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L’ E D I T O R I A L E 

Sostenibilità e internazionalizzazione parole d’ordine per la crescita delle imprese

S

ostenibilità e internazionalizzazione: due termini oggi largamente diffusi, due punti fermi per un Paese che ha voglia e necessità di ripartire, due ingredienti assolutamente necessari per la costruzione del nostro futuro. Il concetto di sostenibilità è alla base di un modo di concepire l'agricoltura, l'impresa e l'intero ciclo produttivo in maniera intelligente, lungimirante e soprattutto responsabile, che tiene conto dell'impatto che tutto questo ha sull'ambiente. Il nostro impegno su questo fronte è a 360° e si traduce nella diffusione e creazione di pratiche sostenibili applicate a vari ambiti: ambientale, sociale ed economico. Quella che portiamo avanti è un’idea di sostenibilità - e il progetto EcoCloud ne è una delle declinazioni più evidenti - che ben si sposa con la produttività e l'innovazione delle imprese, nonché con la qualità, anch’essa applicata all'intero ciclo produttivo. Alla pari, l'internazionalizzazione rappresenta un altro aspetto centrale della nostra attività: l'export è uno dei principali driver delle aziende italiane, soprattutto delle nostre. A ciò abbiamo quindi deciso di rivolgere un’attenzione particolare, facendo dell’internazionalizzazione una delle priorità delle nostre linee di azione (ad essa è, inoltre, dedicato uno dei nostri progetti strategici). Obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere con un’azione decisa e costante, supportata anche dalla presenza ad eventi di rilevanza internazionale, in cui il nesso tra sostenibilità e internazionalizzazione sta diventando sempre più importante. Emblematico, a tal proposito, il caso di un prossimo importante appuntamento come il Vinitaly. Il settore vitivinicolo è uno dei settori produttivi che per primi hanno guardato all'export e nel quale la diffusione di pratiche sostenibili è in costante aumento. Noi saremo presenti all’edizione 2014 del Vinitaly con un nostro stand e con una serie di iniziative legate proprio al tema della sostenibilità. Sul connubio tra quest’ultima e l’internazionalizzazione si basa anche la nostra presenza all'Expo 2015, i cui temi principali saranno l'alimentazione e le risorse per il pianeta. All’Expo saranno presenti ben 145 Paesi, un'occasione unica di confronto e di promozione dell'agricoltura italiana con interlocutori provenienti da tutto il mondo. Vogliamo cogliere questa, come ogni altra opportunità di crescita per le nostre imprese e - laddove non ve ne siano - crearle. Vogliamo proporre nuovi modelli di sviluppo, che tengano conto della reale complessità dei mercati, giocando d'anticipo le carte giuste nelle sedi decisive. Con l’obiettivo di sempre: vincere ogni sfida che siamo chiamati ad affrontare. Mario Guidi

MARZO 2014| MONDO AGRICOLO | 3


SO MMA R I O L’EDITORIALE Sostenibilità e internazionalizzazione parole d’ordine per la crescita delle imprese Mario Guidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Guida al vino sostenibile Luigi Tozzi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26

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APERTURA EUROPA Costruire il partenariato transatlantico G.M. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6 Direttore responsabile GABRIELLA BECHI Coordinatore di Redazione GAETANO MENNA Editrice Sepe Presidente DIANA THEODOLI PALLINI Direzione, Redazione e Amministrazione Corso Vittorio Emanuele II, 101 00186 Roma Tel. +39.06.6852329 mondo.agricolo@confagricoltura.it

Abbonamento annuo

ATTUALITÀ RAPPRESENTANZA Un anno di Agrinsieme Gabriella Bechi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8 Antonio Piva presidente di Fondazione Enpaia M.M. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12

Bianchi, rossi e… verdi Antonio Paolini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28 FOCUS FIERA IN CAMPO Riso superstar Elisabetta Tufarelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60 Colture e cotture Edoardo Iervolino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64

ATTUALITÀ INTERNAZIONALIZZAZIONE Vero o falso? La forza del brand Italia Gabriella Bechi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14

Testata associata all’USPI

Italia, Euro 30,00 Conto corr. postale n. 33755000 Intestato a: Sepe – Mondo Agricolo, Roma Autorizzazione Tribunale di Roma, n. 1662 del 22/06/1950

ZOOM VINITALY-SOL La grande bellezza enoica Anna Gagliardi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18 ATTUALITÀ MECCANIZZAZIONE Trent’anni di successi Claudio Pietraforte . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68

Pubblicità

Via Monte Rosa, 19 20149 Milano Tel. +39.02.4694949 - 48018114 Fax +39.02.4693172 milano@opsai.com Responsabile Pubblicità e Marketing CLAUDIO PIETRAFORTE

Stampa TIPOLITOGRAFIA EUROINTERSTAMPA

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4| MONDO AGRICOLO |MARZO 2014

Rubriche Mappamondo Olio Usa . . . . . . . . . . . . 55 Mappamondo Vino Cina . . . . . . . . . . . 56

Oro giallo a qualità certificata Gaetano Menna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22

Vino Sagrantino . . . . . . . . . . . . . . . . . 58

Degustazioni e “tablet-azioni” G.B. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24

Agriturismo Forum . . . . . . . . . . . . . . 80

Organizzazione PMI . . . . . . . . . . . . . . 76 Over60 Onlus . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 78

Campi rosa Parità . . . . . . . . . . . . . . . 82


APERTURA EUROPA

Costruire il partenariato transatlantico

Il semestre di presidenza italiana dell’Ue cade in un momento clou del negoziato TTIP con gli Stati Uniti

carni e questioni non tariffarie) siano tutelati adeguatamente; ed occorre stare attenti che vengano bilanciati concessioni e vantaggi. Vi sono comparti dove sicuramente c’è il rischio di aperture che potrebbero risultare dirompenti per gli equilibri di mercato; così come esistono problemi di barriere non tariffarie che vanno Guidi: «Occorre stare quanto prima rimossi. Le stesse intese attenti che siano bilanciati sulla tutela delle denominazioni e la lotta alle pratiche commerciali “evocative” concessioni e vantaggi» (all’origine del fenomeno dell’ “italian negoziati tra Unione Europea e sounding”) devono essere affrontate Stati Uniti per il “Transatlantic Tra- ziali in ambito TTIP, anche se la sua con- senza compiere passi falsi. de and Investment Partnership” clusione dovrebbe avvenire verso la fi- Ha commentato Mario Guidi,in veste di (TTIP) non si limitano a definire il ne del 2015; sarà infatti il momento in coordinatore di Agrinsieme: «Il nuovo “solito” trattato di libero scambio; cui verranno esternate le prime impor- partenariato commerciale transatlantile questioni sul tappeto sono tanti proposte dell’una e dell’altra par- co Usa/Ue - se si opererà con equilibrio molteplici e vanno ben al di là di una te. C’è la necessità di vigilare sulla e stando attenti alle criticità, prestando semplice riduzione di tariffe e dazi do- Commissione europea affinché la stra- un’attenzione generalizzata a tutti i setganali, che sono peraltro già piuttosto tegia negoziale sia la più efficace possi- tori produttivi, compresi l’agricoltura e bassi tra Ue e Usa (nell’ordine del 3- bile, per garantire che gli interessi “of- l’agroalimentare - certamente potrà es4%).Al centro dell’attenzione dei nego- fensivi” che riguardano l’agroalimenta- sere elemento determinante per la creziatori ci sono soprattutto la rimozione re (indicazioni geografiche, reciprocità, scita in Europa e costituire un precedelle barriere non tariffarie, la defini- apertura dei mercato nel settore lattie- dente per altre intese bilaterali, magari zione di standard di sicurezza e sanitari ro-caseario) e gli interessi “difensivi” multilaterali, costruttive e vantaggiose comuni, la tutela della proprietà intel- (apertura dei mercati, soprattutto delle per tutte le parti in causa». (G. M.)

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lettuale, l’apertura agli investimenti esteri e le facilitazioni reciproche per la partecipazione ad appalti pubblici. A luglio di quest’anno, intanto, si avvia il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, che cade proprio in un momento chiave per le fasi nego-


Preoccupa l’euroscetticismo Il 25 maggio si svolgono le elezioni europee. I sondaggi della vigilia rilevano una grande sfiducia nell’Unione Europea. Titola Le Monde: «L’invasione dei grilli»

cio-politica - si è trasformata in un soggetto freddo, lontano. Una moneta senza Stato e senza politica. Senza identità e senza passione. È stata percepita, dunque, come un problema più che una risorsa». Dai dati rilevati emerge una progressiva caduta di fiducia degli Italiani nell’Unione europea, che viene da lontano, ma che in tempi più recenti è cresciuta tantissimo. Quelli che esprimevano moltissima e molta fiducia nell’UE erano il 57% dei cittadini nel 2000; di Gaetano Menna erano diminuiti al 49% nel 2010 e si attestano al 29% quest’anno. Ad oggi gli antieuropei sono il 27% e gli euroscetra il 22 ed il 25 maggio (in tici e gli eurocritici il 44%. Italia domenica 25) si vota Il maggior grado di anti-europeismo si nei vari Stati membri per raggiunge fra gli imprenditori e i lavorinnovare il Parlamento ratori autonomi, che sono il 43%; un daeuropeo. Potrebbero es- to elevato così come quello delle casaserci delle sorprese per- linghe (44%) e dei disoccupati (38%). ché sta crescendo, nel nostro Paese, Mentre il maggior livello di europeil’anti-europeismo: è quanto emerge dal smo si incontra, invece, fra gli studenti sondaggio “Demos & Pi” per il quoti- (43%), i liberi professionisti (48%) e fra diano La Repubblica realizzato in que- gli impiegati del settore pubblico sti giorni.«L’Europa - sottolinea Ilvo Dia- (39%). Sul piano territoriale, l’anti-euromanti, uno dei curatori del sondaggio peismo raggiunge il massimo livello nel ed attento osservatore della realtà so- Mezzogiorno e nel Nordovest (quasi

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30%), mentre è un po’ meno diffuso nel Centro e nel Nordest (dove, comunque, supera il 20%). Fino ad oggi nelle urne l’euroscetticismo – osserva Diamanti - «si è travasato nell’astensione. Oppure in un voto ispirato alla logica del “meno peggio”. Per paura. Ma potrebbe, in questa occasione, diventare voto di protesta oppure di “avvertimento”. Per esprimere la propria insoddisfazione e la propria delusione verso un’Europa identificata con i mercati, con lo spread e la crisi». Insomma sono molti i segnali che fanno ritenere che l’Italia è stanca di Europa, di diktat. E poi diversi partiti sono dichiaratamente antieuropei; oltre la Lega, ci sono pure il Movimento 5 Stelle e Forza Italia. Un editoriale del quotidiano francese “Le Monde” mette in guardia, in modo semiserio, contro «L'invasione dei grilli», come se fosse la biblica invasione delle cavallette. «Un nugolo di grilli di una varietà particolarmente distruttrice si abbatte sull'Europa – scrive “Le Monde” -. I grillini attaccano, il panico aumenta. Hanno cominciato a mangiucchiare l'Italia».  MARZO 2013| MONDO AGRICOLO |7


A T T UA L I TÀ R A P P R E S E N T A N Z A

Un anno di Agrinsieme Guidi, nuovo coordinatore, commenta: «Superare individualità e localismi alla base di molti problemi dell’agricoltura italiana per fare sistema». Costituiti coordinamenti territoriali in 17 regioni, più di 200 le iniziative

di Gabriella Bechi

8 | MONDO AGRICOLO |MARZO 2014

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ra il 9 gennaio 2013 quando alla Residenza Ripetta Agrinsieme si presentò alla stampa. Molti quel giorno si chiesero se l’ “unione” di componenti così diverse tra loro avrebbe avuto un futuro, se sarebbe stata in grado di dare vita ad iniziative concrete e di crescere, o se invece sarebbe rimasta solo un nome.Ad un anno dalla sua costituzione,il bilancio va oltre le più ottimistiche aspettative. Oltre 200 le iniziative promosse sul territorio nazionale, tra convegni, seminari, tavole rotonde, audizioni parlamentari, incontri con le istituzioni, forze sociali ed economiche. Diciassette le regioni in cui Agrinsieme si è costituita, con una presenza diffusa in oltre il 60% delle province italiane e più di 1000 dirigenti coinvolti. “I coordinamenti sono nati spontaneamente – sintomo che c’era già un’esigenza in questa direzione sul territorio – ha detto Giuseppe Politi nel corso della conferenza stampa in cui si è annunciato anche il cambio della guida di Agrinsieme, che dalla Cia passa a Confagricoltura. “La nascita di Agrinsieme – ha dichiarato il presidente Guidi che prende il posto di Giuseppe Politi - ha rappresentato un momento di discontinuità

rispetto alle logiche della frammentazione del mondo agricolo e ha dato vita ad un nuovo modello di rappresentanza. Associazioni diverse, per storia, vocazione e struttura, hanno avuto il coraggio di abbandonare un po’ di individualità, senza per questo rinunciare alla propria identità, con l’obiettivo più alto di tutelare i reali interessi di un comparto e delle sue imprese. I consensi arrivati da più parti dimostrano che siamo sulla strada giusta; che è quella di superare le individualità e i localismi, che sono stati alla ba-


se di molti problemi della nostra agricoltura, per fare sistema”. Tra le cose fatte Guidi ha ricordato l’attività di lobbying durante il negoziato sulla Pac, dal primo seminario, a giugno, alla presenza dei parlamentari europei, in cui è stato presentato un documento di proposte di lavoro, al confronto con ministro delle Politiche Agricole e gli assessori regionali all’Agricoltura, all’ incontro con il Commissario Ue all’Agricoltura Dacian Ciolos. Sul fronte della politica nazionale, il documento programmatico

stata costante l’attività di Agrinsieme durante l’iter del Dl “Del fare” e della legge di Stabilità: di particolare rilievo la battaglia, vinta, sull’esenzione del pagamento dell’Imu sui terreni agricoli e sui fabbricati rurali ed il tentatisulle strategie del comparto agroali- vo, sventato grazie all’intervento di mentare presentato ad aprile al gover- Agrinsieme, di finanziare con 400 mino di Enrico Letta e quello sul lavoro, lioni di euro la defunta Federconsorzi. illustrato lo scorso mese di febbraio al Da segnalare, inoltre, la promozione di governo e alle forze politiche parla- due progetti per la filiera cerealicola. Il mentari, in cui si evidenzia che l’agri- primo ha consentito alle imprese e coltura può creare 100.000 nuovi po- cooperative del settore di fare investisti di lavoro. In ambito parlamentare, è menti in tecnologia per oltre 2 milioni

«Abbiamo dato vita ad un inedito modello di rappresentanza»

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A T T U A L I TÀ R A P P R E S E N T A N Z A

di euro agevolando il monitoraggio della qualità dei cereali; il secondo, approvato dal Cipe lo scorso febbraio, consentirà investimenti in ammodernamento e ampliamento strutturale per circa 9 milioni di euro. Infine, a febbraio 2014, risale la presentazione ai presidenti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato del “Testo Unico della Vite e del Vino”, a cura di Agrinsieme, Unione italiana vini, Federvini, Assoenologi e Federdoc (v. pag. 34 ndr). Il presidente Guidi si è quindi soffermato sui prossimi appuntamenti. L’impegno per l’applicazione della Politica agricola, in cui Agrinsieme intende svolgere un ruolo da protagonista nelle scelte e nella programmazione degli interventi. Il lavoro sul collegato per l’agricoltura alla legge di stabilità,

Convegno a Verona per ribadire che il comparto del vino vuole crescere un testo legislativo importante che contiene già alcune risposte alle richieste di Agrinsieme in tema di semplificazione, razionalizzazione e competitività del settore agricolo e agroalimentare, ma che dovrà essere perfezionato durante l’iter parlamentare. A Verona, poi, Agrinsieme farà il suo debutto con un importante convegno organizzato in occasione del Vinitaly: “L’Italia del vino vuole crescere: sostenibilità, mercato, politica agricola europea” (v. pag. 24 ndr). Cia, Confagricoltura e Alleanza Cooperative si preparano anche al semestre

di presidenza italiana nella Ue, un’occasione importante per intraprendere un percorso che riporti l’agricoltura e al’agroalimentare al centro delle politiche economiche europee oltre che nazionali. E a Expo 2015, al cui appuntamento Agrinsieme si sta preparando, con la consapevolezza della grande opportunità che essa rappresenta per il nostro Paese. Nell’incontro con la stampa è stato anche annunciato che nel mese di giugno si terrà la prima Conferenza nazionale sull’agricoltura. organizzata da Agrinsieme che sarà il punto di arrivo di un’indagine sul suo sviluppo sul territorio. Durante la Conferenza verrà presentato un “Rapporto sull’agricoltura” nel quale verranno proposte le linee di sviluppo del settore per il prossimo futuro. 

LA “FORZA” DI AGRINSIEME Il coordinamento rappresenta più del 30 per cento del fatturato dell’agroalimentare italiano. Alla Cia e alla Confagricoltura fanno capo: - 1.500.000 associati - più di 900.000 aziende agricole - 700.000 dipendenti delle aziende agricole - 6 miliardi di euro di costo del lavoro sostenuto - 50 per cento dell’intero valore della produzione agricola - 50 per cento della superficie agricola nazionale - 8.000 sedi di assistenza alle aziende distribuite su tutto il territorio nazionale L’Alleanza delle cooperative italiane del settore agroalimentare (Agci-Agrital, Fedagri Confcooperative e Legacoop Agroalimentare) rappresenta: - 5.000 cooperative agroalimentari - 800.000 soci produttori - 90.000 addetti - 34 miliardi di euro di fatturato, pari al 25 per cento del valore della produzione agroalimentare italiana Lo sviluppo sul territorio Si sono costituiti coordinamenti in 17 regioni e nel 60% delle province. Agrinsieme è rappresentato da più di 1000 dirigenti

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@ Alessandro Pantano

A T T U A L I TÀ R A P P R E S E N T A N Z A

Antonio Piva presidente di Fondazione Enpaia Alla vicepresidenza Fabrizio Scatà (Fai Cisl). Guidi: «L’ente, anche in un contesto socioeconomico complesso, ha confermato il suo ruolo, salvaguardando i diritti dei lavoratori nonché le esigenze delle imprese» di Gaetano Menna

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ntonio Piva (vicepresidente nazionale di Confagricoltura) è il nuovo presidente della Fondazione Enpaia, Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura. «È un onore e insieme una sfida stimolante questo nuovo incarico», ha dichiarato Piva dopo l’elezione. «Il mondo agricolo – ha prose-

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guito il neopresidente di Fondazione Enpaia - ha bisogno di un welfare più vicino ai propri lavoratori in considerazione anche dell’attuale difficile situazione socio economica, pertanto l’Enpaia avvierà iniziative per incrementare i suoi servizi agli iscritti e per ampliare la platea di riferimento». Di primario interesse per Antonio Piva è la collegialità nella gestione dell’Ente tra la parte datoriale e sindacale nell’interesse degli iscritti e della struttura stessa. «La Fondazione Enpaia – ha

Piva: «È un onore e insieme una sfida stimolante questo nuovo incarico» detto – deve essere punto di riferimento di tutto il mondo agricolo con la sua progettualità per il raggiungimento degli obiettivi di modernizzazione del settore». A Piva, al vicepresidente Fabrizio Scatà (segretario nazionale di Fai Cisl) ed al nuovo Consiglio di amministrazione di Fondazione Enpaia, sono giunte le congratuNicola Piva

lazioni del presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli Mario Guidi. «La Fondazione Enpaia è un modello virtuoso di collaborazione tra imprese e lavoratori – ha detto il presidente di Confagricoltura –. Anche in un momento difficile per i mercati finanziari e per le attività produttive, ha confermato il suo ruolo di garanzia dei trattamenti integrativi, salvaguardando i diritti dei lavoratori e le loro aspettative, nonché le esigenze delle imprese». Guidi ha quindi ringraziato il presidente uscente Carlo Siciliani per l’impegno attivo profuso negli anni del suo mandato. L’Enpaia gestisce il Fondo del TFR, il Fondo della Previdenza Integrativa e l’Assicurazione degli Infortuni per tutti gli impiegati e gli addetti dell’agricoltura. Nel 2006 ha assunto la gestione del Service del Fondo Pensione Integrativa di FILCOOP e dal 2008 gestisce il Service direzionale-amministrativo di AGRIFONDO, il Fondo Pensione degli operai agricoli. Dal 1° gennaio 2014 gestisce il Service direzionale-amministrativo dei tre Fondi Sanitari Integrativi del comparto agricolo FIA – FIS – FIDA. (M. M.)


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A T T U A L I TÀ I N T E R N A Z I O N A L I Z Z A Z I O N E

Vero o falso? La forza del brand Italia

Talk show a Firenze sull’italian sounding. Pietanze e prodotti del nostro Paese sono apprezzati e richiesti all’estero. Certo, c’è chi se ne approfitta, ma le opportunità di crescita sono tante

di Gabriella Bechi

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pinioni e soluzioni diverse su un tema tanto importante quanto controverso come l’italian sounding sono emerse dal talk show organizzato da Davide Paolini, il gastronauta di Radio24, a “Taste”, la manifestazione dedicata alle eccellenze agroalimentari del nostro Paese, che si è svolta a Firenze. Dieci autorevoli relatori, tra cui il presidente il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, i presidenti dei Consorzi dei più importanti prodotti a denominazione d’origine, il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, il patron di Eataly Oscar Farinetti, il famoso fotografo Oliviero Toscani, il presidente dell’ associazione italiana dei

Consorzi Indicazioni Geografiche Giuseppe Liberatore, il presidente dell’Associazione italiana Frantoiani Oleari Piero Gonnelli e l’autore del libro “Extraverginità”Tom Mueller, hanno discusso vivacemente sul palco del Ring di Taste su “Italian sounding: danno o opportunità?” Tutti d’accordo sulla portata del fenomeno, anche se sul valore - quei tanto sbandierati 60 miliardi di euro, più del doppio dell’export agroalimentare non c’è alcuna certezza (“al pari delle cifre sull’evasione fiscale”, qualcuno ha detto) e tutti altrettanto d’accordo che l’imitazione è una diretta conseguenza dell’appeal che hanno i nostri prodotti agroalimentari in tutto il mondo. Ma sulle soluzioni per com-


battere l’agropirateria le opinioni sono tante e diverse. Le indicazioni geografiche, le nostre eccellenze Dop e Igp (più di 261, un quarto di quelle riconosciute a livello europeo, per un valore al consumo di 12,6 miliardi di euro) sono ancora valide? Sono troppe? Sono un reale strumento anticontraffazione? La loro validità a fuori dubbio, ma loro forza a tutela del prodotto è di fatto circoscritta all’Europa, perché siamo ancora lontani dall’istituzione di un registro multilaterale delle denominazioni in ambito Wto. E se c’è chi pensa, come il presidente Guidi , che la strada da percorrere sia quella degli accordi bilaterali, come quello recentemente siglato con il Canada, che si è impegnato a riconoscere 145 indicazioni geografiche europee, tra cui 39 italiane; qualcun altro ritiene che il brevetto commerciale sia l’unica soluzione (anche se i costi per la registrazione e degli eventuali contenziosi sono altissimi (Giuseppe Liberatore sostiene che il Chianti classico spende 2 milioni di euro l’anno) e altri ancora sono fiduciosi in un riconoscimento a livello internazionale. Il fatto che l’Europa abbia aperto il sistema delle denomina-

sorzio del Prosciutto San Daniele con

L’imitazione è diretta conseguenza i suoi pezzi limitati. O chi come Oscar Farinetti pensa che l’unica soluzione dell’appeal che hanno i prodotti sia un marchio Italia, un ombrello sotagroalimentari nel mondo zioni anche ai prodotti di Paesi extra, tra cui ben sei cinesi, sarebbe un segnale in questo senso. Una cosa è certa: l’italian sounding è un fenomeno che deriva dall’ attrattiva che esercita il marchio Made in Italy nel food, e non solo, ma anche dalla scarsa conoscenza dei nostri prodotti all’estero. Il consumatore straniero nella maggior parte dei casi, quando compra un alimento “taroccato”, non sa di farlo. Allora la soluzione è facile (e in questo senso il presidente di Confagricoltura Guidi ritiene che l’agropirateria possa essere anche un’opportunità): portare i nostri prodotti originali nel mondo, occupando quote di mercato che l’italian sounding al momento detiene. Sul come, però, riparte la discussione. C’è chi si ostina sull’etichettatura e l’origine, come il presidente ella Coldiretti Moncalvo; chi difende a spada tratta le proprie eccellenze; chi ricorda la limitata capacità produttiva di alcune Dop, come il direttore del Con-

to al quale poi ognuno può esaltare il proprio marchio specifico. “E’ come vestirsi di tutto punto, ognuno come vuole, e poi farsi la doccia – dice -. Prima bisogna farsi la doccia (ovvero arrivare nel mondo con un unico marchio italiano, e poi indossare quello si vuole (le varie denominazioni). Dobbiamo fare uno sforzo comune per arrivare a questo obiettivo a Expo 2015”. Insomma di chi è la colpa del fenomeno dell’agropirateria? Dei produttori che non investono nell’export? Di uno scarso sostegno delle nostre Istituzioni ? Dei troppi campanili? Della incapacità di fare sistema? Della grande distribuzione, che è ormai in mano di marchi non italiani? Della scarsa e frammentata promozione dei nostri prodotti all’estero? Della mancanza di un’adeguata opera di educazione alimentare? Alla fine non vorremmo che su tutte prevalesse, anche per la veemenza con cui è stata sostenuta, la tesi di Oliviero Toscani che ha detto “la colpa è degli Italiani”. 

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A T T U A L I TÀ I N T E R N A Z I O N A L I Z Z A Z I O N E

Il valore del “made in” Studio internazionale sulla “reputazione” dei prodotti all’estero. L’Italia ottiene punti in tre categorie: food & beverage, fashion e lusso

Electronic Goods. Il Giappone è primo per l’elettronica e va forte anche nel settore automobilistico. L’Italia ottiene punti soprattutto in tre categorie: Food&Beverage, Fashion e Luxury, è quarta nella categoria Automotive, mentre si posiziona settima nella categoria Personal Care & Beauty ed è decisamente in basso alla classifica in

Il “branding” come strategia di vantaggio competitivo anche per i Paesi

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ual è l’appeal del Made in Italy? L’Italia è al quinto posto assoluto nello studio condotto da FutureBrand, società di consulenza globale del Gruppo Interpublic, sulla reputazione che i Paesi di origine hanno nel vissuto dei consumatori di tutto il mondo. Il report di FutureBrand“Made In”, realizzato prendendo in esame 140 Paesi, premia la solida reputazione degli Stati Uniti quale Paese di origine, grazie al punteggio ottenuto dagli States nelle sei categorie di prodotto prese in esame: Fashion, Personal Care & Beauty, Food & Beverage, Automotive, Electronic Goods e Luxury.Alle spalle degli Stati Uniti, Francia, Germania, Giappone e Italia e altri quindici Paesi ancora. Se gli USA però ottengono il massimo punteggio nelle categorie Fashion e Personal Care & Beauty, la Francia vince nella categoria Food&Beverage e si posiziona seconda nella categoria Luxury. La Germania primeggia nella categoria Automotive ed è terza per gli

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quanto appeal dei suoi prodotti di Elettronica. Dando uno sguardo ravvicinato alle perfomance dell’Italia nelle sei categorie, si scopre che i brand italiani del Food&Beverage devono cedere il primo posto a quelli francesi, probabilmente perché in base alle opinioni degli intervistati, specie nel settore dei vini, esercitano un richiamo maggiore.

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L’APPEAL DEL “MADE IN”

Tuttavia,la seconda posizione dell’Italia in questa categoria costituisce una conferma che sul cibo il nostro Paese è il benchmark mondiale. Oggi non sono solo le imprese a utilizzare il branding come strategia in grado di fornire un vantaggio competitivo; anche i Paesi vi fanno ricorso per proporre se stessi ai mercati esteri, attirare investimenti, turismo e promuovere l’export. I parametri “Paese di origine”,“Paese di progettazione” e “Paese di produzione” sono considerati più importanti di altri fattori di scelta dell’acquisto come, per esempio, il prezzo, la disponibilità e lo stile, e si sono posizionati alle spalle del fattore di scelta numero uno: la sicurezza. La ricerca “Made In” evidenzia che i Paesi i cui brand sono riconosciuti a livello internazionale per la loro qualità, innovazione, design e sicurezza “nutrono��� in maniera positiva il vissuto del Paese, rafforzandone la percezione nella mente dei consumatori di tutto il mondo. (G.B.)


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La grande bellezza enoica

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I nostri vini, in primis le bollicine, sono vincenti nel mondo. Pistoni: «Uniti per fare sistema» di Anna Gagliardi

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a parola d’ordine è export. Il 48° Vinitaly di Verona, dal 6 al 9 aprile 2014, punta i riflettori sull’internazionalizzazione, grazie alle ottime performance dei vini italiani sui mercati esteri e alle loro potenzialità non ancora espresse. Il più grande salone mondiale dedicato al vino e ai distillati ammicca anche al bio, con una sezione riservata alla produzione biologica che tanto piace al Nord Europa. Ma sono gli oltre 5 miliardi di euro del valore dell’export del vino italiano e la straordinaria prestazione degli spumanti tricolori a spingere il comparto ad insistere sui mercati internazionali, che assorbono metà dell’intera produzione enologica italiana. Lo spirito con i quali i nostri viticoltori affrontano questa edizione del Vinitaly è dunque tutto orientato a conquistare nuovi orizzonti commerciali che parlano rigorosamente straniero. I dati Ismea (marzo 2013) confermano nell’ultimo anno una diminuzione dei quantitativi esportati e una progressione dei corrispettivi economici particolarmente evidente per il settore dei vini sfusi, che aumentano il loro valore export dell’11% a fronte di una riduzione dei volumi del 12%. MARZO 2013| MONDO AGRICOLO |19


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La vera voce fuori dal coro è rappresentata dalle bollicine, che all’estero aumentano valore (+ 18%) e volumi (+13%). I nuovi mercati non sono necessariamente molto lontani: il Regno Unito, ad esempio, è diventata la prima piazza degli spumanti italiani per quantitativi, con un aumento addirittura del 40%. I Paesi del Nord Europa confermano ottime performances per tutti i vini italiani.Tra gli spumanti, a parte il Regno Unito, i migliori mercati sono Russia e Scandinavia, oltre agli Stati Uniti che incrementano la domanda del 13% e la relativa spesa del 18%. In lieve flessione, invece, Germania, Svizzera, Canada e Giappone. “Guardiamo con interesse anche a piazze più piccole ma interessanti – afferma Piergiovanni Pistoni, presidente della Federazione Vitivinicola di Confagricoltura. – E’ il caso della Romania, in cui i volumi di prodotto italiano esportato sono ancora ridotti, ma dove abbiamo già maturato buone esperienze imprenditoriali nel settore primario che ci aprono la strada per conquistare una fetta più grande di mercato. In questo senso il prossimo Vinitaly ci permetterà di capire se i tradizionali consumatori dei nostri vini

Piergiovanni Pistoni

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VINITALY DA ESPORTAZIONE

Il 3 febbraio si è svolta a New York “Vinitaly Usa 2014”, che nel “walkaround tasting” ha visto coinvolte oltre 110 cantine italiane affiancate da importatori locali. Gli Stati Uniti, oltre ad essere uno dei principali importatori mondiali di vino – al primo posto nella graduatoria mondiale per i vini frizzanti, con 30.457 migliaia di litri acquistati nel 2013 e al secondo per i vini in bottiglia, con 361.759 migliaia di litri – si conferma tra i maggiori estimatori della produzione vitivinicola tricolore. Negli Usa l’Italia detiene il primato di Paese esportatore sia in termini di volumi (è italiano il 2 5 ,2 % del vino importato negli Usa) sia di valore (3 1 ,6 %). Il 2 5 -2 8 marzo appuntamento con “Vinitaly China” a Chengdu. po di Milano e VeronaFiere affronteranno la sfida più importante di fronte al mondo. In quest’ottica per il prossimo Salone sono state organizzate, in collaborazione con l’Agenzia Ice, delegazioni di buyer di 60 Paesi, sono ancora gli stessi o se ne abbiamo individuando in particolare per queraggiunti altri”. st’anno operatori di Giappone, GerLa grande Italia del vino, per essere mania, Nord Europa, Nord America, davvero tale, deve tuttavia ancora tro- Russia e Cina. Ma è anche stato realizvare un equilibrio tra la forte peculia- zato in un nuovo padiglione, denomirità delle produzioni autoc- nato “Vininternational” – International tone e la necessità di fare si- Wine Production – con un’area tastema per essere maggior- sting per i buyer e spazi di incontro mente rappresentativa e per gli affari in cui saranno presenti i consolidare i risultati rag- vini di Francia, Australia, Sud Africa, giunti. “Siamo ancora deboli Nuova Zelanda, Argentina, Ucraina, su questo fronte – dice Pi- Azerbaijan, Cile e Spagna, ovvero i stoni – anche se alcuni passi principali Stati produttori. avanti sono stati fatti. Rispet- Questa forte spinta all’internazionato ai principali concorrenti lizzazione scelta dal Vinitaly è da semeuropei ed extraeuropei pre la linea sposata da Confagricoltudobbiamo essere più uniti e ra, che sollecita interventi efficaci fare maggiore massa critica, per accompagnare le imprese nel depoiché soffriamo ancora di licato percorso delle esportazioni. Le una frammentazione ecces- buone performances del comparto siva degli investimenti pro- vinicolo in terra straniera spingono mozionali”. Una dispersio- le aziende italiane a proiettarsi in una ne di risorse preziose, in dimensione globale per cogliere opparticolare in questo mo- portunità indispensabili anche per mento storico che impone chiudere i bilanci in sofferenza a caurigore e razionalizzazione. sa della stagnazione degli scambi L’imminente edizione del commerciali interni. Perdere questa Vinitaly è propedeutica a occasione potrebbe significare non quella del 2015, in cui l’Ex- esserci più domani. 

La forte spinta del Vinitaly all’internazionalizzazione apprezzata da Confagri


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Al “Sol & Agrifood”, rinnovato nella formula, segnali di ottimismo per il settore olivicolo. Donato Rossi: «Per rilanciare l’extravergine si pensa a nuove categorie per fregiare il prodotto eccelso» di Gaetano Menna

Oro giallo a qualità certificata

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innovato nella formula e negli spazi espositivi per meglio rispondere alle esigenze dei partecipanti: “Sol & Agrifood” ha voluto riunire sotto un unico brand le precedenti manifestazioni Sol ed Agrifood Club. È ora la “Rassegna Internazionale dell'Agroalimentare di Qualità”: prestigiosa vetrina che, anche grazie alla concomitanza con Vinitaly, promuove l'eccellenza olivicola ed agroalimentare sul mercato nazionale ed internazionale. Tra le novità, connesse al nuovo orientamento, la divisione del “padiglione C” (che ospita il “Sol & Agrifood”) in tre macroaree distintive delle merceologie presentate: food,

Donato Rossi

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birre e olio extravergine di oliva. Al Sol quest’anno forse si respirerà un’aria diversa; c’è maggiore ottimismo tra gli olivicoltori. Il mercato sembra essersi finalmente risvegliato per l’olio d’oliva, con il prezzo medio dell’extravergine che, a febbraio, in base ai dati Ismea, è aumentato del 4,5% rispetto al mese precedente. Da gennaio a novembre 2013 era proseguita una flessione progressiva delle quotazioni, poi finalmente il prezzo è cominciato a risalire. «Il mercato dell’extravergine - ci dice il presidente della Federazione Nazionale Olivicola di

Confagricoltura Donato Rossi – sta facendo piccoli passi avanti che danno fiducia e stimolano a progredire, a programmare nuovi investimenti, ad ottenere risultati migliori». Il trend positivo è la molla che spinge a migliorare. «I produttori appena possibile investono in nuovi impianti superintensivi, con una sensibilità diversa e voglia di rinnovare. C’è la consapevolezza che i nuovi impianti sono una possibilità in più, nell’ottica di ottenere un brand più competitivo e vincente rispetto ai competitor». Intanto anche i dati dell’export dell’olio d’oliva sono incoraggianti, con un incremento di oltre il 10% nel 2013, rispetto all'anno precedente. Lo zocco-


lo duro sono i mercati del Nord Europa (con buone performance in Regno unito, Olanda) ma – come ci spiega Rossi - «ci sono nuove realtà interessanti, connesse anche al mutamento della geografia del consumo, come l’Australia, la Cina, il Giappone; qualche segnale positivo viene pure dalla Russia». La Federazione Olivicola, guidata da Donato Rossi, si riunirà a Verona, presso lo stand confederale e, tra gli argomenti che approfondirà, ha quello della nuova categoria di extravergine, in aggiunta a quelle esistenti, “Olio di alta qualità”. Oggi nell'offerta di extravergine ci sono variazioni qualitative troppo ampie ed è quindi

Una tracciabilità legata al prodotto più che al processo, relativa agli aspetti che tendono a qualificarlo, a descriverlo». Connesso a questo progetto, quello di estendere la “Carta degli oli” nei luoghi di ristorazione; opportuno disporre di norme più ri- con essa gli oli si possono è presengide. Si pensa pertanto, per il made tare al consumatore, si “raccontano”. in Italy, ad una categoria “100x100 La vicenda delle vignette del New italiano” (di base), poi a quella di York Times, deve far riflettere e far “Olio di alta qualità”, quindi agli oli a correre ai ripari. I consumatori (itadenominazione di origine (che si fre- liani e stranieri) devono sapere che giano di Igp e Dop e specifici disci- l’olio “di qualità” è italiano al cento plinari di produzioni). «La carta vin- per cento; devono sapere che ci sono cente sul mercato nazionale, ma an- vari standard di qualità, ma che tutto che per quello internazionale, è quel- il prodotto (pur nelle rispettive catela – osserva Rossi - di ottenere un gorie) è ottimo ed ha qualità garantiprodotto con tracciabilità certificata. ta (e certificata). 

Rossi: dati dell’export incoraggianti, cresciuti di oltre il 10% nel 2013

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Degustazioni e “tablet-azioni” «L’Italia del vino vuole crescere»: convegno di Agrinsieme a Verona. Presso lo stand Confagri, n. 75 padiglione C – Sol, workshop e degustazioni con i partecipanti che giudicano sugli iPad con la specifica “app” realizzata

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nche quest’anno Confagricoltura è presente al Vinitaly con numerose attività. In primo luogo lo stand, il numero 75, nel padiglione C – Sol, tradizionale punto di riferimento per le tante aziende vitivinicole associate presenti a Verona, dove viene distribuito anche questo numero di “Mondo Agricolo”. In evidenza l’appuntamento di Agrinsieme - domenica pomeriggio alle ore 15 nell’Auditorium Verdi – con il primo convegno del Coordinamento di Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative, dedicato a “L’Italia del vino vuole crescere: sostenibilità, mercato, Po-

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litica agricola europea”. L’incontro, introdotto da una relazione tecnica di Roberta Sardone dell’Inea, servirà ad approfondire le problematiche e le prospettive del settore vitivinicolo

con la riforma della Pac verso il 2020, dal nuovo sistema di autorizzazione degli impianti all’introduzione del pagamento di base, dal nuovo Piano Nazionale di settore ai temi dell’innovazione e della promozione. Per tutta la durata della kermesse scaligera nello stand confederale si alterneranno degustazioni di vino e olio delle aziende associate. Tema delle degustazioni di quest’anno è la sostenibilità. Sotto l’abile regia dell’esperto giornalista enogastronomico Antonio Paolini si cercherà di fare chiarezza intorno all’intricato mondo


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“Il gioco dell’assaggio”: due tasting sull’olio guidati dall’esperta Alissa Mattei dei vini cosiddetti “naturali” e di affermare un concetto di sostenibilità più ampio - quello in cui crede la nostra Organizzazione - fatto di buone pratiche ambientali, economiche, sociali e culturali. A questo argomento sarà dedicato anche il workshop di martedì 8 aprile, alle ore 15,30; una degustazione “in salotto”, in cui i produttori che hanno fatto della sostenibilità il loro punto di forza, ne discuteranno con il giornalista e faranno assaggiare i loro vini ai partecipanti. La novità delle degustazioni di quest’anno sono gli iPad che il pubblico che degusta avrà a disposizione per esprimere – grazie ad un’apposita “app” realizzata - i propri giudizi, sulle aziende e sui vini. Dati importanti che, alla fine del Vinitaly, verranno elaborati e messi a disposizione delle aziende produttrici, per analisi di mercato. Si intitolano “Il gioco dell’assaggio” le due degustazioni-tasting sull’extravergine guidate da Alissa Mattei, grande specialista dell’olio d’oliva (tra l’altro esperta presso il Consiglio Oleicolo internazionale). «Nascono come training, per scoprire l’olio tra tentazione e percezione, per risvegliare i sensi – ci dice Mattei -. Della vista, dell’olfatto, del gusto, ma anche del tatto. Il rapporto con l’olio d’oliva è multisensoriale». Va impiegato anche il tatto?, chiediamo. «Il tatto non è solo quello delle mani e dei piedi ma anche quello della bocca, per scoprire, non so, il piccante e il dolce; è questo un approccio tutto da scoprire». Uno spazio importante, come sempre, sarà riservato all’Anga. Una degustazione di olio, martedì 8 aprile alle ore 10, sarà dedicata ai prodotti dei giovani agricoltori che il giorno dopo, mercoledì 9, organizzeranno un aperitivo, sempre nello stand, facendo assaggiare le eccellenze di aziende provenienti da ogni parte d’Italia. (G. B.)

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A G R I C O L T U R A R E S P O N S A B IL E

Grape Quality Agreement: l’offerta Syngenta per la viticoltura italiana di eccellenza yngenta ha messo a punto S una vera e propria offerta per il viticoltore con l’obiettivo di fornire risposte concrete alle nuove esigenze e coniugare produzioni di alta qualità con i bisogni sempre più emergenti di sostenibilità ambientale, tutela della salute e responsabilità sociale. Nasce così il Grape Quality Agreement, l’innovativa offerta integrata di Syngenta che risponde a due specifiche esigenze dei produttori italiani: l’accesso sicuro ai mercati internazionali, con prodotti che rispondono alle caratteristiche richieste, anche in riferimento alle tematiche di sostenibilità sociale ed ambientale; il mantenimento di un ragionevole equilibrio fra gli investimenti necessari per produrre in modo sano e sicuro ed il ritorno sul business, salvaguardando così la sostenibilità economica. Questo approccio è la base di due partnership molto importanti con Univeg, una delle principali società specializzata nella commercializzazione di prodotti ortofrutticoli nel mondo, e con Fontanafredda, cantina vitivinicola che produce e commercializza vini di qualità prodotti secondo le più moderne pratiche di agricoltura sostenibile ed iscritta all’associazione VinoLibero, il marchio che raggruppa 12 cantine italiane di qualità impegnate attraverso un protocollo basato sui più avanzati modelli di agricoltura sostenibile. All’interno delle collaborazioni Syngenta è impegnata a fornire e

garantire numerose iniziative di formazione, informazione e sensibilizzazione su tematiche come la difesa integrata e sostenibile del vigneto, l’uso sicuro degli agrofarmaci, il miglioramento della qualità della distribuzione, le tecniche di tutela ed incremento della biodiversità con progetti specifici come Operation Pollinator. Grape Quality Agreement verrà lanciato ufficialmente ad aprile e sarà proposto ad importanti produttori vitivinicoli italiani, operanti in tutta la penisola. Nel 2013, inoltre, Syngenta ha lanciato a livello mondiale “The Good Growth Plan - Gli impegni concreti per il futuro dell’agricoltura”, un piano completo e ambizioso, costituito da sei impegni da raggiungere entro il 2020, con il proposito di guidare il radicale cambiamento della produttività agricola mondiale in modo sostenibile. Il Grape Quality Agreement rappresenta uno dei progetti italiani del The Good Growth Plan che Syngenta ha realizzato per aiutare concretamente i viticoltori a realizzare prodotti italiani di eccellenza, come il vino e l’uva da tavola, che soddisfano i requisiti richiesti dalla Grande Distribuzione, garantendo un valore aggiunto in termini di sostenibilità.


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Guida al vino sostenibile

Come fare a non perdersi tra i tanti marchi di qualità ambientale? Un aiuto a leggere le etichette e scegliere con consapevolezza di Luigi Tozzi

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ino biologico,Vino Libero, Vini Veri,Vini naturali, Progetto Magis, Progetto V.I.V.A., ISO 14001 EMAS, ISO 14067 (Carbon foot print). Quanti sono i marchi di qualità ambientale che possiamo trovare su un’etichetta e, parafrasando il sommo Dante, come si fa a districarsi in questa “selva oscura e selvaggia”? Di primo acchito sembra veramente difficile, ma proveremo a fornire alcuni strumenti per far scegliere con

maggiore consapevolezza il consumatore e il produttore che voglia avvicinarsi alla produzione sostenibile. Innanzi tutto, dobbiamo capire se il marchio attesti la sostenibilità del prodotto, quella dell’azienda o entrambe. In quest’ultimo caso l’unica certificazione riconosciuta, ma ancora poco applicata, è quella della UNI ISO 14064, che non si limita al calcolo dell’impronta di carbonio del vino, ma impone all’azienda di sviluppare programmi volti alla riduzione delle emissioni di gas serra. Quando si par-


la di produzione di CO2, la si intende “equivalente”, ovvero si convertono tutte le attività dell’azienda, dall’uso dell’acqua a quello dei fertilizzanti a quello della vinificazione, in CO2 prodotta (equivalente appunto). L’azienda, dunque, attua programmi di riduzione della CO2 su tutte le sue attività (compreso il prodotto). Un modo semplice di calcolare la sostenibilità, che non tiene conto di altri parametri, come la tutela della biodiversità, del paesaggio e la sostenibilità sociale, difficilmente misurabili e convertibili con un’equazione. Continuando la nostra carrellata passiamo ai ben più numerosi schemi e marchi che si possono utilizzare per la sola certificazione ambientale del prodotto. Il vino biologico. È il principe dei marchi; il regolamento di esecuzione (UE) n. 203/2012 della Commissione dell'8 marzo 2012, riporta le regole europee per produrre ed etichettare il vino biologico. Fino a quella data, non essendo state stabilite le regole della vinificazione, si poteva, infatti, riportare sull’etichetta solo la dizione “vino prodotto con uve provenienti da agricoltura biologica”. Con questo regolamento si è fatto, dunque, un passo avanti. Come ogni regola europea, è frutto di molti compromessi, che hanno permesso, ad esempio, di tollerare quantità di solfiti nel vino più bassi di quelli del vino normale, ma sicuramente presenti. In realtà la produzione di solfiti avviene naturalmente nella vinificazione (difficilmente quindi un vi-

fornisce alle aziende anche uno strumento informatico che permette di valutare la performance ambientale della gestione del vigneto. Il vino V.I.V.A. ha un’etichetta riconoscibile che esalta l’impegno dell’azienda nei confronti no naturale è “senza solfiti”), che pos- dell’uso dell’acqua, del territorio, nel risono essere rimossi con particolari spetto dell’aria e del vigneto. tecniche enologiche e partendo co- Vino Libero e Vini Veri. Entrambi quemunque da uve cresciute in ambienti ste etichette elencano alcuni principi e sufficientemente secchi, come quelli pochi requisiti del prodotto che ripordel mediterraneo. ta il loro logo. Si rifanno a criteri miMagis. È un progetto sulla sostenibi- gliorativi rispetto al vino biologico, lità della vitivinicoltura in Italia, rico- esclusivamente per la presenza di solnosciuto tra i più avanzati anche dal- fiti (rispettivamente per vino bianco e l'OIV (Organisation International de rosso 120 e 90 mg per Vino Libero, la Vigne et du Vin), l'organismo delle mentre per Vini Veri, 80 per i vini secNazioni Unite che si occupa dell'in- chi e 100 mg per quelli dolci). Nei rinovazione scientifica e tecnica nel spettivi disciplinari sono elencate alcusettore. La particolarità è che non esi- ne buone pratiche agricole, mutuate ste un protocollo unico per la certifi- dall’agricoltura biologica. I due marchi cazione, ma uno specifico per ogni non sono certificati e quindi non sono vitigno e ogni area geografica. La so- realmente garantiti. Sono prodotti frutstenibilità è assicurata attualmente to più del marketing che di un serio solo nel vigneto, considerando i pa- studio d’impatto ambientale, ma che rametri di uso dell’acqua, dei fertiliz- grazie proprio ai capitali investiti in zanti e dei fitofarmaci, ma presto sarà pubblicità si stanno diffondendo tra i estesa all'intera filiera del vino e ver- consumatori. ranno contabilizzati i risparmi in ter- Il limite di tutti questi schemi, siano di mini di energia e di emissioni di gas certificazione di sostenibilità aziendale serra. I vini Magis sono facilmente ri- che di prodotto, è che sono strutturati conoscibili dal logo del progetto. per “mezzi” e non per obiettivi. Ad Il Progetto V.I.V.A. Nel luglio del 2011 esempio nessuno in realtà ci garantisce il ministero dell'Ambiente, della Tutela che quel prodotto o quell’azienda ragdel Territorio e del Mare ha avviato un giunga l’obiettivo della riduzione delprogetto nazionale pilota per misurare l’uso dell’acqua di una percentuale ben la sostenibilità della filiera vitivinicola, definita, ma solo che usa dei mezzi per attraverso il calcolo delle impronte ridurla, né se quel mezzo è economicadell'acqua e del carbonio, ma anche mente sostenibile per l’azienda. stabilendo indici per la tutela della bio- Il risultato è che il produttore che dediversità e del paesaggio. Il progetto cide di avviare un percorso di sostenibilità non ha dati per sapere se gli convenga o meno puntare su questo o su quel marchio, basando quindi la sua scelta solo sulle capacità di marketing del proprietario del marchio. Il consumatore, da parte sua, non ha alcuna certezza su quanto il prodotto sia veramente sostenibile, basando così le sue scelte sulla base di campagne di marketing. 

Innanzi tutto, occorre capire se il marchio indica la sostenibilità del prodotto e/o dell’azienda

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Bianchi, rossi e… verdi Nelle degustazioni, allo stand Confagri, Antonio Paolini ribalta i colori della bandiera. Il made in Italy enologico si rilancia anche con i vini “sostenibili”

di Antonio Paolini

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uando abbiamo iniziato a parlarne da queste colonne, erano ancora una nicchia. Ora sono (in proporzione) una stigliatura da Gdo (e prendete pure alla lettera la metafora: oggi non c’è reparto food di un market urbano senza un reparto, magari anche un repartino, ma dedicato ai prodotti alimentari “verdi”). I vini ecofriendly (di quelli parliamo, accomunando sotto

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questa non troppo rigida bandiera un magma composto da correnti ultradiverse) sono un vero e proprio torrente in piena. E una delle voci di settore in ascesa anche sul neghittoso e intimidito mercato nazionale. Il bilancio, a volerne stilare una bozza, può partire proprio dalla punta di quell’iceberg ultracomposito di cui si parlava su. E cioè i “bio”. Secondo una delle ricerche/sondaggi (questo è targato Wine News) che condiscono la torta del Vi-

nitaly come le ciliegine candite quelle di compleanno, l’82% dei fan di vino italiani ha aumentato i consumi di vino biologico, negli ultimi 3 anni, a fronte di un perdurante calo per il restante pacchetto enoico. Sempre secondo la ricerca, il bevitore (diciamo così) “bio”nico stappa almeno una bottiglia a settimana, per cui spende in media 15 euro; la compra se può dal produttore (72%!), e la sceglie perché rispetta l’ambiente. E a spin-


L’export di “ital-organic-wine” ammonta a 1 miliardo di euro. Siamo i primi in Europa

gere ora c’è anche l’abbrivio del logo con la foglia verde finalmente varato dall’Ue. Più in dettaglio, la crescita di quello che il sottoscritto definisce il “grado zero” dell’ecocompatibilità, il primo step verso traguardi più complessi (e sempre secondo chi scrive, ben più significativi), avrebbe toccato l’8,8% nel primo semestre 2013, portando il giro d’affari a oltre 3 miliardi, con 1 miliardo in valore di “Ital-organic-wine”

esportato e con l’enomondo tricolore primo in Europa in questa speciale classifica (fonte Aiab). Come meravigliarsi allora se anche nel millefoglie gigante del Vinitaly (una farcia per ogni gusto) il piano occupato dal “bio” cresce e si consolida? Si chiama Vinitaly-bio, ed è targato Veronafiere e FederBio, il sotto-salone riservato ai vini biologici certificati. Ma non basta: perché il “bio” (si diceva non a caso più su) è solo il primo pia-

no di un palazzetto in costruzione e in continua soprelevazione, con lavori freneticamente in corso, dove abitano i produttori che hanno fatto dell’ecosostenibilità un credo variamente declinato e tradotto in comandamenti: la concordanza tra tutte le, chiamiamole così, confessioni è sui “divieti” principali: non concimare se non con deiezioni animali prodotte in loco, o al massimo favino; non usare diserbanti e prodotti chimici di sintesi in campo; non filtrare; le discordanze cominciano invece già sui divieti accessori (non usare lieviti tecnici; e non usare SO2 sono due dei principali); e, più ancora, sui precetti, ovvero sul cosa fare (usa il corno di letame piantato in campo per dinamizzare; usa le tisane per aiutare, curare, correggere la pianta; usa solo l’aratro a trazione animale etc. etc.). In ogni caso, ecco, sempre “interno” a Vinitaly, quello che potremmo chiamare lo step 2 incarnato da “Vivit - Vigne Vignaioli Terroir”. Questo in Fiera. Ma fuori tornano anche “ViniVeri” e “Villa Favorita”. Le celebrazioni cioè di altre due “chiese” (scherziamo ovviamente, e siamo tutti felici, chi scrive per primo, del vasto impegno profuso sul fronte ambiente-salute da così tanti e bravi produttori), la prima dedicata ai “Vini secondo Natura”, giunta alla edizione numero 11, allocata a Cerea, Areaexpo“La Fabbrica”, dove oltre ai fondatori di Viniveri (Cappellano, Giuseppe Rinaldi, Cerruti, Trinchero, Rosi, Castello di Lispida, Casa Coste Piane, La Castellada, Dario Princic, Zidarich, Vodopivec, Mlecnik, Massa Vecchia, Oasi degli Angeli, Paolo Bea, Salvatore Ferrandes), ci sarano gli aderenti a Reinassance des Appelations e oltre 100 “artigiani del vino”, con l’intervento di due star del settore come il maestro biodinamico francese Nicolas Joly, e il filmaker Jonathan Nossiter (“Moondovino”) che viene a presenMARZO 2014| MONDO AGRICOLO |29


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Antonio Paolini

tare la sua nuova fatica,“Natural Resistance”, fresca di debutto all’ultimo festival di Berlino. A Villa Favorita (Sarego, provincia di Vicenza) si riuniscono ed espongono invece gli aderenti a VinNatur, il cui “papa”, o cardinale officiante è il veneto (e anche lui bravissimo vinnaiolo) Angiolino Maule, guida spirituale di altri 140 produttori ivi convenuti da otto Paesi. Temiamo di averlo già scritto: ma purtroppo la storia ci obbliga a ripeterci. Il vero nodo e che chi volesse visitare tutte le eno-kermesse dedicate ai vini proposti come rispettosi della natura, oltre ad essere praticamente ubiquo dovrebbe fare a razzo un tot di km (in auto, non esistendo altri mezzi reali e ragionevoli di collegamento) con tanto di relative emissioni inquinanti. In pratica, rimangiarsi un bel pezzo del lavoro fatto in vigna e cantina dai protagonisti delle fiere e sotto-fiere di cui sopra. Il sottoscritto, dunque, ha 3 0 | MONDO AGRICOLO |MARZO 2014

Non c’è food market urbano senza un reparto dedicato ai prodotti e vini sostenibili scelto (con dolore: ma consolato dalla certezza di fare comunque qualcosa di – si spera – utile per la causa) di restare a Verona. Dove, con la complicità decisiva di Confagricoltura

(non a caso madre del progetto “EcoCloud”), andranno in scena (in due degustazioni e un workshop con bicchiere in mano incentrato su opportunità, difficoltà, problemi stato dell’arte insomma di chi intraprende il percorso dell’ecocompatibilità vitivinicola da noi) i vini e le relative aziende che interpretano il concetto di “naturale” in modo un po’ più articolato ed estensivo: che cioè si occupano anche di ridurre (con autoproduzione, riorganizzazione, risparmi) la bolletta energetica fino se possibile all’autosufficienza; abbassano il peso delle bottiglie per ridurre il costo ambientale del loro trasporto; riciclano tutto ciò ce è possibile nel ciclo di lavorazione, e usano tutto ciò che si può di riciclato in casa o altrove…; etc. etc. etc., fino a fornire puntuali (e scientifiche) misurazione del taglio operato al footprint, l’impronta carbonica che è la madre di tutti gli indici davvero significativi rispetto al rispetto (si perdoni il bisticcio) del sistema pianeta e dei futuri umani che l’abiteranno. Ci muoveremo sotto l’egida di “Bianchi, rossi e … verdi”, per sottolineare al contempo orgoglio nazionale e ambientale. Chi sarà al Vinitaly è ovviamente invitato. In metafora, ma non troppo, insieme a (ottimo) vino vorremmo farvi degustare un paio di boccate d’aria (un po’ più) pura… 


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Sicurezza e capacità di penetrazione Il dente incurvato favorisce la miscelazione attiva di terra e residui colturali, un deflettore aumenta l’effetto di rovesciamento, le alette rimovibili consentono di lavorare tutta la superficie del terreno

trattori di media o grande potenza. superficiale o profonda, perfettamente in linea con le tecniche di agricoltura conservativa. Si adatta alle diverse situazioni favorendo una idonea miscelazione dei residui colturali,

una fessurazione del

suolo anche fino a 30 cm ove necessario, ottima lavorazione delle stoppie e livellamento della superficie lavorata, una efficace preparazione del letto di semina. Velocità e semplicità della lavorazione, in un solo passaggio. Efficacia garantita!

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La mission è fare di più “Magis” è uno dei più avanzati esperimenti sulla sostenibilità della vitivinicoltura nel mondo, come riconosciuto anche dall’OIV

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agis”, il motto che Sant’Ignazio di Loyola scelse per la “Compagnia di Gesù”, è diventato un importante progetto di sostenibilità per la vitivinicoltura italiana (e non solo, dal momento che lo si replica in altri settori produttivi agricoli). Il termine, in latino, significa “di più”, cioè “sempre meglio”. Per Sant’Ignazio divenne uno stile di vita: occorre tendere sempre verso qualcosa di su-

periore e andare oltre i propri limiti. Ecco, il “Magis” punta a questo:“fare di più” per il vino italiano. Il nome evoca la natura e lo scopo del progetto: continuare a identificare, creare e diffondere tutta l’innovazione necessaria per migliorare la sostenibilità della vitivinicoltura e la salubrità del vino. È nato per iniziativa di Bayer, università, centri di ricerca, associazioni ed industrie che credono nel valore dell’innovazione scientifica e tecnologica, per assicurare e certificare la sostenibilità e la sicurezza.


Magis è senz’altro uno dei più avanzati esperimenti sulla sostenibilità della vitivinicoltura nel mondo, come riconosciuto anche dall’OIV. Anche Confagricoltura crede molto in quest’iniziativa e l’ha inserita tra le “best practice”di EcoCloud, il contenitore delle iniziative virtuose per l’agroecosistema; sono molte le aziende vitivinicole associate a Confagricoltura che aderiscono con entusiasmo e convinzione al Magis e che stanno contribuendo in maniera determinante al suo successo. Come ogni attività, anche la produzione del vino ha un impatto sull’ambiente, sia locale sia globale. Attraverso una viticoltura di precisione, Magis permette al produttore di ridurre ogni operazione al minimo indispensabile per produrre un vino di qualità e sano. Fa anche coincidere sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale e sostenibilità economica. Infatti, compiere meno operazioni nel vigneto vuol dire anche semplificare il lavoro e quindi spendere meno, mantenendo però inalterata la qualità. Già nel primo anno, e in alcune fra le aziende meglio gestite d’Italia, ha permesso di risparmiare in media ben il 9% nell’uso di agrofarmaci, scegliendo peraltro le molecole più selettive e sicure, e addirittura oltre il 30% nell’uso di fertilizzanti. Un minor numero di operazioni vuol dire anche un risparmio di acqua e soprattutto di energia, quindi minori emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Ha portato, inoltre, a ridurre i costi di produzione mediamente del 15,4%. Per fare tutto questo occorre naturalmente un know how molto maggiore di quello normalmente disponibile in un’azienda. Magis offre alle aziende un protocollo, specifico per ogni vitigno e ogni area geografica, che costituisce una vera e propria guida per la gestione sostenibile del vigneto. Le indicazioni del protocollo, che tiene naturalmente conto dei disciplinari di produzione integrata regionali, non-

Confagricoltura crede molto nel “Magis” e l’ha inserito tra le best practice di EcoCloud ché delle normative europee e nazionali, sono adattabili alle esigenze specifiche di ciascuna azienda. Il protocollo viene preparato e aggiornato da un apposito e qualificato Comitato

tecnico-scientifico. Le aziende vitivinicole aderenti a Magis fanno parte di un sistema controllato a più livelli e in modo incrociato, dalla raccolta dei dati in campo che assicura la tracciabilità in vigneto fino ai test finali. Dopo la vendemmia sono, infatti, effettuate sul mosto le analisi di laboratorio per verificare eventuali contaminazioni e poi sul vino i test qualitativi da un panel di enologi per assicurarsi che nulla sia stato fatto a scapito della qualità sensoriale. Dopo anni di lavoro e perfezionamento, quattordici aziende vitivinicole italiane di recente hanno ricevuto la certificazione Magis e altre cinque, delle oltre centoquaranta aderenti, la riceveranno a breve: i loro vini potranno così utilizzare il marchio Magis sulle etichette delle bottiglie. (M. M.)

I PARTNER DI MAGIS G estione della chioma

Università di Milano (Di.Pro.Ve.)

Gestione attrezzature per la distribuzione

Università di Torino (DEIAFA) Università di Firenze (DEISTAF)

Gestione e analisi rischio ocratossine

CNR - Istituto Scienze Produzioni Alimentari

Protezione da funghi e parassiti

Bayer CropScience

Tecniche enologiche, analisi sensoriale

Assoenologi

Viticoltura di precisione

AGER

Tecnologia per la viticoltura di precisione

Spektra Agri

Piattaforma IT

Image Line

Attrezzature per il vigneto

Kuhn Nobili

Meccanizzazione agricola

New Holland

Servizi per la gestione del rischio

Det Norske Veritas (DNV)

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Dieta stretta per la legislazione vitivinicola

Agrinsieme e tutto il mondo del vino propongono un “Testo unico” per semplificare e coordinare le norme del settore

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biettivo: semplificare e rendere più efficiente il sistema. Ridurre una quantità ingente di leggi, che si sono stratificate nel tempo, a poche e snelle procedure normative. È questo il faticoso lavoro che ha portato alla realizzazione del “Testo unico della vite e del vino”. Un’operazione mai fatta prima che ha visto impegnarsi Agrinsieme (il coordinamento tra Confagricoltura, Cia e Alleanza delle cooperative italiane dell’agroalimentare), Unione Italiana Vini, Federvini,Assoenologi e Federdoc, in rappresentanza delle diverse realtà economiche del setto-

re vitivinicolo. Le Organizzazioni hanno lavorato su diversi testi normativi del settore, con il duplice obiettivo di unificare le disposizioni e, soprattutto, semplificare i procedimenti, attraverso il coordinamento e l’armonizzazione delle diverse fonti. Il Testo è stato presentato alle Commissioni Agricoltura della Camera e del Senato e “affidato” ai presidenti affinché avviino l’iter per la sua approvazione. Il susseguirsi di provvedimenti, dal livello comunitario a quello nazionale, fino a quello regionale, ha creato nel corso degli anni un coacervo normativo molto intricato ed eccessivo. Dalla coltivazione in vigna, alla pro-


duzione di vino, fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione dei prodotti, le imprese devono ottemperare ad un numero insostenibile di obblighi. Un dato per tutti: nel 2012 su 35.000 controlli effettuati dall’Ispettorato centrale sul comparto agroalimentare, più di 12.000, oltre un terzo, sono stati fatti sul settore vitivinicolo. Per questo le Organizzazioni del settore si sono fatte promotrici di un “Testo unico” che accompagni, dalla produzione fino alla movimentazione e alla vendita, i prodotti che hanno origine dalla lavorazione delle uve. I principali testi di riferimento sono stati la Legge 82/2006, il Decreto Le-

In otto capitoli si disciplina l’attività dell’intero ciclo economico gislativo 61/2010 e il Decreto Legislativo n.260/2000. Si tratta di un lavoro non meramente ricognitivo, ma innovativo anche nella struttura.Articolato in otto capitoli, disciplina l’attività dell’intero ciclo economico, dalla vigna al consumatore, e le relative implicazioni normative di interesse settoriale e generale. Si va dalle “definizioni” del settore, alla gestione del potenziale viticolo, alla produzione dei mosti e dei vini e di quel-

li in particolare a denominazione di origine controllata. Dalla produzione di aceto, alla commercializzazione ed etichettatura, alla materia dei controlli fino a quella delle sanzioni. Il tutto finalizzato a sburocratizzare e semplificare le norme e gli adempimenti a cui devono rispondere le aziende del settore vitivinicolo. Un’esigenza dei produttori, accolta dalle Organizzazioni di rappresentanza di tutta la filiera, che per la prima volta hanno presentato un documento comune, con l’obiettivo di portare un contributo concreto alla soluzione dei problemi di uno dei settori più importanti del made in Italy agroalimentare. (G. B.) MARZO 2014| MONDO AGRICOLO |35


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Assofrantoi punta sull’e-commerce

Ad aprile si vara una piattaforma web per la vendita online dell’extravergine. Silvestri: «L’obiettivo è di collocare nel triennio 90 mila litri di olio in tutto il mondo» di Claudio Costantino

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ssofrantoi - l’associazione dei frantoi oleari italiani istituita due anni fa, anche grazie a una forte sinergia con Confagricoltura – sta lavorando ad un progetto di e-commerce che punta a favorire le vendite all’estero dell’olio italiano. Ha avviato una collaborazione in esclusiva dei propri frantoi tracciati con una società di grande esperienza internazionale nella vendita sul web. Il progetto partirà ufficialmente ad aprile e prevede, nel triennio, la vendita online di oltre 90 mila litri di olio in tutto il mondo. Lo ha annunciato il presidente dell’Associazione (nonché vicepresidente di Confagricoltura ViterboRieti) Pier Luigi Silvestri in un recente convegno promosso a Spello (PG). «Tutte le nostre attività – ha spiegato il presidente di Assofrantoi - sono state finalizzate al momento della vendita, utilizzando nuovi canali che il frantoiano da solo non riusciva a sfruttare. Abbiamo visto in questi due anni di attività che i nostri associati stanno aderendo a questo nuovo tipo di

mentalità. Questo ci ha permesso di raddoppiare, nel biennio, il numero delle aziende tracciate e di avere delle opportunità importanti in ambito commerciale». La piattaforma di vendita è un punto di incontro dove si proporranno le offerte dei soci e le richieste dei clienti, nonché le eventuali analisi chimico fisiche organolettiche e le certificazioni di prodotto.


«Questo progetto – ha evidenziato Silvestri a Spello - ha come target acquirenti di fascia medio-alta, che fanno acquisti online, consapevoli dell’importanza della qualità sulla propria tavola e disposti a spendere per essa. La società ha una comprovata esperienza nella vendita e nel marketing, si avvale di nuove forme di comunicazione che in Italia stentano a decollare, ma che sono già presenti sia nei pae-

Silvestri: «Individuare nuove opportunità per settore che si evolve» si occidentali sia nei mercati emergenti, portando così un’enorme opportunità di visibilità estera per il fiore all’occhiello del made in Italy». Funziona, per intenderci, un po’ come

“booking.com” per le offerte alberghiere. L’internauta naviga sulla piattaforma, approfondisce, fa comparazioni e quindi prenota e acquista il prodotto che gli interessa. Una vendita esclusivamente attraverso il canale web, con soddisfazione reciproca del produttore e del consumatore. «Il nostro obiettivo – ha commentato Silvestri - è di concretizzare un servizio che possa rivelarsi utile per gli associaMARZO 2014| MONDO AGRICOLO |37


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tutte le sue caratteristiche. La Carta d’Identità dell’olio è ottenuta associando la “fotografia calorimetrica” alle informazioni “anagrafiche” che comprendono anche le caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche del prodotto. Il documento può essere esibito ad ogni controllo lungo la filiera di lavorazione, dall’imbottigliamento alla distribuzione, per attestare la conformità dell’olio all’originale. Questo strumento diventa prezioso sia per il consumatore, sia per il proL’extravergine duttore». Il passo successicon la carta d’identità vo, per l’appunto, è rendere le caratteristiche qualitative tracciate, un plus che permette ti, per tutto il mondo olivicolo e per gli Raddoppiate le aziende di vendere il prodotto anche all’estestessi consumatori, che sono sollecitaro nel nuovo canale di vendita. Assoti a effettuare acquisti con consapevotracciate, con importanti lezza, approfondendo caratteristiche, frantoi sta crescendo e si sta consoliopportunità commerciali peculiarità, notizie del territorio, delle dando. Nel corso di due anni ha ascultivar, delle imprese». sociato oltre 250 frantoiani di varie L’iniziativa rientra comunque in una conforme al Regolamento CE regioni italiane. Per rafforzare la previsione moderna ed innovativa di As- 178/2002, è accompagnato dalla senza sul territorio, oltre alle collasofrantoi nei confronti del settore. propria carta d’identità che, come borazioni con le sedi territoriali di Un discorso che è partito, con le mol- un vero e proprio documento di ri- Confagricoltura, ha avviato pure teplici iniziative per la “carta d’iden- conoscimento, riporta tutti i dati e un’attività di assistenza tecnica nelle tità degli oli d’oliva” (divarie regioni. «Il nostro scorso valorizzato l’anno ruolo non è di semplice scorso proprio al Sol a Verappresentazione amminirona), cioè la tracciabilità strativa, ma di azione condel prodotto. creta e diretta sul campo». «Come Assofrantoi – ci ha Un altro progetto di comspiegato sempre il suo premercializzazione portato sidente – ci siamo resi conavanti è quello dell’Interto che la tracciabilità è orprofessione. L’obiettivo è mai indispensabile non sodifendere gli interessi di lo per la qualità e la creditutti i soggetti della filiera, bilità del prodotto, ma anmediante il coordinamento che per tutte le potenziadi tutte le attività coinvolte lità di vendita e di markenel rapporto tra produzioting. Per questo in collane, industria e commercio. borazione con “Guidaolio”, «L’accordo intende realizzae grazie a Tommaso Pardi re un quadro di regole coned al CNR di Pisa, abbiamo divise in cui possano essere studiato la realizzazione conclusi i contratti che le della “carta d’identità”. aziende aderenti alle OrgaL’extravergine tracciato, nizzazioni firmatarie sottocertificato ai sensi della scriveranno autonomaPier Luigi Silvestri norma UNI ENI ISO 2205 e  mente». 38| MONDO AGRICOLO |MARZO 2014


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S T R U M E N TI F I N A N Z I A R I E P E R L ’ A C C E S S O A L C R E D IT O

Ismea al fianco delle aziende agricole ell’attuale scenaN rio economico, crescita dimensionale, internazionalizzazione e associazionismo/reti d’impresa sono obiettivi fondamentali per le aziende agricole. Obiettivi che considerano prioritari, ad esempio, le aziende vitivinicole (ma non solo). Ed occorre investire per essere sempre più concorrenziali sul mercato globale. In tale ottica sono importanti pure i progetti da realizzare nell’ambito dei PSR; ma dove trovare le risorse? In quest’ottica Ismea ha previsto una serie di strumenti finanziari e per l’accesso al credito a favore delle imprese agricole italiane. Fondo di garanzia a prima richiesta. Favorisce l’accesso al credito alle aziende agricole prive di proprie garanzie sufficienti per le banche, abbattendo al contempo i costi di finanziamento. Beneficiarie sono tutte le imprese agricole italiane per finanziamenti di qualsiasi durata,

anche a fronte di transazioni commerciali e di investimenti realizzati, per l’appunto, nell’ambito dei PSR. Le garanzie Ismea (fideiussioni, cogaranzie e controgaranzie) forniscono una protezione personale compatibile con gli standard di Basilea 2 e sono dotate di una controgaranzia dello Stato, che è garante di ultima istanza. Recentemente l’ Ismea ha ampliato la gamma degli strumenti di garanzia estendendola ai portafogli

di finanziamenti erogati dal sistema bancario alle imprese agricole. Il vantaggio, per l’azienda, oltre alla migliore possibilità di accesso al credito, è rappresentato dall'abbattimento del costo del finanziamento bancario. Fondo di garanzia sussidiaria. Fornisce una garanzia automatica a favore delle imprese agricole ed agroalimentari a fronte di operazioni di credito agrario a medio e lungo termine su tutto il territorio na-

zionale. Trattandosi di uno strumento automatico, che agisce in forza di legge, il fondo opera su un’ampia base di aziende (oltre 35.000). Fondo di capitale di rischio. Attraverso questo strumento Ismea interviene direttamente, o tramite la partecipazione in altri fondi, nel capitale delle imprese agricole ed agroalimentari, favorendo la patrimonializzazione delle imprese. In questo modo le aziende possono contare sull’apporto finanziario di un socio aggiuntivo. Rating. Ismea, in collaborazione con Moody's KMV, ha realizzato il primo modello di rating specifico per le aziende agricole italiane. Lo strumento permette di valutare l'affidabilità e la solidità finanziaria delle aziende allo scopo di facilitarne l’accesso al credito e i rapporti con le banche. Beneficiarie sono tutte le aziende del sistema agroalimentare comprese quelle  prive di bilancio.


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Lo sbarco dei mille in Cina

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Grazie al progetto di internazionalizzazione di Confagri Benevento, la coop “La Guardiense” che conta un migliaio di soci - ha definito un importante accordo commerciale per una strutturata strategia di conquista del mercato cinese di Gaetano Menna

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ono molteplici le motivazioni che ci hanno spinto a visitare la sede della cooperativa “La Guardiense” a Santa Lucia di Guardia Sanframondi in provincia di Benevento, che ha festeggiato la sua cinquantesima vendemmia (la prima è del 1963). È indubbiamente il fiore all’occhiello della vitivinicoltura del Sannio; una delle più grandi d’Italia, con 1000 soci, 1500 ettari di vigna, 220.000 quintali annui di uve; due vitigni principe (Falanghina ed Aglianico) per la produzione, ampia e articolata, di circa 4 milioni di bottiglie, che si articola in tre linee: Janare, Fremondo e Classica a cui si aggiungono gli spumanti prodotti sia con il metodo Charmat o Martinotti, sia con il metodo Classico (possiede pure uno tra i più importanti impianti di spumantizzazione del Mezzogiorno). Il primo motivo della visita è che questa coop – come ci sottolinea il suo presidente Salvatore Garofano - ha definito un importante contratto triennale, in esclusiva, dei suoi pregevoli vini, con una grossa ditta di importazione cinese; non è un

Cotarella: «Una cantina simbolo del progresso tecnologico che coniuga orgoglio e innovazione» semplice contratto di fornitura ma un vero e proprio accordo commerciale che prevede anche presentazioni e promozioni in Cina; è allo studio pure

da destra: il ministro Martina, Cotarella e Garofano

un’etichetta ad hoc per le bottiglie destinate in loco. Insomma si è concordato, con il partner cinese, di attivare una vera e propria strategia strutturata per la conquista di quel mercato. Risultato raggiunto grazie al progetto di internazionalizzazione portato avanti da Confagricoltura Benevento. Ad accompagnarci a La Guardiense è proprio il direttore dell’Organizzazione Manfredi Pascarella che ribadisce gli sforzi che, già da diversi anni, sta ponendo in essere la Confagricoltura beneventana, nell’ambito del progetto OCM Vino, per raggiungere i consumatori del dragone rosso con i vini delle aziende associate. Un’attività unica nel panorama organizzativo. «Ci vuole molto tempo – ci dice Pascarella - per aprire una strada commerciale in una realtà così complessa, variegata, lontana come la Cina, in cui la fanno da padrone i francesi, ma in cui si stanno affacMARZO 2014| MONDO AGRICOLO |41


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ciando anche i cileni, gli australiani... Lo riteniamo un mercato promettente, su cui abbiamo investito e stiamo lavorando assiduamente». «Abbiamo attivato presso i nostri uffici una struttura operativa per il nostro progetto di internazionalizzazione e svolto già diverse missioni in Cina». Il secondo motivo della visita è che questa cooperativa, pluripremiata, è fortemente impegnata nell’innovazione e miglioramento qualitativo. Il marchio di eccellenza dell’azienda è la linea enologica “Janare”, che nasce nell’ambito di un progetto di salvaguardia di vitigni autoctoni ed è seguita dal costanManfredi te e scrupoloso lavoro di un Pascarella enologo di grandissimo valore, come il prof. Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi. Il vino “I mille per l’Aglianico” Tra i progetti speciali, unico nel suo ritirato dal mercato genere, è quello del vino denominato per la sua straordinaria unicità “I Mille per l’Aglianico”, con chiaro riferimento ai mille soci della cooperativa che sono impegnati nel migliora- gna, sia in cantina. Grazie a questo promento dei processi produttivi sia in vi- getto La Guardiense è stata premiata dall’ Associazione Italiana Sommelier con l’Oscar 2013 per la migliore innovazione. «È una sperimentazione – ci dice il prof. Cotarella – che ha portato all’innalzamento qualitativo dell’Aglianico in genere; abbiamo selezionato la “crema” per realizzare questo vino che porta il nome del progetto. Pur essendo quello dell’annata 2011 un vino pronto per il mercato, con gli amministratori della cantina abbiamo de-

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ciso di ritirarlo dalla vendita; ha già ora un eccezionale valore qualitativo ed espressivo ma, secondo i nostri giudizi, è andato al di là delle nostre più ottimistiche previsioni ed esprime caratteristiche uniche che andranno ad aumentare con l’invecchiamento. Non tra un anno, ma tra diecivent’anni, sarà un vino inimitabile, che sarà impiegato per far capire le caratteristiche e potenzialità di questo territorio. La diversità non è data dalla stagione, ma esclusivamente dalla selezione, dall’attività maniacale messa in campo». Per realizzare questo progetto innovativo – con una grande sintonia tra gli amministratori della coop, i soci e l’illustre enologo - si è realizzata una cantina nella cantina e un vigneto nel vigneto, con un protocollo per i produttori molto impegnativo e rigido, che inizialmente era a livello sperimentale e oggi si va applicando sempre più su larga scala, per raggiungere, in prospettiva, l’intera produzione della cooperativa. «L’impegno dei produttori, mentale oltre che fisico, nasce dall’orgoglio di far parte di un progetto di produzione di grandi vini». Il terzo motivo del nostro viaggio è l’attenzione alla sostenibilità ambientale della coop che fa uso, per i suoi processi produttivi, di energia rinnovabile proveniente da un proprio innovativo impianto fotovoltaico. La Guardiense poi è una delle 24 aziende aderenti al progetto “Wine Research Team” (WRT) – coordinato anch’esso da Cotarella – che nasce dalla volontà di produrre vini con un protocollo innovativo che non prevede l’uso dell’anidride solforosa (zero solfiti). Anche La Guardiense era partecipe alla presentazione dell’iniziativa WRT, avvenuta a Milano il 17 marzo scorso, alla presenza del ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina. 


A T T U A L I T À DA L L E I M P R E S E

Nitrophoska®, il concime per la vite gni bottiglia di vino ha una storia personale, che inizia un giorno di fine inverno con le gemme della vite che “piangendo” annunciano l’arrivo della bella stagione e l’inizio di una nuova annata. Da quel momento, sono necessarie tutta la dedizione e la competenza agronomica perché la vite possa completare al meglio il suo ciclo produttivo e - indipendentemente dall’andamento meteorologico - arrivare a maturazione con uve idonee alla vinificazione. La cura della concimazione è un

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concorrono alla definizione del quadro aromatico del vino e gli conferiscono caratteristiche esclusive che ne esaltano il valore. La ricerca della corretta nutrizione spinge i viticoltori a selezionare con attenzione i concimi da impiegare nelle proprie vigne, cercando di ottenere il massimo effetto nutrizionale senza mai mettere a rischio la sicurezza delle piante. I complessi NPK Nitrophoska ® impiegano solo materie prime adatte alla nutrizione della vite

della ripresa vegetativa consente di soddisfare completamente le esigenze nutrizionali del vigneto. Per stimolare l’accrescimento dei tralci o per esaltare la componente aromatica dell’uva è utile fornire alla pianta una maggiore quota di fosforo, in questi casi è preferibile concimare con Nitrophoska® special 12-12-17: il più famoso e utilizzato tra i complessi NPK con potassio da solfato. In terreni sabbiosi, in forte pendenza o nel caso di giovani impianti, è preferibile concimare utilizzando

aspetto di massimo rilievo per la vite da vino, perché le piante allevate in piena disponibilità nutrizionale producono e accumulano a livello degli acini sostanze “nobili” quali i polifenoli, l’azoto organico e il glutatione. L’azoto prontamente assimilabile presente negli acini, e conseguentemente nel mosto, ha un effetto positivo sul processo di fermentazione, in quanto primaria fonte di energia per i lieviti del vino. I complessi organici prodotti naturalmente dalla vite hanno a loro volta effetti molto positivi, perché

(es. potassio esclusivamente da solfato) e sono realizzati con una sofisticata tecnica industriale, che consente di massimizzare la disponibilità degli elementi nutritivi e di ottenere granuli regolari e omogenei per composizione e aspetto. Nitrophoska ® perfect 15-5-20 è senz’altro il prodotto di riferimento per la concimazione della vite, perché gli elementi nutritivi presenti nel formulato sono in perfetta corrispondenza con le asportazioni della pianta, pertanto, un’unica distribuzione di Nitrophoska® perfect poco prima

Entec® perfect 14-7-17, il complesso NPK della famiglia Nitrophoska® con azoto a lenta cessione. L’inibitore della nitrificazione 3,4 DMPP di cui è dotato Entec® perfect, protegge l’azoto dalle perdite per dilavamento e rende la cessione dell’elemento graduale e durevole fino a 12 settimane. Con Nitrophoska® perfect, Nitrophoska® special ed Entec® perfect, il viticoltore è in grado di raggiungere la massima efficienza nutrizionale della vite in qualsiasi contesto produttivo, e di trasformare così una buona annata, in un’annata memorabile! 


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In Giappone il settore Horeca è uno sbocco cruciale: il 40% delle vendite in bar e ristoranti alla Trattoria del Pacioccone di Tokyo. Il vino, in Giappone, pur se il Paese non ha una tradizione di produzione e consumo, è visto come un elemento di stile di vita moderno dalle giovani generazioni, soprattutto dalle donne. E poiché i giapponesi mangiano fuori casa più che in ogni altra nazione al mondo, il settore Horeca rappresenta uno sbocco cruciale per il vino: circa il 40% delle vendite si effettua nei bar e ristoranti; nella sola Tokyo ci sono più di duemila ristoranti italiani, più o meno veraci, che possono costituire un veicolo privilegiato per la promozione dei vini nazionali.“Abbiamo voluto, attraverso questa iniziativa mirata di promozione, supportare le nostre aziende – ha detto il presidente di Confagricoltura Lombardia Antonio Boselli - aiutandole a far conoscere i propri vini, dal Lugana al Franciacorta, dal Pinot nero al Lambrusco, per riuscire a introdursi in questo importante mercato”. E i risultati sono stati eccellenti. Il mercato del vino italiano a Tokyo, ma in Giappone in generale, è in forte crescita dal 2011 ad oggi (+23%) e il Paese del Sol Levante è sempre più ricetonfagricoltura Lombar- tivo ai vini italiani. “Siamo la seconda dia, per promuovere la nazione, dopo la Francia, per esportaqualità dei suoi vini, ha zione di vini – sottolinea Boselli – e abscelto di partecipare al biamo toccato la quota del 19% di exFoodex di Tokyo, la più port. I vini più consumati sino ad ora importante fiera agroali- sono stati i rossi, ma la tendenza degli mentare del mercato asiatico. Il padi- ultimi anni è quella di abbinare i vini glione Italia, decisamente più grande bianchi al largo consumo di pesce crutra quelli stranieri, ha presentato nu- do dei giapponesi”. merose iniziative collaterali di promo- L’edizione di Foodex quest’anno ha suzione della nostra cultura alimentare. perato i 75.000 visitatori.“Il nostro proLo stand di Confagricoltura Lombar- getto di promozione – conclude il predia, con una quindicina di produttori, sidente di Confagricoltura Lombardia è stato un vero e proprio punto di ri- proseguirà nel mese di giugno, con chiamo per i numerosissimi visitatori l’organizzazione di incontri b2b tra le giapponesi. Particolarmente apprezza- aziende vitivinicole e gli operatori ti il programma di informazione e il giapponesi. Un vero e proprio prowine tasting delle eccellenze regionali gramma di visite guidate attraverso le che è proseguito con una serata di nostre eccellenze vitivinicole che ade(E. T.) promozione del buon bere regionale riscono al programma”.

Alla conquista del Sol Levante Al salone Foodex di Tokyo anche Confagri Lombardia. Informazione, promo, wine tasting

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Wine style Millennials, vini di nuovi territori, ambientalismo, Chardonnay, filo diretto fra produttori e consumatori, wine bloggers… Ecco il 2014 visto dall’UK

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he Drink Business” è un osservatorio del vino fra i migliori del mondo: fornisce classifiche di tutti i generi, ha un database immenso, raccoglie opinioni, assegna premi. Ha una newsletter quotidiana che arriva a 20 mila lettori professionisti di tutto il mondo e un sito con 1,2 milioni di visitatori unici all’anno. Insomma , un opinion maker da ascoltare con attenzione. Per questo le 10 tendenze del vino del 2014 indicate da The Drinks Business vanno prese in considerazione, non come relative all’UK, ma come fenomeni globali.

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Lasostenibilità semprepiùrilevante. I consumatori chiedono il rispetto dei criteri socio-ambientali 1. Scoperta di nuove regioni del vino. I grandi brand rimarranno sempre forti, ma cresce la voglia di vini nuovi provenienti da zone come l’Ungheria, la Turchia o la Basilicata. 2. I Millennials faranno tendenza nel vino. Un nuovo modo di bere che si unisce alla convivialità, alla scoperta della cultura del Paese da cui proviene il vino. 3. Non più eccedenze di vino. Ci sarà un sostanziale equilibrio fra domanda e offerta con i Paesi europei che vedranno scendere i consumi, mentre cresceranno in USA, Cina e altri grandi Nazioni che stanno scoprendo il vino. 4. La sostenibilità diventerà sempre più importante, i consumatori esigeranno il rispetto dei criteri ambientali e sociali nella produzione del vino. 5. Grande successo per lo Chardonnay più elegante, proveniente da zone fresche, in primo luogo l’Australia. 6. Comunicare, comunicare, comunicare … filo diretto con i consumatori attraverso i social, dove il vino è un grande protagonista. 7. Crolla il muro che divide il mondo della produzione dai consumatori di vino e il wine makers dovranno accompagnare le loro bottiglie fino dal consumatore finale parlando con loro nei supermercati e on line. 8. La Cina rallenterà l’acquisto dei vini di lusso, ma l’interesse per il vino continuerà a conquistare nuove fasce della popolazione. 9. Leggi e tasse sul vino continueranno ad aumentare. Divieti sulla pubblicità, restrizioni sull’esposizione negli scaffali ma soprattutto aumenti di prezzo derivanti dal fisco colpiranno duro. 10. Il confine fra i locali in cui si consuma e quelli in cui si vende il vino sarà sempre minore con forme ibride di in e off trade. (G. B.)

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Z O O M VINITALY-SOL

© fotografie di Vittorio Pasanisi

L’extravergine chee ggira ch ira il mondo

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“Chiusura Grande”, il nome, in dialetto, ricorda il recinto aziendale. Ma l’olio di Piero Pasanisi, dal Salento, viaggia sempre più all’estero

di Elisabetta Tufarelli

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l mio olio è nato da una sfida. Quando ho iniziato con il primo impianto, nel 1970, mi avevano detto che non sarei riuscito a fare meglio dell’olio lampante. Io, invece, ero certo di poter produrre un olio extravergine d’eccellenza. Sono soddisfatto del risultato che ho raggiunto prima con il Leccino e poi anche con l’Ogliarola”. Esordisce orgogliosamente così l’imprenditore Piero Pasanisi, agricoltore di quinta generazione a Torrepaduli di Ruffano, in pieno Salento leccese. La sua scommessa è stata vinta alla grande perché il suo olio è stato scelto dall’hotel Four Season di Milano, fa il giro del mondo a bordo di una nota compagnia di barche a vela charter e viene venduto, direttamente dal sito aziendale, anche all’estero. “Il mio vero segreto, oltre all’attenzione con cui seguo meticolosamente tutte le fasi – dice con orgoglio – è il passa parola. Ogni volta che qualcu-

ritava un ringraziamento, anche perché ha reso possibile che il mio sogno e il mio progetto si trasformassero in realtà – sottolinea l’imprenditore di Confagricoltura -. Per fare l’olio proprio come lo volevo ho addirittura fatno lo assaggia, quasi automaticamente to il mio frantoio, cosa che per i volusi fidelizza”. mi lavorati è stata forse un azzardo, ma L’olio extravergine si chiama“Chiusura come appassionato, patito ed esperto Grande”, traduzione in italiano della di- di Leccino, volevo che ogni passaggio citura dialettale ruffanese ‘Cisuria Ran- fosse fatto a regola d’arte”. ne’, usato per identificare un appezza- Il Salento è una terra tutta da gustare, mento di terreno recintato e delimita- per il mare, i paesaggi, gli scorci stuto di notevole superficie. “Questa no- pendi e i sapori e saperi autentici e gestra terra produce frutti rigogliosi, me- nuini dei prodotti della terra e delle ricette semplici e squisite. E questo territorio agricolo, estremo lembo a sud-est, è trendy e ha voglia di farsi conoscere. Presente fin dal 1880, Chiusura Grande riassume ciò che questo territorio ha sempre espresso: tenacia, perseveranza e forte convinzione nei propri mezzi. Il piano agricolo che ha rinnovato l’azienda è di un secolo dopo, quando l’imprenditore è intervenuPiero Pasanisi to in maniera radicale con la

Pasanisi: « “Alleviamo” gli ulivi raccogliendone i frutti nei tempi migliori»

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ZOOM VINITALY-SOL

L’esposizione dell’olio all’aria e alla luce è ridotta al massimo, prima della commercializzazione potatura degli oliveti secolari esistenti e con nuove piantagioni, immettendo in maniera calcolata diverse cultivar, autoctone o comunque storicamente ben ambientatesi sul territorio e al clima locale. Piero Pasanisi e suo figlio Vittorio hanno deciso di commercializzare direttamente l’olio, imbottigliandolo. “Coltiviamo o meglio ‘alleviamo’ i nostri ulivi raccogliendone rigorosamente i frutti nei tempi migliori di maturazione – spiega l’imprenditore -, quando l’invaiatura della drupa, cioè il colorito dell’oliva, non ha ancora ricoperto l’intero frutto. Poi ogni giorno, da ottobre ai primi di gennaio, solo il miglior prodotto raccolto viene molito immediatamente a freddo, con le tecnologie più avanzate, direttamente nel nostro frantoio”. L’olio extravergine di oliva Chiusura Grande ha una bassa gradazione di acidità (0,2°-0,4°) e viene commercializzato in due varietà: Chiusura Grande Blend, ottenuto dalla miscela delle diverse cultivar (Cellina di Nardò, Leccino, Ogliarola di Lecce e Frantoio) e l’olio extravergine di oliva monocultivar, determinato dalla molitura e selezione di un'unica cultivar, il Leccino. “Stocchiamo in silos di acciaio inox proprio per mantenere l’olio in assenza di aria e a temperatura controllata, per evitare l’ossidazione e tutta la ricaduta di fattori negativi che questo processo determina in qualsiasi prodotto alimentare. L’attenzione è massima in ogni fase – conclude Piero Pasanisi –. Interrompiamo lo stoccaggio e il riposo solo per il tempo necessario alla fase di filtraggio e del travaso in altri silos in acciaio. Anche il condizionamento e l’imbottigliamento vengono eseguiti in piccoli lotti periodici, che ne determinano la sicura rintracciabilità. L’esposizione all’aria e alla luce viene ridotta al massimo, prima della commercializzazione”.  50| MONDO AGRICOLO |MARZO 2014


ZOOM VINITALY-SOL

Sulle colline astigiane si respira la storia Si aggiorna la PMI enoica. Il capostipite, nonno Savino, aveva vissuto la guerra ed il mito industriale. Oggi Pier Carlo Cantaretto guarda a Internet, agroenergia e sostenibilità di Elisabetta Tufarelli

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ier Carlo Cantaretto,43 anni, ha preso in mano le redini dell’impresa di famiglia nelle colline astigiane: 12 ettari di vigneto che producono i vini tipici (Barbera d'Asti superiore, Barbera d'Asti, Barbera Monferrato, Monferrato Dolcetto, Grignolino d'Asti, Monferrato Chiaretto, Piemonte Chardonnay e Mos. Una bella crescita imprenditoriale che s’intreccia con la storia d’Italia, nel passaggio dall’economia agricola a quella industriale. Sul sito (www.vinimontarello.it) la foto di Nonno Savino in divisa, nel periodo bellico… “La nostra impresa si può dire che sia nata gra-

zie alla Fiat. I nonni da sempre facevano i contadini e lavoravano le vigne in piccoli appezzamenti sparsi intorno alla frazione di Montarello, in regime di mezzadria; poi verso fine degli anni ’60 hanno avuto la possibilità di acquistare queste vigne perché le famiglie, attratte dal lavoro in fabbrica le avevano abbandonate, e si erano trasferite a Torino”. L’azienda si trova in una splendida posizione, inserita sulle colline astigiane circondate dalla corona di montagne piemontesi, dal Monviso fino alla catena del Rosa.”Queste terre – prosegue l’imprenditore - avevano un valore perché erano prevalentemente esposte a Mezzogiorno, disponevano di un


Una nuova e moderna cantina, spazi per la degustazione, un sito per la vendita online di conseguenza, innovandoci costantemente e andando incontro alle domande della clientela”. Così gli appassionati possono ancora ‘prodursi’ il vino da soli, scegliendo se effettuare anche il

raccolto, oppure usufruire del servizio che offre l’azienda di pigiatura e trasporto a casa nella propria cantina. Ma, con l’ingresso di Pier Carlo, l’innovazione non si è fermata qui: una nuova e modernissima cantina, spazi per la degustazione, un sito internet per la vendita on-line e una continua attenzione all’ambiente. Oltre che a livello nazionale il prodotto viene richiesto anche dall’estero, Germania in particolare. “Siamo orgogliosi - conclude Pier Carlo Cantaretto- di mantenere la tradizione dei nonni nel “fare” il vino, ma con impianti e attrezzature modernissimi. Il mio obiettivo è far diventare la mia azienda ecocompatibile a 360°.Abbiamo installato pannelli fotovoltaici per essere autonomi dal punto di vista energetico ed iniziato ad allevare api  per la produzione di miele”.

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“casotto” per gli attrezzi ed erano dotate di facile accesso per i mezzi agricoli. Da questi presupposti, prima con i nonni e poi con mio padre Giuseppe, è partita l’evoluzione della nostra azienda”. Così dalle 10 giornate originarie, attraverso gli anni, i sacrifici e l’impegno, si è arrivati alle 30.“Contemporaneamente – precisa Cantaretto – abbiamo fatto investimenti importanti. Ha iniziato mio padre trasformando e potenziando la cantina e rinnovando il deposito”. Con l’evoluzione degli usi e dei costumi si modernizza anche l’impresa. “Prima c’era tutto un mercato per chi voleva farsi il vino da sé e quindi – spiega l’imprenditore astigiano – vendevamo le uve, poi è diminuito questo tipo di clienti ed è aumentata la richiesta di vino in bottiglia e damigiana e noi ci siamo organizzati


400 anni di crescita sostenibile 2014 ...

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s e s t o s e n s o co m . i t

1913

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MAPPAMONDO di Jordan Nash

Extravergine negli Stati Uniti: si punta sul prodotto locale Per gli americani l’olio importato è di scarsa qualità Spingono il prodotto coltivato in California sostenuti dai media

L’

olio extravergine d'oliva importato negli Stati Uniti rappresenta il 97% del mercato nordamericano. I produttori statunitensi sono insoddisfatti e invocano linee guida più severe per l’olio di provenienza estera.”Dall’Europa arriva olio rancido spacciato per extravergine,andrebbe menzionato in etichetta”, come polemicamente ha proposto il rappresentante repubblicano e imprenditore agricolo della California del Nord, Doug LaMalfa.Una forte provocazione,dopo che, nonostante le degustazioni di olio d'oliva organizzate per i membri del Congresso,il Farm Bill non include la clausola per consentire al governo di testare l'olio d'oliva nazionale e quello importato per garantirne

la corretta etichettatura. Anche se,una dichiarazione non vincolante che accompagna il disegno di legge ha incoraggiato il Dipartimento Agricoltura,USTrade Representative e la Food and Drug Administration a "rimuovere gli ostacoli che impediscono all'industria dell'olio di oliva USA di raggiungere il suo potenziale".La lobby dell’American Olive Oil Producers Association fa pressione sull’USDA perché siano avviati test di qualità obbligatori per tutti gli oli d'oliva.Da un lato preoccupa i produttori USA che l’olio proveniente dall’estero venga allungato con altri oli,ma continui ad essere etichettato come extravergine.Dall’altro, studi dell’Università di Davis in California dimostrerebbero che

addirittura quasi due terzi degli oli d'oliva del Mediterraneo etichettati Extra vergine non lo sono affatto.E,intanto,la produzione di olio d’oliva a stelle e strisce continua a crescere:negli ultimi 5

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anni è passata dall’1% al 3 %.L’olivo si coltiva principalmente in California,anche se si sta sviluppando in tutto il Paese;dalTexas alla Georgia,dalla Florida all’ Oregon e perfino alle Hawaii.E numerosi articoli consigliano ai consumatori di passare agli oli nazionali perché hanno un sapore fantastico, un’etichettatura chiara, si posizionano sempre meglio nei concorsi internazionali e vantano sapori brillanti,dal carattere complesso.

OLIO: I CINESI INVESTONO IN AUSTRALIA

I consumatori più ricchi cinesi stanno passando all'olio extravergine d'oliva per cucinare a bassa temperatura e per friggere ad alte temperature, aiutando così le vendite. Anche se il volume delle importazioni di olio d'oliva è ancora basso, le imprese cinesi, per garantire forniture, hanno cominciato ad investire negli uliveti in Australia. La compagnia Australian Organic Olive Oil di proprietà cinese ha iniziato a confezionare l'olio dai 3 .7 0 0 ettari di uliveti acquistati 1 5 mesi fa, quando la compagnia dell'Australia Occidentale Kailis Organic Olive Groves Ltd. è entrata in amministrazione controllata. L'apertura di ipermercati cinesi, insieme alla ricerca di prodotti salutari e di prestigio, ha dato impulso all’import dall'estero. Ma l'Australia è un pesce piccolo, rispetto ai produttori del Mediterraneo. La Spagna detiene tra il 4 5 % e il 5 0 % della produzione mondiale e possiede il 6 0 % del mercato cinese, seguita da Italia, Grecia e Nord Africa. Lo scorso anno la Cina ha speso 1 8 4 milioni di dollari in olio di oliva importato, in crescita del 9 ,3 % sul 2 0 1 2 e rispetto ad una spesa di solo 1 milione di dollari di un decennio fa. MARZO 2014| MONDO AGRICOLO |55


MAPPAMONDO

La Cina supera la Francia nel consumo di vino rosso n

Il Paese del dragone è il primo mercato al mondo di vino rosso. I locali acquistano le cantine francesi

D

a una ricerca di Iwsr commissionata da Vinexpo - in occasione del lancio dell’edizione dell’Asia-Pacifico,che si terrà a Hong Kong – emerge che la Cina ha superato la Francia nel consumo di vino rosso.Tra il 2007 e il 2012 ha registrato,in Cina,un incremento del 27% circa su base annua,nonostante il tasso di crescita sia leggermente diminuito nel

corso dell’ultimo anno. Con più di 155 milioni di casse da 9 litri di vino rosso consumate nel 2013,la Cina (inclusa Hong Kong) ha surclassato la Francia (150 milioni di casse),l’Italia (141),gli Stati Uniti (134) e la Germania (112).Nel 2013 si è registrata una contrazione significativa del 5,8% nei consumi degli italiani e,addirittura,del 18% in Francia.Il Paese del

SEMPRE PIÛ ENOTECHE IN COSTA D’AVORIO

Cresce il consumo di vino in Costa d’Avorio. Aumentano le cantine ad Abidjan e crescono i luoghi di vendita e degustazione. Antico dominio francese, in Costa d’Avorio il vino si consuma praticamente da sempre, anche se per molto tempo si trattava di prodotto liofilizzato da diluire in acqua. Oggi è diventato il secondo importatore sub sahariano, dopo la Nigeria. È la Spagna il primo fornitore, mentre la 56| MONDO AGRICOLO | MARZO 2014

Francia rifornisce per l’alta gamma. In crescita anche l’import dal Cile, dall’Argentina e dal Sud Africa. La crescita del consumo ha fatto nascere il Salone del vino,inserire il prodotto nei supermercati e incentivato degustazioni e serate. Non è un caso che la prestigiosa marca di champagne Taittinger abbia scelto proprio la Costa d’Avorio come porta d’ingresso per il mercato africano.

NETTARE DI BACCO CONQUISTA GLI USA

Molti americani lasciano la birra in favore del vino. Un recente sondaggio Gallup rileva che negli ultimi 20 anni negli Stati Uniti continua a crescere il partito di chi preferisce sorseggiare un bicchiere di vino al posto della birra. Mentre il 36 per cento degli americani che beve alcolici indica la birra come bevanda preferita, il 35 per cento sceglie il vino. Se pur i consumi non siano aumentati negli ultimi due anni, è un grande cambiamento registrato in vent’anni. Nel 1992 ben il 47 per cento dei consumatori di alcolici nordamericani sceglieva senza esitazione la birra, mentre i ‘wine lovers’ erano soltanto il 27%. La crescita di popolarità è per rossi e bianchi. Per Gallup c’è differenza di genere: il 52 per cento delle donne preferisce il vino, contro il 20 per cento degli uomini.

dragone è diventato così il primo mercato al mondo del vino rosso. Anche se resta il quinto Paese mondiale consumatore di vino in generale,compresi i vini tranquilli e i frizzanti. Vinexpo stima che la crescita continui ed acceleri, tanto che nel 2017,il totale dei consumi dovrebbe raggiungere i 230 milioni di casse da nove litri.Oltre al Land grabbing imprenditori cinesi scelgono,da qualche anno,di accaparrarsi storiche cantine francesi, soprattutto nel Bordeaux e in Borgogna.In aggiunta a questo,il mercato cinese

è inondato da vini contraffatti e le prime vittime di questo vasto traffico sono proprio i crus francesi,in particolare gli châteaux di Bordeaux,con perdite per centinaia di milioni. Paradossalmente in Cina ci sono più Château Lafite Rothschild 1982 di quanti ne vengono prodotti in Francia.Lo studio sottoli-nea anche che il consumo mondiale di vino continua a crescere.Tra il 2008 e il 2012 è aumentato del 3,23% raggiungendo i 2,663 miliardi di casse da 12 bottiglie,mentre tra il 2013 e il 2017 si prevede +4,97%.


The Good Growth Plan

Gli impegni concreti per il futuro dell’agricoltura. Come unico Gruppo mondiale interamente dedicato all’agricoltura siamo consapevoli che in futuro una delle maggiori sfide per il nostro pianeta sarà soddisfare in modo sostenibile il fabbisogno alimentare di una popolazione in rapida crescita a fronte di risorse naturali sempre più scarse. Nei prossimi cinquant’anni il mondo dovrà produrre una quantità di cibo superiore a quella prodotta negli ultimi diecimila anni, mentre l’erosione dei suoli causata dai cambiamenti climatici e dall’urbanizzazione ridurrà progressivamente i terreni coltivabili. In Syngenta crediamo sia assolutamente necessario promuovere un cambiamento radicale nella produzione agricola, indirizzandola sui binari di una intensificazione colturale sostenibile, mettendo al centro della nostra azione l’imperativo categorico del “produrre di più con meno risorse”. Da qui nasce The Good Growth Plan - Gli impegni concreti per il futuro dell’agricoltura - un programma lanciato globalmente da Syngenta il 19 settembre 2013 che rappresenta il nostro impegno per la sicurezza alimentare e la sostenibilità del pianeta. The Good Growth Plan consiste in un piano di azioni concrete e misurabili con cui Syngenta vuole dimostrare che agricoltura e salvaguardia dell’ambiente possono coesistere e che l’aumento della produzione agricola può avvenire in modo sostenibile, senza spreco di risorse.

The Good Growth Plan contribuisce a cambiare il modo di fare agricoltura e fissa 6 impegni da raggiungere entro il 2020:

1

Aumentare la produttività media delle colture del 20% senza utilizzare più risorse naturali e mezzi tecnici per l’agricoltura

2

Migliorare la fertilità di 10 milioni di ettari di terreno agricolo a rischio degrado

3

Arricchire la biodiversità di 5 milioni di ettari di terreno agricolo

4

Aumentare la produttività agricola del 50% di 20 milioni di piccoli produttori, in particolare nei paesi in via di sviluppo

5

Formare 20 milioni di agricoltori sulla sicurezza sul lavoro, in particolare nei paesi in via di sviluppo

6

Garantire condizioni di lavoro eque in tutta la nostra rete di fornitori.

Un pianeta. Sei impegni. Scopri di più su www.goodgrowthplan.com

Anche noi, come Syngenta in Italia, siamo chiamati a dare il nostro contributo al sistema agricolo nazionale valorizzando la tipicità delle nostre produzioni e ponendoci al fianco di tutti gli operatori che ogni giorno lavorano per esportare nel mondo la qualità dei prodotti agroalimentari “Made in Italy”. Per far ciò, includeremo questi impegni concreti nelle nostre attività che, a partire dal 1° gennaio 2014, saranno ancor più connesse ed integrate grazie alla fusione societaria dei due rami d’Azienda Syngenta Crop Protection S.p.A. e Syngenta Seeds S.p.A. in un unico soggetto che assumerà la denominazione di Syngenta Italia S.p.A. La nascita di Syngenta Italia S.p.A. è molto di più di un semplice cambiamento legale e societario. Questo nuovo assetto racchiude in sé lo spirito d’innovazione che da sempre caratterizza la nostra Azienda come leader nel settore dell’Agribusiness e, grazie all’unicità nell’agire scaturito da questa nuova struttura, faciliterà il lavoro che siamo chiamati a svolgere per tradurre The Good Growth Plan in realtà.

t Sementi t Agrofarmaci t Insetti ausiliari t Servizi ad alto valore aggiunto t Programmi di Agricoltura Responsabile

TM


VINO di Barbara Mengozzi

CHIUSA DI PANNONE DELL’AZIENDA ANTONELLI SAN MARCO

Sagrantino di Montefalco a tinta unica Fare i conti con il successo è una regola alla quale nessuna celebrità può sfuggire. È toccato anche ad una gloria enoica del calibro del Sagrantino di Montefalco, autentico gioiello dell’enologia umbra salito alla ribalta internazionale alla fine degli anni Novanta e protagonista di una crescita record delle esportazioni che ne ha fatto, nel giro di un paio di decenni, uno dei vini italiani più conosciuti e apprezzati all’estero. Ad un certo punto di questa escalation al rango di star planetaria la preziosa unicità del Sagrantino di Montefalco è stata in qualche modo “offuscata” da delle versioni eccessivamente giocate su piacevolezza e bevibilità, nel tentativo di conquistare un pubblico ancor più vasto. Fermo restando il fatto che ricercare uno stile univoco di Sagrantino sarebbe una pretesa assurda poiché equivarrebbe a privare i produttori della loro sensibilità e peculiarità interpretativa, c’è da chiedersi quanto queste varianti “a mezze tinte” siano rappresentative di un vino che è stato da sempre sinonimo di spessore e potenza. Su un percorso diverso da quello sopra descritto, che non significa dare piena libertà a tannini imponenti ed ingombranti, ma cercare semmai di abbinare la forza all’eleganza, si è sempre mosso Filippo Antonelli, uno dei produttori

storici del comprensorio di Montefalco. «Abbiamo la fortuna di possedere un patrimonio unico come quello del Sagrantino che storicamente si identifica con il vitigno autoctono da cui proviene, dobbiamo lavorarci sopra, cercare di migliorarlo conservando però la sua tipicità. Stravolgere il nostro prodotto, ingentilirlo fino a trasformarlo in una sorta di Cabernet Sauvignon sarebbe un assurdo», dichiarava Antonelli a “Mondo Agricolo” poco meno di vent’anni fa. Di questa teoria è figlio il Chiusa di Pannone, un cru di Sagrantino di Montefalco, espressione marcatamente di terroir di un vino già di per sé così intimamente legato al territorio. Ed è proprio al vigneto dal quale prende nome e origine che il Chiusa di Pannone deve in larga parte la sua personalità. Si tratta della vigna dell’azienda Antonelli posizionata più in alto (4 0 0 metri sul livello del mare), nonché del più vecchio vigneto aziendale concepito con criteri moderni. L’impianto, della metà degli anni Novanta, è stato realizzato infatti con un sesto di 0 ,8 0 metri sulla fila per 2 ,5 metri di interfilare, equivalente a 5 .0 0 0 piante per ettaro, contro le 1 .1 5 0 viti ad ettaro che caratterizzano i vigneti più vecchi esistenti a Montefalco, risalenti agli anni ‘7 0 -’8 0 e frutto della meccanizzazione dell’agricoltura del dopoguerra, che prevedeva sesti di impianto molto larghi per fare passare i grandi trattori dell’epoca. All’alta qualità legata alle basse rese per ettaro si affiancano la notevole comFi li ppo Antonelli plessità data dalla maturità

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delle piante e la spiccata vocazione del territorio in virtù delle sue caratteristiche pedoclimatiche e dell’esposizione a sud. Le uve, raccolte rigorosamente a mano, vengono diraspate, pigiate e fatte cadere dall’alto direttamente nelle vasche di vinificazione (la cantina dell’azienda Antonelli è completamente interrara ed è stata concepita per lavorare sfruttando la gravità limitando l’uso di pompe e tubi), dove si svolgono le fasi di fermentazione e macerazione a temperatura controllata. Il vino così ottenuto sosta per circa 2 4 mesi in botti di legno di rovere per completare la fermentazione malolattica e la maturazione-affinamento. Seguono altri 1 2 mesi in vasche di cemento. L’obiettivo dell’intero processo produttivo è quello di “addomesticare” la poderosa carica tannica del vitigno per raggiungere un sapiente equilibrio gustativo. Traguardo senz’altro raggiunto con l’annata 2 0 0 5 , caratterizzata da un profilo olfattivo di grande finezza ed ampiezza aromatica nel quale emergono note di mora sotto spirito e marasca su un sottofondo speziato. In bocca è fruttato, austero per la fittezza della trama tannica che lascia però presto spazio alla percezione dell’alcolicità e della morbidezza. Nel finale, di ottima persistenza, si ha un ritorno del frutto. Ritenuto da molti uno dei cru più importanti del territorio di Montefalco, il Chiusa di Pannone necessita di un lungo affinamento in bottiglia, almeno 1 0 anni a detta del produttore, per raggiungere un equilibro ed una complessità ottimali, continuando poi ad evolvere per altri 2 0 -3 0 anni.


MARCO GUBBIOTTI, PATRON E CHEF DI “CUCINAÀ”

Alta bistronomia a Foligno

Da un vino fortemente di terroir ad una cucina che, ispirata agli stessi criteri interpretativi, mette al primo posto le materie prime del territorio. È quella di Marco Gubbiotti, patron e chef di “Cucinaà” (proprio così, con due “a” e la seconda accentata), che lui stesso definisce un locale a tutto tondo, polifunzionale, lontano dall’accezione classica di ristorante. Abbiamo a che fare infatti con un laboratorio di idee, caratterizzato da tante originali proposte in tavola e sugli scaffali per chi vuole portarsi a casa degli ottimi prodotti (pane, pasta, salumi, formaggi e non solo), ma pensato anche per tenere lezioni di cucina, catering e consulenza aziendale. Usando un neologismo sempre più in voga, possiamo definirlo una “bistronomia”, che abbina all’informalità tipica del bistrot i contenuti dell’alta cucina. Inaugurato a Foligno a fine 2011 da Marco Gubbiotti, reduce dalla brillante esperienza al ristorante La Bastiglia di Spello che gli era valsa una stella Michelin, insieme ai suoi due amici e soci storici Ivan Pizzoni e Andrea Santilli, Cucinaà ha in effetti il grande merito di aver saputo mettere insieme formule diverse

per soddisfare esigenze altrettanto diverse a prezzi sempre accessibili. Anche i momenti di consumo sono tanti, a coprire l’intero arco della giornata: dalla prima colazione al pranzo veloce, all’aperitivo, senza trascurare il take away. Nato e cresciuto in Umbria, Gubbiotti ha mantenuto dei legami saldissimi con la sua terra di origine. Legami che sono manifesti nella cucina di questo talentuoso chef, fatta molto spesso di rivisitazioni di

piatti della tradizione regionale, riproposti in chiave innovativa ma mostrando sempre la massima attenzione e il massimo rispetto per la materia prima. Tra le ricette che l’hanno reso famoso i Cappelletti di tartufo uncinato, brodo e salmì di lepre quasi cotta, la Pappa al pomodoro, acciuga e scarola, il Pancotto di vongole e fave con burrata e basilico, il Filetto di maiale marinato con lenticchie di Colfiorito e cavolo cappuccio, la Terrina di fegato di Chianina e la Tartare con panzanella di profumate erbe locali e uova di quaglia. Qualche semplificazione stilistica, con la perdita di una forse eccessiva ricercatezza, nel passaggio da una cucina stellata ad una ristorazione per così dire trasversale, mentre la qualità degli ingredienti, scelti per lo più tra le eccellenze della gastronomia umbra, resta assolutamente immutata al pari della maestria nel cucinarli.

Un piatto di carne di alta classe

Marco Gubbiotti

Con il “Chiusa di Pannone” dell’azienda Antonelli, Gubbiotti propone un piatto di carne di alta classe, che è una variante di piccione: “petto rosolato, raviolo di coscia e polvere di spezie”.

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FO CU S F I E R A I N C A M P O

Riso superstar R if lettori puntati sul cereale più consumato al mondo. Quindicimila mq espositivi di macchine e attrezzi, 40 ha di prove in campo, test drive, convegni workshop e cooking show

to raggiunto lo scorso anno. Per tre giorni i riflettori sono stati puntati sul riso, come si dice, in tutte le salse. Dai 15.000 metri quadrati di esposizione di macchine e attrezzature agricole, ai

Al i c e C e r u t t i , presidente dell’Anga di Vercelli, taglia il nastro inaugurale

novità. L’obiettivo di questa fiera multidisciplinare, competente e ricca, è stato quello di guardare avanti partendo Maiorano: «Formula ricca proprio dal riso, per promuovere le ece variegata che ha permesso cellenze dell’agricoltura italiana, anche in un’ottica internazionale, in vista di di ottenere numeri da record» Expo 2015. Alice Cerutti, presidente dell’Anga Vercelli-Biella e componente di Elisabetta Tufarelli 40 ettari di prove in campo e area test del Ceja ha anche tracciato il bilancio drive, dai convegni e workshop, al del comparto, vero core business delcooking show, tutto è stato dedicato al l’imprenditoria agricola locale: la procerale più consumato al mondo. Una duzione risicola della sola provincia di manifestazione, quella organizzata dai Vercelli rappresenta il 60% di quella regiovani di Confagricoltura, che ha sa- gionale e il 30% di quella nazionale. a formula ricca e variegata puto trovare uno spazio importante I giovani di Confagricoltura, in occadelle proposte della Fiera - nel panorama internazionale, con un sione di Fiera in Campo, hanno affronafferma Raffaele Maiorano, taglio fresco, innovativo e imprendito- tato ‘il nuovo’ a 360°. Raffaele Maiorapresidente nazionale del- riale. Particolarmente seguite, nell’area no, ha presentato TBnet, la rete che riul’Anga – è riuscita, grazie al- esterna, le prove in campo: veri e pro- nisce 18 blogger italiani, con l’obiettil’impegno di Alice Cerutti pri test con moderni trattori e macchi- vo di creare una community attiva ed e della squadra vercellese, ad accon- nari. Presenti oltre 150 espositori pro- interessata a scoprire le aziende dei tentare una vasta gamma di visitatori”. venienti da tutta Italia, tra cui il main giovani di Confagricoltura e di AgrituLa fiera dedicata alla risicoltura ha sponsor della manifestazione Kuhn, rist, con la convinzione che puntare chiuso i battenti con numeri da re- che ha presentato la vasta gamma di sulle strategie del marketing “virtuale” cord: 25mila visitatori, ben oltre il tet- macchine per il risicoltore e le ultime sia diventato indispensabile. 

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Reti per la filiera risicola Nei workshop In primo piano il network per aumentare competenze e competitività. Approfondite anche le misure della Pac, i Psr e l’etichettatura di Anna Gagliardi

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na visione a 360 gradi delle produzioni, dei mercati e delle opportunità per fare impresa oggi in Italia e in Europa: questo l’input che ha spinto i giovani agricoltori dell’Anga ad affrontare argomenti di stretta attualità nei workshop della 37esima Fiera in Campo, svoltasi a Vercelli. I temi trattati negli approfondimenti a cura dell’Anga hanno spaziato sugli argomenti di grande attualità, tutti con un unico comune denominatore: salvaguardare il vero made in Italy e rafforzare l’informazione corretta al

consumatore. Un workshop è stato dedicato alle opportunità delle reti d’impresa, strumento sempre più utilizzato per aumentare competenze e competitività delle aziende italiane. Un ‘assaggio’ per presentare i seminari sui contratti di rete sul territorio, organizzati dall’Anga in collaborazione con la Federazione delle imprese familiari. Anche il delicato momento di programmazione delle misure agro ambientali, che saranno parte del nuovo Psr regionale e segneranno in modo importante lo sviluppo dell’agricoltura nazionale e regionale fino al 2020, è


stato oggetto di un incontro, che ha sottolineato come le tecniche di agricoltura conservativa possono essere utilizzabili in un’area come il vercellese, a elevato input energetico e per una coltura, il riso, che spesso pone dei limiti oggettivi. Vincenzo Lenucci, direttore dell’area economica di Confagricoltura, in un workshop dedicato, ha fatto un approfondimento sulle novità della nuova Pac, in particolare per il riso. Durante il convegno organizzato dai promotori della Strada del Riso di qualità si è parlato del piano della comunicazione della Provincia. Spazi sono stati dedicati ai giovani con educational creati da Ovest Sesia,Arpa, Ente Risi, l’istituto tecnico agrario e il museo etnografico di Casalbeltrame e Anga di Vercelli. Nel workshop finale dedicato proprio all’etichettatura del riso sono emerse chiaramente le questioni più spinose per gli imprenditori italiani: la principale è il boom di importazioni da Myanmar e Cambogia (da 5.000

italiane”. Secondo Paolo Carrà, presidente di Ente Risi e di Confagricoltura VC – BI, è indispensabile ragionare in un’ottica internazionale: “Il riso è tra le colture più colpite dalla nuova Pac, pertanto il nostro prodotto può a180.000 tonnellate all’anno) per ef- essere competitivo se si sfrutta il sucfetto dei dazi zero che minaccia la lea- cesso del risotto presso il pubblico dership dell’Italia, primo produttore internazionale”. europeo di riso con 1,4 tonnellate al- Secondo la parte industriale, presente l’anno non “tutelate”. Sulla base del al workshop dell’Anga con Mario Regolamento 1169/2011, infatti, ven- Francese, dell’AIRI, non basta puntare gono introdotte in etichetta informa- sul risotto per essere più forti in Euzioni nutrizionali su molti alimenti, ma ropa, poiché si tratta di una nicchia: non l’obbligo di indicare l’origine del “Occorre lavorare sull’Indica, tipoloriso, a differenza di altre produzioni”. gia per la quale non abbiamo una forQuesta carenza fa sì che si possa scri- te tipicità; non a caso vogliamo i dazi vere Made in Italy su un prodotto che perché non abbiamo il mercato in ha subito soltanto l’ultima trasfor- mano”. Ribatte Alice Cerutti: “Quale mazione nel nostro Paese.“Un ingan- soluzione allora affinché il nostro rino per il consumatore – afferma Ali- sone abbia un prezzo giusto (il taglio ce Cerutti, presidente Anga Vercelli - della Pac è del 30%) ? Come posso inBiella e membro del Céja -. Occorro- novare ed essere sostenibile se non no accordi di filiera per tutelare l’ori- ho nessuna certezza sui prezzi e sul gine, poiché è un passaggio fonda- futuro? Noi giovani agricoltori penmentale soprattutto per salvaguarda- siamo che una soluzione possa essere re le eccellenze enogastronomiche proprio la tracciabilità”. 

Carrà: «Il nostro prodotto può essere competitivo se si sfrutta il successo del risotto all’estero»


FOCUS F I E R A I N C A M P O

Pasquale Palamaro del ristorante Indaco di Ischia

Colture e cotture Cooking show con 16 grandi chef. La cucina stellata ha affiancato l’esposizione dei migliori prodotti dell’Anga di Edoardo Iervolino

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er la prima volta in Fiera è arrivata la cucina d’autore: “Riso. Colture&Cotture”, un evento nell’evento, coordinato da Witaly e Luigi Cremona, che ha portato a Vercelli sedici grandi chef che, cucinando di fronte al pubblico e ai numerosi giornalisti arrivati da tutta Italia, hanno presentato ognuno due ricette, di cui almeno una a base di riso. All’interno delle ricette presentate dagli chef sono stati utilizzati gli ingredienti forniti dalle varie aziende che hanno aderito alla manifestazione gourmet promossa dall’Anga: non solo riso, quindi, ma le migliori produzioni alimentari ed enologiche prove-

nienti da tutta Italia. Due giorni intensi, quindi, durante i quali la grande cucina ha affiancato l’esposizione dei migliori prodotti dell’Anga. L’obiettivo della manifestazione è stato quella di portare i migliori chef italiani a contatto con il pubblico e con le più virtuose aziende gestite da giovani, così da farli divenire promotori della cultura gastronomica italiana e del prodotto riso in particolare che, nel territorio di Vercelli, è vero motore economico. Splendidi sono stati i piatti presentati lungo i due giorni dagli chef: il riso non solo come ingrediente fondamentale ma anche come motivo di innovazione, di ricerca gastronomica di alto li-


vello, cercando il giusto riso per il perfetto condimento con cui accompagnarlo e farlo diventare ingrediente centrale della cultura gastronomica italiana, oltre ogni tipologia di confine regionale. Emozione nel pubblico nell’osservare le mani esperte degli chef impegnate nella realizzazione dello loro pietanze: colori e sapori di tutta Italia sono stati utilizzati per nobilitare il prodotto vercellese e per creare abbinamenti di qualità con i prodotti messi a disposizione dalle aziende aderenti a “Riso, Colture & Cotture”. Moltissimo interesse anche per i piatti serviti dai 4 chef che hanno servito all’interno delle due aree gourmet messe a disposizione per il pubblico: ai fornelli si sono alternati nomi del calibro di Marta Grassi (Ristorante Tantris), Paolo Gatta (Ristorante Pascià), Davide Bonato (Il Convento di Trino) e i fratelli Manuel e Christian Costardi (Christian & Manuel). Sul palco di Vercelli si sono alternati: Aurora Mazzucchelli (con il piatto Risotto al fieno con brina al latte di capra all'eucalipto),Alberto Conti (Riso Carnaroli, verdure invernali, robiola delle Langhe e pesto di nocciola tonda del Piemonte), Ilario Vinciguerra (Risolio mela annurca e capperi), Leandro Luppi (La pizza in un risotto), Marco Gubbiotti (Risotto con guazzetto di lumache di terra e carciofi al mattone), Christian e Manuel Costardi (Costardi tomato rice), Sandro Serva (Tortino di

riso ai mirtilli con porcino caramellato n LE AZIENDE GIOVANI CHE HANNO PARTECIPATO AL COOKING SHOW al whisky, crema di riso all'origano cuLE COLOMBARE VERONA bano e pinoli tostati). Gaetano Trovato AZIENDA AGRICOLA MUSSO VERCELLI (Riso Carnaroli, Zafferano D.O.P. di San Gimignano, Sedano Verde, Salsiccia di CERUTTI ALICE VERCELLI Cinta Senese), Domenico Cilenti (RiFATTORIA TEGONI SIENA sotto alle erbe selvatiche, ostrica affuTENUTA LOCHIRI 1854 OLBIA - TEMPIO micata e duretta ghiacciata all'infuso di BIRRIFICIO DE NERI GROSSETO finocchio), Patrizia Di Benedetto (Riso venere, polpo affumicato, crema di piaAZ. AGR. CRETA FRANCESCO FOGGIA centino ennese e bucce di limone caROCCACOOP-O.P.RICCA PALERMO DI CAPRILEONE ramellate), Christian Milone (Crema di AGRITURISMO MASSERIA PALERMO riso soffiata, polveri e sapori), Pasquale LA CHIUSA Palamaro (Riso—8 aromi scampi e liFATTORIA DI PETROIO SIENA mone), Luca Abbruzzino (Riso non riAZ. AGR. RENELLO SIENA so di seppia, cime di rapa e salsiccia), Roberto Petza (A spasso in Marmilla SOC. AGR. DIACCIALONE GROSSETO con salsedine), Ivano Ricchebono (RiALL. OVINI PADOVA MORANDI ANDREA sotto carnaroli con baccalà, burrata, PAOLO MOSCA VERCELLI gocce di basilico e polvere d'acciuga). A termine dell’evento sono stati nomiAZ. AGR. SIENA GIORDANO GIUSEPPE nati i vincitori: per la categoria“Miglior AZ. AGR. TOCCI RAFFAELLO COSENZA Azienda” la Masseria Fornara di Pietro Perciaccante e l’Az.Agr. Mosca, come BRAGAGNOLO VINI PASSITI ALESSANDRIA “Miglior Prodotto” l’Allevamento VeneAZ. AGR. COSENZA TANCREDI VINCENZO to Ovini, per l’”Impegno Editoriale” Piero Rondolino. Le due ricette che AZ. AGR. AGRITURISMO CUNISIENA NA DI S. FREDDI hanno convinto maggiormente la giuSOC. AGR. COSENZA ria dell’evento, composta dai più noti F.LLI PERCIACCANTE giornalisti del settore, sono state il “RiAZ. AGR. CA' DA VIURIN SAVONA so – 8 aromi scampi e limone” di PaAZ. AGR. F.LLI CALDI MILANO squale Palamaro del ristorante Indaco di Ischia e il “Tortino di riso ai mirtilli AZ. AGRICOLA MAIORANO CROTONE con porcino caramellato al whisky, AZ. AGR. LA MONDINA NOVARA crema di riso all'origano cubano e piSAS RISO BUONO noli tostati” di Sandro Serva del ristoSOC. AGR. PERUGIA ANGELINI PAROLI S.S. rante La Trota di Rivodutri.  SOC. AGR. GIANSANTI SRL

PARMA

ANTIGOLA SOC. AGR. S.S.

BOLOGNA

RONDOLINO SOC. COOP AGR.

VERCELLI

GLI AIRONI - RISI & CO. SRL

VERCELLI

AZ. AGR. MORANO GIUSEPPE E FIGLI

VIBO VALENTIA

CASEIFICIO MALANDRONE 1477 (CONSORZIO PARM REGG.) ASSOCIAZIONE LIBERA DON CIOTTI

Sandro Serva del ristorante La Trota di Rivodruti

MODENA ROMA

AZ. AGR. REGGIANI ROBERTO

MODENA

S.S.A. VALDIBA' DI PECCHENINO VINCENZO E LIVIO

CUNEO

AZ. AGR. BERTEA PAOLO

CUNEO

GIOFRUIT S.S.

CUNEO

FONDO S.GIACOMO ECORI AGRICOLA SRL

CARIGNANO - PARMA VERCELLI

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INCONTRI FOOD

Dalla pasta ai grani De Cecco entra nel mercato dei sostituti del pane puntando al 5% di quota in 5 anni, cioè 50 milioni di ricavi di Serena Scarpello

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a storia del molino e pastificio dei Fratelli De Cecco inizia 127 anni fa in Abruzzo, a Fara San Martino. Un piccolo borgo dove don Nicola De Cecco iniziò a produrre nel suo molino in pietra “la miglior farina del contado”. Una passione tramandata di generazione in generazione per oltre un secolo, fatta di principi inviolabili difesi ed applicati ancora oggi dai discendenti del fondatore: Filippo Antonio, Saturnino e Giuseppe Aristide De Cecco. Una passione esportata in tutto il mondo, che dalla pasta è arrivata prima alla linea di rossi (nel 1986 con la polpa e la passata di pomodoro), poi all‘olio extra vergine di oliva, fino ai giorni nostri con i nuovissimi “Grani”, eletto prodotto dell’anno nel corso delle nona edizione del Premio organizzato da Marketing e Innovazione Italia. I consumatori hanno scelto quest’anno, nella categoria “innovazione”, la nuova linea di De Cecco, composta da nove referenze: tre pan soffice nel segmento dei pani morbidi, due item di grissini, due di cracker, uno di grissinotto e uno di tarallini nei secchi.A fare la differenza sono soprat-

© foto di Giorgio Liddo

tutto le caratteristiche da sempre appartenenti al marchio , che vanno dalla qualità alla varietà dei cereali utilizzati: grano duro, grano tenero, kamut, grano saraceno. Con questa grande novità De Cecco entra dunque nel mercato dei sostituti del pane con un posizionamento di fascia premium, coerente con la storia di Fara San Martino e l’immagine del brand. Un mercato che, nonostante la crisi dei consumi, è tra i più performanti attualmente in Italia: secondo le stime dell’ufficio marketing De Cecco elaborate sui dati Nielsen, il mercato del bakery ha superato la soglia dimensionale dei 4 miliardi di euro, con un tasso di crescita a valore del 2,8% negli ultimi 12 mesi, sfiorando i 4 euro e 40 centesimi di prezzo medio per prodotto. Obiettivo: diventare in pochi anni il secondo brand del mercato del bakery. Un mercato che “vale un miliardo di


La nuova linea è composta da pan soffice, grissini, cracker, grissinotti e tarallini euro (+2,8% nel 2013), dominato da Barilla col 31% di quota di Mulino Bianco, davanti alle private label con il 25%”, come ha sottolineato Francesco Garufi, direttore vendita per l’Italia. «Con i nostri prodotti premium price – ha aggiunto – puntiamo al 5% di quota in 5 anni, cioè 50 milioni di ricavi. I Grani di De Cecco sono stati premiati come prodotto innovativo dell’anno dai consumatori.” Poi Garufi anticipa: «Abbiamo allo studio sette nuovi prodotti, di cui cinque li presenteremo a Cibus». E la distribuzione? «Siamo presenti - conclude il manager – in Carrefour, Il Gigante e stiamo lavorando su Coop. Entro l’anno copriremo il 50% della Gdo».

Innovazione che ha un retrogusto di tradizione: a confermarlo Mauro Gobbi, consulente per i grani De Cecco, il nonno di questo progetto, come lui stesso ama definirsi. Secondo Gobbi “alla strategia di entrata sono state definite le caratteristiche che i prodotti dovevano avere: a partire dalla competenza che ormai De Cecco ha da più di 100 anni nei grani, oltre a quella di utilizzare solo l’olio d’oliva extravergine, il grasso più nobile per eccellenza, che possiede connotazioni salutistiche importanti, senza utilizzare altri grassi; poi c’è il fatto che tutti i prodotti devono presentare almeno il 3% di fibre e che non devono contenere elementi che, se pur

ammessi dalla legge, sono considerati dai nutrizionisti non particolarmente salutistici, come i grassi idrogenati, i famosi grassi trans. E infine il kamut, un grande must per De Cecco, fin dai tempi in cui l’americano Bob Qyunn l’ha “ribrevettato”. Una storia, quella della famiglia De Cecco, che si è incrociata l’anno scorso con un altro pezzo di storia della cucina italiana: quella della famiglia Cerea, eccellenza nella ristorazione e nell'ospitalità italiana, cominciata nel 1966, quando Bruna e Vittorio Cerea aprirono nel centro di Bergamo il ristorante “Da Vittorio”, ben presto diventato un indirizzo imperdibile per gourmet e critici gastronomici. Nel 1970 la prima stella Michelin, raddoppiata nel 1996 fino al trionfo delle tre stelle nel 2009 “Una collaborazione” racconta lo Chef Chicco Cerea, nata da una serata al “Cafè Les Paillotes” di Pescara, dove ero stato invitato. Quella sera, io e mio fratello Roberto, abbiamo deciso di sposare la filosofia De Cecco, così simile alla nostra”.“Oggi - aggiunge - siamo colpiti soprattutto dall’alta qualità raggiunta anche nel campo dei nuovi prodotti da forno: mi ha stupito che in soli due anni si sia giunti ad una tale qualità”. “La cucina – conclude – è fatta di continua ricerca ed è in continua evoluzione: anche per questo stiamo studiando di nuovi tipi di pasta, e siamo sulla buona strada”. 

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A T T U A L I TÀ M E C C A N I Z Z A Z I O N E

Trent’anni di successi

di Claudio Pietraforte

Anticipare le richieste del mercato con prodotti di qualità e all’avanguardia è la strategia che ha permesso ad Agrimaster di incrementare fatturato e quote export 68| MONDO AGRICOLO |MARZO 2014

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primi trent’anni di Agrimaster, il brillante marchio emiliano specialista nella produzione di macchine per l’agricoltura, giustificano bilanci più che soddisfacenti, avvalorati dall’attuale segno positivo fatto registrare da tutti i principali indicatori aziendali. Un successo che scaturisce innanzitutto dalla passione per il mondo agricolo e dalle indubbie capacità tecniche della famiglia Martoni, artefice e

guida costante della ditta, e da un entusiasmo che il tempo e la crisi non hanno scalfito. Fatto sta che dal 1984, anno della sua fondazione, ad oggi, la bella realtà creata da Giorgio Martoni nelle campagne bolognesi di Molinella ha conosciuto una crescita continua e ha saputo affermarsi su uno scenario mondiale facendosi conoscere e apprezzare ovunque per i suoi prodotti di alto livello e per la sua gamma estremamente differenziata. Fin dagli


esordi – contrassegnati dalla nascita della prima serie di trince interamente ideata in casa Agrimaster (all’epoca solo una piccola officina) – qui si è puntato ad essere sempre un passo avanti, anticipando ed interpretando al meglio le potenziali richieste del mercato tramite la proposta di soluzioni ad elevato contenuto di innovazione tecnologica. E, naturalmente, scommettendo sui requisiti di qualità e di solidità delle proprie macchine. Una filosofia costruttiva che, abbinata ad una forte vivacità progettuale, ha portato la società di Molinella a diventare ogni anno una autentica fucina di prodotti innovativi e di sicuro impatto, collezionando una invidiabile serie di primati. A partire dalla realizzazione, già un trentennio fa, dei primi rotori di grande diametro (con tubi dai 194 fino ai 273 millimetri), seguiti a breve dalla nuova trincia per la pacciamatura, ideata da Agrimaster con vent’anni di anticipo rispetto a quanto ritenuto da alcuni del settore una novità dei giorni nostri, e successivamente dalla prima trinciatrice a coltelli disposti su 8 file interamente made in Italy, presentata all’Eima di Bologna del 1987. Gli anni Novanta, poi, hanno visto l’avvio della produzione degli atomizzatori e poco dopo dei bracci decespugliatori, subito diversificati in una estesa gamma di modelli, per arrivare alle soglie del nuovo millennio quando, con ottima perspicacia, l’azienda inizia a cimentarsi con macchine di notevole larghezza (che supereranno anche i 9 metri), pensate per lavorare su terreni di vastissime dimensioni e capaci di migliori prestazioni a costi inferiori. Ma non finisce qui, perché Agrimaster è stata la prima azienda del suo settore, in Italia, ad aver ottenuto la certificazione di qualità Iso 9001:2000 e figura tra le pochissime a vantare il riconoscimento

La ditta di Molinella può contare su oltre 6.000 mq che ospitano l’intero processo produttivo della certificazione per la qualità ambientale Iso 14001:2004. Un impegno all’avanguardia anche nel settore sociale e dell’ambiente, dunque, ribadito dalla tempestiva installazione (nel 2009) di due impianti fotovoltaici per la generazione di energia pulita e rinnovabile nei propri siti produttivi. L’iniziale scommessa di Giorgio Martoni, giocata su innovazione e lungimiranza, è quindi risultata vincente e ha conferito ad Agrimaster l’attuale volto di realtà di valenza internazionale, solida garanzia di qualità, affidabilità e ingegno, supportata da numeri di tutto rispetto. Oggi infatti la ditta di

Molinella può contare su una superficie aziendale di oltre 6.000 metri quadri che ospitano l’intero processo produttivo, dalla progettazione alla realizzazione fino al collaudo. Il risultato è un assortimento di prodotti che abbraccia più di 380 modelli, comprendenti trince, bracci decespugliatori, atomizzatori ed elevatori. E, in linea con l’incessante ricerca che contraddistingue Agrimaster, l’offerta è in continuo ampliamento. Così come in continua crescita è la quota dell’export, che interessa tutta l’Europa, il Canada e il Sudamerica, l’Australia, la Nuova Zelanda e il Sud Africa. Accanto a Giorgio Martoni, la nuova generazione di famiglia, già impegnata a tutto tondo in azienda, ed uno staff qualificato e motivato prospettano un futuro roseo per le valide produzioni “made in Agrimaster”. 

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A T T U A L I TÀ M E C C A N I Z Z A Z I O N E

Profondo blu

Per il cinquantenario, New Holland lancia due nuovi trattori potenti e polivalenti. Le esclusive versioni “Golden Jubilee” sono a tiratura limitata di Claudio Pietraforte

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ezzo secolo di storia scandita senza pause dalla costruzione di trattori di alta gamma sempre all’avanguardia della tecnologia rappresenta un traguardo davvero significativo. A poterlo vantare è l’ultra-moderno stabilimento New Holland di Basildon – cuore dell’attività di produzione trattoristica del brand giallo-blu nel range di potenza compreso tra i 120 e i 270 cavalli – che, dal 1964 ad oggi, ha dato vita a più di 1,6 milioni di macchine e a 3,1 milioni di motori, esportati per l’85%

in tutto il mondo. Per rendere omaggio ai cinquant’anni dell’impianto inglese, oltre ai numerosi eventi celebrativi in programma per l’intero 2014, New Holland ha messo in cantiere prestigiose edizioni speciali “Golden Jubilee” di due modelli clou come il T7.270 Auto Command, il trattore più potente finora allestito all’interno di Basildon, e il T6.160 Auto Command, nuova frontiera dell’agricoltura polivalente, entrambi corredati della pluripremiata trasmissione a variazione continua chiamata, appunto, Auto Command.


Filosofia costruttiva basata su produttività ed efficienza coniugate alla sostenibilità Nelle esclusive versioni Golden Jubilee i due trattori saranno contraddistinti innanzitutto dalla vivida vernice metalizzata “Profondo Blu” ricca di sfumature blu notte, con aggiunta di griglie dorate, ma anche dai lussuosi interni con sedili e volante in pelle, rivestimenti in moquette e sistema di guida automatica IntelliSteer completamente integrato. Lanciati in Gran Bretagna lo scorso gennaio al salone Lamma Show, questi splendidi trattori sono riservati a pochi, perché verranno realizzati in tiratura limitata soltanto nell’anno del giubileo. Ma non finisce qui: anche tutti gli altri modelli prodotti in quel di Basildon durante il 2014 recheranno uno speciale stemma del 50° anniversario che rievoca le linee eleganti delle macchine serie T6 e T7.

MERLO 1964-2014

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ANDREONE, MARKETING MANAGER DI NEW HOLLAND

In occasione di Fieragricola 2014, New Holland Agriculture ha presentato ai concessionari della rete italiana il nuovo responsabile “Marketing & Communication”, Paolo Andreone. Il manager - precedentemente “field product specialist” per le macchine da raccolta di New HolPaolo Andreone land - subentra nell’incarico a Nazareno Misuri che assume la responsabilità delle strategie di “pricing” nella regione EMEA (Europa, Medio Oriente ed Africa).

Due gamme di trattori, le più recenti uscite dal quartier generale New Holland nel Regno Unito, che portano avanti con crescenti livelli di prestazioni e comfort una filosofia costruttiva basata su produttività ed efficienza coniugate ad una sempre

MACHINE OF THE YEAR 2014

maggiore sostenibilità, grazie alla loro avanzata tecnologia EcoBlue Scr che le rende capaci di soddisfare tutte le ultime norme in materia di emissioni riducendo al contempo, fino ad un 10 per cento, il consumo di carburante. 


A T T U A L I TÀ Z O O T E C N I A

Sopra la panca la capra vince Il CRA avvia il programma di rilancio della filiera caprina. Un allevamento sperimentale e accordi con i privati a cominciare da Amalattea

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n Italia si producono circa 115 milioni litri di latte di capra, contro i 657 della Francia, i 540 della Spagna, i 402 della Grecia e i 190 dell’Olanda. L’obiettivo è di tornare a incrementare la produzione nazionale di latte caprino; d’altronde recenti osservatori economici ritengono l’allevamento delle capre come una attività redditizia di sicura attrazione per molti giovani produttori che vogliono fare impresa in un settore innovativo. C’è poi da dire che c’è molto interesse per questo latte da parte dei consumatori che lo giudicano una

valida alternativa a quello vaccino (laddove non è possibile fruirne per motivi di digeribilità). Il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA), l’ente italiano che fa ricerca dal seme alla stalla alla tavola, con sedi operanti su tutto il territorio nazionale, sta portando avanti un progetto di sviluppo della filiera caprina nazionale, ampliamento della gamma di prodotti funzionali a base di latte di capra garantiti al consumatore “100% da latte italiano”, di “alta qualità” e validazione delle proprietà medico nutrizionali, attraverso il contributo scienti-


A Foggia un grande allevamento nucleo di oltre 1000 capre, per un nuovo progetto genetico

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IL BAR DELLA SCIENZA

Il Centro di ricerca per lo studio delle relazioni tra pianta e suolo (CRA-RPS) apre il “Bar della scienza” (conversazioni a tavolino con aperitivo) per far conoscere – senza intermediari - il lavoro di rifico degli esperti. Si prevede la creacerca che svolge per contribuire a nutrire zione, presso la struttura del CRAil pianeta attraverso la valorizzazione delZOE a Foggia, di un grande alleval’agricoltura, per garantire cibi salubri e di mento nucleo di oltre 1000 capre, qualità, tutelare le tipicità dei prodotti e salvaguarper rendere operativo un nuovo dare l’ambiente. Il “bar” sarà ubicato presso la sede progetto genetico che costituirà il dell’Istituto che vanta una splendida posizione sul volano per il rafforzamento e l’ amColle del Celio;il suo giardino,p opolato da agrumodernamento della produzione mi ed incuneato nel Parco di Villa Celimontana, offre un contesto ambientale di nazionale del latte di capra. E’ una assoluto privilegio,permettendo di scoprire vestigia storiche e di conoscere un sfida ambiziosa, ma realistica che si palazzo liberty solitamente nascosto al pubblico.L’incontro inaugurale è previsto ritiene possa andare a regime in un per il 15 aprile, dalle ore 17.30, e verterà sul tema “Dalla terra alla tavola: manquinquennio. Intanto è stato sotto- giamo con più gusto se conosciamo i nostri cibi”. Ad accogliere gli ospiti il diretscritto un protocollo di collabora- tore del CRA-RPS di Roma, Anna Benedetti. (M. M.) zione tra CRA e la Amalattea SpA, primo player nazionale nel settore della trasformazione e commercia- calizzare e mettere a punto strategie patto per lo sviluppo della filiera calizzazione di latte di capra e derivati, di ricerca comuni per imprenditori- prina usciranno rafforzati i legami con una quota di mercato del 68% allevatori che perseguono gli stessi tra allevamento e trasformazione e ed un fatturato annuo in costante interessi e che, facendo rete, potran- tra trasformazione e consumatore. crescita. L’accordo consentirà di fo- no essere attori di filiera. Da questo (M. M.)


A T T U A L I TÀ Z O O T E C N I A

Tiene l’industria mangimistica Sono 590 gli impianti industriali che producono oltre 14 milioni di tonnellate di mangimi composti

che vengono destinati all’alimentazione animale circa 19,5 milioni di tonnellate, rappresentati in larga misura dal mais. Per quanto riguarda la fase agricola, la produzione di mais nell’ultimo quinquennio si è attestata in media attorno ai 9,8 milioni di ton-

Assalzoo rappresenta oltre il 70% della produzione industriale nazionale di alimenti zootecnici

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onostante la crisi del settore zootecnico, tiene l’industria mangimistica, una realtà industriale che in Italia conta 590 mangimifici con un fatturato pari a 7,7 miliardi di euro e con oltre 8.500 addetti. Per quanto riguarda la produzione di mangimi composti, nell’ultimo decennio si è registrato un forte incremento dei quantitativi, passati da poco meno di 12 milioni di tonnellate nel 2000 a oltre 14 milioni di tonnellate nel 2010. Relativamente ai mangimi semplici, inoltre, si evidenzia

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nellate mostrando però una spiccata variabilità produttiva annuale. La produzione media di orzo invece negli ultimi anni si è attestata attorno a 1,1 milioni di tonnellate e non ha registrato particolari oscillazioni nel corso degli ultimi anni. Le utilizzazioni di mais, orzo e frumento tenero dell’industria mangimistica italiana si attestano stabilmente al di sopra di 10 milioni di tonnellate. A fare il punto sul settore mangimistico è Assalzoo (l’Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici), che riunisce le principali aziende italiane che producono alimenti per animali

(avicoli, bovini, suini, ovini, conigli, pesci, equini e animali familiari). L’associazione, costituita nel 1945, aderisce a Federalimentare (Confindustria) ed alla Fefac (la Federazione Europea dell’Industria dell’Alimentazione Animale). Rappresenta oltre il 70% della produzione industriale nazionale di alimenti zootecnici e svolge attività a sostegno del settore dei prodotti di mangimi semplici, composti, integrati e non, premiscele per mangimi e premiscele medicate. La distribuzione geografica delle imprese mangimistiche evidenzia una maggior concentrazione nelle regioni del nord Italia (Emilia Romagna e Lombardia) dove rispecchia quella esistente per la coltivazione dei seminativi ad uso zootecnico e per gli allevamenti. La dinamica di medio periodo circa l’evoluzione dei mangimifici presenti sul territorio nazionale evidenzia una consistente contrazione. In base all’ultimo aggiornamento effettuato da Assalzoo, tra il 2005 e il 2011 si è registrata una riduzione di 122 unità, alle quali però è corrisposto un incremento della potenzialità produttiva. (M. M.)


ORGANIZZAZIONE E TERRITORIO

SICILIA, VENDEMMIA VERDE

La vitivinicoltura in Sicilia è tornata a fare i conti con la crisi. L'ultima vendemmia si è conclusa in un clima di assoluta incertezza. E’ un settore che conta circa 120.000 ettari ed è presente dappertutto, isole minori comprese. Confagricoltura Sicilia sostiene la riproposizione della «vendemmia verde», la misura dell'ocm vino che ha creato importanti margini di miglioramento economico a favore di tutti i produttori.

ABRUZZO, PSR IN RITARDO

Il nuovo Piano di sviluppo rurale (Psr) abruzzese è «al palo» mentre le altre Regioni sono già a buon punto. A lanciare l'allarme è Confagricoltura regionale, che chiede all'assessore all'Agricoltura, Mauro Febbo, di «affidare all’esterno l’incarico di redigere i documenti di programmazione, perché il servizio preposto è senza dirigente e vi sono tempi strettissimi per inviare a Bruxelles i documenti, pena la perdita di risorse». 76| MONDO AGRICOLO | MARZO 2014

POGGIONI A BRUXELLES, AL CONVEGNO WFO E COPA-COGECA

«PMI agricole si rinnovano» produttiva che, con la celebrazione di quest'anno, viene sottolineata e riconosciuta anche a livello mondiale”. Le imprese familiari, proprio per la loro struttura, hanno la caratteristica di essere più flessibili e adattabili ai cambiamenti dell'economia e della società. “Le nostre aziende, oltre che un importante ruolo economico e di presidio del territorio, hanno un grande potenziale – ha messo in evidenza il presidente della Federazione dell’impresa familiare di Confagricoltura-. Servono azioni di so“Nell’anno internazionale dell’impresa familiare è impor- stegno all’innovazione e alla redditività tante mettere in evidenza come sta di lungo termine, anche attraverso i cambiando l’agricoltura diretto-colti- Piani di sviluppo rurale delle Regioni, vatrice. Si rinnova il settore primario, incluso il trasferimento di terreni, l'acma anche la famiglia. Parliamo di im- cesso al capitale e una revisione comprese familiari o meglio di PMI agrico- plessiva della legge sui contratti d’affitle che stanno sul mercato, si aggiorna- to”. All’interno del sistema associativo no, affrontano le sfide della competiti- di Confagricoltura, l’Impresa Familiare vità”. Lo ha detto Roberto Poggioni, è una componente molto rappresentatipresidente della Federazione Nazionale va, l’indispensabile anello di collegaImpresa Familiare di Confagricoltura mento, capace di coniugare l’elemento (Federimpresa), intervenendo a di tradizione di un’agricoltura che, in Bruxelles, in occasione del convegno ogni modo, non vuole rifuggire dalla congiunto di WFO (Organizzazione modernizzazione.“Molti agricoltori di Mondiale degli Agricoltori) e Copa- oggi sono figli di agricoltori – ha conCogeca (il Comitato delle Organizza- cluso Roberto Poggioni –. Il nostro è zioni agricole e cooperative europee). forse ancora uno dei pochi mestieri che In Italia, il 68% delle imprese agricole è si tramanda di padre in figlio, ma saa conduzione familiare e coltiva il 7 6 % rebbe insensato pensare di esercitarlo della SAU disponibile. Una percentuale come i nostri nonni. Vanno promosse che risulta stabile negli ultimi 20 anni le opportune forme di aggregazione, in termini di aziende, ma che ha visto perché uniti si è più forti. Stiamo lavocrescere la sua importanza in termini rando anche per realizzare opportune di SAU coltivata che è incrementata del reti d’impresa. E proprio nell’anno a noi 6 % nello stesso periodo. “È giusto dare dedicato, in collaborazione con l’Assoappropriata attenzione a questo tipo ciazione dei giovani di Confagricoltura, d’imprese – ha rimarcato Poggioni - abbiamo organizzato seminari itineche, ad oggi, è quella più diffusa nell’a- ranti d’informazione proprio sui con(E. T.) gricoltura italiana. Un’enorme capacità tratti di rete”.


ASSEMBLEA CONFAGRICOLTURA LOMBARDIA

Boselli e Guidi agli europarlamentari ÂŤLa comunitĂ  europea deve farsi carico di difendere le eccellenze produttive del nostro Paese da concorrenze sleali date, per lo piĂš, da condizioni del lavoro inique e mancanza di controlli. Oggi derrate alimentari extra UE possono entrare liberamente a dazio zero, a svantaggio dei nostri prodotti tipici e le nostre DOPÂť. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Lombardia, Antonio Boselli in occasione dell’assemblea annuale regionale. Ăˆ fondamentale presentarsi alle prossime elezioni con un governo in grado di fronteggiare con forza e tempestivitĂ  le sfide che il mercato agroalimentare deve affrontare. La tutela del made in Italy deve passare da normative che parifichino

Antonio Boselli

la concorrenza interna ai Paesi europei e a quelli extra UE. L’abolizione dei dazi, legislazioni poco chiare sull’utilizzo di biotecnologie, normative modificabili secondo gli interessi nazionali, non favoriscono un libero mercato. Le prossime elezioni europee saranno il

banco di prova per testare la credibilitĂ  del nostro Paese in termini di strategia agricola e monetaria. Gli Europarlamentari candidati alle prossime elezioni Matteo Salvini, Lara Comi, Carlo Fidanza e Patrizia Toia, hanno dibattuto su “OpportunitĂ  e sfide per un’Europa dalla parte delle imprese. Le richieste delle aziende agricole al Parlamento Europeo.â€? Sono intervenuti anche l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Giovanni Fava e il presidente di Cremona Fiere, Antonio Piva. Per Mario Guidi, presidente di Confagricoltura ÂŤalle problematiche di relazioni con l’UE, si aggiunge un sistema Italia soffocato da lentezze burocratiche e da uno scollamento dalla realtĂ Âť.

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L’azienda agricola è esposta ad una pluralità di rischi derivanti da avversità atmosferiche. Per la sua sopravvivenza ed un successo garantito è fondamentale una adeguata copertura assicurativa. 6LDI¿GLDOOœHVSHULHQ]DGLFKLGDROWUHDQQLVLLPSHJQDSHUSURWHJJHUHLOIXWXURGHJOLDJULFROWRUL

VH ITALIA Ă 6WUDGRQH6DQ)HUPR9HURQDĂ 7HOĂ )D[ LQIR#YKLWDOLDLWĂ ZZZYKLWDOLDLW


OVER 60

di Elisabetta Tufarelli

Al Soggiorno Pensionati presentata l’Onlus “L’età della saggezza” Papa Francesco in piazza San Pietro. Ad accogliere i partecipanti il presidente degli over 60, Bruno Allegretti ed il vice presidente vicario Angelo M a rio G uidi Santori. Ha poral 35° soggiorno Pensionati tato il saluto il presidente di Confagricoltura Mario Allegretti ha ricordato l’impegno del Guidi, cha voluto ricordare Sindacato Pensionati anche attraverl’importanza che riveste per so l’Onlus “L’Età della Saggezza”, che l’Organizzazione il contriva sostenuta dai soci in dichiarazione buto del Sindacato pensio- dei redditi, con il 5 per mille. “Non nati in termini di uomini, di idee, di Si è concluso, connumeri da record, ha un costo – ha sottolineato - ed è esperienza e di risorse nel campo del- importante per le finalità sociali e oltre 500 partecipanti, il 35° “Sogle assicurazioni agricole. Gli over 60 benefiche del Sindacato”. Il presidengiorno dei Pensionati” di Confagrisono una grande risorsa che ha conte della Onlus, il Consigliere naziocoltura. L’appuntamento di quest’annale Rodolfo Garbellini, ha messo in no è stato a Roma dal 20 febbraio al 6 tribuito efficacemente alla crescita della nostra organizzazione così evidenza l’importanza di rilanciare marzo, in due turni di sette giorni come è oggi, una Confagricoltura che “l’Età della Saggezza”, con il proprio ciascuno. Il programma del soggiorsi proietta nel futuro. Sono intervecontributo. Angelo Santori ha ricorno romano ha previsto infatti numedato l’impegno del Sindacato pensiorose escursioni, dai Musei Vaticani, ai nuti anche Raffaele Maiorano, presidente dell’Anga, il presidente regionati per i più anziani. “I pensionati di Fori Imperiali, al Ghetto ebraico a Confagricoltura – ha detto – si renTrastevere. Momento culminante del nale Sergio Ricotta e il responsabile della direzione organizzativa della dono conto, come agricoltori e come soggiorno è stata la partecipazione, Confederazione, Franco Postorino. cittadini, delle presenti difficoltà econei due mercoledì, alle udienze di nomiche e finanziarie; ma esiste un aspetto sociale che non può essere IL SEGRETO DELLA FELICITÀ trascurato e disatteso”. Santori ha Uno studio dimostra che godersi la vita anche ribadito la necessità di attuare rapidamente un piano di rilancio per aiuta a mantenersi attivi e indipendenti dare competitività alle imprese, prononostante lo scorrere degli anni. muovere l’occupazione (specialmente Esiste infatti una stretta correlazione, giovanile), conferire e non sottrarre in particolare nella terza età, tra capacità di spesa alla la capacità di affrontare i piccoli impegni popolazione.“La salvaguardia del della vita di tutti i giorni e la felicità, potere di acquisto delle pensioni, che indipendentemente dallo stato di salute hanno subito una rilevante perdita o dalle disponibilità economiche. negli ultimi vent’anni, resta – ha conLa ricerca dell'University College di Londra ha coinvolto 3 .1 9 9 uomini e donne. cluso il vicepresidente vicario del Gli anziani più felici avrebbero una probabilità tre volte inferiore di andare Sindacato Pensionati di Confagricolincontro a disabilità che minano l’ autonomia nella vita di tutti i giorni. tura – una delle nostre principali E’ stato anche confermato che gli anziani che si godono di più la vita hanno rivendicazioni”. una maggiore probabilità di sopravvivere negli otto anni successivi. 78| MONDO AGRICOLO | MARZO 2014


Geriatria: i cinque errori da evitare per la terza età I geriatri americani che fanno capo all'American Geriatrics Society (Ags) hanno messo a punto una seconda lista di cinque procedure da evitare per i medici della terza età. E’ la prima volta che viene fatto un elenco aggiuntivo di informazioni preziose per i pazienti anziani che assumono più farmaci e sono sottoposti a un maggior numero di test e interventi, rispetto a chi è più giovane. Ecco l’elenco. Non prescrivere inibitori della colinesterasi per trattare una demenza, senza valutazione periodica dei benefici cognitivi percepiti e degli effetti. Non raccomandare lo

screening per il tumore al seno o del colon-retto, né del cancro della prostata, senza considerare l'aspettativa di vita e i rischi del test. In presenza di un'aspettativa di vita inferiore a 10

anni, questo tipo di screening produce più danni che benefici. Evitare di prescrivere stimolanti dell'appetito o integratori ad alto contenuto calorico. Non ci sono prove sulla reale utilità di questi prodotti in termini di migliorata qualità della vita, umore o sopravvivenza. Non prescrivere un farmaco senza aver condotto una revisione del regime farmacologico. Evitare restrizioni fisiche per gestire i disturbi comportamentali di soggetti ospedalizzati con delirio. La contenzione fisica va presa in considerazione solo come ultima risorsa e va interrotta appena possibile.


AGRITURISMO di Anna Gagliardi

AD ASTI L’ XI FORUM NAZIONALE DI AGRITURIST

Melacca: «Ridisegnare il futuro delle nostre imprese» Offrire il meglio del paesaggio italiano, con le sue ricchezze naturali e le sue eccellenze enogastronomiche, è da sempre l'obiettivo di chi opera nel settore agrituristico. Oggi tutto questo non basta, occorre migliorare la cultura dell'accoglienza in un'ottica di condivisione e di innovazione. Non a caso l'undicesima edizione del Forum nazionale di Agriturist ha scelto questi argomenti per approfondire, nella tre giorni ad Asti, le nuove sfide a cui sono chia-

mati gli operatori, agricoltori e operatori turistici al tempo stesso, custodi di saperi da comunicare con mezzi nuovi a un pubblico sempre più esigente. Imprenditori che hanno un peso economicamente importante: le oltre ventimila aziende agrituristiche italiane, secondo l’Istat, sono aumentate del 150% in quindici anni, arrivando a un valore economico di oltre un miliardo di euro. “Gli agriturismi – afferma il presidente di Agriturist Cosimo Melacca – han-

Nuovo sito Agriturist La nuova immagine di Agriturist passa anche dal nuovo sito www.agriturist.it. Rinnovato nella grafica e nei contenuti, si propone come portale facile nell’utilizzo, immediato e fortemente identificativo dell’associazione. La filosofia che ha percorso il lavoro di preparazione al nuovo sito è stata infatti proprio questa: non solo migliorare l’immagine, ma anche fornire uno strumento utile e dinamico all’utente e all’associato. All’indirizzo www.agriturist.it è possibile trovare le informazioni suddivise in tre grandi filoni. Scegli il tuo agriturismo, in cui inserire le caratteristiche ricercate; Agriturismi in evidenza con foto e brevi descrizioni e Ultime novità. Sono in rilievo inoltre, anche le sezioni “Itinerari agrituristici”, “Agriturismo in cucina”, “Vacanze in agriturismo”, “Servizi per gli operatori”, “Hai un agriturismo? Associati”. Il tutto con foto e descrizioni immediate, di facile lettura.

80| MONDO AGRICOLO |MARZO 2014

no più mission: da un lato sono aziende agricole che producono reddito e occupazione in più, avendo diversificato l’attività; dall’altro sono realtà baluardo a difesa dell’ambiente e del paesaggio; infine sono strutture impegnate nella promozione dei prodotti agroalimentari tipici di ogni territorio. Ma occorre riflettere sul fatto che gli agriturismi sono soprattutto imprese, e le imprese funzionano se sono in grado di garantirsi un reddito. Oggi tutto ciò è più difficile rispetto a qualche tempo fa”. L’undicesimo Forum rappresenta un momento di stop and go anche per l’associazione in seno a Confagricoltura con il dibattito sindacale interno alla Confederazione, con la presentazione del nuovo sito dell’associazione e con un approccio più dinamico con il pubblico. Ad Asti pertanto si disegna un quadro in cui in primo piano ci sono le imprese agricole e agrituristiche in una fase storica ed economica difficile. Ma nel quadro ci sono anche le opportunità, come i social media, che richiedono professionalità e dedizione e che rappresentano lo strumento più usato e immediato per conoscere e condividere. Ci sono le esperienze dei singoli territori, cartoline di storia e di storie che fanno l’Italia rurale moderna. E poi ci sono alcuni grandi eventi che coinvolgeranno presto il settore turistico: a comi-


Cosimo Melacca Presidente di Agriturist

nicare dall’Expo da maggio a ottobre 2015 a Milano. Inoltre, il bicentenario della nascita di Don Bosco e l’Ostensione della Sindone a Torino, il prossimo anno, in primavera. Varie tipologie di turisti percorreranno l’Italia andandosi ad aggiungere ai flussi standard del nostro Paese: sfide in più per dimostrare al mondo di che cosa è capace la nostra terra. All’agriturismo viene chiesto quello che di solito un classico albergo non dà: natura, paesaggio, sostenibilità, atmosfera informale, sport, buona tavola, sapori antichi: ma all’agriturismo del terzo millennio vengono anche chiesti gli aggiornamenti necessari per giocare la sfida: presenza sui siti e sui social, informazioni aggiornate, proposte nuove. “L’obiettivo di Agriturist che viene ribadito forte in questo Forum – conclude Melacca – deve essere quello di svilupparci e crescere ancora di più professionalmente, non solo adeguandoci alle nuove esigenze, ma, laddove possibile, anticipando i desideri ed esaudendoli”.


CAMPI ROSA di Elisabetta Tufarelli

Pari opportunità per esprimere tutto il potenziale che si ha

«Troppo spesso si sente dire che il tema delle pari opportunità è superato perché viviamo già in una condizione di uguaglianza giuridica e materiale tra i sessi. Ovviamente non è vero. In particolare non lo è in Italia». Lo ha ribadito con forza il capo dello Stato, in occasione della Festa dell’ 8 marzo. «Le donne sono la metà del Paese, dunque non è strano che vogliano essere la metà della rappresentanza parlamentare», ha detto in un video la presidente della Camera, che ha aggiunto: «Abbiamo due articoli della nostra Costituzione che ci spingono in questa direzione il

n.3, tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di sesso, e il n. 51 che impegna alla promozione delle pari opportunità». Per Boldrini, la riforma è «un'ottima opportunità» per tradurre il cambiamento in azioni concrete. A parere di Christine Lagarde, primo direttore donna del Fondo monetario internazionale, le quote rosa sono necessarie in politica e nei board delle società. Per la presidente di Confagricoltura Donna Marina Di Muzio: «Servirebbe una società più equa e sensibile alle questioni di genere, che dia risposte precise, anche in vista della composizione delle liste elettorali, ma per il Parlamento le quote rosa sono inutili». Secondo Confagricoltura Donna un’impresa agricola su tre è condotta da una donna. Negli under 40 quasi una su due è a conduzione femminile e sono soprattutto le nuove generazioni che aspirano ad una carriera in agricoltura, in una logica di business e redditività. Uscire dalla crisi e ricominciare a crescere è possibile, se si aumenterà l’occupazione femminile e si riuscirà a dare impulso alle imprese condotte dalle donne.

SONO 4.155 LE IMPRESE AL FEMMINILE associate a Confagricoltura Lombardia. “E’ una cifra importante – ha sottolineato Gabriella Poli, presidente regionale di Confagricoltura Donna - anche se c’è ancora ampio spazio di crescita perché le imprese agricole lombarde sfiorano le 50.000 e attualmente solo il 19,8 % ha titolari donne”. Gabriella Poli ritiene importante incentivare la presenza femminile nel primario. «Siamo determinate – osserva - a metterci in gioco e apportare le nostre capacità e la nostra propensione all’innovazione, unite all’orientamento naturale alla multifunzionalità, la vera arma vincente per la crescita del settore». Anche la prossima Expo in termini di opportunità è una strada da percorrere per le imprenditrici di Confagricoltura. «Sarà un’occasione importante. La nostra – conclude Gabriella Poli – è la prima regione agricola d'Europa, decisa a tutelare la qualità delle sue produzioni, trovare nuove forme di remunerazione per le proprie aziende e combattere la piaga della contraffazione. La nostra “Maratona delle imprenditrici verso Expo 2015”, ha creato un percorso virtuoso tra le aziende sostenibili condotte dalle donne, ha permesso di vivere l’esperienza della produzione. Affiancare il presidente regionale Antonio Boselli, delegato per l’Expo di Confagricoltura nazionale, permetterà di promuovere adeguatamente il nostro modello di imprenditoria agricola coniugata al femminile, valorizzandone l’eccellenza». 82| MONDO AGRICOLO | MARZO 2014

CRESCE FEMMINICIDIO Il 2013 ha segnato un incremento dei femminicidi, rispetto al passato, con 134 donne uccise. Questi i dati diffusi l’8 marzo dalla “Casa delle donne” di Bologna, di un’indagine sul femminicidio in Italia. Nel 2013 restano confermati i dati degli anni precedenti: i femminicidi riguardano per lo più donne italiane (70%), sono commessi da uomini italiani (70%), interessano tutte le fasce di età, pur se si riporta quest'anno una incidenza maggiore nella fascia tra i 36 e i 45 anni. Nonostante ciò, in Calabria, il “Progetto Donna”, è stato cancellato dal bilancio di previsione 2014, generando la protesta delle donne per il mancato finanziamento. «E’ con questo progetto regionale – ha ricordato la presidente Confagricoltura Donna Calabria, Paola Granata che è stato possibile finanziare i primi telefoni rosa per combattere la violenza sulle donne, creare biblioteche e centri d’informazione femminili a livello regionale, nonché realizzare percorsi formativi d’eccellenza».


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