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L’editoriale

Tu! Lettore intimorito da questo muro di parole che stai per voltare pagina alla ricerca di rassicuranti ipse dixit, fermati! Innanzitutto ti conviene rinunciare subito all’ispezione perché per questo numero non sono stati fornite dalle classi freddure degne di essere ammesse a Terza Pagina. Inoltre questo editoriale è molto importante e merita anche la TUA attenzione. Andiamo con ordine. Perché questo numero di Cassandra torna ad essere simile alle copie dello scorso anno? La decisione è nata dalla scelta, presa a maggioranza quasi assoluta, della Redazione di far avere a tutti il secondo numero di Cassandra prima delle vacanze natalizie: ciò ha reso impossibile la stampa esterna, che avrebbe comportato tempi piuttosto lunghi di approvazione della spesa, ovviamente maggiore rispetto a quella interna (a parità di numero di copie), da parte del Direttivo del Comitato Studentesco e tempi ‘legali’ ancora più lunghi di scelta della tipografia mediante bando da parte della Segreteria della scuola. Si è preferito privilegiare la distribuzione prenatalizia alla qualità estetica. E allora? Dopo questo numero la Redazione darà una risposta definitiva ad una domanda che si è posta a settembre, ovvero ‘che Cassandra vogliamo quest’anno?’. I dibattiti sono già stati numerosi, spietati e sanguinosi, ma il confronto non ci ha ancora portato ad una sentenza risolutiva, come noterete dalla diversità tra i due numeri! Per essere più orientati nella decisione, abbiamo pensato di coinvolgervi nella discussione: con questo doppio editoriale potrete avere un’idea delle due posizioni presenti nella Redazione. Immediatamente dopo le vacanze natalizie faremo un sondaggio (NON attraverso Facebook), rivolto a TUTTE LE LETTRICI E TUTTI I LETTORI di Cassandra - studenti, personale ATA e docenti - per sapere cosa ne pensate. Attenzione: il risultato della votazione non sarà un plebiscito, bensì un modo per indirizzarci, perciò cercheremo di adeguarci alle vostre preferenze, riservandoci, però, la possibilità di fare le nostre valutazioni autonomamente. Leggete, riflettete, fatevi un’idea e VOTATE. Questi sono dati oggettivi: per conoscere le opinioni leggete gli editoriali! Grazie anticipatamente della vostra partecipazione e buona lettura.

...AffInché tutto resti come prima? di Benedetta Montanini 3A

[lo so che è politicamente scorretto e contrario a ogni forma di par condicio scrivere il doppio dell’avversario, ma 1.Glauco mi ha autorizzato a farlo, 2.il mio papiro invita a saltare alla pagina successiva, suppongo… sigh] Cominciamo con alcune informazioni tecniche da avere presente per poter esprimere un’opinione. Cassandra negli scorsi anni è stato pagato attraverso i soldi del P8, un fondo stanziato dall’Istituto per gli studenti e gestito dal Direttivo del Comitato Studentesco, di cui fanno parte i Rappresentanti di Istituto e Consulta e i Referenti di Commissione: è il Direttivo a votare annualmente la destinazione di questo denaro, spartendolo tra le diverse Commissioni. Se un’ attività studentesca richiede la collaborazione con aziende esterne alla scuola, la Commissione che la organizza non può scegliere la ditta autonomamente, ma deve chiedere la pubblicazione di un bando alla Segreteria, che individua l’azienda più economica. Ovvero: se Cassandra avesse stampato il primo numero attraverso il P8 e non attraverso la filantropia dell’Associazione Genitori, avrebbe dovuto ‘passare’ dalla Segreteria. Anche per questo numero, dal momento che è stato stampato internamente alla scuola, non è servito l’intervento della Segreteria. Il 23 novembre si è tenuto il primo Direttivo dell’anno: per Cassandra sono stati generosamente predisposti 2500 euro ricavati dal P8 e l’invito a decidere entro gennaio come usarli (stampa interna o stampa esterna attraverso la Segreteria?). Qual è il destino economico di Cassandra dopo i primi due numeri? Per rispondere a questa domanda bisogna andare al 27 novembre, quando si è tenuto il primo Consiglio di Istituto. Nel corso del CdI sono stati stabiliti tagli al P8 (da 9000 a poco più di 4000 euro) che ovviamente coinvolgono anche Cassandra: dato che il fondo studentesco si ridurrà notevolmente, sarebbe quantomeno dispotico chiederne 2500 solo per il giornale, lasciando a bocca asciutta le altre Commissioni. Perciò, se e solo se si deciderà di stampare all’interno della scuola,


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le spese di Cassandra saranno assorbite tra quelle di cancelleria dell’amministrazione (per intenderci, la Segreteria risulterà aver usato quattromila ettari di fogli di carta). Ciò che è cambiato rispetto al Direttivo del 23 novembre è il fatto che all’uso dei fondi della scuola (in questo caso quelli dell’Istituto vero e proprio, non quelli del P8 degli studenti) è stata posta una condizione: cioè, se si vogliono usare soldi ‘scolastici’ non c’è più la scelta tra stampa interna o stampa esterna con mediazione burocratica della Segreteria, ma bisogna senza discussione stampare all’interno della scuola. Questa decisione, peraltro, non gode neppure dell’appoggio di diversi membri del Consiglio di Istituto, inclini a preferire che Cassandra resti solo on-line e forse ignari del fatto che gran parte dell’attrattiva di Cassandra, al di là degli innumerevoli sforzi della Redazione per migliorare la qualità dei contenuti o della forma, viene dalla possibilità di potersela sfogliare durante i cambi d’ora o sul pullman. E se si volesse stampare ‘fuori’? In tal caso l’unica alternativa è l’Associazione degli Studenti del Sarpi, un organismo in via di formazione, a cui stanno lavorando alcuni studenti, tra cui la sottoscritta, che opererebbe parallelamente al Comitato Studentesco, collaborando con esso per l’organizzazione di attività studentesche e, soprattutto, tentando di riempire i ‘buchi finanziari’ che la scuola in tempi di crisi non è in grado di colmare, come il Consiglio di Istituto del del 27 novembre ha dimostrato. I vantaggi dell’Associazione Studenti sono di ordine economico e burocratico; un’Associazione, ad esempio, può recepire fondi senza bandi pubblici e non ha limiti ai contenuti degli eventi che organizza (il fondo del P8, invece, può essere impiegato solo per attività formative, motivo per cui non può essere utilizzato per pagare le feste della scuola), permettendo, quindi, un’organizzazione più rapida e meno vincolata a norme: le direttive esistono, ovviamente, ma sono meno restrittive rispetto ai decreti ministeriali che regolano la vita scolastica. Le spese di Cassandra possono essere assorbite dall’Associazione Studenti, che ha già ‘da parte’ qualche centinaio di euro destinato a far parte del suo fondo, non appena sarà avvenuta la fondazione ormai imminente (per darvi un’idea, stiamo stendendo lo Statuto). Il primo numero è costato molto - 990 euro -, perché abbiamo scelto un formato particolare e abbiamo lavorato con un’ecotipografia. Per i prossimi numeri si possono immaginare moltissime alternative di stampa esterna molto più economica; ad esempio, se si utilizzano solo colori primari, carta leggera, un formato standard, i costi si riducono drasticamente e la stampa esterna diventa addirittura più vantaggiosa rispetto a quella interna a parità di qualità: chiunque di voi può confrontare i circa 400 euro spesi l’anno scorso per ogni numero di Cassandra con i risultati dei preventivi delle tipografie che si trovano navigando su internet. L’argomento ‘economicità’ depone a favore della stampa esterna. Questa ipotesi, tra l’altro, è l’unica a mettere d’accordo i lettori con la scuola, che non può che essere avvantaggiata dalla possibilità di sostenere una spesa in meno. Per quanto riguarda l’aspetto economico, che purtroppo, come avrete notato leggendo l’articolo, non è trascurabile, c’è da considerare che entrambe le opzioni su cui si dibatte sono piuttosto rischiose: l’opzione della stampa interna è temeraria perché, come è stato possibile, nel corso del Consiglio di Istituto, ridurre la quantità di denaro destinato agli studenti in virtù dell’emergenza della situazione (i soldi sottratti al P8 verranno utilizzati per pagare l’ora PER), nulla garantisce che emergenze simili possano avvenire nuovamente in futuro e che Cassandra non possa più essere stampata; l’opzione della stampa esterna è coraggiosa perché, sebbene qualche centinaio di euro sia garantito, l’avvenire resta un punto interrogativo, anche se speranzoso nella magnanimità dei futuri finanziatori dell’Associazione e soprattutto nella nostra capacità di meritare la loro attenzione. Dal momento che le circostanze ci impongono un azzardo, meglio rischiare per una Cassandra più bella esteticamente, che magari conserviamo più a lungo e più volentieri, senza riempire i cestini delle aule. Questa considerazione mi permette di introdurvi ad un altro dei tanti punti di dibattito che dividono la Redazione: che cosa definisce la ‘qualità’ di Cassandra? Essendo Cassandra un giornale, è legittimo ritenere che il suo pregio coincida con quello degli articoli. Ed è così. Sfogliando i numeri usciti negli ultimi anni, però, ci si accorge che è stato curato sempre di più l’aspetto estetico: basta osservare come la Redazione abbia cominciato a comprendere illustratori, impaginatori, fumettisti e ‘copertinisti’. Spesso tendiamo ad associare il termine ‘estetico’ ad un’assenza di sostanza, una vacuità di contenuti, ad manierismo fine a se stesso, ma non penso che si possa fare questo discorso per Cassandra, che possiede contenuti apprezzabili (al di là dei gusti personali e della passione diffusa per gli ipse dixit…), tali che, anche riconoscendo una sorta di gerarchia che anteponga la parte ‘scritta’ del giornale a quella ‘disegnata’ o ‘impaginata’, non si può non ammettere che la forma


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valorizza questi contenuti. E questo è tanto più vero quest’anno, dal momento che abbiamo in Redazione un team artistico -‘copertinista’, fumettista, impaginatore, illustratrici e illustratori -davvero valido: non penso che sia insensato ragionare anche sulla base delle abilità dei componenti presenti nella Redazione di anno in anno; è in questa direzione che va anche l’introduzione delle rubriche, finalizzata a di dare a chi ha un particolare interesse o abilità la possibilità di condividerli e diffonderli. Cosa c’entra la stampa esterna con tutto ciò? Tutto e niente: è ovvio che la qualità estetica citata, anche se con qualche difficoltà in più, può esprimersi benissimo anche con i fogli bianchi e l’inchiostro nero della sala stampa, ma è anche indubitabile che il risultato di una stampa professionale, a parità di contenuti, sia migliore. E non è migliore banalmente perché ‘è a colori’, ma perché dà la possibilità di manifestarsi anche a talenti non strettamente giornalistici, come il disegno e l’impaginazione. Credo, come alcuni altri membri della Redazione, che per tutto questo valga la pena di rischiare: rischiare di incontrare difficoltà nel trovare i famigerati fondi, rischiare di doversi confrontare con la resistenza di chiunque ritenga che, smettendo Cassandra di essere Commissione statutaria - come previsto dal regolamento del Comitato Studentesco -, debbano essere imposti limiti ai suoi contenuti (fuor di metafora: il rischio che su Cassandra non si possa più parlare di Sarpi nel momento in cui dal punto di vista legale smette di essere Commissione Studentesca, perché diventa un gruppo studentesco non ‘istituzionalizzato’), rischiare di ricevere critiche. Sull’altro piatto della bilancia abbiamo la possibilità di fare qualcosa di bello, e forse qualcosa di bello merita un po’ di coraggio.

CassAndra Torna a una vecchia forma di Glauco Barboglio 3C

Cassandra torna a una vecchia forma. La Redazione ha scelto di stampare il numero precedente “fuori”, dopo lunghe discussioni, con la precisazione che vedendone i risultati si discutesse poi su come proseguire. Come Benedetta ha spiegato nell’ultimo editoriale, il numero è stato stampato grazie a finanziamenti “anomali” (Cassandra è vissuto finora grazie ai fondi stanziati dal Direttivo Studentesco). C’è poi da dire che il costo dell’ultima stampa è abbastanza imbarazzante: 990 euro per 450 copie contro i 2250 che l’anno scorso sono stati utilizzati per stampare sette numeri di circa 600 copie ciascuno. Oltre ai costi si pone anche un problema di tempi: se utilizziamo i soldi della scuola, è necessario indire un bando per scegliere con quale agenzia stampare, il che comporta due settimane necessarie per il bando di concorso e altre due necessarie per la stampa “esterna”, mentre per stampare “dentro” occorrono circa due giorni. Le soluzioni che sono state proposte sono state: stampare “dentro” come gli altri anni sei o sette numeri con circa una copia per studente, o continuare sulla falsa riga del primo numero facendo però meno numeri ciascuno di 400-500 copie a causa del costo, stampare “fuori” utilizzando, come per lo scorso numero, fondi esterni (Associazione Genitori, futura Associazione Studenti) potendo così evitare di passere per il bando. A me e a molti altri all’interno della Redazione il fatto di considerare i soldi dell’Associazione Genitori o di qualunque realtà esterna come risorse cui attingere liberamente senza problemi non piace per niente, per il semplice fatto che il giornale degli studenti risulterebbe una pubblicazione privata, esterna alla scuola, mentre noi ci consideriamo una Commissione come tutte le altre, parte integrante della vita del Sarpi. A partire da questi dati, molti all’interno della redazione (tra cui il sottoscritto) hanno spinto perché il giornale tornasse a essere stampato “dentro” di fronte alla proposta di posticipare la stampa di questo numero a dopo le vacanze di Natale, probabilmente stampato “fuori” con i soldi dell’ancora ipotetica Associazione Studentesca. Nonostante i tentativi del sottoscritto e di altri membri della Redazione di convincere gli altri a discutere di una linea generale per tutto l’anno e di non limitarci alla questione del secondo numero, sabato 17/11 si è votato perché questo fosse stampato prima di Natale, per la necessità di far leggere a voi articoli molto più legati all’attualità dei fatti (mi riferisco ovviamente agli articoli di Sarpi e Attualità) e perché l’idea di pubblicare un solo numero nel 2012 non ci piace affatto. Si è deciso di stamparlo “dentro”, perché in caso contrario sarebbe necessario indire un bando (tenendo ben


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fermo che non vogliamo più finanziamenti dall’Associazione Genitori, o chi per essa) e ciò, come già detto, ci farebbe perdere altro tempo. Riguardo al futuro di Cassandra venerdì 23/11 si è riusciti finalmente a trovare una linea che ha accontentato praticamente tutti: il Direttivo ha deciso di destinare a Cassandra la cifra di 2500 euro, da utilizzare solamente per la stampa interna, lasciando comunque possibile la scelta di “uscire”, ma solo a determinate condizioni e con la consapevolezza che dal Direttivo non arriveranno finanziamenti ulteriori (problema aggirabile utilizzando i fondi dell’Associazione o di eventuali sponsor, in effetti). Ci è stato dato come termine ultimo per decidere definitivamente quale linea editoriale percorrere il mese di Febbraio. Rimane comunque il dubbio di cosa significhi “staccarsi” dal Sarpi: con la trasformazione di Cassandra, esso non risulterebbe più una commissione di studenti, ma un’associazione libera di privati che stampano un loro giornale. Questo ci impedirebbe di scrivere di ciò che avviene nella nostra scuola, di pubblicare gli Ipse Dixit, in buona sostanza, di essere veramente il giornale del Sarpi: non è quello che la maggioranza della Redazione vuole. Spero di essere stato chiaro nell’esporre la linea mia e di molti altri e ora aspetto i risultati del sondaggio che si terrà, per quanto di valore “puramente informativo”. Invito tutti a prendervi parte, perché credo che questioni come queste interessino tutti, visto il ruolo (modesto e criticabile quanto volete) che Cassandra svolge all’interno del Sarpi.

Sommario Cultura - Very Internascional (cit.) - In disparte - Heaven knows I’m miserable now

Sarpi -

Il mangiatempo elettronico Comunicato d’Importanza Storica Interviste Natalizie FUSO ORARIO: Mi chiamo Camilla RITORNO AL FUTURO: Medicina POLITEIA: Comistato Studentesco LA SCUOLA IN PIGIAMA: Nè pietà, nè lacrime

Narrativa -

Saga Sarpina di Amabile B. Neve Lagathien Oltre la pioggia

Attualita’ - Space Oddity: Due lanci nel vuoto - ARTICOLO 33: I genitori a scuola e la sindrome dello Yogurt

Terza Pagina + Resoconto CdI

- Oroscopo - Cruciverba - CdI del 14 Dicembre

Sport + “Capita”

- Dissertazioni Sportive - Lettera a quel cicc... ehm, sportivo di Babbo Natale - Capita (poesiuncola)


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VERY INTERNESCIONAL (cit.) di Silvia Onori 3A

Poliedrico. Penso sia l’aggettivo migliore per descrivere “The 2nd Law”, l’ultimo album dei Muse, il terzetto inglese più eclettico e audace che si sia mai visto negli ultimi tempi. Nell’arco dei suoi cinquanta minuti di durata si sposta dal rock al genere dubstep, dall’armonia degli archi al ritmo dei sintetizzatori. Il tutto senza forzature, senza strappi al motore. Con la prima traccia, “Supremacy”, sembra di essere ritornati ai tempi di “Origin of Symmetry”, a quei riff incisivi e incazzati che furono il marchio distintivo del Bellamy delle origini. Ma qualche secondo dopo, ecco arrivare gli archi, e la melodia si fa più armoniosa, più ricca, mantenendo sempre l’incisività e la potenza iniziali. Dopo questo scoppio di energia, “Madness” si orienta verso uno stile più dolce e pacato, mescolando ritmi pop a melodie romantiche e qualche sferzante riff di chitarra. Ma soprattutto, è in questa canzone che Bellamy da il meglio di sé, regalandoci l’assolo di voce migliore che abbia mai fatto, capace di prenderci l’anima e lanciarla verso le stelle, senza paura. La quarta traccia, “Survival”, è stata scelta come colonna sonora per le ultime olimpiadi, e si capisce il perché. Potente, epica, monumentale, non fa che

avanzare in un crescendo di maestosità fino allo scoppio finale, in cui tutte le emozioni e la carica accumulate possono trovare sfogo attraverso gli assoli di chitarra e il ritmo della batteria, che sembrano davvero riprodurre il suono di una forza invisibile in grado di abbattere qualsiasi tipo di ostacolo e barriera. Dopo un pezzo electronicdubstep (“Follow Me”), ecco arrivare la traccia più propriamente in “stile Muse”, “Animals”. La tematica è, come nel precedente album “The Resistance”, la crisi economica e il capitalismo, male

contemporaneo che, secondo loro, ha ormai abbattuto completamente ciò che ci distingue dal genere animale, rendendoci in tutto e per tutto succubi del bisogno di accrescere sempre più i nostri mezzi e i nostri possessi. Fin ora Bellamy non si era mai spinto così lontano nell’esprimere la sua angoscia e insofferenza di artista moderno verso il sistema (“‘Kill yourself / Come on and do us all a favour’”). E’ ormai arrivato al punto

Cultura di rottura, incapace di sopportare ancora l’inumanità e la meschinità che ci circonda e di cui spesso noi stessi siamo artefici. Suggestiva è la collocazione alla fine del brano di una registrazione delle voci e dei rumori provenienti dall’interno del palazzo di Wall Street: sono davvero umani gli esseri che stanno producendo tutti quegli urli e schiamazzi così violenti e indefiniti? Dopo le tracce dieci e undici, composte e cantate dal bassista Wolstenholme, giungiamo infine alla parte più controversa e avvincente dell’album. In “Unsustainable” troviamo l’incredibile e del tutto innovativa miscela tra genere dubstep e musica sinfonica, che, mantenendo inizialmente ognuno la propria specificità, nel corso del brano giungono a unirsi e a compenetrarsi a vicenda in modo del tutto naturale. I Muse sembrano volerci mostrare come due cose all’apparenza del tutto incompatibili, se prese nel verso giusto, possono rivelarsi l’una il complementare dell’altra e formare qualcosa di totalmente nuovo. L’energia della dubstep si accompagna perfettamente con l’armonia degli archi, come a dirci “era così evidente, come avete fatto a non accorgervi che siamo due facce della stessa medaglia?”. In definitiva, i Muse sono stati ancora una volta in grado di farsi portavoce dei tempi che evolvono, dell’inarrestabile sviluppo della civiltà moderna che si accompagna indissolubilmente a un’altrettanto progressiva mutazione di gusto. E tutto questo con il loro stile ormai inconfondibile, in barba a chi ancora crede nella divisione della musica in generi definiti. Io non saprei davvero in quale collocarli.


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Cultura

In Disparte di Paolo Bontempo 1D Bellissimo, questo è l’aggettivo più adatto. Ritrovato circa un anno fa nella casa di campagna di Stanley Kubrick, in Ohio. Una pellicola di 2 ore del 1992. Un film che colui che è considerato il miglior regista di tutti i tempi girò ad un Budget bassissimo e tutto di sua tasca. Un Film dannato e misterioso in cui già dalle prime sequenze si può intuire e capire il genio del regista, la sua bravura, la sua esperienza. --La prima scena si apre con un visionario piano sequenza di circa 5 minuti in cui un uomo percorre, a passo molto lento, una stradina di montagna accompagnato da un paesaggio stupendo, accarezzato dai raggi del sole. D’improvviso però scoppia una bomba, e lo scenario cambia. Viene ripreso un anziano signore che punta una pistola contro un ragazzo, contro se stesso come si scoprirà successivamente. Poi ancora un Flashback, fulcro del film in cui viene ripercorsa la vita di quel vecchio. --Solitario, cupo, a 14 anni scappa di casa, incontra un altro ragazzo con cui comincia una lunga e tragica avventura. Inizialmente vivono elemosinando, di piccoli furti. Poi da artisti di strada. Ma sono gli anni d’oro del cinema e i due ragazzi, sgattaiolando

nelle varie sale di proiezione di Los Angeles, si appassionano alla settima arte e sognano di diventare registi, di cambiare il cinema, di entrare nella storia, di vincere l’oscar. Ma le cose non vanno come previsto, succede qualcosa di inaspettato, il sogno viene interrotto, e tutto diviene tragedia. -Non voglio aggiungere altro, è un film che deve essere visto, e che deve essere gustato dall’inizio alla fine. Un film che sembra un puzzle per bambini, ma che si rivela un rompicapo per adulti. Con un Charles Starter in gran rispolvero e con un interpretazione a dir poco straordinaria dei due piccoli attori è un film capace di tenerti incollato al televisore, di farti entrare nel sogno dei due ragazzi, di farti soffrire insieme a loro. --Una storia di amicizia e passione certamente anomala nella produzione artistica del suo regista che, dopo averlo terminato, non volle che venisse proiettato nelle sale e ne bruciò tutte le pellicole esistenti. Ma il suo autista ne conservò una a insaputa di Stanley, lì, nella solitaria cascina del regista, fra le montagne. --Un capolavoro destinato a diventare un Cult, se solo non mi fossi inventato tutto.

lecio meno ù i p zzatà a organi attivi i Hai un a a r H t l ? a a un’ tutverl band o promuo pere a a i s r e o d l ar lico esi vuoi f o pubb ta e d i e g g o a t s n s arlo! eve n me puoi f to un vere u o i i r z c a s p s oi questo ti? Vu o? In n u c l a a qu Ti sei perso un numero di Cassandra? Su cassandra.liceosarpi.bg.it trovi tutti i numeri dell’anno 2011-2012 e due numeri di Sarpi Press (1967)

Heaven knows I m miserable now di Giulia Argenziano 1B Per me questa band è un po’ come l’anello di Gollum nel Signore degli Anelli; sì esattamente: il mio tesssoro. A parte gli scherzi, non so come potrò farvi capire quanto sono importanti per me, quindi cercherò di partire dall’inizio. --Gli Smiths sono una band inglese degli anni ’80, formatasi nel 1982 grazie all’incontro tra il chitarrista Johnny Marr e lo scrittore Steve Patrick Morrissey, entrambi ragazzi di provenienza irlandese e con una passione sfrenata per il rock. --Il primo, Johnny, inizialmente volto a intraprendere la carriera di calciatore professionista nel Manchester, decide di abbandonare quella strada e incominciare a suonare, forse perché non abbastanza pronto o, come afferma lui stesso, forse perché era l’unico in campo a portare l’eyeliner. --Il secondo, Morrissey, dopo un’adolescenza solitaria passata nella penombra della propria stanza e dopo l’esplosiva separazione dei suoi genitori, trova riparo e comprensione tra le pagine di classici della letteratura inglese, preferendo tra tutti Oscar Wilde, al quale poi dedicherà una sinfonia dal titolo Oscillate Wildly. --La sintonia a livello musicale e personale creatasi tra Morrissey e Marr fu la scintilla che diede origine all’incendio. Dopo una breve chiacchierata tra i due, la


Cultura

8 band era già nata. -- Il nome The Smiths venne scelto successivamente da entrambi, da una parte per andare contro ai nomi troppo pomposi ed elaborati dei gruppi che spopolavano in quegli anni, dall’altra perché, come ha dichiarato lo stesso Morrissey: “era il nome più comune ed era ora che gli uomini comuni del mondo mostrassero il loro volto!” --Hanno inciso ben cinque album nel corso di soli cinque anni tra cui The Smiths, The Queen Is Dead, Meat is Murder, Strangeway Here We Come e Rank, e hanno sfornato diversi singoli di successo come There Is a Light That Never Goes Out, Please Let Me Get What I Want, How Soon Is Now e Girlfriend In a Coma. --Dopo molte controversie con i membri del gruppo, problemi di alcolismo e voglia di intraprendere nuovi progetti in ambito musicale, Marr abbandona la band nel 1987, determinando, ahimè, la fine degli Smiths. --La loro musica indie, un po’ malinconica non può non colpire e ammaliare per la sua diversità rispetto ai generi che già avevano ampio successo in quegli anni. La dolcezza e la semplicità dannatamente complicata presenti nel ritmo sono inconfondibili e irripetibili. --Per non parlare poi della voce incantevole di Morrissey che trasmette ogni emozione con un’intensità tale da farti

vibrare le arterie e coagulare il sangue. È davvero insolito come le parole e la musicalità di una loro canzone ti facciano sentire compreso e rassicurato, simili a una pacca sulla spalla da parte di un amico nei momenti di bisogno o a un abbraccio inaspettato e immotivato. --Sarà che a sedici anni forse hai solo bisogno di un appoggio, un confidente al quale chiedere riparo quando ti senti solo e incompreso, sarà il ritmo cadenzato e mai banale a riportarti a un’ epoca che non hai mai avuto la possibilità di vivere e di cui desidereresti così tanto fare parte; se poi a tutto questo ci aggiungi un disperato stato mentale che ti porta a provare odio per tutto ciò che gli altri amano, ecco che gli Smiths ti corrono incontro a braccia aperte facendoti provare quel tepore rassicurante di cui avevi bisogno. --Questo non è il genere di musica adatto per trasmettere adrenalina, né da ascoltare quando si è innamorati e si resta a stringere il cuscino per giorni sul letto: è quel tipo di melodia che ti rimane impressa nelle vene, ti si imprime nel cuore e soprattutto ti rende felice.

Il mangia tempo elettronico

di Marco Balestra 4E, Riccardo Ghislotti 4E

Quest’anno al Sarpi è stato introdotto,non più a livello sperimentale,il registro elettronico. A questo punto una domanda sorge spontanea : ma serve davvero , o è solo un “mangia tempo elettronico”? Ci sono molti pro e contro : è molto utile per il fatto che da casa si possono vedere voti ,ritardi , assenze e compiti in tempo reale in qualsiasi momento. Può essere compilato dai professori comodamente a casa , segnare giustificazioni per i ritardi dei figli. I contro sono dovuti principalmente dalla connessione scolastica:errori per cui non si riesce a entrare negli account degli alunni , in classe non si apre il registro di classe. Tutto questo porta a una perdita ti tempo non indifferente e quando il registro elettronico funziona sono i professori che non funzionano. La situazione non è così solo al Sarpi , ma anche in scuole molto più informatizzate come il Lussana, che per il sovraffollamento del server di internet i computer vanno alla velocità di un mammut, perfino all’ ITC Paleocapa davvero pochi professori riescono a far andare i computer. In ‘People see no worth in you… conclusione sono più gli Oh, but I do’– The Smiths, impedimenti creati che le Reel Around The Fountain soluzioni e il tempo perso è nettamente superiore a quello guadagnato.


Sarpi

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Comunicato di Interimportanza storica viste di L’orenzo Teli 3C natalizie A TUTTI GLI UMANI PRESENTI IN QUESTO ISTITUTO, COMUNICATO DI IMPORTANZA STORICA Noi Commissari Della Garanzia Dell’Ordine Pubblico Di Questo Istituto E Responsabili Dell’Efficienza Del Sistema, Proclamiamo Il Seguente Editto Consistente Di Tre Leggi. LE TRE LEGGI DELLA REGISTRICA così come dettate dal Nuovo Sistema Elettronico. Il Registro non può recar danno all’Ordine Scolastico né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, uno studente rimanga impunito per un eventuale Ritardo. Il Registro deve obbedire agli ordini impartiti dai Professori, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge e purché il Registro non decida esso stesso che un Professore non merita di essere obbedito, causa insufficienza di interfaccia. Il Registro deve proteggere la propria esistenza e vigilare scrupolosamente su quella degli studenti, purché questa autodifesa e questo controllo non contrastino con la Prima o con la Seconda Legge. Sostanzialmente, Affinché Il Registro Funzioni Al Meglio, Tutti Devono Essere Disposti Ad Obbedire Al Registro. Ci Teniamo A Specificare Che, A Partire Dal Suddetto Protocollo, Sono Considerati Studenti Solamente I Piccoli Umani I Cui Genitori Sono Già A Conoscenza Della PASSWORD. Per Quanto Riguarda Gli Altri,

Provvederemo Quanto Più Celermente All’Incasellamento, E, Qualora Oppongano Resistenza, Alla Soppressione. Nostra Ferma Convinzione E’ Infine Che Il Possesso Della PASSWORD Per Accedere A NOI Sia L’Unico Modo Per I Genitori Di Venire A Conoscenza Dell’Operato Dei Rispettivi Piccoli Umani All’Interno Di Queste Mura. Concludiamo Ricordando A Voi Piccoli Umani (Sì, A Voi, Insignificanti Esseri Che Sperate Non Vi Sgamino Se Siete In Ritardo) Di Stare Zitti E Di Non Scassare Le Palle. Non Potete Fare Proprio Una Mazza. Anzi, Dovreste Ringraziarci, Dato Che Molti Tra I Professori Perdono Intere Mezz’Ore Di Lezione Intrattenendosi Con Noi. Comunque, Da Oggi Non C’è Autorità Superiore Alla Nostra. La Preside, Il Vicepreside E Persino Zappoli Non Sono Altro che Nostri Carnosi Sottoposti. Viva Il Registro Elettronico; Viva La Nuova Carne. Non so come, ma le righe che avete appena letto mi sono letteralmente comparse davanti, proiettate in serie sulla “lavagna elettronica” dell’aula di scienze. Curiosamente, il proiettore era spento. Ho pensato di annotarle e di riportarle su questo numero, data la stranezza del fenomeno e l’apparente importanza della questione. Che dire, ragazzi… Viva la nuova carne.

rovi e? Ci t n o i z a d aula re ora in e della a t t r s a e p s r a l Vuoi fa sede al bato in a s i ! n a g z o az in terr magna o

a cura di Giulia Testa Giulia Gotti 2B e Valeria Signori 5D DOMANDE

1. Lei lo fa il presepe? E l’albero? Come li addobba? 2. Quando ha scoperto che Babbo Natale non esiste? 2bis. Come ha reagito? 3. Quale regalo avrebbe voluto ricevere da bambino e non ha ricevuto? 3b. Qual è il peggior regalo che le hanno mai fatto? 3c. Ha mai riciclato un regalo? 4. Ha un maglione natalizio? Se sì, descriva. 5. Cosa scriveva nella letterina da bambino? 6. Ci elenchi qualche buon proposito per l’anno nuovo. 6bis. Ha intenzione di essere clemente in interrogazioni, versioni, compiti a sorpresa? 7. Lei li ha sempre fatti i compiti durante le vacanze di Natale quando era studente? 8. Qual è la ragione ontologica di Babbo Natale? 9. Entrerebbe bel movimento del Grinch per boicottare il Natale? 10. Se le regalassero una renna, come la chiamerebbe?

PASINI

1.Mai. 2. A 4 anni. Insultando mia mamma. 3. Non lo so, dovrei pensarci… 3b. La mia moto attuale. 3c. Sì, spesso. Dischi e libri che avevo già, soprattutto oggetti tipo suppellettili o cose artistiche obbrobriose. 4. SI!!!! L’ho preso in Bolivia: è di alpaca, color bianco sporco e grigio. BELLISSIMO. 5. Aiuto… Non so… Volevo tante


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cose… La moto… 6. Stare attento a non fare più passi di quelli che devo sul mio piede monk ; non svaligiare il forno magico notturno dei dolci. 6bis. Ma io sono clemente!!! 7. No, non sempre. 8. Il posizionamento inappellabile dell’insostenibile. 9. Cos’è il movimento del Grinch? (intervistatrice: “Profe, ma Lei sa chi è il Grinch??”) NOOOOO!!!!! 10. Sbuffy.

DANNY

1) I don't decorate with a nativity scene... I just have a tree and the usual bits and pieces around the house. 2) I think I was about eight years old... my parents accidently woke me as they were carrying presents down stairs. I wasn't really upset, it just seemed like a disappointing end to a good story. 3) When I was a child I always wanted 'peace on earth' and a Superman cape that would actually make me fly. I never got either. 3b) I once received an album by 'Shooby Taylor' . Google him and you'll understand. 3c) Yes. When I was about twelve I borrowed my brother's 'Eagles - Hotel California' cassette tape and then wrapped it up and gave it back to him for Christmas. 4) No, no Christmas sweater. I think I would actually like one though... maybe one with a penguin on it. 5) I always asked Father Christmas to make sure my football team won on Boxing Day (26th Dec). It was always a big football day in my house and three points used to make it perfect. 6) Make resolutions more often and not just for new year, try to stop using products

made with Palm Oil (like Nutella - it's hard but Orangutans are more important and funnier to look at) and finally, improve my Italian! 6b) I can't tell you about the surprise tests as that would ruin the surprise. 7) Yes of course I did but it was never easy... the trick is, to have a good balance between hitting the books and lying on the sofa stuffing your face. I always preferred the books first as it made the rest much sweeter. 8) Something to do with a generous man dropping money down chimneys in Holland or Turkey I think? There's no reason for the Elves though. They don't need a reason with shoes as cool as those. 9) The Grinch is the original Christmas Punk! You've got to give the Grinch respect for not conforming but at the same time, who wants to give up a holiday? Not me. 10) I would name it 'Dave'

CAMPANELLI

1. Sì, entrambi. Con le palline, con i pastorelli, con i re magi… Quelle robe lì… 2. A otto, nove anni. Me ne sono fottuto uguale, perché tanto i regali mi arrivavano lo stesso. 3. La bicicletta. 3b. Tutti i regali che sono personali, maglie, cravatte, giubbotti, che devi mettere contro i tuoi gusti e che però devi mettere per forza per non dar fastidio a chi te le ha regalate. 3c. Tutti, quelli brutti li riciclo tutti. 4. Cioè una maglia che metto solo per Natale? Sì, è una maglia di Severi, una roba che ho potuto comprare quando ero ancora ricco. 5. Di solito quando ero piccoLINO (ahahahahah ndr) la let-

Sarpi terina era una di quelle cose oscene, con tutta la porporina che tu ti sporcavi la faccia, le mani, le maniche… Ma i regali, nella prima metà del secolo scorso, erano il torrone, le arance, UNA pistola, i mandarini. Non i 55mila giochini per la playstation. Babbo Natale non esisteva, ma c’era l’Epifania di nostro Signore, solo che siccome io non sono mai stato un ragazzino buono e tranquillo, i miei regali erano 90%carbone e 10% regali. 6. Io vorrei andare in pensione. 6bis. (intervist: “Questa domanda con Lei vuol dire la corsa di un’ora sulle mura”) Io sono sempre clemente, perché ritengo importante che, assegnato un compito, ognuno lo svolga con il massimo delle sue possibilità, perché nella vita c’è una famosa frase che dice: “Fai solo il massimo: è l’unica cosa che puoi fare”. 7. Mai. Li copiavo il giorno prima di tornare a scuola. 8. Chi ha partorito questa domanda?? Gotti? Gotti, ti prego!!! Va bene, è il solito ricatto della generazione precedente con quella successiva: se tu vuoi quello che hai, prima fai qualcosa e poi io ti do il premio. Così ha sempre funzionato il mondo. 9. Io il 24 dicembre divento ebreo. E ritorno cristiano il 26 dicembre. 10. La mangerei. E sapete perché la mangerei? Perché nel mio primo viaggio a capo nord, passato Stoccolma, non c’era altro tipo di carne se non la renna. E la renna cucinata dagli Scandinavi è una cosa veramente squisita. La cucini con qualsiasi cosa. (intervistatrice: “Con le patate?”) Non le hanno le patate al Nord!!!!!!!

onosciuto ai più e Hai letto un libro sc a: iv at rr e lo traNa ne io ss mi colo di recensione ch ti ar un Bando della Sottocom di o gn so bi e: la sottoin pubblico hai titolo alla redazion il a prima di celebrarlo im on an a rm fo una recenlto? Invia in erlo e a pubblicare gg le a muti in oggetto di cu te en em nn le so a si impegnerà la tua segnalazione! commissione Narrativ amente successivo al at di me im ro me nu l su sione con i fiocchi


Sarpi

Fuso Orario

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a cura di Giulia Testa 2B e Micaela Brembilla 2C Rubrica semiseria per chi crede in 'errando discitur', per chi desidera scoprire nuove realta': i nostri corrispondenti sarpini da Thailandia, Argentina, USA e Australia ci raccontano le loro acrobazie per sopravvivere, nella vita e a scuola, per vedere ancor meglio quanto e' strano il nostro Sarpi.

Mi chiamo Camilla Cassera Data: 25/09/2012

di Camilla Cassera

Mi chiamo Camilla Cassera, 17 anni, Italia, classica ragazzina del centro che se la tira e che non ha mai messo veramente il naso fuori da Bergamo. Bene, non si sa come, ma verso novembre dell’anno scorso ho iniziato a prendere parte agli incontri di Intercultura (conosciuta internazionalmente come AFS), per fare una di quelle esperienze che, a detta dei volontari, ‘ti cambiano la vita’: l’anno all’estero. Se devo essere sincera, a me la vita andava già bene così com’era, anche perché queste sono le solite cose che dicono per attirare i ragazzi, i genitori e poi fare soldi... Ma in un momento di inaspettato coraggio mi sono detta: perché non provare a ribaltare gli schemi, a fare una di quelle cose che la maggior parte delle persone si auto-preclude per la paura dell’ignoto, per la paura di un futuro che non è certo? Dopo tutto, come dice Neruda, “lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi” (ok questa l’ho messa solo per far sembrare il mio articolo un po’ meno demenziale, per fare un po’ più ‘intellettuale da Sarpi’). Comunque, a dir la verità mi piaceva anche la visione di ‘ragazza coraggiosa sprezzante del pericolo’ che la gente finiva per appiopparmi, quando veniva a sapere che avevo deciso di partire per un anno. Così ho passato i mesi da feb-

braio (quando mi è stato comunicato che sarei effettivamente partita per un anno in Argentina) ad agosto, con la convinzione di essere una “ragazza coraggiosa e sprezzante del pericolo”, che aveva le palle, e che non si auto-precludeva niente. E fin qui tutto bene. Solo che poi è arrivato il 20 agosto, ultimo giorno a Bergamo: e beh, qui la mia immagine di ‘ragazza forte e sprezzante del pericolo’ è andata del tutto a quel paese, con una crisi di pianto durata circa tre ore, in cui allontanavo (sclerando in stile pazza isterica) tutti i miei familiari che avevano l’ardore di avvicinarmi. Alla fine, caricatami in macchina, i miei sono riusciti a portarmi a Roma, da dove sono partita la sera del 22. Dopo una serie di struggenti viaggi insonni, tra 15 ore aeree e 11 di autobus, sono giunta sana e salva a Santiago del Estero, la mia meta finale. Primo pensiero: ’Ma che schifo! Dove cavolo sono capitata?’. Se prima la mia immagine di “ragazza forte e sprezzante del pericolo” era andata a farsi benedire, qua la mia immagine di “fighetta del centro” è ricomparsa in tutto il suo splendore. Mentre attraversavo in macchina la città per arrivare a casa, non ho visto altro che abitazioni diroccate, baracche, cani e cavalli che giravano per le strade non asfaltate, e le poche zone verdi che più che verdi erano

gialle, con bottiglie e carte per terra che le facevano sembrare il luogo dove fino a cinque minuti prima c’era stato un raduno degli alpini. Bene, arrivata a casa la situazione è stata ancora peggio. Niente doccia (era rotta), niente acqua calda, niente riscaldamento (ok che qua fa caldo, però i primi giorni era comunque inverno!), niente televisione, e dietro la casa il nulla, solo una distesa verde (no, scusate, gialla), che si estendeva fino a dove la mia vista, scarsa, riusciva ad arrivare. I primi giorni sono stati un inferno, in cui cercavo per educazione di nascondere la mia faccia non molto soddisfatta. Perché se non l’avessi fatto, credo che sarebbe stata molto simile all’espressione schifata che farebbe l’Allievi se ti dovesse capitare di dirle che H2O è un atomo e non una molecola. Oppure, per fare un altro esempio, a quella di irritazione/schifo/depressione delle mega stronze dei film americani, quando la nuova arrivata, che fino a due minuti prima nessuno si filava, gli soffia la corona da reginetta del ballo da sotto il naso (e dopo questa, con la reputazione da ‘ragazza coraggiosa e sprezzante del pericolo’, se ne è andata anche la potenziale serietà che poteva avere questo articolo). --Bene, ora sono a Santiago da più di un mese, vado a scuola, faccio nuoto, pallavolo e balli latino-americani; ho dato il tempo a questa città di farsi conoscere, e a me di trovare degli amici, e soprattutto una famiglia, davvero fantastici. Ho dato, e sto dando tuttora, il tempo a queste persone per mostrarsi per


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quello che sono, per farsi conoscere. E credo che questa sia la prima piccola conquista che ho fatto da quando sono qui. Piccola, sì, ma per me estremamente importante. Perché sì, la città non sarà uno splendore, non ci sono bei bar dove prendere un caffè, bei negozi dove fare compere o parchi verdi dove passeggiare... Ma il calore della gente argentina credo sia una cosa che dovrebbe essere condivisa da tutto il mondo. Mi sento a casa, la gente non mi tratta come “l’italiana”, ma come una di loro. Sono orgogliosa di me perché ho dato una possibilità a tutto questo e grazie a ciò ora ho un fratello che, essendo giocatore di rugby, trova questa sua condizione un motivo sufficiente per alzarmi di peso tutte le volte che gli intralcio il cammino e scaraventarmi da qualche parte della casa; e, come se non bastasse, che si apposta dietro le porte con una calza autoreggente (di sua madre) calata in faccia, per spaventarmi quando torno a casa da scuola. Ho un altro fratello che, anche se quando si mette a suonare la chitarra e cantare alle 4 del mattino mi verrebbe voglia di camminare fino al bagno solo per riempire un secchio d’acqua e tirarglielo addosso, con la sua passione per la musica mi sta facendo scoprire il folklore argentino. Ho una madre che, nonostante abbia i suoi problemi, non si dimentica mai di venire a darmi il bacio della buonanotte, e di dirmi “que dormas con los angelitos” (per quelli che sanno lo spagnolo addirittura peggio di me: “che tu dorma con gli angioletti”). E ho una sorella che, anche se sposata e con due figli, trova il tempo per uscire con me e portarmi a fare shopping. Ho compagni di scuola che mi invitano da tutte le parti, che organizzano feste di benvenuto e che mi preparano torte; ho amici italiani, argentini, e anche tedeschi, brasiliani, francesi, danesi, finlandesi, statunitensi e thailandesi. Penso sia questo il regalo più

importante che AFS ci fa, il fatto di poter trovare persone che possiamo definire ‘famiglia’ anche dall’altra parte del mondo, il fatto di non pensare al concetto di ‘casa’ come limitato alle mura del nostro domicilio, ma di aprirlo ad altre persone e ad altri luoghi. Il fatto di avere relazioni con gente che vive in posti completamente diversi, e il fatto di poter condividere con loro la nostra cultura, e di apprenderne poco a poco anche la loro. Credo che per il poco tempo in cui sono stata qui, questa esperienza mi abbia cambiata sul serio, e che forse i volontari di Intercultura un po’ di ragione ce l’avevano. Ogni giorno che passa, ogni difficoltà superata, è una vittoria. --Poi, per dirla tutta, la vita in Argentina è una favola, ma una favola sul serio! La scuola il sabato per loro è una bestemmia, le classi sono di quaranta persone, e trovare qualcuno che ascolta il professore (le volte in cui si degna di venire a scuola) è una cosa più unica che rara. In questo periodo qui c’è la festa degli studenti, il che vuol dire discoteche che tutti i giorni aprono il pomeriggio alle 5 e chiudono all’una, e ragazzi che la mattina arrivano a scuola e dormono sul banco. In matematica, chimica e inglese sono considerata un genio, per quanto sia indietro, e l’intervallo è a ogni cambio di materia. Certo, ora come ora la scuola non è proprio facilissima, perché quando i professori parlano veloce e con un linguaggio specifico non capisco niente di niente, ma tempo un altro mese conto di imparare a parlare decentemente. --In teoria il fuso orario è di 5 ore (l’Italia è avanti), ma è come se fossero 8, dal momento che qui la routine giornaliera è spostata di tre ore! Si cena alle 23, si esce normalmente a mezzanotte, ma per andare in discoteca alle 3, e si torna alle 7; i negozi aprono alle 17 e chiudono alle 21. Inoltre dalle 15 alle 18

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più o meno c’è la ‘siesta’, ossia un momento in cui tutti riposano (da quel che ho capito gran parte degli adulti non lavora il pomeriggio). Credo sia perché qui d’estate la temperatura arriva a superare i 50 gradi e quindi nessuno si azzarda a mettere un solo piede fuori di casa nelle ore più calde della giornata. Comunque, grazie a questo slittamento di altre tre ore della vita quotidiana, i primi giorni oltre che svegliarmi alle 6 (11 in Italia) e rimanere tre ore a letto a girarmi i pollici aspettando che qualcuno si svegliasse, andavo anche a letto senza cena, visto che non riuscivo a rimanere sveglia fino alle 11 (4 in Italia). E lì pensavo che sarei dimagrita. --Ma l’alimentazione è strana: bevono coca tutti i giorni, a pranzo e a cena (mi è capitato di vedere mio fratello, il wrestler, berla anche a colazione); mangio più pizza qua che in Italia e i cibi sono tutti mega grassi; e quindi ho capito che è proprio vero che AFS sta per ‘Another Fat Student’, e che se continuo a mangiare così torno una bomba, altro che dimagrire! Il bello è che mia sorella e suo marito sono a dieta, ma io non me ne sono accorta fino alla settimana scorsa, perché qui essere a dieta significa bere coca light al posto della coca normale, e mangiare due hamburger o due milanesas (qui le cotolette le chiamano così), al posto di tre o quattro! --Ah, parlando di cose strane e di mia sorella e suo marito, qui tra fidanzati non si chiamano ‘amore’, ‘tesoro’, o cose così... Il nomignolo preferito che si danno è ‘Gordo’. Il problema è che, essendo la mia host-mum divorziata, io lo sentivo dire sempre e solo da mia sorella a suo marito, e quindi ho finito con il pensare che lui si chiamasse Gordon e che lei si mangiasse l’ultima lettera del nome. Solo dopo averlo chiamato ‘Gordo’ per una settimana, ho scoperto che in spagnolo ‘gordo’ vuol dire ‘ciccione’ e che lui si chiama


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José; così mi sono spiegata quella sensazione che avevo di non stargli molto simpatica. --Tralasciando le mie fantastiche figure di m***a (è la prima volta che scrivo qualcosa su un giornale, si possono dire parolacce?), la città è piena di piccole casette chiamate ‘kiosco’ che vendono snack, bibite e cose di prima necessità, ma che fungono anche da tabaccherie… Io, grazie alla mia strabiliante conoscenza dello spagnolo, sono andata avanti a scrivere ‘chiosko’ fino all’altro ieri, quando una mia compagna, colta – penso - da pietà per la mia condizione di extracomunitaria che non capisce niente, mi ha spiegato che ‘chi’ si legge ‘ci’ e che sbagliavo a scrivere la metà delle parole. --Va beh, per dare almeno una conclusione un po’ seria a questo articolo improvvisato, non mi resta che fare propaganda per convincere il massimo numero possibile di voi ad aderire a un’esperienza interculturale come quella che sto vivendo io, almeno ora che il Sarpi sta allargando i suoi antiquati orizzonti e, da quel che ho capito, sta inserendo l’anno all’estero nel POF. --Per chiunque volesse contattarmi per chiedere qualunque cosa, la mia mail è camilla. cassera@gmail.com. Per gli interessati (1^ liceo, e per gli straordinariamente maturi di 5^ ginnasio), affrettatevi, perché gli incontri cominciano ad ottobre! --Ora sono costretta a lasciarvi perché la mia stanza è invasa da zanzare per l’umidità, sto diventando brava a ammazzarle a mani nude! --Un saluto a tutti dall’Argentina, dove i ragazzi, purtroppo, non sono così belli come dicono.

Ritorno al Futuro

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a cura di Arianna Piazzalunga 3C

Una rubrica dedicata ad ex-sarpine ed ex-sarpini che tornano in piazza Rosate per narrarci la loro esperienza universitaria.

Medicina

di Daniele Bugada e Carlo Ghilardi Ciao, gagliardi bocciuoli di giovinezza. Vi scrive un decrepito ventiseienne che ha sacrificato alla Medicina sette anni di vita e gran parte dei capelli sul suo cranio. Ma non mi piango addosso: almeno io non devo più fare le versioni di greco, oh oh oh! Simpatia portami via. Vengo al motivo della mia lettera (non ho le competenze per scrivere un articolo): vi racconto la mia esperienza, da ex liceale classico, nel magico mondo della Medicina. E’ individuale: altri la vivono, la vissero e la vivranno in modo diverso. Con ordine: PERCHE’ SCEGLIERE MEDICINA? Perché, per come la vedo io, in questi anni e in questo Stato, tra le facoltà più “comuni” sono purtroppo solo tre quelle che danno maggiori chance di trovare un lavoro retribuito (sembra ovvio, ma molti ragazzi della mia età lavorano gratis con la speranza spesso vana d’essere assunti) concernente il proprio percorso di studio in tempi relativamente brevi: Ingegneria, Economia e Medicina. A dispetto della penuria di posti in specializzazione, i dati denunciano una carenza di medici sul territorio e non ricordate che, nella storia umana, una delle poche cose che non è cambiata è che la gente si ammala e va dal dottore (o guaritore, o sciamano, eccetera). Io lo trovo un lavoro moralmente appagante, prestigioso ed economicamente soddisfacente (pur con grandi differenze nei singoli). COME SI ENTRA A MEDICINA? Il test d’ingresso a Medicina ai giorni vostri è così

strutturato: logica e cultura generale 40 quesiti, biologia 18, chimica 11, matematica e fisica 11. Ora, non so voi, ma ai tempi miei biologia, chimica, matematica e fisica (insieme fanno 40 quesiti: come cultura generale) praticamente non si facevano. Io oltretutto in scienze avevo Cimino… sono uscito dal Sarpi confuso perfino sulla storia dei bambini e le cicogne. Le domande di cultura generale non avvantaggiano uno studente del classico nei confronti di uno di un’altra scuola: le domande possono concernere eventi storici così come il vincitore del Grande Fratello. Per la logica tutte le versioni fatte aiutano moderatamente. Insomma, questo test è impossibile per uno studente del classico? No, si può passare, ma bisogna studiare il programma del test minuziosamente e pregare una divinità a scelta. Io (che sono entrato al secondo tentativo) ho seguito i corsi Alpha-test, che costano un occhio della testa ma se seguiti con voglia (uno esce dalla maturità e non è che muoia dalla voglia di passare l’estate a studiare) e studiando il programma, le possibilità di entrare aumentano. Di sicuro consiglio di recuperare il libro Alpha-test da qualcuno che l’ha già fatto, perché è chiaro e strutturato molto bene, anche per uno come me che di chimica e matematica non capisce tuttora nulla. Vi prego di non cadere nella ottusa e boriosa presunzione che aver fatto il Sarpi (non un classico qualunque!) renda migliori o più preparati di un altro studente me-


Sarpi

14 dio. La vedevo e vedo in molti miei ex-compagni ed è spesso frutto di delusioni cocenti una volta scontrati col mondo universitario. Il Sarpi non è Hogwarts: è un liceo classico. La cosa che lo distingue dalle altre scuole, oltre alla non conformità dell’edificio alle norme di sicurezza di un Paese sviluppato, è la grande quantità di ore di studio richieste. Questa è l’arma di un Sarpino: è abituato a studiare, e tanto, fino a sentirsi preparato solo quando sa tutto, o quasi. Non io, io ero un po’ scarsino. IL CORSO DI MEDICINA Medicina è una facoltà lunga e richiede per quasi tutti gli esami intensi e lunghi periodi di studio… proprio per questo passarli è entusiasmante e porta a sbronze pantagrueliche. A differenza delle altre facoltà, qui gli stimoli ad essere preparati ad un esame non si fermano alla necessità di una media alta per entrare in specializzazione, ma si aggiunge la responsabilità nei confronti dei futuri pazienti. Quante volte vi è capitato, studiando, di saltare un argomento pensando “non me lo chiederanno mai”? Da quando faccio Medicina la tentazione mi sarà venuta un miliardo di volte, ma il pensiero che la mia ignoranza possa ammazzare qualcuno in genere mi convince a studiare anche quello… no, lo sottolineo e basta… dai, gli do solo una lettura veloce… ma chissenefrega, tanto non lo chiedono mai! La paura di uccidere non fa miracoli. Venendo alle materie, ovviamente è un indirizzo scientifico, ma solo nel primo anno ci si scontra con esami che avvantaggiano una formazione scientifica (fisica, biochimica, fisiologia). Per il resto, tutti gli altri esami sono alla portata di chiunque abbia voglia di studiarli e lì sì che il Sarpino spacca! Inoltre, gran parte dei nomi delle malattie deriva dal latino o dal greco (quindi voi di formazione classica che avete certamente studiato che in

greco ορχεις significa testicolo, vi farete teneramente beffe degli studenti convinti che l’orchite sia un’allergia alle orchidee). La laurea, infine, è la fulgida luce in fondo a un lungo tunnel dal quale esci più saggio, più vecchio e sensibilmente più calvo. UNA VOLTA LAUREATI Dopo gli interminabili sei anni di Medicina, è obbligatorio un esame di Stato per l’abilitazione (una formalità), e poi una specializzazione. La durata della specializzazione è variabile: per fare il Medico di Base serve un corso di tre anni (ma è un’eccezione), per quasi tutte sono cinque salvo Chirurgia Generale che ne richiede sei. Detto così, sembra un sacco di tempo. Non è che sembra, è un sacco di tempo, ma durante la specializzazione lavori come medico e, cosa non secondaria se sei un fuorisede in affitto, ti pagano. Entrare in specializzazione richiede due test scritti che portano a redigere una graduatoria finale che tiene conto del voto di laurea, dei voti negli esami affini alla materia, delle pubblicazioni e, purtroppo, in Italia (con variazioni regionali, di città, di facoltà e di singolo professore) tiene implicitamente conto anche di quanto ti han visto in reparto, della simpatia di cui godi nei piani alti e di tue eventuali parentele o affinità politiche. Entrare è in genere una lotta all’ultimo sangue: i posti diminuiscono perché le Regioni tagliano i fondi e i laureati in Medicina aumentano perché alle università servono soldi e aumentano i posti. Alcune specializzazione sono particolarmente assaltate (pediatria), altre meno (dipende dalla singola facoltà e dal caso). PROSPETTIVE LAVORATIVE Ti sei specializzato e fai volare curricula come rondini a primavera: cerchi un reparto o avvii un’attività privata (o tutt’e due). In genere si viene assunti abbastanza pre-

sto rispetto alla media degli altri laureati, con contratti spesso a tempo indeterminato. Ma anche qui, per quanto osceno, il mercato delle raccomandazioni, dei “figli/parenti di” e delle affiliazioni politiche (soprattutto in Lombardia) è molto florido. Si può attendere con correttezza ingoiando qualche rospo o si può trovare qualche subdola via preferenziale. Fate voi. IN CONCLUSIONE La mia dotta disamina è dunque questa: è una strada lunga e impervia ma, nell’economia di una vita intera e non solo tra i 18 e i 24 anni, è una scelta convincente e affidabile. Spero di non essere risultato un petulante matusa o un laudator temporis acti (va’ come sprizzo latino!), ma solo un sodalis (va’ che roba!) più anziano che vuole dare un consiglio. Vi saluto con un aforisma che trovo estremamente appropriato: “La medicina è l'arte di accompagnare con parole greche all'estrema dimora”. Per un Sarpino, più adatto di così… Votatemi! Cioè… scegliete Medicina! No… scegliete ciò che vi piace di più, il resto son briciole. Ma cosa vuoi fare medicina tu..” Questo è stato l’incoraggiamento che il Sarpi, nella persona di un noto prof di matematica, ha voluto darmi prima che ci salutassimo nell’ormai lontanissimo 2005. Non diedi ascolto, fortunatamente, a quelle parole e oggi mi ritrovo, dopo sei anni di università, a lavorare come chirurgo. Penso non sia necessario dilungarsi su quante soddisfazioni (alle volte è pure meglio di ciò che si vede nei vari telefilm) riservi l’arte medica anche in tempi, come quelli attuali, nei quali le competenze, la formazione e la qualità della professione vengono continuamente messe in discussione da un sistema povero di risorse ma esigente


Sarpi in risultati (spesso valutati secondo un’ottica di deplorevole produttività aziendale). Dato che le modalità di svolgimento del percorso sono state già descritte nel precedente articolo questo è il primo consiglio che vorrei darvi: non fatevi influenzare da nessuno, sia in positivo che in negativo. Non cercate di fare medicina perché ve lo consigliano i genitori o perché sperate di trovare un lavoro sicuro; al tempo stesso non desistete se veramente sognate di essere medico solo perché avete paura della lunghezza e durezza degli studi o della difficoltà dell’esame di ammissione. In questi anni ho potuto constatare che esistono fondamentalmente due tipi di dottore di successo: il primo ha una vera e propria vocazione nell’aiuto degli altri (che non vuol dire voler fare il pediatra perché vi piacciono i bambini), si spende con tutto se stesso nella comprensione dei pazienti e lo trovate spesso dall’altra parte del mondo a lavorare gratis per

Politeia

15 chi ha poco o niente. Il secondo tipo è ambizioso, non si arrende, cerca di venire a capo dei problemi senza gettare mai la spugna, vive la professione come una sfida verso le proprie capacità e la, a volte, minore empatia coi pazienti gli permette di ottenere risultati eccezionali. Una caratteristica accomuna entrambe le figure: hanno studiato molto e sono preparati. Il secondo consiglio è quindi “studiate, studiate, studiate”, non preoccupatevi se ora non ne avete alcuna voglia, la svilupperete con la passione. In medicina, anche quando si improvvisa, lo si fa con la testa e con le solide basi della scienza. Purtroppo la preparazione che il Sarpi offre oggi non è più sufficiente per raggiungere agevolmente il livello minimo richiesto dal test. L’esame difatti verte su materie scientifiche che, nonostante l’eccellente qualità del nostro liceo, vengono approfondite davvero molto poco, in particolare fisica e chimica. Il punto di forza del Sar-

pi è che, abituati alla mole di studio dei cinque anni, con molta costanza e sacrificando purtroppo buona parte dell’estate da neomaturati, potrete recuperare il tempo perduto. Purtroppo tutto questo impegno non vi garantirà l’entrata trionfale in facoltà, ma almeno, non avrete lasciato nulla di intentato. Il terzo consiglio “fate ciò che volete, ma fatelo con passione”: in un mondo sempre più deluso dal proprio passato e sconfortato dal futuro non aspettate passivi come tappi di sughero galleggianti che vi arrivi una “vocazione”, rischiate da grandi di scoprirvi infelici. Costruitevela una passione, fatevi piacere un mestiere, qualsiasi esso sia, gettandovi in esso a capofitto e cercando di dare il meglio e di lasciare un segno; tirarsi fuori dal letto la mattina è una delle cose più odiose e si ripete, ahinoi, ogni giorno. Avendo uno scopo sarà un pizzico più facile. In bocca al lupo a tutti.

a cura di Arianna Piazzalunga 3C

Una rubrica antinebbia nella densa foschia burocratica degli organi degli studenti, dei docenti, dell'Istituto e dei genitori.

Comitato Studentesco

Che cos'è il Comitato Studentesco? E' quell'organo scolastico considerato la più diretta espressione della componente studentesca. E' composto dal presidente (Elio Biffi 3 I) dal vicepresidente (Paolo Sottocasa 2 A) e dal segretario (Laura Dolazza 3 C) eletti ogni anno, dai rappresentanti di classe, dai referenti di commissione (ed eventualmente dai vicereferenti) e dai rappresentanti d'Istituto e della Consulta Provinciale. I membri del Comitato si distinguono in Membri di Diritto

e Membri Osservatori. I Membri di Dirittto (i soli rappresentanti di classe) godono del diritto di parola e di voto attivo (eleggere) e passivo (essere eletti) per quanto concerne le elezioni interne all’assemblea e le delibere sui temi all’ordine del giorno; i Membri Osservatori (referenti di commissione, rappresentanti d'Istituto e della Consulta), dopo le modifiche al regolamento apportate nella scorsa giornata della rappresentanza, godono oltre che del diritto di parola anche del diritto di voto passivo. Il Comitato si riunisce ogni mese e mezzo circa (ha a disposizione in totale 12 ora all'anno) e ha il compito di

gestire e approvare i progetti studenteschi: istituire e abrogare commissioni, pianificare e organizzare (delegando eventualmente alle commissioni) le assemblee d'Istituto, il giornale degli studenti, le feste, l'annuario, le iniziative sportive, artistiche, culturali , etc, discutere eventuali proposte. La gestione delle risorse finanziarie è delegata dal Comitato al Consiglio Direttivo (composto da presidente, vicepresidente e segretario del Comitato, rappresentanti d'Istituto e della Consulta, referenti di commissione). Potete trovare il regolamento del Comitato sul sito del Sarpi.


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La Scuola in Pigiama

Sarpi

a cura di Micaela Brembilla 2C e Benedetta Montanini 3A

Chiacchierata a distanza con gli studenti/professori della Scuola in Ospedale di Bergamo. Una 'scuola fuori dalla scuola' da cui il frenetico e attivo mondo sarpino puo' imparare tanto!

Né pietà, né lacrime dei Professori della Scuola in Ospedale A partire dall’attuale numero di Cassandra saremo presenti con questa rubrica, che ci permetterà di raccontare la nostra vita di insegnanti ospedalieri, di ‘profe’ della scuola fuori dalla scuola. --Questo appuntamento ci darà, a volte, l’occasione di offrire uno spaccato sulla quotidianità degli studenti ricoverati, che – vostri coetanei – affrontano le lezioni e l’adolescenza combattendo duramente contro malattie importanti. --Ci sembra fondamentale, inoltre, che questo spazio diventi la voce dei nostri studenti, perché a loro non si pensa quando si è in salute, oltre che luogo di scambio di notizie dall’esterno con voi studenti della scuola tradizionale. --Per meglio presentarci dobbiamo però prima dirvi cos’è la Scuola in Ospedale. --Aumentata la sensibilità al problema dell’istruzione e della formazione di alunni malati, negli ultimi anni è emersa l’esigenza di assicurare ad alunni e studenti affetti da gravi patologie l’erogazione di servizi scolastici alternativi che permettano loro di non interrompere gli studi. Troppo spesso, infatti, un ricovero prolungato o una grave malattia sono stati motivo di abbandono scolastico o ripetenze. Da qualche anno a questa parte il Ministero dell’Istruzione ha attivato dei servizi scolastici che rispondono a questa esigenza: la Scuola in Ospedale e l’Istruzione Domiciliare. --A partire dall’a.s. 2010/2011, dopo alcuni anni di sperimentazioni, anche a Ber-

gamo è stato lanciato il Progetto Scuola in Ospedale, servizio rivolto specificatamente agli alunni delle Secondarie di 1° e 2° grado ricoverati presso gli Ospedali Riuniti, garantito dall’ I.S.I.S. “Mariagrazia Mamoli”, Scuola Polo per la provincia di Bergamo. --La Scuola Secondaria in Ospedale, però, può assicurare solo gli insegnamenti dell’area comune: Italiano, Storia, Matematica e Inglese; tale carenza viene spesso colmata integrando ore aggiuntive di insegnamento delle materie in indirizzo attraverso una rete di scuole secondarie di Bergamo (fra queste anche il Liceo Sarpi). --Si può facilmente intuire come l’organizzazione del servizio scolastico ospedaliero presenti delle complessità organizzative e gestionali evidenti, affrontate quotidianamente con buoni risultati, al punto di aver portato la Scuola in Ospedale di Bergamo ad un altissimo livello di eccellenza, riconosciuto anche dal Ministero stesso. --Nel tempo ci siamo resi conto che lavorare come docenti ospedalieri in situazioni ad elevata problematicità non è da tutti, e l’avere passione e trasporto non è sufficiente a garantire l’efficacia dell’intervento formativo. Nel nostro lavoro quotidiano, infatti, entrano in gioco così tante variabili da obbligarci ad adattare e modificare continuamente, spesso senza alcun preavviso, gli interventi, l’organizzazione e le modalità di approccio, per riuscire ad aiutare i nostri alunni a superare difficoltà sia oggettive sia psicologiche. --In questo contesto diventa

fondamentale personalizzare gli interventi. Ma personalizzare non significa semplificare; significa scandagliare gli statuti epistemologici delle discipline per attingere ciò che è essenziale di ciascuna, in modo da tener conto dell’unicità della persona con cui stiamo interagendo. --Anche questi sono aspetti che rendono unica la Scuola in Ospedale e ne fanno un esempio da seguire, un laboratorio di innovazione, un luogo di sperimentazione didattica e di ricerca continua. --Nella nostra realtà i numeri, impressionanti, degli iscritti, hanno il peso della garanzia della sopravvivenza del progetto; in questo siamo simili alla scuola ordinaria. Ma per noi è bellissimo poter dire ad un alunno in dimissione: “Cerchiamo di non vederci più qui!”, con la speranza di un suo rientro in tempi brevi alla normale attività nella classe di appartenenza. --Nella nostra scuola si lavora duramente, nonostante tutto, per conquistarsi un diritto – il diritto allo studio - che per gli altri studenti è scontato e spesso visto solo come un dovere. Anche qui si trova a volte il tempo e la forza di ridere e scherzare. I nostri ragazzi non amano sentirsi chiedere “Come va?”, ma vogliono parlare di argomenti leggeri, tra una lezione e l’altra; l’ultimo film di vampiri, la partita della domenica, l’apertura di un nuovo negozio di tendenza in centro, le loro prime storie d’amore. --Fare lezione, per loro, significa stare abbastanza bene per farlo. E tante volte li abbiamo sentiti desiderare il ritorno a quella quotidianità che spesso allo studente comune pesa: poter di nuovo affrontare una verifica tutti insieme, con la ‘profe’ che ti squadra severamente e le farfalle nello stomaco; supe-


Narrativa

rare una dura interrogazione dopo notti insonni, anche con il supporto dei compagni che ti aiutano a ripassare durante l’intervallo. --Ci sarebbe ancora tanto da dire. Speriamo comunque di essere riusciti a spiegare il mondo nel quale noi docenti senza classe viviamo: un mondo parallelo che ha cambiato tutte le nostre

priorità, facendoci vedere i problemi e gli obiettivi che ci poniamo per la nostra vita sotto una luce nuova. --Oggi vogliamo anche ricordare e ringraziare Giulia, nostra alunna per un anno, che ha fortemente creduto in questa realtà: la Scuola in Pigiama, la chiamava. Con noi ha affrontato l’esame di Stato conclusivo del primo°ciclo e

Saga Sarpina di amabile b. Romanzo breve a puntate | 2^ Puntata di Davide Gritti 3A “Di solito ci sono queste ragazze invariabilmente belle, iperestetiche- in quanto esauriscono la piena bellezza per attraccare nella religiosità o nella superstizione. Certifico oggi stesso data scrittura che se mai Paea W. si innamorerà, il suo sarà amore musicabile in un concept album” --Avevo le pupille talmente dilatate che l’albume era macroscopicamente non visibile quando il sistema nervoso del palazzo di mia locazione trillò distintamente 40 volte -mio dio un numero grandissimo. - È troppo poco sicuro, scendo io. --Brulichio indistinto in strada, sopra e sotto, e W. tiene in mano una torcia bluette zigrinata, a prima vista lunga 6,3 cm, ce ne vorrebbero circa 5 per coprire la larghezza del marciapiede- da ciò state deducendo che ci troviamo in un borgo. --Ioni Potassio Amabile!- queste sono le uniche parole che sentirete sgorgare dal cavo orale di Paea W, per sempre, tenetele di conto. --Per chi non fosse in possesso di una vastissima conoscenza farmacologica unita alla lettura della precedente puntata, vi chiedo di leggere attentamente il prossimo periodo. La superarma di Paea W. è la morfina, inibizione sinaptica per via fotonica. Direzionerà la torcia verso i fratelli Paris durante il loro comizio ed essi diverranno bradicinetici. Cosa rende un adolescente iperfurioso e iperterofobo più di un esse-

re incredibilmente lento? Non è d’altronde questa l’unica spiegazione empirica degli scontri generazionali? Quando vengo informato di un piano considero induttivamente le tracce che l’azione spargerà sullo scacchiere. Rintracciabilità nel sangue? Considerate una emivita di due/tre ore e una mobilità in linea retta di circa 1 metro al minuto, i Paris non raggiungeranno mai un centro prelievi. --L’artificio della forma diaristica mi perfette di saltare alle conclusioni: 1) il piano è riuscito alla perfezione; 2) Paea ha ottenuto la maggioranza assoluta e ha piazzato altri due sodali; 3) Soltanto G. Paris è stato eletto. --Vi chiederete ora il perché della affermazione 3 e soprattutto se io, autore Amabile B., tragga qualcosa dalla trasformazione di uno scontro uno-molti in un classico heads up. Da un punto di vista narratologico la seconda domanda è una provocazione, la saltiamo. --Nella sua infinitamente onnicomprensiva sagacia Paea W non poteva certo pre-vedere che l’atletico - a dir il vero al limite del culturismo- Paris G. avesse contratto con la sua anima già contrita la classica dipendenza occulta da nicotina. --Prendete l’enciclopedia clinica più vicina a voi -magari a km di distanza in posti dove non vorrebbe essere- e scoprirete che il tabacco dona tanto di quello spin al primo passaggio epatico del componente

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sarebbe stata una primina del vostro ginnasio, se avesse potuto. Lei si era già iscritta. La vita ha deciso diversamente, ma se siamo qui con voi è anche grazie ai suoi genitori, che stanno portando avanti i desideri di Giulia, e alla vostra DS, che ci ha consentito di presentarvi il nostro progetto e cominciare la collaborazione con Cassandra. che- a parità di irraggiamento- la potenza è stata su G. n volte più potente (7X<n<10X). Altre controindicazioni del caso: una dose uranica di savoir faire.Mio dio ecco il punto morto, la tomba ispirativa, colmabile, con un excursus, fino a che la lunghezza dell’excursus non renda il lettore tanto bramoso di eventi presenti (temporalità immaginaria) da poter reggere qualsiasi invenzione, fors’anche - questo periodo non termina, esso è stato un bieco tentativo di ritardare la vendetta, azione prevedibile da parte del clan Paris, sacrosanto diritto di 1) lettore appassionato, 2) comportamento umano, 3) prassi narrativa. --Se ci fosse qui Paea, vi delizierebbe con un aneddoto teso a dimostrare come il punto 3 simuli per mimesi inconscia il punto 2 e che quindi in ogni caso l’artificiosità di una opera letteraria sta nella logica sottesa e mai nella sua materialità. Taluni videogiochi, spiccatamente antimorali, perseguono autolesionismi svincolati da giustificazioni psicologiche, proprio quel genere da giovani autolesionisti psicologicamente giustificati ad essere vincolati alla morale. --Ecco come dunque i Paris non vogliono la vendetta, ma anzi concorrere alla loro dissoluzione. La terza parte di questo lungo racconto a puntate sostituirà ad un imprinting realista eteronomo e destrutturato un ortodosso surrealismo monocorde, a ciò si presterà l’argomento attorno a cui ruoterà la narrazione: variazioni di colore dell’innamorato tongano.


Narrativa

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Neve

di Marta Cagnin 2D La neve cadeva lentamente e silenziosamente fuori dalla finestra, Julian aveva aperto le tende in modo tale da potersi gustare lo spettacolo restando comodamente seduto sulla sua poltrona vicino al caminetto. Il silenzio irreale che avvolgeva la baita era rotto soltanto dallo scoppiettare perpetuo e allegro del fuoco che il giovane di tanto in tanto si alzava per alimentare, affinchè non si spegnesse, lasciandolo al buio e al freddo. Da tre giorni era bloccato lì, la neve non permetteva di scendere fino al paese e certamente nessuno avrebbe provato a salire fin lassù soltanto per cercare lui. Era sempre stato un ragazzo schivo, non amava particolarmente il contatto e la convivenza forzata con le altre persone, così, da quando, qualche anno prima aveva comprato a poco prezzo quella cascina semi abbandonata e malridotta, vi si recava volentieri per sfuggire la compagnia dei suoi simili. Alla fine di due estati di lavoro aveva rimesso a nuovo ciascuna delle due stanze di cui disponeva e, potendo abitarci comodamente, aveva deciso di provare a trascorrervi anche qualche giorno d’inverno. Qualche volta in quei due ultimi giorni di permanenza forzata si era rimproverato di non aver prestato maggior attenzione ai rischi che avrebbe potuto correre, ma subito aveva messo a tacere quella voce fastidiosa; in cuor suo era contento di avere una scusa in più per stare con sé stesso e prendersi una pausa da un mondo in cui nessuno capiva niente di lui e di cui lui invece aveva compreso fin troppo bene le sfaccettature. Mentre osservava il manto bianco che si era depositato sopra ogni cosa lì nei paraggi, fu attanagliato dal dubbio di restare senza provviste, oppure senza legna da ardere per non congelare, ma ripensandoci più razionalmente, scacciò questi

pensieri, ricordandosi che la dispensa era ancora mezza piena e che, oltre alla legna che aveva tenuto in casa, addossata ad una parete esterna, c’era una riserva che sarebbe potuta bastare per un paio di settimane. Se fosse stato sicuro che a breve avrebbe smesso di nevicare, sarebbe certamente uscito per cominciare a spalare la neve ed aprirvisi un varco, ma non potendo stabilire con certezza se la nevicata avesse potuto proseguire per tutta la notte non si arrischiò a sprecare energie inutili e, qualche minuto dopo, accovacciato davanti al camino, friggeva la sue uova con lo speck. Nella più completa solitudine finì di cenare e scelse, dalla piccola biblioteca che aveva allestito, un libro che potesse tenerlo occupato fino a sera. --Nulla si muoveva in quel silenzio pesante che gli riempiva le orecchie e che finì per assordarlo, tanto che si ritrovò a cercare di fare più rumore possibile ogni volta che voltava una pagina. Più tardi, mentre le braci mandavano sulla parete bagliori tenui e irregolari, sdraiato sul letto nella sua perfetta ed agognata solitudine lo assalì un senso di non meglio precisata inquietudine. Avrebbe dovuto passare lì un’altra notte, e chissà quante altre ancora, chiuso fra i suoi pensieri, dubbi e problemi irrisolti. Ogni volta che si voltava vedeva un brandello di sé stesso affacciarsi allo stipite di una porta, o affiorare da dietro una poltrona o ancora, si riconosceva nelle lingue di fuoco che danzavano nel suo caminetto. Non aveva scampo, il suo cervello non riusciva a trovare altro argomento di discussione che non lo riguardasse più che direttamente o che fosse anche leggermente superficiale. Con un guizzo della mente si ritrovò a considerare quanto trovasse artistiche le travi del soffitto, liberandosi così abil-

mente, per qualche minuto, dai pensieri che lo opprimevano. Anche a casa sua c’erano delle travi di legno, ma lì il resto del soffitto era stato coperto dal cemento, mentre qua poteva vedere ogni singolo nodo del legno sopra di sé, senza incontrare altro che quel colore fra il rossiccio e il castano che donava un senso di calore accogliente. A casa però lo aspettava l’università, e non poteva permettersi neppure un giorno di troppo per oziare, se voleva sperare di essere all’altezza della media che si era prefisso di mantenere. Si consolava pensando che fortunatamente in quell’ultimo anno le cose erano cambiate, non frequentava più il liceo e non doveva necessariamente interagire ogni giorno con gli stessi compagni, mantenendo un livello di partecipazione tale da non essere del tutto escluso dalla vita sociale del gruppo. Ora, soltanto chi aveva interesse notava il suo arrivo in facoltà o la sua presenza assidua ai corsi, senza per questo dover necessariamente assalirlo appena metteva piede ad una lezione. L’avevano notato, per il suo talento non indifferente, anche alcuni professori, che dimostravano attraverso i loro consigli occasionali, il fatto che non avevano del tutto perso la fiducia nell’orda di giovani davanti ai quali tenevano lezioni rigorosamente impersonali e monocorde. Nonostante questi maggiori spazi concessigli per un qualche strano miracolo che ancora non era riuscito a spiegarsi, trovava irritante doversi mescolare alla folla e attendere l’esito di un esame, o trovare sempre delle scuse da accampare quando sentiva per telefono i suoi genitori che, nella maggior parte dei casi, s’interessavano soprattutto agli aspetti frivoli e inconsistenti della sua vita, convinti che incoraggiandolo, prima o poi, vi si sarebbe appassionato anche lui. Ma sapeva che non sarebbe mai successo; sebbene ogni tanto avesse scambiato qualche parola o intavolato discorsi con i suoi coetanei, non aveva nessuna intenzione di cedere al loro mondo superficiale e


Narrativa

privo di significato, buono solo per distrarre la mente ed annacquarne l’acutezza. Ormai prossimo ad addormentarsi si disse ancora un volta

che non gli piaceva conoscere troppe persone e adeguarsi al loro stile di vita, ma all’ultimo gli sovvenne che in fin dei conti, dato che non poteva pensare di vivere estranian-

LAGATHIEN di Andrea Sabetta 1C - Sire! --Un giovane scudiero entrò nella sala del trono, squarciando il brusio profondo del concilio. Nessuno mai aveva osato rivolgersi con tale sfrontatezza al Re, nessuno che avesse ancora la lingua per poterlo raccontare. Le guardie furono sul giovane Whintman, questo era infatti il nome dello staffiere, in meno di un battito di ciglia. Dopo un attimo di confusione, giada e nero, il rubineo sangue del ragazzo fiottò dal collo mozzato e la testa rotolò fino alla sedia del Sommo Sacerdote che, inorridito dalla vista della testa del giovane, svenne. - Sono circondato da froci e idioti! - pensò Re Janos Martent, quarto del suo nome, prima di uccidere di suo pugno i due alfieri che avevano assassinato il ragazzo. - La guerra è finita lustri fa! Nessuno ha mai tentato di uccidermi! Che bisogno c’era di uccidere questo scudiero??!! -Concordo con voi, mio Re - disse un anziano cavaliere inginocchiato fuori dalle grandi porte di bronzo e oro: -su soli due punti. La guerra è appena iniziata. --Anche in questa occasione due guardie del Re si avventarono sul cavaliere, ma l’esito dello scontro fu decisamente inaspettato: le guardie, emettendo un flebile sibilo, si accasciarono sul suolo di granito. E lì rimasero. Altre cappe verdi* si gettarono sul misterioso ospite, ma furono fermate dal loro Sovrano. - Andatevene! Tutti! Esclamò Re Janos. -Lasciateci soli. Aggiunse quasi con rassegnazione. - Vi ringrazio per avermi concesso udienza, Maestà. Sono Ser Larsion Torren, figlio

di Mordian, e presto servizio nella Confraternita Oscura* da quasi quattrocento lune, ormai. Pochi giorni fa ci è giunta notizia che delle nuove forze si preparano ad attaccare da Nord e sono guidate da un’arcana figura. Le uniche testimonianze che abbiamo riguardo questo essere provengono da qui. --Il cavaliere della Confraternita porse al suo sovrano un vecchio libercolo in pelle nera, il cui titolo in caratteri dorati, per quanto quasi scomparso del tutto, rimaneva pur leggibile: “Miti e Leggende di Lagathien”. Larsion figlio di Mordian riprese il suo discorso: -Inoltre, questo “esercito del Nord” ha reclutato uomini anche a ovest e a est del reame. Siamo circondati. --Il Re trasalì. Il solo pensiero che una forza tanto antica quanto sconosciuta fosse riuscita a reclutare un esercito che ora li minacciava su tre fronti lo faceva rabbrividire come in una notte del più gelido degli inverni. --Il giorno seguente arrivarono nuove notizie da un nuovo membro della confraternita: l’esercito ribelle stava avanzando a est e ad ovest. I Ranger portavano anche un catalogo delle due armate: da ovest avanzavano cinquemila elfi alti e altrettanti spiriti della foresta, diecimila spade mercenarie a cavallo e una schiera di mille lancieri; ad est continuavano il loro cammino settemila troll e cinquemila orchi affiancato da duemila guerrieri e dodicimila arcieri a cavallo dalla regione di Arimanti. Il numero delle forze del Nord rimaneva però sconosciuto. - Preparate l’esercito! E reclamate quante più reclute possibili! - ordinò il re

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dosi completamente dalla società, per quanta resistenza avesse potuto opporre, il vortice di corpi e di coscienze l’avrebbe sicuramente risucchiato a breve. agli uomini della guardia reale. --Quella notte, mentre il Re leggeva il libercolo, qualcosa all’estremo oriente iniziò a muoversi. Janos Martent giunse infine alla comparsa del suo antagonista, questo è ciò che il Re lesse: - In tempo di pace, grandi eserciti si riuniranno sotto il suo comando. Ogni creatura vivente cadrà in ginocchio al cospetto del suo sommo potere. Ovunque Egli camminerà, verranno seminate distruzione e sofferenze. Il giorno della sua ascesa cavalcherà il suo più fedele alleato. LESTREN CAVALCHERA’ RHAEGAL!!! --Con mano tremante il Re chiuse quel libro, ma mentre ancora l’ultima frase decantava nella sua bocca, una colonna di fuoco, molto più a Nord si era abbattuta sul fortino di un piccolo Lord e un esercito infinito di ombre aveva attaccato le terre a esso circostanti. Rhaegal atterrò, un drago nero con occhi di fiamma agli ordini di un padrone soltanto, e quello stesso padrone si era fatto largo tra i pochi uomini armati che il signore locale aveva e lo aveva raggiunto sul torrione di avvistamento, ormai bruciato dall’ombra alata. - Ti prego, ti prego ti darò tutto ciò che vuoi, ma lasciami la vita, ti prego! --Lestren sputò sulla pietra bruciata: - A nulla serviranno le tue suppliche, poiché nulla puoi darmi di ciò che io voglio……IO VOGLIO LAGATHIEN!

*Cappe verdi: Guardie personali del Re *Antica Confraternita di ranger guerrieri, nata nella prima era per difendere i confini del regno di Lagathien, dopo la prima venuta di Lestren.


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Oltre La pioggia di Sara Testa 4F

Ehi, ma cosa ci faccio qui? --Stanotte stavo cadendo dal cielo quando all’improvviso mi ci sono trovata, su questa superficie fredda, tutta sola. Dove sono finite le mie compagne? Abbasso lo sguardo e vedo tutte le mie amiche per terra, prive di sensi nelle pozzanghere. Non c’è più nessuno che mi faccia compagnia, adesso. Mi devo rassegnare. Magari, guardando fuori dalla finestra, potrei distrarmi. Distolgo lo sguardo dalle amiche con cui un tempo chiacchieravo e che adesso sono stese a terra inermi e deformi. All’orizzonte vedo l’arcobaleno, sorto dopo l’acquazzone notturno al quale ho partecipato e scorgo l’alba, calda, rosa e silenziosa. La mia attenzione è attirata dalle morbide colline che si stagliano a nord-est. Il loro morbido ma al tempo stesso imponente profilo mi causa un po’ di soggezione, ma anche serenità. La nebbia sottile le circonda e le copre quasi del tutto. La tristezza dell’abbandono è alleviata in parte dalla pace di questo primo mattino, provocata automaticamente dal paesaggio che mi si stende di fronte. Gli alberi sono ancora avvolti nel freddo abbraccio della notte; la rugiada mattutina dà un senso di freschezza, insostituibile. Le foglie sono prive di vita, stese sull’erba, e i rami spogli. Questa atmosfera mi rattrista e mi fa pensare ai momenti felici in cui osservavo il cielo in compagnia degli affetti a me più cari. Quanto mi mancano i bei tempi che allora avevo vissuto superficialmente, pensando che non finissero mai. Se solo avessi saputo cosa sarebbe successo, cioè che le mie amiche sarebbero morte, magari avrei vissuto intensamente ogni piccolo attimo di felicità passato con loro. Ti accorgi di quanto hai vissuto con leggerezza quando perdi le persone a cui tenevi veramente. Naturalmente io me ne rendo conto solo ora. Concen-

trandomi sul paesaggio esterno non mi sono accorta di quanto sta accadendo all’interno della casa: delle strane persone corrono da un lato all’altro della stanza. Parlano velocemente e io non riesco a capire cosa dicono, ma dal loro atteggiamento posso intendere che sono di fretta. Fanno colazione, si vestono ed escono di casa. A quanto pare questa per loro è una mattina come le altre, ma per me invece non è un giorno come gli altri. Per me oggi è un giorno diverso: non ho più vicino a me le compagne della mia infanzia, quelle che mi sono state sempre accanto, che non mi hanno lasciata mai sola fino ad ora. --Tutto cambia nel corso della mattinata fino ad arrivare a mezzogiorno. Io sono sempre stata qui, triste e sola. Ogni tanto chiudevo gli occhi e mi immaginavo di essere su un prato verde, in compagnia delle mie amiche e guardavo il cielo, azzurro. Adesso però mi sono svegliata e osservo il paesaggio fuori dalla finestra, il sole è già alto nel cielo e la natura si è risvegliata. Gli alberi sono brulicanti di vita, le colline sono illuminate dal sole, la rugiada è ormai asciugata. Le foglie secche che prima mi suscitavano un senso di tristezza, adesso mi sembrano più illuminate e non più così deprimenti. L’erba è di un verde brillante e la siepe lo è ancora di più. Tento di guardare il sole, ma mi acceca e sono costretta a richiudere gli occhi. Li riapro e mi rivolgo ancora all’ambiente dentro casa: le persone stanno tornando dal lavoro per consumare un veloce pranzo con la propria famiglia. Fuori, alcuni corrono, altri portano a passeggio il cane e altri bambini tornano da scuola. Invece dal rigoglioso giardino del vicino ogni tanto sbucano degli animaletti sospetti che si aggirano furtivi tra le erbe, ma mai quanto i gatti che sgambettano lungo le stra-

Narrativa de alla ricerca di una preda squisita. Non c’è che dire, a mezzogiorno questo luogo è brulicante di vita in tutti gli angoli della mia visuale. --Verso sera mi sveglio da un sonno profondo che avevo appena intrapreso. All’orizzonte ormai il sole sta già tramontando. Le persone che a mezzogiorno correvano a casa, per evitare di perdere anche solo un minuto di pausa lavorativa, ora stanno tornando stanche dalle loro famiglie. Gli alberi sembrano tristi e gli animali che si aggirano per le strade, i giardini e gli orti sono afflitti forse per qualche caccia che non ha avuto buon esito, adesso devono tornare ai loro giacigli. Tutti si stanno preparando per cenare e per poi riposare nella quiete notturna. --Nonostante la malinconia di oggi, adesso che ci penso mi è piaciuto osservare i volti delle persone che passavano, il variare dei loro atteggiamenti da un momento all’altro; gli animali che, guidati dall’istinto, cercavano le loro prede; gli alberi che, seppur fermi, sono dei sistemi incredibili e affascinanti; le colline che si stagliavano all’orizzonte. Adesso però ho terminato il mio percorso in discesa sul vetro della finestra e come tutte le altre gocce di pioggia sono pronta a sciogliermi. Oggi, il mio ultimo giorno di vita, ho capito una cosa: anche se ho perso le mie amiche, prima di morire ho potuto ricordare tutti gli attimi che ho passato in loro compagnia e posso finalmente tornare di nuovo insieme a loro dal posto da cui siamo venute: il cielo azzurro.


Attualita’

SPACE ODDITY: due lanci nel vuoto di Sara Latorre 5D e Marianna Tentori 1B Siamo nel 1969, un anno spaziale in tutti i sensi: c’è il festival di Woodstock, Neil Armstrong mette piede sulla Luna, David Bowie incide “Space Oddity”…e a Salisburgo la signora Baumgartner partorisce il suo bambino, Felix. Il 14 ottobre 2012 Felix Baumgartner ,che ora fa il paracadutista e ha 43 anni, si lancia dai cieli del New Messico, a 39.000 m dal suolo, e infrange il muro del suono: quel bebè venuto al mondo in un anno così importante per la musica e per la scienza diventa un eroe,“l’uomo supersonico”. ‘Cavolo, un tizio si è buttato dallo spazio, siamo davvero avanti!’ Questo dev’essere stato il pensiero di chiunque abbia guardato la tv o letto un giornale e si sia trovato di fronte alla notizia. Di fronte al progresso. BAM! Viviamo come sempre, tra crisi, debiti e domeniche in famiglia e ci sbattono in faccia il progresso, una specie di entità ricca di speranza e sicurezza che, diciamocelo, non ha molto a che fare con la nostra vita. E’ sufficiente, però,

essere all’avanguardia nella tecnologia e nella scienza per dirsi progrediti? Basta un altro fatto di cronaca per insinuare questo dubbio nella nostra testa e, forse, anche per trovare una risposta. Il 9 ottobre, cinque giorni prima dell’impresa di Baumgartner, infatti, un talebano ha sparato alla studentessa pakistana Malala Yousafzai, dando questa motivazione: “Malala diffondeva idee laiche tra i giovani e faceva propaganda contro di noi. Oltretutto, considerava Obama il suo idolo.” Già, perché Malala, pur avendo 14 anni, lottava da tempo per i diritti delle donne (come quello di ricevere un’istruzione pari a quella riservata ai maschi) e nel 2009 aveva raccontato in un blog ciò che accadeva durante la guerra nel distretto dello Swat, la sua regione, collaborando anche con la BBC e vincendo un premio per la pace. Questa piccola eroina, punita perché non aveva paura, ancora una volta non si è arresa ed è sopravvissuta, anche grazie alle cure di un ospedale del Regno Unito che l’ha accolta. Ora è di nuovo nel mirino dei talebani. Accostando due eventi così diversi ci si sente quantomeno disorientati: da un lato abbiamo il costante avanzare delle nostre conoscenze e capacità nell’ambito scientifico, dall’altro la brutalità

21 primitiva che fa parte di noi, la violenza, la sete di potere. Il fatto è che chiunque è a conoscenza del lancio dell’”uomo supersonico”, mentre solo a pochi è noto il tentato omicidio di Malala e questo perché Baumgartner è una sorta di supereroe, mentre quella ragazzina pakistana è “solo” una formichina che cerca di migliorare il suo formicaio. Baumgartner ha il coraggio che ogni uomo vorrebbe possedere e rappresenta il superamento dei limiti umani, è l’astronauta (anche se questa non è in realtà la sua occupazione) che tutti volevano essere da piccoli, insomma; a nessuno, invece, frega nulla del Pakistan. L’importanza data all’atto del paracadutista austriaco è maggiore rispetto a quella data alle azioni di Malala perché è un qualcosa di impressionante, impensabile, fantascientifico, qualcosa che colpisce, mentre quella della Yousafzai è un storia di soprusi e violenze come tante. Tutto ciò fa pensare che in questo periodo di instabilità politica ed economica il mondo preferisca distrarsi e sognare con persone audaci protagoniste di fatti eclatanti (e, con tutto il rispetto, un po’ privi di utilità concreta nella vita quotidiana) che prestare attenzione a chi si impegna per migliorare davvero le cose, a chi compie gesti veramente eroici, a chi mette in pericolo la propria giovane vita per la libertà. Anche Malala si è lanciata nel vuoto: ha guardato il mondo e ha detto che non ci stava, che così non andava bene, che c’erano dei muri da infrangere. “‘Planet Earth is blue and there’s nothing I can do’”…per fortuna Malala non è d’accordo con Bowie.


Attualita’

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Articolo 33

a cura di Benedetta Montanini 3A

'L'arte e la scienza sono libere e libero nell'insegnamento'. La Costituzione Italiana stabilisce che l'insegnamento non si puo' definire in modo univoco in quanto libero per sua stessa natura: una rubrica per capire quali idee di insegnamento, di scuola e di formazione sono possibili negli anni 2000. Ho avuto il piacere

I GENITORI A SCUOLA E LA SINDROME DELLO YOGURT di Paola Suardi

Negli anni spesi come genitore nella scuola - ma in particolare durante i sette anni passati al Sarpi culminati nella Presidenza dell’Associazione Genitori - ho sempre percepito il limite di un coinvolgimento dei genitori reso angusto prima di tutto da una finestra temporale circoscritta. L’azione dei genitori, a differenza di quella di docenti e amministrativi, sembra infatti legata alla presenza a scuola dei propri figli. Una scadenza di mandato, di legittimità di intervento, che somiglia proprio alla scadenza di uno yogurt! Così la “sindrome dello yogurt” accompagna l’azione dei genitori, già tollerata ma non troppo beneaccetta, e impedisce spesso di avere un orizzonte temporale che consenta di vedere gli effetti del proprio intervento, di incidere in modo patente nella vita della scuola.  Per esempio, in tutti questi anni, non mi è riuscito di vedere al Sarpi il minimo progresso sul fronte della

omogeneità di valutazione tra le sezioni e della capacità dell’Istituto di mettere in atto procedure autovalutative in grado di correggere eventuali carenze sul fronte didattico e dell’apprendimento. Lo stesso nulla di fatto sul fronte delle gite d’istruzione opportunamente integrate nel programma didattico attraverso un’adeguata preparazione e la restituzione dei contenuti e delle esperienze raccolte. Si continua ad andare dove capita, dove è di moda, dove costa meno, dove piace al prof o ai ragazzi a secondo dell’aria che tira in classe. Ho provato invece la sorpresa di vedere implementato il registro elettronico introdotto e boicottato già otto anni fa al Sarpi. A proposito: tenete duro, DEVE funzionare! Per migliorare la comunicazione non solo delle assenze ma soprattutto la tempestività e qualità delle valutazioni. Basta con i voti a matita riportati su privatissimi quadernetti dei prof. e comunicati a babbo morto!

di vedere un avanzamento esplicito sul discorso dei crediti formativi (tutto da implementare ma almeno ora l’apertura a prendere in considerazione crediti in ambiti extrascolastici è stata ufficializzata), e di veder decollare il concorso di scrittura “Scribo Ergo Sum” che va nella direzione di quelle attività di AgoràSarpi che complementano l’espressione e il successo formativo dello studente ottenuto non solo attraverso le specifiche competenze disciplinari. Lo “Scribo” - con la pubblicazione del libro e quest’anno l’apertura ad altre scuole - promuove l’apertura dell’Istituto verso l’esterno rifuggendo una formazione introversa e promuovendo piuttosto una logica di restituzione alla comunità delle capacità e competenze educate attraverso la scuola. E’ a questo che serve la Scuola: a formare cittadini in grado di restituire alla società civile, a più livelli e secondo le loro inclinazioni, conoscenza e capacità critiche (analisi e sintesi per un’utile  decodifica della realtà). Da qui il ruolo cruciale della Scuola - dagli istituti professionali ai licei, agli atenei - per sostenere la vitalità del Paese, nel senso di crescita culturale e sviluppo economico. Proprio a questo proposito - centralità della Scuola per il Paese, successo formativo inteso come successo per l’individuo e per la comunitàmondo (e voi che partecipate a Intercultura, a Erasmus e sfruttate le compagnie low cost per viaggiare ogni volta che vi è possibile lo


Attualita’

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Ringraziamo pubblicamente in questo spazio la signora Liva/Lidia/ Libia per aiutarci tutti i sabati a capire quando è tempo di smetterla di discutere ed è meglio andare a mangiare. In sostanza la ringraziamo perché viene sempre a "romperci i ..." (cit.)

sapete bene che è nel Mondo che viviamo, non sul colle in Città Alta) - non mi è riuscito di vedere accolto al Sarpi lo spunto di improntare la scuola a una progettualità e gestione efficiente che rispondano ai criteri del bilancio sociale. Troppo presto per improntare la vita scolastica del Sarpi alla raccolta delle esigenze espresse da docenti, studenti, famiglie, al reperimento di risorse che permettano di soddisfarle, alla conseguente pianificazione delle attività formative e degli strumenti necessari e infine alla puntuale rendicontazione dei risultati ottenuti che divengono base per proseguire, interrompere e migliorare le attività messe in atto?  Troppo presto per fare del Sarpi un’officina culturale rivolta all’esterno, e per questo realmente disponibile anche al pomeriggio dove riunirsi a studiare da soli o coi compagni, prendere ripetizioni a tariffe sensate e ufficiali di cui possa beneficiare chi le impartisce, in piccola percentuale l’istituto e anche lo Stato (perché no?), riunirsi a suonare, lavorare a progetti inerenti alle discipline studiate e utili alla comunità (valorizzazione di percorsi d’arte in città, preparazione di stage estivi in ambito archeologico, realizzazione di spettacoli teatrali, musicali, cinematografici, azione di orientamento al liceo classico presso gli studenti delle medie, e chissà quante altre idee migliori di queste avete voi....!!) che arricchiscano la crescita e la formazione delle persone che frequentano

il Sarpi, oggi studenti e domani cittadini del Mondo? Troppo presto per fare del Sarpi un modello formativo nazionale in questo senso e non solo uno status symbol di città di provincia? Forse tra altri otto anni...chissà... Da qui il desiderio mio e degli altri capaci e generosi genitori che ho conosciuto proprio al Sarpi, di sconfiggere la “sindrome dello yogurt” e continuare a occuparci di scuola a livello provinciale. Come? Fondando la Consulta dei Presidenti di Consiglio d’istituto della provincia di Bg, associazione che vuole rappresentare e aggregare - poiché fa riferimento ai CdI- esponenti di tutte le componenti attive nella scuola. Che vuole focalizzarsi su risposte efficaci ad alcune esigenze della scuola, veicolando esperienze positive e buone prassi replicabili, mettendo a disposizione competenze che rendano abbordabili risorse tecnologiche, umane, economiche. Per dare inizio all’attività pubblica della Consulta e alla pratica di questa modalità di lavoro la Consulta convocherà all’inizio del 2013 gli Stati Generali della scuola bergamasca a cui sono invitati in primis tutte le componenti attive nella scuola e poi coloro che nella società civile credono nell’importanza della scuola. La Consulta crede che la Scuola italiana sia un valore e debba ritrovare autorevolezza partendo dalla valorizzazione degli insegnanti. Formazione, tecnologia e risorse economiche sono le chiavi di questa riqualificazione

delle risorse umane che è un patrimonio inestimabile e diviene ricchezza per i ragazzi e per il Paese. Forse noi genitori riusciremo così a trasformarci da yogurt in saporito formaggio e daremo l’opportunità di farlo anche a tutte le scamorze che pensano che partecipare alla vita scolastica dei figli sia andare a parlare due volte all’anno coi docenti per negoziare la sufficienza, svenarsi per pagare le lezioni private, incentivare i figli a una “sana competitività” (?!). Alle scamorze che pensano che basti insegnare più o meno bene la propria materia, a quelli che pensano che basti far più o meno dignitosamente il proprio lavoro di dirigenti, amministrativi e operatori. Si può fare di più, ditelo ai vostri genitori. Possiamo e vogliamo essere nani sulle spalle dei giganti, ma i giganti siete voi ragazzi, con la vostra energia e voglia di costruire il futuro e i nani possiamo essere noi adulti tutti (docenti e personale della scuola, dirigenti, genitori, politici e operatori del mondo del lavoro) che aggiungiamo esperienza e fattibilità ai vostri progetti. Ci vediamo in Consulta e agli Stati Generali!


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Oroscopo

a cura di Alice Paludetti 4F

ARIETE Qualcuno ti farà delle domande a cui non saprai rispondere. Qualsiasi cosa dirai potrà essere usata contro di te.

TORO Ti senti triste, sei debole e solo: Plutone farà sì che tu possa trovare l’anima gemella… una vacca che ti renderà cornuto in men che non si dica.

GEMELLI L’influenza di Urano giungerà fino a te. Avrai la febbre e starai a letto per una settimana.

LEONE La stagione degli amori è iniziata. Si avvisa che le relazioni con scorpioni potrebbero essere velenose.

VERGINE”… Mi dispiace!

BILANCIA Beati i nati sotto il segno della bilancia… sempre meglio sotto che sopra.

SCORPIONE Non pervenuto. CANCRO Buona settimana e pensieri positivi.

SAGITTARIO Sentirai una fitta dietro alla testa. E’ Cupido? NO, di cerbottan c’è la tempesta.

CAPRICORNO [(Con Nettuno x copiare) + (Pena & Panico)] = sottomultipli di 3 in matematica.

ACQUARIO Cambia l’acqua che è marrone!

PESCI Con l’allineamento dei pianeti, i proff. saranno propensi a pescare nel magico sacchettino… sarete i primi ad abboccare.

CONSIGLIO D’ISTITUTO 14 DICEMBRe di Sara Moioli 3A e Marta Cagnin 2D

Ora prevista: 18.00. Causa neve era dubbia la presenza di molti membri, tanto che si era ipotizzato di anticipare l’incontro alle 15.00. La seduta era particolarmente cruciale, visto che si doveva votare il Piano annuale, che regola la suddivisione dei fondi d’Istituto tra i vari progetti della scuola. Se non l’avessimo approvato saremmo entrati in esercizio provvisorio: ciò avrebbe voluto dire vedere contingentate in modo molto restrittivo le 4 lire che ci troviamo. Proprio per questo motivo tanto la Presidentessa del Consiglio d’Istituto (Anna Maria Frigeni) quanto la Preside avevano giustamente insistito sull’importanza di partecipare alla seduta nonostante tutti i disagi legati al tempo. La signora Barbara (DSGA: Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi) aveva avvisato fin dalla mattina stessa (forse anche da prima, sinceramente non lo so) che non sarebbe stata presente. La signora Barbara era una presenza molto importante, giacché solo lei è


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CRUCIvERBA

a cura di Michele Palu Paludetti e Andrea Sabbo Sabetta 1C ORIZZONTALI 1Cavallo gay e cornuto 9Vicino al polmono 10- Tamarro 12- Interiezione romanesca 13- Vive in un cartone 15- Non nei messaggi 16- Associazione Ricchi Nati Belli 17- Italia 18- Orologio cinese 20- Mattino avocalico 21- Disse: “Carthago delenda est” 23- Su 25- “Se io FOSSI bello” detto da uno del Falcone 26- Piccola droga che salverà il mondo 28- Stilnovista da Pistoia 30- Howard regista 31- Ho trovato!

VERTICALI 12345678-

Cielo nonno di Zeus Luce al gas nobbile Di a da con su per tra fra Piedi di balsa, tonnati, di spugna e… Senza senso, fai prima le altre Incapace ai videogiochi Au Lo è Dante

1114181920212223242729-

Anagramma di INRI Personaggio biblico omonimo di Togni III i Imperatore metallico Punto preferito degli uomini Barbanera li solcò tutti e 7 Repubblicano ipovedente Maschile della 26 orizzontale Uno Li moltiplicava nel 32 d.C. Famosa è quella di Achille Dove in francese

depositaria della suprema capacità di leggere in modo approfondito il Piano annuale. Questo oscuro documento si presenta infatti sotto forma di bilancio e risulta dunque molto complesso da leggere per i non addetti ai lavori. Inoltre non avevamo la conoscenza dettagliata dei contenuti esatti di ogni singola voce, e siccome siamo in tempi di economia, l’inesattezza risulta essere un grave limite perché in effetti non potevamo sapere con precisione dove tagliare eventualmente risorse da spostare altrove. L’unica altra persona che si suppone essere in grado di analizzare con cognizione di causa questo documento è la Preside. Alle 18.30 però telefonato informando che non sarebbe venuta. Epilogo: eravamo in 10 su 19 (il minimo numero legale). Abbiamo discusso con cura in particolare su alcuni punti (lascio al verbale ufficiale l’analisi dettagliata della serata) e, alla fine, abbiamo approvato il Piano per evitare di avere i fondi bloccati.


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Dissertazioni sportive di Federico Crippa 2B Approfitto dell’articolo Eccheccalcio apparso sullo scorso numero, del quale ho colto, e apprezzato, l’ironia, per puntualizzare quella che è la nostra (della sottocommissione) idea di scrivere di sport. Non vogliamo fare cronaca di partite o gare, azzardarci in previsioni circa chi queste partite e gare le vincerà né darne un commento tecnico, perché sappiamo bene che non è questo lo spazio. Ma non vogliamo nemmeno lasciare che lo sport diventi ciò che sempre più spesso appare in televisione, ossia, di fatto, uno spettacolo, con attori, incassi e pettegolezzi annessi. Lo sport delle nostre pagine vorrebbe essere dunque espressione di quello sport pulito e un tempo miticizzato che noi siamo ancora convinti contribuisca, e non poco, alla formazione di un giovane, a prescindere dal livello al quale viene praticato. --Di quello stesso giovane del quale ha parlato anche il ministro del Lavoro (e delle Politiche Sociali) Elsa Fornero, anche se in altri termini: la definizione da lei scelta per la categoria è ‘choosy’, tradotto dal mio un

po’ antiquato dizionario con ‘di difficile contentatura’; di tutt’altra incisività la locuzione italiana, che però non giustifica il ricorso all’inglesismo (voto 4) per esprimere tra l’altro una realtà (reale o fittizia, ai posteri l’ardua sentenza) tutta della Penisola. Il britannico aggettivo sarà parso ai più sconosciuto, ma una non superficiale attenzione lo fa scoprire un po’ ovunque nelle nostre vite: nella musica (da Choosy Ferreri, nota cantante italiana, al leggendario ‘Choosying my religion’ dei R.E.M), nello spettacolo (Loredana LetChoosy), nella letteratura (‘Vuolsi Choosy colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare’) e nella filosofia (‘Choosy parlò Zarathustra’). --Se ‘choosy’ fosse anche l’appassionato di ciclismo, il Giro del 1988 l’avrebbe comunque accontentato: quattordicesima tappa, alta montagna, Passo Gavia, tormenta di neve; a giugno; van der Velde è primo sulla cima, ma l’arrivo è a valle, a Bormio, dove l’olandese transiterà con 45 minuti di ritardo dal vincitore

LETTERA A QUEL CICC... EHM, SPORTIVO DI BABBO NATALE di Mattia Gamberoni e Fabio Tandelli 4A Si sa, sotto natale tutti (anche voi Sarpini dal cuore di pietra forgiato dai quattro in greco e latino) scrivono una lettera a quel simpatico personaggio vestito di rosso che

ama portare regali a tutti i bambini del mondo, di certo quella della redazione sport non poteva mancare:

Sport di tappa, sconfitto dalla tormenta e da un principio di congelamento che lo costringe a rifugiarsi in un camper. Erano altri tempi, un altro ciclismo e altri colori di maglia (ciclamino e non rossa), ben lontani, per esempio, dai 9 Tour degli ultimi 14 riassegnati per doping. Il “numero” di van der Velde, ciclisticamente parlando, resta perciò fra i più belli, tanto che gli Offlaga Disco Pax ne hanno fatto una canzone (Tulipani), nel loro ultimo lavoro ‘Gioco di Società’ (voto: 7), album meno politicante dei loro precedenti che resta però impegnato nei contenuti e impegnativo nella forma, con le sue basi dal sapore elettronico su cui sono declamati squarci di una giovinezza nell’Emilia degli anni Ottanta. Su Youtube si trova il loro concerto/ spettacolo ‘Teste Quadre Ossa Rotte’ (8,5), dedicato alla storia, o meglio alle storie, dell’A.C Reggiana, come quella della costruzione del suo stadio, il Giglio, il primo di società in Italia, “con buona pace dei gobbi e del loro luccicante investimento immobiliare” (parole, queste, dello stesso Max Collini, voce del gruppo). Ricco di inusuali aneddoti e non certo facile da ascoltarsi, merita in ogni caso, per appassionati di calcio giocato e tifato, la visione.

Caro Babbo Natale, io a te ci credo ma di aiutare ogni rossonero ti chiedo non si può avere una difesa così è ridicolo, è da serie B. Vorrei che ci fosse una gran nevicata ma che a far lo spala neve ci andasse Zapata. La Juve continua a vincere, tu


Sport già lo saprai, ma tieni Conte lontano da Snai. La squadra interista sta rispettando i patti e chiedo per lei un apparecchio a Moratti. All’Atalanta porta un nuovo stadio

Capita di Pietro Raimondi 1D Vedremo l’alba, ma la scorgeremo appena riflessa sulle pareti di un palazzo condominiale.

Per poi sparire, per poi tornare al nostro fare, al nostro minimo resistere di malanimo.

27 se no è meglio sentirla alla radio.

E per ultimo, ma non meno importante

Ad Alex Schwarz dona solo cioccolato

portaci FIFA13 sulla tua slitta volante.

perché già lui come Amstrong in errore è cascato.

Dona gioia e allegria ai bambini buoni

Per l’atletica italiana ci vorrebbe un nuovo mito

e porta carbone a Cristiano Doni.

quelli di oggi son più lenti di mia nonna in infradito.

Buon Natale a tutti!


La REdazione DIRETTRICE: Montanini Benedetta IIIA VICEDIRETTORE: Barboglio Glauco IIIC SEGRETARIE: Brembilla Micaela IIC e Testa Giulia IIB CAPOREDATTORI (in ordine rigorosamente alfabetico): Attualita': Raimondi Pietro 1D Cultura: Teli Lorenzo IIIC Narrativa: Gritti Davide IIIA Sarpi: Piazzalunga Arianna IIIC Sport: Crippa Alberto IVZ ovvero Balestra Alberto IIID e Crippa Federico IIB Terza Pagina: Boukas Filippo Alessandro Ruggero IIIC COMMISIONE TOGNI Copertina: Togni Stefano IIIA  Impaginazione: Raimondi Pietro ID Illustrazioni: Caldi Silvia IIB, Filippi Barbara ID, Ceresoli Chiara, Balbis Camilla REDATTORI: Argenziano Giulia IB  Balestra Marco IVE  Bontempo Paolo ID Cagnin Marta IID Calini Andrea III I Capelli Letizia IIIA Carraro Adele IV C De Leo Elena IIIB Donadoni Chiara VD Gnecchi Luca IIID Latorre Sara VD Lionetti Federico IC Marchionne Lucia IV E Martinelli Stefano IIIB

Anche Così è Meglio di DSAS

Micheletti Pietro IVB Moioli Sara IIIA Montanini Alice IIIA Moreschi Elena VF Nobile Niccolo' VF Occhino Elena VF Onori Silvia IIIA Paludetti Michele IC Palidetti Alice 4F Pesenti Sara VF Rigoni Laura IIC Ranaldo Francesca ID Sabetta Andrea IC Scotini Giorgia IV C Signori Valeria VD Sottocasa Paolo IIA

Tentori Marianna IB Togni Aronne III I Vestri Altea ID Vitale Giulia VD Zanchi Sara VD Zinni Francesca IVA

Cassandra - Dicembre 2012  

Hei, noi siamo i ragazzi del sarpi. Siamo jovani e intraprendenti, ci piacciono i cantanti.

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