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Pubblicazione bimestrale durante l'anno scolastico da Settembre a Giugno - Poste Italiane Sped. in A.P. art. 2 comma 20/c L. 662/96 - Bergamo - Aut. Trib. BG n. 427 del 15.5.1964 - NUOVA SERIE - N. 140 - ANNO 30 - Maggio-Giugno 2012 PERIODICO DELLE SUORE ORSOLINE DI SAN GIROLAMO IN SOMASCA - DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE: 24128 BERGAMO - VIA BROSETA, 138 - TEL. 035250240 - FAX 035254094 - e-mail: inaltum@orsolinesomasca.it - www.orsolinesomasca.it

Il giorno s’è svegliato nel sole e il cielo ride e si specchia nei cristalli del fiume. È il mondo che si fa baciare dalla gioia.

Tutto è nuovo nel respiro della Vita.

Elisa Faga Plebani


Redazionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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La Parola... Dio con noi a cura di don Davide Rota

La Parola che unisce

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Educhiamoci: investiamo in “paradisi” che contano a cura di Giusi Tartaglione

Liberi per amare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Dopo “Madrid 2011” a cura di Suor Barbara Ferrari

Grazie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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I santi sono coloro che lasciano passare la luce... a cura di Assunta Tagliaferri

Santa Teresa Benedetta della Croce

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155° Anniversario del ritorno al Padre della Beata Caterina Cittadini . . . . . . . . . . . . . . .

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...Una bella notizia... Pellegrinaggio a Lourdes

Direttore responsabile: Anna Maria Rovelli Redazione: Pasquale Diana, Chiara De Ponti, Elisa Faga Plebani, Maria Marrese, Veneranda Patelli, Concetta Rota Bulò. Hanno collaborato a questo numero: Alessandra Vitali, Amabile Burini, Andrea Rossi, Angela Pellicioli, Angela Pirri, Antonella Mosconi, Antonia Pango, Assunta Tagliaferri, Barbara Ferrari, Brigida Cuentas, Brunilde Colombo, Carmen Mercado, Celina Vilakunnel, Claudia Vavassori, Christian Rota, Concetta Rota Bulò, Daysi Delcarro, Dario Delcarro, Davide Rota, Elena Romano, Elena Rota, Eraldina Cacciarru, Fiorentina Regonesi, Giusi Tartaglione, Ione Pinheira, Yasinta Mogi, Laura Carrara, Lorena Malvestiti, Luca Poloni, Luisa Bonati, Marco Ubbiali, Matilde Tuku, Maurilia Pellicioli, Mauro Barisone, Molly Edacheril, Orazio Malvestiti, Oreste Fratus, Rea Pangantihon, Roberto Vitali, Terry Marson. Realizzazione: STUDIO EFFE - Mozzo (BG) Stampa: PRESS R3 - Almenno San Bartolomeo (BG)

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Voci di casa nostra Italia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Belgio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Brasile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Bolivia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Libri in vetrina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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a cura di Maria Marrese


Redazionale

“… riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. (Atti, 1, 8)

“Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra” (Sl. 103)

C

iò che si sta vivendo a livello personale e comunitario in questo periodo di reciproche accuse e incomprensioni, di continui tentativi per migliorare le diverse situazioni, ma deludenti per l’incapacità di ascolto dei vari pareri, è una conferma di quanto il Papa sostiene:

“Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”. (Atti, 2, 1-4)

“Senza lo Spirito Santo, la Chiesa si ridurrebbe ad un’organizzazione meramente umana, appesantita dalle sue stessi strutture”. La società odierna, infatti, nella confusione di idee, di proposte, di richiami, di inviti attraverso i mass-media (riviste, messaggi televisivi, web, facebook…) non è più in grado di andare oltre la comprensione e la visione “materiale” degli avvenimenti, così da dare spazio alla sfiducia, allo scoraggiamento, all’incapacità di reagire al grande dilagare del marasma. C’è veramente bisogno di “qualcosa” che ridoni la fiducia, il coraggio di riprendere e di continuare il cammino, anche se non privo di difficoltà. E questo “qualcosa”, ci dice Gesù, uomo come noi, ma Dio, che ha compreso fino in fondo il fratello uomo nelle sue esigenze ed attese più profonde, è lo Spirito Santo, lo Spirito che Lui, Gesù, ha promesso e inviato… Ma, ci dice ancora il Papa: “Il messaggio di Cristo non può adeguarsi alle logiche del mondo, perché è profezia e liberazione, è seme di umanità nuova che cresce e solo alla fine dei tempi avrà la sua piena realizzazione”. Facciamo nostro quanto afferma il Papa, sforzandoci di accogliere lo Spirito Santo, profezia e liberazione, cercando dentro di noi la volontà e lo sforzo di ascoltarlo per vivere con Lui nel cammino, anche faticoso, di ogni giorno: sia Lui, lo Spirito Santo, Colui che continuamente ci illumina e ci sostiene, nella certezza che il bene avrà sempre, presto o tardi, il trionfo sul male. È un invito a tutti voi, cari amici lettori, con un fraterno augurio di un periodo di vacanza sereno. La Redazione


La Parola... Dio con noi

La Parola

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“Unico” uomo, non significa un uomo solo come vorrebbe l’individualismo oggi imperante: l’uomo, infatti, si realizza soltanto se vive in unità con se stesso, col prossimo, con Dio e con tutte le creature.

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Nel giorno di Pentecoste, mentre si trovavano tutti insieme nello stesso luogo, venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua… e fuori di sé per lo stupore dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio. (At. 2, 1-11)

L

’esperienza dimostra che non si riesce proprio a vivere senza litigare; che nella storia del mondo e nelle vicende personali sono continuamente in atto tendenze disgregatrici, divisioni, conflitti: è un continuo sfilacciamento del tessuto comunitario dove una grossa parte la gioca la parola o meglio le parole (e la lingua che le pronuncia) come insegna Giacomo 3, 5ss: “La lingua è un piccolo membro e può vantarsi di grandi cose. Vedete un piccolo fuoco che grande foresta può incendiare! Anche la lingua è un fuoco, vive inserita nelle nostre membra e contamina tutto il corpo e incendia il corso della vita. Infatti, la lingua nessun uomo la può domare: è un male ribelle, pieno di veleno mortale”. E questo succede nonostante l’umanità coltivi fin dall’antichità più remota un grandioso progetto contro la disgregazione che Genesi 11, 1ss così descrive: “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. (Allora gli uomini) dissero:

‘Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra’”. Sappiamo purtroppo come è andato a finire il piano ambizioso, il sogno dell’uomo di unificare l’intera umanità: la torre è rimasta incompiuta, i popoli si sono divisi, Babele è diventata sinonimo di confusione e dispersione e ogni tentativo di rimettere insieme i pezzi sembra destinato a fallire. Eppure che questo progetto dell’umanità


La Parola... Dio con noi

che unisce sia pienamente condiviso da Dio ce lo ricorda San Paolo: nei suoi scritti egli usa in continuazione la parola greca “pròthesis” (lat. “propòsitus” che in italiano si traduce progetto, piano, disegno, mistero nascosto e rivelato) per indicare il piano o disegno misterioso che Dio fin dagli inizi ha progettato a nostro favore e ha rivelato e realizzato in Cristo. “Dio ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef. 1, 10). Che cosa significa? Significa che il mondo creato da Dio sgorga dall’unità divina e non può che tendere all’unità: “... c’è un solo Dio Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui” (1ª Cor. 8, 6). All’origine del mondo c’è l’unità divina: come Dio è Uno e Gesù Unico Signore, così non può che esserci un “unico” uomo. Unico uomo, non significa un uomo solo come vorrebbe l’individualismo oggi imperante: l’uomo,

infatti, si realizza soltanto se vive in unità con se stesso, col prossimo, con Dio e con tutte le creature. Quest’unità dell’inizio costituisce anche “il fine” a cui la creazione tende: “Poiché per mezzo di Cristo sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili... Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui” (Col. 1, 16). Gesù, chiave di volta di tutto l’edificio, vuol fare degli uomini dispersi una sola umanità: in mezzo a tante parole che feriscono, allontanano, dividono, disgregano… Egli è la sola Parola capace di realizzare l’unità: l’unità ecumenica di ebrei e pagani, credenti e non credenti; l’unità cosmica di un universo finalmente sottomesso a Dio che l’ha creato; l’unità escatologica dei nuovi cieli e delle terre nuove. Per descrivere l’esito finale di questo disegno divino Paolo è costretto a inventare un termine inedito come inedita è la realtà che è avvenuta: “ricapitolazione” che esprime la duplice intenzione divina di “restaurare” ogni cosa in Cristo e di “sottomettere” a Lui tutte le cose: “Cristo risuscitato dai morti è primizia di coloro che sono morti… Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e potestà e potenza. L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. E quando tutto

gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti” (1ª Cor. 15, 20ss).

Questo significa che la storia personale di ognuno, e quella comunitaria di tutti, nonostante le apparenze, sta camminando verso l’unità e che i tentativi di dividere, separare, disgregare l’umanità sono destinati a fallire: il destino finale dell’uomo è l’unità, la concordia, la pace, l’amore. Nulla impedirà a Dio di portare a termine il suo progetto e all’uomo di realizzare il suo sogno. Perché questo avvenga, dopo aver mandato la sua Parola a incarnarsi nella nostra storia, Dio manda il suo Spirito perché “noi tutti, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati (dallo Spirito di Gesù) nella sua immagine, di gloria in gloria” (2ª Cor. 3, 18). Don Davide Rota

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Educhiamoci: investiamo in “paradisi” che contano

La libertà è un bene comune che assume la sua vera essenza solo se è in unione con altri beni. Si deve passare da un concetto individualista di libertà ad un concetto di libertà comunitaria. La libertà di ogni uomo, per conquistare la sua pienezza, deve essere condivisa con gli altri uomini, non deve commisurarsi all’“io” ma al “noi”.

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Liberi T

ermina, con questo numero, la riflessione sui valori che stanno alla base del processo di crescita umana e spirituale di ogni persona. Quello che abbiamo compiuto insieme è stato un itinerario educativo che ci ha sensibilizzati sulle realtà che davvero contano, una sorta di officina nella quale abbiamo potuto lavorare le materie prime dei doni ricevuti, matasse di fili da tessere, per farne prodotti finiti, quell’abito di virtù che veste i giorni e li rende pieni. Eccoci giunti all’ultima tappa, nella quale affronteremo il tema della libertà. Al n. 8 degli Orientamenti Pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, troviamo questa provocazione: “Un segno dei tempi è senza dubbio costituito dall’accresciuta sensibilità per la libertà in tutti gli ambiti dell’esistenza: il desiderio di libertà rappresenta un terreno d’incontro tra

l’anelito dell’uomo e il messaggio cristiano. Nell’educazione, la libertà è il presupposto indispensabile per la crescita della persona. Essa, infatti, non è un semplice punto di partenza, ma un processo continuo verso il fine ultimo dell’uomo, cioè la sua pienezza nella verità dell’amore. «L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà. I nostri contemporanei stimano grandemente e perseguono con ardore tale libertà, e a ragione… La dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere… L’uomo perviene a tale dignità quando, liberandosi da ogni schiavitù di passioni, tende al suo fine mediante la scelta libera del bene». Questa ricerca diffusa di libertà e di amore rimanda a valori a partire dai quali è possibile proporre un percorso educativo, capace di offrire un’esperienza integrale


Educhiamoci: Investiamo investiamo in “paradisi” che contano

per amare della fede e della vita cristiana”. La libertà è uno dei valori più importanti della nostra vita ed è un diritto umano fondamentale. L’epoca in cui viviamo è determinata e caratterizzata dal tema della libertà. L’uomo, sin dalla sua creazione, possiede dei diritti in quanto è stato creato libero. Nella coscienza dell’umanità la libertà è il bene più alto, al quale tutti gli altri beni sono subordinati. In nome della libertà sono state compiute rivoluzioni e sono state combattute guerre: essa rappresenta un valore altissimo, sia a livello di vita interiore di ogni uomo, sia nella società in cui viviamo. Ma cosa intendiamo, esattamente, quando esaltiamo la libertà e la poniamo nel gradino più alto della scala dei nostri valori? Nella mia esperienza lavorativa mi trovo spesso ad affrontare con i giovani il tema della libertà in chiave educativa. Nel richiamare l’attenzione sul grande valore della libertà come diritto inviolabile riconosciuto all’uomo dalla nostra Costituzione, mi rendo però conto che il concetto di libertà, che la maggior parte dei giovani ha, è sostanzialmente legato alla possibilità di fare tutto ciò che si vuole. Libertà corrisponde, quindi, all’assenza di regole.

Credo che tale concetto di libertà, piuttosto diffuso nella nostra società e alimentato da tanti messaggi, più o meno espliciti, che i giovani si ritrovano a dover decifrare e con cui si trovano a convivere, sia alquanto distorto e fuorviante. La nostra società ci propone modelli di libertà che si rivelano spesso trappole della schiavitù: proclamiamo ed esercitiamo una libertà fittizia che ci rende interiormente schiavi. I giovani di oggi si trovano a vivere e a formarsi in una società complessa, hanno di fronte una notevole varietà di stili di vita: noi adulti abbiamo il dovere di essere per loro delle figure di riferimento e di orientarli verso le loro scelte, nel pieno rispetto della loro libertà. Se interiorizziamo un concetto di libertà basato sull’assenza di regole, tutti i nostri tentativi di essere liberi inesorabilmente falliscono. Jean Jacques Rousseau diceva: “L’uomo è nato libero e ovunque è in catene”. Tutto dipende dal significato che diamo a questo valore. Spesso leghiamo la libertà alla ricchezza; tuttavia, quest’ultima ci può rendere più indipendenti, ma non liberi. Libertà non significa ricchezza materiale, non significa avere possibilità economiche illimitate, perché ci saranno sempre cose che desideriamo e che saranno irraggiungibili. Altre volte il concetto di libertà è collegato alla possibilità di esprimere e manifestare liberamente i nostri pensieri e i nostri comportamenti. Tuttavia anche i nostri pensieri, spesso, sono schiavi dei sentimenti dell’insoddisfazione, dell’invidia, dell’ira, della rabbia e dell’odio. Capita, quindi, che in nome della libertà, siamo ridotti alla schiavitù dell’orgoglio e dell’egoismo. Nella mentalità dominante, “legge e regole” hanno un significato opposto rispetto alla libertà. Prevale un significato “anarchico” della libertà, un aspetto egoistico; il con-

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Educhiamoci: investiamo in “paradisi” che contano

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cetto di libertà si svuota del suo vero senso. La libertà egoistica e anarchica determina il fallimento dell’uomo, svuota la sua vita di significato. La libertà è un bene comune che assume la sua vera essenza solo se è in unione con altri beni. Si deve passare da un concetto individualista di libertà ad un concetto di libertà comunitaria. La libertà di ogni uomo, per conquistare la sua pienezza, deve essere condivisa con gli altri uomini, non deve commisurarsi all’“io” ma al “noi”. Se ci poniamo in tale prospettiva, l’ordine, il diritto, le regole, non si pongono in contrapposizione alla libertà, bensì la garantiscono e ne rappresentano condizione ed elemento costitutivo. La costruzione delle regole sociali che garantiscono la libertà deve essere quindi improntata alla ricerca del bene comune, inteso come bene di tutti, bene per tutti, bene per l’oggi e bene per il domani. Il concetto etico della libertà unisce quest’ultima alla responsabilità: in una società sana, la crescita della libertà non consiste semplicemente nell’ampliamento dei diritti umani, ma significa anche crescita della responsabilità.

cazione della libertà non si forma la coscienza, non ci si allena ad affrontare le prove della vita, non si irrobustisce il carattere”. La conoscenza della verità rappresenta il primo passo nella ricerca della libertà. Al n. 19 leggiamo che questa verità è Cristo: “Gesù Cristo è la via, che conduce ciascuno alla piena realizzazione di sé secondo il disegno di Dio. È la verità, che rivela l’uomo a se stesso e ne guida il cammino di crescita nella libertà”. La verità di Dio significa anche obbedienza; umiltà significa farsi “servi”. Come Maria, che in piena e assoluta libertà ha detto “sì”, e si è fatta serva. La libertà di Maria è una libertà vera che l’ha portata alla gioia vera. Mettersi al servizio di Dio, al servizio degli altri in nome di Dio, ci rende umili, ma liberi. Una bellissima poesia scritta per la mamma, la paragona ad un grande albero, carico di frutti. E proprio i rami più carichi di frutti sono quelli che si chinano maggiormente verso il basso.

Dio stesso ci ha donato la libertà, ma ci ha reso responsabili delle azioni che compiamo e delle scelte che facciamo come uomini liberi. Egli ci ha dato delle regole, i suoi Comandamenti, e noi siamo liberi di seguirli o meno: sta a noi scegliere, sta a noi ricercare la Verità che dà un senso alla nostra esistenza e ci rende umili. Al n. 20 degli Orientamenti leggiamo: “Il senso di responsabilità si esplica nella serietà con cui si svolge il proprio servizio. Senza regole di comportamento, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, e senza edu-

Più amore abbiamo, più ci doniamo e, con umiltà, ci facciamo servi per amore, come ha fatto Gesù per noi. Se rincorriamo una libertà che significa potenza dell’io, ci scontriamo inesorabilmente con i nostri limiti di essere umani. La vera libertà passa per la semplicità e per l’umiltà.


Educhiamoci: investiamo in “paradisi” che contano

Vorrei chiudere questa mia riflessione condividendo una bellissima preghiera che racchiude il vero senso della libertà e dell’amore di Dio perché, co-

me annuncia il n. 28 degli Orientamenti Pastorali: “Al centro dell’esperienza cristiana c’è l’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo, che non si annullano a vicenda. La libertà dell’uomo, infatti, viene continuamente educata dall’incontro con Dio, che pone la vita dei suoi figli in un orizzonte nuovo: «Abbiamo creduto all’amore di Dio - così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva»”.

Educhiamoci

A cosa serve la nostra libertà? Poniamoci questo quesito per dare un senso al dono che abbiamo ricevuto. Sicuramente dobbiamo rinunciare ad una libertà chiusa in se stessa. La nostra vita è un continuo cammino di maturazione che portiamo avanti non da soli, ma nella nostra famiglia, nella nostra Chiesa, nei nostri ambienti di studio, di lavoro e nella società in cui viviamo. La libertà vera, quella verso cui dobbiamo tendere, è la libertà interiore, quella che ci conduce alla vera gioia. Non dobbiamo essere passivi: la nostra vita non è sottomessa al destino; non dobbiamo subire gli avvenimenti, ma possiamo fare le nostre scelte e abbiamo anche la libertà di sbagliare. Ma ciò che dobbiamo conquistare è la libertà del cuore, la libertà di amare. Il primo passo è riscoprire il valore della semplicità: solo un cuore semplice può scoprire la libertà interiore. Solo un cuore che si dona è veramente libero. Essere veramente liberi significa non lasciarsi condizionare dai pregiudizi sociali, non ricercare l’approvazione e non lasciarsi condizionare dalle attese degli altri, non valutare le persone in base a ciò che hanno, non essere schiavi del denaro e della ricchezza, non rincorrere la vendetta. Nell’ottica di una vita cristiana, la radice della libertà è la Parola di Dio. “Se rimarrete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli: conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv. 8, 31-32). È in queste parole che possiamo trovare la risposta alla domanda che ci siamo posti: a cosa serve la nostra libertà? La libertà ci serve per amare. La libertà che nasce dalla Parola di Dio è liberazione da tutte le schiavitù umane. E’ la gioia di amare senza riserve, di saper gioire delle piccole cose della nostra vita quotidiana, di essere felici della felicità degli altri, di assaporare, con spirito di ringraziamento, tutto ciò che il Signore ci dona ogni giorno con la generosità di un vero Padre.

O Signore, ti amo perché tu mi ami abbastanza da volermi libero e per questa libertà, rischiando la tua gloria, sei venuto da noi uomo senza potenza, ma onnipotente d’Amore. O Signore, ti amo perché questa spaventosa libertà che tanto ci fa soffrire è la stessa meravigliosa libertà che ci permette di amare. Allora, quando, piegati sotto la croce delle nostre giornate, e talvolta cadendo, quando, piangendo, gridando, davanti alla croce del mondo, e talvolta urlando, noi saremo tentati di bestemmiare, di fuggire, o soltanto di sederci, dacci la forza di rialzarci e di camminare ancora, senza maledire la tua mano che si tende, ma non porta le nostre croci, se noi stessi non le portiamo, come Tu hai portato la tua.

Giusi Tartaglione docente e genitore

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Dopo “Madrid 2011”

G r az “Camminate nel Signore Gesù Cristo, radicati e costruiti su di Lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie”

(Col 2, 6-7)

...Sovrabbondando nell’azione di grazie! Così leggiamo nell’ultimo versetto del brano tolto dalla Lettera di San Paolo ai Colossesi che ha fatto da sottofondo alle nostre riflessioni mentre abbiamo percorso la strada che da Madrid, luogo scelto da Papa Benedetto XVI per celebrare con i giovani di tutto il mondo la fede nel Signore Gesù, morto e risorto, ci ha ri-portato alle nostre Emmaus. Abbiamo parlato di cammino, di radicalità, di fondamenti e fondamenta, di fiducia… Abbiamo scritto di esperienze vitali, di canti, di fatiche, di traguardi raggiunti, di interrogativi, di speranza; abbiamo scritto per “dire la differenza – citiamo Tahar Ben Jelloun – la differenza che ci avvicina a tutti quelli che non siamo noi, quelli che compongono la folla che ci assedia e ci tradisce. Non abbiamo scritto per loro, ma dentro di loro, e con loro. [...] Ciò che ci unisce a coloro che ci leggono o forse ci leggeranno è prima di tutto ciò che ci separa [...] Ci resta la sopravvivenza della parola legata e consumata. Siamo ciò che ci

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Dopo “Madrid 2011”

ie manca. Questa mancanza è tutto ciò che costituisce il nostro punto di partenza, il nostro itinerario e il nostro obiettivo...”. Abbiamo la certezza che le nostre parole, frutto di pensieri di vita buona, hanno costruito e costruiscono percorsi di vita buona, perché sono parole provate e piene, parole che narrano esperienze fondanti. In questo ultimo numero, Mauro, come “uno di casa”, riscriverà per noi, con una delle sue storie, maturate negli anni in cui è stato assistente nei campi profughi in Croazia, impegnato nella risoluzione nonviolenta dei conflitti internazionali1, il “Gracias a la vida” di Violeta Parra. Proviamo a ritrovare, nella storia che ci racconterà, l’eco del canto latino-americano che tutti noi, chi più chi meno, conosciamo, del quale riportiamo il testo tradotto in italiano.

GRACIAS A LA VIDA di Violeta Parra

Grazie alla vita, che mi ha dato tanto: mi ha dato due stelle che, quando le apro, io vedo e distinguo il nero dal bianco e nell’alto cielo il fondo stellato, e in mezzo alla folla l’uomo che amo. Grazie alla vita, che mi ha dato tanto: mi ha dato l’udito che in tutto il suo raggio sente notte e giorno grilli e fringuelli, martelli, turbine, latrati, tempeste e la dolce voce di colui che amo. Grazie alla vita, che mi ha dato tanto: mi ha dato il suono e l’abbecedario, come le parole che penso e proclamo, figlio, madre, amico e sentiero chiaro che mi porta al cuore di chi sto amando. Grazie alla vita, che mi ha dato tanto: mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi; con essi ho varcato pozzanghere e spiagge, città e deserti, montagne e pianure, e la strada tua, la casa, il cortile. Grazie alla vita, che mi ha dato tanto: mi ha dato il cuore che vuole fuggire quando guardo i frutti del cervello umano, quando vedo il bene lontano dal male, quando vedo dentro il tuo sguardo chiaro. Grazie alla vita, che mi ha dato tanto: mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto; così io distinguo la pena e la gioia, i due elementi che fanno il mio canto, che è il vostro canto, il mio proprio canto, e il canto di tutti, il mio stesso canto.

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Dopo “Madrid 2011”

Grazie, “La strada che porta a Plavno2 è tortuosa e l’auto fatica nella salita. Percorrendola ripenso alle parole del funzionario delle Nazioni Unite che ci ha chiesto di fare un sopralluogo: “Probabilmente troverete solo case bruciate. Dubito che sia rimasto qualcuno: forse qualche vecchietto. Attenzione, però, potreste trovare dei cadaveri! È bene che lo sappiate”. Lungo la strada: diversi posti di blocco. Dobbiamo fermarci, mostrare i documenti e raccontare cosa andiamo a fare. Per fortuna questi check-point sono formati sia da militari croati sia da militari internazionali… Ci fanno passare. Plavno non è un vero e proprio villaggio con un nucleo abitativo unico, ma un insieme di gruppi di case disseminati in un’area montana piuttosto ampia. Ai piedi di queste colline si stende una vasta pianura, probabilmente un antico lago prosciugatosi col tempo. Questi gruppi di case prendono nome dai cognomi delle famiglie che li abitano e, messi tutti insieme, formano il villaggio di Plavno che fino a due giorni fa era abitato da circa 3.000 persone di etnia serba, in un territorio denominato “Repubblica Srbska di Krajna”. L’azione militare croata, chiamata Oluja (tempesta) ha messo fine a tutto questo, facendo fuggire, in soli tre giorni di battaglia, oltre 250.000 cittadini serbi, tra cui anche i 3.000 di Plavno. Arrivati, il paesaggio non si presenta molto diverso da quello visto in altri luoghi dove la follia della guerra passa tutto al setaccio: case bruciate, fori di proiettili nei muri, auto distrutte, tanto fumo e desolazione. Tutto questo in contrasto con la bellezza del posto. Ci dirigiamo subito verso la chiesa (ortodossa) miracolosamente intatta; lì vicino, un gruppetto di case, anch’esse risparmiate dal fuoco. Ci avviciniamo e, da una porta, spunta una vecchietta che ci viene incontro a passo spedito,

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ci prende le mani e le bacia. Non sa che siamo italiani: la paura, probabilmente, la fa agire in quel modo. Si chiama Jeka. Una volta spiegato chi siamo, ci fa entrare in casa dove conosciamo anche il marito: Milos. Hanno

tutti e due ottantadue anni e sono rimasti lì per proteggere la casa e gli animali. “In tv, racconta Jeka, i croati dicevano alla popolazione serba di rimanere nelle proprie case, di non aver paura che non sarebbe successo nulla, mentre la tv serba ci intimava di fuggire. Nell’incertezza abbiamo fatto scappare i giovani; noi anziani, credo pochi, siamo rimasti. Che vuoi che facciano a noi? E poi chi avrebbe dato da mangiare agli animali? Pensavamo che una volta accertata la sicurezza, i nostri giovani avrebbero potuto rientrare… Che importa se non più in Serbia, ma in Croazia? Noi siamo gente pacifica: non ci interessano i giochi sporchi della politica. Invece, in questi due giorni è accaduto di tutto. Forse avremmo dovuto scappare anche noi! Adesso abbiamo paura: per ora non ci hanno bruciato la casa, ma nei prossimi giorni... chissà”. Chiediamo a Jeka se ci sa dire qualcosa di altre persone rimaste. Lei alza le spalle e ci indica alcune case vicine, dove sono rimaste altre tre donne. “Per gli altri gruppi di case non so… Dovreste controllare voi”. Jeka ci prega anche di sistemarci nella vicina casa del fratello fuggito; spera che la nostra presenza faccia da deterrente per militari e saccheggiatori. Diventerà la nostra base. I giorni successivi li pas-

siamo a perlustrare tutti i gruppi di case dell’area: ottantacinque persone in tutto, di età compresa tra i sessantacinque e i novant’anni. La devastazione è quasi totale: manca completamente la corrente elettrica e molti gruppi di case non hanno acqua; l’odore di animali morti è quasi insopportabile: mucche morte chiuse nelle stalle, cavalli, asini, cani ancora legati alla catena e moltissimi maiali che vagano liberi per la valle. La maggior parte delle case è bruciata o saccheggiata di tutto. Uno di questi superstiti, Jovo, che soprannomineremo il sindaco perché uomo informato su tutto, ci indica un

gruppo di case piuttosto isolato di nome Afierovic. Ci accenna di una donna rimasta perché impossibilitata a camminare; ci chiede di andare a vedere: lui, per paura, non si vuole allontanare dalla propria casa.

La jeep riesce a stento a passare dalla stretta stradina sterrata che porta ad Alfierovic. Pure qui devastazione e fumo. Giriamo un po’, ma non vi è sentore di anima viva. Proviamo anche a gridare: “Siamo italiani, diamo aiuto,


Dopo “Madrid 2011”

Milica c’è qualcuno?!?”. Niente. Stiamo per andare via quando notiamo, nella boscaglia, una piccola casetta che non avevamo visto prima. Ci avviciniamo e sulla soglia scorgiamo un gallo bellissimo: se ne sta lì e osserva. La porta è aperta e la casa non è bruciata. Alla nostra vista il gallo va via e noi proviamo ad entrare. In fondo alla stanza, un divano collocato vicino ad una stufa a legna. Sul divano: una donna. Ci fissa. Ha lo sguardo impaurito. È immobile. È vestita di nero: una lunga gonna, un grembiule, il fazzoletto sulla testa… Rapidamente le

diciamo che siamo italiani e che non deve aver timore. Con un cenno ci fa entrare. Si chiama Milica (in italiano si pronuncia Miliza) e ha ottantasei anni. Facciamo fatica a capirla perché dalle sue labbra le parole escono appena sussurrate. È visibilmente impaurita e denutrita e da lì a poco capiamo che non riesce ad alzarsi in piedi e che probabilmente si trascina per spostarsi. Nonostante questo, la casa è in ordine e pulita. A differenza delle persone precedentemente incontrate, lei non gioisce, rimane lì seduta, in silenzio. Le prepariamo qualcosa da mangiare. Lei ci scruta. Io mi sento a disagio: mi pare quasi di aver disturbato la sua solitudine, i suoi pensieri… Nei giorni successivi facciamo visita a Milica almeno una volta al giorno, ma cerchiamo di farlo timidamente, senza forzature, due persone al massimo, un uomo e una donna. Più passano i giorni e più lo sguardo di

Milica sembra rilassarsi, anche se le parole stentano a venir fuori. Lunghissimi i momenti passati in quella stanza in assoluto silenzio: solo il tic-tac di una vecchia sveglia sembra volerci comunicare qualcosa di importante di quella vita fragile che ci troviamo davanti, di quel cuore in solitudine. Notiamo parecchi libri vicino a lei e allora decidiamo di portargliene di nuovi. Per la prima volta, un cenno di sorriso, forse una nostra pia illusione. Milica ha l’aria di essere una donna colta e intelligente… Ogni volta che arriviamo da lei, il gallo è sulla soglia, si sposta e ritorna al momento del nostro commiato. Più di una volta ci è venuto in mente di cucinarlo, ma mai lo avremmo fatto. I giorni passano. Decidiamo di stabilirci a Plavno in pianta stabile (rimarremo tre anni). Dopo un anno di permanenza, i tempi sono maturi per mettersi alla ricerca dei parenti fuggiti. La cosa non è semplice: chi è fuggito non ha dato troppi riferimenti e le linee telefoniche, così come le strade verso la Serbia, sono interrotte. Allora ci mettiamo in auto e partiamo solo con alcuni indirizzi a disposizione. In uno di questi viaggi riusciamo a rintracciare uno dei tre figli di Milica. Rimane stupefatto dalle notizie che gli portiamo sulla madre: era convinto che fosse morta da tempo. Ci prega di fare il possibile per portarla da lui che, essendo serbo, non potrebbe andarla a prendere. Ci vorrà ancora un anno prima di riuscire a procurare dei documenti per Milica e per tutti i vecchietti rimasti. Intanto lei sembra aver acquistato più tranquillità, anche se i passi avanti fatti

nella comunicazione non sono granché. Dopo due anni dall’incontro con Milica, arriva il momento di riportarla dai figli e dagli amatissimi nipoti. Quella mattina arriviamo quasi fin sulla soglia di casa con il pulmino che avrebbe portato lei e altri quattro dai parenti in Serbia. Stranamente, e per la prima volta, il gallo non è presente. Milica è pronta, ha indossato il vestito buono, nessun bagaglio, solo alcune vecchie foto. Nel suo sguardo un miscuglio di espressioni: un misto di gioia, tristezza, nostalgia. La aiutiamo ad alzarsi. In silenzio la accompagniamo al pulmino. I suoi occhi scrutano ogni angolo di quella stanza, quasi a voler catturare e rinchiudere i ricordi di una vita vissuta lì, fatta di momenti belli e brutti, e con il pensiero che forse lì non sarebbe mai più tornata. Sulla soglia fa un gesto e tira fuori le chiavi della porta, le infila nella serratura, poi ci guarda e, alzando le spalle, lascia le chiavi attaccate, senza chiudere. Ancora uno sguardo al cortile e poi via, sul furgone. Allontanandomi, mi pare di cogliere il canto del gallo ma, probabilmente, è solo suggestione. Per tutti i giorni del viaggio Milica rimane immobile: nessun gesto, nessun lamento, lo sguardo perso, lontano, chissà dove. Finalmente arriviamo a Stara Pazova, cittadina vicina a Belgrado, dove figli e nipoti stanno attendendo Milica. Entriamo nel cortile, un piccolo colpo di clacson, la porta della casa si apre e figli e nipoti si precipitano ad aprire il furgone. E’ in quel preciso momento che, per la prima volta, dopo due anni, sento chiaramente la voce di Milica: non sono parole: sono urla, di una intensità tale da sembrare inumane: urla di gioia, di liberazione, di disperazione, urla sopite e conservate per anni, custodite con cura per essere tirate fuori in quel momento. Le lacrime scorrono a fiumi e la gioia negli occhi dei parenti è oltre l’immagi-

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nabile. Ci invitano ad entrare, ma pensiamo sia il caso di lasciarli gustare da soli quel momento così intenso: abbiamo altre “consegne” da fare. Ci fanno promettere di tornare il giorno dopo per cena. Il figlio più grande ripartirà per il Montenegro e porterà Milica con sé, quindi ci aspettano a salutarla per l’ultima volta. L’indomani, dopo una giornata passata a Belgrado, ci dirigiamo verso la casa di Milica per la cena e per i saluti. Tutti ci rendiamo conto che probabilmente sarà anche l’ultima volta che la vedremo e il pensiero ci rende un po’ tristi anche se siamo felici per lei. Ad accoglierci, oltre i figli e i nipoti, altre persone: amici, cugini, curiosi, giunti per Milica, ma anche per vedere da vicino questi strani italiani. La tavola è imbandita: una vera e propria festa. Milica è seduta su una grande poltrona di pelle rossa, è elegantissima in un nuovo abito nero, lo sguardo aperto, rilassato, felice: sembra pure ringiovanita di parecchi anni. La serata si consuma in racconti, mille domande, risa e ringraziamenti. Milica osserva dalla sua poltrona, i suoi occhi sorridono. Si fa tardi ed è il momento di andare. Salutiamo tutti, lasciando per ultima Milica. Mi dirigo verso di lei. Nipote e figlio si avvicinano per aiutarla ad alzarsi, ma lei, con un gesto severo e perentorio, li allontana. Nella stanza cala il silenzio. Milica afferra i braccioli della poltrona e lentamente, molto lentamente, con uno sforzo immane, si alza in piedi. Fa un passettino, mi guarda e sussurrando mi dice, in italiano, “Grazie”. Io e tutti quanti rimaniamo senza parole. In quel momento, probabilmente, l’unico modo, il più grande, il più difficile che Milica aveva per “abbondare in azione di grazie” era quello. Io non so come interpretare quel gesto, ma lo voglio interpretare come una sorta di solitaria standing ovation, come quando a teatro la gente si alza tutta in piedi per applaudire... Nella mia vita mai più ho ricevuto un ringraziamento tanto sentito e tanto emozionante come quello. L’indomani Milica parte con il figlio più grande per il Montenegro. Una settimana dopo muore vicina ai suoi cari. Credo che lei abbia sempre saputo che sarebbe morta una volta ottenuto il suo scopo: rivedere i suoi figli, e il giorno in cui ha lasciato la chiave nella serratura è da iscrivere in una specie di visione definitiva. Mi lascia un grande insegnamento e pure una grande speranza. A una settimana dalla morte, era riuscita, probabilmente, a raggiungere l’apice della gioia e della serenità, perché lei ce l’aveva fatta, aveva ottenuto il suo scopo, aveva realizzato il sogno che fino a poco tempo prima non osava neppure immaginare. Non aveva più niente da chiedere alla vita. Sono certo che Milica sia morta sorridendo. Nei miei momenti tristi penso spesso a questa storia, e il pensiero di lei mi rincuora e conforta. Così, alzo lo sguardo al cielo e sussurrando dico: Grazie, Milica.

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Che cosa possiamo aggiungere all’intensità e genuina profondità di quanto narrato? Solo una parola: Grazie! Grazie per questa celebrazione di vita che abbiamo condiviso insieme, come unica famiglia intorno alla mensa della Parola sbriciolata in parole umane e del Pane fattosi per noi nutrimento del cuore, della mente e della corporeità: la Parola nelle parole, il Pane nel corpo del testo. L’invito per tutti e per ciascuno, soprattutto per chi fra noi è più giovane anagraficamente, è quello di iniziare a stupirci positivamente dell’esistenza che ci ritroviamo tra le mani ogni giorno, di accorgerci che non è tutto scontato o dovuto, che non è per nostro merito che ci siamo in questo mondo! Siamo qui e ora per imparare dalla vita, per costruirci una vita fondata su valori stabili nel tempo. Siamo qui e ora per “Grazia”, perché impariamo il senso “della gratuità (gratis), del perdono (graziare), del piacere (godimento, gradito), della dolcezza (gracile), della bellezza (grazioso) e della riconoscenza (gratitudine)”3. Il Grazie per eccellenza è stato Gesù, un Dio che si è fatto straniero, un Dio che ha fatto di ogni Plavno del cuore la sua casa, un Dio irregolare, sottopagato, che fa il lavoro che noi non facciamo, un Dio che dorme sotto le mura delle nostre città sicure, che pensa ai suoi figli lontani, orfani della sua carezza serale, un Dio che ha varcato pozzanghere e spiagge, deserti, montagne e pianure, le nostre strade, le case, i cortili, un Dio badante che pensa ai nostri vecchi e li profuma con la tenerezza che avevano dimenticato, un Dio che muore in un cassonetto, nel vagone di un binario abbandonato, un Dio Re Magio dai mille volti e colori, che è venuto e continua a venire, un Dio che viene a salvarci dall’ingratitudine, perché possiamo imparare l’alfabeto del Grazie. Buona strada! Mauro Barisone e Suorbì maurokos@hotmail.com - sr.b@tiscali.it (foto di Mauro Barisone) 1 Chi volesse conoscere in dettaglio il suo Curriculum Vitae può contattarlo: maurokos@hotmail.com. 2 Plavno: Croazia Nell’Agosto del 1995 l’esercito croato sferrò un attacco fulmineo e violento denominato “Oluja” (tempesta), nel territorio denominato “Krajna” tra Dalmazia e Bosnia, attuando in tre giorni una delle azioni di pulizia etnica più efferate del conflitto, costringendo alla fuga oltre 250.000 serbi. Nel villaggio di montagna di Plavno fuggirono circa 2.500 persone. Rimasero solamente alcuni anziani impossibilitati a fuggire o rimasti a difesa delle case e degli animali, nella speranza di un ritorno celere dei loro cari e affidandosi alla clemenza dell’esercito croato. Per loro cominciò un’odissea fatta di solitudine e abbandono, senza cibo, legna da ardere, corrente elettrica, documenti. Ad alcuni bruciarono la casa o la saccheggiarono di tutto, costringendoli a vivere in ripari di fortuna, cantine, stalle. Passeranno molti anni prima di poter avere notizie dei figli; molti di loro non riuscirono; altri cercarono di raggiungerli in Serbia; la maggior parte di loro morirà senza ricongiungersi con i propri cari. 3 A. FOSSION, Ri-cominciare a credere. 20 itinerari di Vangelo, EDB, Bologna 2009, 29-30.


I santi sono coloro che lasciano passare la luce...

Santa Teresa

Benedetta della Croce Portava il titolo regale: “della Croce”. “Ciò che non entra nelle mie vedute, entra nelle vedute di Dio: niente succede a caso”.

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uesto scrisse Santa Teresa Benedetta della Croce, vissuta in un tempo che amava più le tenebre della luce. Era inevitabile, perciò, che la sua vita fosse spenta dalla violenza. Al di là di tutto, Suor Teresa Benedetta della Croce era un’anima assetata di “Verità” e di “vita”. Testimoniò questi valori sia nel Campo di concentramento di Hooghalen prima e poi di Westerbork, per morire martire in quello di Auschwitz, assieme alla sorella Rosa, il 9 agosto 1942. Edith Stein, così si chiamava Suor Teresa Benedetta della Croce prima di entrare nel Monastero di Colonia, con

tutti i suoi doni “di natura e di grazia”, con tutta la sua vita così attiva e così feconda, anche di successi letterari e filosofici, si è santificata nel silenzio di un chiostro con gli stessi mezzi di tante umili Sorelle. Sempre mi riempiono di stupore i mezzi e l’ambiente in cui vissero le Sante Carmelitane: Santa Teresa di Lisieux, Santa Teresita de los Andes, Santa Teresa d’Avila, Santa Teresa Margherita di Firenze, Santa Teresa Benedetta della Croce. Esse sono nate e cresciute in ambienti diversi, hanno vissuto in tempi e in ambienti diversi, sono state educate con metodi diversi, ma tutte hanno accettato di lasciarsi amare da Cristo, in tempi e in modi diversi. E lo sappiamo tutti che l’Amore di Cristo si esprime con un simbolo sconcertante: la croce. Tutte hanno avuto a propria disposizione la Regola del Carmelo e tutte l’hanno vissuta con sincerità di cuore. Tutte avevano dentro la stessa aspirazione di ricerca e di santificazione: la piccola via dell’umiltà e dell’amore le accomuna. Tutte si sono dimostrate disponibili alla Grazia: si sono lasciate macinare come piccoli grani di frumento, ma ognuna ha seguito la propria via. Tutte Sante, come tutti gli uomini hanno due occhi e due mani; ma lo sguardo, quello no! Non vi sono clonazioni nella santità! Siamo unici e irripetibili perché così ci ha

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voluto il Signore fin dall’eternità. Le nostre Sante carmelitane sono diventate tali vivendo nei loro chiostri o dove la volontà di Dio le ha portate: hanno vissuto con gioia, e senza rimpianti, la vita e il loro tempo. Edith Stein apparteneva ai “Puri di cuore” a cui Gesù ha promesso: “Vedranno Dio!” Era il due agosto 1942. Durante questa giornata venivano arrestati tutti i membri non ariani che vivevano nelle Case religiose. Arrestati e condotti via: il loro peccato era quello di appartenere alla razza ebraica. Edith Stein e la sorella Rosa furono arrestate e portate in Campo di concentramento assieme a migliaia di altri ebrei, proprio perché appartenenti ad una famiglia ebrea. Edith, nel 1922, si era fatta battezzare e nel 1933 si era fatta Monaca carme-

litana, ma questo, per i soldati delle SS, non contava. Già nel 1939 aveva dovuto lasciare il suo Monastero di Colonia. Aveva chiesto ed ottenuto ospitalità nel Monastero di Echt, in

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Olanda, ma quando l’Olanda fu invasa da Hitler, anche là vennero applicate le leggi razziali. Anche per questo Edith finì martire ad Auschwitz. Erano le cinque del pomeriggio e le Religiose del Carmelo di Echt, dove si era rifugiata Suor Teresa Benedetta della Croce con la sorella Rosa, si trovavano in coro. Al suono del campanello la Superiora andò ad aprire: erano due ufficiali delle SS che chiedevano di Suor Stein. Pensando che si trattasse del permesso di emigrazione chiesto dalla stessa Suor Teresa per emigrare in Svizzera, la Madre chiamò Suor Teresa Benedetta e la mandò in parlatorio. Sua sorella Rosa era già là, ma dalla parte esterna in quanto apparteneva al Terzo Ordine carmelitano e viveva all’esterno del Monastero. I due militari diedero a Suor Teresa Benedetta della Croce dieci minuti per prepararsi ed uscire dal Monastero con loro. Con lei portarono via anche la sorella Rosa. A nulla valsero le chiarificazioni della Madre che continuava a ripetere che le due sorelle erano pronte ad emigrare in Svizzera, nel Carmelo di Paquier. Le religiose, con le lacrime agli occhi, videro uscire la loro Consorella dal Monastero, senza poter fare nulla per impedirglielo, e salire su di un carro d’assalto su cui c’erano già altre persone. Nessuno sapeva dove fosse diretto quel mezzo. In quello stesso giorno, il Generale Schmidt, rappresentante di Hitler in Olanda, durante un comizio disse che quegli arresti erano la risposta alla pastorale religiosa della Chiesa cattolica, del 26 luglio, giorno in cui, in tutte le chiese cattoliche, si era letta

la circolare dei Vescovi olandesi con la quale si protestava contro l’arresto e la deportazione degli Ebrei e dei religiosi di razza ebraica. Tra l’altro il Generale disse: “… siamo costretti, da parte nostra, a considerare i cattolici di puro sangue ebraico, come i nostri peggiori avversari e quindi a deportarli al più presto in Oriente”. A nulla valsero le energiche proteste dell’Arcivescovo Monsignor De Jong. L’arresto dei religiosi e religiose cattolici di origine ebraica era semplicemente un atto di vendetta contro la pastorale dei Vescovi: erano i Vescovi e la Chiesa cattolica che si intendeva colpire con l’arresto dei religiosi di razza ebraica. La vita di Edith Stein: un misterioso lavoro della Grazia Edith Stein nasce il 12 ottobre 1891 da una famiglia ebraica in Breslavia, allora territorio tedesco. Era l’ultima dei sette fratelli diventati grandi e dei

quattro morti neonati. Rimase orfana di papà a soli due anni. La madre, Augusta Courant vedova Stein, era un’ebrea di pura stirpe e dovette, dopo essere rimasta vedova, occuparsi e preoccuparsi da sola a mantenere la famiglia. Non fu facile! Portò avanti


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il commercio di legna, iniziato dal marito con notevoli sacrifici, fino a raggiungere una certa agiatezza e poter fare studiare i figli. Era orgogliosa di appartenere al “Popolo eletto” ed educò i suoi figli nell’osservanza di tutti i riti e precetti della Religione ebraica. Le preghiere in famiglia venivano recitate rigorosamente in ebraico e tutte le cerimonie prescritte dal Talmud erano fedelmente osservate. Anche per questo, non accettò mai la conversione al Cristianesimo della figlia Edith. Oltre che ad essere una donna energica, la madre di Suor Teresa Benedetta della Croce era anche una donna molto caritativa. La signora Stein cercava di infondere il sentimento della carità e della compassione anche nei suoi figli ed in particolar modo in Edith. E la nostra Santa, prima ancora di essere Santa e prima ancora di autodefinirsi “atea”, fu una fedele ebraica. E quando tornava in famiglia, nonostante il suo non credere, accompagnava devotamente alla Sinagoga la madre nei giorni di sabato, perché potesse assistere alle funzioni. A scuola era giudicata vivace, intelligente, aperta e precoce A quattordici anni Edith si professava atea e tale rimase fino a ventuno. Dopo gli studi universitari a Gottinga, divenne discepola di Edmund Husserl1, perché il suo vero interesse era la filosofia. Nello stesso tempo partecipò all’“Associazione Prussiana per il diritto Femminile al Voto”. Ma più tardi lei stessa scriverà: ”Quale giovane studente fui una radicale femminista. Persi poi l’interesse a tutta la questione…”.

Allo scoppiare della prima Guerra mondiale nel 1914, frequentò un corso di infermiera e prestò servizio in un Ospedale militare austriaco come volontaria. Fu duro, per la nostra Edith, vedere morire tanti giovani, prestare servizio in sala operatoria ed accudire ai malati di tifo. Alla chiusura dell’Ospedale militare nel 1916, segui Husserl, con cui conseguì, nel 1917, la Laurea “Summa cum laude” in filosofia e divenne, poi, sua Assistente a Friburgo nella Brisgovia. Negli anni seguenti insegnò, prima a Speyer e poi a Münster, fino a quando, a causa delle leggi razziali, dovette interrompere la sua attività di insegnamento. La conversione: da ebrea a cattolica Suor Teresa Benedetta della Croce, dopo la sua conversione e il suo Battesimo, il primo gennaio del 1922, ha tradotto in vita pratica la verità intellettuale che tanto l’appassionava. Lei stessa scrisse: “La mia sete di verità era una preghiera continua”. Il suo spirito fu sempre in attitudine

di ricerca come le gemme del mese di marzo sono un annuncio dei prossimi fiori di aprile e dei prossimi frutti. Ma il caldo sole che fece maturare la sua conversione e, di conseguenza la sua vocazione, fu una lettura particolare. Lei stessa scrive a tale proposito: “… Presi dallo scaffale un grosso volume che portava il titolo: “Vita di Santa Teresa d’Avila, scritta da lei stessa”.

Ne cominciai la lettura e ne rimasi talmente presa che non la interruppi finché non fui arrivata alla fine del libro. Quando lo chiusi dovetti confessare a me stessa: “Questa è la Verità!”. Ormai era tutto chiaro… Una nube oscurava il fascino della sua cultura e della sua genialità In questa grande luce in cui era stata avvolta, c’era però una nube che oscurava la sua felicità. Come annunciare questo avvenimento alla sua mamma, ebrea convinta e praticante? Senza dubbio, l’idea di dover manifestare a quella donna tanto amata, ma

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così esigente nella sua fede ebraica, il grande avvenimento che aveva mutato radicalmente la sua vita, la faceva tremare fin nel più intimo del suo essere. Intuiva che un abisso si sarebbe aperto tra loro. Un giorno si inginocchiò davanti alla madre e disse: “Mamma, sono cattolica!” E la madre, che già aveva intuito qualcosa di questo cambiamento della figlia, con eroismo degno degli antichi patriarchi, incominciò a piangere. Ed era proprio quello che Edith non si aspettava. Non aveva mai visto una lacrima sul volto della madre. La debolezza di questa donna forte, che aveva sempre lottato con la vita e per i suoi figli, si era abbandonata al pianto e questo sconcertò non poco Edith... ed anche la figlia lasciò scorrere le sue lacrime. Queste due grandi anime, così profondamente unite e uguali, in quel momento sentirono che le loro vie si separavano. Il cuore e la mente della neo-convertita ormai navigava in altri cieli. Nelle sue aspirazioni più intime incominciò a desiderare il Carmelo. Ma il suo Direttore spirituale, Mons. Schwind, le negò, per il momento, il permesso di abbracciare la Vita religiosa. Fu proprio lo stesso Monsignore a procurarle un posto tranquillo in un ambiente religioso, dove avrebbe potuto dedicarsi indisturbata ai suoi studi di filosofia e progredire nel proprio perfezionamento spirituale, in attesa di varcare la soglia del Carmelo di Colonia. Il Collegio “Santa Maddalena”, delle Claustrali di San Domenico, era il posto ideale perché lei potesse far

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maturare la sua vocazione: contemporaneamente insegnava alle educande e poteva dedicarsi ai suoi studi filosofici.

La “signorina professoressa” si adattò rapidamente all’orario e alle abitudini delle Religiose. Alle ragazze a cui insegnava lasciò un ricordo particolare in quanto sapeva conciliare perfettamente la giustizia con una squisita bontà. Scrive a tale proposito una studente: “Il mio esame di grammatica fu un fallimento… Ma la signorina professoressa Stein non mi fece sentire a disagio… Era amata da tutti e stimata come l’insegnante più intelligente, giusta e capace della nostra scuola”. E un’altra scrive: “Aveva un non so che di superiore. Era troppo geniale. Colpiva in lei la grandissima umiltà e l’eccezionale intelligenza, ma il tutto condito sempre da molta modestia”. Scrive una Monaca del collegio: “Il vederla pregare in cappella, dove si tratteneva genuflessa per lunghe ore, era una profonda, silenziosa predica”.

Monaca nel Carmelo di Colonia Nell’ottobre del 1933 Edith Stein decise di ritirarsi nel Carmelo di Colonia dove prese il nome di Teresa Benedetta della Croce. La nostra Santa ci porta direttamente nel vivo del XX secolo mostrando le speranze che esso aveva acceso, come pure le contraddizioni e i fallimenti che lo hanno segnato. Non senza dolore e pericolo, nel 1939, avvenne il suo trasferimento nel Carmelo di Echt in Olanda. Tuttavia quando anche l’Olanda non risultò più sicura, si ritenne opportuno, per la sua salvezza, rivolgersi ad un Carmelo della Svizzera, anziché al Vaticano o ad un Carmelo in Israele. Era tutto pronto. Mancava solo una firma dal Commissariato olandese, ma era questione di pochi giorni.Tutto, però, precipitò e risultò inutile. Le cose precipitarono a causa di una lettera pastorale scritta dai Vescovi olandesi con l’obbligo di leggerla in tutte le Chiese cattoliche; scatenò gli eventi e fece salire l’odio travolgendo la nostra Carmelitana. L’immolazione e il martirio Dal Carmelo di Echt, Suor Teresa Benedetta della Croce venne prelevata dalla Gestapo il 2 agosto 1942, per finire nel Campo di sterminio di Auschwitz, dove morì in una camera a gas il 9 agosto dello stesso anno. Composta e serena nel suo atteggiamento raccolto, camminava tutta rivolta e abbandonata in quel Dio da cui la sua fiducia attingeva ogni forza. Fu in questi giorni che visse nel Campo di concentramento un esempio di carità e di assistenza: fino al-


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limiti del tempo per prolungarsi nell’eternità. In questa Monaca carmelitana si trova, infatti, un esempio persuasivo di chi si è misurato con le nostre stesse esperienze: ha cercato con tutte le sue forze un ideale e lo ha servito poi in umile e amorosa donazione.

l’ultimo ha parlato un linguaggio silenzioso e caritativo, comprensibile a tutti. L’umile contegno che Suor Teresa Benedetta della Croce aveva sempre manifestato, e che l’aveva sempre distinta in tutti i suoi rapporti sociali, si manifestò nel Carmelo di Colonia e di Edht, cercando di essere fra le sue Consorelle, un elemento di unione e di gioia, anche in mezzo a circostanze minacciose, non solo per se stessa, ma anche per lo stesso Ordine e per la propria Comunità religiosa. In una lettera scritta dal Carmelo di Echt diceva: “… E’ bene tener presente che fa parte della povertà da noi professata essere pronte a lasciare anche il nostro Monastero. Ci siamo obbligate ad osservare la clausura, ma Iddio non si è obbligato a lasciarci sempre dietro le mura della nostra clausura. Egli non ne ha bisogno, perché possiede altre mura per proteggerci… Certamente possiamo pregare che questa prova ci venga risparmiata, ma sol-

tanto se aggiungiamo con tutta la nostra fermezza e sincerità: non la mia, ma la Tua volontà sia fatta!”. “Quando sarò arrivata là, dove termina il mio orizzonte, si aprirà l’universo” Suor Teresa Benedetta della Croce era ormai un’anima matura per la testimonianza del martirio. Quando venne arrestata e portata via dalla Gestapo, stava scrivendo la sua grande opera: “Scientia crucis”. Non l’ha terminata, ma l’ha testimoniata mediante la sua vita virtuosa e la sua morte santa. Iddio l’ha provata nel fuoco della sofferenza e l’ha trovata degna di Sé. Il mistero della croce si è realizzato in lei fino al suo più profondo significato. Suor Teresa Benedetta della Croce ha partecipato alla nostra stessa vita, alle nostre attività ed interessi; ha assistito ai medesimi avvenimenti; ha condiviso i nostri problemi; ma soprattutto, ha fatto pienamente sue le aspirazioni dei nostri tempi che tendono ad oltrepassare i

Dopo la conversione, la verità le apparve solo nella volontà di Dio Come ci ricordò Giovanni Paolo II quando la proclamò compatrona d’Europa assieme a Santa Brigida di Svezia e a Santa Caterina da Siena, Teresa Benedetta della Croce, con la sua vita di pensatrice, di mistica, di martire, gettò un ponte tra le sue origini ebraiche e l’adesione a Cristo. Durante la sua vita come filosofa e come pensatrice, si mosse con sicuro intuito tra il pensiero filosofico contemporaneo, gridando poi, con il suo martirio, le ragioni di Dio e dell’uomo, nell’immane vergogna della Shoah. “Santa Teresa Benedetta della Croce è così diventata l’espressione di un pellegrinaggio umano, culturale e religioso, che incarna il nucleo profondo della tragedia e delle speranze del vecchio Continente europeo” (Spes Aedificandi, 3). Fu proclamata Santa da Giovanni Paolo II nel 1998. La liturgia la ricorda il 9 agosto. Assunta Tagliaferri

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Edmund Husserl era un filosofo tedesco della prima metà del Novecento. Affascinava il suo pubblico con un nuovo concetto della Verità. I suoi discepoli comprendevano la sua filosofia, quale svolta verso il concreto... La sua “fenomenologia” condusse, senza che lui ne avesse l’intenzione, molti dei suoi studenti alla fede cristiana.

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...Una bella notizia...

Pellegrinaggio D

a circa sei anni la “Comunità don Milani” del Patronato di Sorisole (BG) – Comunità educativa per minori affidati dai Servizi sociali in percorsi alternativi alla detenzione – offre ai suoi ragazzi la possibilità di vivere un’esperienza di solidarietà accompagnando i malati dell’Unitalsi di Bergamo in pellegrinaggio a Lourdes. Questa scelta nasce dal desiderio di favorire nella mentalità dei

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ragazzi una cultura alla solidarietà, all’accoglienza, mobilitando pensieri, forze ed esperienze capaci di operare su quei processi e fenomeni che creano marginalità, disagio e devianza. L’offerta arriva anche dal Gruppo Unitalsi di Chiuduno, che tutti gli anni si rende disponibile ad accogliere e coinvolgere la Comunità in questo pellegrinaggio. Ogni anno a fine aprile, per cinque giorni, i ragazzi della Comunità, accompagnati dagli educatori, sono chiamati a vivere una forte e intensa esperienza di cura e attenzione all’altro unita a molti momenti di preghiera. I ragazzi coinvolti si sono sempre dimostrati partecipi, disponibili ad “esserci per...” e protagonisti positivi nelle relazioni con gli altri. I giorni a Lourdes scorrono intensamente, dalla sveglia mattutina, quando subito ci si rende disponibili per il servizio self service alla mensa del Salus (l’albergo-ospedale dell’Unitalsi), al servizio di barelliere che

comporta l’accompagnamento dei malati al Santuario per assistere alle funzioni. Il viaggio a Lourdes è capace di suscitare gesti che assumono significati nelle storie tra gli educatori e i ragazzi, nelle avventure condivise e negli incontri nuovi. I ragazzi più scettici sul senso del pellegrinaggio, durante la permanenza a Lourdes, hanno saputo interrogarsi su tante cose: sulla vita, sulla sofferenza, sulla speranza… Questa esperienza permette di mettersi in ascolto degli altri, ma anche di se stessi. Così quest’anno, sostenuti dalla fiducia e dai consigli di chi precedentemente aveva partecipato al pellegrinaggio, siamo partiti in gruppo, tutti carichi di aspettative positive: aspettative che non sono state deluse. Il clima di Lourdes sempre umido e imprevedibile, la quantità di pioggia scesa sempre accompagnata anche da spiragli di sole e vento, hanno fatto da cornice ad


...Una bella notizia...

a Lourdes un paesaggio suggestivo incastonato tra le colline e i Pirenei. Ciò che ha colpito ognuno di noi è stato il vedere con i propri occhi centinaia di ammalati tutti insieme; centinaia di ammalati che, accompagnati dai volontari, partecipavano alle Ss. Messe nelle varie Basiliche, alle Via Crucis, alle adorazioni e alla sug-

Nonostante l’intensità delle giornate, trascorse con l’obiettivo quotidiano del servizio alla mensa, con i malati alle funzioni liturgiche e nelle riunioni organizzative, ci sono anche stati spazi e tempi di meditazione personale davanti alla Grotta dell’apparizione e nella Cappella dell’adorazione.

meravigliose, i volontari dell’Unitalsi, che ci hanno fatto sentire da subito calorosamente accolti e che ci hanno accompagnato in questa esperienza sotto ogni punto di vista: organizzativo, liturgico, umano. A Lourdes abbiamo avuto la possibilità, come proclamava anni fa il Pontefice Giovanni Paolo II, di poter apprendere “in cosa consiste l’amore per la vita, attraverso quello spirito di servizio che dona il suo prezzo alla vita stessa, alla vita dei giovani. Questo spirito non è solo un aiuto: è uno scambio, un’offerta di comunione”. Numerosi sono stati gli stimoli ricevuti. Certamente rimane il bellissimo ricordo di un’esperienza comune condivisa tra noi, ma anche l’importanza di aver messo se stessi di fronte a qualcosa di più infinitamente grande che, per esser compreso, deve, per forza di cose, passare attraverso la concretezza dell’esperienza umana in ogni sua sfaccettatura. Crediamo che il miracolo sia proprio questo. Tutti abbiamo avuto una grande possibilità; ad ognuno di noi ora sta farne tesoro guardando al futuro. E con questa speranza, abbiamo fatto ritorno a casa. Elena e Luca educatori

gestiva processione serale aux Flambeaux. In ognuno di questi momenti è stato importante e significativo scoprire che nella malattia c’è sempre la bellezza della persona umana, con i suoi sentimenti, gli sguardi, le parole, i gesti… c’è una vita vissuta. C’è una speranza legata al mistero.

La responsabilità e la fatica che in questi giorni abbiamo misurato su noi stessi hanno sicuramente lasciato un segno personale e indelebile in ognuno di noi, lasciando da parte anche quel sentimentalismo che porta a sentirsi bene in virtù del fatto che ci si è resi indispensabili per gli altri. Abbiamo trovato poi delle persone

! Un grazie di cuore a Elena, a Luca e ai ragazzi che hanno voluto farci conoscere la “bella notizia” nell’incontro con il sorriso di Maria e la gioia di chi si affida a Lei.

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155° Anniversario del ritorno al Padre della Beata

Caterina Cittadini Echi festosi da tutto l’Istituto


SOMASCA Casa Madre Nella Basilica di San Girolamo in Somasca tutto è pronto per ricordare, con una Celebrazione eucaristica, il 155° anniversario di morte della Beata Caterina Cittadini. Già dalle ore 15.30 i fedeli cominciano ad affluire per prendere posto e, ricorrendo quest’anno il Giubileo somasco (500 anni dalla liberazione di San Girolamo Emiliani dal carcere), per avere anche il tempo di recarsi a pregare presso la tomba del Santo. Si respira silenzio carico di grazie; un grazie al Signore, che si è fatto subito preghiera già da quando le note delle campane a festa e dell’organo, che si prepara al canto, accompagnano l’approssimarsi della Celebrazione. Man mano la gente prende posto a sedere, è un incontro di sguardi, di sorrisi, di saluti affettuosi che esprimono la gioia di essere lì per ricordare un giorno di morte da cui, però, è sbocciato il seme di una vita donata pienamente che sta ancora portando i suoi frutti. Nell’introduzione Madre Letizia, Superiora generale, traccia un breve profilo di Caterina, ricordando la sua presenza attiva di bene anche e soprattutto nella Parrocchia di Somasca. Il Celebrante, Padre Luigi Amigoni, Preposito Provinciale dei Padri Somaschi, nella sua Omelia mette in evidenza come la preghiera di Gesù sia una preghiera di confidenza massima nel Padre che raccoglie l’inizio e la fine della sua vita di Figlio. «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato» (Gv. 17). La vita di Gesù: dall’inizio al suo termine è stata un continuo viaggiare da una città all’altra predicando alla gente l’amore di Dio. La vita di Caterina: dall’inizio alla fine è stata un andare da Bergamo, a Calolziocorte, a Somasca seminando, soprattutto in questo paesino di poche anime, semplicità di vita, messaggi di speranza, preghiera e profondo zelo per il Regno di Dio. Caterina è donna di spiritualità profonda e di altruismo sincero che, sull’esempio del suo “Amabilissimo Sposo”, sa farsi tutta a quanti sempre accosta; è madre amabile, dolce, che traffica, fino all’ultimo respiro, i doni di Dio; è sorella che sa comprendere le difficoltà e le fatiche di tanta gente perché sempre accoglie e porta al Signore, con spirito di fede, le difficoltà e le fatiche vissute fin dalla sua più tenera età. E quanto ancora si potrebbe dire di questa donna che già tutti conosciamo, ma che non si vorrebbe mai finire di scoprirne i tratti luminosi. Padre Luigi, così ha continuato nella sua Omelia: “Tra i doni di Dio c’è una donna felice in cielo: Caterina Cittadini. Perché la ricordiamo? Perché è morta qui a Somasca, perché Papa Giovanni Paolo II l’ha dichiarata Beata, perché oggi è la sua festa, perché qui ci sono le sue discepole che continuano ad educare con la sua stessa passione”.

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Così ha scritto il Maestro Mario Valsecchi nell’Inno, da lui composto per la Beatificazione di Caterina: “Con l’ardore di fede operosa le tue figlie continuano il cammino: vi sia tra loro un cuor solo e un’anima sola in te, Caterina”. E’ questo affiatamento e questa affinità che siamo chiamate noi, sue figlie, a testimoniare nel nostro relazionarci e nel nostro porci a servizio. “Nelle gioie e fatiche del vivere alla tua fede guardiamo come esempio: tu nella gloria dei giusti per noi prega il Signore, Beata Caterina”. Ed è a questo tuo esempio, Caterina, che non dobbiamo smettere di guardare per imitare nell’essere cuore pulsante in ogni nostra realtà e per dimostrare che il Signore continua ad aver cura di tutti: certe che la santità oggi è ancora possibile. Suor Concetta Rota Bulò

ROMA Istituto scolastico “Caterina Cittadini” Sabato 5 maggio, le due Comunità - “Caterina Cittadini” e “Emmaus” - presenti in Roma, si sono incontrate nella Chiesa del Ss. Redentore a Valmelaina, per festeggiare la Beata Caterina Cittadini, partecipando alla Santa Messa, concelebrata da Padre Corrado e da Padre Gabriele, con la viva partecipazione dei fedeli che abitano nel quartiere e condividono la preghiera e l’impegno educativo a favore delle famiglie e dei ragazzi/e, affidati all’educazione e istruzione offerta dalle Suore. Padre Corrado ha annunciato e spiegato alla gente l’evento importante del Capitolo Generale che coinvolge quest’anno il nostro Istituto il quale, come una famiglia, è chiamato dallo Spirito Santo a riflettere sulla sua realtà, la sua missione, il suo cammino evangelico per il bene delle persone che avvicina. Questa comunità parrocchiale ha rivolto a Dio Padre una preghiera unanime per le Suore, lodandolo e ringraziandolo per il dono della fede e confidando nella protezione materna della Beata Caterina Cittadini, donna ricca di fede e di amore quotidiano per Dio. Un altro momento di fraternità, condiviso dalle due Comunità, è stato il pranzo attorno allo stesso tavolo: non è mancata una deliziosa torta dedicata alla Beata. Inoltre le due Comunità hanno partecipato, in serata, alla Santa Messa, presieduta dal Card. Gianfranco Ravasi, nella Basilica Ss. Bonifacio e Alessio all’Aventino, Celebrazione inserita nel Grande Giubileo Somasco per ricordare San Girolamo Miani nel cinquecentesimo anniversario degli avvenimenti che diedero una svolta radicale alla sua vita. Al termine della Celebrazione anche una Compagnia Teatrale ha presentato, in modo significativo, la vita e le scelte di questo grande Santo. Per le due Comunità è stata una giornata percorsa dalla riflessione sulla santità e, come ha stimolato il Card. Ravasi nella sua Omelia “E’ necessario unire il volto di Dio Padre, svelato in Gesù Cristo, al volto del povero, del bambino, al volto del “giusto”, del “santo” per continuare, oggi, a portare frutto, a far crescere, in pienezza, la vita, a rendere feconda la carità evangelica”. E ce lo ricorda molto bene il Beato Giuseppe Toniolo: “Noi credenti sentiamo, nel fondo dell’anima, che chi definitivamente recherà a salvamento la società presente non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, bensì un santo, anzi una società di santi”. Suor Maurilia Pellicioli

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CARBONIA Scuola “Gesù divino operaio” “Camilla Gritti” BEATA CATERINA, PREGA PER NOI La Festa liturgica della Beata Caterina Cittadini, a 155 anni dalla sua morte, è stata vissuta nella nostra Parrocchia di Cristo Re con una gioiosa Celebrazione Eucaristica presieduta dal nostro Parroco, Don Alfredo Tocco, e concelebrata dal vice-parroco Don Andrea Zucca. La Chiesa si è “vestita” di festa: i sorrisi dei bambini delle nostre Scuole “Gesù Divino Operaio” e “Camilla Gritti”, i loro canti accompagnati alle chitarre dai genitori, i gesti, la preghiera condivisa e l’intensa invocazione, per chiedere insieme l’intercessione della Beata sulle tante situazioni che preoccupano le famiglie del nostro territorio, hanno creato un’atmosfera carica di Presenza. E’ stato bello vedere convenire tanti parrocchiani e diverse famiglie a questo appuntamento ormai annuale e, soprattutto, molto sentito, perché Madre Caterina è nel cuore delle persone proprio per la semplicità della sua santità feriale; a lei ci si è affidati per chiedere aiuto nella precarietà, sostegno nella malattia, luce nei diversi cammini educativi. Tutti i presenti e, in particolare, i genitori hanno baciato la Reliquia di Madre Caterina, accompagnando i bambini in questo gesto devozionale di affidamento, quasi a esprimere il desiderio profondo che un frammento di quel “corpo”, santificatosi nelle gioie e fatiche del quotidiano, potesse proteggere la ferialità del proprio cammino, la totalità della propria casa, della propria storia, di questa terra oggi particolarmente provata dalla crisi economica. E Madre Caterina sorrideva... vigilando con il suo volto luminoso e attento su di noi e su ogni fedele che, talvolta con gesto quasi furtivo, si avvicina alla sua immagine, accende una candela e, tracciando il segno di croce, continua quella antica storia di fede, scritta nella bellezza rocciosa e affascinante di questa terra, nel cuore e nelle tradizioni della sua gente. Suor Eraldina Cacciarru

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TERESINA (PIAUI’) Comunità “Vila San José da Costarica” FESTA DELLA BEATA CATERINA CITTADINI Nella nostra Comunità “San José da Costarica” la festa di Madre Caterina ha avuto inizio con un Triduo a cui hanno partecipato gruppi di famiglie che già stavano animando la preghiera del Mese di Maggio nelle nostre vie. Abbiamo vissuto la gioia di ripercorrere il cammino di Madre Caterina, esempio luminoso di maternità in Cristo e di dedizione incondizionata alle giovani generazioni. Ci siamo ritrovate immerse nella sua vita con il desiderio di specchiarci in lei per essere riflesso dei suoi atteggiamenti e virtù. Caterina è stata vera educatrice cristiana che ha saputo essere maestra di vita con la tenerezza e la forza del suo essere madre, con la sua capacità di “prendersi cura” di ogni persona affidata a lei, con il coraggio di scegliere come modello l’amore educativo di Gesù. Il 5 maggio, con tutte le famiglie abbiamo partecipato ad una Celebrazione eucaristica in ricordo di questa grande protettrice al termine della quale c’è stato il “bacio” devozionale della sua Reliquia. Come gesto di gratitudine e di affetto a tutti è stata offerta una piccola cornice con la foto di Caterina. Tutto è grazia e benedizione di Dio. Beata Caterina Cittadini, prega per noi! Suor Ione Pinheiro e Suor Luisa Bonati

Comunità “Bairro Real Copagre” La Festa della Beata Caterina Cittadini è sempre “molto preziosa” per noi Suore, per le persone della nostra Comunità, in particolare per i bambini, gli adolescenti e i giovani che, attraverso il nostro servizio nel Centro educativo, ogni giorno sperimentano i valori del nostro Carisma educativo. Al Triduo in preparazione alla festa del 5 maggio, che si è svolto nella Cappella davanti alla Reliquia di Madre Caterina, i ragazzi del dopo-scuola hanno espresso i loro sentimenti e il loro grazie attraverso disegni, canti, quiz e preghiere. Alcune donne hanno condiviso la loro esperienza rifacendosi alla vita di Caterina, che ormai hanno imparato a conoscere e che ancora oggi è motivo di forza nelle difficoltà, sperimentando che la santità quotidiana è possibile ad ogni persona. Il 5 maggio abbiamo concluso la Festa con la Celebrazione della Parola di Dio cantando “Ecco l’amore” e l’Inno a Caterina “Come buona novella”. Molta la gente che ha partecipato con grande entusiasmo e fede; a tutti è stata consegnata l’immagine di Caterina e un dolce. Suor Amabile Burini

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SANTO ANDRE’ (SAN PAOLO) Comunità “Caterina Cittadini” GRANDE FESTA PER CATERINA Non posso non scrivere le meraviglie che il buon Dio opera nelle sue creature. Dopo il Triduo in preparazione alla Festa della Beata Caterina, celebrato nella Parrocchia e in quattro delle otto cappelle della zona, la serata di sabato 5 maggio è stata caratterizzata da una particolare solennità: la santa Messa celebrata dal Parroco Pe. Carlos Alberto, dei Padri Somaschi, Responsabile del lavoro pastorale della Parrocchia. Il popolo ha partecipato in massa alle funzioni liturgiche e tanti giovani ci hanno dato la gioia di sognare un futuro promettente per le vocazioni alla Chiesa e al nostro Istituto. Il celebrante ha presentato la figura di Madre Caterina come esempio di virtù e santità feriale per i nostri giorni così turbati dalla violenza che continuamente minaccia la vita. Ci ha veramente procurato tanta gioia il vedere la nostra gente entusiasta intorno all’immagine della Beata Caterina con grande fervore e senso di appartenenza alla stessa Famiglia religiosa, con un solo cuore e una sola anima. Due giovani, vestite di Caterina e Giuditta, insieme ad un gruppo di bambini poveri, sono entrate, dopo la Comunione, cantando l’Inno di Caterina rendendo grazie a Dio per la grande figura di queste due sorelle che hanno saputo ascoltare la Parola di Dio e che, sotto la guida del Sacerdote Don Brena, hanno realizzato il sogno di dare una casa ricca di affetto e di amore alle orfane del loro tempo. Col passare degli anni le radici hanno superato anche l’Oceano per dare frutto anche in Brasile: oggi noi viviamo di questo spirito di fondazione e, come vere Madri in Cristo, noi Suore e laici compresi, accogliamo ed educhiamo ai valori della vita, tanti bimbi, adolescenti e giovani, senza trascurare le loro famiglie, mettendo in pratica quello che Gesù ha detto ai suoi apostoli e che oggi ripete continuamente anche a noi: “Amare tutti senza misura”. Tutta la Festa, preparata con tanto impegno dai nostri Educatori, si è svolta con grande gioia e si è conclusa con la “bella” torta che i volontari avevano già preparato per offrirla ai presenti al termine della Santa Messa. Tutti sono tornati a casa felici e contenti, lodando il Dio della storia per quanto vissuto in onore di Caterina: in questa povera zona di Santo André non avevano mai visto cose così belle. Anche noi Suore siamo molto felici di vivere e lavorare tra questi poveri che, nella loro semplicità, ci amano e ci rispettano accogliendo il nostro essere con loro come vere Sorelle in Cristo Gesù. Suor Angela Pirri e Comunità

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UBERABA (MINAS GERAIS) Comunità “Nossa Senhora da Conceição” FESTA IN ONORE DELLA BEATA CATERINA CITTADINI Nei giorni 28 e 29 aprile u.s., insieme ai nostri collaboratori e con la partecipazione della Comunità, abbiamo organizzato e realizzato un bazar con giochi, servizio bar… per raccogliere fondi per la sistemazione del Centro Socio-educativo “Caterina Cittadini” . Il 1° maggio, nella Celebrazione eucaristica presieduta dal Parroco Padre Arnaldo, abbiamo dato valore e senso alla vita di Madre Caterina. Nella Comunità dal 2 al 4 maggio, nel Triduo di preparazione alla Festa, abbiamo messo in evidenza l’essere di Caterina come religiosa, educatrice e insegnante con l’Adorazione eucaristica pregando, in particolare, per le vocazioni. Al termine, un semplice rinfresco, ci ha permesso di condividere tra noi un momento di gioia. Nella Comunità “Nossa Senhora Aparecida” abbiamo celebrato la Festa il giorno 6 maggio con la partecipazione di tutti: educatrici, alunni, ragazze del Progetto, Gruppo Cresima e la Comunità cristiana. Celebrare la Festa di Madre Caterina ci ha permesso di andare alle fonti del nostro essere apostole educatrici, di fare la memoria della nostra storia, di rivedere il cammino tracciato dalle Fondatrici e di chi ci ha preceduto in questa missione. Caterina ci dice: “Lavorate mentre avete tempo… senza troppa ansia” e ci invita ad avere sempre fiducia in Dio provvidente, a vivere la missione con donazione e gratuità e a seguire Cristo alla luce del nostro Carisma nell’essere vere madri in Cristo nelle realtà in cui viviamo. Suor Brunilde Colombo e Comunità

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TARIJA Comunità “Sant’Angela Merici” ANNIVERSARIO DELL’UNITÀ EDUCATIVA “CATERINA CITTADINI” La prima settimana di maggio con gli insegnanti, i bambini e i loro genitori, abbiamo festeggiato il IV anniversario della nostra Scuola materna; abbiamo pure ricordato i 155 anni della morte e gli 11 della Beatificazione di Madre Caterina Cittadini. Gli studenti, con danze, canti e concorsi, hanno espresso gratitudine a questa Madre che ha saputo aprire il cuore all’amore di Gesù e amare tutti con un amore disinteressato; hanno pure percepito l’invito a fare lo stesso nella vita di ogni giorno. La Festa si è conclusa insieme a tutta la Comunità parrocchiale con una Celebrazione eucaristica che ha trasmesso l’importanza di dimorare nell’amore di Dio per dare continuamente buoni frutti. Grazie Caterina per questo tuo grande esempio di madre e di sorella. Suor Brigida Cuentas e Comunità

CAMARGO “Orfanotrofio Sawatzki” LASCIANDO L’IMPRONTA Quest’anno ho avuto la fortuna di vivere un anniversario diverso da quello precedentemente sperimentato a La Paz, Cochabamba e Tarija. Abbiamo festeggiato con i bambini della Famiglia, dell’Orfanotrofio, con il personale e alcune persone che lavorano con noi. Il Parroco, Mons. Otto Strauss, ha presieduto la Celebrazione eucaristica allietata dai canti e dalle preghiere dei piccoli. Un momento emozionante è stato sperimentato quando il Padre, nella sua Omelia, ha sottolineato che Caterina, pur essendo orfana, non crebbe con rancore ma, carica di amore per Dio e il prossimo, crebbe lasciandosi guidare dallo Spirito Santo. La presenza di questi nostri bambini sarà stata occasione di gioia anche per Caterina che dal cielo continua a vegliare su loro in modo particolare. Dopo la Celebrazione un piccolo rinfresco ha permesso a questa nostra famiglia, che vede la presenza di trentacinque bambini, di essere unita nella gioia e nella semplicità. Suor Carmen Mercado Cámara

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COCHABAMBA - CONDEBAMBA Comunità “Virgen de Guadalupe” e “Sorelle Cittadini” “L’anima mia magnifica il Signore” Per festeggiare l’11° anniversario della Beatificazione di Madre Caterina, noi Suore della Comunità del Noviziato “Virgen de Guadalupe” ci uniamo il 4 maggio, vigilia della Festa, con le Consorelle della Comunità “Sorelle Cittadini” di Condebamba per gioire insieme e prepararsi in preghiera al grande giorno. Vi partecipano diversi gruppi di mamme e di giovani che, dopo una fervorosa preghiera a Gesù Eucaristia, rendono gioioso e festoso l’incontro con danze e canti, ai quali fa seguito un semplice, ma gradito dessert. Prima di lasciarci, facciamo dono a tutti i presenti di un portaritratti con l’immagine della Beata, veramente molto gradito. Il giorno dopo, 5 maggio, nella Parrocchia “Nuestra Señora de Guadalupe”, dal nuovo Parroco, Padre Juaquin Herbas e da un altro Sacerdote, viene celebrata una solenne santa Messa. Dopo il canto d’ingresso, viene letta una breve biografia di Madre Caterina e una breve storia della Congregazione da Lei fondata con la sorella Giuditta. Sono presenti moltissime persone appartenenti alle varie Comunità parrocchiali in cui noi operiamo; sul volto di tutti si legge il vivo interesse per quanto ascoltato e la grande gioia di conoscere meglio la nostra Congregazione, soprattutto la figura della Beata. Noi, figlie di Caterina, facciamo nostro l’invito di Giovanni Paolo II: “Aprite, anzi! Spalancate le porte a Cristo”. Suor Fiorentina Regonesi e Comunità del Noviziato

MYSORE Comunità “Nirmal Bhavan” Noi Suore Orsoline della Comunità di Nirmal Bhavan in Mysore, il 5 maggio u.s., in occasione del 155° Anniversario della morte della Beata Caterina Cittadini, abbiamo vissuto una Celebrazione Eucaristica e un momento di Festa e di condivisione gioiose con alcuni dei 144 bambini, orfani di Bangalore, che stanno facendo un campo estivo presso i Padri Monfortani in Mysore.

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GARUT “Non temete che l’Istituto abbia a soffrire… Dio ha una particolare cura di voi”. (Beata Caterina Cittadini)

UN SEMPLICE E ARDENTE DESIDERIO: FAR CONOSCERE LA BEATA CATERINA CITTADINI E’ da un anno ormai che noi Suore Orsoline di Somasca siamo presenti in Garut e il nostro desiderio è di far conoscere sempre più le Sorelle Caterina e Giuditta Cittadini, nostre Fondatrici, e di farci conoscere come Istituto. Abbiamo, per questo, fatto un incontro in cui, semplicemente, abbiamo presentato la vita, la missione e il Carisma di queste due sorelle. Il Signore, che guarda verso gli umili, ha guidato la realizzazione di questo nostro desiderio. Così la sera del 4 maggio, dopo la Santa Messa e l’Adorazione del primo venerdì del mese, abbiamo presentato la vita, la missione e il Carisma della nostra Congregazione. C’erano più di ottanta persone tra cui anche alcuni insegnanti. Al termine abbiamo consegnato a tutti la Preghiera per ottenere grazie per intercessione della Beata Caterina e un segnalibro; ha fatto seguito, poi, un piccolo rinfresco. Come espressione dei nostri più sentiti ringraziamenti al Signore per il dono della nostra grande Madre e Fondatrice e per la nostra presenza qui a Garut, il 5 maggio abbiamo avuto una solenne Concelebrazione presieduta dal nostro Parroco, don Herry Nugroho a cui è seguito il bacio della Reliquia e la preghiera. Anche a questo momento forte di preghiera ha partecipato una cinquantina di persone che hanno condiviso con noi la gioia di essere insieme. Siamo consapevoli che non è sufficiente far conoscere Caterina e Giuditta con le parole, ma è soprattutto la testimonianza di vita che incide e porta frutto; solo con i nostri sforzi non possiamo far nulla: con il Signore, invece, si può tutto! Continuiamo ad invocare la protezione di Maria, nostra tenera Madre, perché ci aiuti a fare e ad essere sempre presenza di Cristo.

Hidup Mo Caterina, semoga Semangat dan Hidupnya menjadi inspirasi bagi semua orang khususnya umat Garut. La vita di Madre Caterina e il suo spirito buono sono stati fonte di ispirazione per tutti, soprattutto per la nostra gente qui a Garut. Suor Matilde, Suor Antonia, Suor Yulti

LEMBANG UNA NUOVA ESPERIENZA DI FESTA Il 155° anniversario della morte della nostra cara madre Beata Caterina Cittadini è stato carico di significato per noi; è la prima volta, infatti, che celebriamo nella nostra Parrocchia Santa Maria di Fatima, essendo da poco presenti qui come Comunità. La Celebrazione è stata fatta nella nostra casa ed è iniziata con una breve presentazione della storia della vita di Madre Caterina e della sorella Giuditta per presentare alla gente il Carisma, la Spiritualità e la missione della nostra Famiglia religiosa. Il Parroco, Rev. P. Thomas Sunarto Pr., nella sua omelia ha detto che di “quello che Madre Caterina ha seminato e piantato lei stessa non ha visto i frutti, ma la sua obbedienza alla volontà di Dio e il consiglio di Don Brena dà vita alla Congregazione e alla Chiesa”. Come una madre, un’educatrice e sorella, ha condiviso l’amore di Dio senza aspettarsi niente in cambio. Si notava la gioia in quanti erano presenti e con loro abbiamo, ancora una volta, ringraziato il Signore. Suor Yanti

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SAN PEDRO LAGUNA Comunità “House of Mary” CELEBRAZIONE DELLA MATERNITÀ IN CRISTO Come Comunità “House of Mary” in San Pedro Laguna, il mattino del 5 maggio, insieme ai nostri poveri della zona, agli insegnanti e ai membri della “Fondazione Beata Caterina Cittadini”, abbiamo celebrato una Santa Messa semplice, ma tanto gioiosa. Il celebrante, Rev. Fr. Ian Yacat. OSJ, nostro Parroco, nella sua Omelia ha detto che Caterina è Beata perché ha sempre posto il suo amore in Dio solo e si è sempre messa a servizio della Chiesa intera come vera madre in Cristo. Ha ricordato che Caterina è chiamata Madre, amica, educatrice. Rivolgendosi a noi Suore, ha detto che con la nostra presenza dobbiamo essere come lei segno grande di maternità, mentre rivolgendosi a tutti i presenti, ha detto: “Questo è il motivo per cui le Suore si prendono cura di voi non solo per i vostri bisogni materiali, ma soprattutto per quelli spirituali”. Ha aggiunto, poi, che la presenza di tanti fedeli è il segno del grazie a Dio per il dono di Madre Caterina. E’ stata una significativa Celebrazione in cui tutti, condividendo anche una modesta colazione offerta al termine della Santa Messa, si sono sentiti uniti, hanno espresso la loro gratitudine e onorato la Beata Caterina. Suor Rea Pangantihon

VALENCIA Comunità “Casa Cittadini” I ricordi dolorosi del devastante tifone e il terremoto sono ancora freschi nel cuore e nella mente dei bambini. E’ il motivo, questo, per cui le ragazze hanno voluto rappresentare le parole della Beata Madre Caterina “Non abbiate paura: Dio ha cura particolare di voi; io vi assisterò dal cielo” con un dipinto, iniziato il primo giorno della novena (29 aprile) e completato l’ultimo giorno (4 maggio). Dopo 155 anni, le parole di una Grande Madre rimangono vive; né tifoni, né terremoti, infatti, possono diminuire il potere e la dolcezza di queste parole lasciate a noi sue Figlie. Abbiamo vissuto la preparazione a questa grande Festa con i nostri bambini; insieme, seduti in cerchio, abbiamo raccontato di Caterina, l’abbiamo invocata e ogni bambino ha poi riposto la sua richiesta di preghiera in una piccola scatola. Il 5 maggio, dopo la preghiera del mattino e il Santo Rosario, siamo andate a Dumaguete per la solenne Celebrazione dell’Eucaristia per condividere questa festa con le nostre Sorelle. E’ stato un giorno ricco di emozioni, di ringraziamento e di lode per una Madre la cui vita, in molti modi, continua a dirci: “Non abbiate paura…”. La Celebrazione, semplice e gioiosa, è stato un evento importante non solo per le bambine che vivono in Casa Cittadini, ma anche per quanti vi hanno partecipato. Ogni gesto semplice parla di una casa felice ed è protetto dai nostri Santi Fondatori. Suor Celina Vilakunnel

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DUMAGUETE Comunità “Caterina Cittadini” CELEBRAZIONE 155° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DELLA BEATA CATERINA CITTADINI Il 5 maggio u.s. è stato un grande giorno di Festa: il giorno fatto dal Signore per tutti noi. Con grande gioia e gratitudine a Dio, abbiamo celebrato il 155° anniversario dell’ingresso della Beata Caterina Cittadini in cielo, dove è andata per incontrare il suo Sposo che ha sempre amato con tutto il cuore. La Celebrazione è stata preceduta da una Novena di preghiera durante la quale abbiamo pregato con fervore per la nostra amata Fondatrice e Madre chiedendo le sue benedizioni celesti e l’assistenza per tutte noi, sue Figlie, e per la nostra piccola Famiglia religiosa fondata da lei con tanto amore e sacrificio. La Celebrazione è iniziata con la santa Messa di ringraziamento celebrata dal Rev. p. Thaddeus Quinit, Cappellano della nostra Scuola, a cui hanno partecipato gli insegnanti, le Suore e le ragazze di Casa Cittadini di Valencia. Anche se per noi è periodo di vacanza, siamo state felici di avere con noi alcuni genitori, alunni e gli studenti che frequentano i corsi estivi. Durante l’Omelia il Sacerdote ha elogiato la Beata Caterina Cittadini come una grande madre ed educatrice: “la bellezza della sua missione educativa è sempre più urgente in questo mondo che sta perdendo il senso di Dio”. Ha esortato i genitori presenti all’importanza di formare i loro figli non solo intellettualmente, ma anche spiritualmente e moralmente. Al termine della Santa Messa c’è stato il bacio della Reliquia della Beata mentre i bambini di Casa Cittadini hanno cantato un Inno dedicato a lei. I ragazzi che frequentano i corsi estivi hanno trattenuto i presenti presentando varie attività da loro preparate; è seguito, poi, un semplice buffet per tutti, in particolare per gli insegnanti e il personale della nostra scuola come ringraziamento del loro essere collaboratori della nostra missione educativa. E’ stata una giornata di festa e di gioia in cui ciascuno, soprattutto noi Suore, ha ringraziato il Signore per il dono di questa grande Madre ed Educatrice che continua ad assisterci dal cielo, assicurandoci la sua presenza fra noi: “Figlie carissime, non temete! Dio ha una particolare cura di voi; io dal cielo vi assisterò”. Suor Molly Edacheril

TALUGTUG - NUEVA ECIJA Comunità “Sant’Orsola” L’11° anniversario della Beatificazione di Madre Caterina è stato da noi celebrato in spirito di vera gratitudine. E’ il sentimento, infatti, che riassume i pensieri e le riflessioni fatte in questo periodo dalla nostra Comunità e dagli Insegnanti della nostra Scuola “Cristo Re” in Talugtug. La Festa è iniziata con la lettura di quanto Papa Giovanni Paolo II ha rivolto ai presenti in Piazza San Pietro quando l’ha dichiarata Beata il 29 aprile 2011 ed è culminata con la Celebrazione Eucaristica, presieduta dal Rev. P. Rufo Ramil H. Cruz. Abbiamo reso un senso di viva gratitudine a Dio per questa donna umile, nascosta e santa che continua a toccare il cuore dei bambini e dei giovani con la sua maternità educativa attraverso la presenza delle sue Figlie, le Suore Orsoline di Somasca che ricordano la loro grande Madre attraverso le sue incoraggianti parole: “Non abbiate paura… Dio ha una particolare cura di voi”. Questo semplice pensiero porta con sé la ricchezza di un’esperienza veramente vissuta con Dio e per Dio. E questo è molto significativo nella sua vita vissuta nella povertà, nel sacrificio e nell’abbandono totale a Lui, Dio provvidente, in tutto quanto ogni giorno essa faceva. La sua grandezza continua, ancora oggi, ad arricchire la Chiesa attraverso la sua missione educativa, svolta con zelo da noi Sorelle. Abbiamo vissuto questo giorno con gioia e lode piena a Dio, ringraziandolo per il dono di Caterina, Madre ed Educatrice e continuiamo a pregare per la sua santificazione chiedendo, umilmente, la sua benedizione. Suor Vilma Pitogo

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Voci di casa nostra

“Si ricordino le Sorelle di non ritirarsi, ovvero rilasciarsi, né raffreddarsi e stancarsi mai nella buona incominciata via del Signore ricordandosi di andare sempre ogni giorno con fervore di spirito, col profitto delle virtù e delle opere buone”. (Caterina Cittadini, Regole manoscritte 1855, Capo XXXVI, n. 10)

ISTITUTO SUORE ORSOLINE DI SAN GIROLAMO IN SOMASCA

XXXIII CAPITOLO GENERALE Somasca, Luglio 2012

antemente si manifesta “La santità della Chiesa cost rito produce nei fedeli; Spi lo tti della grazia che e si deve manifestare nei fru dei consigli si manifesta nella pratica in un modo tutto suo proprio evangelici. re ma che si sogliono chia sigli porta con dei tica Questa pra nianza imo test sa ino lum una e deve portare nel mondo tità”. e un esempio di questa san

(Lumen Gentium, 39)

azi on e che la no str a Co ng reg

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Superiora generale

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Voci di casa nostra BERGAMO CASA GENERALIZIA

COMMEDIA DIALETTALE

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l Consiglio del CAMSOS (Centro Animazione Missionaria Suore Orsoline di Somasca) ogni anno organizza, in primavera e in autunno, una serata a tema... bergamasco! Nella nostra città e provincia operano diverse Compagnie dialettali che, con passione, arte e generosità, si rendono disponibili per allietare il pubblico appassionato di lingua bergamasca. Pertanto sabato 21 aprile u.s. la Compagnia FOM (Filodialettale Oratorio Mozzo) si è resa disponibile ad intrattenere le molte persone convenute nel salone-teatro dell’Istituto con la commedia dal titolo “La passiensa del sciur preost”. Prima di iniziare, Suor Lucia ha dato il benvenuto a tutti e spiegato un poco quanto il Camsos ha fatto e continua a fare per le Missioni. E’ pure intervenuto il “poeta ufficiale” del “Giopì”, Cav, Gianni Pisoni, per dichiararsi onorato dell’invito e per portare i saluti del Duca di Piazza

Pontida, Liber Prim, Sig. Bruno Agazzi, impegnato in un altro incontro. Ha avuto, quindi, inizio lo spettacolo: due atti ricchi di umorismo e “sapienza” dei nostri vecchi! Praticamente la Commedia si svolge nello studio della casa del Parroco, tutto nel tempo di una mattinata! Il Parroco deve preparare la predica per la domenica, ma un susseguirsi di imprevisti e di personaggi che arrivano con problemi personali o relativi

alla parrocchia, lo interrompono continuamente perché “obbligato” a dare immediatamente delle risposte. Il tutto supervisionato dalla vecchia mamma che, come buona perpetua, vuol sapere tutto e tratta il Parroco come un figlio un poco discolo ed irrispettoso della mamma! Le due ore dello spettacolo sono trascorse in un baleno e tutti i partecipanti hanno seguito e ringraziato con prolungati applausi. Scopo di questo ritrovarci a scadenza semestrale per delle serate “rilassanti” è, in primo luogo, far conoscere e divulgare le attività delle Suore Orsoline in terra missionaria, quindi raccogliere quanto la generosità dei presenti lascia sotto forma di offerte libere o partecipando alle estrazioni a premi che avvengono nelle pause fra un atto e l’altro. L’altro appuntamento è fissato per il mese di ottobre p.v.; anche la Compagnia che verrà invitata sicuramente ci farà partecipi di alcune ore di sana allegria: con i tempi che corrono..., abbiamo proprio bisogno, ogni tanto, di dimenticare i problemi di ogni giorno per sorridere un poco. Oreste Fratus

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Voci di casa nostra MOZZO (BG) SCUOLA DELL’INFANZIA “SAN GIOVANNI BATTISTA”

GITA BAGNATA, GITA FORTUNATA

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ià, perché anche la seconda gita delle famiglie della Scuola dell’Infanzia San Giovanni Battista di Mozzo, svoltasi sabato 21 e domenica 22 aprile u.s., è stata seguita dalla famosa nuvoletta e dalla sua pioggia, come è successo per l’inaugurazione dell’iniziativa l’anno scorso a Mezzoldo. Però, proprio come l’anno scorso, l’adesione delle famiglie è stata soddisfacente. I bambini si sono divertiti un mondo e i genitori hanno avuto una piacevole occasione in più per stare un intero week-end con i propri figli. Quest’anno la gita ha avuto come meta Toscolano Maderno, in provincia di Brescia, un piacevole angolo del lago di Garda poco sopra Salò. Anche l’idea del trasferimento in pullman è stata premiante, perché per i bambini è stato un po’ un luna-park e

Un momento di sosta e... di gioia!

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per i papà è stata un’oretta libera per parlare di calcio senza la tensione della guida. Ma non ci siamo solo divertiti. Tra un disegno e una corsa dei nostri piccoli, noi genitori abbiamo potuto approfittare di momenti in cui fermarci un po’ ad ascoltare lo psicologo Domenico Barillà, ospite tra noi sabato pomeriggio per scambiarci qualche riflessione sui suoi brillanti spunti. Ponendosi sul nostro stesso piano di genitore, Barillà ci ha facilmente portato a valutare il fatto che, conoscere e comprendere la logica dei nostri figli, potrebbe diventare un impegno più semplice se riuscissimo ad adottare uno sguardo attento e dinamico nell’osservazione del loro comportamento, cercando semplicemente nelle loro parole e nei loro gesti la soluzione alle situazioni. Barillà ci sprona a

non lasciarci prendere dalla paura del nostro ruolo di educatori e a non lasciarci sopraffare dalla responsabilità che ci siamo assunti con esso; ci sprona a non cedere alla tentazione di delegare a terzi le decisioni e a non rinunciare al privilegio di educare i nostri figli. Infine, Barillà ci ha regalato una nuova lettura del concetto di coraggio: il coraggio oggi è la tenacia di chi reagisce, si rialza e ricomincia daccapo dopo aver commesso errori o subito sconfitte. Non più l’ardimento di chi sfida nemici improbabili, quindi. Questo coraggio è un valore capitale da trasmettere con l’esempio ai nostri figli, più che mai oggi, in tempo di crisi e di bulli. La domenica si è contraddistinta per il trasferimento con il traghetto a Torre del Benaco, sulla sponda veronese del lago. Dal traghetto abbiamo goduto di una vista unica sullo scenario del lago e dei suoi colori, così decisi dopo l’acquazzone che solo qualche minuto prima ci aveva investiti! L’augurio è che il Parroco Don Giulio riesca davvero a rendere strutturale questa gita nel programma scolastico e che riesca anche ad implementare un programma di incontri a tre (specialisti-genitori-educatori) per favorire la conoscenza e il confronto. Per concludere: sono certa di poter parlare a nome di tutti i partecipanti quando rinnovo i ringraziamenti a Don Giulio che ha impostato l’idea della gita nella nostra Scuola e a Marinella che l’ha realizzata. Ma anche a Suor Rosetta, Suor Theresa, Alice, Cristina e Francesca: pazienti animatrici dei nostri bimbi! Claudia Vavassori


Voci di casa nostra CURNO (BG) SCUOLA DELL’INFANZIA “SORELLE CITTADINI”

GIORNATA DELLA FAMIGLIA

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INALMENTE IL GRANDE GIORNO! Dopo tanta preparazione arriva il grande giorno: la presenza tra noi del Cardinal Tettamanzi. E’ stato un incontro all’insegna della semplicità che ha lasciato nel cuore delle famiglie SPERANZA E CERTEZZA che c’è un Dio in mezzo a noi e ogni famiglia è segno dell’Amore di Dio...

«Chi più sta in alto più deve avere la saggezza e il coraggio di stare in mezzo alle persone, a tutte le persone senza alcuna distinzione». Così è iniziato il dialogo con il Cardinale Dionigi Tettamanzi in quel bel pomeriggio a Curno: un uomo capace di farsi compagno di strada della gente che ha voluto incontrare a faccia a faccia, a cuore aperto. Di quella giornata restano tanti ricordi, come tante parole, ma prima ancora restano i tanti incontri che un uomo (una volta i Cardinali li chiamavano i “Principi della Chiesa”) piccolo di statura, ma grande nel cuore e nella passione pastorale, ci ha testimoniato. Ha stretto le mani di tutti, grandi e piccoli, andando lui stesso incontro alle persone che affollavano la piazza e i cortili dell’Oratorio. Mani che si stringono, sguardi che si incrociano e il volto della Chiesa (sì, anche quello della Chiesa della gerarchia) che si fa fraterno, paterno: volto di educatore amichevole, di educato-

re che incoraggia, che parla con franchezza, ma sempre con umiltà e con rispetto e delicatezza. Un momento semplice e familiare, e proprio per questo significativo: momento finale di un cammino fatto tra le scuole e le famiglie. Le domande che abbiamo posto al Cardinale sono, infatti, nate da un gruppo di genitori che, su invito delle Scuole dell’Infanzia di ispirazione cristiana del coordinamento Adasm-Fism della zona di Curno-Dalmine, si sono trovati per due intense serate a condividere riflessioni e pensieri attorno al tema della famiglia nella società e nella Chiesa. A queste serate hanno partecipato anche alcuni docenti e sacerdoti. Due serate pensate proprio in vista dell’incontro con il Card. Tettamanzi affinché, dal dialogo con lui, potessero nascere piste di ulteriore riflessione (e magari anche qualche ri-

sposta) alle tematiche che le famiglie stesse sentono più urgenti e inevitabili. Abbiamo discusso molto, con molta intensità e, al termine delle serate, abbiamo formulato insieme alcune domande che abbiamo posto a Sua Eminenza perché, con la sapienza che sempre lo contraddistingue, potesse offrirci uno sguardo più ampio, preciso e stimoli ulteriori. Una nota: le famiglie che si sono trovate (liberamente) rappresentavano uno spaccato interessante e significativo della nostra società: vi erano famiglie sposate in chiesa, e famiglie sposate civilmente; conviventi, separati, risposati, single. Tutti però uniti nella ricerca di buone risposte (e di buone domande) per essere famiglie significative, per essere educatori autentici, per essere comunità solidali, per essere persone in ricerca di Dio (del Dio del Vangelo) e del Bene. Il Cardinale non ci ha proprio deluso, anzi! Ha affrontato tutte le questioni senza imbarazzo e si è messo a disposizione anche di ulteriori interventi. Non ha avuto paura delle domande: «Anch’io sono in ricerca: chi non ricerca è una persona morta o lì lì per

Da sinistra: G. Sertori (ADASM), Sr Terry, Card. Tettamanzi e Marco Ubbiali.

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Voci di casa nostra morire. Essere in ricerca è segno di vivacità intellettuale e segno di vita cristiana. L’intelligenza e il seguire Gesù Cristo sono qualcosa da attuare tutti i giorni». Non è possibile qui riferire tutto il dialogo durato più di un’ora e mezza. Ci impegneremo a trascrivere tutto fedelmente per pensare magari ad una pubblicazione specifica. Ci basta tracciare alcuni tratti per tenere vive le domande, più ancora che le risposte. Sembrerà strano preferire le domande alle risposte, ma è un po’ quello che lo stesso Tettamanzi ci ha ricordato in apertura: «Mi avete posto tante domande: proverò a buttare lì alcune riflessioni, ma sarei ancora più interessato a sapere cosa avete da dire voi. Io sono celibe, non ho figli. Chi è dentro la vita familiare, proprio perché è dentro, ha una luce dello Spirito e una saggezza umana che non solo aiuta a porre le domande, ma anche ad avere una risposta». Come a dire: famiglia, cercati un posto per riflettere e raccontare - a te stessa prima di tutto - quello che sei. E pretendilo dalle comunità cristiane, dalle scuole, perché ti offrano spazi di riflessione e di condivisione. Con il Cardinale abbiamo discusso di valori e famiglia: «Ricordiamoci che lo sguardo sulla famiglia dovrebbe essere sulle famiglie del mondo: siamo in un’epoca di globalizzazione che ci chiede di avere uno sguardo planetario». Ci ha ricordato, però, che c’è un valore che attraversa tutte le culture, che è il valore più importante che la famiglia vive (oggi come sempre): la relazione. La persona non è un’isola, ma un arcipelago, un essere con gli altri. E insieme siamo un essere per. Persone con gli altri che si aprono agli altri.

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«Il limite più forte che vediamo in tante famiglie, anche in quelle più formate, è il vivere insieme, ma in modo solitario, senza relazione, senza dialogo, senza comunione. Dovremmo insistere ancora di più sul valore del rapporto, dell’essere con e dell’essere per, in un legame che non limita, ma libera». Con grande realismo sociale e pastorale il Cardinale ha ripreso alcune prassi e alcuni pensieri e progettazioni che facciamo nei nostri servizi alla famiglia pensando che famiglia e lavoro siano due dinamiche diverse: non è così. Le fatiche del lavoro si ripercuotono sulla famiglia, e viceversa. E non possiamo non tenerne conto. Alla domanda se la Chiesa sta capendo la famiglia, i suoi bisogni, le sue trasformazioni, il Cardinale ci ha riportato alla nostra responsabilità di battezzati: «Chi è la Chiesa per noi? Ricordiamoci che la Chiesa è la stessa famiglia, prima ancora che la comunità locale, diocesana e universale. Certamente qualcosa deve cambiare nel rapporto tra Chiesa e famiglie, deve cambiare nelle comunità, ma deve cambiare anche nelle famiglie». Abbiamo poi toccato un tasto che fa molto soffrire le famiglie che vivono

Dialogo con il Cardinale.

situazioni di frattura: il rapporto tra la Chiesa e le varie situazioni in caso di separazioni, di divorzi, nuove unioni. Il Cardinale ha dettato due compiti: capire e non giudicare. «Capire cioè entrare nelle situazioni reali e concrete, diverse da persona a persona. Certo è difficile entrare nella situazione concreta perché il mondo del cuore umano è enigmatico: chi ci capisce qualcosa è solo il Signore, nemmeno gli stessi protagonisti che vivono il dramma lo capiscono. E poi il giudizio vale innanzitutto sui valori ai quali ci si affida e non sulle persone che sono in cammino verso questi valori». I valori sono una meta, le persone fanno le loro strade. Il giudizio della Chiesa è un giudizio sui valori che aiuta le persone a realizzare se stesse, ma non giudica le persone, che ama con lo sguardo di Dio. Nessuno può essere cacciato dalla comunione della Chiesa: quando uno è battezzato lo è per sempre. Abbiamo poi chiesto una nota per le scuole di ispirazione cristiana, le vere organizzatrici dell’incontro con il Cardinale (un grazie speciale alla Scuola “Sorelle Cittadini” di Curno e alla sua coordinatrice Suor Terry


Voci di casa nostra Marson, vera anima dell’evento, in collaborazione con la sua Comunità, con la rete delle scuole e con le parrocchie): le Scuole di ispirazione cristiana (in particolare le Scuole dell’Infanzia) incontrano oggi molte famiglie, anche più persino degli oratori; e famiglie che sono uno spaccato reale della nostra società. Quale compito ci è affidato? «Il primo compito delle Scuole di ispirazione cristiana è quello di stimolare i genitori ad essere loro i primi ministri dell’educazione dei figli. L’importanza delle Scuole dell’Infanzia è che hanno dei bambini che sono figli: non dobbiamo tanto pensare a quanto dobbiamo fare noi, ma cosa dobbiamo dire e fare perché i genitori possano svolgere al meglio la loro missione. E poi, proprio perché Scuola dovrebbe costruire o rinsaldare i passaggi, nel segno della reciprocità: così da affrontare il tema dell’educazione in maniera unita e alleata». La Scuola dell’Infanzia oggi ha un’importanza maggiore rispetto al passato perché vede la presenza dei bambini per tante ore, a volte più che in famiglia. Riscoprendo una valenza sociale e socializzante diventa così una scuola pienamente umana e umanizzante che trova questa forza nella propria motivazione evangelica. Insomma: il compito primario oggi per

la Scuola di ispirazione cristiana è diventare Comunità educante. Un ultimo sguardo lo abbiamo chiesto sulla società e sulla politica familiare odierna. Su questo il Card. Tettamanzi non ha avuto peli sulla lingua: «Ma esiste una politica familiare? La politica familiare non riguarda solo la famiglia, ma l’intera società, senza mai dimenticare che il nucleo fondante della società è la famiglia. “Come è la famiglia, così è la società”. Si suol dire anche “Come è la società, così è anche la famiglia”. Ma nell’ordine dei valori è vera la prima. I tentativi di politica familiare oggi sono tutti tentativi settoriali, che non tengono conto della globalità del problema. Sono state sprecate troppe parole a favore della famiglia, ma quanto ai fatti…». Ma cosa possiamo ricordare ogni giorno per essere famiglia piena di gioia, anche nelle fatiche, nei lutti, nelle fragilità? Anche nel mancato riconoscimento sociale e politico? Il Cardinale ci ricorda la vocazione di ogni famiglia: «La famiglia è segno dell’amore di Dio in mezzo a noi. C’è un vangelo che è dentro le nostre famiglie: c’è una buona notizia dentro

la vita familiare. Famiglia diventa anima del mondo: sii luce e sale della terra». E allora, cosa direbbe Gesù alle famiglie oggi? «Famiglie, tutte, nessuna esclusa, vi voglio un grande bene». Dott. Marco Ubbiali moderatore degli incontri

Lasciamo spazio ad alcune famiglie che raccontano... • Domenica 22 Aprile u.s., presso l’Oratorio “Jerzy Popieluszko” di Curno: giornata indimenticabile. Il regalo piu bello che la Scuola poteva offrirci è stato l’incontro con il Cardinal Dionigi Tettamanzi... UNICO!!! Mentre tutti i bimbi erano impegnati nei giochi, i genitori si sono riuniti insieme al Cardinale che ha voluto rispondere a tutte le domande, alcune scomode, fatte dal nostro portavoce Marco Ubbiali. Risposte che hanno saputo colmare alcuni dubbi presenti in ogni famiglia. Il Cardinale è stato molto disponibile; ci hanno colpito la sua umiltà e sincerità. Nonostante il ruolo che ricopre, ha saputo mettere a proprio agio chiunque, creando un clima veramente familiare. Giornate come questa non capitano spesso; ha lasciato in ognuno di noi emozioni indescrivibili e un ricordo indelebile. Dario e Daysi Delcarro

Incontro con il Cardinale: unico!

• Che fantastica emozione è stata per la nostra famiglia avere avuto l’onore di conoscere il Cardinal Tettamanzi. Io e Roberto abbiamo preparato i nostri tre bambini con tanta apprensione, abbiamo raccomandato loro di comportarsi bene, di baciare l’anello

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Voci di casa nostra

...soprattutto ha salutato e accarezzato i bambini.

a Sua Eminenza, in segno di rispetto… all’improvviso ci siamo ritrovati davanti una persona semplicissima, con un sorriso immenso, che ci ha illuminato il cuore. Appena ci ha parlato, e soprattutto salutato e accarezzato i bambini e ha dato molta importanza ai loro nomi, ci sembrava di aver di fronte una persona conosciuta da sempre, un parente vicino, molto umile e molto semplice. La nostra prima impressione è stata confermata dai colloqui avvenuti in seguito con tutte le famiglie della Parrocchia intervenute e alle risposte che il Cardinale ha dato alle domande che alcune famiglie avevano preparato: risposte semplici, dettate dal cuore e spontanee, ma ricche di saggezza e significato. La Messa, concelebrata dai nostri Sacerdoti e da quelli delle Parrocchie vicine, è stata molto coinvolgente; i ragazzi delle scuole hanno suonato benissimo, le famiglie l’hanno animata e il Cardinale aveva un’espressione serena e contenta sul volto. Grazie alla nostra Parrocchia e a Suor Terry per averci permesso di festeggiare la Giornata della Famiglia vivendo questa grande emozione. Alessandra e Roberto Vitali con Alberto, Andrea e Alessandro

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• Incontrare il Cardinale Dionigi Tettamanzi, uomo di grande carica umana, è sempre una forte emozione. Il carisma del Cardinale lo respiriamo al suo passaggio tra canti e profumi di incensi e lo leggiamo nei suoi occhi quando il suo sguardo incontra il nostro e si ferma negli occhi di nostra figlia. Si illumina, tenendo, con le sue mani delicate, le giovani mani della nostra bambina e sorride, con i suoi piccoli occhi, che scrutano e leggono nel profondo dei cuori. Il Cardinale è seduto sotto l’altare, azalee rosa gli fanno da cornice, ma è come se fosse seduto in mezzo a noi perché il suo modo, leggero e soave, di rispondere alle nostre domande ci rapisce. Siamo in tanti sotto il tendone dell’Oratorio di Curno, tante persone che aspettano di ascoltarlo. E la sua voce ci conquista, ci incanta e ci lascia lo spazio per pensare. Il Cardinale cerca di dipanare i nostri dubbi di genitori, di educatori, di famiglie in ricerca. Sono molte le domande nate dagli incontri che abbiamo avuto nel salone della Scuola dell’Infanzia “Sorelle Cittadini” di Curno, con suor Terry, con don Alex, con il dott. Marco Ubbiali, durante le

serate che avremmo voluto non finissero mai, tante erano le strade dei pensieri che volevamo percorrere. Il Cardinale Tettamanzi è riuscito a farci credere all’importanza della famiglia, all’importanza dell’educare e del sapere aspettare, in silenzio, per accogliere i doni di Dio. Ha saputo calarsi nella nostra società per catturarci, ponendo al centro l’individuo come persona con i suoi valori e con i suoi limiti. E, come saluto, la sua benedizione, con le parole che avrebbe detto Gesù: “Vi voglio bene, famiglie, ad ognuna di voi”. Grazie Cardinale. Christian e Elena Rota

• In occasione della VIIª Giornata Mondiale delle famiglie, abbiamo avuto il piacere di partecipare con i nostri figli ad un pomeriggio denso e pregno di significati, alla riscoperta del dialogo e alla ricerca del senso cristiano della famiglia. L’incontro è stato imperniato attorno alla straordinaria presenza e disponibilità del Cardinal Tettamanzi. Le famiglie hanno espresso le loro questioni attraverso le domande poste da un rappresentante dei genitori, vista la difficoltà di organizzare un dialogo e un dibattito aperto a tutti, e le risposte dell’Arcivescovo hanno riempito l’aria fresca di un capriccioso aprile. Le parole dell’alto Prelato hanno spaziato dall’analisi dei tempi moderni alle critiche, largamente condivise, alle politiche sociali per la famiglia promosse o meglio NON promosse dalle Amministrazioni pubbliche a tutti i livelli. Nei concetti principali è stata sottolineata l’importanza della riscoperta dei valori portanti su cui deve poggiare la famiglia fra i quali, anche se considerati a volte demodè,


Voci di casa nostra la fedeltà coniugale, la preghiera insegnata dai genitori ai figli e il momento di preghiera che deve esser condiviso fra genitori e figli. Il pomeriggio è scorso veloce per i nostri bimbi, grazie al formidabile e sempre coinvolgente lavoro delle nostre maestre-educatrici e dalla partecipata allegria dei ragazzi dell’Oratorio che hanno organizzato giochi, canti e danze allietando le quasi due ore di assenza dei loro genitori. I loro fragorosi suoni e schiamazzi giungevano spesso alle orecchie del Cardinale che appariva pervaso da una piacevolezza che talvolta sfociava in compiaciuti sorrisi. A nostro avviso l’apoteosi del cardinal pensiero si è raggiunta quando, sollecitato a dispensar ricette e consigli, ha sottolineato come il principale compito di ogni genitore corrisponde esattamente a ciò che ci chiedono i nostri figli, ovvero di ESSERCI; esserci fisicamente, esserci sinceramente ed esserci per ascoltarli perché, in fondo, è ciò che vogliono ed è tutto ciò di cui hanno bisogno i nostri bambini. Il pomeriggio è continuato con la Santa Messa con la sorpresa di una breve e semplice, ma altrettanto in-

tensa, omelia del Cardinale. La giornata si è conclusa con una deliziosa pizzata organizzata dal Gruppo volontari dell’Oratorio che ha fornito ulteriore occasione di confronto, dibattito e, perché no, anche di approfondimento della reciproca conoscenza! Lorena e Orazio Malvestiti

• “E’ stata proprio una bella giornata” con questa frase ci siamo salutati domenica 22 aprile. Il Cardinale Dionigi Tettamanzi è arrivato nella nostra Scuola alle ore 12.00 portando con sé il sole sia nel cielo che nel nostro animo. Eravamo tutte un po’ agitate, avevamo paura di non essere all’altezza della situazione, ma questa si è dimostrata una vana paura quando ci siamo trovate di fronte alla sua persona: un piccolo uomo con uno sguardo profondo e una capacità empatica e di condivisione unica. Subito ci ha fatto sentire a nostro agio, ha voluto visitare la cucina, ha apprezzato il cibo che abbiamo preparato per lui e lo sforzo di ognuna. Ha voluto conoscere il nome di ognuno e per nome ci ha chiamato in seguito.

Dalle sue parole, ma soprattutto dal suo sguardo, ho percepito la disponibilità all’ascolto, il desiderio di conoscere e accogliere chi aveva di fronte: atteggiamento che ha mantenuto, poi, per tutta la giornata con tutti. E’ stato un pomeriggiofelice: tutta la comunità di Curno si è riunita per accogliere quest’uomo che ha saputo gioire della loro presenza e dimostrarlo. Mi sono sentita orgogliosa e felice di fare parte di questa Comunità. Lo sguardo del Cardinale mi ha dato fiducia, speranza, mi sorrideva. Credo sia il miglior modo di vivere: pieni di fede. Laura Carrara

Un grazie a Don Alex per la collaborazione, alle mie insegnanti, agli  animatori dell’Oratorio e a tutte le famiglie che hanno partecipato. Suor Terry Marson

Foto ricordo!

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Voci di casa nostra PONTE SAN PIETRO (BG) SCUOLA PRIMARIA “CATERINA CITTADINI”

“PRIMI IN SICUREZZA 2012”: GRANDE EXPLOIT PER LA SCUOLA “CITTADINI” DI PONTE SAN PIETRO CHE RICEVE ANCHE LA MEDAGLIA DEL CAPO DELLO STATO

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a Scuola Primaria “Caterina Cittadini” di Ponte San Pietro è risultata in bella evidenza nella decima edizione di «Primi in sicurezza Premio Emilio Rossini», l’iniziativa per la scuola in tema di sicurezza e prevenzione degli infortuni sul lavoro, promossa da Rossini Trading, Anmil e dal mensile per la scuola Okay! La Scuola ha partecipato al gran completo, ottenendo nientemeno che il primo posto assoluto a livello nazionale per quanto riguarda la categoria delle Scuole primarie. Un esito davvero brillante e lusinghiero, che è stato reso ancor più importante e significativo dal fatto che sarà accompagnato dal conferimento della prestigiosa Medaglia assegnata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Davvero un grande onore per la Scuola “Cittadini” di

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Ponte San Pietro, che quest’anno giunge allo storico traguardo dei suoi 130 anni di fondazione. Gli alunni hanno preso parte all’iniziativa producendo una grande varietà di materiale, seguendo le indicazioni stabilite dalle piste didattiche di “Primi in Sicurezza”. Sono stati realizzati posters, album, tabelloni, ricerche, collages e videodocumenti, con gli alunni che si sono improvvisati cronisti e reporters, andando sul posto di lavoro dei propri genitori ed intervistandoli sulle condizioni di sicurezza. Un lavoro davvero impegnativo che, tra l’altro, è rientrato a pieno titolo nell’obiettivo educativo dell’anno scolastico 2011/2012 incentrato sull’attenzione nei confronti degli altri (Occhi negli Occhi). Il successo della Scuola di Ponte San

Pietro risalta ancora di più se si pensa che la “campagna” era estesa a tutto il territorio nazionale. Da nord a sud, da est a ovest della Penisola, sono state tantissime le Scuole che hanno partecipato all’edizione di quest’anno, quella del decennale. La Commissione giudicatrice si è ritrovata a fare i conti con un numero altissimo di elaborati, oltre 1.500, tra questionari, ricerche, spot, videoclip, t-shirt, canzoni, filastrocche, disegni e cartelloni, tutti portatori di un messaggio importante: prevenire gli infortuni con una radicata e consapevole cultura della sicurezza, sia sui luoghi di lavoro sia nell’ambito scolastico. I membri della Giuria incaricati di decretare le Scuole vincitrici, erano: Marco Rossini (Presidente e Amministratore delegato di Rossini Trading) con le sorelle Wilma e Tiziana, Luigi Feliciani (Presidente provinciale ANMIL Bergamo), Roberto Alborghetti (Direttore di Okay!), Daniela Morandi (Il Corriere della Sera ed. Bergamo), Micaela Vernice (L’Eco di Bergamo), Claudio Chiari (Direttore di Video Bergamo) e Carlo Foresti (Giornalista de La Rassegna e membro dell’Ascom). La cerimonia conclusiva, alla quale parteciperanno anche gli alunni e i docenti della Scuola “Cittadini” di Ponte San Pietro, avrà luogo giovedì 31 maggio alle ore 10,30 presso la Casa del Giovane di Bergamo1. Per l’occasione si riuniranno centinaia di studenti, che trasformeranno la giornata in una vera e propria festa, per celebrare nel migliore dei modi il decennale del Premio Emilio Rossini e «Ricominciare da… 10», per costruire un futuro lavorativo in totale sicurezza. Ai quattro Istituti scolastici – tra cui appunto anche la Scuola “Cittadini”


Voci di casa nostra di Ponte – che più si sono distinti per originalità, presa di coscienza e qualità nella presentazione dei propri elaborati, saranno consegnate le medaglie del Presidente della Repubblica, che testimoniano l’importanza dell’iniziativa sia a livello nazionale che europeo. Oltre a questi speciali riconoscimenti sarà assegnato, alle Scuole vincitrici, materiale didattico che rimarrà a disposizione delle stesse per le attività interne dell’Istituto. “Primi in sicurezza” ha coinvolto, in questi dieci anni di attività, più di 2.900 Scuole e oltre 1.000.000 di allievi. Tutti i partecipanti hanno affrontato con grande serietà e impegno il tema della sicurezza negli ambienti di lavoro e l’obiettivo di «Primi in sicurezza» è stato così raggiunto: riflettere e far riflettere su un argomento impegnativo coinvolgendo direttamente gli studenti, i lavoratori e i datori di lavoro di domani. L’iniziativa si è guadagnata, negli anni, il patrocinio della Commissione Europea, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero del Lavoro, del Consiglio Regionale della Lombardia, della Provincia di Bergamo, del Prefetto di Bergamo, dell’Ufficio Scolastico Provinciale, del Comune di Bergamo, di Confindustria Bergamo, della Camera di Commercio di Bergamo, di Sistema Moda Italia, dell’Associazione Carabinieri in Servizio Pastrengo, di AssoSic (Associazione italiana fabbricanti e commercianti prodotti antinfortunistici) e dell’AIPAA (Associazione Italiana per l’Anticaduta e l’Antinfortunistica).

FIOBBIO DI ALBINO (BG) PARROCCHIA DELLA BEATA PIERINA MOROSINI

RISPONDERE ALL’AMORE... SI PUÒ VEGLIA DIOCESANA PER LA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

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er ricordare il 55° anniversario del martirio e il 25° della Beatificazione di Pierina Morosini, e per pregare con intensità per ogni vocazione, il 2 maggio scorso nella Chiesa parrocchiale di

Fiobbio si è tenuta una Veglia che ha visto la partecipazione di tanta gente, tra cui tantissimi giovani che, attraverso il canto e la preghiera, hanno espresso la loro gioia di essere presenti. Ma chi era questa giovane bergamasca che preferì morire pur di non piegare la sua dignità di donna, che difese, a costo della vita, la sua scelta di purezza e castità? Chi era Pierina Morosini? Nella preghiera, suddivisa in quattro “momenti”, si sono ripercorsi alcuni tratti della sua vita spesa nella semplicità: la sua santità nascosta, umile, frutto di bontà, di fede, di preghiera, di quotidiana disponibilità agli altri, alla famiglia, alla Parrocchia, all’Azione cattolica, è scaturita dall’intima purezza, dal profondo silenzio verso le effimere cose terrene, dall’intimo raccoglimento verso il Signore e gli insegnamenti della Chiesa.

Andrea Rossi 1 Se ne parlerà più direttamente sul prossimo numero di IN ALTUM, essendo lo stesso attualmente già in stampa.

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Voci di casa nostra Ed è questa santità che l’ha portata a sentire presto nel suo cuore il richiamo alla Vocazione religiosa, che aveva ripetutamente manifestato, di cui tutti erano a conoscenza, e che era sul punto di abbracciare quando la sorprese la barbara furia omicida. L’inizio di ogni “momento” è stato caratterizato da un segno che una famiglia, un monaco, una consacrata laica e una religiosa missionaria hanno portato all’altare: la clessidra, l’incenso, i gigli, la croce: segni che scandiscono lo scorrere del tempo, della preghiera, della vita donata, dell’Amore sacrificato. Al termine di ogni “momento” i giovani rivolgevano al Vescovo una domanda alla quale Mons. Beschi, rispondeva ampiamente rifacendosi soprattutto alla vita della Beata Morosini e invitando ad affidarsi al Signore ogni giorno e, se necessario, più volte al giorno. Come? “Affidarci al Signore ogni giorno, proprio quando non lo avvertiamo e proprio lì fare un gesto di af-

fidamento: ‘Non ti vedo, non ti sento, ma io mi affido a te’; è una preghiera che supera la distanza”. Tre pensieri ha lasciato il Vescovo, al termine dei suoi interventi, che dobbiamo avere la capacità di riprendere e di vivere nei nostri giorni: 1. Abbandonare la pigrizia e la paura di donare; 2. Riproporci una fedeltà semplice alle cose di ogni giorno; 3. Gustare la bellezza della generosità, della gratuità, del sogno di un mondo migliore. La Beata Pierina ci dice che non è facile vivere così, ma che non è neppure impossibile se si guardano le cose e le persone con uno sguardo più profondo, ripensando la vita per coglierne la vera bellezza. Non sapeva Pierina che quel giorno si sarebbe compiuto il suo destino, non sapeva che nell’ombra c’era un uomo che stava per affidarla alla Luce, c’era un bruto che l’attendeva per darle la morte terrena e consegnarla alla Vita eterna. La sua vocazione: vissuta nel pieno del dono totale! Ecco quanto è stato trovato nel suo lungo diario: “Se c’è qualcosa per cui vale la pena morire, allora vale proprio la pena vivere”. La sua intercessione ottenga a tutti noi la capacità di donarci senza riserve fino alla fine! Suor Concetta Rota Bulò

...una famiglia... ...un monaco...

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...una consacrata...

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eri per la prima volta a Fiobbio, durante la Veglia di preghiera per le Vocazioni, ho incontrato il Vescovo Francesco Beschi. L’impressione che ho avuto subito è stata quella di incontrarmi con un vero papà che accoglie, esorta e pacifica. Le parole che ci ha trasmesso, semplici, ma profonde e facili da intuire, mi sono arrivate diritte al cuore perché cariche di umanità e di vita vissuta. Da ventotto anni lavoro in Bolivia e da poco sono rientrata in Italia per un periodo di riposo. L’occasione di questa Veglia di preghiera è stata per me motivo di respiro e di ricarica nuovi. Abbiamo bisogno, a volte, di sentirci ripetere che “Ogni persona umana è frutto di un pensiero e di un atto di amore di Dio” (Benedetto XVI) perché il darlo troppo per scontato ci impedisce, come ci da detto il Vescovo, di riproporci una fedeltà semplice alle cose di ogni giorno. Suor Antonella Mosconi

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n dono è stato questa Veglia di preghiera! Un grande silenzio regnava nella Chiesa di Fiobbio: silenzio di ascolto, di preghiera, di invocazione, di risposta al dono che Dio fa ad ogni creatura. La riflessione sulla figura della Beata Pierina Morosini, così come la preghiera semplice di fiducia e di affidamento a Cristo mi hanno aiutata a riportare alla luce i valori dell’essere uomo e donna nell’oggi. La Veglia si è scandita in quattro “momenti” e il “momento della croce” è stato per me occasione di meditazione profonda. Portando, infatti, il


Voci di casa nostra BELGIO LIMBURGO: WATERSCHEI-GENK SALUTO DI RICONOSCENZA ALLE SUORE ORSOLINE DI SOMASCA IN OCCASIONE DEI FESTEGGIAMENTI PER I 50 ANNI DI PRESENZA DEGLI EMIGRANTI ITALIANI NEL LIMBURGO BELGA ...una religiosa.

Crocifisso all’altare, mi sono rivista nel mio camminare di ogni giorno nella sofferenza di quanti sono chiamata a servire in Brasile, nelle loro speranze, nei loro sogni, desideri e dubbi e ho capito, ancora di più, che per portare “Lui solo” bisogna essere capaci di amore vero che dà significato ad ogni amore: – “Nessuno è come Te, Signore!” –. Nell’abbraccio del Vescovo ho rinnovato il mio essere Chiesa che accoglie e invia per manifestare la risposta dell’Amore ricevuto come fonte di vita e certezza nell’unico Dio al quale appartiene ogni persona. Suor Angela Pellicioli

L

a presenza delle Suore Orsoline di Somasca ai festeggiamenti per i “50 anni di… Missione” presso il Centro Cattolico Italiano (C.C.I.) di Waterschei, nella città di Genk è dovuta, in primo luogo, alla sensibilità della Rev.da Madre generale Suor Letizia Pedretti, ma anche alla Presidente del Gruppo Vedove di Winterslag, Sig.ra Carolina Prandini e a Don Gregorio Aiello, attuale Responsabile del CCI, che affettuosamente richiedevano la partecipazione delle Suore, riconoscendo in tal modo lo specifico

ruolo da loro vissuto nella Missione. Di tutte le Sorelle che hanno svolto la loro opera missionaria a Genk, erano presenti Suor Matilde, Suor Elisa e Suor Osvalda, le ultime Suore che, con grande amarezza, dovettero porre fine alla loro valida presenza nella Missione nel settembre del 2009. Sentiamo direttamente il racconto di una delle Suore bergamasche.

Don Gregorio Aiello.

Da destra: Sr Osvalda, Sr Matilde, Sr Elisa.

“Il giorno successivo al nostro arrivo, abbiamo subito iniziato un particolare peregrinaggio tra le famiglie dei nostri connazionali. Questi incontri sono stati motivo di grande gioia e di gratificazione personale per ciascuna di noi, poi-

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Voci di casa nostra ché era sincero l’entusiasmo con cui venivamo accolte; tutti ci volevano ospiti in casa. Purtroppo abbiamo potuto accontentarne solo una piccola parte. Nella giornata di domenica 22 aprile u.s. erano stati programmati, e da noi quindi effettuati, incontri comunitari nelle zone di Meulemberg, Houdenzolg, Beringen, Maasmechelen, incontri che ci hanno permesso di raggiungere un maggior numero di persone; altri incontri sono stati possibili nei giorni successivi anche a Winterslag e a Waterschei. La commovente accoglienza che abbiamo ricevuto in tutti questi incontri testimonia il valore di un lavoro sempre svolto con spirito di servizio. Purtroppo la nostra partenza ha privato dell’assistenza spirituale che settimanalmente o mensilmente svolgevamo tra i malati ricoverati nell’Ospedale, nelle Case di Riposo, nelle famiglie così pure dell’animazione liturgica, della preparazione ai Sacramenti, degli incontri settimanali di preghiera e di formazione. Questo lavoro è, ora, svolto in parte, ma con tanto entusiasmo, dai laici che, col tempo, sono stati preparati. Una prova della gradita nostra presenza è stata dimostrata dal Gruppo Vedove di Winterslag, guidate dalla loro Presidente. Il Gruppo, già l’anno scorso, aveva rinunciato ai festeggiamenti per i trenta-

Un grazie a Suor Matilde.

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cinque anni della loro fondazione, per inserire tale ricorrenza nella Settimana di Festa per il 50° del CCI, invitando anche noi Suore ad essere presenti, rinsaldando in tal modo le amicizie con una più sentita partecipazione di fede e solidarietà alla loro manifestazione. Si può dire che se il nostro Istituto, tramite le nostre umili persone, ha potuto dare testimonianza di fede e di assistenza anche materiale, ciò è stato fatto nei limiti delle nostre possibilità e capacità; ma molto di più possiamo testimoniare di aver ricevuto in cambio dalle famiglie e dalle comunità dei nostri emigranti. In questo scambio possiamo dire di esserci arricchite di una più profonda spiritualità e di una maggiore consapevolezza di che cosa significhi essere “migranti”. Così arricchite, ora ci sentiamo di poter operare meglio con quanti si trovano migranti in Italia, considerando quanto sia stato difficile per i primi emigranti provenienti dall’Italia avere i rapporti con la gente del posto. Oggi tale rapporto è migliorato: le nuove generazioni si sono e si integrano sempre più nelle realtà della società belga. Se sapremo mantenere, noi e loro, la stessa fede nel Signore e continuare ad aprirci gli uni verso gli altri, potremo camminare insieme e unirci nella solidarietà pur nella lontananza fisica. Ricordo con vero affetto e riporto la testimonianza di Sergio Panizieri, figlio di primi emigranti, incontrato in questa occasione: “Abbiamo avuto la grazia di ritrovarci dopo più di due anni dalla vostra partenza. Allora non abbiamo voltato la pagina, adesso dobbiamo farlo nella certezza che il Signore ci ha offerto questa opportunità e dobbiamo approfittarne: non è una partenza definitiva, ma l’inizio di qualcosa di nuovo in cui voi siete forti-

ficate dalla nostra amicizia e fraternità e noi dal vostro insegnamento, dal vostro esempio e dal vostro Carisma”. “Cosa intendesse con quel … ‘allora non abbiamo voltato la pagina…’ non abbiamo voluto, né avuto, forse, il coraggio di chiedere. Mostra, però, tutta intatta la necessità e la ricerca di un dialogo costante, di intreccio tra l’individuo, la comunità, le Istituzioni, in modo che ci si possa ancora aiutare nel difficile eppur affascinante cammino della vita nella fede”.

Domenica 29 aprile u.s., alla fine della Santa Messa, presieduta da S. E. Mons. Patrick Hoogmartens, Vescovo di Hasselt (capoluogo del Limburgo), tra i vari interventi Suor Osvalda ha portato il saluto della Madre generale, ha ricordato l’11° anniversario della Beatificazione di Madre Caterina Cittadini e tutte le Consorelle che hanno lavorato nel Limburgo; ha rivolto, pure, un particolare saluto, nel giorno del suo compleanno, al defunto Don Angelo Gualdi che ha operato nella CCI per ben trent’anni. Dopo la Santa Messa, in chiusura della Settimana dei festeggiamenti, i nostri connazionali si intrattenevano per il pranzo e, quindi, mantenevano viva la festa con visite ai vari gazebo allestiti da Associazioni di solidarietà o da privati per proporre i loro prodotti. Una lotteria concludeva simpaticamente tutta la settimana. Angelo Mapelli

Un ringraziamento e un caloroso saluto a tutti coloro che ci hanno permesso di far vivere questa gioiosa, indimenticabile esperienza a Suor Matilde, a Suor Elisa, a Suor Osvalda.


Voci di casa nostra BRASILE TERESINA

INIZIATIVE “EDUCATIVO-CULTURALI”

N

el mese di marzo mi sono recato, come faccio ogni anno dal 1991, nella città di Teresina nel Nord-est del Brasile per visitare la missione che Padre Pedro Balzi ha iniziato sin dal 1987. Nella città di Teresina operano anche le Suore Orsoline di Somasca che, in un quartiere periferico, vicino all’Aeroporto chiamato Real Copagre, vivono in una casa accanto a tante altre case di famiglie povere. Scopo principale di un cristiano è condividere la propria vita con i fratelli e, se poi si fa parte di un Istituto religioso, è un obbligo aiutare chi bussa alla propria porta. Poiché lo scopo specifico - in termine ecclesiale CARISMA - dell’Istituto delle Suore Orsoline di Somasca è aiutare i giovani a formarsi mediante lo studio, anche a Teresina le buone Suore hanno aperto la loro casa per accogliere adolescenti e giovani. In Brasile la situazione scolastica pubblica a definirla carente è un apprezzamento! Basti pensare che quest’anno, per ben tutto il mese di marzo, i professori sono stati in sciopero. Tutto giusto, da mesi non ricevevano il loro salario, ma a rimetterci sono poi gli studenti. Pertanto le Suore da anni hanno istituito dei Corsi di “reforso”, diciamo doposcuola, per circa duecento ragazzi, tutti figli di famiglie povere del quartiere.

Responsabile di questi corsi è la bergamasca Suor Amabile Burini. I ragazzi vengono divisi in gruppi ed affidati a giovani che frequentano le scuole superiori. Con questi corsi, anche i figli delle famiglie povere riescono a mantenere un livello di studio accettabile. Molti dei genitori di questi ragazzi, uomini e donne degli anni ‘80, sono analfabeti o non hanno terminato le scuole elementari! Anche in Brasile la tecnologia avanza e il computer non è più un oggetto superfluo, ma necessario, se si vuol mentenere aperta una possibilità lavorativa. E, proprio per questo, una giovane Suora brasiliana, Suor Kelly Borges, ha dato il via a corsi-base di

computer: sono due corsi frequentati ciascuno da una ventina di persone e sono importanti per la possibilità che offrono ai frequentanti di trovare un lavoro. Questi corsi sono partecipati da giovani e adulti; hanno una durata di quattro mesi, con una frequenza di tre giorni la settimana. Suor Kelly ha un sogno: quello di poter prossimamente avviare anche un Corso di informatica avanzato. Io spero che la forza di volontà delle Suore, e magari l’aiuto economico di qualche benefattore, riesca a dare vita anche a questo nuovo corso. Amici! come potete constatare, le Suore gettano continuamente semi di solidarietà con pazienza, tenacia e fede nella Provvidenza: a noi, nel limite delle nostre possibilità, il compito di aiutarle. Oreste Fratus

Sr Kelly Borges tra gli allievi.

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Voci di casa nostra PELLEGRINAGGIO DELLA CROCE E DELL’ICONA DI MARIA DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

Bote fé” Teresina, così sono chiamate queste giornate di preparazione all’evento ecclesiale che si svolgerà a Rio de Janeiro dal 23 al 28 luglio 2013 con la presenza di Papa Benedetto XVI. E’ urgente essere testimoni dell’amo-

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re di Gesù, rinnovare la fede perché trasformati dall’incontro con Lui, credere nei giovani. La Conferenza dei Vescovi del Brasile ha programmato un pellegrinaggio con i due simboli della GMG che per la prima volta percorrono il Brasile attraversando, in diciannove mesi, duecentosettantacinque Diocesi. Lungo questo tragitto, iniziato in San Paolo nel settembre 2011, i giovani e molta gente avranno l’opportunità di ravvivare la loro fede e di fare l’esperienza di quello che sarà questa GMG 2013. Durante quest’anno 2012 i simboli hanno percorso il Brasile; in dicembre percorreranno il Paraguay, l’Uruguay, il Cile e l’Argentina. In gennaio 2013 saranno nel Sud del Brasile, nello Stato del Minas Gerais, mentre in luglio saranno a Rio. Il tema di queste giornate sarà: “An-

date e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt. 28, 19).

L’Arcidiocesi di Teresina-Piauì, dove siamo presenti noi Suore Orsoline di San Girolamo in Somasca, ha ricevuto la Croce e l’Icona di Maria nei giorni 16-19 marzo u.s. Tanti sono stati gli incontri di preparazione a questo evento e le attività di comunione nei vari settori pastorali, nei movimenti, nelle comunità. I giorni 12-14 marzo sono stati giorni caratterizzati dalla preghiera, dalla riflessione, da Via Crucis… per accogliere, come momento di Grazia, questa grande occasione. Il 16 marzo il grande giorno: l’accogliere la Croce e l’Icona di Maria ha riempito tutti di gioia e di emozione forti; tutti volevano avvicinarsi, toccare, prendere su di sé… Momenti forti hanno segnato queste giornate di lode, di adorazione notturna, di confessione, di incontri su vari temi e, per diverse categorie di persone, di visita alle carceri, a luoghi in cui si vive in maggior difficoltà.


Voci di casa nostra La notte del giorno 16 marzo, anche noi Suore Orsoline, insieme a tutte le comunità della zona di Teresina, abbiamo animato un’ora di preghiera e di adorazione vocazionale nella Cattedrale “Nossa Senhora das Dores”. L’attesa della Croce e dell’Icona è stata caratterizzata da speranza, festa, preghiera, sperimentando che senza Cristo la vita non ha senso. E’ stata richiamata la figura del Beato Giovanni Paolo II che ha consegnato ai giovani la Croce perché possano portarla nel mondo come simbolo di Amore del Signore per tutta l’umanità, perché solo attraverso di essa possiamo incontrare la salvezza e la redenzione. Tutti insieme, durante la notte di preghiera, abbiamo chiesto di aiutarci a costruire la civiltà dell’Amore, a vivere per Cristo, a rimanere radicati in Lui e ad essere forti nella fede. In questa esperienza di comunione abbiamo sentito forte la presenza di Maria che ci insegna a ricevere la Parola di Dio, a valorizzarla, a meditarla nel cuore per arrivare a pronunciare un SI libero e liberante. Tanti giovani e adulti hanno preso parte a queste giornate; insieme abbiamo cantato la vita guardando a quella Croce e a Maria, illuminati da vari colori che, ancora una volta, invitavano a superare le angosce, le sfide, le difficoltà, le debolezze per aprirsi maggiormente a Lui, vera speranza della nostra vita. Molti giovani saranno presenti a Rio de Janeiro l’anno prossimo e chissà che ci sia pure la presenza dei “nostri” del Nord-Est di Teresina… Suor Angela Pellicioli

BOLIVA CAMARGO ORFANOTROFIO “SAWATZKI”

GRAZIE PER IL VOSTRO CUORE

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opo due anni di lavori, la Parrocchia di Camargo il 6 gennaio 2010 inaugura il Centro di accoglienza “ALBERGUE SAWATZKI” (chiamato così a ricordo del benefattore tedesco Rolf Sawatzki) per i bambini a rischio. Nel mese di agosto dello stesso anno, ha assunto la conduzione dello stesso la Congregazione delle Suore Orsoline di San Girolamo in Somasca presenti sul posto con una Comunità di tre Suore: Suor Carmen Mercado, la Superiora, Suor Delia Ortega e Suor Laura Cruz. Dopo parecchi contatti con le varie autorità locali, regionali e di dipartimento, questo Centro è stato valutato come uno dei migliori circa le infrastrutture e in termini di qualità e di calore umano del personale presente. Un grazie grande va a questa Comunità di Sorelle Orsoline che, nonostante molte difficoltà, hanno preso a cuore questa Istituzione, guidando e motivando tutto quanto fa con il desiderio di essere vicino ai più bisognosi nella promozione umana e nell’educazione cristiana di questi bimbi che provengono da situazioni familiari disastrate. Le prime esperienze non sono state piacevoli, ma gratificante e fondamentale, per questi bambini, è stato, ed è tuttora, il ruolo delle Suore che permettono loro di crescere, sia nella scuola che nella vita quotidiana, superando i loro tanti problemi. Miryan Calizaya Cayo Assistente sociale

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O N D A Z I O N E

“Caterina Cittadini”

ONLUS

La Fondazione, in sintonia con gli obiettivi educativi dello Statuto, si impegna a promuovere la crescita integrale dei minori, a combattere il disagio femminile, a sostenere attività organizzate in vista del miglioramento delle condizioni di vita nei territori di missione Ad Gentes dellIstituto. Assume, in particolare, le seguenti iniziative: costruzione in terra di missione di strutture rispondenti al Carisma educativo dellIstituto; adozioni a distanza; interventi di solidarietà sociale; microrealizzazioni.

Z O D

LIBERE

I NZA N O TA I A

DIS

Già in atto da una quindicina di anni, l'iniziativa, estesa alla Bolivia, al Brasile, all'India, alle Filippine, allIndonesia dove operano le Suore Orsoline di Somasca, prevede l'assistenza a bimbi indigenti, sia a livello sanitario che scolastico.

Vuoi amare e aiutare un bambino a crescere? Vuoi sentirti padre o madre di chi non ce lha?

Gli adottati sono tutti conosciuti e assistiti dalle Suore che, periodicamente, ne danno notizia. Ad ogni richiedente viene inviata una scheda con la foto del bimbo/a adottato/a e brevi notizie sulla situazione familiare; è richiesto un impegno almeno quinquennale per dare all'adottato la possibilità della frequenza scolastica di base. È chiesta pure la disponibilità per la sostituzione dell'adottato qualora questi non fosse più reperibile o non avesse più necessità di aiuto. Sono previsti versamenti: - annuali (euro 230,00) - mensili (euro 20,00).

O

A

F

E T RVuoi offrire il tuo contributo E Fondazione a sostegno FF alla della “carità educativa” di Madre Caterina? Un fondo, alimentato da offerte libere, è destinato: • a iniziative di solidarietà sociale a favore di persone minorenni e maggiorenni svantaggiate; • a microrealizzazioni (fornitura di medicinali, di alimenti, di materiale scolastico ecc.).

a che qualsiasi somma, anche minima, Ricord è preziosa: è una goccia nel mare, ma il mare è fatto di gocce!

Ecco come puoi offrire il tuo aiuto alla Fondazione: • con bonifico bancario sul c/c n. 5300 IBAN: IT79 R054 2811 1090 0000 0005 300 UBI Banca Popolare di Bergamo intestato a Fondazione “Caterina Cittadini” O.N.L.U.S., con la specifica del versamento • con versamento sul c/c postale n. 42739771 intestato a Fondazione “Caterina Cittadini” O.N.L.U.S., con la specifica del versamento. Anche nel 2011 è possibile destinare il 5‰ a “Fondazione Caterina Cittadini” ONLUS segnalando il Codice Fiscale 95121540165 Ricorda che, essendo ONLUS la Fondazione, puoi detrarre la donazione dalle imposte per le persone fisiche ai sensi dellart. 13-bis del DPR 917/86 e per i redditi dimpresa ai sensi dellart. 65 dello stesso DPR.


Libri in vetrina

DOMENICO BARILLÀ

ROBERTO PIUMINI

ENZO BIANCHI

Il coraggio di pensare a Dio

La ballata della Genesi

La preghiera

Carthusia, 2012

San Paolo, 2012

Questo libro, nato dall’incontro tra lo psicoterapeuta Domenico Barillà e l’illustratrice Emanuela Bussolati, vuole aiutare i bambini ad avvicinarsi a Dio e a distinguere le religioni che spingono a collaborare avvicinando gli uomini nell’amore da quelle che, al contrario, allontanano e contrappongono. L’autore cerca, con parole semplici e chiare, di rispondere alle domande che solitamente i bambini si pongono su Dio e sulla Sua presenza nel mondo: “Dio è come una nuvola che viaggia per il mondo e appartiene a tutti, anche a quelli che non la vedono passare. Ognuno la chiama con un nome diverso, ma è sempre la stessa nuvola”. Attraverso la lettura di questo testo i nostri piccoli potranno sentire quanto è grande e potente l’amore di Dio riuscendo, nello stesso tempo, ad individuare coloro che usano il suo nome per allontanarli dai valori che Egli ci ispira.

Nel 2005 nasce la manifestazione “Torino Spiritualità” con lo scopo di promuovere il dialogo interreligioso e interculturale, oltre che per creare occasioni di incontro e di confronto sulla dimensione etica e spirituale dell’uomo, nella convinzione profonda che anche chi non crede tenda comunque all’Assoluto. La settima edizione del Festival è stata dedicata ad esaminare ciò che il futuro prospetta all’umanità. Considerato che non è possibile scandagliare il futuro senza dare un occhio al passato, è nato lo spettacolo “E vide che era buono” un readingconcerto in cui Roberto Piumini, accompagnato dal coro di voci bianche Pequenas Huellas, ha proposto una rilettura poetica della Genesi. Da qui la nascita di questo volume, nel quale i bambini potranno immergersi nella bellezza della creazione e godere del connubio perfetto tra i due diversi linguaggi della poesia e del disegno. Il testo del grande scrittore per ragazzi viene magistralmente illustrato da Roberta Angeletti.

San Paolo, 2012

Enzo Bianchi ha il dono speciale di parlare ai bambini di temi spirituali con grande verità e semplicità. Cos’è la preghiera? Una domanda impegnativa anche per molti adulti, ma le risposte che il priore di Bose propone sono chiarissime: è DIALOGO CON DIO; è ASCOLTO perché Dio parla e ciò ci permette di entrare in relazione personale con lui; è ACCOGLIENZA di Dio dentro di noi; è COMUNIONE ossia “la Parola, che ti ha permesso di scoprire la presenza di Dio e di accoglierla in te stesso, ora ti invita alla relazione con il Padre”; è CONTEMPLAZIONE dell’amore di Dio che ci permette, per Grazia, di vedere tutto il mondo con i suoi occhi. Dopo aver spiegato ai bambini cos’è la preghiera, l’autore si sofferma sul come pregare partendo dalla preparazione dello spirito al dialogo con Dio, per poi spiegare sul modo e sul valore di questo dialogo. Questo è un libro che sicuramente sarà utile ai nostri bambini, ma darà i suoi benefici anche agli adulti che vorranno leggerlo insieme a loro, spingendoli a recuperare il senso vero della preghiera, ricordando che “quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo 6, 6). Anche la decisione di concludere il volume con il Padre Nostro è una scelta importante: fare nostra, fin da piccoli, questa splendida preghiera al Padre, capirne il significato profondo e non limitarsi a ripeterla meccanicamente, è elemento fondamentale per la nostra crescita spirituale.

Libri in vetrina Libri in vetrina Libri in vetrina Libri in vetrina Libri in vetrina

a cura di Maria Marrese

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