NUMERO 14 ANNO XIII FREE PRESS APRILE 2023
Arrivati al numero 14 abbiamo preso un punto di svolta: il nostro freepress ha una veste grafica rinnovata in toto, rispetto ai precedenti. I contenuti sono sempre riferibili all’arte marginale, alla letteratura invisibile, fuori del mainstream, cercando di lanciare, dove possibili, nuove autrici, nuovi interpreti. Ecco fare capolino una pagina intera di soli fumetti, a tema ambientale. Ecco ripartire da Perugia, come propone Nina Filippo, una poetessa delicata, con una forte presenza scenica, autrice di declamazioni dal vivo tra le più belle che avessimo mai organizzato. Ecco ospitare una nuova voce del panorama poetico contemporaneo: Lorena Rodriquez, già autrice di una raccolta pubblicata in passato e ora di nuovo con qualcosa da dire. E’ la prima volta pure del Ghianda, questo misterioso poeta di Gabicce, che ha bussato alla nostra porta ed è stato accolto.
Fedeli al gonzo journalism, abbiamo intervistato Jus del gruppo perugino Good Morning Cernobyl, che hanno appena inciso il loro primo album. Abbiamo pure fatto un resoconto dell’evento dell’autunno scorso legato allo Street Watching, dove il nostro Marcho Gronge da Roma ci ha illustrato i piaceri della fotografia decontestualizzata. Ma non stiamo qui a svelarvi tutto, sta a voi leggerci, commentare, spargere parola. Nell’ultima pagina troverete tutti i contatti utili per sentirvi parte di una community, in libertà.
Buone vibrazioni.
Questo numero è stato realizzato grazie alla generosa temerarietà dei nostri gentili sponsors:
Le Periferie www.arrivo.wordpress.com
A Perugia Nina Filippo
Accade quando sei contenta, e ti trovi in alto vicino alla vetta, dove è più breve la distanza dal cielo e la vita sembra assumere una forma più sincera. Allora accade che si smuova il tassello che tenevi nascosto in fondo a te, desiderato e custodito, reso opaco dalle ombre della disillusione. Eppure già si sentiva ridere da lontano il funambolo del destino, divertirsi per la cieca mania nostra di stare al mondo, come re Mida nel suo palazzo dorato, e ignorare la legge sacra del divenire, che ricompone l’equilibrio quando più si fa tesa la lotta delle forze opposte. Allora ecco che ci coglie impreparati, quasi maldisposti, la crisalide che si trasforma, che abbandona il suo bozzolo acerbo. Ma quanto è bella poi cambiata natura in corpo che vola libera per le sue ali policromia di luce.
Sei edera, certezza, conforto, afflato di vita e conoscenza. Nel tuo perimetro stretto ho attraversato per anni secoli di storia, mi sono estasiata a scoprire da dove provenisse il linguaggio che diventa pensiero, il perché delle guerre e della legge, l’incanto fonico della lirica, la verità essenziale del mito e il convertirsi suo fatale, quanto è falsa la commedia delle razze.
Ho cercato meglio che potevo ciò che accade sulla terra quando si cade, e adesso che ti lascio, mia città, questa terra mi trema sotto i piedi, gli occhi sono pozzanghere salate.
Ogni passo in ogni vicolo mi ricorda di te, ogni sosta m’incanta di nuovo e riscopro bellezza di tutto.
Ti camminavo accanto, edera, ogni giorno, e pensavo a te, Dioniso, prima luce e discesa agli inferi, monito del mio destino, costretto tra le righe allineate della pagina, varco verso altri mondi, corolla di sapere che si schiude. Solo per te rimanevo le ore immobile, seduta, solo per te maestro del respiro, e conoscerti per me era come pregare.
Adesso che l’abitudine si è fatta memoria ripercorro gli stessi sentieri, e le medesime mura, la pietra grigia, i palazzi storici, le porte signorili, conservano quella mescolanza di odori e forme che abitano dentro di me. Rivedo i volti lontani, i professori, i compagni dell’università, la coinquilina che trasloca, l’archivio e la biblioteca, i pomeriggi stesi al prato a sognare nelle nuvole il futuro, ed
è difficile collocarli nel tempo senza una vertigine. Rivedo Nina, in un corpo troppo snello e scattante, camminare veloce con la mente in folle corsa a travalicar le epoche, a cercare negli abissi del pensiero la verità, nella dismisura dei movimenti il suo sentire animale, ostinata lungo le notti per mischiarsi alla vasta umanità urbana, per tuffarsi nelle acque oscure di se stessa, nel suo baratro vuoto e risalire a galla e diventare donna.
Il tuo profilo, amico urbano, è un circo di montagne, la vetta dolce del Subasio protegge Assisi, rosa nell’ora quieta del tramonto. Il monte Tezio è la punta del cuore di un bambino, i Sibillini nascondono segreti arcani, evidenti nella grazia dell’aspetto di nuvole e onde, montagne perfette per lasciarsi valicare, contemplare, emulare.
Le tue panchine, alla fine della via, circondano le aiuole e si affacciano sull’orizzonte. Quante volte hanno accontentato il desiderio degli uomini di mimetizzarsi nella folla urbana, e ancora continueranno a farlo. Adesso riappaiono integre come la prima volta che furono per me dimora della mente su paesaggi lontani, dove lo sguardo si stende sugli orizzonti disegnati dal profilo delle montagne, dove le case tra il folto del bosco proteggono le paure e i campi coltivati nascondono nel loro ordine il fervido rigoglioso caotico delle chiome verdi, batuffoli soffici e spiritosi come le code dei conigli. Prima riappaiono i tetti, dislivelli di storte pianure, modulate da terrazze diritte, per il trastullo delle ore in conversazioni disparate, per l’oblio del tempo, che cessa di spaventare con il peso dei rintocchi
estenuanti. Più in là svettano le torri, a punta, cipressi rossastri, o quadrate, coi merli medievali memoria di antiche lotte. Si elevano per ricordarci l’audacia dell’uomo, il suo potenziale alto sentire, la tenacia di edificare dalle macerie nuove case dello spirito, mai del tutto esausto, nonostante la frenesia e la violenza.
Vi rivedo ancora. E riconosco i segni. Gl’incontri degli anni cercati per istinto rivelano adesso la loro ragione, tutto trova posto adesso. La geografia dei popoli indigeni, le usanze avite a rischio di estinzione, il viaggio e l’avventura. Scoprirsi nuda persona sulla scena, le etimologie di chi per primo ha dato il nome alle cose per esser filosofo, tessitore di storie, incantatore di suoni, la materia che è grano e vino, inchiostro nero e pigmento. La comunità che ritrova se stessa nelle migrazioni. La sostanza, che proietta i mostri, aggredisce la vittima, te stesso, incapace di domare. Tutto questo riconosco, con questi occhi non ancora sazi. Ma la lezione grande è di là da venire. Proprio adesso che ti ho riscoperto, che grazie a te ho meno paura e non mi stanco più di te, mi dovrò allontanare, eppure non ti lascio.
Non ti lascio sapore di casa, tenuto a lungo a distanza per la paura che ho di me stessa, d’inciampare nella vita, nutrendo l’illusione che fosse possibile raggirare l’ostacolo e non cadere mai.
Ricorda che accadono fugaci attimi di felicità tra le distese sperdute della noia. Oh luna, panacea dei poeti, fulgida, distante, bellissima risplendi, la tua luce abbaglia la notte e schiarisce il blu del cielo e solleva i pensieri.
FLIPART
Nicola Castellini Tiziano Lilli
Èsera, si sta in maniche corte alle scalette del Duomo dopo anni di lavori di restauro, finalmente. Benny ha dato appuntamento alle 20 ad amici ed amiche che non vede da tempo, per salutarle trionfale del suo rientro in città dopo una lunga vacanza in Corsica, ospitata da un’amica sorella. Ha riportato un congruo bottino di pregiati rosé in bag in box da offrire e far brindare in allegria. Troviamo un buon posto a metà scalette, siamo in due, per ora. Scrutiamo l’orizzonte, lì dove Corso Vannucci sembri portare, sentiamo leggerezza dell’anima. Arriva la prima comitiva, osservo Benny, che si è messa il rossetto rosso, accogliere le persone. Al terzo brindisi ci viene offerta una pizza calda in cartone, che dividiamo io e lei da buoni amici quali siamo. Poi arriva Tiziano, si siede accanto a me e cominciamo a parlare per associazione di idee. Il sole è calato, le scalette si animano di gente alla ricerca di un po’ di umanità: chi ci chiede un po’ di tabacco, chi condivide con noi il vino, qualche chiacchiera e il livello della serata sale. Arrivano i primi ragazzi con le loro casse bluetooth, in pochi attimi lo scenario è quello di un locale all’aperto, il vocio è intenso. Sento un brivido, una sorta di energia vitale che m’assale, guardo Tiziano e dico: la chiameremo Flip-Art. La vibrazione delle scalette mi fa volare, mi permette d’immaginare ciò che ancora non esiste. Tiziano accoglie questa mia proposta con giubilo, come un’illuminazione. Siamo entusiasti, su di giri, la notte è calata, Benny è al settimo cielo, regina di bellezza dentro e fuori. La Flip-Art contiene una scossa, un sobbalzo spazio-temporale in cui tutto è permesso, dove per tutto si intende un’invenzione, un’intuizione colta nell’aria, un riportare a terra ciò che volteggia, ciò che è necessario qui e ora. Squarciare il velo, aprirsi alla realtà, connettersi ad un livello non convenzionale, flippare come un flipper dove la pallina si muove che neanche fosse un atomo, producendo suoni, punteggi, percorsi e schegge. Cosa abbiamo creato? Nulla, è tutto a portata di mano.
Nicola Castellini
FLIPART
Siamo a favore di una prospettiva cairologica del tempo. Per una nuova qualità del tempo, in cui l’attimo giusto sintetizza l’intuizione e la visione che dà forma all’atto artistico. Rifiutiamo ogni concezione cronologica del tempo, come sterile susseguirsi di frammenti spazio-temporali privi di ogni qualità intrinseca. L’atto artistico è la manifestazione concreta e reale della qualità del tempo, il momento irripetibile che viene strappato dalle trame indefinite e invisibili della realtà per essere reso materia reale e pulsante.
“ “
NC: Ciao Jus, sono il Nick Castle.
JUS: Ciao!! Dimmi.
NC: Sei disponibile per rilasciare un’intervista per il mio free-press? Voglio aiutarvi e darvi visibilità.
JUS: Certo che sì. Ti ringrazio per la disponibilità.
NC: Ottimo. Preferisci audio o scritta?
JUS: Indifferente.
NC: Scritta.
JUS: Va benissimo.
NC: Come avete messo insieme la band?
JUS: La band è stata messa insieme molto per caso. Una sera ero in un locale a PG con Emiliano Pinacoli che mi parla di questo amico che voleva formare un gruppo punk, ed era il Marga e me lo presenta. Lorenzo lo conoscevo da un precedente gruppo durato pochi mesi.
NC: E poi?
JUS: Poi abbiamo iniziato a fare prove iniziando subito a provare materiale inedito.
NC: Come avete scelto il nome GMC?
Perché i testi sono in inglese? Chi scrive i testi? Quale è stato il primo live? Riesci a descrivermi le sensazioni del primo live? (ti sto facendo un’intervista di gonzo journalism).
JUS: Il nome cercavamo qualcosa che evocasse un risveglio o uno stato d’animo post apocalittico. Un po’ parafrasando Good Morning Vietnam. I testi in inglese è stata una scelta dovuta un po’ alle influenze musicali per lo più straniere che tutti
JUS&GMC Nicola Castellini
abbiamo. C’era un’idea di farlo in italiano. Ma almeno per me che canto avrebbe tolto un po’ di suoni forti che la lingua anglosassone riesce a trasmettere.
NC: Interessante.
JUS: Il primo live è stato al Circolo Island. Tante emozioni ma più che altro avevamo la consapevolezza che era il primo salto nel vuoto di un progetto che ci rende orgogliosi. Un voler far vedere alle persone cosa abbiamo da dire e come volevamo dirlo.
NC: Seguendovi nei live ho notato crescente interesse, energia e vibrazioni sia del gruppo che del pubblico.
JUS: La nostra speranza che arrivi l’idea di un’emozione legata al rumore, al feedback. Non siamo dei virtuosi ma usiamo gli strumenti per produrre un sottofondo rumoroso per i testi. Non a caso scelsi Carmelo Bene. Un po’ per riprendere quell’idea di parola come veicolo di un’interpretazione. Non come parola in sé.
1 OUVERTURE
2 THE PARTY OF GHOST
3 WELCOME TO THE COMMONWEALTH
4 SWITCH ON!
6 SYNESTIA
7 MURDERER CITY
8 SPIKE’S POISON
9 EPILOGUE
( Voce+chitarra ) Jus - Giuliano Picciafuoco
( Voce+basso ) Marga - Massimo Margaritelli ( Voce+batteria ) Loll - Lorenzo Bonamente
www.goodmorningcernobyl.it facebook.com/GOODMORNINGCERNOBYL instagram.com/goodmorningcernobyl.band/
intervista
ALBUM USCITO IL 15 MARZO 2023
9 MARZO 2020. ROMA h.21
di una nuova era
Tiziano Lilli
In una conferenza dai toni apocalittici il premier di allora Conte annunciava l’inizio del Lockdown, che avrebbe per diversi mesi congelato gli italiani in casa. Tutto ciò stava accadendo anche nel resto del mondo. Così ci è stato narrato. Era l’inizio della fine. La fine di un’era. Che è successo? Cosa sta accadendo?
12/1/2020. ROMA. 41°53’30.95”N, 12°30’40.79”E.h.00.00
A 22° del Capricorno l’incontro tanto atteso quanto temuto. Saturno raggiunge per la prima volta Plutone. A pochi gradi c’è anche il Sole. È il grande sinodo planetario da lungo tempo annunciato e temuto dagli astrologi di tutto il mondo. Una levata di forze oscure dal carattere distruttivo e corrosivo inizia ad aleggiare sull’Europa e nel mondo. Arrivano dalla Cina le voci di un misterioso virus capace di sterminare l’intera umanità… È l’inizio del ciclo Saturno Plutone. Il grande malefico incontra il signore dell’Ade. Andre Barbault, nel suo libro “L’astrologia e l’avvenire del Mondo” definisce cosi questo periodo: “…Ci si potrebbe raffigurare l’Europa come minata da forze profonde, corrosa da un male particolare, immersa in un periodo di glaciazione. Tutto ciò assomiglia ad una malattia, se non ad un intervento chirurgico subito dalla comunità Europea…”.
8/3/2020. ROMA.
41°53’30.95”N, 12°30’40.79”E.h.00.00
Tra il 15° ed il 29° grado del Capricorno un epocale e catastrofico stellium annuncia il canto del cigno di un’era. Plutone, Saturno e Giove sono compresi in una ristretta porzione dello zodiaco. Una polveriera pronta ad esplodere. E il rosso malefico Marte non si fa attendere. È l’8 marzo del 2020. Marte è in orbita di congiunzione con tutti gli altri pianeti posti nel Capricorno. La levata delle forze oscure è ormai al suo climax. Il drago è sciolto dalle catene.
OSCURI PRESAGI
Inizia così un balletto nei cieli dalle tinte fosche e minacciose. Il 5 Aprile si congiungono per la prima volta Plutone e Giove, e successivamente in moto retrogrado il 30 giugno per poi concludere il loro ciclo il 13 novembre. Il 28 settembre si scioglie l’ultima congiunzione non proprio esatta tra Saturno e Plutone. Il grande malefico della tradizione, Saturno, e il signore dell’Ade aprono così una stagione fatta di paura e limitazioni di ogni genere. La notte oscura che annuncia l’arrivo dell’alba.
Il 21 06 2020, giorno del solstizio d’estate e con l’apertura delle porte degli uomini, si ha un’eclissi anulare di sole in Cancro. Il 23 07 2020 il passaggio della cometa Neowise. A dicembre il passaggio della cometa Leonard.
21 12 2020. 0 °30 Aquario. LA GRANDE TRANSIZIONE
0 30° Acquario. Un grado divenuto leggenda. È qua che i giganti del cielo, Giove e Saturno, si congiungono per la prima volta dopo 240 anni in un segno di Aria. È la media congiunzione. Il mondo che abbiamo lasciato è quello della Triplicità di Terra, dove Giove e Saturno si sono ciclicamente incontrati in Segni di Terra (Capricorno, Toro e Vergine). Questo ciclo, iniziato nel 1802 e terminato nel 2020, dà il via ad una nuova fase di triplicità. Dal 2021 al 2159 Giove e Saturno si congiungeranno ogni vent’anni in segni di aria (da segnalare come nel 1981 ci fu una singolare congiunzione Giove Saturno nella Bilancia che annunciava l’imminente cambio di triplicità)
LA MUTAZIONE. DALLA TRIPLICITA’ TERRA ALLA TRIPLICITA’
ARIA
Il cambio della triplicità porta alla mutazione del mondo relativo all’elemento coinvolto. Ce lo ricorda il celebre astrologo Ibn Ezra. I cambiamenti saranno compresi strada facendo, ma per ora osserviamo come nel 2020, anno del cambiamento della triplicità da Terra ad Aria di Giove-Saturno, ciò che cambia e muta
è proprio l’aria, a causa di una pandemia subdola e che ci pone a livello mondiale degli interrogativi importanti su cosa siamo, sul nostro rapporto con il mondo, con la società, con le leggi e con la natura. Con il cambio delle triplicità, come ci ricordano gli antichi astrologi, cambiano i costumi, la politica, i regni, i governi, finisce in un certo senso “un tipo di mondo” per dare vita ad un “nuovo mondo”. Tuttavia, nella logica astrologica i cambiamenti sono ciclici e quindi gli eventi tendono a ripetersi regolarmente, sotto diverse consapevolezze.
In realtà non esistono eventi armonici o disarmonici in assoluto, ogni cosa che emerge all’interno di una nuova triplicità avrà comunque la sua ragion d’essere finalizzata al cambiamento dei sistemi sociali e politici, proprio in virtù della necessità di un cambiamento, che a prescindere che tu lo voglia o no, deve compiersi obbligatoriamente in un modo o in un altro.
In particolare è il ventennio 2020 – 2040 che genererà le più importanti modifiche delle realtà del vecchio mondo (quello della triplicità di terra) e che ci traghetterà definitivamente verso un nuovo mondo (quello che le generazioni future potranno vivere in modo più comprensibile dal 2040 in poi). Dal 2025 si attiveranno nel cielo dinamiche armoniche fra gli astri che cambieranno per sempre il mondo che conosciamo. La migliore descrizione dei tempi che verranno ce l’ha lasciata il celebre astrologo francese Andrè Barbault nel libro “L’astrologia e l’avvenire del mondo”, in cui descrive il quinquennio che va dal 2025 al 2030.
“2025-2030: il periodo migliore del secolo! Si ritrovano insieme tutte le condizioni che danno una spinta prodigiosa alla storia, condotta alle supreme vette. Quale felice odissea ci è riservata? Nel 2026 nove cicli su dieci sono ascendenti, facendo volare alto l’indice ciclico nel 2029 con un eccezionale groviglio di aspetti armonici: il sestile Nettuno-Plutone del 2027-2029 si aggiunge al sestile Urano-Nettuno del 2025-2027, l’uno e l’altro inseriti nel trigono UranoPlutone nel 2026-2028. Esattamente il contrario della congiuntura del 2020. Questo prodigioso triangolo, amplificato dalla coppia Giove-Saturno, significa che la nuova civilizzazione mondiale, i cui albori si sono visti attorno all’anno 2000, spicca ora un gran volo. Questo ingresso nel secondo quarto di secolo porta il sigillo del compimento di una nuova età dell’umanità. Col trigono UranoPlutone, che sottende i sestili di due altri cicli, regna un genio creativo trionfante, che conduce a un’apertura vertiginosa del progresso umano. Siamo quindi in un’era di rivoluzioni scientifiche, di magia tecnologica, con un avanzamento eccezionale nell’ambito di innovazioni e prodezze, punta superiore di un movimento generale di una società in piena dinamica costruttiva, ben inserita in un mondo di fede e di solide certezze. Con un’economia prospera e una cooperazione pacifica, vi sono i presupposti perché si possa vivere davvero bene. La posizione centrale e armoniosa della congiunzione Saturno-Nettuno è soprattutto espressione di una promozione degli strati inferiori della popolazione mondiale, di una sensibile elevazione del livello di vita dei diseredati, di una vittoria sulla miseria, guadagnata attraverso una solidarietà senza precedenti. Vi è in ciò una sorta di spirito di crociata che suscita una visione comunitaria rinnovata o che genera una nuova ideologia messianica. Si immagina un’umanità liberata dalla guerra e conquistata dall’utopia di una fratellanza tra uomini e da un ideale di riunificazione del mondo. È così che nasce il grande sogno del XXI secolo, la sua nobile fuga mistica. Così questi anni saranno ricordati nella storia dell’umanità.”
0°30 Aquario. L’alba
Street Watching - 1/10/2022 - Perugia
Streetwatched compilation scaturita
dall’urban walk condotta da Marcho Gronge
Lo Street-watching, o fotografia urbana, proposto dall’artista romano Marcho Gronge, è un modello di “ready-made” dell’osservazione del paesaggio urbano, formulato come attività (una passeggiata urbana) condivisa e orientata a generare e fruire, allo stesso tempo, di un rinnovato interesse sensoriale, un percorso di riabilitazione delle capacità percettive alternative, in grado di trasformare i luoghi visitati e osservati, che fanno parte della nostra vita quotidiana, in sorprendenti forme di realtà nascoste e inaspettate. L’artista guiderà i partecipanti muniti di supporti digitali o anche della semplice fotocamera del proprio cellulare a “caccia” di forme nascoste dal quotidiano e la conseguente “cattura” genererà un archivio fotografico “street-watched”, un flusso di immagini artistiche.
La passeggiata urbana è avvenuta lo scorso autunno ed è cominciata da via Cartolari, Perugia, per proseguire a Porta Pesa, via Brunamonti, via Brugnoli, via Pompili, i locali dismessi dell’ex ospedale, viale Sant’Antonio. La partecipazione è stata numerosa e molto sentita, con un gruppo che via via si è andato a formare e ad aumentare in corso d’opera.
Tom Maeda
Di periferia
Non voglio essere libero da voi non saprei dove andare e cosa fare sarebbe una utopia non reale è la fantasia
e ora io che so vorrei non sapere come quando prima non sapevo e cercavo di sapere
Non voglio andarmene solo vi dico non avrei pensieri diritti ma solo linee distorte come le strade che non portano mai a niente
e forse con voi perdermi è l’unico modo che ho per ritrovarmi ormai so che la via è solo una strada di periferia.
Ghianda
Ragazzo dell’Etiopia
Per vie d’ambra di squame di ali e di artigli di zampe e musi di piedi e bastoni gli sguardi si fanno sera, l’aroma che non svanisce sulle labbra more del pastore e di sua moglie, gli spazi sconfinati ogni giorno da attraversare. Il tempo ci stringe nel disperdersi di incensi e spezie sgualcisce l’aria in guizzi, gaie evoluzioni in mutevole tenue complicità l’abbraccio in musica dei passi tuoi, torna l’intima armonia di parole e risa. Sei col cuore meravigliato da un fermo immagine, istantanea curiosità come dispetto dell’illusione che non hai così le macchine dei farenji sventagliano saluti i bambini intanto corrono dietro finestrini chiusi e senza neanche sospettare con occhi di sole nella notte piccola danzano le stelle con piedi battenti agli argini delle strade ridono a tempo dell’eskista il volo dei nibbi che guardano a nord. Lance d’orme rispondono al ritmo dei pozzi che cantano, gli uccelli si fermano ad ascoltare; le donne sulla via di casa corpi dai contorni incerti come sorgive, dal fondo dell’aurora mi ricordo di un amore.
Siesta
Terra di sentieri passi di libertà pelle di serpente al sole. I canti che non si sanno s’impigliano nel profumo di resina e orti, la zappa riposa il mortaio tace nel fondo di pupille brune, d’argilla sono le canzoni che sappiamo dalle bocche delle donne musica cadente su questa terra rossa.
Lorena Maria Rodriquez
Guido Maraspin
Pubblichiamo questo racconto di Guido Maraspin, tratto dalla rivista Muco per gentile concessione. Guido è stato un intellettuale, attivista, giornalista freelance, una persona motivante e motivatrice di percorsi di lettere, capace di spronare le persone nelle scelte a volte difficili ma consapevoli della scrittura.
Nato nel 1960 a Ivrea, perugino d’adozione, Maraspin ha collaborato tra gli altri con Cronache Umbre, Il Settimanale dell’Umbria, Il Manifesto, Micropolis ed ha prestato la sua opera anche in uffici stampa della pubblica amministrazione.
Questo racconto, in particolare, è un esempio di sarcasmo e di scrittura gonza. Siamo sicuri di rendergli gradito omaggio.
Guido Maraspin
Quanta vita consumata
Tra le fughe annerite delle piastrelle del bagno
I pantaloni sul letto
I calzini nell’angolo
La luce del televisore acceso
nel soggiorno spento
La tenda di nylon nella doccia
La muffa sui bordi
Una scatoletta di tonno sul tavolo
Una bottiglia di birra
La mano che annaspa nel cassetto delle posate
In cerca dell’apribottiglie Trova le briciole cadute dentro La memoria del pane
Quanta vita rimuginata
Sulle bollette lasciate chiuse all’ingresso
Da pagare solo se Dio vuole con un lavoro infame.
Quanta vita addormentata sulle gelide ciglia del mattino mentre la caffettiera canta sul fornello prima di cominciare un nuovo giorno appena finito
Con la pacata certezza
Di non poter usare
Nemmeno una volta quelle labbra addolorate nella complessa pratica di un sorriso
“…ma finché c’è la salute…”
Mare Aperto
Guendalina Pace
La salute
Scansata con le dita Tra le tapparelle ingiallite dell’ultima sigaretta, si scruta nello specchio, L’indice punta alla tempia Il pollice in alto Il medio preme il grilletto. Un biglietto: Dottore, la malattia di alcune vite è silenziosa, Talmente silenziosa che può non essere scoperta
Così trasparente agli occhi della gente
Che anche quando le urla in faccia
Lei rimane indifferente.
La malattia di alcune vite
Non potrà essere trovata
curata
Fino a quando
Non smetteremo di chiamare Vita
lo strazio che ogni giorno
migliaia di persone
sono costrette a morire.
Credits
Tiziano Lilli. Mercuriale, sulfureo, salato
Le periferie 14
aperiodico freepress di gonzo journalism e letteratura marginale a distribuzione gratuita
https://arrivo.wordpress.com/category/leperiferie
Contatti:
Facebook: Le Periferie Freepress
Mail: arrivo.info@gmail.com
Telefono: +39 328 9243782
Redazione:
Nicola Castellini direzione artistica e coordinamento editoriale
Lorena Maria Rodriquez Tenace, innamorata, romantica
www.tizianolilli.com grafica
Paolo Nebbiai fotografo
Lorena Maria Rodriquez correzione testi
Per richiedere una o più copie di questo e/o dei precedenti numeri scrivici.
Ringraziamenti
Tom Maeda Visionario, introspettivo, eclettico
Il pianeta Terra, che ci ospita.
Associazione Culturale Arrivo APS Aprile 2023
Nina Filippo Imprevedibile, curiosa, errante
Per sostenere il progetto e l’associazione Arrivo puoi fare una donazione al seguente
IBAN:
IT65M0501803000000017007790
Guendalina Pace Idealista, romantica, nevrotica
Andrea Berretta Tenace, tenace, tenace
Nicola Castellini Smemorato, performer, Se stesso
Ghianda Bello, bravo, buono
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