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Novembre Dicembre 2016 anno V n.06

ESTRATTO FOTO

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FINE ART

STORIE DI FOTOGRAFI E DI FOTOGRAFIA

IMAGE MAG NOVEMBRE n DICEMBRE 2016

Giorgio

Lotti


Buone Feste Donald Trump vince le presidenziali USA. Una sorpresa? Non del tutto, forse lo è stata solo tra alcuni degli addetti ai lavori. Il biondo imprenditore era lì, in finale potremmo dire; e ha vinto, democraticamente peraltro. Durante la notte dello spoglio elettorale, sulle prime sembrava vincesse Hillary, e già i commenti edotti spiegavano sul “perché” o il “per come”. Un’ora dopo, la visione era rovesciata, con altre ipotesi intellettuali: la rabbia bianca, gli stati del centro, la “pancia” degli elettori; realtà dimenticate solo un’ora prima. Una cosa è certa: c’è chi parla e non vede. Il nostro mondo non è più in grado di proporre pensieri o idee, ma solo modelli precostituiti: possibilmente vincenti. Donald Trump è anche questo. Ci viene in

mente la fotografia della bambina vietnamita che, nuda, scappa dal calore del napalm (1972). Facebook l’aveva censurata, poi sono stati costretti a riammetterla. Una sola fotografia ha trascinato idee e pensieri. È un merito della nostra passione.

COVER STORY

EDITORIALE

Buon Natale e felice Anno Nuovo. Dopo 36 anni FOTOGRAFIA REFLEX cessa la pubblicazione. Ha dato molto alla fotografia, per questo salutiamo con affetto tutti coloro che lì hanno lavorato per più di un trentennio.

Mosè Franchi

1. BUONE FESTE

La fotografia regala idee e pensieri.

EVENTI&MOSTRE

72. DA VEDERE & PER PARTECIPARE

Mostre, eventi, manifestazioni, fiere, workshop e seminari.

CAFÉ FOTOGRAFICO 12. PERSONE, FATTI, CURIOSITÀ Notizie da non perdere.

CITO RACCONTA

Giorgio Lotti

62. CORRISPONDENZE

4. LEZIONI DI FOTOGIORNALISMO

L’ALTRA COVER STORY

Scopriamo la sensibilità di Ilaria Abbiento attraverso le sue foto.

QUESTIONE DI LIBRI

68. LA BIBLIOTECA CHE VORREI

I testi che non dovrebbero mai mancare nei nostri scaffali.

PORTFOLIO 26. ANDREA SIMEONE

TRASLAZIONI METROPOLITANE

32. ANNA BRIGNOLO AZZURRO

38. LUCA MONELLI STREET LIGHTS

44. ARMANDO DI LORENZO RISCATTI

Angelo Redaelli

14. LA FOTOGRAFIA VA IN SCENA

Adriano Treccani

20. IL SORRISO CHE ACCOMUNA Progetto grafico Visiva S.r.l. - www.visiva-adv.it

­­www.imagemag.it Direttore responsabile Mosè Franchi Comitato editoriale Mosè Franchi, Roberto Mazzonzelli, Francesco Cito, Stefano Messina, Massimo Reggia, Lido Andreella

Realizzazione grafica Gino Durso Davide Lanzino, Ilaria Nigro Stampa Cortona Moduli Cherubini S.r.l. Image Mag è una pubblicazione Consorzio Gruppo Immagine

COMUNITÀ FOTOGRAFICA

70. SPAZIO81, LA FOTOGRAFIA COME IDEA

Diego Locatelli ci racconta il suo Spazio81, tra stampa e non solo.

Redazione Consorzio Gruppo Immagine Viale Andrea Doria, 35 - 20124 Milano Tel. 02/23167863 - e-mail: info@imagemag.it Distributore esclusivo per l’Italia Consorzio Gruppo Immagine Periodicità Bimestrale Prezzo copia 12,00 euro. Arretrati 20,00 euro.

50. CRISTIAN BENEDETTI PER LE ANTICHE STANZE

56. DIEGO BARDONE IL VAGABONDO GENTILE

Abbonamento a 6 numeri: ritiro in negozio Photop 42,00 euro / spedizione postale 62,00 euro Image Mag è una testata registrata presso il Tribunale di Milano con autorizzazione n. 237 del 1 Giugno 2012 È proibita la riproduzione di tutto o parte del contenuto sen­za l’autorizzazione scritta dell’Editore. L’Editore è a disposizione per regolare i diritti delle immagini i cui titolari non siano stati reperiti.

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Image Mag è la prestigiosa rivista bimestrale interamente dedicata alla fotografia e ai suoi interpreti. È l’espressione del desiderio di parlare ad appassionati di fotografia usando la lingua degli appassionati di fotografia. Una rivista che presenta immagini stupefacenti realizzate da celebri professionisti e lavori di appassionati che compongono gli epici portfolio, cuore e anima di questo straordinario magazine.

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TRENTO ALLA ROTONDA - PHOTOP Via San Vigilio, 7 Tel. 0461.985317 TABACCHI-GIORNALI FEDRIZZI GEMA Via Mazzini, 8 - Tel. 0461.236436 TREVIGLIO (BG) FOTO ATTUALITÀ CESNI - PHOTOP Piazza Setti, 3 - Tel. 0363.49740

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VENEZIA LIBRERIA LT2 TOLETTA Dorsoduro/Toletta, 1214 Tel. 041.5229481


LEZIONI DI FOTOGIORNALISMO

LOTTI © foto di Giorgio Lotti - Alluvione Firenze 1966

pagina quattro


paginacinque


COVER STORY I GRANDI PROTAGONISTI DEL PALCOSCENICO FOTOGRAFICO

L

’auto procedeva a fatica. La pioggia era torrenziale, mai vista. In autostrada non c’era nessuno. A Firenze veniamo fermati da una pattuglia della polizia: “Da dove venite?”, ci chiedono con una certa meraviglia. E aggiungono: “Stiamo chiudendo entrambe le corsie”. Era il prologo dell’alluvione: quella del ’66, cinquant’anni addietro. I ricordi sono quelli di chi scrive, allora bambino. Il giorno dopo, il mondo aveva il colore del fango: tra ponti divelti, frane, case danneggiate. Incontrare Lotti è stata un’emozione grande, perché lui, quella notte, era a Firenze, aspettando la notizia. L’Arno gonfiava e Giorgio camminava per capire, leggere, intuire. Come sempre, mentalmente stava creando quello spazio “vero” nel quale collocare le proprie immagini. Il nostro non è mai stato “cacciatore” delle proprie fotografie; probabilmente le ha attese, creandole magari: conoscendo già cosa la realtà gli avrebbe manifestato. Il servizio sull’alluvione del ’66 (del quale riportiamo alcune immagini) ne è appunto un esempio eloquente, perché sorprende per quanto c’è, ma soprattutto per quello che manca. Il

© foto di Giorgio Lotti - Zhou en Lai

pagina sei

racconto possiede la forza della sintassi fotografica da reportage: soggetto e contesto, verità e interpretazione, soggettività e spazio per chi guarda. Giorgio, in quegli scatti, sussurra, suggerisce, propone; offre al lettore la possibilità di afferrare il racconto, immergendovi le proprie emozioni. Questa è fotografia. Cosa manca? La retorica slavata, il clamore, la violenza che strozza il respiro e chiude gli occhi, impedendo di pensare. Questa è fotografia. Abbiamo letto le righe che seguono più volte. Vengono riportati tanti episodi, tutti coerenti tra loro. Con un po’ di preoccupazione, confidiamo ne emerga il senso ultimo: quello che un giornalista fotografico ha voluto infondere al proprio lavoro e, se vogliamo, a una vita intera. Sono lezioni, quelle che abbiamo ascoltato; che, molto umilmente, confidiamo possano emergere dal testo che riportiamo. Ringraziamo Giorgio Lotti per il tempo e le immagini che ci ha voluto dedicare. Giorgio, quando hai iniziato a fotografare e perché? Ero appassionato di cinema. Abitavo a Milano, allora; e mi recavo spesso a Porta Genova per assecondare

la mia passione. Sentivo di dover vedere il film tre volte, perché volevo comprendere scenografia, interpretazione e regia. Una sera, mentre guardavo una proiezione, arriva mia madre, che dice: “La cena è pronta da un pezzo e tu sei ancora al cinema!”; dopo quell’osservazione, aggiunse: “Ti devi occupare di fotografia”. Io non capii il parallelo, ma lei insistette per mesi, finché fui costretto a darle retta. Approcciai alcune scuole di fotografia, però sentivo che non mi avrebbero arricchito; mi rivolsi così ai quotidiani (L’Avanti, L’Unità), dove percepii un’atmosfera diversa: t’insegnavano a capire un attimo prima cosa sarebbe successo. L’anticipare i momenti importanti rappresenta una tua caratteristica... No, è il ruolo del fotogiornalista. Ti faccio un esempio. Mi trovo a casa di Eugenio Montale e squilla il telefono. Lo guardo: sta succedendo qualcosa. Inquadro lo scrittore mentre risponde. Lui si commuove, piange, porta le mani al viso. Scatto nove fotografie. “Cos’è successo?”, chiedo. “Buone notizie”, mi dice, “Ho vinto il Nobel”. Questo è fotogiornalismo!


FOTO

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STORIE DI FOTOGRAFI E DI FOTOGRAFIA

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L’ALTRA COVER STORY NUOVE TENDENZE ALLA RIBALTA DELLA FOTOGRAFIA

LA FOTOGRAFIA VA IN SCENA

Incontriamo Angelo Redaelli (il professionista della settimana) nel bar attiguo al Teatro Carcano, a Milano: dove lui è il fotografo di scena accreditato. La passione l’ha portato alla fotografia, la vita al teatro. Crediamo che anche per il sipario nutra un amore importante; ce ne accorgiamo dalle foto e da come ci parla: di attori, registi, sceneggiature e costumi. Le sue immagini sono accattivanti, perché pur nei tagli decisi troviamo la scena, il tutto. Questioni di colpi d’occhio, magari di sensibilità. Ciò che vince è comunque il cuore, perché più volte ci ripete come vorrebbe affidare il proprio lavoro a un altro fotografo: sia come archivio, che in relazione alla professionalità. Soffre quando pensa che tutto potrebbe essere perduto; noi ce ne rendiamo conto e condividiamo. Angelo intanto continua, con perseveranza. Lo immaginiamo, al buio, mentre come un fantasma ritrae le gesta degli attori sul palco. Lui che è un’artista senza applausi (come tutti i fotografi) forse ne meriterebbe uno grande: per quanto ha fatto e perché vorrebbe un erede del suo lavoro. Del resto, lo si sa: show must go on.

pagina quattordici


Š foto di Angelo Redaelli

paginaquindici


L’ALTRA COVER STORY NUOVE TENDENZE ALLA RIBALTA DELLA FOTOGRAFIA

IL SORRISO CHE ACCOMUNA “Noi di qua, loro dall’altra parte”: questo deve aver intuito Adriano Treccani una volta entrato nel velodromo. Lui si trovava a Montichiari, presso il Fassa Bortolo, per i Para-Cycling Track World Championships circa le prove su pista. Era marzo 2016. Da alcuni anni si dedica allo sport (Volley, Rugby, Basket, Cavalli), ma per la prima volta affrontava il tema della “disabilità”: parola difficile, vedremo, spesso abusata o anche mal utilizzata. Andiamo con ordine. Adriano ci racconta: “Non avevo in mente nulla di particolare”. “Non mi sono recato al velodromo con un obiettivo preciso”. E poi: “C’erano tanti fotografi, tutti intenti a ritrarre i difetti; a me colpivano gli sguardi, per cui ho deciso di non mettere in evidenza la disabilità”. Adriano ha fatto la scelta giusta. Le immagini, come le parole, sono importanti, perché mostrano il modo di pensare e il livello di attenzione dedicati ai più deboli. Prima della disabilità c’è la persona che la possiede, suo malgrado peraltro. Gli sguardi cercati rendono giustizia a una condizione che, se proprio deve essere manifestata, va comunque messa in secondo piano. Stiamo parlando di piccole cose, che comunque fanno la differenza. Gli atleti ritratti non sono disabili, ma persone “con” disabilità: il che è diverso, per una questione di rispetto.

pagina venti


Š foto di Adriano Treccani

paginaventuno


PORTFOLIO Andrea Simeone

TRASLAZIONI METROPOLITANE È un racconto infinito, quello che ci propone Andrea Simeone: non perché eterno, ma per il fatto di riproporsi, quotidianamente. Una metropolitana taglia sogni e illusioni, icone riconosciute, forse miraggi desiderati e mai afferrati. Il movimento incide le stesse idee, che riappaiono forzatamente in un altro frame, seppure non visto. È una condizione nostra, quella dell’illusione, dei tempi che viviamo; dalla quale non sappiamo (o vogliamo) liberarci. Tra l’altro il tempo si comprime fino all’attimo, quando le visioni diventano frequenti, rapide, persino incessanti. Come derisi, veniamo stimolati da più parti. Ci sentiamo picchiare sulle spalle, di dietro, sotto il mento, sulla guancia; ma la benda sugli occhi non ci fa vedere il vero. Siamo ciechi, questa è la verità; sofferenti di una solitudine che sa di ferro e cemento, intrappolati da una convinzione diventata certezza: quel manifesto non è per noi, ma per l’illusione che ci hanno costretto a costruire. Il convoglio finirà, smettendo di tagliare i nostri pensieri. Non attraversiamo i binari per mancanza di forza. Dopo, un altro taglio e il dolore per ciò che non è.

pagina ventisei


Š foto di Andrea Simeone

paginaventisette


PORTFOLIO Anna Brignolo

Azzurro Azzurro non è solo un colore. Anna lo spiega col suo progetto, sviluppato in Sicilia la scorsa estate. Lei ha guardato interpretando la visione, l’immaginazione, il senso delle cose; quel velo che si para davanti agli occhi quando il tempo si allunga, eliminando l’istante, il momento da carpire. Non sappiamo quando lei abbia scattato, come, per quanto tempo; di certo intuiamo il perché. Voleva restituirci la visione di uno spazio-tempo rinnovato, dove è possibile scegliere tra sensazioni differenti: noia, serenità, contemplazione, idea, senso della vita, altro. Di certo nelle sue immagini c’è tutto il tempo necessario, tra ieri e domani; dove il clock è stabilito dall’idea e dalla luce, opportunamente resa maggiormente diafana. Abbiamo apprezzato il lavoro di queste pagine, per più motivi: la coerenza, il rigore formale, la forza necessaria per capire e tradurre; cercando però. Sì, perché nonostante i colori pastello, le composizioni corrette, qui c’è il senso della ricerca: quello stimolo che nasce quando si aspetta un risultato voluto. Obiettivo raggiunto, potremmo dire; l’azzurro l’abbiamo riconosciuto. Comprendendolo.

pagina trentadue


Š foto di Anna Brignolo

paginatrentatre


PORTFOLIO Luca Monelli

STREET LIGHTS Il lavoro che vediamo nasce da una scelta drastica operata dall’autore: cambiare la propria attrezzatura per modificare l’approccio fotografico. Col tempo si era accorto di fotografare sempre meno: un po’ per mancanza di tempo, ma anche per pigrizia. La borsa con fotocamera e obiettivi era diventata sempre più pesante. Da lì la decisione di utilizzare una piccola macchina a telemetro, con un unico obiettivo da 35mm. Gli si è aperto un mondo. Da sempre appassionato di STREET PHOTOGRAPHY, Luca ha trovato vantaggioso l’utilizzo della piccola fotocamera, soprattutto per non risultare intrusivo durante le sedute di scatto. Il suo “terreno di caccia” sono diventate le grandi città, dove è più facile passare inosservati. Ha trascorso giornate intere su quel confine che esiste tra guardato e guardante. Sono state ore di attesa, alla stregua dei grandi umanisti francesi. Alla fine ne è venuto fuori questo portfolio (tratto da una mostra), dove le fotografie immortalano momenti, attimi, scene di vita quotidiana, in un racconto unico e coerente. Il nostro ha scelto i neri profondi, uno stile che ha sempre portato avanti durante la sua lunga carriera; ma a emergere è la narrazione, per Luca quasi una scelta di vita. Siamo convinti che il suo pensiero (fotografico) sia sempre rimasto lì, nelle storie raccontabili: attorno a quell’uomo comune, col quale è possibile costruire anche una “realtà immaginata” e surreale.

© foto di Luca Monelli

pagina trentotto


paginatrentanove


pagina quarantaquattro


PORTFOLIO Armando Di Lorenzo

RISCATTI Il lavoro che vediamo, tratto da una mostra esposta a febbraio 2016, rappresenta un viaggio all’interno dell’Istituto di Custodia Attenuata per il Trattamento delle Tossicodipendenze di Eboli, tra storie di droga, illegalità e redenzione. Il tema è quello del reinserimento sociale. L’obiettivo, documentato in questo reportage, è far sì che attraverso colloqui terapeutici, ma soprattutto con attività creative e lavorative quotidiane, i detenuti possano essere nelle condizioni, una volta scontata la propria pena, di confrontarsi dignitosamente con la società. Armando trascorre con loro quattro mesi, condividendo attività e sensazioni, esplorando atteggiamenti e comportamenti, interpretando istanti in grado di definire l’anticamera della vita vera, quella finalmente riscattata.

© foto di Armando Di Lorenzo

paginaquarantacinque


PORTFOLIO Cristian Maria Stancher Benedetti

Per le antiche stanze pagina cinquanta


Il titolo riecheggia il romanzo di Mario Tobino (Per le Antiche Scale, 1972; cui seguirà l’omonimo film - 1975 -, per la regia di Mario Bolognini). Non esiste un parallelo stretto tra le fotografie che vediamo e la pubblicazione citata. In entrambi i casi, però, ci troviamo in un manicomio, con dei personaggi definiti nell’opera letteraria e il vuoto nelle immagini di Cristian. Ed è proprio lì che si realizza un piccolo punto di contatto: lo spazio, grande, immenso, indefinito; popolato dalle voci, un tempo, e ora, nelle fotografie, con dei dettagli a suggerirne gli echi. Nell’Antologia di Spoon River, Edgar Lee Masters dice che il malato di mente vive in un giardino incantato; e anche lì lo spazio vive oltre la dimensione, in un ambito magico. Un po’ come ci dice Cristian: “Ho immaginato persone malate che potessero abbandonare i dolori della vita volando via nel cielo lasciando un guscio vuoto, su una carrozzina illuminata dalla luce di una finestra”. Immaginazione, quindi; da parte di tutti. Willie Pennington, nell’opera di Lee Masters, suggerisce: “Poi io, il malatino, lo scemo, rimasto in un cantuccio della vita, ebbi una visione; e attraverso me molti la videro, non sapendo che la vedevano per me”. Noi, nelle fotografie di Cristian siamo in grado di vedere, ma soprattutto sentire. Sono urla, forse; gemiti o pianti. Non importa, l’essenziale è intuirne lo spazio, l’ambito allargato. Cristian ce lo fa vedere. Con cura.

© foto di Cristian Benedetti

paginacinquantuno


PORTFOLIO Diego Bardone

IL

VAGABONDO

gentile

“Ritengo di essere un fotografo di strada e sono fermamente convinto che ogni fotografia scattata per le vie delle nostre città debba raccontare una storia che inizi e termini laddove il frame prende vita”. In poche parole: una foto, una storia; questo vuole dirci Diego. I progetti, che tanto vanno di moda anche nel reportage di strada, sono fatti per i documentaristi o per i reporter. Gli “streeters”, al più, costruiscono giorno dopo giorno delle serie, utilizzando la ripetitività dei soggetti ripresi. Il nostro non esce mai pensando a un tema, perché se così fosse, inconsciamente sarebbe focalizzato solo su un tipo di soggetti, perdendo di sicuro molte opportunità. Diego è un vagabondo, un vagabondo gentile verrebbe da dire. Non conosce mai cosa lo stia aspettando: “prende” ciò che gli è dato di incontrare,alla stregua di un dono. Quando tutto si materializza, si sente la persona più felice del mondo; in caso contrario, aspetta di buon grado nuove opportunità. La passione: tutto è racchiuso in quella parola. Ha solo bisogno, come dice Abbas, “di un buon paio di scarpe e di innamorarsi”.

pagina cinquantasei


Š foto di Diego Bardone

paginacinquantasette


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