Issuu on Google+

Settembre Musica

Torino Milano Festival Internazionale della Musica 04 _ 21 settembre 2013 Settima edizione

Milano Conservatorio Sala Verdi

Orchestra da Camera di Mantova Maria João Pires pianoforte

Venerdì 13.IX.2013 ore 21

Mozart

° 22


Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Ouverture da Le nozze di Figaro KV 492 (1786) Concerto in re minore per pianoforte e orchestra n. 20 KV 466 (1785)

5 min. ca 20 min. ca

Allegro Andante Allegro assai

Ouverture da CosĂŹ fan tutte KV 588 (1790)

5 min. ca

Concerto in la maggiore per pianoforte e orchestra n. 23 KV 488 (1786)

26 min. ca

Allegro Adagio Allegro assai

Orchestra da Camera di Mantova Maria JoĂŁo Pires, pianoforte

In collaborazione con Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano


Riflessi reciproci tra concerto e teatro Pagina di inarrivabile charme, ricolma di esuberanza ritmica e alimentata da una sorgiva freschezza, l’Ouverture delle Nozze di Figaro è forse la migliore delle tre predisposte per la trilogia italiana che Mozart concepì su libretti del geniale Da Ponte. Quando le Nozze andarono in scena, a Vienna, la sera dell’1 maggio 1786, fu subito trionfo; in una manciata di battute la smagliante ouverture ne racchiude l’eccezionale esprit, come un condensato dell’opera intera, ispirata a Beaumarchais, prefigurandone la vivacità, il vitalismo, la joie de vivre, l’insinuante erotismo, senza peraltro contenere nemmeno una citazione. Anche in questo sta la genialità di Mozart. L’attacco è con un tema ascendente degli archi intriso di frenesia motoria; vi fa seguito una frase dolcemente cantabile dei fiati, con gli amati clarinetti a far da guida. Poi la prima sfavillante esplosione a piena orchestra, quindi la pantomima si ripete: subito l’idea iniziale evolve e l’intreccio delle parti si dipana, come mimando il gioco degli equivoci e degli intrighi amorosi. Scale svettanti e cadenze assertive si alternano nel tourbillon di un moto perpetuo dove ogni nota è perfettamente funzionale all’effetto drammaturgico. Un trascolorante moto modulante dagli spiritosi sforzati conduce a una frase ascendente dei violoncelli, più volte ripetuta, e pare un serioso monito, ma è per scherzo e lo si comprende facilmente; poi un delizioso cantabile che ti si stampa nella mente all’istante: una di quelle melodie da serenata en plein air che subito i viennesi presero a canterellare. Uno sviluppo brevissimo, il tempo di accorgersi che ormai volge al termine, e già rimpiangi sia terminata così presto questa pagina aforistica dal singolare appeal, ritratto sonoro di Figaro stesso: della sua giovanile baldanza, folgorante sintesi di quella sua folle giornata dagli imprevedibili colpi di scena. Opera della piena maturità – forse il più popolare tra i concerti mozartiani, nonché uno tra i più celebri dell’intero repertorio pianistico – il Concerto KV 466 fu eseguito con enorme successo a Vienna dall’autore stesso l’11 febbraio 1785, appena un giorno dopo averne condotto a termine la stesura. Con il suo carattere cupo, accigliato, l’allure tempestosa e le turbolente atmosfere – fin dall’esordio orchestrale, affannoso e incalzante – questo Concerto dal pre-romantico pathos sfoggia una straordinaria pregnanza e una non comune efficacia di natura sinfonica; la scelta del re minore, poi, tonalità quanto mai plumbea, tenebrosa se non addirittura demoniaca, non è certo casuale e contribuisce vieppiù a conferire un colore particolarissimo al concerto. È la medesima prescelta per il Requiem nonché la principale tonalità d’impianto del Don Giovanni (si pensi alla scena in cui si aprono gli abissi infernali) come pure la tonalità della fantomatica Fantasia per pianoforte KV 397, la tonalità del «terrore metafisico» per dirla con Greither. Con il suo incedere perturbato e striato di trasalimenti pare l’antitesi del luminoso e coevo KV 467 in do maggiore. Secondo Charles Rosen il KV 466 starebbe al KV 467 «come la Sinfonia KV 550 sta alla Jupiter»: raffronto audace e forse improbabile, ma invero suggestivo. Così pure appare indicativo il fatto che Beethoven abbia mostrato una singolare predilezione per questo Concerto, eseguendolo egli stesso a Vienna nel 1795 e componendo per l’occasione un paio di cadenze ad hoc. È innegabile inoltre come, assai più dei precedenti, esso riveli – per l’ampio respiro e la grandiosità di impianto – quella medesima maestria nel trattamento di vaste masse sonore destinata a sfociare negli estremi capolavori sinfonici. L’esordio perentorio e icastico è nel segno di una «fosca drammaticità» (Rattalino); poi l’ingresso del solista su un tema nuovo, quasi desolato appello, un tema delicato e rarefatto, pieno di sconforto e di spleen, uno di quei temi che ti si imprimono alla mente al primo ascolto. L’Allegro iniziale si segnala per le sue tragiche accensioni, di matrice segnatamente Sturm und Drang, i robusti passi in ottava del solista, i dialoghi serrati tra pianoforte e orchestra, ma anche per le non poche zone di cristallina purez3


za, le radure alquanto più distese e molto altro ancora. In seconda posizione interviene una Romanza in si bemolle maggiore di siderale bellezza in cui il solista si abbandona a cantabili purissimi. E pare lo sguardo nostalgico e lievemente malinconico verso un passato irrimediabilmente perduto, destinato a venire spazzato via di lì a poco; una più burrascosa zona centrale squarcia il velo della serenità esplorando panorami incogniti e illuminati da violenti barbagli di luce radente, ma la ricomparsa del tenero refrain ristabilisce gli equilibri. Da ultimo gli spasmi febbrili di un ipercinetico Finale, che entrando subito crudamente in media res, con quel tema svettante che pare anticipare certi passi della KV 550, ci riporta alla temperie espressiva del primo tempo. Inaspettatamente il Concerto si conclude in modo maggiore. Dramma giocoso in due atti dalla frizzante verve già dilagante nella saporosa Ouverture, Così fan tutte rappresentò il felice ritorno al teatro dopo un’intensa stagione punteggiata di capolavori strumentali tra cui il diamante purissimo delle ultime tre Sinfonie, il primo dei Quartetti prussiani KV 575 e il Quintetto con clarinetto KV 581. Mozart era certo ben conscio del valore della sua nuova partitura teatrale, andata in scena al Burgtheater il 26 gennaio 1790, se già il 29 dicembre convocò presso la propria dimora i fidati fratelli massoni Puchberg e Haydn per una prima lettura, quindi rinnovò l’invito per la prova in teatro; non l’avrebbe fatto se lo avesse sfiorato il minimo dubbio, data la stima e il sodalizio che lo legava ai fratelli appartenenti alla sua stessa Loggia. Il gusto per la burla e lo spirito del divertissement costituiscono il substrato di Così fan tutte al cui interno accenti introspettivi si alternano a più realistiche inflessioni. Una partitura «iridescente come una bolla di sapone», nella quale Mozart profuse tesori preziosi fin dalla spumeggiante Ouverture idealmente contrapposta ai bagliori luciferini del Don Giovanni. Coniata in un limpido do maggiore, esordisce con un Andante dai fastosi accordi seguiti da una più flebile frase degli oboi; archi e fagotti ‘citano’ la parte del cinico Don Alfonso e per un attimo s’insinua una punta impercettibile di malinconia subito spazzata via da un moto cadenzante che immette nel Presto dall’ammiccante frase degli archi. La pagina decolla con brillante scorrevolezza; legni e archi intrecciano serrati dialoghi rigenerando ad ogni passo il tessuto sonoro e rimbalzando frammenti melodici con smagata souplesse. Trasfigurata, ma ben riconoscibile, la frase degli oboi ricompare in chiusura, innescando il suggestivo epilogo: vera apoteosi, il cui irrefrenabile crescendo rivela la lezione dei cameristi di Mannheim. È al marzo del 1786 che risale la stesura del pianistico Concerto KV 488, sicché non è difficile vedervi riflesso il benefico influsso delle Nozze di Figaro in fase di gestazione. Scritto nella serena tonalità di la maggiore il KV 488 si apre con un tema dal soave lirismo in un clima di equilibrata pacatezza destinata a spandere la sua luce ambrata sull’intero primo tempo, non privo di passi brillanti. L’attacco già sembra anticipare l’esordio del sublime Concerto per clarinetto KV 622 nella medesima tonalità. E proprio la coppia dei clarinetti gioca un ruolo di assoluta preminenza. Il pianoforte entra con quella colloquiale naturalezza che connota l’intero Allegro e subito inizia ad istoriare i temi con graziose broderies, né disdegna di addentrarsi in passi virtuosistici, pur scevri di fatuo esibizionismo. Nella zona dello sviluppo avviato da un tema nuovo, di natura polifonica, tutto si svolge all’insegna di amabili conversari tra solista e orchestra. Un tema più velato, in mi minore, viene proposto dai legni; a essi il pianoforte si oppone tre volte con un inciso caricaturale. Poi un gesto di stizza e la situazione evolve, con effetto magnetico, verso la ripresa; infine una cadenza disseminata di ampie escursioni. Il vero clou emotivo del concerto è però lo stupefacente Adagio dai tormentati cromatismi, in 6/8, nella remota tonalità di fa diesis minore. Il tono generale è di inconsolabile sconforto. La curva melodica si ripiega mestamente su se stessa, sostenuta da armonie cangianti, giù giù sino all’emergere di un afflitto 4


accordo di sesta napoletana. L’orchestra s’insinua, opaca, addensando ulteriori nembi, poi una modulazione al maggiore e il clima sembra schiarirsi, ma inesorabile riappare lo spunto iniziale con la sua immane carica dolente. In chiusura, solo più frasi smozzicate sul pizzicato degli archi. La desolazione è al culmine. A ristabilire l’equilibrio, fugando ogni ombra di spleen, interviene il radioso Allegro conclusivo dall’argentino refrain, in forma di rondò-sonata. Prevale un clima popolaresco quasi da Singspiel: un tema del solista in particolare (una semplice scala che si srotola e si riavvolge come un giocattolo a molla) pare già prossima alle canzoncine di Papageno. È un continuo fiorire di idee. Poi un inatteso ritorno di fiamma, con una sezione più accigliata; ma subito gli immancabili clarinetti lanciano un tema nuovo che pare uscito di soppiatto dalle Nozze di Figaro. E proprio al dinamismo delle Nozze questo finale si riconnette, per il suo tono umoristico e quella scoppiettante animazione che ne fanno un concentrato di briosa ilarità: alla quale è ben difficile restare insensibili. Attilio Piovano

5


Orchestra da Camera di Mantova L’Orchestra da Camera di Mantova nasce nel 1981 e subito si impone all’attenzione generale per brillantezza tecnica, assidua ricerca della qualità sonora e sensibilità ai problemi stilistici. Nel 1997 le viene assegnato il Premio Abbiati quale miglior complesso da camera. La sede dell’Orchestra è il Teatro Bibiena di Mantova, autentico gioiello di architettura e acustica. Nel corso della sua trentennale vita artistica, l’Orchestra ha collaborato con alcuni tra i più apprezzati direttori e solisti del panorama internazionale, tra cui Gidon Kremer, Shlomo Mintz, Joshua Bell, Salvatore Accardo, Umberto Benedetti Michelangeli, Giuliano Carmignola, Uto Ughi, Mischa Maisky, Enrico Dindo, Mario Brunello, Miklós Perényi, Sol Gabetta, Alexander Lonquich, Bruno Canino, Katia e Marielle Labèque, Maria Tipo, Andrea Lucchesini, Astor Piazzolla e Severino Gazzelloni. Protagonista di innumerevoli concerti in Italia e all’estero, l’Orchestra da Camera di Mantova si esibisce nei principali teatri e sale da concerto della maggior parte di Europa, Stati Uniti, Centro e Sud America e Asia. Nell’ultimo decennio la sua attività nazionale e internazionale si è incentrata sull’ideazione e realizzazione di importanti cicli (Progetto Beethoven, dedicato ai Concerti per pianoforte e alla produzione sacra di Mozart, Haydn l’europeo che amava l’Italia, l’integrale delle Sinfonie di Schumann). Nella sua storia artistica, l’Orchestra da Camera di Mantova ha effettuato registrazioni televisive e radiofoniche, tra le altre, per Rai, Bayerischer Rundfunk e Radio Svizzera Italiana. Nel 2009 ha inciso tre sinfonie di Haydn su commissione della rivista «Amadeus». In seguito, nell’ambito di un progetto discografico dedicato ai Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, ha realizzato due cd con Angela Hewitt. Dal 1993 l’Orchestra da Camera di Mantova è impegnata nel rilancio delle attività musicali della sua città attraverso la stagione concertistica Tempo d’Orchestra che, giunta nel 2012 alla ventesima edizione, ospita regolarmente alcuni fra i principali solisti, gruppi cameristici e orchestre del panorama internazionale. Nel maggio 2013, ha dato vita al Mantova Chamber Music Festival nei principali luoghi d’arte cittadini, manifestazione premiata da un’attenzione e una partecipazione straordinarie.

6


Violini primi Carlo Fabiano** Filippo Lama* Stefano Biguzzi Luca Braga Igor Cantarelli Cesare Carretta Grazia Serradimigni Stefano Bencivenga Violini secondi Alessandro Conrado* Aldo Campagnari* Eugjen Gargjola Giacomo Invernizzi Chiara Spagnolo Agnese Tasso Silvia Colli Viole Klaus Manfrini* Armando Barilli* Maria Antonietta Micheli Laura Riccardi Monica Vatrini Violoncelli Paolo Perucchetti* Michele Ballarini Gregorio Buti Federico Bracalente Contrabbassi Lutz Schumacher* Giorgio Galvan Luca Bandini

Flauti Roberto Fabiano* Maurizio Saletti* Oboi Rossana Calvi* Roberto Grossi Clarinetti Aljaz Begus* Igor Armani* Fagotti Aligi Voltan* Luigi Sabanelli Corni Paolo Faggi* Maurizio Cavallini Trombe Marco Braito* Enrico Demilito Percussioni Danilo Grassi*

**Violino concertatore * Prima parte

7


Maria João Pires, pianoforte Nata nel 1944 a Lisbona, Maria João Pires fece la sua prima apparizione in pubblico tenendo un concerto all’età di quattro anni. Tre anni più tardi, eseguì alcuni Concerti per pianoforte di Mozart a Oporto e nel 1953 ottenne il più alto riconoscimento per giovani musicisti del Portogallo. Tra il 1953 e il 1960 ha studiato con Campos Coelho e Francine Benoit, perfezionandosi in seguito in Germania all’Accademia di Monaco di Baviera con Rosl Schmid e ad Hannover con Karl Engel. Dopo aver vinto il Primo premio al Beethoven International Competition di Bruxelles nel 1970, Maria João Pires ha tenuto concerti in tutto il mondo con le più prestigiose orchestre, inclusi i Berliner Philharmoniker, la Boston Symphony Orchestra, la Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam, la London Philharmonic, l’Orchestre de Paris e i Wiener Philharmoniker. Interprete entusiasta del repertorio cameristico, negli ultimi anni ha preso parte allo Schleswig-Holstein Musikfestival e alla Schubertiade in Austria, oltre ai festival di Tanglewood, Ravinia, Montpellier, Lucerna, Edimburgo e ai BBC Proms. Ha inoltre collaborato con direttori quali Abbado, Gardiner, Pinnock, Dutoit, Previn, Haitink, Krivine e Mackerras. Maria João Pires ha realizzato numerose incisioni discografiche, inizialmente per l’etichetta Erato, per un sodalizio durato quindici anni; da ventidue anni è legata alla Deutsche Grammophon, di cui segnaliamo l’ultima pubblicazione (2009) che consiste in un album interamente dedicato a Chopin. Tra i tanti riconoscimenti ottenuti ricordiamo i Grand Prix du Disque del 1990 e 1995, con un repertorio solistico e orchestrale che include composizioni di Mozart, Schubert e Chopin, e del 1997 con l’integrale dei Notturni di Chopin. Nel 2002 è stata insignita del prestigioso IMC-Unesco International Music Prize. Da circa 40 anni si dedica agli aspetti educativi dell’arte, principalmente allo sviluppo di nuovi percorsi pedagogici all’interno del contesto sociale. Predilige nuove forme di comunicazione che possano rispettare lo sviluppo individuale, in contrapposizione alla logica materialistica e distruttiva della globalizzazione: questa filosofia è alla base dei workshop da lei stessa tenuti in Giappone, Brasile ed Europa. Nel 2005 ha creato Art Impressions, una compagnia sperimentale di teatro, danza e musica con la quale elabora progetti performativi interdisciplinari.

Si ringrazia The Westin Palace – Milano per l’accoglienza dell’artista

8


Il FAI presenta i luoghi di MITO SettembreMusica Conservatorio Giuseppe Verdi Il Conservatorio Giuseppe Verdi, situato accanto alla chiesa di Santa Maria della Passione – la seconda della città per grandezza dopo il Duomo – fu fondato nel 1808 dal viceré Eugenio Beauharnais, cognato di Napoleone. L’istituto occupa gli spazi dell’ex-convento, sede dei Canonici Lateranensi cui era affidata l’adiacente chiesa di Santa Maria della Passione. Il convento era inizialmente strutturato intorno a un unico cortile cinquecentesco a pianta quadrata, con portico a otto arcate per lato su colonne con capitelli tuscanici e piano superiore scandito da lesene con capitelli ionici. A questo primo chiostro ne venne aggiunto un secondo a partire dal 1608, per volontà dell’abate Celso Dugnani. La facciata barocca è forse opera dello scultore Giuseppe Rusnati. Nel 1782, per volontà di Giuseppe II, l’ordine dei Canonici Lateranensi venne soppresso e la chiesa fu affidata al clero secolare. Nel 1799 il convento divenne ospedale per le truppe e magazzino militare, infine sede del Conservatorio. Fino al 1850 quest’ultimo adottò una struttura mista, in cui agli ospiti del convitto interno si affiancavano gli allievi esterni. Gli ospiti occupavano il primo chiostro, mentre nel secondo erano collocate le aule e la biblioteca. Dopo l’Unità d’Italia gli spazi dell’ex-convento vennero ridefiniti in concomitanza con la messa a punto di nuovi programmi e con il rafforzamento delle attività collettive, quali il coro e l’orchestra. Il Conservatorio, inoltre, intensificò i rapporti con il Teatro alla Scala e con la città e al suo interno studiarono personalità del calibro di Boito, Puccini, Mascagni e vi insegnò Ponchielli. Nel 1908 fu inaugurata la nuova sala da concerti progettata da Luigi Brogli e Cesare Nava, le cui decorazioni vennero completate due anni dopo. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’edificio subì ingenti danni in seguito ai bombardamenti alleati, che risparmiarono soltanto il chiostro seicentesco. La Sala Grande – oggi detta Sala Verdi – fu ridisegnata dall’architetto Ferdinando Reggiori. Negli anni Sessanta l’incremento di allievi e di professori condusse a una riforma degli insegnamenti, che ha portato il Conservatorio di Milano a diventare il più grande istituto di formazione musicale in Italia. Rilascia diplomi accademici, equiparati dal 2003 -2004 alle lauree universitarie. Continua inoltre ad accogliere studenti delle fasce d’età più giovani, offrendo uno specifico liceo musicale sperimentale. Sede di concerti durante tutto l’anno, il Conservatorio possiede anche una ricca Biblioteca, con oltre 80.000 volumi e 400.000 tra manoscritti e opuscoli, nonché un museo di strumenti musicali.

Si ringrazia

9

9


MITO si veste di verde Torino Milano Festival Internazionale della Musica 04_ 21 settembre 2012 Settima edizione

Settembre Musica

La tua energia per la musica. L’energia della musica per l’ambiente con Bike’n’Jazz Ogni giovedì alle ore 13 in Piazza San Fedele c’è Bike’n’Jazz: il Festival MITO, assieme a eni partner del progetto green, aspetta il suo pubblico per accendere la musica! L’energia cinetica prodotta dalla pedalata delle biciclette messe a disposizione del pubblico alimenta il palco su cui si esibiscono Enrico Zanisi Trio (5. IX), Black Hole Quartet (12. IX), Fulvio Sigurtà e Claudio Filippini (19. IX) Prenota la tua bicicletta scrivendo a c.mitoinformazioni@comune.milano.it, oppure presentati il giorno stesso sul luogo dell’evento. Tre stazioni di accumulo energia nel centro di Milano sono a disposizione durante tutti i giorni del Festival. Ogni stazione è dotata di due biciclette: pedala in compagnia per ascoltare la playlist di MITO e produci energia per alimentare i concerti del Bike’n’Jazz. Vieni a scoprirle in via Dante angolo via G. Giulini, piazza Santa Maria Beltrade e piazza Sant’Alessandro.

MITO compensa le emissioni di CO2

MITO SettembreMusica, grazie alla collaborazione di EcoWay, misura le emissioni dirette e indirette inerenti l’edizione milanese del Festival e compensa interamente l’anidride carbonica relativa ai consumi energetici, di carta e al trasporto degli artisti e del pubblico ai luoghi del Festival, attraverso l’acquisto di carbon credits certificati. Il Festival partecipa inoltre a un progetto forestale sull’asse del fiume Po, che prevede il mantenimento e la piantumazione di un’area boschiva in provincia di Pavia.

L’impegno quotidiano del Festival Campagna di comunicazione ecosostenibile con GreenGraffiti©. Stampa dei materiali su carta FSC, carta botanica o riciclata. Riduzione dei materiali cartacei ed estensione dei servizi in rete. Mobile ticket a Milano, per ricevere il biglietto sul cellulare. Mobilità sostenibile tramite car sharing, bike sharing e mezzi pubblici

Da 2007 l ha com MITO p le em ensato contrib issioni piantum uendo alla di quas azione e tutela i mq nell 1.000.000 di Sud Ame foreste del er Madagaica e del scar.

eni partner progetto green

12


Un progetto di CittĂ  di Milano

CittĂ  di Torino

Giuliano Pisapia Sindaco Presidente del Festival

Piero Fassino Sindaco Presidente del Festival

Filippo Del Corno Assessore alla Cultura

Maurizio Braccialarghe Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione della cittĂ 

Giulia Amato Direttore Centrale Cultura

Aldo Garbarini Direttore Centrale Cultura ed Educazione

Comitato di coordinamento Francesco Micheli Presidente Vicepresidente del Festival Maurizio Braccialarghe Vicepresidente Enzo Restagno Direttore artistico

Milano

Torino

Giulia Amato Direttore Centrale Cultura

Aldo Garbarini Direttore Centrale Cultura ed Educazione

Antonio Calbi Direttore Settore Spettacolo

Angela La Rotella Segretario generale Fondazione per la Cultura Torino

Francesca Colombo Segretario generale Coordinatore artistico

Claudio Merlo Direttore organizzativo Coordinatore artistico

13


MITO a Milano è realizzato da Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano

Fondatori Francesco Micheli / Roberto Calasso / Francesca Colombo / Piergaetano Marchetti Massimo Vitta-Zelman Advisory Board Alberto Arbasino / Gae Aulenti †/ Giovanni Bazoli / Roberto Calasso Francesca Colombo / Gillo Dorfles / Umberto Eco / Bruno Ermolli Inge Feltrinelli / Stéphane Lissner / Piergaetano Marchetti / Francesco Micheli Ermanno Olmi / Sandro Parenzo / Renzo Piano / Arnaldo Pomodoro Livia Pomodoro / Davide Rampello / Franca Sozzani / Massimo Vitta-Zelman Comitato di Patronage Louis Andriessen / George Benjamin / Pierre Boulez / Luís Pereira Leal † Franz Xaver Ohnesorg / Ilaria Borletti Buitoni / Gianfranco Ravasi Daria Rocca / Umberto Veronesi Consiglio Direttivo Francesco Micheli Presidente / Marco Bassetti / Pierluigi Cerri Roberta Furcolo / Leo Nahon / Roberto Spada Collegio dei revisori Marco Guerrieri, Eugenio Romita, Marco Giulio Luigi Sabatini

14


Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano

Francesca Colombo, Segretario generale e Coordinatore artistico Stefania Brucini, Responsabile promozione e biglietteria Carlotta Colombo, Responsabile produzione Federica Michelini, Assistente Segretario generale e Responsabile partner e sponsor Luisella Molina, Responsabile organizzazione Carmen Ohlmes, Responsabile comunicazione Lo Staff del Festival Segreteria generale Alice Kuwahara, Federica Limina e Sofia Colombo Comunicazione Livio Aragona, Sara Bosco, Emma De Luca, Alessia Guardascione, Valentina Trovato con Matteo Arena e Irene D’Orazio, Elisa Aliverti Piuri, Eleonora Porro Produzione Francesco Bollani, Stefano Coppelli, Simone Di Crescenzo, Matteo Milani con Elena Bertolino, Nicola Acquaviva e Davide Beretta, Velia Bossi, Francesco Morelli, Marco Sartori Organizzazione Nicoletta Calderoni, Elisabetta Maria Tonin e Raffaella Randon Promozione e biglietteria Alice Boerci, Fulvio Gibillini, Alberto Raimondo con Claudia Falabella, Cecilia Galiano, Arjuna-Das Irmici, Federica Luna Simone e Francesca Bazzoni, Victoria Malighetti, Chiara Sanvito Responsabile editoriale Livio Aragona Progetto grafico Studio Cerri & Associati con Francesca Ceccoli, Ciro Toscano via Dogana, 2 – 20123 Milano telefono +39.02.88464725 / fax +39.02.88464749 c.mitoinformazioni@comune.milano.it / www.mitosettembremusica.it facebook.com/mitosettembremusica.official twitter.com/mitomusica youtube.com/mitosettembremusica 15


Scegli il braccialetto che fa per te! La musica è uno stato d’animo? Tu come ti senti oggi? A MITO SettembreMusica i concerti ti fanno stare meglio! Partecipando ai concerti del Festival, riceverai in omaggio il braccialetto del tuo genere musicale preferito. Indossalo per tutta la durata del Festival e con MITO avrai tanti benefit. Settembre Musica

Indossa il braccialetto: alla Drogheria Plinio con MITO hai uno sconto particolare! Bar, cucina, enoteca, emporio... prima o dopo il concerto, Drogheria Plinio offre al pubblico di MITO un servizio a tutte le ore. Presentando MITOCard o indossando il braccialetto del Festival, si ottiene uno sconto del 10% sul menù à la carte e sul market. E per tutta la durata del Festival è inoltre possibile gustare lo speciale Menù MITO, a soli 15 Euro. Drogheria Plinio, via Plinio 6, tel. 393.8796508 - drogheriaplinio@libero.it

Scopri tutte le convenzioni su www.mitosettembremusica.it

#MITO2013


MITO SettembreMusica

Settima edizione

Un progetto di

Realizzato da

Con il sostegno di

I Partner del Festival

Partner Istituzionale

Partner Istituzionale

Sponsor

Per la serata inaugurale

Media partner

Sponsor tecnici

Il Festival MITO a Milano compensa le emissioni di CO2 con carbon credits verificati e partecipa ad un progetto di tutela boschiva sull’asse del fiume Po.

Si ringrazia per l’accoglienza degli artisti Drogheria Plinio con cucina Nerea S.p.A. Riso Scotti


Il Festival MITO continua fino al 21 settembre... Una selezione dei concerti dei prossimi giorni Per maggiori info www.mitosettembremusica.it

14.IX • La musica antica di Carlo Gesualdo da Venosa con la Venexiana di Claudio Cavina 15.IX • Si fa sol in compagnia, una fiaba musicale con la partecipazione dei bambini 15.IX • Il violino di Repin con l’Orchestra da camera di Monaco in un repertorio classico

Milano Torino unite per il 2015

-2


22 12 09 pires 0