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Torviscosa

cittĂ del Novecento


Torviscosa

cittĂ del Novecento

testi: Lorena Zuccolo ricerca storica: Mareno Settimo e Lorena Zuccolo disegni e grafica: Dario Ontani


Fonti iconografiche Le fotografie delle pagine 5, 13, 41, 64 sono di Vincenzo Aragozzini (Studio Crimella) e sono tratte rispettivamente da: Jeffrey T. Schnapp, The fabric of modern times, “Critical inquiry”, 24, 1 (Autumn 1997), pp. 191-245. Torviscosa 21 settembre 1940 – XVIII. Inaugurazione del raddoppio dello stabilimento. Collezione privata. L’atto di nascita firmato dal Duce, “Il Gazzettino”, 22 settembre 1938. I manifesti delle pagine 6, 7, 12, 37 e 50 sono tratti da: La battaglia del grano. Autarchia, bonifiche, città nuove, a cura di Roberta Sciarretta. Latina, Novecento, 2014. Le cartine delle pagine 10, 12 e 54 sono tratte rispettivamente da: Pasquale Facchini, La canna gentile per la produzione della cellulosa nobile. Milano, Officine delle Industrie Grafiche Italiane Stucchi, 1941. La Snia Viscosa, a cura degli Uffici Stampa e Propaganda Snia Viscosa. Milano, Istituto Grafico Bertieri, 1958. SAICI Società Agricola Industriale Cellulosa Italiana Torviscosa. Milano, Officine Grafiche A. Saita, 1952. Le immagini delle pagine 14, 19 e 40 sono tratte da: Torviscosa la città della cellulosa, a cura dell’Ufficio Propaganda della Snia Viscosa. Milano, Alfieri e Lacroix, 1941. L’immagine di pagina 16 è tratta da: Gruppo SNIA Viscosa. Milano, Istituto Grafico Bertieri, 1949. L’immagine di pagina 17 è tratta da: Una nuova città industriale: Torre di Zuino, “Rassegna di architettura”, X, 12 (Dicembre 1938). Le immagini di pagina 18 sono tratte da: Città di fondazione italiane 1928 1942, a cura di Giorgio Pellegrini. Latina, Novecento, 2006. L’immagine di pagina 23 è tratta da: Christoph Bürkle – Brigitte Orsini-Rosemberg, Mussolinis vision. Das städtchen Torviscosa, “Architektur & wohnen. Journal für internationalen Lebensstil”, 1/89 (Februar-März 1989). Le immagini delle pagine 32 e 33 sono tratte da: Lorena Zuccolo – Mareno Settimo, La casa a chi lavora. Villaggi operai e strutture sociali aziendali nelle fotografie e nei documenti dell’Archivio storico SNIA Viscosa. Comune di Torviscosa, 2017. Le immagini dei piani regolatori delle pagine 43 e 45 sono tratte da: “Sfuei di informazion de Aministrazion comunâl”, 2, Comune di Torviscosa, 2013. La fotografia delle pagine 44 e 45 è stata gentilmente concessa da Andrea Di Matteo. Il dipinto riprodotto a pagina 62 è Torviscosa di Uberto Bonetti. Tutte le cartoline storiche e le rimanenti immagini e fotografie provengono da archivi privati. Per le informazioni e le immagini concesse, si ringraziano: Eldamira Bedendi, Giovanni e Monica Bellantone, Claudio Ceron, Carmelo Contin, Andrea Di Matteo, Giuseppe Garbin, Mario Rovere, Flavia Settimo, Carlo e Ivan Snidero, Dino Tuniz, Massimiliano Vittori, Edgardo Zilioli.

www.protorviscosa.it @ 2019 Pro Torviscosa Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-944233-0-3


Indice La città dell’autarchia Dalla battaglia del grano all’autarchia Marinetti e la SNIA Il Poema di Torre Viscosa

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La città della cellulosa La SNIA Viscosa Franco Marinotti La canna gentile Una, sei, sette canne per un vestito

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La città di fondazione Le città nuove degli anni Trenta Piazza Impero Le firme di Torviscosa La Casa del Fascio

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La città aziendale La città costruita I villaggi operai del gruppo SNIA Cambiamenti nella vita sociale a Torre di Zuino Il conte di Torviscosa

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La città in guerra La gestione dei prigionieri di guerra in Italia Il Villaggio Roma: da campo di concentramento a villaggio operaio L’istituzione del Comune Si costruiscono le colombaie

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La città giardino Le garden cities Le aree verdi I ragazzi degli anni Settanta Il vincolo monumentale

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La città diffusa Le bonifiche Le agenzie Malisana Arrodola Nuova Gallinazza

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La fabbrica L’inaugurazione dello stabilimento Gli incidenti Scioperi e proteste I problemi ambientali

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La città dell’autarchia È sorta una città autarchica dov’era la palude titolano i giornali il 22 settembre 1938, il giorno dopo l’inaugurazione dello stabilimento industriale che la SNIA Viscosa ha costruito in un piccolo paese della Bassa friulana, Torre di Zuino, destinato a diventare da lì a poco Torviscosa. È una solida motivazione, finanziaria e di immagine, quella che spinge la più grande azienda italiana del settore tessile a investire in questo misero borgo quasi senza storia, sperduto là dove la terra friulana si confonde col mare. Alla base, c’è l’intuizione che la proposta di una produzione di cellulosa nazionale sarà accolta con grande favore dal governo che pochi anni prima ha dichiarato di voler fermamente perseguire la strada dell’autosufficienza economica. In cambio, il regime permetterà alla SNIA di allargarsi nel mercato interno, emanerà norme per obbligare gli altri industriali tessili a utilizzare i suoi prodotti, le consentirà di importare legname dall’estero in esenzione da dazio e fingerà di non sapere che la società non è per nulla autarchica, essendo, di fatto, controllata dagli azionisti inglesi. La SNIA Viscosa sfrutta e interpreta il mito autarchico, modellandolo sulle esigenze e sulle strategie imprenditoriali della società e dei suoi azionisti stranieri. Il regime, a sua volta, sfrutta la SNIA Viscosa e le sue importanti realizzazioni per consolidare il proprio consenso politico. A Torviscosa, il modello autarchico, pianificato e celebrato dalla formidabile macchina di propaganda della SNIA, dura per il tempo strettamente necessario al raggiungimento degli obbiettivi prefissati dalla società. La “città dell’autarchia”, esauriti i propri compiti, si trasforma nella più prosaica e realistica “città della cellulosa”.

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Dalla battaglia del grano all’autarchia Nel 1925, il governo guidato da Benito Mussolini lancia la “battaglia del grano”, una campagna di riforma agraria volta ad aumentare e migliorare la produzione cerealicola interna attraverso la selezione delle sementi migliori, l’uso di concimi chimici, la meccanizzazione del lavoro, la bonificazione di terreni paludosi per renderli coltivabili. Il vasto programma di politica agraria mira all’autosufficienza alimentare al fine di ridurre l’indebitamento con l’estero per l’acquisto di grano. Nel decennio successivo, l’obiettivo si impone definitivamente e, anzi, si amplia, perché punta anche all’autosufficienza energetica. L’occasione per dichiarare il regime di autarchia è rappresentata dall’embargo deciso dalla Società delle Nazioni per punire l’aggressione italiana all’Etiopia del 1935. Le sanzioni economiche votate a Ginevra non sono, in realtà, tali da creare effettive difficoltà all’Italia, ma il governo fascista le utilizza abilmente per costruire il consenso, facendo appello all’orgoglio nazionale. L’Italia sceglie dunque la strada dell’autarchia e la percorre anche dopo la sospensione delle sanzioni, ma questa decisione determina pesanti conseguenze per l’approvvigionamento di alcune materie prime. Uno dei problemi più dibattuti riguarda la cellulosa, che viene quasi completamente importata dall’estero ed è indispensabile per la produzione di carta, tessuti ed esplosivi.

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Manifesti per la propaganda Battaglia del grano e autarchia vengono sostenute da una capillare campagna di comunicazione che promuove i prodotti nazionali, incoraggia la ricerca di materie prime alternative e lancia messaggi sociali antispreco. Ăˆ soprattutto il manifesto a imporsi come mezzo di propaganda: i fogli politici fascisti, esposti nei luoghi del potere e della vita comune, diventano veicoli con cui educare le masse.

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Marinetti e la snia Filippo Tommaso Marinetti, iniziatore del movimento artistico denominato “Futurismo”, è l’autore del Poema di Torre Viscosa, che gli fu commissionato nel 1938 dalla SNIA per celebrare la nuova città che stava sorgendo nella Bassa friulana. In generale, i legami tra industria e movimento futurista, soprattutto nel settore della pubblicità, sono noti; ancora poco, invece, si sa su come siano cominciati i rapporti di collaborazione tra la SNIA Viscosa e Marinetti. Sappiamo che nel febbraio del 1937 Marinetti visita gli impianti di Cesano Maderno, dove la SNIA Viscosa produce il lanital, un’altra fibra tessile artificiale, che nelle intenzioni dell’azienda doveva sostituire la lana. La visita è propedeutica alla stesura del Poema del vestito di latte. Parole in libertà futuriste, che verrà pubblicato nel corso dello stesso anno. Il successo dell’operazione procura a Marinetti la nuova commessa, questa volta per celebrare l’impresa friulana. Il poeta arriva a Torre di Zuino il 27 agosto del 1938 e per un giorno intero esplora la campagna circostante, ricca di acqua e di canneti, e ammira la divina geometria della nuova città e dello stabilimento industriale. In soli due giorni, ne ricava infine il poema intitolato a Torre Viscosa, preludio di quello che sarà il nome definitivo della nuova città. I documenti che hanno permesso di ricostruire la vicenda sono oggi conservati negli Stati Uniti, alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University, che ha acquisito parte dell’archivio privato di Filippo Tommaso Marinetti da sua figlia Luce Marinetti alla fine degli anni Settanta. 10


Il Poema di Torre Viscosa Il Poema di Torre Viscosa viene pubblicato la prima volta nel 1938 e dedicato dagli aeropoeti futuristi al Duce. In questa edizione, il poema è preceduto da una prefazione intitolata La poesia dei tecnicismi. Manifesto futurista. Entrambe le parti verranno ripubblicate nel 1940, in una raccolta intitolata Il poema non umano dei tecnicismi, che include altri otto componimenti che Marinetti scrive per altrettante imprese e attività della SNIA Viscosa. In questa seconda edizione, il Poema di Torre Viscosa cambia titolo e diventa Poesia simultanea dei canneti Arunda donax. Nell’archivio della Beinecke Library si trova anche la prima bozza di stampa con le annotazioni autografe di Marinetti. Curiosa, dal punto di vista storico e letterario, è la scoperta degli altri possibili titoli che il poeta considera per l’opera. I documenti rivelano infatti che Marinetti lavora su tre possibili soluzioni: L’aeropoema dei canneti vinti eroici, L’aeropoema dei canneti divorati e Il poema di Torre Viscosa città cannevora. È quest’ultima la proposta che poi viene scelta, anche se solo in parte: la “città cannevora” sparisce infatti dal titolo definitivo della prima edizione del poema.

29 Aug. 1938 Cara Piccerella, la riunione del Direttorio a Bolzano finì molto tardi ieri. Giunto in automobile questa notte ho riposato tutto il giorno e spero ripartire a mezzanotte per Pietrasanta (Amicucci). Scrivo in treno il poema di Torre Viscosa che spero molto bello e penso a te con tenerezza infinita e senza il piacere di telefonarti Baci Baci Baci FTM Lettera di Filippo Tommaso Marinetti alla moglie Benedetta Cappa. L’originale è conservato all’Università Yale (New Haven, Connecticut)

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LA CITTÀ DELLA CELLULOSA La produzione di cellulosa “nazionale” impone un importante cambiamento nei processi industriali della SNIA Viscosa, che fino al 1937 si è occupata esclusivamente del trattamento della cellulosa acquistata da altre aziende estere. La sfida autarchica presuppone invece la coltivazione locale di piante da cui poter ricavare la cellulosa, che dovrà poi essere opportunamente lavorata nella stessa sede, per evitare onerosi spostamenti della materia prima. Il progetto è perciò allo stesso tempo agricolo e industriale e necessita di un’area adatta e particolarmente estesa. In una lettera a Mussolini, l’amministratore delegato della SNIA Franco Marinotti indica come ideale una zona non ancora utilizzata in agricoltura, ma ben servita da infrastrutture e servizi di trasporto. Il territorio che risponde a questi requisiti viene individuato nella Bassa friulana in corrispondenza del piccolo borgo di Torre di Zuino, dove l’azienda acquisisce circa 6.000 ettari di terreno. Viene creata anche un’azienda apposita, la SAICI (Società agricola industriale cellulosa italiana), affidata alla direzione dello stesso Marinotti. I lavori iniziano alla fine di ottobre del 1937 e prevedono, in varie fasi, la sistemazione idraulica dei terreni, la messa a coltura delle piante, la costruzione dello stabilimento industriale e, in seguito, anche la fondazione di una nuova città per ospitare dirigenti e maestranze. In meno di un anno si realizza la prima fase e il 21 settembre 1938 c’è l’inaugurazione ufficiale dello stabilimento alla presenza del Duce.

Prima di Torviscosa Torre di Zuino ha avuto origine dalle bonifiche effettuate nel Settecento da una famiglia nobile friulana, i Savorgnan, sui propri possedimenti. Da allora, la tenuta è passata più volte di mano e nel 1937 i terreni sono divisi tra tre grandi e trecento piccoli e piccolissimi proprietari. La fisionomia di questo territorio, rimasta quasi immutata per secoli, è destinata a cambiare in pochi mesi. 13


La SNIA Viscosa La SNIA, costituita a Torino nel 1917 come Società di Navigazione Italo Americana, si converte nell’immediato dopoguerra alla produzione di fibre tessili artificiali. Si dedica, in particolare, alla cosiddetta “seta artificiale”, la viscosa, e per questo nel 1922 cambia nome diventando Società Nazionale Industria Applicazioni Viscosa. In pochi anni diventa l’azienda italiana con il maggiore capitale sociale e la prima ad essere quotata in una borsa estera. Rimane protagonista nel settore delle fibre tessili, anche a livello internazionale, per alcuni decenni. Il declino comincia negli anni Settanta e si conclude con la dichiarazione dello stato di insolvenza nel 2010. Da allora, la SNIA Caffaro è in amministrazione straordinaria.

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Franco Marinotti Nasce a Vittorio Veneto il 5 giugno 1891. Dopo aver ottenuto il diploma di ragioniere viene assunto come contabile alla Filatura Cascami Seta di Milano che in breve gli affida la gestione delle proprie filiali in Polonia e in Russia. Nel 1921, assieme ad altri industriali, costituisce e promuove la CICE, Compagnia Italiana Commercio Estero, che si occupa in particolare di relazioni con l’Unione Sovietica. Nel 1930 gli viene affidato l’incarico di direttore centrale della SNIA Viscosa di cui diventa amministratore delegato nel 1934 e infine presidente nel 1939. Grazie alle sue indubbie capacità amministrative e finanziarie risolleva le sorti della SNIA Viscosa facendola diventare azienda leader nel settore delle fibre tessili artificiali. Negli stessi anni mantiene solide relazioni con il Duce, probabilmente più per opportunità che per una reale adesione ideologica al fascismo. Ciononostante, nel marzo del 1944 viene arrestato dalle autorità della Repubblica di Salò, ma poche settimane dopo viene liberato grazie all’intervento dei tedeschi. Nel settembre del 1944 ripara in Svizzera, da dove continua comunque a curare gli affari della SNIA Viscosa. Rientrato in Italia all’inizio del 1947, riprende in mano le redini della SNIA Viscosa e la presiede fino alla morte avvenuta nel 1966. Capitano di industria sicuramente abile, ma anche molto discusso, con una personalità brillante e una vasta cultura, Franco Marinotti è in realtà ancora poco conosciuto. Un’estesa biografia pubblicata qualche anno fa dalla Marinotti Edizioni non risolve le molte contraddizioni che emergono dai documenti che riguardano la sua persona e le sue attività. Le ricerche effettuate in questi ultimi anni negli archivi italiani e stranieri aggiungono nuovi elementi che potranno in futuro contribuire a delineare questo personaggio in modo più preciso.

Franco Marinotti, a destra, con Giuseppe Volpi di Misurata, allora Presidente di Confindustria, tra le piantagioni di canna (1940)

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LA CANNA GENTILE Produzione di cellulosa da canna in quintali. Confronto tra aspettative e risultati

Aspettative

Risultati

800000

600000

400000

200000

0

1939

1940

1941

1942

1943

In un primo momento, la specie vegetale individuata per la produzione autarchica di cellulosa è la canna gentile (Arundo donax), una graminacea a ciclo produttivo annuale che in breve risulta ben poco adatta a una produzione di qualità. La SNIA la utilizza perciò solo in percentuale esigua e, non appena possibile, l’abbandona del tutto in favore del legno. Il fallimento della canna e l’obbligata ricerca di una valida soluzione alternativa portano comunque l’azienda a specializzarsi nella produzione di cellulosa da latifoglie e in particolare da quelle a crescita rapida, tanto da diventare in poco tempo leader quasi incontrastato nel settore. L’esperimento autarchico fallisce, ma lascia in eredità una struttura agricola e industriale che, per molti anni, darà lavoro a migliaia di operai e tecnici. 16


Una, sei, sette canne per un vestito Sette canne, un vestito è il titolo del celebre documentario realizzato nel 1948 da un giovane Michelangelo Antonioni, in cui si descrive il procedimento di produzione della cellulosa dalla canna Arundo donax. L’unica bobina superstite fu ritrovata alla fine degli anni ‘80 ed è stata in seguito restaurata. Fa parte dell’inestimabile patrimonio documentario ancora di proprietà del gruppo SNIA – Caffaro, ma per proteggerne la delicatezza è depositata alla Cineteca del Friuli che è in grado di garantire condizioni di conservazione ottimali. Il nome del cortometraggio richiama un’immagine già utilizzata in precedenza, anche se, curiosamente, con qualche variazione nel numero delle canne necessarie alla produzione di un vestito. La usa, per primo, il Corriere della Sera il 18 gennaio 1938, che parla di una sola canna: Da un chilo di canna stagionata ... si ricavano trecento grammi di cellulosa. Da un chilo di cellulosa si derivano ottocentocinquanta grammi di rayon. Il che vuol dire ... che occorrono, presso a poco, quattro chili di canna per avere un chilo di rayon; … una canna da due chili può essere trasformata in un abito femminile dalle seriche apparenze. Ma già nel 1939, il 16 novembre, la rivista Tempo dichiara che sei canne danno tanta cellulosa per fare un vestito. E arriviamo, infine, al 1948, quando le canne sono ormai diventate sette. Dalla lettura dei documenti dell’Archivio storico SNIA Viscosa, oggi sappiamo che nessun numero di canne sarebbe stato sufficiente per produrre vestiti di pregio, perché la cellulosa ricavata dalla canna gentile non era di buona qualità. Nel 1948, però, il problema del reperimento della materia prima è ancora molto sentito e Marinotti, appena rientrato in Italia dopo il soggiorno forzato in Svizzera, sembra ancora convinto delle potenzialità della canna gentile. Decide dunque di insistere su questa strada e, come ha fatto dieci anni prima con Filippo Tommaso Marinetti, anche in questa occasione si affida a un nome famoso per accompagnare l’impresa con un’efficace attività di comunicazione. 17


LA CITTÀ DI FONDAZIONE È probabile che inizialmente la SNIA Viscosa non avesse pensato alla creazione di una nuova città, ma più semplicemente a un adeguamento delle strutture edilizie già esistenti. Nella prima planimetria che conosciamo, datata febbraio 1938, gli unici nuovi edifici previsti sono infatti quelli sociali, mentre non c’è traccia di nuove case. Il progetto urbanistico ingloba il borgo già esistente, con la chiesa e le case coloniche dell’attuale via Roma che vengono ristrutturate per adattarle a ospitare i primi operai e tecnici in arrivo da Milano. Solo qualche mese dopo, nel maggio 1938, una nuova planimetria descrive compiutamente la nuova città in tutte le sue articolazioni. Le prime strutture ad essere costruite, nel corso del 1938, sono comunque quelle sociali: il teatro, il ristorodopolavoro, la palestra, le scuole, le piscine e il primo campo di calcio. La costruzione vera e propria della nuova città prende avvio solo dopo il 1940 e copre due decenni: piazzale Impero con il municipio, i negozi e le soprastanti abitazioni per impiegati vengono costruiti nel 1941; le case per gli operai chiamate “case gialle” tra il 1941 e il 1942; le case operaie “colombaie” sono costruite per una prima serie tra il 1943 e il 1945, ma completate solo nel 1962; le ville per i dirigenti tra 1949 e il 1952 e le nuove case per i tecnici tra il 1956 e il 1962.

Piano regolatore (1938)

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Le città nuove degli anni Trenta

Pontinia, ingresso della città

Aprilia

Guidonia, prospettiva della piazza

Arborea. idrovora (Scano)

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Numerose città e cittadine sorgono in Italia negli anni Trenta nelle zone bonificate. È un fenomeno imponente, che complessivamente conta circa 70 fondazioni tra città, borgate e villaggi in 28 diverse province. Alcuni di questi vengono chiamati, dagli storici di architettura e di urbanistica, “città di fondazione”, formula che identifica un gruppo di nuovi insediamenti sorti sulla base di un progetto d’insieme predefinito e articolato nelle funzioni urbane principali. Le città di fondazione sono quindi disegnate “a tavolino” e comprendono almeno le aree fondamentali che fanno di un insediamento una vera città: le aree del lavoro, quelle per la residenza permanente delle persone e quelle per le esigenze collettive e del tempo libero. Le città di fondazione italiane degli anni Trenta hanno inoltre in comune alcuni elementi estetici: sono infatti caratterizzate da una tipica architettura di regime, elementi razionalisti e piazze ispirate alla pittura metafisica di Giorgio De Chirico. Tra le principali si devono ricordare Littoria (oggi Latina), Sabaudia, Pontinia e Aprilia nell’Agro pontino, Pomezia in provincia di Roma, Mussolinia (oggi Arborea) e Fertilia in Sardegna, Tresigallo e Predappio in Emilia Romagna. Un secondo gruppo comprende le città industriali: oltre a Torviscosa, ci sono Arsia (oggi Raša) in Istria, Carbonia in Sardegna e Guidonia in provincia di Roma.


Piazza Impero (oggi Piazza del Popolo) Nell’organizzazione funzionale della città di fondazione, piazza Impero rappresentava il nucleo centrale della nuova cittadina e il fulcro della vita pubblica. Fu progettata dall’architetto Giuseppe De Min nel 1940 secondo il gusto architettonico dell’epoca che si ispirava alle piazze metafisiche di Giorgio De Chirico. Nel progetto originario la piazza, lastricata in pietra, prevedeva la presenza di quattro statue classicheggianti che però non vi furono mai collocate. È dominata dal palazzo del Comune, che con il balcone e la caratteristica torre squadrata ricorda analoghe costruzioni delle altre città nuove del periodo. Sul lato est della piazza si trova l’edificio scolastico, che fu una delle prime strutture civili a essere completata già nel 1938. Gli altri due lati della piazza sono chiusi da edifici organizzati in negozi al piano terra e abitazioni per impiegati ai piani superiori.

Questo disegno di piazza Impero, dell’architetto Giuseppe De Min, viene pubblicato per la prima volta nel 1941 nella monografia Torviscosa la città della cellulosa. L’incongruenza delle ombre (proiettate da una impossibile luce proveniente da nord) porta però a ritenere che nella versione originale l’immagine fosse quella pubblicata nella copertina del presente libro, cioè capovolta rispetto all’asse verticale. Questa ipotesi è sostenuta anche dal confronto con il primo piano regolatore, datato 1938, in cui la piazzetta a fianco del municipio risulta collocata a sud e non a nord, dove effettivamente è stata poi costruita. Di conseguenza, è probabile che questo disegno sia stato realizzato già nel 1938 e pubblicato poi, capovolto, nel 1941.

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Le firme di Torviscosa Il progettista di Torviscosa è Giuseppe De Min, professionista noto negli ambienti milanesi e architetto di fiducia di Franco Marinotti, di cui è cugino. Per oltre trent’anni lavora assiduamente e con continuità per la SNIA Viscosa, per la quale progetta vari stabilimenti in Italia e all’estero. Si occupa inoltre dei progetti delle case operaie della società comprese nel piano INA Casa e del restauro di Palazzo Grassi a Venezia, allora di proprietà della SNIA Viscosa. Per Torviscosa disegna il piano urbanistico generale e anche la maggior parte degli edifici: oltre alla fabbrica, progettata in collaborazione con Stefano Majnoni d’Intignano, portano la sua firma la scuola, il ristoro, il teatro, la piscina, le case per gli operai e per gli impiegati, il municipio, la centrale del latte. Per la realizzazione della propria impresa, industriale e urbana, Marinotti si avvale fin dall’inizio anche di alcuni artisti che accompagnano il lavoro dei progettisti. Il principale è senza dubbio Leone Lodi, uno dei maggiori scultori italiani del Novecento. Statue o bassorilievi di Lodi si incontrano nel Palazzo di Giustizia e nel Palazzo della Borsa a Milano, nella Torre dei venti di Bergamo, nel Palazzo Montecatini a Roma. Ma le due statue monumentali collocate all’ingresso dello stabilimento di Torviscosa sono forse le sue realizzazioni più importanti: realizzate nel 1938, sono dedicate all’agricoltura e all’industria, a sottolineare la duplice natura del progetto imprenditoriale friulano della SNIA. La continuità della stirpe nel lavoro è il titolo della statua a sinistra, che rappresenta una donna seduta con un bambino sulle ginocchia e un uomo in piedi con un badile. La statua dedicata all’industria, invece, raffigura un cavallo trattenuto da un uomo e si intitola Sintesi di Forza, Ragione e Fede. Leone Lodi ritorna a Torviscosa anche negli anni Cinquanta, per realizzare le quattro statue che arredano il viale pedonale di fronte allo stabilimento e che rappresentano i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco. Infine, il meno noto e anche meno citato tra gli artisti presenti a Torviscosa all’epoca della sua fondazione è Salvatore Aricò, che tra il 1942 e il 1944 dipinge gli affreschi all’interno del teatro. 22


La Casa del Fascio Perché Torviscosa, a differenza delle altre città di fondazione, non ha una Casa del Fascio? Si è ipotizzato che fosse stata la stessa SNIA a decidere di non costruirla, per sottolineare l’origine privata (e non statale) di Torviscosa. In realtà, la Casa del Fascio era un elemento irrinunciabile per le nuove città di epoca fascista destinate a divenire Comuni. Dopo l’istituzione del Comune, nel 1940, anche qui, dunque, viene prevista e Casa del Fascio - Prospetto progettata una Casa del Fascio da realizzarsi in un’area che oggi corrisponde al parco delle piscine. La realizzazione dell’edificio viene però rimandata a causa dalla guerra in corso e poi definitivamente abbandonata dopo il 25 luglio 1943. C a s a d e l Fa s c i o - Ve d u t a p o s t e r i o r e

ATRIUM Nel 2017 Torviscosa è stata accolta nella Rotta culturale internazionale ATRIUM, un itinerario riconosciuto dal Consiglio d’Europa dedicato alle località che conservano testimonianze architettoniche dei regimi totalitari del Novecento europeo. Attualmente (2019) ne fanno parte diverse località italiane, tra cui le città di fondazione Tresigallo, Predappio e Carbonia, Forlì con la sua architettura razionalista, località croate e albanesi che conservano architetture del periodo fascista e anche di quello comunista, località della Romania e della Bulgaria. www.atriumroute.eu 23


LA CITTÀ AZIENDALE A differenza delle altre città di fondazione, nate per volontà e intervento statali, Torviscosa sorge per supportare le attività industriali di un’azienda privata e fin dalle sue origini presenta anche le caratteristiche di una città aziendale. La volontà di organizzare la vita civile sulla base delle stesse regole esistenti all’interno della fabbrica si traduce, nel progetto urbanistico, in una precisa divisione delle zone residenziali in funzione del ruolo professionale ricoperto dai capifamiglia in fabbrica e nell’azienda agricola. La zona per le costruzioni monofamiliari e bifamiliari destinate ai dirigenti viene prevista a ovest del municipio, i condomini riservati agli impiegati vengono distribuiti nelle zone centrali del paese, le case in linea e quelle a schiera destinate agli operai (per lo più capi turno e operai qualificati) vengono predisposte a nord-est e a sud-est del centro urbano. Gli operai meno qualificati sono destinati a risiedere fuori dal centro e nelle frazioni. Ai braccianti agricoli e ai lavoratori delle stalle la residenza nel centro urbano è tassativamente preclusa e le loro abitazioni sono distribuite nelle frazioni o nelle località sparse del territorio comunale. Questa distribuzione dei luoghi di residenza, giustificata dalla vicinanza del dipendente al posto di lavoro, per molti anni consente alla SAICI di poter controllare capillarmente, sia socialmente sia politicamente, tutta la popolazione del comune.

Piano regolatore (1942)

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La cittĂ costruita

Piazza del Popolo, municipio

Piazza del Popolo, scuole

Via Resi Marinotti, case tecnici caprolattame sud 26


Piazza del Popolo, case d’abitazione per impiegati

Via Resi Marinotti, case tecnici caprolattame nord 27


Via Roma, prospetti sud est

Via Roma, prospetti sud ovest

canonica

case per impiegati 1943 -1944

case per impiegati 1943 -1944, prospetto nord

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case Savorgnan


casa scapoli

case Savorgnan

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Case popolari tipo 01M, prospetto nord Colombaie

Case popolari tipo 01M, prospetto sud Colombaie

Case popolari tipo 4 bis, prospetto anteriore Case Gialle

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Case popolari tipo 4 bis, prospetto posteriore Case Gialle

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Viale Villa, case funzionari

Via Resi Marinotti, case per tecnici laureati

Via Marconi, casa per 10 appartamenti

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Piazzale Marinotti, Teatro

Piazzale Marinotti, Ristoro

Piazzale Marinotti, portineria e palazzina uffici

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I villaggi operai del gruppo SNIA Pavia, Venaria Reale, Cesano Maderno e Torino Stura sono le prime grandi realizzazioni della SNIA negli anni Venti, sotto la presidenza di Riccardo Gualino. In queste località, accanto agli stabilimenti industriali la società fa costruire anche numerose abitazioni. Non è l’unica grande azienda a costruire case per le maestranze: i villaggi operai rispondono alla necessità oggettiva di trovare una soluzione alla penuria di case nei grandi centri industriali, ma sono anche l’espressione di una diffusa strategia delle grandi imprese dell’epoca per fidelizzare i propri dipendenti. Nel caso della SNIA, è lo stesso presidente Gualino a sostenere la necessità di favorire la permanenza e la stabilizzazione della propria forza lavoro per non disperdere le conoscenze e le competenze acquisite. Per le necessità generate dall’attività lavorativa, le grandi società industriali vengono incontro ai propri dipendenti anche con vari servizi e strutture sociali, che tra le due guerre sono spesso imposte dallo stesso regime: il corporativismo fascista richiede infatti alle imprese di organizzare servizi collettivi per favorire la collaborazione tra gli operai, necessaria per superare gli egoismi di classe, in nome dei superiori interessi della nazione. Oltre ai villaggi operai, si costruiscono così anche, o in alternativa, dormitori e convitti, dedicati rispettivamente alla manodopera maschile e femminile. In tutti gli stabilimenti sono presenti le mense aziendali e in quelli che utilizzano Pavia Pavia

Pavia

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in modo consistente il lavoro femminile anche gli asili nido. In molti casi l’azienda offre ai propri lavoratori altri servizi aggiuntivi, come le colonie estive per i figli dei dipendenti e lo spaccio aziendale, che può fornire generi alimentari, prodotti per l’igiene personale, vestiario e talvolta anche beni durevoli come i mobili per la casa. Un’altra struttura spesso presente è infine quella del dopolavoro, luogo di ritrovo organizzato per impiegare - e controllare - il tempo libero degli operai anche fuori dalla fabbrica. Venaria Reale

Cesano Maderno

Venaria Reale

Cesano Maderno

Torino Stura

Torino Stura

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Cambiamenti nella vita sociale a Torre di Zuino

Cartolina postale (inizio anni Sessanta)

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Il teatro e il dopolavoro-ristoro sono la rappresentazione più vistosa dei cambiamenti sociali seguiti all’insediamento della SNIA Viscosa a Torre di Zuino. Il nuovo insediamento industriale crea certamente nuove opportunità di lavoro, ma allo stesso tempo stravolge i ritmi e le consuetudini della società contadina locale. “Il cinematografo: non doveva mancare, è chiaro. Si vuole ad ogni costo che Torre Zuino sia città” si lamenta il parroco nel proprio diario, un documento oggi prezioso per capire quanto succedeva all’epoca dietro le quinte della propaganda ufficiale. Accanto alle invettive contro l’immoralità rappresentata dal cinema, dai balli e, peggio, dalle piscine dove “mancano gli spogliatoi e ragazzi e ragazze e giovani signore e signori si tuffano promiscuamente nell’acqua provocando l’indignazione delle persone serie”, il diario parrocchiale offre anche elementi per comprendere la profonda trasformazione sociale degli abitanti di Torre di Zuino, ex contadini e mezzadri ormai diventati operai e braccianti agricoli. La loro unica fonte di reddito è la “quindicina”, che viene regolarmente pagata dalla SAICI, ma, a quanto scrive il parroco, anche regolarmente spesa: “in occasione della quindicina degli


operai si è creato il mercato lungo il viale delle Trincee; si tiene il cinema; si trattiene dalla Amministrazione il denaro per l’affitto; hanno luogo le trattenute: tessera dopolavoro, infortuni, malattia, ecc. dimodoché la busta viene quasi del tutto alleggerita!! Ora succede questo il 7 ed il 22 di ogni mese, giornate di paga. In tali giorni la povera gente per disperazione, va a buttare quei quattro soldi d’avanzo nelle osterie e quindi grandi ubbriachezze! E dire che la Snia ha istituito e organizzato il ballo e il cinema per impedire che questo popolo vada ad abbruttire nelle osterie …! E dire che essa Società è la fondatrice e sostenitrice di queste osterie; infatti le licenze sono tutte sue! Troppo presto si è voluto dare aspetto di città a questo paese, troppi divertimenti …. ed il senso dell’economia qui non l’insegna neanche la Snia. Finora i dirigenti locali hanno creato qui col dopolavoro un centro di corruzione ma non di benessere.”

Il conte di Torviscosa Il 26 maggio 1946, il re Umberto assegna a Franco Marinotti il titolo di Conte di Torviscosa. Sulla effettiva validità di questo titolo ci sono fondati dubbi, dal momento che esso non è mai stato registrato nel Registro della Nobiltà Italiana curato dalla Consulta araldica. Dal 1948, inoltre, la Repubblica italiana non riconosce i titoli nobiliari. Ciononostante, con un’azione a dir poco anacronistica, nel 1967 il Comune di Torviscosa decide di onorare il fondatore di Torviscosa (deceduto l’anno precedente) ponendo sulla facciata del Municipio una lapide dedicata al “Cavaliere del lavoro dott. Franco Marinotti Conte di Torviscosa”. Il monumento è stato inaugurato il 20 marzo 1967 alla presenza delle massime autorità locali e regionali e ancora oggi fa bella mostra di sé. Infine, un’ultima curiosità: nel 1946, all’epoca dell’assegnazione del titolo, Marinotti era rifugiato in Svizzera, perché in Italia era accusato di collaborazionismo, così come altri importanti esponenti della imprenditoria italiana, e inseguito da un ordine di cattura emesso dal Prefetto di Milano Riccardo Lombardi. 37


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LA CITTÀ IN GUERRA La guerra crea molto presto gravi difficoltà alle attività della SAICI: molti lavoratori sono chiamati alle armi e la loro sostituzione, soprattutto in agricoltura, si fa molto difficile. Le condizioni di vita e di lavoro sono molto dure e gli operai e i braccianti, che arrivano a Torviscosa da tutto il Friuli e anche dal Veneto, si fermano solo per qualche settimana e poi se ne vanno. Nel corso dell’inverno 1941-42 la SNIA decide di rivolgersi direttamente al Governo, a cui chiede di insediare un campo di concentramento nei dintorni di Torviscosa per poter utilizzare i prigionieri di guerra nell’azienda agricola. È così che tra la primavera e l’estate del 1942 viene costruito il campo PG 107, che da lì a poco sarà occupato da un migliaio di soldati neozelandesi e sudafricani catturati in Libia. Per quasi un anno i prigionieri sono utilizzati nella raccolta delle canne e nel completamento dei lavori di bonifica, ma dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la situazione cambia rapidamente. Le guardie scappano e così anche buona parte dei prigionieri che trovano un primo rifugio presso le famiglie del luogo e cercano poi di raggiungere le formazioni partigiane o gli eserciti degli alleati. Per i prigionieri che invece decidono di fermarsi nel campo, sperando nell’arrivo dell’esercito britannico, il destino è segnato: il 30 settembre i tedeschi, con l’aiuto della milizia italiana, radunano i militari alleati ancora presenti e li trasferiscono in Germania.

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La gestione dei prigionieri di guerra in Italia Il problema legato alla gestione dei prigionieri durante la Seconda guerra mondiale viene affrontato dal regime con molto ritardo rispetto all’evolversi degli avvenimenti bellici. Nella primavera del 1942 i prigionieri di guerra in Italia sono circa 15 mila, ma durante l’estate, a seguito della prima battaglia di El Alamein, vengono catturati circa 60 mila nuovi prigionieri. La gestione di questi militari diventa, a questo punto, una vera emergenza. L’unica soluzione economicamente percorribile è quella di assegnare i prigionieri alle aziende private che, sotto la sovrintendenza del Ministero delle Corporazioni e delle autorità militari, si fanno carico dei costi di costruzione dei campi di lavoro. Il costo di gestione di questi campi viene pagato con il lavoro degli stessi prigionieri. Il rapporto di lavoro tra l’azienda privata e i prigionieri è regolato dal contratto locale dei corrispondenti lavoratori civili; le retribuzioni vengono, però, versate all’autorità militare per le spese di mantenimento dei prigionieri e di gestione del campo di concentramento. Dalla prestazione della loro opera, oltre a una maggiorazione della razione viveri, i prigionieri ricevono quotidianamente una diaria corrispondente alla loro mansione.

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Il Villaggio Roma: da campo di concentramento a villaggio operaio Il campo PG 107 PG 107 - Villaggio Roma viene dismesso dopo l’8 settembre 1943 e subito dopo trasformato in villaggio operaio per ospitare molte famiglie sfollate da altre zone del Friuli, ma anche dall’Istria e dall’Agro Pontino. Il 19 febbraio 1945, la SAICI, a tutti gli effetti proprietaria del campo così come del resto del resto del paese e del suo territorio, certifica l’esistenza del nuovo insediamento dandogli ufficialmente il nome di Villaggio Roma.Le baracche del campo sono state abbattute nel 1981 e sostituite con nuove case: del campo rimane oggi solo un ricordo nella struttura urbanistica del nuovo insediamento. Nell’edificio delle ex scuole elementari è allestita l’esposizione permanente “PG 107 – Villaggio Roma. Disegno di Dal campo di concentramento per prigionieri di guerra di Dino Tuniz Torviscosa al villaggio operaio della SAICI - SNIA Viscosa”. dal campo di concentramento per prigionieri di guerra di Torviscosa al villaggio operaio della SAICI - SNIA Viscosa from Torviscosa concentration camp for prisoners of war POW 107 to SAICI - SNIA Viscosa workers village

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L’istituzione del Comune Durante la guerra avvengono diversi fatti molto significativi per la storia del paese che, innanzitutto, diventa Comune con la L. 1621 del 6 ottobre 1940, inglobando un territorio fino a quel momento appartenuto per gran parte a San Giorgio di Nogaro e per parti minori a Gonars e Bagnaria Arsa. Al capoluogo viene assegnato il nome di Torviscosa, mentre Torre di Zuino sparisce dalla toponomastica ufficiale. Come si intuisce facilmente, il nuovo nome deriva da quello dell’azienda che ha dato origine al paese e viene con ogni probabilità scelto da Franco Marinotti, vero artefice di tutta l’impresa industriale della SAICI. D’altra parte, il territorio del nuovo Comune corrisponde sostanzialmente alla proprietà dell’azienda, così come tutte le abitazioni, il municipio, le scuole, le strade, le piazze e perfino il cimitero, che diventerà di proprietà comunale solo nel 1958. Per il resto, Torviscosa rimane quasi completamente di proprietà della SNIA Viscosa fino alla fine degli anni Settanta. 42


Si costruiscono le “colombaie” Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, tutta l’Italia orientale viene inserita nell’Operationszone Adriatisches Küstenland e sottoposta al controllo militare tedesco. Curiosamente, tra la fine del 1943 e il 1945 a Torviscosa vengono costruiti o ristrutturati molti edifici, nonostante lo stato di guerra, le notevoli difficoltà nel reperire i materiali edili necessari e soprattutto il divieto di costruire nuove abitazioni e la mancanza delle relative autorizzazioni. Risale proprio a questo periodo la costruzione dei primi blocchi delle case operaie dette “colombaie”.

I bombardamenti del 1945 e la ricostruzione Tra il 24 e il 25 febbraio 1945, gli aerei dell’esercito britannico bombardano pesantemente Torviscosa, provocando notevoli danni allo stabilimento e anche alle case circostanti. L’attività di ricostruzione può cominciare solo nel luglio successivo, ma procede molto velocemente e il 1 ottobre 1945 lo stabilimento può riprendere l’attività. 43


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LA CITTÀ GIARDINO L’analisi dei piani regolatori di Torviscosa testimonia una sostanziale evoluzione nella concezione urbanistica del paese. Dal primo progetto del 1938, immaginato per la creazione di una città che doveva ospitare 20.000 abitanti, si arriva in passi successivi al piano regolatore del 1963, l’ultimo prima della scomparsa di Franco Marinotti e in un certo senso il suo testamento urbanistico. Dopo il 1950 il programma di sviluppo del centro urbano contiene modifiche radicali rispetto ai primi progetti della “città dell’autarchia e della cellulosa”; la rarefatta distribuzione delle zone residenziali e la cura con la quale sono pensate e gestite le grandi aree verdi conferiscono alla città di fondazione fascista le caratteristiche di un’atipica “città giardino”. A seguito della crisi che investe la SNIA Viscosa, a partire dalla fine degli anni Settanta l’azienda mette in vendita le sue proprietà immobiliari. I privati possono diventare finalmente proprietari delle case in cui risiedono e il Comune riesce ad acquisire le aree di uso pubblico.

Stato di fatto e di progetto (1963)

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Le garden cities Ci sono differenze sostanziali tra le esperienze inglesi delle garden cities e Torviscosa, le cui grandi aree verdi nascono dalla modifica della destinazione d’uso delle aree residenziali non edificate. In Inghilterra, invece, le città giardino vengono progettate fin dall’inizio del Novecento come luoghi di tranquilla e confortevole residenza suburbana della classe media, con l’obiettivo di decongestionare le grandi città decentrando la popolazione in città satelliti più piccole immerse nel verde della campagna. Le prime, e forse più note, garden cities sono Letchworth (1902) e Welwyn (1919).

Le aree verdi La principale area verde è quella del parco pubblico, collocato proprio nel centro storico, davanti alla chiesa: è costituito da quasi due ettari e mezzo di terreno, percorsi da sentieri e dominati da grandi pini marittimi. Oggi il parco è dedicato al partigiano Alberto, cioè Guglielmo Costanzo, maresciallo e comandante della stazione dei carabinieri di Torviscosa tra il 1941 e il 1944, poi deportato a Mauthausen dove morì il 7 febbraio 1945. Una seconda grande zona verde divide le piscine da viale Villa: in quest’area trova posto anche la stessa abitazione di Franco Marinotti, che affidò il disegno del parco che circonda la casa a Pietro Porcinai, uno dei maggiori architetti italiani del paesaggio.

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Plastico del Piano regolatore del 1940. La città di fondazione è quasi completamente costruita in questo progetto, ma molte delle aree edificabili rimarranno invece, e sono per gran parte tuttora, aree verdi.

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I ragazzi degli anni Settanta È uno scenario da ragazzi della via Pál quello descritto dai chi, bambino o ragazzo, abitava a Torviscosa negli anni Settanta. Nel centro urbano, a fianco di piazza del Popolo, è collocato il cosiddetto “quadrato”, un agglomerato di appartamenti distribuiti su quattro lati con cortile interno. Era destinato a tecnici e impiegati e arrivò a contare 30 famiglie: in totale circa 60 ragazzi, considerati privilegiati nel contesto sociale di Torviscosa costituito per la maggior parte da operai, che abitavano a pochi metri di distanza, nei due complessi delle case gialle e delle colombaie. La rigida divisione delle aree residenziali in base alla categoria professionale dei capifamiglia si riflette inevitabilmente nelle relazioni tra i loro figli: i ragazzi del quadrato difficilmente si avventurano tra le case gialle, dove troverebbero un’accoglienza non proprio amichevole. Lo stesso vale per i figli degli operai, che a loro volta evitano di entrare all’interno del quadrato, ben difeso dai ragazzi residenti.

“quadrato”

case gialle colombaie

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Per molti anni, i dipendenti della SAICI di Torviscosa poterono usufruire di una serie di servizi che l’azienda metteva a loro disposizione. Tra questi, la colonia estiva di Filigare, in provincia di Firenze. Nelle fotografie, la partenza dei bambini per la colonia

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Il vincolo monumentale La presenza di aree verdi nell’ambito del centro storico non è stata sempre tenuta nella dovuta considerazione. Anzi, alcune di queste aree sono state oggetto di ampliamenti edilizi del tutto incongruenti con il resto della città fondata e soprattutto ben poco rispettosi delle caratteristiche architettoniche e urbanistiche di Torviscosa. Uno dei casi più evidenti riguarda la zona a ovest del Municipio, che rimane area verde fino all’inizio degli anni Ottanta, quando diventa di proprietà comunale. L’area viene destinata a nuova zona residenziale, in risposta all’esigenza di abitazioni emersa già nel corso degli anni precedenti. Purtroppo, però, non viene prevista nemmeno una piccola zona di rispetto tra il palazzo del Comune e la nuova area residenziale.

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Anche la zona a nord del Municipio, tutt’ora zona verde, ha rischiato non molto tempo fa di essere destinata alla costruzione di edifici commerciali e residenziali. Proprio per evitare, anche in futuro, il pericolo di simili interventi e tutelare il complesso urbanistico nel suo complesso, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, su proposta dell’Amministrazione comunale, nel 2016 ha intrapreso un percorso di tutela che porterà alla definizione del vincolo monumentale su tutto il centro storico ai sensi del D. lgs. 42/2004. Tale vincolo si esprime in modo diretto nei confronti del patrimonio costruito per impedirne la manomissione, ma in modo indiretto anche sulle aree verdi per evitarne la cementificazione.

Delibera C. C. n. 48 del 21 dicembre 2017

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LA CITTÀ DIFFUSA Non si può raccontare Torviscosa senza considerare il territorio in cui il paese è collocato, perché paese e territorio sono legati dalla stessa storia e, insieme, formano un unico paesaggio culturale. Le origini documentabili degli insediamenti urbani in quest’area risalgono al periodo romano della repubblica: sul territorio dell’attuale Malisana passava la via Annia e resti romani sono stati ritrovati anche a Torre di Zuino durante i lavori di bonifica e di riordino fondiario. Ma quello che vediamo oggi, a Torviscosa come a Malisana e nel resto del territorio comunale, nel suo aspetto e nell’organizzazione d’insieme risale al Novecento ed è opera della SNIA Viscosa. Per svolgere la sua attività, che è agricola e industriale insieme, la SAICI organizza un territorio di 6.000 ettari, sui quali distribuisce in modo razionale, o almeno rispondente alla propria concezione aziendale, impianti industriali, strutture agricole, abitazioni ed edifici pubblici. La divisione delle zone residenziali per categorie professionali coinvolge anche le periferie della città di fondazione, destinate ai lavoratori agricoli che si distribuiscono tra la frazione Malisana, le agenzie, il Villaggio Roma e altre piccole località sparse nel territorio. Negli anni Ottanta, la società decide di scorporare la propria attività nei due grandi settori: per la gestione della parte industriale viene costituita una nuova società, la Chimica del Friuli, che viene conferita poi alla Caffaro quando questa entra nel gruppo SNIA. La proprietà agricola passa, invece, all’Azienda agricola Torvis, che appartiene prima al gruppo Ferruzzi e poi al binomio Andretta – Doris.

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Le bonifiche La necessitĂ della bonificazione dei terreni paludosi si presenta con urgenza allo Stato italiano immediatamente dopo la sua unificazione. Le bonifiche si impongono allo scopo di migliorare le condizioni igienico-sanitarie delle campagne e di aumentare la produzione agricola per poter soddisfare le richieste alimentari della popolazione. Ăˆ però soltanto nel primo dopoguerra che comincia a prendere corpo una concezione organica della bonifica, intesa come sintesi di interventi idraulici, agrari e igienici. La legge fondamentale

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della bonifica integrale, conosciuta come “legge Mussolini”, è del 24 dicembre 1928: unificando le disposizioni normative precedenti, assegna alla bonifica integrale anche il compito di realizzare gli appoderamenti al fine di permettere il collocamento stabile di nuclei di famiglie coloniche nelle zone risanate. Paludi e malaria sono un fenomeno comune anche ad alcune zone della Bassa pianura friulana, in particolare quelle in corrispondenza con la linea delle risorgive. Anche qui, dunque, sono previsti interventi di bonifica, che iniziano nel primo dopoguerra. Dal momento dell’annessione all’Italia, per il Friuli la bonifica della Bassa è uno dei più importanti interventi sul territorio e scatena una forte contrapposizione tra interessi contrastanti. Per risolvere il problema, nel 1929 il governo nomina presidente del neo costituito Consorzio di secondo grado per la trasformazione fondiaria della Bassa Friulana il senatore Primo Cesare Mori, con il compito di coordinare tutte le attività. La gestione di Mori si impone per pragmatismo e decisione, ma non è sufficiente per completare il progetto. A metà degli anni ’30, l’azione del Consorzio è avanzata soltanto in parte, ma ormai lo Stato in quegli anni non è più in grado di finanziare opere come le bonifiche, nonostante una legge del 1933 che pone la bonifica integrale ai vertici della politica economica interna del governo fascista. A breve, i lavori nella Bassa si riducono esclusivamente all’oggetto di una nuova iniziativa imprenditoriale: la costruzione di Torviscosa. 55


Le agenzie Il paesaggio agrario del territorio di Torviscosa è segnato dalla caratteristica geometria delle bonifiche: appezzamenti ampi e regolari, divisi da canali di raccolta delle acque e da lunghe strade interpoderali. La vasta proprietà agricola acquistata dalla SNIA-SAICI viene suddivisa in 6 unità aziendali che fanno capo ad altrettante agenzie. Ogni agenzia si compone di una serie di edifici, residenziali e produttivi, che presentano caratteristiche in parte diverse in relazione all’epoca di costruzione. Alcune hanno avuto origine da un nucleo preesistente alla fondazione di Torviscosa, come nel caso dell’agenzia n. 5, costituita da case coloniche costruite nel 1860 secondo le tipologie dell’architettura rurale della zona. In altri casi, invece, le agenzie sono costruite dalla SAICI negli anni ‘40 del secolo scorso e sono concepite come un nucleo autonomo, dotato di spazi adeguati alle esigenze di base di lavoratori e residenti. Attorno a un’ampia corte interna rettangolare con lavatoio e abbeveratoio centrale, sorgono i fabbricati adibiti a abitazioni, uffici, rimesse, stalle. In alcune agenzie, per esempio nella n. 1, c’era perfino una piccola chiesa.

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Malisana Anche Malisana, come il capoluogo, è completamente trasformata in seguito all’insediamento della SNIA Viscosa. Il segno più evidente delle sue origini più antiche è costituito dalla piccola chiesa del cimitero che conserva resti di due cicli di affreschi, risalenti il più antico forse all’XI secolo e il secondo invece al XIV secolo. Per il resto, Malisana ha l’aspetto di un moderno borgo rurale, caratterizzato non dall’architettura spontanea che di norma si riscontra negli altri paesi, ma da una serie di case rurali “seriali”. D’altra parte, dopo l’arrivo della SNIA nemmeno i suoi abitanti sono i contadini tipici della campagna friulana, ma salariati agricoli, una categoria fino a quel momento ancora sconosciuta in questo territorio.

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Malisana, fabbricato a due piani per sei abitazioni

Malisana, fabbricato per dodici abitazioni

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Azienda agricola, casa per salariati agricoli

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Agenzia 1, abitazione bovai

Agenzia 1, fabbricato ingresso

Galinazza, dormitorio operai

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Arrodola Nuova Al suo arrivo a Torre di Zuino, la SNIA Viscosa procede con determinazione all’acquisto dei terreni, che a quell’epoca sono divisi tra alcune grandi aziende, ma anche centinaia di piccoli e piccolissimi proprietari. Alcuni di questi negli anni hanno abbandonato il borgo e si sono trasferiti all’estero e perciò non sono facilmente raggiungibili. Altri, invece, non vogliono rinunciare alla proprietà che per loro rappresenta l’unica fonte di sostentamento. La legge sulla bonifica integrale permette all’azienda di commassare questi piccoli fazzoletti di terra: in pratica, ai piccoli proprietari viene assegnata, in permuta, un’analoga quantità di terreno in una zona esterna alla tenuta della SNIA Viscosa. Su questi terreni, concentrati a ovest di Torviscosa nell’attuale località Arrodola Nuova, alcuni proprietari sono riusciti a costruire le proprie case, le prime, e per molto tempo uniche, abitazioni “private” del Comune di Torviscosa.

Gallinazza Nel corso degli anni Trenta la Società Anonima per le Bonifiche, proprietaria di circa 1.400 ettari nella parte più meridionale del bacino Famula, disbosca e bonifica gran parte delle proprie terre e porta i campi coltivati da 100 a 4.400. Accanto a stalle e fienili vengono costruiti nuovi nuclei abitati: il più numeroso (15 famiglie) viene denominato “la Gallinazza”. Con l’arrivo della SNIA viene portata l’acqua all’interno delle abitazioni e si costruiscono le latrine, una piccola chiesa dedicata a San Matteo e un grande dormitorio che in seguito si trasforma in un edificio di lavoro. Alla fine degli anni Sessanta, nella Gallinazza abitano circa 150 persone e molte di queste ricordano ancora di aver assistito, o addirittura partecipato come comparse, alle riprese di Medea, il celebre film con Maria Callas che Pier Paolo Pasolini gira, per una piccola parte, nelle aree lagunari vicine. Con l’arrivo dei Ferruzzi (1978) la località viene progressivamente svuotata e abbandonata e gli edifici abbattuti.

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Maria Callas in due immagini tratte dal film Medea di Pier Paolo Pasolini. In lontananza si intravvede Porto Buso

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La fabbrica La parte più vecchia delle strutture industriali risale agli anni 1937 – 1940. Comprende vari edifici rispondenti a scopi diversi e quindi anche di forme e volumi differenti a seconda delle funzioni a cui erano destinati, ma tutti accomunati dalle facciate rivestite a mattoni rossi che richiamano in modo evidente le architetture industriali inglesi e tedesche. Le strutture portanti sono realizzate in cemento armato. La direzione dei lavori edili è affidata all’ing. Majnoni d’Intignano, mentre la parte architettonica è curata dall’arch. Giuseppe De Min. La ditta incaricata della costruzione edile è la S.A. Rizzani di Udine. La parte industriale è seguita da due ingegneri della SNIA Viscosa, l’ing. Crosti e l’ing. Diotti, ma gli impianti sono realizzati, oltre che da ditte italiane, anche da importanti imprese tedesche e svedesi. In omaggio al regime, la torre che deve contenere l’impianto per la produzione di bisolfito di calcio prende la forma di un enorme fascio littorio, completo di ascia in acciaio e vetro che verrà poi abbattuta dagli operai il 26 luglio 1943, il giorno dopo la caduta del governo fascista e l’arresto di Mussolini. La prima parte dello stabilimento, completata in 320 giorni, viene inaugurata il 21 settembre 1938 ed entra subito in funzione. Solo due anni più tardi, nel 1940, la struttura viene raddoppiata e raggiunge la ragguardevole potenzialità di 60.000 tonnellate di cellulosa all’anno. Il 24 febbraio 1945 un pesantissimo bombardamento alleato distrugge alcuni reparti e blocca l’attività produttiva. Una grande bomba d’aereo

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inesplosa è ancora interrata nell’aiuola davanti all’ingresso dello stabilimento. Nel 1946 la fabbrica viene rimessa in attività, ma cambia la materia prima utilizzata: la canna comune, che non è risultata all’altezza delle aspettative, viene sostituita dalle latifoglie. Nonostante il fallimento della canna, la ricerca scientifica e tecnologica iniziata negli anni Trenta per la produzione di cellulosa “nazionale” permette alla SNIA Viscosa di specializzarsi in questo settore e di realizzare anche macchinari e procedimenti innovativi. Il livello tecnologico di alcuni degli impianti nati nello stabilimento di Torviscosa è tale da fare di essi degli autentici impianti pilota: tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta la SNIA Viscosa promuove di conseguenza l’esportazione all’estero del modello sperimentato a Torviscosa. In questo modo nascono stabilimenti in Spagna, Messico, Argentina, India, Brasile, Russia, Sudafrica. A partire dagli anni Ottanta, la FIAT diventa l’azionista di riferimento della SNIA Viscosa. Nel novembre del 1991, per motivi ancor oggi non noti, la direzione della FIAT chiude la produzione di cellulosa. Il sito industriale di Torviscosa è comunque ancora in attività con produzioni che riguardano in particolare la chimica fine e la chimica farmaceutica.

L’inaugurazione dello stabilimento Lo stabilimento per la produzione di “cellulosa nazionale” viene inaugurato il 21 settembre 1938. È presente anche il Duce, in quei giorni impegnato in un viaggio che lo vede visitare fabbriche e cantieri, inaugurare colonie e case del fascio, posare prime pietre e commemorare i caduti della Grande Guerra. Ma soprattutto, il suo viaggio nelle Venezie sarà ricordato per una delle pagine più tristi della storia italiana: l’introduzione delle leggi razziali antiebraiche annunciata a Trieste il 18 settembre. 66


Gli incidenti Nella storia dello stabilimento si devono annoverare anche diversi incidenti, per la maggior parte, per fortuna, senza conseguenze per la vita delle persone. L’incidente più grave è del 1967: lo scoppio di un serbatoio di cicloesano provoca gravi ustioni a tre operai, due dei quali moriranno nei giorni successivi. Il primo incidente documentato è del 17 luglio 1946 e l’ultimo del 27 gennaio 2019: in entrambi i casi si tratta di fuoriuscite di cloro. Altri incidenti coinvolgono invece l’anidride solforosa e costringono anche all’evacuazione del paese: succede il 29 aprile 1980 e poi anche nel 1984. Nell’agosto dello stesso anno, una nube tossica investe i cittadini presenti alla sagra parrocchiale: tra lo spavento generale, alcuni scappano a casa e altri si rifugiano invece all’interno del ricreatorio. Altri incidenti si verificano tra il 1995 e il 1997. Nel 2001, infine, una violenta esplosione al reparto cloro-soda fa saltare le coperture di 41 celle elettrolitiche e provoca seri danni alle tubature, alle torri di essica1° maggio 1980 zione e alle stesse celle. Il reparto viene fermato per 15 giorni. L’Unità, 1° maggio 1980

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Scioperi e proteste La creazione di una grande struttura produttiva (5.000 braccianti agricoli e 1.200 operai dell’industria) comporta anche la nascita e il progressivo sviluppo di un importante movimento operaio. Le prime proteste documentate, fatte da singoli o da piccoli gruppi, risalgono al 1941. Gli operai dell’industria protestano per la scarsità del vitto e i braccianti agricoli anche per l’esiguità dei salari. Il primo vero sciopero avviene il 13 dicembre 1943, durante la prima fase dell’occupazione tedesca. La protesta, gestita dagli operai più politicizzati, viene ufficialmente portata avanti “per il pane e la paga”. È uno sciopero bianco che si sviluppa in orari diversi nei vari reparti dello stabilimento. Cinque giorni dopo, una delegazione viene ricevuta a Trieste dal Gauleiter Friedrich Rainer (il rappresentante ufficiale tedesco nella zona del Litorale Adriatico). Alle maestranze viene concesso un notevole aumento salariale e nei giorni successivi anche la direzione della fabbrica si adegua: migliora il vitto e concede nuovi copertoni di biciclette. Nel dopoguerra le battaglie sindacali cominciano subito. L’8 gennaio 1946 incrociano le braccia gli operai delle officine agricole di Malisana, il giorno

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successivo gli operai dello stabilimento e il 10 scendono in sciopero anche i lavoratori agricoli: anche in questo caso si tratta di uno sciopero bianco che ha come scopo l’adeguamento salariale. L’8 settembre 1947 tocca di nuovo agli operai agricoli: vogliono un nuovo contratto. A seguito dell’attentato a Togliatti, dal 14 al 16 luglio 1948 la fabbrica viene occupata; il clima politico, però, è cambiato e i sindacalisti che in questa circostanza si espongono maggiormente nei mesi successivi vengono processati, condannati e licenziati. Nel gennaio del 1949 sono di nuovo i braccianti addetti al taglio delle canne a scendere in sciopero per mantenere i cottimi precedentemente stabiliti. Nell’ottobre 1953 per la prima volta partecipano allo sciopero dell’industria anche gli impiegati. Il 2 aprile 1955 viene licenziato in tronco Augusto Zuttion per aver esposto nel marzo del 1954 un articolo dell’Unità (critico nei confronti della SNIA) sulla bacheca del PCI di Torviscosa. Perdendo il lavoro, perde anche il diritto alla casa: poco dopo la sua famiglia viene sfrattata e deve 69


lasciare Torviscosa. Nel 1955 le difficilissime condizioni di vita e di lavoro (salari, ambiente, libertà di espressione politica e sindacale) portano la CGIL a pubblicare uno specifico “Libro bianco sulla SAICI”. Nel gennaio del 1957 la SAICI, a seguito di una serie di ristrutturazioni, annuncia 255 licenziamenti (un quarto di tutti gli operai addetti all’industria); dopo estenuanti trattative e uno sciopero di oltre un mese i licenziamenti vengono ridotti a 220. Il sindacato viene di fatto decapitato. In questi anni il PCI non riesce nemmeno a presentare una propria lista alle elezioni comunali, perché, per paura delle ritorsioni, non ci sono nemmeno 40 residenti disposti a sottoscrivere la presentazione della lista. Per rivedere grandi battaglie sindacali bisogna arrivare ai primi anni Settanta. Nel dicembre del 1971 scendono in sciopero i braccianti e i mungitori dell’azienda agricola. La situazione delle stalle è critica, impiegati e dirigenti sono costretti a mungere le mucche e in loro aiuto vengono chiamati anche i figli dei dirigenti e degli impiegati del settore industriale. Dopo quindici giorni di sciopero si arriva a un accordo. Nel

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luglio del 1972 è la volta degli operai dell’industria, vengono chiesti adeguamenti salariali e migliori condizioni di lavoro; la direzione risponde con una serrata e dopo dieci giorni di ruvidi picchettaggi e imponenti manifestazioni si arriva anche in questo caso a un accordo. Si tratta probabilmente dell’ultimo grande sciopero finalizzato alla rivendicazione di maggiori diritti e tutele. Il 10 novembre 1991 viene brutalmente comunicata la chiusura immediata del reparto cellulosa; un operaio entra in sala controllo, si impossessa del microfono e recita, tra lo stupore generale, i primi versi della Spigolatrice di Sapri: “Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti!”, un chiaro riferimento ai trecento lavoratori della cellulosa che perdono il lavoro. Negli anni successivi ci saranno altri scioperi e altre manifestazioni, ma la crisi delle fibre artificiali e il lento declino della chimica trasformano queste manifestazioni in una disperata richiesta di tutela dell’occupazione. Le ristrutturazioni produttive si traducono in una continua perdita di posti di lavoro e in un parallelo declino del movimento operaio e delle sue battaglie. 71


I problemi ambientali Acqua

Immagine riprodotta da “Cuore”, giornale satirico diretto da Michele Serra (luglio 1989)

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Con l’inaugurazione del complesso industriale cominciano anche i primi problemi di carattere ambientale. Lo stabilimento entra in funzione nel settembre del 1938 senza alcuna autorizzazione allo scarico e già un anno dopo iniziano le proteste dei pescatori di Marano Lagunare per i danni alle valli da pesca. Negli anni successivi le proteste aumentano e nell’estate del 1942 il Prefetto chiede al Podestà di Torviscosa di sapere se la SAICI è in possesso dell’autorizzazione allo scarico. Il Podestà di Torviscosa Franco Marinotti chiede al Presidente della SAICI, che è sempre Franco Marinotti, se l’azienda è in possesso delle necessarie autorizzazioni. La SAICI di Marinotti risponde al Podestà Marinotti di non essere in grado di precisare gli estremi del decreto di autorizzazione in quanto le pratiche sono in corso. Il 3 settembre 1942 la risposta viene girata al Prefetto, ma solo il 22 settembre 1942 la SAICI inizia le procedure per chiedere l’autorizzazione allo scarico. Nel secondo dopoguerra le denunce e i processi si susseguono senza sosta. Alla fine degli anni Ottanta la Regione FVG ottiene un finanziamento europeo per costruire un impianto di depurazione fatto su misura per lo stabilimento di Torviscosa, che nel frattempo ha cambiato nome ed è diventato Chimica del Friuli. I lavori vengono portati avanti con celerità, ma due mesi prima dell’attivazione del depuratore la Chimica del Friuli chiude la cellulosa rendendo in questo modo completamente inutile il grande investimento pubblico.


agosto 1955

27 novembre 1991

26 marzo 1953

febbraio 1972 73


Aria L’inquinamento atmosferico non ha avuto subito la stessa attenzione riservata all’inquinamento idrico, nonostante i gas maleodoranti di cui era costantemente impregnata l’aria di Torviscosa. Le prime notizie ufficiali su questo argomento si trovano nei verbali del Consiglio Comunale solo a partire dei primi anni Settanta: i consiglieri di opposizione a più riprese chiedono al Sindaco e alla Regione l’adozione di tutti i rimedi di legge finalizzati a ridurre gli inquinamenti, in ispecie atmosferici ed elencano anche gli inquinanti che si riversano sul centro abitato: anidride solforica, cloro, oleum, toluolo, ammoniaca, biossido di cloro, acido solforico, nitrosa, idrogeno, solfuro di carbonio, benzolo, acido acetico, polvere di pirite, cicloesano, palladio, acido benzoico. Interviene anche l’Ufficiale Sanitario che più volte chiede l’intervento del Laboratorio Provinciale d’Igiene e Profilassi al fine di analizzare la concentrazione dei gas tossici nell’atmosfera. La prima campagna di rilievi viene eseguita nel 1981 e registra una situazione molto preoccupante: quando il vento spira da Est, si registrano notevoli quantità di composti inquinanti che, in alcuni periodi, superano il fondo scala degli strumenti. Sulla base di questi dati vengono chiesti il posizionamento e l’attivazione di una serie di centraline fisse. Dopo innumerevoli richieste, viene alla fine attivata una sola centralina che però risulterà spesso fuori uso. Negli anni successivi il problema dell’inquinamento atmosferico si riduce, dal momento che molti degli impianti storici (cellulosa, caprolattame e cloro-soda a mercurio) vengono progressivamente chiusi. 74


Suolo Anche il problema dell’inquinamento del suolo è stato per molti anni ampiamente sottovalutato. L’argomento viene posto all’attenzione delle autorità competenti nell’aprile del 1998, quando un consigliere comunale, dopo due anni di ricerche effettuate tra i documenti conservati nell’Archivio storico comunale, presenta alla Procura della Repubblica di Udine un esposto nel quale descrive la dislocazione e il contenuto delle 29 discariche presenti nell’area del sito industriale di Torviscosa. L’inchiesta della Procura non approda a nulla, ma negli anni successivi le normative si fanno più rigide e l’azienda sceglie la via dell’autodenuncia. Inizia in questo modo la travagliata storia delle bonifiche ambientali. In un primo momento, il sito inquinato viene fatto coincidere con un’area estremamente ampia sulla quale si investono decine di milioni di euro per studi e carotaggi, senza però intervenire fattivamente per il suo risanamento. Nel 2017, il Ministero dell’Ambiente ridefinisce l’area riportandola a quella indicata nel primo esposto del 1998 e dispone inoltre uno stanziamento finanziario per le attività di bonifica che attualmente (marzo 2019) ammonta a 40 milioni di euro. Le complessità tecniche, il rispetto delle procedure giuridiche e, non ultimo, il continuo avvicendamento degli interlocutori politici rende il percorso lungo, difficoltoso e non scontato. Il Gazzettino 16 novembre 1983

75


Stradario

2 10

10 12

2

1 11 2

3 4

6

76


1 2 3 4 5 6

Piazza del Popolo Via Resi Marinotti Via Marconi Case Colombaie Case Gialle Viale del Lavoro

7 8 9 10 11 12

Via Vittorio Veneto Via Roma Piazzale Marinotti Viale Villa Via Vittorini Case funzionari

9

8

7

3

5

77


La storia di Torviscosa comincia negli anni ’30 del secolo scorso con l’autarchia, che induce la SNIA Viscosa, all’epoca la più grande azienda italiana del settore dei tessili artificiali, a cercare il modo di produrre cellulosa a partire da materie prime nazionali. Nasce così questa città aziendale “di fondazione”, rigorosamente organizzata per categorie professionali, ma caratterizzata dagli stili architettonici tipici del regime e con una piazza ispirata a quelle metafisiche di De Chirico. Tra il 1937 e il 1942 la SNIA Viscosa acquista e mette a coltura 6.000 ettari di terreno, costruisce e porta a pieno regime la fabbrica, fa edificare le principali strutture civili e poi, fino ai primi anni Sessanta, continua ad ampliare il centro civico con nuovi edifici e abitazioni. Fino alla fine degli anni Settanta, Torviscosa rimane quasi completamente di proprietà della SNIA Viscosa. Protagonista assoluto dell’impresa è Franco Marinotti, amministratore delegato e poi anche presidente della SNIA Viscosa fino al 1966, anno della sua morte.

ISBN 978-88-944233-0-3

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Torviscosa città del Novecento  

La storia di Torviscosa comincia negli anni ’30 del secolo scorso con l’autarchia, che induce la SNIA Viscosa, grande azienda italiana del s...

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