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Anno XVI - n.166 Ottobre 2009


Organo Ufficiale Nazionale del S.A.P.Pe. Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

ANNO XVI Numero 166 Ottobre 2009

La Copertina Il Segretario Generale Donato Capece insieme a Jimmy Ghione, durante l’intervista rilasciata a “Striscia la Notizia” (foto G.B. De Blasis)

L’EDITORIALE Il Sappe a Striscia la Notizia

Direttore Responsabile Donato Capece

di Donato Capece

capece@sappe.it

IL PULPITO E alla fine siamo arrivati anche a Striscia

Direttore Editoriale Giovanni Battista De Blasis

di Giovanni Battista De Blasis

deblasis@sappe.it

Direttore Organizzativo Moraldo Adolini

IL COMMENTO Sono sempre di più i detenuti stranieri

Capo Redattore Roberto Martinelli

di Roberto Martinelli

Comitato di Redazione Nicola Caserta Umberto Vitale

L’OSSERVATORIO POLITICO La religione Islamica nelle scuole

Redazione Politica Giovanni Battista Durante

di Giovanni Battista Durante

Redazione Sportiva Lara Liotta Progetto Grafico e impaginazione © Mario Caputi (art director)

LO SPORT Fiamme Azzurre, tre atlete mondiali

Direzione e Redazione Centrale Via Trionfale, 79/A 00136 Roma tel. 06.3975901 r.a. fax 06.39733669

COMMENTI Lo scandalo dei braccialetti elettronici

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LE FIAMME AZZURRE Riforma delle normative per le CdS

Le Segreterie Regionali del Sappe, sono sede delle Redazioni Regionali di: “Polizia Penitenziaria -

Società Giustizia & Sicurezza” Registrazione Tribunale di Roma n. 330 del 18.7.1994 Stampa Romana Editrice s.r.l. Via dell’Enopolio, 37 00030 S. Cesareo (Roma)

di Lara Liotta

di Umberto Vitale

a cura di Lionello Pascone

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Finito di stampare: Ottobre 2009

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Donato Capece Segretario Generale Sappe capece@sappe.it Direttore Responsabile

Striscia la Notizia con il braccialetto elettronico fa emergere la questione delle carceri italiane

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l Servizio giornalistico andato in onda i primi del mese di ottobre 2009, nella trasmissione televisiva Striscia La Notizia trasmessa da Canale 5, ha avuto il pregio di portare all’attenzione di decine di milioni di italiani la questioni delle carceri italiane. Ora tutti sanno che nelle carceri italiane esiste un problema sovraffollamento che nessun Governo ha saputo affrontare nonostante i consigli di chi in carcere ci lavora da decenni e nonostante studi di università italiane ed estere abbiano dimostrato che incarcerare quante più persone possibile non diminuisce la sicurezza dei cittadini, ma l’aumenta. I dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, elaborati in collaborazione con l’associazione Pianeta Carcere, sulle presenze negli istituti penitenziari italiani parlano chiaro: le duecento e più carceri italiane hanno superato la soglia delle 65 mila presenze di persone detenute, cifra mai raggiunta nella storia del Paese. E hanno raggiunto questo triste record nell’indifferenza della classe politica e degli organi deputati a monitorare la situazione. Le Regioni che hanno superato il limite tollerabile sono scese ad 11 rispetto alle 12 del mese scorso, ma è una situazione paradossale che si può spiegare con l’intensa attività di trasferimenti di detenuti da un carcere all’altro che il Dap sta svolgendo da tempo e che fino ad ora è stato l’unico provvedimento che l’Amministrazione Penitenziaria è stata in grado di attuare per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Nessun provvedimento sostanziale per deflazionare le carceri ha preso il Parlamento italiano, che pure ha visto moltissimi suoi componenti visitare i penitenziari italiani in tempi recenti. Alle loro dichiarazioni di intenti per risolvere le criticità del carcere non hanno fatto seguito fino ad oggi fatti concreti. Non si è stati in grado di trovare soluzioni politiche e amministrative per evitare il tracollo del sistema penitenziario italiano. Noi continuiamo ad auspicare che, nonostante tutto, si raggiunga a breve un accordo bipartisan. Questa mancanza di provvedimenti non ha fatto che aggravare ancora di più il lavoro della Polizia Penitenziaria, l’unica rappresentante dello Stato che è in prima linea 24 ore su 24 con un organico che si è assottigliato giorno per giorno. E’ tempo di sollecitare urgenti interventi per impedire l’implosione del

sistema carcere del Paese. Il 13 ottobre 2009 abbiamo inviato una missiva al Ministro facendo presente la grave situazione penitenziaria e la preoccupazione per la gravissima situazione di sovraffollamento delle carceri a fronte della quale si contrappone una altrettanto gravissima mancanza di Personale di Polizia, ormai carente di ben oltre 5mila (!) unità rispetto agli organici previsti. Sono state presentate alcune osservazioni e avanzate alcune proposte che potrebbero trovare spazio nella stesura finale del Piano Carceri. Abbiamo espresso parere positivo in merito all’eventuale utilizzo delle procedure edilizie straordinarie e alla necessità dell’assunzione, sempre con procedure di urgenza, di 5.000 unità di Polizia Penitenziaria. Parere altrettanto favorevole in merito alla realizzazione di un circuito penitenziario differenziato di Carceri Leggere destinate esclusivamente a soggetti arrestati provenienti dalla libertà. A tal riguardo, abbiamo concordato sull’utilità di una simile innovazione, soprattutto nelle grandi città, per fronteggiare il fenomeno delle sliding doors per effetto del quale un elevato numero di persone entra ed esce dagli istituti penitenziari nel breve periodo di due o tre giorni. Inoltre, è nostra convinzione che è possibile recuperare numerosi posti attraverso la ottimizzazione degli spazi, sempre all’interno della cinta muraria degli istituti penitenziari. Sappiamo esistere situazioni laddove all’interno dell’intercinta muraria potrebbero essere realizzati, in tempi brevi e senza particolari vincoli urbanistici, altri padiglioni detentivi. Nella stessa direzione di recupero delle strutture abbiamo proposto di valutare la possibilità di riutilizzare le strutture a custodia attenuata costruite all’indomani del D.Lgs 309/90 (cd. Jervolino-Vassalli) e utilizzate dall’amministrazione penitenziaria agli inizi degli anni novanta per essere dismesse pochi anni dopo. Vanno rivalutate attentamente, a nostro avviso anche le misure alternative alla detenzione, soprattutto per i reati di scarso allarme sociale. Infine, sarebbe anche opportuno un ragionamento sulla depenalizzazione di alcuni reati minori, per i quali, forse, sarebbe possibile applicare sanzioni amministrative e/o pecuniarie in luogo della detenzione. F

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Giovanni Battista De Blasis Segretario Generale Aggiunto Sappe deblasis@sappe.it Direttore Editoriale

E alla fine siamo arrivati anche a Sriscia la Notizia... a storia dei braccialetti elettronici iniziò, come qualcuno sicuramente ricorderà, un paio di anni fa, quando cominciammo ad interessarci all’iniziativa, fino ad allora a noi praticamente sconosciuta. Scoprimmo, infatti, che qualche anno prima (nel 2001) c’erano stati degli accordi trilaterali (Ministero dell’Interno, Ministero della Giustizia e Telecom Italia) su una breve sperimentazione e sul successivo utilizzo del braccialetto elettronico come sistema di controllo per alcune misure alternative alla detenzione. Paradossalmente, di tutta quella storia fu tenuto all’oscuro proprio il Corpo di Polizia Penitenziaria... tanto per riaffermare il malcostume tutto italiano secondo il quale vengono sempre tenuti fuori dai progetti proprio gli addetti ai lavori e gli esperti del settore. Ad onor di verità, ancora oggi non sappiamo se è stato coinvolto qualcuno dell’amministrazione penitenziaria nel progetto. Inevitabilmente, e non poteva essere altrimenti, il sistema non ha funzionato e tutto l’apparato messo in piedi è rimasto inutilizzato come una cattedrale nel deserto. E, purtroppo, stiamo parlando di un apparato da milioni di euro. Una centrale nazionale presso la sede Telecom Italia di Roma Nord e centinaia di centrali provinciali istallate presso i rispettivi comandi di Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza. Si, avete capito bene... presso le sedi provinciali di tutte le Polizie a competenza generale tranne che presso uffici e servizi dell’unica Polizia a competenza esclusiva sull’esecuzione penale. E di che cosa stiamo parlando ? Proprio di esecuzione penale. La storia. Con la legge 19 gennaio 2001, n. 4, fu introdotta, per la prima volta in Italia, la possibilità di far ricorso all’uso del braccialetto elettronico per i detenuti ammessi alle misure alternative alla detenzione. Poco dopo, con Decreto del 2 febbraio 2001, il Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro della Giustizia, ha regolamentato le Modalità di installazione ed uso e descrizione dei tipi e delle caratteristiche dei mezzi elettronici e degli altri strumenti tecnici destinati al controllo delle persone

sottoposte alla misura cautelare degli arresti domiciliari nei casi previsti dall’art. 275-bis del codice di procedura penale e dei condannati nel caso previsto dall’art. 47-ter, c. 4-bis, della legge 26/7/1975, n.354. Purtroppo, però, dopo un breve periodo di sperimentazione su un limitato numero di soggetti, si è persa ogni traccia del dispositivo e dal novembre del 2006 ad oggi sono stati utilizzati soltanto un paio di braccialetti. Nel frattempo, però, non si è fermato l’obbligo di pagare il canone a Telecom Italia per l’uso degli apparati e delle linee dedicate al servizio: 11 milioni di euro l’anno. Eppure lo stesso strumento è stato adottato con successo in molti altri Paesi come gli Stati Uniti, l’Australia, il Canada, la Svezia, la Svizzera, la Germania, l’Inghilterra, la Francia e la Spagna. In Inghilterra, in particolare, il braccialetto elettronico dal 1997 ad oggi è stato applicato a quasi centocinquantamila persone che hanno usufruito della detenzione domiciliare monitorata elettronicamente. Secondo l’ultimo dato significativo, prima dell’indulto nel 2005, le misure alternative concesse in Italia sono state circa cinquantamila, nel corso dell’anno. In semilibertà c’erano circa tremilacinquecento persone. In detenzione domiciliare altre quindicimila. F

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L’intervista di Jimmy Ghione a Donato Capece

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Roberto Martinelli Segretario Generale Aggiunto Sappe martinelli@sappe.it Capo Redattore

Sono sempre di più i detenuti stranieri

Incrementare concretamente le espulsioni dei detenuti stranieri

Immagine di una cella

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arceri sempre più affollate, celle sempre più multietniche e condizioni di lavoro delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria sempre più gravose e stressanti. Hanno avuto un effetto dirompente le nostre dichiarazioni sulle attuali presenze di detenuti stranieri in Italia, almeno a giudicare dal risalto mediatico che hanno avuto e dalla positiva reazione del Ministro della Giustizia Angelino Alfano. Oggi sono ristretti in Italia 65.000 detenuti: ben 24mila (il 37% del totale) sono stranieri: 4.333 sono i comunitari detenuti (3.953 gli uomini e 380 donne) mentre quelli extracomunitari sono ben 19.666 (18.827 uomini e 839 donne). In alcuni Istituti la percentuale di presenza di detenuti stranieri è davvero altissima: nella Casa Circondariale di Padova sono l’83% (!), al Don Soria di Alessandria il 72% come a Brescia mentre nella sarda Is Arenas Arbus sono il 73%. E buona parte dei penitenziari del Nord hanno una presenza varia che oscilla tra il 60 ed il 70%. Questo accentua - per le difficoltà di comunicazione e per una serie di atteggiamenti troppo spesso aggressivi - le criticità con cui quotidianamente devono confrontarsi le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria. Si pensi, ad esempio, agli atti di autolesionismo in carcere, che hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalità di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla pro-

pria vita. Le motivazioni messe in evidenza sono varie: esasperazione, disagio (che si acuisce in condizioni di sovraffollamento), impatto con la natura dura e spesso violenta del carcere, insofferenza per le lentezze burocratiche, convinzione che i propri diritti non siano rispettati, voglia di uscire anche per pochi giorni, anche solo per ricevere delle cure mediche. Queste situazioni di disagio si accentuano per gli immigrati, che per diversi problemi legati alla lingua e all’adattamento pongono in essere gesti dimostrativi. E determina inevitabilmente un’accentuazione della gravosità delle condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari. Si devono allora trovare, con la dovuta urgenza, soluzioni concrete. Una potrebbe essere quella di incrementare il grado di attuazione della norma che pre-

vede l’applicazione della misura alternativa dell’espulsione per i detenuti stranieri i quali debbano scontare una pena, anche residua, inferiore ai due anni; potere che la legge affida alla magistratura di sorveglianza ma rispetto alla quale i numeri sono estremamente minimi. Ma è principalmente necessario che questo Governo recuperi il tempo perso su questa significativa criticità penitenziaria e avvii rapidamente le trattative con i Paesi esteri da cui provengono i detenuti - a partire da Romania, Tunisia, Marocco, Algeria, Albania, Nigeria - affinchè scontino la pena nei Paesi d’origine, nei loro carceri, anche prevedendo la corresponsione di un incentivo economico ai rispettivi Governi che accettassero tale proposta. E’ insomma fondamentale stipulare accordi affinchè gli stranieri scontino la pena a casa loro. Questo, oltre a mettere un freno ad una grave emergenza, potrebbe rivelarsi un buon affare anche per le casse dello Stato, con risparmi di centinaia di milioni di euro, nonche’ per la sicurezza dei cittadini: un detenuto costa infatti in media circa 300 euro al giorno allo Stato italiano. E tra le priorità d’intervento e gli obiettivi del Ministero della Giustizia in materia penitenziaria sembrerebbe esserci anche quella di far scontare la pena in patria ai detenuti stranieri. “Stiamo lavorando su tre grandi obiettivi per le nostre carceri. Il primo e’ ottenere dall’Europa che gli stranieri detenuti in Italia vadano a scontare i residui di pena nei Paesi d’origine. Il secondo e’ uno strutturale rinnovamento delle nostre carceri. Abbiamo messo a punto un piano che

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sara’ licenziato a breve. Ci stiamo lavorando col presidente Berlusconi per utilizzare la sua esperienza del modello l’Aquila: portera’ alla realizzazione di oltre 20 mila posti in tempi brevi. E infine stiamo lavorando affiche’, attraverso il lavoro nelle carceri, si riesca a far diminuire i casi di recidiva e quindi il numero dei detenuti in cella. Solo il 10 per cento, infatti, dei detenuti che lavorano in carcere tornano a delinquere”. Sono le parole che ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, a margine di una iniziativa al carcere Pagliarelli di Palermo, rispondendo ai giornalisti in merito alle proteste del sindacato degli agenti di polizia penitenziaria sul sovraffollamento delle carceri. “Non abbiamo la bacchetta magica. Ma siamo accanto sia al sindacato, sia ai singoli agenti, che ringrazio uno per uno. Sono grato a tutti gli oltre 40 mila agenti che con grande abnegazione contribuiscono al sistema di sicurezza del nostro Paese e fanno si che le nostre carceri siano piu’ dignitose che altrove”, ha aggiunto inoltre il Guardasigilli. Rispetto alle parole del Ministro Alfano non posso che esprimere il mio apprezzamento, auspicando che ad esse faccia rapidamente seguito l’attivazione di tavoli politici e tecnici per trovare, insieme, soluzioni al grave problema del sovraffollamento penitenziario. Come primo e più rappresentativo Sindacato del Corpo di Polizia penitenziaria abbiamo infatti l’obbligo istituzionale di svolgere un’opera di controllo sulle questioni che ledono i diritti dei nostri iscritti e quello morale di perseguire un’attività di proposta e di indirizzo sulle problematiche penitenziarie, seguendo le indicazioni che sono frutto della nostra decennale esperienza sul campo. Il grave momento di crisi che ricade per ora unicamente sui quasi trentanovemila Agenti (il dato è del 31 settembre 2009) e sulle loro famiglie ci impone di trovare e discutere su soluzioni che possano essere comprese e condivise dai cittadini e fatte proprie dal Governo. E noi vogliamo fare la nostra

Nella foto, Il Ministro della Giustizia Angelino Alfano sotto, ancora una cella

parte. Per questo lo scorso agosto, in occasione dell’iniziativa dei Parlamentari che hanno visitato quasi tutti gli Istituti penitenziari del Paese, abbiamo proposto di aprire un tavolo di trattative politiche e tecniche entro cento giorni da quelle visite. Appello per ora disatteso, ma che non è più rinviabile tenuto conto delle 65.001 persone detenute e di un Personale di Polizia Penitenziaria che si assottiglia giorno per giorno, di cui ancora non è previsto un prossimo reintegro. L’iniziativa che sta perseguendo il Ministro di far scontare la pena nei propri Paesi agli oltre 24 mila stranieri presenti nelle carceri italiane, va di sicuro nella direzione giusta, ma lo invitiamo ancora una volta - anche da queste colonne - a riprendere il Decreto sull’utilizzo della Polizia Penitenziaria presso gli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna (UEPE), per il controllo sulle persone che usufruiscono delle misure alternative. Il problema dell’enorme spreco di denaro pubblico dovuto al mancato utilizzo dei braccialetti elettronici che il SAPPE sta denunciando da mesi e che ha avuto nel servizio televisivo di ‘Striscia la Notizia’ la punta massima di visibilità mediatica sembrerebbe dipendere da problemi tecnici e burocratici per cui è la Magistratura che trova difficoltà pratiche a ricorrere al loro utilizzo come misura alternativa. Tutto ciò rende intollerabile il problema del sovraffollamento nelle

carceri e rende pericoloso il lavoro quotidiano degli Agenti Penitenziari. La Polizia Penitenziaria, in virtù anche degli istituendi Ruoli Tecnici, potrebbe facilmente ed efficacemente, provvedere alla loro installazione e gestione, con conseguente maggiore e più efficace controllo delle misure alternative, di quanto non succeda oggi. Per questo rinnoviamo l’invito al Ministro della Giustizia Alfano di aprire da subito un tavolo di trattative tecniche con il Guardasigilli, i vertici del Dap e le altre realtà sociali che operano negli Istituti penitenziari. per trovare insieme delle soluzioni condivise e risolvere il grave momento di crisi che il settore penitenziario sta vivendo e che principalmente la Polizia Penitenziaria sta fronteggiando e pagando in termini di condizioni di lavoro gravose e particolarmente stressanti. F

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Giovanni Battista Durante Segretario Generale Aggiunto Sappe durante@sappe.it Responsabile redazione politica

La religione islamica e l’insegnamento nelle scuole

A lato, il Vice Ministro Adolfo Urso

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l vice ministro Adolfo Urso, ad Asolo, al convegno Le nuove politiche per l’immigrazione, ha proposto di introdurre nelle scuole un’ora di religione islamica facoltativa. Il convegno è stato promosso dalle due fondazioni Farefuturo e Italianieuropei che fanno capo a Gianfranco Fini e Massimo D’Alema. La proposta, ovviamente, non è passata inosservata. I commenti sono stati tanti e alcuni programmi di approfondimento hanno trattato l’argomento ma, soprattutto, è stato il mondo politico a dividersi sulla proposta bipartisan di Fini, D’Alema e Urso, così come era già avvenuto per altre proposte, quali la concessione della cittadinanza e del voto alle elezioni amministrative agli extracomunitari, avanzate da Gianfranco Fini. Il no più deciso all’insegnamento dell’ora di religione islamica nelle scuole è arrivato dalla Lega Nord. Il ministro Maroni ha commentato così: «Se la proposta servisse a migliorare l’integrazione saremmo tutti d’accordo ma questo è certamente il modo più sbagliato per farlo…Mentre l’ora di religione cattolica rappresenta un’entità, la Chiesa, che ha una gerarchia e dei valori precisi che si possono trasmettere, quello dell’imam è un mondo diverso: l’imam interpreta il Corano liberamente, non c’è un messaggio chiaro da trasmettere.» Ancora più secca la replica di Calderoli: «Fosse per me renderei obbligatoria l’ora di religione cattolica.» Perfino la radicale Emma Bonino ha espresso dissenso rispetto alla proposta di Urso: «Quale corano si intende insegnare? Chi seleziona gli imam? A

scuola servirebbe piuttosto un’ora di storia delle religioni.» Altri esponenti politici, intervenuti sull’argomento, hanno posto soprattutto un problema di identità. Pier Ferdinando Casini, infatti, ha affermato che l’Italia è un Paese che ha una sua identità cristiana che va studiata e rispettata, perché fa parte della nostra storia e della nostra cultura, indipendentemente dalle nostre scelte di fede. A tal proposito, vediamo qual è la situazione in Italia. Nel nostro Paese la religione più diffusa è proprio il cristianesimo. I cristiani sono circa 53.000.000, di cui circa 51.000.000 sono cattolici. Le comunità religiose straniere più numerose sono quella islamica, con oltre 1.250.000 fedeli, e quella ortodossa con circa 1.130.000 fedeli. Consistente è anche la presenza dei protestanti, con un numero che si aggira intorno ai 363.000, di cui circa 60.000 sono valdesi o luterani, 250.000 pente-

costali, 25.000 avventisti e 15.000 Fratelli. Per quanto riguarda le altre religioni, 45.000 sono gli ebrei, 197.000 i buddisti, 109.000 gli induisti e 70.000 i sikh. A guardare i numeri non c’è dubbio che in Italia la presenza dei cristiani, in particolare dei cattolici, sia assolutamente preponderante rispetto a tutte le altre religioni, così come non c’è dubbio alcuno che le nostre radici e le nostre tradizioni cristiane siano assolutamente dominanti. Ciò, comunque, non costituisce una spiegazione logica e razionale rispetto al fatto che nelle scuole si insegni la religione cattolica e non le altre. Peraltro, bisogna ricordare che l’insegnamento di altre religioni, come quella ebraica, avviene già. Infatti, su richiesta degli interessati, la religione ebraica viene insegnata nelle scuole italiane. La differenza sostanziale sta nel fatto che, però, solo i docenti che insegnano la religione cattolica sono pagati dallo Stato italiano. Ma, a tal proposito, bisogna ricordare che in Italia i rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica sono disciplinati dai Patti lateranensi del 1929 e dal nuovo concordato siglato nel febbraio del 1984 dall’allora Presidente del Consiglio dei ministri Bettino Craxi. Qualcuno ha sostenuto che l’insegnamento della religione islamica, nelle scuole, eviterebbe gli indottrinamenti clandestini di tanti mussulmani all’interno delle moschee dove, spesso, sembra che avvenga un vero e proprio reclutamento di terroristi da utilizzare, poi, nelle missioni suicide. Nessuno, però, può garantire che ciò non avverrà più per il solo fatto che la religione islamica sarà insegnata nelle scuole. Dal mondo cattolico è arrivato un coro

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di no alla proposta avanzata da Urso, l’unica voce favorevole è stata quella, autorevolissima, di Carlo Maria Martini, già cardinale di Milano, in pensione da qualche anno per raggiunti limiti di età, il quale ha dichiarato. «La libertà religiosa è sancita nella dichiarazione dei diritti dell’uomo, e la libertà religiosa non si esercita solo nel momento in cui viene concesso di inginocchiarti e pregare. Significa anche potersi istruire nella propria religione.» Se la questione religiosa è solo un problema di istruzione sarebbe bene, allora, come hanno sostenuto in molti, che a scuola si insegnasse la storia delle religioni, di tutte le religioni, seppur consapevoli del fatto che le nostre radici sono prevalentemente cattoliche. Al di fuori della scuola, poi, ognuno può approfondire il proprio sapere e praticare la propria fede liberamente. Un paese veramente libero credo che debba orien-

Nella foto, i Ministri Maroni e Calderoli

tarsi in questa direzione. D’altra parte, anche la nostra Carta costituzionale tutela la libertà di tutte le religioni. L’articolo 8 prevede, infatti, che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Si tratta di una libertà di carattere generale che non incontra limiti, diversa-

mente da quanto avviene per la libertà di organizzazione, sancita dal comma 2 dello stesso articolo, che non deve contrastare con l’ordinamento giuridico italiano. I rapporti tra le confessioni diverse da quella cattolica e lo Stato italiano sono regolati dalla legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. F

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Lara Liotta info@sappe.it Redazione sportiva

Fiamme Azzurre Tre atlete Mondiali

Nelle foto, sopra: l’esultanza di Tatiana Guderzo sotto, Stefania Cicali

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er tre volte l’Inno di Mameli ha coronato le prove maiuscole delle donne delle Fiamme Azzurre ai campionati del mondo di specialità. In otto giorni e due week end di gara tra Italia, Portogallo e Svizzera, hanno raggiunto l’oro ed il tetto del mondo Stefania Cicali, Monica Finessi e Tatiana Guderzo. Un pensiero sul possibile conseguimento del Guinness World Record settimanale dei mondiali vinti in tre specialità diverse da parte di atleti di gruppi sportivi professionistici ci è venuto in mente, e sicuramente è un calcolo che si è fatto un entusiasta Giovanni Bonanni, segretario delle tre le sezioni iridate e gregario impegnato quando si tratta di lavorare per il raggiungimento di tali successi. Nel 2005 arrivò alla sezione ciclismo contemporaneamente all’attuale guida delle Fiamme Azzurre Marcello Tolu. In quel momento poche erano le leve di punta su cui poter sperare per successi imminenti o futuri del gruppo agonistico sulle due ruote. Poi il lavoro di ricerca e reclutamento mirato alla ricostruzione di un gruppo vincente, la ricerca degli sponsor, degli arruolamenti giusti a favore delle campionesse più promettenti, la fiducia data a chi già operava nel settore con la prospettiva di una ritirata ad altro impiego per cessazione attività, quel gruppo lo hanno visto invece rifiorire e crescere. C’è stata la formazione delle due ammiraglie di gara ufficiali delle Fiamme Azzurre, delle figure professionali dei massaggiatori, dei tecnici, dei meccanici e di quella squadra che sono è la forza dei colori della Polizia Penitenziaria. Un team normale è diventato quella macchina soprannaturale capace di raggiungere, in soli quattro anni, 40 titoli italiani, due titoli mondiali su pista più l’ultimo di Tatiana su strada già bronzo olimpico di Pechino, un oro e due bronzi paralimpici con Fabio Triboli ed il titolo europeo under 23 di Marta Tagliaferro. In questa sommaria rassegna ci siamo fermati ai risultati più eclatanti,

senza dimenticare che Monica Baccaille è stata l’atleta capace di vincere quel titolo italiano su strada da sempre appannaggio di società civili con disponibilità economiche per nulla paragonabili a quelle dei gruppi sportivi militari o militarmente organizzati. Premessa a parte, ad aprire le danze della tripletta mondiale di cui vi raccontiamo, è stata la fuoriclasse toscana della canoa Stefania Cicali. A Crestuma (Portogallo), nelle acque del fiume Duero, nei 21 km della lunga e dura maratona under 23 che si è svolta dal 18 al 20 settembre scorso, si è aggiudicata la prima posizione con un tempo di 1h39’31”21 precedendo di 37” la britannica Louisa Sawers e di 46” l’ungherese Eszter Havas. Dopo la partecipazione olimpica di Pechino, nel 2009 la Cicali era stata medaglia di bronzo ai Giochi del Mediterraneo, quinta ai Mondiali di Dartmouth, quinta agli Europei di Brandeburgo con in più i due argenti conquistati agli europei Under 23 di Poznan. Questo titolo mondiale la proietta ancor di più nel futuro di una disciplina le cui pagine più importanti ha dimostrato di poter scrivere con prove del calibro della gara portoghese: con la capacità di creare il vuoto fin dagli inizi tra lei e le dirette inseguitrici, e l’abilità di mantenere quei distacchi fino all’arrivo al traguardo. Dietro non si è vista nessuna delle sue avversarie per oltre mezzo minuto mentre Stefania già festeggiava un oro pesantissimo nel suo palmares di vittorie. Lo scorso 15 agosto sul lago Banook, in Canada, l’azzurra in 4’ 01” aveva conquistato il quinto posto nella finalissima del K1 1000 del mondiale seniores vinta dall’ungherese Katalin Kovacs (3:59.846) davanti alla tedesca Weber, alla sudafricana Hartley e alla danese Engel Hansen. La Cicali, che comunque lottò riuscendo a chiudere a soli quattro decimi dal podio aveva fatto intuire con un mese di anticipo che questa medaglia d’oro era possibile e alla sua portata.

Polizia Penitenziaria - SG&S n. 166 - ottobre 2009


Stefania cresce sportivamente, continua a maturare anche se il venti ottobre compirà appena 22 anni. Anagrafe dalla sua parte, di vittorie e conferme possono prevedersene ancora molte. Nello stesso week end, altre soddisfazioni sono arrivate da Monica Finessi nella quarta kermesse mondiale dell’arco 3D che si è svolto a Latina dal 16 al 19 settembre e che ha visto la partecipazione di 180 atleti provenienti da 23 nazioni. Abbiamo spesso parlato del dietro le quinte della Polizia Penitenziaria al servizio dello sport: a Latina mezzi e uomini dei baschi azzurri hanno contribuito in maniera impeccabile allo svolgimento delle competizioni fornendo assistenza per il trasporto degli atleti, il servizio d’ordine, la vigilanza sui campi di gara, il cerimoniale nonché per le manifestazioni di apertura e chiusura che sono parte integrante di una cornice adeguata ai grandi eventi. In Ungheria, nel 2007, Monica aveva conquistato nell’arco istintivo un argento capace di farle nutrire più di una speranza di portarsi a casa il titolo più ambito della sua disciplina. Nonostante gareggiare da probabile favorita e per di più in casa non sia mai semplice, il tracciato di Latina le ha portato bene sia nelle eliminatorie, in cui ha sempre dominato la classifica, sia nella più combattuta finale in cui, opposta all’ungherese Kata Laszlo è riuscita ad imporsi definitivamente con un 35 a 31 finale. Il bronzo è andato all’austriaca Gisela Fuschlberger. Per l’altra arciera delle Fiamme Azzurre e olimpionica a Sydney 2000 Irene Franchini, è arrivato invece un quarto posto finale che è comunque un buon risultato se si considera che ha voluto prendere parte alle gare nonostante sia al quarto mese di gravidanza. La gioia per la vittoria non ha fatto dimenticare a Monica Finessi che in quel giorno in cui la medaglia d’oro le cingeva il collo ed il tricolore, per mano dell’alzabandiera curato dai colleghi, si levava alto a festeggiarne l’impresa, in Italia c’erano sei famiglie ad attendere il rientro dei loro cari dall’Afghanistan con quello stesso tricolore ad avvolgerne le bare. Proprio per questo, la campionessa delle Fiamme Azzurre ha voluto dedicare la medaglia d’oro ai militari italiani caduti a Kabul. Questa è stata la sua dedica: «Il mio pensiero in questo momento va alle famiglie dei militari italiani. Credo che sia un atto dovuto per chi come me veste la divisa delle Fiamme Azzurre».

Onore al pensiero e alla sensibilità oltre che all’impresa di Monica. Il 26 settembre un altro oro, che giudicare storico non è esagerare, è stato raggiunto dopo la gara capolavoro di Tatiana Guderzo nella prova su strada di ciclismo nel Campionato del Mondo di Mendrisio (Svizzera). Ben 124 km e 200 metri di percorso della “corsa in linea”, hanno scremato il gruppo delle 127 partenti fino a farne giungere al traguardo soltanto 56. Una prova di resistenza mentale allo sforzo oltre che fisica, condotta da Tatiana con l’aiuto della sua tenacia, di una lucidità fuori dal comune e anche di Noemi Cantele, l’altra azzurra arrivata al bronzo dopo un tandem di gara delle due che sembrava disegnato a tavolino, ma da un artista molto quotato. All’ultimo giro, dopo qualche attacco ripetuto per sondare la reazione del gruppetto di testa composto dall’olandese Marianne Vos, campionessa olimpica in carica, e l’americana Armstrong, che aveva vinto la crono tre giorni prima, per le nostre è arrivata l’azione vincente che ha portato alla svolta decisiva. Un primo allungo di Tatiana, poi il sostegno di Noemi a darle respiro mettendosi davanti e offrendo la scia. Poi Tatiana di nuovo avanti con un guizzo sulla destra di Noemi. Ci sono diverse salite, dei muri che non ne scalfiscono la progressione. La fuoriclasse azzurra prosegue in fuga. In discesa fa il vuoto, Noemi ne difende l’azione controllando l’olandese e l’americana che provano a riprenderla facendo appello a tutto ciò che è rimasto nella testa e nelle gambe. Troppo tardi, il traguardo è già un trionfo azzurro mentre le due lottano con la Cantele per la seconda e la terza piazza del podio. Noemi è terza dietro la Vos, la Armstrong è battuta. Il ct Savoldi non nasconde la soddisfazione per una doppietta di medaglie che è arrivata a dimostrare il valore del ciclismo rosa dopo l’altra storica di Stoccarda 2007. Allora sul podio finirono, rispettivamente prima e terza, Marta Bastianelli e Giorgia Bronzini. All’arrivo Tatiana ha sottolineato come la vittoria sia stata frutto del lavoro di una squadra che ha fatto per lei ed il suo successo un lavoro complessivo fantastico. Ha affermato come quell’oro sia da dividere per sei, perché sei sono state le azzurre che si sono sacrificate per la gara da antologia che è poi riuscita. Tra di esse una nota di merito va anche a Monica Baccaille, l’altra specialista delle gare su strada delle Fiamme Azzurre. Una nota positiva ed un sorriso in più, per otto giorni e tre prestazioni da incorniciare.

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Due immagini di Monica Finessi sul campo di tiro

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CLASSIFICA FINALE

1.TATIANA GUDERZO 3h33’25” (media 34.917 km/h) 2. Marianne Vos NED a 19” 3. Noemi Cantele ITA s.t. 4. Kristin Armstrong USA s.t. 5. Diana Ziliute LTU a 1’07” 6. Judith Arndt GER s.t. 7. Erinne Wallock CAN s.t. 8. Nicole Brandli SUI s.t. 9. Grace Verbeke BEL s.t. 10. Catherine Cheatley NZL s.t. 46. MONIA BACCAILLE a 10’18”

Un po’ di dati sulle tre atlete medaglia d’oro.

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Stefania Cicali: Stefania CICALI è nata a Firenze il 20 ottobre 1987 ed è un agente in servizio presso la Casa Circondariale di Sollicciano (FI). Per Stefania CICALI, il titolo iridato conseguito in Portogallo è il primo raggiunto vestendo i colori del Gruppo Sportivo della Polizia Penitenziaria, il terzo in assoluto vinto ai Campionati Mondiali di “canoa maratona.” E’ ad oggi una delle specialiste più titolate in Italia e a livello internazionale. Nel suo già ricco palmares dei Campionati Mondiali figurano infatti le tre medaglie d’oro individuali negli anni 2004 (juniores), 2005 (juniores) e 2009 (Under 23) , una medaglia di bronzo nel k2 nell’anno 2005 ed il titolo Europeo conquistato nel 2005. Nelle altre specialità della canoa olimpica l’atleta vanta, in campo internazionale, la medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali del 2005 nella specialità k1 mt. 1000, la medaglia d’argento ai Campionati Mondiali Universitari dell’anno 2008 nella specialità k1 mt. 500, due medaglie d’argento conquistate ai Campionati Europei dell’anno 2007 nelle specialità k4 mt. 1000 e k4 mt 500, tre medaglie di bronzo ai Campionati Europei del 2004 nelle specialità k1 mt. 1000 e k1 mt. 500 e, nel 2007, nella specialità k4 mt. 1000. In campo nazionale l’atleta può vantare già 44 titoli italiani conquistati nelle varie specialità : velocità, fondo, maratona.

Monica Finessi: Monica FINESSI, nata a Bologna il 17 febbraio 1969 ed assistente del Corpo di Polizia Penitenziaria, è in servizio presso il Centro Amministrativo “Giuseppe Altavista” e distaccata presso la Casa Circondariale di Bologna. La medaglia d’oro nella prova individuale mondiale di Latina nella specialità “arco istintivo”, è la prima della sua carriera e va a coronare una lunga serie di piazzamenti e risultati nella specialità di cui mantiene la leadership in Italia. In campo Internazionale vanta, oltre al titolo iridato, una medaglia d’argento conquistata ai Campionati Mondiali del 2007 e un 6° posto ai Campionati Europei del 2008. In campo nazionale l’atleta delle Fiamme Azzurre ha conquistato 3 titoli italiani. Tatiana Guderzo: Tatiana GUDERZO è nata a Marostica (VI) il 22 agosto 1984, è un agente scelto in servizio presso la Casa Circondariale di Vicenza La medaglia d’oro vinta ai Campionati Mondiali di Mendrisio, l’unica conquistata dalla squadra della Nazionale Italiana, segue, in questa stessa stagione, i due titoli Italiani di ciclismo su pista nelle specialità “inseguimento individuale” e “inseguimento a squadre”, la medaglia d’argento ai Campionati Italiani di ciclismo su strada nella specialità “cronometro individuale”, la vittoria del “Giro del Friuli”, le tre vittorie di tappa del Giro d’Italia delle Piste nella specialità “corsa a punti” e la vittoria della seconda tappa del Giro di Toscana. Nel ciclismo su strada, figurano nel suo palmares due medaglie d’argento ai Campionati Mondiali del 2002 (cronometro individuale) e 2004 (corsa in linea), una medaglia d’oro e tre d’argento ai Campionati Europei degli anni 2004 (oro – cronometro), 2005 (argento – cronometro) e 2006 (argento crono e argento corsa in linea) e tre medaglie d’oro e una d’argento ai Campionati Italiani degli anni 2002, (oro – cronometro), 2005 (oro - cronometro) e 2008 (oro - cronometro e argento corsa in linea). F

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Umberto Vitale Segretario Generale Aggiunto Sappe vitale@sappe.it

Bracialetti elettronici "Striscia la Notizia" con Jimmy Ghione si è occupata di uno spreco da 110 milioni di euro Su 400 disponibili in Italia ne viene usato solo 1 in Francia e Gran Bretagna ne sono attivi 13 mila Il 13 ottobre 2009, un servizio di Jimmy Ghione (Striscia La Notizia) ha evidenziato grazie all'intervista al Segretario Generale del SAPPe Dott. Donato Capece quanto sono costosi per le casse dello Stato i Braccialetti elettronici nati come sistema alternativo alla detenzione "anzi costosissimi, più che se fossero fatti di oro diamanti e pietre preziose". L'Inviato del Tg satirico ha evidenziato uno spreco da 110 milioni di euro per la realizzazione di un sistema che però non viene applicato dai magistrati. Il Dott. Donato Capece, ha spiegato davanti ai microfoni di Striscia che di questi bracciali ne sono stati realizzati 400, ma che allo stato attuale solo 1 è impiegato a Milano e gli altri 399, chiusi in un caveau del Ministero dell'Interno. Il braciale doveva servire a controllare i dentenuti agli arresti domiciliari limitando così il sovraffolamento delle carceri. Prima ancora della loro sperimentazione, durante il governo Amato, nel 2001, era stato siglato un accordo tra l'allora ministro dell'interno, Enzo Bianco, e l'ex Guardasigilli, Piero Fassino, con Telecom. Il contratto della durata di 10 anni prevedeva l'impiego dei bracialletti per 11 milioni di euro l'anno, che da allora i contribuenti versano alla Telecom, pur non venendo usati. Il servizio trasmesso ha colpito molto l'opinione pubblica tanto è vero che sono state presentate anche due interrogazioni parlamentari da diversi esponenti politici, chiedendo chiarimenti sulla que-

stione. Riportiamo di seguito le due interrogazioni presentate sul costosissimo braccialetto elettronico. Interrogazioni a risposta scritta: On. Pisicchio Pino DI PIETRO ITALIA DEI VALORI Seduta n. 233 del 15/10/2009 Al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno. - Per sapere premesso che: la trasmissione televisiva Striscia la Notizia ha reso noto, nel corso di un servizio andato in onda martedì 13 ottobre 2009, il fatto che la Telecom si sarebbe aggiudicata un appalto di undici milioni di euro annui per la durata di dieci anni (con un ammontare complessivo, dunque, di 110 milioni di euro) per la fornitura al Ministero della giustizia di bracciali elettronici per il controllo a distanza, volti a garantire una misura alternativa alla detenzione; secondo la denuncia avanzata da un sindacato degli agenti di custodia e raccolta dalla trasmissione televisiva, sarebbero in giacenza presso il Ministero dell’interno 400 bracciali mai usati, mentre uno solo avrebbe trovato impiego su una persona sottoposta a misure restrittive della libertà -: se la denuncia del sindacato rispondesse al vero, ci troveremmo di fronte ad un gravissimo episodio di spreco di risorse pubbliche cui occorrerebbe porre immediato riparo; se i ministri interrogati non intendano, verificata l’attendibilità della denuncia, porre tempestivo rimedio ad una situazione di grave pregiudizio per il pubblico erario. Interrogazione presentata da Michele Giuseppe Vietti VIETTI, VOLONTÈ, MANNINO, TASSONE, RAO, CICCANTI, COMPAGNON e NARO. Al Ministro dell’interno. - Per sapere - premesso che: secondo quanto riportato da Il Sole 24 ore e da Libero, rispettivamente negli articoli del 4 e del 14 settembre 2008, sa-

rebbe stato stipulato un contratto da undici milioni di euro (di cui sei solo di spese di gestione) nel 2003 tra il ministero dell’interno e Telecom Italia per l’utilizzo, sino al 2011, di quattrocento braccialetti elettronici; di fatto, sembra che questi dispositivi siano stati accantonati dopo soli due anni: il progetto non è decollato perché non aveva i requisiti tecnici per garantire l’effettiva rintracciabilità del detenuto; occorre valutare l’opportunità di pagare canoni per sperimentazioni tecnologiche, di cui non si conosce peraltro l’effettiva affidabilità, che poi non vengono portate a termine, nonostante gli elevatissimi costi; riserve e perplessità sono state manifestate anche dal Ministro interrogato, secondo cui l’introduzione del braccialetto si giustifica esclusivamente se sarà garantita la sicurezza del dispositivo e saranno fortemente ridotte le evasioni; diversamente, il Ministro della giustizia ha ritenuto concreta e fattibile l’ipotesi di ricorrere al braccialetto elettronico, nell’ambito di un sistema di pene alternative al carcere, previa valutazione della sua potenziale efficacia -: se quanto sopra denunciato corrisponda a verità e, in caso di riscontro positivo, chi sia stato il sottoscrittore e quali siano stati i motivi del congelamento dell’operazione, nonché la relativa spesa complessiva fino ad oggi. F

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I Segretari Generali Aggiunti Umberto Vitale e Giovanni Battista De Blasis posano insieme al Segretario Generale Donato Capece e Jimmy Ghione con la nostra Rivista

a sinistra, Jimmy Ghione intervista il Segretario Generale Donato Capece nel suo uffico

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Lionello Pascone Coordinatore Nazionale Anppe Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria

Riforma delle normative per il riconoscimento della causa di servizio

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necessario un intervento sulla materia, sia in senso legislativo che amministtivo, soprattutto, per quanto attiene alla semplificazione e allo snellimento delle procedure per il riconoscimento delle infermità dipendenti da causa di servizio, nella considerazione che, a tutt’oggi, l’iter non termina mai prima di 8/10 anni, tempi non certo consoni per un Paese civile. Il contenuto del’art. 4 della proposta di legge (atto Camera n. 1826), al fine di pervenire ad una regolamentazione omogenea dei procedimenti presso le diverse amministrazioni, nonché semplificare gli adempimenti a carico delle stesse, prevederebbe l’istituzione di una Commissione composta da cinque membri nominati dal Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con quello del lavoro, della salute e delle politiche sociali, scelti tra funzionari ed esperti del settore. E’ allo studio una bozza di nuovo regolamento sui procedimenti per il riconoscimento della dipende da causa dl servizio che dovrebbe sostituire l’attuale DPR 461/2001. Nella circostanza, attenzione sarà riservata anche al provvedimento che, in futuro, attraverso un decreto del Presidente della Repubblica, andrà a disciplinare il Regolamento dei criteri medico legali per l’accertamento delle invalidità e del danno biologico e morale a carico delle vittime del terrorismo e delle stragi.

Invero, le problematiche relative al procedimento per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio non possono trascurare gli aspetti del successivo trattamento economico. In proposito, nell’ambito dell’esame dell’atto Senato n. 1167 in tema di “Delega al Governo in materia di lavori usuranti di riorganizzazione degli Enti; di congedi; aspettative, ect.” si os-

serva che nella grande maggioranza dei Paesi europei, esiste un unico sistema pensionistico, previdenziale e risarcitorio, mirato a stabilire il principio d’eguaglianza formale, sancito dall’art. 3 della Costituzione, secondo cui il legislatore dovrebbe assicurare ad ogni lavoratore, pubblico o privato, civile o militare identità di trattamento risarcitorio, quando equivalenti siano le condizioni soggettive e oggettive (infortunio nello svolgimento delle sue funzioni/compiti). Allora, si auspica che tutti i lavoratori, pubblici e privati, abbiano garantito lo stesso sistema assicurativo, con uguali procedure ed indennizzi. Per quanto riguarda gli aspetti del con-

tenzioso, tenuto conto che alcuni istituti giuridici del settore del pubblico impiego sono stati modificati con norme di carattere privatistico, sarebbe opportuno approfondire l’argomento, non sottovalutando la possibilità che la materia del riconoscimento della “dipendenza da causa di servizio”, e del suo trattamento previdenziale/risarcitorio, venga demandata al giudice ordinario, nel dubbio che alcuni magistrati della Corte dei Conti siano “condizionati” dalle disponibilità di bilancio dello Stato. Ad esempio, ricorsi proposti in materia di cumulo dell’indennità integrativa speciale su più pensioni pubbliche dirette o di reversibilità anteriori al 31.12.1994, ove numerose, favorevoli decisioni di giudici monocratici, sono state rigettate in sede d’appello. E’ necessario fare il punto su queste realtà; occorre valutare certe diversità di interpretazione, serve un confronto ed un colloquio fra gli operatori e gli interessati su questa materia. In chiusura della precedente legislatura, l’art. 3 della legge 246/2005 aveva delegato (entro il dicembre 2008) il Governo a provvedere, con uno o più decreti legislativi, al riassetto, coordinamento e alla razionalizzazione di tutte le disposizioni vigenti in materia di causa di servizio; il provvedimento non è stato reiterato. Un auspicio ed impegno è che si possa giungere ad una codificazione dell’intero sistema, che tenga conto delle attuali realtà e dell’evoluzione sociale ed economica del nostro Paese. F

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Assegno per il nucleo familiare da luglio in vigore i nuovi limiti di reddito Dal 1° luglio 2009, al 30 giugno 2010 sono operativi i nuovi limiti di reddito entro i quali i lavoratori e pensionati hanno diritto all’assegno per il nucleo familiare. I nuovi limiti sono superiori del 3,2% rispetto a quelli del periodo precedente e sono rapportati al reddito degli interessati realizzato nel 2008. Le nuove misure si applicano (anche ai rapporti di lavoro e ai pensionati del settore privato) dalla rata di pensione di luglio ed ai pensionati che hanno diritto alla prestazione viene inviata apposita comunicazione. Ricordiamo in proposito che l’assegno per il nucleo familiare spetta per le seguenti persone: • il richiedente stesso dell’assegno • il coniuge non legalmente ed effettivamente separato • i figli (legittinii, legittimati, adottivi, aflìliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge, affidati) minori di età, e i nipoti, minori di età, viventi a carico di ascendente diretto • i figli maggiorenni inabili che si trovano, per difetto fisico o mentale, nell’assoluta e permanente impossibilita di dedicarsi ad un proficuo lavoro • i fratelli, le sorelle, i nipoti collaterali del richiedente, minori di età o maggiorenni inabili, a condizione che siano orfani di entrambi i genitori e non abbiano diritto alla pensione ai superstiti. Ma per alcuni pensionati la situazione potrebbe presentarsi in

modo diverso: L’INPDAP infatti, ha chiuso l’operazione “Red 2008” con la quale ha preso conoscenza dei redditi del 2007 e nello stesso tempo dei redditi 2006 con il risultato che con la rata di luglio chi ha diritto agli assegni in misura diversa rispetto al passato ha trovato nella rata di pensione il nuovo importo della prestazione o non lo ha trovato affatto nel caso in cui la prestazione sia stata perduta del tutto. Nella fattispecie agli interessati è stata inviata apposita lettera con la quale si anticipa, a seconda dei casi, la revoca o la riduzione dell’assegno sulla base di redditi che ogni interessato ha comunicato a suo tempo ai centri di assistenza fiscale (CAF) o ai professionisti abilitati, ovvero in base ai redditi che all’INPDAP sono stati comunicati dal casellario centrale dei pensionati gestito dall’INPS. Il materiale recupero dell’indebito maturato fino al giugno 2009, verrà effettuato dagli uffici a partire dalla rata di novembre 2009. Nell’ipotesi che la situazione reddituale sia in realtà diversa da quella comunicata all’lNPDAlP gli interessati debbono informare la sede dell’istituto che ha in carico la pensione, delle variazioni di reddito (personale o familiare) che possono influire sul calcolo dell’assegno, portando con sé la certificazione reddituale (730, Cud, ecc) con la quale si possa dimostrare la reale situazione reddituale in modo da rivedere la posizione ce aggiornare di conseguenza la misura degli assegni in base alle nuove risultanze. F

Arruolamento nelle Forze armate dei congiunti delle Vittime del Dovere Legge 10 luglio 2009, n. 93 Il 1 luglio us la IV Commissione Difesa della Camera ha approvato, in sede deliberante, la proposta di legge tendente alla modifica di alcune norme sulla disciplina dell’arruolamento nelle Forze Armate dei congiunti delle vittime del dovere di cui all’art. 6 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 82 di cui riportiamo il nuovo testo così come modificato dalla presente legge: “Nell’ambito di ciascuna Forza armata, previo superamento di un corso

propedeutico svolto con modalità definite dal relativo Capo di Stato Maggiore, possono inoltre essere ammessi alla frequenza del primo corso di formazione utile per l’immissione nel ruolo dei volontari di truppa in servizio permanente, nei limiti delle vacanze organiche e fermi restando sia l’accertamento dell’idoneità psicofisica ed attitudinale, ad eccezione del limite di altezza che è stabilito nella misura non inferiore a metri 1,50, sia

al possesso dei requisiti di cui all’art. 4 comma 1 lettere c), e), g) e h) della legge 23 agosto 2004, n.226, il coniuge ed i figli superstiti nonché i fratelli, qualora unici superstiti del personale delle Forze armate deceduto o divenuto permanentemente inabile al servizio militare, per effetto di ferite o lesioni riportate nell’espletamento di missioni internazionali di pace ovvero in attività operative, individuate con decreto del ministro della difesa..”. F

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Brienza: Festa del Pensionato

Alcune immagini della Festa Nazionale del Pensionato

Il giorno 12 settembre 2009, si è svolta a Brienza, in Basilicata, la settima Festa del Pensionato della Polizia Penitenziaria. La manifestazione è stata patrocinata anche dall’Amministrazione comunale della cittadina che, nella circostanza, ha intitolato una Piazza e ha scoperto un busto al Dottor Giuseppe Altavista, già Direttore Generale per gli Istituti di Prevenzione e Pena, negli anni ‘70.

Inizialmente, si è tenuto un Convegno, in cui è stata illustrata e commemorata la persona di Giuseppe Altavista, sotto il profilo istituzionale, professionale e umano; quindi, è stata deposta una Corona d’alloro al monumento ai Caduti, adiacente alla Casa comunale. Molto significativi i discorsi degli intervenuti: il Presidente della Regione Dott. Vito Di Filippo, il Presidente della Provincia di Potenza Dott. Pino La Corazza, il Sindaco di Brienza Dott. Pasquale Scelzo, il Vice Capo Vicario del DAP Dott. Emilio di Somma, il Coordinatore Nazionale dell’ANPPe Dott. Lionello Pascone. Commoventi le parole della figlia del Dott. Altavista, presente unitamente alla madre, alla zia e alle sorelle. La sera si è tenuto un concerto della Banda del Corpo, che si è esibita, sempre con grande maestria, in numerosi brani

lirici in arie d’epoca, riscuotendo calorosi applausi e cordiali riconoscimenti. Considerevole l’affluenza della popolazione e dei pensionati della provincia di Potenza, che hanno aderito con spontaneità alla intera manifestazione, partecipando con una intensa commozione e con una adesione quanto mai encomiabili. Un elogio particolare va al Coordinatore Regionale Anppe per la Basilicata Antonio Benemia che, come sempre, ha curato, con perizia e attenzione, ogni dettaglio. F

Rovigo: nuova sede ANPPE A destra, l’inaugurazione della sede ANPPe di Rovigo

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Mercoledi 7 Ottobre 2009, è stata inaugurata la nuova sezione dell’ANPPe di Rovigo, alla presenza del Presidente Dott. Donato Capece e del Coordinatore Nazionale Dott. Lionello Pascone. Alla cerimonia, particolarmente sentita dagli iscritti locali, sono intervenuti il Prefetto, il Procuratore Capo della Repubblica di Rovigo, il Questore oltre ai Comandanti provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e al rappresentante dell’ANPS. Nella circostanza, è stata anche dedicata la Sezione all’Agente Scelto Marco Frezza, deceduto tragicamente undici anni or sono, all’età di 26 anni, figlio di

un socio ANPPe: la targa è stata benedetta dal Cappellano del carcere. E’ seguito un lauto rinfresco. Un plauso e un riconoscimento particolari vanno, comunque, tributati al Consigliere Nazionale ANPPe Roberto Tramacere che, con un’attività e un entusiasmo davvero encomiabili, ha saputo organizzare, anche sotto un profilo coreografico, l’intera cerimonia. Grandissimo, nella circostanza, l’intervento del Direttore della Casa Circondariale di Treviso Francesco Massimo e della nuova Direttrice dell’istituto padovano Antonella Reale, giunta da pochissimi giorni dalla Casa Circondariale di Belluno. F

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Venezia: Festa provinciale dello sport La mattinata coperta, ventosa e ben poco primaverile ne ha ostacolato l’auspicata massiccia partecipazione; tuttavia, nella giornata di domenica 31 maggio 2009, nel Parco dedicato al dirigente della DIGOS di Venezia, Alfredo Albanese, trucidato dalle brigate rosse, si è svolta, comunque, la festa provinciale dello sport. Nel corso della manifestazione, organizzata dal Coni di Venezia, in collaborazione con Federazioni, Discipline Associate ed Enti di promozione sportiva (oltre a Prefettura, Provincia e Comune, invitate tutte le rappresentanze militari e delle Forze di Polizia). Sul palco allestito nell’anfiteatro del parco sono stati premiati innanzitutto i giovani atleti veneziani. L’Amministrazione comunale ha salutato i gruppi sportivi militari e delle forze di polizia presenti, ringraziandoli per il loro quotidiano lavoro che arricchisce la qualità della vita della nostra comunità. Il Sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha affermato che gli atleti delle Forze dell’Ordine costituiscono - oltreche una delle massime espressioni dell’agonismo italiano in campo interna-

zionale - anche un fattore trainante per l’avvicinamento dei giovani leve allo sport italiano. Il Reparto di Polizia Penitenziaria, unitamente alla locale sezione dell’Anppe, ha partecipato con proprio stand alla Festa dello Sport veneziano 2009, dando lustro alla giornata con la presenza di atleti del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre. F

Rovigo: raduno degli Alpini Il 27 Settembre 2009, a Rovigo, in occasione del Raduno del Triveneto degli Alpini, una delegazione dell’A.N.P.Pe. ha sfilato lungo le vie della città insieme a tutte le Associazioni d’Arma e Militari. La manifestazione, per la sua partecipazione, è stata veramente imponente; sono state coinvolte tutte le Autorità Civili e Militari, della città di Rovigo e della regione. Grande soddisfazione per tutti i partecipanti e per gli l’organizzatori dell’evento. F Roberto Tramacere

Venezia: l’ANPPE presente all’annuale della Polizia di Stato Nella splendida cornice del Teatro Malibran, il 9 maggio 2009, si è tenuta l’annuale ricorrenza della fondazione della Polizia di Stato, motto della giornata: C’è più sicurezza insieme. Prendendo spunto dalle parole del Capo della Polizia, Antonio Manganelli, si può dire che questo slogan rappresenta, in maniera perfetta l’obiettivo della rassicurazione dei cittaddini nella lotta alla criminalità. Come ogni anno, l’Associazione dei Baschi Azzurri Lagunari era presente alla ceri-

monia con debita rappresentanza. F Filomeno Porcelluzzi

Padova: inaugurata la nuova sede ANPPE Il 7 ottobre 2009 presso la Casa di Reclusione di Padova, in un clima di grande cordialità, si è svolta la cerimonia di inaugurazione della nuova Sede A.N.P.P.e. Due Palazzi. Alla Cerimonia sono intervenuti il Presidente Nazionale Donato Capece e il Coordinatore Nazionale Lionello Pascone, a cui vanno i più sentiti ringraziamenti da parte del Segretario Provinciale Tommaso Bochicchio, per la loro partecipazione. Erano inoltre presenti il Consigliere Nazionale Roberto Tramacere, il Direttore della Casa di Reclusione di Padova Salvatore Pirruccio, la Direttrice della Casa Circondariale di Padova Antonella Reale, il Commissario Torres e il Segretario Regionale SAPPE Giovanni Vona, oltre a molti Soci e simpatizzanti. Giovanni Meloni

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Sopra, lo stand delle Fiamme Azzurre della Polizia Penitenziaria

A sinistra le foto della Cerimonia del Raduno degli Alpini di Rovigo

Nella foto, il Questore della città di Venezia

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Scafati: celebrato il 66° anniversario della liberazione l 27 settembre 2009, è stato celebrato il 66° anniversario della liberazione dell cittadina di Scafati (NA) dall’occupazione tedesca, grazie all’azione del 1/6 Battaglione del Queen’s Royal Regiment, comandato dal Ten. Col. Michael Forrester, con il contributo determinante dei partigiani locali. Nel corso della battaglia caddero tre famosi corrispondenti di guerra, Alexander Austin, Stewart Sale, William Munday, in onore dei quali è stata celebrata la commemorazione. Alla manifestazione, che si è svolta per l’intera giornata, hanno preso parte la Banda del Corpo, che si è esibita in un Concerto, e il Gonfalone dell’ANPPe. F

Reggio Calabria cattura di un detenuto evaso

Pordenone: 192ª Festa del Corpo

Si è svolta, nel mese di luglio 2009, la 192ª ricorrenza del Corpo presso la chiesa del Cristo di Pordenone.

Alla cerimonia hanno partecipato i rappresentanti dell’ ANPPE dove sono stati più volte ringraziati dall’autorità dirigente, dottor Alberto Quagliotto e dal Comandante di Reparto Commissario Dottor Napolitano che nei loro discorsi hanno toccato vari argomenti e in modo particolare il sovraffollamento dell’istituto cittadino, con una percentuale dei due terzi detenuti stranieri che costituiscono quasi il 70% dell’intera popolazione ristretta. Al termine della manifestazione è seguito un ricco rinfresco presso i locali dell’istituto penitenziario. F Bisceglia Donato

SANREMO: Lutto in Procura

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La Segreteria Regionale del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, avendo appreso della prematura scomparsa del Procuratore Dott. Francesco Pescetto, da anni in servizio presso il locale Tribunale, vuole esprimere le proprie sentite condoglianze a tutta la famiglia del valido e stimato Magistrato. Per la triste occasione, questa Segreteria Sappe, ritiene importate pronunciare, per la improvvisa dipartita del competente Magistrato, un vero pensiero di apprezzamento verso colui il quale era risaputo operare con coscienza, professionalità e alto senso del dovere. F La Segreteria Regionale Liguria

Il Segretario Generale del Sappe, Donato Capece, ha espresso la propria soddisfazione per l’operazione messa a segno dagli agenti di Polizia Penitenziaria che hanno arrestato un detenuto lavorante evaso dal carcere di Reggio Calabria. La brillante operazione di servizio posta in essere dal Personale in servizio nel carcere di Reggio Calabria è avvenuta il 7 ottobre 2009. L’alta professionalità, lo scrupolo e il senso del dovere dei nostri agenti vanno valorizzate e premiate, considerato il grave sovraffollamento penitenziario e le pesanti carenze di poliziotti in organico. Una operazione di servizio coronata da successo, rispetto alla quale è stato espresso il convinto plauso personale e del Sindacato Sappe, il primo e più rappresentativo del Corpo. Ora si auspica che l’Amministrazione penitenziaria risolva quanto prima le criticità penitenziarie di Reggio Calabria, tra le quali spiccano le carenze di organico del Corpo.

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Venezia: Claudia Scipioni entra in Marina Dopo 72 anni nella Scuola Navale della Marina Militare di Venezia ‘Morosini’ hanno fatto accesso le prime donne, tra di loro vi è la 16 enne Scipioni Claudia nata a Montebelluna, residente a Treviso - 1ª tra le donne e 2ª nella graduatoria nazionale assieme agli uomini, figlia dell’Ispettore della Polizia Penitenziaria Scipioni Mauro.Felicitazioni a Lei e al padre Mauro da parte della Segreteria Generale del Sappe e da parte della Redazione della Rivista. F

S. Gimignano: Onorificenza per Carmelo Di Cicco L’atto di coraggio e di abnegazione di Carmelo Di Cicco, ex appartenente alla Polizia Penitenziaria in pensione, che ha salvato da morte certa un giovanissimo ragazzo che giaceva ormai inerte sul fondo di una piscina, è stato premiato dal Sindaco del comune di San Gimignano, che gli ha consegnato formalmente un’onorificenza nel corso del Consiglio del 16 dicembre 2008. In un caldo pomeriggio dell’estate 2008,

Alessandro Milito, figlio, dodicenne, di una coppia di romeni, mentre nuotava in piscina, per un malore, rimaneva immobile sul fondo. L’urlo disperato della madre attirava l’attenzione di Carmelo Di Cicco che senza esitazione, si tuffava in acqua riportando sul bordo della piscina il corpo del ragazzino praticando i primi interventi di rianimazione, che consentivano al dodicenne di riprendere a respirare. F

Como: lutto alla Casa Circondariale Il Sovrintendente Capo Antonio Inguaggiato il 29 settembre 2009 è improvvisamente scomparso a causa di una emorragia celebrale. Ha Lasciato in lacrime tutto il personale della Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Como dove faceva servizio. Il 1 ottobre 2009 alla cerimonia ufficiale nella chiesa di S. Antonio in Albate, è stato salutato dal personale della Polizia Penitenziaria, dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale e del Corpo della Polizia Municipale . Al saluto erano presenti, inoltre, una delegazione del Sappe Provinciale Como, diversi Direttori della regione Lombardia, Autorità locali e numerosi civili. I colleghi lo vogliono ricordare così: Caro Antonio, Quando ci hai salutato con il tuo sorriso dandoci appuntamento al giorno seguente, non avremmo mai immaginato lontanamente che quella sarebbe stata

l’ultima volta che ti avremmo visto... Vorremmo tutti poter rivivere quel momento, per abbracciarti forte forte, così come si fa con un padre o un fratello. Ti salutiamo con un abbraccio caloroso ora caro AMICO ANTONIO, un abbraccio fatto di sincero affetto e ci sentiamo di includere in questo tenero saluto, tutti coloro che ti hanno conosciuto e che hanno avuto la gioia di dividere i momenti più felici con te. CIAO ANTONIO, tu sei tra quelli che nel nostro cuore hai lasciato un’impronta grande e profonda, difficile accettare di averti perso per sempre. CIAO ANTONIO, le persone che ti hanno amato e che non ti dimenticheranno mai, sono qui unite in cordoglio a chiederci ancora … ma perché … sappiamo che tu, Caro Antonio stai li a guardarci e a guidarci proprio come farebbe un padre… Ciao Antonio la Segreteria SAPPe Provinciale di Como

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Treviso: Quinta edizione della Giornata Nazionale del cane di pubblica utilità Nel prestigioso scenario di Villa Sandi in Crocetta del Montello (TV) il 21 e 22 settembre 2009 si è tenuta la 5ª edizione della Giornata Nazionale del Cane di Pubblica utilità. La manifestazione organizzata dal Corpo Forestale dello Stato ha visto la presenza del Capo del Corpo Forestale Dott. Cesare Patrone. Presso il Campo Sportivo di Volpago del Montello (TV) si sono svolte le dimostrazioni in programma con esibizioni di abilità di tutti i Corpi delle Forze di Polizia e delle Forze Armate. Erano presenti i Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, il Corpo Forestale dello Stato, la Polizia Penitenziaria, l’Aeronautica Militare, la Croce Rossa Italiana e il Corpo dei Vigili del Fuoco. Nelle due giornate dimostrative ha avuto particolare risalto la prova di abilità effettuata dal personale cinofilo della Polizia Penitenziaria con il cane Raul di razza Jack Russell che è stato più volte ripreso sui media e che ha destato interesse da parte degli intervenuti. F

Napoli: Intervento provvidenziale

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Nel mese di luglio 2009, nell’istituto di Napoli Secondigliano l’Assistente Capo Massimiliano Monte, in servizio al reparto colloqui, durante l’espletamento del servizio ha effettuato un intervento provvidenziale su una neonata di appena 8 giorni di vita riuscendo, grazie alle tecniche apprese nei corsi effettuati presso il Policlinico di Napoli a salvare la vita della piccola creatura. Complimenti al collega per l’immediato intervento risolutivo che ha gratificato sia la sua persona che l’Amministrazione Penitenziaria. Polizia Penitenziaria - SG&S n. 166 - ottobre 2009


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Il Generale Della Rovere el periodo della II Guerra Mondiale durante l’occupazione tedesca il truffatore Bertone, che è sempre vissuto di espedienti, viene arrestato dalle SS con l’accusa di essersi fatto pagare denaro dai parenti dei fucilati e dei deportati, vantando inesistenti conoscenze presso il Comando tedesco. A seguito dell’accusa lo stesso Bertone si trova a correre il pericolo di essere fucilato, ma all’ufficiale tedesco che lo interroga viene l’idea di sfruttare le doti truffaldine dell’imputato per organizzare un’attività di spionaggio. Promette quindi la libertà a Bertone se acconsente ad entrare come recluso nel carcere di San Vittore, fingendo di essere il generale badogliano Della Rovere, così da poter raccogliere le confidenze dei prigionieri politici ivi detenuti e procurare alle SS preziose informazioni. L’imbroglione ovviamente accetta, ma la lunga convivenza accanto a degli eroi di guerra, durante giorni di grandi ansie e notti di terrore, a poco a poco lo trasforma e lo redime. Alla fine Bertone non se la sentirà di tradire i suoi compagni e insieme ad essi morirà anch’egli da eroe, vittima di una rappresaglia. In alto, la locandina del film a fianco alcune scene

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• TRA GLI INTERPRETI LA BARONESSA BAZZANI, NEL RUOLO DELLA CONTESSA BIANCA MARIA DELLA ROVERE. • PREMIO LEONE D’ORO (EX-AEQUO CON “LA GRANDE GUERRA) E PREMIO OCIC ALLA XX MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA. • PREMI AL FILM: REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (DE SICA), ATTORE NON PROTAGONISTA (MESSEMER) E AL SOGGETTO AL III FESTIVAL DI SAN FRANCISCO (1959). • NASTRO D’ARGENTO PER LA MIGLIORE REGIA. DAVID DI DONATELLO PER MIGLIORE PRODUTTORE ALLA ZEBRA FILM (1960).

La scheda del Film Regia: Roberto Rossellini Soggetto: Indro Montanelli Sceneggiatura: Indro Montanelli, Diego Fabbri, Sergio Amidei Fotografia: Carlo Carlini Musiche: Renzo Rossellini Montaggio: Cesare Cavagna Scenografia: Piero Zuffi Arredamento: JElio Costanzi Costumi: Piero Zuffi Produzione: Morris Ergas per la Zebra Film (Roma), S.N.E. Gaumont (Parigi) Distribuzione: Cineriz - Panarecord Personaggi ed Interpreti: Giovanni Bertone/Il falso generale: Vittorio De Sica Colonnello Müller: Hannes Messemer Aristide Banchelli: Vittorio Caprioli Paolo: Nando Angelini Walter Hageman: Herbert Fischer Madama Vera: Maria Greco Guardia: Bernardino Menicacci Partigiana: Lucia Modugno Detenuto spazzino: Luciano Pigozzi Signore in sala d'attesa della Kommandantur: R. Rossellini Olga: Sandra Milo Valeria: Giovanna Ralli Pasquale Antonio: Franco Interlenghi Scalise: Gianni Baghino Genere: Drammatico Durata: 132 minuti, B/N Origine: Italia, 1959

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a cura di G. B. De Blasis

Antonio Gramsci i giorni del carcere anni di carcere del fondatore del Partito Comunista. Antonio Gramsci, è stato un uomo politico italiano nato ad Ales (Cagliari) il 23 gennaio 1891, studiò a Torino e già dai ventanni, si schierò a sinistra del movimento socialista. Capeggiò il movimento proletario più avanzato del dopoguerra, i consigli di fabbrica e nel 1919 fondò il periodico L’ordine nuovo. Fu il promotore dello sciopero generale politico del 1920 diventando uno dei capi più amati e stimati della classe operaia. Quando avvenne a Livorno (il 21 gennaio 1921) la scissione del Partito Socialista (di cui era segretario), fu subito designato segretario del Partito Comunista (1924). Venne eletto deputato nella XXVII legislatura, fino a quando fu dichiarato decaduto dal mandato e arrestato l’8 novembre 1926. Condannato a 20 anni di reclusione fu detenuto nel carcere politico fascista di Turi dove si inimicò anche i compagni di reclusione per le sue aspre critiche all’URSS di Stalin e al comitato centrale del PCI italiano. Le sua salute peggiorò sempre di più fino ad indurre le autorità a trasferirlo prima in una clinica di Formia e successivamente in una di Roma, dove morì il 27 aprile 1937.

A fianco, la locandina sotto, alcune scene del film

La scheda del Film Regia: Lino Del Fra Soggetto: Lino Del Fra, Cecilia Mangini Sceneggiatura: Lino Del Fra, Cecilia Mangini Fotografia: Gábor Pogány Musiche: Egisto Macchi Montaggio: Silvano Agosti Scenografia: Amedeo Fago Costumi: Lia Francesca Morandini, Marisa Polidori D'Andrea Produzione: Coop Nuovi Schermi C. Distribuzione: Italnoleggio Cinematografico Personaggi ed Interpreti: Il Cappellano: Umberto Raho Un anarchico: Andrea Aureli Bocchini: Paolo Bonacelli Antonio Gramsci: Riccardo Cucciolla Giulia: Mismy Farmer Lo Santo: Jacques Herlin Manuilsky: Franco Graziosi Tania: Lea Massari Bruno: Biagio Pelligra Gennaro Gramsci: Luigi Pistilli Laurin: John Steiner Il Direttore del carcere: Rate Furlan Genere: Drammatico, Biografico Durata: 130 minuti, B/N Origine: Italia, 1977

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Erremme info@sappe.it

Intitolati a Genova i giardini pubblici alla memoria dell’agente

Mariagrazia Casazza M.O.V.C. alla memoria Nella foto, alcuni momenti della Cerimonia (foto di Angelo Oddo)

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vent’anni dal tragico rogo nel carcere torinese “Lo Russo Cutugno” (ex Le Vallette) del 3 giugno 1989, in cui persero la vita le eroiche Vigilatrici penitenziarie Mariagrazia Casazza e Rosa Sisca, il Comune di Genova ha reso onore ad una delle due colleghe – la genovese Mariagrazia, Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Memoria – accogliendo la proposta fatta dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE ed intitolando alla Sua memoria i giardini di nuova realizzazione tra corso De Stefanis, via del Faggio e via del Mirto, adiacenti il carcere di Marassi. Martedì 22 settembre 2009 si è svolta la cerimonia alla presenza dell’Assessore Paolo Veardo, in rappresentanza della Sindaco di Genova Marta Vincenzi, del Vice Capo Vicario del Dipartimento Emilio di Somma, del Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria per la Liguria Giovanni Salamone e della sorella della vittima, Sonia Casazza. Sono intervenute anche molte Autorità civili, militari e religiose della città di Genova, al-

cuni dei direttori e Comandi di Reparto degli Istituti e servizi penitenziari liguri, il Direttore dell’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne del DAP Assunta Borzacchiello, molti colleghi liberi dal servizio e cittadini. Un Picchetto d’Onore della Polizia penitenziaria congiuntamente al trombettiere della Banda musicale del Corpo hanno reso gli Onori. A Mariagrazia Casazza, per altro, è intitolata la Caserma Agenti della Casa Circondariale Marassi di Genova ed una via della città di Gallio (VI), città natale della madre. Genova, dunque, sollecitata dal Segretario Generale Aggiunto del SAPPE Roberto Martinelli che due anni fa si fece promotore dell’iniziativa, ha deciso meritoriamente di intitolare alla sua cittadina eroica e altruista fino all’estremo un luogo altamente significativo, soprattutto per le generazioni più giovani, che permetterà anche chi non l’ha mai conosciuta o non ne conosce la drammatica storia di riflettere sul Suo estremo sacrificio. Una storia davvero agghiacciante, come si può facilmente desumere dalla motivazione con cui il 15 settembre 1989 a Mariagrazia Casazza ed a Rosa Sisca venne Loro conferita la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria: “In occasione di un incendio sviluppatosi all’interno di un istituto di pena, si prodigava, unitamente a un collega, nel disperato tentativo di salvare alcune detenute, nella consapevole certezza di mettere a repentaglio la propria vita. Sopraffatta dalle venefiche esalazioni, s’accasciava esanime immolando la propria vita ai più nobili ideali di non comune altruismo e altissimo senso del dovere.”

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Ma sono le parole dell’allora Prefetto di Torino Spàrano che fanno davvero comprendere l’eroico comportamento delle due colleghe. Nella corrispondenza diretta al Ministero dell’Interno per il riconoscimento dell’alta onorificenza, il rappresentante del Governo scrisse infatti: “Il giorno 3 giugno 1989, alle ore 23.10 circa, una rudimentale torcia usata dalle detenute per comunicare con i reclusi di altre sezioni e lasciata cadere in basso determinava l’accensione di 825 materassi di materiale espanso depositati sotto il porticato della palazzina di due piani che ospita il Reparto femminile, in quel momento occupato da 96 detenute. Le fiamme, accompagnate da enormi ondate di calore (circa 1.200 gradi) e denso fumo tossico, lambivano le facciate esterne dell’edificio su cui si affacciavano le finestre delle celle e dei corridoi, provocando la diffusione di notevoli quantità di prodotti della combustione, ricchi di particolato all’interno. In tale drammatico contesto le vigilatrici Mariagrazia Casazza e Rosa Sisca… benché avvertissero i primi sintomi di intossicazione causati dalle venefiche esalazioni, si introducevano coraggiosamente all’interno dei reparti, nella consapevole certezza di mettere a repentaglio la propria vita, nel tentativo disperato di consentire alle detenute ivi rinchiuse di porsi in salvo. Maria Grazia Casazza riusciva ad aprire alcune celle della Sezione Penale, trovando la morte subito dopo aver liberato la detenuta Rosa Capogreco, che tuttavia non faceva a tempo a salvarsi. Rosa Sisca provvedeva ad aprire, prima di spirare, alcune celle della Sezione B tra cui quelle di Nora Okon e Fajanara Okuru che potevano in tal modo abbandonare la Sezione. Il comportamento delle due valorose vigilatrici, fulgido esempio di altruismo e abnegazione, ancor più significativo per la giovane età della Casazza e per le responsabilità familiari della Sisca, che lascia 3 figli di 18, 14 e 4 anni, ampiamente sottolineato dagli organi di informazione nazionale e cittadini, appare meritevole, per lo sprezzo del pericolo dimostrato nella circostanza per salvaguardare l’altrui incolumità fino all’estremo sacrificio della propria vita, della Medaglia d’Oro al Valor Civile.”. Due giovani vite tragicamente e prematuramente terminate per un profondo senso civico ed un altissimo senso del dovere. Oggi il sacrificio estremo e l’eroismo di Mariagrazia Casazza resteranno ad imperitura memoria dei genovesi nei giardini a Lei dedicati nel quartiere di Marassi. F

è nella società una cresce voglia di spiritualità, tanto nei credenti che (forse ancor di più) nei non credenti e in questo contesto risultano certamente utili ed interessanti tre testi appena pubblicati dalle Edizioni San Paolo. Il primo che segnaliamo è “IL” libro per eccellenza della religione cristiana: La Bibbia. In questa accattivante edizione (LA PRIMA BIBBIA: TUTTA LA BIBBIA, LA BIBBIA PER TUTTI, a cura di R. Chiarazzo, B. Maggioni, G. Perego e G. Ravasi, 1.672 pagine, € 28,00) troverete tutto ciò che è necessario per un primo approccio ai Sacri Testi con un linguaggio semplice e chiaro. Un’edizione fruibile e vivace grazie ai nuovissimi apparati a colori che la rendono unica nel suo genere, corredata tra l’altro da una Guida ala lettura ed un Vocabolario biblico. E in un tempo in cui si avverte una crescente sete di spiritualità, il tema della preghiera assume un’importanza decisiva. A condizione di liberarlo da inutili sovrastrutture e da fraintendimenti che ne sviliscono il valore. E’ quanto si propone di fare Enzo Bianchi in questo prezioso, profondo, leggibile saggio PERCHE’ PREGARE, COME PREGARE (128 pagine, € 12,00), che permette di riscoprire, attraverso l’evoluzione della preghiera nelle diverse epoche storiche, la freschezza e la vera natura della preghiera cristiana, ricollocandola nel solco della rivelazione biblica. Il libro affronta tra le altre le difficoltà più comuni nella preghiera, fornendo risposte e interpretazioni profonde e ricche di senso, capaci di soddisfare la curiosità di ogni persona in ricerca. Molto interessante, infine, è il libro di Henri TINCQ I CATTOLICI – Chi sono e che fine faranno (444 pagine, € 29), capace di sintetizzare in modo chiaro la storia, l’organizzazione, il magistero, i riti di una religione che, in Italia, tutti pensano di conoscere, ma pochi conoscono davvero. L’ Autore, vaticanista del prestigioso quotidiano francese Le Monde e profondo conoscitore del mondo religioso, fa il punto della situazione sullo stato dei cattolici nel mondo all’inizio del Duemila. Un libro documentato, che non teme di affrontare anche i capitoli più delicati del cattolicesimo: il potere, la morale sessuale, la coscienza personale, ma mantiene sempre un tono equilibrato. F

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Aldo Maturo* avv.maturo@gmail.com

Il caso Sulejmanovic Nella foto, la Corte Europea di Strasburgo

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a Corte europea dei diritti dell’uomo - creata a Strasburgo nel 1959 tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa - riunita in Camera di Consiglio ha emesso il 16 luglio 2009 la sentenza nella causa intentata dal 36enne Izet Sulejmanovic, cittadino della Bosnia Erzegovina, contro l’Italia. Con 5 voti favorevoli su 7 il nostro Paese è stato condannato ad un risarcimento pari a 1000 euro per danni morali subiti dal Sulejmanovic durante il periodo di carcerazione trascorso nel carcere di Roma Rebibbia tra il 2002 e il 2003, carcerazione avvenuta in violazione della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali che all’art.3 stabilisce: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti” La sentenza rappresenta un precedente gravissimo per l’Italia con conseguenze imprevedibili per la casse dello Stato se l’esempio venisse seguito dagli oltre 63.000 detenuti ammassati nelle celle dei nostri penitenziari. Sulejmanovic, già condannato tra il 1992 e il 1998 a due anni, cinque mesi e cinque giorni di reclusione per evasione, rapina aggravata, furto e falsificazione di documenti, il 30 novembre 2002 si era presentato alla Questura di Roma per ottenere un permesso di soggiorno ma era stato arrestato e condotto a Rebibbia per espiare una pena residua di 9 mesi e 5 giorni. Dal giorno dell’arresto e fino al 15 aprile 2003, aveva sostenuto poi il detenuto nella sue denunzia alla Corte, era passato in diverse celle aventi una grandezza di mq 16,20, condivise con altri cinque

compagni per cui a ciascuno di essi rimaneva uno spazio di soli 2,70 mq. Dal 15 aprile al 20 ottobre era stato con quattro persone disponendo in tal caso di mq 3,40. Nella denunzia aveva scritto che era stato in cella ogni giorno per più di 18 ore, da dove era uscito solo per fruire di poco più di quattro ore e mezzo di “aria”, regime vissuto fino alla scarcerazione, avvenuta il 20 ottobre 2003. Già qualche mese prima, però, il 4 luglio 2003, i suoi avvocati avevano denunziato la violazione dell’art.3 alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, lamentando le condizioni di detenzione, in particolare lo stato di sovraffollamento (1560 detenuti invece che 1188) e il tempo ritenuto inadeguato trascorso fuori della cella. Il Governo italiano, a richiesta della Corte e con nota datata 4.7.2008, aveva trasmesso la documentazione relativa alla carcerazione del Sulejmanovic, allegando gli ordini di servizio della Direzione di Rebibbia circa l’organizzazione delle sezioni detentive dove era stato ristretto il ricorrente ed un prospetto cronologico delle celle dove era stato con indicazione del numero degli occupanti. La Corte, dopo aver analizzato la normativa penitenziaria italiana e internazionale, si era pronunziata in maniera positiva circa la ricevibilità del Ricorso, valutando le contrapposte tesi del detenuto e della difesa formulate dal Governo italiano. In ogni caso, anche sulla base dei documenti dell’Italia, era risultato che il detenuto per più di due mesi e mezzo aveva condiviso una cella con altri disponendo per sé di soli mq.2,70 - cosa che era stata fonte di disturbo e di disagio quotidiano - ben al di sotto della superficie minima

prevista dal CPT (Comitato per la Prevenzione della Tortura). Tale fatto poteva configurare gli estremi del trattamento disumano e degradante in violazione dell’art.3 della Convenzione. Per quanto attiene invece al periodo trascorso fuori della cella, la Corte aveva accertato – attraverso la documentazione esibita dall’Italia - che il detenuto poteva trascorrere 8 ore e 50’ fuori della stessa, calcolando le ore del cortile di passeggio, quelle della sala ping pong e del tempo trascorso per consumare il pasto nella cella di altri detenuti. Valutate le contrapposte posizioni in fatto e in diritto, si era passati ad esaminare la richiesta risarcimento per danni fisici e psichici che il Sulejmanovic aveva quantificato in 15.000 euro, somma considerata esorbitante dal governo italiano che aveva messo in evidenza come il detenuto avesse beneficiato di una legge proprio finalizzata ad attenuare il problema del sovraffollamento e che già lo stesso riconoscimento della avvenuta violazione avrebbe potuto costituire una soddisfazione equa. In via subordinata si dichiarava disposto a riconoscere un risarcimento non superiore a 3.000 euro. La Corte, visto l’art.41 della Convenzione secondo cui in caso di accertata violazione va riconosciuta alla parte lesa un risarcimento equo, il 16.7.2009 ha stabilito - con il voto contrario e motivato del giudice Vladimiro Zagrebelsky, rappresentante per l’Italia, cui si è associato un altro giudice - che il Sulejmanovic ha subito un torto morale certo, riconoscendogli un risarcimento per danni, ritenuto equo per una somma pari a 1.000 euro. Di particolare interesse la approfondita

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Nuvola Rossa info@sappe.it

dissertazione tecnico giuridica del Dr. Zagrebelsky. Ha ricordato, tra l’altro, che quando il Comitato per la Prevenzione della Tortura prevede per una cella una grandezza “auspicabile” – e non “minima” – di mq.7, si riferisce alle celle dei Comandi di polizia e non alle celle di reclusione dei penitenziari, dove soggiornano normalmente più persone, escludendosi qualunque automatismo nel rapporto tra cella e detenuti ristretti. Ha ricordato poi alla Corte – richiamando la pregressa giurisprudenza di quello stesso organo - che nei casi in cui essa si è pronunciata sulla violazione dell’art.3, il numero eccessivo di detenuti rispetto alla dimensione della cella non è stato mai un criterio esclusivo. Nei casi precedenti, infatti, si sono presi in considerazione altri fattori, quale un accesso insufficiente del detenuto all’aria e alla luce naturale, un’ igiene carente, un calore eccessivo associato alla mancanza di ventilazione, il rischio di diffusione di malattie, la mancanza di acqua potabile o corrente, la condivisione dei letti tra i detenuti, una limitazione del periodo d’aria, il fatto che i servizi sanitari fossero in cella e visibili, la mancanza di cure adeguate a detenuti affetti da patologie. In altri casi si era decretata la mancata violazione dell’art.3 quando lo spazio personale era compreso tra 2,70 e 3,20 mq. Nel caso di Sulejmanovic nessuno di questi elementi era stato denunziato, se non la mancanza di spazio. Il Giudice ha analizzato poi approfonditamente altri elementi per motivare il suo dissenso, con valutazioni che non è possibile riportare compiutamente non essendo questa la sede più opportuna. Certo è che non vanno sottovalutate le conseguenze della sentenza in Italia e negli altri Paesi europei dove il problema del sovraffollamento è altrettanto drammatico. Va di certo condivisa la conclusione dello stesso Zagrebelsky quando dice che questo affare avrebbe dovuto trovare una conclusione differente e che il problema che pone va ben al di là del singolo caso di specie. F * Avvocato, già Dirigente dell’Amministrazione Penitenziaria

Il pensiero di Matteo “Mazzini” Denaro leggere il pizzino, sembra di avere a che fare con un patriota del Risorgimento, un latitante per motivi politici cui i Borboni danno la caccia: «...io non andrò mai via di mia volontà, ho un codice d’onore da rispettare... (che non è quello della Carboneria n.d.r.) ... lo devo a papà e lo devo ai miei princìpi (che non sono l’unità d’Italia né la lotta alla tirannide n.d.r.) lo devo ai tanti amici che sono rinchiusi e che hanno ancora bisogno... (questa frase sembra evocare immagini del passato quando i patrioti venivano rinchiusi in fetide celle perché cospiravano contro i Borboni) ...Lo devo a me stesso per tutto quello in cui ho creduto e per tutto quello che sono stato». Io starò nella mia terra fino a quando il destino lo vorrà e sarò sempre disponibile per i miei amici, è il mio modo tacito di dire a loro che non hanno sbagliato a credere in me! Già... i suoi amici... non hanno sbagliato a credere a questo grande filosofo pensatore, solo che non siamo di fronte ad un uomo che si batte per grandi ideali politici, non siano nemmeno di fronte ad un combattente che fa la resistenza contro una dittatura, siamo invece di fronte al nuovo capo della mafia siciliana, ideatore ed esecutore di svariati omicidi; un delinquente che nonostante la latitanza, si sposta in aereo in compagnia di una bella donna, per andare a curare i suoi loschi affari in Sudamerica. E’ il Messina Denaro pensiero, rivolto ai mafiosi siciliani, ai quali dice che non hanno sbagliato a credere in lui, il grande condottiero mafioso, è il classico esempio di chi analizza la realtà

secondo il proprio punto di vista, e secondo il suo punto di vista la sua vita è improntata a dei princìpi, al valore dell’amicizia, all’attaccamento alla propria terra, alle proprie origini, ad un presunto codice d’onore che lo fa restare latitante in Sicilia dove conduce una lotta sotterranea contro le istituzioni democratiche. Un Messina Denaro che grazie ad aggrovigliate amicizie e scatole cinesi varie, riciclando denaro sporco, apre grandi magazzini, centro commerciali, supermercati, dando paradossalmente lavoro a tanta gente, indifferente al fatto che tali attività possano ricondursi all’attività criminale del nuovo liberal – mafioso che potremmo chiamare, per via del suo pensiero Matteo Mazzini Denaro. F

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Nella foto, Messina Denaro sotto, un pizzino attribuito a Denaro

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Enzima info@sappe.it

I bluff del DAP -2 Gli addetti stampa e i portali della formazione

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La società reclama conoscenza di ciò che avviene nelle amministrazioni che, in quanto “pubbliche”, le appartengono. Anche la normativa si è evoluta nel senso di spingere verso la comunicazione con l’esterno. Il bisogno di comunicare, d’altronde, è intrinseco alle finalità istituzionali dell’Amministrazione Penitenziaria. Tali finalità si giovano dell’esistenza di un corretto canale informativo che consenta al cittadino di conoscere, in un quadro di trasparenza, il mondo dell’esecuzione penale e del carcere in particolare, del quale spesso viene diffusa un’immagine distorta e condizionata da pregiudizi. Tale immagine si ripercuote molto negativamente, tra l’altro, sul personale che con tanto generoso impegno ed elevato sacrificio individuale si applica in uno dei settori delicati dello Stato”. E’ un brano estratto dalla circolare del DAP n. 3519/5969 del 29 marzo 2000 che ha per oggetto Rapporti con gli organi di informazione. L’avreste mai detto che potevano essere parole del DAP stesso? Non si possono che condividere queste belle parole, soprattutto nella parte in cui riconoscono le ripercussioni negative sul Personale di Polizia Penitenziaria a cui, con il beneficio della fiducia, riteniamo il DAP si riferisse. L’innovativa circolare continua con l’investitura diretta dei Provveditorati che dovevano addirittura individuare un addetto stampa a cui demandare i rapporti con gli organi di comunicazione “sulle questioni che investono la realtà penitenziaria locale. Tali figure - continua la circolare - dovranno assumere carattere sistematico anche con la divulgazione dei dati essenziali relativi alla locale popolazione delle carceri, al numero degli ammessi alle misure alternative, al personale e, soprattutto, ai problemi, alle esigenze, alle difficoltà dei compiti

svolti dall’Amministrazione periferica, insomma tutto quanto valga a rendere consapevole la cittadinanza delle difficoltà fondamentali che incontra il lavoro degli operatori penitenziari”. Ancora con il beneficio della fiducia, vogliamo credere che il DAP, anche in questo passaggio, si riferisse al 90% del proprio organico e cioè alla Polizia Penitenziaria. A livello dirigenziale questa è stata una circolare molto famosa, molto citata come esempio, molto apprezzata a parole, anche parole scritte. Peccato dover constatare a distanza di quasi dieci anni che ci troviamo di fronte al solito bluff dell’Amministrazione penitenziaria... Mi pare superfluo elencare qui tutte le occasioni e gli eventi in cui i Provveditori non solo non hanno saputo comunicare le attività e le professionalità del Corpo, ma addirittura si sono appropriati dell’immagine della Polizia Penitenziaria, relegandola al ruolo di ospite, peraltro facendo intendere, trattarsi di un ospite quasi sgradito. Un esempio per tutti sono le Feste locali della Polizia Penitenziaria in cui fanno bella mostra e figura i Direttori che si fregiano addirittura dell’Araldico della Polizia Penitenziaria negli inviti illegittimi rivolti alle autorità locali. Ma questo è uno dei tanti aspetti che riguardano il benessere del Personale in senso lato. Tutto questo dovrebbe essere il definitivo coronamento di un’attività innanzitutto di comunicazione interna all’Amministrazione e in particolare tra i Ruoli della Polizia Penitenziaria, così come più volte evidenziato e richiamato dal DAP stesso, in occasione di altre importanti prese di posizione del DAP sulle tematiche che riguardano la comunicazione, la formazione e il benessere del Personale in senso lato. Il Forum di discussione e formazione via web per esempio. E’ da molti anni che se ne parla e soprattutto in ambito della formazione, ritenendo che “non ci si deve fermare al periodo trascorso nella scuola

per acquisire la formazione di base, la formazione deve continuare sempre” e quindi quale miglior modo, veloce, facile ed economico se non un Forum riservato al Personale dell’Amministrazione penitenziaria? Erano i primi anni di questo secolo e pagine e pagine venivano riempite della parola e-learning. Del progetto ovviamente è stato investito direttamente l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari (ISSP) che ha saputo far fiorire tutta una serie di progetti separati e calibrati alle singole esigenze che si prospettavano al momento. Da allora si sono succeduti svariati progetti che, presi singolarmente, hanno avuto il merito di risolvere l’aspetto preso in considerazione, ma non avevano ancora la pretesa dell’omnicomprensività. Tutto questo fino all’arrivo di Edu2000, il progetto di e-learning che senz’altro ogni Poliziotto Penitenziario ben conosce (...), divenuto operativo grazie all’ISSP nel 2003. Ma non era il primo, infatti Edu2000 era stato anticipato dall’altro portale della Formazione, il G.O.L.F.. A quale prezzo in termini di euro non ci è dato sapere, ma è facile immaginarli confrontandoli per esempio con un progetto del 2007 dal nome “Università in carcere con teledidattica”. Un progetto nato dalla collaborazione tra il DAP, l’Ateneo di Tor Vergata e le società Fastweb e Laziodisu che doveva permettere ad una quarantina di reclusi di laurearsi in carcere. Attraverso una speciale piattaforma predisposta dalla compagnia telefonica su alcuni computer ubicati in due salette del carcere, gli studenti-detenuti potevano seguire in sincrono le lezioni che si tenevano all’Università, proprio come fossero in aula. Non solo. Una volta a settimana, i docenti si collegavano in videoconferenza consentendo agli iscritti di porre domande o ottenere chiarimenti. Costo del progetto? Solo 300 mila euro. Ma vediamo un po’ più da vicino i due portali. Uno, il primo, si chiama G.O.L.F. ed è stato realizzato dall’Ufficio per lo Sviluppo e la Gestione del Sistema Informativo Automatizzato, quello che una volta era chiamato CED per intenderci. Il progetto, iniziato circa sette anni fa, è stato concluso cinque anni or sono, ma a tutt’oggi non un solo Agente o dipendente del DAP ha potuto usufruire di un corso di formazione on-line (saremmo felici di essere smentiti). I mo-

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tivi sono sostanzialmente due: il primo è che la fase di progettazione del Portale della formazione, come è stato chiamato, non è stato condiviso con tutte le altre Direzioni Generali del DAP, che non hanno potuto inserire nel progetto le proprie esigenze e le proprie osservazioni, amplificando quel senso di estraneità e sospetto che accompagnano sempre le nuove tecnologie, soprattutto quelle che possono alterare i delicati equilibri in ambito lavorativo e che vanno a favore del personale; il secondo motivo per cui il Portale è tutt’ora inutilizzato è che la Direzione Generale del Personale e della Formazione in tutti questi anni, non ha saputo ideare un solo corso on-line rivolto al proprio personale (felici di essere smentiti). Sono decenni che l’Europa e il Governo italiano sbandierano i vantaggi dell’informatica, ma al DAP sembra proprio che le nuove tecnologie siano ancora un corpo estraneo. Il secondo prodotto per la formazione a distanza attraverso le tecnologie informatiche è quello realizzato dall’ISSP, che considerando non rispondente alle proprie esigenze quello realizzato dall’Ufficio del DAP, ne ha messo in piedi un altro inserito nel progetto Edu2000, un progetto nato per l’informatizzazione delle aree pedagogiche e poi ampliato a tutte le altre aree di competenza dell’ISSP attraverso un percorso di formazione a distanza per tutti gli operatori delle aree pedagogiche degli istituti e dei Provveditorati compresa la Polizia Penitenziaria. In futuro sembra che l’Edu2000 dovrà integrarsi con le applicazioni informatiche del DAP come la Matricola, l’Afis e le applicazioni ad esse collegate e forse anche del GOLF. Ora, a distanza di quasi dieci anni, quanti di noi possono dire di essere stati formati dei Portali e quanti si sono visti tutelare la propria immagine professionale dagli addetti stampa dei PRAP? A questo punto è difficile capire le reali intenzioni del DAP: il progetto GOLF scomparirà dopo tutto quello che è stato speso? Oppure finalmente potremo usufruire di almeno un corso collegandoci da casa o dal lavoro? Per ora non ci resta che ringraziare: grazie DAP per il bluff degli addetti stampa e per il bluff dei portali della formazione. F

Quanti morti ancora nelle carceri? n relazione all ’emergenza derivante dal sovraffollamento delle carceri e alla luce dei sempre più frequenti eventi tragici che stanno sconvolgendo ogni giorno il mondo penitenziario italiano, con suicidi e aggressioni che riguardano sia i detenuti che i poliziotti penitenziari, è opportuno fornire alcune precisazioni che diano l esatta contezza della situazione. La Costituzione Italiana (art.27 c.3: Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato ), le leggi che riguardano l’Ordinamento Penitenziario (in part. la legge 354/1975 e successive modifiche) e le cosiddette misure alternative si incentrano tutte sul principio della rieducazione e della riabilitazione del detenuto. Il recupero di un detenuto non dovrebbe essere solo un mero proclama legislativo o un ’ispirazione teorica, ma un concreto doveroso obiettivo, considerato che la civiltà di un popolo si misura anche dal suo sistema carcerario. Il detenuto recuperato, inoltre, rappresenta una persona in meno che delinque. I suicidi dei detenuti e quelli dei poliziotti, le aggressioni quotidiane che si registrano tutti i giorni, il sovraffollamento costante sono ormai indice di una situazione esplosiva e malata che solo atteggiamenti miopi non riconoscono. Eppure il Dipartimento sin dal 2004 aveva avviato un concorso per l’ assunzione di 39 psicologi per coprire almeno parzialmente la totale carenza in organico di tali figure professionali (previste in totale 70) e aveva quindi approvato la graduatoria nel 2006 (B.U. Min. della Giustizia n.17 del 15.09.2006). Da allora, sorprendentemente, l ’Amministrazione non ha proceduto ad alcuna assunzione, pur in presenza di tutte le condizioni economiche (disponibilità di risorse per assicurare tali prestazioni essenziali) e giuridiche e pur a fronte dell’ aggravarsi della situazione nel sistema penitenziario, preferendo, invece, affidarsi ad un sistema di frammentate collaborazioni precarie e insufficienti. Non si riesce, a questo punto, a capire come sia possibile che autorevoli rappresentanti di Governo e gli stessi Dirigenti dell ’Amministrazione continuino a dichiararsi attenti e sensibili a quanto sta accadendo nelle carceri e poi non si attivino concretamente e se-

riamente ad affrontare tale stato di crisi, opponendosi addirittura, con pretestuose argomentazioni, all ’assunzione degli psicologi vincitori di concorso, ledendone in modo così palese i diritti. Il DAP arriva così a sostenere che le prestazioni svolte dagli psicologi sarebbero state trasferite al S.S.N. in base alla recente riforma sulla sanità penitenziaria attuata con D.P.C.M. 1° aprile 2008, quando poi contraddittoriamente afferma che le prestazioni psicologiche trattamentali e dell’ osservazione sarebbero rimaste alla sua competenza. Esso non spiega allora il motivo per cui tali prestazioni non possano essere svolte dai vincitori di concorso assunti. Viene il dubbio, allora, che non esista una concreta volontà di affrontare tale problema, anzitutto attraverso un (tra l ’altro doveroso) reclutamento del personale psicologo per il quale è stato indetto un apposito concorso. Come è possibile che detenuti e operatori non possano disporre di un aiuto concreto così importante perché si possano realizzare al meglio la rieducazione efficace dei primi e le condizioni di lavoro adeguate per i secondi? A quanti suicidi (12 poliziotti suicidatisi negli ultimi due anni; 46 detenuti nel 2008 e 48 al 31.08.2009, secondo i dati consultabili su ) dovremo ancora assistere prima della nostra immissione in ruolo: possono consulenze di poche ore al mese affrontare situazioni così drammatiche? Occorrerebbero diversi psicologi a tempo pieno per ogni Istituto Penitenziario e per ogni Uepe esistenti in Italia, ma oggi addirittura non vengono assunti neppure i 39 vincitori del primo e unico concorso a psicologo su scala nazionale, che rappresenterebbero, quanto meno, il primo concreto segnale positivo. Ai detenuti e agli operatori, in particolare ai poliziotti penitenziari, alle loro famiglie vogliamo comunicare che stiamo facendo di tutto per essere assunti, da anni, esercitando un nostro diritto. Noi non ci arrendiamo, comunque: siamo in mobilitazione permanente perché crediamo nell ’utilità del nostro lavoro. Non possiamo ancora aiutarvi concretamente, ma siamo con Tutti Voi. F

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Dott. Antonio De Luca Dott.ssa Mariacristina Tomaselli per i 39 psicologi non-assunti del Dap

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Matt Hilton

L’inseguitore LONGANESI Edizioni pagg. 317 - euro 18,60 ohn è un uomo alla deriva e anche se cerca di scappare dal suo passato, non riesce a stare lontano dai guai. E stavolta, l’errore che ha commesso rischia di essergli fatale: si trova al centro del mirino di un vero pazzo criminale... Tubal Cain è il kilier più prolifico d’America: è un assassino scaltro, imprevedibile, sfrontato. Non c’è niente cui tenga di più che la collezione di coltelli di cui si serve per ricavare agghiaccianti souvenir dai corpi delle sue vittime. Ma quando gli viene sottratta la sua lama preferita, Cain inizia una caccia all’uomo spietata, perché intravede nell’accaduto le tracce di un disegno ancora più ambizioso... Non è un poliziotto, non è un cacciatore di taglie, non è un investigatore privato. Joe Hunter, ex agente dei corpi speciali, è semplicemente un uomo d’azione con un fortissimo senso etico. Non teme lo scontro, non esita a sparare né a lottare a mani nude, ma solo per fare giustizia... Joe Hunter deve interrompere la fuga del fratello, John. Per trovarlo, però, dovra scovare Tubal Cain. Ma chi è l’inseguitore e chi l’inseguito? Dopo una caccia all’uomo da brividi, da un capo all’altro degli USA, i tre protagonisti si ritroverannoo per la resa dei conti finale in un luogo talmente desolato che la polvere del deserto e quella delle ossa delle vittime sono diventate una cosa sola.. .

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Cornelius Kane

Gli ingrattabili TEA Editrice pagg. 276 - euro 12,00 D’accordo, diciamolo subito: in questo libro ci sono cani e gatti che si comportano e parlano come gli esseri umani… o quasi. Amate i cani? Avrete il vostro eroe. Amate i gatti? Idem. In ogni caso, provate a leggere qualche pagina e vi troverete proiettati in un romanzo divertente, intelligente, pieno di sorprese, raffinato: un piccolo capolavoro di fantasia e arte narrativa. E quando avrete fatto la conoscenza di Crusher MacNash, il detective più impavido e scomodo della Squadra Scannamenti, e di Cassius Lap, il miglior agente del Feline Bureau of Investigation, non potrete fare altro che seguirli fino alla fine della loro indagine. Perché nel mondo degli Ingrattabili si parla, si ama, si insegue, si sogna, si trama, si uccide… proprio come nel nostro.

Richard North Patterson

Il prezzo della scelta LONGANESI Edizioni pagg. 428 - euro 18,60

liare. Due gli avversari che concorrono alla nomination del partito: il reverendo Bob Christy, un religioso fanatico che si crede il portavoce di Dio, e il senatore Rob Maretta, un uomo tutt’altro che di polso, ma che pare disposto a qualunque cosa pur di arrivare alla presidenza degli Stati Uniti. Due anche gli argomenti caldi al centro del dibattito e sui quali i candidati sono in totale disaccordo: il disegno di legge sulle cellule staminali e i diritti delle coppie omosessuali. Al centro di questo gioco feroce fatto di schermaglie e illeciti, dove mass media e ideologie religiose la fanno da padrone, c’è un uomo che sente di essere un uomo giusto, forse addirittura l’uomo giusto, ma che nonostante tutti gli sforzi per mantenere la propria integrità morale potrebbe perdere la battaglia più importante della sua vita. Soprattutto perché nasconde uno scomodo segreto che potrebbe costargli la candidatura...

P.C. & Kristin Cast

Betrayed NORD Edizioni pagg. 380 - euro 16,50 Mi chiamo Zoey, ho sedici anni e mi sto Trasformando. Come tutti i ragazzi che hanno ricevuto il Marchio – una mezzaluna blu tatuata sulla fronte – tra qualche anno diventerò un vampiro. Oppure morirò. Per sempre. Ma al momento ho altro cui pensare. Zoey ha ricevuto il Marchio ed è entrata nella Scuola Superiore per Vampiri. Ma la Casa della Notte nasconde un segreto. Un segreto tale da mettere in pericolo le persone che Zoey ama..

C’è ancora posto per l’integrità nella politica odierna? Si può vincere la corsa alla Casa Bianca senza scendere a compromessi? Corey Grace, senatore cresciuto in un remoto paesino dell’Ohio, uomo intelligente, affascinante e carismatico nonché ex pilota decorato della guerra del Golfo, decide di candidarsi alle primarie con i repubblicani, anche se non sempre ne condivide il programma politico, soprattutto in materia di etica, religione e politica famiPolizia Penitenziaria - SG&S n. 166 - ottobre 2009


a cura di Erremme

AA.VV.

James Patterson

Primo rapporto sulla devianza minorile in Italia

Bikini

Gangemi Editore pagg. 352 - euro 30,00

Pamela Aidan

Per orgoglio o per amore TEA Editrice pagg. 278 - euro 12,00 «È passabile, ma non abbastanza bella per tentare un uomo par mio.» Così prende avvio la storia d’amore senza tempo tra Fitzwilliam Darcy ed Elizabeth Bennet in Orgoglio e pregiudizio, il capolavoro di Jane Austen amato da milioni di lettori, nel quale, tuttavia, così poco si rivela del misterioso e affascinante eroe, Mr. Darcy. Tanto poco che resta aperta la domanda: chi è Fitzwilliam Darcy? Sullo sfondo dell’epoca Regency, perfettamente ricostruita nelle coloratissime atmosfere e nelle ambientazioni storiche e politiche, Pamela Aidan tenta una risposta. Rievocando gli eventi narrati nel capolavoro di Jane Austen, restando fedele agli amatissimi personaggi, dipinge uno straordinario quadro dove racconta il passato e il presente di Mr. Darcy. In Per orgoglio o per amore, il primo episodio della trilogia, assistiamo così all’incontro tra Darcy ed Elizabeth Bennet, nell’Hertfordshire, e scopriamo che sconvolse l’esistenza del freddo e distaccato gentiluomo fin dal primo istante. Un romanzo da non perdere per tutti coloro che desiderano ritrovare i luoghi, i personaggi, i dialoghi e le emozioni già conosciuti grazie a Jane Austen, per poter sognare, ancora.

Questo primo Rapporto annuale sulla devianza minorile si propone come uno strumento di approfondimento conoscitivo della difficile, faticosa, ma anche densa di esperienze, realtà del lavoro di recupero socio educativo dei minori devianti che si realizza presso i servizi minorili della giustizia italiana, senza tralasciare le diverse tappe in cui si snoda, fin dalla fase processuale e gli strumenti in termini di risorse e di sistema che utilizza. I contenuti più salienti del Rapporto sono rappresentati dai dati statistici sul numero degli utenti che i servizi prendono in carico, dalla descrizione del funzionamento del sistema integrato degli interventi, delle specificità locali in cui si realizza, ma anche dalle riflessioni che ne scaturiscono, attraverso il contributo degli operatori che direttamente lavorano con i minori nelle diverse realtà territoriali. Il volume è a cura di Isabella Mastropasqua, Tiziana Pagliaroli e Maria Stefania Totaro.

LONGANESI Edizioni pagg. 306 - euro 16,60 Un servizio di moda nello splendido scenario hawaiano si trasforma in un incubo quando una delle modelle, la bellissima e giovanissima Kim, sparisce misteriosamente e viene ritrovata morta dopo qualche giorno. È solo il primo omicidio, perché al killer non basta: Henri Benoit, infatti, uccide per piacere e per lavoro, visto che vende in esclusiva i filmati dei suoi delitti a un’enclave di ricchi pervertiti. Ma quando un nuovo omicidio non finisce in quel circuito, l’enclave si domanda: perché? Semplice, perché al killer non basta. Lui ha in mente un disegno più grande: vuole che tutto il mondo lo conosca, che tutti sappiano di che cosa è capace, vuole che qualcuno scriva la sua biografia... E quando sulla scena del crimine arriva Ben Hawkins, un ex poliziotto riciclatosi come giornalista e mediocre scrittore di gialli, Henri capisce di avere sottomano la persona giusta. Ma ancora non basta. Niente è come appare e nel gioco spietato che il killer inizia si moltiplicano le inversioni di ruolo, in una vertigine sempre più accelerata che terminerà solo con una domanda: chi riuscirà a dire basta? F

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L’ Appuntato Caputo laureato in biologia gregio dott. Capece, sono orgoglioso di appartenere ad un grande sindacato come il S.A.P.Pe, il fatto che le vostre proposte, i vostri solleciti, la sensibilità di rilevare le problematiche del nostro lavoro, rispecchiano in pieno quello che un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria vorrebbe si realizzasse, appaga in pieno e con grande soddisfazione la scelta per cui aderisco a questa grande sigla sindacale. Mi sono arruolato nel 1993 nel corso degli anni ho conseguito una Laurea in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Napoli, ho avuto inoltre l’abilitazione di dottorato svolto presso l’Ospedale di Lucca, certo grazie a questo titolo ho mi-

gliorato la mia posizione al lavoro quale mi ha permesso di accedere agli interpelli interni e con maggiore facilità ho avuto accesso all’Ufficio matricola, ma, mai e poi mai avrei pensato che il sacrificio per gli studi, una passione inconscia avrebbe potuto avere la possibilità di uno sbocco di carriera nell’ambito degli studi che ho effettuato, non nascondo che ho tenuto nel cassetto questo sogno ed ero quasi rassegnato rimanesse sogno, anche perché un decennio fa il Corpo di Polizia Penitenziaria non aveva le specializzazioni di cui adesso gode prestigiosamente. Oggi per me quel sogno lasciato in passato rassegnatamente nel cassetto è stato illuminato da una luce di speranza , la proposta del suo recente intervento di effettuare una ricognizione tra il personale del Corpo avente i requisiti necessari all’accesso all’eventuale ruolo tecnico per la gestione

Banca dati DNA, oltre che essere una legittima richiesta di funzione di possesso del Corpo di Polizia Penitenziaria, sicuramente accrescerebbe ulteriormente le professionalità del Corpo, anziché disperdere prestigio in figure esterne che comunque lontane al senso di appartenenza e allo spirito di Polizia. Le gratificazioni che le manifesto per la posizione da lei intrapresa, auspicando che non possono non tener conto della legittima richiesta di attenzione alla tematica rivolta dal Sappe intesa ad ottenere l’accesso agli appartenenti al Corpo al ruolo tecnico della Banca dati DNA, inoltre attestano la veridicità che nel Corpo è possibile reperire soggetti con massima aspirazione e titolo di studio. Ulteriormente ringraziandola cordialmente, le invio i miei fervidi saluti. Ass. Capo Aniello Laudiero Lucca

IL MONDO DELL’APPUNTATO CAPUTO

ANNO 2039 Ho letto sul giornale che questa settimana va in consiglio dei Ministri...

© 2009 Caputi & De Blasis

Allora, amico mio, ma quando lo approvano il piano carceri del Ministro Alfano?

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Polizia Penitenziaria - Ottobre 2009 - n. 166  

Rivista ufficiale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

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