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Marzo Aprile 2017 anno VI n.02

ISSN 2421-3195

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ESTRATTO

FINE ART

STORIE DI FOTOGRAFI E DI FOTOGRAFIA

IMAGE MAG MARZO n APRILE 2017

Mario

Dondero


Sussulto Istantaneo È il 21 febbraio 1947. Al Pennsylvania Hotel, di New York, Edwin Herbert Land presenta e dimostra la fotografia a sviluppo immediato. Dopo settant’anni esatti, si sta assistendo a una seconda giovinezza di quella tecnologia, con un successo anche commerciale (particolarmente nel periodo natalizio), che ha coinvolto soprattutto le giovani generazioni. Un ritorno all’analogico? Sicuramente no. Più probabilmente viene rievocato un mito che ha contraddistinto un’epoca. C’è dell’altro, comunque, che sta nella rapidità: scatto e stampo; una sorta di “Veni, vidi, vici”, che toglie dall’imbarazzo di una scelta tra centinaia di scatti “liquidi” e ormai passati in un HD.

Bene? Male? Tutto è buono, quello che riguarda la fotografia, soprattutto quando non la si rottama per un uso esclusivamente social. A noi piace pensare che alla base di questo sussulto istantaneo vi sia anche la voglia di divertirsi, condividendo le stampe (finalmente) dentro una comunità ristretta, quella della propria prossimità. Quello è uno spazio che deve essere riconquistato, assieme ai tempi necessari a mettere in atto un proprio pensiero fotografico, prima e dopo lo scatto. È la fotografia a volerlo.

COVER STORY

EDITORIALE

Mosè Franchi

1. SUSSULTO ISTANTANEO Fotografia per divertirsi.

CAFÉ FOTOGRAFICO 14. PERSONE, FATTI, CURIOSITÀ Notizie da non perdere.

ORIZZONTI FOTOGRAFICI

60. WORLD PRESS PHOTO OF THE YEAR 2017

Mario Dondero 4. GIROVAGO GENTILUOMO

Il vincitore del 1° premio assoluto e gli italiani che sono stati premiati.

L’ALTRA COVER STORY

COMUNITÀ FOTOGRAFICA

Progetto grafico Visiva S.r.l. - www.visiva-adv.it

­­www.imagemag.it Direttore responsabile Mosè Franchi Comitato editoriale Mosè Franchi, Roberto Mazzonzelli, Francesco Cito, Stefano Messina, Massimo Reggia, Lido Andreella

Realizzazione grafica Gino Durso Davide Lanzino, Ilaria Nigro Stampa Cortona Moduli Cherubini S.r.l. Image Mag è una pubblicazione Consorzio Gruppo Immagine

Mostre, eventi, manifestazioni, fiere, workshop e seminari.

UNO DI NOI

72. CAMILLA FILIPPI

Camilla ha finalizzato un progetto fotografico singolare: un auto scatto a colazione, tutti i giorni. Ne è nato Psychedelic Breakfast, dove l’attrice interpreta quotidianamente personaggi diversi.

PORTFOLIO

24. ALESSIA ENDRIGHI

ATTRAVERSO IL FINESTRINO

30. MARCO ESPERTINI

68. THE FASHION MODEL MANAGEMENT

36. FIORELLA VAIR

La forza della professionalità.

16. IL PAESAGGIO CHE ABBAGLIA

70. DA VEDERE & PER PARTECIPARE

66. PHOTO DISCOUNT Cinquant’anni di storia.

Massimo Siragusa

EVENTI&MOSTRE

QUESTIONE DI LIBRI

69. LA BIBLIOTECA CHE VORREI

I testi che non dovrebbero mai mancare nei nostri scaffali.

Redazione Consorzio Gruppo Immagine Viale Andrea Doria, 35 - 20124 Milano Tel. 02/23167863 - e-mail: info@imagemag.it Distributore esclusivo per l’Italia Consorzio Gruppo Immagine Periodicità Bimestrale Prezzo copia 12,00 euro. Arretrati 20,00 euro.

NOTTI A SHOREDITCH

UN QUADRATO DI (DA) SOGNO

42. GRAZIANO BISCOTTI

“BIKE PASSION” PASSIONE CICLISMO

48. ENRICO CHIAPPINI SGUARDI ARCHITETTONICI

54. ELENA SANTORO RIFLESSIONI D’ACQUA

Abbonamento a 6 numeri: ritiro in negozio Photop 42,00 euro / spedizione postale 62,00 euro Image Mag è una testata registrata presso il Tribunale di Milano con autorizzazione n. 237 del 1 Giugno 2012 È proibita la riproduzione di tutto o parte del contenuto sen­za l’autorizzazione scritta dell’Editore. L’Editore è a disposizione per regolare i diritti delle immagini i cui titolari non siano stati reperiti.

pagina uno


Image Mag è la prestigiosa rivista bimestrale interamente dedicata alla fotografia e ai suoi interpreti. È l’espressione del desiderio di parlare ad appassionati di fotografia usando la lingua degli appassionati di fotografia. Una rivista che presenta immagini stupefacenti realizzate da celebri professionisti e lavori di appassionati che compongono gli epici portfolio, cuore e anima di questo straordinario magazine.

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BUSTO ARSIZIO (VA) ANDREELLA PHOTO - PHOTOP Piazza XXV Aprile, 11/B Tel. 0331.679350 CALTANISSETTA ELMA Via E. De Nicola, 25 Tel. 0934.552386 FOTO CURATOLO - PHOTOP Via Malta, 49 - Tel. 0934.595480 FALCONARA M. (AN) DE CAROLIS MATTEO TABACCHI RIV. 27 C.C. LE VILLE - Via Puglie, 8 Tel. 071.9175942 FOTO DE ANGELIS - PHOTOP C.C. LE VILLE - Via Puglie, 8/D Tel. 071.9173765 FERRARA FOTO PANDINI - PHOTOP Via Garibaldi, 121 Tel. 0532.202821 FIRENZE BONGI - PHOTOP Via Por S. Maria, 82-84 Tel. 055.2398811 EDICOLA SORBI Piazza della Signoria Tel. 055.287844

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VENEZIA LIBRERIA LT2 TOLETTA Dorsoduro/Toletta, 1214 Tel. 041.5229481


GIROVAGO GENTILUOMO

DONDERO pagina quattro


Š foto di Mario Dondero

paginacinque


Š foto di Mario Dondero

pagina sei


FOTO

IMAGING

VIDEO

FINE ART

STORIE DI FOTOGRAFI E DI FOTOGRAFIA

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pagina sedici


L’ALTRA COVER STORY NUOVE TENDENZE ALLA RIBALTA DELLA FOTOGRAFIA

IL PAESAGGIO CHE ABBAGLIA

Incontriamo Massimo Siragusa a Milano, durante il periodo natalizio. Ci mette a nostro agio con semplicità. Per noi diventa difficile trovare un pertugio sulla sua fotografia. Nel dialogo che si sviluppa, tutto è troppo facile, quasi scontato. Indubbiamente la componente progettuale delle sue opere ne agevola la produzione, ma deve esserci dell’altro (eccome). Prova ne è una carriera composita, divenuta su un percorso in crescita, nelle opere e, soprattutto, col pensiero. Partiamo da oggi, e dai lavori che vediamo. Il titolo suggerisce che il suo paesaggio abbaglia, desideriamo però chiarirlo. Di fronte a ogni immagine, ci sembra di aprire una finestra su un panorama assolato. È vero, sulle prime siamo costretti a chiudere gli occhi; ma subito dopo tutto diventa chiaro, preciso, definito. Una sorta d’illuminazione pervade l’immagine, associata a una composizione rigorosa, che in più non costituisce ostacolo all’originalità. Insomma, solo all’inizio le fotografie che vediamo appaiono evanescenti. La sovraesposizione (l’abbaglio, appunto) non nasconde nulla, perché dentro c’è tutto, non bruciato potremmo dire. Si tratta di un’impronta stilistica, che poggia su un lavoro di pazienza e concetto. Non solo, il paesaggio ci viene offerto: quel chiarore permette a ogni guardante di dedicare a se stesso l’ultima interpretazione, la percezione conclusiva. Uno sguardo vogliamo anche offrirlo alla carriera del fotografo. Siragusa ha sempre curato l’approccio allo strumento fotografico, proponendosi anche oltre il paesaggio. Prova ne sono i quattro World Press Photo vinti, peraltro in ambiti diversi. E allora intuiamo come le immagini di oggi (quelle che vediamo) non rappresentino solo uno stilema di comodo, bensì un punto d’arrivo agognato da sempre e raggiunto concettualmente. Ci piace pensare che il primo reportage di Massimo sia stato utile ad arrivare sin qui. Per abbagliare? Anche, mettendo però ordine laddove l’uomo ha messo le mani sulla natura, magari nei territori di confine. Che dire ancora? Guardiamo le immagini e stringiamo gli occhi. Ci sarà molto da vedere e capire, per un paesaggio che abbaglia.

© foto di Massimo Siragusa

paginadiciassette


PORTFOLIO Alessia Endrighi

ATTRAVERSO IL FINESTRINO

pagina ventiquattro


Š foto di Alessia Endrighi

paginaventicinque


Š foto di Marco Espertini

pagina trenta


PORTFOLIO Marco Espertini

NOTTI A SHOREDITCH Marco Espertini ci propone un lavoro realizzato nell’Est End di Londra, nella zona di Shoreditch. Di sicuro è riuscito a catturarne l’atmosfera, persino quella storica. Sì, perché sembra che il nome derivi da Jane Shore, nobildonna amante di Edoardo IV, deceduta, pare, cadendo in un fosso (ditch, in inglese). Un’invenzione? Probabile. C’è però dell’altro. Un altro mito vorrebbe che il celebre Jack lo Squartatore, il serial killer di prostitute, frequentasse spesso il pub The Ten Bells, ancora un riferimento della vita notturna di Londra. Mescoliamo tutto, e riusciamo a comprendere le immagini che vediamo. Il buio va oltre l’oscurità e nasconde in se stesso il mistero profondo. I personaggi, pur veri, escono ed entrano come apparizioni, sotto la luce di un lampione o lungo un murales coloratissimo. Emerge, pure in noi che guardiamo, una gran voglia di volgersi a ritroso per controllare le spalle. L’uso sapiente del mosso e del colore accentua gli interrogativi, forse anche quell’ansia voluta e affascinante. Basta poco: questo è l’insegnamento di Marco. Forse il segreto sta nell’immergersi a fondo nella realtà, fino a quando questa non diventi sfumata e ambigua. Qui sta il merito del lavoro che vediamo: l’autore suggerisce, sussurra, propone, senza affermare. Lascia parte della storia a chi guarda. È la regola del reportage e, forse, della fotografia tutta.

paginatrentuno


PORTFOLIO Fiorella Vair

Parlando con le persone, si ha l’impressione di essere riusciti a conoscerle a fondo. Lo stesso può dirsi per gli scritti: una volta letti, paiono suggerirci molto circa i loro autori. “Sono figlia unica”, recita la biografia di Fiorella, da dove emerge una figura paterna immensa, magnifica, unica. Così abbiamo pensato come le sue opere costituiscano una sorta di ringraziamento per i doni ricevuti in fotografia e non solo. Per il resto è il sogno a emergere, quello che prende vita tra veglia e sonno, con già gli occhi chiusi. Si tratta di una realtà immaginaria, eppure plausibile: a portata di mano. Ne escono il volo, l’acqua, i pensieri, le angosce, le paure; il tutto poggiante su una gioia comunque diffusa, perché il sogno è bello di per se stesso, per il solo fatto di esistere. Il formato quadrato (una scelta felice) diventa una scatola, o forse una stanza per gli incontri. È lì che Fiorella ci offre un appuntamento, per spiegarci cosa prova. Del resto, in quell’interno non siamo soli, e già scorgiamo altri guardanti, oltre gli spazi e i tempi consueti, dall’altra parte. Sogni, dicevamo: come ricerca, ma anche desiderio. Fiorella ne ha bisogno, e ce lo suggerisce sottovoce, nel silenzio di istanti eterni e rivisitabili. Sogni per vedere, ricordare, incontrare e sperare. Questo è l’altro mondo di Fiorella ed è lì che cerca la sua felicità. Oggi lo sappiamo.

pagina trentasei


Š foto di Fiorella Vair

paginatrentasette


PORTFOLIO Graziano Biscotti

“Bike Passion”

Passione Ciclismo pagina quarantadue


Š foto di Graziano Biscotti

paginaquarantatre


PORTFOLIO Enrico Chiappini

SGUARDI ARCHITETTONICI Quando riusciamo a vedere? Dipende, e non sempre accade; esiste una realtà invisibile a molti, ma non a tutti: qui, là, nei riflessi di un grattacielo. Non si tratta di un limite, perché l’invisibile sta alla realtà per come ci rapportiamo con essa, coscientemente. Di fronte alle immagini di questo lavoro dobbiamo confessare a noi stessi di non aver visto, o di averlo fatto raramente. Ai nostri occhi, si ricompongono linee, forme e colori, a scapito di quel caos cui spesso attribuiamo la responsabilità della nostra incapacità a vedere oltre. Enrico, col suo lavoro, ci lancia un invito: quello di abbandonare sguardi consueti e “protettivi”, atti a fuggire dal disordine, e non a ricomporlo. All’orizzonte, in fotografia, c’è sempre un nuovo mondo: magari astratto, fantasioso, gracile; eppure ricomponibile, anche solo dentro di noi. È il nostro sguardo a doversi migliorare, cercando una visione soggettiva e consapevole. Enrico ha già provveduto, e lo vediamo. Adesso ci sta aspettando.

pagina quarantotto


Š foto di Enrico Chiappini

paginaquarantanove


PORTFOLIO Elena Santoro

RIFLESSIONI D’ACQUA L’acqua non ha memoria: per questo è così limpida. A dircelo è Ramon Gomez de la Serna. Lo scrittore e aforista spagnolo ha comunque ragione, ED è per questo CHE scrutiamo spesso rive e stagni. Le piccole onde suggeriscono una volta soltanto, non ripetono: si trasformano e basta. Riflettono, da par loro, ciò che vedono, tremolando. Non mostrano sussulti, né movimenti inconsulti. Mai uguali a loro stesse, lambiscono, avvolgono, abbagliano, incupiscono, lasciando attonito l’osservatore. Le piccole onde rappresentano poi la scelta, quella percorsa da Elena: non un’ammirazione estetica, ma un’introspezione riflessiva. Le piccole onde sono lì, in basso, ai nostri piedi: nei luoghi dove sempre si guarda per capire e decidere. C’è anche un tempo, ad accompagnarle, fatto d’istanti che si negano, di sensi che si cancellano, di minuti che si allungano. Quel sasso che parte dalle nostre mani è quasi una forzatura, un atto violento. Serve a ripartire, anche se l’acqua non lo suggerisce. Si veste a cerchi, è vero; ma poi torna al rollio di sempre: incomprensibile, immemore, limpida. Elena ce l’ha fatto capire.

pagina cinquantaquattro


Š foto di Elena Santoro

paginacinquantacinque


ORIZZONTI FOTOGRAFICI OCCASIONI E LUOGHI PER LO SCATTO IDEALE

WORLD PRESS PHOTO OF THE YEAR 2017 Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo. Ogni anno, da sessant’anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata a esprimersi su migliaia di domande di partecipazione inviate alla Fondazione World Press Photo di Amsterdam da fotogiornalisti provenienti da tutto il mondo. Alcune cifre Per l’edizione 2017 le immagini sottoposte alla giuria del concorso World Press Photo sono state 80.408, inviate da 5.034 fotografi di 125 nazionalità. La giuria, che ha suddiviso i lavori in otto categorie, ha premiato 45 fotografi provenienti da 25 paesi: Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, India, Iran, Italia, Pakistan, Filippine, Romania, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Siria, Nuova Zelanda, Turchia, UK, USA. La fotografia vincitrice assoluta La fotografia vincitrice assoluta della sessantesima edizione del World Press Photo l’ha scattata Burhan Ozbilici di The Associated Press. Il titolo è: “An Assassination in Turkey”. Mevlüt Mert Altıntas, un poliziotto, viene fotografato pochi istanti dopo aver sparato all’ambasciatore russo in Turchia Andrey Karlov. L’omicidio è avvenuto ad Ankara il 19 dicembre 2016 durante l’inaugurazione di una mostra: l’attentatore, 22 anni, è poi stato ucciso dai servizi di sicurezza. “I colpi di pistola, almeno otto, sono rimbombati nella galleria d’arte prima silenziosa”. “È scoppiato il caos”. “La gente urlava, si nascondeva dietro le colonne e sotto i tavoli, e si stendeva a terra”. “Ero spaventato e confuso, ma ho trovato un riparo dietro un muro e mi sono messo a fare il mio lavoro, scattare foto”. Questo è il racconto di Burhan Ozbilici, un fotografo dell’agenzia Associated Press che ha assistito per caso ad Ankara all’uccisione di Andrei Karlov, l’ambasciatore russo in Turchia, da parte di un uomo poi identificato come un poliziotto turco, Mevlut Mert Altintas.

paginasessanta

” IN OGNI FOTOGRAFIA DEVE ACCADERE QUALCOSA” In quel momento nessuno poteva sapere se Altintas volesse uccidere più persone. Ozbilici ha scattato molte fotografie negli istanti successivi all’aggressione, documentando l’ira dell’attentatore e la paura della folla. Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo. Si è parlato a lungo della fotografia vincitrice, come accade ogni anno. Crediamo sia giusto così, perché un’immagine deve far parlare di sé, sempre. Josef Koudelka diceva: “In ogni fotografia deve accadere qualcosa”. Qui l’avvenimento c’è stato, ma è presente un divenire incerto, ambiguo, per questo ancora più coinvolgente. Certo, l’immagine è pulita, persino elegante; ma cosa poteva fare l’autore? Scattare, e basta. Gli scenari stanno cambiando, persino quelli terroristici. Le “divise” non sono più quelle consuete e spesso si confondono con la normalità: ma quale? Quella che diamo per scontata, che preferiamo, che purtroppo ci serve per dividere tra bene e male. Non è più così e non lo sarà più, perché certi gesti nascono nella comunità a noi più vicina. Ci sarebbe da parlarne, in maniera approfondita. Per finire, l’immagine che vediamo poggia su un “già conosciuto”. I contesti sono sfumati, almeno per come li avremmo voluti. È stato così anche per le edizioni precedenti del WPP. Dobbiamo rassegnarci, altri media arrivano prima ormai da molto tempo. Ai fotografi va il plauso di documentare a fondo, di esserci. Il fatto che facciano discutere è già un merito, grande. La mostra del WPP 2017 si terrà a Roma in anteprima mondiale, insieme a Siviglia e Lisbona, presso il Palazzo delle Esposizioni, dal 28 aprile al 28 maggio 2017. Le stesse immagini verranno esposte presso la Galleria Carla Sozzani dal 7 maggio al 4 giugno 2017. (galleria@galleriacarlasozzani.org)

BURHAN OZBILICI Burhan Ozbilici è nato a Erzurum, nella Turchia orientale. Figlio di un intellettuale turco e di un eroe della guerra d’indipendenza della Turchia, Burhan ha ricevuto una formazione classica in diverse scuole superiori in differenti città turche. Ha studiato francese presso un istituto di Ankara e poi giornalismo multimediale in francese; ma anche letteratura francese e storia presso lo stesso istituto mentre lavorava come redattore con un gruppo editoriale di opere letterarie, romanzi, riviste settimanali e mensili. Ha lavorato come reporter per diversi quotidiani turchi, tra cui uno in lingua inglese (Turkish Daily News), questo prima di entrare in Associated Press (AP), come freelance nel 1989. Entra nello staff di AP dal 1996. Per l’AP, ha documentato la crisi del Golfo in Arabia Saudita (1990), la prima guerra del Golfo al confine Turchia-Iraq, l’esodo dei Curdi in Turchia, e il loro ritorno in Iraq dopo la guerra nel 1991. Si è occupato di tutte le grandi storie in Turchia, tra cui il colpo di stato militare fallito nel luglio 2016, ma anche dei terremoti in Iran e Pakistan. Ha ricevuto diversi incarichi per fotografare in Arabia Saudita, Qatar, Oman, Egitto, Libia, Cipro, Francia, in Asia Centrale nelle repubbliche dell’ex Unione Sovietica (Azerbaijan, Turkmenistan, Uzbekistan). Ha anche documentato la crisi in Siria. I suoi amori sono le arti e la letteratura (francese, turco e russo); la Provenza (Francia); l’Antalya; e i suoi gatti Koc, Bobo, e Binnaz.


ORIZZONTI FOTOGRAFICI OCCASIONI E LUOGHI PER LO SCATTO IDEALE

© foto di Burhan Ozbilici

BURHAN OZBILICI, TURCHIA, 2016, AN ASSASSINATION IN TURKEY. Mevlüt Mert Altıntas fotografato dopo aver sparato a Andrey Karlov, l’ambasciatore russo in Turchia, in una galleria d’arte ad Ankara, in Turchia.

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STORIE DI FOTOGRAFI E DI FOTOGRAFIA

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