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Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. L. 27/02/2004 n° 48) art. 1, comma 2, DCB Brescia

LA VOCE DELLA COMPAGNIA DI S. ANGELA • BRESCIA

LUGLIO • AGOSTO • SETTEMBRE 2013

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- Siamo ormai giunti all’ultimo periodo dell’anno della fede. Dopo la pausa estiva siamo sollecitati a riprendere il cammino tenendo conto delle esperienze vissute fin qui e a vivere piĂš intensamente le convinzioni maturate. Ci è di stimolo l’indicazione del Papa: “Credendo, la fede cresce e si rafforzaâ€?. La fede, come ogni altra virtĂš, richiede l’esercizio continuo. Nelle esperienze vissute abbiamo sperimentato la sinergia della grazia e della natura, dello Spirito Santo con i suoi 7 doni e della creatura con le sue facoltĂ di intelligenza, volontĂ  e cuore. Per la sintonizzazione delle facoltĂ  umane con gli impulsi della grazia è stato utile curare il silenzio e il raccoglimento per metterci in comunione con il Maestro sia nei

“Credendo la fede cresce e si rafforza�

†Vigilio Mario Olmi

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      momenti del dialogo personale che in quelli dell’azione liturgica, per poi riprendere il passo della conversione e della testimonianza. Si è nuovamente sperimentato quanto GesĂš aveva promesso: “Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio, la custodiscono nel cuore e la osservanoâ€?.

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- L’affermazione del Papa: “Credendo la fede cresce e si rafforzaâ€? viene confermata anche ripensando alla nostra vita passata, nelle sue varie stagioni, dalla fanciullezza all’etĂ adulta e anziana. Del resto è quanto si rileva anche nelle stagioni della vita di GesĂš: fanciullo “cresceva in sapienza etĂ  e grazia davanti a Dio e agli uominiâ€?; adolescente dichiara: “non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?â€?. Nel Battesimo il Padre lo presenta: “Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!â€?. E durante la vita pubblica GesĂš piĂš volte afferma: “Il mio cibo è fare la volontĂ  del Padreâ€?. E questo vale per ogni discepolo di GesĂš: ascolta la sua Parola, imita i suoi esempi, si impegna nella missione che gli è affidata. Evidentemente crescendo, anche le facoltĂ  spirituali dilatano la loro potenzialitĂ  e dispongono ad accogliere piĂš abbondantemente i doni di grazia. Se si percorrono le varie tappe alla luce della fede, si sperimenta la veritĂ  dell’affermazione suddetta: “Credendo la fede si rafforzaâ€?.

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- In che modo?asdasdsada das das dsa dsa dsa dsa dsa adsddddd Ce lo indica il Maestro stesso: è saggio chi costruisce la propria vita sulla roccia, rispondendo cioè alla chiamata del Signore e partecipando alla edificazione del Regno. Confrontandoci con queste parole possiamo rileggere la nostra vita, rivedere volti di genitori, sacerdoti, educatori che ci hanno insegnato ed educato a riconoscere la volontà di Dio sia in famiglia che in parrocchia: essi hanno contribuito alla nostra formazione, a rispondere alla nostra vocazione e a saperla vivere con fedeltà.

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      Man mano siamo cresciuti, la fede si è rafforzata a secondo dell’impegno con cui abbiamo corrisposto. Ha giovato molto l’impegno dell’ascolto: ogni cristiano è tenuto a privilegiare come Maria, la sorella di Marta, che aveva scelto la parte migliore stando ai piedi del Maestro. Infatti è proprio in tale ascolto che fiorisce la preghiera e lo Spirito suggerisce il comportamento da tenere, le scelte da fare, la meta cui tendere. Non sono mancate tentazioni, debolezze o cedimenti, ma sempre per la luce della fede si è potuto scoprire i doni di luce e di grazia messi a disposizione nella Chiesa. E oggi avvertiamo ancor piÚ necessario ravvivare la fede perchÊ, per superare sfide e pericoli, dobbiamo essere illuminati e sostenuti per le scelte e le responsabilità che ci attendono. Infatti con il passare degli anni, non sono diminuiti i pericoli, non sono cessate le tentazioni, non si è spento l’egoismo e la concupiscenza. E in piÚ non si è rischiarato il contesto sociale, nÊ tanto meno si è allontanato il maligno. Occorre perciò ravvivare i criteri che presiedono alle nostre scelte, la fedeltà all’ascolto della Parola di Dio e al dialogo della preghiera, la partecipazione ai Sacramenti della fede, la dedizione alla comunione e alla missione della Chiesa. In ogni caso emerge l’urgenza di ricuperare la tensione alla santità e l’impegno di condividere piÚ attivamente l’azione per la nuova evangelizzazione.

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- In questo cammino di fede tutte le figlie sanno di avere in S. Angela un esempio fulgido di fede. Ella indica l’esigenza di pregare sempre con la mente e col cuore e di essere vigilanti quanto lo richiede la dignitĂ dello stato ‌ d’esser spose e figliole di Dio e regine del cielo. E supplica: “Signor mio, illumina le tenebre del mio cuore, dammi grazia piuttosto di morire che di offendere la tua divina maestĂ .

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      Ricevi, o Signore, ogni mio pensare, parlare, operare e finalmente ogni cosa cosÏ interiore come esteriore ‌ pregandoti di riceverlo benchÊ ne sia indegna. Con queste convinzioni S. Angela ha potuto rispondere alla sua vocazione, svolgere la sua missione, fondare la Compagnia di s. Orsola, guidarla nei suoi primi passi e affidarla alla Chiesa perchÊ potesse continuare dopo la sua morte. E come madre ancora presente assicura le figlie che, assimilando le stesse convinzioni, sono nella condizione di leggere correttamente il presente e di predisporre con sapienza le scelte per il futuro.

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- Possiamo infatti affermare che la storia della Compagnia è stata anche la storia della fede delle sue figlie: vi si leggono da un lato le problematiche e le difficoltĂ che l’hanno segnata, dall’altro come si sono compiute quelle scelte che nella fedeltĂ  al carisma hanno contribuito al rinnovamento richiesto dai tempi. Perciò siamo convinti che anche oggi la Compagnia è chiamata a rispondere alle nuove esigenze mediante la fede delle sue figlie. Data la situazione del presente e le prospettive del prossimo futuro ritorna urgente rafforzare la fede: fede nel proprio carisma e quindi nell’azione dello Spirito Santo, fede in Cristo , “che è in mezzo a voi e vi illumina come vero e buon Maestro, in quello che dovete fareâ€?. Si presenta perciò urgente, come dice la Santa, il mettersi ai piedi di GesĂš e far caldissima orazione perchĂŠ ci si interroghi sul come stiamo vivendo il carisma, se e fino a che punto siamo disponibili ad assumere le proprie responsabilitĂ  per la vita della Compagnia e la sua promozione nel contesto della nostra Chiesa. E certamente il Signore, trovando le figlie assidue e concordi, le guiderĂ  a muovere i passi nella direzione giusta.

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tiamo per iniziare il nostro cammino, con l’esigenza di valorizzare il percorso compiuto con tutta la Chiesa nell’anno della Fede, con Benedetto XVI e Papa Francesco e con la Chiesa Diocesana dopo il Sinodo sulle unità pastorali. Il Vescovo Luciano ci ha consegnato il Direttorio e ci ha stimolato al rinnovamento con la consapevolezza di essere depositarie del singolare dono-ricevuto da Sant’Angela - di testimoniare oggi nella Chiesa e nel mondo la novità della verginità vissuta come Spose del Figliolo di Dio. E’ opportuno che ci rifacciamo all’omelia del Vescovo del 26 gennaio scorso, sulla quale è bene riflettere con animo volto con fiducia a un futuro da costruire in semplicità giorno per giorno. Innanzitutto vanno rilette e meditate le parole dedicate alla proposta di S.

Maria Teresa Pezzotti

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       Angela: “Non so cosi ci riserva il futuro. Mi sembra però che l’intuizione e la proposta di Sant’Angela siano sorprendentemente moderne. L’idea di una consacrazione della donna nel mondo sembra rispondere a molte delle attese e delle inclinazioni della donna contemporanea come il desiderio di autonomia e di responsabilitĂ personale e le molte esigenze della societĂ , come l’assunzione di responsabilitĂ  da parte delle donneâ€?. L’affermazione della modernitĂ  della Regola mericiana è di grande importanza per ridare forza a progetti e iniziative che proprio per quella modernitĂ  si inseriscono a pieno titolo nella societĂ  attuale. Sta a noi renderli sempre piĂš consoni al mondo in cui viviamo, cercando di leggerlo e interpretarlo alla luce del Vangelo. Il mondo femminile ha bisogno di essere educato a una maggiore consapevolezza di se stesso e dei valori di cui è portatore. Il Vescovo sottolinea questi elementi positivi: “Nella vita sociale le donne portano oggi una sensibilitĂ  e intelligenza che è loro propria e una grande attenzione al mistero della corporeitĂ  come incarnazione dell’anima e del pensiero umano, una capacitĂ  ammirevole di portare il peso di situazioni e di emozioni che animano il vissuto personale e sociale, una intuizione vivace e una capacitĂ  di accoglienza senza misuraâ€?. Ciascuna di noi deve verificare in se stessa la presenza di questo patrimonio di talenti da spendere anche per gli altri, facendoli fruttare come è detto nella parabola e chiedere se e quanto queste doti sono valorizzate nella Compagnia e per la Compagnia. E’ proprio questo che chiede il Vescovo e alle sue richieste precise dobbiamo in coscienza rispondere: “Per questo vi chiedo che la Compagnia di S. Angela cerchi di offrire alle ragazze che hanno una sensibilitĂ  di fede robusta degli spazi nei quali esse possano appropriarsi dello straordinario patrimonio della fede cristiana e della testimonianza femminile attraverso i secoli, ma nello stesso tempo possano riflettere e tentare nuove vie di incarnazione della fede nel vissuto di oggi, vie di testimonianza solida e fedeleâ€?.

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Sorelle Carissime tornando a casa dalle ferie, trovai la ghiaia del cortile di casa mia cosparsa di margherite gialle. Questo semplice fiore sembrava avesse vinto ogni barriera; la semente portata dal vento aveva attecchito nonostante tutto. E’ proprio vero “Se il grano di frumento non muore non porta fruttoâ€?. E cosĂŹ, riflettendo, ho compreso il valido modo per “portare fruttoâ€?. Però, non basta comprendere, occorre vivere coerentemente la realtĂ del nostro essere, giorno dopo giorno. CosĂŹ facendo, â€œâ€Śtroveremo che le strade spinose, erte e sassose si faranno a noi floride, piane e di finissimo oro coperte...â€? ( Proemio alla Regola). Il giorno dĂŹ S. Benedetto Abate il mio parroco, nell’omelia della S. Messa, sottolineò il valore della Regola che S. Benedetto scrisse per la sua comunitĂ  mettendo in risalto come, in cambio dei doni che il Signore ci elargisce, Gli dobbiamo obbedienza continua: “PoichĂŠ egli ci ama, ci mostra il cammino della vita... inoltriamoci nella sua vita per meritare di vedere il Suo Regno.â€? Poi, con grande enfasi, presentò alla comunitĂ  il libretto della Regola e del Direttorio della Compagnia di S. Angela. accostandoli agli scritti dĂŹ S. Benedetto, affermando che la Chiesa, approvando le modifiche che il tempo attuale richiede, dĂ  un grande valore a quanto i Santi hanno sperimentato nella loro vita terrena. Soggiunse poi che per le Figlie di S. Angela la regola rappresenta una guida sicura. CosĂŹ, anche la comunitĂ  dĂŹ S. Giacomo ha conosciuto il valore della consacrazione secondo il carisma di S. Angela. La “Vita Consecrataâ€?, al n. 37, ci fa riflettere; “Deve rimanere viva la convinzione che nella ricerca della conformazione sempre piĂš piena al

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    “Ora sappiamo perchĂŠ tante stelle e sappiamo perchĂŠ tanti fiori: siamo noi la coscienza del loro splendore, noi la coscienza del loro fiorire; ed è la tua legge la fonte di ogni esistere, la ragione del nostro pensiero e agire..â€? David Maria Turoldo

Signore, sta la garanzia di ogni rinnovamento che intende rimanere fedele all’ispirazione originale.â€? Alla luce delle esortazioni di S. Angela meditiamola bene la Regola arricchita recentemente da un piĂš attuale Direttorio: “Tenete questo per certo, che questa Regola di diritto è piantata dalla Sua Santa Manoâ€? (Legato XI)! Questo invito è un appello alla perseveranza nel cammino di santitĂ attraverso le difficoltĂ  materiali e spirituali della vita. I fiori che spuntano nel “desertoâ€? sono il frutto di coloro che hanno vissuto la vita coerentemente alle Regole; saremo pur stanche fisicamente per gli anni che gravitano sulla nostra vecchiaia, ma sempre fiduciose e sicure di andare incontro al Signore con le mani piene di fiori, semplici ma vigorosi, perchĂŠ profumati dall’amore che i Santi ci hanno insegnato. Fraternamente Enrica L.

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Le Sorelle Girelli e la Compagnia di S. Orsola un ponte fra passato, presente e futuro Brescia 23 novembre 2013 Casa S. Angela via Martinengo da Barco 4, Brescia Prima parte: Maddalena ed Elisabetta Girelli: le opere sociali e le opere religiose nella diocesi, in Italia e nel mondo Ore 9.00 Presiede Maria Pezzotti - La Superiora Superiora della Compagnia di Brescia Saluto delle Autorità civili e religiose Ore 9.30 Paola Vismara Il clima religioso e le tensioni politico-sociali in Italia tra fine Ottocento e primo Novecento. Ore 10.00 Mario Taccolini Il cattolicesimo bresciano tra XIX° e XX° secolo. Ore 10.30 Visione del filmato: “La casa di via Cairoli. Due donne del Novecento: Elisabetta e Maddalena Girelli” Ore 11.30 Mario Trebeschi Dalla religiosità personale alla vita consacrata: storia di un’evoluzione interiore. Pausa pranzo

Seconda parte: Riflessioni sull’oggi

Presiede: Angiolina Pederzani Messali Presidente del Centro Mericiano di Brescia Ore 14,00 Irma Valetti Bonini Le opere e i giorni delle sorelle Girelli. Una risposta cristiana alle richieste di una società in rapido cambiamento Ore 14,30 Mary-Cabrini Durkin The Companies Today: Global Horizons and Demographic Challenges. (Le Compagnie oggi: Orizzonti globali e sfide demografiche.) Ore 15,00 Dibattito

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Discorso del Santo Padre Francesco

Ai partecipanti al Pellegrinaggio della Diocesi di Brescia Basilica Vaticana

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Sabato 22 giugno 2013

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Cari fratelli e sorelle della Diocesi di Brescia, buongiorno! Vi ringrazio perché mi offrite la possibilità di condividere con voi il ricordo del Venerabile Servo di Dio Paolo VI. Vi saluto con affetto a partire dal vostro Vescovo, Mons. Luciano Monari, a cui sono grato per le amabili parole. Saluto i sacerdoti, le religiose e i religiosi e i fedeli laici. Questo è il vostro pellegrinaggio nell’Anno della fede, ed è bello che abbiate voluto farlo nel 50° dell’elezione del vostro grande conterraneo Paolo VI. Sarebbero tante le cose che vorrei dire e ricordare di questo grande Pontefice. Pensando a lui, mi limiterò a tre aspetti fondamentali che ci ha testimoniato e insegnato, lasciando che siano le sue appassionate parole ad illustrarli: l’amore a Cristo, l’amore alla Chiesa e l’amore all’uomo. Queste tre parole sono atteggiamenti fondamentali, ma anche appassionati di Paolo VI. 1. Paolo VI ha saputo testimoniare, in anni difficili, la fede in Gesù Cristo. Risuona ancora, più viva che mai, la sua invocazione: “Tu ci sei necessario o Cristo!”. Sì, Gesù è più che mai necessario all’uomo di oggi, al mondo di oggi, perché nei “deserti” della città secolare Lui ci parla di Dio, ci rivela il suo volto. L’amore totale a Cristo emerge in tutta la vita di Montini, anche nella scelta del nome come


 

Papa, da lui motivata con queste parole: è l’Apostolo «che in modo supremo amò Cristo, che in sommo grado desiderò e si sforzò di portare il Vangelo di Cristo a tutte le genti, che per amore di Cristo offrì la sua vita» (Omelia [30 giugno 1963]: AAS 55 [1963], 619). E questa stessa totalità la indicava al Concilio nel Discorso di apertura della Seconda Sessione a San Paolo fuori le Mura indicando il grande mosaico della Basilica in cui il Papa Onorio III appare di proporzioni minuscole ai piedi della grande figura di Cristo. Così era la stessa Assemblea del Concilio: ai piedi di Cristo, per essere servi suoi e del suo Vangelo (cfr. Discorso [29 settembre 1963]: AAS 55 [1963], 846-847). Un profondo amore a Cristo non per possederlo, ma per annunciarlo. Ricordiamo le sue appassionate parole a Manila: «Cristo! Sì, io sento la necessità di annunciarlo, non posso tacerlo! … Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito di ogni creatura, è il fondamento di ogni

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  cosa; Egli è il Maestro dell’umanità, è il Redentore; … Egli è il centro della storia e del mondo; Egli è Colui che ci conosce e che ci ama; Egli è il compagno e l’amico della nostra vita; Egli è l’uomo del dolore e della speranza; è Colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità» (Omelia [27 novembre 1970]: AAS 63 [1971], 32). Queste parole appassionate sono parole grandi. Ma io vi confido una cosa: questo discorso a Manila, ma anche quello a Nazaret, sono stati per me una forza spirituale, mi hanno fatto tanto bene nella vita. E io torno a questo discorso, torno e ritorno, perché mi fa bene sentire questa parola di Paolo VI oggi. E noi: abbiamo lo stesso amore a Cristo? E’ il centro della nostra vita? Lo testimoniamo nelle azioni di ogni giorno? 2. Il secondo punto: l’amore alla Chiesa, un amore appassionato, l’amore di tutta una vita, gioioso e sofferto, espresso fin dalla sua prima Enciclica, Ecclesiam suam. Paolo VI ha vissuto in pieno il travaglio della Chiesa dopo il Vaticano II, le luci, le speranze, le tensioni. Ha amato la Chiesa e si è speso per lei senza riserve. Nel Pensiero alla morte scriveva: «Vorrei abbracciarla, salutarla, amarla in ogni essere che la compone, in ogni Vescovo e Sacerdote che la assiste e la guida, in ogni anima che la vive e la illustra». E nel Testamento si rivolgeva a lei con queste parole: «Ricevi col mio benedicente saluto il mio supremo atto di amore!» (Insegnamenti XVI [1978], 592). Questo è il cuore di un vero Pastore, di un autentico cristiano, di un uomo capace di amare! Paolo VI aveva una visione ben chiara che la Chiesa è una Madre che porta Cristo e porta a Cristo. Nell’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi – per me il documento pastorale più grande che è stato scritto fino a oggi – poneva questa domanda:«Dopo il Concilio e grazie al Concilio, che è stato per essa un’ora di Dio in questo scorcio della storia, la Chiesa si sente o no più adatta ad annunziare il Vangelo e ad inserirlo nel cuore

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  dell’uomo con convinzione, libertà di spirito ed efficacia?» (8 dicembre 1975, n. 4: AAS 68 [1976], 7). E continuava: la Chiesa «è veramente radicata nel cuore del mondo, e tuttavia abbastanza libera e indipendente per interpellare il mondo? Rende testimonianza della propria solidarietà verso gli uomini, e nello stesso tempo verso l’Assoluto di Dio? È più ardente nella contemplazione e nell’adorazione, e in pari tempo più zelante nell’azione missionaria, caritativa, di liberazione? È sempre più impegnata nello sforzo di ricercare il ristabilimento della piena unità dei cristiani, che rende più efficace la testimonianza comune “affinché il mondo creda”?» (ibid, n. 76: AAS 68 [1976], 67). Sono interrogativi rivolti anche alla nostra Chiesa d’oggi, a tutti noi, siamo tutti responsabili delle risposte e dovremmo chiederci: siamo veramente Chiesa unita a Cristo, per uscire e annunciarlo a tutti, anche e soprattutto a quelle che io chiamo le “periferie esistenziali”, o siamo chiusi in noi stessi, nei nostri gruppi, nelle nostre piccole chiesuole? O amiamo la Chiesa grande, la Chiesa madre, la Chiesa che ci invia in missione e ci fa uscire da noi stessi? 3. E il terzo elemento: l’amore per l’uomo. Anche questo è legato a Cristo: è la stessa passione di Dio che ci spinge ad incontrare l’uomo, a rispettarlo, a riconoscerlo, a servirlo. Nell’ultima Sessione del Vaticano II, Paolo VI pronunciò un discorso che a rileggerlo colpisce ogni volta. In particolare là dove parla dell’attenzione del Concilio per l’uomo contemporaneo. E disse così: «L’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella sua terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? Poteva essere, ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani… Dategli merito di

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  questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo» (Omelia [7 dicembre 1965]: AAS 58 [1966], 55-56). E con uno sguardo globale al lavoro del Concilio, osservava: «Tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità. La Chiesa si è quasi dichiarata l’ancella dell’umanità» (idib, 57). E questo anche oggi ci dà luce, in questo mondo dove si nega l’uomo, dove si preferisce andare sulla strada dello gnosticismo, sulla strada del pelagianesimo, o del “niente carne” - un Dio che non si è fatto carne –, o del “niente Dio” - l’uomo prometeico che può andare avanti -. Noi in questo tempo possiamo dire le stesse cose di Paolo VI: la Chiesa è l’ancella dell’uomo, la Chiesa crede in Cristo che è venuto nella carne e perciò serve l’uomo, ama l’uomo, crede nell’uomo. Questa è l’ispirazione del grande Paolo VI. Cari amici, ritrovarci nel nome del Venerabile Servo di Dio Paolo VI ci fa bene! La sua testimonianza alimenta in noi la fiamma dell’amore per Cristo, dell’amore per la Chiesa, dello slancio di annunciare il Vangelo all’uomo di oggi, con misericordia, con pazienza, con coraggio, con gioia. Per questo ancora una volta vi ringrazio. Vi affido tutti alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, e vi benedico tutti di cuore, insieme con i vostri cari, specialmente i bambini e i malati.

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Tempo che corre tempo che conta

Il tempo è un’espressione fondamentale della vita sociale. Molte delle conversazioni quotidiane che scambiamo con le persone familiari e amiche riguardano il vissuto personale del tempo: se scorre troppo in fretta o se, invece, è interminabile; se lo si attende con trepidazione o lo si teme angosciati; l’educazione familiare è sempre una verifica dell’uso del tempo che è l’unico bene sottoposto interamente alla responsabilità personale. Prevale oggi la sensazione che il tempo sfugga alla possibilità di controllo e di comprensione delle persone. Non ho tempo. La fretta e il ritmo della prestazione corrodono il tempo della vita, Ogni volta esso è insufficiente. La ristrettezza del tempo rende agitati e ansiosi. Nel nervosismo si diventa impazienti e si lascia libero sfogo agli istinti aggressivi. -“Vivi il presente”, “afferra l’attimo”. Il presente dell’attimo non ha consistenza: appena avviene, già è passato. La brevità nella nuova percezione del tempo è compensata dalla sua qualità estetica. Il pluralismo degli orientamenti di vita ha ridotto i valori etici in più modesti “criteri di preferenza” e il credere in un “rito individuale” fatto a propria misura: nasce un individuo realista, relativista, aperto a ogni possibilità. Il tempo e il denaro. Oggi i criteri sono quelli dell’utilità: si considerano i risultati. Valore simbolico per eccellenza è, infatti, il denaro, che è un mezzo generalizzato di scambio (con il denaro si può fare tutto). Il tempo diventa merce, risorsa economica preziosa perché scarsa, ed entra nei processi produttivi al pari di altre risorse. Il lavoro, che si proclama fondamento della vita comune e della democrazia, è ridotto a denaro. L’esperienza del tempo diventa ancor più fastidiosa e accresce l’ansia della prestazione. Il

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  nervosismo, il torpore emozionale e l’ansia della prestazione accompagnano così frequentemente e fortemente la quotidianità fino a diventare stili normali di vita. La crisi della festa. La razionalizzazione della vita sociale limita sempre più lo spazio della gratuità e quindi porta a un impoverimento progressivo delle ritualità familiari, civili e religiose. I riti, infatti, non si possono compiere sotto la dominanza dell’orologio. L’esperienza della festa perde così sempre più terreno, occupato invece dalle attività del “tempo libero”. Per vivere il tempo liberato dalla prestazione e dall’utilità in vista del denaro, è indispensabile produrre un’alternativa e una critica del tempo del lavoro. Non si può vivere di sola prestazione: è indispensabile anche la gratuità; è necessario anche ciò che appare “inutile”. L’identificazione di questo tempo ha bisogno anche della cultura familiare e dei suoi simboli. Tempo per la famiglia. Il tempo familiare, non è un tempo che si aggiunge agli altri; non può essere un’ulteriore cosa da fare, né può essere inteso come pausa dal lavoro. L’intenzione del tempo familiare è invece di dare senso, valore e consistenza a tutti gli altri tempi della vita; di dare insieme significato e speranza. E’ un tempo qualitativo e non solo quantitativo. Nella gratuità familiare nascono i riti: l’accoglienza e il saluto, gli scambi affettivi e i pasti comuni…Il “dolce far niente” familiare, il tempo della vacanza, il gioco domestico, sono, infatti,tempi che sono vissuti con l’intensità del rito. La distrazione, il ritualismo e la fretta. Distrazione, ritualismo e fretta sono anche i principali nemici, sempre in agguato, dell’azione liturgica. I riti d’inizio (e il tempo che precede immediatamente la celebrazione) attivano le disposizioni mentali ed emozionali essenziali

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  dell’attenzione perché si possa passare dal tempo della prestazione al “tempio pieno” della Grazia. I riti religiosi richiedono un linguaggio appropriato, dove le parole, pur avendo lo stesso significato della vita quotidiana, hanno un altro senso, perché alludono al Mistero, dove le azioni e gli oggetti sono tolti dal loro utilizzo pratico e sono trasformati in segni divini. Nella celebrazione eucaristica “si mangia” ma non per fame; si beve non per sete e nemmeno per “compagnia”; ci si muove e si “agisce” non in funzione di qualche scopo ma solo per rappresentare l’invisibile Presenza del Signore risorto. Durante l’Eucaristia gli occhi non si chiudono per lasciar spazio all’immaginazione, sono ben fissi all’Evangelario che avanza, all’Ostia esposta, al calice contemplato, anche se non vedono “nulla” di ciò che il fedele solo crede. Nella liturgia non si rinuncia ai sensi: si sospende la loro funzione usuale per percepire diversamente. La vera ascesi quindi è l’attenzione, non la rinuncia. I riti d’inizio della celebrazione eucaristica hanno quindi lo scopo di rendere reale l’Invisibile con un’intensità che deve contrastare il peso della distrazione, del ritualismo e della fretta. Per questo, come vedremo, il fascio di Luce che l’assemblea appena composta raccoglie, lascia immediatamente intravedere la propria oscura miseria e subito predispone a riconoscersi peccatori. Rosa P.

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La fabbrica dei divorzi

“Separazioni e divorzi sono in aumento”, così un recente studio di Famiglia Cristiana e Contromarca. 90mila sono i figli coinvolti ogni anno nelle disgregazioni familiari; 45mila quelli inferiori agli 11 anni; 88mila le separazioni nel 2010; 69mila le separazioni in cui sono presenti i figli: i divorzi nello stesso anno sono stati 54mila Come accade, le conseguenze ricadono sui figli: è necessario proteggerli con nuove leggi per arginare la conflittualità tra i genitori; l’eco dei recenti episodi sull’affidamento dei figli dei separati ha dimostrato che bisogna tornare alle radici del problema, a quando tutto è iniziato per rimuovere definitivamente il virus. L’articolo 29 della Costituzione continua a dire anche se nessuno vuol più ascoltare- che la famiglia è una realtà naturale fondata sul matrimonio. Non è, dunque, quello che le sentenze dei giudici vorrebbero che fosse. Il problema è proprio in quella radice ormai abbandonata da tutti che è il matrimonio. All’inizio degli anni’ 70 del secolo scorso, in tutto il mondo occidentale, si è deciso che il diritto individuale a separarsi dal coniuge fosse incondizionato, e comunque prevalente sul diritto dei figli a essere cresciuti da genitori conviventi. Ci si è illusi, vanamente, che anche quando l’alleanza Don Franco Frassine tra i coniugi si rompe, senza un motivo

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  oggettivo, sarebbe comunque stata possibile la solidarietà nei compiti educativi. La radice delle scene pietose viste in TV, piaccia o meno, è tutta li. Un giurista americano, Harry D. Krause, trattando del diritto di famiglia nel secondo millennio, ha giustamente premesso che nella nostra epoca quel che è importante non è il matrimonio, ma i bambini. Tant’è che tutto il sistema, a parole, si basa sull’esigenza di tutelare il loro “superiore interesse”. La clausola implicita, però, è che questo interesse deve sempre essere subordinato a quello di ciascuno dei genitori a rifarsi una vita. Attorno a questo inganno si sono costruite vere e proprie favole consolatorie come quella, che va per la maggiore nei tribunali, per cui il vero dramma dal quale preservare i figli sarebbe la conflittualità tra i genitori, o addirittura la loro “infelicità coniugale”, piuttosto che la separazione di per se stessa. Per questo sarebbe urgente resettare il sistema e riaffermare, in linea di principio, la verità naturale, semplice e cristallina, per cui non si può essere fino in fondo buoni genitori senza sforzarsi di essere anche buoni coniugi, come se fossero due cose indipendenti l’una dall’altra. Si dirà che sono solo parole, petizioni di principio che non servono ad affrontare situazioni drammatiche che spesso avvengono, ma il problema è che in troppi casi, la parte dei “pompieri” la svolgono gli stessi soggetti che appiccano il fuoco: genitori, ma anche legali, consulenti e vari esperti che si affannano, attorno al capezzale di decine di migliaia di famiglie scoppiate e di minori in difficoltà, che al momento del crac familiare hanno meno di undici anni. Di fronte a un simile disastro una nuova cultura non potrà nascere da un giorno all’altro, ma questo non è un buon motivo per non affrontare il problema alla radice partendo dal diritto positivo, in quanto - cosi

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  come a suo tempo è accaduto per il divorzio - sono le leggi a modificare i costumi delle persone e non viceversa. Poi, certamente, per arginare i drammi nascenti dalla conflittualità tra i genitori sarebbe anche necessario introdurre soluzioni transitorie. E’ difficile che ci si arrivi perché i vari esperti sostengono che la soluzione è poco pratica, ma anche perché, finché non si riaffermerà il principio per cui ”pacta sunt servanda”, la soluzione veramente efficace non la si troverà mai. Come si vede, alla base di tutto c’è almeno un minimo di buona volontà da parte di tutti. Frassine F.

La famiglia alla lente di ingrandimento: il ruolo coniugale Tutti coloro che a vario titolo si interessano della “famiglia” si trovano, oggi, a scontrarsi con le posizioni più strane. Apparentemente si potrebbe dire che ognuno è libero di “pensare e progettare la sua famiglia come desidera e meglio crede”. Forse non è proprio così. Nella storia dell’uomo, per il cristiano fin dalla creazione, la famiglia è stata fondata sull’unione tra un uomo e una donna. “Maschio e femmina li creò” . Questa realtà non può essere modificata e, tantomeno, sostituita da altre visioni o concezioni filosofiche e/o sociali. E’ pertanto necessario che le realtà che oggi si fondano sul cristianesimo riprendano questi principi, per avere una visione chiara e soprattutto per educare fin dai primi giorni di vita la creatura appena nata a costruire, solidificare e caratterizzare il ruolo maschile o femminile.

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  Si coglie, perciò, che i primi educatori in tal senso sono i due genitori. Come fare perché questa educazione possa essere corretta e soprattutto peculiare in tutti gli aspetti : psicologico – sociale – morale – sessuale – religioso e, perché no intellettuale? 1. I due genitori devono vivere con il proprio figlio la naturalezza della loro identità femminile o maschile. Fin dal modo di relazionarsi fisicamente, affettivamente, comportamentale (tono di voce, modi di abbracciare – accarezzare il figlio – postura per stare con il figlio ecc…) il genitore si connota ed il figlio lo percepisce. La dolcezza della madre non è contraria alla robustezza delle braccia paterne. La voce accarezzante della mamma è ben distinta dal linguaggio forse più “duro” del padre. E così via, nei primi mesi e nei primi anni di vita. 2. E’ bene che i genitori, pur svolgendo le stesse azioni di accudimento verso il figlio, “le caratterizzino” nella forma di relazione, nel tempo, nel linguaggio senza differenziarle nel valore, ma nella forma. Una madre può cantare per il figlio una “ninna nanna” che concilia il sonno. Il padre può stringersi al fianco il figlio e “partecipare” ad uno spettacolo televisivo con commenti, dialoghi, ecc.. 3. E’ essenziale “curare” la persona, anche nell’aspetto esteriore, in modo che il figlio incominci a cogliere la diversità tra “maschio e femmina”, non certamente solo per il modo di vestire, ma per la struttura del corpo, le caratteristiche tipiche del movimento, della voce, ecc.. Quanti figli “maschi “ sono stati cresciuti come femminucce per una mancata presenza di una figlia in casa!! E quanto scompiglio ha creato ciò nel figlio, al punto di caricare sui genitori (spesso sulla madre) i problemi della crescita e della identità personale. Tutto ciò non va letto come un “ricettario”, ma unicamente come stimolo per offrire ai futuri genitori ed alle giovani coppie delle occasioni di dialogo e di riflessione.

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Quali proposte educative possono essere organizzate? a) programmare incontri a piccoli gruppi di fidanzati per discutere del ruolo maschile e femminile, in vista del matrimonio. b) curare le visite domiciliari per mamme – coppie – famiglie…in attesa di un figlio per sostenerli e incoraggiarli in questi momenti delicati. c) organizzare incontri per due/tre coppie con bambini neonati per riflettere sul nuovo ruolo educativo del padre e della madre. d) ….e perché non pensare ai nonni??!! Sono oggi una forte e preziosa risorsa che, però, spesso richiede un piccolo grande cambio di mentalità per essere un “vero aiuto” per i figli sposati e neo – genitori. Prof. Angelo Metelli Mediatore Familiare

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Il Rosario al Parlamento europeo di Bruxelles Da Bruxelles, 06 Luglio 2013 Nella “Sala di Meditazione” del complesso, Gesù lo troverete tutti i giorni dalle ore 12 alle ore 13 Metti Shiva, togli Budda, via tutto (per chi le immagini non le vuole), finalmente arriva anche il Crocifisso, con Madonna di Czestochowa e Cristo della Divina Misericordia al seguito, e si sa la SS. Trinità vince tutto! Non è una barzelletta, è quello che avviene nella «Sala di Meditazione” del Parlamento Europeo di Bruxelles, dove non c’è una Cappella per pregare per ciascuna religione, ma c’è una stanza anonima, dove convivono, più o meno pacificamente, religioni monoteistiche, panteistiche e sette. In un armadio che sta dietro un muretto, in fondo alla stanza, stanno tutti i vari “simboli” religiosi. Davanti al muretto c’è un tavolo, neppure bello, che serve ai cattolici per celebrare la messa, a qualche buddhista per fare yoga (ma siamo sicuri che faccia poi bene fare esercizio su una tavola, senza pensare agli «umori” che vi rimarranno?), a qualche appartenente a strane sette come punto di arrivo per delle corse quasi bacchiche attraverso la stanza per cercare un non meglio identificato “spirito”. Comunione tra religioni o tentativo da parte dell’istituzione europea, che ha tolto dai suoi trattati le radici giudaico - cristiane, di ridurre tutti, cristiani, musulmani, ebrei, buddhisti, indù, shintoisti, animisti, testimoni di Geova, pentecostali, evangelici, moon, new age e chi più ne ha e più ne metta, ad un confuso pastolotto spirituale con la “s” minuscola? Sincretismo, ma non è vero che le religioni sono tutte uguali. Appare lo zampino, o meglio lo zampone, dell’ideologia relativista, la

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  più feroce e intollerante ideologia dei nostri tempi che tutto vuole meno che le religioni, soprattutto quella cristiana che ricorda che ognuno di noi è unico e grazie al cielo diverso. Gesù lo troverete tutti ì giorni dalle 12 alle 13, il mercoledì mattina dalle 8,30 fino alle 9,15 circa e poi altri due giorni alla settimana dove può restare tutto il giorno appeso e non riposto nell’armadietto. Povero Cristo! Ma più che altro, poveri noi e povera Europa. Per fortuna da circa due anni in questa sala asettica, anzi per niente, tra le 12 e le 13 c’è qualcuno, un “piccolo resto” di cattolici, che recita prima l’Angelus (in inglese, francese, o polacco, o italiano, latino, ecc. a seconda di chi c’è) e poi il rosario. Viene recitata anche la preghiera di esorcismo di S. Michele, quanto mai opportuna. L’iniziativa è nata un po’ per caso grazie a dei polacchi che dopo avere celebrato una messa, sempre nella fatidica saletta, hanno visto la necessità (per il PE aggiungo io) di rendere fissa una presenza orante. Così la sala è stata prenotata tutti i giorni per un’ora da un parlamentare, per questo il gruppetto può recitare Angelus e rosario ad alta voce, tutti i giorni. Altrimenti non sarebbe stato possibile per via del “rispetto” e ognuno fa quello che vuole. All’inizio si recitava solo l’Angelus e poi una decina del rosario, poi questi cattolici “furbi come serpi” hanno deciso di recitarlo per intero. Ora concludono con il Salve Regina cantato in latino, ovviamente in gregoriano. Alla faccia della sala di meditazione. Se vi capita quindi di andare al Parlamento Europeo di Bruxelles, fate una vista alla sala di meditazione che sta al piano terra, potrete pregare anche voi con il gruppo del rosario che ha preparato un “aiuto per la preghiera”, in varie lingue. Veramente tu sei un Dio misterioso, Dio di Israele, salvatore. Saranno confusi e svergognati quanti s’infuriano contro di lui; se ne andranno con ignominia i fabbricanti di idoli ( Is 45, 15 – 26)

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Il ricordo di alcune Consorelle Il 9 giugno scorso, la nostra Superiora con alcune Consorelle è stata invitata dal parroco di Dello, Don Fabrizio David, all’inaugurazione di quattro aule dell’oratorio, due delle quali dedicate a Marta Zamboni e Lucia Tomasi, Figlie di Sant’Angela, che lì ebbero a ben operare parecchi anni fa. Tale fu la loro laboriosità nell’educare i fanciulli della loro comunità, nell’insegnare loro il catechismo e nel partecipare ad ogni buona iniziativa, che i dellesi coniarono questo detto: “Fom come Marto e Cio” . Ben animato è stata anche il pranzo sociale, durante il quale ho avuto modo di parlare con un signore del posto che mi ha detto di invocare ogni sera le nostre Consorelle perché lo proteggano e di non riuscire a dormire prima di averle pregate. Abbiamo pure incontrato una signora, che, accompagnata dalla sua famiglia, era venuta direttamente da Pavia per commemorare Lucia Tomasi in quanto, da fanciulla, era stata ospite dell’orfanatrofio che lei dirigeva ad Orzinuovi. Anche noi dobbiamo pregare queste Consorelle, perché, anche se non siamo più attive, con la nostra testimonianza possiamo essere di buon esempio per quanti abbiamo ad incontrare. La parrocchia di Dello ha inoltre pubblicato due libretti per illustrare con scritti e fotografie i profili di queste due donne che così bene hanno operato. Per chi volesse leggerli, sono a disposizione presso Casa Sant’Angela. Giuseppina V.

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Pellegrinaggio a Roma

Dal 21 al 23 giugno, la Diocesi di Brescia, guidata dal nostro Vescovo Mons. Luciano Monari, ha promosso un pellegrinaggio a Roma per ricordare il 50° anniversario dell’elezione a Sommo Pontefice del Cardinale Giovanni Battista Montini, Paolo VI, al quale hanno partecipato con la nostra Superiora anche alcune Consorelle. Nella medesima circostanza sono stati celebrati pure il 120° anno della fondazione della “Voce del Popolo” e il 125° anno della rivista “Madre”. Arrivati a Roma, il pellegrinaggio è iniziato con la visita alle Catacombe di S. Callisto, il luogo di preghiera e di sepoltura dei primi Cristiani perseguitati, cui ha seguito nella chiesa di S. Tarcisio la S. Messa celebrata dal Vescovo Luciano con altri sacerdoti. Sabato 22, nella Basilica di S. Pietro all’altare della Confessione e sotto lo sguardo di S. Angela - la cui statua è collocata in alto sul lato sinistro della Basilicaabbiamo partecipato alla concelebrazione eucaristica presieduta da Mons. Monari con il Superiore Mons. Vigilio Mario Olmi e Mons. Giulio Sanguineti. Ed ecco il momento tanto atteso da noi tutti con Papa Francesco. Il Vescovo così lo ha salutato: “… Siamo contenti di poter vedere quel Papa per cui preghiamo e a cui siamo legati da un vincolo robusto di fede… Siamo contenti Papa Francesco, le vogliamo bene…”. Poi il Papa ha preso la parola: “Cari fratelli e sorelle della Diocesi di Brescia, buongiorno. Vi ringrazio perché mi offrite la possibilità di condividere con voi il ricordo del Venerabile Servo di Dio Paolo VI…”. Ha poi sottolineato tre aspetti fondamentali che hanno caratterizzato l’insegnamento del Papa bresciano: “L’amore a Cristo, alla Chiesa e all’uomo… Papa Paolo VI ha saputo testimoniare in anni difficili la fede

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in Gesù Cristo…”. Poi ancora “… Cari amici ritrovarci nel nome di Paolo VI ci fa bene, la sua testimonianza alimenta in noi la fiamma dell’amore per Cristo e dell’amore per la Chiesa e dello slancio di annunciare il Vangelo…”. Alla fine del discorso ci ha affidati tutti a Maria Madre della Chiesa e ha impartito su ognuno di noi e sui nostri cari la sua apostolica benedizione. E’ stata una grande emozione questo incontro con il Papa che, con parole semplici, mi ha fatto comprendere chi fosse il Papa bresciano e quanto volesse bene alla Chiesa e all’uomo!. La S. Messa, presieduta nella Basilica di S. Pietro da Mons. Vincenzo Zani, ordinato di recente Vescovo e la preghiera dell’Angelus con Papa Francesco, a mezzogiorno, in una piazza colma di gente, hanno chiuso domenica il nostro pellegrinaggio. Maria Emma D.

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 L’udienza di Papa Francesco, nella Basilica di S. Pietro, è stata emozionante. Bergoglio ci ha confidato che gli scritti di Paolo VI hanno fatto tanto bene al suo spirito e che ritorna, ritorna, ritorna, ripetuto ben tre volte, a meditarli. Ci ha dichiarato che le infuocate parole di Paolo VI continuano a testimoniare il suo appassionato amore a Cristo, alla Chiesa e all’uomo da vero pastore al servizio di Gesù, della Chiesa e di tutti gli uomini in tutti i bisogni di un umanesimo cristiano globale. Ha concluso invitandoci ad imitare il Papa bresciano e ad annunciare il Vangelo con misericordia, pazienza, coraggio, gioia. Ci ha affidato alla Madonna ed ha impartito la sua apostolica benedizione da estendere ai nostri familiari, specialmente ai bambini ed ai malati. Giuseppina V.

Congregazione delle Orsoline Francescane In occasione dei 25 anni dalla fondazione della Congregazione delle Orsoline Francescane, avvenuta a Mangalore (India) il 12 aprile 2012, la nostra Superiora è stata invitata a rendersi partecipe presso di noi della loro gioia. Tale Istituto fu fondato dal gesuita Padre Urban Stein, che, dopo un periodo passato a Bombai, fu mandato nella Missione di Mangalore che era stata da poco assegnata alla cura dei Gesuiti. Divenuto parroco della Cattedrale del Rosario, sentendo il bisogno di più occhi per vedere, più cuore per sentire e più mani per prendersi cura delle necessità spirituali dei suoi parrocchiani, pose le basi di una comunità secondo il carisma di S. Angela, da lui conosciuto in Germania, a Colonia, sua città natale.

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 Il 10 aprile 1887, domenica di Pasqua, scelse 12 eccezionali giovani donne e offrì loro l’opportunità di abbracciare un genere di vita mediante il quale, pur vivendo nel mondo, poter realizzare l’ideale di perfezione. Dette vita alla “Pia Associazione di S. Orsola” e dette loro la Regola e la forma di vita propria di Sant’Angela Merici. I membri dell’Associazione si dedicarono in modo speciale al Signore e al servizio della Chiesa locale. Facevano catechesi nelle famiglie, nelle parrocchie e nelle periferie, preparavano i bambini a partecipare alla liturgia e a ricevere i Sacramenti. Incrementavano tra i fedeli lo spirito di preghiera in famiglia e la partecipazione alle celebrazioni in chiesa, che predisponevano anche per le sacre funzioni Pur vivendo nelle loro famiglie, testimoniavano Cristo con opere di misericordia e carità; una volta la settimana si incontravano per pregare insieme il Signore. Aumentate poi di numero, il 13 maggio 1934, su approvazione dell’arcivescovo di Mangalore, VR Ferdinandes, e della Santa Sede, si organizzarono in congregazione religiosa, le “Sorelle Catechiste di S. Orsola”. Il 16 agosto 1955, con la mediazione di Fr. Pacifico O F M Cap, l’istituto fu chiamato “Congregazione francescana delle Orsoline”: in questo modo furono incorporate nella famiglia francescana, cogliendo in tal modo l’aspetto di S. Angela, che, da terziaria francescana, aveva assimilato lo spirito apostolico e missionario del “Poverello di Assisi”. Nel 1995 la Congregazione fu approvata con Decreto dello Statuto Pontificio e le Costituzioni rivedute dalla Sacra Congregazione per i Religiosi a Roma. Ora il piccolo seme dell’Associazione originale è diventata un albero che ha diffuso i suoi rami nei campi apostolici di 34 diocesi in India, Germania, Italia, Tanzania e Kenia.

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Novità da Marone Il 1° settembre, presso la struttura RSA “Sorelle Girelli”, con la collaborazione della Associazione Anziani “La Rota” di Marone e “Pregasso Insieme” si è svolta una festosa manifestazione con la partecipazione di alcuni ospiti della Casa di Riposo insieme ai loro familiari: in tutto un centinaio di persone. Era presente, per la Compagnia S. Angela, anche la sig.na Maria Corbelli. I volontari del “Pregasso Insieme” hanno cucinato un ottimo spiedo. Il pomeriggio è stato animato da musiche e canti popolari eseguiti anche dagli anziani e da alcuni ospiti. E’ seguita una ricca tombolata purtroppo rovinata dalle condizioni meteorologiche avverse. Alla fine tutti si sono dimostrati contenti di aver trascorso qualche ora in lieta compagnia; gli ospiti hanno avuto modo di rincontrare amici di vecchia data o compaesani che non vedevano da tempo e la comunità di Marone ha potuto “aprirsi” mostrandosi come una realtà viva e piena di entusiasmo. E’ auspicabile che la felice iniziativa venga riproposta il prossimo anno; intanto è in programmazione una mostra di quadri “itinerante” che vedrà ancora la collaborazione con l’associazione anziani e favorirà nel territorio l’interscambio culturale e relazionale. Valeria Gamba Direttore Progetto Salute

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I nostri propositi Per tenere vivo l’obiettivo vocazionale, alcuni membri della Compagnia si sono ritrovati nel mese di maggio per interrogarsi su ciò che stiamo facendo per le vocazioni e ciò che lo Spirito Santo ci suggerisce per il futuro. Si è fatta una breve verifica su come procede la nostra preghiera per le vocazioni; ci siamo impegnate tutte?? Ci siamo analizzate e siamo giunte alla conclusione che potevamo fare di più. La preghiera deve essere perseverante, ma accompagnata dal digiuno e dall’offerta dei nostri limiti, delle nostre croci (malattie fisiche e spirituali) senza lamentele, ma con gioia. Ogni giorno dobbiamo ringraziare il Signore ed offrire i nostri propositi nell ‘Eucarestia quotidiana, vissuta con fede e speranza. Le responsabili si sono impegnate a contattare gli assistenti dei gruppi e i parroci per poter promuovere la figura di S. Angela con pellegrinaggi, opuscoli, occasioni particolari, creando gruppi di amici e simpatizzanti, valorizzando la fraternità e la comunione con gli altri istituti religiosi e unendo le forze con varie iniziative perché la crisi vocazionale coinvolge un po’ tutti gli Istituti, non solo la Compagnia. Sicuramente bisogna imparare dal nostro Papa Francesco che riesce ad attrarre tutti perché alle parole unisce i fatti: gesti, sguardi, atteggiamenti che parlano di Dio. Quindi l’invito ad ogni figlia ad essere semplice, umile, gioiosa, misericordiosa, amabile perché in continua comunione con Dio. Ciò sarà possibile se ognuna di noi tornerà all’origine, all’essenziale, se testimonierà che nella sua vita il Signore è al primo posto. A tutte l’augurio che gli altri guardandoci capiscano quanto siamo concordi. A noi spetta ringraziare Dio che ha compiuto meraviglie per noi e capire che vale la pena donarsi a Lui perché mai saremo deluse. Lui è la nostra roccia. Questa è la nostra prima promozione, questo è il nostro biglietto vincente. La Commissione alla Promozione

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Noi siamo Chiesa Se il Vangelo viene ammorbidito e la Liturgia è vissuta come sedativo della coscienza, il cristianesimo si trasforma in fumo inservibile ad affrontare la vita. Occorre la capacità di coniugare fede e vita, calando il Vangelo nella storia. “Cristiani non si nasce, ma si diventa” sosteneva Tertulliano. Il forte mutamento di pochi decenni ci sprona a leggere il Vangelo per le persone di oggi. La Parola di Dio è poco conosciuta da tanti; ma noi ci impegniamo responsabilmente a conoscerla davvero? La celebrazione liturgica, anziché donare energia e speranza, spesso scivola nella stanca ritualità divenendo una rappresentazione della quale sfugge il senso ultimo di gesti e parole. Noi siamo Chiesa, ma capaci di creare un comunità viva, attenta agli ultimi, ai poveri, caritatevole? Se si riesce a creare relazioni nel quotidiano, allora anche l’Eucaristia è viva, fraterna, non fredda e bigotta. La vita di ogni giorno ci porta alla celebrazione eucaristica e dall’Eucaristia ritorniamo alla vita quotidiana pronte a vivere da testimoni e profeti. La Speranza contagiosa, siamo capaci di diffonderla? Ognuna può porsi tale interrogativo, se vuole! Mariuccia G.

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Maifredi Giulia Nata a Castrezzato il 5 febbraio 1922 (ad Orzinuovi dal 1960) Consacrata nel 1954 - Deceduta il 30 maggio 2013 o il 26 dicembre 1924 Consacrata nel 1948 - Deceduta il 4 gennaio 2012

Gozzini Natalina Nata a Pontoglio il 20 dicembre 1933 Consacrata nel 1965 - Deceduta il 13 giugno 2013 Ricordare la nostra Consorella Natalina, vuol dire rammentare la sua vita carica di tante sofferenze, un vero calvario. Fin da giovane, la sua salute malferma le ha imposto numerose rinunce e le ha limitato la possibilità di partecipare alla vita della parrocchia, al catechismo, alle attività dell’oratorio. A casa si dedicava a cucire camici per i sacerdoti, tovaglie, completi per arredare la mensa eucaristica: con questo contributo appagava il suo desiderio di bene operare. Negli ultimi tempi, aggravandosi la sua malattia, desiderava ricevere quotidianamente la S. Comunione per trovare forza e serenità nell’accettare giorno per giorno la volontà di Dio. Le Sorelle di Pontoglio

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Indice La parola del Superiore (S. Ecc. Mons. Vigilio Mario Olmi) “Credendo la fede cresce e si rafforza� pag.

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La parola della Superiora (Maria Teresa Pezzotti)

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7

Alle sorelle ammalate (Enrica Lamberti)

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Convegno Venerabili sorelle Girelli

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11

SpiritualitĂ Pellegrinaggio della Diocesi di Brescia Tempo che corre tempo che conta (Rosa P.)

pag. pag.

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Tra noi I nostri propositi (La Commissione alla Promozione) pag. Noi siamo Chiesa (Mariuccia G.) pag.

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Le ricordiamo

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AttualitĂ La fabbrica dei divorzi (Don Franco Frassine) La famiglia alla lente di ingrandimento: il ruolo coniugale (Prof. Angelo Metelli) Il Rosario al Parlamento europeo di Bruxelles Cronaca Il ricordo di alcune Consorelle (Giuseppina V.) Pellegrinaggio a Roma (Maria Emma D.; Giuseppina V.) Congregazione delle Orsoline Francescane NovitĂ  da Marone

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Appuntamenti vari 2013 - 2014 Sabato 7 settembre assemblea della Vita Consacrata con il Vescovo Luciano presso l’Auditorium Sala Capretti - Artigianelli Sabato 14 settembre Assemblea d’inizio anno pastorale della Compagnia 2013-2014 Sabato 23 novembre Convegno sulle Sorelle Girelli GiovedÏ 24 gennaio veglia vocazionale di preghiera presso il Santuario di S. Angela

Giornata per le Responsabili e le Commissioni Sabato 28 settembre; 4 gennaio 2014

Giornata per i sacerdoti

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Ritiri in casa S. Angela – Iniziano puntualmente alle ore 8.45 e terminano alle ore 16, dopo la celebrazione comunitaria del Vespro. – Nei tempi di Avvento e Quaresima iniziano la sera precedente con la veglia vocazionale alle ore 20.30. – Il testo è quello preparato dalla Diocesi per la Vita consacrata. GIOVEDÌ

DOMENICA

Don Diego Facchetti

Don Luigi Gregori

SABATO 14 SETTEMBRE Assemblea di inizio pastorale 3 ottobre

6 ottobre

7 novembre

3 novembre

5 dicembre

6 gennaio

SABATO 25 GENNAIO Ritiro plenario - Festa di Sant’Angela 6 marzo

2 marzo

3 aprile

6 aprile

8 maggio

4 maggio SABATO 7 GIUGNO

Assemblea di fine anno pastorale

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Ritiri in zona MALONNO Don Antonio Leoncelli Incaricata Carla Lazzarini Consigliera Giulia Salodini Sabato 16 novembre » 21 dicembre » 15 febbraio » 15 marzo » 19 aprile » 17 maggio

PISOGNE Don Ermanno Turla Incaricata Rita Zanardini Consigliera Giulia Salodini Lunedì 7 ottobre » 11 novembre » 9 dicembre » 13 gennaio » 10 febbraio » 10 marzo » 14 aprile » 12 maggio » 9 giugno

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MARONE Don Fausto Manenti Incaricata Maria Corbelli Consigliera Flora Boninsegna Mercoledì 2 ottobre » 6 novembre » 4 dicembre » 8 gennaio » 4 febbraio » 5 marzo » 2 aprile » 7 maggio » 4 giugno BAGOLINO Don Bruno Codenotti Incaricata Carmela Fusi Consigliera Giulia Salodini Mercoledì 20 novembre » 18 dicembre » 19 febbraio » 19 marzo » 21 maggio


Ritiri in zona PONTOGLIO Don Angelo Mosca Incaricata Claudia Panizza Consigliera Natalina Vezzoli Mercoledì 9 ottobre » 20 novembre » 19 febbraio » 19 marzo » 21 maggio

Lunedì » » »

14 11 9 10

CHIARI Don Rosario Verzeletti Incaricata Emilia Ravizza Consigliera Natalina Vezzoli Sabato 12 ottobre » 9 novembre » 14 dicembre » 11 gennaio » 8 marzo » 12 aprile » 10 maggio MONTICHIARI Don Luigi Lussignoli Incaricata Gabriella Bianchetti Consigliera Letizia Nodari ottobre Lunedì 10 marzo novembre » 14 aprile dicembre » 12 maggio febbraio

Nota: 7 Incaricata di Zona tiene i rapporti col Predicatore e per ogni Ritiro compila la “relazione” da consegnare alla Segreteria della Compagnia "++"'*-&%&++"--. 7 "Consigliera è presente per portare le notizie di Famiglia per poter 0*/.02"0&"+6$&-20.8+&.11&04"5*.-*1./0"22322./&0+&",,"+"2&

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LA VOCE della Compagnia di Brescia, n. 3 - 2013  

periodico di informazione religiosa della Compagnia di S. Orsola, Figlie di S. Angela di Brescia

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