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“Poste Italiane - Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 DCI Sicilia, Prov. CL”

ORGANO DI FORMAZIONE CIVICA E DI INFORMAZIONE DELLA COMUNITÀ VALLELUNGHESE

Anno VIII - N. 48-49-50 (3+23)

2 gennaio 2007

Per le P.I. anno VI num. 1

Padre GIORGIO

La Chiesa do Santu Cucifirsu

di Pino Piraino

di Don Francesco Navara

storia, ipotesi e mistero

di Loreto Noto

I

P

adre Giuseppe Giorgio, giorno 24 Novembre 2006 ci ha lasciati in questa terra, soli. Anche se non ci si vedeva spesso, sapevamo che c’era! Essere consapevoli della sua presenza era uguale a quella sensazione che tutti abbiamo provato nei confronti dei nostri genitori finchè sono in vita: ci sentiamo sicuri, sereni e sappiamo che nei momenti difficili li troveremo al loro posto per darci la parola giusta, confortevole e la forza di andare avanti. Questo era Padre Giorgio per tutti noi Vallelunghesi! Sentiamo tutto il disagio per la sua mancanza ed un vuoto incolmabile, in questo momento di silenzio! Ma non possiamo fermare l’idea di riportarlo a Vallelunga, e non possiamo fermare l’altra idea che ci terrorizza: pensare “Lu parmiantu”, come lo chiamava Lui, fare la fine che ha fatto la Casa del disabile ridotta, si e no, ai soli pilastri, da struttura completa che era. Quella “Casa del Fanciullo” che ci domina assieme “a la Santa Cruci” non può e non deve finire. Noi vogliamo continuare a dire: “Stamu iannu ‘nni Patri Giorgiu”. Intanto, stiamo raccogliendo tutto il materiale possibile per preparare una edizione straordinaria de “La Radice” perché i ragazzi, quelli di oggi, e quelli che verranno sappiano che dopo più di quarant’anni dedicati alla nostra comunità e non solo,si è spenta la vita fisica di un Uomo ma che le sue Radici continuano a percorrere gli strati profondi delle nostre coscienze.

Premio TANARIZZI 2006 di Rosemarie Tasca d’Almerita e nota di Pino Piraino

A

nche quest’anno abbiamo potuto organizzare il Premio Tanarizzi. Il tema era musicale: “La Musica nella Archeologia” un concorso di composizione a tema. Hanno vinto tre brani di cui uno, il secondo classificato, è stato composto da un giovanissimo ragazzo di Vallelunga, Gianpaolo Insinna, di 15 anni. Il brano si chiama “Cogitatio”, per flauto traverso e piano. I due giovani musicisti hanno ese(segue a pagina 6)

ripetuti e pressanti inviti degli amici Pino Piraino ed Alessandro Barcellona (che cordialmente ringrazio) a dare un mio personale contributo per questo interessantissimo periodico “La Radice”, mi hanno per così dire “obbligato” (nel senso buono del termine) a trattare di un argomento che mi sta veramente a cuore e che purtroppo non sempre ha trovato plausibili riscontri con i dati e le date della nostra storia locale. Lo sappiamo un po’ tutti che la storia non è mai fatta di “se”, di “forse”, di “ma” o di “però”: eppure quando si creano le condizioni per dubitare o addirittura (segue a pagina 2)

FLAVIO INSINNA

D

Stazzuna e stazzunara a Vallelunga Pratameno

N

on è facile che le nuovissime generazioni di vallelunghesi comprendano bene cosa si intenda con il titolo di questa pregevole pubblicazione del Dott. A l e s s a n d r o Barcellona. I termini “stazzuna” e “stazzu nara”, infatti, appartengono ormai all’archeologia linguistica del nostro dialetto e di quello ( Ricerca stori ca di Alessandro Barce llona) siciliano in genere, caduti ormai in disuso sin da quando, alcuni decenni fa, sono state dismesse definitivamente le attività che volevano significare. Tuttavia, nonostante le avide fauci del tempo inghiottiscano ogni cosa, la nostra parlata dialettale, almeno quella che arriva alla prima metà del secolo scorso, è già stata immortalata e abilmente codificata nell’unico dizionario della lingua (segue a pagina 5)

CONCORSO di Angela Polizzano

N.D.R.

i Flavio Insinna ci siamo già occupati nel n.31/32 del 30 Maggio 2004 quando abbiamo riportato la notizia della morte di suo zio, fratello del padre, il Prof. Francesco Insinna, medico sul campo, autore di molte ricerche e Primario al Civico di Palermo sino al 1992. Riportiamo ora alcuni brani di un articolo del quotidiano “La Sicilia” di mercoledì 11 Ottobre 2006 di Roberto Mistretta e un intero articolo di Fulvio Abbate del quotidiano “La Repubblica”. “La Sicilia” - Titolo a caratteri cubitali: «Affari tuoi» tutto nisseno Sottotitolo: Il programma di RAI UNO in onda lunedì. (segue a pagina 9)

SEGNALAZIONI E LETTERE AL DIRETTORE 1. Segnalazioni per la foto cupola ............... 9 2. Federica Insinna............................................. 4 3. Calogero Grasso ............................................. 10 4. Giubbe d’Italia e “non scherzate con il fuoco” di Rosemarie Tasca ......... 11 5. Nadia ................................................................... 10 6. Un atto di coraggio da non dimenticare ....................................... 10 7. Dott. Rosolino Vara ..................................... 8 8. Corrida di Rosa Maria Izzo e n.d.r. ...... 8 9. Dina Licata ....................................................... 4 10. Drago team show di Rosemarie Tasca 4 11. Simona Dentico............................................. 5

7° Concorso Letterario “La Radice” per le Scuole Superiori. Giorno 11 Novembre 2006, nell’aula magna della scuola “Sorrentino” di Vallelunga, si è svolta la cerimonia di premiazione degli studenti che hanno partecipato al concor(segue a pagina 5)

Matrimonio alla Siciliana (cronaca di un ritorno culturale) Alessandro Barcellona 23 settembre 2003: una data storica per la nostra comunità e che difficilmente noi vallelunghesi dimenticheremo. Quel pomeriggio, alle diciassette, Rebecca Anne Messina e Derk Hendriksen, statunitense lei, olandese lui, si sono sposati proprio a Vallelunga e così per la prima volta nella storia del nostro paese è stato celebrato un matrimonio civile (segue a pagina 7)


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per rimettere in discussione tutto quello che ormai sembra essere stato archiviato come caso chiuso, bisogna ricorrere anche a questi termini per riavviare le indagini e le ricerche, pur sapendo di immettersi in strade che spesso possono rivelarsi senza uscita. Eppure questo rischio lo voglio correre! Anzi “La Radice” diventa per me l’occasione per far conoscere ai lettori che la nostra amata Vallelunga non è solo quel disperso centro agricolo dell’entroterra siciliano di cui parlano dizionari topografici, enciclopedie e dépliant di enti “scoraggianti” più che promotori di turismo, cultura e natura... ma è qualcosa di molto di più. La recente riscoperta della tomba preistorica al cozzo Tanarizzi ne è una chiara testimonianza di quanto sia antica e ricca di storia la nostra Vallelunga. Tuttavia, noi vallelunghesi, facilmente buttiamo via nel dimenticatoio secoli e secoli di storia locale per non dire di quella più recente e contemporanea. Ammiro pertanto gli sforzi e l’impegno dei promotori e collaboratori di questo periodico perché ci aiutano a fare memoria del nostro passato al fine di non dimenticare chi siamo, per riscoprire le nostre radici, per conoscere storie di uomini e di fatti che ci hanno portato oggi ad essere quello che siamo. D’altronde si sa: un albero non può fare a meno delle sue radici, altrimenti è destinato a cadere e a morire! Facciamo dunque in modo che questo albero rimanga in vita e permettiamogli di continuare a crescere sempre più rigoglioso.

Veduta della Chiesa del SS.mo Crocifisso delle Grazie Il mio intento è allora quello di condividere con voi lettori le mie teorie sulle oscure e remote origini della Chiesa del Santissimo Crocifisso delle Grazie e stimolare il vostro interesse per l’avvio di una nuova ricerca in grado di aggiungere qualche tessera in più a questo mosaico incompleto della nostra storia locale. Innanzitutto premetto e prometto di mettere da parte i miei ormai noti sentimenti che mi legano tantissimo a questa affascinante chiesetta, all’ombra della quale ho anche maturato la mia vocazione al sacerdozio, mentre da bravo futuro storico dell’arte (almeno lo spero) cercherò di procedere con le dovute cautele ed il rigore del metodo scientifico propri di chi fa storia. Non poche volte mi è capitato di sentir dire dalle persone anziane del rione della chiesa del SS.mo Crocifisso che, per il nostro antico paese, quella è la prima chiesa. Questo dato purtroppo non trova alcun tipo di riscontro con le date di fondazione delle nostre chiese di Vallelunga. La prima chiesa in assoluto del nostro paese è e resta quella parrocchiale Maria SS.ma di Loreto fondata su richiesta del barone Loreto Marino nel 1634 (anche se di seicentesco rimane ben poco a causa dei successivi ampliamenti e rimaneggiamenti che ne hanno alterato irreversibilmente l’aspetto originario). Invece, la chiesa del SS.mo Crocifisso delle Grazie (è questo il suo effettivo titolo giuridico) risulta essere stata fondata e costruita un secolo più tardi, ossia nel 1736 a spese di un pio facoltoso, Giuseppe

Planimetria catastale dove è evidenziata la superficie della cappella dedicata al SS.mo Sacramento alla Nunziateddra dalla quale si evince la conformazione irregolare ed il totale ingombro della via A. Volta. Edificata nel giugno del 1916 per iniziativa di Saro Ruffino fu demolita verso i primi anni ’60 per fare posto a quella attuale, assai più piccola e spostata lungo l’asse viario. Sanfratello, originario di Sclafani Bagni (PA). Ciò premesso, mi chiedo: come mai ancora oggi tante persone anziane sostengono che quella del Crocifisso è la prima chiesa del nostro nascente paese? Cercherò di dare qualche risposta in merito senza per questo pretendere di avere necessariamente ragione. Innanzitutto ho imparato nel tempo a prendere in seria considerazione tutto ciò che viene tramandato oralmente dal popolo anche nella forma leggendaria per il semplice fatto che in tutti i miti e in tutte le leggende c’è sempre un fondo di verità insieme all’insegnamento morale e disciplinare. Inoltre dal momento che non sempre le storie esatte sono necessariamente vere (è il caso di una fiction o di un romanzo ben articolato), allo stesso modo non sempre una storia inesatta e dal carattere leggendario è necessariamente falsa ma può contenere delle verità nascoste che aspettano soltanto di essere decifrate, convalidate e provate da qualcuno, oppure da qualche cosa, che le faccia risorgere dall’oblio delle nostre sufficienti e superficiali valutazioni. Lo storico locale Giuseppe Cipolla, di veneranda memoria, autore di due monografie sulla storia di Vallelunga, circa le origini della Chiesa del SS.mo Crocifisso delle Grazie, nella prima pubblicazione del 1972 aveva avallato la seguente ipotesi: «(...) è da ritenere che la sua fondazione risale ad epoca remota, probabilmente anteriore alla fondazio ne della madrice chiesa, anche perché ubicata nella parte più bassa del paese, al di là del torrente, dove sorsero le prime case degli abitatori di Vallelunga. Questa ipotesi è avvalorata dal fatto che Don Pietro Marino, con istanza del 22 febbraio 1634, di cui è cenno in questa storia, esponeva al Vescovo di Cefalù, la necessità di fabbricare una chiesa nel luogo che era venuto popolandosi. Si ritiene ancora che prima dell’istanza fatta al Vescovo doveva esistere nel casale una piccola chiesa che doveva soddisfare ai bisogni spirituali dei primi coloni»1. Tale ipotesi lo stesso Cipolla la smentì nella pubblicazione successiva del 1987, riveduta ed ampliata, in seguito alla Prospetto della Cappella SS.mo Sacramento alla Nunziateddra

sua scoperta del testamento del Sanfratello, ricevuto dal notaio Biagio Alberti di Caltanissetta e datato 16 febbraio 1739, in cui si dichiarava che la chiesa era stata costruita a spese dello stesso Sanfratello e secondo le sue pie intenzioni nel 1736. In seguito a tale scoperta, il Cipolla rivide la sua originaria posizione dicendo che: «Tale scoperta è stata per me meravigliosa in quanto mi ha tolto ogni dubbio sul l’epoca della costruzione di detta chiesa che essendo stata ubi cata nella parte più bassa del paese e nelle immediate vicinan ze del torrente in cui l’agglomerato si era sviluppato, suppone vo che la sua costruzione fosse anteriore a quella della madre chiesa (1634)»2. Dunque, cosa resta da fare? Gettare la spugna e considerare l’argomento un capitolo chiuso? Niente affatto! Ci sono ancora tanti elementi che possono essere sfruttati per rivedere la posizione del Cipolla. La mia, per esempio, è del tutto diversa. Il testamento del Sanfratello non mi pare che dimostri un bel niente circa l’impossibilità della preesistenza della chiesa del Crocifisso alla data del 1736. L’esistenza di una primitiva chiesa nel feudo di Vallelunga, anteriore alla stessa chiesa madre, è ormai cosa certa grazie anche a qualche rara ma interessante documentazione come quella pubblicata nel numero precedente di quest’organo di formazione civica alla pagina 3 nell’articolo sui “cenotafi” curato dall’amico Alessandro Barcellona. Di questa chiesa, è vero, sappiamo pochissimo tranne il fatto che era dedicata alla Vergine Annunziata (Ecclesia Sanctissimae Nuntiatae) ed in seguito andata in rovina per l’incuria e l’abbandono. Ci sono però buoni motivi per sostenere che la chiesa del SS.mo Crocifisso sia stata costruita, parzialmente o totalmente, dalle e sulle rovine dell’antica chiesa dell’Annunziata. Il Sanfratello si sarebbe per così dire investito dell’onere e dell’onore di aver costruito a sue spese la chiesa mutandone il titolo (da Sanctissima Nuntiata in SS.mo Crocifisso delle Grazie) al fine di usufruire di tutti quei diritti e doveri che in quel tempo contribuivano a far emergere un casato nobiliare nell’ambito di una comunità feudale. Tra i doveri dei fondatori di una nuova chiesa vi era quello di provvedere al mantenimento del culto insieme alle tante altre spese per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria con il ricavato dei proventi dei possessori di beni immobili (case e terreni) concessi in enfiteusi e di proprietà della chiesa; tra i diritti vi era quello di poter presentare al vescovo il proprio cappellano scelto tra i componenti della famiglia fondatrice della chiesa aumentandone il potere ed il prestigio (diritto di elezione e presentazione del cappellano). Questo diritto il Sanfratello l’ottenne per se e per i suoi eredi dal Vescovo di Cefalù mons. Domenico Valguarnera Gravina, alla cui diocesi Vallelunga appartenne fino al 1844. L’atto fu stipulato presso il notaio Epifanio Neglia in Cefalù lo stesso anno 1736 ed il primo sacerdote ad essere nominato dal Sanfratello nella qualità di cappellano del SS.mo Crocifisso delle Grazie fu il cognato Don Giovanni Maria Cipolla nel 1738, figlio del capitano di Giustizia Matteo Cipolla morto nel 1707. Gli eredi del Sanfratello esercitarono tale diritto fino al 1851, anno in cui fu presentato al sindaco l’atto di rinunzia a favore dei rappresentanti della confraternita dei “Sette Dolori”, sorta accanto alla chiesa nel 17663. Dell’esistenza di una antica chiesa dedicata alla Vergine Annunziata nel feudo di Vallelunga ne parla anche il sac. Giovan Battista Criscuoli nella sua monografia Appunti e memorie per la storia del clero di Vallelunga andata in stampa nel 1910. Il Criscuoli riteneva che alcuni documenti parrocchiali della metà del 1600 cominciavano ad attribuire alla nostra chiesa madre il titolo di “Ecclesia Maior” (Chiesa Maggiore)4. Certo è proprio strano! Che bisogno c’era di specificare che l’unica chiesa del paese fondata nel 1634 doveva essere anche conosciuta in qualità di Chiesa Maggiore (a’ chìasa ‘ranni)? Forse nel feudo ve ne era anche una secondaria, più piccola e dipendente da quella parrocchiale? Pare proprio di si! In una nota della suddetta monografia si legge che: «Altra chiesa esisteva allora sicuramente verso il lato ovest e poco lungi dell’abitato, dedicata all’Annunciazione della Vergine: “Ecclesia SS.mae Nuntiatae”. Questa anzi verso il 1726 era fornita di sepoltura sotterranea; dal che può ben dedursi che non fosse una edicola soltanto o un tabernacolo, ma una chie sa propriamente detta. Così tutto il rione che man mano sorge (segue a pagina 3)


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va lì accanto e la stessa contrada rurale ebbe il nome di “Nunziateddra”, che tuttora conser va»5. Dunque si tratterebbe di una chiesa propriamente detta e munita di cripta per le sepolture registrate fino al 1726 (dati che però non ho riscontrato nei registri dei morti custoditi in parrocchia e che dovevano essere segnati altrove, in registri appositi non pervenuti ai nostri giorni) ossia 10 anni prima della data di fondazione della chiesa del SS.mo Crocifisso (1736). Una semplice coincidenza? Non lo so! Per quanto riguarda il toponimo “Nunziateddra”, (l u “Chianu di la Nunziateddra”, che corrisponde all’attuale via Alessandro Volta), potrebbe infine essere un residuo dell’antica denominazione del lato ovest dell’abitato e che non ha niente a che vedere con l’edicola esistente all’incrocio con la via G. Marconi, la quale è una ricostruzione della chiesetta votiva dedicata al SS.mo Sacramento e costruita solamente nel 1916. La chiesetta fu in seguito demolita verso gli anni ‘60 poiché invadeva e chiudeva la strada che, da quel punto in poi, prosegue verso la contrada Guida, ossia l’antica via dei Molini per Castronovo e Cammarata o più comunemente intesa come “Trazzera di la Guida”. Man mano che il nostro piccolo paese andava espandendosi, è probabile che mutassero anche le denominazioni dei rioni e delle contrade, a cui si aggiungevano dei sottorioni per l’avvicendarsi nel tempo di eventi, fatti, casati nobiliari, famiglie, chiese, ecc... da cui prendevano il nome. In passato la denominazione poteva interessare solo un tratto di strada oppure una strada intera oppure un piccolo gruppo di strade a partire dalle quali si voleva indicare con maggior precisione una porzione di rione o di contrada originariamente più vasti. Tutto questo accadde nel nostro paese man mano che andava espandendosi sempre di più, soprattutto a partire dalla seconda metà del 1700. Per questo motivo la chiesa del SS.mo Crocifisso delle Grazie, sebbene un po’ più a valle, viene a trovarsi in corrispondenza dell’antico quartiere della Nunziateddra. Un’ antica pianta modografica del caseggiato di Vallelunga risalente alla prima metà del 1800, opera di un certo Agostino Lo Piano, mostra l’abitato diviso in tre quartieri principali ulteriormente suddivisi in due “sezioni” per ciascuno. Per quanto riguarda il gruppo degli isolati compresi tra le attuali vie Cavour, Castrogiovanni, Manzoni, Volta, Pilo e S. Eloisa questo prende il nome di “Quartiere del Crocifisso” suddiviso dalla via A. Volta in “ Sezione del Santissimo” a monte e “Sezione dei Sette Dolori” a valle, mentre dell’antica denominazione alla

Vergine Annunziata neanche un accenno. Questo significa che, malgrado le nuove disposizioni del governo borbonico, il popolo continuava a chiamare i suoi rioni con le vecchie denominazioni così come ancora oggi spesso accade in riferimento a qualche toponimo (es., Via V. E. Orlando, chiamata “Strata Mascia” e Piazza Jolanda Margherita denominata “Chianu Curri ca chiovi”, ecc...).

LA SICILIA AI TEMPI DEI ROMANI. Qui raffigurata è la sezione V e VI della TABULA PEUTINGERIANA, dal nome dello studioso rinascimentale Konrad Peutinger (14651547), un vero e proprio atlante stradale (espresso in miglia romane) del mondo conosciuto all’epoca di Agrippa (100 d.C.), redatto su pergamena da un certo Castorius, ed esteso cm. 682 per cm. 34. Al giorno d’oggi esiste una copia realizzata nel 1265 da un monaco, Abraham Ortelius, in 12 sezioni (un’altra copia è andata perduta). Si tratta di un cartogramma in cinque colori che traccia i profili molto deformati -dalla Britannia allo Sri-Lanka- delle terre su cui ricadeva l’influenza romana, con l’indicazione dei vari punti di sosta (principali, secondari e in località termali) e gli itinerari principali. E’ attualmente custodita nella Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna (la Bibliothèque Nationale de Paris ne conserva una copia). La Sicilia appare attraversata da un lungo asse viario che collega Terminis (Termini Imerese) con Catania, passando per la stazione di Centuripe nei pressi di Enna).

Ci sono motivi validi per ritenere che la terra di Vallelunga fosse abitata da tempo immemorabile per la sua posizione strategica lungo quella strada che in epoca romana collegava Catania con Therminis (Termini Imerese) e che corrisponderebbe grosso modo con l’attuale strada statale 121. Nell’antica Tabula Peuntigeriana (III-V secolo d.C.) questo tratto di strada che va da Catania (vignetta senza nome accanto ma facilmente riconoscibile per la sua collocazione intermedia tra i due più grossi centri di Messana e di Siracusis) a Therminis (Termini Imerese) comprende anche alcuni nomi di luoghi e di città importanti con le miglia percorribili: Aethna (Etna), Centurippa XII (Centuripe), Agurio XII (Agira), Enna XVIII (Enna). Evidentemente in questa carta sulla viabilità nell’Impero Romano non compare il nome della nostra terra né quello di tanti altri luoghi, ma è normale pensare che lungo la via vi fossero diverse stazioni di servizio e di sosta che prendevano il nome di “fondaco” e uno di questi “funna chi” era proprio a Vallelunga. Infatti il documento più antico che rivela l’esistenza nel feudo di un fondaco risale ad un decreto giudiziale dell’ottobre del 1367 in cui si legge: «(...) predictum tenimentum terrarum Vallislonge cum fundaco devastato et cum omnibus aliis iuribus (...)»6. Il fondaco (caseggiato grossomodo compreso tra il Bar Sport e il negozio di generi Alimentari Cavarretta Giovanni, prospiciente la via Nazionale) qui lo possiamo paragonare ad una specie di “Autogrill” multifunzionale dei giorni nostri, provvisto di taverna-tavola calda, di camere da letto, di stalle per gli animali da trasporto, di officina per l’assistenza e la riparazione dei carri, di botteghe per la produzione dei vari accessori da viaggio

VALLELUNGA NELLA META’ DELL’OTTOCENTO. Fu espressa volontà dei Borbone, Re delle Due Sicilie, dare ordine al catasto del loro territorio commissionando un nuovo censimento verso la metà dell’Ottocento. Al 1847 risale la “Pianta Modografica del territorio di Vallelunga” qui riprodotta, a firma dell’Architetto Agostino Lo Piano. E’ a proiezione ortogonale, misura cm. 39,2 x 53,8 e la scala è espressa in canne siciliane. Le traverse e le strade sono numerate da 1 a 6 e sono così denominate: Teatro (Cavour), Giuliana (Castrogiovanni), Traina (Battisti), Sinatra (Ugdulena) Palazzo (Diaz) e Criscuoli (Battisti). Sulla carta è segnata la via Pontenuovo (Garibaldi) dal momento che solo pochi anni prima venne costruito un ponte a struttura permanente (in pietra cioè) in sostituzione di quelli in legno travolti periodicamente dalle immancabili alluvioni. Di fronte a questo vengono indicati la Locanda e il Fondaco, prospicienti la strada consolare “Palermo-Messina per le montagne” che congiungeva la Val di Noto con la Val di Mazzara, indispensabile arteria per chi volesse raggiungere Catania da Palermo. I quartieri e le sezioni denominate dal catasto di allora sono: MADRICE CHIESA (Traina e Santissimo Rosario), PURGATORIO (Audjno e Colonna) e CROCIFISSO (Santissimo e Sette Dolori). Tutti gli edifici religiosi sono contrassegnati da una croce. L’originale si trova presso la biblioteca centrale della Regione Siciliana. Una curiosità: l’estensore ha dimenticato di disegnare una piazza… indovinate quale!

di tipo conciario e vasellame, ecc... Doveva essere una sicura fonte di reddito per i signori del luogo anche se funzionò ad intermittenza perchè più volte trascurato e poi ricostruito, fino ad essere abbandonato definitivamente nel 1568 con il conseguente ritiro dei coloni a servizio del barone. Questo significa che oltre al fondaco doveva esserci da tempo immemorabile anche un piccolo gruppo di case abitate dai coloni e dai “fondacari”. E la chiesa? Mi pare ovvio che in una societas fortemente cristiana come quella del basso medioevo non poteva in alcun modo mancare la chiesa per l’assistenza spirituale degli abitanti, anche se pochi. La licentia populandi per il nostro paese (la prima di cui almeno abbiamo notizie certe e documentate) risale al 1633, mentre dell’anno appresso (1634) è la richiesta di fabbricare una chiesa. Eppure, in passato, i signori del luogo avevano messo a disposizione ad alcuni abitanti un primitivo gruppo di case coloniche attorno al quale si continuò poi a costruire! È nell’atto di possesso del feudo di Vallelunga a favore di don Cristoforo Papè del 19 dicembre 1672 che si fa per la prima volta allusione ad una chiesa nel feudo malandata e cadente: «(…) cum eius ecchlesia quasi derupta quae ad pre sens minator rovinam (…)». Questo è un dato assai interessante perché non può che essere un chiaro riferimento alla chiesa detta dell’An-nunziata che viene altrove menzionata e citata. Anche questo documento però, sebbene mi permetta di collocare la chiesa nella sua fase critica di decadenza in un tempo ben preciso, non mi permette di stabilire con assoluta certezza e precisione la sua esatta ubicazione. Dal mio canto continuo a sostenere l’idea che l’antica chiesetta del-l’Annunziata è quella del SS.mo Crocifisso delle Grazie ricostruita lungo il versante meridionale del torrente San Giovanni ed abbastanza vicina all’antico fondaco ubicato più a nord-est, al di là del torrente, sull’antica strada Consolare. Un altro dato importante che non posso trascurare riguardo alla chiesa del SS.mo Crocifisso è il suo orientamento lungo l’asse est-ovest e con il prospetto principale rivolto verso oriente, schema adottato in passato per la costruzione della maggior parte delle chiese, già in uso presso i pagani per costruire i loro templi. Il motivo dell’orientamento delle chiese verso est, trova spiegazione dal fatto che il Cristo giudice, glorioso e raggiante come il sole, apparirà alla fine dei giorni da dove sorge il sole. Effettivamente verso est veniva orientata la parte absidale, nel cui lunotto vi era sempre raffigurata l’immagine del Cristo nelle sue tipiche forme della chiesa antica. Dal IV secolo in poi fino al basso medioevo ricorrono spesso questi soggetti: Cristo in maestà seduto su di un trono; Cristo veniente sulle nubi del cielo nel giorno del suo ultimo avvento con i santi titolari della Chiesa; Cristo Pantocratore. Questa regola però non sempre veniva rispettata e l’abside poteva trovarsi nella parte opposta, ad (segue a pagina 4)


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ovest, o addirittura tutto l’edificio veniva orientato in modo da adattarsi meglio alla morfologia del terreno ora instabile ora scosceso. La nostra chiesa, per esempio, per la sua particolare ubicazione nei pressi del torrente dovette subire tante volte le inondazioni delle piene del torrente, insieme alle colate di detriti e fango che durante le alluvioni si abbattevano rispettivamente lungo il lato nord e sul muro meridionale, determinando nel tempo l’eccessivo interramento della chiesa rispetto al livello della strada, ulteriormente rialzato nei rifacimenti del secolo scorso con l’utilizzo della pietra lavica.

Federica INSINNA Caro Prof. Pino Piraino Ti invio il materiale da te richiestomi riguardante il concorso nazionale di poesia “Gela nostra” vinto da mia figlia Federica per la sezione ragazzi, per la pubblicazione nel tuo giornale. Ti ringrazio per la tua disponibilità. Gela 15 Ottobre 2006 Insinna Giacomo <<<<>>>>> Federica Insinna, nata a Vittoria il 28/8/1993 frequenta la 3^ media dell’Istituto Comprensivo “Salvatore Quasimodo” di Gela, dove risiede la famiglia. Figlia di Giacomo, impiegato postale e di Lia Nicastro insegnante di Scuola dell’Infanzia.

Veduta del’ex fondaco della baronia di Vallislonge lungo l’antichissima e (una tempo) trafficatissima via Nazionale 1 CIPOLLA

G., Storia di Vallelunga, 1972, p. 112. G., Vallelunga Pratameno dalle origini al 1986, 1987, p. 262. 3 Cfr., G. B. CRISCUOLI, Appunti e memorie per la storia del clero di Vallelunga, 1910, p. 79. 4 G. B. CRISCUOLI, Appunti e memorie..., p. 11. 5 G. B. CRISCUOLI, Appunti e memorie..., p. 13. 6 Cfr., Documento n. 1 (A. S. P. - regia Cancelleria di Sicilia – vol 44 – fogli 776 e 787) in CIPOLLA G., Vallelunga Pratameno dalle origini al 1986, pp. 280-283. 2 CIPOLLA

(segue a pagina 12)

Gent.mi

Direttore Responsabile Prof.re Piraino e Comitato di Redazione “La Radice” Grazie per avermi inviato la Vostra rivista che mi è arrivata proprio in prossimità della festa della Madonna di Loreto. Ho provato ad immaginare quanto sarebbe stata contenta mia madre se avesse potuto leggere, come ho fatto io, tutte quelle interessanti storie del suo paese, di cui lei era molto orgogliosa. Ho lasciato La Radice per un pò di tempo sulla mia scrivania per non dimenticarmi di scrivervi e di ringraziarvi, tra le tante cose quotidiane che a volte non ci permettono di dedicare il giusto tempo alle persone e alle iniziative come la vostra che meritano veramente interesse e considerazione. Spero di sostenervi, come posso, perché mia madre mi ha trasmesso il suo attaccamento alle sue radici vallelunghesi, ma non solo, anch’io ho insegnato per un anno lì e ho tanti amici di infanzia e amici come Alessandro Barcellona, che stimo tantissimo, insieme a tante altre belle persone, colleghi di scuola, alunni, vicini di via Armando Diaz, la via dove stavano le mie zie, parenti, e tanti altri ai quali mi sento sempre molto legata, pur non vedendoli da un pò di tempo. I vostri articoli erano tutti veramente interessanti, ma quello che mi è piaciuto di più riguarda la vita dimenticata dell’illustre Prof. Eduardo Gugino che non conoscevo, di cui nessuno mi aveva mai parlato. Ricordo, infatti, quando passavo davanti a certi palazzi di Vallelunga, come i racconti di mia madre diventavano storie fantastiche di famiglie di altri tempi, per questo penso che dalle rovine e dai cumuli di macerie rimasti, possa sempre riemergere con forza la memoria di un passato ricco e stimolante per tutti, soprattutto per le giovani generazioni di Vallelunga, che con tanti sacrifici affrontano lunghi viaggi per studiare ed affermarsi. Grazie alla vostra rivista, ancora una volta, da palazzi fatiscenti è riapparso un grande passato che può aiutare tutti quanti a costruire un presente sempre più attivo e vivace, per questo aspetto con piacere i vostri prossimi numeri. Un saluto a tutta la redazione di “La Radice” e Buon Natale. Termini Imerese 1/12/2006 Dina Licata

Il concorso “Gela Nostra“ giunto alla sua XII edizione, è organizzato dall’Associazione Culturale “Euclide gelese” con il patrocinio della provincia. La premiazione è avvenuta sabato 14 Ottobre 2006 presso l’aula magna della Scuola Media “Salvatore Quasimodo”. Diviso in due sezioni sezione, A per i poeti e B per i ragazzi. Per la sezione B si sono classificati: I^ Federica Insinna con la poesia “In riva al mare”; II^ Giada Costa con “Nove mesi”; III^ Miriam Li Voti con “Le quattro stagioni”. I poeti emergenti hanno stupito la giuria per la capacità con cui i ragazzi sono riusciti a lanciare messaggi importanti, attraverso poesie che raccontano delle proprie emozioni, argomenti religiosi o tematiche più complesse come hanno fatto Valery Vizzì di Licata con “Luomo e Dio” e Rosario Ciaramella con “La mafia” che si è classificato al quinto posto.

“IN RIVA AL MARE” Quel mattino ero lì adagiata su quella vasta distesa d’oro dove Eschilo cessava di vivere, sotto il cielo limpido e turchino, dove il sole esaltava l’avvenenza del mare. I miei occhi scrutavano l’immensità di quel preziosissimo tesoro. Udivo le onde che dolcemente lambivano la battigia e talvolta si infrangevano sulla scogliera. Che bello… Adesso tra le grandi braccia del mare e cullata dalle sue onde mi sento protetta da ogni male. 13 Agosto 2006

Il Drago Team Show Benché rare a Vallelunga esistono alcune piccole realtà locali che ne potrebbero fare un paese alla pari con tanti altri dei dintorni e pertanto devono essere divulgate ed encomiate, una di queste è l’attività di Santina ed Antonio Savaia. La palestra di questi due simpatici ed intraprendenti fratelli, mq 80 circa, è un locale offerto dal buon cuore di Padre Zuzzè, nostro parroco, che permette ai nostri concittadini di fare nel corso dell’anno movimento fisico utile a chi ha bisogno di terapie, a chi desidera distendersi, a chi a bisogno di dedicare alcune ore della settimana al proprio corpo per rendere più armonica la propria vita…tutti vanno da Santina e Antonio. In questa palestra si alternano tra gli altri, bambine e ragazze dai tre ai diciott’anni che accompagnate da brani musicali scelti ad hoc si allenano per poi esibirsi su palcoscenici estivi in numeri di danza e di aerobica. Santina è un fenomeno di personalità, dinamica, positiva, solare bella dentro e bella fuori. La sua palestra si chiama Drago Team e il suo spettacolo Drago Team Show. Tutte le sue allieve la amano, tutte la stimano e sono appassionate del lavoro che svolgono insieme. Vederle esibirsi è la conferma di quanto detto. Queste ragazzine giovani e carine esprimono tutto quello che hanno imparato con espressioni del corpo e del viso felici e determinate a dare il meglio di sé stesse. Le piccole 5/7 anni, la guardano mentre lei suggerisce loro i movimenti ed eseguono come soldatini i gesti imparati, le più grandi danzano con disinvoltura e perfetta conoscenza dei passi e della coreografia; tutte in armonia, tutte attente a far fare bella figura a Santina. Ma Santina non produce soltanto questo, Santina fa danzare la piccola Priscilla, 4 anni, in un a solo, aiutata da lei sapientemente: Priscilla non vede dalla nascita. Santina fa danzare Giovanni, un simpatico ragazzo, mascotte di Vallelunga; lo fa inte(segue a pagina 12)


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vallelunghese “Così parlavamo a Vallelunga” del Prof. Calogero Giambelluca. In esso, alla voce “stazzuni”, leggiamo: “fabbrica di vasellame, brocche e stoviglie di ter racotta, nonché di mate riale edilizio (tegole, mattoni)”. Ma naturalmente questa spiegazione al vallelunghese (Ricerca storica di Alessandro B arcellona ) d.o.c. di una certa età non serve poiché egli, non solo conosce molto bene gli “stazzuna” ma ne ha ancora abbondantemente pregne le narici del fumo che producevano e che “avvolgeva di una cappa funesta nera ed intensa l’intero paese”. Il concittadino Dott. Barcellona aveva accarezzato da tempo l’idea di scrivere qualcosa di più dettagliato su questi opifici, un contributo da offire ai lettori della “Radice”, ma, col tempo la ricerca è diventata via via più corposa e alla fine giustamente si è optato per una più adeguata pubblicazione. Così, con il patrocinio della Regione Siciliana, del Comune e della Pro Loco di Vallelunga, è nato il volumetto “Stazzuna e stazzu nara a Vallelunga Pratameno”. Si tratta di una vera e propria ricerca storica e come tale abbastanza documentata. Basta scorrere l’elenco delle fonti bibliografiche a cui l’autore ha sapiente-

Una simpatica nota di colore viene data al testo quando si parla della disputa tra i nobili di Vallelunga e di Villalba nella seconda metà del 1700, con l’obiettivo, da parte dei vallelunghesi, di continuare a cavare indisturbatamente le pietre bianche arenarie dal vicino feudo Miccichè per la costruzione delle case. Si trattò di un vero e proprio braccio di ferro che ebbe un articolato seguito giudiziario e che alla fine vide prevalere i villalbesi. Ma siccome non tutti i mali vengono per nuocere, proprio questa “sconfitta” aprì speranze nuove a Vallelunga che da allora, facendo di necessità virtù, cominciò a sviluppare l’arte della lavorazione dell’argilla e a fare a meno delle “pietre” di Miccichè. Il volume prosegue con una descrizione avvincente dei luoghi e degli oggetti che caratterizzavano la frenetica attività degli stazzuna. Così rinascono a nuova vita, come esumati dall’oblìo, parole come torniu, fossa, funnacazzu, zarbàta, furnu, burgiu, sìastu, chiana, buffetta, gammitta, giurlànna, parmarizzu, quartàra, bac careddra, lemmu, silletta, tumazzìari, scuttizzi e molto molto altro ancora in un crescendo stupefacente di immagini e colori che hanno ricamato per secoli la vita quotidiana dei vallelunghesi. Il Dott. Barcellona inoltre, ci presenta un preciso censimento postumo di ben 18 stazzuna che nel periodo di massima espansione di questo settore, dal 1860 al 1950, operavano in paese; veramente una grande risorsa che riusciva a dare lavoro a moltissime famiglie e coinvolgeva, con tutto il suo indotto, più di un migliaio di persone; indubbiamente un’attività imprenditoriale di fortissimo impatto socio-economico che magari non riusciva a frenare del tutto l’emorragia dell’emigrazione transoceanica di quel periodo ma ne conteneva senz’altro i danni. L’ammirevole ricerca si chiude con una raccolta di detti, proverbi, filastrocche e indovinelli, tutti scaturiti dalla saggezza popolare che respirava l’aria acre degli stazzuna. Insomma il Dott. Alessandro Barcellona credo non potesse fare di meglio di quanto ha fatto. Un lavoro prezioso che arricchisce ulteriormente la già ampia biblioteca di pubblicazioni di vallelunghesi su Vallelunga. Grazie, Alessandro!

O RGANO

D I F O R M A Z I O N E CI V I C A E DI INFORMAZIONE

DELLA

In data 21.9.2006 il libro è stato presentato nell’aula consiliare del Comune. Hanno partecipato tutti gli ex stazzunara e si sono avuti momenti di vera emozione. Alla fine della cerimonia il sig. Cosimo La Paglia di 84 anni, stazzunaru specializzato cucituri (fuochista) addetto alla cottura di stoviglie e laterizi, è stato chiamato al tavolo della presidenza e a nome della Pro Loco ha donato una targa ricordo al dott. Alessandro Barcellona. Il sig. La Paglia Cosimo pochi mesi prima era stato chiamato dalla ditta Zammito di Valledolmo ad eseguire la prima “fornata” sotto gli occhi attenti dei nuovi stazzunara. È rimasto accanto al forno per ben 48 ore di seguito ed ha mangiato e dormito (si fa per dire) sul posto. Basta, infatti, una semplice disattenzione per rovinare un’intera “fornata”. mente attinto, nonché le numerose testimonianze raccolte dalla viva voce di quanti negli stazzuna ci hanno lavorato davvero per anni impastando l’argilla con l’acqua e con il proprio sudore. Storicamente la ricerca del nostro autore parte veramente da molto lontano. Inizia con delle osservazioni attente della materia prima, del fango, dell’argilla nella storia dell’umanità; si citano le culture dell’antico Oriente, della Mesopotamia e dell’Egitto; si fa riferimento al Poema babilonese della creazione e al testo biblico della Genesi. L’indagine si estende all’antica scrittura cuneiforme, ai ritrovamenti nell’isola di Creta ed in Siria, fino a giungere ai 6000 guerrieri di terracotta rinvenuti in Cina. Naturalmente l’autore non si dilunga eccessivamente su queste notizie che tuttavia risultano davvero interessanti per una più ampia precomprensione del suo lavoro. Molto attente sono le osservazioni di carattere scientifico-geologico del nostro territorio, del Cozzo Tanarizzi, della Pirrera e del Cozzo Intinnò, come anche le nozioni su ceramica, terracotta, maiolica, porcellana e la spiegazione dei procedimenti di lavorazione.

COMUNITÀ VALLELUNGHESE Tel. 0934.814744

Il giornale non persegue fini di lucro. Eventuali contributi vanno inviati tramite

C.C.P. 77335602 Ass. Culturale “LA RADICE” Via Diaz, 160 - VALLELUNGA (CL) Anno VIII n.48-49-50 (3+23) 2 Gennaio 2007

Direttore Responsabile: GIUSEPPE PIRAINO Comitato di Redazione A. BARCELLONA ROSEMARIE TASCA d’A. C. GIAMBELLUCA - A. POLIZZANO

Autorizzazione del Tribunale di Caltanissetta N° 165 del 19 Gennaio 1999

Stampato presso Tipografia “RS” VIA CIRCONVALLAZIONE SUD SAN GIOVANNI GEMINI (AG) TEL. 0922.909774 - FAX 0922.904820

Il prof. Salvatore Nicosia e i quattro giovani premiati: Rosa Maria Barrile (segnalato), Marco Polizzano (3°), Cinzia La Piana (2°) e Grazia La Paglia (1°). so letterario: «10 Luglio 1943: sbarco degli alleati a Gela. Lucki Luciano, Calò Vizzini, Giuseppe Genco Russo e il Vallone culla della mafia nella sua genesi, evoluzione e metamorfosi. Tu, il tuo paese e la Legalità ieri e oggi.» Erano presenti tutti i ragazzi partecipanti: Barrile Rosa-Maria di Santa Caterina Villarmosa, Bulfamante Michela di Resuttano, Ciminnisi Cristina di San Giovanni Gemini, La Paglia Grazia di Vallelunga, La Piana Cinzia di Vallelunga, Mistretta Alberto di Mussomeli, Montagna Enrica di Marianopoli, Polizzano Marco di San Cataldo e Valenza Mario di Villalba. Mancava soltanto Gentile Maria Angela di Cammarata perché a Genova dove è andata a frequentare l’Università. La giuria presieduta dal Prof. Salvatore Nicosia dell’Università di Palermo, era composta dal Dott. Giovan Battista Tona, magistrato, dal capitano Riccardo Raggiotti, comandante della Compagnia dei carabinieri di Mussomeli, dal giornalista-scrittore Roberto Mistretta e dall’Avv. Angela Bruno del foro di Ragusa. Al primo posto si è classificata Grazia La Paglia di Vallelunga, studentessa dell’istituto magistrale “Alessandro Manzoni” di Caltanissetta con l’ottimo saggio “La mafia tra indifferenza e corruzione”. Al secondo, un’altra studentessa del Manzoni, Cinzia La Piana, anche lei di Vallelunga, col saggio: ”La mafia nella sua genesi”. Quindi terzo classificato Marco Polizzano di San Cataldo con “Mafia: degenerazione di un regime”. La giuria ha anche segnalato “Vorrei…fosse un sogno” di Rosamaria Barrile studentessa di Santa Caterina Villarmosa che frequenta il Liceo scientifico di Caltanissetta. Sono intervenuti il dirigente scolastico Salvatore Vaccaro, il presidente del consorzio “Cinque Valli” Salvatore Brigida, l’assessore provinciale Leonardo Lombardo e il presidente del Gip-Gup del Tribunale, Ottavio Sferlazza. La manifestazione è stata intermezzata dal duo di giovanissimi del Conservatorio musicale di Palermo Gianpaolo Insinna (originario di Vallelunga) e Giorgio Di Maio che hanno eseguito brani per piano e flauto traverso. Il Prof. Salvatore Nicosia ha quindi letto le motivazioni delle opere premiate. A tutti i giovani partecipanti è stata consegnata un attestato de “La Radice” ed una medaglia offerta dalla Provincia regionale. Tutti i dieci lavori dei ragazzi che hanno partecipato al concorso, i cinque interventi della giuria, un intervento di Pino Piraino, quello della psicologa Rosa Maria Izzo, la presentazione della Presidente e del vice presidente dell’Associazione rispettivamente Angela Polizzano e Alessandro Barcellona sono attualmente nelle mani della Sig.ra Rita Borsellino per scrivere la prefazione al libro che speriamo di presentare a fine febbraio prossimo.

SIMONA DENTICO Nata a Mussomeli il 23/6/1988 della Drago Team. CAMPIONESSA ITALIANA del lancio del peso cat. Junior femminile. Trofeo conquistato il 9 settembre 2006 a Lignano (Udine). Meriteresti un più lungo articolo ma lo spazio non lo consente. Grazie comunque a nome di tutta Vallelunga.


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guito la loro composizione dal vivo, Gianpaolo con il suo flauto, e Giorgio Di Maio, anche lui appena sedicenne, con un pianoforte elettronico. Il brano incontra un particolare mai evidenziato prima, cioè quello di comporre insieme un brano ognuno per il proprio strumento, mettendo insieme l’obiettivo da raggiungere, quello di interpretare al massimo la storia di Tanarizzi. La forma del brano è uno studio e dunque tematica, ma con un’introduzione melodica che viene ripresa per finire. E’ un vanto ed un onore che questo giovane talento musicale sia originario di Vallelunga, gli auguriamo una brillante carriera artistica. Il primo classificato è stato Marco Di Stefano, palermitano, anch’egli giovane, già un avviato professionista. Marco ci ha proposto una composizione per pianoforte e violino, purtroppo abbiamo dovuta ascoltarla su CD, ma il suo brano è molto piaciuto alla giuria. La passione di Marco per la musica è immediata e profonda a tal punto da riuscire a plasmare con estrema naturalezza fin da bambino i tasti di un pianoforte. Marco nella sua composizione si è strettamente attenuto allo schema consacrato della sonata, soprattutto per violino e pianoforte. La composizione è in un unico movimento con i canoni appunto della sonata classica: abbiamo l’inizio che nella sua compostezza viene fuori una melodia direi struggente e nostalgica mentre scorre verso la parte centrale che cela una serenità che viene fuori anche dalla modulazione armonica, per finire riprende il discorso musicale dell’inizio, ritornando a comunicare all’ascoltatore la dolcezza della melodia che contraddistingue il brano e che secondo la giuria ha rispecchiato al massimo il tema del concorso. A lui è stato consegnato un premio in denaro di e 600, il classico piatto Premio Tanarizzi, di ceramica con incisi i vasi di Vallelunga, ed una pergamena. Al secondo classificato è stato consegnato un premio in denaro di e 300, il piatto Premio Tanarizzi e la pergamena. La menzione speciale è stata donata a Biagio Lo Cascio di Palermo dall’Associazione Culturale La Radice. Biagio ha presentato una composizione di interesse notevole dal punto di vista tecnico. La forma musicale della fuga a quattro voci è stata la scelta di Biagio, suddividendo il brano in due movimenti diversi fra loro ma con la stessa struttura musicale. A lui è stata data una pergamena, il piatto Premio Tanarizzi ed un piccolo ricordo musicale con la targa dell’Associazione La Radice. Quest’anno la cerimonia di Premiazione è avvenuta a Tanarizzi, all’aperto, sul chioschetto delle rose specialmente allestito e trasformato in palcoscenico con materiale gentilmente prestato dalla Compagnia del Piccolo Stabile di Vallelunga. Il luogo scelto si è rivelato un vero successo, se non ci fosse stato un po’ troppo vento ed anche un certo freddo che il 6 Agosto non era stato previsto! Abbiamo avuto uno spettacolo di Vito e Rosa Parrinello che ci hanno offerto parole d’amore di antica tradizione popolare cantate magistralmente da Rosa, accompagnate dalla chitarra di Vito. I Parrinello hanno il Teatrino Ditirammu alla Kalsa a Palermo e fanno spettacoli straordinari tutto l’anno. C’era anche il camioncino dei panini e delle bibite di Piero e Giusi, che hanno reso possibile uno snack durante gli intervalli. La Protezione Civile di Vallelunga era presente, come sempre, e li ringraziamo particolarmente. Il publico era numeroso e si sono visti molti spettatori nuovi.. La giuria era composta dal M.° Lidio Florulli, Docente di Musica al Conservatorio di Palermo e illustre Direttore di Orchestra che ha curato altresì la direzione artistica del Premio, dalla Prof.ssa Rosalda Imburgia, Docente di Educazione Musicale alle Scuole Medie di Palermo, dall’Associazione Cuturale La Radice e dalla sottoscritta, Presidente del Premio. Tra gli ospiti di riguardo: Suzie Garigliano, Membro Consigliere dell’Associazione Amici del Teatro Massimo di Palermo, che ha premiato Gianpaolo Insinna. Katia Todarov e suo marito, Clive Britton, noti pianisti di fama internazionale. Flora Arcuri, Docente di Francese alle Scuole Superiori ed all’Università di Palermo. Erano presenti le autorità locali, il Vice-Sindaco Loreto Ognibene, l’Assessore Rosario Emanuele e l’Assessore Mimmo Fiorella. Alla fine della manifestazione la sottoscritta ha regalato un piatto Premio Tanarizzi a Rosa e Vito.

Nota di Pino Piraino

GIANPAOLO INSINNA flautista Nasce a Palermo nel 1990. 2002 studia con la flautista Lucia Caminita. 2003 entra al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo nella classe di flauto del M° Salvatore Luna. Master Musicale con il M° Angelo Fasa. 2004 diventa secondo flauto dell’Orchestra Regina Margherita. Si esibisce come solista in diverse manifestazioni musicali e culturali, tra cui al Teatro Politeama di Palermo e nella Cattedrale di Palermo. Parrinello che hanno offerto la loro prestazione artistica gratuitamente con tanta generosità, ed un piatto Premio Tanarizzi a Loreto Ognibene, collaboratore costante ed attento, che cura la proprietà di Tanarizzi con amore ed orgoglio. Ogni anno il luogo del ritrovamento della Tomba di Vallelunga diventa sempre più un fiore all’occhiello di Vallelunga Pratameno, invito tutti i Vallelunghesi che vivono lontano di venirci a trovare o di visitare il nostro sito: www.tanarizzi.it o di contattarci all’indirizzo e-mail: info@tanarizzi.it o di scriverci a: Tanarizzi ufficio, Via Nazionale 108, 93010 Vallelunga (Cl). Marco di Stefano Pianista e compositore Nasce a Palermo nel 1979 Pianista autodidatta dal 1999 2004 si laurea in Ingegneria Informatica 2002/2004 studia composizione con il M° Giovanni D’Aquila e pianoforte con il M° Giuseppe Messina presso l’ Accademia Clara Schumann di Palermo 2004 studia composizione al conservatorio di Milano. Giorgio Di Maio pianista Nasce a Palermo nel 1990 Frequenta la classe di pianoforte con il M° Antonio Fortunato al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo. Partecipa a “Palermo apre le porte” ed altre manifestazioni culturali e musicali ricevendo attestati dal Comune di Palermo, Monreale, Montelepre, S. Flavia. Si classifica secondo al concorso “Padre Pino Puglisi”. Biagio Lo Cascio pianista Nasce a Palermo nel 1981. Diplomato in pianoforte con il massimo dei voti al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo con il M° Ranieri Schicchi. Attualmente frequenta l’accademia di Alto Perfezionamento Pianistico di Firenze con il M° Pier Narciso Masi oltre che l’Accademia di Alto perfezionamento Musicale Unda Maris di Palermo con il M° Bruno Canino. Frequenta inoltre il biennio di specializzazione per il conseguimento della laurea di II° livello in Discipline Musicali al conservatorio di Palermo con il M° Ranieri Schicchi. E’ pianista stabile dell’Associazione Kaleidos di Palermo Ha eseguito concerti a Palermo e in molte città e teatri di Sicilia. Biagio Lo Cascio ha un vasto e importante curriculum che non possiamo riportare per intero per mancanza di spazio. Ce ne scusiamo.

Premio Tanarizzi 2006 Il solito venticello marino proveniente da Termini Imerese e che si infila nella vallata del fiume Torto e segue la linea ferroviaria fino a Vallelunga ma che il paese non conosce perché la Pirrera di Cozzo Tanarizzi lo blocca dall’altra parte, in contrada Manca, anche quel lungo pomeriggio del 6 Agosto 2006 si faceva sentire piacevolmente, nella tenuta della Sig.ra Rosemarie Tasca ai piedi del boschetto (ex proprietà “di lu Dutturi Gigiu”). Qualcuno potrebbe dire che mi da di volta il cervello a sostenere che il venticello marino di Termini arriva fino a noi, ed invece posso assicurare d’avere letto che un tempo tutta la vallata di Magazzinaccio, la contrada Giardino e via via fino alla Stazione ferroviaria, era una specie di Conca d’oro perché piena di limoni, arance e tutti tipi di frutta, dalle ciliegie alle nespole, mele e quant’altro. Come si spiega, pertanto, se non con l’apporto di un’arietta marina mite, oltretutto depurata dal sale che va lasciando lungo il percorso? L’epoca, se non mi sbaglio, doveva essere corrispondente a quella del primo millennio, ottocento/novecento. L’autore del libro che ho letto credo sia un Inglese. Una simile situazione ambientale, dentro il cuore della Sicilia, non poteva essere che generata proprio da quest’aria marina che dalle coste giungeva fino a noi lungo tutta la vallata dove corrono i binari della linea ferrata che da Termini I. arriva fino alla nostra Stazione Ferroviaria. Se un giorno dovessi trovare il libro che ho letto molti anni fa, quando non sognavo neanche di dovere dirigere un giornale per ricercare le nostre radici, è chiaro che ne darò immediata notizia. Fino ad allora non potete che credermi in parola o non credermi affatto, tanto non cambia niente: quel sei agosto 2006 quell’arietta di cui ho parlato c’era veramente, come c’erano veramente una ottantina di persone che hanno assistito alla premiazione del Concorso di Composizione Musicale a tema ed esattamente “La Musica nell’Archeologia” indetto dalla Signora Rosemarie Tasca d’Almerita. Sono stati ascoltati i brani premiati: il primo e il terzo su disco, mentre il secondo è stato eseguito dal vivo. Hanno chiuso la manifestazione Vito e Rosa Parrinello di Palermo con un concerto dal vivo di canto popolare Siciliano. Ad un certo punto, visto che con la mente non potevo levarmi la sensazione di avere accanto “Lu Dutturi Giugiu” mi sono messo a parlargli e gli ho detto: - Caru Dutturi che cosa vuoi di più? Tu non mi dicesti mai che avevi ritrovato in questa tua contrada reperti archeologici e li avevi spediti direttamente al museo di Siracusa. Lo abbiamo scoperto noi rincorrendo le voci insistenti di tutta la gente di Vallelunga, bambini di allo ra poi diventati vecchi, che avevano assistito al ritrova mento. Non ce lo hai detto perché quando ci siamo fre quentati, noi eravamo bambini, ma quei bambini, poi, hanno letto un libro di Bernabò Brea e da li è iniziata un’avventura! Te ne sei andato da questa vita e non hai mai saputo che un archeologo del calibro di Paolo Orsi aveva messo a punto lo studio dei tuoi reperti, dopo aver chiesto a te ulteriori delucidazioni(abbiamo trovato la lettera con la quale te li chiedeva) e un altro grande archeologo un certo Bernabò Brea si preparava a pub blicare l’importanza dei tuoi reperti. Men che meno potevi immaginare che una Signora, la Signora Rosemarie doveva infine comprare il tuo terreno e che assieme all’ Associazione” La Radice”, avrebbero fatto si che l’immaginazione rigogliosa dei giovani (Giuseppe Audino e Grazia La Paglia) creassero racconti attorno a quei reperti, spingendo la fantasia fino a 1800 anni prima della venuta di Cristo che significa 3.800 anni fa, e che, infine sull’onda di quei racconti, ora, sono scatu riti dei brani musicali da giovani di talento e di cui il secondo premiato è, per giunta, un Vallelunghese?! Che cosa vuoi di più? E non lo capisci che una simile storia che sembra quasi una fiaba, fa sentire anche noi eterni? Ora lasciami in pace perché voglio ascoltare la dolce, semplice, delicata composizione musicale al Flauto di Giampaolo Insinna accompagnato dal piano di Giorgio Di Maio e so che piace anche a te e che forse la fischie rai a modo tuo soffiando sulle labbra senza fare uscire il suono, ”surmuniannu” con la gola, come facevi con i brani di musica classica, nel tuo giardino di piazzetta Morgagni in quelle lunghissime mattinate serene degli anni cinquanta.


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fra due stranieri. La decisione di questi due giovani di coronare il loro sogno d’amore a Vallelunga Pratameno (si sono conosciuti al lavoro, entrambi sono manager di una delle più grandi multinazionali del mondo!) è il naturale epilogo di una straordinaria vicenda di emigrazione che iniziò alla fine del 1800 e vede protagonisti iniziali fame e miseria. Il capostipite della famiglia di lei, Vincenzo (Charles) Mancuso, originario di Alia ma sposato a Vallelunga, partì, senza un soldo in tasca, per gli Stati Uniti nel 1891

Derk e Rebecca sposi raggianti affacciati dal balcone dell’aula consiliare (Foto Savattieri) all’età di 23 anni, accompagnato dalla sola disperazione che accomunava gli emigrati della prima ora, come tanti altri siciliani, friulani, calabresi e sardi. Poco tempo dopo fu raggiunto dalla moglie Carmela Noto con in braccio il loro primo figlio Rosolino (detto Ben) di pochi mesi affrontando un viaggio di ben 31 giorni. Questi paisà e maccarròni si portavano in America, presunta nuova Atlantide, la loro geografia domestica, la loro cultura provinciale i loro valori tradizionali in un continente dove trovarono spazio, oltre alla loro fatica e sacrificio, anche il sentimento e la nostalgia per il “borgo natio”, mai abbandonati e tramandati ai discendenti. I primi tempi furono decisamente tristi e in cerca di una sistemazione definitiva: dal luogo di approdo, New Orleans (nello stato della Lousiana), dove risedettero per 16 anni lavorando, per un dollaro al giorno di dodici ore lavorative, come operai in una grossa azienda agricola e dove procrearono altri cinque figli (Dominic, Joseph, Lawrence, Thomas e Lucy), si spostarono a Batavia (dove nacque la loro ultimogenita, Josephine), nello stato di New York (vicino alle cascate del Niagara e a Buffalo): lì la loro sorte cominciò a mutare. Attraverso diversi lavori e impieghi presso le fabbriche locali, grazie ai sacrifici e i risparmi della loro matriarca Carmela che, nonostante il suo analfabetismo sapeva benissimo far di conto, accumularono un primo capitale e riuscirono a far studiare il primogenito, l’unico che raggiunse il titolo di studio di perito idraulico. Conobbero il mondo dell’agricoltura e della coltivazione della canna da zucchero, del tabacco e del cotone e da semplici operai divennero imprenditori (fondarono la “Charles Mancuso & Sons Enterprise”). Con i primi soldi guadagnati, 86 dollari, nel 1911 rilevarono una piccola quota di partecipazione di una grossa società iniziandone la scalata, nacque così la “Charles Mancuso & Sons Incorporated”, una società di capitali divisa in cinque divisioni, una per ogni membro della famiglia: ristorazione su larga scala, arredamenti, piste da bowling e campi da golf, teatri cinema e sale da ballo, concessionarie d’auto (General MotorsFord) e ovviamente il settore edile e idraulico (che è arrivato ad impiegare fino a seicento operai per volta!), tutte società che oggi fatturano milioni di dollari ogni anno, frutto di investimenti continui e notevoli da parte dei singoli soci (oggi i rami più importanti sono la Mancuso

Motors Inc., forte di 120 impiegati e di un fatturato di circa 25 milioni di dollari, e la M&D Theaters). Anche durante la crisi economica del 1929 non rinunciarono al loro altruismo e alla loro generosità: nonostante l’economia si fosse fermata all’improvviso, essi continuarono a pagare lo stipendio ai loro dipendenti contribuendo così alla ripresa economica del luogo, inoltre fornirono gratuitamente la prima ambulanza all’ospedale locale nel 1920. Rebecca, la sposa, è la discendente del ramo di Domenico Mancuso e Carmela Noto; suo padre Paul Messina e si occupa di cavalli, maneggi, e corse ippiche unitamente a sua madre Sharon Mancuso... i parenti vallelunghesi sono infatti le famiglie Noto e Messina. Questa famiglia fu la prima ad emigrare a Batavia, città dove esiste ancora oggi un’associazione che tiene viva la memoria di questa vicenda e che ne ha celebrato addirittura il settantesimo anniversario del loro arrivo con una pubblicazione-tributo. Con l’evento del matrimonio a Vallelunga si è compiuto un ritorno “virtuale” di questi emigrati nel loro luogo di origine dopo quattro generazioni, una rivincita su quella fame che li costrinse a partire e che invece adesso offre una sorta di ringraziamento alla comunità che ha contribuito alla loro nascita culturale. L’evento ha coinvolto non solo gli sposi e i loro parenti, ma anche tutto il paese che ha partecipato con emozione e trasporto al giorno più bello della loro vita, raccogliendo l’attenzione dei media nazionali (oltre che la carta stampata, anche Rai Uno se n’è occupata attraverso un breve servizio mandato in onda il 2 ottobre all’interno del programma televisivo “Festa Italiana”). Per espressa decisione dello sposo e dei parenti di lei (tenuta all’oscuro di tutta questa organizzazione per farle una big surprise!), il matrimonio ha avuto una connotazione “folkristica”, risultato di una piccola ricerca storica e di un’organizzazione di volontari entusiasti e dediti (Mary La Piana, Alessandro Barcellona, Antonio e Santina Savaia, Silvia Dentico, Angela Noto, Luigi Montesano, Giovanni Alaimo, Peppuccio Giardina coordinati dal Dottor Pippo Montesano). Il rito al municipio è stato officiato da Vincenzo Spera, ufficiale di Stato civile e tradotto simultaneamente, come previsto dalle vigenti norme in materia, dal sottoscritto. Il sindaco dott. Antonino Patti ha omaggiato gli sposi di una targa ricordo a nome del paese di Vallelunga e che gli sposi hanno accettato con grande commozione. Prima che gli sposi approdassero sulla piazza la locale banda musicale, diretta dal maestro Giuseppe Grasso, ha eseguito l’inno d’Italia e quello degli Stati Uniti d’America omaggiando gli emozionantissimi sposi affacciati dal balcone del palazzo municipale.

All’uscita, sulla piazza delle Anime Sante, una folla di oltre mille persone li attendeva e li ha festeggiati (lanciando sugli sposi i più appropriati e tradizionali chicchi di grano invece del riso!): un decoratissimo carretto siciliano, arrivato appositamente da Racalmuto con il signor Giuseppe Grimaldi, il cavallo bardato a festa per l’occasione, ha condotto gli sposi per un giro lungo le vie principali del paese, già parate a festa per la concomitante festa della Madonna di Loreto. Al loro rientro, sulla stessa piazza (dove svettavano le bandiere siciliana, italiana, olandese e statunitense), si è svolto uno spettacolo del tradizionale Ballo della cordella della compagnia di Castellana Sicula: momenti che hanno

La cerimonia al comune. Da sinistra a destra: Shelley Messina, Lucia Mistretta, Rebecca, Alessandro Barcellona, Vincenzo Spera, Derk, Dott. Pippo Montesano, Ervin Hendriksen (Foto Savattieri) coinvolto l’intera piazza fino al banchetto di nozze, rigorosamente tradizionale predisposto dal bar di Loreto Ministeri sotto i gazebo forniti da Mario Di Gangi e Santo Vilardo. Festoni di melograni e spighe intrecciate, pane di San Giuseppe, ciciri e favi caliàti, sfinciòne, cubàita e cannoli… tutte pietanze che i più grandi hanno ricordato come indispensabili portate dei banchetti di nozze di qualche anno fa. Tutti i vallelunghesi e non (sono arrivate persone anche da Villalba, Valledolmo, Marianopoli e altri paesi vicini) hanno partecipato entusiasti alle varie fasi della cerimonia e si sono avvicinati agli sposi (ma soprattutto le donne, giovani e non, si sono accalcate per dare un bacio allo

Il buffet tradizionale con esempi di gastronomia siciliana: mandorle glassate, sfincione, pane tipico, noci, cannoli, ceci e fave tostate e cubàita… (Foto Savattieri)

Un momento del ballo della cordella (Foto Savattieri)

sposo, il quale ha riscosso un notevole successo fra il gentil sesso!). Entrambi gli sposi alla fine dei festeggiamenti, nell’euforia totale ed assoluta del momento, hanno rivolto un sentitissimo grazie a tutta la cittadinanza di Vallelunga. Il 28 ottobre scorso, essi hanno offerto un grandioso banchetto a Batavia, con tanto di proiezione del video del matrimonio, per tutti i parenti, molti dei quali di origine siciliana (Messina, Noto, Martino, Mancu-so…) e che non erano potuti intervenire a quello vallelunghese e, con l’occasione, la città di Batavia ha conferito la cittadinanza onoraria al dottor Pippo Montesano; azione che rappresenta certamente un preludio ad una serie di contatti fra i discendenti degli emigrati con il loro paese di origine. Anche il menù “americano”, in quell’occasione, è stato un tributo alla gastronomia siciliana. (segue a pagina 12)


PAGINA 8 da Rosa Maria Izzo

CORRIDA L’associazione culturale “Piccolo Stabile Vallelunghese”, dopo sei anni di attività teatrale, quest’anno ha deciso di realizzare la prima edizione dello spettacolo “Dilettanti allo sbaraglio”, ispirato alla famosissima trasmissione televisiva “La Corrida”. Il 16 Settembre 2006 alle ore 22,00, quando la piazza Umberto I° era gremita di gente, Tonino D’Agostino e Rosa Maria Izzo hanno dato inizio allo spettacolo presentando i concorrenti, ognuno dei quali era accompagnato dalla valletta Nicoletta Curcio. I concorrenti sono stati: Josè Sola (cantante), Salvatore Macaluso (musicista), Giusy Catalano (cantante), Claudio e Danilo di Mussomeli(comici), Domenica Giunta di Resuttano (cantante), Giusy Insinna (cantan-

Il vincitore: Vincenzo Insinna te), Pietro Napoli (comico), Giuseppe Raimondi (cantante), Mariano Cerasa (barzallettiere), Nino Migliore (cantante), Nunzio Malta (musicista), Vincenzo Insinna (cantante-imitatore), Salvatore Miserandino (imitatore), Dragon Girls (ballerine), Antonella Vullo (cantante). Le esibizioni dei concorrenti sono state intervallate da due balletti dei bambini della scuola di danza Kemonia, diretti dall’insegnante Giusi La Paglia; dalle barzellette di Tonino D’Agostino e da due esibizioni del gruppo musicale ”Abbusivi”, i quali hanno suonato gli stacchetti che accompagnavano l’ingresso e l’uscita dei concorrenti, e il brano cantato da Vincenzo Insinna: “Il ragazzo della via Gluk”. Il gruppo musicale “Abbusivi” è composto da: Giovanni Lo Iacono (alla tastiera), Angelo Guarino (alla batteria) Salvatore Malta (chitarra solista), Angelo Calderone (al basso) e Francesca Misuraca (corista cantante), Cavarretta (chitarra) Quasi tutti i cantanti sono stati accompagnati dalle coriste: Mariella Blandina, Francesca Misuraca e Giusi Insinna. La riuscita dello spettacolo è stata resa possibile dal lavoro sinergico di tutti i componenti dell’associazione culturale ”Piccolo Stabile Vallelunghese”, dei concorrenti e del gruppo musicale ”Abusivi”. Indispensabile è stato il supporto dei tecnici, in particolar modo: il tecnico audio Giacomo Insinna; il tecnico luci Roberto Emmanuele; la scenografa Susanna Pirrone, aiutata da Gaetano Malta e dal figlio Nunzio, Alessandro Vara, Calogero Vullo e Salvatore Miserandino; l’elaboratore audio- video Rosy Gaeta. La preparazione e la realizzazione di questo spettacolo ha entusiasmato gente di tutte le età, dai più giovani ai meno giovani. I più giovani della manifestazione sono stati tre bambini rispettivamente di otto, nove e dieci anni: Marialaura Cerasa, Calogero Gervasi e Cinzia Emmanuele (segue a pagina 11)

GRAZIE AGLI AMICI SOSTENITORI NINO AUDINO FILIPPO VITALE BENITO CIRRINCIONE CALOGERO GRASSO FRANCA INSINNA GIOVANNI GRASSO

Siracusa Trieste Nichelino (To) Torino Campomorone (Ge) Palermo

La Redazione de “La Radice” augura un prospero anno 2007

dal Dott. Rosolino Vara

Caro Direttore, Ti invio queste mie riflessioni pregandoti di pubblicarle al solo scopo di promuovere un dibattito che possa coinvolgere il più alto numero di Cittadini. D’altra parte miro a provocare stimoli alla riflessione sulla vita sociale, politica e culturale di questo nostro piccolo Centro. Sono sicuro che più saremo a dibattere, migliori risultati e ottime risoluzioni potranno venire per i molteplici problemi che ci opprimono. Ritengo che gli ultimi dieci anni trascorsi siano stati i peggiori che questa Comunità abbia attraversato. Giudizio che scaturisce da un insieme di fattori negativi e spesso concomitanti. Naturalmente ognuno di noi ha la propria parte, piccola o grande, di responsabilità: a volte siamo stati superficiali e pavidi, spesso egoisti e pressappochisti; in molte occasioni ci siamo comportati come gli struzzi nascondendo la testa sotto la sabbia.. Per oltre trenta anni abbiamo delegato ad altri la gestione della Cosa Pubblica e abbiamo fatto si che un numero ristretto di oligarchi governasse in nome e per conto nostro: abbiamo approvato tutto ciò che veniva fatto, spesso turandoci il naso, altre volte chiudendo gli occhi, altre ancora facendo finta di non sentire. Abbiamo ratificato tutto alla scadenza elettorale con la conferma e la rielezione di quel gruppo di persone. La nostra “partecipazione” passiva ha creato diversi strati di incrostazioni di potere. Questa delega in bianco, e la relativa mancata vigilanza e controllo, ci ha portato ad essere assenti e volgere lo sguardo altrove quando seri ed innumerevoli problemi riguardavano la Comunità. Gli eletti hanno gestito la Cosa Pubblica secondo modalità, linee e punti di vista che molto spesso stridevano con la Democrazia. Si preoccupavano di tenere le strade pulite, erogare puntualmente l’acqua, sistemare le trazzere e pulire i canali. Ma facevano anche dell’altro come bagnare le vie, abbellire le piazze con alberi e fioriere. Tutti noi eravamo contenti e andavamo fieri dei nostri governanti. A volte in “dotte” contese campanilistiche portavamo a vanto tutto ciò. Ma l’avere dato ad altri questo deleterio tipo di delega ci ha portato un grave d’anno e ci siamo assuefatti alla mancanza dell’esercizio quotidiano della Democrazia, della dialettica e del libero confronto anche duro. Abbiamo avuto un atrofizzazione del nostro cervello e abbiamo vissuto per tanti anni in coma o, se vogliamo essere meno pesanti, in una specie di obnubilamento e in dormiveglia. Altrove, grazie ai partiti, la Democrazia quotidiana veniva esercitata: i partiti erano contenitori di individui che condividevano quella ideologia e i modi per realizzarla. Avevano delle regole scritte ed ogni aderente era tenuto ad osservarle. Gli iscritti eleggevano gli organi interni e frequentemente non mancava la lotta, anche dura, tra correnti per avere la supremazia nella gestione e dettare la linea politica. Ma spesso queste eufemistiche correnti erano dei gruppi (lobby direbbero gli Inglesi ) di potere che avevano due obbiettivi: gestire la Cosa Pubblica in un certo modo e l’autoconservazione creando quelle incrostazioni già menzionate. Ma almeno la presenza dei partiti favoriva il dibattito e la competizione per chi era interessato a portare avanti le proprie idee, spesso contrastate all’interno, e non voleva continuare a restare “in sonno”. Sappiamo che eventi nazionali portarono alla decimazione e alla scomparsa di alcuni partiti. Nella nostra comunità assistemmo a tale disfatta. Purtroppo alla scomparsa dei partiti non seguì la scomparsa dei gruppi di potere. Molti ex militanti di defunti partiti continuavano a gestire in proprio “pacchetti di voti”. Prima, con i partiti in vita, erano “i signori delle tessere” dopo furono detentori dei “pacchetti di tessere”. Prima si mediava all’interno dei partiti, dopo si trattava al “mercato delle vacche”. Abbiamo assistito a cose squallide, a patteggiamenti, ad alleanze innaturali e trasversali per il solo scopo di ottenere il potere. Gruppi e persone che trattavano com-

promessi senza nemmeno coprirli con il velo pietoso dell’ideologia e della fede politica. Si potrebbe dire con un vecchio detto: “durante il diluvio tutto………nuota”. Ormai è da oltre dieci anni che siamo una comunità di ombre. La politica non c’è. Non abita più qui. Quindi non crescono politici di una certa caratura perché questo andazzo non ha permesso una libera dialettica. I giornali ci informano di pseudo politici che giocano con i “veti incrociati”, con i voltafaccia, con le mozioni di sfiducia che magari vengono definite elegantemente “fiducia costruttiva”. Altri pensano di dimettersi meditando “l’appoggio esterno”. Altri ancora fanno sapere ai giornali che in Consiglio Comunale si sono dette tante cose ma non si sa si il registratore era acceso. Naturalmente i giornali non hanno qui i loro corrispondenti o i loro inviati. Perciò tutto quello che pubblicano non sono altro che i comunicati delle diverse parti politiche che usano i giornali come megafoni. Raramente i giornali riportano programmi e realizzazioni . Mi riferisco alle cose serie che portano posti di lavoro, sviluppo e crescita sociale. Nessuno ci fa sapere, attraverso i megafoni, come si cerca di recuperare la cantina sociale e rimetterla in attività. Forse qualcuno pensa che ciò si può fare continuando a promuovere e patrocinare “ la sagra dell’uva”. Non si ha la contezza che le vigne sono in via di estirpazione e questa manifestazione è diventata anacronistica e, appunto perché non dà aiuto ai produttori a causa della cantina chiusa, triste. Altra struttura completamente abbandonata è “la casa per portatori di handycaps”. Fu voluta e realizzata dopo una attenta ricerca e che messa in funzione avrebbe assorbito molta manodopera in considerazione del fatto che il rapporto di assistenza è di uno ad uno e cioè per ogni ammalato un assistente ogni otto ore. Quindi tre assistenti nelle ventiquattro ore per ogni malato ed inoltre addetti alle cucine, alla lavanderia, alla pulizia etc. Gli amministratori della Fondazione Gugino, della quale ho fatto parte, decidemmo e optammo per quel tipo di struttura perché avrebbe portato sicuramente occupazione. Quella struttura è stata vandalizzata, continua a perdersi, ma nessuno si è mai preoccupato di adoperarsi per metterla in funzione. E’ abbandonata a tal punto che nessuno si cura di mettere venti centimetri di catena ed un lucchetto al cancello. E’ notizia di questi giorni che il presidente della Regione Sicilia ha fatto un accordo con padre Ferlauto, fondatore e presidente dell”Oasi” di Troina (ndr grande istituto per il ricovero ed il trattamento di recupero dei portatori di handycaps) per la costruzione di una grande struttura a Raffadali, paese natale del presidente della regione, per il ricovero ed recupero dei predetti portatori fi handycaps. Avevamo, quindi, visto giusto! Questi politici si dilaniano in un clima che va peggiorando sempre più. Nessuno di loro conosce l’umiltà. Nessuno è disposto a fare un passo indietro o un passo avanti per dialogare con altri politici. Tutto e anchilosato. Non c’è raccordo dentro le istituzioni e tra queste. Si và a ruota libera e si vive alla giornata allenandosi in vista della prossima scadenza elettorale. Ormai siamo “ad un punto di non ritorno”. Non possiamo permetterci altri quattro anni da vivere come i dieci passati in stato di incertezza e approssimazione. Tutti e nessuno escluso dobbiamo fare “mea culpa”. Dobbiamo ripristinare le regole. La Collettività ha bisogno di vedersi proporre progetti e vederli realizzati, con spirito costruttivo e di collaborazione. E’ necessario ricucire gli strappi e considerarci avversari e non nemici. Dobbiamo far si che il buon senso prevalga e soprattutto dobbiamo fare in modo di fare pacificare tutti quelli che per colpa nostra ancora si odiano, portano rancore e non si salutano. Dobbiamo ricreare nella Comunità un tessuto Sociale, Morale e Culturale. Dobbiamo essere propositivi e più democratici. La Comunità deve essere chiamata a formulare le scelte, a condividerle e ad aiutare a portarle avanti. I Cittadini meritano la massima attenzione e i politici non devono mai dimenticare che sono una promanazione del popolo. Essi devono fare l’interesse della collettività anche scontrandosi con i loro referenti provinciali, (segue a pagina 9)


PAGINA 9 DALLA PRIMA PAGINA

La concorrente di Gela, il presentatore di Vallelunga. Vallelunga Pratameno. Ribalta tutta nissena lunedì sera, ad Affari tuoi, programma di successo in onda dopo il telegiornale su Rai uno. La pimpante e simpatica concorrente prescelta, Vanessa La Cognata, ha declinato le proprie generalità, dicendo con fiero orgoglio, di essere di Gela, in provincia di Caltanissetta. Immediata la replica dell’istrione conduttore, il quarantunenne attore Flavio Insinna (ha preso il posto che fu in origine di Paolo Bonolis e poi di Pupo alla guida della trasmissione), che ha detto: “Io sono originario di Vallelunga Pratameno, il paese di papà, siamo tra siciliani, forza Caltanissetta……. Roberto Mistretta racconta, poi, interamente la trasmissione fino alla fine concludendo: … all’apertura dei pacchi, la verità sconfortante per la coppia di Gela: nel pacco c’erano solo 250 euro, mentre i 75.000 euro erano nel pacco del Trentino. A Vanessa e suo marito, come lei stessa ha detto, la soddisfazione di avere conosciuto bella gente come appunto il conterraneo Flavio Insinna, nativo di Vallelunga, cittadina dove anni addietro si era parlato di voler conferire proprio a Insinna, la cittadinanza onoraria. Riportiamo, invece, interamente, perché molto bello, l’articolo del quotidiano “La Repubblica” di Sabato 21 Ottobre 2006 a firma del giornalista Fulvio Abbate, credo, di Palermo. La rubrica ha per titolo: LE FACCE. Il Titolo dell’articolo è doppio ed entrambi a caratteri cubitali : In prima pagina – Il ragazzo di Vallelunga con l’aria mite del successo. A pagina XIV dove segue l’articolo – Nel ragazzo di Vallelunga l’aria mite del successo. Piace. Piace davvero un sacco la faccia di queto Flavio Insinua, e piacerà sempre di più perché è la faccia di «uno buono», cosi non a caso gli hanno fatto recitare la parte del prete coraggioso, don Pappagallo, fucilato dai nazisti durante l’occupazione di Roma E l’hanno messo pure nel serial dedicato a San Paolo, nei panni del gladiatore. Senza dimenticare l’interpretazione di don Bosco, il prete al cubo. Piace, questo Flavio Insinua, e piacerà sempre di più,. Perché ha pure la faccia di carabiniere «buono», un bis, da capitano che lì, nel borgo di “Don Matteo” (un altro prete ancora) deve sbrogliare tutte le matasse, compilare i verbali, capire le trame, le psicologie, e ci riesce, essendo il piu alto in grado ma soprattutto uno «sensibile». E poi, quando c’è di mezzo una ragazza, una mezza storia d’amore, ecco che l’attore Insinna Flavio (nella finzione, il capitano Anceschi), con quella sua faccia buona sia per fare il prete sia il carabiniere mite, sia addirittura Don Bosco, quello degli oratori, gli viene da arrossire. E lui infatti arrossisce. E così gli ascolti salgono. Piace e non suscita conflitti, Insinna, anzi, la telespettatrice vecchina, vedendolo perfino mentre presenta i pacchi, dice a chi le sta accanto, tipo la nuora: mi piace, questo presentatore nuovo, ma come si chiama, da dove viene? E l’altra, la nuora premurosa: mi pare che si chiama Insinna… E di dov’è? Da dove arriva, questo? E’ romano, ma la famiglia, con quel suo cognome lì, non può che essere merionale, del sud, delle nostre parti, tipo… Ma no, l’ha detto pure lui, intanto che smistava i pacchi, che suo padre è siciliano di Vallelunga. Un posto che, almeno un tempo, veniva subito associato al “triangolo della mafia”, quella agraria, insieme a Mussomeli e a Villalba, là dove c’era il dominio assoluto di don Calogero Vizzini, si don, ma non prete. Roba antica, roba passata, pensa la vecchina, vuoi mettere la mafia con la faccia pulita di Flavio Insinna? Proprio la faccia da buono. E – prosegue sempre la vecchia – secondo me non è neppure raccomandato, è buono e bravo. Dicono le cronache che questo Flavio Insinna è nato nel 1965. Ha fatto la maturità classica nel 1984, ma poi voleva entrare nell’arma. Solo che non l’hanno preso. Ma poi, ed era già il 1986, per consolazione, la sorella lo ha iscritto a sua insaputa alla scuola di recitazione di Alessandro Fersen. Solo dopo Insinna è arrivato al Laboratorio di Gigi Proietti. Nel suo sito, “non ufficiale”, ma neppure troppo, c’è scritto esattamente così «Flavio non è sposato (dice che ancora non ha incontrato la persona giusta) e vive a Roma con i genitori con i quali ha un ottimo rapporto. Gli piacciono gli animali: in passato ha avuto dei cani che ricorda sempre con molto affetto. Ora in casa ha una tartaruga di nome Lilli … ». Tutte cose che se lette per il verso giusto servono a confermare che fra fiction e realtà, sempre nel caso di Insinna, non c’è molta differenza. Timido è il capitano Anceschi di “Don Matteo” e altrettanto tremulo è il vero Insinua, nel senso che a quarantanni non è ancora accasato, e poi mostra quel tratto femminile che non guasta, che piace alle donne e soprattutto non è gay. In realtà, come scopriamo leggendo ancora il sito, il «sogno nel cassetto» di Insinna è di interpretare un film «civile» come “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri, e cioè misurarsi con un gigante «impegnato» ormai scomparso come Gian Maria Volontà. Piace, questo Insinna. Con quella sua faccia da refettorio, da figlio mite, da figlio di siciliani finiti a vivere a Roma, tipo dalle parti dell’Appia Nuova o della Tiburtina, dove gia presero casa Franchi e Ingrassia. E allora lo vedi che la Sicilia è sempre dovunque.

Caro Direttore,

regionali e nazionali. La sudditanza ai referenti lede gli interessi dei Cittadini. Insomma la Democrazia va praticata tutti i giorni e le sue espressioni, maggioranza ed opposizione, devono dialogare per il bene della collettività. Come del resto avviene in molti comuni dove maggioranza ed opposizione sono accomunate dalla esigenza di realizzare quante più cose possibili, creare lavoro, fare crescere l’economia. Cose che si mettono nei programmi elettorali ma che poi restano lettera morta. Personalmente nutro rispetto per l’Uomo e non ho mai guardato il censo, l’estrazione sociale o i titoli scolastici ed accademici. Siamo tutti uguali. Naturalmente ognuno di noi ha delle preferenze diverse ed è portato magari per lo sport, lo studio, il commercio, la vita religiosa etc. C’è chi ha una vera predisposizione per il sociale e quindi per la politica. Si dà il caso di campioni sportivi o di illustri scienziati che “prestati” alla politica si rivelano degli incapaci. Il costringere i cosiddetti componenti della “società civile” a fare politica, magari blandendoli con promesse, è cosa sbagliata che spesso genera danni perché privi di stimoli, interesse e passione. E allora il buonsenso ci deve portare a scegliere persone che vogliono impegnarsi anche a costo di misurarsi con altri sui programmi e su come realizzarli, piuttosto che avere a che fare con persone che magari saranno per bene ma che politicamente sono delle “teste di legno”. Importantissimo è l’Istituto della delega: le deleghe vanno date, appunto, a persone competenti che hanno voglia di attuare il programma e gli Assessori dovranno dismettere i panni di “figuranti” ed avere una propria personalità e operatività. I programmi vanno fatti procedendo ad una attenta ricognizione delle necessità della Comunità, delle sue esigenze, del territorio e della sua vocazione. Conoscendo bene la realtà locale qualcuno, e non mancano mai, mi accuserà di essere salito in cattedra a elargire consigli e dare bacchettate, altri diranno che ho detto delle cose ovvie (ed è vero. Ma perché loro non le hanno fatte?). Qualche altro dirà che mi propongo per candidarmi. Posso assicurare che non è così. Il vero motivo è che sono uscito dal coma e dal torpore in cui ero caduto anch’io. Mi auguro che tutti si sveglino per ritornare ad essere padroni delle loro idee, ad essere Comunità e contribuire a costruire una Democrazia vera. Dott. Rosolino Vara In riferimento all’ultimo numero de “La Radice” Anno VII – N. 45 – 46 – 47 (3+22) del 30 Luglio 2006: Il Geom. Giovanni Insinna di Vallelunga ma domiciliato a Catania, in riferimento all’articolo Barbagianni di Pino Piraino: Circa il nome locale (Vallelunghese), - il nome del Barbagianni non è “Varvaiannu chiddru ca runfulia” ma “Aciddrazzu du malauriu” -. Siamo perfettamente d’accordo. Avevo usato “Varvaiannu chiddru ca runfulia” perché non ricordavo il vero nome locale. E’ proprio come dici tu. In riferimento alla fotografia della Cupola della nostra Chiesa Madre, pubblicata nell’ultima pagina del giornale 30/7/2006, il sig. Gioacchino Di Pasquale, ex muratore, fa notare che l’attuale rivestimento di rame, eseguito negli anni ’70 ha sostituito il vecchio rivestimento costituito da lastre di piombo - ed invia due fotografie effettuate durante i lavori di sostituzione in cui ha preso parte assieme ad altri muratori e operai di Vallelunga. Ringraziamo di vero cuore il Sig. Gioacchino Di Pasquale e gli auguriamo sempre una buona salute e un giusto riposo dopo tanti anni di lavoro di esperto muratore. Sempre in riferimento della fotografia della Cupola riceviamo dalla Professoressa Liliana Ognibene dietro suggerimento della mamma Signora Saruzza quanto segue: Le otto persone rappresentate nella foto sono tutti di Palermo e la ditta risponde al nome di “Profeta” e pare che la stessa avesse residenza in Corso Vittorio Emanuele. Pare anche

Da sinistra a destra: Salvatore Calà, Giachino Di Pasquale, Vincenzo Novara. (foto inviata da G. Di Pasquale) che il più alto, guardando la foto, si chiamasse “Totò Profeta” e che tale famiglia fosse composta da otto fratelli. Tuttavia c’è un dubbio per la persona con la giacca oscura perché pare si tratti di un operaio di Vallelunga, un certo “Totò Cortese” Mentre, sempre relativamente alle persone della foto, il Rag.

Gioacchino Spera di Vallelunga ma domiciliato a Mussomeli avanza l’ipotesi che il terzo a cominciare da sinistra sia il proprio Padre “Pippinu Spera”, muratore e che prese parte ai lavori di rivestimento della cupola , ma la foto non è molto chiara e quindi non può affermarlo con sicurezza.

Da sinistra a destra: Giachino Di Pasquale, Antonino Di Pasquale, (foto inviata da G. Di Pasquale) Vincenzo Novara, Salvatore Calà.


PAGINA 10

Un atto di coraggio da non dimenticare

Loreto La Duca Riportiamo, pari pari, un atto di coraggio per non dimenticare verificatosi nel 1967 e che non ha bisogno di commenti: Vallelunga Pratameno – Provincia di Caltanissetta DELIBERAZIONE ORIGINALE DELLA GIUNTA MUNICIPALE 101 del reg 25/4/1967 – oggetto: Proposta per ricompensa al valore civile al Sig. La Duca Loreto. L’anno millenovecentosessantasette il giorno ventotto del mese di Aprile alle ore diciotto,30 nella sala delle adunanze del Comune suddetto, convocata con appositi avvisi, la Giunta municipale si è riunita con la presenza dei signori: Amenta Giuseppe assessore anzianosindaco; Cipolla Giuseppe, Modica Girolamo e Buccola Antonino assessori. E con l’assistenza del Segretario comunale signor Rag. Panzica Antonino. Il Sindaco, constatato che gli intervenuti sono in numero legale, dichiara aperta la riunione ed invita i convocati a deliberare sull’oggetto sopraindicato.

LA GIUNTA CONSIDERATO che il giorno 23 marzo 1967 alle ore 11,30 il minore Di Bella Giuseppe di Loreto e di Gulino Rosaria, nato a Vallelunga il 10/4/1965 ed abitante nella via Meli n.11 eludendo la sorveglianza della madre intenta a rifornirsi di acqua ad un pozzo sito nell’abitazione della Sig.ra Audino Serafina, via G. Meli n.4, cadeva nel pozzo predetto, profondo m.4,50 e contenente m. 2,50 di acqua; CHE alle disperate grida della madre del bambino accorrevano sul posto molti vicini che non riuscivano, però, a prendere una decisione immediata per soccorrere il bambino; CHE tra gli accorsi si distingueva il Sig. La Duca Loreto nato a Vallelunga il 12/12/1933 ed abitante nella via Oddo n.8, il quale, con ammirevole coraggio ed assoluto sprezzo del pericolo, si faceva legare ad una corda e, facendosi calare nel pozzo, tentava di salvare il piccolo Di Bella, a costo della propria vita ed infatti, riusciti vani i primi tentativi del La Duca, questi si immergeva ancora di più nell’acqua che gli arrivava a lambire la bocca, riuscendo in tal modo ad afferrare il bambino, già semi annegato e a trarlo in salvo; CHE a quanto su specificato hanno assistito i seguenti testimoni che hanno presentato apposita e concorde dichiarazione sullo svolgimento dei fatti di che trattasi: Gulino Rosaria, Tripi Giuseppa, Vullo Cosimo, Macaluso Vincenzo, Vincenza Cataldo, Zuzzè Vincenzo, Saverino Salvatore e Di Bella Loreto. RITENUTO doveroso segnalare la circostanza di che trattasi alla Prefettura di Caltanissetta, affinché

Nadia

Il Prof. Salvatore Vaccaro è il Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo di Vallelunga – Villalba. In una circolare agli alunni del suo Istituto che ha trovato, anche, risonanza in un articolo del quotidiano “La Sicilia” del 25 Ottobre 2006 così termina: ”… Si invitano tutti gli alunni ad impe gnarsi concretamente e costantemente nella partecipazione alle attività della scuola e nello studio, al fine di acquisire in maniera organi ca e completa, le conoscenze e le competenze

memoria di loro congiunti hanno istituito destinandole ai ragazzi della scuola che si distinguono per impegno e per bravura. Il Diri-gente, nella sua circolare e nell’articolo de “La Sicilia, ringraziando quelle famiglie, aveva, infine, spronato i suoi alunni ad impegnarsi per arrivare alle scuole superiori ben preparati ma anche a cimentarsi con più profitto nella prova prevista per l’assegnazione dei premi delle borse di studio. Una di queste borse di studio, istituita, proprio nell’anno scolastico appena trascorso, è stata assegnata ad una nostra ragazza di Vallelunga: Nadia Sanfratello, nata a Mussomeli il 13/10/1992 figlia di Giuseppe e di Giusy Buccola.

Giuseppe Di Bella promuova, ai sensi della legge 2/1/1958, n.313 e del relativo regolamento di esecuzione, l’istruttoria per la ricompensa al valore civile in favore del Sig. La Duca Loreto, protagonista del coraggioso atto di salvataggio in argomento. All’unanimità DELIBERA SEGNALARE alla Prefettura di Caltanissetta, affinchè venga promossa l’istruttoria per la ricompensa al valore civile in favore del Sig. La Duca Loreto, nato a Vallelunga il 12/12/1933, i fatti segnalati nelle premesse del presente atto. <<<<<>>>>> Intervista al Sig. La Duca Loreto (per curiosità) D. Sig. La Duca che cosa ha ricevuto dalla Prefettura ? R. - niente. D. Poiché qualche mese fa abbiamo consegnato personalmente copia della deliberazione al Vice Prefetto Sig.ra Pirrera, ha ricevuto qualche comunicazione in questi ultimi tempi? R. - no.

specifiche per affrontare meglio i passaggi alla scuola superiore e cimentarsi con più profitto nella prova prevista per l’assegnazione del premio.” Che cosa è il premio? Il premio si riferisce a due borse di studio che privati cittadini, per onorare la

Sono Calogero Grasso, figlio di Rosario Grasso e di Rosa Zuzzè, nato a Vallelunga nel 1936. Ho vissuto in paese fino all’età di 28 anni, dove svolgevo l’attività di sarto. Per motivi di lavoro nel 1963 sono emigrato a Parigi dove sono rimasto fino al 1967, anno in cui mi sono trasferito a Torino dove ancora oggi vivo con la mia famiglia. Queste poche righe che seguono mi sono state dettate dall’attaccamento che ho nei confronti del mio Paesello. Sono trascorsi circa 44 anni da quando non appartengo piu alla popolazione vallelughese, ciò nonostante mi sento vallelunghese a tutti gli effetti. Puntualmente ogni anno subisco il richiamo delle mie radici e cosi mi reco a Vallelunga per ritrovare parenti e amici, a cui sono sentitamente affezionato, e per godere delle belle manifestazioni che di tanto in tanto vengono organizzate. L’aspetto del mio adorato paesello è certamente cambiato, ma profondamente l’anima è rimasta la stessa. Forse il vivere, anno dopo anno, i piccoli cambiamenti mi aiuta a ricordare il paese sempre uguale. Per alcuni anni ho ricevuto il Bollettino inviato dal Comune e per me era veramente fonte di gioia poiché era un modo per rimanere legato anche se a distanza a Vallelunga. Da circa due anni però ne è stata sospesa la pubblicazione con mio enorme dispiacere. Spero che al più presto ne venga ripristinata la stampa. Nel frattempo però mi sono piacevolmente consolato con il nuovo notiziario, La Radice, nato dall’idea e dal costante impegno del Professor Pino Piraino e dei suoi collaboratori. La Radice ci racconta eventi passati e ci illustra le iniziative socio-culturali organizzate a Vallelunga da persone che amano il paese almeno quanto il sottoscritto. Anch’io nel mio piccolo ho voluto collaborare alla riuscita della Biblioteca comunale arricchendone gli scaffali di 140 volumi pressocchè tutti fascicoli enciclopedici di cui a fondo pagina ne allego gli estremi. Quest’anno, inoltre, in occasione della ricorrenza del 70° anno di età ho voluto regalare a tutti i nati nel 1936 residenti a Vallelunga e non, un Calendastorico del 1936. Sono riuscito a recapitarne solo alcuni personalmente, i restanti li ho lasciati al Sig. Loreto Ognibene Provvidente della Pro Loco che ringrazio per averli fatti avere a tutti i settantenni interessati. In ultimo ma non sicuramente per importanza vorrei rinnovare i miei ringraziamenti al Prof. Piraino e alla Contessa Rose Marie Tasca, la quale, pur non essendo vallelunghese collabora attivamente sia per la riuscita del notiziario La Radice che per altre attività culturali del paese. Sono orgoglioso e contento che ci siano ancora persone che si interessano al nostro piccolo grande Paesello. Con stima Libri donati-inventariati sul R.C.I.: il 20.08.2002 28.04.03 29.04.03 03.09.04 24.09.04 27.07.05 14.07.06 08. 2006

dal n. 12288 n. 12725 n. 12823 n. 12942 n. 12950 n. 13155 n. 13395 n. 13401

al n. 12301 n. 12754 n. 12846 n. 12944 n. 12952 n. 13180 n. 13397 n. 13440

altresì per senso di responsabilità e comportamenti corretti e leali, acquisiti e maturati verso tutti e tutto. La somma è stata ripartita in base alle seguenti prove, individuate tra quelle attività e discipline in cui il giovane Giovanbattista, alunno modello, eccelleva: Giuseppe Capitano

Ricevo e pubblico dalla Vicaria dell’Istituto Comprensivo Insegnante Rosa Maria Scarlata quanto segue:

Prof. Salvatore Vaccaro Dirigente Scolastico

Calogero GRASSO

-Istituita borsa di studio “Giovanbattista Messina “I coniugi Carmelina e Giovanni Messina hanno istituito, a partire dall’anno scolastico 2005/2006 e per ogni anno a venire, una borsa di studio. Lo scopo è di onorare e perpetuare la memoria del proprio figlio Giovambattista, venuto a mancare improvvisamente, in seguito ad un gravissimo incidente stradale, l’11 maggio 2003, all’età di 17 anni. La borsa di studio, della somma di 1.000 euro è destinata agli alunni dell’Istituto comprensivo di Vallelunga e Villalba che si saranno distinti, sia per le competenze linguistico - espressive ma

(segue a pagina 11) Il disegno di Giuseppe Capitano


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Giubbe d’Italia e “Non scherzate con il fuoco” di Rosemarie Tasca d’Almerita

Riportiamo i dati del foglio di marcia riguardante la vettura targata CO B30398 del 19 Ottobre 2006 in carico all’Organizzazione Nazionale Volontariato Giubbe d’Italia sezione comunale “Cinque Valli” di stanza in Via Cavour 91 di Vallelunga Pratameno: Personale in servizio: Zuzzè Salvatore – Spera Filippo – Musarra Angelo. Km. percorsi 119 dalle ore 6,30 alle ore 13. Note di Servizio: Scomparsa Angilella Alba – Emergenza sede regionale – Ritrovata ore 12 in territorio Mappa Mussomeli azienda di Lena. Il servizio era scattato quando negli uffici della sezione comunale di Via Cavour era arrivato il seguente fax proveniente dal Dipartimento della Protezione civile servizio emergenza – S.O.R.I.S. (SALA OPERATIVA REGIONALE INTEGRATA SICILIANA) della Regione Siciliana : A: D.R.P.C. - D.R.P.C. Serv. Emergenza e Studi - D.R.P.C. Serv. Volontariato e Formazione - P.A. Procivia Gela Confraternita di Misericordia Vallelunga Pratameno - Organizzazione Nazionale Volontariato Giubbe d’Italia Sez. Comunale Cinque Valli Vallelunga Pratameno - D.R.P.C. Serv. Reg.le di P.C. per la Prov. di Caltanissetta- e per conoscenza Prefettura di Caltanissetta. Prot.4101/SORIS data 18 Ottobre 2006 – Oggetto: Attivazione Associazioni di Volontariato. Testo: A seguito di comunicazione da parte del D.R.P.C. Serv. Reg.le di P.C. per la Prov. di Caltanissetta della scomparsa di una donna di 63 anni, Alba Angilella, madre di un magistrato, avvenuta nel territorio di Mussomeli (CL), si attivano codeste Associazioni di Volontariato, al fine di partecipare alle attività di ricerca della persona scomparsa. Le Associazioni faranno riferimento al Referente per il Volontariato D.R.P.C. – Serv. Reg.le di P.C. per la Prov. di Caltanissetta, Geom. Michelangelo

spingerci a cercarli e mettersi a loro disposizione.

Alba Angilella Miccichè ecc..ecc. <<<<<>>>>> Abbiamo voluto presentare la documentazione sopra riportata prima di tutto per esprimere tutta la nostra gioia del felice esito della vicenda che ha riportato ai suoi familiari la Sig.ra Alba Angilella, sana e salva, dopo due giorni di ricerche in tutto il territorio e per complimentarci con tutti coloro che hanno preso parte all’operazione ed in particolare con la nostra Sezione di Protezione civile diretta da Salvatore Zuzzè. In seconda istanza teniamo a raccomandare alla nostra comunità di coltivare queste formidabili associazioni di Volontariato di cui Vallelunga Pratameno è ricca e di ascoltare benevolmente le loro richieste, perché arriva sempre il momento di avere bisogno del loro servizio, sia in forma privata che per tutta la cittadinanza. Sacrificare qualche spicciolo per ottenere delle grandi prestazioni dovrebbe

Per esempio: La Protezione Civile “Giubbe D’Italia” stà chiedendo ai Comuni ma anche alla popolazione di essere aiutata a realizzare un mezzo semovente, un fuori strada, dotato di una cisterna della capacità di mille litri di acqua e una pompa appropriata, al fine di intervenire prontamente al nascere degli incendi, purtroppo frequenti durante l’estate, e quando il fuoco può essere circoscritto con più facilità o addirittura spento nel tempo occorrente perché i Vigili del fuoco da Mussomeli possano giungere a Vallelunga. Pertanto, invitiamo i nostri concittadini vicini e lontani ad avvicinare il responsabile dell’associazione e contribuire a realizzare quanto esposto anche se l’offerta dovesse essere minima, perché, come si dice a Vallelunga Ogni cicì fa un ciacià. Il responsabile rilascerà regolare ricevuta. DATI: PROTEZIONE CIVILE Organizzazione Nazionale Volontariato Giubbe D’Italia Sezione Comunale “CINQUE VALLI” D.D.G. N.208 Registro Regionale 251 Codice Ass. 704 Sede Legale Via Cavour 91- Vallelunga. Cod. Fisc. 01701060855 Tel./Fax 0934 815481 – Responsabile Salvatore Zuzzè

29 Agosto 2006

NON SCHERZATE CON IL FUOCO. Questo titolo è lo slogan usato dalla Lega Ambiente questo mese di Luglio 2006, per promuovere la salvaguardia di luoghi tenuti in particolare considerazione nelle nostre aride e ma bellissime campagne siciliane. Vorrei pertanto fare presente una situazione di Vallelunga Pratameno, prov. di Caltanissetta, dove risiede una comunità che pur non ribellandosi a sufficienza, spesso contesta l’inadempienza delle istituzioni nei momenti di grave importanza: quest’anno come ogni anno, il 19 agosto, nel giorni di maggior afa estiva, di vento di scirocco, la solita mano ignota..forse ignota, ha dato fuoco alla Pirrera, sul colle di Tanarizzi, dietro i cassonetti dell’immondizia. Il fuoco si è immediatamente dilagato lungo la collina, con grave rischio per alcune case vicine all’angolo della strada ed altre che stanno proprio dentro la zona del colle Tanarizzi che domina la Città di Vallelunga, sotto l’inutile figura protetttiva di un Cristo (simil- Rio de Janeiro). La Protezione Civile ha mandato immediatamente uomini per cercare di porre rimedio con mezzi di fortuna perchè non le è stata concessa l’autobotte del Comune che pare non funzioni, con il risultato che alcuni di questi ragazzi si sono intossicati con il fumo. Vorrei aggiungere che i proprietari dei terreni della Pirrera non “usano” creare dei “tagliafuochi”, sistema antico e noto, che impedirebbe il dilagarsi delle fiamme: DOVREBBE essere obbligatorio ogni estate in Luglio, con ordinanza del Comune, tracciare intorno al proprio terreno la protezione necessaria contro il fuoco che brucia indisturbato ulivi, pini, piantagioni varie e quanto incontra sulla sua strada. Come fare per sensibilizzare gli abitanti di Vallelunga a capire l’importanza di questi atti di generosità verso sé stessi, verso il loro paese, verso i concittadini? Rosemarie Tasca d’Almerita

La Protezione Civile “Cinque Valli” assieme ad altri, in azione in contrada Mappa di Mussomeli.

Nadia

prova grafico-pittorica riservata agli alunni delle classi quinte della

scuola primaria; prova linguistico-letteraria riservata agli alunni delle terze classi della scuola secondaria di I°. Quest’anno i vincitori delle due sezioni, il cui argomento invitava i concorrenti a riflettere sui VALORI della VITA, sono stati rispettivamente: l’alunno Capitano Giuseppe nato a Mussomeli il 26/11/1995 di Villalba,figlio di Nicola e Calogera Audino, classe 5^ “A” scuola elementare. Il testo della prova Grafica-Pittorica è il seguente: Amore, Amicizia, Solidarietà, Coraggio, Onestà, Speranza, Rispetto… Attraverso un disegno prova a mettere in luce uno di questi valori che rendono significativa e preziosa la vita di ognuno di noi. Giuseppe ha rappresentato con un disegno il senso di solitudine e l’angoscia alla partenza di un amico; - l’alunna Nadia Sanfratello della 3^ “B”, scuola media di Vallelunga con il testo intitolato “Com’è meravigliosa la vita”. Considerata, inoltre, la grande predisposizione di Giovambattista alle attività sportive, i Signori Messina hanno previsto anche una giornata dedicata allo sport. Quest’anno, infatti, ai primi di Giugno, nel campo sportivo di Villalba si sono incontrati i familiari di Giovambattista, i tanti amici, il Dirigente scolastico, il personale tutto dell’Istituto e gli alunni d’ogni ordine e grado dei due Comuni. Gli alunni della scuola dell’infanzia hanno aperto la manifestazione con girotondi, canti e giochi. Gli alunni della Primaria (Scuola Elementare), dopo avere sfilato per le vie del Paese con cartelloni commemorativi, si sono esibiti in percorsi diversificati alternando canti e balli. Inoltre, 3 coppie di squadre, di Villalba e di Vallelunga della Secondaria di primo grado (Scuola Media), hanno disputato partite di calcetto, pallavolo e gare di atletica leggera. A tutti i partecipanti, i Genitori del compianto Giovambattista hanno voluto donare una medaglia ricordo, mentre a ciascuno dei 6 plessi scolastici, per l’impegno profuso dal Dirigente, dai Docenti e dal personale ATA e LSU, una targa di ringraziamento. E’ stata una bellissima giornata d’amicizia, di ricordi, di commozione, di festa che è sicuramente piaciuta anche a Giovambattista. (segue a pagina 12)

CORRIDA Lo spettacolo si è concluso alle ore 1,30 circa e per acclamazione popolare i tre finalisti sono stati: Giusy Insinna, terza classificata; Dragon Girls, seconde classificate; Vincenzo Insinna, primo classificato. La terza classificata ha ricevuto in premio un telefonino, i secondi un lettore DVD, il vincitore una fotocamera digitale. Un premio speciale, inoltre, è stato dato al concorrente, cordialmente e simpaticamente più fischiato, Pietro Napoli, che ha ricevuto un orologio da polso. Lo spettacolo è stato apprezzato da tutti i Vallelunghesi e non solo. La finalità dell’Associazione culturale ”Piccolo Stabile Vallelunghese” era quella di proL’esibizione più simpatica: Pietro Napoli balla con porre al pubblico uno spettacolo divertente, ma il suo cane. a sinistra: Rosa Maria e Tonino. diverso da quelli fino ad ora proposti, permettencolo e divertire senza spendere neanche un quattrino. do al Pubblico di partecipare attivamente, non soltanQuindi ancora un applauso al “Piccolo Stabile to da spettatore. L’associazione culturale ha inoltre Vallelunghese”, alla sua formidabile organizzazione, voluto dare ai partecipanti l’opportunità di fare in ma anche ai concorrenti mirabilmente introdotti sulla piazza ciò che amano fare, divertirsi, in una atmosfera scena dai fantastici Rosa Maria e Tonino, nonché dalla serena e festosa. simpaticissima Nicoletta. Pure non bisogna dimentiRosa Maria Izzo care i moltissimi sponsorizzatori della manifestazione N.D.R.: Se la Piazza Umberto I° contiene mille che non possiamo elencare perché almeno una trentipersone normalmente, allora quella sera del 16 na tra esercenti, artigiani, professionisti ed associazioSettembre ne conteneva sicuramente molto di più. ni di Vallelunga, Villalba ecc.. che hanno consentito, Quello che tutti dicevano, durante la manifestazione, con modestissimi offerte, una serata di oblio, di risate e dopo ancora per settimane, è che si può fare spettae di vero divertimento.


PAGINA 12 DALLA TERZA PAGINA

Un altro elemento importante che finora non avevo valutato con il giusto peso è la stessa antica denominazione SS.mae Nuntiatae, tipica di una buona parte delle chiese costruite nel sud dell’Italia sin dall’epoca bizantina in un periodo compreso tra il VI secolo e l’alto medioevo. La chiesa del SS.mo Crocifisso delle Grazie ha allora tutte le carte in regola per essere quella “Prima chiesa” del paese che la tradizione orale ha tramandato ininterrottamente fino ad oggi, ignorandone però il suo primitivo titolo, ripescato solo per identificare quel quartiere sorto nell’omonima contrada dove la vetusta chiesa era sopravvissuta sino alla prima metà del ‘700. A questo punto resta solo una cosa da fare: scavare! Ma si avrà veramente il coraggio di farlo? Se i documenti cartacei non sono in grado di dirci di più sulle discusse origini della chiesa del SS.mo Crocifisso, almeno l’archeologia e le sue scienze ausiliarie potrebbero far maggior luce su questa storia. D’altronde diceva già lo storico Vitruvio: ipsa ruina docet (la stessa rovina insegna).

Segnaliamo alla cortese attenzione della dott.ssa Panvini della Soprintendenza di Caltanissetta quando argomentato dal rev. don Francesco Novara. Un assaggio di scavo, risolverebbe il problema e Vallelunga potrebbe appropriarsi di almeno altri 500 anni di storia. Grazie. “La Radice”

DALLA QUARTA PAGINA

Con l’evento del 23 settembre, pare che il “sogno americano” degli emigrati di tanti decenni fa di trovare successo e riscossa oltreoceano si sia capovolto in “sogno degli americani”, dei discendenti di quegli emigrati, di un ritorno culturale al vecchio continente dove hanno trovato emozioni, commozioni e stati d’animo ineffabili. La prova di ciò è avvenuta l’indomani del matrimonio: tutti i parenti degli sposi, hanno tempestato il sottoscritto di domande, curiosità, chiarimenti e considerazioni sulla Sicilia, su Vallelunga e sulla festa religiosa (specialmente sulla processione) spesso con occhi umidi di gioia ricordando i racconti dei loro nonni e dei loro genitori, consapevoli di aver fatto un’esperienza assolutamente unica e aver vissuto un‘importante occasione culturale alla scoperta di ciò che per loro è un “nuovo mondo”. Ma anche per noi vi è stata un’importante scoperta culturale: essi, gli stranieri, hanno rispolverato alcune attenzioni e certi valori direttamente derivanti dai loro antenati di centoventi anni fa, senza filtri e contaminazioni “generazionali” che inevitabilmente nella nostra cultura sono avvenuti, talvolta in maniera devastante per quel che concerne la memoria di quel passato. Così anche loro ci hanno riportati alla riscoperta di certe radici che sembravano perse dal turbinio del progresso e dell’evoluzione.

La sfilata sul carretto siciliano lungo le vie principali del paese seguita dal corteo (Foto Savattieri) Ricostruzione dell’area circostante la chiesa verso la seconda metà del 1700. L’agglomerato religioso risulta isolato rispetto al resto dell’abitato ed esposto ad eventi di natura idrogeologica per la prossimità del torrente San Giovanni

Drago Team Show ragire con i presentatori affidandogli un ruolo che lui espleta perfettamente e con entusiasmo. Il meritato sforzo di tutti questi ragazzi riceve lunghi applausi da parte del folto pubblico che riempie la piazza di Valleunga. Anche quest’anno si è esibita Giulia Piraino, 12 anni, danzatrice classica e moderna eccezionale, originaria, di Vallelunga, che vive nel Nord Italia, e che ha raggiunto vette di professionalità da piccola stella di palcoscenico, un orgoglio per tutta la comunità. Lo show della Drago Team è stato una volta di più un grande successo, anzi grandioso, e tutto questo significa che la parte più sana dell’individuo ha la possibilità di esistere, basta volerlo e tirarlo fuori. Bravi tutti! Il mio augurio, è che queste ragazze piccole e grandi, che esprimono oggi liberamente tutta l’armonia del loro corpo, diventino donne con una sempre maggiore conoscenza di sé, che un adeguato approfondimento culturale ne faccia persone consapevoli delle loro qualità interiori, che ne faccia donne libere da condizionamenti atavici e pressioni psicologiche di qualsiasi natura. Due appelli particolari vanno alle autorità attuali e future, il primo che Antonio e Santina Savaia possano usufruire quanto prima di locali e spazi, che consentano loro di espletare la loro attività in modo più adeguato, il secondo che la scuola media di Vallelunga recuperi la sua palestra che è attualmente inagibile. Rosemarie Tasca d’Almerita Giovanni Licata della Drago Team, in tenuta atletica. Mascotte di Vallelunga

Nadia

giorno in cui i nostri genitori ci mettono al mondo ed è un dono che si deve sapere custodire e riguardare da tutte le tentazioni Ecco il testo del che sono nel mondo e che oggi, purtroppo, Tema assegnato, lo svol- sono tutte a portata di mano. gimento di Nadia Vivere è una cosa mera Sanfratello e il giudizio della vigliosa! Io, per esempio, commissione esaminatrice. colgo tutte le cose belle o Tema: Gioco, Musica, brutte che la vita mi offre, Amicizia… Sono argomenti perché nel giro di qualche di cui spesso discuti con i minuto potrebbe svanire tuoi coetanei. Partendo tutto quanto. Infatti quello dalla tua esperienza rifletti che dico sempre alle perso sull’importanza e sul valore ne che mi circondano è di che questi hanno nella tua sapere accettare tutto, cose vita. belle, ma anche qualche ( Utilizza la tipologia problema e vivere ogni testuale che ritieni opportusecondo in maniera ottimi na: poesia, lettera, pagina di sta, sorridendo, amando, diario, testo argomentatiaiutando tutti… e facendo vi…) tutte queste cose, si solleva Nadia Sanfratello anche il morale delle perso Svolgimento: ne che magari rispetto a noi Com’è straordinaria la vita…. sono più tristi. E poi, penso che nell’età adolescenziale, la cosa più importante è “ Com’è straordinaria la vita è un pezzo divertirsi ed essere spensierati in maniera della canzone di Dolce Nera. corretta e non pensare a tutte le cose nega Questa canzone per me ha un significa - tive che potrebbero nascere. to enorme, perché, appunto, la vita è straor Adesso io vorrei concludere dicendo che dinaria. Ad essa si collegano valori che per sono contenta di essere in possesso della mia un uomo sono importantissimi: l’amore, l’a - vita, che ritengo straordinaria e di tutte le micizia, la solidarietà verso gli altri. Io cose belle che mi offre: mi ha donato una comincerei parlando dell’amicizia. Per me è famiglia meravigliosa, che mi vuole bene e una cosa meravigliosa come penso anche mi sostiene in qualunque situazione e per gli altri. Avere degli amici è importante soprattutto mi ha offerto la voglia di vivere per vari motivi: per avere un appoggio quan - che è la cosa più bella e importante che do ti trovi in difficoltà, quando sei triste, ma possa esistere. anche per divertirsi. Inoltre avendo creato Nadia un bel rapporto con gli amici, dopo inco minci anche ad amarli e io penso che sape MOTIVAZIONE: re amare sia una cosa meravigliosa, perché L’elaborato, adeguato alla traccia è svilup quando si prova un sentimento così forte verso altre persone, avviene un legame pato in maniera coerente, nella sua semplicità manifesta sentimenti positivi: la gioia di vivere, quasi indistruttibile. La cosa basilare di questi sentimenti è la l’altruismo, il rispetto e la disponibilità verso gli altri, qualità che rendono “straordinaria” la vita. Essa è un dono che ci viene dato dal vita.


La Radice 2 gennaio 2007