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Thiene MesePlus

Periodico di informazione dell’Alto Vicentino n. 37 - marzo 2026

I 90 anni di don Lino Trascinatore di fede e prete rivoluzionario

Era il 1966 quando un giovane sacerdote padovano, don Lino Cecchetto, arrivò in città per fondare una nuova comunità parrocchiale nel quartiere Ca’ Pajella. Vi è rimasto per ben 46 anni, diventando una guida spirituale per intere generazioni di thienesi. Per ringraziarlo, i parrocchiani hanno organizzato una grande festa a San Sebastiano. “Ho sempre voluto essere presente nella loro vita, camminando con loro, condividendo difficoltà, gioie e speranze” afferma don Lino.

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Progetto Giovani Dueville uno spazio di crescita

Filippo Rossi campione di ski cross

Copertina

i sono date che segnano la storia di un quartiere e volti che ne diventano il simbolo. Don Lino Cecchetto, storico parroco di San Sebastiano, ha tagliato il traguardo dei 90 anni, circondato dall’abbraccio dell’intera comunità. 46 anni al servizio della parrocchia, che in lui ha riconosciuto una mente brillante, un prete rivoluzionario, un trascinatore di fede.

A 90 anni Don Lino Cecchetto, storico parroco di San Sebastiano, si gode il meritato riposo e si limita ad osservare i suoi colleghi e le nuove generazioni, con la consapevolezza di chi ha saputo portare l’innovazione in parrocchia e di avere coinvolto centinaia di persone unendole nella fede.

Don Lino, quando decise di diventare sacerdote?

“Una volta era diverso da oggi. Ho deciso di diventare sacerdote da piccolo. Il cappellano del mio paese, Villa del Bosco, in provincia di Padova, mi ha rivolto l’invito. All’epoca era una cosa usuale. Ho accettato e sono entrato in seminario. Nei primi anni è come un binario, alle superiori poi ti aiutano a riflettere e ti rendi conto che la risposta diventa graduale”.

Nel suo percorso verso e lungo il sacerdozio, ha mai avuto dei tentennamenti, delle difficoltà?

“Certamente, ho avuto delle difficoltà, dei momenti di dubbio. È normale nella vita averne. Ma ho superato tutto, anche se a volte è stato più facile, altre volte più difficile. Il seminario tempra il carattere, insegna ad aspettare fino a che la difficoltà si supera. Poi naturalmente ci sono anche dei momenti di passaggio particolari della vita, che mettono alla prova, ma sono riuscito a superarli”.

Era il 1966 quando il giovane don Lino arrivò a Thiene per fondare una nuova comunità parrocchiale e costruire una chiesa. Celebrando la messa in un salone si rese presto conto che per creare una vera comunità era necessario coinvolgere e condividere la fede con la comunità.

I 90 anni di don Lino Trascinatore di fede e prete rivoluzionario

Era il 1966 quando un giovane sacerdote padovano, don Lino Cecchetto, arrivò in città per fondare una nuova comunità parrocchiale nel quartiere

Ca’ Pajella, e costruire una chiesa. Vi è rimasto per ben 46 anni, diventando una guida spirituale per intere generazioni di thienesi. Per ringraziarlo, i parrocchiani hanno organizzato una grande festa a San Sebastiano.

“Ho sempre voluto essere presente nella loro vita, camminando con loro, ascoltando le loro difficoltà, condividendo le gioie e le speranze” afferma don Lino.

E piano piano la Cà Pajella cominciò a riconoscersi nel nuovo parroco, stimolante e propositivo.

Com’è stato il suo arrivo a Thiene?

“Avevo 30 anni e la zona che mi era stata affidata era praticamente campagna, ma delle famiglie stavano cominciando a venire ad abitare lì. Io dovevo creare il punto di riferimento spirituale. Così ho cominciato a strutturare a parrocchia. Quando sono arrivato ho capito che non si trattava solo di costruire una chiesa, ma di dare vita a

un’intera comunità. Una comunità fatta di persone, di legami, di valori condivisi. Ho sempre creduto che il ruolo di un parroco non sia solo quello di guidare i fedeli nella preghiera, ma di essere presente nella loro vita, camminando con loro, ascoltando le loro difficoltà, condividendo le gioie e le speranze. Ho dato il via ad una serie di lavori. Nel giro di qualche anno venne costruita una scuola materna, un patronato, un campetto sportivo, la chiesa e una sala di aggregazione. La classica parrocchia a cui si pensa quando si pensa ad una parrocchia. Un posto di valori sani e sicuro in cui i giovani possono crescere e gli adulti incontrarsi. Ho visto questo quartiere trasformarsi. All’inizio c’erano pochi campi e qualche casa dispersa, poi è diventato un centro vivo, pieno di iniziative, un luogo in cui la gente si sente a casa, un vero e proprio punto di riferimento per Thiene. Non è stato un cammino che ho fatto da solo, perché ho avuto la fortuna di incontrare

persone straordinarie che, con impegno e dedizione, hanno contribuito a far crescere questa comunità con me.

Qual è stato il momento di maggiore gioia nel suo mandato a Thiene?

“Ho fatto alcune cose che mi hanno dato tanto e tanta soddisfazione. L’Adorazione perpetua ad esempio, una preghiera non stop con il supporto dei fedeli. E più ancora le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione, il cui impegno consiste nel rinvigorire la missione e trasformare la parrocchia in una comunità ardente di fede, dove i membri sono agenti dell’evangelizzazione e la parrocchia è un centro di fede. Le cellule sono in pratica fedeli laici che desiderano condividere l’amore di Dio. Ecco, il momento di maggiore gioia è durato 20-25 anni. Ho incontrato esperienze molto vive a Milano e le ho portate in parrocchia. Questo ha dato alla comunità e alla parrocchia una vivacità tutta particolare ed è diventato il periodo più bello”.

L’Adorazione Perpetua consisteva nell’alternanza, giorno e notte, dei fedeli, in turni di preghiera davanti al Santissimo Sacramento esposto. Un’esperienza che ha rafforzato notevolmente il legame tra la comunità e la fede, creando un momento di raccoglimento e spiritualità che ha proseguito ininterrottamente fino alla pandemia di Covid-19. Oggi, l’Adorazione continua, anche se con modalità diverse. E il momento più difficile?

“L’esperienza più difficile mi è capitata dopo 2 anni che ero prete. Ero stato inviato a fare il vice direttore di un collegio dove c’erano ragazzi dalle medie al liceo. Gente dell’alta aristocrazia. Ai tempi era difficile, io ero giovane e inesperto. Era un ambiente difficile per me. Quando dopo 3 anni mi hanno mandato a Thiene per San Sebastiano per me è stata una festa, una liberazione”.

Grazie a Don Lino, guida spirituale e sociale e vero appassionato della fede cristiana, la Cà Pajella cominciò a crescere. La po -

polazione cominciò ad aumentare e la comunità si consolidò intorno al suo parroco. Nei tempi in cui non esistevano social né intrattenimento via web, in parrocchia i giovani trovarono gli spazi di cui avevano bisogno per giocare, incontrarsi, praticare sport, conoscersi.

Che cosa ne pensa della religione oggi, delle nuove generazioni di giovani e di sacerdoti?

“I tempi sono molto cambiati. Oggi non ci sono più le modalità di avvicinamento al seminario che c’erano ai miei tempi. Io osservo i miei colleghi più giovani. Alla mia età, a 90 anni compiuti, si può solo osservare e stare in disparte. Mi rendo perfettamente conto, e me lo confermano i miei colleghi con i quali mi confronto, che non si riesce oggi ad intravedere che vie percorrere per il mondo del sacerdozio. I miei amici preti fanno riunioni, si consigliano, ma ci sono delle difficoltà oggettive. È un momento di difficoltà oggettiva. Il mondo della fede non è più quello di una volta e anche nel ricambio generazionale per le figure dei religiosi ci sono enormi difficoltà”. Il mondo del sacerdozio attraversa oggi

Copertina

una stagione di profonda fragilità, segnata da una crisi vocazionale che grava sulle spalle di pochi parroci, spesso chiamati a gestire più comunità contemporaneamente. Al calo numerico si aggiunge un isolamento sociale crescente: il prete non è più il centro indiscusso della comunità, ma un uomo che deve confrontarsi con una società non omogenea e bisogni sempre più complessi. Le difficoltà non sono solo organizzative, ma anche spirituali. Come osserva Don Lino, i percorsi un tempo “chiari” oggi appaiono sfumati, richiedendo ai sacerdoti una capacità di innovazione e ascolto non comune.

Che cosa cambierebbe di quello che ha fatto? “Rifarei tutto quello che ho fatto, senza dubbio. Sono molto soddisfatto del mio percorso da sacerdote e nella parrocchia di San Sebastiano. Quando ero giovane i percorsi erano abbastanza chiari. Io ho fatto delle scelte originali che mi hanno dato soddisfazione. Mi sono distinto in percorsi che non erano presenti nel territorio ma erano abbastanza collaudati in altre realtà. Li ho portati qui e la comunità ha risposto molto bene. Questo naturalmente è una grandissima soddisfazione per me”.

Don Lino Cecchetto dal 2012 non guida più San Sebastiano. Dopo di lui don Nicola Saladin e don Andrea Battagin, mentre dal 2024 la parrocchia viene seguita da don Giovanni Baldo, parroco del Duomo e di San Vincenzo, insieme a don Luca Gottardo.

Che cosa vede per i suoi prossimi anni?

“Thiene è la mia casa, la mia comunità. La mia storia è legata a doppio filo a Thiene. Questa è la mia città adottiva, qui c’è la mia casa e io ci sarò sempre, finchè Dio vorrà, con la passione e l’amore che mi hanno sempre accompagnato”.◆

CAttualità

inquemila storie di ripartenza, di vita e di speranza trascendono i numeri di una semplice statistica da applicare al mondo sanitario. Cinquemila “mondi”, appunto, che coinvolgono non solo singole persone – i pazienti, talvolta definibili “sopravvissuti” – ma anche quegli affetti che stanno loro vicino. E che sono seguiti, giorno dopo giorno, da medici e operatori sanitari che diventano veri e propri “amici del cuore”. Ritrovandosi a Thiene. Cinquemila famiglie rigenerate, facile credere dopo attimi di timore,di incertezza, di sofferenza e, soprattutto, altrettanti cittadini che hanno imparato a convivere con il proprio cuore in difficoltà dopo un evento traumatico, come accade in seguito ad un infarto. Il servizio di Cardioaction dell’Ulss7 Pedemontana, punto di riferimento ospitato presso il Centro Sanitario Polifunzionale Boldrini di Thiene, ha preso in carico il suo cinque-millesimo paziente affetto da cardiopatia o problematiche vascolari, consolidando un impegno che affonda le radici in oltre vent’anni di dedizione prima ancora che di lavoro. Coordinato da Sergio Cozzi, cardiologo dell’ospedale di Santorso e che si può definire come “anima” del progetto dagli albori, il programma Cardioaction non rappresenta oggi solo una palestra di recupero, ma una proposta testata per intraprendere un percorso multidisciplinare. Qui, chi ha subito un infarto o un evento cardiovascolare acuto viene “preso per mano”. Il percorso ambulatoriale prevede infatti un monitoraggio costante, sedute di fisioterapia mirata e una serie di incontri con dietologi, infermieri esperti e psicologi, ciascuno dei quali finalizzato a correggere i fattori di rischio e prevenire pericolose recidive.

Cardioaction taglia il traguardo dei 5 mila pazienti

Storico risultato per il programma di riabilitazione cardiovascolare dell’Ulss 7 Pedemontana, ospitato all’ex ospedale Boldrini di Thiene, e diventato modello di riferimento a livello regionale e nazionale. Il servizio è rivolto a pazienti che hanno subito un infarto o altri eventi cardiovascolari acuti,e prevede un percorso strutturato e multidisciplinare

Un punto di forza di questo servizio risiede nella capacità di integrare l’aspetto clinico con quello educativo. Come ha spiegato l’ex direttore generale dell’Ulss7, Carlo Bramezza: “Si tratta di un’attività di riabilitazione sì ambulatoriale, ma altamente specialistica pensata per quei pazienti cardiovascolari che dopo il ricovero per l’evento acuto possono rientrare in sicurezza a domicilio, ma necessitano di un periodo di riabilitazione ed educazione alla salute. In questa prospettiva, Cardioaction è da considerarsi complementare rispetto alla Cardiologia Riabilitativa di Asiago, nella stessa azienda sanitaria. L’arruolamento del 5 millesimo paziente testimonia la grande esperienza raggiunta dall’équipe, che fin dall’inizio è stata e continua a essere un modello di riferimento a livello regionale e nazionale”. Una curiosità, nei limiti del rispetto della privacy, riguarda la persona che, suo malgrado, ha “staccato” il biglietto d’ingresso al programma numero 5000. Ne avrebbe fatto volentieri a meno, certo, ma ha potuto mettersi alle spalle quel giorno cupo e riprendersi la sua esistenza. Si tratta di un camionista al lavoro nella zona industriale thienese, colpito da arresto car-

diaco mentre caricava della merce sul mezzo di trasporto. Per fortuna non era solo, e chi si trovava nei paraggi sapeva cosa fare.

A salvarlo, “a monte”, è stato un mix composto da prevenzione e prontezza dei soccorsi sul territorio. La sopravvivenza è stata favorita dall’installazione in azienda di un defibrillatore (Dae) e, poi, dal personale interno formato per queste emergenze. Due scariche, il massaggio cardiaco immediato degli operai, l’arrivo dei soccorsi del 118 coordinati e l’intervento lampo in Emodinamica per un’angioplastica. Tutto riuscito. Il prestigio di Cardioaction, supportato dai numeri e dai risultati, è meritevole di approvazione non solo sul piano sociale per la funzione che svolge, ma anche scientifico. Il dott. Sergio Cozzi ricorda con orgoglio le tappe di questa evoluzione, che ha “trasformato” ex pazienti, guariti, in apprezzati testimonial: “Il progetto Cardioaction è stato avviato nell’allora ospedale di Thiene nel 2003 e per l’epoca era molto innovativo, tanto da venire presentato in un congresso europeo di Cardiologia e pubblicato su Lancet, la rivista di livello internazionale. Nell’ultimo anno e mezzo l’attività è stata potenziata e oggi molti di loro, facendo propri gli insegnamenti ricevuti durante

dottor Sergio Cozzi

il nostro programma riabilitativo, sono diventati essi stessi promotori di uno stile di vita sano e parte attiva di iniziative di prevenzione, animando l’attività dell’Associazione Amici del Cuore Altovicentino. Vogliamo intercettare più pazienti possibili guardando al futuro”.

Il traguardo numerico non va dunque considerato un punto di arrivo, e nemmeno un “pit-stop”, visto che i bisogni della popolazione incombono ed è necessario continuare ad orientarsi verso nuove metodologie di cura. La sfida, in sintesi, come si ricava dalle parole del dott. Cozzi, è ora quella di abbattere le barriere logistiche. “Intendiamo utilizzare gli strumenti della telemedicina per seguire quei pazienti che, per motivi logistici e lavorativi, faticherebbero a venire al Boldrini ma potrebbero, con l’aiuto di care-giver formati, eseguire l’attività riabilitativa monitorata anche a domicilio. Parallelamente, poiché numerosi pazienti chiedono di poter continuare ad essere seguiti nell’attività fisico-riabilitativa dopo il periodo standard di due mesi, in collaborazione con il corso di laurea in fisioterapia con sede a Schio, abbiamo preso contatto con una struttura residenziale presente per offrire la possibilità di continuare l’attività in altre sedi, sempre sotto la supervisione di

fisioterapisti specializzati in riabilitazione cardiovascolare, e un analogo percorso potrà essere esteso anche alle strutture accreditate come “palestre della Salute” presenti nel territorio: due a Cassola (Istituto Attività Motorie e Centro Kinesi) e una a Thiene (Poliambulatorio San Gaetano)”. Estendere in maniera capillare il servizio permetterà di trasformare la riabilitazione

in uno stile di vita permanente, supportato da una rete scientifica solida, come è stato ribadito. Non a caso, i dati raccolti dall’Ulss 7 saranno illustrati nel corso del prossimo congresso nazionale dell’Anmco (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) a maggio, dove il “modello Thiene” verrà nuovamente proposto all’attenzione della comunità medica italiana. ◆

Il dg Bramezza e i rappresentati dele “palestre della salute”

HAttualità

anno inviato la candidatura per ballare all’inaugurazione delle Olimpiadi a San Siro quasi per gioco e alla fine si sono ritrovate sul palco più importante del mondo a cimentarsi nella loro più grande passione, la danza.

Alberta Dalle Carbonare, biologa nutrizionista 26 anni di Zugliano e Anna Carollo, 20 anni di Zanè, studentessa di danza a Leeds in Gran Bretagna, sono state selezionate per far parte del cast di volontari con oltre 1.200 performers da tutto il mondo. Un evento eccezionale, raccontato da Alberta Dalle Carbonare. Nella sua voce l’emozione di una ragazza giovane che ha avuto una grande opportunità ma anche la consapevolezza di essersele giocata bene grazie al suo impegno e ad allenamenti intensi.

Alberta Dalle Carbonare, ci racconta i suoi inizi nella danza?

Danzo da quando avevo 3 anni, ora ne ho 26. Ho sempre ballato, a ritmi molto intensi fino ai primi anni di università, quando ho dovuto rallentare per motivi di studio. Ho iniziato con la danza contemporanea da piccina, poi ho affiancato la danza classica, che è fondamentale per la tecnica, per la pulizia dei movimenti. Io però mi sento una ballerina prettamente contemporanea. Ho studiato in diverse realtà del territorio.

La danza è quindi parte della sua vita?

La danza è sempre stata il filo rosso, sempre presente nella mia vita. Anche quando ho ridotto il tempo degli allenamenti non l’ho mai abbandonata. Solo per un anno. Intorno ai 15 anni, avevo smesso. Ma

Danzatrici vicentine alle Olimpiadi invernali

Alberta Dalle Carbonare di Zugliano e Anna Carollo di Zanè si sono esibite alla cerimonia di apertura dei Giochi Milano Cortina 2026. Sono state selezionate dagli organizzatori per far parte del cast che contava oltre 1.200 performers volontari provenienti da tutto il mondo. “Abbiano ballato nel contesto città e montagna, subito dopo l’inno cantato da Laura Pausini”.

poi per stare bene sono dovuta tornare alla danza, per me è come una calamita. Alle medie e superiori studiavo danza anche sei giorni a settimana.

Come siete arrivate a ballare alla serata di inaugurazione delle Olimpiadi?

Io e Anna attraverso Instagram ci siamo candidate, siamo andate a fare l’audizione a Milano. Non siamo andate a fare l’audizione insieme, ma siamo comunque andate. Era settembre. Abbiamo fatto il secondo slot di audizioni (le prime erano state fatte a giugno). C’erano tantissime persone, di tutte le età dai 18 anni in su. Era un’audizione per i volontari in generale, non solo per ballerini. A fine ottobre via mail mi hanno fatto sapere che mi avevano selezionata tra i ballerini.

Che sensazione ha provato? Aveva mai ballato in televisione o in eventi importanti?

Ero incredula. Sbalordita. Felicissima. Quando ho letto la mail di conferma ho provato una gioia immensa. Io amo lo sport, sono una nutrizionista e amo ogni forma di sport. Infatti ho seguito tutte le discipline. Non ho mai ballato in ambito televisivo o in occasioni cos speciali, ho fatto diversi concorsi anche come solista e partecipato a workshop anche con personaggi importanti. Ma alle Olimpiadi è stata un’esperienza unica e meravigliosa. È stata una cosa grandiosa.

Come vi siete preparate?

Ci hanno mandato un calendario di prove, iniziate a dicembre. Un calendario molto fitto, da metà gennaio eravamo presenti ogni giorno. È stato impegnativo, ma molto coinvolgente. Non c’era competitività, c’era molto sostegno tra di noi ballerini e con i coordinatori e coreografi.

E quando è andata in scena che sensazione ha provato? Era consapevole di dove si trovava o era troppo concentrata?

Quando sono andata in scena è stato magico, bello ed emozionante. L’atmosfera non era tesa, io ho vissuto tutto molto bene e senza agitazione. Io ho ballato nel contesto città e montagna, subito dopo l’inno cantato da Laura Pausini. Eravamo tutti veramente tranquilli, che cantavamo con Mariah Carey e Laura Pausini. È stata un’esperienza bellissima. Non mi sono resa conto di essere su un palcoscenico così importante. Ero come in una bolla e mi sono goduta tutto ai massimi livelli e questo mi ha protetta dall’agitazione.

E dopo un’esperienza così che programmi ha? Dopo questa esperienza sento che vorrei rivivere tutto dall’inizio. I ricordi rimarranno vividi e li custodirò con cura. Sono un po’ malinconica ma anche felice per quello che ho vissuto. Se ci saranno altre occasioni di questo tipo mi candiderò subito. ◆

Alberta Dalle Carbonare

Attualità

Adistanza di 35 anni dalla stesura precedente (anno 1991), il testo è stato rivisto e presenta delle novità, visto che il quadro normativo, istituzionale e organizzativo è profondamente cambiato. Sono intervenute nuove leggi sull’anticorruzione, la pubblicazione dei beneficiari di contributi pubblici e, soprattutto, è nato il Terzo Settore con il relativo Registro Runts. Il nuovo regolamento, in vigore dal 1° gennaio, recepisce queste novità e intende valorizzare il fondamentale ruolo delle associazioni cittadine, garantendo al contempo il rispetto dei criteri di equità e rispetto delle norme. Si parte con la premessa che definisce le realtà associative patrimonio fondamentale per la comunità di Thiene. Ad oggi, all’albo risul-

Nuovo regolamento per la concessione di contributi

Il Comune di Thiene ha modificato le regole per la concessione di contributi e benefici economici a favore di associazioni, enti pubblici e soggetti privati. C’è tempo, ora, fino al prossimo 18 marzo per fare, attingendo a una quota di quasi 90 mila euro messi a bilancio.

tano iscritte 182 associazioni. Numeri che confermano la vitalità del territorio e la necessità di stabilire regole chiare, trasparenti e aggiornate, che valorizzino il lavoro svolto da tutti.

Per la precisione, è a disposizione per contributi ordinari un plafond di 88.500 euro, con limite massimo di 4 mila euro per singola richiesta. C’è anche un limite minimo, di 100 euro. Il regolamento disciplina l’iter, definendo con i criteri di accesso ai contributi per le diverse aree di intervento, le modalità di presentazione delle istanze, i profili di rendicontazione e trasparenza a cui i beneficiari sono tenuti. Il bando si rivolge a una vasta platea di realtà che operano senza scopo di lucro: enti del Terzo Settore

La Regione aiuta

l’ex

chiesetta Santa Lucia

Il contributo economico consente al Comune di ristabilire le condizioni di sicurezza all’interno dell’edificio sconsacrato di via Santa Maria Maddalena, da anni sede della Galleria d’arte moderna.

L’ex chiesetta Santa Lucia, chiusa al pubblico dal 2020 a causa di un problema alla copertura, potrà finalmente tornare ad ospitare la Galleria d’arte moderna dopo l’intervento di sistemazione del tetto. Un luogo che rappresenta non solo uno spazio espositivo, ma un simbolo della vivacità intellettuale della città. Nata dalla volontà di valorizzare il patrimonio artistico locale e ospitare rassegne di respiro nazionale, la Galleria ha saputo trasformarsi nel tempo da semplice contenitore a vero laboratorio culturale. Tuttavia, il pregio storico dell’edificio porta con sé la necessità di cure, dopo il crollo di parte del tetto che l’ha

resa inagibile dal 2020. La notizia recente è di quelle che rassicurano: la Regione Veneto ha stanziato un finanziamento di 49.794,92 euro, infatti, destinato specificamente alla sistemazione della copertura della struttura. L’intervento rientra in un piano di restyling provinciale più ampio, che vede la Regione impegnata con 438mila euro per la salvaguardia di sei “gioielli” dell’architettura vicentina. Come sottolineato da Morena Martini, consigliere regionale delegato, lo scopo è duplice: “proteggere il manufatto dalle ingiurie del tempo e garantirne la sicurezza e la piena fruizione pubblica”. Grazie a questi fondi, Thiene potrà procedere

(iscritti al Runts), associazioni, comitati ed enti pubblici, soggetti privati no-profit per iniziative di interesse pubblico. Saranno finanziati progetti riguardanti la promozione e lo sviluppo di comunità, iniziative di solidarietà sociale, la prevenzione e salute, l’istruzione e l’educazione, la tutela del patrimonio storico, artistico, paesaggistico e ambientale, lo sport, il tempo libero, il turismo, il sostegno dello sviluppo economico, l’innovazione sociale, il riuso, la tutela dei beni comuni e la rigenerazione urbana. Scadenza delle domande il 18 marzo, da presentare on line. Tutta la documentazione, i moduli e i dettagli relativi alle spese ammissibili sono consultabili sul sito del Comune. ◆ [O.D.M.]

con il rifacimento del tetto, un’opera fondamentale per scongiurare infiltrazioni e preservare le opere conservate all’interno. Un passo deciso verso una cultura più accessibile e regalare con continuità un presidio “vivo” e aggiornato per chi ama l’arte, l’estetica, la bellezza in ogni sua forma. Di norma aperto al pubblico il sabato e la domenica. ◆ [O.D.M.]

SAttualità

i è chiuso un anno intenso per il Progetto Giovani di Dueville, il servizio comunale gestito dalla cooperativa Studio Progetto che ha sede al “Dado Giallo” di viale dei Martiri. Il bilancio del 2025 descrive un centro vitale, capace di intercettare i bisogni delle nuove generazioni e trasformarli in opportunità di crescita, informazione e partecipazione. Con questi tre pilastri fondamentali il PG si conferma di anno in anno un punto di riferimento imprescindibile per i ragazzi, da intendersi come adolescenti e giovani adulti, del territorio.

Ben oltre il concetto abituale di “sportello”, l’Informagiovani nel 2025 ha fornito in dodici mesi 62 consulenze personalizzate, fornendo aiuto qualificato per navigare nel mare magnum della rete e delle opportunità di studio e lavoro, ma anche dando supporto nella documentazione da presentare. Chi si rivolge agli operatori formati? L’utenza è composta per il 79,3% da residenti a Dueville, con una netta prevalenza femminile (72,4%). Le richieste si concentrano principalmente sul mondo del lavoro (72,4%), seguito dalla mobilità all’estero (20,7%) e dalla formazione. La fascia d’età più coinvolta è quella dai 19 ai 24 anni, con il 34,5%, seguita da chi frequenta il ciclo di studi superiori 14-18 anni (24,1%). Non solo consulenza, ovviamente, ma anche eventi speciali e iniziative che si ripetono forti delle esperienze già in archivio, ridefinite e migliorate di volta in volta. Una prova ne è la rassegna “Estate Adesso”, dedicata alle opportunità stagionali, che ha registrato 94 iscritti ai suoi quattro incontri tematici. Fondamentale poi lo strumento di “bussola” nelle fasi di transizione scolastica: dall’orientamento “tra pari” per la scelta della scuola superiore (che ha coinvolto 40 ragazzi di terza media e 23 studen-

Progetto Giovani Dueville uno spazio di crescita

Bilancio positivo per i molteplici servizi offerti in rete con Comune, scuole e varie associazioni del territorio. Oltre 2 mila gli utenti in un anno, orovenienti anche da fuori paese, che sono passati dalla sede “Dado Giallo” di viale Martiri.

ti delle superiori, ospitati alla Casa della Gioventù di Povolaro) ai 16 incontri di “Dopo il Diploma”, che hanno orientato ben 219 giovani verso università e ITS. Il 2025 ha visto anche una solida collaborazione con le scuole locali del centro paese e delle frazioni Passo di Riva, Vivaro e Povolaro (449 alunni coinvolti in attività sui social e l’ambiente) e con le famiglie attraverso la rassegna “Grandi Passi”, dedicata a temi come l’hate speech e la sessualità in adolescenza. E ancora l’educazione finanziaria, con una ventina di adesioni anche qui. Con 2.014 utenti totali che hanno fruito degli spazi e della sala prove, il Progetto Giovani Dueville ha rinnovato insomma la propria funzione ideale “officina di futuro” in continua evoluzione.

Il Progetto Giovani non è solo un compendio di “servizi” da erogare, secondo la linea seguita a Dueville, piuttosto un luogo dove passioni e proposte prendono forma. Nel 2025, i laboratori hanno spaziato dal Corso base di sartoria (nato da un’idea di una quindicenne e realizzato in due edizioni per l’alta richiesta) al Workshop di Murales, che ha permesso di abbellire la sede del PG sviluppando un forte senso di appartenenza. Molto partecipato il Conversation Club di inglese e spagnolo, dove la voglia di imparare è andata oltre l’orario ufficiale: i ragazzi del gruppo 15-30 anni hanno infatti continuato a trovarsi spontaneamen-

te per praticare la lingua attraverso il gioco. Poi lo sguardo rivolto all’Europa, con lo Scambio Erasmus+ “Go Green” in Spagna, dove 10 ragazzi di Dueville hanno discusso di sostenibilità con coetanei finlandesi e ungheresi. E il Progetto Giovani è anche partecipazione, interscambio di idee e ascolto, con la voce dei ragazzi protagonista. Da vetrina il lavoro sui gruppi informali con “Voci senza etichetta”, dove un gruppo di ragazzi tra i 16 e i 18 anni, si è riunito settimanalmente per confrontarsi in uno “spazio sicuro” su temi come la violenza di genere, la gestione della rabbia e il rapporto con i genitori. Il coinvolgimento dei giovani è passato pure per momenti istituzionali rinnovati, come la Festa dei 18enni alle Piscine Comunali (con workshop di autodifesa e dj set) e l’incontro “E-Spremiti”, dove i giovani hanno potuto dialogare con gli amministratori locali per esprimere i propri bisogni e proposte per il territorio. Per info, mail a informagiovani@comune. dueville.vi.it, consultabili i canali social su Instagram e Facebook oppure contatto telefonico 327.1806136. ◆

NAttualità

ell’oro e nell’argento italiano dello ski cross alle Olimpiadi c’è anche un po’ di Zanè. Mentre i riflettori illuminavano le medaglie più preziose e gli spettatori si commuovevano con i vincitori, a tracciare la pista perfetta per quei campioni erano stati quattro ragazzi. Tra di loro c’era Filippo Rossi, 23 anni, di Zanè. Campione di ski cross e membro della nazionale italiana, ha fatto da apripista per collaudare la discesa dimostrando che dietro ogni vittoria sportiva c’è il duro lavoro della squadra.

In pochi fino a queste Olimpiadi sapevano cosa fosse lo ski cross. È una specialità della disciplina sciistica del freestyle nella quale più atleti scendono contemporaneamente lungo un percorso che presenta diverse difficoltà tecniche. Una disciplina di recente introduzione, estremamente tecnica e spettacolare.

A spiegare perché ha scelto proprio lo ski cross è Filippo Rossi: “Ho scelto lo ski cross perché è uno sport completo che unisce tecnica, velocità, rapidità di decisione, curve e salti. In pochissimi secondi succede tutto. Mi affascina il fatto che devi essere preciso come in uno slalom, veloce come in una discesa, ma anche reattivo perché è uno sport di contatto, dove ogni dettaglio può cambiare una gara. È adrenalina pura, ma anche strategia, è tecnica ma anche tattica”.

Equilibrato e determinato, Filippo Rossi la passione per lo sci l’ha presa dalla famiglia, in particolare dal nonno Stefano e nonna Clori, con i quali andava a sciare fin da piccolo.

Riservati e orgogliosi i genitori di Filippo, Fanny Mariani e Flavio Rossi, non hanno dubbi: “Per tantissime domeniche ci siamo alzati alle 4.30 per accompagnarlo in pista. E se tornassimo indietro lo rifaremmo sicuramente”.

È la zia Francesca Mariani a raccontare, con la voce rotta dall’orgoglio e gli occhi

Filippo Rossi campione di ski cross

Il 23enne di Zanè, membro della nazionale italiana, ha fatto da apripista ufficiale per le gare olimpiche, collaudando le discese che hanno visto Simone Deromedis e Federico Tomasoni vincere rispettivamente l’oro e l’argento. “Lo ski cross è adrenalina pura, ma anche strategia, è tecnica ma anche tattica”.

lucidi, le emozioni vissute dalla famiglia, a cominciare da qualche settimana fa, quando Filippo Rossi ha gareggiato per la coppa del mondo in ski cross: “Sono certa che lo vedremo alle prossime Olimpiadi. Filippo fa parte di uno squadrone di bravi ragazze e ragazzi. Hanno il viso scottato dal sole e graffiato dal vento freddo che soffia in vetta. Sono ragazzi poco più che ventenni che si alzano alle 5 del mattino per portarsi sci e scarponi in cima agli impianti e solcare la neve prima che il sole faccia capolino sulle piste. Filippo ha 23 anni, ha fatto liceo e università in ambito sportivo e scia da sempre, sia d’estate che in inverno. Anni e anni di sacrifici. Lo scorso inverno è stato vittima di una brutta caduta in gara che gli ha fatto perdere mesi di allenamento. Ma non è il tipo che si ferma e si è subito rimboccato le maniche per ritornare a sciare e a gareggiare. Quando non si allena insegna a sciare nel

bellissimo comprensorio dell’Alpe Cimbra sulle nostre montagne”.

Laureato in scienze motorie, maestro di sci e atleta della nazionale, ora Filippo Rossi è concentrato al 100% sul suo sport.

“È una disciplina minore rispetto ai blasonati sci di fondo e sci alpino – sottolinea zia Francesca con orgoglio – Le piste in Italia si contano sulle dita di una mano perché i salti e le curve paraboliche sono costruite mesi prima delle gare e richiedono notevoli investimenti in tempo e denaro. Con l’oro e l’argento guadagnato dall’Italia in queste Olimpiadi l’Italia intera ha finalmente respirato l’aria di questo sport che molti considerano gemello diverso del moto cross. Pazzi son pazzi uguali. Si lanciano a 100 km l’ora e più scontrandosi in volo con gli avversari, sicuri di non atterrare interi o finire spiaccicati sulle reti di protezione. L’Italia ha conosciuto gli atleti Simone Deromedis e Federico Tomasoni per lo spettacolo incredibile che hanno offerto in tutta la gara di ski cross non solo in una finale olimpica vietata a chi era debole di cuore. Filippo è sceso come apripista pettorale F4 nelle due qualificazioni e nelle gare di skicross femminile e maschile. Sono felice che mio nipote sia un professionista in questa disciplina – conclude Francesca Mariani – L’ambiente dello sport di montagna può forgiare solo persone generose, altruiste e ricche d’animo”. ◆

IComitati di Quartiere, fondamentali “ponti” tra cittadini e istituzioni locali, vedranno il loro mandato scadere nel 2026. Per questo, il Comune di Thiene ha ufficializzato date e modalità per il rinnovo di questi organismi. Si tratta di una forma di partecipazione attiva che a volte rischia di essere sottovalutata ma che, al contrario, vede decine di residenti mettersi in gioco per offrire un contributo civico alla propria città, partendo proprio da “casa e dintorni”. L’Amministrazione Comunale, in sinergia con la Consulta dei presidenti dei Comitati di quartiere, ha fissato per sabato 11 e domenica 12 aprile l’appuntamento alle urne. I sette quartieri della città — Ca’ Pajella, Cappuccini, Centro, Conca, Rozzampia, San Vincenzo e Santo Lampertico — sono chiamati a eleggere i propri Consigli Direttivi. In totale saranno 105 i cittadini scelti per la carica (15 per ciascuna area), incaricati di dialogare, discutere, proporre e segnalare le esigenze di vicinato, agendo come interlocutori diretti dell’ente pubblico. Questo voto popolare, istituito nel 2007, presenta peculiarità interessanti tra regole e curiosità. Ad esempio, l’età minima per esprimere la propria preferenza è di 16 anni compiuti. Inoltre, la possibilità di voto è concessa anche a chi nel quartiere "opera": titolari di attività, professionisti e volonta-

Ad aprile il rinnovo dei Comitati di quartiere

Saranno eletti 15 rappresentanti per ciascuno dei sette quartieri della città: Ca’ Pajella, Cappuccini, Centro, Conca, Rozzampia, San Vincenzo e Santo Lampertico. È possibile candidarsi entro l’11 marzo.

ri che prestano servizio in modo continuativo da almeno un anno (previa certificazione dell’ente di appartenenza). Per chi invece desidera impegnarsi in prima persona come candidato, il requisito anagrafico sale a 18 anni. Restano fermi i criteri di residenza o attività lavorativa nel quartiere. Non è consentito candidarsi in due o più seggi. Un dettaglio tecnico fondamentale riguarda il quorum: le elezioni saranno valide solo se si raggiungerà la soglia del 5% degli aventi diritto.

Per garantire l’imparzialità e la natura civica dei Comitati, non possono candidarsi parlamentari, amministratori pubblici in carica o esponenti con ruoli politici attivi. Per chi volesse proporsi, la scadenza per “alzare la mano” è fissata per mercoledì 11 marzo: il modulo è scaricabile dal sito del Comune di Thiene o reperibile all’urp del municipio. Saranno eletti i primi 15 candidati per ogni quartiere in base al numero di preferenze ricevute, più eventuali lista di subentri, pronti per il prossimo triennio. ◆ [O.D.M.]

Insediato il nuovo consiglio dei giovani

Con il passaggio del testimone dall’ex sindaca Virginia Sperotto al primo cittadino Jacopo Croin, ha fatto ufficialmente il suo ingresso in sala consiliare il nuovo Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi.

Con un programma ambizioso che spazia dal sociale alla cultura, il primo cittadino dei giovanissimi ha ufficialmente dato il via al suo mandato, portando una ventata di freschezza ed entusiasmo tra le mura del Comune. Al fianco di Croin, è stata nominata una giunta determinata e pronta a mettersi al lavoro per la comunità. Ecco i giova-

ni assessori che compongono l’esecutivo: Ana State, vice sindaco e assessore alla salute, Giulia Busellato, assessore al sociale, Noemi Maria Mirabile, assessore allo sport, Alvise Rostello Doraiotto, assessore all’ambiente, Sveva Battistello, assessore alle politiche giovanili e Jago Costa, assessore all’istruzione. Il nuovo sindaco, dopo aver indossato la fascia tricolore, ha commentato: “Questo incarico rappresenta una cosa importante per me. Essere il sindaco dei ragazzi e delle ragazze significa rappresentare i giovani per migliorare la nostra comunità. È un’esperienza che sicuramente mi far crescere. Ringrazio di questa fiducia che ricambierò con tutto il mio impegno. Voglio fare del mio meglio per dare un contributo concreto e positivo”.

Il programma tra solidarietà e territorio. La nuova amministrazione under 14 ha le idee chiarissime. Il programma si concentra su pilastri fondamentali per il benessere della cittadinanza: Benessere e Sport, con la promozione dell’attività fisica come pilastro della salute. Cultura e Territorio con iniziative per riscoprire il patrimonio storico e locale. Sociale e Solidarietà con progetti di contrasto alla solitudine degli anziani, raccolta di giocattoli per i meno fortunati e l’organizzazione di giochi da tavolo per favorire l’aggregazione. Sensibilizzazione, grazie ad un impegno profondo sui temi civili, come l’organizzazione di una veglia per le vittime di femminicidio. Il momento più toccante della cerimonia è stato il passaggio di consegne con l’ex sindaca Virginia Sperotto. Visibilmente commossa, ha salutato il suo ruolo definendolo un “viaggio meraviglioso” che l’ha arricchita profondamente, augurando al suo successore di vivere la stessa magica esperienza. ◆ [A.B.]

Attualità

Idue Comuni, da tempo impegnati in un percorso di collaborazione, hanno ufficializzato l’avvio di un pacchetto di servizi che verranno erogati ai cittadini in forma associata. I nuovi uffici associati saranno a disposizione dei cittadini e delle cittadine di entrambi i territori. Dal 2 marzo è stato attivato il servizio demografico associato, con sede operativa in municipio ai Chiuppano e l’ufficio istruzione associato, attivo nella sede municipale di Carrè ;a partire da mercoledì 4 marzo, sempre a Carrè, entra in funzione l’ufficio segreteria e protocollo associato. L’avvio del servizio demografico e dell’ufficio istruzione associati rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di collaborazione istituzionale tra i Comuni di Carrè e Chiuppano, avviato da anni con diverse gestioni condivise (servizi tecnici, informatici, protezione civile e altri servizi sovracomunali). Nel dicembre 2024 i consigli comunali dei due enti avevano aggiunto un nuovo tassello approvando l’Accordo di programma per lo sviluppo delle gestioni associate, con il quale le nuove Amministrazioni, oltre a confermare le collaborazioni già in essere, hanno programmato l’estensione ad altri servizi strategici. Successivamente, nel mese di luglio 2025, sono state sottoscritte due convenzioni che disciplinano il funzionamento dei nuovi uffici: la prima per la gestione associata del servizio amministrativo – comprendente i servizi demografici, segreteria e protocollo, servizi sociali, cultura, commercio e messi comunali – la seconda per la gestione associata delle funzioni relative all’istruzione pubblica. Con questi atti si è quindi giunti oggi all’avvio della fase operativa. L’istituzione del servizio demografico associato consentirà di disporre di una struttura organizzativa più solida e articolata, grazie alla presenza congiunta del personale dei due Comuni. Ciò permetterà di garantire alla cittadinanza

Qui e nella foto sotto, i sindaci di Chiuppano e di Carrè, Andrea Segalla e Valentina Maculan

Carrè e Chiuppano sempre più uniti

Con il mese di marzo prendono avvio i nuovi servizi associati per i cittadini dei due paesi limitrofi, che hanno deciso di fare squadra per rispondere meglio alle carenze di personale e alle complessità amministrative moderne.

di entrambi gli enti continuità e qualità del servizio attraverso una migliore gestione dei carichi di lavoro, la progressiva specializzazione degli operatori, una maggiore possibilità di sostituzione in caso di assenze, il miglioramento complessivo dell’efficienza del servizio. L’associazione di segreteria e protocollo consentirà, invece, di uniformare procedure e flussi documentali e di rafforzare l’organizzazione interna migliorando anche in questo caso l’efficienza complessiva dell’azione amministrativa. L’avvio dei servizi associati costituisce una scelta strategica e lungimirante, particolarmente rilevante nel contesto attuale in cui i piccoli Comuni affrontano una crescente carenza di personale e la necessità di competenze sempre più specialistiche. La gestione associata consente, infatti, di superare i limiti dimensionali dei singoli enti, valorizzare le professionalità interne e garantire ai cittadini servizi più stabili, qualificati ed efficienti. Secondo la programmazione condivisa dalle due Amministrazioni, progressivamente saranno associati anche altri servizi comunali dell’area amministrativa, in particolare i servizi sociali, l’ufficio cultura, commercio e messi comunali, con l’obiettivo di rafforzare la capacità organizzativa degli Enti e migliorare la qualità dei servizi offerti alla comunità. Il sindaco di Chiuppano, Andrea

Segalla, esprime “grande soddisfazione per l’avvio di un progetto fortemente voluto dall’Amministrazione comunale e ritenuto strategico nel programma di mandato, perché consentirà ai Comuni di Carrè e Chiuppano di garantire ai propri cittadini non solo i servizi attualmente esistenti, ma soprattutto di rispondere alle sfide e ai nuovi bisogni del futuro, in particolare nell’ambito dei servizi alla persona, all’infanzia e alla popolazione anziana” La sindaca di Carrè, Valentina Maculan, sottolinea come “negli ultimi anni, le esigenze delle nostre comunità sono cresciute e si sono diversificate, richiedendo risposte sempre più efficienti e coordinate. In questo contesto, il rilancio dell’associazionismo tra Carrè e Chiuppano rappresenta una scelta strategica e lungimirante, capace di valorizzare le risorse, migliorare i servizi e garantire una gestione più sostenibile delle attività amministrative. Questo percorso permetterà, inoltre, di creare ulteriori sinergie tra i nostri Comuni per rendere più forti i nostri Enti e più vicina la pubblica amministrazione ai propri cittadini e cittadine”. Entrambi, a nome delle Amministrazioni comunali di Carrè e Chiuppano, ringraziano il personale coinvolto per il lavoro svolto nella fase di preparazione dei nuovi uffici e confidano nella collaborazione dei cittadini durante l’avvio dei servizi associati. ◆

POmar Dal Maso

assano gli anni e passano davvero veloci per lui. Velocissimi, come i secondi che decidono le sue prestazioni nello sport e ne costituiscono la ragione di vita. E si accumulano i titoli nazionali in più categorie per lo sprinter thienese dell’atletica leggera, Yassin Bandaogo, che di recente si è laureato campione italiano dei 60 metri indoor di velocità nella massima categoria giovanile, la Under 23, anche se ormai il siluro terra-aria della Ca’ Pajella sogna in grande tra i grandi. Lo certificano le vittorie, i podi, i colori indossati, gli ingaggi e, soprattutto, il cronometro. Porta bene al portacolori delle Fiamme Oro la pista di Ancona, teatro delle prime sfide vere dell’anno per l’atletica leggera “al chiuso”, dove da un triennio il giovane atleta - la cui famiglia ha origini del Burkina Faso - fa incetta di medaglie. Una scorpacciata, meglio dire, con una predilezione per l’indoor di cui non si fa mistero. L’ex studente dell’Ipsia “Garbin” non è nuovo, infatti, ad exploit dorati, visto che nella trafila da junior ha saputo inanellare successi nello sprint, sfruttando le doti di esplosività muscolare, poi affinate con la tecnica di corsa. Riconosciute nell’ambiente dello sport, ma anche a livello locale visto che, da 15enne, Yassin è stato insignito nel 2019 del Premio Thiene come sportivo dell’anno. Ora, a 22 anni da poco compiuti (li ha festeggiati all’Epifania), ha aggiunto un nuovo 1° posto Under 23 alla decina di titoli già collezionati fin qui, che si affiancano alle convocazioni per rappresentare l’Italia che avanza nei grandi eventi internazionali. Dall’anno scorso, infine, ecco pure l’upgrade in Nazionale Maggiore, con la chiamata ai blocchi dei Mondiali 2025 di Nanchino, in Cina, per la prima vera esperienza tra i big (in Asia è giunto 5° in batteria, non ripescato per le semifinali). Una tappa prestigiosa della sua vita da atleta, indossando la divisa più brillante della tonalità azzurra: rincorsa a lungo, e sempre a massima velocità.

Yassin corre veloce e sogna i mondiali

Il 2026 dello sprinter di Thiene si è aperto con il titolo Under 23 nei 60 metri con il primato personale, a soli 5 centesimi da quello di Filippo Tortu. Ora il giovane atleta delle Fiamme Oro a Padova, al suo quinto titolo italiano giovanile consecutivo, punta agli Assoluti e alla convocazione in Nazionale.

Tanti passi (veloci) prima, il pargoletto Yassin aveva iniziato a correre dietro a un pallone, da bambino, come tanti suoi amici. Poi il “sorpasso” al calcio: le sue capacità fisiche innate lo fanno notare tra scuola e campi di atletica dagli addetti ai lavori, ed ecco che tra i club specializzati di Breganze prima e Vicenza poi inizia la carriera di Bandaogo velocista, fino ad approdare alle Fiamme Oro a Padova. Oltre ai 60 metri, in cui vanta un record di 6’’63 ritoccato nel 2025, la freccia thienese corre anche i 100 metri piani, con un 10’’50 di tutto rispetto che lo pone tra i migliori in Italia. Di fatto alla prima apparizione ufficiale del 2026, “Banda” ha sfrecciato in 6’’65 per aggiudicarsi il titolo (U23). Punta ora al bis tra i grandi, sempre ad Ancona, ai primi di marzo, ricordando che un anno fa vinse al fotofinish mettendosi alle spalle calibri di alto livello come Baffour – compagno in azzurro a Nanchino - e Ceccarelli.

Sarà la 57esima edizione quella al via al PalaCasali, la casa dell’atletica indoor italiana, con in palio 28 titoli assoluti. Tra questi quei 60 metri su cui lo sprinter thienese prenota il podio e punta “in combinata” a

staccare il pass per i Mondiali questa volta ospitati in Polonia, a Torun, a fine mese. E poi, se la forma permetterà di sognare ancora più in grande, c’è il record Under 23 di Filippo Tortu non lontano dal suo personale, a 5 centesimi appena, mentre quello senza limiti di età è detenuto dall’olimpionico di Tokyo Marcell Jacobs, collega poliziotto, con un inarrivabile 6’’41 stabilito nel 2022 a Belgrado.

Nato al “Boldrini” di Thiene, classe 2004, Bandaogo si schiera oggi subito dietro gli assi azzurri della velocità, smanioso di guadagnare terreno. Così come ha fatto sin da bambino, nel quartiere della Ca’ Pajella, qui dove un po’ tutti si fermano ogniqualvolta il velocista si apposta ai blocchi di partenza. È allenato dal tecnico Umberto Pegoraro, che lo segue curandone testa, muscoli, condotta e quanto serve per accompagnarlo e consigliarlo nella sua carriera di atleta. Indispensabile il sostegno fornito dal corpo militare della Polizia di Stato-Fiamme Oro, ricordando che “Banda-Goo” è sponsorizzato dal marchio Diadora: una “combo” che gli permette di fare dello sport la propria professione. ◆

Cultura

Approdano a Thiene i vincitori del secondo concorso pianistico nazionale Romano Zancan Dall’Alba svoltosi nel giugno scorso a Villa La Montanina a Velo d’Astico, promosso e organizzato dalla pianista Annalisa Ogeniti Zancan Dall’Alba in collaborazione con Crescere in Musica, l’associazione nata nel 2007 da una iniziativa del liceo statale Corradini di Thiene con l’obiettivo di dare ai giovani musicisti l’opportunità di espandere e approfondire la loro esperienza musicale classica attraverso corsi di alto perfezionamento, incontri con maestri e programmi concertistici e di promuovere la musica da camera e orchestrale. Il duo pianistico Olga Gavryliuk e Iuri Marchesin sarà ospite all’auditorium Fonato domenica 8 marzo alle 17per proporre al pubblico il concerto che lo ha visto vincitore per la categoria “Pianoforte a 4 mani”. I prossimi appuntamenti con gli altri

L’auditorium Fonato ospita le esibizioni dei pianisti Olga Gavryliuk e Iuri Marchesin, Alessandro Di Lena e Sean Antonio Daniels che si sono distinti nella competizione dedicata alla memoria del docente ai conservatori Pollini di Padova e Pedrollo di Vicenza.

vincitori del concorso sono domenica 15 marzo alle 17 con l’esibizione del pianista Alessandro Di Lena e domenica 22 marzo, sempre alle 17, con il concerto di Sean Antonio Daniels. Tutti i pianisti presenteranno il concerto che li ha visti vincitori nelle rispettive categorie di concorso. Il concorso è intitolato al pianista e maestro, Romano

Un libro racconta la storia lattiero-casearia di Thiene Tre concerti con i vincitori del concorso Zancan Dall’Alba

L’opera “Civiltà del latte nell’Alto Vicentino” di Giulio Dalla Ricca, Maria

Teresa Sartore e Ivo Carollo, intende approfondire il ruolo assunto dalla città che è stata per secoli il centro di riferimento per il commercio dei formaggi.

Il libro, arricchito da testimonianze e foto d’epoca, ricostruisce il percorso storico che, a partire dal Settecento, ha permesso la diffusione dell’allevamento bovino nell’Alto vicentino e che, per l’intervento della Chiesa, dello Stato e delle innovazioni tecnologiche, ha portato alla proliferazione di latterie turnarie e sociali, fondamentali per lo sviluppo del settore. Sono indagate le condizioni storico-economiche successive alla Prima guerra mondiale che favorirono l’istituzione del-

la scuola per tecnici casari “P. Marconi”, ed è tratteggiato il percorso storico-didattico che coinvolse circa 1400 giovani provenienti da tutte le parti d’Italia, facendo del Thienese uno dei centri più importanti per il mondo caseario. Infine, presenta alcuni approfondimenti che permettono di capire il funzionamento delle latterie sociali, la fondazione e l’attività della Sala Borsa, punto di riferimento per oltre settant’anni per la definizione dei prezzi dei formaggi, le mostre lattiero-casearie che dal 1948 al

Zancan Dall’Alba. Nato a Velo d’Astico nel 1943, è stato docente al conservatorio Pollini di Padova e successivamente al Pedrollo di Vicenza. Sensibile interprete di Chopin e di altri compositori romantici, Zancan ha lasciato una traccia indelebile sia come concertista solista, e camerista, che in duo, con la moglie Annalisa Ogeniti. ◆

2015, in varie forme e con diverse iniziative sono state la vetrina delle produzioni locali, nazionali ed estere. ◆

il duo Gavryliuk e Marchesin

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