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ABSTRACT

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RASSEGNA ITALIANA DI

CRIMINOLOGIA

anno III - n. 1 - 2009


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Giovanni Cellini

Alternative al carcere: La Intensive probation e un esempio di trattamento intensivo efficace Alternatives to prison: Intensive probation and an example of effective intensive treatment

CRIMINOLOGIA Giovanni Cellini Ufficio Esecuzione Penale Esterna, Ministero della Giustizia, Torino

Con riferimento ad alcune importanti ricerche, realizzate, in particolare, in USA e Gran Bretagna, emerge chiaramente che modelli di probation centrati su strategie di controllo come stretto monitoraggio e sorveglianza intensiva hanno evidenziato una sostanziale inefficacia. Al contrario, programmi di probation caratterizzati da un forte orientamento al trattamento e alla riabilitazione hanno dato risultati positivi, a partire dalla riduzione della recidiva, e si propongono come la nuova generazione di community corrections. Tali risultati sono emersi soprattutto da recenti innovazioni nel trattamento della delinquenza giovanile cronica, in particolare dall’approccio della Terapia Multisistemica (MST) sviluppata negli USA da S.W. Henggeler. Quest’ultima ha dato prove di efficacia nel trattamento di giovani con disturbi antisociali e con problemi di giustizia. Basato sulla permanenza in famiglia, tale modello cerca di modificare le modalità di “funzionamento” del giovane nei suoi ambienti naturali -casa, scuola, quartiere, gruppo dei pari-, in modo da promuovere il comportamento positivo e da far diminuire quello antisociale; i suoi obiettivi, quindi, sono quelli di: ridurre l’attività criminale dei giovani, ridurre altri tipi di comportamenti antisociali, raggiungere questi obiettivi con risparmio di risorse economiche e diminuendo il ricorso al carcere e alle collocazioni al di fuori dell’ambiente familiare-domestico. La MST si serve di terapeuti che seguono un ridotto numero di casi, disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e svolgono il loro servizio con visite domiciliari, nei momenti che sono più confacenti alle esigenze delle famiglie, in collaborazione con gli altri sistemi di supporto alla per-

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KEY WORDS intensive probation • treatment • multisystemic therapy probation intensiva • trattamento • terapia multisistemica

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sona (famiglia allargata, quartiere, amici, ecc.). La durata media dei contatti col terapeuta è di circa 60 ore durante un periodo di 4 mesi.

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*** Several important researches, carried out mainly in the USA and Great Britain, show that probation models based on control’s strategies such as straight monitoring and intensive surveillance are substancially ineffective. On the other hand, probation programs strongly oriented to treatment and rehabilitation achieve good outcomes, such as recicidivism reduction, and represent the new generation of community corrections. These results emerge, in particular, from a recent model of treatment of the chronic juvenile delinquency: the Multisystemic Therapy (MST), developed in the USA by S.W. Henggeler.This model shows effectiveness in the treatment of young people with serious antisocial diseases and justice problems. MST uses a home-based model of service delivery and strives to change youths’ functioning in their natural settings -home, school, neighborhood, peers-, promoting responsible behaviour and decreasing irresponsible behaviour.Thus, the goals of MST are: decreasing young delinquency and decreasing other antisocial behaviours, while attaining these goals reducing out-of-home placements. MST uses a model in which therapists have a small caseloads, are available 24 hours a day, seven days a week, provide services in the home, at times convenient to the family. The average lenght of treatment is about 60 hours during a period of 4 months.

Per corrispondenza e bozze: Giovanni Cellini, Corso M.D’Azeglio 60, 10126 Torino, tel. 011 6696467 cell. 349 4941411 e-mail • gcellini72@alice.it • Giovanni CELLINI, Assistente sociale, Ufficio Esecuzione Penale Esterna, Ministero della Giustizia, Torino; tutor accademico, Corso di Laurea in Sevizio Sociale, Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Torino


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Isabella Berlingerio • Carmen Zelano

Morire di fame, oggi. Funzionamento (e fallimento) dei sistemi di protezione e tutela per l’infanzia STARVATION, TODAY. THE FUNCTIONING (AND FAILURE) OF THE CHILD PROTECTION SERVICES SYSTEM

CRIMINOLOGIA • Isabella Berlingerio • Carmen Zelano Università degli Studi di Bari, Sezione di Criminologia e Psichiatria Forense

Il caso di una bambina di 17 mesi morta di fame ha fatto interrogare l’intera città di Bari sui sistemi di prevenzione esistenti, sul reale funzionamento di quella rete di servizi che numerosi documenti definiscono come uno degli strumenti principali per affrontare le problematiche sociali. Come è possibile che oggi si muoia ancora di fame? Partendo da questo interrogativo è stato approfondito il caso di questa piccola vittima, la quale per mesi è diventata oggetto di maltrattamenti fisici e psicologici, perdendo la dignità di “persona” e vivendo un’esistenza al confine tra il “visibile e l’invisibile”. Gli autori hanno svolto una’analisi di quello che è stato fatto e di tutto ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare, prestando attenzione al contesto all’interno del quale i fatti si sono svolti e alle contraddizioni istituzionali che hanno fatto da sfondo alle vicende di vita della bambina. Dopo una presentazione della normativa (internazionale, nazionale e regionale) in materia di tutela dell’infanzia, gli autori hanno focalizzato l’attenzione sull’attività svolta dai servizi territoriali, analizzando nello specifico il ruolo dei Pediatri di libera scelta, dei Servizi Socio-Assistenziali e della cittadinanza. La ricognizione sugli interventi e le strategie finalizzate a tutelare il mondo dell’infanzia ha evidenziato la difficoltà di passare dalla progettazione alla realizzazione degli interventi nell’area socio-sanitaria; tale difficoltà sembrerebbe determinata, in parte, da passaggi burocratici e legislativi che rallentano l’attuazione dei progetti. La morte di questa piccola bambina è stato uno shock emotivo per la città che ha

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KEY WORDS mistreatment • negligence • social net • prevention • laws maltrattamento • incuria • rete sociale • prevenzione • normativa

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messo in discussione non soltanto il sistema dei servizi già presenti sul territorio, ma anche il modo di sentirsi parte di una collettività troppo spesso abituata a non svolgere il proprio ruolo di cittadini attivi. Attraverso l’analisi dell’attuale realtà barese, gli autori hanno rilevato segni di importanti cambiamenti nell’ambito delle politiche per i minori e le famiglie. *** The case of a 17 months old baby starved to death has made the whole town questioning about the existing prevention systems and about the real functioning of a service net defined, by different documents, as one of the principal instruments to face with social problems. How is it possible to let people starve to death today? Starting from this question, the case of this young victim has been constantly studied: a baby who has been exposed to physical and psychological mistreatments for months and months, losing her dignity as a “person” and living an existence on the borderline between “visible and invisible”. The authors have delved deeper into the matter, analysing what has been done and what should have been done. An analysis of the context in which facts occurred, paying attention to the institutional contradictions that were the real background in the baby’s life events. After an introduction to the international, national and regional laws about childhood protection, the authors focused their attention on the activities carried out by local services, analysing the importance of Pediatricians’ role, Social Welfare Services and people. The analysis about interventions and strategies aimed to protect the childhood world has pointed out how difficult it is to switch from an initial planning to the definitive realization of practical interventions about health and social services. These difficulties are partially due to a series of legislative and bureaucratic steps that strongly slow down the projects realization. This young baby’s death was a strong emotional shock for the entire city that started to call into question health and social services systems already existing over the territory. Nevertheless this case was also a way to reflect about people’s attitude to feel as part of a community but without doing anything to play their roles as active citizens. Through the analysis of the actual situation in Bari, the authors have found important changes in policy towards children and families. Per corrispondenza: Isabella Berlingerio - Sezione di Criminologia e Psichiatria forense, Di.M.I.M.P. Università degli Studi di Bari, p.zza Giulio Cesare 14, 70124 Bari - tel. 080/547365- fax 080/5478248 e-mail • isabella.berly@libero.it • Isabella Berlingerio – Psicologa, Master in Criminologia, Interna presso la Sezione di Criminologia e Psichiatria Forense, Università degli Studi di Bari • Carmen Zelano – Psicologa, Psicoterapeuta, Specialista in Criminologa Clinica, Interna presso la Sezione di Criminologia e Psichiatria Forense, Università degli Studi di Bari


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Cristiano Barbieri • Alessandra Luzzago

PROBLEMI ETICI DELLA PREDIZIONE/ PREVENZIONE DELLA DELINQUENZA PRECOCE ETHICAL PROBLEMS OF THE PREDICTION AND THE PREVENTION OF PREMATURE CRIME

CRIMINOLOGIA • Cristiano Barbieri • Alessandra Luzzago Università degli Studi di Pavia

In criminologia, la predizione e la prevenzione delle condotte delittuose e devianti sono argomenti molto dibattuti. Infatti, se il concetto di prevenzione, a livello teorico, presuppone il ricorso ad ogni mezzo utile per tentare di ridurre il numero dei crimini in ogni fascia di età, pare opportuno chiedersi attraverso quali strategie possa verosimilmente ottenersi un simile risultato. Storicamente, tale riflessione presuppone la consapevolezza sia dei limiti, sia delle conseguenze della stessa profilassi criminologia: limiti perché ogni previsione teorica può essere smentita da un numero di variabili molto ampio che, in ogni momento, può modificare il decorso del comportamento umano; e conseguenze perchè, se la prognosi si rivela errata, possono paradossalmente essere rafforzate, attraverso processi di marginalizzazione ed etichettamento, proprio quelle condotte che si intendevano evitare. D’altra parte, un giudizio preventivo e predittivo presenta implicazioni di diversa natura: tecnica, perché si traduce in interventi più o mirati sui singoli problemi (prevenire un furto in banca è un’evenienza diversa dal prevenire un reato intrafamiliare); normativa, imprescindibile nella misura in cui la vita di un gruppo sociale non può mai fare a meno di regole comunque condivise ed osservate (la sanzione può anche fungere da deterrente se il gruppo dominante vi obbedisce); etica, necessariamente correlata ad un principio di beneficialità (chi ci guadagna a prevenire certi reati ? dove sta il vantaggio ?). Questo discorso risulta ancor più complesso se riferito a quelle condotte adolescenziali non solo problematiche, poiché espressive di un disagio evolutivo che,

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KEY WORDS rischio di recidiva • valutazione • giustizia minorile • trattamento recidivism risk • assessment • juvenile justice • treatment

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talora, può assumere un valore anche psicopatologico, ma anche disfunzionali e, perciò, antisociali, perché lesive di quel rispetto dell’altro che la norma richiede ed al contempo impone per garantire la civile convivenza. In questo senso, si parla anche di “delinquenza precoce”, con riferimento ad un comportamento criminoso agito da un minore al di sotto dei 14 anni. Al riguardo, ci si domanda se, in questa fascia di età,“predire” un possibile percorso evolutivo in senso psicopatologico e/o deviante e/o criminoso possa rispondere ad un’esigenza di controllo sociale, peraltro necessario almeno entro certi limiti, oppure ad un bisogno di tutela della salute dell’individuo, che, in tale fase, pone in essere condotte antisociali spesso per ragioni di ordine psico-evolutivo, oltre che sociale. I rischi e i danni di un’opera meramente “oracolare” sono noti e, perciò, non possono trascurarsi, soprattutto laddove è in gioco la formazione della stessa identità personale, che può diventare un’identità irrimediabilmente negativa proprio per una prognosi errata, o comunque abnorme. D’altro canto, considerando il potenziale psichico presente nei soggetti infra-quattordicenni, seppur devianti, ed utilizzabile anche in prospettiva evolutiva, una prevenzione che evitasse lo stigma e mirasse ad una riparazione, o ad un rinforzo, dell’identità personale, parrebbe rispondere ad un’esigenza di contemporanea salvaguardia degli interessi della collettività (tramite la neutralizzazione del rischio di recidiva criminale dei singoli) e del benessere psicofisico individuale (mediante un progetto nel quale l’individuo si ricostruisce interiorizzando valori positivi). Se infatti l’esistenza umana è necessariamente proiettata verso un futuro, del quale si può essere più o meno consapevoli, ma dal quale non si può prescindere, fornire traiettorie di crescita ed indicare percorsi di sviluppo a soggetti infra-quattordicenni antisociali potrebbe rappresentare una forma di intervento preventivo all’origine del quale la dimensione etica permetterebbe di trovare un adeguato equilibrio tra le limitazioni di un’impostazione meramente stigmatizzante e la necessità di promuovere il rispetto e la valorizzazione degli altri. *** The prevision and the prevention of criminal and abnormal behaviour are much debated topics in criminology. Actually, since the concept of prevention implies in theory the use of any useful mean for trying to reduce the amount of crimes in any age group, the question is which strategies could in fact bring about such an effect. From a historical point of view, this thought requires being aware both of the limits, and of the consequences of the crime prophylaxis itself. It requires being aware of the limits, because every hypothetical prevision can be denied by a high number of variables, which in any moment can modify the course of human behaviour. One should as well be aware of consequences, because, in case a prognosis turned out to be wrong, those behaviours which one wanted to prevent, might paradoxically be reinforced through processes of marginalization and labelling. On the other hand, a preventing and predictive judgement has implications of different kind:


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Per corrispondenza: Alessandra Luzzago - Cattedra di Psicopatologia Forense dell’Università degli Studi di Pavia, Via Forlanini n. 12, 27100, Pavia, Tel. 347.1555861 e-mail • luzzago@unipv.it • Cristiano Barbieri, Cattedra di Psicopatologia Forense dell’Università degli studi di Pavia, Via Forlanini n.12, 27100, Pavia • Alessandra Luzzago, Cattedra di Psicopatologia Forense dell’Università degli studi di Pavia, Via Forlanini n.12, 27100, Pavia

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- technical, because it results in interventions more or less focused on specific problems (preventing a bank robbery is different from preventing a familiar/domestic crime); - prescriptive, which is essential, since the life of a social group could never do without shared and followed rules (a penalty may even have a deterrent effect, if the leading group complies with the rules); - ethical, necessarily linked to a principle of benefit (who will enjoy benefits from preventing certain crimes? where is the advantage?). This discussion becomes even more complicated, if referred to those adolescent behaviours which are not only problematical (since they express a developmental discomfort, which can sometimes have even a psychopathological meaning), but also dysfunctional, and therefore antisocial, because they damage the respect of the “other”, required and imposed by the rule, in order to grant social harmony. In this sense, we also talk of “ premature delinquency” meaning a criminal behaviour acted by a minor who is under 14.The question about it is whether, in this age group, the prediction of a possible developmental path in a psychopathological and/or abnormal and/or criminal sense might meet the need either of social control (moreover necessary, at least within certain limits), or of healthcare of the individual, who, in such phase, often acts antisocial behaviours due to psychodevelopmental reasons, in addition to social ones. Everybody knows about the risks and the damages caused by a merely “oracular” work; this is why we cannot leave them aside, particularly when it comes to the building of the personal identity, which could irreparably become a negative identity, just because of a wrong or anyway abnormal prognosis. On the other hand, we have to consider the psychic potential of under 14 subjects, which is available also in a developmental perspective, and even when they are abnormal subjects: a prevention avoiding stigma and aiming at repairing or reinforcing the personal identity seems to meet the need of preserving both the interests of the community (by neutralizing the risk of repeating offence by the same individual) and of individual psychophysical wellness (through a project which enables the individual to rebuild himself by interiorizing positive values). Human existence is necessarily oriented towards a future, which one can be more or less aware of, which is nevertheless inescapable.Therefore, giving growth paths and indicating developmental routes to antisocial under 14 subjects could be a way of preventive intervention, based on an ethical ground, which would lead to an adequate balance between the limits of a merely stigmatizing basis and the need of encouraging respect and improvement of the others.

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Silvia Pepe • Pierluigi Cordellieri • Anna Maria Giannini • Roberto Sgalla • Claudio Di Stefano

DISIMPEGNO MORALE, MASS MEDIA E CASI DI CRONACA NERA MORAL DISENGAGEMENT, MASS-MEDIA AND CRIMINAL CASES

CRIMINOLOGIA • Silvia Pepe1 • Pierluigi Cordellieri1 • Anna Maria Giannini1 • Roberto Sgalla2 • Claudio Di Stefano1 1 Università

“La Sapienza” di Roma della Pubblica Sicurezza, Servizio Polizia Stradale

2 Dipartimento

KEY WORDS moral disengagement • mass media • homicide cases • communication • crimes disimpegno morale • mass media • cronaca nera • comunicazione • crimini

*** The present paper intends to verify the presence of Bandura’s mechanisms of Moral Disengagement in the narratives about three criminal cases (the so called

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Il presente lavoro si prefigge di individuare i meccanismi del Disimpegno Morale in cinque quotidiani italiani (Corriere della Sera, la Repubblica, Il Messaggero, Libero e il manifesto) riguardo a tre eventi di cronaca nera accaduti in Italia nel recente passato (la “strage di Erba”, il caso dell’aggressione a Giovanna Reggiani ed il cosiddetto “delitto di Iole Tassitani”). Il Disimpegno Morale è un costrutto elaborato da Bandura (1997) nell’ambito della teoria social-cognitiva ed è stato esteso allo studio delle condotte aggressive e violente. Questo lavoro intende mettere in evidenza come, nella comunicazione a mezzo stampa, possano essere presenti delle distorsioni linguistiche velate capaci di esprimere un certo distacco dalle norme etiche. A questo scopo, due giudici indipendenti hanno esaminato 177 articoli giornalistici. I risultati emersi dalle analisi descrittive evidenziano i meccanismi più frequenti di disimpegno morale tra le testate giornalistiche considerate. Il coefficiente K di Cohen ha mostrato un buon grado di accordo tra i giudici. Sono riportate alcune considerazioni sui risultati emersi e sui possibili approfondimenti riguardo al ruolo dei mass-media rispetto alle questioni inerenti al tema della legalità e della sicurezza.

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“strage di Erba”, the case of the aggression to Giovanna Reggiani, and the so-called “crime of Iole Tassitani”), reported by five Italian newspapers (Corriere della Sera, la Repubblica, Il Messaggero, Libero and il manifesto). The construct of Moral Disengagement was developed by Bandura in the context of social-cognitive theory and was subsequently extended to the study of aggressive and violent behaviors. This paper aims at verifying if, in media communication, veiled distortions of narrated events can result in a detachment from ethical standards. For this purpose, two independent judges reviewed 177 newspaper articles: a descriptive analysis allowed to discover the most frequent mechanisms of moral disengagement in the different newspapers and the different cases.The coefficient K of Cohen shows a good degree of agreement between independent judges. Some considerations on the possible role that media can play with relation to issues of legality and security. Per corrispondenza: PhD, Silvia Pepe, Facoltà di Psicologia 2, Sapienza Università di Roma, Via dei Marsi 78, 00185 Roma Italia, tel./fax: +39 06 49917605 - email •silvia.pepe@uniroma1.it • Silvia Pepe, Dottore di Ricerca in Prosocialità, innovazione ed efficacia collettiva nei contesti educativi ed organizzativi, Facoltà di Psicologia 2, Sapienza Università di Roma • Pierluigi Cordellieri, Dottore di Ricerca in Psicologia clinica, dinamica e dello sviluppo, Facoltà di Psicologia 2, Sapienza Università di Roma • Anna Maria Giannini, Professore Ordinario in Psicologia Generale Facoltà di Psicologia 2, Sapienza Università di Roma • Roberto Sgalla, Direttore dei Servizi di Polizia Stradale, Dipartimento della Pubblica Sicurezza. • Claudio Di Stefano, Dottore in Scienze e Tecniche Psicologico-Sociali della Comunicazione e del Marketing, Facoltà di Psicologia 2, Sapienza Università di Roma.


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Marco Marchetti • Francesca Baralla

ALCUNE CONSIDERAZIONI SU NATURA UMANA, SOCIALITÀ E PREVENZIONE DELLA CRIMINALITÀ SOME CONSIDERATIONS ABOUT HUMAN NATURE, SOCIAL RELATIONSHIP AND CRIME PREVENTION

CRIMINOLOGIA • Marco Marchetti Università degli Studi del Molise

• Francesca Baralla “Sapienza” Università di Roma

KEY WORDS

Accanto alle più classiche teorie sulla “natura umana”, come quelle di Rousseau e di Hume, che vedono da un lato la società come corruttrice di una nostra intrinseca bontà naturale, dall’altro l’essere umano come contrassegnato da un irriducibile tendenza all’egoismo e alla sopraffazione (“homo homini lupus”), da qualche decennio si sta progressivamente imponendo una diversa visione della natura umana che ci vede soprattutto una specie sociale, capace di profonde spinte cooperative e collaborative. Siamo dei mammiferi sociali, così come lo sono gli scimpanzé, gli esseri più vicini a noi nella scala evolutiva. Con loro condividiamo sia gli aspetti positivi della socialità, come la cooperazione e l’altruismo, sia gli aspetti che possiamo considerare negativi quali, ad esempio, le aggressioni di gruppo. È la nostra peculiare socialità che ci ha permesso un maggior tasso di sopravvivenza e di riproduzione. È quindi alla socialità che si dovrebbe guardare con grande attenzione quando si debbono intraprendere dei programmi di prevenzione. Sebbene sia ormai chiaro da tempo che uno dei fattori che possono condurre un ragazzo alla devianza è proprio quello costituito dalla frequentazione di altri pari con analoghi problemi di devianza, paradossalmente, molte delle

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human nature • juvenile delinquency • prevention • peers group • social relationship • evolutionary Psychology natura umana • delinquenza giovanile • prevenzione • gruppo di pari • psicologia evoluzionistica

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strategie di recupero si basano invece proprio su interventi che tendono a raggruppare i giovani con problematiche comportamentali. Un motivo degli inaspettati effetti negativi dei programmi basati su interventi di gruppo potrebbe, appunto, essere legato al fatto che, grazie alla nostra sostanziale socialità, noi assimiliamo facilmente le caratteristiche del gruppo cui apparteniamo e utilizziamo i metodi del gruppo, e lo stesso stare in gruppo, per raggiungere uno status maggiore e una maggiore considerazione tra i pari di riferimento, che è poi quello che ci consente un maggior successo riproduttivo. Noi, inoltre, siamo degli animali gerarchici e l’appartenere ad un gruppo non è tanto una libera scelta quanto una necessità legata alla sopravvivenza. Considerare la nostra capacità di assoggettamento potrebbe gettare nuova luce sulle dinamiche di appartenenza, specie in una determinata fascia di età, alle gangs giovanili o, per altri versi, alle sette. Al contempo, da un punto di vista evoluzionistico, non meraviglia che i dati criminologici indichino come un diverso modo di vivere la socialità e di migliorare la fitness, ad esempio attraverso il matrimonio, l’impegno lavorativo o l’allevamento dei figli, porti ad un progressivo abbandono dei comportamenti delinquenziali. *** Alongside classical theories on “human nature”, such as those by Rousseau and Hume, which view society as the corruptor of our intrinsic natural goodness, on the one hand, and see the human being as characterised by an irreducible tendency towards selfishness and oppression (“homo homini lupus”), on the other, recent decades have seen a gradual consolidation of a different view of human nature that sees us, above all, as a social species capable of great drives of cooperation. We are social mammals, as are chimpanzees, the closest species to us in the evolutionary scale. With chimpanzees we share positive aspects of sociality, such as cooperation and altruism, and aspects we can consider negative, such as group aggression. It is our peculiar sociality that has enabled our greater rate of survival and reproduction. It is thus to sociality that we must turn with great attention when embarking on prevention programmes. Although it has long been known that one of the factors which can lead a teenager to deviant behaviour is mixing with peers having the same problems of deviance, paradoxically, many strategies of recovery are instead based on interventions which tend to group together young people with behavioural problems. One reason for the unexpected negative effects of programmes based on group actions may be linked to the fact that, thanks to our great sociality, we easily assimilate the characteristics of the group we belong to and we use the group’s methods. It is this being in a group, to achieve greater status and greater consideration among one’s peers of reference, that enables us to be more successful in reproduction. Moreover, we are hierarchical animals and belonging to a group is not so much a matter of choice but a need linked to actual survival. Considering our capacity for subjection may shed new light on


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the dynamics of belonging – especially within a certain age-group – to teenage gangs or even sects. At the same time, from an evolutionary standpoint, it is small wonder that criminological data point to the fact that a different way of experiencing sociality and improving fitness, for example, through marriage, work or child-rearing, leads to the gradual abandonment of delinquent behaviour.

Per corrispondenza: Marco Marchetti, Via Licinio Calvo, 35 - 00136, Roma, tel.: 06.3542.0543 e-mail • marco.marchetti@unimol.it

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• Marco Marchetti, Straordinario di Medicina Legale, Università degli Studi del Molise • Francesca Baralla, Dottore di Ricerca in Psicologia Dinamica, Clinica e dello Sviluppo, “Sapienza” Università di Roma

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Pierpaolo Martucci • Rita Corsa

LE CONDOTTE DI STALKING. ASPETTI VITTIMOLOGICI E ANALISI DI DUE CASI EMBLEMATICI THE STALKING BEHAVIOURS. VICTIMOLOGICAL ASPECTS AND ANALYSIS OF TWO REPRESENTATIVE CASES

CRIMINOLOGIA CLINICA • Pierpaolo Martucci Università degli Studi di Trieste

• Rita Corsa Università di Milano Bicocca

Lo stalking - o “sindrome delle molestie assillanti” - costituisce un modello comportamentale comprensivo di conformità e criminalità, poiché rappresenta una indebita “amplificazione ed accentuazione” della stessa conformità di un comportamento (ad es. il corteggiamento), più che una trasgressione di convenzioni normative. La letteratura scientifica ha elaborato molteplici e accurate classificazioni relative tanto alla tipologia delle condotte moleste, quanto alle caratteristiche dei soggetti attivi.Tuttavia non è possibile prescindere da un’analisi vittimologica, innanzi tutto poiché é la vittima – attraverso la sua percezione soggettiva - a definire come stalking la condotta posta in essere da un altro soggetto. La serie di molestie trae origine dall’equivoco originario sulla natura della relazione che si crea tra stalker e vittima e si aggrava per un secondo malinteso sui limiti della stessa relazione. Lo stalking sembra trovare il suo inizio essenzialmente in un disturbo della relazione e della comunicazione ed in questo senso la crescita del fenomeno appare correlata con la crisi dei rapporti interpersonali tipica delle società post-moderne. Il ruolo e le caratteristiche della vittima sono elementi determinanti nelle condotte di stalking - unitamente al contesto di relazione - e in questo quadro l’appartenenza femminile si evidenzia come importante fattore generale di rischio, in primo luogo nelle situazioni di interruzione o rifiuto di un rapporto sentimentale, ma anche in altri ambiti, come quello del rapporto professionale: ad esempio, nella situazione del paziente e

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KEY WORDS stalking • victim • woman • clinical case • prevention stalking • vittima • donna • caso clinico • prevenzione

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del medico curante, dello psicoterapeuta, oppure in quella dell’insegnante e dello studente. Gli Autori riportano due casi clinici rappresentativi di due tipiche situazioni di stalking ai danni di donne, la prima agita da un paziente psichiatrico, la seconda posta in essere da un compagno respinto. In entrambi i casi, alcuni comportamenti inappropriati delle vittime hanno moltiplicato la pericolosità potenziale delle situazioni. Nella valutazione dell’efficacia delle strategie di contrasto delle varie forme di stalking è necessario tenere sempre presenti gli elementi che caratterizzano tali dinamiche, soprattutto la natura graduale della loro evoluzione, che enfatizza l’importanza di disporre di strumenti di intervento rapidi e normativamente “leggeri”, da applicare già nelle fasi iniziali delle molestie. *** Stalking - or “troubling bothers syndrome” - constitutes a comprehensive behavioural model of conformity and crime, since it represents an undue “amplification and accentuation” of the same conformity of a behaviour (for example the courting), more than a transgression of normative conventions. Scientific literature has elaborated manifold and accurate relative classifications as much to the typology of the troublesome behaviours, as for the characteristics of the active subjects. Nevertheless, it is not possible to leave out of consideration victimological analysis, first since it’s the victim - through his/her subjective perception - to define as stalking the behaviour carried out by another subject.The series of harassments comes from native misunderstanding on nature of relationship created between stalker and victim and it gets worse because of a second misunderstanding about limits of the same relationship. Stalking seems essentially to originate from a relationship and communication trouble and in this sense the growth of the phenomenon appears correlated with relationships crisis typical of post-modern societies. The role and the characteristics of victim are decisive elements in stalking behaviours - together with relationship context - and in this picture female affiliation is underlined as important general risk factor, first of all in situations of interruption or refusal of a sentimental relationship, but also in other circles as that of professional relationship: for instance, in the situation of patient and doctor, of psychotherapist, or in teacherstudent relation. The Authors illustrate two clinical examples representative of typical situations of stalking against women, the first one acted by a psychiatric patient, the second one carried out by a rejected partner. In both cases, some victim unsuitable behaviours increased potential dangerousness of the situations. To evaluate effectiveness of the strategies against various forms of stalking, it’s strictly necessary to pay attention to elements that characterize such dynamics, first of all the gradual nature of their evolution, that emphasizes the importance to have rapid and normatively “light” tools of intervention, to already apply in the initial phases of bothers. Per corrispondenza: Pierpaolo Martucci, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Università degli Studi di Trieste, Piazzale Europa 1, 34127 Trieste, tel. 040-5583083 - e-mail • martucci@units.it • Pierpaolo MARTUCCI, Docente di Antropologia Criminale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trieste • Rita CORSA, Psichiatra, Psicoanalista S.P.I. in Bergamo, Professore a contratto di Clinica Psichiatrica nell’Università di Milano Bicocca


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Annalisa Ritucci • Ignazio Grattagliano • Vincenzo Orsi

Le conflittualità nelle separazioni coniugali: aspetti psicopatologici e rischi per i minori Conflicts in marital separations: psychopathological issues and risks to minors

PSICHIATRIA E PSICOLOGIA FORENSE Annalisa Ritucci • Ignazio Grattagliano Università degli Studi di Bari

Vincenzo Orsi DMSM Asl Fg

Il presente lavoro prende in esame le complesse problematiche legate alla difficile “mentalizzazione” del disagio da separazione da parte degli ex-coniugi e alla tendenza ad “agirlo” attraverso interminabili “battaglie” che non fanno altro che perpetuare all’infinito comportamenti distruttivi e cronicizzati il proprio malessere e, soprattutto, quello dei figli. Coinvolti in processi relazionali disfunzionali per il loro sviluppo psichico (conflitti di lealtà, genitorializzazione, inversione di ruoli) ed esposti, nei casi più gravi, al rischio di abuso psicologico, i minori hanno elevate probabilità di andare incontro a disadattamento sul piano emotivo e comportamentale.Vengono, infine, descritte le variegate forme che il disagio psichico della famiglia separata conflittuale può assumere: definite da vari autori come vere e proprie “sindromi”, esse rappresentano i volti cangianti di una dinamica familiare patologica in cui tutti i membri della famiglia giocano il proprio ruolo ed hanno le loro buone ragioni per opporsi al cambiamento drammatico che li attraversa. G. Giordano definisce “mobbing genitoriale” l’insieme di comportamenti ostili e persecutori messi in atto da un genitore separato nei confronti dell’altro allo scopo di impedirgli l’esercizio della propria genitorialità, svilendo e distruggendo la sua relazione con il figlio: sabotaggi delle frequentazioni, emarginazione dai processi decisionali, minacce, campagne di denigrazione, delegittimazione familiare e sociale. I. D.Turkat descrive madri (“Sindrome della Madre Malevola”) che, pur rimanendo esenti da altre psicopatologie accertabili e mantenendo con i figli (almeno in apparenza) un efficace rapporto di accudimento, attuano nei confronti dell’ex-

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KEY WORDS marital separation • conflict • triangulation • psychological abuse • separation pathologies separazione coniugale • conflitto • triangolazione • abuso psicologico • patologie da separazione

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marito un comportamento lesivo, teso ad impedirgli un normale ed affettuoso rapporto con i figli. L’alterazione della condotta può comprendere vere e proprie violazioni della legge, oppure può trasformarsi in un eccesso di azioni legali con cui vessare l’ex-coniuge. G. L. Rowles parla di “Sindrome del Padre Interdetto” a proposto di padri parzialmente o del tutto paralizzati dalla sofferenza della separazione: essi non possono far nulla per evitarla, cercano di lottare per rimanere presenti nella vita dei figli ma, dopo aver tentato inutilmente di far valere i loro diritti in campo giuridico, si rendono conto di essere delegittimati nel loro ruolo genitoriale. La loro sintomatologia è costituita da sintomi depressivi e del disturbo posttraumatico da stress. Di grande interesse, infine, gli studi di R. Gardner sulla “Sindrome di Alienazione Genitoriale” (PAS), patologia relazionale che insorge essenzialmente nel contesto delle controversie per l’affidamento dei figli. La sua principale manifestazione consiste nel rifiuto immotivato del figlio a mantenere rapporti con il genitore non affidatario, accompagnato da un’esacerbata ed ingiustificata campagna di denigrazione: quest’ultima è frutto della programmazione diretta e indiretta da parte del genitore alienante e del contributo attivo e personale del figlio. La “relazione singolare” che viene così a configurarsi tra il minore e uno dei due genitori è deliberatamente mirata all’esclusione dell’altro e, nei casi più gravi, può rappresentare un potente e diretto fattore di rischio per la salute mentale del minore. *** This article examines the complex situations caused by ex-partners’ difficulties in “mentalizing” the distress of their separation and their tendency to “act it out” with interminable struggles which perpetuate destructive behaviours and which increase their own grief, as well as that of their children.The minors involved have a higher probability of emotional and behavioral maladjustment because they are involved in relationships which interfere in their psychic development (e.g. conflicts of loyalty, difficulties in the parent-child relationship, inversion of roles between parents and children), and in more serious cases, they are exposed to psychological abuse. Described here are the various forms of psychic hardships that the family separated by conflict may assume: described by some authors as downright “syndromes”, they represent the changing face of a pathological family dynamic of which each member plays his role and has his own good reasons for standing in the way of the dramatic changes which he faces. G.Giordano defines “parental mobbing” as the collection of hostile and persecutory behaviors started by a separated parent against the other with the aim of preventing him or her from exercising their role as a parent by means of devaluing and destroying the relationship with the child.This may include sabotaging visitations; marginalizing the decision making processes; use of threats; campaigns of denigration; and familial and social delegitimization. I. D. Turkat describes mothers (“Malicious Mother Syndrome”) who, although they are free of other mental disorders and seem to have a good relationship with their children, exhibit damaging behaviours toward the exhusband with the intention of impeding a normal and affectionate relationship


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with his children.This behaviour may include true violations of the law, or excessive legal actions in order to burden the ex-spouse. G.L. Rowles speaks of the “Disenfranchised Father Syndrome” as a disorder of fathers who are partially or totally “paralyzed” by the distress of separation: They can do nothing to avoid it, and try to fight on in order to remain present in the lives of their children. But after having struggled in vain to stand up for their legal rights, they finally come to realize that they have been delegitimized in their parental role. Symptoms include those of depression, and those of Post traumatic Stress Disorder. Of great interest are the studies of R. Gardner on “Parental Alienation Syndrome” (PAS), a pathology which arises primarily from the context of child custody disputes. Its principle manifestation is the child’s seemingly motiveless refusal to maintain his or her relationship with the non-custodial parent, accompanied by an exacerbated and unjustified campaign of denigration: The latter being the result of direct and indirect programming on the part of the alienating parent, as well as the active and personal contribution of the child in question. The “singular relationship” which results between the minor and the parent deliberately aims to exclude the other, and in more serious cases, may represent a clear and powerful mental health risk factor for the child.

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Per corrispondenza: Ignazio Grattagliano, tel. 335/6296185 e-mail • i.grattagliano@criminologia.uniba.it • Annalisa Ritucci, Dottoressa in Psicologia Clinica dello Sviluppo e delle Relazioni, Università di Bari • Vincenzo Orsi, Psicologo, Dirigente Psicoterapeuta DMSM ASL FG - Università di Foggia, Docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione e di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso l’Università degli Studi di Foggia – Facoltà di Medicina e Chirurgia. Giudice Onorario presso il Tribunale per i minorenni di Campobasso. • Ignazio Grattagliano, Psicologo, Psicoterapeuta, Specialista in Criminologia Clinica. Sez Criminologia Clinica e Psichiatria Forense, Fac. Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Bari

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Oronzo Greco • Roberto Maniglio

GLI EFFETTI PSICHICI DELL’ABUSO SESSUALE SUI MINORI: UNA REVIEW SISTEMATICA DELLA LETTERATURA PSYCHOLOGICAL EFFECTS OF CHILD SEXUAL ABUSE: A SYSTEMATIC REVIEW

PSICHIATRIA E PSICOLOGIA FORENSE • Oronzo Greco • Roberto Maniglio Università del Salento, Lecce

Nella letteratura scientifica l’abuso sessuale sui minori è diventato uno dei settori di ricerca più fiorenti degli ultimi anni. Questa review sistematica nasce dal desiderio di risolvere, se possibile, alcune questioni ancora aperte, connesse al ruolo dell’abuso sessuale sui minori nella patogenesi dei disturbi mentali. Essendo oggi a disposizione numerose review che hanno rivisto le migliaia di studi esistenti, questo studio offre una review sistematica di tutte le review fino ad ora pubblicate sull’argomento. L’obiettivo è quello di mettere a disposizione degli studiosi e di tutti i professionisti che operano nel campo della salute mentale e della protezione dei minori la migliore evidenza scientifica disponibile a livello internazionale. Sulla base di recenti ed accreditate linee-guida internazionali per review sistematiche, gli autori hanno sviluppato un protocollo di ricerca, stabilendo gli obiettivi specifici, i criteri per la selezione degli studi e l’approccio per valutare la qualità degli studi, estrarne i dati e analizzarne i metodi statistici utilizzati e i risultati ottenuti. In primo luogo, è stata condotta una ricerca su internet attraverso sette database (AMED, Cochrane Reviews, EBSCO, ERIC, MEDLINE, PsycINFO e ScienceDirect) per gli articoli pubblicati tra il gennaio del 1966 e il dicembre del 2008. In secondo luogo, è stata condotta una ricerca manuale delle bibliografie di ogni singolo articolo preso in esame. Entrambi gli autori hanno valutato in maniera indipendente l’appropriatezza di ogni studio identificato, hanno estratto i dati e valutato la qualità degli studi. Eventuali disaccordi sono stati risolti attraverso consenso dopo aver rivisto l’articolo e il protocollo di ricerca. Come risultato della ricerca elettronica e manuale sono stati identificati complessivamente 20.535 arti-

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KEY WORDS child sexual abuse • risk factors • etiopathogenesis • psychopathology • systematic review abuso sessuale sui minori • fattori di rischio • eziopatogenesi • psicopatologia • review sistematica

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coli. Di questi, solo 64 soddisfacevano i criteri di selezione. Di questi ultimi, 54 sono stati esclusi in quanto di qualità “insufficiente”, ovvero non soddisfacevano uno o più criteri di qualità e avevano limiti importanti, tali da inficiare la validità dei loro risultati. I restanti 10 studi sono stati giudicati tutti di qualità “sufficiente” e sono stati inclusi in questa review sistematica. Queste 10 review sono state pubblicate tra il 1995 e il 2008, hanno rivisto un totale di 349 studi. I risultati più significativi di queste 10 review sono stati analizzati in maniera oggettiva, bilanciata ed evidence-based, secondo un approccio qualitativo e semi-quantitativo, ponendo maggiore enfasi all’evidenza disponibile di più alta qualità. L’abuso sessuale nella minore età è risultato essere associato in maniera statisticamente significativa ad un ampio spettro di sintomi e/o disturbi psichici, sebbene le associazioni tra abuso e disturbi/sintomi erano di dimensione piccola o media e modulate da terze variabili.Tuttavia, la presenza di variabili “confondenti” e la qualità generalmente povera dei singoli studi inclusi in ognuna delle review analizzate non permettono di concludere con certezza che esiste una relazione di tipo “causale” tra abuso sessuale nella minore età e psicopatologia successiva. *** Ongoing concern over child sexual abuse is reflected in the increase in research in this area.A growing number of studies and literature reviews on child sexual abuse have appeared over the past twenty years. In order to examine what is currently known about the potential impact of child sexual abuse on mental health and to address the best available scientific evidence on the topic, this paper provides a qualitative and semi-quantitative analysis of the findings of the several reviews that have investigated the literature on the short- and long-term effects of child sexual abuse. According to recent guidelines for systematic reviews, a protocol was prospectively developed by the authors, detailing the specific objectives, criteria for study selection, approach to abstracting data and assessing study quality, outcomes, and statistical methods. First, seven internet-based databases (AMED, Cochrane Reviews, EBSCO, ERIC, MEDLINE, PsycINFO, and ScienceDirect) were searched for articles published between January 1966 and December 2008. Second, further articles were identified by a manual search of reference lists from retrieved papers.The authors independently evaluated the eligibility of all studies identified, abstracted data, and assessed study quality. Disagreements were resolved by consensus after review of the article and the review protocol. The internetbased search and the manual search of reference lists identified a total of 20,535 articles. Of these, only 64 fulfilled all inclusion criteria. Of these, 54 did not meet many of the quality criteria and had important limitations that could invalidate their results. For these reasons, these studies were judged “poor” and were rejected. Only 10 reviews were judged “fair” and were included in this systematic review.These reviews were published between 1995 and 2008 and reviewed a total of 349 studies. The main findings of these fifteen reviews were qualitatively and semi-quantitatively analyzed in an evidence-based, objective, and balanced fashion, with the highest quality evidence available receiving the greatest emphasis. In con-


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sidering the results as a whole, there is evidence that survivors of child sexual abuse are significantly at risk of a wide range of psychological problems, although the magnitude of the relation between child sexual abuse and psychopathology ranged from small to medium and moderated by some variables, such as the size and the source of the sample. Nevertheless, the presence of confounding variables and the generally poor quality of the studies included in each review do not allow for causal inferences to be made.

Per corrispondenza: Roberto Maniglio, Università del Salento, Via Stampacchia, 73100 Lecce, tel. 328/4783991 - e-mail • robertomaniglio@virgilio.it

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• Oronzo Greco: Neuropsichiatra, Professore Ordinario di Criminologia, Università del Salento, Lecce • Roberto Maniglio: Psicoterapeuta, Dottorando di Ricerca in Criminologia, Università del Salento, Lecce

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Rassegna Italiana di Criminologia anno III n.1 2009  

Studi e ricerche di Criminologia clinica, Psicologia e Psichiatria forense, sociologia della devianza, politica criminale.

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