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Gran Finale Chicco Pellegrino

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A SAINT-BARTHÉLEMY

Stampa: Ciscra SpA

Villanova del Ghebbo (RO)

Pubblicità: Netweek adv

Allegato a: La Vallée Notizie del 21/03/26

Contributo Grafico: Netweek adv

Foto di: Coni, Fisi/Pentaphoto

Contributo giornalistico: Luca Casali, Carlo Gobbo

L’EVENTO

Federico Pellegrino ha scritto pagine di storia indelebili nello sci di fondo. Dalla sua Davos nell’ormai

2014 ai Giochi Olimpici di Milano

Cortina di pochi mesi fa. Dodici anni ad altissimo livello, facendosi spazio tra gli imprendibili scandinavi. Una carriera straordinaria che ora giunge alla conclusione e che andava in qualche modo celebrata.

Per Chicco il privilegio di avere l’ultimo tappeto rosso in Coppa del Mondo, ma è anche tradizione festeggiare, durante i Campionati nazionali, tutti i ritiri. Di qualunque peso, del campione affermato o di chi per anni ha sognato a occhi aperti.

Dal giorno in cui è stata fissata la data di addio, Chicco ha iniziato a pensare

Tre giorni di gare, tre memorial da assegnare al miglior comitato regionale e al primo gruppo sportivo militare. Venerdì 27 marzo ci sarà in palio il trofeo intitolato a Elisa Arlian, atleta prima e successivamente maestra e allenatrice dello sci club, prematuramente scomparsa a seguito di un incidente in montagna.

Sabato 28 il memorial Sergio Favre, anche lui nato e cresciuto a Saint-Barthélemy, prima di approdare ai massimi livelli e seguire i materiali di grandi campioni come Dario Cologna e Stefania Belmondo.

Infine, domenica 29, sarà dedicata alla tradizionale Coppa Trossello, giunta alla settantesima edizione. Al termine delle gare verranno assegnati i trofei in ricordo di Carlo e Hector.

il modo per ringraziare il mondo dello sci di fondo, la sua comunità e tutte le persone che lo hanno affiancato stagione dopo stagione.

Voleva fare qualcosa di grande, si è messo in prima persona a tirare le fila di un progetto, diventato evento.

Il Gran Finale. Tre giorni di gare valide per i Campionati Italiani sulle piste di Saint-Barthélemy su cui ha mosso i primi passi. Tre giorni in cui le sfide agonistiche si intrecciano con le storie delle stelle del passato e con le ambizioni delle nuove generazioni. Tre giorni di sport, iniziative collaterali e celebrazioni.

Un evento che vuole andare oltre il fondo agonistico e che da mesi coinvolge lo sci club Saint-Barthélemy,

«Un evento nato per ringraziare tutti e restituire al territorio quanto mi ha dato in questi anni»

comitato organizzatore dell’evento, enti e associazioni del territorio e tutta la comunità di Nus. Teatro delle gare il centro dello sci nordico della località valdostana, con il suo magnifico anello del Gran Tor a incoronare i nuovi Campioni Italiani. Spazio anche agli amatori, tra gli italiani in lizza per il titolo tricolore e gli stranieri che vogliono gareggiare in mezzo agli atleti di rango internazionale in luce nelle più prestigiose competizioni internazionali. Ovviamente in pista il protagonista principale, Federico Pellegrino. Passerella finale nelle gare del campionato italiano, per poi sciare nella granfondo non competitiva “Eunsemblo à Chicco” al fianco di chi non vuol mancare al Gran Finale. Un evento pronto a trasformarsi in una festa di fine stagione, capace di riunire fondisti e addetti ai lavori, sportivi di altre discipline, amici, appassionati e affezionati. Prima di lasciare spazio all’intrattenimento, dalle cucine usciranno cinque piatti sapientemente studiati e preparati dallo chef Agostino Buillas, che porterà gli ospiti alla scoperta delle eccellenze valdostane. Sarà coadiuvato dagli allievi dell’École Hôtelière de la Vallée d’Aoste, coinvolti in un progetto dal sapore speciale. Allievi che avranno inoltre la possibilità di vivere un’esperienza unica, per celebrare l’uomo del fondo italiano Federico Pellegrino che tanto mancherà sui campi di gara del palcoscenico internazionale.

“Vai Federico, vai”. Papà Enrico è li a bordo pista. A seguire il suo cucciolo. Non è un uomo di sport, Enrico Pellegrino. E, forse per questo, la sua presenza è discreta. Ma è una costante, lui c’è sempre. Enrico e Maricla. E tre figli: Francesco, anche lui fondista e ora ingegnere, ed Alice, pattinatrice su ghiaccio. Tra un allenamento di un figlio e quello dell’altra e il lavoro che chiama, non c’è tempo da perdere. Federico cresce a Nus, tra una partita di pallone, una sciata sugli sci stretti del fondo e una cantata con la banda musicale del paese. Lui e il cugino Xavier Chevrier, stesso anno di nascita, il 1990, stesso motorone ma muscoli diversi. Affusolati quelli di Chevrier, presto campione del mondo a squadre di corsa in montagna, potenti quelli di Federico. Sono gli anni della formazione, nei quali Federico impara a farsi largo tra i difensori, lui attaccante. Impara la destrezza, l’arte di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. La capacità di scagliare il fendente puntuale in tante risoluzioni perfette delle gare sprint di fondo che conteranno, frutto di abilità imparate da piccolo. Campionato italiano allievi: in gara lui, il cugino Xavier e François Viérin. Finiscono tutti lontano anni luce dalle posizioni che contano. E tutti e tre andranno lontano, in coppa del mondo. Comitato regionale: del calcio, da una parte, e dello sci di fondo dall’altra. E un Liceo Scientifico

nel quale studiare. Perché se non fosse arrivata la chiamata in squadra nazionale, Federico avrebbe continuato a formarsi all’Università. Così, quando la chiamata arriva, in casa Pellegrino è il momento dei grandi discorsi: cosa vuoi fare? Provare a fare il fondista. Sceglie le Fiamme Oro, anche per uscire dalla Valle d’Aosta. Ai campionati del mondo juniores 2010 è medaglia di bronzo. Il mondo dello sci di fondo inizia ad accorgersi di Federico. Il passaggio dall’Alpen Cup, la Coppa Europa, è velocissimo. Il suo talento lo porta dritto in coppa del mondo. Dodici dicembre 2010, Davos. Vent’anni compiuti il 1° settembre, miglior tempo in qualifica. Federico entra nella tensostruttura

LA STORIA

Luca Casali

riservata agli atleti spaesato: è appena stato l’uomo più veloce al mondo in qualifica. Si guarda intorno e trova lo sguardo e il conforto di Arianna Follis, già campionessa del mondo. È un passaggio di consegne, tra i due valdostani. Sono gli anni della crescita e della prima Olimpiade, Sochi 2014. La prima grande occasione di medaglia. Federico, nella

durissima sprint skating, finisce fuori in semifinale. È una sconfitta che segna il primo grande obiettivo per gli anni a venire: la medaglia olimpica sprint. Solo che, a PyeongChang 2018, la gara è in tecnica classica. Poco importa. Federico inizia a lavorare e a focalizzarsi sull’obiettivo, lavora e migliora sulla resistenza, aggiunge ore ai suoi piani di allenamento e cresce. “Come lavora uno sprinter? Come un distance” – risponde. A dicembre 2014, sempre a Davos, arriva la prima vittoria in Coppa del Mondo. Sono anni di crescita costante, graduale, di infinita pazienza. Nel 2015 arriva la prima medaglia mondiale, a Falun, nella team sprint. E di grande concretezza: a fine 2016 è il momento della vittoria della coppa del mondo sprint. Nel 2017 ci sono i mondiali di Lahti, in Finlandia. E c’è un cambio generazionale importante in corso. I mostri sacri della velocità, Ole Vigen Hattestad, Petter Northug, iniziano a lasciare spazio. E c’è un ragazzino, fresco campione del mondo juniores, che è già pronto a vincere. Il primo scontro con Johannes Hoesflot Klaebo è in quel mondiale 2017 e Pellegrino lo batte, sonoramente: è campione del mondo di sci di fondo, trent’anni dopo un altro valdostano, Marco Albarello. “La sera, in camera, mi sono preparato latte e biscotti, come facevo quando ero piccolo. E mi sono addormentato felice. Il mio modo per coccolarmi” - ricorda. L’anno dopo ci sono le olimpiadi, quelle tremende in tecnica classica. Federico continua a lavorare come mai e arriva pronto. A PyeongChang, su un’altra pista durissima, scia una finale olimpica da sogno, battendo un fenomeno come il russo Alexander Bolshunov e vincendo l’argento dietro a Klaebo. Ha chiuso un cerchio, quello con la prima medaglia olimpica. Nel 2019 ci sono i campionati

del mondo e c’è il ritorno della coppa del mondo in Valle d’Aosta, a Cogne. Federico vuole lasciare il segno, in casa. E davanti a diecimila spettatori vince l’undicesima gara di coppa. Poi ci sono i mondiali, a Seefeld, in Austria. Argento nella sprint dietro a Klaebo dopo aver flirtato con la medaglia d’oro sino in cima all’ultima salita e bronzo nella team sprint. È tempo di progetti non solo sportivi, in casa Pellegrino. Nel 2021 sposa Greta Laurent, che diventa la signora Pellegrino dopo esserne stata la fidanzata sin dai tempi della squadra juniores. Sono i momenti dei progetti della seconda medaglia olimpica. Perché lo smacco di Sochi, non è dimenticato. Ma otto anni sono lunghi, eterni. A Pechino 2022, Federico ha 32 anni che, per uno sprinter, sono parecchi. In quella finale, Federico fa la gara con la testa, con le gambe e con l’anima. C’è il cuore di chi aveva progettato tutto con minuzia, dedizione totale, c’è un progetto che ha caratterizzato un periodo lunghissimo. Nel gelo di Pechino, su un’altra pista micidiale in quanto a durezza, ChiccoPelle non è mai stato così vicino a Klaebo in una gara che contasse per una medaglia. Vince il norvegese e Federico scoppia in lacrime tra le braccia di Greta. Il cerchio più importante è chiuso. Quelle lacrime dicono che il piccolo bambino che giocava a calcio e sciacchiava sulle piste di Lignan, ce l’ha fatta. Da quel giorno inizia un’altra vita, per la

famiglia Pellegrino. Nel 2021 vince per la seconda volta la coppa del mondo sprint. La famiglia prende e trova sempre più spazio: a fine 2022 arriva Alexis, due giorni dopo che papà Federico ha battuto Klaebo. Dove? A Davos, e dove sennò? “Solo con quelle energie lì potevo farcela: stavo in una bolla di felicità”.

Milano Cortina è ancora lontana. Ma Pellegrino vive tutto con un altro spirito, più rilassato e sereno. E i risultati arrivano lo stesso. Nel 2023, a Planica, vince l’argento nella team sprint. MiCo è ormai nel mirino e ai mondiali del 2025, nell’ombelico del mondo dello sci di fondo, a Trondheim, a casa di Klaebo, Federico arriva con una condizione strepitosa. Vince l’argento nella sprint skating, la settima medaglia della carriera, e sfiora la medaglia nello skiathlon. Il resto è storia di oggi: a Milano Cortina chiude l’ultimo cerchio portando l’Italia al bronzo olimpico in staffetta e la team sprint alla prima medaglia olimpica in questo format. “Adesso – dice – mi voglio godere i successi dei miei compagni dal divano. Ho investito su me stesso e sulla qualità della mia vita”. Ma lo sport è solo una parte della sua vita. Greta, Alexis, Fabien, nato nel 2025, il suo ruolo di uomo e di padre. E la prossima laurea in Economia e Management per provare, chissà, a dare un approccio nuovo al mondo dello sport italiano, una volta smesso di sciare. La felicità è sedersi di sera, sul divano di casa, in mezzo alla sua famiglia. Grazie, Federico. È stato emozionante.

IL TRAFORO DEL MONTE BIANCO…

da Courmayeur a Chamonix in 12 minuti!

Il 16 luglio 1965, i Presidenti della Repubblica Italiana e della Repubblica francese, Giuseppe Saragat e Charles De Gaulle, inauguravano il Traforo del Monte Bianco. Si trattava allora della più lunga galleria stradale del mondo, posta sotto la montagna più alta d’Europa. Da allora, l’infrastruttura ha accolto oltre 85 milioni di veicoli.

Oggi, a distanza di oltre sessant’anni, i team italo-francesi del Traforo del Monte Bianco GEIE, della Società Italiana Traforo del Monte Bianco e di Autoroutes et Tunnel du Mont Blanc sono impegnati in profondi lavori di rinnovamento della struttura di questa opera eccezionale, con l’obiettivo di perpetuare il suo ruolo

di forte legame tra l’Italia e la Francia, rimanendo un punto di riferimento mondiale in materia di sicurezza e un simbolo di unione tra due Paesi.

Oltre 300 collaboratrici e collaboratori operano per questa opera lunga 11,6 km - ovvero più di 25 persone per chilometro - garantendo un elevato livello di servizio e di sicurezza.

Saint-Barthélemy accoglie i fondisti in una valle luminosa e silenziosa, incastonata tra i rilievi della Valpelline e della Valtournenche. Qui si sviluppa il celebre Gran Tor, un tracciato ad anello di 30 km che abbraccia l’alta valle seguendo la sua ampia conformazione naturale. Da Praz de l’Arp partono anche dieci percorsi più brevi, distribuiti tra prati innevati, boschi di conifere e radure lambite da piccoli corsi d’acqua, in un ambiente dal fascino intatto e quasi completamente esposto al sole.

Il centro dello sci nordico, situato a 1960 metri, rappresenta il cuore del comprensorio. Gli itinerari blu di Praz de l’Arp (3,5

km), Barbonce (5 km) e Champcombre (9 km) accompagnano chi vuole un approccio morbido, mentre i percorsi rossi - da Bois de Pessey a La Nouva, da Champlaisant a Lo Ratzo, fino ai 19–19,5 km del Rifugio Magià e di Pierrey - aggiungono ritmo e lunghezza. Per chi cerca una sfida vera, il Gran Tor resta la prova regina.

Il centro offre un nuovo parcheggio, spogliatoi, docce, bar, tavola calda e tutti i servizi per l’attrezzatura: noleggio sci e ciaspole, sciolinatura, preparazione e riparazione, oltre a un ampio parcheggio per bus.

Ma Saint-Barthélemy non è solo sport: con oltre 250 notti serene l’anno, un cielo limpido e un inquinamento luminoso tra i più bassi della regione, è una destinazione privilegiata per l’astronomia.

L’osservatorio e il planetario sono tappe ideali dopo una giornata sulla neve, così come i villaggi alpini circostanti, dove gustare piatti tradizionali e vini locali. Tra sci di fondo, ciaspolate, scenari incontaminati e notti stellate, questa valle offre un’esperienza completa e irresistibile per chi desidera vivere la montagna in tutta la sua autenticità.

D’estate la località si trasforma in un vero paradiso per le escursioni e le gite in mountain bike. Diversi gli itinerari a disposizione per gli appassionati delle attività outdoor.

SAINT-BARTH É LEMY

GLI ALLENATORI

Quando Federico Pellegrino iniziò a sciare non esisteva ancora la categoria baby. C’erano i corsi propedeutici, a Lignan di Saint-Barthélemy, e Federico mosse lì le prime alternate sugli sci. Rossella Brulard, Attilio Lombard e Mirko Stangalino non potevano sapere che quel piccolo scricciolo sarebbe diventato campione del mondo di sci di fondo. Dal corso propedeutico all’ingresso dello sci club il passo è stato naturale. Il maestro è Italo Arlian, l’uomo che fa crescere Federico e lo fa diventare uno sciatore vero. E un ragazzo di paese felice. “Parlavamo e cantavamo, sul pulmino con il quale andavamo ad allenarci – ricorda -. Niente smartphone, solo le nostre emozioni e le nostre sensazioni. Era così per tutti”.

Italo e Federico vanno ai campionati italiani allievi di Entracque, in Piemonte.

Nella foto, Chicco con Italo Arlian. Sotto, con Marco Selle

“Era uno scricciolo, scivolava in mezzo alle mie gambe e sognava di concludere la gara nei primi settanta: arrivò poco più avanti e faceva i salti di gioia. Ma era bravo anche a giocare a calcio, tanto che ad un certo punto era stato selezionato nella rappresentativa regionale e sciava in Asiva. Sapete cosa? Io non ho mai avuto dubbi che scegliesse il fondo. E meno male per lui ma anche per noi, perché ci siamo goduti un grande atleta ma anche un grande uomo”.

Che avesse delle qualità particolari, iniziò ad essere chiaro. Prima ad Italo, poi a Marco Brocard, allora allenatore del comitato insieme a Claudio Restano e oggi a capo del settore tecnica classica nella preparazione del materiale della squadra di Coppa del Mondo. “Era difficile dire cos’avrebbe potuto fare, a quell’età. C’è un però: mi colpì per l’atteggiamento, l’approccio mentale in quello che faceva”. Federico decide: prova a diventare un fondista. Entra in squadra nazionale

Juniores. Il responsabile del settore giovanile è Giuseppe Ploner. Il passaggio in Alpen Cup, la Coppa Europa, è rapido. Perché arriva subito la chiamata in coppa del mondo. Drammen, prima gara. In qualifica è 49°. Ma poco importa. Marco Selle è l’allenatore responsabile della squadra A. E appena rientrato dai giochi olimpici di Vancouver 2010. “Un ragazzino, è più fumo che arrosto, va solo in skating” – dicono di lui i medagliati olimpici. “Ma io volevo vederlo sciare – racconta Marco Selle - Esco fuori, faccio due passi, lo vedo tirare due passi in alternato e mi dico: questo va, eccome se va. Ho sorriso, perché era uno nostro, un italiano, uno che sarebbe arrivato in squadra A in fretta, uno che poteva vincere. Capita, ogni tanto, che il talento esca dalla tuta da fondo. Come quando ho visto sciare Northug, Klaebo, rimani incantato a bocca aperta. Ad Oslo, nella tappa successiva di coppa, l’ho subito chiamato in camera, per parlargli,

per conoscerlo. E mi colpì subito. Per come ragionava, per come muoveva il cervello, oltre che gli sci”.

Pellegrino entra nel mondo dei grandi. Dalla squadra juniores a quella di coppa. Italo Arlian è un po’ preoccupato. “Quello è un altro mondo, il salto è enorme. E allora, pensa che ripensa, mi viene in mente ciò che disse un altro campione. Lo elaborai e lo feci mio: “Rispetto per tutti, paura per nessuno”. Pellegrino lo fa suo, lo scrive sulla home del sito web. E sugli striscioni del Fan Club. Va in coppa e inizia a vincere.

Ancora Selle. “C’è una stima reciproca che si è costruita negli anni. Siamo sempre stati in contatto e lo facciamo ancora oggi, quando uno ha bisogno dell’altro: è uno scambio di opinioni, a 360 gradi, non solo sportivo. L’ho visto crescere: è speciale, geniale per certi aspetti. Ha sempre un grande entusiasmo nell’affrontare ogni vicissitudine la vita gli metta davanti: vuole scoprire, mettersi in gioco e imparare. Nella sua nuova vita avrà successo come l’ha avuto nello sport”.

Se Marco Selle è stato il riferimento, l’amico in gara e fuori, il saggio consigliere, Stefano Saracco è stato l’allenatore che in squadra lo ha seguito in due cicli distinti, portandolo alle medaglie mondiali di Seefeld, nel 2019.

“Era un ragazzo normale – racconta Stefano – che è diventato campione. E sapete perché? Perché da ragazzino ha fatto l’adolescente, sapendo prendere anche i mondiali juniores come un passaggio verso il professionismo, non verso un traguardo per il quale sacrificare la gioventù. Una volta che ha capito che quello sarebbe stato il suo lavoro si è messo a testa bassa, con

una dedizione totale, una cura del dettaglio in grado di fare una grande differenza, al di là delle doti naturali che solo i fuoriclasse come lui hanno. Ricordo bene i primi anni, quando a fine stagione sono tutti stufi: lui guardava già al Nord, a dove poter continuare a sciare ancora venti giorni. Ecco, l’altro grande elemento che lo differenzia da altri, la passione. Come i grandi chef: tanti sono bravi ma chi emerge è perché lo fa con passione e così gli riesce meglio. Abbiamo passato dei bei momenti, insieme: lui è cresciuto come atleta, io come tecnico. Federico ha sempre dato merito a tutti per le sue vittorie e, invece, il 90 per cento è merito suo. Questo testimonia grandi doti umane. Ha sempre saputo cosa gli serviva: “voglio provare con Markus, una cultura differente del lavoro”, mi ha detto un giorno. Curioso, un ricercatore della perfezione sempre”. E poi ci sono gli anni con Giuseppe Chenetti, l’allenatore che ha portato Federico al titolo mondiale di Lahti 2017. La gara iridata nella quale batté il giovane Johannes Hoesflot Klaebo. “Federico è sempre stato molto

veloce – racconta –. Con lui e con tutta la squadra abbiamo lavorato con tanta umiltà nella ricerca delle doti di resistenza. Ha sempre avuto una grande mentalità vincente, una visione globale di grandissimo livello”. Arriva il 2022, ed ecco l’ultimo grande uomo di riferimento della carriera di Federico: Markus Cramer. Con l’allenatore tedesco, Federico e Francesco De Fabiani iniziano ad allenarsi insieme alla squadra russa. Poi la Federazione lo mette sotto contratto e Markus e Federico iniziano a lavorare insieme.

Il metodo Cramer lo porta a modificare ancora, a cambiare piani e tempi: lunghi raduni, tante ore, ritmo blando per poi accelerare quando serve. “Ragioniamo un po’ allo stesso modo – dice Markus -. Abbiamo la cultura del lavoro, condividiamo il lato umano del confronto, del parlare per creare il gruppo, la sintonia. Nei tanti giorni nei quali si sta insieme, si cresce, si costruisce.

E i risultati sono una conseguenza. Ha capito che poteva diventare competitivo anche nelle gare sulla distanza”.

Chicco con Marco Brocard

OGNI CLIMA

OGNI

NUMERI

I

Federico Pellegrino nasce il 1 settembre in un anno di grazia per lo sport italiano, il 1990, 151 giorni dopo Dorothea Wierer e 49 dopo Federica Brignone, tre campionissimi . A 9/10 anni muove i primi passi nello Sci Club Saint Barthelemy, fucina di azzurri e olimpionici Da ragazzo viene seguito da Italo Arlian e continua ad alternare lo sci al calcio, poi sceglie gli sci stretti . A Cogne a 17 anni vince la prima nazionale giovani e in un’intervista, che aveva rilasciato a Rai Valle d’Aosta, parlava già dei compagni di squadra (quasi come in questa Olimpiade con la voglia matta di vincere con la squadra) . Da giovane conquista un bronzo nella sprint skating dei mondiali juniores di Hinterzarten in Germania nel 2010 e l’oro ai mondiali under 23 di Liberec in Repubblica Ceca nel 2013. Poi è una vita fatta di allenamenti, sacrifici, entra nelle Fiamme Oro, si divide tra Nus e Gressoney, sposa nel 2021 la fondista azzurra Greta Laurent che gli regala due splendidi eredi . In Coppa del Mondo esordisce l’11 marzo 2010 in una città norvegese Drammen (la stessa dove debutterà Klaebo 6 anni dopo) ed è 49esimo nella sprint . Primo podio, secondo, a Liberec gennaio 2011 e prima vittoria a Davos dicembre 2014 . Poi in 17 anni vincerà la Coppa del Mondo sprint per 2 volte nel 2016 e 2021, salirà sul terzo gradino del podio assoluto nel 2023 e continuerà a crescere anche nelle “distance” . In Coppa in 336 gare ha vinto 21 volte (17 individuali - 16 skating e 1 in classico, 3 team sprint e 1 staffetta) centrando 62 podi . “Chicco” in Coppa ha vinto in 9 nazioni: 7 volte in Svizzera (4 a Davos), 3 in Italia e Germania, 2 in Svezia e Slovenia ed ancora Norvegia, Finlandia, Canada e Russia . Alle 4 Olimpiadi in 8 gare sono arrivate, dopo Sochi 2014, 2 medaglie d’argento nella sprint, 1 a skating ed 1 in classico, a Pyeongchang 2018 e Pechino 2022 e i 2 bronzi in Val di Fiemme 2026 nella staffetta 4 x 7,5 Km e nella team sprint . Agli 8 mondiali in 22 gare è arrivato l’oro nella sprint di Lahti in Finlandia 2017, 4 argenti nelle sprint a Seefeld 2019 e Trondheim 2025 e nelle team sprint a Lahti 2017 con Noeckler e a Planica 2023 con De Fabiani e 2 bronzi nelle team sprint a Falun 2015 con Noeckler e a Seefeld Nei Campionati Italiani “Chicco” ha vinto 12 titoli individuali, 14 di squadra, 4 di skiroll, 4 under 23, 3 juniores e 1 aspiranti Come Felice Gimondi con Eddy Merckx anche Federico si è trovato sulla strada il più grande di tutti i tempi, il norvegese Joannes Hoesflot Klaebo, più giovane di 6 anni, che in 11 stagioni ha vinto 11 ori e 13 medaglie olimpiche, 15 ori e 18 medaglie mondiali e in 200 gare di Coppa del Mondo ha vinto 116 gare con 145 podi tanto da meritarsi di essere dipinto, come Merckx, “il cannibale” .

In Valle d’Aosta si scia tutto l’anno

Le giornate sempre più lunghe, il sole a riscaldare il cuore e a far brillare i cristalli di neve. In Valle d’Aosta la stagione dello sci non si ferma e prosegue anche in primavera inoltrata. Nella maggior parte dei principali comprensori sciistici ci si potrà divertire fino a Pasquetta, ma in alcuni casi si andrà avanti anche dopo. L’altitudine e l’esposizione di alcuni pendii sono sinonimo di garanzia, di neve invernale anche quando le temperature lentamente salgono. L’uscita sugli sci o lo snowboard

diventa ancora più rilassante, meglio se accompagnata da un aperitivo o pranzo tipico nei rifugi in quota. Una nuova straordinaria opportunità è offerta da Pila, che ha da poco inaugurato la Stella, struttura con bar e ristorante posta ai 2.723 metri di altitudine che permette di ammirare l’intero panorama valdostano, con i suoi Quattromila in bella mostra. La Conca del capoluogo si raggiunge in 17 minuti grazie alla telecabina che parte da Aosta, per poi viaggiare con il nuovissimo impianto che porta nel cuore delle Alpi. Trenta minuti

dalla città romana alla terrazza panoramica, per respirare l’aria della montagna e concedersi una pausa di gusto all’interno del bistrot. Un nuovo orizzonte per il comprensorio turistico, che per la prima volta prolungherà la stagione fino al 3 maggio.

Andrà avanti fino al 19 aprile la stagione di Monterosa Ski, che unisce le splendide valli del Lys e di Ayas, per estendersi anche verso Alagna Valsesia. Tre valli paradiso per gli sciatori, ma anche il freeride, con collegamenti sci ai piedi tra Champoluc, Gressoney-La-Trinité e Alagna. Un biglietto unico, valido anche per Champorcher

Courmayeur, con le sue aree di Arp (freeride), Checrouit e Val Veny, quest’anno anticipa la chiusura al 6 aprile. Ma c’è una bella motivazione perché la località turistica si rifarà il look per il prossimo inverno, avviando da subito i cantieri per la sostituzione della telecabina Plan Checrouit e della seggiovia Maison Vieille

Chi sceglie di sciare al confine con la Francia ha a disposizione La Thuile, il lato wild del Monte Bianco. Il comprensorio resterà aperto fino al 12 aprile, con la possibilità di raggiungere sci ai piedi La Rosière Una ski area internazionale, con uno skipass unico che permette di scoprire i 152 chilometri di piste. Ai piedi del Cervino la stagione è invece senza fine. Anche quest’anno gli impianti di risalita rimarranno aperti ininterrottamente fino al 6 settembre. Si potrà sciare tra BreuilCervinia e Zermatt fino a quando le condizioni lo consentiranno, poi la stagione proseguirà sul ghiacciaio di Plateau Rosa. È un anno particolare per il comprensorio del Cervino Ski Paradise, che nel mese di agosto festeggerà i 90 anni.

Ma le piste da discesa sono solo l’inizio. Sono 22 le stazioni dedicate allo sci di fondo e alle discipline nordiche, mentre diverse aree offrono itinerari per racchette da neve e sci alpinismo. In primavera il manto nevoso cambia rapidamente: fondamentale consultare i bollettini valanghe e, per lo sci alpinismo, munirsi di ARTVA, pala e sonda. Per chi preferisce affidarsi a professionisti della montagna, sono disponibili accompagnatori per percorsi di ogni livello, da escursioni familiari a salite più impegnative.

E la montagna valdostana non è solo neve. Scendere a valle significa scoprire un patrimonio culturale stratificato nei secoli. Aosta, con il suo centro storico raccolto e suggestivo, si visita comodamente a piedi: in pochi chilometri si attraversano duemila anni di storia, dal priorato di Sant’Orso all’Arco di Augusto, dalla Porta Praetoria al ponte romano, fino al Criptoportico e alle torri medievali che punteggiano il tessuto urbano. Scorci che sorprendono proprio per il contrasto con le vette innevate che fanno da cornice.

E poi ci sono i castelli, sentinelle di pietra disseminate lungo tutta la regione. Dall’iconico Forte di Bard, che accoglie chi arriva nella

regione più piccola d’Italia, ai manieri nobiliari come Fénis, Verrès, Issogne, Sarre: luoghi vivi, dove la storia dialoga con il paesaggio alpino in un equilibrio perfetto. Sci al mattino, cultura al pomeriggio: in Valle d’Aosta le distanze sono così brevi che si può davvero fare tutto, anche in una sola giornata di primavera.

Nella pagina accanto, in alto, scialpinisti nella Valtournenche (foto Marco Gabbin). Sotto, sciatori a Pila (foto Mauro Paillex).

In questa pagina in alto (immagini Archivio Regione autonoma Valle d’Aosta) la Porta Praetoria ad Aosta. Sotto, da sinistra il Criptoportico forense ad Aosta e il castello di Fènis

Quota Energia

Le grandi dighe del Gruppo CVA si inseriscono in un anfiteatro naturale di vette tra le più alte d’Europa. Qui la forza dell’acqua incontra l’ingegno dell’uomo e diventa energia pulita, custode del paesaggio che la genera. Scopri di più su cvaspa.it

Nus è un paese nel cuore della Valle d’Aosta, con il suo antico e caratteristico borgo e la sua collina ricca di fascino e di tradizioni. Molto importante, soprattutto nella parte alta, è sempre stato il mondo agricolo, con la viticoltura (per tanti anni è stata organizzata la festa del Vin de Nus) e la zootecnia. In paese, in questi ultimi anni, nella stalla di Lorenzo Rosset e Italo Arlian (uno dei primi storici allenatori di “Chicco”), sono arrivati anche i titoli di regina alla bataille des reines con Farchetta per quattro anni consecutivi in terza categoria e Tiky nel 2024 in seconda, due bovine care a Pellegrino.

Ogni due anni, negli alpeggi di Saint-Barthélemy, fa tappa con un combat la bataille des reines, valorizzando la grande tradizione dell’allevamento del paese. Molte sono le attività culturali, legate spesso al castello di Pilato al centro del paese. Un ruolo importante ha sempre avuto a Nus la musica, con la sua banda musicale La Lyretta, fondata addirittura nel 1894. Tra i musicanti c’è anche il campione del mondo ed europeo di corsa in montagna Xavier Chevrier, cugino di Federico, che in una sua apparizione al gioco “Affari Tuoi” su Rai Uno si fece accompagnare proprio dalla banda.

Dal 1977 si è sviluppato anche il settore del canto corale, con la nascita della corale La Neuventze del maestro David Mortara, che porta costumi della borghesia locale del Settecento dopo una ricerca del pittore Italo Mus. Un ruolo importante in paese ha sempre avuto anche il Carnevale, prima nei vari villaggi e poi, dal 1984, con la creazione del Gruppo Storico e con le figure dei Signori di Nus. In paese si è sempre sviluppato anche il settore della donazione, con l’importante attività dell’Avis. I donatori di sangue di Nus, nel 1985, instaurarono una collaborazione e uno scambio di esperienze con i savoiardi di Marignier, per arrivare nel 1994 al gemellaggio, consolidato nel tempo, tra i due comuni.

Nel mondo dell’associazionismo un ruolo significativo lo hanno i vigili del fuoco volontari e i

cacciatori, arrivati a portare ai vertici regionali Gianmarco e Sergio Grange. Molto sviluppata è sempre stata l’attività sportiva, con le tante iniziative dello Sci Club Saint-Barthélemy del presidente Alessandro Plater, dove sono cresciuti tanti campioni che hanno fatto la storia dello sci di fondo come Alida Reboulaz, Lorenzina Guala, Mirko Stangalino, gli olimpionici Attilio Lombard e Carlo Favre, lo scomparso Sergio Favre (grande skiman in Italia, Slovenia, Svizzera e Spagna), il campione italiano Giuseppe Giacchello, per poi arrivare all’esplosione di Federico Pellegrino che ha fatto conoscere Nus nel mondo intero. In passato si organizzavano anche classiche di sci alpinismo come il Trofeo Joseph Fillietroz e, su iniziativa di uno dei migliori mezzofondisti italiani, l’attuale vicesindaco Fabio Grange, per anni sono arrivati campioni al Miglio internazionale di Nus in notturna. Sono poi molte le attività sportive in paese, spaziando dalle bocce (una delle dieci società di Serie A nel settore volo è quella dell’inossidabile presidente Renato Dalla Zanna), al calcio, pallavolo, basket, corsa in montagna, skiroll, bob, senza dimenticare la grande tradizione degli esport de nohtra tera, con lo tsan, maschile e femminile, e nella “culla” di Petit Fenis il palet. Inoltre Nus è conosciuto anche nel mondo dell’astronomia per l’Osservatorio regionale e planetario di Saint-Barthélemy. Una comunità intera, un mondo che per tanti anni ha avuto in Federico Pellegrino il suo “messaggero” e “ambasciatore” a suon di vittorie e imprese sugli sci stretti nel mondo.

NUS E DINTORNI

VALDOSTANI AI GIOCHI INVERNALI

Brilleranno ancora per molto tempo nei nostri ricordi le luci che hanno illuminato i Cerchi dei Giochi

Olimpici di Milano Cortina. Bagliori destinati a sfumare nel bianco e nero che hanno segnato l’inizio delle avventure agonistiche invernali sulle nevi di Chamonix, nel lontano 1924.

In quegli anni, in Valle d’Aosta, nacque un’accesa rivalità tra i fondisti di Valtournenche e quelli dello Ski Club Monte Bianco, proprio a causa della rassegna transalpina riconosciuta dal Comitato

Olimpico Internazionale quale

Iª Edizione dei Giochi Olimpici Invernali. A rappresentare i colori della Petite Patrie, il tecnico Zefiro Hosquet aveva infatti scelto gli atleti dello

Ski Club Cervino: Antonio Herin, Albino Bich e Daniele

Pellissier

Pellissier partecipò anche nel 1928 a Saint Moritz; nel 1948 a Saint Moritz troviamo

Alberto Tassotti e Vincenzo

Perruchon. Sempre nel 1948

ricordiamo Costanzo Picco e ancora Perruchon a Oslo nel 1952. Nell’edizione di Cortina del 1956 furono presenti Innocenzo Chatrian, Camillo Zanolli e Battista Mismetti. A Squaw Valley, nel 1960, Livio Stuffer. Ai Giochi di Innsbruck del 1964 parteciparono

Gianfranco Stella e Livio Stuffer

Nel 1968 i Giochi si svolsero a Grenoble con Gianfranco

Stella, Aldo Stella, Livio Stuffer, Elviro Blanc e Palmiro Serafini. Nel 1972 i Giochi andarono in Giappone, a Sapporo, con Carlo Favre, Gianfranco Stella, Elviro Blanc e Attilio Lombard. Ai Giochi di Innsbruck 1976 fu presente Carlo Favre

Nel libro dei ricordi leggiamo ora la pagina con il nome di colui che ha segnato una svolta epocale nella storia del fondo valdostano: Marco Albarello. Dopo Calgary 1988 giungono le medaglie ad Albertville nel 1992: argento nella 10 km e argento nella

staffetta. Lillehammer 1994 lo incorona Campione Olimpico nella staffetta e bronzo nella 10 km. A Nagano, nel 1998, arriva l’argento nella staffetta. Con cinque medaglie è l’atleta che vanta il maggior numero di allori nella storia del fondo olimpico valdostano. Guai a citare il suo nome quale ex campione olimpico, perché chi vince la medaglia d’oro è Campione Olimpico per sempre!

Nel 1988 a Calgary Gabriella Carrel è 42ª nella 5 km, ma è soprattutto la prima fondista valdostana a partecipare ai Giochi Olimpici Invernali. Sempre per il fondo: Elisa Brocard nel 2014 a Sochi e a Pyeongchang nel 2018; Francesco De Fabiani nel 2018 in Corea e a Pechino nel 2022.

Arriva la prima medaglia olimpica per il fondo femminile valdostano con Arianna Follis, che a Torino 2006 conquista il bronzo nella staffetta. Gareggia anche a Vancouver nel 2010. Tre partecipazioni olimpiche per Greta Laurent: Sochi 2014, Corea 2018 e Pechino 2022.

Suo marito, Federico Pellegrino, prima di concludere a Milano/Cortina la sua eccellente carriera sportiva, aveva esordito ai Giochi di Sochi nel 2014. In Corea, nel 2018, la sua prima medaglia: argento nella sprint. A Pechino 2022 ancora medaglia d’argento nella sprint.

Due presenze ai Giochi per Christian Saracco: nel 2002

Carlo Gobbo
Attilio Lombard e Carlo Favre in raduno preolimpico con Elviro Blanc

a Salt Lake City e a Torino 2006. Da segnalare anche, con i colori dell’Esercito, le gare olimpiche di Gianfranco

Polvara: 1980 Lake Placid, Sarajevo 1984, Calgary 1988, Albertville 1992 e Lillehammer 1994.

La storia olimpica del biathlon inizia con il grande Lino

Jordan nel 1972 a Sapporo e prosegue a Innsbruck nel 1976. Nel 1994 Patrick Favre esordisce a Nagano. René

Laurent Vuillermoz nel 2002 a Salt Lake City, nel 2006 a Torino e nel 2010 a Vancouver.

Tra le ragazze Nicole Gontier nel 2014 a Sochi e in Corea nel 2018. In Corea, seppur convocato, non gareggia

Thierry Chenal. A Pechino 2022 partecipano Samuela Comola, Michela Carrara e Didier Bionaz

Il freestyle porta il nome di Silvia Marciandi, autentica pioniera azzurra nel 1992 ad Albertville e nel 1994 a Lillehammer nella specialità delle gobbe.

Nello snowboard il riferimento storico è Margherita Parini, che porta la sua tavola a Nagano nel 1998. Simone Malusa partecipa a Torino 2006 e a Vancouver 2010. Stesse partecipazioni per Stefano Pozzolini. A Vancouver c’era anche Federico Raimo

Numerose le presenze nello snowboard anche di atleti con la Penna Nera e di altri che da anni vivono nella nostra regione. Raffaella Brutto ha gareggiato a Vancouver, Sochi e Corea; Francesca

Gallina a Pechino. Nel 2014

Luca Matteotti, a Sochi, è 6° nella finale. A Pechino 2022 Emiliano Lauzi è 5° nella finale slopestyle. La medaglia sfugge per un’incertezza a Lorenzo Sommariva, giunto 4° a Pechino, ma arriva invece a Milano-Cortina, sulle nevi di Livigno, con lo splendido argento conquistato insieme a Michela Moioli

Nel bob la Valle d’Aosta si fregia di una preziosa medaglia d’argento vinta nel 1972 da Gianni Bonichon nel bob a quattro ai Giochi di Sapporo. Ricordiamo le partecipazioni nel 1976 a Innsbruck di Franco Perruquet e di Andrea Jory nel 1980 a Lake Placid. Nello sci alpino sono le donne a recitare un ruolo di primissimo piano. L’inizio è scintillante perché

nel 1952 a Oslo Giuliana Chenal Minuzzo vince il bronzo in discesa libera. Quattro anni dopo, a Cortina, la sfortuna e un’imperizia del suo allenatore le impediscono di cogliere i risultati che tutti le accreditavano. Sempre a Cortina troviamo la sua cara amica Anna Pellissier Nel 1960, a Squaw Valley, su una sola manche di gigante, Giuliana Chenal Minuzzo è ancora medaglia di bronzo. Era iscritta allo Sci Club Aosta. È stata la prima donna a leggere il Giuramento degli Atleti a Cortina ed è la prima donna inserita nella Hall of Fame della Federsci.

Greta Laurent

Nel 1968 a Grenoble tocca a Glorianda Cipolla vestire i colori azzurri per la Valle d’Aosta. Nel 1976 a Innsbruck ci sono Franco Bieler e Wanda Bieler. Wanda partecipa anche ai Giochi di Lake Placid 1980. Maria Rosa Quario a Lake Placid, nel 1980, sogna per una manche la medaglia nello slalom: si classificherà 4ª. Quattro anni dopo, a Sarajevo, sarà 7ª. Lake Placid è tristemente famosa perché, nella discesa preolimpica del 3 marzo 1979, Leonardo David scivolò nei pressi del traguardo, battendo la testa sulla neve. Riuscì ad alzarsi, attraversò il traguardo e poi crollò, entrando in coma vigile dal quale non si risvegliò più. Morì il 26 febbraio 1985.

Tra i maschi Matteo Belfrond è selezionato per il gigante di Lillehammer 1994, ed Erik Seletto partecipa ai Giochi di Nagano 1998. Sonia Vierin è in gara a Salt Lake City 2002. A Torino 2006 partecipano

Alberto Schieppati e Annalisa Ceresa

Federica Brignone, prima dell’apoteosi di Milano/Cortina, veste i colori azzurri a Sochi 2014. Il primo podio arriva

quattro anni dopo in Corea, con la medaglia di bronzo nel gigante. A Pechino 2022 il metallo diventa più prezioso: arriva l’argento, sempre in gigante, cui si aggiunge il bronzo nella combinata.

Anche gli sport del ghiaccio hanno contribuito a esaltare i colori della Valle d’Aosta alle rassegne olimpiche. Ad Albertville 1992 partecipano

Katia Mosconi, Orazio

Fagone, Mirco Vuillermin nello short track e Alessandro De Taddei nella pista lunga. Fantastici podi arrivano nel 1994 a Lillehammer con la medaglia d’oro nella staffetta di Vuillermin e Fagone. Lo stesso Vuillermin conquista l’argento nei 500 metri. Sulla stessa distanza, a Torino 2006, la sua compagna Mara Zini vince il bronzo nella staffetta, medaglia diventata iconica per il vistoso errore nello stampo. Gli sport paralimpici esordiscono a Torino 2006 nel curling con Andrea Tabanelli, Egidio Marchese, Rita Dal Monte e Pierino Gaspard

Nella squadra dei Giochi di Vancouver c’è ancora Egidio Marchese, che partecipa anche a Milano/Cortina

assieme a Fabrizio Bich

Ai Giochi di Milano/Cortina 2026 hanno partecipato otto atleti valdostani, che hanno portato con sé le loro ambizioni, i loro sogni e l’identità di una Regione che affida ai suoi ragazzi il compito di rappresentarla, rinnovando l’immagine di ciò che siamo, di coloro che popolano la nostra Valle e di coloro che la attraversano.

Federica Brignone
Francesco De Fabiani

Tre giornate di gare, una sfida che si intreccia all’altra. Medaglie, podi e punti in palio. Il

Gran Finale abbraccia tutti, gli atleti più grandi in attività, giovani e amatori, provenienti dall’Italia e dall’estero. Un programma corposo sulle piste di Saint-Barthélemy, aggiornato costantemente sul sito granfinale2026.it.

VENERDÌ 27 MARZO - Dalle ore 9,00

MEMORIAL ELISA ARLIAN

CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI

10 km maschile TL

10 km femminile TL

COPPA ITALIA GIOVANI

10 km maschile U20 TL

10 km maschile U18 TL

10 km femminile U20 TL

7,5 km femminile U18 TL

5 km femminile U16 TL

7,5 km maschile U16 TL

SABATO 28 MARZO - Dalle ore 8,00

MEMORIAL SERGIO FAVRE - FIS POPULAR

CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI

50 km femminile TC

50 km maschile TC

CAMPIONATI ITALIANI GIOVANI

25 km femminile TC

25 km maschile TC

COPPA ITALIA GIOVANI

25 km maschile U18 TC

15 km maschile U16 TC

15 km femminile U18 TC

10 km femminile U16 TC

CAMPIONATI ITALIANI MASTER

50 km maschile - M1-M2-M3 TC

25 km femminile - F1-F2-F3-F4 TC (Nordik Tor)

25 km maschile - M4-M5 TC (Nordik Tor)

PROMOZIONALE

11:30 - Eunsemblo à Chicco

DOMENICA 29 MARZO - Dalle ore 8,00

70a COPPA TROSSELLO

CAMPIONATI ITALIANI GIOVANI

Staffetta femminile TC

Staffetta maschile TC

CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI E MASTER

Staffetta mista TC

PROMOZIONALE

Gara dedicata alle categorie under 14

SCI CLUB SAINT-BARTHÉLEMY

Una tradizione lunga 90 anni

ALignan, piccolo villaggio incastonato in un anfiteatro naturale, il 6 gennaio 1938 nacque un progetto, diventato poi club di lunga tradizione. Era un giorno d’inverno come tanti, ma per un gruppo di appassionati dello sci di fondo fu l’inizio di un percorso che avrebbe segnato intere generazioni.

Tra loro c’era anche Joseph Fillietroz, diventato poi presidente del Consiglio Valle dal 1959 al 1963. In quegli anni l’economia di sussistenza, dedita in particolare all’allevamento della razza bovina valdostana, scandiva la vita quotidiana: tanto lavoro per vivere, con pochi ritagli di svago trascorsi proprio sugli sci.

Col passare del tempo quell’attività spontanea si trasformò in vocazione. Gli atleti locali iniziarono a farsi notare, fino a raggiungere i circuiti internazionali di alto livello. Già nei primi anni Settanta alcuni di loro presero parte a competizioni mondiali e olimpiche.

È accaduto allora e continua ad succedere oggi: risultati che rinnovano la tradizione e ispirano nuove generazioni ad avvicinarsi allo sci di fondo.

Il club, presieduto da Alessandro Plater, è strutturato con una squadra agonistica formata da una quarantina di iscritti, entusiasti di seguire un percorso di crescita sportiva e personale sulle piste di Saint-Barthélemy.

Accanto all’agonismo, ogni anno viene organizzato un corso di avviamento dedicato ai più piccoli, dai cinque anni in su. È qui che si inizia per gioco, muovendo i primi passi con gli sci stretti. Ed è qui che anche Federico Pellegrino ha percorso i primi chilometri di scivolamento. Si parte dalla base, ascoltando i suggerimenti degli allenatori, ma senza troppo stress.

Perché, oltre alla tecnica e alla preparazione fisica, gli obiettivi rimangono chiari: divertimento, aggregazione e attività sportiva per uno stile di vita sano. Sulla neve i ragazzi imparano a socializzare, a rispettare gli altri, a

diventare autonomi e a muoversi all’interno di regole condivise.

Quasi novanta anni dopo, lo spirito è rimasto lo stesso: fatto di passione, montagna e di tanto entusiasmo che continua a contagiare generazioni. Tra i boschi di Lignan gli sci stretti rimangono una grande tradizione, con il sogno di scoprire un nuovo talento.

Via Torino,
- Aosta
Via Circonvallazione sud 51 - 11020 Nus (AO)

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