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SchioMese

Cioni: “Torneranno i partiti, questo civismo non ha futuro”

“Noi Cittadini ha i numeri in consiglio comunale, ma dal punto di vista politico non c’è più, chi dirige la linea politica dell’amministrazione è Civitas – afferma il capogruppo di FdI, Alex Cioni -. A meno che non subentri un accordo tra Marigo e Orsi.

Piazza Campus, il traffico si allontana dalle scuole

È partita una sperimentazione viaria originale nell’area dei licei e delle scuole superiori, alla quale in Comune stavano pensando da anni: un piano di chiusure mirate, percorsi pedonali e spazi di sosta breve per una gestione più ordinata del traffico nell’area.

Si prova ad aprire via Fogazzaro

Quella biblioteca è una miniera

La Comunità energetica si fa strada

Periodico di informazione dell’Alto Vicentino anno XV n. 141 - febbraio 2026

Il Valter e la Cristina

lla fine ci ha pensato Valter Orsi a risolvere lo stallo politico di questi mesi, tutto interno alla maggioranza di governo cittadina. L’ex sindaco ha tolto l’elefante dalla cristalleria scegliendo la strada delle dimissioni dal consiglio comunale per risolvere (forse) una situazione che stava diventando sempre più difficile da spiegare all’esterno. Un passo indietro che, a quanto pare, dovrebbe riguardare a breve anche due dei tre consiglieri suoi “fedelissimi”. Un tris di dimissioni che farà entrare in consiglio altrettanti elementi più organici alla lista “Noi Cittadini”, il che dovrebbe consentire alla maggioranza di superare l’impasse e andare avanti.

Detto questo, alzi la mano chi avrebbe mai immaginato, quando Cristina Marigo è stata eletta sindaca di Schio, che appena un anno e mezzo dopo ci saremmo trovati a commentare la possibilità di una crisi di giunta.

Supplemento mensile di Lira&Lira

Direttore

Stefano Tomasoni

Redazione

Elia Cucovaz

Mirella Dal Zotto

Camilla Mantella

Grafica e impaginazione

Alessandro Berno

Per inviare testi e foto: schiothienemese@gmail.com

Per le inserzioni pubblicitarie

Pubblistudio tel. 0445 575688

Cosa sia successo negli ultimi mesi lo hanno scritto tutte le cronache, ma lo sintetizziamo per i meno informati. È successo che la caravella della giunta Marigo, dopo un primo periodo di navigazione tranquilla in acque da diporto, abbia iniziato ad affrontare il mare aperto incontrando onde sempre più alte e venti di burrasca, tanto che negli ultimi tempi si è temuto per la tenuta dell’albero maestro. È successo, fuor di metafora, che la sindaca e il suo predecessore sono inaspettatamente arrivati ai ferri corti. Capire i motivi reali del contrasto diventa difficile, perché Orsi non li ha mai esternati pubblicamente – fino a qualche giorno fa, quando qualcosa ha detto al Giornale di Vicenza - e perché la stessa sindaca è rimasta sulle sue. Ma, in soldoni, sembra di capire che Marigo a un certo punto abbia deciso di svolgere il proprio ruolo svincolandosi dall’ombra del suo predecessore. Ma svincolandosene a tal punto che quest’ultimo deve aver maturato una crescente insofferenza per il nuovo metodo amministrativo e per l’inconsistenza del suo coinvolgimento.

Dopo il voto Orsi si aspettava probabilmente di veder riconosciuto alla sua esperienza un ruolo meno marginale. È diventato presidente del consiglio comunale, ma si sa che quello è un incarico più di immagine che di sostanza, e così dopo un po’ si dev’essere chiesto: “ma come, ho indicato io Cristina come candidata alla mia successione e in cambio si limita a farmi condurre il consiglio comunale? E che sono, l’Amadeus di palazzo Garbin?”. Così, dopo un anno di malumori sempre più evidenti, l’ex ha lanciato un segnale: si è messo alla guida di una manciata di consiglieri – lui e altri tre – apparentemente pronti a formare un proprio gruppo con la prospettiva di dare l’appoggio all’amministrazione di volta in volta. Quanto sarebbe bastato per diventare l’ago della bilancia della vita politica e avere i numeri per lasciar ventilare la possibilità di mettere la maggioranza in… minoranza. Un segnale risultato evidente in gennaio in occasione delle vo -

tazioni per l’elezione del nuovo presidente del consiglio comunale, resasi necessaria dopo che lo stesso Orsi a fine anno si era dimesso dall’incarico, seguito dalla vicepresidente Anna Nardi: nella prima votazione Orsi e i suoi neanche si sono presentati in aula, mentre nella seconda ci sono andati, ma si sono astenuti sul nome espresso dalla maggioranza, quello di Sergio Secondin, che era già stato presidente del consiglio negli anni di Orsi sindaco. Un corto circuito bell’e buono.

L’ultimo atto (per ora?) è arrivato dunque con le dimissioni di Orsi anche dal consiglio comunale, seguite dalla dichiarazione di considerare con ciò conclusa una stagione politica. Una decisione alla quale potrebbero non essere estranee le considerazioni che si dice siano giunte dal mondo economico cittadino, preoccupato che il prolungarsi della vicenda, o peggio una sua conclusione negativa, producesse danni all’immagine della città e al suo peso politico verso l’esterno, in un frangente in cui già c’è da fare i conti con la patata bollente della rottura con Ava/ViAmbiente. La cosa sicura, in effetti, è che sarebbe del tutto incomprensibile, per i cittadini, un lento logorio e magari una crisi amministrativa motivata dai rapporti tra il Valter e la Cristina. Sarebbe anche quasi impossibile per gli stessi interessati andare a spiegare agli scledensi che si rompe un progetto politico-amministrativo sulla base di contrasti non privi di connotati personalistici. Detto ciò, però, l’inedita partita a scacchi giocata in questi mesi all’interno della maggioranza lascia l’impressione che stia effettivamente prendendo sostanza la tesi esposta dall’assessore Munarini nell’intervista pubblicata su queste colonne in dicembre, ovvero che l’esperienza del civismo a Schio stia scricchiolando alle fondamenta e che il mondo amministrativo scledense si stia riorientando per arrivare alla prossima tornata elettorale con appartenenze partitiche e politiche chiare e nette. Centrosinistra da una parte, centrodestra dall’altra.

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Periodico di informazione dell’Alto Vicentino

Del resto, Munarini non ha fatto che esplicitare un pensiero che sembra ormai abbracciato da tempo dallo stesso Orsi, che pure del civismo scledense è stato il fondatore una dozzina d’anni fa. E non è un mistero che più di qualche “civico” mostri di aver già avviato un certo riposizionamento politico. Non sorprenderebbe, insomma, al punto in cui siamo, che prima di fine mandato (se ci arriverà) più di qualcuno decida di scendere dalla caravella che guida la rotta di palazzo Garbin, tuffandosi in mare non senza prima aver indossato un buon salvagente.

E quindi, cosa capiterà al prossimo giro?

Quali equilibri politici si formeranno? Se il centrodestra più o meno unito presenterà un proprio candidato sindaco e il centrosinistra presenterà il suo, cosa farà lo schieramento civico? Esisterà ancora in questa forma oppure il gruppo di “Noi Cittadini”, che ha dominato la scena amministrativa negli ultimi tre mandati, è destinato a rimodellarsi in modi ancora non prevedibili?

Di certo le vicende di questi ultimi mesi non aiutano a vedere un futuro roseo per il civismo giallorosso. Il tempo per recuperare non manca, resta da capire se qualcuno è ancora interessato a farlo. ◆

Lo Schiocco

I marciaposteggi

Dietro lo stadio di atletica di via Riboli c’è un piccolo quartiere con alcune vie intitolate perlopiù a generali e ufficiali della Grande guerra, tutte dotate di larghi marciapiedi che sarebbero comodi e sicuri, se non fosse che sono usati perlopiù come posteggi. La situazione che si vede nella foto, per dare l’idea, è la regola: auto lasciate per trequarti sul marciapiede, con giusto lo spazio per far passare un passante di sguincio. Dovesse arrivare una carrozzina con un anziano o un disabile o una mamma col passeggino, dovrebbe scendere dal marciapiede, aggirare le auto e tornare su (o rimanere in strada, a quel punto, tanto poco oltre dovrebbe scendere di nuovo).

Vabbè, par di sentir dire, tanto non passa mai nessuno per quei marciapiedi. Fosse anche, resta l’ennesimo esempio di come sia ormai sempre più diffusa - e accetta-

ta - la pratica del “fare i propri comodi”. A meno che, in questo caso, la logica non sia diversa e coerente con il mondo militare a cui sono dedicate quelle vie. Magari, chissà, quelle auto sui marciapiedi rimandano al motto simbolo dell’eroica resistenza italiana contro gli austroungarici nella prima guerra: “Di qui non si passa”. [S.T.]

Copertina

Alex Cioni: “Torneranno centrali i partiti, questo civismo non ha futuro”

ue anni fa di questi tempi, mese più mese meno, Alex Cioni si candidava a sindaco, come terzo incomodo tra Cristina Marigo e Cristiano Eberle, emergendo poi dalle urne con un più che lusinghiero 13%, un gruzzolo di consensi tutt’altro che trascurabile. Da allora a oggi, poi, a Cioni è capitata un’altra cosa: ha compiuto cinquant’anni. E attenzione a trascurare questo passaggio, perché toccare i cinquanta è tutt’altra cosa che toccare i quaranta, non parliamo poi dei trenta. Non sappiamo se l’interessato abbia percepito il traguardo, ma, visto da fuori, è come se l’abbinata tra il 13% di voti e le cinquanta candeline abbia preso a dare di Cioni un’impressione diversa, quasi più pacata e istituzionale.

Cioni, questo primo anno e mezzo di mandato amministrativo è stato abbastanza accidentato per la giunta Marigo. E il vostro anno e mezzo, quello di FdI, come lo avete vissuto?

“È stato impegnativo, abbiamo lavorato molto in consiglio comunale e fuori, in continuità con quello che abbiamo fatto nei cinque anni precedenti. Del resto, in questo anno e mezzo l’amministrazione ci ha dato più di qualche spunto per sollevare critiche e opposizioni al suo operato”.

“Noi Cittadini ha i numeri in consiglio comunale, ma dal punto di vista politico non c’è più, chi dirige la linea politica dell’amministrazione è Civitas – afferma il capogruppo di FdI, Alex Cioni -. A meno che non subentri un accordo tra Marigo e Orsi e quest’ultimo torni ad avere una sua centralità”.

Fate un’opposizione in continuità con gli anni precedenti, è vero, eppure un anno e mezzo fa, dopo il primo turno, sareste stati disponibili a un accordo di programma con la maggioranza.

“Avevamo dato una disponibilità sulla base di una piattaforma politica e programmatica in alternativa al centrosinistra e alla luce del sole. Questo l’avevamo fatto fin dal giorno dopo il primo turno, ma non hanno voluto sedersi al tavolo e affrontare la discussione per un eventuale apparentamento perché la scelta è stata quella di stare lontano dai partiti. Scelta legittima, fermo restando il fatto che adesso un esponente di punta della maggioranza è il capo politico del Movimento Cinque stelle”. Ecco, voi insistete dall’inizio con questa definizione di “maggioranza in salsa Cinque Stelle”. Ma non è un po’ una forzatura? Marco Vantin, che lei definisce capo politico del M5S, in fondo ora fa parte a tutti gli effetti di una lista civica. “Bè, io gli ho chiesto più volte in consiglio comunale se lo è ancora, e non ha mai smenti-

to. Non ha mai detto: non sono più esponente dei Cinque stelle. A casa mia, uno che non risponde ha già risposto. Questa vicinanza con la maggioranza, del resto, c’è sempre stata: nel 2019, quando Orsi vinse le elezioni al primo turno, in occasione del confronto per il ballottaggio al cinema Pasubio una delle prime cose che espresse fu il dispiacere per la mancata elezione in consiglio di Vantin, spiegando che con lui avevano lavorato molto bene. C’è un’affinità ideale con quel mondo da parte di questa amministrazione”. Nella recente intervista al nostro mensile, l’assessore Munarini ha detto che il civismo a Schio va verso l’esaurimento della sua spinta, anche perché rischiamo di perdere dei “treni” importanti se non siamo vicini alla politica. Tesi che sostenevate voi già in campagna elettorale. Questa affermazione di Munarini va letta come un avvicinamento di una parte della maggioranza a voi o è soltanto un dato di fatto? “Prima di tutto credo sia un dato di fatto. Faccio un esempio: lo scorso dicembre, con

la legge finanziaria del governo, Bassano ha portato a casa un milione di euro per finanziare alcuni capitoli di spesa infrastrutturali. Questo grazie a una senatrice bassanese della Lega. Quando mai Schio ha portato a casa soldi e finanziamenti, pur con i tanti dossier aperti che abbiamo? Penso alla Fabbrica Alta, all’asilo Rossi, alla caserma Cella, al teatro Jacquard. Questa è la debolezza del civismo. Il principio può essere condivisibile: guardare alla sostanza delle cose e non all’appartenenza. Ma i partiti hanno un valore aggiunto, e sta nel fatto che io quando esco dal ponte di Liviera so dove andare, mentre dubito che i civici attuali siano in grado di trovare la strada giusta”. Questo presuppone che si debba essere “pappa e ciccia” col partito di maggioranza, per poter avere un campanello cui suonare… “Bè, scopriamo l’acqua calda? Ci dev’essere un’affinità culturale e politica di obiettivi, non c’è dubbio. In Italia ci sono tante città che esprimono bisogni, non è che Schio abbia l’esclusiva, e dunque per riuscire a mettere le nostre priorità davanti ad altre ci dev’essere la capacità politica di farlo. E non riesci ad averla se non sai relazionarti con la politica al di fuori dei confini comunali”. In questi ultimi mesi si è respirato un clima politico inedito per Schio, di crisi latente. Le dimissioni dell’ex sindaco Orsi da presidente del consiglio comunale, i messaggi indiretti di insoddisfazione lanciati da lui e da altri consiglieri facendo mancare i numeri per l’elezione del nuovo presidente… Come finisce la faccenda, secondo lei?

“Ho l’impressione che siamo di fronte a un grande teatrino. Si mostrano i muscoli, ma senza la volontà di andare fino in fondo. Orsi, con i suoi tre consiglieri, ha la potenzialità di mandare a casa questa maggioranza domani mattina, ma non lo vuole fare perché probabilmente non è questo il suo obiettivo. Non credo che si sia dimesso da presidente del consiglio comunale per sport, ma i suoi obiettivi politici li sa solo lui. Nessuno è stato in grado di darsi una risposta, anche perché quello che sta succedendo non ha nulla di razionale. Marigo è diventata sindaco perché Valter Orsi l’ha appoggiata e ha fatto il passaggio di testimone con il messaggio che votare lei era come votare lui. Come fa a scaricarla dopo un anno e mezzo? Sulla base di cosa? Perché Cristina non gli ha dato spazio? È una partita tutta interna a loro, che sta facendo male alla città. Non è mai capitata una crisi politica di questo genere a Schio”. Una delle chiavi di lettura che girano è che Orsi abbia ha in mente di tornare a candidarsi sindaco. È plausibile?

“No. Orsi è troppo intelligente e politicamente preparato per ipotizzare uno scenario del genere. Perché una sconfitta di Cristina Marigo sarebbe una sua sconfitta; se la

manda a casa voglio vedere come spiega poi agli elettori che lui possa essere la soluzione. Secondo me è stato un grave errore di Cristina Marigo tagliare fuori Orsi, come se dalla sera alla mattina non esistesse più. Oggettivamente è un po’ forte come scelta politica, e lo dico da avversario. È vero che Orsi è una figura ingombrante, ma è uno dei politici più in vista e preparati che abbiamo a Schio, ha fatto il sindaco per dieci anni, ha un bagaglio di conoscenze e di relazioni che lei non ha. Marigo doveva sfruttarlo, non metterlo all’angolo. Questa è la conseguenza”. Orsi sarebbe uscito da Ava?

“Secondo me, così, no. Credo che non lo avrebbe fatto. Perché politicamente è una scelta che sta facendo soltanto male, oltre che alla città alla guida politica. Li sta isolando dal contesto”.

E se fosse stato lei sindaco, come avrebbe gestito questa partita?

“Avrei fatto l’opposto di quello che è stato fatto. Quando un assessore, dopo aver votato il recesso da Ava, sostiene che adesso a decidere sarà un tribunale, siamo di fronte alla sconfitta della politica, alla dimostrazione palese della debolezza della scelta fatta dall’amministrazione”.

Il fatto è che in gioco ci sono obiettivi decisamente diversi circa il futuro dell’impianto di Ca’ Capretta.

“L’obiettivo dell’amministrazione è sabotare quello che potrebbe diventare, dopo il Masterplan, il piano industriale di ammodernamento dell’impianto, che prevede un aumento di capacità di incenerimento dei rifiuti. Per contro, ridimensionare Ca’ Capretta vuol dire di fatto mettere in ginocchio l’impianto e l’azienda così come è stata costruita. In non so se l’impianto debba rimanere lì per sempre, però non si può nemmeno ragionare, come sta facendo questa amministrazione, come se l’impianto fosse il nemico e il male assoluto. È un’infrastruttura strategica per Schio e per l’Alto Vicentino tutto e va sfruttata per dare le risorse alla città, non va demolita”. Però è comprensibile che, se si ha l’impianto in casa, possa non piacere il fatto che si preveda di fargli arrivare più rifiuti.

“Ovvio che sia meglio bruciare meno rifiuti, però credo che un amministratore comunale serio debba agire sulla base dei dati, non sulla base delle sensazioni. E a oggi tutti gli studi e i dati ci dicono che l’impianto non ha una funzione sistemica nell’inquinamento dell’aria, cioè non è l’impianto la causa del malessere dell’aria che respiriamo, ma sistemico è l’inquinamento urbano, quello prodotto dalla realtà produttiva, dal riscaldamento delle abitazioni… Fin quando non ci dimostrano il contrario, l’impianto di smaltimento resta strategico a livello regionale. E noi ne era-

Copertina

vamo in parte proprietari, adesso non lo siamo nemmeno più”.

Senta, chiudiamo tornando agli scenari politici. Al prossimo “giro di giostra” amministrativo quale immagina che potrà essere lo scenario politico che si presenterà in città?

“Io penso che tornerà la classica competizione tra centrodestra e centrosinistra. Ci sarà sempre una parte di mondo civico, ma avrà un ruolo di secondaria importanza. Questo civismo che oggi è alla guida della città non ha un futuro. Vedremo se quella parte di mondo civico che è culturalmente più affine alla piattaforma politica del centrodestra deciderà di sganciarsi per venire con noi a costruire la piattaforma politica. Questo è l’orizzonte su cui si dovrà lavorare. Il nostro compito, ma non dipende solo da noi, è quello di rimettere in piedi il centrodestra”. Quindi uno schieramento tradizionale Fdi-FiLega e dall’altra parte il centrosinistra, con Noi Cittadini stretto tra incudine e martello?

“Ma Noi Cittadini non esiste più, oggi esiste solo Civitas”. È una provocazione?

“No. Noi Cittadini ha i numeri in consiglio comunale, ma dal punto di vista politico non c’è più, non ha nessuna influenza all’interno dell’amministrazione. Oggi chi dirige la linea politica dell’amministrazione è Civitas. A meno che non subentri un accordo tra Marigo e Orsi e quest’ultimo torni ad avere una sua centralità. Soltanto lui può rimettere in piedi Noi Cittadini”. Cioè il futuro del civismo dipende ancora da Orsi? “Sì. Però anche lui sa benissimo che non basta più, il civismo. Oggi anche quella parte di elettorato che si è rivolta a quella piattaforma politica, è sempre meno persuasa della bontà della scelta fatta. Si aspettava da questa compagine politica delle risposte, una presenza, degli indirizzi che non riesce a dare”. ◆

Attualità

iove sempre sul bagnato, come si sa, e Schio, con la sua proverbiale vocazione pluviometrica, non fa eccezione. Il maltempo delle scorse settimane ha fatto slittare in avanti l’inizio della sperimentazione viabilistica disposta dall’amministrazione comunale in via Fogazzaro e Largo De Pretto, ma non ha raffreddato gli animi dei residenti che dall’inizio dell’anno tempestano di firme Palazzo Garbin per chiedere la revoca del provvedimento.

L’obiettivo della giunta è l’istituzione di un collegamento tra viale Martiri della Libertà e le vie Marconi e Manin. Una misura che si inserisce in una più ampia revisione della viabilità verso il centro cittadino, che ha già interessato via Verdi con l’inversione del senso di marcia. In quest’ottica l’apertura di via Fogazzaro, inizialmente prevista per metà febbraio, servirebbe a ripristinare un collegamento da S. Croce, in particolare verso l’area retro-duomo.

Questa idea era già stata sollevata dal gruppo consiliare di FdI, che l’anno scorso aveva raccolto 200 firme a sostegno. Da quando l’ipotesi ha preso ufficialmente corpo, tuttavia, i residenti delle vie limitrofe hanno opposto la loro netta contrarietà dapprima mediante lettere al sindaco e all’assessore competente, corredate di circa 500 firme, e da ultimo, vista l’assenza di risposte, con una petizione al consiglio comunale.

Le ragioni dei residenti, di cui si è fatto portavoce Franco Maitan, vicepresidente del consiglio di quartiere Centro, non sono difficili da immaginare: «Aumento dell’inquinamento atmosferico dovuto ai gas di scarico, incremento della rumorosità a tutte le ore del giorno e della notte, aumento della velocità di transito e, di conseguenza, del rischio di incidenti agli incroci e maggior pericolo per i pedoni in un’area oggi pressoché pedonalizzata».

Si prova ad aprire via Fogazzaro

Il maltempo delle scorse settimane ha fatto slittare l’inizio della sperimentazione viabilistica con l’apertura al traffico di via Fogazzaro e Largo De Pretto per chi arriva dal curvone di via Martiri della Libertà. Una misura che si inserisce in una più ampia revisione della viabilità verso il centro cittadino, che ha già interessato via Verdi con l’inversione del senso di marcia. Ma i residenti sono sul piede di guerra…

Tutto questo, sostengono, senza che sia raggiunto l’obiettivo dichiarato dall’amministrazione, ossia migliorare la fluidità del traffico, aumentare la sicurezza e rendere più vivibile il centro cittadino. Per i residenti l’iniziativa appare anzi contraddittoria: «Tenta di risolvere un problema creandone uno di più grande, spostando su via Fogazzaro e su largo De Pretto il problema del traffico verso tutto il centro città».

La soluzione più logica e più economica, a detta dei residenti, sarebbe quella di istituire controlli degli accessi su via Verdi (strada in cui, già da molti anni, il transito era interdetto ai non residenti, ma di fatto ampiamente utilizzata come scorciatoia per il Centro). Invece, con l’apertura di via Fogazzaro, «gli organi istituzionali e tecnici si assumono forti responsabilità, anche personali».

Dopo i residenti, anche i gruppi di minoranza consiliare Pd, Coalizione civica e Una Nuova Trama hanno fatto sentire la loro voce contraria, bollando la proposta come «frutto di pressioni esterne, ricevute da una parte minoritaria della città», nonché incoerente con trent’anni di pianificazio-

ne viabilistica «progettata e costruita per gerarchizzare le strade ed evitare il traffico di attraversamento indesiderato nelle aree residenziali».

A dispetto delle opinioni contrarie, la giunta ha tirato dritto con quanto pianificato, fiduciosa nella fondatezza delle proprie ragioni. Nessuno, tuttavia, ha potuto contrastare l’opposizione del… meteo. E così, a pochi giorni dall’avvio della sperimentazione, è stato comunicato che le condizioni avverse hanno ritardato l’esecuzione dei lavori necessari alla riapertura. posticipandola di almeno 15 giorni.

Oltre alla rimozione delle cordonate di chiusura in via Martiri della Libertà e all’adeguamento dello spartitraffico all’incrocio con le vie S. G. Bosco, Maraschin e Manin, sono previsti il ridimensionamento dei marciapiedi, l’installazione della cordonata di sicurezza a separazione della pista ciclabile dalla sede carrabile e la riduzione dell’aiuola centrale che caratterizza l’area. Se ne riparla, dunque, ai primi di marzo, maltempo permettendo. Su via Fogazzaro, però, le bufere sembrano tutt’altro che concluse. ◆

Attualità

La logica, spiegano dal Comune, è quella di spostare la pressione del traffico fuori dal cuore del Campus, rendendo le vie principali più sicure e vivibili, soprattutto nei minuti concitati che precedono e seguono le lezioni.

allo scorso 2 febbraio 2026 è cambiata la circolazione nell’area del Campus di Schio. La sperimentazione denominata “Piazza Campus”, che introduce chiusure mirate al traffico motorizzato nelle ore di ingresso e uscita dalle scuole, sta suscitando opinioni contrastanti. Se da un lato il provvedimento ha migliorato la sicurezza all’interno del perimetro scolastico, dall’altro ha spostato la pressione del traffico sulle vie limitrofe. I residenti segnalano un aumento dei flussi lungo la cintura esterna e un incremento dei parcheggi irregolari sui marciapiedi, soprattutto nelle ore di punta. Le difficoltà nel trovare spazi di sosta e la maggiore congestione di alcune strade hanno generato malumori, amplificati anche dai commenti sui social.

L’amministrazione comunale invita alla cautela e ricorda che si tratta di una fase di prova destinata a essere monitorata e, se necessario, corretta. L’idea alla base dell’intervento resta quella di disincentivare l’uso dell’auto privata per brevi tragitti, promuovendo una mobilità più sostenibile e un ambiente più sicuro attorno alle scuole. Il provvedimento interessa viale Tito Livio, via Raffaello (nel tratto compreso tra viale Tito Livio e via Michelangelo), via Marin Sanudo (tra viale Tito Livio e via Luzio), via Michelangelo e via Veronese. Le strade so -

Piazza Campus, il traffico si allontana dalle scuole

È partita una sperimentazione viaria originale nell’area dei licei e delle scuole superiori, alla quale in Comune stavano pensando da anni: un piano di chiusure mirate, percorsi pedonali e spazi di sosta breve per una gestione più ordinata del traffico nell’area.

no chiuse ai mezzi privati nei giorni scolastici dalle 7:40 alle 8:15 e dalle 13:15 alle 14:00, cioè nei momenti di maggiore concentrazione del traffico. Vi possono accedere soltanto autobus, mezzi per persone con disabilità o con difficoltà motorie temporanee, residenti nei tratti interessati e docenti muniti di pass rilasciato dal Comune. Moto e scooter non possono transitare, ma sono autorizzati a essere condotti a mano e a motore spento fino ai parcheggi interni delle scuole.

Per chi accompagna gli studenti in auto sono state individuate due aree “Kiss&Ride” per la sosta breve, pensate per agevolare le operazioni di salita e discesa senza creare ingorghi, corrispondenti al parcheggio del Faber Box e a quello dello stadio del rugby. Da questi punti le scuole sono raggiungibili in pochi minuti a piedi.

Tutto è partito da una

lettera

La logica, spiegano dal Comune, è quella di spostare la pressione del traffico fuori dal cuore del Campus, rendendo le vie principali più sicure e vivibili, soprattutto nei minuti concitati che precedono e seguono le lezioni.

“Piazza Campus” nasce da un percorso partecipato che ha visto protagonisti non solo gli uffici comunali, ma anche gli stessi studenti. «Il progetto di mobilità sostenibile del Campus di Schio non nasce in un uffi-

cio tecnico, ma dalla voce diretta dei ragazzi – racconta Milva Scortegagna, assessore alle politiche giovanili –. Tutto è partito da una lettera inviata da un gruppo di studenti dell’istituto Tron Zanella che segnalava le criticità della circolazione e chiedeva maggiore attenzione alla mobilità dolce. Da lì è cominciato un percorso che ha coinvolto scuole, docenti e uffici comunali per progettare insieme un cambiamento reale».

Quella lettera, inviata circa tre anni e mezzo fa, proponeva di ripensare l’intera area in funzione della sicurezza e della sostenibilità. Da lì si è sviluppato un processo di confronto che ha portato alla nascita dei “Mobility Starters”, un gruppo formato da studenti provenienti da tutti gli istituti superiori scledensi. Il nome rimanda allo “starter” di un motore, ma in questo caso rappresenta l’avvio di un processo civico. I ragazzi hanno lavorato in sottogruppi con competenze specifiche: chi si occupava di viabilità e percorsi alternativi, chi di comunicazione e sensibilizzazione, chi di eventi. Insieme hanno promosso iniziative come il “Bike to Campus”, giornate dedicate alla mobilità sostenibile, e il “Campus Fest”, pensato per unire socialità e consapevolezza ambientale.

→ segue a pag. 10

Attualità

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Analisi, interviste e osservazioni

Gli studenti hanno seguito un metodo scientifico, accompagnati da tecnici e specialisti del settore: analisi dei flussi, raccolta dati tramite questionari, interviste a studenti e residenti, osservazioni dirette sul campo. In parallelo, l’amministrazione comunale ha mantenuto un confronto costante con dirigenti scolastici, insegnanti, genitori e abitanti del quartiere. Il risultato è una sperimentazione che punta a tenere insieme sicurezza, sostenibilità e vivibilità urbana.

«I ragazzi non sono solo destinatari di questa misura, ma protagonisti nel costruirla – aggiunge Scortegagna –. L’assessorato alle politiche giovanili e l’ufficio ambiente li hanno seguiti passo dopo passo, fornendo strumenti e metodi di lavoro che hanno permesso di passare dall’idea alla pratica. È un modello di cittadinanza attiva che può essere replicato anche in altri contesti». Nelle prossime settimane verranno raccolte osservazioni e segnalazioni per capire come ottimizzare la gestione del traffico e verificare l’impatto reale sulle vie limi-

trofe. Il Comune ha già previsto momenti di monitoraggio e di aggiornamento con le scuole e i residenti.

Obiettivo finale:

una vera e propria piazza

Nei giorni immediatamente successivi all’avvio della sperimentazione, segnati dal maltempo, la mobilità nel perimetro esterno all’area ha sofferto un po’. La circolazione si è fatta più sostenuta, senza tuttavia scenari “tragici”.

«L’avvio è andato oltre le aspettative –commenta Alessandro Maculan, assessore all’ambiente –. Ragazzi e docenti si sono detti molto contenti, e anche gli autisti degli autobus hanno notato un impatto positivo. Non dover condividere la carreggiata con veicoli privati ha reso più sicuri i momenti di salita e discesa degli studenti». Secondo Maculan, il cambiamento potrebbe produrre effetti virtuosi anche nel medio periodo: «Forse vedremo più persone che scelgono di recarsi a scuola a piedi o in bici, soprattutto chi abita vicino. Questa è una fase sperimentale, ma l’obiettivo è trasformare l’area in una vera e propria piazza, con arredi urbani, spazi verdi e zone di incontro dedicate alla socialità».

“Piazza Campus” si inserisce nel quadro nazionale dell’iniziativa “Bici in Comune”, promossa dal Ministero per lo Sport e i Gio -

VISTO DAL CASTELLO / 30

vani in collaborazione con Sport e Salute e ANCI, per favorire la mobilità sostenibile e la valorizzazione degli spazi urbani a misura di persona.

Nelle prossime settimane l’amministrazione comunale raccoglierà dati e osservazioni per valutare l’impatto reale della misura e la necessità di eventuali correttivi. In gioco ci sono interessi diversi – la sicurezza degli studenti, la qualità ambientale, ma anche la vivibilità quotidiana di chi risiede nell’area – che dovranno essere bilanciati nel proseguire della sperimentazione. In ogni caso, “Piazza Campus” resta un tentativo di ripensare il rapporto tra città e scuola, tra abitudini quotidiane e visione collettiva. Ripensare la mobilità scolastica, qui, significa misurarsi con la complessità dei comportamenti urbani, cercando un equilibrio tra idee, pratiche e realtà. ◆

Poro Lanerossi, desso ghe ze erbassi

Tutte le volte che passo davanti al Lanerossi per andare dal Coop, m’ingropo. Da piàngere mi viene: veri rotti, bande che péncolano, erbassi che crescono anche dentro ai capannoni dove io, poracagna, ho tanto lavorato a nastrare coverte. Bisognava spessegare se si voleva fare un fià di còttimo e però alla fine del mese si tiravano bei soldi, anche vintimille franchi di còttimo. La maestra, che sarebbe stata la capa, continuava a predicare: “Dai forsadone, che se no no fazemo mia còtimo qua” e nialtre, ma varda ti che sème, a portarse via le coverte de man quasi quasi, par fare più còtimo. Ciò, casso, ciapare vintimille franchi in più zera sempre un bel ciapare. Quando hanno dovuto vèndere il Lanerossi perché non riuscivano più a ‘ndàrghine fora, per fortuna che lo hanno dato a uno che era già del mestiere, che aveva le mani

in pasta e che sapeva da che parte girarsi. Per fortuna, se no sì eh! Podévimo petare in man de un bandito, de quei che profita, vende le machine e sara su tuto e la gente che lavora dentro che la se ciava. Però el Lanerossi el zera massa mal messo, e alora anca questo che el zera bon e che el voleva iutarne e tignerne tuti, a costo de riméttarghe lu, porocan, a un certo punto deve aver detto: “Mi qua saro su tuto se no me magno fora anca el mio” e così ha fatto. Adesso crescono erbassi anche sull’asfalto, anche nel cemento crescono: pensa tu che forza che devono avere queste raise a spacar cemento. Ed era cemento bon, perché l’Eni (che era il paron) faceva le cose come doveva andare. Intorno ai capannoni c’erano alberi e aiole: òmini ogni tanto andavano a sappettare intorno ai rosari e a bruscarli. Mai vista una fabbrica cussì ben tignù mi. Dove ca lavoravo prima, fora dal capanon c’erano tochi di fero butà là come

par dispeto, no ben messi. Lì invense no te vedevi un tocheto de carta par tera e ghe zera sempre l’omo cola machina che passava parnetare. Anca nialtre che nastràvimo, a fine turno ghe dàvimo na spassada, se magari par tera zera restà un fià de pelucco o qualche tocheto de nastro. Me vien da piànzare n’altra volta a védare tuto rùzene e spacà su.

Ma vuoi che non si possa far niente in quei due capannoni enormi e che l’unica sia quella di aspettare che venga giùtutto un toco alla volta? Io non so no, parché son na pora cagna, ma na volta si rancurava anca un toco de pan vecio da méttare nel cafelate, desso si buttano via stabilimenti, dove hanno lavorato domile operai a sti ani e anca mi, poracagna, a nastrare mucchi di coverte, che magari qualcuno ha ancora sul letto, perché il Lanerossi faceva roba bona, che durava sempre se uno non la strapassava. ◆

Maria Maniero

sede dell’Archivio e biblioteca

NAttualità

ell’ormai lontano 1978 l’allora arciprete, mons. Luciano Dalle Molle, capì la necessità di sistemare in altro luogo libri e documenti della parrocchia del Duomo, che giacevano alla rinfusa e in precarie condizioni nella soffitta della canonica, dove l’umidità e qualche topo di certo non contribuivano alla loro conservazione. Preoccupava anche il peso del patrimonio cartaceo, che poteva provocare crolli. Furono così invitati a rimediare due esperti, Edoardo Ghiotto e Gianni Grendene, i quali, in primis, salvarono il salvabile, anche “asciugando” libri e documenti che avevano assorbito molta umidità, e poi iniziarono il riordino e la catalogazione, dividendo i testi dalle carte d’archivio.

La biblioteca era, ed è, essenzialmente costituita da volumi di carattere religioso, ma sono presenti libri di letteratura di grande valore e tanti altri di storia locale, molti dei quali ormai irreperibili. Risultano essere ben 25 mila gli scritti registrati e catalogati nel corso del tempo, utilizzando la classificazione Dewey, la stessa usata dalla biblioteca civica e da quasi tutte le biblioteche d’Italia e del mondo: si trovano ora nel palazzo sul retro della chiesa di San Giacomo, in una sede idonea e sufficiente per le attuali esigenze. A Ghiotto e Grendene si sono affiancati, nel tempo, Franco Bernardi, Dina Mantoan, Emanuele Marsetti, Eliana Sessegolo, Antonio Trivellato e Giorgio Zacchello, tutti esperti accomunati dalla passione per le antiche carte.

L’Archivio e Biblioteca del Duomo occupa i locali di via Cavour dal 2024. Tutti gli interessati, al sabato mattina e, su appuntamento, anche in altri giorni della settimana, possono essere accompagnati alla scoperta di autentici tesori; a noi hanno fatto strada Bernardi, Ghiotto e Sessegolo. “Qui è presente, fra l’altro, l’archivio anagrafico parrocchiale dal 1709 al 1871 – ci informa Eliana Sessegolo – ed è consultabile

Quella biblioteca è una miniera

L’Archivio e biblioteca del duomo è un luogo ancora poco noto agli scledensi, ma da quasi mezzo secolo custodisce un patrimonio prezioso di storia e letteratura locale. A gestirla sono otto esperti volontari. Che accarezzano un sogno: “Sarebbe bello, e opportuno, che archivi di altre parrocchie del vicariato convogliassero qui”.

gratuitamente da chi ha la necessità di risalire agli avi, oppure ha bisogno di notizie di carattere storico su personalità più o meno rilevanti, magari per tesi di laurea. Mi sono occupata della trascrizione dei dati anagrafici fino al 1950, da allora in poi ci si deve rivolgere al Comune, che effettua il servizio a pagamento. Abbiamo pure documentazioni di confraternite, fondazioni, lavori eseguiti nelle chiese. Sarebbe bello, e opportuno, che archivi di altre parrocchie del vicariato convogliassero qui”.

“All’interno della biblioteca – continua Edoardo Ghiotto – si possono ammirare libri e documenti particolarmente importanti, come il primo testo manoscritto in volgare scledense della Confraternita dei Battuti, risalente al 1453; c’è l’Opera Omnia di Sant’Agostino, in dieci volumi, stampata nel ‘500, e le Veteres Inscriptiones di Bernardino Trinagio, sempre di quell’epoca. Trinagio era un umanista scledense la cui opera è veramente di grande pregio e interesse. Le cinquecentine (opere stampate nel ‘500) dell’Archivio sono una cinquantina, un numero notevole. Nessun volume è stato acquistato, qui ci sono unicamente donazioni e lasciti di sacerdoti o di famiglie scledensi benestanti”.

Franco Bernardi ci guida nella parte interrata della biblioteca, laddove parecchio

tempo fa c’era il ristorante “Il Grottino”. Proprio in quel locale, climatizzato, fanno bella mostra appositi compattatori e armadi metallici. “Abbiamo qui una splendida Gerusalemme Liberata con pregiate incisioni di Giambattista Piazzetta, rinomato pittore del ‘700. L’opera è conservata molto bene e non necessita di restauro. Noi prestiamo volontariamente il nostro tempo e la nostra competenza, ma di fondi ci sarebbe sempre bisogno; per esempio, per l’immediato, ci servirebbe un fotocopiatore”. Obiettivo prioritario dell’Archivio è diventare un punto di riferimento per tutti gli archivi parrocchiali della città e acquisire forze nuove, possibilmente giovani, per portare avanti il lavoro. “Si tratta di salvare la memoria quanto più si può – conclude Bernardi -. Nel lontano ‘86 l’archivio del Comune di Schio, ammassato negli scantinati del municipio, è scampato alla distruzione per puro caso, grazie a una segnalazione, ed è stato portato in biblioteca civica. Anche qui da noi, del resto, abbiamo trovato libri danneggiati… opere delicate, che vanno protette; sappiamo che altri archivi parrocchiali di Schio sono in possesso di volumi e documenti di valore: noi qui abbiamo lo spazio per contenerli in sicurezza, si può lavorare insieme per salvaguardarli dal degrado”. ◆

La
del duomo, all’interno di via Cavour. Sotto, da sinistra, Franco Bernardi, Edoardo Ghiotto e Eliana Sessegolo

DAttualità

a circa un anno è attiva la “Comunità Energetica Rinnovabile Alto Vicentino”, in sigla CER, una rete dove cittadini, imprese e Comuni possono produrre, condividere e usare energia, con vantaggi per l’ambiente e per il territorio. Il progetto è partito ufficialmente il 18 novembre 2024 grazie a sedici Comuni compresi in un territorio che va da Breganze a Valdagno, passando per Schio, Santorso, Thiene e Marano Vicentino. Ma non serve vivere in uno di questi centri per partecipare: possono aderire anche le persone che abitano in altri territori: da Recoaro alla valle dell’Astico, fino a parte di Villaverla e Montecchio Precalcino. In pratica, chiunque viva nell’area indicata sulla mappa (vedi immagine in apertura) può entrare nella CER, anche se il proprio Comune non è socio. Far parte di una CER significa mettere in rete l’energia del territorio. Se hai un impianto fotovoltaico, l’energia in più che produci va a disposizione degli altri. Se non ce l’hai, puoi comunque partecipare come consumatore. In entrambi i casi, la CER tiene conto di quanta energia condividi o consumi.

Il Gestore dei servizi energetici nazionale (GSE) controlla questi dati e nel prossimo futuro riconoscerà importanti incentivi economici. Più energia sarà usata o condivisa all’interno della Comunità, più questa guadagnerà. Più residenti parteciperanno, più incentivi economici si otterranno, sotto forma di contributi economici per gli aderenti, calcolati sulla base dell’effettivo consumo e di importi da poter investire in iniziative ambientali e sociali sul territorio. Il funzionamento economico è tutto gestito dal GSE. Ogni ora della giornata questo ente calcola quanta energia viene prodotta e quanta ne viene consumata dai membri della CER. Viene premiata solo la parte “condivisa”, cioè quella effettivamente usata da chi fa parte della comunità nello stesso momento in cui viene prodotta. Per questo, chi consuma energia durante il giorno, quando il sole produce più elettricità, aiuta maggiormente la comunità.

Lisa Colmetti, membro del consiglio di amministrazione della CER, spiega: “Chiunque utilizzi energia elettrica sul nostro territorio può mettersi in rete con gli altri. Ora il progetto è operativo: stiamo raccogliendo adesioni e i Comuni stanno avviando la costruzione degli impianti fotovoltaici, alcuni finanziati con fondi del Pnrr”. Le “Comunità Energetiche Rinnovabili”

La Comunità energetica è diventata realtà

Anche a Schio e nell’Alto Vicentino prende corpo il CER, ovvero la Comunità energetica rinnovabile, un modello di transizione energetica partecipata che consente incentivi garantiti per vent’anni attraverso la condivisione di energia. Ecco cos’è, come funziona e che vantaggi porta.

nascono da una direttiva europea che ha l’obiettivo di rendere i territori più autonomi dal punto di vista energetico e ridurre l’inquinamento da CO₂. Ma non è solo una questione di ambiente. Una fetta considerevole degli incentivi del GSE, come detto, restano sul territorio per finanziare nuovi progetti utili alla comunità.

A Marano Vicentino è attivo uno sportello informativo gestito dall’associazione Buona Pratica di Santorso. Qui chiunque può ricevere spiegazioni o iscriversi alla CER. Giulio Pesenti Campagnoni, dell’associazione, chiarisce: “Non ci sono costi di iscrizione e non serve cambiare gestore di energia. Si resta con quello che si ha già. Possono partecipare famiglie, imprese, enti pubblici, negozi: chiunque abbia una bolletta elettrica”.

In Europa ci sono già esempi che mostrano quanto questo modello possa funzionare e come l’energia condivisa sia un modello possibile e vantaggioso per tutti.

Partecipare alla CER Alto Vicentino significa quindi contribuire a un obiettivo di sostenibilità, aiutare la propria comunità e entrare in un sistema che premia l’uso intelligente dell’energia. Le adesioni sono aperte fino alla fine del 2027: chi vuole far parte della rete può iscriversi sul sito www. ceraltovicentino.it/diventa-membro oppure rivolgersi allo sportello di Marano Vicentino. ◆

Aspettando Sarkar

Quello nella foto è Mark Grosy, attore francese che nella serie “Sandokan”, recentemente trasmessa dalla Rai, ha interpretato il pirata Sarkar, spalla del protagonista, Can Yaman. Grosy sarà a Schio, ai primi di agosto, per l’ISFF (International Scledum Film Festival), che si preannuncia ricco di novità e con protagonisti di tutto rispetto. Organizzazione affidata, come lo scorso anno, ad Alessandro Carrieri e Filippo Dorigato de “La stanza perfetta”. [M.D.Z.]

Cultura

Per tre mesi Schio diventa un crocevia di poesia. Dal 3 marzo fino al 31 maggio si terrà la seconda stagione poetica scledense dal nome “Semenze matte”. La città ospiterà poeti e studiosi, ci saranno una mostra retrospettiva di disegni di Maria Chiara Toni e laboratori per adulti e bambini.

Il primo incontro della rassegna sarà sabato 7 marzo alle 18 a Palazzo Toaldi Capra con il poeta serbo Oto Horvat. Venerdì 13 alle ore 20.30, sempre a Palazzo Toaldi Capra, sarà ospite Maura Del Serra, poeta, traduttrice e drammaturga. Giovedì 19 alle 20.30, presso la Sala Calendoli del Civico, gli studenti dei licei di Schio presenteranno i propri testi, nati da un percorso laboratoriale svolto in classe in occasione della Giornata mondiale della poesia. L’ospite della serata sarà il poeta Francesco Targhetta e le letture saranno accompagnate dalla musica dell’Ensemble e Corale Tron Zanella Martini.

Tre gli incontri in programma in aprile. Giovedì 9 alle 20.30 al Circolo Arci Pettinà il poeta Amedeo Anelli delineerà un ritratto di Giacomo Noventa, figura intellettuale atipica del Novecento italiano. Sabato 17 alle 18 a Palazzo Toaldi Capra sarà ospite la poetessa Loredana Bogliun assieme al poeta Mauro Sambi. Venerdì 24 alle 18 a Palazzo Toaldi Capra, Elena Valentina Maiolini presenta il libro che raccoglie l’opera poetica di Assunta Finiguerra, voce intensa e originale del secondo Novecento. Quattro, infine, gli appuntamenti di maggio. Sabato 9 in biblioteca si terrà il laboratorio di poesia Riminsieme per bambini dai 7 ai 10 anni con Pino Costalunga, attore, regista e autore, che solleciterà i bambini e le bambine a costruire brevi poesie per poi leggerle ad alta voce.

Detto tra noi

Tutta la poesia di “Semenze matte”

Per tre mesi (da marzo a tutto maggio) Schio diventa crocevia di poesia con la seconda stagione poetica “Semenze matte”.

Sabato 16 alle 18 a Palazzo Toaldi Capra, si farà un viaggio nella vita e nell’opera di Antonio Veneziani, uno dei massimi rappresentanti della “Scuola Romana di poesia”.

A cura del gruppo vicentino Strada Provinciale 35, venerdì 22 alle 20.30 al Circolo Arci Pettinà, ci sarà una serata speciale, che intreccia gioco e poesia orale. L’ultimo incontro sarà sabato 30 maggio alle 18 a Palazzo Toaldi Capra con la poetessa Marilena Renda.

Lo Spazio espositivo del Palazzo Toaldi Capra ospiterà inoltre, dal 15 al 31 maggio

A proposito di fuochi d’artificio

Può sembrare una battaglia persa, ma bisogna combatterla: i botti di Capodanno vanno eliminati, non solo per evitare sofferenze agli animali. La qualità dell’aria, già alquanto precaria, peggiora ancor più e l’inciviltà, come si vede nella foto, la fa da padrona. È ora di dire basta, e di ribadirlo. Il 30 dicembre, nel corso di una nostra telefonata all’ufficio ambiente, ci è stato riferito che “l’ordinanza che proibisce i fuochi è regionale e il Comune non ha ritenuto necessario farne uscire un’altra. Inoltre, le forze dell’ordine sono state allertate alla vigilanza”. Subito dopo abbiamo chiamato la polizia locale e pure i carabinieri, senza ottenere risposte chiarificatrici. Per il futuro, dunque, meglio ribadire con un’ordinanza di appoggio, come hanno fatto altri Comuni della provincia e limitrofi, multando chi

(ogni venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19), la mostra “Come un foglio di carta”, con i disegni inediti di Maria Chiara Toni (1950-2025).

Tutti i martedì di marzo e il 14 aprile, presso la Stazione delle Arti di Marano, si svolgerà il laboratorio di scrittura poetica con il poeta Stefano Guglielmin.

Gli incontri sono organizzati dall’ APS Centro studi internazionale Altre Origini S-CIAO, dal Comune di Schio, dalla biblioteca civica e dalla libreria Bortoloso. ◆

non la rispetta: se ci si affida al senso civico, gli amministratori si mettano il cuore in pace, perché ce n’è proprio pochissimo. [M.D.Z.]

Per inviare lettere e contributi a SchioMese, scrivere a: schiothienemese@gmail.com

Si prega di inviare i testi soltanto via posta elettronica e di contenere la lunghezza: testi troppo lunghi non potranno essere pubblicati a prescindere dai contenuti.

La città manca di bellezza, curare questo aspetto è importante

In questi giorni ho ammirato alcune bellissime foto della città-giardino di Alessandro Rossi costruita nella seconda metà del 1800. Alcune di queste foto, anche di alberi, sono riportate nel mio libro “I nostri alberi da riscoprire”. Questo brano di città aveva tutte le potenzialità, speriamo ce

l’abbia ancora, di diventare bene Unesco. C’è un solo sito in Italia, a Crespi d’Adda che è diventato bene Unesco, con una archeologia industriale più modesta della nostra. Fra tutte le sue opere e gli alberi spicca l’icona architettonica della Fabbrica Alta e il Giardino Jacquard. Chi governa

la città dovrebbe avere molto a cuore la sua bellezza. Parte di questa bellezza nasce dalla capacità di unire la storia della città con la modernità. La bellezza, se presente, ti costringe a fermarti e a meravigliarti. Nel mondo di oggi che corre, la bellezza ti costringe a rallentare e ti impone lo stupore. Curare questo aspetto è importante ed è anche un balsamo per tutti noi.

Piazza

Spettacoli

SchioLife ha messo in primo piano le note, dando modo di assistere a un bel musical e a un revival di classe dei Fab Four, oltre a una serata con Tommy Emmanuel e la sua eccezionale chitarra.

Notre Dame ha fatto il bis “Notre Dame, il mistero della cattedrale” è stato il musical proposto dalla Compagnia del Villaggio, al Civico in doppia replica. Il gruppo si è confermato un’eccellenza del territorio, grazie alla passione con cui Luca Lovato, regista e autore, qui coadiuvato da Antonio Lanzillotti, propone un genere di spettacolo completo, curato in ogni dettaglio: nelle musiche, nei balletti, nelle scene mobili che finalmente, a Schio, hanno mostrato tutte le potenzialità del nostro teatro storico.

La trama, liberamente tratta da Victor Hugo, ha un lieto fine, che arriva però dopo tante e misteriose peripezie. Talento ed entusiasmo hanno portato la compagnia, nel corso degli anni, all’Ariston di Sanremo, al Politeama di Genova, al Comunale di Modena e di Vicenza, al Teatro della Luna di Assago… Meno male che ci siamo accorti pure noi di questi giovani e appassionati interpreti (l’unica presenza in città, nel parco della Fabbrica Alta, risale al 2021, con

Musical e revival, SchioLife c’è

Si è assistito in città a un bel musical e a un revival di classe dei Fab Four, oltre a una serata con Tommy Emmanuel e la sua eccezionale chitarra.

“Queen Rhapsody – Live concert”). Da ripetere, indubbiamente, con qualche altra produzione.

La magia dei quattro baronetti

Un tributo ai “Fab four” di Liverpool è stato lo spettacolo “The Beatles Legend”, con The Beatbox, la migliore formazione beatlesiana europea. Una serata di grande magia che ha coinvolto il numeroso pubblico presente, chiamato a interagire cantando e ballando. Il gruppo ha proposto classici come “Yesterday”,

Chajkovskij e Morricone, due emozioni

Balletto e colonne sonore sono arrivati di recente all’Astra con Scoppiospettacoli, oltre al cabaret di Giacobazzi.

“Lo Schiaccianoci”, classico natalizio con musiche di Chajkovskij, è stato in città nella versione del Balletto di Siena, diretto e coreografato da Marco Batti. Fedele ma anche divertente la versione della favola di Clara e del suo mondo fatato; accanto infatti a passi a due e quadri d’insieme entrati nella storia del balletto classico, Batti ha inserito momenti in cui i protagonisti hanno interpretato teatralmente la storia, rendendola più vicina al mondo infantile. I presenti (non c’era il pienone) hanno apprezzato all’Astra autentici miracoli: una dozzina di ballerini sul palco che si muovevano con scioltezza nonostante lo spazio angusto, sfondi che sottolineavano quasi a tromp d’oeil una profondità che non esiste, grande nevicata di effetto nonostante una

cigolante strumentazione. “Salviamo il Soldato Astra”, un nostro mantra… Lo spettacolo “Tributo a Morricone – Film History” ha emozionato con le colonne sonore di un grande compositore contemporaneo, con le immagini di film iconici, con la voce eccezionale di una grande soprano, Costanza Gallo, che ha accompagnato lo stesso Morricone in più concerti dal vivo. Un pubblico numeroso ha accolto la Cinema Ensemble Grand Orchestra, diretta con passione dal maestro Simone Giusti, che ha dato fedele versione di brani entrati ormai nella leggenda, come quelli legati ai western di Sergio Leone o ai film di Giuseppe Tornatore. Le immagini che scorrevano sul fondo aiutavano lo spettatore a immergersi ancor più in una dimensione legata a ricordi ed emozioni che tutti abbiamo provato vedendo certi film, che però, senza le note di Morricone, non sarebbero certo stati “quei” film. ◆ [M.D.Z.]

“Yellow Submarine”, “Let It Be”… ma anche brani meno noti, tutti nell’assoluto rispetto degli originali, tant’è che i ragazzi del complesso girano l’Europa con strumenti e costumi dei mitici anni sessanta, fornendo così uno spaccato, non solo musicale, di un’epoca intramontabile; l’excursus storico si completa anche con i filmati del periodo, proiettati su maxischermo. Energia? Tanta. Nostalgia? Anche. Se poi aggiungiamo un pizzico di commozione, con “Hey Jude” cantato da tutti alla fine, il quadro è completo. ◆ [M.D.Z.]

Imprese e Cultura, musica di gran classe

Sebbene sia ormai trascorso un mese e mezzo dall’evento, ci sembra doveroso spendere due parole per ricordare il successo del concerto di Capodanno, una tradizione consolidata affidata a Imprese e Cultura, che da anni porta in città un momento musicale molto seguito, proposto in doppia replica al Civico. L’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, brillantemente diretta dal maestro Giovanni Costantini, ha potuto contare anche su due grandi voci (la soprano Alessia Camarin e il tenore Sanlin Wang) e su un’elegante conduzione (Elena Filini).

Quest’anno il gruppo di mecenati ha finanziato il concerto inaugurale della stagione Schio Musica, il concerto di Capodanno e il prossimo “Polimero, un burattino di plastica”, storia in musica per bambini e adulti, con la voce recitante di Giobbe Covatta: ciò dimostra cosa si riesce a realizzare in sinergia pubblico-privato. [M.D.Z.]

SSpettacoli

ono state parecchie le occasioni di incontro nei due teatri cittadini, tra dicembre e febbraio, proposte all’interno del programma della Fondazione Teatro Civico. Gli scledensi, e non solo loro, hanno avuto ampia possibilità di scegliere svariati momenti di spettacolo. Diamo conto, qui, degli spettacoli che abbiamo seguito.

Il teatro partecipato e quello che scuote

“La più grande tragedia dell’umanità” ha inaugurato al Civico Schio Tempo Presente, a cura della Fondazione. La compagnia Malmadur ha dato vita a un momento di teatro “partecipato”, chiamando il pubblico a scegliere, tra molte tragedie di varie tipologie, la più grande, votando ogni volta tra due e attivando un processo di eliminazione: il dolore è diventato spettacolo e la percezione cambiava in ognuno dei presenti, aumentata o diminuita da un’immagine, da una musica, dalle parole. Non è stato uno spettacolo secondo i canoni, non è stata nemmeno una prova d’attore: si è trattato di un modo alternativo per scuotere le coscienze, lasciandole perplesse su come, quanto e da chi possa essere pilotata la loro funzione.

“Giovanna dei disoccupati”, di e con Natalino Balasso, è andato in scena per due sere consecutive all’Astra in un insolito lavoro molto liberamente ispirato a Brecht. Chi si aspettava il Balasso classico, in grado di far ridere amaramente sul presente, non è stato accontentato; chi invece aveva intuito qualcosa di alternativo ha apprezzato lo sforzo del comico nostrano, volto a denunciare i subdoli mali a cui siamo soggetti quotidianamente, legati in primis allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che porta i ricchi a esserlo sempre di più e i poveri a essere sempre più poveri; e poi l’isolamento, l’oppressione dei social, la carenza di eccellenze artistico-intellettuali… Difficile mescolare tutto e non sempre il tutto è risultato chiaro e comprensibile; lo sforzo di denunciare e di scrollare, però, va riconosciuto. Alla fine dello spettacolo, il “solito” Balasso qualche battuta l’ha concessa, per sollevare animi abbattuti da riflessioni tanto amare quanto vere.

Il teatro che parla di natura e di cronaca

Andrea Pennacchi, grande beniamino del pubblico scledense, è stato all’Astra con “Alieni in laguna”, il suo ultimo lavoro, che

Qui in apertura l’attore Andrea Pennacchi. Sotto, il violinista Federico Guglielmo

Quando il teatro racconta la società

Tra fine dicembre e metà febbraio è andata in scena una parte di stagione della Fondazione che ha dato spazio a lavori di teatro partecipato capace di scuotere le coscienze e di teatro orientato al sociale per riflettere su certe ingiustizie, sulla natura che cambia, sulla cronaca a volte dura.

esplora la biodiversità e fa riflettere sul rapporto con Madre Natura e con le specie animali e vegetali che popolano il pianeta. L’attore orgogliosamente padovano ha affrontato l’argomento usando la sua tecnica consolidata: comicità profonda e non scontata, unita all’utilizzo del nostro dialetto, che può rendere pittoreschi anche il Covid, l’invasione di specie aliene come il granchio blu e la ripresa di territori da parte di lupi e cinghiali. Con Andrea Pennacchi, sul palco, c’era il musicista Giorgio Gobbo, che lo segue sempre e che con la sua chitarra accompagna battute e movimenti dell’amico il quale, con simpatia e inconfondibile gestualità, sa coinvolgere piacevolmente il pubblico e riempire la scena. Il secondo appuntamento della rassegna Schio Tempo Presente è stato con “In fondo al buio”, il tragico racconto della morte, del tutto casuale e dovuta a uno scambio di persona, di un ragazzo padovano, Matteo Toffanin, deceduto a Padova nel ‘92. In scena due soli attori, a interpretare lo zio Luigi (Giancarlo Previati) e la fidanzata Cristina (una toccante Giulia Briata). La regia di Michele Angrisani ha optato per un racconto strettamente legato alla cronaca, frutto di un meticoloso lavoro di ricerca. Spettatori attenti e partecipi, così come lo sono stati gli oltre mille ragazzi delle superio -

ri che hanno assistito alle tre repliche in matinée, nei giorni prima dello spettacolo serale.

E poi ottimo spazio alla musica

“L’arte dell’arco” è stato il primo appuntamento di Schio Musica, ospitato dalla Fondazione al Civico, ha permesso ai musicofili scledensi di godere di una serata con un grande violinista, Federico Guglielmo, accompagnato da altri ottimi strumentisti che si dedicano con attenzione e competenza alla produzione veneziana e al melodramma del primo settecento. Il programma, improntato essenzialmente sulle Quattro Stagioni vivaldiane, è stato un crescendo esecutivo di grande impatto: prima delle celeberrime note del Prete Rosso sono stati proposti pezzi di Gabrieli, Purcell, Marini, Pachelbel e Gallo. Molti e meritati applausi. ◆

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