Gabriele Policardo - Tarocchi Karma Destino

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Gabriele Policardo

TAROCCHI KARMA DESTINO Ruoli, simboli, archetipi e meditazioni per illuminare i processi interiori e lavorare su di SĂŠ Prefazione di Kiki Boni Illustrazioni di Delphine Valli

SPAZIO INTERIORE


Gabriele Policardo Karma Tarocchi Destino © 2014 Gabriele Policardo © 2014 Spazio Interiore Tutti i diritti riservati Edizioni Spazio Interiore Via Vincenzo Coronelli 46 • 00176 Roma Tel. 06.90160288 www.spaziointeriore.com info@spaziointeriore.com foto in copertina Stefano Usberghi I edizione: aprile 2014 isbn 88-97864-43-1


indice

Prefazione di Kiki Boni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13 Capitolo 1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15

la testa sulla palla

La scoperta dell’invisibile • La disidentificazione dal corpo • Prima e oltre la vita • Il segreto della vita e della morte • Sulla via del riconoscimento • Il ritorno a casa • Il risveglio di Kundalini • Amici nel tempo • Il tempo del cambiamento • Spiritualità e rispetto • La riscoperta dei tarocchi: il simbolo come “psicoterapia” • I problemi sono una creazione inconscia del nostro potere di cambiamento • L’Io in espansione rompe i suoi contenitori • Il supermondo conscio • La coscienza del Testimone • Io e Sé

Capitolo 2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69

oltre i ruoli

Modelli • I tre ruoli fondamentali e la legge del “dare-avere” • Lo slittamento dei ruoli • Plusvalore e Alienazione • Cambia il valore di ciò che meriti e cambierai il valore di ciò che attrarrai • Genitori e figli • Figli di serie a e di serie b • La rabbia è l’altro volto dell’amore • Conflitti e famiglia • Ruoli e funzioni • Integrare i ruoli mancanti • L’inganno • La bilancia energetica • Postulato alla legge dell’attrazione • La palestra del desiderio • I cinque principi • Desiderare una persona • Il potere della parola

Capitolo 3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 125

gemelli superstiti

Il rebus di una vita • Un fulmine a ciel sereno • La scoperta e gli effetti immediati • Un copione quasi unico • Che fine fa il gemello scomparso? • I genitori sanno? • Gli animali come sostituti • Gemelli plurimi • Sintomi


fisici • Sintomi psichici • Date e simboli • I sogni raccontano del nostro gemello • I conti non tornano: storie e disegni • «Chi la sta guardando la televisione?» • Ga e Gu • L’affettività dei gemelli superstiti • Verifiche • Bulimia notturna • Il “parafulmine” • Segnali dai gemelli • «Quel vuoto è presenza allo stato puro» • «L’ho sempre saputo...» • «Ora ognuno è al suo posto, io, Luca e gli altri» • «Lo voglio per me e lo voglio per lui» • La carne e le parole • «Non mi sono mai sentita sola» • Integrare il gemello perduto • Il gemello scomparso al cinema, nella cultura, nella mitologia

Capitolo 4 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 203

karma

La legge del karma • Spezzare la ruota del karma • Azioni e reazioni oltre la vita • I tre livelli del karma • L’importanza di un maestro • Appuntamento al buio (con il karma) • Il destino sale sempre con te sull’autobus • Nome e destino • L’agente K

Capitolo 5 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 225

guarire

Il metodo sperimentale • Favole per adulti • Malattia e responsabilità • La testa contro il muro • Convivere con la malattia • Alcune verifiche e testimonianze • «Il ciclo tornerà quando lascerai andare tuo fratello» • Anoressia • Cistite • Essere centrati • Tiroidite e impotenza • «Trovati un uomo da guardare» • L’umanesimo del sapersi ascoltare • Non importa guarire ma vivere bene

Capitolo 6 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 253

meditazioni

Meditazione d’agosto • Meditazione 1 - Arcano xiii (La Morte) • Meditazione 2 - Arcano vii (Il Carro) • Meditazione di settembre • Meditazione del 31 ottobre • Meditazione del 2 novembre • Meditazione su un figlio non nato • Meditazione 3 - Arcano iv (L’Imperatore) • Meditazione sulla rabbia • Meditazione per buttare via carte e oggetti • Meditazione 4 - Arcano i (Il Bagatto)

Appendice

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testimonianze

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Ringraziamenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 301


A Te, che entri ora nella mia vita, accogliendomi nella tua.



prefazione di Kiki Boni

Questo libro è una porta aperta verso un mondo che pochi conoscono, ma che tutti cercano in un modo o nell’altro. È un mondo che percepiamo soltanto se andiamo al di là dell’aspetto superficiale delle cose e delle persone, se abbiamo il coraggio di scendere la scala che ci porta nei piani sottili della vita. Gabriele l’ha fatto e ci racconta con grande sincerità e soprattutto con grande entusiasmo, la sua ricerca, le sue scoperte, le sue difficoltà, i suoi raggiungimenti, portandoci con lui in un cammino di scoperta di noi stessi. Il primo pensiero che mi è venuto nel leggerne le bozze è stato: devo regalarlo a mio nipote! Ha diciotto anni, sta cominciando a prendere coscienza della vita ed è così importante che si renda conto del significato e della meta del bellissimo viaggio che ha intrapreso su questa terra! È importante che capisca come la vita non possa essere un “tirare avanti”, come molte persone dicono, ma una meravigliosa avventura. Sta a lui e a tutti noi scegliere come viverla. Qualche giorno fa ho letto la recensione di un libro di un’infermiera australiana, Bronnie Ware, che parlava dei rimpianti più comuni, negli anziani vicini alla morte, riguardo alla loro esistenza. Quello che mi ha colpito di più è stato: «Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita coerente con me stesso, permettendomi di essere più felice». Accorgersene a ottant’anni è molto triste. Io ne ho settantasei e, quando mi guardo indietro, il mio cuore si riempie di gratitudine, per aver avuto la fortuna di fare, insieme con mio marito Cesare, un cammino di profonda conoscenza interiore con un grande maestro, che ci ha aperti alla comprensione del fatto che ogni

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momento della nostra vita ha in sé grandi tesori, se abbiamo gli occhi per vederli e il cuore per accoglierli. Questa consapevolezza ci ha resi come degli specchi attraverso cui tanti giovani come Gabriele si sono riconosciuti. È bello imparare a “vedere”, imparare a “riconoscere” la grandezza e la sacralità di tutto quello che ci circonda, e anche di noi stessi. La vita si trasforma. Com’è bello avere la possibilità di offrire questa esperienza a tutti coloro che non l’hanno ancora provata, vedere i loro occhi che si illuminano, sentire che il loro cuore si sta aprendo, accorgersi che sorridono di più, che sono più felici. La felicità è come l’amore, se non l’abbiamo dentro, è difficile trovarla fuori. Questo raggiungimento però, come dice Gabriele, nasce da un grande lavoro su se stessi. Bisogna “mettersi in gioco” e questo libro è il cammino di un giovane che si è aperto alla scoperta, salendo giorno dopo giorno sulla montagna della conoscenza. Ha avuto il coraggio di togliersi le stampelle delle false sicurezze, del rifugio nel comodo pregiudizio “lo fanno tutti”, dell’obbligo di seguire quello che gli altri si aspettano da lui per paura di non essere accettato; ha scavato in se stesso per togliersi di dosso tutto quello che non è lui, quella cortina che gli impedisce di essere vero, di accettarsi così com’è e di accogliere gli altri nello stesso modo. Tutto questo attraverso ricerca, seminari, terapia, meditazioni, studio e una grande volontà. La sua storia è di grande ispirazione per tanti giovani che, come mio nipote, cominciano a farsi domande sul senso della vita, ma anche per molti adulti che hanno ancora tempo per scoprire che la vita è una grande avventura e il mondo ha in sé immensi tesori nascosti. In questo periodo, in cui l’attenzione è sempre di più rivolta verso il dolore, la negatività, la mancanza di passione, è veramente importante comprendere che ognuno crea il suo mondo, che «disciplinare la nostra mente perché vada su cose belle e utili, invece che su cose brutte e inutili», può trasformare noi stessi e il mondo intorno a noi. Questo cambiamento avviene solo se la nostra visione di noi stessi, degli altri e degli avvenimenti diventa più profonda, se andiamo al di là dei pensieri creati dalla mente e scopriamo la dolcezza del nostro cuore, se impariamo a percepire i messaggi sottili che ogni cosa ci dà, se sentiamo la grandezza del cuore di ogni persona al di là del suo comportamento esterno, se allarghiamo la nostra consapevolez-

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za fino a includere invece che dividere. Allora, come dice Gabriele, il mondo cambierĂ . Ultimamente si parla molto e con ragione di ricambio generazionale; mi auguro veramente con tutto il cuore che molti giovani come Gabriele scoprano in sĂŠ la scintilla divina e accendano tanti fuochi, risvegliando quella profonda nostalgia di luce che è dentro tutti noi e aspetta di essere liberata per rendere la nostra vita degna di essere vissuta e ognuno di noi un messaggero d’amore.

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introduzione

Quando mi trovo davanti a una persona – che sia sconosciuta, venuta da me per una consultazione o semplicemente per scambiare due parole – mi domando dentro di me: «Che cosa ho da imparare da lei?» Credo che, nel tempo limitato della nostra vita, ogni momento possa rappresentare un’occasione di conoscenza, arricchimento personale, evoluzione. Lo penso anche nelle situazioni più curiose; ad esempio quando mi trovo su una strada deserta, di notte in mezzo al nulla, con una ruota squarciata. «Cosa vuole insegnarmi questo momento?» Capita infatti che da quel nulla spunti uno strano personaggio, che soccorrendomi è più eloquente di dieci libri sul karma. Lo stesso accade nei miei incontri privati, da cui questo volume è nato. Non avrei mai immaginato che così tante storie, insegnamenti, lezioni di vita, fossero custoditi in una misteriosa saggezza, all’interno di me come di ognuno, così che potessero venire alla luce, tirati fuori e condivisi da persone che a loro volta mi hanno trasmesso infiniti tesori interiori, in uno scambio che ha sempre e comunque arricchito entrambi. Forse gran parte di questo apprendere è un ricordare. Forse ci siamo dati appuntamento da tanto, tutti noi, per venire a parlare di questi argomenti e fare della nostra ricerca l’opera d’arte integrata della nostra vita. Il nostro Mondo, ventiduesimo Arcano. Alla fine delle consultazioni, dico sempre alla persona con cui ho lavorato su un nodo, un conflitto, un ruolo disfunzionale, che ho la piena convinzione che da qui in avanti abbia tutte le risorse e gli strumenti per farcela da sola, pur tenendo presente che, in caso di bisogno, è sempre buono chiedere aiuto. Siamo tutti punti di riferimento

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per altri, in continuo e immenso scambio di energia, comprensione, amore, accettazione. Così nasce il libro che raccoglie un primo resoconto di questa incredibile avventura, e nasce anche per esplicita e continua richiesta delle persone che hanno letto testimonianze e condivisioni sul medium da cui è nato, cioè internet. «Chi tocca questo libro tocca un uomo» aveva scritto Walt Whitman, a matita, sulla sua copia del libro di poesie, Foglie d’erba. Ispirandomi a lui, nel sentire che siamo tutti come fili d’erba in un unico, infinito, eterno fluire di Coscienza, sulla mia copia di Tarocchi Karma Destino scriverei: «Chi tocca questo libro tocca molte vite e molte persone, un unico destino di cui anche egli scoprirà di far parte». Dunque, è un racconto di racconti, una descrizione di descrizioni, una storia che contiene ed è fatta da altre storie. Non credo debba essere un manuale di niente, nulla che ci leghi più di quanto un’amicizia istintiva unisce due viaggiatori improvvisati, che si conoscono e condividono un tratto di strada. Con tutta la mia gratitudine, il mio rispetto, il mio amore, grazie di essere ora Tu, questo mio compagno di viaggio. Gabriele Policardo Roma, 23 gennaio 2014

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Capitolo 1

la testa sulla palla

Lo scopo di questo capitolo è riassumere il percorso formativo dell’autore affinché chi legge abbia un’idea e una traccia delle esperienze, scoperte e studi che hanno portato alla genesi dell’opera e al sistema di consulenza e ricerca delle consultazioni.

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La scoperta dell’invisibile C’è un momento in cui nella vita si prova per la prima volta attrazione per il mondo invisibile, per tutto ciò che è ai confini della percezione e oltre, che solitamente non è oggetto di interesse e conversazione con le persone comuni ma lo diviene con anime speciali che si “riconoscono” in alcuni momenti del proprio cammino. Per me ciò avvenne un pomeriggio in cui mi trovavo nel salotto di casa mia. Avevo circa dieci anni e osservavo una raccolta di volumi blu, numerati da 1 a 21 (guarda caso come le lettere dell’alfabeto), intitolati Professione Donna. Erano libri che andavano di moda sul finire degli anni Settanta per le novelle spose e appartenevano a mia madre. Ciascuno riguardava un settore della “professione” di moglie perfetta: cucina, ricamo, giardinaggio, ecc. Il diciannovesimo, che per titolo aveva Tempo libero mi attrasse subito e iniziai a leggerlo. Conteneva una serie di informazioni ed esercizi spirituali: passatempi paranormali per casalinghe all’epoca non ancora disperate, come la lettura della mano, dei fondi di caffè, dei pianeti. M’imbattei in un capitolo che parlava dei Tarocchi. Senza sapere dove conducesse quella strada, la imboccai istintivamente e cominciai a studiare questi argomenti con un certo interesse. Le altre forme di divinazione non m’interessarono più di tanto. Ma i Tarocchi mi affascinarono da subito. Quelle carte magiche, dai disegni misteriosi, bellissimi, che solo a guardarli sembravano sussurrare cose mai sentite prima, segreti lontani eppure capaci di riaffiorare alla ragione, come palloni fatti di simboli colorati che emergono dal fondo invisibile del mare dell’anima. I loro nomi archetipici: il Mondo, il Bagatto, il Carro, l’Imperatore, le Stelle, la Temperanza, gli Amanti, la Torre, la Papessa... Ognuno era un quadro. E già a quell’epoca capii che su ciascuno dei ventidue arcani maggiori ci si potrebbe soffermare a riflettere o a meditare una vita intera. Perché l’archetipo parla di noi a livelli sempre più profondi e il simbolo è per sua stessa natura multiforme, infinito e inconsumabile. Non è un’opinione relativa e contingente, ma un “giudizio universale”, ossia una verità rivelata da un fine superiore per mezzo di un interprete.

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A quel tempo ignoravo che i Tarocchi, come alcuni giochi che fanno i bambini, fossero i “luoghi” occulti in cui i sapienti (in special modo cabalisti) avevano sepolto i loro saperi iniziatici in vista di tempi oscuri di repressione e persecuzione della conoscenza, come scrigni di tesori interiori nascosti in certi punti segreti di un bosco animato. Avevo però capito chiaramente che sono molte cose, fuorché un semplice gioco di carte. Chiesi a mia madre di comprarmene un mazzo. Scese in tabaccheria e mi regalò i Tarocchi che tuttora uso per le mie consultazioni e i miei studi, sebbene con gli anni ne abbia collezionati diversi tipi. Il mio approccio fu, come sempre nella mia vita, di tipo scientifico, sperimentale. Non sapevo nulla di Qabbalah. Né potevo immaginare che un giorno quelle carte sarebbero diventate, nelle mie mani, un potente ed efficace strumento di indagine psicologica. Volevo solo sperimentare e capire. Come e perché esse riuscivano a rispondere alle domande di una persona? Per quale legge fisica? Usai come cavie le ragazze che lavoravano in ufficio con mamma, le quali devo dire si prestarono volentieri. Una delle due, in particolare, rimase talmente colpita da ciò che attraverso le carte avevo descritto della sua vita sentimentale, che per diversi anni mi chiese di rifargliele. Fino al punto in cui aveva chiuso ogni rapporto con il suo fidanzato ed era convinta fosse finita per sempre. Le carte descrissero il contrario. E in effetti, qualche anno dopo, i due si sono sposati e ora hanno anche una figlia. Perché attraverso il simbolo, una realtà così improbabile appariva reale? E poi col tempo prendeva effettivamente forma? Più li frequentavo, più i Tarocchi diventavano precisi, affilati, ironici. Erano poeti, parlavano per metafore. Avevo smesso di chiedermi per quale fenomeno il loro magnetismo si modellasse sul vissuto dei consultanti. Semplicemente accadeva. Loro sapevano. O meglio, consentivano a me di sapere. E mi rendevano a mia volta strumento di una sapienza più alta. Era troppo affascinante abbandonarmi al mistero, tirare a “indovinare” e centrare sempre la verità. Perché l’immaginazione che essi alimentavano era un atto creativo reale, un esercizio del potenziale più ampio che ha ogni essere umano e concerne il pensiero come creazione e influenza sulla realtà. Dunque, in qualche modo, una possibile forma di potere. Questo aspetto iniziò a turbarmi.

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Quando mi trasferii a Roma, continuai a studiarli e a leggerli. Perlopiù ai vicini di casa, agli amici e al pilota che viveva in appartamento con me e che, tra un viaggio e l’altro, mi chiedeva consigli sul suo lavoro. Poi smisi per lungo tempo: accadde il giorno in cui un poliziotto, per confutarmi e deridermi, pose una domanda provocatoria alle carte cui risposi con una verità che solo lui poteva conoscere e che lo sconvolse profondamente. Non le feci più per quasi un decennio. Salvo rari casi, ad esempio il mio veterinario che puntualmente, per molto tempo, mi consultò in cambio di assistenza gratuita per i miei animali. Eppure, negli anni, molte persone mi avevano chiesto, fin quasi alla persecuzione, una lettura. Perché tutto si era realizzato. Anche dopo lungo tempo. Io intanto studiavo e proseguivo il mio cammino: però la strada che avevo intrapreso si allontanava sempre più dal potere e dalla divinazione. Un giorno mi accorsi che quello che avevo imparato in diversi altri rami del sapere poteva in un certo modo confluire nei Tarocchi solo ed esclusivamente nella forma di uno strumento di aiuto, consapevolezza, trasformazione. Elaborai e stampai un manifestino criptico e lo attaccai nella sala d’attesa del veterinario; lui lo lesse, mi chiamò dicendo che ciò che avevo scritto sui Tarocchi come “porte simboliche dell’inconscio” sarebbe risultato incomprensibile ai più. Risposi che era proprio il mio scopo: solo chi avesse capito il senso delle mie parole, poi avrebbe chiamato con il giusto spirito. E in effetti feci qualche memorabile lettura. Però mi chiamò anche una voce femminile, ferrea e severa: «Senta? Lei è il cartomante?» Non ebbi il coraggio di dire: «Sì». Chiarii: «No, non sono un cartomante, ma uso le carte per...» e le spiegai. Non fu convinta, era una di quelle che volevano sapere in che ristorante va il marito con l’amante. Mi congedò con ostile diplomazia: «Ci faremo risentire». Capii di essere allora oltre i soliti percorsi convenzionali. Nell’ultimo anno, ho deciso di superare le mie paure e accettare che i Tarocchi possono aiutare le persone a capire dove si trovano nella propria vita, perché sbattono sempre la testa contro lo stesso spigolo, quali dinamiche sfuggono alla loro comprensione e quali ruoli interpretano, anche rispetto agli altri “attori” sulla scena della loro esistenza. Figli che fanno da genitori ai propri genitori, mari-

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ti che fanno da figli alle ex mogli e da “mariti” alle figlie, nonni in competizione con i nipoti, donne che hanno tre relazioni allo stesso tempo e neppure un amore, che interpretano anche il ruolo del proprio compagno, che hanno paura di guardare avanti perché vedono troppo lontano, in un mondo che abbonda di problemi di diottrie. Per portare la consapevolezza nell’esperienza – tuttavia – era necessario quell’atto conscio che aveva mosso il mio cammino dall’inizio e che prima o poi si deve accendere nella vita di ciascuno. L’accorgersi. Il primo atto, per me, fu di accorgermi che vi era un’altra realtà oltre quella fisica che sperimentavo quotidianamente. Sarebbe stato l’inizio del viaggio più intimo e rivoluzionario della mia vita.

La disidentificazione dal corpo A diciotto anni mi trasferii da Siracusa a Roma per gli studi. Conobbi una signora che parlava di sé come di una strega ed era stata a lungo in una scuola di magia. Viveva in una casa al mare, tra centinaia di libri vecchissimi, cani, gatti e una gallina. Aveva vissuto gli anni migliori della Roma felliniana, avendo una relazione con un giornalista: ogni suo racconto spalancava per me mondi interi. Fu lei a introdurmi ai primi studi esoterici, anche se in seguito la mia strada prese tutt’altra direzione. Una sera, a cena, mi parlò della possibilità di uscire fuori dal corpo e proiettare la propria coscienza oltre il mondo materiale in un mondo più sottile, chiamato “astrale”; aggiunse che molte persone, in tutto il mondo, praticano questa bizzarra attività e lei stessa ne aveva conosciute alcune. Mi parve un’ipotesi molto affascinante, da approfondire e verificare. Passarono alcuni mesi, me ne dimenticai. Una notte, svegliatomi nel mezzo del sonno afflitto da una forte tosse, non riuscii a riaddormentarmi. Allora mi tornò in mente la storia del “viaggio fuori dal corpo”. Accesi il computer, digitai queste quattro parole su un motore di ricerca e iniziai a leggere alcune delle migliaia di pagine che affrontavano il tema. Mi parve incredibile che così tante persone l’avessero provato, che fosse così straordinariamente alla portata di

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tutti, anche e soprattutto di persone comuni che riportavano la loro testimonianza. Trovai curioso che quasi tutti i racconti descrivessero le stesse immagini, sensazioni, esperienze. In inglese, il fenomeno è noto come obe, acronimo di Out of the Body Experience, cioè esperienza fuori dal corpo. Lessi alcune delle tecniche consigliate per effettuarlo. Spensi il computer, mi sdraiai sul letto e ne scelsi una. Consisteva nel visualizzare una serie di onde azzurre che, dai piedi alla testa, scorrevano lievemente rilassando via via il corpo. Da buon empirico, lo feci con ferma convinzione e totale focalizzazione. In teoria, mi sembrava un’eventualità piuttosto stravagante; in pratica, solo l’esperienza avrebbe potuto confutare le mie perplessità. Mentre il mondo intorno a me svaniva come in un pre-sonno, mi accorsi di mantenere una presenza e una lucidità di cui non avevo mai fatto esperienza. Mi ripetevo, secondo quanto letto: «Voglio uscire, voglio uscire, voglio uscire...» A un passo dal piombare nel sogno, proprio sulla soglia estrema in cui s’iniziano a percepire le forme oniriche, accadde l’impensabile. Sentii partire una vibrazione in tutto il corpo, come un terremoto elettromagnetico. Qualcosa che conoscevo già ma che stavo vivendo con piena consapevolezza. Non ebbi il tempo di rendermene conto, che sentii una corrente fortissima sotto la testa, una specie di grande aspirapolvere dietro al cervelletto: d’un tratto, fui risucchiato a forza fuori e mi ritrovai a galleggiare nella stanza da letto, come un astronauta. Stentai a credere che fosse vero. Tutta la mia coscienza, tutta la consapevolezza, ogni mia attività mentale, inclusa la memoria, erano completamente attive, le percezioni erano allargate, i sensi espansi, come in un sogno, ma molto reale, in cui ero totalmente presente a me stesso. La sensazione fu strana: da un lato, protettiva e ovattata come in un grande grembo di coscienza; dall’altro, terrificante, proprio come esser morti. Imperterrito nel mio approccio scientifico, feci una bella pensata: «Adesso io sono in due luoghi: sono qui e sono anche lì, dunque se io allungo una mano, tocco il mio corpo». Lo feci e infilai la mano dentro lo sterno del mio corpo, provando un senso di orrore e spavento: il corpo era freddo, come privo di vita; inoltre, sentii nell’altro mio corpo, quello astrale, la sensazione che una mano entrasse nel petto, ed era la mia stessa mano. Fu uno shock. Ebbi paura di essere morto davvero e

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pensai di voler tornare subito “dentro”. Istantaneamente, fui precipitato dentro al corpo e mi alzai, molto agitato. La prima cosa che pensai, oltre al fatto piacevole di essere ancora vivo, fu: «Allora funziona veramente!» Non credevo infatti che anche in questo campo valesse il detto che la fortuna assiste i principianti. Accesi di nuovo il computer e misi per iscritto quanto avevo vissuto, certo che l’indomani, con il sonno di mezzo, avrei potuto credere si fosse trattato solo di un sogno. Ricordo che feci una certa fatica a coordinare le dita delle mani, come fossi ancora stordito dalla gita extracorporea. Di sicuro quel giorno fu importantissimo e quell’esperienza centrale nel mio percorso di conoscenza: ebbi la prova vissuta che il corpo è solo un involucro. Che la mente non risiede negli scambi elettrici tra i neuroni, né è una semplice funzione biologica, come certa scienza sostiene, ignorando milioni di fenomeni che ogni giorno, ogni istante, dimostrano il contrario. Sperimentai l’esperienza di uno dei vari altri mondi – di gradi progressivamente più sottili – compenetrati al nostro; molti di questi, anni dopo, li trovai descritti nei viaggi all’interno del Sé del mio Maestro. Dunque, se noi non siamo il corpo, ciò che accade prima di nascere e dopo la morte è qualcosa che tutti abbiamo il diritto (e anche il dovere) di esplorare, studiare, conoscere. Poiché molti problemi e sofferenze derivano dalla completa identificazione dell’individuo con il corpo, dalla convinzione che non vi sia nulla oltre, che la morte significhi la fine di tutto e, spesso, una punizione inflitta da un fato crudele. Nel tempo, ho conosciuto altre persone che erano uscite dal proprio corpo, attraverso il corpo astrale e raggiungendo anche luoghi molto distanti, connesse attraverso un cordone argentato al corpo fisico. Con un certo stupore, ho riscontrato di recente che anche un testo serio e autorevole come la Bibbia ne parla con grande chiarezza e precisione, nelle Ecclesiaste: Prima che si rompa il cordone d’argento e la lucerna d’oro s’infranga e si rompa l’anfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo e ritorni la polvere alla terra, com’era prima,

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e lo spirito torni a Dio che lo ha dato. Vanità delle vanità, dice Qoèlet, e tutto è vanità.

La Bibbia narra di quel cordone d’argento che è visibile come collegamento vitale tra il corpo fisico e quello astrale: alla morte, il cordone si spezza e l’anima torna alla sua fonte. Il resto (attaccamenti, identità, materialismi, sofferenze, ecc.) non è altro che vanità. Questa prima tappa, come sempre avviene, fu l’aprirsi di un cerchio che rimandava a cerchi più ampi, di verità sempre più profonde. Che, da qualche parte, “riposano” dentro di noi in attesa di essere svegliate e in qualunque momento possiamo esplorare, nell’infinito viaggio per conseguire l’Assoluto che è in noi.

Prima e oltre la vita Studiando e frequentando librerie esoteriche e corsi di varia natura, scoprii che esistono centinaia di pubblicazioni ed esperienze sull’esistenza della vita dopo la morte. Persone comuni, a causa di incidenti o di operazioni chirurgiche, come anche sciamani e grandi maestri di molte tradizioni, hanno fornito dettagliati resoconti – tutti simili se non identici – di quanto avviene dopo la morte clinica. Nonostante un certo tipo di scienziati si ostini a voler considerare che tali esperienze sono solo il prodotto di alterazioni chimiche o elettriche del cervello, resta il fatto che qualcosa di estraneo alla misurazione empirica sopravvive, accumula conoscenza, è testimone di eventi e capace di riportare dettagli che solo un Io cosciente, immateriale e immortale, potrebbe giustificare. Anche chi non si occupa di spiritualità e di ricerca, dunque, ha la sensazione che vi siano legittime prove per ritenere che la vita non si concluda morendo ma prosegua in una qualche forma, in un ciclo più complesso, che implica l’esistenza di altri livelli dell’Essere. Il bello è che tutto ciò non richiede un atto di fede o di sospensione del giudizio: è parte di una ricerca che ciascuno può compiere in qualsiasi momento. È tuttavia meno diffusa l’idea o l’impressione che ciò sia vero anche a livello speculare, cioè nel grande capitolo della vita che precede

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la nascita di un individuo. Esattamente come qualcosa continua ad esistere dopo la morte, quello stesso “qualcosa” inizia a esistere molto prima della nascita. E proprio come c’è un’ignoranza vastissima su ciò che è la morte all’interno della vita, quel che riguarda l’avvicinarsi a essa e il passaggio che ne consegue, c’è una totale inconsapevolezza per tutto quel che concerne l’incarnazione di un’anima in un corpo. Vi sono alcuni film, in particolare Ghost, che hanno illustrato con grande realismo il passaggio oltre il portale della morte senza alcuna soluzione di continuità né di coscienza rispetto alla vita. Chi ha qualità percettive o si occupa di aura e campi eterici sa quanto i mondi sottili siano infestati, soprattutto da anime che letteralmente non si sono accorte di aver lasciato il corpo e cercano disperatamente una soluzione al limbo in cui si trovano. Specialmente se con la vita hanno lasciato irrisolti, rancori e vizi. Il film mostra molto bene come colui che è morto sia a lungo testimone di tutto ciò che lo riguarda, del dolore di chi lo ha amato, di quanto accade all’ospedale, in sala operatoria, nei luoghi che normalmente frequentava. Questo fino a che il riassorbimento dei vari corpi nei rispettivi piani non ha luogo e la dissoluzione dell’ego non lo scollerà dalla propria identità. Simmetricamente, molto prima di nascere, un individuo esiste sui vari piani, prima che su quello fisico. Le grandi tradizioni sapienziali, ad esempio i testi sacri indiani, insegnano che la nascita è regolata da leggi molto rigorose sul karma, sullo scopo di una singola vita, sull’acquisizione del giusto livello di consapevolezza che, di vita in vita, conduce alla totale identificazione con l’Assoluto, come una lunga galleria di esistenze che sono infinite classi di un’unica scuola. Quella della perfezione, in cui l’Assoluto fa esperienza di Se stesso. Purtroppo la maggior parte delle persone non tiene conto di questo, né per sé né per le creature che mette al mondo. L’atto di concepire una nuova vita può avvenire anche nella più totale inconsapevolezza. Mettere al mondo un figlio dovrebbe essere una cerimonia sacra. Il momento culminante nella vita di una persona che diventa genitore, che genera un nuovo membro all’interno della sua famiglia e arricchisce il mondo di un essere unico e meraviglioso che sicuramente

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cambierà molte esistenze e avrà la possibilità di produrre immensi benefici intorno a sé. Dovrebbe avvenire nella piena espressione di un desiderio, il più alto, per colui che nascerà e per il mondo che lo accoglierà. Con l’infusione totale dell’amore materno e paterno, la protezione e la benedizione degli antenati e la contemporanea presa di coscienza della responsabilità che implica.1 Purtroppo, in molti casi il concepimento avviene in contesti tutt’altro che sacri. Vi sono nascite originate in luoghi squallidi e privi d’amore e di bellezza, come momento che esaudisce un breve, istintivo piacere e non contempla successivi sviluppi. Durante quell’atto, compiuto nella totale incoscienza, nel buio della brutalità e della separazione, qualcosa di divino inizia a brillare. Una soglia sacra si dischiude affinché una nuova anima venga su questo piano di esistenza e inizi il proprio cammino di ricerca. A livello biologico non si tratta che di cellule. Ma, a un livello più sottile, qualcosa è già attivo e inizia a registrare una memoria, per quanto del tutto immateriale. I genitori dovrebbero curarsi di trasmettere ai figli un patrimonio il più possibile sano. Da tutti i punti di vista. Perciò una nuova vita va 1. «Quanti fra coloro che vogliono mettere al mondo dei figli, non si preoccupano minimamente di verificare se sono in grado di offrire loro condizioni adatte: se godono di buona salute, se hanno i mezzi materiali sufficienti e soprattutto se possiedono le qualità necessarie per essere per i figli un modello, per dar loro sicurezza e appoggio in tutte le circostanze della vita! Non ci pensano e intanto generano figli che cresceranno soli, abbandonati a se stessi. Si arrangeranno come potranno e un giorno, a loro volta, avranno dei figli che dovranno crescere nelle medesime deplorevoli condizioni. [...] Quando desiderano avere un bambino, gli esseri umani, nella maggioranza dei casi, pensano che basti compiere fisicamente ciò che occorre per raggiungere tale scopo. Tutto il resto: la costituzione del bambino, il suo carattere, le sue tendenze, le sue qualità, i suoi difetti, ritengono che dipenda dal caso o dalla volontà di Dio, del quale hanno un’idea molto vaga. Avendo sentito parlare delle leggi dell’ereditarietà, suppongono che il bambino dovrà assomigliare fisicamente e moralmente ai genitori, ai nonni, ai vari parenti. Non sanno di avere la possibilità di fare qualcosa per favorire o impedire questa somiglianza, e nemmeno di poter scegliere, in linea generale, colui che dovrà essere il loro figlio. Ebbene, è qui l’errore. Infatti, i genitori hanno la possibilità di agire sull’essere che dovrà incarnarsi nella loro famiglia» (Omraam Mikhaël Aïvanhov, L’educazione inizia prima della nascita, Prosveta 2000).

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programmata per molto tempo. Dovrebbero aver lavorato su di sé e risolto i conflitti personali, familiari e sistemici;2 acquisito conoscenze utili ai fini evolutivi, così da trasmetterle ai figli che potranno superare tali insegnamenti e proseguire, partendo già avvantaggiati. Aver sanato quanti più traumi e destrutturato legami o abitudini disfunzionali, così da lasciar vivere loro un’infanzia totalmente libera e spensierata. Al contrario, molti passano automaticamente sui propri discendenti il peso che essi stessi hanno ereditato e non è raro che ciò avvenga con gli “interessi”. Si produce già in tenera età uno dei più diffusi sbilanciamenti di ruolo, quello per cui i figli diventano genitori dei propri genitori, semplicemente perché in essi si trova un amore puro, incondizionato, e si tende quindi ad approfittarne, con la conseguenza di privare tali individui del loro diritto alla gioia, alla libertà e alla leggerezza. La Bibbia insegna, tramite la Genesi, che l’anima viene insufflata nel corpo quando esso è completamente pronto e formato. Ciò rappresenta il processo finale. È altresì vero che l’anima di chi nascerà è presente e testimone di un lungo periodo che precede di molto la nascita. Realtà come l’avvertimento da parte di un embrione appena formato che un secondo embrione muore e scompare dall’utero, causando al primo un tragico conflitto che poi in vita si manifesterà in una serie di sintomi, confermano che a livello energetico l’individuo è attivo molto prima che esistano organi formati e che il cervello sia pronto a registrare memorie e sensazioni. Secondo la legge di azione-rezione nota come karma, l’anima ha scelto prima di incarnarsi quale vita fosse la più indicata per 2. «Mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunanza di destino che mi lega ai miei antenati. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o problemi che furono lasciati incompleti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni, dai miei bisnonni e dai miei antenati. Mi sembra spesso che ci sia in una famiglia un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli. Ho sempre pensato che anch’io dovevo rispondere a delle domande che il destino aveva già posto ai miei avi, domande alle quali non si era ancora trovata una risposta, o anche che dovevo risolvere o semplicemente approfondire dei problemi che le epoche anteriori lasciarono in sospeso. La psicoterapia non ha ancora tenuto abbastanza in conto queste circostanze» (C.G. Jung, Ma vie, Gallimard 1973).

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rientrare delle azioni lasciate in sospeso nella vita precedente.3 Ha dunque scelto un’esistenza, dei genitori, un involucro con determinate caratteristiche, un ceto sociale, una serie di eventi che, pur giudicabili più o meno piacevoli, sono tutti “giusti” alla luce del suo disegno, in armonia con l’esatto quantitativo di karma relativo a quella vita. Proprio come l’anima di una persona morta assiste a ciò che accade subito dopo il passaggio oltre la vita, prima di nascere essa assiste a molti episodi che precedono anche di molto la nascita. E se ad esempio questa gravidanza è indesiderata ed è oggetto di furiose liti tra i genitori, il nascituro ne viene a conoscenza. Sia per mezzo delle sensazioni e dei conflitti che avverte attraverso la madre, sia attraverso una visione più ampia che sembra avvolgere l’intera scena familiare e, a distanza di anni, consente alla persona adulta di narrare circostanze ed eventi che in alcun modo avrebbe dovuto e potuto conoscere. Dunque, non solo la nuova vita è in connessione con la madre attraverso l’utero: la parte più ampia, che trascende il corpo, che lo compenetra, ha percezioni assai più vaste. Una giovane donna da me consultata mi ha raccontato di esser risalita, attraverso una regressione, al momento in cui si trovava nella pancia della madre e di aver percepito allora, con sorprendente chiarezza e senza spiegazioni oggettive, il desiderio di lei di avere un maschio. Cosa che poi, insieme, ricollegammo all’effettiva memoria di aver avuto contemporaneamente due figli, dei quali proprio il maschio venne a mancare, senza lasciare alcuna traccia, causando un profondo e inconscio lutto in lei e alla mamma. La ragazza era già risalita a un ricordo assai doloroso: la madre, quando l’infermiera le si avvicinò con lei in braccio, si voltò dalla parte opposta, creando un secondo fortissimo rifiuto, il cui ricordo fu lacerante. Da quel momento, questa donna riprodusse nelle relazioni che ebbe in seguito tale rifiuto come fosse una scena, unica, da ripetere come un copione ferreo. 3. Con qualche variazione, ciò è plausibile anche – per coloro che non credono alla reincarnazione – nel passaggio diretto di azioni e reazioni in linea generazionale, dagli antenati ai discendenti.

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Una ragazza di nome Julie, che fece con me una consultazione, mi raccontò questa interessante storia che consente di capire come paure e conflitti non nostri arrivino direttamente a noi, come i tratti somatici e il nutrimento: Ho cercato una soluzione alla profonda insicurezza che avevo dentro di me. Non capivo da dove venisse questo senso di non essere mai all’altezza della situazione. Mi ricordo le sensazioni che la regressione portò alla luce rispetto ai mesi precedenti la mia nascita. Prima di venire al mondo mi sentivo molto entusiasta, in grado di fare qualsiasi cosa. Poi, man mano che proseguiva il viaggio, iniziò a crescere in me quest’insicurezza, non solo riguardo a me, ma soprattutto alla possibilità di avere figli. Mi resi conto che acquisii quest’insicurezza da mia madre nel grembo materno e, uscendo, la portai con me. Nacqui comunque, e fu dura, con la certezza che poi un giorno avrei risolto.

Proprio così iniziò il mio percorso più intimo e impegnato. Prendendo coscienza di un dolore che spesso si presentava nella mia vita e non sempre aveva una spiegazione logica o una causa identificabile. Per non parlare dell’eccessivo peso che la mente, con i suoi trucchi e le sue menzogne, regolarmente aveva esercitato, complicandomi l’esistenza e causandomi sofferenze di cui volevo in tutti i modi liberarmi. Prima di cercare un vero maestro, dunque, avevo bisogno di alleggerire il mio fardello e abbandonare le zavorre. Per mia grande fortuna, la migliore soluzione si presentò sul mio cammino e ciò che mi rimase da fare fu semplicemente accoglierla e abbracciarla.

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