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l’anima, il cibo.A tavola con un paese Belvedere Fogliense di Tavullia, Primavera 2005. L’Amministrazione comunale promuove presso gli abitanti una raccolta di testimonianze e documenti, attraverso i quali realizzare una mostra e successivamente un volume, per festeggiare la fine dei restauri del castello, protrattisi in verità piuttosto a lungo. Senza che nessuno lo chieda o lo decida, si finisce per ‘fare base’ nel cortiletto di casa Bartolucci, da Teo e la Ida. I pomeriggi sotto il pergolato si moltiplicano, ad attenderci ci sono sempre una torta, dei pasticcini, una crostata, accompagnati da un tè o da una crema di limoncello capaci di sciogliere ogni incertezza di quelle donne tra loro diversissime, radunate intorno al tavolo che sempre di più si affolla di vecchie foto. Da subito si sente che non è questione di carta stampata, che la mostra, il libro devono essere veicolo di qualcosa d’altro. Le case allineate su via Parrocchiale hanno le chiavi infilate nella porta, molte porte anzi sono aperte sempre, e c’è chi dalla finestra si affaccia e ti offre un caffè. Dalla casa verde una signora esce col passo di chi non ha tempo da perdere, va verso il cimitero: ho pronti i ciambelloni, se vuole entrare, signorina. Ma no, grazie, non si disturbi... beh, almeno prenda due pastine [intende biscotti, come gli anziani di queste parti]: sa, i wafer li compro dalla Emma per i miei nipoti, si mangiano facile, veh, basta spezzarli, li prenda, così li tiene da parte per la merenda. Voi ragazze d’oggi lavorate sempre, non avete neanche il tempo per mangiare. Il tempo per mangiare. Il tempo, tout-court. Nel frattempo le fotografie compongono il loro mosaico, pochi sono gli

spazi che restano bianchi, gli archivi e i cassetti restituiscono disegni, parole, oggetti desueti, tutto insieme fa proprio una bella figura, manca solo la rocca, e il ritratto di Montelevecchie è quasi pronto. Ma per far festa a un posto così non basta ‘mostrare’. Bello è provare a ‘vivere’ un’atmosfera che per natura sembra votata all’accoglienza. E allora, una sera di Settembre, magari con un po’ di improntitudine, si butta là una proposta: perché non invitare tutti a cena, far assaporare (toccare con mano, assaggiare, sperimentare) il genius loci di Belvedere, quella particolare attitudine all’incontro senza troppi complimenti, il gusto di un paese? L’idea di conoscere un paese passando dalla cucina, luogo dell’anima prima ancora che del cibo, alla fine ha la meglio sulla iniziale diffidenza (ma si va a casa di uno sconosciuto? e loro come fanno a sapere che siamo persone perbene?). Il primo anno siamo tutti trepidanti, poi la voce si sparge e gli ospiti cominciano ad arrivare anche da fuori provincia, in cinque edizioni solo uno su trecento si è presentato a mani vuote, solo uno su trecento ha dato forfait senza avvisare. Vorrà forse dire che la gentilezza, la buona creanza tengono ancora nonostante tutto? Tre libri di diverso peso sono nati dall’esperienza delle cene ‘in famiglia’, e questa mostra - tutta l’edizione 2011 della festa, in realtà - prova a inventarne un altro, ampliando uno spunto accennato sin dal 2005 e approfondito nel 2009 con l’Album di Un paese e cento storie che, accanto alle immagini delle prime tre edizioni della festa, pubblicava ricette e ricettari delle Famiglie di Belvedere. La raccolta di ricette allarga lo sguardo, e chi vorrà partecipare troverà alla fine di questo percorso tutte le informazioni. Per adesso, dunque, grazie di nuovo a tutti coloro i quali da sei anni realizzano il piccolo miracolo di Un paese e cento storie, e buona lettura. Cristina Ortolani p.s. Sul tavolo trovate carta e penna, per segnarvi i segreti delle cuoche e dei cuochi che già hanno aderito al progetto

L’Anima, il Cibo. A tavola con un paese. Ricette da vedere e da pensare ricerche, testi e immagine Cristina Ortolani

la festa del cibo e dell’accoglienza di Belvedere Fogliense

con la collaborazione di Pro Loco Fogliense AVIS - Tavullia

Provincia di Pesaro e Urbino

Comune di Tavullia


Babette a Montelevecchie Io sono una grande artista - disse. Aspettò un momento, poi ripeté: - Sono una grande artista, mesdames. ...Povera? - disse Babette. Sorrise come a se stessa. - No. Non sarò mai povera. Ho detto che sono una grande artista. Un grande artista, mesdames, non è mai povero. Abbiamo qualcosa, mesdames, di cui gli altri non sanno nulla. Karen Blixen, Il pranzo di Babette, 1952

Da Belvedere Fogliense a Montelevecchie Nel 1921 gli abitanti di Montelevecchie inoltrarono a Vittorio Emanuele III la richiesta di cambiare il nome del paese brutto e inelegante - come recita il testo della petizione - e d’altra parte non collegato ad alcun ricordo storico locale in quello di Belvedere Fogliense, più rispondente alla condizione naturale del luogo; il passaggio al nuovo nome avvenne ufficialmente con Regio Decreto n.609 del 17 aprile 1922.

Il nome penso che sia più antico del castello, com’è quasi sempre. Montelevecchie, nel medioevo Mons Vetularum, Monte delle Vecchie, anzi, direi, delle Vecchiarde, perché vetula ha, almeno in Giovenale e in Marziale, valore spregiativo ed è spesso accompagnato dall’aggettivo turpis. Se per un momento ci abbandoniamo alla fantasia... potremmo pensare a tre maghe (il numero in questi casi è obbligato), tre vecchiarde appunto, appollaiate come civette (striges = streghe) in qualche anfratto della roccia, lassù su quel balcone incomparabile affacciato da oltre duecento metri sulla Valle del Foglia, sulla magica atmosfera della quale non finiremo mai di insistere. Luigi Michelini Tocci, Gradara e i castelli a sinistra del Foglia, 1974

A sinistra, in alto: alcune delle cuoche di Belvedere Fogliense in una fotografia del Febbraio 2008 (da sinistra, nella foto: Vera Generali Giunta, Ida Pazzini Bartolucci, Vanda Mariotti Del Baldo, Maria Stefani Generali). Qui sopra, da sinistra: in alto, Rosanna Spinelli Giunta; Vanda Mariotti Del Baldo; Rosanna Sparaventi Bartolucci; Mariagrazia Stocchi Bartolucci; Maria Stefani Generali; in basso: Piera Sabbatini insieme con due ospiti; le cuoche della Pro Loco Fogliense con Claudio Donati, assessore del Comune di Tavullia; Giuliana Roselli Mariotti. A sinistra, in basso: la Rocca di Montelevecchie, distrutta alla fine dell’Ottocento, in un disegno di Giovanni Gabucci (1922; cartolina,Archivio storico diocesano di Pesaro)

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L’anima del Cuoco La cucina è un luogo di trasformazione, nulla deve restare uguale. Il fuoco e i suoi alleati sono all’opera… Ciò che è duro deve essere intenerito; gli odori e i sapori che vi sono imprigionati devono rivelarsi: cucinare è come dare il bacio magico che ridesta il piacere addormentato. Ma da sola, la cucina è morta. Perché viva, occorre un’anima: il cuoco. Un pasto è l’anima del cuoco fatta cibo Rubem A. Alves, Parole da mangiare, 1998

Ida Pazzini Bartolucci con un’ospite, nell’edizione 2010 di Un paese e cento storie. Sotto: a sinistra, il ricettario di Mamma Ida; a destra, la scatola dei ricordi, simbolo della prima edizione di Un paese e cento storie (2005)

La ricetta di Ida Pazzini Bartolucci (Mamma Ida)

‘Mamma Ida’: così mi conoscono ad Åarhus, in Danimarca, il paese la cui chiesa della Pace è gemellata con le parrocchie di San Donato e del Corpus Domini (rispettivamente di Belvedere e Rio Salso, Case Bernardi e Padiglione, frazioni di Tavullia), e dove un’intera parete è tappezzata dalle fotografie di noi di Belvedere. Mamma Ida: tra una zuppa inglese che sembra arrivare da una festa di nozze anni ‘50 e una crema di limoncello distillata con il cuore, proprio nel cortiletto di casa sua ha preso forma nel 2005 l’idea delle cene ‘in famiglia’. Per Belvedere l’accoglienza è una vocazione, ama ripetere Ida, che ha origini romagnole e gioventù romana ma che dal 1952 vive a Belvedere, paese dell’amatissimo sposo Matteo. Il suo quaderno delle ricette è davvero un concentrato di storie e di vita: i pensieri in poesia che da sempre Ida dedica alla ‘sua’ Montelevecchie si alternano a veloci appunti di cucina, inframmezzati da fiori che ricordano momenti importanti, dettati per elisir di lunga vita e rimedi di antica sapienza.

Limoncello al latte Ingredienti: 4 limoni non trattati, un litro di alcol, 2 litri di latte, 2 kg. di zucchero, 3 bustine di vanillina Tagliare le bucce di limone il più possibile sottili e lasciarle in infusione per 48 ore nell’alcol. Dopo due giorni far bollire il latte con lo zucchero per qualche minuto. Lasciarlo raffreddare e quindi bollirlo per altre due volte. (Cominciare al mattino). Aggiungere tre bustine di vanillina. Filtrare l’alcol ed eliminare le bucce di limone, quindi unire il latte. Prima di imbottigliarlo lasciarlo nel recipiente largo, aperto, per due o tre ore, per farlo evaporare. A Belvedere, 10 Maggio 1983 Armonia di dolce stagione, ricchezza, aria pura, profumo di antico, spaziare di sguardi in riposante vallata. Arroccato tra le vecchie mura quasi a voler conservare valori di amicizia e umano calore, non cambiare mai, ma gelosamente conservati così minuscolo e caro mio paese. Ida Bartolucci

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A Tavola con un Paese Di tutto il mobilio che arreda una casa, la tavola è forse l’elemento più eloquente. ...La tavola è il luogo privilegiato per la parola scambiata, per il dialogo: si comunica attraverso il cibo che si mangia e attraverso le parole che si scambiano. Se è degna di tal nome, la tavola si accende quando ci sono invitati. Enzo Bianchi, Ogni cosa alla sua stagione, 2010

Le mani delle cuoche (e dei cuochi) di Belvedere Fogliense, in cinque edizioni delle cene ‘in famiglia’ (2005-2010). Sotto: la zuppiera con le fotografie della festa, simbolo di Un paese e cento storie 2009

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A Tavola con un Paese. Gli Ospiti e li ig m a f le e t t u at e r o u c i d o r e v v o da t o r n e e v m v a ia d z a a r t g a r in r e s Un na u o t la a g e r o n han e la h o c ic e t r r e a d p e E I lv e Z B di GRA n u d e o t lu a s n i. U o n i t t u t a le ia c Alfio e spe ia d a N , a in P nna o N , ci a c v u il P M i , n n io z a v n a io S G a re

Ancora grazie per la cena in famiglia a cui ho partecipato insieme a mio marito il 12 novembre scorso. E' stata una bellissima serata come ero già sicura di trascorrere. Grazie a tutti voi che avete organizzato l'evento, e a tutti coloro che sia economicamente che con la propria energia si impegnano per la comunità. Un grazie di cuore Milena e Stefano

If on an Autumn night a traveller would drive through the little village of Belvedere Fogliense, best if wrapped up by its typical November fog, he might wonder whether he is crossing a fairy land. He would ask himself: am I dreaming or am I awake? If the same traveller would be told that last week-end, in Belvedere Fogliense, ten families opened up their houses to perfect strangers to invite them to dinner, he would be sure he is actually dreaming. And yet, this is what happened last Friday and Saturday night in Belvedere. Guess who’s coming to dinner? is the title of a well-known film. But this was no fiction.This was reality.When reality overcomes dreams. And on Sunday afternoon: a big feast in the square with the older people sharing stories about the village (the ghost of the Beato Ugolino knocking on the church wall at night, Ciufle, the one-eyed old man of the village who died fast because… he just had one eye to close!, and many other stories that make up history). Thank you all, thank you for existing and for giving me hopes for a better future (besides two extra kilos gained over the week-end!) http://wherelemonsblossom.wordpress.com

Metti una sera a cena da Loretta e Bruno Sabbatini, dove incontri persone con culture ed esperienze anche molto diverse tra loro. Una cena da gran gourmet da far invidia agli amanti dei ristoranti di lusso. Una conversazione che varca gli italici confini per arrivare al continente africano. I vini della cantina che lasciano meravigliati i commensali. I digestivi che vengono serviti (un sacrilegio chiamarli con questo nome). Nessuno con questa descrizione riuscirà a capire dove siamo stati! Non è un gran ristorante né una grapperia e non siamo nemmeno ad una degustazione. Siamo alle ‘Cene in famiglia a Belvedere Fogliense’. Un saluto affettuoso Sandro e Denise

Belvedere Fogliense, a cena ‘in famiglia’, 2005-2010. Sopra, da sinistra: Famiglia Stocchi-Bartolucci, 2008; Famiglia Stefani-Generali, 2007; Famiglia Spinelli-Giunta, 2009; Famiglia Biagiarelli-Bartolucci 2010; Famiglia Binda-Vitri, 2010. Nella fila centrale, da sinistra: Famiglia Pazzini-Bartolucci, 2010; Famiglia Mariotti-Orazi, 2008; Famiglia Pantera-Galizzi, 2010; Famiglia Ugolini-Del Baldo, 2005. Ultima fila, da sinistra: Famiglia Angelini, 2008; Famiglia Sparaventi-Bartolucci, 2007; Famiglia Mariotti-Del Baldo, 2008. Nelle foto piccole, qui a destra: Famiglia Pazzini-Bartolucci, 2010, Famiglia Bernardi-Giovanelli, 2010; Famiglia Mariotti-Sabbatini, 2005

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Qui sopra, dall’alto: la tavola della Famiglia Bernardi-Giovanelli e quella della Famiglia Pazzini-Bartolucci (2010). A sinistra, due ospiti della prima edizione di Un paese e cento storie (2005)


San Martino, 11 Novembre La nebbia a gl’irti colli Piovigginando sale, E sotto il maestrale Urla e biancheggia il mar; Ma per le vie del borgo Dal ribollir de’ tini Va l’aspro odor de i vini L’anime a rallegrar. Gira su’ ceppi accesi Lo spiedo scoppiettando: Sta il cacciator fischiando Su l’uscio a rimirar Tra le rossastre nubi Stormi d’uccelli neri, Com’esuli pensieri, Nel vespero migrar. Giosuè Carducci, San Martino, 1883

Vini e liquori sulle tavole di Un paese e cento storie (2005-2010). A destra: Belvedere Fogliense, 1910-1915. Quattro amici in posa davanti all’Osteria Bartolucci. Nella foto, da sinistra, si riconoscono Ausilio Bernardi, Mario Macchini, Orilio Marchetti. In barba a san Martino e al vino novello, però, i quattro esibiscono orgogliosi i loro bicchieri colmi di birra (foto A. Bernardi, Montelevecchie -

San Martino in Foglia, Rio Salso Economo spirituale a Belvedere Fogliense nel 1922, don Giovanni Gabucci (Sant’Angelo in Lizzola,1888-1948) ritrasse nei suoi Taccuini gli angoli più suggestivi del castello e dei suoi dintorni. Lo schizzo della rocca riprodotto sopra, a sinistra, è ricavato da un disegno della fine dell’Ottocento: la maestosa costruzione, pericolante, fu abbattuta nel 1886. Portano invece la data del 28 Maggio 1922 i due disegni di San Martino in Foglia, chiesa situata nel borgo di Rio Salso, alle pendici del colle sul quale sorge Belvedere. Diverse sono le chiese della zona intitolate al santo del mantello, da quella del Farneto, castello appollaiato su un’impervia altura nei pressi di Montelabbate, quasi dirimpetto a Belvedere, alla chiesa oggi scomparsa ricordata dall’erudito pesarese Annibale degli Abbati Olivieri: Nella prossima Corte di Montecchio in quel tratto che chiamasi il Marone appariscono ancora i vestigi di una Chiesa diruta e quel fondo à il nome di San Martino (Memorie della Badia di San Tommaso in Foglia, 1778). San Martino è una delle pievi che costellavano la valle del fiume Foglia: attualmente di proprietà privata e in grave stato di decadimento, non si hanno notizie certe sulle sue origini, che gli studiosi fanno risalire al XII-XIII secolo; la tradizione associa all’antica chiesa un monastero, mentre il frequente ritrovamento di materiali archeologici nei campi e nelle aree circostanti l’edificio lascia pensare che la zona ospitasse già in epoca romana un importante centro di vita. Proprio dalle tradizioni legate a san Martino prende le mosse Un paese e cento storie. Il vino, i ceppi scoppiettanti, la cacciagione, la nebbia che rende più dolce ritrovarsi tra le pareti di casa sono tutti elementi che sin dalla prima edizione disegnano la festa con le ‘cene in famiglia’. Novembre, quando l’autunno funziona da inverno, e nelle sere di nebbia gli uomini sembrano fatti della materia dei sogni (Fabio Tombari, I Mesi, “Novembre”, 1954).

Belvedere Fogliense; raccolta Famiglia Macchini-Gambini, Pesaro). In alto, San Martino in Foglia e la rocca di Belvedere in alcuni disegni dai Taccuini di don Giovanni Gabucci,1922 (Archivio storico Diocesano - Pesaro). A colori, l’elaborazione di un altro schizzo di Gabucci, via Parrocchiale a Belvedere, simbolo dell’edizione 2007 di Un paese e cento storie

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A san Martino ogni mosto è vino


I Ricettari di Costanza Porta e Luisa Spada

A sinistra, alcune pagine e il frontespizio del ricettario di Costanza Croce Porta, che reca la data 1874; a destra, il “Quaderno di ricette gastronomiche” della nipote Luisa Carnevali Spada (raccolta Concetta Mattucci, Pesaro)

Tra le carte conservate da Concetta Mattucci, discendente dei conti Spada di Pesaro, famiglia le cui vicende si intrecciano strettamente con quelle del Risorgimento, vi sono anche i Ricettari di Costanza Porta e della nipote Luisa Spada, nonna di Concetta. Quasi centocinquant’anni di tradizioni alimentari (il quaderno di Costanza reca in copertina la data 1874), un modo per ripercorrere la storia del nostro paese e ricordare da un insolito punto di vista l’anniversario dell’Unità d’Italia. Se nelle ricette di Costanza riconosciamo parole e sapori della sua terra d’origine, Alben-

ga, in provincia di Savona (il bonetto,una sorta di budino,i baxin, dolcetti speziati tipici della zona), scorrendo le pagine del quaderno di Luisa Spada nata Carnevali rimaniamo colpiti dalle ricette autarchiche al gusto di Vegetina Buitoni, una miscela di farine per il pane ottenuta dalla macinazione di lupini, ceci, ghiande, castagne, fagioli e piselli. In questi fogli logori, resi fragili dall’uso, la Storia si affianca a storie minute ma tanto significative: parla di famiglia e di donne il tramandarsi della scienza culinare che si legge nel palinsesto delle grafie; alla mano di Luisa si alterna quella di sua figlia Sandra, e non

meno preziose sono le ricette dell’Amedea o della Giustina, le donne di servizio (non esistevano ancora le colf, figlie del politically correct) o dell’Adele, che in casa Spada era addetta ai lavori di cucito. Del resto anche Pellegrino Artusi aveva composto un cospicuo trattato riunendo spunti ascoltati un po’ ovunque, soprattutto dalla sua cuoca Marietta Sabatini. Lo spazio basta appena per ricordare che Virginia Porta, figlia di Costanza (e bisnonna di Concetta), oltre a Luisa ebbe da Raniero Carnevali altri due figli, Ada e Francesco, quel Francesco Carnevali al quale dobbiamo tante indimenticabili pagine di fiaba, illustratore tra i più grandi d’Italia.

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Il “Libro dei Cuochi” di Bice Gradari

Il “Libro dei Cuochi” di Bice Gradari (1901). Sotto: Vera Generali Giunta al banco del suo bar-osteria di Belvedere Fogliense e, a colori, con la nipote Lucia Giunta, durante la prima edizione delle cene ‘in famiglia’ (2005)

La ricetta di Vera Generali Giunta Crostata alle noci Ingredienti: ½ kg di farina 00; 150 gr. di burro; 250 gr. di zucchero; 3 uova (il tuorlo); 10 gr. di dose [lievito]; limone grattugiato [la buccia di un limone]; una bustina di vanillina; marmellata a scelta; una decina di gherigli di noce tritati Fare la fontana con la farina, aggiungere il burro tagliato a pezzetti (deve essere a temperatura ambiente), lo zucchero, il lievito, la vanillina, la buccia di limone e i tuorli d’uovo e impastare. Lasciar riposare l’impasto in frigorifero per circa mezz’ora, quindi stenderlo con il matterello. Ritagliare qualche strisciolina di pasta per la decorazione, e trasferire l’impasto restante nella teglia imburrata e infarinata. Farcire con la marmellata, guarnire con le striscioline di pasta creando un disegno a piacere, cospargere con le noci tritate grossolanamente. Cuocere in forno già caldo a 180 - 200 °C per circa mezz’ora.

Per lunghi anni titolare di una delle due osterie di Belvedere Fogliense,Vera Generali Giunta (1921-2009) ha imparato a cucinare da giovanetta, negli anni trascorsi come cameriera presso la famiglia Moscioni-Negri. A Belvedere - allora Montelevecchie - ha raccolto l’eredità della suocera Terza Giorgi, che avviò l’attività rifocillando i muratori impegnati nel restauro delle mura del paese. Sin dalla prima edizione,Vera è stata una delle protagoniste delle cene ‘in famiglia’: la ricordiamo con la sua crostata di marmellata e noci (lei era della scuola della pasta frolla con il lievito, anzi, con la dose), e grazie a Lucia Giunta, che ci ha passato la ricetta della nonna.

Il “Libro dei Cuochi” di Bice Montecchini Gradari, una delle signore più in vista di Pesaro, è oggi custodito da Fiorenza e Italo Giunta, figli di Vera Generali e Luciano Giunta. Ai Giunta il ricettario è arrivato tramite Marión, la zia di Vera, in gioventù cameriera presso la Famiglia Gradari, ultima proprietaria del palazzo situato tra via Rossini e piazza Mamiani, oggi appartenente al Comune di Pesaro. I fogli manoscritti sono stati aggiunti a un volume di ricette a stampa mancante delle prime pagine, Il cuoco di famiglia, pubblicato da Salani nel 1898. Nel 1907 sarà ancora l’editore fiorentino a dare decisiva notorietà a La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, dando alle stampe la decima edizione (la prima Salani) del trattato ultimato nel 1891 da Pellegrino Artusi.

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Storie & Ricette di Famiglia

Alcuni ricettari delle cuoche di Belvedere Fogliense. Dall’alto, in senso orario: Rosanna Sparaventi Bartolucci, Marcella Ugolini Del Baldo,Vanda Mariotti Del Baldo, Beatrice Biagiarelli Bartolucci, Stefania Mariotti Orazi, Mariagrazia Stocchi Bartolucci, Rosanna Spinelli Giunta, Milva Binda Vitri, Laura Pantera Galizzi. A sinistra: la torta che ha festeggiato nel 2010 la quinta edizione di Un paese e cento storie; sotto: le ricette di Nello Barberini e, nella foto piccola, Nello con Tea Mezzaluna nei primi anni ‘40 del Novecento, all’epoca del loro fidanzamento (raccolta Famiglia Barberini, Sant’Angelo in Lizzola)

Nello Barberini, segretario comunale a Gradara, Montegrimano, Frontone, Carpegna, Fratterosa e, infine, a Sant’Angelo in Lizzola, in quarant’anni di attività ha guidato con la sua esperienza più d’un sindaco, sorvegliando saggiamente il buon andamento della vita amministrativa. Nato a Montalfoglio di San Lorenzo in Campo, Nello Barberini (19212001) si trasferì a Sant’Angelo in Lizzola nel 1971, insieme con la famiglia: la moglie Tea Mezzaluna e i figli Giovanni e Loretta. Con la sua grafia chiara e ariosa Nello non ha riempito solo i registri delle delibere comunali; nell’appartamento santangiolese di piazza Perticari la signora Tea conserva una miriade di foglietti, sui quali l’ingegno curioso del marito ha appuntato vecchi modi di dire, minuzie quotidiane d’ogni sorta e ricette, come quella che vi presentiamo a fianco.

La ricetta di Nello Barberini Zuppa contadina Ingredienti: 300 gr. di fagioli (borlotti o cannellini); 30 gr. di prosciutto crudo tagliato in una sola fetta; una cipolla; uno spicchio d’aglio; una costa di sedano; ½ cavolo verza; una patata; una barattolo di pomodori pelati; olio extravergine di oliva; sale, pepe Lessare i fagioli. Rosolare il prosciutto crudo, la cipolla, l’aglio e il sedano tritati in una pentola con un po’ d’olio. Poi unire la verza tagliata a striscioline e una patata a pezzetti. Salare, pepare e aggiungere i pomodori pelati. Cuocere per 30 minuti, unendo un po’ dell’acqua di cottura dei fagioli. Aggiungere anche i fagioli, metà interi e metà passati, lasciar bollire il tutto per altri 10 minuti e servire in tavola.

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In cucina con la Dirce. Storie e Ricette di Famiglia Un pasto è l’anima del cuoco fatta cibo. Le immagini che avete visto raccontano solo una parte delle storie di Belvedere Fogliense, alias Montelevecchie alias Un paese e cento storie. Certo è che intorno alla tavola i ricordi si moltiplicano, sapori e colori lasciano riemergere voci e figure, quella volta che l’Arcù, e Ciufle, i mille aneddoti di Pierino, il fantasma del Beato Ugolino che batteva. E, ancora, la Nonna Netta che tirava la sfoglia in piedi su uno sgabellino, piccola com’era altrimenti non sarebbe arrivata alla madia; il ciambellone della Nonna Pina e le caramelle di panna, la pasta margherita, i castelli di croccante che ai matrimoni non mancavano mai. I segreti della cucina di casa, tramandati da generazioni, forse da secoli: ogni famiglia ne ha di speciali, custoditi tra le pagine dei ricettari domestici. Un patrimonio di storie e sapienza che Un paese e cento storie intende valorizzare, in primo luogo attraverso la realizzazione del volume In cucina con la Dirce, la cui uscita è prevista nel 2012. Per partecipare alla raccolta di ricette contatta la curatrice del progetto Cristina Ortolani (cristina.ortolani@alice.it), il Comune di Tavullia (0721 477908) o Intercontact (0721 26773). Il tuo ricettario sarà fotografato e subito restituito.

Grazie alle famiglie che dal 2005 hanno aperto le loro case per Un paese e cento storie: Emma Angelini con Giampiero Mariotti e Simona Cardellini; Maria Bartolucci e Francesco Gaudenzi; Caterina Bernardi e Jenner Giovanelli; Beatrice Biagiarelli e Stefano Bartolucci; Milva Binda e Sanzio Vitri; Tania Cecchini e Serafino Bellazzecca con Oriana Cecchini e Bruno Mercatelli; Loretta Guagneli e Gian Luca Forlani con Graziella Pozzi Forlani; Loretta Mariotti e Bruno Sabbatini; Stefania Mariotti e Paolo Orazi con Giuliana Roselli e Vittorio Mariotti; Vanda Mariotti e Francesco Del Baldo; Laura Pantera e Luca Galizzi; Ida Pazzini, Anna Maria e Chiara Bartolucci; Rosanna Sparaventi e Alessandro Bartolucci; Rosanna Spinelli e Italo Giunta; Maria Stefani e Angelo Generali; Mariagrazia Stocchi e Francesco Bartolucci; Marcella Ugolini e Mario Del Baldo; Famiglia Gabriele, Gustavo e Rossana Urbinelli

Grazie agli uomini e donne della Pro Loco Fogliense e dell’Avis-Tavullia, che dalla prima edizione animano la festa con immutato entusiasmo, alla Parrocchia di San Donato di Belvedere Fogliense, e a tutti gli ospiti della festa e delle cene ‘in famiglia’ Per i materiali della mostra grazie a: Archivio storico Diocesano - Pesaro Tea Mezzaluna Barberini, Loretta Barberini, Giovanni Barberini Italo e Fiorenza Giunta Famiglia Macchini-Gambini Concetta Mattucci e Fausto Schiavoni Simona Ortolani e Walter Vannini Antonio Zaffini

Partecipa anche tu alla raccolta di Ricette di Famiglia! la festa del cibo e dell’accoglienza di Belvedere Fogliense

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L'anima, il cibo. A tavola con un paese  

Una mostra racconta "Un paese e cento storie", la festa del cibo e dell'accoglienza di Belvedere Fogliense, nata per condividere sapori, sto...

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Una mostra racconta "Un paese e cento storie", la festa del cibo e dell'accoglienza di Belvedere Fogliense, nata per condividere sapori, sto...

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