R.A.

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RADIO ANEMONE

ILCORAGGIODINONTACERE

Prova, prova, qui Radio Anemone, raising awareness...vi mandiamo messaggi dal fondo del mare... sì, dal fondo da dove siete partiti e dove ritornerete anche voi, ma forse non più come prima, perché il fondo lo state toccando adesso, in superficie. Radio Anemone nasce dall’idea di promuovere in modo quasi prepotente una nuova idea di consapevolezza su due tematiche di scottante rilevanza: la questione ambientalistico-climatica e quella umanitaria, dando voce a ciò che è sommerso, ignorato, deturpato.

Protagonista indiscusso è un Nautilo che, grazie alla saggezza accumulata dai milioni di anni di vita in cui è stato presente sul nostro pianeta, funge da osservatore esterno delle vicende umane e da ponte tra il mondo marino e quello terrestre: dalla sua conchiglia riesce a captare le frequenze di Radio Anemone e a diffondere i vari messaggi e richieste di aiuto che tutto ciò che è sommerso cerca di comunicare in superficie.

E a chi indirizzare il messaggio? Chi può cogliere il senso profondo di tutto senza cadere nell’oceano dell’indifferenza e dell’omertà?

Prefazione

Radio Anemone parte dai bambini perché crede ancora nella forza dell’evoluzione, nella spinta proattiva verso un futuro che abbia il sapore di inclusione dell’altro da sé, di presa di consapevolezza che la casa che tutti cerchiamo è anche quella che stiamo portando sul fondo del baratro.

Ogni riferimento, in questo libro, a persone o a fatti realmente accaduti NON è puramente casuale.

Diffondilavocedelmare,diffondi Radio Anemone!

I ricordi del mare sono fra i più belli e indelebili.

Sarà che il nostro legame con l’acqua è molto antico e che il mare ha la capacità di calmare le nostre emozioni più profonde, riportandoci lì dove tutto ha avuto inizio.

Il suo essere così immenso può incutere paura, curiosità, ammirazione, ma anche voglia di dominarne la grandezza e sfruttarne le risorse.

Quanti di noi, da bambini, attendevano con trepidazione l’inizio delle vacanze estive per poter tornare a sguazzare felici

nell’abbraccio accogliente di quel grande manto blu? Quanto era grande il desiderio che quei momenti non finissero mai? Difficile quantificare.

Ebbene, ora vi presento una piccola storia che racchiude tanti, grandi significati.

Il primo è che se ami davvero qualcosa, fai di tutto per proteggerla.

Lascerò a voi scoprire gli altri.

Buon viaggio nel blu.

Era una calda e assolata giornata di metà luglio.

Chris e Lea, di 7 e 9 anni, come ogni estate, si incontrarono nel “paesino delle vacanze” sulle rive del mare, dopo aver percorso centinaia di chilometri pur di rivedere quell’acqua cristallina.

- Quest’anno voglio battere il mio record di immersione! –disse Chris, già pronto per tuffarsi alle otto di mattina.

- Ciao Chris, eh? Ho passato tutto l’inverno a scriverti e non mi hai mai risposto…sei davvero tremendo! – lo punzecchiò Lea.

- E dai! Lo sai che sono pigro con carta e penna, perdonami su! – ridacchiò lui – Potevi sempre mandarmi un’e-mail…

- Ma vuoi mettere la bellezza di ricevere una lettera scritta a mano? Chris, non capisci proprio niente…

Prima che Lea si allontanasse, Chris la prese per un braccio e le chiese con gli occhi che esplodevano di energia: - Lea, … Giochiamo a fare gli esploratori come i vecchi tempi?

E quella che non voleva rinunciare a neanche un momento nel suo posto preferito di sempre, rispose: - Solo se mi aspetti! Vado a prendere la maschera!.

I due si immersero sott’acqua, riempiendo di schizzi gli altri bagnanti sulla riva.

Chris, davanti, era sempre il più spericolato dei due: si muoveva convulso come se avesse sotto gli occhi un tesoro senza fine.

E come biasimarlo!

Lea, sinuosa come una sirena, era più cauta, forse per la maggiore età, forse perché, sotto sotto, sapeva che con il mare non si scherza, mai.

Chris iniziò a sollevare una pietra dopo l’altra alla ricerca di granchi; Lea si diresse più a largo perché sapeva che, ogni tanto, riusciva a scovare i nascondigli dei polpi fra vecchi mattoni abbandonati.

I due bambini erano soliti, infatti, riempire il secchiello con i «regali del mare», come li chiamavano loro: paguri, stelle marine, granchi, ippocampi e.… chi più ne ha, più ne metta!

Ma quel giorno, Chris fece una scoperta incredibile.

Iniziò ad agitarsi vorticosamente nell’acqua, strabuzzando gli occhi per lo stupore.

Una grande, gigantesca conchiglia, dai riflessi iridescenti e dalla forma a spirale, era proprio lì, davanti a lui.

Chris si avvicinò sempre più e, nel momento esatto in cui si trovò di fronte alla sua scoperta, dall’apertura della conchiglia uscirono fuori due occhi giganti anch’essi: un’emozione incredibile lo stava facendo balzare fuori dall’acqua.

Dopo un’attenta e sospettosa osservazione reciproca, Chris decise di catturare quello che giudicò essere un vero e proprio reperto per farlo vedere a Lea e far morire d’invidia tutti i suoi amici.

- Lea, esci dall’acqua, sbrigati! Vieni a vedere cosa ho trovato!

La bambina, sgocciolante, si avvicinò, esclamando con grande meraviglia:

- Wow! È la conchiglia più grande che abbia mai visto! Dove l’hai trovata?

- Vicino alla boa, continuava a spostarsi come un siluro…ho visto pure i suoi occhi!

Lea la strappò via dalle mani dell’amico e cercò di ispezionarla in tutte le sue parti: la portò prima all’orecchio come è consuetudine fare per sentire il suono del mare, poi ci guardò dentro come se fosse un caleidoscopio e, infine, la scosse:Ohhh, c’è nessuno?! Ohhh, dacci un segno!

- Lea, lasciala che me la rompi! – la interruppe Chris stizzito, riprendendosi subito il suo tesoro.

- Guarda che lì dentro non c’è proprio nessuno, eh? Se me la dai, te la scambio con due stelle marine che ho fatto essiccare sopra l’ombrellone – gli propose Lea, con l’idea in mente di portarla alla madre che aveva un negozio di gioielli. La avrebbe sicuramente trasformata in qualcosa di unico!

- Non se ne parla neanche – rispose Chris – Lei sarà il pezzo forte della mia collezione!

Il bambino la contemplò un’ultima volta prima di metterla via nella sua sacca, soffiando sull’apertura come se fosse un flauto di Pan.

- Fammi vedere …!

Disturbato dal getto improvviso d’aria, sbucò fuori dal foro d’apertura un qualcosa che sembrava un mollusco dagli occhi enormi e con numerosi tentacoli a metà tra il bianco e l’arancio. - Ehi, che succede qui? Chi ha disturbato il mio sonno? Mai che si possa dormire in pace! –

E guardando il bambino che lo teneva in mano: - Ah, ecco! Sei tu il disturbatore! Ma che razza di modi sono questi?

Chris, a dir poco sbalordito, richiamò Lea.

L’amica non credette ai suoi occhi: - Ma cos’è?

- Shh, Lea…la conchiglia sta parlando! – bisbigliò Chris.

- Certo che parlo! Altrimenti qui sarebbe un vero disastro se non iniziamo a farci sentire almeno noi. Ma io, per caso, vengo a portare via la vostra casa senza chiedervi, quanto meno, il permesso?

- I due bambini erano senza parole per lo stupore ma anche perché si sentivano rammaricati per il loro gesto.

- Ci scusi, signor...ehm...

- Nautilio sono, piacere! - rispose quello che già aveva cambiato umore.

- Ho sbagliato strada da un pezzo e mi sono ritrovato nei vostri mari... Non immaginavo fossero diventati così caldi! Stavo giusto cercando di capirci qualcosa quando mi sono ritrovato fuori dall’acqua...

Lea lo interruppe: - Noi non potevamo sapere!

- Vedete, bambini, è proprio questo il punto: non sapere o, peggio, non voler sapere, il che equivale alla perdita di processi di crescita, preziosissimi...Per non parlare, poi, della libertà che si ricava dalla conoscenza, dallo scoprire che tutto ha un senso e una funzione.

I bambini si guardarono disorientati.

Nautilio continuò: - Ora vi farò sentire una cosa, che spero vi faccia capire quanto movimento c’è qui sotto...sconosciuto ai più! Non appena rientrerò giù nelle mie camere, porgete l’orecchio sul foro della mia casetta...sentirete la vita rimasta in silenzio.

I bambini misero in mezzo alle loro teste la gigantesca conchiglia e vi porsero l’orecchio.

Ad un tratto, iniziarono ad uscire fuori dalla spirale di madreperla dei suoni strani. Shkkkk, pftttt, khrrr…

E subito dopo, una musica in lontananza, come dei canti, in una lingua che non riuscirono a riconoscere, e poi una specie di cantilena dolcissima.

Le parole non erano ben comprensibili ma la melodia, oh sì, era proprio quella di una ninna nanna!

Erano estasiati: - Che musica meravigliosa! Ma chi è che canta qui dentro, Nautilio?

rispose:

- Sto captando quello che passa ora su Radio Anemone, ragazzi.

ovattata
E quello, dalla sua camera più interna, e con voce ormai

- Radio Anemone?! E che cos’è? – chiesero quelli sempre più incuriositi.

- È la radio ufficiale del mondo sottomarino. Se mi capita di essere catturato per sbaglio, io sono stato ufficialmente incaricato dallo Spirito del Mare di trasmettere le sue frequenze anche al di fuori dell’acqua. Radio Anemone trasmette ogni giorno dalla sua postazione al largo, all’interno di un barile di scorie radioattive.

- Scorie radioattive? In mare?! – Chris e Lea trasalirono.

- Purtroppo sì, bambini. Sembra che non troppo tempo fa, qualche cattivone fece affondare delle navi nei nostri mari...cariche di barili

radioattivi che non sapevano dove buttare via.

- Ma è terribile, Nautilio! – sospirò Lea con gli occhi lucidi. – E

nessuno ha fatto niente?

- Qualcuno ci ha provato ma, a volte, purtroppo, succede che questi traffici siano gestiti da umani senza scrupoli, al punto tale che fanno in modo che nessuno ne possa parlare e si è condannati al silenzio.

- Perciò avete creato Radio Anemone?

- Esatto, era l’unico modo per poter arrivare a qualcuno.

Le anemoni hanno deciso che a loro non importava se si fossero

Le anemoni hanno deciso che a loro non importava se si fossero ammalate per via della radioattività del barile. ammalate per via della radioattività del barile.

La loro missione era più vitale: arrivare a quante più anime possibili. All’inizio, hanno fatto vibrare l’acqua con i loro tentacoli, un vero e proprio richiamo sonoro: sott’acqua, infatti, il suono viaggia più veloce che nell’aria, e va anche più lontano.

E così, di conseguenza, sono arrivati gli Omen, attirati dalle vibrazioni sonore delle amiche anemoni. Avete presente i pesci pagliaccio?

- Ecco, loro sono un po’ diversi da lui perché le scorie che hanno assorbito non gli hanno fatto granché bene.

- Sono radioattivi!? Oh, no!

- Ce ne sono molti così, ma...c’è anche ben altro, purtroppocontinuò Nautilio.

- Cosa intendi?

- Datemi un attimo... – urlò quello dal fondo della conchiglia.

Nautilio, improvvisamente, diventò rossastro e si trasformò in uno di quei distributori di numeri che si trovano in alcuni ambienti quando c’è tanta gente in attesa.

- Ora vi mostro direttamente. Spingete con il dito al centro della chiocciola.

E quelli così fecero. CLICK!

- Sì, tipo Nemo!

Di colpo, uscì fuori dal foro, anziché la voce di Nautilio, una vera e propria tesserina con sopra un’immagine.

- Ecco qui... Per esempio, loro appartengono al genere Plastictio: una nuova tipologia di pesci che assumono sempre più le sembianze di quello che pullula nei nostri mari.

- Ma
di
sono fatti
plastica, Nautilio!
sbottò Chris, impressionato.

E, secondo voi, qual è l’elemento non naturale più presente nei nostri mari, ragazzi? Proprio la plastica, sigh! Non solo quella che proviene dagli scarichi, dalle foci di fiumi inquinati, ma anche quella che più semplicemente voi umani lasciate sulla spiaggia quando avete finito la vostra merenda...

- Io butto sempre tutto nella spazzatura...! – disse Chris sbattendo i piedi sulla sabbia.

- Da noi in città provano a fare la raccolta differenziata, ma non ci riescono molto bene. Io vedo gente che mischia sempre tutto... – aggiunse Lea con fare da maestrina.

- Anche tu lo fai, Lea...ti ho visto che hai fatto finta di non vedere la carta del gelato quando ti è caduta.

- Senti chi parla! Tu metti tutto in una busta, tanto ci pensa mamma!

- Smettetela! – li interruppe Nautilio – non è questo lo spirito giusto. Non vi ho scelto casualmente per la nostra missione. Perciò, non fatemi ricredere!

-

- Cosa intendi, Nautilio? Quale missione? – chiese Lea, incuriosita, con la vocina di chi voleva farsi perdonare.

- Lo capirete fra poco. Andiamo avanti. Prossimo click!

Non appena Chris spinse sulla conchiglia, ecco uscire un’altra tessera: questa volta riportava l’immagine di alcune tartarughe marine.

- Oh, no! Sono intrappolate anche loro! –

I bambini avevano gli occhi lucidi e uno stato emotivo che aumentava a dismisura, a metà tra la rabbia e il dispiacere.

- Loro appartengono al genere Scar-etta scar-etta, sono tartarughe con cicatrici e ferite. Anch’esse, durante i loro viaggi alla ricerca di cibo, si imbattono molto spesso in reti da pesca, rifiuti, lenze, semplici buste di plastica che per loro diventano letali, soprattutto se ingerite.

- Quindi non sono al sicuro neanche in quella che dovrebbe essere la loro casa...

- Esatto, bambini! È come se entrassi io nella vostra abitazione e gettassi cumuli di immondizia senza senso alcuno...sono forse troppo pigro per andare a smaltirla nei luoghi appropriati?!

- Abbiamo afferrato il concetto, Nautilio… – dissero i due in coro, sempre più sconcertati.

- Siete sicuri che volete che io vada avanti? Guardate che è molto peggio di così...

- Ormai ci siamo, non possiamo più tirarci indietro! Abbiamo bisogno di sapere.

Nel frattempo, Nautilio si risintonizzò con Radio Anemone per alleggerire gli animi dei bambini.

- Shkkkk, pftttt, khrrr… ed ecco comparire nuovamente quella dolcissima melodia.

- La musica di prima, Lea! Ma chi è che canta?

- Ecco, bambini...ho interrotto la presentazione per farvi vedere che non esistono solo umani cattivi. Sì, ce ne sono e fanno delle cose davvero atroci, come quelli che lasciano gli SQU senza ali, rigettandoli in mare per prendersi solo le loro pinne. O altri, che per “rispettare” delle tradizioni antiche, «colorano» il mare di rosso, senza usare colori. Questi sono quelli da cui non dovrete mai e poi mai prendere esempio. Ricordatevelo.

- Ok, Nautilio - ribatterono quelli.

- Esistono, poi, gli umani meravigliosi. Come vi ho già detto, lo Spirito del Mare ha incaricato me ed altri messaggeri di trasmettere le voci di chi non ha più facoltà di parola, ma anche di chi ce l’ha fatta. E lo canta a gran voce.

- Cioè? Chi è che canta se voi pesci siete muti? – chiese Chris.

E Nautilio, subito, risentito: - Non sono un pesce! Sono un mollusco, e anche molto, molto antico...e comunque non era uno di noi a cantare.

- E allora chi?

- Questi sono i canti di umani che ce l’hanno fatta grazie all’aiuto di altri esseri meravigliosi di cui parlavo poco fa. Sapete, c’è un’isola speciale qui vicino: in mezzo a tante brutture, esiste La Medusa, l’isola dall’approdo felice. È chiamata così perché ha tante lingue di terra, tipo tentacoli, a cui è facile aggrapparsi in caso di annegamento. Infatti, molti uomini, donne e bambini come voi, e persino più piccoli, sono spesso in viaggio, anche loro alla ricerca di un posto migliore dove vivere.

- Anche la loro casa è in pericolo, quindi? – domandò Lea.

- Sì, altrimenti non fuggirebbero da dove sono nati. Voi fuggireste da un luogo in cui vi trovate bene e, soprattutto, al sicuro?

Chris e Lea si guardarono negli occhi, poi guardarono Nautilio e scossero la testa.

- La Medusa è uno dei primi luoghi sicuri che questa gente incontra dopo giorni di traversate in mare: è diventata l’isola simbolo dell’accoglienza e della solidarietà.

- Solit...Solid..soli che?!

- Significa quando provi un sentimento che ti spinge ad aiutare gli altri perché li senti come tuoi fratelli.

- Beh, un po’ come io e te, Lea...

- Solo quando ti comporti bene, Chris – ribatté l’amica.

- Ma allora chi è che cantava con quella voce meravigliosa?

- Una mamma che provava ad addormentare il suo piccolo, una volta sbarcati a La Medusa – continuò Nautilio. – Provate ad immaginare cosa significhi lasciare tutto e mettersi in balia delle onde.

- Vuol dire che la motivazione che hanno dentro è molto, molto forte! – aggiunse Lea.

- Io non so se riuscirei mai a lasciare la mia casetta per affidarmi a qualcosa che può anche non andare bene...

- Ricordatevi che spesso la disperazione rende capaci di poter fare tutto, anche cose che sembravano impossibili.

- Comunque, secondo me, alla fine il bambino si è addormentato. È troppo bella la sua voce... – disse Chris con gli occhi sognanti.

- Pensate che c’è qualche potente che ha provato ad impedire loro di trovare una nuova casa... – continuò Nautilio.

- E perché mai? – chiese Lea, contraendo la fronte.

- Perché è più facile controllare gli umani respingendoli, sbarrando loro le porte o, peggio, rinchiudendoli dentro spazi segregati... piuttosto che includerli e comprendere la loro storia. Alla fine, essendo un animale molto, ma molto antico, ho attraversato le varie ere evolutive e.… mi risulta che l’uomo sia nato in Africa, pensate un po’! ...Si può essere così sciocchi da rinnegare sé stessi?!

- In Africa?! – si stupì Chris.

- Sì, è vero! L’ho studiato quest’anno in terza... di preciso nella Rift Valley! – si illuminò Lea – Certo che gli uomini di oggi sono proprio lontani dal capire il senso dell’evoluzione!

E Nautilio, ridacchiando tra sé e sé, con la voce sempre più fioca, continuò il suo discorso prima di raggomitolarsi sempre di più all’interno della sua camera d’onore.

- Avete capito, perciò, bambini, perché è importante la casa per ognuno di noi...animali e umani?

I due annuirono con la testa.

- Tutti cerchiamo solo un luogo confortevole dove vivere, e ci battiamo per restare lì una volta trovato, provando a non farcelo portare via. Se questo non è possibile, siamo costretti a spostarci, a scovarne uno migliore, lontano da chi vuole impadronirsi di ciò che ci spetta per diritto.

- Mi sento un po’ in colpa dopo questo tuo discorso, Nautiliosoggiunse Lea.

- Ed è qui che voglio arrivare, mia cara. Non al senso di colpa, per intenderci. Dunque...Ricordate la missione a cui ho accennato prima? Bene, noi abbiamo svolto la nostra, creando

Radio Anemone nella speranza di poter arrivare a qualcuno. Qualcuno proprio come ...

- Esatto. Voi bambini: gli unici in grado di ascoltarci e di poter cambiare la rotta che sta prendendo questo mondo. La vostra missione è proprio quella di fare tesoro di queste informazioni, condividerle a sempre più persone fidate ed insieme muovervi per impedire che le brutture umane di cui abbiamo parlato oggi non avvengano mai più. Io ora rientro nella mia stanza e vi prego di gettarmi il più al largo possibile per poter riprendere al meglio la mia rotta.

- No, Nautilio... Non voglio che te ne vai! – frignò Chris.

- Smettila Chris e fai il grande una buona volta! Abbiamo una missione importante da compiere ora - lo sgridò l’amica.

- Hai ragione.

- Ci mancherai, Nautilio.

- E ricordatevi...proteggete sempre ciò che amate, proprio come il vostro mare che vi fa tornare ogni estate qui. Addio bambini!

- ...noi BAMBINI! – risposero quelli in coro.

- Addio Nautilio, metteremo in pratica quello che ci hai detto, ne vale la nostra vita, il nostro futuro e quello di tutti i bambini come noi.

I due corsero verso il bagnasciuga, si immersero nel mare e si spinsero il più lontano possibile dal punto in cui non toccavano più il fondale con i piedi.

Lì, Chris diede la conchiglia in mano a Lea.

- Lancia tu che sei più grande di me, così va più lontano. Lea mise tutta la forza che aveva in corpo per far sì che il loro amico non fosse preso da altri umani e cadesse oltre la boa.

Durante il volo, Nautilio regalò ai bambini un’ultima sorpresa, scintillando al sole con un bagliore improvviso.

Uscendo dall’acqua, i due si guardarono.

- Dammi il mignolo, Lea – disse Chris. – Facciamo un giuramento.

- D’ora in poi ci impegneremo a smuovere…le acque, in tutti i sensi.

Lea strinse forte il dito del suo amico, sapendo già, in cuor suo, di essere nata per un’importante missione.

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R.A. by OlgaMaletta - Issuu