Issuu on Google+

10 SOSTENIBILITÀ

EARTH>SUN>VEGETATION>WATER>SKY>EARTH>SUN>WATER>SKY>EARTH Franz Tunda – Sustainability-lab.net

LE SCUOLE DI FASHION DESIGN E LA SOSTENIBILITÀ

FASHION DESIGN SCHOOLS AND SUSTAINABILITY

Da dove cominciare

Where to begin

Nel precedente folder I Fashion Designer e la Sostenibilità abbiamo osservato che “un muro sembra ancora oggi dividere la visione che i designer della moda hanno della loro professione e le pratiche della sostenibilità” e il modo migliore per farlo ci era sembrato citare la testimonianza di una docente della prestigiosa Parsons School of Design di New York: “’La sostenibilità non è un mio problema’ protesta, uno studente durante la presentazione del suo progetto per l’esame. (...) Durante il corso i primi a resistere ad un approccio ecologico sono gli studenti di moda (…).” Questo è il punto da cui partire: le competenze riguardo alla sostenibilità sono oggi assenti dal toolbox dei fashion designer. La sostenibilità tende a non essere elencata tra le competenze pertinenti alla professione del fashion designer. La ragione fondamentale della protesta dello studente della Parsons è che la sostenibilità non è un suo problema: “gli stilisti – dice - sono creature di una cultura usa e getta. Perché dovremmo preoccuparci di essere sensibili all’ambiente se nessuno vuole che lo siamo”. E’ lo stesso principio su cui oggi sono in larga parte costruiti i curricula formativi delle scuole di moda. E’ quel che si definirebbe un problema culturale, i curricula restano ancorati alla visione della moda prevalente alla fine degli anni novanta, o, si può dire sono scritti da designer e formatori sulla base delle esperienze degli anni novanta. Questa distorsione temporale sembra essere particolarmente forte nei Paesi che sono il centro di gravitazione storico delle scuole di moda: Italia e Francia in particolare, mentre è una rimarchevole eccezione il Regno Unito dove invece le competenze riguardo alla sostenibilità sono considerate una componente standard nei curricula delle principali scuole di moda. Non è difficile im-

In the previous folder named Fashion Designers and Sustainability, we have pointed out that “A barrier seems still to divide fashion designers’ outlook on their own profession and sustainability practices” and the best way to do it was, in our opinion, to quote the testimony of a teacher of the prestigious Parsons School of Design of New York: “Sustainability is not one of my problems”, a student protested during the presentation of his project for the exam. (...) During the course, fashion students were the first to resist an eco-friendly approach (…).” This is the point to start from: skills concerning sustainability are today missing from the toolbox of fashion designers. Sustainability is intended not to be listed among the skills pertaining to the job of fashion designer. The main reason is to be found in the protest of the student of the Parsons school, stating that sustainability is not one of his problems: “Fashion designers – he states - are the creatures of a disposable culture. Why should we worry about being sensitive to the environment if nobody wants us to be?”. This is the same principle on which nowadays education programs of fashion schools are based on. This is what could be defined a cultural matter, programs remain anchored to the vision of fashion that was predominant at the end of the nineties, or, we can state that they are compiled by designers and teachers, based on the experiences of the nineties. Such a temporal distortion seems to be particularly strong in the Countries that are historical gravitational centre of fashion schools: Italy and France in particular, while the United Kingdom represents a remarkable exception, here skills concerning sustainability are considered a standard component of programs of the most


battersi in menzioni della sostenibilità nei programmi nei corsi o anche negli indirizzi di studio nelle scuole della moda in Paesi più giovani dal punto di vista del fashion business, come l’Australia, i Paesi Bassi la Svezia o la Danimarca. Un’ulteriore ragione della sottovalutazione o dell’assenza della sostenibilità nei curricula è la relativa scarsità di competenze tra i docenti. Quanti ad esempio, tra i docenti di corsi sui materiali tessili posseggono le competenze o anche solo le informazioni riguardo all’impatto ambientale delle diverse fibre? Quanti docenti di fashion design sono in grado di insegnare i principi della progettazione cradle to cradle per massimizzare il riciclo post uso dei materiali impiegati? Quanti docenti di storia della moda presentando grandi stilisti, da Emilio Pucci a Martin Margiela fino a Van Beirendonck, sono in grado di rintracciare la natura tra le fonti di ispirazione di alcune collezioni o di ricostruire il filone culturale della sostenibilità da Katharine Hamnett a Stella McCartney? E si potrebbe continuare per molte altre aree disciplinari. Non si tratta solo di formare una nuova generazione di fashion designer, ma anche di docenti. Il terzo fattore critico è ovviamente quello della valorizzazione delle competenze da parte delle imprese. Gli studenti delle scuole di moda si dividono in due tipologie, coloro che sognano di avviare una attività propria e coloro che sognano di entrare negli uffici stile di un grande brand. Il percorso professionale di questi ultimi, passa per la selezione da parte delle imprese, la valorizzazione delle loro competenze viene quindi filtrata dalla cultura e dalle competenze dei responsabili degli uffici stile. La creatività viene, come è ovvio, al primo posto, ma che dire delle competenze tecniche che riguardano la sostenibilità? Se non fanno parte del bagaglio di chi seleziona, difficilmente saranno valorizzate nei selezionandi. O per dirla con lo studente della Parsons: Perché dovremmo preoccuparci di essere sensibili all’ambiente se nessuno vuole che lo siamo? La crescita del peso della sostenibilità nei curricula formativi delle scuole di moda dipende, dunque, anche dal rafforzamento delle competenze sulla sostenibilità dei fashion designer che già operano negli uffici stile. La spinta ad un ampliamento delle competenze di chi già lavora negli uffici stile viene dal mercato stesso e dall’evidenza di una maggiore sensibilità dei consumatori, è sostenuta dalla crescente ruolo delle funzioni di Corporate Social Responsability nelle imprese della moda, dal diffondersi di indici e valutazioni interne riguardo alla sostenibilità del design ecc. Questa spinta è però rallentata dalla necessità di formare competenze che molto frequentemente non sono nel bagaglio degli uffici stile.

Tre stadi della formazione per la moda sostenibile Quando si parla dei mestieri della sostenibilità è inevitabile porsi una domanda di fondo: le competenze riguardo alla sostenibilità costituiscono una disciplina specifica, sono il bagaglio di un mestiere separato o devono essere una competenza di base per tutti? Si devono formare designer specialisti della moda sostenibile o la sostenibilità è un attrezzo indispensabile per ogni designer? Dalla risposta che si da a queste domande derivano diverse scelte in materia formativa: è utile creare indirizzi di studio o master per sustainable designer, o corsi specifici su, ad esempio, metodi di progettazione sostenibile o materiali sostenibili, oppure, ancora, la sostenibilità è un argomento che fa parte del programma di ogni corso? La sostenibilità coinvolge tutti gli aspetti del design, della produzione e del marketing dei prodotti e tutti i prodotti presen-

important fashion schools. It is easy to come up against “sustainability” in the programs or courses of fashion schools in the youngest Countries facing the fashion business, such as Australia, the Netherlands, Sweden, or Denmark. Another reason of the underrating or absence of sustainability in the school programs is the relative lack of skills among teachers. For instance, how many teachers of courses on textile materials have the skills – or just the information – concerning the environmental impact of the different fibres? How many teachers of fashion design can teach the principles of cradle to cradle design in order to exploit the after-use recycling of the materials used? How many teachers of history of fashion, presenting famous fashion designers, from Emilio Pucci to Martin Margiela up to Van Beirendonck, can find nature amidst the inspiration sources of some collections, or to recreate the cultural thread of sustainability from Katharine Hamnett to Stella McCartney? We could go on talking about many disciplinary areas. We are dealing with the training of a new generation, but also of teachers. The third critical factor is, of course, the one concerning the companies’ development of skills. Students of fashion schools are split into two categories, those who wish to start their own business and those who wish to work for the style offices of prestigious brands. Their professional path, passing through the selection of companies, the improvement of their skills is then filtered by the culture and the skills of the persons in charge of the style offices. Thus, creativity ranks first, but what can we say about technical skills regarding sustainability? If they do not belong to the culture of those who select, they will be hardly developed by the candidates. Or, the Parsons’student would say: Why should we worry about being sensitive to the environment if nobody wants us to be? The increased importance of sustainability in the education programs of fashion schools then depends also on the strengthening of sustainability skills of fashion designer that already work for style offices. The spur to improve the skills of those who already work for the style offices is given by the market and by the evidence of an increased sensitivity of consumers, it is supported by the increasing role of Corporate Social Responsibility functions in the fashion companies, by the spreading of indexes and internal evaluations regarding design sustainability etc. However, such a spur is slowed down by the need of developing skills that are often missing from the culture of style offices.

Three phases of education for sustainable fashion

When we talk about sustainability professions we cannot but wonder: do sustainability skills represent a specific matter, do they have the culture of a separated profession or do they have to be a specific basic expertise for everyone? Is it necessary to train designers specialized in sustainable fashion or is sustainability an essential tool for each designer? The answer given to these questions gives rise to different choices in the training field: is it necessary to set up training courses or masters for sustainable designers, or specific courses concerning, for instance, methods of sustainable design or materials, or, again, is the matter of sustainability included in the program of every course? Sustainability involves all the aspects of design, production and marketing of products and all the products have a sustainable dimension, in different sizes. Such a principle seems to provide a clear answer to the questions: sustainability skills

tano una dimensione sostenibile, maggiore o minore. Questo principio sembrerebbe fornire una risposta chiara ai quesiti: le competenze sulla sostenibilità sono da integrare pervasivamente all’interno di ogni corso, l’analisi delle caratteristiche di sostenibilità deve essere parte dei corsi sui materiali e non materia separata, i principi del cradle to cradle integrati nei corsi di tecnica della progettazione o di modellistica, i principi dello stakholder engagement nei corsi di design management e di sistema della moda. E così via. Tuttavia si deve riconoscere che proprio per le ragioni da cui siamo partiti, sia oggi necessaria una iniezione supplementare di sostenibilità nell’insegnamento del fashion design e che a questa iniezione sia necessario dare evidenza, per sviluppare una cultura della moda sostenibile ancora sostanzialmente estranea a quella dei designer di moda e degli stessi docenti. Si può quindi delineare un percorso evolutivo dell’introduzione delle competenze sulla sostenibilità nei curricula formativi dei fashion designer, basato su tre formule: 1. una formula che potremmo definire di innovazione formativa, che può rappresentare uno stadio iniziale, in cui l’insegnamento delle competenze riguardo alla sostenibilità nella moda sono fortemente caratterizzate ed evidenziate attraverso percorsi di studio specifici. Esempi di questo tipo sono il Master of Arts (MA) in Fashion & Environment del London College of Fashion; il MA in Sustainability in Fashion della International University of Art for Fashion di Berlino; la Sustainable Fashion Academy di Stoccolma nel campo della formazione per le imprese. In questi casi, l’intero programma di studi è orientato ad enfatizzare le componenti sostenibili della professione del fashion designer. 2. una formula che si può collocare ad uno stadio iniziale – ma meno impegnativo della precedente – oppure ad uno stadio intermedio, in cui i principi e le competenze riguardanti la sostenibilità, che ancora sono trattate in modo marginale all’interno dei corsi ordinari, sono oggetto di specifici corsi all’interno dei programmi di studio. L’esempio tipico sono i corsi e i seminari su Sustainable Fashion e Sustainable Styling alla Central Saint Martins di Londra; di Ethical Fashion al Fashion Institute of Technology di New York o di Economics & Ethics of Sustainable Design alla Parsons sempre a New York. 3. Infine uno stadio maturo in cui le competenze sulla sostenibilità sono integrate in tutti i corsi a cui si aggiungono corsi che affrontano temi di elevata specializzazione come ad esempio sulle certificazioni e le Eco-Label, sulle metodologie di Product Lifecycle Assessment. Le prime due formule hanno il compito di rompere il ghiaccio e di comunicare con evidenza un deciso impegno della scuola per la sostenibilità, nel caso della formula n.1; o di supplire chiamando uno o più docenti specialisti della moda sostenibili, alla scarsità di sostenibilità presente nei corsi “ordinari” che deriva da insufficienti competenze del corpo docente, nel caso della formula n.2.

shall pervasively be integrated into each course, the analysis of the sustainability characteristics shall be part of the courses on materials and not a separate subject, the cradle to cradle principles shall be integrated into the courses of design techniques or modelling, the principles of stakeholder engagement into the design management and fashion system courses. And so on. Nevertheless, it shall be reckoned that, due to the reasons we have started from, today a supplementary injection of sustainability is necessary to the teaching of fashion design and this injection shall be highlighted, in order to develop the culture of sustainable fashion, which still is unrelated to the one of fashion designers or of teachers. An evolution path of the introduction of sustainability skills into education programs of fashion designer can be traced, based on three formulas: 1. a formula we could define of “training innovation”, that can represent an initial phase, where teaching of skills concerning sustainability of fashion are deeply characterized and highlighted by means of specific study paths. Examples of these are represented by the Master of Arts (MA) in Fashion & Environment of the London College of Fashion; the MA in Sustainability in Fashion of the International University of Art for Fashion of Berlin; the Sustainable Fashion Academy in Stockholm in the field of training for companies. In these cases, the whole program is focussed to emphasize the sustainable components of the profession of the fashion designer. 2. a formula that can be ranked at an initial phase – and yet, less binding than the previous one, where the principles and the skills concerning sustainability – still relegated to a small space within the ordinary courses – are the object of specific courses within study programs. The typical example is represented by courses and seminars on Sustainable Fashion and Sustainable Styling of the Central Saint Martins of London; by Ethical Fashion courses at the Fashion Institute of Technology of New York or by Economics & Ethics of Sustainable Design courses at the Parsons of New York. 3. Finally, a mature phase, where sustainability skills are integrated into all the courses, enriched by other courses dealing with highly specialized subjects, such as certifications and the Eco-Labels and Product Lifecycle Assessment methods. The first two formulas have the task of breaking the ice and to express a definite commitment of the school in sustainability, in the case of the formula no.1; or to compensate, by calling one or more specialized teachers of sustainable fashion, to the lack of sustainability in the “ordinary” courses, derived from insufficient skills of the academic staff, in the case of the formula no.2.

Dove si studia il design per la moda sostenibile?

Italian fashion design schools in Milan, Florence and Rome, attract thousands of students every year, from Italy and from all over the world, due to the global reputation of Italian fashion and creativity and to a plenitude of teachers. For Mi-

Le scuole di fashion design italiane, a Milano, Firenze e Roma,

In which schools is design for sustainable taught?


attirano migliaia di studenti ogni anno, dall’Italia e da tutto il mondo, grazie alla reputazione globale della moda e della creatività italiana e ad una abbondanza di docenti. Per Milano in particolare si può parlare di un vero Distretto della formazione per la moda e il design, secondo Milano Metropoli, si contano quattordici scuole di moda che attirano più di seimila studenti, soprattutto stranieri e ancora di più sono quelli che studiano industrial design, la Scuola del Design del Politecnico di Milano è oggi la più grande Università Internazionale, sia per numero di studenti sia per numero di docenti, per la formazione dei progettisti di prodotto, di comunicazione, di interni e di moda. Eppure nella sezione precedente per trovare esempi di curricula che comprendono esplicitamente competenze di moda sostenibile si è dovuto cercare nel nord Europa o fuori dall’Europa. Dalle informazioni disponibili sul web, nessuna delle maggiori scuole di moda italiane ha indirizzi di studio specifici per la moda sostenibile come negli esempi della formula n.1 tra quelle sopra riportate e nemmeno corsi specifici all’interno degli indirizzi di studio sul fashion design, come nella formula n.2. E’ possibile che qualcosa sia sfuggito alla nostra rassegna o che nuovi corsi siano stati introdotti nell’ultimo anno accademico, ma il panorama è fondamentalmente caratterizzato da un vuoto di iniziative. Si percepisce però l’inizio di una tensione al cambiamento, alcune scuole hanno ad esempio proposto concorsi tra gli studenti per progetti orientati alla sostenibilità, o premi per tesi o progetti sostenibili. Lo scorso anno, ad esempio, il premio Alfredo Canessa per tesi di laurea sulla moda, promosso dal Centro di Firenze per la Moda Italiana e istituito dal Comitato Leonardo, aveva come tema la moda sostenibile e ha visto la partecipazione di molti studenti provenienti da diverse scuole di moda di Milano, Roma e Firenze. L’impressione di un certo ritardo delle scuole di moda italiane si percepisce non solo dall’assenza di corsi, ma anche da un assenza di iniziative. Limitandosi solo ai primi mesi del 2012, le scuole più attive in campo internazionale sono state protagoniste di eventi e convegni internazionali sulla moda sostenibile: ad esempio la Parsons di New York, la Oxford Brookes University, il London College of Fashion. Se si scorrono queste iniziative di convegni e seminari si scopre un aspetto paradossale: l’Italia, che resta il principale centro internazionale del fashion design è protagonista di tutti questi eventi: al Convegno della Parsons a New York lo scorso febbraio, metà dei relatori proveniva dall’Italia, a marzo, durante i tre giorni di convegni della Brookes University a Oxford, la maggioranza dei relatori era italiana, anche se si trattava di italiani residenti a Londra, ancora a marzo, il convegno del London College of Fashion è addirittura stato organizzato a Milano, in collaborazione con la Camera Nazionale della Moda Italiana!. Vi è però almeno un elemento positivo e promettente che riguarda le scuole italiane di Fashion Design. Molte di esse, soprattutto quelle con base a Milano, si pensi ad esempio all’indirizzo in Design della Moda al Politecnico, allo IED, alla Domus Academy, alla NABA sono integrate in istituzioni formative in cui si insegna anche industrial design o architettura, discipline in cui il tema della sostenibilità ha già fatto molta più strada che nella moda. In queste scuole quindi sono presenti competenze rilevanti nella cultura della sostenibilità, che tuttavia richiedono di essere tradotte nei linguaggi e nelle specificità del fashion design.

lan in particular we can talk of a real District of education for fashion and design, according to Milan Metropoli, there are fourteen fashion schools attracting more than six thousand students, mostly foreigners, and many more study industrial design, the Design Institute of the Polytechnic of Milan is today the most important International University, both in terms of students and teachers, for the education of product, communication, interior and fashion designers. Yet, in the previous section, to find an example of programs clearly including sustainable fashion skills we had to browse the Northern Europe or outside Europe. According to the information available on the web, none of the major Italian fashion schools provides for specific courses for sustainable fashion as to the examples of formula no.1 among those aforementioned and neither specific courses within the fashion design courses, like in the formula no.2. Perhaps something pass unnoticed during our review or perhaps new courses have been introduced during the last academic year, but the panorama is essentially characterised by a gap in initiatives. Nevertheless, a trend to change can be noticed, for example some schools have proposed contests among the students for projects oriented to sustainability, or prizes for sustainable dissertations or projects. For instance, last year the Alfredo Canessa award for degree thesis dealing with fashion, promoted by the Florence Institute for Italian Fashion and established by the Leonardo Committee, dealt with sustainable fashion and many students coming from different fashion schools based in Milan, Rome and Florence participated in it. The feeling of a delay of Italian fashion schools can be perceived not only for the lack of courses, but also for the lack of initiatives. Considering the first months of 2012, the most active schools at International level have been in the spotlight of international events and conferences on sustainable fashion: for instance, the Parsons of New York, the Oxford Brookes University, the London College of Fashion. A paradoxical aspect is evident when looking at the series of conferences and seminars: Italy, which remains the most important International centre of fashion design is the protagonist of all these events: at the Parsons’ Conference in New York, held last February, half of the workers came from Italy, in March, during the three days of conferences held by the Brookes University in Oxford, most of the speakers were Italian, thought they lived in London, and again in March, the conference of the London College of Fashion was even staged in Milan, in cooperation with the Italian Chamber of Fashion! At least one positive and promising element is present, it regards Italian schools of Fashion Design. Most of them, especially those based in Milan, for example the Fashion Design course at the Polytechnic, at the IED, at the Domus Academy, at NABA are integrated into reduction institutions where one can also learn industrial design or architecture, subjects where the sustainability issue has already come a longer way than fashion. Then, in these schools, there are relevant skills in the culture of sustainability, which however ask to be translated into the languages and the specific characteristics of fashion design.

Oltre la scuola: formazione permanente

Beyond school: permanent education

Come si è osservato all’inizio, occuparsi di moda sostenibile soltanto nelle scuole di design sarebbe estremamente riduttivo, più ancora che per altre tematiche formative. Si tratta non solo di formare un nuova generazione di fashion designer in grado di progettare moda sostenibile, ma anche di formare alla sostenibilità i designer che già oggi lavorano nelle imprese. In campo industriale lo strumento più importante che il sistema formativo italiano mette a disposizione per la formazione continua nelle imprese è Fondimpresa, il più importante tra i fondi interprofessionali. Questi Fondi sono il risultato di un Accordo Interconfederale tra Confindustria e i sindacati dei lavoratori Cgil, Cisl, Uil, che stabilisce sulla base di procedure definite dal Ministero del Welfare, dei meccanismi di finanziamento della formazione nelle aziende. Fondi diversi operano anche per l’artigianato e la distribuzione. L’obiettivo principale di Fondimpresa è rendere semplice ed accessibile alle aziende (anche quelle di piccole dimensioni) e ai lavoratori, l’utilizzo della formazione. Il meccanismo attraverso cui Fondimpresa garantisce le risorse per la formazione continua nelle imprese, è un prelievo sul monte salari delle imprese che va a costituire un Fondo, da cui le imprese possono attingere o individualmente (Contoimpresa) per finanziare corsi specifici all’interno dell’impresa, o, più facilmente per le piccole imprese, corsi che coinvolgono più imprese (Conto di sistema). Non sono disponibili analisi su come le imprese abbiano individualmente utilizzato i fondi, è però particolarmente interessante il fatto che, a fine 2011, sono stati presentati piani formativi sul Conto di sistema specificamente riguardanti il tema della sostenibilità. Uno di questi - in cui sono coinvolti anche alcuni esperti che fanno riferimento a noi di sustainability-lab.net la piattaforma per la moda sostenibile - è denominato FEEL GREEN ed è interamente dedicato allo sviluppo di cultura e competenze riguardanti la sostenibilità nell’industria tessile e della moda. Capofila del progetto è Sinergie, Ente di Formazione di Reggio Emilia, che si avvale degli esperti di Sustainability-lab per lo sviluppo dei contenuti attinenti, in modo specifico, al sistema e ai prodotti tessili. L’associazione nazionale delle imprese della moda - Sistema Moda Italia - ha inserito l’iniziativa tra le proprie azioni formative di interesse particolare. Il programma presenta una quarantina di tipologie di corsi (di diversa durata) e aggregate nei capitoli tematici: • gestione e certificazione ambientale di sistema e di prodotto; • bilanci ambientali e miglioramento continuo delle prestazioni aziendali; • aspetti tecnici e normativi della gestione ambientale e del rapporto tra aziende, territorio, produttori e consumatori; • tecniche, metodologie e competenze gestionali in materia di carichi e impatti ambientali ed energetici.

As remarked at the beginning, dealing with sustainable fashion only within design schools would be extremely restrictive, far more than for other education subjects. It’s important not only to train a new generation of fashion designers, able to design sustainable fashion, but also to train to sustainability those designers that today are already working for companies. At industrial level, the most important tool provided by the Italian education system for continuous training by the companies is represented by Fondimpresa, the most important inter-professional fund. These Funds are the result of an Inter-union Agreement between Confindustria and the workers trade unions (Cgil, Cisl, Uil), fixing on the basis of procedures defined by the Welfare Ministry, of mechanisms for the financing of education by the companies. Different funds also operate for artisans and distribution. The main target of Fondimpresa is to make education simple and accessible to companies (also small ones) and to workers. The mechanism through which Fondimpresa grants the resources for continuous education by the companies is a drawing on the companies total wages to create a Fund, on which companies can sponge on both individually (Contoimpresa) to finance specific courses within the company, and, more easily for the small companies, courses that involve more companies (Conto di Sistema). There are no analysis available concerning the way companies have individually made use of the funds, but it is interesting that at the end of 2011, education programs were presented on the Conto di Sistema specifically regarding the issue of sustainability. One of these –involving also some experts that refer to sustainability-lab.net (we are the platform for per sustainable fashion) – has been named FEEL GREEN and it is entirely devoted to the development of culture and skills related to sustainability in textile industry and fashion. The leader of the project is Sinergie, Body of Education based in Reggio Emilia, which avails itself of the experts of Sustainability-lab for the development of the contents regarding, specifically, the system and textile products. The national association of fashion companies - Sistema Moda Italia – has added the initiative to its training ventures. The program presents some forty different types of courses (with different duration) aggregated in the following thematic chapters: • System and product management and environmental certification; • Environmental outcomes and continuous improvement of companies’ performances; • Technical and regulatory aspects of environmental management and of the relation among companies, territory, manufacturers and consumers; • Operational techniques, methods and skills regarding environmental and energetic burden and impacts.

Il programma è soprattutto orientato alla gestione dei processi produttivi nel tessile e nella moda, ma integra i temi propri del fashion design. Informazioni sui corsi finanziati, su come aderire o partecipare a FEEL GREEN si possono trovare sulla piattaforma Sustainability lab a questo link http://bit.ly/xhuD5o e sul sito web di Sinergie sinergie-italia.com.

The program is mostly oriented to the management of production processes in the textile and fashion field, but it integrates the issues of fashion design. More information on the financed courses, on adhesion or participation in FEEL GREEN can be found on the platform Sustainability lab, click on the following link http://bit.ly/ xhuD5o and on the Sinergie website sinergie-italia.com/. Printing on FSC paper

Franz Tunda www.sustainability-lab.net


4 RECYCLING

RadiciGroup: Chemicals, Plastics and Fibres www.radicigroup.com


PLUS Magazine