Page 1

MITO SettembreMusica Settima edizione Un progetto di

Torino Milano Festival Internazionale della Musica 04 _ 21 settembre 2013 Settima edizione

Realizzato da

Settembre Musica

Con il sostegno di

I Partner del Festival

Partner Istituzionale

Torino Teatro Vittoria

Giulia Rossini pianoforte

VenerdĂŹ 06.IX.2013 ore 18

Beethoven Schumann Debussy Chopin

Partner Istituzionale

Sponsor

Media partner

Sponsor tecnici

Milano Torino unite per il 2015

-2


Ludwig van Beethoven (1770-1827) Sonata n. 26 in mi bemolle maggiore op. 81a “Les Adieux” Das Lebewohl. Adagio – Allegro Die Abwesenheit. Adante espressivo Das Wiedersehen. Vivacissimamente Robert Schumann (1810-1856) Arabeske in do maggiore op. 18 Claude Debussy (1862-1918) Tre Preludi dal Libro I n. 2 Voiles n. 5 Les collines d’Anacapri n. 7 Ce qu’a vu le vent d’ouest Fryderyk Chopin (1810-1849) Notturno in re bemolle maggiore op. 27 n. 2 Notturno in fa minore op. 55 n. 1 Mazurca in si minore op. 33 n. 4 Mazurca in do diesis minore op. 63 n. 3 Scherzo n. 3 in do diesis minore op. 39

Giulia Rossini, pianoforte

Videoimpaginazione e stampa: ITALGRAFICA Novara

U

n evento politico-militare è collegato alla Sonata op. 81a (1809-1810). Beethoven la compose quando le truppe francesi di Napoleone entrarono a Vienna e la corte imperiale abbandonò la città. L’arciduca Rodolfo d’Austria fu tra quelli che partirono. Beethoven espresse il suo dispiacere nella toccante Sonata “Lebewohl”, maggiormente nota come “Les Adieux”. I tre movimenti evocano attraverso il loro titolo tre condizioni dello spirito: il dispiacere per la separazione dall’amico (L’addio), il senso di mancanza (L’assenza), la gioia per il suo ritorno (Il rivedersi). Il 1838 e il 1839 furono due anni di straordinaria creatività per Robert Schumann che compose oltre a tre ben noti capolavori – Kreisleriana, Humoreske e Novellette – due piccole perle pianistiche: l’Arabeske op. 18 e il Blumenstück op. 19. Questi due pezzi si riallacciano alla poetica delle Kinderszenen op. 15, ma da essa si distinguono per la “delicatezza” e la precisa destinazione alle “dame”, come Schumann stesso scrisse. L’Arabeske trae ispirazione dalla forma dalla quale prende il titolo ed è una sorta di rondò – vari episodi in tonalità minore che si alternano a un lirico episodio principale in do maggiore – dal quale emergono le personalità contrastanti degli alter ego di Schumann: Eusebio e Florestano. I Preludi fanno parte di quelle grandi raccolte pianistiche nelle quali Debussy sviluppò un ideale sonoro complesso, già sperimentato nelle maggiori opere orchestrali e riconducibile all’esperienza simbolista, avendo anche come obiettivo essenzialità e chiarezza nella forma, nel ritmo e nel timbro. I tre Preludi qui presentati sono tratti dal Libro I ed esemplificano tre aspetti distinti della sua ricerca. In Voiles (n. 2) troviamo un “ritmo senza rigore” sul quale affiorano, scompaiono e si ripresentano diverse figurazioni tematiche. Les collines d’Anacapri (n. 5) evocano una danza popolare mossa dalla suggestione di una scrittura quasi chitarristica. Una poesia di Shelley è la fonte d’ispirazione di Ce qu’a vu le vent d’ouest (n. 7), dove la violenza del vento è ricreata passando in rassegna quelle tecniche tastieristiche capaci di suscitare grandi onde di materia sonora. I Notturni sono considerati un po’ la quintessenza del pianismo di Chopin e rappresentano il lato più noto della sua arte. Con un linguaggio di altissimo valore poetico e personale originalità, Chopin diede il più importante contributo all’affermazione di questa forma. Il Notturno op. 27 n. 2 è un esempio di stile vocale fiorito che rimanda a John Field, inventore della forma in versione pianistica, mentre il Notturno op. 55 n. 1 è di carattere estroverso e “teatrale”, con tratti drammatici nel recitativo dell’episodio centrale. Le Mazurche, come le Polacche, costituiscono la parte di produzione musicale di Chopin collegata a motivazioni nazionalistiche. La Mazurca op. 33 n. 4 è tra i pezzi più celebri scritti in questa forma: un’opera dai tratti “sinfonici” per ampiezza, struttura e sonorità. Nell’op. 63 n. 3 la Mazurca diventa invece luogo di reminiscenze e ricordi.

Più che alla letteratura pianistica, nello Scherzo op. 39 Chopin sembra essersi ispirato alla forma utilizzata nelle sinfonie beethoveniane. Vi è sempre il trio nella parte centrale, ma il ritmo fulmineo, le proporzioni e il contenuto lo fanno sembrare un grande poema più che un’opera di derivazione classica. Roberta Milanaccio

Nata nel 1993, Giulia Rossini si è diplomata in pianoforte con lode e menzione speciale a Milano, dove studia tutt’ora sotto la guida della professoressa Silvia Rumi. Attualmente frequenta anche l’Accademia Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola, nella classe di Leonid Margarius. Ha seguito masterclass con Paul Badura-Skoda, Stefano Fiuzzi, Ilya Poletaev, Paolo Bordoni, Riccardo Risaliti, Alberto Baldrighi, Malcolm Bilson, Anna Kravtchenko, Boris Petrushansky e Lang Lang. Ha vinto concorsi nazionali e internazionali; in particolare ha ricevuto il Premio Forziati, destinato ai migliori allievi del Conservatorio di Milano, e si è classificata al primo posto del Premio Venezia, riservato ai migliori neodiplomati italiani. Sin da bambina ha tenuto concerti in tutta Italia e all’estero. Nel 2009 ha debuttato nella Sala Verdi di Milano con il Concerto in re minore per pianoforte e orchestra di Mendelssohn; nel 2012 il debutto come solista alla Carnegie Hall di New York e alla Fenice di Venezia.

Seguiteci in rete facebook.com/mitosettembremusica.official twitter.com/mitomusica youtube.com/mitosettembremusica flickr.com/photos/mitosettembremusica pinterest.com/mitomusica

Venerdi 6 ore 18 rossini 3antebis  
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you