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Si è deciso di approfondire proprio queste criticità, in quanto sono tali da suggerire di aspettare la fine del processo di revisione della norma8 prima di modificare le tabelle millesimali esistenti. Si espone innanzitutto una considerazione a carattere generale, importante per gli edifici con distribuzione a colonne: essere collegati a un impianto centralizzato e avere valvole termostatiche e ripartitori sui radiatori non è equivalente all’avere un impianto di riscaldamento autonomo. L’edificio e l’impianto sono nati infatti per funzionare come un insieme unico. Farli funzionare in modo indipendente provoca degli scompensi, legati soprattutto al fatto che solo dal 2005 è obbligatorio isolare termicamente gli appartamenti tra di loro, e che il rendimento dei generatori di calore tradizionali crolla al diminuire della potenza da erogare. E non è necessario che l’edificio sia in zone “di vacanza” per avere un grado di occupazione (o meglio di utilizzo!) inferiore all’unità. Si pensi agli appartamenti sfitti o invenduti, o a quelli abitati da persone che lavorano sovente fuori città, per non parlare poi di chi è in difficoltà economiche e preferisce mettersi un indumento in più e sopportare temperature leggermente più basse dei canonici 20 °C. E ancora di quegli appartamenti non usati nel fine settimana come quelli destinati alle attività professionali o commerciali. Dato che la nuova ripartizione millesimale secondo la Norma è fatta considerando gli im-

pianti accesi in regime continuo (come da specifiche tecniche obbligatorie UNI/TS 11300) e tutti a 20 °C, è evidente che un regime di utilizzo diverso e del tutto casuale, non può che portare a scompensi nel calcolo, da correggere. Specialmente per i condomini situati in zone con clima mite, quali quelli nelle zone climatiche da A a C e buona parte di quelli in zona D, secondo la ripartizione fatta con il dPR 412/1993 Comune per Comune. Tenere chiuse le valvole nel proprio appartamento equivale nei fatti a ciò che avviene in caso di distacco dall’impianto centralizzato. Anzi chi si distacca per avere le giuste temperature all’interno della propria abitazione realizzando un nuovo impianto termico e riscaldandosi il proprio appartamento, non arreca lo stesso disagio che può arrecare chi chiude le valvole e volontariamente si riscalda a spese degli altri. Si tenga conto tra l’altro che chi si distacca è tenuto a dimostrare che non vi saranno aggravi di spesa per gli altri condomini. Chi tiene chiuse le valvole no. In un impianto centralizzato si deve pagare il giusto, che dovrebbe corrispondere alla propria quota di energia necessaria per mantenere i 20°C all’interno dell’appartamento a compensazione di quella che fuoriesce dispersa dalle pareti esterne (e non da quelle confinanti con gli altri condomini!). E con l’impianto che funziona in modo costante e senza squilibri, per l’intero l’edificio. Chi ha l’involucro più di-

ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI ROMA


Quaderno IOroma II-2016