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LORENZO CAPELLINI CON ALBERTO MORAVIA

I N A F R IC A

MINERVA


IN Africa

Lorenzo Capellini con Alberto Moravia Collana editoriale: I luoghi dei sentimenti diretta da Lorenzo Capellini

Fotografie di: © Lorenzo Capellini www.lorenzocapellini.it lorenzo.capellini@tin.it Retro di copertina: “Notturno con cammello in Africa”, Giosetta Fioroni

Direttore Editoriale: Roberto Mugavero Impaginazione: Paolo Tassoni Proprietà artistica e letteraria riservata per tutti i Paesi. Ogni riproduzione, anche parziale, è vietata. Deroga a quanto sopra potrà essere fatta secondo le modalità di legge. © 2016 Minerva Soluzioni Editoriali srl - Bologna

edizioni MINERVA Via Due Ponti, 2 - 40050 Argelato (BO) Tel. 051.6630557 - Fax 051.897420 info@minervaedizioni.com www.minervaedizioni.com


Indice

Premessa di Lorenzo Capellini

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Un ricordo di Dacia Maraini

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in africa Racconti e dialoghi tra Lorenzo Capellini e Alberto Moravia

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il mara masai

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Verso il lago TUrkana

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l’elefanTe

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giraffa

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i PokoT sUlle riVe del lago Baringo

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sUll’oceano indiano

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nel serengeTi

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Premessa

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n Inghilterra, dove vivevo dagli inizi del ’58, ho iniziato la mia vita con e per la fotografia che è da sempre la mia grande passione. A Londra trascorsi anni felici e intensi di lavoro. In quel tempo ebbi la fortuna di vivere le grandi trasformazioni della vita sociale, degli stili di vita, nei rapporti tra i sessi, nella moda, nella musica,nel teatro, nel cinema, nella letteratura. Era la “swinging London”. Si viveva in un clima di grande libertà. Un giorno forse per l’entusiasmo africano che mi aveva trasmesso anni prima Hemingway in Spagna, decisi di regalarmi un viaggio in Africa in Kenya che allora era colonia inglese. Rimasi assolutamente incantato: quei cieli, quei colori, quei profumi, quei fiori, quei tramonti non li dimenticherò mai. Ho conosciuto e amato i grandi animali che vivono in quelle sconfinate terre: ebbi la stessa emozione che si prova ad ammirare le opere d’arte nei musei. Mi tornarono alla memoria e al cuore tutti i racconti che mi aveva fatto Hemingway nel tempo che passammo insieme. Sentii presto crescere dentro di me il desiderio di rimanere in quel paese più a lungo. Capii cosa poteva essere il mal d’Africa come lo chiamavano i primi viaggiatori e i primi coloni inglesi all’inizio del novecento. Un sentimento dolcissimo e tale da renderti insopportabile l’idea di lasciarti alle spalle quel mondo. Per anni ho scorrazzato per la Africa in lungo e in largo, sempre senza meta, prendevo una pista e la seguivo. Ho visto la casa di Karen Blixen sotto le colline di Ngong: il giardino era carico di orchidee, sopra di loro migliaia di coloratissime farfalle svolazzanti. Sono arrivato in cima al Kilimangiaro, ho attraversato savane e foreste, ho disceso i grandi fiumi gialli e placidi. Ho vissuto fra i Pigmei e

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i Masai, gli Elmolo sulla riva del lago Rodolfo e i Kikuyu con il loro grande capo Jomo Kenyatta. Nell’oceano indiano passavo lunghe ed entusiasmanti giornate nella pesca d’altura a caccia dei Marlin e Sail fish. Passai in Kenya un tempo meraviglioso della mia vita con la consapevolezza di vivere in grande libertà, in mezzo ad una natura incantevole che la mano dell’uomo non era ancora riuscita a distruggere. Come diceva Karen Blixen questa terra emana un senso di grandiosità, di nobiltà, di libertà. Quando rientrai in Italia, alla fine degli anni ’60 ebbi la fortuna di incontrare e conoscere Alberto Moravia. Iniziò subito una bella amicizia: fù certamente anche il commune amore per l’Africa che ci legò. Decidemmo nel 1979 di andarci assieme: Moravia voleva vedere i luoghi dove avevo passato tanti anni felici, voleva vedere l’Africa nera con i suoi grandi animali che la abitavano. Alberto conosceva sopratutto la parte occidentale di quel continente. Furono viaggi bellissimi. Un compagno di viaggio, Moravia, straordinario, instancabile e con una curiosità inesauribile. È con grande emozione, oggi, che ricordo quell tempo, quell’amicizia, quell’intelligenza folgorante, meravigliosa, tra le più straordinarie che abbia mai incontrato. È con passione che ricordo oggi quei viaggi di tanti anni fa con un amico straordinario e quelle chiacchierate che facevamo nelle lunghe ore felici passate in Land Rover sulle piste africane e che qui riprendo. Senza Moravia la mia vita è diversa.

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Un ricordo

L

e fotografie hanno la capacità di riavviare la memoria come una macchina da lungo tempo ferma. Rimettono la carica e il motore prende a girare producendo ricordi che volano e si ravvivano meravigliosamente. Tanti ricordi mi riportano queste fotografie di Lorenzo Capellini, tante visioni dimenticate, tanti momenti di pienezza. Alberto in viaggio era proprio come lo vediamo nella foto con il cappello in testa, visto di spalle, in piedi, intento a contemplare un mare misteriosamente colorato e fermo. Lui era capace di essere contemporaneamente l’uomo della contemplazione e l’uomo dell’azione. Non stava fermo un momento, non si stancava mai di viaggiare, di camminare, di progettare. Ma nello stesso tempo, amava fermarsi davanti ai paesaggi appena conquistati, amava perdersi nel tempo, dimenticandosi di tutto. Quanti ricordi di quel popolo, gli Elmolo, dal magro corpo dipinto di rosso, quanti segni di quella caccia ai coccodrilli che infestavano il lago Turkana, di quelle imbarcazioni inventate lì per lì, di quei balli, di quelle camminate in mezzo ai sassi. Tutto è così vivo e preciso in queste fotografie che sembrano raccontare una realtà ferma e fissa nel tempo, immutabile ed eterna. Tutto è lucido e scintillante nella sua perfezione ottica. Quelle donne, per la memoria fotografica, sono ancora lì, dipinte di rosso, ad aspettare il giorno temibile di un matrimonio che comportava anche l’escissione. Quei guerrieri sono tuttora pronti alla caccia, sempre giovani e freschi, le gambe magre come quelle degli aironi, più adatte al volo che alle camminate. Eppure camminano ancora, con destrezza e senza mai stancarsi. Anche Alberto, grazie a que-

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ste foto, è lì, poeticamente vivo, il cappello calcato in testa per ripararsi dal sole, la camiciola di cotone di Madras, un braccio piegato dietro la schiena a tenere l’altro in un gesto gentile e pensoso. Magra illusione di eternità. Che ci conquista ieri come oggi. È questo l’incanto dell’immagine fotografica, fatta di bugia, orgoglio, solennità, sfarzo, allegria vitale e pietrificazione del tempo. È questo che ci conquista delle fotografie: il loro restituirci attraverso il tranello di una visione sensuale, luoghi persone ed epoche perdute per sempre. Non ci resta che ringraziare coloro che, dando fiducia a una macchina della riproduzione meccanica, hanno scattato quelle foto, e le hanno conservate per la gioia del posteri. Un grazie a Lorenzo Capellini! Dacia Maraini

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in africa

Ero a Nairobi da qualche giorno per preparare la Land Rover che porterà me e l’amico Alberto Moravia attraverso il Kenya, l’Uganda e la Tanzania per oltre due mesi. Una mattina mi telefona Alberto da Roma tutto festoso: “Che bello! Non vedo l’ora di arrivare a Nairobi... Sto passeggiando per il centro dove non vedo che negozi con grandi cartelli per i saldi...che noia!! Ma il pensiero che domattina atterrerò in Kenya mi eccita molto... Mi tornano alla memoria le parole di Karen Blixen che così descriveva il Kenya: Tutto ciò che si vedeva emanava un’aria di grandiosità, di nobiltà e di incomparabile nobiltà”. All’alba del mattino dopo sono all’aeroporto ad aspettarlo con la mia Land Rover, ben equipaggiata, per il primo viaggio di dodici ore che ci doveva portare verso il Masai Mara, ai confini con la Tanzania. Entriamo nella bella e fiorita Nairobi, ci fermiamo al New Stanley Hotel per un caffè e Moravia osserva:” Guarda quei ragazzi che forse escono da un night club o vanno a scuola, sono vestiti esattamente come i loro coetanei di Londra o New York!” Attraversiamo i grandi viali della città con al centro meravigliosi prati di buganvillee di tutti i colori e ai lati grandi alberi di Jacaranda carichi di fiori lilla, per uscire da Nairobi e avventurarci nelle re-

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mote, gialle pianure africane dove qua e là spuntavanomote, gli alberi Acacia. gialledi pianure africane dove qua e là spuntavano gli alberi di Acacia. Attraversiamo la Rift Valley, gigantesca depressioAttraversiamo la Rift Valley, depressione che corre lungo l’Africa dalgigantesca Mar Rosso all’Ane che corre lungo l’Africa dal Mar Rosso frica del sud e arriviamo sulle sponde del all’Alago frica delall’improvviso sud e arriviamodopo sulleaver sponde del lago di Nakuru attraversadi Nakuru all’improvviso dopo aver attraversato una fitta foresta, guardo Moravia e gli chiedo to una fitta foresta, guardo Moravia e gli chiedo che impressione ne ricava: “È sorprendente come che impressione ne ricava: “È sorprendente improvvisamente la foresta si dirada, cede ilcome poimprovvisamente la foresta si dirada, cede il posto ad una prateria paludosa.Sottili brillanti steli sto ad una prateria paludosa.Sottili brillanti steli di erbe lacustri formano una peluria di erbe lacustri formano una peluriaverde verdesulla sulla superficie bianca del lago; vedi...tra uno stelo superficie bianca del lago; vedi...tra uno steloee l’altro fenicotteri rosa e rossi l’altro fenicotteri rosa e rossisotto sottoleleali, ali,aironi aironi bianchi e neri, e guarda come stanno fermi bianchi e neri, e guarda come stanno fermisulle sulle zampe altealte e sottili, chinando il lungo zampe e sottili, chinando il lungobecco beccoverso verso l’acqua”. l’acqua”.

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Alberto è incuriosito dalla assoluta mancanza di movimento degli animali del lago: “Immobili Alberto è incuriosito dalla assoluta mancanza di gli movimento degli animali del lago: “Immobilie gli uccelli, immobile l’antilope Waterbuck; anche uccelli, immobile l’antilope Waterbuck; anche aniqui ricordo la Blixen che asseriva che enessun qui ricordo la Blixen asseriva nessun animale domestico sa che stare fermoche come un animale male domestico sa stare fermo come un animale selvatico. Perduta questa capacità di immobilità, selvatico. Perduta questa capacità di immobilità, devono impararla nel silenzio. Solo gli animali devono nel di silenzio. gli animali africaniimpararla come forma difesa Solo riescono ad immoafricani come forma di difesa riescono ad immobilizzarsi totalmente”. bilizzarsi totalmente”. Rispondo ad Alberto che è assolutamente così Rispondo ad Alberto che è assolutamente così chicome comeme mehahacacciato cacciato muovendomi a piedi eechi muovendomi a piedi nella savana, la conosce benissimo! nella savana, la conosce benissimo! Improvvisamentesi sialza alzain in volo immenso Improvvisamente volo un un immenso stormo di fenicotteri, una gigantesca nuvola stormo di fenicotteri, una gigantesca nuvola rosarosa sopradidinoi. noi. èèsopra

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IN AFRICA di Alberto Moravia e Lorenzo Capellini  

“Alla fine degli anni ’60 ebbi la fortuna di incontrare e conoscere Alberto Moravia. Iniziò subito una bella amicizia: fu certamente il comu...

IN AFRICA di Alberto Moravia e Lorenzo Capellini  

“Alla fine degli anni ’60 ebbi la fortuna di incontrare e conoscere Alberto Moravia. Iniziò subito una bella amicizia: fu certamente il comu...

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