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MAGGIO 2012 - ANNO XL N. 4

Speciale 40 anni

foto Valerio Consorti

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Editoriale

L’innocenza bambina

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arissimi Amici, dedichiamo questo numero del giornale ai quarant’anni di vita dell’Associazione, evento celebrato in due momenti: il Convegno a Roma nei giorni 18-19 maggio e il compleanno dell’OPAM festeggiato il 24 maggio a Noto con gli amici del locale gruppo di sostegno. Presentiamo nel giornale i protagonisti di questi due momenti. Speriamo di avere per il Convegno la possibilità di pubblicare in cartaceo o almeno in digitale i contributi dei vari relatori, che vengono qui presentati in una rapida carrellata nell’articolo di Fabrizio Consorti. Sono trascorsi pochi giorni e già il vortice degli impegni quotidiani rischia di ingoiare le sensazioni provate e l’eco di questo evento importante per la vita dell’Associazione. Per quanti hanno partecipato al Convegno, e sono stati tanti gli amici venuti con nostra sorpresa da ogni parte d’Italia (alcuni anche dall’estero) affrontando il disagio del viaggio e anche non pochi sacrifici economici, credo sia stata un’esperienza che ha lasciato un segno. Molti gli amici e i sostenitori di lunga data, ma molti anche i giovani che per la prima volta si accostavano all'Associazione, a riprova che le problematiche dell’OPAM trovano rispondenza nelle coscienze delle nuove generazioni… Persone

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di ogni estrazione, a testimonianza che l’OPAM e la sua azione hanno un respiro ampio a dimensione mondiale. La presenza del resto di relatori provenienti da tre continenti è stata un’ulteriore conferma di questa sua vocazione. I ringraziamenti che ci sono pervenuti numerosissimi in varie forme dimostrano che momenti come questo, di riflessione e di stimolo, attraverso un ampio ventaglio di proposte, sono graditi e utili. Hanno avuto ragione coloro che, di fronte alla perplessità di organizzare un Convegno di questa portata, con una ventina di relatori e della durata di un giorno e mezzo, hanno scommesso sul suo successo rimboccandosi le maniche e lavorando sodo. Anche lo scrupolo (più che giustificato in tempi di crisi economica come l’attuale) di destinarvi risorse che avrebbero potuto servire per finanziare un progetto in più è stato superato grazie alla generosità di alcu-

ni amici fedeli - che ringrazio cordialmente - , per cui alla resa dei conti neppure 1 € è stato sottratto alle offerte destinate ai progetti di alfabetizzazione che l'OPAM sostiene nel Sud del Mondo. Quali i frutti di questo Convegno? E’ come chiedere al contadino, che ha appena seminato il grano, quanto gli renderà la semina. Ogni cosa richiede il suo tempo. Tuttavia alcuni frutti sono già stati raccolti. Anzitutto l’evento stesso del Convegno, realizzato totalmente con le nostre forze (dalla scelta del tema e dei relatori, dagli inviti, ai poster e alla mostra, dall’ufficio stampa alla segreteria organizzativa, dal comitato scientifico alla logistica) e grazie alla comprensione di alcuni amici generosi che ci hanno sostenuto. Ringrazio di cuore tutti coloro che a diverso titolo hanno collaborato alla realizzazione di questo evento. Il secondo frutto è rappresentato dal clima di amicizia e di fraternità che si è respirato fra persone di tante parti del mondo presenti al Convegno e soffuso al momento dei saluti di un velo di malinconia ma anche della speranza di rincontrarsi presto… E poi le testimonianze e i ricordi che ho raccolto da persone che hanno conosciuto Don Carlo e che non hanno voluto mancare a quest’appuntamento, come un'insegnante che mi portò la fotocopia di una lettera del 1986 inviata dalla sua classe con la risposta di Don Carlo e pubblicata sul giornale OPAM dell’epoca… L’alto numero di insegnanti e di giovani iscritti... L’aver potuto osservare il mondo da una prospettiva diversa, anzi rovesciata, sia geograficamente che idealmente: il mondo visto dal Sud e presentato di preferenza da suoi testimoni oculari. “Umanesimo della fragilità”: questo il titolo del Convegno, scelto perché rappresenta la sintesi di ciò che molti di noi hanno scoperto in anni di lavoro all’OPAM come un prezioso dono nascosto nelle realtà e nelle persone con cui siamo


venuti a contatto. E se su queste tematiche ci siamo ritrovati in sintonia con pensatori e personalità del mondo della cultura, non è certo per riflessioni accademiche ma grazie all’esperienza maturata nelle tante relazioni intessute. In un momento in cui il Nord del Mondo sta vivendo una drammatica crisi, di cui l’aspetto economico-finanziario è solo la punta dell’iceberg sul quale si focalizza l’attenzione principale dei media, abbiamo preferito seminare speranza guardando ciò che sta accadendo in una prospettiva diversa: quella dei valori custoditi dalla “fragilità” nel Sud del Mondo, che possono diventare risposta alla crisi di un umanesimo sempre più fragile nel mondo occidentale. Ciò che accade oggi nel mondo è la conseguenza, secondo una possibile lettura in termini di fede cristiana, di un tradimento del rapporto con Dio, con gli altri, con la creazione, come ci ricordava Mons. Ambongo nella sua Lectio Magistralis. Un’analisi condivisa sia pure con altri termini da uomini di pensiero di differenti orientamenti (ad es. il pensatore Edgar Morin), ma concordi nel dichiarare la fragilità di quell’umanesimo al quale ci siamo ispirati per tanto tempo e che pone l’uomo al centro di tutto come l’artefice unico e insindacabile del suo destino e nel dichiarare la necessità di un nuovo umanesimo a partire dalla fragilità umana, forza capace più di ogni altra di creare coesione e solidarietà. Le lezioni dal Sud del Mondo in tema di umanesimo della fragilità possono dunque, se accolte e scambiate in un clima di reciprocità fraterna, diventare un dono prezioso il cui valore stenta ad essere riconosciuto e accolto. Si tratta di riconoscerci come fragili, ma insieme compagni di viaggio di tanti fratelli e sorelle in umanità, su una terra che è di tutti e per tutti. Occorre metterci in ascolto dell’altro, sulla sua lunghezza d’onda - la fragilità che tutti ci accomuna - per dare una sterzata coraggiosa a questa visione falsa dell’onnipotenza umana e dei suoi sistemi di vita in cui alla base c’è soltanto il profitto e al cui estremo non c’è la felicità promessa ma un profondo senso di smarrimento e la sensazione di essere stati traditi, per riprendere la via antica, ma sempre nuova perché va costruita da tutte le generazioni, della fraternità o dell’amore. Al termine del Convegno sottolineando il compito dell’OPAM per il futuro come è stato delineato da Mons. Ambongo (contribuire a educare a questo nuovo umanesimo sia nel Sud che nel Nord del Mondo: informando, educando, umanizzando) ho citato una frase di Martin Luther King: «Se non impareremo a vivere insieme, fraternamente, perireremo tutti», L’augurio è che ci salviamo con l’impegno di tutti, ma che - come sempre nella storia - è tenuto vivo e incarnato da piccole minoranze, di cui l’OPAM desidera essere parte. L’augurio è espresso nella foto di copertina: un mondo nuovo tenuto tra le mani dell’innocenza bambina. Don Aldo Martini

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I Partner La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

La Facoltà di Scienze della Formazione di “Roma Tre”

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iamo estremamente onorati che la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (BNCR) abbia offerto all'OPAM la possibilità di avere come sede del Convegno la sua prestigiosa sala delle Conferenze. Come ha sottolineato nel saluto iniziale il Direttore, Prof. Osvaldo Avallone: "Quale migliore cornice per questo evento di una struttura, quale è una biblioteca, che dovrebbe vedere già realizzata l'opera di alfabetizzazione e soprattutto una Biblioteca Nazionale Centrale che conserva per attività istituzionale quella che è la memoria storica di un intero Paese, memoria di ciò che un Paese ha saputo produrre, pensare, realizzare nel corso degli anni e dei secoli, che diventa così trasmissibile alle future generazioni ". La Biblioteca, intitolata a Vittorio Emanuele II, fu fondata nel 1875 e la sua prima sede fu il Palazzo del Collegio Romano, già sede della Bibliotheca Major dei Gesuiti che costituì il nucleo originario della nuova istituzione, insieme con i manoscritti e i libri a stampa di 69 biblioteche devolute al Regno d'Italia dopo la soppressione delle congregazioni religiose di Roma nel 1873. Dal 1975 è stata trasferita nell'attuale sede, un moderno e funzionale edificio di 50.000 mq situato sull’area archeologica del Castrum Pretorium, realizzato su progetto degli architetti Massimo Castellazzi, Tullio Dell'Anese e Annibale Vitellozzi. Oltre a custodire la memoria, sottolinea il prof. Avallone "una biblioteca entra in relazioni di dialogo, di scambio, di confronto culturale e di civiltà con realtà simili di altri Paesi attraverso il canale più universale, più umanistico che non è quello commerciale, quello economico, quello di compravendita che rischia di diventare una sperequazione che può portare anche allo sfruttamento. E' attraverso questo ponte ideale fra culture che si rafforza e si arricchisce questo scambio reciproco fino ad arrivare ad altre forme di collaborazione, di crescita, di dialogo e di integrazione finalizzate alla pace e al progresso, base e ragion d'essere di tutte le biblioteche del mondo". Ringraziamo il Prof. Osvaldo Avallone, per questa opportunità e la dott.ssa M. Luisa Jacini con la sua équipe e il personale tutto della Biblioteca per la disponibilità con cui ci hanno accolto e ci auguriamo che questo evento rappresenti l'inizio di future e preziose collaborazioni.

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er il valore formativo che abbiamo voluto dare al Convegno dei 40 anni dell'OPAM ci è sembrato importante il coinvolgimento nella sua realizzazione della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi “Roma 3”. Oltre al mandato di continuare la sua missione a servizio dell'alfabetizzazione e della promozione del diritto all'istruzione nel mondo, fra i compiti istituzionali dell'OPAM c'è anche quello di "promuovere, in accordo con istituzioni ed enti pubblici e privati locali, nazionali ed internazionali (in particolare europei), la formazione professionale e l'aggiornamento del personale della scuola, di ogni ordine e grado, sui temi dell'educazione allo sviluppo e della promozione di una cultura di solidarietà sociale e di tutela dell'infanzia” (art. 4c dello Statuto dell'OPAM). Questa attività formativa dell'OPAM a servizio di un nuovo umanesimo integrale è quanto mai urgente se davvero vogliamo che le nuove generazioni possano vivere in un mondo di giustizia e di pace. Ed è proprio nella Facoltà di Scienze della Formazione che si formano i futuri maestri ed i futuri educatori: Un obiettivo particolare del Convegno era proprio contribuire alla loro formazione invitandoli a guardare il mondo da prospettive diverse per aiutarli a gestire la complessità derivante dall’interazione di culture. Ringraziamo la Prof.ssa Luisa Marquardt, docente di Biblioteconomia in questa facoltà, amica e sostenitrice dell'OPAM, che si è fatta promotrice di questa collaborazione. Ringraziamo il Preside della Facoltà Prof. Gaetano Domenici che ha accolto favorevolmente questa proposta e il Prof. Carlo Felice Casula, il quale attraverso la moderazione della mattina di venerdì e la sua relazione ci ha donato contributi importanti per l'approfondimento delle tematiche affrontate. Anche in questo caso auspichiamo il proseguimento di questa collaborazione a servizio dell'educazione. Anna Maria Errera


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Auguri e partecipazioni

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n occasione del Convegno ci sono giunte da varie parti del mondo, dove l’OPAM in 40 anni di attività ha intessuto una rete di conoscenze e di amicizie, innumerevoli espressioni di gratitudine, di affetto e di auguri per la ricorrenza. Ringraziamo i nostri amici per le parole di stima e di incoraggiamento che ci hanno inviato, segno tangibile che la dimensione universale data dal fondatore a quest’Opera si è nel tempo allargata, come l’evangelico chicco di senape…

E un grazie speciale ai bambini e agli insegnanti della scuola Calasanzio di Bafia in Camerun, che ci hanno inviato con il loro messaggio di auguri questa splendida foto.

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Tra tutti gli attestati riportiamo il testo del telegramma del Santo Padre Benedetto XVI e la targa di bronzo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto destinare, “quale suo premio di rappresentanza”, all’Opera di Promozione dell’Alfabetizzazione nel Mondo. Sono due riconoscimenti che, mentre ci incoraggiano nel nostro impegno, ci stimolano a perseguire, in uno stile di reciproco arricchimento tra le diverse culture e di fraternità, la nascita di un nuovo umanesimo che, superando ogni contrapposizione egemonica, metta sempre più la persona come valore centrale di ogni relazione. Grazie Santo Padre, grazie Signor Presidente della Repubblica della vostra vicinanza in un’ora così difficile per il nostro Paese e per la Chiesa. Anche l’OPAM è impegnata a portare il suo piccolo contributo per una società più giusta e libera.

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A lezione dal Sud del Mondo

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a comunicazione non produce comprensione. L'informazione, se è ben trasmessa e compresa, produce intelligibilità, prima condizione necessaria ma non sufficiente alla comprensione. Vi sono due livelli di comprensione: quello della comprensione intellettuale o oggettiva e quello della comprensione umana intersoggettiva… Se vedo un bambino in lacrime, mi accingo a comprenderlo, non misurando il grado di salinità

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delle sue lacrime, ma ritrovando in me i miei sconforti infantili, identificandolo con me e identificandomi con lui." La citazione di apertura da uno dei libri fondamentali di Edgar Morin (I sette saperi necessari all'educazione del futuro) rappresenta la difficile traccia su cui si è mosso il Convegno per il 40° dell’OPAM: conciliare conoscenza informata e comprensione profonda. La citazione del pensatore francese è in qualche modo anche obbligata, visto che il titolo del convegno "Umanesimo della fragilità" era esso stesso una citazione da Morin. L'intenzione è stata quella di offrire una lezione all'insegna della complessità e della molteplicità dei punti di vista, privilegiando l'ascolto da parte dei partecipanti rispetto all'elaborazione e alla discussione. Proviamo però ora a rintracciare nella grande ricchezza e varietà dei contributi alcuni fili conduttori che ci consentano di "com-prendere" alcune delle lezioni che raggiungono già ora il mondo occidentale da tutte quelle culture e quei Paesi che - per tanti diversi motivi - spesso consi-

deriamo marginali, se non proprio arretrati. La comprensione è sempre un atto molto personale, intimo, quindi l'unica strada che trovo per favorire la comprensione da parte dei lettori di queste mie righe è aprire uno sguardo dentro i percorsi che io ho seguito nell'ascoltare e cercare di far mie le lezioni che ci sono state offerte. Erano possibili molti modi di porsi di fronte al convegno: critico e distaccato, curioso e superficiale, teso a focalizzare solo alcuni aspetti dei molti toccati o aperto a farsi coinvolgere dalle emozioni che hanno avuto ampio spazio in molti interventi. Confesso che non è stato facile per me orientarmi, ma un criterio forte di comprensione è venuto dalla Lezione Magistrale del venerdì pomeriggio di mons. Ambongo, vescovo di Bokungu-Ikela e presidente della commissione Giustizia e Pace del Congo. Prendersi cura Per quanto sia stata definita una società edonistica, volta quindi alla ricerca del piacere e dell'appagamento e anche una società competitiva, in cui la molla principale è il successo, quella occidentale è a giudizio di molti - ed anche mio - una società sempre più in crisi, priva di un'identità forte, di significati per la vita, una "società liquida" come l'ha definita il sociologo Zygmunt Bauman in molti dei suoi libri di successo, cioè una società senza più punti di riferimento stabili. Forse dovremmo imparare - o riscoprire - la capacità di prenderci cura di noi, in un modo più profondo. Mons. Ambongo ha tracciato un percorso di ricostruzione iniziando dalla condizione del suo Paese - la Repubblica Democratica del Congo - ma giungendo ad una proposta che si adatta perfettamente alle nostre necessità. Il percorso trasformativo indicato parte dall'accettarsi e ritrovare fiducia in se stessi, cosa possibile solo all'interno di ambienti sociali, cioè se si inizia questa strada insieme ad altri e non da soli. Il passo successivo richiede uno sforzo maggiore: conoscere a fondo la propria condizione, il proprio contesto, analizzandolo nei suoi componenti e progettando infine azioni di cambiamento. Ciò conduce a sviluppare il senso di responsabilità, su cui si appoggia una vera libertà di scelta. A questo punto è possibile una piena visione degli "altri" e il passaggio dalla responsabilità individuale alla solidarietà collettiva. Come docente di Medicina - quale sono - dovrei essere doppiamente esperto del "prendersi cura" dei miei pazienti e dei miei studenti, ma c'è sempre da imparare. Cosa mi manca allora - mi sono chiesto - e come posso impararlo in questi due giorni di convegno? Mi è sem-


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progetto 1724

Ambiente sociale e relazioni umane interpersonali Che splendide lezioni abbiamo avuto a questo riguardo! A cominciare dalle immagini esotiche ma avvincenti delle architetture africane proposte dall'architetto Valeria Minucciani, la quale ci ha dimostrato come anche il costruire una casa sia un evento sociale in molti Paesi del Sud del Mondo. Un'immagine in particolare ha prodotto in me una risonanza profonda ed era la foto aerea di un villaggio. Il punto di vista elevato ha dato un senso chiarissimo a quello che un occhio distratto avrebbe scambiato per una manciata di capanne buttate lì alla rinfusa in mezzo ai cespugli bassi: le capanne erano distribuite a "grappoli", separati da brevi intervalli vuoti. Conosco quel modo di costruire, che in Sicilia si chiama "baglio" ed è l'aggregazione di case dei componenti di una stessa famiglia, accresciuta di generazione in generazione, via via che i componenti del nucleo aumentano. Il valore centrale, determinante della famiglia come cellula sociale fondamentale è stato ribadito con grande partecipazione emotiva nella relazione del maestro-papà Moїse Kebangamas, purtroppo letta in sua assenza, perché per ottuso ostruzionismo burocratico non ha avuto il visto per l’Europa. Ricordo che il nostro amico è l'iniziatore dell'esperienza della comunità di famiglie che in Repubblica Centrafricana adottano i bambini di strada (il progetto Kizito) e di cui molti sostenitori dell'OPAM hanno già letto su queste pagine. Tanta emozione e legami familiari che danno un senso alla stessa morte anche nel racconto di suor Petra Urietti, medico e suora missionaria. Infine è stato un vero e proprio inno alla raffinata arte delle relazioni interpersonali l'intervento di P. Antoine Marie Zacharie Igirukwayo, carmelitano burundese e docente di teologia, dedicato ad esemplificare il senso del tempo attraverso l'analisi delle formule di saluto. Non mi aspettavo davvero che nel modo con cui ci si saluta si potesse nascondere tanta ricchezza, ma è evidente che, se al centro dell'interesse c'è la relazione con gli altri e non "le cose da fare", spendere anche 30 minuti a scambiare frasi quasi rituali assume un significato profondo.

Informazione e narrazione Come si diceva all'inizio, l'informazione è la prima condizione necessaria per la comprensione, anche se da sola non è sufficiente. Nonostante il diluvio di informazione che ci sommerge, attraverso tanti diversi canali, non è facile oggi avere "buona" informazione, specie relativamente ad argomenti e Paesi lontani dagli interessi politici ed economici occidentali. Inoltre spesso l'informazione è indirizzata verso i facili luoghi comuni che soddisfano tanto il bisogno di "esotico" quanto il bisogno di sicurezza: "loro" sono molto diversi da noi, sono magari anche interessanti ma sono lontani e la loro vita non interferisce con la nostra. Non è così. L'attenzione all'informazione è stata sollecitata innanzitutto da Alessandro Gisotti, giornalista di Radio Vaticana, nella sua introduzione ai lavori del venerdì pomeriggio, durante la quale ha tra l'altro sottolineato la parzialità dei sistemi - come il Prodotto Interno Lordo (il famoso PIL) - con cui "misuriamo" il livello di sviluppo. Ha proseguito la giornalista Silvia Koch, che ha offerto un contributo molto qualificato a questo proposito. Ora so dove andare a cercare informazione qualificata e libera: nel sito e nella rivista di Caposud (http://caposud.wordpress.com/), la testata giornalistica che vede cooperare giornalisti del Nord e del Sud del Mondo. Ho anche compreso, osservando le immagini dell'India proposte dall'antropologo Paolo Favero, che ricercare le similitudini è per lo meno tanto importante quanto evidenziare le differenze. In India non ci sono solo santoni e contadini scalzi, ma anche una classe media ed intellettuale molto vicina a quella italiana attraverso cui è forse più faci-

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brata una buona idea rileggere i passi proposti dal vescovo africano, estrarne gli elementi fondamentali e cercarli negli interventi del convegno. Mi sono sembrati fondamentali l'avere un ambiente sociale di riferimento, l'avere buona informazione e capacità di rappresentazione della realtà, l'avere una teoria che mi aiuti a rimettere in ordine e a dare senso alla realtà.

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le colmare il gap che almeno a me fa sentire lontanissima quella cultura. Se ci pensate è come proiettare immagini dei Mamuthones sardi di Mamoiada o di Totò che balla sul tavolo mangiando spaghetti in una scena indimenticabile di "Miseria e nobiltà" e dire che quella è l'Italia! Non è sbagliato, ma non è neanche tutta la verità. Mi ha molto avvicinato - e questo apre alla “com-prensione” - vedere i bambini e bambine nelle biblioteche africane che ci hanno mostrato Luisa Marquardt, Daniel Mangale e Silvia Bazzocchi. Conosco la piccola biblioteca di quartiere che gestisce Luisa e anche lì ho visto bambini seduti per terra leggere e ascoltare, esattamente con la stessa passione negli occhi dei piccoli africani. Ma quanto vale un libro per loro? Parlare di libri ci avvicina all'altro estremo del capitolo informazione, relativo ad una modalità di trasmissione del sapere tipica delle culture del Sud, anche se è stata nostro patrimonio: la narrazione. Mi sono emozionato sentendo lo scrittore italo-congolese Paul Bakolo Ngoi parlare di suo nonno, griot (cantastorie) e tra i primi novellisti in lingua scritta del Congo; non ho potuto non pensare alle passeggiate che da bambino facevo con mio padre per i vialetti del cimitero del paese marchigiano da cui origina la nostra famiglia, ascoltando i suoi racconti mentre si passava davanti alla tomba del prozio don Pippo o della mia bisnonna Adelina, levatrice del paese (per cui il soprannome di papà era ancora per i vecchi del paese Rugo d'la mammine, Ugo della levatrice). La narrazione è uno strumento potentissimo che dovremo assolutamente recuperare per ritrovare la nostra anima. E' la narrazione che ci ha fatto commuovere ascoltando suor Petra ed era narrativa la relazione di don Gabriele Fantinati, missionario in Brasile, sintesi perfetta di informazione corretta e ragionata e di comprensione sapiente.

Una teoria per riordinare il mondo Ma abbiamo proprio bisogno di una teoria? Non abbiamo forse vissuto secoli felici in Europa senza teorie che interpretassero il mondo? Questo è un grande fraintendimento. Per centinaia di anni i nostri popoli hanno vissuto in un mondo ordinato, in cui si sapeva che il sole girava intorno alla terra, come era scritto nella Bibbia e che ognuno nasceva con un posto preciso nella vita e quello era il "suo" posto: contadino, borghese, nobile, guerriero o prelato. Carlo Casula, docente di storia contemporanea, mi ha aiutato a ricollocare e dare significato ad avvenimenti che ricordavo solo vagamente, ma che hanno influenza sul mio presente e sul rapporto che io ho col Sud del Mondo e Martin Nkafu Nkemnkia e Pierre Mvumbi Ngumba mi hanno svelato lo sforzo che la loro cultura sta facendo per trovare una nuova sintesi tra le visioni del mondo olistiche e necessariamente magiche che hanno governato la vita della loro gente finora e il contesto fortemente utilitaristico e frammentato in cui si vive in Occidente. Mi sono appuntato frasi come "il pensiero africano è espresso pienamente in ciò che gli africani fanno e in come vivono", "per l'africano il mondo è un tutto" e "al centro del pensiero africano c'è la vita", riservandomi di meditarle come una lezione profonda e molto ricca di possibili conseguenze di comprensione. Da ultimo Carla Degli Esposti, insegnante di matematica con una lunga esperienza di docenza ai migranti, mi ha dimostrato che esistono linguaggi universali, comuni a tutti i popoli, come quello dei numeri. Che dire dell'OPAM dopo il convegno? Credo che la nostra scelta di privilegiare la relazione personale paritaria con le persone con cui realizziamo progetti ne esca rafforzata, che sia ancora più necessario di prima far crescere anche la dimensione comunitaria interna all'Opera, narrandoci gli uni agli altri, in amicizia. Mi sembra anche ora di porre mano all'enorme patrimonio di scritti e di riflessione che don Carlo e tutti quelli che lo hanno seguito hanno affidato alle pagine del giornale dell’OPAM, per comporlo in una sintesi che possa essere offerta ad una platea sempre più ampia, insieme alle generose testimonianze quotidiane che riceviamo. In questo ci incoraggiano anche le parole conclusive di mons. Ambongo, che riconosce come profetica l'intuizione dell'alfabetizzazione ma ci ha spronato ad andare oltre, elaborando idee per una educazione ad un nuovo umanesimo. Oggi, mentre scrivo alla vigilia della Pentecoste, mi sembra un obiettivo degno di una celebrazione giubilare, da qui a 10 anni, se così vorrà la Spirito. Fabrizio Consorti


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Una scuola al Convegno dell'OPAM dagli oltre 200 partecipanti. Per questi giovani il servizio svolto ha rappresentato la possibilità di fare uno stage formativo; per organizzatori e partecipanti la gioia di vedere una scuola a servizio di un evento per festeggiare i 40 anni di un'Associazione come l'OPAM che ha fatto dell'alfabetizzazione e della promozione del diritto all'istruzione la propria ragione di esistere. Ringraziamo la Preside, M. Perla Pugliese, che è venuta al Convegno e grazie ai docenti, al personale e ovviamente ai ragazzi che hanno accolto con entusiasmo l'iniziativa e svolto con professionalità e competenza il proprio servizio. Grazie di cuore!

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i è sembrata un'idea magnifica quella di affidare il servizio di accoglienza, la preparazione del caffè di benvenuto e del buffet di Venerdì 18 Maggio ai ragazzi dell'Istituto Professionale Servizi Alberghieri e Ristorazione ”Pellegrino Artusi“ di Roma. Sono stati una ventina gli studenti, che sotto la guida dei loro docenti hanno prestato servizio durante il Convegno. Alcuni hanno curato l'accoglienza e altri hanno preparato e servito una deliziosa colazione di benvenuto e un gustoso pranzo a buffet apprezzato

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I Partecipanti al CONVEGNO I partecipanti al convegno sono stati circa 250. Sono giunti da Roma ma anche da tante città d’Italia e alcuni anche dall'estero.

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arissimi, nel congratularmi con tutti voi per il buon esito dell’iniziativa, desidero esprimere il mio grazie per la preziosa ed arricchente opportunità che ci avete offerto di avvicinarci, anzi di immergerci, nel mondo “della fragilità” che altro non è che la grandezza, unica ed irripetibile di ogni fratello, sia esso del Sud o del Nord del Mondo, resa a volte fragile dalla prepotenza, dall’avidità, dall’arroganza, o semplicemente dall’indifferenza dei suoi simili. Mons. Ambongo nel suo intervento ci ha invitati a “convincerci che ogni uomo vive una situazione unica e che il suo vivere contribuisce alla realizzazione del futuro del mondo” ed è proprio ciò che è emerso dai numerosi e coinvolgenti contributi che ci hanno lasciato i nostri amici venuti apposta da Paesi lontani per far sentire la loro voce, per unire le loro mani alle nostre, i loro pensieri, le loro aspirazioni, i loro problemi ai nostri, ma anche i loro sogni e le loro umanità alle nostre. Conoscerci, relazionarci, ascoltarci ma anche prenderci cura dell’altro e di noi stessi per agire insieme, per entrare in sintonia con quella grande forza vitale che è l’amore: un amore senza barriere e senza pregiudizi per la vita in ogni sua espressione, dalla più insignificante ed umile alla più sublime e dirompente. Questa è la voce dell’OPAM che in tutti questi anni ha dato voce, sostegno e speranza ai fratelli lontani e svantaggiati ed ha dato modo a noi di sentire la loro voce e di conoscerne i volti e la ricchezza umana. Un pensiero di gratitudine in particolare a Don Carlo Muratore per avere intrapreso, con determinazione e coraggio, l’arduo cammino che voi tutti state egregiamente proseguendo con tenacia e con tanta passione. Un abbraccio. Bianca Cravesano arissimo don Aldo, aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa anche se con un po’ di ritardo ti mando alcune righe riguardo al Convegno a cui ho potuto partecipare.

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Scorrendo il programma risalta la grande varietà tra i vari tipi di intervento. Penso che questo sia stato uno dei suoi maggiori pregi, in quanto ha permesso di presentare la realtà del Sud del Mondo da punti di vista complementari e in maniera costruttiva. È un bel frutto dell’attività dell’OPAM che nei suoi 40 anni di vita ha saputo mettersi a servizio ed anche stimolare esperienze nel campo dell’alfabetizzazione, ma soprattutto ha saputo creare sinergie tra realtà molto diverse. Significativo da questo punto di vista la varietà dei relatori: un vescovo, religiosi, famiglie (bella l’esperienza delle famiglie Kizito), docenti universitari, giornalisti che ci hanno offerto stimolanti riflessioni culturali ed etiche e ricche esperienze. Il Convegno testimonia queste sinergie all’opera e “certifica” (siamo nell’epoca delle certificazioni di qualità) il cammino che sta percorrendo l’OPAM come cammino qualificato e aderente alle realtà a cui si mette al servizio. Bella anche l’idea del buffet: oltre alla buona qualità del cibo, un modo per continuare il dialogo concreto tra i partecipanti. È stato annunciato che l’anno prossimo ricorrerà il 10 anniversario della morte di don Carlo Muratore e nel 2017 il centenario della nascita. Come utile complemento del Convegno appena svolto, si potrebbe pensare ad un Convegno o a iniziative che facciano emergere sia l’intuizione profetica di chi ha iniziato l’OPAM, soprattutto nelle sue motivazioni spirituali, sia il “carburante” che la sta mandando avanti (penso all’affetto e alla sincera preoccupazione che ho sentito per Moïse, penso alla Fraternità Sacerdotale che don Aldo sta promuovendo). Questo carburante – per quanto posso percepire da osservatore esterno – potrebbe essere riassunto nella parola: “fraternità”. In conclusione: se il Convegno svolto è servito anche a dare ragione del lavoro che si sta svolgendo, potrebbe essere utile continuare guardando più in profondità alle radici da cui è sorta quest’Opera


I Partecipanti I Partecipanti al al CONVECONVEGNO GNO e a quali sorgenti durante il cammino si è attinto con profitto. Con l'augurio di buon cammino e con rinnovata stima Don Bruno Mondino

te, deve ricostruire la sua memoria, deve ri-conoscere la sua africanità, conoscerla un’altra volta ed in un altro modo attraverso la narrazione scritta, in quanto solo questa è condivisibile, solo questa restituisce senso ad una esistenza: noi siamo la nostra storia, portatrice di valori e strumenti, di funzioni acquisite e tramandate, resistenze e fragilità. Ridefinire l’individuo Africa vuol dire ridefinire sistemi e processi comuni all’africano, i suoi intenti e i suoi paradossi, e questo sarà il primo passo verso la sua crescita. La sua storia potrà continuare, ma solo attraverso la scrittura. Il LIBRO è il grande dono che si può restituire all’Africa, il libro condiviso dalla stessa Africa affinché non si cada in una nuova forma di colonialismo, un colonialismo culturale. “Siamo usciti dalla sacrestia”, ha detto ad un certo punto Don Aldo. E’ vero: oltre a dare testimonianza di interventi assistenziali, l’OPAM si sta facendo portatrice di un messaggio oserei dire politico, sta dando un nuovo senso all’alfabetizzazione, sta promuovendo la costituzione di un alfabeto comune per mezzo del quale le tre realtà bibliche (oriente, occidente ed anche il Sud) possano re-incontrarsi e condividere gli aspetti dell’unico grande mistero o atto d’amore che è l’incarnazione. "Con Noè uscirono dall'arca i suoi figli: Sem, Cam e Jafet. Da questi tre figli di Noè ha avuto origine tutta la popolazione della terra [...]. Le famiglie qui elencate hanno avuto origine dai figli di Noè e sono ordinate secondo la loro discendenza. Da esse, dopo il diluvio, sono sorte le nazioni sparse sulla terra." (cf. Genesi 9,18; 10,32). Mariella Sassone

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passato qualche giorno dalla fine del Convegno ed è il momento di scrivere, non troppo tempo prima e non troppo dopo. A caldo l’entusiasmo confonde il messaggio con le emozioni, a freddo l’esperienza si ritira nel fondo e poi rimane solo il ricordo, e sul ricordo è difficile costruire qualcosa. Ora è tempo, e mi affido al “ri-cordo”, a quello che è passato per il cuore come dono ricevuto, per restituire la narrazione di un giorno e mezzo di lavori. Non voglio sostituirmi ad altri ruoli o professionalità: gli atti spero saranno pubblicati, i giornalisti scriveranno articoli, io scrivo della mia esperienza e delle mie intenzioni, ossia le mie tensioni verso il Sud del Mondo (sorrido perché sulla brochure del Convegno le parole Sud e Mondo sono state scritte con l’iniziale maiuscola ed S e M sono anche le mie iniziali: l’empatia mi porta anche ad un briciolo di identificazione!). Parliamo di un Sud che si rapporta ad un Oriente e soprattutto ad un Occidente rispetto ad un ipotetico Centro, utopia di equilibrio e di integrazione, un Sud definito esclusivamente dal bisogno, dagli effetti e dall’arroganza del modello capitalistico, da un’indigenza che soffoca ogni cultura e che uccide, un Sud inadeguato spesso anche a se stesso. Ma allora il Sud del Mondo è ovunque, nelle periferie di ogni metropoli e di ogni stato, è il Sud che non trova posto a nessun tavolo economico o culturale (le parole indigeni o indigenti spesso si coniugano nel bisogno), è il Sud che non dispone di risorse né si propone come identità, che è esso stesso indice di povertà e sottosviluppo rispetto alla tirannia della statistica dove tutto, anche l’umanità, si misura in medie, parametri e percentuali. E questo Sud sembra essere incarnato da un intero continente, il continente nero, il diverso per eccellenza, l’Africa. Manca il fiato a pensarci, i tanti progetti realizzati a sostegno di specifiche condizioni e realtà sembrano gocce nell’oceano, non cambiano il senso o la percezione del Sud, e forse non gli rendono né giustizia né dignità. E allora proprio la diversità è il progetto da realizzare: un popolo centrato sull’essere, per il quale l’idea di un futuro non si piega ad un programma, si esaurisce ad ogni tramonto per rinascere ad ogni alba, come le sue storie tramandate da vecchio a giovane. Questo popolo ha bisogno di una storia, di una identità narrativa per essere un interlocutore di oriente ed occiden-

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40° OPAM

Compleanno dell’OPAM a Noto

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I

nvitati dal Gruppo Amici dell’OPAM di Noto a visitare le scuole coinvolte in gemellaggi e adozione di un maestro, ma soprattutto a celebrare il 40° di Fondazione dell'OPAM nella loro splendida città, abbiamo accettato volentieri di solennizzare in questo modo “in famiglia” l’avvenimento. Ora vogliamo farvi partecipi della gioia sperimentata per la splendida accoglienza che contraddistingue il nostro Sud e per aver toccato con mano l’impegno che ha contagiato di amore per la nostra Associazione la meravigliosa città siciliana, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Abbiamo trascorso poco meno di 48 ore a Noto, dal 23 al 25 maggio, ma sono stati momenti densi di incontri e di avvenimenti, ciascuno dei quali lascerà in tutti noi un ricordo indelebile. All’aeroporto di Catania ci attendevano due soci OPAM, le insegnanti Elvira Costarella e Corrada Vinci. La sera invito a cena con un gruppo di amici OPAM di Noto a casa di Salvatore e Rosy che avevamo conosciuto appena qualche giorno prima al Convegno dell'OPAM a Roma. Una cena con tante pietanze gustose preparate con maestria da tutti gli invitati in un clima di festa, di fraternità e di allegria. Il mattino seguente siamo stati accompagnati dalla maestra Giulia di buon’ora all'Istituto Comprensivo “F. Maiore”. E qui la prima sorpresa di tante altre che avrebbero rallegrato la giornata: lungo il corridoio della scuola un enorme murales raffigurante la storia del Baobab di Sivia Nadalini, frutto dell'impegno dei bambini della 3aA sotto la guida delle loro insegnanti, la maestra Elvira Costarella che è anche la responsabile del gruppo Amici di Noto, e la maestra Elena Beninato responsabile dei gemellaggi con la scuola "les Colibries" di Yaounde in Camerun. Inoltre i bambini della

3aA che sostengono l'adozione del maestro Moïse hanno consegnato a Don Aldo il salvadanaio, frutto dei loro risparmi per i loro amici Kisito di Berberati (foto 1). Alle 9,30 nel cortile della scuola la direttrice Prof.ssa Candida De Benedictis ha introdotto la manifestazione organizzata per l'OPAM da tutti gli alunni e gli insegnanti della scuola: danze mediterranee, musiche, canti e girotondi hanno creato un clima di festa mentre i cartelloni colorati sul tema dell'istruzione facevano da sfondo, a testimonianza dell'impegno di questa scuola a favore dell'OPAM e dei suoi progetti (foto 2). A seguire una ricca merenda solidale preparata dalle mamme: fra le gustosissime torte ne spiccava una dedicata al compleanno dell'OPAM (foto 3). Dopo aver messo ciascuno la propria monetina nell’apposito salvadanaio i bambini hanno cominciato a fare onore alle tavole imbandite, e anche noi! La mattinata si è conclusa nella palestra dove, davanti agli alunni delle ultime classi delle elementari e delle medie Don Aldo ha presentato la realtà dei bambini e delle famiglie Kisito. A pranzo ospiti a casa della maestra Elvira abbiamo avuto la gioia di incontrare e vivere momenti di condivisione e fra-

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ternità con altri amici del gruppo di Noto, il Vicario generale della Diocesi Don Angelo Giurdanella e Don Adriano Minardo. Alle 18 nella magnifica chiesa del Carmine, dove prese l’avvio il primo nucleo storico del Gruppo degli Amici dell’OPAM, Don Aldo ha celebrato con il parroco Don Adriano e un bel gruppo di fedeli la santa Messa per i 40 anni dell'OPAM, sottolineando come la storia dell’OPAM si intrecci con la presenza di Maria: fondata nella festa di Maria Ausiliatrice, nel mese di maggio, posta sotto la protezione di N.S. di Guadalupe, la celebrazione che si svolge nella chiesa della Vergine del Carmine… Pure coincidenze? (foto 4). Alle 19, terminata la celebrazione, appuntamento nella sala conferenze del Seminario gentilmente concessa dal Vescovo di Noto Mons. Antonio Staglianò. Dopo una breve presentazione dell'OPAM da parte dell'insegnante Corrada Vinci, il Sindaco di Noto Dr. Corrado Bonfanti ha porto un caloroso saluto di benvenuto a nome suo e della cittadinanza, manifestando vivo apprezzamento per l'OPAM e le sue attività. Fra i presenti a nome della Provincia di Siracusa il consigliere Dr. Massimo Prado. Il nostro intervento è stato intervallato dai bellissimi canti eseguiti dal coro "In….canto" dell’Istituto Comprensivo “G. Verga” di Pachino sotto la guida dei suoi direttori Maria Impera e Franco Agosta, autore dei brani eseguiti, il quale ci ha concesso la possibilità di utilizzare una delle sue canzoni come sigla dell'OPAM (foto 5). Al termine della manifestazione i bambini dell’Associazione Maestri Infioratori di Noto di cui è presidente Oriana Montoneri hanno consegnato a Don Aldo il ricavato delle manifestazioni attraverso le quali il gruppo ha sostenuto l'OPAM. Ricordiamo in modo particolare "ARTE IN SALITA", con la realizzazione di artistiche composizioni di

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sale colorato su bozzetti che illustravano l’OPAM che ha riscosso un grande successo e le cui foto sono state utilizzate per il calendario 2012 dell’Associazione (foto 6). Finito l'incontro abbiamo trascorso una serata in allegria gustando un’ottima pizza insieme agli amici OPAM di Noto e una folta rappresentanza dei Maestri Infioratori, che annovera 170 iscritti dai 4 anni in su. In questa occasione abbiamo potuto conoscere Don Robert Ngongi, sacerdote della diocesi di Butembo-Beni (RDC) in Italia per 5 anni nell'ambito del gemellaggio che lega le due diocesi. Interessato all'OPAM ho offerto la sua disponibilità ad animare gli incontri di spiritualità del gruppo Amici OPAM di Noto. Il Venerdi mattina ci hanno accolto altre due scuole di Noto. La prima è stato l'Istituto Comprensivo “G. Melodia”, il cui Dirigente scolastico Prof.ssa Nicoletta M. A. Lipani con una magnifica introduzione ha aperto il cuore degli alunni e degli insegnanti della Scuola all'ascolto della presentazione dei filmati dell'OPAM. La seconda scuola visitata nella mattinata è stato l'Istituto Comprensivo “G. Aurispa". Grazie al suo Dirigente scolastico Prof. Corrado Carelli che ha offerto la piena disponibilità della scuola a favorire la conoscenza e le finalità educative dell’OPAM. Ci auguriamo con tutto il cuore che possano nascere progetti educativi e di collaborazione fra l'OPAM e queste realtà scolastiche (foto 7). Non finiremo mai di ringraziare Elvira Costarella e tutti gli amici di Noto che ci hanno accolto con squisita ospitalità e ci hanno donato queste stupende occasioni di incontro e di festa! La vostra fraterna accoglienza, il vostro entusiasmo e la vostra gioiosa disponibilità continuino ad incendiare d'amore per l'OPAM tanti e tanti cuori! (foto 8). Don Aldo Martini e Anna Maria Errera (Presidente e Vice-Presidente dell’OPAM)

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Le Campagne

Continua ad aiutarci a… realizzare un sogno In questo momento di difficoltà per tutti non dimentichiamo chi, a causa della crisi, paga il prezzo più alto: i poveri. Osiamo stendere la mano e chiedere il vostro aiuto, indispensabile per poter rispondere alle richieste pressanti che ci giungono dal Sud del Mondo. Confidiamo che la vostra generosità saprà farsi segno della tenerezza di Dio e per questo vi diciamo GRAZIE!

Adozioni scolastiche a distanza Sono un impegno a sostenere agli studi bambini e ragazzi di un Paese in Via di Sviluppo. Con circa 80 centesimi al giorno (26 € al mese) il tuo prezioso contributo servirà a coprire i costi di: • retta e tasse scolastiche • libri e materiale scolastico • vitto, trasporti e alloggio (dove previsti) • cure mediche di base

Adotta un seminarista E' l'impegno a integrare il sostegno agli studi di un gruppo di ragazzi del seminario minore di una diocesi di un Paese in Via di Sviluppo. Con circa 30 centesimi al giorno (10 € al mese) il tuo prezioso contributo servirà a coprire i costi di: • retta e tasse scolastiche • libri e materiale scolastico

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Adotta un insegnante Gli insegnanti sono la ricchezza più grande di un popolo e il loro sostegno è garanzia di futuro per un Paese. Con 50 centesimi al giorno (15 € al mese) contribuisci a garantire un insegnante ad una classe sostenendo: • il suo stipendio • la sua formazione • il suo aggiornamento

Adozione di un infermiere E' l'impegno a sostenere in loco la formazione infermieristica di un gruppo di giovani di un Paese in Via di Sviluppo per migliorare la qualità di vita e di salute di una popolazione. Con 1 euro al giorno (30 € al mese) contribuisci a coprire i seguenti costi: • retta e tasse scolastiche • libri e materiale didattico • uniformi


Le Campagne Sostieni un progetto

Organizza un evento

E' il contributo alla realizzazione di un microprogetto per garantire l'istruzione di base e superiore dei bambini e dei giovani, l'alfabetizzazione e l'educazione degli adulti, in modo particolare delle donne, la formazione professionale e quella dei formatori. Con un contributo a tua discrezione ci aiuterai a realizzare uno dei progetti di edilizia scolastica, arredo, materiale didattico, stipendi agli insegnanti… che mensilmente pubblichiamo sul giornale e nel sito dell'OPAM.

ll tuo spirito di iniziativa e la tua intraprendenza sono una ricchezza da mettere a disposizione degli altri: perché non ideare un evento per far conoscere l'OPAM e raccogliere fondi a sostegno dei suoi progetti? Concerti, tavole rotonde, mostre, esposizioni, mercatini, manifestazioni sportive, cene solidali anche fra i tuoi amici… possono essere un'occasione privilegiata. Se hai un’iniziativa da proporre contattaci scrivendo a: segreteria@opam.it Ogni iniziativa di raccolta fondi va comunicata in anticipo e necessita di autorizzazione scritta da parte dell'OPAM.

Occasioni solidali Nascite, battesimi, prime comunioni, cresime, compleanni, matrimoni diplomi e lauree... ogni momento importante della vita può diventare un'occasione per donare futuro e speranza a tante persone del Sud del Mondo. Anche nei momenti più difficili della vita, come la morte di una persona cara, il modo più bello per ricordarla è un gesto di solidarietà e d'amore. E chi amiamo continuerà a vivere nella gioia e nella possibilità di futuro di chi un giorno saprà scrivere il suo "grazie". Chiedi alla segreteria OPAM di aprire una sottoscrizione "Un fiore per..." destinata ad un progetto dell'OPAM e invita amici e parenti ad offrire il loro contributo. • Sostituendo le partecipazioni e/o le bomboniere con i Biglietti OPAM • Donando all'OPAM parte della somma che sarebbe stata utilizzata per la festa (addobbi floreali, macchina, ricevimento, viaggio di nozze, vestiti...) • Aprendo una lista di regali presso l'OPAM e invitando i vostri amici e parenti a sostituire aail regalo con un'offerta su un progetto da voi scelto o su un'adozione

Un tuo gesto d'amore nel futuro del mondo Scegliere L’OPAM per destinare un lascito testamentario è un gesto di generosità e di responsabilità che si traduce in aiuto concreto, diventando speranza di un futuro diverso per tante persone. Molti amici dell'OPAM in questi 40 anni hanno fatto questa scelta e continuano a vivere nel sorriso e nel futuro diverso di tanti bambini. Puoi dare disposizioni per un lascito in qualsiasi momento della tua vita. Il testamento può essere riscritto e modificato quante volte si desidera e in ogni momento. Poiché l’OPAM è una ONG Onlus, un lascito testamentario a suo favore non è soggetto a tasse di successione e l'intero importo sarà direttamente impiegato secondo le volontà espresse nel testamento stesso. 15


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ulti di domani. ad i gl o nn ra sa gi og di i in mb “I ba desideriamo e ch ro tu fu il E . ni ma do ro st Sono essi il no ssa sorridere” è un futuro in cui la gente po OPAM) Don Aldo Martini (Presidente

COME FARE UNA DONAZIONE Versamento intestato a O.P.A.M. mediante: • conto corrente postale 749010 • bonifico bancario UniCredit IBAN: IT 50 A 02008 05207 000401385075 BIC SWIFT per bonifici dall’estero: UNCRITM1708 • per offerte dalla Svizzera CCP 69-51-6 • pagamento on-line sul sito www.opam.it

LA SUA DONAZIONE È FISCALMENTE DEDUCIBILE Conservi la ricevuta della sua offerta: potrà utilizzarla con la prossima dichiarazione dei redditi nei limiti previsti dalla legge in quanto l’OPAM è una ONG e una ONLUS.

PRIVACY La informiamo che i suoi dati saranno utilizzati esclusivamente per inviarle il nostro giornale, informazioni sulle nostre attività e ringraziamenti per eventuali donazioni. Essi saranno custoditi presso i nostri archivi informatici. Lei ha diritto ad accedere liberamente alle informazioni che la riguardano per aggiornarle e modificarle rivolgendosi al responsabile presso la nostra sede (L. 675/96 – Art. 7 Dlgs 196 del 30.6.2003).

VUOI CONTATTARCI? OPAM: Via Pietro Cossa, 41 - 00193 Roma • telefono 06-32.03.317/318/320 • fax 06-32.03.261 e-mail segreteria@opam.it • sito web www.opam.it • cod. fiscale 80192470583 O.P.A.M. - Opera di Promozione dell’Alfabetizzazione nel Mondo - ONG-ONLUS. Mensile di informazione - Direttore Responsabile: Mario Sgarbossa - Redazione: Alfredo Bona, Anna Maria Errera, Fabrizio Consorti, Letizia Custureri, Aldo Martini - Autorizz. del Tribunale di Roma n. 14589 del 7-6-1972. Grafica: Stefano Carfora. Stampa: ABILGRAPH - Via Pietro Ottoboni, 11 - 00159 Roma, Tel. 06.4393933

Finito di stampare nel mese di maggio 2012 • Quota annuale 15 € - 23 CH.F.

2012_04_Rivista Maggio 2012  

SOMMARIO SPECIALE 40ENNALE OPAM -- L'editoriale: L'innocenza bambina -- I Partner del Convegno -- Auguri e Partecipazione -- A lezione dal...

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