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Settembre Musica

Torino Milano Festival Internazionale della Musica 04 _ 21 settembre 2013 Settima edizione

Torino Conservatorio Giuseppe Verdi

Natalia Gutman violoncello Viacheslav Poprugin pianoforte

LunedĂŹ 09.IX.2013 ore 21

Schumann Brahms Debussy Britten


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Robert Schumann (1810-1856) Fantasiestücke per violoncello e pianoforte op. 73 Zart und mit Ausdruck Lebhaft, leicht Rasch und mit Feuer Johannes Brahms (1833-1897) Sonata n. 2 in fa maggiore per violoncello e pianoforte op. 99 Allegro vivace Adagio affettuoso Allegro passionato Allegro molto Claude Debussy (1862-1918) Sonata per violoncello e pianoforte Prologue: Lent, sostenuto e molto risoluto Sérénade: Modérément animé Finale: Animé, léger et nerveux Benjamin Britten (1913-1976) Sonata per violoncello e pianoforte in do maggiore op. 65 Dialogo Scherzo-Pizzicato Elegia Marcia Moto perpetuo

Natalia Gutman, violoncello Viacheslav Poprugin, pianoforte

Videoimpaginazione e stampa: ITALGRAFICA Novara


Violoncello e pianoforte, una corrispondenza di amorosi sensi Pur avendola intitolata Le violon d’Ingres, la celebre fotografia di Man Ray – quel busto di donna con turbante presa di spalle, con le due fessure a forma di effe poco sopra i glutei – è la metafora visiva più riuscita del violoncello, quella che racconta come un suono nasca da un abbraccio completo prima che da un impulso. Il monito è chiaro anche per coloro che a questo strumento s’avvicinano. Come scrisse Debussy nelle note a margine della sua Sonate pour violoncelle et piano: «Che il pianista non dimentichi mai che non deve lottare contro il violoncello, ma accompagnarlo». Il programma di questo concerto è una volta di più (perché tale dovrebbe restare sempre il senso del suonare insieme) un distillato o “una corrispondenza d’amorosi sensi”. Nei Fantasiestücke, scritti in due giorni appena (febbraio 1849) per clarinetto e pianoforte con violino o violoncello ad libitum, Schumann realizza un capolavoro di concisione: una dozzina di minuti tutti pregni di un’ispirazione fantastica che pur viaggiando verso i lontani mondi hoffmanniani non perde mai la sua segreta intimità. Le indicazioni dei movimenti recitano “tenero e con espressione”, “vivo e leggero”, “presto e con fuoco”. Dal fuoco (il magma del tremolo del pianoforte su cui si erge, come impennandosi, il tema del violoncello) nasce l’inizio della Sonata op. 99 di Brahms, la seconda per violoncello e pianoforte. Non si tratta di una sonata nel senso classico del termine. Nel 1886, a oltre vent’anni dalla prima, in mi minore, immediatamente votata al successo, Brahms non rispetta il gioco delle modulazioni e fa dei quattro movimenti di questo lavoro (rispettivamente in fa maggiore, fa diesis maggiore, fa minore, fa maggiore, ma con un complesso gioco interno di corrispondenze a specchio) un affascinante studio delle molteplici sfumature cromatiche, tonali e modali su una sola nota: fa. Brahms non gioca mai con ironia, ma con un’intensità d’affetti che si spinge sino all’infinita tenerezza, come nell’abbraccio che chiude il primo movimento e che, attraverso i pizzicati del violoncello, introduce l’adagio “affettuoso” del secondo tempo. Il terzo, un “allegro appassionato”, si commenta da sé; l’ultimo movimento è un motivo cantabilissimo su cui Brahms celebra la gioia ma con una scrittura energica, tormentata e mai incline ai facili sentimentalismi. Del resto Johannes Brahms rimase un prussiano autentico per tutta la vita, fedele all’ideale di una Germania quale forza dominante in Europa sul piano militare e filosofico; non a caso nel suo studio conservò sempre una statuetta di bronzo del “cancelliere di ferro” Bismarck, incoronata d’alloro. Il suo stile di vita, sempre sobrio, testimonia un’incondizionata fedeltà alla nazione – e ai suoi caratteri estetici – che fu all’origine di molte critiche, politiche prima che musicali, alle quali egli restò a dire il vero piuttosto impermeabile. Esasperò forse per questo i suoi detrattori (si vedano certi aforismi dello scrittore irlandese George Bernard Shaw, per un tempo vicino a Benjamin Britten, e i giudizi


di molta critica americana): infatti si racconta che nel 1900 a Boston, all’inaugurazione della Symphony Hall, uno spettatore, di fronte alla scritta luminosa “exit in case of fire” abbia esclamato che sarebbe stato meglio ammonire “exit in case of Brahms”! Negli anni di transizione tra i secoli diciannovesimo e ventesimo i nazionalismi segnarono fortemente anche i compositori più critici verso la tradizione dei rispettivi paesi d’origine. Persino l’anti-accademico Claude Debussy prese a firmarsi, a partire dal 1915, “Debussy, musicien français” e, nel dicembre dello stesso anno, malato di cancro e alla vigilia dell’intervento chirurgico che ne avrebbe prorogato l’esistenza di poco più di due anni, il compositore scrisse Noël des enfants qui n’ont plus de maisons: nel testo di questa invocazione, per canto e pianoforte, i bambini francesi, colpiti dai bombardamenti, chiedono che Gesù Bambino non visiti le case dei bambini tedeschi, e che la Francia vinca la guerra. Nell’estate, Debussy aveva terminato la composizione della Sonate pour violoncelle et piano, un’opera carica di misteriosa bellezza. Non vi è apparentemente nulla dell’iniziale sottotitolo, “Pierrot faché avec la lune” (Pierrot irritato con la luna), ma l’ennesimo gioco di seduzione sonora, fuori dal tempo e da ogni spazio conosciuto dall’uomo. Debussy avrebbe voluto unirsi all’esercito francese, combattere sul fronte, ma la malattia glielo impedì. La personale tristezza unita a un forte orgoglio nazionale («Voglio lavorare non tanto per me, ma per dimostrare, per quanto piccolo io sia, che nemmeno 30 milioni di soldati stranieri riusciranno a distruggere il pensiero francese», scriveva il compositore) disegnano il Prologue, ma la forza dell’uomo è tale che il finale non è un luogo in cui soccombere, ma una prova di serena resistenza. Diversamente da Debussy, tanti altri francesi furono arruolati e tra loro molti musicisti. Uno di questi si chiamava Maurice Maréchal, e nel 1911, a 19 anni, aveva conseguito il “Premier Prix” in violoncello al Conservatorio di Parigi. Da agosto 1914 a febbraio 1919 il violoncellista, destinato a una brillante carriera solistica, tenne un diario di guerra nel quale raccontò la vita di un musicista al fronte, e di come due compagni, abili falegnami, costruirono per lui un rudimentale violoncello con il legno di alcune casse di munizioni tedesche. Su quel violoncello, a partire dal giugno 1916, Maréchal studiò la Sonate di Debussy insieme al compositore e pianista André Caplet. A gennaio 1917, due mesi prima della prima esecuzione ufficiale (con Joseph Salmon al violoncello e il compositore al pianoforte), Caplet approfittò di un permesso per prendere appuntamento con Debussy, e fargli ascoltare la sua Sonate. Nonostante le sofferenze della malattia, Debussy, incantato dall’esecuzione del giovane violoncellista, si mise al pianoforte e risuonò con lui la Sonate indicandogli ogni sfumatura, facendo così di Maréchal il depositario di questo lavoro. Nel 1930 il violoncellista la incise con il pianista Robert Casadesus in una versione a tutti gli effetti storica. Nel 1961 il vinile avrebbe registrato un’altra esecuzione non meno significativa dello stesso


lavoro. Quest’ultima sanciva l’amicizia tra il violoncellista Mstislav Rostropovič e il compositore (qui pianista) Benjamin Britten. Nel disco il duo esegue anche i pezzi op. 102 di Schumann e la Sonata op. 65 dello stesso Britten, iniziata nel 1960 durante un viaggio in Grecia e terminata l’anno successivo, con dedica a Rostropovič, quale omaggio a un grande artista oltre che a un amico. «Non tocca a me giudicarne l’eccellenza, ma amo particolarmente le proporzioni e la forma quasi classica nel buon senso della parola». Queste parole, comunicate per lettera nel 1915 da Debussy al suo editore Durand a proposito della Sonate pour violoncelle et piano sembrano scritte apposta per la Sonata in do maggiore di Britten, classicissima nel pensiero, nonostante la divisione in cinque movimenti. Se la cornice classica riesce ad esaltare la personalità di due compositori molto diversi come Debussy e Britten, due conclusioni sono possibili: che il classicismo non è un nemico da esorcizzare e che senza sospetto di bigottismo, è lecito augurare “bentornato do maggiore”. Fiorella Sassanelli

A causa di una non grave indisposizione il maestro Aldo Ciccolini non potrà prendere parte al concerto con l’Orchestra da camera di Mantova di giovedì 12 settembre alle ore 21. Ringraziamo la signora Maria João Pires che, con grande disponibilità, ha accettato di sostituirlo eseguendo anch’essa due concerti per pianoforte e orchestra di W.A. Mozart. Il concerto in re minore KV 466 sostituirà il concerto in do maggiore KV 467; resta confermato il concerto in la maggiore KV 488.


Tre grandi musicisti hanno avuto un ruolo essenziale nella vita privata e musicale di Natalia Gutman: Sviatoslav Richter, suo marito Oleg Kagan e Mstislav Rostropovič. Nata a Kazan, ha iniziato lo studio del violoncello all’età di cinque anni e a nove eseguiva il suo primo concerto. Allieva prediletta di Rostropovič al Conservatorio di Mosca dal 1964, nel 1967 ha vinto il Concorso della ARD di Monaco di Baviera. Da allora ha avuto inizio una brillante carriera internazionale che l’ha vista ospite delle più famose orchestre: Berliner Philharmoniker, Wiener Philharmoniker, London Symphony Orchestra, Münchner Philharmoniker, Filarmonica di San Pietroburgo e Orchestre National de France. Ospite regolare dei festival più prestigiosi (Salzburger Sommerfestspiele, Berliner Festspiele, Wiener Festwochen) ha collaborato con direttori d’orchestra quali Claudio Abbado, Wolfgang Sawallisch, Riccardo Muti, Bernard Haitink, Yuri Temirkanov, Kurt Masur, Sergiu Celibidache, Gennadij Roždestvenskij. Gran parte della sua attività concertistica è dedicata alla musica da camera, con partner del calibro di Isaac Stern, Martha Argerich, Yuri Bashmet, Elissó Virsaladze. Con suo marito, il compianto violinista Oleg Kagan, ha suonato dal 1969 al 1990; ha inoltre eseguito l’integrale delle Suite per violoncello solo di Bach in tutta Europa. Nel 2010 ha ripresentato l’integrale delle Suite di Bach in Italia, ha eseguito il Concerto di Schumann a Torino con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e a Bologna con l’Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado. La Gutman è inoltre impegnata in masterclass organizzate in tutto il mondo, ha insegnato per molti anni presso la Musikhochschule di Stoccarda e attualmente insegna a Mosca. Oltre al repertorio bachiano, classico e romantico, è anche attenta interprete della musica contemporanea con brani di Gubajdulina, Denisov, Mansurian e Lobanov: Alfred Schnittke le ha dedicato una Sonata e il suo primo Concerto per violoncello. Ogni anno all’inizio di luglio, Natalia Gutman invita i suoi amici musicisti all’Internationales Musikfest Kreuth am Tegernsee in Baviera, fondato nel 1990 insieme al marito e a lui dedicato. Nel 2005 il presidente Köhler le ha conferito la più alta onorificenza tedesca, il Bundesverdienstkreuz 1. Klasse e nel 2006 è stata nominata membro del Royal College of Music di Londra. Natalia Gutman suona un prezioso Guarneri del Gesù datato 1731, generosamente affidatole da Seacross Management Ltd. Strings Unlimited.

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Viacheslav Poprugin è nato nel 1973 nella città di Khabarovsk in Russia. Ha iniziato gli studi musicali alla Topolyok Choir Music School della sua città sotto la guida di Marina Ternovskaya. Ha quindi studiato al Khabarovsk Regional College of Arts con Larissa Tokareva, apprezzata pedagoga e ricercatrice, prosecutrice della scuola di Heinrich Neuhaus. Nel 2000 si è diplomato presso la Russian Gnessin Academy of Music, dove ha studiato con il professor Alexander Alexandrov. Poprugin è un pianista eclettico, cresciuto nell’esperienza di differenti stili e generi. La sua duratura passione per la musica contemporanea lo ha portato a strette collaborazioni con molti importanti compositori della Russia di oggi, come Edison Denisov, Sergeij Berinskij, Alexander Raskatov, Boris Filanovsky, Marina Shmotova. Un numero considerevole di recital solistici, esecuzioni cameristiche e concerti con orchestre dirette da Vladimir Verbitsky, Vladimir Jurowski, Susanna Mälkki continuano ad arricchire la sua esperienza artistica. Dal 1999 collabora strettamente con Natalia Gutman, con la quale sta allacciando un rapporto artistico di grande profondità. I due artisti si sono esibiti insieme in numerosi concerti e lunghe tournée, raccogliendo calorosi plausi dal pubblico e dalla critica di diversi Paesi e continenti. Alla carriera concertistica Viacheslav Poprugin affianca quella didattica: dal 1999 è docente al Conservatorio di Mosca, dove ricopre le cattedre di musica da camera e pianoforte. È inoltre uno dei più esperti e apprezzati tecnici del suono attualmente disponibili in Russia: in meno di dieci anni ha registrato e masterizzato moltissimi album insieme ad artisti del calibro di Eggner Trio, Natalia Gutman, Alexei Lubimov, collaborando con etichette discografiche come Mariinskij Label, Gramola, Live Classics e Artservice Music Publishing.

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Bruno Genero e allievi del Cons. Giuseppe Verdi di Torino, MITO per la città, Torino 2012, Ph. Michele D’Ottavio - MITO SettembreMusica©

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