelle lunghe giornate di ispezione e a diagnosticare i componenti difficili da raggiungere nelle sottostazioni e sulle linee di distribuzione. FLIR T840 offre funzioni rapide per la creazione di report che consentono di organizzare i risultati sul campo. Lo streaming Wi-Fi verso l’app FLIR Tools® semplifica la rilevazione di problemi in tempo reale, mentre il GPS integrato nella termocamera tagga automaticamente i file immagine con i dati di geolocalizzazione per identificare e documentare con precisione la posizione ispezionata.

www.flir.com

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Una tenda interna all’insegna della domotica Una routine casalinga più smart e un relax più stimolante. Questo è il risultato della nuova tecnologia legata alle tende decorative per interni automatiche QMotion® di Resstende. Dare vita a interior iconici grazie a scenari di luce perfettamente calibrati attraverso normali batterie, senza cavi elettrici e senza opere edili, è il carattere distintivo di QMotion®. Il sistema, che consente di regolare la luce naturale e arredare con personalità e carattere, si arricchisce di un dettaglio hi-tech unico sul mercato, sfruttando la tecnologia di nuova generazione ZigBee che consente alle tende QMotion® di dialogare con i sistemi di automazione domestica per una home experience all’insegna della domotica più avanzata. L’automazione wireless incorporata nel rullo garantisce un’installazione facile e veloce perfetta per chi desidera arredare ambienti residenziali o uffici con tende tecniche moderne ed eleganti, senza rinunciare al meglio sotto il profilo tecnologico. La nuova tecnologia ZigBee, su banda 4.2 ghz, di cui è dotata QMotion® rivoluziona il concetto di tenda da interno che diventa un elemento ad alto gradiente tecnologico grazie al quale regolare la luce negli ambienti e, se è necessario definire diverse zone, per un pieno controllo degli scenari, senza nessun sforzo né stress. Il sistema QMotion® si abbina alla gamma di tessuti tecnici da interno Resstende, ha un design minimalista, moderno e funzionale e si manovra, a scelta, manualmente, con telecomando o in remoto con smartphone e tablet. L’innovativa soluzione è soltanto il più recente dei sistemi tecnologici semplici da installare, utilizzare e mantenere, firmati Resstende che contribuiscono a migliorare lo stile di vita delle persone, con particolare attenzione alla gestione dei costi e al risparmio energetico sia in casi di ristrutturazione che per interventi ex-novo.

www.resstende.com

IMPIANTI E NOVITA‘ EPD Con l‘isolamento ArmaFlex Armacell è il primo produttore di materiali isolanti tecnici flessibili a presentare le dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD). www.armacell.com/epd

www.armacell.it

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NOVITÀ PRODOTTI

Estensione di garanzia Fondital Care Per garantire l’efficienza dei prodotti e una maggiore tranquillità per i propri clienti, Fondital propone diversi programmi di estensione della garanzia. In particolare sono due le formule di estensione tra cui scegliere: Fondital Care 5 e Fondital 7, che prevedono la possibilità di estendere la durata della garanzia rispettivamente a 5 e 7 anni. Tra i vantaggi troviamo il risparmio energetico della caldaia, dovuto alla manutenzione annuale e alla prova fumi secondo la normativa vigente; manodopera gratuita e nessun “Diritto fisso” di chiamata in caso di interventi per difettosità del prodotto; pezzi di ricambio gratuiti e originali in caso di interventi per difettosità del prodotto ed infine la certezza di essere sempre nel rispetto delle norme vigenti. Per attivarle è necessario sottoscrivere un contratto di manutenzione con uno dei Centri Assistenza e pagare un contributo iniziale in base alla tipologia di programma richiesto. L’estensione è valida per tutte le caldaie murali a condensazione di potenza fino a 35 kW, tra cui Formentera KC e KR, Ischia KC e Minorca KC.

Olimpia Splendid sceglie ISH per il lancio ufficiale a livello europeo della gamma UNICO PRO Inverter, climatizzatori senza unità esterna. Presente in fiera con il “modello eroe” UNICO PRO Inverter 14 HP, la nuova linea in pompa di calore si distingue per l’innovativa tecnologia inverter Pro e il sistema Pro Power, che la rendono altamente performante, efficiente e versatile, consentendo di raggiungere una potenza refrigerante fino a 3,5 Kw nella versione 14 HP e posizionandola in classe energetica A+ nella versione 12 HP A+. Il design essenziale e contemporaneo, firmato dallo Studio Matteo Thun & Antonio Rodriguez, rende UNICO PRO un elemento d’arredo in grado di adattarsi a ogni ambiente domestico e in qualsiasi contesto architettonico. Oltre al kit Wi-Fi opzionale per la gestione da remoto, completano gli elementi della gamma il display retroilluminato con comandi touch a bordo macchina, l’ampio flat e il telecomando multifunzione.

www.fondital.com

www.olimpiasplendid.it

Potenza, efficienza e design

Isolante flessibile con bassa densità fumi Armaflex Ultima di Armacell, basato sulla tecnologia brevettata Armaprene, è un isolamento tecnico flessibile con euroclasse fuoco BL-s1,d0. Questo significa che, oltre a garantire la resistenza alla fiamma, presenta un tasso di formazione di fumo 10 volte inferiore ai prodotti standard e offre pertanto un elevato livello di sicurezza in caso di incendio. Ulteriore caratteristica è la sicurezza in termini ecologici e di salute: l’azienda infatti può vantare la pubblicazione di dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) basate su una valutazione del ciclo di vita indipendente, fornendo ad architetti, progettisti e stazioni appaltanti informazioni affidabili per la realizzazione di progetti di edilizia sostenibile. Per l’installazione di Armaflex Ultima, Armacell ha sviluppato una gamma speciale di adesivi. Oltre a produrre Armaflex Ultima 700, adesivo classico per un ampio intervallo di temperature, l’azienda propone Armaflex Ultima SF990 che, esente da solventi, soddisfa i più elevati requisiti utilizzati in materia di aspetti ambientali e sanitari dei prodotti da costruzione, previsti dai piani di bioedilizia. La gamma di accessori è stata infine arricchita con Armaflex SF, un detergente senza solventi che può essere usato per pulire le superfici sporche di installazioni tecniche e materiali per l’isolamento, garantendo così un isolamento ottimale.

www.armacell.com

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Caldaia a condensazione con modulazione superiore a 1:20 Italtherm presenta City Top, caldaia a condensazione con il campo di modulazione superiore a 1:20 che le permette di ridurre il consumo di gas ed emissioni inquinanti. La caldaia garantisce un alto rendimento energetico perché, essendo a condensazione, recupera e sfrutta il calore dei fumi prodotti dalla combustione, che nelle normali caldaie viene invece disperso. Ma è il campo di modulazione superiore a 1:20 a fare la differenza: consente infatti alla caldaia di adattarsi all’effettivo fabbisogno termico dell’impianto, riducendo così il numero di accensioni e spegnimenti, il consumo di gas e le emissioni inquinanti. La caldaia è, inoltre, un gioiello di design: l’estetica è frutto della creatività di Italdesign e del designer Giugiaro, che ha lavorato a tutta la nuova linea di caldaie Italtherm serie City.

Miscelatore termostatico a incasso CRISTINA rubinetterie presenta il nuovo miscelatore termostatico per doccia, vasca o in soluzione combinata, a incasso Thermo Up. Il nuovo dispositivo garantisce la gestione dei diversi getti d’acqua in modo facile e immediato, attraverso l’uso di comandi posizionati sulla piastra in metallo, assicurando così il risparmio energetico e idrico. È sufficiente premere i pulsanti per attivare l’erogazione e ruotarli per controllare la portata; mentre è attraverso la maniglia termostatica che si definisce, con precisione, la temperatura desiderata per godersi un piacevole rituale di benessere, in totale comfort e sicurezza, senza inutili sprechi o spiacevoli scottature. Progettato in collaborazione con lo studio Makio Hasuike & Co, Thermo Up nasce dalla ricerca estetica e innovazione tecnologica che l’azienda da sempre porta avanti per sviluppare proposte capaci di distinguersi sul mercato e che rispondono alle richieste di un pubblico internazionale esigente. Da abbinare alle numerose proposte della linea “Shower & Bath Systems” di CRISTINA, il nuovo miscelatore termostatico è un elemento versatile, che si inserisce in ambienti sia residenziali sia contract, come, ad esempio, Hotel e SPA. È disponibile nelle combinazioni a due o tre uscite, nelle varianti orizzontale o verticale, e con manopole tonde o quadre, assicurando così all’utente la possibilità di progettare su misura il proprio ambiente bagno.

www.cristinarubinetterie.it

www.italtherm.it

Intonaco deumidificante per il risanamento di murature soggette a umidità Negli edifici in muratura due delle cause di degrado più frequenti sono l’umidità di risalita capillare e l’azione disgregante prodotta da sali solubili come solfatici, cloruri e nitrati. Per risanare le murature degradate Mapei ha studiato PoroMap Deumidifcante, intonaco monoprodotto e monostrato composto da leganti idraulici speciali a reattività pozzolanica e resistenti ai sali solubili, sabbie naturali, aggregati leggeri, speciali additivi, a bassa emissione di sostanze organiche volatili. Rispetto alle malte tradizionali, PoroMap Deumidifcante presenta proprietà che lo rendono resistente alle piogge acide, all’azione dilavante delle acque piovane, alla reazione alcali-aggregato e ai sali solubili, spesso presenti nelle murature e nei terreni su cui poggiano. L’intonaco non solo può essere utilizzato per la realizzazione di intonaci deumidificanti macroporosi e isolanti, ma anche per la formazione di intonaco deumidificante su murature in pietra e/o in mattoni particolarmente porosi e assorbenti. Inoltre, il prodotto permette la realizzazione di intonaci deumidificanti su murature poste in zone lagunari o in prossimità del mare; il ripristino degli intonaci degradati di edifici costruiti con malte aventi basse prestazioni meccaniche e la stilatura dei corsi fra pietre, mattoni e tufo di murature “faccia a vista”.

www.mapei.com

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NOVITÀ PRODOTTI

Un ventilconvettore che coniuga innovazione tecnica e design Il nuovo ventilconvettore ART-U è stato progettato da Galletti con l’obiettivo di sviluppare un prodotto che fosse in grado di rispondere alle richieste sempre più stringenti in termini di efficienza energetica, e allo stesso tempo incontrare le recenti tendenze di arredamento e interior design. ART-U, con una profondità che in alcuni punti sfiora i soli 10 cm, è stato concepito per adattarsi sia ad ambienti rigorosi ed essenziali, sia a spazi più caldi e sofisticati. Grazie alla possibilità di customizzazione del pannello frontale, il ventilconvettore soddisfa la richiesta di sempre maggior personalizzazione degli spazi da arredare. Con ART-U Galletti si propone di ridefinire lo stato dell’arte anche in termini di performance tecniche, grazie all’utilizzo di simulazioni fluidodinamiche computazionali per l’ottimizzazione dello scambio termico all’interno del terminale abbinato all’utilizzo di motori elettrici a magneti permanenti.

www.galletti.com

Il videocitofono con supporto via app sempre attivo Il nuovo Assistente BTicino per il videocitofono Classe 300X, accessibile dall’app con la stessa procedura usata per il contatto con l’assistenza clienti, si inserisce nel mondo in espansione di soluzioni «smart» per professionisti e utenti finali. È una funzione che si sta rapidamente diffondendo e alla quale gli utilizzatori sono ormai abituati: guida nella risoluzione di qualsiasi eventuale problema, con domande e risposte pre-configurate e libere. Il numero di utilizzatori connessi di Classe 300X continua a crescere, e BTicino vuole garantire il suo supporto offrendo l’assistenza direttamente tramite l’App Door Entry per Classe300X del dispositivo – un servizio di valore che integra il lavoro dell’installatore elettrico. Un servizio flessibile che dà supporto 24/24h, 7/7g agli utilizzatori e consente a BTicino di avere informazioni utili per migliorare l’assistenza attraverso la conoscenza delle problematiche incontrate. Assistente BTicino è multifunzionale: guida in modo facile e intuitivo il cliente al miglior utilizzo e alla risoluzione di eventuali problemi legati al videocitofono. Si presenta come un avatar senza alcuna connotazione di genere, comunica attraverso immagini, video e testi, con un linguaggio cordiale e informale per mettere a proprio agio il cliente, impiegando emoticon ed espressioni semplici, capaci di rendere gradevole il colloquio.

www.bticino.it

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Soluzione per controsoffitti modulari Entra a far parte della gamma dei controsoffitti Gyptone® il nuovo pannello Gyptone® Point 80, risultato di una ricerca tecnologica all’avanguardia, di un design innovativo e dell’impegno costante di Saint-Gobain Gyproc verso la sostenibilità. Si tratta di pannelli in gesso rivestito preverniciati in colore bianco, con finitura opaca satinata e decoro costituito da foratura diagonale rotonda, del diametro di 5 mm, disposta ad un angolo di 60°. Sul retro è applicato un tessuto fonoassorbente, che ottimizza le prestazioni acustiche del prodotto. Sono adatti, in particolare, per la realizzazione di controsoffitti acustici modulari ispezionabili. Tra i vantaggi, da sottolineare l’ottima performance acustica: la foratura circolare sul 19% della superficie crea un ambiente molto confortevole sotto il profilo acustico; la pulizia dell’aria: grazie alla tecnologia Activ’Air® la concentrazione di formaldeide è ridotta sino al 70%, con grande beneficio per la salute; la valenza estetica: il design innovativo e l’esclusiva foratura danno vita a spazi esteticamente piacevoli ed originali; la facile ispezionabilità. Grazie alle loro caratteristiche i prodotti sono consigliati per scuole, uffici, locali commerciali, ospedali, case di cura. La superficie dei prodotti può essere facilmente pulita con un aspiratore, oppure un panno o una spugna umidi, in modo da rimuovere polvere o macchie di sporco. È possibile ridecorarli utilizzando pittura a base acquosa, applicata con un pennello a rullo a setole corte. È assolutamente sconsigliato verniciare a spruzzo i prodotti forati, perché questo metodo pregiudicherebbe le loro prestazioni di assorbimento acustico.

www.saint-gobain.it


CON ARIAPUR DI VALSIR NON SENTIRAI PIÙ CATTIVI ODORI abbinato alla cassetta tRoPea s: silenZiosa, aFFiDabile e Di GRanDe QUalitÀ

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www.valsir.it


TECH

Sensori hi-tech per la sicurezza di ponti e viadotti I dispositivi intelligenti consentiranno di controllare il sovraccarico dei TIR rispetto alla struttura viaria e acquisire informazioni utili per una corretta manutenzione di ponti, viadotti o tratti stradali

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ontrollare in tempo reale l’impatto del traffico pesante su ponti, viadotti e altre infrastrutture strategiche della rete stradale con sistemi intelligenti e hi-tech, in grado di “pesare” i TIR in corsa e proporre soluzioni alternative di sicurezza stradale. È l’obiettivo di SENTINEL (Sistema di pEsatura diNamica inTellIgente per la gestioNE deL traffico pesante), progetto sperimentale che coinvolge ENEA – in veste di capofila – ANAS, Takius Srl e Consorzio TRAIN.

INSTALLAZIONE SPERIMENTALE SULLA SALERNO-REGGIO CALABRIA Un primo dimostratore pilota sarà realizzato sulla Salerno-Reggio Calabria in un sito individuato da ANAS, presso un viadotto del tratto campano, sulla base di un finanziamento complessivo di circa 4,6 milioni di euro per una durata di 30 mesi. Il dispositivo consentirà di controllare nell’immediato se vi sono veicoli pesanti in sovraccarico rispetto alla struttura viaria, e di acquisire informazioni utili a una corretta manutenzione di ponti, viadotti o tratti stradali

in prossimità di nodi o con caratteristiche altimetriche e/o ambientali/climatiche specifiche. Si tratta di problematiche sempre più frequenti, legate al forte incremento del traffico pesante su gomma. In ordine di tempo, SENTINEL è l’ultimo dei 39 tra progetti e commesse nazionali ed europei – per oltre 100 milioni di euro di finanziamenti – acquisiti da TRAIN, il Consorzio per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie per il TRAsporto INnovativo, che vede fra i suoi soci ENEA (con il 56,87%), Ansaldo STS SpA, Rina Consulting SpA, Hitachi Rail Italy SpA, ETT SpA, MERMEC S.p.A, MHPS Italia Srl e Università

L’aspetto più innovativo consiste nell’abbinare la ‘pesatura dinamica’ dei TIR con modelli predittivi basati su traffico e condizione di carico, ma anche su fattori quali altimetria e condizioni meteo, con strategie di sicurezza come lo smistamento su viabilità alternativa o il fermo in area/tratta di accumulo

Piero De Fazio, ricercatore del Dipartimento Tecnologie energetiche dell’ENEA

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degli Studi di Salerno. Fondato nel 1998, TRAIN svolge attività di ricerca e sviluppo di tecnologie innovative nei settori dei trasporti e della logistica, dell’energia e dell’ICT, con particolare riferimento a mobilità sostenibile, diagnostica e manutenzione, sicurezza, efficientamento energetico, biocombustibili e filiera agroalimentare. “La telematica al servizio della mobilità con sistemi ICTe ITS è uno degli strumenti chiave del trasporto innovativo. Negli anni TRAIN ha realizzato significative attività di ricerca e sviluppo sperimentale sviluppando anche dimostratori su scala reale – sottolinea Filippo Ragazzo, amministratore delegato del Consorzio TRAIN. Altri settori di eccellenza sono i sistemi avanzati e le nuove tecnologie basate anche sull’informatica e la robotica per dare risposte alla crescente domanda di sicurezza nei trasporti, ma anche la diagnostica e la manutenzione basate sulla prevenzione e la previsione, per poter anticipare il più possibile la soluzione dei problemi e assicurare il massimo livello di affidabilità e sicurezza”.


La nuova frontiera del riscaldamento è nei tessuti hi-tech indossabili L’ultima innovazione sul fronte del riscaldamento indossabile sono le toppe di fili d’argento e poliestere in grado di scaldare selettivamente il corpo umano. La sfida? Un futuro con i termosifoni spenti

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se invece di alzare il termostato ci si potesse riscaldare grazie a delle toppe cucite sui vestiti? L’innovazione arriva da un team di ingegneri della Rutgers e dell’Oregon State University, che hanno sviluppato dei piccoli congegni tecnologici composti da fili d’argento e poliestere in grado di emanare calore. A differenza di altri tessuti riscaldanti, queste toppe leggere, flessibili ed economiche hanno dimostrato prestazioni, in termini di riscaldamento, superiori del 70%.

SCALDARE LE PERSONE INVECE DEGLI EDIFICI

LUCE PULSATA PER FONDERE NANOFILI D’ARGENTO E FIBRE DI POLIESTERE La soluzione proposta dai ricercatori rientra nel paradigma della gestione termica personale, che si concentra sul riscaldamento umano in base alle necessità. Nello specifico, il team ha sviluppato una sorta di cerotti riscaldanti fondendo con la luce pulsata sottilissimi nanofili d’argento a fibre di poliestere. Il processo, secondo i dati diffusi, avviene in soli 300 milionesimi di secondo.

Per risolvere la crisi energetica mondiale e contribuire alla riduzione del riscaldamento globale, gli edifici giocano un ruolo fondamentale. Bisognerebbe riscaldare selettivamente il corpo umano invece di sprecare energia per riscaldare gli ambienti

Si stima che il 47% dell’energia globale sia utilizzata per il riscaldamento interno e che il 42% di questa venga sprecata per riscaldare lo spazio vuoto e gli oggetti, piuttosto che le persone, fa notare lo studio pubblicato su Scientific Reports.

Rajiv Malhotra, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale della Rutgers University e co-autore della ricerca

TOPPE TERMICHE EFFICIENTI E RESISTENTI A UMIDITÀ Rispetto alle toppe termiche sviluppate finora, quelle della Rutgers e dell’Oregon State University sono risultate più efficienti, durature e in grado di resistere efficacemente

a umidità e alte temperature. I ricercatori sono attualmente impegnati su due fronti: da un lato stanno verificando il numero e la posizione delle toppe necessarie per garantire il comfort termico di chi le indossa; dall’altro lato stanno vagliando altri campi applicativi della tecnologia, dai sensori ai circuiti.

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TECH

Regolatore del benessere climatico basato su logica fuzzy La società romana Cool Projects ha messo a punto un nuovo sistema hardware e software che consente di migliorare il comfort negli ambienti di lavoro e ottimizzare i costi dei consumi energetici

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Il miglioramento del comfort termico nei luoghi di lavoro e il contenimento dei consumi energetici è un aspetto che sempre più aziende tendono a curare. La realizzazione di condizioni di comfort all’interno degli ambienti di lavoro è, pertanto, un’importante specifica progettuale della quale devono tenere conto sia le soluzioni edilizie che quelle impiantistiche

ulticonBAS è il nuovo sistema di regolazione climatica realizzato da Cool Projects, società specializzata in Project Management e Building Automation, nell’ambito dell’attività di ricerca e sviluppo Multicon FRL, in collaborazione con la società Idea75. Si tratta di un sistema hardware e software che consente di superare i problemi causati dalla non linearità della variazione delle condizioni di benessere climatico all’interno di un ambiente, dovuta alla significativa dipendenza del livello di comfort percepito da fattori di tipo personale e alla difficoltà di gestire contemporaneamente tutti gli apparati presenti nell’ambiente indoor. Infatti, nonostante gli standard di temperatura e umidità imposti dalle normative vigenti per garantire le condizioni di benessere (21°C con uno scarto di 2°C e umidità relativa del 45% nella stagione invernale; 25°C con uno scarto di 2°C e umidità relativa del 60% nella stagione estiva), gli utenti percepiscono troppo caldo o troppo freddo per ragioni soggettive, dovute a situazioni misurabili – come la differenza di temperatura tra gli ambienti interni e le condizioni esterne – o non misurabili – come l’umore personale. MulticonBAS nasce proprio con l’intento di superare queste limitazioni, attraverso un sistema hardware che consente di: ■■ integrare all’interno di un’unica unità di controllo tutte le interfacce necessarie a gestire ogni dispositivo presente all’interno di uffici o ambienti industriali; ■■ supportare contemporaneamente molteplici protocolli di comunicazione standard in aggiunta a quelli più comuni disponibili sul mercato in ambito di Building Automation, quale il MODBUS.

Maurizio La Motta, General Manager di Cool Projects

L’hardware è inoltre associato a un sistema software: ■■ contenente tutte le logiche di controllo necessarie per la regolazione climatica in funzione del locale specifico in cui è installato e dei correnti parametri ambientali; ■■ in grado di risolvere il disallineamento tra quanto descritto nelle normative vigenti in termini di benessere e la reale percezione

da parte di chi vive in tale ambiente, senza snaturare le indicazioni imposte dalle normative; ■■ in grado di ridurre il consumo energetico dovuto all’utilizzo errato delle risorse a disposizione dell’utente. Il sistema si basa su regolatori a logica fuzzy, indicati anche con l’acronimo FLR, i quali, rispetto ai classici regolatori, hanno


Mattoni realizzati con urina umana Sfruttando il processo di precipitazione batterica di carbonato di calcio è possibile ottenere dei mattoni biologici e resistenti

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egli ultimi anni si sta investendo molto per guidare il comparto dell’edilizia nella direzione della sostenibilità ambientale, secondo le logiche dell’economia circolare. Non stupisce quindi che gran parte della ricerca scientifica sia impegnata nello sviluppo di nuovi materiali che possano essere prodotti con processi a basso impatto ambientale. Si inserisce a pieno titolo in questo filone l’innovazione sviluppata da un gruppo di studenti dell’Università di Cape Town (Sudafrica), che ha realizzato i primi mattoni da costruzione composti di urina umana.

PRECIPITAZIONE BATTERICA DI CARBONATO DI CALCIO Il processo messo a punto per realizzare i bio-mattoni sfrutta la cosiddetta precipitazione batterica del carbonato di calcio, che in natura porta alla formazione delle conchiglie, grazie alla capacità di alcuni microrganismi di sintetizzare carbonato di calcio a partire da composti quali l’urea e cloruro di calcio. Gli scienziati hanno riprodotto questo processo in laboratorio, riempiendo di sabbia alcuni stampi e mettendola a contatto con l’urina umana, facendola così colonizzare da microrganismi che producono ureasi, enzima che – attraverso una complessa reazione chimica – rilascia ioni di carbonato, che vanno a combinarsi con gli ioni di calcio in eccesso per formare il carbonato di calcio. In questo modo i mattoni si compattano senza necessità di essere cotti nei forni, come avviene nei processi tradizionali.

Se si desidera un mattone più resistente basta lasciare agire i batteri per più tempo

il vantaggio di poter definire delle variabili linguistiche associate a opportuni insiemi – fuzzy set – che, unitamente a logiche appositamente sviluppate, permettono di migliorare la percezione di benessere da parte dell’utente. Il punto di forza di un sistema basato su logica fuzzy risiede nell’abbandono della teoria classica degli insiemi formulata da Eulero, in cui il concetto di appartenenza a un determinato aggregato si riferisce unicamente alla condizione VERO-FALSO. La logica fuzzy ha il vantaggio di assegnare un valore, detto “grado di appartenenza”, al concetto di insieme. Così, i termini CALDO, FREDDO e BENESSERE assumono varie gradazioni in base alla temperatura percepita e quindi un utente può dire di essere in una condizione di BENESSERE al 70% o al 50%, e contemporaneamente affermare di percepire FREDDO al 30% Per massimizzare le performance del sistema sono state effettuate delle misure sul numero di interventi giornalieri effettuati dagli utenti per modificare il funzionamento del sistema di termoregolazione. Si è notato che il sistema implementato consente di ridurre di circa il 30% il numero di modifiche rispetto a un termostato con controllore PID classico riducendo, di conseguenza, la percentuale di insoddisfazione personale (PPD). Il sistema ha consentito di accedere alle agevolazioni concesse in forma di credito di imposta, un’opportunità attribuita a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo dal 31 dicembre 2014 al 31 dicembre 2020. Il beneficio spettante viene calcolato come differenza positiva tra l’ammontare complessivo delle spese per investimenti in attività di ricerca e sviluppo sostenute nel periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione e la media annuale delle medesime spese realizzate nei tre periodi d’imposta precedenti. Le prime applicazioni di MulticonBAS hanno dato i risultati previsti in termini di risparmio energetico. Un 20% di consumi in meno è stato riscontrato sia presso il palazzo originariamente progettato dall’arch. Lafuente (di proprietà di Valle Giulia RE), oggi sede della Esso Italiana e altre primarie compagnie nel settore Oil & Gas, sia nella sede di ALD Automotive (il cui edificio è di proprietà della Immobilcinque Srl).

Dyllon Randall, Docente di ingegneria e co-autore della ricerca

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MADE EXPO 2019 | ANTEPRIMA

Rafforzare connessioni e qualità per rilanciare l’edilizia L’edizione 2019 di MADE expo avrà al centro il tema della qualità dell’abitare. Gli ingredienti fondamentali? Comfort, sicurezza, sostenibilità e innovazione a cura della REDAZIONE

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ADE expo (13/16 marzo – Rho Fiera Milano) vuole essere l’occasione per mettere in relazione tutti gli attori della filiera dell’edilizia e dell’architettura con i mercati e le istituzioni. Oltre 900 gli espositori presenti, quattro saloni distribuiti su 8 padiglioni, più di 100 eventi e convegni, oltre 130 delegati internazionali, contractor e progettisti da più di 20 Paesi, più di 120.000 visitatori professionali attesi dall’Italia

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e dall’estero. Questa la “carta d’identità” della manifestazione. In particolare MADE expo si propone di favorire un fronte comune industriale in grado di portare materiali e soluzioni all’attenzione dei prescrittori e dei buyer, ma anche posizioni e proposte condivise all’attenzione delle istituzioni e della pubblica amministrazione per rimettere in movimento un settore strategico per l’economia nazionale.


La manifestazione si conferma un momento di grande rilevanza per gli operatori professionali e per l’intera filiera grazie alla conformazione multi-specializzata che su 8 padiglioni si organizza in 4 Saloni (MADE Costruzioni e Materiali, MADE Involucro e Serramenti, MADE Interni e Finiture, MADE Software, Tecnologie e Servizi), consentendo ai presenti di poter scegliere secondo i propri interessi, ma anche di poter disporre di una visione integrata su tutte le novità di prodotto che in questo contesto possono essere provate e toccate con mano. L’argomento portante della qualità dell’abitare viene declinato con attenzione alla rigenerazione urbana e infrastrutturale, con focus su comfort, sicurezza, sostenibilità, innovazione. L’impatto dell’evoluzione digitale del settore avrà un approfondimento dedicato, ma sarà anche una grande componente trasversale di tutta la manifestazione. Materiali, soluzioni e sistemi per la progettazione, il cantiere e l’edilizia, la filiera completa del serramento, i sistemi di involucro, le soluzioni outdoor e di schermatura dalla luce, il mondo delle finiture e degli interni saranno tutti pronti ad accogliere i visitatori con le loro novità.

Siamo soddisfatti della vasta rappresentanza della filiera italiana delle Costruzioni e di tutti i materiali. Quest’anno avremo con noi anche le Associazioni della filiera del cemento e del calcestruzzo. In questo modo potremo davvero svolgere un ruolo di acceleratore di idee e di volano di relazioni che ci consenta di valorizzare l’importanza della nostra filiera per l’economia nazionale

I TEMI DELLA NONA EDIZIONE

MASSIMO BUCCILLI – Presidente MADE expo

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FINESTRE CON ACCESSO SUL TETTO Fakro presenta la nuova finestra FPU-V preSelect2, serramento che coniuga visuale sull’orizzonte, il comfort di una duplice modalità di apertura e la possibilità, relativamente ai modelli proposti in alcune dimensioni, di godere di un comodo accesso al tetto. Restando in tema di accesso al tetto, l’azienda espone inoltre il nuovo modello FWP con apertura a libro. Oltre a garantire l’illuminazione degli interni, questo serramento è stato progettato per consentire un accesso al tetto sicuro e confortevole, rispondendo anche alle diverse normative regionali inerenti le installazioni di sistemi “linea vita”. Finestra con apertura laterale a 90°, FWP è dotato di apertura reversibile: è quindi possibile decidere direttamente in cantiere se installare la finestra con apertura a destra o a sinistra.

www.fakro.it

FP U-V preSelect2 MADE

EXPO

2019

L’EVOLUZIONE DELLE COSTRUZIONI A SECCO Fassa Bortolo porta il mondo della costruzione a secco su un nuovo livello. Dalla collaborazione con l’impresa edile Costruzioni Bertoldini e Top Glass Industries è nato Fassa Aedifico, tecnologia costruttiva brevettata, dedicata all’involucro edilizio. La rivoluzione parte dalla struttura principale del sistema: i montanti infatti sono dei profili pultrusi denominati Triglass® costituiti da resina e fibre. Tramite un sistema di staffe e orditure metalliche, ai montanti vengono poi fissati i vari “strati” della costruzione a secco: lastre Gypsotech® in cartongesso e cemento posizionate all’esterno e lastre Gypsotech® altamente prestazionali all’interno della struttura. In questo modo si può comporre il sistema parete con spessori e materiali personalizzabili in funzione delle necessità di progetto. Allo stesso tempo lo spazio di intercapedine può accogliere l’isolamento termico e tutti gli impianti. Numerosi i vantaggi del nuovo prodotto: alte prestazioni meccaniche, di resistenza al fuoco, acustiche e termiche, con il vantaggio di eliminare i ponti termici di facciata, facilità di posa e di movimentazione in cantiere.

www.fassabortolo.it

Fassa Aedifico

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MADE EXPO 2019 | ANTEPRIMA MADE

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INCORNICIARE LA LUCE Soli 38 mm di sezioni in vista, profili ridotti all’estremo, ma in grado di garantire prestazioni eccellenti. Secco Sistemi presenta la nuova serie di profili XT. Con profili da 22 mm, il serramento XT concentra nella profondità di 70 mm la sintesi dell’esperienza e della ricerca Secco Sistemi. Con i profili XT le sezioni in vista dell’infisso sono di 38 mm nel nodo laterale e di 52 mm nel nodo centrale; spessori davvero ridotti che lasciano ampio spazio alla luce, anche nel caso di aperture di dimensioni contenute. La serie è realizzata nei preziosi metalli che fanno ormai parte del patrimonio progettuale dell’azienda. Eleganza e sofisticata raffinatezza vengono espresse dall’acciaio zincato verniciato, dall’acciaio inox nelle versioni lucido, scotch brite, satinato e brunito, dal corten ossidato o ossidato cerato e ottone brunito e satinato. Il progetto si completa con cerniere minute, maniglie e accessori dedicati che si integrano al meglio con il design dei profili. In particolare, l’azienda ha messo a punto maniglie speciali che, grazie a un semplice meccanismo a cariglione, si inseriscono nei pochi centimetri di sezione in vista dell’infisso.

Profili XT

www.seccosistemi.it

MEMBRANA FONOASSORBENTE E DESOLIDARIZZANTE In anteprima a MADE Expo 2019, Progress Profiles presenta Prodeso Sound System, sistema composto da tre elementi: la membrana desolidarizzante e insonorizzante di 2,3 mm di spessore, un nastro adesivo per la sigillatura dei rotoli e una bandella perimetrale fonoassorbente. La membrana Prodeso Sound consente di abbattere di 17 dB l’onda acustica da calpestio in tempi rapidi: è necessario stendere la membrana sull’adesivo cementizio e applicare il nastro adesivo Prodeso Sound Tape per la sigillatura tra i rotoli adiacenti e la bandella fonoassorbente autoadesiva Proecofon lungo tutto il perimetro della stanza. La membrana in polietilene ad alta densità assicura il fissaggio al supporto grazie allo spunbond in polipropilene presente sul lato superiore e al tessuto non tessuto in polipropilene su quello inferiore. La sua caratteristica desolidarizzante permette di neutralizzare i movimenti tra supporto e pavimentazione – evitando così eventuali danni alla pavimentazione sovrastante – e di ristrutturare in tempi rapidi, senza la necessità di demolire la pavimentazione precedente. Per una maggiore flessibilità di posa, Prodeso Sound garantisce anche l’impermeabilizzazione degli ambienti interni e può essere utilizzato su pavimentazioni fessurate, strutture in legno, in metallo e pietre naturali ancorate al sottofondo.

www.progressprofiles.com

MADE

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Prodeso Sound System 18

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Stiferite RP

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ISOLARE DALL’INTERNO SENZA SPRECARE SPAZIO Stiferite RP è costituito da una lastra in cartongesso da 13 mm di spessore, accoppiata – sul lato caldo a contatto della lastra in cartongesso – a uno strato isolante in schiuma polyiso provvisto di un rivestimento che funge da schermo al vapore, mentre dall’altro lato la schiuma è protetta da un rivestimento idoneo all’incollaggio diretto sui diversi materiali che possono comporre le pareti. Il prodotto è stato sviluppato per risolvere le problematiche dell’isolamento termico dall’interno di pareti o soffitti; una tipologia di intervento che, in molti casi, soprattutto nelle ristrutturazioni, è l’unica possibile per ottenere i necessari livelli di efficienza energetica e di comfort ambientale. Le soluzioni di isolamento dall’interno comportano inevitabilmente una riduzione dei volumi e delle superfici utili e, per limitarla, è importante utilizzare materiali dotati di eccellenti proprietà isolanti. È proprio questa la prestazione più interessante di Stiferite RP che, grazie all’impiego della schiuma poliuretanica polyiso, offre valori di conducibilità termica bassi (λD = 0,022 W/mK ) che permettono, a parità di isolamento ottenuto, di limitare lo spessore di isolante impiegato. Il vantaggio più evidente – e sicuramento quello che il mercato percepisce più facilmente – è proprio l’efficienza isolante che permette di raggiungere la prestazione termica attesa con spessori del 30-40% inferiori rispetto ai materiali isolanti alternativi.

www.stiferite.com


IN AZIENDA

Collaudo linea chiller Galletti

HEADQUARTER GALLETTI a Bentivoglio (BO)

Climatizzazione tutta Made in Italy Il successo del Gruppo Galletti in tutti i settori HRVAC si basa su una verticalizzazione del processo produttivo, che permette di personalizzare i prodotti e rafforzare il know-how a cura di FEDERICA ORSINI

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ato nel 1906 non lontano dall’headquarter di Bentivoglio (BO) dall’intuizione di Ugo Galletti che avvia un piccolo opificio artigianale per la lavorazione del ferro e la riparazione di attrezzi agricoli, oggi il Gruppo Galletti raccoglie sette marchi specializzati in prodotti e servizi HRVAC, con circa 650 dipendenti, 11 stabilimenti produttivi e un fatturato che nel 2018 ha superato i 120 milioni di euro.

IL “MODELLO” GALLETTI I suoi punti di forza sono la forte verticalizzazione dei processi produttivi e, di conseguenza, la capacità di proporre ai clienti soluzioni altamente flessibili e personalizzate. “Facciamo tutto, dai componenti ai prodotti finiti ed è un caso abbastanza unico nel nostro settore, in cui la maggior parte delle aziende si appoggia a terzisti della zona”, spiega Luca Galletti – Presidente del Gruppo. Le aziende del gruppo rimangono però realtà indipendenti: i fatturati intra-gruppo sono tenuti al di sotto del 25%, così da permettere a cia20

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CAMERA CLIMATICA IN HIREF, una delle due a disposizione del Gruppo Galletti


Per noi l’interlocutore chiave è sempre stato il progettista termotecnico, con il quale ci proponiamo nella veste di collaboratori che possano in primis dare maggiore valore aggiunto alla sua proposta tecnica

ALESSANDRO MASSA, Marketing Manager Galletti S.p.A.

IL MARCHIO HIREF Dopo il 2001 il Gruppo è cresciuto notevolmente, soprattutto nel segmento dei chiller che ad oggi rappresentano il 42% del fatturato, grazie soprattutto all’impulso di un marchio come HiRef, che sin da subito si è focalizzato sulle soluzioni di IT Cooling: raffrescamento per server room e data center, con alti livelli di complessità. “Siamo partiti come cantinai, e ne siamo orgogliosi”, ricorda Mauro Mantovan, amministratore delegato del brand a cui fanno capo Tecno Refrigeration, Eneren, HiDew, ItMet, Ecat e Jonix. “Oggi siamo dislocati su un sito di circa 34.000 metri quadrati di proprietà e insieme alle imprese che orbitano intorno ad HiRef performiamo per circa 50 milioni di euro, con una crescita di circa l’11% sul 2017”. Una delle sfide con cui HiRef ha deciso di misurarsi è stata quella di sviluppare soluzioni tecnologiche “ibride”, installabili in contesti esistenti senza modifiche immediate al CPI (Certificato di Prevenzione Incendi), ma già predisposte per lavorare con i nuovi fluidi refrigeranti in classe Ashrae A2L a basso impatto ambientale. Tra i marchi “di fabbrica” in questo segmento c’è A2L Ready, un’unità ready to play per i fluidi refrigeranti di nuova generazione A2L, ma caricata con fluido R410A, in attesa di un upgrading (sensori, cambio refrigerante, recomissioning) previsto già dal contratto, a un prezzo concordato per 24 mesi. Una soluzione particolarmente adatta in contesti – come scuole o altri edifici pubblici – che permette di installare una macchina “al passo con i tempi” ma che scongiura una modifica immediata al CPI – un’operazione non improvvisabile, che può richiedere anche tempi molto lunghi.

LUCA GALLETTI, Presidente del Gruppo Galletti

Nel districato mondo degli aggiornamenti normativi, soprattutto in merito ai nuovi refrigeranti, il Gruppo Galletti mette a disposizione del progettista la propria esperienza per proporre non solo prodotti, ma tutti quei servizi accessori che consentono di sviluppare una soluzione tecnica sostenibile

scun marchio di specializzarsi nel proprio business e andare avanti autonomamente, spingendosi anche in altri ambiti e applicazioni. Il che contribuisce a rafforzare il know-how dell’intero Gruppo. Ad eccezione di Cetra – acquisita nel 2011 – Galletti ha svolto in un certo senso il ruolo di “incubatore”, facendo crescere le aziende del gruppo ma lasciandole nelle mani di chi ha avuto l’idea di farle nascere. Un modello diverso rispetto a quello seguito dalla maggior parte dei grandi gruppi industriali, costretti a crescere per acquisizioni successive.

ALESSANDRO ZERBETTO, Marketing Manager HiRef S.p.A.

RICERCA & SVILUPPO Punto di orgoglio per tutto il Gruppo Galletti sono i forti investimenti in Ricerca e Sviluppo: dallo sviluppo di software interni – che permettono di customizzare i prodotti secondo le richieste del cliente – alla nuova camera climatica realizzata nell’ambito del progetto di ricerca Smart GT, cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. L’obiettivo del progetto è mettere a punto pompe di calore elettriche aria/acqua di media/grande potenza da utilizzare in reti di riscaldamento o raffrescamento urbane, da affiancare i sistemi tradizionali (cogeneratori, caldaie) a fonte fossile e aumentare la quota rinnovabile utilizzata in rete.

MAURO MANTOVAN, Amministratore Delegato HiRef S.p.A.

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WATER MANAGEMENT REPORT

L’acqua, un bene prezioso ma insufficiente Nel quadriennio 2016-2019 sono stati stanziati 12,7 miliardi in ambito civile, ma solo il 35% è stato speso. Completato il 5% dei progetti a cura della REDAZIONE

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a corretta ed efficiente gestione delle risorse idriche è uno dei temi principalmente discussi nelle politiche ambientali. Un bene prezioso, ma insufficiente, se si tiene conto degli ultimi cambiamenti climatici. Secondo gli scienziati della NASA, quello trascorso è stato il quarto anno più caldo mai registrato sulla Terra dal 1880; inoltre, intensi eventi meteorologici – uniti a uno sviluppo urbano sregolato – continuano a incidere sulle reali politiche di water management. Occorre però rivedere anche le personali routine quotidiane nell’evitare gli sprechi d’acqua, garantendo

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così scelte più sostenibili e consumi ridotti. È necessario investire in infrastrutture e processi che riducano al minimo gli sprechi, preservino e monitorino le caratteristiche e la qualità dell’acqua che viene impiegata giornalmente nel mondo. In Italia è giunto alla sua 2° Edizione il Water Management Report, redatto dall’Energy&Strategy Group – School of Management del Politecnico di Milano. Benché nel 2018 siano stati messi in piano 3,5 miliardi di fondi da investire per il water management (+10% rispetto al 2017), anche per il 2019 si è cercato di mantenere lo stesso finanziamento: tuttavia,


al momento, è stato speso solo il 35% (circa 800 milioni di euro) rispetto ai 12,7 miliardi di euro previsti nel quadriennio 2016-2019. Ancora non si concretizza una sensibilità verso i problemi della preservazione delle acque, soprattutto se si guarda allo stato dei progetti avviati e realizzati in Italia (GRAFICO 1). I ritardi provocano una reazione a catena delle principali problematiche: l’eccessiva estensione dei tempi per l’efficientamento della rete idrica incide sulla risoluzione dei problemi legati al water management, nonché dilata il ritorno degli investimenti in infrastrutture, rendendo più difficile il mantenimento degli stessi. Un altro punto da non sottovalutare è l’incertezza normativa (vedasi la Proposta di Legge 52, tuttora in discussione).

GRAFICO 1 - STATO DI AVANZAMENTO DEI PROGETTI. Sono pochissimi i progetti messi in piano e poi completati nel quadriennio 2016-2019. Il Trentino-Alto Adige risulta la regione con la più alta percentuale di progetti conclusi (67%). In tutta Italia quasi il 50% dei progetti non è stato avviato: il quadro più critico è in Toscana, Lazio e soprattutto in Sicilia, regione che si colloca all’ultimo posto con quasi il 90% di lavori non ancora avviati. I ritardi riscontrati sono legati soprattutto a interventi territoriali invasivi da parte di stakeholder per i progetti di efficientamento idrico, oltre alla difficoltà di avere un effettivo ritorno economico

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WATER MANAGEMENT REPORT La 2° Edizione del Water Management Report, che – come la prima – si focalizza sugli utilizzi civili e industriali della risorsa idrica, compie un significativo passo avanti nella comprensione della reale “dimensione” del water management in Italia sia dal punto di vista degli investimenti, sia da quello degli operatori che se ne occupano. Particolare attenzione è stata dedicata all’indagine empirica e alla raccolta di informazioni “alla sorgente”, relativamente ai temi della gestione della risorsa idrica. Il Report mappa le principali tecnologie per la gestione dell’acqua, tenendo conto nel suo intero ciclo anche dei sistemi di controllo e misura (captazione, depurazione pre-impiego, impiego al trattamento delle acque reflue, reimmissione in ambiente). Dopo questa indagine iniziale, si è passati al confronto con le tecnologie alternative presenti sul mercato e il loro possibile impiego in ambito civile e industriale: sono quattro i raggruppamenti principali individuati (così come da SCHEMA 1) e cioè componentistica di base, trattamenti, componentistica elettrica ed elettro-pneumatica, sistemi di controllo e misure. Lo studio si basa su un campione di oltre 450 imprese per un totale di 65.000 addetti con un fatturato stimato di 22 miliardi di euro.

QUATTRO CLUSTER TECNOLOGICI FONDAMENTALI. ■■ Componentistica di base: infrastrutture per il passaggio dell’acqua, meno soggette ai cambiamenti tecnologici; ■■ Trattamenti: soluzioni per rendere l’acqua pulite per ottenere le caratteristiche base del suo utilizzo finale (elementi strutturali, elementi caratterizzanti, elementi chimici); ■■ Componentistica elettrica ed elettro-pneumatica: sistemi con componenti elettriche integrate (pompe, motori, elettrovalvole); ■■ Controllo e misura: soluzioni di monitoraggio per qualità, quantità, infrastruttura.

SCHEMA 1

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WATER MANAGEMENT REPORT GESTORI DEL SERVIZIO IDRICO: UN PANORAMA COMPLESSO Tante le questioni ancora aperte: prima di tutto la normativa di settore, specie quello civile (con un probabile ritorno al controllo statale); la necessità di un monitoraggio dell’impiego del ciclo dell’acqua così come gas ed elettricità, ma soprattutto l’incapacità di trovare un giusto rapporto tra spese e investimenti da parte delle aziende, e quindi dell’impiego dei fondi nelle giuste tempistiche per soluzioni efficienti. In questo senso la domanda posta dal Report 2018 è chiara: qual è la propensione all’investimento nel water management da parte degli operatori del servizio idrico? Ossia coloro che gestiscono l’acqua per usi civili? Nel survey realizzato in Italia si evince una chiara dispersione media delle reti di acquedotto a causa di infrastrutture ancora troppo arretrate: si oscilla dal 10-15% per i gestori che servono meno di 50 mila abitanti a picchi del 40% per quelli che servono più di 1 milione di abitanti. Fanno sperare, invece, gli investimenti effettuati nel 2017 (GRAFICO 2), così ripartiti: ■■ il 70% del totale dei gestori si è concentrato sull’introduzione di sistemi di misura e monitoraggio, di cui il 90% è dedicato al monitoraggio della distribuzione; il 68% alla valutazione dello stato di conservazione delle reti e/o manutenzione preventiva;

GRAFICO 2 - SURVEY, INVESTIMENTI REALIZZATI NEL 2017. L’80% delle aziende intervistate ha effettuato investimenti nel corso del 2017, per una media di 90 milioni di euro, con una cifra media pro-capite che aumenta all’aumentare delle dimensioni del gestore

GRAFICO 3 - INVESTIMENTI NEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO. Si può notare una forte crescita di investimenti dal 2016 grazie alla possibilità di porre investimenti con ricadute sulle cosiddette “tariffe” 24

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l’80% degli stessi gestori che hanno realizzato investimenti nel 2017 ha intenzione di continuare anche nel 2019: il 61% continuando ad aumentare la spesa degli investimenti, il 25% a spesa costante, il 14% a spese ridotte. Grazie al confronto con i dati messi a disposizione da ARERA (Autorità di Regolazione per Energia e Reti Ambiente), si nota una certa uniformità di investimenti nella Penisola se non si considera la spesa annua pro-capite. In questo caso i maggiori investimenti risultano nel Nord-Ovest con 40 €/ab., segue il Centro con quasi 60 €/ab. Una situazione più critica, visto il bisogno di interventi urgenti, si riscontra nel Nord-Est, nel Sud e nelle Isole con quasi 50-55 €/ab. A tal proposito, dunque – come sopraccennato – nel 2018 sono stati investiti circa 3,5 miliardi di euro e altri 3,4 miliardi verranno spesi quest’anno, di cui solo il 20-25% coperti dai finanziamenti pubblici (GRAFICO 3). Infatti, la Proposta di Legge 52 (“Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”) – ancora in fase di esame in Commissione – propone un ritorno al controllo pubblico delle acque da parte di “aziende speciali”, eliminando di fatto la gestione delle aziende private, nonché delle società per azioni (anche pubbliche) che attualmente costituiscono il 95%. Una percentuale importante che, chiaramente, qualora venisse approvata la Proposta di Legge, porterebbe a significativi cambiamenti, a partire proprio dal passaggio di consegne per la stessa gestione. “Questo ritorno alla gestione pubblica – commenta Vittorio Chiesa, direttore dell’Energy & Strategy Group – è giudicato come non privo di rischi da parte degli operatori, sia perché questo significherebbe perdere l’autonomia gestionale degli investimenti e l’ottica industriale con cui si sono affrontati nell’ultimo periodo, sia per■■


GRAFICO 4 - FIGURA PREDISPOSTA ALLA GESTIONE DELLA RISORSA IDRICA. Tra le PMI prese in esame (42%), solo il 36% dichiara di avere una figura predisposta alla gestione della risorsa idrica; diverso per le grandi imprese (58%) che per il 60% hanno una figura predisposta

GRAFICO 6 - INVESTIMENTI. Si nota una diversa sensibilità tra il settore civile e gli utilizzatori industriali. Il 67% infatti non ha ritenuto importante effettuare investimenti. Tra le principali cause, risalta subito il 33% che li considera “non necessari” – presumibilmente in conseguenza dei costi ridotti della risorsa d’acqua ai fini industriali. A seguire, da non sottovalutare il 24% che ha dichiarato “scarsa sostenibilità degli interventi”, e il 21% “interazione critica con il processo produttivo”

ché verrebbero meno in larga misura gli aspetti di aggregazione, e quindi scala, che l’evoluzione dei gestori di ATO (Ambito Territoriale Ottimale) ha garantito”. Ciò comporterebbe prima di tutto una perdita sul ritorno economico dell’investimento, e soprattutto si rischia di perdere la rete creata dai gestori stessi all’interno del nostro Paese: vi è, infatti, la possibilità che i comuni al di sotto dei 5 mila abitanti possano non essere affidati ad alcun gestore tornando indietro nel tempo, prima dell’ATO, eliminando forme di integrazione.

UTILIZZATORI INDUSTRIALI L’indagine prosegue poi con gli utilizzatori industriali (151 operatori dei 4 settori – gomma e plastica, carta, tessile e alimentare). È stato stimato un consumo medio annuo pari a 155 Mm3. Nello specifico: le perdite idriche (che nel

GRAFICO 5 - GESTIONE DELLA RISORSA IDRICA NELLE GRANDI AZIENDE

20% dei casi superano anche il 10%) sono inferiori nel settore alimentare con il 2,6%, rispetto agli altri tre settori (5,5-6,5%). Inoltre, meno del 20% delle aziende dichiara di riutilizzare l’acqua in ingresso; dà speranza invece il 29% che dichiara riutilizzi superiori all’80%. Interessante la domanda posta dal survey “c’è una persona predisposta alla gestione della risorsa idrica?” (GRAFICO 4 e 5): in generale solo il 16% delle imprese dichiara di avere una figura specializzata ad hoc; un Hydro Manager, lavoro che in altri casi viene eseguito dal Plant Manager (36%), dall’Energy Manager (32%) e dal Facility Manager (12%). Per quanto riguarda l’aspetto “investimenti” solo il 33% ha effettuato investimenti nel 2018 (GRAFICO 6). Come detto, il settore alimentare è quello in cui si investe di più nella risorsa idrica (57%), a seguire il settore della carta (45%). Il settore tessile e gomma e plastica si mantengono al 20%.

“LOW E HIGH”, ESISTE DAVVERO UN POTENZIALE DI MERCATO? Certamente fanno sperare bene gli investimenti – quasi il doppio rispetto agli anni precedenti – messi in piano nel settore civile per il biennio 2018-19, 3,5 miliardi l’anno. Ma definire un potenziale di mercato per il water management in Italia è ancora difficile per tutti i fattori prima indicati (incertezza normativa e incertezza del ritorno degli investimenti). Inoltre, benché in aumento, gli investimenti in Italia non riescono a raggiungere la distanza necessaria per arrivare agli standard europei; sarebbero infatti indispensabili www.casaeclima.com    n.78

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WATER MANAGEMENT REPORT

quasi 5 miliardi di euro annui per i prossimi 20 anni. Nel Report sono stati ipotizzati due scenari, Low e High, che indicano quanto l’incertezza normativa – nel primo caso – e un quadro normativo stabile – nel secondo caso – influenzeranno gli investimenti futuri in Italia, tenendo conto anche del “fattore di realizzazione” (GRAFICO 7). ■■ Scenario Low, incertezza normativa: diminuzione degli investimenti dal 2020 al 2023 (-18% rispetto al 2016-2019); ■■ Scenario High, stabilità normativa: aumento ulteriore degli investimenti dal 2020 al 2023 (+30% rispetto al 2016-2019, investimenti superiori del 35% rispetto al Low). Come mai la crescita è ancora lenta? Vista l’economicità dell’acqua non sempre si riesce a garantire una sufficiente convivenza tra gli interventi. Ciononostante, vi sono dei segni di crescita, un segnale positivo che evidenzia la sensibilità verso il tema del water management. Chiaramente, è necessario garantire anche una stabilità normativa. Sarà compito del Legislatore, dunque, trovare un giusto equilibrio tra la stabilità legislativa e un’equa remunerazione per sostenere gli investimenti (controllandone anche l’effettiva realizzazione) e, così come è già stato fatto per l’efficienza energetica, promuovere e attivare il mercato per gli investimenti del comparto industriale. Solo così, forse, si riuscirà ad attivare un potenziale mercato competitivo con il resto dell’Europa.

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GRAFICO 7 - INVESTIMENTI QUADRIENNIO 2020-2023. Occorre tenere conto sia dell’incremento degli investimenti, ma anche dell’effettiva realizzazione degli stessi

PICCOLI GESTI QUOTIDIANI CHE FANNO LA DIFFERENZA

BOX 2

Fattori come la crescita demografica e gli sprechi quotidiani – non solo da parte delle aziende, ma dei cittadini stessi – hanno inciso fortemente sullo spreco di un bene prezioso come l’acqua. La corretta gestione della routine giornaliera in casa è un primo passo verso una giusta amministrazione di questo bene. Un gesto può fare la differenza. A partire anche dalla scelta dei rubinetti e dei soffioni doccia, da non sottovalutare. Oggi esistono in commercio diversi dispositivi (rubinetti monocomando, con temporizzatore ed elettronici, riduttori di flusso, frangigetto e interruttori di flusso, scarichi del WC) che consentono notevoli risparmi non solo in bolletta, ma anche per la salvaguardia dell’ambiente. Si stima generalmente un risparmio pari al 50%.


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PROGETTAZIONE

Nelle Marche edificio per uffici certificato Passivhaus Attualmente in fase di costruzione, l’edificio in legno certificato secondo il Protocollo Internazionale Passivhaus garantirà autosufficienza energetica e comfort. Con una superficie di 600 mq distribuiti su due piani, la struttura accoglierà gli uffici dell’azienda pesarese Mega Box a cura di DEBORAH ANNOLINO*

*Responsabile Ufficio Stampa ZEPHIR

R

iflettori accesi sul cantiere in costruzione nel Comune di Montecchio (PU), destinato a essere il primo edificio per uffici nelle Marche certificato secondo il protocollo internazionale Passivhaus, garanzia di autosufficienza energetica e comfort. Il nuovo polo per uffici nasce da un’idea, ma soprattutto dalla sinergia

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tra ZEPHIR, Istituto di ricerca e consulenza in edilizia sostenibile, e gli specialisti della Progettolegno Srl, impresa edile specializzata in case prefabbricate in legno. Megabox è un progetto di sostenibilità e resilienza, che prende il nome dalla ditta produttrice di cartone (Mega Box Srl) a cui il progetto si ispira nella materia e nella forma.


IL PROGETTO Megabox è un’idea di edificio passivo che si traduce in realtà; un ulteriore tassello che arricchisce la cartografia degli edifici green in Italia. Fondamentale per la buona riuscita del progetto è stato l’approccio multidisciplinare, ovvero l’incontro e l’integrazione di soft skills e competenze tecniche diverse. I meccanismi e i processi interdisciplinari non riguardano semplicemente le dinamiche del lavoro di squadra – che è fondamentale – ma soprattutto l’efficienza del coordinamento delle competenze in fase preliminare, che vanno messe in campo fin dall’inizio per gestire in modo ottimale le risorse. Questo approccio metodologico è la chiave per diminuire i costi mantenendo alta la qualità. Le questioni intorno alle politiche di green building non sono solo energetiche, ma riguardano anche la salute e il comfort abitativo. Standard e sistemi di certificazione, strumenti imprescindibili per il successo del progetto, si accompagnano alla passione di coloro che partecipano a programmi innovativi come Megabox. Secondo il committente e proprietario degli uffici in legno

6^ CONFERENZA NAZIONALE PASSIVHAUS

La progettazione integrata è una formula magica che abbassa i consumi, abbatte i costi e crea innovazione

L’APPROCCIO INTEGRATO L’ingegnere Ileana Iannone del team ZEPHIR, coordinatrice del progetto, ci svela che il sistema multidisciplinare pensato per Megabox è stato implementato fin dalle fasi iniziali. L’impresa Progettolegno ha richiesto la consulenza dell’Istituto per presentare al committente una struttura che fosse pensata su misura. Per ottimizzare il progetto dal punto di vista energetico, sulla base di uno studio architettonico già confezionato, si è deciso di procedere prima con un’analisi economica e, successivamente, con una progettazione esecutiva caratterizzata dallo studio approfondito di tutti i dettagli. L’ottimizzazione dell’analisi energetica e di quella economica, guidata dal sistema PHPP, permette infatti di fare scelte convenienti. La progettazione dettagliata non lascia nulla al caso e considera tutti gli eventuali imprevisti. Imparare a gestire decisioni fin dall’inizio permette di ammortizzare bene i costi.

Le Passivhaus non sono strutture d’élite, ma si avvalgono della filosofia dei piccoli passi

L’edificio per uffici è stato al centro della 6^ Conferenza Nazionale Passivhaus, tenutasi a Riva del Garda (TN) lo scorso mese di novembre e promossa da ZEPHIR. Sul palco del Centro Congressi diversi attori hanno raccontato il progetto, sottolineando l’intento di una rivoluzione culturale ed energetica, raggiungibili mediante lo standard costruttivo Passivhaus. Per la risoluzione di problemi o il soddisfacimento di bisogni, infatti, il mercato oggi richiede nuove competenze e soluzioni – sostenibili e innovative – come quelle applicate nel caso di Megabox.

C&C: A che punto è il progetto e qual è il suo valore aggiunto? II: Siamo in fase di costruzione. Abbiamo effettuato un blower-door preliminare mentre la struttura è ancora al suo grezzo e priva di serramenti per verificare l’ermeticità. Dopo l’installazione dei serramenti seguirà un altro test per segnalare eventuali punti critici. Il valore aggiunto del progetto si fonda sull’ottimizzazione economica dell’intero edificio. La nostra idea è quella di non spingere troppo, ma di focalizzarci sugli interventi necessari con una progettazione operata in base alla zona climatica. Ciò consente di ridurre i costi di investimento alla base, mantenendo alta la qualità costruttiva e basso l’impatto ambientale. SEGUE A PAGINA 30

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PROGETTAZIONE Quali sfide energetiche avete affrontato? Per iniziare abbiamo preso in considerazione le criticità del progetto. La struttura è esposta a nord e presenta il fronte sud-est e la facciata ovest ombreggiati dal capannone produttivo retrostante. Ciò ha portato a bilanci energetici negativi dei serramenti in quanto non si poteva usufruire del calore solare. Un’altra criticità ha riguardato le elevate dispersioni energetiche. Le strategie per ovviare a questi problemi sono state pensate a partire dai serramenti, riducendo le superfici vetrate a nord del 50% ed eliminando dei lucernari che generavano un bilancio energetico negativo. Vista l’impossibilità di sfruttare la radiazione solare si è optato per serramenti con valori di trasmittanza termica più bassi, sia del telaio che del vetro. Per trovare la configurazione migliore e ottimizzare il rapporto s/v, l’involucro opaco dell’edificio è stato modificato leggermente, apportando così riduzioni del fabbisogno di calore e incrementando quello di raffreddamento. In questo modo è stato possibile raggiungere lo standard Passivhaus.

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in costruzione, Ivano Angeli, in un ambiente salubre si vive e si lavora meglio. “Per questo progetto – spiega l’imprenditore Angeli – sono partito dal mio lavoro, cioè dalla produzione di imballaggi ecologici in cartone ondulato. Pensando alla nuova sede che ospiterà la ditta mi sono chiesto: perché non realizzare un edificio innovativo che lasci un segno importante per le generazioni future? Così mi sono affidato a una squadra di professionisti e oggi sono soddisfatto e convinto di questa scelta. Spero che questa avventura sia di riferimento per altre aziende e altri professionisti”.

L’ANALISI ECONOMICA ABBATTE I COSTI Grazie alla metodologia LCCA (Life Cycle Cost Analysis) si procede scegliendo l’intervento necessario in base alla convenienza. Confrontando costi di gestione e costi di investimento si nota che – a fronte di un incremento dei costi di investimento – si riesce comunque a ottenere convenienza economica grazie al risparmio energetico. La stesura iniziale del progetto presentava già consumi contenuti, perciò l’ottimizzazione pensata sull’involucro non si è tradotta subito in termini di dimensionamento dell’impianto, ma si è trovato il potenziale di risparmio più elevato possibile attraverso il concept impiantistico. La soluzione Passivhaus risulta la più conveniente in quanto permette di economizzare nel tempo rispetto allo standard di mercato. Da un lato il committente recupera l’investimento, dall’altro l’impresa risparmia sui costi di costruzione: la riduzione significativa, per quanto riguarda serramenti e impianti, bilancia il costo aggiuntivo dell’involucro. Si arriva a un risparmio sui costi di costruzione di 50 euro al metro quadro; in questo modo l’impresa ha la possibilità di posizionarsi in un mercato di qualità come Passivhaus con un significativo contenimento economico, sfatando il mito che lo standard energetico promosso da ZEPHIR richiederebbe costi extra.


Effettuare investimenti minimi che non si convertono in un risparmio energetico successivo porta a un investimento non remunerativo, mentre la soluzione Passivhaus è conveniente fin dal primo anno

LA PROGETTAZIONE INTEGRATA È IL FUTURO Molti pensano che progettazione strutturale, impiantistica e architettonica siano ambiti separati tra loro, mentre è fondamentale che queste discipline collaborino per restituire qualità e alte prestazioni energetiche. L’idea iniziale, come afferma il progettista architettonico Gianluca Aiudi, è stata rivista sulla base delle esigenze degli altri tecnici.

C&C: Dal punto di vista architettonico come è stato concepito l’edificio? G.A.: Essendo una palazzina destinata a rappresentare l’immagine dell’azienda, si è pensato subito di utilizzare il legno, in quanto la produzione dell’azienda è cartone. La forma era abbastanza vincolata perché doveva essere inserita all’interno di un’ansa del capannone. La sfida è stata quella di costruire un edificio passivo nonostante le

condizioni di esposizione non fossero le migliori. L’edificio – 600 mq, disposto su due livelli – è pensato in legno con alcune particolarità architettoniche: sarà rivestito da pelle di zinco titanio per riprendere la trama del cartone tagliato e il frangisole frontale nella notte sarà

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PROGETTAZIONE

Arriveremo a un progetto costruttivo in cui la salubrità dell’aria e il comfort abitativo avranno livelli altissimi. Appena il progetto sarà concluso, installeremo un totem illustrativo in prossimità dell’edificio per raccontare ai visitatori questa nostra esperienza in termini di progettazione e condivisione, sperando che in Italia si moltiplichino nuovi progetti ecosostenibili

GIORGIO OSVALDO FORTE, fondatore di Progettolegno Srl

illuminato a disegnare un albero di luci. L’albero è simbolo di legno, carta e cartone. Stiamo studiando una sorta di “quinta” che ricrei la sagoma di un albero con l’ausilio di un’illuminazione specifica, con i tronchi al piano terra e le fronde al primo piano.

STRATEGIE DI OTTIMIZZAZIONE ENERGETICA Insieme all’Istituto ZEPHIR, che si è occupato delle strategie di efficienza energetica, ha curato la parte degli impianti l’ing. Simone Giulianelli. “Il primo ambito impiantistico preso in considerazione è stato quello della ventilazione meccanica controllata – spiega Giulianelli. Oltre agli uffici sono presenti sale riunioni che hanno un pattern di utilizzo diverso rispetto agli edifici residenziali, possono prevedere un certo affollamento oppure restare inutilizzati per diverso tempo. Suddividere la ventilazione meccanica in tre diverse

unità – una per ogni tipo di ambiente – avrebbe comportato maggiori costi. Utilizzare invece un’unica macchina che varia i giri della ventilazione meccanica permette minori costi di investimento pur mantenendo una certa libertà nella gestione dei locali e abbassando notevolmente i costi di manutenzione. Per quanto riguarda la climatizzazione – continua l’ingegnere – ci siamo ritrovati davanti a una serie di carichi interni molto elevati rispetto a un’abitazione civile, perciò avevamo bisogno di ulteriori unità interne. Per abbattere il costo piuttosto elevato di questa soluzione, dovuto anche alla quantità di componenti e alla loro manutenzione, abbiamo ipotizzato una soluzione più semplice, deputando tutta la climatizzazione a una pompa di calore ad espansione diretta che portasse semplificazioni anche a livello di distribuzione, per scaldare e rinfrescare gli ambienti. L’ultimo aspetto – conclude Giulianelli – è il riscaldamento dell’acqua sanitaria: abbiamo inserito dei bollitori da 10 litri a resistenza elettrica, uno per ogni bagno. In teoria sono meno efficienti di altre soluzioni, ma nella pratica il consumo tipico degli uffici è estremamente ridotto rispetto a quello residenziale, perciò la scelta dei boiler permette di risparmiare sia dal punto di vista dell’installazione sia in termini di dispersione del calore, portando a un consistente risparmio economico”.

ZEPHIR PASSIVHAUS ITALIA L’istituto di fisica edile ZEPHIR Passivhaus Italia nasce nel novembre 2011 come naturale prosieguo di un’attività pluridecennale in ambito di costruzioni ad altissima efficienza energetica e comfort abitativo. Fondato da un’idea del suo direttore, Dr. Phys. Francesco Nesi, negli anni ZEPHIR Passivhaus Italia si è accreditato a livello nazionale come unico referente ufficiale per Passivhaus e a livello internazionale seguendo progetti nZEB/Passivhaus sotto il profilo di consulenza energetica, impiantistica e fisico-edile, analisi finanziarie di cost-optimality per interventi di nuova costruzione/ retrofit etc. Completano l’offerta di ZEPHIR Passivhaus Italia servizi di: formazione specialistica su Passivhaus per progettisti ed imprese di costruzione/artigiani, supervisione e certificazione Passivhaus di edifici nuovi o ristrutturazioni, sviluppo di prodotto e certificazione di componenti Passivhaus (finestre, porte, sistemi costruttivi etc.), traduzioni tecniche, consulenza per imprese di costruzioni, partecipazione a progetti di ricerca privati o a finanziamento pubblico (provinciali/regionali/europei/internazionali). ZEPHIR Passivhaus Italia rivende il PHPP 9, il software di progettazione Passivhaus, in esclusiva per l’Italia ed il manuale tecnico-divulgativo “PASSIVHAUS” edito da Maggioli Editore e a firma di Francesco Nesi (info su: http://shop.passivhausitalia.com). Da più di 5 anni ZEPHIR Passivhaus Italia organizza la conferenza nazionale Passivhaus, seguita costantemente da un cospicuo numero di partecipanti.

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CIMM. UNA REALTÀ PRODUTTIVA IN CONTINUA ESPANSIONE. Un successo esportato da 50 anni in oltre 80 paesi nel mondo. La qualità, l’affidabilità e l’attenzione al cliente da 50 anni contraddistinguono CIMM e i suoi prodotti, garantiti dai più importanti enti certificatori internazionali. Espandi i tuoi orizzonti, entra nel mondo CIMM.

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Marco Parisi

VISTI IN FIERA: KLIMAHOUSE 2019

La sostenibilità è la chiave per vivere bene È giunto il momento di mettere l’uomo al centro, dando ancora più valore al comfort abitativo e alla salute di chi abita e vive gli edifici, per fare in modo che i cittadini possano risparmiare in bolletta. Questo è quanto si è percepito alla 14a edizione di Klimahouse grazie all’esposizione di oltre 450 aziende e 25 startup

Guarda la raccolta video completa: goo.gl/PXZ9cS

SILVIA MARTELLOSIO

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egli ultimi anni la rivoluzione digitale ha sicuramente influito sul nostro modo di vivere la casa. Materiali e tecnologie sempre più orientati verso l’efficienza energetica e la sostenibilità sono ormai patrimonio comune, ma adesso sembra essere arrivato il momento di mettere l’uomo al centro, cercando di fare in modo che i risparmi in bolletta partano dal comfort e dalla tutela della salute di chi l’edificio lo abita. Oltre a 450 imprese consolidate,

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al centro dei padiglioni ci sono anche 25 startup e tutte indicano due direttrici di innovazione: da una parte la ricerca di materiali naturali che siano – per esempio – isolanti almeno quanto il polistirolo, dall’altra lo sviluppo di tecnologie per la gestione degli impianti che garantiscano efficienza. Un’evoluzione che si riflette anche nell’attenzione ai costi, vera sfida per imporre un cambio di passo alla riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare italiano.


GENERAZIONE Pompa di calore aria acqua split con tecnologia DC inverter Viessmann ha scelto di puntare i riflettori sull’integrazione termico-elettrico, dedicando ampio spazio alle soluzioni per lo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabili. Tra queste troviamo la pompa di calore compatta ad aria acqua split Vitocal 222-S abbinata al modulo fotovoltaico Vitovolt 300 MxxPC con tecnologia half-cut, combinazione completata dalla soluzione di accumulo elettrico e inverter targata Huawei per l’ambito residenziale e da X-Hybrid-T per le applicazioni commerciali. L’interfaccia di regolazione Vitotronic 200 garantisce un funzionamento semplice e intuitivo grazie al display luminoso e ad alto contrasto. Vitocal 222-S può essere utilizzata sia come sistema di riscaldamento che per il raffrescamento degli ambienti. In abbinamento a un sistema di ventilazione è possibile assicurare la salubrità dell’aria negli ambienti di casa.

Gestione integrata dell’impianto Innova presenta diverse soluzioni per il comfort – sia a vista che a incasso – basate sul principio delle pompe di calore aria/acqua o acqua/acqua. Queste soluzioni, oltre a permettere una certa flessibilità a livello di impianto, ottimizzano anche l’impatto estetico. L’azienda offre un sistema completo che permette una gestione integrata di tutto l’impianto: tutte le pompe di calore infatti possono essere coordinate per la generazione di caldo, freddo e ACS. Il tutto si completa con un sistema di VMC, sviluppata per gestire i carichi del rinnovo dell’aria sia in estate che in inverno. www.innovaenergie.com

www.viessmann.it

Unità di climatizzazione autonoma in pompa di calore

VENTILAZIONE E DISTRIBUZIONE DELL’ARIA Unità di ventilazione accumulatore ceramico

Unità di ventilazione meccanica termodinamica

REC Duo 100 di Maico Italia è l’unità di estrazione e immissione aria con recupero di calore ad alta efficienza (90%) da installare a coppia in un ambiente unico o in due vani separati. Si basa sul principio di funzionamento “push pull”, ovvero a flusso alternato con un ciclo di inversione dei flussi di 60 secondi. È provvisto di uno scambiatore di calore di tipo accumulatore ceramico che immagazzina il calore dell’aria estratta nel ciclo di estrazione (pull) per poi cederlo all’aria immessa durante il ciclo di immissione (push). Progettato per un funzionamento in continuo (24h) alla minima velocità, il passaggio alla velocità massima avviene tramite intervento manuale dell’utente o in modo automatico tramite umidostato per le Versioni REC Duo MHY e REC Duo RC.

Clivet ha presentato in anteprima una nuova unità di ventilazione meccanica controllata, ELFOFresh3, con recupero termodinamico attivo, compressore inverter e refrigerante R32.

www.maico-italia.it

Si tratta di una soluzione ideale per case a basso consumo e può essere molto utile per semplificare gli impianti. L’unità può essere dotata di filtri elettronici ad alta efficienza, attivi su fumi, polveri sottili, virus e batteri. Grazie alla tecnologia della pompa di calore, il recupero termodinamico attivo moltiplica – sia d’estate che d’inverno – l’energia contenuta nell’aria espulsa ed elimina le elevate perdite di carico dei sistemi tradizionali. La potenza termica o frigorifera così generata soddisfa fino all’80% del fabbisogno dell’edificio, riducendo la potenza richiesta al sistema di climatizzazione principale e quindi il suo costo impiantistico. Nelle stagioni intermedie la funzionalità del freecooling offre un ulteriore risparmio energetico. Nell’applicazione con pannelli radianti, soddisfa le necessità di deumidifica estiva. www.clivet.com

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DIFFUSIONE Satellite di utenza a doppio scambiatore

Sistema radiante a soffitto residenziale

ESAT DUAL di Ivar è un satellite di utenza a doppio scambiatore per riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria con pompa elettronica a velocità variabile, coibentazione e controllo elettronico. Disponibile con regolatore di pressione differenziale EQF 01 (per il circuito primario o di riscaldamento), copertura in lamiera e valvola di riempimento automatico opzionali. La soluzione a doppio scambiatore permette di separare l’impianto centralizzato da quello domestico e semplifica la manutenzione della singola utenza. ESAT DUAL può essere accessoriato con regolatori di pressione differenziale e kit valvole di intercettazione.

Il sistema radiante a soffitto BLife di Loex sfrutta la capacità del soffitto di scambiare caldo e freddo per irraggiamento, assicurando una omogenea distribuzione delle temperature, senza la presenza di fastidiose correnti d’aria. In grado di consentire notevoli risparmi sui costi di gestione, BLife, contrariamente alla destinazione abituale di questo tipo di soluzione – più diffusa nell’ambito di uffici e spazi commerciali – è proposto in una versione appositamente progettata per uso residenziale.

www.ivar-group.com

www.loex.it

SERRAMENTI Serramento “tuttovetro” antiscasso

Guarnizioni intumescenti attive per porte e serramenti

KF 500 di Internorm coniuga design innovativo con know-how tecnico. Dall’esterno l’anta non si nota grazie alla sua estetica “tutto vetro” e quindi non si distingue da una vetratura fissa. Sull’anta è montata anche la ferramenta I-tec che rende impossibile scardinare il serramento. Alla chiusura della finestra le bocchette integrate premono su tutti i lati all’interno del telaio garantendo così la massima protezione da intrusioni. La finestra può essere inoltre dotata della ventilazione I-tec, un sistema di aerazione integrato nel telaio.

Roverplastik presenta la nuova serie di guarnizioni intumescenti attive, pensate per rendere le porte interne in legno a prova di fuoco, fumi caldi e tenuta all’aria. Questo è possibile in quanto combinano le caratteristiche di barriera alla fiamma delle guarnizioni intumescenti autoespandenti Risk a quelle di tenuta ai fumi caldi delle guarnizioni STPX. La stessa tecnologia è stata applicata dall’azienda per conferire ai serramenti in legno caratteristiche di resistenza al fuoco. Le guarnizioni intumescenti di tenuta per i serramenti in legno sono costituite da una base intumescente che aggiunge la resistenza al fuoco alle consuete caratteristiche delle guarnizioni di tenuta per serramenti. In caso di incendio, la parte intumescente si espande facendo aumentare di volume la guarnizione, che sigilla così completamente il perimetro tra anta e telaio, bloccando il passaggio di fiamme e fumo.

www.internorm.com

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www.roverplastik.it


ISOLAMENTO Vespaio areato isolante IsolCupolex di Pontarolo Engineering permette di realizzare un vespaio aerato a spessore ridotto e isolato. Il sistema è costituito da IsolCupolex Plus che, velocemente collegate le une alle altre, compongono una struttura autoportante a cui si aggiungono gli IsolPiedi, elementi isolanti che permettono di isolare le pareti laterali dei pilastrini che si vengono a formare nel punto di unione delle gambe delle IsolCupolex. All’interno dell’IsolPiede può essere inserito un apposito elemento in EPS che permette di isolare la base dei pilastrini dal magrone. Sopra le IsolCupole vengono posati degli elementi Isolanti in polistirolo opportunamente sagomati che serviranno a coibentare il pavimento superiore. www.pontarolo.com

Pannelli isolanti con il 15% di materiale riciclato Da S.T.S. Polistiroli due nuovi prodotti a base di EPS con il 15% di materiale riciclato: ReLife 36 Etics e ReLife 36 Smart. Caratteristica principale dei due prodotti è che, essendo realizzati con il 15% di prodotto proveniente da riciclo, è possibile accedere con facilità ai Criteri Ambientali Minimi, necessari e cogenti per gli appalti pubblici già da gennaio 2017. www.stspolistiroli.it

Lana minerale di roccia con ECOSE Technology ECOSE Technology® di Knauf Insulation è una tecnologia produttiva che, grazie all’innovativo legante derivato da materie prime di origine naturale e senza formaldeide aggiunta, consente di realizzare soluzioni d’isolamento sostenibili, mantenendo invariate le performance isolanti e di resistenza al fuoco. La lana minerale con ECOSE Technology® è caratterizzata da ridotte emissioni di VOC, per la realizzazione di ambienti indoor che possono fregiarsi di un’elevata qualità dell’aria. L’estensione di ECOSE Technology® anche alla produzione della lana minerale di roccia è un processo che porterà nel futuro prossimo grandi vantaggi in termini di impiego di risorse da fonti rinnovabili, senza ricorrere a derivati del petrolio, ottimizzazione dei processi di approvvigionamento delle materie prime e dei cicli produttivi, con positive e sensibili ricadute sulla riduzione degli impatti ambientali e risultati ottimali dal punto di vista delle performance energetiche, acustiche, di comfort abitativo e salubrità degli spazi indoor. www.knaufinsulation.it

PARTIZIONI VERTICALI Abbattere l’inquinamento negli ambienti interni Per rispondere al problema dell’inquinamento interno Fassa Bortolo lancia il progetto “ARYA indoor”: soluzione innovativa che comprende la lastra in cartongesso Gypsotech® GypsoARYA HD. La sua speciale formulazione contiene un additivo utile a catturare la formaldeide nell’ambiente (dove si trova normalmente allo stato gassoso), trasformandola in composti stabili e innocui. www.fassabortolo.it

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Nuovo blocco per murature portanti

Rasante antimuffa per cappotti termici

Il blocco SismiClima di Xella Italia è la soluzione ideale per la costruzione di murature portanti ordinarie soggette ad azioni sismiche. Il blocco in calcestruzzo cellulare permette la costruzione di murature portanti antisismiche a elevata efficienza energetica, combinando la resistenza meccanica alle sue caratteristiche di leggerezza, resistenza al fuoco, isolamento termico e acustico. www.ytong.it

Il rasante elastico e resistente agli urti Mapetherm Flex RP è la proposta di Mapei per interventi di manutenzione di cappotti termici degradati dal tempo e dalle intemperie e per la realizzazione di nuovi cappotti di moderna concezione. La speciale tecnologia BioBlock®, formulata nei laboratori di R&S Mapei, protegge le superfici dall’aggressione di muffe e alghe. Per le sue proprietà, Mapetherm Flex RP è particolarmente consigliato nell’isolamento di edifici in ambienti soggetti ad aggressioni atmosferiche. Grazie alla tecnologia Fast Track Ready, Mapetherm Flex RP consente di ridurre notevolmente i tempi di lavorazione, in quanto non è necessario attendere l’intervallo di stagionatura tipico dei rasanti a base cementizia e si evita l’utilizzo di primer prima dell’applicazione della finitura. www.mapei.com

REGOLAZIONE

COMPONENTISTICA

Sistema di termoregolazione per impianti radianti caldo-freddo

Tubo multistrato con strato di alluminio

La gamma di controllori elettronici Zehnder va a comporre il sistema di termoregolazione, studiato e sviluppato principalmente per impianti radianti caldo-freddo, per gestire la deumidificazione e il ricambio dell’aria tramite la ventilazione meccanica a doppio flusso. Il sistema è modulare e si può espandere fino a gestire 90 zone e diversi recuperatori di calore. Inoltre, prevede la gestione della centrale termica. Essendo studiata principalmente per impianti radianti, ogni sensore ambiente calcola e gestisce il punto di rugiada, evitando così la formazione di condensa superficiale. www.zehnder.it

Misura dei parametri ambientali Il nuovo testo 400 è lo strumento universale per misurare tutti i parametri ambientali, caratterizzato da tecnologia smart, brevi tempi di accensione e utilizzo. Lo strumento si integra senza soluzione di continuità nell’ampia gamma di strumenti per la misura dei parametri ambientali firmati Testo. Allo strumento universale per la misura dei parametri ambientali possono inoltre essere collegate anche le Testo Smart Probes. Lo strumento offre funzioni innovative che rendono il lavoro più facile a chi lo usa e permettono non solo una misura sicura – secondo quanto richiesto dalla norma – ma anche una documentazione completa. www.testo.com

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Il tubo multistrato Rautitan Stabil di Rehau, ideale per il trasporto di acqua potabile e acqua calda per il riscaldamento, è atossico e inattaccabile dal calcare. Costituito da uno strato di polietilene reticolato (PEX), il tubo è ricoperto da uno strato di alluminio, che svolge il ruolo di sbarramento contro la diffusione di ossigeno, e da uno strato esterno di polietilene che ha la funzione di proteggere l’alluminio. Il sistema d’installazione sanitaria Rautitan stabil si posa con il metodo del raccordo a manicotto autobloccante Rehau, già sperimentato in diversi di impianti. Resistente alla corrosione, senza O-Ring e visivamente perfetto. I componenti sono in ottone resistenti alla dezincatura e quindi anticorrosione. www.rehau.comv


PROGETTO ALMEDA

INFORMAZIONE DALLE AZIENDE

Sistema centralizzato per la climatizzazione canalizzata Flexa 3.0 è il sistema di Airzone specificatamente sviluppato per la zonificazione degli impianti canalizzati. Il sistema è compatibile sia con installazioni con macchine a espansione diretta sia con installazioni idroniche con macchine tipo fancoil La trasformazione di uno spazio abitativo in una casa richiede molto più che una semplice ristrutturazione. L’ottenimento del comfort è quello che si è ricercato con l’utilizzo dei sistemi Airzone da parte di Sincro, studio tecnico situato a Barcelona (Spagna) specializzato in ristrutturazioni, efficientamenti e arredamento di interni. Nel progetto Almeda si è provveduto a trasformare una superficie industriale di 105 m2 in un trilocale di pregio. Almeda è uno spazio confortevole dove le temperatura sono gestite e controllate in ogni momento dai sistemi Airzone Flexa 3.0. L’impianto è composto da macchine canalizzate a espansione diretta (VRV), controllate a zone tramite termostati Blueface installati in ogni singolo locale. I termostati sono caratterizzati da un design

moderno e elegante, specificatamente pensato per adattarsi al meglio alle finiture dei differenti ambienti.

CONTROLLO DA REMOTO Oltre al controllo tramite i termostati in ambiente, l’impianto è stato dotato del webserver Airzone Cloud, che – grazie all’applicazione gratuita per smartphone o tablet – permette il controllo da remoto di tutti i parametri della installazione con una semplice connessione ad internet. Il sistema è completato poi dall’utilizzo di motorizzazioni con lavoro proporzionale che adattano in ogni momento la quantità d’aria in ambiente sulla base delle reali necessità. www.airzoneitalia.it


DENTRO L’OBIETTIVO

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Storia e tecnologia. Le due anime del Museo del ’900 di Mestre Con una superficie di circa 10.000 mq, l’M9 rappresenta il più grande progetto culturale dell’area metropolitana di Venezia-Mestre. Un intervento caratterizzato dalla facciata di ceramica policroma in 13 colori, in perfetta armonia con il contesto e i toni dei palazzi veneziani a cura della REDAZIONE 40

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I

SOSTENIBILITÀ

l Museo del ’900 – denominato M9 – si inserisce nel contesto del centro storico di Mestre e occupa un’area situata in prossimità dell’antico Convento delle Grazie. Il nuovo M9 si pone l’obiettivo di creare un nuovo spazio e una nuova identità per la città. Il complesso include un edificio principale a destinazione museale, dal quale si distacca un volume minore che accoglie gli uffici amministrativi del museo. Inoltre, è stato realizzato un ampio spazio dedicato al commercio, ricavato all’interno dell’ex Convento. Soluzioni innovative e una scrupolosa progettazione del dettaglio – insieme a un’attenta analisi illuminotecnica e acustica – hanno permesso di sfruttare tutte le potenzialità di un involucro efficiente in cui predomina l’utilizzo della luce naturale.

Gli elementi di progetto che seguono contribuiscono all’impronta ecologica del Museo con una riduzione dei consumi energetici e una minore emissione di CO2:

Misure passive: ■■

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CONCETTO ARCHITETTONICO

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Il carattere preminente dell’edificio è riconoscibile nel suo rivestimento di facciata in ceramica policroma, segno distintivo del museo. Gli ingressi e le rientranze ricavati nel volume del museo sono stati eseguiti in cemento a vista con impronta dei casseri in listelli di legno. Questo materiale compare anche nella parte superiore

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110 MILIONI

investimento complessivo

9 MILA M

Misure attive:

2

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superficie interessata dal progetto

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DI FABBRICA di cui 3 nuove edificazioni

5 NUOVI SPAZI per eventi

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7 CORPI

volume compatto, vantaggiosa relazione tra involucro e superficie utile; pelle esterna altamente coibentata con percentuale ridotta di superfici vetrate; uso della luce naturale dove conveniente (aree per l’esposizione temporanea, piano terra, uffici e laboratori); sfruttamento dell’inerzia dei materiali costruttivi; elevata flessibilità nell’uso degli spazi; assenza di materiali a elevata energia grigia; utilizzo di materiali costruttivi a elevata riciclabilità; scelta di materiali ecologicamente ineccepibili.

utilizzo di sistemi solette/pareti radianti e ventilazione a bassa velocità; utilizzo di energie rinnovabili (geotermia/fotovoltaico); illuminazione artificiale con sistema LED e OLED a basso consumo.

Di seguito sono elencati alcuni aspetti principali che inquadrano la filosofia e l’impostazione progettuale degli impianti, con particolare attenzione agli aspetti di sostenibilità e ottimizzazione, oltre che cura ad assecondare le esigenze estetiche e di layout funzionale agli spazi, minimizzando l’impatto delle componenti impiantistiche. ■■ Assenza di impianti a vista: ■■ distribuzione impiantistica integrata sulle testate delle murature (convento); ■■ sistema di cunicoli impiantistici in calcestruzzo a livello del vespaio del piano terra per liberare gli ambienti interni dai passaggi dei canali (convento); ■■ distribuzione orizzontale al piano terra, con risalite verticali puntuali in corrispondenza delle testate delle murature (convento). ■■ Tensostruttura di copertura della corte del convento che permette un’adeguata luminosità dello spazio aperto, nonché una corretta ventilazione naturale e una buona prestazione acustica. SEGUE A PAGINA 42

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DENTRO L’OBIETTIVO

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Raccolta acque meteoriche provenienti dalla copertura convogliate all’interno di una vasca di laminazione sotterranea attraverso pluviali integrati nelle colonne.

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Studio del layout delle aperture e dei serramenti che permette un’adeguata luminosità dello spazio aperto, nonché una corretta ventilazione naturale e una buona prestazione acustica.

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Abbattimento ponti termici e scrupolosa analisi dei dettagli.

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Impiego di giunti a taglio termico per il collegamento degli elementi in calcestruzzo di facciata.

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Integrazione di elementi in barisol per diffondere la luce.

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Materiale completamente riciclabile e ignifugo. shed parzialmente vetrati (museo);

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inserimento di tende per evitare fenomeni di abbagliamento (museo);

MODELLO DI ACCESSIBILITÀ

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apparecchi illuminanti a LED incassati nel rivestimento degli shed (museo);

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gestione e regolazione apparecchi illuminanti mediante pannelli touch screen (museo).

Il progetto interpreta in modo innovativo e moderno il sistema di mobilità e accessibilità, dando rilevanza al mezzo di trasporto pubblico. L’intervento è inserito in un centro storico abbondantemente servito da autobus urbani e interurbani (gravitano circa 7 linee nell’area compresa tra Via Carducci, Via Poerio e Cappuccina), da una metropolitana leggera (una già attiva e una in divenire) oltre che da piste ciclabili. In un contesto del genere, il principio sotteso al modello di accessibilità diventa molto semplice: a prescindere dalla funzione del nuovo insediamento (commerciale e museale) non sono stati previsti parcheggi per il pubblico, se non quelli standard previsti dall’accordo di programma, proprio per non gravare sul sistema automobilistico esistente. È opportuno sottolineare come la funzione “commerciale” non comprenda supermercati tout court che, come noto, richiedono ampi spazi di parcheggi proprio per attrarre la clientela. L’eventuale presenza di negozi con vendita di oggettistica ingombrante deve considerare anche un sistema di consegna a domicilio, rendendo di fatto inutile l’utilizzo del mezzo privato. L’accessibilità pedonale è garantita sia dalla presenza della ZTL, sia dall’intervento che “ricuce” il tessuto urbano creando un grande impianto pedonalizzato.

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Svolti accurati studi illuminotecnici e simulazioni per verificare il livello di illuminamento garantito dalla superficie vetrata sugli shed.

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Svolte accurate valutazioni acustiche: utilizzo di controsoffitti e rivestimenti microforati per garantire maggiore diffusione.

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Illuminazione e impiantistica di base modulare con predisposizioni per integrarsi al progetto di allestimento negli spazi espositivi su più livelli per mostre permanenti.

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Geotermia:

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Per garantire un corretto apporto di luce naturale: ■■

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fonte di energia sostenibile, rinnovabile e permanente;

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assenza di emissioni di CO2 in ambiente;

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impatto visivo nullo;

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60 sonde di profondità 110 m;

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potenza frigorifera utile complessiva 211 kW;

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potenza termica complessiva 273 kW.

Attivazione termica della massa: ■■

elevato comfort mediante l’adozione di pavimenti radianti e sfruttamento di un sistema di attivazione della massa;

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riduzione portata d’aria movimentata in ambiente, assenza di rumore;

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attivazione notturna con accumulo energia termica da rilasciare durante il giorno.

Impianto antincendio con sistema water mist: riduzione drastica del consumo di acqua rispetto al tradizionale sprinkler. Impianto fotovoltaico: ■■

273 moduli fotovoltaici monocristallini;

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produzione complessiva 70 kwp;

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copertura del 5% del fabbisogno complessivo dell’edificio.

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del corpo dell’edificio, consapevolmente articolato nella sua materialità cosicché il suo volume relativamente grande trovi integrazione nelle varie scale del contesto. La volumetria dell’edificio nasce a seguito di valutazioni di carattere essenzialmente urbanistico e funzionale. Inoltre, giocano un ruolo importante l’attraversamento del lotto, l’integrazione tridimensionale dell’edificio nel contesto, l’accessibilità di tutte le componenti del programma e la disposizione intelligente delle superfici al piano terreno. La distribuzione di singole aperture collocate in modo strategico in questo volume crea speciali relazioni visuali con l’intorno del museo. Accanto a un’impronta ecologica e a un consumo energetico ridotti, risultano minimizzati anche i costi di gestione, fattore che – soprattutto in tempo di crisi – può risultare di vitale importanza nell’amministrazione di un’istituzione della città.


Ex caserma “Matter”: scelte tecniche progettuali

Alessandra Chemollo © Polymnia Venezia

L’

ex distretto militare di Via Poerio deriva dalla trasformazione dell’originario complesso monastico benedettino: il manufatto attuale è con tutta probabilità la porzione di un ampliamento del convento edificato nel 1582. Nel 1806 i francesi allontanarono le monache e trasformarono il convento in caserma. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu bersaglio di un bombardamento che causò la distruzione di alcune importanti porzioni dell’edificio. Si salvò solo la Chiesa, oggi sconsacrata, restaurata e adibita a usi culturali. Successivamente anche il complesso fu restaurato e ricostruito nelle sue parti distrutte dai bombardamenti, rispettando l’impianto originario. Il corpo di fabbrica presenta la maggior parte dei solai in legno ed è stato oggetto, nel corso degli anni, di un nuovo frazionamento interno dei locali per rispondere maggiormente alle esigenze funzionali della caserma. Il progetto ha previsto la ristrutturazione e il riuso dell’ex Convento come complesso commerciale per negozi e ristoranti, con l’obiettivo di salvaguardare il più possibile l’integrità dell’edificio originario di compiere tutti gli interventi necessari al rafforzamento della struttura in modo discreto e armonioso. Per aumentare la capacità di sostegno dei carichi, scelta dettata dalla nuova funzione oltre che dall’evidente stato di degrado, i solai dei piani fuori terra sono stati sostituiti con nuovi solai e travi in legno “invecchiato” derivanti da interventi di recupero effettuati nell’area veneta o che comunque evitino sgradevoli effetti visivi. Per garantire la piena fruibilità degli spazi richiesta dalla funzione commerciale, oltre che per ottemperare alle vigenti normative in materia, sono stati inserite scale mobili, ascensori e scale di sicurezza. Sono state inoltre aperte nuove finestrature che servono alla realizzazione di vetrine e affacci. L’idea architettonica prevede di ottenere una chiara differenziazione tra elementi preesistenti e aggiunti, tramite l’uso differenziato dei materiali: i nuovi varchi ottenuti nelle murature portanti sono evidenziati da una cornice in piatti in acciaio, lo stesso materiale è stato utilizzato per la realizzazione delle scale pedonali e la struttura portante dei vani ascensori, man-

tenendosi coerente con il carattere complessivo dell’edificio. A eccezione degli spazi comuni, tutte le aree destinate alla vendita e allo stoccaggio sono state consegnate al rustico e con i soli allacciamenti principali. È onere del Tenant il completamento dei propri ambienti e la distribuzione impiantistica. Nella porzione retrostante la conformazione edilizia è definita da due edifici destinati originariamente a scuderie. Il primo corpo di fabbrica, adiacente al complesso architettonico precedentemente descritto, risale agli interventi ottocenteschi di trasformazione da monastero a caserma militare e conserva le originarie capriate lignee. Del secondo corpo di fabbrica, posizionato a sud della corte, sono stati conservati solo alcuni tratti delle murature esterne caratterizzate della medesima tipologia edilizia del primo.

LE FACCIATE La facciata principale su Via Poerio è caratterizzata da un sistema modulare di archi ribassati poggiati su pilastri quadrangolari con spigoli smussati e finitura in finto bugnato. La stessa finitura è riproposta nelle volte degli archi sulle quali, oltre ai finti conci, spiccano le chiavi di volta realizzate con la medesima tecnica. La base dei pilastri e l’imposta degli archi sono invece realizzati con elementi in pietra d’Istria modanati. Il motivo a finto bugnato, riproposto negli spigoli dell’edificio, e la presenza di cornici marcapiano in pietra d’Istria formano una rigida inquadratura alle bifore della facciata. Il progetto ha previsto il restauro conservativo della facciata principale attraverso la pulitura, il recupero degli elementi decorativi in pietra e mattoni, oltre che la sostituzione del rivestimento a intonaco attuale con uno a base di calce idraulica naturale. L’unico elemento di novità di questo fronte è rappresentato www.casaeclima.com    n.78

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LE PAVIMENTAZIONI E LE COPERTURE La corte interna presenta la pavimentazione originaria ottocentesca realizzata in ciottolato e camminamenti lastricati in pietra. L’intersezione delle fasce in pietra individua i punti di raccolta dell’acqua meteorica ottenuti per mezzo di caditoie in pietra. Il progetto prevedeva di continuare il disegno della pavimentazione attuale di Piazza Ferretto, utilizzando gli stessi materiali lapidei, in

modo da affermare inequivocabilmente il collegamento funzionale e ideale tra il centro storico e il nuovo polo culturale. Per ridurre le pendenze, nella corte sono stati previsti due punti di raccolta delle acque meteoriche, il cui utilizzo sarà necessario solo in casi eccezionali, essendo ora questo spazio coperto. I pozzetti sono dotati di un chiusino cieco da rimuovere all’occorrenza. Sui nuovi solai, realizzati con travi di recupero, è stato installato un pavimento “galleggiante” utile a nascondere gli elementi impiantistici, oltre che diventare base di posa per la reale finitura. Nel corso degli anni, durante i lavori di parziale ristrutturazione del complesso conventuale, si è operato un intervento di sostituzione del manto originario con marsigliesi in cemento, mentre si sono conservate le capriate lignee che presentano un buono stato di conservazione. Tutte le capriate strutturalmente integre sono state ripulite e riutilizzate con sostituzioni puntuali ove risultasse necessario. Sono state conservate e ripulite anche le tavelle in cotto presenti all’intradosso della copertura. L’intervento si completa con la posa di un pacchetto

CONVENTO. Riciclo tegole di copertura 44

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dall’apertura di ampie vetrine al piano terra utili ai fini commerciali. I colori originali sono stati attentamente analizzati e riproposti, coerentemente al concetto di “recupero conservativo” delle facciate. La corte interna, che si sviluppa secondo un andamento irregolare, presenta un sistema di archi ribassati analoghi a quelli esterni della facciata principale attenuando la distorsione planimetrica mediante la variazione dell’interasse tra i pilastri. Gli archi sono realizzati in mattoni faccia vista e presentano, unitamente ai pilastri, una leggera boiaccatura. La maggior parte delle aperture dei piani superiori sono di forma rettangolare e scandiscono in modo simmetrico la facciata. Pur rispettando il ritmo rigoroso delle finestrature attuali, sono state aggiunte sui lati corti due aperture a doppia altezza, allo scopo di vivacizzare e valorizzare tutto il complesso interno, senza alterarne in modo significativo il carattere generale. Anche le facciate della corte interna sono state restaurate attraverso il recupero e la pulitura degli elementi decorativi in pietra e mattoni, oltre che la sostituzione del rivestimento a intonaco attuale con uno a base di calce idraulica naturale tinteggiato nel rispetto delle tonalità attuali. I prospetti sud ed est hanno subito i cambiamenti maggiori: oltre a una revisione sostanziale delle aperture, è stato rimosso completamente il rivestimento in intonaco lasciando le pareti con in mattoni originali faccia vista. Laddove la muratura risultava disomogenea sono state sostitute le parti particolarmente degradate con la tecnica del “cuci - scuci”.

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DENTRO L’OBIETTIVO


isolante, e il rifacimento del manto di copertura utilizzando i coppi in laterizio, precedentemente conservati, derivanti dalle demolizioni degli edifici presenti nell’area.

LA COPERTURA DELLA CORTE In coerenza con la nuova funzione commerciale, lo spazio della corte viene dotato di una copertura, che offre da un lato la possibilità di utilizzo come luogo quotidiano di permanenza, e dall’altro lo rende disponibile come spazio dedicato a eventi, anche in condizioni meteorologiche sfavorevoli. Per coprire il chiostro in modo leggero è stata prevista una superficie irregolare formata da una struttura primaria in

acciaio che sorregge elementi traslucidi che con la loro forma sottolineano l’attraversamento diagonale della corte e assicurano una buona dispersione acustica. La nuova copertura si trova a circa 15 m di altezza, alcuni metri al di sopra della linea di gronda e poggia su 8 colonne distribuite su una griglia irregolare. La massa di assorbimento della costruzione (che si raffredda durante la notte) attenua il caldo delle giornate estive. La copertura raccoglie le acque piovane attraverso dei pluviali inseriti in alcune colonne portanti, che a loro volta le convogliano in una vasca di laminazione sotterranea posta proprio al di sotto della corte. Da lì in poi verranno riutilizzate in parte per la pulizia e l’irrigazione degli spazi esterni.

VENTILAZIONE E CONDIZIONAMENTO Tipologia impianti di condizionamento La tipologia impiantistica prevista per gli spazi commerciali offre per ogni destinazione d’uso la necessaria flessibilità per gli allestimenti interni realizzati dai gestori: sarà predisposto un sistema misto aria/acqua, costituito da un impianto ad aria primaria per il ricambio igienico e da punti di consegna acqua calda per il riscaldamento e acqua refrigerata per il raffrescamento. La distribuzione dell’aria di ricambio prevede l’utilizzo di collettori orizzontali collocati nell’interrato, integrati con montanti terminali a sviluppo verticale, posizionati in corrispondenza degli elementi strutturali (colonne) e opportunamente mascherati. La ripresa dell’aria ambiente utilizza un sistema analogo con le unità terminali (griglie di ripresa) posizionate in modo contrapposto alle bocchette di mandata per garantire un efficace “lavaggio” dei locali. La UTA viene collocata nell’apposito locale tecnico situato al secondo piano interrato.

Centrale frigorifera

Copertura della corte

Vasca di laminazione sotterranea www.casaeclima.com    n.78

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Il carico frigorifero massimo contemporaneo stimato pari a 266 kWf sarà bilanciato con l’impiego di due gruppi frigoriferi da interno, con compressori ermetici rotativi di tipo scroll, abbinati a n.2 condensatori remoti con ventilatori di tipo assiale, aventi una Potenza unitaria pari a P = 135 kWf.

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DENTRO L’OBIETTIVO

Nuovo museo ed edificio amministrativo: scelte tecniche progettuali

I

l nuovo polo culturale e museo del Novecento di Venezia-Mestre è ospitato all’interno di un nuovo edificio a tre livelli fuori terra. Le aree espositive sono situate al primo e secondo piano e sono concepite come flessibili “scatole nere” di circa 1.300 mq per piano, mentre al piano terra sono situate una sala conferenze, la mediateca, un bookshop e la caffetteria. Tutti i livelli espositivi sono progettati a partire da una griglia strutturale di 9x12 m. Qualora si optasse per una configurazione “classica” la galleria sarebbe formata da ambienti di 6x9 m, con una superficie minima degli ambienti di 54 mq. Grazie a questo modulo tutti i piani del museo possono essere configurati come dei moduli flessibili, come uno spazio continuo ripartito o come un grande spazio unico. Al secondo piano, alla fine della scala principale si attraversa un ambiente di forma allungata che ospita gli espositori con le informazioni relative alle mostre temporanee

allestite al terzo piano. Da questo spazio si accede alla scala per il terzo piano, illuminata dall’alto attraverso lucernari. Questa illuminazione preannuncia la luce naturale che caratterizza gli spazi espositivi di circa 1.200 mq ricavati al terzo piano, dotati di sheds orientati a nord. Questi spazi, a differenza di quanto avviene nei piani destinati all’esposizione permanente, formano una “scatola bianca” oscurabile, dalla quale è possibile accedere a una terrazza o godere degli affacci attraverso ampie aperture vetrate. Un secondo volume, di dimensioni ridotte, a due livelli fuori terra, affianca l’edificio del museo creando con esso un percorso di attraversamento del lotto fino alla via Pascoli, e ospita le funzioni amministrative e gli accessi di servizio ai piani interrati. Tra i nuovi edifici e l’ex convento, si viene a creare una nuova piazza urbana, polo di attrazione culturale e punto di incontro civile.

ATTIVAZIONE TERMICA DI MASSA

Raffrescamento estivo: l’elevata inerzia termica di un sistema così concepito garantisce una confortevole climatizzazione degli edifici, senza la necessità di alimentare simultaneamente l’impianto radiante (attivo nelle ore notturne) e l’impianto ad aria (alimentato nelle ore diurne); le spese di gestione basate sulla potenza nominale dell’impianto (ridotta) ne beneficiano. Durante il periodo estivo, la differenza determinante tra gli impianti di climatizzazione tradizionali e il sistema ad attivazione termica della massa consiste nella possibile asincronia tra accumulo del carico termico e intervento del sistema di raffreddamento. Con l’attivazione termica della massa il calore viene accumulato nella massa precedentemente raffreddata mediante acqua di falda, geotermia o – in caso di maggiori necessità di raffreddamento – con un gruppo frigorifero, e viene poi ceduto nuovamente solo

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dopo un certo tempo. In tal modo si ha una distribuzione del lavoro di raffreddamento su un arco di tempo più lungo, e quindi una riduzione dei carichi di punta. Con una ventilazione dinamica si ottiene una climatizzazione interna molto efficiente. Riscaldamento invernale: durante l’inverno, lo stesso sistema funge da riscaldamento. Poiché con l‘attivazione della massa di calcestruzzo si riscaldano grandi volumi con ampie superfici di irraggiamento, le temperature di mandata sono basse. Questo crea le condizioni ideali per un riscaldamento economico: l’attivazione termica della massa è dunque ideale per le pompe di calore e/o i pannelli solari.

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Il sistema di distribuzione dell’energia negli edifici basato sul concetto dell’attivazione termica della massa, o “thermal slab”, permette di sfruttare la capacità di accumulo termico dei solai e/o delle pareti in calcestruzzo. A differenza degli impianti a pannelli radianti tradizionali, questo sistema si caratterizza per il posizionamento della tubazione direttamente integrata nell’elemento strutturale, dotato di un’elevata capacità di accumulo termico. La struttura contribuisce quindi direttamente alla climatizzazione dell’immobile, asportando calore per raffrescare oppure cedendo energia termica per riscaldare, comportandosi come un accumulatore e/o scambiatore di calore. È fondamentale che questo sistema sia inserito in un contesto che presenti un adeguato isolamento termico, schermature solari flessibili e un impianto meccanico di aerazione di base.


LE FACCIATE DEL MUSEO

SPAZI INTERNI Nell’edificio principale il visitatore è guidato in un ampio e aperto spazio al piano terra che accoglie tutte le funzioni pubbliche del museo. Qui si trovano il bancone di biglietteria e informazione, la mediateca, il bookshop, il ristorante, e lo spazio per eventi. Tutti questi spazi hanno facciate in vetro e sono chiaramente visibili dalla strada. Il pavimento di tutto lo spazio pubblico al piano terra è in continuità con quello esterno. La sala polifunzionale si affaccia sul foyer ed è separabile da questo attraverso due pareti manovrabili che ne dovranno garantire anche la separazione acustica. Questa sala per conferenze è dotata di un sistema a gradoni mobili che permettono

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L’edificio è rivestito da un sistema di facciata assimilabile al tipo “ventilata”, con finitura esterna in ceramica policroma, che interpreta le variazioni cromatiche del contesto e che diviene il segno di riconoscimento di tutto il complesso museale. Le formelle sono in ceramica smaltata, e sono agganciate ad una sottostruttura metallica solidale con la struttura in c.a. dell’edificio. L’intercapedine tra l’elemento ceramico e la struttura è stato riempito da pannellature isolanti in fibra minerale rivestite a loro volta da un tessuto idrofobo, in modo da garantire la tenuta termico/acustica. Alcune superfici verticali e orizzontali sono state lasciate in c.a. a vista, realizzate come una seconda pelle, separata dalla struttura portante con interposizione di uno strato isolante. La superficie a vista ripropone l’impronta dei casseri in listelli di legno così come tutte le superfici in c.a. presenti anche all’interno del fabbricato.

di creare due differenti configurazioni spaziali. È possibile così utilizzare questo spazio come anfiteatro a gradoni o come sala a doppia altezza. Uno spazio flessibile di questa natura si adatta perfettamente ad ospitare non solo le classiche conferenze, rappresentazioni teatrali o musicali, ma è anche pensato per l’organizzazione di workshop, ricevimenti ed eventi di vario genere. All’entrata della scala principale verso i piani superiori avviene il controllo dell’ingresso al museo. Il primo livello del museo contiene gli spazi dell’esposizione permanente. Queste aree sono concepite come flessibili “black box” di circa 1.300 mq, che lasciano al futuro curatore della collezione molteplici possibilità di configurazione degli spazi. Unico collegamento

PRESTAZIONI abbinata a sistemi di illuminazione a basso consumo energetico. Il rischio di formazione di condensa sulle superfici delle pareti e dei pavimenti in regime estivo è scongiurato dalle temperature di lavoro dell‘acqua e delle stesse superfici di scambio, previste per l‘applicazione in oggetto; l’impianto ad aria inoltre garantirà il controllo delle condizioni igrometriche al variare dell‘affollamento.

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Il range di temperature dell’acqua di alimentazione è prossimo alla temperatura ambiente. I componenti strutturali “attivi” verso l’ambiente, nella maggior parte delle situazioni climatiche e di carico ambiente, riescono a mantenere la temperatura ad un livello confortevole, se contemporaneamente i carichi esterni e interni sono ridotti con misure adatte, come schermatura efficiente

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DENTRO L’OBIETTIVO

STRUTTURE

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Le scelte strutturali adottate per il nuovo edificio museale nascono dal connubio tra le esigenze funzionali-architettoniche e quelle tecnologiche-statiche. La materia alla base dell’impostazione strutturale è il calcestruzzo, utilizzato sia per svolgere le naturali funzioni strutturali ma anche per integrarsi con i sistemi impiantistici e contribuire alle prestazioni di tipo ambientale e funzionale. In copertura si è optato per l’utilizzo di una struttura metallica che permette di coprire grandi luci,

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IMPIANTO FOTOVOLTAICO La previsione di produzione dell’impianto fotovoltaico installato sulla copertura del museo è di 70 Kwp. Allo scopo è stata prevista la posa di moduli fotovoltaici monocristallini in grado di produrre cadauno 230 W per un totale di 276 moduli. Nell’area tecnica in copertura è prevista l’installazione di 4 inverter della potenza di 17 Kw cad. a 4 ingressi, tali apparecchiature avranno grado di protezione IP 67. Ogni 23 pannelli è stata prevista una linea sino all’ingresso degli inverter. Al terzo piano è stato invece previsto il sistema di scambio con l’ente distributore ENEL.

© SCE Project

visivo con l’esterno è rappresentato dall’apertura vetrata inserita nella sporgenza del volume su Via Brenta Vecchia, affaccio che ritroveremo anche al 2° piano. Nel secondo livello del museo si estendono gli spazi dell’esposizione permanente. A questi si aggiunge un’area didattica affacciata sulla nuova piazza, accessibile in modo indipendente dalla scala principale, e dotata di servizi igienici autonomi pensati anche per l’utilizzo da parte di bambini. Nel nucleo sud di questo piano viene collocato il locale server per la gestione delle funzioni audio/video del museo, anch’esso accessibile per manutenzione in maniera indipendente tramite la scala di emergenza, senza così interferire con l’attività del museo. Nel terzo livello del museo si trova lo spazio per le esposizioni temporanee. Questo spazio presenta una copertura a shed orientati a nord, che forniscono un’eccellente luce naturale ai circa 1.200 mq di superficie espositiva. Diversamente dai due piani dell’esposizione permanente si tratta in questo caso di una “white box” che può essere oscurata, in caso di necessità, con l’ausilio di tende a rullo. Esiste inoltre la possibilità di accedere a una terrazza esterna e di affacciarsi attraverso grandi aperture vetrate. In prossimità della terrazza è situata un’ulteriore zona catering che facilita la logistica nella gestione di eventi. Una fascia di tetto praticabile, lungo tre lati dell’edificio, consente l’accessibilità e la manutenzione anche della zona centrale dotata di shed. Coperture più basse, a sud e a nord, offrono spazio per la disposizione schermata di impianti tecnici esterni.

liberando così lo spazio da pilastri per ottenere la massima flessibilità distributiva. L’impostazione strutturale ha previsto l’adozione di solette piene su tutti i piani, colonne e muri in calcestruzzo armato. Per contenere lo spessore delle solette dei piani fuori terra del museo sono stati previsti capitelli e cavi di post-tensione, in modo da sfruttare al meglio le risorse della piastra in c.a. su appoggi puntuali. L’impegno strutturale nel realizzare importanti aggetti trova una naturale soluzione con la scelta architettonica e funzionale di comporre dei volumi prevalentemente ciechi, così che l’effetto combinato delle scatole sovrapposte conduce ad una forma resistente di impatto suggestivo ma nello stesso tempo di esecuzione ordinaria. I livelli interrati sono concepiti come un unico volume impermeabile, assimilabile a una vasca protetta da guaine interposte tra strutture e scavo, puntualmente attraversato dalle strutture portanti dei piani fuori terra, quest’ultime sostenute da fondazioni, costituite da ringrossi puntuali nella suola continua del fondo della vasca. La vicinanza agli edifici esistenti hanno imposto la massima attenzione durante le fasi transitorie di scavo per le quali si è preliminarmente optato per tiranti provvisori solo sui lati adiacenti alle strade pubbliche e per strutture provvisionali di contrasto, da posizionare internamente allo scavo, sui restanti lati. Anche il contenimento provvisorio della falda è stato realizzato attingendo alle risorse naturali del luogo, sfruttando lo strato argilloso impermeabile naturalmente presente nella conformazione geologica del territorio. La copertura è concepita per ottenere la massima flessibilità dello spazio sottostante e nello stesso tempo per incidere il meno possibile sulle strutture perimetrali di sostegno, così da non costituire uno sbilanciamento nella distribuzione dei carichi verticali.


SONDE GEOTERMICHE E PAVIMENTI RADIANTI L’obiettivo di ridurre il fabbisogno energetico e la produzione di CO2 di M9 è stato ottenuto attraverso un impianto geotermico a bassa entalpia targato Rehau che garantisce il 100% del riscaldamento invernale e il 40% del raffrescamento estivo, abbinato all’attivazione delle masse di cemento per sfruttare l’inerzia termica della struttura edilizia e ai sistemi radianti a bassa temperatura per creare un profilo termico uniforme e massimo comfort negli ambienti. Per il campo geotermico dalla superficie totale di 4.000 m2 sono state scelte 60 sonde geotermiche verticali, della lunghezza di 110 m, a doppia U senza saldatura Raugeo PE-Xa che resistono a temperature di esercizio tra i -40°C a +95°C. La connessione ai collettori, collegati a ritorno inverso per un miglior bilanciamento delle portate, è stata eseguita con tubazioni Raugeo collect PE-Xa, tramite tecnica di collegamento a manicotto inscindibile Rehau, mentre per il collegamento del campo sonde al locale tecnico è stata impiegata la tubazione preisolata Rauthermex, flessibile, dall’elevata resistenza termica e meccanica, e dalle notevoli proprietà di impermeabilità ed isolamento termico.

DATI DI PROGETTO Luogo: Venezia Mestre (VE) Strutture: Calcestruzzo armato Architetto: Sauerbruch Hutton Architects Progettazione integrata (architettonica, strutturale e impiantistica) preliminare definitiva ed esecutiva: SCE Project Progettazione impiantistica (meccanici, elettrici e speciali): ■■

Impianti termomeccanici: HEG Hospital Engineering Group

■■

Impianti elettrici e speciali: Studio tecnico Giorgio Destefani

Progettazione antincendio: GAe Engineering Direzione lavori: SCE Project Collegamento delle sonde geotermiche ai collettori di distribuzione con tubazioni Raugeo collect PE-Xa

In abbinamento alla geotermia, è stato installato il sistema di attivazione delle masse BKT di Rehau con tubi Rautherm S in PE-Xa. Ventidue collettori, bilanciati idraulicamente e collegati tra loro con dorsali di distribuzione a pavimento e montanti provenienti dalla sottocentrale termica, ricevono l’energia termica e frigorifera prodotta dalle PDC geotermiche e la consegnano in modo autonomo alle rispettive utenze mediante tre circuiti di distribuzione con controllo della temperatura di mandata. Gli impianti di climatizzazione hanno Sistema di attivazione della massa BKT in modalità visto infine l’installazione di Rautherm “posa sul posto” con rete elettrosaldata in loco Speed plus, sistema radiante a pavimento composto da pannelli autoadesivi ricoperti da tessuto dallo spessore di soli 3 mm. Grazie al sistema di fissaggio del tubo Rautherm Speed K, più flessibile e dotato di strisce ad aggancio rapido avvolte a spirale, la ditta installatrice ha effettuato una posa rapida e precisa su un’area di 780 m2, senza utilizzo di attrezzi specifici e con la manodopera di un solo operatore. La combinazione tra geotermia, attivazione della massa e impianti radianti, unita all’affidabilità delle tubazioni in Pe-Xa e alla sicurezza dei collegamenti a manicotto inscindibile Rehau, ha permesso di realizzare un sistema di climatizzazione sostenibile ed efficiente.

Impresa edile: Gruppo ICM Installazione impianti: CEFLA Impianto geotermico: Eneren Ground response test: Geoservizi2 Pompe di calore, armadi frigoriferi: Climaveneta Scambiatori di calore: Fiorini Elettropompe: Lowara Ventilconvettori a pavimento: LTG Ventilconvettori a soffitto e a mobiletto: Carrier Sabiana Unità trattamento aria: Cetra Booster elettrico, accumuli ACS: ACV Building management system: Sauter Sonde geotermiche, pavimenti radianti: Rehau

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Credit: Arch Mauro Bonotto

DENTRO L’OBIETTIVO

Dubai: oltre lo Zero Energy

FIGURA 2. Foyer d’ingresso con il sistema di monitoraggio accessibile ai visitatori

Credit: Simone Zuberbuhler

Pensata per paesi con clima caldo e umido, Sustainable Autonomous House vuole essere un modello concreto di casa passiva da utilizzare in tutta Dubai, città dove il consumo di energia pro capite è tra i più alti al mondo

FIGURA 3. Vista da nord sull’Autonomous House con l’impianto fotovoltaico

Courtesy: Google maps – VirtualEye.ae

FIGURA 1. Autonomous House Dubai, angolo nord-ovest

MAURO BONOTTO E MARCO FILIPPI 50

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L

POLITICHE “GREEN” A DUBAI

a richiesta del cliente era molto semplice: avere un edificio per uffici a due piani fuori terra da 700 m², da costruirsi in 100 giorni naturali, da certificare secondo lo standard Passivhaus, energeticamente autosufficiente e disconnesso dalla rete elettrica. Tutto questo però a Dubai (Emirati Arabi Uniti), in un clima subtropicale desertico, con una temperatura estiva media di 35 °C. Abbastanza semplice, no? Nel 2016 un team di progettisti italiani1 ha sviluppato la progettazione e diretto i lavori per la realizzazione del primo edificio “energeticamente autosufficiente” a Dubai. Questo è stato fatto nell’ambito del programma Sustainable Energy Program per conto dell’ente di ricerca governativo MBRSC – Mohammad Bin Rashid Space Center, anticipando di anni con una “best practice” una delle tre aree tematiche della futura Expo 2020.2 L’edificio (Figure 1-3) è stato costruito durante il 2016 nel periodo estivo e inaugurato nel novembre dello stesso anno alla presenza dell’Emiro di Dubai. Lanciato con molta enfasi sulle pagine della stampa nazionale, è stato finora l’unico edificio a ottenere la certificazione Passivhaus dal Passivhaus Institut (PHI) in condizioni climatiche estreme nell’area del “Consiglio di Cooperazione del Golfo” e – più in generale – in Medio Oriente. Nel 2017 il progetto si è aggiudicato diversi premi nazionali UAE, tra cui: il “Best Green Residential Building” ai MENA Green Building Awards del 2017 e il “Gold Emirates Energy Award 2017” per la categoria “Solar Energy Projects – Small Scale”. A livello europeo ha vinto il “Green Solutions Award” di “Construction 21 – Social Media For Sustainable Building & Cities”.

Il quadro di riferimento La “Global Footprint Network” è un’organizzazione internazionale non-profit indipendente, che promuove la sostenibilità attraverso l’“Impronta Ecologica”, strumento di contabilità ambientale che misura quante risorse naturali abbiamo e quante ne consumiamo. Analizzando i dati disponibili del network, la situazione degli Emirati Arabi Uniti è a dir poco sconcertante. Nel 2014 il debito ecologico pro capite era di 9,75 ettari globali. Per vivere, gli Emirati Arabi, nel 2014, consumavano risorse pari a 5,88 volte le capacità rigenerative annuali della propria porzione del pianeta Terra. L’Earth Overshoot Day indica a livello illustrativo il giorno dell’anno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse rigenerate dal pianeta nell’intero anno. Il Country Overshoot Day è la data in cui cadrebbe l’Overshoot Day planetario, se tutta l’umanità consumasse come gli abitanti dello specifico paese in esame. Per gli Emirati Arabi, nel 2018, questo giorno è stato il 4 marzo.3

IL PRIMO EDIFICIO PASSIVO L’ente governativo di ricerca “MBRSC – Mohammad Bin Rashid Space Center”, nell’ambito del programma “Sustainable Energy Program”, ha deciso di tradurre in pratica questa possibilità, fino ad allora verificata solo teoricamente, considerandola strategica per il perseguimento dei fini governativi (vedi Box 1). Lo scopo principale del progetto era la verifica della concreta fattibilità in vista di una possibile applicazione futura su larga scala del concetto Passivhaus nel contesto immobiliare di Dubai. Inoltre, andava indagata la fattibilità di dotare l’edificio con fonti energetiche rinnovabili per renderlo di fatto “energeticamente autosufficiente” dalla rete

BOX 1

La validità scientifica dell’applicazione dello standard Passivhaus in termini di efficienza energetica e di comfort termico è stata ampiamente dimostrata per zone climatiche fredde – come l’Europa continentale – dove negli anni il monitoraggio delle case passive costruite mostra una buona corrispondenza tra calcoli e comportamento reale.19 Stando ai dati del 2016, il numero di case passive certificate era di circa 60.000 unità.20 Ma cosa succede quando lo standard Passivhaus viene applicato in un clima caldo e umido, come, appunto, a Dubai? La risposta a questa domanda era stata data – solo su base teorica – dal Passivhaus Institut di Darmstadt, assieme allo studio RoA – Rongen Architekten nel 2011, attraverso l’impiego di simulazioni dinamiche su edifici ipotetici.21 Dallo studio emerge chiaramente che il fattore chiave per applicare con successo il concetto di Passivhaus – e, in generale, l’elevata efficienza energetica – risiede nel fatto di considerare e valorizzare il cosiddetto genius loci: vale a dire che il concetto energetico del Passivhaus deve necessariamente fare i conti con le soluzioni costruttive “tradizionali” del luogo, tenendo in debita considerazione anche condizioni climatiche e specifici aspetti bioclimatici locali.

Courtesy: www.emcongcc.com

L’ALTERNATIVA LO STANDARD PASSIVHAUS

Gli Emirati Arabi Uniti sono al 6° posto tra i paesi con il massimo deficit della biocapacità: l’impronta ecologica nazionale la eccede del 1650%.4 Non è un caso, dunque, che negli

FIGURA 4. Soluzione costruttiva standard a Dubai

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DENTRO L’OBIETTIVO

ultimi anni il governo degli Emirati sia molto concentrato a sviluppare politiche interne di sostenibilità, di cui appunto questo progetto risulta una concreta applicazione. Nel 2014, il paese inizia a muovere i primi passi verso politiche green a livello nazionale. Nell’ambito del programma “UAE Vision 2021” 5 viene promulgato il programma a medio termine “Green Economy for Sustainable Development Initiative” per la costruzione di una economica ambientale e sostenibile. Con questa iniziativa, gli Emirati Arabi Uniti si pongono l’obiettivo di diventare un hub a livello globale e un modello di successo della “green economy”, per migliorare la competitività e la sostenibilità del paese e le capacità di conservazione dell’ambiente.6 A tale ambizione a livello nazionale va aggiunta la roadmap “Dubai Plan 2021”, nonché la visione “Dubai Clean Energy Strategy 2050” 7, per aumentare la quota di energia pulita e diversificare il mix energetico dell’Emirato. L’idea è quella di creare entro il 2030 un mix di fonti energetiche che comprende l’energia solare per il 25%, l’energia nucleare per il 7%, il carbone pulito per il 7% e il gas per il restante 61%. Questa visione si propone di coprire il fabbisogno energetico nazionale entro il 2050 fino al 75% con energia pulita. A partire dal gennaio 2011, la “Dubai Municipality” ha imposto l’applicazione obbligatoria delle “Green Building Regulations and Specifications (GBR&S)”, una sorta di regolamento edilizio sostenibile, per tutti gli edifici del governo – estendendo poi l’obbligo, a partire da marzo 2014, anche a tutti i nuovi

elettrica, ossia “off-the-grid”. Con queste premesse, nel maggio 2015, l’ente spaziale MBRSC ha conferito l’incarico di progettazione e realizzazione di un edificio per uffici a un team italiano composto dai professori Antonio Perdichizzi e Giuseppe Franchini dell’Università degli Studi di Bergamo, responsabili del calcolo in regime dinamico e del dimensionamento dei componenti per il funzionamento “off-the-grid”, dallo studio Casetta & Partners di Oderzo (TV), responsabile della progettazione architettonica e del project management, e dallo studio Energy Plus Project di Pieve di Soligo (TV), responsabile del concetto Passivhaus e della progettazione degli impianti. L’impresa esecutrice è stata la Wolf System con sede a Vipiteno (BZ). La soluzione si è concretizzata in un edificio di due piani fuori terra, per una superficie lorda di piano di circa 295 m2, superficie utile complessiva di 410 m2 con un rapporto superficie/volume pari a 0,58. L’edificio è situato alla periferia di Dubai (Figura 6) nel quartiere Al Khawaneej, sul versante est della città – a circa 20 km dal Burj Khalifa – nei pressi del compound appartenente all’ente spaziale governativo. L’edificio, a quota 36 metri sopra il livello del mare, non risente particolarmente degli effetti dell’isola di calore della città. Esso confina a ovest con Mushrif Park, un parco con un’estensione di circa 8 km2, che funge da “zona buffer”, mentre a est è circondato da un tessuto urbano a bassa densità caratterizzato da edifici residenziali a due piani fuori terra, quasi a ridosso del deserto, distante meno di 10 km. Anche il contenuto di umidità, pur essendo molto importante, è in qualche modo ridotto dalla relativa distanza di circa 16 km dal mare, il Golfo Arabico.

ANTI-SOLAR DESIGN Già dai primi tentativi progettuali è emersa la necessità di ridurre al minimo il fabbisogno di raffrescamento con tecniche di design passive, battezzate dal team progettuale “anti-solar design” (Figura 7). La ricerca del linguaggio architettonico da impiegare si è focalizzata sulla reinterpretazione delle soluzioni storiche. A differenza delle case europee, specialmente quelle nordiche che possiedono un impianto planimetrico “estroverso” per sfruttare la massima quantità di irraggiamento solare, la casa araba è invece introversa: la vita familiare si affaccia su un cortile interno piuttosto che sulla strada. La privacy della famiglia è stata sempre un elemento essenziale che ha influenzato nel tempo la forma e la soluzione planimetrica di tutte le case arabe tradizionali, con una chiara distinzione spaziale tra ambienti pubblici, semi-pubblici e privati. La soluzione tendeva a generare una planimetria a corte interna, con semplici muri “chiusi” che si affacciano verso l’ambiente esterno. Queste pareti semplici e massive sono progettate per scoraggiare gli estranei dal

FIGURA 5. Cantiere tradizionale a Dubai

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FIGURA 6. Sito di progetto 52

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edifici del settore privato. L’obiettivo di questo regolamento è migliorare le prestazioni degli edifici di nuova costruzione, migliorare la salute pubblica, le condizioni ambientali, la sicurezza e il benessere generale dei cittadini.

FIGURA 7. Dati Climatici di Dubai (dataset PHPP)

Courtesy: Francesco Gasparetti, 2006, tratto da Wikipedia Commons

guardare all’interno della casa e per proteggerla dal clima rigido della regione. Il majaz (ingresso) della casa si apre di solito in un muro bianco per ostruire la vista dall’interno verso l’esterno, al fine di preservare la privacy della famiglia, o su un cortile interno, che conduce all’ingresso. La casa di Bayt Al-Suhaymi al Cairo (Figura 8), della metà del XVII secolo, è un eccezionale esempio che esprime molto bene questo rapporto tra l’ingresso principale e il cortile. L’analisi del percorso solare ci permette di fare alcune considerazioni chiave: ■■ nei giorni vicini al solstizio d’estate, il sole di mezzogiorno è a un’altezza di 85,2° e alle 8 del mattino il sole si trova già a un’altezza di 30°. L’alba avviene attorno alle 5:30; ■■ le mezze stagioni sono caratterizzate da un percorso che vede il sole già alle 9 del mattino a 30° sopra l’orizzonte. A mezzogiorno è a circa 65°; ■■ gli orientamenti est e ovest sono caratterizzati da elevati livelli di irraggiamento con un’altezza solare relativamente bassa per un lungo periodo. Dato che le forometrie su questi lati portano velocemente al surriscaldamento degli ambienti interni, una strategia progettuale è quella di evitare aperture su questi due lati;

Sulla base delle GBR&S, nella logica dello sviluppo di progetti “sostenibili” e nel tentativo di trasformare Dubai in una città sostenibile e smart secondo la visione della Municipalità, il Dipartimento degli Edifici ha emanato di recente la Circolare n. 222 relativa al nuovo sistema di valutazione energetico-ambientale degli edifici verdi, denominato “Al Sa’fat – Dubai Green Building Evaluation System”, obbligatorio a partire dal 2018 per le nuove costruzioni e ristrutturazioni importanti. Questo sistema di valutazione, costruito sulla falsariga del sistema LEED, mira a ridurre del 20% il consumo di elettricità, del 15% il consumo di acqua, del 20% le emissioni di CO2 e del 50% la produzione di rifiuti. Sono previsti quattro livelli di rating: bronze, silver, gold, platinum, dove il livello bronze è il benchmark minimo di norma da raggiungere. La fame di energia di Dubai è cresciuta in sincronia con il bulimico sviluppo urbano e la sua crescita demografica pressoché esponenziale. Il numero di abitanti nel corso degli ultimi 10 anni è raddoppiato: nel 2007 erano 1.529.792, mentre nel 2017 2.976.455, con un tasso di crescita del 94,6%.8 Il consumo pro capite di energia elettrica, nel 2014, era di 11.263,53 kWh.9 A confronto, quello pro capite italiano è di 5002,41 kWh.10 Il consumo di energia elettrica, valutato per il settore residenziale, nel 2017 a Dubai è stato di 12795 GWh.11 Il consumo complessivo di energia primaria pro capite (“total primary energy supply”) era nel 2013 pari a 7691 kg/anno di Olio Equivalente, pari a circa 323,03 GJ/anno. Il parco abitativo di Dubai è cresciuto negli ultimi 5 anni del 18,5%, con uno stock complessivo di abitazioni pari a circa 544.719 unità.12, 13 Rispetto al 2007, con uno stock di 259.591 unità, il tasso di crescita è stato pari al 109,8%.14 Si tenga presente che il carico elettrico per raffrescamento negli UAE è del 47%, fino a picchi del 60% durante la stagione estiva,

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FIGURA 8. Il “majaz” della casa Bayt Al-Suhaymi al Cairo www.casaeclima.com    n.78

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DENTRO L’OBIETTIVO

quando l’isolamento dell’involucro termico gioca un ruolo decisivo15. Non a caso, anche Dubai soffre di blackout energetici, come è avvenuto il 24 aprile 2017, quando il più grande centro commerciale del mondo, il Dubai Mall, è rimasto al buio per 90 minuti.16 Nelle unità residenziali il condizionatore d’aria viene abitualmente lasciato acceso 24 ore al giorno per poter mantenere stabile le temperatura interna. Nell’ultimo periodo, la DEWA - Dubai Electricity and Water Authority, ha intrapreso campagne di sensibilizzazione per invitare gli utenti di impostare il setpoint di casa a 24 °C 17, sapendo che le abitudini locali portano ad abbassare il setpoint fino a 18 °C, anche in estate, con notevole aumento della richiesta energetica. Gli studi del Dubai Statistic Center mostrano come il consumo nel settore residenziale abbia totalizzato, negli anni 2015, 2016 e 2017, in media il 31,5% del consumo globale della città.18 Al fine di limitare i consumi energetici, la Dubai Municipality aveva introdotto già nel 2003 – con la “Risoluzione Amministrativa 66/2003” – dei limiti di trasmittanza termica dell’involucro edilizio. Per le pareti perimetrali, il limite di norma è stato posto a U=0,57 W/m2K. Dal 2003, però, questo valore è rimasto invariato, tant’è che rimane il benchmark per l’ottenimento del rating bronze del sistema Al Sa’fat. Per rispondere ai requisiti di norma, la soluzione costruttiva abitualmente adottata sul mercato prevede l’impiego dei cosiddetti “thermal blocks”, ovvero dei mattoni in calcestruzzo vibrocompresso, con interposto uno spessore di 6 cm in EPS per uno spessore totale di 20 cm, specialmente negli interventi edilizi portati avanti da grandi developers immobiliari (Figure 4 e 5). Purtroppo, in questa situazione, le strutture in cemento armato, solitamente a telaio, rimangono non isolate, generando significativi ponti termici e portando in media il valore di trasmittanza da 0,57 W/m2K a 0,70 W/m2K. È facile immaginare dunque, con pareti leggere e con ammettenze interne piuttosto deboli, che le capacità passive dell’involucro siano assai limitate. Il costruire business as usual lascia dunque tutto il compito alla climatizzazione, in una visione non distante da quanto accadeva anche in Italia fino a non molti anni fa.

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FIGURA 9. Analisi degli ombreggiamenti. Solstizio d’estate le facciate sud e nord non soffrono molto dell’orientamento. Sono sufficienti degli sporti a protezione, ma comunque le vetrazioni devono essere accompagnate con elementi di controllo solare, ossia raffstores. La soluzione architettonica adottata vede dunque un impianto planimetrico a “C” con un edificio di aspetto monolitico. L’orientamento è ottimale con i lati corti orientati a est e ovest e i lati lunghi a nord e a sud (Figura 9). I prospetti est e ovest sono quasi privi di aperture per i motivi già citati. Il prospetto nord, che soffre meno l’irraggiamento solare, è movimentato da un volume accessorio che funge da bussola d’ingresso, mentre il prospetto sud richiama il concetto di corte interna tipica delle architetture arabe in climi caldi. In particolare, quasi tutti gli affacci vetrati si concentrano sulla corte, protetta dall’esposizione solare mediante un muro monolitico esterno al volume climatizzato, che richiama quindi le spazialità tipicamente arabe dei majaz. L’ombreggiamento di questo majaz è garantito poi da una struttura lignea orizzontale, che ospita l’impianto fotovoltaico in copertura. Questa soluzione ha permesso di minimizzare gli apporti solari diretti e si può parlare per questo di progettazione solare al contrario, o meglio progettazione antisolare, intendendo lo sforzo per proteggere l’edificio dall’irraggiamento diretto permettendo comunque di usufruire della luce naturale (diffusa). Infine, l’edificio è rigorosamente bianco per riflettere i raggi solari e quindi evitare che il calore si accumuli nell’ambiente interno. ■■

INVOLUCRO TERMICO L’edificio è stato realizzato con una struttura in legno che prende spunto da una tecnologia ben radicata in Europa centrale, ovvero la struttura a platform-frame (Figura 10 e Tabella 1). Questa scelta rappresenta per contro un unicum a Dubai e può sembrare una bizzarria, in quanto – pensando a climi caldi – la soluzione con edifici a struttura leggera non è la prima cosa che viene in mente. Il clima mediterraneo è caratterizzato da un’escursione termica giorno/notte, in grado di consentire cicli passivi di carico/scarico delle masse interne. Il gradiente termico è tale dunque da permettere l’inversione del flusso termico durante la notte da ambiente interno verso ambiente esterno. Questo fenomeno però non avviene a Dubai, dove le condizioni termoigrometriche esterne sono


per la maggior parte dei mesi non favorevoli per tutte le 24 ore. In questo caso, le masse termiche non possono lavorare in maniera passiva, ma devono al contrario essere tenute sotto controllo per evitare sovraccarichi termici. Questo implica anche che il posizionamento del freno al vapore, nelle nostre latitudini posizionato sulla faccia calda e quindi sul lato interno del fabbricato, venga rovesciato verso l’esterno. Oltre a ciò, la scelta del legno ha permesso una buona dose di prefabbricazione riducendo le attività e i tempi di cantiere, cosa particolarmente importante in un clima estremo. Per l’edificio in questione sono occorsi non più di 100 giorni di cantiere dalle

FIGURA 10. Montaggio del solaio prefabbricato in legno

fondazioni alla consegna al cliente. La velocità di esecuzione era una richiesta chiave nel brief del cliente.

SISTEMI MECCANICI Dal punto di vista dell’impiantistica meccanica l’edificio è dotato di un impianto idronico (Figura 11). La generazione è affidata a una pompa di calore del tipo acqua/acqua con dissipatore dry cooler. L’acqua refrigerata viene prodotta a 7 °C per permettere di ridurre notevolmente il carico latente, spesso la voce più importante nel carico totale per raffrescamento. Il carico latente viene abbattuto mediante una batteria di scambio termico posta nel condotto di mandata dell’aria ambiente della ventilazione meccanica controllata. Sono presenti tre unità di ventilazione meccanica con recupero di “freddo”, certificate dal PHI. I recuperatori statici sono del tipo ad alta efficienza e le portate sono state progettate per soddisfare i requisiti PHI e della ASHRAE 62.1. Queste batterie sono dotate anche di un secondo scambiatore ad acqua calda nel caso l’aria di mandata debba essere neutra (solo servizio di deumidificazione). Normalmente dunque il trattamento dell’aria di mandata permette di soddisfare il carico latente e parte del sensibile. Data la destinazione d’uso (uffici) e il conseguente alto valore dei carichi interni, ciò non è sufficiente. Si è pertanto provveduto a installare dei fan coil, sempre operanti con temperatura di mandata pari a 7 °C, per coprire il carico sensibile rimanente, ovvero eventuali “picchi di carico”. Infine, è stato installato un impianto radiante a pavimento con temperatura di mandata di progetto pari a 20 °C e con funzione di regolazione della temperatura della massa del pavimento. Infatti, mantenere il pavimento fresco (intorno ai 23 °C) permette di migliorare la sensazione di comfort (si abbassa la temperatura media radiante). Per Dubai, l’installazione di un impianto radiante costituisce una novità. Tali impianti nel passato

TABELLA 1 - Valori di trasmittanza termica unitaria dei componenti dell’involucro termico opaco e trasparente Elemento Parete perimetrale verticale

■■ ■■ ■■ ■■ ■■

Pavimento controterra

■■ ■■ ■■ ■■ ■■

Copertura

■■ ■■

Serramenti

■■

Descrizione

Valore U [W/m2K]

controparete interna in cartongesso / fibrogesso con pannelli isolanti in lana di roccia; struttura telaio in legno, saturato con lana di roccia con barriera al vapore sulla faccia esterna; sistema a cappotto in EPS.

0,09

cappa armata controterra; sovrastanti pannelli in XPS; massetto alleggerito in perlite; successivo XPS per l’impianto radiante; massetto in sabbia e cemento; pavimentazione in gres porcellanato.

0,11

solaio strutturale a telaio con saturazione con pannelli isolanti in lana di roccia; XPS “a cappotto” in copertura; guaina poliolefinica impermeabilizzante riflettente.

0,08

Serramenti in PVC con rinforzi a taglio termico. Vetrocamera a triplo vetro con canaline warmedge e saturazione delle camere con gas Krypton.

U(f)=1,1 U(g)=0,5 Fattore solare g = 0,28

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DENTRO L’OBIETTIVO

FIGURA 11. Schema dell’impianto idronico sono stati sempre evitati, perché le soluzioni correnti non riescono a gestire i fenomeni di condensazione, legati anche alla scarsa tenuta d’aria degli involucri, che trascinano dunque elevati tassi di umidità verso l’ambiente interno. Da notare che l’acqua di condensa proveniente dalle varie unità viene raccolta in uno storage tank da 1000 litri e utilizzata per i WC e per la pulizia periodica del dry cooler. Questo è un aspetto particolarmente importante vista l’assenza di acqua dolce a Dubai.

SISTEMI ELETTRICI L’impianto elettrico è domotico su piattaforma KNX. Oltre alle normali funzioni di un moderno impianto domotico, sono state implementate funzioni speciali al fine di ridurre i carichi interni dovuti a macchinari e illuminazione. In particolare, oltre all’utilizzo esclusivo di corpi illuminanti ad alta efficienza (LED), ogni ambiente lavorativo è dotato di sensore di luminosità per regolare l’intensità dell’illuminazione artificiale in funzione della luce naturale. Inoltre, la gestione dei frangisole è automatica, così come l’oscuramento totale dopo l’orario di lavoro. Allo stesso modo, alla fine dell’orario di lavoro, il sistema automaticamente taglia l’alimentazione in modo da azzerare il consumo per stand-by. Dal punto di vista della produzione elettrica l’edificio è dotato di un impianto fotovoltaico policristallino posato in copertura, per circa 40 kWp, cui si abbina uno storage elettrico di 25 kWh. La combinazione di questi due sistemi permette di raggiungere lo status di off-grid, ossia la possibilità di 56

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non allacciarsi alla rete elettrica, risultato particolarmente importante in vista di eventuali insediamenti non ancora raggiunti dall’elettricità pubblica. Ad oggi (inteso come periodo di analisi 1° settembre 2016 – 1° febbraio 2019) il bilancio energetico complessivo dell’edificio è positivo. Sono stati prodotti 134733 kWh di energia dal campo fotovoltaico, a fronte di un consumo complessivo dell’edificio di 96912 kWh. Il surplus produttivo è stato ceduto in rete agli altri edifici del compound del MBRSC.

RISULTATI ENERGETICI I principali risultati di calcolo del foglio PHPP nell’ambito della certificazione Passivhaus sono riassunti in Tabella 2. Non desta sorpresa l’assenza totale di qualsiasi richiesta per riscaldamento. Si nota invece che l’edificio ha un carico termico per raffrescamento sensibile inferiore ai 10,7 W/m2, a conferma che l’applicazione del concetto Passivhaus si traduce nella drastica riduzione del carico di picco. Ricordiamo in merito la definizione che viene data dal Passivhaus Institut: “The definition of a Passive House building basically consists of limiting the peak heating load to 10 W/m2. In some climates that may be easy to achieve; in other, colder climates it may be more difficult. And the same applies for cooling: Passive measures are to be chosen to reduce the peak cooling load”.22 Infine, da notare che l’indice di fabbisogno di energia primaria non rinnovabile complessivo dell’edificio è pari a 143 kWh/m2a, l’indice di fabbisogno di energia


TABELLA 2. Risultati salienti di calcolo della certificazione Passivhaus primaria rinnovabile è pari a 73 kWh/m2a con una produzione da FER pari a 185 kWh/m2a.

LIFE-BEHAVIOUR: MONITORAGGIO E LIVELLI DI COMFORT Data la natura di progetto pilota è stato messo in piedi un sistema di monitoraggio e di controllo (progettato e realizzato da Wolf System) attivo sui parametri dell’impianto meccanico, in modo da poter uti-

lizzare l’edificio come strumento di analisi e poter imparare dal caso reale. I primi dati mostrano come, nonostante il limite di 25 °C previsto dal protocollo Passivhaus per il set di temperatura estiva (e il limite di 24 °C del Green Building Code), gli utenti dell’edificio preferiscono abbassare la temperatura fino al di sotto dei 22 °C. Anche in queste condizioni gravose il sistema edificio / impianto dimostra di essere in grado di soddisfare alle richieste degli occupanti, con un refrigeratore la cui taglia è circa 1/10 della taglia che si sarebbe dovuta installare in un edificio “business as usual” a Dubai. In Figura 12,

FIGURA 12. Grafico del monitoraggio della temperatura interna durante l’anno 2017 www.casaeclima.com    n.78

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DENTRO L’OBIETTIVO

il monitoraggio della temperatura interna durante l’anno 2017 mostra un profilo molto frastagliato. Questo andamento “a dente di sega” è dovuto al fatto che l’impianto di raffrescamento funziona in maniera intermittente. In Figura 13 viene mostrato l’andamento della temperatura in un giorno di settembre, con temperatura esterna minima

giornaliera sopra ai 30 °C: si nota l’innalzamento della temperatura dovuto allo spegnimento dell’impianto, ma anche l’eccellente comportamento dell’involucro, che riesce a “perdere” solo un grado con una forzante esterna notevole: se ne deduce l’efficacia dell’isolamento dell’involucro nel contrastare il surriscaldamento. Per ciò che attiene

FIGURA 13. Grafico dell’andamento della temperatura in un giorno di settembre, con temperatura esterna minima sopra ai 30 °C

NOTE 1

Il team progettuale era così composto: ■■

■■

■■

Studio Casetta&Partners (www.casettaepartners.it): ing. Giancarlo Casetta (project management), arch. Mauro Bonotto (progetto esecutivo architettonico / executive management, progetto involucro termico); Studio Energy Plus Project (www.epplus.it): ing. Marco Filippi (Passivhaus design), per. ind. Michele Dorigo (progetto impianti meccanici, commissioning), per. ind. Alessandro Palamidese (progetto impianti elettrici, speciali e fotovoltaici); Dipartimento di “Turbomacchine e Sistemi Energetici” dell’Università di Bergamo (https://disa.unibg.it/it): prof. Ing. Antonio Perdichizzi e ing. Giuseppe Franchini (analisi in regime dinamico, in base alle quali sono stati dimensionati i sistemi impiantistici nell’edificio).

Al seguente permalink https://passivhausprojekte.de/index. php?lang=de#d_5065 della banca dati internazionale delle case passive può essere richiamata la scheda dell’edificio.

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3

G lobal Footprint Network: Overshoot Day Organization https://www.overshootday.org/newsroom/country-overshoot-days/

4

G lobal Footprint Network. Country Trends http://data.footprintnetwork.org/#/countryTrends?cn=225&type=earth

5

P ortale informativo del Governo degli Emirati https://www.vision2021.ae/en/uae-vision

6

S ito istituzionale del Governo degli Emirati https://www.government.ae/en/about-the-uae/economy/green-economyfor-sustainable-development

7

S ito istituzionale del Governo degli Emirati https://government.ae/en/about-the-uae/strategies-initiativesand-awards/local-governments-strategies-and-plans/dubai-cleanenergy-strategy

8

D ubai Statistic Center https://www.dsc.gov.ae/en-us/Themes/Pages/Population-and-VitalStatistics.aspx?Theme=42


alla qualità dell’aria interna, i dati di monitoraggio (Figura 14) mostrano come la presenza delle unità di ricambio dell’aria permetta di mantenere il livello di CO2 entro la zona di benessere. È bene notare che la portata è volutamente tarata in modo da non esagerare con i ricambi d’aria, in quanto questo comporterebbe un

inutile spesa energetica – dal momento che la qualità dell’aria è già buona. Per quanto attiene al comfort interno si può concludere che l’edificio rispetta appieno le aspettative del cliente e la caratteristica principale degli edifici Passivhaus, cioè l’essere in primo luogo edifici a elevato benessere.

FIGURA 14. Livelli di CO2 registrati durante l’anno 2017 con il limite IDA3 secondo lo standard EN 13779

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T ratto da “The World Bank” https://data.worldbank.org/indicator/EG.USE. ELEC.KH.PC?end=2014&locations=AE&start=1971

16

T ratto da “The World Bank” “https://data.worldbank.org/indicator/EG.USE. ELEC.KH.PC?end=2014&locations=IT&start=1971

 AE Gulf News, “Power failure plunges Dubai Mall into darkness for 90 U minutes”, 24/04/2017. Vedi: https://gulfnews.com/uae/power-failureplunges-dubai-mall-into-darkness-for-90-minutes-1.2016660

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17

11

P ortale Statista https://www.statista.com/statistics/639993/dubaiconsumed-electricity-by-sector/

C ampagna di sensibilizzazione “24 degrees”. Vedi: https://www.dewa.gov.ae/ en/customer/sustainability/spread-the-message/24-degrees-campaign

18

12

“Housing Units by Type and Location (Urban/ Rural) - Emirate of Dubai (2017)”, Dubai Statistic Center. Vedi: https://www.dsc.gov.ae/Report/DSC_ SYB_2017_02%20_%2002.pdf

G enerated Electricity and Consumed by Type of Consumption – Year 2017, Dubai Statistic Centre

19

G ernot, V.: Montessori School in Aufkirchen: 12 years of operation in the first certified Passive House school In: Feist, W. (ed.): Proceedings of the 20th International Passive House Conference 2016 in Darmstadt. Passive House Institute, Darmstadt, 2016

20

Tratto dal sito web Passipedia. https://passipedia.org/examples

21

S chnieders, J., Feist, W., Schulz, T., Krick, B., Rongen, L., Wirtz, R.: Passive Houses for different climate zones Passive House Institute, Darmstadt, 2011

22

V edi il sito Passipedia. https://passipedia.org/basics/passive_houses_in_ different_climates/introduction

13

“Housing Units by Type - Emirate of Dubai (2012)”, Dubai Statistic Center. Vedi: https://www.dsc.gov.ae/Report/DSC_SYB_2012_02%20_%2004.pdf

14

“Housing Units by Type and Location (Urban/ Rural) - Emirate of Dubai (1993 – 2000 – 2005 – 2007)”, Dubai Statistic Center. Vedi: https://www.dsc. gov.ae/Report/-562005869OSI02-02.pdf

15

A bdullah, A. Sgouridis, S. Griffiths, S. Gielen, D. Saygin, D. and Wagner, N. (2015). Renewable Energy Prospects: United Arab Emirates, REmap 2030 analysis. Masdar Institute/ IRENA. Abu Dhabi: IRENA

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WORK IN PROGRESS

SISTEMA RADIANTE A PAVIMENTO

STATO DEL CANTIERE

Ri-costruire nel costruito: barriere architettoniche Il progetto di risanamento energetico di una costruzione monofamiliare a Bolzano con abbattimento delle barriere architettoniche. Nel corso del 2018 – e per alcuni numeri del 2019 – sulla nostra rivista sono stati pubblicati diversi articoli che ci hanno raccontato l’evoluzione del cantiere attualmente in corso d’opera (da ottobre 2017). Questa settima parte tratterà delle barriere architettoniche DAVIDE GIGLI*

*Davide Gigli Studio d’Architettura

A

nnullare le barriere architettoniche di un edificio è un tema molto complesso, sia a causa delle esigenze personali del cliente – specifiche di caso in caso – sia per le difficoltà tecniche che possiamo incontrare (vincoli urbanistici o costi). In questo progetto la prima riflessione ha riguardato la scelta di portare tutti gli accessi complanari agli spazi esterni. In un primo momento erano state disegnate delle soluzioni con scivoli e rampe, ma lo spazio occupato da questi elementi avrebbe di fatto riempito il giardino.

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ACCESSI, SPAZI, DISTRIBUZIONE ORIZZONTALE E VERTICALE Come raccontato nei precedenti articoli, si è optato per la realizzazione di una sottofondazione dell’edificio. Tralasciando il discorso tecnico, questa complessa e onerosa operazione ha consentito di non dover ripensare completamente alla distribuzione interna (in orizzontale), mentre ha – ovviamente – caratterizzato quella verticale. Nell’edificio originale esisteva il corpo scale laterale per la


distribuzione verticale. È stato deciso di mantenere questa posizione, in quanto altre soluzioni nei piani sarebbero risultate inefficaci, causando complessi schemi di distribuzione e movimento all’interno dei piani. Il corpo scale è stato mantenuto il più possibile nella sua dimensione originale, anche se il rapporto tra pedata e alzata è stato modificato per rendere la scala leggermente più ripida e ampliare – di conseguenza – lo spazio dei pianerottoli, cioè lo spazio di sbarco dell’elevatore che collega tutti i piani, anche l’interrato. Elevatore, e non ascensore, in quanto il consumo istantaneo di energia elettrica durante l’utilizzo è significativamente più basso e quindi questo consente di non aggravare il consumo energetico elettrico della casa. Per contro, la velocità di movimento è inferiore, ma questo aspetto è stato analizzato e ritenuto poco rilevante, in quanto tale elemento non sarà usato di continuo. Va sottolineato che, pur essendo un elevatore, è dotato di una cabina interna chiusa e non necessita di una pressione continua sul pulsante per la movimentazione. Il funzionamento in questo senso è identico a quello di qualsiasi ascensore. Un consumo di picco inferiore consente inoltre di sfruttare maggiormente la produzione fotovoltaica dei pannelli posti in copertura, che verrà destinata proprio a coprire questi consumi. Naturalmente l’elevatore, sebbene di ridotte dimensioni, è completamente accessibile, secondo gli spazi minimi stabiliti dalla normativa. Le uscite sono realizzate su più lati, in quanto l’accessibilità ai piani è differente; ciò consente di usufruire degli spazi in maniera più ragionata e di sbarcare direttamente in asse con gli spazi di distribuzione orizzontale. Tutti i piani – in particolare il piano terra – sono stati realizzati minimizzando gli spazi di distribuzione interna, riducendo i collegamenti tra una stanza e l’altra, ma garantendo la massima ampiezza possibile per tutte le manovre di rotazione. In questo senso non è stato soltanto garantito il metro e mezzo di rotazione minimo obbligatorio, ma si è cercato – ove possibile – di ampliare al massimo questo spazio. Si è scelto inoltre di ridurre il numero delle stanze al piano terra e ampliarne la superficie per garantire la massimizzazione dello spazio in orizzontale. A tale proposito va aggiunto che, per ottenere questo risultato, è stato utilizzato il bonus cubatura in orizzontale anziché in verticale. Questo però, non previsto normativamente, ha comportato alcune drastiche scelte di progetto: è stato necessario ridistribuire i volumi per non modificare l’impronta dell’edificio (la superficie complessiva è stata modificata all’interno

LOCALE CALDAIA

PANNELLI RADIANTI www.casaeclima.com    n.78

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WORK IN PROGRESS

dei vincoli urbanistici); tutto questo lavoro è stato necessario per utilizzare il bonus nel modo più sensato nei confronti di chi ha necessità di fruizione dello spazio orizzontale, piuttosto che verticale. Le aperture verso il giardino e i terrazzi – in un primo tempo e pensate con movimentazione automatica e comandi in una più approfondita analisi delle dinamiche quotidiane – sono state realizzate in maniera tradizionale, con aperture manuali. Una movimentazione automatizzata avrebbe comportato un costo finale eccessivo,

senza peraltro garantire un sostanziale miglioramento nelle condizioni di vita quotidiane. Al contrario, il sistema di oscuramento è controllabile a distanza. Le porte finestre sono comunque state realizzate con soglie ribassate la cui altezza complessiva è minore di 1 cm, quindi non creano problemi all’attraversamento con una carrozzina. In accordo con la risoluzione del R.I.E. (Riduzione dell’Impatto Edilizio), indice di qualità ambientale obbligatorio nel Comune di Bolzano che serve per certificare la qualità dell’intervento edilizio rispetto alla permeabilità del suolo e del verde, anche la fruibilità degli spazi esterni è garantita e consentirà al cliente di fruire liberamente delle zone a verde. Sono stati studiati i percorsi e scelti dei materiali (permeabili e ruvidi, ma non eccessivamente) che non ostacolano la mobilità della carrozzina e non pregiudicano la sicurezza (antiscivolo).

IMPIANTI E DOMOTICA

SISTEMA RADIANTE A SOFFITTO

PANNELLI SOLARI 62

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Facendo riferimento al numero 76 della rivista Casa&Clima, si vuole sottolineare ancora una volta che il grande sforzo di isolamento termico compiuto in questo edificio è necessario per garantire la migliore omogeneità di temperature all’interno della casa durante tutto l’arco dell’anno, facendo ricorso a poche correzioni impiantistiche. Si è scelto di dotare il piano terra – quello più fruito dal cliente – di un sistema di riscaldamento e raffrescamento a pannelli radianti posti a soffitto. La generosa altezza dell’intradosso del piano terra ha consentito di applicare questa soluzione con estrema semplicità, mantenendo all’interno dell’appartamento un’altezza interna finale di 270 cm. Ma perché si è scelto il sistema a soffitto? Questa scelta deriva dalla necessità di riscaldare una persona per cui il sistema di movimentazione, ovvero la carrozzina, potrebbe rappresentare un ostacolo alla percezione del riscaldamento dal basso. Pertanto un irraggiamento dall’alto riesce a raggiungerlo con maggiore efficacia e – soprattutto – lo può fare anche in quei punti dove i mobili possono rappresentare un ostacolo alla diffusione del calore dal basso. Il sistema radiante a soffitto consente, inoltre, di poter essere utilizzato anche come sistema di raffrescamento: un sistema che non si basa sull’utilizzo di una corrente d’aria molto fredda, ma che utilizza quello che potremmo definire un irraggiamento negativo. La superficie fredda del soffitto induce una cessione di calore da parte dei corpi più caldi. Tale raffrescamento è quindi più omogeneo, meno concentrato in una singola zona, non produce significative correnti


d’aria e, sicuramente, si adatta meglio a una struttura edilizia che di per sé possiede già un’enorme inerzia e un forte isolamento. Un tipo di condizionamento tradizionale potrebbe risultare dannoso per la salute del cliente, per i motivi elencati sopra. Il sistema di riscaldamento a soffitto è realizzato con pannelli prefabbricati di cartongesso in cui sono inserite le serpentine per l’acqua, isolati superiormente in modo da indirizzare il flusso termico verso il basso. Il sistema si àncora su una struttura di profili metallici a doppia orditura che lasciano spazio al passaggio dei collegamenti idraulici. In aggiunta a ciò, in un punto baricentrico dell’appartamento, è stata inserita una macchina di deumidificazione, necessaria a bilanciare l’aumento di umidità relativa causato dal sistema durante il raffrescamento nella fase estiva. Solo in bagno è stato realizzato un impianto radiante a pavimento. Nella camera da letto il sistema radiante a soffitto consente di integrare, con una minima aggiunta di lavorazioni, il sistema di movimentazione che risulterà quindi integrato e non visibile all’interno della camera. Tutto il sistema sarà integrato da pannelli solari in copertura. Per quanto riguarda gli elementi sanitari, si è scelto di utilizzare degli elementi ampi e comodi ma non di carattere “ospedaliero”. In particolare, la scelta più caratteristica è stata quella di un piatto doccia gommoso, in quanto assolutamente sicuro per l’antiscivolo. Questo consentirà al cliente di utilizzare la doccia in maniera sicura, riducendo al minimo la possibilità di scivolamenti, cadute o altro.

SISTEMA DOMOTICO L’impianto elettrico-domotico, in fase di realizzazione, è stato pensato in modo da fornire al cliente, almeno al piano terra, la più ampia possibilità di controllo domotico sull’appartamento. In questo senso la domotica non deve essere – come spesso è – un “gioco per ricchi”, ma deve diventare uno strumento attivo per fornire la più ampia possibilità di controllo sugli elementi tecnici. Grazie all’installazione di questo sistema sarà possibile controllare l’accensione, lo spegnimento e l’intensità delle luci, la chiusura/apertura dei raffstore e degli avvolgibili, il sistema di audio/video citofono e quello di antifurto. Inoltre, permetterà di utilizzare l’elevatore, di regolare stanza per stanza il sistema di riscaldamento/raffrescamento, di telefonare e comunicare con l’esterno e, ovviamente, di comandare tutto il sistema di entertainment. In questo caso il sovrapprezzo dovuto dal sistema domotico è ampiamente giustificato dalla necessità di normalizzare il più possibile la gestione della casa e di fornire la massima indipendenza possibile al cliente. Tutte le funzionalità descritte saranno raccolte in applicazioni gestibili attraverso l’uso di un tablet. In ogni caso, il sistema domotico deve essere ancora programmato; tale pianificazione servirà a capire il livello di integrazione delle funzioni e a semplificare al massimo l’interfaccia utente in modo da non mandare in tilt il sistema e avere degli scenari efficaci.

Cambia la grafica, ma non l’informazione

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La modellazione energetica nella progettazione integrata La direttiva europea 2010/31/UE prevede che, a partire dal 31 dicembre 2020, tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere nearly Zero Energy Building. Tuttavia, gli edifici energeticamente più efficienti necessitano di metodi e strumenti innovativi e processi collaborativi lungo l’intera catena di valore dell’edilizia PATRIZIA RICCI

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SPECIALE COS’È IL BUILDING INFORMATION MODELING? La definizione di BIM non è standard. Quella più aggiornata recita così: “Use of shared digital representation of a built object (including buildings, bridges, roads, process plants, etc.) to facilitate design, construction and operation processes to form a reliable basis for decisions”, ovvero “impiego della rappresentazione digitale condivisa di un manufatto edile al fine di agevolare la progettazione, la realizzazione, la manutenzione e in generale la presa di decisioni riguardanti qualsiasi aspetto della sua vita d’esercizio”. Il BIM non è un software, ma una metodologia complessa e innovativa, essenziale per il settore delle costruzioni. È un metodo integrato di progettazione la cui unicità risiede nella capacità di poter raccogliere, unificare e combinare tutti i dati che riguardano la pianificazione della progettazione di un edificio. Il campo di impiego del BIM interessa i nuovi edifici e la loro vita futura attraverso la gestione e il facility management. In sostanza, non serve solo per la pianificazione della costruzione di un edificio, ma è un metodo finalizzato all’ottimizzazione di tutto il ciclo di vita dell’immobile (Life Cycle Assessment) tramite la libera condivisione di informazioni. Se orientato alla fase di gestione, il modello BIM diventa un vero e proprio strumento di simulazione, pianificazione e attuazione delle azioni future per garantire il controllo e l’interoperabilità dei dati in modo intelligente. Il modello fornisce un’accurata caratterizzazione dell’involucro edilizio in termini di geometria e proprietà; dati essenziali per effettuare simulazioni in ambito energetico. Attraverso i formati di scambio e l’interoperabilità, i dati possono essere trasferiti a software energetici specifici, ottimizzando notevolmente la fase preliminare di modellazione energetica dell’edificio. Contemporaneamente – interagendo con le informazioni provenienti dal Building Management System (BMS) e dall’Energy Management System (EMS) – consente attività di monitoraggio energetico e di consumi in relazione agli occupanti, agli spazi e alle unità abitative.

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Dal disegno alla simulazione Spesso le differenze tra consumo energetico teorico e reale di un edificio sono notevoli. Utilizzando i modelli dinamici, siamo in grado di avvicinarci ai valori reali

I

l Building Information Modeling (BIM) può fornire strumenti all’avanguardia e di facile utilizzo a supporto sia della progettazione di edifici nZEB – nearly Zero Energy Building – che di processi di riqualificazione energetica veloce ed efficiente per gli edifici residenziali. Rispetto alla pratica tradizionale, nella progettazione di nZEB risulta necessario integrare nel progetto degli obiettivi volti al raggiungimento di elevate performance energetiche. Diventa quindi fondamentale arricchire il percorso progettuale con strumenti di simulazione delle prestazioni dell’edificio. Infatti, mediante l’adozione di un modello energetico è possibile gestire in modo dinamico e iterativo le ipotesi del progetto, i materiali, i dettagli del progetto e così via, per avere un controllo ottimale sui livelli di comfort interno, nonché sulle strategie passive, efficienza energetica, energie rinnovabili e soluzioni innovative. Fin dalle prime fasi progettuali, la simulazione delle prestazioni dell’edificio diventa quindi condizione necessaria per garantire il pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati. Avvicinando il consumo reale dell’edificio a quello previsto in fase di calcolo, la trasformazione digitale porta risultati in termini di produttività e consumo energetico. In tal senso il BIM non deve essere considerato solo come uno strumento per creare e gestire progetti edili di alta qualità – in modo rapido ed economico – ma anche un’opportunità significativa per ridurre il consumo di energia


BIM2BEM “Il BIM non serve solo per la pianificazione della costruzione di un edificio, ma è un metodo finalizzato all’ottimizzazione di tutto il ciclo di vita dell’immobile tramite la libera condivisione di informazioni” e le emissioni di gas serra, oltre che principale stimolo per una migliore collaborazione lungo l’intera catena di valore dell’edilizia.

SIMULAZIONE DINAMICA CON IL BIM Spesso le differenze tra consumo energetico teorico e reale di un edificio (calcolate tramite un modello che utilizza algoritmi che integrano le equazioni della trasmissione del calore) sono notevoli. Ciò è dovuto principalmente alla semplificazione del modello e alla difficoltà di definire un bilancio energetico molto vicino a quello reale, vista la variabilità del clima esterno e i parametri ambientali interni. Nel calcolo, si ipotizza che la trasmissione del calore attraverso la parete di un edificio avvenga in modo stazionario, cosa che non succede nella realtà. Inoltre, le pareti reagiscono alla variabilità delle condizioni climatiche interne ed esterne in modo dinamico. Senza contare, pur facendo uso di equazioni corrette, le incertezze dei dati di input che spesso fanno riferimento a valori non aggiornati. In sostanza, occorre tener presente che il calcolo di un bilancio energetico di un edificio, con i tradizionali software semistazionari, non potrà mai essere preciso e – con buona probabilità – restituisce un valore che ne esprime solo approssimativamente il fabbisogno energetico. Utilizzando i modelli dinamici, siamo in grado di porre rimedio a queste situazioni di incertezza. Si tratta di modelli più evoluti che richiedono molti più dati sia sulle caratteristiche dell’edificio o dell’impianto sia sul clima. Nata negli anni ’80 in ambito prevalente accademico e di ricerca, la simulazione numerica delle prestazione dell’edificio ha subìto un forte sviluppo negli ultimi anni, complici il numero sempre crescente di programmi disponibili e una crescente affidabilità degli stessi, grazie a un utilizzo su vasta scala. La simulazione energetica dinamica (Dynamical Building Performance Simulation – BPS) è la disciplina che studia questa complessità tramite l’utilizzo di software avanzati che superano il metodo semplificato basato sul calcolo (semi) stazionario. I software tradizionali calcolano i consumi e le prestazioni secondo un regime stazionario (stagionale) o semistazionario (mensile), e sono quindi molto più approssimativi. Quelli di simulazione dinamica, invece, calcolano i dati secondo un intervallo temporale più limitato, anche al minuto, e tengono conto anche del cosiddetto fattore di “inerzia termica”, cioè la capacità dell’immobile di immagazzinare il calore. Il calcolo in regime quasi stazionario secondo UNI/TS 11300 rimane quindi un utile strumento per la certificazione energetica tramite UNI EN ISO 13790, ma non consente di delineare in modo dettagliato il comportamento del sistema edificio-impianto nel tempo. Con i modelli BSP, l’impianto di

climatizzazione e di illuminazione interagiscono per simulare il comportamento reale dell’edificio. La simulazione dinamica permette di valutare con precisione i fenomeni termofisici che avvengono in una zona termica e di progettare al meglio le tecnologie costruttive passive come la ventilazione naturale, l’accumulo termico e l’apporto solare. Questi modelli garantiscono una notevole flessibilità e risultati di bilancio e prestazionali molto vicini a quelli reali. L’utilizzo di questi sistemi è quindi indispensabile per simulare il comportamento e le prestazioni di edifici ad alta o altissima efficienza energetica poiché restituisce il reale funzionamento dell’edificio nella sua globalità, impianti compresi. Un risultato importante, dato che una stima affidabile dei possibili risparmi è significativa per chi investe in efficienza energetica.

LE TAPPE DETTATE DAL DECRETO BIM Da gennaio 2018 è in vigore il Decreto BIM, ovvero il D.M. 560/17, che detta modi e tempi di applicazione della metodologia. Diventerà obbligatorio in Italia, in modo graduale e crescente, seguendo il seguente iter di sviluppo: ■■ dal 2019 per tutte le opere complesse aventi un importo uguale o superiore a 100 milioni di euro; ■■ dal 2020 per tutti gli appalti aventi importi complessivi superiori a 50 milioni di euro; ■■ dal 2021 per i lavori oltre i 15 milioni di euro; ■■ dal 2022 per le opere oltre 5,2 milioni di euro; ■■ dal 2023 per gli interventi superiori a 1 milione di euro; ■■ dal 2025 per tutte le nuove opere.

BIM: AL VIA IL SONDAGGIO ENEA Al via il sondaggio rivolto agli operatori del settore edile sull’utilizzo BIM per migliorare la performance energetica degli edifici durante l’intero ciclo di vita. La rilevazione è stata promossa nell’ambito del progetto europeo Net-UBIEP (Network for Using BIM to Increase the Energy Performance), finanziato dal programma Horizon 2020 e coordinato da ENEA, a cui partecipano 13 partner di 7 Paesi europei (Italia, Slovacchia, Spagna, Lituania, Olanda, Estonia, Croazia). Al centro del progetto vi è la promozione delle competenze professionali relative all’utilizzo del BIM in tutta la filiera edile. I target principali del sondaggio sono quattro: Pubbliche Amministrazioni, professionisti e progettisti (ingegneri/ architetti), tecnici (installatori/manutentori), proprietari e/o affittuari degli immobili. Gli interessati potranno rispondere a specifici questionari grazie ai quali avranno l’opportunità anche di partecipare a corsi pilota. Per compilare i questionari online: www.net-ubiep.eu/it/users-classes-5/

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SPECIALE

Dal BIM al BEM Se operare con la metodologia BIM significa cambiare il modo di progettare, il BEM è un vero e proprio modello energetico del sistema edificio/impianto che consente di sfruttare tutte le potenzialità del BIM

L

a metodologia BIM applicata alle prestazioni energetiche porta alla costruzione di un modello digitale dell’edificio in grado di contenere – oltre ai dati geometrici – anche tutti i dati e le informazioni energetiche, ovvero il Building Energy Model (BEM). Grazie al modello energetico, il progettista potrà effettuare le dovute analisi nelle diverse fasi della progettazione, riuscendo a prevedere – e di conseguenza a comprendere – quello che sarà il reale comportamento dell’edificio costruito e individuando così la soluzione progettuale ottimale. Ciò che differenzia il BEM dalla semplice analisi energetica è il suo carattere dinamico: un tipico modello energetico avrà così input dedicati all’aspetto climatico, all’involucro edilizio, ai guadagni interni relativi all’illuminazione, alle attrezzature e agli occupanti, e quindi al riscaldamento, al raffreddamento e alla ventilazione degli ambienti, etc. Questi modelli di analisi BEM potranno, di conseguenza, produrre predizioni sull’utilizzo dell’energia a regime di funzionamento e orientare le scelte progettuali.

BUILDING ENERGY MODEL Il BEM identifica il modello energetico del sistema edificio-impianto. Da qualche anno, il BIM ha trovato nel BEM il giusto canale per far confluire il flusso di dati energetici nel processo progettuale e costruttivo. Un sistema sinergico che può avviarsi solo quando la forma, le relazioni funzionali, le scelte costruttive principali sono già ampiamente definite. Quindi nelle condizioni di partenza occorre aver incorporato tra le scelte che definiranno il sistema edificio quelle che meglio enfatizzano la performance,

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il comfort, la sostenibilità. Il Building Energy Modeling nasce per questo: il suo compito è di consentire fin da subito la comprensione dei fenomeni che interattivamente e iterativamente spostano le energie, le dinamiche ambientali, gli impatti, su una scala di valutazione dal basso verso l’alto in termini prestazionali, fruitivi, economici, ecologici. Consente, dunque, di confrontare quella che è ancora una “ipotesi di edificio” con le condizioni climatiche locali, con l’“impronta ecologica” dei processi di realizzazione e dei materiali scelti, per ottenere una curva prestazionale complessiva che – insieme a quella dei costi – restituisce il punto ottimale su cui basare l’inizio del progetto vero e proprio. Per ogni scelta effettuata, questa funzione contiene dei range di fattibilità il cui insieme permette di procedere alla strategia progettuale, con la consapevolezza del limite del rendimento per ogni argomento, gli involucri, l’esposizione, i tipi di impianto, etc. L’obiettivo è raggiungere quella ottimizzazione che minimizza il guadagno concreto. Il processo BEM è tuttavia sganciato da quello BIM relativo al progetto: i due sistemi usano modelli elaborativi e di gestione dei dati diversi. Questo può comportare una serie di problemi nell’integrazione tra modello concettuale e modello analitico-energetico.

BIM2BEM: INTEGRAZIONE TRA BIM E BEM Il modello BIM può essere utilizzato per l’analisi energetica attraverso gli strumenti di BEM nelle prime fasi di progettazione e per l’intero ciclo di vita del progetto. Per questo, gli strumenti BIM e BEM devono essere in grado di comunicare e scambiare informazioni tra


BIM2BEM loro, senza soluzione di continuità, ed essere quindi interoperabili. Tuttavia, alcune studi presenti in letteratura dimostrano che, a volte, possono insorgere problemi nel processo di scambio BIM-BEM, obbligando l’utente a verificare i problemi di interoperabilità e a correggerli manualmente. Pertanto, il processo BIM to BEM non è automatizzato: la creazione di un BEM accurato basato sul BIM è un’operazione laboriosa che richiede molto tempo, ed è soggetta a errori causati dall’uomo.

È possibile affermare che il contenuto BIM si integri perfettamente con l’analisi energetica dell’edificio? Allo stato attuale delle ricerche si può concludere che non sempre i software BIM e BEM sono interoperabili, contrariamente a quanto normalmente si pensi. Un punto debole è il trasferimento della geometria dell’edificio, parametro input di base per il BEM. Le visualizzazioni dei modelli analitici di un edificio in BEM non vengono aggiornate automaticamente con le modifiche nel modello BIM. Pertanto, occorre effettuare diverse iterazioni, cambiando, importando ed esportando il modello BIM per garantire che la geometria venga trasferita correttamente. Così come la geometria non è letta correttamente dal software BEM, anche le famiglie di oggetti possono non essere trasferite correttamente in altre variabili analizzate dal software BEM. Questa mancanza di interoperabilità tra BIM e BEM causa difficoltà nello sviluppo (e consegna) di progetti che mirano alla sostenibilità, all’efficienza e al buon rendimento energetico per tutto il ciclo di vita dell’edificio. Tuttavia, l’avanzamento dei formati di scambio dati gbXML e IFC è fondamentale per il raggiungimento di questo obiettivo, così come lo è la standardizzazione dei dati del sistema di costruzione. Le software house stanno lavorando per raggiungere la piena integrazione dei due sistemi. Pur rimanendo realisti in merito alla situazione attuale, i futuri sviluppi permetteranno, con ottime possibilità, un’adeguata integrazione tra BIM e BEM per un migliore utilizzo degli stessi nell’ottica di efficienza energetica del progetto.

TERMUS BIM Software BIM per la certificazione energetica e la verifica delle prestazioni energetiche degli edifici TerMus BIM è il primo software italiano di ACCA che consente una generazione del modello BEM dell’edificio, con un nuovo input di oggetti 3D BIM. La modellazione BIM 3D rappresenta una vera rivoluzione nel mondo delle prestazioni energetiche perché: ■■

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consente di creare il modello energetico dell’edificio (BEM - Building Energy Model); rende più facile l’input dei dati e allo stesso tempo più completa e dettagliata la progettazione energetica; offre nuovi strumenti per l’analisi e la comprensione del comportamento energetico del sistema edificio-impianto nelle diverse fasi della progettazione; consente di intervenire quando occorre per cambiare le caratteristiche energetiche degli oggetti usati per la creazione del modello BIM e ottimizzare i risultati.

Inoltre, TerMus-BIM permette di: ■■

integrare la progettazione energetica del sistema edificio-impianto nel più ampio processo di creazione del modello BIM, anche grazie alla possibilità di importare modelli digitali IFC prodotti con altri software di BIM authoring;

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SPECIALE ■■

rendere effettiva la condivisione dei dati e più trasparente il rapporto tra i vari attori protagonisti delle fasi di progettazione, esecuzione e manutenzione dell’opera stessa.

TerMus consente di importare ed esportare progetti in formato IFC. L’interscambio delle informazioni attraverso il formato standard IFC permette al progettista di costruire un Modello Informativo Energetico corrispondente al modello architettonico dell’edificio. TerMus-BIM riconosce automaticamente gli oggetti del modello BIM in formato IFC e li trasforma in oggetti pronti per essere corredati delle sole informazioni energetiche, senza la necessità di ricostruirne le caratteristiche geometriche. Questa integrazione più spinta con il modello in formato IFC consente un’integrazione tra architettura, struttura, impiantistica e calcolo delle prestazioni energetiche molto più fluida e naturale. Il processo BIM si porta a un livello ancora più avanzato. www.acca.it

IL PROGETTO BIM4EEB Il progetto europeo BIM4EEB - BIM based toolkit for fast Efficient rEnovation in Buidings, intende utilizzare la metodologia BIM per creare un ambiente di raccolta e gestione dei dati degli edifici per migliorarne il comportamento energetico, garantendo significativi risparmi nella gestione degli edifici già esistenti. Il progetto avviato a gennaio, coordinato dal Politecnico di Milano in collaborazione con la Fondazione Politecnico di Milano coinvolge quindici partner con un finanziamento dell’Unione Europea con 6.994.940 euro sul programma Horizon 2020. Obiettivo cruciale della ricerca è quello di elaborare metodi e strumenti efficaci e affidabili per ricostruire rapidamente modelli digitali 3D degli edifici esistenti e integrare, senza soluzione di continuità, dati semantici nonché informazioni geometriche ed eseguire valutazioni avanzate delle opzioni di progettazione per le ristrutturazioni. Per risolvere questo problema, è possibile sfruttare diversi strumenti di scansione digitale come la scansione 3D, scansione laser e magnetica, termo-scansione, IR e radiografia, per mappare rapidamente non solo la geometria degli edifici esistenti, ma anche gli elementi “nascosti”, come i materiali delle soluzioni tecniche, dei sistemi elettrici o delle tubazioni e i componenti e la posizione dei sistemi HVAC. Oltre a raccogliere e rappresentare tali informazioni si dovrà tener conto anche dei dati provenienti da fonti diverse, come i sensori (per esempio attraverso sistemi di automazione e controllo degli edifici o Building Automation and Control Systems – BACS) per monitorare non solo le condizioni di costruzione (es. ambiente interno e comfort acustico), ma anche i comportamenti degli utenti (es. profili di occupazione). Lo scambio di dati tra BIM a BACS determina l’insorgere di diversi problemi, dovuti spesso alla difficoltà di gestire i dati dinamici raccolti con le elevate frequenze di campionamento nel BIM. Tuttavia, è importante sviluppare soluzioni per migliorare l’interoperabilità tra BIM e BACS negli edifici esistenti: in particolare per monitorare il reale raggiungimento di prestazioni progettate e previste nell’operazione di costruzione, così da consentire anche il ciclo di feedback tra operazione e progettazione (per esempio confrontando le prestazioni previste e misurate). BIM4EEB svilupperà pertanto un kit di strumenti BIM completo da adottare nella ristrutturazione degli edifici residenziali esistenti al fine di rendere efficiente il flusso di informazioni, riducendo la durata dell’intervento stesso di ristrutturazione e migliorando le prestazioni degli edifici, la qualità edilizia e il comfort per gli abitanti. Per fare ciò, BIM4EEB si propone di applicare su dei casi pilota metodi e strumenti per superare gli attuali ostacoli che si verificano nelle diverse fasi dei processi di rinnovamento (dall’indagine sul campo, l’avvio e la progettazione alla costruzione e gestione), e a conclusione del progetto produrrà una semplice e pratica piattaforma operativa come archivio centrale di informazioni, un Common Data Environment (CDE), hub di relazione a cui sono connessi diversi strumenti. twitter account @Bim4Eeb

BIBLIOGRAFIA Dall’O’ G., Calcolo energetico dell’edificio in regime dinamico, perché occorre seguire questa strada – Politecnico di Milano

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CASE HISTORY

Riqualificazione con caldaie di alta potenza “Sotto la lente” due interventi nei quali sono stati sostituiti degli impianti termici obsoleti ed energivori con caldaie a condensazione installate in cascata. Comune denominatore: l’alta efficienza e il risparmio FEDERICA ORSINI

N

ell’ambito dell’adeguamento di due centrali termiche – una costituita da generatori a olio combustibile (condominio di via Mentana a Terni), l’altra da generatori a gasolio (Auditorium RAI presso il Foro Italico a Roma) – sono state impiegate rispettivamente tre caldaie a basamento a condensazione Power HT-A 1.500 e otto caldaie murali a condensazione Luna Duo-tec MP+ 1.110, apparecchi appartenenti al segmento Professional di Baxi con potenza compresa tra i 35 e i 650 kW, caratterizzati da alti rendimenti, facilità di installazione e semplicità di utilizzo.

- 40% DI COMBUSTIBILE E MANUTENZIONE In particolare – nel primo caso – i vantaggi principali forniti dalla nuova configurazione della centrale termica e dell’impianto sono le minori emissioni riscontrate e la notevole riduzione dei consumi. Dopo un anno di esercizio si è riscontrato un risparmio di circa il 40% nei costi relativi a combustibile e manutenzione. L’intervento ha richiesto l’impiego di un apposito camion con gru ad alta precisione affinché fosse possibile alloggiare gli elementi nella centrale termica ubicata nell’interrato dell’edificio. Un altro aspetto che è stato rivisto in corso d’opera ha riguardato la canna fumaria. Solo al momento dell’installazione, infatti, si è realizzato che il vano tecnico della stessa non 72

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PRIMA E DOPO. Centrale termica pre e post intervento presso il Foro Italico a Roma


era perfettamente verticale: dalla base alla sommità vi era uno scostamento di quasi 3 metri. Per evitare che la modifica al percorso della canna fumaria portasse a condividere lo spazio della stessa con il vano dell’ascensore, la soluzione adottata dalla ditta installatrice è stata quella di utilizzare un’intercapedine interna, il che ha consentito di recuperare lo spostamento ricorrendo a una canna fumaria di diametro inferiore rispetto ai 45 cm previsti ed effettuando nuovi calcoli per evitare qualunque tipo di problema di funzionamento dell’impianto.

CONTROLLO COSTANTE DEL FUNZIONAMENTO Nel caso dell’Auditorium RAI, in prima battuta è stato necessario effettuare dei lavori di ristrutturazione affinché il vano tecnico soddisfacesse i requisiti previsti dalla normativa sulla prevenzione degli incendi. Successivamente, si è provveduto a sostituire le vecchie caldaie con modelli a condensazione a metano installati in cascata. Ciò ha permesso un sensibile risparmio sui consumi grazie al cambio di combustibile e alle caratteristiche dei nuovi generatori in grado di modulare la potenza da erogare secondo le effettive necessità. Inoltre, la gestione attraverso il remote monitoring permette, oltre a un controllo costante dei vari parametri online, di esaminare dati, intervenire sui parametri di funzionamento e comunicare in tempo reale eventuali situazioni di allarme/blocco, evitando così i fermi macchina.

GLI OBIETTIVI DI BAXI E DEL GRUPPO BDR THERMEA Forte di un +63% dei volumi di vendita nel settore delle pompe di calore e dei sistemi ibridi rispetto al 2017 e in virtù della spinta propulsiva della normativa ErP all’uso delle fonti di energia sostenibile, nei prossimi tre anni Baxi intensificherà la propria presenza in questo specifico mercato (v. il paragrafo successivo). Un altro aspetto strategico per il brand, così come per il Gruppo BDR Thermea di cui l’azienda di Bassano del Grappa (VI) fa parte, è la crescita delle quote di mercato nei sistemi di alta potenza (le case history sopra illustrate sono un esempio delle azioni intraprese in questo ambito) e – più in generale – nei prodotti e servizi dedicati al segmento Professional. Specifiche app per il controllo a distanza, un team dedicato di ingegneri, progettazione BIM sono solo alcuni esempi delle iniziative promosse per suppor-

tare i professionisti. Altro punto centrale nello sviluppo del Gruppo è l’intensificazione della digitalizzazione, già in atto da tempo anche in Baxi con l’introduzione di processi lean, tracciabilità del prodotto, connettività dei prodotti ecc.

PER SOLUZIONI IMPIANTISTICHE CENTRALIZZATE, COMMERCIALI E INDUSTRIALI Coerentemente con quanto previsto nel suo piano industriale che punta alla crescita nel mercato delle pompe di calore, Baxi lancia quattro nuove famiglie di refrigeratori di liquido e pompe di calore aria/acqua ad alta potenza, studiate per soluzioni impiantistiche centralizzate, commerciali e industriali, che si affiancano all’ampliamento della gamma di caldaie a condensazione alta potenza sia nella versione murale che a basamento. Nello specifico si tratta di refrigeratori di liquido per il condizionamento d’ambiente di medio-grandi dimensioni di tipo residenziale, commerciale e industriale; pompe di calore reversibili per contesti residenziali con impianto radiante e applicazioni commerciali con ventilconvettori ad aria; pompe di calore polivalenti, pensate per impianti a 4 tubi in cui è richiesta contemporanea produzione riscaldamento e raffrescamento; pompe di calore reversibili ad alta efficienza per installazioni residenziali con necessità di acqua ad alta temperatura per radiatori e ACS.

I NUMERI DI BAXI Confermando il trend di sviluppo previsto, nel 2018 il fatturato di Baxi si è attestato a 287 milioni di euro, con un incremento del 12,5% rispetto al 2017. Cresciuto anche il numero delle caldaie prodotte, arrivate a oltre 540.000 nel 2018. Una macchina produttiva efficiente e organizzata, in grado di fabbricare 4.000 unità al giorno nello stabilimento di 100mila metri quadri di superficie e con i suoi 700 dipendenti. Il tutto nel rispetto dell’ambiente, grazie ai 6.000 m2 di pannelli fotovoltaici che soddisfano il 100% della richiesta energetica necessaria per la realizzazione delle caldaie. Per ciò che riguarda la composizione del fatturato, il 35,1% è rappresentato dal mercato Italia, il 18,9% dall’export (con una distribuzione in oltre 50 Paesi) e il 46% dalle vendite alle Intercompany – società appartenenti allo stesso Gruppo BDR Thermea e presenti in vari Paesi, tra cui Russia, Francia, Spagna, Cina, Regno Unito, Germania, Turchia, Paesi Bassi.

SEDE BAXI. Stabilimento con tetto fotovoltaico

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ARCHEOIMPRESE

Archeologia 2.0, nuove tecnologie a servizio Lontani ormai dagli stereotipi del “taccuino” e dai metodi invasivi: l’evoluzione della professione verso la definizione di una scienza applicata vera e propria CLAUDIO CALASTRI

Vicepresidente Archeoimprese

N

ell’immaginario collettivo, l’attività dell’archeologo – sia essa di campo o di documentazione e rielaborazione dei dati di scavo – è legata a stereotipi che ancora oggi faticano a essere rimossi. La figura del letterato che si cimenta con la terra, armato di bisturi e pennello, e che disegna i reperti a mano su un taccuino, costituisce un retaggio di metodologie pratiche e approcci filosofici alla professione ormai datati e obsoleti, che la moderna archeologia ha completamente superato. L’esercizio dell’attività di scavo archeologico, nel vasto contesto dell’edilizia pubblica e privata, ha avuto negli ultimi trent’anni una decisa accelerazione, grazie a una normativa di tutela pubblica avanzata e ormai ben sperimentata nel Codice degli Appalti, oltre all’indiscutibile attenzione prestata da lungo tempo verso il patrimonio archeologico e storico della nostra nazione (Figura 1). Per ottimizzare tempi e modi dell’agire archeologico nei cantieri, le metodologie di ricerca e documentazione si sono evolute, acquisendo e integrando competenze tecniche e tecnologiche nate in origine per

FIGURA 1. Archeologi al lavoro in un cantiere

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altre discipline – affini o vicine all’archeologia – come la geologia, la geofisica, l’architettura. L’approccio multidisciplinare e innovativo dell’Archeologia 2.0 è la chiave di lettura dell’evoluzione di questa professione che si può ormai definire una scienza applicata.

CERCARE SENZA SCAVARE La ricerca archeologica moderna, prima di intervenire direttamente sul terreno, ha da tempo adottato procedure e tecnologie in grado di fornire dati utili all’interpretazione preliminare e non invasiva del sottosuolo. Questo sia per fornire valutazioni finalizzate a indirizzare un imminente intervento di scavo, sia per creare una mappatura di aree a rischio di presenza di giacimenti archeologici sepolti. È il caso dell’utilizzo della geofisica, un insieme di rilevazioni strumentali non invasive generalmente utilizzate in campo geologico e ingegneristico, opportunamente tarata e interpretata per scopi archeologici. Per esempio, le indagini geomagnetiche effettuate con il metodo magnetometrico (spesso utilizzate per mappare il rischio di intercettare residuati bellici nei cantieri) hanno anche una specifica utilità a fini archeologici; e ancora, la carica magnetica residua del terreno cotto, sia esso uno strato di terreno bruciato da un focolare oppure una concentrazione di laterizi e ceramica, restituisce spesso un segnale agli strumenti simile a quello del metallo – detto anomalia – che permette di indirizzare con precisione un’attività di scavo archeologico preventivo e mirato soltanto laddove serva (Figura 2). Altre metodologie largamente utilizzate nelle fasi preventive dell’archeologia sono l’indagine tramite GPR (Ground Penetrating Radar), detto anche georadar, e l’indagine geoelettrica. Entrambe le procedure mappano le variazioni fisiche del sottosuolo a seconda della conformazione di quest’ultimo e sono particolarmente indicate nella ricerca di strutture murarie sepolte. L’utilizzo di queste specifiche – singolarmente o incrociate – permette, in condizioni logistiche ottimali, di ricostruire con buona precisione estensione e articolazioni interne dei siti archeologici sepolti.


in Italia del metodo di scavo stratigrafico mutuato dalla geologia, l’indagine archeologica ha iniziato a codificare le proprie linee di azione e a richiedere un adeguato supporto tecnologico, soprattutto in merito alla documentazione di scavo in corso d’opera e alla elaborazione finale dei dati. Come spesso viene ricordato dagli archeologi ,lo scavo è un’operazione distruttiva e non ripetibile ,che incide in modo irreversibile sulla sequenza di formazione di strati di terreno e strutture sepolte. Tale irreversibilità necessita pertanto di un altissimo livello di documentazione di ciò che viene scientificamente“ smontato ,”perché essa è l’unica traccia che rimane di una componente fisica destinata a scomparire. La documentazione fotografica e grafica di planimetrie e sezioni di scavo riveste un ruolo di decisiva importanza in questo processo di registrazione di dati non più replicabili. Sino alla metà-fine degli anni ’90, l’elaborazione grafica delle stratigrafie sul campo era affidata completamente alla mano dell’uomo, tramite il disegno dei reperti e degli strati su carta millimetrata o lucido, posizionato tramite metrelle o metri a stecca. Questa operazione necessitava l’impiego di almeno due operatori simultaneamente, ed era inevitabilmente legata, nella sua accuratezza e velocità di esecuzione, alla soggettiva bravura del disegnatore. La progressiva introduzione anche in ambito archeologico del rilievo topografico strumentale, basato essenzialmente sull’utilizzo di strumenti di posizionamento laser, come le stazioni totali, o anche tramite l’utilizzo del GPS, ha favorito la diffusione di metodologie di acquisizione ed elaborazione dei dati grafici più moderne e spedite, come la fotogrammetria digitale (Figura 3). Ciò che un tempo

FIGURA 2. Indagine geofisica integrata (geomagnetico e georadar) in un sito di fornaci di età romana

SCAVARE E DOCUMENTARE Se i nuovi metodi di analisi del terreno hanno sensibilmente migliorato l’efficacia delle indagini archeologiche senza intervento nel sottosuolo, lo scavo archeologico vero e proprio (ovvero la rimozione ragionata della terra per raggiungere un contesto antico sepolto) rimane un gesto manuale, non sostituibile, ma solo supportabile dall’evoluzione tecnica. A partire dagli anni ’70, con l’adozione anche

FIGURA 3. Utilizzo della stazione totale laser in un cantiere archeologico

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ARCHEOIMPRESE

veniva rilevato con lunghe sessioni di disegno manuale, oggi viene acquisito tramite veloci riprese fotografiche dall’alto, effettuate da un solo operatore con asta telescopica o anche tramite drone telecomandato in caso di ampie porzioni di scavo, posizionate con stazione totale e in seguito processate con software di fotoraddrizzamento (Figura 4). Il successivo passaggio di elaborazione computerizzata dei disegni è eseguito generalmente tramite i software CAD o, con sempre maggiore diffusione, tramite l’utilizzo di piattaforme GIS o WebGIS open source. In caso di rilievi architettonici o comunque di alzati strutturali, è sempre più diffuso l’uso del laser scanner, che permette, tramite l’elaborazione di una nuvola di punti georeferenziati, l’acquisizione in 3D dei monumenti o di parte di essi (Figura 5). L’automatizzazione e la digitalizzazione di queste procedure di indagine e documentazione ha inciso in modo definitivo sul risparmio di tempo e sull’ottimizzazione delle risorse umane sui cantieri archeologici, migliorando anche la qualità del dato documentale restituito. Altro aspetto di questa evoluzione delle procedure è la nascita di figure professionali nuove, rilevatori, disegnatori, elaboratori di dati su piattaforme GIS, che alla formazione archeologica uniscono conoscenze tecnologiche avanzate. Le imprese archeologiche, tramite investimenti continui e importanti in attrezzature e know-how, sono da tempo in prima linea in questo continuo aggiornamento di proce-

FIGURA 5. Esempio di rilievo 3D dure e strumenti di lavoro, per fornire alle proprie committenze e alle Soprintendenze standard operativi sempre più elevati e performanti della propria attività.

FIGURA 4. Immagine fotografica zenitale di uno scavo archeologico raddrizzata digitalmente

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Via Brenta 13 – 00198 Roma Tel. 06/8555203 – Fax 06/8559860

SOCI FINCO ACMI Associazione Chiusure e Meccanismi Italia Presidente: Nicola Fornarelli Vice Presidente: Antonio Gramuglia Presidente Onorario: Vanni Tinti AICAP Associazione Aziende italiane Cartelli ed Arredi Pubblicitari Presidente: Paolo Buono Vice Presidente: Giuseppe Strippoli Segretario Nazionale: Paolo Moleri Direttore Generale: Angela Pirrone AIFIL Associazione Italiana Fabbricante Insegne luminose Presidente: Alfio Bonaventura Vice Presidenti: V italiano Mantovani, Gianluca Masullo Segretario: Claudio Rossi

ANFUS Associazione Nazionale Fumisti e Spazzacamini Presidente: Gianfranco Borsatti ­Vice Presidente: Massimo Pistolesi ­Segretario generale: Sandro Bani ANNA Associazione Nazionale Noleggio Autogru e Trasporti Eccezionali Presidente: Daniela Dal Col Vice Presidente: Angelo Gino Past President: Sergio Pontalto ANIPA - FIAS Associazione Nazionale Imprese Pozzi per Acqua Presidente: Daniele Succio APCE Associazione per la Protezione delle corrosioni elettrolitiche Presidente: Mauro Vincenzo Cannizzo Direttore: Matteo Robino ARCHEOIMPRESE Associazione Italiana Imprese di Archeologia Presidente: Daria Pasini Vicepresidenti: Monica Girardi, Luca Mandolesi

AIPAA Associazione Italiana per l’Anticaduta e l’Antinfortunistica Presidente: Giuseppe Lupi Vice Presidente: Michele Brambati Direttore: Tommaso Spagnolo

ARI Associazione Restauratori d’Italia Presidente: Kristian Schneider Vice Presidente: Irene Zuliani Segretario: Paola Conti

AISES Associazione Italiana Segnaletica e Sicurezza Presidente: Gabriella Gherardi Vice Presidente: Toni Principi

ASSITES Associazione Italiana Tende, Schermature solari e Chiusure Tecniche Oscuranti Presidente: Fabio Gasparini Vice Presidenti: Loris Di Francesco, Nereo Sella

AIT Associazione Imprese Impianti Tecnologici Presidente: Bruno Ulivi Vice Presidenti: Riccardo Cerrato, Carlo Antonio Gandini Segretario: Roberto Vinchi

ASSOBON Associazione Nazionale Imprese Bonifica Mine ed Ordigni Residui Bellici Presidente: Potito Genova Consigliere: Stefano Gensini

AIZ Associazione Italiana Zincatura Presidente: Carmine Ricciolino Vice Presidente: PierLuigi D’Ambrosio

ASSOFRIGORISTI Associazione Italiana Frigoristi Presidente: Gianluca De Giovanni Vice Presidente: Franco Faggi Direttore: Marco Masini

ANACI Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari Presidente: Francesco Burrelli Segretario: Andrea Finizio

ASSOIDROELETTRICA Associazione dei Produttori Idroelettrici Presidente: Paolo Pinamonti Direttore Generale: Paolo Taglioli

ANACS Associazione Nazionale Aziende di Cartellonistica Stradale Presidente: Davide Castagnoli Vice Presidente: Elena Orlandi Direttore: Paolo Bertaggia ANCSA Associazione Nazionale Centri Soccorso Autoveicoli Presidente: Eleonora Testani Vice Presidente: Enzo Ciabatta Direttore: Alessia Lentini ANFIT Associazione Nazionale per la Tutela della Finestra Made in Italy Presidente: Laura Michelini Vice Presidente: Marco Rossi Direttore Tecnico: Piero Mariotto

ASSOROCCIA Associazione Nazionale costruttori opere di difesa dalla caduta di massi e valanghe Presidente: Carlo Miana Vice Presidente: Diego Dalla Rosa Direttore Generale: Bruno Zanini ASSOVERDE Associazione Italiana Costruttori del Verde Presidente: Antonio Maisto Vice Presidente: Pasquale Gervasini Segretario Generale: Federico Ospitali

CNIM Comitato Nazionale Italiano Manutenzione Presidente: Aurelio Salvatore Misiti


FIAS Federazione Italiana delle Associazioni Specialistiche del Sottosuolo Presidente: Massimo Poggio Vice Presidenti: Mauro Buzio, Stefano Chiarugi

SISMIC Associazione Tecnica per la Promozione degli Acciai Sismici per il Cemento Armato Presidente: Donatella Guzzoni Direttore: Roberto Treccani

AIF – FIAS Associazione Imprese Fondazioni consolidamenti - indagini nel sottosuolo Presidente: Antonio Arienti

UNICMI Unione Nazionale delle Industrie delle Costruzioni Metalliche dell’Involucro e dei Serramenti Presidente: Guido Faré Vice Presidente Vicario: Donatella Chiarotto Direttore Generale: Pietro Gimelli

ANIG HP – FIAS Associazione Nazionale Impianti Geotermia – Heat Pump Presidente: Gabriele Cesari

UNION Unione Italiana Organismi Notificati Presidente: Iginio S. Lentini

ANISIG – FIAS Associazione Nazionale Imprese Specializzate in Indagini Geognostiche Presidente: Italo Cipolloni ACI Presidente: Angelo Sticchi Damiani

FIPER Federazione Italiana Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili Presidente: Walter Righini Vice Presidente: Hanspeter Fuchs, Federica Galleano Direttore: Vanessa Gallo

ANAS Spa - Azienda Naz. Autonoma delle Strade Presidente: Claudio Andrea Gemme Amministratore Delegato: Massimo Simonini

FIRE Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia Presidente: Cesare Boffa Vice Presidente: Giuseppe Tomassetti Direttore: Dario Di Santo

CASEITALY Srl Presidente: Laura Michelini INCO INGEGNERIA Spa Amministratore Unico: Aldo Muller

FISA – FIRE SECURITY ASSOCIATION Fire Security Association Presidente: Marco Patruno

IN&OUT Spa Presidente: Angelo L’Angellotti Amministratore Delegato: Sergio Fabio Brivio e Nicola Lippolis CFO Direttore Generale: Sergio Fabio Brivio

FONDAZIONE PROMOZIONE ACCIAIO Presidente: Caterina Epis Direttore Generale: Simona Maura Martelli

LAPI Spa - Laboratorio Prevenzione Incendi Spa Presidente: Massimo Borsini Vice Presidenti Cda e Consiglieri: David Borsini e Luca Ermini M3S Spa Presidente: Ulderico Granata

PILE Produttori Installatori Lattoneria Edile Presidente: Fabio Montagnoli Tesoriere: Palmiro Bartoli

PONTINA STAMPI Srl Presidente: Catiuscia Boscato CEO: Gianpiero Di Girolamo

RSF Restauratori Senza Frontiere Presidente: Paolo Pastorello Vice Presidenti: Carla Tomasi e Alessandra Morelli

SICI Srl Presidente: Pasquale Villari

Per ulteriori informazioni sulle Associazioni federate potete consultare il sito Finco www.Fincoweb.org - Area associate

COMITATO DI PRESIDENZA FINCO

Carla Tomasi Presidente Finco

Daniela Dal Col Consigliere Incaricato Filiera Macchine e Attrezzature

Fabio Gasparini Consigliere Incaricato Sviluppo Associativo

Gabriella Gherardi Consigliere Incaricato Organizzazione e Filiere

Walter Righini Consigliere Incaricato Filiera Rinnovabili

Lino Setola Consigliere Incaricato della Filiera Mobilità e Sicurezza Stradale

Angelo Artale Direttore Generale

comunic a zione @finc ow e b . o r g – f i n c o @ f i n c o w e b . o r g – w w w.f in c o web .o rg


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ISSN: 2038-0895

Per PENSARE, PROGETTARE e COSTRUIRE SOSTENIBILE

PREFABBRICAZIONE NON FA RIMA CON OMOLOGAZIONE

Per PENSARE, PROGETTARE e COSTRUIRE SOSTENIBILE

N. 74 I Anno XIII I SETTEMBRE 2018 I Bimestrale

CERTIFICAZIONE LEED PLATINUM PER IL PRYSMIAN HQ

RINNOVABILI Nonostante la crescita, il traguardo è ancora lontano CONTRATTI EPC Principi generali ed elementi chiave SCHERMATURE SOLARI In principio fu la tenda, ora sono schermature CASE STUDY Isolamento interno con materiali “naturali” PROGETTAZIONE EFFICIENTE Passivhaus in clima caldo? Si può!

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N. 76 I Anno XIII I NOVEMBRE/DICEMBRE 2018 I Bimestrale

DESIGN SISTEMICO Progettare per la sostenibilità GRATTACIELI NZEB Sfida possibile? SOLAR DECATHLON DUBAI Prefabbricati: i mattoni del futuro COPERTURE Soluzioni complesse per rispondere a requisiti termo-acustici

Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010

FOTOVOLTAICO INTEGRATO Cosa c’è dietro l’angolo?

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TAMPONATURE Progettazione antisismica e riqualificazione energetica

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N. 77 I Anno XIV I GENNAIO/FEBBRAIO 2019 I Bimestrale

SERRAMENTI, MATERIALI PERFORMANTI E TECNICHE DI POSA

PARQUET E SISTEMI RADIANTI, CONVIVENZA POSSIBILE?

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ZERO ENERGY Housing negli Emirati Arabi Uniti

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E-MOBILITY Ricaricare in condominio

Poste Italiane Spa – Posta target magazine – LO/CONV/020/2010

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SMART CITY La tecnologia digitale migliora la qualità della vita

CONTRATTI EPC Applicazione in ambito pubblico

SISTEMI FOTOVOLTAICI Minimizzare i rischi

GREEN BUILDING Design e ambiente: un sodalizio possibile

N. 75 I Anno XIII I OTTOBRE 2018 I Bimestrale

NZEB IN ITALIA Pochi, ma buoni?

NZEB Ridurre i costi di edifici a consumo energetico quasi zero

INTERVISTE La sfida della progettazione multidisciplinare

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