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Rivista mensile specializzata • N° 258 • Agosto/Settembre 2006 • Anno XXVIII • ISSN 0394-0896 PUBBLICAZIONE DELLA MEDIA AGE SRL • VIALE S.MICHELE DEL CARSO, 11 • 20144 MILANO • TEL. 0243910135 • FAX 0243999112 • E-MAIL: INFO@MONITOR-RADIOTV.COM • INTERNET: WWW.MONITOR-RADIOTV.COM

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La tecnologia come passione A colloquio con Carlo Struzzi, responsabile della Video Progetti, azienda che da anni è un punto di riferimento per il settore televisivo e cinematografico italiano Video Progetti rappresenta una delle maggiori aziende di distribuzione ed integrazione di prodotti per l’industria televisiva, cinematografica e delle telecomunicazioni. Con uffici in Roma e Milano, Video Progetti è in continuo contatto con i key players del settore e partecipa all’evoluzione del comparto 2 industriale rendendo facilmente disponibili in Italia innovative tecnologie di produzione. Per anni identificata con il suo fondatore, Carlo Struzzi, l’azienda conta oggi su un team di validi professionisti, ben conosciuti e apprezzati dagli operatori del settore. La chiave del successo di Video

Progetti è nell’onesta valutazione del valore commerciale d’ogni apparato distribuito, nell’elevata capacità tecnica di integrare i prodotti in efficienti sistemi di produzione e nell’impegno teso a garantire un irreprensibile supporto ai propri clienti e la completa responsabilità dell’assistenza tecnica dopo vendita. Lasciamo a Carlo Struzzi il compito di illustrarci meglio su quali basi si fonda la loro attività, quella che gli statunitensi chiamano mission. Qual è la linea strategica che ispira la vostra attività?

Technology as a passion A talk with Carlo Struzzi from Video Progetti, a company which since years represents an important reference for the Italian television and cinema industry. Video Progetti is one of the main companies dealing with the distribution and integration of products for the television, cinema and telecom industries. It has branches in Rome and Milan, it has continuous contacts with the industry’s key players and participates in the evolution of the industry in Italy by distributing the latest production technologies. During years, Video Progetti has been identified with its founder Carlo Struzzi; nowadays the company counts on a team of well known and appreciated professionals. The keypoints of Video Progetti’s success are the fair valutation of each dis-

tributed devices’s commercial value, the high capability of integrating the products into efficient systems and the support to the customers both through a flawless after-sale service. Here is Carlo Struzzi explaining something more about the company’s activity and mission. What is the strategic line inspiring your activity? Our strategy is to make available in Italy the most advanced technologies for all aspects of contents production for television, cinema and other platforms. The introduction of new technologies and new products can be succesfull only if

Carlo Struzzi, managing drector

La linea strategica, che guida l’attività della Video Progetti, è quella di rendere disponibili in Italia le tecnologie più innovative e più vantaggiose per rightly supported. Our pre-sale service helps our customers to integrate new products into their workflow, with the aim of increasing quality and reliability. Our customers know that we work effortlessly to reach their satisfaction. For this reason, we invest a lot of money each year to spread informations in order to allow our customers to take the right decisions. The frequent openhouse events and the number of devices we use for the demonstrations are an evidence of our efforts to help our customers. How is your after-sale service organized? The introduction of a new product on the market, must be followed by a flawless after-sale technical support. Nowadays products reliability is very high, therefore after-sale servicing has changed: the traditional fixing of a single device has become today a complex analisis and diagnosis procedure of the

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tutti gli aspetti della produzione di contenuti per la televisione, il cinema ed altre piattaforme di distribuzione. L’introduzione di nuove tecnologie e di nuovi prodotti può avere successo solo se adeguatamente supportata. Il supporto pre-vendita si esplica nell’aiuto offerto ai nostri clienti nell’integrare i nuovi prodotti nel loro specifico workflow, con l’obbiettivo preciso di farli guadagnare in efficienza e qualità. I nostri clienti sanno che svolgiamo la nostra attività con dedizione e con l’obbiettivo di raggiungere la loro soddisfazione. Per questo investiamo molti soldi ogni anno per diffondere le informazioni e permettere ai nostri clienti di prendere le giuste decisioni. Le frequenti open house, l’ampio parco di apparati impiegati per le dimostrazioni evidenziano in nostro impegno nell’aiutare i nostri clienti.

ze e risorse per svolgere l’attività di supporto alla clientela, in tutte e due le sedi abbiamo un laboratorio dotato di tutte la strumentazione necessaria e una sala per i corsi/dimostrazioni. Svolgiamo la nostra attività di assistenza a partire dal più piccolo convertitore Miranda, al mixer video Kahuna della Snell & Wilcox, ai sofisticati ed evoluti Intercom della Clearcom/Drake.

Come è strutturata la vostra azienda, in particolare per quel che riguarda l’assistenza post vendita? L’introduzione sul mercato di un nuovo prodotto deve essere effettuata anche disponendo di un valido supporto tecnico post-vendita. Oggi l’affidabilità dei prodotti è altissima perciò l’assistenza post-vendita è cambiata, dalla tradizionale riparazione di un singolo prodotto si è oggi trasformata nella complessa analisi e diagnosi del sistema di produzione e dell’interoperabilità fra i vari prodotti che lo compongono. Nelle sedi di Roma e Milano disponiamo di personale dotato di competen-

Quanto è importante per voi essere riusciti ad instaurare un rapporto privilegiato con i costruttori? Il rapporto con tutti i costruttori L’ OB Van allestito per la SBP di Roma condizioni che ci permettono di assiche rappresentiamo in Italia è certastere i clienti con qualità, ma non è mente un rapporto privilegiato, ci raro che continuiamo la nostra attività riconoscono l’impegno profuso nella di assistenza ben oltre quella effettuavendita ed il supporto dei loro prodotti in Italia. Abbiamo ultra decennata dal costruttore. Chi possiede un li rapporti commerciali con molti dei sistema di montaggio EMC o un EDIT costruttori che rappresentiamo. oppure un sistema di authoring DVD Ovviamente, riceviamo un adeguato SPRUCE, prodotti che oggi sono supporto dai costruttori che creano le parte della nostra storia, comprende

system workflow and of the interoperability of the devices composing it. In our offices in Milan and Rome, we have first-class technicians and resources in order to offer the best support to our customers; in both locations we have labs with all required instruments and a room for trainings and demonstrations. We offer our service for all the products we distribute, from the smallest Miranda converter up to the Snell & Wilcox’s Kahuna video mixer and the sophisticated Clearcom/Drake intercoms.

The relationship with all the manufacturers we represent in Italy, is a privileged one indeed. They recognize our efforts in selling and servicing their products in Italy - with many of them we have excellent relations since more than ten years. We certainly receive a great degree of support from the manufacturers, and this creates the conditions allowing us to support the customers with quality, but it’s not unfrequent that our service reaches far more than the usual manufacturers standards. Who ever operates an EMC editing system, or an EDIT, or an authoring system DVD SPRUCE those products are part of our history knows what I am talking about. Much of our commercial success has the roots on our post-sale service, which is

Is it important for you, to have been able to create a privileged relatinoship with the manufactureres?

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Il mixer Kahuna della Snell & Wilcox

nowadays composed by eight first-class professionals, specialized in the different lines of distributed products. Amongst the solution you propose, one is directed to the graphic-promo area of television stations: what are the strenghtpoints of this solution? The graphic and promo areas of each television station are recognized as strategic for the broadcaster, because they characterize the channel’s look through branding and promotion activity. Contents realized in the graphic area generate and mantain the user’s attention on the channel. Promos advertising sport events are


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sono i punti di forza di questa soluzione? L’area grafica e promo di ogni emittente televisiva è riconosciuta come un’area strategica per l’emittente poiché è qui che viene caratterizzato il look Il laboratorio di assistenza del canale attraverso il branding e l’attività di promozione. Con i contenuti realizzati nell’area grafica viene generata e mantenuta l’attenzione dello spettatore sul canale. I promo che pubblicizzano gli eventi sportivi sono spesso delle piccole opere d’arte dove fantasia Oltre 100 schede Snell & Wilcox per la infrastruttura audio e video e marketing si spocosa voglio dire. sano per creare emozioni. Le sigle dei Molto del nostro successo commer4 ciale ha le basi nell’attività del nostro TG o di molti altri programmi sono elettrizzanti e sollecitano servizio post-vendita, attualmente lo spettatore a rimanere incollato allo composto da otto validi professionisti schermo. specializzati nelle varie linee di proCon i famosi prodotti della Discreet dotti distribuiti. quali Flame, Flint, Smoke siamo oggi presenti nell’area grafica/promo di Tra le soluzioni che proponete ce n’è tutte le più importanti televisioni anche una studiata per l’area graficanazionali. Questi eccellenti prodotti, promo delle emittenti televisive: quali

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utilizzati anche nel 100% delle società di post-produzione che si occupano di pubblicità, mettono a disposizione strumenti creativi unici e velocissimi che permettono all’operatore di potersi concentrare solo sugli aspetti creativi della produzione di un promo. Quali altri linee di prodotti proponete per i broadcaster? L’altra linea di prodotti che negli anni si è affermata come soluzione ideale per il branding dinamico sono i master control Imagestore della Miranda. Questi prodotti permettono di aggiungere dei layer di grafica associati con clip audio durante il play-out, senza la necessità di effettuare post produzione. Quindi è possibile trasmettere lo stesso promo più volte, ma si possono anche cambiare durante il play-out gli elementi grafici e l’audio che lo caratterizza. Voglio anche segnalare che completiamo la nostra proposta per l’area grafica dei broadcasters con le titolatrici e gli still & clip store della Chyron. Questa azienda propone dalla semplice titolatrice software, disponibile come plug-in per i sistemi di montaggio non lineari Avid, a complesse soluzioni per le news che supportano il protocollo MOS, lo standard de-facto per questo tipo di applicazioni. Tutte le notizie sul sito: www.videoprogetti.it

Alcuni dei componenti dello staff Videoprogetti: Antonio Greco (sales), Stefano Naldoni (systems), Sabrina Delle Rose (accounting), Cesare Colaiuda (sales), Riccardo Ferrari (systems), Emilio Schincaglia (Milano).

often small artworks, where phantasy end marketing join to create emotions. We are present in the graphic/promo area of all the most important nationwide channels with the well-known products from Discreet, such as Flame, Flint and Smoke. Those excellent products - utilized also by 100% of the postproduction companies dealing with advertising - offer unique and very fast creative instruments. Allowing the operator to concentrate on the creative aspects of a promo’s production. What other product lines do you pro-

pose to broadcasters? Another line of products which during the years demonstrated to be the ideal solution for dinamic branding, is Miranda’s Imagestore master controls. Those products allow to add graphic layers associated with audio clips during play-out without the need for post-production, therefore making it possible to transmit the same promo more times but graphic elements and audio can also be changed during play-out. I would also like to stress that we com-

plete our offer for the graphic area of broadcasters with the Character Generator and the still & clip store from Chyron. This company’s products range from the simple software Character Generator, available as a plug-in for Avid non-linear editing systems, to complex solutions for news which support MOS protocol, the de-facto standard for this kind of applications.

For more informations: www.videoprogetti.it

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Anno XXIX n. 258 - agosto/settembre 2006 ISSN 0394-0896

2 Intervista a Carlo Struzzi: tecnologia come passione

MediaAge srl Via S. Michele del Carso, 11 - 20144 Milano, Italy Tel. (+39) 0243910135 - Fax (+39) 0243999112 E-mail: info@monitor-radiotv.com Siti internet http://www.convergenza.tv (in italiano) http://www.monitorradio.tv (in inglese)

8 Anche l’orecchio vuole la sua parte

33 Uniti per i mixer Ross

10 Notizie in breve

37 Il solista del New Media: a colloquio con Roberto Bocchi (Avid)

La Media Age srl è iscritta al Registro Nazionale della Stampa al n. 2636 vol. 27, foglio 281 dal 28.6.89 - MONITORRADIO TELEVISIONE è registrata al Tribunale di Milano n. 880 del 20.12.1988. Dir. resp. Enrico Callerio. Manoscritti e foto originali, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Non è permessa la riproduzione di testi e foto senza l’autorizzazione scritta dell’Editore. Progetto grafico: Ago, Bollate (MI). Stampa: Cooperativa Grafica Bergamasca, Almenno S. Bartolomeo (BG). Abbonamenti: la rivista è diffusa e venduta solo in abbonamento annuale. Il costo annuale è di 40,00 EURO da versare sul c/c postale n. 11158201 intestato a Media Age srl, Via Stefano Jacini, 4 - 20121 Milano, oppure inviare un assegno bancario non trasferibile allo stesso indirizzo. Arretrati 6,00 EURO l’uno da allegare alla richiesta anche i francobolli. Foreign subscription: annual 80,00 EURO (80,00 US$) or equivalent via International Money Order or cheque to Media Age srl, Via Stefano Jacini, 4 - I - 20121 Milano Italy. CREDIT CARDS subscription call (+39) 02862534 or fax (+39) 0286450149. Cards accepted: VISA MASTER-CARD - EUROCARD - AMERICAN EXPRESS. Airmail rates on applications. Lo staff Direttore responsabile: Enrico Callerio Condirettore tecnico: Mauro Baldacci Hanno collaborato: Dario Monferini, Enrico Oliva, Alberto Pellizzari, Maria Ronchetti, Costanza Zappa. Nei siti della “convergenza” di Monitor troverete tra gli altri contenuti: la Guida RadioTv delle radio e tv private (www. guidaradio.tv) le proposte di Monitor Lavoro (www.monitor-radiov.com/lavoro) le emittenti radio tv in diretta nella rete da tutto il mondo (www.webcastitaly.com)

12 La via italiana all’automazione 41 Notizie in breve

14 Le parole dell’automazione

L’archivio elettronico della RAI

42 La legislazione europea anti-dumping sulle telecamere: il parere di Jan Eveleens, Thomson-Grass Valley


Anche l’orecchio vuole la sua parte Nel competitivo ambiente digitale, l’audio non è meno importante del video di Mike Waidson, Video Applications Engineer, Tektronix Measurement Business Division L'avvento della televisione ad alta definizione (HD) ha generato grandi attese: sono in parecchi ad aspettare 8 con curiosità le meravigliose immagini che questo sistema è in grado di offrire. Occorre anche notare, però, che gli utenti pronti all'alta definizione dispongono, come minimo, di sistemi audio Dolby 5.1 digital surround e si aspettano un'esperienza di fruizione dei contenuti paragonabile a quella del cinema. Sulla qualità d'immagine è stato detto di tutto e di più. Tuttavia, anche il suono è parte essenziale nell'impianto narrativo di qualsiasi produzione. Parecchi spettatori, sedotti dalle possibilità offerte dalla tecnologia DVD e - in maniera sempre crescente - dalla radio digitale, hanno investito in sistemi audio di alta qualità che permettono di fruire appieno dell'offerta. La transizione alla tecnologia del broadcast digitale ha creato nuove esigenze anche per quanto riguarda il monitoraggio audio e video, mettendo in luce la necessità di disporre di strumenti atti a verificare velocemente la qualità dei segnali digitali. Gli utenti avanzati, inoltre, sono perfettamente in grado di percepire a orecchio le differenze di qualità nell'informazione audio. In un settore nel

quale la reputazione e le valutazioni sono tutto, un audio di scarsa qualità costituisce un evidente e grave svantaggio. Se è innegabile che il segnale digitale conserva un altissimo grado di fedeltà durante tutto il suo percorso, occorre rilevare che proprio questo fattore può mettere in risalto i difetti inerenti all'informazione originale. Processare e distribuire un audio pulito diventa quindi più che mai importante.

Metodi tradizionali I professionisti dell'audio hanno sempre usato misuratori di livello per monitorare i segnali e display di fase

Lissajou o misuratori di correlazione per verificare l'interazione fra canali. Questi metodi sono adatti per i segnali stereo, ma risultano estremamente macchinosi e confusi quando si ha a che fare con sistemi surround multicanale. Per monitorare questo tipo di sistemi, il tecnico o l'operatore ha bisogno di uno strumento che consenta una interpretazione accurata e visiva del mix sonoro. Per fortuna, i professionisti hanno adesso a disposizione sistemi di display che visualizzano perfettamente i parametri dei segnali audio che daranno vita all'esperienza dello spettatore. Ad esempio Tektronix, leader

Figura 1. Surround sound display with Ls and Rs out of phase

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I PSI (Phantom Source Indicator) posizionati lungo il perimetro del display costituiscono un ulteriore aiuto per la visualizzazione della localizzazione del suono e la correlazione fra i canali. Quattro PSI disposti su ciascun lato del display indicano la natura di potenziali sorgenti di suono phantom formati da coppie di canali adiacenti L/R, L/Ls, Ls/Rs e R/Rs. Inoltre, un quinto PSI situato sopra al PSI L/R indica potenziali sorgenti di suono phantom formate da L/C e C/R.

Monitoraggio segnali audio

Figura 2. Error Log and Audio Sessions Displays.

del mercato con la sua vasta gamma di strumenti, ha aggiunto la possibilità di monitorare l'audio DolbyE e Dolby Digital al suo rasterizzatore WVR7100, che permette di valutare e decodificare l'audio digitale senza decoder esterni e riduce notevolmente il tempo e il lavoro necessari a ottimizzare la qualità del contenuto audio multicanale e allo stesso tempo diagnostica problemi di ampiezza o di fase. Inoltre, la nuova linea Tektronix di monitor di forma d'onda multiformato dispone di eccezionali capacità di rivelazione guasti e monitoraggio audio.

Surround Sound Display Il surround sound display è configurato secondo la sistemazione degli altoparlanti nel sistema home video dell'utente. L, R, Ls e Rs formano gli angoli del display e l'ampiezza del segnale audio iene rappresentata diagonalmente dal livello di centro di 65dBFS verso i 0dBFS degli angoli esterni, come si può vedere in fig. 1. La risposta di livello audio può essere basata sull'ampiezza lineare RMS del segnale o in alternativa avvalendosi di un filtro A-weighting, che imposta l'ampiezza audio in relazione alla risposta di frequenza del sistema auditivo umano. Il livello di test è anche evidenziato da un mark a -18dBFS o 20dBFS allo scopo di facilitare l'impo-

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stazione dei livelli audio all'interno del sistema. Una linea azzurra collega ciascuno dei livelli audio (L, R, Ls e Rs) e fornisce un indicatore di volume complessivo (TVI) che informa sul livello di bilanciamento fra i canali. La correlazione fra canali viene indicata da una curvatura della linea azzurra che collega le ampiezze dei canali, come si vede in fig. 1. Una linea retta fra le indicazioni di livello audio di due canali adiacenti significa che questi canali hanno segnali non correlati, ovvero un valore di correlazione di 0.0. Se un tono di linea viene applicato a tutti i canali, si visualizzerà una forna ottagonale simile a quella visibile in fig. 2. Se la correlazione fra i segnali aumenta verso +1.0, la linea si deforma allontanandosi dal centro verso la sorgente di suono phantom. Se i segnali tendono a una condizione di sfasamento, ovvero la correlazione si avvicina a -1.0, la linea si piega verso l'interno indicando l'interferenza distruttiva e la riduzione nel volume totale di suono associata con la condizione di sfasamento dei segnali. Il canale centrale ha un ruolo speciale all'interno del sistema surround ed è caratterizzato da una linea gialla verticale posizionata fra i canali destro e sinistro. Il display produce un indicatore di volume centrale (CVI) collegando le linee originanti dal canale centrale a ciascuno dei canali destro e sinistro.

dei

L'audio digitale presenta un ampio assortimento di fenomeni che il tecnico audio deve monitorare per assicurare la qualità e prevenire la distorsione. Ad esempio si possono presentare 'clip' quando il sistema produce grandi quantità di campionamenti a pieno spettro; ciò può introdurre distorsione in fase di riproduzione analogica. Oppure possono verificarsi 'mute' se un pacchetto contiene un 9 errore o semplicemente dati nonaudio. In questi casi è importante che lo strumento sia in grado di allertare immediatamente l'operatore e fornire una descrizione del problema comprendente un event log ai fini dell'intervento correttivo.

Error Log e display della sessione Audio Quando più segnali vengono applicati a un sistema audio, l'insorgere di 'pop', 'clip' e 'mute' può essere un'ulteriore indicazione del fatto che il sistema non è sincronizzato. A differenza dei sistemi analogici, nell'audio digitale è importantissimo che tutti i componenti il sistema siano sincronizzati dallo stesso clock, tipicamente un sistema radiocontrollato a 48 kHz o da un riferimento per audio digitale AES/EBU denominato DARS (Digital Audio Reference Signal). Questo riferimento deve essere reso disponibile a tutti gli strumenti per audio digitale presenti all'interno dello studio di produzione, in modo da evitare tempi di attesa per l'aggancio al segnale di clock in fase di commutazione. La sin-


cronizzazione deve anche estendersi alla relazione fra segnale audio e segnale video.

Conclusione La comprensione delle tecniche di misurazione audio attualmente dispo-

Notizie in breve Trent’anni a tutto volume Una mostra itenerante per i trent’anni di radio in FM: fotografie, suoni, immagini, musica, jingle, sigle di apertura e di chiusura dei programmi, filmati, oggetti, materiali storici, strumentazioni legate al mondo radiofonico e i racconti dei testimoni. Una galleria cronologica consenti10 rà di ripercorrere questi ultimi trent’anni rivivendo i più importanti avvenimenti dei personaggi e delle mode che hanno avuto come contesto la radio: suoni nell’etere, voci, ricostruzioni d’ambienti e di situazioni, per presentare non una semplice raccolta di immagini ma una serie di luoghi da scoprire. Il tutto anche attraverso le vignette di celebri disegnatori quali Altan, Stefano Disegni, Milo Manara, Vauro e altri ancora. Le prime tappe Bologna 10/24 settembre 2006 Museo della Sanità Modena 30 settembre/15 ottobre 2006 Chiesa di San Paolo e annessa Sala delle Monache Padova 25 novembre/10 dicembre 2006 Ex Scuderie di Palazzo Moroni Roma 15 settembre/28 ottobre 2006 Musei di Roma in Trastevere Ancora da definire le tappe di Alessandria, Arezzo, Asti, Bari, Biella, Catanzaro, Cesena, Crema, Forlì, Genova, Latina, Lecce, Livorno, Milano, Napoli, Piacenza, Pisa, Reggio Emilia, Torino, Udine, Vercelli. Informazioni: www.30annidiradiofm.it

nibili può aiutare tecnici e operatori a monitorare accuratamente il segnale audio, fattore che continua a crescere in importanza per i produttori, i broadcaster e specialmente per gli spettatori. La crescita della concorrenza, inoltre, fa sì che la qualità dei contenuti possa

effettivamente assumere il ruolo di fattore decisivo. Tenendo conto di ciò, le strutture di produzione digitale a qualsiasi livello che vogliano rimanere competitive dovrebbero prestare molta più attenzione alla creazione e allo sviluppo dei segnali audio digitali.

Le Tlc avanzate dalla ricerca al mercato

Harris punta tutto sulla Mobile Tv

La XIII edizione di SAT Expo, 28/30 settembre, a Vicenza, proseguirà nel potenziamento delle tre aree, che ne hanno garantito il successo: HD, Satellite e Telemedicina L'innovazione e la filosofia dell'evento fieristico SAT Expo 2006 - prosegue Dalla Chiara - si svilupperanno su tre direzioni ben distinte: l'asse che individua un percorso interattivo, che vedrà il visitatore catapultato all'interno di veri e propri teatri di simulazione, l'asse seminaristico che è sempre stato uno dei caratteri distintivi veri e propri della manifestazione di Vicenza; e infine l'asse del Training rivolto agli addetti ai lavori dell'intera filiera produttiva, perché formazione e informazione non possono essere disgiunte. A SAT Expo 2006 saranno presenti anche i grandi broadcaster televisivi italiani, RAI, Mediaset e La7, e si parlerà anche di DTT e di quello che sta accadendo in questo segmento delle Tlc, dallo spostamento dello switch-off al 2008, alla sperimentazione in Sardegna e Valle d'Aosta. L'Alta Definizione è la nuova modalità di trasmissione e produzione dell'immagine capace di rappresentare la realtà con una precisione e nitidezza di dettagli assolutamente sorprendente. L'unico modo per capire e comprendere questa nuova tecnologia è vederla e testarla ed è per questo che SAT Expo ha deciso di introdurre l'area "HD Broadcasting Forum" per il prossimo appuntamento di settembre. Una quindicina di aziende espositrici per 1000 metri quadri, divisi in tre aree: ripresa, produzione e postproduzione, videoproiezione e display Altri appuntamenti di rilievo: le presentazioni della nuova piattaforma tecnologica europea per le Tlc "ISI" (Integral Satellite Initiative) e del portale di Space Economy, occasione per la PMI italiana per la diffusione del proprio know-how e delle proprie applicazioni spaziali. Un'area assolutamente particolare sarà poi quella rappresentata da Medmatic@, il Salone nazionale della Telemedicina. Informazioni: www.satexpo.it

L’americana Harris presenterà la sua completa gamma di apparecchiature per la televisione MOBILE all’IBC di Amsterdam. E tutti gli apparati saranno ‘funzionanti’ e permetteranno una verifica sul campo delle caratteristiche. Le soluzioni UHF per la DVB-H, ovvero la tv da telefonino prevedono i trasmettitori ad alta potenza Atlas, raffreddati ad acqua, con potenza da 1.25 a 9 kW. Nella banda L della DVB-H invece i trasmettotori Mobile Tv prodotti da Harris sono disponibili per livelli di potenza fino a 400 Watt. Altro settore in sviluppo è quello della TV over DAB: Harris presenta la sua proposta per la distribuzione di canali radio digitali e Tv multichannel con il trasmettitore DAB-660, disponibile con potenze fino a 1.5 kW. In mostra ad Amsterdam anche il NEXIO (Network Attached Storage System), un server di archiviazione per files audio video accessibile attraverso applicazioni FTP Transfer Managaer o FTP Content Manager. Nel settore delle apparecchiature di test & misura verrà presentato il sistema Videotek QuiC Media Analysis Server, una piattaforma completa che permette di verificare la qualità dei contenti audio e video archiviati su server come il nuovo NEXIO . Il sistema non solo verifica la qualità ma è fornito anche di un’ampia gamma di strumenti per la correzione degli errori. La linea di prodotti Harris per la trasmissione televisiva è tra le più complete: apparecchiature analogiche, per il digitale terrestre e per le applicazioni di Moble Tv. Nel campo della radio digitale Harris presenta apparecchiature in tutti i tre standard attualmente in uso: DAB, DRM, and HD Radio™, in attesa di capire verso quale futuro si sta indirizzando il mercato ! Il DAB ha già una discreta diffusione in Europa, l’HD Radio™ è ormai una realtà negli States, mentre il DRM sta muovendo i primi passi ed è stato scelto dalle emittenti internazionali. Informazioni: www.harris.com

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La via italiana all’automazione Il seminario organizzato a fine giugno dalla rivista Millecanali sull’automazione televisiva ha permesso di fare il punto sulle esperienze italiane: qualcosa è stato fatto, ma c’è ancora parecchio da fare Fino a qualche anno fa, il massimo dell’automazione che poteva permet12 tersi un’emittente televisiva era una cart machine collegata direttamente al trasmettitore che mandava in onda le cassette video nella sequenza prestabilita. La cart machine doveva essere periodicamente caricata con il nuovo materiale, operazione che poteva essere effettuata non più di un paio di volte al giorno. Con l’arrivo dei video server e di tutte le tecnologie provenienti dal mondo dell’informatica, la messa in onda può essere completamente automatizzata e si può fare anche a meno delle videocassette. In questo scenario, il compito dell’operatore incaricato della messa in onda si limita solo alla supervisione e all’eventuale intervento in caso di gravi guasti del sistema, situazioni che si presentano con sempre minore frequenza, grazie all’elevata affidabilità che è propria dei sistemi più recenti. I laconici cartelli che recitavano ‘le trasmissioni saranno riprese il più presto possibile’, sono praticamente sconosciuti alle nuove generazioni di telespettatori. L’automazione televisiva non si ferma però alla messa in onda: anche le fasi di acquisizione ed elaborazione del materiale possono essere rese più agevoli sfruttando tecniche

derivate da quelle utilizzate per la gestione di banche dati, o database per dirla all’inglese, naturalmente con le opportune modifiche, indispensabili per adattarle a un ambiente dove il real-time non è un’opzione, ma una necessità. L’occasione per fare il punto sulla situazione italiana è scaturita dal seminario organizzato dalla rivista Millecanali alla fine dello scorso giugno, al successo del quale ha contribuito un nutrito gruppo di relatori che hanno presentato le proprie esperienze. Ne è uscito un campionario abba-

stanza variegato che dimostra ancora una volta come non possa esistere una soluzione unica capace di soddisfare le diverse esigenze. Prima di passare alla cronaca di alcuni degli interventi più interessanti che si sono susseguiti nel corso della giornata è necessaria un’avvertenza: le origini informatiche dei sistemi d’automazione hanno lasciato il segno nella terminologia, spesso inutilmente criptica, come il termine ‘ingestion’ che potrebbe essere benissimo sostituito dall’italiano ‘acquisizione’. Nel box riportato al termine dell’articolo sono

Riccardo Colella, direttore tecnico di Telelombardia

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T I T O L O elencati i termini di uso più frequente e il loro significato.

Favorevoli e meno favorevoli Nell’introduzione ai lavori, il moderatore Vittorio Arrigoni, già direttore di produzione RAI, ha ricordato come l’automazione in televisione sia un argomento che fa ancora parecchio discutere: “da una parte ci sono quelli favorevoli, che sostengono che con l’automazione sia possibile ridurre i costi e i tempi di produzione, nonché migliorare la qualità media dei prodotti, e dall’altra quelli meno favorevoli, che sostengono che questo strumento potrebbe determinare la perdita di posti di lavoro e dare una minore capacità di controllo del processo produttivo. Inoltre, c’è la possibilità che a una migliore qualità media del prodotto si sacrifichino quelle punte di qualità che sono possibili solo quando l’uomo sia in grado di seguire passo per passo il processo produttivo”. L’obiettivo del miglioramento della produttività e della riduzione dei costi è quello primario che si è dato Riccardo Colella, direttore tecnico di Telelombardia, che ha descritto con dovizia di particolari il progetto di cui si sta occupando per l’inserimento di sistemi automatici informatizzati nella nuova sede di Milano dell’emittente. Le problematiche affrontate da Colella sono quelle tipiche di molte altre televisioni locali e proprio per questo vale la pena dedicargli mag-

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giore spazio. Punti di partenza sono stati: l’analisi dei costi di gestione, l’individuazione delle aree in cui andare a inserire i nuovi sistemi, la loro integrazione, la gestione preventiva delle criticità del cambio e, non ultimo per importanza, la formazione del personale del settore giornalistico. Nell’analisi dei costi di gestione si è tenuto conto sia dei costi fissi, che comprendono anche quelli relativi al personale, sia dei costi dei materiali di consumo e di manutenzione, variabili in funzione della quantità di materiale prodotto. Il progetto di Telelombardia prevede un intervento a tutto tondo, con l’inserimento di sistemi informatizzati in cinque aree distinte: l’archivio, le troupe ENG, le sale di montaggio, le regie di produzione delle trasmissioni e, infine, il playout. “Queste cinque aree, per come ho vissuto io l’esperienza a Telelombardia, producono qualcosa e questo qualcosa serve anche alle aree adiacenti, ma non sempre il passaggio del materiale è facile veloce e senza perdite di tempo. Molto spesso va rielaborato, riversato di nuovo, va revisionato nella sala di montaggio prima di fare il montaggio, tagliato e tutto questo porta via sempre tempo sia al giornalista che si occupa della produzione, sia al montatore stesso”, ha osservato Colella.

Valorizzare l’archivio Per quanto riguarda l’archivio digitale, l’idea è quella di arrivare ad avere a

disposizione cinque anni di materiale. La soluzione che vorrebbe adottare Colella è quella di creare un’area temporanea, catalogando il materiale in modo molto semplice, operazione che potrebbe essere fatta anche dal tecnico della situazione, lasciando poi ai giornalisti, agli addetti alla produzione, agli assistenti alla regia, il compito di selezionare i materiali e catalogarli in modo definitivo. Un’area specifica dell’archivio sarà destinata al deposito del materiale per le trasmissioni. “Durante la produzione di un’ora di diretta di una trasmissione complessa, come il nostro ‘Qui studio a voi stadio’, mandiamo in onda centinaia di contributi e questi contributi che sono adesso su nastro è impensabile tenerli. Abbiamo inventato diverse piccole apparecchiature, che comunque funzionano, le abbiamo messe in rete con degli storage esterni, abbiamo fatto in modo che lo stesso prodotto potesse essere condiviso fra le varie regie. Questo ci ha dato un risultato, una sicurezza per pensare di fare qualcosa di più serio” ha detto Colella, specificando come “in questo 13 deposito giornaliero, settimanale, dovrebbe esserci contenuto sia tutto il materiale che normalmente viene utilizzato dalla produzione (sigle, stacchetti, promo, telepromozioni e una serie di contributi stabili come le foto di tutti i giocatori), sia tutto quello che viene prodotto dalle sale di montaggio o direttamente dalle troupe ENG. Il materiale depositato qua dentro


T I T O L O permette al giornalista di fare una scaletta stando seduto alla sua scrivania, bello tranquillo, mentre si legge le notizie, mentre consulta altri notiziari, e poi il giornalista ha modo, insieme al tecnico, di decidere la messa in onda”. Una delle caratteristiche irrinunciabili è la possibilità di trattare materiale in diversi formati: “si deve poter in qualsiasi momento decidere se un materiale deve essere in DV, Mpeg-2, Mpeg-4 o qualsiasi altro formato possa venir fuori, questo per snellire il processo ed evitare conversioni continue da un sistema ad un altro”. Un altro punto fermo per Telelombardia è la scelta di telecamere con supporto di registrazione digitale che andranno a rimpiazzare le Betacam attualmente in uso. L’emittente ha da cinque a nove troupe al giorno che producono qualcosa come trenta o quaranta servizi per i telegiornali o trasmissioni specifiche, come NetC@fe, Prima Serata, eccetera. “Ognuna di queste ha bisogno di materiale fresco per trattare gli argo14 menti durante la trasmissione e questo materiale attualmente arriva in beta, deve essere processato nella sala di montaggio, poi deve essere archiviato, perdendo tanto tempo”, osserva Colella. L’obiettivo è che nel momento in cui arriva nuovo materiale, questo sia direttamente trasferito all’archivio digitale, da dove può essere visionato e selezionato dal giornalista ed eventualmente montato, se dispone delle capacità e delle risorse per farlo. Altrimenti, dovrà spostarsi nella sala di montaggio, richiamare il suo profilo per trovare i materiali scelti in precedenza e realizzare il servizio insieme al montatore. Per l’area del montaggio, dove l’emittente produce attualmente dalle tredici alle diciassette ore al giorno, secondo Colella è necessario garantire una continuità con l’esistente: “Dobbiamo scegliere un prodotto per il montaggio digitale che possa permettere all’operatore tradizionale, che monta in analogico, di trasferire il materiale comunque in questo contenitore che permette la messa in onda dei prodotti. Dobbiamo potenziare le sale digitali attuali, che comunque ci vedono sposati ad alcuni marchi, per poter

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Pillole d’automazione Asset - Bene, risorsa. Media asset è il termine utilizzato per indicare un qualsiasi contenuto multimediale, tipicamente una registrazione audio/video Backbone - Dorsale. Termine usato per indicare una linea di trasmissione ad alta velocità utilizzata per il trasferimento di dati digitali Browsing. - Operazione di consultazione e ricerca del materiale presente in un archivio. Cache - Deposito temporaneo per i dati che ne permette un recupero veloce. Content Provider - Letteralmente: fornitore di contenuti. Full caching - Sistema di automazione che sfrutta un video server per la registrazione temporanea del materiale da mandare in onda. Ingestion - Operazione di acquisizione del materiale. Se l’originale è in formato analogico (per esempio registrato su cassetta Betacam) l’operazione comporta una digitalizzazione. Materiale originale già in formato digitale può invece essere trasferito direttamente, con un semplice processo di copiatura dei dati digitali, oppure convertito con un sistema di transcodifica. IP (Internet Protocol) - Protocollo utilizzato per la trasmissione di dati digitali su Internet e reti di computer IPTV (Internet Protocol Television) - Trasmissione dei segnali televisivi su rete Internet a larga banda, non necessariamente in modalità broadcasting. IT (Information Technology) - La sigla è usata per indicare apparecchiature, sistemi e processi basati su tecnologie informatiche MAM (Media Assett Management) - Sistema per la gestione dei contenuti multimediali che ne permette la catalogazione e la successiva ricerca grazie all’impiego dei metadata. Metadata - Dati di varia natura che descrivono il contenuto audio/video. Possono essere semplicemente la data e l’ora della creazione, ma anche l’autore o il detentore dei diritti, piuttosto che parole chiave (keyword) che ne facilitano la ricerca. MXF (Material eXchange Format) - Formato standardizzato dall’SMPTE per lo scambio di materiale digitale audio/video fra sistemi di diversi costruttori. Il materiale audio/video può essere non compresso oppure compresso in diversi formati, tra cui le diverse varianti del DV e dell’Mpeg-2. Playout - Messa in onda, emissione Repurposing - Conversione del materiale in un formato adatto alla distribuzione su una piattaforma specifica. Storage - Si indicano con questo termine i dispositivi che sono in grado di immagazzinare dati in forma digitale, tipicamente hard disk o dischi ottici. Tapeless - Senza nastro. Ambiente di produzione audio-video in cui le tradizionali cassette sono sostituite dal trasferimento via cavo di dati digitali. TCO (Total Cost of Ownership) - Strumento per l’analisi dei costi nato nel mondo IT. Tiene conto non solo del costo d’acquisto di un’apparecchiatura, ma anche di tutte le spese necessarie per mantenerla funzionale durante tutto l’arco di vita. WAN (Wide Area Network) - Rete informatica che collega tra loro più reti locali (Local Area Network o LAN) Workflow - Flusso di lavoro, flusso produttivo.

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Qui Studio Voi Stadio, trasmissione della domenica calcistica di TeleLombardia

consentire la gestione multiformato, che ora non è prevista. Una cosa che vorrei realizzare è inserire in ogni regia la possibilità di registrare direttamente nell’archivio quello che viene prodotto, in modo da azzerare poi i tempi del playout. Inoltre, ogni volta che faccio una trasmissione registrata o in diretta devo comunque archiviarla: attualmente la metto su una cassetta che poi viene gestita dal segretario di produzione e viene catalogata. L’idea è quella di registrarla automaticamente in questo archivio digitale, catalogarla successivamente da chi ha la competenza per farlo e quindi renderla disponibile poi per quelli che pos16 sono essere gli usi futuri, che sono semplicemente la messa in onda in orari successivi di palinsesto o la selezione di alcuni pezzi di queste trasmissioni per poter fare delle ore di trasmissione come ‘Il meglio di ...’ che ogni tanto ci capita di fare”.

Digitalizzare il più possibile Sempre nell’ottica di snellimento dei flussi di lavoro è prevista a Telelombardia anche la possibilità di digitalizzare direttamente tutte le fonti esterne, sfruttando la stessa area di parcheggio dell’archivio digitale riservata al lavoro delle troupe. “In una trasmissione come quella del calcio che facciamo la domenica, registriamo contemporaneamente da nove a quindici sorgenti esterne, le partite di calcio piuttosto che tutti i nostri ponti esterni. L’idea è quella di registrare tutti questi contributi direttamente in digitale sempre in quest’area di parcheggio e renderli disponibili subito nella sala di montaggio, in modo che possano essere velocemente consultati, tagliati, selezionati e quindi ridurre anche questi processi produttivi

che ci vedono comunque impegnati per parecchie ore durante la settimana”. Pur riconoscendo i benefici derivanti dal playout digitale attualmente in uso, Colella osserva che: “Il collo di bottiglia attuale è che tutto quello che deve andare in onda dobbiamo comunque riversarlo in digitale. Questo lavoro è ora affidato a operatori e per registrare una trasmissione di due ore da mandare ci vogliono due ore, più il tempo necessario per marcarla. Integrando il playout con il resto dei sistemi dovremmo velocizzare quella che è la messa in onda dei materiali prodotti, ridurre l’impegno uomo per quello che è il riversamento del materiale e quindi aumentare la qualità, evitando passaggi continui dello stesso materiale da nastro a digitale”. Colella non ha trascurato di evidenziare le difficoltà del progetto. “Sicuramente non è da sottovalutare il fatto che si sta lavorando su una piattaforma IT. Quindi ci sono problematiche che, per fortuna, ho potuto sviscerare in questi anni con tutte le piccole prove che abbiamo fatto, con l’inserimento di sistemi, come dico sempre, fatti in casa, che però hanno portato a dei risultati. Adesso c’è da pensare che nella nuova sede ci sarà una struttura molto robusta, esistono delle tecnologie che ci permettono comunque di garantire i famosi paracadute in caso di difficoltà o default di alcune apparecchiature importanti e poi metteremo magari ancora l’analogico da qualche parte perché comunque dobbiamo andare in onda. Questa è un’analisi che ancora non ho affrontato seriamente, ma che nell’azienda attuale abbiamo realizzato e ci ha portato a risultati positivi dal punto di vista produttivo”. Di fondamentale importanza sarà la scelta dei software

per l’archivio e i sistemi di messa in onda delle regie: “ne sto controllando alcuni, sto vedendo chi sicuramente può darci un supporto anche a livello di personalizzazione, come è stato necessario fare con quello di emissione, perché nove su dieci, iniziando a lavorarci sopra, troveremo delle difficoltà e la richiesta per forza di cose che magari servono solo a noi, ma che bisogna farle”.

Riqualificare il personale Un elemento critico potrebbe essere il problema della formazione del personale, anche se Colella è convinto, sulla scorta delle precedenti esperienze, che non ci saranno grosse difficoltà. “La formazione del personale è un punto per me importante perché in questo cammino di sei anni, dove abbiamo inserito diverse soluzioni digitali, ho visto i tecnici molto motivati. Si pensava di inserire comunque dei corsi di informatica di base per far capire alle persone che non è il singolo strumento che utilizzano che devono conoscere, ma anche com’è più o meno l’architettura che gli sta dietro. Gli daremo un po’ di infarinatura su quelli che sono i flussi che girano su questa piattaforma IT e poi corsi pratici sui sistemi di montaggio e sui software di gestione che abbiamo scelto. Per quel che ho potuto vedere in questi anni, i nostri tecnici sono contenti di lavorare a Telelombardia per quello che sono le trasmissioni che facciamo, le apparecchiature che usano, è una gratifica perché si sentono professionalmente capaci. Quello che è successo in questo percorso è stato lo scoprire alcuni tecnici che si sono rivelati dei fenomeni in reparti che, se non avessimo creato questi sistemi, non avremmo neanche affrontato”. Colella ha concluso il suo intervento accennando al potenziale valore che può avere un archivio digitale ben organizzato: “Se tutto funziona, l’archivio che viene fuori lavorando diventa sicuramente uno strumento importante per altri media perché stanno continuando a crescere canali, servizi di telefonia, che vogliono contenuti. però i contenuti non ci sono. Già ades-

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Emilio Carabelli, direttore tecnico della Digital AdnKronos

so ci scontriamo, per fortuna, con le richieste di avere i nostri contenuti perché comunque piacciono sull’analogico e qualcuno ce li chiede anche per altre piattaforme, che possono essere la fibra piuttosto che la telefonia”. Commento di Arrigoni: “una panoramica generale, con un pizzico di ottimismo sulla fattibilità di progetti così importanti, sulla possibilità di un’integrazione così ampia”.

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L’agenzia tutta digitale L’ageL’agenzia tutta digitale L’ottimismo è però fondamentale per la riuscita di qualsiasi progetto, come ha dimostrato Emilio Carabelli direttore tecnico della divisione DAK del gruppo AdnKronos. Nata nel 2004 a Milano, la Digital AdnKronos si propone come partner per la produzione di servizi televisivi per emittenti, aziende,

video per web e per tutte le produzioni che il gruppo AdnKronos produce settimanalmente. Come ha detto Carabelli, “DAK segue un po’ la filosofia dell’agenzia di stampa e quindi la notizia deve essere veloce e consumata subito. Uno degli aspetti fondamentali nella scelta delle tecnologie ha riguardato sicuramente la velocità di acquisizione dei filmati all’interno del processo di produzione. La qualità è sicuramente un altro degli aspetti fondamentali e la possibilità di operare con strutture semplici e facilmente gestibili sono altre due caratteristiche irrinunciabili”. La scelta tecnologica ha riguardato fondamentalmente due aziende, Panasonic e Avid, e in particolare il sistema P2, che impiega come supporto di registrazione schede (card) di memoria a stato solido, e il software per il montaggio video Xpress. Sono numerose le ragioni che hanno portato Carabelli alla scelta dei camcorder P2 della Panasonic, che per certi versi poteva essere considerata temeraria: “Innanzitutto è un sistema

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S E Z I O N E nostra struttura è molto piccola, il carico di lavoro non è quello di un’emittente televisiva e quindi possiamo fare tranquillamente questo tipo di lavoro”, ha detto Carabelli, che pensa già alle possibili evoluzioni: “Quando ci sarà la disponibilità di Card P2 con capacità maggiore, potremmo pensare anche a produrre in alta definizione, non con le telecamere costruite per la fiction, per il cinema, ma con le nuove telecamere che Panasonic ci potrà fornire”.

L’automazione per le tematiche Mattias Brahammar, responsabile del centro di produzione di 3Zero2 TV

senza nastro e quindi comporta l’abbattimento dei costi per quanto riguarda l’utilizzo dei nastri magnetici. Poi ha una grande qualità, si può lavorare in DvcPro sia a 25 megabit oppure a 50 megabit. Inoltre, il sistema P2 produce un file MXF e quindi, oltre al materiale audio-video, permette anche l’acquisizione di altri tipi di dati, i metadata, un sacco di informazioni 18 che possono permettere l’archiviazione molto più semplice e molto più dettagliata. Infine, non ha nessun movimento meccanico, in quanto la registrazione avviene su delle schede digitali e la manutenzione è quindi assolutamente ridotta al minimo”. Il bilancio di quasi due anni di attività è oltremodo positivo: “Abbiamo due troupe che hanno superato abbondantemente le mille ore e non è mai stato fatto un minimo di manutenzione e, soprattutto, non abbiamo mai perso un file registrato su quelle card. La card è affidabile, è basata sulla tecnologia delle SD memory card, è resistente agli urti, può lavorare in condizioni estreme, sia di temperatura che di umidità, e soprattutto può avere una vita molto lunga, si parla di almeno trentamila utilizzi a scheda”, durata ritenuta da Carabelli più che sufficiente per ammortizzarne il costo d’acquisto. Più ‘conservatrice’ la scelta del sistema di montaggio, caduta sul software Avid, che per Carabelli è lo “standard universalmente riconosciuto dal mercato televisivo. È assolutamente compatibile con il sistema P2. Non nego che all’inizio ci sia stato qualche pro-

blema, ma è stato risolto. All’inizio il software non riconosceva il file MXF e quindi era impossibile lavorare direttamente sulla card ed era purtroppo necessario acquisire tutto il materiale e poi lavorarlo. Con la versione Xpress HD questo problema è stato totalmente risolto: è possibile montare direttamente sulla card, quindi non devo necessariamente acquisire il materiale all’interno della macchina e poi lavorarlo, ma posso direttamente lavorare sulla card, montare e anche fare il playout direttamente da lì”. Il risultato ottenuto dalla DAK è stato quello di ridurre drasticamente i tempi di lavorazione. In esterni si utilizza un normalissimo computer portatile dotato di slot per PC Card mentre lo studio è attrezzato con gli appositi drive per schede P2, collegati alla stazione con Avid Xpress. Come ha spiegato Carabelli, “una volta completato il montaggio, possiamo andare sul nastro tradizionale e, poiché DAK si rivolge a tutti i tipi di mercato, è chiaro che posso esportare e codificare il mio filmato in qualsiasi modo voglio. Con la sede romana abbiamo un collegamento in fibra ottica a 10 megabit e utilizziamo il sistema Telestream per il trasferimento del materiale tra le due sedi”. Il problema dell’archiviazione del materiale è stato risolto utilizzando hard disk per l’archivio on line sempre disponibile e dei normali masterizzatori di DVD per la registrazione ‘storica’ del materiale nel formato MXF con la qualità originale. “Chiaramente, la

Come l’automazione possa essere adattata alle specifiche esigenze di una televisione tematica è stato il tema del contributo di Mattias Brahammar, responsabile del centro di produzione 3Zero2 TV, struttura che si occupa tra l’altro della produzione ed emissione dei canali Disney Channel. Brahammar ha descritto il passaggio da una struttura basata su nastro ad una struttura di tipo fullcachimg da video server, passaggio che è ancora in fase di completamento. Il tipo di canali gestito da 3zero2 TV prevede il ricorso ad una videoteca di tipo tradizionale e quindi si è partiti da una condizione in cui il 90% del materiale era trasmesso direttamente da nastro, con in più la difficoltà di mandare in onda anche cassette con programmi della durata di pochi secondi. Il primo passo è stato inserire un videoserver che fa da storage nearon-line, in cui il materiale della videoteca viene temporaneamente registrato prima di essere mandato al server di playout. 3Zero2 TV gestisce quattro canali monotematici, con una programmazione in parte ripetuta, e la capacità dello storage near-on-line è sufficiente a contenere il materiale necessario per quattro settimane di programmazione. “In questo modo abbiamo ridotto l’ingest da più di dodici ore al giorno a meno di due ore e possiamo gestire in modo molto più dinamico la movimentazione dei nastri”, ha dichiarato Brahammar, “possiamo fare l’ingest in certe fasce della settimana quando ci è più comodo e poiché l’area è comune per tutti i canali ottimizziamo anche il lavoro di

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T I T O L O caricamento”. L’altro vantaggio dello storage condiviso è, infatti, legato al fatto che può capitare che lo stesso programma debba andare in onda su canali diversi, in tempi differenti, e in questo modo si evita quindi di doverlo ogni volta caricare manualmente sul server di playout. Tutte le operazioni sono gestite con un file di Excel, software normalmente utilizzato per applicazioni come la contabilità aziendale. In questo file sono contenuti dati quali la durata del programma, la data di messa in onda o il numero di repliche previste. “Questi dati ci permettono di gestire la movimentazione del materiale sullo storage perché sappiamo cosa dovrà andare in onda in futuro. Un programma specifico si occupa poi del trasferimento del materiale tra i server e delle periodiche operazioni di pulizia”, ha spiegato Brahammar che giustifica la scelta di utilizzare un file in formato Excel con la possibilità di poter essere letto con un qualsiasi personal computer da chiunque: “per esempio, se il responsabile dei programmi è fuori 20 sede, può collegarsi da un Internet cafè, controllare la programmazione e anche modificarla. Inoltre, non avendo nessun tipo di legame con lo standard di un particolare vendor, il sistema è aperto per il futuro”. Il passo successivo sarà quello di sostituire la videoteca tradizionale con un archivio digitale su nastri dati. “Con tutto il patrimonio in questo archivio, il nostro ingest diventerà completamente automatico. Ci sarà comunque la possibilità di fare l’ingest da videoregistratore, in caso d’urgenza o tempi molto stretti, e conserveremo comunque la possibilità di trasmettere anche dal nastro”, ha specificato Brahammar. La digitalizzazione del materiale esistente porterà via parecchio tempo, ma fortunatamente “nel caso dei canali Disney c’è un patrimonio che è abbastanza stabile, non è come per un canale di sport o di news che cambia tutti i giorni, ma c’è comunque un patrimonio di ventimila, trentamila, quarantamila ore di materiale che va messo dentro l’archivio”. Una volta completata l’operazione, per 3Zero2 TV i vantaggi saranno molteplici, per esempio le sale di montaggio che si occupano della realizzazio-

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ne dei promo potranno accedere direttamente all’archivio, senza dover movimentare cassette. L’altro aspetto interessante di un archivio digitale su nastri dati è, per Brahammar,la possibilità di “creare una copia in un sito remoto, creare un altro archivio digitale identico, magari con banda passante minore, però sempre on line collegato in rete WAN. L’altra cosa che ci interessa è quella di fare due copie di tutto quello che abbiamo nell’archivio, una da tenere nell’archivio per l’utilizzo quotidiano e l’altra da portare fuori in un luogo sicuro, in modo che se la cassetta si rompe, siamo sicuri di avere, con un costo abbastanza ridotto, una copia di tutto il patrimonio”. Brahammar non ha sottovalutato poi gli aspetti economici: “il costo dei nastri dati è molto più basso rispetto a quello dei nastri Digibeta. Nel nostro caso usiamo IMX a 50 megabit, formato che abbiamo scelto apposta per il discorso della qualità. I metadata inseriti nel formato IMX possono comportare poi una possibile riduzione dei vari processi lavorativi: l’ingest accade una volta e quando si creano o aggiornano questi metadata, sono aggiornati per tutti gli utenti, emissione, montaggio, browsing, giornalisti, chiunque”. Brahammar considera poi molto importante il poter associare nuovi metadata al materiale video nelle diverse fasi di lavorazione: “ogni cosa che produciamo crea un nastro, nel nostro caso molte volte ne crea più di uno, abbiamo un program, un clean feed o diverse tipi di varianti. Tutti questi devono essere caricati uno alla volta nel nostro sistema di editing e c’è il fatto che tutti questi metadata devono essere immessi a mano, trascrivendo il contenuto di fogli di carta della regia, dai quali è spesso difficile capire cosa intendevano. Questo metodo ha una serie di debolezze: tempi di caricamento molto lunghi, inserimento dei metadata, costo dei nastri, uso dei videoregistratori. Senza contare poi l’aspetto tecnico, che è quello che passiamo da una serie di formati diversi: l’originale è in Digibeta e, se i passaggi si moltiplicano, può diventare un problema per la produzione. Poi abbiamo la parte di gestione dei nastri, il trasporto fisico

dei nastri, non c’è una protezione e quindi se si rompono perdiamo tutto”. Il problema delle produzioni realizzate in studio è stato risolto da Brahammar “registrando direttamente il segnale delle telecamere sul server di postproduzione, in modo da poter aggiungere immediatamente i metadata, per esempio puntata uno, scena di ingresso e così via. Una volta impostato il sistema, questi metadata possono anche essere inseriti automaticamente e ci permettono di avere un accesso istantaneo per il successivo montaggio. I vantaggi sono tanti, si parte dal risparmio sull’acquisto dei nastri che non ci sono più, dei videoregistratori che non ci sono quasi più, anche se utilizziamo qualche scorta per il program. Anche i tempi di riversamento non ci sono più e neanche quelli per l’inserimento di metadata e le conversioni”. Attualmente, il tutto viene gestito con il formato IMX 50, ma in futuro è previsto il passaggio al formato MXF generico, conservando la compressione IMX. Per la messa in onda, 3Zero2 TV utilizza già un sistema automatico basato sull’architettura Storage Area Network, integrato da una serie di apparecchiature per la generazione di loghi, effetti DVE, eccetera. Tutto è duplicato per evitare che un guasto possa compromettere la messa in onda e c’è una parte di ingest locale automatizzato con cart machine, utilizzabile anche per la messa in onda diretta. “Una volta che avremo l’archivio digitale, avremo un’area di ingest generico con un server dedicato, dei client per fare il controllo di qualità direttamente sul file e poi un collegamento al nostro archivio. Inoltre, faremo l’encoding in Windows Media o in un altro formato opportuno di tutti i materiali, in modo che, insieme al database con tutti i metadata, si possa fare il browsing per la fase di approvazione che precede sempre la messa in onda”, ha detto Brahammar, osservando come finora non sia riuscito ad individuare un sistema che sia in grado di soddisfare contemporaneamente esigenze come il controllo della qualità o della conformità allo standard prescelto, piuttosto che la gestione di un montaggio preliminare

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Francesco Donato di Sky Italia

o eventuali variazioni dell’ultimo minuto alla messa in onda. Quello che sta cercando Brahammar è in pratica un misto fra un file transfer manager e un media assett manager: “Ci sono processi ben precisi, che devono essere gestiti tutti i giorni. Più riusciamo a renderli chiari, ottimizzati, più riusciamo a fare meglio il nostro lavoro”.

Come ti automatizzo lo sport Da Francesco Donato di Sky Italia è venuta la testimonianza di quello che l’emittente ha fatto per automatizzare il reparto che si occupa della produzione degli eventi sportivi. La situazione iniziale non era troppo diversa da quella di altre realtà: “Fino all’estate scorsa, tutti quanti i nostri processi legati alle produzioni sportive erano purtroppo condizionati dall’elemento supporto magnetico, che era presente in tutte quante le aree e che poi determinava tutta una serie di processi accessori, logistica, manutenzione, tutti aspetti legati al supporto stesso che si muove fisicamente. Sostanzialmente, il grosso problema che avevamo era quello di dover gestire una mole di segnali elevata nell’ambito delle nostre produzioni. Noi siamo sulle news e sugli eventi sportivi e quindi il nostro lavoro dipende da tutta una serie di contributi ricevuti in diverse modalità e attraverso mezzi come il satellite, la fibra o i ponti”. Il primo intervento ha riguardato l’area

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dove si producono gli highlight, le sintesi degli eventi sportivi ma, come ha spiegato Donato “da dove venivano prodotti gli highlight comunque dovevamo andare verso tutti gli altri reparti usando il supporto magnetico perché non c’era un workflow concatenato e quindi eravamo costretti ancora a portare in giro questo nastro. La stessa cosa accadeva per l’area di ricezione da satellite, che noi chiamiamo così forse per un discorso affettivo: in realtà non si riceve solo via satellite, ma in tanti altri modi, anche attraverso fibra. In questa area avevamo una batteria di videoregistratori che usavamo per registrare tutti gli eventi. Anche da lì i nastri andavano poi verso gli altri reparti che concorrevano al processo, le sale di montaggio, lo studio e alla fine l’emissione. Tutti quanti i processi erano comunque legati all’utilizzo del supporto magnetico ed erano, come dire, inficiati dal supporto stesso e costretti a generare tutta una serie di lavoro aggiuntivo a causa di questo”. I nastri video erano inoltre indispensabili per il visionamento del materiale e questo poteva comportare la necessità di fare più copie perché tutti quanti i giornalisti e gli interessati avevano la necessità di vedere il prodotto. Lo stesso accadeva per il centro di documentazione e così via, come ha spiegato Donato: “Lo stesso identico concetto valeva per tutti gli altri reparti, quali il montaggio lineare e il montaggio non lineare. Qui avevamo una deficienza ulteriore che era quella di

ricevere gli eventi su nastro, doverli scaricare nelle aree di montaggio non lineare, lavorarli e poi tornare indietro ancora sui nastri per mandarli alle altre aree. Lo studio era un’altra area dove tutto arrivava su supporto magnetico e infine l’emissione, dove tutto quanto era trasferito sempre attraverso l’uso del supporto magnetico”. “Con la nuova situazione, che è funzionante già dall’agosto dell’anno scorso, siamo riusciti a risolvere, devo dire per onestà, non tutti quanti i problemi, ma siamo riusciti effettivamente a fare un bel passo in avanti” ha detto Donato, specificando come non sia stato ancora affrontato il problema dell’archivio storico, che conta già qualcosa come 250.000 supporti ed è in continua crescita. Sostanzialmente, quello che è stato fatto è stato realizzare due linee di ingestion, una ad alta qualità e una a bassa qualità. Il materiale viene registrato in due contenitori, due videoserver controllati dal sistema di automazione e le operazioni possono essere effettuate anche in orari prestabiliti, 24 ore su 24, seguendo esattamente il corso degli eventi 21 live. La linea a bassa risoluzione soddisfa alle esigenze di visionamento del materiale. “Il giornalista non è più costretto a visionare su nastro, ma è in grado dalla sua postazione di accedere ai contenuti in bassa qualità. È in grado quindi di effettuare tutte le sue ricerche, anche grazie all’utilizzo del sistema di newsroom che è concorrente nel lavoro del giornalista, ed è in grado quindi di gestire il suo lavoro, dalla preparazione dei testi alla scelta dei contenuti, sino alla preparazione e controllo della scaletta stessa che poi sarà utilizzata nello studio”, ha detto Donato, sottolineando come in questo modo anche i caporedattori hanno la possibilità di gestire il programma loro e dei loro collaboratori con la possibilità di controllare esattamente tutto quello che andrà in onda presso gli studi. “L’altro fondamentale obiettivo raggiunto è quello di dare la possibilità al giornalista, o alla struttura di redazione, di verificare, e volendo anche di conformare il prodotto stesso se sono in grado di farlo loro, direttamente dalla loro scrivania”. Quella che non è cambiata più di tanto è l’a-


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che si nutre di così tanti eventi live, non è un gran storage”. Proprio per le dimensioni relativamente contenute, Donato riconosce che può essere problematico mantenere il sistema perfettamente efficiente: “Abbiamo formato il nostro personale per metterlo in grado anche di Non Solo calcio nella programmazione di Sky Italia da satellite fare la gestione di questo sistema, perché il sistema va rea di produzione degli highlight, ma periodicamente pulito, mantenendo ora è possibile trasferire direttamente la disponibilità per una così grande i file da un’area all’altra, passando per mole di dati acquisiti. Pertanto sono il contenitore in alta risoluzione, “con nate tutta una serie di figure profesevidenti vantaggi legati alla velocità e sionali intorno a questo nuovo sistema sicuramente al dimagrimento dei procosì come per il server di bassa qualicessi”. tà che ha una capienza ben maggiore. Massiccio l’intervento per l’area di Noi contiamo di poter tenere in bassa ingestion ad alta risoluzione che è ora qualità fino a un anno di eventi consoin grado di registrare ben 19 segnali in lidati, pensiamo di poter avere in linea 22 contemporanea, questo perché, un buon numero di ore che ci consencome ha spiegato Donato: “ Sky tano di far lavorare i giornalisti su base ovviamente vuole e deve essere in annua. È chiaro che anche lì ci sarà e grado di lavorare tutto quanto è l’ec’è comunque tutto un lavoro concavento live, quindi abbiamo un buon tenato, che è quello di ripopolare, numero di linee a disposizione, regiqualora fosse necessario, sia il server striamo tutti gli eventi in alta risoluziodi bassa qualità che quello di alta quane e sono disponibili quasi immedialità, nel momento in cui si dovrà andatamente, direi immediatamente presre a cercare qualcosa che non fa più so le sale di montaggio, le quali posparte dell’archivio in linea o near on sono iniziare a elaborare il materiale line, ma che sta già in videoteca. quasi in tempo reale. Una volta che Questo comporta tutto un lavoro di nelle sale di montaggio viene realizzacatalogazione, di gestione del mateto il programma o il contenuto, queriale stesso”. sto viene depositato poi nell’area Tutti i reparti di Sky Italia sono ora degli studi e costituisce la scaletta dei legati nella catena produttiva: si può programmi che poi sono realizzati. accedere da qualsiasi posizione ai Quindi abbiamo eliminato il discorso contenuti in bassa qualità e c’è anche di utilizzo dei supporti magnetici”. Il la possibilità di accedere direttamenformato scelto da Sky Italia per la regite, con un numero limitato di stazioni, strazione del materiale in alta qualità è al contenitore in alta qualità. “Ci sono il DV25, lo stesso utilizzato per l’emisfigure professionali, quali i capi area o sione, e questo proprio “per evitare caporedattori, che talvolta sentono poi di dover fare delle spiacevoli l’esigenza di andare a verificare il transcodifiche o comunque ulteriori materiale ancora prima che il montagprocessi”, come ha detto Donato. Il gio sia depositato all’interno dell’area videoserver in alta qualità oggi in uso di playout, e ora possono farlo facilmente. Siamo riusciti a ottenere una ha una capacità di 700 ore ed è affianvelocità di realizzazione dei contenuti cato da un altro server ‘near on line’ di superiore, che ci consente di essere identica capacità: “per una televisione

anche più efficaci dal punto di vista editoriale, nel senso che sicuramente quello che è il desiderio di chi lavora per lo sport o per le news è quello di riuscire a pubblicare la propria notizia con maggiore rapidità e, ovviamente, prima degli altri”, ha dichiarato soddisfatto Donato. Tra i vantaggi citati dal rappresentante dell’emittente satellitare c’è poi l’integrazione dell’attività editoriale: “Un giornalista ha tutti quanti i suoi strumenti sul suo tavolo e può gestire il suo intervento, il suo programma, direttamente dalla sua postazione, ha le agenzie, può fare i testi per se stesso o da utilizzare per il prompter in regia. Tutta una serie di attività che prima erano per certi versi dispersive, nel senso che obbligavano le persone a muoversi per andare alla ricerca del materiale che gli sarebbe poi servito”. Il tutto ha comportato anche il cambiamento di alcune figure professionali: l’incaricato dei nastri nello studio ha ora il compito di gestire le playlist e di validarne i contenuti, non più un lavoro quasi meccanico come era una volta. Per quel che riguarda la messa in onda, per Donato il dato importante è “riuscire anche qui ad avere la possibilità di trasferire direttamente i file dalla produzione all’emissione, che è quello che facciamo tutti i giorni e ci interessa farlo nel più breve tempo possibile. Questo sistema ci dà la possibilità di raggiungere l’obiettivo”. L’automazione del processo produttivo permetterà poi di risolvere più facilmente eventuali esigenze di distribuzione su piattaforme diverse, poiché secondo Donato: “sicuramente sistemi di questo genere rendono più semplice la vita, in quanto per natura sono basati sulla creazione di file. Quindi è più semplice, qualora fosse necessario, convertire un file in un altro formato e poi spedirlo con i più comuni mezzi informatici verso le piattaforme internet o di telefonia mobile”. Oltre ai vantaggi derivanti dal minor utilizzo di videoregistratori e nastri magnetici, Donato ha osservato come “nel nostro caso sono non meno importanti un miglior utilizzo degli spazi e la minore movimentazione dei supporti. Quando ci sono grandi numeri in ballo, è chiaro che riuscire a

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Mario Stroppiana del CRIT-RAI

risparmiare anche sull’utilizzo degli spazi della videoteca stessa e ridurre la movimentazione diventa qualcosa di importante sul piano economico”. Concludendo il suo intervento, Donato non ha potuto fare a meno di ricordare l’importanza dell’aggiornamento del personale che permette, a 24 tutti quanti sono coinvolti nel processo, di acquisire nuove capacità e quindi affrontare meglio i futuri sviluppi tecnologici.

Garantire l’interscambio Delle tecnologie IT oggi a disposizione per la produzione e l’archiviazione ha parlato in modo specifico Mario Stroppiana del Centro Ricerche ed Innovazione Tecnologica (CRIT) della RAI, presentando l’attività di alcuni gruppi della UER (Union Europèennne de Radio-Television), che li vede coinvolti direttamente. Secondo Stroppiana, l’introduzione dell’IT in produzione è quasi sempre un processo graduale, che comporta il problema di far colloquiare tra loro le diverse isole che man mano vengono convertite. Questo richiede innanzitutto un robusto sistema di gestione dei contenuti, la necessità poi di connettere tra loro processi ed apparati e, infine, di creare una rete per il trasferimento da un sistema all’altro all’interno di questa area di produzione dei contenuti audio-video nonché dei metadata. “Affinché tutto funzioni, consenta un’espandibilità, sia un sistema futureproof e non si abbiano problemi di

progettazione, sarebbe molto conveniente avere degli standard che vanno a regolare tutto questo ambiente IT e di produzione”, ha osservato Stroppiana, chiarendo come “la presenza di questi standard consente il passaggio di informazioni da un sistema di assett management di una certa isola ad un altro sistema di assett management di un’altra isola e in generale permette il flusso di informazione attraverso tutta l’area. Se gli standard non sono presenti, si può correre il rischio che questo flusso di informazioni venga interrotto e si perdano delle informazioni nel passaggio da un’area all’altra”. Riconoscendo come sia impensabile al momento avere degli standard per la struttura dei metadata condivisi da fabbricanti e utilizzatori, Stroppiana ha auspicato comunque che vengano definite delle “linee guida per far sì che tutti questi sistemi, eventualmente di tipo proprietario, con interfacce proprietarie, possano scambiarsi informazioni tra loro come se idealmente ci fosse un mondo tutto coperto da standard. L’UER si è fatta carico di questi problemi e nel corso di vari anni ha attivato alcuni gruppi tecnici che affrontano queste problematiche”. Il primo gruppo, creato già nel 2003, aveva come finalità il riuscire ad individuare delle linee guida per la generazione di un collante fra tutti i sistemi diversi non standard. Questo gruppo si è interessato in modo particolare dell’aspetto di ingestion del materiale

ed è stato preparatorio per un nuovo gruppo chiamato Common Processing il cui compito è proprio di cercare di uniformare i processi all’interno di questa area di ingestion. “L’attività di questo gruppo è iniziata da poco e l’intento è quello di fornire una descrizione razionale di quest’area di ingestion e definire delle linee guida, dei consigli per l’inserimento dell’IT all’interno dell’area di ingestion”, ha detto Stroppiana. Una terza area di cui si sta occupando l’UER, nella quale è molto attivo il Centro Ricerche della Rai, è quella del formato dei file per il trasferimento dei contenuti all’interno di un’area di produzione basata su IT. “Il file format MXF è standardizzato e definito dall’SMPTE. Il problema che si è posto il gruppo UER è quello di analizzare e cercare di capire a fondo questo file format e di attuare dei test di compliance di apparati che via via si rendono disponibili per lo standard MXF”, ha spiegato Stroppiana. Il gruppo si occuperà in modo particolare dell’interoperabilità fra i diversi apparati, ossia di verificare qual è il grado di colloquio che hanno tra di loro. Come ha ricordato Stroppiana, il formato MXF è un contenitore per materiale audio-video non compresso o compresso in formati come DV, IMX, MPEG-2, e al suo interno sono presenti anche i metadata che descrivono il materiale. Per il formato MXF sono stati definiti diversi Operational Pattern, via via più complessi e compatibili verso il basso, ma tutte le realizzazioni attuali prevedono solo il livello di Operational Pattern più basso, ma anche così potrebbero sorgere problemi: “l’impossibilità di interfacciare due diverse realizzazioni dell’Operational Pattern potrebbe portare ad una condizione di ambiente monocostruttore, impedendo di impiegare apparati di costruttori diversi. Proprio per questa ragione, l’UER sta effettuando sia test di compliance, sia di interoperabilità”. In conclusione del suo intervento, Stroppiana ha osservato che, nonostante si parli già da qualche anno dell’inserimento delle tecnologie IT nel mondo della produzione audiovideo, c’è ancora parecchia strada da fare.

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L’archivista elettronico L’apporto del CRIT al seminario di Millecanali è proseguito con la presentazione di Alberto Messina del sistema di documentazione automatizzata del catalogo multimediale, sviluppato in collaborazione con la direzione Teche della Rai. Il sistema rappresenta un po’ lo stato dell’arte di quello che si può fare con le tecnologie a disposizione in tema di documentazione automatica del materiale di un archivio digitale. Si parte dall’analisi del contenuto visuale, che permette nella sua forma più semplice di individuare automaticamente i cambi di scena o isolare gli spot dal resto della trasmissione, per passare a elementi come la trascrizione testuale dell’audio che, secondo Messina, “sembra una cosa banale, ma avere a disposizione informazioni in formato testo corrispondenti alla voce degli speaker è una cosa fondamentale per qualsiasi ricerca, qualsiasi sistema di asset management vogliamo fare”. Il passo successivo è l’analisi semantica del testo, che permette di identificare 26 l’argomento di cui si sta parlando: questo passo è importante per facilitare la successiva ricerca che sarà possibile anche utilizzando parole chiave non presenti esplicitamente nel testo (per esempio, se nel testo si parla di Roma, deve essere possibile individuarlo anche con le parole chiavi ‘città’ o ‘capitale’). “Questo ci permette di realizzare un abbattimento dei costi di documentazione, perché questi metadata che vengono creati in fase di acquisizione o poco dopo sono completamente generati in maniera automatica, senza l’intervento minimale da parte di alcun tecnico”, ha detto Messina, chiarendo che questo non significa tanto ridurre il personale, quanto “permettere di utilizzare le stesse persone per lavori più qualificanti. Queste tecniche raramente raggiungono una precisione tale da poter fare completamente a meno di esseri umani. Raggiungono un buon livello di precisione e fanno sostanzialmente il lavoro sporco, quel lavoro per cui gli esseri umani sarebbero sprecati. Il documentatore ha più l’onere di verifica che di scrittura completa e quello di introdurre tutti quei dati che la mac-

Con le nuove tecnologie di trasmissione, c’è spazio anche per l’alta definizione

china non riesce a produrre con la tecnologia attuale, ma che sono di arricchimento rispetto a quelli generati automaticamente”. Il sistema è attualmente in uso per la creazione del catalogo multimediale delle Teche e richiede tempi di lavorazione di alcune ore, ma secondo Messina, sarebbe già ora possibile ridurli di parecchio, aumentando le risorse a disposizione: “Se si riesce in maniera automatica a generare i metadata di accesso e ad ottimizzare il sistema per applicazioni di un certo tipo, come le news, dovrei essere in grado di avere un accesso, ad esempio, al materiale proveniente da altre emittenti, in maniera veloce ed efficiente”. Il sistema di documentazione automatica è frutto di un lavoro di squadra che ha visto coinvolti, oltre al CRIT della RAI, l’Istituto di Ricerche Scientifica e Tecnologica di Trento e l’università Tor Vergata di Roma. L’architettura del sistema è tale per cui si possono integrare con plug-in oggetti di terze parti; per esempio, con uno sforzo definito da Messina “non eccessivamente elevato”, potrebbe essere integrato anche un traduttore dall’arabo.

Eppur si muove... Tutto quello che sta facendo la RAI in tema di automazione è stato presentato da Roberto Cecatto, responsabile tecnico della divisione produzione TV. Un po’ provocatoriamente, Cecatto

ha iniziato con un’analisi fra le differenze dei costi totali di possesso (quello che gli inglesi chiamano TCO, Total Cost of Ownership) dei sistemi tradizionali usati nel settore del broadcast e quelli dei sistemi IT: “Il ciclo di vita dei sistemi produttivi broadcast negli anni 80- 90 era tranquillamente posizionato fra i dieci e i dodici anni e anche più. Noi stiamo andando in onda con i telegiornali a Saxa Rubra che sono stati fatti dopo i mondiali del 90: sono quindici anni che stanno andando avanti perfettamente. Adesso, grazie all’IT, con i nuovi sistemi abbiamo grosse difficoltà a mantenere lo stesso TCO, perché è vero che c’è un minor costo degli investimenti iniziali, ma sicuramente il ciclo di vita è ridotto, almeno dimezzato, se non ridotto a un terzo, e ci sono maggiori costi manutentivi e di supporto. Dalle verifiche che ho fatto sulla nostra storia abbastanza ampia, sulle tecnologie broadcast, dove la parte forse più costosa è il cambio delle testine sui videoregistratori e cose di questo tipo, arriviamo comunque alla fine a un costo di manutenzione medio del 3 o 4 % annuo, incluso tutto, personale, parti di ricambio, eccetera, un costo molto basso. Sulla parte di IT non è così perché molti costruttori di apparati comunque ti impongono dei costi di mantenaince annui che viaggiano tra l’8, il 10 e il 15%, Quindi se si fa una semplice operazione algebrica del ciclo di vita che passa da 10 anni a 5

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T I T O L O anni e del costo di mantenaince che passa dal 3-4 % al 10- 15 % si vede che il cambiamento del workflow non è una possibilità, è una necessità se si vuole avere alla fine un costo complessivo delle operation adeguato”. L’altra criticità evidenziata da Cecatto è legata alla necessità di far fronte alla richiesta di produzioni per le nuove piattaforme, come i cellulari, “perché adeguarci nella produzione dei contenuti su tutte le infrastrutture necessita comunque investimenti considerevoli, che richiedono oltretutto tempi di pianificazione abbastanza ampi. La soluzione a questi possibili elementi di criticità è assolutamente l’accelerazione dei processi IT con l’evoluzione e l’integrazione dei workflow, per i motivi che ho già detto, e anche l’attivazione di un processo tapeless. Tutto questo per realizzare infrastrutture di produzione molto flessibili, per rispondere con velocità ed economicità alle esigenze editoriali, per fare la nuova televisione”. Cecatto ha poi continuato: “Voglio sottolineare con velocità ed economi28 cità perché noi stiamo vedendo come produzione TV di RAI, cioè come supporto al content provider RAI e anche in altre aziende simili a noi, che alcune soluzioni di nuovi servizi riescono ad essere attivate se c’è o un tempo molto breve per modificare questa struttura, per produrre questi contenuti, o comunque un costo marginale, molto basso. Questo perché comunque, per i nuovi servizi soprattutto, il rischio sull’investimento è un po’ più elevato e tendenzialmente si cerca di avere un costo di produzione o di repurposing dei contenuti per i nuovi servizi il più basso possibile”.

Un ambizioso piano triennale Per dare un’accelerazione all’introduzione di nuovi processi di produzione, il consiglio d’amministrazione della RAI ha approvato nel 2005 un importante piano triennale che, secondo Cecatto “comporterà una forte introduzione delle tecnologie informatiche ed evidentemente una digitalizzazione. Tenete presente che noi stiamo tenendo botta sulle news, sia nazionali che regionali, utilizzando ancora

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come standard il vecchio buon mulo Betacam SP perché noi comunque stiamo attendendo di fare una scelta che sarà veramente evolutiva rispetto alla cassetta. Il passaggio dalla cassetta analogica alla cassetta digitale non era un passaggio che ci dava un ritorno adeguato sugli investimenti. Abbiamo veramente fatto fatica tutti quanti per tener duro sul Betacam SP, ma siamo contenti d’averlo fatto, perché stiamo vedendo che si stanno affacciando degli standard di cui possiamo essere anche abbastanza contenti”. Elementi fondamentali della riorganizzazione della struttura produttiva saranno quella che Cecatto chiama l’acquisizione file-based sul campo, l’estensione dell’automazione della messa in onda a tutti i processi, l’integrazione dei sistemi e un sistema MAM per la gestione dei contenuti. “Sul discorso HDTV per il momento stiamo pensando di fare tutti gli investimenti infrastrutturali a lungo termine, quindi la parte controlli centrali, i grossi backbone che hanno comunque una suscettibilità di vita utile superiore a otto o dueci anni saranno sicuramente HD compatibili. Anche se non ci sono ancora piani sicuri è difficile escludere che nel giro di quattro o cinque anni qualcosa di serio possa succedere sul mercato italiano, anche sul digitale terrestre. Per la parte di news, cercheremo di andare verso uno standard complessivo di sistema che sarà sicuramente 16:9 per cui potremmo comunque, in caso di bisogno, fare up-conversion e proporre le news anche su HDTV, però non è sicuramente una priorità”. Per quel che riguarda il discorso del tapeless, Cecatto si è dichiarato invidioso nei confronti delle aziende medie o piccole che sono in grado di integrare molto più facilmente le nuove tecnologie: “noi dobbiamo cercare di mantenere una standardizzazione in tutta l’azienda, ma dobbiamo anche cercare di mantenere l’operatività, per esempio, non possiamo sicuramente fare un’operazione di installare 21 sistemi integrati per la produzione delle news nelle sedi regionali in un anno, una cosa che assolutamente non è praticabile. Dobbiamo comunque fare una grossa

operazione di VTR replacement, sostituendo sostanzialmente i supporti esistenti Betacam SP con supporti non lineari, in grado di registrare i contenuti come file”. Sulla scelta dei nuovi sistemi di produzione, Cecatto ha preferito non sbilanciarsi più di tanto: “Mi fa piacere l’esperienza positiva sulle P2 che ha fatto l’amico di AdnKronos però devo dire che rispetto alle nostre esigenze, che credo sono un po’ comuni con altri broadcaster stranieri con cui mi sono confrontato, purtroppo c’è un problema, nel senso che la cosa migliore sarebbe l’unione delle performance dello standard tirato fuori dalla Panasonic con quello tirato fuori da Sony. È vero che lo stato solido è una soluzione molto interessante, però mentre è assolutamente interessante per essere gestita in un ambito piccolo o comunque responsabilizzato, in centri i produzione delle dimensioni come i nostri, dove non potremo comunque partire in un anno,ma dovremo gestire un percorso di quattro cinque anni, immaginate quante migliaia di supporti dovrei andare ad acquisire. Quindi quello che noi avevamo chiesto a tutti quanti, sia Sony che Panasonic e devo dire sta rispondendo parzialmente Grass Valley, era una famiglia di prodotti, cioè all’interno di uno standard di formato come MXF, che ci fosse un supporto solid state per alcune applicazioni e un supporto sempre file based, ma molto economico e soprattutto a larga capacità in altre situazioni. Se non riusciremo ad avere questo, c’è il rischio che dovremo mettere insieme l’esistente e quindi dovremo studiare i problemi di interoperabilità dell’MXF di Panasonic con quello di Sony. Una cosa è certa ed è che dovremo comunque assumere e definire entro l’anno una policy per la generazione, la gestione e lo scambio di contenuti su file, definire cioè sia un set minimo di metadata che i codec”. Un altro elemento che comporterà un aumento dei costi e dovrà quindi essere accuratamente studiato in modo da garantire il ritorno degli investimenti è per Cecatto “ormai l’assoluta improrogabile necessità di avere un parallelismo fra il network video, audio, servizi e il network IP. Noi

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fino adesso abbiamo vissuto nel bene e nel male con un network che portava i segnali video audio in banda base, dovremo continuare ad averlo perché soprattutto un broadcaster come RAI, che tratta molta diretta e molti collegamenti, sia dall’esterno che dall’interno, per la produzione dei programmi non potrà non prescindere dal mantenere una rete fortissima realtime in banda base, però allo stesso tempo tutti questi servizi non possono prescindere da una fortissima e dedicata rete IP”.

Gestione multipiattaforma “L’altro discorso critico su cui stiamo studiando moltissimo quest’anno e prenderemo una decisione entro la fine di quest’anno, anche perché finalmente si stanno affacciando dei prodotti sul mercato di discreto interesse, è la creazione del livello gestionale del nuovo backbone per l’ambiente tapeless e quindi sostanzialmente il discorso del MAM”, ha detto Ceccato, spiegando che “è assolutamente necessario combinare i cambiamenti di questa tecnologia con i cambiamenti del workflow, per ottenere i migliori risultati operativi e per avere risultati economicamente corretti”. Un sistema di gestione dei contenuti efficiente è ritenuto indispensabile anche per soddisfare le richieste che arrivano dai nuovi canali distributivi: “Faccio un esempio, la necessità di alimentare i canali di H3G con Raiuno, Raidue e Raitre tenuto conto che queste reti non hanno nel palinsesto tutti i diritti compatibili con la veicolazione su quella piattaforma, ci ha necessitato la

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generazione di tre canali paralleli di messa in onda, con delle cache per fare del delay e fare il cambio al volo del programma sul quale non c’è il diritto. Se si tiene conto che stiamo parlando di reti generaliste, che hanno un palinsesto che dire temporaneo è dire poco, nel senso che c’è una variabilità incredibile, potete immaginare cosa significa lavorare in una situazione non integrata “. Un altro problema che la RAI potrà risolvere con un efficiente sistema MAM è quello di rendere accessibili i contenuti a tutti gli utenti editoriali interessati, in buona qualità e in modo facile ed efficiente. “Già in azienda c’è un lavoro eccellente effettuato da Teche e dal Centro Ricerche sulla parte dell’archivio e del catalogo multimediale. In RAI c’è una buona abitudine, però complessa da gestire: la gente è abituata ad usare degli office viewer per vedersi in redazione i programmi, per scalettare e decidere in un ambiente chiaramente tape, questo perché una volta era meglio utilizzare un videoregistratore a basso costo piuttosto che impiegare una sala di montaggio solo per visionare il materiale. Però la gente si è abituata adesso a veder le cose e a vederle pure bene, non un 150 kilobit senza possibilità di fare jog e shuttle e quindi gli daremo sostanzialmente uno strumento adeguato e serio”, ha detto Cecatto, riconoscendo come non sia una cosa facile da mettere in pratica: “Non sono per niente ottimista sui percorsi di standardizzazione e di compatibilità fra i vari vendor, non è mai successo e non credo succeda adesso. Non possiamo non immagi-

nare che ci sarà bisogno di una specie di converter che consenta di fare un adattamento dell’audiovideo essence, dei metadata nel modo migliore e più agevole possibile”. Una delle soluzioni prospettata da Cecatto è quella di affidarsi ad un unico vendor per avere il massimo delle performance in ambienti circoscritti come la produzione delle news.

Telegiornali tutti da rifare Il discorso della rapida obsolescenza 29 degli apparati informatici potrà porre dei problemi proprio nella riorganizzazione dei telegiornali. “Vi avranno già raccontato di tutte le cose belle che fanno queste tecnologie. Io vi dico, dal punto di vista dell’utente, due o tre cosette che i vendor non danno e dobbiamo pensarci noi. Primo, dobbiamo fare in modo di operare il rinnovo dei sistemi senza sconvolgere tutto il telegiornale. Una volta i telegiornali io li rifacevo ogni dieci-quindici anni: sono convinto che se adesso rifaremo il primo telegiornale, il prossimo anno il TG2 a Saxa Rubra, e durerà cinque o sei anni. Fra cinque anni io dovrò comunque ricambiare tutto e non sarà un upgrade, sarà un cambio di tecnologia, perché in cinque o sei anni la tecnologia cambia così tanto che non sarà neanche più manutenibile la tecnologia che monteremo adesso”, ha osservato Cecatto e ha continuato: “Un telegiornale non si ferma mai, quindi bisogna inventarsi una situazione sistemistica e logistica per fare in modo che si potrà cambiare il sistema fra cinque o sei anni in modo trasparente, cosa che sembra facile ma non è per niente facile, mantenen-


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Dal ‘mobile tv’ anni 50 agli schermi ad alta definizione più sofisticati, la tv continua ad evolversi

do la redazione dove sta, le sale apparati dove stanno, gli impianti elettrici dove stanno, eccetera”. L’affidabilità è l’altro elemento critico per Cecatto: “Apprezzo queste tecnologie, le stiamo usando anche abbastanza, però io onestamente, soprattutto nell’ambito dei telegiornali, vi dico che noi non abbiamo mai avuto un disservizio grave di un’edizione del telegiornale in quindici anni, su tutti i nostri telegiornali. Può essere saltato un nastro su Betacam, salta un servi30 zio, ma non salta il telegiornale, non saltano più servizi. Dovremo quindi sviluppare una soluzione sistemistica che consentirà di avere un’integrazione del telegiornale su due layer. Un layer che è quello che propongono i vari vendor, cioè molto integrato, molto funzionale, molto bello, assolutamente efficiente, ma conservando comunque un layer di backup che, sfruttando i nuovi media di acquisizione che sono supporti file based e con accesso non lineare, possa comunque essere in grado di mandare in onda un telegiornale in modo decoroso, anche se succede qualcosa di molto grave all’altro layer. Su questo sono assolutamente drastico”. Sempre in tema di produzione dei telegiornali, per Cecatto sarà necessario prevedere una gestione molto flessibile dei contributi: “Bisogna tener presente che adesso i giornalisti possono ricevere informazioni video in tutte le salse, noi abbiamo fatto già un po’ di belle esperienze con dei bei successi, quando sia in Afganistan che nel caso della guerra in Iraq, abbiamo sfruttato i primi videolenti o trasferimenti mandati sui 64 kilobit

dell’Immarsat. C’è poi il discorso dei telefonini Umts, che sono un problema per la qualità di questi oggetti, però in alcune situazioni, se devo essere sincero, sono comunque meglio di una telefonata. Per cui faremo sostanzialmente una ingestion molto informatica, dove riceveremo tutti i file sia dalla Rete, sia su piattaforma proprietaria, cosa che in parte facciamo già adesso attraverso dei server che la nostra struttura IT ci ha messo a disposizione. Già riceviamo contributi che i giornalisti ci mandano in qualche modo: è successo recentemente di avere anche una situazione abbastanza delicata, da un Internet cafè un giornalista ci ha mandato su un server FTP un file di un girato un po’ delicato. Queste cose stanno succedendo e dobbiamo gestirle molto bene. Non ci sarà più il vecchio sistema con cinquanta o sessanta registratori che registrano i ponti. ma ci sarà una sala di controllo con degli strumenti abbastanza evoluti, per ricevere e trattare, supportare anche l’invio di questi file, perché guardate che la cosa importante è che si ci sono giornalisti giovani, scaltri e veloci, ma che hanno veramente bisogno di un supporto operativo quando stanno dall’altra parte del mondo”. Nonostante RAI non abbia ancora rese pubbliche le sue intenzioni riguardo all’introduzione dell’alta definizione, Cecatto ha dichiarato che anche per il playout: “ci stiamo orientando comunque ad operare anche in alta definizione. Vogliamo fare uno sforzo enorme, almeno per RAI e le abitudini di RAI, di riuscire ad ingabbiare in senso positivo la messa in

onda generalista in un framework più integrato anche per la generazione multi-piattaformma, quindi sostanzialmente fare una forte integrazione tra la messa in onda e il repurposing. Alcune aziende che realizzano sistemi di automation hanno capito sia l’importanza di andare a gestire un’integrazione verso il MAM per l’ingestion dei contenuti, sia un’integrazione verso sistemi di repurposing, di encoding, per la gestione di elementi multipiattaforma. Anche noi adesso abbiamo un modello intermedio, dove sostanzialmente facciamo cache su tutto, però ancora ci sono una certa quantità di videoregistratori e, soprattutto, la cache è fatta comunque nell’area dell’emissione. Noi vogliamo cercare di trovare delle soluzioni per decongestionare le aree di messa in onda, delocalizzando le aree di ingestion e di quality assurance”.

2007:l’anno della svolta Dopo una stasi durata diversi anni, sembra proprio che il 2007 rappresenterà per la RAI l’anno dei cambiamenti ‘epocali’. “Gli sviluppi significativi che affronteremo saranno tre. Il primo consisterà nell’utilizzo di supporti non lineari in grado di registrare i contenuti come file, stiamo facendo tutte le valutazioni in laboratorio adesso e l’adotteremo nel 2007. Non sarà un cambiamento banale, perché adesso il Betacam SP è assolutamente diffuso dappertutto, perché ce l’hanno tutti i service, ce l’hanno tutte le aziende. Noi usiamo molti service, c’è il problema di copertura dell’informazione con le troupe esterne, eccetera. Ci sarà una forte ricaduta sui service che quin-

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T I T O L O di auspichiamo, tra virgolette, che non facciano investimenti proprio adesso, perché c’è il rischio che facciano investimenti su uno standard che poi non sarà compatibile con le nostre esigenze”, considerazione questa di Cecatto che si scontra in parte con quanto dichiarato in precedenza in merito all’esigenza di poter ricevere contributi dalle fonti più diverse. Per inciso, agenzie come la DAK non hanno nessun problema nel fornire il materiale nel formato più adatto al singolo broadcaster. Nel 2007 partirà anche il progetto operativo per il nuovo TG2 e poiché questa operazione comporterà comunque il cambio di sede, la soluzione prospettata da Cecatto prevede la costruzione di quello che è stato chiamato il TG Jolly: “abbiamo dovuto costruire un nuovo telegiornale, sostanzialmente con tecnologie digitali, ma a modello operativo costante, per evitare di fare due volte corsi e formazione. Sostanzialmente sposteremo il TG2 sul TG Jolly, dopo di che si faranno i lavori nella palazzina esisten32 te del TG2. Quando si saranno fatti i numeri zero e sarà completato il training delle persone, il TG2 ritornerà nella sua sede e via di seguito tutti gli altri telegiornali”. Sempre il prossimo anno verrà attivata una prima parte del sistema MAM e anche in questo caso si stanno ultimando tutte le valutazioni del caso. Per quanto riguarda i metadata, la visione di Cecatto è un po’ pragmatica: “Sostanzialmente penso che si riuscirà a fare una convergenza fra i metadata dei vari vendor e dei vari utilizzatori solo su un set minimo. L’idea può essere quella di gestire in modo strutturato questo set minimo, ma senza buttare tutti gli altri metadata. Io non credo al fatto che si possa arrivare a una standardizzazione dei metadata tra i vari vendor, ma addirittura non credo che un set minimo possa essere condiviso da tutti. Faccio un esempio, sulla fornitura di prodotti ancora oggi ci capita che, nonostante un capitolato molto attento, qualcuno ci fornisca il prodotto senza le barre colore in testa. Voi pensate che sarà facile avere la compilazione di un file con cinquanta o sessanta sezioni? Io penso di no. Quindi dobbiamo cerca-

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Manlio Cruciatti, direttore strategie tecnologiche, Mediaset

re di essere ragionevoli e di gestire comunque questo tipo di difficoltà”.

Automazione come imperativo L’ultimo intervento che riportiamo è quello di Manlio Cruciatti, direttore strategie tecnologiche di Mediaset che, per dirla con le sue parole, è stato uno dei primi ad aver sbattuto il naso contro l’automazione. “Vedo qui delle facce con cui io ho avuto degli scambi pesanti negli anni scorsi, proprio per sistemi di automazione che non riuscivamo a far andare, perché siamo partiti tanto tempo fa. Mi ricordo del sommario di un TG5 che non riuscivamo a far andare mai, mi ricordo di un’emissione sulla quale abbiamo versato sangue e lacrime, però adesso abbiamo dei sistemi che sono funzionanti, sistemi che sono probabilmente ancora adesso, nonostante siano stati disegnati cinque-sei anni fa, dei sistemi all’avanguardia”, ha dichiarato Cruciatti e ha proseguito: “Io credo fermamente nell’automazione, in quanto questo è uno dei sistemi che abilitano al nuovo mondo, al nuovo mondo che sta nascendo che è quello che non è più solo televisivo, ma porta delle competenze, delle conoscenze, degli attori che sono diversi da noi”. Cruciatti si sta ora occupando in modo specifico della distribuzione di contenuti televisivi su terminali mobili con tecnologia DVB-H, e come ha fatto notare: “gli interlocutori sono

Telecom Italia Mobile, Vodafone, H3G, società che con il nostro mondo non hanno mai avuto niente a che spartire e alle quali diamo contenuti, diamo servizi, daremo sempre più contenuti e sempre più servizi, per i quali l’automazione sarà indispensabile come aiuto nell’esercizio della nostra azione di content provider. Stessa cosa succederà, potrebbe succedere, con l’IPTV, ci sarà la possibilità di dare tanti canali attraverso una fornitura ADSL, attraverso Fastweb, attraverso una fibra che arriverà a casa, quindi bisognerà riuscire a costruire questi contenuti in maniera estremamente poco costosa”. Il problema della riduzione dei costi di produzione è considerato di fondamentale importanza da Cruciatti: “Il mercato si sta frammentando, non c’è più un canale Raiuno o due canali o tre più qualche televisione locale o privata che dà i servizi come succedeva trenta anni fa. Adesso ci sono tante televisioni, tanti canali, Sky porta tanti canali, l’IPTV porterà ancora più canali o almeno canali virtuali. Questo vuol dire che lo share si segmenta, quindi non è possibile recuperare tutti i quattrini tramite la pubblicità o tramite gli abbonamenti, che sono i modi a cui siamo abituati, bisogna riuscire a fare costare meno i contenuti. Riuscire a fare costare meno i contenuti vuol dire avere un minore intervento umano e avere maggiore automazione”. Partendo da queste considerazioni, Cruciatti ha concluso dicendo: “Il suggerimento che io mi do, ci do, ci diamo è quello di esasperare il tema dell’automazione, cercare di andare più avanti possibile, in modo da riuscire ad avere un miglior contenuto, migliore qualità, con i costi più bassi possibili. Come sarà il futuro? E chi lo sa! La cosa piacevole è che qua vedo tante facce conosciute e quindi vuol dire che questo business è un business che funziona e che va bene. Dovremmo un po’ cambiar mentalità? E chi se ne frega! Sono tanti anni che lo facciamo quindi sostanzialmente siamo sulla strada giusta”. Commento di Arrigoni: “Per associarmi a quanto diceva Manlio, il futuro è un punto interrogativo, ma comunque saremo in buona compagnia”.

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Unione sinergica Dall’alleanza fra un gruppo di operatori ben noti nasce Anytek, azienda che si occuperà in particolare della distribu333 zione dei prodotti della canadese Ross Video nel Nord Italia In questa fase di timida ripresa del mercato, con una crescente richiesta di apparecchiature digitali anche in alta definizione, fare passi troppo lunghi può essere rischioso, ma rimanere fermi sulle proprie posizioni non lo è da meno. Queste considerazioni hanno spinto un gruppo di operatori a fondare la Anytek, società che si occuperà principalmente della distribuzione dei prodotti della Ross Video, azienda canadese conosciuta soprattutto per i mixer video della serie Synergy. Anytek ha la sua sede a Trezzano sul Naviglio, un comune del circondario di Milano, e opererà principalmente nell’area del Nord Italia. Soci fondatori sono alcuni personaggi che vantano una pluriennale esperienza nel settore del broadcast: Mauro Baffetti, Maurizio Maroli, Paolo Sala e Alessandro Trezzi. Proprio a Mauro Baffetti, incontrato in occasione del battesimo ufficiale della Anytek, abbiamo chiesto quali ragioni li hanno spinti a dar vita a una nuova società. MB - Noi come Allyn abbiamo alcuni prodotti che vendiamo in esclusiva

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per l’Italia e la Video Signal ha altri prodotti che vende in esclusiva. La maggior pare dei prodotti che abbiamo in portafoglio non va in conflitto l’uno con l’altro, però alcuni potrebbero creare problemi. Abbiamo studiato questa formula attraverso la quale abbiamo creato una società per essere presenti su Milano, attività che

sarà affidata in particolare a Paolo Sala. La Anytek venderà i prodotti che noi abbiamo in esclusiva per l’Italia e noi venderemo su Roma, sempre attraverso la Anytek, i prodotti che ha in esclusiva la Video Signal. Questa formula ci ha consentito di muoverci in maniera snella sul mercato, senza dover far filiali, assumere personale,


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Anche il più piccolo mixer della Ross Video, il Synergy 100, è disponibile in versione MultiDefinition

fare movimenti strani, permettendoci di essere subito pronti con una struttura abbastanza organizzata per poter entrare sul mercato. M - Su quali prodotti si focalizzerà l’attività della nuova società? MB - In particolare, Anytek si occuperà della distribuzione nell’area milanese dei prodotti della Ross Video, soprattutto i mixer video digitali. Il prodotto di punta è oggi quello che chiamano il mixer multi-definizione: la serie Synergy MD parte dal più picco34 lo, un mixerino con un control panel da sedici ingressi e dieci tasti, e arriviamo fino al mixer 96 ingressi e 36 tasti, con due, tre o quattro banchi effetti, o anche intermedi, due banchi e mezzo e tre banchi e mezzo. Questo è un mixer molto potente fatto in maniera tradizionale, un mixer con la sua Cpu e la totale ridondanza dell’alimentazione, anche per il control panel. I Synergy MD offrono una serie di prestazioni abbastanza importanti, come la possibilità di montare fino a 12 DVE con effetti warp e border generator, still store e clip store, che

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nel caso di HD registra clip di alcuni secondi e in SD di parecchi secondi. I Synergy MD offrono tutte quelle possibilità operative caratteristiche dei mixer di fascia alta, dalle macro ai mnemonics, alla possibilità di assegnare tasti a funzioni particolari, come memorizzare sequenze, chiavi, configurazioni: onestamente, è un mixer molto potente. Sono mixer top level, diciamo che vanno nella gamma più alta dei mixer. Parallelamente, Ross ha sviluppato anche una serie di interfacce per down e up-conversion basate su un frame da due unità RU standard, l’OpenGear che può alloggiare sia i moduli Grass Valley che i moduli Leitch. Questo frame è diventato stan-

dard e Ross può inserire in questo modulo sia le schede per alta definizione, che standard e ci sono altre aziende che stanno sviluppando prodotti da inserire in questo tipo di frame, per esempio per la gestione dell’audio Dolby,. L’altra cosa che ha sviluppato Ross è questo sistema che

Fino a 96 ingressi e quattro banchi effetti per il top della gamma Ross Video, il Synergy 4MD

si chiama OverDrive, una specie di automazione, chiamiamola così, per la gestione completa di un mixer e delle apparecchiature connesse, che si può interfacciare con i sistemi di produzione delle news. In pratica, ti puoi creare una playlist senza andare a smanettare il mixer. M - L’OverDrive richiede componenti particolari o può funzionare semplicemente con il mixer? MB - Il mixer Synergy MD, come tutte le macchine Ross, ha la possibilità di gestire numerose periferiche esterne. Per esempio, dal pannello puoi fare il controllo di videoserver, audioserver, puoi fare il controllo di DVE esterni, di sistemi robotizzati della Radamec o

Vinten, per cui da qui ti fai anche la gestione del movimento delle telecamere. Questa cosa, associata all’automazione OverDrive, ti dà la possibilità di mettere in piedi un sistema automatizzato che ti consente - specialmente per tutti questi programmi ripetitivi, tipo talk show, news o cose del genere - di predisporti tutte le grafiche, tutte le cose che vuoi e utilizzarle in live, in maniera estremamente semplice. M - Ci sono grosse differenze dal punto di vista operativo rispetto a mixer più diffusi? MB - Un operatore ‘skilled’ non ha grossi problemi ad imparare a utilizzare questo mixer, è molto intuitivo. Un mixer di una dimensione di questo tipo, dove hai centinaia di bottoni, le macro, richiede sicuramente un tempo di training che non è immediato, ma tutto è molto intuitivo. Per

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S E Z I O N E anche alla ridondanza. Se il pannello principale si blocca non hai backup e anche il pannello satellite si blocca. Se proprio il cliente insiste nel voler aggiungere funzionalità simili a un mixer esistente, gli consigliamo l’OverDrive.

Nel frame OpenGear della Ross Video possono trovare posto anche i moduli della Grass Valley o della Leitch

esempio, la macchina offre la possibilità di creare effetti Dve aiutandosi con il largo display grafico incorporato nel pannello. Dal punto di vista operativo, questa è una cosa che al momento fa soltanto la Ross ed è una cosa che sta suscitando molto interesse. In più, l’OverDrive gestisce praticamente tutto quel che puoi fare con il mixer per mezzo di schermi di tipo touch screen. Su questi hai dei template dove assegni una serie di macro a ogni tasto; è possibile assegnare fino a otto livelli di macro per cui ne hai un’infinità. Per esempio, hai un menù che ti richiama il videoserver, ti fa vedere le clip registrate su quel videoserver e ti dice quando iniziano e quando finiscono. Tu dici al mixer 36 quando lo speaker comincia a parlare e che dopo trenta secondi deve cambiare l’immagine, dopo cinquanta secondi che è finito quel servizio e ti entra quell’altro e poi ti deve entrare il sottotitolo, poi il titolo per il sottopancia e quando è finita questa cosa fai una rotazione DVE in questo modo e mi viene un’altra immagine. Tutto questo lo fai attraverso le template, perché questi elementi sono in collegamento tra loro e la cosa è estremamente semplice. Un operatore, uno che riempie queste template, non è

necessariamente un programmatore o un operatore del mixer particolarmente esperto, deve solo fornire i dati che la macchina gli chiede e automaticamente ha fatto tutto. Naturalmente, puoi anche cambiare le priorità quando vuoi o passare all’istante al controllo manuale.

M - Nel caso delle configurazioni a più banchi è possibile far condividere il mixer a più operatori utilizzando pannelli satellite? MB - La filosofia Ross non è quella di fare pannelli satellite, il mixer non si può ‘splittare’ in due. Se hai un pannello satellite, non hai un mixer completamente funzionale, perché devi condividere le risorse del sistema principale. Noi emuliamo questo comportamento con l’OverDrive: in questo caso puoi decidere quali e quanti banchi utilizzare per una scena o per l’altra e gli altri banchi restano liberi per l’operatore al pannello. Quello che consiglia Ross è però mettere in parallelo due mixer, per esempio un mixer grande e un mixer piccolo e farli parlare fra di loro, in questo modo non si sacrificano le prestazioni del mixer più grande. Per esempio, se sto lavorando sul pannello principale, quando salvo le impostazioni non devo preoccuparmi di bloccare il pannello satellite. Ci sono molte implicazioni nell’uso dei pannelli satellite che la gente non realizza, molti pensano che avere due pannelli e un frame sia un vantaggio per economia, spazio e così via. Ma per avere queste econoCon OverDrive si controllano facilmente tutte le funzioni del mixer ed è pos- mie rinunci a caratteristiche, risorse e sibile creare playlist per la gestione di notiziari e altro

M - Perché per la serie MD che può lavorare anche in HD si è scelto di utilizzare convertitori esterni? MB - Anche qui ci sono varie teorie. Ci sono aziende che hanno stabilito che era meglio avere una conversione per ogni ingresso e una conversione per ogni uscita, in maniera tale che quando gli porti un segnale video su un Bnc, quello sente se è un segnale SDI o HD 1080, 720 o quello che è, e fa la conversione interna per portare tutto allo stesso formato. I mixer della Ross, come i mixer di altri produttori che hanno fatto questa scelta, è un mixer che ha solamente un processo unico e tutte le conversioni si possono fare esternamente. Il mixer MD può lavorare in tutti i formati, per cui se hai uno studio con telecamere SD, hai un’uscita in SD e hai tutti gli effetti. Se invece lavori in HD e vuoi inserire un segnale che non è HD, oppure hai un HD che vuoi convertire in SD o viceversa, hai tutta una serie di convertitori gestiti via software dal pannello del mixer, per fare in modo che, anche nel caso in cui gli porti un segnale SD oppure in HD, ma di un formato differente, 720 invece che 1080, il mixer automaticamente gestisce la conversione per portarlo al formato in cui lavora. M - Quali sono le vostre aspettative per l’immediato futuro? MB - I mixer della Ross Video sono già utilizzati da broadcaster come Mediaset e RTL e sono installati su alcuni mezzi mobili realizzati dalla Aret. Nell’area romana abbiamo venduto due grossi mixer a Euroscena e abbiamo fatto noleggi specifici per Tobo 2006 alla RAI. Siamo presenti abbastanza bene sul mercato e ci mancava una presenza fissa su Milano, ma adesso con Paolo Sala e Alessandro Trezzi, che hanno una grossa esperienza proprio sui mixer video, pensiamo di riuscire a fare un certo tipo di lavoro.

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I s A c L’acquisizione di Pinnacle da parte di Avid risalente allo scorso anno ha determinato qualche cambiamento anche nella struttura della filiale italiana della Pinnacle. Hans Restini è rimasto a capo della divisione consumer di Avid in Italia mentre Roberto Bocchi, che era responsabile vendite della parte prosumer di Pinnacle, ha seguito questi prodotti e si occupa, con la stessa qualifica, della divisione New Media di Avid. Al momento, Bocchi è l’unico dipendente Avid in Italia e si rapporta direttamente con la filiale francese (ndr: Avid Italia srl è l’ufficio italiano di Avid). Il fatto del dover lavorare praticamente da solo non lo spaventa più di tanto, anche perché per motivi logistici continua ad occupare la stessa scrivania che aveva prima nella sede di Gallarate della Pinnacle. Di lavoro da fare ce ne sarà però parecchio poiché come spiega lui stesso, “in New Media rientra tutta la parte semiprofessionale, prosumer, quindi ovviamente tutta la parte Liquid, Liquid pro, Liquid Chrome, Medea e anche Xpress. Medea è stata recentemente acquisita da Avid e i suoi prodotti sono considerati storage

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di fascia bassa solo perché in seno ad Avid esisteva già tutta una serie di apparecchiature di storage e networking di fascia più alta, Unity. I prodotti Medea sono considerati storage di fascia bassa e di conseguenza per l’azienda ricadono nella fascia New Media. Inoltre, andrò ad occuparmi di quella che è l’organizzazione del canale anche per Avid Xpress”. M - Con questa attribuzione di Xpress alla fascia New Media, cambierà qualcosa per Avid Italia srl? RB - Loro sono da anni non più corporate, ma distributori che hanno in concessione d’uso il marchio e una serie di accordi. Saranno per alcuni prodotti il principale distributore per altri uno dei distributori. Distribuiscono anche la gamma Liquid, anche se questa rimane ai vecchi distributori Pinnacle che non vanno a scomparire. Avid Italia distribuirà alcuni prodotti della fascia Medea, anche se la collocazione di questi prodotti sarà in futuro probabilmente estesa ai distributori Apple. Il marchio Medea è rinomato e conosciuto in quell’ambito per cui

l ovviamente la collocazione sarà leggermente differente però Avid Italia sarà ovviamente uno dei più importanti distributori in Italia della parte New Media. Non sarà distributore esclusivo, ma sarà uno dei tanti mentre per quanto riguarda la parte broadcast molto probabilmente resterà l’unico distributore di tutta la fascia alta. M - La gamma Liquid comprende anche un prodotto come Chrome che nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto competere almeno con i sistemi Avid di fascia media, quale sarà il suo futuro? RB - Liquid Chrome è l’unico prodotto che va a splafonare la fascia più alta, ma si è preferito lasciarlo all’interno del calderone New Media perché il software è lo stesso delle altre versioni. Come tipologia di prodotto è molto professionale, ma poi alla fine è un prodotto abbastanza ibrido nel senso che la denominazione New Media è corretta: Liquid Chrome può gestire tutti i media che vuoi e diventava veramente troppo difficoltoso andarlo a scorporare, soprattutto per

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il know how del personale che lo va a gestire sostanzialmente. Inoltre, come fascia di prezzo è stato riposizionato, per cui andiamo dai 5.000 ai 12.000 euro nella configurazione completa. I primi due gradini di Chrome possono rientrare tranquillamente nella fascia 38 di prezzo della gamma New Media, ma ovviamente l’Elite va a sforare la soglia dei diecimila euro per cui diventa qualcosa un po’ più su. M - Ma questo non può creare qualche problema di posizionamento sul mercato? RB - Conosciamo tutti quanti la diatriba che c’è stata mesi addietro dopo l’acquisizione di Pinnacle: che fine farà Liquid, che fine farà Xpress. Semplicemente, Xpress continuerà nella sua fascia di mercato che ha sempre gestito e affrontato con ottimi risultati, cioè il mercato delle televisio-

Roberto Bocchi, responsabile vendite New Media di Avid

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ni o comunque di coloro che iniziano con Xpress, ma poi un giorno, molto probabilmente, si trasferiranno sui Composer e potranno avere la possibilità di interscambiare e spostare i materiali i progetti con le altre macchine della gamma Avid. Liquid va ad affrontare quello che è il mercato un po’ più Adobe, Apple per certi versi, per certi aspetti il mercato della scrivania singola, per cui il classico ‘one man band’ dove prendo e faccio tutto quel che devo fare all’interno della mia scrivania, senza la possibilità ovviamente di interfacciarmi con sistemi come Unity (Ndr: la soluzione Avid per la condivisione delle risorse di storage in rete). M - Liquid resterà solo un prodotto per la piattaforma Windows? RB - Sì, anche se al NAB abbiamo visto una cosa abbastanza simpatica perché è stato fatto girare su un MacBook Pro Apple con bootcamp installato e Windows XP: funzionava benissimo, ma i nostri ingegneri hanno bisogno di fare altre prove, verificare se tutto quanto funziona senza problemi. In sé la macchina Apple con Windows XP un domani potrebbe essere una valida alternativa se ci sarà il semaforo verde da parte degli ingegneri, però ovviamente non ci sarà mai il porting di Liquid come invece esiste per la gamma Xpress. M - Quali azioni intende intraprendere nell’immediato futuro per espandere il

mercato New Media? RB - In questa fase sto cercando di rivitalizzare quello che era il mio vecchio mercato di Liquid, su cui sono rimasto fermo effettivamente due anni. Tra la cura dimagrante di Patti Hart, ultimo ceo di Pinnacle, e quant’altro siamo rimasti fermi per molto tempo e finalmente ho la possibilità di andare a lavorare sul canale. Ho delle direttive aziendali anche abbastanza pressanti, nel senso che la spinta su Liquid vuole essere corposa da qui in avanti proprio perché Liquid va ad affrontare un mercato che Avid non ha mai affrontato, il free-lance ‘one man band’ che può fare tutto sulla propria scrivania. Come posizionamento ritengo che sia azzeccato, anche se poi effettivamente difficilissimo da spiegare soprattutto ai dealer che vedono Liquid come un concorrente nei confronti di Xpress. Sicuramente è questione di tempo per riuscire ad inculcare quello che è invece il corretto posizionamento sui due prodotti. È inutile ‘andare a perder tempo’ con il cliente e investire risorse per vendergli 1.500 euro di Xpress Pro quando poi magari il cliente è un cliente video industriale che mai e poi mai sposterà i progetti su un’altra stazione Composer. Per questa tipologia di utenti, Liquid è molto probabilmente la macchina più azzeccata, perché può importare qualsiasi tipo di media all’interno della timeline Con la versione 7.0 di Liquid il prodotto è diventato un Mpeg-editor a tutti gli effetti, per cui può importare nella timeline video in Mpeg-1, Mpeg-2, Mpeg 4, DivX, Windows Media e, anche se la cosa non è certificata, può importare anche i Vob di un DvdVideo direttamente in timeline. M - Qual è il vantaggio di poter lavorare con formati come il DivX che non ha proprio le caratteristiche ideali per realizzare un montaggio? RB - Lavorare in Divx sull’editing non ci guadagni francamente nulla, però la possibilità di poter buttar dentro qualsiasi cosa nella timeline e miscelarlo con gli altri materiali è un vantaggio. Contrariamente a tutti gli altri sistemi dove per importare determinati materiali li devi convertire qui li prendo e li butto dentro direttamente così come sono. Poi alla fine dovrò esportarlo: se

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T I T O L O lo esporto in analogico per visualizzarlo esco dal box e vedo direttamente il mio materiale, se devo invece fare un Dvd o altro, chiaramente va tutto transcodificato. Però già soltanto non dover aspettare l’importazione dei materiali ritengo sia estremamente interessante. Per esempio, lavorare sui Vob può essere estremamente interessante per i fotografi perché loro magari fanno il Dvd del matrimonio, lo consegnano e buttano via il materiale. Poi arriva sempre la correzione da fare dopo che hanno consegnato, per cui tirano dentro il Vob, lo tagliano e rivanno a masterizzare, senza dover codificare enne volte tutto quanto. Con Liquid si può anche catturare direttamente in Mpeg-2 dalla FireWire, codificando direttamente sulla timeline nel formato IBP per Dvd, in modo che poi quando si va a fare la masterizzaione, non si devono ricodificare i Gop, almeno se il bitrate non cambia. Liquid è diventato uno strumento molto duttile: nella stessa timeline ci può essere materiale diverso ed è possibile miscelarlo in 40 real time in altri formati, altre risoluzioni, si può mettere all’interno della stessa timeline video HDV, DV, Divx con risoluzione differente e adattarlo al volo. M - Come pensa di organizzare la rete distributiva? RB - Per quanto riguarda il prodotto Liquid, la rete rimane quella di prima: Broadcast Digital Service di Roma, Domina di Bologna e nella versione full anche Esprinet perché è una grossa vetrina che ci consente di andare a lavorare con i computer shop; a questi si è aggiunta anche Avid Italia. Nei computer shop generici già ci lavoro e non ho assolutamente nessun tipo di problema, nemmeno di assistenza tecnica, perché il computer shop può andare a venderlo e a livello locale troverà un Pinnacle Institute, anche se ormai non si chiamano più così, o comunque un dealer locale che in ogni caso andrà a fare supporto al cliente, ovviamente a pagamento. Il prodotto ormai è diventato abbastanza semplice, uno Studio evoluto per certi aspetti (Ndr: Pinnacle Studio è il software di editing destinato al mercato consumer), per cui il passaggio da

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Pinnacle Studio a Liquid non è più drammatico come qualche anno fa, per cui il computer shop che vende Pinnacle Studio ha iniziato a vendere anche Liquid. M - Come è organizzata la rete di assistenza post-vendita? RB - A livello di assistenza non ci sono problemi. Tutta la parte di supporto tecnico risponde a un numero di Milano, che in realtà viene indirizzato a un call-center in Olanda dove ci sono cinque operatori molto preparati madrelingua italiana ed è lo stesso centro che fa assistenza anche per Pinnacle Studio. L’assistenza in locale è invece affidata a vari centri, che una volta si chiamavano Edition Partner. Al momento, non è ancora stato scelto un nuovo nome e questi centri fanno assistenza e corsi anche su prodotti non venduti da loro. In anni di lavoro sono riuscito a mettere insieme una comunità abbastanza interessante. Per esempio, sul sito www.videomakers.net ci sono una serie di video tutorial, puoi andare su questo sito e scaricarli gratuitamente, sono a disposizione di tutti, sono tutti in italiano ed è un’attività che è fatta appunto dai moderatori, dai gestori di questo sito, che realizza video tutorial su tutti i prodotti e su Liquid ne abbiamo veramente tanti. Senza contare poi che il manuale è in italiano, sono le solite 1.300 pagine, e anche l’applicativo è in Italiano. L’utente ha veramente dei grossi vantaggi, non si trova il problema della lingua e trova una catena di supporto, compreso il forum in italiano sul sito Pinnacle ancora attivo. Tra l’altro su questo forum ci sono personaggi di livello molto elevato che aiutano la comunità e questo ci consente di andare a vendere tranquillamente nei computer shop anche non specializzati, con qualche disappunto iniziale da

parte dei dealer perché vedevano sfuggire una fonte di guadagno,ma in questo momento sono tutti più contenti. M - La scelta dell’hardware e l’installazione del pacchetto possono anche essere lasciate all’utente finale? RB - L’installazione del prodotto è semplicissima, è sufficiente un personal computer, ma l’interfaccia Usb 2 necessaria per il collegamento del box di espanzione con i connettori audio e video per gli ingressi e le uscite deve garantire i 480 Mbps nominali. Proprio questo può essere un problema con i processori AMD, ma con un personal computer Intel di nuova generazione e scheda grafica Pci Express Ati o nVidia l’installazione richiede pochi minuti, non c’è niente di particolare. Gli unici accorgimenti particolari sono con i portatili, lì si che invece possono esistere grosse problematiche. Spesso la memoria grafica è condivisa e quindi non se ne parla nemmeno. In caso contrario si deve comunque fare attenzione al chipset grafico e ai suoi driver software, perché solitamente i produttori di portatili danno driver vecchi come il cucco e ci si deve arrangiare per cercare quelli aggiornati. M - Quali sono state finora le reazioni del mercato nei confronti di questa nuova veste per Liquid? RB - Adesso siamo soltanto agli inizi. L’avergli dato il marchio Avid e avergli trovato un posizionamento azzeccato sono un buon punto di partenza. Non vuol dire che Liquid sarà il prodotto che va più in basso, anzi per certi aspetti fa molto più di Xpress, ma sarà proposto a un mercato che non può essere quello di Xpress, un software che è un po’ più difficoltoso da utilizzare, ma molto più interessante per chi si fa produzioni.

Una vita per il broadcast Si è spenta agli inizi di agosto la vita di Dario Calabrese, amministratore della Imas Publishing (Europe) editrice della rivista Broadcast & Production. La sua professionalità è stata al servizio della radiotelevisione italiana negli ultimi trent’anni, prima importando in Italia le apparecchiature per allestire le neonate tv private, poi con un puntuale impegno giornalistico nell’editoria specializzata. Alla figlia Raffaella le più sentite condoglianze di tutta la redazione di MonitoR radiotv.

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Notizie in breve Antenne più efficienti Aldena, dopo l'annuncio del rilascio del nuovo Software EMLAB, organizza la sua presentazione ufficiale al pubblico. Durante il seminario, che si terra' a Parma il 18 Settembre e a Roma il 28 settembre, verranno analizzate tutte le caratteristiche, le differenze con il famoso SR4 e le nuove potenzialita' per gli utenti che finalmente avranno uno strumento unico di progettazione dei sistemi radianti di trasmissione. EMLAB e' un Software di calcolo per la progettazione dei sistemi d'antenna trasmittenti nell'ambito Radiotelevisivo. Con la nuova concezione a moduli e' stata aggiunta l'importante possibilita' di calcolare le aree di copertura radioelettrica su base orografica. Per registrarsi al seminario www.aldenatlc.it/emlabday

Da Orvieto a Kuwait City La Electrosys, azienda di Orvieto conosciuta fin dagli anni 60 come Itelco, ha concluso un contratto con il Ministero delle Informazioni del Kuwait per introdurre nel piccolo stato petrolifero la tecnologia DAB. L’Elctrosys fornirà un sisema completo ‘chiavi in mano’ comprensivo di encoders, multiplexr, sistemi di antenna, e ricevitori monitor. Il trasmettitore sarà installato sulla Liberation Tower a Kuwait City e sarà composto dall’eccitatore DAB e dall’encoder COFDM, garantiti dall’esperienza ormai ultra cinquantennale dell’azienda di Orvieto. “Electrosys è orgoglisa di essere la prima societ�� a realizzare un progetto DAB in Medio Oriente” ha dichiarato Luca Tomassini, CEO della società. “Un’altra pietra miliare nella nostra tradizione di fornitori a livello mondiale di tecnologie innovative”. Informazioni: www.electrosys.it

Autodesk continua a correggere i colori Autodesk ha lanciato la soluzione per la correzione digitale del colore Autodesk Lustre 2007. Lustre ha sviluppato centinaia di film, tra cui King Kong, Clerks II e i film prossima uscita

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Macbeth e The Black Dahlia. La domanda di strumenti di correzione digitale specialistici da utilizzare in televisione e nelle riprese cinematografiche ad alta definizione, quali Lustre, è in crescita. Con Lustre, gli esperti del colore possono offrire aspetti stilizzati, garantire continuità tra le riprese e cambiare le ore del giorno in cui si svolge la trama. Lustre 2007 offre funzionalità in tempo reale, grazie all’alta larghezza di banda e a GPU (Graphics Processing Units, unità di elaborazione grafica) efficaci in termini di costo. Gli esperti del colore sono anche in grado di collaborare con gli artisti degli effetti visivi e del finishing, promuovendo una maggiore creatività ed accelerando l’ultimazione del progetto. Informazioni www.autodesk.com/lustre

Nuovi sistemi Xdcam per le news de La7 I nuovi sistemi a disco XDCAM PDW-510 di SONY e i relativi registratori da editing PDW1500 e PDW-R1 saranno utilizzati per la produzione delle news della testata giornalistica di La7. Questi innovativi sistemi andranno a costituire la nuova generazione di troupe ENG all’avanguardia sotto il profilo tecnologico e operativo. L’utilizzo del disco XDCAM aprirà infatti nuovi modelli produttivi mirati a portare efficienza nel flusso delle news, aggiungendo velocità a partire dall’acquisizione. Inoltre, grazie ai deck portatili PDW-R1, anziché attendere il rientro in sede, sarà possibile effettuare il montaggio “in field” sia in bassa che alta qualità. Questa scelta segna la prima fase del processo di migrazione di La7 dal tradizionale camcorder “tape-based” Betacam SP al media non-lineare XDCAM. Il programma di sviluppo prevede anche l’implementazione dell’area di editing, che si realizzerà sul fronte lineare con Sony e attraverso l’integrazione con le piattaforme di montaggio non lineare AVID, anche grazie all’avanzato protocollo di interscambio MXF (Media Exchange Format).OEM e system integrator. Informazioni: www.sonybiz.net

Alla ricerca di idee nuove Presso l’Università degli Studi di Ferrara viene istituito, per l’anno accademico 2006/07 il Master universitario integrato con la formazione professionale in Progettazione e realizzazione di format culturali per il digitale terrestre ed i nuovi media per l’iscrizione al quale è possibile usufruire di assegno formativo. Scadenza del bando 22.9.2006 Informazioni: www.unife.it

Come ti producono un film Tutti i settori del cinema e della televisione richiedono ormai alte professionalità. E' sempre maggiormente avvertita l’esigenza di preparazione specifica di manager e di tutte quelle figure professionali che di solito ruotano attorno al set. E così la Scuola di Cinema di Roma ha deciso di organizzare corsi di formazione, altamente qualificati, per manager della produzione cinematografica e televisiva. I Docenti: Mauro Calevi, organizzatore e producer, e Mandella Quilici, direttore di produzione, due tra i più noti ed importanti manager della produzione cinematografica e pubblicitaria, con la collaborazione di Daniela Ricciardi, giovane esperta segretaria di produzione. Il corso ha lo scopo di fornire ai partecipanti gli strumenti professionali essenziali per la gestione organizzativa di un set per un film, per uno spot pubblicitario. Il corso ha la durata di 100 ore, ed è svolto in comodi orari, nel tardo pomeriggio. Per saperne di più http://www.lavorarenelcinema.tv/formazione.php

Alla Contrast i colori li controlla daVinci Contrast, divisione della casa di post-produzione Interactive di Milano ha acquistato un terza area di montaggio per il cinema che comprende una suite 2K Plus® con PowerTiers™, DeFocus Plus™, e Toolbox2™. La nuova suite si va ad aggiungere alle altre due e servirà per produzioni pubblicitarie, video musicali, cortometraggi e altri lavori di post-produzione. “La 2K è stata molto apprezzata dai nostri clienti fin da quando abbiamo installato la prima” afferma Adriano Mestroni, senior colorist di Contrast “soprattutto per la velocità e flessibilità nell’elaborazione”. Informazioni: www.davsys.com

Roma spalanca le porte a Quantel Video System Engineering di Milano, importatore e distributore per l’Italia di Quantel ha recentemente portato a Roma tre sistemi ai massimi livelli generationQ di Quantel s, installati di fresco presso tre importanti e rinomate strutture di Post Produzione capitoline: Proxima, Axis Associati e Cinecittà Digital, A Division of Cinecittà Studios S.p.A.. Quello di Cinecittà Digital sembra non lasciare dubbi in quanto a finalità, dato che si tratta di Pablo, il sistema di riferimento per la correzione colore cinema. Informazioni: www.quantel.com

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Discussioni

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La legislazione anti-dumping europea sulle telecamere Abbiamo ricevuto da Jan Eveleens, della Thomson-Grass Valley, un contributo sulle misure che la Commissione Europea potrà adottare per contrastare la concorrenza sleale, ovvero il dumping, di produttori extra-europei di telecamere. Lo pubblichiamo volentieri, augurandoci che possa contribuire al dibattito. La Thomson, multinazionale francese, è rimasta l’unica azienda del continente a produrre telecamere broadcast, avendo acquisito ed ereditato molte delle passate esperienze tecnologiche: Philips (olandese), BTS-Bosch (tedesca), Grass Valley (Usa). Nel numero 256 di MonitoR avete parlato della misure europee per contrastare le importazioni sottocosto (dumping) dei sistemi di telecamere broadcast. Alcune delle considerazioni che ne avete tratto non corrispondono alla verità. Abbiamo assunto un' iniziativa presso la Comunità per intervenire su una situazione di mercato per la quale la CE ha deliberato in passato. Sulla base del reclamo originale presentato circa dieci anni fa, la CE confermò la situazione di 'dumping' (concorrenza sleale) in Europa e impose delle misure per contrastarla. Nella fase successiva, come voi avete giustamente affermato, furono introdotti dazi sui prodotti di alcuni costruttori non appartenenti all'area CE. E' importante ricordare che la normativa riguardava solo le telecamere broadcast, ovvero le camere di qualità broadcast connesse in multicore o triax ad un mixer video. Non erano previsti in alcun modo restrizioni per i camcorder. Il reclamo attuale propone il rinnovo di quelle misure giustificate da comportamenti distorti che ancora rileviamo nel mercato e che crediamo meritino un'indagine e decisioni specifiche da parte della CE. Il rapido sviluppo tecnologico e di mercato nel settore delle telecamere richiedono, a nostro avviso, una ridefinizione delle caratteristiche delle apparecchiature cui applicare i dazi. Nella nostra posizione di unica industria europea produttrice di telecamere, abbiamo fatto notare che non siamo presenti in alcuni segmenti di mercato. Tuttavia, la ridefinizione 'allargata' dei prodotti può garantire alla CE un panorama dell'industria attuale che corrisponde maggiormente alla realtà del mercato, fornendo alla Comunità i confini precisi entro i quali condurre le analisi di mercato. E' importante notare che la CE potrà deliberare solo sulla base dei dati reali raccolti nella fase istruttoria delle indagini, e sarà in grado di imporre misure protettive solo nel caso sia presente sul mercato un'industria europea in un determinato segmento di prodotto, e solo se sarà provate la sussistenza delle seguenti condizioni. (a) presenza di 'dumping' in una categoria di prodotto; (b) danno all'industria europea; (c) interesse della Comunità ad intervenire sul mercato. Non c'è la nostra intenzione, né mai c'è stata, di chiedere l'intervento comunitario in assenza delle condizioni ricordate. Alcuni costruttori possono avere interessi commerciali a mettere in giro false notizie sulle conseguenze, insinuando che le misure porterebbero al 'raddoppio del costo di camcorders consumer e proAV', ma questo è totalmente falso. Vogliamo rassicurare su un'interpretazione troppo estesa di queste azioni antidumping derivante dalle recenti dichiarazioni di alcuni costruttori, nostri concorrenti. Riteniamo che le affermazioni siano irrespettose del lavoro iniziato dalla CE e dannose per l'intera industria. Ci sono ancora molte sedi in cui discutere seriamente le prospettive di mercato in un dialogo diretto con le istituzioni europee. Noi rispettiamo il lavoro di indagine avviato dalla Comunità e ci auguriamo che la CE giunga ad una valutazione corretta del mercato, consideri tutte le opzioni, e infine prenda decisioni che salvaguardino l'interesse del mercato Europeo. Cordialmente Jan Eveleens, General Manager and Vice President, Production and Post

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Jan Eveleens

Production, for Grass Valley, a business within Thomson

Monitor n° 258 - agosto/settembre 2006


Vi aspettiamo ad IBC - 8-12 settembre stand 5.220


Monitor 258/06