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BIMESTRALE DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE PRODIGIO ONLUS SUL MONDO DEL DISAGIO E DELL’HANDICAP NUMERO VI - DICEMBRE 2015 - ANNO XVI - 93° NUMERO PUBBLICATO

WWW.PRODIGIO.IT

progetto di giornale Click in Progress

Insieme per l’autismo

Dalle passeggiate in montagna al percorso fotografico con Nuove Rotte e Insieme

Il dono delle donazioni

Il progetto ecologico ed educativo proposto da AGSAT

Aut. del Trib. di Trento n. 1054 del 5/6/2000 - Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - 70%- DCB Trento . Contiene I.R.

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La cultura delle diversità genera valore sociale. . .

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Wheelchair Vietnam

Intervista a Giovanni Spitale

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Federico Villa on the road nel Sud Est asiatico pagina 11


P U N T I D I V I S TA

La gioia di muoversi molto lentamente

Editoriale

Bradipo pentadattico (homo invalidus)

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ggi ho riscoperto le bellezze n a s co s t e i n quella che alcuni chiamano “noia”, ebbene la noia non è una distesa piatta, ma è una via rugosa e tra le sue pieghe si nascondono tanti piccoli tesori inaspettati che solo procedendo lentamente si possono vedere. Arrivato ad un appuntamento con amici tre ore in anticipo, sarà capitato a tutti no ?.. beh a causa di una email non letta, mi sono incamminato verso quella che era la nostra destinazione, il maso Rastel sopra il lago di Caldonazzo. Dicendo “incamminato”, devo precisare che io per spostarmi ho bisogno dell’aiuto delle stampelle o altrimenti detti, bastoni canadesi. Abito a qualche chilometro di distanza dalla meta e dopo un breve percorso in piano è comincia la salita non troppo impervia, ma tuttavia impegnativa fino alla successiva! Ebbene in quel sali scendi qualche difficoltà c’è stata, tra la strada ripida e coperta di foglie secche che inesorabilmente mi facevano scivolare le stampelle nel momento dell’appoggio, la velocità diminuisce, ma contemporaneamente inizio a notare più dettagli intorno a me. Piccole piantine al ciglio della strada simili al prezzemolo, forse è cicuta, e un passo dopo l’altro arrivo finalmente in cima.

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Gentile Lettrice e Gentile Lettore, la presente lettera vuole essere un augurio di buon Natale da parte dell’Associazione Prodigio Onlus e un ringraziamento a tutte le persone, enti ed associazioni che ci hanno sostenuti e continuano a sostenere. È nostro desiderio accertarci che abbiate ricevuto il giornale con puntualità e regolarità, che ne siate rimasti soddisfatti e che desideriate riceverlo ancora. A questo proposito vogliamo chiedere a coloro che hanno effettuato l’abbonamento passato e a coloro che lo hanno ricevuto gratuitamente se sono interessati a sostenerci con un nuovo abbonamento per l’anno 2016. È un piccolo gesto che per noi conta molto e permette alla redazione sociale di Pro.di.gio., di continuare nella sua opera di sensibilizzazione nel raccontare e testimoniare il mondo delle disabilità e del disagio con l’aiuto di molti volontari, giovani studenti e professionisti che vogliono valorizzare un’informazione attenta e sensibile. Sperando di averLa presto come nostro sostenitore le auguriamo un buon natale ed un sereno anno nuovo.

La Redazione

Sommario - In copertina l’illustrazione “Le diversità generano valore sociale”

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- Editoriale - La gioia di muoversi molto lentamente - Auguri di Natale

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- Click in Progress - Facciamoci strada!

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- Insieme per l’autismo - Social World Cafè - Più unico che raro

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pro.di.gio.

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arlare e raccontare di sociale vuol dire affrontare argomenti molto differenti tra loro, seppur spesso correlati e interconnessi. Oggi più che mai si sta riscoprendo il valore dietro ad ogni azione, gesto e pensiero: c’è un estremo bisogno di socializzazione, condivisione e cooperazione. Talvolta esse crescono dal basso in maniera del tutto spontanea per contrastare un sistema meccanico, spersonalizzato e talvolta individualista. Come sempre cercheremo di presentarvi questo complesso mondo senza nessuna pretesa di completezza, ma offrendovi degli spunti di riflessione che si ispirano ad esperienze di vita, progettualità in rete, tutela dei diritti, cultura e diffusione dei valori di inclusione e partecipazione. Andremo in Vietnam per seguire il viaggio in handbike di un ragazzo paraplegico, in Erasmus con una nostra collaboratrice, ci addentreremo nel sistema carcerario che cambia, conosceremo i progetti di alcune Associazioni e Cooperative attive sul territorio, punti di vista e nuovi modi di vedere la realtà che ci circonda. L.P.

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Inaspettato mi si apre un vasto prato, un parcheggio erboso, civiltà sono arrivato finalmente! Tornando a quelli che ho definito piccoli tesori e lasciando da parte le piante di cicuta, all’inizio della via ho notato quasi invisibile tra i rovi, un cartello di divieto di pesca, deducendo che doveva esserci per forza un corso d’acqua mi sono avvicinato ed ho visto il bellissimo ruscello, veloce la corsa dell’acqua e praticamente immobili una decina di grossi pesci che con il semplice movimento della coda nuotavano contro corrente in attesa di insetti o altre cose per loro commestibili. E’ stato bello osservare i loro scatti improvvisi ed il loro tornare al posto nella corrente, fino al momento in cui la mia ombra è stata notata da qualcuno di loro causando un guizzo generale e la sparizione di tutti i pesci. Ho quindi ripreso il cammino, ho visto funghi e fiori in questo autunno generoso e tra una cosa e l’altra ho avuto il tempo di pensare, porre domande e trovare delle risposte arrivando alla meditazione. Non servono strane e complicate posizioni del corpo per astrarsi, ma semplicemente camminando si scoprono i veri tesori che sono in noi, sentimenti, affetti e una grande gioia di vivere! Corrado Bentini

Le diversità generano valore sociale

Auguri di buone feste!

- Impegno e solidarietà, i 30 anni di Apas - 48° Convegno Nazionale SEAC - Sul concetto di Giustizia e legalità - Dentro la disabilità - Case Itea - Workshop Sup Ability

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- Il dono delle donazioni - Due splendidi destini - Kakka Day

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- Erasmus per tutti - Wheelchair Vietnam

Direttore responsabile: Francesco Genitoni. Abbonamento annuale (6 numeri) Proprietà: Associazione Prodigio Onlus Redazione: Giuseppe Melchionna, Luciana Bertoldi, Carlo Nichelatti, Lorenzo Privati €15,00; enti, associazioni e sostenitori €25,00 con Indirizzo: via A. Gramsci 46/A, 38121 Trento Pupi, Giulio Thiella, Antonio Dossi, Maurizio Menestrina. bonifico bancario sul conto corrente con coordinate IBAN IT Telefono: 0461.925161 Fax: 0461.1590437 Hanno collaborato: Luca Alfano, Martina Dei Cas, Olga Paris, Elisa Stefanati, 25 O 08013 01803 0000 6036 2000 intestato a “AssoSito Internet: www.prodigio.it Corrado Bentini, Federico Villa, Daniela Sala, Giovanni Spitale, Angela Boato, ciazione Prodigio Onlus” presso la Cassa Rurale di Aldeno e E-mail: associazione@prodigio.it Matteo Mocellin, Roberto Oberburger Vincenzo Andraus, Carmen Stedile, Emilio Cadine indicando la causale “Abbonamento a pro.di.gio.”. Aut. del Trib. di Trento n. 1054 del 5/6/2000 Roberto Rosso. Pagamento con carta di credito su www.prodigio.it. Spedizione in abbonamento postale Gruppopro.di.gio. 70% Manfrini. progetto di giornale | www.prodigio.it | redazione@prodigio.it | dicembre 2015 - n. 6 In stampa: giovedì 26 novembre 2015. Stampa: Publistampa (Pergine Valsugana).


PROGETTI SUL TERRITORIO

Nasce dalle passeggiate in montagna con le associazioni Nuove Rotte e Insieme a ormai 4 anni le associazioni NuoveRotte ed Insieme di Rovereto organizzano un progetto di escursioni in montagna di un gruppo di giovani composto da ragazzi con disabilità, educatori e volontari. Quest’anno però è stata aggiunta una sfumatura in più: puntando sulla passione per la fotografia che caratterizza alcuni ragazzi e mirando al potenziamento di questa abilità è stato inserito un piccolo corso fotografico. Il nome del progetto estivo è quindi passato da “Walk in progress” a “Click in progress”. Abbiamo avuto l’occasione di partecipare alle escursioni in qualità di insegnanti di fotografia, in un contesto quindi diverso dal solito. Fare foto è diventata ormai un’azione quotidiana, alla portata di tutti; ma lavorare al fianco dei ragazzi di “Click in progress” ha insegnato a noi fotografi ed operatori ad approcciarci al mondo della fotografia con una diversa prospettiva, non sottovalutando mai nulla. Ad esempio, durante le prime uscite è stato spesso necessario focalizzare l’attenzione sul soggetto da ritrarre. Ogni escursione prevedeva una breve spiegazione sulla fotografia ed un tema, pilastro portante dell’intera giornata: si è parlato di luce, di ritratti, di paesaggi, di macro, di foto di gruppo e in luoghi chiusi... ed un gesto semplice come fare una foto è diventato un modo diverso di interazione, di divertimento e di condivisione.

Al rientro dall’escursione ogni ragazzo salvava i propri scatti sul computer (imparando quindi a gestire anche un altro strumento importante di comunicazione). Le foto scattate dai nostri utenti sono belle e particolari, tanto che abbiamo deciso di fare una mostra che rimarrà aperta qualche mese. Per ogni scatto i ragazzi hanno scelto un titolo e a volte anche un pensiero che lo potesse rappresentare. Vi invitiamo quindi a visitare l’esposizione di “Click in progress”,

Associazioni in rete per i richiedenti asilo

“Facciamoci strada! Riflessioni conclusive”

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Sopra il gruppo di Click in Progress. A fianco la foto “Ombre”.

presso il ristorante “Dal Barba” di Villa Lagarina e... buona visione! Tania e Oscar - i fotografi Cogliamo l’occasione per ringraziare le associazioni promotrici del progetto NuoveRotte e Insieme, l’associazione Prodigio Onlus, la cooperativa sociale Villa Maria, il ristorante “Dal Barba”, gli educatori Elisa, Manuela, Efrem; i fotografi Oscar e Tania, i preziosi volontari e tutte le persone che hanno contribuito alla riuscita di questo progetto. Elisa Stefanati

MARKETING SAIT

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Click In Progress, una mostra fotografica

i è concluso il 12 ottobre scorso il progetto “Facciamoci Strada!” sostenuto da Non Profit Network - CSV Trentino ed ideato e coordinato dall’Associazione Progetto Colomba Onlus in qualità di ente capofila. È dunque scoprendo che nel “dare” vi è in www.volontariatempo di bilanci! realtà una fonte inesauribile di totrentino.it I sei giovani richiedenti asilo arricchimento! Il loro impegno è protagonisti del percorso, instato valorizzato e premiato nella sieme agli educatori e ai volontari delle seconda fase (“Incontri con la cittadinanassociazioni partner (“Progetto Colomba”, za”) che li ha visti protagonisti attivi nella “Centro Astalli” e “Ruota Libera”) hanno vis- trasmissione delle competenze acquisite. suto un’esperienza costruttiva, che ha fatto Nell’ ultima fase (“Ricerca-Azione”) voriflettere sul valore del volontariato, su se lontari e operatori dal canto loro hanno stessi e sulle proprie risorse, sulla qualità del avuto modo di confrontarsi e riflettere proprio operare. Il progetto si è articolato sulle strategie di intervento e sui rispettivi in tre fasi. La prima (“Bici e Volontariato”) è modi di operare rispetto alle necessità dei la fase nella quale sono state realizzate 124 giovani richiedenti asilo e più in generale ore di formazione per sei giovani richiedenti degli utenti. Il confronto ha consentito di protezione internazionale. I corsisti, divisi in rilevare punti di forza e punti di debolezza, piccoli gruppi e unità, hanno imparato pres- individuando possibili soluzioni per un so il Laboratorio Riciclofficina a intervenire miglioramento continuo. su varie tipologie di biciclette, a individuare Un bilancio positivo dunque per un perguasti e ripararli, a eseguire interventi di corso che - sebbene concluso - ha aperto manutenzione del mezzo. una nuova strada da percorrere per tutti i I migranti hanno messo alla prova le partecipanti. proprie potenzialità, hanno acquisito abilità Un grazie sincero a tutti coloro che hanno pratiche per la riparazione di biciclette, ma permesso la realizzazione del progetto. soprattutto hanno potenziato le cosidEmilio Manfrini dette life skills - le competenze per la vita, Associazione Progetto Colomba Onlus

Le riparazioni presso il laboratorio Riciclofficina. pro.di.gio. progetto di giornale | www.prodigio.it | redazione@prodigio.it | dicembre 2015 - n. 6

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I N I Z I AT I V E S O C I A L I

Il nuovo progetto di A.G.S.A.T. che fa del riciclo dei tappi un’occasione di lavoro e integrazione

La storia di Luca

“Insieme per l’autismo”

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l titolo della nuova iniziativa di Activa (Servizi & Sistemi) e A.g.s.a.t. (Associazione Soggetti Autistici del Trentino Onlus - unico ente accreditato per l’Autismo in Trentino per l’aspetto sanitario, sociale e scuola con Apss/Pat) è “INSIEME PER L’AUTISMO”ed è un progetto che si basa su un’idea molto semplice: raccogliere tappi di plastica in grandi quantità, da rivendere poi a delle aziende che li riciclano per creare nuovi oggetti e il ricavato di questa vendita andrà a fare la “retribuzione” al lavoro dei ragazzi. Un progetto quindi che interviene in maniera positiva su più livelli: ECOLOGICO: I tappi di plastica delle bottiglie, in particolare quelli con il marchio PE, 2 o HDPE (Polietilene ad alta densità), sono molto preziosi in quanto possono essere riciclati in vari modi: pensate solo che per ottenere un chilogrammo di HDPE sono necessari 1,75 kg di petrolio, in termini di energia e di materia prima. Ciò significa che una raccolta specifica dei tappi fa bene all’ambiente. CULTURALE: grazie alla presenza in tutta la provincia di molti punti di raccolta tappi, si può dare visibilità alla parola autismo, cosa che può portare alcune persone a farsi delle domande e a chiedersi cosa sia l’autismo. Anche la nostra associazione ha dei benefici, in quanto il nostro nome e il nostro logo sarà più visibile e quindi famiglie interessate che non sono ancora sostenute nelle terapie dei loro figli, possono essere informate del servizio che la nostra associazione, in convenzione con APSS, offre al territorio. SOCIO-EDUCATIVO: per i ragazzi e le ragazzi che frequentano il nostro centro “Maso Zancanella”, il progetto si sta delineando come vero e proprio laboratorio occupazionale. Un paio di giorni a settimana usciamo per consegnare o per

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svuotare i boccioni “raccogli tappi” e al centro riempiono in autonomia i boccioni con i tappi che ci arrivano in sacchi da tutta la provincia. Sono attività che a loro piacciono molto e, nel tempo, potranno ricevere delle piccole somme di denaro ricavate dalla vendita dei tappi, soldi quindi che saranno frutto proprio del loro lavoro! “INSIEME PER L’AUTISMO” è un progetto innovativo nato esattamente il 24 Agosto, ma che sta già portando ottimi risultati! La comunità sta aderendo in forma massiccia e siamo ad oltre 150 punti di raccolta in provincia e ogni settimana il numero aumenta. Hanno aderito scuole, aziende, bar, ristoranti, negozi, associazioni, fondazioni e cooperative. Un fatto inaspettato ma piacevole è che il progetto, grazie ai social network, si è diffuso anche a livello nazionale e stanno aderendo enti da altre regioni !!! Pensate che a pochi giorni dal lancio del primo post in Facebook “Autismo Italia”, un gruppo Facebook molto grande, ci ha inviato una foto di quanti avevano visualizzato il nostro post: 13.233 persone. Activa in questo progetto è la cooperativa che fa sì che tutto il ricavato della vendita dei tappi di plastica recuperati venga corrisposto interamente ad Agsat per dei progetti innovativi per l’autismo. L’azienda mette a disposizione i suoi mezzi e operai per trasportare i grandi quantitativi di tappi verso le aziende che comprano questo materiale. Questo loro contributo è fondamentale per sostenere l’Associazione, ma soprattutto per cercare di sensibilizzare tutta la comunità su questa difficile patologia. Un progetto a cui molti aderiscono in quanto non costa nulla, fa bene all’ambiente e vengono aiutati molti bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico. AGSAT ONLUS - Il Presidente Roberto Oberburger www.agsat.org

Più unico che raro

uca Alfano, classe 1977, ambasciatore e grande tifoso del Varese Calcio. Da 25 anni combatte contro una malattia ancora oggi sconosciuta, ma che Luca affronta a testa alta senza mai scoraggiarsi. Vi abbiamo raccontato di lui e del suo primo libro “Più unico che raro”, nel numero di ottobre 2014. Luca è un concentrato di positività e in questo spazio proveremo a raccogliere alcuni suoi pensieri, pur consapevoli di non poter racchiudere la sua incontenibile energia in così poche righe. Sito Luca Alfano. Di origini napoletane, è cresciuto con il mito calcistico di Maradona, che due anni fa ha avuto l’occasione di incontrare. “Diego mi vede e viene verso di me ed io lo guardo senza dire una parola, sono fermo, occhi spalancati, riesco solo a dire a mio fratello di alzare l’ossigeno. Allora lui mi abbraccia e mi bacia in fronte, facendomi un sorriso, poi mi prende la mano e me la bacia, prima di andare via. Io rimango lì fermo, non voglio più muovermi, le ciglia non si muovono, vorrei bere, ma non riesco a prendere la bottiglietta perché mi tremano le mani. Vorrei piangere, ma ho un sorriso stampato... Torno a casa, gioia a mille, continuo a pensare all’accaduto, di notte non dormo, continuo a vedere e rivedere foto e video. Ho realizzato il sogno di una vita... Credi in quella cosa e quella accadrà.” “Se impari a camminare da solo non sarai mai solo” Luca Alfano

L’incontro tra Luca, suo fratello Simone e Diego Armando Maradona.

Un esperimento di Social World Cafè

Dai luoghi comuni ai luoghi in comune

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urante la Settimana dell’Accoglienza organizzata a Trento dal CNCA dal 10 al 18 ottobre, si è tenuto il Social World Cafè promosso da Apas.”Dai luoghi comuni ai luoghi in comune”, questo il titolo dell’incontro, è stato l’occasione per affrontare argomenti attuali e sensibili legati all’accoglienza. L’obiettivo era di mettere al centro della discussione i partecipanti, invitati a esprimere la loro opinione riguardo ai temi proposti, e favorire un confronto aperto e costruttivo che permettesse di abbattere i luoghi comuni sugli argomenti trattati. Le tematiche scelte volevano rappresentare alcune delle situazioni di marginalità vissute da molti, come l’immigrazione, la mancanza del lavoro, la detenzione e il reinserimento nella società di persone con trascorsi criminosi. Tutte categorie di persone colpite da forti pregiudizi, dovuti soprattutto alla poca conoscenza di queste realtà, più facili da stigmatizzare che

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I 5 tavoli tematici proposti da Apas „„Donne: vittime o carnefici? „„Immigrato: pericolo o promessa? „„Carcere: hotel 5 stelle o 5 stalle? „„Lavoro: forzato o garantito? „„Pena: condanna finita o condanna a vita?

da comprendere. Ogni tavolo rappresentava un argomento, introdotto da un facilitatore esperto con il compito di dare la parola ai presenti e moderare il confronto. Un cartellone al centro dei tavoli consentiva a ognuno di scrivere una parola o una frase che esprimesse il suo pensiero, e trascorsi 15 minuti i membri del gruppo erano invitati a spostarsi per iniziare una nuova discussione. Il vantaggio di strutturare un dibattito con la modalità del World Cafè è quello di poter proporre una discussione coin-

Alcuni tavoli durante del World Cafè presso la Bookique.

volgente che permetta a chi partecipa di esprimersi liberamente e di ascoltare punti di vista differenti, sempre all’insegna del rispetto e del confronto con gli altri. A conclusione dell’incontro i dati raccolti sono stati elaborati graficamente con il metodo del word cloud e proiettati in sala durante

pro.di.gio. progetto di giornale | www.prodigio.it | redazione@prodigio.it | dicembre 2015 - n. 6

l’intervento dei cinque facilitatori che hanno commentato i risultati ottenuti. I partecipanti coinvolti hanno risposto con entusiasmo all’iniziativa, mettendosi in gioco per confrontarsi e approfondire i temi dell’accoglienza e del senso di comunità. Giulio Thiella


Un nuovo logo per il Pronto P.I.A.

Un incontro tra due mondi, quello dei ragazzi della classe IV C indirizzo multimediale dell’Istituto d’arte Vittoria di Trento e quello dei volontari, in prevalenza pensionati, di alcune associazioni che operano all’interno del Progetto Pronto P.I.A. (Persone Insieme per gli Anziani), avvenuto in una mattina della scorsa primavera, passando dall’iniziale imbarazzo ad un piacevole scambio di esperienze, in cui i volontari hanno raccontato il perché della loro scelta di impegno e i ragazzi hanno riconosciuto in questi racconti loro esperienze nell’aiutare la nonna, la vicina di casa o qualche altra persona anziana incontrata sulla loro strada. Dopo una serie di foto dove le differenze e le somiglianze diventano mani che si stringono, sorrisi, sguardi che si incrociano, i ragazzi si sono messi all’opera. Il risultato finale è il logo realizzato da Silvia Ongari, le cui parole chiave sono: comunicazione, disponibilità e serenità. Il logo rappresenta la scritta “PIA” in maniera fluida e morbida, con una cornetta telefonica a una estremità, per trasmettere calma e tranquillità, ma anche l’immediata disponibilità del numero verde, rappresentata dalla cornetta. I volontari del Pronto P.I.A. si raccontano anche in un video, disponibile su www.comune.trento.it. Per partecipare al progetto basta contattare il numero verde 800.29.21.21.

e veloce, ma è una combustione illegale, che provoca l’emissione di sostanze nocive nell’aria e danneggia la stufa. Per far funzionare bene la stufa è necessario: „„che sia adatta alla combustione del legno „„utilizzare legna secca e non trattata „„bruciare pezzi di legno di grandezza adeguata „„assicurare che il tiraggio sia sufficiente „„bruciare legna allo stato naturale (non trattata, non verniciata e asciutta) e stagionata da almeno due anni, pellets e trucioli solo negli appositi impianti. Non possono essere bruciati né all’aperto né in stufe o caminetti i rifiuti di qualunque tipo, compresi: „„carta e cartoni „„imballaggi, cartoni del latte e simili „„scarti di legno da falegnamerie, carpenterie e fabbriche di mobili „„legno usato ricavato da demolizioni di edifici (mobili, finestre, porte, pavimenti) o da imballaggi (casse, bancali) „„imballaggi in plastica (bottiglie e contenitori).

Alla Polizia locale di Trento assegnato dall’Anci il premio “Miglior progetto” per il nuovo defibrillatore Già due le persone salvate. Ventidue i defibrillatori e ventidue gli agenti appositamente formati.

Raccolta differenziata 2016: novità e ritiro sacchetti Entro la fine di dicembre, Dolomiti Ambiente recapiterà a casa di ogni utente un “buono” che dà diritto al ritiro della dotazione 2016 dei sacchetti per la raccolta differenziata dell’organico, degli imballaggi leggeri e del residuo. I sacchetti potranno essere ritirati gratuitamente, presentando il buono, nei seguenti punti di distribuzione: „„Dolomiti Ambiente (dal 4 gennaio) in Tangenziale Ovest, 11, da lunedì a giovedì dalle 8 alle 12 e dalle 13.30 alle 16.30, il venerdì dalle 8 alle 12 „„Dolomiti Energia (dal 4 gennaio) in via Fersina, 23, lunedì mercoledì e venerdì dalle 8 alle 12, martedì e giovedì dalle 8 alle 16 „„centri di raccolta materiali (dal 2 al 30 gennaio), martedì, giovedì e venerdì dalle 13.30 alle 18.15, mercoledì e sabato dalle 7.30 alle 12 e dalle 13.30 alle 18.15 „„Circoscrizioni (dall’11 al 29 gennaio), dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12, a Sardagna dalle 10 alle 12 „„Servizio Ambiente in via Belenzani, 18 (dall’11 al 29 gennaio), dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 18, negli spazi solitamente riservati al servizio Targa la bici, che per questo viene sospeso per tutto il mese di gennaio. A partire dal 1° febbraio i sacchetti potranno essere ritirati unicamente presso la sedi di Dolomiti Energia (via Fersina, 11) o di Dolomiti Ambiente (Tangenziale Ovest, 11). Per migliorare il sistema di raccolta, ridurre i disagi per i cittadini e favorire il decoro urbano, a partire dal 2016 verranno introdotte alcune modifiche nel calendario. In particolare, la raccolta degli imballaggi leggeri inizierà dal martedì, per evitare esposizioni nei fine settimana e sarà concentrata al mattino per limitare il tempo di esposizione, mentre la raccolta del vetro verrà concentrata principalmente nel pomeriggio per contenere le problematiche relative al rumore in fase di raccolta. In generale i turni di raccolta verranno unificati per ogni Circoscrizione, limitando ad un massimo di tre le giornate di raccolta a settimana.

Rifiuti nelle stufe? No, grazie!

L’uso del riscaldamento a legna come “inceneritore domestico” per bruciare residui di ogni genere sembra una soluzione facile, comoda

Ha vinto uno dei premi assegnati dall’Anci nell’ambito del Premio Sicurezza urbana 2015 il progetto “Defibrillazione precoce”, nuova iniziativa realizzata dal Corpo di Polizia Locale di Trento - Monte Bondone in collaborazione con l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della provincia di Trento, che recentemente, grazie all’incisiva attività formativa ed alla diffusione di defibrillatori automatici, ha consentito agli operatori della Polizia Locale di attuare interventi salvavita. L’iniziativa “Defibrillazione precoce” nasce su proposta dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia di Trento che ha inteso diffondere l’uso di defibrillatori automatici, previsti per salvare le persone il cui battito cardiaco si ferma in modo improvviso e inaspettato, anche da parte di personale non sanitario. Grazie all’investimento di risorse e ad una costente ed impegnativa opera formativa, nel corso degli ultimi due anni sono state attuate due operazioni di soccorso da parte di agenti della Polizia Locale. In entrambi i casi l’intervento degli operatori appositamente addestrati è stato provvidenziale consentendo di salvare la vita agli infartuati.

Smart cities Firmato il protocollo con FBK in attesa del convegno a Trento nel settembre 2016

E’ stato firmato il 13 novembre scorso il protocollo d’intesa sulle “Città e Comunità intelligenti”fra il Comune di Trento e la Fondazione Bruno Kessler (FBK) che verte in particolare sul tema delle Smart City. Sono già molte le collaborazioni attivate tra i due enti che si suggellano con questo accordo. Trento è stata selezionata tra le città più attente all’innovazione tecnologica a beneficio dei propri cittadini da IEEE smart cities, la più grande organizzazione mondiale nell’ambito delle nuove tecnologie con oltre 450mila ricercatori e professionisti iscritti. E FBK ne è il partner tecnologico. Per affrontare i vari temi legati alle smart city sarà proprio Trento ad ospitare nel 2016 la conferenza internazionale “IEEE International Smart Cities Conference”. FBK collaborerà con il Comune, l’Università di Trento e la sezione italiana di IEEE all’organizzazione dei lavori che si svolgeranno dal 12 al 15 settembre 2016. Un esempio concreto della sinergia Comune – FBK è il recente premio vinto per il progetto “Simpatico” (SIMplifying the interaction with public administration) volto a migliorare i servizi on line. Scopo dell’iniziativa – per la quale

Pagina a cura del Comune di Trento

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E ADESSO?...

Una guida raccoglie informazioni utili su “cosa c’è da fare” in seguito al decesso di un familiare

Un supporto per aiutare chi si trova ad affrontare la perdita di una persona cara, una guida per trovare la strada giusta tra i tanti adempimenti burocratici che è purtroppo necessario affrontare dopo un lutto. E adesso? Cosa c’è da fare? Quali adempimenti bisogna affrontare? Quali uffici e enti bisogna contattare? Quali pratiche sono da svolgere? Quali aiuti vengono offerti e da chi? Queste e tante altre sono le domande che si presentano quando è appena avvenuto il decesso di un proprio caro. In una trentina di pagine si è cercato di riassumere nel modo il più possibile completo tutte le cose, non poche e a volte non semplici, che familiari o eredi devono fare a seguito di un decesso. Una piccola guida che certo non pretende di dare tutte le risposte ma che cerca di offrire delle indicazioni, e soprattutto un sostegno, per affrontare le molte questioni da risolvere. La pubblicazione costituisce inoltre un ulteriore tassello nel percorso di qualità intrapreso dai servizi funerari del Comune nell’ultimo decennio con l’adozione della carta dei servizi e della qualità, la pubblicazione di una area tematica sul sito internet del Comune, la realizzazione di indagini periodiche sulla soddisfazione degli utenti e il conseguimento della certificazione ISO 9001:2008. Per informazioni: Servizio funerario, tel. 0461 – 884301.

il Comune ha ricevuto un contributo di 156mila euro - è di rendere più facilmente fruibili i servizi on-line per i cittadini. Il ruolo del Comune è di fornire i requisiti di base e di sperimentare le proposte che verranno realizzate. Infine ricordiamo le App “Viaggia Trento” che promuove la mobilità sostenibile in città – e “Trento – Il Comune in tasca” che fornisce informazioni utili per vivere il capoluogo sia ai cittadini che ai turisti.

Il mercato dell’economia solidale Tutti i giovedì dalle 7.30 alle 13 in piazza Santa Maria Maggiore,

E’ aperto da ottobre - nella rinnovata e pedonalizzata piazza Santa Maria Maggiore - il mercato dell’economia solidale trentina. L’appuntamento è tutti i giovedì dalle 7.30 alle 13. Una posizione di grande vivibilità e visibilità per le bancarelle che offrono prodotti dell’economia solidale, in gran parte alimentari ma non solo.

Sito Internet del Comune di Trento: www.comune.trento.it Numero Verde 800 017 615


Turismo accessibile: assegnati tre nuovi marchi open

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re nuovi marchi di qualità Open, per l’accessibilità turistica a persone con disabilità fisica e sensoriale, sono stati assegnati dal Consiglio Open, formato da rappresentanti istituzionali e delle categorie economiche. Si tratta dell’Hotel Vittoria a Folgaria, primo degli hotel in Trentino, del percorso nel verde Bosco Arte Stenico nelle Giudicarie Esteriori e degli uffici dell’Apt di Comano Terme Dolomiti di Brenta. Prosegue l’impegno di Accademia della Montagna verso un Trentino accessibile a tutti. Dopo la certificazione Open Event del mondiale di sci nordico della valle di Fiemme, la gara di coppa del mondo 3TRE di Madonna di Campiglio, il TedXTrento e il Festival del gioco di Folgaria, si aggiungono tre nuovi marchi Open bronzo a due strutture e ad un percorso nel verde. Il turismo accessibile, settore che è entrato a far parte delle strategie di sviluppo economico che la Commissione europea adotterà nel prossimo quinquennio, è impresa e non assistenza sociale. Perché la persona con disabilità è un turista, un ospite e un cliente esattamente come gli altri. Il Trentino ha intrapreso la strada dell’accoglien-

za accessibile per distinguersi come destinazione e Accademia della Montagna è fortemente impegnata nella gestione dei marchi di qualità in materia di accessibilità, riconosciuti dalla Provincia autonoma di Trento, con l’obiettivo di garantire un elevato standard di accessibilità al territorio. Oltre a questo, l’impegno è sulla formazione e sull’informazione. È operativo il sito web “Trentino per tutti” lo strumento informativo relativo ai marchi Open e alle offerte territoriali accessibili per una vacanza attiva in Trentino. Il sito si interfaccia con l’App Trentino accessibile, una pronta informazione a chi entra in Trentino e ha necessità specifiche legate ad una disabilità. Attraverso il sito Trentino per Tutti gli operatori turistici possono valutare il grado di accessibilità della propria struttura già on line. La formazione va dagli alunni delle scuole alberghiere, agli ordini professionali, alle categorie economiche, in un sistema territoriale che sta facendo la differenza nel favorire una cultura dell’accoglienza che si traduce in azioni pratiche che già stanno dando soddisfazioni anche economiche.

Scuola inclusiva: ecco i finanziamenti per i bisogni educativi speciali

È

un impegno convinto quello della Provincia per garantire una scuola inclusiva: la Giunta provinciale, su proposta del governatore Ugo Rossi, ha approvato una deliberazione che, per il triennio 2015-2017 stanzia più di 8 milioni di euro. La legge provinciale n. 5 del 2006 prevede infatti che, per garantire la piena partecipazione alle attività didattiche degli studenti con bisogni educativi speciali, le istituzioni scolastiche e formative possano supportare l’alunno non solo tramite il proprio personale, ma anche attraverso convenzioni con soggetti accreditati. Tali soggetti offrono un supporto fornendo personale adeguatamente formato nel sostegno e nell’accompagnamento di percorsi scolastici personalizzati. La Giunta provinciale ha approvato uno stanziamento di euro 8.328.950,00 in favore delle istituzioni scolastiche e formative provinciali, per l’assistenza educativa agli alunni con bisogni educativi speciali, per gli anni scolastici 2015-2016, 2016-2017 e per il periodo settembre-dicembre 2017. Nel dettaglio le risorse finanziarie in favore di queste istituzioni scolastiche e formative ammontano a: „„euro 4.805.690,71 per l’anno scolastico 20152016 (assegnazione definitiva) „„euro1.233.148,80 per il periodo settembredicembre 2016 (assegnazione provvisoria) „„euro 2.290.111,20 per i periodi gennaio - giugno 2017 e settembre - dicembre 2017 (assegnazio-

ne provvisoria) Il provvedimento rimanda a successive deliberazioni le assegnazioni definitive delle risorse orarie e finanziarie per l’anno scolastico 2016 -2017 e per il periodo settembre - dicembre 2017, in base al quadro delle esigenze degli studenti con bisogni educativi speciali, definite all’inizio di ogni anno scolastico. Gli interventi sono attuati da soggetti accreditati, con i quali le istituzioni stipulano apposite convenzioni e le risorse finanziarie vengono assegnate su base pluriennale (esercizi 2015-2017), al fine di assicurare continuità nell’assistenza agli studenti. Un raffronto tra i dati disponibili evidenzia che nell’ultimo triennio (2013-2014 2014-2015 20152016) le ore assegnate agli assistenti educatori in convenzione sono progressivamente aumentate: 4703 nel 2013; 5442 nel 2014 e 5.646 nel 2015. Le assegnazioni di docenti di sostegno a favore di studenti certificati ai sensi della legge 104/92 negli istituti pubblici provinciali sono state di 573 unità per l’anno scolastico 2013-2014, 588 per l’anno scolastico 2014-2015 e 591 per l’anno scolastico 2015-2016. Nello stesso periodo di raffronto il numero dei facilitatori è passato da 75 unità del 2013-2014 alle 78 del 2014-2015 e alle 83 unità del 2015-2016. Infine, il numero degli assistenti educatori della Provincia autonoma di Trento rimane invariato a 184 unità.

Interventi finanziari di supporto in favore di alunni con minorazioni sensoriali

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nche per l’anno scolastico 2015-2016 la Provincia destina risorse finanziarie alle istituzioni scolastiche e formative provinciali e paritarie per la realizzazione del servizio di lettorato, ovvero assistenza nella preparazione individuale, a favore degli studenti che presentano problemi relativi alla comunicazione conseguenti a minora-

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zioni dell’udito e della vista. Questo intervento è attuato da soggetti accreditati con i quali vengono stipulate apposite convenzioni. Questo è il contenuto della deliberazione approvata dalla Giunta provinciale, su proposta del presidente Ugo Rossi. L’impegno complessivo di spesa è di 365.434,80 euro. L’attività di lettorato, destinata all’inserimento scolastico degli studenti con minorazioni sensoriali dell’udito e della vista, è finanziata nell’ambito del Fondo per la qualità del sistema educativo provinciale di cui all’art. 112 della legge provinciale 7 agosto 2006, n. 5. La versione completa della delibera sarà pubblicata sul portale della scuola trentina all’indirizzo: www.vivoscuola.it

Distretti famiglia: infrastrutture sociali per lo sviluppo locale

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organizzazioni distribuite in 15 Distretti famiglia sul territorio trentino. Il distretto famiglia è un circuito economico e sociale in cui attori diversi operano in rete con l’obiettivo di valorizzare la famiglia e sostenere il benessere e l’attrattività territoriale. È un’opportunità per il territorio, che diviene un laboratorio strategico in cui si sperimentano le politiche pubbliche e i punti di forza che stanno nell’incrocio di culture, competenze, obiettivi e complessità diversi fra loro. Da questo incipit è scaturito il dibattito al primo meeting rivolto ai coordinatori dei Distretti famiglia, che ha rappresentato un’opportunità per riflettere sullo stato di attuazione dei distretti, per passare le consegne tra i coordinatori vecchi e nuovi e rilanciare prospettive di evoluzione e innovazione. La rete dei distretti famiglia crea sinergie che hanno il potere di essere una leva di sviluppo economico e sociale, perseguendo il cosiddetto welfare generativo, che facilita il riconoscimento del protagonismo della famiglia sul territorio fino a qualche anno fa associata solo ad interventi di assistenzialismo sociale, dunque, percepita come “problema” e non come “risorsa”. Questo il punto di partenza di un recente meeting: la prossima frontiera ora è la formazione dei nuovi referenti dei distretti famiglia, a seguito del turn over, in modo da proseguire il percorso fin qui attuato, rafforzare ulteriormente la rete e le partnership territoriali, con il coinvolgimento delle comunità di valle, dei comuni, senza dimenticare l’indispensabile coinvolgimento di organizzazioni private e pubbliche. Renzo Dori, Presidente APSP Margherita Grazioli di Povo ha portato il saluto di benvenuto al pubblico e ha dato la parola al Sindaco di Trento Alessandro Andretta, che è intervenuto affermando: “il tema delle politiche familiari è stato cavallo di battaglia per decenni nei programmi politici europei. L’Italia è ai primi posti per natalità in Europa (3% del PIL destinato alle politiche familiari) e in Trentino si registrano i dati migliori rispetto al resto del Paese: questo è il frutto della volontà politica e, soprattutto, del contesto socio-economico. Ringrazio l’Agenzia per aver costruito questo percorso partendo “dal basso”, responsabilizzando le organizzazioni aderenti e sviluppando la dimensione pubblico/privato come ciclo virtuoso, motore di crescita. Inoltre - ha aggiunto - è bene tenere presente che la famiglia non è un costo ma un investimento: i distretti ne sono consapevoli e lo hanno riconosciuto e promosso ampiamente sul territorio.” Sara Ferrari, assessore provinciale alle pari opportunità, è intervenuta sul ruolo dell’Agenzia in Provincia: “la competenza sulla famiglia è in capo al presidente Rossi e la sua autonomia va preservata in quanto essa dev’essere trasversale a tutte le politiche provinciali. Nella scorsa legislatura ho partecipato - ha proseguito - alla stesura della legge provinciale 1/2001: un passaggio storico grazie al quale si è formalizzato un impegno condiviso a favore del benessere della famiglia, che si è evoluta nel tempo e che è di vario genere e che l’Agenzia ha sostenuto fin dall’inizio. Dopo un’iniziale incomprensione del potenziale di sviluppo che poteva generare, ora la comunità sta cominciando a capire e ad accettare anche questa evoluzione. Siamo stati all’Onu con Malfer - ha aggiunto - per presentare la best practice italiana del Family audit, dove si è riconosciuto che lo strumento della conciliazione vita/lavoro genera benessere sociale ed economico. La scommessa delle politiche familiari è che sono a costo zero e partono dal basso; ora è importante rafforzare i sistemi premianti che valorizzano gli enti certificati con i marchi “family” nelle

gare d’appalto e nella distribuzione dei contributi. Altra criticità da risolvere - ha proseguito la Ferrari - è il turn over dei referenti dei distretti: i nuovi devono ricevere formazione e trasmissione di competenze e prossimo traguardo sarà la capacità di mettere a sistema tutte le politiche familiari, quali pari opportunità, politiche giovanili, piani sociali, in modo da fronteggiare la settorializzazione dell’integrità e coesione delle politiche stesse.” La giornalista Adele Gerardi ha presentato il libro “XXL un territorio formato famiglia”, di cui è stata curatrice, che rende un affresco delle varie realtà dei distretti famiglia: “Si tratta di 10 storie di distretti raccontate in prima persona dai coordinatori. Il libro avrà diffusione nazionale visto che presenta una realtà unica nel suo genere in Italia, che farà da apripista nel Paese, come già sta facendo il marchio Family audit.” Luciano Malfer, dirigente dell’Agenzia provinciale per la famiglia, ha presentato lo stato dell’arte: “siamo soddisfatti dei numeri

raggiunti e delle adesioni: 550 organizzazioni in 15 distretti famiglia. I distretti sono disciplinati dalla legge 1/2001,ma è bene ricordare anche il Piano della famiglia nazionale del 2012 che contiene una sezione dedicata alle alleanze locali per il benessere familiare: siamo gli unici in Italia ad averlo attuato. Prossimo traguardo da raggiungere, sulla falsariga del modello della Silicon Valley (territorio ricco di organizzazioni diverse ma fortemente connesse), è sviluppare sempre più il family mainstreaming: tutti i diversi attori dialogano assieme con lo stesso obiettivo. Il sistema premiante riconosce il loro valore nei bandi di gare pubblici o nei contributi aggiuntivi (ad oggi sono 14 i sistemi premianti attivati dai comuni o comunità di valle). Ci sono 5 tipologie di distretti: 1. istituzionale (accordo si area; programmi di lavoro; referenti; autovalutazione; standard famiglia; 2. distretto famiglia economico: ski family (7 stazioni sciistiche e 46 organizzazioni aderenti): un adulto (padre o madre) paga lo ski pass e i figli entrano gratis. A questo si è collegato poi il pacchetto family: pernottamento, noleggio attrezzatura, pasti, ecc. family. Ha prodotto innovazione economica: hanno aderito per il 30% trentini e per il 41% veneti e il resto da Lombardia e Emilia Romagna: famiglie che non sarebbero venute senza questa offerta. 3. Il distretto dell’estate family che offre 1.200 attività estive erogate nelle comunità di valle; 4. il distretto sull’eco sistema vita-lavoro (mettere in rete le aziende perché offrano canali di conciliazione vita-lavoro alle famiglie); 5. distretto famiglia educativo: leggere i disciplinari famiglia in chiave educativa (comunità educante). Nella tornata elettorale sono state inoltre assegnate - ha concluso Malfer - dai comuni, deleghe specifiche al distretto famiglia: crea cultura e conferma la sensibilità al tema. Le prossime linee di indirizzo: riconoscimento economico ai referenti istituzionali e tecnici; lavorare di più sulla qualità della loro azione sul territorio; formazione ai referenti tecnici; family card (progetto dell’Euregio per offrire scontistiche nelle 3 regioni alle famiglie).”

...IL TRENTINO CHE NON LASCIA SOLO NESSUNO...

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PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO - PAGINA A CURA DELL’UFFICIO STAMPA - PIAZZA DANTE, 15 - 38122 TRENTO


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CARCERE E DIRITTI UMANI

Conferenza per i 30 anni di Apas

“Impegno e Solidarietà”

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n traguardo impor tante quello raggiunto da Apas, l’Associazione Provinciale di Aiuto Sociale, che quest’anno festeggia i primi 30 anni di attività. Nata nel 1985 con lo scopo di aiutare le persone detenute, i dimessi dagli istituti di pena e i loro familiari, negli anni ha fornito assistenza e ascolto a moltissime persone che si sono scontrate con la giustizia. Il 30 ottobre presso la Sala conferenze della Fondazione Caritro di Trento si è tenuto “Impegno e Solidarietà”, l’occasione per ripercorrere la storia di Apas insieme a tutti coloro i quali hanno contribuito a portare avanti e sostenere un servizio fondamentale per la comunità. Dopo i ringraziamenti per la costanza e l’impegno da sempre dimostrati nelle attività svolte, il Sindaco di Trento Alessandro Andreatta ha augurato un buon proseguimento dei lavori e ha ceduto la parola al giornalista Augusto Goio, che ha avuto il compito di moderare la discussione tra i vari invitati che si sono succeduti al tavolo del convegno. A prendere la parola è stato il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Trento Andrea de Bertolini, che ha ricordato come, una volta superato il grave problema umanitario di sovraffollamento del 2010, non ci si debba disinteressare della realtà carceraria. Alla luce di un altro anniversario importante, i 40 anni dell’Ordinamento Penitenziario, molti passi avanti sono stati compiuti per rendere la detenzione una pena più umana, ma c’è ancora molto da fare a livello Nazionale per attuare ciò che è stato sancito anni fa. È seguito l’intervento di Bruno Bortoli, presidente di Apas, che ha ringraziato tutte le persone che negli anni hanno permesso all’Associazione di fornire un servizio di assi-

stenza sempre al passo con i tempi e attento ai cambiamenti sociali della nostra comunità. La dott.ssa Iagnemma ha esordito portando i saluti del dott. Luciano Eusebi, ordinario di diritto penale all’Università Cattolica di Milano con il quale collabora, che non ha purtroppo potuto partecipare al convegno. L’intervento della dottoressa ha permesso ai presenti di riflettere sull’attuale concetto di pena, vista oggi come l’inflizione di un male proporzionato alla gravità del fatto, e non come un progetto di reinserimento per il condannato, che viene perciò elevato a simbolo del potere punitivo statale. L’ineffettività della privazione della libertà com’è concepita oggi, dimostrata chiaramente dall’altissimo tasso di recidiva che colpisce chiunque metta piede in carcere, indica l’importanza di scardinare la centralità della pena detentiva e di concentrarsi maggiormente sul-

divario che è sempre esistito tra la società libera e chi vive dentro le mura. La sessione pomeridiana è stata l’occasione per approfondire i temi del reinserimento e delle alternative alla detenzione, argomenti introdotti da Vincenzo Passerini, presidente del CNCA, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, che ha parlando di povertà, di immigrazione e di come costruire comunità più accoglienti e unite. Sopra il logo Apas. A fianco il direttore insieme agli operatori Apas L’evento è proseguito con l’intervento di Giorgio Dossi presidente Edizioni “Centro Studi Erickson” di Trento e di Fabio Tognotti, le valide alternative rappresentate direttore di Apas, per parlare dell’esperienza dagli strumenti di mediazione e del magazzino Erickson di Gardolo. di riparazione, che consentano al Apas offre a persone con trascorsi giudiziari reo di intraprendere un progetto e ai detenuti del carcere di Trento beneficiari di di pena come percorso di riconci- una misura alternativa alla detenzione, la posliazione con la comunità. sibilità di frequentare un corso di formazione Sono seguiti gli interventi di per i prerequisiti lavorativi presso il proprio Claudio Accorsi, che ha parlato laboratorio. dell’esperienza di volontariato Agli utenti viene data anche possibilità di con “Sesta Opera San Fedele” proseguire un percorso di formazione lavonata a Milano nel 1923, e di Nicola rativa ulteriore nel magazzino Erickson, se le Boscoletto, presidente del Consorzio Sociale esperienze nel laboratorio si sono dimostrate “Giotto”, che da anni permette ai detenuti positive. di intraprendere un percorso di formazione Questi importanti percorsi di reinserimento lavorativa con ottimi risultati. messi a disposizione dall’associazione mirano A conclusione della prima parte del conve- a valorizzare l’individuo e le sue capacità, gno è stato invitato a parlare Valerio Pappalar- aiutandolo ad integrarsi nel mondo del lavoro. do, direttore della Casa Circondariale di Trento A conclusione dell’evento sono intervenuti da circa un anno, che ha avuto il compito di gli operatori e i volontari, per parlare dei serillustrare ai presenti la situazione e le prospet- vizi offerti e dei progetti di sensibilizzazione tive del nuovo carcere. Una struttura nuova, promossi. moderna e organizzata, che non costringe Dal 1985 ad oggi il mondo del carcere è i detenuti a condizioni di vita degradanti, profondamente mutato, attraversando diversi come purtroppo accade ancora oggi in molte periodi di crisi e con difficoltà sempre nuove da altre realtà del Paese. Il dott. Pappalardo ha affrontare. “Impegno e solidarietà” rappresensottolineato l’importanza di offrire lavoro e tano bene ciò che da 30 anni contraddistingue occupazione per i detenuti, e ha espresso l’attività di un’associazione che ha saputo far soddisfazione per la grande partecipazione fronte all’evolversi della difficile situazione del privato sociale e del volontariato sul ter- penitenziaria, dedicandosi giornalmente ad ritorio; realtà che coinvolgono i detenuti con aiutare gli ultimi. diverse attività consentendo di colmare quel Giulio Thiella

Gli Stati Generali e le riforme: il ruolo del Volontariato

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48° Convegno Nazionale SEAC

l 6 e 7 novembre si è tenuto a Roma l’annuale Convegno Nazionale del SEAC, il Coordinamento degli Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario. I temi centrali di questa edizione sono stati il volontariato e gli Stati Generali sull’esecuzione delle pene, istituiti lo scorso maggio con una legge delega al Governo al fine di definire un nuovo modello di esecuzione penale, più dignitosa per chi è ristretto e per chi lavora in questo ambito. A introdurre la prima sessione, svoltasi presso la Casa Circondariale di Regina Coeli, è stata la presidente del SEAC Luisa Prodi, che ha ricordato l’imminente chiusura degli Stati Generali al termine dei sei mesi di consultazioni. Ospiti del Convegno alcuni dei più importanti esperti di diritto penitenziario del Paese, la maggior parte dei quali coinvolti attivamente all’interno dei 18 tavoli istituiti. I temi scelti nascono da un’approfondita analisi delle criticità e delle possibili aree di intervento individuate dagli addetti ai lavori. Sei mesi di tempo, 18 temi da discutere e decine tra operatori e tecnici coinvolti per produrre importanti linee guida di una possibile riforma penitenziaria. Argomenti sensibili che necessitano di profonde revisioni e aggiornamenti, dalla detenzione femminile a quella minorile, dall’architettura penitenziaria alla mediazione penale, fino all’affettività e alla responsabilizzazione del detenuto. All’apertura dei lavori lo scorso maggio, il ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva annunciato “Gli Stati Generali devono diventare l’occasione per mettere al

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centro del dibattito pubblico questo tema e le sue implicazioni, sia sul piano della sicurezza collettiva sia su quello della possibilità per chi ha sbagliato di reinserirsi positivamente nel contesto sociale, non

L’interno del carcere di Regina Coeli di Roma

commettendo nuovi reati.” A 40 anni dall’entrata in vigore dell’Ordinamento Penitenziario è giusto chiedersi se una legge tanto avanzata quanto disattesa debba essere riscritta o se sia sufficiente applicare nella prassi ciò che per molto tempo è rimasto solo sulla carta. Negli ultimi anni la situazione delle carceri ha registrato miglioramenti positivi, dovuti purtroppo quasi esclusivamente a misure straordinarie di emergenza emanate per far fronte alle gravissime condizioni in cui versavano i detenuti. Il raggiungimento delle 70 mila unità a fronte di una capacità di accoglimento di poco superiore ai 50, e la condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno obbligato le istituzioni ad arginare le falle del sistema, favorendo misure volte a diminuire e abbreviare la carcerazione, rientrando così temporaneamente nella legalità. Ma rientrata un’emergenza non si può attendere la prossima per portare avanti

il necessario processo di riforma. Dalle parole di molti relatori presenti al Convegno del SEAC, coinvolti anche nei 18 tavoli degli Stati Generali, si percepiva un velato senso di sfiducia, giustificato dalle tante iniziative di simile portata proposte negli ultimi anni, mai convertite in legge dal Governo. Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti e neo eletta presidente della Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia, pur sottolineando l’importanza di una consultazione di ampia portata come quella svolta negli ultimi mesi, ha espresso il suo scetticismo riguardo al rischio che i risultati di tanto lavoro finiscano per restare inapplicati. Alcune critiche hanno riguardato invece il mancato coinvolgimento nei tavoli di figure chiave del sistema penitenziario, quali gli assistenti sociali e i detenuti stessi, diretti interessati nonché nucleo centrale di questo sistema. Ornella Favero ha anche voluto rispondere al Ministro Orlando, che si auspicava un dibattito che coinvolgesse l’intera opinione pubblica, dichiarando: “Il dibattito non può aprirsi semplicemente mandando gli esperti a parlare “in giro per la società”. Anche su questo terreno il Volontariato può dire delle parole nuove, dal momento che tante associazioni ogni anno, nel progetto A scuola di libertà, incontrano in carcere e nelle scuole migliaia di studenti, e organizzano un lavoro di sensibilizzazione sulle pene e sul carcere nelle università, nei quartieri, nelle parrocchie. Attraverso queste esperienze hanno imparato a parlare “alla testa e al cuore” dei cittadini, anche in tempi in cui la paura rende tutto più drammaticamente complicato”. Giulio Thiella

L’impunità e il disfacimento delle regole

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Sul concetto di giustizia e legalità

pesso Facebook è un inceneritore di risorse, nel senso che brucia la ragione delle tante ragioni di ognuno e di ciascuno, spinge sull’ammasso più che sul ripensare, lo fa perfino sul concetto di giustizia e legalità. Sull’illegalità rammento un incontro in università, dove uno scienziato del diritto mi fece trasalire con un’affermazione sulla giustizia a dir poco incredibile: “altro che una minoranza quella che nel nostro paese convive nell’illegalità, è piuttosto una maggioranza dei piccoli illeciti che fa domicilio a una quotidianità tollerante di molte norme infrante”. Forse è proprio questo meccanismo che intensifica il fare truffaldino, la meta agognata dell’impunità, è il disfacimento delle regole, senza provare il minimo rimorso, e quando l’indignazione preme nel petto, scema via soggiogata dalla realtà sempre meno propensa a sottoscrivere quell’insignificante dettaglio che sta a giustizia. Ogni giorno una manciata di verità spudorate costringono alla stupefazione, inquinano i pensieri, le riflessioni, la capacità di rimanere lucidi: c’è da combattere non solamente una corruzione epidermica, ma anche una contaminazione culturale che rasenta la follia. Illegalità diffusa come i goals non più tali, persino quelli più spettacolari assumono sembianze confuse, e non tratti di perfezione sportiva irripetibile. Se tutto ciò continuerà verosimilmente ad accadere, saremo destinati a una diserzione educativa che scaverà la fossa al nostro futuro. Vincenzo Andraous Vincenzo Andraous è nato a Catania nel 1954, è stato condannato all’ergastolo scontando quasi 40 anni in carcere. Dal 2001 è in regime di semilibertà e nel 2013 ha ottenuto la liberazione condizionale. Attualmente è educatore e tutor presso la Comunità “Casa Del Giovane” di Pavia, con la quale ha iniziato a lavorare durante la detenzione. È scrittore e collaboratore di numerosi periodici.

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SENSIBILIZZAZIONE

Dentro la disabilità

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Cosa succede quando coinvolge altre persone?

orrei riprendere il filo di quanto andiamo dicendo da un po’ affrontando un tema non semplice: cosa succede quando la disabilità coinvolge altre persone? E, ancor peggio, quando una di queste persone è una fidanzata? In questo caso l’handicap assume un significato particolare: non esiste cosa tra quelle comuni di coppia che un abile non possa fare meglio di un disabile. Vita sociale? Un buon 30% dei locali sono ancora inaccessibili o ad accessibilità condizionata. Viaggi? I tagli e la crisi hanno penalizzato a tal punto la mobilità pro disabili che... meglio lasciar perdere... Sesso? Bah, dipende dall’handicap, ma in generale possiamo supporre che l’esperienza sessuale non sia come quella di un abile medio. La cosa curiosa è che mentre l’esperienza di solitudine permette di chiudersi e non pensare, la vita di coppia rende necessaria una ridiscussione del rapporto con l’handicap nel divario che c’è tra ciò che si vorrebbe e ciò che si ha. L’offerta di se all’altro sembra poter essere una cartina di tornasole da cui poter valutare il peso dell’handicap nell’auto percezione di un individuo: più l’handicap verrà percepito come peso dall’individuo, più l’ostacolo sarà percepito nella coppia, arrivando ad essere uno dei potenziali motivi di sofferenza e scioglimento. Allora? Ci dedichiamo a una specie di monachesimo forzato, interrotto solo da qualche trascurabile scorri-

banda su internet? Non so. Non credo. È poco produttivo pensare alla disabilità in questo modo, non porta da nessuna parte. Piantiamola con sta storia da sfigati... è noiosa, banale, improduttiva. Vo r r e i p r o p o rre due argomenti a confutazione di questo quadro disperato. Pensate forse che un cosiddetto abile ce l’abbia così facile? Pensate che egli stesso, per motivi diversi, non possa sentirsi inadeguato? Ogni persona nel tentativo di trascendere se stessa e spostare nella coppia il proprio baricentro, deve fare questo sforzo di superare la potenziale inadeguatezza. La difficoltà l’avrà Peppino con un naso inguardabile così come Roberto, con carrozzina, annessi e connessi. Non esiste a rigor di logica una classifica indiscutibile per cui la sedia di Roberto debba essere una pregiudiziale più valida del naso di Peppino o delle “tette” assenti di Carmela. Da disabili dobbiamo piantarla di campare scuse a priori tirando fuori la disabilità come passe partout in grado di spiegare ogni nostro fallimento. Non è così. E ve lo spiego con il prossimo esempio La sapete la storia del panettone? Tra le varie leggende c’è quella che ne ritrova l’origine in uno sbaglio un errore. Se il cuoco avesse presentato il proprio prodotto alla luce degli schemi consueti, sarebbe stato un errore, avrebbe dovuto ammettere lo sbaglio e dispiacere Ludovico il Moro, azione dalle conseguenze

incalcolabili. Come fare? La soluzione è stata uscire dagli schemi: il panettone non fu presentato come dolce non riuscito, ma come proposta nuova, diversa, non paragonabile. Questo esempio credo possa essere utile nel problema che ci poniamo oggi. Fino a quando penseremo noi stessi a partire dagli schemi degli abili, saremo comunque handicappati. Fino a quando penseremo alla coppia alla luce di stereotipi creati da abili l’esperienza sarà comunque fallimentare. La soluzione è cambiare strada, battere terreni nuovi, originali... investire le energie non in una impossibile rincorsa di regole decise da altri, ma nella definizione di una nostra strada, nella costruzione di un percorso solo nostro che sia unico, inimitabile, irripetibile. Più saremo in grado di credere noi per primi nella originalità del nostro essere, nella sua incommensurabilità a criteri che semplicemente non sono nostri, più smetteremo di essere dis-abili, handicappati in-validi od altro, per diventare semplicemente noi stessi. Così nella coppia potremo smettere di vivere noi stessi come la brutta copia di ciò che sarebbe potuto essere e non è, ed iniziare a proporre semplicemente noi stessi, un talento che noi per primi amiamo e coltiviamo a modo nostro, ed offriamo affinché possa essere amato e coltivato Facile? No di certo, ma almeno è lontano dalla facile retorica degli alibi campati per aria e sempre pronti all’uso per chi non abbia voglia di impegnarsi. Ritirarci esausti per una rincorsa impossibile o essere artisti della vita che sperimentano e propongono cose nuove? La scelta sta a noi... Roberto Rosso

Scopriamo da vicino gli alloggi per persone in difficoltà economiche o in situazione di disagio sociale

Case Itea

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Risultati, metodologie e buone prassi nella ricerca che usa lo Stand Up Surf come terapia per ragazzi con disturbo dello spettro autistico.

ella nostra Regione presso l’Ente locale comesistono da molti petente per territorio, è anni delle soluzionecessario ottenere l’atteni abitative che cercano stazione ICEF, relativa alla di venire incontro alle condizione economicoesigenze delle famiglie patrimoniale del nucleo in difficoltà economiche familiare. o in situazione di disagio Il totale degli inquilini sociale. Per questo moITEA è pari a 1376 persone tivo dal 1922 in Trentino per alloggio. Attualmente sono state istituite le case gli alloggi ITEA ammontaITEA ossia degli alloggi a no a 2361 unità abitative. canone moderato. Requisiti minimi ITEA Spa è una SociePer avere accesso alle tà di capitali costituita case ITEA bisogna essere Sito ITEA ai sensi e per gli effetti in possesso di determidell’art. 7 della Legge nati requisiti tra cui la Provinciale 7 novembre cittadinanza dell’Unione 2005, n. 15. Su disposizione della Provincia porta avanti un programma di edilizia provinciale contenuto nel Piano straordinario di Edilizia Abitativa 2007 - 2016 per la realizzazione di alloggi a canone sociale. Per poter accedere a questi alloggi bisogna essere in possesso di determinati requisiti come per esempio la residenza ininterrotta in provincia di Trento da almeno tre anni e non avere avuto negli ultimi tre anni la proprietà, l’usufrutto o il diritto di abitazione su un alloggio adeguato in capo a tutto il nucleo familiare. Domande: La domanda di locazione alloggio può essere presentata dal 1° luglio al 31 dicembre di ogni anno all’Ente locale. Infografica alloggi Itea indagine 2013. Prima di presentare la domanda,

Europea del soggetto richiedente, la residenza continuativa nella provincia di Trento da almeno tre anni dello stesso e una condizione economico-patrimoniale del nucleo familiare non superiore al valore di 0,23 dell’indicatore ICEF. Inoltre i richiedenti non devono avere avuto la proprietà, l’usufrutto o il diritto di abitazione su un alloggio adeguato in capo a tutto il nucleo familiare negli ultimi tre anni. In futuro mi piacerebbe avere accesso a questi alloggi per costruire la mia autonomia personale e poter essere libero di progettare la vita in modo indipendente. Antonio Dossi

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Workshop Sup Ability

l surf e il suo elemento natu- è stato possirale, l’ acqua, sono presentati bile grazie alla qui di seguito come strumenti collaborazione terapeutici ed educativi. Questo dell’Università è quanto emerge secondo i ri- di Trento, diparcercatori ed i responsabili della timento di Psicoricerca “SUP ABILITY: risultati, logia e Scienze Cognitive, con la metodologie e buone con la Prof.ssa Paola prassi”, presentata in Venuti, la presenza sul un workshop tenutosi campo di una ricercaa Trento il 6 novembre trice dell’ODF Lab di scorso. Il progetto di riRovereto, la dott.sa cerca è stato promosso Chiara Cainelli e due dalla Cooperativa Sostudenti laureandi del ciale Arché con la coldipartimento di Scienlaborazione del Laboze Motorie, Elisabetta www.arche-tn.it ratorio di Osservazione Dal Monte e Manuel Diagnosi e Formazione Zanotto, seguiti dal(ODFLab) dell’Universila Prof.ssa Francesca tà degli Studi di Trento Vitali e dalla Dott.ssa e del Collegio Didattico di Scienze Valeria Marconi. Il gruppo si è coaMotorie dell’Università degli Studi diuvato sul campo grazie alla guida di Verona. Un resoconto dei risul- di Michele Bertolotti, responsabile tati dello studio sperimentale sugli della ricerca per la Cooperativa effetti della pratica sportiva del Arché. Come più volte ricordato SUP (Stand Up Paddle) surfing per anche dal Presidente della Coopersone con disturbi dello spettro perativa Arché, Gianluca Samarelli, autistico, che ha svelato quanto colui che ha avuto l’intuizione questa attività outdoor e la me- nello sviluppo di questa propotodologia unica applicata, siano sta:-” l’esperienza di ricerca ha efficaci in particolare su soggetti dimostrato come questa pratica e autistici ad alto funzionamento, la relativa metodologia, si prestino nell’implementare la loro capacità particolarmente nello sviluppo di di inclusione, stimolando benefici aspetti di socializzazione, sviluppo psicofisici legati al coordinamento, della motricità e coordinazione. Il alla propriocezione e autodetermi- tutto viene svolto in un luogo nanazione. Stando alle registrazioni turale e sicuro per i ragazzi, in cui riportate dai ricercatori, gli stimoli possono migliorare la percezione positivi naturali, una precisa e del proprio corpo e assumere puntuale organizzazione delle competenze tese alla loro futura fasi durante l’attività proposta, il vita indipendente.-” Nei tre mesi riscaldamento, la fase in acqua, di ricerca, i ragazzi coinvolti anche fino al rientro a terra, stimolano con la preziosa collaborazione dei l’apprendimento, l’acquisizione di genitori, si sono prestati con encompetenze motorie e la relazione tusiasmo ad esercizi, misurazioni sociale. ed escursioni durante le quali Questo studio sperimentale potevano confrontarsi con il nuorappresenta l’occasione per porre vo strumento a loro disposizione, l’attenzione su una nuova ed origi- il surf, con l’ambiente acquatico nale metodologia di interrelazione circostante e successivamente con tra soggetti affetti da disturbo altri coetanei, volontari, operatori dello spettro autistico, operatori, e istruttori. Il Sup Surf adattato in istruttori e volontari calati in un questo senso sembra rappresencontesto outdoor e in totale liber- tare, come più volte evidenziato tà di espressione e movimento. Il durante il convegno, “un’isola”: la teatro della sperimentazione “Sup persona sulla tavola deve prima Ability” è il centro nautico di San di tutto prendere il controllo del Cristoforo al lago di Caldonazzo, un suo strumento, del suo corpo e luogo che per le sue caratteristiche del contesto in cui agisce. Questo logistiche ed organizzative si pre- è un momento in cui si sviluppa sta ad ospitare qualsiasi tipologia una sana auto determinazione. di soggetti, non a caso sono già Una volta acquisite queste consacinque anni che la Cooperativa pevolezze, “l’isola” può iniziare a Arché svolge qui attività sportive spostarsi e ad interagire con gli altri inclusive per tutti, con quatto bar- componenti del gruppo. che a vela accessibili, una ventina di Questo sport è sì individuale stand up paddle, dragonboat e da nella sua esecuzione, ma diviene quest’anno anche il canottaggio ben presto altamente socializzanadattato. Un contesto che aveva te, uno sport di gruppo in cui la già assunto le buone prassi e le relazione si manifesta in maniera sensibilità necessarie per affron- spontanea e genera benessere tra tare una ricerca così particolare. chi lo pratica. Ovviamente tutto questo percorso Lorenzo Pupi

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Durante un’ escursione con le tavole al lago di Caldonazzo

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I M P EG N O C I V I L E

Intervista a Giovanni Spitale, una prospettiva bioetica

Il dono delle donazioni. a cura di Lorenzo Pupi

Ci ritroviamo a parlare di donazioni con te a distanza di un anno dal precedente articolo dedicato alla campagna di sensibilizzazione “Climb for Life” per Admo. Cosa è cambiato da allora? Direi che è cambiato molto, ed al contempo molto poco: mi sono finalmente laureato in scienze filosofiche, ho iniziato a lavorare in una scuola (il che mi riempie di soddisfazione), ho pubblicato un libro. Nonostante tutto questo continuo a vivere a braccetto con la mia malattia, l’aplasia midollare idiopatica, e continuo a spendermi per spiegare alle persone l’importanza delle donazioni anatomiche (sangue, organi, midollo osseo), cercando di fornire a chiunque gli strumenti per fare una scelta consapevole sull’argomento. Faccio esattamente quello che voglio fare, sempre meglio di ieri e peggio di domani. Ti sei scoperto autore e ne è prova il tuo libro, tratto dalla tua Tesi di Laurea in Filosofia. Ci descrivi brevemente il percorso che ti ha portato ad avere finalmente in mano il tuo scritto? In realtà la tesi di laurea è in scienze filosofiche. Sono laureato anche in filosofia: a suo tempo scrissi una tesi sul rapporto tra uomo e macchina, e la scrissi in ospedale, durante il ricovero, mentre il mio corpo era continuamente collegato alle macchine. Diciamo che sono sempre stato convinto che la filosofia debba servire a qualcosa, e nella fattispecie a migliorare la vita delle persone. Ho scelto di occuparmi di bioetica per due motivi: perché è un campo in cui la filosofia ha molto da dare, e perché la mia storia di vita si lega molto strettamente alla

bioetica dei trapianti. Il libro ha due radici, e quindi un doppio spirito; quello personale, soggettivo ed emotivo, e quello accademico, razionale, oggettivo. Quando ho iniziato a scrivere ho subito capito che non avrei potuto fare altro. Leggiamo con piacere che la prefazione è a cura di Erri De Luca, noto autore contemporaneo legato come te agli elementi della natura, alla calma degli spazi e all’attenzione ai dettagli. Come è nata questa amicizia e quanto sei stato influenzato nella realizzazione del tuo libro? Conosco Erri da anni, ci siamo incontrati per merito di un comune amico, Pietro Dal Prà. Abbiamo realizzato assieme il primissimo volantino di Climb For Life. Poi Erri ha deciso di dedicarsi all’argomento delle donazioni con il libro-film “il turno di notte lo fanno le stelle”, scritto (ovviamente) da lui e diretto da Edoardo Ponti. Io ho avuto una piccola parte nella realizzazione del tutto, e nel documentario “conversazioni all’aria aperta”, allegato al film, dialogo con Erri sull’argomento. Quando ho iniziato a ragionare sulla prefazione del mio libro non avrei potuto pensare ad altri che a lui: è stato proprio lui a farmi nascere l’interesse per il confronto con la Scrittura, approcciata molto laicamente (io non sono nemmeno battezzato), riguardo al dono; tale confronto è uno dei due pilastri del capitolo conclusivo del mio volume. Erri ha fatto proprio un gran lavoro: un dono che non potrò mai ricambiare. Il concetto di donazione si lega benissimo alla tua storia personale, quanto di te è presente nel libro e in che forma lo hai voluto esprimere?

Ogni pagina contiene almeno qualcosa di chi la scrive, o quantomeno credo che si dovrebbe scrivere in questo modo, con vera passione. In questo libro ci sono due cose di me: il mio sapere sui come del dono, ed il mio sapere sui suoi perché. Conoscere per capire, capire per scegliere. Scegliere per essere padroni della propria vita: questo è ciò che insegno ai miei ragazzi, a scuola, e questa è l’idea che ha guidato tutto il lavoro: produrre uno strumento che mettesse le persone in condizione di fare una scelta consapevole e responsabile su una cosa importante. Quindi forse, a ben vedere, ci sono tre cose, di me, nel libro. Qual è il valore più importante che dovrebbe essere alla base di un gesto di donazione, specialmente da una prospettiva bioetica? Un dono, per essere davvero tale, deve avere due caratteristiche: costruire relazioni ed essere gratuito, nel senso che non deve essere uno strumento per proiettare le intenzioni del donatore sul ricevente. Se manca la prima caratteristica siamo di fronte ad un dono che parla di solitudine, se manca la seconda siamo di fronte ad un dono avvelenato, un dono che si fa per ottenere qualcosa, un non dono. Le donazioni anatomiche sono una figata (che non è un tecnicismo, ma rende l’idea del mio entusiasmo per il tema) proprio per questo: perché sono anonime ma costruiscono relazioni, tra l’umanità e la generosità di chi dona, che sono le sole cose note a chi riceve, e l’umanità ed il bisogno di chi riceve, le sole cose note a chi dona. E le sole importanti, aggiungerei: sesso, razza, religione, fede politica passano, come è giusto che sia, in secondo piano, in questa relazione salvifica da persona a persona. Il tuo viaggio alla ricerca di un donatore compatibile immagino

A Caldonazzo l’ultimo sabato di ogni mese è dedicato al bene comune e al senso civico

Il “KAKKA DAY” è un esempio per tutti

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iamo un gruppo di volontarie sensibili al decoro del paese in cui viviamo, ci piace valorizzarlo e curarlo piuttosto che lamentarsi di ciò che non va. Siamo tutte accumunate dall’amore per il luogo in cui viviamo, circondato da boschi, arricchito da scorci di paese, la vicinanza con laghi e torrenti, posti magici da preservare. Sono gli stessi luoghi dove condividiamo l’altra nostra grande passione, i nostri fedeli amici a quattro zampe. Durante l’inverno scorso passeggiando con i nostri cani notavamo quante deiezioni vengono dimenticate e lasciate dai padroni sul ciglio della strada, sui marciapiedi nelle aiuole, un po’ ovunque. Abbiamo pensato che lamentarsi non servisse a niente e abbiamo provato a farci carico di quelle “dimenticanze”, finché un giorno ci siamo messe in gioco dedicando un po’ del nostro tempo scorrazzando per il paese e dintorni e pulendo armate di carriola, guanti e sacchi, le “Kakke” dimenticate dagli altri. Ma ben presto ci siamo rese conto che tante altre cose venivano lasciate per terra: mozziconi di sigaretta, confezioni di ogni

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sorta, lattine, carta, plastica e molto altro. Cerchiamo di dare l’esempio e allo stesso tempo fare qualcosa di concreto per il luogo che ci ospita. Cerchiamo di ribaltare il sistema per cui si sia incentivati a buttare per terra ogni genere di cosa, incuranti dei beni comuni, del rispetto per l’ambiente e del decoro. Così ci siamo organizzate e l’ultimo sabato di ogni mese, ci ritroviamo insieme, ognuno dona il tempo che può, anche solo mezz’ora, e passeggiamo, conversiamo e puliamo i luoghi che visitiamo. Ciò che troviamo lo convogliamo in accordo con l’Assessore all’Ambiente del Comune di Caldonazzo, nel magazzino Comunale, da qui verrà poi trasferito dagli addetti, al Centro di raccolta multi materiale.

La nostra azione parte da una semplice quale efficace idea: «se trovi pulito - spiega Manuela Borsato, una delle promotrici - è più difficile sporcare». Il nostro è solo un piccolo gesto, una goccia rispetto alla gigantesca opera di sensibilizzazione che occorrerebbe per ripulire i luoghi in cui abitiamo. A quasi un anno di distanza, la nostra iniziativa a preso sempre più forma e qualcuno si è aggiunto a noi. Riteniamo ci siano dei benefici etici e fisici nel ritrovarsi così spontaneamente a passeggiare e al contempo ripulire il paese, è divertente e alcuni traggono benessere più da questa azione, piuttosto che lamentandosi o criticando la sporcizia frutto della non curanza diffusa. Speriamo che piano piano la nostra azione sia seguita anche dalle realtà comunali vicine. Recentemente infatti la Sat di Pergine ci ha chiesto di riportare la nostra esperienza alla loro riunione mensile con l’intenzione di valorizzare questa idea applicandola alle sponde del lungo Fersina, con l’obiettivo di riscoprire la loro naturale bellezza. Il collettivo Kakka Day

stia procedendo, cosa ti aspetti dal futuro? Di non morire. Di riuscire a rendermi ancora utile a tutte le persone che aspettano un dono per sopravvivere. Di lasciare il mondo (il più tardi possibile) meglio di come l’ho trovato. Le ultime righe di questa intervista sono dedicate al tuo libero pensiero, da rivolgere a chi ti sta leggendo... Il mio non è un libro fondamentale. Quelli sono davvero pochi, e sono altri: Il piccolo principe, Cent’anni di solitudine, l’Odissea per dirne tre. Però questo è un libro importante, proprio perché è il punto di partenza per fare una scelta che riguarda noi ed il nostro corpo. Ogni scelta, poi, non è mai una semplice decisione tar cose diverse: è una affermazione di noi stessi, dei nostri valori, delle cose in cui crediamo. Decidere di fare la differenziata, per esempio, vuol dire anche affermare di credere nell’ambiente e nella sua conservazione come un valore. Decidere di donare vuol dire riconoscere la vita degli altri come un valore, e poiché noi siamo l’altro dell’altro, riconoscere come un valore la nostra. Voglio cogliere l’occasione di questa intervista per ringraziare Angela Bonato, che ha disegnato la stupenda copertina del volume, il mio editore, Il Poligrafo, per aver creduto in questa pubblicazione, e le associazioni che mi hanno sostenuto nel realizzarla: ADMO Vicenza, Belluno, Trento e Bolzano, AIDO Belluno, AVIS Vittorio Veneto. Voglio anche cogliere l’occasione

per offrire un dono a chi ha avuto la pazienza di leggere questa intervista: la bellissima prefazione di Erri De Luca. “Un giorno mi è capitato di sbattere contro un verso prodigioso della Scrittura Sacra. Rigo 1, capitolo 11, Kohelet/Ecclesiaste: «Manda il tuo pane sopra i volti delle acque, che in molti giorni lo ritroverai». Riconosco in questo verso la perfetta forma del dono: manda il tuo pane, offri quello che ti nutre, il sostegno, quello che è tutt’uno col tuo corpo; proprio quello mandalo, senza sapere a chi, affidandolo ai volti delle acque, alla corrente. Sia l’offerta doppiamente segreta: anonima e senza sapere a chi. In molti giorni lo ritroverai»: questo singolo dono ritornerà accresciuto immensamente, molte volte, in molti giorni. Non è rimborso, non è investimento, non è cometa con ciclo programmato di ritorno. È spargimento, è manna, non riguarda più un destinatario, è sciame che irradia, impollina, feconda. Suo fatturato non censibile è la gratitudine che suscita e resuscita le fibre più profonde della specie umana.” Erri De Luca

Un libro per riflettere sulla strage di Parigi

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Due splendidi destini

ue attentati in meno di un anno...e no! Non stiamo parlando di Beirut, Baghdad o Islamabad, ma di Parigi, la capitale d’Europa, meta delle gite scolastiche dei nostri figli e dei viaggi premio delle raccolte a punti. Dalla sera del 13 novembre, dopo gli attacchi terroristici al Bataclan e allo Stadio di Francia, qualcosa dentro di noi si è spezzato per sempre ed è iniziato il tempo delle lacrime, delle recriminazioni, dei sospetti, ma forse anche quello della riflessione, della condivisione, del tentativo di comprendere eventi che non si possono spiegare né tollerare. In queste ore drammatiche mi è tornato in mente il romanzo Due splendidi destini (Piemme, 2015), della pediatra statunitense di origine afgana Nadia Hashimi. È la struggente storia di Rahima, che in quanto ultimogenita in una famiglia composta di sole figlie femmine deve vestirsi da maschio per poter fare cose altrimenti vietate, come andare al mercato o a scuola. È il ritratto di una famiglia unita, piegata dalla guerra e dalla povertà e di bambini cresciuti tra le macerie, che si chiedono come sia possibile che l’Occidente si mobiliti per un attentato a un solo edificio, quando la loro città è stata completamente rasa al suolo e sulle pareti delle loro camerette anziché i disegni ci sono i buchi di proiettile, di bambini che abbiamo bisogno di vedere stesi su una spiaggia con una maglietta rossa per accorgerci della loro esistenza, di bambini la cui morte rimbalza sui media

meno di quella di un cane poliziotto. È la biografia inventata ma verosimile di una ragazza che si ribella al signore della guerra che l’ha presa in moglie, guidata dall’esempio di due donne forti: la zia Shaima e la leggendaria bisnonna Bibi Shekiba. La prima è gobba e artritica, la seconda, più bella delle concubine del re, è rimasta sfigurata a seguito di un incidente con l’olio bollente. Queste caratteristiche fanno di loro due donne “sbagliate”, inadatte al matrimonio e quindi inutili in quanto incapaci di adempiere all’unico ruolo che la società ha previsto per loro. Eppure sarà proprio nell’emarginazione che troveranno il coraggio di emanciparsi, facendosi scudo dei loro difetti fisici per raggiungere un’indipendenza alle altre donne negata. Nadia Hashimi affronta con sensibilità e maestria tematiche molto diverse tra loro, ma in realtà strettamente correlate come la violenza sulle donne e l’alone di superstizione ed emarginazione che ruota intorno ai disabili nei Paesi poveri, in un romanzo che scava fino a trovare le radici profonde del terrorismo e la formula per estirparle. Un quadro vivido e straziante di cui mai come in questo momento storico tutti dovremmo fare tesoro, perché ci insegna che nella vita si può perdere tutto, ma non l’umanità e la speranza di cambiare il corso del destino! Martina Dei Cas

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R A CCO N T I E R E P O RTA G E

La positiva esperienza di Olga che è riuscita ad andare a studiare a Tilburg in Olanda

Trasformer, un Erasmus diverso

Che le cose siano cosi, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando c’è da rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare. Giovanni Falcone

l’aiuto dell’Opera Universitaria - Servizio agli studenti con disabilità o bisogni speciali e dell’Ufficio Supporto Programmi Europei e Mobilità Internazionale dell’Università degli Studi

nazione Tilburg e alla risposta di accettazione sono praticamente svenuta perché non mi sarei mai immaginata di aver la “fortuna” di vincere la borsa. Nessuno pensava veramente che potevo farcela e neppure io, ma mi sono detta “io

L’

Università di Bolzano ha ospitato lo scorso 13 ottobre il Convegno Inclusive Student Mobility per confrontarsi tra Università europee sulle opportunità di studio all’estero per gli studenti con disabilità. L’Università degli Studi di Trento mi chiesto di esporre la mia testimonianza di studentessa disabile in Erasmus. Sono andata in Erasmus nel 2010 a Tilburg in Olanda. Per me questa è stata un’esperienza molto significativa per la mia crescita personale e formativa. Si pensa che una esperienza all’estero sia del tutto positiva: nuovi amici, nuovi ambienti ma in realtà tutto questo ha un livello di stress molto alto. Non si può sapere cosa accadrà ma state certi che le sorprese sono tantissime, l’importante è accogliere a braccia aperte le opportunità e le sfide che si presentano. L’idea di andare in Erasmus mi è venuta quando alcuni amici sono partiti. Mi sono chiesta “perché non provare a fare domanda pure io?” Mi sono attivata subito e con

Olga a Tilburg.

di Trento ho presentato la mia domanda in base alla lingua e alla destinazione. È fondamentale per una persona disabile comprendere che la destinazione prescelta deve rispondere sia alle esigenze di studio sia ai propri bisogni speciali. Per questo motivo ho fatto una ricerca approfondita navigando nei siti delle università che mi interessavano e soprattutto valutando i servizi che offrivano alle persone con disabilità. Avevo scelto come prima desti-

ci provo male che vada torno a casa”. Mi sentivo troppo insicura e perciò in accordo con UNITN alcuni mesi prima di partire sono andata a Tilburg per un viaggio esplorativo e per incontrare i referenti dell’Università. Con entusiasmo ho potuto così verificare che c’erano tutti i presupposti per intraprendere il percorso di studio all’estero. Pronta per partire ho preparato una per i medicinali e una gigante con tutti i miei trucchi, borse e ve-

stiti perché anche se disabile sono pur sempre una donna! All’arrivo a Tilburg mi aspettavano i ragazzi di ESN (Erasmus Student Network) che mi hanno accompagnato in pullman all’università mente i miei genitori ci seguivano in taxi. Già da questo piccolo gesto avevo capito che sarei diventata più indipendente. Al campus mi aspettava il mio super scooter per persone disabili che avevo affittato per girare il campus. Alla prima prova sono andata contro il muro ma poi ho preso confidenza e ho potuto girare il campus con tutta tranquillità. A dire il vero alcune volte “volavo a lezione” con la mia motorella blu. Il vento in faccia, la pioggia mi facevano sentire ancora più viva. C’è chi sogna una Vespa e chi uno scooter così. Ho affrontato tante avventure che mi hanno fatto sentire “diversamente disabile”. La prima avventura è stata il welcome in fattoria. Da sola mi sono preparata la valigia seguendo scrupolosamente i consigli forniti da ESN: dotarsi di felpe e coperte per il freddo. Sono salita già stanca per i preparativi sul bus con tanti giovani che non conoscevo verso una vera fattoria con animali. Dormivamo tutti in uno stanzone con le porte aperte e solo allora capi i consigli dei tutor. Il freddo mi ha permesso di fare amici, perché ero l’unica dotata di coperte. Curiosamente non ero io in svantaggio. Questa volta erano gli altri in difficoltà.

ESN organizzava tantissimi eventi, serate, viaggi per intrattenere noi studenti. Ricordo la prima serata in discoteca. Mi sono messa in gioco e senza amici e con la paura di non farcela sono andata. Ho ballato come tutti o quasi, ho bevuto come tutti e mi sono divertita. Gli studenti hanno capito che anche se avevo difficoltà ero pur sempre anche io una ragazza giovane. Ho iniziato così a fare amicizie, a chiacchierare con tutti e a sentirmi meno etichettata come disabile. Quando si ha una disabilità è normale che le persone non sanno bene come approcciarsi e quando si parlano lingue diverse si aggiunge un’ulteriore barriera. Sono stata io a dover far emergere la mia personalità e non la mia disabilità e orientare le persone nel capire le mie necessità. È stato molto frustrante all’inizio ma ne è valsa la pena. Ci sono stati anche dei momenti problematici dovuti al dolore, alla nostalgia, allo stress per gli esami. Nonostante i momenti di sconforto bisogna riprendere le forze e andare oltre il proprio limite come per esempio andare a pattinare con l’aiuto di 4 bodyguard anche se cammini con un carrellino, partecipare alla lotta di palle di neve fra ITALIA vs SPAGNA con l’ausilio dello scooter non potendo correre. Queste esperienze mi hanno fatto capire che si può davvero fare tutto se c’è la volontà e complicità fra la persone. Un grazie a UNITN, a ESN e agli amici europei. Olga Paris

Come viaggiare attraverso il Sud Est asiatico in sedia a rotelle con Federico Villa

Wheelchair to Vietnam di Daniela Sala

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iciotto ore di volo: contando anche il fuso orario ci vuole quasi un giorno per arrivare in Vietnam. La nostra prima tappa è Ho Chi Minh City, anche se la maggior parte degli abitanti la chiama ancora con il nome che aveva fino al 1975: Saigon. Obiettivo arrivare nel nord del paese ad Hanoi, la capitale, da dove io ripartirò per tornare in Italia e Federico proseguirà, da solo, il suo viaggio nel Sud Est asiatico. Viaggiare, per un disabile e con un disabile, non è privo di inconvenienti. Ma quale viaggio lo è? A cinque giorni dal nostro arrivo possiamo dire che non è solo possibile ma anche divertente. Spesso le persone in strada ci osservano e ci fermano, incuriosite dal ruotino che Federico usa per muoversi. È il ruotino Offcarr, che si monta davanti alla sedia e che ci permette di girare per ore (anche sei o sette di fila) per le strade di una città che di accessibile ha ben poco. Con nessuno o al massimo un minimo aiuto, Federico sale e scende da gradini e marciapiedi, costantemente affiancato dai numerosi motorini che qui passano ed entrano dappertutto, negozi e hall degli alberghi inclusi. Il che per noi è un bene, perché significa che molti negozi hanno rampe ausiliarie di cui Federico approfitta spesso. In realtà l’unica cosa difficile nel girare per Ho Chi Minh è imparare il prima possibile come muoversi nel flusso ininterrotto del traffico. La regola è mai esitare, soprattutto negli attraversamenti. A metà tra

un pedone e un motorino in realtà alla fine Federico ha meno difficoltà di me a districarsi nel traffico. Non ci siamo comunque limitati a visitare la città: in questi primi giorni passati a Ho Chi Minh City abbiamo scelto di osservare il paese da un punto di vista ‘seduto’. A qualche chilometro dal centro su trova il campi dell’università australiana RMIT: un campus completamente accessibile che abbiamo visitato insieme a Carol Witney, la responsabile dei servizi per gli studenti disabili. Ogni anno questa università offre infatti alcune borse di studio agli studenti svantaggiati, economicamente o fisicamente. È grazie a Carol che conosciamo Colin Blackwell, un imprenditore inglese che gestisce una piccola azienda di IT per la quale lavorano quattro programmatori vietnamiti. Tutti disabili. Una scelta, ci spiega Colin, non dettata da ragioni umanitarie ma imprenditoriali. I disabili, specie in Vietnam, spiega Colin, hanno l’attitudine ad osare: “Per loro nulla è a priori impossibile: vale sempre la pena fare un tentativo”. E per un programmatore è fondamentale. Colin e i tre programmatori che abbiamo intervistato devono purtroppo salutarci: hanno un incontro di lavoro a cui non possono tardare. Abbiamo due ore libere e dopo una breve visita al museo dei residuati bellici, dove un’intera sezione è dedicata agli effetti dell’agente arancio durante la guerra, abbiamo un altro appuntamento.

Passiamo il pomeriggio nella sede di DRD Vietnam, una ong nata nel 2005. La fondatrice si chiama Yen Vo e la incontriamo insieme ai suoi colleghi nella sede in cui si sono trasferiti da poco. Il ruotino scatena immediatamente la loro curiosità tanto che

più volte - si iscrive all’università”. Per ora da Ho Chi Minh è tutto. Prossima tappa Can Tho, sul delta del Mekong, e poi andremo verso nord. Come? Autobus e treno. mywheelchairdiaries. wordpress.com Qui i trucchi e gli strumenti che aiutano Federico a creare l’accessibilità anche dove non c’è. Volete saperne di più? Sostenete il nostro webdoc e spargete la voce. Vogliamo vedere sempre più persone disabili viaggiare! Sostieni il mio progetto di crowdfunding Seguiteci su Facebook mettendo ‘mi piace’ alla chiedono a Federico una pagina “Rolling Vietnam”. dimostrazione pratica. E se vi piace il progetto e volete aiuIl problema principale per i disa- tarci a realizzare un web doc in cui bili in Vietnam, insiste infatti Yen, è racconteremo il viaggio di Federico, i l’accessibilità, che combinata ad altri trucchi che usa per muoversi in autofattori limita anche la loro istruzione nomia e le storie dei disabili che abe quindi le loro possibilità di lavorare. biamo incontrato nel paese, sostene“Solo l’1% dei 13 milioni di disabili te la nostra campagna di crowd-funche vivono nel paese - sottolinea ding http://tinyurl.com/p4rh7tc

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Pro.di.gio dicembre 2015  

Pro.di.gio. Ottobre 2015 Pro.di.gio. è dal 1999 un bimestrale di informazione partecipata che ha come obiettivo principale quello di sensibi...

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