Web Edition N.11 Novembre
2015
Esce dal 1949
tti
ollettino di informazione degli Ordini degli Ingegneri della Liguria
GLI INGEGNERI LIGURI, D’ACCORDO CON LA NUOVA NORMA, CHIEDONO PIÙ INCISIVITà
PIANO CASA: REGIONE LIGURIA, AVANTI CON MAGGIOR CORAGGIO
MAURIZIO MICHELINI* oi ingegneri liguri non siamo palazzinari, né cementificatori o speculatori. Rispettiamo l’ambiente e ci comportiamo in modo eticamente corretto, e non solo perché lo impone il Codice Deontologico. Noi ingegneri siamo tecnici, e per questo abbiamo una visione che separa la sostanza dalla retorica di qualunque origine, pronunciandoci senza badare agli schieramenti politici e senza paura di andare contro gli interessi di chicchessia. Decidendo di prendere fermamente la parola nella vicenda del “piano casa”, siamo guidati da una sola ragione: tutelare gli interessi della collettività, intesi come sviluppo economico sostenibile e salvaguardia dell’ambiente. Basta leggere le finalità della norma per capire che sono questi gli obiettivi: riqualificare a costo zero il patrimonio edilizio, offrendo metri cubi di ampliamento in cambio di prestazioni. Meglio aspettare e vedere un vecchio immobile cadere a pezzi o consentire di demolirlo e ricostruirlo un po’ più grande e in regola con gli standard più avanzati? Meglio mantenere in vita un edificio energivoro o consentire di ampliarlo e renderlo ad energia quasi zero? Ogni scelta ha benefici e costi, ripercussioni positive e negative, ma non scegliere è peggio. Tutto sta nel trovare un equilibrio tra interessi da tutelare e obiettivi da raggiungere, come meglio esposto in questo numero speciale di A&B. Personalmente esprimo soddisfazione per la proposta di aggiornare e stabilizzare il piano casa da parte della nuova giunta regionale: confido che la Regione recepisca le proposte di semplificazione e di coordinamento con le norme edilizie pubblicate su questo giornale. * Presidente Federazione Ordini Ingegneri Liguria
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Il Disegno di Legge n. 26/2015 “Modifiche alla Legge Regionale 3 novembre 2009 n. 49 (Piano casa)”, proposto dalla nuova Giunta, è un passo avanti verso gli obiettivi di incentivazione dell’edilizia sostenibile e di salvaguardia dell’ambiente, quindi, ben venga. Ma non basta: può essere migliorato, per favorire la demolizione e la ricostruzione senza ulteriore uso di suolo dei palazzi fatiscenti che risalgono agli anni ‘60-’70. Come? Accogliendo le nostre proposte, illustrate in questo numero speciale di “A&B”, modificando il testo o intervenendo con successive leggi, che ci auguriamo possano essere condivise a larga maggioranza del Consiglio Regionale.
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RIQUALIFICARE IL PATRIMONIO EDILIZIO A COSTO ZERO: SI FA COSì
È VERO CHE...
1. ...la proposta di legge incentiva gli interventi nelle ville dei ricchi? No, non è la proposta a porre tali incentivi, ma l’impostazione normativa data nel 2009, che limita gli interventi di recupero agli edifici mono o pluri-familiari non eccedenti i 1.500 mc (circa 389 mq netti). Effettivamente, in questa metratura, ci sono molte più ville che edifici condominiali, ma non vedo dove stia il problema: in tempi di crisi, i soldi vanno cercati dove ci sono, e queste piccole opere danno lavoro a professionisti e imprese locali. 2. ...la proposta di legge consente l’applicazione agli edifici abusivi condonati? Un edificio condonato non è più abusivo e, giuridicamente, deve essere ritenuto regolare a tutti gli effetti. Le norme nazionali, infatti, non prevedevano limitazioni in proposito, anche perché il proprietario dell’immobile condonato potrebbe non essere colui che ha commesso l’abuso: che senso ha punire chi eredita o acquista un immobile condonato per le colpe di chi un tempo ha commesso l’abuso? 3. ...la proposta di legge consentirà di costruire indiscriminatamente nei parchi e, addirittura, a Portofino? No, perché i parchi e i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia sono già tutelati per legge (D.Lgs. 42/2004, art. 142), perché l’applicazione del piano casa è esclusa nei centri storici (D.L. 70/2011, art. 5, c. 10), perché qualsiasi ente territoriale può chiedere alla Soprintendenza la dichiarazione di interesse culturale per interi complessi immobiliari (D.Lgs. 42/2004, art. 14), perché le opere sono soggette a nulla osta dell’Ente Parco (L.R. 12/1995, art. 21, comma 2) e, non per ultimo, perché il progetto deve essere firmato da un professionista deontologicamente obbligato al rispetto dell’ambiente. 4. ...la proposta di legge incentiva il consumo del suolo? No, non è la proposta a consentire di incrementare il volume dei fabbricati senza imporre che ciò avvenga senza nuovo uso di suolo, ma l’impostazione normativa data nel 2009, con il limite di 170 mc (circa 44 mq). La proposta si limita a portare il tetto a 200 mc (circa 52 mq, ossia, 8 mq in più), che è il limite consigliato nell’accordo tra Stato, Regioni ed Enti locali dell’1.4.2009. 5. ...la proposta di legge incentiva la riqualificazione energetica e architettonica? Sì, ma poco più rispetto all’attuale disposto normativo e molto meno rispetto a quanto consentirebbe la piena attuazione del D.L. 70/2001 (piano casa 2), che non pone limiti alla volumetria degli immobili da riqualificare, nè alla premialità volumetrica incentivante, così da poterlo applicare in larga scala. M.M.
Periodico della Federazione Regionale deglin.Ordini degli Ingegneri dellaWLiguria e b /1 11 - Novembre 2015 -
AL DISEGNO DI LEGGE N. 26/2015
ECCO LE NOSTRE PROPOSTE MIGLIORATIVE Aggiungendo l’art. 7-ter che illustriamo in questa pagina si premiano l’ambiente, i proprietari, i professionisti e le imprese
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Il presidente Maurizio Michelini
Con una norma di questo tipo, se gli abitanti del “Biscione” lo e c’è un difetto nel “piano casa”, che permane anche volessero, potrebbero trasformare in abitativo il piano pilotis, incon la modifica proposta dalla nuova Giunta, è quello crementando le prestazioni strutturali ed energetiche e coglienche non premia a sufficienza gli interventi di maggior rilievo ambientale, ossia, quelli di riqualificazione congegnati do l’occasione per abbattere le barriere architettoniche, ottein modo che l’incremento volumetrico premiale avvenga sen- nendo un edificio ad energia quasi zero. L’operazione potrebbe essere eseguita da una ESCO (energy service company) a costo za “consumare” nuovo suolo o, addirittura, restituendo alla zero, in quanto ripagabile con le rendite dei nuovi appartamenti. natura una parte di quello già consumato. Con una norma di questo tipo, un’intera periferia degradata Per questi interventi non ha senso porre limiti volumetrici degli anni ‘60 potrebbe essere demolita e ricostruita accormassimi di esclusione della norma, anzi, più la si applica e pando tutte le unità immobiliari in uno o più corpi edilizi a meglio è per l’ambiente e per lo sviluppo. sviluppo verticale, energeticamente autosufficienti grazie alle Questa è una novità che potrebbe essere inserita nella nuova tecniche di contenimento dei consumi e di autoproduzione da norma, aggiungendo alla L.R. 49/2009 il seguente articolo, fonti rinnovabili, in un contesto a verde tipico delle migliori giuridicamente supportato dalle norme nazionali. aree residenziali. Art. 7 ter. Coordinamento con l’art. 5, commi 9 e seguenti del Decreto Legge 13 maggio 2011, n. 70, con l’art. 2-bis del Non stiamo parlando di speculazioni, ma di opere di riqualificazione edilizia finalizzate alla salvaguardia ambientale Decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 2001, n. e alla cultura della bellezza in ogni sua forma. 380 e con le norme di settore. I proprietari si troverebbero un immobile migliore senza 1. Per gli interventi di ampliamento previsti all’art. 3 che non spendere nulla. I professionisti e le imprese esperte nella determinano la copertura di nuovo suolo rispetto all’originario riqualificazione edilizia sarebbero finalmente premiati per sedime, non si applicano le limitazioni riferite alla volumetria originaria e l’incremento può essere elevato al 20 per cento, fat- il loro impegno. L’ambiente avrebbe meno suolo coperto e meno immissioni climalteranti. te salve le incentivazioni e le premialità di cui all’art. 4. Per tali Occorre avere coraggio e cogliere le opportunità consegueninterventi non si applica il limite minimo di distanza di 10 metri ti ai cambiamenti degli ultimi anni, compresa la riforma tra pareti finestrate e pareti di edifici fronti stanti. dell’ordinamento professionale (D.L. 138/2011, art. 3, com2. Per gli interventi di demolizione e ricostruzione previsti agli ma 5) e il nuovo codice deontologico, che mira allo sviluppo artt. 6 e 7 che non determinano la copertura di nuovo suolo sostenibile e alla tutela dell’ambiente. Il professionista che rispetto all’originario sedime non si applicano le limitazioni firma un progetto o dirige un’opera in sfregio a questi fondariferite alla volumetria originaria e a quella aggiuntiva. mentali principi è sottoposto a sanzione da parte del neonato 3. Le percentuali di ampliamento di cui agli artt. 3, 6 e 7 posConsiglio di disciplina, nominato dal Presidente del Tribunale sono essere incrementate di un punto percentuale per ogni e indipendente rispetto all’organismo di indirizzo politico punto percentuale di suolo precedentemente coperto che viene eletto dagli iscritti. privato di qualsiasi elemento antropico fuori terra o interrato e riqualificato secondo uno specifico progetto del verde a firma Ma, al di là della sanzione, il mondo professionale e imdi professionista abilitato e prenditoriale è profondaALCUNE PROPOSTE DI MODIFICA PUNTUALE iscritto all’albo per la specifica mente cambiato rispetto al DELLA L.R. 49/2009 PERVENUTE DAI NOSTRI ISCRITTI competenza. contesto storico e sociale * Nella definizione di “sito”, contenuta all’art. 2, comma 1, 4. Con deliberazione della nel quale si sono sviluppate lett. f bis), sostituire le parole “25 metri” con “100 metri”. Giunta regionale possono le speculazioni edilizie di cui * All’art. 7 aggiungere il seguente comma: “6. le volumetrie essere individuate linee guida abbiamo tanta paura; c’è una non residenziali e quelle residenziali di cui al presente e criteri per l’applicazione nuova generazione di esperti articolo, se insistenti nello stesso possono essere riunite della presente legge secondo che non vedono l’ora di ericon quelle residenziali di cui all’art. 6 in un unico edificio a le finalità contenute all’art. gersi a paladini dello svilupdestinazione mista”. 1, comma 1 e le disposizioni po sostenibile, per essere * All’art. 6, aggiungere il seguente comma: “5. Gli contenute all’art. 5, commi 9 e ricordati come coloro che interventi di ricostruzione di cui al comma 1 possono avvenire anche mediante aumento della volumetria di immobili seguenti del Decreto Legge 13 hanno riqualificato il peggior esistenti, in aggiunta rispetto a quanto già previsto all’art. maggio 2011, n. 70, in coordipatrimonio immobiliare mai 3, ricorrendo alla Conferenza di servizi procedura di cui al namento con le altre norme di realizzato nella storia della comma 4 del presente articolo”. settore. nostra civiltà. 2/
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LA STORIA DI UNA LEGGE SEMPRE INADEGUATA
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a forte crisi economica iniziata nel 2007, unita alla carenza di risorse pubbliche e ai vincoli comunitari del patto di stabilità, ha determinato la necessità di trovare forme innovative di sostegno per l’economia che non fossero di peso alle finanzia pubbliche e che andassero nella direzione dello sviluppo sostenibile. Per il settore immobiliare, tra i più colpiti dalla crisi, ci si aspettava che le istituzioni locali, che hanno ampia potestà normativa in materia, intervenissero rapidamente per incentivare la demolizione di ciò che è vecchio, brutto, insicuro ed energivoro e la ricostruzione a costo zero con le migliori tecniche moderne, grazie alla possibilità di aumentare la volumetria esistente. Il principio è quello del “do ut des”: - Puoi ingrandire la casa, incrementandone il valore e la fruibilità, ma, in cambio, devono essere migliorate le prestazioni energetiche dell’intero immobile. - Puoi demolire uno o più edifici e ricostruirli con un volume maggiore che giustifichi economicamente l’intervento ma, in cambio, devono essere privi di barriere architettoniche e realizzati con i più attuali standard architettonici, energetici, acustici, antisismici, antincendio e funzionali. - Sarai premiato se gli interventi avverranno senza ulteriore utilizzo di suolo coperto o, addirittura, riducendo quello già consumato. Le politiche locali, però, non hanno pienamente colto l’opportunità di dimostrare gli effetti positivi della devoluzione e del federalismo, così, a legislazione invariata, questi principi hanno avuto scarsa attuazione. Complice, forse, la paura delle speculazioni del recente passato, che ha portato a livelli di “conservazione estrema” del territorio, e qualsiasi trasformazione viene vista come un potenziale danno. È difficile cancellare il luogo comune dell’edilizia intesa come “cementificazione e consumo del suolo”, e sostituirlo con una nuova idea di edilizia tesa all’efficienza, alla qualità e al corretto rispetto tra uomo e ambiente. Prima, quando la cultura ambientale era marginale, era permesso quasi tutto. Oggi, che potremmo demolire e ricostruire con tecniche di bio-edilizia ad impatto ambientale quasi zero, ci sono vincoli di ogni tipo, tali da consentire solo piccoli interventi previamente concordati con i funzionari pubblici, rendendo impossibile un uso a larga scala di queste tecnologie. Da qui la necessità di una legge (piano casa) che consenta di derogare dai limiti di densità edilizia fissati dagli strumenti urbanistici, in attesa del loro adeguamento. Così, l’1.4.2009, è stata siglata un’intesa tra Stato, Regioni ed Enti locali (piano casa 1) per l’approvazione di leggi regionali incentivanti di natura temporanea (max 18 mesi) e con limiti volumetrici definiti (max 20%, fino a 200 mc), salvo diverse determinazioni delle singole Regioni. In Liguria, l’intesa è stata attuata con L.R. 49/2009, inizialmente molto limitativa, tanto da dover essere modificata e prorogata dalla precedente amministrazione, perché gli interventi, tipicamente riservati a piccole costruzioni mono e bi-familiari, si contavano sulla punta delle dita. Nel 2011, visto il sostanziale flop del piano casa e la necessità impellente di migliorare la prestazione energetica degli edifici (direttiva 2010/31/UE), il legislatore nazionale è intervenuto con l’art. 5, commi 9 e s.s. del D.L. 70/2011 (piano casa 2), di portata ben maggiore: promuovere e agevolare la riqualificazione di aree urbane degradate e favorire lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili mediante il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva come idonea misura premiale, la delocalizzazione in area o aree diverse, le modifiche di destinazione d’uso tra quelle compatibili o complementari, le modifiche della sagoma per l’armonizzazione con gli edifici esistenti. Sono scomparse le limitazioni volumetriche e gli interventi sono realizzabili ovunque, compresi parchi e zone protette, nel rispetto delle relative norme di salvaguardia, escludendo solo i centri storici, le aree ad inedificabilità assoluta e gli edifici abusivi non sanati. È stata introdotta una clausola di salvaguardia dell’interesse nazionale, che rende direttamente applicabili le norme nelle regioni che non legiferano, fissando una premialità volumetrica del 20% per le residenze e del 10% per le altre destinazioni. È stato infine chiarito che le agevolazioni incentivanti prevalgono sulle normative di Piano Regolatore Generale, dei Piani particolareggiati o attuativi (Legge 190/2014, art.1, comma 271). In sostanza, con i nuovi principi dettati dallo Stato, l’attuazione del nuovo piano casa concretizza un interesse pubblico sia di tipo economico che ambientale, cui devono mirare le Regioni e gli Enti locali, anche per il raggiungimento degli obiettivi post Kyoto (piano 20-20-20). Per i motivi di cui sopra, ritengo che gli Ingegneri, intesi come categoria indipendente rappresentata dai propri organi di indirizzo politico (consigli degli ordini professionali), non possano che essere favorevoli a qualsiasi norma che vada in questa direzione, a partire dal disegno di legge 26/2015 proposto dalla nuova Giunta Regionale, inteso come prima tappa verso il pieno conseguimento delle finalità contenute all’art. 1, comma 1 della stessa L.R. 49/2009: «promuovere l’adeguamento funzionale, architettonico e ambientale degli edifici attraverso l’ampliamento dei volumi esistenti, nonché la riqualificazione urbanistica, paesistica e/o ambientale attraverso il rinnovo del patrimonio edilizio esistente in condizioni di rischio idraulico o idrogeologico o di incompatibilità urbanistica anche mediante l’applicazione di nuove tecnologie per la sicurezza antisismica, l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale degli edifici». Maurizio Michelini n. 11 - Novembre 2015 -
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Che cosa succederà se la LR 49/2009 non venisse prorogata o resa permanente? Cosa succederebbe se il Ddl n.26/2015 non dovesse essere approvato entro il 31 dicembre di quest’anno e quindi la legislazione vigente non dovesse diventare permanente, oppue essere prorogata con decisione o in non sicurezza la natura ? L’art. 1 della L.R. 33/2011 richiama economica, rischia essere abbandonata a sè stessa. sia legislativa, è ben chiaro. infatti la diL.R. 49/2009 in applicazione nemmeno il severissimo Testo Unico sulla sicurezza nei Per il futuro, siamo Ingegneri e abbiamo un dell’accordo del 1.4.2009, che è una misura tipicamente transitoria, che del D.L. 70/2011, checodice è invece luoghi di lavoro usa termini così assoluti, ma preferisce deontologico: usiamo il buon senso per assicurarci il una misura permanente, ma, in quest’ultimo caso, la norma regionale parrebbe contrastare con i principi il concetto di riduzione del rischio, ammettendo sempre “raggiungimento delle prestazioni”, più che cautelarci dietro fondamentali contenuti nella norma statale, limitandone la portata finodelle ad impedire raggiungimento l’esistenza un margine di imprevedibilità. al mero “rispetto prescrizioni”,il perché il salvarci dalladelle finalità ivi Perpeviste. il passato, assumiamo l’onestà intellettuale di responsabilità giuridica non lava la nostra coscienza (e non ammettere della che certi territori sono irrimediabilmente mettenormativo, al riparo dall’azione dei Consigli di Disciplina). il comma 14 Se la “scadenza” legge regionale fosse intesa come ci vuoto troverebbe applicazione compromessi; monitoriamo gli effetti negativi e cerchiamo occorre evitare di sfidare la natura ma, nel contempo, la dell’art. 5 del D.L. 70/2011, che consente l’esecuzione degli interventi di riqualificazione previsti al comma 9 con di ridurli, ma nulla più, altrimenti sprechiamo risorse. società deve accettare un margine di imprevedibilità per il incrementi volumetrici del 20% per il residenziale e del 10% per le altre destinazioni, senza limiti volumetrici. Per esempio, non sempre chiudendo una vecchia discarica quale non è colpa di nessuno: l’uomo non può prevedere si fa un bene alla natura, perchè il percolato continua ad uscire ma la discarica, non avendo più una resa
tutto, anzi, nel lungo periodo, della sua attività scompare ogni traccia.
NEL 2014 SU “A&B” CHIEDEVAMO LE STESSE COSE LE COSTRUZIONI NEI FIUMI? È gIUNTO IL TEMPO DELLE RUSPE Il caso più clamoroso è l’edificio di via Giotto a Genova, costruito nel 1953 sul greto del Chiaravagna, che durante l’alluvione di Sestri Ponente del 4 ottobre 2010 ha “tappato” il torrente causandone lo straripamento con effetti disastrosi. Da qui la decisione delle autorità di chiudere, dopo una serrata trattativa, un accordo con le 28 famiglie residenti che sono state sgombrate e in tre mesi, dal 15 gennaio a metà marzo scorso, il palazzo è stato abbattuto, levando una bomba innescata da oltre 60 anni perché, facendo da “tappo” nel torrente, provocava regolari, devastanti, straripamenti. I costi: circa cinque milioni di Euro per l’acquisto dell’edificio e un milione per la demolizione. Problema risolto? No ! Fosse stato l’unico ostacolo improvvidamente costruito lungo un corso d’acqua per strappare spazio alla natura a favore del cemento, si potebbe parlare di partita chiusa.
Peccato che lungo il Chiaravagna - come nel Fereggiano, nel Bisagno e nel suo affluente Ruscarolo, e in altri corsi d’acqua - le “costruzioni tappo” abbondino: case, palazzi, e perfino insediamenti produttivi che pongono i torrenti ad altissimo rischio idraulico, per la scellerata politica costruttiva perseguita nel corso degli anni: ricoprire i corsi d’acqua e trovare lo spazio per gli insediamenti abitativi e produttivi senza badare alle conseguenze idrogeologiche sul territorio. «Genova è una città ad alto rischio – ha detto il sindaco Doria - perché negli anni ’50, ’60 e ’70 il territorio è stato ferito e compromesso, quindi dobbiamo imparare a convivere con il rischio perché non possiamo eliminarlo in tempi brevi. Per fare questo bisogna migliorare il sistema di protezione civile, l’informazione ai cittadini e i meccanismi di reazione in caso di emergenza». Ma forse - nel frattempo – prepariamo anche le ruspe.
AAA NUOVA LEGGE REGIONALE CERCASI SUL BUON USO DEL SUOLO. Le politiche edilizie? Un mistero. Da una parte incentivazioni fiscali eccezionali che spesso aiutano chi ritiene che in Liguria evidentemente il consumo di suolo sia insignificante, dall’altra una burocrazia giustificata dagli abusi del passato. Una tregua tra “conservatori estremi” e “cementificatori totali” sarebbe un buon passo verso una nuova legge regionale di incentivazione al “buon uso del suolo”. Le norme nazionali non mancano. Per esempio, il D.L. 70/2011 (art. 5, commi 1 e 9) prevede: volumetria premiale del 20% (o diversamente stabilita nelle LR) per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente con sviluppo di efficienza energetica e fonti rinnovabili; silenzio assenso nel permesso di costruire se non ci sono vincoli ambientali, paesaggistici e culturali. Ora tocca alla Regione, che ha ampio potere legislativo in materia, garantito dall’art. 117 della Costituzione. I professionisti hanno un ruolo chiave: possono asseverare quasi tutto (in caso di falso, reclusione da 1 a 3 anni, non oblazionabile). Chi se la sente batta un colpo.
Alcuni interventi pubblicati da questo giornale su uno dei temi “scottanti” affrontati dal piano casa, il consumo di suolo. Questi sono apparsi nel numero 1-3 di gennaio/giugno 2014. Stefano Rolli
IL RULLO DI... ROLLI
AAA NUOVA LEGGE REGIONALE CERCASI SUL BUON USO DEL SUOLO. Le politiche edilizie? Un mistero. Da una parte incentivazioni fiscali eccezionali che spesso aiutano chi ritiene che in Liguria evidentemente il consumo di suolo sia insignificante, dall’altra una burocrazia giustificata dagli abusi del passato. Una tregua tra “conservatori estremi” e “cementificatori totali” sarebbe un buon passo verso una nuova legge regionale di incentivazione al “buon uso del suolo”. Le norme nazionali non mancano. Per esempio, il D.L. 70/2011 (art. 5, commi 1 e 9) prevede: volumetria premiale del 20% (o diversamente stabilita nelle LR) per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente con sviluppo di efficienza energetica e fonti rinnovabili; silenzio assenso nel permesso di costruire se non ci sono vincoli ambientali, paesaggistici e culturali. Ora tocca alla Regione, che ha ampio potere legislativo in materia, garantito dall’art. 117 della Costituzione. I professionisti hanno un ruolo chiave: possono asseverare quasi tutto (in caso di falso, reclusione da 1 a 3 anni, non oblazionabile). Chi se la sente batta un colpo. n. 1-3 - Gennaio-Giugno 2014 -
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Stefano Rolli, vignettista satirico, pubblica ogni giorno i suoi lavori sulla prima pagina del Secolo XIX commentando i fatti della politica e del costume locale, nazionale e internazionale. Inoltre collabora con alcune tra le maggiori testate ilaliane ed estere. n. 1-3 - Gennaio-Giugno 2014 -
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SICUREZZA ANTINCENDIO: INCENTIVARE L’APPROCCIO INGEGNERISTICO
UN METRO CUBO IN PIÙ PUÒ SALVARCI LA VITA
Perché chiediamo che le nuove disposizioni prevedano una volumetria premiale in cambio di maggiori prestazioni ROBERTO ORVIETO Presidente Ordine Ingegneri Genova
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er gli esperti in sicurezza incendio, la domanda più ricorrente è: «Ingegnere, mi faccia il capitolato delle forniture ed opere occorrenti per adeguarmi alla normativa vigente». Su questa rivista abbiamo più volte trattato l’argomento, distinguendo tra “sicurezza burocratica” e “sicurezza reale”. La prima, tesa a tutelarsi dalle responsabilità, mediante la pedissequa osservanza delle regole tecniche poste dal legislatore per la soluzione delle situazioni più ricorrenti. La seconda, tesa a salvare le persone, garantendo in concreto le prestazioni a prescindere dall’applicazione o meno delle regole tecniche, come un vestito su misura. Comunque sia, dall’analisi del rischio possono conseguire adempimenti che non sempre è possibile compensare con misure gestionali a costo zero, così come, in determinate situazioni, occorre prevedere apprestamenti di sicurezza ulteriori e conseguenti alla specificità dell’attività. Questi costi, a volte, non possono essere sopportati, per cui accade che le aziende decidano di chiudere o di soprassedere, ivi comprese le amministrazioni condominiali e i privati. Oppure accade che le opere di adeguamento normativo siano prossime al valore stesso dell’immobile, che potrebbe essere più efficacemente demolito
e ricostruito con le moderne tecnologie prestazionali. Sarebbe interessante poter finanziare questi interventi con una specifica premialità volumetrica del piano casa. Per fare ciò, occorre che non vi siano limiti alla volumetria degli immobili su cui si applica la norma, altrimenti verrebbero esclusi gli immobili a maggior rischio incendio, ossia, quelli più alti. In secondo luogo, l’incremento volumetrico premiale deve essere decisamente superiore a quanto indicato nelle norme.
Una proposta immediata potrebbe essere quella di modificare l’art. 4, comma 1, lettera a) della L.R. 49/2009 come di seguito indicato: «a) di un’ulteriore 30 per cento qualora l’intero organismo edilizio esistente, comprensivo della porzione oggetto di ampliamento, venga adeguato alle prestazioni richieste dalle norme di sicurezza antincendio, verificate mediante approccio prestazionale, di adeguamento antisismico e di rendimento energetico». In sostanza: un metro cubo in più può salvarci la vita!
foto Aba News)
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EDIFICI ESISTENTI – NECESSARIO MAGGIORE DETERMINAZIONE PER LA LORO DEMOLIZIONE
UNA “CHANCE” PER RICOSTRUIRE I PALAZZI DEGRADATI ANNI ’60-‘70
Questa è una delle criticità statico-strutturale che gli ingegneri denunciano da tempo, e l’occasione può essere finalmente decisiva per sanarla, aumentando le volumetrie previste nel Ddl della giunta regionale. I problemi dell’adeguamento sismico e della riqualificazione energetica
DOMENICO PINO Presidente Ordine Ingegneri di Imperia
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remetto che il giudizio complessivo sul Ddl n.26/2015 (cosiddetto nuovo “piano casa”) è sostanzialmente positivo in quanto migliora la premialità e l’applicazione del precedente, cogliendo l’esigenza di incentivare la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente ed in particolare con più attenzione alla delocalizzazione di fabbricati in aree esondabili e franose. Gli Ingegneri chiedono però “più determinazione” per non perdere ancora l’occasione di dotare la nostra Regione di uno strumento in grado di dare davvero una svolta efficace per incentivare la ricostruzione dei numerosissimi palazzi degli anni ’50 e ’60. Questi rappresentano ormai un esempio di “degrado” delle nostre città e non solo per le scadenti qualità architettoniche e le pessime prestazioni energetiche, ma soprattutto per le sempre più diffuse problematiche sotto l’aspetto strutturale, spesso un pericolo per la pubblica e privata incolumità. Queste criticità statico-strutturali, ormai ben note agli Ingegneri che denunciano da tempo la necessità di soluzioni urgenti, non sembrano invece preoccupare i legislatori che hanno limitato, all’art. 6, ad un massimo di 2.500 m3 la possibilità di demolire e ricostruire gli edifici residenziali. Infatti, purtroppo, i fabbricati più diffusi degli anni ‘50-’60 hanno volumetrie ben superiori a questo limite di 2.500 6/
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m3 (generalmente almeno il doppio) e pertanto saranno ancora esclusi da questa Legge. Si chiede pertanto di eliminare o di innalzare notevolmente questo tetto separando il concetto di demolizione (che va incentivata senza limiti) di edifici incongrui da quello di ricostruzione, che può essere invece limitata ad esempio con l’edificazione di più fabbricati di volume contenuto in modo da non costituire significative variazioni delle condizioni urbanistiche. Inoltre andrebbe ampliato il concetto di “incongruità”, di cui all’art. 2, introducendo l’accertata impossibilità tecnico-economica di adeguamento
sismico dell’edificio esistente oltre a quella relativa alla riqualificazione energetica. Si fa rilevare che alla luce degli attuali costi di demolizione e ricostruzione l’incremento del 35% del volume esistente spesso non risulta assolutamente remunerativo (temo neanche il previsto 50% dall’art. 7bis per le aree a rischio) e dovrebbe essere ampiamente aumentato, direi provocatoriamente anche fino al 100%, in quanto è necessario incentivare al più presto questi interventi di demolizione/ ricostruzione proprio per un interesse collettivo che va dallo sviluppo economico alla salvaguardia della pubblica e privata incolumità.
Le condizioni di un pilastro costruito appena 50-60 anni fa
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AMPLIAMENTI E CAMBI D’USO ORA SONO CONSENTITI SOLO IN MANIERA RESTRITTIVA
LE SOLUZIONI PER I TERRENI AGRICOLI E MONTANI L’entroterra ligure subisce una penalizzazione che non merita e potrebbe essere evitata con una riqualificazione ambientale che aumenti volumetrie e criteri di intervento
PAOLO CARUANA Presidente Ordine Ingegneri La Spezia
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l connubio, previsto dalla Legge Regionale 49/2009 (e ss.mm.ii.) tra “rilancio dell’attività edilizia” e “riqualificazione del patrimonio urbanistico-edilizio” può creare i presupposti per una fattiva e proficua coesistenza, nel rispetto delle reciproche esigenze e peculiarità, di interessi privati e pubblici. Presupposto necessario per l’attuazione del piano casa regionale è la sostenibilità e l’appeal che ne deriva per i soggetti attuatori (in termini di rapporto costi-benefici). Altrettanto necessaria è la tutela dell’interesse pubblico insito nella salvaguardia del territorio e del patrimonio edilizio se di valore storicoartistico o ambientale o documentario. Fatti salvi questi presupposti vediamo di analizzare alcune fattispecie di interventi, di minore entità specifica, ma a diffusione capillare sul territorio. Stiamo parlando della miriade di edifici insistenti sui territori agricoli e montani di cui, soprattutto l’entroterra Ligure, è disseminato. Orbene, in queste fattispecie, l’art.3 della Legge Regionale 49/2009 ammette interventi di ampliamento o di cambio d’uso solo su volumetrie a totale o prevalente destinazione residenziale nonché sulle relative pertinenze. Nei territori montani, così come in quelli agricoli, esistono numerosissime piccole volumetrie che non rientrano in tali requisiti
perché non sono a totale o prevalente destinazione residenziale né sono pertinenze di volumetrie che possiedono queste destinazioni. Tali volumetrie (stalle, annessi agricoli, cantine e quant’altro) potrebbero muovere l’interesse al recupero se fossero ammesse al cambio d’uso, soddisfacendo le necessità abitative ed evitando di costruire ex novo. Al comma 1 lettera B dell’art. 4 è prevista una percentuale pari al 5% di incremento all’ordinaria percentuale di ampliamento degli edifici rurali di valore testimoniale a destinazione residenziale. Le citate ridotte dimensioni delle unità immobiliari presenti nei territori agricoli e montani fanno sì che la percentuale di aumento complessiva del 25% non sia in grado di soddisfare le attuali esigenze abitative. Si potrebbe incrementarla rendendola applicabile anche agli edifici rurali che non sono a totale destinazione residenziale e rapportandola alle volumetrie esistenti in maniera decrescente, per arrivare ad una volumetria
idonea per un nucleo familiare tipo, composto da quattro persone (ad esempio 150% per i primi 50 metri cubi, 100% da 50 a 100, 50% da 100 a 200 mc.). La disciplina che permetterebbe l’applicazione del piano casa anche ad edifici che non hanno totale destinazione residenziale potrebbe essere la stessa che già prevede l’applicabilità ad edifici a destinazione diversa da quella residenziale di cui all’art. 7: la riqualificazione urbanistica, paesistica e/o ambientale. In questo modo, suscitando l’interesse alla attuazione di interventi di riqualificazione e recupero, sarebbe agevolata la ripopolazione dei territori montani e di talune aree agricole dismesse, con conseguente incremento della presenza umana, della tutela e del monitoraggio quotidiano di questi fragilissimi territori. Territori in cui, come si è visto in occasione degli eventi alluvionali dell’ultimo quinquennio, talvolta ha provocato più danni l’incuria e l’abbandono che l’eccessiva antropizzazione.
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L’ANALISI E LE PROPOSTE INTEGRATIVE SVILUPPATE DA SAVONA
UNA NUOVA VISIONE CHE PARTA DA “ZERO” FULVIO RICCI Presidente Ordine Ingegneri Savona
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cosa servono le leggi? A questa domanda si può rispondere in molti modi e con molte diverse sfumature ma certamente il loro scopo superiore è consentire una vita sicura e possibilmente felice ai cittadini. Se questo è vero in linea di massima è possibile calarci nel tema tecnico dell’edilizia e dell’urbanistica e chiederci il tanto famoso, discusso, criticato ed osannato - a seconda della parte politica - “pano casa” a chi sia utile. Certo non all’italiano medio che vive in un appartamento, un alloggio che fa parte di un complesso immobiliare, una palazzina, una casa a schiera, un qualunque condomino, perché il limite di applicazione è quello volumetrico di un fabbricato di 1.500 o 2.000 mc, cioè di una villa o al massimo una casa di modeste dimensioni. Duemila mc. sono poco più di 600 mq. cioè circa un piano di un condominio; entro i 2.000 mc. ci stanno ville, case bifamiliari, trifamiliari, piccole attività artigianali o agricole: non è una legge che interessi la maggior parte della popolazione ligure. Se la norma dev’essere rivolta alla serenità dei cittadini e quindi alla loro sicurezza, deve fornire una adeguata risposta ai problemi sentiti dalla popolazione. Il primo passo è quindi analizzare le problematiche del patrimonio edilizio attualmente esistente. Gran parte di esso è stata realizzata nel periodo post-bellico, in particolare negli anni 50/60, quando le tecniche costruttive e i materiali erano lontani da quelli odierni. Dopo 60 anni fabbricati mostrano tutti i loro limiti. Primo aspetto: gli enormi consumi energetici e quindi costi per i cittadini ed inquinamento ambientale. Il secondo, molto più grave, è quello della sicurezza degli edifici, che non solo non sono adeguati a sopportare un terremoto (vedi Abruzzo ed Emilia) ma in alcuni casi non soddisfano neppure le verifiche non sismiche in quanto realizzati con materiali di caratteristiche meccaniche ormai ridotte dall’usura e dal tempo. Altro tema importante riguarda il territorio ligure, antropizzato con forti concentrazioni urbane, mentre quello agricolo è quasi spoglio ed abbandonato. La pianificazione urbanistica degli ultimi decenni inoltre è stata troppo laboriosa e con iter approvativi eccessivamente lunghi e quindi totalmente inefficace; infatti lo sviluppo, dove presente, è ricorso ad innumerevoli varianti urbanistiche, che sono l’antitesi della pianificazione! Di seguito la proposta, forte e inusuale ma scientifica e non ideologica. 1. Azzerare totalmente gli indici edificatori per nuove costruzioni su tutto il territorio ligure. 2. Dotarlo di una capacità edificatoria residenziale limitata, in aree libere, con un lotto minimo di 5.000 mq. ed obbligo di mantenere presidiato il territorio (l’indice, uguale per tutto il territorio, è il minimo previsto dalla normativa nazionale, ovvero il classico delle zone agricole) 3. Incentivare gli interventi sull’esistente per eliminare le problematiche energetiche, strutturali, sismiche ed idrogeologiche con incrementi di volume anche pari al 100%, e rendere fattibile l’intervento (limitati incrementi di volume non lo rendono realizzabile dal punto di vista economico) 8/
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4. Lo sviluppo delle attività incentivato sulle aree già insediate e da riqualificare e sempre valutato senza parametri volumetrici ma con unici limiti quelli delle altezze massime e delle distanze dai fabbricati e dai confini (già previsto dalla L.R. 10/12). Approvare i progetti sempre in conferenza dei servizi, valutati ogni volta in base alle esigenze delle aree in cui si insediano e delle necessità delle attività con tempi certi! 5. Infine, e punto di maggior interesse, eliminare totalmente tutta la legislazione regionale in tema di edilizia ed urbanistica con una unica norma per quanto sopra. Questa proposta permette di aver chiarezza su quanto realizzabile sul territorio: niente più nuove costruzioni se non quelle limitate a garantire un presidio del territorio e grande importanza al recupero dell’esistente finalizzato alla sicurezza dei cittadini. Sicurezza perché la casa deve esser un luogo sicuro in cui vivere, non deve crollare per il terremoto e non deve subire allagamenti o inondazioni. Inoltre ogni cittadino proprietario può aspirare a vedere rivalutato il proprio bene. Di seguito i punti salienti della proposta: • Eliminare la cementificazione possibile • Rinnovare il patrimonio edilizio esistente • Mettere in sicurezza la vita delle famiglie che non devono temere ogni volta che arriva la notizia di una scossa tellurica nelle vicine regioni o che comincia a piovere • Riqualificare energeticamente le case e quindi abbattere i costi del riscaldamento, del raffrescamento e di conseguenza soprattutto ridurre le emissioni nell’ambiente • Incentivare decisamente un settore economico in forte crisi. A&B-Atti e Bollettino di Informazione degli Ordini degli Ingegneri Liguria Mensile della Fed. Reg. Ordini degli Ingegneri della Liguria. Reg. Tribunale Genova n. 64 del 25 marzo 1949 Anno LXVI. Variazione in corso. N. 11 Novembre 2015 - Chiuso in redazione il 30 Novembre 2015 Direttore Resp.: Gianfranco Sansalone Presidente FROIL: Maurizio Michelini Segretario: Claudio Firpo Consiglieri: Giuseppe Anselmo, Claudia Bedini, Nicola Berlen, Paolo Caruana, Roberto Orvieto, Domenico Pino, Fulvio Ricci, Marco Sartini. PEC: federazione.liguria@ingpec.eu - www.federazioneingegneri.liguria.it Direzione e Redazione: Piazza della Vittoria, 11/10 - 16121 Genova rivista@federazioneingegneri.liguria.it Editore, impaginazione, stampa: Nuova Grafica LP Via Pastorino, 200-202 r - 16162 Genova nuovagraficalp@legalmail.it - www.promogenova.it/grafica-lp/ Progetto editoriale e grafico: Agenzia Aba News - abanews@ abacomunicazione.it - www.abacomunicazione.it Di questo numero, scaricabile in pdf dal sito della Federazione, sono state spedite 10.000 copie agli iscritti agli Albi degli Ingegneri della Liguria, alle istituzioni, ai giornalisti e ai soggetti di interesse per la categoria. La riproduzione, anche parziale, di testo e immagini è consentita citando la fonte. Il prezzo dell’abbonamento è compreso nella quota di iscrizione annuale agli Ordini della Liguria.