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NOVEMBRE-DICEMBRE 2017

MusiCare 2017 - ANNO XIX - Numero 5 - Mensile in A.P. 70% C.P.O. Vicenza

SUONO O NON SUONO?

È il dilemma di molti giovani musicisti, non solo italiani. Perché non basta più essere bravi e vincere i concorsi: bisogna fare i conti con un modo nuovo di comunicare la musica. In sala da concerto, e fuori. Come il violinista russo ILYA GRINGOLTS, o l’orchestra “senza direttore”, Spira Mirabilis. PUREZZA E SACRALITÀ

L’approccio alla materia sonora e alla voce umana: nostra intervista a Walter Testolin

UN APPLAUSO VI LIBERERÀ Provocazioni e riflessioni sui costumi concertistici attuali a firma del critico Cesare Galla 1

L’OMBRA ILLUMINA LA BELLEZZA Studioso e formatore, interprete della musica e della vita: il nostro ricordo di Giovanni Guglielmo


ANNO SOCIALE 108 Giovedì 19 ottobre 2017, ore 20:45

Giovedì 8 febbraio 2018, ore 20:45

KREMERATA BALTICA orchestra SEONG-JIN CHO pianoforte

Integrale delle Sonate e Partite di J. S. Bach parte prima

Teatro Comunale di Vicenza

Teatro Comunale di Vicenza concerto nel ricordo del marchese Giuseppe Roi

SUYOEM KIM violino

musiche di Górecki, Chopin e Weinberg

Venerdì 23 febbraio 2018, ore 20:45

Lunedì 13 novembre 2017, ore 20:45

MURRAY PERAHIA pianoforte

Teatro Comunale di Vicenza

Teatro Comunale di Vicenza

programma da definire

CUARTETO CASALS archi

Mercoledì 7 marzo 2018, ore 20:45

musiche di Beethoven e Porat

Teatro Comunale di Vicenza

ORCHESTRA DA CAMERA DI BRESCIA Filippo Lama violino concertatore BRUNO CANINO & ANTONIO BALLISTA

Lunedì 20 novembre 2017, ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

SPIRA MIRABILIS orchestra Brahms Sinfonia n. 1

duo pianistico

musiche di Boccherini, Mozart e Schubert

Mercoledì 6 dicembre 2017, ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

Lunedì 19 marzo 2018, ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

DE LABYRINTHO ensemble vocale ROSSOPORPORA ENSEMBLE orchestra di

FILIPPO GAMBA pianoforte Integrale delle 32 Sonate di Beethoven quarto concerto

strumenti antichi

Walter Testolin direttore

Lunedì 16 aprile 2018, ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

PER L’IMMORTAL SENTIERO Madrigali, arie e balli di Monteverdi nei 450 anni dalla nascita

MATTHIAS GOERNE baritono ALEXANDER SCHMALCZ pianoforte

Giovedì 14 dicembre 2017, ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

Franz Schubert: i tre grandi cicli di lieder terzo concerto

THE KING’S SINGERS ensemble vocale

Lunedì 7 maggio 2018, ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

LE NOZZE D’ORO DEI KING’S SINGERS Brani della tradizione natalizia

QUINTETTO BARTHOLDY archi

CAMERATA SALZBURG orchestra GREGORY AHSS violino concertatore JAN LISIECKI pianoforte KURT KÖRNER tromba

musiche di Zemlinsky, Mozart e Bruckner

musiche di Bach, Shostakovich e Mozart

Sabato 13 gennaio 2018, ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

Lunedì 29 gennaio 2018, ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

BIGLIETTI in vendita alla biglietteria del Teatro Comunale e presso la sede della Società del Quartetto (Vicolo Cieco Retrone, 24 / tel. 0444 543729 / info@quartettovicenza.org)

LORENZA BORRANI violino ALEC FRANK-GEMMILL corno naturale ALEXANDER LONQUICH pianoforte musiche di Schumann e Brahms

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www.tcvi.it / www.quartettovicenza.org


I

lya Gringolts è un “ragazzo” russo di 35 anni, ha vinto il Premio Paganini nel 1998 e ha suonato nei più importanti teatri del mondo. Non gli sono mancati i palcoscenici e le cornici in cui scattare foto memorabili della sua attività, tra lampadari luccicanti e sipari rosso rubino. Eppure un suo servizio fotografico – vedi copertina di questo numero – è ambientato in uno spazio che richiama il garage di un supermercato, più che una sala da concerto: sfondo grigio, cemento armato a vista, luce fioca. Fa tornare alla mente il commento sconsolato che fece un po’ di tempo fa un direttore d’orchestra, a proposito delle scelte di regia negli allestimenti odierni delle opere: «Arrivi in podio, alzi gli occhi e vedi tutto grigio, bianco e nero...pensare a quanti bei colori ci sarebbero!». La foto di copertina potrebbe anche essere stata semplicemente scattata dietro le quinte di un teatro, dove il cemento armato e la luce fioca sono entrambi necessari. Ma non è un caso che lo sfondo in questione – e lungi da noi il volerne fare “una questione” - ricordi così tanto i nuovi fabbricati, stile Borgo Berga, volendo dare un riferimento vicentino. Così come, oggi, è sempre più difficile comprare dei graziosi vestitini colorati ad una bambina di otto anni: gli scaffali dei negozi tirano sulle varianti di grigio, ma guai a chiamarlo così: tortora, canna di fucile, fumo di Londra...manca solo il “grigio nebbia in val Padana”. Una volta, il contesto puntava a dare la cifra della sostanza e a riconoscersi nel target cui si rivolgeva: banalizzando, i gruppi rock si facevano ritrarre in fumosi scantinati e le orchestre in eleganti sale. Nella società dell’immagine, non essendo concesso fotografare la bellezza di una sonata di Beethoven, si punta sull’appeal dell’artista che la interpreta. È anche questo un fatto di estetica e, se anche una villa palladiana, un prato verde o un affresco del Tiepolo ci restituiscono più Bellezza di un blocco di cemento corrugato, è possibile che un’immagine rivoluzionata possa essere un modo di uscire da determinati cliché di cui è ancora ostaggio la musica colta. In questo nuovo modo di comunicare, però, l’artista (soprattutto la “star”) non potrà sottrarsi dal porsi alcune semplici domande, che fino a poco tempo fa non aveva bisogno di farsi: per chi suono?...a chi mi rivolgo e cosa voglio comunicare?... sono l’oggetto o sono il tramite?…voglio essere portatore di bellezza o campione di incassi?... Questo MusiCare è denso di risposte più o meno esplicite, di esempi e di considerazioni sul tema. Ognuno trarrà le proprie conclusioni. E non dovremo stupirci se qualche bravo giovane musicista dirà: «io non gioco». Non per rifugiarsi tra lampadari e cliché, ma per ritrovare una sostanza che a volte si smarrisce nella forma che dovrebbe rappresentarla. ● Giovanni Costantini

cartaCanta CONOSCERE IL COLORE DELLA DIVINA LUNGHEZZA

In copertina Ilya Gringolts, violinista russo classe 1982, futuro solista ospite con la OTO il prossimo 18 dicembre. Anno XIX - Numero 5 Novembre-Dicembre 2017

coordinamento editoriale Giovanni Costantini collaboratori Marco Bellano Filippo Lovato Paolo Meneghini Alberto Schiavo impaginazione Alessandra Melison per le foto l’Editore è a disposizione di quanti provassero diritti di Copyright

Periodico di cultura, musica e spettacolo di Società del Quartetto di Vicenza e Orchestra del Teatro Olimpico Direttore Resp.: Matteo Salin Editore: Società del Quartetto di Vicenza Redazione: vicolo cieco Retrone, 24 Vicenza Tel. 0444/543729 Fax 0444/543546 web www.quartettovicenza.org e-mail info@quartettovicenza.org Periodico iscritto al registro Stampa del Tribunale di Vicenza n. 977 Stampa: Tipolitografia Pavan snc su carta Passion 13 da 100 g/mq Tiratura 3000 copie

la carta di questa pubblicazione è gentilmente offerta da

F. SCHUBERT SINFONIE IN C D944 BÄRENREITER-VERLAG, KASSEL L’opera sarà interpretata dall’Orchestra del Teatro Olimpico Alexander Lonquich direttore lunedì 18 dicembre 2017 al Teatro Comunale di Vicenza.

«Chi non conosce questa sinfonia conosce ancor poco Schubert. […] Oltre a una suprema tecnica musicale della composizione, qui c’è la vita in tutte le sue fibre, il colorito sino alla sfumatura più tenue, vi è significato ovunque, e la più acuta espressione del particolare […] E la divina lunghezza della sinfonia è come uno spesso romanzo in quattro volumi di Jean Paul che non finisce mai, per l’ottima ragione di lasciar creare il seguito al lettore». Robert Schumann

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Concerto per il Natale mercoledì 13 dicembre 2017

ore 20:30

Chiesa di Santa Maria dei Servi Piazza Biade, Vicenza

GLI ARCHI DELL’ORCHEstRA DEL tEAtRO OLImpICO FILIppO LAmA violino concertatore Arcangelo Corelli

Concerto Grosso in Sol min. op. 6 n. 8 “Fatto per la Notte di Natale”

Antonio Vivaldi

Sonata in Re min. op. 1 n. 12 “La Follia”

Johann sebastian Bach

Concerto Brandeburghese n. 3

Georg Friedrich Händel

Concerto Grosso in Sol magg. op. 6 n. 1

Antonio Vivaldi

Concerto in La magg. per archi e b. c. Ingresso gratuito su invito. Gli inviti si possono ritirare gratuitamente presso la sede dell’Orchestra del Teatro Olimpico (Vicolo Cieco Retrone, 24 / tel. 0444 326598 / segreteria@orchestraolimpico.it) nei giorni 4, 5, 6, 7 e 11 dicembre 2017 dalle ore 9 alle 13 e dalle 15 alle 17:30

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Indice

LA STECCA «Ascolto musica pop perché sono un miserabile o sono un miserabile perché ascolto musica pop?» (John Cusack, attore e produttore statunitense, 1966)

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ilConcertoNONèMorto

L’APPLAUSO TRA UN MOVIMENTO E L’ALTRO NON ROVINA NULLA... PAROLA DI CHOPIN! di Cesare Galla

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musicaMese

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frasi&accordi

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L’ORCHESTRA SENZA UN DIRETTORE MA CON UN “SUO” GRANDE PUBBLICO a cura di Giovanni Costantini

PUREZZA ESTETICA E SACRALITÀ, DALL’ANTICHITÀ AD OGGI di Giovanni Costantini

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musicaMese

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musicaMese

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echi

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notEventi

LA PERFEZIONE DEI KING’S SINGERS, SONTUOSO REGALO DI NATALE di Paolo Meneghini

VISIONI, LEGAMI E DESTINI: I “CANTI DEL CIGNO” DI SCHUMANN E SCHUBERT di Marco Bellano

DA ZEMLINSKY A BRUCKNER, IL QUINTETTO è UN “UNICUM” di Marco Bellano

L’OMBRA DI GIOVANNI GUGLIELMO ILLUMINA ANCORA LA BELLEZZA di Filippo Lovato

note&registri

C’ERA UNA VOLTA UN ORGANO... ANZI DUE, A POGGIOSERENO! a cura della redazione

d’altro ouverture canto Nell’era dei bonus – dai 18 anni agli 80 euro – non stupisce qualunque forma di “integrazione” che faccia “girare l’economia” e dia una sensazione di crescita. Oltre agli “aiuti di Stato” arrivano così le iniziative di grandi privati che, da qualche tempo, attraverso i propri consumatori, hanno trovato il modo di sostenere ambiti nei quali precedentemente era escluso un loro intervento. La scuola, ad esempio. Ed ecco che facendo il pieno di carburante per l’auto o il pieno di latte di vacca per la famiglia, si “premia” l’istituto scolastico del figlio, che potrà così acquistare materiali che lo Stato non riesce più a garantire. In un sistema sano, forse, si rivedrebbero le accise per le guerre coloniali o le famigerate “quote latte”. In Italia, invece, sembra più saggio attendere che acquistando una pagnotta si possa far avere un leggio all’orchestra della propria città o, chissà, scegliendo un supermercato si aiuti il teatro a pagare le bollette. Non si tratta di una normale sponsorizzazione: siamo oltre. Siamo, quasi, alla colletta per i poveri. Ma sempre col sorriso e al motto di “pax et bonus”. ●

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ilConcertoNONèMorto

di Cesare Galla

L’APPLAUSO TRA UN MOVIMENTO E L’ALTRO NON ROVINA NULLA... PAROLA DI CHOPIN! Prosegue lo scambio di idee sul futuro della musica “colta”. E togliere aggettivi “classisti” è una delle proposte del critico musicale Cesare Galla, che offre delle riflessioni profonde sul costume concertistico attuale, non prive di fondamenti storici. Fino alla provocazione: «Telefonini accesi ai concerti: perché no?!».

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el 1830, una serata di musica a teatro poteva essere congegnata in questo modo: «Dopo il pezzo d’inizio, la Sinfonia di Goerner, ho suonato l’Allegro in Mi minore, che pareva andasse da solo, su un pianoforte Streycher. Applausi assordanti. […] Poi si è eseguita l’Aria con coro di Soliwa che M.lle Volkow, vestita d’azzurro come un angelo, ha cantato con slancio. Seguivano l’Adagio e il Rondò; e poi c’è stata la pausa. E nella seconda parte altre musiche, di Rossini e di altri». È la semplice descrizione di un costume concertistico dal quale siamo oggi sideralmente lontani. Tanto più significativa se si pensa che l’autore di queste righe – tratte da una lettera a un amico – era direttamente e profondamente interessato all’evento di cui fa il resoconto: si tratta di un ventenne Chopin, e l’Allegro, l’Adagio e il Rondò di cui parla sono quelli del suo Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra, in occasione della prima assoluta, avvenuta al Teatro Nazionale di Varsavia l’11 ottobre di quell’anno, con la sua presenza come solista. Dunque era normale – non se ne stupiva o lagnava nemmeno l’autore-interprete – che una composizione potesse essere smembrata all’esecuzione e i suoi movimenti interpolati con altre musiche di natura diversissima (dal primo movimento di un Concerto con pianoforte a un’Aria con coro e poi al secondo e terzo movimento del Concerto). Addirittura ovvio che ogni singolo movimento venisse applaudito. Del resto, questo lo hanno raccontato senza fare una piega un po’ tutti i compositori di quell’epoca e di quella che l’ha preceduta: applaudito e magari bissato all’istante, prima di andare avanti con il resto della composizione. Si era ormai quasi nel cuore dell’Ottocento, ma ancora le cose funzionavano così. Sarebbero dovuti passare ancora alcuni decenni prima che progressivamente si affermasse e diventasse quindi dominante una concezione molto diversa dell’ascolto pubblico: quella del concerto come celebrazione rituale, della quale gli interpreti sono i grandi sacerdoti, da seguire in reli-

gioso (è il caso di dirlo..:) silenzio, quasi trattenendo il respiro, nell’oscurità. Senza muoversi troppo, senza interrompere con applausi “fuori tempo”, fra un movimento e l’altro. La concezione nella quale siamo immersi, volenti o nolenti, ancora oggi. È naturale chiedersi se oggi questo ormai vetusto costume di ascolto – così chiaramente determinato da un clima culturale (e sociale) distantissimo da quello attuale – influisca in qualche modo non solo sull’appeal della musica che per comodità chiamiamo “classica”, ma anche e soprattutto sulla sua capacità di attirare le nuove generazioni. Che sono invece sempre più abituate a esperienze d’ascolto totalmente diverse. Ed è naturale rispondersi che probabilmente è proprio così. Oggi i concerti “classici” continuano a essere pensati e proposti secondo schemi sorpassati, “ingessati”, per certi aspetti raggelanti. La maggior parte del pubblico degli habituées reagisce con fastidio se in sala qualcuno applaude in un momento che viene considerato sbagliato. E non parliamo poi della violazione dell’obbligo di silenzio assoluto, un “peccato” che scatena nervosismo e riprovazione. Del resto, questo comportamento è quello che una grande maggioranza degli interpreti richiede e anzi pretende. Se è vero come è vero che alcuni grandi passano alle cronache per isteriche reazioni sul palcoscenico a un colpo di tosse di troppo o all’apparire più o meno fugace della luce di un telefonino. Se ne vanno sdegnati, questi grandi, quando succedono cose del genere, e non tornano più indietro. O lo fanno solo dopo pazienti e contrite insistenze da parte degli organizzatori e dello stesso pubblico, a suon di applausi imploranti. Queste scene fanno male alla musica eseguita dal vivo, e quindi inevitabilmente alla musica in generale. Ma è altrettanto negativo il ruolo di “custode” della tradizione che almeno una parte del pubblico si autoassegna, ovviamente del tutto in buona fede.

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Non si vuole sostenere una rivoluzione “caciarona” e libertaria, che trasformi le sale da concerto in luoghi confusi e rumorosi. Si vuole semmai indicare alla riflessione di tutti i personaggi della meravigliosa recita di cui consiste un concerto (esecutori e pubblico), le opportunità che discendono da un atteggiamento più elastico e comprensivo. E perché no, anche tollerante. L’applauso fra un movimento e l’altro non rovina nulla, anche perché se il musicista voleva che due movimenti fossero fusi uno nell’altro, aveva sempre i mezzi tecnico-artistici per farlo. E talvolta lo faceva. Il silenzio assoluto è proprio (forse) dell’ascolto privato e individuale, ma è escluso da quello pubblico e collettivo: un teatro è una scatola sonora nella quale il silenzio non è tecnicamente raggiungibile. Ormai è tempo di rivedere la disposizione degli ascoltatori al compromesso, e di riflettere sul rapporto necessario fra buona educazione e buon senso. Invece, stiamo sempre più sdoganando l’utilizzo silenzioso del telefonino, e c’è il sospetto che questo avvenga perché siamo molto autoindulgenti rispetto alla nostra smartphone-dipendenza. Eppure, non è detto che guardare il telefonino a un concerto sia necessariamente un sintomo di noia e/o di distrazione. Quel formidabile aggeggio può perfino rivelarci in tempo reale particolari che non sapevamo su quello che proprio in quel momento stiamo ascoltando e aiutarci a condividere esperienze culturali di alto valore attraverso i social. Tutte cose che fanno crescere, se sono inserite in un contesto di buon senso. E che possono avere un enorme valore nella diffusione della conoscenza di un meraviglioso mondo che a troppi appare freddo e distante. Lo chiamiamo musica classica, e chissà quando riusciremo a liberarci di questo fuorviante aggettivo, che da fuori appare un po’ settario e un po’ classista anche se non è affatto così. Ma se dicessimo musica, e basta, non sarebbe molto meglio? E porte aperte a tutti, anche a chi scarta le caramelle o si dimentica di zittire la suoneria del telefonino. Purché non esageri… ●

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ouverture notEventi musicaMese

di Giovanni Paolo Meneghini di Costantini

L’ORCHESTRA SENZA UN DIRETTORE MA CON UN “SUO” GRANDE PUBBLICO In concerto a Vicenza il collettivo di musicisti di Spira mirabilis, un laboratorio di professionisti che punta ad una nuova formula di interpretazione ed allestimento del brano musicale, per poi darne al pubblico una restituzione autentica ed originale. «Non stavamo cercando un nuovo pubblico per la musica classica, ma ora, più che mai, sentiamo davvero di essere ascoltati.»

Spira mirabilis

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el panorama di innovazione del “rito del concerto”, s’inserisce l’iniziativa che la Società del Quartetto ospita lunedì 20 novembre. L’orchestra Spira mirabilis eseguirà la “sola” Sinfonia n. 1 di Johannes Brahms, senza un direttore sul podio, ma con una presentazione del brano a cura dell’orchestra stessa. Da dove viene questa realtà musicale e cos’ha di innovativo è diffusamente spiegato nella presentazione di Spira mirabilis, che di seguito riportiamo. Non tutto convince, forse, da un punto di vista tecnico e “comunicativo”, ma il risultato musicale e sociale sarà sicuramente interessante. A loro, dunque, la parola.

Avevamo bisogno di uno “spazio” per studiare ed esprimere le nostre idee creative. Con grande sorpresa, scoprimmo che il nostro nuovo modo di fare musica attraeva un pubblico internazionale in cerca di qualcosa che andasse oltre la tradizionale struttura di concerto. Siamo un gruppo di musicisti che ha trovato una terza via. Che cos’è questa terza via? L’interpretazione musicale rappresenta la responsabilità di ogni individuo all’interno di Spira mirabilis. Ogni singolo musicista arriva alla prima prova avendo studiato la partitura e avendo raccolto sul pezzo quante più informazioni possibile. Questo è ciò che un buon direttore farebbe ed è ciò che noi, come collettivo democratico, intendiamo emulare. Qual è il rischio? Per esempio, nel mezzo di un concerto, un musicista può spontaneamente prendere l’iniziativa e il resto del gruppo reagisce di conseguenza. Possiamo correre questo rischio solo grazie alla condivisa comprensione del gusto e del linguaggio musicale di ciascuno. È un grande rischio – ma esaltante. Dove ci esibiamo? Fin dall’inizio abbiamo deciso che avremmo lavorato al di fuori del circuito musicale tradizionale. Abbiamo cercato luoghi isolati, a volte angoli di strade e piazze, dove poter suonare per un pubblico senza preconcetti, che probabilmente non aveva mai sentito il pezzo. Non era una trovata mediatica, ma il genuino desiderio di ispirare un pubblico non avvezzo al repertorio classico con l’amore puro e l’energia trasmessi dalla musica dal vivo. Non suonate mai nelle sale da concerto? Sì, lo facciamo, e pensiamo di aver trovato una soluzione ideale: il cuore del nostro lavoro resta nella piccola citta italiana di Formigine, ma da lì partiamo per suonare in altri luoghi e incontrare nuovo pubblico, anche in sale da concerto. Il nostro pubblico, il nostro futuro Non stavamo cercando un nuovo pubblico per la musica classica, ma pensiamo di averne trovato uno, un pubblico vergine e desideroso di scoprire e saperne di più. Ora, più che mai, sentiamo davvero di essere ascoltati. ●

Cosa non siamo Non siamo solo un gruppo di musicisti che suonano insieme senza un direttore. Gruppi simili già esistono, spesso con un konsermeister che fa le veci del direttore, provando, dirigendo e dando gli attacchi all’orchestra. Non siamo un gruppo che fa spettacoli flash mob estemporanei come trovata pubblicitaria, pur amando suonare in luoghi insoliti e cercando nuovo pubblico fuori dalle classiche sale da concerto. Non siamo un gruppo che prova intensivamente per preparare un bel concerto. Proviamo per imparare insieme e costruire fra di noi una comune concezione del pezzo – quella che poi condivideremo con il nostro pubblico. Chi siamo Siamo un gruppo di musicisti professionisti che lavorano con passione e dedizione, animati dal desiderio di studiare musica insieme. Un “laboratorio musicale”. Il numero di musicisti che studiano per ogni progetto può cambiare in base al repertorio. Ma ciò che non cambia mai sono le motivazioni e l’integrità del nostro lavoro insieme. Perché abbiamo dato inizio a Spira mirabilis?

lunedì 20 novembre 2017 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

SPIRA MIRABILIS ensemble Brahms Sinfonia n. 1

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frasi&accordi ouverture

di Giovanni Costantini

PUREZZA ESTETICA E SACRALITÀ, DALL’ANTICHITÀ AD OGGI Breve chiacchierata con Walter Testolin, direttore musicale del concerto dedicato a Claudio Monteverdi, nel centenario della nascita. Passione e devozione – oltre a molto studio – nel suo approccio alla materia sonora e alla voce umana: «Chi verrà al concerto potrà assistere a uno spettacolo al contempo leggero e profondo, frutto di amore viscerale per questa musica». canza dei vincoli tonali, ricorda fortemente la stessa esigenza espressa dall’atonalismo, dal minimalismo e dal neo-modalismo del Novecento e dei primi anni del nuovo millennio. Inoltre credo, ma questa è solamente una mia impressione, che chi esegue la musica dei nostri tempi e quella del Rinascimento e del primo Barocco condivida una sorta di comune purezza estetica.» Lei studia, canta, dirige, scrive, tiene conferenze: qual è secondo lei il musicista per eccellenza, il teorico, il pratico o l’incontro dei due? «Il musicista si compie quando diviene ermafrodita, l’essere perfetto degli alchimisti, tanto maschio quanto femmina, tanto materia quanto spirito. Perciò il teorico deve spiegare al pratico e il pratico deve guidare il teorico. Il musicista deve sapere e il musicista deve avere sensibilità. Il musicista deve capire come organizzare la propria visione all’interno di una coerenza quasi matematica, deve sottostare a un ordine superiore al quale trarre un linguaggio personale e distintivo. Ma soprattutto il musicista deve rendersi conto che ciò con cui ha a che fare è una materia-spirito in qualche modo sacra, espressione dell’inesprimibile. Per questo ad essa è necessario porsi col rispetto e la devozione che si devono al sacro.» Ci dica due parole sul programma del concerto del prossimo 6 dicembre a Vicenza. «Per l’immortal sentiero è un omaggio, che mi viene appunto da definire devoto, a Claudio Monteverdi e alla sua meravigliosa musica, simbolo sonoro di una civiltà culturale difficilmente ripetibile. Quella che verrà eseguita è musica di straordinario smalto e elevatissima bellezza. Madrigali di grandi dimensioni, anche a una o due voci, ma soprattutto a cinque, sei, sette, otto e nove voci. Nove cantanti e un’orchestra di dodici strumentisti in scena. Un ricco basso continuo formato da clavicembalo, organo, tiorba, arciliuto, lirone e violone, e poi due violini, due flauti, una viola da brazzo e due viole da gamba. Una grande ricchezza timbrica, perfetta sia per accompagnare i cantanti sia per dar suono a sinfonie strumentali di elevata eleganza, a volte capaci di sconfinare nella danza. Si canteranno racconti e storie provenienti dalle due delle corti più raffinate del primo Seicento italiano, quella tardo feudale dei duchi Gonzaga di Mantova e quella dell’aristocrazia mercantile e della borghesia della Repubblica di Venezia. Un affascinante spaccato sonoro di un’epoca in cui la musica e la poesia erano aspetti nevralgici della cultura del nostro Paese. Credo che chi verrà al concerto potrà assistere a uno spettacolo al contempo leggero e profondo, offerto da due realtà musicali, De labyrintho e l’Orchestra RossoPorpora, che amano visceralmente la musica che studiano ed eseguono.» ●

Walter Testolin

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alter Testolin è un “zuglianese doc”, come si definisce lui e come tradisce il suo cognome. Che chissà come avrà sentito pronunciare quando è stato introdotto alla conferenza Josquin & the Sublime organizzata dall’Università di Utrecht! Perché ne ha fatta di strada, questo maestro, partito dalle Bregonze – le colline nei dintorni di Zugliano – e giunto in alcuni dei più prestigiosi palcoscenici europei, nell’ambito della musica antica. La chiacchierata con lui conferma una lettura della vita e della musica tanto semplice e genuina quanto profonda e ricercata. Maestro Testolin, iniziamo parlando di lei: parte dalla provincia di Vicenza per arrivare a tenere lezioni e conferenze in prestigiose università e accademie estere, oltre che scrivere una voce per l’enciclopedia Treccani. Come è avvenuto il suo avvicinamento alla musica e quanto è stato difficile raggiungere certi risultati? «L’avvicinamento è stato assolutamente naturale, ho sempre cantato, fin da bambino. Poi ho cominciato a studiare, continuando a cantare, e successivamente a dirigere, per poi entrare in Conservatorio...e via dicendo. Finché un giorno mi sono reso conto che quella che era una semplice passione era diventata lavoro. Le cose a volte avvengono a prescindere dalla nostra volontà o dai nostri progetti; nel mio caso è stato solo in un secondo tempo, quando si è trattato di mantenere e far progredire ciò che era venuto spontaneamente, che è diventato fondamentale approfondire la passione in maniera completa.» Lei lavora principalmente con la musica antica e con quella contemporanea: hanno qualcosa di stranamente contiguo questi due periodi o generi, che dir si voglia? «Lo hanno senz’altro, io credo dipenda dalla comune assenza del senso tonale. La libertà assoluta che la musica antica comunica, frutto proprio della man-

mercoledì 6 dicembre 2017 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

DE LABYRINTHO ensemble vocale ROSSOPORPORA ENSEMBLE orchestra di strumenti antichi Walter Testolin direttore musiche di Claudio Monteverdi

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ouverture notEventi notEventi

di di Paolo Meneghini Paolo Meneghini

LA PERFEZIONE DEI KING’S SINGERS, SONTUOSO REGALO DI NATALE Le sei magnifiche voci del complesso a cappella più famoso e longevo al mondo, nuovamente ospiti della Società del Quartetto di Vicenza, il prossimo 14 dicembre, con un programma incentrato sulla tradizione natalizia che non rinuncerà a eccezioni stilistiche e numeri di virtuosismo. Ladies and gentlemen, concerto imperdibile.

The King’s Singers

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irtuosismo, charme, eleganza, tradizione, stile, creatività... Si potrebbero trovare centinaia di termini per cercare di descrivere le sei formidabili voci dei King’s Singers, il complesso a cappella più famoso e longevo al mondo, ma dovendo riassumere la loro arte in una sola parola, l’unica che veramente calza a pennello è: perfezione. Le origini della storica formazione risalgono al 1968 – la data esatta è mercoledì 1 Maggio, giorno del debutto alla Queen Elizabeth Hall – anche se lo storico sestetto iniziale era già attivo da qualche tempo sotto il nome di “Schola Cantorum Pro Musica Profana in Cantabridgiense”. I sei si erano conosciuti alla metà degli anni Sessanta nel coro del King’s College, Università di Cambridge, con il quale svolgevano regolare servizio liturgico presso la cappella del prestigioso Ateneo. Poi venne la voglia di affrancarsi da un repertorio esclusivamente sacro per esplorare la grande vastità di brani offerti dalla musica profana, colta o popolare che fosse. Dopo i primi concerti londinesi e un album discografico del 1965, furono notati da Sir Neville Marriner, il grande direttore d’orchestra, che li incoraggiò a proseguire su quella strada. Fu proprio Marriner a volere il loro primo concerto sotto l’etichetta “The King’s Singers”, un nome che di lì a poco sarebbe diventato un vero e proprio marchio di fabbrica nell’ambito della vocalità. Nel Regno Unito il successo arrivò immediato, grazie anche a numerose apparizioni televisive per la BBC nelle quali i sei ex allievi del King’s College proponevano una coralità dai tratti fortemente innovativi e di grande impatto. Anche la popolarità internazionale non tardò ad arrivare dapprima negli Stati Uniti (dove il complesso vocale fu spesso ospite del programma televisivo Johnny Carson’s Tonight Show), poi in Australia e Nuova Zelanda (con uno storico tour di 35 concerti nel 1972), in Sud Africa, in Canada e ancora più tardi in Cina e Giappone, per non parlare

del Vecchio Continente. Fra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, dopo appena un decennio di attività, i King’s Singers avevano conquistato una popolarità globale. Da allora la loro fama è stata in continuo crescendo. I “magnifici 6” viaggiano al ritmo di 125 concerti l’anno in ogni angolo del mondo e hanno inciso oltre 100 album forti di un repertorio sterminato stimabile in oltre 2 mila brani di tutte le epoche e di vari generi musicali. Innumerevoli anche i pezzi che hanno scritto espressamente per loro molti compositori contemporanei come Berio, Takemitsu, Ligeti e Sir John Tavener. La formazione originale dei The King’s Singers, in tutti questi decenni, è via via mutata con l’inserimento di nuovi membri – selezionati dopo severissime audizioni – che fossero in grado di mantenere il livello di eccellenza dei sei fondatori; un turnover necessario sia perché la voce è uno “strumento musicale” soggetto, con gli anni, ad un naturale calo di prestazioni, sia perché non è facile sostenere a lungo i ritmi di lavoro imposti da una popolarità che non conosce confini geografici. Dopo averli ospitati varie volte negli ultimi 30 anni, giovedì 14 dicembre la Società del Quartetto di Vicenza ha il piacere – e il grande onore – di accogliere nuovamente The King’s Singers per una serata straordinaria che celebra le nozze d’oro del complesso vocale con un programma incentrato sui brani della tradizione natalizia. Un sontuoso regalo di Natale che dedichiamo di cuore al nostro pubblico. ●

giovedì 14 dicembre 2017 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

THE KING’S SINGERS ensemble vocale LE NOZZE D’ORO DEI KING’S SINGERS

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musicaMese ouverture

di Marco Bellano

VISIONI, LEGAMI E DESTINI: I “CANTI DEL CIGNO” DI SCHUMANN E SCHUBERT Il Concerto per violino e orchestra di Schumann e la Sinfonia “Grande” di Schubert hanno in comune più di una storia, e testimoniano la visionarietà potente dei loro autori al tramonto anticipato della vita. All’Orchestra del Teatro Olimpico e al violino di Ilya Gringolts, la responsabilità di restituire questi testamenti dalla firma pesante. una suprema tecnica musicale della composizione, qui c’è la vita in tutte le sue fibre, il colorito sino alla sfumatura più tenue, vi è significato ovunque, e la più acuta espressione del particolare […] E la divina lunghezza della sinfonia è come uno spesso romanzo in quattro volumi di Jean Paul che non finisce mai, per l’ottima ragione di lasciar creare il seguito al lettore». A proposito di conclusioni e seguiti, c’è da dire che il Concerto per violino e orchestra di Schumann non fu propriamente la sua ultima composizione; fu però il suo ultimo concerto per solista e orchestra e, soprattutto, l’ultimo brano di grande impegno prima dello sprofondamento nella follia, che lo avrebbe portato a tentare prima il suicidio nel fiume Reno, nel 1853, e poi a spegnersi nella casa di cura di Endenich nel 1856. Scritto nel 1853, il Concerto presenta un’architettura tutto sommato più tradizionale di quella già sperimentata da Schumann in opere analoghe, ma un contenuto complesso e traboccante d’invenzione: un «istante di turbamento dove tutto si intorpidisce ma vive ancora. Domani sarà troppo tardi», come ha scritto Brigitte François-Sappey. Le persone più vicine a Schumann, sua moglie Clara e l’amico violinista Joseph Joachim, non compresero il Concerto e, criticandolo sotto molti aspetti, decisero di non consegnarlo alla posterità. E così, come la Sinfonia di Schubert, il concerto si avviò verso una fama postuma: ritrovato tra le carte di Joachim dopo la morte di questi, ebbe la prima esecuzione solo nel 1937. ●

Ilya Gringolts

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ue maestosi “canti del cigno” si confrontano nel programma che l’Orchestra del Teatro Olimpico diretta da Alexander Lonquich va a presentare il 18 dicembre, portando con sé in palcoscenico il violinista Ilya Gringolts: ben lontani dall’essere congedi intimi o dall’ispirazione ormai affievolita, il Concerto per violino e orchestra e la Sinfonia n. 9 testimoniano la visionarietà potente che pervadeva le fasi finali della vita di Robert Schumann e Franz Schubert. La Sinfonia n. 9, la cosiddetta “Grande” (per distinguerla dall’altra Sinfonia in Do maggiore di Schubert, la “Piccola” n. 6), custodisce nella sua singolare storia le ragioni di un importante legame tra Schubert e Schumann: fu proprio quest’ultimo, infatti, a rinvenire la sconosciuta Sinfonia presso la casa del fratello di Schubert, nel 1839. Il compositore era morto nel 1828, e aveva passato gli ultimi tre anni della sua esistenza lavorando a questo sue estremo capolavoro, che Schumann consegnò ai posteri, salutandolo così: «Chi non conosce questa sinfonia conosce ancor poco Schubert. […] Oltre a

notEventi

COMPLEANNO E CAPODANNO, CON LA OTO Festeggiare i 10 anni dall’inaugurazione del Teatro Comunale di Vicenza. E, poi, festeggiare l’anno che sta per arrivare nell’elegante “salotto” che è il Teatro. Due appuntamenti “extra” per la OTO: domenica 10 dicembre i soli archi, diretti da Riccardo Fiscato, eseguiranno la Simple Symphony di Britten nel contesto della serata di gala per il decennale del Comunale. Il 31 dicembre, invece, orchestra al gran completo fra valzer, mazurche, marce e arie d’opera per una tradizione che in dieci anni si è radicata nel cuore del pubblico vicentino. Nell’edizione 2017/18 del Gran Concerto di San Silvestro l’Orchestra del Teatro Olimpico è diretta dal maestro ungherese Gábor Takács -Nagy. Ungherese – di ascendenze russe – è pure la voce della serata: quella del soprano Polina Pasztircsák.

domenica 17 dicembre 2017 ore 17:30 Teatro Comunale di Belluno

lunedì 18 dicembre 2017 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

OTO-Orchestra del Teatro Olimpico ALEXANDER LONQUICH direttore ILYA GRINGOLTS violino musiche di Schumann e Schubert

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ouverture notEventi musicaMese

di Paolo Meneghini di Marco Bellano

DA ZEMLINSKY A BRUCKNER, IL QUINTETTO È UN “UNICUM” Concerto raro nel panorama della musica da camera: il Quintetto Bartholdy – ensemble stabile composto da due violini, due viole e violoncello – propone tre opere per questa formazione. Oltre al ben noto K516 di Mozart, una coppia di movimenti ricchi di suggestioni di Alexander von Zemlinsky e una delle poche opere da camera del sinfonista Anton Bruckner.

Quintetto Bartholdy

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e il quartetto d’archi è una delle forme più nobili della musica colta dal classicismo in poi, vero “banco di prova” per le capacità di scrittura di un compositore affermato, il quintetto ne è la controparte ancor più sontuosa, anche se d’impegno certo non minore. Tuttavia, lo strumento in più fa sì che le possibilità sonore dell’insieme si amplino; inoltre, venendo mitigato il senso di confronto che, talvolta, “pesa” su chi voglia allungare il nobile novero dei quartetti, la fantasia si fa più duttile. Prova ne è anche l’organico, col tempo sempre più libero di scegliere tra due viole o due violoncelli (come fece, ad esempio, Schubert). Nel concerto del 13 gennaio l’organico sarà quello più “canonico”, con le due viole. Si partirà con ciò Roberto Antonello che rimane del Quintetto in re minore scritto da Alexander von Zemlinsky nel 1896: una coppia di movimenti ricchi di suggestioni che rimandano a Johannes Brahms, sebbene, come scrisse Theodor Adorno, Zemlinsky «proviene dalle stesse regioni spirituali di Mahler»; ma lo si sarebbe capito solo a posteriori. Il Quintetto K516 di Mozart, a seguire, conferma la ricchezza che questa tipologia di composizione stava acquisendo nel tardo classicismo, diventando occasione, inoltre, per avvicinarsi ai lati più drammatici e introspettivi del musicista. Il K516 è del 1787: lo stesso anno del Don Giovanni, nonché della morte del temuto e rispettato genitore Leopold Mozart. La tonalità è il Sol minore, la stessa della celeberrima Sinfonia n. 40 K550, che sarebbe stata completata l’anno successivo. Il quintetto è percorso dal tumultuoso dramma del dubbio: ma non è un’opera fatalista, come prova il luminoso finale, che apre alla speranza. Per finire, sorprenderà, forse, trovare in un pro-

gramma cameristico il nome del sinfonista Anton Bruckner; ma il suo Quintetto è la più importante tra le poche opere da camera che ci ha lasciato. Venne scritto tra il 1878 e il 1879, dopo la Quinta Sinfonia, mentre Bruckner era già alle prese con la Sesta; ed alcuni, infatti, vedono in questa pagina una “sinfonia per cinque archi”. In realtà, la scrittura è più trasparente, sebbene non manchi la tipica profondità di Bruckner nel movimento lento, qui un contemplativo Andante. Il terzo movimento originale, uno Scherzo, non piacque al committente, il direttore del Conservatorio di Vienna Joseph Hellmesberger; Bruckner, così, lo sostituì con un più snello Intermezzo. Proprio per la rarità del repertorio per quintetto d’archi con le due viole, è difficile trovare, nell’affollato panorama internazionale delle formazioni da camera, un quintetto d’archi stabile. Per questo il Bartholdy Quintett, interprete il 13 gennaio 2018 delle opere appena esposte, può considerarsi un unicum. Fondato nel 2009 in occasione dei 200 anni dalla nascita di Felix Mendelssohn e composto da cinque esperti archi che singolarmente hanno vinto una serie di prestigiosi concorsi internazionali, il Bartholdy Quintett propone in concerto opere espressamente scritte per questo organico svelando al pubblico anche autori contemporanei. ●

sabato 13 gennaio 2018 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

QUINTETTO BARTHOLDY archi musiche di Zemlinsky, Mozart e Bruckner

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echiouverture

di Filippo Lovato

L’OMBRA DI GIOVANNI GUGLIELMO ILLUMINA ANCORA LA BELLEZZA Addio al grande maestro della scuola veneta, uomo - prima ancora che musicista - capace di sacrificio senza autoesaltazione, instancabile studioso e generoso formatore di giovani musicisti. Con lui se ne va un modo di porsi nei confronti della musica, in cui gli autori e le loro note vengono prima dell’interprete e del suo ego.

Giovanni Guglielmo

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pennellati sul corpo, quei baffetti d’antan, una spontanea ritrosia a promuovere se stesso, quando ciò poteva mettere anche in minima ombra la musica di cui l’interprete è il tramite, un’umiltà e una dedizione verso le note da additare a esempio, lui che aveva lavorato con i più grandi, solista e orchestrale di rango elevatissimo, protagonista di un’ampia e apprezzata discografia, sempre però ossequioso nei confronti della partitura, appassionato dalla possibilità di rivelare il genio del compositore, infaticabile nel sondaggio di nuove soluzioni, nella ricerca di quella verità che sfugge a definizioni, ma si manifesta in un fremito di appagamento estetico. Guglielmo era un sacerdote della musica di vocazione genuina e di profonda umanità. E con la sua vita, spesa nello studio delle note, ha tracciato un esempio anche per il pubblico della musica classica, per quanti godono dei frutti di tanto impegno ed ai quali altrettanto impegno si può richiedere. Non saranno pianisti pop star a richiamare i veri ascoltatori. Servono disponibilità, curiosità, pazienza, fatica, amore per godere dei linguaggi più elaborati di cui si serve la musica così detta classica. L’istruzione, quanto mai necessaria, può fornire l’innesco, ma il fuoco va alimentato con perseveranza di vestale. Una dedizione totale, umile e costante, alla rarefatta bellezza della musica, è questa, forse, la più importante lezione che Gugliemo ha trasmesso ai posteri. E lui ha perseguito il suo scopo senza elaborare ragioni, lontanissimo da ogni narcisismo, dall’idea stessa di porsi a modello. Giovanni Guglielmo incarnava il naturale dover essere dei veneti migliori, energici, leggeri e instancabili, che gioiscono della bellezza del risultato e dimenticano in fretta i sacrifici. ●

on la scomparsa di Giovanni Guglielmo non si piange solo la perdita di un grande violinista, di un suono di indicibile morbidezza che emerge dalla tradizione secolare della scuola veneta, di un silenzioso carisma che richiamava all’impegno con un’occhiata, di un generoso professionista pronto a condividere un patrimonio di aneddoti, esperienze e conoscenze. Non è morto solo un solista di rango, il rispettato primo violino dell’orchestra della Fenice e di Santa Cecilia, un docente di solisti di vaglia, tutti amorevolmente riconoscenti, il camerista che ha costruito e istruito l’Ensemble Musagète, pronto a mettersi in gioco, in un’età non più verde, con un gruppo di giovani strumentisti che allora muovevano i primi passi nelle sale da concerto, dei quali però rispettava le inclinazioni e considerava le opinioni. Non ci mancherà solo il talento versatile in grado di padroneggiare un repertorio che spaziava dalla musica antica ai pezzi contemporanei, né soltanto il musicista infaticabilmente curioso, sempre pronto ad ampliare le sue conoscenze per poter controllare la tecnica moderna non meno della prassi filologica, di cui era scrupoloso osservante, specie quando collaborava con il figlio Federico nell’ensemble L’Arte dell’Arco. Guglielmo molto ha dato alla musica e molto dalla musica ha ricevuto. Ma tocca ammettere che con la sua scomparsa si assottiglia ancora, purtroppo, il novero di quanti considerano la musica il fine, l’obiettivo, la ragione per cui faticare e spendersi, mentre avanza e si rafforza nei suoi ranghi l’esercito di quanti, per mille ragioni, usano la musica come mezzo, ne fanno occasione per promuovere se stessi o il loro personaggio. Così Guglielmo risplende in una corazza di luminosa inattualità. I vestiti squadrati e non

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ouverture notEventi note&registri

Paolo Meneghini adicura della redazione

C’ERA UNA VOLTA UN ORGANO... ANZI DUE, A POGGIOSERENO! Una favola per voce recitante e organo, per far conoscere ai bambini le potenzialità di questo strumento antico e magico. Nella chiesa di San Gaetano a Vicenza, in scena l’attore Pino Costalunga e le improvvisazioni all’organo di Fausto Caporali. Due recite mattutine per le scuole e una pomeridiana per il pubblico delle famiglie.

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mmaginate un paese dal dolce nome di Poggiosereno e immaginate due chiese, ognuna con un organo bellissimo fabbricato da fra’ Serafino, con le sue canne, i suoi registri, la sua pedaliera e la sua cassa armonica, e immaginate che dalle canne di quei due organi esca la musica più bella e soave che ci sia. Ma come tutte le fiabe, anche questa prevede la presenza di una terribile strega, che vive in una casetta isolata nei boschi che circondano il bel paesello e che, guarda un po’, odia la bella musica e con essa tutto ciò che è bello e buono, in particolar modo non sopporta che i paesani di Poggiosereno si accontentino di quello che hanno e vadano d’amore e d’accordo fra di loro. È così che quella cattivona pensa bene di usare le sue malefiche arti magiche per far uscire dall’organo, al posto dei dolci suoni, delle monete d’oro... Cosa succederà allora nel Paese di Poggiosereno? Questo è l’inizio della favola che verrà raccontata da una voce recitante e dalla musica dell’organo. Un modo divertente e coinvolgente per far conoscere anche al pubblico dei bambini uno strumento antico e magico come l’organo, uno strumento che può cambiare voce con i suoi registri e può esprimere con il soffio che esce dalle canne tutta la vasta gamma dei sentimenti umani e che può raccontare con i suoi tasti tutte le storie che girano nel mondo, da quelle sacre a quelle profane, da quelle che parlano di angeli fino a quelle che parlano di streghe cattive e di fraticelli buoni, come appunto la nostra storia. Un modo per dire ai bambini che la voce dell’organo non è poi così lontana dalla voce umana e che come quella

può rassicurare e spaventare, incantare e far sognare, può dire e...lasciar intendere! In scena - grazie alla collborazione tra la Società del Quartetto e la XX edizione del Festival degli organi del Vicentino - la voce recitante di Pino Costalunga e le improvvisazioni all’organo di Fausto Caporali. ●

venerdì 1 dicembre 2017 ore 9:30 e 11 Chiesa di San Gaetano, Vicenza repliche per le scuole - biglietto euro 3

sabato 2 dicembre 2017 ore 17

Chiesa di San Gaetano, Vicenza replica per le famiglie - biglietto euro 4 biglietti in vendita presso la sede della Società del Quartetto Vicolo Cieco Retrone 24 / tel. 0444 543729 info@quartettovicenz.org / www.quartettovicenza.org

ouverture notEventi echi

di Paolo Meneghini di Sandro Pupillo

GRAZIE, SIGNOR ORESTE: IL SUO PENSIERO È MUSICA Un gesto di grande generosità ha fatto scoprire alla Società del Quartetto di Vicenza l’affezionamento di un abbonato dal volto non noto ma dal cuore generoso. Lo ringraziamo pubblicamente, su queste pagine e con l’impegno a continuare in musica.

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l 5 ottobre scorso è venuto a mancare un abbonato della Società del Quartetto, il signor Oreste Pipi, di Piovene Rocchette. Siamo venuti a conoscenza della triste notizia attraverso un gesto di grande generosità che il signor Pipi ha fatto a favore dell’associazione. Ha donato, infatti, alla nostra Associazione un meraviglioso impianto stereo, varie collezioni di LP, CD e DVD, enciclopedie e testi di carattere musicale, compresa la Storia della Letteratura Tedesca di Ladislao Mittner. Quando il notaio ci ha informati di questo lascito, siamo tutti rimasti molto colpiti perché nessuno di noi conosce-

va il signor Pipi personalmente, ma evidentemente il suo amore per la musica e per la Società del Quartetto lo hanno spinto, mentre scriveva il suo testamento, a ritagliare uno spazio importante anche per questa realtà. Ci fa piacere, attraverso le pagine del nostro bimestrale MusiCare, ringraziare pubblicamente il signor Pipi per il suo nobile gesto, per noi assai prezioso. Nel cuore abbiamo sentimenti così intraducibili che solo attraverso il continuare a far musica riusciremo ad esprimerli. E siamo certi che sia il modo in cui il signor Oreste li avrebbe maggiormente graditi. ●

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ouverture notEventi tracce

di Paolo Meneghini di Filippo Lovato

ERUDIZIONE ED EMOZIONE DAI TESTI VIRGILIANI: L’ENSEMBLE DE LABYRINTHO ESPRIME RAFFINATEZZA

TESTA E CUORE DEL CUARTETO CASALS PER I “SEI FIGLI” DI MOZART AFFIDATI A HAYDN

autore AA.VV. titolo CD Imago - Virgilio nella musica del Rinascimento interpreti De Labyrintho, Walter Testolin (dir.) etichetta CD Stradivarius, STR 37065, DDD, 2017

autore W. A. Mozart titolo CD String quartets dedicated to Josef Haydn n. 14, 16, 19 interpreti Cuarteto Casals etichetta CD Harmonia Mundi, HMC 902186, DDD, 2014

Il progetto sfiora l’erudizione, ma il risultato è emozionante. Il vicentino Walter Testolin, alla guida di un sontuoso ensemble vocale come il De Labyrintho, e la musicologa Paola Besutti, che ha redatto il booklet, hanno radunato un’antologia di mottetti del Cinquecento scritti su testi di Virgilio. La tracklist è divisa in tre. Nella prima parte Orlando di Lasso musica due strofe della prima Egloga ( Tytire, tu patulae… ), Adrian Willaert e Cipriano de Rore si confrontano con gli stessi versi del primo libro dell’Eneide ( O socii… ), Josquin Desprez si cimenta con Fama malum dal quarto libro dell’Eneide. I sei brani della seconda parte sono dedicati al canto di Didone, sempre dal quarto libro dell’Eneide. Il Dulces exuviae , l’addio al mondo della regina di Cartagine abbandonata da Enea, si chiude con le parole “magna mei sub terras ibit imago” , da cui il titolo di questa recente registrazione. Si ritrovano brani degli autori citati e di Marbriano de Orto. I testi delle ultime due tracce sono di ispirazione virgiliana e hanno sollecitato il talento di Jachet de Mantua ( Enceladi Ceique soror ) e Orlando di Lasso ( Alma Venus ). Le voci del De Labyrintho, tese in intonazioni d’acciaio, si flettono negli intrecci sinuosi per favorire l’espressione del testo. CD di genuina raffinatezza e aristocratico sentire. ●

“Sei figli”, così Mozart definisce i sei quartetti scritti tra il 1782 e il 1785 nella celebre dedica a Joseph Haydn. Sei figli che il loro padre affida alla protezione e alla guida di un uomo “molto ammirato” che per giunta è un suo “carissimo amico”. Malgrado la facilità con cui è noto scrivere anche vertiginosi capolavori, qui il compositore parla di un impegno “lungo e laborioso” e prega il dedicatario di essere indulgente con i difetti delle sue opere. Della sincerità dei sentimenti di Mozart nei confronti di Haydn si può essere certi, ma l’umiltà della dedica rivela piuttosto ossequio al genere (che di solito aveva uomini di rango e potere come destinatari) e una certa posa ironica. Perché i sei quartetti sono altrettante limpide grazie di spontanea bellezza, indubitabilmente mozartiani nel tono, haydniani nella forma. Il Cuarteto Casals (Abel Tomàs Realp e Vera Martìnez Mehner violini, Jonathan Brown viola, Arnau Tomàs Realp violoncello) ne propone tre, in questo generoso CD di oltre ottanta minuti, il K387 in Sol maggiore, il K428 in Mi bemolle maggiore e il K465 in Do maggiore, il quartetto “le dissonanze”. E offre una lettura agilissima e nitida, incisiva ma ben articolata, che addolcisce gli scarti, si culla nei cantabili, brillante e vivida, dove l’intelligenza dell’analisi è temperata dalle inflessioni dell’emozione, in un commendevole equilibrio tra testa e cuore. ●

ouverture notEventi audioVisioni

di Paolo Meneghini di Marco Bellano

I 50 ANNI DEI KING’S SINGERS SCORRONO NEL TEMPO COME LA MUSICA https://www.youtube.com/watch?v=O7BUf9vqgew Il cinema è arte del tempo, come la musica. Sebbene il più tipico anello di congiunzione tra le due forme espressive sia costituito dal ritmo, un altro terreno comune straordinariamente fertile è il concetto di durata. Come far diventare protagonista il trascorrere del tempo, in sintonia col fluire di un discorso musicale, lo possiamo vedere in questo video dedicato ai King’s Singers: in particolare, si tratta di un filmato che riprende l’interpretazione di “We Are”, brano commissionato a Bob Chilcott per i 50 anni dell’ensemble. Le varie inquadrature enfatizzano, alternativamente, il gruppo nel suo complesso e i volti dei singoli cantanti: che tuttavia trasmette un senso di continuo divenire è la mobilità della macchina da presa. Ogni inquadratura, infatti, non è statica: facendoci caso, si vedrà la presenza costante di lenti movimenti panoramici, o irregolari fluttuazioni del quadro, come se la macchina fosse retta a mano: il tutto “trascina” lo spettatore in un flusso dalla continua trasformazione. ●

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Musicare 5/2017  

Musicare è il periodico di informazione della Società del Quartetto di Vicenza e dell'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza (OTO). Hanno...

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