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anno IV n°5 - maggio 2010

Anno IV n. 5 - Maggio 2010 - spedizione A. P. Art. 2 Comma 20/C Legge 662/96 - Filiale di Macerata - Taxe Perçue - PERIODICO EDITO DA MULTIRADIO - Autor. Trib. di Macerata n.466/07 del 23 Aprile 2007 - Direttore Responsabile: Roberto Scorcella - Progetto grafico: K-Brush Tolentino - Stampa: Tipografia San Giuseppe

PIEDIRIPA (MC) di fianco stazione FS T/F. 0733 292973 www.estelababy.it

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Editoriale

di Roberto Scorcella

C'è un cancro che consuma lentamente questa nostra città (e non solo). E' un cancro difficile da debellare e pericolosissimo. Alla maggior parte di noi proprio riesce difficile il non parlar male delle altre persone. Sono diversi i motivi per cui si cade in questa tentazione: avere un conto in sospeso con qualcuno, la competitività, l'invidia o l'abitudine a sentirsi meglio paragonandoci a qualcun altro. Attaccare qualcuno che non è presente è una forma di vigliaccheria e si mette chi ascolta in una posizione difficile, di complicità. Il pettegolezzo infatti è il modo ideale per insinuare dubbi nell'opinione altrui sull'immagine che una persona vuole dare di sé. I pettegolezzi nella maggior parte dei casi sono innocui, ma vi sono situazioni in cui possono assumere quegli aspetti negativi ed insinuati che alimentano la sua cattiva fama. Le cose riferite possono anche essere vere, ma se sono fine a se stesse, gonfiate, interpretate in senso negativo, un pettegolezzo può assumere la forma della malignità e della denigrazione. Quando poi le cose riferite sono intenzionalmente false e attribuiscono a una persona delitti e peccati inesistenti per distruggerne la credibilità e la reputazione diventa maldicenza, calunnia. Così, riusciamo a commuoverci fino alle lacrime per il terremoto di Haiti, mandiamo il messaggino da due euro e la nostra coscienza è a posto. Se il nostro vicino di casa anziano, però, muore in solitudine e ce ne accorgiamo solo dal cattivo odore una settimana dopo ce ne freghiamo. Se un conoscente perde il lavoro e non riesce a pagare le bollette, diciamo che poteva stare attento prima invece di aiutarlo. E non lesiniamo chiacchiere e parole sul suo tenore di vita. Prima di parlare, invece, dovremmo tutti guardarci allo specchio: siamo così migliori del prossimo? Ma in fondo, come ha detto il grande Oscar Wilde, “Vi è solo una cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé”.

8000 COPIE!

Cominciamo a fare acqua! NON HO ABBANDONATO LA MIA CITTÀ! Intervista a 360 gradi a Giuseppe Pezzanesi Assessore provinciale e consigliere comunale, da anni Giuseppe Pezzanesi viene indicato come il possibile candidato del centrodestra alla carica di Sindaco. segue a pag. 4

CENTRO COMMERCIALE LA RANCIA: Noi discriminati! di Carla Passacantando Il Centro commerciale “La Rancia” di Tolentino non ci sta. Teme il peggio con l'avvio del nuovo parco commerciale nel rione Pace e le recenti disposizioni regionali. segue a pag. 7

L’ACQUEDOTTO PERDE Forse sarebbe il caso di intervenire… Salendo verso il Castello Silverj, verso la metà della strada che congiunge Sant'Egidio a Colmaggiore, ormai da anni verso il centro della sede stradale si nota chiaramente, in modo particolare quando non piove, una costante perdita di acqua. Da dove arriva quest'acqua? segue a pag. 9

Lu Spì Ciao Pè! Ciao Renà! Ogghi te vojo raccontà 'na storia vera sulle "vraccette corte" Le "vraccette corte"? E che vole dì? Vole dì che c'era 'na orda, e purtroppo ancora c'è, certa jente cò un fraccu de sordi che quanno se tratta de mette le mà in saccoccia pè pijà 'mpò de sordi da dà a li puritti o in chiesa pè l'elemosina, je se rtira cuscì tanto li vraccitti che 'no 'rria più drento le saccocce. Però, se c'è da pijà che cosa gratise, allora le vracce se llongheno come se c'aesse la prolunga. E non parlimo de quanto se pole 'llungà li vracci se c'è da rescote li sordi!

E'ssa jente c'ha la faccia de jì a la messa pè portà in gniru anche Nostro Signore? Mejo sarìa se non ce jesse pè gnente Quissi non ha ancò capito che le casse da mortu non c'ha le saccocce ma c'ha solo le maniglie! Sempre a proposito de "vraccette corte", ma un po' diverse da quesse de prima, ce sta quarcheduno che je se 'ccorcia li vracci quel tanto da non 'rrià a mette li giornali "Press News" drento le cassette della posta, ma justi justi pè potè esse 'nfilati drento le cassette dò deve jì la pubblicità se non addirittura drento li contenitori de la monnezza come quillu che sta in viale Benadduci davanti la cabina telefonica. Io

stessu proprio lì ha rcordo 'na dozzina de giornali tutti drento le buste affrancate e l'ho rportati alla redaziò de Press News Penza mpò! Ma quissi lo sa che buttà via la posta, perchè de posta se tratta, adè reatu? E pole esse perseguiti penalmente! Ce vurrìa un controllu fattu vè e mette subbito in pratica quello che dice lu ministru Brunetta: caccimuli via tutti sti parassiti e vederai come dopo una-due orde quilli che rmane se mette a filà dritti! C'hai rajò. È cuscì che se pole rmette lu "trenu Italia" su lu justu binariu Ciao Pè! Ciao Renà!


MF INTERIORS:

DOVE UN INTERNO AUTO IN PELLE DA SOGNO DIVENTA REALTÀ Un mix fra la straordinaria abilità artigiana e la tradizione del nostro territorio che va ad incastonarsi all'interno di quello che viene definito il laboratorio del lusso. È in estrema sintesi il lavoro svolto da un'altra delle eccellenze tolentinati, la MF Interiors. Fondata nel 2003 da Morris Bartoloni (foto), MF Interiors è un vero e proprio punto di riferimento per la creazione di allestimenti

completi in pelle per auto e barche, selle per moto e volanti, ma anche per il restauro di automobili d'epoca e di imbarcazioni. Grazie al lavoro di equipe con i designer, i prodotti di MF Interiors sono assolutamente unici e ideali per rispondere alle necessità di personalizzazione degli amanti degli interni auto. “Siamo nati proprio come azienda di interni auto” racconta Morris Bartoloni “poi

siamo cresciuti e abbiamo allargato il nostro raggio di azione. Quindi, rimanendo nell'ambito motoristico, ci occupiamo anche di imbarcazioni, selle di moto, ristrutturazioni di auto d'epoca e altro ancora”. Attualmente la MF Interiors occupa otto persone con una crescita costante nel corso degli anni. Malgrado la crisi.“E' calato molto l'interno auto, anche se adesso sembra ci sia una ripresa.

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Piazza della Libertà / TOLENTINO

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L'anno scorso è stato quasi drammatico, brutto per tutti. La tentazione di svilupparsi anche su altri settori c'è, ma è ancora tutto da vedere. Se fosse per me assumerei altre dieci persone, ma purtroppo il lavoro non è più come una volta. In un periodo magari c'è bisogno di altro personale, in un altro invece è più che sufficiente” afferma Bartoloni. La MF Interiors è in grado di personalizzare qualsiasi tipo di auto a seconda dei gusti del cliente. Per un interno auto sono necessarie 18-20 ore di lavoro fra montaggio, smontaggio, cucitura, taglio e tutto il resto. E per chi pensa che fare un interno auto in pelle sia solo un sogno, i prezzi in realtà sono decisamente accessibili. Si parte dai mille euro in su, materiale compreso, a seconda di ciò che si vuole. Ed ecco che un sogno può diventare realtà. Per tutti i dettagli basta consultare il sito www.mfinteriors.it


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lodevoli iniziative che scaturiscono dal territorio provinciale. Se invece per contatto si intende l'amore e l'attaccamento alle sorti cittadine il contatto vi è tutto ed è forte più di prima, perchè sia in Consiglio Comunale in qualità di Capogruppo del PDL dove in quest'ultimo anno per esempio abbiamo fatto battaglie importantissime per difendere e tutelare la nostra ASSM da una fusione piuttosto allegra con la paritetica ASSEM di San Severino Marche, abbiamo portato all'eclatanza dei fatti e fatto deliberare l'area a ridosso di Viale Trento e Trieste denominata "patata", nonchè l'area Foro BoarioDitta Gasparrini Tarcisio, abbiamo intrapreso azioni tendenti a sostenere i Commercianti del centro storico ancora una volta messi in ginocchio da politiche messe in atto dall'Amministrazione comunale tendenti a favorire la distribuzione di larga scala di cui francamente il territorio era già saturo, abbiamo sostenuto il sociale interessandoci dei più svariati casi di difficoltà sottopostici dai cittadini per bisogni di prima casa, di sostegno alla famiglia, di difesa del lavoro, abbiamo sostenuto ed incoraggiato il mondo dello sport in occasione di due più che discutibili gestioni, quali la Piscina Comunale, la vicenda dell'Arrampicata Sportiva, il Campo Ciarapica, abbiamo supportato i Comitati di quartiere nel loro difficile e pressochè improduttivo dialogo con l'Amministrazione Comunale; sia dalla Provincia dove dopo nemmeno sette mesi dal ricevimento del mandato dagli elettori abbiamo portato a Tolentino finalmente i fondi necessari per la costruzione della nuova palestra a supporto degli Istituti scolastici ed abbiamo ripristinato i fondi ANAS per la

NON HO ABBANDONATO LA MIA CITTÀ!

Intervista a 360 gradi a Giuseppe Pezzanesi Assessore provinciale e consigliere comunale, da anni Giuseppe Pezzanesi viene indicato come il possibile candidato del centrodestra alla carica di Sindaco. Da quando è diventato assessore provinciale, però, si dice che abbia tralasciato un po' la sua Tolentino. Giuseppe Pezzanesi, ma allora, è vero che da quando è diventato

assessore provinciale ha perso il contatto con Tolentino? Se per contatto si intende la presenza fisica quotidiana allora è certamente vero, perchè trascorro almeno sei giorni su sette in Provincia o presso i Comuni della stessa, in quanto oltre ad amministrare si è sempre impegnati a seguire e sostenere come è giusto che sia le

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costruzione del Ponte di attraversamento del Chienti all'altezza dell'Addolorata in viale Bruno Buozzi (opera che aspetta la compartecipazione economica doverosa dell'Amministrazione Comunale per una parte minoritaria onde poter essere progettata e costruita in tempi brevi), abbiamo portato anche a Tolentino le fasi finali della Tim Cup Primavera di calcio con giovamento del mondo sportivo e turistico. Tutto quanto sopra enunciato mi sembra dica inequivocabilmente di una presenza e di un amore verso questa città unici. Da più parti nel centrodestra il suo nome era stato invocato per essere candidato a sindaco nel 2007. Pensa che con lei le cose sarebbero potute andare diversamente? Non sta a me dirlo, credo fermamente che in politica più che le parole contino i fatti ed i numeri (che sono poi l'espressione di volontà dei cittadini) ed i fatti dicono che i cittadini di Tolentino di qualsiasi colore politico e di qualsiasi estrazione sociale potevano e possono contare sul sottoscritto per ogni giusta causa che li veda coinvolti a dover lottare contro ingiustizie, soprusi o stati di difficoltà, i numeri altresì mi hanno gratificato ed onorato ripetutamente e mi hanno detto di continuare nella missione intrapresa con altrettanta umiltà, dedizione, rispetto e riconoscenza. Se fosse lei il sindaco di Tolentino, o se lo fosse diventato nel 2007, su quali cose sarebbe intervenuto e dove interverrebbe per cercare di cambiare le cose? Innanzitutto questa è una città che risente e paga in maniera spasmodica un'opprimente cappa di regia politica vecchia e stantia annidatasi in ogni stanza ed in ogni


meandro capace di azzoppare od inibire chiunque tenti di discostarsene e come si suol dire di volare più in alto dove l'aria è più pura , il cielo è più terso e le idee più chiare, con il risultato che è poi tangibile e sotto gli occhi di tutti è cioè quello di avere perlopiù amministratori frutto di sterili alchimie politiche, poco o niente basate sulle effettive e dimostrate capacità professionali ed attitudinali dei soggetti deputati e quindi assolutamente non adeguate alla bisogna. Ciò naturalmente in un momento di estrema difficoltà come quello attuale, fa perdere delle opportunità sul mercato nazionale ed europeo sia in termini di progettualità che di reperimento di risorse, facendo sì che le distanze tra chi ha e chi non ha diventino sempre più marcate. Quindi il primo segreto per far bene è sinonimo di capacità, lavoro e risultati. Dall’esterno si ha la sensazione che il PDL tolentinate, malgrado i buoni risultati elettorali, non sia molto unito. Prova ne è probabilmente il fatto che ancora debba nominare il coordinatore locale. Cosa c'è di vero? Intanto se il PDL locale ottiene buoni risultati elettorali è proprio perchè sviluppa sul territorio attraverso i suoi rappresentanti azioni politiche hiare a difesa della nostra identità, dei nostri valori, delle nostre aziende e delle nostre famiglie, della nostra cultura, dopodichè è normale che essendo il PDL un movimento politico di recente costituzione, ha necessità di portare a termine quanto prima, attraverso procedimenti aperti, condivisi e democratici, quali sono i Congressi, le nomine dei coordinatori e dei rispettivi coordinamenti locali che andranno a suggellare e stabilizzare le azioni politiche degli stessi a vantaggio

dello sviluppo e della crescita dei territori interessati. Nel frattempo in attesa del Congresso il coordinamento Provinciale provvederà nei prossimi giorni come già fatto in altri comuni alla nomina del coordinatore e del coordinamento protempore che andranno a rappresentare nel loro insieme tutti coloro che si riconoscono nello stesso movimento politico. Da ultimo, visti i numeri delle ultime elezioni dove si è registrato un alto astensionismo, quale potrebbe essere la ricetta per far riavvicinare la gente alla politica? Smetterla di strumentalizzare la stessa per alzare i toni della contrapposizione perdendo di vista gli obbiettivi veri per cui uno dovrebbe fare politica finalizzati al bene del cittadino e di scandalizzarsi se all'indomani di un Consiglio Comunale emergono votazioni come ci è già successo a Tolentino in cui PDL e PD primo e secondo partito della città hanno votato insieme per sostenere temi che stavano a cuore alla città stessa e che altrimenti sarebbero stati bocciati dalla giunta Ruffini dimostratasi più volte incapace di governare. Ai cittadini oggi, che devono vivere in mezzo a difficoltà di ogni genere per la casa, il lavoro, la famiglia, la scuola, la sanità, la viabilità poco importano le chiacchiere di bottega, vogliono vedere invece i fatti e la coerenza dei politici tra quello che dicono e quello che fanno, quindi fare le cose e farle bene è l'unico modo per riportare i cittadini alla fiducia ed al voto. In verità è quello che da sempre sto cercando di fare sperando di riuscirvi. Grazie a Lei ad alla redazione per l'opportunità concessami e per la grande qualità del lavoro che la stessa sta svolgendo.

E meno male che i led dovrebbero durare più a lungo… Dovrebbero essere i migliori. O perlomeno così ne hanno parlato in maniera entusiastica i nostri amministratori. Stiamo parlando delle lampade a led per l'illuminazione pubblica che vengono oramai utilizzate in numerosi lampioni. Nelle specifiche del costruttore di queste lampade (il cui costo è di 800 euro ognuna, in sostanza il quadruplo di un apparecchio di ultima generazione tradizionale) viene garantita una durata di 60mila ore, ovvero 2500 giorni, ovvero quasi 7 anni. Peccato, però, che dopo qualche mese (viale della Repubblica) siano già stati smontati. Inoltre, i led utilizzati, con

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potenza di 60W emettono un flusso luminoso di 5250 lumen ed hanno quindi una efficienza di 87,5 lumen/W (5250 : 60 = 87,5) mentre la Legge Regionale impone l'utilizzo di lampade con efficienza superiore ai 90 lumen/W, altrimenti i nuovi impianti non sono conformi alla Legge Regionale. E' vero che il rendimento dei corpi illuminanti a led è più alto di quelli tradizionali, ma resta il fatto che non è che non viene rispettata una norma, che la buona tecnica riterrebbe valida, ma non viene rispettata una legge.


BIOGRAFIE INEDITE L’ultimo dei garibaldini di Enzo Calcaterra

In quelli della mia generazione (forse l'ultima), nomi come Risorgimento, Garibaldi, i Mille, evocano ancora emozioni genuine. Ma temo che per il 150mo dell'Unità d'Italia dovremo sorbirci anche troppe idiozie. Dunque, abbiamo bisogno di un po’ d'aria fresca, di storie di vita vera. E qui vorrei avere la penna di un Abba o un Bandi per raccontare quella del conte Aristide Gentiloni Silverj. Vissuto quasi un secolo, fu l'ultimo dei garibaldini tolentinati e dei patriarchi della nobiltà cittadina. Il fascino di questa figura, al di là delle numerose opere cui si dedicò, sta forse nell’aver tenuto insieme il massimo dell'eversione (garibaldinismo) e della tradizione (nobiltà ), traducendole in un'esistenza feconda, operosa, intensamente vissuta. Gli eroi hanno fretta Quando Aristide nasce ad Arsoli (provincia di Roma) il 15 gennaio 1844, la sua nobile famiglia esiste solo al passato. Le origini, remotissime, legate alle stesse della città di Filottrano, risalgono all'età longobarda. Senza addentrarci nell'intrico del suo albero genealogico, giungiamo al padre Nemesio. Rimasto in bolletta, ha dovuto dedicarsi alla carriera giudiziaria per mantenere la moglie con cinque figli. Muore a soli 61 anni, nel 1858. Due i maschi: Adolfo, morto nel ’65 ad appena 24 anni; Aristide, di carattere impetuoso, idealista, ambizioso. Soprattutto impaziente di bruciare le tappe in un tempo di grandi fermenti. Giovanissimo, aderisce alla Società Nazionale che dal 1857 raccoglie mazziniani, cavouriani e garibaldini accomunati dalla smania di menar le mani contro i tiranni d'Italia. A 17 anni, nel dicembre 1860, decide di non perdere l’ultimo treno del Risorgimento. Scartato per la sua età dall’esercito, riesce a farsi arruolare nella Regia Marina Sarda. Sul brigantino da guerra "Azzardoso" partecipa a una campagna che in due anni conquista Gaeta e Ancona. Quando nel ’65 lascia la carriera in Marina per tornare a casa, richiamato dalla madre che ha perso il fratello Adolfo, il giovane Gentiloni è già un veterano. Ma per poco. Nel 1866 si unisce a Garibaldi, il mito di tanti giovani, l'eroe che trascina menti e cuori. Perché si ributta nella mischia? Non per calcolo, data l'incertezza degli eventi. Più per spirito d'avventura, incoscienza, romantico sprezzo della sorte. E' nel suo carattere sfidare se stesso mettendosi alla prova. A Bezzecca troverà pane per i suoi denti. Nei giorni che culminano con quell'unica pagina di eroismo in una guerra disastrosa contro l'Austria, i garibaldini danno il meglio di sé. Oltre all'Eroe ci sono i suoi due figli Ricciotti e Menotti. Ad Aristide, giovane sergente del valoroso IX Reggimento, viene anche affidato un messaggio per Menotti, suo comandante. Lo scontro è difficile, sofferto, alterno, sanguinoso, a tratti disperato. Muoiono a decine giovani e giovanissimi, molti altri restano feriti. Infine le camicie rosse la spuntano, con assalti alla baionetta, cruenti corpo a corpo, armi scadenti, volontà all’estremo. Quel 21 luglio resterà per sempre nella mente e nel cuore dell’acerbo volontario. Una memoria mai rinnegata o rimossa, anzi indossata con orgoglio, fie rezza, coerenza fino all'ultimo dei suoi giorni. Sulla sua tomba, nella cappella gentilizia da lui stesso progettata, vorrà scritto "reduce garibaldino". Per lui, il più importante di tutti gli innumerevoli titoli accumulati in oltre mezzo secolo.

Conte tuttofare Nell'Italia postunitaria è arrivato il momento della prosa, delle difficoltà per guadagnarsi un posto tra le grandi potenze. Aristide, non ancora conte, ritorna a fare il contabile: impiegato di banca a Macerata come già suo padre. Intelligentissimo, versatile, determinato, ancora pronto a cavalcare la storia. Gli manca soltanto l'occasione giusta. Questa arriva nei primi anni Settanta. La nobile casata tolentinate dei Silverj cerca un amministratore in grado di rimettere in sesto le sue finanze sull'orlo del tracollo. II conte Domenico, valente musicista ma pessimo economo, sta dilapidando il patrimonio per inseguire la sua arte, tra impresari, editori, profittatori, adulatori senza scrupoli. L'intraprendente Gentiloni, assunto dalla contessa Teresa, si dimostra talmente abile da ottenere nel giro di pochi anni risultati a dir poco sorprendenti. Prende le redini della situazione, serra i cordoni della borsa, mette tutti a stecchetto. In questo regime di austerità, né i componenti della numerosa famiglia né quella che nel 1873 diventa sua moglie, la contessina Adele, sono esentati. La gente mormora: “I Silverj sono in miseria", vedendoli condurre una vita da penitenti. Ma nulla è stato venduto, anzi. La fornace di mattoni, dismessa da tempo, già utilizzata per la manutenzione delle case coloniche, viene riaperta, potenziata, rilanciata in grandi opere come la linea ferroviaria Civitanova-Fabriano. Le malelingue chiamano Aristide "il fornaciaro", ma la casata arricchisce rapidamente grazie al conte-industriale. II terzo risultato corona gli altri. Non avendo il suocero discendenza maschile, è infatti autorizzato ad aggiungere il suo cognome ai Silverj. Gli viene riconosciuto il titolo di conte nello stesso anno delle nozze. Nel 1902 lo ottiene anche per i suoi discendenti maschi in linea primogenitale. Ormai la strada è tutta in ascesa. Le sue doti trovano spazi e occasioni per tradursi in opere. Oculatissimo in economia domestica, severo in primis con se stesso, tiene al rango quanto è lungimirante nel considerare uomini ed eventi. Il fisico è asciutto, vigoroso, un fascio di energie, attivismo, slanci tuttavia controllati, senza sprechi. In lui convivono dinamicamente passione e realismo, tradizione e pragmatismo. Eclettico, di mente acuta, si dedica con eccellenti risultati alle attività più disparate, perseguendo sempre la qualità, l'alto profilo. Si cimenta nell'architettura, progettando e dirigendo, a fine Ottocento, la costruzione della residenza estiva, il castello fintomedioevale di Colmaggiore. In pochi anni diventa un'autorità nell'archeologia, con

amicizie in campo nazionale e internazionale. A Tolentino porta alla luce, con scavi sul territorio, reperti dell'antica civiltà picena. Nel 1882 può dotare la città del suo primo Museo Civico Archeologico. Appassionato quanto competente numismatico, dona alcune monete della sua collezione al re Vittorio Emanuele III. Non si contano titoli onorifici, incarichi, riconoscimenti. Alla guida della Consulta Araldica, per decenni ha il potere di attribuire alle famiglie nobili italiane titoli, blasoni, prebende. Eppure ama guidare la politica da dietro le quinte, convinto che sia questo il miglior modo per condizionare gli eventi. Quanto alle sue idee, è monarchico, moderato, filoliberale. Non disdegna tuttavia le novità, purché senza strappi o eccessi. I suoi centri di riferimento sono tre: Tolentino, Macerata e, naturalmente, Roma. Qui è di casa, frequenta i piani alti del potere, osserva, giudica, sceglie. Indica via via gli uomini di fiducia da promuovere, indirizzare, fare portavoce del territorio marchigiano e maceratese. Si inserisce in queste vicende anche l’ultimo dei suoi "protetti", il belfortese d'adozione Anselmo Ciappi. Di umili origini, valente ingegnere, docente universitario, intraprende la carriera politica nella sinistra liberale. Rappresenterà le quattro provincie marchigiane per sei legislature, dal 1900 al 1924. A Tolentino raccoglie nel 1903 ben 846 voti su 879. Solo nel 1927, quando il fascismo ha reso ormai irrespirabile l'aria (e non solo quella) per ogni democratico, dà le dimissioni e ritorna all'insegnamento. Il Conte lo aveva già esortato a sfilarsi dal governo Facta, che nel ’22 apre le porte al fascismo. I fatti gli hanno dato ragione. Nel 1919 la figlia Agnese va in sposa a Pacifico Massi. Anche lui erede di famiglia nobile ma decaduta. Anche lui eroe della Grande Guerra superdecorato. Anche lui deciso a dare l’assalto alla vita. Per Aristide la storia sembra ripetersi. Ha già 75 anni, ma ancora nessuna voglia di mollare. L’inverno del patriarca Per raccontare i suoi rapporti col fascismo, si descrive così: "Monarchico convinto e fautore di un governo forte, seguì fin dal principio il movimento politico del dopo guerra iscrivendosi tra i primi ai glorio si Fasci di Combattimento e collaborò in essi per il raggiungimento delle nuove aspirazioni". Difficile immaginare un quasi ottantenne, nobile, con il suo passato, il suo prestigio, intrupparsi a una turba di rozzi picchiatori con la fregola del potere. Ma per lui il fascismo è suo genero , le cui doti gli fanno apparire accettabile persino un regime di

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parvenus senza stile né scrupoli, che sicuramente detesta e disprezza. Scomparsi nel 1900 il suocero Domenico, poi nel 1920 l'amatissima moglie Adele, rimane l'ultimo anello di due casate inesorabilmente destinate alla diaspora. Ma è sempre lui. Lo spirito è di tempra forte, il fisico invece comincia a cedere. Eppure tutti, dai familiari all'ultimo domestico, lo temono e rispettano. Metodico negli orari, inflessibile sull’etichetta, nelle abitudini che scandiscono la sua giornata. Pretende e ottiene dai più anziani ai più piccoli decoro, austerità, contegno. Soltanto la cecità ne frena l'attivismo, l’infaticabile occuparsi e preoccuparsi di mille cose, anche se la sua presenza incombe ovunque. Continua fino agli ultimi anni a mantenere viva per sé e i posteri la memoria di un passato che lo ha visto protagonista. Nelle ricorrenze patriottiche raduna al suo palazzo i reduci garibaldini, che negli anni si riducono sempre più. A Tolentino pochissimi ricordano ormai le ultime tre “camicie rosse”. Si tratta del calzolaio Pietro Lucentini ("Pié de Chiodi"), del vetturale Antonio (Venanzo) Giori e del conte Aristide Gentiloni. II 24maggio, dedicato anche a Garibaldi, indossano le divise tratte dai cassetti ogni anno, girano per la città imbandierata in testa al corteo. II conte, ormai cieco ma altero, impettito, regge il tricolore con l'effigie dell’Eroe. Ai suoi lati gli altri due, con Giori un po' claudicante ma altrettanto compreso del suo ruolo. Così diversi nello status sociale, nella cultura, nelle loro storie personali, eppure accomunati da un unico, irripetibile sentire di memorie, emozioni, nostalgie. Aristide si spegne a tavola reclinando il capo, addormentandosi come i patriarchi antichi. Al suo funerale spicca un berretto rosso posato sulla bara. Onori da nobile, ma soprattutto da garibaldino. Arrivano alla spicciolata da tutta la Provincia i sopravvissuti a un’epopea. In divisa, pochissimi, anziani, tremolanti. Una ventina in tutto, con le condoglianze della famiglia Garibaldi. Il Conte muore a 93 anni nel suo palazzo, il 28 ottobre 1937. Proprio nel giorno in cui il fascismo commemora il XV anniversario della sua Era e in Spagna altri italiani lo combattono proprio nel nome di Garibaldi. "Fate l'aquila!", aveva ordinato il Generale ai suoi ragazzi nei giorni di Bezzecca: “occupate le alture e la vittoria è nostra”. Insomma, mirate sempre alle altezze e lottate per conquistarle. Aristide non l'ha mai scordato.


CENTRO COMMERCIALE LA RANCIA: Noi discriminati!

IL PREMIO NOBEL PER LA PACE 2007 AL FORUM SULL’AMBIENTE DEL ROTARY DI TOLENTINO

di Carla Passacantando Il Centro commerciale “La Rancia” di Tolentino non ci sta. Teme il peggio con l'avvio del nuovo parco commerciale nel rione Pace e le recenti disposizioni regionali. Dopo i negozianti del centro storico di Tolentino a contestare la nuova struttura commerciale che sta nascendo nella zona Pace ora sono quelli de “La Rancia”. Oltre tutto per alcune domeniche, diversamente dal passato, “La Rancia” dovrà rimanere chiuso. La riduzione a ventisei aperture domenicali nell'anno danneggia i negozianti del centro che temono così di incappare anche in eventuali chiusure e diminuzioni di posti di lavoro. “La scelta adottata dalla Regione Marche è punitiva per la Rancia – afferma la direzione del centro - in quanto è nata come insediamento commerciale e non come centro”. Con l'approvazione della finanziaria regionale per il 2010 si concede a tutti i negozianti l'apertura in tutte le domeniche dell'anno con unica eccezione per quelli nei centri commerciali. La direzione de “La Rancia” non riesce a capire le motivazioni che hanno condotto a questa modifica. “Il comune di Tolentino – aggiunge poteva non applicare tale norma

Il rotary ha organizzato un forum sull'economia

regionale o quantomeno opporsi, così come hanno fatto alcuni comuni della provincia di Macerata come Civitanova Marche che ha disposto l'apertura per 45 domeniche anziché 26”. Come mai, allora, il comune di Tolentino non si è attivato? E' l'ennesima occasione che si perde? La modifica danneggerà “La Rancia” in quanto la nuova struttura commerciale del rione Pace, che verrà avviata a breve, presumibilmente nel mese di settembre, potrà rimanere aperta tutte le domeniche, essendo stata autorizzata come parco commerciale. “Oggi, l'avvio della nuova struttura – conclude – crea problemi a tutte le attività commerciali della città e la variazione delle aperture una grande concorrenza sleale nei confronti dell'intero commercio di Tolentino. E' evidente che la situazione dovrà essere modificata dalla nuova giunta regionale”. La direzione del centro invita così il comune di Tolentino a farsi promotore di iniziative volte a pianificare il commercio in maniera adeguata. Tempi duri si prospettano, quindi, per il centro commerciale in contrada La Rancia.

di Carla Passacantando Tanta gente al forum Rotary ed ambiente. L'auditorium del Cosmari di Tolentino era gremito. Si è rivelato interessantissimo l'appuntamento, tenutosi nei giorni scorsi, del Rotary Club Tolentino, presieduto da Andrea Passacantando. C'erano anche gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale “Luigi Einaudi” e quelli dell'Istituto professionale di stato “Rosa”. Tema del forum, organizzato dal Rotary di Tolentino in collaborazione con il Cosmari, era "Energia, ambiente e clima: una sfida possibile?”. Argomento che è stato affrontato con relatori d'eccezione come Sergio Castellari, responsabile Focal point nazionale dell'IPCC, Intergovernmental panel of climate change, Premio Nobel per la pace 2007. Castellari ha parlato dei cambiamenti climatici, di ricerca scientifica e scienza climatica, dei cambiamenti nelle precipitazioni, dell'aumento di siccità. Dopo l'ambiente il Rotary di Tolentino ha parlato di economia in un forum che si è tenuto qualche giorno fa all'Hotel 77. Si è discusso di economia

maceratese con particolari osservatori per capire come il territorio sta reagendo alla crisi. E tutti hanno convenuto che bisogna collaborare insieme per uscirne. All'incontro, organizzato dal presidente Andrea Passacantando, hanno partecipato il presidente della Provincia di Macerata, Franco Capponi; il presidente della Camera di Commercio, Giuliano Bianchi; il presidente di Confindustria Macerata, Nando Ottavi; il segretario provinciale della Cisl, Marco Ferracuti.

Grande appuntamento per il prossimo primo maggio. Il Rotary club di Tolentino, presieduto da Andrea Passacantando, organizza un incontro di calcio all'insegna della solidarietà, la “Partita del sorriso 2010” allo stadio della Vittoria di Tolentino. L'evento è previsto per le 17.30. Scenderanno in campo la squadra Calciattori e la rappresentativa dei rotariani ed ex oratoriani. Al match di beneficenza parteciperanno tanti volti noti del mondo del cinema, della televisione e dello spettacolo. Indosseranno la maglia della compagine Calciattori

MATCH DI BENEFICENZA TRA ATTORI E ROTARIANI

Raffaello Balzo, Francesco Arca, Edoardo Leo, Giovanni Giudelli e tanti altri attori e saranno accompagnati dal direttore generale Sarino De Domenico. Il ricavato sarà devoluto alla sistemazione dello storico

Il ricavato verrà devoluto per la sistemazione del campo dell'oratorio

campetto dell'oratorio “Don Bosco” di Tolentino, palestra di vita per molte generazioni. 7


L’ACQUEDOTTO PERDE Forse sarebbe il caso di intervenire… Salendo verso il Castello Silverj, verso la metà della strada che congiunge Sant'Egidio a Colmaggiore, ormai da anni verso il centro della sede stradale si nota chiaramente, in modo particolare quando non piove, una costante perdita di acqua. Da dove arriva quest'acqua? Si tratta di una perdita che proviene dalla linea dell'acquedotto comunale e che non è mai stata riparata. Facile immaginare come, nel corso degli anni, siano andati persi centinaia e centinaia di litri di acqua potabile, tanto che sotto l'asfalto si è scavata una vera e propria buca: uno spreco assurdo che poi, come purtroppo sempre accade, si va a ripercuotere nelle tasche dei cittadini. Un intervento risolutore per tappare questa falla ed evitare che altra acqua potabile, un bene sempre più prezioso della cui importanza forse ancora non ci rendiamo conto, vada dispersa inutilmente appare quanto mai urgente, anche per la sicurezza della stessa sede stradale.

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te della struttura si è iniziato a costruire e da più parti si lamenta il fatto che ci sia stato una sorta di “baratto” fra la possibilità, appunto, di costruire delle villette in cambio della sistemazione delle Fonti. Per saperne di più abbiamo chiesto delucidazioni all'assessore all'Urbanistica, Paolo Ruggeri, al quale abbiamo anche domandato come mai non sono stati in passato utilizzato i fondi che la Fondazione Carima aveva appositamente messo a disposizione. “L'area sita in via del Carmelo e posta tra viale XXX Giugno e la linea ferroviaria” spiega Ruggeri “è stata classificata assoggettabile a piano di recupero dal PRG del 1995. Nel marzo 2006 i proprietari dell'area hanno avanzato richiesta di redazione di un piano di recupero e nel dicembre 2006 hanno presentato un progetto di massima per una verifica preliminare da parte del Servizio Urbanistica comunale. Nel novembre 2007 è stata prodotta la versione aggiornata del progetto elaborata alla luce dei pareri e delle prescrizioni degli organi tecnici comunali, dell'ASUR, di Rete Ferroviaria Italiana e della Provincia. Il piano di recupero è stato adottato all'unanimità del Consiglio Comunale il 20 dicembre 2007. Successivamente sono state eseguite le pubblicazioni di legge nel corso delle quali non sono pervenute osservazioni di alcun genere e in data 21 aprile 2008 il Consiglio Comunale, ancora all'unanimità,ha approvato definitivamente il piano di recupero stesso. In sede di approvazione il sottoscritto ha proposto ed il Consiglio Comunale ha condi-

RECUPERO DELLE FONTI DI SAN GIOVANNI: Si tratta di un “baratto”? Da anni le Fonti di San Giovanni attendono un recupero che possa farle tornare al loro antico splendore. Si tratta di una parte fondamentale della storia di Tolentino, pratica-

mente abbandonata. Pare che a breve, però, le Fonti saranno oggetto di un intervento di manutenzione non più procrastinabile. Contemporaneamente, però, a mon-

viso, di "utilizzare la somma derivante dalla monetizzazione degli standards prevalentemente per concorrere alle spese necessarie al restauro delle Fonti di San Giovanni". Peraltro va precisato che il piano è articolato in tre comparti e che al momento potremmo disporre solo delle risorse relative all'unico comparto in corso di attuazione. Pensare ad un "baratto" a fronte della legittima attuazione di quanto previsto dal PRG fin dal 1995 mi sembra un po' azzardato (come spesso accade, purtroppo!). Oltretutto l'iter abbastanza lungo ed articolato di adozione del piano, dal marzo 2006 al dicembre 2007, (specialmente se confrontato con qualche altro piano "bruciato" in circa un mese...) testimonia che, proprio in considerazione dell'ambito nel quale è inserito, le questioni sono state approfondite a sufficienza”. “È vero che potremmo disporre (uso il condizionale perchè sono già passati alcuni anni) di un finanziamento della Fondazione Carima per il restauro delle Fonti di San Giovanni. Lo stesso è stato inserito anche tra gli interventi previsti dalla delibera di giunta dell'11.12.2009 concernente "azioni per il rilancio e la rivitalizzazione del centro storico, atto di indirizzo" per la cui completa realizzazione si è proposto di impiegare i proventi della dismissione del palazzo "ex pretura". Va anche precisato che il progetto preliminare per il restauro delle Fonti risale ai progetti post sisma 1997/98 ed è abbastanza oneroso. Speriamo poterlo avviare quanto prima mettendo insieme le diverse risorse menzionate”.

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ANCHE UN BAMBINO SE BEN PREPARATO PUÒ AIUTARCI A SALVARE UNA VITA Un bambino o un adulto ha un malore, pochi minuti ben spesi con determinazione per chiamare il 118 e si può salvare una vita. Tutti noi sappiamo quanto sia importante non perdere tempo facendosi prendere dal panico di fronte ad una situazione di emergenza, nella quale anche un bambino, e non solo gli adulti, potrebbe trovarsi coinvolto come protagonista o spettatore. Una situazione in cui la corretta attivazione dei soccorsi risulta fondamentale per organizzare un efficace intervento da parte di chi opera nel soccorso sanitario. È per questi motivi che l'Istituto Comprensivo “Don Bosco” nell'ambito delle iniziative legate all'educazione alla salute, alla sicurezza e alla legalità, ha ritenuto indispensabile aderire alla proposta del gruppo regionale di Protezione Civile che, in collaborazione con il 118 Marche e l'ANPAS, ha messo a disposizione alcuni istruttori qualificati per li svolgimento della prima sperimentazione relativa al progetto Superpiolo 118. Le attività iniziate a Marzo, si sono concluse a fine Aprile. Gli operatori con grande competenza hanno svolto interventi, rivolti sia agli insegnanti sia agli alunni di diverse fasce di età, dai 5 ai 12 anni, per avviare tutti al riconoscimento delle situazioni critiche e di pericolo, alla loro gestione e al corretto uso dei numeri dell' emergenza. Oltre ad una prima formazione/informazione teorica e alle esercitazioni pratiche non sono mancati momenti per conoscere dal vero le

attrezzature e i mezzi del soccorso: ciò anche per attenuare il disagio e il timore che essi talvolta suscitano specialmente fra i più piccoli. Il successo è stato notevole come pure l' entusiasmo sia dei docenti, ma soprattutto degli alunni nel coinvolgimento diretto nella simulazione di situazioni di emergenza. Tutti, a partire dai bambini più piccoli dell' Infanzia, si sono lasciati coinvolgere e con molta serietà hanno seguito le indicazioni che gli istruttori davano loro, anche per effettuare praticamente la chiamata di soccorso al 118. Questa prima fase del progetto ha fatto riflettere sul fatto che il contatto del bambino con il mondo dell' emergenza non evoca situazioni di ansia o di paura, anzi lo aiuta a superarle preparandolo ad affrontarle in modo adeguato. E' stato verificato che quando il bambino conosce gli elementi fondamentali per l' attivazione del soccorso (il nome, la città, la via, il numero di telefono) è il chiamante ideale, se opportunamente guidato dall' operatore: è collaborante, risponde alle domande in modo adeguato. Tutto ciò può risultare determinante per la sopravvivenza di chiunque si trovi in situazione di pericolo. Non per niente il progetto ha preso il nome “Superpiolo” da un bambino malato di nome Paolo, un bambino solare e di carattere aperto che amava molto disegnare fumetti e divertire, con i suoi personaggi, tutti coloro con cui entrava in contatto, pazienti e infermieri degli ospedali dove ha

passato gran parte della sua vita. Paolo si era da solo soprannominato Piolo: “usare il suo nome ora che lui non è più tra noi” ci hanno detto gli operatori “è un modo per ricordarlo con amore e far capire p ro p r i o co m e s i a importante aiutare gli altri in caso di bisogno”.

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I NOSTRI FIGLI

LA POESIA: VOCE DELL’ANIMA Anticamente si pensava che la “poesia” fosse un dono degli dei, un dono meraviglioso al quale si attribuivano virtù profetiche e miracolose, ricordiamo le Muse, mirabili ispiratrici dei poeti classici. Con gli anni si è capito che la “poesia” è una creazione dell’animo umano, essa rende intelligibili le proprie emozioni e i propri sentimenti, mette a nudo le ansie e le paure represse che troppo spesso vengono considerate sinonimo di debolezza. Non a caso i versi più belli sono quelli tanto sofferti e profondi. L'uomo si serve della poesia per analizzarsi, rendendola portavoce della propria intuizione ma con essa ha

cercato e cerca di dare una risposta anche ai tanti " perché " della vita. Per anni la "poesia" si è fatta carico del tema dell'esistenza, ma non ha smesso mai di adempire al suo compito principale: "EDUCARE". Educare alla musicalità attraverso i versi e le rime, educare a conoscere le emozioni che albergano nell'incoscio, per accettarsi e crescere, educare a percepire le bellezze della natura gustando la musicalità e le bellezze più nascoste di tutti i fenomeni meravigliosi del nostro ambiente, educare alla vita sociale e democratica, educare alla libertà. La "poesia" è un tramite tra l'incoscio e la consapevolezza, essa traduce in

di Luciana Zengarini

immagini i sentimenti, essa da vita agli ideali e alle speranze, così ciò che è sublime diventa tangibile e cosciente. L'aridità dell'anima porta solo all'isolamento, verso un individualismo vuoto ed isterico che annienta l'uomo lentamente. È importante educare a conoscersi. Oggi la sensibilità troppo spesso viene "minata" dalla società industrializzata, infatti "produrre" diventa sempre più spesso l'obiettivo principale, anche a costo di sacrificare i sentimenti. La superficialità è di moda... !!!

La primavera L’onda

L’autunno

di Marta Granatini, 7 anni

di Sofia Margherita Brandi, 8 anni

di Vittorio Pompei Brancaleone, 8 anni

La Primavera è ritornata con mille con fiori e un gran cesto dì fiorì. Più fungo è il giorno, più dolce è la sera, si sente nell’aria che è Primavera. Domani forse tra l’erbetta spunterà una violetta. Le margherite vestite di giallo al primo sole inventano un ballo; ondeggian la testa e c’è il profumo di un giorno di festa.

L 'onda batte Rinfrange S'immerge Risale schiumosa Schizza ogni cosa. S 'arrabbia furiosa S'inarca con forza È tanto maestosa.

Dagli alberi cadono foglie di molti colorì Coprono il bosco, sembrano fiori. Son rosse, gialle, verdi, arancione Son i colori della stagione. Cric croc crac... son canterine E quando seccano son rìcciolone. Sate nell’aria il loro profumo Su suolo resta il loro tributo.

TOM TOM nuova generazione

di Ilaria Del Dotto

Il rischio dietro la fiducia

Come potremmo veramente essere al sicuro?

Si sente parlare sempre più spesso di violenza sessuale, su donne, bambini; atti abominevoli che cambiano la vita per sempre, ferite che non cicatrizzeranno mai del tutto. Violentare non significa semplicemente fare una violenza fisica sull'altro, significa tradirlo, spezzare quella fiducia nel prossimo e nella vita che ci dà la forza di essere uomini. Non è il corpo ad essere violato, ma l'animo, quella parte più profonda e fragile del nostro io, che tuttavia ha il compito di governare la nostra intera esistenza: lì risiedono le speranze, i sogni, tutte le nostre emozioni; in fin dei conti lì risiediamo noi, la nostra

menti sprezzanti, quelli che ti fanno sentire come se fossi un oggetto, una stupida marionetta da muovere a piacimento; ho fatto il callo è vero, ma ancora odio tutto ciò, odio non potermi muovere da sola in certi contesti, odio sentirmi inerme, indifesa, odio aver paura, eppure alle volte capita. “Capita”, quant'è banale questa parola e tuttavia così vera, densa di significato; come possiamo infatti prevedere l'imprevedibile? Come possiamo inquadrare veramente chi ci circonda, avere una reale e incondizionata sicurezza? È impensabile, utopistico direi. La vita funziona così dopotutto, in un certo senso è come se fossimo immersi in un'oscurità profondissima, muniti di una sola torcia, non potremo mai illuminare tutto ciò che ci circonda, ma solo averne degli scorci. Il rischio c'è sempre e comunque, il punto è che non crederemmo mai che

essenza è racchiusa in uno spazio misterioso che nessuno potrà mai vedere, seppure tutti sappiano che esiste. Più del 50% delle violenze proviene da persone vicine alla “vittima”: amici, parenti, datori di lavoro; persone che siamo abituati a vedere, di cui ci fidiamo, persone insospettabili. È assurdo, la natura umana è assurda; cosa dovremmo fare, smettere di vivere? Avere paura di tutti coloro che ci sono in qualche modo accanto? È straziante pensare ad un padre che è in grado di “uccidere” con una tale violenza un figlio! Eppure è così. Capita, tutti si scandalizzano, però in fondo ormai tutti sanno che è possibile, anzi reale. Mi domando se sarei in grado di vivere di nuovo, di ricostruire una quotidianità almeno in parte serena, dopo aver vissuto un trauma simile. Ormai ho fatto il callo ai com-

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questo rischio provenga da chi conosciamo meglio e perciò non ci spaventa. Un amico, un parente, una persona cara ti lascia una ferita ancora più profonda; come hai potuto fidarti? Sei proprio un allocco, come hai fatto a non accorgerti? Perché poi; cosa hai fatto di male per meritare un tale affronto, un tale disprezzo? Non so se sarei in grado di fidarmi di nuovo, di credere di nuovo nell'altro; non dopo essere stata tradita, proprio da chi avrebbe dovuto proteggermi; dopo essere tradita da quella fiducia che in un rapporto d'affetto è quasi naturale. Possibile che siamo arrivati a questo punto? La vita umana conta veramente così poco?


La biografia di Acciaio Per chiudere la discussione.

Esimia signora partigiana, rispondo alla sua lettera aperta riguardante la biografia di "Acciaio", pubblicata con la mia firma sul numero di marzo di "Press News". Lo faccio soltanto per quella beneducazione che non è certo tra le sue virtù eroiche. Soprattutto, per un diritto di replica che mi è stato negato (vista la mia assenza) nella squallida sceneggiata cui lei ha partecipato attivamente, durante un incontro con gli studenti, lo scorso 20 marzo. Mi atterrò ad alcuni passaggi del suo scritto, per inciso del tutto privo di argomenti. "Sono una vecchia partigiana di 81 anni, non ancora completamente fuori di testa... " Quanto al suo stato mentale e alle sue imprese, malgrado in tanti anni

meglio rispetto a quei tre mesi scarsi in cui lei avrebbe conosciuto così approfonditamente "Acciaio"? "Invito Calcaterra a leggere... a p. 27 di 'Tolentino e la Resistenza nel Maceratese'..." Rinvio l'invito al mittente. Si legga invece molte altre pagine di quel testo, ma si sforzi anche di dare un’occhiata almeno a qualcuna delle mie numerose pubblicazioni sull’argomento. L’opera a cui si riferisce è una sorta di voluminoso quanto confuso ”taglia-copiaincolla“. Composta in gran parte da memorie personali senza riscontri oggettivi, documenti redatti a tavolino, frequenti sparate retoriche, risale a quasi 50 anni fa. Si svegli, signora! Inoltre, non aveva caratteri né finalità di ricerca storica, che deve possedere ben altri requisiti. Senso, significato e scopi di quel ”messale“ sono racchiusi in tre C: (auto)celebrazione, (auto) commemorazione,

di ricerche e incontri con protagonisti non l’abbia mai (!!) sentita nominare, debbo crederle sulla parola. Con beneficio d’inventario, s’intende. ”Io ho conosciuto 'Acciaio'... Non era il gradasso spaccatutto che descrive Calcaterra...“ Questa è la sua unica "obiezione". La sfido a trovare in qualche punto dell’articolo un simile giudizio. Provi invece e rileggerlo con umiltà e maggiore attenzione. Ci troverà elogio, rispetto, ammirazione, scrupolo, obiettività, niente retorica. Ogni particolare del testo proviene infatti da una gran mole di documenti, lettere, testimonianze scritte e audioregistrate, libri, materiale d’archivio continuamente arricchito e aggiornato in almeno 25 anni. Non crede sia assai di più e

Saluti da... Cipollina Ciao, sono Cipo... vi scrivo per dirvi che ora il mio nome è Mellie...! Guardate la mia foto...ora sto molto meglio! Sono sempre in compagnia, coccolata, curata, e adorata! Pensate che una signora si occupa tutto il giorno solo di me...e in più vedo spesso anche la mia amica fisioterapista! Nella mia nuova casa mi voglio già tutti molto bene... Bacio sul muso Mellie

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centrosinistra. Si faccia spiegare da persone competenti e intellettualmente oneste cosa intendo. Ma lei dovrebbe poterlo fare da sola. O no?! ”Gli scritti di Calcaterra... sono tutti storicamente scorretti...“ Cerchiamo di chiarire quanto lei non ha voluto (saputo) rendere chiaro. Se intende riferirsi alle mie competenze ed esperienze in materia, non le riconosco alcun titolo a pronunciarsi. Se invece ”corretto“ equivale, per lei come per certi suoi compagni di piazzate, al pensare, parlare o scrivere da ortodossi sempre ”fedeli alla linea“, allora le do, almeno in questo, pienamente ragione. Da sempre sono e sarò sempre, rispetto a un tale modello, ”in direzione ostinata e contraria". Anarchicamente scorretto.

Enzo Calcaterra


IO CITTADINO Da qualche tempo ci stanno riempiendo la testa con “Tolentino a 5 stelle” senza togliere il merito ai promotori dell'avvenimento, credo che invece di Tolentino a 5 stelle, potremmo utilizzare il titolo variandolo con "Tolentino a 5 stalle", basta prendersi la libertà di fare una passeggiata lungo i viali, o nei giardini e, ci rendiamo conto di essere costretti a fare una continua gimkana, per evitare di calpestare quanto ci lasciano i cani. Sia chiaro io sono pro cani, non sono altrettanto pro padroni, siamo arri vati ad un grado di insopportabilità totale. Capisco anche che la prevenzione è difficile in quanto il vigile non può piantonare i viali ecc. Ma un minimo di civiltà da parte dei proprietari, no!

Gentile Direttore, mi consenta alcune brevi osservazioni suscitate dalla lettera della signora Nunzia Cavarischia apparsa sul numero di aprile di Press News. In particolare mi sento chiamato in causa dalPaffermazione che "gli scritti di Calcaterra di questi ultimi tempi sono tutti storicamente scorretti". Ho avuto occasione di collaborare con Enzo Calcaterra in varie iniziative, tra cui le pubblicazioni "Pizzetto - Tullio Colsalvatico, uno dei giusti" e "Un'amicizia per la vita. Un sacrificio per la libertà - I giovani di Montalto". Mi è capitato già di ringraziare Enzo per l'aver visto in atto quella metodologia di ricerca storica che ci veniva insegnata ai tempi lontani del liceo. Insieme abbiamo fatto chilometri per incontrare testimoni, abbiamo raccolto e ripreso libri, esaminato documenti anche inediti. Ho condiviso una passione per la verità che non si sottomette al tornaconto. Se il risultato - a parere della signora (ma dovrebbe dire più precisamente quali dati e fatti contesta) - si riassume in una scorrettezza storica, ne sono complice con pari colpa. Ma viene il sospetto che a muovere sia più il pregiudizio che la conoscenza. Un esempio. Quando divenne pubblica la vicenda di Colsalvatico con gli ebrei a Fiastra, qualcuno subito disse, scrivendolo anche sui giornali: "non è vero perché noi non ne sappiamo niente." Di fronte alla testimonianza diretta a Tolentino della superstite venuta appositamente da Israele, qualcuno corresse il tiro ponendo il dubbio - sempre sui giornali - su come Colsalvatico avesse potuto avere i documenti falsi per gli ebrei dai compagni, che, soli, erano riusciti ad ottenerli (nella primavera del '44), dimenticando che la vicenda di Piastra si era svolta nell'ottobre del '43. Semplici sviste, si dirà, che non fanno venir meno il diritto di qualcuno ad essere unico depositario di una Memoria che invece vorremmo tornasse ad essere condivisa da tutta la città. Mi permetta, con l'occasione, ripetere l'invito espresso nello scorso mese di marzo a tutti i consiglieri ed assessori comunali. "La visione delle foto dei funerali del settembre del '44 dei giovani uccisi a Montalto, con la partecipazione totale e commossa dei cittadini, rende ancora più evidente il progressivo allontanamento dei tolentinati da una memoria vera e partecipata. Un risultato - questo distacco - che deve interrogarci, se realmente vogliamo offrire un tributo al loro-sacrificio. Forse sarà utile tentare, da parte dell'Amministrazione, il coinvolgimento di tutte le realtà sociali e culturali cittadine, chiamando ognuna a portare il proprio specifico contributo in modo che i Giovani di Montalto siano ricordati per un sacrifìcio offerto alla libertà di tutti, evitando il sospetto di voler apporre loro un 'etichetta che sicuramente avrebbero rifiutato. " Non abbiamo avuto cenno alcuno di riscontro e tutti abbiamo assistito anche quest'anno ad una solita cerimonia, in cui l'intera città era praticamente assente. La ringrazio per lo spazio concesso.

Non abbiamo di meglio da fare? Si polemizza tanto nei confronti di che dedica il suo tempo e le sue attenzioni agli animali… ma che dire di quelle persone che dedicano invece il loro tempo a maltrattarli gli animali ? I media, troppo frequentemente ormai, denunciano episodi incivili e vergognosi nei confronti di creature indifese: cosa ci può essere di più vile ?!? Ghandi diceva che “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.” Che dire della “grande” e “civile” Italia, dove ancora si lasciano morire di fame e a catena i propri cani (vedi servizio di Edoardo Stoppa su Striscia la Notizia del 23/04/2010)? E che dire della “grande” e “civile” Tolentino, dove c'è ancora chi si accanisce nei confronti di poveri e innocui gatti randagi? Questi gatti fanno parte di una colonia felina denunciata all'ASUR, sono sfamati da volontari, e curati e sterilizzati dal servizio sanitario competente: che fastidio danno? Purtroppo ci sono Tolentinati che si organizzano in raid punitivi per avvelenare, prendere a bastonate e (nel caso di certi ragazzini) terrorizzare con lancio di petardi queste povere bestiole: ma non hanno proprio di meglio da fare? Che amarezza… Fortunatamente però altri Tolentinati sensibili e civili (pur non essendo proprietari di animali) si sono preoccupati di segnalare tali episodi di maltrattamento (nei pressi è stato trovato un gattino morto) peraltro perseguibili dalla legge (Art. 544-ter del Codice Penale che prevede la reclusione da 3 mesi a 1 anno o la multa da 3.000 a 15.000 euro). Come diceva Emile Zola "Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà" facciamolo anche noi: vigiliamo e denunciamo.

Franco Maiolati

A.C.

N. P.

Salve, sono un cittadino di Tolentino e vi scrivo per farvi una segnalazione importante che mi piacerebbe raccoglieste. Abito in via Nazionale, all'altezza dell'incrocio con Viale della Repubblica, dove ci sono dei tombini che non drenano più l'acqua quando piove, a ciò si aggiunge la presenza di buche dovute al dissesto del manto stradale. Infatti questo fenomeno fa si che si formino delle enormi pozze d'acqua, che al passaggio delle auto provocano dei "disagi" per chi si trova nelle immediate vicinanze e anche per le auto lì parcheggiate. Per una maggiore comprensione del problema allego delle foto con i tombini incriminati e anche una con un tombino funzionante: da notare le differenze. F. C.

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IL MAESTRO HOWARD Y. LEE Nuovo romanzo per il tolentinate Alberto Cola A TOLENTINO Si è tenuta nei giorni scorsi all'Hotel 77 una conferenza in cui il Maestro Howard Y. Lee ha introdotto i numerosi partecipanti all'Energia di The Light of Life, una risorsa energetica di cui è il portatore e conduttore in questa realtà dimensionale, e che è presente per la prima volta nella storia dell'uomo. Nato con la connessione a questa potente fonte energetica e di conoscenza, che ha esplorato per tutta la vita, durante questo incontro Howard Y. Lee ha fatto anche sperimentare direttamente l'Energia in un interludio puramente energetico con The Light of Life. L'evento è stato anche una terapia individuale all'interno di un gruppo. Con il consenso dei partecipanti, il Maestro Lee è, infatti, in grado di interagire con ogni individuo a un livello multidimensionale impiegando l'Energia di The Light of Life, in accordo con la predilezione energetica propria della persona in quel momento. Di conseguenza, ognuno dei partecipanti ha avuto la sua personale e unica esperienza con l'Energia di The Light of Life.

AUGURI PER I 97 ANNI DI ELISA GATTARI Attende tutti i mesi con impazienza l'arrivo a casa di Press News ed è certamente una delle nostre più assidue lettrici. È la signora Elisa Gattari che compie questo mese la bellezza di 97 anni. Auguri di cuore dalla figlia Sandra, dai nipoti e, naturalmente, da tutti noi di Press News!

È edito dalla Kipple il romanzo “Ultima pelle”, nuova fatica letteraria di Alberto Cola, che abbandona l'ambientazione fantasy per ragazzi di “Kami” (romanzo pubblicato con lo pseudonimo di Yon Kasarai per la Delos Books) per tornare a storie più legate al futuro prossimo venturo. Se è vero che la narrativa di genere trae lo spunto dai semi del nostro presente per trasfigurarli in un futuro credibile, Cola da tempo ci ha abituati a una narrativa nella quale spesso l'ambientazione nasce dalla volontà di far riflettere, ma sempre col gusto di narrare storie che riescono a trascinare il lettore attraverso un mosaico di personaggi fuori dal comune, e grazie ai quali Cola ci offre una sua personale visione sul mondo che verrà. Cosa lega i Twaregh del Sahara, nella loro secolare lotta contro un misterioso nemico capace di nascondersi nelle sabbie del deserto, a una comunità del Perù avvolta da antiche superstizioni? E perché il più importante magnate cinese che vive nella città di Shangai è così interessato agli ultimi respiri di uno sportivo in fin di vita? Molte domande che si sveleranno all'interno di una trama incalzante; storie che si annodano a formare una ricerca corale e che svelano un segreto in grado di stravolgere il destino di un'umanità prigioniera delle sue convenzioni e delle sue paure. E soprattutto vittima dell'abbraccio ormai consumato tra interessi privati, tecnologia e devastazione della morale. “Ultima pelle” fa parte della serie di romanzi di genere fantastico che da sempre non si accontenta di raccontare storie fini a se stesse, ma che è permeata di quella critica sociale che troppo spesso al giorno d'oggi fa difetto. E Cola sa guidarci fino all'ultima riga perché magari, proprio lì, potremmo scoprire che una redenzione è ancora possibile.


Maggio 2010