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NOVENA ALLA BEATA CATERINA CITTADINI 26 APRILE-5 MAGGIO


NOVENA ALLA BEATA CATERINA CITTADINI

Signore Dio, concedi per intercessione della beata Caterina Cittadini di servirti con integra fedeltà e di essere testimoni della dolcezza del Tuo amore. (Preghiera di colletta, Liturgia Festa della beata Caterina Cittadini - 5 maggio)

Nella preghiera condivisa affidiamo all’intercessione della beata Caterina Cittadini il cammino di ciascuno, dell’intera società umana e della comunità cristiana. E’ bello pensare di essere custoditi dal suo sguardo materno, dalla pienezza della sua maternità in Cristo, che nell’eternità beata continua a generare speranza nel cuore di ciascuna di noi e di chi a lei si invoca per ottenere grazie particolari. Sappiamo che il nostro cammino di ogni giorno, che costituisce il nostro vero pellegrinaggio nella fede, conosce i momenti della gioia, della consolazione, del fervore, dello stare bene, ma anche quelli della fatica, dell’aridità spirituale, dello scoraggiamento, del dolore e della malattia. Nel cuore della beata Caterina vogliamo riporre tutta la nostra storia, le situazioni gioiose e sofferte delle nostre case e comunità, certe dell’infinita misericordia di Dio, che non si stanca di chinarsi sui suoi figli e che in Cristo nella forza dello Spirito ci invita a pregare incessantemente (cf Lc 18,1). “A chi bussa sarà aperto”(Mt 7,8): chiediamo intensamente alla beata madre Caterina di intercedere le grazie di cui sentiamo particolare necessità e per cui la gente chiede preghiera. Il dono della preghiera è quanto di più prezioso possiamo regalarci, oltre ogni distanza di luogo, di tempo e oltre il tempo, perché in Lui tutto è presente, tutto è strumento di quel “già e non ancora” che caratterizza il Suo Regno su questa terra (cf CCC n. 671) e che ci fa camminare con slancio rinnovato sulle strade della storia, con l’umiltà e il coraggio del nostro essere vere madri in Cristo nel segno della comunione e della condivisione. E la festa liturgica della beata Caterina, che celebriamo il 5 maggio sempre con commossi sentimenti di gioia nel ricordo anche dello straordinario evento della sua beatificazione avvenuta il 29 aprile 2001, sarà vero rendimento di grazie per tutto quanto il Signore ha compiuto e continua a compiere in noi, intorno a noi e in tutta la Sua creazione. In fraterna unione di preghiera. Suor Maria Saccomandi Superiora generale Bergamo, 14 aprile 2013 2


Lo schema proposto per la novena alla beata Caterina Cittadini ripercorre, con alcune aggiunte, il percorso già seguito in questo anno pastorale per i ritiri mensili delle comunità, focalizzando l’attenzione sull’immagine-simbolo della CASA, tema unificatore del cammino annuale d’Istituto. I luoghi proposti sono: • • • • • • • • •

LA CASA: 26 aprile LA FONTANA: 27 aprile LA PORTA: 28 aprile LA SCALA: 29 aprile (anniversario della beatificazione di Madre Caterina) IL CORTILE: 30 aprile LA CUCINA: 1 maggio LA STANZA DEL LAVORO: 2 maggio L’AULA SCOLASTICA: 3 maggio LA CAMERA DA LETTO: 4 maggio

Lo schema della preghiera è semplice ed è il seguente:       

Introduzione Accensione della lampada per la preghiera (o anche del cero pasquale) Parola di Dio Parola dell’Istituto Parola della storia Preghiere Preghiera alla Beata Caterina

La novena si può liberamente inserire all’interno della liturgia delle Lodi o dei Vespri, con la preghiera dei salmi dopo l’accensione della lampada, oppure può essere pregata come momento autonomo di riflessione e preghiera, in base all’organizzazione delle diverse comunità. Pregare seguendo uno schema comune è forza di comunione ed espressione della volontà condivisa di custodirci nell’unità, alimentando il senso di appartenenza all’Istituto, la piccola famiglia di Caterina e Giuditta.

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Primo giorno 26/04/2013

LA CASA Introduzione Cosa intendiamo con la parola “casa”? Tra i molti luoghi che ospitano l'uomo lungo la parabola della giornata e della vita, la casa ha una posizione preminente. Essa è il centro attorno a cui tutto fa capo nella quotidianità: la casa isola e inserisce nella convivenza umana e, nel contempo, diventa l'espressione più genuina dell'intimità spontanea e fiduciosa. L'esperienza varia e complessa della casa non è estranea neppure alla proposta cristiana. Certamente di fronte alla parola “casa” la nostra fantasia corre non solo al luogo del nostro vivere quotidiano, ma alle suggestioni che esso richiama. La casa è la dimora della parabola della nostra quotidianità, luogo dove si svolgono le vicende del nostro vivere, dove prendono vita gli affetti, dove si costruisce il nostro pensiero, dove possiamo dare sollievo alle nostre preoccupazioni e trovare accoglienza e calore per affrontare la fatica. Nello stesso tempo la casa è il luogo dell’incontro, dell’intimità e dell’apertura all’altro, spazio di annuncio e di scoperta delle dimensioni e delle relazioni educative, luogo dell’interiorità e della cura della vita.

Accensione della lampada per la preghiera Parola di Dio Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2, 1-2)

Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.

Parola dell’Istituto Dai Testi delle Origini (pag 19) La casa era angusta, eppure molte fanciulle venivano affidate alle Cittadini da educare, avendone esperimentati i meravigliosi effetti in quelle alunne, che solamente avevano frequentata la scuola da loro diretta. Per non rifiutare le concorrenti e per raggiungere la meta desiderata di farsi Orsoline, restaurarono la 4


casa, che da qualche tempo avevano comperata, parte dai vantaggi che traevano dell’educazione, nonché dal lavoro delle proprie mani, poiché rubando molte ore al notturno riposo, lavoravano a compito.

Parola della storia Dal sito www.donboscoland.it Sentirsi a casa è un'espressione comune. Tutti abbiamo l'intuizione di cosa essa significhi. Ma riflettendo su questo tema mi sono chiesto: come si dice il fatto di non sentirsi a casa? Proverò a suggerire due risposte, le prime che mi vengono in mente. Penso sia meglio così: cominciare a parlare del sentirsi a casa a partire dal suo opposto, dalla sua mancanza. Del resto, spesso nella vita si capisce l'importanza delle cose proprio quando ci vengono a mancare... La prima è sentirsi spaesati. Che cosa significa la parola spaesamento? Significa non avere un paese e dunque non avere un paesaggio. Lo spaesato è colui che si sente disorientato, senza punti di riferimento e di orientamento, in un contesto non congeniale. Ecco, dunque, che cosa può significare sentirsi a casa: avere un pavimento e un orizzonte, stare in un contesto in cui ci si orienta, in cui è possibile muoversi. Uno spaesato non sa dove sia e non sa dove andare: sa andare, ma non sa dove. La casa è l’inizio che rende possibile la nostra navigazione nello spazio. Chi si sente a casa sa riconoscere la propria collocazione nel mondo, nella vita perché ha addomesticato lo spazio in cui vive. L’ha reso una casa. Questo non significa affatto che non ci siano luoghi ignoti, cantine e soffitte, ripostigli. Tuttavia nella casa la zona oscura diventa parte di un cosmo, di una terra abitata, di oggetti e spazi addomesticati, fatti propri. La seconda è sentirsi a disagio. Che cos’è il disagio? E’ quella sensazione che ci prende quando ci sentiamo scomodi, in imbarazzo, quando percepiamo con forza che il nostro star lì dove siamo sia di troppo. Siamo a disagio quando non ci armonizziamo con il contesto (di relazioni umane o di ambienti) in cui siamo e non riusciamo dunque a collocarci dentro di esso. Il disagio è frutto di un sentire troppo la propria stessa presenza sulle spalle. Come fai a sentirti a tuo agio? Quando puoi intervenire liberamente a cambiare qualcosa.

Preghiere Rit: Padre, ascoltaci

• Essere comunità significa sentirsi a casa, vivere la comunione nello spirito del Risorto, che donò alla sua comunità in preghiera la pace del cuore. Ti affidiamo, Signore, tutte le nostre comunità perché siano case di pace. • Siamo continuamente invitate ad aprire la nostra casa all’accoglienza del Signore che si incarna nella nostra storia e che cammina sulle strade del nostro quotidiano. Ti preghiamo, Signore, perché il nostro cuore sia sempre aperto a riceverti dentro ogni imprevisto della vita. • Oggi più che mai il mondo è la nostra casa, oggi più che mai ogni essere umano dipende dall’altro nel bene e nel male. Aiutaci, Signore, a costruire le nostre coscienze, perché ogni nostra scelta tenga conto dei più poveri e degli ultimi.

Preghiera per chiedere grazie per intercessione della beata Caterina Cittadini O Dio, supremo datore di ogni bene, che infondesti nel cuore della beata Caterina Cittadini un sentimento di profonda umiltà ed uno zelo instancabile nel procurare la Tua maggior gloria specialmente con la cristiana educazione della gioventù, deh, concedimi la grazia che per sua intercessione ti domando e rendimi capaci di essere, come lei, testimone fedele del Tuo amore misericordioso. Padre nostro - Ave Maria - Gloria alla Santissima Trinità 5


Secondo giorno 27/04/2013

LA FONTANA Introduzione “Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. Così cantava san Francesco nel suo Cantico delle creature. L’acqua elemento così semplice, ma indispensabile per la nostra vita materiale e spirituale. Con l’acqua del Battesimo entriamo nella vita stessa di Cristo, morti e risorti con Lui per la vita eterna; attraverso il bisogno dell’acqua Gesù si fa vicino alla Samaritana; con l’acqua si pone al servizio dei suoi discepoli lavando loro i piedi. Vita vera, incontro con l’altro e servizio diventano così i doni che l’acqua, utile, umile, preziosa e casta, ci fa vivere quotidianamente, perché la nostra carità educativa sia dono, attenzione, accoglienza e servizio soprattutto per le nuove generazioni.

Accensione della lampada per la preghiera Parola di Dio Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 1-5)

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto.

Parola dell’Istituto 6


Dai Testi delle Origini (pag 22) La carità sua pel prossimo, fatto ad immagine e somiglianza del sommo bene, diviene indescrivibile!... Le ricoverate sono prive di tutto, perfino del corredo delle proprie persone, ricoperte di immondizie. Nell’ospizio trovano madri amorose, tutte impegnate nel ripulirle, nel provvedere del necessario, istruirle, educarle, renderle virtuose, utili a se stesse, abili all’istruzione altrui ed ai lavori femminili sì domestici che di ornamento.

Parola della storia Dall’omelia di papa Francesco a Casal del Marmo Giovedì Santo 2013 Questo è commovente. Gesù che lava i piedi ai suoi discepoli. Pietro non capiva nulla, rifiutava. Ma Gesù gli ha spiegato. Gesù – Dio – ha fatto questo! E Lui stesso spiega ai discepoli: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come ho fatto io» (Gv 13,12-15). E’ l’esempio del Signore: Lui è il più importante e lava i piedi, perché fra noi quello che è il più alto deve essere al servizio degli altri. E questo è un simbolo, è un segno, no? Lavare i piedi è: “io sono al tuo servizio”. E anche noi, fra noi, non è che dobbiamo lavare i piedi tutti i giorni l’uno all’altro, ma che cosa significa questo? Che dobbiamo aiutarci, l’un l’altro. A volte mi sono arrabbiato con uno, con un’altra … ma… lascia perdere, lascia perdere, e se ti chiede un favore, fatelo. Aiutarci l’un l’altro: questo Gesù ci insegna e questo è quello che io faccio, e lo faccio di cuore, perché è mio dovere. Come prete e come vescovo devo essere al vostro servizio. Ma è un dovere che mi viene dal cuore: lo amo. Amo questo e amo farlo perché il Signore così mi ha insegnato. Ma anche voi, aiutateci: aiutateci sempre. L’un l’altro. E così, aiutandoci, ci faremo del bene. Adesso faremo questa cerimonia di lavarci i piedi e pensiamo, ciascuno di noi pensi: “Io davvero sono disposta, sono disposto a servire, ad aiutare l’altro?”. Pensiamo questo, soltanto. E pensiamo che questo segno è una carezza di Gesù, che fa Gesù, perché Gesù è venuto proprio per questo: per servire, per aiutarci.

Preghiere Rit: Padre, ascoltaci

• Nel Battesimo veniamo inseriti nella vita di Cristo e della Chiesa. Ti preghiamo, Signore, perché ogni giorno possiamo rinnovare con cuore nuovo le promesse fatte il giorno del nostro Battesimo e vivere pienamente di Te e con Te la comunione vera con ogni uomo e donna della terra. • Durante l’ultima cena Gesù lava i piedi dei suoi discepoli. Donaci, Signore, una profonda carità educativa, perché possiamo inginocchiarci davanti a tutti i bisogni dei nostri fratelli e servirli con cuore di madre. • L’acqua per la Samaritana diventa possibilità di incontro. Fa’, o Signore, che non neghiamo a nessuno “un bicchiere d’acqua” e in questo incontro tra bisogno e dono possiamo farci prossimo, diventare incontro e scambio fraterno per arricchirci del bene dell’altro.

Preghiera per chiedere grazie per intercessione della beata Caterina Cittadini O Dio, supremo datore di ogni bene…

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Terzo giorno 28/04/2013

LA PORTA Introduzione Per coloro che ascoltavano Gesù l'immagine della porta era familiare: dal sogno di Giacobbe alla Gerusalemme dalle porte antiche, che Dio ama in modo particolare. Gesù fa sue le parole del Salmo 118 "E' questa la porta del Signore, per essa entrano i giusti", dando ad esse una nuova pienezza di significato. Egli è la porta della salvezza, è l'unico mediatore e per mezzo suo gli uomini hanno accesso al Padre. Sì, l'immagine della porta doveva far breccia nel cuore degli Ebrei che, varcando quella della Città Santa e quella del Tempio, avevano la sensazione dell'unità e della pace, mentre i profeti facevano sognare una Gerusalemme nuova dalle porte aperte a tutte le nazioni. E Gesù si presenta come Colui che realizza le promesse divine e le aspettative di un popolo la cui storia è tutta segnata dall'alleanza, mai revocata, con il suo Dio. L'idea della porta assomiglia e si spiega bene con l'altra immagine usata da Gesù: "Io sono la via, nessuno va al Padre se non attraverso di me". Dunque lui è veramente una strada e una porta aperta sul Padre, su Dio stesso.

Accensione della lampada per la preghiera Parola di Dio Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 1-9) In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva 8


loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Parola dell’Istituto Dalle Regole del 1855 (Capo XIII, 2) S’intende permesso l’ingresso alla gioventù femminile che vi si raccoglie, per esempio, nei giorni festivi; anzi sarà loro impegno di raccoglierla, farle un poco di lettura spirituale, spiegargliela, istruirla, ecc. e lasciarla anche ricreare lecitamente; prenderanno insomma molto interesse per essa.

Parola della storia Dal sito www.vocechegrida.ning.com

Gesù disse: “Io sono la porta”; se alcuno entra per me, sarà salvato, ed entrerà, ed uscirà, e troverà pascolo” (Gv. 10:9). Entrare significa: ricevere il perdono in Gesù (Ef.4:32; Col.2:13), quindi essere salvati (Atti 15:11;Ef.2:5), essere in pace con Dio (Rom. 5:1), chiamare Iddio Padre nostro (Rom. 8:15,16; Gal. 4:6), essere in comunione con lui (2 Cor.13,13; Rom.8,31,32), ed essere disposti a fare la sua volontà (Gv. 7:17). Uscire vuol dire: dopo avere ricevuta la sua grazia, ed ogni suo bene, ricevere anche le sue parole, andare e raccontare ad altri quello che abbiamo udito da lui, quanto abbiamo ricevuto da lui. Ora nessuno si può azzardare, o pensare di potere entrare per questa porta, se non muore in Cristo (Rm.6:3,4), e in lui risuscitare (Ef.2:1); solo così si può arrivare all’albero della vita. Chi muore con Cristo, risuscita anche con Cristo e in Cristo. Questa è l’unica porta, la sola in grado di darci la vita, non vi è un’altra porta. La porta per arrivare al Padre è stata definitivamente aperta, nessuno può ritornare ad avere pace con Dio, se non per Gesù.

Preghiere Rit: Padre, ascoltaci • Signore, aiutaci ad aprire la porta del nostro cuore alla tua venuta nella nostra storia. Non lasciare che la quotidianità ti nasconda ai nostri occhi, ma illumina la nostra vita, perché anche noi possiamo aiutare chi ci è stato affidato ad aprirsi alla tua volontà di amore e di pace. • Il pascolo della Tua parola e dei sacramenti ci invita non solo ad entrare, ma anche ad uscire, ad andare verso gli altri per portare il nutrimento di vita a tutte le periferie esistenziali, che ci circondano. Donaci, Signore, la disponibilità di rischiare sulla tua Parola e di aprire la porta delle nostre case a tutti coloro che ti cercano. • Apri, Signore, il cuore e la mente, l’intelligenza e la volontà di ogni persona che vive responsabilità educative perché possa progettare un futuro capace di dare speranza, di ampliare gli orizzonti, di proporre prospettive sostenibili.

Preghiera per chiedere grazie per intercessione della beata Caterina Cittadini O Dio, supremo datore di ogni bene…

29 aprile 2001 9


Beata Caterina Cittadini

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Quarto giorno 29/04/2013

LA SCA LA SALIAMO VERSO LA SANTITA’ RICORDANDO LA BEATIFICAZIONE DI MADRE CATERINA

Introduzione La scala ci aiuta a salire verso l’alto: potremmo dire che è uno strumento di ascesi. Ascesi come salita verso Dio, ma ascesi anche come spogliazione di sé; salire verso l’altezza sublime del Padre, ma discendere anche all’interno di noi stessi per scoprire in noi la presenza di Dio. Caterina Cittadini, della quale oggi si ricorda in modo particolare l’anniversario di beatificazione (29 aprile 2001), ha saputo salire e scendere su questa scala che dalla terra conduce al cielo e che dal cielo discende verso le profondità più segrete di ogni cuore, per costruire la propria e l’altrui santità nella quotidianità dei gesti semplici e divini. Tutta la vita della Beata Caterina Cittadini è stata un lento e progressivo maturare verso una sempre più totale conformazione a Cristo, rispondendo in modo umile e generoso a quel Dio che ci ha amato per primo attraverso il dono di sé nella carità educativa. Saliamo, quindi, con madre Caterina quella scala che, gradino dopo gradino, ci aiuta a conquistare la piena libertà del cuore, che nasce dall’affidamento del nostro essere a Dio solo.

Accensione della lampada per la preghiera Parola di Dio Dal libro della Genesi (Gn 28, 10-13; 16-17) Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. Capitò allora in un luogo, dove si fermò per pernottare, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come cuscino del suo capo e si coricò in quel luogo. E sognò di vedere una scala che poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco: gli 11


angeli di Dio salivano e scendevano per essa. Ed ecco: il Signore gli stava davanti e disse: "Io sono il Signore, il Dio di Abramo, tuo padre, e il Dio di Isacco. (...) Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: "Veramente c'è il Signore in questo luogo e io non lo sapevo! (...) Questa è proprio la casa di Dio e la porta del cielo.

Parola dell’Istituto Dalla Regola di vita - Costituzioni (nn. 57.59) Caterina e Giuditta, costantemente orientate a Dio, si lasciarono progressivamente plasmare dal Suo amore attraverso la profonda unione con Lui nel silenzio adorante e nell’incessante preghiera. L’impegno di configurazione a Cristo e le esigenze della carità educativa verso le persone loro affidate costituirono per le Fondatrici il prioritario cammino ascetico, in un saggio equilibrio tra mortificazione e azione apostolica.

Parola della storia Dal Breve Apostolico di Giovanni Paolo II per la beatificazione di Caterina Cittadini Tutta la vita della Beata Caterina Cittadini, fino alla morte, brillò di ferma e indomita fede e di carità pienamente evangelica, insegnando, operando e soffrendo sempre con semplicità, umiltà e pazienza, proprio come si addice a una persona che ama ardentemente Dio. Poté compiere tutto questo per la sua vivissima devozione al sacramento della divina Eucaristia, per l’assidua meditazione della passione del Signore e anche per la profonda devozione verso la Beata Vergine Maria. Pertanto la Chiesa pubblicamente e secondo le norme canoniche ha riconosciuto le sue virtù e l’ha posta ai fedeli affinché ne imitassero l’esempio… Perciò abbiamo stabilito che il 29 aprile 2001 si celebrasse il rito della sua beatificazione… Questa insigne donna, che ha consumato tutta la sua vita per i fratelli, perché conseguissero più abbondantemente la salvezza spirituale, ha offerto luminosa testimonianza di fede e di carità.

Celebriamo la nostra lode a Dio per il dono della beatificazione di Madre Caterina con la preghiera del salmo 150 Lodate Dio nel suo santuario, lodatelo nel suo maestoso firmamento. Lodatelo per le sue imprese, lodatelo per la sua immensa grandezza. Lodatelo con il suono del corno, lodatelo con l’arpa e la cetra. Lodatelo con tamburelli e danze, lodatelo sulle corde e con i flauti. Lodatelo con cimbali sonori, lodatelo con cimbali squillanti. Ogni vivente dia lode al Signore.

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Preghiere Rit: Padre, ascoltaci • “Forte come la morte è l’amore, le grandi acque non hanno potuto spegnere la carità, né i fiumi sommergerla” (Ct 8,6). Donaci, Signore, di non aver mai paura d’amare, perché solo nel dono di noi stesse all’amore possiamo trovare la vera fonte della nostra felicità e della nostra libertà. • Ti preghiamo, Signore, per tutti i bambini, gli adolescenti e i giovani che, “come prezioso tesoro”, sono stati affidati a noi dalla Tua volontà. Rendici capaci di indicare sempre Te come via di speranza e di vita piena. • Aiutaci sempre, Signore, a salire giorno dopo giorno il nostro Calvario per arrivare ad abbracciare Te, Sposo Crocifisso, presente e vivo dentro ogni vicenda quotidiana. Donaci la forza di testimoniare la tua Risurrezione, che ci apre alla speranza più grande, al futuro eterno di Dio, alla felicità piena, alla certezza che il male, il peccato, la morte possono essere vinti.

Preghiera per chiedere grazie per intercessione della beata Caterina Cittadini O Dio, supremo datore di ogni bene…

Preghiera conclusiva Signore Dio, che hai ispirato alla beata Caterina, vergine, il proposito di seguire Cristo più da vicino e di educare la gioventù, concedi a noi, per sua intercessione, di servirti fedelmente e di essere testimoni del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

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Quinto giorno 30/04/2013

IL CORTILE Introduzione Il concetto di Cortile dei Gentili arriva da lontano. Correva l’anno 20-19 aC, il re Erode diede inizio a grandi lavori di rinnovamento, quasi di ristrutturazione, del secondo tempio di Gerusalemme, costruito dopo l’esilio. La particolarità di questo tempio era che, oltre alle aree riservate ai membri del popolo di Israele (uomini, donne, sacerdoti), fu predisposto uno spazio nel quale tutti potevano entrare, giudei e non giudei, circoncisi e non, membri o no del popolo eletto, persone educate alla Legge e persone che non lo erano: i gentili o pagani. In questo spazio, inoltre, si radunavano rabbini e maestri della Legge disposti ad ascoltare le domande della gente su Dio, e a rispondere in uno scambio rispettoso e misericordioso. Questo era il cortile dei gentili o pagani, in latino l’atrium gentium, uno spazio che tutti potevano attraversare e nel quale potevano permanere, senza distinzioni di cultura, lingua o professione religiosa, un luogo di incontro e di diversità in cui si poteva dialogare sui temi importanti.

Accensione della lampada per la preghiera Parola di Dio Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 1-6)

C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.

Parola dell’Istituto Dalla Regola di vita - Costituzioni (nn. 82.83) Operiamo per la formazione integrale della persona come apostole educatrici nei diversi contesti socioculturali; esprimiamo la specificità della nostra missione nella Chiesa con la promozione umana e l’educazione cristiana, soprattutto della gioventù, e l’accompagnamento di particolari situazioni di disagio e di sofferenza, in un dinamismo di carità che ci rende capaci di farci tutte a tutti e a ciascuno in particolare. 14


Con l’aiuto dello Spirito e alla luce della Parola e del magistero attuiamo un’attenta lettura della realtà e un costante discernimento dei segni dei tempi per educarci a elaborare comunitariamente nuovi progetti di evangelizzazione per le odierne situazioni.

Parola della storia Dal discorso del Santo Padre Benedetto XVI ai cardinali, arcivescovi, vescovi e direttori del governatorato SCV, per la presentazione degli auguri natalizi Lunedì, 21 dicembre 2009 Considero importante soprattutto il fatto che anche le persone che si ritengono agnostiche o atee, devono stare a cuore a noi come credenti. Quando parliamo di una nuova evangelizzazione, queste persone forse si spaventano. Non vogliono vedere se stesse come oggetto di missione, né rinunciare alla loro libertà di pensiero e di volontà. Ma la questione circa Dio rimane tuttavia presente pure per loro, anche se non possono credere al carattere concreto della sua attenzione per noi. ... Come primo passo dell’evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta la ricerca di Dio; dobbiamo preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza. Preoccuparci perché egli accetti tale questione e la nostalgia che in essa si nasconde. Mi viene qui in mente la parola che Gesù cita dal profeta Isaia, che cioè il tempio dovrebbe essere una casa di preghiera per tutti i popoli (cfr Is 56, 7; Mc 11, 17). Egli pensava al cosiddetto cortile dei gentili, che sgomberò da affari esteriori perché ci fosse lo spazio libero per i gentili che lì volevano pregare l’unico Dio, anche se non potevano prendere parte al mistero, al cui servizio era riservato l’interno del tempio. Spazio di preghiera per tutti i popoli – si pensava con ciò a persone che conoscono Dio, per così dire, soltanto da lontano; che sono scontente con i loro dèi, riti, miti; che desiderano il Puro e il Grande, anche se Dio rimane per loro il “Dio ignoto” (cfr At 17, 23). Essi dovevano poter pregare il Dio ignoto e così tuttavia essere in relazione con il Dio vero, anche se in mezzo ad oscurità di vario genere. Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei gentili”, dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto.

Preghiere Rit: Padre, ascoltaci

• Ogni giorno ci scontriamo con una cultura post-moderna che ha smarrito il senso di Dio e il senso dell’uomo. Indicaci, Signore, la via di una nuova evangelizzazione capace di parlare al cuore di ogni uomo e donna, che ti cerca come fonte di vita vera. • Come credenti in Gesù Cristo, animati dal desiderio di far conoscere Colui che ha dato senso e speranza alla nostra vita, vogliamo manifestare il nostro rispetto e la nostra amicizia a tutti i cercatori di Dio che spesso vivono all’interno di una situazione di inquietudine diffusa, che non ci sembra possibile ignorare. Sostieni, Signore, la loro silenziosa ricerca di Te. • Siamo cercatori di felicità, appassionati e mai sazi. Questa inquietudine ci accomuna tutti. Sembra quasi che sia la dimensione più forte e consistente dell’esistenza, il punto di incontro e di convergenza delle differenze. Non può essere che così: è la nostra vita quotidiana il luogo da cui sale la sete di felicità. Dona, Signore, ad ogni uomo e ad ogni donna il Tuo Spirito, perché sappia riconoscere nella sua inquietudine il bisogno di Te.

Preghiera per chiedere grazie per intercessione della beata Caterina Cittadini O Dio, supremo datore di ogni bene…

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Sesto giorno 01/05/2013

LA CUC INA Introduzione Il significato del verbo "mangiare" ha da sempre travalicato la sua pura funzione primaria, non identificandosi semplicemente con l'assunzione di cibo, ma piuttosto legandosi in modo imprescindibile al concetto di convivialità. Il semplice abbinamento cibo - sostentamento ha ben presto lasciato spazio a nuovi valori e significati che rientrano nella sfera sociale dell'essere umano. L'aspetto della convivialità legato al pasto, infatti, è antico quanto l’uomo. Agli albori della specie umana, dopo aver cacciato la preda, gli uomini primitivi si ritrovavano attorno al fuoco e sedevano uno di fronte all'altro, prima semplicemente guardandosi negli occhi e poi progressivamente sorridendo, ridendo e iniziando a parlare. Lo stesso linguaggio, quindi, si è sviluppato a partire dal cibo e dalle origini di ciò che oggi chiamiamo convivialità. Il fattore condivisione lo ritroviamo forte, nella specie umana, ancora al giorno d'oggi. Chi decide di dividere la stessa tavola e di mangiare assieme, vuole rendere gli altri commensali partecipi di nuove esperienze, vuole dividere con loro il piacere della tavola, rafforzare un legame sociale, condividere momenti da ricordare.

Accensione della lampada per la preghiera Parola di Dio Dal libro della Genesi (Gn 18, 1-8) Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po' di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa' 16


pure come hai detto». Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono.

Parola dell’Istituto Dalla Regola di vita - Costituzioni (n. 72) Viviamo in gioiosa semplicità, nella stima reciproca e nella corresponsabilità ogni momento della vita comunitaria. Manifestiamo l’amore per la comunità attraverso la promozione e la correzione fraterna, la comunicazione di vita, la condivisione di gioie, fatiche e sofferenze. Siamo sensibili alle necessità materiali e spirituali di ciascuna ed esprimiamo segni concreti di gratitudine. Nei momenti di prova e di difficoltà relazionale sperimentiamo il sostegno fraterno e il perdono reciproco.

Parola della storia Dal sito www.mosaicodipace.it Chi è l’altro? Certamente non è una persona indefinita il cui destino mi è indifferente ed al quale la mia esistenza non interessa. L’altro è un volto, l’altro è una identità, l’altro è colui che mi rende unico, l’altro dà valore e significato alla mia identità ed alla mia presenza nel mondo come soggetto e come oggetto di attenzione. L’altro, la cui identità passa attraverso il suo volto, in quanto esteriorità chiama all’accoglienza: accoglienza dell’altro, ospitalità, incontro, prossimità. L’altro è ricchezza. L’identità dell’altro non solo non va violata, ma dovrebbe spingere ciascuno a scoprirne la ricchezza, al di là della scorza con la quale si presenta, al di là di ogni pregiudizio. Perché non c’è nessuno che non contenga in sé una particolare espressione, un particolare segno che lo riconduca a Dio. Forse l’immagine di Dio che è in ciascuno non sarà stata curata, forse si sarà sporcata, forse apparirà deformata, forse sarà stata dimenticata da noi stessi, ma Dio non l’ha rimossa né si è pentito della sua scelta e riesce ad individuarne la presenza. L’altro, essendo un bene, va ricercato, e non va solo sopportato allorquando con la sua presenza si impone a me. L’altro non è soltanto colui che conosco o che assiduamente frequento, né l’altro si esaurisce nella persona che fa parte del mio clan, della mia famiglia, del mio partito, della mia associazione, della mia parrocchia, della mia scuola. L’altro è una ricchezza, una opportunità che mi viene offerta, ovunque e dovunque si manifesti.

Preghiere Rit: Padre, ascoltaci

• La comunità perfetta non è quella dove non si sbaglia. Sarebbe una comunità di farisei. E’ quella dove ci si accetta nei propri limiti: ci si perdona a vicenda, come Dio ha perdonato a noi in Cristo. Dona alle nostre comunità, Signore, la grazia necessaria per vivere la comunione degli spiriti nel Tuo Spirito. • La comunità fraterna è il frutto maturo, punto d’arrivo di ogni missione. Ma insieme è anche il suo punto di partenza, dove chi annuncia vive in prima persona e testimonia con forza la verità di ciò che annuncia. Ti chiediamo, Signore, di farci sperimentare nella quotidianità della vita fraterna la forza che viene dal Tuo amore per noi. • Gesù, Buon Pastore, fa che tutte le nostre comunità siano grembo fecondo di nuove vocazioni, secondo le necessità del mondo intero, che tu ami e vuoi salvare. Crea tra di noi il clima spirituale dei primi cristiani, perché possiamo essere un cenacolo di preghiera in amorosa accoglienza dello Spirito santo e dei suoi doni.

Preghiera per chiedere grazie per intercessione della beata Caterina Cittadini O Dio, supremo datore di ogni bene… 17


Settimo giorno 02/05/2013

LA STA NZA D EL L A VORO Introduzione Stiamo vivendo un periodo di profonda crisi economica, che scuote il mondo ormai da qualche anno, ed è ora entrata in una fase inedita tale che la politica stessa ne risulta sottomessa e sempre più debole. Laddove il mercato impera contro ogni forma di democrazia reale, la Chiesa ha il compito e il dovere di rilanciare itinerari formativi che, alla luce della Dottrina sociale, aiutino a riscoprire l’orizzonte del bene comune, a rimettere al centro l’uomo e la famiglia. Non possiamo chiudere gli occhi davanti alla disperazione di tante famiglie, che faticano a sostenersi e vedono con sempre meno speranza il futuro dei loro figli. La scelta di vivere pienamente la comunione con l’umanità del nostro tempo ci porta a rifondare la nostra scelta di povertà e a vivere la quotidianità del nostro lavoro come collaborazione attiva all’opera creatrice di Dio.

Accensione della lampada per la preghiera Parola di Dio Dal Vangelo di Matteo (Mt 6, 25-34) Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

Parola dell’Istituto Dai testi delle origini (pag. 112) Quanto è liberale e generoso un cuore che confida nella divina provvidenza, un cuore animato da carità verso il prossimo! La generosità porta con sé il distacco a tutte le cose terrene; così la madre Caterina Cittadini, 18


quantunque vivesse nelle ristrettezze, non esita a condividere lo scarso cibo con povere bambine e, risoluta, ne fa parola alle socie che aderirono ben volentieri. Povere esse di beni di fortuna, traevano il vitto giornaliero e dall’istruzione e dal lavoro delle proprie mani, non possedevano nulla, eppure la loro carità non lascia sfuggire l’occasione che loro si presenta d’accettare gratuitamente tre orfanelle.

Parola della storia Prolusione Cardinale Angelo Bagnasco Consiglio Permanente CEI 28 gennaio 2013 C’è una diffusa mestizia, che si tenta di attenuare con il chiasso e il rumore, ma Lui – inesorabile nel suo amore – sta alla porta e bussa (cfr Ap 3,20), e ognuno deve decidere se aprirgli, deve soppesare la convenienza anche umana del credere in Lui. Abituati a trattare con un altro genere di prodigi – della scienza e della tecnica – o con un altro tipo di poteri – politici o giudiziari – potremmo forse non cogliere subito l’assoluta novità di questo impareggiabile Prodigio, di questa ineguagliabile Onnipotenza. L’«ignoranza pratica» circa la fede troppo spesso ci ottunde e devìa. Attenzione, però; chinandosi, Dio ci provoca, ci sfida amorevolmente a cogliere il vuoto diffuso attorno a noi e dentro di noi, «ma è proprio a partire da questo deserto, da questo vuoto che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne» (Benedetto XVI, Omelia per l’Apertura dell’Anno della Fede, 11 ottobre 2012)… Ma c’è un’altra emergenza: la condizione di indigenza che si va obiettivamente allargando, e sta intaccando segmenti di società in cui prima era sostanzialmente marginale. I dati vengono monitorati da varie agenzie, le quali oggi convergono nell’assegnare uno spessore crescente al fenomeno. Gli schemi sociali classici sono saltati e non si ripristineranno automaticamente. Scongiurato il baratro, è il momento decisivo e irrimandabile del rilancio. La ripresa, quando ci sarà non sarà tale purtroppo da porre rimedio da sola alle emergenze nel frattempo scoperte. È il sistema che va posto in discussione – il meccanismo consumi-spesadebito pubblico abbandonando la logica delle “illusioni” che ha fatalmente mostrato la propria assoluta inadeguatezza morale e pratica. C’è da rivoluzionare il modello grazie al supporto di un pensiero nuovo, fermamente convinti che il lavoro è definitorio dell’umano: esso, infatti, è la nobile partecipazione dell’uomo all’opera del Creatore, consente il dignitoso sostentamento, contribuisce alla costruzione della società, esprime le potenzialità di ciascuno nell’armonia generale, genera futuro per tutti.

Preghiere Rit: Padre, ascoltaci • Nella costituzione pastorale “Gaudium et spes” leggiamo: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. Aiutaci, Signore, ad essere attenti alle realtà di povertà effettiva ed esistenziale del nostro tempo, perché possiamo far nostra questa storia, nella quale Tu ti riveli continuamente. • “L’amore provvidenziale del Padre ci chiama ad abbandonarci fiduciosamente in Lui” (cfr. Cost. n. 40). Ti chiediamo, Signore, di rafforzare la nostra fede nella Tua provvidenza, certe che il Tuo amore di padre non ci abbandonerà mai, ma sempre sosterrà il nostro cammino. • Aiutaci, Signore, a spendere le nostre energie, il nostro tempo e il nostro pensiero per il bene comune, per costruire speranza per il futuro, per fondare i rapporti umani su una profonda solidarietà, che ci fa sperimentare la fratellanza universale dentro i piccoli gesti di attenzione quotidiana.

Preghiera per chiedere grazie per intercessione della beata Caterina Cittadini O Dio, supremo datore di ogni bene…

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Ottavo giorno 03/05/2013

L’A UL A S COLAS TIC A Introduzione La sete che i giovani portano nel cuore è una domanda di significato e di rapporti umani autentici; educare non è altro che rispondere alla domanda di senso che nasce da un incontro con la realtà. È coltivare il desiderio che spinge ognuno verso il reale, oggi sempre più multiculturale, per cui l’educazione o sarà interculturale o non sarà affatto. È, in fondo, un contagio di passione per l’uomo che non si risolve solo in una didattica. A volte sembriamo vivere una strana resistenza a trasmettere ciò che abbiamo di buono e prima di tutto il senso del vivere. Come se l’anello fra le generazioni si fosse incrinato. Cosa è stato a infrangere una trasmissione antica, di padre in figlio, così che i padri balbettano e i figli sembrano spesso incapaci di continuarne la storia? Educare oggi richiede la capacità di comprendere che c’è una sfida in atto che è da raccogliere per poter divenire anelli di raccordo tra presente e futuro, evitando così che si creino voragini tra generazioni. Educare è un atto di amore nel quale l’educatore offre tutto se stesso nella testimonianza di quella verità che egli già vive e che presenta alla libertà dell’educando.

Accensione della lampada per la preghiera Parola di Dio Dal Vangelo di Marco (Mc 10, 17-21) Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò.

Parola dell’Istituto Dai testi delle origini (pag. 108) Era bello vederla tutta amabilità e compostezza starsi in mezzo a quelle vispe fanciulle; ora nella scuola, cercando di sminuzzare e chiarire le nozioni d’ogni materia, che ella insegnava. Approfittava di ogni occasione per indirizzare a Dio quei teneri cuori e giovani menti che quale molle cera, ricevevano quelle impronte che sarebbero state incancellabili… Era attenta e accortissima, sapeva tener conto dell’età, del temperamento, delle varie disposizioni di ciascuna, e con dolcezza ed energia, non solo correggeva le colpe, ma studiava i difetti e raddrizzava le torte inclinazioni di quelle anime giovinette. 20


Parola della storia Dal discorso del Santo Padre Benedetto XVI all'assemblea generale della CEI, 27 maggio 2010 Mi sembra necessario andare fino alle radici profonde dell’emergenza educativa per trovare anche le risposte adeguate a questa sfida. Io ne vedo soprattutto due. Una radice essenziale consiste in un falso concetto di autonomia dell’uomo: l’uomo dovrebbe svilupparsi solo da se stesso, senza imposizioni da parte di altri, i quali potrebbero assistere il suo autosviluppo, ma non entrare in questo sviluppo. In realtà, è essenziale per la persona umana il fatto che diventa se stessa solo dall’altro, l’“io” diventa se stesso solo dal “tu”… L’altra radice dell’emergenza educativa io la vedo nello scetticismo e nel relativismo o, con parole più semplici e chiare, nell’esclusione delle due fonti che orientano il cammino umano. La prima fonte dovrebbe essere la natura, la seconda la Rivelazione. Ma la natura viene considerata oggi come una cosa puramente meccanica, quindi che non contiene in sé alcun imperativo morale, alcun orientamento valoriale: è una cosa puramente meccanica, e quindi non viene alcun orientamento dall’essere stesso. La Rivelazione viene considerata o come un momento dello sviluppo storico, quindi relativo come tutto lo sviluppo storico e culturale, o - si dice - forse c’è rivelazione, ma non comprende contenuti, solo motivazioni. E se tacciono queste due fonti, la natura e la Rivelazione, anche la terza fonte, la storia, non parla più, perché anche la storia diventa solo un agglomerato di decisioni culturali, occasionali, arbitrarie, che non valgono per il presente e per il futuro. Fondamentale è quindi ritrovare un concetto vero della natura come creazione di Dio che parla a noi; il Creatore, tramite il libro della creazione, parla a noi e ci mostra i valori veri. E poi così anche ritrovare la Rivelazione: riconoscere che il libro della creazione, nel quale Dio ci dà gli orientamenti fondamentali, è decifrato nella Rivelazione, è applicato e fatto proprio nella storia culturale e religiosa, non senza errori, ma in una maniera sostanzialmente valida, sempre di nuovo da sviluppare e da purificare.

Preghiera dell’educatore di don Tonino Bello 1 Chiamate ad annunciare la tua Parola, aiutaci, Signore, a vivere di Te, e a essere strumento della tua pace.

3 Esercita su di noi un fascino così potente, perché possiamo pensare come Te, ad amare la gente come Te a giudicare la storia come Te. Concedici il gaudio di lavorare in comunione, e inondaci di tristezza ogni volta che, isolandoci dagli altri, pretendiamo di fare la nostra corsa da sole.

5 Affidaci a tua madre Donaci la gioia di custodire le nuove generazioni come Lei custodì Giovanni.

2 Assistici con la tua luce, perché ogni persona a noi affidata possa trovare in noi testimoni credibili del Vangelo. Toccaci il cuore e rendici trasparente la vita, perché le parole non suonino false sulle nostre labbra.

4 Infondi in noi una grande passione per la Verità, salvaci dalla presunzione di sapere tutto, dall'arroganza di chi non ammette dubbi; dalla durezza di chi non tollera ritardi; dal rigore di chi non perdona debolezze; dall'ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone. 6 E quando, come Lei, anche noi saremo provate dal dolore e dalla sconfitta, fa' che ogni tanto possiamo trovare riposo reclinando il capo sulla sua spalla. Amen.

Preghiera per chiedere grazie per intercessione della beata Caterina Cittadini O Dio, supremo datore di ogni bene…

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Nono giorno 04/05/2013

LA CA MERA D A L ETT O Introduzione La stanza da letto è il luogo più intimo della nostra casa, luogo nel quale siamo nati e luogo dove, un giorno, renderemo lo spirito al Padre della vita. Tra i molti luoghi che ospitano l'uomo lungo la parabola della giornata e della vita, la camera da letto ha una posizione preminente dentro la casa. Essa rappresenta un luogo di tranquillità, nel quale la nostra quotidianità può trovare una sintesi. È qui che riusciamo a lasciare fuori dalla nostra vita la frenesia che ci prende e che rischia di dissolverci in mille piccole cose. Qui il silenzio e il riposo ci possono ridonare quella dimensione di contemplazione che riempie il nostro cuore e ci rende capaci di affrontare il nostro quotidiano vivere senza disperderci. Qui affidiamo a Dio tutti i pensieri della nostra giornata, la nostra debolezza, la nostra stanchezza, a volte anche la nostra incapacità di dare risposte di fronte al dolore, perché Dio, amante della vita, le riempia della Sua verità.

Accensione della lampada per la preghiera Parola di Dio Dal Vangelo di Luca (Lc 2, 25-32)

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». 22


Parola dell’Istituto Dai testi delle origini (pag. 120) (Dal suo letto di morte, madre Caterina) dopo un breve respiro riprese: ” Vi lascio, ma solo con il corpo, perché sempre io sarò in mezzo a voi; spero che il Signore mi userà misericordia, troppo mi dimostrò segni dell’amor suo contro ogni mio merito; dal cielo vi assisterò e vi farò da avvocata… Amate assai l’Istituto nostro, voluto dal Signore su questa misera terra. Amate l’Istituto e cara vi sarà la santa regola, che avete abbracciato con generosità e amore… Sacrificatevi con zelo ed amore all’istruzione ed educazione delle fanciulle, informate il loro spirito a sodezza ed a pietà cristiana, istillate nel loro cuore l’amore a Maria Santissima.

Parola della storia Da un discorso di Christian de Chargé, superiore di Tibhirine, Algeria Accettare la nostra impotenza e la nostra povertà radicale è un invito, un appello pressante a non creare con gli altri relazioni di potere. Conoscendo la mia debolezza, posso accettare quella degli altri e vederla come una richiesta di sostegno, un invito a farla mia, ad imitazione di Cristo. Questo atteggiamento ci trasforma in vista della missione. La debolezza in sé non è una virtù, ma è l’espressione di una realtà fondamentale del nostro essere che deve continuamente venire forgiato dalla fede, dalla speranza e dall’amore. La debolezza dell’apostolo è come quella di Cristo, radicata nella forza del mistero della Pasqua, nella forza dello Spirito. Non è né passività, né rassegnazione. Presuppone molto coraggio e spinge a impegnarsi per la giustizia e la verità, denunciando l’illusoria seduzione della forza e del potere.

Preghiere Rit: Padre, ascoltaci • Guardaci, Signore, nella nostra debolezza, noi confidiamo in Te. Ci incamminiamo spesso verso sentieri tortuosi cercando qualcosa senza forma e colore. Ma Tu, Signore, sei una grandezza infinita, indescrivibile un amore traboccante e spesso non comprendiamo le tue parole. Afferra le nostre mani Signore e conducici verso la strada maestra. • Dio mio, vieni a rimpiazzare in me tutto quel che mi viene a mancare a poco a poco, man mano che invecchio. Le mie forze, rimpiazzale con un di più di amore; il mio slancio rimpiazzalo con il tuo sorridere; la mia memoria, fa' che mi permetta di ricordare ciò che vi è di migliore, ciò che vi è di più bello nella mia vita, per condividerlo con gli altri. • Insegnaci, Signore, come affrontare e vivere ogni evento, soprattutto la sofferenza, la difficoltà, la persecuzione: nel momento in cui sperimentiamo la nostra debolezza, siamo certe che si manifesta in noi la potenza di Dio, che non abbandona, non lascia soli, ma diventa sostegno e forza.

Preghiera per chiedere grazie per intercessione della beata Caterina Cittadini O Dio, supremo datore di ogni bene…

INNO ALLA BEATA CATER INA CITTADINI 23


Rit.: Come buona novella del suo amore il Signore ti ha chiamato tra gli uomini. donna forte ed umile, nelle sue mani fosti e sei strumento docile e melodioso Nel silenzio, riposo dell’anima, al tuo sposo volgevi la preghiera, perché donasse umiltà, pazienza e carità a te, Caterina. Rit: Come buona novella… Nella cura di giovani anime, d’essere Madre in Cristo hai dimostrato; come tesoro prezioso amore han ricevuto da te, Caterina. Rit: Come buona novella… Al sapere di scienza e di spirito le hai formate con viva dedizione; hai insegnato a lodare Dio, fonte dell’amore con te, Caterina Rit: Come buona novella… Con l’ardore di fede operosa le tue figlie continuano il cammino; vi sia tra loro un cuor solo e un’anima sola in te, Caterina. Rit:

Come buona novella…

Nelle gioie e fatiche del vivere alla tua fede guardiamo come esempio; tu, nella gloria dei giusti, per noi prega il Signore, Beata Caterina. Rit: Come buona novella…

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Novena alla beata Caterina Cittadini