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ANGELO R. TODARO

ROMMEL

PANZERARMEE AFRIKA Italiani e Afrika Korps in Nordafrica

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Dalla conquista di Tobruk alla sconfitta definitiva in Tunisia (febbraio 1942 maggio 1943)

AT DIGITAL PUBLISHING


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La prima denominazione delle forze dell’Asse in Africa fu quella di Panzergruppe Afrika. Così fu chiamata fino al 23 gennaio 1942, quando Rommel si presentò al Comando italiano informandolo che per ordine di Hitler il Panzergruppe Afrika diventava la Panzerarmee Afrika, in virtù anche del fatto che Rommel era stato promosso generale d’armata. Tale denominazione continuava a comprendere tutte le forze italo-tedesche, sia quelle corazzate che di fanteria.  Si pensava di essere ormai sufficientemente numerosi e potenti da far ritenere possibile la definitiva conquista dell’Egitto.

© 2012 - Angelo R. Todaro www.angelotodaro.it – info@angelotodaro.it Coordinamento editoriale: Mario Lazzarini Ha collaborato: Giuseppe Giammaruco Progetto grafico e impaginazione: PuntoLinea ISBN: 9788897894049

Prima edizione 2012 — Secondo volume (Primo volume: Rommel Panzergruppe Afrika) acquistabile su: http://itunes.apple.com/it/book/rommel-panzergruppe-afrika-1/id522683651?mt=11

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Prefazione I fatti che si svolsero in Africa settentrionale, dall’inizio della 2ª guerra mondiale in poi, hanno l’impronta del carro armato. Il generale Graziani, alla testa dei suoi fanti, fu schiacciato dai cingoli del Matilda, il possente carro armato inglese che sicuramente apparve ai soldati italiani come un enorme mostro indistruttibile. Fu subito evidente che un nudo pedone nulla poteva contro un cavaliere corazzato; perciò all’inizio del ‘41 arrivò in Libia un altro cavaliere corazzato, che si affiancò al pedone italiano e mosse alla conquista delle terre perdute l’anno precedente. Erwin Rommel, il teorico della guerra di movimento, ed i suoi potenti panzer, bilanciarono la tenzone. Ma, come disse egli stesso, in questo nuovo modo di fare la guerra neppure il più bravo soldato è efficace senza carri armati, cannoni e veicoli. L’equilibrio che si era venuto a formare, quindi, mutò spesso a seconda del materiale acquisito dall’una e dall’altra parte, o delle caratteristiche dei mezzi usati nella contesa. Nella guerra mobile – disse Rommel – ogni sforzo si concentra sulla distruzione del materiale nemico. Ma se questo era pur vero, nelle battaglie tra mezzi che si svolsero in Africa settentrionale le perdite umani furono notevoli e spesso drammatiche ed insostituibili. Rommel esercitò l’azione di comando e manovrò le sue truppe con maggiore sicurezza e tempestività del nemico (anche se alcune sue

decisioni lo portarono in contrasto con i comandanti italiani e persino con Hitler), e i soldati tedeschi si mostrarono indubbiamente superiori a quelli britannici e americani. Gli italiani divennero, per gli Inglesi, avversari da non sottovalutare; molte furono le azioni eroiche individuali, compiute specialmente dai bersaglieri, dai paracadutisti e dai carristi dell’Ariete e della Centauro. L’M13 e l’M14, i carri armati italiani, erano indubbiamente inferiori al più piccolo carro inglese, tuttavia le nostre divisioni corazzate in più di un’occasione resistettero a forze superiori e a volte le “dettero di santa ragione”. Nel 1941 Tedeschi e Italiani riuscirono a riprendere l’intera Cirenaica: solo la piazzaforte di Tobruk, l’unico vero porto della zona, restava in mani britanniche. L’assedio delle truppe dell’Asse fu incessante, ma gli Inglesi gettarono sul campo sempre più uomini e mezzi a compensare le enormi perdite subite. Alla fine dell’anno Rommel e i Comandi italiani, pur avendo vinto sul campo le più importanti battaglie, furono costretti a retrocedere, abbandonando Tobruk e la Cirenaica: mancavano infatti i rifornimenti di mezzi, uomini e carburante, che dall’Italia non potevano affluire in quantità sufficiente perché il nemico controllava le rotte del Mediterraneo. Le capacità dell’Armata britannica di rigenerarsi, invece, sembravano inesauribili. L’anno successivo Rommel ritentò la conquista della Cirenaica e la


sua offensiva procedette inizialmente senza molte difficoltà. Ma nella primavera del ‘42 si pose all’Asse un dilemma strategico: Malta o Tobruk? Il Comando Supremo italiano ne era ossessionato e le due Marine dell’Asse premevano continuamente perché si tentasse la conquista dell’isola britannica. Anche Rommel sembrava convinto che la conquista di Malta fosse prioritaria. Ma poiché Hitler era troppo impegnato sul fronte russo e Mussolini non credeva di poter affrontare la conquista con le sole forze italiane fu scelta come primo obiettivo la piazzaforte libica, sia pure con molti dubbi. E Tobruk fu presa. La strepitosa vittoria spinse Rommel a puntare oltre il confine, al deserto egiziano, ad Alessandria. Caddero Bardia, Sidi el Barrani, Marsa Matruh. Ma ad el Alamein caddero anche le illusioni, proprio quando la vittoria sembrava a portata dell’Asse. I Britannici subirono un primo attacco, poi un secondo. Rommel aveva il problema della mancanza di carburante, inutilmente atteso. Montgomery, invece, aveva a disposizione una gran quantità di materiali, i nuovi potenti carri americani e una fortissima aviazione. La terza battaglia fu fatale all’Asse. Aveva ragione Rommel a tentare l’operazione in Egitto? Il gen. Cavallero riteneva l’avanzata possibile a condizione che i rifornimenti via mare fossero garantiti. Ma la presenza di Malta non lo permetteva. Il gen. Bastico invece credeva necessario fermarsi al confine egiziano. Hitler, inizialmente poco interessato alla faccenda africana, alla fine aveva dato il suo consenso per la corsa verso Alessandria. Per l’8ª Armata fu una grande ed importante vittoria. Churchill

affermò: “Prima di el Alamein non avevamo mai vinto. Dopo el Alamein non abbiamo più perso”. Così effettivamente avvenne. Durante la continua ritirata, prima attraverso la Cirenaica, poi in Tripolitania, infine in Tunisia, ci furono ancora numerosi scontri di carri armati e di fanteria, con risultati alterni. L’intervento degli Americani, con la loro potenza industriale che consentì di sbarcare sulle coste africane un’ingente quantità di materiale, segnò la svolta decisiva in favore degli Alleati. Eppure, in alcuni momenti della guerra, sembrò ancora possibile per l’Asse rigettare in mare le divisioni nemiche. Se si fosse superato il problema di sempre: quello dei rifornimenti. Molti, infatti, furono i carri armati (sia tedeschi che italiani) abbandonati per mancanza di carburante, oppure i cannoni per mancanza di munizioni; ancora, gli aerei distrutti sulle piste di volo per mancanza di benzina, o di pezzi di ricambio, e le lunghe ed estenuanti marce compiute a piedi dalle truppe (specialmente quelle italiane) per mancanza di autocarri, inseguite ossessivamente dalle autoblindo del nemico. Quel che rimane di questa storia è il contributo di eroismo di soldati e aviatori che, d’ambo le parti, sopportarono il peso delle tremende battaglie nelle sabbie del deserto. Quelle sabbie sotto cui loro riposano. Ma non è neanche da dimenticare il contributo dei marinai che tentarono di rifornire la Libia in ogni modo, persino con l’utilizzo delle veloci navi da guerra e dei sottomarini, oppure di quelli che tentarono di impedire che questo avvenisse. Molti di essi giacciono ancora in fondo al mare.

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ANGELO R. TODARO

Italiani e Afrika Korps in Nordafrica

2 Dalla conquista di Tobruk alla sconfitta definitiva in Tunisia (febbraio 1942 - maggio 1943)

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Dall'alto dell'autoblindo, gli ufficiali di un Comando italiano osservano i movimenti del nemico.

CAPITOLO 21

Vittoria nel deserto Le truppe dell’Asse prendono in mano il territorio intorno a Tobruk e lo percorrono in ogni direzione facendo continuamente prigionieri

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Mentre il DAK e l’Ariete, stranamente quasi indisturbati, occupavano il tempo riparando i mezzi in avaria, a Bir Hacheim si lottava accanitamente. L’attacco era portato dalla Trieste e dalla 90ª leggera. I Francesi, ben armati e interrati nelle buche, opponevano una violenta resistenza. Erano infatti disseminati molto abilmente nel perimetro difensivo. Anche l’aviazione poteva fare poco perché, se gli Stuka centravano il colpo, al massimo facevano saltare una singola buca. I campi minati, poi, ostacolavano l’avanzata e occorreva nascondersi dietro cortine fumogene per individuare e scalzare ogni mina. Rommel, per evitare il logorio delle sue forze, preferì continuare a fiaccare la resistenza francese con impiego massiccio di artiglieria ed aviazione, per parecchi giorni. Invece i Britannici stavano meditando un 40


AIN EL GAZALA (5/6 GIUGNO ‘42)

attacco all’Asse da effettuare secondo un piano denominato Aberdeen. Così la mattina del 5 giugno iniziarono un fuoco intenso di artiglieria contro l’Ariete che cominciò ad arretrare. Poi avanzò la fanteria: la 10ª brigata indiana sostenuta da uno squadrone di Matilda. Ma l’Ariete riuscì ad assorbire l’urto britannico. Giunse anche la 22ª brigata corazzata, ma cadde sotto il fuoco delle artiglierie; un contrattacco dell’Ariete e dell’8° Panzeregiment (inviato dalla 15ª) allentò la pressione del nemico. Comparvero i Matilda della 32ª brigata e i Valentine dell’8° Royal Tanks: un fuoco micidiale di artiglieria accolse entrambi e si ritirarono malconci. Poco dopo attaccò anche la 5ª divisione di fanteria indiana. A questo punto Rommel lanciò il gruppo Wolz, una riserva d’armata che si trovava a 10 km a nord-est di Bir Hacheim: con un movimento circolare da est piombò alle spalle dei Britannici. La 15ª Panzer attaccò da sud come una freccia e, a sera, più di 50 carri inglesi bruciavano. La mattina seguente intervenne anche la 21ª Panzer da nord-ovest e ormai i Britannici erano incalzati da tutti i lati. I comandi della 5ª divisione di fanteria indiana, della 7ª divisione corazzata e della 10ª brigata indiana furono travolti; i centri trasmissioni furono catturati. Messervy cercò di salvare il salvabile. L’intervento da est della 2ª brigata corazzata, con l’appoggio di artiglierie e della 4ª brigata corazzata, sul gruppo Wolz costrinse questo a ripiegare su Bir el Harmat; così si aprì un corridoio per la fuga dei superstiti. La zona dei combattimenti, per il suo ribollire di scontri, fu chiamata dagli Inglesi «il Calderone»; qui l’Asse segnalò di aver distrutto o catturato 115 carri britannici, 96 pezzi di artiglieria, 37 cannoni controcarro e catturati 3.100 soldati. Ma la situazione dei Britannici era ancora più grave: la 10ª brigata fanteria indiana, giunta di recente, era stata distrutta, così come due btg. su tre della 9ª indiana; la 29ª brigata fanteria indiana aveva perso un battaglione e tutti i pezzi; le tre brigate corazzate avevano perso 168 carri su 300; la 32ª 41


Cannone anticarro manovrato in una postazione italiana.

brigata carri aveva perso 50 Matilda e Valentine su 70. Ritchie si consolò comunicando al Cairo: «…È stato un giorno di duri combattimenti, nei quali noi abbiamo sofferto considerevolmente, ma sono convinto che le perdite dell’avversario non sono inferiori…». Il comportamento inglese in questa importante battaglia fu così commentato da Rommel nel suo libro: “…In un momento così decisivo tutte le forze disponibili (degli Inglesi) avrebbero dovuto essere gettate nella lotta. A che serve la superiorità complessiva se si lasciano battere una dopo l’altra le proprie unità da un nemico che riesce in ogni singolo combattimento a concentrare forze superiori nel punto decisivo?”. Ed aveva ragione. I generali inglesi si comportavano ancora come in una guerra di trincea e, nel timore di subire una sconfitta, lanciavano gli attacchi a scaglioni, col risultato che abbiamo visto.

Il 6 giugno fu lanciato il primo vero attacco ai Francesi asserragliati a Bir Hacheim. Durò due ore e nel pomeriggio intervennero i carri tedeschi, ma senza risultati, per la presenza dei campi minati. Si continuò il giorno dopo ma sia la Trieste che la 90ª erano provate: la prima aveva perso 451 uomini, la seconda anche di più. L’attacco riprese l’8 giugno, in presenza di Rommel, ma i Francesi restarono saldamente nascosti nelle buche che tra l’altro non si vedevano. Il 9 Rommel chiamò in sostegno un gruppo del DAK e ricominciò l’attacco. Un adirato feldmaresciallo Kesselring si precipitò da Rommel, contestandogli il fatto che su Bir Hacheim si dovesse impiegare di continuo l’aviazione, con gravi perdite. In effetti, la RAF interveniva di frequente e in una sola giornata aveva abbattuto una quarantina di Stuka (in totale ci furono 1.300 voli sulla postazione). Rommel, come scrisse egli stesso, «con belle parole» riuscì a rabbonirlo. Il 10 giugno, il gruppo d’assalto del DAK riuscì a penetrare così profondamente nel campo principale francese che rese impossibile, ai difensori, di continuare a tenere il caposaldo. Ed infatti, a notte inoltrata, 2.600 uomini comandati direttamente dal gen. Koenig effettuarono una sortita e scomparvero nel deserto verso occidente da dove stava sopraggiungendo la 7ª brigata motorizzata britannica. La mattina dell’11 Bir Hacheim fu occupata e 500 Francesi, in maggior parte feriti, caddero prigionieri. Rommel voleva impedire la ritirata del 13° corpo britannico e dette il via alla fase successiva. Già a sera spostò a nord, verso el Adem, la 90ª leggera e la 15ª Panzer. La mattina del 12 la 15ª Panzer si scontrò con la 4ª brigata corazzata (che fu schiacciata) e la 2ª brigata corazzata. Da ovest intervenne la 21ª Panzer, con l’appoggio del-l’Ariete, contro la 22ª brigata corazzata. A sera, dopo una confusa lotta, le due brigate britanniche si riunirono ma sul terreno avevano lasciato 120 carri distrutti. La 90ª leggera, invece, aveva conquistato el Adem. La mattina dopo anche la Trieste premeva sui Britannici da 42


KNIGHTS BRIDGE (11/12 GIUGNO ‘42)

Artiglieria britannica in azione.

sud. Restava in piedi il caposaldo di Knights Bridge, che per tutta la mattinata fu cannoneggiato dalle artiglierie italotedesche. Era presidiata da una brigata delle Guardie che, vista la situazione, abbandonarono la postazione, che fu presa dall’Ariete la mattina del 14. Le divisioni tedesche si misero in moto verso nord. Rommel, che voleva agire in fretta, partecipò alla corsa a bordo della sua vettura, incitando i comandanti a procedere sempre più

velocemente. Ma l’avanzata fu bloccata prima da una pioggia di proiettili britannici e poi dal ghibli. Intanto, per evitare l’accerchia-mento, era cominciata l’evacuazione delle truppe britanniche dal fronte di Ain el Gazala. Cercando di non allarmare le unità italiane, la 1ª brigata sudafricana riuscì a defilare verso Tobruk senza tanti problemi. La 50ª divisione di fanteria britannica, invece, si scontrò con la Brescia ma il grosso riuscì a ripiegare verso Tobruk. Le truppe dell’Asse ormai avevano in mano il territorio e lo percorrevano in ogni direzione facendo continuamente prigionieri. La 21ª Panzer raggiunse anche l’aeroporto di Sidi Rezegh, dove fu fermata. Rommel voleva approfittare della confusione e dello sgomento che regnavano tra le truppe britanniche per prendere Tobruk. Ma occorreva fare presto.

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Verso Knights Bridge

Una colonna di artiglieria italiana al seguito delle truppe in avanzata. Una formazione di carri dell’Ariete in movimento nel deserto. Una breve sosta nel Gebel.

Qualunque cosa si muova nel deserto è fatto segno dall’artiglieria nemica, così come quest’auto isolata.

Un semovente tedesco Panzerjäger I (Sd Kfz 101). 44


Una postazione tedesca con mitragliatrice MG40. Un autocannone della Divisione Corazzata Giovani Fascisti nell’abitato dell’oasi di Siwa. Autocolonna italiana in marcia nella sirtica.

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Mentre i fanti attendono rannicchiati sul terreno, un carro armato si getta sui reticolati tentando di sfondarli. I bersaglieri si lanciano all’attacco di una postazione nemica.

Un tank inglese Matilda immobilizzato per la perdita di un cingolo. Nel cambiare velocemente posizione questi bersaglieri sono costretti a portare sulle spalle le armi pesanti.

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Una postazione di mitragliatrice britannica spara sugli attaccanti.

Due postazioni britanniche, con mitragliatrice Vickers, sparano sugli attaccanti. Un gruppo di corazzati britannici fiancheggia un attacco di carri armati. Soldati tedeschi ispezionano incuriositi un tank britannico catturato.

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IN PARTICOLARE

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Operazione di “mezzo giugno ‘42” Una squadriglia di Spitfire lascia una portaerei britannica in direzione di Malta.

Malta viveva giorni tremendi; 6.700 tonn. di bombe erano state lanciate sugli aeroporti, sui depositi e sulle attrezzature portuali per cui, come base offensiva, era stata effettivamente annullata. Per gli Inglesi era inconcepibile in quel momento l’invio di un convoglio di aiuti, sia pure indispensabile. A maggio però l’offensiva aerea diminuì di colpo perché due gruppi caccia tedeschi furono trasferiti dalla Sicilia al fronte russo e numerosi altri aerei furono inviati sul fronte cirenaico in appoggio a Rommel (40 Stuka, 10 Ju88, 30 Messerschmitt 109, 15 Me110). Il 10 maggio i Britannici lanciarono dalla portaerei Wasp (prestata dagli americani) e dalla Eagle 64 Spitfire per la difesa aerea su Malta; nel frattempo il posamine veloce Welshman riusciva a scaricare a La Valletta 340 tonn. di preziosi rifornimenti. A fine mese furono lanciati altri 55 Spitfire. I Tedeschi, invece, ritiravano dalla Sicilia altri tre gruppi da bombardamento. Cosicché ai primi di giugno le capacità difensive e offensive dell’isola erano notevolmente aumentate, anche se restava la necessità di rifornimenti. Per diminuire la minaccia aerea, ad Alessandria si studiò un’azione su larga scala di commandos sugli aeroporti dell’Asse in Cirenaica e a Creta. Ma la notte sul 12 giugno il SIM intercettò un

dispaccio Feller: “Nella notte dal 12 al 13 giugno unità di sabotatori britannici effettueranno un attacco simultaneo contro gli aerei di nove aeroporti dell’Asse”. Così i tentativi inglesi fallirono e i commandos furono in gran parte catturati o uccisi; soltanto a Barce e a Bengasi saltarono qualche deposito e qualche aereo. A Creta, invece, i sabotatori riuscirono a distruggere 28 aerei, 6 autocarri e depositi di benzina e bombe. A Londra si elaborarono due piani per rifornire Malta: Harpoon da Gibilterra e Vigorous da Alessandria. La mattina del 12 il convoglio WS/19.Z lasciava Gibilterra scortato dalla Forza W e dalla Forza X; da Alessandria partì il convoglio MW.11 scortato da quanto disponeva l’amm. Vian: qualche incrociatore, cacciatorpediniere, corvette e una nave da trasporto camuffata da nave da battaglia. Gli informatori comunicarono a Roma la partenza dei due convogli e al Comando Supremo si studiò come affrontare il tentativo inglese. L’ammiraglio Sansonetti, sottocapo di S.M. della 48


la Royal Navy disponeva di Spitfire opportunamente modificati per poter decollare e atterrare sulle portaerei, denominati Seafire.

Regia Marina, fece osservare che la carenza italiana di nafta aveva toccato livelli insostenibili. Il 6 giugno, infatti: “per riempire i cc. tt. di Taranto si era dovuto svuotare una corazzata” e al momento attuale per la scorta ad un convoglio truppe era necessario “far prendere ai cc. tt. di scorta la nafta dei cc. tt. che erano pronti per il convoglio che doveva partire due giorni dopo”. Data la situazione si chiese la decisione di Mussolini che non esitò: “Se le forze navali inglesi vengono verso il Mediterraneo centrale, le forze navali italiane non possono rimanere nei porti. Il consumo della nafta è quindi giustificato”. Così partì l’operazione di “mezzo giugno ‘42”: il controllo del convoglio da Gibilterra fu affidato all’amm. Da Zara con la 7ª divisione navale e quello da Alessandria all’amm. Jachino con il grosso della flotta. Alla fine il convoglio WS/19.Z toccò Malta semidistrutto (su 17 mercantili, 2 raggiunsero Malta, 6 affondarono e 9 tornarono indietro); l’MW.11 non giunse nemmeno a destinazione perché quando ad Alessandria si seppe che la flotta italiana aveva preso il largo fu ordinato il rientro di Vian.

L’operazione comunque era costata all’Italia l’affondamento dell’incrociatore Trento e il danneggiamento della corazzata Vittorio Veneto e di un cacciatorpediniere; inoltre erano andati perduti 28 aerei italiani e 15 tedeschi. Gli Inglesi lamentarono l’affondamento di 1 incrociatore e 5 cacciatorpediniere, il danneggiamento di 4 incrociatori, 5 cacciatorpedinere, 2 dragamine, 1 corvetta e 1 vecchia nave da battaglia. Gli aerei perduti furono 20. A Malta, tuttavia, riuscirono a sbarcare 15.000 tonn. di rifornimenti, un po’ d’ossigeno per i difensori dell’isola.

La nave da battaglia Littorio. Le sue torri trinate aprono il fuoco contro la formazione inglese. 49


Rommel fotografato durante un'ispezione alle posizioni dell'Ariete.

CAPITOLO 23

Sull’onda del successo Rommel ne è convinto e dice: avanziamo ad est e in quattro giorni saremo in Alessandria

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A dimostrazione di come si debba incalzare il tempo e approfittare del momento favorevole, già nella stessa giornata della presa di Tobruk Rommel spostò verso il confine le truppe italo-tedesche con l’intento di annientare le forze nemiche dislocate alla frontiera. A Tobruk restavano il battaglione San Marco e il II/40° fanteria. Nel pomeriggio Kesselring, pieno di euforia, giunse dalla Sicilia e si disse convinto che l’OKW avrebbe ora dato il via all’operazione Hercules contro Malta; Rommel, invece, si mostrò più propenso a continuare l’offensiva: aveva sì subito molte perdite, ma gli Inglesi stavano peggio e non bisognava permettere loro di riprendere fiato. Indispettito Kesselring minacciò di riportare in Sicilia i rinforzi aerei per l’offensiva su Tobruk. A sera Rommel chiamò Berlino. A Roma Mussolini, assillato dai problemi della nafta e dei rifornimenti alla Libia, era indeciso se 63


dare fiducia a Rommel, e permettere Alessandria. E sicuramente anche l’offensiva in Egitto, o limitare peggio, perché Malta si trova nel l’attacco fino a Sollum, al confine; raggio di azione della Luftwaffe. Il qualunque decisione, comunque, non volo dalla Sicilia a Malta è più breve doveva pregiudicare la conquista di di quello dalla Grecia a Creta. D’altro Malta. Pertanto inviò una lettera ad canto, per gli Inglesi la distanza via H i t l e r ch i e d e n d o u n c o s p i c u o mare è doppia di quella che li separa rifornimento di carburante per dalla Grecia. Quindi, mio Führer, avviare l’operazione. Malta può diventare la tomba della A Berlino l’esaltazione per la flotta britannica nel Mediterraneo». caduta di Tobruk era tale che lo Ma la risposta di Student non aveva stesso Hitler ne restò contagiato; dissipato i molti dubbi di Hitler, così, Rommel era l’uomo del giorno, al q u a n d o R o m m e l g l i ch i e s e i l quale nulla era impossibile. Il Führer permesso di continuare l’offensiva, aveva già espresso molti dubbi egli acconsentì immediatamente. Poi sull’operazione Hercules e sugli inviò una lettera al Duce con la alleati italiani, tanto che in una quale “consigliava” di cogliere il precedente riunione, tenuta per momento favorevole e permettere a elaborare il piano, aveva detto al Rommel di portare a termine gen. Student, comandante dell’XI l’impresa. Fliegerkorps e incaricato di preparare l’invasione: «La A Roma, intanto, era stato realizzazione della testa di ponte (in intercettato e decifrato un ennesimo Malta) è garantita dalle Sue truppe Gli Inglesi sono in fuga; l'Egitto e il Medio Oriente, con le loro dispaccio Fellers che informava aviotrasportate? Bene! Allora io Le ricchezze, sono vicini. Un cartello stradale tedesco indica la città della situazione militare in Egitto: di Mossul, in Irak: raggiungerla non sembra impossibile. garantisco che accadrà quanto l’8ª Armata aveva solo 5 divisioni, di segue: quando avrà inizio l’attacco, cui 2 logore; dei 1.564 car ri naturalmente la f lotta inglese uscirà da Alessandria disponibili a maggio ne erano rimasti efficienti 127; il 50% immediatamente, ed anche da Gibilterra. Quindi Lei potrà delle artiglierie era andato perduto; la RAF era a terra; il vedere cosa faranno gli Italiani a questo punto. Con l’arrivo morale delle truppe peggio; la Mediterranean Fleet impotente. dei primi messaggi, tutti torneranno indietro, compresa la Questa valutazione pessimistica del messaggio Fellers e la Marina da guerra ed i trasporti. Lei scenderà da solo con i lettera di Hitler spinsero Mussolini ad autorizzare l’avanzata suoi paracadutisti sull’isola!». in Egitto della Panzerarmee. Student, fervente sostenitore dell’impresa, replicò: «A Restò l’amaro commento di un Cavallero deluso: «Il questo proposito interverrà il feldmaresciallo Kesselring. problema dei trasporti non l’ha Rommel, ma l’abbiamo noi!». Accadrà agli Inglesi come lo scorso anno a Creta, quando Poi telegrafò a Bastico per comunicargli la lieta novella e andò Richtofen attaccò e affondò una parte della squadra navale di a presiedere una riunione con i capi di S.M. della Marina, 64


dell’Aeronautica e von Rintelen, che si concluse più con speranze che con certezze: – riprendere le incursioni su Malta, e per far ciò era necessario chiedere rinforzi aerei a Kesselring (arriveranno?); – per la nafta attingere alle riserve, in attesa di una risposta dalla Germania (quando?); – non abbandonare il progetto Hercules e conservare la preparazione a pieno livello (ma come?), anche se il tutto restava subordinato alle necessità di Rommel. (continua)

Un biglietto riportante una canzone tedesca dedicata all’Africa.

Medaglia della divisione corazzata Ariete e medaglia del 132° reggimento bersaglieri Ariete.

Staffetta portaordini della 21ª Panzerdivision in corsa nel deserto.

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IN PARTICOLARE

Qui Duce, a voi Führer!

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Il 21 giugno 1942, Mussolini inviò una lettera ad Hitler. Eccone alcuni brani:

Führer! La battaglia aeronavale nel Mediterraneo si è conclusa con un grave scacco e grosse perdite per il nemico; lo stesso può dirsi delle operazioni nella Marmarica, che stanno per raggiungere il loro coronamento. È mio avviso e certamente anche vostro, Führer, che bisogna consolidare e al più presto possibile ampliare i risultati così raggiunti. Al centro del nostro quadro strategico sta il problema di Malta, a riguardo del quale abbiamo preso a suo tempo le note decisioni. Desidero dirvi subito che la preparazione per l’azione su Malta è molto progredita; le operazioni in Marmarica hanno reso necessario di differire quest’azione all’agosto, ciò è stato vantaggioso soprattutto perché in agosto avremo al completo i mezzi che per questo scopo sono stati predisposti e costituiti, specie le motozattere e gli altri natanti. Quest’azione su Malta si impone più che mai.  Gli effetti veramente cospicui delle azioni aeree a massa svolte

dall’aviazione dell’Asse e principalmente dalla II Luftflotte nell’aprile, hanno prolungato la loro efficacia in maggio; ma ormai, in giugno, Malta viene rifornita costantemente di apparecchi, ha ricuperato la sua capacità offensiva aerea, cosicché oggi la nostra navigazione per la Libia è nuovamente resa molto difficile. Ora, per mantenere i risultati conseguiti in Marmarica e provvedere alle future esigenze occorre poter eseguire con sufficiente sicurezza i necessari trasporti. A fondamento di queste esigenze sta il problema della nafta. La recente battaglia mediterranea ha impedito a due grossi convogli inglesi di raggiungere Malta. Ma l’uscita delle nostre forze navali ha imposto un consumo di circa 15.000 tonnellate di carburante e ci ha privati delle ultime disponibilità. Ora le nostre navi da guerra hanno i depositi di nafta vuoti e non è più possibile rifornirle; una seconda uscita delle nostre forze navali non è ora possibile e perciò ad un nuovo tentativo di rifornire Malta noi non potremo opporre che una limitata azione di sommergibili in aggiunta all’azione, non sempre possibile specie per le condizioni atmosferiche, degli aerosiluranti. Non mi indugio, Führer, ad esporvi in dettaglio la situazione della nafta ed i relativi fabbisogni […]. Mi limiterò a confermarvi che per l’operazione su Malta è previsto un consumo di 40.000 tonnellate di nafta e che questa dovrebbe giungere almeno una 74


settimana prima della fine di luglio, perché durante le due ultime settimane prima dell’azione i trasporti saranno impiegati per le truppe, che debbono affluire all’ultimo momento. [La lettera continua con una richiesta finale di 70.000 tonnellate di nafta ed evidenzia la necessità di operare su Malta entro agosto, altrimenti sarà giocoforza attendere l’estate ‘42, con conseguenze immaginabili. Mussolini cerca di convincere Hitler che l’eliminazione di Malta porterà sicuramente, oltre ad una maggiore sicurezza dei convogli, ad una diminuzione del consumo della nafta]. Sono fiducioso, Führer, che, nonostante le gravi difficoltà delle quali mi rendo pienamente conto, il vostro personale intervento condurrà a felice soluzione questo problema che ha importanza assolutamente vitale per la nostra situazione in Mediterraneo e per i suoi futuri svolgimenti." " " " " Mussolini

Mussolini e Hitler.

Qui Führer! Hitler risponde a Mussolini con una lettera datata 23 giugno. Lo ringrazia della lettera e assicura che la questione degli approvvigionamenti è allo studio e che presto riceverà una risposta precisa. Poi continua…

Caro Duce, …Vorrei però in questo momento, che dal punto di vista militare mi sembra una svolta storica, esporvi nel modo più breve il mio pensiero su una questione, che può essere di importanza decisiva per l’esito della guerra. Il destino, Duce, ci ha offerto una possibilità che in nessun caso si presenterà una seconda volta sullo stesso teatro di guerra. Il più rapido e totalitario sfruttamento di essa costituisce a mio avviso la principale prospettiva militare. Fino ad ora ho sempre fatto, tanto a lungo e completamente, inseguire ogni nemico battuto, quanto è stato consentito dalle nostre possibilità.  L’8ª Armata inglese è praticamente distrutta. In Tobruk, i cui impianti portuali sono quasi intatti, Voi possedete, Duce, una base ausiliaria, il cui significato è tanto più grande in quanto gli stessi Inglesi hanno costruito da lì una ferrovia fin quasi in Egitto. Se ora i resti di questa armata britannica non venissero inseguiti fino all’ultimo respiro di ogni uomo, succederebbe la stessa cosa che ha fatto sfuggire il successo agli Inglesi, quando, giunti a poca distanza da Tripoli, si sono improvvisamente fermati per inviare forze in Grecia. Soltanto questo errore capitale del Comando inglese ha allora reso possibile che il nostro sforzo fosse premiato dalla riconquista della Cirenaica. 75


Se adesso le nostre forze non proseguono fino all’estremo limite del possibile nel cuore stesso dell’Egitto, si verificherà innanzi tutto un nuovo afflusso di bombardieri americani che, come aeroplani da lunga distanza, possono facilmente raggiungere l’Italia… [Hitler adduce ulteriori motivi di rischio di un rafforzamento inglese e americano] Quindi se io, Duce, in quest’ora storica che non si ripeterà, posso darvi un consiglio che viene dal cuore più premuroso, esso è questo: ordinate il proseguimento delle operazioni fino al completo annientamento delle truppe britanniche, fino a che il Vostro Comando e il maresciallo Rommel credono di poterlo fare militarmente con le loro forze. La dea della fortuna nelle battaglie passa accanto ai condottieri soltanto una volta… [chiude la lettera con la preghiera di voler accettare il consiglio di un amico] Con fedele cameratismo, Vostro " " "

"

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Adolf Hitler

I due “amiconi” durante l’incontro avvenuto il 18 marzo 1940 al Brennero. Mussolini parla poco ma conferma l'impegno dell’Italia di marciare con la Germania.… pur essendo in preda di amletici dubbi; è ancora convinto di poter dissuadere Hitler dal passare all'offensiva o, quanto meno, di poter ottenere da lui l’autorizzazione a non intervenire.
 I fatti si svolsero diversamente…

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Rommel decora il gen. Lombardi, comandante della Brescia.

CAPITOLO 24

El Alamein Le colonne italo-tedesche avanzano, ma ad el Alamein sono ricevute da un intenso fuoco di sbarramento: i Britannici giocano il tutto per tutto

L

La paura di Rommel e dei suoi panzer si ingigantiva nei Britannici ormai in maniera incontrollabile, così da far sopravvalutare le sue forze e potenzialità. Al Cairo il Comando si preparava a trasferirsi a Gaza, in Palestina, e si bruciava tutto ciò che non si poteva portar via, si decideva cosa demolire e dove invece costruire b a r r i e r e d i fe n s i ve . C e n t i n a i a d i c i v i l i s i apprestavano a lasciare l’Egitto. Persino la flotta fu trasferita, parte in Haifa, parte in Beirut e il resto a sud del Canale di Suez; la RAF trasferì i bombardieri medi e pesanti in Palestina. Anche Churchill attraversava un br utto momento: sia in Patria che al Parlamento statunitense si cominciava a dubitare della validità dei comandanti in Medio Oriente e della direzione politica della guerra dello stesso Premier britannico. 77


Ancora il gen. Rommel sul suo “Grifone”.

Ma tutto ciò durò poco tempo. Alcuni giorni dopo i sogni degli Italiani e dei Tedeschi si sarebbero infranti e i timori dei Britannici sarebbero svaniti. Ciò doveva avvenire sul campo di battaglia di el Alamein, una piccola stazione ferroviaria sul golfo degli Arabi, a 100 km da Alessandria. A 60 km a sud si stende la grande depressione di Qattara, un’enorme distesa intransitabile perché disseminata di sabbie mobili e paludi di acqua salata. Fra la costa e la depressione si apriva una fascia di terreno percorribile dai mezzi e che divenne appunto il campo di battaglia; era completamente pianeggiante e, a parte alcuni dossi di scarso rilievo (chiamati tell) e doline poco profonde (deir), soltanto alcuni costoni rocciosi (ridges) che si sviluppavano in lunghezza potevano offrire ripari difensivi. I più significativi erano: el Miteiriya, el Ruweisat, Alam el Halfa. Gli Inglesi trincerarono la stazione e costruirono altre tre aree difensive, distanti tra loro una trentina di km. Il gen. Norrie aveva assunto il comando dei box. Ad el Alamein fu dislocata la 1ª divisione sudafricana di Pienaar; la 18ª brigata

di fanteria indiana, proveniente dall’Iraq, andò ad occupare il primo box, Deir el Shein; nel secondo box, Bab el Qattara (chiamata anche Qaret el Abd), si sistemò la 6ª brigata di fanteria neozelandese, con alle spalle ciò che restava della 4ª e 5ª brigata di fanteria; il terzo, Naqb Abu Dweis, fu occupato dalla 9ª brigata di fanteria indiana. Nella stretta presero posto il resto delle divisioni e delle brigate e, alle spalle, i rispettivi Comandi. Stava anche arretrando la 1ª divisione corazzata di Lumsden, ancora impegnata a rallentare l’avanzata nemica. Le unità statiche furono inquadrate nel 30° corpo di Norrie e le altre nel 13° corpo di Gott. Il 10° corpo di Holmes (ciò che era rimasto), fu inviato a difendere il Delta. Il 29 giugno Auchinleck visitò la posizione difensiva. Sapeva che el Alamein rappresentava l’ultima spiaggia ma c’era anche la possibilità di fermare la Panzerarmee, ridotta ormai all’ombra di se stessa. Gott e Norrie, comunque, ricevettero anche le disposizioni da adottare in caso di ritirata. Un messaggio Ultra rivelò che Rommel avrebbe attaccato el Alamein alle 15 del giorno 30, e un altro spostava l’attacco al giorno successivo. Infatti la mattina del 1° luglio, alle 4,30, la 90° leggera avanzò contro la posizione di el Alamein e fu subito ricevuta da un intenso fuoco di sbarramento; la Trento, postasi sulla sua scia, fu così costretta a fermarsi. Il DAK subì un attacco aereo della RAF, ma alle 6,45 Nehring poté lanciare le sue divisioni all’attacco e, con un movimento aggirante verso sud, investire il box di Deir el Shein, protetto da campi minati. Il XX corpo e la Littorio si tenevano pronti per l’inseguimento. La Brescia, invece, si trovava prigioniera della sabbia ad ovest di Tell el Aqqaqir e cercava di liberare gli autocarri. A mezzogiorno si sollevò una tempesta di sabbia che bloccò gli assalti del DAK, ma consentì anche alla 90ª leggera di sottrarsi al fuoco della posizione di el Alamein. Poi si diresse a nord-est, ma finì sotto il fuoco della 1ª e 2ª brigata di fanteria sudafricana e fu costretta a fer marsi. Intervenne 78


1ª battaglia el Alamein.

Mitragliatrice pesante tedesca MG34 in posizione avanzata.

personalmente Rommel, col suo scaglione armato, per cercare di sfondare lo sbarramento di artiglieria anglo-sudafricano. Intervenne la RAF, ma giunsero anche gli aerei dell’Asse; la caccia di scorta agli Stuka attaccò i bombardieri inglesi che furono costretti a tornare indietro. Nel cielo cominciarono a sibilare i traccianti della contraerea britannica. La situazione era bloccata. Rommel e Bayerlein restarono per due ore distesi sul terreno, finché la violenza dell’artiglieria diminuì consentendo lo sganciamento dello scaglione armato. Nel frattempo Auchinleck lanciava l’attacco della 22ª brigata corazzata che, con 18 carri, piombò alle spalle della 15ª Panzer, impegnata ad attaccare la posizione di Deir el Shein. Durante il combattimento alcune centinaia di Indiani fuggirono dalla posizione difensiva; i carristi inglesi pensarono di aver assolto il loro compito e si ritirarono. Invece buona parte della 18ª brigata di fanteria indiana si trovava ancora all’interno di Deir el Shein e, soverchiata dai Tedeschi, si arrese alle 19. Alle 20 tutte le truppe tedesche si

ponevano sulla difensiva nelle posizioni raggiunte. All’alba la 90ª leggera tornò all’attacco ma dovette subito rinunciare. Rommel chiese al DAK di puntare ad oriente, attaccare le due brigate sudafricane e poi convergere sulla postazione di el Alamein. Ma durante l’avanzata il DAK si scontrò con la 1ª divisione corazzata e la 7ª brigata motorizzata, che Auchinleck aveva spostato in avanti, e si trovò anche sotto il fuoco delle batterie neozelandesi da sud. Il combattimento fu violento e durò fino a sera, finché i Tedeschi riuscirono a sganciarsi. La 21ª Panzer era rimasta con 20 carri e la 15ª solo con 6. (continua)

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IN PARTICOLARE

Rommel e il soldato italiano

È

È vero che Rommel addebitava buona parte degli insuccessi all’alleato italiano, e che rivalità e gelosie tra alcuni comandanti italiani e tedeschi non giovarono certo alla collaborazione tra le due armate (il gen. Gambara, in un’occasione, parlando dei Tedeschi disse: «Se va male scaricano su di noi e se va bene il merito è loro»), ma occorre riconoscere che l’approssimazione dell’organizzazione italiana e l’inadeguato armamento non consentivano certo, al soldato italiano, di porsi alla pari con quello tedesco. Solo il coraggio e l’abnegazione lo salvava, e Rommel, infatti, mai smise di elogiare coloro che si erano distinti in combattimento. Rommel nelle sue memorie infatti scrisse: “È per me un dovere, come camerata e in particolare come comandante in capo delle unità italiane, stabilire con tutta chiarezza che la colpa delle disfatte da esse subite nei primi giorni di luglio davanti ad el Alamein non è dei soldati. Il soldato italiano è volenteroso, generoso, buon camerata e per le sue condizioni aveva dato un rendimento superiore alla media. Bisogna dire che le prestazioni di tutte le unità italiane, ma specialmente delle unità motorizzate, superarono di molto ciò che l’esercito italiano ha fatto negli ultimi decenni. Molti generali e ufficiali suscitarono la nostra

ammirazione dal punto di vista umano come da quello militare. La sconfitta degli italiani fu una conseguenza dell’intero sistema militare e statale italiano, del cattivo armamento e del poco interesse che molte personalità, capi militari e uomini di Stato, avevano per questa guerra. Spesso l’insufficienza italiana impedì la realizzazione dei miei piani. Di regola, le cause degli inconvenienti che si notavano nell’esercito italiano erano queste: in media, il comando italiano non era all’altezza della guerra nel deserto, la quale richiede fulminee decisioni e rapidissima attuazione delle medesime. 89


L’addestramento della fanteria non rispondeva affatto alle esigenze di una guerra moderna. L’armamento della truppa era così cattivo che già per questa ragione essa non poteva tener fermo senza l’aiuto tedesco. Oltre alle manchevolezze tecniche dei carri armati italiani – troppo corta la gittata dei cannoni e debolezza dei motori – soprattutto l’artiglieria, con la insufficiente mobilità e lunghezza di tiro, offriva un chiaro esempio del cattivo armamento. Le unità erano dotate di armi anticarro in misura del tutto insufficiente. Il vettovagliamento delle truppe era così cattivo che gli italiani Cartolina che inneggia all’esercito imbattibile.

Soldati italiani in Cirenaica.

dovevano spesso chiedere viveri ai camerati tedeschi. Effetti particolarmente nocivi produceva la differenza di trattamento in ogni campo tra l’ufficiale e il soldato. Mentre la truppa doveva alimentarsi senza cucine da campo, gli ufficiali italiani non rinunciavano, in parte, a farsi servire parecchie portate. Molti ufficiali non ritenevano necessario stare con le truppe durante un combattimento ed essere loro di esempio. Tutto sommato, non c’era da meravigliarsi se nel soldato italiano, del resto straordinariamente sobrio e senza pretese, si sviluppavano complessi di inferiorità che nei momenti di crisi lo rendevano temporaneamente inutilizzabile. In tutte queste cose non erano da attendersi mutamenti nei prossimi tempi, sebbene molti comandanti intelligenti vi si adoperassero con coscienza”. (Da Guerra senza odio, pubblicato postumo dalla moglie di Rommel, Anne Marie. Stampato in Italia da Garzanti). 90


CAPITOLO 28

La stoccata finale Senza rifornimenti la situazione per gli italotedeschi diventa difficile e Rommel dà l’ordine di sganciamento

Rommel osserva pensieroso le fasi dello scontro.

L

La botta finale Montgomery la chiamò Supercharge; con questa intendeva, come disse egli stesso, scaraventare Rommel giù dal trespolo. Non che il piano fosse molto diverso dai precedenti: si trattava della solita rottura del fronte ad opera della fanteria con conseguente immediata irruzione delle divisioni corazzate. Il combattimento doveva essere comandato prima da Freyberg per poi passare a Lumsden. Supercharge inizialmente avrebbe investito 4 battaglioni nemici, 2 italiani e 2 tedeschi. Il gen. Barbasetti stava intanto reperendo automezzi per la prevista ritirata, che però non condivideva; trovò 150 autocarri e 50 rimorchi (Rommel ne aveva chiesti 1.500). E allertò la Pistoia, posizionata su Halfaya-Sollum. Nella notte sul 2 novembre si scatenò l’attacco britannico. Prima tre ore di granate da centinaia di 139


con 19 carri dei 94 schierati all’inizio dell’attacco, ma i 4 battaglioni di fanteria (2 tedeschi e 2 italiani) erano stati distrutti e della Littorio restava ben poco. Temendo una reazione del DAK, gli ultimi carri britannici si stavano ritirando. Alle 9 i Britannici intercettarono un ordine di von Thoma: chiedeva a von Randow, che ora comandava la 21ª Panzer, di attaccare da nord la 151ª brigata di fanteria. Brigg organizzò immediatamente un dispositivo difensivo con 3 brigate corazzate e 1 motorizzata. Infuriò un duello di artiglierie campali e controcarro. Anche la 15ª Panzer e i resti della Littorio e della Trieste entrarono in lizza. C’erano 120 carri dell’Asse contro più del doppio della 1ª divisione corazzata britannica. Gli M13 andavano letteralmente in pezzi, i cannoni da 88 distrutti, il DAK era in crisi.

Il gen. Montgomery nel suo carro comando.

cannoni e i bombardamenti della RAF, poi le fanterie e i carri armati. All’impatto della fanteria inglese le strutture statiche della 15ª Panzer non tennero e i 20 M13 del 133° carristi e il I/8° Panzer furono respinti. Il battaglione Maori liquidò il I/ 200° fanteria. Woodstock fu finalmente occupata. La 9ª brigata corazzata, con 80 Sherman e Grant e 52 Crusader, con fanteria e artiglieria al seguito, aveva iniziato una marcia d’avvicinamento notturno di 18 chilometri ed aveva già perso per noie meccaniche, mine e cannonate 38 carri e molti veicoli ruotati. Quando le batterie del 30° e 10° corpo aprirono il fuoco, la 9ª brigata corazzata avanzò con i reggimenti di carri. Dall’altra parte von Thoma aveva predisposto uno schieramento controcarro e 20 cannoni da 88. Nella notte il duello fu eroico e confuso e il sistema di comunicazioni saltò; solo al chiarore dell’alba si potè capire quello che era successo: la 9ª brigata corazzata era rimasta

La situazione disperata spinse Rommel a dare l’ordine di sganciamento. Ordinò all’Ariete di aff luire a nord. Il trasferimento a Fuka fu previsto per le ore 6 del 3 novembre. De Stefanis riprese il comando dell’Ariete, della Littorio e della Trieste, il gen. Edoardo Nebbia quello del fronte sud. Nel pomeriggio il DAK era rimasto con 35 carri e un terzo dei cannoni da 88, le fanterie ridotte a meno della metà, le unità corazzate italiane, a parte l’Ariete, praticamente non esistevano più, l’artiglieria era ancora in efficienza ma doveva fare i conti con i 40/50 bombardieri nemici che permanentemente stazionavano su di loro, bombardando al più non posso. La ritirata fu decisa. Il DAK e il XX corpo dovevano resistere fino all’indomani e poi ritirarsi il più lentamente possibile per salvare le fanterie. Si trasmisero i fonogrammi per l’abbandono delle posizioni. Alle 8 del mattino del 3 novembre Cavallero informò Mussolini della novità: l’armata abbandonava el Alamein. Non conosciamo quale fu la reazione del Duce, sta di fatto che Cavallero spedì immediatamente un messaggio allo Stato Maggiore in collegamento con la Panzerarmee: “Pregasi 140


SUPERCHARGE (2 NOVEMBRE ‘42)

Sentiamo come commentò i messaggi Rommel: “Con questo ordine si chiedeva l’impossibile. Una bomba aerea uccide anche il soldato più fiducioso. Evidentemente, al Q. G. del Führer, nonostante i nostri precisi rapporti sulla situazione, non si era ancora compreso con sufficiente chiarezza come stavano le cose in Africa. Ciò che poteva essere di aiuto erano le armi, la benzina, gli aerei, non gli ordini. Eravamo tutti perplessi e per la prima volta durante la campagna d’Africa non sapevo che pesci pigliare…”. (continua)

comunicare Rommel che Duce ritiene necessario mantenere a qualunque costo attuale fronte poiché secondo avviso Comando Supremo territorio egiziano non offre posizioni idonee se non per sosta et temporanea resistenza per riordinamento forze […] Rifornimenti vengono spinti con ogni mezzo, via aerea et via mare”. Giunse anche il pensiero personale di Hitler: “Con piena fiducia nella vostra personalità […], nella situazione in cui vi trovate non può esservi altro pensiero che continuare a resistere, non cedere di un sol passo e gettare nella battaglia ogni arma, ogni combattente di cui si possa ancora disporre, […]”. 141


IN PARTICOLARE

I

I Sacrari ad el Alamein

Il sacrario italiano fu eretto sulla strada litoranea egiziana Alessandria-Marsa Matruh tra il 1954 ed il 1958 dal governo italiano a ricordo dei caduti italiani della prima e seconda battaglia di el Alamein. Il Sacrario sorge al km 120 della litoranea su un’ampia zona di terreno collinoso. Il toponimo arabo "Tel el Alamein" significa "la collina delle vette gemelle". Il progetto e la realizzazione dell’opera furono affidati al col. Paolo Caccia Dominioni, che era stato comandante del 31º battaglione guastatori del Genio ad el Alamein nel 1942. Si compone di tre distinti blocchi di costruzioni: il Sacrario vero e proprio, il complesso degli edifici situati lungo la strada litoranea e la base italiana di "Quota 33", che sorge a circa 500 metri a nord-ovest del Sacrario, su una collinetta, dove nei pressi vi sono i resti di un cimitero di carri armati, purtroppo saccheggiato dai beduini Il vero Sacrario è formato da una torre ottagonale alta 30 metri che si rastrema leggermente verso l’alto. Alla base si trova una galleria semicircolare con cinque grandi finestre che si affacciano sul mare. Ai lati ci sono due padiglioni con i loculi che contengono i

resti di circa 5200 soldati italiani morti e ritrovati nei vari cimiteri nel deserto egiziano. La raccolta delle salme dei Caduti fu iniziata nel 1943 dalle autorità britanniche, con il lavoro dei prigionieri italiani e tedeschi. Fu poi completata negli anni dal 1949 al 1960 per l’opera di una Delegazione del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti di Guerra, guidata da Paolo Caccia Dominioni. Oltre ad aver realizzato le opere architettoniche delle Necropoli Italiane di Alamein e di Tripoli, la missione si occupò pure del recupero di circa 6000 salme di soldati tedeschi e alleati. ✪✪✪ Il sacrario militare tedesco di el Alamein si trova a pochi chilometri da quello italiano, sulla stressa strada litoranea. La costruzione pare una fortezza medievale, costruita su una collina a strapiombo sul mare, e raccoglie le spoglie di 4213 soldati tedeschi della seconda guerra, caduti durante la lunga campagna in Nordafrica, e 30 dalla prima guerra mondiale. (continua) 142


Il Sacrario dell’Italia 1 di 23

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A seguito dell’attacco giapponese alla base americana di Pearl Harbor, il presidente Roosevelt firma la dichiarazione di guerra al Giappone. È il primo passo nel conflitto degli Stati Uniti d’America.

CAPITOLO 30

Operazione Torch Gli Americani, impegnati nel Pacifico, cominciano a pianificare un intervento in Europa… ma, ancor prima, in Africa

A

A seguito dell’attacco giapponese a sorpresa del 7 dicembre ’41 contro la base navale americana di Pearl Harbor nel Pacifico, il presidente degli USA, Franklin Delano Roosevelt, chiese al congresso di muovere guerra solo al Giappone. Questo perché l’opinione pubblica in quel momento considerava come proprio nemico il Giapponese e non certo il Tedesco; quindi auspicava che tutti i mezzi di terra, aria e mare fossero rivolti contro il Giappone. Dopo la vittoria, semmai, si poteva pensare di agire contro la Germania. Fautore principe di questa tendenza era l’ammiraglio King, capo di stato maggiore della marina, la cui opinione, del resto, era condivisa dalla maggior parte degli ammiragli americani. Dopotutto ad essere colpita dai giapponesi era stata prevalentemente la Marina e quindi la guerra che stava iniziando era la loro guerra. Roosevelt, invece, da sempre contrario alla 168


non persero tempo a dichiarare a loro volta guerra agli Stati Uniti. Com’era inevitabile, gli Americani si trovarono ufficialmente implicati anche nel conflitto in Europa, con grande soddisfazione di Churchill. Alla fine di dicembre Churchill era a Washington per una serie di conversazioni denominati Arcadia riguardanti il fronte atlantico, il Nordafrica e il fronte del Pacifico. Il premier inglese strappò la promessa a Roosevelt di un intervento americano nell’Africa settentrionale francese, da effettuarsi probabilmente a maggio ’42. Si misero subito a studiare una spedizione oltremare con un’operazione definita Super Gymnast, uno sviluppo di un precedente piano inglese denominato Gymnast; che prevedeva già la collaborazione francese e aveva come obiettivo l’affermazione nel Marocco e l’avanzata verso la Tunisia. In primo piano il presidente Roosevelt che, benché menomato da una forma di paralisi, guida l'auto; ha accanto il suo consigliere Harry Hopkins.

politica di Hitler, si sentiva maggiormente legato agli avvenimenti europei, tant’è che aveva già avviato una politica d’intervento a favore dell’Inghilterra da almeno sei mesi. Lottando contro molti Americani “influenti”, che invece professavano l’isolazionismo, il Presidente aveva già proclamato lo stato di emergenza nazionale illimitato e inviato continuamente oltre l’Atlantico merci e armamenti. Ora, l’attacco dei Giapponesi avrebbe dovuto teoricamente agevolare il compito di Roosevelt, ma egli si rese subito conto di avere davanti un’opinione pubblica difficile da convincere. Fermamente deciso a governare secondo principi democratici il Presidente, che pur aveva tutto il potere per imporre la propria volontà, non si azzardò a distruggere la fiducia che gli elettori avevano posto nella sua persona e nel suo partito. Perciò chiese la guerra al Giappone. Ma a dargli una mano furono proprio Hitler e Mussolini che

Nei primi sei mesi del ’42 gli Americani s’impegnarono fortemente nel Pacifico, e la vittoria navale riportata a Midway il 7 giugno segnò una svolta nella guerra contro il Giappone. Roosevelt, però, era nei guai: alcuni dei suoi generali insistevano per l’operazione in Europa, altri volevano un maggior impegno contro il Giappone: solo a guerra vinta si sarebbe potuto sbarcare in Europa. Per questa ragione il 14 aprile si tenne a Londra un’altra riunione tra Churchill e i suoi collaboratori e, da parte americana, il gen. George Armstrong Marshall, capo di stato maggiore dell’esercito, e Harry Hopkins, consigliere personale di Roosevelt. Il Premier inglese era fermamente deciso a convincere gli Americani ad intervenire rapidamente in Europa. Questo brano del verbale della riunione fa capire a cosa si giunse: “Hopkins dichiara che, secondo l’opinione pubblica degli Stati Uniti, l’azione americana dovrebbe rivolgersi innanzitutto verso il Giappone. Tuttavia, dopo vivaci discussioni, il Presidente e i capi militari hanno convenuto che la ragione impone di rivolgere le armi americane 169


principalmente contro la Germania”. Poiché gli Inglesi si erano irrigiditi sulle loro posizioni, Roosevelt si decise a portare avanti l’operazione Super Gymnast.


 IL PIANO PREVISTO PER L’OPERAZIONE TORCH

Tranquillizzato dagli eventi in Asia, il 19 giugno Roosevelt indisse una riunione dei capi di S.M. americani per discutere circa l’intervento in Europa. Prevalse l’opinione che convenisse subito affrontare Hitler in Europa (operazione Bolero) piuttosto che in Africa (operazione Super Gymnast). Ma Churchill li dissuase: non c’era sufficiente preparazione né armamento per sbarcare in Francia e i Tedeschi erano ancora troppo ben organizzati e ben armati per poterli battere. Meglio rimandare all’anno successivo; nell’attesa si I generali Alexander e Eisenhower si riuniscono a Londra per studiare il piano Super Gymnast, lo sbarco in Nordafrica, la cui denominazione in seguito cambiò in Torch.

doveva avviare l’operazione Super Gymnast per scacciare l’Asse dal teatro africano. Inoltre l’Africa sarebbe stata un ottimo trampolino di lancio per l’invasione dell’Italia. Per addolcire gli alleati Churchill offrì ad un generale americano il comando di Bolero, purché la preparazione di quel piano non pregiudicasse Super Gymnast. In effetti lo sbarco in Normandia fu preparato e attuato dal gen. Marshall. Il gen. Dwight Eisenhower si trasferì quindi in Inghilterra per studiare il piano insieme al gen. britannico Alexander. Questi avrebbe guidato le tr uppe ing lesi par tenti dall’Inghilterra, un generale americano (poi fu nominato lo stesso Eisenhower) avrebbe guidato quelle statunitensi. Si stabilirono inizialmente quattro sbarchi: Casablanca, Orano, Algeri e Bona. Poi il progetto fu cambiato con tre sbarchi in Algeria. Il piano stava subendo così tante varianti che per non creare confusione Churchill lo ribattezzò con un nuovo nome: Torch. (continua)

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Manifesti di guerra degli USA

La Statua della Libertà incita ad acquistare Bond, prestiti di guerra, «affinchè io non perisca!»

Due manifesti, il primo con lo Zio Sam, che dicono «Ti voglio per l’Esercito» e «Ti voglio per la Marina».

«Possiamo farlo!», incita questa donna americana,

Due manifesti che avvertono: se non stai attento a parlare può accadere questo, può costare vite umane. 180


Il gen. Calvi di Berigolo, al centro del terzetto, dopo l'occupazione di Gafsa del 21 novembre 1942.

CAPITOLO 33

Primi scontri in Tunisia I Tedeschi in Tunisia si preparano a fronteggiare il nemico che avanza da ovest.
 È disponibile anche il nuovo carro armato Tigre: una brutta sorpresa per gli Alleati

I

In Tunisia, già l’8 novembre Kesselring aveva inviato un suo emissario a Tunisi per preparare l’atterraggio degli aerei tedeschi, e il giorno seguente il governo di Vichy aveva concesso le basi tunisine. Il giorno 9 una cinquantina di velivoli atterrarono all’aeroporto di el Aouina e la testa di sbarco fu posta alle direttive del col. Harlinghausen (il Fliegerführer Tunis). Il 10 atterrarono ventidue Macchi 202 insieme ad un altro contingente tedesco. L’arrivo degli aerei italiani suscitò un’immediata ed allarmante reazione ostile da parte dei reparti francesi, dal momento che, al contrario dei tedeschi, il governo italiano non aveva preannunciato l’arrivo in Tunisia degli aerei italiani. Di conseguenza il Duce fu indotto da Kesselring ad autorizzare il rientro dei velivoli in Sicilia. Era evidente che, per quanto riguarda la Tunisia, era mancato un programma comune dell’Asse, e di questo se ne lamentò 203


I primi protagonisti americani. Da sinistra, il gen. Oliver, il gen. Rooks, il gen. Fredenhall, il gen. Clark ed il gen. Doolittle.

Cavallero con von Rintelen. L’Italia doveva pur sapere come muoversi e come usare le truppe disponibili. Dopo l’occupazione della Francia, il 12 cominciò l’afflusso in Tunisia dei reparti tedeschi. Arrivarono due compagnie del 5° reggimento paracadutisti ed una del 104° reggimento Panzergrenadiere. Due giorni dopo sopraggiunsero altre unità alla rinfusa: l’11° battaglione pionieri paracadutisti, un gruppo esplorante e una compagnia carri. Tra il 14 e il 15 giunsero le truppe italiane, tutti reparti sottratti a diverse grandi unità: il 10° bersaglieri, il III/92° f. della D.f. Superga, il CLVII gruppo semovente da 75 della D.cor. Centauro, il CI ed il CXXXVI battaglione controcarri semoventi da 47. Intanto gli Alleati avevano esteso l’occupazione mediante sbarchi dal mare e dall’aria. Il 14 il gen. Anderson ordinò che la Har t Force, un g r uppo tattico basato sul 5° Northamptonshire, puntasse in Tunisia su Djebel Abiod, la 36ª brigata si portasse a Tabarka, che la 11ª brigata e la Blade Force (17°/21° lancieri rinforzato) si muovesse lungo la direzione Souk Ahras-Souk el Arba-Béja. Nel frattempo il I battaglione paracadutisti britannico si lanciava sull’aeroporto di Souk el Arba ed il II/509° paracadutisti americano nei pressi di Tebessa. La Hart Force, superata Djebel Abiod, si diresse su Mateur, quando fu attaccata improvvisamente dai tedeschi. Gli Americani erano chiaramente meno addestrati degli avversari. Il cattivo tempo favoriva i Tedeschi, abituati a combattere nel fango in Russia e avevano il vantaggio dell’esperienza. Cosicché, pressati da ogni parte, la Hart Force ripiegò in disordine. Invece una grossa pattuglia del I battaglione paracadutisti si era portata a 25 km di Mateur dopo una scaramuccia con reparti meccanizzati tedeschi. La sera del 17 la situazione era la seguente: gli Alleati avevano portato la 36ª brigata a Djebel Abiod, la Blade Force a Beja, l’11ª brigata nei pressi di Souk el Arba e il II/509° paracadutisti americani a Gafsa. Da parte italiana la D.f. Superga (gen. Lorenzelli) stava lentamente raggiungendo la 204


PRIMI SCONTRI IN TUNISIA (17-23 NOVEMBRE 1942)

Tunisia in una posizione difficile: era stato ordinato agli italiani di non esporre la bandiera nazionale perché essi erano “ospiti” e non bisognava urtare la suscettibilità francese per non pregiudicarne la collaborazione, ritenuta (nonostante la situazione) ancora possibile dai Tedeschi. (continua)

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BOMBE E ACCESSORI MADE IN USA Granata US Mark 2 A1

Granata US Mark 2 A1 Era uno sviluppo della granata francese post-prima guerra, anch’essa a forma d’ananas. Poteva essere lanciata tramite il fucile, utilizzando il dispositivo visibile qui sotto.

Granata US Mark 2 A1

Dispositivo lanciagranate per fucile, completo di scatola.

Il mortaio Brandt M2 da 60mm imitava il modello francese, che però era da 81mm.  Tuttavia soltanto l’esercito statunitense lo usò in grande numero. Nonostante il calibro ridotto era in grado di lanciare una bomba da 1,300 kg alla distanza di 1900 metri. Invece il mortaio Brandt M1 da 81mmn sempre progettato in Francia, era stato acquistato, oltre che dagli Stati Uniti, dall’Italia e dal Giappone. Fu usato durante tutta la seconda guerra, e poteva lanciare bombe leggere e pesanti, fino a 3,150 kg. 
 Mortaio Brandt M1 81mm

Il dispositivo era costituito da due pezzi distinti che venivano montati sulla canna del fucile. Al momento dello sparo era attivata la spoletta della bomba.

Calibro: peso (in azione): lunghezza canna: peso della bomba: massimo raggio: ritmo di tiro:

81 mm
 61,2 kg
 125,7 mm
 3,15 kg
 3000 m
 18 colpi al minuto

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BOMBE E ACCESSORI MADE IN USA


 Mortaio Brandt M2 60mm Calibro: peso (in azione): lunghezza canna: peso della bomba: massimo raggio: ritmo di tiro:

60 mm
 18,9 kg
 72,6 mm
 1,35 kg
 1900 m
 18 colpi al minuto

Telefono da campo.

-

Radioricevitore portatile.

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Dopo aver combattuto nelle oasi libiche il gen. Leclerc si è ricongiunto con le forze dell'8ª Armata.

CAPITOLO 38

Operazione Eilbote In Tunisia von Arnim si dà da fare e dispone una barriera difensiva per proteggersi da ovest. Intanto pianifica un’operazione rapida…

U

Una settimana dopo l’arrivo del gen. Sogno in Tunisia, il Comando del corpo d’armata non era ancora operativo, nonostante fossero giunti da tempo tutti i responsabili degli uffici operazioni, informazioni e servizi. Cosicché von Arnim finì per chiedere quando il comandante del corpo italiano si sarebbe assestato sul fronte assegnatogli. Sogno si recò da lui il pomeriggio del 7 gennaio 1943, assicurandogli che dal 9 avrebbe stabilito il proprio comando tattico a Sousse. Ma c’era un problema: con c’erano mezzi di collegamento e benché ne fosse stato ripetutamente sollecitato l’invio dall’Italia, questi non erano ancora arrivati. Von Arnim offrì subito i propri camion, cosicché il 22 gennaio il XXX corpo era già inserito nel dispositivo, inglobando tutte le truppe dell’Asse dislocate nella Tunisia centrale, da Sousse a Sfax. A sud, invece, si era disposta la D. cor. Centauro, agli ordini del Comando Superiore della Libia. 253


A Casablanca i due protagonistiantagonisti della resistenza francese, Giraud e De Gaulle, costretti a stringersi la mano davanti all'obiettivo.

Una foto storica scattata a Casablanca durante la “Conferenza della resa incondizionata” di gennaio 1943. Da sinistra, Giraud, Roosevelt, De Gaulle e Churchill.

Tra gli Alleati c’erano novità: dal 1° gennaio la Task Force orientale cambiava nome in 1ª Armata britannica, mentre il 4 si costituiva la 5ª Armata americana, prevalentemente dislocata in Marocco ed Algeria per timore di una eventuale offensiva tedesca attraverso la Spagna ed il Marocco spagnolo, ma anche per evitare che un rovescio sul fronte tunisino desse vita all’opposizione del Nordafrica francese. Quindi soltanto il 2° corpo d’armata del gen. Fredendall si stava portando al fronte. Eisenhower era allo studio dei vari piani d’attacco sottoposti alla sua attenzione. La migliore sembrava essergli l’operazione Satin, che consisteva essenzialmente nel taglio della Tunisia centrale fino a Sfax, e poi l’avanzata verso nord;

oppure un attacco in direzione di Gabés, e risalita verso Sfax; o ancora uno sfondamento nel settore di Kirouan e puntata successiva su Sousse. Ma anche i francesi avevano presentato un loro piano: attacco in direzione di Sfax per stabilire una barriera fonte a sud in modo da tagliare la strada a Rommel, poi effettuare un rastrellamento della fascia costiera sino a Capo Bon, ed infine puntare verso Tunisi. 254


DISPOSITIVO ITALO-TEDESCO AL 12 GENNAIO 1943

L’11 gennaio, alla presenza di Anderson, Juin e Fredendall, Eisenhower comunicò la sua decisione: occor reva interrompere la linea di comunicazione italo-tedesca dando il via all’operazione Satin, ma prima occorreva conquistare Fondouk el Okbi (a questo ci dovevano pensare i francesi in collaborazione con unità corazzate americane) e contemporaneamente la stretta di el Guettar (da parte del 2° corpo americano). (continua)

255


UNIFORMI STATUNITENSI G.I. con equipaggiamento per lo sbarco, con dotazione di cintura salvagente e maschera antigas (la borsa nera) che verranno abbandonati appena possibile subito dopo lo sbarco; si notano una granata, la radio e cintura aggiuntiva per le clips delle munizioni per il fucile Garand in dotazione.

Sopo lo sbarco ci si liberava di quanto non più necessario e ingombrante; il nostro G.I. si presenta con un equipaggiamento più leggero, in questo caso previsto per il personale addetto all’arma automatica BAR, come dimostra il cinturone porta caricatori più ampio rispetto al cinturone con le munizioni per il fucile Garand.

Paracadutista in tenuta completa da lancio, con la borsa del paracadute di riserva sul petto (novità rispetto agli altri corpi di paracadutisti delle altre nazioni belligeranti); caratteristico il modo di portare il pacchetto di medicazione agganciato alla rete mimetica dell’elmetto, la dotazione del mitra Thompson nell’apposita custodia e le borse contenenti il necessario per la missione.

261


Il gen. britannico Anderson incontra il gen. Bradley, comandante del 2° corpo americano.

CAPITOLO 42

Enfidaville: ultima battaglia Inutile difesa alle porte di Enfidaville. 
 La resa è inevitabile, ma tocca a von Arnim. L’aveva scampata in Russia, invece qui…

I

Il 7 aprile 1943 i capi di Stato Maggiore britannici segnalarono a Washington che p r o b a b i l m e n t e l ’A s s e a v r e b b e t e n t a t o un’evacuazione in massa dalla Tunisia, cosa da impedire ad ogni costo. Il 10 aprile Ultra inviò a Montgomery un’altra lieta novella: gran parte della 21ª Panzer, della 164ª e della 90ª leggera ripiegavano a piedi per mancanza di carburante, ed avevano quindi abbandonato il materiale pesante. Montgomery chiese ad Alexander quale armata sarebbe stata incaricata di svolgere la parte principale nella fase finale della campagna. A quest’ultimò sembro più adatta la 1ª di Anderson, in quanto i suoi mezzi corazzati avrebbero potuto irrompere con più facilità nella piana ad ovest di Tunisi, mentre la cortina montana di Enfidaville sembrava un ostacolo più duro da superare. In realtà in questa scelta c’era lo zampino di 300


Eisenhower, il quale desiderava che il merito del successo finale andasse alla 1ª Armata e in particolare al 2° corpo americano. Fece così in modo che il piano fosse subito approvato. A Montgomery fu soltanto chiesto: «Spero che pensiate a sviluppare la massima pressione contro la posizione di Enfidaville in concomitanza con l’attacco della 1ª Armata…». L’attacco a nord, secondo le istruzioni impartite il 12 aprile, doveva svilupparsi nel seguente modo: – offensiva da parte della 1ª Armata con obiettivo Tunisi; – attacco contemporaneo del 2° corpo americano, alle dipendenze di Alexander, con obiettivo Biserta; – forte pressione dell’8ª Armata su Enfidaville ed eventuale avanzamento lungo la direttrice Enfideville-HammametTunisi. L’intera operazione rientrava in un piano chiamato Vulcan. Il calcolo delle forze in campo era di circa 10 a 1 per i carri, 4 a 1 per le artiglierie, 5 a 1 per i pezzi controcarro.


 RIPIEGAMENTO DEL 10 E 11 APRILE

(continua)

301


IN PARTICOLARE

Dall’inferno della guerra ad una prigionia che in confronto sembra un paradiso

I

Il generale Jurgen Von Arnim fu Stati Uniti e fornire loro gli alimenti preso prigioniero insieme a 275.000 necessari. Inoltre, i prigionieri di guerra soldati tedeschi e italiani. Gli ufficiali di avrebbero potuto essere utilizzati per più alto grado, come Messe e von eseguire lavori non militari. Arnim, furono subito inviati a Londra per Cosicché, negli ultimi quattro mesi del via aerea. Momentaneamente gli altri 1943, i prigionieri di guerra tedeschi ed furono alloggiati in tende circondate da italiani iniziarono ad arrivare negli Stati filo spinato e forniti di cibo, acqua e Uniti. quant'altro era essenziale. Un soldato tedesco che aveva Le casette a Camp Clinton. Ma gli Alleati avevano un problema di combattuto in Nordafrica scrisse nel trasporti. Non era possibile alloggiare né rifocillare tutti i prigionieri suo diario cosa gli accadde dopo la resa del 13 maggio 1943 e del tedeschi e italiani in Africa, ma il loro trasporto oltremare era suo arrivo, alcuni mesi più tardi, a Camp Clinton, nei pressi di complesso, perché gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avevano Jackson, Mississippi. Queste informazioni sono apprese dal suo bisogno di tutte le navi disponibili per portare truppe e attrezzature diario. dall’America in Inghilterra per la prevista invasione della Normandia. Infatti le navi effettuavano lo scarico in Gran Bretagna I soldati dell'Afrika Korps furono trasportati con i camion fino ad e molte di loro tornavano vuote negli Stati Uniti per caricare Algeri, dove furono imbarcati su navi che li condussero al porto dell’altro. algerino di Orano. Poi marciarono fino ad un capo prigionia nel Infine il governo statunitense decise di trasportare i prigionieri di deserto, dove furono alloggiati in una "gabbia", come chiamavano i guerra tedeschi ed italiani dal Nordafrica negli Stati Uniti. In tal soldati americani il campo recintato con filo spinato. modo sarebbe stato meno gravoso e meno costoso alloggiarli negli Quattro settimane più tardi i prigionieri lasciarono la "gabbia" per 313


raggiungere nuovamente Orano. Furono nuovamente imbarcati su navi, ma questa volta per il viaggio attraverso l'Oceano Atlantico verso gli Stati Uniti. Dopo due settimane in mare, il 4 agosto 1943, la nave approdò al porto di Norfolk, in Virginia. I prigionieri erano stati assegnati a Camp Clinton e si aspettavano, com’era consueto, di essere alloggiati su un treno merci per raggiungere la destinazione. Invece si trattava di un treno passeggeri, elegante e confortevole. Lasciato il treno, il viaggio proseguÏ a sud, lungo la valle del Mississippi, in confortevoli pullman, ognuno sorvegliato da un ufficiale e 12 sentinelle. Attraversarono grandi aree allagate, con innumerevoli case e fattorie deserte, impantanate nelle acque di colore giallo-argilla. Gli alberi erano tutti corrosi alla base dalle acque fangose, e sembravano come germogli di una pianta di riso. Dopo due giorni di viaggio arrivarono a Camp Clinton, uno dei quattro principali campi per prigionieri organizzati nel Mississippi, ma l'unico che avrebbe ospitato anche gli ufficiali tedeschi. Venticinque generali furono alloggiati insieme a diversi colonnelli, maggiori e capitani. Gli altri campi nello stato del Mississippi erano: Camp McCain, vicino a Grenada, Camp Como, nella zona nord del Delta, e Camp Shelby, vicino ad Hattiesburg. I quattro campi furono progettati per ospitare un gran numero di prigionieri di guerra. McCain Camp ne ebbe 7700, Camp Clinton 3400, e Camp Shelby 5300. Agli inizi Camp Como ospitava 3800 soldati italiani, ma poi gli Italiani furono spostati in altri campi all'esterno del Mississippi, come a Hereford (Texas), e sostituiti con un numero minore di Tedeschi. (continua)

Camp Clinton: le baracche della truppa.

314


Auchinleck Claude

Sir Claude John Eyre Auchinleck nacque il 21 giugno 1884 in Aldershot, si laureò al Sandhurst Academy. Nella seconda guerra mondiale comandò il corpo Home forces in Norvegia, fino al dicembre 1940. Nel gennaio 1941 Auchinleck fu richiamato in India (aveva già servito nella British Indian Army) per diventare comandante in capo dell'esercito indiano, venendo nominato anche al Consiglio esecutivo del governatore generale dell’India; nel mese di aprile fu nominato generale ADC General to King (nomina onoraria per alti generali dell'esercito britannico), posizione che mantenne fino al gennaio 1947, quando fu promosso a maresciallo di campo. Dal 2 luglio 1941 divenne il nuovo comandante in capo delle truppe britanniche in Medio Oriente, andando a sostituire il gen. Wavell, colpevole di due operazioni d’attacco andate a vuoto. Auchinleck, al momento, sembrò rappresentare per Churchill l’uomo giusto per portare avanti la guerra in Africa. Era un estroverso, con una condotta di vita estremamente spartana, come d’altronde doveva essere sulla linea del fronte, dove vi si recò spesso per controllare l’opera dei propri comandanti. Curò particolarmente l’aspetto umano delle relazioni tra ogni comandante ed i suoi uomini, con l’intento di guadagnarne il rispetto, ma nello stesso tempo seppe sfruttare ogni risorsa umana disponibile per motivare positivamente gli uomini e renderli responsabili ed autonomi in ogni compito venisse loro affidato. Il suo motto era: una volta che hai dato un compito ad un uomo, lascialo libero di operare. Senza interferire. Auchinleck non ebbe un ruolo diretto nella battaglia decisiva ad el Alamein, dal momento che anch’egli subì l’onore di essere sostituito da un altro generale. Tuttavia il suo ruolo fu importante, in quanto riuscì comunque ad arrestare l’avanzata dell’Asse verso Alessandria e il tanto sospirato petrolio del Medio Oriente.

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Capitolo 24 - El Alamein


Badoglio Pietro

Pietro Badoglio nacque a Grazzano Monferrato, oggi Grazzano Badoglio, il 28 settembre 1871 da una famiglia di agricoltori. Il 5 ottobre 1888 fu ammesso all’Accademia Reale di Torino, da dove ne uscì col grado di tenente il 7 agosto 1892. Nel febbraio 1896 fu inviato in Eritrea e partecipò alla spedizione su Adigrat per liberarla dall'assedio. Al rientro in Italia fu promosso capitano il 13 luglio 1903 e partecipò fin dall'inizio alla guerra italo-turca del 1911-12, alla fine della quale fu decorato al valor militare. All'inizio della prima guerra mondiale, Pietro Badoglio era Tenente colonnello e fu assegnato allo Stato Maggiore della 2ª Armata e al comando della 4ª divisione. Nell'aprile 1916 Badoglio fu promosso colonnello e divenne capo di Stato Maggiore del 6º corpo d'armata. Il 6 agosto 1916 fu promosso maggior generale per merito di guerra, e, in novembre, prese il comando della brigata Cuneo. Sempre per meriti di guerra Badoglio ottenne i gradi di tenente generale e il comando del 27º corpo d'armata. Al termine della I guerra mondiale fu nominato Senatore (24 febbraio 1919) e il 13 settembre successivo divenne commissario straordinario militare per la Venezia Giulia. In questo periodo Gabriele D'Annunzio avviò l’Impresa di Fiume. Il 2 dicembre 1919 Badoglio fu promosso capo di stato maggiore dell’Esercito, succedendo ad Armando Diaz fino al 3 febbraio 1921. Nel 1923, dopo l’insediamento del fascismo, fu nominato ambasciatore in Brasile. Successivamente, il 4 maggio 1925, ebbe la carica di capo di stato maggiore generale, che mantenne fino al 4 dicembre 1940, carica collegata a quella di capo di stato maggiore dell'Esercito. Il 25 giugno 1926 fu promosso maresciallo d'Italia, grado istituito per gli ufficiali che si erano particolarmente distinti durante la guerra mondiale. Il 1º febbraio 1927 lasciò l'incarico di capo di stato maggiore dell'Esercito. Ma Il 18 dicembre 1928 fu nominato governatore unico della Tripolitania e della Cirenaica. Quella in Libia fu un’esperienza pienamente positiva, poiché la colonia fu pacificata e fu anche avviato uno sviluppo con l’attuazione di un ampio programma di opere pubbliche. Rientrato in patria alla fine del 1933, a nel novembre del 1935 fu inviato in Eritrea come Comandante supremo. Al termine della guerra all'Etiopia, Badoglio lasciò la reggenza e rientrò in Italia, dove, il 1º novembre 1937, fu nominato presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche succedendo allo scomparso Guglielmo Marconi. Il suo nome appare tra i firmatari del Manifesto della razza in appoggio all'introduzione delle leggi razziali fasciste. Il 29 maggio 1940 Benito Mussolini comunicò al maresciallo Badoglio e allo stato maggiore dell'esercito la decisione di entrare in guerra a fianco della Germania; pur contrario Badoglio non ebbe il coraggio di abbandonare l’incarico di Capo di Stato Maggiore Generale. La guerra fu effettivamente dichiarata il 10 giugno successivo, mentre Vittorio Emanuele III firmava il decreto che conferiva a Benito Mussolini il comando operativo di tutte le Forze Armate. Dopo l'attacco alla Francia insieme ai Tedeschi, il 24 giugno Badoglio presiedette la Commissione d'armistizio con la Francia a Villa Incisa, all'Olgiata, presso Roma. Ma le prime cocenti sconfitte in Africa Settentrionale ed in Grecia fecero di Badoglio il capro espiatorio. I fascisti gli mossero accuse di incompetenza, per cui Badoglio preferì dare le dimissioni. Ma a seguito degli eventi successivi Badoglio fu avvicinato da alcuni uomini politici antifascisti che chiesero la sua disponibilità ad assumere la Presidenza del Consiglio per porre fine alla guerra. Caduto Mussolini, il 25 luglio 1943 Badoglio divenne Presidente del Consiglio ed in tale carica dovette gestire le fasi dell’armistizio. Dopo l’annuncio dell’armistizio, Badoglio si recò a Brindisi con il re, ma rimase alla Presidenza del Consiglio fino alla liberazione di Roma. L’8 giugno 1944 cedette l’incarico ad Ivanoe Bonomi, che era già stato primo ministro dal luglio 1921 al febbraio 1922. Ritiratosi a vita privata, morì a Grazzano il 10 novembre 1956.

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Balbo Italo

Nato nel 1896 a Quartesana (Fe), appena conseguita la licenza liceale partecipò come volontario sottotenente degli alpini alla Grande Guerra; si laureò poi in scienze politiche e sociali a Firenze e fu parte attiva del movimento fascista in Emilia Romagna. Organizzatore militare del fascismo e primo comandante generale della Milizia, ammesso di diritto nel Quadrumvirato della rivoluzione (composto da Italo Balbo, Emilio De Bono – comandante della Milizia, Cesare Maria De Vecchi – un generale non sgradito al Quirinale, Michele Bianchi – segretario del partito fascista e fedelissimo di Mussolini), partecipò alla “marcia su Roma” nell’ottobre 1922, la manifestazione organizzata dal Partito Nazionale Fascista (PNF) di Benito Mussolini, il cui successo ebbe come conseguenza il definitivo scioglimento dello Stato liberale, già in crisi, e l’ascesa al potere del partito fascista in Italia. Nominato da Mussolini prima sottosegretario per l’Economia, poi dell’Aeronautica, dal ‘29 al ‘33 fu ministro dell'Aeronautica e il vero creatore della moderna aviazione italiana. Acquistò in quegli anni vastissima notorietà internazionale per le ardimentose crociere aeree con idrovolanti da lui organizzate e dirette personalmente: crociera nel Mediterraneo (1928); crociera da Taranto a Odessa (1929); crociera di 12 idrovolanti da Orbetello a Rio de Janeiro (1931); la crociera celebrativa del decennale della rivoluzione fascista, con 24 idrovolanti sulla rotta Roma-New York-Roma, gli fruttò un clamoroso trionfo in America e la nomina a Maresciallo dell'Aria in Italia (1933). Nominato Governatore Generale della Libia nel gennaio del ‘34 iniziò una vigorosa opera di colonizzazione: fu l'artefice della strada litoranea libica, organizzò l’Ente Turistico e Alberghiero della Libia per incentivare il turismo nella colonia, fondò a Tripoli la Scuola Superiore di Cultura Islamica per una politica di apertura verso i mussulmani, creò il Museo Archeologico di Tripoli nell'antico castello sede anche del Governo. Ma l’opera più grandiosa fu il piano di colonizzazione demografica: organizzato l’Ente della Colonizzazione della Libia, fatti scavare 2000 pozzi di cui un centinaio artesiani, avviò la costruzione dei villaggi agricoli per i coloni lungo tutto l’arco costiero. Quando nell’ottobre del ‘38 da Genova, Napoli e Palermo partirono i piroscafi della “migrazione dei ventimila”, con i quali famiglie contadine d’ogni regione d’Italia s’avviavano verso un nuovo destino nei campi di Libia, sulla prima nave c’era anche Balbo. L'anno seguente altri 15.000 contadini partirono da Venezia per i nuovi poderi coloniali. Tentò inutilmente di convincere Mussolini a non entrare in guerra e tantomeno accanto alla Germania (Balbo era anti-tedesco): poi obbedì.

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Barbasetti di Prun Curio

Proveniva dalla nobile famiglia dei conti di Prun. Dal 1939-al 1940 in qualità di generale di divisione aveva comandato la 1ª divisione di fanteria da montagna Superga in Francia. Dal 1940 al 1942 era generale comandante del I corpo d'armata. Poi venne in Nordafrica e dal 23 ottobre 1942 ebbe le funzioni di Capo di Stato maggiore del Comandante in capo, conquistandosi la stima di Rommel. Era anche a capo della Delegazione Africa Settentrionale (Delease) di stanza a Tobruk e con giurisdizione in Nord Africa, che raccordava il comando tattico dell'Armata corazzata italo-tedesca (ACIT) con il Comando Supremo italiano a Roma. Oltre a ciò Delease gestiva la logistica in Nord Africa. Delease era suddivisa in: Comando 1 a Tripoli, responsabile per la logistica della Tripolitania; Comando 2 a Bengasi, responsabile per la logistica della Cirenaica; Comando 3 a Marsa Matruh, responsabile della logistica dei tre corpi d'armata che erano al fronte; aveva inoltre un altro Comando per la Intendenza Africa Settentrionale, comandato dal genarale V. Palma. Dopo la seconda battaglia di El Alamein, che costrinse alla ritirata la Panzerarmee, il 15 novembre 1942 Delease cessò di funzionare e le sue funzioni passarono a Superlibia, il Comando Superiore Forze Armate della Libia (al comando del Maresciallo d’Italia Ettore Bastico), che fu sciolto dopo che Bastico cedette il comando di tutte le forze italiane dislocate in Tunisia a Rommel il 31 gennaio 1943. Nel 1943 Barbasetti di Prun era generale comandante del XIV corpo in Iugoslavia, divenendo governatore del Montenegro il 13 luglio. Ma il 10 settembre 1943 fu fatto prigioniero dai Tedeschi e restò tale fino al 1945. È morto nel 1962.

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Capitolo 28 - La stoccata finale


Bastico Ettore

Nato a Bologna nel 1876, prese parte, come ufficiale dei bersaglieri, alla campagna di Libia e alla I Guerra Mondiale come capo di Stato Maggiore della 25ª divisione. Era generale di divisione quando partecipò alla guerra italo-etiopica e fu comandante del corpo di spedizione italiana alla guerra di Spagna. Nel 1937 fu promosso generale designato d’armata e due anni più tardi generale d’armata. Nel 1940 fu nominato governatore generale dell’Egeo italiano e successivamente destinato al Comando Superiore delle Forze Armate dell’Africa Settentrionale con il titolo di governatore generale della Libia. Il 12 agosto del 1942 fu promosso Maresciallo d’Italia (dopo le grandi vittorie di Gazala e Tobruk) per il suo brillante stato di servizio, ma anche per controbilanciare la nomina a feldmaresciallo di Rommel. Il 31 gennaio Bastico cedette il comando di tutte le forze italiane dislocate in Tunisia a Rommel, per lo scioglimento ufficiale del Comando Superiore in Libia (Superlibia), e rientrò in Italia il 5 febbraio 1943. Quattro anni più tardi lasciò il servizio attivo e si ritirò quindi a vita privata. Al termine della seconda guerra mondiale scrisse delle opere sulla storia militare. Morì a Roma il 2 dicembre 1972.

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Prefazione - Prefazione Capitolo 23 - Sull’onda del successo


Bayerlein Fritz

Nacque a Wurzburg, Baviera, il 14 gennaio 1899 e si arruolò nell'esercito all’età di 16 anni per combattere nella prima guerra mondiale. All’inizio della seconda guerra mondiale nel 1939 Bayerlein era maggiore, quando prese parte all'invasione della Polonia come ufficiale delle operazioni del generale Heinz Guderian, e tale rimase durante la conquista lampo della Francia. L'anno seguente accompagnò Guderian nell'invasione della Russia, combattendo coraggiosamente e acquisendo la reputazione di grande tattico e ottimo ufficiale di stato maggiore. La svolta nella carriera di Bayerlein avvenne nell'ottobre del 1941, quando fu trasferito all’Afrika Korps come capo di stato. Bayerlein rimase in Nordafrica per i seguenti 19 mesi, accrescendo la reputazione di rapidità ed efficenza. Ebbe un buon rapporto con Rommel, che lo utilizzò per colmare i vuoti che man mano si verificano. Il 26 dicembre 1941 Bayerlein fu molto impegnato nella battaglia di Al Agheila, e per la sua abilità e coraggio ottenne la Ritterkreuz (Croce di Cavaliere). Promosso colonnello, divenne capo di stato maggiore di Erwin Rommel, cominciando nel maggio del 1942. Durante la battaglia di Alam Halfa, il 30 agosto del 1942 Fritz Bayerlein assunse il comando del DAK quando il generale Walther Nehring rimase ferito, conducendolo per il resto della battaglia. Poi lasciò il comando al generale Wilhelm von Thoma. Ma tornò a prendere il comando dell'Afrika Korps quando von Thoma, il 4 novembre, fu fatto prigioniero dalle truppe britanniche nella seconda battaglia di el Alamein: a lui toccò il compito sgradito di condurre le truppe nella lunga ritirata dall’Egitto fino al 23 novembre, quando fu sostituito dal generale Fehn. Ancora una volta Bayerlein riprese il suo compito di capo di stato maggiore. Quando Rommel lasciò la Tunisia nel marzo 1943, dopo il fallimento dell'attacco tedesco a Medenine (operazione Capri), Fritz Bayerlein fu nominato ufficiale di collegamento del generale Giovanni Messe, che comandava la 1ª Armata italiana, la quale includeva anche il DAK. Ma a causa di reumatismi muscolari e per un epatite sopraggiunta Bayerlein fu inviato in congedo per malattia in Italia, poco prima che le truppe tedesche in Tunisia si arrendessero il 12 maggio 1943. Per il suo impegno in Africa, il 6 luglio 1943 Bayerlein fu premiato con la Croce di cavaliere con fronde di quercia e con la promozione a maggiore generale. Ristabilitosi, Bayerlein divenne Capo di stato maggiore della nuova 1ª Armata italiana, questa volta di base in Sicilia. Bayerlein vi rimase fino alla conquista degli Alleati dell’isola, ma subito dopo l’invasione della penisola italiana fu trasferito sul fronte orientale, dove il 20 ottobre 1943 prese il comando della 3ª Panzerdivision di Berlino-Brandeburgo, che era in Ukraina. La sua unità fu bloccata in Kirovohrad dall'Armata Rossa, anche se poteva svincolarsi dal blocco. Resistette per molte settimane, infliggendo sanguinose perdite al nemico, ma alla fine, ormai decimata, dovette ripiegare abbandonando l'importante posizione strategica. Bayerlein lasciò la 3ª Panzerdivision il 4 gennaio 1944 per prendere il comando della 130ª Panzer-Lehr-Division, una nuova unità d'elite che si trasferì a Budapest a marzo. In quell’occasione ebbe la promozione a tenente generale. Dopo lo sbarco in Normandia, Bayerlein dovette trasferire l’unità con urgenza in Francia a combattere nella zona di Caen. Restò con questa unità per i primi due giorni dell’invasione (fu sostituito dal generale Strachwitz), perché fu promosso al comando di 43° corpo d'armata, che era parte della VII armata. Rimase con questa unità durante i combattimenti in Normandia, mentre la 130ª Panzer-Lehr-Division subì gravi perdite per gli attacchi aerei intorno a Saint-Lo, durante l'operazione Cobra. All’inizio di dicembre, Bayerlein tornò al comando della divisione Panzer Lehr, che era stata scelta come punta di diamante per l'offensiva delle Ardenne comandata dal generale Hasso von Manteuffel. Bayerlein fu uno dei comandanti che ebbe più successo contro gli inglesi durante quest'offensiva. Ignorò la roccaforte americana a Bastogne e avanzò fino a dieci miglia dalla Mosa prima di essere fermato e costretto a ritirarsi. Bayerlein rimase con la divisione fino al 19 gennaio 1945, quando ritornò a comandare il 53° corpo d'armata. Il 15 aprile del 1945 Bayerlein si arrese con i suoi uomini nella Ruhr alla 7ª Divisione corazzata americana. Bayerlein fu rilasciato dalla prigionia il 2 aprile del 1947. Si impegnò a scrivere su questioni militari, primi elaborati storici redatti dai protagonisti sulla seconda guerra mondiale. Una curiosità: Bayerlein fu consulente tecnico per il film I cannoni di Navarone diretto da J. Lee Thompson. Morì il 30 gennaio 1970 a Wurzburg, sua città natale, nel land della Baviera.

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Capitolo 24 - El Alamein


Beresford-Peirse Poer

Sir Noel Monson de la Poer Beresford-Peirse nacque il 22 dicembre 1887. Egli studiò al Wellington College, Berkshire, e al Royal Military Academy di Woolwich. Beresford Peirse fu arruolato nella Royal Artillery nel 1907. Partecipò alla prima guerra mondiale in Mesopotamia, Francia e, per breve tempo, in Belgio e Francia. Fu premiato con la Distinguished Service Order nel 1918. Dopo la prima guerra mondiale, fino al 1929, ebbe diversi comandi nella Royal Artillery in Francia e Gran Bretagna e in diverse zone amministrate dal Regno Unito fino al 1935. Nel 1937, Beresford Peirse fu inviato in India per "funzioni particolari" e successivamente lavorò due anni come istruttore presso la scuola ufficiali a Belgaum, in India. Durante il 1939 e il 1940 era Brigadiere nella Royal Artillery al Comando dell'India meridionale, e poi aiutante di campo di re Giorgio VI nel 1939 e 1940. All'inizio della seconda guerra mondiale Beresford-Peirce era comandante d'artiglieria della 4ª divisione di fanteria indiana, che all’epoca aveva base in Egitto. Fu promosso al comando della divisione nell’agosto del 1940, e la condusse in Cirenaica durante l’Operazione Compass. Fu inviato anche in Sudan per la campagna dell'Africa orientale. Nel marzo 1941 egli fu nominato Comandante Cavaliere dell’Impero britannico (KBE) e il 14 aprile 1941 ottenne il comando della Western Desert Force (in seguito rinominata XIII Corpo) fin quando fu sostituito dal tenente generale Alfred Reade Godwin-Austen. Da ottobre 1941 ad aprile 1942 fu messo al comando del XV Corpo indiano e comandò le forze britanniche in Sudan, poi l’Esercito Meridionale in India. Beresford Peirse fu generale anche del Comando India tra il 1945 e il 1946. Si ritirò il 13 giugno 1947 e morì nel 1953.

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Cavallero Ugo

Nacque a Casale Monferrato il 20 settembre 1880. Ebbe un'infanzia privilegiata come membro della nobiltà italiana, tant'è che frequentò la scuola militare, ne uscì sottotenente nel 1900, poi si laureò in Matematica a Torino nel 1911. Essendo ancora nell'esercito, Cavallero combatté in Libia nel 1913 contro i Turchi, e fu premiato con una medaglia di bronzo al valor militare. Nella prima guerra mondiale si distinse durante la ritirata di Caporetto, al punto da essere nominato capo dell'Ufficio Operazioni del Comando Supremo. Ma durante questo periodo sviluppò antipatia nei riguardi di Pietro Badoglio, che era Sottocapo di Stato Maggiore dell'esercito. Nel 1919 rappresentò l'Italia presso il Comitato inter-alleato di Versailles, poi l'anno seguente lasciò l’Esercito per divenire direttore generale della Pirelli. Cavallero ritornò nell'esercito nel 1925, quando fu nominato da Benito Mussolini sottosegretario della guerra. Da fascista impegnato, Cavallero ricoprì la carica di senatore nel 1926; nel 1927 fu promosso maggior generale e nel 1928 ebbe il titolo di Conte. Dopo aver lasciato l’esercito per la seconda volta, Cavallero fu impegnato negli affari e in imprese diplomatiche durante la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta. Ritornò nell'esercito per la terza e ultima volta nel 1937. Promosso tenente generale nel 1938, divenne comandante delle forze italiane combinate in Africa Orientale Italiana; poi fu promosso generale di Corpo d’Armata nel dicembre 1940. Dopo che l'Italia entrò il guerra nel giugno 1940, Cavallero fu nominato Comandante del gruppo d’armate in Albania in sostituzione del generale Ubaldo Soddu. In ottobre, quando l'Italia invase la Grecia, fu il comandante delle forze d’invasione italiane. Nel mese di dicembre sostituì Pietro Badoglio a capo di Stato Maggiore generale; le attività militari italiane in Grecia rimasero di sua competenza, ma gli fu dato anche incarico della supervisione delle campagne in Africa orientale e occidentale. Come capo del Comando Supremo italiano, Cavallero lavorò a stretto contatto con il Feldmaresciallo tedesco Albert Kesselring, al quale spesso chiese consigli su questioni militari. Cavallero si oppose all’avanzata di Erwin Rommel in Egitto e nel 1942 promosse una campagna per la rimozione di Rommel, che fu invece ignorata da Hitler e Mussolini. Cavallero fu promosso Maresciallo d'Italia nel 1942, dopo la promozione di Rommel a Feldmaresciallo. Nel luglio 1943, dopo le gravi sconfitte italiane in Libia, Cavallero fu sostituito al Comando Supremo (con la gioia di alcuni membri della leadership fascista, come Galeazzo Ciano) da Vittorio Ambrosio. Nello stesso tempo il governo di Mussolini veniva dimissionato dal re e Pietro Badoglio diveniva primo ministro. Cavallero fu arrestato da Badoglio per le sue opinioni filo-tedesche e con l'accusa di preparare un colpo di stato fascista. Però, in qualità di senatore, evitò il carcere e fu rinchiuso in palazzo Madama. Per iniziativa di Vittorio Emanuele III fu quindi liberato, ma poi nuovamente arrestato alla fine di agosto e incarcerato a Forte Boccea in Roma. A settembre, quando il governo di Badoglio si arrese agli Alleati, i Tedeschi occuparono Roma e liberarono Cavallero. Fu trasferito presso il comando tedesco di Frascati, dove Kesselring gli propose di guidare le forze armate italiane che avrebbero continuato la guerra al fianco della Germania, incarico però rifiutato. Ma nell'ufficio abbandonato di Badoglio i Tedeschi trovarono una lettera antifascista di Cavallero a lui indirizzata, così il conte fu creduto un traditore. Odiato dai Tedeschi e dalle forze leali a Badoglio, il disperato Cavallero si suicidò il 14 settembre, sparandosi alla testa nel giardino dell'albergo Belvedere di Frascati, ove era rimasto "ospite" dei Tedeschi. Non si sa, però, se sia stato spinto a quel gesto o se qualcuno lo fece per lui; comunque, in quella giornata era previsto il trasferimento di Cavallero a Monaco di Baviera

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Prefazione - Prefazione Capitolo 23 - Sull’onda del successo Capitolo 28 - La stoccata finale Capitolo 33 - Primi scontri in Tunisia


Cruwell Ludwig

Nacque a Dortmund il 20 marzo 1892. All'inizio della seconda guerra mondiale, Ludwig Cruwell era stato promosso maggiore generale. Divenne comandante dell'Afrika Korps il 31 luglio 1941, rispondendo alla chiamata del generale Erwin Rommel, che lo stesso giorno prese il comando della Panzerarmee Afrika, composta di una divisione di fanteria e due divisioni panzer. In precedenza, dal 1 al 15 agosto 1941, Cruwell aveva ben comandato la 11ª Panzerdivision, che era stata impegnata per la prima volta durante l'invasione dei Balcani e con una avanzata-lampo aveva conquistato la capitale iugoslava Belgrado. Il 29 maggio 1942, Cruwell controllava le operazioni via aerea con un piccolo Fieseler Fi 156. Nei pressi di Sidi Muftah, a sud di Ain el Gazala, il suo pilota scambiò le truppe della 150ª brigata britannica per soldati italiani e ai abbassò per atterrare. Nell'attacco nemico il pilota fu ferito a morte, ma Cruwell sopravvisse e venne fatto prigioniero. Il 22 marzo 1943, Cruwell fu intenzionalmente messo insieme ad un altro generale, von Thoma, nella speranza che si tradissero, e con lui visse la prigionia finché fu inviato negli USA al Camp Clinton. Tornò in libertà in aprile del 1947 e fece l’uomo d'affari per diverse aziende industriali nella Ruhr. Poi Cruwell fu scelto dalle forze Alleate per dirigere la Bundeswehr (le Forze Armate e la loro amministrazione civile) della Germania Occidentale. Ironia della sorte, si trovò sotto il comando del vecchio nemico Bernard Montgomery, che ora era responsabile della formazione delle truppe della NATO. Morì ad Essen il 25 settembre 1958.

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Gambara Gastone

Gastone Gambara nacque a Imola il 10 novembre 1890. Entrò nella scuola sottufficiali e divenne ufficiale grazie ad un corso speciale (ottobre 1911-gennaio 1913) presso l'Accademia Militare di Modena. Ne uscì sottotenente e prese servizio presso il Battaglione Ceva del 3º Reggimento Alpini. Nel maggio 1915 il suo battaglione raggiunse il fronte e nel gennaio del 1916 Gambara fu promosso capitano. Ferito sul Monte Cengio fu poi impiegato nelle retrovie. Nell'aprile 1917 ritornò al fronte con il 6° Alpini. Promosso al grado di maggiore, fu spostato al 1º Reggimento Alpini. Nel 1918 Gambara comandò il 29º Reparto d'Assalto degli Alpini, dove in poco meno di un anno guadagnò tre medaglie d'argento al valore militare. Da agosto 1935 al 19 gennaio 1937 Gambara prese parte alla guerra d’Etiopia, guadagnandosi la promozione a colonnello e l’onorificenza di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia. In Spagna comandò il Cuerpo de Ejercito Legionario durante l’offensiva di Catalogna e l’offensiva finale della guerra civile spagnola. Il 30 marzo le sue truppe occuparono Alicante. Finita la guerra civile in aprile, da luglio 1939 al giugno 1940, Gambara fu nominato Dirigente della Regia Ambasciata d’Italia a Madrid, con credenziali di Ambasciatore. Nella seconda guerra mondiale Gambara assume il comando del XV Corpo d’Armata impegnato contro la Francia. Poi, dopo l'attacco alla Grecia, partì per l’Albania con l’incarico di comandante facente funzioni dell’VIII Corpo d'Armata, ottenendo la promozione a generale di Corpo d’Armata. L'11 maggio 1941 Gambara fu trasferito a Tripoli, dove assunse le funzioni di capo di stato maggiore del Comando Superiore Forze Armate Africa Settentrionale, e poi come anche di comandante del Corpo d'Armata di Manovra (Gruppo RECAM, divisioni Ariete e Trieste). Nel febbraio del 1941 intervennero le truppe tedesche del generale Rommel, che con Gambara non ebbe mai buoni rapporti. Gli scontri verbali tra Tedeschi e Italiani furono numerosi e Gambara era oggetto di continue pesanti critiche. Gambara effettivamente si trovava in una situazione "strana". Era superiore a Rommel in quanto capo di stato maggiore del teatro nordafricano, ma nello stesso tempo era subordinato a Rommel come comandante dell’Ariete e della Trieste. Rommel accusava Gambara di non essere mai presente quando necessario. Effettivamente in due occasioni, quando si presentò la possibilità di circondare le truppe britanniche (la notte del 28 novembre a el Duda e il 1° dicembre 1941 nella seconda battaglia di Sidi Rezegh) le truppe italiane rimasero ferme e si misero in marcia solo dopo un intervento personale di Rommel, ma troppo tardi perché i Britannici si erano già messi in salvo. Il fallimento dell’offensiva, dopo 3 settimane di continue vittorie che avevano messo in forte crisi le truppe Alleate, costrinse Rommel ad ordinare la ritirata dalla Cirenaica. Il 6 marzo 1942 Gambara fu richiamato in Italia e in settembre assunse il comando dell’XI Corpo d’Armata di stanza nei Balcani, dove restò fino al 5 settembre 1943. Il giorno dell'armistizio, 8 settembre, Gambara era a Roma e lasciò subito la città, mentre all’alba del 9 settembre il comando dell’XI armata a Lubiana fu preso prigioniero dai Tedeschi. Gambara raggiunse Fiume, assunse il comando della città e costituì un "raggruppamento" di nuova formazione. Ma fu raggiunto da un rappresentante tedesco e con lui si impegnò a difendere la città dai partigiani che ormai la stavano assediando. L’11 settembre, raggiunto dai primi reparti tedeschi che stavano rapidamente occupando l’Istria, Gambara consegnò la città ai Tedeschi senza combattere, cedendone pure il comando. Sotto protezione tedesca fu trasferito a Trieste. In seguito decise di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Il 20 ottobre 1943 fu nominato Capo di Stato Maggiore dal generale Rodolfo Graziani, che era ministro della Difesa nazionale della RSI. Gambara fu preso prigioniero dagli Alleati e internato nel campo di concentramento di Coltano. Fu congedato il 20 giugno 1945 e reintegrato il 23 febbraio 1952. Morì a Roma il 27 febbraio 1962.

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Capitolo 24 - Rommel e il soldato italiano


Gariboldi Italo

Italo Gariboldi nacque a Lodi il 20 aprile 1879. Dopo gli studi in Accademia, nel 1899 fu nominato ufficiale e partecipò alla campagna di Libia del 1911-1913 ed alla prima guerra mondiale. Fu promosso due volte per meriti di guerra. Dalla fine della prima guerra mondiale, nel periodo tra le due guerre, Gariboldi restò nei ranghi militari tenendo comandi reggimentali e a livello di brigata. Nel 1935, Gariboldi comandò la 30° divisione di fanteria Sabauda sul fronte settentrionale durante la seconda guerra d’Etiopia (chiamata allora Abissinia). La sua divisione era parte del Corpo d'Armata di base in Eritrea. Durante la guerra etiopica fu governatore di Addis Abeba e capo di S.M. dell’Africa Orientale. Dopo che l’Italia sconfisse l’Etiopia nel 1936, i tre stati di Eritrea, Etiopia e Somalia italiana furono unite a formare la colonia dell’Africa Orientale Italiana. Dal 1939 al 1941, Gariboldi era un comandante dell’esercito del Comando supremo Africa del Nord del maresciallo Italo Balbo. Quando l’Italia dichiarò guerra all’Inghilterra e Francia, Gariboldi comandava la 5ª Armata italiana che era al confine con la Tunisia francese. Quando si concluse la battaglia di Francia, la 5ª Armata cedette il XXIII Corpo d'Armata (uomini e mezzi) alla 10ª Armata che si trovava in Libia al confine con l’Egitto. La 5ª Armata ebbe i suoi reparti schierati nel campo trincerato di Tripoli e in Cirenaica a difesa della via Balbia. Nel dicembre 1940, quando gli Inglesi lanciarono l’Operazione Compass, Gariboldi era al comando temporaneo anche della 10ª Armata perché il suo comandante, generale Mario Berti, si trovava in congedo per malattia. Ma nel precedente settembre Berti era al comando della 10ª Armata durante l’invasione italiana dell’Egitto, ma si era dovuto fermare a Sidi Barrani (a circa 100 km dopo il confine libico) per problemi logistici, dove aveva schierato le sue unità avanzate in una serie di capisaldi fortificati. Il 23 dicembre il generale Giuseppe Tellera sostituì Berti, e quindi anche Gariboldi, in qualità di comandante della 10ª Armata. Ma Tellera morì in combattimento a Beda Fomm. Cosicché Gariboldi ebbe ancora il comando della 10ª Armata, dopo che era stata praticamente distrutta, in sostituzione del generale Tellera, ucciso in azione. Il 10 febbraio 1941 il Maresciallo Rodolfo Graziani veniva rimpatriato per ordine del Duce e il 25 marzo Gariboldi fu promosso al suo posto governatore generale della Libia. Ma il 19 luglio, Gariboldi rinunciò all'incarico a causa dei continui disaccordi con Rommel, che non condivideva l’intenzione di Gariboldi di trincerarsi a Tripoli. Il generale Ettore Bastico prese il suo posto. Dal 1942 al 1943, Gariboldi comandò l’esercito italiano in Russia (Armata Italiana in Russia o ARMIR, o 8ª Armata italiana) che andava ad inglobare anche il CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) comandato dal gen. Giovanni Messe; costui chiese il rimpatrio a causa delle sue continue polemiche per diversità d’opinione con Garidoldi e Mussolini lo accontentò. Gariboldi era al comando dell’esercito italiano in Russia durante la sua distruzione nella battaglia di Stalingrado. Nel 1943, Gariboldi si trovava in Italia quando il re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Pietro Badoglio, destituito Benito Mussolini, firmarono un armistizio con gli Alleati. Come molti membri delle forze armate italiane, Gariboldi fu fatto prigioniero di guerra dai Tedeschi. Nel 1944 fu condannato da questi come traditore a dieci anni di prigione. Ma poco dopo Gariboldi fu liberato dagli Alleati. Morì a Roma nel 1970 e fu seppellito a Lodi nella tomba di famiglia.

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Graziani Rodolfo

Rodolfo Graziani nacque nel 1882 a Filettino, presso le sorgenti dell’Aniene. Studiò legge all’Università, ma nello stesso tempo frequentò il corso per allievi ufficiali di complemento. Nel 1905, col grado di sottotenente dei granatieri, fu in Eritrea, dove rimase otto anni, e di qui in Libia. Allo scoppio della I guerra mondiale fu chiamato al fronte italiano e promosso capitano. Per meriti di guerra al termine del conflitto era colonnello. Due anni dopo, Graziani era in Tripolitania a combattere contro i Turchi per la riconquista della Libia. Terminava gli otto anni di guerra col grado di generale di corpo d’armata e Vice Governatore. Dopo una pausa, nel 1935 tornò in prima linea nella guerra d’Etiopia. Da Governatore della Somalia trascinò le truppe italiane e somale e, improvvisando i trasporti con mezzi di fortuna, mosse all’attacco in un territorio dove non esistevano strade, ma solo deserti, foreste, paludi, fiumi e montagne: espugnò Dolo, annientò l’armata abissina a Neghelli, conquistò Harrar e Dire Daua. Viceré d’Etiopia nel 1936-37, nel 1939 Graziani era capo di Stato Maggiore Generale e nel 1940, alla morte di Italo Balbo, fu nominato Governatore della Libia. Sconfitto dal generale inglese Wawell dopo il tentativo di avanzata in Egitto, rientrò in Italia ritirandosi a vita privata. Nei mesi seguenti l’8 settembre 1943 accettò la nomina a Ministro della Difesa nella Repubblica Sociale Italiana, e a fine guerra, catturato dagli Alleati, fu condannato per collaborazionismo da un tribunale militare italiano nel 1948. Morì a Roma nel 1955, quando era presidente onorario del Movimento Sociale Italiano.

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Prefazione - Prefazione


Kesselring Albert

Nacque a Marktsteft, in Baviera, il 30 novembre 1885. Kesselring fu inizialmente designato dal capo della Luftwaffe, Hermann Goring, comandante del III Distretto Aereo di base a Dresda; il 1º ottobre 1938 lo promosse General der Flieger e comandante della Luftflotte 1, di base a Berlino. Durante l'Invasione della Polonia, la Luftflotte 1 di Kesselring operò in supporto al Gruppo Armate Nord, lavorando con il comandante colonnello generale Fedor von Bock. Kesselring fu pure abbattuto dall'aviazione polacca, ma si salvò, meritandosi la Croce di Cavaliere della Croce di Ferro da Adolf Hitler. In tutto fu abbattuto cinque volte nel corso della seconda guerra mondiale. La Luftflotte 1 di Kesselring non fu impiegata nella preparazione della campagna sul Fronte occidentale, ma quando un aereo fu costretto ad un atterraggio di emergenza in Belgio, con a bordo copie dei piani di invasione tedeschi, Goring rilevò dal comando della Luftflotte 2 il General der Flieger Hellmuth Felmy e mise Kesselring al suo posto. La Luftflotte 2 di Kesselring fu impiegata nella Battaglia d'Inghilterra, inizialmente nei bombardamenti dell'Inghilterra sudorientale e dell'area di Londra; poi la responsabilità di comando fu divisa con la Luftflotte 3 del Generalfeldmarschall Hugo Sperrle; le operazioni notturne erano compito di Sperrle, mentre le operazioni diurne venivano pianificate da Kesselring. Per l'Operazione Barbarossa contro la Russia, Kesselring portò il suo quartier generale a Bielany, un sobborgo di Varsavia, e la Luftflotte 2 operò in supporto al Gruppo d'armate Centro del generale Fedor von Bock, partecipando anche ai raid su Mosca. Nel novembre 1941, Kesselring fu nominato Comandante in capo dello scacchiere Sud e fu trasferito in Italia con lo staff della Luftflotte 2. In quest’area ebbe la responsabilità diretta sulla Wehrmacht e il comando delle forze terrestri, navali ed aeree, anche se la maggior parte delle unità tedesche erano sotto il comando operativo italiano. Ma nell'ottobre 1942 Kesselring ottenne il comando diretto di tutte le forze tedesche presenti nell'area Sud, ma non di quelle sotto il comando dell'Afrika Korps di Erwin Rommel in Nordafrica, e del General der Infanterie Enno von Rintelen, addetto militare a Roma e ufficiale di collegamento con il Comando Supremo. Tuttavia era suo il comando delle truppe di stanza in Grecia e nei Balcani; ma il 1º gennaio 1943 gli subentrò nell'area sud orientale il Generaloberst Lohr. Con vari espedienti, Kesselring riuscì a portare un buon flusso di rifornimenti nella Libia italiana. Preparò un piano d'attacco su Malta utilizzando la brigata paracadutisti Folgore e la brigata paracadutisti Ramcke (Operazione Herkules) ma il piano non fu attuato in seguito alla richiesta di Hitler, che voleva le forze aeree più impegnate sul fronte russo. Kesselring considerava Rommel un grande generale, molto abile nella guerra di movimento, però troppo bizzarro e incostante per gli alti livelli di comando. L'invasione Alleata del Nord Africa Francese mise in crisi il comando di Kesselring. Tuttavia inviò Walther Nehring, un precedente comandante dell'Afrika Korps, di recarsi in Tunisia per prendere il comando della nuova armata (XC Korps) e di stabilirvi una testa di ponte. Cosicché, a dicembre, Kesselring aveva vinto la sua corsa: la fase finale dell'Operazione Torch fallì e le truppe dell’Asse riuscirono a restare a lungo in Tunisia, con prolungati combattimenti. Chiusa l'avventura in Nordafrica, Kesselring dovette occuparsi della difesa della Sicilia e dell'Italia. Con il progredire dell'avanzata alleata, la Wehrmacht ordinò a Kesselring di abbandonare il Sud Italia e di consolidarsi nel Nord Italia insieme al Gruppo d'armate B comandate da Rommel. Il 25 ottobre 1943 Kesselring fu seriamente ferito in un incidente d’auto e sostituito dal generale Heinrich von Vietinghoff. Nel novembre 1943 ebbe un incontro con Hitler e gli assicurò che avrebbe potuto tenere gli Alleati a sud di Roma, bloccati sulla Linea Gustav, che si estendeva dalla foce del Garigliano alla foce del fiume Sangro, a sud di Pescara, passando per Cassino. Cosicché il 6 novembre 1943, Hitler ordinò a Rommel di portarsi in Francia per approntare il Vallo Atlantico in vista dell'attacco alleato. Il 21 novembre 1943 Kesselring riprese il comando di tutte le forze tedesche in Italia, ma era una forza esigua, di sole 9-10 divisioni, impossibilitata ad attaccare gli Alleati. L'11 maggio 1944 il generale Harold Alexander lanciò l'Operazione Diadem, con la quale gli Alleati superarono la linea Gustav e obbligarono la 10ª Armata tedesca a ritirarsi. Il 25 ottobre 1944 la vettura su cui viaggiava Kesselring fu colpita da un pezzo di artiglieria. Kesselring fu ferito seriamente alla testa e al viso; ciò gli impedì di riprendere il comando fino a gennaio 1945. Rimessosi dall'incidente automobilistico, il 10 marzo 1945 Kesselring prese il posto del Generalfeldmarschall Gerd von Rundstedt come comandante in capo del settore Ovest. Il 30 aprile Hitler si suicidò a Berlino e il 1º maggio 1945 Karl Donitz divenne Presidente della Germania. Il celebre ammiraglio nominò Kesselring Comandante in capo della Germania meridionale, con pieni poteri. Ma il 6 maggio Kesselring dovette arrendersi ad un maggiore americano vicino a Salisburgo, in Austria. Il 10 febbraio 1947, a Mestre, iniziò il processo contro di lui con un tribunale militare britannico; dopo 57 giorni di udienze fu condannato a morte mediante fucilazione, ma con l’intervento di Winston Churchill la condanna fu commutata nel carcere a vita. Nel 1948 la pena gli fu ridotta a 21 anni di carcere. Nel 1952 fu scarcerato e rientrò in Germania. Morì a Bad Nauheim il 16 luglio 1960.

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Capitolo 21 - Vittoria nel deserto Capitolo 23 - Sull’onda del successo Capitolo 33 - Primi scontri in Tunisia


Messe Giovanni

Nacque a Mesagne, Brindisi, il 10 dicembre 1883 ed entrò nell'esercito come volontario nel 1901, frequentando il corso di promozione speciale per sottufficiali a Modena, diventando sottotenente di fanteria. Nella guerra italo-turca, iniziata a settembre 1911, partecipò a diversi scontri nella zona di Tripoli, dove guadagnò sul campo le prime decorazioni. Promosso tenente nel 1913 fu poi assegnato al III Battaglione dell’84º Reggimento di fanteria di stanza in Libia. Nella prima guerra mondiale Messe combatté con diversi reparti di Arditi. A marzo del 1939 Messe fu nominato vicecomandante del corpo di spedizione in Albania, partecipando alle operazioni di conquista del paese. All'inizio della campagna greco-albanese egli fu a capo del Corpo d'armata Speciale, inizialmente con ottimi risultati (dicembre 1940 - aprile 1941) che gli fruttarono la promozione a generale di corpo d'armata. Il 14 luglio 1941 Messe ottenne il comando dello CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) operando al fianco dell'alleato tedesco tra il fiume Dniepr e il Don. Nel luglio del 1942, il CSIR fu inquadrato all'interno dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia). A novembre del 1942 Messe, per divergenze di opinioni con il generale Italo Gariboldi, comandante dell'armata, chiese ed ottenne il rimpatrio. Alla fine del 1942 fu promosso generale d'armata e a febbraio del 1943 ebbe il comando della 1ª Armata in Tunisia. La sua abilità nel comando, che ritardò l'avanzata delle truppe alleate, gli fruttò il 12 maggio 1943 il titolo di Maresciallo d'Italia. Ma il giorno successivo, 13 maggio, le truppe italo-tedesche capitolarono e pure Messe fu fatto prigioniero. Messe fu giudicato un ottimo ufficiale, tenuto anche in ottima considerazione anche dagli Angloamericani, forse il miglior generale italiano durante la seconda guerra mondiale. Dopo l'armistizio dell’8 settembre 1943 Messe fu liberato e tornò in Italia, assumendo la carica di capo di Stato Maggiore Generale. La mantenne fino al 1º maggio 1945. Il 27 marzo 1947 andò in pensione e nel 1953 fu eletto senatore della Repubblica. Nel 1961 entrò alla Camera dei Deputati con il Partito Democratico Italiano. Giovanni Messe morì a Roma il 18 dicembre 1968.

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Montgomery Bernard Law

Nacque nel 1887 a Londra in un famiglia irlandese proveniente dalla regione di Ulster. Si laureò alla Royal Military Academy di Sandhurst e durante la prima guerra mondiale combatté in Francia e in Belgio. Promosso maggiore generale andò a comandare una divisione in Medio Oriente dal 1938 al 1939. All’inizio della seconda guerra era in Francia al comando di una divisione che subì l’onta di Dunkerque. In patria gli fu affidato il comando del 5° corpo d’armata. Il 18 agosto 1942, a seguito dell’improvvisa morte del gen. Gott, fu chiamato in Egitto per assumere il comando del 8ª Armata. In quel periodo il mito della “Volpe del Deserto” era al suo apice e influenzava negativamente il morale dei soldati britannici: pertanto occorreva un generale che avesse una forte personalità. Churchill pensò che Montgomery fosse l’uomo giusto da contrapporre a Rommel, e siccome ad un mito era giusto contrapporre un altro mito, per Montgomery fu creata la leggenda dell’«Incrollabile» in modo da incrementare nell’8ª Armata la volontà di lottare. Effettivamente Montgomery era diverso dagli altri generali: era un solitario, vestiva in modo particolare, consumava pranzi spartani e non accettava mai l’invito di un suo ufficiale. Si portava dovunque le sue roulotte ufficio-abitazione e seguiva un orario programmato al secondo. Tutto ciò lo portò anche ad avere screzi con i propri subalterni, che lo consideravano un rude e un burbero, ma i soldati finirono per amarlo affibbiandogli il nomignolo di “Monty”. Montgomery prese anche l’abitudine di lavorare tenendo davanti a sé, bene in vista, una grande foto di Rommel: anche se non ciò intendeva smitizzarlo dentro di sé, probabilmente, sperava di poter assimilare l’estro tattico e l’astuzia del suo illustre avversario. Dopo una lunga preparazione lanciò l’attacco finale ad el Alamein che gli fu favorevole. Al termine della campagna d’Africa condusse l’8ª Armata durante l’invasione della Sicilia e della penisola italiana. A gennaio del 1944 ritornò in Gran Bretagna per guidare le forze da sbarco in Normandia sotto il comando del gen. Eisenowher. Avvenuto lo sbarco a giugno 1944 Montgomery diresse le operazioni fino ad agosto, quando l’intero Comando fu riorganizzato. Egli fu a capo del Second Army Group, consistente di forze britanniche e canadesi, con le quali tenne il fronte nord alleato. Il 1° settembre del 1944 fu promosso Maresciallo, il più alto grado dell’esercito britannico. Montgomery ebbe il suo peggior momento nella battaglia di Arnhem, in Olanda, nel settembre 1944, durante la quale subì la perdita di più di 6.000 paracadutisti. Il 17 dicembre 1944, dopo un tentativo tedesco di attaccare dalle Ardenne, Montgomery assunse temporaneamente il comando delle forze britanniche e statunitensi a nord della linea belga. Il 4 maggio 1945 egli accettò la resa delle truppe tedesche in Olanda e nel nord della Germania.  Il 22 maggio divenne capo delle forze d’occupazione britanniche in Germania e membro della Commissione di Controllo alleata. Nel 1946 Montgomery fu insignito del titolo di Primo visconte Montgomery di Alamein. Dal 1948 al 1951 fu a capo dell’organizzazione di difesa permanente della Western European Union, e dal 1951 al 1958 fu delegato supremo comandante delle forze della Nato (North Atlantic Treaty Organization). Poi si ritirò per scrivere le sue memorie. Morì il 24 marzo 1976 ad Alton, Hampshire.

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Prefazione - Prefazione Capitolo 28 - La stoccata finale Capitolo 42 - Enfidaville: ultima battaglia


Navarini Enea

Dal 1939 al 1941 Enea Navarini aveva comandato la 56ª divisione Casale in Grecia. Poi venne in Libia, dove sostituì il generale Gloria al comando del XXI Corpo d’Armata italiano, il giorno successivo all’arrivo di Rommel. Praticamente fu uno dei pochi ufficiali italiani stimati da Rommel. Infatti divenne uno degli uomini di fiducia di Rommel e anche capo di Delease, un organismo coloniale del Comando Supremo delle Forze Armate italiane di stanza a Tobruk che raccordava il comando tattico dell’Armata corazzata italo-tedesca – ACIT– con il Comando Supremo italiano a Roma. A luglio 1943 il generale Enea Navarini rimpatriò a Roma, ma ritornò velocemente in Nordafrica nell’imminenza della seconda battaglia di El Alamein per sostituire il generale Gastone Gambara alla testa del XXI corpo d’armata. Dopo l’8 settembre 1943 si schierò con la Repubblica Sociale Italiana.

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Neame Philip

Philip Neame nacque a Faversham il 12 dicembre 1888. Educato al Cheltenham College, all’età di 26 anni era tenente nel corpo dei Royal Engineers, durante la Prima guerra mondiale. In Francia, sotto un intenso fuoco nemico, affrontò da solo i Tedeschi lanciando bombe a mano, uccidendone e ferendone un certo numero; in tal modo riuscì a trattenere il nemico consentendo il recupero di molti feriti. Per questa azione fu insignito della Victoria Cross il 19 dicembre 1914 a Neuve Chapelle, in Francia. In seguito ricevette l’investitura a Sir e l’Ordine dell’Impero Britannico. Fu membro della squadra olimpica nel 1924 a Parigi. All’inizio della seconda guerra mondiale Neame aveva il grado di tenente generale.
 Nel 1941 durante la campagna del Nord Africa fu incaricato del comando delle forze britanniche schierate in Cirenaica al posto del gen. Richard O’Connor che era rientrato in Egitto dopo il felice esito dell’Operazione Compass, che aveva consentito il possesso britannico della Cirenaica. Ma Neame fu sorpreso dalla imprevista controffensiva dell’Afrika Korps di Erwin Rommel, venendo catturato dai Tedeschi insieme ad O’Connor, appena ritornato in Cirenaica per affrontare i Tedeschi, e altri due generali inglesi. Durante la prigionia in Italia, prima a Villa Orsini nei pressi di Sulmona, poi al Castello di Vincigliata vicino a Firenze, tentò più volte la fuga con altri ufficiali, tra cui il generale O’Connor, il tenente generale Sir Adrian Carton de Wiart (altro militare insignito della Victoria Cross) e il brigadier generale John F.B. Combe. Neame infine riuscì nel suo intento fuggendo con altri sei ufficiali attraverso un tunnel nell’aprile 1943. Servì come luogotenente-governatore di Guernsey dal 1945 al 1953. Morì a Selling il 28 aprile 1978.

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Nehring Walther

Walther Kurt Josef Nehring nacque a Stretzin il 15 agosto 1892, distretto della allora Prussia occidentale. Nehring prestò servizio militare dal 16 settembre 1911 nel 152. Infanterie-Regiment. Il 18 dicembre 1913 divenne Luogotenente. Durante l'invasione tedesca della Polonia Nehring era il capo di stato maggiore del XIX corpo e poi del Panzergroup di Guderian durante la battaglia di Francia. Dimostrò di essere tra i primi ufficiali tedeschi ad interessarsi dello sviluppo delle tecniche e delle tattiche della guerra corazzata. Le sue ottime qualità nel condurre manovre con truppe corazzate le espresse quando era al comando (dal 26 ottobre 1940 al 26 gennaio 1942) della 18ª Panzerdivision durante l'Operazione Barbarossa in Russia, partecipando alla battaglia di Mosca. In seguito, nel maggio del 1942, assunse il comando dell'Afrika Korps, prendendo parte alle maggiori offensive nel deserto occidentale, ed anche alla successiva battaglia di Alam Halfa (31 agosto - 7 settembre 1942), durante la quale fu ferito a seguito di raid aereo. Il 10 settembre fu trasferito in Germania. Il 15 novembre 1942, pur non avendo ancora pienamente recuperato le forze, Nehring fu nominato comandante del contingente tedesco in Tunisia. Anche se il personale praticamente non esisteva, occorreva garantire una testa di ponte tedesca in Tunisia per contrastare gli Alleati sbarcati con l’operazione Torch, Ottenne alcuni successi a Tebourba, poi a inizio dicembre 1942 fu trasferito nel Fuhrerreserve in Europa. Dopo il Nordafrica, Nehring fu spostato sul fronte orientale, dove dal 10 febbraio 1943 comandò la XXIV Panzerkorps; poi da luglio ad agosto del 1944 fu a capo della 4ª armata Panzer. Nehring ritornò alla XXIV Panzerkorps nell'agosto del 1944 e lo guidò fino a quando, il 198 marzo 1945, divenne comandante della 1ª armata Panzer fino alla resa della Germania. Durante il 1944 fu per un breve periodo anche il comandante del XXXVIII Armeekorps. Per il suo valore guadagnò la prestigiosa decorazione della Croce di Cavaliere della Croce di ferro con Foglie di quercia e Spade. Nehring scrisse un'importante opera sulla storia delle Panzertruppen tedesche, intitolata Die Geschichte der deutschen Panzerwaffe, 1916-1945. Morì a Dusseldorf il 20 aprile 1983, all'età di 90 anni.

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Capitolo 24 - El Alamein


Neumann-Silkow Walter

Nacque il 10 aprile 1894. Entrò nell’esercito imperiale tedesco il 1° febbraio 1912 come un Fanjunkare. Il 5 ottobre 1916 fu promosso primo tenente. Fu ferito durante la prima guerra mondiale e ricevette entrambe le Croci di ferro. Il 29 marzo 1940 era comandante dell’8ª Schutzen-Brigade, che condusse nella battaglia di Francia fino al 25 maggio 1940. Il 5 agosto 1940 ricevette anche la Croce di cavaliere della Croce di ferro. Il 21 febbraio 1941 prese il comando della divisione 8ª Panzerdivision, che era in Francia, ma in aprile fu spostata in Iugoslavia. Nella campagna nei Balcani Neumann-Silkow ottenne la promozione a maggiore generale. Il 26 maggio 1941 prese il comando della15ª Panzerdivision. Ma il 6 dicembre 1941 Neumann-Silkow fu ferito dal fuoco di artiglieria presso Bir el Gobi. Fu portato in un ospedale militare a Derna, ma il 9 dicembre 1941 morì. Fu promosso postumo tenente generale.

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O’Connor Richard

O'Connor nacque a Srinagar, Kashmir, India, il 21 agosto 1889. Suo padre era maggiore nella Royal Irish Fusiliers, e sua madre era la figlia di un ex governatore delle province centrali dell’India. Frequentò il Tonbridge Castle School nel 1899 e il Towers School a Crowthorne nel 1902. Poi la Royal Military Academy Sandhurst nel 1908. All’inizio della seconda guerra mondiale era già un ufficiale esperto, impegnato nel comando di una brigata leggera nell’India nord-occidentale, e poi al comando delle forze britanniche nella Palestina meridionale. Nel giugno 1940 fu riassegnato dal Comando Medio Oriente alla guida della Divisione Mobile schierata con reggimenti blindati leggeri a difesa dell’Egitto, in vista di una possibile minaccia italiana. Il suo reparto meccanizzato fu subito rinforzato con nuovi mezzi blindati pesanti inviati dall’Inghilterra e ridenominato 7ª Divisione corazzata (conosciuti come Topi del Deserto). Fu assegnato al comando dell’Operazione Compass, nel corso della quale le truppe britanniche della Western Desert Force, mobilissime ed efficienti, sbaragliarono facilmente le forze italiane schierate in Nordafrica, le quali, sia pure numericamente superiori, erano però scarsamente equipaggiate di armamenti moderni. Dopo la vittoria, O’Connor ritornò al Cairo per riorganizzare le sue forze ormai esauste. Ma la successiva controffensiva di aprile 1941 da parte delle forze tedesche dell’Afrika Korps del generale Rommel colse totalmente impreparate le forze britanniche lasciate in Cirenaica, le quali cominciarono a ripiegare nuovamente in Egitto perdendo tutto il terreno conquistato, tranne Tobruk che era difesa dalla tenace 9ª Divisione fanteria australiana. Il generale Archibald Wavell, comandante supremo del Teatro del Medio Oriente, decise di inviare nuovamente O’Connor sul fronte a tamponare la falla, ma appena giunto con i suoi collaboratori nei pressi di Derna il generale fu catturato, pare per un errore di direzione da parte del suo autista, da una pattuglia tedesca la notte del 7 aprile 1941. Il generale O’Connor trascorse oltre due anni in un campo italiano di prigionia, prima a Villa Orsini nei pressi di Sulmona, poi al Castello di Vincigliata vicino a Firenze, dal quale fu liberato solo dopo l’8 settembre 1943, rifugiandosi negli Appennini romagnoli con altri generali ed ufficiali britannici. Con l’aiuto dei partigiani O’Connor riuscì a rientrare in Inghilterra nel dicembre del 1943; nel 1944 riprese le sue funzioni di generale ottenendo il comando dell’VIII Corpo d’Armata in Normandia. Dopo la fine della guerra, nel 1945, O’Connor divenne Governatore dell’India Orientale ed infine Governatore dell’India Settentrionale. Morì a Londra il 17 giugno 1981 all’età di 91 anni.

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Patton George Smith

Sul suolo africano iniziò a farsi conoscere su scala mondiale un generale americano piuttosto controverso, criticato ma anche amato e pluridecorato, al quale il cinema made in USA ha dedicato un film colossal biografico: George Patton. George Smith Patton nacque a San Gabriel, un sobborgo di Los Angeles, in California, l'11 novembre 1885; era ancora molto giovane quando si convinse di essere destinato ad essere un soldato. Come ufficiale di cavalleria gareggiò da atleta nel Pentatlon durante i Giochi Olimpici del 1912 tenuti in Stoccolma, Svezia. Arrivò quinto. Patton assistette all’inseguimento di Pancho Villa, in Messico nel 1916, in qualità di aiutante del generale John Pershing. Poi fu trasferito nei nuovi reparti corazzati divenendone il primo comandante americano. Partecipò alla prima guerra mondiale, restando ferito gravemente da una raffica di mitragliatrice. Ma se la cavò. Patton ebbe maggiore notorietà durante la seconda guerra, guadagnandosi il nomignolo di “Sangue vecchio e Budella” per il suo carattere irascibile, testardo e il suo modo di fare teso al drammatico, che comunque gli servì per imporre fortunate scelte tattiche di guerra. Era il classico “uomo tutto d’un pezzo”, apprezzato anche all’estero tanto che, durante i suoi 35 anni di servizio militare, Patton ricevette numerose decorazioni e medaglie anche dal Lussemburgo, Belgio, Gran Bretagna e Unione sovietica. Sulla sua agenda scrisse: “Non il dovere ma la disciplina mi ha portato al grado più alto”. Non c’è alcun dubbio che fosse nato soldato e che avrebbe fatto carriera. Un ufficiale tedesco catturato riferì che Patton era «il più temuto generale di tutto il fronte». Il 9 dicembre del 1945 Patton fu coinvolto in un incidente di macchina, come egli stesso aveva predetto. Morì di edema polmonare e congestione cardiaca, alle 17.45 del 21 dicembre 1945 ad Heidelberg, all'età di sessant'anni. Fu seppellito al Third Army Cemetery in Lussemburgo.

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Petain Henri Philippe Omer

Nacque a Cauchy-à-la-Tour, Francia, il 24 aprile 1856. Si arruolò a a vent'anni, fu addestrato all'accademia militare presso l'École spéciale militaire de Saint-Cyr. È stato dovente docente presso la scuola di guerra. Aveva già 58 anni quando venne richiamato, con il grado di colonnello di fanteria, alla scoppio della I Guerra Mondiale. Promosso generale nell’ottobre dello stesso anno, fu comandante del 33° Corpo d’Armata prima e della 2ª Armata poi, con la quale resistette tenacemente a Verdun contro un violentissimo attacco tedesco, salvando la Francia dalla disfatta. Alla fine della guerra fu nominato Maresciallo di Francia, Ministro della Guerra e poi Ambasciatore a Madrid, per conto del governo Daladier. Scoppiata la II Guerra Mondiale, il vecchio generale, nel maggio del ‘40, alla veneranda età di 84 anni, fu nominato vice Primo Ministro nel Ministero Reynaud. Per evitare la totale disfatta della Francia, sostenne la necessità di un armistizio con i Tedeschi, che venne poi ratificato il 21 giugno dello stesso anno a Compiegne. Incaricato di costituire un governo collaborazionista, trasferì la capitale da Parigi, occupata dai nazisti, a Vichy. Quando nell’agosto del ‘44 gli Alleati dilagarono verso il cuore della Francia, Petain trasferì il suo governo prima a Berfort poi addirittura in Germania. Nell’aprile del ‘45 si costituì spontaneamente alla guardia di frontiera francese al confine svizzero. Processato e condannato a morte, vista la sua veneranda età (aveva 89 anni) gli fu commutata la pena nel carcere a vita. Morì sei anni più tardi, il 23 luglio 1951, nel carcere fortificato dell’isola di Yeu.

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Rommel Erwin

Erwin Johannes Rommel nacque il 12 novembre 1891 a Heidenheim nel regno di Wurttemberg. Suo padre, Erwin senior, era insegnante a Heidenheim. Sua madre Helene von Luz (che visse fino al 1940) era figlia del locale Regierungs-Prasident (Presidente del governo locale). L’Impero tedesco era stato proclamato nel 1871 a seguito della vittoria riportata nella guerra Franco-Prussiana. Tutti i nobili, re, duchi, ecc., giurarono fedeltà al re di Prussia che divenne l’imperatore della Germania. Le truppe del regno di Wurttemberg andarono a formare il XIII Corpo dell’Esercito Imperiale tedesco, comandato da uno staff Imperiale, i cui antenati erano i grandi Prussiani della guerra per l’indipendenza, Scharnhorst e Gneisenau; la maggior parte di questi componenti riconobbero il Kaiser come Comandante Supremo. L’esercito assunse un ruolo importante nella vita tedesca di allora per via delle continue ostilità tra la Germania e le nazioni a lei vicine: Russia e Francia. Il popolo rispettava, ammirava e amava il proprio esercito, convinto che fosse il solo che potesse proteggere la Germania dai possibili invasori. In questa atmosfera militaresca crebbe il giovane Erwin Rommel, che fu temprato sia accademicamente che atleticamente. Durante l’adolescenza egli fu attratto dalle scienze matematiche (sia il padre che il nonno erano entrambi distinti matematici); quando fu costruito il primo aeroplano della storia si mise a studiarne i principi costruttivi. Si appassionò a tal punto che, dopo il liceo, Rommel pensava di andare a lavorare nella fabbrica Zeppelin a Friederichshafen, ma suo padre, ex ufficiale di artiglieria, lo spinse invece ad entrare nell’esercito. Nel luglio 1910, Rommel diveniva cadetto del 124° Reggimento di fanteria Württemberg, inquadrato nella 26ª Divisione di Fanteria dell’esercito tedesco imperiale. Ma a marzo un’operazione all’ernia lo mise fuori gioco per quattro mesi. Cosicché decise di frequentare l’accademia militare della prestigiosa Konigliche Kriegsschule a Danzica. Il corso durò otto mesi, fino alla fine di novembre 1911, terminandolo col grado di sottotenente. In quel periodo incontrò la donna della sua vita, Lucia Maria Mollin, alla quale avrebbe scritto ogni giorno preziose lettere durante la II Guerra Mondiale. A gennaio del 1912, il piccolo e vivace giovane sottotenente Erwin Rommel ritornò nel 124° R.f. Fino all’estate del 1914, servì nell’artiglieria che si esercitava nei pressi di Ulm. Il 28 luglio 1914 avveniva l’assassinio di Franz Ferdinand che dava avvio alla I Guerra Mondiale. Rommel fu impegnato come tenente comandante di una compagnia cacciatori da montagna, il Konigliche Wurttemberg Gebirgsbatallion, composto di 6 compagnie di fucilieri e sei plotoni di mitraglieri, che dovette muovere all’Arlberg in Austria per l’addestramento allo sci. Il 30 dicembre 1915 il battaglione si spostò in un settore meridionale della prima linea Occidentale. Era responsabile di un fronte di 10 chilometri, ma qui la guerra si svolgeva in maniera completamente differente. Nessuna trincea, solo una difesa mobile, condizione adatta per le incursioni. Con azioni veloci e furiosi Rommel attaccava i Rumeni portandosi indietro numerosi prigionieri. Con un’operazione brillante riuscì a conquistare e difendere dal contrattacco dei Russi il Monte Cosna, subendo poche perdite. A novembre 1916 sposò Lucie Marie a Danzica. Nel 1917 Rommel prese parte allo sfondamento del fronte italiano a Caporetto. Per la conquista di Matajur ad ottobre ricevette il grado di capitano e la massima ricompensa al valore, la croce dell’ordine “pour le mérite”. Finita la guerra, persa dalla Germania, Rommel fu rispedito al suo originale 124° Reggimento Wurttemberg. Non avrebbe ingaggiato battaglia per altri 20 anni. Il Reichswehr divenne il nuovo esercito nazionale che la Germania era stata autorizzata a tenere: 100.000 uomini e solo 4.000 ufficiali. Dei 46.000 ufficiali in attività allo scoppio della guerra, 34.500 era ancora vivi. Era chiaro che la maggior parte di questi avrebbero smesso di indossare la divisa. Il comandante von Seeckt, nello scegliere gli ufficiali del suo nuovo esercito, pensò che convenisse addestrare quelli che sarebbero stati in grado di occupare due o tre posizioni più in alto quando l’esercito tedesco sarebbe stato ricostruito. Cosicché il decorato Rommel conservò il suo grado di capitano. Nel 1924, Rommel fu messo al comando di una compagnia di mitraglieri. A settembre del 1929 fu inviato come istruttore alla scuola di fanteria a Dresden e due anni dopo pubblicava il suo libro Infanterie greift (La fanteria attacca) dove teorizzava una guerra veloce, dinamica e senza trincee. Ad aprile del 1932, all’età di 40 anni, Rommel fu promosso al grado di maggiore e ad ottobre del 1933 entrò a far parte della fila dei tenente colonnello, andando a comandare il 3° Jaeger Battalion, 17° reggimento di fanteria, a Goslar. A settembre del 1934 Rommel incontrò per la prima volta Hitler, quando costui era già Cancelliere del Reich. Pensò che fosse un buon uomo, mosso dall’orgoglio patriottico, e che stesse lavorando per il bene della Germania. Hitler restò impressionato dal carattere di Rommel che ottenne presto il grado di colonnello e poi di maggiore generale, andando a comandare la Guardia personale del Führer, un compito di prestigio. All’inizio della II guerra mondiale, il 4 settembre 1939, Rommel attraversava il confine polacco con le truppe del Quartier Generale del Führer. Durante queste operazioni iniziali Rommel notò il successo e i vantaggi che le colonne di panzer ottenevano in aperto terreno; vide come i nemici nulla potevano contro quei mostri d’acciaio. Rommel prestò attenzione alla loro velocità e all’armamento. In quei giorni restò sempre insieme ad Hitler, dato che lo accompagnava ovunque. Dopo la resa della Polonia Rommel confidò ad Hitler che gli sarebbe piaciuto comandare una divisione corazzata. Poiché godeva dei suoi favori, all’inizio di febbraio 1940 Rommel fu nominato comandare della 7ª Panzerdivision, in quel momento di stanza a Godesberg. La 7ª Panzerdivision faceva parte del “Gruppo A” dell’esercito, al comando del gen. Kluge, che consisteva di un Panzerreggiment (25° reggimento), su tre battaglioni carri per un totale di 218 panzer, ed un battaglione corazzato; due reggimenti di fucilieri, ciascuno di tre battaglioni; un battaglione di motociclisti ed un battaglione di motoristi; una divisione di artiglieria con un reggimento da campo (9 batterie, 36 cannoni) ed un battaglione anticarro con 75 pezzi. La divisione non era stata corazzata fino a quell’inverno, e lo divenne soltanto dopo le insistenze del generale Guderian (il teorico della guerra lampo fatta coi carri armati) e di Rommel, che volevano fossero composte più divisioni corazzate. Metà dei panzer di Rommel erano i poco corazzati carri cecoslovacchi, mentre l’altra metà era costituito dai PzKw III e dagli eccellenti PzKw IV. Il 10 maggio 1940, i primi elementi del 7ª Panzerdivision di Rommel iniziava l’avanzata invadendo la Francia attraverso i boschi delle Ardenne, destinato a giocare un ruolo importante durante la blitzkrieg (guerra lampo). La Luftwaffe, con 1500 aerei, sosteneva dall’alto il “Gruppo A”. Già il giorno seguente il 7ª Panzerdivision attraversava il fiume Ourthe a Hotton, guadagnando 64 chilometri. Ventiquattro ore più tardi Rommel aveva superato altri 93 chilometri e il 12 maggio raggiungeva la Mosa, cercando un punto in cui attraversarlo. La brigata motociclisti di Rommel fu la prima a superare la Mosa attraverso un vecchio ponte di pietra. Le forze francesi cercarono di intervenire per bloccare l’avanzata ma l’attacco tedesco guidato da Rommel fu inarrestabile; riuscì a sfondarle senza tante difficoltà ed a proseguire. Dopo diverse battaglie il 28 maggio, mentre i soldati francesi si arrendevano, gli Inglesi si erano asserragliati a Dunkerque dove cercavano di imbarcarsi per rientrare in patria. A quel punto l’intero comando di Rommel restò bloccato per sei giorni per un ordine di Hitler, che intendeva favorire la Luftwaffe ma dava invece al nemico la possibilità di fuga. A Rommel dispiacque molto di quella pausa che aveva ridotto il valore della vittoria. In quei giorni la 7ª Panzerdivision venne chiamata, sia dagli Alleati che dagli stessi tedeschi, Gespensterdivision (Divisione Fantasma) perché Rommel non aveva mai comunicato con il Comando centrale in tutta la campagna francese. Tuttavia la sua impresa meravigliò: aveva catturato 7.000 uomini e 20 carri, e distrutto oltre 300 carri, inclusi 18 “potenti” carri francesi che i contemporanei avevano definito come imbattibili. Nel giorno in cui gli Inglesi concludevano l’evacuazione dalla costa francese Adolf Hitler si recava in visita al comando di Rommel, dimostrandosi entusiasta del suo operato; poi gli chiese di accompagnarlo per il resto della giornata. Fu il solo comandante divisionale che egli andò a trovare sul campo. Quando restarono soli, Hitler gli disse: «Eravamo tutti molto preoccupati per lei!», un piccolo appunto che sembrò più un gesto d’ammirazione che un rimprovero. Nonostante la sua impresa in Francia, quando Rommel si presentò sul teatro libico il 12 febbraio 1941, col grado di generale di divisione, era pressoché sconosciuto sia agli Italiani che agli Inglesi. Inizialmente il suo piglio deciso e forte suscitò ostilità da parte dei massimi vertici militari italiani; del resto era già visto con antipatia anche da molti suoi colleghi e comandanti della Wehrmacht. Ma, in meno di un mese, il suo nome rimbombò sia in Nordafrica che in Europa. Divenne ammirato e temuto, giudicato audace, ottimo tattico, buon stratega ma anche mediocre logista. Tuttavia si rivelò il miglior comandante per la guerra nel deserto, tanto da meritarsi l’appellativo di “volpe del deserto” datogli dai suoi soldati e ripetuto dai suoi nemici. A gennaio del 1942, Rommel veniva promosso generale d’armata, e il Panzergruppe Afrika diveniva Panzerarmee Afrika. Da improvvisatore qual era si adattò costantemente alle nuove situazioni con decisioni rapide e spesso vincenti. Era sempre presente sul fronte, si spostava continuamente con un aereo o una camionetta, recandosi là dove maggiormente era richiesta la sua presenza: tutto ciò galvanizzava le truppe, anche quelle italiane, nonostante fosse giudicato un comandante esigente, duro, che pretendeva anche troppo dall’alleato italiano (specialmente dalla divisione Ariete). Ed infatti Rommel non sempre era obiettivo, o generoso, nel giudicare il comportamento degli italiani che purtroppo erano male armati (in prevalenza con carri M13 che risultarono insufficienti contro i grossi carri inglesi) e con scarsa esperienza bellica nella guerra di movimento. Ma non esitava ad elogiare quei reparti che si erano particolarmente distinti in combattimento; in realtà Rommel non criticava le truppe bensì il comportamento dei capi militari e degli uomini di stato italiani che, a suo parere, avevano scarso interesse per quella guerra. Occorre dire che anche Hitler non dette al suo generale grandi aiuti, impegnato com’era a preparare continue invasioni. Per cui, quando Rommel studiava nuove tattiche di attacco, doveva fare affidamento principalmente sull’utilizzo dei suoi panzer e sui pezzi da 88, che conosceva bene e che avevano fatto già esperienza di combattimento in Francia contro gli stessi avversari. Tuttavia l’abitudine ad essere sempre in prima linea non sempre gli consentiva di avere un quadro completo dello scontro. E per molti questo fu il più grande difetto di Rommel. Alla fine dell’avventura nel deserto, nel maggio del 1943, Rommel rientrò in Germania. Qui, raccogliendo le lettere che aveva scritto spesso alla moglie Lucie Marie (ma erano piuttosto un diario), redasse un memoriale sulla guerra in Africa dal titolo Krieg ohne hass (Guerra senza odio), pubblicato dalla moglie cinque anni dopo la sua morte. Nell’estate del ‘43 era in Italia; al sopraggiungere dell’armistizio dell’8 settembre, suggerì ad Hitler di abbandonare l’Italia centro-meridionale e di arroccare le forze tedesche sulla Linea Gotica. Ma ciò non fece altro che agevolare l’avanzata degli Alleati. Nel 1944 fu trasferito in Francia per dirigere le difese della costa. Ma, quando avvenne lo sbarco alleato in Normandia, Rommel era assente: era a Berlino per festeggiare il compleanno della moglie. Il 14 ottobre 1944, accusato di aver partecipato all’attentato contro Hitler (avvenuto il 20 luglio), fu costretto al suicidio. Morì in auto con una pastiglia di cianuro, a Herrlingen, dov’è sepolto, a 10 km ad ovest di Ulm. La mattina del 18 ottobre 1944 si svolse l’imponente funerale di Stato ordinato da Hitler in suo onore.

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Prefazione - Prefazione Capitolo 21 - Vittoria nel deserto Capitolo 21 - Operazione di “mezzo giugno ‘42” Capitolo 23 - Sull’onda del successo Capitolo 24 - El Alamein Capitolo 24 - Rommel e il soldato italiano Capitolo 28 - La stoccata finale Capitolo 38 - Operazione Eilbote


Roosevelt Franklin Delano

Nacque in Hyde Park, a New York, il 30 gennaio 1882, figlio di James Roosevelt e Sara Delano Roosevelt. Roosevelt studiò legge nella Columbia University di New York, esercitando poi il praticantato per tre anni in un importante studio legale della città. Nel 1910 entrò in politica e fu eletto al Senato dello Stato di New York nelle fila dei Democratici, infrangendo le tradizioni di famiglia che era sempre stata Repubblicana. Nel frattempo, nel 1905, aveva sposato una lontana cugina, Anna Eleanor Roosevelt, che era la nipote del Presidente Teodoro Roosevelt. La coppia ebbe sei figli, uno dei quali morì infante. Roosevelt fu rieletto al Senato dello Stato nel 1912, e sostenne la candidatura di Woodrow Wilson al Democratic National Convention. Come ricompensa, Wilson lo nominò vice Segretario della marina militare nel 1913, posizione che mantenne fino a 1920. Questa esperienza lo preparò al futuro ruolo di Comandante in capo durante la seconda guerra mondiale. Roosevelt divenne talmente popolare da essere facilmente eletto vicepresidente del partito democratico nel 1920. Ma poiché il sentimento popolare era contrario al piano di Wilson di una partecipazione americana nella Lega delle Nazioni, il Repubblicano Warren Harding vinse la corsa alla presidenza degli USA e Roosevelt dovette ritornare alla vita privata. Durante una vacanza nell’estate del 1921, Roosevelt contrasse la poliomielite. La malattia lo colpì seriamente alle gambe e non ne riguadagnò mai l’uso totale. Nel 1928 Roosevelt tornò in politica: Alfred E. Smith era il candidato democratico per la presidenza degli USA e volle che Roosevelt corresse per la carica di governatore dello Stato di New York. Smith perse le elezioni ma Roosevelt fu eletto. Nelle elezioni del 1932 Roosevelt fu eletto presidente degli USA, entrando in carica nel 1933. Quando il potere di Adolf Hitler cominciava ad espandersi in Europa e quello giapponese nel Pacifico, Roosevelt cercò di spingere gli Stati Uniti, lottando contro il comune sentimento isolazionistico, ad interessarsi di più degli affari del mondo. Sia pure presidente dovette duramente lottare contro coloro che tentavano di far approvare al Congresso una serie di leggi tendenti a prevenire un coinvolgimento americano in un seconda guerra mondiale. Roosevelt vinse la disputa quando, allarmato dalla sconfitta della Francia nel 1940, il Congresso si affrettò, varando la legge “Affitti e Prestiti”, di aiutare la Gran Bretagna a continuare la lotta contro i Tedeschi. L’attacco giapponese a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941 portò gli Stati Uniti in guerra al fianco di Gran Bretagna e Unione sovietica. Conclusasi la campagna in Nordafrica, nella Conferenza di Quebec (agosto 1943) fu progettata l’invasione in Normandia, che avrebbe condotto alla fine della guerra in Europa. Roosevelt non ne avrebbe comunque visto la fine.  Morì di un’emorragia cerebrale mentre era in vacanza a Warm Springs, Georgia, il 12 aprile 1945. Gli successe alla presidenza Harry S. Truman, che da soli 82 giorni era in carica come vice presidente.

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Capitolo 30 - Operazione Torch


Streich Johannes

Nacque in Augustenburg il 16 aprile 1891. Dopo aver lasciato la scuola nel 1911 si arruolò nell’esercito e nel 1913 divenne sottotenente. Partecipò alla prima guerra mondiale e alla fine della guerra era il primo tenente vincitore di due Croci di ferro. Servì nella Reichswehr nel 1921 e prese il comando di una compagnia motorizzata. Nel 1930 lavorò come consulente dell’Ufficio armamento delle forze terrestri. Nel 1933 fu promosso al rango di maggiore. Nel 1935 Streich fu promosso al grado di tenente colonnello e ad ottobre del 1937 fu nominato comandante del 15° Panzerregiment che, costituita nel 1938, prese poi parte alle principali campagne tedesche della seconda guerra mondialem distinguendosi su molti campi di battaglia. In tale veste Streich fu promosso colonnello il 1° aprile 1938. Nella tarda estate del 1939 guidò il suo reggimento nella campagna di Polonia. Anche nella battaglia di Francia, nella primavera del 1940, guidò il 15° Panzerregiment. Il 31 gennaio 1941 fu insignito della Croce di Cavaliere e il 7 febbraio seguente fu promosso al rango di maggiore generale quando ebbe il comando della 5 ° divisione leggera in Nordafrica. Ma il 16 maggio 1941, fallita la sua collaborazione con Erwin Rommel, fu sollevato dal comando. Al suo ritorno in Germania gli fu affidato il comando di un gruppo di battaglia e poi della 16ª divisione di fanteria. Dal 1° giugno 1942 a giugno 1943 era ispettore delle forze meccanizzate e comandante del 2° distretto militare del Reich (Wehrkreis II). Il 1° ottobre 1943 fu promosso al grado di tenente generale e nell’aprile del 1945 egli assunse il comando del 1° distretto militare (Wehrkreis I). Johannes Streich fu catturato dai Russi nel 1945 e poi rilasciato nel 1948; si stabilì ad Amburgo, dove morì il 20 agosto 1977.

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Von Arnim Hans-Jurgen

Arnim nacque il 4 aprile 1889 a Ernsdorf, nella provincia prussiana della Slesia. Si arruolò nell’esercito tedesco nel 1907. Durante la prima guerra mondiale operò sui fronti orientali e occidentali. Dopo la guerra, egli rimase nella Reichswehr comandando il 68° reggimento fanteria a Berlino. Con l'arrivo della Germania nazista, Arnim divenne maggior generale nel 1938. Nelle campagne in Polonia e Francia Arnim comandò il 52. Infanterie-Division. Nell'ottobre del 1940 gli fu affidato il comando del 17. Panzerdivision. Con l’avvio della campagna contro la Russia fu promosso tenente generale, operando sotto Heinz Guderian, ma fu gravemente ferito un paio di giorni dopo l’inizio della campagna. Tuttavia la prima fase di questo massiccio attacco alla Russia ebbe molto successo e Hitler ricompensò i suoi comandanti senior. Anche Arnim ebbe la sua ricompensa: il 1° ottobre 1941 fu promosso General der Panzertruppe e l’11 novembre 1941 ottenne al comando della XXXIX Panzerkorps; lo tenne fino al 30 novembre 1942, quando fu scelto per sostituire il generale Nehring, che era al comando del XC corpo in Tunisia. Von Arnim arrivò l'8 dicembre in Tunisia a prendere il comando del nuovo corpo, che fu rinominato 5ª Armata Panzer. Per i seguenti tre mesi egli ebbe il comando dell'esercito tedesco nel nord della Tunisia, sotto il feldmaresciallo Kesselring, comandante generale tedesco in Tunisia. Quando Erwin Rommel ritornò in Europa e poi Adolf Hitler rifiutò di concedergli di tornare in Tunisia, Arnim fu promosso colonnello generale (Generaloberst) il 4 dicembre 1942 e fatto comandante in capo dell’Afrika Korps dal 9 marzo 1943 fino alla sua cattura da parte della 4ª divisione di fanteria dell’esercito indiano britannico due mesi dopo, il 13 maggio 1943. Arnim rimase prigioniero per il resto della guerra, internato con 24 altri generali tedeschi in USA, a Camp Clinton, Mississippi; fu rilasciato il 1° luglio 1947 e tornò in Germania. Morì a Bad Wildungen, Hesse, il 1° settembre 1962.

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Capitolo 38 - Operazione Eilbote


Von Bismarck Georg

Nacque il 15 febbraio 1891 a Neumuhl, nei pressi di Kustrin, Brandeburgo orientale. Si arruolò nell'esercito tedesco il 13 giugno 1910 e ottenne il grado di Fahnenjunker, il più basso nella carriera degli ufficiali. Fu un pluridecorato tenente generale della Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale, comandante di diverse divisioni panzer. Il 10 novembre 1938 divenne comandante del 7° Reggimento di fanteria a Gera, Germania, e il 1° febbraio 1939 fu promosso al rango di colonnello. Nel settembre del 1939 partecipò nella campagna di Polonia, ed anche sul fronte occidentale (oltrepassò con le sue truppe la linea Maginot). In questo periodo fu più volte decorato: il 20 settembre 1939 fu insignito della Croce di ferro di seconda classe; il 1° ottobre 1939 ottenne la Croce di ferro di prima classe; il 30 settembre 1940 ottenne la Croce di cavaliere della Croce di ferro, per il coraggio estremo in battaglia e successo nella leadership militare. Il 9 ottobre 1941 divenne comandante di brigata e fu mandato a sostituire il comandante della 20ª Panzerdivision sul fronte orientale. Nel gennaio del 1942 fu trasferito nell'Afrika Korps in Libia e nominato comandante della 21ª Panzerdivision. Il 1° aprile 1942 fu promosso maggiore generale. Il 31 agosto 1942, durante la battaglia di Alam Halfa nei pressi di El-Alamein, restò ucciso durante un raid aereo della Royal Air Force. Fu promosso tenente generale postumo.

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Von Esebeck Hans-Karl

Hans-Karl Asmus Werner Freiherr von Esebeck nacque a Potsdam il 10 luglio 1892. Il 25 settembre 1911 fu arruolato nel 3° Garde-Ulanen-Regiment e nominato alfiere il 19 giugno 1912. Dal 4 maggio 1912 al 18 gennaio 1913 fu assegnato al Kriegsschule Anklam. Successivamente, il 18 febbraio 1913, fu promosso tenente. In tale veste partecipò con il suo reggimento alla prima guerra mondiale. Nel febbraio 1915, per un mese, comandò un battaglione Jaeger. Terminò la guerra come ufficiale aiutante nella 3° Brigata di cavalleria. Durante la seconda guerra mondiale von Esebeck incontrò in Polonia von Stauffenberg (noto per aver poi progettato e condotto l’attentato del 20 luglio 1944 contro Adolf Hitler e il successivo tentativo di colpo di stato nell’Operazione Valchiria) e divennero amici. Dopo la battaglia di Francia, Esebeck era comandante della 6ª Brigata fucilieri e il 4 luglio 1940 fu insignito della Croce di cavaliere della Croce di ferro. Più tardi, egli comandò varie Panzerdivision. Il 13 marzo 1941, assunse il comando della 15ª Brigata fucilieri. Nell’aprile del 1941 fu promosso maggior generale. Dal 13 aprile al 26 maggio 1941 comandò la 15ª divisione Panzer nell’Afrika Korps. Ma fu gravemente ferito prima della presa di Tobruk e trasferito in un ospedale militare, da dove poi passò nella Fuhrerreserve. Il 24 agosto 1941 egli prese il comando della 11ª divisione Panzer, ma lasciò l’incarico nell'ottobre del 1941 per essere riassegnato al Fuhrerreserve. Il 17 febbraio 1942 assunse il comando della 2ª divisione Panzer. In questa veste il 23 agosto 1942 guadagnò la Croce tedesca in oro. Il 20 dicembre 1942 von Esebeck assunse la leadership di vice comandante generale del XXXXVI Panzerkorps fino al gennaio 1943. Successivamente fu trasferito nuovamente alla Fuhrerreserve, poi prese la guida di un gruppo di generali, chiamato Gruppe General von Esebeck, che divenne una specie di serbatoio da cui attingere per la 9ª Armata nella Russia centrale. Il 30 novembre 1943 von Esebeck fu nominato comandante generale della LVI Panzerkorps. Nel luglio del 1944, fu generale dell’Infanterie Albrecht Schubert, che si trovava presso il centro termale in Slovacchia, e poi comandante del XVII distretto militare di Vienna. Egli era a conoscenza della congiura anti Hitler dell’Operazione Valchiria e segretamente la condivideva. Dopo il fallimento del colpo di stato del 20 luglio 1944, fu espulso dalla Wehrmacht, arrestato il giorno seguente e internato in un campo di concentramento. Liberato alla fine della guerra visse il resto della sua vita in condizioni di povertà. Morì il 5 gennaio 1955.

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Von Manteuffel Hasso

Hasso-Eccard Freiherr von Manteuffel nacque a Potsdam il 14 gennaio 1897. Nel 1908 entrò nella scuola cadetti di Naumburg, passando tre anni dopo all'Accademia di Berlino-Lichterfelde. Allo scoppio della Prima guerra mondiale fu dichiarato inabile al servizio, ma dopo un esame di abilitazione fu ammesso nell’esercito imperiale tedesco il 22 febbraio 1916, inquadrato nel 3º reggimento Ussari del Brandeburgo "von Zeiten", che era in collegamento con la 6ª divisione di fanteria prussiana sul fronte occidentale, dove prese parte alle battaglie di Verdun e della Somme. Il 12 ottobre von Manteuffel fu ferito combattendo in Francia. Dopo essersi ristabilito, tornò in servizio attivo nel febbraio del 1917, ma inviato allo Stato maggiore divisionale. Nel novembre del 1918 prese parte alla difesa dei ponti sul Reno, presso Colonia. Allo scoppio della seconda guerra von Manteuffel ebbe il comando del 1° Battaglione, 7° reggimento fucilieri della 7ª divisione Panzer, la quale era comandata da Erwin Rommel, impegnato nella campagna di Francia. Con la stessa unità von Manteuffel servì sotto il Panzergruppe 3 di Hermann Hoth, facente parte del Gruppo d'armate Centro nell'Operazione Barbarossa. Il 25 agosto 1941 passò al comando del 6º reggimento fucilieri della 7ª divisione Panzer dopo che il comandante era stato ucciso in azione. Il 1º ottobre 1941 von Manteuffel fu promosso colonnello (Oberst); dopo la conquista e l'occupazione dei ponti di Lepel, sulla Beresina, passaggio obbligato per l'avvicinamento a Mosca, ottenne la Croce di Cavaliere. Nel maggio 1942, dopo essere stato impegnato in pesanti combattimenti attorno a Mosca nell'inverno precedente, la 7ª divisione Panzer fu trasferita in Francia per la ricomposizione. Il 15 luglio 1942, mentre la divisione era ancora in Francia, von Manteuffel fu nominato comandante della 7ª brigata granatieri panzer della 7ª divisione Panzer. All'inizio del 1943, von Manteuffel fu inviato in Africa, dove il 5 febbraio divenne il comandante della divisione von Broich-von Manteuffel, servendo nella 5ª armata corazzata di Hans-Jurgen von Arnim, inquadrata nel Gruppo d'armate Afrika di Erwin Rommel. Von Manteuffel partecipò ad operazioni difensive in Tunisia, ottenendo una serie di successi nella controffensiva alle forze alleate. Nel mezzo dei pesanti combattimenti, per lo stress egli crollò nell'esaurimento e il 31 marzo fu trasferito in Germania. Il 1° maggio 1943, von Manteuffel fu promosso al rango di maggiore generale per le sue imprese in Africa. Dopo essersi ripreso, il 22 agosto 1943 von Manteuffel ottenne il comando della della 7ª divisione Panzer inquadrata nella 4ª Panzerarmee del generale Hermann Hoth, impegnata nella difesa della linea del Dniepr, la quale collassò nella battaglia di Kursk e la seguente controffensiva sovietica. Nonostante fosse stato ferito alla schiena in un attacco aereo il 26 agosto 1943, von Manteuffel rimase al fronte combattendo in Ucraina. Con feroci combattimenti a Kharkov, Belgorod e lungo il fiume Dnepr, egli riuscì a bloccare l’offensiva dell’Armata Rossa. A fine novembre riconquistò Zhitomir, evitando l’accerchiamento dell’8ª Panzerdivision a nord della città. Il successo fece guadagnare al generale la Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia, i gradi di tenente generale (Generalleutnant) e pure il comando di una divisione d'élite, la Panzergrenadier-Divisione "Grossdeutschland" (1° febbraio 1944). Quel comando lo vide impegnato in una serie di intense battaglie difensive ad ovest di Kirovograd; il 22 febbraio, per i successi riportati nel settore di Radomyshl, alla Croce di cavaliere poté aggiungere le Spade. Ma poi, nel marzo del 1944, dovette ritirare la sua divisione in Ucraina e quindi in Romania. A giugno fu impegnata in una serie di operazioni difensive nella Romania settentrionale, finché l'esausta divisione fu ritirata nella riserva per un riassetto. Alla fine luglio la Panzergrenadier-Divisione "Grossdeutschland" fu inviata nella Prussia orientale, che era minacciata dall'Armata Rossa con l’operazione Bagration, la grande offensiva iniziata il 22 giugno 1944. La divisione lanciò un contrattacco in Lituania, che ebbe successo ma con molte perdite, riuscendo a stabilizzare il fronte senza però riuscire a sfondare in Curlandia, dove il gruppo d'armate Nord era intrappolata a seguito della decimazione del gruppo d'armate Centro. In agosto fu respinta verso la Romania dall'avanzata dell'Armata Rossa. Il 1º settembre von Manteuffel fu promosso General der Panzertruppen e trasferito alla 5ª Panzerarmee, impegnata in Francia contro l’avanzata delle forze alleate. Dopo aver condotto un pesante combattimento in Lorena contro la Terza Armata di George Patton, la divisione fu ritirata e von Manteuffel fu richiamato in Germania per preparare l'ultima offensiva tedesca, quella delle Ardenne, con obiettivo il porto di Anversa. La V Armata Panzer di von Manteuffel raggiunse una delle penetrazioni più profonde durante l'offensiva, avanzando per quasi 100 chilometri nelle linee americane su un fronte ampio quasi 50 chilometri. Il 19 dicembre la sua armata circondò due reggimenti della 106ª Divisione di Fanteria statunitense, costringendo alla resa oltre 8000 soldati. Poiché l'avanzata della propria armata aveva più successo rispetto alle altre due (VI Armata Panzer delle SS, al comando di Josef "Sepp" Dietrich e VII Armata comandata da Brandenberger), von Manteuffel propose ad Hitler di effettuare un attacco verso nord sulla riva orientale della Mosa; inizialmente Hitler si mostrò reticente a concedere ulteriori rinforzi alla V Armata Panzer, poi prese la decisione di cedere il principale ruolo offensivo a Manteuffel. Poiché l’obiettivo Anversa era tramontato, tutti gli sforzi si concentrarono alla conquista della Mosa, con primo obiettivo la cittadina di Bastogne. Ma nonostante gli attacchi delle Armate panzer e della Luftwaffe, il 3 gennaio le truppe alleate contrattaccarono e costrinsero le forze tedesche alla difensiva e poi alla ritirata fino alle fortificazioni del Vallo Occidentale. In sostanza l'offensiva nelle Ardenne fu un fallimento. Nonostante ciò il 18 febbraio 1945 von Manteuffel ricevette i Diamanti della Croce di Cavaliere e un nuovo trasferimento, il 2 marzo, sul fronte orientale, per comandare la 3ª Panzerarmee in sostituzione di Erhard Rauss. L’esercito di von Manteuffel faceva parte del Gruppo Vistola, comandata dal generale Gotthard Heinrici. La 3ª Panzerarmee fu assegnata alla difesa delle rive del fiume Oder nord delle alture Seelow, ma poi, incalzato dalle forze sovietiche dovette ordinare la ritirata. Il 3 maggio 1945 von Manteuffel si arrese alle truppe americane, riuscendo così a sfuggire alla cattura dai sovietici. Restò prigioniero di guerra fino a settembre 1947, quando fu liberato. Morì a Diessen, sull’Ammersee, il 28 settembre 1978.

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Von Prittwitz Constantin Heinrich

Constantin Heinrich von Prittwitz und Gaffron nacque il 4 settembre 1889 nel villaggio di Gut Sitzmannsdorf, presso Ohlau, Niederschlesien, Bassa Slesia. A quel tempo suo padre era un comandante di corvetta e poi fu assegnato al comando dell’incrociatore SMS Alessandrina nel Pacifico meridionale. Prittwitz entrò nell’esercito e dopo lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, con il suo Ulanen-Regiment fu impegnato nel teatro orientale di guerra. Divenne primo tenente il 27 gennaio 1915 e poi aiutante di reggimento. Nel marzo del 1917, dopo il ritorno dall’area orientale, fu impegnato come comandante di compagnia in un reggimento in Galizia. Dall’autunno del 1917 all’autunno del 1918 egli era maggiore di una unità sul fronte occidentale e poi passò presso il comando generale del VII Reservekorps. Il 10 novembre 1938 ricevette il comando della 2ª Brigata Panzer della 2ª divisione Panzer, che venne spostata a Vienna insieme ai reggimenti Panzer 3 e 4. Il 21 agosto 1939 von Prittwitz spostò la sua brigata nella zona d’attacco contro la Polonia, che effettuò attraverso il passo di Jablunka in direzione di Cracovia e Varsavia. I suoi carri armati presero parte ai combattimenti fino al 24 settembre 1939 a Lemberg e Tomaszow. Per il suo coraggio gli fu conferita la Croce di ferro di II classe; il 1° ottobre 1939 fu promosso maggiore generale e ricevette la Panzerkampfabzeichen, la medaglia tedesca assegnata alle truppe corazzate. Ritornò in Germania dove per sette settimane la sua Panzertruppe fu rinvigorita, e il 1° dicembre 1939 fu inviata al fronte occidentale. La sua brigata attaccò le difese belghe nell’ambito del Panzergruppe von Kleist, poi si diresse in direzione di Sedan con altre forze. Più tardi prese la città di Boulogne e partecipò all’accerchiamento dell’esercito francese-inglese a Dunkerque. Il 1° ottobre 1940 Prittwitz fu nominato comandante della 15ª Panzerdivision a Dresda, e a fine gennaio 1941 fu spostato per la formazione militare nell’area di Milowitz, vicino a Praga, e infine a Idar-Oberstein. Dopo che il generale Erwin Rommel assunse il comando dell’Afrika Korps, a Prittwitz fu ordinato di portare la 15ª Panzerdivision in Nordafrica. Il 9 aprile Prittwitz condusse un attacco contro Tobruk. Per effettuare una ricognizione del terreno, il 10 aprile 1941 avanzò con la sua Kuebelwagen ma non s’accorse di superare le proprie posizioni e il suo veicolo fu colpito da un cannone inglese. Von Prittwitz e il suo autista rimasero uccisi. Prittwitz fu seppellito nel cimitero degli eroi della città portuale di Derna, Libia, ma poi i suoi resti furono rimossi e sepolti nel memoriale che fu costruito dopo la guerra.

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Von Randow Heinz

Heinz Friedrich von Randow nacque a Grammow il 15 novembre 1890 in una famiglia aristocratica del Meclenburgo. Intraprese la carriera militare nella scuola militale di Wahlstadt e dal novembre 1911 era sottotenente. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale con il suo reggimento, il 2. Grossherzoglich Mecklenburgischen Dragoner-Regiment N.18, combattendo prima in Francia e poi sul fronte orientale a Daugavpils, presso Riga. Nel 1917 era tenente. Randow partecipò all'invasione della Polonia nel 1939 come comandante del 13° reggimento di cavalleria. Il 26 ottobre 1939 assunse il comando del 26° reggimento di fanteria e partecipò alla campagna di Francia. Nel 1941 egli prese parte all'invasione dell'Unione Sovietica come comandante della 2ª brigata di cavalleria all'interno della 1ª divisione di cavalleria. Mentre combatteva in Russia ricevette la Croce tedesca in oro. Fu promosso brigadiere generale ed ebbe il comando della 1ª divisione di cavalleria. Nell’aprile del 1942 Randow fu promosso maggiore generale. Il 25 luglio 1942 assunse il comando della 15ª Panzerdivision presso il DAK sostituendo il colonnello Eduard Crasemann che teneva il comando perché il comandante gen. Gustav von Vaerst era stato ferito. Restò alla 15ª Panzerdivision fino al 25 agosto, quando gli subentrò il gen. von Vaerst che era guarito. Dal 18 settembre Randow passò al comando della 21ª Panzerdivision, che era stata tenuta dal colonnello Karl-Hans Lungershausen dopo la morte del gen. Georg von Bismarck, avvenuta il 31 agosto. Il 21 dicembre 1942, durante uno scontro a sud di Sirte in Libia, Randow fu colpito dallo scoppio di una mína e morì. Fu sepolto nel cimitero di Tobruk. Dopo la sua morte fu promosso tenente generale. Subentrò alla 21ª Panzerdivision il gen. Hans-Georg Hildebrandt.

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Capitolo 28 - La stoccata finale


Von Ravenstein Johann

Johann "Hans" Theodor von Ravenstein nacque a Strehlen in una famiglia di militari. Nel 1909 Ravenstein si arruolò nel reggimento granatieri Koenig Wilhelm I n. 7 a Liegnitz. Si trasferì presto il 7° Reggimento ovest di fanteria prussiana n. 155 presso Ostrow Wielkopolski, dove fu promosso tenente. Ravenstein iniziò la prima guerra mondiale come ufficiale aiutante di battaglione e fu impegnato sul fronte occidentale, partecipando alle battaglie di Verdun, le Somme e all’offensiva di Champagne. Fu anche decorato. Il 31 marzo 1920 egli lasciò l’esercito e frequentò l’università, dove studiò scienze politiche. Ma nel 1934 ritornò nell’esercito da maggiore presso il 2° battaglione del 60° reggimento di fanteria. Il 1° ottobre 1936 fu promosso tenente colonnello e il 1° agosto 1939 a colonnello. Ravenstein combatté sia nella campagna polacca nel 1939 sia in quella di Francia del 1940, al termine delle quali campagne ricevette la Croce di cavaliere della Croce di ferro. Dopo l’invasione della Grecia nell’aprile del 1941 fu promosso maggiore generale. Dal 20 maggio al 29 novembre 1941 comandò la 21° divisione Panzer nell’Afrika Korps. Il 1° ottobre 1941 fu promosso tenente generale. Fu fatto prigioniero da soldati neozelandesi il 28 novembre 1941, al Punto 175. Quei neozelandesi furono fatti prigionieri lo stesso giorno, ma Ravenstein era stato già portato nelle retrovie e trascorse qualche tempo in campo di prigionia a Pietermaritzburg, nell’Unione del Sud Africa prima di essere trasferito nel Canada. Vi restò prigioniero dal 1942 al 1947, inizialmente a Bowmanville, Ontario, poi a Grandeligne, Quebec, infine al Farnham. Fu rimpatriato in Germania nel novembre 1947. Johann von Ravenstein morì il 26 marzo 1962 a Duisburg, all’età di 74 anni.

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Von Vaerst Gustav

Gustav Fritz Julius von Vaerst nacque in Meiningen il 19 aprile 1894. Entrò nell'accademia militare il 17 dicembre 1912 e ne uscì sottotenente il 18 febbraio 1914. Col grado di Generalmajor il 9 dicembre 1941 prese il comando della 15ª Panzerdivision, che era arrivata in Libia nel febbraio 1941; ma il 26 maggio 1942 fu ferito da una scheggia di granata e ricoverato in ospedale. Il comando della divisione passò prima al colonnello Eduard Crasemann, e il 25 luglio al Generalmajor Heinz von Randow. Gustav von Vaerst tornò al comando della 15ª Panzerdivision il 25 agosto. Durante l'offensiva italo-tedesca ad el Alamein fu ferito gravemente il comandante generale dell'Afrika Korps, il generale Walther Nehring; allora, il 31 agosto 1942, Rommel passò il comando a von Vaerst, che lo tenne per pochi giorni, fino alla nomina del generale Wilhelm Ritter von Thoma come comandante generale dell'Afrika Korps. Così von Vaerst ritornò alla 15ª Panzerdivision. Il ritiro delle truppe italo-tedesche iniziò col cominciare dell’offensiva britannica del 23 ottobre 1942. Nel novembre del 1942 von Vaerst cadde gravemente malato e dovette essere trasportato in Germania. Il 1° dicembre 1942 egli fu promosso tenente generale e nel marzo del 1943 divenne General der Panzertruppe. Quando Hans-Jürgen von Arnim prese il comando del Gruppo d'armate Africa, dopo il richiamo del feldmaresciallo Rommel a Berlino, il 9 marzo 1943 fu affidato a von Vaerst, ormai guarito, il comando della 5ª Armata corazzata, che era stata costituita in Tunisia l'8 dicembre 1942, dopo l’avvio dell'operazione Torch, inizialmente comandata proprio da von Arnim; questa unità, insieme alla 1ª Armata italiana, formava l'Heeresgruppe Afrika (Gruppo d'armate Africa). Ma la sua situazione era ormai disperata e con i resti delle sue forze von Vaerst si ritirò sulla penisola di capo Bon, dove, il 9 maggio 1943, si arrese agli Alleati a Porto Farina nelle vicinanze di Biserta. Ufficialmente la 5ª Armata corazzata fu sciolta nel giugno del 1943, per poi rinascere più tardi. Von Vaerst fu fatto prigioniero e giunse per primo in un campo prigionia negli Stati Uniti. Più avanti fu trasferito in Gran Bretagna. Dopo essere stato rilasciato dal campo prigionia nel 1947, von Vaerst tornò ad occuparsi di ciò che era rimasto delle aziende agricole della sua famiglia, vivendo il resto della sua vita tranquillamente nella palazzina di caccia nella città di Nordheim v.d. Rhon, vicino a Fladungen, in Baviera. È morto in Wiesbaden il 10 ottobre 1975.

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Wavell Archibald

Archibald Percival Wavell, I conte di Wavell, nacque a Colchester il 5 maggio 1883 ma spese molto della sua infanzia in India perché suo padre (Graham Archibald Wavell) era un maggiore generale dell’esercito britannico colà dislocato. Dopo essersi laureato alla Royal Military Academy Sandhurst, Wavell l’8 maggio 1901 entrò nei Black Watch, il reggimento reale scozzese, e combatté durante la seconda guerra boera. Nel corso della sua lunga carriera militare divenne un generale di vasta esperienza e notevoli capacità politico-strategiche. Nel luglio 1939 fu nominato comandante in capo del comando del Medio Oriente con il rango di generale. All’inizio della seconda guerra mondiale, il teatro mediorientale rimase tranquillo per i primi mesi, fino alla dichiarazione di guerra dell’Italia nel giugno del 1940. Le forze italiane in Nord ed Est Africa misero in inferiorità numerica gli Inglesi, così la politica di Wavell fu quella del "contenimento flessibile", cioè di guadagnare tempo per costruire le forze sufficienti per passare all’offensiva. Cosicché prima le forze inglesi arretrarono di fronte ai progressi italiani che avanzavano dalla Libia, dall’Eritrea ed Etiopia, poi Wavell iniziò la controffensiva in Libia con l’Operazione Compass nel dicembre 1940, ed in Eritrea e in Etiopia nel gennaio 1941. A febbraio 1941, il Western Desert Force, comandato dal tenente generale Richard O’Connor, sconfisse l’esercito italiano a Beda Fomm, facendo 130.000 prigionieri; sembrava ormai essere in procinto di sconfiggere le ultime forze italiane in Libia. Ma l'arrivò di Rommel rovinò tutto. Nel luglio 1941, dopo la controffensiva italo-tedesca in Cirenaica, Wavell fu trasferito da Churchill al comando delle forze imperiali in India e poi, nel gennaio 1942, fu posto all’effimero comando combinato alleato in Estremo Oriente ABDA. Incapace, per scarsezza di risorse e per oggettive difficoltà operative, di fronteggiare la potente offensiva giapponese, nel marzo 1942 Wavell ritornò al comando in India, dove restò fino alla fine della guerra. Nel 1947 Wavell tornò in Inghilterra e ottenne l’High Steward of Colchester, una onorificenza assegnata dal Colchester Borough Council, Essex, Inghilterra. Nello stesso anno fu creato conte di Wavell e gli fu dato il titolo supplementare di Visconte Keren di Eritrea e Winchester. Wavell morì il 24 maggio 1950 a seguito di una ricaduta dopo un intervento chirurgico addominale subìto il 5 maggio.

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Westphal Siegfried

Siegfried Westphal nacque il 18 marzo 1902 a Leipzig. Entrò il 10 novembre 1918 nella Reichswehr nel 12° reggimento granatieri. Il 1° dicembre 1922 fu trasferito all’11° reggimento Reiter e promosso al grado di tenente. Il 1° settembre 1939 Westphal era primo ufficiale di Stato Maggiore della 58ª divisione di fanteria e il 5 marzo 1940 del XXVII Corpo d’Armata. Durante la guerra del deserto in Nordafrica il ten. col. Westphal servì come responsabile delle operazioni sotto il generale Erwin Rommel. Egli rimase gravemente ferito il 1° giugno 1942. Dopo la sua nomina a colonnello del 1° agosto 1942, il 6 ottobre di quell’anno fu nominato capo di stato maggiore dell’esercito italo-tedesco Panzerarmee Afrika. Promosso poi a maggior generale ebbe la nomina a capo del dipartimento gestione del Comandante in Capo del Sud, il 1° febbraio 1943, poi una promozione a maggior generale, il 1° marzo 1943. A novembre 1943 fu nominato capo di stato maggiore per il Comandante in Capo del Sud-Ovest e il 1° aprile 1944 capo del personale per il Comandante in Capo dell’Occidente. Il 1° febbraio 1945 fu promosso generale di cavalleria. L’8 maggio 1945 cadde prigioniero degli USA e restò tale fino a dicembre 1947, andando poi a lavorare nel servizio stampa della società Ruhrstahl, divenendo un direttore di quell’organizzazione. Si ritirò nel 1972. Siegfried Westphal morì il 2 luglio 1982 a Celle.

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Rommel Panzerarmee Afrika #2  

Seconda parte del libro «Rommel Panzergruppe Afrika». I fatti che si svolsero in Africa settentrionale ebbero l’impronta del carro armato e...

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