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2013/14

XXXIII stagione concertistica

daniel KAWKA direttore

GLORIA CAMPANER pianoforte


Direttore generale

Marco Parri

Direttore servizi musicali

Paolo Frassinelli

Direttore comunicazione

fondazione orchestra regionale toscana

Riccardo Basile

Ufficio sviluppo e fundraising

Elisa Bonini

Amministrazione Consiglio di Amministrazione Claudio Martini Presidente Daniela Misul Vicepresidente Marco Bertini Marta Blasi Stefanelli Ricciotti Corradini Rita Cucè Alda Giannetti Giancarlo Nutini Giulio Cesare Ricci Adriano Tintori Riccardo Zucconi Collegio dei Revisori dei Conti Roberto Giacinti Presidente Rino Cacciamani Paolo Formichi

Simone Grifagni Cristina Ottanelli

Ufficio del personale

Patrizia Brogioni Andrea Gianfaldoni Segreteria

Stefania Tombelli | Direzione Generale Tiziana Goretti | Direzione Artistica Ambra Greco | Area Comunicazione Simona Capristo | Play It! Servizi tecnici Orchestra

Francesco Vensi Angelo Del Rosso

Ospitalità e sala Teatro Verdi

Fulvio Palmieri Paolo Malvini In ottemperanza alla Legge 122/2010 ex art.6, comma 2, i Consiglieri di Amministrazione non percepiscono alcun emolumento fatto salvo un gettone di € 30,00 lordi per le riunioni a cui i Consiglieri partecipano oltre all’eventuale rimborso delle spese di viaggio per coloro che risiedono fuori sede.

Palcoscenico Teatro Verdi

Alfredo Ridi Walter Sica Carmelo Meli Sandro Russo Alessandro Goretti


XXXIII stagione concertistica direttore artistico direttore principale direttore ospite principale

Giorgio Battistelli Daniel Kawka Daniele Rustioni


Daniel Kawka direttore

Gloria Campaner

Franz Schubert/ Anton Webern Deutsche Tänze vom Oktober (1824)

pianoforte

Robert Schumann

Concerto in la minore per pianoforte e orchestra op.54 Allegro affettuoso Intermezzo – Andantino grazioso Allegro vivace

***

Franz Schubert

Sinfonia n.5 in si bemolle maggiore D.485

Martedì 7 gennaio 2014

Firenze, Teatro Verdi ore 21.00 concerto trasmesso in differita su

Mercoledì 8 gennaio 2014

Arezzo, Auditorium Fiere e Congressi ore 21.15 Giovedì 9 gennaio 2014

Piombino, Teatro Metropolitan ore 21.00

Allegro Andante con moto Minuetto. Allegro molto - Trio Allegro vivace


DANIEL kawka

Dal giugno 2011 è direttore principale dell’Orchestra della Toscana. È uno dei più richiesti direttori d’orchestra francesi sia per il grande repertorio che per la musica del XX secolo e la musica d’oggi. Ospite delle più prestigiose orchestre europee, tra cui Orchestre Philharmonique de Radio-France, Orchestre National de Lyon, de Lille, des Pays de la Loire, Orchestre National de France, Orchestra Nazionale Russa, Orchestre Philharmonique de Liège, Orchestra Sinfonica di Varsavia, Orchestre de la Suisse Romande, Orchestra Nazionale della Rai di Torino, Ensemble Intercontemporain, London Sinfonietta.

Direttore principale presso la Filarmonica di San Pietroburgo, la sua attività lo ha condotto a dirigere le grandi formazioni sinfoniche in diverse tournée in Russia. Direttore musicale dell’Ensemble Orchestral Contemporain, nel 2003 ha fondato il Festival Philharmonique, orchestra sinfonica che lavora sulle grandi opere classiche, romantiche e moderne, coprendo così un periodo che va dal XVIII al XXI secolo. Il repertorio di Kawka, molto vasto, comprende opere liriche, sinfoniche e corali: costante la sua collaborazione con importanti gruppi corali, come il New London Choir, Maîtrise de Radio


France, i Nuovi Solisti di Stoccarda, Ensemble Synergy Vocals. Invitato dai più grandi teatri d’opera ha diretto recentemente con grande successo, Divorzio all’italiana di Giorgio Battistelli al Teatro dell’Opera di Bologna nel giugno 2013, e lo scorso ottobre Ring di Richard Wagner in commemorazione del bicentenario della nascita del compositore tedesco. Kawka è uno dei pochi direttori d’orchestra francesi, insieme a Pier Boulez, ad affrontare questo grande ciclo wagneriano. Negli ultimi anni è stato conduttore delle opere liriche più importanti, alle quali si aggiungono i grandi affreschi romantici come il Requiem di Verdi, il Deutsche Requiem di Brahms, la Sinfonia Resurrezione di Mahler, Roméo et Juliette di Berlioz, nonché le sinfonie di Beethoven, Debussy, Bruckner e Šostakovič. Tra le opere liriche ricordiamo le più recenti, tra queste Il Vascello fantasma di Wagner, The Turn of the screw di Britten, Don Giovanni di Mozart, Wozzeck di Berg, Il Castello di Barbablu di Bartók, San Francesco di Messiaen, Parsifal di Wagner, Le Vase de parfums di Suzanne Giraud, con l’allestimento e il libretto di Oliver Py. È in programma per il prossimo aprile Pelléas et Mélisande di Debussy, la registrazione di due grandi cicli di lieder mahleriani accompagnando la voce solista del baritono Vincent Le Texier e due Concerti per pianoforte di Ravel a

capo dell’orchestra OSE. Daniel Kawka fa parte di quella generazione di direttori d’orchestra per i quali la “specializzazione” è solo un mezzo ulteriore di approfondimento stilistico e la nozione d’epoca sparisce a favore di un approccio più illuminato all’insieme delle opere. Questa commistione di repertori, con una predilezione tuttavia per la musica francese, italiana e tedesca dà un’idea della vastità del territorio musicale percorso da Kawka a capo di grandi formazioni sinfoniche e liriche, con le quali collabora regolarmente in veste di direttore ospite.


gloria campaner

Si accosta al pianoforte a soli 4 anni come un gioco. Gioco che diventa una passione, prima con il diploma, e poi con il perfezionamento alla scuola di Arturo Benedetti Michelangeli con Bruno Mezzena. Presto crescono e si sviluppano nuovi interessi: dalla danza contemporanea al jazz (tournée con Franco D’Andrea, 2008) fino alla musica da camera, attività destinata a occupare un ruolo importante nel percorso musicale di Gloria Campaner. La formazione prosegue presso la scuola russa

grazie a Kostantin Bogino e con il perfezionamento alla Hochschule für Musik di Karlsruhe sotto la guida di Fany Solter. Si afferma nei primi concorsi inaugurando una serie di premi che successivamente si arricchirà di numerose e significative conferme internazionali. Dopo la vittoria dell’International Ibla Grand Prize nel 2009 e il Premio Speciale Prokof ’ev, debutta nel 2010 negli Stati Uniti con una tournée che la conduce alla Carnegie Hall di New York. Nello stesso anno conquista la Medaglia d’Argento al Concorso Internazionale Paderewsky (Los Angeles) e i premi speciali Jan Paderewski e Frédéric Chopin. L’attività pianistica si allarga come solista nei principali festival d’Europa, Asia, Africa e Sud America (Eilat Music Festival, Oxford International Music Festival, IKIF New York City), e in Italia: MiTo, Società dei Concerti di Milano, Concerti del Quirinale di Radio3, Ravello Festival, Festival Uto Ughi, Orchestra Nazionale della Rai, e all’estero con la Filarmonica di Varsavia, la Disney Hall di Los Angeles, la Keyaky Hall di Tokyo, l’NCPA di Pechino, la Salle Cortot di Parigi, la Wiener Saal di Salisburgo, e l’Orchestra della Svizzera Italiana. Collabora con i solisti della Stuttgart Radio Symphony Orchestra e della Filarmonica della Scala, con Johannes Moser, Ivri Gitlis, Marcello


Abbado e Sergey Krylov. Artista ufficiale ‘Steinway & Sons’, nel 2009 viene nominata Ambasciatore Europeo della Cultura per il 2010/11 all’interno del progetto culturale ‘Piano: Reflet de la Culture Européenne’. Successivamente partecipa alla ‘Giornata Internazionale della Donna’ invitata da Giorgio Napolitano, per essere poi, lo scorso ottobre, ospite della Salle Cortot a Parigi per il recital di apertura della stagione. A gennaio è uscito per EMI il suo primo CD dedicato a Schumann e Rachmaninov, Piano Poems. Attualmente sta lavorando ad un suo progetto discografico ideato intorno al compositore Wolfgang Rihm e alla sua scuola con nuove opere commissionate

e dedicate a lei. Sempre nel 2013 Gloria Campaner ha debuttato con molto successo di pubblico e di critica con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Valcuha nel Concerto n.2 di Rachmaninov) e al Festival di Brescia e Bergamo, in California, e a Parigi è stata Artist in Residence presso l’Istituto di Cultura Italiano nell’ambito del progetto “Le Promesse dell’Arte”. Prossimamente sono in programma recital in Brasile, concerti al Transatlantyk Film & Musik Festival, un tour con Sergej Krylov e la Martinu Philharmonic, un tour negli Stati Uniti e, per la musica da camera, le collaborazioni con Anna Tifu e con i solisti della Royal Concertgebouw.


Franz Schubert

(Liechtenthal, Vienna 1797 – Vienna 1828)

Anton Webern

(Vienna 1883 – Mittersill, Salisburgo 1945)

Deutsche Tänze vom Oktober (1824) durata 9 minuti circa

Razionalismo estremo, esasperazione solipsistica, fulminante tensione strutturale caratterizzano l’ascetica figura di Anton Webern, artista progressista che il grande pubblico suole considerare come uno dei più temibili spauracchi della musica del secolo passato, insieme ai ‘compari’ Schönberg e Berg. Webern fu il più avanzato tra gli allievi di Schönberg: il radicalismo con cui utilizzò il metodo di comporre con dodici suoni (dodecafonia) ideato dal maestro e l’icastica concisione aforistica dei suoi pezzi avrebbero trovato piena comprensione solo dopo la sua morte, a partire dagli scritti di René Leibowitz (Schoenberg et son école, 1947; Qu’est-ce que la musique de douze sons?, 1948;

Introduction à la musique de douze sons, 1949) e Pierre Boulez (Schoenberg è morto, 1952). Sulla ferrea coerenza del serialismo weberniano, fortemente impregnato di misticismo, e sulla sua concezione di una musica libera dalle prevaricazioni del soggetto creatore perché matematicamente regolata in ogni suo aspetto, e dunque oggettiva, si fonderà l’avanguardia sviluppatasi nelle seconda metà del Novecento, la cosiddetta “Nuova Musica”, che avrà il suo quartier generale ai corsi estivi di Darmstadt. Weber era di origini aristocratiche (il prefisso nobiliare von venne da lui abbandonato dopo la Prima Guerra Mondiale). Si laureò in musicologia a Vienna, presso l’Istituto di storia della


musica diretto da Guido Adler, con un tesi sul compositore fiammingo di impiego mediceo Heinrich Isaac. Ammirò Hitler e accettò quell’ordine nazista che pure marchiava la sua musica come “degenerata”. Venne ucciso da un colpo sparato (per errore?) da un soldato americano. Le sempre impellenti necessità economiche lo spinsero a intraprendere, intorno agli anni Dieci, il mestiere detestato di direttore d’operette e, lungo l’intero arco della sua esistenza, quello di trascrittore-arrangiatore - di opere di Schönberg in primis; ma a titolo di curiosità si ricorda anche la traduzione per pianoforte, harmonium e archi dello Schatzwalzer di Johann Strauss junior, facente parte di una manciata di sofisticate trascrizioni straussiane approntate pure da Schönberg e Berg per le audizioni concertistiche da loro organizzate negli anni 1918-21. Un’attività, questa, che lo impegnò particolarmente nell’ultimo decennio di vita quando, del tutto emarginato dal nazismo, il lavoro di riduttore pianistico di partiture altrui fornitogli dalla casa editrice Universal rimaneva quasi l’unica sua fonte di sostentamento. Fu così che nel 1931 l’Universal gli commissionò l’orchestrazione delle sei Deutsche Tänze D. 820 di Franz Schubert (1797-1828). Incarico per una volta accettato con piacere e condotto a termine con insolita celerità, in un mese. Queste Danze tedesche per pianoforte, benché risalenti al 1824, erano state

riscoperte solo allora e pubblicate appunto dall’editore viennese. I sei piccoli pannelli bipartiti dal carattere popolareggiante, in metro ternario, sono da Schubert organizzati in un ciclo unitario secondo lo schema I - II - I - III - I - IV - V - IV - VI - IV. Il meticoloso lavoro di Webern raggiunge l’obiettivo propostosi: far sì che la partitura (per flauti oboi clarinetti fagotti corni a due e archi) ricalchi quanto più possibile la mano d’orchestratore di Schubert. Gregorio Moppi


Robert Schumann

(Zwickau 1810 – Bonn 1856)

Concerto in la minore per pianoforte e orchestra op.54 durata 30 minuti circa

Per l’ascoltatore che possieda una sensibilità abba­stanza raffinata, ma non almeno una lieve infarinatu­ra di elementi di composizione applicabili ai linguag­gi storici, non deve essere facile comprendere come il termine Concerto possa essere egualmente utilizzato per composizioni così diverse fra loro come quelle di Beethoven e di Schumann. Tanto più che la storiografia indotta, quella deducibile dalle circoscritte e “pigre” scelte del repertorio corrente, tende invece a propor­re come evidente e perfettamente consequenziale una linea che partendo da Mozart arrivi fino a Brahms pas­sando proprio attraverso i capisaldi di Beethoven, Mendelssohn e Schumann. In realtà, come tutti i fenomeni storici e in particolar modo quelli relativi a periodi caratterizzati da un fremente ribollire di idee e fatti, anche la storia del con­certo per pianoforte e orchestra percorre alvei tortuo­si, spesso frastagliati in rami secondari

e talvolta ibri­dati da ricchi affluenti esterni. Basterebbe un control­lo, il più semplice e banale che qualsiasi indagine storica possa fare, quello sulle date, per rendere palese, ad esempio, che nessuna presunta continuità può sus­sistere fra opere ben distanti fra loro come sono l’ultimo dei concerti beethoveniani, il Quinto o “Impera­tore” che è del 1811, il successivo snodo fondamen­tale nella storia del genere, e cioè il Primo di Men­delssohn (1831), e il concerto schumanniano che appar­ve nel 1845. Si dovrebbe prendere atto, allora, come a determinare la continuità e la quotidianità del gene­re concertistico non fosse lo stile altissimo dei tre capo­ lavori citati, ma quello che imperversava in tutte le sale europee sotto le dita mitraglianti di pianisti-composi­tori (i veri divi dell’epoca) come Dussek, Moscheles, Cramer, Ries, Hummel, Czerny, Field, Kalkbrenner, Thalberg capaci, ciascuno, di sfornare alcune decine di lavori nel genere, tutti uguali


nella sostanza tecni­ca e linguistica, ma ben catalogati, a seconda dei contenuti, sotto le diverse etichette di Concerto, Variazioni, Fantasia, Rondò, Capriccio, Pot-pourri. E’ ovvio che un’idealità sublime, come quella schu­manniana, non potesse esimersi dalla tensione totale verso il modello di Beethoven, ma è altrettanto vero che la materia s’era fatta, nel frattempo, affatto diver­sa. Lo stesso compositore svelò -nel 1839, quando cioè già da molti anni lavorava intorno alle idee che poi si sarebbero consolidate nel Concerto op.54 - la propria irrequietezza creativa in due scritti diversi. In una lettera indirizzata a Clara definiva l’opera nascen­te come “un qualcosa che sta di mezzo tra Sinfonia, Concerto e Grande Sonata”; in un articolo dedicato al Concerto op.40 di Mendelssohn auspicava l’arrivo del “genio che ci mostri in modo brillante come si pos­sa unire l’orchestra al pianoforte, tanto da lasciare al virtuoso la possibilità di sviluppare la ricchezza della sua arte e del suo strumento, mentre l’orchestra, intrecciando più artisticamente l’insieme nei suoi svariati caratteri, avrebbe una parte più importante che quella del semplice ‘spettatore’ ”. Rovello davvero aggrovigliato, indice di una pericolo­sa impasse in cui il genere concerto era finito, di cui Schumann stesso aveva “sublimato” la caratteristica più evidente, e cioè l’assoluta secondarietà dell’orchestra,

componendo nel 1835-36 il Concerto senza orchestra op.14. E l’esito, sostenuto più dalla volontà della ragione che dalla natura dei fatti, è, come si diceva all’inizio, ambiguo. Lo è, ovviamente, solo dal punto di vista stretta­mente formale, ché la sostanza altissima dell’invenzione ha invece del miracoloso. La successione dei tre movimenti -Allegro affettuoso, Intermezzo. Andantino grazioso, Allegro vivace- è infatti il risultato di una costruzione complessa e articolata nel tempo. Fra il 1833 e il 1841 nasce un pezzo intitolato Konzert­Phantasie in la minore, provato pubblicamente al Gewandhaus di Lipsia il 13 agosto 1841 con Clara al pianoforte, ma mai pubblicato. Solo quattro anni dopo, l’intermezzo e il finale si aggiungono, con evidenti col­legamenti tematici, a quella fantasia e tutto l’insieme viene presentato per la prima volta al pubblico di Dre­sda, all’Hotel de Saxe, il 4 dicembre 1845 sotto il nome di Concerto in la minore. Pianista è, come sempre, Cla­ra, sul podio Ferdinand Hiller al quale l’opera è dedicata. Dell’auspicio formulato nell’articolo del 1839, Schu­mann mette senz’altro in atto la parte riguardante l’in­treccio fra solista e orchestra. Dal pianoforte sale un’on­da di musica che coinvolge l’orchestra, la chiama a fondersi in un discorso estremamente equilibrato. Talmente equilibrato da ridurre ai minimi termini il con­trasto tematico, cioè la spinta verso quella dialettica


dell’opposizione che della forma beethoveniana costi­tuiva la natura stessa. Praticamente il Concerto in la minore pur conservando le caratteristiche della “for­ma-sonata” -con i suoi tre temi diversificati, le sue fasi di passaggio e i suoi sviluppi - è generato da un’u­nica cellula (costituita dalle tre note DO - SI - LA che corrispondono alle tre lettere/note C-H-A presenti tan­to nel nome Schumann che in quello dell’amata Clara - Chiarina). Da ciò derivano tanto la sorprendente strin­gatezza del primo, appassionato, slancio del pianoforte, quanto il rilievo dato al colore orchestrale nel definire compiutamente la densità espressiva del tema d’aper­tura. Da ciò deriva l’apparente paradosso di un pianoforte che proprio rinunciando ai fasti dell’esibizionismo stucchevolmente virtuosistico, diventa vero protagonista e motore dell’azione, centro soggettivo della narrazione che si apre continuamente a trasformazioni e dialoghi di stupefacente bellezza. Da ciò deriva la polivalenza formale dei singoli episodi (variazioni?, sezioni di forma-sonata?, microtrasformazioni?) che, col senno di poi, sembra aprire vertiginosi squarci sull’ignoto che verrà. Ecco, proprio qui è uno dei nodi della faccenda. Le lambiccate e forbitissime analisi che il più delle volte concludono denunciando nel Concerto op.54 vari limi­ti e la carenza di “una solida impalcatura costruttiva”, sembrano dimenticare che il suo autore è uno dei più vibranti visionari che l’arte

romantica abbia genera­to. Sembrano dimenticare che tutta l’opera di Schu­ mann è dominata dall’anelito furioso alla vita e al sogno, dal desiderio di conquista intellettuale e di domi­nio dell’infinito, dall’ansia di superamento e reinven­zione di ogni genere e confine, dallo scambio inces­sante fra il poeta e il musicista. Sembrano non tener conto che il suo autore fu un artista capace di annullare la propria fisionomia di sommo pianista e liede­rista, rimettendosi in gioco come sinfonista, come ope­rista, come compositore di oratori, sempre scommet­tendo sulla forza della fantasia, sempre giurando sul­la capacità della musica di suscitare mondi e magie soprannaturali fino a concepire il sogno, romantico per eccellenza, di musicare l’intero Faust di Goethe. Claudio Proietti


Franz Schubert Sinfonia n.5 in si bemolle maggiore D.485 durata 27 minuti circa

Fanciullo, Franz Schubert aveva dimostrato una predisposizione musicale fuori della norma. «Posso affermare di non avergli impartito alcun insegnamento, ma di essermi limitato a intrattenermi con lui, in ammirato silenzio», avrebbe ammesso Michael Holzer, suo primo insegnante di canto. Già nella casa del padre, un maestro di scuola dilettante di musica, Schubert aveva cominciato a destreggiarsi con il violino. Tuttavia ciò che decise del suo futuro fu, nel 1808, l’ammissione allo Stadtkonvikt, il più importante collegio per borghesi di Vienna. Ai convittori, che avevano l’obbligo di cantare ai servizi religiosi della Cappella di corte, l’impero offriva gratuitamente vitto, alloggio e un’educazione scolastica superiore di alta qualità. Il genitore auspicava per Franz una carriera nel servizio statale (magari in qualità di maestro, come lui, e come lo sarebbero stati i due figli maggiori), non certo quella, precaria, di musicista professionista. Non c’è da stupirsi, allora, che il giovane Schubert coltivasse di nascosto la composizione, raccomandandosi ai pochi amici a parte del segreto di non confidarlo a nessuno - con il tempo tale ristretto circolo confidenziale di

amici si sarebbe sempre più ampliato accogliendo poeti, scrittori, intellettuali, artisti figurativi e, dal 1817, il cantante dell’Opera di corte Johann Michael Vogl, primo interprete dei Lieder schubertiani, dando vita a quelle riunioni domestiche a base di musica e letizia denominate «Schubertiadi». Nell’Imperial Regio Convitto si faceva pratica musicale giornaliera: nel canto, naturalmente, nella scrittura, nell’esecuzione pianistica e sinfonica. E proprio in quest’ambito il ragazzo cominciò a farsi onore, dapprima come secondo violino dell’orchestra scolastica solita a cimentarsi con le partiture dei grandi autori viennesi, poi come direttore supplente. Considerati «il suo genio musicale e la moralità del suo contegno», ottenne anche il raro privilegio di avere lezioni da Antonio Salieri, maestro della Cappella di corte che in passato aveva incrociato il suo destino didattico anche con Beethoven. Con la Prima Sinfonia (prima delle otto complete: e naturalmente nel conto ci entra anche il torso perfetto dell’Incompiuta), nell’autunno del 1813 Schubert si congedò dal Collegio che aveva accolto l’esecuzione di molte sue composizioni: delle prime Ouvertures orchestrali, delle prime


pagine da camera e per pianoforte, dei primi Lieder (Hagars Klage, Il lamento di Hagar, 1811, è il più antico pervenutoci). Nei tre anni successivi la musica continuò a sgorgare a getto continuo, malgrado l’impegno in qualità di insegnante assistente presso la scuola elementare del padre gli portasse via gran parte del tempo. Basti dire che nel ‘15 videro la luce circa centocinquanta Lieder (tra cui il meraviglioso Erlkönig, «Il re degli Elfi»), quattro operine, due sinfonie, e nella primavera successiva la Quarta Sinfonia, Tragica. Comunque nell’autunno 1816 Franz von Schober, legato al compositore da un rapporto che probabilmente travalicava la semplice amicizia, lo convinse ad abbandonare il posto sicuro per darsi interamente alla musica: per permettergli di far ciò gli offrì ospitalità nella casa nel centro di Vienna che condivideva con la madre. Data proprio a quest’epoca la stesura della Quinta sinfonia in si bemolle maggiore, pagina di tono colloquiale e di formidabile freschezza inventiva pensata per una piccola orchestra di dilettanti (difatti l’organico è ridotto all’osso: archi, flauto, oboi fagotti corni

a due) e forse per un’esecuzione poco più che casalinga - il debutto pubblico avverrà postumo soltanto nel 1841. Equilibrata, trasparente, cristallina, squisitamente classicheggiante, la Quinta si configura come aperto omaggio a Mozart, per il quale Schubert nutriva un’ammirazione sconfinata. L’ Allegro rinuncia all’introduzione lenta caratteristica dei lavori sinfonici precedenti: la grazia giocosa di questo movimento possiede un inconfondibile colore mozartiano solo a tratti addensantesi in una tensione maggiore, per esempio in certe nuvole timbriche dello sviluppo. Al morbido lirismo e alla dolcezza pudica dell’Andante con moto seguono il massiccio Minuetto (modellato sull’omologo movimento della Sinfonia K.550 di Mozart, di cui si rintraccia perfino una citazione letterale) che solo nel Trio accoglie un’oasi di tenerezza cullante, e lo slancio non privo di energia contrappuntistica dell’Allegro vivace conclusivo. Gregorio Moppi


COMUNICAZIONI PER GLI ABBONATI INFO POINT NEl Foyer

A partire da questa stagione è allestito permanentemente nel foyer del Teatro Verdi (subito a sinistra entrando) un punto informazioni riservato ai nostri abbonati. Li potrete lasciare dei commenti o inoltrare delle richieste. Se avete cose da comunicarci siamo pronti ad ascoltarvi. Noi comunque avremo sempre qualcosa da dirvi. Fermatevi. E’ possibile inoltre comunicare con l’ORT - al telefono 055 23 40 710 (interno 3) - mail ortstampa@orchestradellatoscana.it PRENOTARE al concerto

Al punto informazioni nel foyer del Verdi è adesso possibile, durante l’intervallo, effettuare prenotazioni di biglietti per i prossimi concerti. Chi vuole può dunque approfittare della propria presenza in teatro per prenotare il concerto interessato (scegliendo e bloccando intanto il posto). I biglietti potranno essere ritirati alla biglietteria in qualsiasi momento, anche la sera stessa del concerto. Un modo per risparmiare ed ottimizzare il tempo. Ci si può ancora abbonare

Ricordiamo che fino all’8 aprile è sempre possibile abbonarsi alla stagione dell’ORT con la formula del “Fai da te” a partire da un minimo di cinque concerti. Il costo del singolo biglietto è di 15,00 euro intero e 13,00 euro ridotto (comprensi i diritti di prevendita).

E’ in arrivo “alice”

L’appuntamento con “Tutti al Teatro Verdi! Il sabato pomeriggio per bambini ragazzi e famiglie”, ha registrato lo scorso 14 dicembre un successo clamoroso grazie all’Aida firmata da Venti Lucenti. Teatro al gran completo con oltre 1.300 presenze. Il prossimo 15 febbraio è in programma una nuova produzione realizzata dallo stesso team e ispirata questa volta al romanzo di Lewis Carroll Alice nel paese delle meraviglie, intitolata Le straordinarie avventure della piccola Alice. Il biglietto costa solo 5,00 euro e può essere acquistato esclusivamente presso la biglietteria del Teatro Verdi. Un’ottima occasione per stare insieme a figli e nipoti. E’ consigliato l’acquisto in prevendita. LA FENICE PER GLI ABBONATI

All’interno del Teatro Verdi, ormai da molti anni, ospitiamo il negozio La Fenice che allestisce con cura e passione un piccolo punto di promozione e vendita musicale. Insieme abbiamo deciso di formulare in esclusiva per i nostri abbonati alcune promozioni. Le trovate aggiornate di volta in volta - presso l’Info Point nel foyer del Teatro Verdi.


SEGUITECI anche quando non siete in teatro

SITO INTERNET

AUDIO SU SOUNDCLOUD

Qui sono raccolte tutte le informazioni che riguardano l’Orchestra della Toscana. Trovate il calendario, le news con gli aggiornamenti, le anticipazioni, le foto gallery ed i dettagli di tutte le nostre inziative. E’ anche il punto di partenza per i nostri canali social (Facebook, Twitter, You Tube e Pinterest). Si possono scaricare materiali informativi ed inviti ad iniziative speciali: www.orchestradellatoscana.it

Da quest’anno pubblicheremo sulla piattaforma di condivisione audio Soundcloud materiali che ci riguardano come le introduzione ai concerti, interventi didattici e anche brani musicali. Ci trovate a questo indirizzo: soundcloud.com/orchestradellatoscana

IL PROGRAMMA E’ SU ISSUU

Tutti i programmi di sala, come questo che state leggendo, vengono pubblicati con qualche giorno di anticipo sul portale Issuu a questo indirizzo: issuu.com/orchestradellatoscana Chi vuole può dunque prepararsi all’ascolto in anticipo e comodamente da casa. Il link è disponibile anche nel nostro sito internet, dove è possibile trovare i programmi di tutti i concerti passati.

GALLERIE FOTOGRAFICHE

Molto spesso documentiamo i nostri appuntamenti e la vita dell’Orchestra con ricche rassegne fotografiche. Trovate le Foto Gallery sia sul sito internet (con un piccolo archivio storico) che nella nostra pagina Facebook (aggiornata questa giorno per giorno).


L’Orchestra della Toscana si è formata a Firenze nel 1980 per iniziativa della Regione Toscana, della Provincia e del Comune di Firenze. Nel 1983, durante la direzione artistica di Luciano Berio, è diventata Istituzione Concertistica Orchestrale per riconoscimento del Ministero del Turismo e dello Spettacolo. Composta da 45 musicisti, che si suddividono anche in agili formazioni cameristiche, l’Orchestra realizza le prove e i concerti, distribuiti poi in tutta la Toscana, nello storico Teatro Verdi (di cui è proprietaria), situato nel centro

di Firenze. Le esecuzioni fiorentine sono trasmesse su territorio nazionale da Radio Rai Tre e da Radio Toscana Classica. Interprete duttile di un ampio repertorio che dalla musica barocca arriva fino ai compositori contemporanei, l’Orchestra della Toscana riserva ampio spazio a Haydn, Mozart, tutto il Beethoven sinfonico, larga parte del barocco strumentale, con una particolare attenzione alla letteratura meno eseguita. Accanto ai grandi capolavori sinfonicocorali si aggiungono i Lieder di Mahler,


le pagine corali di Brahms, parte del sinfonismo dell’Ottocento con una posizione di privilegio per Rossini. Una precisa vocazione per il Novecento storico, insieme a una singolare sensibilità per la musica d’oggi, caratterizzano la formazione toscana nel panorama musicale italiano. Ospite delle più importanti Società di Concerti italiane, si è esibita con grande successo al Teatro alla Scala di Milano, al Maggio Musicale Fiorentino, al Comunale di Bologna, al Carlo Felice di Genova, all’Auditorium “Giovanni Agnelli” del Lingotto di Torino,

all’Accademia di S. Cecilia di Roma, alla Settimana Musicale Senese, al Ravenna Festival, al Rossini Opera Festival e alla Biennale di Venezia. Numerose le sue apparizioni all’estero a partire dal 1992: più volte nei teatri della Germania, del Giappone, del Sud America, e poi a Cannes, Edimburgo, Hong Kong, Madrid, New York, Parigi, Salisburgo, Strasburgo. Incide per Emi, Fonè, Agorà, Ricordi, Bongiovanni, e VDM Records


VIOLINI PRIMI

CONTRABBASSI

Andrea Tacchi * Daniele Giorgi * Paolo Gaiani ** Patrizia Bettotti Stefano Bianchi Marcello D’Angelo Chiara Foletto Alessandro Giani Susanna Pasquariello

Gianpietro Zampella * Amerigo Bernardi * Luigi Giannoni **

VIOLINI SECONDI

Chiara Morandi * Gabriella Colombo ** Angela Asioli Paolo Del Lungo Francesco Di Cuonzo Marian Elleman Marco Pistelli VIOLE

Stefano Zanobini * Caterina Cioli ** Alessandro Franconi Dezi Herber Pier Paolo Ricci VIOLONCELLI

Luca Provenzani * Andrea Favalessa ** Stefano Battistini Silvia Cosmo Giovanni Simeone

FLAUTI

Fabio Fabbrizzi * Michele Marasco * OBOI

Alessio Galiazzo * Paolo Brunello * CLARINETTI

Marco Ortolani * Giuseppe Gentile FAGOTTI

Paolo Carlini * Umberto Codecà * CORNI

Andrea Albori * Paolo Faggi * TROMBE

Donato De Sena * Guido Guidarelli *

*prime parti **concertino

TIMPANI

Ispettore d’orcheStra e archivista

Morgan M.Tortelli *

Alfredo Vignoli


I PROSSIMI APPUNTAMENTI

DANIELE RUSTIONI direttore

NAREK HAKHNAZARYAN violoncello

Dalla Piccola Piccola musica notturna Schumann Concerto in la minore per violoncello e orchestra op.129 Martucci Notturno n.1 op.70 Mendelssohn Sinfonia n.1 in do minore op.11

22

Prevendita

GENNAIO mercoledì ore 21.00

30

GENNAIO giovedì ore 21.00

Biglietteria del Teatro Verdi via Ghibellina 97 | Firenze tel. 055 212320

PATRICIA KOPATCHINSKAJA direttore e violino Musiche di Beethoven, Mozart, Mansurjan

5

FEBBRAIO mercoledì ore 21.00

MICHELE CAMPANELLA concertatore e pianoforte Musiche di Mozart, Brahms


SOSTENENDO L’ORT SARà TUTTA UN’ALTRA MUSICA

Crediamo che la cultura rappresenti un volano di sviluppo del territorio, arricchisca la società e assicuri la crescita consapevole delle nuove generazioni. Siamo convinti che la musica possa nutrire lo spirito e il corpo, che contribuisca a far crescere le nuove generazioni attraverso un ascolto consapevole dell’affascinante mondo musicale in cui viviamo, un mondo in continua trasformazione. La nostra proposta musicale è rivolta a tutti e suggerisce una libertà di ascolto che spazia nel tempo, dal passato al presente. Lavoriamo con impegno e passione perchè siamo convinti che con una musica intelligente e bella si possa vivere meglio. Cerchiamo amici disposti a condividere il nostro lavoro, affiancandoci nel percorso e sostenendoci nella nostra visione di una città più armoniosa. Il tuo contributo potrà arricchire l’attività e i progetti di formazione e di educazione all’ascolto rivolti ai più giovani.

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E anche per le aziende che vorranno essere partner dell’ORT, saremo lieti di costruire le opportunità migliori. Inoltre destinando il 5 PER MILLE all’Orchestra della Toscana si potrà contribuire ai progetti didattici, alle iniziative scolastiche e provinciali organizzate dall’ORT: basta mettere la propria firma nell’apposito spazio della dichiarazione dei redditi riservato e riportare il codice fiscale della nostra fondazione: 01774620486 Ufficio sviluppo sviluppo@orchestradellatoscana.it


CoNTATTI FONDAZIONE ORCHESTRA REGIONALE TOSCANA

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Direzione Generale direzionegenerale@orchestradellatoscana.it Direzione Artistica direzioneartistica@orchestradellatoscana.it Area Comunicazione ortstampa@orchestradellatoscana.it Ufficio del Personale ufficiopersonale@orchestradellatoscana.it Amministrazione direzioneamministrativa@orchestradellatoscana.it Servizi Tecnici ufficiotecnico@orchestradellatoscana.it Segreteria Play It! playit@orchestradellatoscana.it

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Kidstudio.it TEATRO VERDI

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impaginazione

Mattia Vegni Foto

Massimo Meloni (copertina), Marco Borrelli (5, 18, 19, 22), Maurizio Montani (7, 8) stampa

Nuova Grafica Fiorentina (Firenze)


LA MUSICA FORTE DELL’ITALIA FEST I VAL I I I EDI ZION E

26-27-28-29 MARZO 2014 FIRENZE | TEATRO VERDI

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Il primo concerto del 2014  

Programma di sala della nuova produzione ORT, la prima del nuovo anno. Direttore Daniel Kawka, pianoforte Gloria Campaner | Firenze | Teatro...

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