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Favolosa Palermo


Fotografie Pucci Scafidi Testi Prof Giovanni Puglisi Filiberto Sallier de la Tour Hermès ringrazia Pucci Scafidi Prof Giovanni Puglisi Filiberto Sallier de la Tour

Silvana Editoriale Progetto e realizzazione Arti Grafiche Amilcare Pizzi S.p.A. Direzione editoriale Dario Cimorelli Art Director Giacomo Merli Coordinamento organizzativo Michela Bramati Redazione Clelia Palmese Traduzioni Sacha Lomnitz per NTL Firenze Progetto grafico Out, Cristina Morandin

Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore L’editore è a disposizione degli eventuali detentori di diritti che non sia stato possibile rintracciare © 2010 Silvana Editoriale Spa Cinisello Balsamo, Milano © 2010 Hermès Italie © 2010 per il testo Giovanni Puglisi © 2010 per il testo Filiberto Sallier de la Tour © 2010 per le foto Pucci Scafidi


Favolosa Palermo


Se la bellezza è qualcosa che matura e si raffina nel tempo, allora il sole “violento e sfacciato” che risplende su Palermo, per usare le parole di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ne deve certamente aver accelerato la fioritura. Perché questa città ci affascina e ci attrae da secoli nei suoi dedali di vie variopinte e chiassose che conducono al mare, mostrandoci la sua fiera e stratificata suggestione. Centro dei più vivaci e prosperi del bacino del Mediterraneo, meta di grandi viaggiatori che hanno concorso ad alimentarne il mito, Palermo non è soltanto un meraviglioso ricordo del passato, è una storia che si rinnova ogni giorno, scritta e interpretata dai suoi protagonisti, i palermitani. Perciò, noi di Hermès, che a Palermo ci sentiamo a casa, abbiamo affidato il compito di ritrarla a chi la conosce bene, perché vi è nato e vi risiede, ossia al fotografo Pucci Scafidi, figlio d’arte, accompagnato da Filiberto Sallier de La Tour, complice del suo sorprendente reportage. Il testo introduttivo è firmato, invece, dall’insigne professore Giovanni Puglisi, che ne mette in luce le peculiarità, tra passato, presente e futuro. Con il loro prezioso contributo abbiamo realizzato questo libro: un atto d’amore verso una città della quale non si sottolinea mai abbastanza la vibrante intensità delle emozioni che sa donare al cuore e ai sensi, con i suoi colori e contrasti, sapori, profumi, voci, canzoni. E con la musica dei suoi mestieri artigiani, capaci di comunicare un’idea di bellezza che evolve nel tempo. Anche per questo Hermès si sente a casa, a Palermo. Francesca di Carrobio

Si la beauté est une chose qui mûrit et s’affine avec le temps, alors le soleil « violent et insolent » qui resplendit sur Palerme, pour reprendre les mots de Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ne doit certainement pas avoir accéléré la floraison. Car cette ville nous fascine et nous attire depuis des siècles dans le dédale de ses rues colorées et bruyantes qui mènent à la mer, en nous offrant son charme à la fois fier et bigarré. Centre parmi les plus vivants et les plus prospères du bassin méditerranéen, destination de grands voyageurs qui ont contribué à en alimenter le mythe, Palerme n’est pas seulement un merveilleux souvenir du passé, c’est aussi une histoire qui se renouvelle chaque jour, une histoire sans cesse réécrite et interprétée par ses protagonistes, les Palermitains. Voilà pourquoi la maison Hermès, qui se sent chez elle à Palerme, a confié le soin de décrire cette ville à une personne qui la connaît bien, qui y est née et y réside : le photographe Pucci Scafidi, accompagné par Filiberto Sallier de La Tour, le complice de son surprenant reportage. Le texte introducteur est quant à lui signé par le grand professeur Giovanni Puglisi qui met en lumière les particularités de Palerme entre passé, présent et futur. Nous avons réalisé ce livre grâce à leur précieux concours. Il s’agit d’une déclaration d’amour à une ville dont on ne souligne jamais suffisamment l’intensité des émotions. Émotions qu’elle sait susciter, au c’ur comme aux sens, avec ses couleurs et ses contrastes, ses saveurs, ses parfums, ses voix, ses chansons. Ou encore avec la musique de ses métiers artisanaux capables de communiquer une idée de beauté qui évolue avec le temps. Et c’est aussi pour ces raisons que la maison Hermès se sent chez elle à Palerme. Francesca di Carrobio


STRAORDINARIO; bloccare le immagini, acchiappare gli sguardi, penetrare nell’anima delle persone, ascoltare grida alle volte silenziose, scoprire facce nascoste. Con un appassionato e grande professionista della foto, in totale e perfetta sintonia, ho percorso vicoli, attraversato piazze, scoperto chiese e palazzi, corti e giardini. Ho visto vecchi segnati dalla vita, giovani un po’ meno, donne e uomini di tutti i colori, stravaganti, interessanti, contenti ma al contempo annoiati. Occhi di speranza, di pazienza, di compiacimento: occhi belli. Tutto questo è Palermo; una meravigliosa, grande, straordinaria città, tutta da scoprire e da amare. FAVOLOSA Palermo.

EXTRAORDINAIRE ; bloquer les images, saisir les regards, pénétrer dans l’âme des personnes, écouter des cris parfois silencieux, découvrir des faces cachées. C’est avec un passionné et un grand professionnel de la photo que j’ai parcouru les ruelles, traversé les places, découvert les églises et les palais, les cours et les jardins. En parfaite et totale harmonie. J’ai vu des vieux marqués par la vie, des jeunes qui l’étaient un peu moins, des hommes et des femmes de toutes les couleurs, extravagants, intéressants, contents et en même temps s’ennuyant. Des yeux d’espoir, de patience, de satisfaction : de beaux yeux. Palerme est tout cela : une ville merveilleuse, grande, extraordinaire, à découvrir et à aimer totalement. FABULEUSE Palerme.

F. Sallier de La Tour F. Sallier de La Tour


Palermo attraversa la Storia Palerme traverse l’Histoire


Palermo attraversa la Storia, la storia attraversa Palermo. Sembra un pay off pubblicitario, è, invece, un’osservazione critica fondata, anzi, direi, una verità epistemologica, che, proprio per la sua semplicità, diventa quasi indimostrabile. Solo la sua piena comprensione, infatti, può aiutare la difficile metabolizzazione di Palermo e facilitare insieme la lettura imagologica di questa città, forse, la più bella e incantevole, ma di certo anche la più seducente e inaffidabile della Sicilia. La sfida adesso è provarci! La vita e la storia di Palermo sono state caratterizzate dalla sua capacità di dettare le condizioni a quanti l’hanno voluta e posseduta, senza mai però disperdere nulla dell’eredità morale e culturale, che aveva sedimentato nei secoli, dominazione dopo dominazione, sia nella favolosa ricchezza e bellezza, materiale e immateriale, dei suoi quartieri, dei suoi palazzi, delle sue moschee, sinagoghe e chiese — spesso l’una ricostruita sopra, dentro l’altra — sia nella eccezionale ricchezza spirituale e civile della sua popolazione, che ha saputo cogliere, di ogni passaggio e di ogni dominio, quanto serviva a dare al presente dignità e potere, al passato memoria e rispetto, al futuro speranza e libertà. Palermo, le sue strade, i suoi palazzi, i suoi monumenti civili e religiosi, le sue ville e le sue botteghe, i suoi chiostri e le sue fontane, trasudano bellezza, ricchezza e potenza: non credo esista al mondo una città nella cui Cattedrale, campeggiano, incisi su una lapide all’ingresso principale, i nomi di tutti i Re e gli Imperatori che sono stati lì incoronati. La sua gente ha saputo interpretare, nel corso dei secoli, ogni volta la sua parte con fierezza, sviluppando sempre in modo abile le sue capacità di tolleranza o di indignazione, secondo l’alternanza dinamica della storia. Coerentemente Palermo ha sempre saputo governare la sua immagine in relazione alla sua “potenzialità” di assimilazione e, viceversa, ha saputo sempre proiettare la sua eccezionale potenzialità espressiva attraverso l’immagine che di essa hanno avuto, di volta in volta, i suoi amici e i suoi nemici, i suoi cittadini e i suoi conquistatori, i suoi cantori e i suoi detrattori, i suoi letterati, i suoi artisti, e, via via, sempre più da vicino a noi, i suoi fotografi, i suoi attori, i suoi registi.

Palerme traverse l’Histoire, l’histoire traverse Palerme. Cela semble être un slogan publicitaire, mais c’est au contraire une observation critique fondée, je dirais même une vérité épistémologique qui, justement du fait de sa simplicité, devient presque impossible à démontrer. Ce n’est qu’en comprenant pleinement cela que l’on peut saisir ce qu’est Palerme et que l’on peut plus facilement apprécier la ville, peut-être la plus belle et la plus enchanteresse, mais aussi, sans aucun doute, la plus séduisante et la plus inconstante de Sicile. Désormais, le défi est de s’y essayer ! La vie et l’histoire de Palerme ont été caractérisées par la capacité qu’a la ville de dicter ses conditions à tous ceux qui l’ont voulue et l’ont possédée, sans jamais rien perdre cependant de l’héritage moral et culturel qu’elle a accumulé au fil des siècles, domination après domination. Elle a conservé cet héritage dans la fabuleuse richesse et beauté, matérielle et immatérielle, de ses quartiers et de ses palais, de ses mosquées, de ses synagogues et de ses églises — souvent reconstruites l’une sur l’autre, ou l’une dans l’autre — ainsi que dans l’exceptionnelle richesse spirituelle et sociale de sa population qui a su choisir, lors de chaque passage et sous chaque domination, ce qui servait à conférer dignité et pouvoir au présent, mémoire et respect au passé, espérance et liberté au futur. Palerme, la beauté, la richesse et la puissance émanent de ses rues et de ses palais, de ses monuments publics et religieux, de ses villas et de ses ateliers, de ses cloîtres et de ses fontaines : je ne crois pas qu’il y ait au monde une ville ayant à l’entrée principale de sa cathédrale une pierre sur laquelle sont inscrits les noms de tous les rois et de tous les empereurs qui y ont été couronnés. Les habitants de Palerme ont su jouer leur rôle au cours des siècles avec fierté, développant toujours de façon habile leurs capacités de tolérance ou d’indignation suivant les vicissitudes de l’histoire. Palerme a toujours su gérer son image conformément à son potentiel d’assimilation et, vice versa, a toujours projeté son exceptionnel potentiel expressif grâce à l’image qu’en ont eu, les uns après les autres, ses amis et ses ennemis, ses habitants et ses conquérants, ses chantres et ses détracteurs, ses lettrés, ses artistes et, plus


La sua immagine è sempre stata comunque condizionata da due movimenti: quello culturale, che si esprime attraverso la forte attrattività che essa determina nella coscienza degli intellettuali, ma anche della gente comune, che da ogni parte della terra, la cerca e la studia; e quello etico, il quale spesso intreccia sentimenti indigeni e non, che si misura con le azioni e le reazioni che nella Storia hanno segnato la sua quotidianità, ma anche qualche volta la sua stessa dignità civile, alternando momenti di indiscutibile vergogna, con momenti di nobilissimo riscatto morale. Se dire che Palermo è stata una “capitale” vuol dire che essa ha saputo interpretare il ruolo di centro di assimilazione di potere e di ricchezza e, nello stesso tempo, ha saputo gestire con sapienza popolare o con abilità politica le vicende negative, che ne hanno spesso segnato vita e storia, allora Palermo è stata ininterrottamente “capitale” dalla sua nascita fino all’Unità d’Italia e forse anche oltre, fino ai giorni nostri. La bellezza e la ricchezza di Palermo nascono e, soprattutto, si sviluppano da un formidabile ed eccezionale incontro tra la posizione naturale della città, il suo ambiente e la sua struttura geomorfologica e la caratteristica mediterranea e flessibile del carattere della gente, che, nel succedersi dei secoli e delle dominazioni, ha abitato e governato il capoluogo siciliano. “Panormo πάνορμος fu il nome con cui gli Elleni, dall’ampiezza del doppio suo porto – scrive il grande storico della città di Palermo, Isidoro La Lumia — distinsero in loro lingua quella che fu prima fra le tre città dei Fenici”. Secondo, dunque, la tesi riportata da La Lumia1, il nome attuale della capitale siciliana risale alla “percezione immaginaria” che i Greci ebbero della città tirrenica, importante centro fenicio, quando ne ebbero visione e conoscenza. “Tutto porto”, dunque, ovvero una città che ha avuto dal mare e con il mare un rapporto molto particolare, al punto da esserne stata condizionata nella sua stessa denominazione e nella sua storia antica e meno antica, quasi fino ai nostri giorni. Un luogo insomma che identifica la sua essenza con la visione e con l’approdo: città di marinai, di avventurieri e di santi, ha sedi-

près de nous, ses photographes, ses acteurs, ses metteurs en scène. Son image a toutefois toujours été conditionnée par deux mouvements : un mouvement culturel qui s’exprime à travers la forte attractivité que la ville exerce sur la conscience des intellectuels et de tout un chacun, dès lors objet de recherches et d’études en provenance du monde entier, et un mouvement éthique qui mêle souvent des sentiments locaux et étrangers, qui se mesure aux actions et aux relations ayant marqué non seulement son quotidien dans l’Histoire, mais aussi, quelquefois, la dignité civile même, avec des moments indiscutablement honteux qui alternent avec d’autres plus nobles moralement. Si dire que Palerme a été une « capitale » signifie que celle-ci a su interpréter un rôle de centre d’assimilation de pouvoir et de richesse et, en même temps, a su gérer avec sagesse populaire et habileté politique les événements négatifs qui ont souvent marqué sa vie et son histoire, alors Palerme a été « capitale » sans interruption, de sa naissance jusqu’à l’Unité italienne, peut-être même jusqu’à nos jours. La beauté et la richesse de Palerme naissent et surtout se développent à partir d’une formidable et exceptionnelle rencontre entre la position naturelle de la ville, son environnement et sa structure géomorphologique, et le caractère méditerranéen et flexible de sa population qui, au fil des siècles et des dominations, a habité et gouverné le chef-lieu sicilien. « Du fait de la double largeur de son port, Panormos (πάνορμος) était le nom avec lequel les Hellènes désignaient dans leur langue la première des trois villes des Phéniciens » écrit Isidoro La Lumia1, le grand historien de la ville de Palerme. Selon cette thèse, le nom actuel de la capitale sicilienne remonterait donc à la « perception imaginaire » que les Grecs eurent de la cité tyrrhénienne quand ils la découvrirent : pour eux, cet important centre phénicien était alors πάνορμος, « port total ». Palerme est ainsi une ville qui a entretenu un rapport très particulier avec la mer. La mer a conditionné sa dénomination même et son histoire, de l’Antiquité à l’époque la plus récente, pratiquement jusqu’à nos jours. Un lieu qui assimile en somme son essence à sa vision et à son


mentato, nei secoli, due culture, quella dell’accoglienza e quella dell’integrazione, entrambe vissute come scelte di vita e di pensiero. La stessa storia dei suoi santi protettori, Santa Rosalia e San Benedetto il Moro, è la trasfigurazione antropologico-religiosa di queste due culture. L’uno e l’altra sono arrivati a Palermo da lontano e vi sono rimasti, fortemente radicati nella terra e nelle coscienze della gente del luogo. La posizione strategica sia da un punto di vista militare, che commerciale, la condizione morfologica del territorio, chiuso tra terreni fertili e facilmente controllabili da coloro che ne entravano in possesso e mare, altrettanto facilmente controllabile per la condizione morfologica delle coste e del porto naturale, hanno dato a Palermo una condizione di primato sulle altre città siciliane e di forte partenariato con le altre grandi capitali mediterranee, come si sono succedute nel tempo della storia dai Fenici ai Greci, dai Romani ai Bizantini, dagli Arabi ai Normanni, dai Catalani ai Francesi fino all’epica vicenda garibaldina prima e “alleata” più da recente, a conclusione del Secondo Grande conflitto mondiale. La sua posizione è stata infatti la principale ragione storica e politica che ha reso Palermo una capitale, quasi incontrastata, nel Mediterraneo, nel corso di più di duemila anni, passando attraverso dominazioni e culture, che di essa hanno fatto un classico della interculturalità più esemplare. Oggi, chi vuole sapere cos’è Palermo non deve leggere né solo la sua storia, né solo una guida turistica aggiornata, deve scegliere la via dell’approdo diretto e del contatto immediato: ai giorni nostri arrivare a Palermo è più facile per via aerea, anche se l’antica tradizione dell’ingresso in porto con il piroscafo da Napoli rimane la via più suggestiva e più autentica. Palermo è una città la cui visione onomastica è duale: per un verso essa è un paesaggio culturale — anche secondo la tipologia inventariale fissata dall’UNESCO per i suoi patrimoni2 — assolutamente unico, nel suo mescolare terra, cielo e mare in un sinolo, che si esprime nella lussureggiante Conca d’oro, la quale si incontra da un lato con lo sfavillio del mare e dall’altro con l’incantevole collina di Monrea-

accostage : une ville de marins, d’aventuriers et de saints, qui a cimenté au fil des siècles deux cultures, celle de l’accueil et celle de l’intégration, toutes les deux vécues comme des choix de vie et de pensée. L’histoire même de ses saints protecteurs, sainte Rosalie et saint Benoît le More, est la transfiguration anthropologique et religieuse de ces deux cultures. Tous les deux sont arrivés de loin et sont restés à Palerme, fortement enracinés dans la terre et dans les consciences des habitants du lieu. La position stratégique de la ville d’un point de vue tant militaire que commercial, les caractéristiques topographiques de son territoire, situé entre des terrains fertiles et faciles à contrôler pour ceux qui entraient en sa possession et une mer tout aussi facile à dominer en raison de la morphologie des côtes et du port naturel, ont permis à Palerme de devenir la première des villes siciliennes et d’entretenir d’intenses relations avec les autres grandes capitales de la Méditerranée alors que s’y sont succédés les Phéniciens, les Grecs, les Romains, les Byzantins, les Arabes, les Normands, les Catalans et les Français jusqu’à l’épique aventure garibaldienne et, plus récemment, celle des Alliés à la fin de la seconde Guerre mondiale. C’est en effet grâce à sa position que Palerme est restée une capitale historique et politique de la Méditerranée au cours de plus de deux mille ans d’histoire, sans véritable contestation et à travers diverses dominations et cultures qui en ont fait un classique de l’interculturalité la plus exemplaire. Aujourd’hui, ceux qui veulent savoir ce qu’est Palerme ne doivent pas seulement lire son histoire ou un guide touristique récent. Ils doivent choisir l’approche la plus directe et le contact immédiat. S’il est désormais plus facile de rejoindre Palerme par voie aérienne, l’entrée plus traditionnelle au port avec le ferry en provenance de Naples reste cependant plus suggestive et plus authentique. Palerme est une ville à la double vision onomastique : c’est d’une part un paysage culturel et d’autre part un havre ouvert aux invasions. Notamment reconnu par l’UNESCO2, son patrimoine mêle ainsi de façon absolument unique la terre, le ciel et la mer en un ensemble qui s’exprime dans la luxuriante Conca d’oro partagée entre d’un


le, antico sito normanno, che ha conservato e concentrato nel suo Duomo un gioiello artistico-architettonico di rara fattura; per un altro verso essa è un ormeggio aperto alle invasioni dall’esterno, prospiciente, in modo parimenti suggestivo, su un mare che nella sua brillantezza sembra avvolgerla un po’ per proteggerla e un po’ per completarne la stupefacente bellezza. La Storia fascinosa di Palermo sta pertanto nelle sue strade, nei suoi palazzi, nelle sue chiese, nei suoi vicoli e nelle sue piazze, nei suoi viali e nei suoi giardini, disegnati all’italiana o all’inglese, e nelle sue ville lussureggianti, nei suoi monumenti, nelle sue fontane e, anche, in alcuni ruderi (talora anche solo nelle sue macerie post-belliche non ancora rimosse), prima che nei suoi libri e nella coscienza culturale dei suoi cittadini. Fenici, arabi, greci, romani, e più da vicino spagnoli, catalani, francesi, e ancor più da presso americani, hanno lasciato tracce vistose e indelebili della loro vita palermitana. Diversamente che in altri grandi città europee la successione delle dominazioni storico-culturali che hanno segnato questa città del mare nostrum non si è quasi mai sovrapposta in stupide cancellazioni del passato, bensì ha accostato alle vestigia del passato, la grandezza dei signa delle dominazioni straniere che l’hanno via via posseduta, lasciando così convivere accanto a San Giovanni degli Eremiti la Cattedrale, accanto al reale Palazzo dei Normanni l’Aiutamicristo, accanto al complesso di S. Maria dello Spasimo le bellissime chiese di S. Eulalia dei Catalani o Santa Caterina, e tutti questi accanto a monumenti della modernità come il Teatro Massimo, il Teatro Biondo o il Politeama Garibaldi, eccezionali espressioni di una delle forme artistiche più famose del secolo scorso, l’arte floreale, nota come Liberty, che ebbe in Palermo una delle sue culle, come testimonia, fra gli altri esempi, la decorazione della Sala degli Specchi di Villa Igiea. È questa forse la dimensione più laboratoriale di Palermo: riuscire a cucire storie e culture diverse, spesso inizialmente vissute in modo cruento o, comunque, sofferto, non è stata certamente cosa facile. Palermo ha sedimentato nelle coscienze della sua gente questo spirito di paziente comprensione — oggi si direbbe

côté l’étincellement de la mer et de l’autre le cadre enchanteur de la colline de Monreale, vieux site normand qui a conservé et concentré dans sa cathédrale un bijou artistique et architectural des plus rares. Palerme s’ouvre également d’une façon toute aussi évocatrice sur une mer qui semble l’envelopper de tout son éclat, un peu pour la protéger et un peu pour en compléter la stupéfiante beauté. Ainsi, avant d’être dans les livres et dans la conscience culturelle de ses habitants, l’Histoire ensorceleuse de Palerme se trouve dans ses rues et ses palais, dans ses églises, dans ses ruelles et sur ses places, le long de ses boulevards et dans ses jardins, à l’italienne ou à l’anglaise, ainsi que dans ses villas luxuriantes, dans ses monuments, dans ses fontaines et encore dans quelques ruines (parfois même dans les décombres d’après-guerre pas encore éliminés). Les Phéniciens, les Arabes, les Grecs et les Romains, plus tard les Espagnols, les Catalans et les Français, et plus récemment encore les Américains, ont laissé des traces visibles et indélébiles de leur vie palermitaine. Par rapport à d’autres grandes villes européennes, la succession des dominations historico-culturelles qui ont marqué cette ville du Mare nostrum ne s’est pratiquement jamais traduite par un effacement stupide du passé, mais a plutôt fait se côtoyer les vestiges de ce passé et la grandeur des signa des puissances étrangères qui l’on possédée les unes après les autres. Ainsi voit-on la cathédrale à deux pas de Saint-Jean-des-Ermites, le palais des Normands à côté de l’Aiutamicristo, les magnifiques églises de SainteEulalie-des-Catalans et Sainte-Catherine à proximité de l’ensemble de Sainte-Marie-des-Douleurs. Tous ces édifices voisinent en outre avec d’autres monuments qui sont des témoignages de la modernité comme le Théâtre Massimo, le Théâtre Biondo ou le Politeama Garibaldi, expressions exceptionnelles d’une des formes artistiques les plus célèbres du siècles passé, l’Art nouveau, art floral connu sous le nom d’art Liberty en Italie, dont Palerme fut l’un des berceaux comme en témoigne, entre autres, la décoration de la Salle des miroirs de la Villa Igiea. C’est peut-être là la dimension la plus expérimentale de Palerme :


“multiculturale” —, che, nello spirito della contemporaneità, ne fa un esempio di regionalismo continentale unico. Tale immagine sfuma però rapidamente tra le pieghe della sua eredità culturale e patrimoniale: più ci si avvicina, infatti, ai nostri giorni, meno la sua Storia riesce a essere incisivamente determinante; viene spesso messa in discussione sia da coloro che non riescono a farne coincidere il quadrante con la fluidità della quotidianità, sia da quanti, dentro e fuori Palermo, soffrono — talora in silenzio, ma talora anche in modo clamoroso — la loro distanza morale da modi di fare che gattopardescamente si crogiolano tra l’abilità della retorica e l’ipocrisia della politica. È questo quello che spesso divide la Sicilia e i siciliani dalla loro terra e dalla loro Storia: è davvero difficile staccarsi in modo irreversibile dalla propria culla originaria, come è difficile dimenticarne fascino e bellezza. Ciò che invece i siciliani, i palermitani migliori vorrebbero rimuovere è l’ipocrisia del dire scisso dal fare. Palermo è bella da vedere e da vivere, ma da essa si può anche fuggire. Palermo è da ricordare, ma è anche da dimenticare. La sua atmosfera, la sua gente, le sue strade, i suoi palazzi, i suoi colori, i suoi odori sono parte integrante di un’olografia unica e irrepetibile, che ne raffigura una rappresentazione in cui lo scarto tra l’immagine e la realtà finisce spesso con il fare la differenza anche nella vita di tutti i giorni, specie ai nostri giorni. Anche se non è tipizzabile in modo netto, ciò che distingue la Sicilia del dire da quella del fare è spesso il coraggio della distanza: nulla è più miope di quel falso attaccamento alla propria terra, che ogni cosa nega e rimuove in nome di un malinteso sentimento di appartenenza, come niente è più carico di forza morale e sentimentale di una passione amorosa, trascinata dalla nostalgia del ricordo e dalla speranza del ritorno. Questi ultimi, siciliani d’alto mare, sono più attivi e più creativi, di quelli, i primi, siciliani di scoglio, che sono più remissivi e più rassegnati: i siciliani d’alto mare — come Ulisse in viaggio lungo le coste della penisola sorrentina — si nutrono dell’incantevole canto delle Sirene, che spesso li aiuta più a sognare, che a tornare davvero; gli altri, i sici-

il n’a certainement pas été facile de réussir à rassembler ainsi des histoires et des cultures diverses souvent vécues de façon sanglante dans un premier temps ou, au moins, causes de souffrances. Palerme a inscrit dans les consciences de ses habitants cet esprit de compréhension patiente et multiculturelle — dirait-on aujourd’hui — qui en fait un exemple de régionalisme continental unique dans la logique contemporaine. Une telle image s’efface cependant rapidement entre les replis de son hérédité culturelle et patrimoniale : plus nous nous rapprochons de nos jours et moins son Histoire réussit en effet à être déterminante de façon incisive. Elle est souvent remise en question aussi bien par ceux qui ne réussissent pas à en faire coïncider le cadre avec la fluidité du quotidien que par tous ceux qui, à Palerme même ou en dehors, souffrent — parfois en silence, parfois de façon bruyante — de leur distance morale par rapport à des façons de faire qui se réfugient entre l’habileté de la rhétorique et l’hypocrisie de la politique à la manière du Guépard. Voilà ce qui sépare souvent la Sicile et les Siciliens de leur terre et de leur Histoire : il est vraiment difficile de se détacher de façon irréversible de son propre berceau comme il est difficile d’en oublier le charme et la beauté. Mais ce que les Siciliens et les meilleurs Palermitains voudraient éliminer, c’est l’hypocrisie du dire séparé du faire. Palerme est une ville belle à voir et à vivre, mais on peut aussi la fuir. Il faut se souvenir de Palerme, mais aussi l’oublier. Son atmosphère, ses habitants, ses rues, ses palais, ses couleurs, ses odeurs sont parties intégrantes d’un hologramme unique et impossible à retrouver ailleurs, d’une représentation dans laquelle l’écart entre l’image et la réalité finit souvent par faire aussi la différence dans la vie de tous les jours, en particulier aujourd’hui. Même si ce n’est pas facile d’en proposer une caractérisation nette, ce qui distingue aujourd’hui la Sicile du dire de celle du faire est souvent le courage de la distance : rien n’est plus myope que ce faux attachement à sa propre terre, que chaque chose nie et rejette au nom d’un sentiment mal compris d’appartenance, tout comme rien n’est plus chargé de force morale et sentimentale qu’une pas-


liani di scoglio, quelli che non hanno mai attraversato lo Stretto di Messina, immersi nel mare della loro quotidianità, annegano ogni conato di bellezza, scambiando la dolcezza del sogno con l’affanno dei loro incubi nella realtà quotidiana. Riaffiora qui il nodo gordiano con il quale abbiamo iniziato: l’attraversamento della Storia (con l’iniziale maiuscola) ha reso Palermo davvero bella e forte, grande e nobile, ma la storia (con l’iniziale minuscola) attraversando questa incantevole e inaffidabile città ha lasciato sulla sua strada più dolori che gioie, più amarezze che bellezze. Tre icone oggi potrebbero racchiudere l’immagine e il senso della storia della Sicilia, di Palermo d’oggi, proiettata verso la sua Storia universale: Gorgia, Pirandello e Tomasi di Lampedusa. Gorgia da Leontini, il cantore impareggiabile del λόγος, della parola, di cui ha saputo fare la chiave della conoscenza, ma anche quella dell’abilità retorica: quest’ultima è oggi quella che fa la differenza in terra di Trinacria. Luigi Pirandello da Agrigento, eccelso pittore dell’animo umano, che seppe usare la parola come pennello e l’immaginazione come scenario, mostrando l’ambiguità dell’uno e dell’altro; in Sicilia, come a Palermo, quest’ultima ha avuto la prevalenza, marcando la polisemia di ogni messaggio: ogni cosa cioè in Sicilia non è mai identica a se stessa, oppure — che è lo stesso — per ogni situazione esprime almeno due “verità”, contemporaneamente uguali e contrarie. Giuseppe Tomasi di Lampedusa da Palermo, teorico della nobiltà delle tradizioni intrise del bisogno di cambiamento, esprime — anche attraverso la sua stessa vicenda personale — l’insofferenza dell’intelligenza di fronte all’inossidabilità del potere: l’attualità di questa dicotomia rimane il tratto più cocente di questa icona letteraria del nostro tempo, ovvero la frustrazione di molti, intellettuali e non, per un cambiamento che non intacca la tradizione, ovvero cambiare tutto purché non cambi nulla. Se è vero che per l’uomo lo stadio iniziale della conoscenza è quello dello specchio: il rispecchiamento di queste tre icone è fondamentale, anzi costitutivo per ritrovare la forza dell’indigna-

sion amoureuse portée par la nostalgie du souvenir et l’espoir du retour. Les Siciliens de haute mer sont plus actifs et plus créatifs que les Siciliens de rocher plus soumis et plus résignés. Les Siciliens de haute mer — comme Ulysse en voyage le long des côtes de la péninsule de Sorrente — se nourrissent du chant envoûtant des Sirènes qui les aide souvent davantage à rêver qu’à vraiment revenir. Les autres, les Siciliens de rocher, ceux qui n’ont jamais traversé le détroit de Messine, immergés comme ils le sont dans leur quotidien, noient tout effort de beauté en confondant la douceur du rêve avec les affres de leurs cauchemars dans la réalité quotidienne. Le núud gordien avec lequel nous avons commencé refait surface ici : la traversée de l’Histoire (avec une majuscule) a rendu Palerme vraiment belle et forte, grande et noble, mais l’histoire (avec une minuscule) a laissé sur sa route plus de douleurs que de joies et plus d’amertumes que de beautés en traversant cette ville enchanteresse et inconstante. Trois icônes pourraient résumer l’image et le sens de l’histoire de la Sicile et de Palerme aujourd’hui projetée vers son Histoire universelle : Gorgias, Pirandello et Tomasi di Lampedusa. Gorgias de Léontium est l’orateur incomparable du λόγος, du langage, dont il a su faire la clé non seulement de la connaissance mais aussi de l’habileté rhétorique : cette dernière est aujourd’hui celle qui fait la différence sur les terres de la Trinacria, le symbole et le nom que les Grecs donnèrent à la Sicile. Luigi Pirandello d’Agrigente, peintre exceptionnel de l’âme humaine sut quant à lui utiliser les mots comme s’il s’agissait de pinceaux et l’imagination comme si c’était un décor, en montrant l’ambiguïté de l’un comme de l’autre, en Sicile comme à Palerme. Cette ambiguïté a prévalu, marquant ainsi la polysémie de chaque message : chaque chose en Sicile n’est jamais identique à elle-même ou bien — ce qui revient au même — exprime au moins deux « vérités », en même temps identiques et contraires, pour chaque situation. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, de Palerme, est enfin le théoricien de la noblesse des traditions pétries du besoin de changement. Il exprime — notamment à travers son expérience personnelle — l’impatience de l’intelligence face au


zione e forse anche del vero cambiamento: la parola, il logos, è la forza della ragione onesta, che vince sulla brutalità della violenza; l’efficacia della rappresentazione deve far emergere, con forza e in modo univoco, il coraggio della Palermo onesta, chiudendo la forbice tra essere e apparire; il cambiamento non deve essere solo un conato degli ignavi, ma la forza irresistibile dell’intelligenza e dell’onestà. Solo così l’incudine dell’onestà può diventare l’icona prismatica di una Palermo bella e possibile a venire. Educare alla cultura della non violenza e contro ogni forma di mafiosità vuol dire educare all’arte e alla bellezza: in Sicilia e a Palermo è più vero e più facile che mai. È proprio così: solo la bellezza potrà salvare il mondo. Ancora una volta.

Giovanni Puglisi

Palermo, Villa Zito, settembre 2010

caractère inoxydable du pouvoir : l’actualité de cette dichotomie reste le trait le plus vif de cette icône littéraire de notre époque. Il s’agit de la frustration que de nombreuses personnes, intellectuelles ou non, éprouvent face à un changement qui n’entame pas la tradition : tout changer pour que rien ne change. S’il est vrai que pour l’homme le stade initial de la connaissance est celui du miroir, le reflet de ces trois icônes est fondamental et même constitutif pour retrouver la force de l’indignation et peutêtre aussi du vrai changement : le logos (la parole, le discours) est la force de la raison honnête qui l’emporte sur la brutalité de la violence. L’efficacité de la représentation doit faire émerger, avec force et de façon univoque, le courage de la Palerme honnête, réduisant ainsi l’écart entre l’être et le paraître. Le changement ne doit pas être seulement un effort de la part des indolents mais la force irrésistible de l’intelligence et de l’honnêteté. Ce n’est qu’ainsi que l’enclume de l’honnêteté peut devenir l’icône prismatique d’une Palerme belle et possible dans le futur. Éduquer à la culture de la non-violence et contre toute forme de mafia signifie éduquer à l’art et à la beauté. En Sicile et à Palerme, c’est plus vrai et plus facile que jamais. Il en est vraiment ainsi : seule la beauté pourra sauver le monde. Encore une fois.

Giovanni Puglisi Palerme, Villa Zito, septembre 2010

1. Isidoro La Lumia, Palermo, il suo passato, il suo presente, i suoi monumenti, Luigi Pedone Lauriel Editore, Palermo, 1875, p.14. [L‘importante testo di La Lumia è stato ristampato a Palermo nel 1984, in edizione anastatica, per iniziativa del Rotary Club di Palermo Nord, a cura di Romualdo Giuffrida]. 2. Palermo non è ancora iscritta nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO: recentemente è stata formalizzata una sua candidatura come sito tematico storico-artistico, Itinerario bizantino-arabo-normanno. Risultano invece iscritti nella Lista dei Patrimoni immateriali i suoi Pupi siciliani, come espressione tipologica del teatro di figura

1. Isidoro La Lumia, Palermo, il suo passato, il suo presente, i suoi monumenti, Luigi Pedone Lauriel Editore, Palermo, 1875, p.14. [Cet important texte a été réimprimé à Palerme en 1984, en réimpression anastatique, sur initiative du Rotary Club de Palerme Nord, sous la direction de Romualdo Giuffrida]. 2. La ville de Palerme n’est pas encore inscrite dans la liste du patrimoine mondial de l’UNESCO : sa candidature a récemment été officialisée en tant que site historique et artistique, Itinéraire byzantino-arabo-normand. Ses Pupi siciliani sont par contre déjà inscrits dans la liste du patrimoine immatériel en tant qu’expression typologique du théâtre de marionnettes.


16 17 La Rinascente

18 Chiesa di San Domenico vista dalla terrazza della Rinascente 19 Una festa a Palermo

20 Venditori ambulanti 21 Mercato del Capo

22-23 Scalinata del Teatro Massimo

24 Boutique Hermés Palermo 25 14 Luglio, “Il Festino”, Palazzo Butera

26 Interno di Palazzo Mirto 27 Mercato di Ballarò

28 Palazzo Butera 29 Veduta sul Golfo di Palermo

30 Via Emerico Amari 31 Mondello

32-33 Mercato della Vucciria


34 Mercato del Capo 35 Chiesa di Casa Professa

36 Pane e “panelle” 37 Chiesa dell’Immacolata Concezione

48 49 L’Annunziata di Antonello Da Messina, Palazzo Abatellis

40-41 Veduta aerea del Teatro Massimo

42-43 Quattro Canti di città

44 Via Roma 45 Tramonto di Mondello

46 A sinistra, carrozze in Piazza Verdi; a destra, la spiaggia di Mondello 47 Borgata marinara dell’Arenella

48-49 Veduta da Palazzo dei Normanni

50 Scalinata Elicoidale dell’Ex Noviziato dei Crociferi 51 Terrazza di Palazzo Mirto


52 53 Mercato di Ballarò

54 Lido di Mondello 55 “Babbaluci”

56-57 “Scaccio”

58 59 Sala dei Venti, Palazzo dei Normanni

60 Chiesa dei Teatini 61 Oratorio di Santa Cita

62 Il carro di Santa Rosalia 63 Archivio Comunale

64 Sarde 65 Chiesa dei Teatini

66 Lo “sfincione” 67 Via Maqueda, Palazzo Jung

68 Il Cassaro, Corso Vittorio Emanuele 69 Archi di Porta Nuova


70 71 “Viva a Maronna a Miccè”, Mercato del Capo

72 Fontana Pretoria 73 Chiesa Santa Maria della Catena

74 “Il Meccio” 75 Dettagli del negozio Hermes

76 “Pani ‘ca meusa” 77 Mercato del Capo

78 Mercato del Capo 79 La Cala

80-81 Cappella Palatina, Palazzo dei Normanni

82-83 Palazzo Gravina di Montevago, serata di Gala

84 Palazzo Moncada di Paternò 85 Dettaglio del Palazzo

86 Gynnasium dell’Orto Botanico 87 Palazzo Gravina di Montevago


88 89 Pescatori di Sant’Erasmo

90 A sinistra, Orto Botanico; a destra, Venditore del Pesce, Mercato della Vucciria 91 Archivio Comunale

92-93 Ombellico del Mondo, Mondello

94-95 Dettaglio dell’Archivio Comunale

96 Prato del Foro Italico 97 A sinistra, Palazzo Gravina di Montevago; a destra, Orto Botanico

98 A sinistra, “Bancarella”; a destra, Hall dell’Hotel Porta Felice 99 Zammù, Wine bar di Via Alloro, festa privata

100 Mercato di Ballarò 101 Bar des Arcades, Hotel Hilton Villa Igiea

102 A sinistra, “Le Balate” ai “Chiavettieri”; a destra, Archivio Comunale 103 Palazzo Mirto

104 Dettaglio del tetto della Cappella Palatina 105 Nautoscopio, Foro Italico


106 Spezie, Mercato del Borgo Vecchio 107 Teatro Politeama

108-109 Palazzo delle Poste

110 “Zammù” Wine bar di Via Alloro 111 Palazzo Sambuca

112 Dettaglio di Palazzo Sambuca 113 Veduta di Palermo dalla facoltà di Lettere e Filosofia

114-115 Terrazza di Villa Igiea

116 Palazzo Sambuca, Cedro del Libano 117 Chiesa di Santa Teresa, Piazza Kalsa

118 Via Alloro 119 Kue, Palermo di notte

120 14 luglio, “Il Festino”, Piazza Kalsa 121 “Il Festino”, Corso Vittorio Emanuele

122 123 Tetto della Sala dei Venti, Palazzo dei Normanni


124 Tetto del Gynnasium, Orto Botanico 125

126 La Kalsa 127 “‘U Stigghiularu”

130 Monte Pellegrino 131 Interno della Palazzina Cinese

132-133 Veduta di Monte Pellegrino

128 Sala Gialla, Palazzo dei Normanni 129 I Candelai


Un’emozione bellissima ma soprattutto unica, vivere la mia città, Palermo da turista, camminando tra i suoi vicoli pervasi dagli odori tipici del suo centro storico, riscoprendo la sicilianità del mio popolo. Tutto questo grazie all’amministratore delegato di Hermès Italia, Francesca di Carrobio che ha creduto in me e nel mio lavoro. Grazie, veramente grazie. E anche grazie al mio amico Filiberto Sallier de La Tour che è stato un valente compagno di viaggio. Pucci Scafidi

Pucci Scafidi nasce a Palermo nel 1969. Nel 1988 diventa fotografo professionista, seguendo le orme del padre. È corrispondente per i maggiori quotidiani nazionali (“Corriere della Sera”,“Repubblica”, “La Stampa”, “Gazzetta dello Sport”, “Corriere dello Sport” ecc.), e settimanali italiani (“Gente”, “Oggi”, “Venerdì di Repubblica”, “Panorama”, “L’Espresso”,“Epoca”, “Specchio della Stampa” ecc.). Nel 1995 è fotografo ufficiale della Coppa Davis. Nel 1997 realizza una pubblicazione su Pippo Gambino, Preside dell’Accademia di Belle Arti di Roma, per conto della Facoltà di Scienze delle Formazioni di Palermo. Nello stesso anno è fotografo ufficiale delle Universiadi di Sicilia. Sempre nel 1997 espone, insieme al padre Nicola, le sue fotografie all’Intrepid Museum di New York. In occasione del centenario dell’Orto Botanico di Palermo, realizza una mostra fotografica accompagnata da una pubblicazione su Duforny. Nel 1999 presenta la mostra fotografica intitolata Tres puntos de vista sobre Sicilia presso il Centro Borges di Buenos Aires, ospite dell’Ambasciata Italiana in Argentina. Nel 2001 fotografa la tradizione culinaria siciliana per una pubblicazione di edizione canadese in lingua anglofona, intitolata La Sicile un art de vivre, per merito della quale vince il Gourmand World Cookbook Awards 2001. Nel maggio 2003 è invitato a esporre presso le Cantine Florio di Marsala con la mostra fotografica Tra terra e cielo, un insieme di fotografie sullo spaccato della Sicilia. Nel dicembre 2003 partecipa alla realizzazione di un libro fotografico La Polizia nelle immagini dei più celebri fotografi italiani, commissionato dal Ministero dell’Interno, dipartimento della Pubblica Sicurezza. Nel gennaio 2004 realizza il libro fotografico Gibellina dalla A alla Z, commissionato dal Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina. Nell’ottobre 2004 espone presso la Yurakucho Asahi Hall di Tokio, con la mostra La Sicilia dei Gattopardi, invitato dall’Ufficio per le Relazioni Diplomatiche e Internazionali della Regione Siciliana. Nel Dicembre 2004 realizza il libro fotografico Tradizione di famiglia, un percorso storico su 75 famiglie palermitane, che per “tradizione” si sono tramandate di padre in figlio, nell’imprenditoria, artigianato, cultura, medicina e commercio, la propria professione. Nel marzo 2005 presso il suo studio presenta la mostra fotografica sulle feste religiose in Sicilia ...È fede.... è festa. Nel settembre 2005 pubblica il libro Forme d’acqua, commissionato dall’Azienda Municipalizzata Acquedotti di Palermo. Nel 2006 realizza la mostra fotografica Sicily, un percorso di

immagini sui paesaggi più suggestivi dell’isola, presso l’Empire State Building di New York. Nel dicembre 2006 realizza la mostra fotografica New York Low Cost, un racconto di luoghi e di umanità che segnano indelebilmente l’animo umano. Nel maggio del 2007 realizza una mostra a Palermo su Eleonora Abbagnato, prima ballerina dell’Operà Garnier di Parigi dal titolo Eleonora, il Massimo de l’Operà. Nell’agosto 2007 espone nella prestigiosa sede del Palazzo dei Normanni con la mostra Eolie commissionata dalla Fondazione Federico II. Nel novembre 2007 presenta Eolie, un libro apprezzato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel dicembre 2008 presenta Gusto Siciliano, un libro realizzato assieme allo chef Natale Giunta. Nel settembre 2009 l’istituto Poligrafico e di Zecca di Stato gli commissiona un lavoro fotografico sulle ville palermitane del ‘600 e del ‘700. Nel dicembre 2009 realizza Superfluo è Necessario, un calendario per Audi Zentrum Palermo. Nel maggio 2010 espone all’albergo Delle Povere di Palermo una mostra fotografica ‘900 Sicilia Un viaggio nel Tempo, in collaborazione con L’Istituto Luce. Da qualche anno le sue fotografie vengono utilizzate come “oggetto d’arredo”. Vive a Palermo e il suo studio fotografico, sito nel cuore della città, è sede di ricerche mirate allo sviluppo.


Vivre ma ville, Palerme, en tant que touriste, en marchant à travers ses ruelles emplies des odeurs typiques de son centre historique, en redécouvrant tout le caractère sicilien de mon peuple, m’a procuré une merveilleuse émotion, quelque chose d’absolument unique. Tout cela grâce à la directrice d’Hermès Italie, Francesca di Carrobio, qui a cru en moi et en mon travail. Merci, un grand merci. Et merci aussi à mon ami Filiberto Sallier de La Tour qui a été un excellent compagnon de voyage. Pucci Scafidi

Pucci Scafidi est né à Palerme en 1969. En 1988, il devient photographe professionnel en suivant les traces de son père. Correspondant des principaux quotidiens nationaux (Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, etc.), et hebdomadaires italiens (Gente, Oggi, Venerdì di Repubblica, Panorama, L’Espresso, Epoca, Specchio della Stampa, etc.), il sera le photographe officiel de la Coupe Davis en 1995. En 1997, il réalise une publication sur le professeur Pippo Gambino, le directeur de l’Académie des Beaux-Arts de Rome pour le compte de la faculté des Sciences de la formation de Palerme. La même année, il devient photographe officiel des Universités de Sicile. Toujours en 1997, il expose ses photographies à l’Intrepid Museum de New York avec son père, Nicola Scafidi. À l’occasion du centenaire du Jardin botanique de Palerme, il réalise une exposition photographique accompagnée d’une publication sur Duforny. En 1999, il présente l’exposition de photographies Tres puntos de vista sobre Sicilia au Centre Borges de l’Ambassade d’Italie à Buenos Aires en Argentine. En 2001, il photographie la tradition culinaire sicilienne pour une publication canadienne en langue anglaise intitulée La Sicile un art de vivre qui lui vaudra le Gourmand World Cookbook Awards 2001. En mai 2003, il est invité à présenter Tra terra e cielo dans les Caves Florio de Marsala, un ensemble de photographies qui offre une vision d’ensemble de la Sicile. En décembre 2003, il participe à la réalisation du livre de photos La Polizia nelle immagini dei più celebri fotografi italiani commandé par le ministère de l’Intérieur, département de la Sécurité publique. En janvier 2004, il réalise le livre de photos Gibellina dalla A alla Z commandé par le Musée d’art contemporain de Gibellina. En octobre 2004, invité par le Bureau pour les relations diplomatiques et internationales de la région Sicile, il expose La Sicilia dei Gattopardi au Yurakucho Asahi Hall de Tokyo. En décembre 2004, il réalise le livre de photos Tradizione di famiglia, un voyage dans l’histoire de 75 familles palermitaines qui, par « tradition » ont conservé la même profession de père en fils dans les domaines de l’entrepreneuriat, de l’artisanat, de la culture, de la médecine et du commerce. En mars 2005, il présente dans son atelier l’exposition de photographies …È fede....è festa consacrée aux fêtes religieuses en Sicile. En septembre 2005, il publie le livre Forme d’acqua commandé par l’agence municipale Acquedotti di Palermo. En 2006, il réalise l’exposition de photographies Sicily à l’Empire

State Building de New York, un voyage à travers les paysages les plus évocateurs de la Sicile. En décembre 2006, il réalise l’exposition de photographies New York Low Cost, un voyage à travers des lieux et des expériences qui marquent l’âme humaine de façon indélébile. En mai 2007, il réalise une exposition à Palerme sur Eleonora Abbagnato, première danseuse de l’Opéra Garnier de Paris, qui a pour titre Eleonora, il Massimo de l’Operà. En août 2007, il présente l’exposition Eolie commandée par la Fondation Frédéric II dans le prestigieux Palais des Normands. En novembre 2007, il présente Eolie, un livre particulièrement apprécié par le président de la République Giorgio Napolitano. En décembre 2008, il présente Gusto Siciliano, un livre réalisé avec le chef Natale Giunta. En septembre 2009, l’institut Poligrafico e di Zecca di Stato lui commande un travail photographique sur les villas palermitaines des XVIIe et XVIIIe siècles. En décembre 2009, il réalise Superfluo è Necessario, un calendrier pour l’Audi Zentrum de Palerme. En mai 2010, il présente l’exposition de photographies ‘900 Sicilia Un viaggio nel Tempo, en collaboration avec l’institut Luce, à l’hôtel Delle Povere de Palerme. Depuis quelques années, ses photographies sont utilisées comme « Oggetto d’Arredo », c’est-à-dire comme éléments de décoration. Pucci Scafidi vit à Palerme et son studio photographique, situé au cœur de la ville, est un lieu de recherches visant au développement entrepreneurial et culturel de la Sicile.



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