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Schiave di Roma

Anno I - Numero 12 / 15 ottobre 2008

€ 0,50 COPIA OMAGGIO

La voce del Mare di Roma www.reporternews.eu

Le città del litorale romano si ribellano all’egemonia del Campidoglio e non vogliono entrare a far parte dell’Area metropolitana. Il nuovo ente toglierà loro competenze sul piano regolatore

I Comuni senza autonomia Il referendum di Reporter Il sondaggio

Reporter chiama in causa i suoi lettori. Il progetto dell'Area metropolitana rischia di togliere autonomia ai Comuni lasciando pieni poteri al Campidoglio nelle scelte riguardanti il futuro delle città sul litorale romano. Per questo vogliamo dare voce a imprenditori, commercianti, studenti, pensionati e casalinghe residenti a Fiumicino, Ostia, Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno. Sarete voi stessi, ritagliando il coupon a pagina 5, a far conoscere il vostro pensiero. Votare è semplice e anonimo: basterà segnare il comune di residenza ed esprimere un parere: favorevole o contrario. a pag. 5

Da Alitalia alla Cai Gli uomini del presidente L'inchiesta

Prosegue l’inchiesta sul passaggio da Alitalia a Cai. Chi sono e da dove arrivano il presidente Roberto Colaninno e i 15 imprenditori che si preparano a rilevare la compagnia di bandiera. All’interno tutti i retroscena delle loro carriere e gli affari già in piedi da anni tra tutti i soci della Compagnia aerea italiana. a pag. 10 e 11

Ordinanza antiprostituzione Prime multe a luci rosse Ardea

L’ordinanza antiprostituzione del Sindaco di Ardea, miete le prime vittime. Due clienti sono stati fermati e multati nei giorni scorsi dopo essere stati sorpresi dagli agenti della municipale per aver consumato un rapporto sessuale con delle prostitute. Entrambi hanno pagato, per evitare di ricevere la sanzione a casa. «Il provvedimento – dice Eufemi – ha colpito dove volevamo. Abbiamo toccato chi alimenta il fenomeno della prostituzione, che va debellata agendo in primo luogo sulla domanda». a pag. 15

Colonna votiva per ricordare l’arrivo di San Pietro Fiumicino

Un Comitato promotore per erigere una colona votiva apostolica per il passaggio di San Pietro a Fiumicino. Ad impegnarsi nell’iniziativa, Carlo Giovanni Michieletto, imprenditore e ricercatore, con la collaborazione di un gruppo di colleghi. «Chiederemo un contributo - spiega con l’impegno di inserire in una apposita pergamena i nomi di tutti coloro che contribuiranno. La pergamena verrà chiusa all’interno della base della colonna a futura memoria» a pag. 22

Federica Sciarelli, la giornalista con la passione per il “giallo” L'intervista

Ogni lunedì inchioda milioni di telespettatori davanti alla tv. Federica Sciarelli, giornalista di punta della Rai, nel corso degli ultimi anni si è trasformata in detective per ricercare persone scomparse attraverso il programma televisivo “Chi l’ha visto”, arrivato alla sua ventesima edizione. Il caso che avrebbe voluto risolvere? «Sono tutti i casi impossibili, quelli che ci segnano nel nostro lavoro: il rapimento di Emanuela Orlandi e tutti quelli che ci continuano a martellare nella testa». a pag. 25


Primo Piano

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15 ottobre 2008

La Grande Roma divorerà 120 comuni-fratelli Il pontile della Vittoria, simbolo di Ostia

di Alessandra Zavatta

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oma diventerà presto città metropolitana. Come Londra e Parigi. Ma i 120 comuni della provincia perderanno l’indipendenza. Come è accaduto, appunto, per i municipi inglobati da Londra e Parigi. Il Comune e la Provincia di Roma ne stanno discutendo da qualche settimana e sono già scintille. Il Governo Berlusconi vuole sciogliere le Province, enti ritenuti troppo costosi e per i grandi capoluoghi punta all’istituzione delle Città metropolitane, che riuniranno competenze e territori di comuni e province. Verranno così dimezzate le spese per il mantenimento della macchina burocratica e migliorata la gestione dei servizi ai cittadini. Obiettivo: modernizzare l’amministrazione locale. La rivoluzione partirà da Roma. Questo è l’unico dato certo. Invece, sui metodi di attuazione, fioccano dubbi e incertezze. Primo nodo da sciogliere: i confini della città metropolitana. All’esame, presso la commissione provinciale per le Riforme e l’Area metropolitana, ci sono due proposte. Il Distretto federale metropolitano con Roma e i comuni confinanti (una trentina) e la Grande Roma che ingloba nell’area metropolitana tutti i 120 municipi-satellite. Il primo progetto, lanciato la scorsa estate dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, riunirà alla Capitale Bracciano, Tivoli, Guidonia, Zagarolo, Frascati, Ladispoli e Pomezia, ad esempio, che diventeranno municipi metropolitani della Città Eterna. Così

La nuova Area metropolitana da istituire ingloberà territori e competenze di Comune e Provincia

L’aeroporto Leonardo da Vinci tornerà alla Capitale

come tornerà sotto la longa manus del Campidoglio Fiumicino, comune ribelle che da Roma Padrona ha divorziato il 4 aprile 1992. Urbanistica, lavori pubblici, pianificazione dei servizi sociali saranno tra le materie in cui i municipi metropolitani non potranno decidere in proprio; sarà Roma a gestire. Ai comuni inglobati verranno lasciate esclusivamente le competenze riguardo le questioni locali, come la gestione del verde pubblico, i trasporti locali, gli orari dei mercati rionali. Per i 19 municipi romani una grande conquista. Perché verranno equiparati ai comuni metropolitani. Nella Roma metropolitana Ostia sarà uguale a Fiumicino, l’Eur come Bracciano e i Parioli come Castelgandolfo. Anzio, Nettuno e i comuni “non confinanti” resterebbero fuori dal piano di riorganizzazione se applicata la prima proposta. E, visto che la Provincia verrà sciolta, potrebbero avere vita difficile. Per questo il presidente della Provincia Nicola Zingaretti vorrebbe riunire a Roma i 120 comuni-satellite, che perderanno autonomia e gonfalone ma potranno contare sulle risorse della nuova Capitale Federale per costruire strade, scuole, mercati. “Qualsiasi proposta verrà approvata - spiega Piero Cucunato, presidente della commissione provinciale per le Riforme - Sarà il Campidoglio a coordinare la futura entità amministrativa. Ma ogni comune avrà salvaguardata la propria autonomia”. Ovviamente Bracciano, Tivoli, Guidonia, Zagarolo, Pomezia e le cittadine-sorelle protestano, perché non vogliono perdere le com-

petenze in materia di urbanistica e pianificazione del territorio. Ladispoli e Cerveteri hanno addirittura annunciato lo scorso agosto che, piuttosto di stare sotto l’ombrello del Campidoglio, chiederanno l’adesione alla provincia di Viterbo. Così come Leonessa ha deciso di abbandonare il Lazio per far parte dell’Umbria. “La nuova entità territoriale - afferma Cucunato - avrà un solo piano regolatore, un piano dei trasporti integrato e una gestione globale dei servizi sociali, lasciando però molta autonomia ai comuni metropolitani sulle questioni locali. I municipi capitolini ne guadagneranno, perché acquisteranno autonomia gestionale. I comuni da integrare vedranno risolti i gravi problemi di traffico e viabilità che li fanno penare. E per i residenti miglio-

rerà la qualità della vita”. Nella Grande Roma vivranno 3 milioni e 200mila abitanti, secondo una prima stima effettuata dai tecnici di Palazzo Valentini. E per loro verranno “pensate” le nuove opere pubbliche e riorganizzati i servizi. Soltanto con la creazione di un organismo metropolitano, ad esempio, si potrà programmare la realizzazione del secondo anello del Raccordo Anulare, il cui percorso interesserà molte cittadine dell’attuale provincia ma l’opera potrà avere successo soltanto se a gestirla ci

sarà un unico ente. Una rivoluzione prevista dall’articolo 114 della Costituzione che, dopo la riforma dell’Ordinamento della Repubblica avvenuto nel 2001, ha previsto la creazione di nove aree metropolitane: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Venezia e Roma, appunto. A queste vanno aggiunte le aree metropolitane riconosciute dalle regioni a statuto speciale: Cagliari e Sassari, in Sardegna; Catania, Messina e Palermo, in Sicilia, e Trieste, in Friuli Venezia Giulia.


Primo Piano

15 ottobre 2008

Il Campidoglio gestirà l’urbanistica, i lavori pubblici e i progetti strategici. Più autonomia ai Municipi

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Pomezia perderà il gonfalone

Il porto di Anzio diventerà “romano”

A Parigi e Londra il cambiamento ha garantito maggiore indipendenza

Parigi, città gemella di Roma dal 1956, è anche una città metropolitana da ben 149 anni. Londra ha acquisito lo status di “metropolitan county” nel 1965. Entrambe hanno realizzato la rivoluzione amministrativa includendo i comuni della “prima fascia”. Che a Parigi sono stati chiamati “corona” e a Londra “ring”, anello. Corona e Anello avvolgono il primitivo nucleo urbanizzato e gli garantiscono respiro per la realizzazione dei grandi progetti urbanistici. La capitale francese venne divisa per la prima volta in arrondissement (circoscrizioni) l’11 ottobre 1795, ai tempi della Rivoluzione. Parigi divenne città metropolitana, con tanto di legge istitutiva, il primo gennaio 1860 inglobando completamente 11 comuni confinanti e annettendosi parzialmente i territori di altri 12 municipi. A perdere l’indipendenza fu anche Montmartre che, da paesello di vigne e casolari arrampicate sulla collina che domina il Louvre, divenne quartiere “in” della capitale francese. E, a quanto pare, non si è mai lamentato. La città venne successivamente riorganizzata in 20 arrondissement, che divennero comuni metropolitani con molta autonomia rispetto al municipio di Parigi, che conserva le competenze su pianificazione urbana, sviluppo economico e servizi sociali. In Inghilterra la Greater London Authority riunisce le competenze del comune e della vecchia contea e gestisce trasporti, urbanistica, polizia, pompieri, sanità,

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I comuni della provincia di Roma

sviluppo economico e iniziative culturali nella città e nei 32 “boroughs”, le circoscrizioni metropolitane che godono di autonomia amministrativa sulle materie di interesse locale. La City, il cuore economico di Londra, gode di una maggiore autonomia e ha perfino una propria polizia. Otto milioni di persone risiedono della Grande Londra. In Italia la trasformazione di Roma in Città metropolitana è stata bloccata dai continui cambi

3,8 milioni Gli abitanti della futura Area metropolitana romana

1860

di governo. Nel 2007 il Governo Prodi II ha approvato il disegno di legge-delega che avrebbe dovuto abrogare il Testo unico sull’Ordinamento degli Enti locali, che a sua volta raccoglieva in un unico testo la fondamentale legge 142/90. La prima che aveva previsto l’istituzione delle città metropolitane. Nulla venne fatto per applicare il provvedimento. Lo scorso aprile lo scioglimento anticipato delle Camere ha rinviato ancora la questione.

L’anno in cui Parigi divenne Città metropolitana

8 milioni I residenti nella Grande Londra


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Primo Piano

15 ottobre 2008

Il XIII Municipio “pilota” nel processo di trasformazione amministrativa

L’autonomia farà somigliare Ostia a un Comune “vero”

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di Enzo Bianciardi

a nuova area metropolitana sta prendendo corpo, per Ostia e il suo hinterland si tratta di un appuntamento atteso da tempo. Due referendum istituzionali per la nascita di Ostia Comune hanno accompagnato il confronto politico sul territorio. Questa, però, sembra la volta buona. Il progetto presentato da Silvano Moffa, deputato Pdl ed ex presidente della Provincia di Roma, mira a trasformare i municipi delle grandi città in comuni periferici, sul modello della cintura di Milano. Il disegno di legge prevede l’abolizione della Provincia, la nascita di Roma metropolitana e la Regione Lazio a statuto speciale. Il progetto dell’area metropolitana richiede però una politica forte, capace di gover-

nare la pianificazione del territorio, di costruire il piano strategico, di programmare l’utilizzo delle risorse e valorizzare le sinergie intercomunali. L’attua-

zione del “Patto per Ostia”, ad esempio, attribuendo più poteri di governo ai rappresentanti del territorio sarà un passo determinante. “Ho iniziato a lavorare

alla delibera istitutiva - svela Giacomo Vizzani, presidente del XIII Municipio - Stiamo andando avanti per gradi. Verranno attribuiti una serie di poteri esecutivi al Presidente e alla Giunta, ampliate le competenze, partendo dalle spiagge. Il nuovo comune metropolitano di Ostia sarà un test importante, in quanto la sua organizzazione e le modalità di funzionamento precederanno i futuri comuni metropolitani. Siamo a buon punto, con il sindaco Alemanno ci sentiamo quotidianamente sull’argomento, il Patto per Ostia sarà mantenuto”. Al nuovo progetto della città metropolitana sta lavorando anche Piero Cucunato, presidente della Commissione provinciale per le Riforme e l’Area metropolitana: “Il Campidoglio, è una struttura burocratica centralistica che non riesce a governare la complessità di una città come Roma. Il nuovo sistema che potrà funzionare solo se ad ogni comune e municipio verrà riconosciuta l’identità territoriale e l’autonomia di governo, a partire da Ostia, che è un municipio “anomalo”. Riusciremo nell’obiettivo, però, solo se verranno superate le impostazioni “locali”, ossia, posizioni rivolte esclusivamente a difendere l’interesse particolare”. Commercianti e imprenditori di Ostia ed Acilia dicono sì ad Ostia

280.000

I residenti nel XIII Municipio

7.500

Le attività commerciali a Ostia e Acilia

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I quartieri interessati dall’autonomia

14 Km

La lunghezza del litorale di Roma

500.000

I turisti ogni fine settimana presenti sugli arenili comune. “E’ stato sempre un nostro obiettivo - ricorda Ruggero Picchi, presidente dell’Ascom Abbiamo sempre appoggiato il programma per Ostia comune e non ci tireremo certo indietro adesso. Abbiamo parlato con il sindaco di Roma, il quale ci ha assicurato che la nascita del nuovo Municipio del Mare ricalca in sostanza il programma già scritto in precedenza per i referendum istitutivi di Ostia Comune. L’organizzazione sarà aggiornata alle nuove esigenze e sarà conseguente alle attese”.


15 ottobre 2008

Primo Piano

Fiumicino non vuole tornare sotto la gestione del Campidoglio

«Mai più servi di Roma»

Graux: «Collaborare con la Capitale ma nell'indipendenza»

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iumicino non vuole tornare “agli ordini” del Campidoglio e perdere l’indipendenza conquistata il 4 aprile 1992. Quando Roma diverrà “città metropolitana”, Fiumicino acquisterà lo status di comune metropolitano come tutti gli altri municipi della provincia. Sempre “comune” resterà ma integrato alla Grande Roma, che deciderà le linee di sviluppo della città metropolitana in merito ad urbanistica, lavori pubblici, trasporti e settori strategici. “Il Campidoglio non potrà tornare a decidere sul nostro piano regolatore - protesta Massimiliano Graux, capogruppo del Pdl - Fiumicino, che fino a sedici anni fa era la XIV circoscrizione di Roma, si è separato dalla Capitale proprio perché il Campidoglio non si occupava sufficientemente dei problemi del litorale. Aveva lasciato che divenisse preda dell’abusivismo edilizio e non aveva portato i servizi necessari nei quartieri. Centinaia di famiglie erano costrette a vivere senza acqua potabile né fognature, in quartieri senza illuminazione e scuole dove far studiare i figli”. “Fiumicino, divenuto comune autonomo a seguito di un referendum, è riuscito a cancellare l’abusivismo edilizio “di necessità” - sottolinea Graux - e, attraverso un’attenta gestione del piano regolatore, è riuscito a ricostruire una situazione urbanistica che sta consentendo di creare sviluppo e di realizzare quelle infrastrutture che finora erano mancate sul litorale. Con

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4 aprile 1992

Quella lunga, aspra e dura battaglia per la libertà di Alessandra Zavatta

Roma vogliamo collaborare, sulla base di accordi intercomunali come quelli per realizzare le opere pubbliche, ma va salvaguardata l’autonomia di Fiumicino”. Proprio la gestione centralizzata del piano regolatore a livello sovracomunale è però alla base della rivoluzione amministrativa: il prg della città metropolitana riunirà quello di Roma ai 120 municipi-satellite. E sarà il futuro consiglio metropolitano (che riunirà gli eletti di Roma e provincia) a delineare le linee di sviluppo. Se Fiumicino, così come Pomezia, Anzio e Nettuno, vorrà costruire case popolari su

un determinato terreno, non potrà farlo se questo non rientra nel prg della Città metropolitana. “In questo modo si potrà garantire una migliore salvaguardia del territorio”, secondo Michela Califano, consigliere comunale e segretario del Partito democratico a Fiumicino. “Del resto anche adesso non è che i comuni possano fare ciò che vogliono sul piano regolatore. L’ultima parola ce l’ha la Regione Lazio. In futuro Regione e Città metropolitana si coordineranno per un migliore utilizzo delle risorse del territorio. E’ un passo in avanti per modernizzare l’amministrazione e mettere Roma e la sua

provincia a livello delle più evolute capitali europee”. Ma nel Pdl c’è chi storce il naso e chiede di indire un referendum per far decidere ai cittadini. E c’è pure chi sostiene che a Fiumicino l’autonomia (da Roma) abbia dato alla testa. Ci pensa la Confcommercio a gettare acqua sul fuoco: “Sotto il Campidoglio stavamo così male che la semplice autonomia comunale ci sembra moltissimo, in termini di indipendenza gestionale. Ma è naturale che Fiumicino debba restare in un sistema integrato nell’ambito provinciale, comunque senza rinunciare completamente all’autonomia”.

Il 4 aprile 1992, quando il consiglio regionale del Lazio approvò la trasformazione di Fiumicino da circoscrizione romana a comune autonomo, io ero lì. Alla Pisana. E con me, oltre ad una folta schiera di cronisti e fotoreporter pronti ad immortalare l’evento, c’era un piccolo ma nutrito gruppo di imprenditori balneari e commercianti di Fiumicino, Fregene e Maccarese. Unico rappresentante politico della città “divorziata” Giancarlo Bozzetto, che di Fiumicino diverrà poi sindaco e che nel 1989 si era battuto per ottenere quel referendum che permise ai fiumicinesi di scegliere l’indipendenza da Roma Padrona. Io c’ero e potevo leggere nei loro occhi la gioia per la libertà conquistata. Una libertà in cui pochi credevano. Perché era difficile credere all’epoca che 42mila cittadini, seppure agguerriti, potessero strappare a Roma una fetta del suo territorio rimasto inviolato dai tempi dei Cesari. Da quando l’imperatore Augusto governava, Roma ha sempre avuto un territorio di circa 150mila ettari. Per 1.992 anni, tra guerre, rivoluzioni, Papi e Re, nessuno ha messo in discussione i confini della città. Poi, però, è arrivata la piccola Fiumicino e ha strappato all’Urbe 22mila chilometri quadrati di fertili campagne e l’aeroporto più grande d’Italia.


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Primo Piano

15 ottobre 2008

Chiavetta e Bruschini respingono con forza l'ipotesi di essere inglobati nel nuovo progetto

«Dal Campidoglio sono arrivati soltanto una serie di problemi. Il futuro delle città deve restare nelle nostre mani»

Anzio e Nettuno pronte a dire no «Non possono decidere per noi»

L'

obiettivo dichiarato dell'area metropolitana è quello di unire le forze, mescolare sapientemente storia, economia, e risorse di ogni singolo comune inserito al suo in-

terno. Un obiettivo che però ad oggi non è condiviso da tutti, preoccupati di essere inglobati in un universo troppo grande e di rimanere con in mano soltanto le briciole. E' il caso

dei sindaci di Nettuno ed Anzio, Alessio Chiavetta e Luciano Bruschini, che sull'ipotesi di entrare a far parte dell'area metropolitana di Roma vanno coi piedi di piombo. «Già in passato – spiega Chiavetta – abbiamo dovuto confrontarci con diversi problemi provenienti da Roma, come i giri di vite sulla prostituzione, gli sfratti, e tanti altri ancora. Se questo fosse il metodo che si ha intenzione di usare anche in futuro che Dio ce ne scampi e liberi. Se Roma continuasse ad essere accentratrice, i comuni come il nostro sarebbero morti, continuerebbe a scaricare soltanto problemi saccheggiando le risorse della provincia. Se invece ci fosse un'attività di coordinamento tra i vari comuni il discorso sarebbe diverso. Tutto sta a capire sin dall'inizio quali sono le intenzioni». Il problema più

evidente, riscontrato su Nettuno ed Anzio, rimane sempre lo stesso. «Lo sviluppo del territorio – ammette Chiavetta – non può essere deciso da un comune che si trova a 60 chilometri di distanza da noi». Come a dire che se l'intenzione del Campidoglio è quella di rivoluzionare i piani futuri delle due città come un “deus ex machina” calato dall'alto, meglio cambiare strada da subito. Come ha ammesso anche Luciano Bruschini. «L'ipotesi di essere inglobati da Roma, e il suo conseguente aumento di potere, mi preoccupa. Negli anni '90 l'amministrazione comunale della capitale ci ha spedito 400 sfrattati da Pantanelle – ricorda il Sindaco anziate – e negli ultimi anni ne sono arrivati altri. Fino a ora i nostri rapporti con la capitale si limitano soltanto a questo».

«Disposti a spostarci nella Provincia di Latina»

La sfida

La posizione è chiara è netta: Anzio non vuole essere inglobata da Roma e dalla nuova area metropolitana. «Tra noi e il territorio capitolino ci sono troppi comuni e riunire tutto in un unico nuovo ente è un'ipotesi azzardata». A parlare è il sindaco Luciano Bruschini, che ovviamente ci tiene a difendere l'autonomia della città neroniana, la sua tradizione e la sua storia, anche se per ora non è troppo preoccupato dall'ipotesi di finire alle dipendenze della capitale perché secondo lui «si tratta di un'idea di largo avvenire». Se dovesse mai verificarsi,

comunque, il primo cittadino è pronto a tutto, anche a gesti estremi: «Nell'eventualità in cui il progetto finale prevedesse

anche l'inserimento della nostra città nei confini del nuovo ente per noi sarebbe meglio meglio chiedere il passaggio all'interno

della Provincia di Latina perché, come detto, ci sono troppe realtà comunali tra il nostro territorio e quello della capitale». Il sindaco anziate, comunque, sta lavorando affinché si concretizzi il primo progetto, quello di Roma città metropolitana, con confini corrispondenti a quelli attuali della metropoli romana, al massimo con l'inserimento dei comuni più vicini. «Insieme agli altri Sindaci del Popolo della Libertà abbiamo realizzato un documento intercomunale e formato un coordinamento per portare avanti questo primo progetto».

L'editoriale

Roma caput mundi? Ai lettori di Reporter la risposta di Cosimo Bove (cosimo.bove@reporternews.eu)

La sfida è stata lanciata: Roma capitale con il progetto dell'area metropolitana allunga i suoi tentacoli sul litorale, estendendo i propri poteri su aspetti della vita amministrativa fino ad oggi lasciati saldamente nelle mani dei comuni: lavori pubblici, urbanistica, sviluppo del territorio. Ed è così che, quei rapporti che in molti casi si sono già incrinati nel corso degli anni, rischiano di precipitare. Tanto che più di qualche amministratore locale ha già annunciato la sua fuga dalla Provincia di Roma in caso di realizzazione del progetto dell'area metropolitana. Perché lasciare ad un comune che si trova a decine di chilometri di distanza, la libertà di scegliere la pianificazione e lo sviluppo futuro di un'area di territorio che al Campidoglio potrebbe non interessare? La paura è che si possa essere costretti, ancora una volta, ad assorbire quelle problematiche sociali di cui Roma è piena, e che queste possamo essere trasferite sul litorale, così come già accaduto in passato. Per questo Reporter ha deciso di dar voce alla gente, a chi nelle città di Fiumicino, Ostia, Pomezia, Ardea, Anzio e Nettuno vive. Un referendum popolare per capire quanti sono realmente favorevoli alla realizzazione di un progetto come quello dell'area metropolitana. Un referendum anonimo (il coupon da ritagliare è a pag.5), nel quale sarà evidenziata soltanto la città di appartenenza, ma che sarà utile agli amministratori locali, ed al Campidoglio, per avere il polso della situazione sulle reali intenzioni di cittadini, commercianti e di tutti coloro che nel corso degli anni sono riusciti a muovere l'economia del Mare di Roma. Starà a loro decidere se Roma potrà ricominciare ad essere Caput mundi oppure no.


Primo Piano

15 ottobre 2008

Il Comune rutulo senza indugi a favore della costituzione dell'Area metropolitana

Ardea si schiera con Alemanno

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Nelle prossime settimane un consiglio per discutere della proposta di Giovanni Salsano

«U

(giovanni.salsano@reporternews.eu)

n’opportunità da cogliere, che potrà portare benefici se si sarà bravi e intelligenti ad essere protagonisti nelle scelte, sia in questa fase di dibattito, che una volta creata l’area metropolitana». È una visione ottimista quella del sindaco di Ardea, Carlo Eufemi, a proposito della costituzione dell’area metropolitana intorno a Roma. Sulla perdita di poteri e autonomia da parte dei

Comuni che saranno inglobati in questa nuova realtà territoriale, come sul modello dell’area metropolitana che verrà realizzato (tra le proposte di Alemanno e Zingaretti), Eufemi non si sbilancia: «Ritengo – dice il primo cittadino di Ardea – che si sia ancora in una fase di dibattito aperto, in cui è importante essere presenti e protagonisti, per non subire dall’alto decisioni dannose per

il territorio, ma concertando scelte e strategie che possono portare miglioramenti alle città intorno alla capitale, creando una positiva sinergia tra Roma e il suo hinterland. Per questo, ho intenzione di convocare presto un consiglio comunale straordinario ad Ardea proprio per aprire una discussione sulla creazione dell’area metropolitana e ho scritto nei giorni scorsi una lettera al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che mi auguro prenda in considerazione, per avviare una fase di scelte comuni anche in tema di in-

vestimenti. Il sindaco della capitale deve farsi carico anche dei problemi delle città che gravitano intorno a Roma e che spesso non hanno risorse per affrontare quelle situazioni che proprio la capitale riversa su di loro». Una voce fuori dal coro, evidentemente, che tuttavia non stupisce poi più di tanto. Già da tempo,

infatti, il primo cittadino di Ardea sostiene l’esigenza di considerare lo sviluppo territoriale non per singoli comuni, ma con una visione di insieme che coinvolga più realtà at t o r n o ad un medes i m o problema (ad esempio la ri-

chiesta di realizzare una metropolitana leggera d’intesa con Pomezia, sfociato in un protocollo di intesa tra i due Comuni). Per Eufemi, inoltre, ulteriori vantaggi potrebbero arrivare dall’approvazione della legge sul federalismo fiscale e l’istituzione di Roma capitale, che potrà contare su un introito di 500 milioni di euro l’anno a partire dal 2010. Fondi per Roma capitale che saranno ripartiti nell’area metropolitana, anche se, a quanto pare, a gestire settori nevralgici quali urbanistica, lavori pubblici e servizi sociali sarà il Campidoglio. «Sono molto contento – dice il primo cittadino – che per la prima volta un governo abbia des t i n a t o importanti risorse per Roma capitale: se sar e m o intelligenti potremo sfruttare questa situazione. Quanto a fondi statali Ardea è stata fortemente penalizzata dal suo incredibile aumento demografico che, negli ultimi 15 anni, è stimato addirittura del 267%: a questo aumento della popolazione non è

I lavori pubblici, fino ad oggi nelle salde mani del comune, passeranno a Roma, che avrà pieni poteri nella realizzazione di ogni intervento sui territori inglobati

I trasporti pubblici locali, gestione del verde pubblico e comunicazione degli orari dei mercati rionali: i comuni rischiano di rimanere con in mano le briciole

mai corrisposto un adeguamento dei fondi riversati dallo Stato al Comune e abbiamo stimato un mancato introito di quasi 1,5 milioni di euro l’anno. Dovremo essere bravi a far sentire la nostra voce». Già, il nodo è sempre quello.


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Politica

15 ottobre 2008

Giù la maschera

Fiumicino trasformista

E’ Fiumicino il regno dei trasformisti della politica. Nella cittadina portuale alla foce del Tevere cambiare partito più che un vizio da nascondere è uno sport di cui farsi vanto. C’è chi ha cambiato casacca cinque-sei volte, senza perdere neppure un voto. Perché a Fiumicino i partiti contano poco, sono gli uomini (e le donne) a fare la politica. E gli elettori li seguono, indipendentemente dalla bandiera che sventolano. Così può accadere che Mauro Gonnelli, attuale presidente del consiglio comunale per il Pdl, abbia iniziato la carriera con Forza Italia, per poi trascorrere un periodo in qualità di consigliere indipendente e quindi approdare nei Ds, per divenire presidente del consiglio comunale e restare sulla stessa poltrona dopo il trasloco ad An e il successivo approdo nel Popolo delle libertà. A cambiare partito più volte è stato pure Gino Percolo, ex democristiano approdato nel Ccd e nell’Udc, quindi nella lista civica Il Timone e ora nel Pdl, per il quale ricopre il ruolo di assessore comunale alla Cultura. La naturale evoluzione dalla Dc al Ccd e all’Udc l’ha seguita pure il sindaco Mario Canapini, che però nel Pdl non è andato. E’ un democristiano tutto d’un pezzo lui. L’ex sindaco Giancarlo Bozzetto, dalla casa socialista, è invece emigrato nel Psiup, poi nel Pci, nel Pds e nei Ds. Per raggiungere (all’ultima tornata elettorale) La Sinistra Arcobaleno. Tanti partiti e una sola bandiera: sempre rossa.

Magliacca, Petrella e De Angelis passano in maggioranza. Eufemi: «Ora lavoriamo per il bene della città»

Ardea, gli ex “comunisti” adesso svoltano a destra

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di Giovanni Salsano (giovanni.salsano@reporternews.eu)

i avvia fuori dal pantano in cui si era cacciata l’attività amministrativa di Ardea, dopo settimane di incontri, riunioni, colloqui interni alla maggioranza (e ad Alleanza Nazionale in particolare) che avevano sostanzialmente bloccato l’azione di governo. Che il peggio sia passato e che la situazione sia in via di stabilizzazione, ne è convinto il sindaco della città rutula, Carlo Eufemi. Un passo indietro: quello che poteva essere un pasticciaccio per il prosieguo della consiliatura è iniziato col passaggio ufficiale in maggioranza (che, comunque avevano sempre appoggiato dall’esterno) di due consiglieri comunali ex Pd, Antonello Magliacca e Danilo Petrella (dimessosi da presidente del consiglio comunale: al suo posto è stato eletto Policarpo Volante dell’Udc), e con la nomina ad asses-

sore ai lavori pubblici di Giancarlo De Angelis, a sua volta dimissionario da membro della direzione federale dello stesso Partito democratico. Mosse su cui il centrosinistra ha fortemente polemizzato – accusando Magliacca (ex candidato a sindaco nelle scorse amministrative) di aver tradito gli elettori e condannando il salto del fosso – e su cui, soprattutto, An ha posto

un veto, per una questione di equilibri politici e poltrone, minacciando in maniera più o meno velata la crisi. Come conseguenza, ben due riunioni del consiglio comunale sono state interrotte prima di discutere i punti più importanti per la città, tra i quali l’approvazione del documento preliminare di indirizzo al Piano regolatore. Del caos in maggioranza, tutta-

via, non ne ha approfittato l’opposizione che, esigua nei numeri, ha da poco ritrovato coesione e (forse) unità di intenti. «Dal punto di vista politico – dice il sindaco di Ardea, Carlo Eufemi – ritengo che la situazione si sia stabilizzata e che si possa riprendere a lavorare nell’interesse della città. Rimane un dibattito aperto in Alleanza nazionale, ma riguarda solo quel partito. A questo proposito, per sottolineare la ripartenza della macchina amministrativa, posso dire che nei prossimi giorni convocherò una riunione di giunta in cui saranno esaminati progetti per diverse opere pubbliche, per un importo che supera i 2 milioni di euro di investimento. Non solo, mi auguro che entro fine ottobre, inizio novembre si possa riunire nuovamente il Consiglio comunale per approvare i punti all’ordine del giorno che non sono stati discussi nelle sedute precedenti, sperando che sia nel frattempo completato il lavoro negli uffici comunali».


15 ottobre 2008

Nettuno comunque non è più un ente strutturalmente deficitario

Casse vuote, mancano 18 milioni Per risanare il bilancio messe in vendita le case popolari di Mario Scagnetti

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(mario.scagnetti@reporternews.eu)

n debito da capogiro, una cifra reale e concreta. Il disavanzo calcolato rispetto al rendiconto 2007 è di 18 milioni di euro, ma almeno finalmente l'amministrazione comunale di Nettuno è riuscita a scoprire l'ammontare dei propri debiti. Per farlo la giunta, guidata dal sindaco Alessio Chiavetta, si è dovuta impegnare in un'importante operazione di trasparenza, ripulendo il bilancio dai residui attivi e dalle entrate che erano state calcolate ma non erano comunque credibili. E adesso tutti dovranno rimboccarsi le maniche per lottare contro un disavanzo che mette paura. Ora che le cifre sono precise e reali, infatti, è anche possibile iniziare a programmare una seria attività di rientro, per cominciare a fare cassa e ad acquisire quella liquidità necessaria per il funzionamento della macchina amministrativa e lo sviluppo della città. Eppoi anche in 18 milioni di euro di debiti può nascondersi una buona notizia: il comune di Nettuno, infatti, non è più considerato un ente strutturalmente deficitario e da questo punto di vista i vantaggi sono numerosi. Su tutti il fatto che non bisognerà più dipendere dalla supervisione del ministero per ogni singola decisione, a partire da quella che riguarda le assunzioni all'interno del municipio di piazza Cesare Battisti. Per arrivare a scoprire la cifra reale dei

debiti nettunesi, comunque, non sono mancate le polemiche tra maggioranza e opposizione: «la maggioranza è sull'orlo di una crisi di nervi. E, con il sindaco Alessio Chiavetta in testa, ha sforato i tempi per l'assestamento del bilancio comunale – attacca il coordinamento comunale del Popolo della Libertà – che sono scaduti il 30 settembre». La risposta del primo cittadino, però, non si è fatta attendere e il Sin-

daco di Nettuno ha spiegato che la scadenza del 30 riguardava gli equilibri di bilancio, mentre per l'assestamento c'era tempo fino al 30 del mese di novembre. A questo punto non resta altro che cominciare a lavorare in maniera concreta per colmare il disavanzo; il punto di partenza è rappresentato dalla vendita di 193 alloggi comunali, che avranno un costo variabile tra gli 800 euro e 1.200 euro al metro quadro, in base alla

condizione e alla posizione in cui si trovano. Per gli attuali inquilini ci sarà un diritto di prelazione. La decisione è stata presa in commissione Bilancio, ma anche in questo caso non sono mancate le posizione contrarie: il consigliere comunale De Zuani infatti, oltre a ritenere troppo alte le cifre deliberate, ha invitato l'amministrazione comunale a trovare una strada alternativa alla vendita delle casse popolari.

Politica

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Energie alternative

Anzio, continua la battaglia targata Pd sul fotovoltaico

Il Partito Democratico di Anzio continua la sua battaglia in favore delle energie alternative. Del fotovoltaico in particolare. Prima ha provato a passare per il consiglio comunale, ma qui la discussione non è mai partita veramente, tra rinvii dei punti all'ordine del giorno e polemiche con la maggioranza di centrodestra. E adesso ci riprova con un convegno specifico dal titolo “Fotovoltaico: una soluzione solare alla crisi energetica – opportunità, politiche e prospettive per Anzio”. L'appuntamento è per il 18 ottobre all'interno dell'hotel Lido Garda, a partire dalle 10,30, mentre l'intento è quello di presentare ai cittadini, alla classe imprenditoriale e a chiunque sia interessato gli aspetti positivi del fotovoltaico. Puntare su questa nuova forma di energia potrebbe anche essere un buon sistema per ovviare alla recessione economica e alla mancata autonomia italiana per quanto riguarda il petrolio. Di portare avanti il progetto se ne stannocolonnino pa occupando Ivano Bernardone e Giovanni De Micheli, due consiglieri comunali del Pd, ma fino a questo momento la loro proposta non riesce a spostarsi dall'ultimo posto dell'ordine del giorno. La classe politica anziate, invece, dovrebbe cominciare una discussione seria sulle energie alternative.


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Cronaca

Chi sono e da dove arrivano i 16 imprenditori che si preparano a rilevare la compagnia di bandiera. I retroscena di carriere e affari spesso disinvolti

15 ottobre 2008

L’incontenibile ascesa di Roberto Colaninno, l’amicizia con il banchiere Corrado Passera. Gli interessi di Benetton e Caltagirone a Fiumicino e di Aponte a Civitavecchia

Alitalia&Cai Tutti gli uomini del presidente

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di Alessandra Zavatta

l “presidente” è Roberto Colaninno, mantovano, 65 anni, promotore della Cai. La compagnia aerea italiana che dovrà rilevare Alitalia. L’offerta di acquisto verrà perfezionata, se tutto va bene, il 28 ottobre prossimo, data in cui è stata fissata la riunione del consiglio di amministrazione della Cai che, da piccola società responsabilità limitata dovrà divenire spa, cioè società per azioni. Gli “uomini del presidente” sono i quindici soci di Colaninno, che il 29 agosto scorso hanno aderito alla Cai versando appena diecimila euro a testa ma promettendo di sborsare altri 150 milioni ciascuno per far decollare la nuova compagnia aerea. Il salvataggio di Alitalia, come è noto, è stato portato a termine dal Premier Silvio Berlusconi e dall’abile opera mediatrice del Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta. Uomini indiscutibilmente “di centrodestra”. Gli uomini del presidente Colaninno hanno ruotato e ruotano ancora in molti casi nell’orbita della Sinistra. Il primogenito di Colaninno, Matteo, è deputato dal 2008 nelle file del Partito Democratico. Ma questo non vuole dir niente. Padri e figli non sempre vanno d’accordo! Rovistando tra le carte dell’Affaire Telecom si può scoprire che nel 1999 Roberto Colaninno, prima di lanciare un’opa (offerta pubblica di acquisto) sulla società telefonica, si assicura di avere l’appoggio del pidiessino Massimo D’Alema.

Fino a quel momento il Presidente aveva gravitato nell’orbita della Cir dell’ingegner Carlo De Benedetti, imprenditore da sempre vicino alla Sinistra. Nel 1996 viene nominato amministratore delegato di Olivetti; s’ingegna e trasforma l’azienda di macchine per scrivere e computer in una holding di telecomunicazioni creando Infostrada e Omnitel. Quindi prepara il grande “salto” in Telecom. L’operazione viene effettuata tramite il Leverage Buy Out, una tecnica finanziaria che consiste nell’utilizzare i flussi di cassa della società acquisita per pagare i debiti contratti nella fase di acquisizione. Come soci ha un gruppo di imprenditori bresciani, soprannominato la “razza padana”, guidati da Emilio Gnutti e riuniti nella società Hopa Spa. L’operazione riesce, creando tuttavia un grosso debito in Telecom, che la renderà vulnerabile ad una scalata successiva. In conseguenza di ciò, nel 2001 Colaninno&Company rivendono la Telecom a Pirelli e Benetton, creando una

E dopo Reporter arriva Report

notevole plusvalenza (1,5 miliardi di euro) nelle casse di Bell, la società lussemburghese con la quale ottennero il controllo di Telecom. Per questa plusvalenza la società è stata indagata per evasione fiscale e multata dall’Agenzia delle entrate per 1,937 miliardi di euro. Attualmente Colaninno è presidente di Immsi, la società che controlla la Piaggio (il più grande produttore europeo di motocicli), presidente della Piaggio stessa e della Cai, dove come compagno di cordata c’è pure Marco Tronchetti Provera con la sua Pirelli. I 15 compagni di ventura non sono soltanto immobiliaristi e costruttori a tempo pieno (Caltagirone Bellavista, Benetton, Ligresti, Toto) o a tempo perso (Marcegaglia, Emilio Riva, Gavio). Sono in primo luogo operatori del settore già in affari tra loro, anche, ma non solo, attraverso i tradizionali canali della finanza italiana (Intesa-San Paolo, Unicredit, Mediobanca, Gemina). Detta in due parole, attra-

Dopo “Reporter” anche “Report”, la trasmissione televisiva di RaiTre condotta da Milena Gabanelli, ha reso noti i documenti “segreti” della Camera di Commercio di Milano e ricostruito la vicenda Alitalia-Cai passo dopo passo. Partendo dall’acquisizione da parte di Banca Intesa della piccola società di filati Resco Uno srl, fino alla nascita della Compagnia aerea italiana. Una ricostruzione che i quotidiani nazionali si sono ben guardati dal fare.

verso il sistema delle concessioni, i soci di Cai possiedono già le autostrade italiane, hanno una mano sui porti, un’altra sulle ferrovie (di Grandi Stazioni spa fanno parte, con le Ferrovie dello Stato, Benetton, Caltagirone e Pirelli) e “governano” aeroporti. La famiglia Benetton è azionista di Aeroporti di Roma, la società che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino e, attraverso Edizione Holding, è proprietaria della Maccarese spa, la più grande azienda agricola italiana. Acquisita nel 1998 dall’Iri, con il benestare dell’allora governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi che dell’Iri era stato presidente prima di entrare in

politica. Nella Cai è inoltre presente Gianluigi Aponte, padrone della Msc, secondo operatore a livello mondiale nel trasporto container, in ascesa nel settore delle crociere. Msc partecipa alla gestione dei terminal dei porti di Genova come terminalista, Napoli e Civitavecchia ed è interessata ad entrare nella società Aeroporto di Genova, in cui è presente Adr con Benetton. Anche le imprese dell’acciaio di Riva e Marcegaglia hanno inevitabili interessi nel trasporto merci, mentre per nulla disinteressato al settore marittimo è anche Colannino, la cui Immsi controlla il Gruppo Rodriguez,


Cronaca

15 ottobre 2008

una delle maggiori realtà dell’industria cantieristica in Italia e non solo. Franco Toto (patron

dell’AirOne, compagnia che confluirà presto nella Cai), è il concessionario delle autostrade

I cavalieri dell’Apocalisse

Ecco l’elenco dei soci (e delle rispettive società) che compongono il capitale della Compagnia aerea italiana. Tra i sottoscrittori i fratelli Luciano e Gilberto Benetton con Atlantia, Francesco Gaetano Caltagirone con l’Acqua Marcia spa, il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia con la Marcegaglia spa, Marco Tronchetti Provera con la Pirelli spa, il costruttore Salvatore Ligresti, gli armatori Aponte, Roberto Colaninno con Immsi spa, Intesa San Paolo, Lauro Quaranta srl, Macca srl, Fingen spa, Finanziaria di Partecipazioni e Investimenti spa, Riva Fire spa, Marinvest srl, Fondiaria-Sai. Figurano inoltre Equinox Two e Findim Group, società che gestiscono fondi comuni di investimento e hanno sede in Lussemburgo.

abruzzesi in società con Benetton e debitore di Intesa-San Paolo con la compagnia aerea. La banca-advisor nell’operazione di salvataggio dell’Alitalia. Più defilate sembrano essere le posizioni dei finanzieri a capo dei fondi di private equity. Si tratta comunque di realtà collaterali a Intesa-San Paolo, che è il vero regista dell’operazione, e che per questo sono in affari con i maggiorenti di Cai. Ad esempio, Claudio Sposito e Alessandro Grimaldi, per conto di Gemina, hanno piazzato il loro fondo Clessidra fra i soci di Aeroporti di Roma, entrando nell’affare dell’ampliamento del terminal C di Fiumicino. Poi c’è

la Equinox di Salvatore Mancuso che lo scorso agosto ha rilevato il 65 per cento del capitale della piccola Air Four, portandole “in dote” alla Cai. Air Four, compagnia aerea executive con sede a Milano, può contare su una flotta di 11 jet, ed è titolare di uno dei più qualificati centri di manutenzione europei dedicati alla business aviation, l’Air Four M&EC che si all’aeroporto di Linate. Air Four è anche la sola compagnia italiana dopo Alitalia ad aver ottenuto la certificazione manutentiva anche da parte della Federal Aviation Administration statunitense. Infine c’è Marco Fossati e la sua Findim e, naturalmente, Intesa San Paolo, la società che controlla dal 2004 la Cai (quando si chiamava Resco Uno srl) e ne ha guidato la trasformazione da azienda per il commercio all’ingrosso di filati a compagnia aerea. Amministratore delegato del Gruppo Intesa San Paolo è Corrado Passera, 54 anni, comasco, pure lui transitato attraverso la Cir di Carlo De Benedetti, prima di approdare alla direzione generale di Arnoldo Mondadori Editore e successivamente al Gruppo editoriale L’Espresso, colonna dell’editoria “di sinistra”. Come Colaninno, è stato nell’Olivetti proprio mentre venivano create Omnitel e Infostrada. Nel 1996 il passaggio al Banco Ambrosiano Veneto, due anni dopo diventa amministratore delegato di Poste Italiane e nel 2002 l’ascesa alla guida Banca Intesa. Resta invischiato nel crack Parmalat, patteggia col Commissa-

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rio Bondi ed esce dal contenzioso. Quindi l’integrazione con Sanpaolo Imi e la nascita di Intesa Sanpaolo, della quale viene nominato amministratore delegato. Corrado Passera inoltre è membro dei consigli di amministrazione di Rcs MediaGroup e dell’Università Bocconi di Milano, fa parte del comitato esecutivo dell’Associazione Bancaria Italiana, del comitato scientifico della Scuola Normale Superiore di Pisa, dell’International Advisory Board della Wharton School of Economics dell’Univeristà della Pennsylvania, del consiglio generale della Fondazione Cini di Venezia e dell’International Business Council del World Economic Forum di Ginevra.

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Gli imprenditori entrati nella cordata Cai

150 ml/ € L’investimento promesso da ciascun socio

1.000 ml/€ I debiti della compagnia Alitalia da coprire

1 novembre La data fissata per il decollo della Cai


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Cronaca

15 ottobre 2008

Nel locale sotto il pronto soccorso cattivi odori, resti di pasti consumati in fretta e giornali come giaciglio

I familiari dei degenti del Grassi denunciano: «La situazione è inaccettabile; subito la bonifica»

A Ostia le cantine dell'ospedale diventano dormitorio per clochard di Marco Ciapetti

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(marco.ciapetti@reporternews.eu)

no scantinato da cui provengono odori nauseabondi, con sporcizia rifiuti e carcasse di topi morti sparsi sul pavimento. Dove? All'interno dell'ospedale Giovan Battista Grassi, nel seminterrato posto sotto agli ambulatori del pronto soccorso. Il triste scenario è visibile a tutti, basta fare due passi intorno al perimetro del nosocomio lidense: grazie a una finestra rotta (da quasi due mesi) si può godere del malinconico panorama. Proprio dentro allo stanzone "incriminato", uno scantinato posto sul lato sinistro della struttura, a neanche dieci metri di distanza da dove a ogni ora del giorno arrivano centinaia di persone in cerca di cure urgenti. E' l'angolo sinistro dell'ospedale lo spartiacque che separa decine di persone in disperate attese snervanti che passeggiano all'esterno del pronto soccorso, dall'altra faccia della medaglia, dalla stanza del degrado. Basta davvero girare l'angolo e camminare per pochis-

simi metri per finire in un altro mondo. La vista cade su una finestra inspiegabilmente aperta, anzi inesistente. Non c'è vetro, non ci sono cardini, non ci sono montanti. La tapparella di fatto non esiste. Guardando dentro ci si rende conto che qualcuno ha già notato questa assenza... I resti di passaggi umani sono evidenti: scarti di cibo, pacchetti di pata-

tine vuoti, giornali aperti (forse usati a mò di coperta), buste, bottiglie d'acqua vuote, segni di pedate sul pavimento impolverato. Tutto ciò che può far pensare all'inevitabile: un possibile riparo notturno per senzatetto, di cui la zona è piena. Ma ciò che più angoscia sono le condizioni dei locali in questione: l'odore è veramente difficile da sopportare,

forse per l'umidità unita al passaggio di qualche animale. Il cadavere di un ratto, infatti, è al centro della stanza, coperto per metà da una pigna e per l'altra metà da uno strano lenzuolo di cellophane, e chissà quanti altri roditori sono passati nel locale senza fermarsi come il loro simile immortalato in questa pagina. Le reazioni di ricoverati e parenti in visita sono abbastanza eloquenti. «E' uno schifo, una vergogna, un insulto alla dignità di chi viene qui per curarsi». Urla indignata la signora Laura Ventoni, 56 anni. In visita a un'amica ricoverata nel reparto medicina donne, con la quale ha deciso fare una passeggiata nel cortile dell'ospedale. Incontrando chi stava documentando il degrado dello scantinato ha deciso di esternare il suo disappunto: «Non è normale vedere queste cose. Proprio sotto alle stanze del pronto soccorso. Vedersi sbattere in faccia il degrado in queste forme è inaccettabile». All'esterno del pronto soccorso qualcuno si incuriosisce nel sentire alzare la voce e due ragazzi si avvicinano. «Sono venuto qui tre settimane fa - spiega Flavio B., 28 anni di Ostia – e ho notato questa strana situazione. Era già tutto così, ma all'interno non c'èra nulla. Forse qualche barbone ci si è accasato qualche giorno dopo». A lui si aggiunge Alessia, 35 anni: «Ma sorella è appena entrata nel pronto soccorso perché ha una febbre altissima. Sapere che sotto la stanza dove la stanno visitando esiste una situazione simile mi fa venire voglia di andarmene».

Flash dal degrado

L'entrata del Grassi

La finestra fatta a pezzi

La cantina sporca

Resti dei bivacchi


Cronaca

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Luigi Rapisarda, responsabile del Sert lidense, spiega a Reporter le nuove tendenze dello “sballo” e i danni provocati «Le pasticche causano tachicardia, convulsioni, a volte il coma. Si rischia un'overdose non prevedibile»

Ecstasy e cocaina «Fermate i giovani» di Marco Ciapetti

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(marco.ciapetti@reporternews.eu)

uori dalle discoteche, dentro i bagni dei pub. Nei parcheggi vuoti, all’interno delle minicar. Ma anche nel quarto d’ora di ricreazione, nelle serate in cui mamma e papà lasciano casa vuota. Il mondo della droga non è più solamente per adulti, o per neomaggiorenni. Ora a cadere nella trappola chimica del falso sballo sono anche i primi adolescenti, quindici o quattordici anni di innocenza gettati al vento per una goliardata. A raccontare a Reporter il mondo delle droghe chimiche è il dottor Luigi Rapisarda, responsabile del Sert di Ostia da più di dieci anni. In principio fu l’eroina. Poi arrivò la coca. Ora sembra che le droghe sintetiche siano le più diffuse, soprattutto tra i più giovani. Questo cambiamento di tendenze si rispecchia anche nel vostro lavoro? «Stranamente no. Ma solo perché chi fa uso di droghe sintetiche non si sente un drogato. Il sert viene spesso identificato, sbagliando, con gli eroinomani, mentre da noi è in cura chiunque sia dipendente da sostanze tossiche. Abbiamo anche molti pazienti alcolizzati».

Droghe sintetiche. Di cosa si tratta? «Pasticche, il cui contenuto è un composto chimico difficilmente classificabile. Si parla di sostanze come l’ecstasy, l’Mdma, ma sappiamo che nelle pastiglie colorate a volte si nasconde l’impensabile, sapone, gesso o chissà che cos’altro». Quali sono i danni provocati da queste sostanze? «Si tratta di danni terribilmente seri, spesso irreversibili. Facilmente si incappa in convulsioni, tachicardia, si può andare in coma. Se poi l’assunzione avviene in luoghi chiusi come le discoteche si arriva all’iper-

termia, l’aumento della temperatura corporea, che può provocare la morte». In molti dicono “lo faccio solo una volta”.. «Anche la ragazza che è morta a Bergamo…Uno dei rischi che si corre è quello dell’overdose non prevedibile. Spero che il concetto sia chiaro». Una volta era la droga per ricchi, ora che cos’è la cocaina? «Una delle droghe più diffuse. Consideriamo un dato: quando ho iniziato a lavorare qui in via Tagaste la percentuale di pazienti cocainomani era ferma al 4%. Ora che sono pas-

sati dieci anni sono quattro volte tanti, abbiamo superato il 17%». Chi è il cocainomane? «Non è più facilmente identificabile con un tipo di persona. Può essere un manager, un avvocato, un operaio, uno studente universitario. Una cosa è certa: si tratta di persone fondamentalmente depresse, in cerca di qualcosa che li stimoli. Ma purtroppo da qualche tempo questa droga è arrivata anche ai più giovani, grazie anche alla diminuzione del suo prezzo, e probabilmente della purezza». Giovanissimi dunque. Di che età? «Consideri che il nostro paziente più giovane è un cocainomane di quattordici anni accompagnato dal papà». Cosa provoca la cocaina? «Danni terribili al cuore. Quando in un pronto soccorso arriva una persona che ha meno di quarant’anni e presenta sintomi da infarto si pensa subito all’assunzione di coca. E non si parla mai di quello che avviene alle donne incinta che non smettono di sniffare: i danni che riporterà il nascituro sono terribili». Eroina, cocaina o ecstasy. In ogni caso quanti tossicodipendenti ha visto uscire dal tunnel? «Pochi. Purtroppo».

Le cyber-droghe

Avviso ai naviganti Il pericolo arriva anche dal computer A scanso di equivoci è meglio mettere subito le cose in chiaro: le droghe digitali che si trovano su internet sono pericolose. Sono comunque delle droghe. E come tali possono provocare gravi danni all'organismo, soprattutto al cervello, visto che attraverso l'ascolto di questi file audio arrivano alle orecchie onde sonore a bassa frequenza che riproducono gli effetti delle sostanze stupefacenti materiali. Nel numero scorso Reporter si è occupato di nuove droghe, di sostanze che stanno sostituendo quello classiche sul mercato degli stupefacenti, e lo ha fatto attraverso un'inchiesta che ha voluto presentare tutti gli effetti dannosi per l'organismo e i rischi per chi le assume. Nell'ambito del servizio uno spazio specifico è stato riservato anche alla cyber-droghe, un fenomeno che sta dilagando in tutta Europa e negli Stati Uniti. Per l'assunzione di queste sostanze stupefacenti è necessario scaricare un programma dalla rete, di cui non ripetiamo il nome per non incentivare il fenomeno. L'obiettivo di Reporter era quello di mettere in allerta tutti i naviganti, di far capire che anche se si sta ascoltando un file audio, come per la propria canzone preferita in mp3, non c'è nulla da scherzare. Da ultimo l'inchiesta poteva essere un valido strumento a sostegno delle famiglie per controllare i loro figli. (M.S.)


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Cronaca

15 ottobre 2008

“Io non ho paura” è il progetto varato dall’amministrazione di Anzio e nato da un'idea delle insegnanti del II circolo didattico

Scuola vietata a bulli&pupe T

di Mario Scagnetti

(mario.scagnetti@reporternews.eu)

re anni per un cambio radicale di cultura, per analizzare gli indicatori di rischio, per spezzare una catena di silenzio e per evitare ulteriori episodi di violenza. “Io non ho paura” è il progetto contro il bullismo lanciato dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione di Anzio, guidato da Ivana Gregoretti, e partito da un'idea delle insegnati del terzo circolo didattico neroniano. L'iniziativa si svolgerà nel triennio 2008 – 2011 e risponde ai criteri di un bando messo a punto dalla Regione Lazio, per questo dalla Pisana dovrebbero arrivare 100mila euro a sostegno del pro-

getto; dovrebbero perché il termine ultimo per presentare la domanda è il 16 ottobre ma poi bisognerà attendere la g raduatoria. Nel frattempo l'idea va comunque avanti «perché si tratta di un progetto al quale teniamo molto e nel quale si sta impegnando parecchio anche Renato Amabile, Presidente della Commissione Edilizia Scolastica. Ovviamente possiamo contare sull'avallo del sindaco Luciano Bruschini che è

d'accordo sulla presentazione del progetto alla Regione Lazio» spiega l'assessore Ivana Gregoretti. Nell'iniziativa saranno coinvolti gli alunni delle ultime due classi delle elementari, delle scuole medie e di quelle superiori. Per loro saranno aperti sportelli che rappresenteranno dei veri punti di riferimento contro il bullismo, l'emarginazione e la microcriminalità. Poi ci saranno anche incontri e riunioni riservati agli

Quell’incontenibile voglia di integrazione tra i banchi per gli alunni dell’Islam Immigrazione

Non solo bullismo. Ma anche integrazione razziale tra i temi più sentiti nella città di Anzio. Da questo punto di vista i problemi sono diversi, così come i tentativi e le associazioni che lavorano quotidianamente per risolverli. A rappresentare il punto di partenza sono gli extracomunitari, i bambini che frequentano le scuole della cittadina neroniana: «Noi immigrati vogliamo che i nostri figli siano perfettamente integrati nella nuova società dove si trovano a vivere – spiega Malika, vera e propria guida della comunità araba locale e presidente dell'associazione per la pace internazionale, che opera in tutto il Lazio e

conta oltre 500 componenti – e per raggiungere questo intento svolgiamo periodicamente delle riunioni tra di noi. A scuola i nostri ragazzi sono perfettamente inseriti nel sistema, mentre fuori da questa realtà ci sono alcuni problemi, anche perché purtroppo restano

un po' troppo chiusi nel loro mondo. I più giovani, comunque, rappresentano il futuro dell'Italia, una nazione dalla mentalità aperta, ma per aiutarli a crescere è fondamentale il ruolo dei genitori, che devono seguirli in ogni momento del loro sviluppo».

In programma convegni, l'apertura di sportelli tematici e spettacoli teatrali. Un forum telematico per gli addetti ai lavori

insegnanti, al personale scolastico e alla famiglie per una maggiore sensibilizzazione nei confronti del problema, perché se è vero che gli alunni delle scuole neroniane saranno i principali protagonisti di «Io non ho paura» non saranno comunque i soli: con loro anche genitori, docenti, personale addetto ai lavori negli istituti e rappresentanti delle forze dell'ordine. A guidare l'intero progetto invece sarà un team di esperti, formato da giornalisti, psicologi, sociologi e di nuovo rappresentanti di polizia, carabinieri e guardia della finanza. Gli obiettivi spaziano dalla riduzione di episodi di bullismo e dall'aumento delle denunce degli stessi episodi, fino ad arrivare vedere la diversità degli altri come una forma di arricchimento culturale e personale per se stessi. «Bisogna promuovere nei ragazzi la convinzione di poter contare sulle istituzioni – spiega la Gregoretti – e far capire ai giovani che stiamo lavorando per loro». Nell'ambito di “Io non ho paura”, inoltre, sono previsti anche degli spettacoli teatrali, con scuole di arte drammatica pronte a salire sul palcoscenico per portare in scena rappresentazioni che avranno come tema il bullismo e come obiettivo la sensibilizzazione gli spettatori. E poi ancora, sarà aperto un forum telematico per lanciare discussioni costruttive sulle metodologie d'intervento e sulla loro applicazione. Per la riuscita del progetto, infine, è fondamentale la formazione di una rete territoriale interattiva che coinvolga l'amministrazione comunale, le scuole, le famiglie, gli operatori e tutte le forze dell'ordine.

I dettagli Gli sportelli Si occuperanno di tre aree tematiche: bullismo, emarginazione e microcriminalità

Spettacoli teatrali Scuole di arte drammatica in scena per sensibilizzare gli spettatori

Forum Sarà creato uno spazio telematico dove discutere le metodologie d'intervento Tempi di realizzazione L'iniziativa si svolgerà nel triennio 2008 – 2011 I costi L'amministrazione ha previsto una spesa di 100mila euro

I protagonisti Giornalisti, psicologi e sociologi Le figure professionali che gestiranno il progetto

Docenti, personale scolastico e genitori Saranno loro a dover affiancare e supportare i ragazzi

Gli alunni di elementari, medie e superiori Saranno loro i protagonisti principali di “Io non ho paura”


Cronaca

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Ad Ardea è in vigore l'ordinanza antiprostituzione di Eufemi: verbali da 166 euro

Prime multe sulle strade del sesso L'Unione Donne Italiane contro il Comune: «Violati i diritti»

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di Giovanni Salsano

(giovanni.salsano@reporternews.eu)

primi due li hanno “pizzicati” gli agenti della municipale cinque giorni dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza. Due clienti: uno residente nella provincia di Latina, l’altro ad Ardea. In più, è stato necessario spiegare alle lucciole che ora, su tutto il territorio del comune di Ardea, a loro non si può nemmeno chiedere un’informazione. Pena una multa fino a 166 euro. Già, perché la contestata ordinanza antiprostituzione firmata dal Sindaco della città rutula, Carlo Eufemi – sulla scia di quanto fatto prima a Roma dal sindaco, Gianni Alemanno, e contemporaneamente ad Ardea a Marino dal primo cittadino, Adriano Palozzi – colpisce esclusivamente i clienti delle prostitute, non le ragazze, nella maggior parte dei casi vittime di criminali sfruttatori che le costringono in strada portandole in Italia dall’Est Europa o dall’Africa con la menzogna e il ricatto. «L’ordinanza – spiega il sindaco Eufemi – vuole anzitutto prevenire, oltre che contrastare, un fenomeno che ha effetti devastanti sulla sicurezza urbana, determinati da episodi criminali legati allo sfruttamento della prostituzione, anche minorile, e che reca gravi conseguenze sulla sicurezza della circolazione stradale». E prevenire significa colpire anche chi approfitta della situazione. Come i primi due multati ad Ardea: uno, in particolare, sorpreso in via Nazareno Strampelli, a Pian di Frasso poco dopo aver consumato un rapporto sessuale con una prostituta, ha prima tentato di negare l’evidenza, poi ha ammesso la colpa e si è preso la sanzione. Che pagherà subito, perché per paura di ricevere la multa a casa, si è fatto consegnare seduta stante l’apposito bollettino dagli agenti della polizia municipale. «Il provvedimento – dice ancora Eufemi – ha

Il documento del sindaco di Ardea ha creato malcontenti, ma lui continua per la sua strada: «Abbiamo colpito chi alimenta il fenomeno»

fatto subito effetto e ha colpito dove volevamo. Abbiamo toccato chi alimenta il fenomeno della prostituzione che è una vera piaga sociale e che va debellata agendo in primo luogo sulla domanda». Ma che cosa è scritto nell’ordinanza? In particolare, il provvedimento ordina il divieto a chiunque, in tutto il territorio del comune di Ardea, «di contattare soggetti dediti alla prostituzione ovvero concordare con gli stessi prestazioni sessuali a pagamento, oppure intrattenersi, anche solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che per l'atteggiamento, ovvero per l'abbigliamento o le modalità comportamentali, manifestano comunque l'intenzione di esercitare l'attività consistente in prestazioni sessuali». Nel caso in cui l'interessato sia «a bordo di un

veicolo la violazione si concretizza anche con la semplice fermata al fine di contattare il soggetto dedito al meretricio. Consentire la salita sul proprio veicolo di uno o più soggetti come sopra identificati costituisce conferma palese dell’avvenuta violazione». Insomma, si rischia una multa anche solo per chiedere un’informazione ad una ragazza vestita in maniera un po’ troppo audace. Proprio questo aspetto ha provocato la dura reazione dell’Udi (Unione donne italiane) di Ardea, che ha vivacemente contestato l’ordinanza: «Ma quale contrasto alla prostituzione – scrivono in una nota le rappresentanti dell’associazione – ma quale programma per la sicurezza. L’ordinanza del Sindaco è una palese violazione dei diritti della persona e una lesione gravissima della libertà per tutti di

potersi muovere ed agire. L’Udi di Ardea si ribella inoltre all’offesa che l’ordinanza reca alle donne in generale. Se venissero applicate alla lettera, le disposizioni del sindaco Eufemi metterebbero in seria difficoltà qualsiasi donna in attesa di un autobus ai bordi delle nostre strade, tra l’altro quasi tutte buie o malamente illuminate». E ancora: «Come dovranno comportarsi e vestirsi – si chiede l’Udi – le donne per circolare nelle strade di Ardea? Il testo sfiora il ridicolo, poi, nel vietare la sosta “anche solo per chiedere informazioni” per concordare “prestazioni sessuali a pagamento”. Impossibile provare “la trattativa” in corso, possibilissimo invece, per zelanti vigili – magari neoassunti – fermare chiunque per il solo sospetto che ciò stia avvenendo».

Le prostitute rischiano di lavorare di meno. I loro frequentatori, infatti, non possono più avvicinarsi neppure per chiedere un'informazione

I Vigili Urbani hanno il compito di fermare i clienti e di multarli. Il verbale da pagare può arrivare fino a 166 euro


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Stop ai bivacchi in strada Cronaca

Eufemi impone divieti per fermare il degrado di Giovanni Salsano (giovanni.salsano@reporternews.eu)

Contro degrado e schiamazzi, notturni e diurni, è partita un’offensiva del Comune di Ardea, attraverso l’emanazione di un’ordinanza “antibivacco” firmata dal primo cittadino, Carlo Eufemi, che impone lo stop al consumo di bevande alcoliche nei luoghi pubblici di Ardea. «Il provvedimento – dice Eufemi – nasce dal fatto che in diverse zone del territorio comunale si registra una costante situazione di degrado della qualità dell’ambiente urbano e delle relazioni sociali ed interpersonali generata, come accertato dalle forze di Polizia, dalla presenza di gruppi di persone nullafacenti, dedite al consumo anche smodato di bevande alcoliche». In sostanza, il provvedimento vieta di consumare in luogo pubblico (eccetto negli spazi autorizzati) bevande alcoliche di qualsiasi gradazione e di

abbandonare contenitori vuoti di bevande di qualsiasi genere, pena una sanzione amministrativa compresa tra 25 e 500 euro. A garantire risultati in questa battaglia, anche l’ampliamento del numero di agenti di Polizia municipale: attualmente 69 in servizio sul territorio, dopo l’assunzione a tempo determinato fino a dicembre di 38 nuovi vigili. Basteranno in un territorio vasto, in cui esistono alcune zone franche, difficili da controllare? Tra le zone maggiormente interessate,

proprio Tor San Lorenzo, in cui spesso i cittadini hanno dovuto assistere a risse e schiamazzi dovuti all’abuso di alcol: «Abbiamo preso atto dell’ordinanza – commenta Piero D’Angeli, presidente del comitato di quartiere Nuova California - e di questo ringraziamo l’amministrazione. Come comitato di quartiere ci sentiamo profondamente vicini a chi come noi vorrebbe che questa zona diventasse vivibile e sicura in tutti i suoi aspetti».

attende ancora risposte concrete. «Il fenomeno in assoluto più indecoroso – scrive Piero D’Angeli – sono le discariche a cielo aperto, che continuano a proliferare nella zona e che necessitano di una bonifica urgente». Tra i casi citati, via Tagliamento, viale Po, via Tevere, via Tronto e via Dora Baltea: «Occorre – prosegue il comitato – accelerare l’iter per la creazione di un’isola ecologica nella zona, e in attesa che si trovi un terreno di proprietà comunale da adibire a tale servizio, come Comitato di Quartiere, proponiamo che vengano ripristinate le giornate ecologiche o un calendario per il ritiro degli ingombranti da parte della società Gesam». E continua ad essere un altro grande problema di Nuova California il complesso

delle Torri in via Adige, occupato e sgomberato più volte, a ciclo continuo: «La presenza massiccia – si legge nel testo della lettera – di gruppi Rom, che da mesi hanno occupato diverse abitazioni nel complesso continua a creare problemi ai cittadini che di fronte a determinati atteggiamenti strafottenti si sentono inermi ed insicuri. Come difficile è la fruizione del parco giochi in piazzale Nuova California, ormai diventato meta di extracomunitari che durante la giornata sostano nelle vicinanze del luogo completamente ubriachi e, che, con i loro atteggiamenti alterati, il più delle volte impediscono la normale fruizione del parco da parte delle famiglie e dei bambini». (G.S.)

Il comitato di quartiere chiede maggiori controlli

Nuova California è Ko

C

ase occupate abusivamente, discariche a cielo aperto, mancanza di isole ecologiche, parchi pubblici non usufruibili dai cittadini perché preda di sbandati e senzatetto. È lungo l’elenco di ciò che non va alla Nuova California, a Tor San Lorenzo, e che continua ad essere segnalato dal comitato di quartiere. «D’accordo l’inciviltà di alcuni residenti – dice Piero D’Angeli, presidente del comitato Nuova California – ma ci vogliono più controlli. Non è possibile avere l’immondizia che ricopre le strade, immobili occupati abusivamente, e altre situazioni che creano paura e disagio in chi vive nel quartiere». Situazioni oggetto di una lettera aperta a firma dello stesso D’Angeli e del direttivo del comitato di quartiere che

15 ottobre 2008

De Fusco invita i privati a pulire le discariche Pomezia

A Pomezia, il sindaco Enrico De Fusco ha invitato i privati e gli altri enti gestori a ripulire le aree di loro competenza, diventate nel tempo vere e proprie discariche. L’esempio indicato dal primo cittadino è la discarica sulla Pontina poco prima dello svincolo per via Naro, bonificata dal Comune nei giorni scorsi, ma tanti altri ce ne

sono su cui intervenire, anche di proprietà del Comune di Pomezia. «C’è un numero verde 800678229 – sostiene De Fusco per richiedere la raccolta dei rifiuti ingombranti: i cittadini devono utilizzarlo ed evitare di gettare i rifiuti ingombranti nelle aree non adibite». (G.S.)


Cronaca

15 ottobre 2008

Un'ordinanza del Sindaco di Anzio impone la pulizia ai proprietari delle case

Guerra ai writers, ma pagano tutti

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Un provvedimento che anticipa di fatto il disegno di legge in questi giorni al vaglio del Governo C'è tempo fino al 23 ottobre per non incorrere in sanzioni amministrative da 80 a 480 euro Punti chiave

di Roberta Sciamanna

Entro 15 giorni le facciate dei muri dovranno essere pulite

G

(roberta.sciamanna@reporternews.eu)

uerra alle bombolette spray, e si avvicina l’ultimatum. Con un’ordinanza emessa l’8 ottobre il sindaco Luciano Bruschini obbliga tutti i proprietari di immobili nel comune di Anzio a ripulire le facciate degli edifici imbrattati dai writers con scarabocchi e scritte varie, entro il 23 ottobre. Oltre al danno la beffa. Nei confronti dei trasgressori infatti, saranno applicate sanzioni amministrative che vanno dagli 80 ai 480 euro. Un provvedimento che recepisce il Disegno di Legge che il Governo sta mettendo a punto in questi giorni, e che ha sollevato soltanto polemiche e proteste a furor di popolo. Va bene la pulizia, ma l’ordinanza del sindaco punisce qualcuno per un “reato” che è stato commesso da altri. Il “decoro urbano” prima di tutto, si legge tra le righe dell’ordinanza. Non importa se a dover pagare siano i proprietari di edifici che oltre a ritrovarsi il danno economico causato dagli “artisti di

Il controllo sarà effettuato dagli agenti della municipale Dallo Stato multe di 30.000 euro per i writers colti inflagrante

strada”, (così sono soliti farsi chiamare i ragazzi che disegnano sui muri della città), devono correre ai ripari di tasca propria, e anche di corsa se vogliono evitare multe. Le spese per ripulire muretti e facciate saranno detraibili dalle tasse, ma di fatto non tutti hanno la possibilità di scaricare i costi sulla dichiarazione dei redditi. Non è finita. L’ordinanza rincara la dose,

obbligando anche tutti i titolari degli esercizi commerciali «che hanno posizionato vasi, transenne e fioriere sul suolo pubblico, a provvedere alla loro sostituzione con vasi di cemento di colore bianco contenenti piante da fiore di stagione». I commercianti del centro storico dovranno tenere puliti i vasi dai rifiuti, pena il sequestro dei vasi con addebito delle spese di rimo-

zione e custodia e la conseguente revoca della concessione di occupazione del suolo pubblico. Per il sindaco l’ordinanza non solleva una piega. «Se qualche ignoto ci graffia l’automobile la prima cosa che facciamo è andare dal carrozziere a ripararla, a nostre spese. La logica è la stessa per i muri degli edifici che vengono imbrattati». Una giustificazione che per molti

risulta difficile da condividere. «Non esiste un’ordinanza che obbliga il proprietario di una macchina a ripararla qualora abbia ricevuto un danno, né tanto meno delle multe salate. Il discorso dell’ordinanza è fuori da ogni logica – spiega Alessandro, residente ad Anzio, ma sono in tanti a pensarla allo stesso modo – Caso mai deve essere il Comune a pagare le spese per la manutenzione dei muri imbrattati, i cittadini sono soltanto delle vittime in questo caso e non ci possono obbligare a pagare». Più sensata la parte del Disegno di Legge che annuncia multe fino a 30mila euro per chi sarà colto in flagrante a sporcare. Se non altro un deterrente.


Cronaca

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15 ottobre 2008

Causa degli incidenti

Il progetto del comitato

I frequenti incidenti

I rilievi della Stradale

Il presidente Vizzani

Ostia, via delle Molucche: residenti inascoltati ma l’incrocio fa paura

La sicurezza può attendere di Marco Ciapetti

U

(marco.ciapetti@reporternews.eu)

n incidente ogni settimana. Anche qualcosa di più se si considera quanto accaduto solamente nello scorso mese nel crocevia che separa via delle Molucche da via Isole Salomone, a pochi passi dalla centralissima e più conosciuta via delle Baleniere. Quello che ai più potrà sembrare un assurdo bollettino di “guerra a quattro ruote” non è altro che la normalità per un incrocio tra i più pericolosi di tutto il XIII municipio. Dove il ripetersi da anni di pericolose collisioni tra autovetture sta provocando la rabbia dei cittadini. Molti quelli che assistono inerti al ripetersi di scontri spesso molto violenti, altrettanti però,

coloro che non stanno a guardare. Qualcuno infatti, ha pensato bene di proporre delle soluzioni, e lo ha fatto racco-

gliendo i pareri positivi (per ora solo quelli) degli amministratori locali, passati e attuali. Sono gli attivissimi residenti della zona,

riunitisi nel comitato di quartiere Ostia Nord, che con solerzia hanno redatto da quasi due anni un progetto che rivoluzionerebbe la zona. Un'idea piuttosto efficace, che garantirebbe maggiore sicurezza a residenti ed automobilisti, offrendo alla città anche un rinnovato spazio verde. Chiudere definitivamente al traffico via delle Molucche e unificare i due spazi verdi creando un unico parco, deviando il traffico su via delle Acque rosse e via isole Samoa. «Abbiamo sottoposto il progetto all’ex presidente Orneli, a Gianluca Cavino e ora a Giacomo Vizzani – sostengono dal comitato di quartiere Ostia Nord – e tutti hanno dato la loro approvazione verbale. Nulla di ufficiale, però, si è mosso. Mentre gli incidenti continuano a ripetersi».

Quella precedenza “violata”

Le strade sono ad alto scorrimento di traffico e, a dire il vero, gli automobilisti che le percorrono a velocità sostenuta sono davvero tanti. La dinamica è quasi sempre la stessa: il dare precedenza non rispettato su via delle Molucche, l’incrocio attraversato non pianissimo e lo scontro con l’automobile che proviene da via Isole Salomone. Che procede tranquilla, convinta di avere la precedenza. Spesso a terra non rimangono nemmeno i segni delle frenate, tanto è immediato l’impatto tra le vetture che frequentemente finiscono la loro corsa impazzita addosso agli alberi che costeggiano le strade o sui marciapiedi dove è presente anche una trafficata pista ciclabile. Ma ciò che più allarma è il continuo ripetersi di questi episodi, che a settembre sono stati sei in un mese. Chi abita nei palazzi adiacenti ci ha fatto l’abitudine: il rumore sordo dell’impatto, le urla dei litiganti, l’arrivo dell’ambulanza e successivamente dei carri attrezzi. E le macchie d’olio e i frammenti dei cristalli che rimangono a terra non fanno in tempo ad essere puliti che vengono sostituiti da quelli del prossimo incidente. (M.C.)


Cronaca

15 ottobre 2008

Gianfranco Petralia è il nuovo comandante della Municipale di Fiumicino

Superpoliziotto e vigile urbano

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In aeroporto ha arrestato terroristi e sgominato gang di narcotrafficanti

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di Alessandra Zavatta

l superpoliziotto antiterrorismo che ha arrestato Abdullah Ocalan alla guida dei vigili urbani di Fiumicino. Si chiama Gianfranco Petralia, ha 57 anni, è siciliano e ha diretto la squadra giudiziaria della Polaria all’aeroporto Leonardo da Vinci. Un pool di investigatori altamente specializzati che, dallo scalo romano, fa partire indagini dirette in tutto il mondo. Il leader del Pkk e terrorista inseguito da un mandato di cattura internazionale, lui se l’è ritrovato davanti in fredda notte di novembre del 1998. Apo (lo “zio”, come lo chiamano i curdi) era appena sbarcato da Mosca. Lo ha ammanettato, mettendo fine alla lunga carriera criminale di Ocalan, che sta ora scontando l’ergastolo nel carcere-bunker di Imrali, in Turchia. Narcotraffico, immigrazione clandestina, truffe finanziarie, omicidi, furti, rapine, violenze sessuali e prostituzione. Non c’è nulla di cui Petralia non si sia occupato nella lunga carriera. Indagini che hanno sempre portato all’arresto dei responsabili di piccoli e grandi reati. Ora al superpoliziotto pluripremiato (l’ufficio in aeroporto è tappezzato di encomi ricevuti dal Ministero dell’Interno) toccherà dirigere la polizia locale, come la chiama lui, in virtù delle nuove competenze su droga, prostituzione e frode in commercio affidate dal Progetto Sicurezza del Governo ai Comuni. “Gli agenti della Municipale non occuparsi soltanto di viabilità - ha spiegato Petralia salutando i colleghi della Pg Dovranno sorvegliare la città, preve-

nire i traffici illegali, lottare contro il commercio abusivo e la “tratta” degli immigrati, insomma stare più vicini ai cittadini”. Obiettivo del neocomandante è “il potenziamento delle attività di polizia giudiziaria affidate ai vigili urbani”. Il superpoliziotto con il “pizzetto” che lo fa assomigliare a Robert De Niro è approdato a Fiumicino nel 1971. Quattro mesi dopo era già nella polizia giudiziaria, che ha diretto negli ultimi dodici anni. Ha sbattuto in carcere un’intera gang della ‘ndrangheta, è volato a Miami per acciuffare una banda di narcos che si preparava a spedire un carico di cocaina a Roma con il benestare della mafia Made in Italy. Ha messo al tappeto un’organizzazione che reclutava ragazze in Ucraina e Moldavia e le obbligava a prostituirsi lungo le rive del Lago di Garda e sui marciapiedi di Palermo. A Ostia, sempre alla guida del suo glorioso gruppo investigativo, ha sgominato la gang che nel 2004 aveva allungato le mani sugli appalti banditi dal XIII Municipio per la gestione dei

chioschi sulle spiagge di Ostia: 28 persone arrestate e 75 chilogrammi di droga sequestrati. All’Isola Sacra ha acciuffato lo spacciatore-pedofilo che adescava i teen ager offrendo cocaina gratis. Poi ha sbattuto in prigione lo stupratore che terrorizzava le aspiranti attrici: si fingeva regista e, con la scusa di un “provino”, attirava le malcapitate in albergo, le narcotizzava e le violentava. Mille e una notte trascorse insonni ad inseguir ladri, assassini e terroristi. E’ suo il piano Tolleranza Zero contro i f u r t i che q u e st’estate ha permesso di catturare a Fiumi-

cino nove “vampiri dei bagagli” e, tra il 1998 e il 2004, ne ha fatti finire in manette un centinaio. Nel 1972, Petralia ha ammanettato la Gang delle Jaguar, la squadra di scaricatori aeroportuali con il vizietto di rovistare nei plichi postali e che aveva rubato gioielli per un miliardo di lire. A Pomezia, Nettuno, Ardea, Fregene, Acilia ha scovato depositi di merce rubata all’aeroporto. Nell’estate dell’87 il superpoliziotto s’è ritrovato nel pieno di una delicata operazione che ha portato all’arresto di un dirottatore: gli ha strappato dalle mani il congegno con cui minacciava di far esplodere un jet dell’Alisarda. E quindici anni prima ha sventato un attentato rinvenendo una valigia di mitragliatori e bombe a mano nascosti nella sala transiti dell’aeroporto, pronti per essere usati.

In prima linea

Abdullah Ocalan

Controlli all’aeroporto

Droga sequestrata


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Turismo

15 ottobre 2008

Nel Pit di Ostia in mostra soltanto dépliant del Colosseo e San Pietro Nel “chiosco” in piazza Anco Marzio ancora niente mappe e informazioni

di Enzo Bianciardi

uò accadere che il Pit, il punto di informazione turistica in piazza Anco Marzio, a Ostia, inaugurato in pompa magna lo scorso giugno, non disponga di alcun materiale illustrativo o promozionale del Lido di Roma da consegnare ai turisti. All’interno si possono trovare dépliant illustrativi riguardanti i più importanti itinerari turistici di Roma, compresa una gita fuoriporta a Villa Torlonia, ma per quanto riguarda il mare, non c’è niente. Neppure una cartolina. La denuncia per questa incredibile “dèbacle” arriva da Giorgio Bertusi, presidente dell’Assohotel: “E’ un chiosco che abbiamo voluto a Ostia e che ora scopriamo…con nessun riferimento al Mare di Roma”. “Non c’è nessuna indicazione riguardante le offerte turistiche del litorale romano - spiega Bertusi - I turisti che si rivolgono al Pit di piazza Anco Marzio non ricevono alcuna informazione su Ostia, non ci sono dépliant illustrativi, nessun cenno agli Scavi archeologici di Ostia Antica, agli alberghi del litorale romano, ai ristoranti, agli stabi-

limenti balneari, al porto turistico”. Inizialmente si riteneva che la gestione del chiosco sul lungomare fosse affidata al XIII Municipio, utilizzando personale residente in zona, ben preparato e profondo conoscitore del territorio. Invece, niente di tutto questo, anzi, il XIII Municipio non è a conoscenza e tantomeno è stato interpellato circa il materiale ed eventuali iniziative da intraprendere

per promuovere il turismo sul litorale. “Il Pit viene gestito direttamente dagli uffici di Roma ammette Giancarlo Innocenzi, assessore al Turismo del XIII Municipio - In occasione dell’inaugurazione, effettuata direttamente dal vicesindaco Mauro Cutrufo non sono stato nemmeno invitato. Vi pare questo il modo di fare e gestire un servizio per il territorio? Non c’è nes-

sun tipo di collaborazione, il materiale presente all’interno riguarda tutto meno Ostia e il litorale. Praticamente non serve a niente”. Per le informazioni turistiche, sul Lido, resta la Pro Loco che ha una sede informativa nella stazione ferroviaria Lido Centro e ogni giorno “soccorre” decine e decine di turisti, fornendo informazioni anche sui mezzi pubblici necessari a raggiungere

hotel e residence del territorio, per organizzare gite ed escursioni. “Svolgiamo questa funzione dal 1954 - sottolinea Eugenio Cerini, presidente della Pro Loco - Oltre a fornire materiale e a dare informazioni turistiche, abbiamo realizzato a nostre spese mappe e dépliant illustrativi del territorio che vendiamo a 50 centesimi a copia per rientrare delle spese sostenute. Il nostro sito è visitato da tutta Europa e riceviamo, quotidianamente, richieste di prenotazioni e informazioni per “bed&breakfast”, alberghi e ostelli della gioventù, che inviamo agli esercizi interessati. Abbiamo avviato anche una collaborazione con case editrici che pubblica libri su Ostia. Con le scuole organizziamo gite agli Scavi di Ostia Antica e lungo il Tevere”. La Pro Loco non ha finanziamenti pubblici né contributi da parte del Municipio, da anni svolge la propria opera contando solo sul volontariato dei soci. “Dal Pit ci hanno chiesto del materiale illustrativo - svela Cerini - Eravamo disponibili, ma abbiamo chiesto un contributo alle spese sostenute che ci è stato rifiutato, per cui, i “nostri” dépliant li teniamo ben stretti”.


15 ottobre 2008

Il Cantone elvetico punta sul turismo wellness e sulla gastronomia

Ticino, la fonte miracolosa

Da Lugano a Locarno le acque termali seducono i visitatori

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in Italia, dove si parla lombardo e si cucina il risotto alla milanese. Perché su laghi e montagne un tempo regnavano i Duchi di Milano, gli Sforza e i Visconti. Le colline che li incorniciano, le borgate che vi si affacciano sono ricche di residenze signorili barocche e neoclassiche, spesso trasformate in alberghi e centri benessere. Dove il restyling di corpo e mente si unisce alla gastronomia ticinese, che ha saputo attingere dalle cucine lombarda e piemontese, e si mescolata alla cucina locale ancora presente nei grotti, le trattorie ricavate nelle grotte utilizzate fino all’Ottocento come dispense invernali di vino e salumi. A Locarno, Minusio, Morato e nei villaggi attorno al Monte Ceneri. E poi, per smaltire le calorie accu-

di Giovanni Scorpati

a di vapore e di profumi d’oriente l’aria del Ticino, la Svizzera italiana che vive sull’acqua. L’acqua è quella del fiume che dà il nome al cantone stretto tra le Alpi e le valli della Lombardia. L’acqua è anche quella del lago di Lugano e delle numerose stazione termali arrampicate sulle montagne già imbiancate dalla neve. Il Ticino ha soltanto 322mila abitanti ma registra ogni anno oltre un milione di affezionati turisti. Gli italiani rappresentano un piccolo esercito in costante aumento. L’acqua miracolosa che cura i reumatismi attira i visitatori. Le sorgenti sgorgano dal cuore delle Alpi, l’acqua scorre a 2.500 metri di profondità nelle viscere della Terra e quando risale in superficie ha una temperatura di 51 gradi Celsius. L’acqua e il suo potere terapeutico sono sempre stati tenuti in grandissima considerazione da parte degli svizzeri e, prima ancora, dai Romani che avevano costruito fortezze (e terme) a Bellinzona e Locarno. Ed è sempre l’acqua ad alimentare l’economia locale, ad attirare in questo tranquillo e azzurrissimo angolo della Svizzera migliaia di visitatori. Per ospitarli sono stati costruiti alberghi, pensioni, camping e cliniche per chi con l’acqua deve curare patologie più gravi. Nel resort Villa Leopoldo, tremila metri quadrati di piscine, palestre, hammam e spa dove il massaggio diventa arte a due passi da Lugano, la nazionale di calcio svizzera si è preparata la scorsa estate per i Campionati europei. La nazionale sve-

dese ha scelto, invece, Villa Sassa, altro centro wellness con vista sul lago. Decine le piscine pubbliche disponibili nel Ticino. Non mancano vasche all’aperto, dove in inverno si può sperimentare il seducente contrasto tra il calore dell’acqua e il fresco dell’aria baciata dalla neve. Quando il sole illumina le Alpi, le vette si riflettono sulla superficie delle piscine termali. Dove i visitatori più avventurosi possono sperimentare il bagno romano-irlandese, un percorso alternato di immersioni nell’acqua calda e docce gelate destinato a ridonar tono al fisico. Tanto che durante gli allenamenti per gare importanti molti atleti, dello

sci, del calcio ma anche di altre discipline, fanno tappa a Lugano per un bagno rigenerante. Le fonti termali hanno promosso lo sviluppo turistico di quella che è oggi la più grande stazione benessere svizzera. Terme, aria pura e cibi sani rappresentano la carta vincente del Ticino, la Svizzera che non ti aspetti. Quella dove crescono l’ulivo e la vite, come

Saloni di bellezza da record

Italia

Centri estetici e saloni di bellezza. Il boom è arrivato anche in Italia. Rinunciare a prendersi cura del proprio aspetto e del proprio corpo è ormai praticamente impossibile, nonostante gli italiani non sguazzino certo nell'oro. E così le strutture vengono letteralmente prese d'assolto: taglio, messa in piega, ricostruzione del capello e tinte sono i servizi più richiesti e desiderati. E se fino a poco tempo fa questi erano argomenti che interessavano esclusivamente il gentil sesso, adesso non è più così. Secondo i dati del centro studi dell'associazione italiana delle imprese cosmetiche, infatti, tra il 15% e il 20% dei trattamenti di colo-

razione effettuati nei saloni avviene sui capelli degli uomini. A essere in trend positivo, comunque, è l'intero mercato dei cosmetici, nel quale i saloni di bellezza fanno da traino: nell'ultimo anno infatti gli italiani hanno speso ben nove miliardi di euro in cosmetici. E molti di questi sono finiti nelle mani di over 50 che non si arrendono al passare del tempo e che oggi, per ingannare il trascorrere degli anni, possono contare anche sull'aiuto di strutture sempre più specializzate. Insomma, uomini e donne sono in gara per la frequentazione dei saloni di bellezza, ma a vincere saranno sicuramente gli addetti ai lavori.

mulate, tutti in cammino lungo i duemila chilometri di sentieri tra il San Gottardo e il Mendrisotto, per ridiscendere fino ai laghi Verbano e Ceresio e scoprire palme e piante tropicali alle Bolle di Magadino, la palude a due passi da Locarno formata dalle foci dei fiumi Ticino e Verzasca alla confluenza con il Lago Maggiore.

Turismo

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Compagnie aeree

Gratta e vinci la Svizzera con Darwin

Punta su Roma la Darwin Airlines, compagnia aerea svizzera che collega l’aeroporto di Fiumicino a Lugano. Fino al 30 novembre prossimo la società di navigazione offre biglietti “gratta e vinci” a 99 euro tasse incluse. Un terzo delle tariffe ordinarie. Agenti della compagnia li stanno distribuendo in questi giorni nella Capitale. E’ sufficiente chiamare il call center della compagnia, indicare il numero si serie presente sui buoni, e prenotare il volo. “Il nostro obiettivo - spiega Massimo Boni, Communication Officiare di Darwin Airlines - è quello di coinvolgere il maggior numero di passeggeri possibile per far conoscere le bellezze paesaggistiche, le testimonianze storiche e l’accoglienza del Canton Ticino”. Due i voli giornalieri che uniscono Fiumicino a Lugano effettuati con modernissimi jet Saab 2000 da 50 posti che possono raggiungere i 690 chilometri orari. Un’ora circa la durata del volo e può anche accadere di trovare sull’aereo equipaggi “in rosa”. La compagnia svizzera può vantare comandati e primi ufficiali donna alla cloche e hostess in cabina. Un’iniziativa che, a quanto sembra, è piaciuta ai numerosi uomini d’affari che viaggiano con Darwin Airlines. Nel 2007 sono stati migliaia i turisti trasportati dalla compagnia elvetica.


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Cultura

15 ottobre 2008

Carlo Michieletto, coordinatore del Comitato promotore, spiega l’iniziativa

A Fiumicino una colonna votiva dove è approdata la nave di Pietro F

all’epoca pagana in cui dicono che sia avvenuto il passaggio. Ma da ricerche e indagini effettuate tutto si è rivelato una semplice leggenda che non ha fondamento in alcuna testimonianza storica”. Ma, scusi, come arriviamo a

Fiumicino? “E’ molto semplice e glielo spiego subito: se San Pietro è venuto a Roma, dove poi è stato ucciso, è certamente sbarcato al Porto di Claudio. Credo che lo si possa affermare con una certa sicurezza

in quanto, quando è arrivato era in età avanzata e probabilmente non è venuto né a cavallo né in calesse. Via mare ci sembra il percorso più logico per una persona anziana che arrivava da Gerusalemme o da Antiochia. Perché non ricordare questo episodio, vera pietra miliare della storia del Cristianesimo e quindi della nostra storia, innalzando una colonna a memoria della presenza di un così illustre personaggio?” Come realizzare l’iniziativa, quindi? “Ne ho parlato con alcuni imprenditori di Fiumicino i quali hanno risposto con entusiasmo all’iniziativa e quindi abbiamo costituito il “Comitato promotore per erigere la colonna votiva apostolica a San Pietro”, che è stato presentato a Monsignor Gino Reali, vescovo di Porto e Santa Rufina il 5 ottobre scorso, durante la festa di Sant’Ippolito, patrono di Fiumicino. L’iniziativa è stata

Josp Fest, è organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi e e si terrà dal 15 al 18 gennaio prossimo alla Nuova Fiera di Roma. Josp Fest rappresenta una vera innovazione nel suo genere, in quanto è concentrato non solo su pellegrinaggi ai luoghi sacri,

ma anche sull’esperienza interiore che da questi scaturisce. “Il tema del viaggio interiore è importante per far sì che gli itinerari di fede siano diversi dalle molteplici offerte di turismo, che spesso non danno la possibilità di fare un’esperienza interiore, esperienza che permette di cer-

care la verità su noi stessi, su Dio e sul nostro mondo”, spiega Padre Cesare Atuire, amministratore delegato dell’Orp. “Canta e cammina,” come diceva Sant’ Agostino, è il tema della prima edizione del festival perché descrive in concreto l’esperienza del pellegrinaggio.

di Angela Valenti

orse Cristo non si è fermato a Eboli, ma senz’altro San Pietro è passato da Fiumicino. E’ quanto sostiene un gruppo di appassionati storici guidati da Carlo Giovanni Michieletto, imprenditore e ricercatore, che intende commemorare questo passaggio. Dottor Michieletto da cosa nasce questa iniziativa? “Due mesi fa Papa Benedetto XVI si è recato in visita a Santa Maria di Leuca, in Puglia, nella punta estrema dello stivale d’Italia, al santuario dedicato alla Vergine delle Divina Provvidenza de filibus terrae. Oltre al faro e al santuario, c’è una colonna che ricorda il passaggio di San Pietro, eretta nel 1694. Pare che il santo passando di là abbia eretto una chiesa sopra un preesistente tempio dedicato alla dea Minerva, fatto piuttosto strano se pensiamo

Alla Fiera di Roma

Con JospFest viaggio nella fede

A Fiumicino il primo festival internazionale dedicato ai “viaggi” dello spirito. Si chiama

gradita. E’ nostra intenzione coinvolgere anche il maggior numero di cittadini possibile perchè vogliamo che questa sia una iniziativa di popolo. Chiederemo un modesto contributo con l’impegno di inserire in una apposita pergamena i nominativi di tutti coloro che contribuiranno a questo progetto. La pergamena verrà chiusa all’interno della base della colonna a futura memoria, alcune imprese locali si sono già impegnate a fornire mezzi e maestranze per i necessari lavori”. Ma dove installerete il monumento? “Chiederemo alla Sovrintendenza alle Antichità di Ostia, competenze anche per i beni archeologici di Fiumicino, di fornirci, se in possesso e non utilizzata, una antica colonna marmorea e procederemo quindi d’intesa sia con il Comune di Fiumicino, sia con l’Enac e la direzione dell’aeroporto alla individuazione dell’area ove porre il monumento. Il porto di Claudio si trovata per l’ottanta per cento dove all’interno dei confini del Leonardo da Vinci. Dove ora atterrano jet da tutto il mondo, in passato approdavano navi da tutto l’Impero Romano e ai moli dell’antico porto, ancora visibili non lontano dalle piste del moderno scalo aereo, deve essere attraccata la nave di Pietro”.


Cultura

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Anche il film “Il cuore nel pozzo” scatenò polemiche ma contribuì a ristabilire la verità Quello di Spike Lee non è il solo film sulla Resistenza e sulle lotte dei partigiani ad aver scatenato polemiche e critiche. Nel 2004 il film “Il cuore nel pozzo”, che ricordava il massacro delle Foibe, è stato schedato come un falso storico da numerosi esponenti politici del Centrosinistra: a partire dalla pulizia etnica (mai esistita secondo i critici “rossi”) da parte del socialista Maresciallo

Tito, alla quantità effettiva delle vittime. Più pacata invece è stata la reazione della critica e del pubblico, nel 2000, a “Il partigiano Johnny”, a tratti statico e poco riflessivo. “I piccoli maestri”, un film che racconta la vita dei giovani partigiani di Padova, è stato giudicato superficiale perché puntava più sui soccorsi i feriti della guerra che sulla guerra stessa. (M.B.)

Lee accusa i combattenti della Resistenza italiana di codardia

Spike e i partigiani fifoni

L’Anpi protesta e “Miracolo a Sant’Anna” è un flop

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di Mafalda Bruno

artigiani fifoni e traditori? Spike Lee scatena il putiferio con “Il miracolo di Sant’Anna”, il film che narra l’avventura di un gruppo di soldati americani che, finiti nel paesino di Sant’Anna di Stazzema, assiste ad uno dei più tremendi eccidi compiuti dalle SS nell’Italia spaccata dalla guerra civile nell’estate del 1944. Secondo la versione cinematografica di Spike Lee il massacro fu scatenato da una sentinella partigiana che non avendo avvisato i compagni dell’arrivo dell’esercito del Terzo Reich, provocò l’uccisione di centinaia di inermi donne, bambini e anziani. «I partigiani - ha affermato il regista - non erano amati da tutti gli italiani, dopo le imboscate fuggivano e si nascondevano sulle montagne lasciando i civili alle reazioni dei tedeschi. Io

non ho inventato nulla, fu Kesselring a concepire il principio della decimazione, che venne applicato anche a Sant’Anna». «Le dichiarazioni di Spike Lee ci indignano, ha fatto un film che

non ha presente l’esatta verità di ciò che è avvenuto a Sant'Anna di Stazzema», ha replicato arrabbiatissimo il vicepresidente della sezione Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) di Pie-

trasanta, Giovanni Cipollini. «Su questo film, sento di non dover chiedere scusa a nessuno - ha risposto il filmaker statunitense - Ci sono diverse interpretazioni di cosa accadde quel giorno, ma un unico fatto è sicuro: il 12 agosto 1944, la Sedicesima divisione delle Ss massacrò 560 civili a Sant’Anna. Uomini, donne, anziani, bambini. Questa è la sola cosa certa. Per il resto la mia versione dei fatti altro non è che una storia romanzata, di finzione, e non certo un testo di storia». Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha visto in antepirma “Miracolo a Sant’Anna” ha invitato a sedare le polemiche. Di conseguenza l’Anpi ha messo fine al battibecco dopo aver visto che, nei titoli di testa, è sottolineato che il massacro è responsabilità dei tedeschi. Quindi la verità storica è rispettata. Ma al box office il film è, al momento, un flop.

Il regista Spike Lee

L’eccidio nel film

Partigiani in marcia


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Cultura

15 ottobre 2008

Il volto segreto di Decaro, “marito” della Pivetti e attore dai mille volti

Dietro le quinte Portici

La città dove è nato il 24 marzo 1958

La Smorfia

Compagnia di cabaret con cui ha iniziato a fare teatro insieme a Massimo Troisi e Lello Arena

Non Stop

Il primo programma in tv

Una donna per amico

La fiction che lo riporta alla ribalta nel 1998

Salerno

Università in cui insegna

Bellezza

Quello che ama di più

M

di Mafalda Bruno

arito della Prof sul set. E Prof per davvero all’università di Salerno. Enzo Decaro è un attore dai mille volti, ottimista e sereno, vive con una matura e saggia filosofia quello che gli regala la vita. La professionalità nelle fiction, tutte accolte dal pubblico con ottimo indice di gradimento, gli ha permesso di conquistarsi a pieno titolo un posto rilevante nel panorama televisivo italiano. Della sua amicizia con l’indimenticato Troisi parla con riserbo, quasi sussurrando: “E’ un argomento talmente personale che mi riesce difficile parlarne. Massimo per me è stato importante nel passato e lo è nel presente. A volte non ho condiviso le sue scelte professionali e gliel’ho fatto notare; secondo me lui aveva enormi potenzialità e possibilità. E con “Il postino” ha reso giustizia al suo talento con un’interpretazione stupenda per tutti noi e in particolare per il mondo del

cinema”. Decaro è passato dal cabaret alla televisione, affermato ed amato. Su “La Smorfia” racconta che lo scopo del celeberrimo terzetto (Troisi, Arena, Decaro) era quello di mettere in scena tre guitti che, attraverso la satira e la comicità, dicevano cose serie facendo ridere, affrontando temi ancora oggi a lui cari: amore, religione, disagio sociale. Nell’ultima fiction “Una madre”, Decaro si è trovato alle prese con una storia molto difficile, che lui stesso definisce “quasi non da prima serata per l’argomento fortemente emozionante”. E’ la storia di una giovane madre, prostituta, e di un commissario, interpretato da Enzo Decaro appunto, che le dà la

caccia perché lei ha sottratto il suo figlio naturale alla famiglia affidataria. “Quello che conta - afferma - è fare bene il proprio lavoro, cercando di dare il meglio delle proprie possibilità; in questo modo si rende anche omaggio ad una buona storia, ad

una buona scrittura”. Ma per molti il volo di Enzo, il Guitto è legato a quello del “marito della professoressa” Veronica Pivetti. “Provaci ancora Prof ” già in onda su RaiUno, è alla terza edizione. In cui l’attore diventa meno accondiscendente e più combattivo all’interno del ménage familiare. Tutti i personaggi interpretati finora da Decaro hanno un comune denominatore: la ricerca dei sentimenti, la riflessione e l’introspezione. “Mi piace entrare nelle pieghe dell’anima per far emergere quanto c’è di vero e autentico dentro ogni persona”, sottolinea. E di Napoli, la città che ha nel cuore? Cosa metterebbe in scena Enzo, il Guitto?

“Sicuramente la bellezza: per poter controbilanciare il degrado, soprattutto culturale, con quello che Napoli ha nel proprio dna”, spiega. “E’ una città di grandi contrasti, una città d’arte, una capitale storica, con un forte senso di apertura e di tolleranza; l’ottimo e positivo approccio verso il diverso, la capacità di dare accoglienza. Manderei in onda la parte di luce che Napoli racchiude nell’anima”. Altra attività che lo vede impegnato su un fronte completamente diverso dal televisivo e teatrale, è l’insegnamento. Attualmente Decaro è docente di scrittura creativa alla facoltà di Scienze della Comunicazione all’università di Salerno. Questa volta il Prof è lui: “Con gli studenti sto benissimo. Una volta superata la diffidenza iniziale, si è talmente presi da quello che si sta studiando che poco conta di cosa si occupa il docente al di fuori dell’aula! Può essere anche un attore, ma quando suona la campanella è il Professore e basta”.


Cultura

15 ottobre 2008

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Intervista alla conduttrice di “Chi l’ha visto”, programma che scopre i misteri

Federica, la detective della tv

Sciarelli: «Per indagare bisogna porsi domande e mai avere certezze»

F

di Angela Valenti

ederica Sciarelli tutti i lunedì in prima serata inchioda gli italiani davanti alla tv. Giornalista di punta di RaiTre, si è trasformata in detective e va a caccia di persone scomparse. Più Sherlock Holmes che Signora in giallo, unisce al rigore dello stile i tempi serrati di una conduzione giornalistica e una partecipazione ai fatti malcelata ma sempre eticamente corretta. “Chi l’ha visto?”, ventesima edizione. Come si affronta un programma da così tanto tempo in onda? “Sicuramente con un bel po’ di esperienza in più. La partecipazione però rimane sempre la stessa”. La sua conduzione, pur testimoniando una grande partecipazione emotiva, non scivola mai nella spettacolarizzazione dei sentimenti, è sempre rigorosa. “E’ quello che cerco di fare. In questi anni sono diventata anche amica di persone e famiglie di cui abbiamo seguito i casi. Con alcuni di loro mi dò anche del tu e in trasmissione (in tv in questi casi raramente si usa il tu) rivolgermi usando il lei mi viene quasi difficile. Sono vicina a queste persone, sono coinvolta dalle loro storie pur cercando di mantenere un tono professionale ed equidistante”. Chi l’ha visto è qualcosa di più di un semplice programma tv: lo spettatore partecipa e interagisce a un progetto televisivo. E’ questo secondo lei il segreto del successo e della longevità del programma? “In Italia ci sono tante cose che non vanno ma c’è sicuramente tanta solidarietà e, grazie anche a “Chi l’ha visto”, le persone la tirano fuori. Arrivano in redazione tantissime email, spesso ci contattano anche solo per dirci che ci seguono da tempo e che purtroppo però non hanno mai visto nessuno e non ci hanno mai fatto nessuna segnalazione. Si rammaricano per il mancato aiuto. Altri partecipano in ma-

niera attiva anche solo per dare suggerimenti a volte estremamente dotti. Il nostro motto è non avere certezze mai, non essere mai sicuri di niente. Spesso chi ci guarda contribuisce in maniera indiretta. Una volta, a seguito di una segnalazione di una persona scomparsa in auto, uno spettatore ci ha chiamato dalla Svizzera per segnalarci una macchina abbandonata. Chi ci segue sa quanto è importante per noi il ritrovamento dell’auto perché ci aiuta a ricostruire il percorso delle persone scomparse”. Lei è stata preceduta da condutrici famose: Miriam Mafai, Daniela Poggi solo per citarne qualcuna… “Quando ho ereditato il programma sinceramente non ho pensato né a differenziare né a continuare la linea editoriale. Con molta umiltà ho cercato solo di imparare da chi ne sapeva più di me e poteva insegnarmi qualcosa. Ho messo al servizio del programma la mia esperienza precedente: quella della notizia, della velocità dell’inform a zione, tipica di chi fa il tele-

giornale. Non avevo mai fatto approfondimento, era la prima volta e io dò il meglio di me sullo scatto breve, per così dire. Quando cinque minuti prima di andare in trasmissione succede qualcosa che mi obbliga a cambiare la scaletta, sono capace di rivoluzionare il lavoro di una settimana senza che lo spettatore se ne accorga in trasmissione”. C’è un sogno nel cassetto, un programma che le piacerebbe realizzare

dopo “Chi l’ha visto?” “Mi considero già una privilegiata, devo confessare che non ho sogni a tal riguardo. Quando non condurrò più il programma tornerò al telegiornale dove ho lasciato il mio cuore. Quando ho lasciato la conduzione del tg, l’ho fatto solo per la curiosità di una nuova avventura e perché capivo che era il momento di cambiare”. Il caso che avrebbe voluto risolvere… “Sono tutti i casi impossibili, quelli che ci segnano nel nostro lavoro: il rapimento di Emanuela Orlandi e tutti quelli che ci continuano a martellare nella testa. Per il piccolo Tommaso, per esempio, abbiamo fatto ritrovare il cane di Alessi (l’uomo sotto processo per l’assassinio del bambino, ndr), un fatto estremamente importante perché ha permesso di fare il collegamento con il pelo di cane presente nella macchina del rapitore. Poi però è stato scoperto il cadavere del bambino ed è stato tremendo, tutta la redazione è stata malissimo”. Cambiamo argomento: Reporter è il giornale della costa laziale. Che rapporto ha con il mare? “Lo amo profondamente: appena posso me ne vado al mare!”

Signora in giallo

Il rapimento Orlandi

Il boss Enrico De Pedis

La scomparsa di Denise

Il caso Carretta


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Economia

O la borsa o la vita

Il crollo dell'economia colpisce le attività del litorale

Si disinveste, come se fosse la soluzione, il riparo all’emergenza. E così si favorisce il precipizio. Ma in questo caso meglio non cedere alla tentazione di finire sull’onda dell’ansia di Francesco Pastoressa (francesco.pastoressa@reporternews.eu)

N

ei momenti di crisi, e questo indubitabilmente lo è, si tende a rifugiarsi nel lamento o a isolarsi nella paura. Invece, non tutto il male viene per nuocere. Per esempio inver-

tire il corso dello sfrenato consumismo degli ultimi 20 anni, ricominciare a far a meno del superfluo, risparmiare energia , combustibili, stare tutti un po’ più fermi, un po’ più zitti, un po’ più attenti all’essenziale, farebbe bene a noi, cittadini di questo mondo cresciuto troppo. L’im-

patto sulla gente è lo stesso che ebbe il crollo delle Torri Gemelle. Ovvero la caduta del simbolo del nostro progresso e della nostra economia. Di una realtà costruita con riferimenti che avrebbero dovuto darci sicurezza. Su questo sistema avevamo poggiato un grande bisogno di rassicurazione.

Invece c’è inquietudine. I centri commerciali di Fiumicino sono vuoti, a Nettuno si cedono attività e i ristoratori della costa laziale lamentano tavoli vuoti. Se non c’è garanzia del lavoro, la famiglia stabile non esiste più, la prima reazione emotiva è quindi un senso d’instabilità

Perché è successo All'origine ci sono le case, e in particolare le case americane. La casa fa parte, del sogno americano (e non solo americano). E per facilitare l'acquisto delle case la finanza americana, non adeguatamente supervisionata, cominciò a offrire allettamenti incredibili: mutui pari al 100% del valore, mutui a rate basse perché l'interesse si pagava solo alla fine, soprattutto mutui senza accertare l'affidabilità di chi riceveva i soldi. Le banche impacchettavano questi mutui in obbligazioni che venivano poi vendute sul mercato ad altri investitori; Nell'agosto del 2007 i nodi vennero al pettine e quei titoli appoggiati sui mutui persero di valore. Il mercato si accorse che molti mutuatari non avrebbero potuto restituire i soldi, e questo timore contagiò tutte quelle obbligazioni, sia quelle che avevano dietro mutui cattivi che quelle che avevano dietro mutui buoni. Ma le banche sono sicure? Anche altri impieghi delle banche erano stati impacchettati e trasferiti in obbligazioni vendute sul mercato: prestiti per l'acquisto di auto, carte di credito, prestiti per finanziare fusioni e acquisizioni. Quelle che sono fallite sono soprattutto banche d'investimento, cioè banche che non hanno una base di depositi. Per prestare soldi devono farseli dare prima a prestito: se la provvista di fondi si inaridisce, la banca di investimento va in crisi di liquidità, ma anche in crisi di solvibilità.

15 ottobre 2008

Come sopravvivere alla recessione

Buoni Ordinari del Tesoro (BOT)

Sono titoli a breve termine, ovvero con durata non superiore a un anno. Da quanto emerge dalle ultime rilevazioni, nelle tasche degli italiani, alla evidente ricerca della forma di risparmio più sicura, si trovano sempre più bot.

I conti bancari

Il fondo interbancario garantisce i conti bancari fino a 103.291,38 euro per depositario. La somma riguarda ciascun cliente e, se si hanno conti su più banche, ciascuna banca. Il limite invece resta a 103mila euro totali se si hanno più conti nella stessa banca.

I libretti postali

I libretti postali sono garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, controllata per il 70% dallo Stato attraverso il Tesoro e per la restante parte da fondazioni, soprattutto bancarie. Il loro livello di garanzia è dunque del tutto assimilabile a quello offerto dai titoli di Stato italiani.

Polizze vita

La polizza di assicurazioni Generali 175 SPECIAL BONUS consente di investire in un prodotto sicuro che oltre ad offrire la certezza di un capitale rivalutato consente di richiedere, in caso di necessità, la liquidazione anticipata, anche solo parziale, delle prestazioni.


Curiosità dal mondo

15 ottobre 2008

La torre è fatta col Lego Vienna

Una torre alta quasi 30 metri costruita interamente da mattoncini di lego. Questo il guinness dei primati stabilito nei giorni scorsi da circa 3mila bambini austriaci davanti al municipio di Vienna. Per raggiungere il record, sono stati necessari 500mila mattoncini.

Boom per le cassaforti Gran Bretagna

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Vicini innamorati in chat

Londra

I titolari dei conti, scrive il Times, in questi tempi di crisi economica non si fidano più delle banche. Tanto che in molti hanno deciso di tenere i soldi in casa. Le principali fabbriche, contattate da Times, hanno tutte parlato di forte incremento delle vendite.

Si sono conosciuti attraverso un sito per cuori solitari, e dopo aver chattato per un po' su internet, hanno scoperto di essere vicini di casa. Questa l'avventura capitata ad una coppia inglese, lei 46enne e lui 53enne. Oggi, dopo un flirt iniziato sul web, si sono sposati.

Barcellona si schiera contro, gli stranieri criticano: è la fine di un mito

Addio Corrida! Non piace più

Calo degli spettatori e crisi economica all'origine del recente flop di Domitilla Savignoni

H

(domitilla.savignoni@reporternews.eu)

a cominciato Barcellona, la città meno tradizionalista. E poi la Catalogna ci tiene ad essere un po' distaccata dal resto della Spagna. Lo scorso 6 aprile il consiglio municipale, spinto da migliaia di cittadini scesi in piazza, ha preso la storica decisione di bandire le corride dalla città. Ora chiederà al Governo della Catalogna di ratificare questa decisione, presa dopo che il 25 marzo era stata organizzata una manifestazione pacifica davanti al municipio durante la quale erano state consegnate al sindaco 245.000 firme che chiedevano il bando della corrida, raccolte in tanti anni di campagne di varie associazioni. La ritualità dell'occasione, il pomeriggio della domenica, conferisce all'evento quella sacralità che è allo stesso tempo contemplazione religiosa della mortalità, sublime tragedia e danza con la morte. Non a caso, la drammaticità della corrida ha attratto nel corso degli anni molti scrittori che hanno cercato di coglierne fino in fondo l'essenza: Ernest Hemingway con Morte nel pomeriggio e Fiesta, il ro-

manziere spagnolo Vicente Blasco Ibáñez con Sangue e Arena. Secondo Hemingway la corrida è l'unica espressione artistica in cui l'autore mette a rischio la sua stessa vita e in cui il livello della rappresentazione è lasciato all'onore del mata-

dor. Molti stranieri arrivati in Spagna per assistere a questo spettacolo caratteristico, pensano che la competizione tra uomo e toro abbia un esito scontato e non riescono ad apprezzare il pericolo corso dall'uomo che combatte contro un toro

da corrida, un gigante nero come l'inferno che pesa quasi mezza tonnellata, che ha un'agilità e una forza straordinarie e che possiede corna lunghe e affilate come daghe. I tori

da corrida sono in grado di uccidere in un lampo. Non lasciano vie d'uscita. Ma ora questa danza all'ultimo sangue sta perdendo il suo fascino e la colpa, forse, è anche della

crisi economica mondiale, che è arrivata sin dentro le arene. Molti cittadini in Spagna hanno lanciato un segnale forte, vedremo chi deciderà di raccogliere l'invito.


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Cucina

L’Oca Giuliva all'ombra degli ulivi

15 ottobre 2008

Il moderno e raffinato ristorante di Tor San Lorenzo è l'ideale per organizzare matrimoni e compleanni

Tra le specialità gli gnocchetti con branzino, rucola e pachino. Per gli amanti dei menù a base di carne piatto doc con il controfiletto di manzo argentino

P

iatti tipici della cucina locale e una ricca e raffinata varietà di dolci. Il tutto da gustare all'ombra dei verdi ulivi del litorale laziale, che avvolgono le sale del ristorante “L'Oca Giuliva” di Tor San Lorenzo: il luogo ideale dove organizzare banchetti per matrimoni, cerimonie, feste di laurea e compleanni. Qui è possibile soddisfare ogni tipo di palato grazie alla varietà del menù messo a punto dagli chef e dalla possibilità di poter mangiare anche una pizza. Si parte dagli antipasti,

vino scelto tra l'ampia selezione di etichette che il ristorante mette a disposizione dei propri clienti; mentre chi non volesse mangiare né un primo né un secondo può sempre ordinare una pizza. E dopo un pasto del genere, chi avesse ancora fame può sempre provare uno dei numerosi dolci fatti in casa. Tra le specialità ci sono due tipi di tiramisù, quello al caffè e quelle alle fragole, la torta della nonna, quella alla ricotta, quella cioccolato e pere e la torta al limone. E poi ancora il profitterols. A condire tutte queste pietanze, infine, ci sono l'at-

con l'opportunità di gustare anche del crudo di mare, ma soltanto su ordinazione, quello classico di mare, di montagna e il mix mare e monti. È nella lista dei primi e dei secondi, però, che sono rispecchiati in pieno gli elementi peculiari del ristorante “L'Oca Giuliva”, con piatti a base di pesce e carne che affiancano quelli più caratteristici, diversi a seconda dei gusti di ogni palato e sempre raffinati. E così è possibile mangiare riso con asparagi e gamberetti, gnocchetti con

vongole e funghi porcini e anche con branzino, rucola e pomodori pachino, tagliolini all'astice, fettuccine ai funghi porcini e al ragù e mezze maniche alla matriciana. Per quanto riguarda i secondi, invece, l'offerta spazia dalla spigola e orata ai ferri, all'arrosto misto di pesce, al rombo, alla frittura di paranza, fino ad arrivare a calamari alla piastra, scampi e mazzancolle. Per gli amanti della carne, comunque, non c'è nessun problema, visto che è possibile ordinare della costata di manzo

danese oppure del controfiletto di manzo argentino. Il tutto può essere accompagnato da un buon

mosfera tranquilla e la conduzione gioviale e familiare de “L'Oca Giuliva”.


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Quindicinale di attualità, cronaca, economia, turismo e cultura

Autorizzazione del Tribunale di Velletri n° 7/08 del 25 febbraio 2008

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