Page 1

2019 - 2017

3 ANNI DI MOSTRE


2019 - 2017

3 ANNI DI MOSTRE


iGIGANTI e le mostre in capsula photoSHOWall Una cornice è quasi sempre concepita come un elemento accessorio il cui compito è quello di supportare l’opera in uno spazio, di conservarla, proteggerla da fattori esterni. Per tutte queste ragioni la parete photoSHOWall non può essere considerata anche quando ne sembra ricalcare l’esteriorità - una cornice. Si tratta, al contrario, di un sistema espositivo che stabilisce con le opere uno stretto rapporto dialettico grazie al quale si comprende come forma e sostanza si presentino come due aspetti complementari della stessa realtà. Questo progetto, grazie alla sua modularità, può adattarsi alle diverse esigenze espressive delle opere fotografiche ma può anche conferire loro una diversa e talvolta inaspettata modalità di presentazione. Il concetto base che caratterizza photoSHOWall è la possibilità di accostare i diversi moduli di cui è composto inserendoli in una struttura a capsule. Moduli progettati per accogliere le stampe a diversi gradi di profondità e ottenere un effetto tridimensionale della composizione nel suo complesso. Il manufatto così costruito può essere appoggiato ad una parete o diventare esso stesso parete o contenitore quando viene realizzato nella versione autoportante. Come sempre succede ai progetti modulari, molti sono i formati possibili della realizzazione finale e che dipendono principalmente dal soggetto e dalla definizione delle fotografie utilizzate. L’immagine ingrandita e scomposta può essere riprodotta a diverse scale fino a coincidere con l’intera parete (come nel caso della serie di installazioni “iGIGANTI photoSHOWall” che prendono il nome dalla loro dimensione). Parete che viene realizzata anche in versione autoportante e mobile contenitore. Roberto Mutti


Casa della Memoria Milano dicembre 2019


17 graffi Piazza Fontana 50° a cura di Stefano Porfirio promossa da Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 1969 e Casa della Memoria progetto speciale iGIGANTI photoshowall a cura di Roberto Mutti con Francesco Cito, Gianni Berengo Gardin, Antonio Grassi, Graziano Perotti, Paolo Scarano, Angelo Raffaele Turetta Diciassette fotografie e diciassette poesie in ricordo di ognuna delle diciassette vittime della Strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Promossa dall’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 1969 e da Casa della Memoria, ideata e curata da Stefano Porfirio, realizzata da photoSHOWall di Davide Tremolada Intraversato, la mostra presenta 18 fotografie, ognuna delle quali corredata da un componimento poetico, per onorare le vittime e ricordare che i parenti non hanno smesso di contare e dimenticare i 18.262 giorni trascorsi da quel tragico pomeriggio del 1969. Diciassette delle fotografie, una per ogni vittima, sono la rappresentazione e una interpretazione di chi allora perse la vita e, a fine mostra, saranno donate all’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 1969, stampate in fine art da CILAB.


Cupola Arnaboldi, Pavia dicembre 2019


Looking for Monna Lisa Fotografie di Gianni Cella e Riccardo Cocchi


Ristorante AB - il lusso della semplicitĂ , Milano novembre 2019


Galleria Temporanea AB - Il lusso della semplicità Natura a nudo mostra fotografica di Francesco Falciola Dal 28 novembre 2019 al 29 febbraio 2020 presso il ristorante milanese di Alessandro Borghese AB - Il lusso della semplicità a CityLife, è stata allestita la mostra Natura a nudo, nell’ambito della rassegna La ricetta dell’Universalismo promossa dalla Fondazione Rodolfo Viola, semplici ingredienti per una visione del mondo attraverso gli occhi dell’arte. Le immagini di Francesco Falciola, tra i cieli e gli alberi di Milano catturati in una visione prospettica inconsueta, con uno sguardo rivolto verso l’alto fanno riflettere sull’essenza del nostro mondo e della nostra natura. Il Parco Lambro, il Forlanini, i giardini di Porta Venezia, Parco Sempione e gli altri luoghi, immortalati negli scatti di Francesco Falciola, mostrano la potenza della natura, che non si arrende e trova il modo di emergere anche in una città piena di cemento come Milano.


Ristorante AB - il lusso della semplicitĂ , Milano novembre 2019


Galleria Temporanea AB - Il lusso della semplicità Natura a nudo mostra fotografica di Gianluca Rona Dal 28 novembre 2019 al 29 febbraio 2020 presso il ristorante milanese di Alessandro Borghese AB - Il lusso della semplicità a CityLife, è stata allestita la mostra Natura a nudo, nell’ambito della rassegna La ricetta dell’Universalismo promossa dalla Fondazione Rodolfo Viola, semplici ingredienti per una visione del mondo attraverso gli occhi dell’arte. Gianluca Rona, con la rappresentazione contrapposta del corpo umano, nudo nella sua perfezione e purezza, si rapporta a luoghi inanimati con armonia ed equilibrio in uno sguardo di umana consapevolezza. Le opere esprimono forza e delicatezza allo stesso tempo, mostrando corpi che si sfiorano e uniscono sinuosamente.


Palazzo Esposizioni, Pavia novembre 2019


Pavia Art Talent 2019 GALLERIA TEMPORANEA 1 La Provincia Pavese La vita sul Naviglio concorso fotografico dedicato ai 200 anni del Naviglio Pavese a cura di La Provincia Pavese e Associazione Fotografica CittĂ Giardino GALLERIA TEMPORANEA 2 Da Barriere a Ponti Riqualificazione dei Jersey antiterrorismo Istituto Superiore Volta con Volpi Scapigliate odv a cura di Valeria Papetti, Sandra Mandaglio, Martina Jelo GALLERIA TEMPORANEA 3 Exit Progetto fotografico di Marcella Milani GALLERIA TEMPORANEA 4 Cesare Martinotti a cura di Susanna Zatti

Pavia Art Talent 2019

Volpi Scapigliate odv


Sede La Provincia Pavese, Pavia ottobre 2019


Facce da pugni

PAVIA VOGHERA VIGEVANO

Nella galleria temporanea photoSHOWall alla Provincia Pavese, la mostra fotografica “Facce da pugni� in collaborazione con phoSHOWall racconta, e non solo per immagini, la storia della boxe pavese. Da Parisi a Campari, da Fragomeni a Sconfietti. E poi fino ai campioni e alle campionesse dei giorni nostri.


BPL Arte, Pavia ottobre 2019


Festival della Fotografia Etica Lodi Per le installazioni temporanee realizzate a Lodi, in due location di prestigio come Piazza Broletto e via Polenghi Lombardo (Bipielle Arte), sono state scelte nove opere di otto progetti di altrettanti autori: Pedro Pardo (1 foto): progetto La Carovana – realizzato insieme a Guillermo Arias in collaborazione con AFP – sui migranti centroamericani che cercano da sempre di raggiungere gli Stati Uniti; Joey Lawrence (2 foto): progetto Guerrilla Fighters of Kurdistan, sguardo nelle vite dei guerriglieri curdi che hanno combattuto le forze dell’ISIS. Monika Bulaj (1 foto): progetto Broken Songlines, un viaggio all’interno delle minoranze religiose. Darcy Padilla (1 foto): progetto Dreamers, sulla riserva indiana di Pine Ridge, South Dakota, uno dei luoghi più poveri degli Stati Uniti, dove c’è un altissimo consumo di alcol e metanfetamine e dove si registra la seconda aspettativa di vita più bassa nell’emisfero occidentale. Giulia Frigieri (1 foto): vincitrice sezione “Single Shot Award 2019” con una foto realizzata nella regione del Baluchistan, la zona più povera e remota dell’Iran. Shahla Yasini è la prima donna iraniana a praticare surf in Iran. Jo-Anne McArthur (1 foto): menzione speciale sezione “Single Shot Award 2019” con la fotografia Raabia & Puppi. Raabia Hawa, impiegata presso il Kenyan Wildlife Service, è la prima donna di religione musulmana a diventare ranger onoraria. Giulio Piscitelli (1 foto): progetto Zakhem – la guerra in casa sui Centri chirurgici per vittime di guerra di Emergency a Kabul e Lashkar-gah, in Afghanistan. La fotografia ha permesso a Emergency di essere il primo Ente No Profit vincitore della sezione “No Profit Awards”. Renée C. Byer (1 foto), con una fotografia del reportage Living on a Dollar a Day: The Lives and Faces of the World’s Poor, che pone l’attenzione sui volti e sulle vite di quelle persone che ancora oggi nel mondo vivono in estrema povertà. La fotografia ha permesso a Positive Change Can Happen di essere il terzo Ente No Profit vincitore della sezione “No Profit Awards”.


IRCCS Maugeri, Pavia ottobre 2019 - gennaio 2020


Roberto Cifarelli Umberto Petrin. Petrin e i suoi amori Jazz Foto Festival - Pavia in Jazz Jazz Foto Festival è una mostra itinerante, ideata e prodotta da photoSHOWall, che toccherà diversi luoghi, superando il concetto statico della mostra abbinata ad una determinata sede espositiva. La fotografia e la musica jazz Esiste un rapporto molto stretto fra la musica e la fotografia – basterebbe al proposito pensare al ritmo narrativo che accomuna i due linguaggi – che si fa particolarmente intenso quando si parla di jazz. Le ragioni sono molte, ma sta di fatto che, negli anni, fra chi suona e chi lo riprende si è stabilito un rapporto di reciproca complicità perché entrambi sanno benissimo di esprimersi soprattutto per loro stessi ma di avere anche un interlocutore neppure troppo sottinteso, il pubblico. Se in altri settori dello spettacolo il fotografo è considerato un intruso (è sempre lì cercare un punto di ripresa, si muove, fa sentire fruscii, movimenti, scatti che turbano la “sacralità” del suono, della voce, del movimento) e ci si dimentica che è lui a fermare in immagine quanto scorre su un palcoscenico per poi sparire, nel mondo del jazz è quasi sempre il benvenuto. Il musicista e il fotografo, infatti, si somigliano: si esprimono attraverso l’uso di uno strumento di cui conoscono a fondo le potenzialità, alternano un modo di operare attentamente studiato a momenti di improvvisazione, entrano ed escono dall’ombra, si fanno ora comprimari ora protagonisti, sono alla ricerca di qualcosa di nuovo senza dimenticare di rimanere sempre se stessi. Basta guardarli un attimo prima che abbraccino il loro strumento o che portino all’occhio la loro fotocamera per cogliere l’intensità del ricercare, basta osservarli poco dopo quando per un attimo si distaccano da una tromba, da un sax o da una reflex per vedere la soddisfazione che li accomuna. Già, perché fotografare il jazz significa condividerne il ritmo, farlo proprio e trasformarlo in immagini: non è facile, ma quando riesce quelle sono riprese che vibrano come suoni. Roberto Mutti


IRCCS Maugeri, Pavia ottobre 2019 - gennaio 2020


Alessandra Fuccillo Mario Biondi. Best of Soul in Moscow Jazz Foto Festival - Pavia in Jazz Jazz Foto Festival è una mostra itinerante, ideata e prodotta da photoSHOWall, che toccherà diversi luoghi, superando il concetto statico della mostra abbinata ad una determinata sede espositiva. La fotografia e la musica jazz Esiste un rapporto molto stretto fra la musica e la fotografia – basterebbe al proposito pensare al ritmo narrativo che accomuna i due linguaggi – che si fa particolarmente intenso quando si parla di jazz. Le ragioni sono molte, ma sta di fatto che, negli anni, fra chi suona e chi lo riprende si è stabilito un rapporto di reciproca complicità perché entrambi sanno benissimo di esprimersi soprattutto per loro stessi ma di avere anche un interlocutore neppure troppo sottinteso, il pubblico. Se in altri settori dello spettacolo il fotografo è considerato un intruso (è sempre lì cercare un punto di ripresa, si muove, fa sentire fruscii, movimenti, scatti che turbano la “sacralità” del suono, della voce, del movimento) e ci si dimentica che è lui a fermare in immagine quanto scorre su un palcoscenico per poi sparire, nel mondo del jazz è quasi sempre il benvenuto. Il musicista e il fotografo, infatti, si somigliano: si esprimono attraverso l’uso di uno strumento di cui conoscono a fondo le potenzialità, alternano un modo di operare attentamente studiato a momenti di improvvisazione, entrano ed escono dall’ombra, si fanno ora comprimari ora protagonisti, sono alla ricerca di qualcosa di nuovo senza dimenticare di rimanere sempre se stessi. Basta guardarli un attimo prima che abbraccino il loro strumento o che portino all’occhio la loro fotocamera per cogliere l’intensità del ricercare, basta osservarli poco dopo quando per un attimo si distaccano da una tromba, da un sax o da una reflex per vedere la soddisfazione che li accomuna. Già, perché fotografare il jazz significa condividerne il ritmo, farlo proprio e trasformarlo in immagini: non è facile, ma quando riesce quelle sono riprese che vibrano come suoni. Roberto Mutti


Sede La Provincia Pavese, Pavia ottobre 2019


Jazz Foto Festival - Pavia in Jazz Jazz Foto Festival è una mostra itinerante, ideata e prodotta da photoSHOWall, che toccherà diversi luoghi, superando il concetto statico della mostra abbinata ad una determinata sede espositiva. La fotografia e la musica jazz Esiste un rapporto molto stretto fra la musica e la fotografia – basterebbe al proposito pensare al ritmo narrativo che accomuna i due linguaggi – che si fa particolarmente intenso quando si parla di jazz. Le ragioni sono molte, ma sta di fatto che, negli anni, fra chi suona e chi lo riprende si è stabilito un rapporto di reciproca complicità perché entrambi sanno benissimo di esprimersi soprattutto per loro stessi ma di avere anche un interlocutore neppure troppo sottinteso, il pubblico. Se in altri settori dello spettacolo il fotografo è considerato un intruso (è sempre lì cercare un punto di ripresa, si muove, fa sentire fruscii, movimenti, scatti che turbano la “sacralità” del suono, della voce, del movimento) e ci si dimentica che è lui a fermare in immagine quanto scorre su un palcoscenico per poi sparire, nel mondo del jazz è quasi sempre il benvenuto. Il musicista e il fotografo, infatti, si somigliano: si esprimono attraverso l’uso di uno strumento di cui conoscono a fondo le potenzialità, alternano un modo di operare attentamente studiato a momenti di improvvisazione, entrano ed escono dall’ombra, si fanno ora comprimari ora protagonisti, sono alla ricerca di qualcosa di nuovo senza dimenticare di rimanere sempre se stessi. Basta guardarli un attimo prima che abbraccino il loro strumento o che portino all’occhio la loro fotocamera per cogliere l’intensità del ricercare, basta osservarli poco dopo quando per un attimo si distaccano da una tromba, da un sax o da una reflex per vedere la soddisfazione che li accomuna. Già, perché fotografare il jazz significa condividerne il ritmo, farlo proprio e trasformarlo in immagini: non è facile, ma quando riesce quelle sono riprese che vibrano come suoni. Roberto Mutti


Castello Visconteo, Voghera settembre/ottobre 2019


Voghera Fotografia 2019 Incontro Nazionale di Fotografia - II^ Edizione Castello Visconteo di Voghera Harry De Zitter The Himba Collection

La mostra racconta attraverso 20 immagini in bianco e nero gli Himba, popolazione indigena che vive nel nord della Namibia, considerata l’ultima semi-nomade del Paese. Il progetto, realizzato nel 1997, esplora i volti, gli usi e la vita di questa tribù che vive principalmente di pastorizia, attraverso l’obiettivo del fotografo belga cresciuto Port Elizabeth, in Sudafrica, che ha firmato celebri campagne pubblicitarie e che in questo lavoro fa emergere la sua capacità di sondare la profondità dell’essere umano. Alcune foto di questa serie sono state donate al presidente Sam Nujoma e sono parte della collezione permanente della Namibian National Gallery di Windhoek (NAGN).


Castello Visconteo, Voghera settembre/ottobre 2019


Voghera Fotografia 2019 Incontro Nazionale di Fotografia - II^ Edizione Castello Visconteo di Voghera Olivo Barbieri Adriatic Sea (staged) Dancing People 2015 Dopo The Waterfall Project 2006/2007, su quattro delle cascate più significative del mondo, The Dolomites project 2010 e ALPS, GEOGRAPHIES AND PEOPLE 2012 sulle montagne italiane, con Adriatic Sea (staged) Dancing People 2015 continuo a rintracciare il comportamento dell’uomo in luoghi considerati naturali. Sorvolando con elicotteri la costa Adriatica, ho scoperto che a certe ore della giornata il bagnasciuga e il mare si trasformavano sincronicamente in una specie di set teatrale o cinematografico, dove la gente in vacanza ballava inserita in coreografie immaginarie progettate da istruttori di ginnastica o di danza. In alcune fotografie ho tentato di immaginare lo stadio progettuale delle coreografie, rappresentandole come fossero dei rendering, delle sagome di persone disposte nello spazio. Adriatic Sea (staged) Dancing People 2015, è un progetto che ha per soggetto la veridicità del ricordo. Paradossalmente il ricordo è l’unica verità obbiettiva che abbiamo. In queste immagini tutto è vero, il paesaggio, le coreografie e le persone sono reali. Il blu è il blu paradigmatico che vediamo nella nostra mente quando ricordiamo un giorno trascorso al mare. Le danze sulla battigia sono una manifestazione del genius loci di questi luoghi. A Rimini e in tutta la Romagna il ballo popolare (liscio) è estremamente condiviso e storicamente apprezzato sia dalle vecchie che dalle nuove generazioni. Qui aleggia il fantasma delle grandi discoteche che si stagliano come cattedrali nel deserto. La danza forse è un rito liberatorio nel blu del mare, come in un quadro di Matisse. Forse per rimuovere o dimenticare le spaventose immagini degli innumerevoli sbarchi mortali in tutta l’area del Mediterraneo.


Castello Visconteo, Voghera settembre/ottobre 2019


Voghera Fotografia 2019 Incontro Nazionale di Fotografia - II^ Edizione Castello Visconteo di Voghera Collettiva Transiti Fotografie di Isabella Balena, Giancarlo Carnieli, Francesco Cianciotta, Pier Paolo Fassetta, Gianni Maffi, Stefano Parisi, Graziano Perotti, Nino Romeo, Sebastiano Vianello, Daniele Vita Dieci punti di vista per raccontare gli spostamenti nel mondo contemporaneo. Dieci differenti riflessioni per mettere a fuoco ciò che spinge uomini e donne a viaggiare, a lasciare un luogo, per diletto o per bisogno e raggiungerne un altro


Castello Visconteo, Voghera settembre/ottobre 2019


Voghera Fotografia 2019 Incontro Nazionale di Fotografia - II^ Edizione Castello Visconteo di Voghera Jazz foto festival festival fotografico itinerante Fotografie di Roberto Cifarelli Alessandra Fucillo e Pino Ninfa Esiste un rapporto molto stretto fra la musica e la fotografia - basterebbe al proposito pensare al ritmo narrativo che accomuna i due linguaggi - che si fa particolarmente intenso quando si parla di jazz. Le ragioni sono molte ma sta di fatto che negli anni fra chi suona echi lo riprende si è stabilito un rapporto di reciproca complicità perché entrambi sanno benissimo di esprimersi soprattutto per se stessi ma diavere anche un interlocutore neppure troppo sottinteso, il pubblico. Se in altri settori dello spettacolo il fotografo è considerato unintruso (è sempre lì cercare un punto di ripresa, si muove, fa sentire fruscii, movimenti, scatti che turbano la “sacralità” del suono, della voce, del movimento) e ci si dimentica che è lui a fermare in immagine quanto scorre su un palcoscenico per poi sparire, nel mondo del jazz è quasi sempre il benvenuto. Il musicista e il fotografo, infatti, si somigliano: si esprimono attraverso l’uso di uno strumento di cui conoscono a fondo le potenzialità, alternano un modo di operare attentamente studiato a momenti di improvvisazione, entrano ed escono dall’ombra, si fanno ora comprimari ora protagonisti, sono alla ricerca di qualcosa di nuovo senza dimenticare di rimanere sempre se stessi. Basta guardarli un attimo prima che abbraccino il loro strumento o che portino all’occhio la loro fotocamera per cogliere l’intensità del ricercare, basta osservarli poco dopo quando per un attimo si distaccano da una tromba, da un sax o da una reflex per vedere la soddisfazione che li accomuna. Già, perché fotografare il jazz significa condividerne il ritmo, farlo proprio e trasformarlo in immagini: non è facile, ma quando riesce quelle sono riprese che vibrano come suoni. Roberto Mutti


Sede RTA, Pavia settembre 2019


A dialogue with Massimo Sideri on smart cities, mobility, ambience Carlo Ratti

Direttore MIT Senseable City Lab Fondatore studio Carlo Ratti Associati Architetto e ingegnere, Carlo Ratti insegna al MIT di Boston, dove dirige il Senseable City Laboratory, ed è fondatore dello studio internazionale di design e innovazione Carlo Ratti Associati. Tra i protagonisti del dibattito sull’influenza delle nuove tecnologie in campo urbano, i suoi lavori sono stati esposti da istituzioni culturali tra cui la Biennale di Venezia, il Design Museum di Barcellona, il Science Museum di Londra e il MoMA di New York. Due dei suoi progetti - il Digital Water Pavillion e la Copenhagen Wheel - sono stati nominati “Best Inventions of the Year” dalla rivista Time. Inserito nella Smart List delle “50 persone che cambieranno il mondo” del magazine Wired, Carlo Ratti ricopre attualmente gli incarichi di copresidente del World Economic Forum Global Future Council su Città e Urbanizzazione, e di special advisor presso la Commissione Europea su Digitale e Smart Cities.


Sede La Provincia Pavese, Pavia settembre 2019


Si passa e si va. I luoghi della felicità Giuseppe Dezza

Qualche tempo fa, quando abbiamo pensato di dar visibilità, voce e presenza a quei cittadini a cui, nei nostri frettolosi percorsi, non riserviamo se non uno sguardo superficiale e sfuggente, non li riconosciamo come individui meritevoli né di un nome nè di una parola solidale – i progetti “10 X PV” e “Nominare il mondo. Senza tetto né legge a Pavia”- ci eravamo ripromessi, con gli amici di “In & Out”, di riservare una costante attenzione agli “invisibili” e restituire loro evidenza e dignità. Oggi è il progetto di AINS, e sono gli scatti fotografici di Giuseppe Dezza, a cogliere le situazioni di disagio e difficoltà di alcune donne e uomini che abitano transitoriamente i “non luoghi” e, vivendo in spazi della città degradati e abbandonati, sono anch’essi trasformati in parvenze anonime, sempre più sole ed emarginate dalla comunità. A tal punto, che l’obiettivo per lo più non percepisce e cattura la loro presenza, se non attraverso il riflesso della loro immagine sbiadita dentro a uno specchio. Strade e ambienti squallidi e disadorni, con oggetti casuali sparsi alla rinfusa, spazi di cui ci si può appropriare solamente grazie ad una scritta sui muri, come a dire : vivo qui, esisto anch’io, anche per me conta l’amore, anch’io voglio essere bella. Perché l’umanità non è diversa, non mutano i sentimenti e i sogni: cambiano le condizioni morali e materiali che possono, in un clic, far passare dallo stare bene allo stare male, da una vita solida e protetta a una vita di estrema fragilità e precarietà. Attenzione: in quello specchio, potremmo riconoscere il nostro volto. Susanna Zatti


Lungomare Matteotti 7 Rosso, Borghetto Santo Spirito (SV) luglio/agosto 2019


Lady Be Mosaici contemporanei Via Lungomare Matteotti, 7 rosso, Borghetto Santo Spirito (SV)

Letizia Lanzarotti, in arte Lady Be, vive e lavora a Roma. Frequenta il Liceo Artistico A. Volta di Pavia e, successivamente, l’Accademia di Belle Arti di Sanremo. Dal 2008 inizia l’interesse per l’utilizzo artistico di materiali di recupero. Dal 2010 espone in importanti collettive in Italia e all’estero (Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Malta, Barcellona). In Italia espone in occasione di importanti eventi d’Arte a Milano, Rho, Sanremo, Roma, Brindisi, Lecce, Palermo. Nel giugno del 2013, Lady Be realizza una curiosa Performance d’Arte Contemporanea, a Brescia, all’Interno del «Beatles Day», in cui tutti gli spettatori sono chiamati a staccare un pezzettino dell’opera (4 sagome dei Beatles a dimensioni naturali), lasciando i soggetti completamente «nudi». Nel 2014 due importanti esposizioni estere: una a New York e una a Parigi, sulla Torre Eiffel. Su richiesta della Fondazione, un’opera di Lady Be entra nella collezione permanente della Fondazione Maimeri di Milano. Nel 2015 espone al Meam, Museo d’Arte Moderna di Barcellona. E’ presente in diverse Fiere d’Arte in Italia e all’estero. Tra quelle Italiane: a Bergamo, Genova, Milano, Pavia, Lucca. Tra quelle estere, il Carrousel du Louvre di Parigi, sotto la piramide del Louvre. Espone inoltre ad Edimburgo, all’interno della Dundas Street Gallery. Nel 2015 a «Contemporary Paradise» all’interno dell’evento «Isola che c’è» a Palermo e al Premio Marco Polo a Palazzo Marin a Venezia.


Ospedale San Gerardo, Monza luglio 2019


Adolescenza Impavida. Storie di battaglie e vittorie Anna Bussolotto Le impavide raccontate da Anna Bussolotto sono le giovani dei reparti di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale di Padova che mostrano le loro cicatrici. Si fanno ritrarre mostrando segni fisici ed emotivi e dimostrando, specialmente ai loro coetanei, la forza e il coraggio che hanno saputo tirare fuori. Ritratte con eleganza e con mistero, le ragazze di Anna Bussolotto sono raffigurate come personaggi a metà tra le principesse e le guerriere, ma ciò che realmente le fotografie dimostrano è che ognuna di loro è semplicemente unica. Roberto Mutti


Di Qui Padiglione ex18, Vercelli maggio/giugno 2019


Stefania Ricci Vasi cinesi EXTRA VERCELLI 2019 In occasione della terza edizione di EXTRA, Pavia Foto Festival ha presentato due installazioni fotografiche di Stefania Ricci, “Ritratti Still” e “Vasi cinesi”. “Vasi cinesi” (DiQui, Padiglione ex 18) invece un lavoro che parte dall’ammirazione per oggetti antichi e misteriosi come i vasi cinesi, da sempre custodi di simboli e storie millenarie. Decorazioni floreali e animali vengono ridisegnate e rifotografate dall’artista, l’oggetto vaso perde la sua peculiarità di puro contenitore statico e assume un effetto di micromovimento, chiamando in causa anche qui l’osservatore e il suo libero arbitrio di leggervi ulteriori arcani e vedere nei fumi che fuoriescono nuove storie. L’opera fotografica di Stefania Ricci appare dunque come una raffinata ricerca estetica che si caratterizza per un voler semplicemente affidare a dei segni o a delle tracce la propria personale e privata interpretazione della realtà, senza tuttavia mai imporsi. Una ricerca romantica in bianconero voluta appositamente dall’artista, così da lasciare gli eventuali cromatismi alla fantasia e alla spiritualità di chi vorrà fermarsi a osservare le sue opere fotografiche.


Museo Leone, Vercelli maggio/giugno 2019


Stefania Ricci Ritratti Still EXTRA VERCELLI 2019 In occasione della terza edizione di EXTRA, Pavia Foto Festival ha presentato due installazioni fotografiche di Stefania Ricci, “Ritratti Still” e “Vasi cinesi”. “Ritratti Still” (Mueo Leone) presenta due volti nascosti e avvolti da drappeggi, che assumono così una dimensione scultorea e astratta nello stesso tempo. Lo scatto fotografico rivela l’atmosfera di mistero intorno all’opera e chiama direttamente in causa l’immaginazione dello spettatore, che può o meno dare un’identità a quei volti velati, che non sappiamo se piangono o ridono, se nascondono pudicizia o spudoratezza, vergogna o decenza. L’opera fotografica di Stefania Ricci appare dunque come una raffinata ricerca estetica che si caratterizza per un voler semplicemente affidare a dei segni o a delle tracce la propria personale e privata interpretazione della realtà, senza tuttavia mai imporsi. Una ricerca romantica in bianconero voluta appositamente dall’artista, così da lasciare gli eventuali cromatismi alla fantasia e alla spiritualità di chi vorrà fermarsi a osservare le sue opere fotografiche.


Collegio Cairoli, Pavia aprile/giugno 2019


Pavia Foto Festival 2019 Festival Fotografico diffuso Pavia Foto Festival, festival fotografico nato da un’idea di Davide Tremolada Intraversato, è anche una sfida culturale, quella di coinvolgere soggetti diversi all’interno di un progetto di ampio respiro capace di stabilire una sinergia che valorizzi le tante energie esistenti che spesso non hanno occasione di mettere in luce le loro potenzialità. Realizzata con la mia direzione artistica, con la direzione scientifica di Susanna Zatti e Renzo Basora, la manifestazione si caratterizza per la sua filosofia inclusiva che tiene conto sia dei contenuti proposti in autonomia dagli autori che fanno parte del progetto sia dei luoghi espositivi che possono essere quelli dove è comune trovare mostre fotografiche ma anche quelli dove la fotografia non è mai finora entrata. Tutto nasce dalla convinzione che esista la necessità di avvicinare un pubblico nuovo da cercare quindi in luoghi non deputati. Per farlo, occorre creare un vero e proprio circuito più o meno permanente utilizzando le potenzialità delle pareti fotografiche a scomposizione di photoSHOWall dando così vita a nuovi palcoscenici. Pavia Foto Festival è anche un modello di festival diffuso capace di grandi potenzialità in parte già realizzate (con Voghera Fotografia e con Milano Photofestival 2019 al cui interno è ospitato) e in parte ancora da sviluppare. Infatti la duttilità del sistema photoSHOWall con cui sono stati realizzati tutti gli allestimenti delle mostre del festival razionalizza i tempi, si propone come modello espositivo originale e indica a spazi pubblici e privati che lo volessero acquisire la possibilità di usufruire di una struttura da utilizzare nel tempo per adattarla a quante nuove mostre si vuole. Roberto Mutti


Collegio Castiglioni, Pavia aprile/giugno 2019


Sara Munari Be the bee body be boom (bidibibodibibu) Sara Munari è una fotografa che sa raccontare storie, che osserva le scintille che si creano quando la sua percezione si accende. Le storie di questo progetto si sono accese quando la fotografa ha incontrato le favole del folklore dell’Est Europa. Fascino, superstizione, tradizione: tutti gli elementi adatti a un racconto che narra l’incontro tra sacro e profano, che ha la voce di suoni sordi che ‘dialogano’ tra loro lasciando all’interpretazione la voce degli spiriti dei luoghi. Ogni immagine è una piccola storia indipendente che tenta di esprimere rituali, bugie, malinconia e segreti.


Canottieri Ticino, Pavia aprile/giugno 2019


Luca Cortese Laguna Onirica a cura di Voghera Fotografia e Spazio53

Laguna è impasto di terra, acqua e silenzio. Tra Marghera e Chioggia si allarga un territorio unico, meno urbanizzato rispetto all’area veneziana, dove acque basse e piane di marea appaiono e scompaiono nell’arco di poche ore. Luca Cortese


Campus Acquae, Pavia aprile/giugno 2019


Alessandra Fuccillo Carvani Minetti: “Fatto con i piedi”. Storia del campione paralimpico

Nel 2003 Alessandro è vittima di un grave incidente in moto, dopo il quale perde quasi completamente l’uso delle braccia. Dopo un primo periodo di grande depressione inizia la sua nuova vita, fatta di nuove soluzioni, nuove speranze, nuova quotidianità e soprattutto molto sport. Quest’ultimo lo ha salvato ed è diventato nel 2015 Campione del Mondo di paraduathlon ai Mondiali di Adelaide. Alessandro corre, va in bici, lavora e vive una quotidianità sviluppando le altre parti del corpo che lo rendono indipendente. I piedi sono diventate le sue mani e riesce a compiere gesti complessi e articolati. La sua quotidianità ha stimolato l’occhio fotografico della fotografa Alessandra Fuccillo che lo segue in questo progetto intitolato “Fatto con i piedi”.


ICS Maugeri, Pavia aprile/giugno 2019


Anna Bussolotto Adolescenza Impavida. Storie di battaglie e vittorie

Nel novembre 2017 Chiara Azzena (Presidente di Team for Children) propone ad Anna Bussolotto di ritrarre le giovani pazienti in cura presso il reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale di Padova. Le ragazze, 11 adolescenti, sentono il desiderio di mostrare le loro cicatrici, sia fisiche che emotive, per comunicare a tutti - soprattutto ai loro coetanei- quanta forza e coraggio mettono nella loro battaglia quotidiana contro il tumore. Anna accoglie con entusiasmo la proposta e inizia così un percorso che dura 9 mesi, nei quali approfondisce la conoscenza con ognuna di loro e immagina per ciascuna un personaggio a metà tra una principessa e una guerriera. Le ragazze offrono molti spunti e con il supporto stilistico di Nazareno Pol ed Egidio Veronese (Arabesque) le adolescenti impavide prendono forma. Ognuna di loro ha una propria unicità, un punto di forza e una debolezza, ma soprattutto un’attitudine. Ed è proprio questa caratteristica che Anna coglie nei ritratti individuali delle ragazze. Eleganti, misteriose, coraggiose ma pur sempre adolescenti.


Collegio Borromeo, Pavia aprile/giugno 2019


Enrico Doria Dreary Town

Questo lavoro è ispirato alle “Città Invisibili” di Italo Calvino: “Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti”. In questa serie voglio mostrare l’impersonalità della città, mostrando la fredda regolarità di alcune architetture urbane e dei piccoli luoghi in cui molti di noi vivono, a volte in contrasto con gli spazi circostanti.


Collegio Borromeo, Pavia aprile/giugno 2019


Enrico Bedolo Alfabeto delle pianure a cura di Voghera Fotografia e Spazio53

La pianura è uno spazio in cui lo sguardo gode dell’illimitato. Non vi sono ostacoli. La linea dell’orizzonte è il limite oltre il quale si può solo immaginare di vedere. Stare nella pianura significa ergersi sulla sua superficie, camminare, attraversarla. Ridisegnarla. Pensarla come un luogo in cui cercare nuove forme. La pianura è come una pagina. “Mi sembra che dietro a quello che vedo ci sia un altro paesaggio, che è il vero paesaggio, ma non so dire quale o immaginarmelo”, scriveva Luigi Ghirri. Per la pianura è lo stesso, bisogna saperla inventare, lasciarsi sorprendere da ciò che di inaspettato si incontra sulla sua superficie. Permettere a ciò che la abita di affiorare lentamente, di sorgere da una nuova luce, come se apparisse per la prima volta. L’Alfabeto delle Pianure di Enrico Bedolo ci mostra la pianura fra Bergamo e Parma come un tessuto colmo di lettere, di segni, di simboli. Silvia Mazzucchelli


Cascine Orsine, Bereguardo (PV) giugno 2019


Bruna Rotunno Another Earth a cura di a cura di Gigliola Foschi per Red Lab Gallery/Miele Milano Another Earth è una nuova ricerca, creata da Bruna Rotunno durante numerosi viaggi in molti luoghi del nostro pianeta. Ciò che emerge da queste immagini non è però una documentazione geografica o paesaggistica: l’autrice anzi nega qualsiasi visione d’insieme. Lo sguardo corre vicino alle rocce o sulla superficie scintillante e cangiante del mare, poi entra nel tronco vuoto di un ulivo contorto, quasi volesse immedesimarsi con la sua sofferenza e il suo slancio verso il cielo. Quella di Bruna Rotunno è una fotografia essenziale e vibrante, che si lascia assorbire dalla natura e che, proprio per questo, non la descrive. è una fotografia nata da un incontro intimo e appassionato con la Madre Terra, con la sua energia primigenia, i suoi colori che si accendono di una cromia magica. Queste immagini, pervase da un senso di ineffabile mistero, sono la risposta al richiamo di una natura vista e sentita come un mondo potente, ancora capace di stupire e di offrire esperienze profonde, nelle quali immergersi e rigenerarsi. L’approccio visivo di Bruna Rotunno è infatti magico-rivelatorio, proteso a evocare l’intensità di un legame emozionale e quasi corporeo, tanto da far emergere la forza potente di un universo naturale non piegato ai voleri dell’uomo.


Sede La Provincia Pavese, Pavia maggio/settembre 2019


NECCHI, UN SOGNO PAVESE 1919-2019 in collaborazione con Musei Civici - Fondo Chiolini Istituto Pavese per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea Giovanni Giovannetti Mostra permanente Macchine per cucire Robbio Gianfranco Bagarotti Nel 1919 la fonderia Necchi produce la prima macchina per cucire. In pochi anni sarà un successo mondiale. Vittorio Necchi parte da un piccolo stabilimento alla Torretta, sulla via Vigentina, con una quarantina di operai. All’apice della sua avventura diventeranno seimila.


FacoltĂ di Economia. Atrio San Felice, UniversitĂ  di Pavia maggio 2019


Marcella Milani Urbex Pavia Urbex Pavia è il progetto fotografico-editoriale che racconta il patrimonio architettonico del passato industriale, commerciale e sociale di Pavia. Nel pieno spirito del movimento culturale “Urban Exploration”, l’esplorazione di sedici aree dismesse della città svela l’incontro tra il degrado dell’abbandono e la natura che riconquista i propri spazi, dotandolo di profondi significati estetici. Le immagini - rigorosamente in bianco e nero - narrano la bellezza nascosta e spesso dimenticata di questi luoghi, per riscoprirne la storia e individuarne potenzialità future. L’omaggio di Marcella Milani alla città di Pavia ne racconta molteplici aspetti: la bellezza nascosta e dimenticata, la potenzialità del futuro, il passato industriale ravvisabile nel patrimonio architettonico. Un viaggio che si snoda tra 16 aree dismesse e che racconta degrado e natura, abbandono e rinascita. photoSHOWall al Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università degli Studi di Pavia Ospitando mostre fotografiche nell’Atrio di S. Felice, e partecipando in questo modo al circuito photoSHOWall, l’Università di Pavia e il Dipartimento di Scienze economiche e aziendali intendono accogliere i suoi visitatori - siano essi studenti, docenti, dipendenti dell’ateneo ma anche cittadini e turisti - con opere di arte contemporanea che rendono più attraente ed accogliente la gli spazi di acceso a Palazzo S. Felice. Lo spazio “Atrio di S. Felice” è stato quindi ristrutturato in modo tale da permette la collocazione di mostre fotografiche che si alterneranno nel corso dell’anno.


Oasi WWF, Milano maggio 2019


Milo Ramella Bianco evanescente Mostra parte del progetto Oasi 2030 in accordo tra WWF e Università di Pavia Bianco evanescente: tundre innevate, foreste boreali e cieli vitrei fanno da cornice ad incontri fiabeschi fatti nel silenzio della natura, dove ogni sguardo e ogni sussulto nascondono un attimo di vita rubato agli abitanti di luoghi nascosti. Bianco evanescente è solo una piccola parte di un progetto molto piÚ ampio che va a visitare e a raccontare la vita quotidiana degli animali selvatici nel loro habitat naturale, raccontando con una visione personale quello che crea il pensiero di un viaggiatore innamorato di questi luoghi remoti.


Museo della Tecnica Elettrica (MTE), UniversitĂ di Pavia maggio 2019


AA.VV. Dal dagherrotipo al digitale. La fotografia e le sue tecniche Mostra a cura di Roberto Mutti Si può scrivere una storia della fotografia anche parlando delle innumerevoli tecniche oggi dimenticate che l’hanno caratterizzata. La mostra racconta questa evoluzione dalla metà dell’Ottocento ad oggi accostando, in un affascinante susseguirsi, esemplari originali di dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipie, carte de visite, stampe all’albumina alle stampe analogiche e digitali contemporanee e approdare infine a installazioni originali come photoshowall. Accanto alle opere del passato sono esposte quelle di autori contemporanei - Erminio Annunzi, Beppe Bolchi, Fabrizio Garghetti, Gianni Maffi, Giancarlo Maiocchi / Occhiomagico, Paolo Marcolongo, Roberto Montanari, Federico Patrocinio, Mara Pepe, Stefania Ricci, Edoardo Romagnoli, Dino Silingardi, Beniamino Terraneo - che hanno ripreso le tecniche antiche per riproporle in chiave moderna.


Red Lab Gallery, Milano maggio 2019


Nel buio si cela la luce Erminio Annunzi “Per questo viaggio attraverso le immagini ho usato l’ambiente di natura in quanto simbolo delle difficoltà, icona di vita e morte e continua lotta tra il buio e la luce” Erminio Annunzi Il bosco come spazio vivente, gli alberi come protagonisti assoluti e testimoni del tempo, la fotografia come espressione intima e poetica di un racconto autobiografico. Nel Buio si cela la Luce è il cammino interiore che l’autore compie in punta di piedi dentro se stesso attraverso i paesaggi notturni di una natura a lui molto vicina e cara, i boschi presso il fiume Ticino. L’oscurità che diviene metafora delle oscurità di ognuno di noi, e che, per Erminio Annunzi, rappresenta la caducità dell’esistenza, la fragile dimensione umana, quello “oscuro sprofondamento” di fronte al quale si è trovato all’improvviso costringendolo a trovare la luce, speranza e fuga magica, come nelle fiabe.


Red Lab Gallery, Milano aprile 2019


Nylon Ulderico Tramacere La personale di Ulderico Tramacere alla Red Lab Gallery/Miele si inserisce all’interno del tema “Ascoltare la Terra” – è il secondo di quattro appuntamenti – proponendo un racconto fotografico dedicato alla fase che precede l’espianto degli ulivi nel Salento per far posto al Gasdotto Trans Adriatico. Dieci fotografie raccontano la sofferenza di una natura secolare.


Urban Center, Milano marzo 2019


Nel paese dei non lettori Gianni Maffi Avete presente quando si è così totalmente immersi nella lettura che nulla di quello che capita attorno viene davvero recepito, né il rumore del traffico né il chiacchiericcio della gente? Ecco, le fotografie di Gianni Maffi riescono a cogliere esattamente questa situazione a tal punto che noi stessi ci sorprendiamo del fatto di osservarle in silenzio, come non volessimo disturbare. Realizzato raccogliendo immagini scattate in tempi e luoghi diversi, questo lavoro più che una valenza antropologica (in tal caso sarebbe stata sottolineata la distinzione fra modi diversi di leggere a seconda dei luoghi in cui lo si fa) ne assume una psicologica perché i veri protagonisti sono le persone che conosciamo attraverso i loro sguardi negati perché assorti nella lettura. Roberto Mutti


MIA Photo Fair, Milano marzo 2019


PIO TARANTINI Trittico MT#2016 dal lavoro Imago in collaborazione con MIA Photo Fair 2019 L’opera esposta di Pio Tarantini è tratta da un suo importante lavoro, Imago, basato sulla figura umana mossa, ripresa all’interno di spazi fortemente caratterizzati o su fondi neutri, con l’intento di riflettere sulla precarietà della nostra esistenza nel mondo. Si tratta di un lavoro cominciato negli anni Settanta attraverso primi studi sporadici e approdato nel primo decennio degli anni Duemila a una complessa e organica struttura. Su questo lavoro hanno scritto diversi studiosi – tra i quali Gigliola Foschi, Sergio Giusti e Roberto Mutti – e su di esso sono stati pubblicati, per le Edizioni Massimo Fiameni Design, due preziosi cataloghi in limitata edizione numerata.


Fondazione RCS, Milano febbraio 2019


I collegi universitari una eredità per il futuro il ruolo e l’importanza del sistema collegiale per le Università e per l’alta formazione – Fondazione RCS Milano

vita nei collegi EDiSU Pavia racconti fotografici di Jill DobKin LUCA NEGRI Lorenzo Sacchi NATALLIA KHENKINA


Urban Center, Milano gennaio/febbraio 2019


Street Life MILANO Viaggio fotografico dentro la città Diego Bardone Il mio è un diario quotidiano, un perenne omaggio a coloro che, inconsapevoli attori, ho la ventura/fortuna di incontrare nel mio peregrinare per le strade della mia città. È come se osservassi me stesso in una sorta di specchio virtuale che trova la sua dimensione nel nostro reale quotidiano. Abbiamo tutti gli stessi volti, le stesse gioie, le stesse speranze: io sono loro, loro la trasposizione in immagini della mia allegria vagabonda. Vorrei dimostrare che la semplicità è sinonimo di bellezza, vorrei mostrare, come era solito dire Doisneau, un mondo ‘gentile’, un mondo che amo e che mi renda in qualche modo felice. Diego Bardone


Red Lab Gallery, Milano gennaio 2019


Another Earth Bruna Rotunno Another Earth è una nuova ricerca, creata da Bruna Rotunno durante numerosi viaggi in molti luoghi del nostro pianeta. Ciò che emerge da queste immagini non è però una documentazione geografica o paesaggistica: l’autrice anzi nega qualsiasi visione d’insieme. Lo sguardo corre vicino alle roccie o sulla superficie scintillante e cangiante del mare, poi entra nel tronco vuoto di un ulivo contorto, quasi volesse immedesimarsi con la sua sofferenza e il suo slancio verso il cielo. Quella di Bruna Rotunno è una fotografia essenziale e vibrante, che si lascia assorbire dalla natura e che, proprio per questo, non la descrive. E’ una fotografia nata da un incontro intimo e appassionato con la Madre Terra, con la sua energia primigenia, i suoi colori che si accendono di una cromia magica. Queste immagini, pervase da un senso di ineffabile mistero, sono la risposta al richiamo di una natura vista e sentita come un mondo potente, ancora capace di stupire e di offrire esperienze profonde, nelle quali immergersi e rigenerarsi. L’approccio visivo di Bruna Rotunno è infatti magico-rivelatorio, proteso a evocare l’intensità di un legame emozionale e quasi corporeo, tanto da far emergere la forza potente di un universo naturale non piegato ai voleri dell’uomo. Lo spazio avvolgente e innovativo della Red Lab Gallery/Miele (composto da un sistema di moduli-cornice che possono ospitare immagini intere o scomposizioni inedite) ha offerto inoltre all’autrice l’opportunità di progettare un ambiente immersivo, dove i visitatori possano entrare nella sua opera e “sentire” l’energia della natura: quella potenza oltreumana che le sue opere riescono a comunicare.


Urban Center, Milano novembre 2018


Fotografare gli archivi Lo studio De Pas, D’Urbino Lomazzi all’archivio CASVA Il ”CASVA gli archivi del progetto a Milano” conserva gli archivi degli architetti e designer del novecento, che hanno operato essenzialmente sul territorio lombardo. Tra i materiali più preziosi conservati all’interno di alcuni spazi celati negli interrati del Castello Sforzesco c’è l’archivio dello studio degli architetti Jonathan De Pas, Donato D’Urbino e Paolo Lomazzi, che, per la qualità e l’innovazione della ricerca nei loro lavori, proprio quest’anno sono stati insigniti del premio Compasso d’Oro alla carriera, conferitogli dall’ADI, l’Associazione per il Disegno Industriale, che dal 1958 ne cura l’organizzazione. La prima donazione dell’archivio DDL risale al 2009 integrata poi da una seconda donazione avvenuta prima della definitiva dismissione dello Studio di Corso XXII Marzo. La direzione del CASVA ha quindi attivato una campagna fotografica per documentare questo luogo, affidando a Alberto Lagomaggiore il compito di realizzare un progetto fotografico che accompagni il visitatore all’interno degli spazi di lavoro dello Studio DDL. Alberto Lagomaggiore ha usato la fotografia - come dice lui stesso - “come una delle più attente forme di trascrizione delle attività dell’uomo e della natura”. Da questo progetto è nata questa mostra che condivide con il visitatore “il senso di meraviglia e una incontenibile curiosità” che, come dice la curatrice Mariella Brenna “si attivano nel poter trovare, attraverso i suoi scatti, una puntuale testimonianza del luogo dell’ingegno creativo dei progettisti che vi hanno operato dal 1966 fino al 2017 e che ancora permeava gli ambienti dello studio all’atto della seconda donazione: i grandi piani di lavoro collettivo, un laboratorio/officina con un tavolo da falegname, le scrivanie attrezzate da PC che dagli anni ’90 entrano nell’iter pratico dei progetti, un’infinita serie di utensili e di materiali (legni, tubi, cartone, pongo, lamierino, rete metallica, polistirolo), disposti lungo tutte le superfici dello studio (pareti, soffitti e suolo), attrezzate per rendere individuabile e utilizzabile all’occorenza ogni cosa, in modo da permettere la verifica costante attraverso i modelli dell’esattezza delle loro intuizioni”.

casva gli archivi del progetto a Milano


Castello Visconteo, Voghera settembre/ottobre 2018


Voghera Fotografia 2018 Incontro Nazionale di Fotografia - I Edizione “Tra luoghi e persone” Castello Visconteo di Voghera Fotografie di: Enrico Bedolo - “Alfabeto delle pianure” Mario Capriotti - “Aprile 2009: 42.334 Nord, 13.334 Est. Terremoto all’Aquila” Francesco Cito - “Neapolitan wedding“ Luca Cortese - “Laguna onirica” Gianni Maffi - “7458 Km” Pio Meledandri - “SIGNA - Storie di donne” Pio Tarantini - “Sere a Sud-Est” Voghera Fotografia è un incontro nazionale dedicato all’immagine voluto e promosso da Spazio 53 in collaborazione con il Comune di Voghera - Assessorato alla cultura Dottoressa Marina Azzaretti, con la direzione scientifica di Renzo Basora, Luca Cortese, Gigliola Foschi, Gianni Maffi, Pio Tarantini. La manifestazione ha visto la partecipazione di importanti professionisti del settore e una serie di eventi collaterali dedicati al grande pubblico di appassionati della fotografia.


Spazio SID Broletto, Pavia luglio 2018


Roberto Kusterle Cronache da un altro mondo

Roberto Kusterle è un autore che emerge nel panorama della fotografia italiana per la sua originalità e per la capacità di affrontare temi di grande rilevanza facendo ricorso a un’estetica carica di un simbolismo lirico. Ogni sua immagine è il frutto di un complesso lavoro di progettazione e realizzazione perché, al contrario di altri che fanno ricorso alla postproduzione digitale, Kusterle preferisce costruire fisicamente i mondi che poi riprende. Questa mostra raccoglie opere provenienti da diverse serie da lui realizzate tutte però accomunate da un’attenta e spesso dolente riflessione sul rapporto malato che l’uomo contemporaneo stabilisce con la natura. Questa così si trasforma, oscura un cielo attraversato da nuvole cupe, mostra una pianura su cui si aprono crepe e improvvise, scure voragini, obbliga gli abitanti a graffiarla, cucirla in un misterioso inseguirsi di gesti chissà se speranzosi o disperati. Da queste immagini visionarie emergono frammenti di un altro mondo abitato da animali che si muovono come nelle fiabe, uomini pesce, donne volanti, figure che si ergono ieratiche come antichi guerrieri. Con il suo lavoro Roberto Kusterle vuole lanciarci un monito e lo fa mostrandoci fotografie cariche di una intensa, inquietante bellezza. Roberto Mutti


Punto vendita NaturaSĂŹ, Voghera giugno 2018


Marcella Milani Sopravvento

Quando ci si lascia la città alle spalle non è raro imbattersi in immagini evocative dell’incontro tra natura e ciò che l’uomo ha creato. Con tenacia e lavoro paziente, il verde conquista spazi. Sembra quasi approfittare della disattenzione umana per riprendersi la sua rivincita, restituendoci una bellezza nuova e silenziosa dentro la quale è facile perdersi


Spazio SID Broletto, Pavia maggio/giugno 2018


Francesca Moscheni I segni di Dio Il lavoro che Francesca Moscheni ha realizzato con il titolo “I segni di Dio” nasce apparentemente ai margini della sua professione, dato che queste fotografie sono state scattate durante alcuni reportage di viaggio quando l’esigenza di non fermarsi alla conclusione dei lavori commissionati, l’ha spinta a cercare altre vie. L’idea era quella di cogliere quanto di simbolicamente significativo emerge nei segni delle civiltà, di accostare, fondendoli, elementi di una spiritualità che caratterizza le tre grandi religioni monoteiste nate nell’area del Mediterraneo, facendo emergere una bellezza del sacro che va ben oltre la sola dimensione della devozione. Sarebbe stato fin troppo semplice rifarsi all’iconografia classica e inutilmente dissacratorio non tenerne conto: Francesca Moscheni, facendosi guidare da una rigorosa visione laica, ha voluto realizzare una ricerca dove le immagini sono legate dal filo sottile e tenace delle analogie, dalla forza dei segni, dal rigore dei rimandi geometrici. Così gli sguardi più ancora che i volti, le mani nelle loro molte posture, compaiono con una certa inevitabile insistenza e non importa se gli uni e le altre appartengano a uomini o statue, esattamente come non importano molto i luoghi in cui questi frammenti di sacro sono stati individuati. Perfino negli equilibri architettonici è possibile cogliere la bellezza creata da artisti spesso anonimi per alludere all’armonia, al rapporto fra vuoto e pieno, alla simmetria o al modo con cui si sceglie che la luce illumini lo spazio. Di fronte alla banalità del senso comune, alla stupidità che caratterizza ogni forma di odio e di intolleranza, tutti elementi che in questi ultimi tempi dividono coloro che si sentono superiori – e proprio per questo non lo sono – o credono alla superiorità di una solo civiltà o di una sola credenza sulle altre, queste fotografie rappresentano una lezione culturale di alto profilo perché indicano, con i mezzi espressivi che le caratterizzano, la possibilità di osservare la vita seguendo la strada che porta a cogliere il senso struggente della bellezza. Roberto Mutti


Urban Center, Milano maggio 2018


CASVA satellite 1 CASVA SATELLITE/1 è un’iniziativa nata dalla collaborazione tra l’URBAN CENTER del Comune di Milano e il “CASVA gli archivi del progetto a Milano” realizzata nell’ambito del progetto “I fantasmi del Novecento”. La mostra CASVA SATELLITE/1 gli archivi del progetto al QT8, interpellando il materiale d’archivio, è stata l’occasione per riflettere sul futuro dell’istituto al QT8, quartiere sperimentale della città moderna che è oggi diventato una pagina della storia dell’architettura e del presente di Milano, quella stessa pagina di cui trattano gli archivi del progetto conservati al CASVA. Partendo dalla sua concezione, per opera dell’architetto Piero Bottoni, e la sua realizzazione sulle macerie della seconda guerra mondiale, la mostra ci conduce all’oggi, al progetto in fieri di insediare il CASVA nell’ex mercato del QT8. Il CASVA, Centro di Alti Studi sulle Arti Visive, attualmente ospitato all’interno del Castello Sforzesco, è un Istituto culturale del Comune di Milano che accoglie gli archivi degli architetti e dei designer che hanno operato essenzialmente sul suolo lombardo. Nel tempo si è andato configurando come “archivio del progetto a Milano” diventando un centro di studi inerenti l’architettura, il design, la grafica, le arti figurative e le arti visive nel loro complesso, con particolare attenzione ai fenomeni culturali che a partire dai primi anni del Novecento hanno progressivamente formato la nostra società.

casva gli archivi del progetto a Milano


Red Lab Gallery, Milano maggio 2018


Fabio Maremmani I colori dell’iride

Scivolano nelle curve che percorrono incollate all’asfalto come a seguire binari immaginari, si tallonano in testa a testa entusiasmanti fino alla linea del traguardo, serpeggiano scattanti fra le balle di paglia dei circuiti cittadini, percorrono i rettilinei delle piste sfrecciando a velocità che solo lo scatto fotografico sa fermare in immagini spettacolari. Fabio Maremmani ama nello stesso modo le automobili da corsa e la fotografia e gli è stato quindi facile coniugare le due passioni per dar vita a una sequenza di scatti capaci di trasmettere intense emozioni. Guardando queste fotografie realizzate con professionale abilità sembra di ascoltare il rumore ora pieno ora sibilante degli scarichi aperti dei motori da competizione, sembra di sentire quell’odore misto di olio, benzina e gomma bruciata che si respira nei box dove si sovrappongono comandi secchi, ronzio di avvitatori, suoni di attrezzi che sbattono fra di loro. Perfino quando Fabio Maremmani si sofferma sulla fiancata di un prototipo di un bel rosso fiammante ancora immobile nel camion che lo ha trasportato, si ha l’impressione da un momento all’altro di vederlo vibrare facendo esplodere la potenza del motore. Quando poi il fotografo riprende più da vicino le automobili in corsa che si ha l’impressione di vivere in soggettiva con il pilota, provando come lui la forza della concentrazione, il calcolo del rischio, la consapevolezza di essere sempre al limite. Eppure, riguardando queste opere, altri aspetti emergono come il design raffinato delle forme di questi mezzi e la varietà dei colori che li caratterizzano andando oltre la gamma dell’iride: il rosso intenso, l’arancione vivido, il giallo brillante, il verde iridescente, il blu scintillante, l’indaco lucente, il violetto sfacciato ma anche il grigio metallico, il bianco rassicurante, il nero aggressivo. Perché i bolidi da corsa, si sa, non passano certo inosservati. Roberto Mutti


Castello di Belgioioso, Sala degli affreschi aprile 2018


Je suis ici. Sguardi e luoghi della Costa d’Avorio Marco Morandotti In Costa d’Avorio, nella regione del Sud-Comoe, tra il mare e le paludi, sulle rive di un grande lago solcato da piroghe scavate da tronchi d’albero, trovi il piccolo centro di Ayamè. Sulla cima di una delle colline ai bordi del paese, una donna appassionata e coraggiosa da più di dieci anni ospita, cura e protegge una cinquantina di bambini, alcuni appena nati, per lo più orfani o comunque soli. Nei loro occhi vedrai il dolore e la speranza e, a volte, un sorriso che li illumina come il sole alla fine della stagione delle piogge. Se poi lasci il paese e ti inoltri lungo la strada che porta a nord, non lontano dal confine col Ghana, troverai, come stazioni di una via crucis, nove dispensari, in altrettanti villaggi, alcuni così piccoli da non essere segnati sulle mappe. Ogni giorno lì si raccoglie, attraverso piste e sentieri che si perdono nella foresta, una folla di persone, adulti e bambini, che tra quelle mura, spesso cadenti, attendono, silenziosi, un medico, se mai arriverà; una medicina, se mai l’avrà. Queste immagini raccontano quegli sguardi e quei luoghi, in una giornata qualunque, perché ogni giornata è uguale alle altre, se nulla cambia mai. Ogni istante è adesso, se il futuro si perde nella foschia dell’alba. Quei muri azzurri, cotti dal sole, sono testimoni quotidiani di storie insieme individuali e collettive. Quegli sguardi silenziosi ti interrogano anche senza voce. Tu cercali, quegli sguardi, e forse, incrociandoli, ti troverai.


Red Lab Gallery, Milano marzo 2018


“A me gli occhi!” ritratti d’anima Fotografie di Antonio Delluzio, Diego Di Guardo, Pablo Peron, Thomas Conti, Elena Senti Gli occhi, in maniera misteriosa ci lasciano percepire verità che altrimenti il linguaggio umano non saprebbe tradurre né comprendere. Ipnotici, ammaliatori, struggenti, a colori o in bianco e nero questi occhi, indiscussi protagonisti, ci consegnano la propria storia, intrinsecamente soggettiva, ma non per questo meno vera. Impossibile non guardarli, o restare indifferenti, hanno una sorta di capacità seduttiva che inchioda, che blocca e la loro presenza mette quasi a disagio e imbarazza.


Castello Visconteo, Pavia aprile/giugno 2018


Marcella Milani Urbex Pavia Urbex Pavia è il progetto fotografico-editoriale che racconta il patrimonio architettonico del passato industriale, commerciale e sociale di Pavia. Nel pieno spirito del movimento culturale “Urban Exploration”, l’esplorazione di sedici aree dismesse della città svela l’incontro tra il degrado dell’abbandono e la natura che riconquista i propri spazi, dotandolo di profondi significati estetici. Le immagini - rigorosamente in bianco e nero - narrano la bellezza nascosta e spesso dimenticata di questi luoghi, per riscoprirne la storia e individuarne potenzialità future. L’omaggio di Marcella Milani alla città di Pavia ne racconta molteplici aspetti: la bellezza nascosta e dimenticata, la potenzialità del futuro, il passato industriale ravvisabile nel patrimonio architettonico. Un viaggio che si snoda tra 16 aree dismesse e che racconta degrado e natura, abbandono e rinascita.


Urban Center, Milano febbraio 2018


FERRO, ELETTRICITÀ, CITTÀ. IL TRAM. MILANO Ettore Gualandi, Ivan Uccelli C’è chi lo ama e chi lo odia. Chi è indifferente e chi prova emozioni. Chi lo usa tutti i giorni e chi, timoroso, ci sale per la prima volta. Utilizzare il tram a Milano equivale a farne a parte, una parte infinitesimale di un sistema che funziona in simbiosi con la città, che si adatta o ne plasma la forma e gli usi da oltre 130 anni. Il progetto fotografico, attraverso immagini e didascalie, racconta il passato e il presente dei luoghi, dei dettagli, dei comportamenti, della tecnica che legano in maniera tangibile il sistema tranviario alla città e la città al suo sistema tranviario. AIM è un’associazione nata nel 1987 grazie all’impegno di un gruppo di imprese e banche milanesi con l’obiettivo di sostenere Milano nel suo sviluppo culturale, sociale ed economico attraverso la promozione di progetti, ricerche, dibattiti, eventi e oltre 80 pubblicazioni. Tra i suoi progetti degli ultimi anni troviamo gli itinerari guidati di “Conoscere Milano”, le infrastrutture ecologiche “Raggi Verdi”, gli itinerari cicloturistici “LET”, lo studio “Habito. La ricerca per il futuro dell’abitare” e i corsi di alfabetizzazione digitale. Negli ultimi anni ha sviluppato alcune iniziative legate alla fotografia tra cui le mostre presso la propria sede, in collaborazione con Fondazione 3M e Fondazione AEM, e “Milano Buzz”, un racconto per immagini di Milano vista attraverso i mezzi di superficie.


Spazio SID Broletto, Pavia dicembre 2017/gennaio 2018


Francesca Moscheni I segni di Dio Il lavoro che Francesca Moscheni ha realizzato con il titolo “I segni di Dio” nasce apparentemente ai margini della sua professione, dato che queste fotografie sono state scattate durante alcuni reportage di viaggio quando l’esigenza di non fermarsi alla conclusione dei lavori commissionati, l’ha spinta a cercare altre vie. L’idea era quella di cogliere quanto di simbolicamente significativo emerge nei segni delle civiltà, di accostare, fondendoli, elementi di una spiritualità che caratterizza le tre grandi religioni monoteiste nate nell’area del Mediterraneo, facendo emergere una bellezza del sacro che va ben oltre la sola dimensione della devozione. Sarebbe stato fin troppo semplice rifarsi all’iconografia classica e inutilmente dissacratorio non tenerne conto: Francesca Moscheni, facendosi guidare da una rigorosa visione laica, ha voluto realizzare una ricerca dove le immagini sono legate dal filo sottile e tenace delle analogie, dalla forza dei segni, dal rigore dei rimandi geometrici. Così gli sguardi più ancora che i volti, le mani nelle loro molte posture, compaiono con una certa inevitabile insistenza e non importa se gli uni e le altre appartengano a uomini o statue, esattamente come non importano molto i luoghi in cui questi frammenti di sacro sono stati individuati. Perfino negli equilibri architettonici è possibile cogliere la bellezza creata da artisti spesso anonimi per alludere all’armonia, al rapporto fra vuoto e pieno, alla simmetria o al modo con cui si sceglie che la luce illumini lo spazio. Di fronte alla banalità del senso comune, alla stupidità che caratterizza ogni forma di odio e di intolleranza, tutti elementi che in questi ultimi tempi dividono coloro che si sentono superiori – e proprio per questo non lo sono – o credono alla superiorità di una solo civiltà o di una sola credenza sulle altre, queste fotografie rappresentano una lezione culturale di alto profilo perché indicano, con i mezzi espressivi che le caratterizzano, la possibilità di osservare la vita seguendo la strada che porta a cogliere il senso struggente della bellezza. Roberto Mutti


Castello Visconteo - Museo Archeologico, Pavia dicembre 2017


Contempora Langobardorum mostra a cura di Chiara Argenteri e Francesca Porreca Pittura, scultura, fotografia, videoarte, grafica e incisione, i linguaggi artistici, declinati nelle loro diverse sfaccettature, sono in transito nelle sale archeologiche dei Musei Civici, per esplorare il passato con uno sguardo attuale e contemporaneo, e indagare su chi siano stati e dove possano trovarsi oggi i Longobardi. Gli artisti si addentrano nel complesso tema del recupero della memoria storica della città di Pavia, divenuta capitale del Regno longobardo in seguito alla migrazione del ‘popolo dalle lunghe barbe’ proveniente da nord, con un inevitabile parallelismo con l’attuale ondata migratoria da sud. L’incontro-scontro con l’altro, le invasioni barbariche, la stratificazione di saperi e saper fare, il rapporto col diverso attinge tanto dalla storia passata quanto dal nostro mondo globalizzato, teso al multiculturalismo. Il percorso a ritroso verso l’epoca longobarda permette così di gettare ponti e stabilire connessioni, ma anche di evidenziare fratture, segni, distanze.


Polo Tecnologico, Pavia dicembre 2017


Gianluca Rona UPSIDEDOWNtOWN Dall’America all’Asia, vedute metropolitane, panoramiche e dettagli di due grandi centri e icone del mondo occidentale e orientale: New York e Hong Kong rivivono negli scatti del fotografo Gianluca Rona, virtuoso sperimentatore di tecniche e poetiche. UPSIDEDOWNtOWN è il risultato di un progetto cominciato nel 2015, quando Rona si trasferisce per un lungo periodo a New York, come corrispondente di stampa estera. Il giovane fotografo si lascia catturare dalla grande mela e sceglie di darne una visione alternativa, trasfigurata attraverso elaborazioni dal sapore fortemente grafico. Nasce così la serie UPSIDEDOWNtOWN – di cui verrà anche pubblicato un libro – che si arricchisce nel 2016 con le immagini scattate a Hong Kong. Si tratta di fotografie che creano un forte spiazzamento visivo nello spettatore, sospendono, neutralizzano e invertono i rapporti, destabilizzandone la visione. Sono vere e proprie composizioni graficopittoriche in cui i colori sono spesso monocromi, e alternano le luminose luci del giorno a quelle più crepuscolari o notturne. Il modulo stilistico che attraversa gran parte delle immagini è quello del rispecchiamento: la fotografia iniziale viene replicata su uno dei lati, orizzontale o verticale, ma non secondo le regole ottiche che duplicano l’immagine nello stesso senso, ma in modo arbitrario, invertendo i lati delle stesse. Si tratta dunque di un finto rispecchiamento che, alterando l’“effetto specchio”, destabilizza la visione dello spettatore. Le vedute metropolitane sono inoltre il risultato di esposizioni multiple che trasformano il realismo della ripresa fotografica in visioni grafico-geometriche, dove forme e colori sono trasformati in campi tonali senza sfumature. Chiara Argenteri


Spazio per le Arti contemporanee del Broletto, Pavia settembre 2017


Mente Captus Marcella Milani spazi e silenzi dell’ex manicomio di Voghera

Il progetto fotografico si concentra sul vasto insieme di strutture che compongono l’ex manicomio di Voghera, edificato nel 1876 su una superficie totale di circa 83.000 metri quadrati, e che giace in stato di abbandono ormai dal 1998. Si tratta di un patrimonio di significativo valore per la storia della città e della nostra provincia, sia quale mirabile esempio di architettura sanitaria ottocentesca, sia sotto il profilo culturale, per ciò che questo luogo di accoglienza e contenimento del disagio psichico ha rappresentato. La mostra è organizzata dal Settore Cultura del Comune di Pavia con il contributo di Fondazione Banca del Monte di Lombardia in collaborazione con la Scuola Civica d’Arte AR.VI.MA, con il Patrocinio della Provincia di Pavia e dell’ Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Pavia e con il sostegno di Fondazione Mondino e ASST Pavia.


Castello di Belgioioso settembre 2017


Alice Gianluca Rona Alice è una collezione di immagini e di oggetti nata dall’idea che la fusione tra design e fotografia d’autore possa permettere nuovi usi di entrambe queste arti minori. Le immagini del set del sogno di Alice rendono unici tavoli luminosi, librerie, cornici integrate a boiserie, pareti divisorie trasparenti photoSHOWall® . Il fotoprogetto di plano racconta come attraverso questi oggetti le immagini possono popolare i nostri spazi in modo diverso. Alice è un progetto photoSHOWall con Gianluca Rona.


Spazio SID Broletto, Pavia agosto 2017


Natura Cosciente Stefania Ricci a cura di Roberto Mutti Un fiore delicatissimo si fa attraversare dalla luce e ci si presenta nella purezza delle sue forme, un altro si piega su se stesso creando ombre che insegue in un gioco raffinato di intrecci e rimandi. Bisogna confessare di essere un po’ spiazzati da questo raffinato gioco di richiami anche perché qui la fotografia non assume l’aspetto piacevole ma prevedibile della descrizione minuziosa, non si sofferma sulla limpida bellezza che caratterizzava le riprese floreali di Ansel Adams, non insegue le originali prospettive con cui Irving Penn rivelava nei petali appena sfioriti di una rosa la caducità della vita, non rivela l’inaspettata prorompente carnalità messa in luce da Robert Mapplethorpe che ha definitivamente cambiato il nostro modo un tempo innocente di osservare una calla. Stefania Ricci queste immagini le ha studiate con attenzione, ne è stata affascinata come tutti ma ha anche capito di voler andare oltre alla ricerca di una visione più personale che fosse vicina non a un astratto ideale di bellezza ma a una sensazione più profonda sgorgata dal suo rapporto empatico con la natura per un verso e con l’arte per l’altro. Da tutto ciò nasce un progetto dotato di una forte consapevolezza – come già si intuisce nel titolo “Natura cosciente” – quella di essere di fronte a una precisa e tenace forma di coscienza attraverso cui ci arrivano messaggi che sta a noi e alla nostra sensibilità decodificare. La vitalità che attraversa la natura, infatti, sa essere quasi sempre sorprendente, le soluzioni per sopravvivere ingegnose mentre la capacità di modificarsi in relazione con quanto la circonda stanno a indicare qualcosa che potremmo definire come una raffinata e un po’ misteriosa forma di intelligenza. Per questa ragione Stefania Ricci non riprende i fiori come fossero oggetti ma li rende protagonisti appoggiandoli direttamente a contatto della carta fotografica sui cui lasciano il segno della loro presenza. Con le sue opere lievi, delicate ma anche sensuali, la fotografa ci invita a percepire il linguaggio con cui la natura sussurra ed è osservando queste immagini che ci possiamo accorgere di guardare contemporaneamente anche in noi stessi con una nuova, felice consapevolezza.


Spazio SID Broletto, Pavia agosto 2017


Le meraviglie del mondo sommerso Lorenzo Terraneo a cura di Roberto Mutti Da tempo immemorabile sono in molti a interrogarsi sulle possibili forme di vita extraterrestre e su questo tema la scienza e la fantasia hanno trovato uno dei rari punti di convergenza facendo nascere una nuova disciplina quale è, appunto, la fantascienza. Quando ha immaginato l’esistenza di ominidi ha finito per scadere nel banale iscrivendoli nella generica categoria di “marziani” e colorandoli chissà perché quasi sempre di verde, ma quando si è rivolta al mondo animale ne sono nate creature dalle mirabolanti caratteristiche insieme seducenti e paurose come certi mostri che hanno animato l’antica mitologia. Eppure, basterebbe guardare con più attenzione il mondo in cui viviamo per accorgerci di quali meraviglie sia popolato anche se, per farlo, dobbiamo fare qualche sforzo dedicando tempo e attenzione anche ai particolari più minuti. Da questo punto di vista la fotografia è uno strumento prezioso che può fare da guida in un percorso capace di farci riscoprire il piacere di un sentimento non sempre considerato come meriterebbe: la meraviglia. Lorenzo Terraneo diventa così la nostra guida per avvicinare quella realtà inafferrabile anche se a noi vicinissima che è quella del mondo sommerso. Non va alla ricerca di luoghi lontani, non insegue forme di vita esotiche ma più semplicemente ci mostra la bellezza di una quotidianità tutta da scoprire. Grazie a una tecnica raffinatissima e a una grande conoscenza del mondo animale, insegue minuscoli esseri nelle loro stupefacenti movenze, attende con pazienza che allarghino branchie, distendano tentacoli, si chiudano su se stessi o sviluppino il corpo, tendano trappole e cerchino di sfuggirle. Usando la tecnica della macrofotografia, Terraneo evidenzia minuscoli particolari mostrando così la bellezza straordinaria di esseri che assumono l’aspetto di fiori, i movimenti cauti di alcuni, le caratteristiche cromatiche in un inseguirsi di gialli, arancioni, blu di altri. Sott’acqua c’è un mondo pieno di incanto: il movimento sussultorio di una stella marina che espelle le sue uova, l’occhio interrogativo di uno scorfano che ci osserva, l’elegante sinuosità di uno spirografo aspettano solo di essere ammirati e le raffinatissime fotografie di Lorenzo Terraneo ci aiutano a farlo.


Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano giugno 2017


30 anni AIM 1987 - 2017

AIM è un’Associazione culturale no profit che promuove attività di ricerca e progetti a sostegno della crescita culturale, economica e sociale di Milano e della sua area Metropolitana. AIM è sostenuta dai suoi soci (aziende, enti e banche) e collabora con le più importanti istituzioni pubbliche e private attive sul territorio. Nei suoi 30 anni di attività AIM ha prodotto centinaia di ricerche, dibattiti, incontri, visite di studio, progetti e pubblicazioni per registrare e promuovere i cambiamenti di Milano. Dal 2016 AIM ha una nuova sede aperta al pubblico dove è possibile consultare i suoi studi e ricerche e promuovere corsi, incontri e mostre. i soci attuali di AIM sono: A2A, Credito Valtellinese, Fondazione 3M, Intesa Sanpaolo, MM e Scenari Immobiliari.


Museo della Tecnica Elettrica MTE, Pavia maggio 2017


Allestimento teatrale “il bandolo della matassa” con Alessandro Chieregato L’allestimento del monologo teatrale “Il bandolo della matassa”, è stato realizzato con il sistema photoSHOWall utilizzando i contenuti della mostra “Nominare il mondo. Senza tetto né legge a Pavia” del Comune di Pavia, Settore Cultura


La mostra in cartolina


Palazzo Bellisomi - Vistarino, Pavia la mostra in cartolina


La mostra in cartolina Roberto Kusterle Le foto di Roberto Kusterle vengono immerse nei paesaggi da cartolina in parte reali, in parte immaginati di photoSHOWall. Ogni immagine è frutto di un doppio lavoro di progettazione e realizzazione perchÊ, sia Kusterle che photoSHOWall, costruiscono fisicamente le scene che poi riprendono.


Palazzo Borromeo, Pavia la mostra in cartolina


La mostra in cartolina Roberto Kusterle Le foto di Roberto Kusterle vengono immerse nei paesaggi da cartolina in parte reali, in parte immaginati di photoSHOWall. Ogni immagine è frutto di un doppio lavoro di progettazione e realizzazione perchÊ, sia Kusterle che photoSHOWall, costruiscono fisicamente le scene che poi riprendono.


Pavia la mostra in cartolina


La mostra in cartolina We are here. Caroline Gavazzi Per realizzare queste immagini Caroline Gavazzi è partita da molto lontano, convinta che un ritratto è la sintesi di un lavoro complesso basato sulla sintonia che deve legare il fotografo e il suo soggetto. Per questa ragione ha prima visitato Riace con lo scopo di conoscere vecchi e nuovi abitanti e solo in un secondo tempo ha estratto la macchina fotografica coinvolgendo nella ricerca quelli che sono diventati i suoi modelli ma anche i protagonisti consapevoli di questo progetto seguito con attenzione e curiosità in tutte le fasi del suo svolgersi. Bisognava immaginarsele prima queste case ormai svuotate da chi se ne era allontanato, le finestre sprangate, le luci spente sugli unici rumori degli scricchiolii dei vecchi mobili. Sembrava impossibile far girare in altra direzione il senso della storia, eppure è bastato saper guardare oltre con coraggio e un briciolo di prospettiva visionaria per riempire quei luoghi, rianimare le vie, far nascere laboratori artigianali grazie ai quali rendere concreto e reale il detto che è il lavoro a dare dignità all’uomo.


Musei Civici, Pavia la mostra in cartolina


La mostra in cartolina Contempora Langobardorum Davide Tremolada con Roberto Figazzolo


photoSHOWall è stato sviluppato nell’ambito del progetto SHOWall finanziato a valere sul Bando “Smart Fashion and Design” promosso da Unione Europea e Regione Lombardia e cofinanziato dal POR FESR 2014-2020 in quanto progetto di sviluppo sperimentale, innovazione e disseminazione dei risultati nella filiera della moda, del design, delle industrie creative e culturali.

photoSHOWall è un progetto di Davide Tremolada Intraversato, è prodotto a Pavia da mtp arredamenti utilizzando pannelli in MDF di legno riciclato. www.photoshowall.com www.mtp-arredamenti.it Hanno firmato installazioni photoSHOWall: Erminio Annunzi, Olivo Barbieri, Monika Bulaj, Gianni Berengo Gardin, Francesco Cito, Harry De Zitter, Roberto Kusterle, Joey Lawrence, Gianni Maffi, Jo-Anne McArthur, Darcy Padilla, Pedro Pardo, Graziano Perotti, Giulio Piscitelli, Pio Tarantini, Zeng Yi.


LE CORNICI

Una lamina, LE PARETI

LE ISOLE

tanti formati

I CONTENITORI


Profile for photoSHOWall la parete fotografica

Flashback  

3 anni di mostre photoSHOWall

Flashback  

3 anni di mostre photoSHOWall

Advertisement