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ISSN 2611-2337

Esce dal 1949

Atti e Bollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria

Bioingegneria: così tecnologia e Medicina ci salvano la vita

n° 4-7 | luglio 2018

I risultati del lavoro dell’apposita Commissione dell’Ordine di Genova. Aperto un tavolo con la Regione, formazione e accordi per attività comuni con Scuole e associazioni di categoria.

Elettrificazione banchine a Genova: dalla Zona franca alla Zes, gli Ingegneri rilanciano per la centrale elettrica in porto Trimestrale di informazione a cura dell’Ordine degli Ingegneri di Genova

Poste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento PostaleDL353/2003(Conv.InL.27/02/04)Art.1Comma 1 - MP-NO / MENSILE - GENOVA ANNO LXVIII- N. 4-7/2018


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il rullo di Rolli

Stefano Rolli Vignettista satirico

IN CASO DI PREVENZIONE C’è una sorta di fatalismo che coglie noi italiani in alcune situazioni e ci fa diventare molto sicuri e spavaldi. È quello che ci induce a pensare di essere immuni dalle “disgrazie” di tutti i giorni, che sono appannaggio “degli altri” ma non toccheranno certo noi per la semplice ragione che abbiamo «sempre fatto così e non è mai successo nulla». La cintura? Mai usata. Fino a quando un tamponamento ci fa uscire dal parabrezza. L’allarme in casa? Non serve, se vengono ti ripuliscono lo stesso. Ecco, sono venuti e ti hanno ripulito senza alcun disturbo. L’impianto elettrico a norma? È da quando abbiamo costruito la casa che è così ed ha funzionato tutto a meraviglia. Poi arriva il giorno che infili la spina dell’ennesimo elettrodomestico in una presa senza scarico a terra, senti un botto, vedi una fiammata e ti va bene se per poco non ci lasci le coronarie. Dopo l’ultima alluvione sembrava fosse diventata una consapevolezza condivisa che da una catastrofe che colpisce Genova (e la Liguria) con assiduità sia per la conformazione morfologica di una regione fatta a “terrazze” e stretta tra mare e monti, sia per le mutate condizioni climatiche che hanno levato la naturale capacità di assorbimento del terreno, sia per la scellerata opera dell’uomo che ha coperto i maggiori corsi d’acqua portandoli a pericolo esondazione, sia perché spesso non viene eseguita la pulizia dei rivi, sembrava appunto fosse evidente a tutti che dal pericolo alluvione bisogna sapersi difendere. Ed essere pronti a schivare gli allagamenti nelle zone a rischio anche se mai si è avuta prima la sorpresa di aprire la propria porta a piano strada e trovare i mobili che galleggiano in mezzo alla casa. Ebbene, nonostante tutto questo, è già avvenuto - e questo giornale è stato il primo a raccontarlo - che nel 2015 ben 259 soggetti danneggiati dalle alluvioni di ottobre e novembre dell’anno precedente abbiano rinunciato a completare le pratiche per riscuotere oltre 20 milioni di euro di danni a suo tempo richiesti alla Regione.

Un segnale difficile da interpretare, ma oggi, in piena estate, “con le stagioni che non sono più quelle di una volta”, siamo già all’ennesimo allarme meteo. Il problema persiste mentre l’autunno si avvicina. Quanti penseranno anche quest’anno che “tanto a me non succederà nulla?”. È ovvio che l’augurio è che non accada nulla di male a nessuno, ma è d’obbligo consigliare a TUTTI di seguire le più elementari misure di sicurezza (barriere anti-acqua negli ingressi di casa e negozi a piano strada; non uscire

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durante forti temporali, specie a spostare auto e motorini; non andare sui ponti a fare foto ai fiumi in piena, non permanere ai piani interrati pericolosi, tenere beni di valore in alto: vedere i consigli sui siti di Comune, Regione, Protezione civile). Le parole d’ordine che partono dagli Ingegneri sono le consuete. Ai cittadini: “Proteggetevi”. Alle istituzioni: «Consultate gli Ordini professionali. Noi faremo sempre la nostra parte. Senza oneri, come dice la legge». G.San.

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post rullo

Maurizio Michelini

Presidente Ordine Ingegneri di Genova

PROTEZIONE CIVILE - LA NUOVA LEGGE IN LINEA CON LE PROPOSTE DAGLI INGEGNERI

LA CONVENZIONE POSSIBILE PER PREVENIRE I DISASTRI «Andranno li omini e non si moveranno, parleranno con chi non si trova, sentiranno chi non parla. Parleransi li omini di remotissimi paesi l’uno all’altro e risponderansi. E ‘ntenderansi i loro linguaggi». Stile “demodé” a parte, sul significato di queste frasi, vergate a mano più di 600 anni fa e raccolte sotto il titolo di “Profezie”, si discute da secoli. Anche perché il suo autore non solo si dilettava spesso esprimendosi attraverso indovinelli, ma è considerato il più grande genio di tutti i tempi. E sembra impossibile che - secondo l’interpretazione, non sempre univoca, dei più raffinati esperti - quasi mezzo millennio fa, quando il mezzo di locomozione più veloce era il cavallo, lui avesse intuito l’invenzione di macchine come treni e aerei; o azioni che oggi, con un salto tecnologico epocale, in pochi anni siamo passati dalla posta cartacea allo Smartphone, e per capirsi parlando lingue diverse basta un banale traduttore automatico. A toccarci fisicamente da un emisperio all’altro, come sembra prevedere, secondo alcuni, in un’altra profezia il cosiddetto Ingegnere del Re, non ci siamo ancora arrivati, ma di teletrasporto si parla da quando fu reso popolare dal dott. Spock e dai suoi compagni di Star Trek. E ogni tanto si legge di (per la verità dubbi) esperimenti scientifici in questo senso, e chissà che prima o poi… Certo definire Leonardo Da Vinci solo “ingegnere” è decisamente riduttivo - come tutti sanno fu inventore, architetto, pittore, scultore, progettista, anatomista, musicista, scenografo, disegnatore, scrittore, esperto di opere idrauliche, geologo e tante altre cose ancora - ma l’esempio veniva bene per introdurre il ragionamento. Perché se ha dell’incredibile che seppure un genio straordinario abbia previsto una società della comunicazione sviluppata come la nostra con quasi mezzo millennio di anticipo, non ci vuole invece né genialità né fantasia, a normali ingegneri che fanno il loro onesto mestiere, quando studiano una

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crepa nel muro di una casa “predire” che non è niente di importante oppure che c’è rischio di crollo. Ora, come la raccolta di questo giornale testimonia, pur evitando le profezie - sia perché non siamo geni sia perché non vogliamo passar da menagrami - ricordiamo ormai da anni con costanza a chi legifera e alla Pubblica Amministrazione che alcune situazioni renderebbero opportuna la richiesta di pareri (oltretutto gratuiti) agli Ordini per affrontare situazioni in cui sono necessarie competenze tecniche che gli amministratori non hanno. Raro, rarissimo, che con ogni giunta di qualunque colore questo sia successo con la sistematicità che eventi ad esempio come la sismica, la situazione idrogeologica, i frequenti scoppi nelle case, i crolli e le frane, richiederebbero. Così succede che ci viene richiesto di dare una mano quando i disastri sono avvenuti. Ebbene, forse pochi se ne sono accorti, ma il 2 gennaio di quest’anno è stato approvato il decreto legislativo n. 1 “Codice della Protezione Civile”, che (art. 4, c. 1) individua nello «Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano e gli Enti Locali», le «componenti del Servizio nazionale della Protezione Civile» che «provvedono all’attuazione delle attività di cui all’art. 2, secondo i rispettivi ordinamenti e competenze», e dispone (comma 2) che «le componenti del Servizio nazionale possono stipulare convenzioni con le strutture operative e i soggetti concorrenti all’art. 13, c. 2 o con altri soggetti pubblici». Soggetti concorrenti che (art. 13, comma 2) fra gli altri comprendono «gli Ordini e i Collegi professionali e i rispettivi Consigli nazionali, anche mediante forme associative o di collaborazione o di cooperazione appositamente definite tra i rispettivi Consigli nazionali nell’ambito di aree omogenee (…)». Essendo un provvedimento di 7 mesi fa - la legge indica i soggetti della Protezione civile e il loro modus operandi - è purtroppo difficile capire in un Paese come il nostro

cosa sia stato fatto nel concreto, soprattutto visto l’intermezzo di elezioni e nuovo governo. Tanto più che la norma non “impone” la stipula di convenzioni fra le componenti del Servizio di Protezione Civile e le strutture operative e quelle concorrenti, ma la “possibilità” che si ricorra a questa forma di collaborazione. Ma è un’altra la considerazione che voglio fare in questa sede. Dopo anni (non certo 600, molti di meno…) in cui come Ingegneri indichiamo la strada della sinergia fra P.A. e professioni per non essere costretti a intervenire da “volontari” quando ormai è troppo tardi, per fare perizie gratuite a favore dei cittadini in costruzioni spazzate dalla furia delle acque, o a chiedere la correzione di disposizioni normative inadeguate o confliggenti tra di loro, adesso c'è una legge dello Stato che incoraggia a fare quello che noi diciamo da sempre, ossia siglare protocolli di collaborazione tra Ordini ed Enti Locali. Per avere dei risultati nel campo della protezione civile le scelte efficaci sono quelle che portano alla prevenzione. Allora una porta si è finalmente aperta: Regione, Enti Locali e tutti gli altri soggetti che fanno parte della Protezione civile in Italia sono stimolati a stipulare ufficialmente convenzioni con gli Ordini “prima” che i disastri avvengano e non chiedere la loro collaborazione dopo che sono avvenuti. Bene, che fare dunque, visto che l’autunno è alle porte, e che i messaggi dell’allarme meteo ci hanno già raggiunti anche in piena estate? Certo che, se tutti gli enti interessati sono al massimo del loro splendore, hanno gli organici che scoppiano, professionalità interne che li rendono indipendenti sotto ogni punto di vista, allora siamo tutti contenti e soprattutto più tranquilli perché sappiamo che sono in grado di affrontare qualunque situazione e potrebbe non essere indispensabile il supporto degli Ordini per fornire competenze specifiche. Se invece dovessero avere qualche criticità, nel senso che mancano loro nei settori chia-

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LA CONVENZIONE POSSIBILE PER EVITARE I DISASTRI

ve degli esperti per valutare, ad esempio, aspetti impiantistici, idraulici, geologici o altre situazioni che richiedono professionalità di cui sono sguarniti, possono - che non vuol dire “devono” - stipulare una convenzione con l’Ordine o Collegio professionale competente sia a livello territoriale per gli organi territoriale o nazionale. Così quelle proposte che rilanciamo da anni - come ad esempio la “Sentinella per ogni edificio”, ovvero i professionisti tecnici che sono in numero abbondante per dividersi il territorio e sorvegliare i condomini o i quartieri e scongiurare il verificarsi di emergenze - possono diventare finalmente una realtà. Ovvero il presidio del territorio da parte di professionisti iscritti agli Albi: avevamo dimostrato proprio su “A&B” che ci sono i numeri e c’è la possibilità per farlo. Ora lo Stato ci dà ragione e quello che abbiamo sempre detto e pubblicato può essere affrontato applicando una nuova legge molto chiara e attesa. Il 23 luglio a Terrazza Colombo abbiamo tenuto un incontro specialistico sull'applicazione del codice di Protezione Civile D.Lgs. 1/2018, con autorevoli rappresentanti del Comune e della Camera di Commercio di Genova, il cui resoconto cui sarà a breve disponibile in un "Block Notes" nella sezione news - A&B del sito dell'Ordine.

Il tema è stato quello di capire come organizzarci nel caso in cui gli enti locali dovessero chiederci di stipulare delle convenzioni, essendo noi obbligati a fornire il necessario supporto in qualità di soggetti pubblici che concorrono ex lege alle attività di Protezione Civile. A questo punto non si tratta più di libero volontariato da parte dei colleghi, ma di un dovere d'ufficio dell'Ordine, in quanto ente

Che il tempo sia maturo per le “Sentinelle degli edifici”? pubblico dotato di potere regolamentare e disciplinare nei confronti dei propri iscritti. Può l'Ordine obbligare un proprio iscritto ad intervenire nell'emergenza? E, in caso positivo, come sembra, chi lo paga? Quanto? Noi siamo sempre stati disponibili a supportare la collettività e vediamo positivamente questo coinvolgimento diretto, peraltro già previsto nella vecchia Legge 225/1992 e mai regolamentato. Però occorre fare chiarezza: lo Stato ci

post rullo chiede collaborazione? Ci chiede di dedicare qualche giorno della nostra vita e assumere forti responsabilità per il bene comune? Ottimo, siamo pronti, molti di noi anche a titolo di solidarietà, ma nei restanti giorni dell'anno, che siano previste le tariffe minime per i liberi professionisti e che gli stipendi dei dipendenti siano adeguati al ruolo svolto. Nell'incontro si è parlato anche della DGR 1232/2017, la cui pubblicazione è prevista per il 22 agosto 2018, che apre un nuovo bando per la richiesta di contributi a favore degli agli operatori economici danneggiati dall'alluvione e da altre calamità naturali occorse tra il 2013 e il 2015, come meglio dettagliato su www.ge.camcom.it. È necessaria la perizia asseverata (che non vuol dire giurata in Tribunale, ma solo riportante la parola "asseverata", come da apposito modulo che sarà anch'esso pubblicato). Per ottimizzare le procedure, è auspicabile che gli operatori economici si avvalgano degli stessi periti che li hanno supportati nella fase emergenziale, previo accordo sul compenso ex art. 9, comma 4, D.L. 1/2012, non sussistendo alcun vincolo di gratuità per i colleghi che all'epoca si sono offerti come volontari. 

Una parte degli intervenuti all'incontro specialistico del 23 luglio a Terrazza Colombo Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7

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l’edito riale

Gianfranco Sansalone Direttore Responsabile

NUOVO PIANO VARATO DAL CONSIGLIO DI GENOVA

“A&B” SI RINNOVA, COSÌ CAMBIA LA COMUNICAZIONE DELL’ORDINE Comunicazione, si cambia. Già solo guardando la copertina, e poi sfogliando questo numero di “A&B”, il lettore abituale ha potuto vedere la profonda trasformazione del giornale dell’Ordine degli Ingegneri di Genova. Che, attenzione, non interessa solo la grafica - più moderna nell’impostazione e nei caratteri, con l’uso della quadricromia in tutte le sue parti, una diversa titolazione e un efficace sistema di “orientamento” fra le varie sezioni della rivista - ma soprattutto il sistema di diffusione. Da quando, a partire dall’ultimo numero del 2011, è stata presa la decisione di trasformare lo storico “Atti e Bollettino di Informazione” - di proprietà dell’Ordine di Genova, poi prestato in gestione alla Federazione degli Ordini della Liguria e infine tornato nuovamente a Genova - da testata tecnica guidata da un ingegnere in vero giornale di informazione diretto da un giornalista professionista, il modo dell’Ordine di comunicare all’interno e all’esterno è radicalmente cambiato, sulla base di due piani editoriali, lasciando la massima autonomia sui contenuti a chi ha esercitato la responsabilità del lavoro giornalistico. Tuttavia, sulla comunicazione e sull’informazione, il Consiglio dell’Ordine rinnovato l’estate scorsa ha deciso di apportare una serie di innovazioni - anche sulla base di consultazioni con gli iscritti attraverso questionari - che di fatto portano cambiamenti di tipo organizzativo rispetto alla situazione attuale per quan-

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to riguarda “A&B”. Per la comunicazione, ad esempio, dopo la scadenza naturale del contratto, non è stata più prevista la figura dell’addetto stampa esterno, ma le risorse sono state impiegate per rinnovare il sistema gestionale dell’Ordine verso la totale digitalizzazione, compresa la revisione del

Rinnovato nella grafica e nei contenuti, il giornale diventa trimestrale, esclusivamente digitale per gli iscritti e cartaceo per un ristretto numero di interlocutori istituzionali esterni sito, su cui si sta ancora lavorando. Inoltre - spiegano gli ingegneri - un programma di attività di “comunicazione” esterna, calate sul territorio, e di promozione concreta del ruolo dei professionisti iscritti all’Albo, diventa un metodo attraverso cui (grazie anche al rapporto diretto con cittadini e istituzioni, come quello instaurato a marzo in occasione della presentazione delle NTC 2018) cercheranno di essere in prima linea con le loro proposte utilizzando la forza di

impatto dell’Ordine. Riguardo l’informazione all’interno (gli iscritti) e all’esterno (i referenti istituzionali e di altro tipo) dell’Ordine, il Consiglio ha deciso di accogliere i suggerimenti degli iscritti riguardo periodicità e metodo di diffusione di “A&B” e di introdurre alcune novità. Il giornale in formato cartaceo - uscito finora trimestralmente - rimarrà tale e verrà spedito via posta solo ai referenti esterni (che saranno selezionati con attenzione), mentre agli iscritti all’Albo verrà inviato solo il link al sito dell’Ordine, dove visionarlo e scaricarlo. La versione “web edition”, finora prevista in maniera fissa negli altri mesi dell’anno, uscirà invece - come supplemento del trimestrale cartaceo - solo in quelli in cui ci saranno necessità di informazione. Il “Block Notes”, supplemento di approfondimenti o di resoconti di eventi importanti, continuerà a essere pubblicato secondo i criteri usati finora, ovvero quando ci saranno ragioni editoriali o formative a richiederlo. Tutto questo - negli intenti del Consiglio – se porterà notevoli risparmi, non comprometterà l’efficacia del sistema di comunicazione, perché ci saranno maggiori risorse da investire per l’organizzazione di eventi culturali e iniziative mediatiche che consentiranno di far conoscere competenze e proposte, e nello stesso tempo di arricchire l’offerta di aggiornamento professionale. 

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random AL LICEO “PERTINI” I PREZIOSI MANDOLINI DELL’EX PRESIDENTE DELL’ORDINE ING. ROMANO MEINI

Con una cerimonia nel Salone di rappresentanza di Palazzo Tursi a Genova, la professoressa Giovanna Boschetti, vedova dell’ingegner Romano Meini - che è stato Presidente dell’Ordine di Genova dal 1991 al 1993 - ha donato due preziosi mandolini e tutti gli spartiti delle composizioni scritte da Nicolò Paganini al liceo musicale “Sandro Pertini”. Hanno ricevuto la donazione l’assessore alla Cultura Elisa Serafini e il professore Alessandro Cavanna, dirigente scolastico dell’Istituto Pertini, mentre il maestro Carlo Aonzo ha eseguito brani di Johann Sebastian Bach e Raffaele Calace. L’ingegner Meini, appassionato musicista e conoscitore in particolare del mandolino, che proprio Paganini iniziò a suonare a cinque anni d’età, per tutta la vita ha certato e raccolto materiale coltivando il sogno di aprire una scuola specializzata nell’insegnamento di questo strumento. «Questa iniziativa – ha detto l’assessore Serafini - lega diverse generazioni di musicisti. Per questo ringrazio a nome di tutti i

genovesi la professoressa Boschetti per la sua donazione. Sarà il liceo musicale “Sandro Pertini”, che quest’anno inaugurerà il primo corso di mandolino, a conservare e a far suonare i due preziosi strumenti, facendo rivivere la musica di Paganini e il sogno di Romano Meini». «Come dirigente dell’Istituto Pertini – ha aggiunto il prof. Cavanna - esprimo il più sentito ringraziamento alla professoressa Giovanna Meini Boschetti per la preziosa donazione a perenne ricordo dell’ingegnere Romano Meini e del suo amore per il mandolino. La donazione dei due strumenti e del fondo documentale di spartiti e ricerche didattiche sarà valorizzata all’interno dell’indirizzo musicale del liceo, non solo con l’introduzione dell’insegnamento del mandolino tra gli strumenti curricolari e con le conseguenti ricadute sul piano esecutivo, ma anche con attività di ricerca e di promozione culturale e con lo sviluppo di ricerche didattiche sull’insegnamento dello strumento».

NORME CEI: ABBONAMENTO ANNUO A PREZZO CONVENZIONATO

È attiva anche quest’anno la convenzione per l’abbonamento alle norme CEI al costo di € 65,00 euro + Iva. Gli ingegneri che sottoscriveranno l’abbonamento potranno, inoltre, utilizzare ProDis (valutazione rischio da fulminazioni) al costo di 10,00 euro per consultazione, invece della tariffa

piena (15,00 €). La consultazione delle norme è illimitata per i dodici mesi dell’abbonamento. Maggiori informazioni sulla home page del sito internet www.tuttoingegnere.it. Per domande specifiche è a disposizione il servizio clienti Cei all’indirizzo mail abbonaticni@ceiweb.it.

COME CAMBIANO LE RISORSE IDRICHE: SEMINARIO A GENOVA E VISITE A DUE DIGHE

“Dighe e Territorio”: è il tema della giornata di studio e della visita tecnica alle dighe di Brugneto e Giacopiane, che avranno luogo il 4 e 5 ottobre prossimi a Genova - Palazzo Cambiaso Giustiniani, Via Montallegro, 1, sede della Facoltà di Ingegneria - organizzate da Itcold, Comitato Nazionale Italiano per le Grandi Dighe e Ordine degli Ingegneri della provincia di Genova, con la collaborazione e il patrocinio di numerosi soggetti pubblici e privati, tra i quali Regione Liguria, Città Metropolitana e Comune di Genova. «In Italia – spiegano gli organizzatori - sono presenti oltre 540 grandi dighe ad uso idroelettrico, idropotabile ed irriguo. A fronte degli obiettivi energetici europei, nei prossimi decenni ci si

devono attendere cambiamenti importanti con ricadute sul sistema infrastrutturale e sulla destinazione d’uso della risorsa idrica. Un’accelerazione sarà causata dalla competizione sull’uso della risorsa, dai cambiamenti climatici in atto, oltre che dai problemi legati all’invecchiamento delle opere, la cui età media ha superato 60 anni. Ne consegue la necessità di individuare modalità di analisi che consentano di affrontare il complesso rapporto tra dighe e territorio nell’impiego e nella gestione della risorsa idrica, limitando i possibili condizionamenti di carattere ideologico da parte dei diversi portatori di interesse». Nell’occasione sarà presentato un report preparato da Itcold sul rapporto dighe-territorio.

SISTEMI DI GESTIONE SALUTE E SICUREZZA: LA NUOVA NORMA “UNI ISO 45001”

“La nuova norma UNI ISO 45001: cosa cambia nella certificazione dei Sistemi di Gestione Salute e Sicurezza”: il convegno itinerante organizzato da AICQ nazionale con il patrocinio di Accredia, Inail, Uni e AICQ Tosco Ligure, il 6 giugno ha toccato anche Genova, dove nella sede dell’Ordine degli Ingegneri è stato fatto il punto su come gestire correttamente il transitorio fra la norma BS OHSAS 18001:2007 e la nuova. È il primo standard internazionalmente riconosciuto per la gestione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro per tutte le aziende, enti pubblici e organizzazioni a vario titolo. Dopo i saluti del Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7

Maurizio Michelini, sono intervenuti i rappresentanti di tutti gli enti organizzatori, patroninatori e di soggetti del mondo della salute e della sicurezza, in una sala gremita e al massimo della partecipazione. Introduzione del neo eletto Presidente di AICQ Tosco Ligure, ing. Giovanni Fanucchi; presentazione dela norma da parte del dott. Alberto Galeotto, Direttore Normazione UNI e, dopo le numerose relazioni, conclusioni consistente dibattito, ha presentato la norma, quindi si sono susseguiti come da programma, gli interventi dei numerosi relatori. Moderatore del dibattito finale l’ing. Silvio Rossi, dell’Ordine degli Ingegneri di Genova.

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cover UN PRIMO BILANCIO DEI RISULTATI DOPO I PRIMI MESI DI ATTIVITÀ

Bioingegneria: il lavoro della Commissione dell’Ordine di Genova Aperto un Tavolo di lavoro con la Regione. Inoltre, consultazione degli iscritti, programma di formazione, accordi con la Scuola Medico Farmaceutica e le principali associazioni di categoria: il progetto per la valorizzazione della professione è in pieno svolgimento. Gianni Vernazza

Delega “Bioingegneria” Ordine Ingegneri Genova Docente Scuola Politecnica Università di Genova Un sondaggio tra gli iscritti, un programma di corsi di formazione, iniziative in via di definizione con la Scuola Medico Farmaceutica e, ancora, l’avvio di un accordo di collaborazione con la Regione Liguria. Mesi di lavoro intenso per la Commissione sulla Bioingegneria dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, ma i primi risultati cominciano a vedersi. Gli obiettivi principali erano chiari: valorizzare il ruolo della professione e farla uscire dal limbo in cui spesso è confinata nonostante sia fra le più importanti e innovative; promuovere una crescita professionale secondo le esigenze dei colleghi; aprire un confronto con le Istituzioni per intraprendere un serio percorso verso normative adeguate, risorse finanziarie, apertura della professione ai giovani. Poste le basi, fissato il calendario dei lavori della Commissione e distribuiti i compiti, eccoci al primo giro di boa, per un bilancio dell'attività e insieme

un punto sulla professione, con contributi su vari argomenti. L’avvio del Tavolo di Regia della Federazione regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria con la Regione, in vista anche di un Accordo Quadro di collaborazione tra l’Ordine di Genova e l'amministrazione regionale, è senz'altro uno dei risultati più interessanti di questa consigliatura: per la Bioingegneria, dopo un incontro con la vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale, è stato aperto un apposito tavolo di lavoro con un primo “passaggio” fra la Commissione dell’Ordine e l’apposita delegazione nominata dalla Regione (il consigliere regionale Paolo Ardenti, il Commissario straordinario di Alisa, l’Azienda sanitaria regionale Walter Locatelli e il Direttore Dipartimento Salute Francesco Quaglia); nelle prossime settimane contiamo di cominciare a entrare nel merito. Intanto abbiamo avuto notizia di un rilevante investimento in alta tecnologia da parte della Regione, e questo può certo rappresentare una buona partenza, se alla nostra professione si guarderà come noi vogliamo - per finanziamenti sulla ricerca, collaborazione con l'Università, incentivi per lo studio attraver-

L'incontro con l'assessore regionale alla sanità, Sonia Viale: a sinistra il presidente della Commissione Ordinariale Bioingegneria di Genova prof. Vernazza; a destra il presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria, Giovanni Rolando.

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so borse agli studenti meritevoli, solo per accennare a qualche proposta su cui vogliamo ragionare. Poi è chiaro che il campo è molto più vasto: si pensi solo all’applicazione della tecnologia sulla strumentazione medicale, il settore che grazie alla collaborazione fra medici e ingegneri ha fatto raggiungere risultati eccezionali in pochi anni. Intanto, per valorizzare il ruolo e la presenza del Bioingegnere nel contesto della sanità, abbiamo sottoposto a tutti

COMMISSIONE BIOINGEGNERIA Prof. Gianni Vernazza (Presidente) Ing. Andrea Fisher Prof. Mauro Giacomini Prof. Stefano Scillieri Ing. Gino Spada Ing. Bruno Urbina

gli iscritti, attraverso un questionario, 9 proposte di corsi di aggiornamento professionale, chiedendo priorità e suggerimenti, e li abbiamo presentati all’Ordine il 19 aprile scorso. Nell’occasione abbiamo raccolto indicazioni, suggerimenti ed interessi da parte dei 67 iscritti (Vedi nel box gli istogrammi con i risultati del sondaggio). In particolare sono emersi come prioritari gli argomenti “Protezione dei dati personali” (ref. Bruno Urbina) e “Il fascicolo sanitario elettronico: elemento chiave per la gestione del paziente, il controllo dei costi e la ricerca medica” (ref. Mauro Giacomini). Sul primo tema è stato convocato quindi un seminario/convegno per martedì 24 luglio 2018, presso la Scuola Politecnica di Genova, in via Montallegro 1 (Salone Nobile) dalle 16 alle 19. Dopo la presentazione e l’introduzione (ing. Ezio Nicolas Bruno Urbina), saranno af-

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cover frontati i temi del “GDPR in sanità, la nuova normativa europea sulla privacy” (avv. Mario Mazzeo); ”La case history dell’Ospedale Galliera nell’aggiornamento al GDPR” (dott. Marco De Benedetto); “L’applicazione del GDPR al Clinical Trail” (ing. Maurizio Pastore). Sul secondo argomento, sempre nella stessa sede, analoga iniziativa in settembre, presumibilmente nella seconda metà del mese. Altri corsi/seminari/

convegni saranno proposti sia sulla base delle indicazioni che riceveremo, sia degli sviluppi delle iniziative in corso. Con la Scuola Medico Farmaceutica sono in corso di definizione alcune attività per sviluppare ulteriormente i rapporti fra il mondo ingegneristico e quello medico; analogamente è stato avviato un dialogo con le principali Associazioni della categoria: sono già in corso rapporti con AIIC (Associazione Italiana

Ingegneri Clinici), AEIT (Associazione Italiana di Elettrotecnica, Elettronica, Automazione, Informatica e Telecomunicazioni) per una partecipazione congiunte alle rispettive iniziative. Ovviamente, il rapporto con gli iscritti all’Ordine è sempre più importanti ed utile: contattateci per ogni informazione ma anche per offrire la vostra eventuale disponibilità a collaborare.

I RISULTATI DEL QUESTIONARIO SUGLI ARGOMENTI PROPOSTI

Le tematiche nell’ordine sottoposto, le risposte ricevute e la percentuale di interesse riscossa: bassa, media, alta Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7

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cover I FRUTTI DELL’INTEGRAZIONE CON I MEDICI IN DUE STRUTTURE UNIVERSITARIE

L’Ingegnere in ospedale: Genova all’avanguardia nella sperimentazione Dal “Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica sulla sclerosi multipla e patologie similari” del San Martino al SimAv, primo Centro universitario di simulazione interdisciplinare in Italia, la collaborazione scientifica fra professionisti con competenze diverse ha già sviluppato progetti scientifici di forte impatto.

Piero Ruggeri

Docente di Fisiologia Umana - Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche Università di Genova Fra i numerosi esempi concreti di collaborazione e integrazione tra competenze specialistiche mediche e bioingegneristiche, citiamo due esperienze attive a Genova: il Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica sulla sclerosi multipla e patologie similari, presso l’Ospedale Policlinico San Martino e l’Università degli studi di Genova, e il primo Centro universitario di simulazione interdisciplinare in Italia, il SimAv. È trascorso un ventennio, da quando nel 1999 a Bressanone operò l’ultima Scuola del Gruppo Nazionale Bioingegneria, dedicata interamente alle immagini biomediche (“Tecnologie e Metodologie per le Immagini Funzionali”). L’introduzione - da circa un quindicennio - dei principali metodi tomografici per la mappatura di proprietà morfologiche e funzionali negli organi interni (US, CT, SPECT, PET, MRI) ha determinato un’autentica rivoluzione in diagnostica clinica e in ricerca biomedica, e la maturazione tecnologica e metodologica di questi e altri sistemi, negli ultimi anni

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ha fornito nuovi strumenti per indagare le proprietà strutturali e funzionali del sistema nervoso centrale. Le neuroimmagini sono certamente di supporto, per esempio, allo studio morfologico delle lesioni successive a danno cerebrale e della localizzazione delle strutture coinvolte nella patologia indagata. Sempre più frequente è l'utilizzo della Risonanza Magnetica (RM) per lo studio delle principali malattie infiammatorie e degenerative del sistema nervoso centrale: oggi sono promosse importanti ricerche che consentono il progresso diagnostico, l’individuazione di terapie efficaci, il monitoraggio del decorso della malattia. La RM assume un ruolo preponderante in fase di diagnosi e di monitoraggio della Sclerosi Multipla (SM): tecniche “quantitative” possono dare informazioni su specifici aspetti della fisiopatologia. Dalla collaborazione tra Policlicnico S. Martino, Università di Genova, AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e la sua Fondazione FISM, è nata a Genova un’eccellenza unica in Italia. Infatti, grazie al sostegno di AISM e Fondazione, è stato istituito presso

l’Ospedale Policlinico San Martino e l’Università genovese il Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica sulla sclerosi multipla e patologie similari, dotato di un Tomografo a Risonanza Magnetica di fascia alta 3 tesla, Siemens Magnetom Prisma-System, un macchinario di risonanza magnetica altamente innovativo, primo in Italia (V. foto in copertina).  Il Centro di Ricerca genovese farà parte del Networking Italiano di Neuroimaging (“INNI”), composto da centri di eccellenza per la ricerca scientifica di risonanza magnetica, dotati di macchinari 3T, per l’ottimizzazione dell’utilizzo di tecniche avanzate di RM. Ed è proprio ai fini dell’implementazione di nuove metodologie avanzate di acquisizione ed elaborazione delle immagini che il contributo del Bioingegnere diventa indispensabile. Il secondo esempio concreto di interazione tra la medicina e la bioingegneria è rappresentato a Genova dal SimAv, primo centro universitario di Simulazione interdisciplinare in Italia. L’Università genovese è stata la prima, in Italia, a partire nel 2012, con l’inserimento della simulazione nelle attività professionalizzanti curriculari dei corsi

Sala operatoria e cabina di regia presso il SimAv, (Università degli Studi di Genova), primo centro universitario di simulazione interdisciplinare in Italia (ph Unige) Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7


L’Ingegnere in ospedale: Genova all’avanguardia nella sperimentazione di Laurea in Medicina e Chirurgia, di vari corsi delle Professioni sanitarie e Scuole di Specializzazione. L’esperienza formativa maturata in ambito sanitario e l’opportunità che il Centro offre di favorire l’incontro tra esperti afferenti ad altri ambiti disciplinari, hanno così consentito di avviare importanti collaborazioni, che hanno trasformato il Centro da luogo di formazione in simulazione anche a laboratorio di ricerca, in cui la didattica in campo sanitario, pur rimanendo il core dell’attività, si è estesa ad altri contesti e ha dato spunto alla progettazione multidisciplinare che oggi fa incontrare studenti ed esperti di scienze mediche, bioingegneria, design, informatica, economia, psicologia. Gli ambiti di ricerca che il centro sta sviluppando combinano tecniche di progettazione tipiche del Design for All e delll’Ambient Assisted Living, a tecnologie di realtà virtuale e aumentata, prototipazione 3D, sensoristica rivolta al monitoraggio, strumenti ICT di cooperazione e mobilità. Uno dei progetti multidisciplinari di più ampio respiro è la creazione di un ambiente domotico per la cura della persona fragile, allo scopo di sostenerne l’autonomia e l’indipendenza, attraverso supporti, ausili e stimoli relazionali ambientali, tecnologici ed assistenziali. Il progetto è nato e si sviluppa attorno alla collaborazione interprofessionale tra medici, ingegneri, architetti e psicologi. La casa-laboratorio è un living lab in cui attori diversi (provenienti da università, aziende, centri di ricerca, enti pubblici, categorie di cittadini) si incontrano per sviluppare idee, seguendo un approccio multidisciplinare e utente-centrico in grado di creare innovazione in una comunità di utilizzatori in ambienti di vita reale. La progettazione in collaborazione tra medici e bioingegneri, ha, inoltre, già portato a realizzare un simulatore di tecniche laparoscopiche con ritorno aptico e un simulatore per il monitoraggio del transito del feto nel canale del parto. Si tratta di esempi di progettazione a basso costo i cui risultati sono sottoposti a brevetto e richiederanno una fase di ingegnerizzazione. Attualmente sono allo studio nuovi simulatori che si basano su tecnologie di sviluppo software per realtà virtuale e aumentata e prototipazione 3D. Obiettivo? Incrementare una cultura di progetto interdisciplinare e dotare il centro di strumenti utili a sviluppare metodiche formative innovative.

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L’EVOLUZIONE TECNOLOGICA DELLA BIOINGEGNERIA

Dai raggi X alla Rmn ricerche e scoperte che ci salvano la vita Disciplina multidisciplinare e multisettoriale che, grazie all’incontro col mondo della Medicina, ha iniziato a fornire sorprendenti soluzioni già dall’800, ha una storia affascinante: nuovi strumenti hanno cambiato la diagnostica aumentando le possibilità di guarigione da malattie considerate fatali. Cosa riserva il futuro.

Gino Spada

Componente Commissione Ordinariale Bioingegneria di Genova Direttore S.S.D. Ingegneria Clinica ASL3 Genova Docente Fondamenti Ingegneria Clinica, Ingegneria Biomedica - Unige La Bioingegneria è quella branca dell’Ingegneria che utilizza concetti e tecnologie dell’ingegneria elettronica, informatica, meccanica e chimica per ottenere una migliore comprensione dei fenomeni biologici, aumentare le conoscenze di base in medicina, sviluppare metodologie, strumenti, materiali, dispositivi diagnostici e terapeutici, organi artificiali e altri supporti tecnologici di interesse sanitario ed infine (ingegneria clinica) per migliorare la qualità del servizio sanitario riguardo la gestione sicura, appropriata ed economica delle tecnologie e delle apparecchiature in ambito clinico. È, insomma, una disciplina altamente multidisciplinare e multisettoriale che opera in diversi ambiti: tecnologico, industriale, scientifico, clinico e ospedaliero. In particolare in quello clinico, sviluppa strumentazione biomedica e biotecnologica, protesi, robot per applicazioni biome-

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diche, sistemi di intelligenza artificiale, per la gestione e l’organizzazione sanitaria, di informatica medica e di telemedicina. In tutti questi settori, dall’inizio del 900 ad oggi, ha contribuito in modo determinante allo sviluppo delle scienze mediche nei settori della diagnostica, della cura e della riabilitazione, trasformando gli ospedali da contenitori di malati a centri di cura sempre più efficaci. Dal 1895, anno in cui Roentgen scopre i raggi X, abbiamo assistito allo sviluppo della diagnostica per immagini: inizialmente con le apparecchiature radiografiche analogiche, per arrivare negli anni 2000 alla radiologia digitale; negli anni ’70 si diffonde l’ecografia ad ultrasuoni: nel 1973 Hounsfield sviluppa il primo prototipo di Tomografia Assiale Computerizzata (TAC); negli anni ’80 si diffonde la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). Parallelamente, a partire dalla scoperta nel 1898 di Marie e Pierre Curie del radio, è nata e si è evoluta la disciplina della Medicina Nucleare che affianca l’imaging funzionale a quello morfologico grazie ad apparecchiature come SPECT-CT e PET-CT. Oggi la diagnostica per immagini consente, anche grazie a programmi di screening, diagnosi precoci che aumentano significativamente le possibilità di cura e guarigione. Sulla scia delle invenzioni - Anche nei settori della misura e monitoraggio dei parametri vitali l’evoluzione è stata notevole da quando, nel 1896, Riva-Rocci introduce all’uso clinico lo sfigmomanometro a mercurio per la misura della pressione arteriosa in modo incruento, iniziando la diagnostica dell’ipertensione arteriosa. Nel 1903 Einthoven realizza il primo elettrocardiografo per misurare l’attività elettrica del cuore, aprendo una strada alla medicina cardiovascolare e, in generale, alle tecniche di misurazione (continua a pag.10)

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cover (continua da pag.9) elettrica. Nel 1924 Berger esegue il primo elettroencefalogramma sull’uomo. I moderni sistemi di monitoraggio permettono di misurare nel tempo numerosi parametri, di analizzarli in automatico gestendo eventi ed allarmi, e sono diventati supporto indispensabile in molti reparti ospedalieri; mentre i sistemi informatici sanitari consentono monitoraggio a distanza, telerefertazione e teleconsulto sempre più efficaci. Nel dopoguerra Skeggs sviluppa il primo autoanalizzatore per analisi cliniche, iniziando lo sviluppo del laboratorio analisi e della moderna patologia clinica. Altro campo fondamentale è quello delle protesi per sostituire o aiutare organi del corpo umano che non funzionano più bene a causa di una patologia: è del 1954 la prima applicazione della macchina Cuore-Polmone con cui inizia l’era della Cardiochirurgia; nello stesso anno, la prima applicazione clinica della Valvola Cardiaca Artificiale; nel 1955 il primo utilizzo clinico di un Pace-Maker cardiaco, grande come un libro, che nel tempo arriva ai pochi centimetri degli attuali dispositivi, impiantabili e in grado di monitorare l’attività cardiaca attivandosi solo quando necessario. Nel 1960 il rene artificiale messo a punto dall’americano Scribner permise a un paziente di rimanere in vita per 11 anni; oggi è in grado di sostituire le funzioni dell’organo umano e consente a molti pazienti con gravi malattie di mantenere una discreta qualità di vita. Per quanto riguarda il cuore artificiale lo sviluppo, iniziato negli anni ’60, è tuttora in corso: nel 1982 un paziente visse per 112 giorni e un’altra, dal 1984, per 2 anni interi; ad oggi il cuore artificiale è una soluzione temporanea in attesa del trapianto. Ma moltissimi altri sono i filoni di ricerca in cui la Bioingegneria ha ottenuto ottimi risultati: per i disturbi all’apparato uditivo ad esempio, sono stati sviluppati apparecchi acustici sempre più efficaci e personalizzati. Un altro fondamentale campo è la ricerca di materiali biocompatibili, ovvero sviluppati in laboratorio che siano tollerati dall’organismo umano senza scatenare reazioni immunitarie di rigetto; oggi si studiano biomateriali in grado di innescare processi di reale integrazione con i tessuti del corpo umano da arrivare a stimolarne la crescita: come la realizzazione di pelle ingegnerizzata per ustionati gravi o materiali utilizzati in chirurgia vascolare per la ricostruzione di tratti aortici. Le nanotecnologie indagano la possibilità di manipolare a livello atomico gli atomi di carbonio per costruire, ad esempio, minuscoli dispositivi che possono essere messi

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Dai raggi X alla Rmn ricerche e scoperte che ci salvano la vita in circolo nel corpo umano per poi rilasciare molecole di farmaco esattamente nel punto desiderato, oppure minuscoli sensori dotati di un sistema di trasmissione che possono tenere sotto controllo la funzionalità di un organo e inviare a un centro di monitoraggio i dati di un paziente a rischio. Altro settore della Bioingegneria è la costruzione di arti artificiali in grado di sostituire quelli persi a causa di un’amputazione: la frontiera in questo campo è la “connessione” tra il sistema nervoso e il sistema di controllo dell’arto, per cui si stanno sperimentando microchip in grado di ricevere e interpretare i segnali elettrici generati dal corpo umano. È evidente che questa evoluzione tecnologica della Bioingegneria, sempre più rapida e complessa, deve essere “fruibile” per chi eroga servizi sanitari al cittadino, dagli enti governativi alle realtà territoriali, quali ospedali e aziende sanitarie pubbliche e private. Il percorso segnato in Iiguria - Per quanto riguarda la nostra realtà Ligure ci troviamo in un momento importante di evoluzione in tutti questi settori:

Formazione: la nuova Commissione Ordinariale di Ingegneria Biomedica sta lavorando per creare percorsi di collaborazione tra Scuola Politecnica dell’Università di Genova e Regione Liguria / Alisa; Personale qualificato: fondamentale la figura dell’Ingegnere Biomedico Clinico, ovvero quel professionista che si occupa della gestione operativa dei parchi tecnologici biomedicali dentro le strutture sanitarie. La Scuola Politecnica di Genova prepara questi professionisti e, da alcuni anni, tutte le Aziende Ospedaliere e Sanitarie liguri si sono dotate di Servizi di ingegneria Clinica, che dovrebbero essere sempre di più potenziati; Metodologie: dal 2011 (D.G.R. n. 225) è attiva la Rete Regionale HTA per la valutazione sistematica delle tecnologie sanitarie; Risorse economiche: Regione Liguria, con Delibera di Giunta Regionale n. 330 del 11/5/2018, ha approvato un programma di investimenti in tecnologie biomedicali (Acceleratori Lineari, PET-TC, TC, RM, Angiografi) per un valore di 40 milioni di euro.

DECRETO LORENZIN E OPPORTUNITÀ professionali

L’ingegnere biomedico clinico entra nella Sanità. I nodi da sciogliere

Istituito un Elenco Nazionale Certificato presso l’Ordine degli Ingegneri, però manca il regolamento interministeriale che ne definisca i requisiti necessari: diversi Ordini provinciali hanno avviato la certificazione delle competenze, Genova ci sta arrivando. Le modalità della “rivoluzione” di una professione ancora giovane. Stefano Scillieri

Componente Commissione Ordinariale Bioingegneria di Genova Docente Clinical Engineering, Dibris Università di Genova Consulente export Nei mesi scorsi è diventato Legge (n. 3, 11/1/2018) il Decreto Lorenzin sulle professioni sanitarie, che all’art. 10 prevede l’istituzione presso l’Ordine degli Ingegneri di un Elenco Nazionale Certificato degli ingegneri biomedici e clinici, demanOrdine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7


L’ingegnere biomedico clinico entra nella sanità. I nodi da sciogliere dando ad un apposito regolamento interministeriale la definizione dei requisiti per l’iscrizione, su base volontaria. Diverse Regioni hanno delibere specifiche sul servizio dell’Ingegneria Biomedica (come ad esempio Lombardia ed Emilia Romagna) e gli Ordini Provinciali del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) sono incaricati anche per il riconoscimento e la certificazione volontaria delle competenze. Quello di Genova si appresta, tramite la Commissione ordinariale di Biomedica, a definire i propri criteri. La Legge dà il via ad una vera rivoluzione e pone le premesse per una sempre maggiore valorizzazione di questa professione: sia per la nascita dell’Elenco nazionale, ma anche e soprattutto, perché il Ministero della Salute la riconosce finalmente nell’ambito delle professioni sanitarie. Ma sa la legge è nuova, la professione dell’ingegnere biomedico clinico lo è meno: pur con definizioni diverse, figure professionali di differente formazione accademica rientrano nella sanità italiana pubblica e privata da qualche decennio. Alcune di queste figure di ingegneri e architetti appartengono al settore sanitario con conoscenze che vanno dalla progettazione e realizzazione di opere specializzate fino alla loro gestione; fra queste, a parere dello scrivente (che ha operato per oltre vent’anni in questo campo) sono incluse anche gli ingegneri biomedici clinici. Quelli che escono dalla nostra Università, dopo la triennale più due anni di magistrale, non hanno poteri per firmare progetti complessi ospedalieri, non avendo acquisito “conoscenze pilastro” come quelle della Scienza delle costruzioni, dell’impiantistica elettromeccanica complessa. L’ingegneria biomedica, secondo il DPR

328/01, è inquadrata sia nell’ingegneria industriale sia in quella dell’informazione ed a seconda delle abilitazioni conseguite con l‘esame di Stato, il neolaureato può firmare progetti decisamente più semplici come un impianto di gas medicali, una protesi biomeccanica o un software di diagnostica. Palando di attività accademica, l’ingegnere biomedico clinico a Genova può uscire specializzato in una delle tre seguenti branche, riportate in inglese come il manifesto le presenta: Biomedical technologies and engineering for health; Rehabilitation engineering and biomaterials; Neuro-engineering and bio-ICT. Nel resto d’Italia (fonte il sito del Gruppo Nazionale di Bioingegneria) le lauree triennali sono attivate in 11 sedi, 8 come Ingegneria Biomedica e 3 in Bioingegneria, Ingegneria Clinica, Ingegneria Medica. Quelle magistrali ci sono in 15 sedi, come Ingegneria Biomedica (8), Bioingegneria (4), Ingegneria Clinica (1), Ingegneria Medica (1), Costruzioni Biomeccaniche (1). Il Dottorato è attivato in 7 sedi con prevalenza del nome Bioingegneria spesso associato ad altri rami dell’ingegneria (praticamente sempre dell’area dell’informazione). I Master in 5 sedi (1 di I Livello e 4 di II), tutti come Ingegneria Clinica. Se parliamo invece di regolamento professionale, la circolare CNI n. 743/XVIII del 6.6.16 riconosce quale oggetto e limite della professione regolamentata di Ingegnere Biomedico le seguenti attività: «La pianificazione, la progettazione, lo sviluppo, la direzione lavori, la stima, l’attività di installazione, il collaudo, la gestione, il controllo, la manutenzione, le verifiche e la valutazione di appropriatezza tecnologica di progetti-prodotti-processi, la forma-

cover zione e l’assistenza all’uso di dispositivi, dispositivi medici e diagnostici in vitro, materiali, processi, macchine ed impianti per la salute, sia nella libera professione sia nelle imprese manifatturiere o di servizi che nelle amministrazioni pubbliche, Enti privati ed Istituti di Ricerca. L’Ingegnere Biomedico, nello svolgimento del suo compito, può intervenire su dispositivi, materiali, processi, macchine, apparati ed impianti, tecnologie biomediche. L’Ingegnere Biomedico nello svolgimento del suo compito può anche coadiuvare il personale medico, odontoiatrico e sanitario nell’applicazione delle tecnologie a favore del paziente senza compiere specificatamente atti diagnostici, terapeutici o di riabilitazione». La stessa circolare identifica le principali aree di competenza della professione regolamentata di Ingegnere Biomedico: SEZIONI: A Laurea magistrale, B Laurea. SETTORE: b) Industriale, c) dell’Informazione. COMPARTO: Ingegneria Biomedica. AREA SPECIALIZZAZIONE: 1. Ingegneria Clinica; 2. Tecnologie Biomediche; 3. Tecnico Commerciale e Manageriale. Poi, al di là dei titoli accademici e professionali, c’è il mercato con le sue opportunità. Una prima professione è quella appunto dell’ingegnere propriamente detto clinico. Anche se purtroppo sono molti i neolaureati costretti ad iniziare dal settore vendita apparecchiature/prodotti. Posti di responsabilità nell’ambito di strutture di ingegneria clinica a livello del sistema pubblico e privato sono oggi coperti da ingegneri meccanici, elettronici, civili, professionisti che sono diventati ingegneri clinici sul campo; queste posizioni, in futuro, saranno sempre più appannaggio degli ingegneri b/c. L’ingegneria clinica

Una sala operatoria multidisciplinare dotata delle più moderne attrezzature frutto della ricerca bioingegneristica Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7

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cover assurge ancora purtroppo raramente a Direzione: la funzione è alle dipendenze di Direzioni Tecniche, Amministrative o di Sistemi informativi aziendali. Le attività svolte sono le più varie e vanno dalla gestione delle tecnologie delle strutture, alla gestione concreta in supporto ai medici delle varie pratiche cliniche, dal global service (ancora largamente affidato in outsourcing) allo sviluppo di sistemi informativi a supporto della attività clinica e di ricerca. Quest’ultimo campo vede i temi più disparati, attraverso l’uso di appropriati software, nell’ambito di quella amplissima disciplina chiamata HTA (Health Technology assessment). I datori di lavoro degli ingegneri b/c? Aziende Sanitarie/Ospedaliere pubbliche e private, Regioni, società di Global Service (servizi che grazie agli ingegneri b/c saranno sempre meno esternalizzati), grandi produttori di apparecchiature biomediche (GE, Philips etc), società di ingegneria e costruzione specializzate in sanità, case farmaceutiche, in-house delle varie Regioni la cui produzione è in massima parte dedicata alla sanità, nella selva di quelle produttrici di software specializzato, il cui numero è in ascesa. Un discorso a parte merita il nuovissimo tema del BIM (Building Information Modeling) un metodo di modellazione elettronica/di digitalizzazione delle progettazioni per l’edilizia e le infrastrutture: tecnologia che un recente decreto del Ministero delle infrastrutture renderà obbligatoria progressivamente nei prossimi anni. L’applicazione del BIM investe il processo di progettazione e gestione delle apparecchiature elettromedicali e biomedicali, che troverà ampia applicazione in tutte le progettazioni future di ospedali a cominciare da quelle in corso e partendo dagli appalti. L’ingegnere b/c infine, dovrà avere una buona infarinatura sulla Bilancistica aziendale per capire le conseguenze economico finanziarie delle scelte operate. Nel mio corso d’insegnamento di Ingegneria Clinica alla magistrale, dedico un rilevante spazio a questa essenziale formazione. Ma se la professione dell’ingegnere clinico di fatto esiste da qualche decennio e il mercato ne ha sempre più bisogno, uno dei problemi è la mancanza cronica di fondi nel pubblico, anche se con l’eliminazione di visibili sprechi si finanzierebbe un esercito di ingegneri b/c. Nella nostra Regione comunque sono già una ventina, con altrettanti ingegneri dirigenti biomedici clinici sul campo, laureati in diverse discipline.

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GLI INGEGNERI NEL SETTORE SANITARIO

Professioni mediche: responsabilità civili e penali, cosa sapere Leggi e linee guida, assicurazioni, attività svolta dentro o fuori le strutture: ogni caso è normato secondo le situazioni. Il ruolo e le competenze del professionista che opera con le apparecchiature medicali fianco a fianco con chi cura, a vario titolo, le persone.

Andrea Fisher

Cesare Bruzzone

Componente Commissione Ordinariale Bioingegneria di Genova Neotec Biomedica srl Referente regionale Associazione Italiana Ingegneri Clinici

Avvocato in Genova Professore a contratto Scuola Specializzazione Professioni Legali - Unige

Nell’ultimo biennio le professioni sanitarie sono state interessate da due importanti leggi. La prima – n. 24 dell’8 marzo 2017 - di riforma della responsabilità sanitaria: “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. La seconda – n. 3 dell’11 gennaio 2018 – di riordino delle professioni sanitarie: “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”.

In caso di omicidio o lesioni personali colpose commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene oggi previste, rispettivamente, dagli artt. 589  e  590  c.p. per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose, salvo ricorra la causa di non punibilità: in caso di evento dovuto a imperizia, è infatti esclusa la punibilità quando siano state rispettate le raccomandazioni (purché adeguate alle specificità del caso concreto) previste dalle linee guida o, in mancanza, le  buone pratiche clinico-assistenziali.

La responsabilità penale del sanitario Nel codice penale è introdotta la nuova fattispecie della “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario” (art. 590-sexies).

La responsabilità civile della struttura e di chi esercita la professione Importanti novità sono previste in tema di responsabilità civile della struttura sanitaria e dell’esercente la professione: Viene da un lato sancita la natura contrattuale della responsabilità del-

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Responsabilità civili e penali nelle professioni mediche, che cosa sapere per tutelarsi la struttura (pubblica o privata) che nell’adempimento della propria obbligazione si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria (anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa): risponderà infatti delle loro condotte dolose o colpose ai sensi degli artt.  1218  e  1228  c.c. Questa regola vale anche per le prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria o nell’ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica o in regime di convenzione con il Servizio  sanitario nazionale o attraverso la telemedicina. Per contro, la responsabilità del sanitario viene attratta nell’orbita dell’illecito aquiliano: infatti risponderà del proprio operato in base all’art. 2043 c.c., salvo che abbia agito nell’adempimento di  obbligazione contrattuale assunta con il paziente. La diversa natura - rispettivamente contrattuale ed extracontrattuale - della responsabilità della struttura e del sanitario comporta notevoli ricadute sul piano sostanziale (si pensi al diverso regime della prescrizione: decennale in caso di responsabilità contrattuale, quinquennale per quella aquiliana) e processuale (ad es. per quanto concerne l’onere della prova della responsabilità e del danno). Nella determinazione del danno il giudice deve tenere conto della condotta del sanitario in rapporto all’osservanza delle linee guida. Per la liquidazione dei danni a carico della struttura e del sanitario si applicano le tabelle del danno biologico previste dagli artt. 138 e 139 del Codice delle Assicurazioni.

li sono strumenti di lavoro utilizzati dai Professionisti del settore della Sanità pubblica e privata. In quanto tali (D. Lgs. 81/2008) devono essere sempre tenuti e manutenuti in buono stato, aggiornati e funzionali, oltre che funzionanti e non obsoleti o pericolosi. Inoltre è specificato che (L. 8/3/2017 n. 81 Gelli-Bianco) la sicurezza delle cure deve essere realizzata mediante l’utilizzo appropriato delle risorse tecnologiche (art. 1, comma 2), ovvero tramite l’uso delle apparecchiature medicali ed elettromedicali tecnicamente gestite, controllate e manutenute, a partire dall’acquisto e messa in servizio, fino alla loro dismissione e fuori uso, oltre ovviamente alla gestione amministrativa e documentale, almeno per 10 anni dalla loro dismissione. Attività queste demandate a personale specializzato e tecnicamente abilitato e qualificato. La figura professionale dell’Ingegnere Biomedico, anche e soprattutto nelle sue diverse sfaccettature, tra cui quella dell’Ingegnere Clinico, è la naturale, ovvia e giusta soluzione a questa problematica nel mondo del lavoro in Sanità. Si tratta di professionisti qualificati

cover nell’affiancamento e nel supporto di Medici, Direttori sanitari, titolari di strutture private, Direttori generali, ma anche infermieri e operatori, nella gestione sicura e consapevole delle apparecchiature oltre che in tutte le problematiche tecniche e prestazionali. Devono controllare qualità e stato d’uso degli apparati, gestire scadenze e periodicità manutentive secondo le leggi vigenti, le norme tecniche, le indicazioni dei diversi costruttori ed anche le pratiche medico-cliniche per cui gli apparecchi stessi sono stati realizzati e quindi utilizzati. Le conoscenze tecniche di questi “nuovi” professionisti e le loro peculiari qualità, che sono alla base del processo formativo universitario proprio dell’Ingegnere Biomedico, sono il punto di forza per potersi proporre in un settore ancora molto giovane e certamente in via di sviluppo (in sinergia con il management sanitario a tutti i livelli, dal singolo medico privato al grande ospedale, negli studi polispecialistici o in cliniche e case di cura). Del loro bagaglio culturale è parte fondamentale la componente legale e documentale amministrativa.

L’obbligo di assicurazione Per le strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private, è previsto l’obbligo di copertura assicurativa o di altre analoghe misure per la responsabilità civile verso terzi e verso prestatori d’opera; la copertura si estende anche ai danni cagionati dal personale a qualunque titolo operante presso le strutture sanitarie o socio-sanitarie pubbliche e private. L’obbligo riguarda anche le prestazioni svolte in regime di libera professione intramuraria, di convenzione con il SSN o attraverso la telemedicina. L’Ing. Biomedico e Clinico e le professioni sanitarie Gli apparati medicali ed elettromedica-

Alcune delle immagini a elevata risoluzione rese dalla Risonanza Magnetica Nucleare di nuova generazione Tre Tesla

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genova 2018-2048 CONTINUA IL DIBATTITO APERTO DAGLI INGEGNERI SUL PORTO E L’AMBIENTE

Centrale Enel: Zona franca o ZES, così possono favorire l’Elettrificazione delle Banchine L’Ordine rilancia con due possibilità previste dall’UE per ottenere incentivi e minori costi dell’energia superando le resistenze degli armatori. Come si può ottenere la Zona Economica Speciale, i vantaggi per l’economia e la compatibilità ambientale. Intanto da un’iniziativa del M5S va in Commissione un testo sull’argomento: occasione per sentire anche gli esperti.

Pietro Lauro

Ing. Libero professionista Componente Commissione “Attività navali e portuali” Se è vero che lo sviluppo di una realtà industriale portuale si misura attraverso l’incremento dei traffici e dei volumi movimentati - con ciò dando atto dei brillanti risultati raggiunti ogni anno da quelle genovese e savonese - è altrettanto vero che tale sviluppo, oggi più che mai, non possa prescindere dall’esercizio di un’azione politica armonizzata, attenta e compatibile con il contesto sociale ed urbano in cui opera. Soprattutto quella genovese non può sfuggire a questa logica industriale per effetto dello strettissimo legame fra l’area portuale a la città: lo testimoniano anche le quotidiane manifestazioni contro l’inquinamento prodotto delle navi ferme nello scalo, a ridosso delle case. Fra le misure da adottare per la riduzio-

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ne dall’emissione in atmosfera dei residui di combustione dei motori navali, ribadiamo che rientra la possibilità di soddisfare il fabbisogno di energia elettrica da terra (cold ironing) attraverso punti di rifornimento da predisporre lungo le banchine portuali. Un provvedimento, apparentemente semplice nella sua logica, già in uso nei porticcioli turistici per le imbarcazioni da diporto, che comporta una serie di problemi tecnici quando le potenze in gioco assumono valori considerevoli e in alcuni casi paragonabili al consumo di una piccola città. Fra le critiche avanzate dagli armatori all’elettrificazione delle banchine, maggiore è quella relativa al costo del chilowattora che il gestore/distributore imporrebbe per rifornire navi. Studi già avviati in questo senso hanno stabilito in modo chiaro che, attualmente, la convenienza ad autoprodurre il fabbisogno di energia elettrica della nave stazionata in porto supererebbe (e non di poco, ovvero di oltre il 50%) la fornitura da banchina. La principale ragione risiede principalmente dal confronto del costo del KWh elettrico prodotto con MGO (combustibile marino allo 0,1% di Zolfo che gode di esenzione da imposte) rispetto a quello normalmente applicato dal produttore/ distributore all’industria. Meglio ZF (Zona Franca) O ZES (Zona Economica Speciale)? Una ZES, Zona Economica Speciale (per una migliore comprensione dei meccanismi che ne regolano l’istituzione si rimanda all’articolo di Mar-

Felice Lombardo

Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Genova Delegato “Attività navali e portuali” co Lenti su “The Meditelehtaph” del 21/4/2018) è un’area geografica nel cui ambito sono previsti incentivi per le aziende che vi operino, in deroga alle norme generalmente in vigore; il loro l’obiettivo è quello di attirare investimenti, anche dall’estero, grazie alla concessione di agevolazioni fiscali, finanziarie, amministrative ed infrastrutturali favorendo la crescita del livello occupazionale. Alcune ZES sono già state istituite nel meridione attraverso il “Decreto Sud” (Gioia Tauro, Napoli e Salerno ) nella trascorsa legislatura ed avversate dall’opposizione (attuale Governo) per la non estensione dei benefici all’area nord del Paese. L’idea potrebbe essere dunque quella di ricorrere all’istituzione di una sorta di ZES ligure quale strumento politico inteso a

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Centrale Enel: Zona franca o ZES, così possono favorire l’Elettrificazione delle Banchine

sviluppare l’uso del cold ironing all’interno delle aree portuali nell’intento di rispondere ad una chiara politica di salvaguardia ambientale, così come peraltro auspicato dalla stessa UE con la Raccomandazione CE n. 2006/339/ CE. Le iniziative che si avvierebbero all’interno di una ZES operante in ambito europeo hanno necessità di essere “autorizzate” in sede UE, potendosi configurare come “aiuti di Stato” e dunque incompatibili con l’art. 107 del Trattato. Fra le iniziative e misure si potrebbe far ricomprendere investimenti in conto capitale (che si tradurrebbero in finanziamenti all’armamento per il refitting delle navi all’utilizzo dell’elettricità da banchina ovvero alle AdSP che intendessero strutturare una propria rete di distribuzione elettrica nei propri ambiti), esenzione di dazi, imposte ed oneri sociali: tutte misure che risponderebbero in pieno al raggiungimento di obiettivi in linea con la politica comunitaria “di sviluppo economico o di talune attività”. Per l’istituzione delle ZES occorre far riferimento al D.L. 91/2017 e alla L. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018) e devono comprendere un’area portuale collegata alla rete Ten-T. Il DCPM 25/01/2018 definisce le modalità di istituzione delle ZES, la loro durata, l’identificazione e delimitazione, i criteri che disciplinano l’accesso delle aziende oltre al coordinamento generale degli obiettivi di sviluppo. L’iniziativa deve essere a cura della Regione interessata, e si può presentare una proposta anche per una seconda ZES portuale nello stesso ambito regionale. La Zona Franca rappresenta invece una parte del territorio di uno Stato che, pur mantenendo ogni altro aspetto amministrativo propri del territorio dello Sato in cui insiste, è caratterizzata da un regime doganale esclusivo. L’istituzione di una ZF “energetica” nell’ambito dell’area portuale di competenza dell’AdSP del Mar Ligure Occidentale, potrebbe anch’essa rappresentare il giusto strumento operativo per poter favorire l’avvio del cold ironing sulle banchine liguri-savonesi. La ragione che ne sottende e ne giustifica il ricorso, è rappresentata dall’ambivalente possibilità di fornitura dell’energia elettrica - servizio essenziale per il funzionamento della nave - attraverso

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la consueta produzione con i motori diesel-elettrici di bordo ovvero facendo ricorso alla fornitura da terra. Entrambe le forniture “energetiche” (combustibile per la produzione del KWh o KWh fornito direttamente da terra) dovrebbero essere qualificate in analogia indipendentemente dalle modalità di cessione, e pertanto, da considerarsi univocamente rientranti nel regime di non imponibilità di cui godono le cessioni all’esportazione. In conclusione, quelle sopra rappresentate potrebbero costituire iniziative per favorire lo sviluppo del cold ironig nei porti nazionali, ed in particolare in quelli di Genova e Savona, atteso che l’UE ha riconfermato alla Svezia l’autorizzazione già in vigore dal 2006 e fino al 2020 (V. Decisione del Consiglio del 14/10/2014) per l’applicazione di un’aliquota di imposta ridotta sull’energia elettrica direttamente fornita alle navi all’ormeggio in ossequio a quanto raccomandato dall’art. 19 della Direttiva 2003/96/EC. Il confronto politico in Regione Intanto, sul fronte della cronaca, il dibattito sull’argomento sollevato dagli Ingegneri nelle ultime settimane si è fatto più “caldo”. A partire da un’interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle in Regione, con la quale - pur dichiarandosi d’accordo sull’elettrificazione delle banchine – è stata richiesta la trasformazione di tutta l’area sotto la Lanterna in parco verde con la trasformazione dell’ex centrale Enel in Museo di archeologia industriale favorendo la

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nascita di una zona di attrazione turistica per chi arriva a Genova dal mare. Nel dibattito che ne è seguito è stata citata in più interventi la proposta presentata dall’Ordine degli Ingegneri a proposito della centrale Enel come struttura da riconvertire per la produzione di energia pulita finalizzata a soddisfare il fabbisogno energetico dell’intera area portuale; sono così emerse le già ben note difficoltà di trasformazione di un’area a destinazione prettamente industriale, sede di stabilimenti a rischio di incidente rilevante, con circolazione frenetica di autoarticolati e ferrocisterne e le cui attività lavorative sarebbero tali da non poter garantire la sicurezza necessaria per differenti iniziative socio culturali. Il Presidente Giovanni Toti ha ribadito che il destino della centrale Enel e dell’intera area, sarà deciso dalla competente AdSP previa pronuncia del Comune di Genova e tutti i soggetti istituzionali che, a vario titolo, saranno chiamati a rendere il proprio parere. Su proposta dell’assessore Giacomo Giampedrone, l’interrogazione è stata così ritirata con l’impegno della giunta di esame del testo in Commissione giusta sede per condividere un documento che tenga conto delle diverse esigenze. A tale riguardo, e qualora ritenuto necessario, l’Ordine degli Ingegneri si rende sin d’ora disponibile per rappresentare i termini della propria proposta elaborata nel rispetto della compatibilità sociale, economica ed ambientale in prospettiva delle future scadenze che interesseranno i vettori navali nel 2020 .

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qui ordine LEALTÀ, DEONTOLOGIA E TRASPARENZA LE PAROLE-CHIAVE

Lavoro svolto, novità, proposte con lo sguardo verso il futuro Dal progetto “Genova 2018-2048” al dibattito sul riutilizzo con energia pulita della centrale Enel del porto alla valorizzazione di specializzazioni professionali ancora lontane dall’Ordine ai servizi agli iscritti: la “rivoluzione” è partita e sta dando i suoi frutti A poco meno di un anno dall’elezione del nuovo Consiglio dell’Ordine e dal parziale, ma consistente, rinnovamento dei suoi componenti, oltre a dar conto del Bilancio economico, secondo i termini di legge, è corretto tratteggiare, per sommi capi, i principi ispiratori del lavoro del Consiglio, in base al programma presentato a suo tempo, che ha ricevuto la fiducia della maggior parte dei colleghielettori. Seguendo tre parole-chiave - lealtà, deontologia e trasparenza - dall’insediamento all’assegnazione delle deleghe, alla definizione del programma di lavoro fino a tutte le iniziative realizzate, nel giro di pochi mesi l’Ordine è riuscito a impostare, varare e a portare avanti un piano che parte da due presupposti di base: - l’affermazione del metodo prestazionale come caratteristica distintiva del nostro lavoro - il ruolo primario dell’Ordine come “fornitore di pareri” gratuiti alla Pubblica Amministrazione. Ruolo più incisivo con le istituzioni Avviate le Commissioni, è stato impostato un lavoro non per l’oggi ma con una visione che traguarda i prossimi trent’anni almeno. Abbiamo illustrato la nostra strategia ai rappresentanti delle istituzioni, della P.A., della politica di ogni schieramento, dell’economia, delle altre professioni, delle associazioni e della “società civile”, in occasione di una tavola rotonda l’8 marzo scorso dal titolo “Genova 2018-2048: gli Ingegneri per lo sviluppo economico e sociale della Città, a partire dalle NTC 2018”. Con i primi risultati in termini di rapporti “politici” che tengono conto del nostro ruolo più che nel passato. Nasce da qui quella diversità che vogliamo perseguire e che chiamiamo “rivoluzione”: pensare

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a un’opera oggi significa pensare ai giovani e alle famiglie di domani, ed è con questo spirito che vogliamo che l’Ordine agisca sempre, con il giusto senso di prospettiva che ci consenta di immaginare e governare il cambiamento. Un cambiamento di cui vogliamo essere protagonisti, assieme alle altre professioni. La nostra impostazione è infatti condivisa dall’Ordine degli Architetti di Genova, ci ha portato alla definizione di un importante accordo con l’Anaci Genova (V. servizio a pag. 18), ci ha aperto le porte del Comune di Genova dove il Sindaco Marco Bucci ci ha chiesto un aiuto concreto su importanti processi di trasformazione che riguardano la città. Progetti di trasformazione su cui stiamo lavorando, coinvolgendo molti soggetti e riscuotendo interesse ed attenzione: come quello, e ne cito solo uno, che riguarda la riconversione della centrale a carbone Enel del porto di Genova (V. servizio a pag. 14). Così come, per concludere questa parzialissima riflessione, l’Ordine sta lavorando per far emergere quelle preziose specializzazioni della nostra professione (V. servizi da pag. 6) come la bio-inge-

gneria - ma non è l’unica - che pure induce molti professionisti a non iscriversi all’Albo nell’errata convinzione che lavorando come dipendenti non è importante non esercitare pienamente la professione visto che qualcun altro può “metterci la firma”, mentre in realtà fare il gioco di molti datori di lavoro che spingono in questo senso avvicina pericolosamente al confine dell’esercizio abusivo della professione! Ecco, da qui lo spunto per una provocazione che spero faccia riflettere: l’Ordine lavora per l’interesse dei suoi iscritti e per il bene della cittadinanza. Questo Consiglio non darà spazio a favoritismi e abusi e punta all’ottimizzazione delle risorse e al risparmio - senza rinunciare alla qualità e senza sfruttare nessuno per essere sempre più autorevole, credibile e soprattutto per riscuotere la fiducia e la partecipazione degli iscritti, che vogliamo sempre più numerosi perché credono nel ruolo fondamentale del loro organismo di rappresentanza, autonomo, indipendente e costituito da colleghi che lavorano con entusiasmo e passione. E che conoscono il “costo dell’onestà”. M.M.

Una seduta del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Genova Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7


qui ordine APPROVATO NELL’ASSEMBLEA GENERALE DEL 9 LUGLIO A GENOVA

Bilancio, il consuntivo 2017 e il preventivo 2018 Recuperati oltre 100 mila euro di Tasse e insoluti arretrati che si erano accumulati negli ultimi anni. La quota annuale rimane invariata: chi si iscrive all’Albo subito dopo l’esame di Stato gode dell’esonero per l’anno corrente e per quello successivo. Deborah Savio

Tesoriere dell’Ordine Ingegneri di Genova Approvato nell’Assemblea generale del 9 luglio scorso, nella tabella sotto pubblichiamo i dati di riepilogo del Bilancio consuntivo 2017 dell’Ordine degli Ingegneri di Genova e quelli di preventivo che si riferiscono a quest’anno. Fra gli altri provvedimenti adottati, e approvati dall’Assemblea, l’affidamento all’Agenzia delle Entrate – come previsto dalla Legge - delle Tasse cor-

renti e degli insoluti che si erano accumulati a favore dell’Ordine: questo ha favorito innanzitutto il recupero di oltre 100 mila euro di Tasse arretrate dei 240.000 cumulate negli ultimi anni, e una maggiore regolarità di contribuzione. Questa procedura, oltre a tutelare gli iscritti che diligentemente osservano gli adempimenti, garantisce anche una migliore gestione dell’Albo. Tassa di iscrizione 2018: viene mantenuta a 135 euro, per agevolare le nuove iscrizioni. Inoltre, chi si iscrive all’Ordine subito dopo aver sostenu-

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to l’esame di Stato, gode dell’esonero dal pagamento della quota per l’anno di iscrizione e per quello successivo. È stata invece annullata l’agevolazione prevista per i colleghi con più di 50 anni di iscrizione, che erano esonerati dichiarando di non esercitare più la professione nell’ottica della solidarietà. Si è infine deciso di investire risorse per migliorare l’offerta formativa in termini quantitativi e qualitativi, e di finanziare campagne di sensibilizzazione collettiva sui temi ingegneristici e di valorizzazione professionale. 

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qui ordine DOPO L’INTESA FRA INGEGNERI E AMMINISTRATORI CONDOMINIALI A GENOVA

Il presidente nazionale Anaci: «Nella rete delle professioni la qualità per i condomini» Mentre nel capoluogo ligure continua l’impegno per l’istituzione del PTC-Professionista Tecnico del Condominio proposto dall’Ordine, il presidente dell’Anaci, Francesco Burrelli illustra il Protocollo nazionale stipulato con il CNI. Dopo l’intesa fra l’Ordine degli Ingegneri e l’Anaci di Genova, sugellata dalla stretta di mano fra i due presidenti Maurizio Michelini e Pierluigi D’Angelo, al convegno sulle nuove NTC 2018, le Norme Tecniche di Costruzione, del marzo scorso al Palazzo delle Grida (V. “A&B” n. 3) non diminuisce l’impegno per arrivare alla nuova figura del PTC, il Professionista Tecnico del condominio. Ovvero quel soggetto/insieme di soggetti super partes qualificati per testare lo stato di salute degli immobili, garanzia per l’amministratore e i cittadini nelle complesse dinamiche condominiali. L’intesa è figlia del Protocollo stipulato tra CNI e ANACI, come conferma il presidente nazionale, Francesco Burrelli, col quale abbiamo avuto un rapido scambio di battute dopo un suo intervento a Genova. Burrelli vede positivamente l’iniziativa avviata sotto la Lanterna e informa che «il Protocollo nazionale stipulato fra Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri e Anaci ha tracciato una pista storica, che continua a espandersi in tutte le regioni e le province italiane. Con un impatto positivo riguardo le sinergie tra professionalità, competenze, conoscenze tecniche che gli ingegneri possiedono; la capacità di Francesco Burrelli, Presidente nazionale Anaci

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mappare e sezionare i vari problemi tecnici, nelle strutture tecniche costruite ed in particolare nei fabbricati; la capacità di aver capito quasi subito la grande opportunità di arrivare ai cittadini attraverso le assemblee di condominio deliberando lavori anche consistenti che interessano parti importanti della città, con incarichi professionali; la possibilità di costruire una filiera di soggetti certificati (progettista, costruttore, amministratore, materiali utilizzati, collaudatore) per garantire un servizio e un’opera qualificata e di pregio a vantaggio del cittadino. Sicuramente un arricchimento professionale per tutti». Presidente, cosa può cambiare nel concreto, in prospettiva, questo Protocollo? «È il primo di questo tipo e penso sia di valore storico perché coinvolge le attività professionali e attorno al mondo della casa; in definitiva, muove il volano dello sviluppo ed economico delle nostre città. Nel passato questo tipo di sensibilità non c’era, forse non si era pronti: sicuramente le leggi 220/2012 e 4/2013 hanno cambiato delle cose. L’amministratore è diventato un professionista e l’ingegnere, l’architetto, il geometra hanno capito che i professionisti devono lavorare in rete per la qualità al servizio dei cittadini, rilanciando la collaborazione della rete delle professioni con le organizzazioni delle proprietà e dei consumatori, con una messa al bando dei dopolavoristi, dei pressapochisti, degli amministratori privi dei requisiti e la valorizzazione dei nostri veri professionisti in tutti i campi, garantendo alle istituzioni che i fabbricati vengano ristrutturati e curati secondo le norme vigenti». È proprio nella logica della rete delle professioni che a Genova si lavora da tempo. Cosa pensa possa dare l’Anaci per sviluppare questo accordo sul territorio? «Gli amministratori sicuramente hanno il vantaggio di avere proposte serie, rigorose, rispettose di parametri tecnici qualificati controllati e collaudati da presentare nelle varie assemblee. Inoltre portano confronto culturale, crediti formativi che qualificano, scambio di esperienze a vantaggio dei professionisti interessati, e vantaggi per l’utente finale e per la qualità delle opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, tanto di più per le più qualificate, come quelle relative a Sisma Bonus ed Eco Bonus. La ricaduta sulle città è importante, soprattutto in una realtà storica e ricca di interventi come Genova». G. San. Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7


qui ordine TERZI AL TORNEO “ORDINI E PROFESSIONI DI GENOVA”

Quei 7 goals ai “cugini” Architetti e gli Ing. volano con la loro prima squadra Esordienti, allenati da Deborah Savio, tesoriere dell’Ordine, è stata per tutti un’esperienza sportiva, di amicizia e solidarietà: raccolti 5 mila euro per la Fondazione Cepim e l’Associazione Ghirotti. Primi in classifica per le professioni tecniche, il prossimo anno si replica. Stefania Stefanoni

Nella sala principale della Sede dell’Ordine degli Ingegneri in Piazza Della Vittoria, “teatro” di tanti dibattiti e riunioni, dal 9 luglio campeggia una splendida targa dedicata alla prima squadra ufficiale di calcio degli Ingegneri, che proprio nel primo Torneo Ordini e Professioni di Genova, ne è uscita con un onorevolissimo terzo posto. E che a primeggiare siano stati i Medici Chirurghi poco importa agli Ingegneri. Perché, come racconta il capitano del team Marcello Gotta, ingegnere meccanico, «per noi è stato come vincere il torneo, perché nella finali terzo-quarto posto abbiamo battuto gli Architetti, nostri ”cuginirivali” da sempre». Tanto per capire il clima della vigilia dell’epico incontro, basti pensare al gagliardetto che capitan Gotta ha regalato all’inizio del match al capitano degli Architetti: da un lato il titolo del libro “Maledetti Architetti” di Tom Wolfe, dall’altro un secondo spiritoso titolo letterario: “Gli Architetti dovrebbero ammazzarli da piccoli”, di Matteo Clemente. Un puro spirito goliardico che ben si è unito alla sana vo-

lontà di divertirsi, fare gruppo, riscoprire i valori dello sport, dell’amicizia e della solidarietà: il torneo infatti, con la “benedizione” del Comune di Genova nella persona del consigliere comunale delegato allo sport Stefano Anzalone - intervenuto alla scopertura della targa - è nato con la finalità di realizzare una raccolta fondi per la Fondazione Cepim e l’Associazione Gigi Ghirotti Onlus. L’idea ha dato i suoi frutti, facendo superare quota 5.000 euro da devolvere in beneficenza ai due sodalizi. In occasione della foto di gruppo sul campo, anche il presidente dell’Ordine Maurizio Michelini ha voluto indossare la maglia da gioco: «Non pensavo che in così tanti avrebbero aderito con questo grande entusiasmo alla nostra iniziativa. Abbiamo abbinato in modo eccellente cultura e sport. Entrando nel merito agonistico sono pienamente soddisfatto del risultato; non solo abbiamo battuto gli architetti per 7 reti a 2, abbiamo anche vinto la Coppa per il capocannoniere del torneo, grazie al nostro bomber Stefano Nappi...» Ma chi ha allenato la squadra degli Ingegneri? Sorpresa: una donna! Deborah

Savio, tesoriere dell’Ordine, la Bearzot della formazione. «Più che Bearzot – ride lei - sono stata soprannominata “Oronza”, dall’irresistibile allenatore Oronzo Canà impersonato da Lino Banfi». Deborah si è divertita un mondo, e si è lasciata coinvolgere pienamente dal nuovo ruolo sportivo, studiando alla perfezione il regolamento del torneo, come solo un ingegnere può fare. «Ora - aggiunge - farò riposare i miei uomini in agosto, poi riprenderemo gli allenamenti. L’anno prossimo dovremo essere pronti per la seconda edizione del torneo».

La squadra degli Ingegneri. Da sin. in piedi: Gulli, Calcagno, Torre, Chinchio, Spriano, Mossa, Mosci, Perazzo, Rondini, Pietronave, Savio, Michelini. Seduti: Cerelli, Fazzi, Biliotti, Tezza, Criniti, La Rocca, Gotta, Palmos, Fabbri, Nappi, De Stefani. Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7

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qui ordine

Dire e Fare

Michelini: «Norme più semplici, da sei anni impegno costante»

11 Maggio 2018 - «Ancora una volta, anche in questa occasione, si ripropone il bisogno di trovare insieme spunti per riformare l’assetto giuridico del nostro Paese. Il nostro impegno dev’essere evitare che l’evoluzione scientifica, la ricerca e l’ingegno siano bloccati da quella “briglia normativa“ che non smette di ingessare la nostra società. E sono lieto che questa volta siano stati gli Avvocati a voler affrontare un argomento di interesse trasversale tra le professioni tecniche, giuridiche ed economiche a sei anni dal ciclo di dibattiti lanciato dagli Ingegneri al 52° Salone Nautico e dedicato proprio a questo tema. Da allora “Ingegneria e diritto” per noi hanno marciato sempre di pari passo con costanza, mettendo al centro la necessità di non finire stritolati dalle norme ma di agire in una logica di semplificazione». A “Genova DET: diritto, etica e tecnologa”, l’interessante rassegna organizzata dall’Ordine degli Avvocati l’11 e 12 maggio scorso a Palazzo Ducale e nella Sala delle Grida dell’ex Borsa di Genova con la partecipazione di molti esperti su temi di forte attualità, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova Maurizio Mi-

chelini ha portato il suo contributo anche per raccomandare che «queste iniziative di confronto, di studio e di dibattito si svolgano periodicamente e non sporadicamente. Nel 2012 ci eravamo concentrati sulla responsabilità professionale derivante dalle nuove norme di semplificazione, con l’obiettivo di individuare gli strumenti migliori per favorire la crescita professionale comune all’ingegneria e al diritto, in attesa di una riforma organica dell’intero impianto normativo che disciplinasse le materie tecniche». All’epoca, oltre allo stesso Michelini, libe-

I consigli dell’Ordine: «Gdpr, se lo conosci non lo eviti»

25 maggio 2018 – Nella sede dell’Ordine degli Ingegneri in Piazza della Vittoria, “tutto esaurito” per l’incontro sul GDPR dal titolo “Regolamento GDPR Privacy. Adempimenti degli Studi Professionali” (sullo stesso argomento V. approfondimento da pag. 24): il successo dell’evento è tale che si fissa un’altra data (il 5 giugno) per far partecipare chi non è riuscito a trovare posto. Gli incontri sono tenuti dall’ing. Matteo Gentile, che spiega di aver poi iniziato il ciclo mensile “Come applicare al meglio il GDPR privacy”, «per affrontare le novità e in cui fornisco consigli, rispondo a domande sull’argomento, che sarà ripreso in settembre o ottobre - la data è ancora da pianificare - in preparazione un evento specifico sui consigli per

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la gestione della sicurezza dei dati in un’ottica di adeguamento al GDPR da parte degli studi professionali». Su come comportarsi nei confronti del Regolamento europeo, l’ing. Gentile ci tiene fa fare una considerazione: «L’obiettivo del mio convegno era far capire e dimostrare che se si conosce una

ro professionista Presidente della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria e già dirigente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la semplificazione normativa, intervennero fra le altre figure qualificate come Alessandro Vaccaro, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Genova e Stefano Betti, Avvocato già componente del Comitato Tecnico Urbanistico della Regione Liguria. A sei anni, la presentazione del nuovo evento voluto dall'Avv. Vaccaro con il patrocinio di Regione e Comune e la partecipazione fra gli altri dell'Ing. Matteo Gentile, Consigliere dell'Ordine delegato per l'ICT, affronta con decine di relatori anche i temi della robotica e dell’intelligenza artificiale, della Cybersecurity e del GDPR, il Regolamento europeo sulla privacy.

legge o una nuova norma non se ne può aver paura. Noi dobbiamo cogliere l’opportunità dell’obbligo del GDPR come un’ottima occasione per fare ordine nei nostri uffici, smistando e raccogliendo i dati di cui ci serviamo. Non è per nulla necessario affidarsi a società sorte ad hoc spendendo molti soldi; basta leggere la disposizione e dedicare un po’ di tempo alla “pulizia cartacea “ del proprio ufficio, senza lasciarsi prendere dal panico. La situazione è perfettamente gestibile».

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Dire e Fare

qui ordine

Area Verde Erzelli, prima zolla. Il Great Campus si avvicina

25 maggio 2018 - Sulla collina degli Erzelli viene posata la prima zolla dell’area verde che circonda il Campus, con la benedizione dell’arcivescovo di Genova Cardinale Angelo Bagnasco. Il progetto prevede la realizzazione di uno spazio pensato ed attrezzato per il personale e gli studenti e per i dipendenti del Parco Scientifico Tecnologico, all’interno del Parco urbano degli Erzelli, il nuovo polmone verde del Ponente cittadino che prevede per i i prossimi anni la realizzazione di 220 mila mq di verde attrezzato per tutti i cittadini, con diversi servizi e spazi per mostre, eventi culturali e attività ludiche e di vario tipo. Nel dibattito organizzato dopo la conferenza stampa delle autorità e la cerimonia del mattino, convegno al quale partecipa come co-organizzatore fra gli altri anche dall’Ordine degli Ingegneri di Genova (l’iniziativa è di Rotary Distretto 2032, IIC, Università, Propeller,

Cifi, col patrocinio di Comune di Genova, Regione, CCIAA, Confindustria, AdSP) rappresentato dal Presidente. L’ingegner Maurizio Michelini non si fa pregare per dare un suo commento “super partes”: «L’Ordine può guardare agli Erzelli come uno spettatore, perché noi siamo l’anello di congiunzione tra Università e lavoro, non siamo coin-

volti direttamente nell’avanzamento lavori del centro HiTech». Da osservatore esterno, dunque, e non da “addetto ai lavori”, rivolge il suo pensiero a Great Campus: «La nostra parte è quella di spettatori propositivi, favorevoli al buon esito del Polo tecnologico. Si è deciso che si deve fare? Allora si proceda e si faccia!».

Il dibattito agli Erzelli e la piantina dello sviluppo del verde attrezzato previsto nell’area

Un momento della cerimonia di posa della prima zolla del Great Campus; la benedizione del Cardinale Bagnasco (Immagine da un video di Primocanale)

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corsi e ricorsi storici

Antonio Brencich

Professore di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università di Genova

SE NE PARLA DAL 1985, MA LE UNICHE LINEE GUIDA SONO QUELLE VARATE DAL COMUNE DI MILANO

CERTIFICATO IDONEITÀ STATICA: NON È UN’AUTO-DICHIARAZIONE Il Certificato di Idoneità Statica compare la prima volta il 28.2.1985 (sembra ormai un’altra era geologica), nel “condono Nicolazzi” (dal nome del Ministro dei Lavori Pubblici dell’epoca), ovvero la legge 47/85. All’art. 35, per la regolarizzazione di opere abusive di volume superiore a 450 m3, veniva richiesta, tra le altre cose, «una certificazione, redatta da un tecnico abilitato all’esercizio della professione attestante l’idoneità statica delle opere eseguite». Il 20 settembre successivo venne approvato definitivamente il decreto (DM 15.5.85 modificato DM 20.9.85) che ne definiva i contenuti: sebbene (giustamente) lasciasse ampio spazio alla discrezionalità del tecnico, il Decreto è tecnicamente ineccepibile in quanto prescrive, per accertare l’idoneità statica delle strutture, l’esecuzione di prove sui materiali, di prove di carico e la verifica analitica delle strutture e delle fondazioni. Sotto il profilo giuridico, il Certificato di Idoneità Statica, come attestazione del Direttore dei Lavori o di un professionista abilitato (qualora non sia stato nominato il D.L.), riemerge nell’art. 24 del DPR 380/2001, Testo Unico sull’Edilizia, come verifica delle condizioni di sicurezza dell’edificio. Ove non sia stato nominato un D.L., questa attestazione sostituisce la Relazione Finale a Struttura Ultimata, anche se, va detto, nessuna struttura dovrebbe poter essere realizzata senza Direttore Lavori. Negli altri casi costituisce un singolare doppione (in tono minore, in quanto non è richiesta l’iscrizione almeno decennale ad un Ordine Professionale) del Certificato di Collaudo Statico, esso pure obbligatorio e citato nello stesso art. 24. Alcuni dei miei venticinque lettori ricorderanno il Fascicolo del Fabbricato, uno spettro che si aggira da una ven-

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tina d’anni tra le nebbie dell’italico suolo. Dovrebbe essere una specie di tessera sanitaria di ogni edificio in cui struttura, impianti ed aspetti amministrativi vengono catalogati e (in qualche modo) verificati. Non che l’idea sia disprezzabile in sé, se non per il fatto che si scontra con i costi: un documento ben fatto richiede contributi di strutturisti e impiantisti (quanto meno) nonché prove sperimentali in sito. Ne deriva un documento che, per essere significativo, avrebbe costi di alcune decine di migliaia di Euro, decisamente elevati per ogni condominio. Risultato: non se ne fece mai nulla. In occasione di ogni crollo, e soprattutto di eventi sismici, l’idea di verificare la vulnerabilità strutturale degli edifici riemerge dalle profondità degli abissi agganciata all’amo di qualche politico in cerca di facili consensi. Accadde così quando il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, dopo il recente terremoto di Amatrice, annunciò l’obbligo della Certificazione di Idoneità Statica per tutti gli edifici. E come era facilmente prevedibile per gli annunci fatti sull’onda dell’emotività, cadde poi rapidamente nell’oblio. Con poco clamore nazionale, ma idee ben più chiare, è il Comune di Milano ad aver imposto agli edifici, secondo una ben precisa e ragionevole scaletta cronologica, la redazione di un Certificato di Idoneità Statica. Secondo le Linee Guida redatte dal Comune, quello che viene richiesto è una verifica, su vari livelli di dettaglio, della sicurezza statica delle strutture. Il C.I.S. ha validità di 15 anni. Ora vediamo in cosa consiste questo documento di cui molto si parla. Secondo le Linee Guida redatte dal Comune di Milano, l’esame di un fabbricato procede a partire da un’ispezione visiva della struttura. Qualora emerga-

no modifiche alla struttura originale o manifestazioni di danno, si dovranno eseguire approfondimenti tecnici e verifiche volte a valutare l’effettiva sicurezza definendo, eventualmente, lavori di rinforzo. Detto così sembra facile e corretto, ma non è né l’uno né l’altro. Vediamo perché. 1. L’indagine visiva non consente di rilevare una delle più diffuse cause di pericolo: la bassa qualità del calcestruzzo. Pilastri con calcestruzzo di resistenza da 8 a 12 N/mm2 (da 80 a 120 kg/cm2), ad esempio, non manifesteranno alcun segno di danno ma sono del tutto al di fuori del concetto di sicurezza inteso in senso moderno. Questi edifici, che di solito presentano anche evidenti segni di creep (o fluage in francese) secondario e sono presenti in numero ben maggiore di quanto non si creda, in caso di evento sismico potrebbero crollare o subire danni gravi. Questa sola considerazione dimostra come una verifica di sicurezza non possa prescindere dall’esecuzione, quanto meno, di verifiche sperimentali sulla qualità dei materiali. 2. Cosa è un danno? Per una struttura in muratura si ha danno quando si manifestano fessurazioni nelle murature portanti (e qui giova ricordare che le murature di spina sono parte dell’organismo strutturale di un edificio), sia nei maschi murari che nelle fasce sottofinestra. Ma per una struttura in cemento armato? Danno si ha se gli elementi strutturali sono fessurati…. tutti d’accordo? Sicuro? Forse si…ma anche no. Ad esempio, se spostamenti delle fondazioni si sono manifestati lentamente nel tempo, la struttura in cemento armato può non presentare fessurazioni per la redistribuzione delle tensioni che deriva dal creep (o fluage che dir si voglia) mentre le deformazione della struttura si può manifestare

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CERTIFICATO IDONEITÀ STATICA: NON È UN’AUTO-DICHIARAZIONE

su elementi non strutturali, come tamponamenti e divisori, più fragili delle strutture. Quindi, talvolta sono i più fragili e deboli elementi non strutturali che denunciano l’attivazione di fenomeni che dovrebbero essere valutati attentamente. 3. Che le armature possano essere interessate da imponenti fenomeni di ossidazione è cosa ben nota. Il fenomeno si associa alla carbonatazione del calcestruzzo che, cambiando la propria composizione chimica, rende possibile l’ossidazione delle barre di armatura. Quello che non è noto è che la massima profondità di carbonatazione che si riscontra in strutture mal eseguite è ben maggiore di quella che i testi di tecnologia del calcestruzzo riportano, che è pari a 50mm. In alcuni casi, la profondità di carbonatazione ha superato i 150mm sfiorando i 200mm ed il degrado delle armature era così grave da aver disgregato completamente le armature dei pilastri… eppure visivamente sembrava che i pilastri manifestassero solo il distacco del copriferro… Come vedete verificare la si-

curezza di un edificio esistente non è poi così facile e un‘indagine visiva può facilmente trarre in inganno. Ma c’è di più. Nella pratica professionale corrente, i Certificati d’Idoneità Statica redatti sulla base di prove sui materiali, di prove sulle strutture e di valutazioni analitiche, che sono l’unico tipo di C.I.S. che abbia senso da un punto di vista tecnico, non sono gli unici a popolare gli archivi delle Pubbliche Amministrazioni. Alcune (o molte, vedete voi) volte si leggono Certificati di Idoneità Statica in cui un professionista «attesta, sotto la propria personale responsabilità, che la tal struttura risulta sicura e conforme ai requisiti di sicurezza previsti dalle vigenti norme» senza alcuna indagine conoscitiva sui materiali, senza alcun rilievo specifico, senza alcuna valutazione analitica ma solo sulla base di un’indagine visiva (che è sempre molto dettagliata). Hanno valore giuridico questi documenti? La risposta è netta: NO. Sul professionista grava la responsabilità di sviluppare correttamente i calcoli, di far eseguire un numero di

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corsi e ricorsi storici prove sufficienti, di scegliere un modello di calcolo adeguato al caso, ma la responsabilità personale non può sostituirsi all’Ingegneria. Non si tratta, in questi casi, di Certificati d’Idoneità Statica ma di autocertificazioni, che sostituiscono molte certificazioni anagrafiche e simili ma non sostituiscono (per fortuna) la tecnica. Per altro, si osserva, la responsabilità di redigere un C.I.S., che è un documento tecnico, sulla base di un’affermazione e non su elaborazioni ingegneristiche, non è solo di chi redige il C.I.S. ma anche della Pubblica Amministrazione che lo accetta e lo ritiene esaustivo di quanto richiesto dalla normativa. Perché se è vero che non spetta alla P.A. il controllo del contenuto del C.I.S., le spetta però il controllo che il documento che le viene inoltrato abbia contenuti tecnici. Un’affermazione, ancorché riferita alla propria responsabilità personale, è assimilabile ad un’autocertificazione, che con un documento tecnico, e per quello che qui rileva con un Certificato di Idoneità Statica, proprio non c’entra alcunché.

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professione GDPR – IL NUOVO REGOLAMENTO UE

Privacy: studi associati e professionisti, che cosa è cambiato Gli adempimenti di base per essere compliance rispetto alle norme sulla Protezione dei Dati 2016/679 entrate in vigore il 25 maggio 2018. I riferimenti per approfondire le prescrizioni. Entro il 21 agosto il decreto di armonizzazione da parte dell’Italia. il sistema italiano alla nuova disciplina europea, e il cui termine è stato dunque spostato al 21 agosto prossimo. Tutte le considerazioni esposte di seguito sono state elaborate consultando gli articoli ed i “considerando” del Regolamento, e contengono gli opportuni riferimenti per eventuali approfondimenti.

Principi di base: consenso e responsabili del trattamento

Matteo Gentile

Consigliere Ordine Ingegneri Genova Delegato “Information and Communication Technology” Come tutti ormai sappiamo, dal 25 maggio 2018 - secondo quando già disposto dal D.Lgs. 196/2003, Codice della Privacy - è diventato effettivo il nuovo Regolamento Generale europeo 2016/679 sulla Protezione dei Dati (RGPD o GDPR). L’Ordine degli Ingegneri di Genova ha dedicato all’argomento iniziative di approfondimento e formazione avviando in proposito fruttuosi rapporti con altri Ordini professionali per uno scambio di informazioni nell’ambito del rafforzamento della rete delle professioni e della collaborazione finalizzata alla formazione congiunta. Presso la nostra sede in piazza della Vittoria a Genova, sono stati tenuti seminari con CFP il 23 maggio, il 5 e il 28 giugno, non solo per approfondire la conoscenza con la materia ma anche per seguire le evoluzioni legislative nazionali, visto che il Regolamento UE è entrato in vigore prima che l’Italia riuscisse ad approvare i previsti decreti per armonizzare

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Il GDPR è una normativa sostanzialista, non burocratica/formalista. Ogni titolare valuti autonomamente che tipo di trattamento dati fa, quali rischi questo comporta e quali misure adottare. Quelle che seguono sono indicazioni generali. La norma non ci dice esplicitamente cosa fare, ma fornisce regole generali, lasciando l’azione libera; ma questa deve prevedere una retroazione, perché va fatto monitoraggio continuo su adeguatezza ed efficacia: è una norma ingegneristica! Anche i consigli che seguono non sono ricette per risolvere gli adempimenti, ma una base di partenza su cui costruire un’azione proattiva e continua per gestire al meglio i dati e la sicurezza in studio. Ogni professionista o studio raccoglie e tratta dati di persone fisiche, esclusivamente per la finalità connessa al servizio richiesto; una delle prime operazioni da compiere è verificare che il trattamento sia fondato sui principi-base del GDPR (liceità, correttezza, trasparenza), cioè che i dati raccolti e trattati siano esclusivamente quelli strettamente necessari, pertinenti e adeguati a svolgere la finalità per cui sono richiesti, che siano adottate misure per aggiornarli o rettificarli tempestivamente al bisogno (art. 16), che siano conservati esclusivamente per il tempo necessario ad espletare l’incarico conferito (salvo il tempo ulteriore neces-

sario a rispettare le norme giuridiche), come previsto dall’art. 5, e che siano adeguatamente protetti. Probabilmente la prima cosa da fare sarà aggiornare le informative rese ai clienti ed eventuali collaboratori, rendendole conformi agli artt. 7 e 13 del GDPR (e rimuovendo o aggiornando i riferimenti al D.lgs. 196/2003), riportando nell’informativa i diritti degli interessati in modo semplice, chiedendo il consenso esplicito al trattamento e dotandosi di strumenti che assicurino al cliente, in maniera effettiva, il facile esercizio degli stessi. Le lineeguida sul consenso si possono scaricare dal sito del Garante (http://www.garanteprivacy.it/regolamentoue/consenso). Riguardo a questo, nei contratti con i clienti, ricordiamo che è l’espressione della manifestazione di volontà dell’interessato al trattamento dei dati da lui conferiti. Ricade sul titolare del trattamento l’onere di dimostrare che l’interessato ha concesso il proprio consenso al trattamento dei propri dati personali. Nel caso in cui vengano sottoscritti accordi o contratti, nonché prestati servizi, la concessione del consenso al trattamento dei dati minimi necessari è intrinseca al contratto/accordo stesso, consenso senza il quale l’accordo non potrebbe essere perfezionato (art. 7: «Nel valutare se il consenso sia stato liberamente prestato, si tiene nella massima considerazione l’eventualità, tra le altre, che l’esecuzione di un contratto, compresa la prestazione di un servizio, sia condizionata alla prestazione del consenso al trattamento di dati personali non necessario all’esecuzione di tale contratto»). Inoltre, se più professionisti operano all’interno del medesimo studio, si dovrà verificare se alla propria organizzazione si applichi l’art. 26, e quindi se i profes-

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Privacy: studi associati e professionisti, che cosa è cambiato

sionisti operano in qualità di contitolari del trattamento (determinando di comune accordo modalità e finalità del trattamento dei dati), ed in questo caso si dovrà sottoscrivere un accordo interno in cui i professionisti disciplinano le proprie responsabilità e obblighi in materia di dati personali. Se non fossero contitolari si applicano gli artt. 28 e 29, e quindi se i collaboratori dello studio gestiscono dati personali per conto di un titolare che fissa finalità e modalità del trattamento, sarà necessario designare (mediante opportuni contratti) tali collaboratori, responsabili del trattamento, e lo stesso si dovrà fare con il fornitore del servizio di hosting, sul quale è alloggiato l’eventuale spazio cloud, sito web o su cui transitano le email, con l’eventuale società che si occupa di aggiornare o manutenere il software gestionale dello studio, e con tutti gli altri eventuali soggetti cui si trasferiscono dati di clienti o collaboratori fuori dallo studio (si pensi ad esempio a coloro che forniscono il servizio di fatturazione elettronica in outsourcing); tra il personale di segreteria, se presente, dovrà essere designato un incaricato del trattamento o comunque va autorizzato a gestire i dati (e quei soli dati, utilizzando ad esempio il sistema dei “permessi” per limitare gli accessi) limitatamente a ciò che ad essi compete; a segretari e collaboratori dovranno essere impartite, inoltre, istruzioni operative o linee guida su come gestire i dati di terzi e proteggerli.

I diritti dei Clienti Il Regolamento formalizza un ampio catalogo di diritti che spettano all’interessato. Si tratta dei diritti di accesso, di rettifica, alla cancellazione (più noto come diritto all’oblio), di limitazione del trattamento, alla portabilità dei dati, di opposizione al trattamento, con gli eventuali connessi obblighi di notifica/comunicazione gravanti sul titolare (artt. 15, 16, 17, 18, 20, 21).

La dotazione dello studio per la protezione dei dati Lo studio (secondo l’art. 32) dovrà dotarsi di strumenti tecnici e organizzativi adeguati e proporzionati al tipo di dati trattati, alla finalità del trattamento, alle modalità, al contesto organizzativo e ai rischi potenziali che il trattamento può provocare sui diritti e le libertà degli interessati, ed adottare misure che consentano di garantire l’integrità dei dati personali trattati, la disponibilità, la resilienza dei sistemi usati

professione

e un elevato grado di protezione dei dati stessi, in particolare di quelli che transitano su dispositivi mobili (pc, tablet, smartphone, reti wi-fi). Occorrerà quindi impiegare meccanismi che permettano di evitare accessi abusivi ai dati, alterazioni o modifiche degli stessi, cancellazioni, divulgazioni non autorizzate o violazioni di altro tipo; in tal caso, ad esempio, molto si può fare impiegando meccanismi antielusione come i firewall, e utilizzando (e facendo utilizzare) password sicure per accedere ai sistemi informatici dello studio in cui sono archiviati dati personali, scrivendo “best practice” su come tali password dovranno essere custodite e amministrate e prevedendo, se si dispone di un sito web con cui è possibile inviare richieste me-

diante la compilazione di form, l’impiego di protocolli SSL (url di tipo https); particolarmente importante per il transito dei dati è l’uso di dispositivi dotati di password o che consentano di criptare i dati contenuti (all’art. 32 si consiglia l’impiego di strumenti che consentano di cifrare i dati). Ovviamente, dato che la maggior parte degli attacchi avviene tramite e-mail, bisogna adottare opportune politiche (linee guida e formazione) per evitare attacchi come phishing o ramsomware (http://www.garanteprivacy.it/ ransomware). Occorrerà poi ricorrere a strumenti che permettano di fornire (art. 32) «la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l’accesso dei dati personali in caso di incidente fisico o tecnico», come

L’ORDINE E IL TRATTAMENTO RELATIVO AI PROPRI ISCRITTI Come tutti ormai sappiamo, dal 25 maggio 2018 – secondo quando già disposto dal D.Lgs. 196/2003 - è diventato effettivo il nuovo Regolamento Generale europeo sulla Protezione dei Dati (RGPD o GDPR). La modifica si è resa necessaria per includere nell’informativa alcuni nuovi diritti degli interessati (gli iscritti). Dato che come Ordine avevamo già raccolto il consenso al trattamento in fase di iscrizione, non è obbligatorio raccoglierlo nuovamente, come ricordato dal Garante Privacy Antonello Soro nell’incontro rivolto ai DPO del 24/5, in quanto le finalità sono rimaste le stesse. Per chiarezza, esaminiamo le conseguenze della non accettazione dei consensi presenti in informativa, chiarendo che per chi non si esprime i trattamenti continueranno come è avvenuto finora: • consenso al trattamento dei miei dati personali inclusi quelli considerati come categorie particolari di dati (ad esclusione degli obblighi di legge): il consenso autorizza l’Ordine a trattare e gestire alcune informazioni personali fornite oltre a quelle previste dalla legge per l’inserimento nell’Albo ed alla e-mail personale che è per l’Ordine essenziale per fornire alcuni servizi e comunicazioni agli iscritti; le categorie particolari potrebbero ad esempio essere la richiesta di esenzione dalla raccolta crediti formativi per lavoro all’estero o indisposizione per motivi di salute; • consenso al trattamento dei miei dati personali per comunicare eventi o altre iniziative di informazione destinate agli iscritti: senza questo consenso l’Ordine non potrà più inviare ad esempio la newsletter della formazione o informazioni su altri eventi o comunicati importanti; • consenso alla comunicazione dei miei dati personali ad enti pubblici e società di natura privata per le finalità indicate nell’informativa (ad esclusione degli obblighi di legge): la negazione di questo consenso potrebbe ad esempio comportare che l’Ordine non possa segnalare come esperti all’interno di terne il proprio nominativo, o in caso di formazione che avviene presso enti o società esterne la partecipazione a tali eventi o corsi; inoltre la negazione di questo consenso non ci consentirebbe l’invio dei dati di partecipazione ai corsi a MyIng per l’accreditamento in piattaforma dei crediti formativi • consenso al trattamento delle categorie particolari dei miei dati personali così come indicati nell’informativa che precede: similarmente al primo punto si richiede il consenso al trattamento di dati relativi ad esempio a indisposizioni per motivi di salute, maternità, ecc. comunicate per esoneri ai fini dell’acquisizione crediti formativi.

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professione effettuare il backup dei dati, su supporti fisici o tramite un servizio di cloud fornito da un soggetto terzo, preferibilmente uno tra i membri del Cloud Infrastructure Service Providers in Europe (CISPE, https:// cispe.cloud/), di cui sarà necessario vagliare l’affidabilità e il grado di sicurezza offerto prima di sottoscrivere il contratto, designando, tra l’altro, anch’esso, responsabile del trattamento. Fondamentale è anche il fatto di mantenere i sistemi operativi, così come i vari programmi e le applicazioni utilizzate, sempre aggiornati determinando, a priori, una manutenzione periodica; si consiglia inoltre di ridurre al minimo i dati presenti sui dispositivi mobili, come smartphone o tablet, perché più a rischio di furto; e di impostare una limitazione all’uso dei dati contenuti (e alle reti wi-fi consentite), se su di essi sono conservati o transitano in qualche modo anche dati relativi a clienti. Ricordiamo inoltre che il GDPR all’art. 32 lett. d, prevede l’impiego di una procedura per testare, verificare e valutare regolarmente l’efficacia delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento. Il professionista, in qualità di titolare del trattamento (o contitolare, mentre il responsabile dovrà comunicare un’eventuale violazione al titolare) in base all’art. 33 è tenuto a comunicare al Garante eventuali violazioni sui dati personali entro 72 ore dal momento in cui ne viene a conoscenza, a meno che «sia improbabile che la violazione dei dati personali presenti un rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche»; occorrerà quindi, se necessario, pensare a procedure preventive che consentano di intervenire velocemente sulla violazione e procedere tempestivamente alla comunicazione all’Autorità. Se si tratta di uno studio dotato di un numero elevato di professionisti e collaboratori suddiviso per settori di attività, secondo l’art. 35 si dovrà pensare anche di effettuare una Valutazione di Impatto sulla Protezione dei dati (in inglese DPIA) in quanto il “considerando n. 91” esclude l’obbligatorietà della valutazione d’impatto sulla protezione dei dati solo per singoli professionisti, e di nominare, in base all’art. 37 e solo nei casi ivi previsti (come ad esempio se «le attività principali del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento consistono in trattamenti che, per loro natura, ambito di applicazione e/o finalità, richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala»), un Respon-

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Privacy: studi associati e professionisti, che cosa è cambiato

sabile per la Protezione dei Dati (RPD, in inglese DPO). Per dettagli riguardanti la DPIA consultare le linee guida al sito: https://www. garanteprivacy.it/documents/10160/0/ WP+248+-+Linee-guida+concernenti+v alutazione+impatto+sulla+protezione+d ati. Se uno studio utilizza server (o lo spazio cloud) sul quale vengono archiviati dati personali in uno Stato estero fuori dall’Unione Europea, ad esso si applicano anche le norme sul trasferimento di dati all’estero (art. 3). In ogni caso, in base a quanto previsto dall’art. 15, bisogna sempre garantire il diritto di accesso ai propri dati da parte dell’interessato e, se richiesto, garantire la portabilità dei dati ad altri professionisti o studi (art. 20). Se viene effettuata videosorveglianza con telecamere ed è esposto un cartello riportante il riferimento al D. Lgs. 196/2003, questo va aggiornato. Il Registro? Consigliato ma non obbligatorio La tenuta del Registro delle attività di trattamento è collegato alla valutazione di impatto privacy (art. 35) ed è funzionale alla definizione delle misure di sicurezza dei trattamenti. Secondo l’art. 30: Ogni titolare del trattamento e, ove applicabile, il suo rappresentante tengono un registro delle attività di trattamento svolte sotto la propria responsabilità [...] Ogni responsabile del trattamento e, ove applicabile, il suo rappresentante, tengono un registro di tutte le categorie di attività relative al trattamento svolte per conto di un titolare del trattamento [...] I registri di cui ai paragrafi 1 e 2 sono tenuti in forma scritta, anche in formato elettronico. [...] [...] Gli obblighi di cui ai paragrafi 1 e 2 non si applicano alle imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti, a meno che il trattamento che esse effettuano possa presentare un rischio per i diritti e le libertà dell’interessato, il trattamento non sia occasionale o includa il trattamento di categorie particolari di dati di cui all’articolo 9, paragrafo 1, o i dati personali relativi a condanne penali e a reati di cui all’articolo 10. Il punto 5 quindi esclude molti casi comuni per noi Ingegneri. Inoltre il “Motivo 13” del Regolamento riporta: «Per tener conto della specifica situazione delle mi-

cro, piccole e medie imprese, il presente regolamento prevede una deroga per le organizzazioni che hanno meno di 250 dipendenti per quanto riguarda la conservazione delle registrazioni». Il Garante della Privacy consiglia comunque di dotarsi di un Registro delle attività di trattamento, contenente i dati di tutti i trattamenti svolti, anche quando esso non risulti obbligatorio.

Più grande l’organizzazione più complessi gli adempimenti Questi sono gli adempimenti principali previsti dal GDPR, che dovranno essere effettivi in caso di controllo, in quanto il professionista, in qualità di titolare del trattamento, dovrà essere in grado di dimostrare di aver messo in atto misure adeguate che provino che il trattamento è effettuato conformemente al Regolamento. Naturalmente molto dipende anche dal tipo di organizzazione (e dalle sue dimensioni), da eventuali ulteriori finalità del trattamento, dai modi in cui i dati sono trattati e, quindi, dagli strumenti impiegati; chiaramente più è complessa l’organizzazione, maggiori (e più costosi) saranno gli adempimenti per essere compliance. Quanto detto si evince chiaramente dall’art. 25: «Tenendo conto dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell’ambito di applicazione, del contesto e delle finalità del trattamento, come anche dei rischi aventi probabilità e gravità diverse per i diritti e le libertà delle persone fisiche costituiti dal trattamento, [...] il titolare del trattamento mette in atto misure tecniche e organizzative adeguate, [...], volte ad attuare in modo efficace i principi di protezione dei dati, [...]». Non si può certo pensare che se un professionista fattura 40.000 euro all’anno ne spenda 10.000 per adeguarsi al GDPR!

RIFERIMENTI

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/ IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32016R067 9&from=IT http://www.privacy-regulation.eu/it/index.htm http://www.garanteprivacy.it/regolamentoue/guida-all-applicazione-del-regolamento-europeo-in-materia-di-protezione-dei-dati-personali http://www.garanteprivacy.it/web/guest/ home/docweb/-/docweb-display/docweb/6264597

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professione I NUOVI SERVIZI TRA EFFICIENZA E PERSONALIZZAZIONE

Industria agroalimentare: la sfida velocità-qualità sul mercato che “preme” Il settore come motore di sviluppo del Paese: opportunità da cogliere e sfide da vincere in un seminario organizzato dall’Ordine degli Ingegneri con imprese e produttori di tecnologie a livello internazionale. Ma il miglioramento “forzato” interessa tutti i settori all’avanguardia. IMPERIA Luca Durante

CNR - IEIIT Istituto di Elettronica e di Ingegneria dell'Informazione e delle Telecomunicazioni La rivoluzione di Internet, che sta di certo alla base della cosiddetta globalizzazione, ha indubbiamente e radicalmente trasformato il nostro modo di vivere, dal lavoro al tempo libero, passando per la socialità ed i rapporti in genere. L'e-commerce non esula da questo contesto, anzi lo incarna al massimo grado: oggi possiamo vederci consegnati a casa, nello stesso scatolone, prodotti radicalmente diversi (dalle scarpe agli smartphone) e nella provenienza (alta moda italiana e tecnologia americana) solo per fare un banale esempio. Se a ciò aggiungiamo che tra il momento dell'ordine e della consegna passano pochi giorni o poche ore, appare subito chiaro che questa estrema efficienza sia ormai per noi irrinunciabile; e che il passo successivo, peraltro già in atto, sia l'estrema personalizzazione dei prodotti acquistati, con costi aggiuntivi bassi o nulli. Nel settore dell’abbigliamento, si possono già scegliere colori e disegni personalizzati, anche realizzati da noi stessi. Ma le parole chiave “estrema efficienza” e “personalizzazione spinta” rappresentano davvero un rischio, come sostiene qualcuno, o sono invece sfide tecnologiche da cogliere e, possibilmente, vincere, anche sul piano della qualità? Ma produrre con costi bassi e qualità elevata, personalizzare in modo estremo (ad esempio una bottiglia di vino con il nome del destinatario sull’etichetta) e distribuire in maniera efficiente, richiede tecnologie all’avanguardia, non solo da reperire sul mercato, ma anche da sviluppare in casa,

per ottimizzare quegli aspetti peculiari del prodotto e/o del suo sistema di distribuzione e consegna. Queste tecnologie - meccaniche, elettroniche, informatiche e di comunicazione digitale - devono consentire l’interconnessione capillare di persone e dispositivi, e quindi abbattere le barriere temporali e spaziali dentro e fuori le imprese. Concetti oggi declinati dai nuovi paradigmi tecnologici “Industrie 4.0” e “Industrial Internet of Things” (IIoT), che fanno appunto leva sullo sviluppo di infrastrutture e soluzioni molto sofisticate. Le imprese del settore agroalimentare non sfuggono a questa trasformazione tendenziale e, al contrario, dovendo trattare materie prime deperibili e con particolari esigenze di confezionamento, conservazione e distribuzione, sono tra quelle che possono trarre i maggiori benefici dall’utilizzo di tecniche e sistemi avanzati in grado di migliorare l’efficienza dell’intera filiera produttiva, dal fornitore di materie prime al consumatore finale. Per mantenere ed accrescere questo necessario sviluppo tecnologico, tuttavia, utilizzatori e sviluppatori di soluzioni devono potersi confrontarsi e definire reciproche necessità e tempistiche ad esse adeguate. Circostanza che si è verificata al seminario su “Le Comunicazioni nell’Industria Agroalimentare” del 12 giugno 2018 ad Imperia, Sala Conferenze Museo dell’Olivo Carlo Carli, organizzato in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri di Imperia. Alcuni tra i più importanti attori del settore agroalimentare - Fratelli Carli Spa, Noberasco Spa, Ferrero Spa, leader a livello nazionale e planetario e che già oggi si basano su tecniche di assoluta avanguardia e integrazione in tutte le fasi di produzione e distribuzione - hanno definito i requisiti fondamentali in termini di comu-

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nicazione e integrazione digitale e hanno illustrato gli obiettivi da conseguire per mantenere e consolidare le loro posizioni di mercato. Nell’occasione, alcuni tra i principali produttori di tecnologie a livello europeo (l’austriaca ABB/B&R Industrial Automation GmbH, specializzata nei sistemi di trasporto digitali e integrati; le tedesche KUKA Robotics, che sviluppa metodologie real-time e servizi intelligenti avanzati per l’interazione tra esseri uomini e robot cooperativi in applicazioni industriali, e Beckhoff Automation GmbH & Co., leader mondiale nell’automazione industriale, e ha affrontato problematiche avanzate che caratterizzano l’automazione basata su personal-computer) hanno illustrato pro e contro delle soluzioni attualmente disponibili, fornendo anticipazioni sulle prospettive. Al seminario hanno partecipato non solo professionisti (ingegneri, tecnici e tecnologi) ed esperti, ma anche studenti. Dal dibattito è emerso che gli aspetti relativi a struttura, organizzazione e integrazione rilevato nell’area agroalimentare sono comuni a tutte le aziende all’avanguardia tecnologica e alle realtà industriali di punta di numerosi settori; le tecnologie informatiche e di comunicazione sono ritenute fondamentali per mantenere la leadership di mercato; per rispondere alle sfide tecnologiche e sociali poste dal mercato, sono ineludibili le proposte innovative nel settore dell’automazione industriale poste dai nuovi paradigmi IIoT e Industrie 4.0. È probabile che il seminario “Le Comunicazioni nell’Industria Agroalimentare”, diventi il primo di una serie di eventi di aggiornamento a scadenza regolare rivolto ai professionisti e alle imprese che operano sul territorio. luca.durante@ieiit.cnr.it

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professione UN PERCORSO APPROFONDITO DALL’ORDINE DI GENOVA

Il Project Management e le 10 Aree di Conoscenza che conducono al successo Iniziare bene un progetto e portarlo a termine nei tempi stabiliti, tenendo sotto controllo costi, processi, procedure, organizzazione, qualità e gli altri fattori che determinano la nostra stabilità sul mercato. Come fare l’auto-diagnosi per individuare eventuali falle.

Giampiero Fabbri

Ing. Esperto Gestione Progetti e Organizzazione Aziendale Verso la fine del millennio scorso mi ritrovai, giovane di bottega, a svolgere il compito di aiuto dell’aiuto PM (Project Manager) in un cantiere edile piuttosto grande in Italia il cui Cliente finale era il Dipartimento della Difesa USA o la NATO, non ricordo; tra le altre cose dovevo fare le foto identificative dello stato di avanzamento dei lavori delle diverse aree di cantiere. La segretaria del PM mi consegnò un foglio che descriveva in modo completo e chiaro il mio impegno di lavoro: dove avrei trovato la macchina fotografica, dove dovevo posizionarmi per fare le foto, ogni quanto avrei dovuto ripetere la stessa inquadratura, dove potevo sviluppare le foto e ritirarle senza pagare (200 metri dal cantiere), dove e come avrei dovuto classificare le foto sviluppate, eccetera, eccetera… Avevo scoperto la qualità, i processi, le procedure, l’organizzazione. Da quel momento cominciai a capire come la classica visione secondo cui gli italiani sono bravi in quanto dotati di inventiva

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ed arte di arrangiarsi fosse una sonorissima stupidaggine; semplicemente noi italiani siamo costretti ad “inventare”, in quanto viviamo costantemente su un terreno instabile, ci manca il robusto pavimento della qualità e dell’organizzazione sul quale poggiare saldamente i nostri arti. La filosofia del Project Management (disciplina è un po’ troppo poco) si basa su questo modo di ragionare e di operare; l’ossatura del Project Management è costituita da 10 Aree di Conoscenza e da una quarantina di processi, codificati e tutti disegnati allo stesso modo. Dalla letteratura sull’argomento, dalle statistiche e dall’esperienza si rileva facilmente come un progetto gestito applicando rigorosamente i processi di PM abbia ottime probabilità di finire nei tempi stabiliti, costare il giusto e soddisfare le richieste del Cliente (ricordo le tre regole del mercato per un’Azienda che voglia stare comodamente dentro al mercato: il Cliente, il Cliente, il Cliente). Poi il Project Management diventa un formidabile esperanto essendo aspecifico rispetto alle tipologie di progetto ed essendo applicabile da tutti gli operatori, il Committente, l’Impresa, il Fornitore, il Subfornitore; in altre parole attraversa tutta la catena di creazione del valore. Certo è uno strumento moderno (qualcuno azzarda nasca alla NASA negli anni ’50 del secolo scorso), in continua evoluzione, ma, proprio per la sua importanza il Project Management Institute da alcuni decenni pubblica e costantemente aggiorna il manuale PMBOK (Project Management Body Of Knowledge), che Il PMBOK si propone di garantire l’utilizzo di standard internazionali, attraverso la diffusione e la

condivisione di tecniche e strumenti (anche informatici), migliorando di conseguenza il patrimonio conoscitivo delle singole persone e mettendo in atto organizzazioni aziendali coerenti con la disciplina. Indispensabile per chi abbia ruoli gestionali nel team di progetto, ovvero il gruppo, un’organizzazione temporanea che sorge in presenza di un nuovo progetto all’interno dell’organizzazione aziendale e il cui referente non può essere altri che il Project Manager. Ma torniamo alle 10 Aree di Conoscenza: Integrazione, Ambito, Tempi, Costi, Qualità, Risorse Umane, Rischi, Approvvigionamenti, Comunicazione, Stakeholder. Le tecniche di programmazione dei tempi, di budgeting, di controllo dell’avanzamento dei lavori, di reclutamento del personale, di scelta make or buy, di analisi dei rischi e delle opportunità, di gestione della comunicazione ci consentono di affrontare tutto il percorso di sviluppo del progetto con buone probabilità di successo. Se qualcosa andrà male ricordo che i nostri piedi sono saldamente appoggiati su un solido pavimento, e aggiustamenti, tempi di reazione, rilavorazioni risulteranno molto più efficaci. Se poi noi italiani ci giocheremo anche la creatività, sarà un vantaggio rispetto agli altri. Accidenti il vantaggio, la competizione e la competitività, l’efficienza, l’efficacia; anche per queste altre parole il PM ci aiuta; si pensi a quanto si siano assottigliati negli ultimi anni i margini di progetto, quanto il rapporto Ricavi fratto Costi sia sempre più vicino ad 1. Non c’è speranza: o programmiamo, pianifichiamo e controlliamo con attenzione o rischiamo di perderci. In questo senso, in particolare, le statisti-

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Il Project Management e le 10 Aree di Conoscenza che conducono al successo

che sono tremendamente preoccupanti: purtroppo i livelli di performance dei nostri progetti risultano molto bassi se confrontati con gli altri paesi del G7. Ma allora da dove dobbiamo partire? In primis dalla formazione. Grazie all’Ordine degli Ingegneri di Genova, abbiamo recentemente avviato un percorso che ci ha consentito, in un primo atto formativo molto breve, di verificare l’interesse per il Project Management; siamo rimasti confortati anche da alcune conferme. Innanzitutto i partecipanti provenivano dalle più svariate realtà: PMI, Industria, Liberi Professionisti, Studi di Ingegneria, Aziende Pubbliche, e anche Impiantisti, Edili, Informatici, ecc. Poi c’era il desiderio di approfondire, di incrementare le conoscenze, probabilmente spinti dalla necessità di migliorare la performance del proprio lavoro, della propria impresa. L’Ordine si muoverà in questo senso nei prossimi mesi ed anni, ma intanto cosa possiamo fare per affrontare le sfide del mercato? Leggere il PMBOK tutto di un fiato serve a poco! !niziamo ad applicare con rigore alcune procedure

e accortezze gestionali. Verifichiamo ad esempio, quanto la nostra organizzazione presti attenzione alle 10 Aree di Conoscenza; quanto siamo bravi a costruire e controllare un programma temporale di progetto; se abbiamo uno strumento informatico che ci aiuti o ci accontentiamo di colorare le caselline di Excel per rappresentare le attività di progetto; se siamo capaci di aggiornare i nostri Gantt di progetto: sono vivi o vengono sviluppati solo perché ce l’ha richiesto il Cliente o li utilizziamo esclusivamente per elaborare il piano di sicurezza? E i costi? Dopo che qualcuno ha fatto il budget di progetto, magari per preparare un’offerta, la nostra organizzazione in ogni momento di sviluppo dei lavori ha contezza di quante ore di personale interno stia investendo nel progetto? E i costi esterni finiscono regolarmente nella commessa giusta? Per quanto concerne approvvigionamenti, acquisti, identificazione dei fornitori, dei professionisti, dei consulenti, come ci comportiamo? Disponiamo di un sistema rigoroso di valutazione

professione della qualità dei nostri fornitori? Sappiamo gestire bene la Comunicazione? Sia quella interna al progetto, sia quella riguardante il progetto che deve svilupparsi dentro e fuori la nostra organizzazione? Chissà quante volte ci siamo trovati in difficoltà solo per difetti di comunicazione, di interfaccia con gli altri portatori di interesse interni ed esterni. Ecco, il suggerimento è proprio questo. Proviamo a porci una serie di semplici domande rispetto alle 10 Aree di Conoscenza e a delineare il posizionamento della nostra organizzazione rispetto a quello che possa rappresentare un modello di buona gestione; iniziamo quindi ad agire sulle leve del cambiamento che ci consentano di migliorare, anche con sforzi relativamente semplici, la performance e l’efficienza del nostro lavoro. I risultati verranno di conseguenza. San Francesco diceva: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile». Buon lavoro.

FATTURE ELETTRONICHE: QR-CODE E REGISTRAZIONE INDIRIZZO TELEMATICO Due nuovi servizi dell’Agenzia delle Entrate per agevolare la predisposizione e l’invio delle fatture elettroniche da parte dei contribuenti tenuti ad abbandonare la tradizionale modalità cartacea (secondo la Legge 205/2017) e per rendere più sicura e veloce la ricezione del documento fiscale da parte del cliente titolare di partita Iva (cessionario o committente). In particolare, si tratta del QR-Code, il “biglietto da visita” digitale che comprende tutti i dati relativi alla propria partita Iva tramite il quale è possibile emettere ed inviare le fatture elettroniche tramite SdI (il Sistema di Interscambio); e la registrazione dell’indirizzo telematico prescelto su cui ricevere le fatture elettroniche (anche prima della loro emissione), abbinando quindi la propria partita Iva a un indirizzo Pec o un “codice destinatario” (per fatture inviate via web service o FTP). Per accedere ai servizi, andare sul sito dell’Agenzia, quindi nel portale dedicato “Fatture e corrispettivi”: è necessario avere le credenziali SPID, CNS (Carta Nazionale dei Servizi), Entratel o Fisconline. Il QR-code - che si può generare anche all’interno del proprio cassetto fiscale - è un codice a barre bidimensionale da mostrare al fornitore nella fase di generazione ed invio della fattura elettronica: il fornitore potrà acquisire in automatico tutti i dati del cliente con rapidità e senza commettere errori. Il Codice può essere salvato in formato pdf e stampato o memorizzato sul proprio telefono cellulare. In caso di modifica della partita Iva o dei dati anagrafici bisogna distruggere il QR-Code e generarne uno nuovo. Maggiori dettagli sul sito dell’Agenzia delle Entrate, a questo link: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/agenzia/agenzia+comunica/comunicati+stampa/tutti+i+comunicati+del+2018/ cs+giugno+2018/cs+14062018+cs+servizi+e-fattura). Intanto ora si attende dal nuovo governo un decreto di rinvio dell’entrata in vigore del “fisco digitale” nel suo complesso dall’1 luglio 2018 all’1 gennaio 2019. Matteo Gentile Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7

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qui federazione FEDERAZIONE REGIONALE DEGLI ORDINI DEGLI INGEGNERI DELLA LIGURIA Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova C.F. 95045940103 www.federazioneingegneri.liguria.it PEC federazione.liguria@ingpec.eu

Presidente Gianni Rolando (IM) Consiglieri GENOVA Maurizio Michelini, Alfonso Russo, Deborah Savio IMPERIA Riccardo Restani LA SPEZIA Pietro Franchetti Rosada, Claudia Bedini SAVONA Diego Pastorino, Marcello Macciò

ORDINI DEGLI INGEGNERI Di Genova Piazza della Vittoria, 11/10 16121 Genova Tel. 010.593840 / 010.593978 Fax 010.5536129 C.F. 80039470101 www.ordineingegneri.genova.it PEC ordine.genova@ingpec.eu ordine@ordineingegneri.genova.it

Presidente Maurizio Michelini Vice Presidenti Paolo Costa, Greta Gualco Segretario Enrico Sterpi Tesoriere Deborah Savio Consiglieri Arturo Antonelli, Vittorio Bruzzo, Andrea Chiaiso, Matteo Gentile, Claudio Firpo, Michele Lanza, Felice Lombardo, Aristide Fausto Massardo, Alfonso Russo, Gianni Vernazza Consigliere Nazionale CNI Roberto Orvieto

ORDINI DEGLI INGEGNERI Di Imperia Via della Repubblica, 11 18038 Sanremo (Imperia) Tel e Fax 0184.530799 C.F. 81001410083 www.ordineingegneriimperia.it PEC ordine.imperia@ingpec.eu info@ordineingegneriimperia.it loredana@ordineingegneriimperia.it

Presidente Enrico Ingenito Vice Presidenti Riccardo Restani Segretario Fabio Sappia Tesoriere Simone Dimarcoberardino Consiglieri Fabiano Boeri, Maria Ramella, Giovanni Rolando, Stefàna Rossi, Marco Savini

ORDINI DEGLI INGEGNERI Di La Spezia Via Vittorio Veneto, 99/2 19124 La Spezia Tel. e Fax 0187.732768 C.F. 80017220114 www.ordineingegnerilaspezia.it PEC ordine.laspezia@ingpec.eu segreteria@ordineingsp.com

Presidente Pietro Franchetti Rosada Vice Presidente Nicola Brizzi Segretario Michele Cordeglia Tesoriere Simone Tesconi Consiglieri Claudia Bedini, Paolo Ferrari, Stefano Fusi, Riccardo Marangoni, Pietro Muscinesi, Claudio Rocca, Roberto Vallarino

ORDINI DEGLI INGEGNERI Di Savona Corso Italia, 8/11 17100 Savona Tel. 019.822678 e Fax 019.822696 C.F. 80003460096 www.ordineingegnerisavona.it PEC ordine.savona@ingpec.eu ingegneri.savona@ordineingegnerisavona.it

Presidente Diego Pastorino Segretario Maria Alessandra Binaghi Tesoriere Diego Bergero Consiglieri Sara Arri, Ingrid Bonino, Gabriele Calzavara, Marcello Macciò, Federico Mazzetta, Danilo Muraglia, Piero Siccardi, Luciano Vicinanza

ISCRITTI ALBO PROFESSIONALE

al 30 giugno 2018

Genova

Imperia

La Spezia

Savona

Liguria

Sezione A Sezione B

4.553 117

457 20

711 26

1.053 73

6.774 236

Totale

4.670 di cui 675 donne

477 di cui 69 donne

737 di cui 98 donne

1.126 di cui 180 donne

7.010 di cui 1022 donne

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Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7


sommario A&B - Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria Mensile a cura dell’Ordine degli Ingegneri di Genova Codice Fiscale 95045940103 PEC: ordine.genova@ingpec.eu www.ordineingegneri.genova.it Presidente: Maurizio Michelini Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXIX In attesa di variazione, presso il Tribunale di Genova, del proprietario dalla Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri della Liguria all’Ordine degli Ingegneri di Genova

1

Il Rullo... di Rolli

Vignetta a cura di Stefano Rolli

2

Post-Rullo

La convenzione possibile per prevenire i disastri di Maurizio Michelini 4 Editoriale “A&B” si rinnova, così cambia la comunicazione dell’Ordine di Gianfranco Sansalone 5

Random

6

Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova redazione@abanews.it

Cover Bioingegneria: il lavoro della Commissione dell’Ordine di Genova di Gianni Vernazza

8

Editore, impaginazione, stampa: Grafica LP Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova graficalp@graficalp.191.it

L’Ingegnere in ospedale: Genova all’avanguardia nella sperimentazione di Piero Ruggeri

9

Dai raggi X alla Rmn ricerche e scoperte che ci salvano la vita di Gino Spada

N. 4-7 Aprile-Luglio 2018 Chiuso in redazione il 23 Luglio 2018

Direttore Responsabile: Gianfranco Sansalone Hanno collaborato: Antonio Brencich, Cesare Bruzzone, Luca Durante, Giampiero Fabbri, Andrea Fisher, Matteo Gentile, Pietro Lauro, Felice Lombardo, Stefano Rolli, Piero Ruggeri, Debora Savio, Stefano Scillieri, Enrico Sterpi, Gino Spada, Stefania Stefanoni, Gianni Vernazza Grazie per la collaborazione alle segreterie degli Ordini degli Ingegneri di Genova, Imperia, La Spezia e Savona Progetto editoriale: Agenzia Aba Comunicazione www.abacomunicazione.it info@abacomunicazione.it Progetto grafico: Studio Luca Stauder Designer www.lucastauder.it In copertina: Tomografo a Risonanza Magnetica di fascia alta 3 Tesla, Siemens Magnetom Prisma-System, in dotazione al Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica sulla sclerosi multipla e patologie similari, operativo presso l’Ospedale Policlinico S. Martino e l’Università degli Studi di Genova (ph Unige) Di questo numero, scaricabile in pdf dal sito dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, vengono spedite 6.000 copie cartacee a tutti gli iscritti all’Albo degli Ingegneri di Genova, alle pubbliche istituzioni, ai giornalisti e ai soggetti di interesse per la categoria, oltre alle copie che gli altri Ordini della Liguria decidono autonomamente di inviare ai loro contatti. La riproduzione, anche parziale, del testo e delle immagini è consentita purché siano espressamente e citati la fonte e gli autori. È vietato riprodurre, anche in modo parziale, l’impaginazione grafica senza espressa autorizzazione della proprietà. Le immagini riprodotte sono dell'Ordine, di autori o di archivi regolarmente consultati, o sono state reperite presso fonti pubbliche e libere. I marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari. Nel caso non sia stato possibile rintracciare eventuali detentori di diritti, l’editore si dichiara disponibile ad adempiere ai propri obblighi. Il prezzo dell’abbonamento è compreso nella quota di iscrizione annuale all’albo, le copie in abbonamento a titolo oneroso sono in percentuale non inferiore al 50% del totale delle copie spedite.

Ordine Ingegneri Genova / luglio 2018 / n° 4-7

10 L’ingegnere biomedico clinico entra nella Sanità. I nodi da sciogliere - di Stefano Scillieri 12 Professioni mediche: responsabilità civili e penali, cosa sapere di Andrea Fisher e Cesare Bruzzone 14 Genova 2018-2048 Centrale Enel: Zona franca o ZES, così possono favorire l’Elettrificazione delle Banchine di Pietro Lauro e Felice Lombardo 16 Qui Ordine Lavoro svolto, novità, proposte con lo sguardo verso il futuro di Maurizio Michelini 17 Bilancio, il consuntivo 2017 e il preventivo 2018 di Deborah Savio 18 Il presidente nazionale Anaci: «Nella rete delle professioni la qualità per i condomini» di Gianfranco Sansalone 19 Quei 7 goals ai “cugini” Architetti e gli Ing. volano con la loro prima squadra - di Stefania Stefanoni 20 Qui Ordine - Dire e Fare Michelini: «Norme più semplici, da sei anni impegno costante» I consigli dell’Ordine: «Gdpr, se lo conosci non lo eviti» 21 Area Verde Erzelli, prima zolla. Il Great Campus si avvicina 22 Corsi e Ricorsi Certificato idoneità statica: non è un’auto-dichiarazione di Antonio Brencich 24 Professione Privacy: studi associati e professionisti, che cosa è cambiato di Matteo Gentile 27 Industria agroalimentare: la sfida velocità-qualità sul mercato che “preme” - di Luca Durante 28 Il Project Management e le 10 Aree di Conoscenza che conducono al successo - di Giampiero Fabbri 29 Fatture elettroniche: qr-code e registrazione indirizzo telematico - di Matteo Gentile 30 Qui Federazione I dati di Froil e Ordini provinciali

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n. 1-3 - Gennaio-Marzo 2018


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sconto del 45% sul premio totale di polizza Agevolazioni tariffarie agli iscritti all’Ordine si estendono anche ai seguenti rami assicurativi: - RC Auto e rischi diversi (Furto/incendio, Vandalici, cristalli, etc.) fino al 40% di sconto - Polizze infortuni (coperture in caso di invalidità e rimborsi spese mediche) - Polizze sanitarie (con la possibilità di estendere la copertura anche al vostro nucleo familiare)

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Alessandro Francese Agenzia di Genova Piazza Dante, 8/4 - 16121 Genova (GE) Tel. +39 010 5957567 - Fax +39 010 587073 Cell. + 39 389 2729254 - alessandro.francese@realegenova.it www.realemutua.it/agenziagenova

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