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Mauro Vishva Towé Villone

IL PUNTO DI VISTA NON È UN PIANO BAR Invettiva contro l’umanità dormiente


Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, archiviata o trasmessa in qualsiasi forma o attraverso qualunque mezzo, inclusi quelli elettronici, meccanici, di fotocopiatura o di registrazione, senza l’autorizzazione dell’editore. Le riflessioni, dichiarazioni e opinioni espresse sono quelle dell’autore, da lui liberamente manifestate ai sensi dell’art. 21 Cost., e non sono riconducibili né attribuibili all’editore e/o alla casa editrice. Spazio Interiore non può in alcun modo essere ritenuta responsabile per il loro contenuto, né per qualsivoglia danno, diretto o indiretto, morale o materiale, possa derivare da tali riflessioni, dichiarazioni e opinioni.


Indice

Introduzione Parlo a voi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7 Il punto di vista non è un piano bar . . . . . . . . . . . . . . . . Ci siamo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il lungo sonno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La dittatura culturale della scienza . . . . . . . . . . . . . . . . . . La manipolazione dei sistemi religiosi . . . . . . . . . . . . . . Parole, parole, parole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Malattia mentale e sociale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La vera zona di conforto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lato destro e lato sinistro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il femminile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sicurezza, rischio, responsabilità e libertà . . . . . . . . . Siamo noi a creare il nostro mondo . . . . . . . . . . . . . . . . . . Schiavi addomesticati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il passo più difficile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Zombie e potere personale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Essere, fino in fondo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80 Nell’oscurità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82 Se questo è un uomo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 83 Chi sono io? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85 Inizia la rivoluzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 86 La nuova alleanza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 89 Culture indigene e ancestrali: il ritorno alle nostre radici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 96 La coscienza e la rivoluzione nella coscienza . . . . . . 98 Essere se stessi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 99 Un punto chiave . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 100 Le regioni dell’insondabile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 103


La vittima vede quello che manca, il combattente quello che abbonda. Il perdente vede la malattia, il vincitore la cura. Il pauroso vede la solitudine, l’audace gusta il silenzio. Il gregario soffre per la sconfitta, il condottiero progetta la battaglia successiva. Chi guarda in superficie è ossessionato dalla morte, chi vede in profondità gioisce per l’eternità. Il punto di vista non è un’opinione, non è un piano bar dove non importa quello che suoni perché tanto non ti ascolta nessuno...


Introduzione

Parlo a voi Parlo a voi, dei quali ho il massimo rispetto, ma che siete prigionieri. Parlo a voi che siete schiavi di un sistema metropolitano che vi riempie di veleni e di rifiuti liquidi, solidi, psichici e gassosi. È difficilissimo dare alla luce se stessi, la propria creatività e il proprio amore, quando si passano le giornate a produrre cose che non interessano veramente, utilizzati come schiavi, che guadagniate una miseria o 10.000 dollari al mese. Vi siete messi nei pasticci da soli, per ingenuità, credendo di poter vivere vite felici. Oppure, molto spesso, per avidità, nella speranza di avere di più e avere di meglio. Adesso vi ritrovate con un pugno di mosche in mano, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, che è quella reale, vi dovete accontentare di sputare il veleno ingoiato, da dietro una tastiera, contro questo e contro quello. Contro una manica di politici corrotti o di bambocci per errore al potere. Pieni di

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invidia verso chi ha avuto il coraggio di mettersi in gioco rinunciando ai giocattoli da schiavo per avere tutto, ovvero la propria Vita. La Morte è il vero consigliere. La luce nera che ci segue dall’inizio alla fine, la Signora delle Illusioni. Quella che ridurrà in cenere questo temporaneo involucro, che ora non è altro che il tempio della nostra coscienza cosmica ed eterna. Le uniche vere cose da onorare. Continuate pure a dibattervi e a odiare, non vi servirà a nulla. L’unica vera via d’uscita sarà la rinuncia a questa ridicola farsa che vi fa credere di poter avere, mentre non fa altro che togliervi la possibilità di essere. Il ricordo di ciò che siamo veramente, un tutt’uno con la natura e con i nostri spiriti ancestrali, così antichi da fondersi con quegli animali che oggi l’oscurità in cui siamo immersi ci fa ammazzare anche solo per gioco, sarà la vera via. L’amore per gli antenati, per gli animali, gli uccelli e i serpenti, gli insetti e i felini, per le piante, le acque e le montagne è il nostro vero nutrimento. Amare la libertà al punto di poter rinunciare alla propria vita per la Libertà vi darà la vera Vita e la vera Felicità nella Vita, così come nella Morte. Però dovete ficcarvi in testa una cosa: arrivare al centro di se stessi, là dove vedere nel silenzio la veri-

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tà, è un viaggio arduo e lungo che passa dall’inferno, per poi risalire le montagne del purgatorio e arrivare a un paradiso che non è affatto quello dei fumetti, ma uno stato di coscienza inimmaginabile, quasi insopportabile e pieno di responsabilità. La radice dell’incubo imperiale nel quale si trova oggi tutta l’umanità è l’ipertrofica considerazione dell’ego. Quell’erronea sensazione dell’io gigante che rappresenta per ognuno la cosa più importante di tutte e che coinvolge anche le persone più miti che non hanno altra idea di sé se non all’interno di una vita limitata che un giorno finirà inesorabilmente. Ma una volta risvegliati si riderà piegati in due, con le lacrime agli occhi, vedendo quale bruscolino insignificante, di fronte all’infinito, era quell’incubo spaventoso al quale si è sacrificata una vita intera. Bastava solo andare oltre il terrore per l’abbandono della mente, le sbarre di fumo di quella prigione illusoria. Per me evadere non è stato affatto semplice, ma forse sono stato aiutato da qualcosa che avevo nel sangue già da prima: discendo da una stirpe di avventurieri e ho sempre attirato avventurieri nella mia vita, e magari è proprio per questo che ormai da anni mi ritrovo a vivere e lavorare in Brasile, in Italia e in viaggio per il mondo (sia visibile

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che invisibile). Quanto a voi... occorrono azione e coraggio per dissipare quelle sbarre di fumo, e se davvero volete, scoprirete di avere entrambi. Voglio aggiungere un’altra cosa, dedicata a tutti quei lamentosi stracciapalle che si annidano un po’ ovunque e che si sentono un gradino più su di tutti gli altri. Li (o vi) riconoscerete perché continuano a dire: «Sì, ma è pieno di addormentati, sì ma ci sono gli zombie, sì ma nessuno si ribella». Già, ma voi che cazzo fate invece? Siete Che Guevara forse? Vi credete così illuminati? Io no. Io credo che ci siano persone che sono più libere e altre meno. Ma se la vostra libertà dipende da quella degli altri o da quanti risvegliati ci sono in giro, come voi vi credete di essere, siete più schiavi degli altri. Ci troviamo dove ci troviamo esattamente perché ognuno crede di essere chissà chi e di essere arrivato chissà dove, mentre ogni individuo incarnato in un corpo umano su questa terra è qui per far evolvere se stesso e non stracciare i maroni a spiegare come lui capisca qui e lui capisca là mentre “la massa è piena di zombie”. Guardiamo a noi stessi. Abbiamo il coraggio di vedere le nostre meraviglie e le nostre miserie.

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Mauro Villone (Torino 1958), fotografo professionista, giornalista pubblicista, scrittore e organizzatore di eventi e progetti culturali, vive e lavora a Rio de Janeiro, a Torino e in viaggio per il mondo. Dal 1974 si occupa di fotografia, etnologia, antropologia visuale, scienze sociali e della comunicazione. Ha pubblicato i suoi lavori in numerose mostre e testate (tra le quali Marie Claire, Elle, KultMagazine-Avanguardie Creative) e tiene regolarmente un blog su ilFattoQuotidiano.it. Dirige la ong Para Ti di Rio de Janeiro, impegnata nel sostegno di centinaia di bambini delle favelas e delle loro famiglie. Oggi si occupa soprattutto di ricerca, pratica e cura in campo spirituale, con l’approfondimento di tecniche di respirazione e meditazione e tecniche sciamaniche per la modificazione degli stati di coscienza e la cura nativa. È autore del libro Il mistero della Libertà (Prinp 2013).


Profile for Giovanni Picozza

Mauro Villone - Il punto di vista non è un piano bar  

Invettiva contro l'umanità dormiente - Edizioni Spazio Interiore 2021 - Collana Amuleti - 112 pagine - 7 euro

Mauro Villone - Il punto di vista non è un piano bar  

Invettiva contro l'umanità dormiente - Edizioni Spazio Interiore 2021 - Collana Amuleti - 112 pagine - 7 euro

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