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GUERRA DAZI • WELFARE • OBIETTIVO EUROPA • V GAMMA AZIENDA RAGO • CONTOTERZISTI E FORESTE • VINO D’ARTE PREZIOSO ZAFFERANO • FRUTTI DELLA SILICON VALLEY • SICILIA ESOTICA • LE MELE DEL MAR NERO • ATTENTI AL LUPO

Il peso del food Al Cibus l’eccellenza agroalimentare

A Parma “piazza Confagri”: hub per aziende, buyer, filiera e reti d’imprese Macfrut a Rimini Expo. Novità e tendenze dell’ortofrutta Formazione Fiiaf e Enapra. Open innovation per competere su mercato

Anno LXIX - n. 4 - Aprile 2018 - TAR. R.o.c. - Poste Italiane spa Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/03 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) Art. 1 Comma 1 Aut. C/Rm/18/2012 Periodico di Tecnica, Economia e Politica Agraria - 1 copia euro 3 - Autorizz. Trib. di Roma n. 1662 del 22/06/1950 - Editrice Sepe - 00186 Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 101


L’ E D I T O R I A L E nnn

Europa, territorio e assessment

U

n anno fa (il 30 marzo 2017) la mia nomina a presidente di Confagricoltura. Indicai subito cinque parole chiave: “consapevolezza” di ciò che l’Organizzazione rappresenta e della necessità di fare sistema; “responsabilità” della rappresentanza; “avanguardia” nel proporre progetti innovativi; “orgoglio” dell’appartenenza attraverso lo sviluppo di una forte identità; “successo” come risultato. Nella mia prima assemblea - all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il 7 luglio 2017, dal titolo significativo “Coltiviamo l’Italia”, hashtag #noisiamoconfagricoltura esplicitai cinque direttrici connesse alle key words: “agribusiness”, “competitività”, “salute”, “lavoro”, “territorio”. Queste le chiavi per aprire l’Organizzazione, l’agricoltura, il sistema delle imprese, il Paese tutto, al rinnovamento. Rinnovamento nonostante lo stallo politico, i conflitti e le tensioni internazionali, le guerre dei dazi. Come Organizzazione, imprese, società, abbiamo il dovere di guardare al di là dei problemi, di andare oltre, di costruire il futuro. In questo anno io, la mia squadra (la giunta) e tutti gli organi direttivi ci siamo mossi sul percorso tracciato e condiviso (non solo parole ma fatti, azioni). Molte energie le ho impiegate su temi e contatti internazionali ad alto livello, perché le decisioni che si dovranno assumere a livello europeo sul quadro finanziario, sul budget agricolo, sulla politica agricola post 2020 saranno dirompenti; ho ribadito il “No” ad una rinazionalizzazione della politica agricola, che dovrà restare europea, sia in termini di risorse, sia di indirizzi politici. Ho fatto di tutto per essere presente il più possibile sul territorio, nelle assemblee con gli associati, in incontri locali; il cambiamento si governa, con un confronto assiduo con le aziende e con le istituzioni, la politica e la società, facendo dell’Organizzazione la cinghia di connessione. Ho messo mano alla macchina organizzativa perché Confagricoltura deve procedere come un Frecciarossa, che viaggia ad alta velocità e raggiunge la meta in tempi brevi. Per questo vanno sfruttate di più le professionalità, le tecnologie, che consentono di abbattere le distanze e di avere risposte nel minor tempo e nel miglior modo possibili. Confagricoltura è e sarà sempre più ambiziosa, per diventare il punto di riferimento della filiera agroalimentare, della politica, dell’economia e per crescere, permettendoci di conquistare spazi nuovi. Massimiliano Giansanti

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SOMMARIO L’EDITORIALE Europa, territorio e assessment Massimiliano Giansanti .................. APERTURA EUROPA Obiettivo futuro Gaetano Menna ...........................

Direttore responsabile Gabriella Bechi

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PRIMO PIANO CIBUS Bandiera d’Italia Gaetano Menna .......................... 10

ATTUALITÀ INNOVAZIONE Internet delle cose E. Tufarelli e G. Menna .................. 30 SPECIALE MACFRUT Produttori di emozioni Gaetano Menna .......................... 37 Esotica Sicilia Gabriella Bechi ........................... 40

Coordinatore responsabile Gaetano Menna Editrice Sepe Presidente Diana Theodoli Pallini Direzione, Redazione e Amministrazione Corso Vittorio Emanuele II 101, 00186 Roma Tel. +39.06.6852329 mondo.agricolo@confagricoltura.it Abbonamento annuo Testata associata all’USPI

Italia, Euro 30,00 Conto corr. postale n.33755000 Intestato a: Sepe - Mondo Agricolo, Roma Autorizzazione Tribunale di Roma, n. 1662 del 22/06/1950

La casa dei sapori Gabriella Bechi ........................... 13

Un morso al futuro G. M. ...................................... 44

Spezia preziosa Elisabetta Tufarelli ....................... 19

ATTUALITÀ ZOOTECNIA Uno sguardo sul suino Elisabetta Tufarelli ...................... 48 UNCAI NOTIZIE

Pubblicità

Edagricole - New Business Media srl Piazza Galileo Galilei 6, 40123 Bologna Tel. +39 051.6575.822 Fax +39 051.6575.853 pubblicita.edagricole@newbusinessmedia.it

ATTUALITÀ IMPRESE Valore welfare Anna Gagliardi ........................... 26

Le news dei contoterzisti . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Rubriche Mappamondo Silicon Valley . . . . . . . . . 24

Ufficio Traffico Tel. +39 051.6575.842 impianti.edagricole@newbusinessmedia.it

EPS Attenti al lupo. . . . . . . . . . . . . . . . . . 50

Stampa e diffusione a cura di New Business Media srl Via Eritrea 21, 20157 Milano Stampa: Litorama spa - Milano

Organizzazione Delegati Francia . . . . 52

Enapra Psr Lazio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51

Campi rosa Due domande a… .. . . . . . 54

Virtuosi da Oscar A.G. ....................................... 28 Confagricoltura

@Confagricoltura

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Anga Misure per i giovani. . . . . . . . . . . . 55 Over 65 Sogni nel cassetto . . . . . . . . . 58


APERTUR A EUROPA

Incubatore di idee

GFF 2017 Giansanti, eurodeputato Dantin, commissario Hogan

A settembre, a Pavia, il terzo appuntamento del “Global Food Forum”. Tre parole chiave: «Innovazione, responsabilità resilienza» di Gaetano Menna

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L’

appuntamento con il “Global Food Forum” 2018 (GFF) è fissato per il 17-18 settembre a Cascina Erbatici (in provincia di Pavia). L’iniziativa, ideata nel 2016, da Farm Europe - il “think tank” europeo attivo nell’agroalimentare - coinvolge ogni anno responsabili politici ed economici di alto livello di tutta l’Unione europea in un ampio, ciircostanziato e costruttivo processo partecipativo. L’appuntamento di settembre è dedicato ai «Sistemi alimentari dell’UE». Una due giorni per «costruire strategie vincenti per settori e territori dinamici». Parole chiave: «innovazione, responsabilità, resilienza».

In psicologia, la “resilienza” è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita, la propria attività davanti alle difficoltà. Sono persone resilienti quelle che riescono, nonostante tutto, a fronteggiare le avversità. Il concetto, trasposto nell’analisi agroeconomica del GFF riguarda volatilità e crisi dei sistemi agroalimentari dell’UE. E come devono reagire le imprese e le autorità pubbliche. Va sottolineato che il GFF - presieduto da Massimiliano Giansanti - è attivamente impegnato in chiave propositiva sulla riforma della politica agricola comune. Ed ha consegnato


Costruire strategie vincenti per settori e territori dinamici

Laura Comi

alla Commissione il documento di proposte realizzato. In quest’ottica la sessione di lavori sull’agricoltura come “cuore pulsante” per il futuro dell’Unione europea. Quindi panel e dibattito in cui ci si interrogherà: «Quali politiche e quale agricoltura per quale Europa?». Altro interrogativo: «Flessibilità vs sussidiarietà: dov’è il giusto equilibrio efficiente per la Pac?». Per Confagricoltura la riforma della Pac dovrà puntare, prima di tutto, sulla semplificazione e sulla riduzione degli adempimenti burocratici e su nuovi strumenti, finanziati dal bilancio dell’Unione, per un’efficace gestione dei rischi climatici e per contrastare la volatilità dei mercati. «Al centro del sistema - ha osservato il presidente Giansanti devono restare le imprese, senza nessuna discriminazione, per continuare a puntare sull’aumento della produzione, della competitività e dell’occupazione, grazie anche alla diffusione delle più moderne tecnologie». Confagricoltura sosterrà con convinzione tutti gli europarlamentari, come Laura Comi, che si impegneranno per la salvaguardia della Pac ed il rilancio dell’agricoltura. L’attenzione della Confederazione sulle tematiche europee è sempre altissima. Molti gli incontri a Bruxelles come a Roma del presidente Giansanti. Recentemente ha incontrato a Pa-

lazzo della Valle, sede dell’Organizzazione, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, per un confronto sulla Pac e sul budget UE per il settore primario. Poi ha accolto, presso la sua azienda agricola romana, il presidente del Copa (il comitato delle organizzazioni agricole europee) e di DBV (l’associazione degli agricoltori tedeschi), Joachim Rukwied. Si è trattato di un incontro informale che ha rinsaldato i rapporti di amicizia e collaborazione tra le Organizzazioni agricole

italiana e tedesca e che è stata occasione proficua per uno scambio di opinioni sui temi europei. Al Vinitaly, presso lo stand confederale, si è tenuto l’evento sugli effetti della Brexit sul mercato del vino, alla presenza dell’Ambasciatore britannico in Italia Jill Morris. Dalla “Relazione preliminare sugli impatti dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea” pubblicata da Copa-Cogeca, emerge che i settori produttivi soggetti a maggiore rischio per la Brexit sono la carne bovina, il lattiero caseario, il l’ortofrutta, il riso ed il vino. Tra questi, il vino rappresenta una delle voci più importanti dell’export del nostro Paese verso il Regno Unito. nnn

Giansanti e Tajani

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APERTUR A EUROPA

Incontro in azienda di Giansanti con il presidente del Copa Rukwied. In primo piano i temi del bilancio Ue e della riforma della Pac di Gaetano Menna

Obiettivo futuro Kukwied e Giansanti

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l presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha accolto, presso la sua azienda agricola a Roma, il presidente del Copa e dell’Associazione degli agricoltori tedeschi (DBV), Joachim Rukwied. L’incontro romano si

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è tenuto alla vigilia della presentazione, da parte della Commissione (prevista entro il 2 maggio 2018), della proposta formale per il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’Unione europea 2021-27. Il presidente del Copa è stato ac-

colto in azienda, dove si alleva e si coltiva, con l’agricoltura reale come scenario delle scelte future. Giansanti e Rukwied hanno ricordato come, in diverse occasioni, Copa e Cogeca ed anche Confagricoltura, abbiano chiesto un bilancio più ambizioso per l’UE, con dotazioni finanziarie provenienti dalla combinazione di contributi degli Stati membri e di risorse proprie che potrebbero adeguatamente finanziare nuove e vecchie sfide e le priorità politiche dell’Unione europea. “Confagricoltura e DBV - hanno detto - sono contrari a nuovi tagli del budget da destinare all’agricoltura, che è fondamentale per l’UE, ed hanno riscontrato come le difficoltà delle aziende agricole siano le stesse in Italia e in Germania”. Tenendo conto pure dell’impatto della Brexit, si è convenuto che non vengano effettuati tagli alla spesa agricola, per permettere all’UE di raggiungere i propri ambiziosi obiettivi in materia di ambiente, competitività, crescita e occupazione. Vi sono una serie di settori politici emergenti che necessitano di finanziamenti per poter


rispettare gli impegni assunti dall’Unione (come, ad esempio, la politica climatica o gli obiettivi di sviluppo sostenibile). In alcune recenti dichiarazioni, il Commissario Oettinger ha riconosciuto la necessità di garantire nuovi fondi per affrontare tali sfide e priorità, ma anche il bisogno di risparmiare nei settori politici esistenti. “La PAC deve restare una politica comune e forte. Per questo sono necessarie regole comuni - hanno detto i due interlocutori -. Ci opponiamo fermamente a qualsiasi cofinanziamento del primo pilastro della PAC. Gli strumenti finanziari devono essere complementari ai sostegni, ma non devono sostituirli”. Sui processi decisionali che verranno messi

Confagricoltura e DBV contrarie a nuovi tagli del budget agricolo in atto Confagricoltura e DBV hanno chiesto un accordo prima delle prossime elezioni europee del 23-26 maggio 2019, per poter fornire stabilità politica e finanziaria all’Unione. Ad avviso delle due Organizzazioni l’agricoltura è una realtà economica e sociale vitale, che svolge una funzione di assoluto rilievo per la gestione del territorio e per la tutela delle risorse naturali. “La Pac va assolutamente preservata all’interno di un’Unione Europea più coesa e rafforzata da una adeguata dotazione di

bilancio e da una rinnovata politica agricola comunitaria”. “Sul bilancio europeo, dopo il 2020, si dovranno trovare risorse aggiuntive per finanziare le nuove priorità e compensare le perdite causate dalla Brexit - ha concluso il presidente di Confagricoltura -. Il presidente Rukwied ed io siamo fermamente convinti che l’impegno di Bruxelles dovrà essere quello di valorizzare il settore primario e renderlo sempre più moderno e competitivo”. Un documento del Copa-Cogeca sul QFP post 2020 verrà definito dai Praesidia delle due organizzazioni europee nella riunione del 26 aprile. Parteciperanno per Confagricoltura il presidente Giansanti ed il direttore generale Postorino. nnn

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PRIMO PIANO CIBUS

Bandiera d’Italia

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Cibus mette in vetrina l’agroalimentare tricolore. Attesi a Parma 2500 top buyer di Gaetano Menna

L

a consapevolezza di un consumatore, sempre più informato, e le nuove tecnologie stimolano le aziende ad innovare nei processi, a dare vita a nuovi prodotti ed a ripensare i modelli distributivi. I nativi digitali, costantemente connessi, sono i veri protagonisti di quella che si può definire “food revolution” (l’87,4% dei Millennials si informano prima di acquistare un alimento); rappresentano un’utenza che spende in cibo più delle generazioni precedenti e che, al tempo stesso, è più informata su ciò che mangia, sulla provenienza e sulla tracciabilità di ciò che acquista e consuma. In quest’ottica la 19° edizione del “Cibus” alla Fiera di Parma, più che una kermesse, è un “hub” che mette in collegamento aziende e mercati, ma anche aziende e società. Un’occasione preziosa per comprendere dove sta andando l’agroalimentare, ancor più nell’ Anno del Cibo Italiano. Sono 3.100 gli espositori presenti, dal 7 al 10 maggio, alla Fiera di Parma (cento in più rispetto all’edizione 2016); più di 135 mila i metriquadri espositivi (con un incremento di 5 mila mq grazie alla realizzazione di un nuovo padiglione temporaneo); sono attesi APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 11


PRIMO PIANO CIBUS

Cento novità alimentari in mostra nel “Cibus Innovation Corner”

80 mila visitatori professionali, di cui il 20% dall’estero, e, tra questi, 2.500 top buyer. In evidenza la partecipazione anche di Confagricoltura con un particolare spazio espositivo e aggregativo (v. pag. 11, ndr). Sono un migliaio i nuovi prodotti presentati e cento - quelli più innovativi - sono in mostra nel “Cibus Innovation Corner”, nuova area di esposizione e talks. È aumentato pure il numero degli chef che cucinano i nuovi prodotti per il tasting dei visitatori, sia nei singoli stand, sia nelle Food Court dedicate ai prodotti tipici regionali. E l’ampia gamma dei prodotti a denominazione d’origine è esposta dai Consorzi di tutela nell’area di AICIG, Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche. C’è anche il fuori salone in città, “Cibus off (dal 5 al 13 maggio in piazza Garibaldi a Parma) e si integra nell’organizzazione delle attività di promozione di “Parma City of Gastronomy”. Le tendenze dell’alimentare emergono dal momento espositivo e da quello convegnistico: la continua crescita dei prodotti salutistici, ma anche dei ready meals (piatti pronti); la richiesta dei consumatori, focalizzata sia sui prodotti premium, sia su quelli low cost. Tra le tante tavole rotonde, convegni, seminari, workshop e talks, Cibus è l’occasione per fare il punto sulle tematiche 12 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

più rilevanti: biotecnologie e ricerca scientifica nell’alimentare; innovazione e sostenibilità; prevenzione degli sprechi alimentari; le fake news nell’alimentare; la promozione all’estero dei prodotti italiani e la piaga dell’italian sounding; punto vendita fisico e vendite on line, come sarà il negozio del futuro; le frontiere del marketing nei punti vendita; i novel foods (insetti e carne coltivata); dove va il packaging; gli chef come influencer ed altro ancora. «Cibus è tradizione e innovazione, con la stessa formula vogliamo raccontare lo straordinario patrimonio agroalimentare italiano – ha dichiarato in conferenza stampa il vice ministro delle

Politiche agricole, Andrea Olivero -. Certamente il 2018, con le iniziative dell’Anno del Cibo italiano, rappresenta un’occasione per porre al centro dell’attenzione la grande eredità culturale che ci contraddistingue e contribuire alla crescita economica di un settore strategico per l’economia del nostro Paese». «Cibus è l’espressione apicale dell’Anno del Cibo Italiano, in ambito business - ha aggiunto il presidente di Fiere di Parma, Gian Domenico Auricchio -. Un parterre espositivo unico nel panorama internazionale che esprime al meglio l’eccellenza della produzione agroalimentare italiana e che è, da sempre, la piattaforma privilegiata per l’export dei prodotti nazionali verso tutti i mercati obiettivo». Il Ceo di Fiere di Parma Antonio Cellie ha sottolineato proprio l’attenzione al futuro che è già presente: «i nostri espositori presentano innovazioni di prodotto sempre più mirate ai diversi mercati internazionali garantendo la tenuta o addirittura l’incremento dello straordinario ciclo di crescita del nostro export». nnn

INDAGINE SU SPESA ALIMENTARE E TENDENZE

Per ogni 100 euro spesi per prodotti confezionati di largo consumo oltre 68 sono destinati all’alimentazione, un dato raggiunto con un ritmo di crescita annua, dal 2014, del +2,3%. Sono questi i risultati delle analisi di Iri I (Information Resources Inc.) sul mercato alimentare nel canale moderno. Prodotti salutistici, biologici, “free from”, ma anche piatti elaborati e ricettati sono i protagonisti di questo sviluppo. Una tendenza che apre continuamente nuovi segmenti di mercato e che sta aumentando significativamente la “popolazione” degli scaffali nella distribuzione moderna. Se ne parla al convegno organizzato da Iri l’8 maggio alle ore 15 al Cibus.


PRIMO PIANO CIBUS

La casa dei sapori

I

Capolavori dell’agricoltura italiana, quelli prodotti dalle aziende associate a Confagricoltura non potevano non essere presenti a Cibus 2018, la grande manifestazione dedicata all’agroalimentare che si svolge a Parma, giunta alla sua 19° edizione. Di fronte all’ingresso Est della Fiera, la nostra Organizzazione avrà a disposizione un proprio spazio interno (stand AE11), corredato da

un’area esterna appositamente attrezzata per l’accoglienza degli Lo stand di Confagri ospiti e dei visitatori. L’addobbo sarà curato dalle aziende floro- alla Fiera di Parma vivaistiche di Confagricoltura. dà spazio ai territori. Cinque gli appuntamenti di Confagricoltura che, per la Eventi, talk maggior parte si svolgeranno e degustazioni nel “Cibus Innovation Corner”, nuova area di esposizione e talk che ospita i cento prodotti di Gabriella Bechi più innovativi. Il format è quello utilizzato con APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 13


PRIMO PIANO CIBUS

Cinque eventi organizzati nel “Cibus Innovation Corner” successo a Vinitaly, che prevede il coinvolgimento di tutte le regioni italiane per l’esposizione di prodotti, l’organizzazione di eventi e le degustazioni. Cinque gli appuntamenti di Confagricoltura che, per la maggior parte si svolgeranno nel “Cibus Innovation Corner”, nuova area di esposizione e talk che ospita i cento prodotti più innovativi. Si inizia martedì 8 maggio. Dalle 10.30-12.30, nella Sala Mezzanino (pad. 2 – 1° piano), OP Confoliva, la cooperativa agricola costituita da Confagricoltura come Organizzazione di produttori che ha come obiettivo il rilancio dell’olio extravergine d’oliva italiano, organizzerà il seminario il “L’olivicoltura italiana tra presente e futuro – Presentazione del Programma di attività del settore olivicolo”. Il programma è finalizzato al miglioramento dell’impatto ambientale e della competitività dell’olivicoltura, attraverso la modernizzazione; all’aumento della qualità, alla tracciabilità e alla certificazione dell’olio d’oliva e delle olive da tavola. Particolare spazio verrà assegnato alle produzioni di alta qualità tipiche che stanno riscuotendo un’elevata attenzione da parte dei consumatori, non tralasciando il recupero del paesaggio rurale, le nuove tecniche di coltivazione e di difesa, i corsi di formazione, la diffusione delle informazioni. Ciò al fine di creare una strategia di breve periodo che possa assicurare sbocchi di mercato remunerativi ai soci di OP Confoliva. Mercoledì 9 maggio (12.00 -13.00) presso Cibus Innovation Corner (Hall 4.1) il convegno “Prodotti innovativi in Confagricoltura: il dialogo con la Distribuzione Moderna. L’esperienza 14 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018


di AgroNetwork”. Parteciperanno Daniele Rossi, segretario generale di Agronetwork; Daniele Furlan per Conad; Rosario Rago, componente della giunta di Confagricoltura. Saranno inoltre presentate sei esperienze imprenditoriali innovative. Mercoledì 9 maggio (16.3018.00) presso Cibus Innovation Corner (Hall 4.1), il seminario “L’organizzazione interprofessionale – Agricoltori e industriali insieme a garanzia del consumatore. Due casi: i suini

e il pomodoro”. Confagricoltura punta sull’interprofessione per promuovere le filiere. Per questo ha inteso realizzare nell’ambito di Cibus 2018 un incontro sui rapporti tra le figure che gravitano intorno alla produzione agricola “dalla terra alla tavola”. Questo è in particolare vero per i prodotti trasformati. In occasione del meeting si confronteranno esperti, accademici e rappresentanti delle varie componenti della filiera che dibatteranno su come migliorare i rapporti in

maniera da pervenire a soluzioni di mutuo vantaggio per affrontare al meglio le sfide del mercato. In particolare è previsto un focus su due comparti di particolare rilievo per il complesso delle produzioni agricole ed agroalimentari nazionali: il pomodoro da industria e il comparto suinicolo. Sono attesi testimonial di questi comparti che illustreranno come i rapporti interprofessionali siano (o potranno essere) determinanti per il successo della rispettiva attività. Giovedì 10 maggio (12-13.30) presso Cibus Innovation (Corner Hall 4.1) la tavola rotonda “Criticità, prospettive e opportunità di una filiera del grano duro Bio”. Parteciperanno Paolo Parisini, presidente della Federazione nazionale dell’agricoltura biologica di Confagricoltura, Silvio Grassi – Italmopa, Riccardo Felicetti – Aidepi, Fabio Brescacin ECOR-Naturasì, Roberta Cafiero – Agricoltura biologica e sistemi di qualità alimentare nazionale e affari generali del Mipaaf, Simona Caselli – Assessore all’agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia Romagna. Concluderà il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. L’incontro, sulla scia del Protocollo d’intesa firmato da Agrinsieme, Confagricoltura, Italmopa e Aidepi lo scorso dicembre, si propone di affrontare con tutti gli attori del sistema i temi dell’incremento della disponibilità di cereali origine Italia; dello sviluppo di strutture di stoccaggio dedicate al bio; della formazione di agronomi dedicati; dello studio di disciplinari agrotecnici per migliorare produttività e qualità. Con l’obiettivo di raggiungere standard simili al convenzionale in particolare sui livelli proteici; di promuovere la ricerca e lo sviluppo su mezzi tecnici e varietà adatte al biologico, la produzione di seme biologico non in deroga e la valorizzazione dei grani antichi. nnn APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 15


PRIMO PIANO CIBUS

Croccante leggerezza

L’ultimo nato del Gruppo Rago è uno snack innovativo con ortaggi freschi e controllati di Gabriella Bechi

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“N

atura Crisp” è l’ultimo nato del Gruppo Rago: il nuovo snack naturale, pratico e gustoso realizzato con ortaggi freschissimi dalla Felix srl. Patate, carote e rape disidratate, non fritto e senza olio, senza glutine, con solo 0,8% di grassi, senza zuccheri aggiunti (è presente solo lo zucchero naturale del vegetale), senza coloranti e senza conservanti. Confezionato in atmosfera protetta e proposto in pratiche bustine da 30 grammi, Natura Crisp è un prodotto sicuro e sempre fresco, che consente di trasformare il momento del tradizionale snack in una pausa di benessere. Un modo per favorire il consumo di

ortaggi freschi e controllati, offrendo al consumatore la garanzia di qualità del gruppo Rago, attraverso una soluzione adatta al nostro stile di vita. “Partiamo dall’Italia, dove abbiamo già tante richieste da parte della Grande distribuzione organizzata - spiega Rosario Rago, responsabile commerciale dell’omonimo gruppo e componente della giunta nazionale di Confagricoltura - ma guardiamo con fiducia anche ai mercati esteri. Perche Natura Crisp è un prodotto assolutamente innovativo, un avanzamento della V gamma, un modo diverso per proporre ortaggi freschi con la comodità di poterli consumare ovunque e in qualsiasi momento della giornata”. Natura Crisp è il


A “Natura Crisp” guardano con interesse GDO e buyer Il Gruppo Rago vanta oggi un portfolio clienti prestigioso ed è al secondo posto in Europa per quantità di rucola esportata. La coltivazione e trasformazione di Baby Leaf, per dodici mesi l’anno, è il fiore all’occhiello dell’azienda. L’Azienda Agricola Rago è il cuore del Gruppo. Prima gamma e Quarta gamma sono il fulcro della produzione. La prima rappresentata da prodotti freschi pronti per essere commercializzati (Rucola, Spinacino, Valeriana, Lattughino e Misticanza) in vaschette in pet; la seconda costituita da prodotti freschi che vengono sottoposti ad ulteriori lavorazioni e confezionati secondo procedure e standard di qualità molto rigidi, pronti per essere consumati (Iceberg, Rucola, Radicchio, Palinuro, Ravello, Spinacino, Valeriana, Misticanza, Lattughino, Bieta, Cicoria, Spinacio, Verza, Scarola liscia, Scarola riccia). Infine, la linea Catering, la soluzione ideale per i brand della grande ristorazione e per le società che si occupano di rifornire mense e grandi frutto di lunghi anni di ricerca plice sostentamento, oggi vanto eventi, proposta in confezioni da del Gruppo Rago, che ha fatto dell’imprenditoria meridionale. 500 grammi. dell’ecosostenibilità, dell’innovazione e della salvaguardia della salute dei consumatori i suoi punti di forza. La famiglia Rago ha cominciato a lavorare la terra della Piana del Sele nel 1892, una zona molto fertile con terreni di origine vulcanica ed alluvionale, ricchi di sostanze organiche, che gode di un clima mite, della vicinanza del mare e della protezione dei monti, e che è particolarmente adatta alla coltivazione degli ortaggi. Una storia, quella di Rago, fatta di passione e attaccamento alle proprie radici e che, generazione dopo generazione, ha messo l’agricoltura al centro della propria esistenza, un tempo come semAPRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 17


PRIMO PIANO CIBUS

Tutte le fasi produttive monitorate con software aziendale personalizzato

A queste si aggiunge Spadellami, la linea di verdure pronte, in buste colorate, composta da cinque differenti combinazioni, con cavoli assortiti, radicchio, bietola rossa e altri ingredienti. Un prodotto di alta cucina, ma facile da preparare. Un pasto caldo, veloce e nutriente ottenuto con tre semplici gesti: riscaldare in padella olio e cipolla, versare il

L’ultimo nato del Gruppo Rago è uno snack innovativo di V gamma, con ortaggi freschi e controllati di Gabriella Bechi

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contenuto e far cuocere per sette minuti, aggiungere il sale e servire caldo, come piatto unico, come gustoso contorno o come base per ricette più articolate. Tutte le aziende del gruppo sono dotate di un sistema haccp e di un programma di certificazioni molto rigoroso. Accettazione, lavorazione, carico e spedizione del prodotto sono le fasi del

processo che avviene all’interno dell’Azienda Agricola Rago. Ogni singola fase della produzione è monitorata attraverso un software personalizzato, SmarTrack®. I prodotti devono raggiungere gli standard stabiliti: in fase di accettazione vengono redatti dei documenti che vanno a formare una sorta di carta d’identità del prodotto, con l’intento di renderne più semplice ed efficace la tracciabilità. L’intero processo produttivo è informatizzato grazie all’utilizzo di sistemi mobile, smartphone o tablet, ed alla lettura del QRCODE. La sfida del Gruppo è rendere ecosostenibile l’intero processo produttivo, attraverso costanti e numerosi investimenti, già in atto e programmati per il futuro, che hanno come fine ultimo lo sfruttamento intelligente delle risorse: acqua, terra e energia solare. nnn


Spezia preziosa

Nella masseria foggiana di Filippo Schiavone la novità della coltura dello zafferano, tra campi di cereali e vacche limousine al pascolo di Elisabetta Tufarelli

S

iamo a Biccari nel sub Appennino Dauno, in un luogo straordinario e ricco di storia, nella Masseria Santa Maria in Vulgano, il duecentesco feudo anticamente dell’Ordine dei Cavalieri Templari e acquistato all’inizio dell’Ottocento dagli antenati di Filippo Schiavone, presidente di Confagricoltura Foggia. Da qualche anno, oltre alle tradizionali colture, l’imprenditore ha introdotto una novità: la coltivazione di zafferano. “L’azienda - spiega - da sempre produceva grano duro, pomodoro tondo da industria, cece proteico, fava, favino ed avevamo una consolidata realtà di zootecnia da carne costituita da ovini, vacche e bufale. Dalle nostre parti si dice c’è chi l’azienda la fa, chi la mantiene e chi la finisce… Non vogliamo certamente seguire questo ‘detto’ e con mio padre Paolo e mio fratello Federico, pur essendo stati APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 19


PRIMO PIANO CIBUS

sempre riconosciuti come ottimi produttori, con un occhio attento e costante sull’innovazione, non ci eravamo ancora mai dedicati alla trasformazione. Così abbiamo deciso di cimentarci in questa nuova iniziativa. Attualmente l’azienda, oltre alle produzioni cerealicole, ha conservato esclusivamente un piccolo nucleo della sua vocazione zootecnica da carne originaria, con alcuni capi di limousine e di ovini Gentile di Puglia». Ci racconta come è nata l’idea di questo nuovo progetto sullo zafferano? «Per la verità - chiarisce Filippo Schiavone - non è stata una mia idea, ma di mio fratello Federico. Tornando da Parma, quattro anni fa, ci ha proposto di sperimentare in azienda la coltura dello zafferano. Abbiamo iniziato subito. E

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così, quasi per gioco, abbiamo cominciato la coltivazione dedicandovi un piccolo appezzamento e abbiamo anche creato un laboratorio all’interno della Masseria. Abbiamo scommesso sulla richiesta ed è stata una prova ben riuscita, che inizia a darci soddisfazioni. Oggi il nostro prodotto comincia ad essere conosciuto ed è richiesto anche sui mercati internazionali, in particolare quelli olandese, belga e francese». Non tutti sanno che lo zafferano, in Puglia, non è una novità, ma una riscoperta di una coltura antichissima nota ai Romani e ai Fenici e portata alla ribalta dagli Arabi. In questa fase di crisi per il grano e con i problemi delle colture tipiche, come olio e carciofi, potrebbe essere l’uovo di Colombo? «Cer-

tamente in azienda non ci si ferma mai e si guarda sempre al futuro. Abbiamo pensato – osserva - che lo zafferano ci potesse permettere di chiudere la filiera e costituire così una sfida alternativa. In questo senso lo affiancheremo alle altre nostre colture tradizionali, che abbiamo intenzione di continuare a produrre. Questa preziosa coltivazione, però, ha bisogno di molta attenzione, in particolare durante la semina e la raccolta, ma sono i trapianti la fase più delicata». E com’è la fase di raccolta? «Senza dubbio lunga, laboriosa e richiede un’attenzione costante, ma è certamente affascinante, un vero e proprio rituale. Si inizia da fine ottobre e si arriva a metà dicembre, ovviamente dipende dall’annata, e gran parte del la-


Zafferano di Schiavone esportato sui mercati di Benelux e Francia voro viene svolto quasi di notte, prima del sorgere del sole. E’ fondamentale raccogliere i fiori all’alba, prima che si aprano. Abbiamo fatto delle analisi e constatato che c’è una sostanziale differenza, dal punto di vista organolettico, tra i fiori chiusi e quelli appena aperti, che vengono così scartati». Quanto dura la raccolta e che succede poi? «Dura dalle due alle tre settimane. I fiori vengono portati nel nostro laboratorio dove vengono aperti per prelevare gli stimmi, che vengono posti su un setaccio sterilizzato ed asciugati nell’essiccatoio. In questa fase, che è cruciale, si perde anche il 90% del peso. Poi si confeziona, secondo le esigenze, in barattoli dai 0,10 grammi ai 5. E’ decisamente un prodotto prezioso: per un chilo di zafferano ci vogliono più di 200 mila fiori e 600 ore di lavoro». E cosa succede in campo? «Lo zafferano va lavorato bene e con attenzione. Finita la raccolta noi leviamo i bulbi dalla terra, li puliamo, li mettiamo ad asciugare al sole per evitare muffe, li puliamo nuovamente e poi li ripiantiamo. L’ideale è una temperatura di 20/25 gradi e una soglia idrica inferiore ai 30 millimetri. Certamente le annate piovose, come questa, creano difficoltà alla coltivazione». Sfide future? «Sempre. Continuo, come tutti gli imprenditori agricoli, a impegnarmi e a combattere su diversi fronti. In particolare, per lo zafferano, c’è la concorrenza dell’Iran che invade i mercati a prezzi stracciati. Ma il nostro è un’eccellenza ‘made in Italy’, che viene prodotta su un territorio che lo è altrettanto: la Capitanata e i Monti

Dauni. Va precisato - conclude l’imprenditore - che sulle coltivazioni di zafferano non vengono effettuati trattamenti. In pratica il mio zafferano è già biologico, senza però es-

sere certificato e quindi viene venduto come prodotto convenzionale. Già dal prossimo anno, però, conto di ottenere la certificazione bio dall’ente certificatore”. nnn APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 21


PRIMO PIANO CIBUS

Made in Italy vincente

Syngenta, nell’Anno del cibo italiano, intensifica gli sforzi per la crescita dell’agroalimentare di Claudio Costantino

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l 2018 è stato proclamato l’Anno del cibo italiano, celebrando e valorizzando così il settore alimentare – inteso come patrimonio di tradizioni, saperi e, soprattutto, sapori - che è ambasciatore del Made in Italy nel mondo. Anno che ci ricorda che c’è un’unicità alimentare da preservare e valorizzare ma in una nuova ottica: più quantità, più qualità e più ambiente. D’altronde si stima che, nel 2050, la produzione agricola dovrà crescere del 70% (fonte Fao) per far fronte al considerevole incremento della popolazione mondiale che supererà i 9 miliardi di persone. La sfida che i produttori hanno di fronte è di concretizzare un “modello

Modello di “agricoltura intensiva sostenibile” e filiere rafforzate di agricoltura intensiva sostenibile”. Non è un ossimoro, ma un nuovo percorso imprenditoriale che coniuga la tradizione, che è cultura, memoria storica, territori, con l’innovazione, intesa sia come sviluppo di nuove tecnologie, sia come promozione di nuove pratiche agricole. Per concretizzare i percorsi di crescita indicati serve una sinergia tra chi produce le materie prime e chi le trasforma. Gli operatori di produzione e trasformazione – soprattutto in


Il primo è “Grano Armando”, un contratto di filiera che permette di garantire grano di qualità 100% italiana, con rese superiori alla media, a un marchio di pasta premium del pastificio De Matteis. Segue “Mais in Italy”, progetto che promuove lo sviluppo di nuove strategie per il rilancio del mais italiano a livello internazionale, grazie alla collaborazione con la rete di agricoltori e i partner di filiera. “Filiera di qualità del pomodoro da industria” è poi il protocollo di coltivazione che aiuta a far sistema tra produttori e trasformatori italiani e a rispondere ai requisiti di sostenibilità dei mercati nazionali e internazionali. Infine il programma “Grape Quality Agreement”, per il comparto vitivinicolo, aiuta il produttore a coniugare produzioni di alta qualità con sostenibilità ambientale, tutela della salute e responsabilità sociale. Syngenta, nell’anno del cibo italiano, sta intensificando gli sforzi per realizzare un percorso di crescita a disposizione degli agricoltori, costruito con passione, investimenti, competenze e nuove relazioni. Facendo, ancora una volta, del Made in Italy agroalimentare una forza vincente. nnn questi tempi di globalizzazione - devono agire sempre più in modo coeso e coordinato, partendo dalla considerazione per cui è indispensabile fare sistema, rafforzare le esportazioni e far crescere i consumi. Per venire incontro alle nuove esigenze e per rafforzare il sistema organizzato, Syngenta ha avviato nel 2013 “The Good Growth Plan - Gli impegni concreti per il futuro dell’agricoltura”, un piano completo e ambizioso costituito da una serie di obiettivi da raggiungere entro il 2020. Su di esso si innesta anche l’azione che l’azienda sta portando avanti promuovendo specifici accordi di filiere agroalimentari, con “integrated customer solutions”.

TRIPLICE OBIETTIVO PER IL FOOD

È notevole l’interesse che il programma The Good Growth Plan ha suscitato nel nostro Paese, poiché parte da un grande cambio di prospettiva, ovvero quello di mantenere alti gli standard qualitativi e sostenibili e aiutare le nostre produzioni a continuare a essere apprezzate in Italia e all’estero. L’obiettivo è triplice: 1) Promuovere un’agricoltura intensiva sostenibile. 2) Salvaguardare la qualità delle produzioni. 3) Valorizzare le peculiarità delle filiere agroalimentari italiane. APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 23


M APPAMONDO

di Jordan Nash

Dall’albero al computer frutta. Coltivavano pere e albicocche, ma la vera Dalla mela frutto specialità era una susina a quella del Web. francese, che poteva essere essiccata, e che Ma nella l’avevano resa la capitale Silicon Valley mondiale delle prugne, con una produzione si coltiva ancora che sfiorava il 30 % del totale. I campus di Google, Facebook e altre aziende hanno eliminato la maggior parte dei coltivatori di frutta. Ma alcuni, nonostante tutto, sono rimasti, diventando collezionisti e coltivatori della California. Come C. Todd Kennedy a Silicon Valley co-fondatore della Ardella California boreum Company, che - epicentro dell’in- distribuisce alberi da dustria tecnologica frutto rari e vintage che americana, simbolo della producono fichi d’India rivoluzione tecnologica, e pesche poco conosciusede di Facebook, Goo- te. Il Sistema nazionale gle, Intel, Netflix - era per il germoplasma delle una volta una distesa di piante degli Stati Uniti frutteti a perdita d’ocospita una immensa chio conosciuta come diversità genetica e poValley of Hearth delight trebbe essere la chiave (della gioia del cuodi volta per superare le re). Una vera e propria devastanti malattie delle trasformazione dalla piante (come il greening mela frutto a quella degli agrumi che sta lettecnologica. La valle di teralmente distruggenSanta Clara, nonostante do le coltivazioni della il suo focus ultratech, Florida) o per lo svilupha ancora oggi uno dei po di cultivar di frutta migliori climi al mondo in grado di resistere ai per la produzione di cambiamenti climatici.

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MAROCCO: PERSI I RACCOLTI DI MIRTILLI

In Marocco le ultime abbondanti piogge sono state accompagnate da forti venti che hanno colpito coltivazioni e strutture, in particolare nelle regioni di Loukous e Gharb. E’ stata distrutta oltre il 90% della produzione nazionale di frutti rossi. Oltre ai danni materiali alle serre e alle fragole, sono stati colpiti i lamponi e i mirtilli. L’impatto climatico devastante inevitabilmente si rifletterà sulle esportazioni, che dovrebbero essere ridotte di una buona metà. Nonostante le notevoli perdite, nessuna assicurazione ha coperto gli agricoltori, perché questo genere di prodotto non è stato specificamente pensato per queste eventualità, contrariamente a quanto avviene per il grano o per l’orticoltura. IL TARTUFO DEL DESERTO ISRAELIANO

Nel deserto del Negev sono anni che nascono i cosiddetti “miracoli del deserto”, importanti coltivazioni, là dove le precipitazioni sono quasi inesistenti. E’ qui che si produce l’80% dei pomodori ciliegini di Israele, oltre ad una notevole quantità di frutta ed ortaggi. Gli israeliani sono maestri nella capacità di coltivare di più con meno risorse. L’ultimo nato di questa indiscutibile perizia è il tartufo del deserto, otte-

nuto impiantando molecole di funghi in cespugli resistenti. Ma gli israeliani non si sono fermati: è iniziato l’allevamento di pesci e molluschi proprio grazie all’acqua salmastra della falda acquifera del deserto.


Trade war tra Cina e Usa frutti tropicali, come manNella guerra dei dazi go, papaya, avocado e ananas, a fichi, sia freschi a farne le spese che secchi, agrumi (limoni, arance, lime), uva da sono molteplici tavola, mele, pere, cilieprodotti agricoli gie, prugne, pesche. Per e soprattutto la frutta quanto riguarda la frutta secca troviamo invece anacardi, nocciole, noci, noci macadamia, pistacchi, pinoli e così via. Nel 2017 la frutta esportata (compresi succhi e frutta secca) ha rappresentato un valore di circa 700 milioni di dollari (fonte a risposta di PeReuters). Gli Stati Uniti chino ai dazi su sono il primo esportatore alluminio e acciaio nel territorio cinese di decisi dal presidente deprodotti come mele, ciliegli Stati Uniti è arrivata ed gie, pistacchi,noci e manè operativa dal 2 aprile. dorle. L’anno scorso gli Tra i 128 prodotti ameStati Uniti hanno esportaricani sui quali gravano to in Cina noci per 241,8 nuovi dazi per entrare milioni di dollari e frutta in Cina, oltre al vino ed fresca per 225,8 milioni di alla carne di maiale, ci dollari (fonte dati Census sono anche moltissime Bureau). Dei pistacchi tipologie di frutta fresca americani venduti all’estee secca. L’agricoltura, e in ro, lo scorso anno, il 55% particolare quella califor- è andato in Cina. Questo niana, della Florida e del aumento dell’importaMichigan, potrebbero tro- zione dagli Usa, ricorda varsi nel bel mezzo della la Reuters, è dovuta alla controversia commerciale crescita della classe media tra Cina e Usa. Lo scorso cinese e alla conseguente anno i prodotti agricoli presenza di nuovi consuamericani sui mercati matori che danno molta cinesi hanno totalizzato più importanza alla salu20 miliardi. L’elenco va da brità del cibo.

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INDIA PUNTA SU EXPORT A PECHINO

Se gli agricoltori a stelle e strisce piangono, c’è chi è pronto a ridere. L’India intravede un’opportunità per aumentare le proprie esportazioni agricole verso la Cina, in particolare, per frutta e verdura colza, riso e zucchero. Secondo i media indiani le discussioni sulle esportazioni agricole sono state al centro dei dibattiti tra i ministri del Commercio. La Nuova Ze-

landa e il Cile sono competitor dei vini californiani. La produzione cinese di mirtilli è nettamente inferiore alla richiesta del mercato e la stagione di produzione va da marzo a settembre. In Argentina, invece, parte a settembre e dura fino a metà gennaio. Il volume di esportazione dovrebbe crescere fino a 57 mila tonnellate, con un notevole balzo del 30%. I pistacchi sono coltivati in Iran e l’Australia ha piantato molte mandorle, mentre la richiesta di noci pecan potrebbe essere soddisfatta dal Sud Africa e dall’ Australia.

IN ARGENTINA BOOM DI ALBICOCCHE

Negli ultimi venti anni, in Argentina, è diminuita in generale la produzione di albicocche anche se, lo scorso anno, nella provincia di Mendoza è raddoppiata, con un aumento del 68,2%, 1.500 tonnellate in più rispetto alla stagione precedente. E la provincia di Mendoza ha rappresentato quasi l’80% di tutte le albicocche arrivate al mercato centrale di Buenos Aires. APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 25


AT T U ALI TÀ IMP R E SE

Presentato il “Rapporto 2018” di Generali Italia e Confederazioni. Gli interventi del ministro Poletti, di Sesana e Giansanti

Valore welfare

di Anna Gagliardi

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umenta il numero delle imprese convinte che il welfare aziendale abbia un effetto positivo sul benessere delle persone e sulla produttività. Lo conferma il “Rapporto del Welfare Index PMI 2018” che ha messo in evidenza la stretta correlazione tra il miglioramento del benessere, la soddisfazione dei lavoratori e la crescita aziendale. Il Welfare Index PMI è il riconoscimento promosso da Generali Italia insieme a Confagricoltura, Confindustria, Confartigianato e Confprofessioni: giunto alla terza edizione, è dedicato alla valutazione e all’implementazione delle buone pratiche aziendali rivolte ai dipendenti e al contesto in cui gli stessi operano. All’edizione 2018 hanno preso parte 4.014 realtà del terzo settore, dell’industria, del commercio/servizi, dell’artigianato e dell’agricoltura di tutta Italia. In tale ambito le aziende del settore primario hanno dimostrato, nel tempo, 26 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

Giansanti: «Prossima sfida costruire una rete di aziende virtuose» di avere un ruolo di primo piano, sviluppando progetti al proprio interno e sul territorio. Esaminando le variazioni intervenute nelle aree del welfare aziendale, quelle cresciute maggiormente sono la conciliazione vita e lavoro e sostegno ai genitori, e la sicurezza e prevenzione, ma sono cresciute significativamente anche la formazione per i dipendenti, la previdenza integrativa, il sostegno ai soggetti deboli e l’integrazione sociale, i servizi di assistenza, le iniziative di welfare allargato alla comunità. La crescita delle iniziative in queste aree – è stato evidenziato

da Innovation Team, che ha curato il Rapporto - indica come dal welfare aziendale arrivi una capacità di offrire risposte ai bisogni sociali emergenti, in questa fase caratterizzata dalla


e

VEDI sulla nostra web tv il video di presentazione

fragilità sociale (crescita delle aree di povertà e di esclusione dal lavoro) e dalle difficoltà della spesa pubblica. Il welfare aziendale offre un’integrazione alle istituzioni del

produttività. Quindi il welfare fa bene alle imprese, ai dipendenti e fa bene al Paese”. È intervenuto anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ha sottolineato che “la cosa importante è che molte imprese producono un dialogo con i lavoratori; c’è una flessibilità negli strumenti che possono essere usati, e quindi c’è un’aderenza molto forte tra le aspettative, i bisogni e gli strumenti che si mettono in campo”. Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha evidenziato i pilastri sui quali l’agricoltura di oggi opera per garantire cibo sano e di qualità in un’ottica più ampia, ovvero la sostenibilità, l’integrazione con la realtà produttiva, l’innovazione e l’impegno nel sociale: temi che indirizzano anche gli interventi di welfare delle imprese agricole italiane. Sono 151 le imprese agricole (in crescita rispetto al 2017) e 43 quelle attive nell’agricoltura sociale che hanno partecipato alla selezione nazionale Welfare Index 2018. “La prossima sfida – ha concluso Giansanti – potrebbe essere quella di costruire una rete di aziende con questi requisiti, per aggiungere valore al valore”. nnn

welfare pubblico e alla stessa famiglia come rete primaria di solidarietà sociale. Marco Sesana, country manager e amministratore delegato di Generali Italia – nella presentazione che si è svolta a Roma, al Salone delle Fontane - ha posto in evidenza che “cresce l’utilizzo del welfare, sono infatti raddoppiate in tre anni le aziende molto attive in questo senso, quindi con un utilizzo degli strumenti diffuso su tutte le aree. Quello che le aziende rilevano è che più utilizzano il welfare, più raggiungono non solo il benessere dei propri dipendenti, ma un aumento di APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 27


AT T U ALI TÀ IMP R E SE

Postorino premia Natura Iblea, Fungar e Peverelli

Virtuosi da Oscar Imprenditori premiati per l’impegno nel benessere dei dipendenti e nella crescita del tessuto sociale

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ul podio di “Welfare Index PMI 2018” aziende di Confagricoltura che hanno ottenuto le 5W di rating, cioè la massima valutazione inerente l’ampiezza e il contenuto delle iniziative e l’originalità delle politiche di welfare. Sono: Natura Iblea, di Ispica (RG); Fungar, di Coriano (RN) e Peverelli, di Fino Mornasco (CO). Nella categoria “Giovani, formazione e sostegno alla mobilità sociale” il premio è andato ad Agrimad di San Demetrio Corone (CS). La menzione riservata all’agricoltura sociale è andata invece alla Onlus Terra Mia di Torino. A premiare le aziende il direttore generale di Confagricoltura Franco Postorino. Natura Iblea è un’azienda bio-

logica leader nella produzione ortofrutticola. Coltiva circa 120 ettari di terreno in serre e pieno campo. L’etica aziendale e l’integrazione sociale sono gli elementi sui quali Natura Iblea ha costruito le sue fondamenta. L’azienda si è infatti impegnata su vari fronti per i suoi collaboratori stranieri: dai corsi di lingua alla formazione continua sulla sicurezza fino al sostegno per gli alloggi e al supporto nelle pratiche burocratiche. Inoltre ha istituito apposite borse di studio per i figli dei dipendenti. Si è impegnata pure a portare a termine con successo quattro pratiche di ricongiungimento familiare per collaboratori stranieri. Fungar è un’azienda specializzata nella coltivazione di funghi: conta 10 mila mq di serre a tun-


Premio “Attenzione ai giovani” ad Agrimad

A tre aziende socie la massima valutazione delle “5W” di rating nel e produce 3 mila tonnellate di funghi all’anno. Attualmente conta circa 80 dipendenti di cui una cinquantina stranieri, in maggioranza donne cinesi. Ha messo a disposizione una mediatrice culturale di origine taiwanese che segue le dipendenti non solo durante il lavoro. L’azienda sostiene direttamente le lavoratrici madri nella ricerca degli asili nido e offre loro flessibilità oraria e autonomia organizzativa. Il sostegno ai lavoratori è molteplice: dal rinnovo dei permessi di soggiorno alle domande per assegni familiari, dall’attestazione ISEE per la scuola materna all’assistenza sanitaria. Peverelli è un’azienda familiare che si occupa di progettazione, realizzazione e manutenzione del verde. Negli ultimi anni ha siglato accordi con l’ente bilaterale di settore per il rimborso delle spese sanitarie e per i figli, introducendo il fondo sanitario di categoria con coper-

ture molto estese. In termini di conciliazione è molto disponibile ad accogliere le richieste dei dipendenti, nella quasi totalità uomini, che lavorano spesso in trasferta soprattutto per lunghi periodi, e concede, a chi ha esigenze particolari, di non allontanarsi da casa lavorando dentro al vivaio o in attività di manutenzione locali. Agrimad, oltre ad allevare suini calabresi allo stato brado, ha allargato l’attività alla coltivazio-

ne degli ulivi e del peperoncino. L’azienda ha scelto di mettere la comunità al centro dell’impresa. Questa strategia ha permesso politiche occupazionali in una zona con elevato tasso migratorio. La media è di 30-35 dipendenti con picchi che superano i 50. La maggior parte dei lavoratori proviene dal paese di San Demetrio Corone o da zone limitrofe e l’azienda pone grandissima attenzione ai giovani, con l’obiettivo di trasmettere la passione per il lavoro agricolo e ha attivato corsi di formazione non solo per i propri collaboratori, ma anche per i figli dei dipendenti. Terra Mia Onlus, nata nel 1984, opera come cooperativa sia di tipo A (servizi alla persona) sia di tipo B (inserimento lavorativo). Si occupa della cura del disagio fornendo sia servizi terapeutici alle persone svantaggiate, sia dando a loro un impiego lavorativo. La cooperativa gestisce anche sei fattorie sociali e impiega in totale 120 persone (includendo sia gli operatori sia le persone svantaggiate, queste più di 70). Le fattorie sono dislocate tra le province di Cuneo e Torino. (A. G.)

Premio “Agricoltura sociale” a Terra Mia Onlus

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AT T U ALI TÀ INNOVA ZIONE

Internet delle cose Prima edizione del corso di Fiiaf ed Enapra. Le imprese chiedono progresso ma si scontrano con carenze strutturali di E. Tufarelli e G. Menna 30 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

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rima edizione del corso “Open innovation – per creare valore e competere meglio sul mercato” - che si è tenuto a Roma ed è stato promosso dalla Fiiaf, con Enapra. Il presidente delle Pmi di Confagricoltura, Carlo Lasagna ha ricordato che l’appuntamento romano ha idealmente concluso gli incontri educativi negli istituti agrari del territorio milanese e le iniziative provinciali di Ravenna,

Bologna e Rovigo, che hanno mirato a creare conoscenze di “agri-cultura” e sinergie tra il mondo della scuola e quello delle aziende agricole associate a Confagricoltura. Il corso, promosso da Enapra, fa parte della offerta formativa SkillS4Agri, progettata e realizzata con la partenship di Intesa Sanpaolo Formazione. “l’Italia - ha sottolineato Lasagna - vanta un patrimonio unico al mondo. Come produttori


e imprenditori familiari, proprio in concomitanza con l’Anno del Cibo, abbiamo l’obbligo di valorizzare ancor più le eccellenze alimentari italiane, già apprezzate in tutto il mondo”. Tra le sfide da affrontare senza dubbio quella della competitività. “Occorre, come Federazione delle imprese familiari, contribuire a riorientare le aziende verso modelli di produzione che - ha osservato - soddisfino le aspirazioni dei consumatori, di un mercato globale, e le esigenze organizzative delle filiere”. All’appuntamento romano sono stati affrontati i temi dell’innovazione e della digitalizzazione.

Lasagna: «Riorientare le aziende verso nuovi modelli di produzione» Diana Pallini, componente della giunta di Confagricoltura e delegata alle Politiche per l’innovazione, ha ricordato come Confagricoltura, insieme a tutte le sue componenti interne, come Fiiaf e Enapra, non possa sottrarsi dal suo ruolo di guida del processo di informazione, promozione, valorizzazione per lo sviluppo dell’innovazione e della digitalizzazione in agricoltura; ad esempio promuovendo

e coordinando studi, ricerche, convegni, dibattiti utili a promuovere la conoscenza e la diffusione delle tematiche, dei servizi e delle tecnologie, iniziative di comunicazione idonee e corrette sulle tematiche dell’innovazione. Apprezzate le relazioni di Chiara Corbo, ricercatrice dell’osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, sui concetti dell’open innovation nell’agroalimentare e di Stefania Gilli, di Vodafone che ha illustrato alcuni esempi di Internet delle cose (in inglese Internet of things - IOT), riguardo all’estensione del Web al mondo degli oggetti (dispositivi, apparecchiature, impianti e sistemi). È intervenuto anche il direttore dell’area sviluppo sostenibile e innovazione di Confagricoltura, Donato Rotundo. Nell’incontro è emerso come le tecnologie innovative non siano ancora diffuse e solo l’1% della SAU sia coltivato con agricoltura 4.0; pesano ancora gli ostacoli dimensionali. La filiera comunque cambia e chiede IOT, Big Data, Decision Support System, Platform, precision farming. C’è fame di progresso ma poi ci si scontra con la realtà, ad esempio con i problemi strutturali come la carenza di Internet in campagna. Il corso ha visto una platea qualificata di imprenditori interessati a imboccare la strada dell’innovazione, anche se non mancano i problemi. Ad esempio hanno chiesto come muoversi ed a chi rivolgersi nei percorsi di progettazione dell’agricoltura di precisione; registrano ancora una fase pioneristica e c’è il rischio di non fare le scelte più opportune per le proprie imprese. Altro problema sollevato è dato dai tempi, troppo veloci, del progresso innovativo; non si fa a tempo ad acquistare un’apparecchiatura che già esce un modello ulteriormente aggiornato. I produttori lamentano il rischio di restare indietro nonostante la propensione a modernizzarsi. nnn APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 31


AT T U ALI TÀ INNOVA ZIONE

I binari della verità Radaelli e Piovan al dibattito di Syngenta su comunicazione consapevole, al Festival del Giornalismo di Perugia di Roberta Strappaghetti

Deborah Piovan

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i fa fatica ad accettare le innovazioni ed i progressi tecnologici, in particolare quelli genetici. Giudichiamo la tecnologia e non prestiamo attenzione alle innovazioni che ricerca e sviluppo ci portano. Per migliorare e presentare al consumatore finale un’agricoltura sostenibile, con il minor impatto possibile sull’ambiente e socialmente condivisa, ruolo chiave hanno innovazione e corretta informazione». È quanto ha affermato Deborah Piovan relatrice di Confagricoltura al convegno organizzato da Syngenta “Scienza Aperta: dalle fake news ad una comunicazione consapevole”, tenutosi a Perugia nell’ambito del “Festival del Giornalismo”. Alla tavola rotonda, incentrata sul ruolo primario che ricerca e innovazione ricoprono nel settore agroalimentare, hanno partecipato rappresentanti del mondo scientifico, dell’industria alimentare, ricercatori e giornalisti, confrontandosi sulla crisi e sulle sfide per una corretta informazione, dando risposte ai dubbi su quello che viene definito made in Italy e

alle fake news che su questa definizione si sono affermate nell’opinione pubblica. Dal dibattito è emerso chiaramente che una corretta divulgazione è responsabilità di tutti, ma soprattutto dei social ed anche dei media, che tempestano l’opinione pubblica con racconti parziali e non sempre corretti, non verificati e infondati. La diffusione di notizie inesatte influenza negativamente il pubblico, generando spesso paure nel consumatore e, per questo, è necessario cooperare e interagire con gli utenti per costruire una nuova consapevolezza con il contributo fondamentale del mondo scientifico. Nel panel dedicato alle fake news sono stati analizzati alcuni casi mediatici in cui le informazioni divulgate sono spesso distorte - come per il glifosato utilizzato in agricoltura e al centro di dibattiti e polemiche internazionali - e si è dedotto che la colpa della paura generata è dei media che non hanno contestualizzato la notizia generando inutili allarmismi. Si è parlato poi di come l’innovazione tecnologica, in particolare la biotecnologia, sia indispensabile per migliorare la qualità dei prodotti agricoli aggrediti da malattie, patogeni e insetti in continuo mutamento e che, per garantire qualità e sostenibilità, è necessario affidarsi alla ricerca, che permette al settore di progredire ed evolvere e soddisfare le mutevoli esigenze dei consumatori. «In questo momento l’opinione pubblica si sta concentrando sul tema della corretta comunicazione scientifica e noi dobbiamo essere in grado di interpretare questo rinnovato interesse, proponendoci come garanti di una divulgazione rigorosa - ha osservato l’amministratore delegato di Syngenta, Luigi Radaelli -. Sono convinto sia necessario dar vita a un processo che permetta di creare una cultura della conoscenza condivisa, grazie alla collaborazione di tutte le parti coinvolte, agricoltori, docenti e giornalisti». nnn


L’A P E R T UR A

Agricoltura 4.0: avanti tutta Anche nel 2018 Uncai partecipa agli incontri dell’Osservatorio Smart AgriFood sull’innovazione digitale UNCAI L’Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici ed Industriali rappresenta e tutela su tutto il territorio nazionale imprenditori che lavorano per conto terzi nel settore agricolo e industriale. Presidente: Aproniano Tassinari www.contoterzisti.it

Filippo Renga

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i riparte. Per il secondo anno Uncai collabora ai progetti digitali dell’Osservatorio Smart AgriFood. Il 27 marzo, al Politecnico di Milano, c’è stato il kick-off, il calcio d’inizio dell’edizione 2018. Oltre ai contoterzisti, rappresentati per l’occasione dal consigliere di Uncai Giuliano Oldani, erano presenti anche le associazioni agricole con Donato Rotundo di Confagricoltura e Pietro Torresan della Cia. La multidisciplinarità e la trasversalità dell’argomento, vale a dire la trasformazione digitale dell’agricoltura, hanno fatto sì che attorno all’Osservatorio si creasse un hub composto da attori vecchi e nuovi della filiera, costruttori di macchi-

ne, trasformatori, grande distribuzione, istituti di credito, startup. L’obiettivo del 2018 non è solo sdoganare l’agricoltura 4.0, senza quella puzza sotto al naso di chi pensa che si tratti di una operazione di marketing. Le similitudini con il mondo dell’industria e della manifattura sono reali e si toccano con mano: l’informatizzazione dei processi aziendali e le macchine che si parlano tra loro ormai ci sono anche in molte aziende agromeccaniche. Si tratta però di indirizzare tali soluzioni digitali in una direzione utile per l’agricoltura. Al secondo anno di attività, l’Osservatorio alza l’asticella. Oltre a scattare una foto del processo di digitalizzazione del settore e a

stimare il volume e il fatturato di chi propone soluzioni digitali in agricoltura (nel 2017 valutato in 100 milioni di euro, il 2,5% del mercato globale), cercherà di anticipare i trend digitali, tenendo conto anche delle possibilità di investimento di aziende diverse per dimensioni, caratteristiche e servizi offerti. Gli argomenti sotto la lente d’ingrandimento saranno, come lo scorso anno, l’agricoltura 4.0, la qualità alimentare e la tracciabilità, le startup e i tavoli di lavoro di filiera. Infine l’Osservatorio, forte dell’autorevolezza che si è guadagnato il primo anno di attività, cercherà di approcciare ancora di più le Istituzioni. La sfida è dimostrare, anche a quel livello e con la concretezza di un team composto da ingegneri ed economisti, gli effettivi benefici dell’agricoltura “smart” e di indicare gli strumenti più idonei per portare l’innovazione nel maggior numero possibile di nnn aziende. APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | I


Contoterzisti, agricoltori senza terra Luigi Noè: “Noi collaboratori corretti. Alla politica chiediamo solo di essere rispettati nel nostro lavoro”.

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contoterzisti sono un po’ così: più di un avvocato, di un medico o di un professore, sono in comunione profonda con il proprio territorio, cercano di apprendere il linguaggio dei campi dove sono nati, per tirar fuori il meglio da quelle terre e da se stessi. Giovanni Luigi Noè è uno di loro. La sua azienda è di stanza a San Biagio di Garlasco, in provincia di Pavia, e dopo 37 anni è felice soprattutto quando rimette a nuovo un campo sotto quel suo cielo stellato. “Immagini la boscaglia che rimane dopo l’abbattimento di un impianto forestale di quindici anni. Il terreno è un disastro. Allora intervengo con le macchine specialistiche e, nel giro di una settimana, il campo è già pronto per la semina. Queste per me sono le situazioni

II | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

più belle”. Viene da pensare che persino le erbacce, purché pavesi, possiedano per lui molta più vita di quanta ne avrebbero i filari di viti se andasse in Franciacorta.

Come si sta da agricoltore senza terra a San Biagio di Garlasco? Ho iniziato a fare questo lavoro nel 1981, partendo proprio dagli impianti forestali. Rispetto a qualche anno fa rinnovare il parco macchine è diventato più difficile, così ho ridimensionato l’azienda. Oggi ho 12 dipendenti fissi, più gli stagionali, e con 7 mietitrebbie, 2 trince e una trentina di trattori ho in gestione completa circa 800 ettari di terreni che diventano 1700 sommando il taglio del riso. Oltre alla pulizia e l’impianto dei pioppeti, eseguo i tipici lavori culturali dalla a alla zeta, la trinciatura per due impianti di biogas e il movimento terra.

Conosco abbastanza bene la provincia di Pavia e capisco questo attaccamento, ma cambierà ogni tanto aria... Certo, mi piace andare in vacanza ogni tanto, ma solo per far prendere una boccata d’aria alla mente. Ci sono però degli inconvenienti. La gente non capisce mai qual è il mio lavoro e mi tocca discutere. Per tutti chi usa il trattore per mestiere può essere solo un agricoltore. Vagli a far capire che sono un prestatore di servizi, che sono quello che lavora per gli agricoltori. Noi contoterzisti E i contoterzisti pavesi? Faccio parte dell’associazione siamo agricoltori senza terra.


Uncai Pavia. Con il presidente Giuliano Chioetto e alcuni terzisti locali ci siamo staccati dai Trebbiatori pavesi per aderire a livello nazionale a Uncai. Essere contoterzisti significa avere un punto di vista sul mondo agricolo particolare? L’importante è avere un proprio punto di vista. Abbiamo creduto a chi diceva che il contoterzismo era la forza trainante dell’agricoltura, poi ci hanno fatto diventare l’ultima ruota del carro. Adesso che parlano di noi come la panacea dei mali dell’ambiente, perché saremmo i soli che possono occuparsi in sicurezza dei diserbi e della tracciabilità, tornerà di moda il vecchio Platone che diceva che ognuno è medico di se stesso. Spesso i contoterzisti sono blanditi, sono i paladini ora dell’ambiente, ora della redditività del comparto. Ma io non voglio essere il paladino di nessuno. Vorrei solo essere un collaboratore corretto di chi svolge attività agroambientale o attività agricola. E vorrei che fossimo rispettati nel nostro lavoro.

Forse bisognerebbe farsi sentire di più In Lombardia, per esempio, abbiamo diverse questioni aperte. Nella filiera del biogas le tariffe per la trinciatura sono diventate insostenibili. Dobbiamo andare a ridiscutere i prezzi con i grossi gruppi industriali e finanziari che controllano il settore bioenergetico. Di fatto i contoterzisti sono la categoria che si è esposta maggiormente, investendo in falciatrincie e sposando il progetto del biogas. Con la Regione Lombardia stiamo invece discutendo ancora di gasolio agevolato. Sempre alla Regione abbiano chiesto norme di buon senso per l’emissione dei permessi di circolazione per i mezzi pesanti, e non di complicare le cose con eccesso di burocrazia. C’è modo di farsi ascoltare? Non essere agricoltori, ma artigiani, è bastato per non essere parte integrante del processo agricolo attraverso i Psr. In Lombardia abbiamo un albo che qualifica i contoterzisti puri. Era la premessa per essere inseriti in

alcuni bandi e ricevere dei finanziamenti. Questo strumento per ora non si sta rivelando efficace. Alla nuova guida della Regione Lombardia chiederemo di essere più recettivi e propositivi con noi. Sono però convinto che, per ottenere qualcosa, tutte le associazioni provinciali e regionali di contoterzisti, indipendentemente dal sindacato nazionale di riferimento, si debbano presentare insieme ai tavoli istituzionali nel tentativo di portare a casa qualcosa di buono per la categoria. Occorre fare forza unica. Nonostante i problemi, cosa la appassiona ancora del suo lavoro? Mi è sempre piaciuto avere macchine innovate, almeno fino a un certo punto. Ma la mia soddisfazione sarà vedere andare avanti l’azienda, forse con mia figlia, forse con il figlio maschio di 17 anni. Ho ancora 10/15 anni di lavoro, ma se ci sarà qualcuno dietro che prenderà in mano l’azienda anche meglio di me, la mia gioia più grande sarà questa. nnn

APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | III


Filiere forestali, un’opportunità per i contoterzisti? Gli agromeccanici, artigiani in servizio attivo nelle aree agrosilvopastorali. L’impegno per lo sviluppo di una bioeconomia della foresta

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a più grande infrastruttura del Paese è verde. Boschi e foreste ricoprono il 34,7% del territorio nazionale, passando dai 5,5 milioni di ettari del 1950 a oltre 10,4 milioni dei giorni nostri. Eppure si taglia solo il 24% degli accrescimenti annuali, mentre la media europea è del 56%. Questo purtroppo fa dell’Italia uno dei maggiori importatori mondiali di legna. Con il Testo Unico su foreste e filiere forestali approvato un mese fa dal Consiglio dei ministri sono state poste le basi di una cabina di regia per il patrimonio boschivo nazionale. Il testo rappresenta uno strumento che si propone di valorizzare la risorsa bosco, fondamentale per la conservazione della biodiversità, la protezione del suolo, la

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qualità dell’aria e delle acque. Si prospetta così una coerente strategia per la bioeconomia e per le agroenergie. Ma solo dopo l’entrata in vigore dei decreti attuativi ci saranno le condizioni per affermare di avere politiche industriali, agricole e forestali funzionali. I decreti dovranno tenere conto del tessuto di imprese locali e del ruolo dei servizi degli agromeccanici, in prima linea nella gestione attiva forestale, nello sviluppo socioeconomico delle aree marginali, nella manutenzione del territorio, in particolare per la prevenzione del rischio idrogeologico e del contrasto al dissesto, nella valorizzazione delle fonti idriche e nella rigenerazione e custodia dei luoghi e del paesaggio. Esistono le tecnologie per realizzare tutto questo; vanno

però estese, promosse, sostenute da un piano di finanziamenti e rese disponibili attraverso gli agromeccanici. Per questo il nuovo governo ha il compito di confermare la multidimensionalità di un progetto che coinvolge diversi dicasteri, regioni, imprese agricole e anche gli agromeccanici, aziende per eccellenza multifunzionali. Ricordiamo che ogni metro quadrato di bosco distrutto costa 20.000 euro alla collettività e solo nel 2017 gli ettari andati in fumo sono stati 141.000; ma soprattutto ricordiamo che il settore agroforestale vale già 540 milioni di euro, occorre solo attrarre investimenti sostenibili facendo leva pure sugli agromeccanici, essendo in grado di garantire adeguate economie di scala. nnn


SPECIALE MACFRUT

Produttori di emozioni APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 37


SPECIALE MACFRUT

Alla Fiera di Rimini la kermesse dedicata all’ortofrutta, il più importante evento per i professionisti. In primo piano export e innovazione di Gaetano Menna

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acfrut, al Rimini Expo Centre, dal 9 all’11 maggio, è la manifestazione internazionale dedicata alla filiera ortofrutticola (Fruit & Veg Professional Show). Un appuntamento per i professionisti dell’ortofrutta, dagli agricoltori a coloro che sono impegnati in logistica, packaging, macchinari e distribuzione. Nella scorsa edizione i visitatori sono stati oltre 39 mila. È un evento professionale qualificato che continua a registrare una presenza internazionale in costante crescita: il 25% dei visitatori proviene dall’estero; sono oltre 1500 gli operatori professionali invitati, centinaia gli incontri B2B e si registrano presenze da più di 40 Stati. A precedere il Macfrut ci sono state 20 missioni internazionali. Da registrare la presenza dei maggiori gruppi della grande distribuzione europea, una forte partecipazione dall’Est Europa di buyer e produttori, così come la partecipazione dei principa-

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li importatori del Golfo Persico (Emirati, Bahrein, Qatar), India e Sud Est Asiatico (Malesia, Singapore). La Colombia quest’anno è Paese partner del Macfrut (dopo il Perù nel 2016 e la Cina nel 2017); produce 9 milioni di tonnellate di ortofrutta: banane e ananas ma anche un’ampia gamma di frutta tropicale, a partire da avocado e mango. Importa oltre 350 mila tonnellate di ortofrutta e rappresenta anche un importante mercato di sbocco. Sono oltre una cinquan-

tina gli eventi in programma tra convegni, meeting aziendali, convention. Appuntamento di rilievo è quello del “Tropical Fruit Congress” diretto ad approfondire - tramite il coinvolgimento di opinion leader ed esperti, top buyer (GDO e importatori), produttori internazionali - un settore di grande attualità. Il consumo di avocado in Italia, ad esempio, l’anno scorso ha registrato un sorprendente +23% (in volume 14 milioni di kg), tra le performance migliori del Con-


Forte partecipazione dall’Est Europa di buyer e produttori

ORTOFRUTTA: ECCELLENZA E QUALITÀ

Nel 2017 sono state prodotte in Italia circa 18.400.000 tonnellate di ortofrutta destinata al consumo fresco (comprese le patate), +3% rispetto al 2017 (Fonte Cso). Oltre 6.000.000 di tonnellate hanno riguardato la frutta fresca, registrando -5% sul 2016; 9.500.000 tonnellate hanno invece interessato gli ortaggi, +8% sul 2016 di cui circa 1.400.000 tonnellate di patate. Gli agrumi con circa 2.900.000 tonnellate sono saliti del 5% rispetto al 2016. La quota maggiore dell’export è rappresentata dalla frutticoltura (3,7 miliardi di euro), minore, ma sempre di rilievo, la quota orticola (1,4 miliardi).

tinente (Fonte Wao, Organizzazione Mondiale dell’avocado). In questo quadro generale un ruolo da protagonista può giocarlo l’Italia, Sicilia in primis, essendo la regione nella quale avocado e mango hanno trovato un loro spazio, e dove ancora ampi sono i margini di crescita e le opportunità per tutta la filiera agricola (v. pag. 40, ndr). Il settore ortofrutticolo, da sempre, è uno dei più innovativi dell’agroalimentare e Macfrut è la vetrina ideale per presentare i nuovi progetti. Numerose sono le novità proposte nella tre giorni, in rappresentanza di tutti i comparti della filiera, dalla genetica delle aziende sementiere alle tecnologie del pre e post raccolta, fino alla quarta gamma. Nell’ambito della kermesse c’è, in evidenza, “Macfrut Field Solutions” che è un vero e proprio salone dedicato a preraccolta - sementi, vivai, agrofarmaci, fertilizzanti e mezzi tecnici, tecnologie e macchinari, irrigazione ed impiantistica - che amplia e sviluppa la vocazione di Macfrut di “fiera verticale”. Oltre alla parte espositiva, sono numerose le aree dinamiche dove si illustrano le soluzioni più innovative presenti sul mercato. Un evento nell’evento è “AcquaCampus”, il progetto curato da Cesena Fiera in collaborazione con ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) e il CER (Canale Emiliano Romagnolo), che mette al centro l’utilizzo dell’acqua in agricoltura. È strutturato con un’area espositiva ed una dimostrativa; quest’ultima è un vero e proprio campo dinamico di 700 metri quadrati, dove si possono vedere in funzione gli impianti di irrigazione tecnologicamente più avanzati. nnn APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 39


SPECIALE MACFRUT

Esotica Sicilia

L’ultimo nato del Gruppo Rago è uno snack innovativo di V gamma, con ortaggi freschi e controllati di Gabriella Bechi

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Il territorio si presta a rivoluzioni colturali. L’azienda agrumicola Cupane punta su mango e avocado di Gabriella Bechi

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iante di mango e di avocado dove c’erano agrumeti. In Sicilia i frutti esotici stanno affiancando coltivazioni millenarie. Non è solo una questione di cambiamento climatico, ma anche di “vocazione” di una terra, quella siciliana, per le colture subtropicali, grazie al suo ecosistema, fatto di sole, terra e acqua. Nelle Università e nei centri di ricerca se ne parla da tempo e la sperimentazione è iniziata anni fa in due macroaree particolarmente idonee: la zona costiera tra Palermo e Messina e il Catanese. Guardati prima con diffidenza, oggi mango e avocadi “Made in Sicily” compaiono sempre più spesso sulle tavole dell’Isola e stanno catturando l’attenzione del mercato nazionale ed europeo. Tra i protagonisti di questa “rivoluzione” colturale c’è Maruzza Cupane, titolare di un’azienda agrumicola che si tramanda da generazioni a Rocca di Caprileone, in provincia di Messina. Con in tasca una laurea in Scienze e tecnologie agrarie e un dottorato di ricerca in frutticoltura mediterranea che si è focalizzato sullo studio delle colture tropicali in Sicilia, Maruzza ha deciso di dedicare parte dei 6 ettari dell’azienda, dove produce limo-

Serra automatizzata e sensori per coltivare tre varietà di mango ni, clementine e arance tardive che commercializza attraverso la cooperativa Roccacoop, frutti tropicali biologici: mango e avocado. Grazie ad una misura del PSR ha costruito una innovativa serra di 3.200 metri completamente automatizzata dotata di sensori per la temperature e il vento, ma anche di un sistema di ricircolo dell’acqua piovana che può essere riutilizzata per l’irrigazione della coltura, capace di proteggere il mango alla temperatura ideale anche d’inverno e mantenerlo quindi in condizioni ottimali di sviluppo. L’impianto è stato realizzato nel 2015 con tre varietà di mango, Tommy Atkins, Osteen e Keitt, che presentano il vantaggio di

una maturazione scalare a cominciare dalla prima varietà, in modo da ampliare il più possibile il calendario di produzione. L’allevamento intensivo è a spalliera ed ha bisogno di un grosso lavoro di potatura e di manutenzione. “Ma, proprio perché la coltivazione è protetta - spiega l’imprenditrice - abbiamo già raccolto alcuni frutti al secondo anno, quindi in anticipo rispetto ai 3 o 4 anni che si dovrebbero attendere in pieno campo. Quest’anno abbiamo prodotto 600 chili di mango ma, a regime, dovremmo arrivare a 100 kg a pianta”. L’avocado, invece, viene coltivato in pieno campo su 2 ettari e mezzo di terreno. Anche in questo caso sono state scelte tre varietà, la Hass che è la più nota, la Bacon e la Fuerte, queste ultime con la buccia liscia. Il primo raccolto è atteso dalla prossima campagna. Tutte le piante sono acquistate in Sicilia dai Vivai

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SPECIALE MACFRUT

Si pensa a una rete tra produttori siciliani di frutti tropicali

L’ultimo nato del Gruppo Rago è uno snack innovativo di V gamma, con ortaggi freschi e controllati di Gabriella Bechi

Maruzza Cupane

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Torre, specializzati in piante da riproduzione certificate. Il vantaggio offerto dai frutti made in Sicily è che possono essere raccolti molto più vicino al periodo di maturazione fisiologica rispetto a quelli importati dall’altro Emisfero, che vengono spediti quasi acerbi per essere in grado di affrontare un lungo viaggio. Ciò significa che mantengono i profumi e tutte le componenti nutrizionali che si sviluppano durante la maturazione fisiologica, come i polifenoli, senza nulla togliere all’aspetto estetico. I frutti del mango hanno anche una bellissima pezzatura, mentre quelli di avocado sono leggermente più piccoli. Da un punto di vista commerciale il canale scelto dall’imprenditrice è quello del mercato locale, con i piccoli negozi di qualità, anche biologici: “Ho notato - dice - molto interesse anche da parte d ella distribuzione organizzata e quest’anno molti dei miei frutti sono partiti per l’Italia e per la Francia, ma ho in programma anche la creazione di un sito di e-commerce per la frutta tropicale”. Un’altra strada che Maruzza Cupane vorrebbero percorrere è quella di creare una rete tra i produttori siciliani che, come lei, hanno intrapreso la strada dei frutti tropicali. “Siamo ancora troppo pochi per affrontare un mercato così interessante e dalle grosse potenzialità – spiega -. Mettersi insieme sarebbe a mio parere molto importante da un punto di vista commerciale, ma soprattutto di marketing (a cominciare dalla creazione di un brand e di una packaging appropriato) e di promozione”. nnn


Meleti a Krasnodar

Per l’embargo la Russia coltiva da sé le mele che prima acquistava in Italia

Le mele del Mar Nero

L

a Russia sta cogliendo l’occasione dell’embargo agroalimentare - prorogato ulteriormente fino al 31 dicembre 2018 - per alleviare alcuni gap strutturali del suo settore agricolo e coltivare da sé quello che non può o non vuole importare. E’ il caso del settore frutticolo, impiantando frutteti già dall’inizio dell’embargo. L’ultima notizia è che la Russia ha deciso di produrre pure mele Gala, Red Delicious e Granny Smith e lo fa anche con materiale vivaistico italiano ed acquisendo know how. I meleti sono stati innestati a perdita d’occhio in Krasnodar, vicino al Mar Nero, non lontano dalle montagne del Caucaso. Un conteggio approssimativo parla di circa 15 milioni di nuove piante già messe a dimora. Le conseguenze dirette ed indirette

dell’embargo russo sono molto pesanti per il nostro Paese; l’export agroalimentare complessivo escluse le bevande, verso la Russia nel 2012 e 2013 (prima dell’embargo) era di quasi 500 milioni di euro. Le maggiori flessioni percentuali hanno riguardato: ortaggi, frutta, formaggi e latticini, carni. Esportavamo tra 50 e 70 milioni di euro di frutta, soprattutto pomacee, drupacee e uva. Nel 2017 si è praticamente azzerato l’export di frutta, mentre quello agroalimentare è sceso a 370 milioni di euro (bevande escluse). Conseguenze indirette sono state dovute all’ingolfamento dei mercati europei (e italiani) per i prodotti che hanno trovato chiuse le frontiere russe. Tutto questo è, in fondo, il risultato delle misure e contromisure di restrizioni commerciali tra UE e Russia che risalgono a qualche anno fa e

che Confagricoltura ha sollecitato vivamente di ripensare, così come ha chiesto di superare oggi la “guerra ai dazi” tra Usa e Cina. In Russia gli investimenti in agricoltura hanno raggiunto nel 2017 i 374,7 miliardi di rubli (6,6 miliardi di dollari) tanto che il ministro dell’Agricoltura Alexander Tkachev sottolinea che «entro i prossimi 24 mesi saremo in grado di soddisfare il 90% del nostro mercato con la produzione interna». Ed aggiunge: «Non ce lo saremmo mai sognato prima dell’embargo». Per i nostri frutticoltori, penalizzati in modo pesante dall’embargo, sono state previste apposite misure europee di sostegno, che però sono in scadenza a giugno e che sarebbe opportuno prorogare. Lo sforzo delle aziende frutticole italiane però è pure quello di cercare nuovi mercati per sopperire alle mancate esportazioni in Russia, come può essere quello dell’India. I primi dieci Paesi destinatari dei prodotti ortofrutticoli italiani sono tutti europei, con la Germania ad assorbire quasi la metà dal prodotto (quota 42%, con un +5,8%). A seguire Francia (quota 14% del totale, +9,5%) e Austria (quota 8%). Il Paese dove si è registrata la migliore performance dell’export italiano è stato la Spagna con +12,8%. (G. M.) APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 43


SPECIALE MACFRUT

Un morso al futuro

Ricercatori on the road alla scoperta degli hub che cambiano gli stili di vita 44 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

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l 12 maggio parte l’ “Innovation Global Mission 2018”, a cura di Future Food Institute che, dal 2014, è impegnato nel formare giovani talenti ad alto potenziale, favorendo l’innovazione nelle imprese del settore, in Italia e nel mondo. Quella che

si avvia è la seconda missione globale per l’innovazione alimentare; una vera e propria spedizione per la ricerca e la documentazione del futuro dell’alimentazione. I ricercatori coinvolti nel progetto provengono da Italia, Belgio, Sudafrica, Egitto, Ni-


geria, Stati Uniti d’America, Colombia, India, Cina, Giordania e Filippine; sono stati selezionati per motivazione, passione, meriti accademici e professionali. Sono ingegneri, tecnologi alimentari, chimici, economisti, giovani imprenditori, designer, culinary artist, agronomi, politologi, esperti di cooperazione internazionale, scienze alimentari e manager. Questo pool viaggerà per 60 giorni, studiando i 12 hub più rilevanti per l’innovazione nell’agroalimentare, strategici per il ruolo rappresentato in ambito accademico e nell’ecosistema globale delle start-up: Wageningen, Maastricht e Amsterdam (Paesi Bassi), Valencia, Madrid (Spagna), Berlino (Germania), New York (USA), Toronto (Canada), San Francisco (USA), Hong Kong (Cina), Tokyo (Giappone), Shanghai (Cina), Mumbai (India), Bangkok (Thailandia) ed Emilia Romagna (Italia). Gli esperti mirano, con questa attività di ricerca unica, ad ottenere un impatto tangibile sui temi più rilevanti per il settore, come la gestione delle risor-

Il pool di esperti in Emilia Romagna, food valley italiana se ambientali, l’adattamento ai cambiamenti climatici e un’alimentazione sostenibile ed equa. Focalizzeranno l’attenzione in particolare su quattro ambiti nella filiera agri-food dove, negli anni a venire, assisteremo alle rivoluzioni che forse cambieranno maggiormente la relazione tra agricoltura-alimentazione-ambiente (le tre “A”) e l’intero mercato. Food Care ed il futuro dei Food Service. Il consumo del cibo fuori casa è uno dei settori in più rapida crescita nel food system. Il “Food Care” (l’attenzione al cibo) si basa sulla relazione tra cibo, salute ed ambiente con i consumatori che, sempre più, tendono a fare scelte informate per uno stile di vita sano. Innovazione agritech nelle aree urbane e periurbane. L’obiettivo è sviluppare le “coltivazioni verticali” urbane (agricoltura metropolitana). Tali iniziative, più che

riempire la città di spazi verdi, ristrutturano le comunità urbane, attraverso l’educazione e la sensibilizzazione. In Cina, tra l’altro, sono in vendita verdure coltivate con l’idroponica direttamente nei supermercati. Sistemi circolari. Secondo la Fao, un terzo della produzione alimentare mondiale viene sprecato. Solo attraverso l’economia circolare gli operatori del settore possono implementare pratiche sostenibili su larga scala e utilizzare le risorse naturali in modo più efficiente. C’è una tendenza a incrementare le proteine vegetali e la ricerca di altre fonti proteiche come quelle degli insetti. Per quanto riguarda le proteine animali le tecnologie puntano a “animal welfare” e zootecnia di precisione. L’innovazione nella filiera alimentare, non è solo un fattore di competitività a livello industriale, ma è uno strumento strategico per affrontare le sfide del sistema a livello globale e deve essere un impegno comune e condiviso. (G. M.)

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SPECIALE MACFRUT

Magia in campo

L’impresa familiare di Giuseppe Frigenti, nel salernitano, affiliata alla Fiiaf, rilancia l’attività con lattughe Trocadero di Elisabetta Tufarelli

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16 anni ero già un bracciante agricolo e raccoglievo le fragole a Battipaglia, nella Piana del Sele. Osservavo gli agricoltori, che controllavano in campo il mio lavoro e sognavo un giorno di diventare come loro e di aprire un’azienda tutta mia. Tornando dal servizio militare il mio sogno è diventato realtà e sono diventato un piccolo imprenditore agricolo. Ho iniziato a San Valentino Torio, in provincia di Salerno ed ora posso dirmi soddisfatto. Ho 44 anni e due figli, Emiliana ed Angelo; il secondo lavora già con me, ha preso il patentino del trattore a 17 anni”. Ci accoglie

così l’imprenditore agricolo Giuseppe Frigenti, nella sua azienda specializzata nella produzione di lattuga, in pieno agro nocernino sarnese. “Certamente - racconta iniziare non è stato per nulla facile. Durante il mio primo anno da agricoltore è andato tutto malissimo e sono quasi arrivato al fallimento, ma giovane e testardo, ho lottato tanto, mi sono ripreso ed ho iniziato a crescere. Producevo peperoni in estate e lattughe in inverno”. E poi? “Purtroppo è arrivato un altro momento difficile. Sono approdate in Italia le produzioni spagnole di peperoni e quelle nostrane, come la mia, sono praticamente finite. La vera svolta è finalmente arrivata una decina


di anni fa, quando ho deciso di specializzarmi nella produzione di Trocadero, la lattuga di eccellenza, quella che non si taglia, ma si spezza, che va d’accordo con tutto. E mi da più gratificazione. Tenera, dolce, con la testa di media grossezza è ricca di vitamine e sali minerali”. In effetti noi italiani siamo i primi consumatori di insalata al mondo e abbiamo il primato anche per la produzione. Vedo che produce sotto serra e in pieno campo. Come commercializza le sue Trocadero? “Vendo il prodotto direttamente in azienda o sui mercati - risponde Frigenti ma la gran parte della mia lattuga la rivendo ai commercianti”. Una mono produzione specializzata, quella realizzata dall’imprenditore su quattro ettari, 3 sotto serra e 1 in pieno campo, che non viene ricavata esclusivamente a San Valentino Torio, ma anche nelle

Prove con Università di Salerno e Portici e ditte sementiere altre due aziende situate a Poggiomarino e a Scafati. “Produttori specializzati non ci si improvvisa - precisa Frigenti -. Occorre tenersi costantemente aggiornati. Effettuiamo prove in collaborazione con le Università di Salerno e Portici e con le ditte sementiere. Le lattughe, quando si comprano, sembrano tutte uguali. Non è affatto così: ogni periodo dell’anno ha la sua varietà. Serve un terreno ben drenato, ricco di sostanze organiche e morbido, così da permettere al sottile impianto radicale di crescere facilmente. Le lattughe non amano ristagni d’acqua e prediligono i terreni arieggiati, ovviamente senza infe-

stanti. Tutto qui. Serve tanta cura e passione”. Può entrare più nel dettaglio del suo rapporto con le Università e le aziende sementiere? “A me interessa dare un prodotto controllato, sano e di qualità. Per far questo - chiarisce - bisogna partire dal seme, che deve essere resistente alle malattie ed ecco che sono indispensabili la scienza e la ricerca, con prove sperimentali direttamente in campo. Così, ad esempio, partendo da 250 varietà di lattuga, selezioniamo quelle resistenti agli afidi e alle malattie, riducendo così l’uso dei fitofarmaci a tutto vantaggio della salute”. Progetti futuri? “Potrei dire che non intendiamo fermarci mai. Dopo essere diventati specializzati e conosciuti per la Trocadero, con mio figlio stiamo pensando di allargarci comprando altra terra, ma anche di diversificare la produzione”. nnn

Giuseppe Frigenti ed il figlio Angelo

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AT T U ALI TÀ ZOO T ECNI A

Uno sguardo sul suino L’allevamento risorsa importante, ma si è perso potenziale produttivo di Elisabetta Tufarelli

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a suinicoltura è una risorsa importante e rappresentativa della nostra economia, introdotta per la prima volta dai Benedettini nella pianura Padana, che da sempre convive con l’uomo e contribuisce a soddisfare le richieste crescenti di carne, una delle sfide più importanti del Pianeta. Confagricoltura, alla luce dell’attenzione crescente dei media sul comparto, ha fatto il punto sul settore suinicolo italiano, sottolineando come la lunga crisi che ha investito il settore abbia fatto perdere il 20% del nostro potenziale produttivo, aumentando l’importazione di capi, carne e suinetti dai Paesi Ue ed extra Ue. La carne suina, oltre alla sua rilevanza come consumo diretto (più di un quinto della carne fresca consumata nel Paese è suina), è il primo anello della filiera della salumeria tipica ‘made in Italy’, ricca di Igp e Dop e riconosciuta nel mondo per

la sua tipicità e la sua qualità. I suini non sono generosi, però, solo dal punto di vista alimentare: i liquami sono una risorsa per l’agricoltura perché aiutano i terreni aumentando la sostanza organica. Gli impianti a biogas, inoltre, che molti agricoltori gestiscono direttamente, permettono di ricavare energia da fonti rinnovabili di cui abbiamo bisogno. Occorre mettere in atto misure specifiche che permettano di aumentare la produzione, contenendo i costi di produzione in maniera da migliorare la redditività degli allevatori. Servono nuove tecnologie, miglioramento genetico, mangimistica evoluta, tecniche innovative per conformarsi ai sempre più stringenti requisiti in materia ambientale. Bisogna aumentare la produzione per soddisfare le richieste di mercato, valorizzando ancora le Dop e investendo sull’export in Paesi dell’Estremo Oriente. Ad esempio - ha concluso Canali - solo l’apertura di Taiwan alla nostra carne suina italiana può valere sino a due milioni di euro. Diventa fondamentale, in questo contesto, avviare nuove strategie di aggregazione e valorizzazione dell’offerta per permettere alla nostra suinicoltura di crescere. nnn


EPS Ente Protezione Selvaggina

PROLIFERAZIONE E IRRAGGIAMENTO TERRITORIALE DEI SELVATICI

Attenti al lupo

Gli allevatori chiedono di poter arrivare rapidamente a percepire i risarcimenti previsti dalla legge per i danni subiti dalle predazioni della fauna selvatica e, in particolare, del lupo e dei suoi ibridi, ma soprattutto di poter esercitare la propria attività imprenditoriale senza la paura di dover, da un momento all’altro, soggiacere a danni devastanti, procurati soprattutto dall’incapacità della politica di assumere precisi indirizzi e responsabili decisioni. Da anni il confronto è con una classe politica disattenta alle necessità del mondo produttivo, che non approccia la realtà alla luce delle vere tematiche ambientali, che non sono quelle di perseguire la tutela a prescindere; ma quelle che dovrebbero invece avere come obiettivo la reale conservazione delle biodiversità animale, 50 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

tenendo conto della presenza nei territori dell’uomo e dello sviluppo dell’attività agricola. Sul finire dello scorso anno la Conferenza Stato Regioni ha deciso di rinviare, in pratica sine die, il varo del piano per la salvaguardia e la gestione del lupo. La richiesta di stralciare, annullando ogni residua validità dell’intero piano, i punti riguardanti la possibilità - solo ed unicamente previo parere scientifico e dopo che tutte le altre misure abbiano fallito - di procedere ad abbattimenti controllati potrebbe avere conseguenze di carattere economico, di sicurezza e di sanità pubblica. Non è, infatti, scontato che una popolazione selvatica, quale essa sia, si salvi mantenendola a tutti i costi, anche in sovrannumero, sui territori, per poi magari spo-

starla forzosamente attraverso catture e trasferimenti in altre aree in cui a breve si potrebbero ricreare gli stessi problemi. L’uomo ha contribuito e continua a contribuire direttamente e indirettamente a creare le condizioni favorevoli per la proliferazione e l’irraggiamento territoriale del lupo, attraverso lo spopolamento delle zone montane e rurali e l’abbandono delle coltivazioni e dei pascoli, con la conseguente progressiva espansione spontanea degli arbusti e dei boschi e l’aumento del numero di ungulati selvatici di cui il lupo si nutre. La necessità di intervenire deriva anche dalla considerazione che la presenza eccessiva di una specie o di più specie contemporaneamente su un stesso territorio è la causa della diffusione incontrollata ed incontrollabile di pericolose patologie, che possono portare alla distruzione di ciò che si vuole invece proteggere. È necessario, quindi, operare non solo a livello nazionale, ma anche sul piano europeo, affinché si riconsiderino le misure per la tutela dalla fauna selvatica, in modo da rendere possibile, nei casi di necessità e in armonia con le direttive della Ue, il controllo ed il contenimento dei soggetti in sovrannumero. In caso contrario, assisteremo ad un rinnovato e progressivo abbandono delle aree più disagiate e vulnerabili del Paese, dove la presenza dell’uomo può essere assicurata solo dall’allevamento brado tradizionale, con conseguenti problemi di tenuta del territorio. Landolfo Di Napoli


FORMAZIONE

ISCRIZIONI AI PERCORSI FORMATIVI

Corsi PSR Lazio

Aperte le iscrizioni ai progetti formativi realizzati da Enapra a valere sul PSR Lazio programmazione 2014-2020 e relativi alle misure 1.1. (sottomisura 1.1.1.) “Sostegno per azioni di formazione professionale e acquisizione di competenze” e 1.2. (sottomisura 1.2.1) “Sostegno ad attività dimostrative e azioni di informazione”. I corsi si terranno in tutte le province del Lazio e hanno un duplice obiettivo. Nel caso dei progetti presentati sulla misura 1.1 gli interventi mirano a garantire ai destinatari adeguate conoscenze tecniche e professionali per migliorare la competitività e l’efficienza dell’impresa, la gestione sostenibile delle risorse naturali, l’utilizzo di tecniche e pratiche aziendali a minor impatto ambientale ed ecocompatibili. Ma anche per ottimizzare i processi produttivi aziendali e contestualmente migliorare la qualità delle produzioni; per preservare l’ambiente e la salute dei consumatori. Possono partecipare a questa tipologia di corsi gli addetti del settore agricolo, alimentare e forestale, gestori del territorio e altri operatori economici come piccole e medie imprese (PMI) operanti nelle aree rurali. Nel caso della misura 1.2 si tratta, invece, di azioni dimostrative e informative direttamente in “campo” o in “siti produttivi”, che hanno l’obiettivo di

favorire il trasferimento di conoscenze e l’acquisizione di competenze tramite un coinvolgimento più diretto, immediato e circostanziato dei partecipanti. Destinatari di questi progetti sono le persone fisiche che operano, anche in qualità di dipendenti, nel settore agricolo (compresi coadiuvanti e membri della famiglia agricola), forestale, agroalimentare; nella gestione del territorio tra cui tecnici pubblici e privati; altri attori economici le cui imprese di riferimento rientrano nel campo delle piccole e medie imprese (PMI) aventi sede legale e operativa nelle zone rurali come individuate nel PSR 2014-2020 della Regione Lazio. Gli ambiti di attività dimostrativa e informativa di questi corsi sono: la nuova olivicoltura e olio extravergine di oliva, l’innovazione sociale, la gestione del rischio e la produzione e trasformazione delle piante officinali. “Il riconoscimento di Enapra

come ente accreditato presso la Regione Lazio è un risultato che giudichiamo molto positivamente per i vantaggi che può apportare alla promozione del settore agricolo nel territorio laziale - ha dichiarato Luca Brondelli di Brondello presidente Enapra -. Con l’accreditamento il nostro ente risulta idoneo a realizzare interventi di formazione professionale e/o di orientamento finanziati con risorse pubbliche a valere sulla programmazione regionale. Quindi nel corso del 2017 abbiamo presentato i primi progetti sulle misure 1.1 e 1.2 riuscendo a farci approvare 18 percorsi formativi, attraverso i quali miglioreremo la preparazione tecnica e professionale di chi opera in agricoltura a Roma e in tutte le altre province del Lazio, con tutti i vantaggi che ne conseguono per l’impresa agricola, il territorio, l’ambiente ed i consumatori”. Tutti i bandi sono disponibili per la consultazione sul sito di Enapra (www.enapra.it/regione-lazio). Inoltre, è possibile chiedere informazioni telefonando a 066852431/310/430. Antonella Torzillo

Parola chiave del mese: accreditamento L’accreditamento è l’atto con cui una Regione riconosce l’idoneità di soggetti pubblici e privati, con sedi operative presenti sul territorio regionale e in possesso dei requisiti definiti dalle normative vigenti, per realizzare interventi di formazione professionale e/o di orientamento finanziati con risorse pubbliche nel rispetto della programmazione regionale. L’accreditamento è requisito imprescindibile per ottenere l’erogazione dei fondi pubblici. Inoltre, l’accreditamento è lo strumento attraverso il quale una Regione intende elevare a standard di qualità omogenei tutto il sistema dell’offerta formativa, sia finanziata con risorse pubbliche, sia non finanziata.

APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 51


ORGANIZZ A ZIONE E TERRITORIO LAZIO TURISMO ENOGASTRONOMICO

L’Agriturismo “Il Torrino dei Gelsi”, nel Lazio, ha fatto da cornice alla tre giorni dedicata al turismo enogastronomico ed alle innovative strategie di marketing connesse. Il presidente di Confagricoltura Roma, Vincenzo Rota, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa. Il presidente di Agriturist Lazio, Livio Terilli, ha rimarcato l’importanza di acquisire tecniche e strumenti innovativi di marketing per sostenere lo sviluppo e la competitività delle aziende agrituristiche sul mercato. Maria Vittoria Briscolini, dirigente del Mipaaf, ha illustrato le linee guida ministeriali per il settore agrituristico nazionale, con un particolare focus sull’eccellenza del cibo made in Italy. Tra i numerosi interventi quello del professore Carlo Cambi, dell’Università di Macerata, che ha illustrato come costruire un’offerta enogastronomica sempre più mirata ed in linea con le nuove tendenze dei fruitori. L’iniziativa si è conclusa con un workshop che ha coinvolto gli imprenditori agrituristici, con l’obiettivo di evidenziare le principali criticità ed esigenze formative degli operatori del settore. 52 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

di Elisabetta Tufarelli

DELEGAZIONE TRANSALPINA NELL’AGRO ROMANO

Visita parlamentari francesi

Il Consigliere agricolo dell’Ambasciata di Francia, Antoine Erhel, sulla base degli ottimi rapporti in essere con Confagricoltura, ha accompagnato una delegazione della Commissione degli Affari europei dell’Assemblée Nationale Francese in una missione parlamentare intitolata «Un’agricoltura sostenibile per l’Europa» sul tema della Pac, rappresentata da André Chassaigne (deputato del Puy de Dôme), e Alexandre Freschi (deputato del Lot et Garonne). La missione si è svolta in tre tappe: Bruxelles, Polonia ed Italia con sosta a Roma, durante la quale i parlamentari, insieme al Consigliere Erhel, hanno chiesto di poter visitare alcune realtà interessanti nella provincia. Il presidente di Confagricoltura Roma, Vincenzino Rota, li ha accompagnati nella sede della cooperativa Ortosole dei fratelli Tiozzo, situata alle porte di Roma, un’impresa di produzione ortofrutticola focalizzata sulla qualità e unico membro italiano del Farm Network, una partnership che promuove l’agricoltura sostenibile. In questo modo, l’azienda agricola è diventata un vero e proprio “catalogo di sostenibilità” a cielo aperto. La seconda visita all’alleva-

mento zootecnico “Cinque Stelle” che ricomprende anche una tenuta di 40 ettari; è un’importante realtà, unica nel suo genere che è diventata anche incantevole location per realizzare ricevimenti in stile rurale immersi nella natura. L’incontro con la delegazione francese è stato l’occasione per un proficuo scambio di vedute sui temi dell’agricoltura e della competitività delle imprese agricole, e sui benefici e sulle criticità della Pac rispetto all’attività e alla sostenibilità economica, ambientale e sociale della produzione. Nella foto: la delegazione con il presidente di Confagricoltura Roma, Vincenzino Rota (a sin.) e Alessandro Tiozzo (a destra), durante la visita alla cooperativa Ortosole. (Alessandra Porro)


INCONTRI CULTURALI DI CONFAGRI E AGRITURIST PIACENZA

BRESCIA CONVEGNO SU LATTE

A cena con la scienza

Ha preso il via il ciclo d’incontri “A cena con la scienza”, organizzato da Confagricoltura e Agriturist Piacenza. L’iniziativa, giunta alla sua nona edizione, ha registrato tanto interesse e, dallo scorso anno, è patrocinata dalla Sezione Centro-Est dell’Accademia dei Georgofili. Questi appuntamenti costituiscono anche credito formativo per l’Ordine degli agronomi. La rassegna ospita esperti di fama internazionale la cui visione, per ruolo e competenze, consente di guardare al futuro e vede una prima fase della serata dedicata all’esposizione della relazione, mentre a tavola prosegue la discussione, degustando le prelibatezze tipiche delle aziende di Agriturist. “Mai – ha spiegato il coordinatore dell’iniziativa, Michele Lodigiani - l’umanità ha potuto disporre di mezzi straordinariamente efficaci per risolvere i problemi che la affliggono, ma il virtuoso utilizzo sembra scontrarsi con una sorta di riluttanza culturale ad accettare le sfide della modernità. Fortunatamente ovunque, nei laboratori scientifici come nelle corsie d’ospedale (ed anche nei campi!), vi sono uomini e donne che guardano al passato come al presente con

equilibrio e consapevolezza e che, soprattutto, lavorano perché il futuro sia migliore dell’uno e dell’altro. Alcuni di essi ci racconteranno le loro esperienze, le loro speranze e le loro proposte”. La serie d’incontri quest’anno approfondisce il tema: “Orgoglio e Pregiudizio - quattro appuntamenti tra ragione e sentimento”. Dopo il primo incontro gli altri appuntamenti saranno: 4 maggio nell’agriturismo Casa Rosa, il 25 maggio, alla “finestra sul Po” di S. Nazzaro e l’8 giugno nell’azienda agrituristica Battibue di Fiorenzuola d’Arda (info: www.confagricoltura.org). “Tengo particolarmente a questa iniziativa – ha sottolineato Gianpietro Bisagni, presidente di Agriturist Piacenza e di Agriturist Emilia-Romagna, perché negli anni è stata in grado di approfondire temi interessanti, con il rigore e con l’attenzione per la ricerca cari alla nostra associazione e al contempo è riuscita ad accendere un faro sui nostri agriturismi, una rete sempre più attiva sul territorio, aziende che sono in grado di promuovere i prodotti locali, accogliere visitatori e far conoscere la nostra bella provincia”. “Il tema di quest’anno – ha ricordato il presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini – è di grande attualità. Entriamo nei meccanismi che rendono la nostra società, apparentemente evoluta e disincantata, così permeabile all’irrazionalità e riluttante alle incontrovertibili evidenze scientifiche”.

A Leno convegno su «Latte: quali strumenti per il governo della crisi», organizzato da Confagri Brescia. Per il rilancio del comparto lattiero-caseario bresciano e lombardo occorre conoscere il mercato, unire le forze e approntare strategie efficaci per vincere le incertezze economiche e le sfide della globalizzazione. Il presidente provinciale dell’Organizzazione, Francesco Martinoni, ha sottolineato le preoccupazioni dei produttori, in uno scenario gravato da quantità crescenti di materia prima da ricollocare, calo consumi, costi di produzione elevati. «II comparto è soggetto a grande volatilità - ha aggiunto il vicepresidente Luigi Barbieri –. Lo scorso anno si è chiuso positivamente, confermando il ruolo portante del Grana Padano: è importante, però, riflettere su come tutelare questo prodotto, affrontando surplus produttivo e flessione dei prezzi con strategie di coesione». Per Antonio Boselli, presidente di Confagri Lombardia, bisogna «unire le forze del Paese per inserire il latte in un circolo virtuoso e tutelato». APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 53


CAMPI ROSA

di Elisabetta Tufarelli

DUE DOMANDE A… ELISA POZZI

«Il richiamo forte delle “radici”» un certo punto del mio percorso cittadino le mie radici agricole sono emerse con forza e sono tornata in azienda ad occuparmi della trasformazione del latte e della vendita. Che innovazione ha portato con Elisa Pozzi il suo ritorno? Alleviamo Frisone, ne abbiamo poco più di un centinaio, di Incontriamo Elisa Pozzi, imprenditrice lombarda, responsabile vendite cui 60 in lattazione. Abbiamo anche e trasformazione dell’impresa lattiero una ventina di capi di Varzese, una casearia Cascina Zipo, a Zibido San razza autoctona lombarda quasi in via d’estinzione e, nel caseificio Giacomo (Mi). aziendale, stiamo sperimentando un nuovo prodotto. Più che innovare ho Come ha iniziato? ripreso quello che diceva sempre mio In un certo senso la mia scelta agricola è stata una riconversione. Sono nonno: “badate alla qualità prima che alla quantità” e l’ho messo in cresciuta in cascina, ma mi stava pratica. Puntiamo sulla filiera corta e stretta; soprattutto da adolescente tutto ciò che si trova in vendita nella detestavo vivere in campagna e mi sentivo tagliata fuori da tutto. Final- nostra cascina è prodotto artigianalmente in azienda a partire dai lattimente sono riuscita ad andare via e ho frequentato Agraria all’Università cini e dallo yogurt, fino ad arrivare di Milano. Ma, evidentemente, c’era alla Zipotta, la nostra caciotta a pasta semicotta dal latte crudo intero delle già qualcosa che mi legava alla mia nostre vacche. terra e non me ne ero accorta. Ad LE NOMINE di Sacco e Scipioni. Paola Maria Sacco è la nuova presidente di Confagricoltura Piemonte. Laureata in Scienze agrarie, conduce con il marito un’azienda di 250 ettari tra Tortona, Pontecurone e Rivanazzano, in provincia di Alessandria. È subentrata a Maria Teresa Melchior, che ha concluso due mandati. Alla vicepresidenza Maria Teresa Ballauri, imprenditrice vitivinicola di “Cascina Monsignore” di Vicoforte (CN), e Natalia Bobba, che conduce un’azienda ad indirizzo risicolo a Vinzaglio (NO) ed è presidente dell’associazione Donne&Riso. In Emilia Romagna, Rosanna Scipioni è stata riconfermata ai vertici regionali di Confagricoltura Donna. “In questi primi tre anni - ha detto - abbiamo lavorato molto sulla visibilità, sulla sinergia tra le diverse ‘anime’ di Confagricoltura e sulla comunicazione interna ed esterna. Nel prossimo triennio ci impegneremo per un’ulteriore valorizzazione delle peculiarità imprenditoriali femminili e per l’arricchimento che ne deriverà”. 54 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

LEGGE SUI MASI CHIUSI

Sono state approvate le modifiche alla legge sui masi chiusi. Per la presidente dell’associazione delle Donne Coltivatrici Sudtirolesi (SBO) Hiltraud Erschbamer “Se non ci fossero i masi chiusi, l’agricoltura sudtirolese non lavorerebbe oggi con tanto successo. Il maso chiuso garantisce che l’azienda agricola venga trasferita come un’entità unitaria, preservando così la sua indivisibilità.” Il consiglio provinciale delle donne coltivatrici è a favore dell’istituto giuridico riguardante il maso chiuso, ma allo stesso tempo sottolinea l’importanza di proteggere la proprietà acquisita dalle donne. Il consiglio provinciale delle donne coltivatrici ha ringraziato i rappresentanti agricoltori per il loro sostegno. E’ ora garantito che uomini e donne debbano essere inclusi nella composizione delle commissioni. “Portare avanti il maso nel futuro - ha concluso - significa dover prendere cura di questo patrimonio con molta responsabilità e impegno”.


Omnibus: soddisfatti per aumento aiuti giovani agricoltori MISURE ANCHE PER I GIOVANI GIÀ INSEDIATI PER SUPPORTARE INVESTIMENTI PER L’INNOVAZIONE

Q

ualche buona notizia arriva anche per i giovani re il futuro dell’agricoltura produttiva e sostenibile la agricoltori, come le scelte nazionali di attua- strada obbligata è quella di incoraggiare un massiccio zione del regolamento Omnibus che riguarda- ricambio generazionale». E, mentre continuano le apno gli ‘under 40’ impegnati nel settore primario. «La prezzabili iniziative dell’Ismea per favorire l’insedianostra Associazione – ha messo subito in evidenza il mento, «aspettiamo - ha continuato - le misure dedicapresidente dell’Anga Rafte ai giovani già insediati faele Maiorano, in un coper supportare gli investiIL C O M M E N T O municato stampa - aveva menti per l’innovazione, La nostra Associazione ripetutamente richiesto come richiede il mercato. sa bene che il futuro del misure che riuscissero ad Sarebbe fondamentale fanostro settore si giocheagevolare e accompagnare vorire l’accesso alla terra rà sull’innovazione e sulconcretamente l’avvio delattraverso il concreto afla ricerca, fondamentali le nuove attività imprenfiancamento dei giovani per l’agricoltura, perché ditoriali in agricoltura e la agli “over 65” senza eredi, consentiranno di vincefase iniziale di vita delle così come intervenire sul re le diverse sfide che il aziende». E le richieste dei credito, sulla ricomposinostro settore affronta e Giovani di Confagricoltuzione fondiaria e sulle incontinuerà a sostenere a livello globale. Guarra sono state accolte. «La frastrutture, comprese le dare avanti, prospettare, anticipare e capire i misura ha registrato un reti digitali 5G». Ma non nuovi scenari è diventata quindi una necesimportante incremento, solo. Nel dibattito sul fusità per chi si occupa di agroalimentare, ma arrivando dal 25% al 50%. turo della Pac post 2020, non basta più. Limitarsi a pensare ad innovaAbbiamo apprezzato l’aver che pur avviene all’ombra re prodotti, modalità e macchinari non è più prolungato l’erogazione della Brexit, rientra anche sufficiente; occorre approfondire di più questo del “pagamento giovani la proposta di aumentare concetto, accompagnandoci l’innovazione di agricoltori” anche a chi ha gli aiuti ai giovani agricolpensiero. Il nostro prossimo Convegno Quadri concluso il quinquennio tori. Saranno questi, insieha proprio l’obiettivo, esaminati scenari e prodal primo insediamento». me alla sostenibilità, gli spettive, di modellare le proposte di noi giovaIl documento unitario sulle argomenti che verranno ni imprenditori per il futuro dell’agricoltura e scelte nazionali di attuazioapprofonditi in occasione dell’agroalimentare italiano, rimarcando il none per i pagamenti diretti del XVII Convegno quastro ruolo essenziale per il raggiungimento di ha dato segnali positivi. «I dri dei Giovani di Conun concreto sviluppo sostenibile. giovani agricoltori in Italia fagricoltura, che si terrà Raffaele Maiorano - ha osservato il presidena Roma i prossimi 7 e 8 Presidente Nazionale Anga te dell’Anga - sono ancora giugno. troppo pochi: per garantiElisabetta Tufarelli APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 55


PIACENZA

ANGA CALTANISSETTA A SEMINA DIRETTA 2.0

Impegno nel sociale

No tillage per grano

La sezione Anga Piacenza ha organizzato una raccolta fondi e quest’anno il ricavato è stato utilizzato per acquistare attrezzature riabilitative e ginniche per l’azienda agricola Rio Torto, una preziosa realtà associata a Confagricoltura Piacenza, che ospita persone diversamente abili, realizzando progetti per coinvolgerle in attività quotidiane come l’orticoltura, la panificazione e i laboratori di pet-terapy. Alla Festa di Primavera, aperta a tutte le famiglie dei ragazzi che già frequentano la struttura, hanno partecipato il presidente dei giovani di Confagricoltura, Corrado Peratici e la segretaria Sabrina Anaclerio. Per Confagricoltura Piacenza erano presenti il vicedirettore Giovanni Marchesi e il segretario di Zona, Giulio Bracchi. “Il nostro contributo a questa struttura ha detto Peratici - sarà un aiuto concreto. Qui c’è un punto di riferimento importante per le famiglie e per i ragazzi, che potranno fare attività fondamentali per la loro autonomia e per il loro benessere”. (Elena Gherardi) 56 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

A Caltanissetta si è svolto il convegno “graNOtill” della Sicilia: un suolo fertile per il grano”, organizzato dalla no profit Semina Diretta 2.0. Un incontro che ha avuto il merito di mettere a confronto Istituzioni, agricoltori, tecnici e specialisti del settore, Università, scuole, per discutere insieme di una delle sfide cruciali per il nostro futuro: il rischio desertificazione in Italia. All’incontro è intervenuto Salvo Massimino, delegato Anga nella Federazione nazionale Cereali di Confagricoltura, che ha evidenziato l’impegno dei giovani agricoltori nell’attivazione di “politiche di indirizzo per contrastare il fenomeno della desertificazione e garantire sviluppo al comparto cerealicolo nazionale”. La semina diretta potrebbe essere una risposta? Questo è l’interrogativo che ha attraversato l’intero svolgimento dei lavori. Agli studenti dell’istituto tecnico agrario Senatore Di Rocco, la preside Giuseppina Terranova, ha evidenziato il problema dell’improduttività dei suoli agrari per gli effetti economici e sociali che ne derivano. “Occorre sollecitare - ha detto - le Istituzioni a delineare politiche che sostengano tecniche di agricoltura conservativa, come

previsto dall’Agenda 2030 dell’Onu”. “In Sicilia - ha messo in evidenza Lino Falcone, presidente di Semina Diretta 2.0 no profit - ogni anno si perdono 3 milioni di tonnellate di suolo fertile per erosione superficiale a seguito delle lavorazioni. Riteniamo che la semina diretta possa essere la risposta. Abbiamo focalizzato i nostri sforzi sulla filiera del grano perché è la prima eccellenza italiana che rischia di venir meno a causa della desertificazione e su questi temi abbiamo realizzato una serie di iniziative di sensibilizzazione”. “Il no tillage, riduce l’erosione, migliora le caratteristiche del suolo, aumenta la biodiversità e può contribuire a mitigare il global warming - ha spiegato Dario Giambalvo, Ordinario di Agronomia presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo -. I residui colturali devono essere considerati una risorsa e non un problema, altrimenti rapiniamo soltanto, senza nulla restituire alla terra”. “Sosteniamo la semina diretta sul nostro territorio come mezzo per riportare fertilità dei suoli e per tutelare la redditività aziendale”, ha rimarcato Salvatore Milazzo agronomo Arpa. «Il rischio di desertificazione e le scelte agronomiche non possono gravare solo sulla determinazione dell’agricoltore, che risponde a logiche aziendali di breve periodo - ha rilevato Biagio Pecorino, ordinario di Economia ed Estimo rurale dell’Università degli studi di Catania - mentre il compito di coniugarle con una visione a lungo termine è appannaggio della politica». Giancarlo Cancelleri, vicepresidente dell’assemblea regionale siciliana, ha auspicato “una presa in carico del tema da parte delle Istituzioni”. All’evento sono intervenuti anche l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Caltanissetta Giovanni Guarino e il sindaco di San Cataldo, Giampiero Modaffari.


CREATO DA GIOVANI DI CONFAGRI REGGIO CALABRIA

Osservatorio sul Kiwi Creato a Reggio Calabria, dai Giovani di Confagricoltura, “L’Osservatorio sul Kiwi”. Il presidente provinciale Anga, Francesco Pasquale Cordopatri, durante l’ultima assemblea, dopo aver passato in rassegna le attività svolte negli ultimi mesi, ha sottolineato l’importanza della nascita dell’Osservatorio, sotto la responsabilità del vice presidente Anga Rodolfo Castellano, che coordinerà la task-force di agronomi per offrire supporto tecnico e sindacale ai coltivatori di kiwi associati. “L’esigenza di creare un organismo dedicato - ha rimarcato Castellano - è nata dal sensibile aumento delle superfici coltivate nella nostra provincia e dal grande interesse che questa coltura suscita soprattutto tra i giovani imprenditori, che intravedono buoni

ritorni economici. Una buona gestione agronomica degli impianti è indispensabile per ottenere alti standard qualitativi del prodotto ed essere competitivi sui mercati”. Per il presidente provinciale

“vedere tanti ragazzi accettare con entusiasmo la responsabilità di occuparsi di settori così strategici e complessi, è un bellissimo segnale. In questi anni, grazie alla guida del nostro del presidente regionale, Giuseppe Barbaro, si è riusciti a mantenere un elevato standard qualitativo in termini di offerta sindacale e di aggregazione. Ciò ci ha permesso di essere interlocutori privilegiati di importanti Istituzioni come l’Università Mediterranea, la Città di Reggio Calabria ed altri Comuni della provincia. Attraverso il dialogo costruttivo con esse e con l’attenzione alle istanze della nostra base contiamo di aumentare ancora il nostro contributo in termini di difesa e di crescita delle aziende agricole dei giovani e del nostro territorio”.

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OVER 65

di Elisabetta Tufarelli

Libera i sogni dal cassetto

ragione: negli Stati Uniti aumentano gli over55 che chiudono matrimoni trentennali, nel sito d’appuntamenti match.com sono gli ultracinquantenni quelli che crescono più velocemente. Gli over65 vengono ritratti dall’immaginario pubblicitario come persone anziane, malate, fragili che, in quanto a shopping, si trastullano tra una colla per dentiera e il nuovo modello di Tutti abbiamo i nostri sogni ben chiusi nei cassetti. Non è mai troppo pannolone. Ma non è così. Stewart tardi per liberarli e farli volare. Per gli ha fatto confluire nel sito agei.st, italiani la terza età è sempre più una ricercatori, creativi e opinion maker fase in cui la vita ha ancora molto da per promuovere “una maggiore comprensione degli stili della vita offrire e durante la quale realizzare matura”, una sorta di guida per le progetti e sogni nel cassetto. “Live fast die old”, vivi velocemente e muori aziende che vogliono conquistare un target dimenticato, ma alto, con vecchio, è il motto di Agei.st, il mouna capacità di spesa e con necesvimento di marketing ed editoriale sità nuove rispetto al passato. Nel nato negli Usa. Il fondatore, David Harry Stewart, sostiene l’importanza mondo della profumeria si iniziano a vedere i primi segnali: le linee prodi pianificare “perché non si può age, e quelle che utilizzano i volti vivere una quarantina d’anni senza non più giovanissimi di Charlotte progetti … una laurea aggiuntiva, ripartire da zero con un lavoro e una Rampling, Maye Musk e Isabella carriera”. Alcuni dati sembrano dargli Rossellini. PER VIVERE BENE, praticare una buona attività fisica, ed avere uno stile di vita sano. Lo sport rappresenta un momento di svago, ma anche un modo per relazionarci con i nostri coetanei, condividere un obiettivo comune e migliorare le condizioni di vita in termini di salute. Negli ultimi decenni, il tennis è uno sport molto seguito e praticato da oltre 1 milione di italiani. Senza limiti temporali, è adatto dall’infanzia sino alla terza età. Non sono, infatti, rari i casi di persone anziane che ancora giocano a tennis, un connubio di salute e divertimento. Gli esperti lo definiscono uno sport aerobico-anaerobico alternato, in cui si passa spesso da una fase di scatto a una in cui l’attività è meno frenetica. Praticare il tennis dà benefici all’apparato cardiovascolare (cuore, polmoni e arterie), e allo sviluppo e influisce sul tono della muscolatura. 58 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

SHOPPING CURATIVO

Finalmente vengono provati i benefici degli acquisti. Lo dice uno studio scientifico condotto da un pool di ricercatori di Taiwan e Australia pubblicato sulla rivista specializzata “Journal of epidemiology and community health”. Gli scienziati hanno scoperto, ad esempio, che tra le persone over 65 che fanno shopping almeno sei giorni su sette il tasso di mortalità è inferiore del 28 per cento, rispetto a chi preferisce risparmiare. Uscire e girare nei negozi permette di fare costante esercizio fisico, aumentando il buonumore. Ma i vantaggi di dedicare del tempo a se stessi e al proprio piacere facendo i desiderati acquisti, non finiscono qui. Anche perché, hanno rilevato i ricercatori, non è necessario spendere molto. Per godere degli effetti positivi dello shopping è sufficiente togliersi qualche piccolo sfizio più volte alla settimana, anche utilizzando un budget ridotto. Comprare, insomma, fa bene: riduce l’ansia, combatte lo stress, ha un impatto positivo immediato sulla felicità, migliora l’autostima, oltre ad offrire piccole consolazioni.


Dormire fa bene al cervello

nel cervello dopo una notte in bianco, come ha rilevato Yo-El Ju, assistente professore di neurologia al centro di medicina del sonno dell’Università di Washington. I ricercatori della Mayo Clinic ha compiuto uno studio su 283 persone con un’età media di 77 anni certificate senza Esisterebbe una relazione profonda demenza. Hanno misurato la quantra la malattia di Alzheimer e la tità di accumulo di beta-amiloide mancanza di sonno (che provoca nel loro cervello nel tempo, conaccumulo di placca amiloide nel frontando i risultati con la quantità cervello), ma servono ulteriori di sonnolenza diurna riportata da ricerche perché non è chiaro quale ciascuno. I soggetti più sonnolenti dei due fattori determini la compar- durante il giorno hanno riscontrato sa dell’altro. Il team di ricercatori una maggiore quantità di amiloidi guidati da Ehsan Shokri-Kojori durante il periodo di due anni dello del National Institutes of Health di studio, specialmente nelle aree del Bethesda, Maryland, ha messo in cervello responsabili dell’emozione, evidenza come il poco riposo abbia del recupero della memoria e del un effetto immediatamente rilevacomportamento. Questi studi posbile sui livelli di beta-amiloide. Gli sono fornire ai medici un dettaglio scienziati ritengono che il sonno sia da tenere in considerazione: l’eccesimportante per eliminare i ‘rifiuti’ siva sonnolenza diurna potrebbe dal cervello, il che potrebbe spiega- essere considerata uno dei molti re perché siano presenti maggiori fattori di rischio o predittivi della livelli di proteina beta-amiloide malattia. ALL’ESTERO SI PREMIA IN DENARO chi fa controlli sanitari e si dedica alla propria salute. Visto il successo riscontrato in America Latina, è allo studio un sistema per introdurre, con l’obiettivo di risparmiare sugli alti costi della sanità, dei premi in denaro cash per i cittadini che si curano bene. La Commissione europea ha deciso di finanziare il progetto Lifepath pensato per il miglioramento del livello medio della salute pubblica. La logica è che sia preferibile prevenire anziché curare. E per spingere i cittadini a seguire questo percorso mette sul piatto un incentivo economico. A beneficiarne coloro che hanno meno disponibilità perché le eventuali cure future avrebbero un costo non sempre affrontabile. In cambio i cittadini devono assicurare vaccinazioni e il ricorso ai servizi sanitari in forma preventiva.

LOVE = LIVE

Instaurare una relazione in età avanzata migliora la vita di chi è solo da molti punti di vista: è un motivo in più per mantenersi attivi e dedicarsi insieme alle passioni in comune. È quanto emerge dall’Osservatorio di Reale Mutua dedicato al welfare1. Ben l’83% degli intervistati pensa che sia possibile iniziare una relazione soddisfacente dopo i 65 anni. Ma non solo: avere un partner al proprio fianco dà anche i giusti stimoli per mantenersi in forma e prendersi cura di sé (38%), combattere la solitudine (38%) e persino migliorare l’autostima (29%), scoprendo di poter ancora piacere. Ma non sono solo rose. Una nuova relazione dopo i 65 anni può anche essere fonte di preoccupazioni e difficoltà. Ma se i sentimenti durano, il 25% degli anziani pensa di riprendere gli studi, il 33% di occupare il maggior tempo libero facendo volontariato, il 61% viaggiando e ben l’80% dedicandosi a hobby e passioni troppo spesso rimandati. APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 59


AGRITURISMO

di Anna Gagliardi

AL VIGNETO A PARMA

Terrazza sui filari

L

a posizione dominante sui vigneti, la cucina che esalta i sapori regionali e la comodità di essere soltanto a venti minuti dal centro di Parma fanno dell’agriturismo “Al Vigneto” una struttura di riferimento della zona. A questo si aggiunge anche la possibilità di usufruire di quattro stanze per pernottare in piena campagna. “La struttura dell’agriturismo racconta il titolare Federico Amadei - è raccordata a una lunga terrazza protesa verso i 29 ettari di vigneto della tenuta; un punto di osservazione e di ascolto privilegiato da cui si gode di una vista panoramica di ampio respiro su Parma e la pianura

60 | MONDO AGRICOLO | APRILE 2018

padana. Sullo sfondo, a Nord-Ovest, si scorge la sagoma del Castello di Felino, a Sud gli Appennini e a Nord, nelle giornate più terse, si ammira tutto l’arco alpino”. Federico Amadei ha una laurea in economia e commercio: anni fa, titolo in mano, ha deciso di non abbandonare le vigne di famiglia e di dare all’attività agricola la svolta di innovazione e di multifunzionalità. L’impresa agricola che porta il suo nome è stata fondata nel 1992 con l’acquisto del podere “Casa Campanini” a Barbiano di Felino, con l’obiettivo di coltivare direttamente, e nel cuore della zona di produzione, le uve da cui ricavare i vini Dop Colli di Parma. La tenuta si estende su due colline parallele a un’altitudine di circa 300 metri. I vigneti oggi in produzione sono coltivati a Malvasia di Candia, Sauvignon, Barbera, Bonarda, Cabernet Franc, Lambrusco, Pinot Nero, Pinot Grigio e Chardonnay. Il Lambrusco è entrato anche nel “Five Stars Book” del Vinitaly, ottenendo il punteggio di 90/100. L’agriturismo Al Vigneto è l’esaltazione del lavoro agricolo in vigna e la cucina il perfetto completamento della proposta enologica e turistica. Il merito, in questo caso, è dello chef

Ivan Lampredi, che propone un menu fortemente legato al territorio, coniugando nel piatto tradizione e novità. Si spazia dalle paste fresche, come i tortelli di erbette e le tagliatelle culatta e porcini, ai secondi, quali il filetto di maiale al passito di Malvasia e cipolla rossa o la Rosa di Parma. A questi piatti si aggiunge la conferma di alcuni prodotti tipici simbolo del Made in Italy: il Parmigiano Reggiano, il prosciutto di Parma, il salame di Felino, il culatello di Zibello, i funghi porcini di Borgotaro e il tartufo nero di Fragno, per citare i più celebri. C’è attenzione anche ai bambini, ai vegani o ai celiaci, con menu personalizzati. Il ristorante è aperto tutti i giorni a pranzo; nel week end nei mesi invernali, e dal giovedì alla domenica nel periodo primaverile-


estivo. E’ proprio nelle stagioni calde che si apprezza al meglio il panorama dominante sulla natura, grazie alle ampie vetrate della struttura, se ci si trova all’interno, o alla spettacolare terrazza se si preferisce stare all’aperto. La capienza massima tra indoor e outdoor è di 120 coperti. L’accoglienza è sempre calorosa, tipica di queste zone d’Italia. In una sala ricavata nell’attiguo casolare in sasso, inoltre, si possono organizzare meeting aziendali fino a 20 persone. L’agriturismo ‘Al vigneto’ offre poi quattro camere per tutti coloro che vogliano visitare Parma e la sua provincia, soffermandosi una o più notti. Ogni stanza porta il nome dei quattro vitigni maggiormente rappresentativi della viticoltura parmense: Malvasia, Lambrusco,

Barbera e Bonarda. La clientela si divide a metà tra italiani e stranieri, che apprezzano la versatilità e la posizione delle struttura: non è soltanto una tappa amena per il palato, ma anche un ottimo riferimento per chi vuole effettuare tour sportivi, culturali o enogastronomici. La città di Parma è ricca di monumenti, AL VIGNETO

Via Don Massimino Nevi, 6 Barbiano di Felino (Parma) tel. 0521/836356 - cell.335/6013510 email: info@agriturismoalvigneto.it www.agriturismoalvigneto.it

chiese e punti di interesse storico; nei dintorni si possono percorrere i luoghi verdiani, oppure scegliere tra le numerose strade del gusto che fanno di Parma una delle capitali gourmet. D’inverno è particolarmente suggestiva la ciaspolata tra le colline vitate, mentre in questa stagione gli appassionati di running o mountain bike possono affrontare itinerari di diversa lunghezza e difficoltà, scegliendo fra i 60 km di sentieri de “Il Grande Giro MTB”, lungo tutto il comprensorio ‘Appennino Parma est’. La partenza è dall’agriturismo, dove è anche possibile noleggiare mountain bike per adulti e ragazzi oppure usufruire di un piccolo deposito attrezzato per la meccanica di prima assistenza e il lavaggio delle biciclette. APRILE 2018 | MONDO AGRICOLO | 61


VINO

di Gabriella Bechi

MANARESI PODERE BELLA VISTA A ZOLA PREDOSA (BO)

La magia dell’arte

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na cantina dedicata ad un grande artista del Novecento, Paolo Manaresi, pittore e incisore, scelto da Giorgio Morandi come suo successore all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Voluta dalla nipote Donatella Manaresi che ha trasferito la magia dell’arte del nonno nelle pluripremiate etichette dei suoi vini. Etichette ‘non etichette’, perché l’etichetta è semplicemente... il vino: un riquadro vuoto, che lascia vedere il contenuto in trasparenza nel vetro, incorniciato da una ‘etichetta’ di carta bianca che gira intorno alla bottiglia. La cornice di un quadro. Nella parte ‘cartacea’ campeggia unicamente l’armonica, vibrante e intensa firma di Manaresi, che è diventata il marchio dell’azienda. Siamo a Zola Pedrosa, sui Colli Bolognesi. Qui nel 1986 Maria Teresa Manaresi, con il marito Egidio Agostoni e i figli Daniele e Donatella, si trasferisce da Bologna nella collina ‘Bella Vista’. Tra il 1988 e il 1992 vengono impiantati i vigneti tutt’ora esistenti e si inizia a pensare alla ristrutturazione della casa colonica e alla costruzione di una moderna cantina. Nel 2006 Maria

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Teresa, architetto, e i suoi figli, con la costituzione della società agricola Manaresi Podere Bella Vista, avviano il progetto di ristrutturazione aziendale, anche grazie all’intervento del marito di Donatella, Fabio Bottonelli, giornalista e laureato in scienze agrarie, già in passato conduttore di un’azienda agricola. Nel 2008-2009 inizia anche il rinnovamento dei vigneti. Nel 2009 vengono ultimate le opere edilizie della casa colonica e della sottostante cantina, che viene attrezzata con tutti gli impianti enologici di ultima generazione per poter intraprendere, con la vendemmia 2009, preceduta da due vendemmie sperimentali, un articolato percorso di sviluppo aziendale. Quarantacinquemila le bottiglie prodotte, prevalentemente destinate al mercato locale, ma apprezzate anche all’estero. Sei le tipologie di vino: Pignoletto Colli Bolognesi Docg Frizzante, Pignoletto Colli Bolognesi Docg Classico Superiore, Duesettanta (Colli Bolognesi Doc Bologna Bianco),

Merlot Colli Bolognesi Doc, Controluce (Colli Bolognesi Doc Bologna Rosso), la cui etichetta è ispirata al dipinto a olio ‘Ritratto Controluce’ di Paolo Manaresi, e l’ultimo nato : Flora Italica (Barbera Colli Bolognesi Doc). Il nome è un omaggio all’illustre naturalista Antonio Bertoloni (1775-1868), autore dell’omonimo monumentale trattato di botanica, che possedeva un tempo la collina e la sovrastante omonima storica Villa Virginia, prospiciente l’attuale vigneto di Barbera. E anche per questo vino un’etichetta particolare: un’ immagine femminile di forte impatto che ritrae Flora, la dea romana e italica della fioritura. Ma una “novella” Flora, perché la sua silhouette, i suoi capelli, il suo atteggiarsi sono quelli di una donna contemporanea. Non si distinguono un’etichetta principale e una retro etichetta, perché di fatto entrambe si susseguono lungo la circolarità cilindrica della bottiglia, per dar forma in negativo alla figura femminile di Flora. L’immagine di donna, in Flora Italiaca, è un voluto riflesso del suo contenuto: la Barbera, uva e vino già normalmente declinati al femminile, è per Manaresi femminile in tutte le sue connotazioni: di carattere forte ma nel contempo suadente, con note morbide e rotonde, quasi flessuose, bilanciate da una floreale freschezza e una piccante acidità. Rosso importante, viene affinato diversi mesi in botti di legno di rovere di Slavonia da 25 hl e poi in bottiglia.


“ALL’OSTERIA BOTTEGA” A BOLOGNA

Ristorare e divertire

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n po’ osteria, un po’ ristorante e un po’ bistrot. Siamo in via Santa Caterina, nel cuore storico di Bologna, sotto i famosi portici, di fronte ad un austero convento. “All’Osteria Bottega” ci accoglie con i suoi tavoli di legno, le luci soffuse, i camerieri eleganti e i piatti della tradizione, elaborati con materie prime di grandissimo livello, passione ed originalità. Il clima è quello dell’osteria tipica bolognese, ma la maestria e l’attenzione sono quelle di un grande ristorante. Merito del patron Daniele Minarelli, Dandy, l’Oste (con la O maiuscola), che ogni giorno sul palcoscenico del ristorante mette in scena il suo spettacolo. Goliardo, ciarliero, divertente, scanzonato, ma di grande professionalità. Arriva a Bologna nel 2005 con la moglie Valeria Bongiovanni, dopo aver lasciato il suo ristorante stellato a Minerbio, il “Dandy”, con il desiderio di ricreare il fascino delle antiche osterie della città. Due sala interne, nella bella stagione alcuni tavoli sotto i portici, per un totale di cinquanta posti. Uno scrigno caloroso, dove apprezzare il meglio della cucina emiliana, a cominciare da una selezione di salumi di eccellenza, come la mortadella di Pasquini, il salame antico, il culatello di Zibello, un prosciutto di Parma da applauso, una succulenta salsiccia cruda al pepe nero, e ancora coppa, ciccioli, pancetta, spalla, salame, lardo. Anche con i formaggi c’è da divertirsi. La lista è lunga, ma soprattutto qualificatissima, da quelli di capra e di

vacca al pecorino di fossa, dal taleggio agli erborinati: un tripudio di sapori e profumi che, da solo, varrebbe una sosta alla Bottega. Passando ai primi piatti trionfano le paste fresche e ripiene: imperdibili le tagliatelle al ragù, quelle al culatello e i tortellini in brodo di cappone. Ma non mancano mai anche le zuppe. Tra i secondi, la Petroniana, l’autentica cotoletta alla bolognese, che non ha assolutamente rivali in tutta la città, servita intera, con il residuo del brodo e porzionata davanti ai clienti; il piccione in doppia cottura, l’ottima faraona, l’anatra al pepe, il coniglio, i bolliti, le rigaglie e i fegatini. Infine i dolci: oltre alla sempre gettonata e buonissima zuppa inglese, da non perdere la ciambella, la pinza con la mostarda, dolce tipico bolognese, e la torta di riso. Cantina a base regionale (Lambrusco,

Sangiovese), ma con vaste aperture a champagne e spumanti. “Ristorante viene da ristorare, che per me significa dare gioia, far dimenticare i guai della vita”, dice Daniele Minarelli. E i clienti sono coccolati: mangiano bene, si divertono e si sentono parte della famiglia. All’Osteria Bottega, Via Santa Caterina 51, Bologna: PICCIONE IN DOPPIA COTTURA

Con “Flora Italica” della Cantina Manaresi, Daniele Minarelli consiglia il “Piccione in doppia cottura”: petto rosato, ali e cosciette croccanti servite con cicorietta e il fondo di cottura.

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BUONO A SAPERSI

di Gabriella Bechi

UN’ESPERIENZA IMMERSIVA NELLA CAPPELLA SISTINA

Michelangelo show

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a debuttato il 15 marzo all’Auditorium Conciliazione di Roma “Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel”, uno spettacolo senza precedenti alla scoperta della Cappella Sistina, prodotto da Artainment Worldwide Shows con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani.

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Gli spettatori assistono alla nascita del capolavoro di Michelangelo che nel 1508 viene invitato da Papa Giulio II a realizzare la decorazione della volta della Cappella Sistina, dove si trovavano già, sulle pareti laterali, gli affreschi commissionati da papa Sisto IV ad alcuni dei migliori artisti del suo tempo, tra i quali Botticelli, il Ghirlandaio, il Perugino

e Pinturicchio. Michelangelo, che si considera uno scultore e non un pittore, accetta non senza perplessità e tormenti l’incarico, accingendosi a dipingere la volta sul cielo stellato realizzato da Piermatteo d’Amelia senza conoscere le tecniche dell’affresco. In 520 giorni di lavoro senza sosta, come in un duello corpo a corpo, porta a termine il capolavoro.


Trent’anni dopo Papa Clemente VII, eletto nel Conclave del 1523, richiama l’ormai sessantenne Michelangelo per conferirgli un altro incarico: dare una nuova veste alla parte dell’altare della Cappella Sistina. L’artista, pur stanco e dubbioso sulla sua capacità di dipingere ancora, accetta la sfida e realizza un’opera di inaudita potenza estetica, emotiva e spirituale: il Giudizio Universale. Con una rievocazione della Cappella Sistina anche come luogo dell’elezione pontificia. Lo show, ideato da Marco Balich, nasce dalla contaminazione di tante e diverse forme artistiche: musica, teatro, video, per offrire al pubblico un viaggio sensoriale unico. Da un lato l’azione fisica della performance

teatrale incontra la magia immateriale degli effetti speciali, dall’altro la tecnologia più avanzata si mette al servizio di un racconto per parole e immagini mai visto prima: acrobazia e ballo, pathos teatrale e spettacolarità, effetti speciali e ombre cinesi, musica e parole… La struttura a volta della sala dell’Auditorium Conciliazione fa da sfondo ai contenuti video in altissima definizione e offre una straordinaria esperienza immersiva: un’area di oltre 1000 metri quadri di superficie per le proiezioni è posizionata a più di 12 metri di altezza tutto intorno al pubblico. Le proiezioni a 270° portano lo spettatore al centro stesso dell’evento, rendendolo protagonista di un’esperienza multisen-

soriale. Uno spettacolo completamente nuovo, in cui la genesi di un capolavoro dell’arte universale viene raccontata mixando tutti i linguaggi che il mondo del live entertainment mette oggi a disposizione. Realizzato nel massimo rispetto delle fonti storiche e pittoriche, con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani, il progetto, ha coinvolto alcuni dei più grandi talenti internazionali del mondo: da Sting che ha arrangiato e interpretato il main theme song originale, a Pierfrancesco Favino, una star della recitazione, che ha dato la voce a Michelangeloi, al co-regista Lulu Helbek. La supervisione teatrale è stata affidata a Gabriele Vacis, la scenografia a Stufish Entertainmnet Architects. Al tema originale di Sting si aggiungono le musiche di John Metcalfe. Lo spettacolo si propone come nuovo capitolo dell’offerta culturale italiana, con un progetto di lungo respiro che parte da Roma e che può essere esportato. Così come avviene nelle più importanti metropoli, la Capitale avrà uno spettacolo che parla al mondo con una cifra stilistica tipicamente italiana.

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CAMPI SONORI

di Gaetano Menna

IL SOUND DELL’ALLEVATORE GHANESE

Mal d’Africa orprendente la storia di Guy One, S allevatore in Ghana di mucche e capre. La sua passione è il kologo, una

sorta di banjo africano. Guy, bravissimo con lo strumento, diventa popolare nella sua terra e vince pure il “Ghana Music Award”. Il produttore tedesco Max Weisseldt ascolta casualmente un suo brano su un’emittente francese di nicchia e decide di arruolarlo per la label berlinese Philophon Records (www. philophon.com). Guy incide un singolo con il brano “Everything you do, you do for youself ” (Tutto quello che fai, lo fai per te stesso); nel dischetto c’è anche “Estre” - in cui duetta con la vocalist Florence Adooni - canzone stupefacente, corrosiva, dance. Ora arriva il

Local music Guy One, maestro del kologo

IL CD DI GUAIANA E BARRILE

Fatti di Terra l titolo del CD di Giana Guaiana e Pippo Barrile, “Fatti di terIFloyd, ra” ci porta alla mente la foto di copertina del 45 giri dei Pink “Learning to fly”, con l’uomo che ha i piedi di terra. In tutt’altro contesto musicale il concetto è lo stesso: il duo siciliano affonda il sound nella sua terra, nell’humus fertile delle tradizioni ma anche della cultura comune del bacino mediterraneo e poi va oltre spaziando dalle ballate al rap, dal reggae al pop, cantando in siciliano, italiano e francese. Giana ha vissuto a lungo a Palermo per poi fare ritorno alla sua terra d’origine, il Belice. Pippo lo ricordiamo fondatore e voce dei Kunsertu, il popolare gruppo di musica etno-rock mediterranea degli anni Ottanta e Novanta. L’ispirazione è nata dalla scelta di abitare in campagna, a stretto contatto con gli elementi della natura. Nel disco c’è la terra, ma non solo: sono presenti tutti gli elementi vivi, l’aria del vento e della fantasia, l’acqua del mare e della pioggia, il fuoco dell’Etna.

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primo album internazionale di Guy, “#1”. Otto brani in cui c’è la stessa atmosfera dei dischi del chitarrista Boubacar Traoré del Mali (che però è più orientato verso il blues). È world music? Preferibile parlare di local music. Il CD contiene otto brani; parte e si è immersi nei suoni di un mercato rurale ghanese (sembra di sentirne gli odori, di vederne i colori). Il kologo introduce, poi si aggiungono le percussioni; tutto è naturale, vitale, come la sua terra. Nella seconda traccia Guy è sul palco, dal vivo, osannato dai suoi connazionali, con fiati funky che ci ricordano gli Osibisa. Mal d’Africa.

Le radici del suono L’immagine della copertina sintetizza il progetto di Rareca Antica nel CD “E si n’o bbuò sient” (secondo volume del “Canzoniere Vesuviano”): raffigura le radici di un albero secolare, nelle cui visceri c’è il tamburello. È il secondo capitolo di un particolare progetto di ricerca sul campo e di un’esperienza decennale. Dopo anni di partecipazione alle feste tradizionali dell’area vesuviana, di frequentazione di riti e cerimonie, di raccolta e apprendimento sul campo della tradizione musicale e dei “suoni” sono giunti i dischi. In questo il gruppo si focalizza sulle canzoni popolari che parlano d’amore, cantato in una moltitudine di aspetti e sfumature; storie perse e ritrovate sulla bocca di tutti coloro che ancora appartengono e vivono la cultura e il contesto popolare. L’amore è cantato con le parole dei contadini, dei pastori, degli operai, dei vagabondi e dei cantastorie girovaghi. «Il senso di registrare un nuovo album, risiede – spiegano – nel raccogliere i nuovi frutti che quest’albero dalle portentose radici ha prodotto».


Mondoagricolo 4 2018 hr  
Mondoagricolo 4 2018 hr  
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