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I Segreti del Grande Maestro tra Musica e Massoneria II Edizione Autore Paolo Nuti Revisione I Edizione Editor Roberta Volpi Copertina Sara Vellutini

Versione aggiornata 2016 a cura di Sara Vellutini Allservices4you.co.uk


Isbn 9788822870797

Prima edizione Italiana 2014 II edizione Italiana 2016

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Introduzione Toscana, anno 2013. L'Italia è nella morsa di una grande crisi, io e la mia compagna Sara siamo tornati per un breve periodo dall'Inghilterra al fine di sistemare alcune cose in Italia per poi trasferirci definitivamente in un paese che amiamo quanto il nostro. L'amore per l'Inghilterra è iniziato molto tempo prima, durante vacanze on the road tra Kent, Cornovaglia e Scozia, dove più che turista ti senti a casa. Entrambi non amiamo il tipico turismo alberghiero: meglio girare liberi tra B&B e divani di amici conosciuti anni prima. Ad essere sincero la decisione di trasferirsi è stata difficile, infatti una cosa e viaggiare e un'altra emigrare, che comporta tutta una serie di difficoltà che mai incontreresti nel tuo paese. Il lato positivo nel vivere in un nuovo luogo è una maggiore apertura alle diversità, che ti fanno fanno vedere il mondo da una angolazione diversa. Il primo anno vissuto in Inghilterra, il 2012, è stato anche l'anno del Diamond Jubilee, il giubileo di diamante della regina Elisabetta II, ovvero 75 anni di regno. Nello stesso anno si sono svolte anche le Olimpiadi, mi sono accorto di come l'Italia sia vista all'estero, dalla cucina alla cultura, passando per la moda, la musica, ecc. Molta soddisfazione, da amante delle lambrette, mi ha dato averle viste sfrecciare nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi. Ma una cosa, più di tutte, è veramente conosciuta in tutto il mondo e, assurdamente, avendola avuta sempre vicina, non l’ho mai considerata tale. Cosa? O, meglio, chi? Giacomo Puccini. Proprio qui, in attesa di ripartire, cercando di affittare casa, mi contatta Josh, un giovane musicologo dalla Florida. Studia per diventare direttore di orchestra ma la sua caratteristica principale è l’essere un grande amante di Giacomo Puccini. Piccolo è il legame che ho con il grande maestro e, grazie al nostro ospite, capisco il valore di tutto ciò, infatti, è strano che un americano venga in Italia e, in particolare, a Viareggio, non per una semplice vacanza marittima ma per vivere nei luoghi di Puccini. Scopro un mondo di persone che amano l'Italia, che vogliono studiare e imparare la nostra lingua e stare nella terra dove Puccini ha creato le più grandi opere. Qui una piccola parentesi o, meglio, una piccola domanda: come fa l'Italia ad essere in crisi? Solamente il turismo sarebbe una risorsa sufficiente e un elemento trainante. Inoltre, i marchi italiani sono conosciuti in tutto il mondo, basta citare la Ferrari, il Brunello di Montalcino, i grandi nomi della moda... Il cibo italiano è uno dei più apprezzati, se non il più apprezzato al mondo. Tantissimi cuochi famosi inglesi hanno fatto scuola da italiani: pizza, pasta, gelato sono parole praticamente universali. Chiudiamo questa parentesi per arrivare al perché di queste memorie che raccontano i segreti del grande maestro. Come faccio a conoscerli? Di certo non sarei in grado di scrivere un Codice da Vinci, spaziare tra i grandi maestri, parlare di segreti nascosti fino a toccare templari e illuminati. Come scritto poco fa, ho un piccolo legame con Puccini. La mia madrina di battesimo, Lia Russo, era moglie del compositore Nino Russo, un grande appassionato del Maestro, al punto da andare ad abitare nella casa vicino alla Villa dove egli compose gran parte delle sue opere. Questa passione lo portò a conoscere questo mondo più degli stessi discendenti, a parte Simonetta Puccini e la moglie Lia che, al momento, sono le ultime persone con un bagaglio non sostituibile di ri cordi. Simonetta Puccini è l'ultima erede e la sua cara vecchia amica Lia è la persona che mi ha raccontato negli anni molti segreti di Puccini. Senza alcuno studio in merito ho potuto scrivere questo libro di memorie con aneddoti mai scritti fino a questo momento, che conquisteranno anche chi non è amante della lirica è scoprirà come me qualcosa di nuovo e inconsueto. Non sei amante della lirica? Rimarrai sicuramente stupito, perché anche per quanto mi riguarda non è il mio genere preferito o meglio un mondo dove giudizio e invidia non mi hanno mai attirato. Ma se sento le note pucciniane vengo attirato da una melodia da brividi. Mia madre metteva sempre i dischi, fin da quando ero bambino, grazie a lei ho imparato a chiudere gli occhi lascian dosi trasportare dalla musica. Nella passione e nella combinazione giusta di sette note musicali si nasconde un colpo di scena o, meglio, un filo conduttore che dall'Ottocento giunge fino a noi,


perciò, non sottovalutarlo, vista l'influenza storica e velata che ancora oggi si cela nei metodi di condivisione mediatica moderni. I segreti non riguardano solo la massoneria ma anche piccole informazioni che ti faranno scoprire un Puccini piÚ vero.


1. Legami temporali 1. Qualche data Come riescono certe memorie ad arrivare fino a noi? Per far ordine nel puzzle occorre prima citare qualche data: Giacomo Puccini è nato a Lucca il 22 dicembre 1858 ed è morto a Bruxelles il 29 novembre 1924. Praticamente è, in parte, l'erede musicale di Richard Wagner, nato in Germania il 22 maggio 1813 e morto a Venezia il 13 febbraio 1883. Dan Brown, nel suo libro più famoso, il Codice da Vinci, descrive Wagner come un iniziato, ma riprenderemo successivamente questo tema fondamentale limitandoci per ora a ricordare che il wagnerismo ha influenzato il rock, il metal e compare addirittura in diversi film attuali. Ritorniamo in tema e citiamo il primo collegamento. Il Maestro Nino Russo è nato a Napoli nel 1908 ed è morto a Pisa nel 1976; conobbe da giovanissimo Puccini a Milano e partecipò ai funerali di Milano e di Torre del Lago nel 1924. Nino a quel tempo aveva appena 16 anni, ma era già molto avanti con gli studi per direttore di orchestra: più di 20 anni dopo, nel 1947, con la moglie Lia, presero in affitto una casa adiacente alla villa di Puccini a Torre del Lago. Oggi il lago è arretrato di una cinquantina di metri, ma a quel tempo arrivava fino al cancello della villa. La mia madrina mi ha raccontato che con il marito amavano trascorrere le calde estati stavano sulla riva del lago, e spesso a loro si univa Niche, colui che era stato il maggiordomo di Puccini e a cui il Maestro si era ispirato per la figura del cameriere ne "La fanciulla del west". Niche continuò a tenere in ordine la villa fino alla sua morte, avvenuta il 29 novembre di qualche anno dopo, casualmente nello stesso giorno di colui che aveva fedelmente servito per tanti anni, e che conosceva più a fondo degli stessi parenti. Quindi, non solo Nino aveva conosciuto il grande Maestro, ma aveva vissuto per anni a fianco del suo maggiordomo, che conosceva i più piccoli particolari della vita quotidiana di Puccini. Niche non va confuso con Pasquale Belladonna, maggiordomo di Livio Dell'Anna, fratello della moglie di Antonio Puccini, Rita Dell'Anna, che negli anni Novanta fu portato in causa per l'eredità sparita di Puccini. Veniamo ora al secondo collegamento, quello tra i miei genitori e i coniugi Russo. Il mio povero padre, morto nel 2006, alla fine degli anni Sessanta si trasferì con mia madre da Capannori, vicino Lucca, in Versilia. Entrambi i miei nonni erano contadini e durante gli anni della rivoluzione culturale le campagne lucchesi offrivano ben poco per i giovani; per questo i miei genitori si trasferirono prima a Massarosa, prendendo in gestione un bar, e poi a Viareggio, con un nuovo barpasticceria che diventò subito molto conosciuto. Nino e Lia Russo, clienti abituali del bar, con il tempo strinsero una grande amicizia con mio padre e mia madre, e alla mia nascita, nel 1972, fecero da padrino e da madrina: non avevano figli, era bello avere un figlioccio. Di Nino ho ricordi vaghi legati all'infanzia mentre Lia la vado a trovare spesso tutt'oggi. Pur avendo ormai 91 anni è ancora lucidissima nella mente, anche se purtroppo ha molti acciacchi fisici dovuti all'anzianità. Era una donna alta e bella: ha ancora oggi una forza unica ed è riuscita a mantenere il suo spirito vitale. Sia Lia che mia madre mi hanno sempre raccontato che Nino voleva insegnarmi musica: purtroppo non fece in tempo, e non sono diventato né musicista né musicologo. Pur non avendo mai studiato musica riesco comunque a leggerla e a strimpellare sia chitarra che pianoforte. A ventiquattro anni composi anche qualche canzone ma nessuna di interesse discografico, tranne un unico pezzo, fortunato tra i tanti, che venne stampato sia su vinile che su una compilation in CD. Era appena iniziata l'era della house music. Nino si sarà probabilmente rivoltato nella tomba, o forse, chissà, avrebbe capito.. La procedura mentale di quando si crea qualcosa è sempre la stessa, sia che si tratti di lirica sia che si tratti di pop. Poi lui era anche moderno: ho diversi suoi spartiti con slow, beguine, surf e della tipica canzone napoletana. Lia non ha mai saputo in anticipo della stesura di queste memorie, iniziate nell'estate del 2013 all'età di 41 anni. Per quarant’anni non ho mai pensato di scrivere nulla di simile, e sinceramente


non ho mai letto quei libri che a ogni anniversario della morte di Puccini vengono pubblicati con le storie più fantasiose. Questo libro principalmente mette insieme tutta una serie di piccoli racconti ed episodi di vita vissuta, come quelli che tutti i nonni raccontano ai propri nipoti. Questo conferisce genuinità ai pensieri qui raccolti e credo che renda diversa questa piccola opera da ogni altra che tocchi l'argomento Puccini. Ora mi viene in mente un episodio particolare che il maggiordomo Niche ha raccontato a Nino e Lia: riguarda quel grosso fucile che vedrete visitando la villa, posto nella stanza dove sono custoditi gli altri fucili da caccia. Niche racconta che una volta, uscito con il Maestro in barca sul lago per cacciare, Puccini si rifiutò di sparare con quel fucile; alla domanda del maggiordomo sul perché, rispose che con il rinculo di quel fucile gli sarebbe saltata la testa. Niche allora obiettò: “Ma Maestro, questo vale anche per me!”, e Puccini ironicamente rispose: “Questo è vero, ma la mia testa vale molto di più, è unica, mentre di teste come la tua se ne ritrovano tante!”. Il maggiordomo ci pensò su, dette ragione al Maestro e tutto finì con un'allegra risata. Un rapporto molto amichevole quindi, quello tra Puccini e il suo maggiordomo, costellato di simpatici episodi di vita quotidiana, tra cui “l'annosa questione del caffè”, come mi è stata descritta da Lia. Secondo quanto raccontato da Niche a Lia e Nino, lui era solito interrompere il Maestro durante la scrittura delle opere offrendogli un caffè. Alla fine, un bel giorno, Puccini gli chiese di smetterla, ché la sua testa non riusciva a fare due cose temporaneamente e tutte le volte veniva interrotto sul più bello, quando mancava così poco a completare una romanza. Niche rispondeva che un buon caffè era una giusta causa e per anni sono andati avanti a bisticciare per questa cosa.


2. Crepuscolo sul Lago di Massaciuccoli "Questo trittico è dedicato alla memoria dell'illustre maestro Giacomo Puccini che spiritualmente mi insegna a creare le piccole cose." Firmato: Nino Russo. Crepuscolo sul Lago di Massaciuccoli è la più famosa opera di Nino, eseguita anche oggi in diversi concerti di salotto lirico. A quel tempo fu eseguita nei maggiori teatri italiani: al Teatro alla Scala di Milano, al Teatro dell'Opera di Roma, al Teatro Puccini di Udine e, naturalmente, al Teatro del Giglio di Lucca, in occasione delle commemorazioni pucciniane. Ma come è nata? Il compositore Russo lasciò la villa di Puccini dopo aver reso omaggio alla tomba. Camminava assorto lungo il lago, sulla via deserta, e si portò sul viale che collega la villa al centro di Torre del Lago, con la mente ingombra di angosciosi interrogativi: Perché il destino ha troncato la vita al Grande Maestro? Perché la fine è arrivata nel momento in cui l'opera della Turandot si arricchiva di stupenda sinfonia? Qui vorrei aprire un'importante parentesi: per alcuni musicologi la Turandot rappresenta l'addio massonico di Puccini; in realtà c'è una notevole differenza con gli addii massonici (se così dobbiamo definirli) di altri maestri, a causa del fatto che Puccini non finì la sua opera, andata in scena due anni dopo la sua scomparsa, grazie al lavoro finale di Franco Alfano. Ma chiudiamo ora la parentesi sul tema massonico, sul quale torneremo più avanti, e torniamo a Nino dopo la morte di Puccini. La venerazione artistica di Nino Russo e, sottolineo, artistica, tro vava impossibile la morte del grande maestro lucchese. Nino vedeva Puccini sofferente nella bianca stanzetta della clinica di Bruxelles, immaginava la resistenza disperata della sua vita, la morte che avanzava, intuiva l'agonia delle sue immortali creature fantastiche: Mimì, Tosca, Liù. Ad un certo momento il peso di questa visione spirituale divenne così incontenibile che Russo dovette liberare tutta l’energia accumulata in espressione musicale. In una notte, nella casa di Torre del Lago, vicina a Villa Puccini, Nino scrisse "Torre del Lago Puccini", omaggio a colui che tanto ammirava, allo stesso modo di un fiore portato sulla sua tomba. Nino amava i fiori, in particolare le rose, su tutte quelle rosse. Questa rosea suite Pucciniana venne eseguita il 3 Agosto 1952 davanti alla tomba di Puccini. "Torre del Lago Puccini" e "Crepuscolo sul Lago di Massaciuccoli" furono incisi su dischi Columbia e la Voce del Padrone. Rattrista pensare che una fine simile attendesse Nino Russo, che morì nello stesso modo del suo grande maestro. A volte sembra che certi destini siano scritti. Ero piccolo, ho ricordi vaghi: ricordo però bene quella bianca camera di ospedale a Pisa. Mio padre e mia madre gli portarono delle rose e lui era felice perché coloravano di speranza quella fredda stanza. Poi il tumore, incurabile, lo portò via. Ricordo quel mazzo di rose rosse che mi fu messo in mano per deporlo sulla sua bara. Il muricciolo del loculo che piano piano veniva murato. Una Lia disperata ma sempre composta, da autentica milanese ha avuto una dignità e una riservatezza unica. Difficile per un bambino capire cosa significhi la perdita del grande, vero, amore. Oggi, da adulto, posso confermare che tra Lia e Nino era vero amore, come testimonia "L'anima gemella", una canzone slow che Nino scrisse anni prima. Questo è il tema che introduce il prossimo paragrafo.


3. Una grande, vera, storia d'amore "Fra mille stelle una guardo lassù è questa stella che a sera guardi tu." - Lassù c'è una stella, parole e musica di N. Russo, edizione musicale Pigini, 1948. Ho davanti a me lo spartito originale con dedica: “Lassù c'è una stella e quella più bella sei tu, Lia”. Non c'è dubbio, Nino Russo era un vero gentleman napoletano, rimasto tale anche dopo gli anni trascorsi a Milano, dove i suoi studi lo portarono ad emigrare per frequentare il Conservatorio di musica "G.Verdi". Mentre sto scrivendo, a Londra nasce il tanto atteso “royal baby”, il primo figlio di William e Kate. Una bella coincidenza ritrovarsi a scrivere di una grande, vera, storia d'amore del passato, proprio mentre un bambino arriva a coronare una grande, vera, storia d'amore del presente, che ha fatto sognare milioni di inglesi e non. La storia di Nino e Lia non può essere paragonata al clamore e al fascino degli avvenimenti della famiglia reale inglese, ma nel loro piccolo sono testimoni di una storia che inconsciamente tutti voremmo vivere. Lia, da giovanissima, lavorava alla Croce Rossa a Milano: il maestro d'orchestra e pianoforte Nino, bell'uomo elegante, con cappello alla Puccini, incontrò per la prima volta Lia casualmente, al ritorno di un'opera alla Scala di Milano. Fu amore a prima vista, almeno per Nino, che impazzì profondamente per questa ragazza più giovane di quindici anni. Lia, con la sua riservatezza, non diede inizialmente spazio alle avance del compositore, pensando a quante donne potesse piacere quest'uomo, musicista di talento, giovane, bello, ed anche poco affidabile, proprio come Puccini! Con il suo maestro Nino condivideva anche l'amore per le macchine, possedeva un'Alfa Romeo. Cominciò a spedire biglietti poetici e mazzi di bellissime rose presso la casa natale di Lia, fino al giorno in cui lei, finalmente, acconsentì ad un appuntamento per un caffè, unica concessione fatta a Nino, che cominciò a realizzare di avere a che fare con una donna giovane, bella, ma “tosta“. E più Lia non cadeva ai suoi piedi più lui si innamorava, al punto da chiederla in sposa. Nino ha amato veramente due cose nella sua vita: Lia e Torre del Lago, dove decise di andare a vivere per essere più vicino ai luoghi del suo maestro. Nel primo periodo del matrimonio Lia lavorava a Milano, ogni weekend doveva prendere il treno per Livorno, che ferma ancora oggi aViareggio, e scendere a Torre del Lago. Dopo qualche anno Nino la convinse a lasciare il lavoro e a trasferirsi definitivamente con lui a Torre del Lago. Presero in affitto la casa vicino alla villa di Giacomo Puccini, dando così inizio a quello che la mia madrina mi racconta essere stato il periodo più bello della sua vita. Le sere d'estate sulla riva del lago, gli amici, il maggiordomo della villa che parlava molto del maestro Puccini, delle passioni per lo sport, la caccia e le automobili, la curiosità per il nuovo, l'amore per la fotografia e il cinema. Pochi sanno che nella casa di Viareggio lo stesso Puccini sperimentò il primo sistema di irrigazione automatico. E se l'immagine classica di Puccini è con cappello, vestito elegante con ovviamente l'immancabile sigaretta, com'è ritratto nella statua nella piazzetta davanti la villa, pochi l'hanno visto in tenuta da caccia, con abiti vecchi e sporchi. Pochi sanno che la grande palma di fianco alla villa fu messa proprio dal maestro con l'aiuto del suo fidato maggiordomo: ancora oggi immagino Lia e Nino parlare di queste cose davanti alla brezza serale del lago. Qualche anno dopo Nino cominciò a costruire una villa, sempre a Torre del Lago ma in direzione di Villa Borbone, in cui andò ad abitare con Lia negli anni successivi. Ho vari ricordi di questa casa, che venne messa in vendita alla morte del Maestro Russo; mentre scrivo ho impressi nella mia mente alcuni particolari, per la precisione dei suoni, io bambino intento ad ascoltare Nino a suonare con il suo pianoforte a coda. Oggi questi ricordi vengono spazzati via dal pensiero di Nino che, come il suo maestro, aveva lo stesso vizio per il fumo e un tumore incurabile, per un destino comune. L'amore terreno, per Lia, si ferma quello stesso giorno.


Non si rifà una nuova vita, non si innamora di nessun altro uomo, sta accanto a suo fratello malato e così trascorrono gli anni fino ad oggi. Quel pizzico di drammaticità delle opere di Puccini è sempre presente anche nella routine di tutti i giorni.


2. Puccini, un uomo. 1. Giacomo e l'universo femminile. Dopo la storia di Nino e Lia, che neanche la morte è riuscita a separare definitivamente, ritorniamo al massimo operista della storia, il quale per rimanere in tema di amore, godeva di una fama di vero donnaiolo. Celebre, benestante, sempre in giro in macchine di lusso, insolite per l'epoca: tutto contribuiva a delineare la figura di un vero e proprio dongiovanni. Questa leggenda era alimentata da diverse vicende, tra cui il suicidio della domestica Doria Manfredi, nel 1909, in seguito alle accuse di adulterio avanzate nei suoi confronti da Elvira Puccini (mentre in realtà il Maestro aveva una relazione con la cugina, Giulia Manfredi). Questo fatto è ritornato a galla con molte polemiche nel 2007, quando il regista Paolo Benvenuti scoprì un filmato inedito su Puccini, girato nel 1914. Questo filmato in realtà non contiene nulla di compromettente: ritrae Giacomo al pianoforte e mentre fa una gita in motoscafo sul lago di Torre del Lago. A rendere il documento interessante è il "dove" questo è stato trovato: a casa di Nadia Manfredi, nipote di Giulia Manfredi, cugina di Doria. Ti chiedo scusa se i legami parentali portano confusione nella tua mente, ma forse hai già intuito che sto parlando della possibilità del figlio segreto. Ti deludo, sarebbe troppo facile e scontato: come ho già scritto l'unica erede ancora in vita è Simonetta Puccini, l'amica di Lia. Comunque, la "valigia dei segreti" sembra contenesse le prove che Antonio Manfredi, il figlio di Giulia, fosse nato dalla storia d'amore tra il compositore e la donna, la cui nipote sarebbe Nadia Manfredi. Ma il 21 maggio 2011 la sentenza del tribunale di Milano respinge il ricorso della Manfredi che sosteneva di essere nipote del Maestro. Il giallo del presunto figlio segreto di Giacomo era nato sulla scia del film di Benvenuti “La Fanciulla del lago” e fece eco in tutto il mondo per via delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario della nascita del Maestro. In realtà, senza segreti, il suo primo grande amore fu proprio Elvira Bonturi, con cui fece una fuga d'amore perché ella era sposata e madre di due bambini. Ebbero un figlio, Antonio, ma si sposarono solo il 3 feb braio 1904. Tutto questo all'epoca fece scandalo, ma chi stava vicino al maestro come Niche, il maggiordomo, riportava che il suo temperamento era timido e la sua natura lo portava a non vivere con troppa leggerezza dei rapporti con altre donne. L'unica figura femminile capace di dargli ispirazione era sua moglie, quindi tutte le protagoniste delle sue opere si rispecchiano in lei. Ma Elvira aveva un carattere difficile, era molto possessiva, e l'incomprensione che maturava verso l'arte di Giacomo fu determinante. Ben presto il rapporto divenne ambivalente, di amore e odio, ma nonostante i numerosi tradimenti di Puccini rimasero legati fino alla fine. Come sostiene sua nipote Simonetta, Elvira "non comprendeva che ormai lui apparteneva al mondo", era gelosa anche di quel successo. Una relazione extraconiugale importante fu quella con Hariclea Darclée che in in Italia fu la prima interprete di opere di Mascagni, Catalani e Puccini, dove si esibì in La Bohème, Manon Lescaut e Tosca. Secondo alcuni ebbe un ruolo importante nell'ispirare Tosca. Anche un'altra donna sembra avere avuto un riflesso nella composizione di un'altra opera, La rondine: si tratta di Josephine von Stengel. Mentre pensando alla voce di Rose Ader, soprano di Odenberg, Puccini scrisse la parte di Liù, in Turandot. Ma Elvira è comunque onnipresente; insieme a Giacomo ospitarono a Boscolungo, nei pressi dell'Abetone, i coniugi Seligman. Con la signora Seligman Puccini ebbe una storia d'amore che si convertì in seguito in una solida e profonda amicizia. Fu anche richiamato con una dura lettera dall'editore Giulio Ricordi per la relazione con Maria Anna Coriasco, chiamata dal maestro "Cori". Lui stesso si definì "un potente cacciatore di uccelli selvatici, libretti d'opera e belle donne" ma, come detto poco fa, era una persona estremamente sensibile. Basterebbe visitare la sua casa sulla riva del lago di Massaciuccoli, dove sono nate le sue opere, per comprendere veramente chi era Giacomo Puccini. Il suo unico figlio Antonio, che il caso ha voluto si chiamasse come il figlio di Giulia Manfredi, ebbe nel 1929 una figlia


naturale, Simonetta Giurumello, che nel 1973 fu riconosciuta dal Tribunale e quindi autorizzata a chiamarsi Simonetta Puccini.


2. Simonetta Puccini, l'ultima erede Senza dubbio una persona in cui si ritrova la spiritualità di Puccini: colta, educata, gentile, pacifica, sorridente. Sono rimasto sempre colpito dal vero e profondo rapporto di amicizia tra lei e Lia, iniziato ai tempi in cui Nino era ancora vivo. Ho alcuni ricordi, seppure vaghi e confusi, di un pranzo al ristorante "Chalet", situato sul lago proprio davanti alla casa di Puccini. Nino aveva invitato diversi amici tra cui c'era lei, Simonetta. La sensibilità di quest'ultima mi ha colpito anche in occasione della morte del fratello di Lia, Alfredo. Per Lia fu un momento molto triste poiché rimase sola: della numerosa famiglia con diversi fratelli di cui ancora ricorda le tavolate durante le feste lei è l'unica ancora in vita. Fortunatamente può contare sulla vicinanza di molti ami ci, come per l'appunto, Simonetta. Non posso non lasciare due parole su Alfredo, il fratello di Lia. Fece la guerra al fronte e per molti mesi i familiari non ebbero più notizie di lui, lo credettero addirittura morto. Lia mi ha detto sempre che la guerra lo cambiò: io lo ricordo come un uomo buono e mite, sempre con il sorriso. Dopo la morte di Nino è rimasto a fianco della sorella che, come detto precedentemente, è rimasta fedele al ricordo del suo primo e unico amore. Ritorno sull'ultima erede, chiudendo la parentesi. Sicuramente l'ultima battaglia che ha visto Simonetta protagonista in difesa dell'eredità ha oscurato un po’ la sua immagine, mentre lei stava lottando in difesa della memoria di suo nonno che mai avrebbe tenuto nascosto un figlio. E penso che abbia sofferto, Simonetta Puccini, per le accuse mediatiche contro il grande Maestro. Io non ho mai fatto interviste a Simonetta e lei, come Lia, non ha mai saputo della stesura di queste memorie. L'ho sempre incontrata in circostanze dove Lia era presente e la buona impressione che in queste occasioni ho avuto di lei non è mai venuta meno. In un'intervista certamente sarebbe venuta meno la naturalezza di una conversazione spontanea. Mi è bastato un suo sguardo l'ultima volta che io e Sara portammo Lia a Villa Puccini, dove è facile trovarla. Tutto nacque perché Josh, il musicologo della Florida di cui ho parlato nell'introduzione, voleva conoscerla, quindi chiamai Lia e le chiesi di organizzare un incontro. Poco dopo, la mia madrina mi richiamò e mi disse che Simonetta ci aveva dato appuntamento. Fu un giorno molto bello: il giardino, di cui si occupava personalmente, aveva rose meravigliose, e lei condusse, per il nostro ospite, una visita speciale nella Villa. Nella sala con il pianoforte, con le note delle celebri opere del Maestro che risuonavano in sottofondo, Josh chiuse gli occhi, immerso completamente nella musica, quasi in trance: un americano che perde la testa per Puccini. Ritornando a Simonetta, prima di lei la casa di Puccini stava praticamente andando in malora. Con la sua associazione "Amici delle Case di Giacomo Puccini" lei è riuscita a farne un museo, senza l'aiuto di nessuna convenzione pubblica. All'interno tutto è intatto, come se il tempo si fosse fermato alla morte di Giacomo: spartiti, scrittoio, lettere, ecc.. Praticamente Simonetta ha dedicato un’intera esistenza a questo, incontrando molti ostacoli: la sua è una una missione che conduce con molta passione. Più avanti, nel paragrafo Il maggiordomo dei misteri, vedremo quale rischio ha corso quello che resta dell'eredità di Puccini. Ancora oggi la villa di Viareggio, in cui è stata composta la Turandot, a causa di burocrazie varie, non è visitabile, e non riguarda nemmeno in maniera diretta Simonetta Puccini. Nelle ore passate alla villa di Torre del Lago abbiamo incontrato visitatori di ogni nazionalità: se l' abitazione di Viareggio fosse aperta la visiterebbe un pubblico proveniente da tutto il mondo. Purtroppo in Italia la fa da padrone una legge che ferma ogni buona iniziativa: chissà, se Puccini fosse nato in una qualsiasi città d’Inghilterra oggi ogni sua casa sarebbe attrezzata a museo. Vorrei ricordare anche la Fondazione Simonetta Puccini, costituita il 29 gennaio 2005, sempre per volontà della nipote del Maestro, al fine di promuovere le attività per la valorizzazione, conservazione, conoscenza e diffusione del patrimonio artistico del nonno. Ora, però, vorrei anticiparti il tema del prossimo paragrafo che parla di un’altra visita che feci alla villa di Torre del Lago. Anche in quell’occasione Simonetta fu gentile e sorridente, anche se


potevo percepire un po' di tensione. Era il 2007, periodo in cui media e giornali cercavano più scoop che verità, e sostenere in maniera sensazionalistica che Puccini avesse un figlio segreto faceva certamente più notizia che non riportare obiettivamente i fatti. Già nel 2002, Simonetta, a una fiera informatica a Viareggio, parlava di voler fare un sito per l'associazione, per divulgare l'opinione giusta sul Maestro. Ma, prima di arrivare alla sua associazione, l'eredità di Puccini ha rischiato di estinguersi totalmente.


3. Il maggiordomo dei Misteri In una delle nostre ultime visite alla villa di Torre del Lago, Simonetta Puccini ci chiede in qua le paese dell'Inghilterra abitiamo e, prima che io e Sara potessimo rispondere, cita Royal Tunbridge Wells. Rimango senza parole: è proprio lì che viviamo, in quella stupenda cittadina vittoriana nel Kent che sentiamo come la nostra seconda città. Tutte le volte che, dopo una giornata trascorsa a Londra, ritornavamo a Tunbridge Wells, era come essere a casa. “Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita”, dice una famosa frase di Samuel Johnson, e per quanto questa splendida città, con i suoi angoli più segreti, sia sempre in grado di stregarti, Tunbridge Wells è veramente magica. Se ne innamorò anche mia sorella quando ci fece visita; passeggiare nel centro storico e nelle Pantiles è come fare un tuffo nel passato. I suoi parchi i suoi laghetti, le sue pa reti rocciose e la sua gente. Chissà cosa penserebbe Nino, di questa cittadina, oppure Puccini. Lo immagino con una delle sue macchine sfrecciare dal lato opposto di guida. Di certo, Puccini non avrebbe mai pensato che il suo patrimonio si estinguesse. Milano, Palazzo di Giustizia, 17 Ottobre 1990. Pasquale Belladonna, 74 anni, maggiordomo di Livio Dell'Anna, fratello di Rita, moglie di Antonio Puccini, è sospettato per aver sottratto i 120 miliardi lasciati dal grande musicista di cui è rimasto poco o nulla. I beni di Giacomo Puccini, compresa la bella villa di Torre del Lago, rischiano di andare all'asta. Dopo la morte del maestro, nel 1924, l'eredità passa all'unico figlio, Antonio, ingegnere navale: questi muore nel 1946 e lascia tutto alla moglie Rita Dell'Anna. Rita vive a Montecarlo e muore nel 1979. Tutta l'eredità di Puccini più quella di Rita, che poteva contare su un bel patrimonio personale compresa una casa a Milano, passa al fratello Livio, avvocato, che si fa chiamare barone e partecipa agli eventi più importanti per rappresentare Puccini. Incontra anche i reali di Inghilterra. È scapolo, non ha figli, vive con un maggiordomo tutto fare e dopo una vita di lussi muore nel 1986, solo, in un letto nel corridoio di un ospedale. Il maggiordomo è l'uomo di fiducia di Livio: conosce tutti i suoi più intimi segreti ed ha la firma per procura sui conti correnti. Al momento della successione salta fuori una sorpresa: i conti sono prosciugati, la casa di Milano risulta venduta a Belladonna, che vive nell'appartamento di Montecarlo buona parte dell'anno. Si apre qui una faccenda giudiziaria molto complessa dove i giornali trovano buoni spunti per i loro scoop. Nel 1974 terminano anche i diritti d'autore delle undici opere scritte da Puccini, e Simonetta si ritrova con un patrimonio di sperso e tre case che esigono restauri, ma non possono essere effettuati finché l'eredità non è divisa. Livio, infatti, aveva assegnato ad amici parte del testamento. Francamente, tutti i particolari che seguirono, sono più interessanti per i giornali di gossip e inutili per capire Puccini e le sue opere. Tra i suoi eredi, solo Simonetta Puccini riesce a salvaguardare l’immagine di un nonno che non ha mai conosciuto perché alla sua morte non era ancora nata. Suo padre Antonio, che non riuscì mai a raggiungere il successo come musicista, schiacciato dal genio del padre, parlava molto a Simonetta di suo nonno, ma sempre su aspetti esteriori rispetto alla musica, interessi, caccia, sport, fotografia e automobili. L'aria spensierata che conosciamo di Puccini, con la sua sigaretta, è diversa a quella che imponeva in famiglia. Era un padre severo, non aveva molto tempo da dedicare al figlio ed era puntiglioso nel rispetto degli orari che tutti in famigliari dovevano rispettare.


4. Un fannullone senza talento. Quante volte succede? Quante volte ti dicono: non sei buono a nulla? Anche Puccini aveva questa fama, solo che non ci ha mai creduto, e dovremmo farlo anche noi quando familiari e amici non hanno fiducia in noi. Proprio per questo motivo, dobbiamo pensare che dietro alla grande figura del maestro c'era un semplice uomo. Chi era Puccini? Giacomo, Antonio, Domenico, Michele, sono i nomi dei suoi antenati, in ordine cronologico, dal trisnonno al padre. I membri della sua famiglia erano, da molte generazioni, “maestri di cappella” del Duomo di Lucca. Cresciuto con sua madre e cinque sorelle (il padre morì quando aveva 5 anni), fu mandato a studiare presso lo zio materno. Considerato un fannullone senza talento rubò anche alcune canne dell'organo del Duomo e subì una condanna per simulazione di suicidio ma era già in grado, all'età di 14 anni, di contribuire all'economia familiare suonando l'organo nel Duomo di Lucca. Nel 1876, assistendo con due suoi amici ad una rappresentazione dell’Aida di Verdi a Pisa, decise di dedicarsi al teatro musicale. Uno degli amici era Carlo Carignani, che in seguito realizzò le riduzioni di molte opere di Puccini per canto e piano. Seguirono le prime composizioni e, nel 1891, Puccini si trasferì a Torre del Lago, luogo dove compose le sue opere di maggior successo. Qui andò prima ad abitare in una casa in affitto, poi fece costruire la Villa sulle rive del lago. Stessa cosa fece Nino Russo e non fu né il primo né l'ultimo. Durante alcune delle mie passeggiate al lago mi sono interrogato su quale forza energetica potessero percepire gli artisti arrivati lì, su cosa li colpisse e li attraesse di quel posto. Lo chiedo umilmente, essendo nato a Viareggio e subendo un forte richiamo dall'Inghilterra. Possibile che non senta lo stesso loro richiamo? Cosa spinge i turisti a visitare la casa di Puccini e a viverla come esperienza spirituale? Perché nella casa si commuovono? Queste sono le parole di Puccini su Torre del Lago: "Gaudio supremo, paradiso, eden, empireo, turris eburnea, vas spirituale, reggia..." e da buon cacciatore: "Paese tranquillo, con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cinghiali, lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli..." e ancora: "Tramonti lussuriosi e straordinari, vento dominante, d’estate il maestrale, d'inverno il grecale o il libeccio. Oltre i 120 abitanti, 12 case." Non altrettanto positivo era, però, il giudizio sugli abitanti: "Ci sono diverse folaghe, fischioni, tuffetti e mestoloni, certo più intelligenti degli abitanti, perché difficili ad accostarsi." Affermava di essere "affetto da torrelaghite acuta". Oggi quel paese porta il suo nome: si chiama Torre del Lago Puccini. Giacomo amava anche scherzare: "dicono che nella Pineta ‘bagoli’ anche un animale raro, chiamato ‘Antilisca’ ", e fu così un suo amico cacciatore restò per molte ore nel bosco per puntare il mirino su un animale che non esisteva. Puccini si ritrovava con la combriccola di artisti buontemponi nella capanna chiamata “club delLa Bohème”. In questo club era solo lecito, mangiare e bere, a giocare a carte e a parlare di caccia. Era un amante dei motori e il garage, a fianco della villa, è ancora visitabile. Nel 1901 acquistò una De Dion-Bouton 5 CV e nel 1903 una Clément-Bayard, con le quali percorreva la via Aurelia da Torre del Lago a Forte dei Marmi: ad inizio secolo la Versilia viveva un periodo di vero splendore. Successivamente chiese a Vincenzo Lancia, sì, hai capito bene, Lancia, di realizzare una macchina adatta per le sue battute di caccia: nasceva così il primo fuoristrada italiano. Amava correre e non si fece mancare neppure una multa per eccesso di velocità, e non solo: in un inci dente a Lucca si fratturò una gamba, mentre la moglie Elvira e il figlio Antonio rimasero fortunatamente incolumi. Da questo episodio si aprì per lui un periodo di crisi, aggravato da altri eventi come il già ricordato suicidio di Doria Manfredi. Anche la morte di Giulio Ricordi lo segnò profondamente: moltissimi progetti cessarono ancor prima di nascere, vi furono opere lasciate a metà, e saltò anche la collaborazione con Gabriele d'Annunzio. Tornando alle auto, queste erano proprio una grande passione per Puccini, che organizzò una cosa veramente avventurosa per l'epoca: un lungo viaggio on the road attraverso l'Europa con un gruppo di amici. Con la macchina fece anche il suo ultimo viaggio il 4 novembre 1924, fino alla stazione di Pisa, dove partì in treno


per Bruxelles e non fece più ritorno. Ma proprio dalla circostanza della sua morte prende vita un dubbio: a Puccini è mancato realmente il tempo per terminare la sua ultima opera? O non ha voluto terminare la Turandot di proposito? Per trovare una risposta dobbiamo risalire ai sui studi e alle sue influenze. Già ai tempi del suo arrivo a Milano Puccini era un ammiratore di Wagner: le sue prime due composizioni contengono espliciti rimandi alle opere di quest'ultimo, mentre da Tosca in poi Puccini ricorre nelle sue opere a una tecnica tipicamente wagneriana. Del resto, nel 1883, assieme a Mascagni egli acquistò il libretto di Parsifal, che Hitler pare considerasse uno dei simboli del nazionalsocialismo. Come anticipato in precedenza, alcuni autori descrivono Wagner come iniziato, mentre altri ritengono che, seppur condividendone gli ideali, non avesse mai aderito alla massoneria. Lo stesso Puccini da una parte era considerato massone e dall'altra anche nemico della Chiesa insieme a Gabriele D’Annunzio, Giuseppe Verdi e Goffredo Mameli, autore dell'inno italiano. Si tratta di complottismo? Apriamo un nuovo capitolo su Wagner per capirne qualcosa.


3. La teoria complottistica 1. Richard Wagner Il nome di Richard Wagner, uno dei più importanti musicisti di ogni epoca, è stato sempre sbandierato dalle più opposte ideologie: anarchia, comunismo e anche nazismo. Il compositore amava molto l'Italia: sua moglie Cosima era nata a Como e per la scenografia del Parsifal Wagner si ispirò all'ambiente e ai monumenti italiani, come il Duomo di Siena. In alcune supposizioni il Parsifal fu considerato uno dei fondamenti dell'ideologia nazista, secondo la quale il Santo Graal …..

Giacomo puccini i segreti del grande maestro musica e massoneria ii edizione  
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