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Anno XVI - n.162

Le prigioni del duemila secondo Franco Ionta... Maggio 2009


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il Sommario Organo Ufficiale Nazionale del S.A.P.Pe. Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

ANNO XVI Numero 162 Maggio 2009 Direttore Responsabile Donato Capece capece@sappe.it

Direttore Editoriale Giovanni Battista De Blasis deblasis@sappe.it

Direttore Organizzativo Moraldo Adolini Capo Redattore Roberto Martinelli Comitato di Redazione Nicola Caserta Umberto Vitale Redazione Politica Giovanni Battista Durante Redazione Sportiva Lara Liotta Progetto Grafico e impaginazione © Mario Caputi (art director) Direzione e Redazione Centrale Via Trionfale, 79/A 00136 Roma tel. 06.3975901 r.a. fax 06.39733669 E-mail: rivista@sappe.it Sito Web: www.sappe.it

La Copertina Prison-Ship inglese nel porto di Portsmouth Harbour - Londra 1829 circa (Edward William Cooke, 1811-1880)

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L’EDITORIALE Festa del Corpo e Manifestazione di Donato Capece

IL PULPITO Il Megadirettore Galattico di Giovanni Battista De Blasis

L’OSSERVATORIO POLITICO Il DAP galleggiante di Giovanni Battista Durante

IL COMMENTO Il dovere della Memoria di Roberto Martinelli

LO SPORT Nuovi arrivi nel Settore Paralimpico di Lara Liotta

LE FIAMME AZZURRE Delegazione ANPPE al DAP a cura di Lionello Pascone

WEB E DINTORNI Il carcere su internet

Le Segreterie Regionali del Sappe, sono sede delle Redazioni Regionali di: “Polizia Penitenziaria -

Società Giustizia & Sicurezza”

Per ulteriori approfondimenti visita il sito

Registrazione Tribunale di Roma n. 330 del 18.7.1994 Stampa Romana Editrice s.r.l. Via dell’Enopolio, 37 00030 S. Cesareo (Roma)

www.sappe.it

Finito di stampare: Maggio 2009

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Questo Periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana Il S.A.P.Pe. è il sindacato più rappresentativo del Corpo di Polizia Penitenziaria

L’IMPORTO VA VERSATO SUL C. C. POSTALE N. INTESTATO A: POLIZIA PENITENZIARIA - Società Giustizia & Sicurezza

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Via Trionfale, 79/A - 00136 Roma indicando l’indirizzo dove va spedita la rivista

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L’Editoriale

Donato Capece Segretario Generale Sappe capece@sappe.it Direttore Responsabile

Festa del Corpo Il 7 giugno manifestazione nazionale a Roma etenuti aumentati di quasi 10mila unità in soli 12 mesi. Aggressioni ai poliziotti aumentate in maniera esponenziale. Non intervenire adesso significa assumere la responsabilità di quello che accadrà. L’attuale situazione penitenziaria è davvero arrivata ad un punto di estrema criticità. In soli dodici mesi i detenuti sono aumentati di quasi 10.000 (10mila!) unità ed oggi ve ne sono più di 62mila nelle migliaia di celle dei 206 penitenziari italiani. Allarma l’elevato numero di aggressioni di detenuti in danno degli Agenti di Polizia penitenziaria nelle sezioni detentive, ormai nell’ordine delle diverse centinaia. Gli ultimi casi, in ordine di tempo, nelle strutture di Saliceta San Giuliano, Reggio Emilia, Spoleto. Una situazione del genere non è più tollerabile. Servono risposte certe ed urgenti, che non ci sembra siano contenute – almeno da quello che desumiamo dalle indiscrezioni giornalistiche - nel cosiddetto Piano Ionta finalizzato a predisporre interventi straordinari sul sistema penitenziario, incredibilmente a tutt’oggi secretato alle Organizzazioni sindacali del Corpo. Il Piano straordinario, infatti, non prenderebbe in considerazione le ipotesi di un maggiore ricorso all’area penale esterna per le pene più brevi avvalendosi di sistemi di controllo anche elettronici (come ad esempio il braccialetto) né la differenziazione dei circuiti penitenziari rispetto alla pericolosità dei detenuti. Non parla affatto di assumere nuovo personale di Polizia Penitenziaria – Corpo oggi sotto organico di ben 5mila e 500 unità –, nonostante si preveda un piano di aumento di 18mila posti letto, distribuiti in 18 regioni, di cui 5mila a regime a partire dal prossimo anno. Ed intanto le inaccettabili aggressioni ai nostri Agenti sono all’ordine del giorno.

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Manifestazione sincacale

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Abbiamo in queste ore rinnovato l’invito ad avere un incontro col Ministro della Giustizia Angelino Alfano sulla grave situazione penitenziaria nazionale, visto che il Commissario straordinario per le carceri (nonché Capo Dell’Amministrazione Penitenziaria) Franco Ionta, sollecitato più volte ad avere un confronto con i Sindacati sul suo fantomatico piano di edilizia, in una sua corrispondenza ufficiale ha pilatescamente scritto che rientra nella valutazioni politiche di Alfano l’opportunità di parteciparlo alle Organizzazioni Sindacali. Addirittura Ionta, che forse non sa che i suoi stessi uffici dipartimentali attestano a 5mila e 500 le carenze di organico del Corpo, ritiene che nel contesto degli eventuali processi di recupero localizzato di celle in disuso non possa trovare spazio il confronto con i Sindacati del Corpo. E’ ovvio che siamo probabilmente arrivati ad un punto di non ritorno nei rapporti con il Capo dell’Amministrazione penitenziaria Franco Ionta, tali e tante sono le divergenze sul suo modo di intendere ruolo e professionalità del Corpo di Polizia penitenziaria e delle Organizzazioni Sindacali di rappresentanza. E visto che ignora le richieste di incontro delle Segreterie nazionali dei Sindacati del Corpo, abbiamo rinnovato l’invito al Guardasigilli Angelino Alfano perché si possa avere con urgenza un confronto per determinare un progetto ad ampio respiro utile a deflazionare le attuali, gravissime criticità che attanagliano il sistema penitenziario e il personale di Polizia Penitenziaria. Nelle more dell’incontro, il Sappe – insieme ad altri sindacati (in rappresentanza di più del 90% del Personale) - ha indetto lo stato di agitazione del personale di Polizia penitenziaria sull’intero territorio nazionale e ha programmato una manifestazione di protesta per il 17 giugno 2009 in concomitanza con la celebrazione della Festa del Corpo. ✦

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Giovanni Battista De Blasis Segretario Generale Aggiunto Sappe deblasis@sappe.it

il Pulpito

Direttore Editoriale

Il piano del megadirettore galattico duca Conte Franco Ionta Con la partecipazione straordinaria del Megadirettore Generale Matteo Maria Barambani e della Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare

… correva voce che non fosse un uomo… ma un’entità astratta.” Così recitava la voce fuori campo nel finale del film Fantozzi, allorquando il povero ragioniere, lanciato un sasso contro la sede dell’azienda all’apice della contestazione, viene convocato dal Megadirettore Galattico ed incontra di persona il semidio a capo della Megaditta (la Ital Petrol Ceme Termo Tessil Farmo Metal Chimica). Dieci anni fa, quando scrissi la prefazione del libro Il mondo dell’appuntato Caputo, non avrei mai immaginato di presentire uno scenario come quello di oggi. “… l’idea di un poliziotto penitenziario, di fantozziana memoria, rassegnato al proprio destino e che accetta la propria condizione come ‘il minore dei mali’, stato d’animo nel quale si trova colui che, minacciato di gravissima ingiustizia, accetta quelle minori come cortesi regalie… Caputo è lo stereotipo della rassegnazione: è colui che ‘obbedisce tacendo’. Egli è il Fantozzi delle carceri…” Invece, quasi come in una evoluzione filmica, si sono materializzati tanti altri personaggi intorno all’appuntato Caputo. E’ arrivato, di persona, il Megadirettore Galattico Duca Conte Franco Ionta, coadiuvato dal Megadirettore Generale Matteo Maria Barambani e dalla Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare. E’, pure, in via di costituzione il Gran Consiglio dei Dieci Assenti che provvederà, insieme al Duca Conte, a governare il mondo (penitenziario). Lo scenario fantozziano è stato pian, piano allestito attraverso un unico, ininterrotto, piano-sequenza partito dal primo ciak scandito dal Professor Gui-

dobaldo Maria Riccardelli (quello della Corazzata Potëmkin per intenderci…) il 7 agosto dell’anno scorso. E noi, purtroppo, ce ne siamo accorti soltanto adesso. Nel frattempo, però, il Duca Conte, seduto sulla sua poltrona di pelle umana, davanti al gigantesco acquario dove nuotano i dipendenti, ha presentato le Tavole della Legge dove è trascritto il suo piano. Ovviamente, essendo le Tavole della Legge di origine divina, non sono state consegnate direttamente ai poveri mortali ma affidate nelle mani del Ministro Abramo…, scusate volevo dire Alfano, affinché le portasse a conoscenza di noi eretici seguaci del vitello d’oro. E cosa c’è scritto nel favoloso Piano conservato all’interno dell’Arca dell’Alleanza, mirabilmente trascritto dal Megadirettore Galattico Duca Conte Franco Ionta ? Non avendo altre fonti, cito testualmente l’ansa. “La costruzione di 46 padiglioni e di 22 nuovi istituti, di cui 9 già finanziati, per arrivare a un incremento complessivo di 17.129 posti, per un totale di 1 miliardo e 590 milioni di euro. Del totale dei posti previsti, 4.605 saranno predisposti attraverso l’ampliamento di carceri esistenti con nuovi padiglioni o ristrutturazioni, e la realizzazione di nuovi penitenziari già finanziati (costo complessivo 205.730.000 di euro). Altri 6.201 posti, per un costo di 405milioni di euro, saranno allestiti grazie a fondi già individuati nella Cassa delle ammende (circa 120-130 milioni di euro), o nei fondi Fas per le aree sottosviluppate. Infine gli ultimi 6.323 posti costeranno 980milioni di euro ma i fondi

sono ancora da individuare.” Fino a qui siamo nel campo del difficile (reperimento dei fondi, lunghi tempi di realizzazione) ma sostenibile sulla carta; Veniamo invece alla parte creativa del piano. “L’alternativa che desta più curiosità è sicuramente quella delle prigioni galleggianti: una soluzione già messa in pratica negli ultimi 20 anni in Paesi come Stati Uniti (la prima chiatta-prigione fu ormeggiata a New York nell’89, lungo il fiume Hudson), la Gran Bretagna (la nave-prigione Weare è stata ancorata dal 1997 al 2005 nella baia di Porland, in Dorset), e più recentemente l’Olanda. Per costruire nuove carceri, oltre che per ampliare o ristrutturare quelle vecchie, saranno impiegati i detenuti, seppure soltanto per ‘interventi edilizi complementari’ (ad esempio imbiancare le pareti, abbattere un muro e trasportare le brande).” Per quanto riguarda la proposta delle prigioni galleggianti ho affidato il mio commento all’immagine scelta per la copertina (una Prison-ship inglese del 1829, in partenza per l’Australia) e alla vignetta in ultima pagina. Per quanto riguarda, invece, l’ipotesi di utilizzare i detenuti per i lavori edilizi di ampliamento mi viene da sorridere ripensando al pesce d’aprile che abbiamo architettato quest’anno e che tante critiche ci aveva attirato… (ma questa è un’altra storia che racconterò in una seconda occasione). Ma torniamo al Duca Conte, alla Contessa e al Gran Consiglio. Ebbene, il Megadirettore Galattico, nel suo perfetto stile ‘medio progressista’ ha gratificato i suoi dipendenti della propria presenza in giro per l’Italia ed in quelle occasioni liturgi-

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Giovanni Battista Durante Segretario Generale Aggiunto Sappe durante@sappe.it Responsabile redazione politica

che ha predicato la sua dottrina ed i canoni delle sue leggi.

Le tavole dei Comandamenti

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Primo Comandamento Nessun poliziotto penitenziario potrà/dovrà più svolgere alcun compito che non sia strettamente connesso all’apertura ed alla chiusura dei cancelli; Secondo Comandamento Nessun poliziotto penitenziario potrà/dovrà essere impiegato presso gli uffici interforze e la direzione NAZIONALE antimafia; Terzo Comandamento Nessun poliziotto penitenziario potrà/dovrà essere impiegato per i servizi di sicurezza e sorveglianza degli uffici giudiziari; Quarto Comandamento Nessun poliziotto penitenziario potrà/dovrà effettuare traduzioni di detenuti in luoghi diversi dagli istituti penitenziari; Quinto Comandamento Le poliziotte penitenziarie donne potranno/dovranno prestare servizio nelle sezioni maschili e viceversa; Sesto Comandamento Nessun poliziotto penitenziario potrà/dovrà più salire a bordo di un mezzo navale (tranne le prison-ship) né potrà/dovrà più avvicinarsi a meno di trecento metri da qualsiasi tipo di base navale; Settimo Comandamento Nessun poliziotto penitenziario potrà/dovrà più sorvegliare scuole, allievi, istituti di formazione, istituti di aggiornamento, superiori, medie, elementari e asili nido; Ottavo Comandamento Nessun poliziotto penitenziario potrà/dovrà più preparare caffè, cappuccino, the e qualsiasi altra bevanda di ristoro negli spacci, nelle caserme ed anche a casa propria; Nono Comandamento E’ fatto assoluto divieto a tutti i poliziotti penitenziari di candidarsi alle elezioni politiche, amministrative ed europee, di essere nominati nelle ASI ed anche di votare, salvo che il seggio elettorale non sia stato costituito all’interno della sezione dove si presta servizio; Decimo Comandamento Non sarà assolutamente contemplato alcun tipo di riallineamento con le altre forze di polizia, né tantomeno potrà essere preso in considerazione un allineamento con la polizia locale, provinciale e/o regionale, con guardie giurate, metronotte, investigatori privati, body guard o buttafuori. In attesa di essere tutti crocifissi in sala mensa come il povero Fantozzi/Appuntato Caputo, consiglio a tutti i miei colleghi di presentare immediatamente un’istanza per essere impiegati come uomo-triglia dentro l’acquario del nostro Megadirettore Galattico Duca Conte Franco Ionta. ✦

Il DAP galleggiante iccome da tempo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria galleggia, ovvero naviga a vista, qualcuno ha pensato di inserire nel piano per l’edilizia penitenziaria l’ipotesi di costruire le carceri galleggianti. Si tratterebbe di piattaforme o navi ormeggiate a Genova, Livorno o in qualsiasi dei numerosi porti italiani, dove trasferire i detenuti, così da risolvere l’emergenza sovraffollamento arrivata oggi a 62.473 posti occupati contro un limite regolamentare di 43.201 e una tollerabilità di 63.702. E’ appena il caso di evidenziare che il trend di crescita è di 800/1000 detenuti al mese. Quella delle carceri galleggianti è solo una delle ipotesi, sicuramente la più suggestiva, la più avveniristica, contenuta nel piano carceri; una delle tante ipotesi, tra le quali quella di costruire 46 padiglioni e 22 nuovi istituti, di cui 9 già finanziati, per arrivare a un incremento complessivo di 17.129 posti. Quelle che riportiamo sono notizie diffuse dai giornali e dalle agenzie di stampa, atteso che nessuno si è preoccupato di informare i sindacati, né, tantomeno, di trasmettergli il progetto; progetto che, invece, è in possesso della stampa. Scrive, infatti, l’ANSA, in una nota: Nelle 19 pagine di relazione di cui l’ANSA è in possesso si sottolinea che la nuova edilizia penitenziaria terrà conto di “soluzioni alternative” a quelle fino ad ora adottate, anche attraverso “strutture modulari”, più economiche nella manutenzione-gestione oltre che più rapide da costruire, nonché “la previsione di strutture penitenziarie ‘galleggianti’”. Se il piano di Ionta avrà il ‘placet’ del governo, l’Italia adotterà una soluzione già messa in pratica negli ultimi 20 anni in Paesi come gli Stati Uniti (la prima chiattaprigione fu ormeggiata a New York nell’89, lungo il fiume Hudson), la Gran Bretagna (la nave-priogne ‘Weare’ è stata ancorata dal 1997 al 2005 nella baia di Porland, in Dorset), e più recentemente l’Olanda.

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l’Osservatorio

Il DAP... versione nave

Sempre in un’agenzia dell’Ansa si legge che: Per costruire nuove carceri, oltre che per ampliare o ristrutturare quelle vecchie, saranno impiegati i detenuti, seppure soltanto per “interventi edilizi complementari” (ad esempio imbiancare le pareti, abbattere un muro, trasportare le brande etc). Lo prevede il piano straordinario che il capo del Dipartimento dell’ amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta, ha consegnato al ministro della Giustizia Angelino Alfano per far fronte all’emergenza sovraffollamento detenuti. Il piano - di cui l’ANSA è in possesso - ipotizza la realizzazione complessiva, al massimo entro dicembre 2012, di 46 nuovi padiglioni in altrettanti carceri già esistenti e la costruzione di 22 nuove carceri (di cui 9 già in costruzione) per un totale di 1 miliardo e 590 milioni di euro, così da arrivare a creare 17.129 posti letto. Di questi ultimi, 4.605 saranno pronti entro un paio di anni attraverso l’ampliamento di carceri esistenti con nuovi padiglioni o ristrutturazioni, e la realizzazione di nuovi penitenziari già finanziati (costo complessivo 205.730.000 di euro); altri 6.201 posti, per un costo di 405milioni di euro, con fondi già individuati nella Cassa delle ammende (circa 120-130 milioni di euro ai quale il commissario straordinario Ionta può ora attingere, mentre fino a due mesi fa la Cassa era solo per il reinserimento dei detenuti), o nei fondi Fas per le aree sottosviluppate; infine 6.323 posti che costeranno 980 milioni di euro con fondi ancora da individuare. Altre notizie apprese sempre attraverso le agenzie di stampa

ci informano che è intendimento del commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria recuperare personale di polizia penitenziaria attraverso la soppressione del servizio di sentinella, ma ciò implica la necessità di rendere funzionanti gli impianti antintrusione ed antiscavalcamento, laddove esistono ma non funzionano, e di costruirne di nuovi, laddove, invece, non sono mai stati costruiti. E’ un’iniziativa che condividiamo sicuramente, insieme all’altra annunciata iniziativa di dare in gestione i bar degli istituti penitenziari. Queste due operazioni dovrebbe portare a un recupero di circa 1.500 agenti, ancora troppo pochi rispetto ai circa 5.000 che servirebbero per gestire le nuove aree detentive e per alleggerire i carichi di lavoro in quelle già esistenti. Sembra che il capo del DAP abbia anche avviato un’azione di recupero del personale distaccato dai vari istituti e servizi. Opera meritoria anche questa se, però, finalizzata a recuperare quelli che sono raccomandati dai vari dirigenti generali, magistrati e politici. Abbiamo forti dubbi che il capo del DAP abbia la forza di fare ciò, soprattutto nei confronti di quei politici che gli hanno permesso di ricoprire l’incarico di capo del DAP e di commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria; naturalmente, saremmo felici di essere smentiti. Intanto le organizzazioni sindacali, in testa il SAPPE, hanno iniziato lo stato di agitazione sul territorio nazionale, vista la disattenzione dell’Amministrazione nelle relazioni sindacali e l’assenza di✦ una seria politica penitenziaria. ✦

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Il Commento

Roberto Martinelli Segretario Generale Aggiunto Sappe martinelli@sappe.it Capo Redattore

Il dovere della memoria rrivano finalmente buone notizie sul fronte dovere della Memoria, argomento rispetto al quale il Sappe e chi scrive hanno sempre avuto una particolare sensibilità. Partiamo da Alessandria. Su proposta dei consiglieri comunali AN - PDL Mario Bocchio e Maurizio Sciaudone, subito accolta dal sindaco alessandrino Piercarlo Fabbio, l’Amministrazione Comunale avrebbe dovuto ricordare le vittime della tragica rivolta avvenuta nel 1974 nel carcere Don Soria. L’appuntamento era fissato per sabato 16 maggio, presso lo stesso istituto carcerario, ma è stato rinviato a data da destinarsi. «Proprio per permettere una dignitosa deposizione di una corona d’alloro» – hanno spiegato Bocchio e Sciaudone. «Allo stato attuale, infatti, non esiste una lapide che ricordi quelle vittime. Mai nessuno, in ben trentacinque anni, ha pensato di farla costruire e di murarla. Tutto ciò è paradossale, inaccettabile ed ingiustificabile, ma purtroppo questa è la realtà». E per porre rimedio, dall’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria Anppe il Presidente della Sezione alessandrina Cav. Antonio Aloia ha fatto sapere che «proprio a seguito di quanto appena successo, l’Amministrazione Comunale di Alessandria farà costruire una targa marmorea, che dovrebbe collocare presso il carcere Don Doria già entro giugno». Giovedì 9 maggio 1974, per Alessandria fu una giornata drammatica: i detenuti Concu, Levrero e Di Bona misero in atto il loro progetto di evasione e non ci pensarono due volte a farsi scudo degli ostaggi che incontrarono sul loro cammino. Per riuscire nel loro intento se-

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Il Maresciallo degli AA.CC. Francesco Di Cataldo

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questrarono insegnanti della scuola penitenziaria, agenti dell’allora Corpo degli Agenti di Custodia, il medico e si rinchiusero nell’infermeria. Le armi che impugnavano erano vere e le intenzioni dei tre altrettanto serie. Un colpo a scopo dimostrativo sparato da uno di loro tolse ogni dubbio a tutti quanti. Fu il preludio ai passi successivi. Alle 19,30 partì un primo assalto dei carabinieri, un fronte di gas lacrimogeno per stanare i banditi e un fuoco continuo per abbatterli senza mettere in pericolo la vita degli ostaggi. Risultato: le prime vittime, il dottor Gandolfi e il dottor Campi, ferito mortalmente e che spirerà alcuni giorni dopo. Alle 17 di venerdì 10 maggio partì l’assalto finale, un attacco improvviso e inaspettato, condotto in simultanea dall’interno e dall’esterno del carcere, con candelotti lacrimogeni e solito fronte di fuoco. Questa volta le vittime furono tre: l’assistente sociale Graziella Vassallo Giarola, il brigadiere Gennaro Cantiello e l’appuntato Sebastiano Gaeta. Oltre ai due detenuti Concu e Di Bona. Il brigadiere Gennaro

Cantiello, catturato tra gli ostaggi presi dai detenuti in rivolta, riuscì a trasportare il medico dell’istituto fuori della portata dei rivoltosi. Tornò poi volontariamente tra gli ostaggi per placare gli animi. Nell’epilogo della vicenda perse la vita. Rconosciuto “Vittima del Dovere ai sensi della Legge n.748/1972 dal Ministero dell’Interno, in data 24 febbraio 1975 il Ministero della Difesa gli conferì la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria. Alla sua stessa Memoria venne anche chiamata una motonave della Polizia Penitenziaria adibita al collegamento tra Porto Torres e l’isola dell’Asinara, dov’era ubicato un carcere di massima sicurezza. L’appuntato Sebastiano Gaeta nell’intento di evitare una strage, fece scudo col proprio corpo agli altri ostaggi sacrificando così la propria vita. Anche lui fu riconosciuto Vittima del Dovere ai sensi della Legge n.748/1972 dal Ministero dell’Interno e in data 24 febbraio 1975 il Ministero della Difesa gli conferì la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria. Sette morti e quindici feriti per garantire il senso dello Stato. Cinque vittime innocenti di una guerra non voluta da loro, e una verità sfumata insieme ai gas lacrimogeni e alla rabbia e alle lacrime di una folla infinita che rese loro un doveroso omaggio, dimostrando che quella strage aveva lacerato il cuore di una città intera. Alcune strade della città di Alessandria a loro intitolate (anche se in pochi ancora li collegano ai giorni di maggio del 1974) restano come ricordo di queste figure stroncate nel nome di una violenza senza senso. Sono trascorsi trentacinque anni, quasi tutti nel silenzio, come una sorta di velo pudico per non tormentare ulteriormente i cuori e i cervelli.

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memoria di quegli anni tragici. E un grazie anche alla Regione Liguria, alla Provincia e al Comune di Genova ed alla Fondazione Cultura di Palazzo Ducale che hanno reso possibile questa mostra. Tanti, tantissimi sono stati i visitatori alla mostra. La visita alla mostra esprime una fortissima carica umana e un’ottima occasione di raccoglimento per ricordare tutte le vittime della ferocia terroristica. L’unica arma contro l’oblio è, infatti, tenere vivo il ricordo di chi non c’è più, perché il ricordo delle vittime non è solo un lutto privato ma anche un lutto collettivo. Il Sappe e chi scrive sino sono spesso occupati della memoria di quegli anni tragici perché non vi sia mai una rimozione storica di ciò che è accaduto e parimenti non sia dimenticato il sacrificio dei Caduti, degli assassinati, dei feriti e degli invalidi. Non si trattò, con particolare

riferimento ai periodi bui del terrorismo ed a quel periodo della nostra storia noto come anni di piombo, di vittime di scontri o episodi di una presunta guerra civile, come viene falsamente sostenuto da alcune fonti, ma di cittadini barbaramente trucidati in una lucida follia eversiva, sfociata talvolta con giochi di tiro al bersaglio. Ricordare, dunque, il loro Sacrificio (spesso estremo) e il loro Martirio è un dovere per un Paese degno di questo nome. Eppure, i carnefici sono usciti alla spicciolata e ora sono quasi tutti fuori. Con qualche restrizione o ormai completamente liberi. Gli ex terroristi sono rientrati nella società. Alcuni lavorano nelle cooperative, che offrono una chance di reinserimento agli ex detenuti; altri hanno preso strade diverse. C’è anche chi è addirittura entrato nelle istituzioni, buttando via il passato come uno zaino ingombrante, ed è stato pagato da quello Stato combattuto in gioventù. Alla faccia della Giustizia (quella vera, con la G maiuscola), del dolore dei familiari e degli amici delle vittime. Certo resta una domanda inquietante, riportata su uno dei pannelli della Mostra ospitata nel Palazzo Ducale di Genova. Contigua ai terroristi c’era una vasta area di fiancheggiatori di cui non si parla mai: erano migliaia di persone... Chi erano? Dove sono oggi? Quali poltrone occupano? ✦

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A fianco l’omicidio dell’agente Giuseppe Lorusso sotto, la mostra allestista a Genova

Foto di Giampaolo Cavalieri - Fondazione Palazzo Ducale

Ma resta aperta (tra i mille altri misteri d’Italia) una vicenda dai contorni ancora oscuri, scivolata fuori dalla memoria di una città che purtroppo non ha voluto renderne partecipe le generazioni successive. Perdendo forse un’occasione preziosa per insegnare loro che, se è vero che a volte dobbiamo fare i conti con la follia criminale, è altrettanto vero che esiste una differenza ben precisa tra autorità e autorevolezza. E che la forza è saggezza, come sostenevano i filosofi dell’antichità, buon senso, lucidità intellettuale e morale, e non solo un fronte di fuoco dietro il quale trovare riparo. In questo contesto è doveroso esprimere il nostro sincero ringraziamento per la meritoria iniziativa e la sensibilità dimostrata dai consiglieri comunali AN - PDL di Alessandria Mario Bocchio e Maurizio Sciaudone e dall’Amministrazione Comunale, guidata dal sindaco alessandrino Piercarlo Fabbio, per una iniziativa che dimostra la sua vicinanza a coloro che servono lealmente le istituzioni, anteponendo a qualsiasi ambizione personale il primato morale di difendere sempre e comunque quei valori sui quali trova fondamento la nostra democrazia, la nostra libertà e la nostra serenità. Nello stesso percorso di valorizzazione della Memoria si inserisce la mostra itinerante Anni di Piombo: la voce delle vittime. Per non dimenticare allestita presso la Loggia degli Abati di Palazzo Ducale a Genova dal 21 aprile al 10 maggio scorsi. Una Mostra itinerante sul terrorismo composta da 27 pannelli espositivi che descrivono attentati, assalti, omicidi e ferimenti compiuti dal 1969 ad oggi Un sincero e grato grazie lo rivolgo agli ideatori della Mostra, anzitutto all’Associazione italiana Vittime del Terrorismo AIVITER, da sempre in prima linea nello svolgere una meritoria azione di sensibilizzazione e di cooperazione volta a promuovere nuovi momenti di riconoscimento e di tutela che possano garantire i diritti, le esigenze e le aspettative delle vittime del terrorismo o dei famigliari superstiti oltre a custodire la

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Lara Liotta

lo Sport

info@sappe.it Redazione sportiva

Nuovi arrivi nel settore Paralimpico opo lo storico protocollo di intesa tra le Fiamme Azzurre ed il comitato Paralimpico del 12 luglio 2007, nuovi campioni si aggiungono al team del già prolifico settore della Polizia Penitenziaria: due anni di vita, tre medaglie olimpiche dopo la splendida avventura a cinque cerchi di Fabio Triboli, e c’è di più.

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Nelle foto: Marco Vitale e il tecnico Tito Paris

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I tre nuovi arrivi sono l’arciere Marco Vitale, il ciclista Paolo Viganò e il maratoneta Walter Endrizzi, anch’essi campioni di razza e a loro volta medagliati alle Paralimpiadi di Pechino 2008. Marco Vitale, nativo di Gaeta, classe 1981, gareggerà per i colori della Polizia Penitenziaria forte di un curriculum ed una posizione nel ranking nazionale di tutto rispetto. E’ attualmente nella top ten della classifica della Fitarco, l’unica federazione in cui atleti normodotati e diversamente abili si confrontano insieme. Già atleta olimpico ad Atene, Marco da Pechino è tornato vincitore di due me-

daglie preziosissime: un argento nella gara individuale e un bronzo a squadre. Dopo una gara ben condotta sin dall’inizio, Marco si è arreso soltanto in finale al cinese Cheng per 104-108, dopo aver battuto nella semifinale il cinese Tseng per 103101. Da oggi, come ha sottolineato

lui stesso nelle prime dichiarazioni che lo accomunano ai tanti professionisti delle Fiamme Azzurre, quello che è sempre stato solo un hobby, diventerà anche un’opportunità di lavorare, e per il gruppo un importante aumento dei cavalli di razza della scuderia. Marco vive a Latina e dal punto di vista tecnico sarà affiancato da Tito Paris, storico membro della sezione nonchè atleta nazionale della specialità tiro di campagna. Oltre allo sport, l’arciere pontino è uno studente di ingegneria informatica. Dal 2001 è tetimonial dell’Istituto Cortivo, come paladino dell’impegno per la

promozione dell’uguaglianza tra le persone, abili e disabili di cui è egli stesso un simbolo importante con parole significative: «Ho la spina bifida, ma nono-

stante ciò mi ritengo un ragazzo molto fortunato. Per passione e per riabilitazione pratico uno sport meraviglioso... il tiro con l’arco. Ho iniziato per caso, a dieci anni: la maestra mi invitò a seguire delle lezioni gratuite e non me lo feci ripetere due volte. Ricordo che ero molto emozionato e impaziente di tirare. Dopo tre mesi mio padre mi regalò il primo arco, dopo sei feci la prima gara e fui premiato come atleta più giovane. A tredici anni il mio attuale allenatore m’ingaggiò per partecipare ai campionati italiani della Fisd, la Federazione Italiana Sport Disabili. Da quel giorno sono cresciuto molto, come atleta e come persona...». Nel 2003 ha partecipato ai Campionati Mondiali a Madrid e nel 2004 alle Paraolimpiadi di Atene. Marco proviene dalla Latina Archery Team che ha sede appunto a Latina, e lì si allena.

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Walter Endrizzi, trentino di Cles, classe 1967, all’esordio alle Paralimpiadi dopo un terzo posto prestigioso ai Mondiali 2006, a Pechino ha regalato all’Italia la medaglia di bronzo. Quarantunenne e fino ad oggi portacolori dell’A.S.D. Atletica Insieme New Foods di Bussolengo ha conquistato il suo fantastico terzo posto dopo un lungo periodo di inattività, addirittura scusandosi per non aver fatto di meglio: «Sono stato fermo 15 mesi a causa della pubalgia, di più non avrei potuto fare». Né la pubalgia, né le difficoltà riescono a diminuire il valore e la costanza di questi ragazzi. E’ proprio questo il segreto principale del loro essere campioni di livello cui tutti coloro che abitualmente fanno di un topolino un elefante dovrebbero ispirarsi . Considerazioni personali a parte, quel bronzo al collo è stato regalo di compleanno che lui stesso si è fatto con un mese di ritardo, sconfiggendo anche la cabala, visto che è stato per l’Italia la medaglia numero 17. Al termine della gara ha dichiarato che quel terzo posto vale per lui molto di più dell’altro conquistato ai Mondiali di Assen nel 2006 che fu il suo primo successo internazionale. Ha aggiunto che vale persino di più di un titolo iridato, ed è difficile dargli torto considerando i numeri di Pechino: 150 nazioni rappresentate quattromila atleti in gara, che allontanano di molto i tempi in cui i Giochi Paralimpici (la prima edi-

zione si tenne a Roma nel 1960) erano una versione sbiadita delle Olimpiadi Oltre a vincere la medaglia, Endrizzi a Pechino ha battuto in 2h32’51” il record italiano da lui detenuto e già migliorato a Padova, l’aprile dello scorso anno nella IX Maratona di Sant’Antonio. E’ stato invece di 2h 27’4” il tempo della medaglia d’oro, che è valso il record del mondo Un successo da dividere con il Referente Tecnico della Nazionale azzurra di atletica leggera Mario Poletti che di lui dice: «È stato Walter, alla sua sesta Paralimpiade, a riscattare una disciplina che ad Atene 2004 aveva fruttato all’Italia il maggior numero di medaglie».

compagna Laura che lo hanno aiutato a riemergere presto. Si trasferisce da Monza a Civiasco, tra la natura e gli animali che adora, e lì nasce Claudia a cui Paolo deve l’altra nascita, o rinascita della sua vita: la passione per la bicicletta, nel momento in cui per correre dietro alla piccola che iniziava a correre nel mondo, la bicicletta diventò un’alleata fedele.

A seguirlo tecnicamente nelle Fiamme Azzurre, l’ex siepista azzurro Stefano Ciallella. Paolo Viganò nasce a Monza nel 1969. Fin da ragazzino è appassionato di motorini e moto. Nel 1990 a seguito di un incidente maturato proprio a bordo delle amate due ruote, perde l’uso del braccio ma Paolo, nonostante la nuova realtà insopportabile, le difficoltà, ed il periodo duro della riabilitazione fisica, ha avuto dalla sua un carattere forte e l’amore della sua

Così si è inventato il Paolo atleta del ciclismo che ha regalato la prima medaglia d’oro per l’Italia alle Paralimpiadi 2008. L‘ha conquistata imponendosi nella prova di inseguimento LC4 di ciclismo su pista. In finale ha battuto il tedesco Michael Teuber con il tempo di 4’02”782, campione olimpico uscente. Il bronzo è andato allo spagnolo Juan Jose Mendez. Il ciclista piemontese aveva chiuso in testa il turno eliminatorio, stabilendo tra l’altro, con 3’59”741, il nuovo record del mondo che era in precedenza proprio

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Nelle foto: a sinistra, il maratoneta Walter Endrizzi e, sotto, il ciclista Paolo Viganò

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lo Sport

A fianco, Paolo Viganò con la medaglia conquostata alle Paralimpiadi di Pechino 2008 Sotto, le fasi della consegna della Lancia Delta al GS Fiamme Azzurre

del rivale tedesco medaglia d’argento. Una vittoria nella vittoria. Subito dopo l’impresa Paolo ha dichiarato che non si sarebbe mai aspettato di raggiungere i livelli a cui è arrivato, e di essersi tolto soddisfazioni enormi.

Tutto ciò con un impegno importante soprattutto in virtù del suo ingresso nel prestigioso team della Polizia Penitenziaria : «Affronterò un obiettivo alla volta e una stagione alla volta per arrivare, se possibile, a Londra 2012».

Intanto nella stagione 2009 c’è ancora un mondiale da disputare per il campione olimpico, e Paolo è già in preparazione con la squadra nazionale per arrivarci al meglio delle sue possibilità. Ai nuovi arrivati gli auguri di un periodo di militanza tra le fila delle Fiamme Azzurre, sereno e foriero di risultati prestigiosi, in primis per loro stessi, e poi per la gioia di tutto il Team con in testa il responsabile, Comm. Marcello Tolu, tanto ebbe parte nel favorire la firma dello storico protocollo d’intesa tra il nostro gruppo sportivo ed il Comitato Italiano Paralimpico di Luca Pancalli. ✦

dopo Thema, Dedra, Libra e Thetis, arriva anche la Delta!

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Il 25 aprile a Roma è stata consegnata una Lancia Delta 1.9 Multijet Twinturbo 190 CV alle Fiamme Azzurre. La prestigiosa ammiraglia, destinata alle sezioni ciclismo e triathlon, è una versione ORO, equipaggiata con tutto ciò che si rende necessario per l’attività di stradisti e triatleti. Con prestazioni da primato come la velocità massima di 222 km/h ed i 7,9 secondi di accelerazione da 0 a 100 km/h, l’auto vanta anche un design da rappresentanza notevole, e un allestimento specificamente realizzato dal Centro Stile Lancia, che la rendono impeccabile per l’uso cui è destinata: verniciatura specifica blu polizia con applicazione sticker delle Fiamme Azzurre, radiotrasmettitore e antenna su tetto, portabici fino a cinque unità, sirena e lampeggianti calandra azionabili da pulsante in plancia, lampeggiante da tetto magnetico rimovibile, navigatore Instant Nav, la selleria in pelle Frau beige e i cerchi in lega da 17”. Le caratteristiche della vettura sono state illustrate nell’occasione dal Dott. Andrea Pallard, Direttore Marketing del Brand Lancia e Manager Delta. La macchina è stata provata personalmente dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria dott. Franco Ionta, accompagnato dall’Ing. Giovanni Matranga, Amministratore Delegato Fiat Auto Var. Presente alla consegna anche Renato Di Rocco, presidente della Federazione Ciclistica Italiana, mentre madrine d’eccezione per i colori delle Fiamme Azzurre sono state la pluricampionessa del mondo di ciclismo Vera Carrara, l’azzurra di triathlon Giunia Chenevier, ed infine Sara ed Evelina Bertoli, rispettivamente azzurre di pentathlon moderno ed equitazione.

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Le Fiamme Azzurre

Lionello Pascone Coordinatore Nazionale Anppe Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria

Una delegazione dell’ANPPE incontra il Vice Capo Vicario del DAP Emilio Di SommA Il giorno 7 maggio 2009, una delegazione dell’ANPPe, composta dal Presidente Dott. Donato Capece, dal Vice Presidente Vicario Dott. Giovanni Battista De Blasis e dal Coordinatore Nazionale Dott. Lionello Pascone, è stata ricevuta dal Vice Capo Vicario del Dipartimento Dott. Emilio di Somma: erano presenti all’incontro il Gen. Brig. Aldo Bernardini e la Dott.ssa Antonella Ignarra, responsabile del settore Sanitario e Pensionistico. Nel corso della riunione, è stato possibile rappresentare le problematiche più essenziali dell’ANPPe: vale a dire l’accesso di rappresentanti negli istituti; la disponibilità di un locale ovvero della stanza sindacale; una informazione costante dei nominativi del personale del Corpo che viene collocato in congedo. Con grande sorpresa, si è è potuto constatare che l’interlocutore ministeriale non era proprio a conoscenza delle questioni, che non sono apparse, però, almeno in quella sede, di difficile soluzione, per cui occorrerà attendere se vi saranno effettivamente sviluppi e determinazioni pertinenti. Maggiore tempo e attenzione sono stati, poi, dedicati a tutti quegli aspetti connessi alle cause di servizio e al trattamento pensionistico privilegiato. In merito sono state illustrate le iniziative del Dipartimento che, se stanno fornendo, da una parte, qualche apprezzabile risultato, dall’altra, non garantiscono certo soluzioni in tempi brevi. Pur condividendo, infatti, la complessità della materia sotto ogni profilo tecnico e normativo a cui destinare personale che, in qualche modo, deve dimostrare pre-

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parazione, attitudine e professionalità, non è possibile accettare ritardi così vistosi nella definizione di pratiche che si sono accumulate negli anni. I rappresentanti del DAP hanno fatto presente che i benefici economici derivanti dagli equi indennizzi non dipendono dagli stanziamenti dei capitoli di bilancio: ne consegue che, seguendo un ordine cronologico, quando terminano i fondi, la definizione viene necessariamente rinviata agli anni successivi. Per la determinazione del trattamento pensionistico, dal 2005 ormai affidata all’INPDAP, vi sono purtroppo continui aggiornamenti contrattuali, per cui la richiesta tempestività è subordinata a provvedimenti in perenne evoluzione, su cui va ad innescarsi il giudizio del Comitato di Verifica per le Cause di servizio, qualora l’interessato abbia documentazione all’esame e pendente presso il Comitato stesso. In proposito, non sembra che sia possibile sperare in decisioni sollecite, sia perchè la procedura e le iniziative in atto non darebbero ancora uno sviluppo accettabile sia perchè sussistono difficoltà per eventuali integrazioni numeriche dell’organico dei reparti; in tal senso, l’ANPPe ha fatto notevoli pressioni, richiamando soprattutto l’esigenza e l’importanza da parte del pensionato del Corpo di conoscere e di ricevere, prima del naturale decesso, l’importo effettivo degli emolumenti spettanti, dopo 40 anni di servizio per lo Stato. Al riguardo, nessuna certezza, solo aspettative, intendimenti, forse speranze; bisogna forse solo pregare per vivere più a lungo possibile. ✦

Celebrazione del giorno della memoria:

Venezia e San Antonio (USA) uniti nella ricorrenza In occasione della celebrazione della ricorrenza della Madonna della Sfida, nei giorni 18 e 19 aprile 2009, a Venezia sono state commemorate anche le Vittime del dovere e del terrorismo. Quest’anno la manifestazione ha avuto grande eco addirittura in una città degli Stati Uniti d’America, dove si ricordavano in modo parimenti significativo i Caduti per la Libertà. L’enorme affluenza di pubblico e la partecipazione di Autorità politiche, militari e religiose ha dato ancor più risalto alle molteplici fasi in cui si sono articolate le giornate, la cui importanza è divenuta storica. Nelle successive pagine vi sono resoconti dettagliati e immagini fotografiche che ben possono essere testimonianza del messaggio sociale che si è voluto dare da parte degli organizzatori: tra questi un plauso particolare al Segretario Provinciale ANPPe della città lagunare Vitantonio Petrelli e a Filomeno Porcelluzzi, che hanno profuso un impegno considerevole per ottenere risultati certamente molto apprezzabili. E un ringraziamento anche alle rappresentanze ANPPe del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, del Piemonte e della Sardegna, che hanno voluto rendere onore, in nome dell’Associazione sia all’icona della Madonna sia ai martiri del dovere e del terrorismo. ✦

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ONE NAZION

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ALE POLIZIA

ARIA

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Maggio 2009

VENEZIA

. M.llo Sez. M.O. V.C Di Cataldo Francesco

MEMORIA RE” PROGETTO STRO DOVE RIA È IL NO

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Venezia 18

Aprile 2009

RELIGIOSA CERIMONIA A

Venezia: “Giorno della Memoria” dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi

“MADONN A” DELL A SFID dei caduti A ricordo pimento nell’adem rio op pr del ituzionale dovere ist

ore 10,00 aprile 2009 gelista Sabato 18 n Luca Evan Chiesa di Sa nezia presso la Ve o rc Ma San Victimas del Terrorismo de Argentina Consolato di Spagna

Con una solenne cerimonia religiosa celebrata dal Vescovo Ausiliare di Venezia Mons. Beniamino Pizziol, si è svolta sabato 18 aprile 2009 nella chiesa di San Luca Evangelista a Venezia la celebrazione del Giorno della Memoria. Ancora una volta si è onorata la Madonna della Sfida, per ricordare le vittime del dovere e del terrorismo: un’iniziativa dell’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria - Sezione Venezia con il patrocinio delle Regioni: Veneto, Puglia e Lombardia, della Provincia di Venezia, del Comune di Barletta, del Consolato di Spagna, dell’Associazione Vittime del Dovere, dell’Associazione Internazionale Joe Petrosino, dell’Associazione Fratelli Mattei, dall’Argentina il Centro de Estudios Legales sobre el terrorismo y sos victimas, e per chiudere il prezioso aiuto dell’Asso-

Regione Veneto

Regione Puglia

Fondazione Fratelli Mattei

Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo

Provincia di Venezia

Associazione Vittime del Dovere

ia Comitato Cerimon Sfida Madonna della

Centro Studi Europa

Fondazione “G. Perlasca”

”The Joe Petrosino International Association

Barletta

ciazione barlettana Terra è Vita. Tutte le sezioni Anppe del Nord-Est, Rovigo,Vicenza, Treviso, Pordenone hanno partecipato alla cerimonia, presente anche una delegazione da Novara e dalla Sardegna. Quest’anno, la celebre icona della Madonna della Sfida è approdata anche negli Stati Uniti; grazie all’apporto dell’ex Ministro Tremaglia è stata donata una copia della sacra icona al Comitato Tricolore Italiani nel Mondo degli Stati Uniti, dove in contemporanea con Venezia si ricordavano sabato 18 aprile i Caduti per la libertà. La cerimonia si è svolta in Texas, nella città di San Antonio, presso la storica chiesa di San Francesco di Paola.

Figura chiave della cerimonia il 1° Maresciallo Giovanni Pezzullo, che ha perso la vita in un agguato condotto mentre stava distribuendo viveri e coperte in un villaggio semisommerso dalla neve, a circa 60 chilometri da Kabul. Ritornando agli anni di piombo, un doveroso ricordo va ai Marescialli Savino Sinisi (Andria) e Francesco Di Cataldo (Barletta), entrambi figli di una Puglia operosa, senza dimenticare le vittime civili, di cui si ricordava il sacrificio dei fratelli Stefano e Virgilio Mattei, e Lino Sabbadin. Nell’ambito della cerimonia, è stata consegnata al Questore di Venezia una scultura del maestro Giorgio Bortoli, ispirata alla Madonna della Disfida di Barletta. Per chiudere l’importante giornata, la città di Venezia ha dato un tributo alle vittime del terrorismo con un concerto sinfonico nella chiesa di San Cassiano, Voci dal silenzio, il cui ricavato è stato devoluto alle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal terremoto. ✦ Filomeno Porcelluzzi

Nelle foto da sinistra, l’arrivo del Prefetto nell’altra foto sotto, il Pres. dell’Anppe di Venezia Vitantonio Petrelli, il Direttore degli II.PP. di Venezia Gabriella Straffi, il Generale Marotta (Prap Padova) la delegazione Anppe con il Labaro

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Le Fiamme Azzurre

San Antonio, Texas: italiani in preghiera per la cerimonia al progetto della Memoria Madonna della Sfida Evento organizzato dal Comites di Houston con il Ctim e con la collaborazione dell’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria Sezione di Venezia ed il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Houston a chiesa Italiana di San Francesco di Paola si è raccolta in preghiera lo scorso 18 Aprile 2009 per celebrare il gemellaggio dell’evento “progetto Memoria”con l`ANPPe di Venezia e simbolicamente con la la Chiesa di San Luca Evangelista in Venezia. Evento organizzato dal Comites di Houston con il Ctim e con la collaborazione dell`Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria Sez.Venezia ed il patrocinio del Consolato Generale d`Italia a Houston. Quest’atto di gemellaggio, il primo del genere tra l’Italia e

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gli Stati Uniti, si è svolto sotto il tema “Progetto Memoria”, che è anche servito per affratellare la Polizia Penitenziaria di Venezia con la Polizia Metropolitana di San Antonio del Texas. La cerimonia si è coronata con l’offerta di una Icona della Madonna della Sfida, che si venera in tante parti d’Italia, e che è stata eletta Patrona e Protettrice dalla Polizia Penitenziaria di Venezia. Adesso, lo sarà pure della Polizia Metropolitana di San Antonio. Un folto pubblico è accorso alla cerimonia. Numerosi poliziotti in borghese hanno accompagnato le famiglie dei Ca-

ANPPE NORD EST: Le Sezioni di Rovigo, Novara, Pordenone e Vicenza presenti al Giorno della Memoria Sabato 18 Aprile 2009 nella splendida Chiesa di San Luca Evangelista a Venezia si è svolta la manifestazione organizzata da A.N.P.Pe. Venezia denominata Giorno della Memoria Vittime del Dovere . Presenti al programma alte cariche istituzionali Civile e Militari, con l’immancabile presenza delle Sezioni A.N.P.Pe. di Novara e Rovigo dove la stessa essendo referente per il Nord Est

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ha invitato una delegazione di Pordenone e Vicenza. Ha partecipato, inoltre, Giuseppe Santoro di Udine, figlio dell’indimenticato Maresciallo degli Agenti di Custodia trucidato nel 1978 dalle Brigate Rosse. Cerimonia ricca di momenti particolari e toccanti nel ricordo di tutte le vittime cadute per mano di brigatisti nella splendida cornice di una delle piu’ belle città al mondo Venezia. ✦ Roberto Tramacere

duti nel compimento del dovere del Dipartimento di Polizia. Le famiglie hanno ricevuto una speciale benedizione dal Vescovo Michael Pfeiffer, che ha celebrato questa solenne Messa di Memoria con il Parroco Padre Teodoro Lucatero. Il Vescovo Pfeiffer ha ricevuto la Icona dai Consiglieri Roberto Ferruzzi e Sam Greco, rappresentanti del COMITES di Houston. Il Vescovo ha dichiarato alla fine della Messa che la Madonna sarà ora in custodia della Chiesa San Francesco di Paola per venerazione di tutta la comunità di San Antonio. Sono arrivati I messaggi dalla Segreteria della Presidenza della Repubblica e del Segretario Generale del Ctim e Decano del Parlamento Italiano On.Mirko Trenmaglia. Dopo la Messa si è tenuta una riunione nell’attiguo salone Cristoforo Colombo, dove tutti gli invitati hanno ascoltato i piani della campagna assistenziale e raccolto fondi per i terremotati della Regione Abruzzo. Il Cons. Ferruzzi, membro dell’esecutivo del COMITES di Houston, è intervenuto per diramare le ultime notizie sulle vittime del terremoto, citando i considerevoli danni subiti dai confratelli Abruzzesi, e sui lavori d’assistenza intrapresi dal Governo italiano. Il Consigliere si è riferito al messaggio dell’Onorevole Mirko Tremaglia che, in occasione della cerimonia, ha ricordato i connazionali di tutto il mondo – “nel ricordo sta la ricchezza del progetto futuro, ed è per questo che ci si riunisce per pregare e commemorare; un popolo senza memoria non può avere un futuro.” In conclusione, Il Cons. Ferruzzi ha esortato tutti i presenti alla solidarietà coi fratelli Abruzzesi e a dimostrare generosamente il dovuto appoggio, per così integrare più presto possibile l’assistenza materiale ai terremotati e ai lavori di restaurazione. ✦

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Maggio 2009 ROVIGO: Tumulazione del Maresciallo Tramacere

ALESSANDRIA: Progetto “Scuola Sicura”

Sabato 14 marzo 2009, è avvenuta la tumulazione della salma del compianto Maresciallo Maggiore Scelto Antonio Tramacere (a cui è intitolata la Sezione di Rovigo), dal Cimitero di Rovigo a quello della frazione di Borsea (RO). Cerimonia significativa a cui hanno preso parte Autorità Civili e Militari. Per l’occasione si ringraziano: La Segreteria Nazionale dell’A.N.P.Pe., il Sindaco di Rovigo Prof. Merchiori e l’Assessore Dott.ssa Nadia Romeo, il Dott. Francesco Massimo, il Comandante di Reparto Dott.ssa Rosanna Marino, la Sig.ra Anna Risi e il Sig. Alessandro Greco di Taranto, che hanno presenziato alla Cerimonia con il cuore. Roberto Tramacere

La Sez. ANPPe di Alessandria, nel mese di aprile 2009, ha partecipato con orgoglio alla 5ª edizione della manifestazione Scuola sicura, progetto che coinvolge gli alunni delle scuole elementari della città di Alessandria. La manifestazione è stata presenziata dal Sindaco della città Pier Carlo FABBIO, che ha elogiato la sezione ANPPe per la partecipazione con i propri iscritti alla vigilanza delle scuole cittadine.

RAGUSA: LUTTO IN SEGRETERIA La segreteria provinciale di Ragusa, condividendo appieno la richiesta dei soci, vuole dare un ultimo saluto al nostro fratello, socio, nonchè segretario locale e nostra guida Sebastiano Di Giacomo. Brigadiere degli Agenti Di Custodia, strappato improvvisamente all’affetto dei suoi cari e di tutti noi il 6 maggio 2009. Giovanni La Magra

ROVIGO: Primo anno di vita associativa dell’ANPPE Nella splendida cornice della nuova sede A.N.P.Pe. di Rovigo, domenica 29 marzo 2009, si è svolta la cerimonia del 1° anno di vita della Sezione. Ospiti dell’evento Autorità civili e militari, con l’occasione sono state donate targhe a Soci e simpatizzanti dell’Associazione. Nel discorso del Presidente Tramacere è emersa una profonda soddisfazione per l’attività svolta nel 2008 e gli obiettivi proposti per il 2009. Unico rammarico la mancanza della rappresentanza della Casa Circondariale di Rovigo.

In Ricordo Caro Sebastiano, Tu orgoglioso della divisa che indossavi e non portavi, tu sempre presente, tu mai brigadiere ma nostra guida, continua a guidarci nel nostro difficile cammino prega per noi.

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dalle Segreterie Padova: Manifestazione di protesta l 19 maggio 2009, nel corso dell’assemblea sindacale congiunta SAPPe, OSAPP e UIL-Pa tenutasi nell’istituto di Padova con ampia adesione del personale di Polizia Penitenziaria, si è deciso di fare una manifestazione di protesta il 22 maggio 2009 nell’area antistante la Casa di Reclusione di Padova. Lo stato di agitazione prevede, inoltre, l’astensione dalla MOS dal 22 al 28 maggio 2009, ed altre iniziative. I motivi della protesta vanno ricercati nella precaria organizzazione del lavoro nei reparti detentivi a seguito dell’au-

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mento della popolazione detenuta; la soppressione sistematica di ferie e riposi settimanali senza tenere conto degli accordi sindacali e delle circolari emanate in materia; La quotidiana violazione della programmazione dei servzi d’istituto, ovvero, imposizione di turni diversi da quelli della programmazione mensile dei servizi; Il totale abbandono del Poliziotto Penitenziario, condannato a prestare servizio nei reparti detentivi, ovvero numero insufficiente di unità di Polizia Penitenziaria rispetto ai carichi di lavoro triplicati in

maniera esponenziale in questi ultimi giorni. ✦

Belluno: maratoneta per passione Massimo Improta, in servizio alla Casa Circondariale di Belluno, ha cominciato a correre per gioco. Poi iI gioco è diventato sempre più una passione ed ecco la grande scommessa, correre una maratona; in circa sei mesi. Massimo di maratone ne ha corse due, ha aperto con quella di Venezia, dove ha chiuso in 3 ore esatte, quindi, a fine marzo 2009 si è presentato al via della Maratona di Treviso, chiudendo in 3 ore e 9 minuti esatti. Ma per Massimo la cosa non finisce qui e già medita di andare avanti e migliorare il suo primato, ma anche di correre in giro per l’Italia e perché no per il mondo per mettere insieme utile e dilettevole. A Teverola (CE), suo paese di residenza, Massimo Improta ha trovato in Luigi Caserta, atleta master dell’Arca Atletica Aversa (campione italiano di categoria nella staffetta 4x1500), organizzatore della Strateverola, un supporto importante. «La corsa mi regala momenti fantastici ed è forse uno dei pochi metodi per stare veramente bene». Prossimo appuntamento nel mese di giugno a Capua, dove si corre la manifestazione nazionale del Corri per la Repubblica, dove il nostro atleta non può non essere presente. ✦ Vittorio Savino

Spoleto: intervento provvidenziale di Luigi Fois

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Grazie all’intervento molto rischioso del collega Luigi Fois che ha messo a repentaglio anche la propria incolumità, è stato scongiurato un incendio che avrebbe potuto portate una nuova tragedia nella città di Spoleto. Il nostro collega si è sentito in dovere di intervenire vedendo il fuoco uscire da una palazzina. Il suo intervento è stato provvidenziale per far desistere uno straniero che, in preda all’alcol e alla disperazione, aveva appiccato un rogo all’interno della casa. In pochi minuti è riuscito a convincere l’incendiario ad aprire la porta e a bloccare l’incendio senza nessun uso della forza, grazie all’esperienza e al contatto più che ventennale con persone il cui stato emotivo è spesso fragile e in preda all’esasperazione. Complimenti a Luigi Fois per la professionalità e la capacità di persuasione dimostrate in questo episodio. Polizia Penitenziaria - SG&S n. 162 - maggio 2009


Teramo: la Polizia Penitenziaria di Teramo e Ancona visita il campo Piazza d’Armi a L’Aquila Il 1° Maggio 2009 la Polizia Penitenziaria di Teramo in collaborazione con il Provveditorato Regionale di Ancona si è recata presso il campo Piazza D’Armi a L’Aquila, dove ha allestito uno stand della Polizia Penitenziaria, distribuendo un quintale di gelato e regalando giocattoli e indumenti nuovi ai bambini del campo. La manifestazione è stata molto gradita dalle persone e dal responsabile del campo della protezione civile, il quale si è congratulato ringraziando tutto il personale di Teramo e di Ancona. La Segreteria Sappe di Teramo ringrazia il Provveditore Regionale delle Marche

Dott. Raffaele Iannace per la sensibilità all’iniziativa, per la quale ha messo a disposizione uomini e mezzi dell’ Amministrazione. ✦ Contasti Massimiliano

Rimini: 4° Congresso Nazionale SAPAF Il 4 e 5 maggio 2009, presso l’Holiday Inn di Rimini, si è svolto il IV Congresso del Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale Forestale. Alla Celebrazione ha partecipato il Segretario Generale del Sappe Dott. Donato Capece, rappresentando, con il suo intervento, sempre il massimo sostegno all’organizzazione sindacale consorella del SAPAF. Apprezzamento e stima sono state espressi al nostro Segretario Generale dai numerosi delegati intervenuti al sim-

posio. Nella foto lo vediamo in compagnia della delegazione di Milano, molto legata al nostro sindacato. Riportiamo la nuova Segreteria Generale del SAPAF eletta nel segno della continuità, confermando sostanzialmente la fiducia nell’attuale classe dirigenziale. Complimenti, quindi, al Segretario Generale Marco Moroni, ai suoi Aggiunti Roberto Mestici e Giuseppe Maldarizzi e ai Segretari Nazionali Domenico Barillà, Gerardo Boccia, Patrizio Patrizi (neo eletto) e Gianluca Vitale. ✦

Teramo: Lutto improvviso La Redazione partecipa commossa alla scomparsa dell’Assistente Capo Claudio Malizia, di anni 47, deceduto il 17 aprile scorso a Teramo, a seguito di un incidente automobilistico. Nel ricordare il collega, si esprimono le più sentite condoglianze alla famiglia. Polizia Penitenziaria - SG&S n. 162 - maggio 2009

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Cinema dietro le sbarre Il colore della libertà on una inusuale megacoproduzione tra Germania, Francia, Belgio, Sudafrica, Italia e Gran Bretagna, il regista Bille August ripercorre la storia dell’apartheid, definizione sudafricana della segregazione imposta da 4 milioni di bianchi a 20 milioni di neri. Nata da una legge statale del 1948, nel 1973 l’apartheid è stata dichiarata crimine internazionale dall’Onu e, successivamente, inserita fra i crimini contro l’umanità, perseguibili dalla Corte penale internazionale dell’Aja. Solo nel 1990, però, quando il presidente Frederik Willem de Clerk restituisce la libertà a Nelson Mandela, in Sudafrica è iniziato un vero processo di riforma che, nel 1994 ha portato alla presidenza dello Stato l’allora settantaseienne leader dell’African national congress. Il colore della libertà (Goodbye Bafana in lingua originale) racconta ventidue anni di detenzione di Nelson Mandela visti con gli occhi di un poliziotto penitenziario. James Gregory, questo il nome del protagonista, assunse servizio nel carcere speciale di Robben Island, dove era detenuto Mandela, nel 1968 grazie alla sua conoscenza della lingua xhosa e delle sue convinzioni politiche decisamente favorevoli all’apartheid. Nel carcere, durante tutti questi anni avrà modo di conoscere Nelson Mandela che progressivamente gli farà mutare atteggiamento nei confronti dei neri, fino a quando verrà allontanato dal suo servizio nella prigione. La storia è scrupolosamente reale perché è tratta dal libro di memorie dello stesso Gregory (e di Bob Graham) e dalla testimonianza diretta della moglie Gloria. Inizialmente il poliziotto Gregory si prestò a svolgere anche il compito di spia, grazie proprio alla conoscenza della lingua dialettale di Mandela, e per molti anni si occupò di stilare periodici rapporti informativi alle autorità superiori. A poco a poco, però, viene conquistato dall’intensa personalità e dalla nobile ideologia del detenuto eccellente e si convertì alla sua causa.

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Sopra, la locandina sotto, alcune scene del film

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La scheda del Film Regia: Bille August Titolo originale: Goodbye Bafana,altri titoli: Detenuto 46664 Tratto da: Nelson Mandela, da nemico a fratello di James Gregory e Bob Graham (ed. Sperling & Kupfer, 1996) Soggetto: Bob Graham, James Gregory Sceneggiatura: Bille August, Greg Latter Fotografia: Robert Fraisse Musiche: Dario Marianelli Montaggio: Hervè Schneid Scenografia: Tom Hannam Costumi: Dianna Cilliers Produzione: Blu Cinematografica, Fonema SpA., Arsam International, Banana Films, Chochana SA., X-Filme Creative Pool, Filmafrika Distribuzione: Istituto Luce Personaggi ed Interpreti: James Gregory: Joseph Fiennes Nelson Mandela: Dennis Haysbert Gloria Gregory: Diane Kruger Brett Gregory: Shiloh Henderson Ahmed Kathrada: Mehboob Bawa Brigadiere Kemp: Adrian Galley Natasha Gregory: Megan Smith Winnie Mandela: Faith Ndukwana Zindzi Mandela: Terry Pheto Walter Sisulu: Lesley Mongezi • In concorso Ahmed Kathadra: Mehboob Bawa al 57° Fstival di Berlino (2007) Colonnello Piet Barnard: Clive Fox Maggiore Pieter Jordaan: Patrick Lyster Genere: Drammatico Durata: 117 minuti Origine: Belgio, Sudafrica, Italia, Francia, Germania 2007

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a cura di G. B. De Blasis

Sleepers l film Sleepers è tratto dall’omonimo romanzo di Lorenzo Calcaterra, sceneggiato e diretto da Barry Levinson, il regista di Rain man, che l’ha anche prodotto insieme all’autore. Nel gergo criminale statunitense sleepers pare stia ad indicare “chiunque abbia trascorso qualche tempo in riformatorio”. Nel film ci sono, in un cosiddetto cameo role (un piccolo e significativo ruolo molto caratterizzato) Vittorio Gassman, 73enne a quei tempi e appena uscito dalla depressione, Robert De Niro e Dustin Hoffman, poi ci sono, soprattutto, tanti giovani attori: Kevin Bacon, Minnie Driver, Jason Patric e Brad Pitt. Verso la metà degli anni ‘60, John, Lorenzo, Michael e Tommy, quattro amici ai margini della malvivenza, che vivono a Hell’s Kitchen un sobborgo malfamato del west side di New York, vengono condannati al riformatorio per aver rubato un carretto di hot-dog e aver ferito gravemente un uomo. Durante la detenzione in riformatorio subiscono un infame calvario di maltrattamenti e abusi sessuali, perché alcuni carcerieri abuseranno di loro e li sottoporranno a torture fisiche e psicologiche. Inevitabilmente, l’esperienza li segnerà per sempre. Una volta adulti, uno diventa giornalista, un altro viceprocuratore distrettuale, ed altri due, che non sono riusciti a reinserirsi, diventano delinquenti e si vendicano dell’aguzzino più spietato uccidendolo. Il lungo processo che ne segue farà riaffiorare i fantasmi del passato. Con molta cautela e reticenza, le violenze sessuali sui ragazzi, ampiamente descritte nel romanzo, vengono raccontate con brevi e confuse immagini in bianco e nero, solo con dialoghi o con discutibili metafore (ad esempio uno stupro collettivo è raffigurato da un lungo tunnel oscuro). Diversamente, invece, le altre violenze sono illustrate dettagliatamente con botte terribili, percosse col manganello di gomma, costrizione a mangiare cibo sul pavimento, minacce e isolamenti al buio tra i topi.

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A fianco la locandina sotto alcune scene del film

La scheda del Film Regia: Barry Levinson Liberamente tratto dal romanzo omonimo di Lorenzo Calcaterra Soggetto: Lorenzo Calcaterra Sceneggiatura: Barry Levinson Fotografia: Miachael Ballhaus Musiche: John Williams Montaggio: Stu Linder Scenografia: Kristi Zea Cotumi: Gloria Gresham Effetti: Steven Kirshoff, Industrial Light & Magic (ILM) Produzione: Baltimore Pictures, Polygram Filmed Entertainment, Propaganda Films, Warner Bros. Pictures Distribuzione: IIF, Columbia Tristar Home Video Personaggi ed Interpreti: Sean Nokes: Kevin Bacon Tommy Marcano: Billy Crudup Padre Bobby: Robert De Niro King Benny: Vittorio Gassman Carol Martinez: Minnie Driver Danny Snider: Dustin Hoffmann John Reilly: Ron Eldard Lorenzo da giovane: Joseph Perrino Lorenzo, alias Shakes: Jason Patric Michael Sulivan: Brad Pitt Ralph Ferguson: Terry Kinney Michael Sulivan da giovane: Brad Renfro Tommy Marcano da giovane: Jonathan Tucker Genere: Drammatico Durata: 140 minuti Origine: USA 1996

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web e dintorni

Il carcere su internet ristretti, innocenti evasioni e pianeta carcere documenti, opinioni e web 2.0 egli ultimi anni la comunicazione istituzionale sul web ha fatto passi da gigante. Dopo un iniziale periodo di contenuti online messi a caso tanto per esserci (Fase I), si è passati ad una fase di informazione senza l’ascolto, cioè venivano pubblicate informazioni che si ritenevano essere utili ai visitatori senza preoccuparsi di ascoltare le richieste dei visitatori stessi (fase II). Poi, dopo la sbornia della Legge 150/2000 che regolamenta i tempi e i modi della comunicazione delle amministrazioni pubbliche, si è iniziati a prendere in considerazione anche il punto di vista e le esigenze dei visitatori e si è iniziato anche a parlare di “servizi al cittadino” (Fase III). Oggi qualche pioniere sta provando ad esplorare il cosiddetto Web 2.0 che sostanzialmente sfrutta le potenzialità dei servizi al cittadino unite alla partecipazione stessa degli utenti, creando delle comunità virtuali in cui i visitatori non si limitano ad una fruizione passiva del sito web, ma ne diventano essi stessi parte attiva (Fase IV). In questo modo ogni persona che si imbatte in questo tipo di siti web ha la potenzialità di diventare essa stessa creatrice di informazione grazie alla possibilità di condividere con gli altri le proprie conoscenze e le proprie informazioni. E’ il fenomeno dei social network, come Facebook per intenderci, che se venisse applicato come modello ai siti istituzionali, avrebbe la potenzialità di avvicinare i cittadini alle Istituzioni, rendendoli davvero partecipi dell’Amministrazione Pubblica. In questo flusso di cambiamenti non tutti vanno alla stessa velocità e in molti non hanno fatto per forza tutti i passaggi uno

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La Home page di pianeta carcere

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per volta: c’è chi ha saltato qualche fase, chi è arrivato direttamente alla Fase IV, c’è chi è rimasto fermo al primo passaggio. Per quanto riguarda il sistema penitenziario in Italia, i siti istituzionali, con molta fatica e con ingiustificabile ritardo, stanno passando dalla prima alla seconda Fase. E’ il caso delle pagine del Ministero della Giustizia che a fronte di una moltitudine di visitatori che si interessano del carcere in Italia (anche dall’estero), sono sostanzialmente ferme ai contenuti pubblicati otto anni fa e in alcuni casi si è anche tornati indietro. E’ il caso del sito de Le Due Città che potrebbe fare molto di più di una semplice copia carbone della rivista cartacea ed è il caso del sito della Polizia Penitenziaria di cui il Sappe si è occupato più volte per

denunciarne l’assoluta inadeguatezza a rappresentare una delle cinque Forze di Polizia dello Stato, senza ricevere risposta alcuna da parte del DAP. In questo contesto in cui c’è una forte domanda di informazione e poca capacità di soddisfarla, ecco che fioriscono una moltitudine di siti che parlano del carcere e della Polizia Penitenziaria, senza un coordinamento delle attività o dei contenuti come ad esempio il sito web del carcere di Bollate (realizzato da una Banca), quello della circondariale di Lauro (abbandonato), Spezia (web gratuito), Lucca (associazione privata), Lorusso e Cotugno di Torino (ultimo aggiornamento settembre 2006), Prato (ospitato dall’Università). I link a questi siti si possono trovare su www.ristretti.it (associazione di detenuti e volontari di Padova) che a tutt’oggi è il

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vero punto di riferimento dell’informazione web sul carcere: le statistiche nazionali aggiornate sulle presenze dei detenuti negli istituti penitenziari italiani infatti, si possono trovare qui, ma non sul sito del Ministero! Il sito di Padova tuttavia pur essendo molto aggiornato è un contenitore di informazioni e l’unico servizio offerto è la ricezione delle notizie sul proprio indirizzo di posta elettronica. Per chi volesse approfondire, vi rimandiamo non al sito del Ministero della Giustizia o alla rivista del DAP (sic!), ma ancora una volta al sito web di Padova, dove tra la moltitudine di collegamenti a siti sul carcere (alcuni nati come progetti specifici ed ormai abbandonati), spiccano il sito www.innocentievasioni.net e www.pianetacarcere.it. Il primo ha un approccio diverso da tutti gli altri siti sul mondo del carcere in quanto non vuole essere il solito sito di denuncia o di informazione tecnica e gli articoli che vi si possono leggere, sono approfondimenti su aspetti magari poco trattati e comunque con un approccio diverso dal solito. Il sito fa parte di un circuito di attività legate all’Associazione Antigone e all’ex Sottosegretario Luigi Manconi. Il secondo già dal titolo si è dato un obiettivo più ampio: diventare un punto di riferimento dell’informazione sul Pianeta Carcere, offrendo una sorta di rassegna web di tutto quel che accade in carcere (video on-line, news, bibliografia, dvd) e fornendo (almeno questa è l’intenzione) una serie di schede tecniche per conoscere e capire il sistema penitenziario italiano. Il sito di Pianeta Carcere si rivolge a tutte le persone coinvolte nel carcere, operatori, detenuti, ma anche alle persone che vogliano gettare uno sguardo al di là del muro di cinta. Il sito è realizzato dall’omonima Associazione che raccoglie operatori del mondo del carcere, Polizia Penitenziaria compresa. Il motivo per cui vi segnaliamo questi due è anche per il fatto che sono stati realizzati con sistemi open-source tra i più utilizzati e quindi potenzialmente in

grado di mettere in piedi quel sistema di partecipazione attiva dei visitatori chiamato Web 2.0. Siamo quindi ad una svolta sull’informazione web per quanto riguarda il pianeta carcere? Vedremo. Per ora rimane la considerazione che ancora una volta la nostra Amministrazione non è in grado o non ha inten-

zione (non si sa tra le due motivazioni quale sia la peggiore) di mettere in piedi un servizio di informazione sulle proprie attività istituzionali e bisogna rivolgersi ad Associazioni di vario genere per leggere addirittura le statistiche aggiornate o peggio le Circolari del Dipartimento. ✦

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Le pagine iniziali di innocenti evasioni e ristretti

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Aldo Maturo* avv.maturo@gmail.com w

Opinioni

Carceri italiane: le più civili del terzo mondo (Ma non è una cosa seria) uando nei convegni gli operatori penitenziari hanno detto che le nostre carceri sono le più civili del terzo mondo hanno parlato come sovversivi ad una platea assente e distratta che li ha ignorati per anni. Ora che il Ministro Alfano ha scoperto che le carceri italiane hanno raggiunto un livello di disumanità da non ritorno i più ottimisti possono sperare che sta per cambiare qualcosa. In realtà il gioco delle parti continua con l’unica conseguenza che il carcere continua ad affondare. L’unica cosa certa è che il carcere da anni non è più un tabù. La gente può dire alla propria coscienza: la società si interessa del carcere. In realtà se ne interessano in molti, se ne interessano in tanti, quasi sempre solo a parole così che le cose rimangono come sono ed i problemi restano solo sulle spalle di chi vive al di quà e al di là dei cancelli. Per tanti il carcere è diventato una moda, una merce facilmente vendibile. Il filone-carcere stuzzica l’attenzione di intellettuali, pseudo esperti ed opinionisti, sempre pronti a presenziare a dibattiti, pontificando pur senza aver mai visto un carcere. Alzi la mano chi ha visto veri operatori penitenziari invitati ai dibattiti televisivi sul carcere. Tanti altri, molti, contrabbandano per interesse alle problematiche del carcere quello che è solo un interesse privato, solleticato dai tanti euro dei Fondi Sociali Europei che consentono ai bene informati ed ancor meglio ai bene inseriti di presentare e vedersi approvare progetti fantasiosi, inimmaginabili, futuribili, vuoti contenitori dove il detenuto si limita a svolgere il ruolo di comparsa perché i protagonisti sono quelli che puntano all’obiettivo finale: il finanziamento del progetto da cui, come una grossa slot-machine, cadono a pioggia

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Il Ministro della Giustizia Angelino Alfano

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tanti soldini. Parliamoci chiaro: se ci si guarda intorno si vede che l’unica relazione che la società ha con il carcere, quella più spontanea e più sincera, è il rifiuto del carcere stesso, luogo di perdizione, enorme contenitore dove la società emargina i cattivi e li affida all’oblio. Tale emarginazione, nel tempo, non è stata solo psicologica ma anche fisica e logistica. Il carcere ha lasciato i centri urbani, dove ha vissuto per secoli in castelli e conventi, e si è trasferito nelle estreme periferie suburbane delle città, oltre gli stessi cimiteri, illuminato di notte come un enorme cattedrale nel deserto, isolato, spesso irraggiungibile fisicamente ed umanamente. Ora si da spazio alla improvvisa scoperta che ci sono 60.570 detenuti su 43.000 posti regolamentari. Si dice che è intollerabile che a Milano S. Vittore si dorma con il materasso a terra perché non c’è posto per le brandine e si ignora che con i materassi a terra si dorme da anni dappertutto, ad Ancona come a Pesaro, a

nord come al sud. Quando sono arrivato a Cassino, nel 1981, nei cameroni della prima sezione c’erano letti a castello a 4 piani e cesso in un angolo per 12, scene da “Fuga di mezzanotte”. Oggi ci sono carceri dove i detenuti dormono nelle salette tempo libero, nelle salette ping pong, nei magazzini, in qualunque spazio disponibile e la mente ritorna a S. Vittore dove non molti anni fa li avevano dovuti mettere anche in ascensore. Bene, dice il Ministro, costruiamo altre carceri, e lo dice ormai da mesi con disinvoltura, come se le carceri fossero dei campi profughi costruiti con i moduli prefabbricati messi su in pochi giorni dopo il terremoto del Belice o dell’Irpinia. Lo dice come se le carceri fossero organizzate come i Centri di Permanenza Temporanea, enormi recinti dove bivaccano centinaia e centinaia di extracomunitari accatastati come polli in batteria. Sarebbe interessante se dai Provveditorati alle Opere pubbliche o dai competenti Uffici Dipartimentali si rendessero

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Libri del Mese

noti i dati sulle carceri ultimate ma non funzionali, sui reparti detentivi oggetto di restauri edilizi volutamente infiniti, per furbizia autoctona o per carenze finanziarie, sulle centinaia di posti letto rimasti inutilizzati dopo la dismissione delle case mandamentali. Ma soprattutto sarebbe interessante sapere come pensa di risolvere il problema del personale, delle migliaia e migliaia di uomini che già oggi mancano all’appello e rendono impossibile la vita di chi lavora in carcere, una vita fatta di stress, di lunghe notti al freddo perché non ci sono i soldi per il riscaldamento, di riposi accumulati, di straordinari non pagati, di ferie spezzettate, di capitoli di spesa decapitati a tavolino senza rendersi conto dei disastrosi risvolti in periferia dove manca persino la carta igienica. In uno stato di disagio generale per il Paese e per il mondo intero non si può pretendere evidentemente di più per il carcerario. Ma allora non si deve pretendere di più dal carcerario, non si devono esprimere giudizi che offendono l’impegno di chi ci lavora, bisogna avere il coraggio di intervenire sul codice per evitare che chi ha rubato una merendina da 12 euro alla Standa, per fame, sia condannato a tre mesi di carcere. I nostri politici devono capire che il carcere è solo la stazione di arrivo di disagi, tensioni, ingiustizie, sperequazioni, povertà, crisi di valori che la società esterna non ha saputo o potuto risolvere. E nessuno può o deve ragionevolmente pensare di dare a quanti lavorano nel carcere una delega in bianco per risolvere da soli, senza mezzi, senza uomini, senza strutture e, perché no, senza alcun riconoscimento sociale e morale, le tensioni della società che nel carcere si riflettono e si amplificano. Ma soprattutto nessuno può speculare sull’amarezza di quanti nel carcere, a diverso titolo, hanno abdicato ormai ad ogni riconoscimento e dignità professionale. ✦ * Avvocato, già Dirigente dell’Amministrazione Penitenziaria,

Piero Luigi Vigna LEGISLAZIONE COMPLEMENTARE PER LA POLIZIA PENITENZIARIA LAURUS ROBUFFO Editore pagg.736 - € 42,00 L’opera raccoglie le norme penali speciali di maggior interesse per gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria. Trova il suo naturale completamento ne “I codici per l’udienza penale - Volume I“, dello stesso Editore, i cui commenti e annotazioni agevolano una corretta interpretazione delle singole disposizioni per una loro applicazione pratica.

Basilio Buzzanca e Fausto De Santis ATTI DI POLIZIA GIUDIZIARIA LAURUS ROBUFFO Editore - XVI Edizione pagg.720 - € 44,00 (con CD rom) Il testo fornisce una risposta certa ad ogni domanda che l’operatore di Polizia si pone nell’espletamento dell’attività di P.G. Comprende 90 prospetti operativi e oltre 170 formule di atti di P.G. con l’indicazione degli adempimenti che l’operatore deve osservare durante l’esecuzione e immediatamente dopo. Dedica ampio spazio agli atti nel procedimento penale dinnanzi al giudice di pace e a quelli depenalizzati. Dispone di tabelle sinottiche, del prontuario dell’arresto e del fermo aggiornato e di un CD-ROM con verbali copiabili e stampabili. La nuova edizione è aggiornata con le più recenti disposizioni fra cui la riorganizzazione dell’ufficio del P.M., la criminalità informatica, la ratifica e l’esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato internazionale, il riordino della normativa in tema di intercettazioni telefoniche, il sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e la nuova disciplina del segreto, le misure urgenti in materia di sicurezza pubblica (c.d. pacchetto sicurezza), la sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato (c.d. lodo Alfano). L’opera si conferma strumento particolarmente utile per ufficiali e agenti di P.G. di tutte le forze di polizia, frequentatori dei vari corsi di istruzione e aggiornamento, investigatori privati, magistrati, avvocati.

Raffaello Cantagalli, Tindari Baglione e Massimo Ancillotti MANUALE PRATICO DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA LAURUS ROBUFFO Editore -XIX Ediz. pagg.592 - € 42,00 (con CD rom) La nuovissima versione del Manuale, integralmente riveduta e corretta, tiene conto delle modifiche normative nel frattempo intervenute fino a ottobre 2008. Gli autori hanno ritenuto di procedere alla revisione completa di tutta la modulistica operativa ancora proposta su CD interamente copiabile per ogni esigenza operativa. Particolare attenzione è stata posta nell’aggiornamento della modulistica, ulteriormente arricchita di altri modelli e resa completamente in linea con le più recenti innovazioni normative. Scopo del manuale è proporre agli operatori di polizia giudiziaria uno strumento indispensabile per la soluzione del problema operativo, analizzato sia dal punto di vista dei riferimenti normativi e teorici sia da quello pratico ed operativo. Un must per ufficiali e agenti di P.G. di tutte le forze di polizia. ✦

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Enzima info@sappe.it

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i bluff del DAP: La croma bianca iciassette anni fa vicino Capaci, con una semplice pressione sul pulsante di un radiocomando, venivano fermate le vite di cinque persone: tre colleghi della Polizia di Stato e due Magistrati. Quel 23 maggio del 1992 si spensero delle vite umane, ma si accesero le speranze ed effettivamente le idee iniziarono a camminare con le gambe di altri uomini. Iniziarono a prendere forma anche delle vere e proprie icone e dopo un’altra pressione di radiocomando in Via D’Amelio, una fra tutti segnò l’immaginazione di molti: la foto di Falcone e Borsellino che parlano tra di loro. Ancora oggi quella foto è in bella mostra dietro molte scrivanie, nella speranza forse che la sola presenza della foto possa infondere negli occupanti della sedia sotto, la stessa dirittura morale dei due Magistrati. Il culmine dell’iconografia lo si raggiunse nel 2002 quando nella sede del Ministero della Giustizia, il Presidente della Repubblica Ciampi scoprì la targa in ricordo di Giovanni Falcone e del suo impegno nel promuovere il rispetto della legalità e della giustizia. Il DAP invece, aveva già precorso i tempi e in quanto a spettacolarità era pronto alla sfida iconografica. Un paio d’anni prima, infatti, l’allora Capo del Dipartimento Giancarlo Caselli era riuscito ad aggiudicarsi i resti della Fiat Croma bianca dilaniata dall’esplosione di Capaci. Il colpo non era stato da poco, pare infatti che il Capo del Dap l’avesse avuta vinta nientepopòdimenoché contro l’Arma dei Carabinieri, veri maestri indiscussi nell’arte iconografica. Il progetto era quello di esporre in modo permanente i resti dell’autovettura presso la Scuola di Formazione e Aggiornamento dell’Amministrazione Penitenziaria di Via di Brava a Roma:

D A fianco una foto di Falcone e Borsellino, sotto, il luogo dell’attentato

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«L’Amministrazione Penitenziaria intende così ricordare i martiri di Capaci, perché il loro sacrificio sia testimonianza e monito, in particolare per i giovani, dell’ adempimento del proprio dovere, nell’esclusivo interesse del servizio pubblico, senza compromessi». (Le Due Città n. 0 anno I - Dicembre 2000). Per chi si recherà alla Scuola di Via di Brava però, è bene che non perda tempo a cercare di vedere le contorte lamiere della Croma nei piazzali della Scuola, è più facile trovarla dentro qualche suo garage al riparo degli sguardi e delle memorie. A nulla sono valsi gli anni di reggenza di Giancarlo Caselli, collega ed erede di Falcone e nemmeno quelli di Giovanni Tine-

bra, collega e indagatore degli esecutori delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, a portare a termine il progetto, nemmeno dopo diciassette anni. Ma allora, il progetto di esporre la Croma bianca a Via di Brava, era solo un capriccio di Caselli? Un’idea sbagliata? E’ ancora in corso, ma ci sono dei tempi tecnici che noi non riusciamo a capire? Non si sa. Molto probabilmente era solo un bluff, uno dei tanti che ci ha riservato il DAP, a cui è bene però imparare a non farci l’abitudine. Quando andrà in stampa questo scritto, sicuramente si saranno già consumati altri fiumi d’inchiostro reale e virtuale per ricordare le vittime delle due stragi, ma non temete c’è già pronto un altro progetto. ✦

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Salvatore Panaro info@sappe.it

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Nuove metodologie di lavoro olo pochi mesi addietro il palliativo indulto svuota carceri è stato l’ennesimo fallimento per l’amministrazione penitenziaria; ci troviamo ora con una popolazione detenuta aumentata a dismisura, una ancor più indebolita certezza della pena. In tale circostanza viene tirata fuori la vecchia soluzione costruire carceri: certo fa notizia, ma non risolve nell’immediato il problema sovraffolamento, per non parlare degli organici insufficienti non in grado di consentire l’apertura di nuove strutture. Costruire nuovi istituti richiede molti anni, intanto all’interno delle carceri italiane il personale di polizia penitenziaria è costretto ad affrontare eventi critici sempre con maggiore frequenza.

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Il Corpo di Polizia Penitenziaria, negli anni, ha avuto un’evoluzione straordinaria sviluppando diverse professionalità che danno lustro al Corpo; invero, all’interno degli istituti di pena si continua a privilegiare le procedure tradizionali; il personale viene ancora impegnato con schemi di altri tempi forse risalenti ad ancor prima dell’anno 1975; sarà colpa delle strutture progettate con vecchi modelli? Si pensa a coprire quel posto, ma nessuno si chiede se sia davvero utile ai fini della sicurezza; in alcuni casi (ad esempio con il personale impiegato nelle rotonde o ai cancelli con aperture a chiavi), l’agente ivi preposto paradossalmente costituisce un punto debole contrario al sistema della sicurezza.

Ebbene, oltrechè ad ampliamenti strutturali, potenziamento di nuove professionalità e quant’altro certamente di valenza per il Corpo, è giunto il momento di costruire nuovi modelli e nuove metodologie di lavoro all’interno delle strutture penitenziarie. E’ giunto il momento di far andare in pensione quelle postazioni obsolete ed inutili (es. banconi con dietro l’agente utile solo ad annotare su registri ingrigiti gli ingressi dei passanti). Il già Capo del Dipartimento Dott. Ettore Ferrara, con circolare n. 363643 del 22.11.2007, aveva promulgato delle linee guida cui fare riferimento per migliorare il senso professionale. Anche noi del Sappe dobbiamo proporre nuovi elementi e nuovi schemi lavorativi al Dipartimento, dobbiamo chiedere che vengano realizzate nuove metodologie di lavoro all’interno dei reparti detentivi; solo così possiamo uscire dal vecchio sistema ed entrare definitivamente in una nuova professionalità moderna ed efficiente utile a tutto il sistema carcerario italiano. ✦

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dal Mondo... SVIZZERA Meno semiliberi, grazie a braccialetto e lavori sociali Dal 2003 i detenuti che scontano le pene con il regime di semiprigionia (di giorno lavoro fuori dalla struttura di pena, dove si fa rientro per la notte) nel carcere aperto di Torricella-Taverne continuano a diminuire. Ciò è essenzialmente dovuto a tre motivi: alla prosecuzione del progetto degli arresti domiciliari con sorveglianza elettronica (il cosiddetto braccialetto, in pratica una cavigliera applicata al condannato, collegata al telefono, che ne limita gli spostamenti all’esterno), sia al boom che ha conosciuto il lavoro di utilità pubblica (Lup) ed in parte alla costante diminuzione delle pene di breve durata, sostituite dal Tribunale anche con pene pecuniarie e multe.

OLANDA

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Chiusi otto carceri per scarsa affluenza Celle sempre più vuote nei Paesi Bassi, dove a causa della riduzione dei tassi di criminalità il governo ha annunciato la chiusura di diverse prigioni. Il ministero della Giustizia olandese prevede la chiusura di ben 8 penitenziari con il conseguente taglio di 1.200 posti di lavoro nel sistema penitenziario nazionale. Situazione totalmente in controtendenza rispetto agli anni 90, quando il numero delle carceri non era invece sufficiente per rispondere alle esigenze nazionali. Ma la situazione è cambiata. Oggi il piccolo Regno nordeuropeo può accogliere un totale di 14mila persone ma il numero dei detenuti si ferma a 12mila. Risultato: il viceministro della Giustizia, Nebahat Albayrak, ha annunciato la chiusura di otto penitenziari, con la perdita di 1.200 posti di lavoro su 10.600. L’operazione rappresenta per le casse dello Stato un risparmio di circa 160 milioni di euro annuali. Intanto, per limitare gli effetti sull’occupazione di questa riduzione dei detenuti, i Paesi Bassi hanno deciso di accogliere centinaia di prigionieri provenienti dal vicino Belgio, dove il numero dei penitenziari è invece insuffi-

ciente. La prigione di Tilbourg, nell’Olanda meridionale, dovrebbe ricevere nel 2010 circa 500 detenuti belgi per un periodo di circa due anni, nell’attesa che Bruxelles costruisca nuove prigioni. Per questo, Belgio e Paesi Bassi firmeranno un particolare trattato, ha detto ancora Albayrak. Per il funzionamento del penitenziario, il Belgio dovrà però sborsare circa 30 milioni di euro.

MESSICO Maxi-evasione di 53 detenuti con complicità degli agenti In meno di tre minuti 53 detenuti appartenenti al temibile clan narcos degli Zetas sono evasi da un carcere messicano. I filmati tratti dalle telecamere a circuito chiuso del penitenziario di Cieneguillas, nello stato di Sinaloa, mostrano come la fuga record sia avvenuta con la complicità degli agenti carcerari e di presunte forze di polizia. Ora le autorità messicane hanno messo una taglia per la cattura degli evasi. Nelle immagini, il carcere appare come un luogo in cui i detenuti circolano liberamente, nell’indifferenza totale delle guardie. Di lì a poco, però, appare chiaro che non si tratta di un giorno qualunque: il video mostra infatti i prigionieri in attesa dell’arrivo di un gruppo di presunti poliziotti che, dopo aver finto un’irruzione ad armi spianate nel penitenziario, prelevano i detenuti e li fanno entrare nei veicoli in cui erano giunti poco prima. La maggior parte degli evasi fanno parte dell’organizzazione di narcos Zetas. Proprio per questa ragione, le autorità messicane hanno messo una taglia per la cattura dei fuggiaschi, mentre l’Interpol ha diramato un’allerta internazionale per 11 di loro. Nel frattempo sono stati arrestati l’ex direttore del carcere, il supervisore delle guardie, 44 guardie carcerarie e cinque poliziotti.

FRANCIA I poliziotti penitenziari francesi scioperano contro la Dati e chiudono le carceri Giorno di paralisi in gran parte delle 194

prigioni francesi, in cui circa 60mila persone sono detenute in condizioni di sovraffollamento, sotto la vigilanza di 24.300 guardie penitenziarie. Proprio la protesta contro l’eccessiva concentrazione dei detenuti è alla base dell’iniziativa dei sindacati dei poliziotti penitenziari, affiliati alle principali confederazioni sindacali. Le guardie penitenziarie francesi non possono scioperare, ma ieri - garantito il servizio minimo all’interno degli istituti di pena - si sono radunate di fronte ai cancelli gridando slogan ed esponendo striscioni contro Rachida Dati, ministra della Giustizia. Quest’ultima era in viaggio all’’estero, a prova del fatto che ormai sta prendendo le distanze dai problemi del dicastero che guida da due anni. Sarkozy le ha praticamente imposto di candidarsi alle prossime elezioni europee e le sue dimissioni dal governo sono questione di settimane. Le guardie penitenziarie hanno tentato persino di impedire l’uscita dalle prigioni dei detenuti che dovevano recarsi in Tribunale per i loro processi. In alcuni casi i penitenziari sono venuti alle mani con i poliziotti, che hanno fatto uso di lacrimogeni per aprire la strada ai convogli diretti ai palazzi di giustizia. Oltre a chiedere la costruzione di nuove prigioni e l’assunzione di altri colleghi, le guardie penitenziarie sollecitano migliori condizioni salariali e la riorganizzazione dei ritmi di lavoro. Francia, pacs in cella: è legale un amore gay nato in carcere Si sono innamorati dietro le sbarre. E dietro le sbarre hanno siglato un Pacs, l’unione civile tra conviventi molto diffusa in Francia. È la storia di un amore gay nato in una prigione del sud, che ha avuto ampia eco sulla stampa d’Oltralpe. Per i quotidiani francesi si tratta di un fatto unico. «Non ci sono precedenti» sottolinea anche una giurista dell’’Osservatorio internazionale delle prigioni sentita da Liberation. La vicenda non solo riapre Oltralpe il dibattito su un argomento ancora pieno di tabù, quello del sesso nelle prigioni, dividendo gli osservatori, ma - da quanto ne ha scritto il quotidiano locale Sud Ouest ha creato anche molte gelosie nelle stesse prigioni, al punto che ora i due detenuti

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fonte delle news: www.pianetacarcere.it

temono di venir separati. I due, uno di una sessantina d’anni, l’altro sui quaranta, si sono incontrati nella prigione di Eysses, nel sud-ovest, dove scontano entrambi una lunga condanna. Dopo diverse domande e ricorsi, racconta Liberation, hanno finalmente ottenuto di dividere la stessa cella e l’’estate scorsa hanno così potuto stipulare un Pacs perché, come vuole la legge, vivono sotto lo stesso tetto. In questa prigione, dove gli amori gay non sono autorizzati ma tollerati, e dove i preservativi circolano anche se i rapporti sessuali sono vietati, l’amministrazione centrale ha permesso al cancelliere del tribunale di venire sul posto per la firma ufficiale dell’unione. I due hanno quindi potuto vivere tranquilli la loro storia d’’amore sotto gli occhi indulgenti delle guardie. Fino a quando la loro vicenda non è diventata di dominio pubblico. È stato un detenuto della stessa prigione a parlarne all’’associazione benefica La Mouette per denunciare quella che secondo lui è un’ingiustizia: «Perchè io posso a malapena appoggiare una mano sul ginocchio della mia ragazza in parlatorio?», avrebbe detto. La Reunion: capo setta pedofila evade da carcere in elicottero Il capo di una setta pedofila, Juliano Verbard, condannato nel febbraio scorso a 15 anni di reclusione per abusi sessuali su bambini, è evaso a bordo di un elicottero da una prigione sull’isola francese della Reunion, nell’Oceano Indiano, a est del Madagascar. Lo riferiscono le autorità locali. L’uomo è riuscito a fuggire in compagnia di due adepti della setta, denominata Cuori dolorosi e immacolati di Maria. Secondo quanto riferiscono i media locali, un commando armato avrebbe preso in ostaggio il pilota di un elicottero e lo avrebbe costretto a dirigersi verso la prigione di Domenjod. Una volta arrivati a destinazione, il commando avrebbe approfittato della passeggiata pomeridiana dei detenuti per far salire Verbard e altre due persone a bordo. Poi l’elicottero avrebbe ripreso il volo. Una volta a terra, i fuggitivi si sarebbero dileguati su un furgone. Le forze dell’ordine hanno subito allestito posti di

blocco in tutta l’isola per bloccare la fuga. Juliano Verbard è stato condannato il 28 febbraio del 2008 a 15 anni di reclusione criminale per stupro e aggressioni sessuali su due bambini, i cui genitori erano membri della setta. La setta era stata creata nel 2002: il predicatore era riuscito a convincere centinaia di fedeli che la Madonna gli parlava l’ottavo giorno di ogni mese alle dieci di sera. I discepoli dovevano versare 20 euro per assistere alle apparizioni che il guru aveva seduto su una poltrona.

CILE Incendio 10 morti Almeno dieci persone hanno perso la vita in un incendio scoppiato in una prigione alla periferia della capitale Santiago. Lo ha riferito il direttore delle forze di sicurezza penitenziaria. Altre tre persone sono rimaste gravemente ustionate dal fuoco, scoppiato dopo una rissa tra bande rivali di detenuti, ha detto Alejandro Jimenez, capo dei gendarmi cileni. «Abbiamo 10 (morti) confermati», ha detto alla radio. Spiegando che alcuni detenuti hanno gettato nella cella in cui erano radunati dei rivali del combustibile ricavato da piccoli fornelli che sono permessi nella prigione di Colina. L’incendio è stato infine domato.

BRASILE Sezioni per detenuti omosessuali; associazioni contrarie L’amministrazione penitenziaria di Sao Joaquim de Bicas, nello stato brasiliano di Minas Gerais ha ideato un progetto per evitare le aggressioni sessuali agli omosessuali in carcere: una sezione soltanto per loro. Secondo quanto ha assicurato la responsabile del progetto, Walkiria La Roche, che lavora per la Segretaria per lo Sviluppo di Minas Gerais, non si tratta di concedere privilegi per gli omosessuali, ma di evitare rischi. «La violenza purtroppo esiste, ma la salute viene prima». Secondo la donna gay, lesbiche, bisessuali, sono le principali vittime di violenza sessuale nelle carceri, e quindi sono esposti alle infezioni da

malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, il direttore della Fondazione per i diritti dei gay Triangulo, Miguel Angel Sanchez, assicura che questa misura «è un marchio» per gli omosessuali. Secondo lui, la soluzione è migliorare la sicurezza nelle carceri per evitare la violenza sessuale «senza discriminazioni tra gli eterosessuali e i gay». La sezione per i gay di Sao Joaquim de Bicas accoglie attualmente 37 reclusi.

BOLIVIA Il carcere più pazzo del mondo La lettera inizia così: «Brevemente mi presento, mi chiamo Vera Masenello, sono di Vicenza e dallo scorso novembre 2008 mi trovo in Bolivia, a La Paz dove svolgo servizio civile all’’interno del Carcere San Pedro di La Paz. Quello che i giornali hanno chiamato “il carcere più pazzo del mondo”...». E pazzo lo è davvero, quel carcere, finito sulle pagine dei giornali qualche settimana fa: mogli e figli entrano ed escono liberamente e vivono assieme ai 1500 detenuti, con 36 dollari i turisti possono fare un tour dietro le sbarre e dormirci la notte, ci sono negozi, la cocaina è a spaccio libero e, neanche fosse un hotel, se hai i soldi ti scegli la cella dozzinanti con tv, cucina e bagnetto privato. Come ha scritto la Repubblica, il San Pedro è diventato famoso dopo che un inglese nato in Tanzania, Thomas McFadden, è finito in galera tre anni nella struttura di La Paz per traffico di droga. Capito che quella follia poteva diventare un affare, quando è uscito ha creato un’agenzia di viaggi tipo anche tu detenuto per un giorno. Dentro al S. Pedro ha messo in piedi un caffè e un supermarket, ha scritto un libro e, gran finale, ha ceduto i diritti a Brad Pitt: ne farà un film. Vista la pessima pubblicità adesso il Governo boliviano vorrebbe rimettere un po’ d’ordine nel carcere più pazzo del mondo. Basta spaccio, fuori i parenti, un po’ di agenti di polizia all’interno (che ora non esistono). Risultato: sciopero della fame e mogli e figli resteranno dentro con papà detenuto. ✦

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le Recensioni Marion Z. Bradley

La Dea della guerra Longanesi Narrativa pagg. 448 - euro 18,60 ella Britannia divisa in tribù e sotto la minaccia di un’invasione da parte di Roma, si intrecciano inestricabilmente le storie di due donne molto diverse tra loro, destinate entrambe a giocare un ruolo fondamentale nel futuro di Avalon. La giovane Boudica, caparbia e orgogliosa figlia di un nobile capo degli iceni, viene mandata su un’isola dove sarà iniziata alla saggezza dei druidi. E lì incontra la potente sacerdotessa Lhiannon, che diverrà il suo mentore e la sua migliore amica. Insieme a lei Boudica intraprende il viaggio fino ad Avalon, dove verrà consacrata donna secondo gli antichi riti della Dea. Dopo il rituale Boudica torna dal suo popolo, dove sposa un nobile iceno, Prasutagos. Questi sceglie di scendere a patti con l’invasore per mantenere una certa autonomia e godere dei benefici dell’alleanza con Roma. Ma alla sua morte la situazione cambierà drammaticamente, e Boudica e le sue figlie si troveranno in grave pericolo...

N

I cento giorni Longanesi Edizioni pagg. 304 - euro 16,60

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Associazione Antigone

In galera! V rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia

l’Harmattan pagg. 196 - euro 16,60

Patrick O’Brian

Gibilterra, 1815: tutti gli occhi sono puntati all’orizzonte, sulla media distanza, dove una nave ammiraglia inglese ha appena virato, mettendosi con mure a dritta. Un’insegna familiare sventola sull’albero maestro: quella del comandante Jack Aubrey. In città lo attende un nuovo incarico, qualcosa che metterà a dura prova lui e il suo equipaggio. Napoleone è da poco fuggito dall’Elba e sta

raccogliendo consensi, vuole tornare al potere. Anche nelle remote terre arabe qualcosa sembra covare nell’ombra: forse un’alleanza musulmana che pare spalleggiare Bonaparte, e che coinvolge gli Stati della Barberia, Algeri, Tunisi, persino il Marocco e il piccolo regno di Azgar. Non c’è che dire, il quadro è a dir poco disastroso: l’Inghilterra deve correre ai ripari, se non vuole essere travolta. Ma come? A Aubrey non resta che partire per una nuova missione sull’amata Surprise, con l’aiuto dell’amico di sempre, il chirurgo di bordo Stephen Maturin, e del nuovo arrivato, il dottor Jacob, un giovane che vanta una perfetta conoscenza del turco e dell’arabo, oltre ad amicizie altolocate.

emerge la prepotente sovrarappresentazione delle classi sociali più deboli. Segue Minori “dentro”. Gli istituti penali minorili tra ruolo residuale e nuove funzioni che presenta la situazione delle carceri minorili che dovrebbero ispirarsi al principio di residualità del ricorso al carcere come indicato dal legislatore nel 1988, in occasione della riforma del Codice di Procedura Penale Minorile. Quindi i contributi sul’esperienza della comunità La Collina” di Serdiana (Cagliari), sulla recidiva degli indultati, sulla a medicina penitenziaria e la riforma della tutela della salute in carcere, sugli Ospedali psichiatrici giudiziari tra speranze e proposte di riforma. Ancora, gli istituti penitenziari italiani tra disagi strutturali e carenze tratta mentali, le donne e i bambini in carcere, due anni di eventi critici nelle galere e nei commissariati ed infine il controllo del Comitato europeo per la prevenzione della tortura

Arnaud Delalande

Lalancia del destino L’Osservatorio sulle condizioni di detenzione dell’Associazione Antigone si articola in undici saggi. Si comincia con l’Introduzione che offre un’analisi critica dei i criteri di fondo dei provvedimenti penali in corso di esecuzione; quindi Criminalità e detenzione che analizza le caratteristiche anagrafiche e socio-giuridiche degli “ospiti” delle nostre prigioni, da cui

Nord Edizioni pagg. 334 - euro 16,60 Gerusalemme, 33 d.C. Il centurione Longino affonda la propria lancia nel costato di Gesù Cristo, per assicurarsi che l’uomo crocefisso sia morto. Dalla ferita sgorgano sangue e acqua, che cadono sul centurione, guarendolo all’istante da una malattia agli occhi. Nei secoli, quella lancia diventa una delle reliquie più misteriose della cristianità: perché la vera Lancia del Destino non è mai stata ritrovata... Megiddo, 2006. Nel luogo che, secondo la Bibbia, sarà lo scenario dell’Apocalisse, i membri di una spedizione archeologica sovvenzionata

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a cura di Erremme

dal Vaticano vengono trucidati e la straordinaria reliquia da loro trovata - la Lancia di Longino - sembra svanita nel nulla. Il papa è sconvolto: se la Lancia dovesse cadere nelle mani sbagliate, le fondamenta stesse della Chiesa rischierebbero di crollare. Dunque si affida a Judith Guillemarche, brillante studiosa di storia del cristianesimo e consulente fidata del Vaticano, e le chiede di indagare sulla faccenda senza passare per i canali ufficiali. Costretta a una folle corsa contro il tempo, Judith si ritroverà a seguire una serie di tracce che la porteranno dalla cripta di San Pietro al suk del Cairo, da Gerusalemme al monastero di Santa Caterina, e alla scoperta del folle progetto che si nasconde dietro la strage di Meggido e il furto della Lancia...

Andy McNab

Contraccolpo Longanesi Edizioni pagg. 400 - euro 18,60 L’ex agente del SAS britannico Nick Stone si è ritirato in Svizzera e sta meditando di sposare Silky, che ignora la sua vera identità. Ma anche lui non sa molte cose di lei. All’improvviso, Silky scompare. Qualche ricerca, e Nick scopre che è andata in Congo al seguito di un’organizzazione umanitaria per aiutare le vittime dei massacri che avvengono in quel Paese. Da un anno infatti l’Esercito di resistenza del Signore (LRA), in cui sono stati arruolati anche dei bambini, terrorizza e uccide la popolazione per impa-

dronirsi delle miniere e nessuno sembra riuscire a fermare l’eccidio. Nick non può far finta di niente: parte per raggiungere Silky. Ma perché Silky è andata proprio in Congo? Chi si nasconde dietro questa realtà che impedisce ai bambini di restare bambini? Chi vuole mettere le mani sul metallo più quotato alla Borsa di Londra? Purtroppo nulla è come sembra, e Nick scoprirà gente spietata e corrotta, di - sposta a tutto per il dio Denaro.

Valerio Morucci

Patrie Galere Cronache dall’oltrelegge Ponte alle Grazie pagg. 255 - euro 14,00 Valerio Morucci (Roma, 22 luglio 1949) è un ex terrorista italiano. Nella sua militanza nelle Brigate Rosse partecipò tra l’altro al sequestro di Aldo Moro, al cui tragico epilogo dice di essersi opposto. Arrestato nel 1979, Morucci ricevette più condanne all’ergastolo, portate poi a ventidue anni e mezzo per l’applicazione della legge sulla dissociazione. Fu tra coloro che, in cambio di riduzioni di pena, ricusarono la causa delle BR e contribuirono alla cattura di altri brigatisti. Ottenne poi il regime di semilibertà e la libertà condizionale, finendo di scontare la sua pena nel 1994. Non gode quindi della nostra simpatia. Ma meritano comunque di essere lette queste memorie carcerarie spiazzanti e impietose, frutto dei suoi spostamenti in

una decina di carceri fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, e incastonata nel tragico e inedito racconto della rivolta di Badu’e Carros. Non sappiamo quanto ci sia di vero nei racconti di Morucci. Una cosa è certa: il bene non era dalla sua parte.

Andrew Klavan

Nessun sospetto Longanesi Edizioni pagg. 246 - euro 16,00 Quello di Cal Bradley è un matrimonio perfetto: psichiatra di talento, padre e marito esemplare, da quindici anni vive con Marie, che adora, e i loro tre figli in un ridente angolo del New England. Ma una serie di sconcertanti coincidenze sta per scatenare la tempesta nella loro ordinata esistenza, squarciando il velo di certezza che la avvolge. Una notte Peter Blue, un diciannovenne dal passato problematico, picchia selvaggiamente la sua ragazza, ruba una pistola e dà fuoco a una chiesa della cittadina, minacciando con l’arma uno spietato ufficiale di polizia, poco incline al perdono e alla comprensione. Il ragazzo viene ricoverato presso la clinica psichiatrica in cui lavora Cal. Per Peter è l’ultima possibilità, la sola speranza di salvezza. Per Cal, invece, è l’orlo del baratro, l’inizio di una discesa agli inferi al termine della quale nulla potrà essere più come prima. Perché la vita di Peter è misteriosamente intrecciata a quella di Cal, ed entrambe celano un inconfessabile segreto. ✦

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l’Ultima Pagina la Lettera ono iscritto al Sappe da 13 anni. Sono orgoglioso di esserlo perchè è l’unico Sindacato degno di chiamarsi tale nel panorama penitenziario. Ne sono prova le proposte concrete che quasi tutti i giorni fate alla classe politica e alle istituzioni per rendere meno gravose le nostre condizioni di lavoro. Vi ringrazio - anche a nome delle migliaia di colleghi invisibili, che stanno davvero ogni giorno e pomeriggio e notte tra i carcerati in sezione, per quello che fate tutti i giorni per noi. Un grazie particolare al grande Donato Capece, infaticabile ed instancabile, sempre pronto a metterci la faccia per difendere il Corpo, i colleghi ed il Sappe. Grande Donato, sei il numero 1! Un grazie a lui e ovviamente un grazie anche ai segretari nazionali. Due cose mi piacciono molto: il sito internet e il giornale.

S

Il giornale è ormai considerato la voce ufficiale del Corpo, e lo dimostra il fatto che mentre quando arriva quello del DAP nessuno lo legge, il nostro, invece, sparisce subito e ce lo passiamo di collega in collega. Il sito internet è sempre aggiornatissimo e ha molto materiale utile e interessante, non solo per gli iscritti. Pensate che mio cognato (maresciallo della Finanza) e i suoi colleghi guardano il nostro sito per avere notizie e informazioni. Una bella soddisfazione, no? E io ogni volta gli dico «d’altronde un grande sindacato di un grande corpo di Polizia non può che avere un grande sito...». Mi complimento con i colleghi che se ne occupano e che ci mettono il materiale. Su una cosa però vi devo crititare (per il bene del Sappe, sia chiaro) siamo scarsi proprio per quanto riguarda le convenzioni con alberghi, aziende, agenzie di viaggi, negozi, centri commerciali e ogni altro servizio che ci potrebbe essere utile e vantaggioso. Se gli iscritti Sappe possono avere qualche vantaggio, perchè non

farlo? Per esempio mi ricordo che quando sono andato a Genova a visitare l’acquario con i miei figli - era 4 o 5 anni fa - alla biglietteria c’era il nostro stemma tra le società che avevano diritto ad uno sconto e per noi che eravano quattro persone è stato una bella sorpresa risparmiare anche qualche soldimo. Perchè allora non fare tante convenzioni, raggrupate per città o settore e poi mettete tutto sul sito? Sarebbe un’ottima cosa. Grazie comunque per quello che fate e se avete perso tempo a leggermi. W il Sappe, W la Polizia Penitenziaria (era lo slogan che ho sentito per la prima volta in una riunione a san vittore da Capece nel 1996... sempre valido!). Lettera firmata Ringraziamo di cuore il collega per i complimenti che ci ha fatto. Prendiamo anche atto del suggerimento, con la promessa di impegnarci di più per le convenzioni. A breve potrà vedere i risutati.

IL MONDO DELL’APPUNTATO CAPUTO

© 2009 Caputi & De Blasis

L’ART. 21 SECONDO IONTA

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radici salde e profonde sostengono gli alberi piu’ grandi.

Sappe: la forza nelle radici.


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