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IL PORTOGRUARESE AL VOTO (ma quanti dubbi...)

FUORISCENA

A tu per tu con Paolo Rossi, artista poliedrico e variopinto. Dal teatro di strada ai grandi palcoscenici p.7

STIAMO IN SALUTE Il dottor Gaspare Fiaccavento, esperto medico urologo, ci parla del tumore alla prostata. In Europa il rischio di ammalarsi è di circa il 6% p.11

BUSSOLA MUSICALE

Il Reggae, dalla Giamaica a Portogruaro. Conosciamo uno dei generi musicali più apprezzati al mondo p.12

L'ACQUOLINA Il nostro Leandro Costa ci spiega come apparecchiare la tavola. Istruzioni per l'uso e per una buona riuscita estetica p.14

HISTORIAE I prossimi 25 e 26 maggio sei comuni del Portogruarese (Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Teglio Veneto) saranno chiamati al voto. A due mesi di distanza, tuttavia, permangono tanti punti di domanda sulla costruzione delle liste e sui candidati alla poltrona di sindaco.

Viaggio all'interno del nostro territorio alla scoperta dei protagonisti politici attuali e futuri, tutti uniti da un unico grande quesito: la nuova classe politica locale riuscirà a rimettere in moto la locomotiva? continua a pag. 4

Nel cimitero urbano di Portogruaro si trova un ossario contenente le spoglie di 500 soldati austriaci caduti nella Grande Guerra. Dalla memoria divisa al ricordo condiviso

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EDITORIALE

Arte e cultura, cibo per la mente

SOMMARIO

Numerose le iniziative in programma nel Portogruarese in questo periodo. Dalla mostra d’arte del maestro Orsetti alla raccolta dei materiali della Prima Guerra Mondiale

A

dispetto di quanto si dovrebbe fare secondo la politica nazionale, che impone sempre nuovi tagli e restrizioni, con risorse economiche ridotte davvero all’osso, il nostro territorio vanta un’offerta di eventi culturali e artistici da far invidia alle grandi realtà di provincia. Questo grazie alla sinergia tra enti pubblici e privati, associazioni, aziende che riescono a fare squadra, a raccogliere risorse, a costruire interesse, a tutto vantaggio di chi vive i nostri luoghi: un’isola felice che fa eccezione in quel ricco nordest da sempre vocato alla produttività lavorativa a discapito della cultura. Fare cultura vuol dire formare ed educare, responsabilizzare, creare senso civico, rispetto, curiosità, gusto e piacere per il "bello" ed il "giusto", volontà di crescita morale e disponibilità a contribuire allo sviluppo sociale. È fondamentale quindi per la crescita di una comunità, soprattutto se vediamo tutto ciò come prioritario nei confronti delle nuove generazioni che costituiranno la società del domani. Un plauso quindi a tutti i soggetti che si impegnano per tutto questo, contribuendo alla costruzione di una società che guarda con positività al futuro. Di seguito, per evidenti questioni di spazio, solo alcuni dei ben più numerosi appuntamenti che meriterebbero di essere citati.

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marzo/aprile 2014

di Vincenzo Zollo

glio ancora, uomini. Trovo che a partire da questo si possa parlare di un preciso ruolo dell’arte che indichi ai cittadini il modo migliore per agire, testimoniando che l’arte è per una comunità quello che per un individuo può essere l’autoanalisi psicologica”. L’esposizione rimarrà aperta fino al 23 aprile.

LA FENICE A PORTOGRUARO

La Fondazione di Comunità Santo Stefano Onlus in collaborazione con la Fondazione di Venezia, la Fondazione Teatro La Fenice e le Fondazioni di Comunità provinciali, propone un ciclo di eventi gratuiti tra cui concerti d’Orchestra, per pianoforte o per piccoli gruppi da camera oltre ad alcuni momenti di approfondimento di Opere Liriche e musicali. Gli appuntamenti in programma, in tutto sei, si pongono come fine quello di diffondere nel territorio la cultura musicale e promuovere l’attività e la finalità statutaria della Fondazione Santo Stefano, stimolando così la cultura della donazione.

Queste le date dei prossimi incontri: Giovedì 27 marzo (ore 20.30, Teatro L. Russolo) - Concerto Orchestra Fenice "Ciclo Mozart (Programma 1)"; Martedì 15 aprile (ore 17.00, Collegio Marconi) - Conferenza/Ascolto guidato "Il tempo della quotidianità da Bohème a Madama Butterfly"; Lunedì 28 aprile (ore 20.30, Abbazia di Summaga) - Concerto Pianistico "Giulia Rossini: Pianoforte (Premio VE 2012)"; Sabato 17 maggio (ore 16.00, sala consiliare del Municipio) - Proiezione cinematografica di un’opera lirica "Thais" di Jules Massenet.

CON RISPETTO PARLANDO...

Un’ultima nota a segnalare l’assenza in questo numero della pungente e irriverente rubrica "Intervallo, con rispetto parlando" di Luciano Guareschi, costretto a qualche giorno di convalescenza. A lui un augurio di pronta guarigione a nome di tutta la redazione, con la speranza di rileggerlo già nelle pagine della prossima uscita del nostro giornale.

EDITORIALE La cultura ci salverà 3 IN COPERTINA Tempo di elezioni 4 GENERAZIONE INVISIBILE Giovani e tecnologie 6 FUORISCENA Intervista a Paolo Rossi 7 LA PAROLA A Poliambulatorio odontoiatrico 8 8 Puli Casa Marco Polo Residence 9 Confcommercio 10 STIAMO IN SALUTE Tumore della prostata

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LA BUSSOLA MUSICALE L'influenza del reggae 12 TRA LE PIEGHE DELL'ARTE Il Martini pittore e scultore 13 L'ACQUOLINA IN BOCCA Come apparecchiare la tavola 14 HISTORIAE Un ossario per i caduti austriaci

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PRIMA GUERRA MONDIALE

Il Comune di Portogruaro ha organizzato una raccolta di documenti (fotografie, articoli di giornale, lettere, diari, mappe, cartoline, etc) del periodo bellico, con lo scopo di renderli pubblici nell’ambito di iniziative organizzate quest’anno, nel centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, a ricordo delle vicende storiche del conflitto. Ciò consentirà di recuperare reperti storici ancora sconosciuti e che potrebbero diventare un importante tassello della storia locale della comunità e anche motivo di conoscenza e approfondimento per le giovani generazioni. Per la consegna dei documenti, tutti i cittadini disponibili hanno tempo fino al 20 marzo presso l’Ufficio Cultura (Palazzo Municipale, Piazza della Repubblica 1) nei seguenti orari: da lunedì a venerdì 10 - 12; mercoledì anche 15 - 17. Si invita a prendere appuntamento qualora il materiale da consegnare e visionare sia consistente.

Portogruaro.Net Magazine Supplemento a: www.Portogruaro.Net del 17/03/2014 Reg. Trib. di Venezia - n. 10 del 05/05/2006 Iscrizione al ROC n. 17423 Direzione e Redazione: Borgo San Gottardo, 55 - 30026 Portogruaro (VE) Tel. e Fax 0421 280444 Email: magazine@portogruaro.net Direttore Responsabile: Giulio Serra Direttore Editoriale: Vincenzo Zollo In redazione: Leandro Costa, Deborah Cuzzolin, Vito Digiorgio, Gorgio Fagotto, Federico Favruzzo, Bruno Lena, Andrea Rubin, Alessandra Sartori “LA PAROLA A...” è una rubrica di inserzioni promozionali redazionali a pagamento Nessuna parte di questa pubblicazione può essere utilizzata in alcun modo, incluse le inserzioni pubblicitarie che sono di proprietà dell’editore che ne vieta la riproduzione anche parziale con qualsiasi mezzo. Manoscritti, fotografie e disegni anche se non pubblicati, non si restituiscono. Portogruaro.Net lascia agli autori degli articoli l’intera responsabilità delle loro opinioni; garantisce la riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione, scrivendo o telefonando alla redazione. L'editore rimane a disposizione di altri eventuali aventi diritto di copyright su testi o immagini che non è stato possibile contattare. Stampa: Centro Servizi Editoriali

ESTETICA

È programmata per sabato 22 marzo alle ore 18.00 la tanto attesa inaugurazione della personale "Estetica" del maestro Stefano Orsetti che si terrà presso lo Spazio Arte dei Vivai Bejaflor a Portogruaro. L’evento intende porre un punto di osservazione sul rapporto tra artista e città, arte e società per riflettere sull’auspicabile situazione che potrebbe dare dignità di lavoro all’arte senza combattere i normali sistemi di mercato ma, piuttosto, per indicare degli altri tracciati. Già dal titolo si evince la filosofia dell’artista, per il quale tutto ciò che è etico (giusto) è estetico (ha in se il bello e di questo è prova). “L’artista – afferma il maestro Orsetti – attraverso la disciplina che ha appreso, perché l’ama, diventa con essa strumento d’indagine. L’opera che ne deriva non è altro che il documento che testimonia il fatto che un’indagine (uno studio) è realmente avvenuto. Questa opera, poi, sarà oggetto di indagine per altri artisti o, me-

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IN COPERTINA

marzo/aprile 2014

Una poltrona che scotta A maggio si vota in sei Comuni del Portogruarese. Tra difficoltà finanziarie e vincoli del patto di stabilità, la sfida di chi si candida al delicato compito di Primo Cittadino di Vito Digiorgio

ANNONE VENETO Il Comune di Annone Veneto si presenterà alle prossime elezioni con una conferma e una novità. La conferma riguarda il sindaco uscente Daniela Savian, che ritornerà in battaglia elettorale. Sulla novità, invece, ci sono solo rumors. Per il momento c'è molto lavorio e non si sa il nome del candidato, ma un dato è certo. La lista “Insieme per il Paese” ha annunciato a gran voce la sua presenza alle prossime elezioni. I consiglieri di minoranza Andrea De Carlo, Giovanni Zavattin, Marta Campagna e Matteo De Bortoli hanno un obiettivo ben definito: rovesciare una gestione comunale giudicata disastro-

sa, con i cittadini per nulla coinvolti nella gestione della cosa pubblica. A corroborare il loro progetto elettorale i consiglieri ricordano che recentemen-

te la Corte dei Conti ha richiamato l'amministrazione comunale su una serie di questioni attinenti il bilancio consuntivo 2011.

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l Veneto Orientale si prepara per il voto. Al difficile esame per l'elezione del nuovo sindaco saranno chiamati i cittadini di sei Comuni: Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro e Teglio Veneto. Non meno difficile il compito di chi si candiderà a ricoporire il ruolo di Primo Cittadino. Un compito oneroso quello di chi è chiamato a dirigere la cosa pubblica: tra crisi economica, vincoli del patto di stabilità, difficoltà finanziarie è praticamente necessario navigare a vista. Meno di due mesi, dunque, per apprendere se ci saranno novità o conferme. Intanto i protagonisti lavorano sotto traccia e fervono i movimenti e i lavori delle varie coalizioni che si affronteranno a viso aperto il prossimo 25 maggio. In molti casi sono ancora avvolti nell'oscurità i nomi dei candidati, su tutto regna un senso di incertezza. Più definita la situazione in altri Comuni, dove i movimenti sono usciti allo scoperto per far sentire con forza la propria presenza.

CINTO CAOMAGGIORE È il Comune che attende con maggiore trepidazione l'esito delle prossime elezioni. A guidare il timone a Cinto Caomaggiore è il commissario prefettizio, il dott. Natalino Manno, arrivato in città lo scorso luglio dopo la sfiducia al sindaco Renato Querini. L'ex sindaco, candidato di centrodestra, ritorna in campo con la compagine che l'ha sostenuto durante l'ultima legislatura. Alcuni esponenti della Lega sarebbero invece in contatto con la lista civica messa in piedi dall'avvocato Claudia Flaborea, appartenente al Nuovo Centro Destra, il partito di Angelino Alfano. Michele Pigafetta, ex assessore all'Agricoltura con l'amministrazione Querini ha avviato incontri e consultazioni con i cittadini. Infine c'è la Lista Civica Pramaggiore, con alcuni nomi di possibili candidati: l'attuale segretario mandamentale del PD Alessandro Coccolo, i giovani consiglieri comunali Matteo Campanerut e Gianluca Falcomer.

CONCORDIA SAGITTARIA A Concordia Sagittaria non si ricandiderà l'attuale sindaco Marco Geromin, il quale ha già fatto i due mandati consecutivi. In corsa per la poltrona di primo cittadino si presenterà Margherita Cusin, vincitrice alle primarie del PD lo scorso 8 dicembre. Capolista sarà l'attuale sindaco che, in caso di una ulteriore riconferma, proseguirà nel consolidamento del lavoro svolto in questa legislatura a capo della Lista Civica "La Concordia che vorrei". Il progetto politico messo in piedi dalla giovane avvocatessa punta a rappresentare l'intera area di centrosinistra, disponibile a dialogare con le forze di riferimento che condividono le linee programmatiche e il progetto amministrativo della legislatura in corso. Al fronte compatto del centrosinistra, fa contraltare un'opposizione che sta lavorando alacremente ma che non si è ancora sbilanciata su possibili candidati. Enrica Pontello, della lista "Progetto per Concordia", già candidata nelle elezioni 2008, nei prossimi giorni renderà note le sue mosse. Così come l'altro possibile candidato, Devid Gruarin, capogruppo dei "Cittadini per Concor-


IN COPERTINA

SARA MORETTO (PD): «DALLA POLITICA NAZIONALE SEGNALI POSITIVI» "Fare il sindaco oggi è difficile" ammette la deputata del Partito Democratico Sara Moretto. "Per chi sceglie di candidarsi a primo cittadino – dichiara – sa che si troverà a far fronte a tante difficoltà e a gestire una serie di problemi avendo a disposizione poche risorse". E se politici di lungo corso si sono fatti da parte, un motivo ci sarà pure. D'altro canto della difficoltà dei giovani nel scegliere di fare ingresso in politica si potrebbe parlare a lungo. Resta il fatto che il seme della politica è qualcosa che va coltivato, bisogna educare all'impegno politico. "Ritengo che sia fondamentale – continua Moretto – l'esperienza politica fatta nei consigli comunali. Si tratta di un vero

marzo/aprile 2014 e proprio tirocinio. Nei comuni bisognerebbe crescere giovani che coltivino la passione per la politica e saper individuare le forze fresche che vogliano assumere le proprie responsabilità per guidare la cosa pubblica. Oggi i giovani escono dal percorso scolastico e si attivano nella ricerca di un lavoro, ma non trovano un'occupazione. La politica è qualcosa che va oltre, richiede impegno, tempo, dedizione e sacrificio". Se i giovani sembrano muoversi in una direzione opposta, la vera sfida odierna è quella di attirarli nell'orbita della politica. "Partendo proprio dalle piccole realtà comunali – spiega Moretto – dove chi si affaccia alla politica può toccare con mano le problematiche da affrontare e capire cosa vuol dire mettersi in gioco e assumersi le proprie responsabilità per fare qualcosa per il proprio paese, per la propria città". Segnali positivi arrivano anche dalla politica nazionale, con il recente cambio al governo. "Se anche a livello nazionale ci sono degli input positivi, dei segnali di concretezza – conclude – allora anche a livello locale c'è la speranza che possano attivarsi le forze virtuose, che ci sia uno stimolo ad impegnarsi per la cosa pubblica".

EMANUELE PRATAVIERA (LEGA NORD): «LA VERA SFIDA È DECENTRARE» Abbiamo chiesto all'Onorevole Emanuele Prataviera (Lega Nord) cosa significhi impegno politico per un giovane e soprattutto perché molti protagonisti delle precedenti legislature si siano defilati di fronte alla possibilità di ricandicarsi alle prossime elezioni. "È difficile fare il consigliere comunale – ammette –, perché se ti impegni in politica la gente non concepisce il fatto che porti avanti una causa, che ti stai adoperando per problemi che interessano la collettività. Pensa invece che lo fai per interesse, per tornaconto personale. Chi decide di impegnarsi in politica è messo veramente a dura prova". Prataviera è uno che si è in-

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dia". Il Movimento Cinque Stelle, proprio in queste ore, ha rotto gli indulgi e presentato il nome di Mary Mazzon come candidato.

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FOSSALTA DI PORTOGRUARO Anche a Fossalta ha colto un pò di sorpesa la rinuncia alla ricandidatura da parte di Paolo Anastasia. Pur non ricandidandosi, il sindaco sta lavorando assieme al suo assessore e segretario del PD, Mirko Bortolusso, alla composizione di una squadra in grado di portare a termine il programma già approvato, ma non realizzato a causa dei vincoli del patto di stabilità. La lista "Insieme per Fossalta" sta ancora vagliando tutte le possibili candidature. Dall'altro lato della palizzata c'è molto fermento e pare si stia formando una lista eterogenea che raccoglie elementi con diversi orientamenti, afferenti al Movimento 5 Stelle.

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namorato della politica fin da giovanissimo: a sedici anni, infatti, è entrato nel Movimento dei Giovani Padani spinto dai fatti accaduti nel settembre 2001. Da allora ha dedicato la maggior parte del suo tempo libero all’attività nei gazebi, alle sedi della Lega Nord, ai comizi e ai volantinaggi. A ventitré anni consigliere comunale, a ventiquattro assessore provinciale. "Oggi ci sono meno giovani che si impegnano in politica – commenta – ma quelli che decidono di attivarsi in tale direzione lo fanno con più serietà e con maggiore dedizione". Sulle prossime elezioni nel Veneto Orientale Prataviera dimostra una visione molto precisa: "Chiunque venga eletto alle prossime comunali si troverà a fare la guerra contro lo Stato centrale. La vera sfida è quella di decentrare le risorse e abbattere le tasse. Spero che la Lega Nord cerchi di imbastire delle alleanze con chi si batte per riconoscere questi principi".

ha ammesso come sia tutt'altro che semplice il compito di chi si appresta a guidare la cosa pubblica, costretto tra avversità finanziarie, vincoli del patto di stabilità e difficoltà di ogni genere. Sul versante opposto tutto sembra tacere, contribuendo così a definire un quadro a tinte fosche e indistinte.

TEGLIO VENETO Nel Comune di Teglio Veneto la situazione non è molto diversa. Andrea Tamai, sindaco di centrodestra e presidente della Conferenza dei sindaci per la Sanità, si ricandiderà proponendo un programma di continuità con il precedente mandato. Punti chiave del suo progetto politico saranno la viabilità, la scuola e il bilancio comunale. Il sindaco ha spiegato che la priorità sarà rappresentata dalle politiche del sociale, gestite assieme al Comune di Portogruaro. Non è chiaro chi tenterà di ostacolare la corsa di Tamai alla riconferma a primo cittadino, ma il sospetto è che sia in lizza più di una lista civica.


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GENERAZIONE INVISIBILE

marzo/aprile 2014

di Andrea Rubin

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iù di duemila anni fa Socrate metteva in guardia i suoi allievi dalla rapida diffusione di una tecnologia che avrebbe devastato la loro memoria e il loro istinto per la verità: la parola scritta. Molti secoli dopo il rapporto con la tecnologia non è molto cambiato e i giovani si ritrovano ancora una volta al centro dei proclami tecnofobici. Anche i media concorrono a tratteggiare un’immagine di Internet come strumento pericoloso per le nuove generazioni. E i pericoli che, secondo alcuni, passano attraverso le fibre ottiche sono molti: dalla dipendenza da Internet (non ufficialmente riconosciuta, peraltro!) alla pericolosità associata a Internet e sessualità - si veda a titolo esemplificativo il recente dibattito suscitato dall’indagine Ipsos per Save the Children che ha visto oltre un italiano su tre (38%) ritenere «accettabile» l’incontro sessuale tra un adolescente e un adulto. Nell’analisi dei media sociali ci si dimentica spesso però che gli stessi ricoprono ormai un ruolo fondamentale nella nostra società contemporanea. L’alfabetizzazione informatica sta assumendo un ruolo sempre più rilevante anche nel calcolo dei dati economici e come fattore di competitività industriale. Scopriamo le carte e diciamolo chiaramente: Internet è ormai una costante della nostra quotidianità. Ci piaccia o no. Ogni giorno cerchiamo informazioni attraverso Google, spediamo e-mail, utilizziamo i social network come Facebook o Twitter, usiamo Skype per telefonare gratuitamente ad amici o familiari lontani, ascoltiamo musica o guardiamo filmati su Youtube, scriviamo sui nostri blog, interveniamo in videoconferenza, accediamo a siti governativi, leggiamo i giornali, intrecciamo relazioni amorose, conosciamo nuove persone o manteniamo i contatti con gli amici di sempre. Ma quali modifiche sono intercorse nel nostro tessuto sociale dalla loro introduzione? È possibile prevedere i rischi e i benefici che questi artefatti della tecnologia avranno sul nostro futuro? Gli osservatori si chiedono se i nuovi mezzi digitali potenzino le capacità di ragazze e ragazzi o se, al contrario, ne riducono sensibilmente le abilità. Partiamo da alcune osservazioni preliminari. Un italiano su tre dichiara di non essersi mai collegato alla rete nell’ultimo anno. Peggio di noi, per quanto riguarda il non utilizzo di Internet, fanno solo la Romania (58%), la Bulgaria (54%) e la Grecia (56%). Nel 2013, il 62% degli europei ha utilizzato Internet ogni giorno e il 10% almeno una volta a settimana. In Italia, le percentuali scendono, rispettivamente, al 54% e al 2%. E i giovani? Nei media, l’uso di Internet e in particolare dei social network è presentato come appannaggio esclusivo delle giovani generazioni. Eppure, già dal 2011, i dati socio-anagrafici degli utenti dei principali social network ci tratteggiano un quadro ben diverso.

Se nel 2009 il 56% degli utenti aveva un’età inferiore ai 29 anni (solo il 19% era sotto i 18 anni), nel biennio successivo tale percentuale è calata sino al 50%. Il che vuol dire che l’altro 50%

ha un’età superiore ai 30 anni. E nel nostro territorio locale? A Nord-est l’Osservatorio curato da Demos ha rilevato che il 43% degli intervistati si serve della rete tutti i giorni, mentre il

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22% la frequenta più occasionalmente; poco più di uno su tre (35%), invece, non utilizza Internet. Se nel 2000 la quota di nordestini che si dichiarava non internauta era dell’83% oggi la quota scende al 35%. L’accesso a Internet riflette però anche una tendenza mutevole di accesso all’informazione. In particolare per i giovani. Nove italiani su dieci guardano – tutti i giorni o quasi – la tivù, 6 su 10 leggono i giornali e ascoltano la radio, oltre 4 su 10 si affidano a Internet. Se la televisione è il mezzo più utilizzato dalle persone più anziane, meno istruite e fra le donne, l’inverso avviene per Internet, che raggiunge livelli altissimi tra i più giovani e tra le persone con titolo di studio più alto. Fra le quali è abituale consultare i social network anche per accedere a servizi di informazione. Internet è il mezzo che ha registrato la maggiore crescita, avendo allargato di circa un terzo il “pubblico” che lo usa come fonte d’informazione ricorrente. Come ci ricordano più approfonditi studi sul rapporto tra veneti e informazione occorre anzitutto considerare che la grande maggioranza dei veneti legge, prevalentemente, giornali veneti: regionali o provinciali. Il 54% consulta “solo” giornali regionali o provinciali. Un ulteriore 12% privilegia una testata locale. Insomma c’è molta ricerca di informazione riguardante la propria comunità. I dati esposti trovano riscontro anche nella realtà locale e nella versione online del periodico free press su cui compare quest’articolo. Una realtà editoriale che vanta interessanti dati di accesso e fruizione nella versione online (www.portogruaro.net): ogni giorno la pagina web è vista da 2.400 visitatori (una media di 74.000 al mese), con oltre 350.000 pagine lette. Gli iscritti al sito sono 4.415. Tra i navigatori veneti, la fruizione della rete come luogo relazionale risulta elevato: oltre un terzo degli internauti dichiara di essere presente su social network come Facebook o Twitter (33%), il 30% utilizza programmi di chat, più di uno su cinque segue (o partecipa attivamente) blog o gruppi di discussioni. In molti casi l’utilizzo di questi strumenti s’intreccia con la domanda di informazione: nei frequentatori di social networ e blog intervistati, sei su dieci dichiarano di averli utilizzati (anche) per ricevere o scambiare informazioni e commenti su temi di attualità (60%); quattro su dieci, attraverso questi canali, hanno aderito ad appelli o manifestazioni di carattere sociale e/o politico (41%). Anche qui ci viene facile un raffronto con la nostra realtà editoriale: la pagina Facebook (www.facebook.com/Portogr.Net) del giornale conta 5.180 fan. Dati che, se analizzati sotto il profilo socio-anagrafico, vedono le donne - a ulteriore riprova - molto attive sul web e attente ai mezzi d’informazione alternativi. Con tanti saluti allo stereotipo della casalinga di Voghera.


FUORISCENA

marzo/aprile 2014

«In questo gioco di specchi mi smarrisco» Il cabarettista Paolo Rossi protagonista al Russolo con "L'amore è un cane blu", spettacolo tra autobiografia e satira

E

suberante, canzonatorio, affabulatore, ma anche riflessivo e lirico. Nella sua personalità e nel suo modo di fare teatro si assommano tutte queste caratteristiche apparentemente opposte e inconciliabili. Stiamo parlando del proteiforme comico Paolo Rossi, che ha inaugurato lo scorso 5 dicembre la stagione cabaret del Teatro Russolo di Portogruaro portando in scena lo spettacolo "L'amore è un cane blu". Il comico, nativo di Monfalcone ma milanese d'adozione, da oltre trent'anni spazia dai club ai grandi palcoscenici, dal teatro tradizionale al cabaret, dalla televisione al tendone da circo. Ovunque ha proposto il suo personale modo di fare spettacolo che, pur trattando tematiche contemporanee, non prescinde dall'insegnamento dei classici antichi e moderni. Nello spettacolo "L'amore è un cane blu" Paolo Rossi, partendo dai ricordi dell’infanzia, racconta l’Italia di oggi, un paese dove sono irrimediabilmente compromessi e alla deriva i rapporti tra le persone, dove il caos regna sovrano. In questo contesto un uomo si smarrisce, si perde in una notte terribilmente magica sull'altopiano del Carso. Con irresistibile forza narrativa l'attore si racconta agli spettatori con spontaneità e naturalezza, cominciando dal suo smarrimento personale per poi affondare in sferzanti critiche contro l’ipocrisia, il qualunquismo e il perbenismo che caratterizzano la nostra società. Tra grotte, fiumi sotterranei, rovi e pietre questo sarà per lui l'unico luogo dove ormai vivono ancora le fiabe degli amanti perduti e delle passioni tradite. «Questo spettacolo – sostiene l'attore – è un diario, un disegno, diventerà un film, per ora un concerto visionario, popolare, lirico e umoristico. Narra di un tragico smarrimento e di una comica rinascita». La rappresentazione scenica si avvale del contributo musicale, una vera e propria colonna sonora, dell'orchestra di liscio balcanico "I Virtuosi del Carso", diretta dal maestro Emanuele Dell'Aquila. Il senso dello spettacolo "L'amore è un cane blu" può essere racchiuso nell'aforisma "Io sono un uomo che non deve chiedere più anche perché da un pò di tempo mi dicono sempre di no". Ci puo spiegare cosa intende dire con questa frase? I miei spettacoli si modificano durante le prove e soprattutto nelle repliche perché do vita ad una modalità di recitazione che coinvolge il pubblico. Questa interazione permette di assestare continuamente lo spettacolo. La

di D.V. frase in questione può essere riferita ad uno dei tre personaggi che racconto, un uomo che vive una situazione di smarrimento, di perdita dei punti di riferimento.

Lo smarrimento del protagonista è autobiografico? In altre parole:

questo spettacolo nasce da un'esigenza biografica particolare? Io lavoro molto borderline. Nel mio metodo di recitazione si intersecano tre piani: io sono l'attore che recita sul palco, colui che conosce i ferri del mestiere, ci sono poi i personaggi interpretati o evocati, c'è infine la perso-

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na intesa come cumulo di sentimenti, emozioni, aspirazioni. Per questo motivo c'è sempre qualcosa di personale in ciò che racconto. Molto spesso faccio capitare a me delle cose che altri hanno raccontato, viceversa situazioni che ho vissuto in prima persona le faccio accadere ad altri. In questo gioco di specchi a volte mi smarrisco. È un teatro che prende spunto dalla realtà e dalla strada, una recitazione in cui si gioca a confondere le carte. Si passa dal tragico al comico in una frazione di secondo, con l'unico obiettivo di spiazzare lo spettatore. La sua vita è stata consacrata al teatro, al cabaret, alla televisione, attività nelle quali si è distinto con successo. C'è qualcosa che si è pentito di non avere fatto? Non ho avuto tentennamenti nel corso della carriera. Certo, ci sono cose che avrei potuto fare meglio e cose che avrei potuto fare peggio. Ma questo ragionamento non può prescindere da una carriera sostanziosa e ricca di accadimenti, per cui posso dire di non avere rimorsi o rimpianti. Sono molto felice di questo spettacolo, che è una sorta di western carsico-balcanico dove io racconto la trama di un film, mentre la mia band prepara con successo la colonna sonora in un'atmosfera particolare tra western e liscio balcanico. Negli ultimi anni ha diradato le sue presenze in televisione, per quale motivo? Non è vero che ho diradato la mia presenza in tv. Ho fatto delle ospitate e delle trasmissioni su canali monotematici su Sky. Attualmente lavoro per Rai Art. Il mondo della televisione è cambiato parecchio negli ultimi anni. Ogni tanto conviene fare televisione generalista, ma per un semplice motivo: non tanto per declinare il tuo lavoro nella maniera migliore, quanto per fare sapere al portinaio che continui a lavorare. Ha partecipato a Sanremo nel 2007 e 2012, ma la sua passione per la musica ha radici piu lontane. Ci racconta come è nata? La mia passione per la musica è legata al fatto che sono nato e cresciuto in luoghi dove si faceva teatro con la musica. Ho avuto la fortuna di lavorare con Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Adesso sono alla terza regia lirica sull'opera buffa. La musica è parte integrante della mia esistenza. Nel tempo libero coltiva qualche hobby particolare? Io faccio un mestiere che per alcuni è un hobby. Questo è un lavoro che ti assorbe tantissimo, che ti permette di studiare e approfondire molti argomenti. Adesso mi sto occupando di chitarra. Tuttavia, avendo tre famiglie, nel tempo libero mi devo dedicare alla vita privata.

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Ha delle letture preferite? Leggo di tutto, amo tutti i generi, da William Blake alle storielle comiche. Lo stesso dicasi per la musica, in cui amo spaziare tra i diversi generi. Questa contaminazione è visibile nei miei spettacoli. È amante della buona cucina? Raramente mi metto ai fornelli. Quando capita, però, mi diletto nella preparazione del minestrone. È la mia specialità culinaria, ma non solo. Anche nei miei spettacoli amo mescolare e fondere ingredienti apparentemente lontani e diversi.


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LA PAROLA A

marzo/aprile 2014

Il Poliambulatorio Odontoiatrico S.r.l. È UN MODERNO CENTRO PER LA DIAGNOSI E LA TERAPIA DI TUTTE LE PATOLOGIE CHE COLPISCONO IL CAVO ORALE. La struttura, dotata delle più moderne attrezzature, è presente da alcuni decenni nel portogruarese, dapprima nella sede storica di via Manin, e da quasi un decennio nella nuova sede di Gruaro, in via dell’Artigianato, nei pressi della rotonda vicina al casello autostradale. Vi lavora un affiatato team di odontoiatri, ciascuno dei quali tratta in modo prevalente e con grande competenza alcune branche dell’odontoiatria, dalla più semplice terapia conservativa (otturazioni e “devitalizzazioni” meglio definite come terapie canalari), alle riabilitazioni protesiche, fino ai trattamenti chirurgici complessi (estrazioni dei denti del giudizio, interventi di chirurgia parodontale, impianti). Fiore all’occhiello della struttura è la riabilitazione

di un’intera arcata (od entrambe) con impianti e protesi fisse in una sola giornata: il paziente si reca presso l’ambulatorio alla mattina, ed esce nel tardo pomeriggio con una riabilitazione protesica fissa ancorata agli impianti. Naturalmente, per questi impegnativi interventi, il team si arricchisce dell’indispensabile presenza di un medico anestesista specialista, a garanzia del comfort e della sicurezza del paziente. Va evidenziato che questo trattamento è indicato per coloro i quali hanno troppo trascurato la propria bocca; proprio per evitare queste terapie così importanti, la struttura lavora molto sulla prevenzione, che inizia con l’igiene orale professionale (sedute di motivazione ed istruzioni al paziente nonché accurata detartrasi) effettuata

esclusivamente da personale laureato, e continua con la terapia conservativa, per mantenere il più possibile la dentatura naturale sana. E proprio questi basilari interventi sono erogati a prezzi calmierati, a sottolineare ancora come tutto il team del Poliambulatorio Odontoiatrico sia proteso soprattutto verso la prevenzione piuttosto che le cure, spesso necessitanti di tecniche avanzate ed impegnative. Nell’ipotesi che tali onerose terapie diventino irrinunciabili, vi è sempre l’opportunità di ottenere particolari dilazioni di pagamento, in collaborazione con alcune note aziende di erogazione prestiti che, per i particolari rapporti con il Poliambulatorio Odontoiatrico, offrono tassi di interesse estremamente contenuti.

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LA PAROLA A

marzo/aprile 2014

RISTORAZIONE DA SEMPRE BENE CULTURALE DEL TERRITORIO, OGGI ASSET STRATEGICO DA VALORIZZARE

Manrico Pedrina

Edi Sommariva

Luigi Zanco

Cristian Minchio

Angelo Luni

Convegno alla Fiera Alto Adriatico di Caorle La Confcommercio Unione di Venezia, in collaborazione con la Confcommercio Portogruaro Bibione Caorle, ha offerto al numeroso pubblico di operatori turistici e agli allievi dell’Istituto Alberghiero Papa Giovanni XXIII° di Caorle l’occasione per segnalare quanto sia importante per un territorio la ristorazione che non può essere nè imitata nè improvvisata da altri settori, necessitando di essere considerata ed inserita in un’organica politica del turismo al fine di esprimere al meglio il proprio contributo nell’attrarre ospiti da ogni parte del mondo. Nel portare il saluto della Confcommercio del Portogruarese, Manrico Pedrina ha sottolineato l’importanza del convegno, quale momento di incontro per raccogliere idee ed informazioni utili per le aziende del settore e per trovare momenti di propositività. Ha fatto da coordinatore degli interventi dei vari relatori Danilo De Nardi - Direttore Confcommercio Unione di Venezia, sottolineando l’enorme patrimonio di qualità della cucina italiana, la ricchezza della nostra gastronomia: vera attrazione turistica da presentare e preservare sempre più e meglio. Per Edi Sommariva - esperto di promozione turistica e del mondo dei pubblici esercizi ’’la ristorazione italiana con le sue varie cucine regionali rappresenta una componente essenziale, assieme alle bellezze naturali ed artistiche, del turismo italiano; è un patrimonio importante in continua evoluzione in un mercato che cambia ogni giorno a contatto quotidiano con il cliente finale. È un patrimonio di cultura, di esperienza, di capacità che va salvato. Se si acquisisce la consapevolezza che è veramente un patrimonio, bisogna cambiare comportamenti pensando in una logica di rete e di alleanze per essere più competitivi, Portogruaro Borgo Sant’Agnese 93 Portogruaro T 0421 278311 93 Borgo Sant’Agnese T 0421 278311

recuperando, tra l’altro, i rapporti con l’agricoltura ed i suoi prodotti. Considerando che negli ultimi dieci anni i turisti enogastronomi sono raddoppiati, la ristorazione deve rigenerarsi, deve integrarsi di più col territorio, salvaguardando la qualità ed in continuo dialogo con l’esterno’’ . Per Angelo Luni - segretario regionale Federazione Pubblici Esercizi ’’per dare il giusto rilievo alla gastronomia e ai cibi tipici locali è necessario che il territorio regionale veneto nei confronti dell’esterno si presenti come voce unica, pur mantenendo le tipicità locali. Il tutto passa attraverso una formazione ed un aggiornamento continuo tra gli operatori, una doverosa collaborazione tra le varie cucine locali e l’ente regionale. All’esterno deve giungere un unico e forte messaggio promozionale, frutto di un lavoro di squadra a livello regionale, mettendo da parte i campanilismi e gli spontaneismi’’. Per Luigi Zanco - ristoratore (Sacco & Vanzetti - Concordia Sagittaria) e componente del gruppo Ristolemene ’’c’è l’esigenza e l’importanza di fare gruppo, di fare squadra tra le diverse ristorazioni di mare e di terra tra il Livenza ed il Tagliamento e i produttori agricoli, sottolineando le differenze ed i punti di incontro tra le due cucine, in modo da rendere piacevole e prolungato il soggiorno, stimolando la curiosità e l’attenzione del turista nel degustare le varie tipicità a base di pesci, carni, verdure e buoni vini’’. Per Cristian Minchio - ristoratore albergatore (Villa Goetzen - Dolo) ’’le aziende della ristorazione rappresentano un

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settore fondamentale per l’economia italiana, alla luce anche dell’Expo 2015. La ristorazione è un lavoro impegnativo, di fatica, ma di tanta gioia. Un compito di noi operatori del settore è di recuperare la fiducia e di credere in quello che si fa, facendo rete e unendo le nostre forze per promozionare assieme alle istituzioni il nostro territorio con le sue tipicità ’’. A conclusione è intervenuto Giampiero Rorato - giornalista enogastronomo. Per Rorato ’’la ristorazione rappresenta e ha rappresentato negli ultimi 50 anni uno dei volani del turismo e, di conseguenza, dell’economia italiana. Continuerà nei prossimi anni ad esser punto di forza per promozionare il turismo. La ristorazione italiana va, pertanto, sostenuta e valorizzata il più possibile con un vero e concreto programma di interventi regionali e nazionali, in modo che i vari operatori del settore possano crescere e lavorare in tranquillità al fine di potenziare il turismo e di conseguenza l’economia dei vari territori“.

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STIAMO IN SALUTE

marzo/aprile 2014

Tumore della prostata: come diagnosticarlo? Ne parliamo con il dott. Gaspare Fiaccavento, esperto medico urologo

I

l tumore prostatico rappresenta un problema sanitario di grande rilevanza: nelle società industrializzate è una importante causa di decesso. Esso è in relativo aumento sia per l’invecchiamento della popolazione (la sua frequenza aumenta con il passare degli anni), sia per l’utilizzo e l’affinamento delle procedure diagnostiche che lo “scovano” maggiormente rispetto al passato. Le stime attuali fanno ritenere che nella popolazione maschile europea il rischio di ammalarsi di tumore alla prostata è di circa il 6%. Purtroppo nelle fasi iniziali la neoplasia prostatica non presenta sintomi specifici per cui è indispensabile ricorrere a periodici controlli e alla esecuzione di esami che consentano la diagnosi precoce di un eventuale tumore. Per avere maggiori informazioni sull’argomento abbiamo posto alcune domande al dottor Gaspare Fiaccavento, esperto medico urologo, già primario di Urologia dell’Ospedale di Portogruaro ed ora Responsabile Urologo della Casa di Cura Rizzola di San Donà di Piave. Dottor Gaspare Fiaccavento, come si diagnostica il tumore alla prostata? La diagnosi si basa su quattro indagini fondamentali: PSA - Esplorazione digito-rettale (DRE) - Ecografia prostatica trans rettale - Agobiopsia. Tali esami non vanno utilizzati separatamente ma vanno opportunamente “guidati” e comunque su indicazione medica. L’esame principe in una prima fase è l’esecuzione del PSA (un “marcatore”), che si effettua con un prelievo di sangue. Il PSA è un marcatore “organo specifico” ma non “malattia specifico”: questo significa che valori elevati di PSA non necessariamente indicano una forma tumorale ma devono essere correlati alla storia clinica (molte forme infiammatorie della ghiandola e/o delle basse vie urinarie causano un innalzamento del PSA), alle dimensioni della ghiandola ed all’età del paziente. Per tali motivi dopo l’esecuzione dell’esame è indispensabile che l’esame risulti normale oppure no, l’esecuzione di una visita specialistica. L’urologo con l’esplorazione digito-rettale evidenzierà le dimensioni della ghiandola e anche eventuali aumenti di consistenza o noduli sospetti. In queste evenienze l’ecografia prostatica trans-rettale (allo scopo di “vedere” la prostata) e la contestuale agobiopsia (che consiste nell’effettuare un prelievo del tessuto prostatico ed esaminarlo al microscopio) confermeranno o meno il sospetto diagnostico. Una eventuale biopsia potrà essere eseguita indipendentemente dal riscontro di noduli

di Federico Favruzzo

prostatici anche in caso di un particolare e rilevante aumento del PSA o di una crescita nel tempo della prostata particolarmente rapida. Dottor Fiaccavento, ritiene che la biopsia prostatica sia sempre sicura per la diagnosi di tumore? Non sempre la biopsia prostatica anche in presenza di neoplasia risulta positiva. Tumori di piccole dimensioni, prostate molto voluminose, difficilmente raggiungibili con l’ago in tutti i quadranti, sono le più frequenti cause di falsi negativi (tumore presente ma non evidenziato). Spesso se persiste il sospetto di tumore occorre ripetere la procedura bioptica.

Esistono procedure diagnostiche non invasive che consentono di evitare la ripetizione della biopsia? La metodica meno invasiva prima della ripetizione dell’agobiopsia è quella di affidarsi alla valutazione della velocità di crescita nel tempo del PSA. Un aumento dei valori del marcatore superiori al 0.75 ng/ml valutato nei 12-24 mesi successivi può essere un buon approccio ma spesso mette a dura prova l’equilibrio psicologico del paziente. Esistono tuttavia altri test quali ad esempio PCA3, PHI. PCA3 è un marcatore tumore specifico, non sostituisce il PSA, ma può aumentare la possibilità di indivi-

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duare una eventuale neoplasia prostatica selezionando quali sono i pazienti a maggior rischio dopo l’esecuzione di una prima biopsia negativa. Il test ha il vantaggio di essere non invasivo. Si basa infatti sulla valutazione dei livelli di PCA3 delle urine dopo massaggio prostatico. Il risultato è dato da un valore numerico che rappresenta quanto PCA3 è presente nelle urine. Più alto è il punteggio, maggiore è il rischio di avere una biopsia positiva. Dall’esame è possibile inoltre avere utili informazioni aggiuntive riguardanti l’aggressività di un'eventuale neoplasia ed il rischio di progressione della stessa. Assume quindi una notevole importanza prognostica. PHI (Prostate Health Index): tradotto in italiano “Indice di Salute Prostatica”, utilizza invece i dati relativi al solo PSA nelle tre forme dosabili e cioè totale, libero e pro PSA. Si esegue quindi solo con un semplice prelievo di sangue venoso. L’elaborazione matematica dei tre dati produrrà un indice numerico con una maggiore accuratezza nel valutare, in caso di PSA persistentemente elevato, il rischio di neoplasia e l’eventuale sua aggressività. Suggerirà quindi allo specialista di selezionare i pazienti da avviare ad una biopsia o l’eventuale indicazione ad una seconda biopsia. E’ prevedibile che in futuro possa portare ad una sensibile riduzione del numero delle biopsie. A quale età l’uomo deve cominciare ad eseguire controlli prostatici? È sicuramente opportuna e consigliabile l’esecuzione annuale di PSA dopo i 50 anni. Gli studi clinici ci dicono che l’esecuzione del PSA con regolarità riduce la mortalità per tumore della prostata del 30% nei pazienti seguiti per almeno 15 anni. La successiva visita dall’urologo, anche in casi con PSA entro i limiti, guiderà il successivo percorso che potrà essere la sola osservazione o nei casi indicati proseguire con altre indagini. Anche l’utilizzo di eventuali test aggiuntivi sarà guidata dallo specialista. Occorre ribadire che la visita è fondamentale anche con PSA entro i limiti. Le neoplasie più aggressive e poco differenziate possono esprimere bassi valori di PSA e spesso sono le più “cattive”. Come considerazione finale, essendo stata documentata familiarità per il tumore della prostata, occorre suggerire agli appartenenti a ceppi familiari con tali caratteristiche di anticipare i controlli a partire dai 40 anni. Si può prevenire il tumore della prostata? La miglior forma di prevenzione è un corretto stile di vita soprattutto in campo alimentare. È particolarmente efficace seguire la dieta mediterranea eventualmente integrata con prodotti a base di soya e con l’utilizzo di the verde. La correzione di una eventuale obesità è un'ulteriore arma vincente così come l’abolizione del fumo.


LA BUSSOLA MUSICALE

marzo/aprile 2014

È il reggae, bellezza

di Alessandra Sartori

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n atteggiamento di vita. Un modo di essere. Poche parole ma incisive. Parole che intendono sottolineare l'autenticità di un genere così ricercato e al tempo stesso all'avanguardia come il Reggae, genere musicale che affonda le sue radici nella trasognante Giamaica. Early reggae è il termine attribuito al reggae delle origini, che trattava tematiche sociali o d’amore; successivamente grazie all’avvento di Bob Marley e del roots reggae, il reggae si trasforma e si diffonde come vero e proprio culto, modificando il proprio sound.

DALL’ICONA REGGAE BOB MARLEY AL REGGAE IN ITALIA

Le vibrazioni reggae escono poco alla volta dal cuore della Giamaica e nel corso degli anni sbarcano in tutto il mondo, compresa l'Italia. Qui, infatti, nascono importanti band reggae, quali Pitura Freska e 99 Posse, fino ad arrivare ai più recenti Brusco, Mellow Mood e molti altri. I Mellow Mood nascono nella provincia di Pordenone tra il 2004 e il 2005. La band attualmente è composta da Jacopo Garzia alla voce, Lorenzo Garzia alla chitarra e voce, Federico Mazzolo alla batteria, Giulio Frausin al basso e voce e da Filippo Buresta alle tastiere. Dopo aver partecipato nel 2008 alla finale del concorso Italia Wave, classificandosi primi in Regione Friuli Venezia Giulia, nel 2009 i Mellow Mood prendono parte al “Rototom Reggae Contest”, classificandosi primi in Italia e terzi in Europa. Nello stesso anno realizzano l’album “Move!”, prodotto da Paolo Baldini (Africa Unite, The Dub Sync, B. R. Stylers). Il 18 maggio 2012 segue il loro secondo album full-length dal titolo “Well Well Well”; l'album è sempre prodotto da Paolo Baldini ed è pubblicato dall'etichetta indipendente La Tempesta International. “In primavera – spiega Lorenzo Garzia, chitarrista della band – saremo impegnati con varie date all’estero, mentre l’uscita del nostro ultimo lavoro discografico è prevista attorno ai primi giorni del mese di giugno”. Dopo l’uscita del disco seguirà un tour in Italia e in Europa. “L’album comprenderà un gran numero di canzoni nuove – prosegue Lorenzo Garzia – e sarà un disco vario come lo è stato Well Well Well, in cui abbiamo interpretato molti degli stili del reggae, da quello più roots a quello moderno che si suona oggi in Giamaica. Il disco conterrà due singoli già usciti: “Dig Dig Dig” ed “Extra Love”, quest’ultimo con la partecipazione dell’artista giamaicana Tanya St ephens”.

NUOVE TRACCE REGGAE

Proseguiamo ora nella descrizione delle principali band a carattere reggae pre-

senti nel territorio. Eccone una: Bouganville. Nascono nell’estate del 2009. L’attuale formazione prevede Alberto Visentin alla voce e alla chitarra, Cocco Marinoni ai cori e al basso, Federico Gava ai cori e alle tastiere e Tommaso Gieri alla batteria. “Due anni fa – afferma Alberto Visentin, cantante e chitarrista del gruppo – è uscito un disco dal titolo omonimo della band, contenente nove tracce. L’uscita del disco ci ha permesso di effettuare vari passaggi per la radio “ViviRadio” di Vittorio Veneto.

foto di Marco Sandron

foto di Gabriele Ka

hal

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Nel nostro territorio l'influenza delle tipiche sonorità giamaicane sta contagiando fortemente la scena musicale. Diamoci uno sguardo!

Ora abbiamo dieci brani che registreremo nel breve periodo”. I loro brani parlano dell’interiorità dell’uomo, cercando di spiegare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, parlano di speranza e di protesta; sono brani inediti con un sound importante, caratterizzati dal ritmo in levare; la loro influenza è quella del reggae originario, in chiave roots. “In questi ultimi tre anni – prosegue Alberto Visentin – abbiamo suonato in Svizzera e a Milano, abbiamo avuto l’onore di essere gruppo spalla dei Mellow

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Mood e ci siamo esibiti in vari concerti presso locali e festival del territorio”. Batua a Man: il gruppo, di recente formazione, prevede Lulu Tolasi alle percussioni, cajón e cori, Roberto Amadeo al contrabbasso e cori, Freddy Frenzy alla chitarra e voce e Davide Mauro al sax. Le loro influenze musicali vanno dal reggae al roots, passando per il jazz, la black music e l’afro-cuban music. “Il nostro genere musicale – spiega Maurizio Tolasi, percussionista del gruppo – è il gipsy reggae e il roots; a riguardo proponiamo un repertorio caratterizzato da brani originali e cover, con sonorità classiche del roots reggae e altre della musica afrocubana”. Freddy Frenzy and The Magazin Roots: è una band che nasce a Portogruaro nel 2011 in seguito alla reunion del cantante Freddy Frenzy e del batterista Maurizio Lulu Tolasi. “Entrambi – afferma Maurizio Tolasi – siamo ex componenti della band “Green Mamba”, gruppo reggae dell’82. Nell'88, però, i nostri percorsi si dividono; mentre Freddy va in Spagna, dove si esibisce con le band “Desforestados” e “Roots Generator” a molti festival reggae spagnoli, io rimango a Portogruaro, dove suono con varie realtà reggae locali. Tali collaborazioni mi permettono di creare nel 2011 i “The Roots Magazin”. Nella primavera del 2011 Freddy torna in Italia e decide di far parte di questo nuovo progetto”. La band ora si compone di Freddy Frenzy alla voce e chitarra elettrica, Rosa Mussin alla voce, tastiera e piano, Davide Mauro al sax tenore e cori, Max Ravanello al trombone, Lucamaria Trevisan alla tromba, Ayeye alla chitarra ritmica, Mama Lulu alle percussioni e Roberto Amadeo al basso. Così nel mese di dicembre la band, ora al completo, crea il primo album dal titolo “Reunion”; il cd è stato registrato e mixato da Jacopo (Coja) Carlon, leader della band Ca’ Reggae. “Abbiamo avuto l’onore – prosegue Maurizio Tolasi – di essere gruppo spalla in occasione di concerti di band ed artisti del calibro di Alborosie, Roy Paci & Aretuska e Bunna (Africa Unite). In più, recentemente una nostra canzone è stata selezionata e inserita nella compilation “Viva Sunsplash”, dedicata al mitico festival reggae più famoso al mondo. Per la fine dell’estate è prevista l’uscita del nostro secondo disco; stiamo lavorando a pezzi inediti, i cui temi trattati riguarderanno la disoccupazione, la povertà, le difficoltà del momento. I prossimi live ripartiranno in estate”.


TRA LA PAROLA LE PIEGHE A DELL'ARTE

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A Portogruaro per l'ultimo capolavoro di pittura Giovanni Martini eseguì nel 1513 “La presentazione di Gesù al tempio” per la chiesa di Sant'Andrea. Poi smise di fare il pittore per dedicarsi alla scultura di Giorgio Fagotto

“L

a presentazione di Gesù al Tempio”, realizzata nel 1513 dal pittore Giovanni Martini di Udine per la chiesa di Sant’Andrea a Portogruaro, è un’opera molto importante e degna della sua attuale collocazione sulla parete absidale dell’altare maggiore. Il telero, originariamente concepito per un edificio molto più piccolo dell’attuale Duomo, fu restaurato nel 1900 ad opera dell’eclettico artista sanstinese Nevino Stradiotto, in arte Fra Nevino (1911-1992), per incarico di Monsignor Arrigo Sedran. Fra Nevino, con il quale strinsi una profonda amicizia, in più occasioni mi riferì orgoglioso di questo restauro. Il suo intervento sul dipinto riguardò la gradinata centrale, con un’aggiunta che proporzionava l’opera alla più grande superficie dell’abside dell’attuale Duomo. Un’appendice che si aggiungeva alla nuova cornice per dare una dimensione e una prospettiva più congrue. Nevino Stradiotto aveva trovato una cornice di altezza maggiore che permetteva e consigliava l’ampliamento della scala senza toccare null’altro nel dipinto. La nostra generazione di chierichetti si era affezionata a quella scala che psicologicamente conduceva al fulcro della rappresentazione. Così l’abbiamo sempre vista e apprezzata quando servivamo messa e bisogna ammettere che l’opera, ora restaurata e ridimensionata per la parete dell’abside (cm 381 x 285), si perde un pò in quel contesto dalle notevoli dimensioni. Quando la vecchia e grande tela venne tolta e adagiata sul pavimento di fronte all’altare maggiore, mi trovavo in Duomo perchè ero stato chiamato da don Giuseppe Pellarin, il nostro sacerdote artista, autore degli affreschi della chiesa di San Giusto. In quell’occasione ebbi modo di fotografare quel dipinto che profumava di storia e ammirarlo in tutta la sua bellezza di capolavoro. Il restauro novecentesco si adattò perfettamente al capolavoro cinquecentesco. La gradinata inserita da Fra Nevino era costruita a regola d’arte sia sotto il profilo del disegno prospettico che sotto l’aspetto cromatico, tanto da essere inavvertibile la differenza tra i due pittori. Fra Nevino aveva infatti dimostrato una tale bravura al punto che gli vennero commissionati altri tre restauri in Duomo.

scuola di Alvise Vivarini ed era estimatore di Antonello da Messina -, tutti pittori amanti del gotico europeo o gentile, entrarono in crisi con l’avvento dei pittori rinascimentali quali il Giorgione, il despota e opportunista Tiziano ed il geniale, enigmatico ed esoterico Lorenzo Lotto. Artisti che introdussero a Venezia la pittura rinascimentale caratterizzata da una prospettiva più razionale e che proposero la rivoluzionaria pittura tonale e lo sfumato. Giovanni Martini, che desiderava chiudere in bellezza la sua carriera, scelse di cimentarsi con il cirmolo per scolpire pale d’altare legate alla cultura che amava. Realizzò statue ed altari che lo impegnarono per molti anni, fino alla morte che lo colpì nel

1535. In quegli altari lignei realizzò statue che risentivano del gotico friulano, ma in una declinazione del tutto personale, con un tocco di rinascimentale che le distaccava dallo stile di Gianfrancesco da Tolmezzo e del Bellunello. Martini usò comunque la sua perizia pittorica per colorare le statue e gli altari, dando vita a statue di magica fattura. Una possibile risposta al perché avesse deciso di dedicarsi pre-

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DALLA PITTURA ALLA SCULTURA

Ritornando all'artista de “La presentazione di Gesù al tempio”, incuriosisce il fatto che Martini smise di dedicarsi alla pittura per impegnarsi anima e corpo nella scultura. Nel 1530 ritornò alla pittura realizzando un’opera sullo stesso tema per il Duomo di Spilimbergo, ma si trattò di una parentesi. Di fatto Martini passò all’arte scultorea. Una spiegazione plausibile di questo passaggio va ricercata nel cambiamento introdotto dai pittori rinascimentali. Il Mantegna, il Montagna, Cima da Conegliano, il Bellini, lo stesso Carpaccio e quindi anche il Martini - che apparteneva alla

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valentemente alla scultura va ricercata nel fatto che nel 1507 egli ereditò la bottega di Tolmezzo del padre Martino Martini e dello zio Domenico Mioni, scultori molto apprezzati nel Friuli. Oggi è possibile ammirare le sculture lignee del Martini nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Prodolone di San Vito al Tagliamento. Ma l’opera senza dubbio più rappresentativa è l’altare del Duomo di Mortegliano. Un altare di dimensioni mastodontiche, oltre 5 metri di altezza, che comprende ben 60 statue. È il più grande altare del Friuli ed è considerata la più alta opera lignea di fattura gotico rinascimentale. Qualunque sia la ragione dell’abbandono della pittura, sembra che la scelta di fare lo scultore abbia reso Martini ricco ed apprezzato. I cittadini portogruaresi possono quindi vantarsi di avere avuto fino al 1870 in Duomo il quadro più bello di Cima da Conegliano (“L’incredulità di Tommaso”) ed il quadro più importante di Giovanni Battista Martini di Udine (“La presentazione di Gesù al Tempio”). Il nostro artista scelse dunque di fare esclusivamente scultura dopo essersi cimentato su una tematica che sicuramente ebbe modo di studiare dal Carpaccio, il quale nel 1510 aveva realizzato “La presentazione di Gesù al Tempio” per la chiesa di San Giobbe a Venezia. Il confronto con quest’opera è significativo. Nel telero del Martini risalta il dialogo fra donzelle vergini di bellezza celtica. Gesù è un bimbo guizzante e bello, pieno di salute e Maria lo presenta con orgoglio al sommo sacerdote. Le vesti dei personaggi sono di ottima fattura e la spiritualità è la cifra dominante del dipinto. Il Martini si ispirò ma non copiò dal pittore veneziano. Alla luce di questa considerazione viene da pensare che il Martini smise di fare il pittore perché si riteneva inadeguato ai tempi che venivano avanti con l’arte della maniera moderna. Così come era accaduto con Andrea Verrocchio che, stando al racconto del Vasari, a partire dal 1470 circa si dedicò principalmente alla scultura, per via del confronto con il suo allievo Leonardo che aveva superato il maestro.


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L’ACQUOLINA IN BOCCA

marzo/aprile 2014

Apparecchiamo la tavola

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criveva un mio amico: “La frequentazione di ristoranti sempre più accurati nel servizio e la lettura delle sempre più diffuse riviste specializzate in argomenti di cucina, ha insegnato a molti di noi l’arte di presentare il cibo sotto l’aspetto estetico, che non è un requisito superfluo, ma riveste un ruolo innegabile e significativo nel nostro piacere di gustare i sapori”. Così è che in particolari occasioni, non certamente nel pasto rapido d’ogni giorno, chi di noi non vorrebbe presentare il proprio cibo attraverso la creazione di particolari effetti che esaltino l’armonia cromatica dei piatti, affinando il gusto e l’aroma, attraverso una composizione elegante e raffinata!? Per raggiungere questo scopo le composizioni sono infinite, ma dovranno seguire sempre uno schema ben preciso secondo il significato che si vuole dare al cibo. Recentemente ho ammirato le meravigliose immagini sulle “tavole attraverso il tempo” figurate e descritte in un volume da Teresina Fogliani, presidente dell’Accademia Enogastronomica delle Tre Venezie; tante composizioni in cui ogni elemento cromatico del piatto ha un suo significato storico, artistico e funzionale che segue la moda del tempo.

ISTRUZIONI PER L’USO (E PER UNA BUONA RIUSCITA ESTETICA) Iniziamo dalla tovaglia nel suo classico colore bianco, o meglio in colori tenui e chiari nell’intento di mascherare eventuali sbriciolature del pane e altre imprevedibili macchie. Sotto la tovaglia è consigliabile il “mollettone”: un panno abbastanza spesso che rende la superficie più morbida, serve ad attutire i rumori di piatti e bicchieri e anche a riparare il tavolo sottostante. Sulla tavola si dispongono piatti mezzani che possono essere anche colorati o decorati, sui quali si pone il tovagliolo disteso o piegato. Questo piatto va levato al primo servizio, salvo che non funzioni da segnaposto. Alla sua destra si dispone il coltello da tavola con la lama rivolta al piatto. Subito accanto, la posata per il pesce se lo prevede lo spartito; sulla sinistra la forchetta con i rebbi in alto. Il cucchiaio va posto a destra del coltello con l’incavo in su. Il concetto base è quello che le posate si prendono partendo sempre dall’esterno, andando di mano in mano verso il piatto. In testa al piatto si dispongono, partendo da destra, il coltellino da frutta, il cucchiaio da dessert e a sinistra la forchettina. Importante è che i piatti di portata devono essere con il fondo bianco, allo scopo di non condizionare la valutazione cromatica delle vivande

di Leandro Costa

presentate. I bicchieri trovano posto di fronte al piatto, partendo dalla punta del coltello e possibilmente disposti in diagonale con la seguente sequenza: vino bianco, vino rosso, acqua. Il calice per lo spumante va messo tra i due bicchieri da vino. Più in alto si pone il bicchiere per l’aperitivo se servito in tavola, mentre per il dessert si pone in tavola al momento dell’uso. Il pane trova posto alla sinistra del piatto, in un piattino, assieme a qualche grissino. In tavola ci va solo il contenitore del sale, mentre quelli dell’olio, aceto, senape, ecc. si mettono al momento dell’uso in centro della tavola in modo tale da essere usati da tutti i commensali. Il

piattino per l’insalata si colloca sulla sinistra del piatto, quello dell’eventuale salsa o burro sulla destra vicino alla punta del coltello. In tavola è vietato l’uso degli stuzzicadenti né si mette il posacenere in quanto durante il pasto non si fuma. Il centro della tavola, in rapporto alla sua lunghezza ed al numero degli ospiti, si abbellisce con delle composizioni floreali che però non devono emanare profumi e devono essere basse di misura per consentire ai commensali di dialogare fra loro senza spostare la testa. Qualità ed eleganza dell’apparecchiatura dipendono dal materiale adoperato, se più o meno prezioso: tovaglie di lino, di pizzo o

RNI

IO ULTIMI G

merletto o di cotone che comunque è un classico dei nostri tempi; piatti in ceramica italiana con bordi decorati a mano, oppure di porcellana italiana, inglese Salisbury, in limoges francese, o bavaria tedesca. Una volta il Galateo di Della Casa, prevedeva solo posate in argento, ora si usano prevalentemente quelle di acciaio inox, anche se ancora si producono (per chi ne ha le tasche) coltelli, forchette e cucchiai in puro argento e oro zecchino in stile minimalista e barocco. I bicchieri devono essere di vetro bianco, meglio se di cristallo, senza intarsi e perfettamente trasparenti; i ricchissimi bicchieri tipo “Baccarat” e “Boemia” sfaccettati ed intarsiati non danno la possibilità di notare le sfumature del colore del vino, ma sono un piacevole ornamento della tavola e per questo si fanno perdonare. Ogni vino predilige il suo bicchiere: lo spumante si serve in un “flute”, i vini bianchi amano il calice a forma di tulipano, i vini rossi giovani un calice a forma di uovo e per i vini rossi invecchiati a forma di “ballon”. Il bicchiere per l’acqua di solito è più grande e può essere senza gambo.

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Il vino va sempre servito da destra; le minestre sono servite da destra se il piatto è pronto e da sinistra se servito dal vassoio. Piatti e posaterie vanno cambiati ad ogni portata, come pure i bicchieri ad ogni vino nel caso si scelga un vino diverso per ogni portata. Ricordando la regola che è il vino che va al bicchiere e non viceversa, alla mescita non va assolutamente alzato il bicchiere dalla tavola. Infine, prima di servire il dessert, si toglie dalla tavola il pane, la saliera ed ogni altro contenitore. Si serve prima il dolce e poi la frutta. È buona regola che, stilando lo spartito, si può passare dal pesce alla carne, mai viceversa. Tutte le portate devono avere una loro giusta sequenza: cromatica, data dal colore più tenue a quello più intenso, dei profumi che va dal meno intenso al più vivace e gustativa che parte dal menu più sapido a quello più corposo. Come pure i vini devono essere serviti in giusta sequenza tenendo presente l’aspetto cromatico (dal colore più tenue al più intenso) i profumi (dal tenue al più intenso), gustativo (dai meno sapidi ai più robusti), alcolico (dal meno al più alcolico) e dell’età (dal più giovane al più austero). È poi importante saper costruire uno spartito; questo è un argomento di cui avremo modo di parlare in una prossima puntata.


HISTORIAE

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Fratelli divisi dalla guerra

Nel cimitero urbano di Portogruaro si trova un ossario contenente le spoglie di 500 soldati austriaci caduti nella Grande Guerra. Dalla memoria divisa al ricordo condiviso

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l 10 giugno di cento fa anni l'Europa fu sconvolta da un evento bellico di immani proporzioni. Una guerra che ridisegnò gli equilibri e gli scenari politici europei e mondiali, lasciando sui campi di battaglia oltre nove milioni di morti, di cui seicentomila italiani. La prima guerra mondiale interessò anche la città di Portogruaro, che fu sede dell'Intendenza della III Armata fino all'aprile del 1916. Nel maggio e nel giugno di quell'anno la città fu più volte bombardata da aerei austriaci. La situazione precipitò all'indomani della rotta di Caporetto nell'ottobre 1917, allorché Portogruaro subì l'offensiva e l'occupazione da parte delle truppe austriache che elessero la città a centro dell'artiglieria. Nel 1928, a dieci anni dalla fine delle ostilità, per ricordare i caduti in guerra fu eretto nella piazza centrale della città del Lemene un monumento con incisi i nomi dei 276 portogruaresi morti nel corso della Grande Guerra. Nel cimitero urbano, invece, trovarono posto più di 500 salme di soldati austroungarici morti nel corso della controffensiva tedesca contro le truppe italiane nel giugno 1918 nella cosiddetta battaglia del Solstizio. Una battaglia decisiva, a seguito della quale la guerra prese una strada decisamente favorevole agli

italiani. Le salme dei soldati austriaci morti in battaglia furono seppellite nel cimitero di Portogruaro. Delle piccole croci sovrastavano cumuli di terra sotto cui giacevano le spoglie dei militi. Sul finire degli anni Sessanta, tuttavia, per procedere ai lavori di ampliamento del cimitero urbano, fu presentata richiesta al Ministero competente allo scopo di ottenere l'estumulazione delle vittime austroungariche. I resti dei soldati furono sistemati all'interno di un ossario in apposite cassettine di legno, munite di targa recante nome, cognome e data del decesso. Fu allora stilato un censimento dei soldati sepolti nel cimitero urbano: l'elenco comprendeva 454 soldati austriaci, ai quali si aggiungevano 11 prigionieri italiani e 60 militi ignoti (4 dei quali provenienti dal cimitero frazionale di Portovecchio e 4 dal cimitero di Pradipozzo). In anni recenti è più volte ritornato sulla questione dell'ossario militare Mario Rossi, presidente della sezione di Portogruaro dell'Associazione Nazionale Artiglieri in congedo, spinto dal desiderio di sottrarre all'oblio quelle vittime di guerra. La sua richiesta di dare maggiore visibilità all'ossario dei caduti della Grande Guerra trovò appoggio e sostegno nel Lions Club Portogruaro, con il quale mise a punto un progetto

di segnalazione interna e di segnaletica stradale del cimitero di guerra. Tale richiesta acquistava un significato ulteriore dal momento che il Lions Club Portogruaro vantava un gemellaggio con i Lions Club di Bad Ischl (Austria) e Gyor (Ungheria). Nel 2013 il progetto divenne finalmente concreto. Il 4 novembre dello scorso anno, in occasione della celebrazione della Giornata delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale, fu applicata all'esterno del cimitero una targa indicante le spoglie dei soldati della prima guerra mondiale. Il progetto del Lions Club comprendeva inoltre l'installazione nelle principali rotonde della città di apposita segnaletica con scritte in lingua tedesca e ungherese. “I soldati austroungarici che hanno combattuto per la libertà – spiega Mario Rossi – devono essere ricordati. È un nostro dovere civico rendere omaggio alla memoria di quei caduti, allora nemici, oggi affratellati ai caduti italiani. L'ossario, in altre parole, dev'essere un monito e un invito al ricordo, perché in esso si riassume un concetto che gli antichi avevano ben chiaro in mente: la pietas, il rispetto e la devozione per il prossimo”. Il futuro di una società civile poggia sul ricordo, quella linfa vitale che scorre tra le pieghe della storia e che va ali-

mentata continuamente. Italiani e austriaci si trovarono un secolo fa divisi dalla guerra: una guerra di liberazione e indipendenza per gli uni, una guerra di difesa per gli altri. Stritolati dal tragico ingranaggio della storia che li ha spinti a trovarsi uno di fronte all'altro nelle fangose trincee. Fratelli e nemici al tempo stesso. Quei soldati riposano ora insieme. Una volta all'anno l'ossario diventa teatro di una cerimonia di commemorazione di quelle vittime che la storia ha diviso. Se la storia, come si sente ripetere spesso, è maestra di vita, allora è necessario che la memoria dei tragici eventi che hanno funestato il passato sia più che mai vivida. Mantenere vivo il ricordo per evitare che le tragedie si ripetano: i monumenti esistono proprio come monito per le generazioni a venire. "Im Tode Vereint" (Affratellati nella morte) è la scritta che si legge sul monumento ai caduti austriaci del cimitero di San Michele al Tagliamento, dove è conservato l’altro importante ossario del Veneto Orientale dopo quello di Portogruaro.

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