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Milano Piccolo Teatro Strehler

FocusTurchia Istanbul 1710 Il libro della Scienza della Musica e le tradizioni musicali sefardite e armene

Lunedì 20.IX.10 ore 21

Hespèrion XXI Jordi Savall direttore Kudsi Erguner flauto ney

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Cantemir

Torino Milano Festival Internazionale della Musica 03_24 settembre 2010 Quarta edizione

SettembreMusica


Istanbul 1710 Dmitrie Cantemir (1673-1723) Il libro della Scienza della Musica e le tradizioni musicali sefardite e armene Taksîm (kanun, viella, oud, lira e tamburo) Improvvisazione Der maka¯m-ı ‘Uzzâl us¸u¯les¸ Devr-i kebı¯ r (118) Büyuk Devr Turchia (mss. Kantemiroglu) Los Paxaricos (I.59) – Maciço de Rosas (II.41) Sefardita (Turchia) Taksîm (kanun) Improvvisazione Der maka¯m-ı Muhayyer us¸u¯les¸ Muhammes (285) Turchia (mss. Kantemiroglu) Canto e danza (duduk) Armenia Taksîm (oud) Improvvisazione Der maka¯m-ı Hüseynı¯ Semâ’î Baba Mest (268) Turchia (mss. Kantemiroglu) El Rey Nimrod Sefardita (Smirne) Taksîm (lira) Improvvisazione Der maka¯m-ı Su¯rı¯ Semu¯’ı¯ (256) Turchia (mss. Kantemiroglu)

Der maka¯m-ı Ra¯st “Muras¸¸s’a” us¸u¯les¸ Düyek (214) Turchia (mss. Kantemiroglu) Lament: Ene Sarére (duduk) Barde Ashot (Armeno) Hermoza muchachica (III.29) Sefardita (Gerusalemme)


Taksîm (kanun, tamburo, santur e oud) Improvvisazione Der maka¯m-ı [Hüseynı¯ ] us¸u¯les¸ Çenber (96) Edirne’li Ahmed Turchia (mss. Kantemiroglu) Taksîm & Maka¯m «Esmkhetiet-Yis kou ghimeten-Tchim guichi» Barde Sayat Nova (Armenia) Taksîm (kanun, tanbur e oud) Improvvisazione Der maka¯m-ı ‘Uzza¯l us¸u¯les¸ Berevs¸a¯n (148) ’Alı¯ H^a¯ce Turchia (mss. Kantemiroglu) Las Estrellas de los cielos (II.58) Sefardita (Smirne) Taksîm (kamanche, kanun, oud e tamburo) Improvvisazione Der maka¯m-ı Hüseynı¯ Sakı¯ l-i Ag˘a Rız˙a¯ (89) Turchia (mss. Kantemiroglu) Hespèrion XXI Jordi Savall, lira a 6 corde, viella a 5 corde e direzione

In collaborazione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa


Musicisti ospiti: dalla Turchia Kudsi Erguner (ney) Deria Türkan (kemençe/lira) Yurdal Tokcan (oud) Fahrettin Yarkin (percussioni) Murat Salim Tokaç (tanbur) Hakan Güngör (kanun) dall’Armenia Gaguik Mouradian (kemancha) Haïg Sarikouyomdjian (ney beloul/duduk) dalla Grecia Dimintri Psonis (santur) da Israele Yair Dalal (oud) dal Marocco Driss El Maloumi (oud) dalla Spagna Pedro Estevan (percussioni) Ideazione del programma e selezione delle musiche: Jordi Savall

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Il libro della Scienza della Musica di Dmitrie Cantemir e le tradizioni musicali sefardite e armene Al crocevia tra i due continenti europeo ed asiatico, Istanbul per gli ottomani, Costantipoli per i bizantini, è già all’epoca di Dimitrie Cantemir (1673-1723) un vero centro di riferimento della storia. Nonostante il ricordo e la presenza molto evidenti dell’antica Bisanzio, è diventata il vero cuore del mondo religioso e culturale musulmano. Miscela straordinaria di popoli e di religioni, essa attira sempre numerosi viaggiatori e artisti europei. Cantemir vi sbarcò nel 1693, all’età di 20 anni, dapprima come ostaggio, poi come rappresentante diplomatico del padre, che governava la Moldavia. Diventò un famoso interprete di tanbur, sorta di liuto dal lungo manico, e fu anche un compositore molto apprezzato per il suo lavoro Kûâbu‘Ilmi’l-Mûsîkî (Il Libro della Scienza e della Musica), che dedicò al sultano Abmed III (1703-1730). Questo è il contesto storico nel quale prende forma il nostro progetto su “Il Libro della Scienza della Musica di Dimitrie Cantemir e le tradizioni musicali sefardite e armene”. Vogliamo presentare le musiche strumentali ‘colte’ della corte ottomana del XVII secolo, tratte dall’opera di Cantemir, in dialogo e alternanza con le musiche ‘tradizionali’ del popolo, rappresentate qui da materiale di tradizione orale di musicisti armeni e da quello delle comunità sefardite accolte, in seguito alla loro espulsione dal regno di Spagna, nelle città dell’impero ottomano come Istanbul o Smirne. Nell’Europa occidentale l’immagine culturale ottomana è pervenuta molto distorta a causa della lunga lotta dell’Impero ottomano per avanzare in occidente, che ci ha fatto dimenticare la ricchezza culturale, e soprattutto l’ambiente di tolleranza e diversità che esisteva nell’Impero in quell’epoca. Come osserva Stefan Lemny, nel suo interessante saggio su Les Cantemir, ricordandoci che «in realtà Maometto II, dopo la presa di Costantinopoli, aveva risparmiato la vita degli abitanti cristiani, e fatto ben di più, poiché, qualche anno dopo, aveva incoraggiato il ritorno delle vecchie famiglie aristocratiche greche nelle abitazioni del quartiere chiamato Fener, vestigia dell’epoca bizantina». Più tardi, durante il regno di Solimano – l’età dell’oro dell’Impero – i contatti con l’Europa s’intensificarono, sviluppandosi nello stesso tempo le relazioni diplomatiche e commerciali. Così lo ricorda Amnon Shiloah, nella sua eccellente opera sulla musica nel mondo dell’islam: «Benché Venezia possedesse una missione diplomatica permanente ad Istanbul, l’Impero si rivolse alla Francia. Verso la fine del XVI secolo, il trattato concluso nel 1543 tra Solimano e ‘il re dei cristiani’ Francesco I, fu un fattore decisivo di avvicinamento, che favorì lo sviluppo d’incontri. In quell’occasione, Francesco I inviò a Solimano, in segno d’amicizia, un’orchestra. Il concerto dato da questo complesso sembra avere ispirato la creazione di due nuovi ritmi (battute), entrati da allora nella musica turca: frenkcin (12/4) e frengi 14/4)». A partire dal 1601, il Patriarcato della Chiesa ortodossa, punto di riunione dell’aristocrazia greca proveniente da ogni angolo dell’Impero (dalle isole dell’Egeo, dal Peloponneso, dalle regioni europee o dell’Asia Minore) s’installò definitivamente nel quartiere chiamato Fener, ove si erano già sistemate le vecchie famiglie aristocratiche greche dopo la caduta di Costantinopoli. Così, per l’esistenza di questo nucleo di popolazione, l’antica capitale bizantina continuava a rappresentare il centro dell’ortodossia di tutto l’Impero. A questo titolo, l’Accademia – o Grande Scuola – del Patriarcato esercitava una vera egemonia culturale. Basandosi sulla lettura di Cantemir, Voltaire rievoca le materie che vi si potevano studiare: il greco antico e moderno, la filosofia di Aristotele, la teologia e la medicina. «Riconosco – precisa – che Demetrius Cantemir ha riportato molte antiche favole; ma non può essersi ingannato sui monumenti moderni che ha visto con i suoi occhi, e sull’accademia dove ha studiato». Il Libro della Scienza della Musica di Dimitrie Cantemir, che ci è servito come fonte storica di base, è un documento sotto molti aspetti: innanzitutto come 4


fonte fondamentale di conoscenza della teoria, dello stile e delle forme musicali ottomane del XVIII secolo, ma anche come una delle più interessanti testimonianze sulla vita musicale in uno dei più importanti paesi orientali. Questa raccolta di 355 composizioni (di cui 9 dello stesso Cantemir), scritte con un sistema di notazione musicale inventato dall’autore stesso, rappresenta la più importante collezione di musica strumentale ottomana dei secoli XVI e XVII che sia giunta fino ai nostri giorni. Ho cominciato a scoprire questo repertorio per la prima volta nel 1999, durante la preparazione del progetto su Isabella I di Castiglia, quando il nostro collaboratore e amico Dimitri Psonis, specialista di musiche orientali, ci ha proposto un’antica marcia guerriera, appartenente a questa raccolta, come illustrazione musicale del momento della conquista di Costantinopoli da parte delle truppe ottomane di Maometto II. Due anni più tardi, in occasione della nostra prima visita a Istanbul per un concerto con Montserrat Figueras ed Hespèrion XXI e un incontro al Centro Culturale Yapi Kredi, abbiamo avuto la fortuna di ricevere in dono, dai nostri amici di Istanbul Aksel Tibet, Mine Haydaroglu ed Emrah Efe Cakmak, la prima edizione moderna della musica contenuta nel Libro della Scienza della Musica di Dimitrie Cantemir. La musica di questa raccolta e la storia di quest’uomo mi hanno immediatamente affascinato, e mi sono impegnato a studiare l’una e l’altra, al fine di conoscere meglio questa cultura così vicina a noi e che al tempo stesso ci appariva così lontana per pura mancanza di conoscenza. Ero deciso a cercare il contesto storico ed estetico che permettesse di farne un progetto interessante. Sei anni dopo, durante la preparazione del progetto Orient-Occident, ho potuto selezionare quattro magnifici makam, che diedero a quel progetto una nuova dimensione, per il fatto di essere le sole musiche orientali che non provenivano da una tradizione orale, ma da una fonte scritta d’epoca. Finalmente, nel 2008, come naturale continuazione di questo primo progetto di dialogo tra oriente e occidente, abbiamo potuto riunire un magnifico gruppo di musicisti della Turchia (oud, ney, kanun, tanbur, lira e percussioni), e insieme a musicisti dell’Armenia (duduk, kemancha e ney), di Israele (oud), del Marocco (oud) e della Grecia (santur e morisca) e ai principali solisti specialisti abituali di Hespèrion XXI, abbiamo preparato e realizzato questa registrazione. Ne approfitto per ringraziarli tutti di tutto cuore, ben cosciente che senza il loro talento e le loro conoscenze questo progetto non si sarebbe potuto realizzare. Per cominciare, il lavoro più delicato era fare la selezione di una decina di pezzi, in un insieme di 355 composizioni, scegliendo i più rappresentativi e più vari tra i makam che ci erano sembrati più belli, consapevoli che questa scelta si faceva sulla base della nostra sensibilità occidentale. Dopo questo vero e proprio ‘imbarazzo della scelta’, bisognava completare i brani scelti per la parte ottomana, con la realizzazione dei corrispondenti taksîm, ossia veri preludi realizzati in forma d’improvvisazione prima di ogni makam. Parallelamente, abbiamo affrontato la selezione dei pezzi sefarditi e armeni. Per il repertorio sefardita, abbiamo scelto delle musiche provenienti dal repertorio ladino conservato nelle comunità di Smirne, Istanbul e altre regioni appartenute all’antico Impero ottomano; per il repertorio armeno abbiamo selezionato i brani più belli tra le differenti opzioni che ci sono state proposte dai musicisti armeni. Tutte queste musiche sono oggi interpretate in maniera probabilmente molto diversa da quella dell’epoca di Cantemir. Occorreva dunque, per allargare la conoscenza su altre possibilità nell’interpretazione, appoggiarsi a diverse narrazioni, spesso fatte da viaggiatori europei, che ci parlano delle particolarità della musica ottomana dei tempi passati, e ci offrono una serie di considerazioni interessanti sull’esecuzione, la pratica, gli strumenti e le orchestre di corte o quelle militari, e sulle cerimonie delle confraternite mistiche. Sono tali le osservazioni, del 1553, di Pierre Belon, che ci parla della straordinaria abilità dei turchi nella fabbricazione degli archetti e delle corde dei liuti a partire da intestini che «sono più comuni qui che in Europa». Egli aggiunge che «molta gente sa suonare uno o più tipi (di strumenti), il che non acca5


de (egli precisa) in Francia o in Italia»; menziona anche l’esistenza di una grande varietà di flauti e ci parla della meravigliosa dolcezza della sonorità del miskal (flauto di Pan). Il viaggiatore italiano Pietro Della Valle, invece, nel 1614 afferma che la dolcezza di questo strumento «non eguaglia quella del lungo flauto (ney), dei dervisci». Verso il 1700 possiamo sentire lo stesso Cantemir spiegarci che «Forse si troverà strano in Europa ciò che qui vi riferisco – riconosce nella sua Storia dell’Impero ottomano – sul gusto della musica in una nazione reputata barbara tra i cristiani». Egli ammette che la barbarie ha potuto regnare all’epoca della crescita dell’Impero, ma, con la fine delle grandi conquiste militari, le arti, «frutti ordinari della pace, hanno trovato posto a loro volta in questi spiriti». Ed egli conclude con queste parole, che devono avere fatto meditare i suoi lettori europei: «Oso perfino affermare che la musica dei turchi è molto più perfetta di quella dell’Europa quanto al ritmo e alla proporzione delle parole, ma è anche così difficile da comprendere che a fatica si troveranno tre o quattro persone che conoscono a fondo i principi e le delicatezze di quest’arte» (HEO, II, p. 178). Sottolineiamo questa osservazione sulla complessità di una musica che «è molto più perfetta di quella dell’Europa quanto al ritmo», perché l’abbiamo sperimentata concretamente; soltanto tra i nove makam che abbiamo selezionato si trovano le battute (o ritmi) seguenti: 14/4, 16/4, 10/8, 6/4, 12/4, 48/4, e 2/4. Di queste sette battute solamente i ritmi 6/4 e 2/4 sono abituali nel mondo occidentale. La battuta determina il ritmo e il tempo ma il tempo è stabilito su basi più soggettive, legate anche alle circostanze, al contesto sociale e in conclusione a situazioni sempre dipendenti dall’evoluzione dei costumi. Come nel mondo occidentale, dove la maggioranza delle danze in origine molto vive (come la follia, la ciaccona, la sarabanda o il minuetto), che si sono sviluppate a partire da tradizioni popolari, diventano abbastanza moderate o anche lente dopo avere subito per molti anni l’influenza della pompa e del carattere cerimoniale della corte, sembrerebbe evidente che un fenomeno simile si sia prodotto nella musica di corte ottomana. E in effetti, le danze e le musiche strumentali che i musicisti di questa corte creano, ispirandosi a musiche popolari, subiscono progressivamente, soprattutto nel XIX secolo, un notevole rallentamento, motivato dalle influenze formali della corte stessa e anche dall’idea religiosa che ogni musica di una certa nobiltà debba essere controllata e moderata. Noi crediamo che all’epoca di Cantemir questa evoluzionenon fosse ancora cominciata: la sintesi di musica classica e popolare è molto apparente nelle composizioni di questo periodo, e specialmente nelle opere riunite nella raccolta di Cantemir o nelle composizioni di Eyyûbi Bdekir Agha (morto nel 1730). È negli anni tra il 1718 e il 1730, molto rigogliosi per le arti e conosciuti come Lâle devri o dei Tulipani neri – nome che deriva dai giardini di tulipani coltivati sulle rive del Bosforo – che i musicisti di corte scoprono, in questi giardini imperiali, l’arte dei bardi popolari (âsik). È per questo che la nostra scelta interpretativa dei tempi è molto più animata di quella che si può ascoltare abitualmente nelle interpretazioni attuali di queste musiche del repertorio ottomano. Altra differenza importante è la strumentazione. Diversamente dai complessi attuali che interpretano quasi sempre tutti i pezzi con tutti gli strumenti a disposizione, abbiamo proceduto a un dosaggio variato della strumentazione, in modo tale che si possano avere tutti gli strumenti insieme nelle sezioni equivalenti al nostro ‘rondò’, o ritornello, mentre nelle altre sezioni del makam i diversi strumenti alternano i loro interventi, e sono presenti a seconda del carattere della sezione o in funzione dello sviluppo del pezzo. Facciamo infine notare che mentre la prima notazione utilizzata dai musicisti turchi è stata di tipo sostanzialmente alfabetico, la notazione inventata da Dimitrie Cantemir è di grande intelligenza e di grande precisione, permettendo di differenziare chiaramente i diversi modi di accordare i bemolli o i diesis in funzione dei modi utilizzati. 6


Non è dunque solamente il desiderio di mostrare che questo immaginario dialogo musicale è possibile, ma soprattutto ricordare che corrisponde a una vera realtà storica. A parte la grande varietà e ricchezza culturale della Istanbul del tempo di Cantemir, non va dimenticata la presenza, alla corte imperiale, di musicisti greci, armeni ed ebraici, confermata da varie fonti. Il conte di Saint-Priest, ambasciatore francese a Istanbul, annota i pregiudizi degli ottomani riguardo alle arte in generale, che li hanno portati a lasciare ai non musulmani la professione di musicista. Difatti «La maggior parte dei musicisti al servizio del Grande Signore, che passano per gli Orfeo dell’Impero turco – come sarà lo stesso Cantemir –. sono di origine greca, ebraica o armena». Più tardi, verso gli ultimi anni del XVIII secolo e l’inizio del XIX, l’armeno Nikigˇos e il suonatore di tanbur Tanburî Ishaq (morto intorno al 1815), fanno parte del consesso dei nomi più illustri. È in questo contesto di eccellenza musicale che Demetrius è particolarmente rinimato per il suo virtuosismo al tanbur. Il cronista Ion Neculce esprime a questo riguardo un’ammirazione superlativa: «Nessuno a Costantinopoli, egli dichiara, era capace di suonarlo meglio di lui». Questo strumento, dice «è il più completo e perfetto tra tutti quelli conosciuti o almeno che noi abbiamo visto» e quello che «riproduce con precisione e senza difetto il canto e lo sgorgare della voce dal respiro dell’uomo ». Questa opinione può sembrare esagerata, se non teniamo conto che, a quell’epoca, questo strumento era suonato sia pizzicandolo come un liuto, sia con l’archetto, tenendolo come una viola da gamba, e che proprio la viola da gamba era a sua volta considerata, nella stessa epoca in Francia, lo strumento che poteva imitare meglio tutte le sfumature proprie della voce umana. Desidero ringraziare Amnon Shiloah, Stefan Lemny, Ursula e Kurt Reinhard per i loro lavori di ricerca e di analisi sulla storia, la musica e l’epoca, che mi sono serviti per documentare alcune fonti delle mie note.

Jordi Savall Edimburgo, agosto 2009 Traduzione: Luca Chiantore / MUSIKEON.NET

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Hespèrion XXI Nell’antichità erano chiamate Hespèria le due penisole più occidentali dell’Europa: l’Iberica e l’Italica (in greco, Hesperio significa originario di una di queste penisole). Espero era anche il nome dato al pianeta Venere quando la sera appariva a Occidente. Riuniti da un intento comune, lo studio e l’esecuzione della musica antica basandosi su premesse nuove e moderne, e affascinati dall’immensa ricchezza del repertorio musicale ispanico ed europeo prima del 1800, Jordi Savall (archi), Montserrat Figueras (voce), Lorenzo Alpert (fiati e percussioni) e Hopkinson Smith (strumenti a corde pizzicate) fondarono nel 1974 l’ensemble Hespèrion XX, dedicato all’esecuzione e rivalutazione di alcuni aspetti essenziali di questo repertorio. Con il nuovo millennio, Hespèrion continua a essere un valido strumento di ricerca e, come tale, ha aggiunto al proprio nome il numero romano corrispondente al nuovo secolo appena iniziato. Il Gruppo pertanto si chiama ora Hespèrion XXI. Il suo repertorio, così esteso, richiede una formazione variabile e ha bisogno d’interpreti dall’eccezionale virtuosismo e dalla profonda conoscenza delle diverse epoche stilistiche. Per questo Hespèrion XXI è diventato un ensemble internazionale, formato dai migliori solisti di ogni specialità, capaci di cambiare il loro stile in funzione del repertorio da interpretare. Tenendo conto delle diverse possibilità che circondano l’esecuzione della musica antica oggi, l’originalità di Hespèrion XXI è l’audacia delle sue scelte: la creatività individuale nel lavoro di gruppo e nella ricerca di una sintesi dinamica tra l’espressione musicale, lo studio stilistico-storico e l’immaginazione creativa dei musicisti del XX secolo. Il suo ultimo lavoro pubblicato da Alia Vox è Istambul Dimitrie Cantemir 1673-1723. Hespèrion XXI è sostenuto dall’INAEM.

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Jordi Savall, direttore Jordi Savall è uno dei personaggi musicali più poliedrici della sua generazione. Da oltre trent’anni, la sua attività di violista, direttore, pedagogo, ricercatore e creatore di nuovi progetti, sia musicali sia culturali, fa di lui uno dei principali artefici dell’attuale rivalutazione della musica antica, dimostrando che non deve essere necessariamente un repertorio per pochi e può invece interessare tutti, compreso un pubblico sempre più giovane e numeroso. È il fondatore e direttore dei gruppi musicali Hespèrion XXI (1974), la Capella Reial de Catalunya (1987), e Le Concert des Nations (1989). Ha registrato più di 170 Cds, gli ultimi dieci anni sotto il suo francobollo discografico Alia Vox. Tra le numerose distinzioni ricevute emergono: ‘Officier de l'Ordre des Arts et Lettres’ (1988), la Creu de Sant Jordi (1990), Membro di Onore della Konzerthaus di Vienna (1999), Dottore Honoris Causa per l’Université Catholique di Louvain (2000), l’Universitat de Barcelona (2006), e l’Universidade di Evora (2007). Le sue pubblicazioni discografiche hanno ricevuto diversi Midem Classical Awards (1999, 2000, 2003, 2004, 2005, 2006 e 2008), e diverse nomine ai Grammy Awards. Tra i suoi ultimi lavori si trovano i Libri- Cd Le Royaume Oublié. La Tragédie Cathare et la Croisade contre les Albigeois e Dinastia Borja: Església i poder al Renaixement. Il libro-CD Jerusalem. La Ville des deux Paix: La Paix céleste et la Paix terrestre, ha ricevuto nel 2009 i premi Orphée d’Or de l’académie du disque lyrique 2008, il Caecilia 2008 come migliore disco dell'anno scelto per la stampa ed il Midem Classical Award 2010. Da poco è stato premiato col Händelpreis der Stadt Halle 2009 in Germania e il premio Nacional de la Música Catalana per il Consell Nacional de la Cultura i de les Arts. Nel 2008 è stato nominato dall’Unione Europea ‘Ambasciatore per il dialogo interculturale’ e ‘Artista per la pace’ all’interno del programma Ambasciatori di buona volontà dell’UNESCO. Nel 2009 è stato nuovamente nominato ‘Ambasciatore del 2009 della creatività e dell’innovazione’ dall’Unione Europea.

Kudsi Erguner, flauto ney Musicista famoso in tutto il mondo per la sua maestria nel suonare il ney (flauto di canna turco) è unanimemente considerato un punto di riferimento per la musica ottomana e per la musica sufica che è sopravvissuta proprio grazie alla ‘Scuola Erguner’ fondata da Ulvi Erguner e poi portata avanti dal figlio Kudsi. Nato a Diyarbakir (Turchia) nel 1952, inizia la sua carriera musicale a Radio Istanbul nel 1969. Insieme al padre si esibisce frequentemente in danze rituali ipnotiche e spirituali della tradizione Mevlevi-sufi durante le cerimonie dei dervisci. Nel 1972 si trasferisce a Parigi, dove continua a dedicarsi al suo stile musicale, introducendo vari aspetti del repertorio ottomano e sufico. Nei primi anni ’80 fonda l’Istituto Mevlana, dedicato allo studio e all’insegnamento della musica sufica classica. Oltre alle sue incisioni discografiche, ha collaborato con Peter Gabriel, Maurice Béjart, Robert Wilson, Peter Brook, George Aperghis, Didier Lockwood e Michel Portal. Ad oggi ha inciso più di 100 CD, coprendo ogni sfaccettatura della musica ottomana tradizionale. Ha inoltre scritto i libri ‘Les Contes de Mesnevi’, ‘Les Saints des Derviches Bektachi’ e ‘La Fontaine de Separation’ che sono stati tradotti in inglese, portoghese, Greco e turco. La sua ricerca musicale non è limitata alla Turchia, bensì spazia all’India, Pakistan, Afganistan, Giappone e Nord Africa. Proprio grazie alla collaborazione con Kudsi Erguner, molti artisti locali sono saliti alla ribalta internazionale, ad esempio Nusret Fethi Ali Khan e Anvar Brahem. In oltre 40 anni di carriera, attraverso i concerti e le incisioni discografiche, il genio creativo di Kudsi Erguner non solo ha diffuso la musica tradizionale turca in tutto il mondo, ma ha contribuito anche a portare la musica tradizionale del mondo ai massimi livelli. 9


MITO SettembreMusica è un Festival a Impatto Zero® Il Festival MITO compensa le emissioni di CO2 con la creazione e tutela di foreste in crescita nel Parco Rio Vallone, in Provincia di Milano, e in Madagascar Una scelta in difesa dell’ambiente contraddistingue il Festival sin dall’inizio. Per la sua quarta edizione, MITO SettembreMusica ha scelto di sostenere due interventi dall’alto valore scientifico e sociale. Contribuire alla creazione e tutela di aree all’interno del Parco Rio Vallone, in Provincia di Milano, un territorio esteso su una superficie di 1181 ettari lungo il torrente Vallone che nel sistema delle aree protette funge da importante corridoio ecologico, significa conservare un polmone verde in un territorio fortemente urbanizzato, a nord-est della cintura metropolitana. In Madagascar, isola che dispone di una delle diversità biologiche più elevate del pianeta, l’intervento forestale è finalizzato a mantenere l’equilibrio ecologico tipico del luogo. Per saperne di più dei due progetti fotografa il quadrato in bianco e nero* e visualizza i contenuti multimediali racchiusi nel codice QR.

Visualizza il filmato sui due progetti sostenuti dal Festival *È necessario disporre di uno smartphone dotato di fotocamera e connessione internet. Una volta scaricato il software gratuito da www.i-nigma.com, basta lanciare l’applicazione e fotografare il quadrato qui sopra. Il costo del collegamento a internet varia a seconda dell’operatore telefonico e del tipo di contratto sottoscritto. In collaborazione con

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MITOFringe, tanti appuntamenti musicali che si aggiungono al programma ufficiale del Festival MITOFringe nel mese di settembre a Milano la trovi... … in metro Tutti i giovedì, venerdì e sabato MITOFringe arriva nella metropolitana milanese con tre concerti al giorno nelle stazioni Cordusio, alle ore 16, Cadorna, alle ore 17, e Duomo, alle ore 18. Fringe in Metro inaugura sabato 4 settembre alle ore 16.30 con tre ore di musica non stop nella stazione Duomo. In collaborazione con ATM. … in stazione Martedì 7 e martedì 21 settembre, alle ore 17.30, la nuova Stazione Garibaldi si presenta ai milanesi con due appuntamenti musicali. I concerti, il primo nel Passante di Porta Garibaldi e il secondo in Porta Garibaldi CentoStazioni, sono dedicati alla musica funky e jazz. In collaborazione con Ferrovie dello Stato e CentoStazioni. … nei parchi Tutte le domeniche del Festival, la festosa atmosfera delle bande musicali anima i parchi cittadini. Il 5 settembre alle 12 nei giardini pubblici Montanelli di Porta Venezia, il 12 settembre alle 12 al Parco Ravizza e il 19 settembre alle 11 al Parco Sempione. … nelle piazze e nelle strade della periferia milanese Nei weekend trovi MITOFringe nelle piazze e nelle strade della periferia milanese con concerti nelle zone Baggio (sabato 5 alle 20.45), San Siro (venerdì 10 alle 21), Casoretto (sabato 11 alle 21), Pratocentenaro (venerdì 17 ore 21) e Isola (domenica 19 ore 21). I cinque appuntamenti, realizzati in collaborazione con Unione del Commercio, sono riservati alla classica, al folk, al jazz e alla musica etnica. … nei chiostri, nelle strade e nelle piazze del centro Concerti nei chiostri e negli angoli più suggestivi di Milano guidano i cittadini alla scoperta di un patrimonio artistico e architettonico a molti sconosciuto. Lunedì 13 alle 17.30 nel chiostro di via Santo Spirito e lunedì 20 alle 18 nel chiostro della sede della Società Umanitaria. Tutti i lunedì inoltre eventi musicali nelle zone del centro: il 6 settembre alle 13 in Corso Vittorio Emanuele (ang. Via Passarella), il 13 alle ore 18.30 in via Fiori Chiari (ang. Via M. Formentini) e il 20 alle ore 13 in via Dante (ang. via Rovello). Il 7, 8 e 22 settembre, alle 18.30, MITOFringe dà appuntamento alle colonne di San Lorenzo per tre concerti dedicati alla musica classica ed etnica. … nelle Università Tre appuntamenti in un percorso musicale che invita i cittadini in tre luoghi storici della città. Martedì 14 alle 16.30 il tango nella sede dell’Università Statale, mercoledì 15 alle ore 17 all’Università Cattolica un appuntamento di musica classica e il 16 alle ore 12.30 al Politecnico di Milano un concerto di musica barocca. … in piazza Mercanti con artisti selezionati dal web Uno spazio ai nuovi talenti: musicisti ed ensemble selezionati tra quelli che hanno riposto all’invito sul sito internet del Festival inviando il loro curriculum e una proposta artistica, si alternano con set di 15-20 minuti sul palco per le libere interpretazioni allestito in Piazza Mercanti. Mercoledì 8 settembre, dalle 13 alle 15, il palco è riservato alle formazioni di musica corale, mercoledì 15 settembre, nello stesso orario, si esibiscono gli ensemble di musica da camera. Domenica 12 settembre, dalle ore 15, un pomeriggio dedicato ai bambini under 12 e alla gioia di suonare in famiglia. Il programma dettagliato è disponibile sul sito www.mitosettembremusica.it /programma/fringe.html 11


MITO SettembreMusica Promosso da Città di Milano Letizia Moratti Sindaco Massimiliano Finazzer Flory Assessore alla Cultura

Fiorenzo Alfieri Assessore alla Cultura e al 150° dell’Unità d’Italia

Comitato di coordinamento Presidente Francesco Micheli Presidente Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano Massimo Accarisi Direttore Centrale Cultura Antonio Calbi Direttore Settore Spettacolo

Città di Torino Sergio Chiamparino Sindaco

Vicepresidente Angelo Chianale Presidente Fondazione per le Attività Musicali Torino Anna Martina Direttore Divisione Cultura, Comunicazione e promozione della Città Angela La Rotella Dirigente Settore Spettacolo, Manifestazione e Formazione Culturale

Enzo Restagno Direttore artistico Francesca Colombo Segretario generale Coordinatore artistico

Claudio Merlo Direttore generale

Realizzato da Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano Fondatori Alberto Arbasino / Gae Aulenti / Giovanni Bazoli / Roberto Calasso Gillo Dorfles / Umberto Eco / Bruno Ermolli / Inge Feltrinelli / Stéphane Lissner Piergaetano Marchetti / Francesco Micheli / Ermanno Olmi / Sandro Parenzo Renzo Piano / Arnaldo Pomodoro / Davide Rampello / Massimo Vitta Zelman Comitato di Patronage Louis Andriessen / George Benjamin / Pierre Boulez / Luis Pereira Leal Franz Xaver Ohnesorg / Ilaria Borletti / Gianfranco Ravasi / Daria Rocca Umberto Veronesi Consiglio Direttivo Francesco Micheli Presidente / Marco Bassetti / Pierluigi Cerri Roberta Furcolo / Leo Nahon / Roberto Spada Collegio dei revisori Marco Guerreri / Marco Giulio Luigi Sabatini / Eugenio Romita Organizzazione Francesca Colombo Segretario generale, Coordinatore artistico Stefania Brucini Responsabile biglietteria Marta Carasso Vice-responsabile biglietteria Carlotta Colombo Responsabile produzione Federica Michelini Assistente Segretario generale Luisella Molina Responsabile organizzazione Letizia Monti Responsabile promozione Carmen Ohlmes Responsabile comunicazione 14


Lo Staff del Festival Per la Segreteria generale Chiara Borgini con Eleonora Tallarigo Per la Comunicazione Livio Aragona Responsabile edizioni / Marco Ferullo Ufficio stampa Marta Francavilla Responsabile redazione web / Roberta Punzi Referente partner e sponsor / Uberto Russo Ufficio comunicazione con Elisabetta Villa e Francesca Carcucci / Cristina Castiglioni / Lorenza Giacardi Margherita Maltagliati / Valentina Meotti / Francesco Monti / Maddalena Pais Alberto Raimondo / Daniela Valle Per la Produzione Ludmilla Faccenda Responsabile logistica produzione / Nicola Giuliani, Matteo Milani Andrea Minetto Direttori di produzione con Grazia Bilotta / Francesco Bollani Niccolò Bonazzon / Angelica Buoncore / Stefano Coppelli / Paola Rimoldi e Elisa Abba / Claudio Bardini / Giacomo Carabellese Stefano Chiabrando / Diego Dioguardi / Consuelo Di Pietro / Laura Ginepri Marta Masnaghetti / Bianca Platania Per la Promozione Alice Fantasia / Federica Mulinelli e Lea Carlini Per la Biglietteria Monica Montrone Responsabile gestione del pubblico Andrea Rizzi Responsabile infopoint con Alberto Corielli / Giulia De Brasi Silvia Masci / Marida Muzzalupo / Chiara Sacchi e Arjuna Das Irmici via Dogana, 2 – Scala E, II piano 20123 Milano telefono +39.02.88464725 / fax +39.02.88464749 c.mitoinformazioni@comune.milano.it / www.mitosettembremusica.it

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I concerti di domani e dopodomani Martedì 21.IX

Mercoledì 22.IX

ore 17 classica Museo Diocesano di Milano Musiche di Bach, Paganini, Schumann Sonig Tchakerian, violino Roberto Prosseda, pianoforte Ingresso gratuito

ore 17 antica Basilica di San Simpliciano Alessandro Scarlatti Venere, Adone e Amore, serenata per soli e orchestra su testo di F. M. Paglia Giovanni Bononcini Amor non vuol diffidenza, serenata per soli e orchestra su testo di S. Stampiglia Accademia dArcadia Diego Fasolis, direttore Alena Dantcheva, soprano Laura Antonaz, soprano David Hansen, controtenore In occasione del 350° anniversario della nascita di Alessandro Scarlatti Ingresso gratuito

ore 18 antica Basilica di Sant’Eustorgio Giovanni Battista Pergolesi Salve Regina in fa minore, per contralto, archi e continuo Musiche di Pärt e Pergolesi Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala Solisti dell’Accademia di Perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala Daniele Rustioni, direttore Ingresso libero

ore 18 classica Galleria d’Arte Moderna - Villa Reale, Sala da Ballo Un’ora con Chopin e Schumann classica Alexia Mouza, pianoforte ore 18 Ingressi € 5 Galleria d’Arte Moderna - Villa Reale, Sala da Ballo ore 21 contemporanea Un’ora con Chopin e Schumann Federico Colli, pianoforte Teatro Dal Verme Musiche di Rihm e Lachenmann Ingressi € 5 Orquesta de la Comunidad de Madrid ore 21 world music José Ramón Encinar, direttore Arne Deforce, violoncello Chiesa di Sant’Alessandro Ingresso gratuito Tradizioni musicali di Turchia Da Bisanzio ad Istanbul. Canti liturgici ore 21 classica cristiano ortodossi e musulmani Coro Bizantino Auditorium di Milano, Fondazione Cariplo Lykourgos Angelopoulos, direttore Gustav Mahler Coro di müezzin Sinfonia n. 3 in re minore Kudsi Erguner, direttore e flauto ney Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico Derya Turkan, viella kemençe di Milano Giuseppe Verdi Xian Zhang, direttore Ingressi € 10 Erina Gambarini, maestro del coro ore 22 crossover Maria Teresa Tramontin, maestro del Coro di Voci Bianche de laVerdi Teatro Nuovo Monica Groop, mezzosoprano Samaritani In occasione del 150° anniversario della Viaggio iconosonoro alla scoperta nascita di Gustav Mahler di una cultura millenaria Posti numerati € 15, 20 Opera di Yuval Avital Coro dei Samaritani Benny Tsedaka, direttore del coro Prima esecuzione assoluta Posto unico numerato € 10

www.mitosettembremusica.it Responsabile editoriale Livio Aragona Progetto grafico Studio Cerri & Associati con Francesca Ceccoli, Anne Lheritier, Ciro Toscano 16


MITO SettembreMusica

Quarta edizione

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Si ringrazia • per l’accoglienza degli artisti

Fonti Lurisia COM.AL.CO. Sas Guido Gobino Cioccolato

ICAM Cioccolato Galbusera S.p.A.

• per l’abbigliamento dello staff

• per il sostegno logistico allo staff

GF FERRÉ

BikeMi


-5 Milano Torino unite per l’Expo 2015


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