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2013/14

XXXIII STAGIONE CONCERTISTICA

DANIELE RUSTIONI direttore

NAREK HAKHNAZARYAN violoncello


Direttore generale

Marco Parri

Direttore servizi musicali

Paolo Frassinelli

Direttore comunicazione

FONDAZIONE ORCHESTRA REGIONALE TOSCANA

Riccardo Basile

Ufficio sviluppo e fundraising

Elisa Bonini

Amministrazione Consiglio di Amministrazione Claudio Martini Presidente Daniela Misul Vicepresidente Marco Bertini Marta Blasi Stefanelli Ricciotti Corradini Rita Cucè Alda Giannetti Giancarlo Nutini Giulio Cesare Ricci Adriano Tintori Riccardo Zucconi Collegio dei Revisori dei Conti Roberto Giacinti Presidente Rino Cacciamani Paolo Formichi

Simone Grifagni Cristina Ottanelli

Ufficio del personale

Patrizia Brogioni Andrea Gianfaldoni Segreteria

Stefania Tombelli | Direzione Generale Tiziana Goretti | Direzione Artistica Ambra Greco | Area Comunicazione Simona Capristo | Play It! Servizi tecnici Orchestra

Francesco Vensi Angelo Del Rosso

Ospitalità e sala Teatro Verdi

Fulvio Palmieri Paolo Malvini In ottemperanza alla Legge 122/2010 ex art.6, comma 2, i Consiglieri di Amministrazione non percepiscono alcun emolumento fatto salvo un gettone di € 30,00 lordi per le riunioni a cui i Consiglieri partecipano oltre all’eventuale rimborso delle spese di viaggio per coloro che risiedono fuori sede.

Palcoscenico Teatro Verdi

Alfredo Ridi Walter Sica Carmelo Meli Sandro Russo Alessandro Goretti


XXXIII STAGIONE CONCERTISTICA direttore artistico direttore principale direttore ospite principale

Giorgio Battistelli Daniel Kawka Daniele Rustioni


DANIELE RUSTIONI direttore

LUIGI DALLAPICCOLA

Piccola musica notturna per orchestra (1954)

NAREK HAKHNAZARYAN violoncello

ROBERT SCHUMANN

Concerto in la minore per violoncello e orchestra op.129 Nicht zu schnell “Allegro ma non troppo” Langsam “Adagio” Sehr lebhaft “Allegro vivace”

***

GIUSEPPE MARTUCCI Notturno n.1 per orchestra op.70 VENERDÌ 17 GENNAIO 2014

Siena, Teatro dei Rozzi ore 21.00 SABATO 18 GENNAIO 2014

Arezzo, Auditorium Fiere e Congressi ore 21.15 MARTEDÌ 21 GENNAIO 2014

Pisa, Teatro Verdi ore 21.00 MERCOLEDÌ 22 GENNAIO 2014

Firenze, Teatro Verdi ore 21.00 concerto trasmesso in differita da

FELIX MENDELSSOHNBARTHOLDY Sinfonia n.1 in do minore op.11 Allegro di molto Andante Menuetto. Allegro molto - Trio Allegro con fuoco - Più stretto


DANIELE RUSTIONI

È direttore ospite dell’Orchestra della Toscana dal 2011. A soli 31 anni Daniele Rustioni è già una consolidata realtà nel panorama musicale internazionale; il Times ha detto di lui: “Chiaramente un altro talento in ascesa destinato a grandi cose”. È direttore musicale del Teatro Petruzzelli di Bari, nominato con l’intento di rilanciare questa storica istituzione musicale italiana, dove lo aspetta una nuova produzione di Falstaff per la regia di Luca Ronconi il prossimo novembre. Nel settembre 2010 ha debuttato al Teatro alla Scala, dove è tornato nell’autunno 2012 per La bohème e la scorsa estate per Un ballo in maschera per la regia di

Damiano Micheletto. Nel marzo 2011 ha diretto Aida alla Royal Opera House, Covent Garden di Londra dove tornerà prossimamente con L’Elisir d’amore. Nell’ottobre 2008, con Cavalleria rusticana di Mascagni, nello storico allestimento di Liliana Cavani al Teatro Mikhailovskij di San Pietroburgo, è stato acclamato dalla critica come una rivelazione e nominato direttore ospite principale della seconda scena lirica pietroburghese. Nel 2007 ha fatto il suo debutto in Italia con l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, e da allora ha stabilito una regolare collaborazione con il teatro, mentre la stagione 2009/10 ha visto la consacrazione di una bacchetta


“eccezionalmente talentuosa” (come l’ha definita Enrico Girardi sul Corriere della Sera). Dirige regolarmente nei maggiori teatri e festival italiani, dalla Fenice di Venezia, al Maggio Musicale Fiorentino, al Rossini Opera Festival, dove ha debuttato nell’estate 2012 con Il Signor Bruschino. Nel 2011 ha debuttato al Festival di Glimmerglass negli Stati Uniti, dove è tornato per la direzione di una nuova produzione di Norma alla Washington National Opera. In Inghilterra ha diretto anche all’Opera North e alla Welsh National Opera, con la quale ha stabilito una collaborazione iniziata con una nuova produzione di Così fan tutte e proseguita con le nuove messe in scena di Anna Bolena e Roberto Devereux. Nel giugno 2014 è in programma il debutto all’Opéra National de Lyon e all’Opera Nazionale di Monaco di Baviera mentre nelle stagioni successive è già confermata la sua presenza all’Opéra National de Paris e all’Operhaus di Zurigo. Intensa anche l’attività sinfonica di Daniele Rustioni: oltre alla collaborazione con l’ORT, che lo ha visto impegnato nella trasferta alla Konzertsaal di Lucerna con il violinista Sergej Krylov lo scorso maggio, è ospite abituale dei Pomeriggi Musicali di Milano, dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. In Europa ha diretto l’Orchestra della Svizzera Italiana, la Filarmonica di Helsinki, la BBC Philharmonic, mentre nella prossima stagione debutterà con

l’Orchestra Filarmonica di Montecarlo e con la London Philharmonic. Ha registrato per Sony Classical l’album di Arie del basso Erwin Schrott con l’Orchestra Sinfonica della Radio Austriaca. Ha studiato presso il Conservatorio “Verdi” di Milano, diplomandosi in organo, pianoforte e direzione d’orchestra (con Gilberto Serembe). Si è perfezionato all’Accademia Musicale Chigiana di Siena con Gianluigi Gelmetti e alla Royal Academy of Music di Londra. Ha inoltre partecipato a masterclass con Gianandrea Noseda, ed è stato assistente di Antonio Pappano alla Royal Opera House, Covent Garden nell’ambito del progetto “Jette Parker Young Artists Programme”. Nell’aprile 2013 è stato proclamato “Best newcomer of the year” (miglior esordiente dell’anno) dagli International Opera Award di Londra (gli Oscar della Lirica).


NAREK HAKHNAZARYAN

Il violoncellista armeno Narek Hakhnazaryan è apparso sulla scena internazionale dopo aver vinto il Primo Premio e la Medaglia d’Oro al Concorso Čajkovskij nel 2011, colpendo fortemente l’illustre giuria presieduta da Sir Clive Gillinson, Mario Brunello, David

Geringas, Ralph Kirschbaum, Lynn Harrell e Krzysztof Penderecki. In seguito è stato ospite delle più prestigiose orchestre, tra cui la London Symphony Orchestra al Barbican Center, l’Orchestra del Teatro Mariinskj al Festival di Baden Baden, la Verdi di Milano sotto la direzione di Xian Zhang, la Tokyo Symphony Orchestra, la Moscow Philharmonic Orchestra e la Jerusalem Symphony, oltre ad essersi esibito in numerosi recital in tutta Europa e negli Stati Uniti, con tappe importanti alla Salle Pleyel di Parigi, al Kennedy Center di Washington, ai festival di MecklenburgVorpommern, di Verbier e al City of London Festival. Nella scorsa stagione ha debuttato con la Chicago Symphony Orchestra guidata da Ton Koopman (maggio 2012), con la Tonkünstler Orchestra per la conduzione di Vladimir Fedoseyev, ed è stato diretto da Valery Gergiev con la Rotterdam Philarmonic al Gergiev Festival e da Jaap van Zweden con la Dallas Symphony Orchestra. Ospite dei Wiener KammerOrchester, della NDR di Amburgo, della London Philarmonic, della BBC Scottish Symphony e della Seoul Philarmonic, ha fatto il suo debutto in aprile alla Scala di Milano per la direzione di Juraj Valčuha. Molto attivo anche in ambito cameristico, è stato invitato a esibirsi al Concertgebouw di Amsterdam, al Konzerthaus di Berlino, al Teatro Massimo Bellini di Catania, all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston e alle


Vancouver Recital Series. Per la stagione in corso ha in programma concerti con la Toronto Symphony, la Czech Philharmonic con Jiri Bělohlávek, l’Orchetra Nazionale dell’Estonia con Neeme Jaarvi e l’Orchestra Sinfonica di San Paolo. Tornerà inoltre a esibirsi con la Filarmonica della Scala e l’Orchestra del Teatro Mariinsky, entrambe dirette da Valery Gergiev. Tra i principali appuntamenti si annoverano anche recital alla Oji Hall di Tokyo, alla Wigmore Hall di Londra, alla Carnegie Hall di New York, oltreché al Festival di Ravinia. Nato nel 1988 a Yerevan, in Armenia, da una famiglia di musicisti (padre violinista

e madre pianista), si è formato da Zareh Sarkisyan presso la Scuola “SayatNova” di Yerevan e successivamente al Conservatorio di Mosca con Alexey Seleznyov. Ha poi frequentato lo Steans Institute for Young Artists di Ravinia ed ottenuto borse di studio dal Russian Performing Arts Fund “Rostropovich”, grazie alle quali ha potuto tenere concerti in Russia, Germania, Italia, Austria, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Turchia e Canada. Nel 2006 ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale “Aram Khachaturian” in Armenia e, nello stesso anno, il Concorso Internazionale Johansen per Giovani Musicisti (USA). Primo classificato dell’edizione 2008 delle Young Concert Artists International Auditions, ha debuttato nella Young Concert Artists Series alla Carnegie Hall di New York, e nel maggio 2012 al Lincoln Center di New York, partecipando al Concerto di Gala per Giovani Artisti con l’Orchestra di St. Luke. Narek Hakhnazarayan suona un violoncello David Tecchler del 1698 concessogli da Valentine Saarmaa, nipote del celebre liutaio Jacques Francais.


LUIGI DALLAPICCOLA

(Pistino, Istria 1904 – Firenze 1975) Piccola musica notturna, per orchestra (1954) durata 7 minuti circa

E’ una bella notte d’estate. Hanno le case alte le finestre aperte sull’ampia piazza del vecchio paese. Nel largo rettangolo deserto panche di pietra, siepi e acacie simmetriche disegnano le loro nere ombre all’arena bianca. Nello zenit, la luna, e sulla torre la sfera, l’orologio: illuminata. Io passeggio in questo vecchio paese solo, come un fantasma. Riprendendo la formulazione beethoveniana a proposito della Sesta Sinfonia, la “Pastorale”, Luigi Dallapiccola illustrò la sua Piccola Musica Notturna come “espressione del sentimento più che descrizione”; espressione del sentimento scaturente dalla lettura della bella poesia Noche de verano (Notte d’estate, nella traduzione di Carlo Bo, che Dallapiccola volle riportata nella partitura) di Antonio Machado, il grande poeta spagnolo nato a Siviglia nel 1875 e morto in Francia nel 1939, poco dopo la fuga da Barcellona caduta nelle mani dei franchisti segnando la fine dell’estrema

resistenza repubblicana. Un poeta “modernista”, cresciuto nella stagione decadentista ma arrivato rapidamente - le celebri Soledades, “Solitudini”, sono del 1903 - al dettato terso e misteriosamente evocativo, allo “sguardo profondo e misterioso” (Ruben Darìo) di poesie come questa, in cui sembra di veder riflesso, più che un profumato “notturno andaluso”, l’immaginario inquietante della pittura metafisica, con gli occhi vuoti delle finestre dallo stagliarsi geometrico dei caseggiati su piazze deserte, di notte. Machado poeta molto caro a Dallapiccola, come dimostrano le Quattro liriche nelle due versioni per soprano e pianoforte (1948) e per soprano e orchestra da camera (1964). La pagina fu scritta alla metà degli anni Cinquanta, per assecondare una richiesta di Hermann Scherchen che desiderava un pezzo breve da presentare in occasione del IX congresso mondiale della Fédération Internationale des Jeunesses Musicales ad Hannover. Sono noti i legami di stima ed amicizia fra Dallapiccola e Scherchen che era stato il primo direttore di rango internazionale


a proporre in sedi illustri la musica del maestro istriano-fiorentino (e aveva diretto la prima assoluta del Prigioniero). All’occasione celebrativa e festosa è forse da attribuirsi il riferimento mozartiano alla celeberrima Eine kleine Nachtmusik pur nella diversità dell’atmosfera evocata, perché alla solarità - ancorché di Nachtmusik - della serenata mozartiana si contrappone il timbro realmente notturno della pagina di Dallapiccola. Nell’orchestra tradizionale con i legni a due viene ritagliato uno spazio per la celesta, per l’arpa e per un abbondamente schieramento di percussioni (xilofono, piatti, piatto piccolo, tam-tam piccolo e grande, tamburo militare, grancassa, campane tubolari). Ciò ha indotto molti commentatori ad accostare il pezzo alla celeberrima Musica di Béla Bartók, anche per l’evidenza di alcuni non secondari particolari della scrittura (si confrontino proprio le battute iniziali con l’incipit affidato alle viole e in ritmo di 9/8 in ambedue i casi). Non è più questa, oramai alla metà degli anni Cinquanta, una fase bartokiana della vicenda creativa di Dallapiccola: “e però le analogie osservate avvisano in qualche modo d’una disposizione dallapiccoliana al ‘notturnino’, all’epifania della materia” (Sandro Perotti) che potrebbe rappresentare un perdurante retaggio bartokiano del suo comporre, mentre altri commentatori, come John Waterhouse, insistendo sul carattere profondamente lirico del lavoro, vedono nella Piccola Musica Notturna di Luigi Dallapiccola

addirittura la “controparte dodecafonica” della Berceuse élégiaque di Ferruccio Busoni. La composizione della Piccola Musica Notturna si situa in un momento di particolare tensione creativa e riflessione acuminata e anche dolorosa sulla propria opera. Una situazione legata soprattutto alle critiche rivoltegli in quegli anni da custodi particolarmente intransigenti dell’ortodossia dodecafonica. Forse per questo Dallapiccola fu particolarmente puntiglioso nel difendere la configurazione rigorosamente seriale del lavoro. L’analisi del processo elaborativo particolarmente sottile e sofisticato a cui è sottoposta la serie originaria (e una seconda derivante per trasposizioni rette e inverse dai primi tre suoni) secondo i canoni ben noti (desunti dal secolare pensiero contrappuntistico) di riproposizione del materiale (originale, inverso, retrogrado, inverso-retrogrado) ha indotto altri esegeti a ravvisare in questa pagina il definitivo aggancio del pensiero musicale di Dallapiccola ad Anton Webern. Non certo a torto: ma forse questo significa, appunto, sottostimare non solo il senso di ciò che anche qui porta comunque Dallapiccola a perseguire una resa comunicativa, ritagliando nelle sequenze seriali tutti i possibili squarci melodici (melos alla Dallapiccola s’intende, “ora forte e aspro, ora liricamente disteso e contemplativo, sidereo e dolcissimo” secondo Armando Gentilucci, comunque una “via italiana”, come ebbe spesso a dire il compositore


stesso), ma anche la proiezione verso un altrove dalla musica, però risolventesi in musica, che il richiamo alla poesia di Machado implica. Ne esiste anche una versione per complesso da camera scritta nel 1960 1961 e dedicata “agli amici del Queen’s College”, l’università nello stato di New York in cui Dallapiccola fu docente e poi visiting professor. Elisabetta Torselli

ROBERT SCHUMANN

(Zwickau 1810 – Bonn 1856)

Concerto in la minore per violoncello e orchestra op.129 durata 23 minuti circa

Un'opera della crisi, il Concerto in la minore op.129 di Robert Schumann. Crisi non soltanto di un compositore che sta progressivamente smarrendo la ragione, ma di un'intera epoca. Di una generazione di artisti (i romantici) che, totalmente protesi verso il futuro, sognano sovvertimenti epocali, cataclismi e barricate anche in musica. E che tuttavia non hanno ancora metabolizzato il passato (leggi Beethoven), con cui intrattengono una relazione conflittuale, di soggezione psicologica. Se ne sentono allo stesso tempo continuatori ed epigoni. Ne accettano la gravosa eredità formale e spirituale, eppure vorrebbero sbarazzarsene per lasciare libero sfogo alla vagheggiata "musica dell'avvenire". La dialettica tra deferenza verso la tradizione e volontà di rinnovamento lacera la coscienza artistica del musicista di pieno Ottocento, schizofrenico per necessità etica e scelta artistica. Per esempio la produzione schumanniana, nella quale l'anelito all'assoluto e l'altezza dei propositi fanno sempre i conti con i limiti dell'umano, con cui per forza di cose devono raggiungere compromessi tanto dolorosi quanto inevitabili.


Prendiamo questo Concerto per violoncello e orchestra, scritto nell'ottobre 1850 a Düsseldorf, dove il compositore si era di recente trasferito, da Dresda, per assumervi l'incarico di direttore dei concerti. Motivazioni e circostanze che portarono alla stesura della partitura ci sono ignote: sappiamo solo che venne concepita in pochissimi giorni, poco prima della Sinfonia Renana; niente invece riguardo a un eventuale dedicatario o a una prospettiva immediata di esecuzione - la prima di cui si ha notizia risale addirittura al 1860: sei anni dopo la pubblicazione, quattro dopo la morte dell'autore. Perciò ogni discorso sull'op.129 non può che concentrarsi sulle sue ragioni interne, in particolare sul rapporto tra morfologia e contenuto, nodo cruciale dell'estetica romantica che sarà causa di molto cruccio perfino per l'apollineo Mendelssohn, figurarsi per il travagliato Schumann. Il fatto è che scrivere una sinfonia o un concerto dopo Haydn-Mozart-Beethoven implicava un impegno costruttivo non indifferente che da una parte, anche per non deludere le attese dell'uditorio, rispettasse le strutture codificate, dall'altra le superasse in maniera tale da conseguire maggior unitarietà e compattezza. Dunque, mentre generalmente in epoca classica nessun vincolo, a parte quello tonale, teneva legati i movimenti di una sinfonia o di un concerto, nel romanticismo si sperimentano diverse possibilità di saldatura. La più ingenua consiste semplicemente nell'accostare i movimenti,

sopprimendo le cesure intermedie; la più meditata, nell'instaurare tra l'uno e l'altro una fitta rete di rimandi tematici. Nell'op.129 Schumann percorre entrambe le strade: sviluppa, cioè, da un materiale musicale assai semplice tre movimenti che si susseguono senza soluzione di continuità. L'intera partitura è sintetizzata nell'incipit orchestrale, pochi accordi dove già si può riconoscere l'ossatura melodica e armonica di quel motivo generoso, cantabile, palpitante, disegnato con tratto libero e ampio, intorno a cui il Concerto prende corpo, essendo sia il tema principale del movimento d'apertura («Nicht zu schnell», non troppo veloce), sia il collante dei due successivi. Ricompare difatti, carico di tensione, nell'episodio di raccordo tra secondo e terzo, riaffiorando poi sovente nel corso di quest'ultimo («Sehr Lebhaft», molto vivace), l'unico a richiedere al violoncello lo smalto di una tecnica brillante, spettacolare. Giacché nel resto della partitura il virtuosismo c'è ma non emerge troppo, dissimulato in una scrittura incline piuttosto al lirismo che alle dimostrazioni di bravura. Basti ascoltare il soliloquio centrale («Langsam», lento), un Lied di dimensioni quasi aforistiche, intenso e accorato sui pizzicati orchestrali d'accompagnamento, che trova il modo di aprirsi a una polifonia di doppie corde memore delle Suites violoncellistiche di Bach. Ciò detto riguardo all'architettura globale, va comunque notato come, sul piano dialettico e dei rapporti di forza


tra solista e orchestra, il Concerto non sia del tutto tale, poiché gli fa difetto, per l'appunto, proprio l'elemento concertante che, dato il nome e considerate le consuetudini del genere, dovrebbe invece essere lavorato a dovere. Viceversa, eccetto che nell'ultimo tempo, scarseggiano le occasioni di confronto fra violoncello, assolutamente predominante, e compagine sinfonica, vincolata a una funzione di mero accompagnamento. E' un tratto caratteristico del tardo stile concertistico schumanniano (come si vede anche nella Fantasia op.131 per violino e nell'Introduzione e Allegro per piano op.134), che potrebbe anche venire letto, alla luce della biografia, quale riflesso del perturbamento psicologico dell'ultimo Schumann. Un uomo che sta progressivamente tagliando i ponti con il mondo circostante, in grado di dar retta solo a se stesso, alle proprie nevrosi, manie, allucinazioni. Gregorio Moppi

GIUSEPPE MARTUCCI

(Capua 1856 - Napoli 1909)

Notturno n.1 per orchestra op.70 durata 7 minuti circa

Nell’Italia della seconda metà dell’800 il nome di Giuseppe Martucci – insieme a quelli del pianista Giovanni Sgambati, allievo di Liszt, e dell’organista Marco Enrico Bossi – si lega al tentativo di risvegliare la musica strumentale da oltre un secolo di letargo durante il quale, nella penisola, aveva signoreggiato il melodramma. Tuttavia, proprio mentre Martucci si sta formando, anche questa gloriosa tradizione comincia a languire: Verdi rimane l’unico operista di rilievo su piazza, anche se la sua attività si è notevolmente diradata dopo gli anni Cinquanta e per trovargli un erede degno si dovrà attendere Giacomo Puccini, a fine secolo. Nel frattempo, perciò, essendo meno presidiati i bastioni operistici ma avendo il pubblico italiano non minor desiderio di musica che in passato e, al contempo, manifestando più curiosità per quanto di nuovo accade oltralpe, ritorna a farsi viva sulla scena nazionale la musica da camera e per orchestra. Difatti, verso gli anni dell’Unità, in diverse città italiane cominciano a fiorire “Società del Quartetto” (a Firenze nel 1861, a Napoli nel 1862, a Milano nel 1864) con la finalità di divulgare il


repertorio strumentale del romanticismo austro-tedesco. Proprio a tale repertorio guardano i compositori come Martucci: il loro obiettivo è far recuperare alla musica italiana il tempo perduto, aggiornarne linguaggio, forme, contenuti espressivi. Liszt e Wagner, ossia i compositori più avanzati dell’epoca, ne guidano i passi (Martucci, assai lodato da Liszt come virtuoso della tastiera e compositore, nel 1888 dirige a Bologna la prima italiana del Tristano e Isotta), ciononostante sono soprattutto Beethoven e il primo romanticismo, quello di Schumann, Mendelssohn, Chopin, a ispirarne la produzione maggiore. Cosicché, alla resa dei conti, la posizione storica di questi pionieri risulta ambigua: senza dubbio innovatori rispetto alla costume melodrammatico imperante in Italia, però innovatori concentrati su modelli datati e che dunque, in prospettiva europea, non possono che apparire inattuali. Ecco, forse, una delle ragioni per cui Martucci, dopo la morte, è sparito poco a poco dal repertorio concertistico. Una sua recente, minima reintegrazione la si deve a Riccardo Muti. Unico pezzo a scampare all’oblio del proprio autore è stato il Notturno op.70 n.1, scritto nel 1891 per pianoforte assieme a una composizione gemella e poi orchestrato. E’ un piccolo, ispirato idillio lirico, una carezza affettuosa già presaga di morbide sinuosità pucciniane che, non appena sembra voler azzardare tenerezze più ardimentose, si raffrena. Gregorio Moppi

FELIX MENDELSSOHNBARTHOLDY

(Amburgo 1809 – Lipsia 1847)

Sinfonia n.1 in do minore op.11 durata 37 minuti circa

L’autografo della Sinfonia in do minore di Felix Mendelssohn reca sul frontespizio l’indicazione di Sinfonia n.13; nessuna migliore dimostrazione della straordinaria precocità di un compositore che nel 1824, a soli quindici anni, poteva vantare già al suo attivo dodici sinfonie per archi. Fu solo con la pubblicazione a stampa, realizzata nel 1828 dall’editore Schlesinger di Berlino, che la Sinfonia n.13 acquistò il numero 1; il compositore ritenne insomma di dover “promuovere” la partitura da ultima delle opere giovanili a prima delle opere mature. E in effetti la Sinfonia dovette godere di una sicura considerazione da parte dell’autore; dopo la prima esecuzione, avvenuta a Berlino nel novembre 1824, lo stesso Mendelssohn ripropose l’opera a Londra nel 1829, sostituendo però il Menuetto del terzo movimento con una trascrizione orchestrale dello Scherzo dell’Ottetto op.20. Tuttavia l’esatto ruolo della partitura nel complesso dell’opera di Mendelssohn rimane comunque ambiguo. Per alcuni aspetti essa rappresenta ancora la continuità con il passato. La formazione di Mendelssohn, avvenuta sotto la


guida di insegnanti tendenzialmente “conservatori” – fra cui spiccava Zelter, il consigliere musicale di Goethe - si sviluppò nel culto di Mozart, echi del quale traspaiono nelle sinfonie infantili; solo negli anni dell’adolescenza il compositore aprì i propri interessi al mondo musicale contemporaneo, prestando attenzione alle opere di Beethoven, Schubert, Weber. Nel 1824 questo travaglio si era già compiuto, ma lo stile del giovane autore non era ancora del tutto affrancato dai retaggi del passato. D’altra parte si avverte nettamente nell’op.11 l’impronta personale dell’autore; e soprattutto la composizione è “pensata” come un’opera più ambiziosa che non le sinfonie per archi; vale a dire che prevede l’impiego di una orchestra sinfonica completa, ed è destinata non già all’intrattenimento di un’udienza domestica, ma a un vasto pubblico. Queste maggiori ambizioni trapelano già dall’Allegro di molto iniziale, dominato da uno slancio di chiara ascendenza weberiana, nel vigoroso tema iniziale, come nella coda dell’esposizione; il do minore non vuole avere nessuna implicazione “fatalistica”, e la scrittura orchestrale tende anzi verso una brillantezza coloristica, cui si contrappongono i giochi dei fiati. La padronanza della forma non nasconde qualche squilibrio: lo sviluppo è infatti un poco dimesso rispetto alle dimensioni della coda. L’Andante si dipana in una serena successione di melodie, che vengono

riproposte con eleganti variazioni, soprattutto nell’accompagnamento. Segue il Minuetto, nell’inconsueto metro di 6/4; si tratta del movimento più “mozartiano”, con un Trio affidato ai fiati, sull’accompagnamento sommesso degli archi; la transizione alla ripresa del Minuetto avviene con l’intervento dei timpani, circostanza che riporta al modello della Quinta Sinfonia di Beethoven. Il Finale è eterogeneo ma di sicuro effetto: i due temi sono nettamente contrastanti: una agitata frase degli archi e una dolce melodia del clarinetto accompagnata in “pizzicato”; la sezione dello sviluppo è occupata da vasto fugato; e ancora un fugato troviamo nella coda, prima della sorprendente conclusione in maggiore, improntata a un ottimismo entusiastico e realmente giovanile. Arrigo Quattrocchi


COMUNICAZIONI PER GLI ABBONATI INFO POINT NEL FOYER

A partire da questa stagione è allestito permanentemente nel foyer del Teatro Verdi (subito a sinistra entrando) un punto informazioni riservato ai nostri abbonati. Li potrete lasciare dei commenti o inoltrare delle richieste. Se avete cose da comunicarci siamo pronti ad ascoltarvi. Noi comunque avremo sempre qualcosa da dirvi. Fermatevi. E’ possibile inoltre comunicare con l’ORT - al telefono 055 23 40 710 (interno 3) - mail ortstampa@orchestradellatoscana.it UNA CENA PER PLAY IT!

Sempre più vicina la terza edizione di Play It! che si svolgerà dal 26 al 29 marzo nel nostro Teatro Verdi. Quattro grandi serate, 20 autori compositori protagonisti, molte le commissioni e tante le prime esecuzioni assolute. Queste le coordinate di un’edizione che si annuncia quanto mai interessante. Per sostenere l’iniziativa è stata organizzata per l’8 febbraio una “Cena in scena” direttamente sul palcoscenico del Verdi. Il costo di partecipazione è fissato in 120,00 euro a persona e l’invito è aperto a tutti coloro che con la loro presenza vorranno sostenere materialmente la realizzazione delle nuove opere commissionate. Per maggiori informazioni si può chiamare il numero 055 234 27 22 oppure scrivere una mail a sviluppo@orchestradellatoscana.it

E’ TORNATO PASS TEATRI

Anche nel 2014 si conferma il re degli abbonamenti teatrali. La formula è quella consueta di 6 spettacoli da scegliere in un bouquet di ben 54, presentato da 18 teatri dell’area fiorentina. Il prezzo è rimasto ancora una volta inalterato a 48,00 euro (8,00 per ciascuno spettacolo) a ribadire il valore di promozione socio-culturale dell’iniziativa. Anche l’ORT è presente con tre proposte. Trovate in distribuzione gratuita al Teatro Verdi il libretto con tutte le informazioni, che sono comunque disponibili anche all’indirizzo www.firenzedeiteatri.it Ricordiamo inoltre che fino all’8 aprile è sempre possibile a abbonarsi alla stagione dell’ORT con la formula “Fai da te”, a partire da un minimo di 5 concerti. Prezzi a partire da 13,00 euro a biglietto.


SEGUITECI ANCHE QUANDO NON SIETE IN TEATRO

CON L’OCCHIO DI PINTEREST

SITO INTERNET

Qui sono raccolte tutte le informazioni che riguardano l’Orchestra della Toscana. Trovate il calendario, le news con gli aggiornamenti, le anticipazioni, le foto gallery ed i dettagli di tutte le nostre iniziative. E’ anche il punto di partenza per i nostri canali social (Facebook, Twitter, You Tube e Pinterest). Si possono scaricare materiali informativi ed inviti ad iniziative speciali: www.orchestradellatoscana.it

IL PROGRAMMA E’ SU ISSUU

Tutti i programmi di sala, come questo che state leggendo, vengono pubblicati con qualche giorno di anticipo sul portale Issuu a questo indirizzo: issuu.com/orchestradellatoscana Chi vuole può dunque prepararsi all’ascolto in anticipo e comodamente da casa. Il link è disponibile anche nel nostro sito internet, dove è possibile trovare i programmi di tutti i concerti passati.

Proviamo a raccontare l’ORT - e tutto quello che ci sta intorno - anche attraverso le bacheche di Pinterest. Attraverso questo social network “delle ispirazioni” dedicato alla condivisione di fotografie, descriviamo per immagini il mondo che gira intorno alla nostra attività. C’è lo sguardo suggestivo e originale di Marco Vanchetti sul Teatro Verdi, il bellissimo quartiere che ci ospita - S.Croce -, i backstage e tutta la nostra grafica. Venite a trovarci, vi piacerà. www.pinterest.com/ortpin

GALLERIE FOTOGRAFICHE

Molto spesso documentiamo i nostri appuntamenti e la vita dell’Orchestra con ricche rassegne fotografiche. Trovate le Foto Gallery sia sul sito internet (con un piccolo archivio storico) che nella nostra pagina Facebook (aggiornata questa giorno per giorno).


L’Orchestra della Toscana si è formata a Firenze nel 1980 per iniziativa della Regione Toscana, della Provincia e del Comune di Firenze. Nel 1983, durante la direzione artistica di Luciano Berio, è diventata Istituzione Concertistica Orchestrale per riconoscimento del Ministero del Turismo e dello Spettacolo. Composta da 45 musicisti, che si suddividono anche in agili formazioni cameristiche, l’Orchestra realizza le prove e i concerti, distribuiti poi in tutta la Toscana, nello storico Teatro Verdi (di cui è proprietaria), situato nel centro

di Firenze. Le esecuzioni fiorentine sono trasmesse su territorio nazionale da Radio Rai Tre e da Radio Toscana Classica. Interprete duttile di un ampio repertorio che dalla musica barocca arriva fino ai compositori contemporanei, l’Orchestra della Toscana riserva ampio spazio a Haydn, Mozart, tutto il Beethoven sinfonico, larga parte del barocco strumentale, con una particolare attenzione alla letteratura meno eseguita. Accanto ai grandi capolavori sinfonicocorali si aggiungono i Lieder di Mahler,


le pagine corali di Brahms, parte del sinfonismo dell’Ottocento con una posizione di privilegio per Rossini. Una precisa vocazione per il Novecento storico, insieme a una singolare sensibilità per la musica d’oggi, caratterizzano la formazione toscana nel panorama musicale italiano. Ospite delle più importanti Società di Concerti italiane, si è esibita con grande successo al Teatro alla Scala di Milano, al Maggio Musicale Fiorentino, al Comunale di Bologna, al Carlo Felice di Genova, all’Auditorium “Giovanni Agnelli” del Lingotto di Torino,

all’Accademia di S. Cecilia di Roma, alla Settimana Musicale Senese, al Ravenna Festival, al Rossini Opera Festival e alla Biennale di Venezia. Numerose le sue apparizioni all’estero a partire dal 1992: più volte nei teatri della Germania, del Giappone, del Sud America, e poi a Cannes, Edimburgo, Hong Kong, Madrid, New York, Parigi, Salisburgo, Strasburgo. Incide per Emi, Fonè, Agorà, Ricordi, Bongiovanni, e VDM Records


VIOLINI PRIMI

Daniele Giorgi * Andrea Tacchi * Paolo Gaiani ** Angela Asioli Patrizia Bettotti Gabriella Colombo Francesco Di Cuonzo Marian Elleman Marco Pistelli

FLAUTI

Fabio Fabbrizzi * Michele Marasco * OBOI

Alessio Galiazzo * Flavio Giuliani * CLARINETTI

Marco Ortolani * Antonio Duca

VIOLINI SECONDI

Chiara Morandi * Chiara Foletto ** Stefano Bianchi Marcello D’Angelo Alessandro Giani Carmela Panariello Susanna Pasquariello

FAGOTTI

VIOLE

TROMBE

Stefano Zanobini * Pier Paolo Ricci ** Caterina Cioli Elena Favilla Alessandro Franconi VIOLONCELLI

Luca Provenzani * Andrea Landi * Enrico Ferri ** Stefano Battistini Giovanni Simeone

Paolo Carlini * Umberto Codecà * CORNI

Andrea Albori * Paolo Faggi * Donato De Sena * Guido Guidarelli * TIMPANI

Morgan M.Tortelli * PERCUSSIONI

Giacomo Riggi CELESTA

Antonino Siringo * ARPA

CONTRABBASSI

Gianpietro Zampella * Amerigo Bernardi * Luigi Giannoni **

*prime parti **concertino

Cinzia Conte * ISPETTORE D’ORCHESTRA E ARCHIVISTA

Alfredo Vignoli


I PROSSIMI APPUNTAMENTI

PATRICIA KOPATCHINSKAJA direttore e violino Beethoven

Romanza n.1 in sol maggiore per violino e orchestra op.40 Mozart

Concerto n.4 in re maggiore per violino e orchestra K.218 Mansurian

Romance per violino e orchestra Beethoven

Sinfonia n.3 in mi bemolle maggiore op.55 ‘Epica’

30

Prevendita

Biglietteria del Teatro Verdi via Ghibellina 97 | Firenze tel. 055 212320

GENNAIO giovedì ore 21.00

5

FEBBRAIO mercoledì ore 21.00

MICHELE CAMPANELLA concertatore e pianoforte musiche di Mozart, Brahms

20

FEBBRAIO giovedì ore 21.00

ASHER FISCH direttore e pianoforte musiche di Mozart, Schönberg, Mahler


SOSTENENDO L’ORT SARÀ TUTTA UN’ALTRA MUSICA

Crediamo che la cultura rappresenti un volano di sviluppo del territorio, arricchisca la società e assicuri la crescita consapevole delle nuove generazioni. Siamo convinti che la musica possa nutrire lo spirito e il corpo, che contribuisca a far crescere le nuove generazioni attraverso un ascolto consapevole dell’affascinante mondo musicale in cui viviamo, un mondo in continua trasformazione. La nostra proposta musicale è rivolta a tutti e suggerisce una libertà di ascolto che spazia nel tempo, dal passato al presente. Lavoriamo con impegno e passione perchè siamo convinti che con una musica intelligente e bella si possa vivere meglio. Cerchiamo amici disposti a condividere il nostro lavoro, affiancandoci nel percorso e sostenendoci nella nostra visione di una città più armoniosa. Il tuo contributo potrà arricchire l’attività e i progetti di formazione e di educazione all’ascolto rivolti ai più giovani.

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Sul sito www.orchestradellatoscana. it è possibile scoprire tutti i vantaggi riservati ai nostri sostenitori. Il proprio contributo può essere comodamente donato con bonifico bancario sul conto corrente IBAN IT 75 S061 6002 8001 0000 0010 505

E anche per le aziende che vorranno essere partner dell’ORT, saremo lieti di costruire le opportunità migliori. Inoltre destinando il 5 PER MILLE all’Orchestra della Toscana si potrà contribuire ai progetti didattici, alle iniziative scolastiche e provinciali organizzate dall’ORT: basta mettere la propria firma nell’apposito spazio della dichiarazione dei redditi riservato e riportare il codice fiscale della nostra fondazione: 01774620486 Ufficio sviluppo sviluppo@orchestradellatoscana.it


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Via Verdi, 5 - 50122 Firenze tel.1 (+39) 055 2342722 | 2340710 fax (+39) 055 2008035 www.orchestradellatoscana.it Segreteria info@orchestradellatoscana.it

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Via Ghibellina, 99 - 50122 Firenze Biglietteria Via Ghibellina 97 - 50122 Firenze orari dal lun al sab 10-13 e 16-19 festivi chiuso tel. (+39) 055 212320 fax. (+39) 055 288417 www.teatroverdionline.it info@teatroverdionline.it

IMPAGINAZIONE

Mattia Vegni FOTO

Ruth Crafer (copertina, 7, 8) Marco Borrelli (5, 18, 19, 22) Marco Borggreve (21) STAMPA

Nuova Grafica Fiorentina (Firenze)


LA MUSICA FORTE DELL’ITALIA F E ST I VA L

I I I E DI Z ION E

26-27-28-29 MARZO 2014 2014 27-28-29 MARZO FIRENZE FIRENZE

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Programma Rustioni | Hakhnazaryan  

Direttore Daniele Rustioni | Violoncello Narek Hakhnazaryan | Firenze | Teatro Verdi | 22 gennaio 2014. Si esegue anche a Siena (17) Arezzo...

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