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Dom Clemente Isnard Correggere la Chiesa ISBN 978-88-6153-311-0

Euro 12,00 (I.i.)

90 mm

edizioni la meridiana paginealtre 9

125 mm

788861 533110

3,8 mm

Dom Clemente Isnard

Correggere la Chiesa Confessioni di un Vescovo tranquillità, a i m a l a r o , starei a Se scegliessi t i r e v i r e a t onora una vecchiaia vocazione. a i m a l o d n e trad tali per la i v o n o s o r e m u I temi che en scovi con la e v i e d a n i m o garanzia Chiesa: la n a l , i l e d e f i e de partecipazion azione non c o v i u c a l i er per i presbit lità per la i b i s s o p a l , il posto è il celibato a s e i h C a l l e pare n donna di occu la anni, i m e u d i s a u q a che attende d del vescovo a c i l o t s o p a e la succession ontificali p i d e t n a r b e non come cel i. in abiti ross abbiano il i c i l o t t a c i ti Penso che tut orreggerle. c r e p a s o c l a u q dovere di fare dovere. o i m l i o t u i Ho comp

Dom Clemente scriveva con moderazione, equilibrio e tranquillità, da buon benedettino qual era, il che dà più valore alle sue riflessioni. Quello che afferma è stato già detto e pubblicato varie volte, ma il fatto che queste cose siano state dette da un vescovo conferisce loro un maggior peso. Nella Chiesa romana è grande il peso della burocrazia e come in ogni burocrazia le idee nuove penetrano difficilmente. La burocrazia accetta solo le informazioni che la confermano nella sua passività. La regola è: mai esprimere opinioni che potrebbero pregiudicare la carriera. Tuttavia, davanti alla ripetizione incessante delle medesime riflessioni, può avvenire che un giorno si aprano alcune porte. Davanti all’eccessiva concentrazione dei poteri in Roma, è bene che alcuni vescovi abbiano il coraggio di dire quello che pensano; hanno poca probabilità di essere ascoltati, ma perlomeno la loro parola rimane come testimonianza per le future generazioni. Per questo è probabile che le aspirazioni ricordate da dom Clemente debbano attendere mille anni o anche più. Ma ripetendo sempre la stessa cosa – durante mille anni – un giorno si otterrà la risposta. Pazienza e perseveranza. (Dalla Prefazione di José Comblin)

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210 mm





Dom Clemente Isnard, O.S.B., nel 1935 si laurea in scienze giuridiche e sociali ed entra nel monastero di San Benedetto di Rio de Janeiro, facendo la professione l’11 luglio 1940 e ordinandosi presbitero il 19 dicembre 1942. Dal 1944 al 1960 predica molti ritiri e corsi per l’Azione cattolica femminile e per comunità religiose. È priore del convento dal 1954 al 1960, fino alla nomina a primo vescovo di Nova Friburgo. Il 7 agosto 1960 inizia il suo episcopato a Nova Friburgo, che dura fino al 1994. Prende parte a tutte le sessioni del Concilio Vaticano II. Nel 1964 viene eletto presidente della Commissione di liturgia della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), ricoprendo tale incarico fino al 1979 e poi ancora dal 1987 al 1995, e del Dipartimento di liturgia del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) dal 1979 al 1982. Viene eletto anche vicepresidente della Cnbb dal 1979 al 1983 e del Celam dal 1983 al 1987. È nominato da Paolo VI membro della Commissione per l’attuazione della Costituzione sulla liturgia (1964-1969) e poi della Congregazione per il culto divino (1969-1975). Partecipa come delegato della Cnbb al I Sinodo dei vescovi (1967) nonché alla III e IV Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano (Puebla, 1979 e Santo Domingo, 1992). Da vescovo emerito è vicario generale della diocesi di Duque de Caxias dal 1994 al 1998. Muore a Recife il 24 agosto 2011.

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olori compositi

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Antonio Bello

Coraggio! Lettera agli ammalati

… desidero dirti anch’io, abbracciandoti, pregando e sperando con te, “coraggio”! + don Giovanni, vescovo 11 febbraio 2014 XXII Giornata mondiale del Malato

edizioni la meridiana p a g i n e a l t r e


coraggio_finale_3 edizione:Paoli-Comina 05/01/11 11:37 Pagina 5

Indice

Carissimi fratelli

7

Contestatori stabili del mito dell’efficienza

9

Senza il dolore di Cristo e dei suoi fratelli il mondo si scompenserebbe

15

E la vostra tristezza si cambierĂ in gioia

21

Abbandono al fratello come segno dell’abbandono in Dio

27


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Carissimi fratelli

Carissimi fratelli ammalati, sono contento di stare, in questo meriggio, qualche minuto insieme con voi. Oggi celebriamo la giornata dell’ammalato per vivere non un momento di mestizia, non un momento di tristezza sia pur sublimata, non una liturgia consolatoria. No! Non stiamo qui col muso lungo. Non stiamo qui a lamentarci. Non stiamo qui a presentare l’antologia dei nostri dolori. Non stiamo facendo la mostra delle nostre disavventure di salute. Siamo venuti per esprimere una grande solidarietà. Prima di tutto con Gesù Cristo. Il Risorto. L’amante della Vita. Egli è il capo del nostro sindacato. Sì, è il capo del sindacato degli ammalati, dei sofferenti, e quindi, oggi, vogliamo esprimere a lui tutta la nostra prossimità. E poi vogliamo esprimere anche tanta solidarietà verso gli altri fratelli che stanno accanto a noi, che soffrono dolori più atroci, o meno violenti o uguali ai nostri: non ci è dato di fare misurazioni. Qui ognuno si porta in gola il suo groppo di amarezze che poi si scioglie in un empito di speranza, di gioia, di luce: doni della Pasqua del Signore. Ebbene, che cosa vogliamo fare, oltre che pregare per noi, per la nostra buona salute, per la salute degli altri, per la salute dei nostri cari? Che cosa vogliamo fare oggi? Come intridere la nostra vita nei sapori della Risurrezione?

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Contestatori stabili del mito dell’efficienza

Oggi il mondo corre sui binari dell’efficienza: produrre, produrre, produrre... Scivola sulle strade a scorrimento veloce del produttivismo: se non produci, se tu non fai niente, se non riesci a costruire nulla nella società, a che servi? Oggi il mondo vola sulle grandi carreggiate delle realizzazioni concrete per cui chi non produce, chi non è efficiente, chi non mette sul mercato della vita i valori così banali delle cose, dell’affare, del business... non conta nulla. Oggi, purtroppo, questo è il criterio predominante: il binario dell’efficienza. Di fronte a questo meccanismo dell’efficienza che stritola i più deboli, che cosa stiamo a fare noi ammalati? Che senso ha il nostro continuare a vivere? Costretti su lettighe di dolore, handicappati, gente lacerata da mille sofferenze fisiche prodotte da un tumore selvaggio (“il drago che rode dentro”, diceva Davide Maria Turoldo che è morto l’anno scorso proprio per il male del secolo, come lo chiamano. Speriamo che sia il male del secolo! Perché avrebbe ormai pochi anni di vita. E forse potremmo farcela pure noi a scavalcare questi anni che ci mettano a riparo nel secolo nuovo). Dunque, dicevo: che stiamo a fare noi, gente lacerata da tanto dolore che ti immobilizza e ti inchioda sulla sedia a rotelle? Gente 9


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Antonio Bello

stritolata da un male congenito, che affonda le radici proprio alle origini dell’esistenza: ciechi nati, sordomuti, poveri, handicappati, oligocefali? Gente schiacciata dalle conseguenze nefaste di un incidente stradale, oppure mutilata sul lavoro, che ti ha stroncato i progetti nei quali si erano riposte mille speranze e tante attese così puntigliosamente disegnate a tavolino? Che ci stiamo a fare? C’è pure per noi un ruolo da giocare? Non con il compianto di chi ci sta attorno e neppure col pregiudizio di chi pensa alla nostra funzione come a qualcosa di estremamente marginale, e non di essenziale, per la vita del mondo? Che cosa siamo noi: mendicanti in cerca di pietà? Poveri in cerca di surrogati di speranza?

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Dom Clemente Isnard

Correggere la Chiesa Confessioni di un Vescovo tranquillità, a i m a l a r o , starei a Se scegliessi t i r e v i r e a t onora una vecchiaia vocazione. a i m a l o d n e trad tali per la i v o n o s o r e m u I temi che en scovi con la e v i e d a n i m o garanzia Chiesa: la n a l , i l e d e f i e de partecipazion azione non c o v i u c a l i er per i presbit lità per la i b i s s o p a l , il posto è il celibato a s e i h C a l l e pare n donna di occu la anni, i m e u d i s a u q a che attende d del vescovo a c i l o t s o p a e la succession ontificali p i d e t n a r b e non come cel i. in abiti ross abbiano il i c i l o t t a c i ti Penso che tut orreggerle. c r e p a s o c l a u q dovere di fare dovere. o i m l i o t u i Ho comp

Dom Clemente scriveva con moderazione, equilibrio e tranquillità, da buon benedettino qual era, il che dà più valore alle sue riflessioni. Quello che afferma è stato già detto e pubblicato varie volte, ma il fatto che queste cose siano state dette da un vescovo conferisce loro un maggior peso. Nella Chiesa romana è grande il peso della burocrazia e come in ogni burocrazia le idee nuove penetrano difficilmente. La burocrazia accetta solo le informazioni che la confermano nella sua passività. La regola è: mai esprimere opinioni che potrebbero pregiudicare la carriera. Tuttavia, davanti alla ripetizione incessante delle medesime riflessioni, può avvenire che un giorno si aprano alcune porte. Davanti all’eccessiva concentrazione dei poteri in Roma, è bene che alcuni vescovi abbiano il coraggio di dire quello che pensano; hanno poca probabilità di essere ascoltati, ma perlomeno la loro parola rimane come testimonianza per le future generazioni. Per questo è probabile che le aspirazioni ricordate da dom Clemente debbano attendere mille anni o anche più. Ma ripetendo sempre la stessa cosa – durante mille anni – un giorno si otterrà la risposta. Pazienza e perseveranza. (Dalla Prefazione di José Comblin)

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Dom Clemente Isnard, O.S.B., nel 1935 si laurea in scienze giuridiche e sociali ed entra nel monastero di San Benedetto di Rio de Janeiro, facendo la professione l’11 luglio 1940 e ordinandosi presbitero il 19 dicembre 1942. Dal 1944 al 1960 predica molti ritiri e corsi per l’Azione cattolica femminile e per comunità religiose. È priore del convento dal 1954 al 1960, fino alla nomina a primo vescovo di Nova Friburgo. Il 7 agosto 1960 inizia il suo episcopato a Nova Friburgo, che dura fino al 1994. Prende parte a tutte le sessioni del Concilio Vaticano II. Nel 1964 viene eletto presidente della Commissione di liturgia della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), ricoprendo tale incarico fino al 1979 e poi ancora dal 1987 al 1995, e del Dipartimento di liturgia del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) dal 1979 al 1982. Viene eletto anche vicepresidente della Cnbb dal 1979 al 1983 e del Celam dal 1983 al 1987. È nominato da Paolo VI membro della Commissione per l’attuazione della Costituzione sulla liturgia (1964-1969) e poi della Congregazione per il culto divino (1969-1975). Partecipa come delegato della Cnbb al I Sinodo dei vescovi (1967) nonché alla III e IV Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano (Puebla, 1979 e Santo Domingo, 1992). Da vescovo emerito è vicario generale della diocesi di Duque de Caxias dal 1994 al 1998. Muore a Recife il 24 agosto 2011.

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Coraggio!  

"Vedete, vi dico una cosa. Se noi dovessimo lasciare la croce su cui siamo confitti (non sconfitti), il mondo si scompenserebbe. E' come se...

Coraggio!  

"Vedete, vi dico una cosa. Se noi dovessimo lasciare la croce su cui siamo confitti (non sconfitti), il mondo si scompenserebbe. E' come se...

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