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Oltreconfine 15 Aldilà © 2015 Spazio Interiore Tutti i diritti riservati L’editore ha soddisfatto tutti i crediti fotografici. Nel caso gli aventi diritto siano stati irreperibili, è a disposizione per eventuali spettanze.

Edizioni Spazio Interiore Via Vincenzo Coronelli, 46 • 00176 Roma Tel. 06.90160288 www.spaziointeriore.com info@spaziointeriore.com illustrazione in copertina Michela Filippini I edizione: dicembre 2015 ISBN 88-97864-75-2


Certa è la morte per chi è nato e certa è la nascita per chi è morto. Quando vi è nascita, vi è morte. Quando vi è morte, vi è rinascita. Bhagavad Gita, 2,27 Costantemente tu scenderai nel grembo mutevole della terra finché non avrai imparato a leggere nella luce e saprai che vita e morte sono una cosa sola e tutti i tempi sono infiniti. Infine la faticosa catena degli eventi ruoterà intorno a te in ritmo sempre più lieve – nella tua volontà sarà la volontà universale, in te sarà la pace – pace ed eternità. Manfred Kyber


SommarioU Oltreconfine 15 • Aldilà

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Intervista a Selene Calloni Williams di Giovanni Picozza

Intervista a Corrado Malanga di Elio Bortoluzzi

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L’unione erotica con l’aldilà

L’arcano simbolismo della morte misterica

L’eternità dell’Evideon

L’accesso al mondo invisibile di Omraam Mikhael Aïvanhov

La discesa agli inferi di Stefano Mayorca

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Il percorso di Cesare Boni di Kiki Boni

Filosofia dell’Oltre... e oltre la filosofia L’orizzonte della metafisica ha conosciuto il tramonto, ma mai l’ingresso nella notte di Claudio Marucchi

L’unione al di là delle differenze

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La prospettiva del letto di morte di E.J. Gold

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Avventure nell’aldilà

L’aldilà in astropsicologia

Intervista a William Buhlman di Giovanni Picozza

di Lidia Fassio

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La morte e il morire

L’esplorazione dell’Aldilà di Robert Monroe

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Viaggio fra la vita e la morte

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Prospettive psicologiche, filosofiche e spirituali di Stanislav Grof

Oltre il velo

di James Van Praagh

Una visione psico-astrologica e karmico-evolutiva di Paolo Crimaldi

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di Alexandra Rendhell

di Claretta Orlandi

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di Gustav Meyrink

Intervista a Ramón Peregrino di Elio Bortoluzzi

Il mondo spirituale

Voci dall’Aldilà

Paracelso e le entità del mondo invisibile

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L’aldilà di Thorwald Dethlefsen

L’aldilà degli aborigeni australiani

Morte e resurrezione con Madre Ayahuasca


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Viaggi e miraggi di Angelo Iacovella

di Roberta Sava

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Un posto nuovo per l’Aldilà: le Terre di Mezzo

Dante e l’Islam

Gli angeli e la preghiera Ponti sull’al di là di Olivia Flaim

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Arte e Aldilà Verso il superamento delle illusioni dualistiche di Satvat

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Visioni psichedeliche dell’Aldilà Il progetto Collider Art a cura di Marco Zanchetta

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L’Altro Mondo Reale Intervista a Rob Brezsny di Laura Rosetti

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Guide dell’Aldilà Breve letteratura esoterica sui maestri interdimensionali di Mariavittoria Spina

Quattro chiacchiere sull’Aldilà

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di Matteo Ficara

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Una vita in prestito Intervista a un resuscitato a cura di Alexandra Rendhell

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Aldilà della fame di Luciano Pirrotta

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di Matteo Trevisani

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Aldilà – Guida alla Lettura

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Aldilà – Guida alla Visione


L’UNIONE EROTICA CON L’ALDILÀ Intervista a Selene Calloni Williams .....................

di Giovanni Picozza

Esiste un confine tra lo spazio e il nulla, una pausa nel tempo. Quando trovi quel confine, quando ti ritrovi in quella pausa, puoi simultaneamente vederti come sognatore e come sogno: l’uno è immerso e trasfigurato nell’infinito abbraccio dell’amore divino, l’altro è l’amato e l’amante umano. Entrambi ugualmente veri, entrambi ugualmente felici, perché ugualmente fatti d’amore, il sognatore e il sogno non si annullano, ma si perfezionano vicendevolmente. Selene Calloni Williams, Iniziazione allo Yoga Sciamanico

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Allieva di James Hillman, il padre della psicologia immaginale, che considera il suo maestro occidentale, Selene Calloni Williams ha trascorso diversi anni in Oriente, approfondendo la pratica della meditazione, del buddhismo tantrico e dello yoga sciamanico, al cui antico lignaggio è stata iniziata dal maestro Michael Williams. Scrittrice, viaggiatrice e documentarista, ha fondato il movimento della Nonterapia, che si propone di conciliare il percorso del fare anima con l’ecologia profonda. Quando non è impegnata a condurre gruppi di viaggiatori consapevoli nei luoghi sacri di tutto il mondo, vive tra la Svizzera, la Scozia e l’Italia. Attraverso i suoi libri e i suoi workshop – delle vere e proprie esperienze sciamaniche che spesso segnano un pun6

to di svolta nella vita dei suoi partecipanti – sta aiutando una nuova generazione di ricercatori spirituali a prendere consapevolezza delle proprie potenzialità per iniziare un cammino ispirato di liberazione che – attraverso le iniziazioni e i rituali di cui si fa strumento – li conduca a scardinare i meccanismi della programmazione inconscia in cui sono immersi. Il suo invito – dolce ma perentorio – è a riappropriarsi dell’autentico potere creativo non fuggendo l’invisibile ma abbandonandosi a esso in un’incessante unione erotica. Solo sviluppando la capacità di darsi – cioè l’amore – saremo in grado di riassorbire il reale e ritirare le proiezioni, diventando così co-creatori, insieme alle divinità, della nostra vita e degli eventi che la abitano.


Cos’è per te l’aldilà? L’aldilà è ciò con cui siamo continuamente in relazione, è l’aspetto invisibile di tutte le cose, le persone, gli eventi... è l’anima mundi, direbbe Hillman. Un uomo è costantemente in relazione con l’aldilà, con il regno dell’invisibilità e con il suo re-regina: Ade-Persefone. Potremmo anche definirlo Dio, ma non si tratta di un concetto monistico e tantomeno dualistico; lo definirei piuttosto con un concetto advaita: l’Advaita Vedanta è il principio indù della a-dualità, due in uno, vale a dire che l’aldilà è distinto da noi ma non separato, e pertanto siamo in un’unione inscindibile e incessante con l’invisibilità. In effetti, dal momento stesso in cui un uomo viene concepito, egli inizia a vivere, ma da quello stesso istante inizia anche a morire, perciò la vita e la morte, l’aldiquà e l’aldilà, il visibile e l’invisibile, sono inscindibilmente uniti. E questa è un’unione erotica, cioè un’unione creativa. L’eros è l’energia della creatività, per cui potremmo dire che l’aldilà è ciò che nutre l’aldiquà. Questo lo si vede anche nel piano cosiddetto materiale, che è un piano del tutto simbolico: per nutri-

re il corpo dobbiamo divorare altre vite, quindi la morte – l’aldilà – nutre il nostro corpo. L’aldilà è ciò da cui riceviamo ispirazione e idee – che sono eidola, cioè dèi – quindi una persona che ha una buona relazione con l’aldilà avrà una buona relazione con gli dèi, con le idee, e sarà una persona ispirata, creativa. Una persona che ha una paura più o meno conscia dell’aldilà farà invece fatica a essere creativa, rimarrà chiusa, bloccata, perché è l’aldilà a nutrire la creatività. Gli dèi sono l’uno nella molteplicità e la molteplicità nell’uno, per cui Ade è anche Zeus, Dioniso e tutto l’insieme delle divinità. Come si può stabilire un rapporto fecondo con l’aldilà? Per avere un buon rapporto con l’aldilà bisogna avere un buon rapporto con la natura, bisogna cioè ristabilire con essa l’equilibrio primevo che è stato rotto. In effetti, questo è stato raccontato in tanti miti, per esempio in quello di Minosse. Minosse rappresenta l’Io, quella struttura della nostra psiche che vuole il potere, e chiede a Poseidone, la divinità di natura (Poseidone che è anche Zeus, Dioniso e 7


AVVENTURE NELL’ALDILÀ

Intervista a William Buhlman .....................

di Giovanni Picozza

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William Buhlman è uno dei nomi più noti nel mondo delle obe (Out of Body Experiences, “esperienze fuori dal corpo”), delle quali si occupa fin dal 1972, quando visse la sua prima esperienza ultracorporea. Durante un sogno in cui si trovava seduto a un tavolo rotondo, circondato da persone che gli ponevano domande relative al suo sviluppo interiore e al suo stato di consapevolezza, si svegliò all’improvviso ritrovandosi però in una realtà non fisica di cui non sospettava l’esistenza. In quel momento fu costretto a riesaminare tutte le sue convinzioni sulla realtà e si rese conto che la sua vita non avrebbe potuto più essere la stessa. Decise allora di diventare un esploratore della coscienza e di affrontare l’ignoto spingendosi con temerarietà oltre i limiti degli orizzonti fisici. Erede di Robert Monroe, l’antesignano dei viaggi fuori dal corpo, ha condiviso nel suo primo libro, Avventure fuori dal corpo (Macro Edizioni 2002), i resoconti dei suoi avvincenti viaggi di autoconoscenza oltre i limiti del mondo fisico, mettendo a disposizione del lettore metodi e tecniche per dare inizio alle proprie personali avventure. Nel secondo libro, Come uscire fuori dal corpo (Macro Edizioni 2003), Buhlman ha reso noti i risultati della sua 28

indagine internazionale sulle obe – che ha coinvolto più di 16.000 persone in oltre quaranta paesi – proponendo provocanti riflessioni e fornendo preziosi dati statistici su un fenomeno che la scienza ancora fatica a spiegare. Nel 2011 è stato colpito da una grave malattia che l’ha costretto a confrontarsi col tema fondamentale della morte e della vita dopo la morte. Da questa esperienza è nato Avventure nell’aldilà (Macro Edizioni 2014), un libro che è una via di mezzo tra un testo di visionary fiction e un saggio e in cui, attraverso le vicende di Frank Brooks, un personaggio di fantasia basato sulle sue avventure della coscienza, racconta con l’autenticità che lo contraddistingue la sua visione dell’aldilà, tracciandone un’esauriente cartografia. Come Frank Brooks, il protagonista del tuo libro, anche tu ti sei trovato faccia a faccia con la morte quando ti fu diagnosticato un cancro. Quanto ha influito la tua ricerca nel campo delle esperienze extracorporee sulla tua capacità di affrontare la malattia? Ha avuto una grande influenza. Io non ho paura della morte, so che è un’illusione. Dopo oltre quarant’anni di esperienze extracorporee so che la morte non esiste:


semplicemente continuerò oltre. C’è una grande differenza tra ciò che sappiamo e ciò che crediamo di sapere. Io non ho affrontato la mia situazione con un’attitudine basata sulla paura di morire e questo è stato fondamentale. Spesso le persone affrontano la morte con paura, con incertezza... perché generalmente il “credente” non ha una conferma personale di ciò in cui crede. Nel marzo 2011, quando mi fu diagnosticato un cancro al quarto stadio delle tonsille e dei linfonodi, avevo un tumore di quattro centimetri nel collo, che venne fuori in modo sorprendentemente veloce. Molte persone pensano che moriranno con un tumore al quarto stadio. Anche se per me fu uno shock, dovetti prendere delle decisioni immediate e mi sottoposi a un intervento chirurgico robotico di cinque ore: il mio collo fu aperto e i linfonodi e le tonsille vennero rimossi. Durante il mio processo di guarigione ho avuto moltissime obe

spontanee. Molti sostengono che si debba essere in buona salute per avere delle esperienze fuori dal corpo, ma non è affatto vero. È un dato di fatto che ogni volta che mi ammalo – cosa che accade molto raramente – ho molte più esperienze di sdoppiamento rispetto a quando sto bene. All’epoca si trattò di esperienze quotidiane, anche più volte nello stesso giorno, perché era un’evasione dal dolore. Il mio intervento fu molto doloroso e trovavo un po’ di sollievo solo quando uscivo dal corpo. E voglio sottolineare che si trattava sempre di esperienze spontanee, in cui venivo forzato a uscire dal mio corpo per il dolore; ciò accadeva probabilmente perché avevo familiarità con le obe e non ne avevo paura. La storia di Frank Brooks, che ho raccontato nel libro, è in gran parte la mia storia. L’esperienza nel “cubo di guarigione” mi è capitata realmente. Mi sono ritrovato in questo cubo di luce bianca purissima, 29


VOCI DALL’ALDILÀ .....................

di Alexandra Rendhell

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Non si può iniziare una trattazione sull’aldilà senza prima parlare dell’insoluto Mistero: la morte. Che cos’è la morte, nella sua realtà avulsa da qualsiasi concetto filosofico, metafisico, misterico, se non l’estremo, violento, tragico, irreversibile strappo agli affetti più cari e alle faticose costruzioni di una vita? Quale esperienza essa costituisce per chi la sperimenta e per chi resta? Il senso di estrema solitudine che ne consegue ci dice qualcosa anche sulla nostra stessa morte, quella che possiamo solo immaginare come esperienza di una tragica, irreversibile lacerazione dell’Io, tale da crearci una sorta di disordine simbolico per cui si dice che «Si muore» e non più «Io muoio», quasi come se la morte non ci coinvolgesse mai in prima persona. Essa viene tragicamente inserita nel “si” generico e pertanto perde il suo significato di possibilità. Visto che siamo vivi, noi qui parliamo di morte in sua assenza: noi che scriviamo, voi che leggete e, anche immedesimandoci e coinvolgendo il nostro cuore e la nostra essenza, mai potremmo provare ciò che proveremo nell’estremo istante della nostra vita, quando l’ultima ora a scoccare sarà la nostra. Forse al cospetto della morte di un nostro caro – padre, madre, figlio – possiamo in qualche modo rendercela presente, amara, tragica come se fosse la nostra. Sant’Agostino nelle Confessioni (ix, 48

12) esprime meravigliosamente questa tempesta emozionale quando, rievocando la morte di sua madre, scrive: «Piansi di lei e per lei, di me e per me». Il consimile che muore, in certo qual modo, ci rappresenta e rappresenta anche tutti gli altri. In realtà chi muore non muore da solo, ma insieme a lui muore ogni uomo. La morte è un evento cui nessuno sfugge: poveri, ricchi, colti, ignoranti, re o mendicanti. Una “Livella” come recitava la poesia del grande Antonio de Curtis, Totò. Quali effetti e che conseguenze comporta l’impossibilità di comunicazione, interazione fisica, emotiva, affettiva, relazionale con quella persona che ora non c’è più nella forma fisica cui eravamo abituati, di cui aspiravamo gli odori traendone nutrimento di carezze ed emozioni? La morte fisica decreta la fine dell’individualità personale? Ma soprattutto: cosa ci attende dopo, in quell’inconosciuto, mitizzato, favoleggiato temuto oltre? Quel mitizzato, favoleggiato, temutissimo, sperato aldilà? Dove si trasferirebbe la nostra coscienza, o ciò che ne resterebbe, in quale dove o, meglio, in che stato? Potremmo quindi ipotizzare l’immanenza dell’essere come coscienza individuale nel post-mortem, confermando così che, ovunque sia la coscienza di un essere, lì vi è l’essere stesso, non importa se con il corpo fisico o meno. In questo caso i mor-


ti, nel loro piano di esistenza, sarebbero coscienza senza corpo (?) e, pertanto, potrebbero comunicare con i vivi mediante i sensi mentali e non quelli corporei. Dobbiamo quindi pensarli esistenti in un altro stato di essere, e non in un altro luogo come invece siamo abituati a pensare dell’aldilà. In tal caso, la comunicazione tra questi due stati, o piani di esistenza (o universi paralleli?) – quello dei vivi e quello dei morti – dovrebbe avvenire attraverso una sintonizzazione delle vibrazioni tramite un mezzo, un medium umano o/e tecnologico. Noi vivi vibriamo a bassa frequenza; loro, i morti, essendo completamente psichici, dovrebbero vibrare invece ad altissima frequenza. Ed è questa differenza di frequenza a rendere difficile il vederli, percepirli con gli organi preposti a tali funzioni o materializzarli addirittura. Non di rado il desiderio, da parte di chi resta, di contattare i defunti è finalizzato non solo a lenire, in qualche modo, il dolore e lo strazio della loro dipartita, associato, naturalmente, alla legittima curiosità sul se qualcosa ci attenda dopo la morte, ma principalmente a ottenere una conferma che la morte non sia la fine di tutto. Spesso, però, ci si rivolge ai defunti con una richiesta di aiuto nelle tribolazioni quotidiane, convinti che la morte, anzi lo stato post-mortem, in qualche modo doni poteri eccezionali, quali la visione del futuro e la possibilità di risolvere problematiche esistenziali grazie a illuminanti presagi, resi possibili dalla differente dimensionalità, ove non vigerebbe il rigido vincolo spazio-temporale che invece impera e condiziona la nostra dimensione. A questo stato di cose si riallaccia il problema della possibilità di contatto con il mondo degli spiriti attraverso le tradizionali sedute medianiche o le più moderne canalizzazioni, che necessitano, però, tutte quante di un

Edvard Munch, L’urlo

medium, cioè di qualcuno dotato di possibilità fisiche che, nonostante una oramai secolare sperimentazione sul campo, non sono ancora pienamente conosciute. Tali contatti costituiscono una realtà basata su fatti dimostrabili, ancorché non attraverso la testimonianza, seppur prestigiosa, degli sperimentatori di ogni tempo, che potrebbe essere opinabile e contestabile con molti argomenti, in primis la mala fede, la frode o la suggestionabilità dei medium e dei partecipanti. Sfronderebbe ogni dubbio o malafede l’uso di mezzi tecnologici, che con la loro “medianità”, nel senso di tramite, permetterebbero di gettare un ponte tra le dimensioni, con la speranza di risolvere l’eterno enigma della sopravvivenza dopo la morte e, quindi, dell’esistenza di un’anima immortale in grado di trascendere il tempo e lo spazio. Anche in questo caso, e tralasciando quelle misteriose coincidenze e i sincretismi che costituiscono il bagaglio esperienziale di ciascuno, gli accadimenti arretrano in secondo piano per far posto al significato profon49


L’ETERNITÀ DELL’EVIDEON Intervista a Corrado Malanga .....................

di Elio Bortoluzzi

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Ricercatore presso la cattedra di Chimica all’Università di Pisa e già consigliere del Centro Ufologico Nazionale, Corrado Malanga è fondamentalmente uno scienziato e un ricercatore a tutto campo che, negli ultimi anni, ha ampliato gli orizzonti dell’ufologia contemporanea, portandola a livelli in precedenza soltanto sfiorati. Massimo esperto italiano del fenomeno dei rapimenti alieni – le cosiddette abduction  – non si è fermato ai risultati ottenuti in questo campo ma, in coerenza con la sua natura di vero ricercatore, si è spinto oltre e più a fondo nei suoi studi e osservazioni, sperimentando in prima persona il ruolo della Consapevolezza nella creazione della realtà, interna ed esterna. La sua sete di conoscenza e la passione per la ricerca l’hanno poi spinto ad approfondire il campo della fisica quantistica, elaborando la concezione di Universo Reale – che egli chiama Evideon – come matrice eterica dell’Universo dualistico e virtuale, ovvero modificabile, da noi abitato. «Siamo i creatori di questo Universo virtuale» dice il Professore, e ne deriva che, per prendere in mano le redini della nostra vita – e perciò anche della nostra morte – l’atto fondamentale da compiere è una effettiva presa di consapevolezza di questa realtà in 62

modo da giungere a una piena conoscenza del proprio essere. Con le tue ultime ricerche hai ridefinito la concezione di realtà del nostro universo, affermando l’esistenza dell’Universo come unico oggetto geometrico, l’Evideon, a partire dal quale vengono creati tutti gli oggetti dell’Universo virtuale, ovvero l’Universo modificabile. Come viene definito l’aldilà secondo il tuo modello di universo? Che ruolo ha nell’universo evideonico? Fa comunque parte dell’ologramma non locale che tu consideri l’Universo frattalico? Il concetto di aldilà è un chiaro concetto duale, perché se esiste l’aldilà deve esistere anche l’aldiquà. Se noi abitiamo nell’aldiquà ci chiediamo innanzitutto se esiste l’aldilà, e la risposta è affermativa. Nel concetto dell’universo evideonico tutto ha simmetria: se esiste una zona in cui c’è la materia, l’energia con il segno meno, ci deve essere una zona dell’universo in cui, in modo speculare, c’è dell’energia positiva. Al posto della luce bianca, dice il mito, ci sarà la luce nera, mentre in fisica si parla di fotoni e anti-fotoni: ci sarà dunque una parte di universo in cui l’entropia diminuisce mentre qui invece aumenta. Ciò vuol


dire che l’entropia dell’universo in realtà rimane sempre costante e ha un unico valore: zero. L’entropia, cioè l’ordine o il disordine – o la coscienza di sé, come la definisce il mondo di Evideon – è sempre la stessa. L’universo evideonico si divide in due categorie: l’Universo reale, immutabile, quello che è sempre stato e sarà, e l’Universo virtuale, espressione dell’Universo reale come sua immagine speculare. È evidente che la misura dell’entropia, essendo una misura della coscienza, è anche un descrittore che si avvicina alla realtà reale, che non cambia; pertanto l’entropia dell’universo, proprio perché esistono un universo e un antiuniverso, dev’essere sempre la stessa, cioè zero, ossia consapevolezza massima. Che differenza c’è tra la consapevolezza dell’Universo reale e la consapevolezza dell’Universo virtuale? Secondo i chimici termodinamici non è possibile misurare l’entropia, ma soltanto stabilirne la differenza tra un momento prima e un momento dopo, constatando che in questo universo l’entropia – cioè la nostra coscienza – aumenta sempre. Nell’anti-universo, l’aldilà, l’entropia invece diminuisce sempre, ma ciò non vuol dire che si vada verso il caos, come potrebbe

sembrare a prima vista; ciò vuol dire che nell’aldilà, dove l’energia ha un valore differente, tutto sostanzialmente procede come nell’aldiquà. Anche nell’aldilà la coscienza aumenta, ma con segno contrario, in una dimensione apparente geometricamente opposta a quella dell’aldiquà. L’entropia rimane pertanto costantemente zero in tutto l’universo. Come si definisce la morte umana all’interno della dualità? È il passaggio tra l’universo e l’anti-universo? Oserei dire che una definizione di “morte umana” non ha grande senso perché in questo universo la morte non esiste, esiste solo il cambiamento. Quindi è un po’ come avrebbe detto Lavoisier: tutto si trasforma ma nulla si distrugge, mediante leggi fisse. Sostanzialmente questa idea fu accettata fino a quando in fisica atomica ci si accorse che alcune particelle non avevano le loro contro-particelle dal comportamento speculare. C’è una particella che si chiama mesone zeta, il mesone zeta zero, che è composto da due formule ai limiti di risonanza che sono lo z1 e lo z2. Lo z1 quando è messo davanti a uno specchio e fa qualcosa non viene rispettato dalla sua immagine speculare. Pensate, è come se voi davanti allo 63


MORTE E RESURREZIONE

CON MADRE AYAHUASCA Intervista a Ramón Peregrino .....................

di Elio Bortoluzzi e Xelda Adhara Lema Campos

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Come descrivere un vero sciamano? Come prima cosa dovremmo togliere la parola “sciamano”, penso si inizi così. Mentre eravamo in auto, diretti a realizzare l’intervista a Ramón Peregrino, “lo sciamano” non potevo fare altro che tentare di immaginarlo. Non l’avevo mai visto in foto e così non avevo idea di quale potesse essere il suo aspetto. A pensarci un momento, cercare di immaginare qualcuno che non conosciamo, con cui non abbiamo mai parlato, è quasi buffo. In questo caso, sapevo solo che dipingeva, aveva un canzoniere (parola chiave) ed era “sciamano”. Allora non conoscevo la sua storia. Nato in Argentina da famiglia gallega, Ramón è stato tra i fondatori del Santo Daime nel suo paese d’origine. In seguito ha vissuto nell’Amazzonia brasiliana, sette anni nella comunità Céu do Mapiá, sempre del Santo Daime, proseguendo il suo percorso con tribù dell’Amazzonia colombiana. Nel 2001 è arrivato in Europa, portando con sé l’arte sciamanica. Gran parola questa, “sciamano”. Chi non conosce questi argomenti – allora neppure io ne sapevo molto – si immagina un 96

anziano, sicuramente con una lunga barba, una strana veste e un’aura caratteristica (o per lo meno io me li immaginavo più o meno così). Ramón non aveva nulla di tutto ciò, eccetto l’aura speciale. Stava calando il sole quando arrivammo a casa sua; era una piacevole giornata estiva e faceva caldo. La casa di Ramón è lontana dai grandi centri urbani: da un lato la delimita una strada di campagna e dall’altro campi, tabacco e cactus. Nel vederlo capii immediatamente che l’immagine mentale che mi ero fatta di lui era sbagliata. In quel momento l’avrei definito un’anima giovane in un corpo che si mantiene ugualmente giovane nonostante il passare degli anni, ma ora preferisco dire che Ramón è un’anima “antica” con una personalità giovane, in un corpo ugualmente giovane. Ci ricevette con un gran sorriso, lo sguardo brillante e sereno, perché lui è così: sorride con la bocca e con gli occhi, però il suo sguardo rimane calmo, come le acque profonde di un mare in quiete. Ci siamo seduti nel portico di casa sua, accompagnati da mate, tabacco e Santa Maria, avvolti dalla luce delicata del tramon-


to. Prima di concentrarci sul tema per il quale eravamo arrivati sin lì – l’aldilà – abbiamo conversato di cose più triviali, per conoscerci e rilassarci un po’. Cosa potrei dire della voce di Ramón? È potente e morbida allo stesso tempo. La sua voce non giunge da quel posto fisico che sono le corde vocali; esce da un luogo più profondo, attraversa gola e bocca, e arriva a destinazione come una delicata carezza. Questo è uno dei motivi che fa di Ramón una persona vicina e distante allo stesso tempo. La sua voce è soave ma arriva da un altro posto, più lontano e profondo. Il suo volto ti sorride, ma lo sguardo rimane tranquillo, osservando oltre. Ramón è così, potente e delicato, caloroso e freddo, vicino e distante, uno sciamano a cui non piace la parola “sciamano”, una persona fatta di contrapposizioni, di opposti in equilibrio, ma pur sempre una persona. «Io non sono sciamano, hijo, sono una persona, ed è questo che siamo venuti a imparare in questa vita, a essere persone. Da cosa vuoi iniziare, Elio?» «Inizierei dalla tua visione dell’aldilà, in

base alla tua esperienza con la coscienza e le piante sacre». «Qui c’è un tema importante da trattare ed è l’espansione di coscienza. In base alla mia esperienza personale – perché non è uguale per tutti – l’espansione di coscienza è uno stato di illuminazione. Attraverso molti cammini, in numerose e diverse culture, l’uomo ha sempre cercato lo stato di illuminazione. Il problema è come gestisci quello stato in te stesso, come lo integri nel mondo che ti tocca vivere. È qui che intervengono le guide, i maestri, e per questo è importante il modo in cui ti dai a queste esperienze, come vieni iniziato. Io ho avuto la fortuna di avere dei buoni maestri ed è per questo che ora sono qui, perché avviene una trasmissione: come dicono gli anziani si tratta di un permesso che viene concesso. Il mio lavoro va in questa direzione, aiutare a gestire lo stato di espansione di coscienza affinché sia un’illuminazione, uno stato di grazia. Come dicono gli anziani: Siempre encanto y maravilla». «Incanto e meraviglia». «Dicevano proprio così. Alle sessioni c’è 97


GLI ANGELI E LA PREGHIERA Ponti sull’al di là .....................

di Olivia Flaim

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Gli angeli sono la parte sovraumana dell’umanità. Ebraismo, cristianesimo e Islam, le tre comunità del Libro, i tre rami di un’unica e grande tradizione abramitica, condividono – oltre alla fede in un dio unico, trascendente, essente e inconoscibile – anche la tradizione degli angeli, che rimane un nesso di congiunzione fra mondi che solo apparentemente sono distanti. La figura angelica ha una funzione vitale nel rapporto con la divinità, poiché l’angelo rappresenta sia la parte sensibile della natura divina e delle sue infinite qualità, sia la parte immateriale, animica, degli uomini. All’interno di un pensiero filosofico su dio, struttura e mistica dell’angelologia rivestono un compito essenziale: la presenza dei corpi angelici consente di sottrarre la rappresentazione di dio al nichilismo da un lato, e all’idolatria dall’altro. Laddove, infatti, sia possibile dare di dio soltanto un’immagine per “ciò che dio non è”, rimanendo al contrario “ciò che dio è” totalmente al fuori della comprensione umana, il pensiero su dio, e l’immagine interiore che ne deriva, si 108

dissolvono in pure e vuote astrazioni conducendo a un nulla cosmico impensabile e inagibile. Laddove invece si tenti un’affermazione positiva della natura del divino, si finisce per renderla simile all’umano e alle sue peculiarità, facendo dell’uomo la misura unica dell’universo: costruendo dio a propria immagine e somiglianza. Gli angeli contribuiscono ad affermare l’unicità dell’essere supremo nella molteplice espressione di se stesso. Essi sono parti di un unico tutto che si esprime in modi differenti, similmente a un corpo umano che, pur restando un intero, agisce diversamente attraverso i suoi organi: mani, cuore, viscere, occhi e piedi esprimono funzioni diverse ma che insieme fanno Uno. Il dio nascosto e inintellegibile agisce attraverso gli “organi” angelici, esattamente come un corpo realizza se stesso nelle sue azioni. In questo senso gli angeli sono la parte operativa della divinità. Gli angeli non sono dio, né possono ricondursi all’umano: sono un corpo speciale, entità autonome che spesso svolgono funzioni messianiche e rivelatrici, che


William Blake, La Scala di Giacobbe

a volte riguardano i singoli e a volte popoli interi. Essi prestano il loro servizio come messaggeri e ci svelano, manifestandosi a noi, parti della natura di dio, offrendo il dono della profezia e dell’immaginazione creatrice. Soprattutto per la mistica sufi, entrambe – profezia e immaginazione – sono facoltà puramente spirituali, manifestazioni della divinità all’interno della struttura umana; riguardano la visione, che non ha nulla a che vedere con la fantasticheria, con la visualizzazione o con le ordinarie sequenze del pensiero cosciente. La profezia si manifesta attraverso l’immaginazione, anche uditiva, per rendere tangibile il “nuovo”: qualche cosa che esonda la realtà conosciuta e che racconta di un ancora inesplorato nesso causale fra eventi. Le facoltà spirituali

spingono la persona a differenziare se stessa da tutto quello che essa “non è”. L’umano, infatti, non è solo le sue azioni, le sue parole, le sue relazioni, ma è anche il suo “oriente”, il luogo dove sorge il suo Sole, la sua origine. C’è una parte di noi, una sorta di “resto”, che può essere chiamata anima e che non pertiene all’umanità densa e grossa intenta a riempire il mondo di attività brulicanti, auto, oggetti e altre materializzazioni di spiritualità, che in qualche modo ne fungono da sostituti. Gli angeli abitano nel corpo sottile che avviluppa l’anima e che rivela ai prescelti la loro funzione esistenziale. Le loro parole intagliano la realtà facendo transitare le immagini e le parole, per esempio di un sogno, in una realtà tangibile. Talvolta 109


ARTE E ALDILÀ

Verso il superamento dell’illusione dualistica .....................

di Satvat Sergio Della Puppa

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L’arte è intrinsecamente suscettibile ai moti dell’anima e ai mondi rarefatti dello spirito. La sua riflessione creativa sul mondo dei fenomeni è tesa a catturare la vita interiore dei soggetti che va a rappresentare, trascendendo la limitazione della materialità apparente e dispiegando un universo vasto e sconosciuto che è fondato sulla percezione intuitiva. Sebbene, nell’evidente decadenza della contemporaneità, l’arte sia franata nel prosaico e nel contingente, nella sua veritiera accezione essa ricerca l’ispirazione ultra-mondana che possa liberare la visione umana dall’illusione costrittiva della materialità. Perciò Kandinskij ha proclamato con sicurezza: «L’uomo parla all’uomo del Sovrumano: il linguaggio dell’arte» (citato in Satvat S. Della Puppa, Il Tao della pittura, Bastogi 2009). Nella più remota espressione dell’arte, gli artisti primordiali dipinsero sulla roccia, nell’oscurità delle caverne, le forme rituali della loro caccia all’Anima, insieme alle visioni totemiche che da ciò scaturivano. I loro animali dipinti non calpestavano il suolo di questo mondo, bensì galleggiavano potenti nella spazialità mistica dell’Aldilà, nel regno della magia e degli archetipi. Venendo riconosciuti come abitanti della sfera ultrasensibile, essi potevano comunicare all’uomo le leggi esoteriche della Creazione, 114

trasmettendo un’energia straordinaria che giungeva a influenzare il mondo conosciuto. Un esempio in tal senso ci viene dalla tradizione degli aborigeni australiani, secondo la quale gli animali sono gli Antenati che con le loro storie hanno originato, anche geograficamente, il mondo. La pittura aborigena ha tramandato per millenni, con caratteri peculiari e sorprendenti, la presenza vivente e attiva degli Antenati che vivono nel Dreaming, un mondo di Sogno trascendente il tempo, e che nel contempo partecipano allo svolgersi della vita tribale manifestandosi negli animali, che vengono incontrati con rispetto, e negli attributi totemici che investono sia la collettività che il singolo individuo. I dipinti aborigeni degli animali, realizzati con la tipica tecnica “puntinista”, che riflette una visione pranica, e anche con sottili linee incrociate a x, rappresentando l’intersecarsi delle polarità energetiche, mostrano quasi radiograficamente l’interno dei corpi, cosa che invita a guardare oltre il visibile. Dal sentimento primordiale che ha caratterizzato l’arte sciamanica, congiungendo virtualmente il mondo e l’Aldilà, si è giunti al pensiero e all’arte religiosa quando l’uomo ha focalizzato nella dimensione celeste la propria proiezione spirituale. Questa fase ha segnato, a mio avviso, il passaggio dal primo al secondo


Arte aborigena australiana

chakra dell’energia collettiva della specie umana. Se prima l’energia interessava con totalità il livello inconscio, e la percezione dell’uomo pescava istintivamente dall’indifferenziato, col sorgere del principio cosciente si è colta una scissione dualistica. Così si è prodotto l’anelito alla trascendenza paradisiaca come esistenza immortale, compiutamente spiritualizzata e separata dalla vita terrestre, gravata da un pathos ineluttabilmente doloroso. Il cielo si è popolato di Dei lontani che inviavano segni, profezie, obblighi, grazie e punizioni, e per questo l’arte si è occupata di rappresentarli con reverenza e spesso con timore. Invece la Terra, fin nelle profondità del suo oscuro grembo materno, era popolata da demoni e da altre creature simboliche dei poteri misterici dell’Anima; tali esseri erano considerati potenti, ma anch’essi destinati alla mortalità. Si credeva che potessero essere incontrati nel corso della vita, come entità potenzialmente fortificanti sebbene pericolosamente ingannevoli, e soprattutto nell’esperienza ultraterrena

dell’anima che, al momento della morte fisica, abbandona il corpo. Le antiche culture di tutto il mondo hanno prodotto numerosi miti a questo riguardo, descritti con dovizia di particolari nei cosiddetti Libri dei Morti che provengono, ad esempio, dalla tradizione egizia e da quella tibetana (Bardo Thödol). Le dimore funebri venivano di frequente affrescate per mostrare all’anima del defunto le vicende e le prove che avrebbe affrontato durante il suo viaggio. Perciò, anche in mancanza di un testo scritto, possiamo conoscere abbastanza dettagliatamente le concezioni sull’Aldilà di molti popoli antichi, ad esempio degli etruschi. Ciò che accomuna le diverse visioni è l’idea che l’anima, dopo la morte fisica, deve fronteggiare e risolvere le molteplici illusioni che scoraggiano, irretiscono e distruggono, e che simboleggiano le pulsioni non evolute e irrisolte della personalità. Avendo successo in tale processo di purificazione alchimistica, l’anima può accedere alla reintegrazione universale e immortale. L’immortalità non era quindi 115


VISIONI PSICHEDELICHE DELL’ALDILÀ Il progetto Collider Art .....................

a cura di Marco Zanchetta www.artcollider.net

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Collider Art è un progetto nato nel 2011 con lo scopo di espandere e far conoscere l’arte psichedelica contemporanea e visionaria, movimento molto conosciuto ed evoluto negli Stati Uniti ma, almeno fino a qualche anno fa, quasi inesistente in Europa. Crediamo fortemente in questo tipo di movimento per i messaggi in esso contenuti, e crediamo possa essere una porta di accesso a mondi e realtà parallele, nonché una chiave di apertura a processi evolutivi a livello di coscienza personale e collettiva. Visioni psichedeliche, geometrie e simbologie sacre, riferimenti ad antiche culture orientali e occidentali, racconti di esperienze con sostanze psicotrope sono solo alcuni dei contenuti presenti nel-

le cento e più opere da noi selezionate e create dai quattordici diversi artisti che promuoviamo e rappresentiamo nel nostro collettivo. Collider Art si presenta come una galleria d’arte mobile, attiva principalmente in festival musicali ed eventi connessi al mondo psichedelico; ad oggi possiamo contare più di trenta esibizioni ed eventi in tutta Europa. Il nostro obiettivo non è solo quello di realizzare mostre itineranti; attraverso i ricavati delle vendite del sito e delle mostre ci prefiggiamo lo scopo di essere un aiuto concreto alla creatività degli artisti che rappresentiamo, così da permettere loro di continuare la propria ricerca artistica e spirituale. Q

Opere: 1. Luke Brown, Mystereum Tremendum 2. Luminokaya+Luke Brown, Spectral Luminiscense 3. Stuart Griggs, Right of Passage 4. Ihti Anderson, Infinity Dragon 5. Somnio8 (Mark Lee), Zygo 122


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GUIDE DELL’ALDILÀ Breve letteratura esoterica sui maestri interdimensionali .....................

di Mariavittoria Spina

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la triplice unità dell’essere in cammino Un rapido sguardo all’attuale condizione esistenziale del genere umano consente di definire la maggior parte delle persone in base all’appartenenza a due categorie distinte, e per lo più opposte, che descrivono altrettante modalità di intendere la realtà: da un lato il mondo dei materialisti, che si fidano principalmente, se non esclusivamente, delle proprie percezioni sensoriali, e dall’altro l’ugualmente vario e composito mondo degli spiritualisti, che si affidano maggiormente a ciò che il loro intuito suggerisce esservi oltre la soglia del visibile. Empirici e idealisti, scienziati e religiosi, sono solo alcuni esempi di coppie comportamentali che emergono da questa concezione dualistica dell’universo, all’apparenza riscontrabile tanto nel macrocosmo (corpi celesti visibili e materia oscura) quanto a livello microcosmico (particelle corpuscolari e ondulatorie), ma che riflette solamente la settorialità nel modo di apprendere del suo osservatore. Dal punto di vista anatomico, ad esempio, un forte grado di polarizzazione sembra evidente nella conformazione e funzione degli emisferi cerebrali, uno logico-razionale e l’altro intuitivo-immaginativo, 132

L’Universo è l’Essere Organico Eterno Intelligente di cui noi, umani, siamo “cellule”, in... potenza. Il paradigma organico è far crollare tutti i confini, quelli tra naturale e sovrannaturale, e anche quelli tra uomo e Dio. Giuliana Conforto

così come nel tipo di messaggi che percorrono il corpo, elettrici e chimici, che semplificando potremmo considerare come la trasposizione a livello fisico degli stimoli sensoriali e della loro interpretazione (pensieri ed emozioni). Eppure, oltre queste evidenze superficiali, il funzionamento del cervello e la sua fisionomia sono notevolmente più complessi e implicano un sofisticato sistema di interconnessione neurale limitato solo dal livello di coscienza del singolo individuo: «Il corpo calloso, che divide i due emisferi cerebrali, è una rete intricata di neuroni che frammenta nel tempo le diverse bande di energia o frequenza, da quella minima della veglia a quella massima del sogno. Le varie bande sono divise e quindi servono dei “salti” di energia per passare dall’una all’altra, “salti” che il cervello compie, ma che cestina nel


Ermafrodita con uovo, Splendor Solis, xvi sec.

subconscio. Il “salto” si può tradurre in azioni incoerenti con i propri sentimenti e, persino, con la propria volontà. Ogni cervello umano è un po’ come Mr. Hyde e Dr. Jekill. Poco prima dell’alba, quando la pressione della luce solare, elettromagnetica, è minima e il cervello sogna, arriva il pane quotidiano. È il pacchetto di ormoni che riguardano il corpo umano, gli donano salute e trasmettono al personaggio la volontà dell’Autore, della vera identità: volontà che la porzione conscia dimentica e crede irreale».1 Il dualismo che costituisce la superficie apparente della realtà percepita è piuttosto una tensione tra opposti che giun-

gono a un’efficace sinergia quando vengono messi opportunamente in comunicazione. La sintesi funzionale dei nessi significativi dipende essenzialmente dal livello di consapevolezza implicato nella loro coordinazione, che a sua volta ne determina il grado di sviluppo: «La coscienza di sé è il frutto di una conquista. È uno stato speciale della materia nucleare che compone il nostro corpo visibile; è uno stato superfluido, in sintonia permanente con il corpo di luce, il corpo messaggero composto di bosoni. Così il corpo fisico diviene un superconduttore di Luce pesante e il vero essere diviene il protagonista responsabile del

1. G. Conforto, Universo organico e l’utopia reale, Macro 2007, p. 33.

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Oltreconfine 15 - ALDILÀ  

Cronache dai mondi visibili e invisibili - Edizioni Spazio Interiore - 176 pagine - Contributi di: William Buhlman - Robert Monroe - Selene...

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